In occasione del terremoto Enzo Bianchi rispolvera una nota eresia
IN OCCASIONE DEL TERREMOTO ENZO BIANCHI RISPOLVERA UNA NOTA ERESIA
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Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge : persino Cristo e la Madonna, infatti, benché esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze, furono soggetti alla sofferenza.
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Autore
Giovanni Cavalcoli, OP
Dio castiga e usa misericordia [Tb 23,2]
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Enzo Bianchi tiene una conferenza alla presenza del Segretario generale della CEI, S.E. Mons. Nunzio Galantino
In Avvenire del 27 agosto scorso [vedere QUI] Enzo Bianchi ha pubblicato alcune sue riflessioni sul recente terremoto, e pensando di consolare gli afflitti e di dare una risposta illuminante al perchè Dio ha permesso una tale sciagura, rispolvera la ben nota eresia, secondo la quale «Dio non castiga», falsità contraria alla sana ragione, alla Sacra Scrittura, al Magistero della Chiesa e all’insegnamento di tutti i Santi; ma, secondo lui, Dio è sempre e solo «misericordioso» con tutti e porta tutti, credenti e non credenti, in paradiso. Un’asserzione dolciastra del genere, gravissima sulle labbra di chi dovrebbe essere un uomo di Dio, toglie agli sventurati quell’impareggiabile conforto che viene dalla nostra fede, aggiunge amarezza ad amarezza, lasciandoli nell’angoscia, e spinge a bestemmiare un Dio che sarebbe «buono» nel mandare i terremoti.
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Enzo Bianchi inviato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale di Palermo, dall’allora Arcivescovo, il Cardinale Paolo Romeo
Cerchiamo di rimediare alla “droga tagliata male” [1] spacciata da Bianchi proponendo il vero insegnamento evangelico, e supponendo nel lettore la disponibilità all’ascolto della Parola di Dio. Il mistero cristiano non esclude la ragione, ed è meglio una medicina amara che una bevanda dolce ma avvelenata. Diciamo allora innanzitutto che Bianchi si dimentica che la misericordia solleva dalla sofferenza o la impedisce ; si dimentica altresì che, in linea di principio, la sofferenza è la pena del peccato. E quindi la sofferenza non dipende dalla misericordia, ma dalla giustizia. Sicché, chiamare «misericordioso» uno che mi maltratta, è una presa in giro. Dunque, quando Dio permette le sciagure, non dimostra immediatamente la sua misericordia, ma la sua giustizia. È assurdo e derisorio tentare di spiegare la sofferenza con la sola misericordia trascurando la giustizia. Questo non vuol dire che quando mi capita una disgrazia, ciò sia sempre la punizione divina per un peccato che ho commesso. Ciò può essere in certi casi; ma non è detto che sia sempre così. Infatti, in realtà, in questa vita accade che ci siano dei malfattori di professione che la fanno franca e degli innocenti senza colpa alcuna che sono colpiti da sventure.
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Uno dei primi inviti rivolti dal neoeletto Arcivescovo Metropolita di Palermo, S.E. Mons. Corrado Lorefice: Enzo Bianchi invitato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale
Come risulta infatti dalla rivelazione cristiana, tutte le pene della vita presente, infatti, sia che colpiscano i giusti, sia che colpiscano i peccatori, sono tutte nella loro lontana origine protologica, castigo di Dio, conseguenze del peccato originale e in tal senso giuste pene, anche se di fatto c’è chi è colpito poco e c’è chi è colpito molto. Ma anche questo disordine è conseguenza del peccato originale. A parte le sofferenze causate dai peccati o dalla negligenza o dalla ignoranza degli uomini. Del resto, bisogna fare attenzione a che cosa intende dire la Sacra Scrittura, quando parla di “castigo di Dio”. Essa usa un linguaggio metaforico, come del resto è il caso della parola “ira”, tratto dai rapporti umani, ma che va opportunamente adattato nel caso di Dio, per non rendere ripugnante l’idea di un “castigo divino”.
