In occasione del terremoto Enzo Bianchi rispolvera una nota eresia

IN OCCASIONE DEL TERREMOTO ENZO BIANCHI RISPOLVERA UNA NOTA ERESIA

.

Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge : persino Cristo e la Madonna, infatti,  benché esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze, furono soggetti alla sofferenza.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

Dio castiga e usa misericordia [Tb 23,2]

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

Enzo Bianchi e Nunzio Galantino

Enzo Bianchi tiene una conferenza alla presenza del Segretario generale della CEI, S.E. Mons. Nunzio Galantino

In Avvenire del 27 agosto scorso [vedere QUI] Enzo Bianchi ha pubblicato alcune sue riflessioni sul recente terremoto, e pensando di consolare gli afflitti e di dare una risposta illuminante al perchè Dio ha permesso una tale sciagura, rispolvera la ben nota eresia, secondo la quale «Dio non castiga», falsità contraria alla sana ragione, alla Sacra Scrittura, al Magistero della Chiesa e all’insegnamento di tutti i Santi; ma, secondo lui, Dio è sempre e solo «misericordioso» con tutti e porta tutti, credenti e non credenti, in paradiso. Un’asserzione dolciastra del genere, gravissima sulle labbra di chi dovrebbe essere un uomo di Dio, toglie agli sventurati quell’impareggiabile conforto che viene dalla nostra fede, aggiunge amarezza ad amarezza, lasciandoli nell’angoscia, e spinge a bestemmiare un Dio che sarebbe «buono» nel mandare i terremoti.

.

Enzo Bianchi e Paolo Romeo

Enzo Bianchi inviato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale di Palermo, dall’allora Arcivescovo, il Cardinale Paolo Romeo

Cerchiamo di rimediare alla “droga tagliata male” [1] spacciata da Bianchi proponendo il vero insegnamento evangelico, e supponendo nel lettore la disponibilità all’ascolto della Parola di Dio. Il mistero cristiano non esclude la ragione, ed è meglio una medicina amara che una bevanda dolce ma avvelenata. Diciamo allora innanzitutto che Bianchi si dimentica che la misericordia solleva dalla sofferenza o la impedisce ; si dimentica altresì che, in linea di principio, la sofferenza è la pena del peccato. E quindi la sofferenza non dipende dalla misericordia, ma dalla giustizia. Sicché, chiamare «misericordioso» uno che mi maltratta, è una presa in giro. Dunque, quando Dio permette le sciagure, non dimostra immediatamente la sua misericordia, ma la sua giustizia. È assurdo e derisorio tentare di spiegare la sofferenza con la sola misericordia trascurando la giustizia. Questo non vuol dire che quando mi capita una disgrazia, ciò sia sempre la punizione divina per un peccato che ho commesso. Ciò può essere in certi casi; ma non è detto che sia sempre così. Infatti, in realtà, in questa vita accade che ci siano dei malfattori di professione che la fanno franca e degli innocenti senza colpa alcuna che sono colpiti da sventure.

.

Enzo Bianchi con arcivescovo di Palermo

Uno dei primi inviti rivolti dal neoeletto Arcivescovo Metropolita di Palermo, S.E. Mons. Corrado Lorefice: Enzo Bianchi invitato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale

Come risulta infatti dalla rivelazione cristiana, tutte le pene della vita presente, infatti, sia che colpiscano i giusti, sia che colpiscano i peccatori, sono tutte nella loro lontana origine protologica, castigo di Dio, conseguenze del peccato originale e in tal senso giuste pene, anche se di fatto c’è chi è colpito poco e c’è chi è colpito molto. Ma anche questo disordine è conseguenza del peccato originale. A parte le sofferenze causate dai peccati o dalla negligenza o dalla ignoranza degli uomini. Del resto, bisogna fare attenzione a che cosa intende dire la Sacra Scrittura, quando parla di “castigo di Dio”. Essa usa un linguaggio metaforico, come del resto è il caso della parola “ira”, tratto dai rapporti umani, ma che va opportunamente adattato nel caso di Dio, per non rendere ripugnante l’idea di un “castigo divino”.

.

