Nella ricorrenza dei defunti, una riflessione sulla Chiesa Cattolica come pellegrina di speranza

catechesi & pastorale —

NELLA RICORRENZA DEI DEFUNTI, UNA RIFLESSIONE SULLA CHIESA CATTOLICA COME PELLEGRINA DI SPERANZA

.

Il punto di incontro fra la Chiesa terrena pellegrinante, noi mortali, e la Chiesa  Celeste trionfante costituita dai Santi in Paradiso, è la Chiesa purgante, cioè le   anime del Purgatorio che si stanno preparando alla visione beatifica. Proprio per questo possiamo approfondire e vedere qual è il rapporto fra la Chiesa e la Morte.

.

Autore
Gabriele Giordano Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

L’Isola di Patmos è lieta di presentare ai Lettori un suo nuovo Autore, il teologo romano Gabriele Giordano Scardocci, dell’Ordine dei Frati Predicatori, giovane confratello del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli e co-fondatore di questa nostra rivista telematica. Padre Gabriele, valente maestro di catechesi, è particolarmente sensibile alle tematiche teologiche calate nella concretezza dell’apostolato e della realtà pastorale.

Ricordo sempre una forte esperienza apostolica a Napoli. Ero novizio: presso i quartieri spagnoli, in una casa di suore, noi fraticelli ci trovavamo con dei bambini per il dopo scuola. In uno dei primi incontri, uno dei piccoli accuditi delle suore, uno dei più bravi e diligenti a scuola, quel giorno non riusciva a concentrarsi. D’un tratto, col suo affettuoso accento napoletano, mi disse guardandomi negli occhi:

.

«Frate, l’altro giorno mio nonno è morto».

«Mi dispiace».

«Ma adesso secondo te dove sta? È stato tanto buono con me».

.

Questa fu una delle domande più belle sentite che il mio piccolo discepolo potesse farmi. Come fece quel bambino romano a Papa Francesco che replicò:

«Tuo nonno secondo me, se é stato buono sta in Paradiso!»

Risposi io sperante.

Prosegue il piccolo bimbo napoletano:

«Ma secondo te, lui vede quello che io faccio?»

risposi un po’ affrettatamente:

«Chi è con Gesù in cielo, vede tutti quelli a cui vuole bene».

Il piccolo sorrise, guardò di lato e non disse nulla. Poi, mentre con un po’ di fatica riprendeva il proprio quadernino disse:

«Speriamo sia contento che vado bene a scuola!»

.

Su questo episodio pregai e meditai molto. Ricordo ancora il nome e tutta la situazione familiare di quel bambino. Dopo sei anni ancora quel tema mi ricorda che è anche importante riflettere, pregare e studiare il tema della Chiesa nella sua indole terrena e anche celeste, e col suo fine specifico: la meta oltre terrena ed escatologica.

.

Anche in questi momenti di forte sofferenza per la Chiesa, ritengo che tornare su queste tematiche possa aiutare il popolo di Dio a riscoprire tutta la bellezza e spiritualità della nostra fede. Queste riflessioni inoltre possono essere una proposta di riflessione anche per offrire un panorama completo rispetto alla generazione del nichilismo attivo, così come l’ha definita Umberto Galimberti. Infatti, secondo questo filosofo e psicologo, la generazione del nichilismo attivo si contrappone a quella del nichilismo passivo. La prima è una piccola percentuale di chi «non misconosce e non rimuove l’atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna e si promuove in tutte le direzioni nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni». [1]

.

Dunque accoglieremo l’idea galimbertiana che sussiste una generazione capace di portare avanti ideali e valori tendenti a superare il nichilismo classico e la mancanza di senso. Ma vorremmo anche aggiungere che a questi valori, il cattolicesimo, propone i valori di speranza e di vita eterna. Questi tendono a creare una forte tensione antropologica che a partire dalla esperienza di un vissuto concreto immanente, porti l’uomo a trascendersi per orientare il proprio senso in una condizione meta storica ed escatologica.

.

LA MORTE E LA CHIESA

.

La Chiesa terrena o visibile, anche detta pellegrinante, ha una sua indole escatologica: cioè tende al Regno di Dio e a formare la Chiesa Celeste. Questo è il suo fine ultimo. La Lumen Gentium ribadisce nel capitolo VII che la Chiesa ha questa indole escatologica. Il Concilio Vaticano II non si è espresso moltissimo su questo: il capitolo in effetti è abbastanza breve. Allo stesso tempo però il tema è enorme e proficuo di riflessioni teologiche. Come vedremo a breve, già nel Medio Evo, San Giuliano di Toledo [642 – 690], compose il Prognosticum Futuri Sæculi, primo trattato di escatologia sistematica in cui sfatò tabù ed errori escatologici tipici del suo tempo. Fu lavoro teologico critico, perlopiù di ispirazione patristico-agostiniana. Proprio come San Giuliano demitizzò queste realtà, possiamo fare lo stesso con la Chiesa. Il dato dogmatico che la comunità cristiana abbia indole escatologica, non l’ha esclusa dall’uso di immagini letterarie per descrivere quelle ultraterrene. Queste realtà rimangono vere mentre le immagini — per esempio demoni col tridente, angeli con la tunica celeste, il Flegetonte, Orfeo ed Euridice e via dicendo — sono appunto immagini che evocano in noi questa realtà.

.

Questo stesso discorso di conoscenza teologica certa ma ancora in progresso si può applicare a tutta la materia teologica. Per ciò anche la teoria di Karl Rahner, il Grund Axion, per cui Dio si rivela totalmente nella sua manifestazione [2], solleva molte problematiche trinitarie e cristologiche: per quanto in Cristo, vero Dio e vero Uomo, Dio davvero si è rivelato, tuttavia noi non conosciamo completamente Dio. Dunque le definizioni dogmatiche conciliari ci danno qualche piccola rivelazione — ripeto di nuovo —, vera e credibile, però l’intera realtà trinitaria ci sfugge. L’espressione videbimur totu Deo, sed non totaliter forse si può applicare anche allo stato di vita escatologico. Ecco perché l’escatologia è sempre stata molto sobria e “avara” di definizioni. Tutto questo d’altro lato apre il campo allo studio e alla ricerca teologica che aiuta la Chiesa nel suo cammino di ricerca e vita secondo l’insegnamento del Dio Uomo Gesù Cristo.

.

Il Magistero in ogni caso si è espresso non troppo tempo fa in tema di escatologia. Un primo documento è quello del 1979: Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia [cf. testo QUI]. Citando il paragrafo 7 osserviamo che né Scrittura né Tradizione offrono luci sufficienti per la rappresentazione dell’al di là. Solo i poeti ed letterati — si pensi al solo Dante Alighieri —, ed un poco la liturgia, provano a descrivere qualche caratteristica escatologica. Mentre i teologi rifiutarono l’idea che la teologia escatologica fosse un reportage sull’al di là; si cercò invece di purificare la teologia dalle immagine favolistiche, come già detto. Perciò tutte le trattazioni teologiche hanno per base i concili e il Credo, e possono essere assemblati o rivisitati in maniera sistematica col fine di far crescere un senso escatologico nel popolo di Dio. In effetti, un cristianesimo che non sia escatologico, non è cristianesimo. Perché la Chiesa ha una meta escatologica: la Chiesa attuale, terrena o visibile, si concluderà e giungerà il Regno di Dio. Possiamo dire sin da ora che il punto di incontro fra la Chiesa terrena pellegrinante, noi, e la Chiesa Celeste trionfante, i Santi in Paradiso, è la Chiesa purgante, cioè le anime del Purgatorio che si stanno preparando alla visione beatifica. Proprio per questo possiamo dunque approfondire e vedere qual è il rapporto fra la Chiesa e la Morte.

.

UN PO’ DI MAGISTERO E DI CATECHISMO SUL TEMA DELLA MORTE

.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica offre diversi spunti per la meditazione su questi temi. Innanzitutto da esso sappiamo che «La morte è il termine della vita terrena» [n. 1007] e inoltre che «La morte è conseguenza del peccato, e non era dunque un fenomeno previsto ordinariamente nella creazione» [n. 1008]. Ma la Morte non ha l’ultima parola perché Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» [Fil 1, 22]. Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente «morto con Cristo», per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo «morire con Cristo» e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore [n. 1010]. Quindi la morte stessa è trasformata perché Gesù ha subito la morte, in quanto uomo come noi. Cristo assunse su di sé la morte e la trasformò in modo totale. La morte di Gesù allora è stato il modo con cui Dio ci chiamò presso Cristo stesso. Quindi se moriamo in Cristo, riviviamo con Cristo: cioè obbediamo con Cristo al progetto di Dio e in tale obbedienza risorgeremo. Potremo quasi dire che la morte è uno dei “contatti intimi” con Dio stesso. Tuttavia solo alla luce del mistero pasquale si dischiude il senso cristiano della morte: c’è un esilio del corpo [Cf. II Cor 5,8] mentre l’anima va ad abitare presso Dio. Dopo l’avvenuta morte, l’uomo emette la sua decisione finale: si auto esclude o auto include alla presenza di Dio. Questo è l’ultimo atto, per usare una terminologia di Hans Urs von Balthasar, che spesso ricorreva nelle proprie esposizioni a delle efficaci figure tipiche del teatro greco [3].

.

Proprio in questo momento delicatissimo, in cui l’uomo entra nella eternità, ecco che subentra la Chiesa: «La Chiesa ci incoraggia a prepararci all’ora della nostra morte a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi “nell’ora della nostra morte” [Ave Maria] e ad affidarci a San Giuseppe, patrono della buona morte» [n. 1014]. Con i termini buona morte  si intende che la Chiesa prega affinché ognuno di noi muoia in stato di grazia.

.

SAN GIULIANO DI TOLEDO E L’ESCATOLOGIA ECCLESIOLOGICA

.

San Giuliano di Toledo anche lui ha voluto descrivere questo legame tra Chiesa e Morte, ed in particolare tra Chiesa Terrena, Purgante, Celeste. L’autore spagnolo introduce il tema della escatologia ecclesiologica per la prima volta nella sua storia nel suo trattato Prognosticum Futuri Saeculi.

.

Innanzitutto Giuliano parla del cosiddetto Rimedio dei Morti [Lib. I. Cap. XXII], cioè della possibilità di suffragio per i morti, commentando il secondo libro dei Maccabei. Qui mostra che i Leviti offrono suffragi per i morti, dopo alcune impurità: è il Sacrificio del הכיפורים יום [Yom ha-Kippurim, giorno degli espiatori]. È già presente la possibilità che i morti migliorino la loro condizione di purganti. Inoltre, è una consolazione per chi rimane vivo, sapere di dare sollievo per i cari defunti. Giuliano parla della attuazione della dannazione dei dannati. [4] Per questo si può già parlare, in questo secolo, di sussistenza dell’anima: secondo Giuliano infatti, le anime purganti sono purificate attraverso il fuoco. Mentre le anime dei Beati vanno a Cristo nei cieli. Ecco dunque che l’anima separata dal corpo sussiste. [5] Ne ricaviamo certamente che l’anima ha una propria attività: in effetti, secondo il teologo di Toledo, i beati non vedono subito in modo totale Dio: si attende la resurrezione dei corpi: lo vedranno più perfettamente solo dopo. Le anime hanno cioè il desiderio di ricongiungersi col loro corpo. Dopo la discesa di Cristo agli inferi, le anime vanno subito in cielo. [6] Mentre le anime dei peccatori vanno subito all’inferno [7] e qui vi permangono in eterno.[8] Ora Giuliano può ribadire la propria posizione sull’anima post mortem. Egli, riprendendo Gregorio Magno, sostiene che l’anima dopo la separazione dal corpo mantiene comunque la sua sensibilità e non è dormiente. L’anima possiede una somiglianza col corpo morto: proprio per questo sente il riposo e i tormenti. [9] Riprendendo un po’ uno dei loci classici della teologia medievale, Giuliano sostiene che post mortem ci sia un fuoco purificatore [purgatorium ignem]. [10] Già nell’opera paleocristiana Ποιμὴν τοῦ Ἑρμᾶ [Il Pastore di Erma] risalente agli inizi del II secolo, è esposta la teologia del Purgatorio. Così le anime dei morti subiscono tale fuoco durante lo Stato intermedio, cioè prima del giudizio finale.  Dunque secondo il teologo di Toledo, la morte carnale fa già parte della Tribolazione che prevede il fuoco purificatore. [11] Ecco ora un punto che tratteremo sistematicamente a breve, e che già il nostro autore introduce: infatti Giuliano ritiene che i beati, se essi pregano per la salvezza dei loro cari viventi: vivono la comunione dei santi. [12] Forse la ricerca teologica sinora portata avanti giunge in Giuliano a domandarsi interrogativi estremi: ad esempio se i beati si rattristino o abbiano gioia per i cari viventi. [13] Certo è anche confortevole la certezza in Giuliano che, tutti coloro che sono già beati — e qui si fa menzione dei Patriarchi ed Apostoli —, aspettano che noi li raggiungiamo e si rattristano per i nostri errori e peccati. [14]

.

Tutti questi passi ci portano a concludere che non c’è escatologia senza ecclesiologia: la Chiesa è estensione della missione redentrice e salvifica di Cristo, compiuta nella potenza dello Spirito Santo. Per ciò la Chiesa è il raduno dei credenti che cammina in vista della consumazione finale e universale cioè la Parusia o Ritorno di Cristo alla fine dei tempi. Dunque ancora una volta con Giuliano confermiamo pure la dimensione verticale–trascendente della Chiesa: la Chiesa è fase iniziatica e irreversibile.

.

Come anche ha scritto Yves Congar: «Dio si è come “vincolato” alla Chiesa, e la Chiesa è organo diffusore della salvezza, tramite i sacramenti che diffondono e attualizzano la Parola di Dio: entrambi vivificano la vita del credente».

.

LA CHIESA COME POPOLO DI SPERANZA VERSO LA VITA ETERNA: LA CHIESA PELLEGRINA E LA VIRTÙ DI SPERANZA

.

Anche il Concilio Vaticano II si è occupato di questa tensione escatologica della Chiesa, volendo a nostro avviso liberare il campo da idee errate che purtroppo però, sulla scia del Sessantotto e dei preti operai avrebbero comunque preso piede successivamente, quasi a voler trasformare la Chiesa in una realtà solo terrena, mai tendente al bene sovrannaturale.

.

Il documento conciliare Lumen Gentium si occupa di questi temi al capitolo VII, intitolato proprio «L’indole escatologica della Chiesa». Il capitolo è composto da quattro paragrafi. Nel numero 48 ricordiamo che, tutto il genere umano ha una vocazione escatologica; la Chiesa trova il suo compimento proprio nella gloria celeste finale, e dunque accompagna l’uomo verso il suo perfezionamento. [15] La Chiesa fondata da Cristo come suo corpo apostolico, al quale ha donato il suo spirito vivificatore [16], è pensata per essere «sacramento universale di salvezza». Questa salvezza è già cominciata in Cristo, insieme con la Chiesa possiamo raggiungerla, mediante la fede, l’esercizio della carità e la virtù di speranza che pian piano e giorno dopo giorno ci porta fino alla vita eterna [17]. Ecco innanzitutto una prima certezza: la Chiesa è in cammino verso uno stato diverso rispetto a quello attuale. La Chiesa ci aiuta a sperare di passare dal temporaneo, dal momentaneo fino all’eterno. Tutto ciò che ci distrae dall’esercizio delle virtù cardinali e dalla vita sacramentale e dunque che ci fa camminare verso l’Eterno va assolutamente evitato e tolto di mezzo: «Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna» [Mc 9,47].

.

Ma in questo cammino, non siamo soli. Infatti il paragrafo 49 di Lumen Gentium descrive una comunione profonda fra la Chiesa pellegrinante, cioè ognuno di noi viandanti su questa terra, e la Chiesa celeste, cioè coloro che sono già defunti e sono nella fase di purificazione o di beatitudine [18]. Fra noi però non c’è una partizione eterogenea: la nostra unione, nella fede in Cristo, non si è mai spezzata [19], anzi siamo ancora più uniti nel cammino di perfezionamento in particolare con la Chiesa che si purifica. In effetti, ancora oggi, durante le Sante Messe offriamo suffragi per le anime dei nostri cari defunti [20]; quando invece veneriamo specialmente Maria, gli Apostoli, i Santi Angeli, e tutti i Santi di Dio, anch’essi sono uniti a noi in Cristo [21]. Questo davvero può essere confortante: ogni morte e perdita di un amico e di un caro è uno shock che genera un lutto molto lungo e difficoltoso da   elaborare a livello psicologico. Solo con il tempo e l’aiuto della grazia si può riuscire a trovare un senso profondo a questo passaggio obbligato. Difficile, se non dunque impossibile, di nuovo, è pensare alla Chiesa solo come milizia terrena che non si occupa di questa guida verso la certezza della presenza dei cari defunti mediante la fede; la carità che poi operiamo verso di essi, ogni volta che offriamo un suffragio per loro, e la speranza un giorno di rincontrarci tutti insieme, nella domenica senza tramonto in Gesù risorto che riluce nei nostri cuori.

.

Dunque l’Eucarestia è quel luogo dove realmente possiamo essere in comunione con le anime dei cari defunti e dei santi, nel momento più importante di tutta la nostra esperienza di credenti. Ogni volta che infatti partecipiamo alla Santa Messa « [in essa] la virtù dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestà tutti» [22]. Mi sembra il passaggio più bello e importante, con cui concludere queste mie riflessioni. Così come abbiamo visto nel primo paragrafo che l’atto conclusivo di unione fra Dio e l’uomo, in punto di morte, necessita per forza di cose della presenza della Chiesa, dunque anche tutti i nostri momenti di perfezionamento e di cammino di santità come essa stessa presenza di comunione in Gesù Cristo. Come ha scritto il padre Sergio Stancati, il soggetto finale della nostra comunione è Gesù Cristo stesso in quanto ἔσχατος [éskatos].  Con éskatos s’intende il modo in cui  in Cristo, che è il soggetto nel quale il fine ultimo del mondo e dell’uomo si è già compiuto, è già iniziato il nuovo assoluto della nuova creazione [23].

.

 

Roma, 2 novembre 2018

Commemorazione di tutti i defunti

.

.

Dei nostri Fratelli, antico canto popolare dei defunti per il suffragio delle Anime del Purgatorio. Coro di Santa Maria della Misericordia – Lastra a Signa di Firenze [testo dell’inno QUI]

.

.

NOTE

[1] U. Galimberti, La parola ai giovani – Dialogo con la generazione del Nichilismo Attivo.

[2] K. Rahner, La Trinità.

[3] H. U. Von Balthassar, Teodrammatica L’ultimo atto.

[4] Si veda Giuliano di Toledo, Prognosticum futuri saeculi, Il preannuncio del mondo che verrà, EDI, Napoli 2012, Introduz., Traduz. e commento teologico di T. Stancati, O.P.

[5] Ibidem, Lib. II, Cap. VIII.

[6] Lib. II, Cap X.

[7] Lib. II, Cap. XIII.

[8] Lib. II, Cap. XIV.

[9] Lib. II, Cap. XV. Erroneamente Giuliano attribuisce a Cassiano una riflessione di Gregorio Magno, cfr. Moralia in Job, VIII, xv.

[10] LIb. II, Cap. XIX.

[11]Lib. II, Cap. XXI.

[12]Lib. II, Cap.  XXVI.

[13] Lib. II, Cap. XXVII.

[14] Lib. II, Cap. XXVIII.

[15] Lg 48, 1.

[16] Lg 48, 2.

[17] Lg 48, 3.

[18] LG 49, 1.

[19] LG 49, 2 – 3.

[20] LG 50, 1.

[21]LG 50, 2.

[22]LG 50,3.

[23] S. Stancati, escatologia morte e resurrezione, EDI.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

L’Arcivescovo di Palermo perseguitato dalle Iene? Ha voluto la bicicletta, adesso deve pedalare

— attualità ecclesiale —

L’ARCIVESCOVO DI PALERMO PERSEGUITATO DALLE IENE? VOLEVA LA BICICLETTA, ADESSO DEVE PEDALARE

.

[…] ho provato però una certa tristezza nel vedere nel filmato l’Arcivescovo di Palermo fuggire via di corsa più volte, perché in quel momento mi sono tornati alla mente diversi santi vescovi, alcuni dei quali martiri della fede, che con una dignità mirabile, si sono fatti trovare seduti sulla loro cattedra episcopale, direttamente sulla quale furono sgozzati dai musulmani

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

..

S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo, inseguito dalle Iene delle reti televisive Mediaset [cliccare sull’immagine per aprire il video]

Le Iene dell’omonimo programma televisivo vanno sempre prese con le pinze. Pertanto, sulla vicenda circa il presunto mal trattamento dei dipendenti di una fondazione dell’Arcidiocesi di Palermo, non possiamo esprimere giudizi che spettano alla magistratura, nello specifico al giudice del lavoro. Se le Iene sollevano un caso, ciò non autorizza nessuno a emetter giudizi di sentenza. Sappiamo che certe questioni sono di prassi sempre complesse.

.

.

Corrado Lorefice, opera dedicata alle figure di Giuseppe Dossetti e Giacomo Lercaro: La Chiesa povera e dei poveri nella prospettiva del Concilio Vaticano II

Può essere però che S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia, si stia accingendo a prendere una salutare lezione di vita che lo renderà sicuramente un pastore in cura d’anime molto migliore, giungendo forse alla sua vecchiaia come un vero e proprio santo vescovo. E la lezione è la seguente: fare il Vescovo nel 2018 è difficilissimo. Parlando poi come coetaneo dell’Arcivescovo panormitano, dal quale mi differenziano appena dieci mesi d’età, posso dire che se a me, presbìtero senza alcuna pregressa esperienza di ministero episcopale, a cinquantadue anni avessero prospettata la nomina ad Arcivescovo Metropolita di Palermo, mi sarei rifiutato in modo categorico di accettare, perché conosco anzitutto i miei limiti e perché non occorre particolare scienza per capire che stiamo parlando di una tra le più grandi e soprattutto difficili sedi episcopali d’Italia; e Palermo, una così detta sede difficile, lo è storicamente, da sempre. In tempi recenti dovrebbe essere fin troppo emblematica la storia del Cardinale Francesco Carpino [Palazzolo Acreide 1905 – Roma 1993], eletto alla cattedra arcivescovile di Palermo nel 1967 ed alla quale fece atto di rinuncia tre anni dopo nel 1970, dando come motivazione ufficiale che l’Arcidiocesi aveva problemi pastorali molto difficili per i quali era necessario un arcivescovo più giovane che potesse abbozzare dei programmi a lungo termine …

.

… nel rifiutare la nomina a quella sede, mi sarei anche premurato di dare all’Autorità Ecclesiastica un consiglio non richiesto: inviare a Palermo un vescovo che avesse già acquisita e maturata una certa esperienza nel sacro ministero episcopale, dando buona prova di sé nel governo pastorale. Come però ripeto, io ho il senso dei miei limiti e soprattutto il senso delle proporzioni.

.

il 29 aprile 2016 fu celebrato nella Cattedrale panormitana il Giubileo degli Sportivi, in occasione del quale fu donata all’Arcivescovo Metropolita un pallone ed una bicicletta con la quale fece un giro sul presbitèrio

Chi avesse accettato senza far simili valutazioni, oggi dovrebbe applicare il saggio detto popolare: «Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!». Oppure chiarire che la nomina alla complessa e delicata sede arcivescovile di Palermo non gli è stata offerta, ma imposta per obbedienza. Cosa più impossibile che rara, perché se uno risponde che non se la sente o che non si reputa all’altezza del gravoso compito, nessuna Autorità Ecclesiastica imporrà mai l’obbedienza.

.

S.E. Mons. Corrado Lorefice è autore di diversi libri nei quali si parla dei poveri e si anela una Chiesa povera per i poveri. Cosa questa che mi induce ad una grande fiducia nei suoi confronti e soprattutto a stimolare i lavoratori che pare abbiano aperto un contenzioso con la diocesi, ad avere profonda fiducia nel loro Arcivescovo, che per sensibilità e per formazione è molto sensibile ai poveri ed alla povertà, come provano i suoi libri; e questa profonda sensibilità gli impedirà sicuramente, in coscienza pastorale, di lasciar finire in stato di disagio e povertà dei lavoratori con le loro rispettive famiglie.

.

uno dei testi dedicati alla povertà ed alla Chiesa povera per i poveri di S.E. Mons. Corrado Lorefice

Ripeto: nessuno può entrare nel merito di una questione che dovrà essere valutata e giudicata nelle appropriate sedi, non certo dalle Iene, che hanno anzitutto mancato gravemente di rispetto e di educazione andando a cercare l’Arcivescovo nella sua chiesa cattedrale durante un pubblico incontro, o peggio disturbandolo durante una processione religiosa. Ciò che solo posso dire è di avere provato una certa tristezza nel vedere nel filmato l’Arcivescovo di Palermo fuggire via di corsa più volte, perché in quel momento mi sono tornati alla mente diversi santi vescovi, alcuni dei quali martiri della fede, che con una dignità mirabile si sono fatti trovare seduti sulla loro cattedra episcopale, direttamente sulla quale furono sgozzati da quei musulmani appartenenti a quella religione di pace e amore di cui tempo fa narrava l’Augusto Pontefice, quantunque delicatamente e prontamente smentito dall’islamologo gesuita Samir Khalil Samir [cf. QUI]. Tra i diversi vescovi martiri ricordiamo la bella figura dell’Arcivescovo di Otranto, martirizzato dai musulmani nel 1480 [cf. QUI], del quale la cronaca narra:

.

il volto di una Chiesa povera

«l’arcivescovo Stefano, dopo che per tutto il giorno precedente aveva rincuorato la popolazione col Sacramento dell’Eucaristia, salì dalla cripta della cattedrale nel coro e lì, martire della fede in Cristo ed insignito dai paramenti sacerdotali, fu sgozzato sulla sua cattedra episcopale dai turchi, quando vi fecero irruzione» [cf. Antonio de Ferrari, in De situ Japigiae].

.

Ciò equivale a dire: una volta avuta la bicicletta, hanno pedalato fino al Paradiso molto meglio di come avrebbero fatto due ciclisti professionisti come Gino Bartali e Fausto Coppi. Ma come sappiamo, erano altri tempi. All’epoca, sulla bicicletta, ci venivano messi solo gli agonisti professionisti, mentre oggi, una bicicletta, è una cortesia clericale che non si nega a nessuno …

.

«Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze» [Salmo 131].

.

dall’Isola di Patmos, 20 ottobre 2018

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

Ipazia gatta romana a colloquio con il corvo di Enzo Bianchi, oggi partecipante al Sinodo per indicare ai giovani la via, la verità e la vita …

— il cogitatorio di Ipazia —

IPAZIA GATTA ROMANA A COLLOQUIO CON IL CORVO DI ENZO BIANCHI, OGGI PARTECIPANTE AL SINODO PER INDICARE AI GIOVANI LA VIA, LA VERITÀ E LA VITA …

.

[…] sono un corvo, come credo che di fatto lo sia Enzo Bianchi, pur non avendo le penne. Il nostro suono è simile, anche lui come me quando parla gracchia. Entrambi giriamo per il mondo alla ricerca di qualche perla o gioiello da rubare. Io cerco e rubo i gioielli e le perle materiali, lui ruba invece quelli delle anime che lo ascoltano dopo aver già rubato le perle ed i gioielli del Cristianesimo e della Chiesa Cattolica.

.

Autore
Ipazia gatta romana

.

.

Per entrare nel negozio-librario cliccare sulla copertina

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

Il Sinodo dei Giovani: Enzo Bianchi e il peccato originale nel quadro di una dissoluzione

—  attualità ecclesiale — 

IL SINODO DEI GIOVANI: ENZO BIANCHI E IL PECCATO ORIGINALE NEL QUADRO DI UNA DISSOLUZIONE

.

Chi oggi vuol parlare ai giovani in modo credibile, ma soprattutto chi intende tutelarli dall’opera del Demonio che tra il Novecento ed il Nuovo Millennio pare essersi scatenato in tutti gli àmbiti ed a tutti i livelli, dovrebbe anzitutto invitarli a fuggire le inside del peccato, non certo ad inserire l’acronimo LBGT nell’Instrumentum Laboris del Sinodo, per vedere come sistemare certe nuovo “edificanti” tendenze.

.

Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

Enzo Bianchi in visita dal Sommo Pontefice Francesco I

Poteva mancare il Priore emerito di Bose, Sua Beatitudine Enzo Bianchi, al Sinodo dei Giovani? Il tempo di terminare la predicazione degli esercizi spirituali al clero ad Ars [cf. articolo QUI], ed eccolo giungere a donar preziose perle come partecipante al Sinodo. E siccome siamo in piena èra di cosiddetta «rivoluzione epocale», egli spiega anzitutto ai giornalisti che in questo Sinodo «c’è una grande libertà di intervento che nei sinodi precedenti io non ho sperimentato» [cf. QUI]. Ovviamente Sua Beatitudine omette di precisare che questa “libertà” rammenta molto il periodo del terrore di Robespierre durante la Rivoluzione Francese, visto che tutti coloro che hanno sollevato a vario titolo libere obiezioni, o sono stati destituiti dai loro uffici di curia, o dimessi senza motivo, o lasciati al loro posto ma totalmente esautorati dall’esercizio delle loro funzioni, oppure morti di crepacuore, come il compianto Cardinale Carlo Caffarra [cf. nostri articoli, QUIQUI].

.

Forse, Sua Beatitudine, ignora che nel mondo, i crimini e le ingiustizie peggiori, paradossalmente sono state realizzate proprio in nome dei pretesti di libertà. Ne rimane emblema la nobildonna Marie-Jeanne Roland de la Platière, che salendo la scale verso la ghigliottina disse: «Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!» [Oh, libertà, quanti crimini che si commettono nel tuo nome!].

.

Chi oggi vuol parlare ai giovani in modo credibile, ma soprattutto chi intende tutelarli dall’opera del Demonio che tra il Novecento ed il Nuovo Millennio pare essersi scatenato in tutti gli àmbiti ed a tutti i livelli, dovrebbe anzitutto invitarli a fuggire le inside del peccato, non certo ad inserire l’acronimo LBGT nell’Instrumentum Laboris del Sinodo, per vedere come sistemare certe nuove “edificanti” tendenze [cf. nostro articolo QUI]. Ovviamente, nulla di tutto questo può essere realizzato, quando a parlare ai giovani viene invitata appunto Sua Beatitudine, che non solo è specializzato a sorvolare sul peccato, perché andando più a fondo ancora e partendo dalla radice, Enzo Bianchi finisce col negare, attraverso le sue fumose interpretazioni, lo stesso peccato originale. A quel punto, tutto diviene più o meno lecito al di là del bene e del male. E poi si pretende di parlare ai giovani? Perché ai giovani non va offerto né un Vangelo annacquato, né una via agevole, stando almeno a quanto ci ha detto Gesù Cristo:

.

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» [Mt 7, 13-14].

.

Vediamo adesso qual è il concetto di peccato originale in questo soggetto invitato al Sinodo dopo avere appena terminato di predicare ai preti …

.

Tutto il senso del cristianesimo poggia sulla dottrina del peccato originale. Se questa dottrina è falsata, tutto il cristianesimo crolla. Infatti, il cristianesimo, è forza divina di salvezza dal peccato originale e dalle sue conseguenze e ritorno dell’umanità alla condizione felice precedente al peccato, con l’aggiunta di una superiore condizione, quella dei «figli di Dio», «uomini spirituali», ad immagine del Figlio Gesù Cristo.

.

L’opera redentrice di Cristo consiste essenzialmente nel liberare l’umanità dalla colpa originale e dalle sue conseguenze: nel guarire le ferite, togliere la condanna del peccato, la concupiscenza, la sofferenza, la morte e la schiavitù a Satana, dando soddisfazione col sacrificio della croce al Padre per i nostri peccati, riconciliandoci tra di noi e col Padre ed ottenendoci la sua misericordia e il suo perdono, e donandoci la legge e la grazia dello Spirito Santo, che ci rende figli di Dio, eredi della vita eterna.

.

È chiaro allora che è impossibile capire ed apprezzare la grandezza della misericordia del Padre, che per misericordia ci manda il Figlio innocente a morire sulla croce propter nos et propter nostram salutem, per noi peccatori, debitori insolventi, se non si capisce l’immensa gravità e pervasività del peccato originale, origine di tutti i nostri peccati e della miseria, nella quale, per giusto giudizio del Padre, esso ha gettato l’intera umanità.

.

Cristo è il Medico divino, che conosce bene i nostri mali, sa interpretare i nostri disturbi, ce ne mostra le cause e le conseguenze e ci insegna come guardarcene, nonché il modo e i mezzi per giungere alla guarigione. Gesù è venuto apposta per insegnarci e rivelarci, attraverso la Chiesa, meglio e al di là di qualunque filosofia, qual è l’origine del male che affligge l’intera umanità ab immemorabili, male del quale da sola non solo non riesce a liberarsi, ma del quale non riesce neppure a comprenderne pienamente la natura e a farne la diagnosi.

.

È dunque falsissimo quello che dice Bianchi, che la Chiesa non sappia qual è l’origine e il perché del male, perché, se così fosse, non avrebbe modo di eliminarlo, cosa assolutamente falsa, perché verrebbe a vanificare l’opera della redenzione e renderebbe nullo l’intero cristianesimo, o tutt’al più lo renderebbe un filantropismo al livello della massoneria o dello gnosticismo, dove Gesù Cristo è niente più che un profeta o un grande benefattore dell’umanità, un premio Nobel, che, per sostenere la causa della giustizia e degli oppressi, resta saldo contro gli oppositori fino alla morte.

.

La massima manifestazione della misericordia divina è certamente il perdono gratuito dei peccati, ma, secondo il piano del Padre, spiegato dal dogma della Chiesa [1], questo piano prevede che noi collaboriamo con le nostre sofferenze, penitenze ed opere buone in grazia, all’opera sacerdotale [2] e cultuale riparatrice ed espiatrice di Gesù Cristo crocifisso, dono appunto della misericordia del Padre grazie alla quale espiamo i nostri peccati e rendiamo soddisfazione al Padre, offeso dal peccato, riconciliandoci con Lui in Cristo e nella Chiesa mediante i sacramenti. Così la salvezza non è solo dono della grazia, ma anche nostra conquista e premio grazie al merito [3] soprannaturale delle buone opere. Negando il valore dei meriti, Bianchi cade nella medesima eresia di Lutero.

.

Bianchi non comprende che la dottrina, insegnata dal Concilio di Trento [Denz. 1511, 1522, 1529], per la quale il Padre, sdegnato e offeso per il peccato dell’uomo, esige riparazione, e a tal fine manda il Figlio ad offrirsi in sacrificio sulla croce per il riscatto dai nostri peccati, non è per nulla una falsa interpretazione, ormai superata, dell’opera del Padre e del Figlio, come se si trattasse di un Padre crudele e di un Figlio succube dal padre-padrone, ma è dogma immutabile della fede [4]. Invece si tratta di dottrina biblica e dogmatica, che ci fa comprendere l’immensa misericordia ed ammirevole giustizia del Padre, che ci dona il Figlio per la salvezza di noi peccatori, glorificando il Figlio insieme con noi, i quali a nostra volta, nello Spirito Santo, glorifichiamo in Cristo il Padre [Gv 17]. E in questa sacra e divina circolarità di una reciproca glorificazione si riassume tutto il mistero della liturgia cristiana, fons et culmen totius vitae christianae, mistero che si dissolve nella concezione di Bianchi.

.

La dottrina del peccato originale, come tutte le verità rivelate, non è di facile interpretazione ed offre forti difficoltà alla nostra ragione. Inoltre essa emerge solo da un sapiente collegamento di passi della Scrittura, che vanno dal famoso racconto genesiaco, al libro di Giobbe, a San Paolo, all’Apocalisse, tra di loro assai distanti, il cui nesso non è immediatamente visibile. Inoltre, questa dottrina, proprio perché fondamentale, stantis et cadentis christianismi, si dirama ed ha agganci con tutte le altre verità morali della divina Rivelazione, financo con quelle teoretiche, sicché uno che volesse esporre questa dottrina in tutti i suoi rapporti con le altre verità di fede, dovrebbe prendere in considerazione tutto l’insieme del Credo cristiano. Infatti, anche la percezione e la contemplazione di una verità così puramente speculativa come è il dogma trinitario, è resa possibile, in fin dei conti, dal fatto che noi ci siamo liberati dalla colpa originale, accogliendo la grazia della redenzione offertaci da Cristo.

.

Questa dottrina non risulta da una semplice esegesi biblica, ma è lentamente maturata nella storia ed è stata esplicitata e precisata nei secoli con l’apporto dei Padri, dei Dottori e dei Santi, sotto la guida del Magistero della Chiesa, soprattutto nel Concilio di Orange del 529 [Denz. 371-372], e nei grandi Concili Lateranense IV e di Trento, nei quali ha assunto una forma dogmatica definitiva, che da allora non è più stata ulteriormente approfondita, neppure dal Concilio Vaticano II, che si limita ad assumere la dottrina tradizionale. Questa dottrina è oggi affidata al Catechismo della Chiesa Cattolica [nn. 396-406]. Nel contempo il dato rivelato che essa esprime sollecita i teologi a sempre nuovi chiarimenti ed approfondimenti e li spinge a porsi sempre nuove domande, che conducono a una sempre migliore conoscenza della Parola di Dio.