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L’espressione “castigo divino”, infatti, materialmente presa, fa pensare all’atto di un giudice che irroga una pena convenzionale ad un malfattore. Invece la pena del peccato non è un male causato da Dio nel peccatore. Dio non fa male a nessuno. La pena del peccato non è altro che il male o il danno che il peccatore stesso, col suo peccato, si tira addosso. Sarebbe come dire che chi beve troppo vino è “punito” con la cirrosi epatica.
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Enzo Bianchi tiene una lectio dall’ambone della chiesa cattedrale di Padova
Dio non “manda” nessuno all’inferno come farebbe un giudice che manda il reo in prigione, ma all’inferno ci vanno solo quegli stolti, la cui superbia è tale che preferiscono penare lontano da Dio che esser beati con Lui in paradiso. Se il nostro bene è l’essere uniti a Dio, è logico che il nostro male sia il rifiuto di unirci a questo Bene. Tuttavia, la fede ci insegna a vedere all’opera la misericordia di Dio anche nel momento della sofferenza, in quanto per noi cristiani questo momento ci richiama il castigo del peccato originale, e forse anche al castigo dei nostri peccati. Ma il cristiano non si ferma qui. Accetta serenamente quanto gli accade, perché sa approfittare di questa sofferenza per unirsi con amore, fiducia e speranza a Cristo crocifisso, che espia per noi, ci ottiene la misericordia e il perdono del Padre per i nostri peccati, per cui, con atto di grande generosità, ma anche nel suo interesse, può giungere ad espiare in Cristo anche per i peccati degli altri.
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La bontà divina non si manifesta solo nelle consolazioni, ma anche con la correzione. Anche questa è misericordia. E se soffriamo da innocenti, non turbiamoci, pensiamo a Cristo, che, innocente, ha sofferto ed ha espiato per la nostra salvezza e uniamo la nostra sofferenza alla sua per fare la nostra parte per la salvezza del mondo. Cristo col suo sangue ha pagato per noi il debito del peccato ― satisfecit pro nobis, come dice il Concilio di Trento ― , ma questo non ci impedisce di dare il nostro contributo. Quindi, in questa luce di fede, quella che è l’esperienza del castigo divino si trasforma nell’esperienza della sua misericordia. Infatti è per misericordia che il Padre ci ha donato Gesù, nel Quale e grazie al Quale noi possiamo espiare per i nostri peccati. E non solo possiamo essere salvi dal peccato (gratia sanans), ma anche diventare «figli di Dio» [I Gv 3,1, gratia elevans], partecipi nel Figlio della vita del Figlio.
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Tuttavia bisogna tener presente che, benchè Cristo offra a tutti la possibilità di salvarsi mediante la croce, non tutti di fatto accettano questa offerta, per cui non tutti si salvano. Il che vuol dire che Dio offre a tutti la sua misericordia salvifica, a patto che, pentiti dei loro peccati, ne facciano penitenza. Per cui, come osserva la Lettera agli Ebrei [Eb 10, 26-31], se già merita castigo la disobbedienza alla legge naturale, che qui essa chiama «Legge di Mosè», ben più grave castigo meriterà il rifiuto della misericordia divina a causa della ribellione alla legge di Cristo. Cristo è chiarissimo nell’insegnarci che alcuni accoglieranno questa misericordia e si salveranno, mentre altri, per la loro disobbedienza, la rifiuteranno e si danneranno[2].
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Enzo Bianchi tiene una lectio nella chiesa cattedrale di Arezzo
Il Papa dovrebbe ricordare queste cose, altrimenti la sua predicazione della misericordia rischia di essere fraintesa e che ne approfittino i furbi, che i buoni vengano sconcertati, che il sistema giudiziario venga paralizzato, e che agli oppressi non venga resa giustizia, mentre vengono ostacolati la riforma e il miglioramento dei costumi e vengono favoriti il lassismo morale e la corruzione. Inoltre, dato che i terroristi dell’ISIS, secondo la visione rahneriana, sono «cristiani anonimi», oggetto della divina misericordia, possiamo accogliere la loro proposta di sostituire il Corano al Vangelo, tanto più che, stando alla teologia di Rahner, Vangelo e Corano si pongono sul piano «categoriale», dove un concetto vale l’altro, mentre tutti possediamo l’ «esperienza trascendentale di Dio», che è la cosa che conta e che garantisce a tutti la salvezza.