L’espressione “castigo divino”, infatti, materialmente presa, fa pensare all’atto di un giudice che irroga una pena convenzionale ad un malfattore. Invece la pena del peccato non è un male causato da Dio nel peccatore. Dio non fa male a nessuno. La pena del peccato non è altro che il male o il danno che il peccatore stesso, col suo peccato, si tira addosso. Sarebbe come dire che chi beve troppo vino è “punito” con la cirrosi epatica.

.

enzo bianchi duomo di padova

Enzo Bianchi tiene una lectio dall’ambone della chiesa cattedrale di Padova

Dio non “manda” nessuno all’inferno come farebbe un giudice che manda il reo in prigione, ma all’inferno ci vanno solo quegli stolti, la cui superbia è tale che preferiscono penare lontano da Dio che esser beati con Lui in paradiso. Se il nostro bene è l’essere uniti a Dio, è logico che il nostro male sia il rifiuto di unirci a questo Bene. Tuttavia, la fede ci insegna a vedere all’opera la misericordia di Dio anche nel momento della sofferenza, in quanto per noi cristiani questo momento ci richiama il castigo del peccato originale, e forse anche al castigo dei nostri peccati. Ma il cristiano non si ferma qui. Accetta serenamente quanto gli accade, perché sa approfittare di questa sofferenza per unirsi con amore, fiducia e speranza a Cristo crocifisso, che espia per noi, ci ottiene la misericordia e il perdono del Padre per i nostri peccati, per cui, con atto di grande generosità, ma anche nel suo interesse, può giungere ad espiare in Cristo anche per i peccati degli altri.

.

La bontà divina non si manifesta solo nelle consolazioni, ma anche con la correzione. Anche questa è misericordia. E se soffriamo da innocenti, non turbiamoci, pensiamo a Cristo, che, innocente, ha sofferto ed ha espiato per la nostra salvezza e uniamo la nostra sofferenza alla sua per fare la nostra parte per la salvezza del mondo. Cristo col suo sangue ha pagato per noi il debito del peccato ― satisfecit pro nobis, come dice il Concilio di Trento ― , ma questo non ci impedisce di dare il nostro contributo. Quindi, in questa luce di fede, quella che è l’esperienza del castigo divino si trasforma nell’esperienza della sua misericordia. Infatti è per misericordia che il Padre ci ha donato Gesù, nel Quale e grazie al Quale noi possiamo espiare per i  nostri peccati. E non solo possiamo essere salvi dal peccato (gratia sanans), ma anche diventare «figli di Dio» [I Gv 3,1, gratia elevans], partecipi nel Figlio della vita del Figlio.

.

Tuttavia bisogna tener presente che, benchè Cristo offra a tutti la possibilità di salvarsi mediante la croce, non tutti di fatto accettano questa offerta, per cui non tutti si salvano. Il che vuol dire che Dio offre a tutti la sua misericordia salvifica, a patto che, pentiti dei loro peccati, ne facciano penitenza. Per cui, come osserva la Lettera agli Ebrei [Eb 10, 26-31], se già merita castigo la disobbedienza alla legge naturale, che qui essa chiama «Legge di Mosè», ben più grave castigo meriterà il rifiuto della misericordia divina a causa della ribellione alla legge di Cristo. Cristo è chiarissimo nell’insegnarci che alcuni accoglieranno questa misericordia e si salveranno, mentre altri, per la loro disobbedienza, la rifiuteranno e si danneranno[2].

.

Enzo Bianchi in cattedrale ad arezzo

Enzo Bianchi tiene una lectio nella chiesa cattedrale di Arezzo

Il Papa dovrebbe ricordare queste cose, altrimenti la sua predicazione della misericordia rischia di essere fraintesa e che ne approfittino i furbi, che i buoni vengano sconcertati, che il sistema giudiziario venga paralizzato, e che agli oppressi non venga resa giustizia, mentre vengono ostacolati la riforma e il miglioramento dei costumi e vengono favoriti il lassismo morale e la corruzione. Inoltre, dato che i terroristi dell’ISIS, secondo la visione rahneriana, sono «cristiani anonimi», oggetto della divina misericordia, possiamo accogliere la loro proposta di sostituire il Corano al Vangelo, tanto più che, stando alla teologia di Rahner, Vangelo e Corano si pongono sul piano «categoriale», dove un concetto vale l’altro, mentre tutti possediamo l’ «esperienza trascendentale di Dio», che è la cosa che conta e che garantisce a tutti la salvezza.