.

I progressi dell’esegesi storico-critica, soprattutto a partire dal secolo XIX, sono stati di grande aiuto alla Chiesa per correggere certe ingenuità popolari, chiarire il genere letterario del racconto genesiaco, la storia della sua redazione, i rapporti dell’agiografo con culture coeve extra-bibliche, per separare il nucleo storico e teologico dal rivestimento simbolico e mitologico, per superare una visione cosmologica evidentemente superata dal progresso scientifico moderno, soprattutto in relazione ai dati della teoria dell’evoluzione. Hanno giovato alla comprensione del dogma del peccato originale anche i progressi filosofico-teologici compiuti a partire dal secolo XIX, soprattutto con la rinascita tomista promossa da Leone XIII, i progressi della metafisica concernenti la natura del bene e del male, della teologia naturale riguardanti la creazione del mondo, i progressi dell’antropologia circa la natura dell’uomo e della donna, i progressi della psicologia e della teologia morale sulla natura del libero arbitrio, della responsabilità, della coscienza, del peccato, della colpa e della grazia.

.

L’oscurità del dato biblico, l’apparente ingenuità del racconto genesiaco — una coppia posta in un giardino di delizie tentata da un serpente di mangiare un frutto proibito — , il suo apparente contrasto con i dati della scienza sull’origine dell’uomo [5] e la sua apparente assurdità, una colpa che si trasmette per generazione biologica o di un Dio buono, che però permette il male, tutte queste difficoltà sono state occasione perché da sempre la dottrina del peccato originale sia stata fraintesa, derisa, falsificata o rifiutata in vari modi.

.

LA CONCEZIONE DI BIANCHI E IL PENSIERO DELLA CHIESA

.

In questo articolo esaminiamo la posizione di Enzo Bianchi. Egli si considera «cattolico» e dichiara di esporre la visione che oggi la Chiesa ha del peccato originale, dando ad intendere che essa non accetterebbe più quel che troviamo esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Vorremmo allora chiedere a Enzo Bianchi di quale «Chiesa» parla, dato che non è quella del Catechismo. In realtà Bianchi non espone affatto la dottrina della vera Chiesa, ma di una falsa Chiesa, che è quella dei modernisti.

.

Sul peccato originale Bianchi presenta una concezione che, come ho detto, spaccia per dottrina della Chiesa, ma che in realtà, come si può verificare facilmente consultando il Catechismo, è esattamente l’opposto di quella insegnata dalla Chiesa e pertanto è del tutto falsa. Egli comincia col deridere il racconto genesiaco come fosse una favola da bambini:

.

«Inutile dire che la Bibbia non dice da dove veniva il male. Spero che nessuno di voi ricordi questa storiella raccontata che ci raccontavano tutti che ci sarebbe stato un angelo che si è rivoltato a Dio, Dio lo ha precipitato e questo è diventato il diavolo, il diavolo ci tenta, il mondo era bello, era dorato, si passeggiava dal mattino al tramonto. Anzi il tramonto non veniva mai perché non c’era la tenebra. Poi quei due poverini di Adamo ed Eva han fatto quella cosa e la paghiamo noi dopo non so per quanti milioni di anni»[cf. Enzo Bianchi, QUI]. 

.

E spiega:

.

«ma quando si dice peccato originale oggi la Chiesa, attenzione su questo, non intende il peccato commesso alle origini e che poi ha causato per sempre un disastro, ma il peccato che sta all’origini di ciascuno di noi, della nostra esistenza, della nostra libertà e della nostra facoltà di decisione; questo è il male»[cf. Enzo Bianchi, QUI]. 

.

«nessun peccato originale nel senso di un peccato commesso all’inizio. Questo la Chiesa cattolica non lo dice più. Ma il peccato originale che abita in ogni uomo emerge ogni volta che entriamo in contatto, in comunicazione o in relazione con le cose. Di fronte a un albero simbolo di tutte le cose, l’uomo e la donna si sentono tentati»[cf. Enzo Bianchi, QUI]. 

.

«La Chiesa non è più su queste posizioni. La Chiesa non legge più il peccato originale nella preistoria degli uomini. Questo è ormai una sciocchezza. Più nessuno osa dire questo. Ma il peccato originale viene letto come il peccato che sta nelle fibre di ogni uomo che viene al mondo»[cf. Enzo Bianchi, QUI].

.

Al contrario, il Catechismo presenta il peccato originale proprio come peccato commesso da una coppia umana realmente esistita, capostipite di tutta la specie umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza, ribellatasi alla proibizione divina di sostituirsi a Lui nel decidere del bene del male [nn.396-399] [6]. Il peccato originale, quindi, non è affatto un peccato che è alle origini della nostra esistenza personale, come fosse un atto nostro, ma è all’origine dell’umanità.

.

Il peccato originale non è il primo peccato che commettiamo nella nostra storia personale, giunti all’età di ragione. Il racconto biblico non è, come credono anche Karl Rahner e il Cardinale Gianfranco Ravasi, un «mito eziologico», per spiegare con un rimando al passato ciò che avviene nel presente. La colpa del peccato originale, nella quale nasciamo, non è una colpa nostra, ma una colpa che abbiamo ereditato dai progenitori. Come infatti potrebbe essere una colpa nostra, se alla nascita ancora non siamo giunti all’età di ragione?

.

Secondo il dogma della Chiesa, che chiarisce la dottrina di San Paolo, la colpa del peccato originale non è solo una colpa personale propria dei progenitori, ma è colpa collettiva dell’intera umanità, colpa che, una volta commessa dai progenitori, si trasmette per generazione all’intera umanità nata da Adamo, per cui ognuno di noi, tranne la Beata Vergine Maria, esente dalla colpa originale, è concepito dalla madre affetto e macchiato da questa colpa originaria ed ereditaria, indipendentemente dalla volontà del singolo, ancora incapace di intendere e di volere, colpa dalla quale lo libera il Battesimo.

.

E se è vero che Cristo non parla mai con precisione del fine, dell’effetto e del motivo del Battesimo, se non per dire che purifica dal peccato ed assicura la salvezza, e non accenna mai al peccato originale, il fatto stesso che ordini di battezzare ogni uomo, è l’implicita ammissione dell’esistenza in ciascuno di noi della colpa originale, colpa che appunto viene tolta dal Battesimo.

.

La trasmissione della colpa originale, che coinvolge e infetta l’intera umanità, suppone una concezione corporativa della natura umana, quasi fosse non una semplice collezione di persone, ma un unico soggetto o un’unica persona [7], una “super-persona” composta di persone, senza con ciò escludere affatto la singolarità, l’autonomia e la responsabilità delle singole persone fisiche.

.

Questa concezione dell’umanità appare chiaramente nel pensiero paolino relativo sia all’umanità peccatrice a seguito del peccato originale [«in Adamo tutti abbiamo peccato»], [Rm 5,12] [8] e sia nella sua concezione dell’umanità santa, ossia della Chiesa come «Corpo mistico» del Signore, «Sposa di Cristo». Per questo San Tommaso d’Aquino spiega che il peccato originale non è tanto il peccato di quell’individuo, quanto piuttosto è peccato della natura umana, peccatum naturae, come se dicessimo che se uno pecca con la mano, è lui stesso che pecca [9]. Così, per quanto riguarda la colpa originale in Tizio e Caio è la stessa umanità a peccare in loro. Oppure — Tommaso fa un altro paragone — noi diciamo che un corso d’acqua è inquinato perché viene inquinato alla sorgente. Certo, si tratta di semplici paragoni, che, per quanto facciano luce, non possono togliere l’oscurità del mistero. Il fatto storico del peccato originale è un puro dato della divina Rivelazione. La ragione arriva a comprendere l’essenza del male di colpa e di pena, capisce che questa è conseguenza di quella; capisce che l’esistenza del male non è necessaria, ma è un qualcosa di accidentale e contingente.

.

Partendo dal suo falso presupposto, si capisce allora come Bianchi non riesce a spiegare come mai tutti noi, pur nascendo buoni, in quanto creati da Dio, e dotati del potere di scegliere tra il bene e il male, diventiamo ineluttabilmente cattivi; e non trovando una soluzione, addebita alla Bibbia un errore che è soltanto suo.

.

Bianchi dunque confonde qui evidentemente due cose. Un conto è il peccato originale, peccato dei progenitori, che tocca le nostre origini e la cui colpa si diffonde in tutta l’umanità. E un conto è la nostra innata inclinazione a peccare, — la concupiscenza — che è conseguenza del peccato originale. Bianchi afferma così che la Chiesa avrebbe abbandonato come fosse una «sciocchezza» e una «mancanza d’intelligenza imperdonabile», il racconto della creazione di Adamo nel paradiso terrestre, dotati di doni preternaturali, felici, immortali ed innocenti, in comunione con Dio. Dice:

.

«La Chiesa non legge più il peccato originale nella preistoria degli uomini. Questo è ormai una sciocchezza. Più nessuno osa dire questo. Ma il peccato originale viene letto come il peccato che sta nelle fibre di ogni uomo che viene al mondo. Se voi volete è quell’incapacità di operare sempre il bene. Il male a un certo punto entra in noi» [cf. Enzo Bianchi, QUI].

.

Ma basta consultare ciò che il Catechismo insegna per accertarsi della falsità delle parole di Bianchi. Dice infatti il Catechismo riferendosi al peccato dei progenitori:

.

«L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell’uomo [cf Rm 5,19]. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà» [n. 397].

.

Inoltre, a causa della sua negazione della storicità del peccato originale, Bianchi finisce per concepire la tendenza umana al male non come conseguenza della caduta originaria, ma come intrinseca alla stessa natura umana, con gravissime conseguenze per quanto riguarda il male dell’uomo e nell’uomo, perché, se questo è naturale, diventerà bene, giacché bene è ciò che è secondo natura. Ne segue allora una conseguenza orribile e cioè che il peccato diventa buona azione e la buona azione diventa peccato. Non si distingue più ciò che è secondo natura da ciò che è contro natura. Da qui probabilmente l’eccessiva indulgenza di Bianchi nei confronti della sodomia.

.

Dice Bianchi:

.

«il racconto che tutti conosciamo e che l’uomo e che la donna. L’umanità nella sua dualità nel mettersi in rapporto con le cose, nel vivere nell’esistenza. Mostra di scegliere il male e di non scegliere il bene. Non leggete quel racconto come se fosse l’origine della nostra storia. Sarebbe davvero una mancanza d’intelligenza imperdonabile. Il racconto della Genesi ci vuol dire la realtà dell’uomo, di ogni uomo che viene al mondo, di ogni donna che viene al mondo. Si trova in un mondo in cui c’è già il male. C’è già il serpente, che precede l’uomo. Esso era già là. C’era già il male. E l’uomo nella sua vita vi consente e sceglie il male» [cf. Enzo Bianchi, QUI].

.

Per Bianchi, come abbiamo già visto, la tendenza al peccato non è propria della natura umana decaduta da uno stato primitivo d’innocenza, ma è insita nella stessa natura umana. Ma se il male è naturalmente nell’uomo, allora il male è naturale e non è più male. Dunque, pensare che Cristo ci liberi dal male è un’illusione o una stortura. Per Bianchi la presenza della morte e le ostilità della natura non sono conseguenze o castigo di un peccato che abbiamo commesso alle origini, perché il male c’era già prima del peccato. Dice:

.

«Con la conoscenza delle scienze che abbiamo, sappiamo che prima dell’uomo il male regnava nella natura già prima: il lupo mangiava l’agnello. Già prima, la catena della vita andava avanti attraverso la morte di alcuni perché altri vivessero. Non c’è stata una introduzione del male da parte nostra. Il male c’era. E certamente il male ci precedeva: il serpente, Satana, il diavolo e poi le denominazioni sono molte. Ma il male c’era» [cf. Enzo Bianchi, QUI].

.

Rispondiamo dicendo che è vero che il male c’era già a causa del peccato dell’angelo ed è vero che la morte dei viventi infra-umani ha preceduto storicamente la comparsa dell’uomo sulla terra. Questo secondo dato risulta dalla scienza, mentre il primo è un dato della Rivelazione. Dalla Scrittura infatti sappiamo che il male ha avuto origine dalla ribellione di alcuni angeli a Dio [Ap 12, 7-9]. Ma per quanto riguarda la morte dei viventi infra-umani, essa è naturale; infatti è presente già nell’Eden. Non è conseguenza del peccato dell’uomo. I viventi infra-umani servono al nutrimento dell’uomo.

.

Invece, per quanto riguarda la nostra morte, la Rivelazione insegna che essa è conseguenza del peccato originale, benché anch’essa di per sé sarebbe naturale [10]. Ma, come insegna il Concilio di Trento [Denz, 1511], nell’Eden possedevamo una grazia di immortalità, che abbiamo perduto col peccato. Infatti, i progenitori nell’Eden erano immortali. Ed inoltre, secondo la Rivelazione, la morte, dalla quale Cristo ci salva, trae la sua prima origine dal peccato dell’angelo [Sap 2,24] [11] all’inizio della creazione.

.

Da considerare inoltre che Pio XII nell’enciclica Humani Generis del 1950 [Denz. 3897] ribadisce che occorre ammettere l’esistenza storica di una coppia, dalla quale tutta l’umanità ha avuto origine, altrimenti sarebbe stata impossibile la trasmissione della colpa originale a tutta l’umanità, cosa che rientra nel dogma del peccato originale.

.

Come dice infatti il Catechismo:

.

«Adamo ci ha trasmesso un peccato, dal quale tutti nasciamo contaminati» [n,403]. «Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo» [n.404]. S.Paolo fa capire chiaramente che, se non ci fosse stato Adamo col suo peccato, non ci sarebbe stato Cristo, perché Cristo ripara il peccato di Adamo [Rm 5, 12-20]. «Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l’umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo, il peccato originale è chiamato “peccato” in un modo analogico: è un peccato contratto e non un peccato commesso, uno stato e non un atto» ⦋ibid.⦌. Esso non è rimesso con un atto cosciente del soggetto, come se questi ne fosse responsabile, ma semplicemente ricevendo la grazia del Battesimo, conferibile anche a un neonato» [ibid.].

.

Bianchi riconosce che Dio non può volere il peccato, ossia il male di colpa; ma è carente laddove si tratta delle punizioni o dei castighi divini, nei quali Dio infligge un giusta pena. In nome della misericordia, Bianchi non vuole ammettere la giustizia punitiva, che gli sembra una crudeltà indegna del Dio Amore. Indubbiamente il castigo del peccato è propriamente il male che il peccatore si tira addosso col suo peccato.

.

Tuttavia, sappiamo come la Bibbia parli francamente di «castigo» divino, senza che ciò debba giudicarsi il segno di una teologia arcaica o superata, perché la severità si trova anche nel Dio di Cristo. Dunque ciò non può che far riferimento alla logica e necessaria conseguenza del peccato, che turba l’ordine posto da Dio stesso nelle cose, benché Dio, nella sua bontà abbia in certi casi la possibilità di sospendere o annullare la pena.

.

IL PROBLEMA DEL MALE [12]

.

La questione del peccato originale è certamente legata al problema della natura e dell’origine del male, giacché peccare è fare il male. E il male di pena è conseguenza del peccato. Bianchi si pone più volte la seconda questione, dichiarando peraltro falsamente, come abbiamo visto, che la Bibbia non dà una risposta, quando invece esiste già una risposta, per quanto imperfetta, fornita dalla filosofia, benché ovviamente non all’altezza della risposta che viene dalla Scrittura.

.

Ma la grave lacuna di Bianchi è quella di non dirci che cosa è il male, male di pena e male di colpa. Anzi si nota come egli abbia un concetto sbagliato del male, quando afferma che il serpente genesiaco è il «male». Niente affatto. Il serpente, come egli dovrebbe sapere, è il simbolo di una creatura spirituale malvagia, creata prima dell’uomo, ossia del demonio, come ha chiaramente insegnato il Concilio Lateranense IV del 1215 ⦋Denz. 800⦌.

.

Bianchi, con questo grave fraintendimento, dimostra dunque di ipostatizzare o sostanzializzare il male, cadendo esattamente in quel manicheismo, che egli dichiara di voler evitare. In tal modo e congiuntamente nega che il peccato dell’uomo tragga la sua occasione dal peccato dell’angelo, rifiutando, lo abbiamo visto, come sciocca favola questa verità di fede, che pure è insegnata da quel Concilio [ibid.], verità estremamente illuminante ed utile per il nostro cammino di salvezza, perché ci istruisce sul nostro dovere di vigilare e di guardarci dalle insidie, dalle illusioni, dagli attacchi, dagli inganni e dalle tentazioni del demonio, senza temere le sue minacce, né lasciarci confondere dalle sue accuse e dai suoi rimproveri, che ci insinuano falsi sensi di colpa, e senza cedere alle sue lusinghe e seduzioni, che ci induriscono nel peccato, ci accecano nella superbia e nell’orgoglio, e senza lasciarci turbare dai suoi spaventi, che vogliono gettarci nella disperazione.

.

La gravissima questione del male, per poter essere affrontata seriamente, con speranza di successo, senza restare nel buio, richiede, come già ci insegna Aristotele, il ricorso alla metafisica, perché essa tocca la questione dell’essere e del non-essere, della posizione e della negazione-privazione, temi specifici della metafisica. Ora purtroppo Bianchi dimostra di essere in fatto di metafisica completamente digiuno. E qui sta la causa dei suoi gravi errori circa la questione del male.

.

Così la suddetta maldestra sostanzializzazione o reificazione del male operata da Enzo Bianchi, lo getta in una gravissima difficoltà, della quale sembra non accorgersi, la stessa difficoltà per non dire assurdità del manicheismo, e cioè che, se il male è una sostanza, non vi è ad esso rimedio. Infatti è possibile rimediare al male, proprio perché esso non è una sostanza e non esiste necessariamente, ma è accidentale e precisamente una privazione [13], una mancanza di bene o di entità, alla quale si può rimediare apponendo il bene mancante. Certo, un soggetto o una sostanza dannosa può essere distrutta o impedita di nuocere. L’assassino può essere giustiziato. Ma il male, dal quale allora ci si libera, non è il soggetto come tale, in senso ontologico, ma il danno compiuto dal soggetto.

.

Il male rientra nel non-essere, benché sia concepito come fosse essere, ad instar entis [ens rationis]. Il che ovviamente non vuol dire che il male non sia nulla o che non esista o sia solo apparente o un fatto soggettivo e non abbia influsso sul reale [14]. Tutt’altro. Tremenda è la potenza mortifera e distruttiva del male. Ma essa lo è appunto come negazione, e più precisamente come privazione di essere. Ma se il male, come sembra credere Bianchi, è una sostanza, se esiste o sussiste in sé e non in un soggetto, non è più male, ma bene. Occorre infatti ricordare che la sostanza in sé, ontologicamente, è buona. Non esistono sostanze cattive per essenza. Di cattivo in essa non può esserci che la sua azione, ma non il suo essere. Una sostanza può essere nociva, ma in se stessa, in quanto ente, è buona. Ens et bonum convertuntur, secondo il noto principio trascendentale.

.

Già la filosofia, sul piano fisico e morale, confermata dalla Rivelazione cristiana, benché assai meno perfettamente della Rivelazione, ci dice che cosa è il male, quale ne è la causa e quali ne sono gli effetti. Ci dice anche come toglierlo. Cristo, sul piano soprannaturale della fede e della vita della grazia, è il Medico divino, che, mediante la sua Chiesa, ci dice che malattia abbiamo, come ce la siamo presa e cosa dobbiamo fare per guarire.

.

Se Dio avesse voluto, poteva creare un mondo libero dal male. Poteva impedire all’angelo di peccare. Poteva impedire ad Adamo ed Eva di peccare. Se avessero peccato, poteva perdonarli subito, senza che il male si estendesse a tutta l’umanità. Perché non lo ha fatto?

.

Questo è il mistero impenetrabile, nascosto nell’infinità della sapienza, della bontà e della libertà divine, mistero non “rivelabile” a noi per la sua trascendenza. Esiste il motivo per il quale Dio ha voluto permettere l’esistenza del male, benché Egli sia innocente, perché Egli non fa nulla senza ragione. Ma lo sa solo Lui. Fidiamoci [15]Il grande ed incomprensibile mistero, pertanto, non è propriamente che cosa è il male, da dove viene, cosa produce e come si toglie — su questi punti Bianchi mostra una riprovevole ignoranza e disprezzo per la divina Rivelazione —, ma è perché Dio permette il male, quando, se avesse voluto, avrebbe potuto creare un mondo senza il male. Tuttavia, il male non esiste necessariamente col creato, ma esistono solo le condizioni di possibilità dell’esistenza del male, che sono date dall’esistenza del libero arbitrio della creatura.

.

Il male non potrebbe assolutamente esistere se esistesse Dio solo, perché il male è legato all’esistenza del creato. Infatti Dio è assolutamente buono e perciò non può né compiere, né subire il male, che suppone invece un agente o paziente finito, ossia la creatura. La finitezza però non è male; è solo proprietà di un bene finito. Tuttavia, la finitezza è la condizione della possibilità che un soggetto spirituale compia o subisca il male. Infatti il male è la carenza di un bene dovuto ad un soggetto passibile, che, come tale, non può che essere finito, perché solo il finito può essere privato del suo bene o attivamente, perché fa il male o passivamente, perché subisce il male.

.

Chi infatti subisce il male deve essere finito, perché solo il finito può essere privato del suo bene. Ma anche l’attore del male deve essere finito, perché solo l’agente finito può essere difettoso nell’agire, ossia privare il paziente del suo bene. Il male può essere o fatto – nocumento – o patito – dolore.

.

L’atto dannoso, che procura nel paziente un male di pena, può essere volontario, e allora abbiamo il peccato, male di colpa; per esempio un adulterio o un furto; o può essere involontario — umano o animale — e allora abbiamo il semplice nocumento; per esempio il leone che uccide la gazzella. Tuttavia, se l’uomo che fa il male, pecca, ossia disobbedisce alla legge morale, il leone che uccide la gazzella obbedisce alla legge della sua natura.

.

Mentre per l’uomo la morte è conseguenza e castigo del suo peccato, per il leone la morte è conseguenza della sua natura. Il male non può che trarre origine da una creatura capace di disobbedire a Dio sommo Bene, quindi dotata di libero arbitrio. Infatti, tutte le creature infra-umane non fanno che obbedire alle leggi divine, che sono sempre buone.

.

Se una zanzara vi punge, non lamentatevi, perché non fa altro che il suo dovere, benché nessuno vi proibisca di ucciderla. Semmai si può dire che nell’Eden le zanzare avevano rispetto per l’uomo. L’ostilità della natura contro l’uomo non è infatti intrinseca alla natura stessa, come sembra supporre Bianchi, ma è conseguenza del peccato originale [Gen 3,17-18]. Dio non ha creato una natura cattiva, ma essa da madre è diventata «matrigna» in punizione del peccato originale.

.

Il male dunque non è una sostanza, non è un assoluto, tanto meno è una divinità, ma è una semplice accidentale mancanza di bene, alla quale si potrebbe rimediare con l’apporto del bene mancante. Il male esiste perché c’è il bene, che viene reso difettoso dal male. Invece, il bene di per sé potrebbe esistere anche senza il male. Il male esiste perché c’è un soggetto nel quale si trova. Se il soggetto si corrompe, anche il male scompare. Se un tale muore di cancro, il cancro scompare, ma solo perché quel tale è morto. Già la ragione filosofica sa quindi che in linea di principio il male potrebbe essere tolto e vinto. Il male è effetto di una causa, per cui, tolta la causa, si potrebbe eliminare il male.

.

La ragione sa inoltre che Dio, nella sua infinita bontà, non può aver voluto il male e che quindi esso dev’essere stato causato da una colpa originaria della creatura, forse dell’uomo. Platone ha pensato che ci troviamo adesso nelle tenebre e nell’ingiustizia a causa di una caduta avvenuta in passato da uno stato felice, nel quale contemplavamo la verità e il bene. Di questa colpa ancestrale abbiamo sentore, secondo Platone, per il fatto che adesso nasciamo con un’inclinazione irresistibile a peccare, esser soggetti alla sofferenza. Una cosa del genere non è normale: si dovrebbe nascere buoni e felici. Deve dunque — ipotizza Platone — essere capitata, all’origine dell’umanità, una tragedia, per cui essa è precipitata nell’attuale stato di cecità, di miseria e di malizia.

.

La divina Rivelazione riprende, chiarisce e corregge l’antica visione pagana, mostrandoci meglio la natura e la gravità di questa caduta primitiva, nonché le sue conseguenze. Ma soprattutto — e sta qui l’elemento maggiormente rivelativo — la Scrittura, nell’interpretazione della Chiesa, dà all’umanità in Cristo i mezzi e i modi per liberarsi dalla sua ancestrale miseria e dalla tendenza al male, per ritrovare il piano originario della creazione, elevato dalla prospettiva cristiana della figliolanza divina.

.

La sofferenza, da conseguenza del peccato originale viene trasfigurata da Cristo in strumento di espiazione e in via di salvezza. Da ripugnante diventa amabile. Non certo amabile per se stessa, ma per amore di Cristo. Da condanna diventa risposta d’amore all’amore di Colui che ha dato Se stesso per liberarci dalla sofferenza e dal peccato. Essa resta sempre un male che va combattuto. E tuttavia non va respinta con qualunque mezzo, ma, all’occasione va accolta per amore di Cristo come via per farci santi. Solo il peccato dev’essere respinto in modo assoluto, giacché, come dice un inno liturgico, «i chiodi della croce, benché duri, sono dolci».

.

Questo è ciò che pensa e che annuncia Sua Beatitudine il Priore emerito di Bose Enzo Bianchi, che appena terminata la sua predicazione al clero mondiale ad Ars, si è precipitato a Roma, per parlare ai giovani, quindi per partecipare al primo “sinodo della libertà”, a ben considerare che, com’egli stesso afferma: «c’è una grande libertà di intervento che nei sinodi precedenti io non ho sperimentato» [cf. QUI]. Però, in questo clima di “libertà” come mai s’era visto prima, egli non ci narra che fine hanno fatto, quelli che la pensano diversamente …

.

… «Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!». Oh, libertà, quanti crimini che si commettono nel tuo nome! [Marie-Jeanne Roland de la Platière: 1734-1793].

Questa, è la fine che hanno fatto!

.

Varazze, 19 ottobre 2018

.

.

 

______________________

NOTE

.

[1] Lo illustro nel mio libro Il mistero della Redenzione, Edizioni ESD, Bologna 2004.

[2] Cf. C.V.Héris, Il mistero di Cristo, Editrice Morcelliana, Brescia 1938.

[3]La dottrina del merito, negata da Bianchi sulla scia di Lutero, è dogmaticamente insegnata dal Concilio di Trento [Denz.1545-1550].

[4] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica [nn.166-172].

[5] M.-J. Nicolas, Evoluzionismo e cristianesimo. Da Teilhard de Chardin a S.Tommaso d’Aquino, Editrice Massimo, Milano 1978.

[6] Cf. S.Giovanni Paolo II, Io credo. Catechesi del mercoledì a cura di Sandro Maggiolini, Edizioni Piemme, 1988, vol.IV, nn.4-5.

[7] Cf. Heribert Muehlen, Una Mystica Persona, Editrice Città Nuova, Roma 1968.

[8] Cf. il mio libro Il mistero della redenzione, Edizioni ESD, Bologna 2004, pp.29-56.

[9] De Malo, q.4,a.6; In II Sent., Dist.31, q.1,a,1.

[10] S. Pio V nel 1567 condannò Michele Baio, il quale sosteneva che l’immortalità era dovuta allo stato d’innocenza [Denz. 1921,1926, 1978].

[11] Cf. C. Journet-J,Maritain, Philippe de la Trinité, Le péché de l’ange. Peccabilité, nature et surnature, Beauchesne, Paris 1961.

[12] Cf. S.Tommaso, Il male. Questioni disputate, a cura di G.Cavalcoli e R.Coggi, vol.VI, Edizioni ESD, Bologna 2002; C.Journet, Il male. Saggio teologico, Borla Editore, Torino 1963.

[13] La steresis, della quale parlava Aristotele.

[14] Luigi Pareyson, nell’affermare giustamente cha il male esiste, resta intrappolato in una inadeguata concezione dell’esistere, per cui finisce col sostenere che il male è una realtà, cadendo anche lui nel manicheismo o quanto meno nella dialettica hegeliana del male presente anche in Dio, benché poi Pareyson cerchi di rimediare col dire che Dio ha «vinto il male in Se stesso». Tuttavia Pareyson ha almeno il merito di aver capito che la questione del male è anzitutto una questione metafisica, mentre il «cattolico maturo» bultmanniano di Enzo Bianchi vive ancora nel mondo delle favole. Cf il libro di Pareyson, peraltro bello e profondo, Ontologia della libertà. Il male e la sofferenza, Casa Editrice Einaudi, Torino 2000.

[15] Cf. J.Maritain, Dieu et la permission du mal, Paris 1963.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

 

The Synod of the young. the Church, after the Shoah of the catholic world, will be judged to the new Process of Nuremberg, where cardinals and bishops will reply to the judges: “I only obeyed the higher orders”.

—  ecclesial news  —

THE SYNOD OF THE YOUNG. THE CHURCH, AFTER THE SHOAH OF THE CATHOLIC WORLD, WILL BE JUDGED TO THE NEW PROCESS OF NUREMBERG, WHERE CARDINALS AND BISHOPS WILL REPLY TO THE JUDGES: “I ONLY OBEYED THE HIGHER ORDERS”.

.

In the most inappropriate historical-ecclesial moment, a Youth Synod is taking place, while the visible Church, after the Holocaust of Catholicism, is about to end up in the Nuremberg court, which will issue a sentence that will remain written in history. In the course of this process, the culprits who brought the Church into the court of justice before the eyes of the world will be judged for committing great crimes against the Church, the mystical body of Christ [cf. Col 1, 12-20]. And as happened seventy years ago with the Nazi leaders, we will hear cardinals and bishops, respond to the judges: “I only obeyed the higher orders”.

.

article in the original Italian version

.

PDF  article print format

.

.

Author
Ariel S. Levi di Gualdo
Italian presbyter

The impression one has is that the synods are probably set up as the Assembly of Deputies of the Soviet Union, or as it is now the Parliament of North Korea. We admit that we can also discuss within the synods, as happened during the Synod on the family. Naturally, that we proceed to discuss, the synods are celebrated precisely for this purpose. What is the purpose of the discussions, however, when in the final document, previously, we have seen the approval of what the Synod Fathers have rejected decisively and with a broad threshold? In fact, if the Court of Miracles, as I call it, or the Magic Circle, as Cardinal Gerhard Ludwig Müller calls it, already has a ready and approved program, what is the usefulness of synods? Perhaps saving the appearance of collegiality in the same way that the young dictator of North Korea, Kim Jong, wants to have a semblance of parliamentary democracy? And what happened to the dissidents of Korea, maybe they ended up tied on the missiles and then launched during the experimental tests?

.

We come to the agenda of the Court of Miracles or the Magic Circle : the Youth Synod will have to serve, as already amply demonstrated, to offer some recognition to the LBGT lobby. And although the youth representatives have never used or mentioned this acronym in their programmatic documents, the mention was made by His Eminence Cardinal Lorenzo Baldisserri, without neglecting to express himself in an imprecise and contradictory way, which in some way is tantamount to lying [see HERE]

.

The use of the acronym LGBT, which means: lesbian, gay, bisexual and transsexual, is first of all a question of form and law, which later could have implications in the doctrine and the magisterium. Let’s try to understand: if in the work Gai Institutionum Commentarii — which has nothing to do with gays, but with the famous jurist Gaius who compiled his comments the year 180 a.C. — the problem of oral sex had been inserted according to the jurisprudence of the principality of Augustus, dating back to 30 b.C., this erotic practice would then have a legal status in the system of Roman law. However, considering that the problem of oral sex does not exist in the law, it can not be inserted as a legal institution, even applying other laws in the most extensive form. And it does not exist because, in the law, there is no such thing as the legal institution of oral coitus. Jurisprudence can not treat or regulate what for the law does not exist. That’s why in any kind of juridical system, both in Roman law and in common law, the use of words and terms is always very delicate, because the law, long before punishment, which is only the final act, aims to recognize , establish and then adjust. And a term inserted into juridical language automatically becomes a juridic term.

.

To this must be added, as an example, a fact that few in the visible Church of today can deny: in many Catholic theological institutes, when we speak of the Most Holy Eucharist, the theologies and terminologies drawn from Lutheran lexicon, are increasingly used; for example, the Lutheran terminology of consubstantiation. If in some Roman Pontifical universities one dares to refer to scholasticism and Thomism, then to the theological term of transubstantiation, one risks being derided or indicated as pre-conciliar (!?). And the mockers, whose prerogative is the most stupid ignorance, will continue to ignore that one of the two Supreme Pontiffs of the Second Vatican Council, the one who managed it, has brought forward and then closed, the Blessed Pontiff Paul VI, that soon will also be canonized, he defined as opportune and not replaceable this theological term of transubstantiation [Encyclical Mysterium Fidei, nr. 47, text HERE]. Or perhaps we must deduce that Blessed Pontiff Paul VI was actually a pre-conciliar? As I have written several times: in the visible Church of today the decrees of beatification and canonization of the Roman Pontiffs are signed with one hand, with the other the documents that strike, or in some cases annul, their supreme magisterium.

.

Today we live in a visible Church where we can define the term of transubstantiation as scholastic-archaeological, then reject it in the halls of the pontifical universities. However, at the same time, we can insert ecclesiastical lexical terms such as LBGT, with the risk that this acronym luciferian assumed by the vocabulary of the Magisterium of the Church. And all this, cannot disconcert only the Cardinal Lorenzo Baldisseri, with all the coryphaeum of journalists Pravda Pontifical, for which never, as «at the time of this epochal revolution», things had gone so well. The facts show that things, at the height of the Pontifical Russian Revolution, are so good that the churches are increasingly empty, the disappointed faithful, the depressed clergy and the missing vocations. The abandonment of the priesthood has never been as numerous as in the last five years of the history of the Church, even if the Congregation for the Clergy is silent on the statistical, because it is presided over by another friend of the Court of Miracles, or Magic Circle.

.

His Eminence Cardinal Charles Joseph Chaput, Metropolitan Archbishop of Philadelphia

Thanks be to God, His Excellency Mons. Charles Chaput, Metropolitan Archbishop of Philadelphia, made his voice heard and recalled the importance of using correct words [cf. chronicle: HERE, HERE], because at the level of Catholic doctrine, substance is linked to words. And this should be known by all those who have studied, even in a non-exhaustive way, the first great dogmatic councils of the Church, where, to define the nature of Christ God, we have resorted to precise terms modulated by terminology of Greeks philosophers, such as concept of ὑπόστασις [hypostasis or hypostatic nature].

.

Someone, to define today — and therefore clarify — the various forms of exercise of human sexuality, since “male and female God created them” [Gen 1, 26-27], perhaps wants to insert into the ecclesial lexicon terms such as LGBT, thus giving life to a new quatripostatic human nature: to the lesbian nature, gay, bisexual and transsexual?

.

The Synod on the family has left a divided and disoriented Church, as well as several deaths due to sudden infarcts in the ranks of the Lord’s vineyard. And after the attempt to erase adultery, today the Synod of Youth has opened up, which seems to want to legitimize the various practices of sexual expression, without clarifying — as Archbishop Charles Chaput laments holyly — that LGBT Catholics cannot exist, and the Church cannot legitimize their existence. With another paradoxical example, we can ask: can a subject be defined as Catholic-atheist and claim, as atheist, his full membership in Catholicism? Yes, he can do it exactly to the extent that, a one transsexual proud of his transsexualism, he can call himself a catholic-transsexual and claim full right of citizenship in the body of the Catholic Church and claim full legitimacy of all his demands. Because if the enthusiastic singers of the «epochal revolution» had not noticed it, is completely new figure of Catholicism is born: the Catholic atheists. And these atheistic Catholics have a diabolical prerogative: to persecute the faithful believers fiercely.

.

Of the Archbishop by Philadelphia we invite you to read the article «Charity, clarity, and their opposite» [article, HERE]

.

We will see how this Synod will end, but above all we will see if, as in the previous one, what will be rejected by the Synodal Fathers will then end in the final document, if anything hidden, once again, in some ambiguous expression or footnote, which is equivalent to saying … “I am intelligent, you are stupids!”. But what counts is listening to everyone, giving the impression of being synodal, collegial and above all democratic, just like the Korean dictator Kim Jong, who first calls the puppet Parliament of North Korea, then does exactly what he wants.

.