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Enzo Bianchi tiene una lectio presso il seminario arcivescovile di Siena, uno dei primi aperti dopo il Concilio di Trento e dopo cinque secoli di attività formativa chiuso per mancanza di seminaristi …
Restar sordi agli avvertimenti del Signore per una falsa idea della misericordia, cancellare dalla Bibbia i versetti che parlano di castigo, come purtroppo oggi molti fanno, col credere che tutti si salvano, li illude di poter regolare la propria condotta a proprio piacimento, a sciogliere ogni freno morale e a peccare liberamente, con la convinzione dell’impunità e che comunque nell’inferno non c’è nessuno. Ma siccome queste idee ignorano l’avvertimento del Signore, questa loro vana fiducia, come già avvertì il Concilio di Trento per i luterani, non serve a nulla, per cui, se non si pentiranno in tempo, finiranno effettivamente nell’inferno. L’amore per la virtù non basta a rendere virtuosi, se non si pensa alle conseguenze della pratica del vizio.
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Il momento della sventura ricorda al cristiano le conseguenze del peccato originale e la possibilità di redenzione che gli è data da Cristo, per cui, se avesse qualche colpa da scontare, può cogliere l’occasione per regolare i conti col Signore. E se fosse innocente può prender occasione per offrire la sua croce per la salvezza dei peccatori.
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Enzo Bianchi in compagnia di un altro diffusore di pensieri ambigui (vedere archivi dell’Isola di Patmos), il Cardinale Carlo Maria Martini
Noi dobbiamo certamente operare il bene per amore del bene e in vista del premio celeste che è la visione beatifica di Dio. L’esercizio della virtù è certamente già di per se stesso sorgente di gioia; ma la virtù non è, come credevano gli stoici e Kant, fine o premio a se stessa; l’esercizio della virtù non è ancora il contenuto della felicità, ma solo il mezzo per il suo conseguimento, che sta nel raggiungimento del fine ultimo e sommo bene, che consiste nell’unione con Dio.
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La felicità dell’uomo non è immanente all’uomo, ossia non consiste in un atto dell’uomo, per quanto sublime e perfetto, ma nel fatto che l’uomo, per libera scelta, si unisce per sempre ed intimamente a un bene esterno, personale, trascendente ed infinito, che è Dio. Ma appunto questo atto sarà perfetto in quanto è atto col quale l’uomo si congiunge pienamente ed eternamente con Dio nella carità.
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Enzo Bianchi, che ricordiamo non ha mai ricevuto gli ordini sacri, non ha mai professato i voti religiosi, non è mai stato né un chierico né un religioso, che è soggetto solo all’obbedienza di se stesso, si presenta “mascherato” da abate dal Sommo Pontefice, senza che alcuno in anticamera gli abbia detto: «Dove intende andare, vestito a quel modo?»
L’agire per il timore del castigo è cosa saggia e logicamente connessa all’agire disinteressato, per puro amore della perfezione e di Dio. Infatti non si può scindere l’amore per il bene dalla fuga o dall’odio del male. Il pensiero che se faccio la tal cosa, Dio mi punisce o ne avrò un danno, mi spinge a fare il bene.
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La confidenza in Dio e nella sua misericordia dà slancio alla nostra azione, ci rende «semplici come colombe», ferventi nella carità, tenaci nelle convinzioni, coraggiosi nelle imprese, mentre il pensiero che alcuni sono dannati e che io potrei dannarmi, presente in tutti i Santi, è un pensiero salutare, che ci spinge al bene, ci rende «prudenti come i serpenti» [cf. Mt 16,18], modesti nelle opinioni, consci della nostra debolezza, vigili nell’agire, cauti ed avveduti nei pericoli, avvertiti delle insidie, umili, pronti a correggerci, penitenti, forti nelle tentazioni e nelle prove, circospetti e diffidenti nelle situazioni infide, facendoci evitare la precipitazione, l’ingenuità, la dabbenaggine, l’eccessivo ottimismo, la presunzione, la troppa sicurezza, la millanteria e l’arroganza.