.

Enzo bianchi predica ai sacerdoti di siena

Enzo Bianchi tiene una lectio presso il seminario arcivescovile di Siena, uno dei primi aperti dopo il Concilio di Trento e dopo cinque secoli di attività formativa chiuso per mancanza di seminaristi …

Restar sordi agli avvertimenti del Signore per una falsa idea della misericordia, cancellare dalla Bibbia i versetti che parlano di castigo, come purtroppo oggi molti fanno, col credere che tutti si salvano, li illude di poter regolare la propria condotta a proprio piacimento, a sciogliere ogni freno morale e a peccare liberamente, con la convinzione dell’impunità e che comunque nell’inferno non c’è nessuno. Ma siccome queste idee ignorano l’avvertimento del Signore, questa loro vana fiducia, come già avvertì il Concilio di Trento per i luterani, non serve a nulla, per cui, se non si pentiranno in tempo, finiranno effettivamente nell’inferno. L’amore per la virtù non basta a rendere virtuosi, se non si pensa alle conseguenze della pratica del vizio.

.

Il momento della sventura ricorda al cristiano le conseguenze del peccato originale e la possibilità di redenzione che gli è data da Cristo, per cui, se avesse qualche colpa da scontare, può cogliere l’occasione per regolare i conti col Signore. E se fosse innocente può prender occasione per offrire la sua croce per la salvezza dei peccatori.

.

Bianchi-Martini

Enzo Bianchi in compagnia di un altro diffusore di pensieri ambigui (vedere archivi dell’Isola di Patmos), il Cardinale Carlo Maria Martini

Noi dobbiamo certamente operare il bene per amore del bene e in vista del premio celeste che è la visione beatifica di Dio. L’esercizio della virtù è certamente già di per se stesso sorgente di gioia; ma la virtù non è, come credevano gli stoici e Kant, fine o premio a se stessa; l’esercizio della virtù non è ancora il contenuto della felicità, ma solo il mezzo per il suo conseguimento, che sta nel raggiungimento del fine ultimo e sommo bene, che consiste nell’unione con Dio.

.

La felicità dell’uomo non è immanente all’uomo, ossia non consiste in un atto dell’uomo, per quanto sublime e perfetto, ma nel fatto che l’uomo, per libera scelta, si unisce per sempre ed intimamente a un bene esterno, personale, trascendente ed infinito, che è Dio. Ma appunto questo atto sarà perfetto in quanto è atto col quale l’uomo si congiunge pienamente ed eternamente con Dio nella carità.

.

Enzo bianchi con Francesco

Enzo Bianchi, che ricordiamo non ha mai ricevuto gli ordini sacri, non ha mai professato i voti religiosi, non è mai stato né un chierico né un religioso, che è soggetto solo all’obbedienza di se stesso, si presenta “mascherato” da abate dal Sommo Pontefice, senza che alcuno in anticamera gli abbia detto: «Dove intende andare, vestito a quel modo?»

L’agire per il timore del castigo è cosa saggia e logicamente connessa all’agire disinteressato, per puro amore della perfezione e di Dio. Infatti non si può scindere l’amore per il bene dalla fuga o dall’odio del male. Il pensiero che se faccio la tal cosa, Dio mi punisce o ne avrò un danno, mi spinge a fare il bene.

.

La confidenza in Dio e nella sua misericordia dà slancio alla nostra azione, ci rende «semplici come colombe», ferventi nella carità, tenaci nelle convinzioni, coraggiosi nelle imprese, mentre il pensiero che alcuni sono dannati e che io potrei dannarmi, presente in tutti i Santi, è un pensiero salutare, che ci spinge al bene, ci rende «prudenti come i serpenti» [cf. Mt 16,18], modesti nelle opinioni, consci della nostra debolezza, vigili nell’agire, cauti ed avveduti nei pericoli, avvertiti delle insidie, umili, pronti a correggerci, penitenti, forti nelle tentazioni e nelle prove, circospetti e diffidenti nelle situazioni infide, facendoci evitare la precipitazione, l’ingenuità, la dabbenaggine, l’eccessivo ottimismo, la presunzione, la troppa sicurezza, la millanteria e l’arroganza.