After this Synod, opened with the insertion of the LGBT quatripostatic dogma, not required by anyone in the Instrumentum Laboris, in 2019 the Amazonic Synod, will also open, for to discuss the granting of the priesthood to married men. Attention,  everything only … ad experimentum. Meanwhile, in the Diocese of Rome, even if the fact has not made any news, the general rehearsals are already underway: a few days ago he was appointed “parish priest” of a metropolitan parish — of course: ad experimentum — a permanent deacon, arrived in canonical with his wife and four children. And this family nucleus, from the official page of the Deacons of Rome, which is also a filial of the Neocatechumenal Movement, has been indicated as … «diaconal family» (!?) [Cf. service: HERE]. Having said this, I would like to know: can the members of my family, who have a presbyter in their family, be called the “presbyteral family”? And my mother and my brother can be called “presbyteral mother” and “presbyteral brother”. Obviously extending the title to my “presbyteral sister-in-law” and to my “presbyteral nephew”? And perhaps we want to forget my cat, which would have the title of “presbyteral cat”? Needless to say that the speech would be really long, because those who do not know the story is condemned to repeat it in a pejorative form. It is worth remembering, even if briefly and rapidly, that the diaconate, now called permanent, fell into disuse as an autonomous order and became a step in the process of presbyteral ordination. In fact, in Rome, between the eighth and tenth centuries, the deacons had acquired a pre-eminent role. The deacons were at the head of the main churches and did not even want to be ordained presbyters, because then, from these prestigious churches, they became directly bishops. The permanent diaconate will thus be restored only after a thousand years, by the Second Vatican Council. And note that not all the dioceses of the world have ordained permanent deacons, who are absent, for example, in most African countries, in order not to generate confusion among Catholic populations; and especially where, for anthropological and cultural reasons, the rules relating to the chastity of celibacy by priests are not always applied. In the heart of Europe, in Poland, the first two permanent deacons were ordained only four decades after the Second Vatican Council, in 2009.

.

Married priests have always existed in the Eastern Catholic clergy, but they could exercise their ministry only in the dioceses belonging to their rite; a rite regulated, among other things, also by the Code of Canon Law of the Eastern Churches. However, since great general tests are under way, many of these priests and their families have been received in various Italian dioceses, beginning with the Archdiocese of Perugia, whose archbishop is not a bishop among many, but the president of Episcopal Conference of Italy. Faced with this, I limit myself to asking: in the event of disputes involving a married priest, what right will be applied, the Latin or that of the Eastern Churches? Obviously I know well that the canon law has been replaced by pure free will, which then turns into authentic arrogance that comes to life from the lack of any rule, but the rhetorical question sounds good, and even if it is useless, I do the same. Regarding the possible incardination in the dioceses of the Latin rite, as may happen, the incardination of married priests of the Eastern rite, specifically Latinized, since they are useful for the general tests under way, which aim to please the Head and the circle of his most trusted advisors? All this could be explained by His Eminence Cardinal Gualtiero Bassetti, who is metropolitan archbishop of Perugia and president of the Italian bishops, and which houses two married priests in his diocese, to anticipate the decisions of the Synod of the Amazon, which we remember: the decisions have already been taken before the opening of the Synod [service HERE].

.

Having said this, a question arises: for the region of the Amazon, an experiment is asked to consecrate priests married men, because there is lack of clergy. In Rome, instead, for to entrust a parish to a permanent deacon, what a dramatic lack of clergy there is? Because looking at the diocesan yearbook we find that the metropolitan parishes are 332. The Roman presbytery has 1,256 presbyteries, to which are added 2,929 presbyters of other dioceses residing in Rome. To these secular priests, 5,317 members of the regular clergy (the presbyters of the various religious orders) and 87 other priests belonging to various personal prelatures are added [Official Yearbook of the Diocese of Rome: HERE]. In Rome there are therefore a total of about 9,580 presbyters, among Roman presbyters, presbyters residing in the diocese and presbyters of various religious families. The Diocese of Rome has about 2,350,000 baptized. If we divide the number of Catholic faithful with the number we will have this result: one priest for every 250 faithful. And all this in a Rome with increasingly empty churches. It is also good to specify that the territory of the Diocese of Rome is limited only to the Capital of Italy, because out of the city, in the Municipality of Rome, arise the suffragan dioceses. Question: was it therefore necessary, as an exotic experiment, to entrust a parish to a permanent deacon in the Mother and Mother Church of all the Catholic Churches? Therefore we note that while the Synod of Youth is being celebrated, the general rehearsals for the Amazon, from which the married priests will have to go out, ad experimentum, are already underway, because everything has already been established. I repeat: only ad experimentum and after convening the Pontifical Parliament of North Korea, where presumably dissidents end up on the heads of missiles fired during military exercises. Things are worse in Rome than in North Korea, never in the history of the Church has mercy made so many victims! A new term has also been born, not easily translatable: “i misericordiati“. And this term “misericordiati” rhymes with “giustiziati“, the sentenceds to death.

.

to open the video click on the image

If Cardinal Gerhard L. Müller, in a recent long interview with Raymond Arroyo, has returned to various topics: on the speech of the evil friends who surround the Roman Pontiff, who were sought by him with the lantern of Diogenes; therefore on the argument that His Excellency Monsignor Carlo Maria Viganò, did not say anything other than the truth [cf. HERE, HERE], this happened because the former Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith is a true man of God. Add to what the Cardinal Gerhard Ludwig Müller, at the anthropological level, contains in himself the strength of the Teutonic barbarian, in the noblest sense of the term. In fact, we remember that when the barbarians descended from northern Europe while the Roman empire was in agony, they found the holders of power, drunk and made up by women, engaged in playing inside the alcoves with young men [cf. my previous article, HERE]. Or, in other words: the Romans, during the decadence of the Empire, lived a LBGT lifestyle that had long absorbed the S.P.Q.R. lifestyle, an acronym that once summarized the concept and foundation of Senatus Populus Quirites Romani and later Senatus PopulusQue Romanus [Senate of the Roman People]. The difference, as I have often emphasized, was that the barbarians, struck by the virile temperament of the great Fathers of the Church, in that climate of total decadence, they were converted, in mass, to Christianity. In today’s Rome, the new barbarians, from whom should they be conquered to Christianity? Perhaps by four homosexuals clinging like polyps to the throne, to which all in all they are very useful, being the most devoted ruffians, the most interested servants, the most efficient spies, as well as easily managed and manipulated by the sovereign, who knows, one after the other , all the rotten corpses that remain locked up in their graves? And their tombs are very different from those of the ancient Pharisees [cf. Mt 23, 27-32], because the tombs of the Pharisees were at least well painted on the outside.

.

I am afraid that no one has analyzed the historical relationship that links the psychology of Cardinal Gerhard Ludwig Müller to the history of his native country, which is Germany. Today the situation of the visible Church is comparable to the defeat of Germany in 1945, with Adolf Hitler locked up in the bunker of Berlin, along with the restricted court of his faithful, while faced with the defeat, the German army continued to fight, up to enlist teenagers of sixteen. To deceive the German people, word spread that the Great Secret Weapon would soon be completed and used. In the same way, today, the main propagandists of Pontifical Pravda, not so much defend the indefensible — which can also be understandable and even justifiable on a human and psychological level — but show total insensitivity, while knowing all the details of the lives of many saints priests who have been totally marginalized and ruined, for not having accepted to become accomplices of a diabolical system of corruption, preferring to go to great suffering, without betraying the Church of Christ and coming to terms with evil. And this makes some Italian journalists of Pravda Pontifical, unscrupulous men, real criminals deprived of basic Christian sentiments. So it is good to inform these people that the bridge over the river now overflows with patients spectators who await the passage of their bodies dragged by the current, when with an ease that would scandalize even the lowest level whores, after the next conclave, like chameleons they will change skin color. The is that instead they will not have to change color, they will have to change jobs, because in the face of every sigh, all the writings with which they have sustained the untenable and defended the indefensible, to the detriment of the truth and the innocent affected and injured, will be taken and thrown publicly on their faces. These journalists of Pontifical Pravda have not even hesitated to falsify facts and news. They spread false news and concealed the truth to the detriment of the victims and the suffering of many holy priests. They “licked the ass” of the executioners, showing total indifference towards the victims affected and persecuted within the Church, of whom they knew very well the stories and the great sufferings. And all this, it is not simply inhumane, because it is really satanic. And the devil can never be allowed to enter through the window again, having thrown it out the door; and if by chance the Devil asks for forgiveness by pretending to be repentant, one must absolutely not believe him, because he is the Supreme Prince of Lies and deception.

.

After Adolf Hitler’s death, Germany was hit by a wave of suicides; whole families committed suicide. The most common phrase that ran between the good Germans  which we remember were many — was: «I’m ashamed to be German». I have already heard this kind of phrase in private from bishops and presbyters many times: «Faced with this situation, I am ashamed to belong to this Church», implying that this shame is entirely linked to the ecclesial and ecclesiastical structure of this visible Church, certainly not to the mystery of the Church, which is the mystical Body of Christ.

.

As we know, from the Berlin bunker, we then moved on to the Nuremberg trial, where the main Nazi leaders were judged and condemned on the charred body of the Führer, but above all on the ruins of Germany. And many of the Nazi leaders were sentenced to death in that trial. Seventy-three years after the last great world war, the New Church of Mercy has removed the more remote and exceptional hypothesis of the death penalty from the Catechism. Therefore, if tomorrow something similar to the Nuremberg trial were to happen, we will be “merciful” to those responsible for the death of millions and millions of people, and we will entrust them to social services [cf. our previous articles: HERE, HERE, HERE].

.

The Nuremberg trial is about to be repeated in the Church. Tomorrow, sooner or later, on the disastrous ruins of destruction, while bishops and priests will tell the world «I am ashamed to belong to this Church», we will see before the judges an army of cardinals and bishops who will try to justify themselves by saying: «I only obeyed higher orders!». While the journalists of the former Pontifical Pravda, who can no longer recycle themselves, will say on their side: «We have only written what we have been ordered to write!». Then the judges will ask: «Your Excellency … Your Eminence … Monsignor … but you realize that your obedience to the higher orders has covered the perpetrators of serious crimes and has seriously affected the innocent, subjected to every kind of suffering and anguish?» At that point the answer will be: «But I was bound by the pontifical secret!».

.

The death of Christ the Lord, in its substance, is renewed, and over time it is proposed in different ways. Not by chance, his glorious body, after the resurrection, still lives with the signs of passion. So today Christ died again on the cross because bishops and cardinals have «obeyed the higher orders», and when in the day of their judgment, God will ask them: «why did not you act in defense of the Church and of the People of God?». They will answer: «But I was bound by pontifical secrecy!».

.

It’s just a matter of little time. We let this monster give the last dangerous and deadly blows, because soon we will be in the great hall of Nuremberg, to listen to those directly responsible for the Holocaust of the Catholic Church that they say«I have only obeyed the higher orders!». And we, precisely because of profound and authentic mercy, will guarantee them the expiatory grace of the gallows. Because we who today are suffering, anguished and persecuted in our home, we are the salvation and the future of the Church of Christ, of the pilgrim Church on earth. And no one will ever prevent us from fulfilling our mission for Christ, with Christ and in Christ. Because the church is of Christ, it is not of Peter, who is the Vicar of Christ, not his Successor. And the power given to Peter is not at all total and absolute as some would have us believe, indeed: it is a very vincolated power. The power of Peter is strictly vincolated to the deposit of the Catholic faith, of Tradition and of doctrine. Peter is not the absolute master of the Church, on the contrary: he is his first and faithful servant, called to guard the truth and to confirm his brothers in faith [cf. Lk 22, 31-34]. Peter’s mission, is not to convene the “democratic” Parliament of North Korea. Peter’s mission is not to confuse the People of God, using ambiguous and unclear words, because Christ teaches us: «But let your statement be, “Yes, yes” or “No, no”; anything beyond these is of Evil» [cf. Mt 5, 37].

.

In the Holy Gospels, everything is very clear, no any “sly” has ever inserted ambiguous small footnotes. Having said this, it is still necessary to clarify: it is true, no priest, bishop or cardinal is obliged to be a hero. But for a priest, a bishop or a cardinal, it is certainly not a great human and Christian honor to be a rabbit who, opposite the judgment of history, replies: «I only obeyed the higher orders».

.

Rome, 7 October 2018

.

I apologize to the Readers if there were errors in my English translation.

.

.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

 

Il Sinodo dei giovani. La Chiesa, dopo la Shoah del mondo cattolico, sarà giudicata al nuovo Processo di Norimberga, dove i cardinali ed i vescovi risponderanno: « Ma io ho solo obbedito a degli ordini superiori ! »

— attualità ecclesiale —

IL SINODO DEI GIOVANI. LA CHIESA, DOPO LA SHOAH DEL MONDO CATTOLICO, SARÀ GIUDICATA AL NUOVO PROCESSO DI NORIMBERGA, DOVE I CARDINALI ED I VESCOVI RISPONDERANNO AI GIUDICI: «MA IO HO SOLO OBBEDITO A DEGLI ORDINI SUPERIORI !»

.

Nel momento storico-ecclesiale più inappropriato è stato indetto un Sinodo dei giovani mentre la Chiesa visibile, dopo la Shoah del Cattolicesimo, si accinge a finire su banco degli imputati al processo di Norimberga, che su di lei emanerà una sentenza che rimarrà scritta nella storia. Nel corso di questo processo saranno giudicati uno appresso all’altro tutti coloro che sul banco degli imputati hanno portato la Chiesa visibile sotto gli occhi del mondo, dopo la perpetrazione di gravi crimini consumati in danno della Chiesa Corpo Mistico di Cristo [cf. Col 1, 12-20]. E come accaduto settant’anni fa, noi sentiremo cardinali e vescovi rispondere: «Ho solo ubbidito a degli ordini superiori!»

.Versione inglese – English version

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

Senza fare processo alcuno alle intenzioni, la sensazione che si ha è che i sinodi rischiano di essere impostati come lo era l’Assemblea dei Deputati del Popolo dell’Unione Sovietica, o come adesso lo è il Parlamento della Corea del Nord. Ammettiamo che all’interno dei sinodi si possa anche discutere, com’è avvenuto nel corso del Sinodo sulla famiglia. Certo, che si discute, i sinodi servono apposta per questo. A cosa servono però le discussioni, quando poi nel documento finale si è visto approvare ciò che i Padri Sinodali avevano respinto in modo anche deciso ed a grande maggioranza? Se infatti la Corte dei Miracoli, come la chiamo io, oppure il Cerchio Magico, come invece lo chiama il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, ha già un’agenda pronta con tutta una serie di questioni già stabilite, ma soprattutto di fatto già approvare, perché convocare dei sinodi? Forse per dare la parvenza di collegialità allo stesso modo in cui il giovane dittatore della Corea del Nord, Kim Jong, vuol dare una parvenza di democrazia parlamentare? E che fine hanno fatto i dissidenti coreani, sono forse finiti legati sulle testate dei missili poi lanciati appresso per le prove sperimentali?

.

Veniamo all’agenda della Corte dei Miracoli o Cerchio Magico : il Sinodo dei giovani dovrà servire, come già ampiamente dimostrato, a sdoganare la lobby LBGT. E benché i rappresentanti dei giovani non abbiano mai usato né fatto riferimento a questo acronimo nei loro documenti programmatici, vi ha però provveduto il Cardinale Lorenzo Baldisserri, non omettendo di esprimersi in modo impreciso e contraddittorio, che sotto certi aspetti pare equivalga a mentire [si rimanda alla cronaca, QUI].

.

La menzione dell’acronimo LGBT, che come sappiamo indica lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, è anzitutto una questione di forma e di diritto, che successivamente avrà poi implicazioni non indifferenti sul piano della dottrina e del magistero. Cerchiamo di capire: se nell’opera Gai Institutionum Commentarii — che per inciso non ha niente a che vedere con i gay, bensì col celebre giurista Gaio che compilò i propri commentarî nel 180 circa d.C. — fosse stato inserito il problema dei coito orale secondo la giurisprudenza del tardo principato Augusteo, risalente all’anno 30 circa a.C, è presto detto che questa amena pratica erotica avrebbe avuto anzitutto rango e dignità giuridica nel sistema del diritto romano. Mentre invece, il problema del coito orale, non esiste di diritto e di fatto nella giurisprudenza; dubito altresì vi si possa giungere, anche applicando nella forma più estensiva altre leggi. E non esiste perché, sempre di diritto e di fatto, non esiste appunto l’istituto giuridico del coito orale. La giurisprudenza non può infatti trattare né regolamentare ciò che per la Legge non esiste. Ecco perché in qualsiasi genere di sistema giuridico, sia in quelli di impianto romano sia in quelli fondati sulla common law, l’uso di parole e di termini è sempre molto delicato, perché la Legge, molto prima di punire — la punizione è infatti solo l’atto finale estremo conclusivo —, mira a riconoscere, stabilire, quindi a regolamentare.

.

A questo si aggiunga, sempre a titolo di esempio, un fatto che pochi all’interno della odierna Chiesa visibile possono smentire: in molti istituti teologici cattolici, trattando per esempio della Santissima Eucaristia, sono sempre più usate teologie e terminologie tratte dal lessico luterano, a partire da consustanziazione. Se in certe università pontificie romane uno osa fare riferimento alla scolastica ed al tomismo, quindi al termine di transustanziazione, corre il rischio di essere sbeffeggiato o indicato come pre-conciliare (!?). E, gli sbeffeggiatori, prerogativa dei quali è la più crassa ignoranza, seguiteranno a ignorare che uno dei due Sommi Pontefici del Concilio Vaticano II, proprio colui che lo ha gestito, portato avanti e poi chiuso, il Beato Pontefice Paolo VI, che a giorni sarà anche canonizzato, ha definito come opportuno e non sostituibile questo termine teologico [Enciclica Mysterium Fidei, n. 47, testo QUI]. E da ciò dobbiamo forse dedurre che il Beato Pontefice Paolo VI era nei concreti fatti un pre-conciliare? Come però ho scritto più volte, nella Chiesa visibile odierna si firmano con una mano i decreti di beatificazione e canonizzazione dei Romani Pontefici, con l’altra mano si firmano invece documenti che colpiscono, od in alcuni casi azzerano, il loro sommo magistero.

.

Il fatto che oggi si viva in una Chiesa visibile nella quale si può definire come scolastico-archeologico il termine di transustanziazione, quindi rigettarlo o contestarlo nelle aule delle università pontificie, ma al tempo stesso si inseriscano però nel lessico ecclesiastico termini come LBGT, con il rischio che questo acronimo luciferino entri poi nel vocabolario del Magistero della Chiesa, può non toccare e non sconcertare solo il Cardinale Lorenzo Baldisseri, con appresso tutto il corifeo dei giornalisti della Pravda Pontificia per i quali mai, come «nei tempi di questa epocale rivoluzione», le cose erano andate così bene. E che le cose, in piena Rivoluzione Russa Pontificia vadano bene come mai prima erano andate, lo provano le chiese sempre più vuote, i fedeli smarriti e delusi, il clero allo sbando, la caduta delle vocazioni, gli abbandoni del sacerdozio mai numerosi come nel corso degli ultimi cinque anni, ma sui quali tace però a livello statistico la Congregazione per il Clero, presieduta da un altro amico della Corte dei Miracoli, o Cerchio Magico.

.

S.E. Mons. Charles Joseph Chaput, Arcivescovo Metropolita di Philadelphia

Così, tra L’Assemblea dei Deputati del Popolo della Pontificia Unione Sovietica si è levata, grazie a Dio, la voce di S.E. Mons. Charles Chaput, Arcivescovo Metropolita di Philadelphia, che ha richiamato all’uso delle corrette parole [cf. cronaca QUI, QUI], perché sul piano della dottrina cattolica, alle parole è poi legata la sostanza: le parole ed i segni esterni servono per esprimere la sostanza. Cosa questa che dovrebbe essere nota a chiunque abbia studiato, anche in modo non approfondito, i primi grandi concili dogmatici della Chiesa, nei quali per definire anzitutto la natura di Cristo Dio si fece ricorso a precisi termini modulati dal lessico filosofico greco, come il concetto di ὑπόστασις [ipostasi, o natura ipostatica].

.

Dell’Arcivescovo di Philadelphia invitiamo a leggere il suo articolo: «Carità, chiarezza ed il loro contrario» [articolo QUI].

.

Qualcuno, per definire oggi — quindi sdoganare — le varie forme di esercizio delle sessualità umana, posto che Dio «maschio e femmina li creò» [Gen 1, 26-27], vuole forse inserire nel lessico ecclesiale termini come LGBT, dando semmai vita ad una nuova natura umana quatripostatica, vale a dire la natura lesbica, gay, bisessuale e transessuale?

.

Il Sinodo sulla famiglia ha lasciato una Chiesa divisa e disorientata, oltre a diversi morti per infarti repentini tra i filari della Vigna del Signore. E dopo che si è tentato di sdoganare l’adulterio, è seguito il Sinodo dei giovani nel quale pare si stia da sùbito tentando di sdoganare le varie pratiche di espressione sessuale, senza porsi il problema — come lamenta santamente l’Arcivescovo Charles Chaput — che i cattolici LGBT non possono esistere, meno che mai la Chiesa può legittimarne l’esistenza. O, detta con un altro esempio, tutt’altro che paradossale: può un soggetto definirsi cattolico-ateo e rivendicare in quanto tale, ossia come ateo, la sua piena appartenenza al Cattolicesimo? Sì, può farlo esattamente nella stessa misura in cui, un transessuale orgoglioso del proprio transessualismo, può definirsi un cattolico-transessuale e pretendere pieno diritto di cittadinanza nel Corpo della Chiesa Cattolica ed esigere la piena legittimazione di tutte le sue istanze. Perché, qualora i laudatori della Rivoluzione Russa Pontificia non se ne fossero accorti, in forme diverse, proprio a questo stiamo andando incontro, ad una figura del tutto nuova di Cattolicesimo e di Cattolici: il Cattolicesimo dei Cattolici atei, muniti sia come ecclesiastici sia come laici, dell’esercizio di una diabolica prerogativa, che è quella di angariare e di perseguitare i credenti.

.

Vedremo come andrà a finire anche questo Sinodo, ma soprattutto vedremo se, come nel precedente, quello che sarà rigettato dai Padri Sinodali finirà nel documento finale, nascosto semmai, anche questa volta, in qualche espressione ambigua o in qualche nota marginale messa a fondo di pagina, della serie … “io furbo, voi scemi!”. Però, quel che solo importa, è di ascoltare tutti, dando così l’impressione di essere sinodali, collegiali e soprattutto democratici, proprio come lo è il dittatore coreano Kim Jong, che prima convoca il parlamento fantoccio della Corea del Nord, poi fa rigorosamente quel che gli pare.

.

Terminato questo Sinodo che si è aperto con l’inserimento dell’acronimo dogmatico quatripostatico LBGT, non richiesto da nessuno nello instrumentum laboris, poco dopo se ne aprirà un altro, il Sinodo Pan Amazzonico, nel quale è da tempo in agenda lo sdoganamento del sacerdozio conferito agli uomini sposati. Ma si presti attenzione, il tutto solo … ad experimentum. Intanto, nella Diocesi di Roma, sebbene il fatto non abbia richiamata attenzione e prodotta notizia, sono già in corso le prove generali, se consideriamo che pochi giorni fa è stato nominato “parroco” di una parrocchia metropolitana — beninteso sia: ad experimentum un diacono permanente, giunto in canonica con moglie e quattro figli. E questo nucleo familiare, dalla pagina ufficiale dei Diaconi di Roma, che peraltro sono una vera e propria succursale del Movimento Neocatecumenale, è stato indicato come … «famiglia diaconale» (!?) [cf. servizio QUI]. Detto questo vorrei sapere: i membri della mia famiglia, avendo un loro congiunto presbìtero, possono essere indicati come “famiglia presbiteràle”? E mia madre e mio fratello, possono essere indicati come “madre presbiteràle” e come “fratello presbiteràle”, ovviamente estendendo il titolo alla mia “cognata presbiteràle” ed al mio “nipote presbiteràle”? E vogliamo forse dimenticare la mia “gatta presbiteràle”? Inutile dire che il discorso sarebbe davvero lungo, dato però che quanti non conoscono la storia sono condannati a ripeterla in forma peggiorativa, val la pena ricordare, seppure sommariamente e velocemente, che quel diaconato detto oggi permanente, cadde in disuso come ordine e divenne solo una tappa di passaggio per l’ordinazione presbiteràle, dopo che proprio a Roma, tra i secoli VIII e X, i diaconi avevano acquisito un ruolo preminente. I diaconi erano ormai a capo delle principali chiese e non volevano essere neppure ordinati presbìteri, perché poi, da queste prestigiose chiese, accedevano direttamente all’episcopato. Il diaconato permanente sarà così ripristinato solo dopo mille anni, dal Concilio Vaticano II. E si noti che non in tutte le diocesi del mondo i vescovi hanno ordinato dei diaconi permanenti, che sono assenti, per esempio, in gran parte dei Paesi africani, per non ingenerare nelle popolazioni cattoliche confusione; ed in specie laddove, per motivi antropologici e culturali, le regole legate alla castità del celibato da parte dei presbiteri non sempre sono applicate. Nel cuore stesso dell’Europa, in Polonia, i primi due diaconi permanenti sono stati ordinati solo quattro decenni dopo il Concilio Vaticano II, nel 2009.

.

Nel clero cattolico di rito orientale sono sempre esistiti i preti sposati, ma il loro ministero potevano esercitarlo solo nelle diocesi appartenenti al loro rito; un rito regolamentato, tra l’altro, anche dall’apposito Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali. Siccome però sono in corso le grandi prove generali, ecco che diversi di questi preti e loro famiglie sono stati accolti in diverse nostre diocesi italiane, a partire dall’Arcidiocesi di Perugia, di cui è Arcivescovo Metropolita non un vescovo tra i tanti, ma il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Soprassiedo su due diversi fatti di ordine giuridico e mi limito a domandare: in caso di eventuali controversie che coinvolgano un prete sposato, quale diritto sarà applicato, quello latino o quello delle Chiese Orientali? Ovviamente lo so bene, che il Diritto Canonico è stato da tempo sostituito dal più selvaggio libero arbitrio che poi si muta in quella vera e propria prepotenza che prende vita dalla mancanza di qualsiasi regola, però la domanda retorica suona bene, ed anche se inutile la rivolgo ugualmente. Per quanto poi riguarda la eventuale incardinazione nelle diocesi di rito latino, come può avvenire l’incardinazione di preti sposati di rito orientale appositamente latinizzati per le prove generali in corso, scopo delle quali è quello di compiacere il Capo del Soviet Pontificio e la cerchia dei suoi più fidati Consiglieri? Ecco, questo potrebbe spiegarcelo il Cardinale Gualtiero Bassetti in persona, che è Arcivescovo Metropolita di Perugia e Presidente dei Vescovi Italiani e che ospita nella sua diocesi due preti sposati, per anticipare così le decisioni del Sinodo dell’Amazzonia, che ricordiamo: sono già state prese prima della sua apertura [intervista, QUI].

.

Detto questo sorge una domanda: in Amazzonia, si chiedono ad experimentum i preti sposati, perché la carenza di clero è molto elevata. A Roma, invece, per affidare una parrocchia ad un diacono permanente, quale drammatica carenza di clero c’è? Perché dando uno sguardo all’annuario diocesano scopriamo che le parrocchie metropolitane sono 332. Il presbitèrio romano conta 1.256 presbìteri, ai quali si aggiungono 2.929 presbìteri di altre diocesi residenti a Roma. A questi presbìteri secolari si aggiungono poi 5.317 membri del clero regolare, che sono i presbìteri religiosi, ed altri 87 presbìteri appartenenti a varie prelature personali [vedere annuario, QUI].  A Roma risiedono quindi un totale di circa 9.580 presbìteri tra presbìteri romani, presbìteri residenti in diocesi e presbìteri delle varie famiglie religiose. La Diocesi di Roma conta circa 2.350.000 battezzati, che divisi tra il numero di presbiteri che vivono nel territorio canonico diocesano, danno come statistica quella di un sacerdote ogni 250 fedeli circa, il tutto in una Roma con le chiese sempre più vuote.  È bene poi precisare che il territorio della Diocesi di Roma, è limitato solo alla Capitale d’Italia, perché fuori città, nel Comune di Roma, sorgono le varie diocesi suburbicarie. Domanda: era quindi necessario, ad esotico experimentum, affidare una parrocchia a un diacono permanente nella Chiesa Madre e Madre di tutte le Chiese della Orbe Catholica? Prendiamo quindi atto che mentre si celebra il Sinodo dei giovani, sono già in corso le prove generali per quello amazzonico che ci donerà i preti sposati, è già stato stabilito. Ribadisco, il tutto solo ad experimentum e previa convocazione del Pontificio Parlamento della Corea del Nord, dove i dissidenti finiscono presumibilmente legati sulle testate dei missili sparati durante le esercitazioni, ma non illudetevi, perché nella Roma della misericordia, ai misericordiati, accade anche parecchio di peggio.

.

per aprire il video cliccare sopra l’immagine

Se il Cardinale Gerhard Müller, in una lunga intervista rilasciata a Raymond Arroyo — che merita essere ascoltata da tutti coloro che comprendono l’inglese —, è tornato su vari argomenti. Sull’argomento dai cattivi amici che circondano il Romano Pontefice, il quale se li è cercati con la lanterna di Diogene; sull’argomento che S.E. Mons. Carlo Maria Viganò ha detto null’altro che la verità [cf. QUI, QUI], ciò è avvenuto perché l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è un autentico uomo di Dio. A questo si aggiunga che il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, a livello antropologico, racchiude in sé la forza del barbaro teutonico, nel senso bellico più nobile del termine. Ricordiamo infatti che quando i barbari discesero dal Nord dell’Europa mentre l’Impero Romano era agonizzante, trovarono i detentori del potere ubriachi e truccati da donne impegnati a giocare nelle alcove con i giovanotti [cf. mio precedente articolo, QUI]. O, detta in altri termini: i romani erano presi a vivere lo stile di vita LBGT che aveva ormai da tempo assorbito lo stile di vita S.P.Q.R, acronimo che anticamente riassumeva il concetto e fondamento di Senatus Populus Quirites Romani, ed in seguito Senatus PopulusQue Romanus. La differenza, come varie volte ho ricordato, fu che i barbari, colpiti dalla virile tempra dei grandi Padri della Chiesa, in quel clima di totale decadenza si convertirono in massa al Cristianesimo. Nella Roma di oggi, da chi dovrebbero essere conquistati i nuovi barbari, forse da quattro finocchi impazziti avvinghiati come polipi al trono, al quale tutto sommato sono di grandissima utilità, essendo costoro i più devoti ruffiani, i servitori più interessati, i delatori e le spie più efficienti, nonché facilmente gestibili e manipolabili dal sovrano, che conosce a uno a uno tutti i cadaveri in putrefazione che essi tengono chiusi dentro i loro sepolcri, neppure bene imbiancati, come invece lo erano i sepolcri richiamati nei Santi Vangeli? [cf. Mt 23, 27-32].

.

Temo che nessuno abbia poi analizzato il rapporto storico che lega la psicologia del Cardinale Gerhard Ludwig Müller alla storia del suo Paese natio, che è la Germania. Se ci pensiamo bene, oggi la situazione della Chiesa visibile è paragonabile alla disfatta della Germania nel 1945, con Adolf Hitler rinchiuso nel bunker di Berlino con la ristretta corte dei suoi fedelissimi, mentre dinanzi alla sconfitta si seguitava a combattere, sino ad arruolare adolescenti di sedici anni. Al tempo stesso si seguitava ad illudere il Popolo che a breve sarebbe stata completata e usata la Grande Arma Segreta. Esattamente come oggi tentano di fare dinanzi alla disfatta i giornalisti mainstream della Pravda Pontificia, non tanto difendendo l’indifendibile, che può essere anche comprensibile e persino giustificabile sul piano umano e psicologico, ma negando, pur sapendolo bene e pur conoscendone persino tutti i dettagli, quante vite di buoni e santi sacerdoti sono state rovinate per non essersi costoro piegati alla complicità con il male. E questo rende certi giornalisti mainstream della Pravda Pontificia degli autentici criminali senza scrupoli umani, oltre che privi dei basilari sentimenti cristiani. Sappiano comunque, costoro, che il ponte sul fiume trabocca ormai di pazienti spettatori che attendono il passaggio dei loro corpi trascinati dalla corrente, quando con una disinvoltura che scandalizzerebbe persino le mignotte di più basso livello, dopo il prossimo conclave tenteranno immediatamente di riciclarsi e di cambiare colore come i camaleonti, ma soprattutto come se nulla fosse stato. Se ne facciano però una ragione sin da adesso: non dovranno cambiare colore di pelle, ma dovranno proprio cambiare mestiere, perché ad ogni loro minimo sospiro, gli saranno sbattuti pubblicamente sulla faccia tutti gli scritti con i quali hanno sostenuto l’insostenibile e difeso l’indifendibile. Non hanno neppure esitato a falsare fatti e notizie, con una terribile aggravante sulla quale nessuna coscienza cattolica potrà mai soprassedere: il tutto, lo hanno fatto e portato avanti a danno delle vittime e dei sofferenti, verso i quali hanno mostrato una indifferenza che non è semplicemente disumana, perché è proprio satanica. Ma quel che è peggio è che hanno leccato il culo dei carnefici, mostrando totale indifferenza verso le vittime colpite e perseguitate all’interno della Chiesa, di cui conoscevano molto bene, ed anche in tutti i minimi particolari, sia le storie sia le grandi sofferenze. E al Demonio non si permette mai di rientrare dalla finestra sotto mentite spoglie, dopo averlo cacciato fuori dalla porta; e se per caso egli chiede perdono fingendo di essere pentito, non bisogna assolutamente credergli, perché è il Supremo Prìncipe della menzogna e dell’inganno.

.

Dopo la morte di Adolf Hitler, la Germania fu percorsa da un’ondata di suicidi; famiglie intere, si suicidarono. La frase più ricorrente che correva tra i buoni tedeschi — che ricordiamo erano molti — suonava più o meno così: «Mi vergogno di essere tedesco». Frase che ho già udito più volte in privato da vescovi e presbìteri: «Dinanzi a questa situazione c’è da vergognarsi ad appartenere a questa Chiesa», sottintendendo con questa espressione che la vergogna è tutta legata alla struttura ecclesiale ed ecclesiastica di questa povera Chiesa visibile, non certo al mistero della Chiesa Corpo Mistico di Cristo.

.

Come sappiamo, dal bunker di Berlino si è poi passati al Processo di Norimberga, dove sul cadavere carbonizzato di colui che fu il führer, ma soprattutto sulle rovine della Germania, furono giudicati e condannati i principali capi nazisti, molti dei quali condannati poi a morte, non vigendo all’epoca la Nuova Chiesa della Misericordia che settantatré anni dopo toglierà dal Catechismo anche l’ipotesi più remota ed eccezionale della pena di morte. Pertanto, se domani dovesse ripetersi qualche cosa di simile, misericordieremo i responsabili-simbolo della morte di milioni e milioni di persone e li affideremo ai servizi sociali [cf. nostri precedenti articoli QUI, QUI, QUI].

.

Nella Chiesa sta per ripetersi il Processo di Norimberga. Domani, presto o tardi, sulle disastrose macerie della distruzione, mentre vescovi e preti diranno dinanzi al mondo «mi vergogno di appartenere a questa Chiesa», vedremo sfilare dinanzi ai giudici un esercito di cardinali e di vescovi che tenteranno di giustificarsi dicendo: «Ho solo ubbidito a degli ordini superiori!». Con i giornalisti della ex Pravda Pontificia che, non potendosi più riciclare, affermeranno da parte loro: «Noi abbiamo solo scritto quel che ci è stato ordinato di scrivere!». Alla domanda dei giudici: «Eccellenza … Eminenza … Monsignore … ma lei si rende conto che ubbidendo ad “ordini superiori” ha coperto i colpevoli di gravi crimini ed ha duramente colpito degli innocenti, che erano sottoposti ad ogni genere di sofferenza ed angheria sotto i vostri occhi impotenti?». E quando nel giorno del loro giudizio, Dio domanderà «Perché non hai difeso la Chiesa e il Popolo di Dio che io ti ho affidato», essi risponderanno: «Ma io ero vincolato dal segreto pontificio!».

.

La morte di Cristo Signore si rinnova e nel tempo si ripropone in modi diversi, ma rinnovando nella sostanza il suo sacrificio; non a caso, il suo Corpo Glorioso, dopo la risurrezione vive portando tutt’oggi impressi i segni della passione. Pertanto oggi, Cristo Signore, è morto in croce perché vescovi e cardinali hanno «ubbidito a ordini superiori» e nel farlo erano per di più «vincolati al segreto pontificio».

.