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È tuttavia l’amore del bene che fa odiare il male. Per questo, il motivo principale dell’azione buona è l’amore di Dio e non il timore del castigo. Ma d’altra parte, occorre anche evitare quella falsa sicurezza che tutti si salvano. Il timore è un motivo solo sussidiario, e tuttavia necessario, appunto per evitare quella falsa sicurezza. Timore che non è paura, ma amore e rispetto.
Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge: persino Cristo e la Madonna, infatti, benchè esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze , furono soggetti alla sofferenza.
Abbiamo bensì esempi biblici di città castigate per i peccati dei loro abitanti. Ma qui abbiamo a che fare con concezioni primitive del castigo, per le quali buoni e cattivi erano coinvolti in un unico disastro. La Scrittura preciserà ad un certo punto che ognuno viene castigato per le proprie colpe [Ger 31, 29ss] e non per quelle di altri.
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una delle piccole vittime innocenti messe in salvo dopo le scosse sismiche
Un evento così grave come un terremoto, nel momento in cui mette alla prova la nostra solidarietà e misericordia per i bisognosi e stimola la ricerca di rimedi o di difese da tante disgrazie, si può e si deve considerare come una croce che Dio ci manda per la nostra purificazione e per la conversione dei peccatori. Si può pertanto vedere in esso un segno della sua misericordia, in quanto cogliamo occasione da esso per unirci a Gesù crocifisso per la salvezza del mondo.
Molti fenomeni di una natura creata perfetta da Dio ma resa imperfetta dall’uomo e quindi matrigna, ci procurano sventure, che stanno tra le dolorose conseguenze del peccato originale, benchè il Creatore abbia voluto porre in essi delle regole e delle leggi, alle quali essi obbediscono infallibilmente. Ma nella futura resurrezione godremo di una natura madre, che avrà ritrovato l’armonia con l’uomo e il significato originario,voluto da Dio, della sua esistenza.
Varazze, 29 agosto 2016
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NOTE
[1] Nel contesto, la parola “droga” è usata come sinonimo di eresia, altrettanto lo spaccio inteso come “spaccio di eresie”
[2] Cf il mio libro L’inferno esiste. La verità negata, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2010.
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Cara Carla.
Narciso, personaggio della mitologia greca, assunto poi come paradigma dalle scienze psicologiche, per una punizione degli dèi si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Da Narciso deriva il termine narcisismo che può indicare uno stato della persona o una vera e propria psicopatologia.
Rispondo di malavoglia, ma lo faccio per imperativo di coscienza pastorale, evitando di tornare troppo su un tema già trattato e per il quale lei, come altri lettori, ci inviaste numerose emails per chiedere spiegazioni su alcuni articoli a effetto comparsi sul sito Papale Papale. Nel primo dei miei due articoli [cf. QUI] riportai anche la sua email assieme ad altre due a scopo puramente esemplificativo.
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storica locandina di E.T. l’extra terrestre
È doveroso premettere che nel rispetto delle regole civili chiunque può pubblicare ciò che meglio desidera ed esercitare così i propri diritti di pensiero e di parola riconosciuti e tutelati dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana [cf. art. 21]. Chiunque, senza recare oltraggio ai membri della società civile, può mettere in rete un sito nel quale si parla delle “verità” legate alle visite degli alieni sul pianeta Terra e degli incontri ravvicinati del terzo tipo. Il discorso cambia però se un sito sulle “verità” aliene diretto da uno che informa i propri lettori dei suoi dialoghi col piccolo extraterrestre noto come ET, indicasse il proprio sito come “blog scientifico di approfondimento astrofisico“, perché in tal caso è probabile che la comunità scientifica degli astrofisici insorga, comunicando all’opinione pubblica che certi materiali che circolano sulla rete telematica non hanno alcun genere di valenza scientifica.