.

È tuttavia l’amore del bene che fa odiare il male. Per questo, il motivo principale dell’azione buona è l’amore di Dio e non il timore del castigo. Ma d’altra parte, occorre anche evitare quella falsa sicurezza che tutti si salvano. Il timore è un motivo solo sussidiario, e tuttavia necessario, appunto per evitare quella falsa sicurezza. Timore che non è paura, ma amore e rispetto.

Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge: persino Cristo e la Madonna, infatti,  benchè esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze , furono soggetti alla sofferenza.

Abbiamo bensì esempi biblici di città castigate per i peccati dei loro abitanti. Ma qui abbiamo a che fare con concezioni primitive del castigo, per le quali buoni e cattivi erano coinvolti in un unico disastro. La Scrittura preciserà ad un certo punto che ognuno viene castigato per le proprie colpe [Ger 31, 29ss] e non per quelle di altri.

.

terremoto 2

una delle piccole vittime innocenti messe in salvo dopo le scosse sismiche

Un evento così grave come un terremoto, nel momento in cui mette alla prova la nostra solidarietà e misericordia per i bisognosi e stimola la ricerca di rimedi o di difese da tante disgrazie, si può e si deve considerare come una croce che Dio ci manda per la nostra purificazione e per la conversione dei peccatori. Si può pertanto vedere in esso un segno della sua misericordia, in quanto cogliamo occasione da esso per unirci a Gesù crocifisso per la salvezza del mondo.

Molti fenomeni di una natura creata perfetta da Dio ma resa imperfetta dall’uomo e quindi matrigna, ci procurano sventure, che stanno tra le dolorose conseguenze del peccato originale, benchè il Creatore abbia voluto porre in essi delle regole e delle leggi, alle quali essi obbediscono infallibilmente. Ma nella futura resurrezione godremo di una natura madre, che avrà ritrovato l’armonia con l’uomo e il significato originario,voluto da Dio, della sua esistenza.

Varazze, 29 agosto 2016

.

________________________

NOTE

[1] Nel contesto, la parola “droga” è usata come sinonimo di eresia, altrettanto lo spaccio inteso come “spaccio di eresie”

[2] Cf il mio libro L’inferno esiste. La verità negata, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2010.

.

.

.

.

.

.

La fede del Papa: “Una volta ravveduto, conferma i fratelli nella fede”

LA FEDE DEL PAPA: ”UNA VOLTA RAVVEDUTO, CONFERMA I FRATELLI NELLA FEDE”

.

Il Santo Padre può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

Al Santo Padre

« Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma ho pregato per te, che non venga meno la tua fede;  e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli »  [Lc 22, 31-32]

.

.

.

Francesco in cattedra 2

Il Sommo Pontefice Francesco sulla Cattedra del Vescovo di Roma nella Papale Basilica di San Giovanni in Laterano

La fede che Dio dona al Papa è un dono dello Spirito Santo, che, tra tutti i fedeli, Dio concede solo a lui, ossia nella massima misura, purezza e fortezza realizzabile da un cristiano; è fede di una luminosità, saldezza e fecondità eccelse, al di sopra della fede di tutti gli altri fedeli; è una fede che assomiglia alla pietra angolare di un edificio, la quale sostiene tutte le altre pietre, ossia la fede di tutti gli altri fedeli.

.

In questo senso Cristo assegna a Pietro il compito di essere «roccia», sulla quale Egli edifica la sua Chiesa. La fede di Pietro è suprema promotrice e moderatrice dell’unità e dell’universalità della fede di tutto il popolo di Dio, nella varietà e molteplicità dei diversi modi di pensare, di esprimere e di comunicare la fede. Se venisse meno la fede di Pietro, la Chiesa crollerebbe. Per questo, tutti i nemici della Chiesa, dall’estrema sinistra all’estrema destra, dagli atei ai panteisti, dagli gnostici agli agnostici, dai massoni ai protestanti, la prima cosa che hanno di mira è l’abbattimento del papato o la sua riduzione a figura simbolico-rappresentativa, come il Presidente della Repubblica italiana o la Regina d’Inghilterra.