È solo questione di poco tempo, lasciamo che questo mostro dia gli ultimi pericolosi e mortiferi colpi di coda, perché a breve saremo nella grande aula di Norimberga, per sentir ripetere dai diretti responsabili della Shoah della Chiesa Cattolica: «Ho solo ubbidito a degli ordini superiori!». E noi, con buona pace del misericordismo, proprio per profonda e autentica misericordia, concederemo loro la grazia espiatoria del patibolo. Perché loro sono la morte, noi che oggi siamo sofferenti, angariati e perseguitati in casa nostra, siamo invece la salvezza ed il futuro della Chiesa di Cristo pellegrina sulla terra. E nessuno, ci impedirà mai di compiere la nostra missione Per Cristo, con Cristo e in Cristo. Perché la Chiesa è di Cristo, non è proprietà privata di Pietro, che di Cristo è il Vicario, non il Successore, meno che mai il correttore della sua parola. E il potere dato a Pietro non è affatto totale e assoluto come alcuni vorrebbero far credere, anzi: è un potere molto vincolato. Il potere di Pietro è strettamente vincolato al deposito della fede cattolica, della Tradizione e della dottrina. Pietro non è il padrone assoluto della Chiesa, al contrario: è il suo primo e fedele servitore, chiamato a custodire la verità ed a confermare i suoi fratelli nella fede [cf. Lc 22, 31-34]. La missione di Pietro, non è quella di convocare il Parlamento “democratico” della Corea del Nord. La missione di Pietro non è di confondere il Popolo di Dio, usando parole ambigue e poco chiare, perché Cristo ci insegna: « Sia invece il vostro parlare “sì, sì; no, no”; il di più viene dal maligno» [cf. Mt 5, 37].

.

Insomma: nei Santi Vangeli, tutto è molto chiaro e nessun “furbo”, in duemila anni di storia, ha mai inserito piccole note ambigue a piè di pagina. Detto questo, è infine necessario chiarire: è vero, nessun presbìtero, vescovo o cardinale è obbligato a essere un eroe. Ma per un presbìtero, un vescovo o un cardinale, non è certo un grande onore umano e cristiano essere un coniglio che di fronte al giudizio della storia, risponde: « Ma io ho solo obbedito agli ordini superiori ! ».

.

dall’Isola di Patmos, 7 ottobre 2018

.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

Comprendo la Cina Comunista e il suo timore verso il Cattolicesimo, non comprendo invece le ragioni dell’accordo fantasma della Santa Sede col Governo di Pechino

— Chiesa nel mondo: saggio breve di un prete che ama la Cina e il suo Popolo —

COMPRENDO LA CINA COMUNISTA E IL SUO TIMORE VERSO IL CATTOLICESIMO, NON COMPRENDO INVECE LE RAGIONI DELL’ACCORDO FANTASMA DELLA SANTA SEDE COL GOVERNO DI PECHINO

.

il Cristianesimo è divenuto elemento di aggregazione e di unità, senza però impedire, come forse pensava l’Imperatore Costantino, la disgregazione dell’Impero, anzi sotto certi aspetti favorendola. Sicché, il potere politico che cercò di rinsaldarsi usando come elemento di unità ed unificazione il Cristianesimo, credendo di poter in tal senso ed a tal fine assorbire il Cristianesimo, è stato invece assorbito dal Cristianesimo, che è sopravvissuto all’Impero Romano mantenendo al proprio interno tradizioni, usi e costumi romani totalmente cristianizzati. Ecco cosa spaventa il Governo Comunista della Cina, ed hanno ragione, sul piano politico, a essere spaventati, quindi ad agire di conseguenza. È la Santa Sede che forse non ha capito la ragione di queste paure..

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

.

Roma 2010 – il Padre Ariel S. Levi di Gualdo alla Via Crucis al Colosseo in ricordo dei Beati Martiri Cristiani, assieme a uno dei diversi confratelli cinesi coi quali ha vissuto a contatto nella Capitale

Da tempo desideravo spender due parole sulla questione cinese, ma ho evitato di farlo perché molti sono ormai gli auto-eletti esperti che sugli organi di stampa cattolici, per seguire con la pletora di siti e blog cattolici, ci donano preziose perle di saggezza. I commentatori più accreditati si limitano a pubblicare veline a loro passate da qualche addetto della Segreteria di Stato, dando così continuità all’interno della Chiesa Cattolica a quello che era il rapporto tra l’organo ufficiale del Partito Comunista, il quotidiano Правда [in italiano Pravda], e il Soviet di Mosca. Peraltro, nella lingua russa, Правда vuol dire Verità. E ciò fa sorridere, come oggi fa sorridere il nome del quotidiano dei vescovi d’Italia: Avvenire. Dato che di questo passo, l’avvenire della Chiesa pellegrina sulla terra, a breve non sarà purtroppo tra i più edificanti.

.

Ho conosciuto negli anni eminenti studiosi, inclusi diversi missionari, che pur avendo studiato per decenni il fenomeno cinese ed avendo vissuto in quel grande Paese, quando nominavano la Cina erano pervasi da una sorta di sacro timore, poiché consapevoli della sua complessità storico-sociale e della sua antica e gloriosa cultura. Soprattutto, sin dalla mia formazione al sacerdozio, ho conosciuto e vissuto a stretto contatto a Roma con diversi cinesi; e posso garantire ai nostri Lettori che per il “poco” che dalle loro vite vissute posso avere appreso, forse ho appreso qualche cosa in più rispetto ai velinari della Pravda Pontificia, ai quali qualche monsignorino della Segreteria di Stato, che in Cina non ci ha mai messo piede, ha passato qualche velina affinché scrivessero che il Venerabile Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, cinese d’antica stirpe, ottantasei anni d’età e già Arcivescovo di Hong Kong, è  solo un vecchio rabbioso prevenuto contro il governo ateo-comunista di quel Paese. Parola di velinari, il tutto su impulso di qualche curiale, che forse ha avuto modo di conoscer molto meglio e molto più a fondo la Cina, semmai spulciando sulle carte della Segreteria di Stato di Sua Santità.

.

Se un uomo venerabile come il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, contrario da sempre a ogni genere di cedimento da parte della Santa Sede al Governo della Cina, afferma «Stanno dando il gregge in pasto ai lupi» e che ciò è un incredibile tradimento», ed infine aggiungendo: «La firma di un accordo con il regime ateo di Pechino mina la credibilità del Papa» [Reuters, servizio QUI], qualcuno, vuol porsi per caso perlomeno delle domande? Il problema è che la Chiesa del superficiale, dell’approssimativo, ma soprattutto dell’emotivo, del dialogo al di sopra di tutto costasse pure distruggere tutto, da tempo ha cessato di ascoltare gli esperti; e dopo averli più o meno bonariamente liquidati, ha deciso di andare … dove ti porta il cuoricino soggettivo che batte.

.

Sorridiamo quindi con tenerezza sia sui velinari da sacro palazzo sia su coloro che si improvvisano esperti su questo antico e complesso gigante, tal è la Cina, parlando della quale l’umiltà è da sempre lo strumento prìncipe usato dai suoi veri e grandi studiosi, che semmai, alla tenera età di ottant’anni, dopo mezzo secolo di studi ad essa dedicati, col candore tipico dei veri conoscitori ti dicono: «Dopo mezzo secolo di studi approfonditi, ho imparato qualche cosa della Cina, della sua storia e della sua antica cultura … ma, beninteso: solo qualche cosa!».

.

UN PICCOLO CAFFÈ STORICO SULLA GRANDE CINA

.

Roma, 2010 – Il Padre Ariel S. Levi di Gualdo con un confratello cinese

Le prime cronache storiche scritte della Cina affondano le antiche radici nella dinastia Shang risalente agli anni 1.800-1100 a.C. Mentre alla dinastia Zhou, che occuperà la scena per oltre dodici secoli di storia, tra l’anno 1.500 e l’anno 250 circa a.C. risalgono invece i primi caratteri di scrittura impressi sugli ossi oracolari, pezzi di osso o di gusci di animali sui quali erano incisi dei dipinti e delle iscrizioni che nella attuale forma evoluta corrispondono ai caratteri di scrittura cinesi oggi in uso. A questo potremmo aggiungere che, a livello tecnico e architettonico, nella grande Cina furono realizzate opere che sia in precisione sia in grandezza, ma sotto molti aspetti anche in perfezione e bellezza, superano le grandi opere degli egizi, dei greci e dei romani. Si pensi solo alla Grande Muraglia cinese, la cui costruzione prende avvio nel V secolo a.C. Tra l’altro, nel 2009 il dipartimento di archeologia del Governo Cinese rendeva noto che la Grande Muraglia non era lunga, come si credeva, 8.800 chilometri, ma 21.196,18 chilometri. In ogni caso sappiamo da sempre che la Cina ha realizzato la più grande opera architettonica e ingegneristica della storia dell’intera umanità. E, detto questo, chi vuole intendere intenda …

.

L’Occidente è oggi prodotto del poco che resta della cultura greco-romana, per seguire con la cultura cristiana. Le basi sulle quali si svilupperà nel corso dei secoli il diritto e la politica hanno le loro fondamentali basi nella filosofia di Platone, Socrate e Aristotele; e come epoca storica, siamo tra il IV e III secolo a.C. La Cina comincia invece ad avere uno sviluppo filosofico a partire dal VII e VI secolo a.C. attraverso il confucianesimo, il moismo ed il cosiddetto legalismo, pensieri dai quali prenderà vita una struttura giuridica e politica del tutto diversa, rispetto a quella dell’Occidente.

.

Il diritto cinese è antico di 4.000 anni e sin dai tempi più remoti erano soliti codificare le proprie leggi per scritto. Per la cultura cinese, la legge, è un precetto assoluto ed un modello rigido di comportamento. Per quanto riguarda la legge e la sua applicazione, andrebbe anzitutto tenuto conto che il diritto cinese non ha certo assimilato quelli che sono i principi del Cristianesimo trasfusi poi in epoca post-costantiniana nel diritto romano, dove prende forma il concetto di punizione comunque mirata al recupero del reo condannato. Per quanto oggi certe cose siano di difficile comprensione se analizzate con criteri di analisi contemporanea, attraverso la stessa pena di morte era data la possibilità al condannato di espiare la colpa del proprio delitto, quindi di tornare ad uno stato di purezza attraverso una pena capitale che era appunto espiativa, applicata non per vendetta punitiva, ma come atto di misericordia mirato alla salvaguardia della salute eterna dell’anima del condannato.

.

Nella cultura giuridica cinese, certi concetti sono del tutto estranei: la condanna, qualunque essa sia, è un’azione puramente e decisamente punitiva inflitta per un delitto commesso. Solo in epoca maoista prenderanno vita, per motivi puramente socio-politici, degli elementi di per sé estranei alla cultura cinese, per esempio la pubblica sconfessione degli errori e la rieducazione. Si tratta però di elementi che nulla hanno da spartire col diritto romano-cristiano, ma col marxismo modulato ad uso del regime cinese durante la rivoluzione maoista.

.

Solo questo potrebbe bastare per delineare due culture che nascono, prendono forma e si sviluppano attraverso i secoli su fondamenta del tutto diverse; ma soprattutto che parlano due linguaggi completamente diversi, generando di conseguenza un diverso sentire ed un diverso vivere.

.

Quella occidentale-europea, è una società decadente ammalata di odio verso se stessa e verso le proprie origini. E quelle dell’Europa — con tutto il debito rispetto per la numerosa rappresentanza di gay e lesbiche che strepitano nel Parlamento di Strasburgo — sono origini eminentemente cristiane, non origini LGBT. Non a caso, l’idea di Europa, ed il suo stesso nome, nasce nell’ambito monastico, a partire dall’VIII secolo, dopo la caduta dell’Impero Romano.

.

Se l’Europa è un vecchio continente sempre meno identitario preso a combattere con la negazione stessa delle proprie radici, quella cinese è invece una società che vive un’ascesa segnata da un continuo sviluppo, ma soprattutto è una società molto radicata nelle proprie antiche e nobili origini. E ciò detto sorge sùbito la prima domanda: una Chiesa Cattolica figlia di un’Europa morente che nega se stessa, afflitta al proprio interno da una crisi morale senza precedenti storici, con potenti lobby gay-lesbo che attraverso la totale sovversione del diritto naturale rivendicano il diritto “sacrosanto” alla distruzione della nostra civiltà; un’Europa che da mezzo secolo è stata indebolita da una crisi del principio interno di autorità dal quale ha preso poi vita la distruzione dell’autorità stessa … come può, questo genere di Europa, pensare di poter dialogare e trattare con una cultura come quella cinese? O qualcuno riesce a immaginare un grande Gay Pride a Pechino, con i soliti burloni mascherati semmai da Xi Jinping, il severo Presidente della Repubblica Popolare Cinese, raffigurato sotto forma di coniglietta rosa ricoperta di pajettes? O bisogna per caso spiegare che per una cosa del genere, in Cina, si è condannati a morte nel giro massimo di quarantotto ore dopo essere stati bastonati su una pubblica piazza? In Cina il Governo considera l’omosessualità «un segno esplicito della “decadenza borghese Occidentale». A questo si aggiunga che il Governo della Cina, ai genitori che richiedono di poter adottare un bimbo cinese, impone di essere uniti in matrimonio rigorosamente eterosessuale e proibisce la concessione dell’adozione di bimbi alle coppie LGBT. La legislazione della Repubblica Popolare Cinese definisce il matrimonio come unione unicamente tra un uomo e una donna e non riconosce alcuna legittimità alle coppie omosessuali [III sessione del V Congresso Nazionale del Popolo, 10 settembre 1980]. Molto restrittiva anche la legislazione sul cambio di sesso, che per legge non può avvenire prima dei vent’anni e dopo accurate perizie mediche che ne certifichino la assoluta necessità. Rarissimi quindi in Cina sono i cambi di sesso, mediante interventi chirurgici e relative cure ormonali. Detto questo, qualcuno pensa di poter dire al Governo della Cina: … chi sei tu, per giudicare dei gay e per impedire loro di realizzare il diritto al loro amore, ed a coronarlo con l’adozione di un bimbo, o col suo acquisto da un utero in affitto?

.

Gli orientali in generale, i cinesi in particolare, non concepiscono neppure che l’autorità ed il principio di autorità possa essere scisso dalla autorevolezza di chi l’autorità la esercita. E qui sorge la seconda domanda: i Mago Merlino della Segreteria di Stato di Sua Santità, con buona pace delle veline pubblicate dai giornalisti della Pravda Pontificia, proprio mentre la struttura ecclesiastica si trova a vivere la sua più profonda crisi di autorevolezza a livello planetario, come pensano di trattare con chi sul principio di autorevolezza fonda invece ogni genere di rapporto sociale, politico ed economico?

.

Il sistema cinese forma e pone ai propri vertici dei fuoriclasse quasi sempre formati sin da bambini in modo molto meticoloso e severo, per poter poi ricoprire certi ruoli. E nell’esercizio di certi ruoli, nella cultura cinese non si applica il bonario principio che errare humanum est, bensì l’opposto: in certi ruoli è impossibile sbagliare, specie quando un errore comprometterebbe — anche se ciò avvenisse in modo lieve — l’immagine della autorevolezza e l’onore del proprio Paese. Ciò per ribadire che parlando della Cina in ascesa il cui impianto socio-filosofico è di radice confuciana, quindi dell’Europa decadente il cui impianto socio-filosofico, seppure dalla stessa sprezzato e rinnegato, è di radice greco-romana e cristiana, noi poniamo a confronto due mondi e due società del tutto antitetiche, soprattutto per quanto riguarda il concetto stesso di uomo, società, diritto e diritti. Un solo esempio: nella cultura europea, non solo cristiana, ma anche in quella laica che risente di quella radice cristiana che pure rinnega, il perdono e la clemenza sono di fatto segni di civile superiorità; prova n’è il fatto che quasi in tutti i sistemi costituzionali e giuridici è previsto l’atto di clemenza da parte del Capo dello Stato per i condannati anche per gravi reati contro lo Stato stesso. Diversamente, nella cultura sociale e politica cinese, il perdono e la clemenza possono essere segno di inaudita debolezza che svigorirebbe in certe particolari situazioni l’autorità e l’autorevolezza dell’intero sistema sociale, politico e giuridico, in modo particolare per quelli che sono considerati i reati contro il Popolo e lo Stato. E, detto questo, non induca in inganno il modo in cui tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento fu modulata dal regime di Mao Zedong la sconfessione pubblica degli errori contro il Popolo e lo Stato, quindi la rieducazione di quelli che noi chiameremo “pentiti”. Tutto ciò avvenne infatti al solo scopo di poterli trasformare nei più attivi propagandisti del Regime Comunista, rinati dall’errore e quindi divenuti testimoni della verità. Un caso eclatante in tal senso? Quello dell’ultimo Imperatore della Cina Pu Yi, internato nel 1950 in un istituto di rieducazione per criminali di guerra, dal quale fu scarcerato nel 1959. Una volta rieducato e divenuto fedele e rispettoso al Regime Comunista, lavorò come funzionario addetto alla collezione e classificazione del materiale storico e come giardiniere del parco botanico di Pechino, fino alla sua morte avvenuta nel 1967 [cf. Pu Yi, Sono stato imperatore, a cura di Francesco Saba Sardi. Milano, Ed. italiana Bompiani, 1987].

.

Passiamo ad un altro esempio esaustivo: si  pensi a quella che fu il 28 agosto del 2008 la inaugurazione delle olimpiadi a Pechino. Il mondo intero rimase sbalordito da quelle scenografie e dai movimenti sincronizzati di migliaia di figuranti che dettero prova di che cosa sia quel genere di perfezione che non ammette errori. Ma soprattutto, dietro a quelle scenografie uniche e sino a oggi irripetibili per qualsiasi altro popolo del mondo, è racchiuso un elemento socio-culturale che costituisce un altro fondamento di quella cultura: i concetti di popolo, stato e nazione sono al di sopra del singolo. Nella società europea è invece l’individuo al di sopra di tutto, mentre in quella cinese, al di sopra di tutto, c’è il concetto e l’identità di popolo. E qui sorge la quarta domanda: una Chiesa Cattolica ridotta ad una vecchia fattrice che partorisce piccoli topolini, all’interno della quale la qualità ed il talento sono penalizzati con ferocia distruttiva, dove i mediocri giunti al potere ormai da un trentennio impongono delle categorie di autentici sotto-mediocri come propri collaboratori e poi successori — il tutto  sulla base del principio che dei polli che razzolano nel pollaio non possono certo circondarsi di aquile reali —, come può pensare di trattare con dei soggetti che sono stati selezionati, cresciuti e formati per essere invece degli autentici fuoriclasse di elevato talento? Quando i cinesi si mettono in gioco, ma soprattutto, quando a qualsiasi titolo è in gioco la dignità e l’onore del loro Paese, devono solo e di rigore eccellere; e riescono sempre ad eccellere in tutto, figli come sono di una cultura che mai, ed in particolare in certe posizioni e ruoli, non ammette errori e meno che mai forme di mediocrità.

.

Un esempio per ancor meglio chiarire: una volta un sacerdote cinese della Chiesa clandestina giunto da pochi giorni a Roma, dopo che avevo tentato di rivolgermi a lui salutandolo in inglese, poi in francese, mentre io mi domandavo dentro di me quale lingua egli parlasse oltre al cinese, questi mi si rivolse così: «Veneràbilis Fràter, gràtias et pàx tibi. Ego sum sacèrdos Sìnicus. Non loquor itàlico sermone. Tàmen, sènex epìscopus sìnicus, qui loquitur làtino sermone, me  latìnum docuit» [Venerabile Fratello, grazia e pace a te. Io sono un sacerdote cinese. Non parlo l’italiano. Però, gli anziani vescovi cinesi che parlano la lingua latina, mi hanno insegnato a parlare il latino]. Detto questo non voglio essere irriverente, ma sarei tentato di invitare chicchessia a entrare nell’aula della Conferenza Episcopale Italiana, quindi a rivolgersi in latino ad un po’ di vescovi a caso, soprattutto a quelli di ultima generazione che si atteggiano a intellettuali sopraffini, per poi vedere che cosa accade, ma soprattutto per appurare che cosa capiscono …

.

Chiarito il concetto di non erranza che vige a certi livelli sociali e istituzionali nella cultura cinese, possiamo aggiungere infine un’ultima domanda, rivolta sia ai Mago Merlino della Segreteria di Stato di Sua Santità sia ai velinari che pubblicano amenità, vale a dire la seguente: la Segreteria di Stato di Sua Santità, nella quale assieme agli incapaci brulicano persone che se sbagliano rimangono impunite ai loro posti, oppure peggio, se sbagliano non ammetterebbero mai il loro errore, specie se il loro grado gerarchico è particolarmente alto, costasse pure punire degli innocenti pur di difendere i colpevoli di gravi danni … ebbene, come possono pensare che si possa trattare con persone che a certi livelli pubblici e istituzionali non ammettono errore, sino a considerarlo un danno imperdonabile e un immane disonore, posto che nella cultura socio-politica cinese non prevale la difesa del singolo, ma la massima tutela dell’onore del corpo istituzionale unitario?

.

Nell’attuale momento storico, la Chiesa non ha né la forza né i diplomatici idonei per poter interloquire col Governo della Cina, per dialogare col quale occorrerebbero figure di ecclesiastici in grado anzitutto di colpirli con la loro grande autorità e soprattutto con la loro grande autorevolezza. E noi oggi, mentre vaghiamo da uno scandalo grottesco all’altro, personaggi simili, da dove pensiamo di tirarli fuori?

.

IMMAGINE PUBBLICA, CONCETTO DI FORMA E SOSTANZA NELLA CULTURA CINESE

.

… questo è un ministro del governo del Capo della Chiesa Cattolica – perché tale sul piano politico è considerato un cardinale da qualsiasi autorità governativa internazionale – impegnato a illustrare le lavatrici e gli stendi-biancheria al Romano Pontefice, il tutto sotto le vigili riprese di un cameraman, a chiara prova, semmai ve ne fosse bisogno, che questa scenetta non s’intendeva affatto lasciarla nella sfera privata, ma renderla proprio pubblica …

Giacché viviamo nel mondo della immagine, proviamo allora a dare due immagini del tutto diverse, anche se oggi molti, troppi, non vogliono accettare l’idea che la forma, a suo modo, concorre a fare la sostanza, o perlomeno a metterla nella giusta luce. Omettendo volutamente di indicare la persona ed anche l’anno, cosicché neppure attraverso la data si risalga al personaggio, ricordo, anni fa, un documentario di approfondimento nel quale era ripresa una assemblea plenaria presso le Nazioni Unite. Con sgomento notai il rappresentate della Santa Sede, che presso il Palazzo di Vetro ha un seggio come osservatore permanente. Il rappresentante della Santa Sede era vestito con uno sciatto clergyman che lasciava trasparire il lucido sdrucito dalla televisione, con i capelli mal pettinati, della forfora bianca visibile sulle spalle dalle inquadrature in primo piano, ed un’aria alquanto goffa. Poco dopo fu inquadrato — non so se per caso o apposta — il rappresentante della Repubblica Popolare Cinese accompagnato da due collaboratori. Tutti e tre con un portamento da autentici prìncipi delle loro più antiche dinastie storiche, vestiti d’alta sartoria, pettinati, rasati e tirati a lucido meglio e forse più di tre attori di Hollywood durante la grande notte degli Oscar. Dinanzi al cinese, per il quale forma e sostanza sono inscindibili e che non concepisce neppure che in assenza di adeguata forma possa esservi alcuna sostanza, quale impressione poteva fare, quello sciatto soggetto che rappresentava la Santa Sede all’O.N.U? Poi, se detto questo precisiamo che all’epoca del fatto testé narrato, tutto sommato non ce la passavamo ancòra male come oggi, penso che sia detto tutto, o perlomeno si è detto tutto quello che si doveva dire. Specie considerando che oggi, una delegazione cinese che giungesse col proprio stile ufficiale presso la Città del Vaticano, entrando od uscendo dalle mura leonine potrebbe incrociare il Cardinal barista che esce col termos, un sacchetto di plastica, le maniche della camicia tirate sopra i gomiti, per portare il caffè serale ai barboni sotto il Colonnato di Bernini.

.

… questo è invece un ministro del Governo della Repubblica Popolare Cinese, S.E. Wang Yi, titolare del dicastero degli affari esteri dal 2013 al 2018, oggi Consigliere di Stato, pare discenda dalla dinastia dell’ultimo Imperatore della Cina. Si prega notare se in una occasione pubblica ufficiale, tra “una lavatrice ed uno stenditoio”, ha un solo capello fuori posto …

Senza rispetto per la figura e l’età, i giornalisti della Pravda Pontificia hanno instillato veleno sul Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, che oltre a esser cinese, dopo esser stato Arcivescovo di Hong Kong, a ottantasei anni si presume conosca la Cina più di certi velinari e lor padroncini. Eppure su di lui abbiamo letto critiche velate che l’hanno dipinto come un senile testardo. Nessuno ha messo a fuoco che questo Cardinale che si dichiara nemico di un governo ateo, dai membri di quel governo comunista è riconosciuto come una autentica autorità. Perché questa è un’altra caratteristica della socio-psicologia cinese: riconoscere il profondo valore del nemico. E il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun è un nemico rispettato e profondamente onorato da quel governo ateo-comunista col quale egli, inutilmente, ha ribadito che la Santa Sede non doveva trattare, o che perlomeno non avrebbe dovuto trattare in fretta ed a tutti i costi, perché quelli della grande Cina sono sempre e di prassi tempi molto lenti.

.

IL GOVERNO CINESE HA TUTTE LE STORICHE RAGIONI PER TEMERE IL CATTOLICESIMO

.

Roma 2009 – ricordi fraterni …

Veniamo al cuore del problema: noi che presumiamo di trattar coi cinesi e di stilare accordi con loro, non conosciamo né la cultura cinese né la Cina, mentre i cinesi degli alti vertici governativi, selezionati sin da bimbi, cresciuti e formati per diventare delle aquile reali, non dei polli, conoscono invece noi; assieme a noi conoscono il Cristianesimo, più di quanto si possa immaginare.

.

Anzitutto, nel Cattolicesimo, diversamente dalle varie altre comunità cristiane facenti capo al Movimento Protestante, che come sappiamo non è un fenomeno unitario, altrettanto vale per l’Islam, il Governo Comunista cinese vede una forza che dipende da una potenza straniera; cosa questa inaccettabile per un impianto socio-culturale e politico come quello cinese. E partendo da questa paura, proviamo adesso ad analizzare la comprensibile e fondamentale paura che il Governo della Cina ha del Cristianesimo, ma soprattutto del Cattolicesimo, perché se vogliamo fare una analisi seria e imparziale, dobbiamo ammettere che si tratta di una paura del tutto comprensibile e soprattutto storicamente fondata. Nella storia, il Cristianesimo, ha creato un effetto aggregante che ha prodotto però successivamente un effetto disgregante, in molti casi assorbente. Caso più eclatante della storia è la caduta dell’Impero Romano. Nel morente Impero, a partire dall’epoca costantiniana, il Cristianesimo è divenuto elemento di aggregazione e di unità, senza però impedire, come forse pensava l’Imperatore Costantino, la disgregazione dell’Impero, anzi sotto certi aspetti favorendola. Sicché, il potere politico che cercò di rinsaldarsi usando come elemento di unità ed unificazione il Cristianesimo, credendo di poter in tal senso ed a tal fine assorbire il Cristianesimo, è stato invece assorbito dal Cristianesimo, che è sopravvissuto all’impero mantenendo al proprio interno tradizioni, usi e costumi romani totalmente cristianizzati. Se poi dall’antichità vogliamo passare alla modernità, basti citare il caso della Polonia d’inizi anni Settanta del Novecento, nella quale il Cristianesimo, a livello aggregativo, ha costituito non solo un fronte contro il regime comunista, ma tramite effetto domino ha originato il suo successivo sgretolamento in tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico.

.

Quando si parla del Cattolicesimo in Cina, si menzionano subito, solo e quasi sempre i Gesuiti, che vi giunsero alla metà del Cinquecento. Purtroppo si tratta però di un grossolano errore storico, perché i primi a portare il Vangelo in Cina furono attorno al 1246 i Frati Francescani, due secoli e mezzo prima della nascita della Compagnia di Gesù di Sant’Ignazio di Loyola. Tanto che, quando dopo il 1260 i Fratelli Polo giunsero come mercanti e furono infine ricevuti a corte dal Gran Khan, che si trovava nella odierna Pechino, si sentirono chiedere dal sovrano «notizie sul Pontefice Romano e sulle condizioni della Chiesa Romana e delle usanze dei latini». Figura determinante fu alcuni decenni dopo quella del Francescano Giovanni da Montercorvino, che riuscì a conquistare la fiducia del Gran Khan e ad iniziare una vera e propria evangelizzazione. Fu così che il Sommo Pontefice Clemente V rispose alle richieste di Frate Giovanni, che chiedeva di poter organizzare delle circoscrizioni ecclesiastiche, inviando in Cina un altro gruppo di Frati Francescani, assieme a sette vescovi. Il gruppo di vescovi e religiosi giunse in Cina attorno al 1310, dopo diversi anni di viaggio. I vescovi avevano ricevuto ordine dal Sommo Pontefice di procedere alla consacrazione episcopale di Frate Giovanni, che fu il primo vescovo consacrato in Cina ed il primo Arcivescovo di Pechino [cf. AA.VV. I Francescani in Cina. 800 anni di storia. Ed. Porziuncola, 2001, un estratto è disponibile QUI]. Insomma … con buona pace della venerata memoria del gesuita Matteo Ricci [Macerata 1552 – Pechino 1610], i gesuiti sono giunti oltre due secoli e mezzo dopo. E volendo — sempre per essere storicamente onesti — possiamo dire che giunsero non ultimo per fare anche danni, oltre all’indubbio bene da essi operato. E passando con un salto di secoli alla modernità, non possiamo certo omettere di ricordare che il principale sviluppo del Cattolicesimo in Cina tra fine Settecento e inizi Ottocento, è sì dovuto anche ai Gesuiti, ma bisogna precisare che i missionari gesuiti giunsero al seguito dei francesi e tutti loro, per la maggiore, erano di nazionalità francese. La Francia, in Cina, aveva infatti numerosi consolati per motivi di carattere prevalentemente economico; ed attorno a questi consolati sorsero le comunità e le attività dei Gesuiti francesi. Potendo poi disporre per le proprie attività di notevoli risorse economiche, nel 1903 aprirono l’Università Aurora, nella attuale Shanghai, che cessò di essere un ateneo cattolico nel 1953. In seguito fu aperta nel 1905 l’Università Fudan e nel 1926 la prestigiosa Università Fu Jen di Pechino, oggi con sede a Taiwan. Scopo di queste istituzioni, in particolare dell’Università di Pechino, era di formare le future classi dirigenti della Cina, il tutto in epoche nelle quali i Gesuiti non mostravano ancòra alcun sintomo di desiderare «una Chiesa povera per i poveri».

.

Già in precedenza i Gesuiti, dai missionari Francescani e Domenicani erano stati accusati di lassismo, di ricerca del potere e del prestigio, ma soprattutto di favorire l’idolatria ed il cosiddetto Culto degli Antenati. I Gesuiti provarono a giustificarsi replicando che per loro, le offerte poste davanti alle Tavolette degli Antenati, non avevano alcuna valenza rituale religiosa. Affatto persuaso dalle loro giustificazioni, nel 1645 il Sommo Pontefice Innocenzo X — a dir poco inconsapevole con chi avesse a che fare e quindi cosa avrebbe prodotto — condannò queste usanze come incompatibili col Cristianesimo. L’Imperatore si sentì oltraggiato da siffatta intromissione imperiosa negli affari cinesi, mentre prendeva così vita la “disputa sui riti”.

.

Nel 1704 il Sommo Pontefice Clemente XI rincarò la dose emanando un decreto di condanna sulla pratica dei riti confuciani ed il Culto degli Antenati, inviando un legato pontificio affinché vigilasse sulla sua applicazione. L’Imperatore, già perplesso per le lotte e le rivalità tra i membri dei vari Ordini Religiosi presenti sul suo territorio, si sentì profondamente offeso per il decreto pontificio ed il modo in cui era stata stabilita la vigilanza sulla sua applicazione, il tutto seguìto un decennio dopo dalla Bolla Ex illa Die del 1715 nella quale si imponeva ai missionari il giuramento di rinuncia alla diffusione e alla pratica di certi riti superstiziosi. L’Imperatore replicò attraverso i propri ambasciatori: «Che cosa direbbe il Pontefice di Roma, se l’Imperatore della Cina si permettesse di giudicare e di riformare le cerimonie della Sede Apostolica?». E nel 1717 proibì nell’Impero il proselitismo cristiano e la predicazione del Vangelo. È presto detto: se da una parte, tra i membri della Compagnia di Gesù missionari in Cina, c’era una casta di Gesuiti che si comportavano come mandarini e che ricoprivano anche pubblici ruoli politico-amministrativi, dall’altra c’erano missionari Domenicani che, affetti per altro verso da miopia non meno grave, anzi forse persino peggiore, pensavano di poter scatenare dispute teologiche e di poter lanciare accuse di eresia, proprio come se si trovassero in qualche Paese cosiddetto cattolico dell’Europa dell’epoca. E, ben presto, il grave danno fu, producendo effetti non facilmente riparabili fino ai giorni nostri …

.

Detto questo bisogna chiarire, sempre per dovere storico e politico, che fu in seguito all’opera dei Gesuiti giunti appresso ai francesi, che cominciò a prendere forma l’idea che il Cattolicesimo era la longa manus di una potenza straniera. E bisogna altresì ricordare che i primi ad accusare i preti stranieri, ed in particolare proprio i Gesuiti, furono i preti cinesi, non ultimo per il fatto che più volte, i missionari della Compagnia di Gesù che gestivano numerosi vicariati apostolici, fecero ostruzionismo a Roma per la nomina di vescovi locali, quindi per l’erezione canonica delle diocesi, affermando che non si trattava di soggetti idonei, mentre la verità era ch’essi non volevano perdere la loro giurisdizione su questi vicariati, come invece sarebbe avvenuto se fosse stata eretta una diocesi e nominato un vescovo, ed in particolare se il vescovo fosse stato un presbìtero del luogo. Inutile dire che situazioni simili, negli stessi anni, od a pochi decenni di distanza a seguire, sempre per opera dei Gesuiti, presero vita nei territori di evangelizzazione dell’attuale Continente latino-americano, con altrettanti missionari Domenicani e Francescani che a un polo opposto della terra, ma allo stesso identico modo, accusavano i Gesuiti di operare commistioni tra i vecchi riti del luogo ed il Cristianesimo, il cosiddetto sincretismo religioso.

.

Quando esplose la Grande Rivoluzione Culturale che portò poi al potere Mao Zedong, la ragione per procedere, nell’ipotesi migliore, alla espulsione di tutti i missionari stranieri dalla Cina, era quindi già bella e confezionata da circa due o tre secoli: i missionari ed i preti stranieri erano gli emissari ed i servi del potere borghese, capitalista ed imperialista dell’Occidente. A quel punto, i missionari che ebbero la meglio, ripararono a Hong Kong e nelle Filippine, altri, compresi soprattutto coloro che non intendevano abbandonare i fedeli senza sacerdoti e assistenza pastorale e sacramentale, finirono invece nelle prigioni, dove nello spazio di pochi metri erano stipate numerose persone, tanto che per poter dormire un po’ la notte era necessario fare dei turni e distendersi un po’ ciascuno. Le sofferenze di questi missionari furono terribili, perché, a quanto ci è dato sapere, nessuno di loro accettò di essere sottoposto a programmi di rieducazione per divenire dei devoti fedeli al Regime Maoista. Programmi che furono invece accettati da diversi preti cinesi, incarcerati con l’accusa di avere servito potenze straniere. A tal proposito si noti però che nell’accettazione dei programmi di rieducazione alla fedeltà verso il regime, i preti cinesi furono indotti non dal desiderio di salvare se stessi e la propria vita, ma quella dei loro familiari. Infatti, i membri del clero secolare e regolare che si trovavano missionari in Cina durante gli sconvolgimenti della Grande Rivoluzione Culturale, i propri familiari li avevano nei vari Paesi dell’Occidente, mentre i preti cinesi incarcerati, prima di essere uccisi, avrebbero dovuto assistere all’uccisione dei loro genitori, fratelli, sorelle e nipoti, poi sarebbero stati infine giustiziati loro.

.

Sotto il Governo di Mao Zedong, è approvata nel 1954 la nuova Costituzione della Repubblica Popolare Cinese nella quale è stabilito il controllo del Partito Comunista su qualsiasi genere di attività organizzata. Prevedendo ciò che questo avrebbe comportato, il Sommo Pontefice Pio XII pubblicò poco dopo l’enciclica Ad Sinarum Gentes, condannando la creazione di una Chiesa Cattolica divisa da Roma. Per inciso: il testo di questa enciclica, che è un autentico capolavoro di pastorale ed al tempo stesso di diplomazia, dovrebbero leggerlo, ma leggerlo proprio in ginocchio, sia gli odierni velinari della Pravda Pontificia, sia i loro padroncini della Segreteria di Stato che li istruiscono nella pubblicazione delle loro perle di saggezza [vedere testo dell’enciclica, QUI] …

.