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Il blog Papale Papale può pubblicare tutte le amenità che vuole, purché non si presenti come “blog di approfondimento cattolico”, perché siffatta presentazione è un inganno derivante dal fatto che “cattolico” o “cattoliche” non sono le proprie personali emozioni autoreferenziali, non sono i propri deliri narcisistici, ma ciò che come tale è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale i fedeli – se sono veramente tali – devono il devoto rispetto dovuto alla Mater et Magistra. Del tutto diverso sarebbe se in modo più appropriato questo blog si chiamasse “blog di approfondimento cristiano“, perché al mondo esistono migliaia di aggregazioni e associazioni che si rifanno ad un Cristianesimo molto generico, od a quelli che alcuni ritengono essere i sentimenti cristiani.
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un primo piano di E.T.
Nel mio precedente articolo [cf. QUI] ho già spiegato che Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, non è un filosofo, non è un teologo, non è uno storico della Chiesa, oltre ad essere una persona che alla prova dei fatti mal conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutto ciò non lo affermo io per chissà quale “antipatia”, che non nutro affatto, o per chissà quale “astio”, che non nutro affatto; perché a dimostrare le imbarazzanti carenze dottrinarie, filosofiche, teologiche e storiche di questo soggetto, sono proprio i suoi scritti editi in un sito che si presenta in modo improprio come “blog di approfondimento cattolico“.
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Se io ho rivolto delle severe critiche l’ho fatto solo per dovere pastorale, essendo tenuto a informare i cattolici che certe stoltezze storico-ecclesiali, teologiche e dottrinarie sono appunto stoltezze e che come tali vanno prese e valutate, pertanto, tutto ciò che su internet si presenta come “cattolico” o come “dottrinalmente” o “approfondimento cattolico“, spesso non lo è, ed io ho l’obbligo di informarne i devoti fedeli affidati dalla Chiesa alle nostre cure pastorali, perché fare questo rientra in quei miei fondamentali obblighi di teologo e di pastore in cura d’anime ai quali non posso e non devo in alcun modo sottrarmi.
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Avendo però il responsabile di questo blog preso il cattolicesimo come uno sport, come una sorta di sfogo o di personale campo di battaglia, è aduso lanciarsi in tematiche che richiedono anzitutto la conoscenza dei fondamenti della fede, e, quasi sempre, la conoscenza della più alta teologia speculativa, oltre alla ecclesiologia, al diritto canonico, alla storia della Chiesa … tutte discipline che alcuni di noi hanno studiato per anni e anni, approfondendone una o alcune in modo particolare per altrettanti anni, sotto la docile guida di esperti ed a volte anche di santi maestri. E oggi noi siamo servi fedeli della Chiesa e di quelle verità di fede da essa annunciate e custodite che è nostro dovere insegnare e trasmettere correttamente al Popolo di Dio, difendendo all’occorrenza la verità dagli errori messi in circolazione dai praticoni del cattolicesimo emotivo fai-da-te.
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E.T. con la bambina sua amica
È presto detto che un tipo del genere può circondarsi solo di soggetti affini, perché un lupo debole – va da sé, parlo in senso figurato – può essere accettato come capo-branco solo da lupi più deboli di lui. È infatti noto che quando il capo-branco si mostra debole o si ammala, i lupi più giovani e più sani lo sbranano. Anche per questo nessun serio teologo, storico della Chiesa o canonista, metterebbe mai la propria firma su un blog che smercia scritti del genere. Ogni tanto Papale Papale pubblica qualche cosa – sotto forma di intervista – a degli ecclesiastici che sono di rigore o troppo giovani o troppo anziani, quindi non abbastanza smaliziati i primi, mai smaliziati invece nella loro intera vita i secondi. E gli uni e gli altri non capiscono che concedendo quei servizi o interviste fanno il gioco di questo lupo debole e variamente carente che attraverso la presenza di qualche ecclesiastico mira a legittimare le stoltezze racchiuse nell’intero contenitore. Ma quest’ultimo è un problema che dovranno esaminare in loro coscienza un paio di miei confratelli che di recente si sono prestati ingenuamente a questo gioco, visto e considerato che non sono certo questi i tempi migliori nei quali preti, religiosi e teologi possano permettersi il lusso dell’ingenuità, anche perché Cristo, che ci ha mandati come pecore in mezzo ai lupi, ci esorta ad essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [cf. Mt 10, 16-18]. E se proprio dobbiamo farci sbranare, che allora a sbranarci sia un capo-branco di gran razza e classe, non certo un chihuahua che geme davanti allo specchio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Esempio: io non scriverei mai un articolo di teologia metafisica sul giornale Lotta Comunista, affermando semmai di rispondere solo dei contenuti del mio scritto, perché in certe situazioni conta parecchio anche il contenitore nel quale si depositano i propri scritti o le proprie interviste.