.

Per questo, l’Anticristo impiega le sue forze migliori soprattutto contro il Vicario di Cristo. In tutta la storia della Chiesa, non c’è stata eresia più dannosa per la Chiesa e la sua unità, di quella di Lutero, quando, con implacabile furore, ha scambiato fino alla fine della vita il Papa per l’Anticristo. Anche gli scismatici greci, che pure respingono il primato petrino, tuttavia considerano pur sempre il Vescovo di Roma come “Papa di Roma” e “Primate dell’Occidente”.

.

Tutti gli eretici, di ogni tipo o colore, gonfi di superbia, ingannati dal demonio e servi dell’Anticristo, credono e danno ad intendere di possedere la vera fede in Cristo, senza o contro il Papa, pensando di poterlo cogliere in fallo in fatto di fede o correggerlo in fatto di fede e quindi di sapere meglio di lui qual è la verità del Vangelo. Ma sono degli illusi e degli impostori, che corrompono la fede e i costumi cristiani e possono spingere anche alla stessa apostasia dalla fede.

.

La fede speciale che il Papa riceve dallo Spirito Santo gli consente di vedere la verità del Vangelo meglio, più in alto e più profondamente di tutti gli altri; è una fede che sa trovare le parole migliori per spiegarla, per esprimerla e per insegnarla; è una fede talmente forte e robusta da sostenere e correggere la fede di tutti gli altri fedeli, i quali si appoggiano su questa fede e trovano in essa luce e conforto, nonché certezza di essere nella verità e di seguire la dottrina di Cristo; è una fede unica in tutta la Chiesa, non solo come virtù personale, ché qui il Papa è superato solo da Abramo per l’Antico Testamento e dalla Madonna per il Nuovo [Lc 1,45], ma anche nella sua forza generatrice e confermatrice.

.

Nessuno può correggere il Papa nella sua fede, perché non può aver difetti o lacune, è integra e non può cadere nell’errore. È una fede infallibile ed indefettibile, da San Pietro fino all’ultimo Papa della storia, sempre identica a se stessa e mai mutata, con buona pace dei modernisti, perché è specchio della Parola di Cristo che non passa. Il Papa è l’unico fedele che abbia una fede di tal genere. Tutti gli altri possono errare nella fede. Lui no. Egli può scoprire gli errori di tutti, correggere tutti, ma nessuno può correggere lui. È in modo specialissimo quell’ «uomo spirituale», del quale parla San Paolo, «che giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» [I Cor 2,15].

.

Questo è il privilegio unico della fede pontificia, dovendo essere fede che fonda, genera, sostiene e diffonde la fede nel mondo e che custodisce, conferma e difende la fede del Popolo di Dio, correggendo gli errori, compassionando e tollerando i deboli e gli ignoranti, ammonendo gli erranti e gli arroganti, richiamando gli scismatici, eretici ed apostati, perdonando chi si ravvede e torna alla verità. Naturalmente, anche chi viene eletto Papa, è giunto alla fede come ogni buon cattolico, attraverso un cammino a volte laborioso ed accidentato, superando prove e dubbi, e rispondendo alle sollecitazioni della grazia, in comunione con la Chiesa e i Papi precedenti. In precedenza, prima di essere eletto Papa, egli può aver avuto difetti ed incertezze nella fede; ma, una volta investito del carisma di Pietro, diventa saldo e invincibile. Il Papa può esser provato nella fede, può andar soggetto anche alle più insidiose tentazioni, ma è protetto dalla forza dello Spirito. Il Papa non può mai peccare volontariamente contro la fede, per lo meno con danno della Chiesa.

.