… la risposta fu che l’anno successivo, una delle più grandi diocesi del Paese, quella di Shanghai, governata dall’Arcivescovo Ignazio Kung Pin Mei, fu in breve devastata. Alla fine del 1954 i missionari stranieri ancora presenti sul territorio, inclusi due vescovi, risultavano appena sedici, tra di essi quattordici in prigione. Nel 1957 furono chiuse le ultime istituzioni religiose cattoliche e creata dal Regime Comunista la Chiesa Patriottica distaccata da Roma totalmente sottomessa allo Stato. Paradigma di questa persecuzione fu la tragica sorte inflitta ai Monaci della Certosa di Nostra Signora della Consolazione, nel distretto di Pechino, situata a circa 180 chilometri dalla Capitale. La certosa fu assaltata più volte da bande comuniste negli anni Quaranta del Novecento ed infine data alle fiamme nel 1957. I monaci furono catturati, legati mani e piedi con fili di ferro e obbligati a compiere marce forzate sotto le temperature invernali. Gran parte di loro perse la vita durante questi tragitti forzati, mentre i pochi sopravvissuti, dopo essere stati sottoposti alla gran farsa dei cosiddetti processi popolari maoisti, messi a morte per essersi rifiutati di abiurare ed essere sottoposti a processi di rieducazione [cf. James T. Myers, Nemici senza fucile – La Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, cit. pagg. 31 e ss. testo leggibile QUI].

.

Bisogna poi notare che a livello mondiale, una Chiesa Cattolica Patriottica, ha preso vita solamente in Cina; in varie altre parti del mondo, diversi regimi, hanno tentato di compiere analoghe operazioni, ma senza mai riuscirvi. Perché ciò è stato invece possibile in Cina? Ciò è stato possibile in virtù della forte avversione che i cinesi hanno a livello socio-culturale verso gli stranieri. Ciò non vuol dire che il cinese non sia ospitale, tutt’altro! Il cinese ha un senso molto profondo dell’ospitalità e dell’accoglienza dello straniero, ed è anche ben disposto e lieto, di collaborare con lo straniero, purché esso rispetti profondamente la antica e nobile cultura cinese e non osi tentare d’inserire all’interno della sua società elementi ad essa del tutto estranei. Ovviamente, questo creò da sùbito enormi problemi per la evangelizzazione. Alcuni dicono però, in toni più o meno trionfali, che «ad avere successo furono solo i Gesuiti». Sempre per essere onesti bisogna replicare che se per successo dei Gesuiti, s’intende il sincretismo religioso, o la filosofia confuciana miscelata alla filosofia cristiana e viceversa, in tal caso, stiamo allora parlando del più grande insuccesso nel quale possa cadere qualsiasi opera missionaria di evangelizzazione, sempre con buona pace della venerata memoria di Matteo Ricci.

.

IL COMUNISMO CINESE NON SI ANALIZZA CON CRITERI OCCIDENTALI

.

Roma, 2009 – fraterni ricordi …

La Cina Comunista non può essere capita se applichiamo al Comunismo cinese categorie occidentali. Bisogna allora chiarire un elemento fondamentale: il Comunismo della Cina è cosa a sé, trattandosi di un Comunismo cinesizzato inserito in una cultura che non nasce da radici greco-romano-cristiane ma da radici confuciane. Quello Sovietico e quello Cinese hanno come comune base solo il colore rosso delle bandiere comuniste. Un esempio esauriente: la Chiesa Cattolica fu duramente perseguitata nell’Unione Sovietica, sempre sulla base del principio ch’essa faceva capo a una potenza straniera. Meno perseguitata fu la Chiesa Ortodossa di Russia, seppure anch’essa sottoposta a persecuzioni e restrizioni. Detto questo basti ricordare — sempre per tracciare la differenza che corre tra questi due diversi Comunismi —, che poco dopo la caduta del Regime Sovietico fu scoperto che, quasi tutti i membri del Partito Comunista, a partire da quelli di più alto rango, erano battezzati, avevano fatto battezzare i figli ed in segreto avevano celebrato il matrimonio religioso. E per il battesimo dei loro figli, gli alti dirigenti del Soviet non s’erano neppure accontentati di un Pope, li avevano fatti battezzare da qualche Metropolita, se non direttamente, ai livelli davvero più alti, personalmente da Sua Beatitudine il Patriarca di Mosca.

.

Detto questo, credo non vi sia altro da aggiungere per quanto riguarda la sostanziale differenza che corre tra un Regime Comunista nato dalla Rivoluzione d’Ottobre nella Grande Russia Cristiana, ed il Regime Comunista nato dalla Grande Rivoluzione Culturale nella antica e nobile Cina confuciana.

.

In Cina il Comunismo, seppur oggi del tutto trasformato, rimane saldo come sistema di governo; e per paradossale possa apparire, specie se affermato da me, dovremmo pure auspicarci che questo sistema di governo regga il più a lungo possibile, trasformandosi in modo molto lento e graduale. Semplice il motivo di questo auspicio: in Cina esistono centinaia di etnie diverse che nutrono forme di odio atavico le une verso le altre. Il Regime Comunista costituisce deterrente e soprattutto freno allo scoppio di feroci lotte e guerre intestine. A livello di comparazione potremmo usare la ex Jugoslavia, nella quale erano presenti diverse etnie animate da feroce odio le une verso le altre, ma tenute a bada dal regime di Josif Broz, detto Maresciallo Tito. Abbiamo poi visto che cosa di brutale è accaduto nel cuore dell’Europa, al tramonto di questo regime; le mattanze che in quegli anni furono consumate, erano talmente violente che la stampa internazionale riportava e descriveva i fatti, ma evitava di pubblicare le fotografie che ritraevano morti avvenute con una violenza inaudita. Qualcuno riesce forse a immaginare, o peggio ad auspicare, semmai in nome dei princìpi occidentali di democrazia — come se il feticcio della decadente democrazia occidentale fosse sempre applicabile ovunque ed a tutte le culture —, un caso Jugoslavia moltiplicato alla potenza di mille?

.

DA UN “ACCORDO FANTASMA” AL PROBLEMA DEI MARTIRI E DEI PERSEGUITATI

.

un dipinto inviato a Roma da Pechino da un presbìtero cinese al Padre Ariel S. Levi di Gualdo nel giorno della sua sacra ordinazione sacerdotale

Al contrario dei velinari della Pravda Pontificia e dei tuttologi che imperversano dalla carta stampata alla rete telematica, io non ho risposte da dare ma solo quesiti da porre. Partiamo dal primo: in un momento nel quale il Governo Comunista della Cina ha irrigidito le restrizioni verso i cattolici, sino a impedire l’accesso alle chiese ai minori di diciotto anni [cf. servizio QUI], ed in un momento nel quale la Chiesa Cattolica, a livello planetario, versa in stato di decadenza e profonda crisi di credibilità, come si è potuti giungere a un accordo? Anche perché sino a oggi, di questo “accordo fantasma”, a parte commenti e successivi discorsi di garanzia, non si conoscono però i contenuti, si sono solo seguite sui giornali notizie vaghe. Come dare quindi torto al Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun che lamenta: «Il comunicato, tanto atteso, della Santa Sede è un capolavoro di creatività nel dire niente con tante parole»? [cf. servizio, QUI]. Noi non sappiamo infatti che cosa pensa il Governo cinese di questo accordo, né sappiamo che cosa ne pensa la cosiddetta Chiesa patriottica, meno che mai che cosa ne pensa la Chiesa clandestina da sempre fedele a Roma a prezzo di sangue.

.

Tutto ciò che noi al momento sappiamo è che c’è stato un accordo con il Governo della Cina di cui non si conoscono i contenuti. In pratica come se nel 1929, per porre fine alla Questione Romana, fossero stati firmati i Patti Lateranensi tra la Santa Sede e l’allora Regno d’Italia, senza che però nessuno conoscesse i contenuti di quei patti, le modalità della loro applicazione e quindi tutti gli impegni e le possibili conseguenze per i due contraenti che li avevano sottoscritti. Ma soprattutto: quanti sono stati i vescovi della Chiesa patriottica legittimati dopo questo accordo? Quanti sono rimasti esclusi invece dalla legittimazione, ad esempio per gravi motivi, a partire da quei vescovi che hanno amanti e figli? O forse, per non irritare il Regime Comunista, saranno legittimati anche loro, semmai prima ancòra degli altri? E quelli che fossero nel caso esclusi dalla legittimazione, lo saranno perché, ma soprattutto per volontà di chi? Come funzionerà, dopo questo “accordo fantasma” il meccanismo della nomina dei vescovi? Qualcuno pensa davvero che il Governo della Cina, dopo questo “accordo fantasma”, concederà libertà ai vescovi per l’esercizio del loro sacro ministero ed altrettanta libertà ai fedeli? Per caso, dopo questo «storico accordo» di «portata epocale», come lo hanno definito certi velinari della Pradva Pontificia, è stato per caso revocato dal Governo il divieto di accesso nelle chiese ai minori di diciotto anni, con tanto di proibizione e svolgere qualsiasi attività pastorale con i giovani? Ma soprattutto: era mai accaduto, nella bi-millenaria storia della Chiesa, che qualcuno facesse accordi con i persecutori mentre le persecuzioni erano in corso? Risulta per caso a qualcuno che il Pontefice Marcellino [296-304], quando l’Imperatore Diocleziano scatenò l’ultima grande persecuzione verso i cristiani, corse ad accordarsi con lui? Le cose non andarono in tal senso, stando alle cronache che narrano il martirio di Marcellino, avvenuto il 25 ottobre dell’anno 304, per decapitazione, eseguita su ordine dell’Imperatore Diocleziano. Il suo successore, il Pontefice Marcello I, dovette affrontare la questione dei cosiddetti lapsi, coloro che durante la persecuzione rinnegarono la fede in Cristo e che chiesero di essere riammessi alla Chiesa. Marcello I pretese per la loro ammissione un percorso di penitenza, che non tutti però accettarono, al punto che fu lui, alla fine, ad essere condannato all’esilio, come apprendiamo dalla epigrafe redatta dal Pontefice Damaso I per la sua tomba:

.

«Pastore vero, perché manifestò ai lapsi l’obbligo che essi avevano di espiare il loro rinnegamento con le lacrime della penitenza, fu considerato da quei miserabili come un terribile nemico. Di qui il furore, l’odio, la discordia, la sedizione e la morte. A causa del delitto di uno che anche durante la pace rinnegò Cristo, Marcello fu deportato, vittima della crudeltà di un tiranno».

.

Io non sono un velinaro e tanto meno un tuttologo, quindi non ho risposte da dare, perché a profondersi in risposte e spiegazioni su ciò che non si conosce, possono provvedere solo i velinari della Pravda Pontificia; ma sono risposte basate di fatto sul niente. Dio non voglia che qualcuno, pur di porsi una medaglietta di latta sul petto nella Roma decadente, abbia giocato in modo maldestro coi fedeli perseguitati e coi vescovi che hanno trascorso gran parte della propria vita in carcere od ai lavori forzati; perché sono dei martiri ai quali non si possono dire quattro parole di circostanza, mentre loro, per una vita intera, hanno pagata la propria fedeltà a Roma ed al Papato.

.

Comunque vediamo adesso se sulla base di un accordo reso fantasma dal fatto che non se ne conoscono i contenuti, si cercherà di tirarsi fuori da questo impiccio dicendo: quel che solo conta è l’unità. Senza spiegare però cosa questa unità molto soggettiva e molto poco corrispondente ai princìpi di unità contenuti nel Santo Vangelo ha comportato in prezzo da pagare, considerato che la merce acquistata non è chiara, ed è sconosciuto il prezzo per essa pagato, ma soprattutto quello da pagare nel vicino futuro. Dio non voglia che questo prezzo pagato per una medaglietta di latta sia stato pagato sulla pelle dei martiri e dei cattolici perseguitati della Cina, ai quali tra l’altro, se non si vorrà gravemente irritare la suscettibilità del Governo Comunista ed ateo, non si potrà neppure rivolgersi a loro chiamandoli “martiri” e “perseguitati”, perché sarebbe appunto gravemente offensivo verso i persecutori con i quali si è stilato un accordo mentre le persecuzioni sono sempre in corso.

.

Nell’èra moderna, la Santa Sede ha firmato più accordi di intesa e reciproco riconoscimento con Paesi di cultura non solo, non cattolica, ma di cultura proprio non cristiana. Basti andare a vedere con quanti Paesi la Santa Sede ha relazioni diplomatiche. Dall’anno 2007 la Santa Sede ha relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti. La Santa Sede ha relazioni diplomatiche con la Turchia, Paese nel quale fu Nunzio Apostolico il futuro Giovanni XXIII; con l’Iran, l’Iraq, l’Egitto, la Tunisia, il Marocco, la Libia, l’Algeria. La Santa sede ha persino relazioni diplomatiche con il Turkmenistan, dove risiedono appena cinquecento cattolici. Ebbene, noi che non siamo menti sottili e specialisti in alta diplomazia come invece lo sono i migliori elementi della Segreteria di Stato di Sua Santità, ci domandiamo: posto che la Santa Sede ha relazioni diplomatiche anche con Paesi nei quali vige come legge dello Stato la Sharija e dove il proselitismo da parte di altre religioni è vietato e perseguito dalla legge, come si può dialogare, ma soprattutto stabilire accordi di qualsiasi genere essi siano se, il primo passo, non è quello del reciproco riconoscimento? Perché tutti i Paesi poc’anzi citati, riconoscono la Santa Sede come capo della Comunità Cattolica mondiale, al punto da avere stabilito con essa relazioni diplomatiche.

.

Insomma: io posso dialogare, cosa che peraltro ho fatto anche spesso, con persone non solo non cattoliche, ma con persone non cristiane né legate ad alcun titolo ad alcuna radice culturale cristiana, purché però, questi miei interlocutori, riconoscano anzitutto il diritto alla mia esistenza.

.

Detto questo mi domando e poi domando di conseguenza: come si può dialogare e stabilire accordi con chi a monte non riconosce il diritto alla tua esistenza, o che al limite, riconoscendo la tua esistenza, ti considera un pericolo da tenere quanto più e quanto meglio sotto controllo? Perché è con questo genere di persone che la Santa Sede, temo, abbia stabilito un “accordo fantasma”. Sono certo però che i velinari della Pravda Pontificia non esiteranno a chiarire anche questo non lieve dilemma, diamogli solo il tempo di ricevere una velina dai sacri palazzi, ed avremo delle chiarificatrici perle di saggezza, costasse pure spingersi oltre i confini della realtà, ma soprattutto oltre il sangue sparso dai martiri e dai perseguitati, posto che in Cina, le persecuzioni verso i cattolici fedeli a Roma, sono tutt’altro che terminate. E non poniamoci neppure il dilemma, del tutto retorico, di quanto invece, Roma, di questi martiri perseguitati si sia dimostrata autentica e fedele madre …

.

In postilla finale vi spiego perché io nutro profondo rispetto per il Governo Comunista della Cina, mentre invece non nutro alcun rispetto per certe Madame che popolano e devastano la Santa Sede, quelle, per intendersi, che i velinari della Pravda Pontificia non vedono, insensibili come sono alle persecuzioni della Chiesa e del clero che veramente soffre. Ebbene, i Comunisti della Cina, non solo hanno un’antica e nobile dignità, ma nobilitano anche i perseguitati ed i martiri. Sicché per me sarebbe un vero onore, essere perseguitato come prete da dei persecutori così altamente onorevoli e nobili, finire nelle loro patrie galere se non peggio ancòra; e tra le due parti, persino nella ferocia, ci sarebbe un mutuo rispetto reciproco tra persecutore e perseguitato. Quale rispetto dovrei invece nutrire, per quei due o tre monsignorini finocchi protetti da qualche cardinale sodomita, che sentendosi dinanzi a me scoperti, ti perseguitano per tutta la vita con una vera e propria ferocia da isteria mestruale? Spero che qualche velinaro della Pravda Pontificia riferisca il tutto agli amici della Segreteria di Stato — che pure mi leggono da sempre con attenzione — e soprattutto all’Augusto Inquilino della Domus Sancthae Marthae, la cui sensibilità ed alto senso della giustizia, pare esaurirsi tutto quanto con i gelati mandati in omaggio ai poveri ed ai migranti di Roma, inclusi i presunti profughi, peraltro fuggiti seduta stante appena giunti al centro di accoglienza della Conferenza Episcopale Italiana a Rocca di Papa [cf. cronaca, QUI, QUI, QUI]. Il tutto, ovviamente, corredato di ampi servizi fotografici e giornalistici, affinché la carità faccia rumore e notizia, oltre che provocazione politica verso l’attuale Governo della Repubblica Italiana [cf. cronaca, QUI].

.

Quale santa invidia provo per i cinesi perseguitati perché fedeli alla Chiesa di Roma, mentre io, uscendo di casa per recarmi a fare spesa, rischio di ritrovarmi con un moccioso di dodici o tredici anni che vedendo passare una tonaca nera ti strilla alle spalle due bestemmie contro la Vergine Maria! Nelle province di Pechino non ti strillano dietro, semmai ti arrestano alle due di notte mentre celebri furtivamente la Santa Messa per un gruppo di fedeli. E ciò è molto più dignitoso, sia per chi arresta sia per chi è arrestato. Anche per questo la Cina è una grande potenza, mentre l’Europa, che ormai è la madre del tutto è lecito e concesso al di là del bene e del male, è solo un povero Continente alla totale disfatta politica, sociale, culturale, morale e religiosa [cf. QUI, QUI, QUI ecc ..].

.

Dio benedica la Grande Cina ed il suo nobile Popolo !

.

dall’Isola di Patmos, 29 settembre 2018

Festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

.

.

___________________________

Cari Lettori,

L’Isola di Patmos non è un blog amatoriale ma una rivista che cerca di offrirvi materiali di alta qualità sul piano dottrinale, teologico e socio-ecclesiale. Come sapete il lavoro dei Padri de L’Isola di Patmos è del tutto gratuito, ma annualmente noi dobbiamo provvedere ai costi di gestione del sito che ospita questa rivista. E il servizio di server provider, le memorie del grande archivio, gli abbonamenti ai servizi di cui usufruiamo per grafica, montaggio, filmati e via dicendo, comporta un gravame di circa 6.000 € annui. Come tutti gli anni, tra fine ottobre e inizi di novembre dobbiamo provvedere al rinnovo di tutti i servizi. Tra pochi giorni chiederemo come ogni anno il vostro aiuto offrendovi un resoconto delle nostre spese e delle nostre attività. Vi preghiamo comunque sin da adesso di sostenere la nostra opera. E che Dio ve ne renda merito.

.

Cogliamo l’occasione per informarvi che L’Isola di Patmos, dal 1° gennaio 2015 al 23 settembre 2018 ha totalizzato oltre ventitré milioni di visite, di cui otto milioni e mezzo nel corso dell’ultimo anno.

.

.
.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

.

 

Lettera dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò: «So in chi ho creduto»

LETTERA DELL’ARCIVESCOVO CARLO MARIA VIGANÒ: «SO IN CHI HO CREDUTO»

.

Né il Papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto Qui tacet consentit si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?

.

.

Carlo Maria Viganò
Arcivescovo tit. di Ulpiana
Nunzio Apostolico

.

.

PDF   lettera formato stampa
PDF   english version letter

.

.

Scio Cui credidi – So in Chi ho creduto [II Tim. 1, 12]

All’inizio di questo mio scritto desidero innanzitutto ringraziare e rendere gloria a Dio Padre per ogni situazione e prova che ha disposto e che vorrà disporre per me durante la mia vita. Come ogni battezzato, come sacerdote e vescovo della santa Chiesa, sposa di Cristo, sono chiamato a rendere testimonianza alla verità. Per il dono dello Spirito che mi sostiene con gioia nella strada che sono chiamato a percorrere, intendo farlo fino alla fine dei miei giorni. Il nostro unico Signore ha rivolto anche a me l’invito: «Seguimi!», ed intendo seguirlo con l’aiuto della sua grazia fino alla fine dei miei giorni.

.

«Finché avrò vita, canterò al Signore,

finché esisto, voglio inneggiare a Dio.

A Lui sia gradito il mio canto;

In Lui sarà la mia gioia».

[Sal. 103, 33-34]

.

È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con Papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già Arcivescovo di quella Capitale.

.

La decisione di rivelare quei fatti è stata per me la più sofferta e grave che abbia mai preso in tutta la mia vita. La presi dopo lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, in un crescendo di continue notizie di terribili eventi, con migliaia di vittime innocenti distrutte, di vocazioni e di giovani vite sacerdotali e religiose sconvolte. Il silenzio dei pastori che avrebbero potuto porvi rimedio, e prevenire nuove vittime, diventava sempre più insostenibile, un crimine devastante per la Chiesa. Ben consapevole delle enormi conseguenze che la mia testimonianza avrebbe potuto avere, perché quello che stavo per rivelare coinvolgeva lo stesso successore di Pietro, ciò nonostante scelsi di parlare per proteggere la Chiesa e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera. Cristo è morto per la Chiesa, e Pietro, Servus servorum Dei, è il primo chiamato a servire la sposa di Cristo.

.

Certo, alcuni dei fatti che stavo per rivelare erano coperti dal secreto pontificio che avevo promesso di osservare e che ho fedelmente osservato fin dall’inizio del mio servizio alla Santa Sede. Ma la finalità del secreto, anche di quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici di crimini commessi da alcuni suoi membri. Io ero stato testimone, non per mia scelta, di fatti sconvolgenti, e come sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica [par. 2491], il sigillo del segreto non è vincolante quando la custodia del segreto dovesse causare danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Solo il sigillo del segreto sacramentale avrebbe potuto giustificare il mio silenzio.

.

Né il Papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto Qui tacet consentit si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?

.

Il centro della mia testimonianza è che almeno dal 23 giugno 2013 il Papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire, e invece di prendere nei suoi confronti quei provvedimenti che ogni buon pastore avrebbe preso, il Papa fece di McCarrick uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina, come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni.

.

Ora, la risposta del Papa alla mia testimonianza è stata: «Io non dirò una parola!» Salvo poi, contraddicendo se stesso, paragonare il suo silenzio a quello di Gesù a Nazareth davanti a Pilato e paragonare me al grande accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, ma senza mai pronunciare il mio nome. Se avesse detto: «Viganò ha mentito» avrebbe contestato la mia credibilità e cercato di accreditare la sua. Così facendo però avrebbe accresciuto la richiesta da parte del popolo di Dio e del mondo dei documenti necessari per determinare chi dei due avesse detto la verità. Egli ha invece posto in essere una sottile calunnia contro di me, calunnia da lui stesso tanto spesso condannata persino con la gravità di un assassinio. Per di più, lo ha fatto ripetutamente, nel contesto della celebrazione del sacramento più sacro, l’Eucaristia, in cui non si corre il rischio di essere contestati come davanti ai giornalisti. Quando ha parlato ai giornalisti, ha chiesto loro di esercitare la loro professione con maturità e di tirare le loro conclusioni. Ma come possono i giornalisti scoprire e conoscere la verità se quelli che sono direttamente implicati si rifiutano di rispondere ad ogni domanda o di rilasciare qualsiasi documento? La non volontà del Papa di rispondere alle mie accuse e la sua sordità agli appelli dei fedeli ad essere responsabile non è assolutamente compatibile con la sua richiesta di trasparenza e di essere costruttori di ponti e non di muri.

.

Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del Papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che Papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del Padre Julio Grassi a Buenos Aires Ndr, QUI] l’aver reinstallato Padre Mauro Inzoli [Ndr. QUI], dopo che Papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale — fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale —, e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il Cardinale Cormac Murphy O’Connor.

.

Nel frattempo, una delegazione della United States Conference of Catholic Bishops, guidata dal suo presidente, il Cardinale Di Nardo, è andata a Roma per chiedere un’indagine del Vaticano su McCarrick. Il Cardinale Di Nardo e gli altri prelati devono dire alla Chiesa in America e nel mondo: il Papa si è rifiutato di svolgere un’indagine in Vaticano sui crimini di McCarrick e dei responsabili di averli coperti? I fedeli hanno diritto di saperlo.

.

Vorrei fare un appello speciale al Cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di Papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era Arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al Papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa.

.

Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di Papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!

.

In fine, desidero incoraggiarvi, cari fedeli, fratelli e sorelle in Cristo: non scoraggiatevi mai! Fate vostro l’atto di fede e di completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di San Paolo nella sua seconda Lettera a Timoteo, Scio Cui credidi, che ho scelto come mio motto episcopale. Questo è un tempo di penitenza, di conversione, di grazia, per preparare la Chiesa, sposa dell’Agnello, ad essere pronta e vincere con Maria la battaglia contro il drago infernale.

Scio Cui credidi [2 Tim. 1, 12]

.

In Te, Gesù, mio unico Signore, ripongo tutta mia fiducia. «Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum» [Rom. 8, 28].

.

Come ricordo per la mia ordinazione episcopale, conferitami da San Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992, avevo scelto un’immaginetta presa da un mosaico della basilica di San Marco, a Venezia. Essa riproduce il miracolo della tempesta sedata. Mi aveva colpito il fatto che nella barca di Pietro, sballottata dalle acque, la figura di Gesù è riprodotta due volte. A prua Gesù dorme profondamente, mentre Pietro dietro di lui cerca di svegliarlo: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Mentre gli apostoli, atterriti, guardano ciascuno in una direzione diversa e non si avvedono che Gesù è ritto in piedi dietro di loro, benedicente, ben al comando della barca. “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: taci, calmati […] Poi disse loro: perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» [Mc. 4, 38-40].

.

La scena è quanto mai attuale per ritrarre la tremenda bufera che sta attraversando in questo momento la Chiesa, ma con una differenza sostanziale: il successore di Pietro non solo non vede il Signore a poppa che ha sicuramente il pieno controllo della barca, ma nemmeno intende svegliare il Gesù dormiente a prua.

.

Cristo è forse diventato invisibile al suo vicario? È tentato forse di improvvisarsi come sostituto del nostro unico Maestro e Signore? Il Signore è ben saldo al comando della barca!

.

Cristo, Verità, possa essere sempre luce nel nostro cammino!

.

29 settembre 2018

Festa di San Michele, Arcangelo

.

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo tit. di Ulpiana

Nunzio Apostolico

.

.

______________________________________________________________

.

Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

Il Romano Pontefice potrebbe decidere di non rispondere né di smentire direttamente, potrebbe avere ragioni per agire in tal senso; ragioni che in tal caso rimarrebbero insindacabili. Sua Santità dispone però di una Segreteria di Stato e della sua Terza Sezione per il personale in servizio diplomatico, della Congregazione per i Vescovi e del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, infine di una Sala Stampa della Santa Sede. Non mancano gli organi ufficiali che potrebbero rispondere: «S.E. Mons. Carlo Maria Viganò mente e mentendo reca grave affronto al Pontefice regnante e scandalo al Popolo di Dio». In questo modo, con una semplice e breve frase, numerosi Vescovi, Sacerdoti e devoti Christi Fideles amareggiati e addolorati potrebbero essere finalmente rasserenati.

.

dall’Isola di Patmos, 28 settembre 2018

.

.

.

.

.

La scomunica come rimedio all’eresia

— attualità ecclesiale —

LA SCOMUNICA COME RIMEDIO ALL’ERESIA  

.

L’appartenere o non appartenere alla Chiesa, il restare o uscire dalla Chiesa non sono cose così semplici. Certo, possono esistere forme di separazione netta e totale, come la perdita della fede con l’apostasia. Ma solitamente esistono diversi gradi di separazione e quindi di scomunica. Bisogna anche vedere che idea uno si fa della Chiesa e dell’appartenenza alla Chiesa o della comunione ecclesiale. Uno può essere convinto di appartenere pienamente alla Chiesa e invece vi appartiene solo parzialmente, come per esempio i protestanti o i modernisti.

.

Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

foto Alinari 1950 – i Frati Domenicani, durante la Festa della Fiorita a Firenze, depongono un omaggio sul luogo dove fu impiccato e bruciato Girolamo Savonarola

San Paolo Apostolo ammonisce: «Se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!» [Gal 1,9].

.

In ogni comunità il presidente ha il potere e il dovere di proteggere con opportuni interventi correttivi o coercitivi la comunità da membri che le recano disturbo o ne mettono in pericolo il buon ordine e la pace. Questo principio di giustizia vale anche per la Chiesa, come recita il Codice di Diritto Canonico: «La Chiesa ha il diritto nativo e proprio di costringere con sanzioni penali i fedeli che hanno commesso delitti» [can. 1311].

.

Sin dai primissimi tempi della Chiesa gli apostoli, riprendendo la tradizione della sinagoga, che espelleva gli indisciplinati, i facinorosi e gli apostati, esercitarono il potere giudiziario contro i delitti gravi, come testimonia l’episodio di Anania e Saffìra [cf. At 5, 1-11]. Così San Paolo espelle dalla comunità l’incestuoso [cf. I Cor 5,8]. Per condannare gli erranti, egli usa un termine greco: anàthema, corrispondente all’ebraico chèrem, che significa “maledetto” e quindi “scomunicato”. Così egli avverte: «Se qualcuno non ama il Signore, sia anàthema!» [I Cor 16,22]. E: «Se qualcuno vi predica un Vangelo diverso, sia anàthema» [Gal 1.8]. Gesù stesso più volte lancia maledizioni. E infatti, sin dai primi secoli i Concili dichiarano anàthema, ossia scomunicati coloro che sostengono gli errori condannati.

.

San Tommaso d’Aquino spiega l’origine del concetto di anàthema e quindi di scomunica. Dice l’Aquinate: « anàthema è voce greca composta di anà, che significa ‘sopra’ e thesis, che significa ‘posizione’, così da chiamare ‘anàtema’ ‘ciò-che-è-posto-in-alto’, perché quando veniva catturato come preda qualcosa che non si voleva mettere in uso degli uomini, lo si sospendeva nel tempio, sicché è invalsa fino ad oggi l’abitudine che quelle cose che sono separate dall’uso comune degli uomini, venivano chiamate “anàtemi”, come vediamo nel Libro della Genesi: «Sia questa città anàtema [1] e sia votato al Signore tutto ciò che si trova in essa” [Gs 6,17]» [2].

.

Da qui, nei Concili Ecumenici, l’usatissima formula anàthema sit, che apparirà per l’ultima volta nel Concilio Vaticano I, mentre è assente nel Concilio Vaticano II, il che chiaramente non vuol dire che il Concilio non condanni degli errori, sostenendo i quali si incorre nella scomunica. L’odierna scomunica è ciò che la Chiesa in passato ha chiamato anàtema, ossia maledizione: un verdetto di condanna di un errore o di un errante, pronunciato dall’autorità con l’irrogazione di una pena e l’espulsione o allontanamento del  dissidente o del criminale dalla comunità.

.

“Maledire” in questo contesto biblico significa “dir-male”, ma non nel senso della maldicenza, bensì nel senso di dichiarare in giudizio che qualcuno ha sparlato o fatto del male e quindi merita di essere punito, merita un male di pena. In tal senso la Bibbia dice che Dio maledice i malvagi e Cristo al Giudizio Universale allontana da se i reprobi [cf. Mt 25,41]. La maledizione può colpire l’azione malvagia, ma può colpire anche la persona che ha commesso quell’azione. È vero che tanto il Vangelo [cf. Lc 6,28], quanto San Paolo raccomandano di non maledire [cf. Rm 12,14]. Ma queste proibizioni colpiscono chi maledice gli innocenti, così come è proibito uccidere l’innocente, ma non il criminale. Diversamente, la Chiesa non avrebbe anatematizzato per secoli e millenni eretici e scismatici. E se oggi non sentiamo o leggiamo più i Papi maledire gli eretici, non possiamo ignorare che solo di recente la Chiesa ha abbandonato questo linguaggio, che essa ha usato tranquillamente per tanto tempo, ma che oggi, nell’attuale clima di ecumenismo e di dialogo inter-religioso, effettivamente ci metterebbe in imbarazzo. Oggi infatti a noi pare che il maledire sia suscitato dall’odio. Ma non è necessariamente così. Inteso nel senso giuridico, è atto di giustizia. E se la parola è stata abbandonata dal Magistero della Chiesa, resta il termine equivalente di “scomunica”. Ora, la comunione, l’unità, la pace, la carità reciproca e la concordia nella Chiesa nascono dalla comune accettazione da parte di tutti i fedeli delle medesime verità di fede e della medesima disciplina insegnate dal Magistero della Chiesa sotto la guida del Sommo Pontefice. Si capisce allora che l’eretico merita di essere scomunicato. La Chiesa è una comunità unita, coordinata e concorde nell’amore reciproco dallo Spirito Santo, il quale sostiene il Papa nel compito di fondar la comunione fraterna e con Dio sulla verità della Parola di Dio da tutti accolta. Tuttavia, col permesso di Dio, all’interno della Chiesa terrena, lavora il Demonio, col suo seguito di «figli del diavolo» [I Gv 3, 10]. Ciò fa sì che nella Chiesa nascano e si diffondano eresie, per cui l’autorità ecclesiastica è obbligata ad intervenire per mettere in guardia i fedeli e fermare la diffusione dell’errore. Così avvenne, per esempio, col fenomeno del modernismo all’epoca di San Pio X ed alcuni teologi, come per esempio Ernesto Buonaiuti, Alfred Loisy, George Tyrrell, Romolo Murri ed altri.    

.

Succede infatti ogni tanto che il Demonio persuada e spinga astutamente e perfidamente alcuni fratelli imprudenti, ambiziosi e incauti, che possono essere anche pastori, a falsare il concetto di Chiesa e a lavorare per dividerla, profanarla e distruggerla, agendo in modo insidioso e coperto, con vani e speciosi pretesti di riforma o di conservazione, per non farsi scoprire e sedurre più facilmente.

.

Questi falsi cattolici, sedotti da Satana, rivelano apertamente i loro piani perversi e sovversivi, per esempio massonici o atei, solo a quegli allocchi o sciagurati che, dopo averli per bene imboniti, magari con meschine adulazioni o scintillanti promesse, sanno di avere ormai alleati o in pugno nell’opera satanica intrapresa, mentre mantengono il segreto o sanno ben mascherarsi davanti ai veri fedeli. In tal senso il Diritto canonico mette in guardia contro le «associazioni che complottano contro la Chiesa» [can. 1374].

.

Dopo avere tessuto le loro trame, gli eretici e gli scismatici emergono improvvisamente dalle tenebre e colpiscono di sorpresa, come dice il Salmo: «Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare per colpire di nascosto l’innocente; lo colpiscono di sorpresa e non hanno timore. Si ostinano nel fare il male; si accordano per nascondere tranelli» [Sal 64 3-6]. «Il misero soccombe all’orgoglio dell’empio e cade nelle insidie tramate» [Sal 9, 23]. Può trattarsi di gruppi di potere e di pressione nascosti all’interno della Chiesa e dello stesso ceto dei vescovi o dei cardinali, i quali all’apparenza sembrano rispettosi dell’autorità pontificia. Ma all’occhio esperto, come a quello del buon medico, bastano pochi segni o sintomi per intravedere il marcio che c’è sotto la bella apparenza, come quei sepolcri imbiancati dei quali parla il Signore. Si tratta di quel «nemico» [Mt 13, 25-36], del quale parla il Vangelo, che di nascosto nel campo di grano ha seminato la zizzania. Al riguardo, Gesù raccomanda di lasciar crescere assieme grano e zizzania, per timore che, togliendo questa, venga tolto anche quello. Si deve attendere, Egli dice, il giorno del Signore, quando Egli svelando i segreti dei cuori, farà giustizia. Ora, è chiaro che qui Gesù si riferisce al giudizio divino alla fine del mondo, giudizio definitivo ed inappellabile, che fissa il destino ultimo di tutti noi. Ma ciò non impedisce affatto a Gesù di affidare un potere giudiziario ai pastori della Chiesa, in primis a Pietro, quando gli ordina di pascere le sue pecorelle. E’ chiaro altresì che questo potere, limitato e fallibile, fa riferimento solo al foro esterno e non pretende di scrutare l’intimo delle coscienze, che solo Dio conosce. Tuttavia, a questo potere, funzionale al mantenimento del buon ordine della pace nella Chiesa, è assegnato da Cristo il diritto e il dovere di fissare per tutti le condizioni e i gradi di appartenenza alla Chiesa, per cui non gli è proibito, nelle dovute circostanze e per validi motivi, di escludere dalla comunione ecclesiale – ecco la scomunica – coloro che se ne rendessero indegni o per le loro false idee o per la loro cattiva condotta.

.

LA SCOMUNICA ESCLUDE DALLA COMUNIONE ECCLESIALE

.

La scomunica è un decreto dell’autorità, Papa o Vescovo, col quale il prelato, al fine di correggere — pene medicinali o censure, titolo IV, capitolo I — o di proteggere la comunità — pene espiatorie, capitolo II —, irroga delle pene che isolano in vari modi lo scomunicato dalla comunità e gli limitano la possibilità di aver rapporti con essa o di influire su di essa, perché tale attività è considerata pericolosa o comunque riprovevole. Tali pene possono essere, a mo’ di esempio: o il trasferimento ad altra residenza, l’esilio, o la dimissione da un ufficio o la proibizione di lasciare il domicilio o la proibizione dell’attività pubblicistica o dell’amministrazione o della recezione dei sacramenti, fino alla riduzione allo stato laicale per i chierici o all’espulsione dall’istituto per i religiosi.

.

Lo scisma e l’eresia di per sé sono peccati mortali. Essi sono puniti a norma di legge canonica. È possibile che questi criminali sfuggano alla giustizia della Chiesa, ma non sfuggono al giudizio di Dio. Ogni fedele deve saper riconoscere lo scismatico e l’eretico, senza aspettare la sentenza della Chiesa, perché deve difendersi da queste tentazioni diaboliche. Per questo la Scrittura dà diversi avvertimenti.

.