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E.T. portato in bicicletta in incognito dai suoi piccoli amici umani
Dopo che ebbi pubblicato il mio articolo [cf. QUI] poi un ulteriore articolo di replica al ridicolo messaggio a me inviato per facebook da un avvocato [cf. QUI], il Margheriti ha mandato messaggi furenti a destra ed a sinistra, uno dei quali anche al mio Ordinario Diocesano, senza però mai rispondere a me, che prima di pubblicare quel mio articolo lo rimproverai inutilmente in privato più di una volta, poi “alla presenza di un saggio anziano”, spiegandogli che stava rasentando la blasfemia, per il suo insano desiderio di attirare le curiosità ed i pruriti di una pletora di fragili e ignoranti figli dell’approssimativo che popolano il mondo della rete telematica. Solo appresso lo rimproverai in pubblico, dopo avere seguito con scrupolo ciò che indica il Vangelo circa i criteri da seguire per adempiere ad una giusta e caritatevole correzione fraterna [cf. Mt 18, 15-20].
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Quel che avevo da dire l’ho quindi detto QUI e QUI, posso pertanto confermare ciò che ho già scritto, aggiungendo con profondo sconcerto che la Gentile Autrice del testo su Santa Maria Maddalena [vedere QUI], è libera di fare tutte le riflessioni personali che vuole, ciò rientra nelle sue piene libertà, come io – simile modo – sono libero di affermare che questa Signora non è in grado di fare una esegesi elementare del Vangelo, mostrando, con le intepretazioni squinternate racchiuse nel suo scritto, di non conoscere la figura che tratta, né usa i necessari strumenti teologici e dogmatici richiesti di rigore per una simile trattazione, la quale si struttura proprio sulle basi fondanti della dogmatica, dato che il cuore della quaestio è l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua nascita per opera dello Spirito Santo, la sua risurrezione dalla morte.
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grazie alla potenza extra-terrestre di E.T. la bicicletta si solleva in volo sullo sfondo della luna …
Per chiarire il tutto mi limito a riportare una delle varie affermazioni gravissime che fanno da corolla a questo articolo, spiegando nel concreto a che cosa può giungere chi confonde il Mistero della Rivelazione con la propria emotività soggettiva, la teologia con la poesia, il Cattolicesimo vissuto come valvola di sfogo per i propri disagi personali anzichè come esperienza di fede, la quale richiede anzitutto l’ascolto dei maestri e l’uso della migliore ragione. O come disse l’Onnipotente attraverso la voce di un bimbo al giovane Aurelio di Tagaste agli inizi del percorso di conversione che lo porterà appresso a divenire Agostino, Santo e dottore della Chiesa … «Tolle lege, tolle lege», che significa: prendi e leggi [Confessioni, VIII, XII]. E questa espressione è un modo per dire: studia, apprendi. Cosa questa che però richiede, anzitutto, il sapiente esercizio dell’umana umiltà, uno sforzo che questo genere di autoreferenziali strutturati sulle personalità narcisistiche tipiche degli iocentrismi emotivi, non sembrano proprio disposti a percorrere, per questo vanno avanti di corbelleria in corbelleria, perché non studiano, non apprendono e soprattutto non ascoltano nessuno all’infuori di se stessi.
La frase sintomatica – che ripeto è solo una tra le tante – è la seguente e riguarda la Beata Vergine Maria, riguardo la quale scrive l’Autrice dell’Articolo su Maria Maddalena:
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«Maria, moglie di Giuseppe il carpentiere, è stata la donna più perdonata di tutte e lo dico con certezza, perché non fu un modello umano di tipo superiore allorchè è stata donna tanto quanto Maddalena, con la differenza che tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato. La Vergine non ebbe il tempo di piangere su alcuna sua miseria, ma quando capì da cosa era stata preservata, sopportò per mezzo dello Spirito Santo il tremendo peso della totale innocenza» QUI].