Il Papa può avere una fede coltivata nella teologia, come è stato per Benedetto XVI o nella pratica pastorale, come è stato per il Papa attuale e come fu per San Pio X. Può averla coltivata in Segreteria di Stato, come fu per il Beato Paolo VI e Pio XII o nella diplomazia vaticana, come fu per San Giovanni XXIII o come Inquisitore della fede, come fu per San Pio V, o negli studi umanistici, come fu per Pio II, o nell’insegnamento del diritto canonico, come fu per certi Papi del Medioevo, o nella vita monastica, come fu per San Gregorio Magno. In ogni caso, uno, per essere eletto Papa, deve distinguersi nella fede, perché il principale compito del Papa è il confermare i fratelli nella fede. Da qui discende il pascere il gregge di Cristo e il difenderlo dai lupi, ossia il potere pastorale e di governo (potestas clavium). E non tanto una fede dotta o colta, quanto piuttosto una fede pura, salda, intelligente e comunicativa. Pura, ossia esente da errore; salda, ossia ben fondata, certa e certificante; intelligente, ossia dotata di quella che Santa Caterina da Siena chiamava la «santa discrezione», la capacità critica di discernere il vero dal falso; comunicativa, ossia espressa o mediata da un linguaggio chiaro, appropriato, adatto ai vari ceti di fedeli.

.

Questo è probabilmente il motivo per il quale il Cardinale Carlo Maria Martini, per quarant’anni, ad ogni morte di Papa, fu regolarmente preconizzato dalla grande stampa come papabile, ma altrettanto regolarmente il collegio cardinalizio lo scartò, perché purtroppo Martini, al di là della sua cultura, della sua produzione letteraria e delle sue qualità umane e pastorali, possedeva una fede incerta, ambigua e oscillante, simile a chi serve due padroni, che del resto egli stesso descrisse come continua discussione, nella coscienza, tra un credente e un ateo, senza mai prendere una decisione né per l’uno né per l’altro. Il minimo che si possa dire di questa fede è che essa non produce certamente dei martiri, ma solo degli astutissimi voltagabbana, come per esempio Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Vescovo di Autun, che passò dall’Ancien Régime alla Rivoluzione, dalla Rivoluzione al Direttorio, dal Direttorio a Napoleone, da Napoleone alla Restaurazione, sempre onorato, aperto a tutti e sempre rimasto a galla. Ora, se lo sconcerto e lo scandalo, che crea in una diocesi un Vescovo del genere, possono in qualche modo essere contenuti nei limiti di quella diocesi, si comprende come Dio non può tollerare, se non entro stretti limiti e per brevi periodi, che qualcosa del genere si produca nella Chiesa universale, perchè in breve tempo la condurrebbe allo sfascio, mentre in essa, secondo la promessa di Cristo, portae inferi non praevalebunt.

.

Per questo si può dire che tra la consistenza della fede del vescovo, anche se unito al Papa, e quella del Papa, in un certo senso c’è un abisso, così come c’è un abisso tra il fallibile (la fede del vescovo) e l’infallibile (la fede del Papa), anche se il Papa oggi più che mai ama agire collegialmente con i vescovi e il collegio dei vescovi cum Petro e sub Petro. Ma il fatto è che il Papa è infallibile ex sese, indipendentemente dai vescovi, in quanto è principio e garante della loro infallibilità. E la storia lo dimostra. Di recente si è rifatta viva la tesi secondo la quale sarebbero esistiti Papi eretici: Liberio nel IV secolo, Onorio nel VII secolo, Pasquale II nel XII secolo, Giovanni XXII nel XIV secolo [Ndr. cf. QUI, QUI, QUI, etc..]. Ma l’apologetica ha dimostrato da tempo che non si è trattato di vere eresie. Questi storici vengono di fatto a portare acqua al mulino di personaggi discutibili assai diversi tra loro, ma tutti in sostanza negatori dell’infallibilità pontificia, come per esempio Lutero, Küng e Lefebvre.

.