Nella condanna per eresia la Chiesa è infallibile e non si smentisce mai. Invece nello scomunicare la Chiesa può sbagliare o può togliere la scomunica. Questo perché nella questione dell’eresia c’è un gioco la verità di fede, che non muta e in questo campo il Sommo Pontefice ha ricevuto espressa promessa da Cristo di non errare. Invece la scomunica può essere legata alla condotta dello scomunicato, che può correggersi, per cui essa può essere tolta. Resta comunque che l’effetto della scomunica, che può essere anche ingiusta, illecita o invalida, non tocca per nulla lo stato dell’anima dello scomunicato davanti a Dio, stato che potrebbe essere di peccato mortale —  e di per sé lo scisma e l’eresia sono peccato mortale —, ma potrebbe essere anche uno stato di grazia, in quanto lo scomunicato è incolpato ingiustamente. Per questo, la potestà ecclesiastica, come disse fieramente Girolamo Savonarola al suo carnefice salendo al patibolo, può escludere dalla Chiesa terrena, ma non da quella celeste.

.

C’è da dire inoltre che l’appartenenza alla Chiesa e per conseguenza la comunione ecclesiale e l’esclusione da essa —  ossia la scomunica —  non è un atto semplice della volontà, col quale essa può accogliere o rifiutare in toto una proposta o un’ingiunzione che le viene fatta, come sarebbe quella di restare in una stanza, oppure quella di uscirne.

.

L’appartenere o non appartenere alla Chiesa, il restare o uscire dalla Chiesa non sono cose così semplici. Certo, possono esistere forme di separazione netta e totale, come la perdita della fede con l’apostasia. Ma solitamente esistono diversi gradi di separazione e quindi di scomunica. Bisogna anche vedere che idea uno si fa della Chiesa e dell’appartenenza alla Chiesa o della comunione ecclesiale. Uno può essere convinto di appartenere pienamente alla Chiesa e invece vi appartiene solo parzialmente, come per esempio i protestanti o i modernisti. Per questo, esistono solitamente gradi di appartenenza e gradi di esclusione o di separazione. Per questo, le scomuniche non sono tutte dello stesso peso o livello. Il tralcio può essere periclitante a vari livelli. Si può essere separati da certi valori, ma non da altri. Per converso, la comunione ecclesiale è il vertice di un’appartenenza che inizia da un grado minimo per salire al massimo. Qui ci soccorre l’immagine evangelica della vite e dei tralci. Un tralcio può essere parzialmente staccato dalla vite, ma riceve ancora la sua linfa. Così i fratelli separati godono di una certa comunione con la Chiesa cattolica, anche se questa comunione non è piena.

.

Ogni fedele deve saper distinguere il grano dalla zizzania, deve saper giudicare da sé se un altro fratello, fosse teologo, vescovo o cardinale, è o non è in comunione con la Chiesa, e per conseguenza frequentarlo, se è in comunione; starsene alla larga, se non è in comunione. Ecco allora le direttive del Nuovo Testamento: «Tenetevi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata» [II Ts 3,6]. «Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti» [v. 14]. «Sta lontano dall’eretico [airetikòn]» [Tt 3,10]. «Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, poiché chi lo saluta partecipa delle sue opere perverse» [II Gv 10-11]. Si tratta evidentemente di casi nei quali il dialogo è impossibile o sconveniente o pericoloso o inutile per i seguenti motivi: o perché l’eretico non accetta la correzione o perché tenta egli stesso di sedurci o perché ci tratta con disprezzo.

.

Al fine di custodire e promuovere i valori teoretici e morali sui quali  si regge la compagine della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, dev’essere dunque somma cura di tutti i fedeli, ma soprattutto dei pastori e dei teologi sotto la supervisione e la direzione del Papa, aver cura che la sana dottrina del Vangelo sia da tutti rettamente interpretata, accolta, condivisa, diffusa e difesa contro le eresie, che sono appunto il rifiuto o la deformazione delle verità di fede. Il prelato, dunque, nella Chiesa, e innanzitutto il Sommo Pontefice, supremo custode dell’unità della Chiesa e fautore della comunione ecclesiale, hanno la facoltà di espellere dalla Chiesa, ossia di scomunicare, quei fedeli, i quali, o per il loro atteggiamento scismatico o per le loro idee ereticali o scandalose, falsificano la dottrina, disobbediscono al Sommo Pontefice o creano divisioni nella Chiesa.

.

Ci sono fedeli che di fatto o per le loro idee o per loro condotta, sono fuori della Chiesa e contro la Chiesa, eppure vogliono restarvi per cambiarla con i loro errori. Capita in questi casi che il prelato ingenuo o connivente non li scomunichi, ma li lasci fare o addirittura li sostenga, oppure, che li inviti a predicare ai fedeli dentro le chiese. Viceversa ci sono vescovi, sacerdoti e fedeli in piena comunione con la Chiesa, della quale possono denunciare mali e scandali, che però, per il fatto di opporsi a pastori o teologi scismatici o eretici, vengono trattati da loro come se fossero scomunicati. Esiste dunque una differenza tra la scomunica ufficiale e l’esser di fatto fuori dell’apparato ecclesiastico.

.

Qualunque cristiano può essere eretico, scismatico o scomunicato, all’infuori del Papa, che per assistenza divina è il supremo custode della verità evangelica e della comunione ecclesiale. Infatti l’esser scomunicato comporta la rottura con un superiore ecclesiastico o col Papa. Ma il Papa evidentemente non ha alcun superiore terreno al quale egli possa ribellarsi, se non Gesù Cristo. Ed inoltre c’è da notare che un Papa può essere un cattivo pastore della Chiesa, ma non può insegnare l’eresia. Per questo, il Codice pone tra i «delitti contro la religione e l’unità della Chiesa» [parte II, titolo I], «l’apostasia, l’eresia e lo scisma» [can. 1364], nonché la pubblicazione e diffusione della «bestemmia, dell’offesa ai buoni costumi, delle ingiurie, l’eccitamento all’odio o al disprezzo contro la religione o la Chiesa [can. 1369] e gli insegnamenti di dottrine condannate o dal Romano Pontefice o dal Concilio Ecumenico» [can. 1371], il che equivale al rifiuto o alla falsa interpretazione o falsificazione degli insegnamenti del Papa o del Concilio. Per questo il delitto di eresia merita la scomunica [cann. 1364, 1331].

.

La scomunica può essere latae sententiae o ferendae sententiae. La prima scatta automaticamente al compimento dell’atto criminoso, per esempio percuotere la persona del Papa o abbracciare un’eresia per la quale sia già prevista scomunica. Latae sententiae vuol dire che la sentenza è già pronunciata. Ferendae sententiae invece vuol dire che occorre un processo, al termine del quale il giudice pronuncia la sentenza, per esempio per stabilire se una persona è o non è eretica.

.

ESEMPI NOTEVOLI DI SCOMUNICA

.

Un esempio recente, è quello dei quattro vescovi lefevriani, i quali, in un primo tempo scomunicati, sono poi stati successivamente liberati da Benedetto XVI. Invece chi appoggia la Messa vetus ordo — che peraltro in se stessa è lecita — ma rifiuta, come fece Lefebvre, la Messa novus ordo accusa di filo-luteranesimo, è scomunicato. La Messa novus ordo rappresenta infatti il momento massimo della comunione ecclesiale. Rifiutare tale Messa vuol dire quindi separarsi dalla comunione ecclesiale e per questo si è colpiti da scomunica.

.

Famosa è rimasta la revoca reciproca della scomunica tra il Beato Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Ci si domanda però che senso avesse avuto la scomunica nei confronti del Papa da parte del Patriarca Michele Cerulario nel 1054. Il Papa può scomunicare, ma non può essere scomunicato, perché non ha in terra nessun superiore dal quale possa separarsi. Il Papa infatti è il principio della comunione ecclesiastica, mentre il fedele è ciò che deriva da questo principio. Ora il principiato può separarsi dal principio, ma il principio non può separarsi da se stesso. Quindi il Patriarca di Costantinopoli, scomunicando il Papa, non ha fatto altro che separarsi dalla Chiesa. Paolo VI fece un gesto magnanimo revocando la scomunica ad Atenagora, ma il Patriarca, al di là della sua amicizia con Paolo VI,  fece un gesto obbiettivamente e giuridicamente nullo, come nulla era stata la sua scomunica. C’è inoltre da notare che la Chiesa può togliere la scomunica a eretici che restano eretici, come sono i nostri fratelli ortodossi, dato che con loro non è stata ancora risolta la vertenza sul Filioque. È evidente allora che questa loro reintegrazione comporta una comunione molto imperfetta, data la permanenza di carenze dottrinali.

.

Nella storia ci sono state scomuniche che non solo non hanno sortito l’effetto sperato di indurre o stimolare lo scomunicato al pentimento, ma che hanno avuto l’effetto di provocarlo ancora di più all’odio contro il Papa e la Chiesa, come successe con la scomunica a Lutero di Papa Leone X e di San Pio V nei confronti della regina Elisabetta d’Inghilterra. Se lo scomunicato ha già un grosso seguito, egli è orgoglioso di ciò e se ne fa forte, per cui la scomunica lo inalbera e lo inasprisce maggiormente. Sono i santi, per esempio un San Pio da Pietrelcina, che si sottomettono anche a censure ingiuste. Ma gli eretici, potenti e facinorosi che sono scomunicati, facilmente fanno peggio. Per questo, soprattutto oggi che i modernisti sono molto potenti, i Papi rinunciano a scomunicarli.

.

Quanto invece alla scomunica a chi professa la dottrina del comunismo ateo marxista, comminata da Pio XII, essa non è mai stata abolita, benché la Chiesa da allora non ne abbia fatto più cenno. Tuttavia, tale scomunica mantiene di fatto il suo valore, giacché è evidentemente impossibile che un ateo partecipi della comunione ecclesiale.

.

Quanto all’appartenenza alla massoneria, un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1984 avverte che chi è affiliato alla massoneria è in peccato mortale e non può fare la Comunione. Anche in questo caso il motivo della scomunica è evidente: la massoneria non riconosce il dogma della comunione dei santi.

.

Per quanto riguarda la scomunica degli associati alla mafia, essa è motivata dal fatto che si tratta di associazione a delinquere finalizzata al furto e all’estorsione con ricorso all’assassinio e alla vendetta privata, per cui è evidente che un membro di tale associazione non può fruire della comunione ecclesiale. La stessa cosa vale per i modernisti, i quali, hanno un concetto di Chiesa incompatibile con quello proprio della Chiesa cattolica.

.

I MOTIVI E I FINI DELLA SCOMUNICA

.

Merita di essere scomunicato chi sparge eresie, turba, ferisce, offende o disorganizza la comunità, crea scandalo e divisioni tra i fedeli, disobbedisce all’autorità. Purtroppo però oggi in modo macroscopico — salvo a non voler vedere perché bloccati dalla paura o dal rispetto umano o perché al carro dei modernisti o perché parte in causa o perchè chiusi nei propri meschini interessi o perché affetti allocchismo dottrinale [3] — questi personaggi si moltiplicano, sono onorati e salgono ad alti posti, mentre coloro che sono veramente in comunione con la Chiesa vengono bastonati, umiliati o emarginati. Così gli scomunicabili non sono scomunicati e capita che chi è in comunione è scomunicato o quanto meno viene trattato come se fosse uno scomunicato. Una bella confusione ed ingiustizia, dove chi ci gode è il demonio, maestro dell’oscurantismo che conduce alla perdizione.

.

Circa la questione delle specie della scomunica, dobbiamo porci tre quesiti: un primo quesito è quello di distinguere la scomunica giusta o lecita da quella ingiusta o illecita; un secondo è quello di distinguere la scomunica valida da quella invalida o nulla; e un terzo è quello di distinguere lo scomunicato dichiarato o ufficiale da quello effettivo o di fatto.

.

La scomunica è giusta, quando il prelato interviene mosso dalla preoccupazione di salvaguardare la verità della fede, la comunione ecclesiale e di richiamare il ribelle all’obbedienza. A proposito della scomunica ingiusta, invece, San Tommaso d’Aquino dice che la scomunica può essere ingiusta o da parte dello scomunicante o da parte dello scomunicato. Nel primo caso essa ha effetto, cioè il soggetto viene ufficialmente scomunicato mediante pubblico decreto, benché non meriti tale provvedimento e semmai avrebbe meritato un decreto di lode.  Quindi la scomunica può essere ingiusta, in quanto motivata non dal rispetto per l’autorità superiore, come sarebbe il Magistero della Chiesa, o il timor di Dio o l’amore per la verità o per la Chiesa, ma dall’ignoranza, dall’odio o dall’invidia per lo scomunicato; oppure può essere ingiusta perché senza fondamento o motivo giuridico o dottrinale, ed anzi basata su accuse false e motivi o pretesti ereticali [4]. La prima è valida ma illecita; la seconda è invalida e nulla.

.

Il prelato deve fare molta attenzione a comprendere e valutare i motivi che guidano il pensiero e l’azione del supposto dissidente o eretico, soprattutto se ha molto seguito, per non confondere un profeta con un ribelle, come successe col Savonarola o viceversa per non confondere un ribelle con un riformatore, come successe a  certi vescovi tedeschi nei confronti di Lutero, i quali, anziché condannare il cosiddetto “Riformatore”, passarono dalla parte di Lutero. Il prelato non sia precipitoso nel giudicare, non si lasci condizionare dal clima passionale e fazioso che solitamente si crea attorno a queste vicende, sia cauto nel valutare le accuse rivolte dall’ambiente al supposto reo e preferisca ascoltarlo e consultarlo direttamente. Se è il caso, istituisca un processo, per non rischiare di condannare un innocente o di assolvere un colpevole.

.

Può capitare anche che una scomunica ingiusta sia irrogata da un prelato eretico, il quale può non essere ufficialmente scomunicato, per cui non è sostanzialmente ed effettivamente in comunione con la Chiesa, mentre il suddito ufficialmente scomunicato, in quanto ortodosso, resta di fatto in comunione con la Chiesa.

.

È chiaro che un prelato che scomunichi in base a un falso concetto di Chiesa o di obbedienza o senza essere lui per primo ad esser sottomesso al superiore maggiore o al Romano Pontefice o alla Parola di Dio, scomunica invalidamente, per cui di per sé, tale scomunica, è nulla e non dovrebbe produrre effetto. Tuttavia, di fatto, l’azione di un prelato autoritario, influente, prepotente, sorretto da pari suoi o dai poteri mondani verso una persona onesta ma indifesa  può comunque produrre un effetto sociale deleterio, esercitando violenza sullo scomunicato e sui suoi discepoli, lo diffama presso la comunità e danneggia la comunità stessa così ingannata dalla falsa scomunica.

.

San Tommaso d’Aquino insegna che in questi casi lo scomunicato può ricorrere ai superiori maggiori. Certo, se è il Papa che ha scomunicato ingiustamente, bisognerà sopportare con pazienza, evitando di assumere atteggiamenti vendicativi o rancorosi, che metterebbero senz’altro lo scomunicato, nel caso avesse ragione, dalla parte del torto. Se poi, come fu il caso di Lutero, il ribelle è scomunicato giustamente, è chiaro che un’eventuale contestazione da parte dello scomunicato, aggraverebbe maggiormente la sua colpa.

.

Il fatto che una scomunica non abbia vizi di forma —  essere per esempio emanata dalla legittima autorità o entri nel merito —  non vuol dire necessariamente che essa sia giusta, opportuna, benefica, lecita. Essa può esser originata da  prepotenza o grave colpa nello scomunicante, come fu la scomunica del Savonarola da parte di Alessandro VI. Se poi la scomunica è infetta anche da vizi di forma, come per esempio essere effetto di un abuso di autorità o, come osserva San Tommaso d’Aquino, essere «non dovuta o perché la sentenza è contraria all’ordine giuridico» [5], oltre ad essere ingiusta nel contenuto e nei motivi, essa è del tutto nulla.

.

Casi di questo genere oggi sono frequenti per il fatto che il modernismo si è diffuso tra i vescovi, per cui non solo è raro che un vescovo scomunichi un eretico, ma succede addirittura che fedeli ortodossi siano scomunicati da vescovi eretici. È chiaro che una scomunica motivata da una causa ereticale, essendo contraria alle norme della fede e del diritto, è nulla, per cui lo scomunicato in linea di principio potrebbe non tenerne conto. Sennonché, però, è possibile che in tal caso il prelato infierisca ancora di più, per cui allo scomunicato conviene rassegnarsi. Sotto questo punto di vista San Tommaso d’Aquino osserva che una scomunica può essere ingiusta e tuttavia sortire l’effetto punitivo [6], al quale lo scomunicato, nell’ipotesi, non ha mezzo per scampare o liberarsi, come invece ebbe la fortuna di poter fare San Giovanni della Croce, fuggendo dal carcere del convento.

.

La scomunica ha un duplice scopo: primo, quello di essere una punizione esemplare e salutare; esemplare, per scoraggiare altri ad imitare lo scomunicato; salutare, ossia tale da indurre lo scomunicato alla resipiscenza, al pentimento e alla penitenza, onde possa correggersi ed essere reintegrato nella comunione ecclesiale. Per questo, non deve essere né eccessiva, né troppo mite, ma commisurata all’entità del danno causato a se stesso e alla Chiesa dallo scismatico o dall’eretico e alla qualità e quantità delle sue forze morali e della sua reputazione nella Chiesa, nonché dell’ascendente, della fama e del seguito che egli ha in essa. Non deve isolarlo troppo dalla comunità, in modo che non peggiori la sua ostilità ad essa e non abbia la tentazione di lasciarla del tutto, ma gli sia mantenuto in essa un certo grado di stima e di considerazione. Capita anzi che il dissidente sia oggetto di un’ostilità ingiusta ed esagerata da parte di certi fedeli o nemici troppo zelanti, maligni o di corto intelletto, per cui il prelato deve difendere e proteggere il dissidente anche  da essi.

.

La scomunica non deve neppure lasciare allo scomunicato troppa libertà di azione e di movimento, né deve lasciarlo troppo inserito nella comunità, perché ciò gli consentirebbe di continuare a spargere le sue eresie e a fomentare la ribellione alla Chiesa. Le scomuniche troppo blande, e puramente formali, che non disturbano lo scomunicato più di tanto, perdono la loro efficacia deterrente ed educativa, vengono derise da lui e dai suoi seguaci e non sortiscono alcun effetto, se non quello di creare un martire agli occhi dei seguaci. Tale probabilmente sarà la scomunica dei mafiosi e tale, purtroppo, è stata la scomunica dei comunisti.

.

Secondo scopo della scomunica è quello di far chiarezza nel senso di aiutare a discernere chi appartiene alla Chiesa e chi è fuori, è quello quindi di liberare la Chiesa da un agente pericoloso scoraggiando i fedeli dal volerlo seguire. Può capitare che la Chiesa in questi interventi sia troppo severa, come sembra essere accaduto nei casi di Pietro Valdo nel XII secolo, degli albigesi nel XIII secolo, di Jan Hus nel XV secolo e di Lutero. Essi non mancavano di qualche buona idea nel proporre una riforma della Chiesa, anche se certamente le loro eresie erano condannabili. Essi tuttavia contavano tra le loro fila anche persone in buona fede, per cui, se si avesse avuta maggior fiducia nel dialogo, forse si sarebbe evitata una dolorosa divisione che dura ancora dopo secoli.

.

LA RICOSTRUZIONE DELLA COMUNIONE

.

Paradigmatica è la parabola del figliol prodigo [Lc 15, 11-32]. Lo scomunicato non è tanto uno che è cacciato, ma è uno che se ne va. Il decreto di scomunica bene spesso non è altro che la presa d’atto addolorata e la triste notizia pubblica che il fratello ci ha lasciato e ci è diventato nemico. Nella scomunica non c’è tanto lo sdegno, quanto piuttosto il dolore e la speranza che il figlio perduto sia ritrovato. È lui che se ne è voluto andare. E se un fratello è cacciato, è perché già praticamente non era in comunione e disturbava la comunione. Dunque che cosa si attende la scomunica? Il ritorno del fratello, il suo pentimento, il suo ravvedimento. Come mai sono così rari i fenomeni della conversione? Forse la Chiesa finora non ha fatto abbastanza per recuperare questi fratelli, queste pecorelle smarrite. Si è usata troppa severità e troppo poca misericordia. Così almeno pensò San Giovanni XXIII nel volere e nell’indire il Concilio Vaticano II. Si è voluto trattenere il figliol prodigo con la forza, senza tentare di convincerlo di che cosa sarebbe andato incontro lasciando la casa paterna. Però, bisogna anche riconoscere francamente che in molti casi l’onestà e l’umiltà delle quali il figliol prodigo dà prova nella parabola lucana, accorgendosi del brutto affare che ha fatto lasciando la casa paterna, sono sempre state virtù rare. Quasi sempre gli eretici sembrano trovarsi bene nel mangiare le carrube dei porci, e se ne vantano, indorandole di speciosi orpelli, come fossero segno di libertà e di saggezza, ed anzi invitano altri a seguirli ed altri li seguono.

.

Che cosa la Chiesa può fare in questi casi? Col Concilio Vaticano II essa ha deciso di imboccare una nuova via, che riduca al minimo l’uso della severità e quindi della scomunica e del temuto anàthema sit. Alcuni teologi hanno interpretato la scelta conciliare nel senso che il Concilio supporrebbe che tutti gli uomini, almeno inconsciamente, cercano Dio e sono in grazia; per cui l’annuncio del Vangelo non dovrebbe essere più proposto nei termini categorici e minacciosi di un aut-aut: come unica via di salvezza, rifiutando la quale si apre il baratro dell’inferno: o credi o non ti salvi; ma semplicemente come annuncio di una misericordia, della quale già tutti gli uomini di buona volontà sono oggetto, magari inconsciamente, quale che sia la religione alla quale appartengono. In questa visuale ottimistica, siccome tutti si salvano, ognuno è libero di seguire la propria religione. I contrasti dottrinali non avrebbero importanza. Il fatto determinante sarebbe che tutti sono oggetto della divina volontà salvifica. Tutti quindi, magari inconsciamente, appartengono alla Chiesa, che abbraccia tutte le religioni, nessuno escluso.

.

Per i modernisti non possiamo dire, quindi, al luterano, all’ebreo o al musulmano: tu sei in errore. Egli infatti può sempre dirci: in errore lo sono per te, ma non nella mia religione. Si comprende allora come in questa visuale relativistica perde di senso o di interesse la scomunica. È chiaro che  una Chiesa che non si ritiene in possesso della verità assoluta, come la concepiscono i modernisti, non distingue più nettamente e definitivamente il dogma dell’eresia, per cui l’idea stessa della scomunica non per lei ha alcun significato. Essa si oppone quindi alla Chiesa del passato, detta da costoro pre-conciliare, che adesso appare impositiva e illiberale, irrispettosa del pluralismo, e della libertà di coscienza.

.

Altri dicono: la severità e la minaccia dell’Inferno non è servita. Ma poi non sarà che in fin dei conti la misericordia divina raggiunge tutti e tutti si salvano? Rispettiamo le diversità, puntiamo sul dialogo e su ciò che ci unisce: i comuni interessi della pace e della giustizia. Va bene. Tuttavia, ci sono delle verità che toccano Dio o la salvezza, che non piacciono ai fratelli separati. E allora che facciamo? Alcuni, sono dell’idea che è bene tacerle e ammettere solo quelle verità nelle quali tutti concordiamo. Le altre le lasciamo facoltative alle singole confessioni. Ma non è questo il comando di Cristo. E difatti il Concilio ripropone il Vangelo a tutta l’umanità.

.

Il Concilio, però, a differenza dei precedenti, consapevoli dell’irrimediabile tendenza umana al peccato, propria della natura decaduta, prevalentemente dedicati quindi alla lotta contro il mondo ed alla condanna degli errori e dei vizi, con i relativi castighi comminati ai disobbedienti, sembra animato dalla fiducia di poter edificare su questa terra la concordia generale dell’umanità attorno a Cristo [cf. Pacem in terris], nella fiducia di poter realizzare la collaborazione della Chiesa col mondo, di poter costruire un’umanità giusta, unita e pacifica, nella quale Chiesa e il mondo vanno d’accordo. Il mondo è visto come sostanzialmente disponibile ad accogliere il Vangelo, e la Chiesa sembra fiduciosa di poter conquistare tutto il mondo, perché tutto il mondo attende Cristo. E così il Concilio sembra minimizzare  la tendenza degli uomini alla malizia e al peccato —  quindi la necessità della coercizione e della disciplina —, conseguenti al peccato originale e ritenere che l’educazione, la testimonianza e la predicazione del Vangelo siano sufficienti a creare quaggiù un’umanità finalmente giusta, felice e  concorde.

.

Eppure, l’Apocalisse, prevede che lo scontro della Chiesa col mondo —  la Donna e il Drago —  durerà fino alla Parusia, per cui la conclusione della storia non sarà la simbiosi della Chiesa col mondo e l’unificazione generale dell’umanità nella concordia e nella pace, ma bensì la vittoria di Cristo sulle potenze del male e la separazione finale del grano dalla zizzania, con la salvezza degli eletti e la dannazione di reprobi.

.

Un’altra cosa da notare: fino al Vaticano II la Chiesa ha sempre tenuto a precisare la sua identità e ad opporsi al mondo. Da qui la facilità con la quale essa polemizzava col mondo, condannava gli errori del mondo e scomunicava chi cedeva alle seduzioni del mondo, in particolare del mondo moderno. Essa aveva molta cura per i suoi figli, ci teneva che fossero protetti dalle insidie del mondo e dagli errori  delle altre religioni, compresi i cristiani non-cattolici, mentre era severa verso il mondo, nel quale vedeva quasi solamente pericoli e corruzione. Se essa contattava il mondo, lo scopo era quello di convertirlo al Vangelo, secondo il comando di Cristo.

.

Il Vaticano II ha indirizzato la Chiesa ad una maggiore apertura ai valori del mondo e delle altre confessioni religiose. Ciò ha portato ad un arricchimento e ad un miglioramento del costume, della teologia e della cultura cattolici, ma nel contempo è diminuita la cura di preservare la Chiesa dalla penetrazione in essa di dottrine erronee  o pericolose. Così è successo che, se da una parte la Chiesa ha assunto un atteggiamento più conciliante nei confronti del mondo, dall’altra sono sorti conflitti e corruzione al suo interno a causa della penetrazione degli errori e dei cattivi costumi del mondo, penetrazione non sufficientemente impedita dai pastori, i quali hanno molto diminuito l’uso della scomunica.

.

Ciò che oggi si impone è una maggior cura nei pastori, a cominciare dal Papa, della buona formazione dei fedeli e degli stessi pastori, nel pacificare gli animi aspramente divisi da una sciagurata e incancrenita opposizione tra lefebvriani e modernisti, che si trascina da cinquant’anni, nel difendere la Chiesa dalla penetrazione di idee false o eterodosse e quindi nella ripresa moderata di un saggio e prudente uso dell’istituto della scomunica, senza affatto per questo rinunciare a quanto il Concilio ha prodotto nel rapporto della Chiesa col mondo moderno. È chiaro che occorre portare avanti l’opera dell’evangelizzazione; ma non c’è da illudersi che in un futuro lontano o vicino l’umanità si raccoglierà attorno alla Chiesa. E neppure c’è da sperare in una convivenza pacifica mondiale tra le religioni, come alcuni ipotizzano o auspicano.

.

Al cristianesimo, per volere di Cristo, spetta il dominio del mondo. Le religioni devono essere sottomesse alla religione cristiana cattolica. Il cristianesimo non si adatta, per sua natura, ad essere una religione alla pari delle altre, come fosse un partito politico in un parlamento mondiale. Non confondiamo i rapporti civili fra le religioni con l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Non sono queste le cose previste dall’escatologia apocalittica. Il cristianesimo continuerà ad espandersi, ma sempre in lotta contro le forze di Satana. Sempre, nella Chiesa, si mescoleranno il grano e la zizzania, sempre essa dovrà purificarsi dal peccato ed espellere dal suo seno gli indegni, sempre sarà contrastata da nemici e sempre sarà perseguitata. Sempre avanzerà e si rinnoverà nella storia, e convertirà a Cristo i cuori, sempre accoglierà nuovi figli, e genererà nuovi santi, fino a che, in un momento noto solo a Dio, la Chiesa apparirà sconfitta ed avverrà la grande apostasia, prevista da San Paolo, che però precederà il Ritorno trionfale di Cristo glorioso.

.

Varazze 24 settembre 2018

.

.

______________________

NOTE

[1] “votata allo sterminio” (eb. cherem), nella trad. della CEI.

[2] Commento alle Lettere di S.Paolo, c.9, 3, lect.I, n.739, Edizioni Marietti,Torino-Roma 1953, p.134.

[3] Difetto spirituale riconducibile all’opportunismo, alla piaggeria e alla vigliaccheria, oggi diffuso tra i vescovi, per il quale essi, per ignoranza crassa o per rispetto umano o attaccamento al seggio episcopale, non si accorgono neppure di farsi prendere per il naso dagli eretici. Non solo fuggono davanti al lupo entrato nell’ovile, ma non si accorgono neppure della sua presenza affidando importanti uffici ecclesiastici a persone che dovrebbero essere scomunicate.

[4] Summa Theologiae, Suppl., q.21, a.4.

[5] Ibid.

[6] Summa Theologiae, Suppl., q.21, a.4.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

Dalla decadenza alla farsa grottesca: Enzo Bianchi, un laico eretico che con il plauso dei vescovi predica gli esercizi spirituali ai preti sulla tomba del Patrono universale dei sacerdoti

— attualità ecclesiale —

DALLA DECADENZA ALLA FARSA GROTTESCA: ENZO BIANCHI, UN LAICO ERETICO CHE CON IL PLAUSO DEI VESCOVI PREDICA GLI ESERCIZI SPIRITUALI AI PRETI SULLA TOMBA DEL PATRONO UNIVERSALE DEI SACERDOTI

.

Chi oggi rimane scandalizzato che Enzo Bianchi possa predicare gli esercizi spirituali mondiali per i sacerdoti, non ha motivo di prendersela né col Pontefice regnante né col Prefetto della congregazione per il clero che sarà presente a questo cosiddetto evento mondiale come un notaio può essere presente in una casa dove in una stanza c’è il cadavere del morto, nell’altra gli eredi che assistono all’apertura di un testamento attraverso il quale, con immane stupore, scopriranno a breve, dalla sua pubblica lettura, che non hanno ereditato un centesimo, ma solo una caterva di debiti da pagare. Esattamente quei debiti presentati infine al Sommo Pontefice Francesco I da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Enzo Bianchi incluso.

.

Autori
Ariel S. Levi di Gualdo
Jorge Facio Lince

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

Enzo Bianchi, un eretico conclamato in cattedra a predicare gli esercizi spirituali mondiali al clero sulla tomba del Patrono dei Sacerdoti della Chiesa universale, il Santo Curato d’Ars

Quando analizziamo nascita e sviluppo di certi mostri intra-ecclesiali, bisogna sempre cercare di andare all’origine del problema. Spesso, la natura del problema, è costituita proprio dal problema stesso che non è stato preso, analizzato, isolato e risolto per tempo. Sicché, a quanti dinanzi all’eretico indomito e impenitente Enzo Bianchi, falso profeta, cattivo maestro, pernicioso avvelenatore del deposito della fede cattolica, oggi puntano il dito verso il Sommo Pontefice Francesco I, è doveroso ricordare, anzitutto per onestà intellettuale, poi per storico dato di fatto, che i veri responsabili dello sviluppo del cancro bianchiano all’interno della Chiesa sono stati il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il Cardinale Joseph Ratzinger Prefetto per un ventennio della Congregazione per la dottrina della fede, in seguito il Sommo Pontefice Benedetto XVI, sotto il cui pontificato Enzo Bianchi, pubblico diffusore di eresie cristologiche, pneumatologiche, ecclesiologiche ed esegetiche, fu invitato al Sinodo sulla nuova evangelizzazione.

.

Ci risulta che alla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta dal Cardinale Joseph Ratzinger, nel corso degli anni giunsero molte denunce, assieme a numerose richieste da parte di diversi vescovi che in modo diplomatico chiedevano pareri al competente dicastero sulla ortodossia dottrinale di libri e pubbliche conferenze tenute da Enzo Bianchi; e ciò sin da fine anni Ottanta inizi anni Novanta del Novecento. A qualcuno, risulta per caso che il Cardinale Joseph Ratzinger abbia preso qualche provvedimento?

.

Se la vicenda di Enzo Bianchi — il nome del quale oggi figura tra i Padri del prossimo sinodo sui giovani —, non fosse, come lo è, collocabile nella nostra triste tragedia ecclesiale ed ecclesiastica contemporanea, potrebbe essere elemento per una vera e propria commedia grottesca, perché invitare un eretico al Sinodo per la nuova evangelizzazione sotto il pontificato del Papa Teologo, è paradossale quanto lo sarebbe invitare una celebre porno star a parlare alla Confederazione delle Superiore delle Monache Clarisse, riunite per stabilire il modo migliore per proporre alle giovani aspiranti religiose la virtù della castità nel Terzo Millennio. Eppure, Benedetto XVI, lo ha fatto. E, non potendo egli non sapere chi fosse Enzo Bianchi, possiamo solo concludere dicendo: mentre Francesco I, le proprie contraddizioni le manifesta e, come suol dirsi, te le sbatte in faccia, Benedetto XVI, nel corso del tempo, da buon figlio del romanticismo tedesco ha cercato invece di unire armonicamente acqua e fuoco, opposti e contrarî, come se tutti avessero diritto ad avere voce, incluso Enzo Bianchi. Quindi inclusa l’eresia, chiamata a convivere armonicamente ed in modo pluralistico e conciliante con l’ortodossia teologica.

.

Per doloroso dovere di onestà intellettuale bisogna poi aggiungere: se Enzo Bianchi, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, avesse toccato due argomenti chiave, tali erano i preservativi e la famiglia, sarebbe stato fatto fuori all’istante, proprio come furono giustamente frenati e sconfessati i fautori della marxisteggiante Teologia della Liberazione. Purtroppo però, durante questo pontificato così attento e sensibile ai preservativi, alla famiglia e alle derive marxiste, al tempo stesso non si vedeva e non ci si curava che nello stesso Brasile, grande serbatoio della Teologia della Liberazione incubata in quel Paese con il pensiero e soprattutto con i soldi dei tedeschi, stavano prendendo vita sacerdoti che oggi si presentano all’altare vestiti e truccati come fossero delle Drag Queens che salgono sul palcoscenico di una discoteca gay. Il Bianchi ha quindi avuto la scaltrezza, sotto quel lungo pontificato, di dare avvio a tutta la sua semina di eresie, coprendosi però dietro al grande meaculpismo inaugurato da Giovanni Paolo II, senza mai toccare il filo spinato ad alta tensione dei preservativi e della famiglia.

.

Con identica scaltrezza agirono pure Kiko Arguello e Carmen Hernandez, fondatori del Cammino Neocatecumenale, che hanno scempiato la liturgia e la Santissima Eucaristia sino a forme di vero e proprio sacrilegio, però, a Giovanni Paolo II, presentavano un movimento composto da coppie regolari che avevano sette otto figli ciascuno e che consideravano la contraccezione uno tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. E, sotto quel pontificato, chi aveva numerosa prole ed era contrario alla contraccezione, poteva anche scrivere catechismi paralleli al Catechismo della Chiesa Cattolica, poteva anche decidere quando i propri adepti potevano recitare il simbolo di fede Niceno-Costantinopolitano, ma soprattutto potevano ridurre il Sacrificio Eucaristico ad una via di mezzo tra un Seder di Pesach [la cena della Pasqua ebraica] celebrato il sabato sera alle ore 21, ed una Cena Calvinista in ricordo di Gesù Cristo. Purché non si toccasse, però, il filo spinato ad alta tensione dei preservativi e della bioetica. Il tutto per ribadire quanto Enzo Bianchi non sia né colpa né responsabilità del Sommo Pontefice Francesco I.

.

Chi oggi rimane scandalizzato che Enzo Bianchi possa predicare gli esercizi spirituali mondiali per i sacerdoti ad Ars, dove sono conservate le spoglie del Santo patrono universale dei sacerdoti, non ha motivo di prendersela né col Pontefice regnante né col Prefetto della congregazione per il clero, Sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella, che sarà presente a questo cosiddetto evento mondiale come un notaio può essere presente in una casa dove in una stanza c’è il cadavere del morto, nell’altra gli eredi che assistono all’apertura di un testamento attraverso il quale, con immane stupore, scopriranno a breve, dalla sua pubblica lettura, che non hanno ereditato un centesimo, ma solo una caterva di debiti da pagare. Esattamente quei debiti presentati infine al Sommo Pontefice Francesco I da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Enzo Bianchi incluso.

.

Enzo Bianchi chiamato a predicare ai presbìteri, è forse cosa da prendere sul serio? A questa amara realtà si può solo reagire con la presa di giro, proprio come col grottesco esempio calzante di poc’anzi riguardo l’immagine della porno star e delle monache di clausura che cercano di apprendere da lei il linguaggio giusto per annunciare il valore della verginità alle aspiranti monache del Terzo Millennio. 

.