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E.T. ed il suo giovane amico davanti all’astronave tornata a riprenderlo sul Pianeta Terra
Prendiamo atto che all’Immacolata Concezione «i peccati» furono tutti perdonati «in anticipo», «compreso il peccato originale». D’altronde, come metterlo in dubbio? Lo dice un verace “blog di approfondimento cattolico” gestito da un ragazzo ameno in cammino verso i quarant’anni che dialoga sempre col piccolo extraterrestre noto al grande pubblico come ET. E solo Dio sa quanto costui si arrabbi – alle spalle! – e quanto tuoni – sempre alle spalle! –, sino a importunare un Ordinario Diocesano per chiedere ad esso la testa del suo “perfido” prete che, facendo solo e null’altro che il suo dovere di prete, ha osato bacchettare Sua Maesta il Gran Mastino prima in privato, poi dinanzi a un saggio anziano, infine in pubblico; e ciò per le sue imbarazzanti carenze di conoscenza della dottrina cattolica, diffuse in modo accattivante per la rete telematica proprio come se fossero delle “geniali” interpretazioni della vera dottrina cattolica. Il tutto sempre secondo il principio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Credo pertanto sia bene ricordare che il dogma della Immacolata Concezione sancisce che la Beata Vergine, essendo la Mater Dei, per mistero di grazia sine labe originali concepta, in tutta la sua vita non ha mai commesso alcun peccato né veniale né tanto meno mortale, né poteva commetterne. La bolla del Beato Pio IX Ineffabilis Deus chiarisce che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale» [DS 2803].
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l’ultimo affettuoso abbraccio di E.T al suo piccolo amico umano prima di ripartire dal Pianeta Terra …
Dopo questa rivisitazione “poetica” di un dogma mariano ad opera di quella fucina di amenità fanta-cattoliche tal è nei fatti, ossia negli scritti, il sito Papale Papale, possiamo facilmente dedurre che sia all’Autrice sia al suo mentore pubblicante non è chiara la sostanziale differenza teologica, metafisica e dogmatica che corre tra essere concepita senza peccato originale e vedersi perdonare i peccati in anticipo, espressione che, se non fosse frutto di crassa ignoranza, suonerebbe blasfema.
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Chi è stata concepita senza macchia di peccato originale, in quanto da esso preservata per mistero di grazia, da quali peccati avrebbe dovuto essere perdonata «in anticipo», ivi «compreso il peccato originale»? Forse, Dio Padre, fa il processo alle intenzioni e poi perdona prima ancora che l’uomo, col suo libero arbitrio, possa scegliere tra bene e male? Forse, Dio Padre, inviando il proprio Messaggero a questa giovinetta, in divino ossequio a quel libero arbitrio dell’uomo che è supremo dono di Dio, non attese per caso la libera risposta data da Maria, alla quale fu rivolto il titolo di saluto «Piena di grazia»? [cf. Lc 1, 126-38]. E mentre attendeva la risposta, Dio Padre, si mise forse ad ammazzare il tempo dell’attesa perdonandola frattanto a scopo puramente “preventivo”, prima ancora che la Beata Vergine si proclamasse attraverso la libera obbedienza della fede «Ecce Ancilla Domini. Fiat mihi secundum Verbum tuum»?
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la partenza verso il suo Pianeta intergalattico dell’astronave extra-terrestre di E.T …
Chi ha affermato e chi ha pubblicato queste empietà – che come tali non meritano neppure il dignitoso rango di eresia – è in grado di capire che differenza corra tra l’essere stata concepita senza peccato originale, ed essere stata invece «perdonata in anticipo dal peccato originale»? Senza addentrarci troppo nell’alta teologia dogmatica ma rimanendo al basilare Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni credente dovrebbe sapere che il peccato originale non è un peccato commesso da noi e che in nessun discendente di Adamo esso ha un carattere di colpa personale. Il peccato originale è stato trasmesso a tutta l’umanità per propagazione, con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Questo il motivo per il quale quello originale è chiamato “peccato” in modo analogico, trattandosi di un peccato contratto e non commesso e rendendolo uno “stato” della persona, non un “atto” della persona. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata quindi della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale [cf. Cat. 385-412]. Con il Battesimo noi non veniamo “perdonati” dal peccato originale, ma da esso liberati e rigenerati [cf. Cat. 1213].