La virtù della fede comporta tre elementi: primo, gli enunciati di fede, ossia l’oggetto della fede (fides quae), i contenuti concettuali, ciò che si crede, le verità credute, gli articoli di fede; secondo, l’atto del credere (fides qua) e, terzo, la professione o espressione orale della fede, il linguaggio della fede (professio fidei). Nell’insegnare la dottrina della fede, il Papa è infallibile, cioè non erra, dice il vero, non solo nelle condizioni specialissime fissate dal Concilio Vaticano I, quando il Papa definisce solennemente un nuovo dogma ― cosa rarissima ― ma tutte le volte che insegna ufficialmente al popolo di Dio la dottrina della fede. La dottrina della fede è quel complesso di verità o  proposizioni dogmatiche e morali o da credersi per fede divina o per fede ecclesiastica o con ossequio dell’intelligenza, le quali sono insegnate da Cristo nella Scrittura e nella Tradizione e ci sono proposte dalla Chiesa nel suo magistero ordinario o straordinario, semplice o solenne, in forma definitoria come di fede o non definitoria, come prossime alla fede [1].

.

Al fine di discernere il livello di autorità, l’obbligatorietà e la qualità degli insegnamenti pontifici occorre fare attenzione ai diversi generi, tipi, livelli e forme di interventi, oggi più numerosi e diversificati che in passato. Dopo la proclamazione di un nuovo dogma, cosa del resto rarissima e condizionata da circostanze previste dal diritto (Concilio Vaticano I), restano fondamentali le encicliche; ma poi esiste una serie di documenti di livello inferiore, come la costituzione apostolica, la lettera apostolica, la costituzione pastorale, il motu proprio, il rescritto, la bolla, le omelie alla Santa Messa, i messaggi per speciali ricorrenze, anniversari o avvenimenti, i discorsi improvvisati, di circostanza o alle udienze generali, le interviste ai giornalisti […]

.

.

DIALOGO TRA UN MAESTRO ANZIANO ED UN GIOVANE FILOSOFO-TEOLOGO 

.

.

Autore Jorge A. Facio Lince

Autore
Jorge A. Facio Lince

.

.

.

Caro Padre e Maestro.

Mentre impaginavo questo Tuo articolo per la nostra Isola di Patmos, mi sono sorte delle domande che sono frutto di quei quesiti che sempre più spesso raccogliamo dai nostri Lettori e che per questo vorrei rivolgere proprio a Te …

.

D. Come il Papa si regola nella sua fede?

.

R. Egli ha al di sopra di lui solo Gesù Cristo. Quindi fa appello direttamente a Lui, tenendo conto dei Papi e del Magistero che lo hanno preceduto. Nel dubbio, chiede luce allo Spirito Santo. Tiene conto dei bisogni delle anime e della Chiesa.

.

D. Che cosa è che lo spinge o può spingerlo a proporre insegnamenti nuovi o nuovi dogmi?

.

R. Per quanto riguarda nuovi insegnamenti in generale, può esser spinto da sue scoperte personali o da sue letture teologiche o da amici teologi. La proclamazione di un nuovo dogma, invece, è una cosa molto più impegnativa, che coinvolge la Chiesa intera. Può essere giustificata o per confermare una nuova dottrina, perchè appare comunemente essere di fede, magari da molto tempo, oppure per allontanare certi gravi errori diffusi sulla materia trattata dal dogma, calcolando che da questo evento solenne possa venire grande beneficio alla Chiesa.

.

D. Come e con quali criteri possiamo discernere quando il Papa parla come “maestro della fede” e quando invece come semplice teologo od opinionista?

.

R. Occorre osservare con attenzione e competenza la materia trattata e il modo di trattarla. È chiaro che egli parla come maestro della fede, quando tratta di verità di fede già note e soprattutto se fa capire, da come si esprime, che si tratta di verità di fede. Nell’altro caso, egli si rifà ad opinioni teologiche già note o sue personali. Soprattutto in questo caso egli non manca di farcelo sapere con appropriate espressioni, come per esempio: “a me sembra”, “secondo i teologi”,  “secondo me”, “si dice”, “sono dell’opinione che…” e simili.

.