Tra dei Satanisti ed Enzo Bianchi c’è questa tremenda differenza: i Satanisti, proprio in quanto tali, sono degli autentici credenti; pochi come loro credono infatti profondamente — per fare un solo esempio —, alla presenza reale di Cristo Dio vivo e vero, in anima corpo e divinità nelle Sacre Specie Eucaristiche. Enzo Bianchi è invece un ateo, uno che in modo deciso ha ateizzato l’intero Mistero della Rivelazione. Parole indubbiamente pesanti queste nostre, ma testimoniate da ore e ore di pubblici discorsi ufficiali tenuti da questo personaggio, di fatto ateo ed ateizzante.

.

Veniamo al nostro lavoro, basato solo e rigorosamente sulle prove; un lavoro portato avanti per oltre un anno dal giovane filosofo e teologo Jorge Facio Lince, collaboratore del Padre Ariel S. Levi di Gualdo. Il lavoro è stato condotto dal solerte ricercatore a questo modo: sono stati raccolti e archiviati un numero davvero elevato di filmati nei quali Enzo Bianchi, ripreso e registrato, teneva i propri sproloqui ereticali, principalmente presso strutture ecclesiali, se non, addirittura, dai pulpiti di numerose chiese cattedrali italiane, con altrettanti numerosi vescovi diocesani seduti in prima fila sorridenti ad abbeverarsi, loro per primi, alle sue immani eresie. E quando un vescovo invita un eretico di tal fatta a proferire pensieri eterodossi dal pulpito della sua chiesa cattedrale colma di fedeli, è presto detto che ci troviamo dinanzi ad un indegno pastore che anziché custodire la porzione di Popolo di Dio ad esso affidato [cf. Gv 21, 15-19], invita direttamente il lupo dentro l’ovile. Il pastore che invita il lupo dentro l’ovile è parecchio peggiore del pastore che dinanzi al lupo fugge per paura, mentre il lupo rapisce e disperde le pecore [cf. Gv 10, 12]. Infatti, la paura è un sentimento umano, inoltre bisogna ricordare anche che nessuno è obbligato a essere eroe. Certo, chi per natura non è dotato di coraggio, dovrebbe evitare di accettare, anche se si tentasse di imporgliela, la nomina episcopale.

.

Ci sono stati vescovi diocesani che hanno inviato generazioni di seminaristi presso l’esotico Monastero di Bose a fare i ritiri spirituali prima delle loro sacre ordinazioni. Ci sono stati vescovi diocesani che si sono assicurati la presenza di Enzo Bianchi presso i propri seminari, affinch’egli potesse donare con le sue lezioni perle di saggezza ai futuri preti. E, detto questo, dovrebbe essere inutile, perlomeno in tempi normali, affermare che ad un vescovo che avvelena in tal modo i propri futuri preti, o che invita questo Signor Laico a predicare i ritiri spirituali ai membri del proprio presbiterio, non dovrebbe essere permesso di fare il vescovo. Bisogna infatti chiarire che un vescovo il quale convivesse dentro il palazzo episcopale con un harem di concubine, ma che nell’esercizio del suo sacro ministero fosse — al di là della sua vita privata immorale e di peccato —, un difensore della fede e della integrità dottrinale dei propri presbiteri, commetterebbe un peccato molto meno grave, non altro perché quel genere di peccato di lussuria sarebbe veleno solo per la sua anima. Invece, un vescovo che favorisce la diffusione dell’eresia tra i suoi presbìteri ed i propri fedeli sudditi diocesani, compie il peccato più grave che possa compiere un sommo sacerdote il cui compito è quello di reggere, nella sacramentale pienezza del suo sacerdozio apostolico, tutte le membra vive del Corpo di Cristo che è la Chiesa.

.

Il lungo lavoro di ricerca di Jorge Facio Lince ha comportato infine l’accumulo di oltre trecento pagine di materiali, i quali altro non sono che le testuali parole pronunciate nelle più disparate occasioni pubbliche da Enzo Bianchi in lezioni e conferenze, il tutto documentato senza possibile pena di smentita, perché — è bene ripeterlo ancora —, non si tratta di deduzioni, o di interpretazioni, si tratta di questo eretico, di questo ateo che ateizza chi lo ascolta, filmato e registrato mentre parla dinanzi alle platee nel corso di diverse centinaia di ore di registrazioni, non di rado alla presenza di vari vescovi italiani.

.

Dunque, delle due cose una esclude l’altra: o i vescovi che lo invitano, che lo ospitano e che lo fanno parlare direttamente dentro le loro chiese cattedrali, sono tali e quali a lui, oppure dobbiamo prendere atto che una consistente fetta dell’episcopato ha proceduto nei concreti fatti a fare pubblica apostasia dalla fede cattolica.

.

Sia nell’uno che nell’altro caso — ed entrambi sono casi gravissimi —, questo genere di vescovi hanno ipso facto svincolato i propri presbiteri ed i propri fedeli sudditi diocesani da ogni dovere di filiale rispetto e obbedienza nei riguardi del vescovo. Infatti, a sola eccezione delle persone affette da ignoranza inevitabile e invincibile, quindi non in grado di giungere a simili analisi e conclusioni, il negare la legittima autorità, ma soprattutto l’obbedienza ad un vescovo che presenta un eretico come modello nella propria chiesa cattedrale ai propri presbiteri ed ai propri fedeli sudditi diocesani, è un dovere, perché ad un vescovo del genere non si deve proprio mai obbedire. E non si deve obbedire per imperativo di coscienza, oltre che per dovere di fede cattolica. Diversamente invece, ad un vescovo che mantiene a servizio nel proprio palazzo vescovile una squadra di concubine, ma che malgrado la propria vita privata immorale, difende pubblicamente e tutela il deposito della fides catholica, malgrado certe sue gravi fragilità umane si deve rispetto e obbedienza, anche se potrebbe seriamente rischiare di andare all’Inferno a bruciare in eterno in quello che Dante indica come il girone dei lussuriosi.

.

Dalle circa seicento ore di registrazioni filmate in cui Enzo Bianchi offre il meglio del peggio del proprio pensiero ereticale, abbiamo scelto a titolo di esempio alcuni passi nei quali egli nega apertamente alcuni dei principali fondamenti della fede. Per esempio: la corretta figura di Dio Padre ridotta ad analisi improntata su schemi di matrice freudiana; la negazione della processione della Seconda Persona della Santissima Trinità, ossia il fatto che per articolo di fede lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio; per seguire con una cristologia che racchiude in sé i veri e propri connotati della blasfemia, seguita dal più selvaggio relativismo teologico e religioso presentati come ecumenismo e come dialogo interreligioso. Tutte cose che il Bianchi proferisce e semina da decenni, soprattutto nelle chiese cattedrali e nei seminari; tutte cose di cui, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il Prefetto della congregazione per la dottrina della fede Cardinale Joseph Ratzinger, il Sommo Pontefice Benedetto XVI, pare, almeno alla prova dei fatti, che non si siano mai accorti.

.

Domanda: ma è mai possibile che da mezzo secolo a questa parte si viva in una Chiesa nella quale diversi poveri e ignari Sommi Pontefici sono stati tutti quanti traditi e ingannati, quindi beatificati e canonizzati? Proprio così. Perché poi, quando certe evidenze non sono più in alcun modo negabili, ed in specie quando appunto si tratta di Beati e di Santi Pontefici, a quel punto è invalso ormai l’uso di annunciare: «Il Sommo Pontefice è stato tradito e ingannato!».

.

Qualcuno potrebbe chiederci: perché, tutti questi materiali non li presentate alla Congregazione per la Dottrina della Fede? Semplice la risposta: anzitutto, per sapere che il Bianchi è eretico, non dovevano certo aspettare noi, in questa Chiesa dove l’eresia non è più tale ma è solo considerata una “libera opinione diversa”. E poi, a qual scopo farlo, se quel dicastero, oggi, sarebbe capace solo a condannare come grave eresia il fatto che qualcuno osi mettere in dubbio che il compito ecclesiale ed ecclesiastico di un Cardinale di Santa Romana Chiesa non dovrebbe essere quello, ed in specie di questi tempi, di portare il caffè caldo la sera ai barboni sotto il colonnato di San Pietro? [cronaca: QUI, QUI]. E se anche lo facesse, non sarebbe opportuno farlo senza tirarsi dietro un esercito di giornalisti, fotografi e cameraman? Oggi, compito di un Cardinale, con le fondamenta dottrinali della casa che tremano sotto le scosse sismiche ad alta magnitudo, è quello di portare i gelati agli immigrati a Rocca di Papa, semmai rincorrendoli col gelato in mano mentre questi, appena giunti nel centro di accoglienza messo a loro disposizione per ripicca politica col governo italiano in carica dalla Conferenza Episcopale Italiana, si erano già dati alla fuga? [cronaca, QUI]. E dietro a loro il Cardinale, che li rincorreva col gelato in mano …

.

… ecco, affermare queste cose sì, che è vera e propria eresia, mica negare, come fa il Bianchi, l’articolo di fede che recita «Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio»? Oppure che il peccato originale è una invenzione della quale a suo dire «Non c’è traccia sul Libro della Genesi» [citazione e filmato seguono più avanti]. In fondo, queste del Bianchi, sono solo “opinioni diverse”. Invece, per cadere in eresia, oggi bisogna negare l’elemosina ad uno zingaro, non fare la raccolta differenziata dei rifiuti, od inquinare l’ambiente con i condizionatori. Tutte cose che tra poco saranno racchiuse dalla nuova teologia nel peccato di bestemmia contro lo Spirito Santo, per il quale non c’è remissione e perdono [cf. Mc 3, 29].

.

Enzo Bianchi, laico non nel senso di Christi fidele ma nel senso di laicista, ha centrato il suo dire e scrivere sull’importanza del dialogo come la miglior via per una «umanizzazione» per l’uomo. Dunque questa raccolta di testi è stata fatta prendendo da una parte il messaggio racchiuso nelle parole dette o scritte in questi ultimi anni da Enzo Bianchi in giro per tutta l’Italia; e il Messaggio di Gesù Cristo, quello affidato alla Chiesa Cattolica, somma mater et magistra. Il messaggio di Enzo Bianchi è impossibile da essere mal interpretato perché sono tutte affermazioni fatte o scritte da lui; mentre dall’altra parte del dialogo, cioè dalla parte del messaggio di Gesù, della Chiesa e della stessa storia, sarà messo in forma semplice e sintetica, cosi che ogni lettore possa trarre le proprie conclusioni.

.

DALLA SOCIOLOGIA POLITICA ALLA “SOCIO-TEOLOGIA”: IL RACCONTO  SU DIO

.

Partiamo allora dall’inizio, chiarendo anzitutto cosa pensa e che cosa trasmette Enzo Bianchi sul mistero della creazione. Se infatti la Chiesa Cattolica sostiene che:

«La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3004; cf 3026; Conc. Ecum. Vat. II, Dei]. Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato “a immagine di Dio” [Cf Gen 1,27]» [1].

.

Enzo Bianchi, prendendo spunto dagli scrittori critici verso la religione e la figura di Dio come Padre, nonché palesemente influenzato dal pensiero di Sigmund Freud, ci presenta la figura del Creatore come uno schema o sovrastruttura storico-politico-sociale:

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«[…] noi dobbiamo confessare che Paul Ricœur [2] aveva ragione quando diceva che soprattutto le istituzioni religiose avevano creato il fantasma del padre, modellando Dio Padre sovente sulla esperienza della paternità umana che gli uomini avevano fatto. Guardate, se c’è un errore terribile che ha ripercorso la storia della Chiesa è l’aver pensato di poter dire che Dio è padre a partire della paternità umana. Mentre in realtà avrebbe dovuto essere quella paternità divina narrata da Gesù che doveva ispirare, che doveva plasmare la paternità dei nostri genitori. È avvenuto esattamente il contrario. Ma questo ha fatto si che Dio assumesse davvero quel volto di padre-padrone. Quel volto, permettetemi di dire, di dio perverso […] quell’immagine di Dio che soprattutto negli ultimi secoli, sono stati più causa loro di ateismo di quanto lo siano stati movimenti e ideologie; che noi abbiamo accusato di essere forieri di ateismo. Io ne son convinto e lo dico sovente: ha creato più atei l’immagine paterna regnante nella Chiesa nel secolo scorso e nella prima metà di questo secolo, di quanto abbiano fatto l’ideologia marxista, la società industriale o la secolarizzazione. E noi dobbiamo aver il coraggio di dire questo. Perché veramente l’immagine paterna consegnata di Dio era quella di un padre-patrone, a volte di un padre perverso. Soprattutto nel suo rapporto con Gesù. Quel Padre che aveva voluto il sacrificio del figlio per soddisfare la sua collera e la sua ira perché in nome di una giustizia punitiva, qualcuno doveva scontare il peccato che segnava la storia. Per grazia noi oggi usciamo da questa stagione con molta difficoltà […] anche noi facciamo difficoltà a riconoscere Dio come padre. A un certo punto della nostra vita, noi sentiamo Dio come presenza esigente. Sentiamo la sua volontà come qualcosa che urta contro la nostra. Sentiamo la presenza di Dio come Colui che ci dice: c’è un limite per te, perché ci sono gli altri i tuoi fratelli. Ecco dove Dio si rivela Padre. E poi, attraverso i comandamenti, ci dice anche c’è una legge perché tu possa vivere l’amore con gli altri. E quando Dio ci mostra i limiti e la legge, noi sentiamo che il rapporto con Lui è come una prigione. Tentati dal male, sentiamo Dio come un nemico. Sentiamo la vita cristiana come una prigione. Ascoltare la sua voce è come una oppressione. Ecco il nostro bisogno di allontanamento. Vorrei dire che se ognuno di noi fosse davvero onesto dovrebbe dire che qualche volta ha sentito il bisogno di uccidere Dio. Anche di dimenticare Dio di fare a meno di Lui […] poi, soprattutto, guardate: c’è un pensiero che cresce in noi. soprattutto dall’adolescenza in poi. Noi pensiamo che Dio si Dio è buono, Dio è amore. Ma che questo Dio ci ama se siamo buoni; altrimenti ci castiga, non ci ama più. Preti, suore, mamme devote; tutte pronte a dirci un giorno a fin di bene: “guarda, che se stai buono Gesù ti vuol bene, Dio ti vuol bene. Ma se fai il cattivo non ti ama più”. Quante volte abbiam sentito questa parola. E l’unica, quando sentiamo questa parola, è dire nel cuore: Dio, perdona loro, non sanno quel che dicono. È così che poco a poco deformiamo il suo volto. È cosi che sentiamo Dio come padre-patrone […] ecco la simultaneità: da parte nostra peccato, inimicizia e empietà; da parte di Dio amore riconciliazione, perdono […] amore viscerale in cui non c’è traccia di giustizia retributiva. Dio la giustizia retributiva non la conosce. Questa è venuta dalla filosofia del diritto romano e si è insinuata nella Chiesa, nelle sue istituzioni e nella sua teologia. Ma non è il Dio della Bibbia […]. Quale volto tu riveli di Dio agli uomini, agli altri. Dimmi il volto di Dio che hai e ti dirò che tipo di uomo sei. Diceva Teofilo di Antiochia. Mostrami il tuo Dio e ti dirò che uomo sei; ma vale anche il contrario mostrami che umanità hai e ti dirò il Dio che tu hai»[cf. video QUI[3].

.

È presto detto: questo Dio, nella figura del Padre, per Enzo Bianchi è la manifestazione psicoanalitica e socio-linguistica delle prime paure che l’uomo ha vissuto e che ancora oggi ha dentro di se a livello antropologico in quanto manifestazioni dei suoi istinti animali. Per quanto invece riguarda il corretto concetto di «giustizia retributiva», il bosiano non dovrebbe far altro che leggere le principali encicliche sulla dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum Novarum del Sommo Pontefice Leone XIII [testo QUI], sino alla Centesimus Annus del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II [testo, QUI], per trovare adeguati chiarimenti ai propri stati di confusione, come quelli che sotto seguono:

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«La paura di Dio, quella che secondo la Bibbia è stata la prima paura che l’uomo ha esperimentato vi ricordate nel racconto della Genesi? Alla domanda di Dio: uomo dove sei? L’uomo ha risposto confessando ho udito la tua voce nel giardino Dio e ho avuto paura Genesi [3, 10]. Paura di un Dio che abbiamo chiamato nell’antichità; ma non pensate che ciò che abbiam vissuto nell’antichità non sian vissuto sotto altre forme oggi. L’abbiamo chiamato nell’antichità fatto, destino, necessità. La ananké dei greci. Padre padrone, giudice severo, legislatore onnipotente. Tutte proiezioni umane forgiate dal pensare Dio come necessità o come caso. Come destino o incomprensibile gioco di un mondo senza ragione. Disse bene Jacques Monod [4] per la mia generazione quando nel 1969 intitolò il suo libretto Il caso e la necessità. Da biologo, da osservatore aveva posto il problema su cui si gioca davvero la nostra libertà e la nostra capacità d’amore. Paolo VI diceva che la presenza di atei, di non credenti, di quelli che negano Dio in modo militante, dovrebbe innanzitutto non scandalizzare. Non diventare dunque un obiettivo avversario ma dovrebbe interrogare noi cristiani. Dovrebbe spingerci a domandarci: ma quale immagini di Dio abbiamo costruito e trasmettiamo agli altri? Perché la maggior parte degli uomini che dicono di non credere in Dio, non negano Dio, negano il Dio che noi cristiani mostriamo loro, che noi raccontiamo loro. Noi pervertiamo il volto di Dio. Noi stessi siamo presi della paura di Dio e trasmettiamo questa paura agli altri. Faccio solo un piccolo esempio: basta che un cristiano dica, sentite affermazione comune e normale, nello spazio cristiano. Basta che un uomo dica che l’amore di Dio va meritato ed ecco l’immagine di Dio perversa, che non lascia nessuna speranza. Noi cristiani con molta umiltà, ma anche con fierezza dovremmo semplicemente ritornare ad ascoltare le scritture e al cuore il Vangelo che è Gesù Cristo, e Gesù Cristo che è il Vangelo. Il Vangelo, spero comprenderete questa mia affermazione. Testimonia che Gesù ha evangelizzato Dio. Non nel senso che Gesù è andato a predicare a Dio la buona novella. Ma nel senso che Gesù ha saputo rendere Dio evangelo, buon notizia. Perché sovente il Dio che è stato predicato anche delle pagine dell’Antico Testamento può essere recepito dagli uomini come cattiva notizia, non come fonte di speranza e di pienezza di vita. Il Prologo di Giovanni si conclude: Dio nessuno lo ha mai visto, nessuno, ma il figlio Gesù, Exeghésato, parola greca che indica [che Gesù] c’è ne ha fatto l’esegesi la narrazione il racconto autentico. Ecco allora che alla speranza cristiana risuona con quelle parole del grido Pasquale: Non abbiate paura. Non abbiate paura. Perché Gesù di Nazareth il Crocifisso è risorto. È questo l’esito di tutti i vangeli che ci vogliono raccontare Gesù […] e come la si può declinare ai non cristiani fino a intrigarli? Basta dir loro che quando noi cristiani diciamo Risurrezione, vogliamo soprattutto dire in termini non teologici ma umanissimi che ogni uomo può capire, che sia credente o no che l’amore vince la morte. Perché proprio la scrittura che ci annuncia un duello con la morte, che non è duello della vita contra la more; ma duello dell’amore vissuto, non un amore astratto, non una idea; ma un amore vissuto fatto carne e ossa in una persona che è degno di combattere contro la morte e di vincerla. La fede in Gesù uomo come noi ma figlio di Dio ci fa dunque credere e separare con la speranza della speranza. E se l’amore vissuto da Gesù che ha vinto la morte, allora comprendiamo perché al termine del Nuovo Testamento vi sia l’affermazione mai fatta prima in tutte le scritture, affermazione ultima e definitiva dopo la quale non c’è ne sarà un’altra, quando, nella Prima Lettera di Giovanni: Dio è amore. Non il destino ma la libertà. Non il caso ma l’amore possono illuminare la nostra vita darle senso facendo cessare ogni paura del fatto, della necessità, della morte. Paura che ci schiavizzano e ci alienano. Si tratta cogliere Gesù Cristo come l’uomo che ha narrato Dio e come il Dio che da senso alla nostra povera vita umana. Questa vita quotidiana che è un mestiere. Che facciamo tanta fatica a vivere tutti. Ma che se illuminata dalla speranza, la quale nasce sempre dallo sperare insieme, dalla solidarietà, dalla comunione. Può dare ai nostri giorni effettivamente un senso»[cf. video QUI[5].

.

Dopo questa esposizione, vediamo cosa insegna la Chiesa attraverso il Catechismo:

.

«In molte religioni Dio viene invocato come “Padre”. Spesso la divinità è considerata come “padre degli dèi e degli uomini”. Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo [Dt 32,6; Ml 2,10]. Ancor più Dio è Padre in forza dell’Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele, suo “figlio primogenito” [Es 4,22]. È anche chiamato Padre del re d’Israele [2Sam 7,14]. In modo particolarissimo Egli è “il Padre dei poveri”, dell’orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezione amorosa [Sal 68,6]. Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità, [Is 66,13; 239; Sal 131,2] che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, [Sal 27,10] pur essendone l’origine e il modello: [Ef 3,14;  Is 49,15] nessuno è padre quanto Dio» [6].

.

La figura di Dio-Padre è quindi ridotta nella narrazione di Enzo Bianchi a un prodotto della soggettività, ciò sia nella animalità, sia nella sfera delle paure sia come sovrastruttura storico-sociale. Per un altro verso la narrazione di Enzo Bianchi trasmette in forma chiara e inequivoca che solo nella narrazione di un altro uomo, chiamato questa volta Gesù, si svela il volto, il significato e la fonte di ciò che alla fine potrebbe essere invece definito il Dio “amore”. Discorso bello ma comunque non immune alla critica di una edulcorata forma di agnosticismo o di immanentismo storicista e ateo [7]. Queste enunciazioni risentono inoltre dell’eresia marcionita, ma nel senso più peggiorativo del termine, perché non solo il Bianchi distingue il Dio padre-padrone severo e punitore dell’Antico Testamento dal Dio buono essenza d’amore del Nuovo Testamento, perché contrariamente al vescovo eretico Marcione [Sinope 80 – Roma 160], nel bosiano l’amore e la bontà sono riferite non a Cristo Dio, in modo trascendentale o metafisico, ma solo a Gesù uomo. Pertanto, il Bianchi, accentua e amplia la stessa eresia di Marcione dimostrando con parole documentate, pubblicamente espresse e filmate, quanto il suo pensiero ereticale sia un autentico e pericoloso ammasso di vecchie eresie di ritorno, simili nella sostanza, ma molto peggiorate nella loro forma.

.

Prosegue Enzo Bianchi …

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«Dio per avere qualcosa che non fosse divino si è ritirato per lasciare posto al mondo, il mondo nella sua profondità. Il mondo non è divino, il mondo è creatura, il mondo è alterità, il mondo è davvero un partner di fronte a Dio che può dire a Dio no, non è obbligato a dire si. Ecco la grandezza che ci vogliono dire questi racconti di Dio. Dio ha creato un mondo autonomo da Lui. Noi uomini possiamo dire a Dio “tu non ci hai creato, noi non crediamo in te”. Tu per noi sei niente. Noi ti neghiamo. E lui che ci ha creati non può far altro che accettare il nostro rifiuto dell’alterità questo è lo straordinario» [8].

.

Enzo Bianchi, con queste affermazioni che definire confuse sarebbe solo eufemismo, confonde in modo pericoloso la libertà ed il libero arbitrio dell’uomo con l’indifferentismo di Dio, sostenendo di fatto le principali tesi degli esponenti della “teologia della morte di Dio”, nascoste però dietro le sue parole. Quasi come se Dio si fosse ritirato indifferente dinanzi al peccato originale, come se nel corso dell’esperienza vetero testamentaria non avesse più volte ristabilita la propria alleanza con il Popolo d’Israele. E dinanzi all’immagine di questo Dio indifferente che si ritira da un «mondo non divino», il Bianchi come intende leggere l’incarnazione del Verbo Divino che diviene l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo [cf. Gv 1, 29-36]? La verità, di fatto, è che Enzo Bianchi, adottando criteri puramente socio-politici post-illuministici, ci presenta la figura di una sorta di dio laico che pare uscito proprio dalla penna di Voltaire.

.

UN SAGGIO DI CHI È L’ERETICO BIANCHI “BIBLISTA”, CHE OFFRENDO UNA LETTURA ATEO-MARXISTA-FREUDIANA AFFERMA: «NELLA BIBBIA NON C’È  NESSUN PECCATO ORIGINALE»

.

Questo afferma Enzo Bianchi …

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«La Bibbia può interessare tutti. Perché vorrei quasi capovolgere quello che normalmente si pensa: tutti pensano che la Bibbia sia un libro su Dio. No. La Bibbia invece è un libro sull’uomo. ci dice ciò che Dio pensa dell’uomo. Non è tanto un libro su Dio, ma ci vuol dire la visione il pensiero di Dio sull’Uomo e quando uno fa il cammino di cercare Dio quaererae Deum in realtà cerca l’uomo questo deve essere detto con chiarezza perché e in questo senso che la Bibbia serve al credente come una via come un cammino da seguire […] il cammino è quello di una umanizzazione. C’è la sapienza all’interno della Bibbia, una sapienza distillata di mille anni. Pochi se ne rendono conto, ma la Bibbia, soprattutto per noi cristiani, è una biblioteca, perché contiene settantadue libri scritti sull’arco del tempo di mille anni almeno. se non mille cento. E comunque le vicende, i racconti che racconta, sono più di un millennio. È stata scritta in tre lingue: ebraico, aramaico greco. È stata scritta in una zona, in una regione che va da Babilonia, l’attuale Iraq, fino a Roma. Dunque è veramente un crocevia di esperienze di ricerche di genti e questo fa dire che la Bibbia contiene una sapienza umana, queste sono tutte le ragioni per cui vale la pena, secondo me, di leggerla, di scrutarla, di pensarla, di meditarla, perché ne va di mezzo la nostra qualità della vita e la nostra umanizzazione, soprattutto per noi in occidente» [cf. video QUI[9].

.

Per lo schema di valutazione di Enzo Bianchi riguardo ciò che è vero e falso, buono e cattivo, giusto e non giusto, si impone la supremazia della cultura o della produzione scritta e parlata dell’uomo, quindi la Bibbia non possiede e non può possedere in sé nessun altro valore che quello della testimonianza di secoli e secoli di tradizioni liturgiche e morali di diverse civiltà vissute nel Medio Oriente. In queste parole del Bianchi risuona il divertente ma pericoloso giro di parole di una storiella della cultura yddish dell’Ottocento: «L’uomo ha creato Dio che ha creato l’uomo, affinché poi, entrambi, fossero felici». Espressione che richiama l’asserto di uno dei diversi autori molto citati dal Bianchi, il tedesco Ludwig Feuerbach, discepolo di Friedrich Hegel, il quale afferma: «non è Dio che ha creato l’uomo, ma l’uomo che ha creato Dio» [10]. In fondo, se ci pensiamo bene, la satanicità del Bianchi consiste proprio in questo: seminare dietro le parole apparentemente paludate e sempre di prassi intrise di amorosità, i pensieri più venefici di questi autori. E questi sono fatti, non sono processi alle intenzioni dell’eretico Enzo Bianchi.

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«La Bibbia contiene, come uno specchio in cui noi possiamo avere dei barlumi di verità ma la verità è oltre lo scritto, è oltre il testo non può mai essere ridotto ne ad una formula ne ad un concetto che per quanto dica la verità è un concetto culturale espresso in parole umane, espresso in linguaggio umano espresso in immagini umane. La verità trascende sempre questo»[cf. video QUI[11].

.

… e prosegue:

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«Attenzione nella bibbia non c’è nessun peccato originale. Lo sapete, questo fa parte della teologia, nella Bibbia non c’è nessun peccato originale. Ci sono differenti peccati tra il capitolo terzo e il capitolo decimo. Diversi peccati. Che vogliono risposte a delle domande che gli uomini si facevano e che gli uomini si fanno. La prima domanda voi sapete che ci facciamo quando noi cominciamo ad avere una certa consapevolezza di stare al mondo la prima cosa che vediamo e che i nostri genitori litigano tra di loro, che il padre e la madre litigano tra loro. E cominciamo a capire che c’è un urto che c’è una difficoltà tra uomo e donna e ci chiediamo perché? […] e come è possibile che la vita di un fratello venga fuori attraverso dei dolori e delle urla così della madre? Perché il parto nel dolore? E poi il padre che va a lavorare torna stanco, qualunque lavoro stanca e perché il lavoro è cosi alienante degradante? Ecco erano le prime domande. E per rispondere a le prime domande si comincia a dire che, insomma, gli uomini quando hanno cercato di entrare in relazione con le cose han finito subito per fare delle scelte sbagliate. Tutto è un linguaggio mitico. Attenzione lo capite bene, siamo sui testi di quattro millenni fa forse con delle radice ancora più antiche certamente non c’erano le scienze storiche non c’era neanche le scienze umane tanto meno la possibilità di fare una lettura psicologica delle cose. Anche i greci più tardi non sapevano farla, il problema che ogni ragazzo ha con suo padre e sua madre non sapeva mica dirlo, come dirà Freud; ma anche Freud ha dovuto dire che il complesso di Edipo era ancora eventualmente un mito dei greci, un racconto con cui i greci dicevano quello che non erano capaci a dire a livello scientifico. E allora, vedete, noi abbiamo questo racconto Dio che da tutti gli alberi di questo luogo all’uomo, tutti, tutti da mangiare, pensate milioni di alberi, e gli dice però: guarda. uno no. Cioè pone un limite. Pensateci bene. È una cosa molto semplice: quello che vien chiamato peccato originale, non andate a cercare tante storie come quelli che non vogliono leggere nella sua verità, e che non lo leggono […]. Perché a te Adamo il limite che c’è  vi ci metto una donna. E per te donna il limite è che c’è vicino a te un uomo. E dal giorno che siete due il mondo non è più totalmente vostro. Se Adamo era solo, se la donna era sola tutto il mondo era suo […] Ma l’uomo dentro di sé nella sua ansia di vivere, sopravvivere ad ogni costo vuole tutto e subito. E allora sente questo limite di un albero su milioni come frustrazione e, mettendosi in rapporto semplicemente con il cibo; quel cibo, non andate a pensare che quella mela fosse chi sa cosa. Ci si son divertiti tutti a pensare cosa era quella mela … Semplicemente il rapporto con il cibo, c’è da mangiare, ma se c’è un altro, io non posso mangiar tutto. E invece ecco che a quel momento c’è il turbamento del rapporto tra l’uomo e la donna […] E hanno cominciato a litigare. E da quel momento ecco che poi, sotto forma di decreti di Dio, si dice che Dio ha detto alla donna: ecco tu cercherai di lottare contro tuo marito. ma tuo marito ti sottometterà. perché il risultato d’allora era il patriarcato. Se in quell’epoca ci fosse stato il matriarcato. si sarebbe detto ad Adamo: il tuo istinto è verso tua moglie. ma lei ti sottometterà. Sono i frutti del tempo questi qui, né più né meno. Poi si dice che Dio ha maledetto la terra con sudore […] insomma, tutto male, è la prima risposta. Altro problema al capitolo quattro: ma come è possibile che tra fratelli si arrivi al suicidio? Vedete, il primo rapporto che ognuno di noi ha con i genitore è il primo rapporto che scopriamo. Ma poi, man mano, scopriamo se abbiamo dei fratelli subito e vediamo che litighiamo con loro. Il problema di Abele e Caino. A un certo punto Caino uccide Abele. Si arriva a odiarci tra fratelli […] è chiaro che tutto questo vien letto anche a livello sociale: c’è un Caino che è agricoltore e un Abele ch’è pastore; con ogni probabilità siamo in un momento in cui la classe dei pastori è soppiantata dalla classe degli agricoltori. Voi sapete, poi, gli agricoltori saranno assolutamente soppiantati dagli operai e gli operai sono attualmente soppiantati da quanti sono nel terziario … la cosa continua. nessuna novità: le classi sono sempre l’una declassata dall’altra […]. Dopo di che viene narrato un tentativo anche nei confronti di Dio. Con linguaggio mitico strano si dice che i figli di Dio e i figli degli uomini si sono accoppiati, cioè un tentativo di mettere Dio in mano all’uomo. questi esseri divini, questi riti, con ogni probabilità sessuali, che avvivano nelle antichità, come voi sapete, a forme di prostituzione sacra che abbondava in tutto Medio Oriente e che erano ancora praticate a Roma; erano ancora praticate durante l’impero. Insomma, c’erano degli accoppiamenti all’interno del tempio tra uomini  e donne coi sacerdoti e si dicevano che erano accoppiamenti con Dio […]. Arriva il diluvio. cioè l’uomo ha prodotto il male ha prodotto una condizione mortifera. insomma si vuol dire. certo sotto categorie di un tempo di castigo divino. ma semplicemente che se l’uomo invoca la strada della morte la trova. Chi fabbrica la morte se la trova addosso non si vuol dire altro. Cercate di decodificare questo linguaggio antico un po’ neif un po’ ingenuo. ma che rispecchiava quello che avveniva esistenzialmente nelle famiglia […] E poi ecco a un certo punto quasi un nuovo inizio una nuova umanità. Con noi, dopo il diluvio. E da quel momento allora il dividersi di questa umanità in tante terre, un tentativo di questo umanità di ergersi contro il cielo a Babele, fare una torre che sia una sfida a Dio, darsi un nome, creare un potere totalitario. Una umanità, una sola nazione, un solo potere, un solo re, una sola capitale. Dio, certamente, dice il testo, disperde, perché Dio non vuole il totalitarismo, vuole la differenza. Anche questo mi permetto da dire è difficile capirlo perché noi, invece, soprattutto noi cattolici, abbiamo sempre pensato che quando tutto è uguale, tutto è molto meglio … èh no!  All’interno della Bibbia non c’è unità, se non attraverso la pluralità. L’unità, per essere buona, deve essere plurale, Dio vuole una umanità diversa, con lingue diverse, con culture diverse, con uomini diremmo, di etnie e di razze diverse. Questo è quel che vuol dire, non vuole il sogno totalitario di una unità uniforme perché questo impoverisce l’umanità. »[cf. video QUI[12].

.

Proprio così: «Nella Bibbia non c’è nessun peccato originale». In pratica c’è solo un racconto, per così dire: mitico. Un racconto che narra come l’uomo, creato più perfetto degli angeli, si ribella a Dio, usando la propria libertà ed il proprio libero arbitrio, rompendo così l’intera armonia del creato e facendo entrare nel mondo il dolore e la morte. Però, si presti bene attenzione … «Nella Bibbia non c’è nessun peccato originale» (!?). Perché questo peccato originale prenderà vita non da quanto di chiaro narra il Libro della Genesi, ma nascerà, secondo l’eretico Enzo Bianchi, da pure categorie teologiche.

.

Sorprende veramente che da quella platea di ascoltatori nessuno si sia levato in piedi per domandare: “E la teologia, da dove tira fuori il peccato originale, posto che «Nella Bibbia non c’è nessun peccato originale»?”. Che cosa fa, la teologia, se lo inventa, lo desume, oppure prende semplicemente atto di ciò che il Libro della Genesi veramente narra?

.

E prosegue …

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«Diciamo che il canone del Nuovo testamento, sembra impossibile, ma non ha avuto un sinodo come il sinodo di Javne attorno al novanta fatto dai rabbini dopo la distruzione di Roma da parte dai Romani, i quali hanno fatto una lista. Noi, per dire il vero, per avere una vera lista dei libri del Nuovo Testamento a livello diciamo così magisteriale, dobbiamo addirittura arrivare al Concilio di Trento. Per noi cattolici,  in realtà, noi abbiamo a metà del secondo secolo il canone Muratori che è un documento trovato appunto dal Muratore il quale da una lista che è quella del Nuovo Testamento che noi possediamo, ma non è una lista con autorità, diciamo così, la tradizione l’ha accolta, ma anche con tempi diversi. L’apocalisse di Giovanni, nella Chiesa Cattolica, la grande chiesa di oriente si è dovuta attendere al quarto secolo prima che venisse letta nella liturgia e davvero ritenuta parte del Nuovo Testamento. Quindi c’è stata una certa oscillazione e proprio anche per questo, a un certo punto, la riforma fatta da Lutero non ha messo in discussione il canone, ma quasi è stata tentata di fare un canone nel canone tradizionale, ed è li che il Concilio di Trento ha risposto alla Riforma Protestante facendo la lista dei ventisette libri che noi abbiamo tutt’ora e che oggi tutte le Chiese accettano come Nuovo Testamento»[cf. video QUI[13].

.