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forse, alla prossima puntata, il direttore di Papale Papale ci regalerà una sceneggiatura fanta-cattolica di Incontri ravvicinati del terzo tipo ?
E soprassiedo sulla totale mancanza di conoscenza teologico-liturgica, visto il modo in cui – nei toni tipici che animano la spocchia data dal non sapere di questi superficiali figli di un pensiero che da liquido sta diventando ormai vaporoso – essi presumono di parlare in altezzosi toni critici di una festa liturgica, nel caso specifico quella di Santa Maria Maddalena, corredata da poco tempo di un suo proprio prefazio e via dicendo a seguire. Ignari del tutto di che cosa siano veramente la dogmatica sacramentaria e la storia della liturgia, alle quali nessun figlio o figlia del moderno pensiero ormai vaporoso può certo sostituire l’umoralità autoreferenziale e iocentrica del … “ma io sento” perché “io penso” …
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Tutto questo m’impone di avvisare di nuovo i lettori che i materiali editi su questo sito sono triste frutto di quella tipica spocchia autoreferenziale che nasce da una ignoranza che si gloria e si auto-compiace di se stessa e che nulla ha di cattolico, meritando in tal senso la stessa considerazione che meritano i numerosi siti che svelano le “verità sensazionali” sulle visite degli alieni al Pianeta Terra.
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A tutti voi, un abbraccio e una benedizione da Padre E.T, il presbìtero extra-terrestre.
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POSTILLA
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S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, durante una celebrazione secondo il Vetus ordo missae, addosso al prelato sono visibili i fondamentali misteri della fede: le chiroteche sulle mani, l’anello da chiroteca, la dalmatica (o tunicella) sotto la pianeta, ecc …
Come alla fine del precedente articolo [cf. QUI] anche in questo aggiungo una postilla per rendere di nuovo “onore” a tutta la foresta di siti e sitarelli della vera&pura traditio catholica, i quali di recente, sulla base del nulla, hanno aggredito il Romano Pontefice, i suoi collaboratori e la “nuova Chiesa ereticale” per questa festività e per questo prefazio della Beata Maddalena definita, a loro dire in modo ereticale, come “apostola degli apostoli”. D’altronde, a questi rubricisti notoriamente più farisei dei vecchi farisei, se tocchiamo un manipolo o una chiroteca è guerra a botte d’accuse di eresia. Ebbene domando: vi risulta che qualcuno di costono, ancora una volta, abbia emesso sospiro dinanzi alla diffusione di siffatte scempiaggini pseudo-cattoliche diffuse da Papale Papale? Certo che no, per un ovvio motivo: se qualcuno affermasse che la Beata Vergine Maria e la Maddalena prima della sua conversione condividevano lo “stesso peccato” e lo “stesso mestiere”, nessuno di costoro emetterebbe gemito, se però – Dio non voglia! – qualcuno toccasse la sacra coda della cappa magna del Cardinale Raymond Leonard Burke, o proferisse favella sulle santissime celebrazioni in rito antico del Vescovo ausiliare di Astana S.E. Mons. Athanasius Schneider, ecco che in tal caso si scatenerebbe l’inferno. Il tutto per ribadire che questi feticisti della loro personale traditio, sono peggiori dei modernisti. E siccome Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, spara a raffica sul Santo Padre e critica dello stesso ciò che dottrinalmente, pastoralmente e liturgicamente non è in grado nei concreti fatti di criticare, per palese mancanza di sapienza, scienza e conoscenza, ecco che i feticisti della loro personale traditio non emettono sospiro alcuno neppure in difesa del dogma di fede vilipeso da espressioni che, se non fossero appunto frutto di crassa ignoranza, suonerebbero invero come bestemmie.
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La canzone del Chihuahua
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