Benediciamo pertanto Lutero e quella che Enzo Bianchi — e non solo — non chiamano “eresia” e “scisma”, ma “Riforma”. Infatti, senza la grande riforma dell’altrettanto grande riformatore Lutero, la Chiesa Cattolica, che per secoli la Bibbia l’ha tenuta nascosta e che anzi ne ha persino proibita la lettura ai fedeli — come insegnano e affermano Bianchi e affini —, non avrebbe fatto neppure  «la lista dei ventisette libri che noi abbiamo tutt’ora e che oggi tutte le Chiese accettano come Nuovo Testamento». Perché tra l’altro, secondo il lessico del bosiano, anche l’ultima delle sètte eretiche nate negli Stati Uniti d’America sul finire dell’Ottocento dalla scissione della scissione della scissione dall’originario nucleo ereticale luterano, merita a pieno diritto il titolo di “Chiesa”. Oggi infatti, il termine “Chiesa”, non è più collegato alla teologia paolina [cf. Col 1, 12-20] né al giovanneo princìpio unitario [cf. Gv 17, 20-26], è solo è null’altro che un termine puramente tecnico per indicare vie diverse per sentire e per vivere lo stesso messaggio o testo. Da sempre infatti, la decostruzione della fede, parte dallo svuotamento delle parole dal loro vero significato filosofico, teologico ed ecclesiologico. E di questo, il Bianchi, è un diabolico maestro [si rimanda all’articolo di Ariel S. Levi di Gualdo: Babele e la neolingua, testo QUI; ed alla sua conferenza: Il problema del linguaggio dottrinale e la neolinga dei nuovi teologi, QUI].

.

LA SOCIO-IDEA DI CRISTIANESIMO IN ENZO BIANCHI

.

Nelle sue conferenze e scritti Enzo Bianchi — come “figlio del suo tempo”, ossia come anziano che ha vissuto la sua giovinezza tra le guerre e dopo di esse nella maturità — narra e rivela la malvagità alla quale arrivarono gli stessi uomini; frutto più di una memoria addolorata che urla senza mai stancarsi sulla domanda senza risposta di com’è possibile Dio, se esiste il male? [14].

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«Tutto cambia nel cristianesimo, voi capite che lì, davvero, noi apriamo qualcosa che non appartiene al mondo delle religioni. Io ho grande rispetto per le religioni, ma vi devo dire mi fanno  paura tutti quelli che temono le religioni, che temono la concorrenza del Libro. Sono persone che non hanno fede, se avessero un po’ di fede, non si può temer la concorrenza tra l’unica fede che ci parla dell’uomo e tutte le altre, che se va bene ci parla di un dio trascendente che sta nei cieli e che dobbiamo far degli sforzi per renderlo buona notizia. Non è possibile, non è possibile. Se uno ha fede e c’è l’ha, la fede cristiana, Gesù Cristo è exeghésato, come dico sempre io che amo. È Lui che ci ha narrato Dio, Quel che possiamo sapere di Dio lo sappiamo solo attraverso il Gesù Cristo e ciò che Gesù Cristo non ha vissuto come uomo di Dio noi non lo sappiamo, e se qualcuno dice qualcosa che Gesù non ha detto e non ha fatto, io non son tenuto assolutamente a credere. Questo è il cristianesimo, altrimenti noi siamo in questo mare delle religioni in cui la religione prevale sulla fede» [cf. video QUI[15].

.

Per Enzo Bianchi il messaggio del cristianesimo deve perdere la sua forma di tragedia con la sempiterna presenza dominatrice e negativa di qualcosa o qualcuno che era nominato con i concetti o di  dio o di Padre; per trasformarsi in una commedia romantica, o più sinceramente in un monologo che potrebbe recitare anche lo stesso Narciso innamorato di se stesso …

.

DIXIT BIANCHI: IL CRISTIANESIMO «NON È UN MONOTEISMO IN PROFONDITÀ, È L’ESPERIENZA DI GESÙ CRISTO CHE HA NARRATO DIO»

.

Afferma Enzo Bianchi …

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

«La mia convinzione è che un vero cristiano deve parlare meno, molto meno di Dio, è capire che questa parola di Dio è una parola terribilmente ambigua. Nel primo e nel secondo secolo dopo Cristo, quando il cristianesimo si dilatava e non era ancora cristianità, quelli che non erano ancora i Padri della Chiesa ma erano quelli che cercavano di far capire il cristianesimo al mondo pagano greco romano; dicevano e avevano il coraggio di dire queste parole. Attenzione, sono dei Padri, sono Sant’Ippolito per intenderci, i quali dicevano: Dio è una parola ambigua, oppure Dio è una parola che è vuota perché ognuno in Dio fa una proiezione di quello che lui desidera, di quello che lui vuole. Ecco, voi pensate come nel cristianesimo invece, per secoli, con la cristianità il primo posto era dovuto a Dio e anche l’insegnamento la trasmissione della fede era su Dio. Ho il coraggio di dire che ancora io da piccolo ho ricevuto come eredità una fede in Dio assolutamente, non in Gesù Cristo. Il Vangelo non era assolutamente insegnano a qualcuno: gli si permetteva forse di leggere il vangelo? […] Ora, il cristianesimo si è costruito fino a diventare deismo e Pascal … voi lo sapete, ma Pascal non ha mai goduto di buona fama nel cattolicesimo. E Pascal diceva con maggiore probabilità migliori gli atei che non i teisti, cioè quelli che parlano sempre di Dio e pregano in Dio. Ecco, io son convinto che la parola Dio è una parola ambigua, una parola vuota, una parola oggi usata per significare la concorrenza tra i tre monoteismi. Mentre invece il cristianesimo non è un monoteismo, alla fin fine in profondità. E non ha bisogno di nessuna concorrenza, né con l’Ebraismo né con l’Islam. Perché il cristianesimo è nient’altro che Gesù Cristo che ha narrato Dio. Basta exegézaton Giovanni 1, 18. Dio resta come lo abbiamo mai visto. Cristo. Nessuno meglio del Torah. E ognuno di noi, quando pensa a Dio, pensateci bene: fa delle proiezione. Per cui ogni tanto sentiamo dire ma il Dio dell’Islam è mica il Dio Cristiano. Si, nominalmente dice si; perché Maometto si riferiva al Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe. Al Dio di Gesù Cristo. Ma la parola è talmente vuota. Per cui in Dio si può mettere qualunque contenuto e io credo che anche la grande attenzione, la grande battaglia all’ateismo è stata molto sbagliata. I primi cristiani avevano il coraggio, voi lo sapete, di non temere, di non vergognarsi se venivano chiamati atei. I pagani i chiamavano atei. Abbiamo tutta la testimonianza dei padri apologetici e dicevano si. Perché noi siamo senza Dio, siamo senza Ara, l’altare non c’è l’abbiamo e senza tempio. Questo ha una sua verità. Dio è una parola ambigua meno ne parliamo meglio è. E per noi cristiani, credo a livello di fede profonda, dovrebbe valere di più la parola di Gesù: nessuno può andare a Dio se non attraverso di me. Che non è la pretesa folle di un uomo ma è dire: io con la mia umanità, la mia umanità niente altro che la mia umanità. Vi ho dato delle tracce per muovervi sulle tracce di Dio. Non chiedetevi tanto l’identità di Dio non chiedetevi tanto il volto di Dio guardate come ho vissuto. Nel mio vivere che è amore; infatti perché si è arrivato a dire che Dio è agape e lo si è detto solo dopo Gesù Cristo ha avuto il coraggio di dirlo quell’apostolo che non sappiamo se è Giovanni, ma poco importa; ma che è arrivato a questa espressione Dio è agape, ciò che mai nella Bibbia lo trovate prima, ma perché Gesù ha raccontato l’amore fino alla fine, niente altro quello, e ha detto quella è la faccia del divino. Per cui, nel commentare queste quattro parabole effettivamente è un raccontare l’amore di uomini e di donne, è raccontare l’amore di un uomo, Gesù di Nazareth, però per me sono le uniche tracce per andare a Dio. A tal punto che io dico: dopo il comandamento di Gesù che lui ha chiamato nuovo, ma vuoi sapete tutti che in greco nuovo significa ultimo e definito, non significa nuovo rispetto a qualcosa che c’era prima. Il comandamento che riassume tutto è amatevi tra di voi gli uni agli altri […] Gesù invece dice: come io ho amato voi, non dice voi amate. Questo lo fa dire ai suoi ministri. Ma come io ho amato voi, voi amatevi gli uni gli altri. Il comandamento risulta davvero rivolto non all’amante che deve essere riamato, ma tutti ben amati dagli altri. Questo secondo me è davvero una rivoluzione […] tutto questo nasce sì dall’ascolto del Vangelo ma da tutto quello che io ho ascoltato da uomini e donne che mi han detto soltanto quanto è duro il mestiere di vivere, niente altro […] Questa è l’eclissi di Dio che io opero ma non per negarlo, non per dire che è morto, ma per dire che c’è un’altra strada per andare a lui che è la nostra umanità piena, concreta. I nostri sensi, perché tutto quello che viviamo spiritualmente deve passare attraverso i nostri sensi. Toccare, vedere, sentire, gustare, odorare. Se non passano attraverso questi sensi non c’è nessuna spiritualità, non c’è nessuna ricerca di Dio c’è un immaginario fantasioso e alienante» [cf. video QUI[16].

.

Enzo Bianchi, appoggiandosi in una lettura contorta dei testi dei Padri della Chiesa, incapace di accettare tutto quello che sia relazionato direttamente o indirettamente con Dio, confondendo la critica del pensatore Blaise Pascal verso la razionalizzazione fatta a Dio dal  teismo e della religione naturale sviluppata nell’Europa post-rinascimentale, vuol trasmettere — e forse far divenire — chi lo legge e lo ascolta, un seguace rivoluzionario di un movimento nato sulla testimonianza di Gesù, un semplice uomo che trascorse la sua vita facendo del bene per gli altri.  Quindi, il cristiano, deve smettere di depositare la sua fiducia ed il suo credere in concetti “vuoti” o non tangibilmente dimostrabili come lo sono Dio, religione, dogmi … per configurare la sua fiducia, il proprio credere, il proprio senso morale e la sua spiritualità, nella narrazione dell’amore fraterno, che è il vero senso della vita, morte e testimonianza lasciata da Gesù.

.

L’amore e l’uomo diventano quindi gli elementi fondanti del racconto di Enzo Bianchi. Due concetti che hanno svelato e rivelato la vera essenza dell’enigma che veniva pronunciato e descritto nella figura eminente di Dio. Adesso, nel nostro tempo presente, questa narrazione si fa, si crea e si vive, ed è una “via” — come piace dire a Enzo Bianchi — nella ricerca e nel vissuto della comprensione dell’uomo con se stesso in quella che sarà l’umanizzazione …

.

… per alleggerire quindi la tragica e grave pesantezza di questi testi, potremmo citare il film Amici Miei, ormai inserito nella storia del cinema italiano, quando il Conte Mascetti parla della «supercazzola prematurata con scappellamento a destra» [cf. QUI].

.

DIALOGARE SULLO SPIRITO SANTO CHE ANZITUTTO NON PROCEDE DAL PADRE E DAL FIGLIO, COME RECITA L’ARTICOLO DI FEDE

.

Da un evento passato, tal è stata la vita di uno uomo singolo, esiste un altro evento determinante per comprendere la narrazione fatta da Enzo Bianchi: il Concilio Vaticano II. Il primo evento fu da un uomo solo, Gesù Cristo, questo secondo evento è dell’uomo in comune. In questo evento comunitario sono rinnovati e ripresi concetti e aspetti che prima erano stati dimenticati, come nel caso dello Spirito Santo, sul quale il Bianchi ci dona queste autentiche perle, che necessitano però di una doverosa premessa. Prima di dare voce alla pneumatologia del bosiano, vediamo cosa insegna la Chiesa sullo Spirito Santo:

.

«La fede apostolica riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: “Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà vita; che procede dal Padre” [Denz.-Schönm., 150]. Così la Chiesa riconosce il Padre come “la fonte e l’origine di tutta la divinità” [Concilio di Toledo VI (638): Denz.-Schönm., 490]. L’origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del Figlio: “Lo Spirito Santo, che è la Terza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura… Tuttavia, non si dice che Egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio” [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 527]. Il Credo del Concilio di Costantinopoli della Chiesa confessa: “Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato” [Denz.-Schönm., 150] La tradizione latina del Credo confessa che lo Spirito “procede dal Padre e dal Figlio [Filioque] ”. Il Concilio di Firenze, nel 1439, esplicita: “Lo Spirito Santo ha la sua essenza e il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio e procede eternamente dall’Uno e dall’Altro come da un solo Principio e per una sola spirazione. E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anche questo procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio lo riceve dall’eternità dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso” [Concilio di Firenze: Denz.-Schönm., 1300-1301]» [17].

.

Ciò premesso vediamo adesso come Enzo Bianchi, al di là e al di sopra del Catechismo della Chiesa Cattolica, parla della pneumatologia:

.

video integrale, per aprirlo cliccare sopra l’immagine

« … ma dopo il Concilio [Vaticano II] non si può dire che lo Spirito Santo è l’assente o lo sconosciuto nella Chiesa Cattolica. Perché in realtà, credo che la nostra fede abbia preso un’apertura a questo tema grande, che certamente non ha conosciuto nel passato. A livello oserei dire di predicazione di catechesi ormai lo Spirito Santo è una presenza. Nella vita spirituale cristiana, ho l’impressione invece che non ci sia sufficientemente una attenzione a questa operazione che avviene in noi e che è l’essenziale sia nel nostro sforzo di conformità a Cristo, sia nello nostro sforzo di andata verso Dio Padre. È lo Spirito Santo il grande protagonista di tutto questo. E noi non ne siamo sovente molto cosciente. Certamente è per me una grazia non è una critica, il cristianesimo occidentale pone al centro Cristo, con una centralità che per me è davvero straordinaria e vi dico subito perché: perché nella misura in cui pone al centro Cristo, questo Cristo significa il Vangelo. E con una formula che dico e ridico ossessivamente ultimamente. Per me Gesù Cristo è il Vangelo e il Vangelo è Gesù Cristo. Non c’è un altro Cristo […] noi dobbiamo mai disgiungere lo Spirito della Parola. Guardate tutte le patologie della storia della Chiesa, sono avvenute a chi ha separato o ha tolto questo equilibrio di Spirito e la Parola. Che soprattutto l’oriente ha conservato […] Sono una realtà inseparabile. Se voi disgiungete Cristo e lo Spirito voi avete due risultati: solo Cristo è l’integralismo, è veramente a un certo punto il prevalere alla fin fine delle istituzioni, di nient’altro. Se voi mettete l’accento solo sullo Spirito avete la deriva illuminata. Attenzione, non c’entra nulla con l’illuminismo. Sto pensando a tutta la deriva nell’ambito protestante degli illuminati [Ndr. sono citati due nomi incomprensibili nella registrazione video] … e gli altri. Se volete una deriva già accennata in occidente ohimè con Gioacchino da Fiore. Se si finisce per dire ad esempio che lo Spirito è quello che ormai prevale e che questa è l’ora dello Spirito togliendo che l’ora dello Spirito è dello Spirito di Cristo. Non un altro Spirito […] Lo Spirito è lo Spirito di Cristo e in questo senso la Chiesa Cattolica secondo me, ha delle ragioni quando parla che lo Spirito il quale procede dal Padre e dal Figlio. Attenzione quando la Chiesa fece questo nel mille, lo fece senza un concilio. Lo fece sotto pressione degli imperatori tedeschi. E fu una sciagura. Perché non si può cambiare il Credo senza un concilio con la Chiesa di Oriente. E la Chiesa di Oriente anche per questo si distaccò. Certo le ragioni sono sempre politiche, storiche, culturali. Si è separata da noi. Però al di là della processione che poi oggi è distinta, tra quella che è la processione ontologica dalla processione invece economica nella storia. La Chiesa Cattolica comunque aveva una preoccupazione: dicendo che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio. Che era quella da dire: è comunque anche del Figlio. Non è autonoma dal Figlio. È lo Spirito di Cristo. Anche se indubbiamente dobbiamo dire: procede dal Padre. E non è vero che procede dal Figlio. Il Figlio per inviarlo nella storia lo ha chiesto al Padre: Io chiederò al Padre il consolatore il quale verrà. Il Cristo ha fatto epiclesi. Ma era il suo Spirito che dava alla Chiesa. Non uno Spirito autonomo da lui […] lo Spirito Santo ci dice il non rappresentabile di Dio. Noi possiamo immaginarci una figura del Padre e del Figlio come è avvenuto. Dello Spirito Santo, no. Perché lo Spirito Santo non lo si può né trattenere, né afferrare. Non ce l’ha una icona definita»[cf. video QUI] [18].

.

In questo sproloquio torrenziale, Enzo Bianchi dimostra di essere, oltre a un non-biblista e a un non-teologo, un soggetto intriso di crassa ignoranza nella storia della Chiesa e della ecclesiologia. Ma soprattutto, ancora una volta, fornisce delle spiegazioni socio-politiche che non sono semplicemente opinabili, ma del tutto false e falsanti.

.

Capiamo l’amicizia del Bianchi con alcune Chiese autocefale ortodosse, ma soprattutto capiamo che con tutto lo spirito mistificatore che è suo proprio — come lo è di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio —, costoro incontrano periodicamente vescovi di Chiese autocefale ortodosse, dopodiché annunciano, o per meglio dire millantano in tutta la Orbe Catholica di portare avanti un proficuo dialogo con gli ortodossi. E da quando, gli ortodossi sono un fenomeno unitario che risponde ad una comune autorità e ad una struttura centrale, posto che sono mille anni che i vescovi ortodossi sono impegnati nell’antico sport di scomunicarsi in continuazione gli uni con gli altri?  [cf. QUI] Dunque, con quali gli dialogano questi mistificatori e millantatori, considerando che i Vescovi della Chiesa Ortodossa sono la quintessenza della litigiosità, a tal punto che in mille anni non sono riusciti a celebrare un concilio pan ortodosso? Infatti, non avendo gli ortodossi una autorità centrale dotata delle prerogative del Romano Pontefice, nulla può deliberare un sacro concilio che sia vincolante in materia di dottrina e di morale per tutta l’ortodossia se manca la totale unanimità [cronaca, QUI].

.

Sorvoliamo quindi sul fatto, ovvio e penoso, dei Bianchi e dei Riccardi che alla resa dei conti finiscono per dialogare solo con se stessi facendo poi credere di dialogare con gli ortodossi. Non possiamo invece sorvolare sul fatto che Bianchi nega implicitamente e apertamente che, mentre Roma voleva a tutti i costi l’unità, la Chiesa d’Oriente cercava ogni pretesto di divisione. La storia, al contrario, dimostra che mentre la Chiesa di Roma cercava in ogni modo di non essere assoggettata agli umori e soprattutto alle prepotenti ingerenze dei poteri politici, la Chiesa d’Oriente, presentata in varie forme dal Bianchi come casta vergine illibata, dal potere politico, ed anche dai peggiori poteri politici, voleva invece essere totalmente dipendente. O forse dimentica, il Bianchi, che tutti i primi grandi concili della Chiesa, seppure solo formalmente, furono convocati e presieduti dagli Imperatori d’Oriente, l’ultimo in ordine di tempo dalla imperatrice Irene? O per caso, per il suo monacale amor d’ortodossia e del suo tanto decantato «ritorno alle origini», il Bianchi sarebbe capace ad invocare un nuovo concilio ecumenico convocato, seppur solo formalmente, poi presieduto, seppur solo formalmente, dal Presidente dell’Unione Europea? Perché il «ritorno alle vere origini» ha dei prezzi da pagare, seppure Bianchi, ignorante in storia della Chiesa a livelli di vero e proprio imbarazzo, preferisca ignorarlo e crearsi al passato le fantasiose origini che più lo aggradano, ma che non sono però mai esistite. Perché non tutto ciò che era alle antiche origini era di necessità buono, altrimenti la Chiesa oggi sarebbe solo uno stagno raffermo, non sarebbe certo pellegrina sulla terra.

.

Questo discorso che in sé e di per sé sarebbe molto complesso, potrebbe essere chiuso con l’affermazione di negazione fatta pubblicamente dal Bianchi il quale appunto nega il cosiddetto Filioque inserito nella versione latina del simbolo di fede Niceno-Costantinopolitano laddove recita: «Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον, τὸ κύριον καὶ τὸ ζῳοποιόν, τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον» [Et in Spíritum Sanctum, Dominum et vivificantem:qui ex Patre Filioque procedit].

.

Il Bianchi afferma in modo ereticale: «E non è vero che procede dal Figlio. Il Figlio per inviarlo nella storia lo ha chiesto al Padre: ”Io chiederò al Padre il consolatore il quale verrà”». Quindi cita a conferma del proprio sproloquio ereticale la frase di Cristo Signore tratta dal Vangelo di Giovanni [cf. 13, 16]. E qui, Bianchi, non si pone una domanda fondamentale: chi sta parlando, a chi e dove? Ebbene, a parlare è il Divino Maestro che si rivolge ai propri discepoli, mentre si trova con loro su questa terra. E con ciò è dimostrato che Bianchi ha serie difficoltà a distinguere, ovviamente nella stessa persona ipostatica, il Gesù pre-pasquale ed il Cristo post-pasquale risorto e asceso al cielo; a meno che per lui, risurrezione e ascensione, non siano solo due splendide metafore da interpretare con le categorie della teologia.

.

Quindi non solo Bianchi è un eretico pericoloso, ma anche un eretico molto ignorante, perché la dottrina che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio non è affatto un colpo di mano politico, come lui afferma, giocato da forze secolari per il gusto di dividere la Chiesa di Occidente da quella di Oriente, fa parte della tradizione latina dagli inizi del III secolo. A tal proposito basterebbe che l’ignorantissimo bosiano leggesse i commenti di Tertulliano [Cartagine 160 – Cartagine 220], Novaziano [Frigia 200 – Roma 258] Ilario di Poitiers [Poitiers 315 – Poitiers 465], Sant’Ambrogio [Treviri 338 – Mediolanum 397], San Girolamo [Stridom 347 – Betlemme 420], Sant’Agostino [Tagaste 354 – Ippona 430]. Perché tutti costoro, ben prima dell’anno 1054, sostengono la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio. Per tutti loro, che sono autori di varie opere o interventi sul mistero trinitario e sulla processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, usiamo l’esauriente commento di Sant’Agostino:

.

«colui che può comprendere la generazione intemporale del Figlio dal Padre, intenda la processione intemporale dello Spirito Santo da ambedue. E chi può comprendere da queste parole del Figlio: Come il Padre ha in sé la vita, così ha dato al Figlio di avere la vita in sé che il Padre ha dato la vita al Figlio non come a un essere che esistesse già senza avere la vita, ma che lo ha generato al di fuori del tempo in modo che la vita che il Padre ha dato al Figlio generandolo sia coeterna alla vita del Padre che gliel’ha data; questi comprenda, dico, che come il Padre ha in se stesso anche la proprietà di essere principio della processione dello Spirito Santo, ha dato ugualmente al Figlio di essere principio della processione del medesimo Spirito Santo, processione fuori del tempo nell’uno e nell’altro caso, e comprenda che è stato detto che lo Spirito Santo procede dal Padre perché si intenda che l’essere anche il Figlio principio della processione dello Spirito Santo, proviene al Figlio dal Padre. Se infatti tutto ciò che il Figlio ha, lo riceve dal Padre, riceve anche dal Padre di essere  anch’egli principio da cui procede lo Spirito Santo» [cf. De Trinitate, XV, 26,47].

.

Per inciso: il Filioque fu inserito a “macchia di leopardo” ben prima dell’anno 1054, per l’esattezza quasi cinquecento anni prima, dal Concilio di Toledo del 587. Ribadiamo quindi che Bianchi è un pericoloso venditore di fumo e di consequenziali pensieri fumosi, una persona che gioca con le parole, celando dietro di esse la sua profonda e crassa ignoranza sulla patrologia, la storia della Chiesa e la dogmatica trinitaria. E pur malgrado, questo crasso ignorante, ha fatto il giro di molte chiese cattedrali d’Italia, dove invitato da numerosi membri della Conferenza Episcopale Italiana ha offerto queste perle di saggezza ai Christi fideles. E dinanzi a tutto questo, viene da domandarsi se siano più dannosi per il Popolo di Dio certi vescovi contemporanei, oppure gli antichi vescovi che seguivano l’eresia di Ario.

.

ENZO BIANCHI: LA MADONNA È VERGINE, SI, MA PERÒ …

.

Ipazia gatta romana, particolarmente devota alla Beata Vergine Maria Gattara (anche detta Madonna dei Gatti), ha suggerito di riflettere seriamente se praticare l’esorcismo maggiore a Enzo Bianchi

Concludiamo questo estratto di perle, che come abbiamo spiegato costituisce un materiale di conferenze filmate e trascritte in oltre trecento pagine, per vedere non tanto, cosa Enzo Bianchi pensa della Immacolata Concezione, ma il modo subdolo nel quale sul giornale della sinistra radical chic egli presenta la Beata Vergine Maria:

.

«[…] il tema della «Madre Vergine» non è presente solo in ambito cristiano: ha echeggiato in tutto il Mediterraneo a tal punto che molti si sono chiesti se la venerazione di Maria, Madre e Vergine, non abbia assorbito il culto di dee pagane madri e vergini. Si pensi ad Astarte, dea assiro-babilonese venerata a Canaan, dea dell’amore e della fecondità che conobbe l’ostilità dei profeti biblici; ad Artemide, la dea eternamente vergine che a Efeso aveva il suo grande santuario, stigmatizzato da Paolo; a Cibele-Rea, Magna Mater, venerata in Frigia e in Grecia; ancora alla fine del IV secolo Agostino testimonia di un culto in onore della Vergine celeste e Madre degli dèi a Cartagine. E vero che l’archetipo del femminile ha nutrito il mondo simbolico delle religioni pagane così come del cristianesimo; si può però affermare con Philippe Borgeaud che, al di là delle analogie e delle reciproche influenze, le figure delle dee vergini e madri e quella della Vergine Maria «restano assolutamente distinte». Nello stesso tempo, non va dimenticato che gli apologisti cristiani del II secolo ebbero la tendenza ad assumere senza complessi l’eco di concezioni mitologiche […]» [testo integrale QUI].

.

In che cosa consiste, l’elemento luciferino del bosiano? Attenzione: egli, dissertando dottamente, non mette in dubbio il dogma della Immacolata Concezione. Bisogna infatti capire che in quel caso si andrebbe a toccare, non tanto la teologia dogmatica, faccenda che alla resa dei conti riguarda dei gruppi molto ristretti di teologi; in questo caso si andrebbe a toccare le corde più suscettibili della devozione e della fede popolare. E Bianchi, che il Popolo Cristiano lo deve conquistare al fine di poterlo traviare, non è uno sprovveduto, perché proprio del plauso del popolo, egli ha bisogno. Ecco allora che il Bianchi, senza discutere sul dogma della Immacolata Concezione, offre in ordine storico, cronologico e metaforico, tutte le credenze pre-cristiane legate alle figure delle varie dee vergini o delle varie vergini madri.

.

Enzo Bianchi non dice che i bambini devono sparare con le armi da fuoco, si limita solo a spiegargli, a livello puramente tecnico, come funzionano e come si usano le armi da fuoco. E così, quando i bambini si metteranno poi a sparare, Enzo Bianchi ne uscirà fuori, per così dire, del tutto pulito.

.

Domani Enzo Bianchi predicherà ad Ars, sulla tomba dell’universale patrono dei sacerdoti, San Giovanni Maria Vianney, venerato come il Santo Curato d’Ars, gli esercizi spirituali mondiali al clero. Ribadiamo che questo eretico in cattedra non ce l’ha messo il Sommo Pontefice Francesco I, ce l’hanno messo e poi mantenuto il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il Cardinale Joseph Ratzinger e il Sommo Pontefice Benedetto XVI. E tra tutti costoro, il Sommo Pontefice Francesco I, è stato in verità il più onesto di tutti, perché si è sempre manifestato per ciò che egli è realmente. Infatti, alla provata prova dei fatti, non risulta che mai, il Sommo Pontefice Francesco I, da una parte abbia combattuta le Teologia della Liberazione ed i preservativi, dall’altra abbia permesso a soggetti come Enzo Bianchi di giungere sino a salire in cattedra dinanzi ai sacerdoti presso il santuario nel quale sono conservate le spoglie del Santo Patrono dei Sacerdoti della Orbe Catholica; questo lo hanno permesso i suoi Sommi Predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

.

Per quanto superfluo, ricordiamo comunque che gli errori, talvolta anche grossolani, non pregiudicano la eroicità delle virtù, come nel caso del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, né possono portare a un giudizio negativo sulla splendida teologia e sul prezioso pontificato del Venerabile Pontefice Benedetto XVI. Chi poi volesse a tal proposito saperne di più, basta che legga l’ultimo articolo dedicato alla santità da Ariel S. Levi di Gualdo: Dal Bello al Moro: la santità non è il decaduto Premio Nobel, le canonizzazioni sono atti del magistero infallibile dalle quali poi, indietro, non si torna [cf. QUI].

.

L’apologia delle eresie di Enzo Bianchi, sarà pubblicata quanto prima in un libro ricco di documentazioni. Questo articolo vuole essere solo una piccola anticipazione fatta in occasione della sua predicazione degli esercizi spirituali mondiali al clero tenuta ad Ars, che suonano appunto, come dicevamo all’inizio, come l’invito di una porno star presso l’assemblea delle superiore delle Monache Clarisse desiderose di sapere con quale miglior linguaggio proporre la virtù della castità alle giovani aspiranti monache del Terzo Millennio.

.

dall’Isola di Patmos, 22 settembre 2018

.

_________________________________

NOTE

[1] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 36.

[2] Paul Ricœu Filosofo francese (Valence 1913 – Châtenay-Malabry 2005). Tra i maggiori testimoni e protagonisti della coscienza filosofica del Novecento. L’alto valore della sua opera originale e multiforme, frutto di un percorso filosofico che dalla fenomenologia e l’esistenzialismo, si volse verso l’ermeneutica e la psicanalisi è testimoniato dai numerosi premi e riconoscimenti internazionali conferitigli nel corso della sua carriera […] Dall’originario interesse per la fenomenologia e l’esistenzialismo, a cui dedicò i primi studi, i suoi interessi si orientarono poi verso una prospettiva ermeneutica connessa alla riflessione sul concetto di simbolo, impegnandosi in indagini sul linguaggio del mito, della religione e della poesia, in cui ritiene si rivelino le categorie (il sacro, la colpa, la fallibilità) che definiscono la situazione dell’uomo nel mondo e il suo modo di comprendersi ed essere. In questa prospettiva ermeneutica si colloca anche l’interesse di R. per la psicanalisi, che egli vede come uno dei maggiori tentativi di problematizzare la nozione cartesiana di soggetto a favore di un’immagine dell’uomo che si rivela e si comprende soltanto attraverso i simboli. Da ricordare inoltre le sue riflessioni sulla metafora e sulla narrazione, che, pur nella loro dimensione intrinsecamente creativa, rappresentano per R. autentiche forme di comprensione e conoscenza [cf. QUI].

[3] “Enzo Bianchi – Quanto ci manca un padre,” YouTube video 58:30, posted by Alzo gli Occhi 2 maggio 2015. Web, 3 Settembre 2018, [03:24 – 06:25; 22:06 – 25:29; 43:08 – 43:56; 56:38 –  57:10].  Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=Y983sxcSQ2Q 

[4] Jacques Monod:  Biologo francese (Parigi 1910 – Cannes 1976). Assistente nel laboratorio di zoologia della Sorbona, Si recò nel 1936 con B. Ephrussi al California Institute of Technology, ove entrò in contatto con il gruppo del genetista T. H. Morgan. Nel 1941 ricevette il dottorato in scienze alla Sorbona con una tesi sulla crescita delle colture batteriche in cui mostrava che la crescita batterica obbediva a semplici leggi quantitative. Dopo la guerra, durante la quale aveva svolto un’importante funzione nella Resistenza, entrò all’Institut Pasteur (1945), in qualità di capo laboratorio nel servizio diretto da A. Lwoff e nel 1953 fu nominato direttore del nuovo servizio di biochimica cellulare. Pur continuando a svolgere le sue ricerche all’Institut Pasteur, tenne la cattedra di biochimica nella facoltà di scienze (dal 1957) per passare, nel 1967, alla cattedra di biologia molecolare al Collège de France. La lezione inaugurale al Collège fu l’occasione per presentare la sua concezione della scienza e della vita, sviluppata poi nel libro Le hasard et la nécessité: essai sur la philosophie naturelle de la biologie moderne (1970; trad. it. 1970), che ebbe notevole eco suscitando vivaci polemiche e discussioni. Nel 1965, intanto, gli era stato attribuito, insieme a F. Jacob e A. Lwoff, il premio Nobel per la medicina o la fisiologia. Il problema scientifico che interessava M. era la sintesi di enzimi, controllata da geni e indotta da un substrato, come sistema modello per lo studio della sintesi delle proteine e delle relazioni fra genetica e fisiologia cellulare. Nel 1957 M. iniziò la collaborazione con F. Jacob che lavorava sul fenomeno della lisogenia/lisogenia, cioè l’induzione di un virus batterico. La messa in comune dei risultati e delle tecniche di questi due settori di ricerca portò sia alla chiarificazione dei meccanismi riguardanti la regolazione genetica della sintesi proteica, sia alla definizione (1961) del concetto di RNA messaggero e delle nozioni di operone (come unità di espressione coordinata di più geni) e di interazione tra siti distinti di una macromolecola (allosteria). Nel 1971 M. divenne direttore generale dell’Institut Pasteur, carica che tenne sino alla morte.

Cf. http://www.treccani.it/enciclopedia/jacques-monod/.

[5] “120524 Serata inaugurale – La speranza nelle Scritture,” YouTube video 02:01:19, posted by “Telechiara Produzioni” 29 maggio 2012. Web, 3 Settembre 2018, [51:38 – 01:00:45]. Tratto da

https://www.youtube.com/watch?v=12Fv15Lysmg.

[6] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 238-239.

[7] «Non sono l’etica che scuote il mondo di oggi. Non è una dottrina. È qualcosa di esistenziale che deve avvenire nella carne […] nel corpo umano, nella mano. Occhio contro occhio. Volto contro volto. Non nell’astrattismo delle idee. Non solo sono finite le ideologie, è finite ogni architettura che non si verifica nello spessore della vita umana del nostro corpo e della nostra carne». Cf. “PADRE ENZO BIANCHI A NAPOLI,” YouTube video 01:26:42, posted by “AlzogliOcchi” 11 maggio 2013. Web, 3 Settembre 2018, [28:10 – 30:04]. Tratto da:

[8] “Enzo Bianchi ˝La creazione e le origini del mondo˝” YouTube video 01:18: 54, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [55:00 – 59:25]. Tratto da:

 https://www.youtube.com/watch?v=EBBZynXukfk.

[9]  “Enzo Bianchi – Leggere la Bibbia ˝Introduzione˝,” YouTube video 01:14:40, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2014. Web, 3 Settembre 2018, [16:10 – 18:30]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=pDcZCRk1vc0.

[10] In L’essenza del Cristianesimo, 1841.

[11] “Enzo Leggere la Bibbia ˝il conflitto delle interpretazioni˝,” YouTube video 44:00, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2014. Web, 3 Settembre 2018, [22:50 – 24:50]. Tratto da:

 https://www.youtube.com/watch?v=P4WpIaXId28.

[12] “Enzo Bianchi – Incontri con Dio: Abramo, Giacobbe, Mosè, Elia, Isaia,” YouTube video 01:03:50, posted by “AlzogliOcchi” 3 luglio 2013. Web, 3 Settembre 2018, [22:40 – 33:37]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=-XrfSAxWOwE.

[13] “Enzo Bianchi – Leggere la Bibbia ˝Dall’Antico al Nuovo: i due Testamenti,” YouTube video 43:24, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2014. Web, 3 Settembre 2018, [23:30 – 25:26]. Tratto da :

https://www.youtube.com/watch?v=Tmz9pVeWVvU.

[14] «allora dobbiamo affermare che nella creazione che Dio ha fatto era presente il male, questa è la realtà. La Bibbia ci dice non la ha voluto Dio, non la ha creato Dio ma c’era. E ha indotto l’umanità al male come induce ciascuno di noi».cf. “Enzo Bianchi Mistero e scandalo della sofferenza,” YouTube video 01:29:31, posted by “AlzogliOcchi” 30 ottobre 206. Web, 3 Settembre 2018, [53:15 – 57:15]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=kJlnEeXJ90w.

[15] “Enzo Bianchi la risurrezione di Cristo e la nostra,” YouTube video 59:52, posted by “AlzogliOcchi” 11 marzo 2016. Web, 3 Settembre 2018, [01:13:42 – 01:14:55]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=opwrLaDnqF4.

[16] “Gesù racconta l’amore˝ Enzo Bianchi in dialogo con Umberto Galimberti,” YouTube video 39:00, posted by  “AlzogliOcchi” 23 maggio 2015. Web, 3 Settembre 2018, [11:20 – 20:06]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=OLqkQkWh3B4&feature=youtu.be&t=679.

[17] Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 245-246.

[18] “Enzo Bianchi – Lo Spirito santo Nella rivelazione biblica,” YouTube video 58:50, posted by “AlzogliOcchi” 15 agosto 2017. Web, 3 Settembre 2018, [2:32 – 4:10; 32:26 – 34:00; 36:34 – 38:00; 50:04 – 50:32]. Tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=4yOfOdrzzBI.

.

.
.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.