D. In che considerazione tenere i suoi pareri, giudizi o direttive, che non toccano direttamente la fede, come per esempio la riforma della Curia romana, il giudizio sulla situazione attuale della Chiesa, la proibizione della Comunione ai divorziati risposati, la sua polemica contro il legalismo e il rigorismo, il continuo insistere sulla misericordia, che sembra lasciare in ombra altre virtù, anche più importanti, l’assenza di avvertimenti circa l’esistenza dell’inferno, la denuncia delle ingiustizie nel mondo, il suo parere su certi teologi, il problema degli immigrati, dell’ecologia, dell’Islam, dell’economia internazionale, dell’ecumenismo, del dialogo con i non-credenti, della politica ?

.

R. Nel caso che il rapporto con la verità di fede o di morale sia necessario o logico o evidente, occorre accogliere queste dottrine, pareri o norme quasi come fossero di fede (fidei proximae). Se invece, come nella gran parte degli esempi riportati, manca questo nesso e semplicemente questi interventi non sono contrari alla fede, allora possiamo anche dissentire o dissociarci, sempre però con prudenza, modestia e rispetto, pronti a correggerci.

.

D. Come distinguere il suo linguaggio pastorale da quello dottrinale ?

.

R. Dipende dai contenuti. Se indica i doveri del pastore o dà nome a norme pratiche o giudizi sulla condotta di singoli o gruppi, è pastorale; se invece insegna il dogma o la verità di fede o i princìpi della morale o i misteri della fede, è dottrinale. Ma anche contenuti dottrinali o dogmatici possono essere espressi in stile pastorale, ossia non in una forma scientifica o scolastica, ma adatti alla comprensione comune della gente.

.

D. Come distinguere i suoi insegnamenti morali  (munus docendi da quelli giuridici  (potestas clavium ) ?

.

R. Bisogna verificare rispettivamente se i contenuti si allacciano direttamente o quanto meno necessariamente, universalmente o deduttivamente o alla legge naturale o alla legge divina, – e questi sono gli insegnamenti morali — oppure se, pur basandosi su quelle leggi, ne sono un’applicazione contingente, particolare e mutevole, suscettibile di modalità diverse (leggi ecclesiastiche) — e questi sono gli insegnamenti giuridici. Per esempio, gli insegnamenti sulla dignità del matrimonio e della famiglia sono norme morali; invece, le norme relative ai divorziati risposati o a chi appartiene alla Fraternità San Pio X o alla massoneria o alla mafia sono provvedimenti giuridici.

.

D. Il Papa ha bisogno di collaboratori o di consiglieri nell’esercizio e nell’insegnamento della fede?

.

R. Certamente, dati i suoi limiti umani e la gravosità ed immensità del compito che ha davanti di illuminare e governare la Chiesa intera. Certo, egli insegna la fede e governa insieme con i cardinali e i vescovi. Ma in fin dei conti, spetta a lui vigilare sulla fede degli stessi cardinali e vescovi, aiutato dai collaboratori della Curia Romana e da tutti coloro, dei quali vuol servirsi, anche se privi di incarichi ufficiali. Tra questi collaboratori istituzionali da secoli troviamo in prima linea i Domenicani e i Gesuiti, cavalieri della fede, affratellati agli ordini del Santo Padre; i primi, dediti a mostrare la verità della fede; i secondi, a mostrare la forza della fede. Il Papa è certo servus servorum Dei, ma anche e proprio per questo episcopus episcoporum. Egli certo è vescovo tra i vescovi e con i vescovi, ma non si lascia prendere la mano dai vescovi. L’ambizione, come ai tempi dei farisei del Vangelo, sotto il velo dello zelo per la Chiesa, è la rovina di chi vuol salire negli ordini sacri. Anche se il Papa è stato eletto dal collegio cardinalizio, si tratta evidentemente solo di una semplice designazione all’ufficio petrino, benché questo atto dei cardinali sia da supporre, di norma, criteriato dalla stima per la virtù della fede presente nell’eletto. Ma per quanto riguarda l’esercizio della fede, è il Papa che nomina e chiama accanto a sé come vescovi quei candidati, nei quali verifica in primo luogo l’autenticità e l’eccellenza  della fede [2], avendo facoltà di allontanare, se è il caso, dalla comunione con lui e quindi con la Chiesa, chi dovesse fallire nella fede. Per cui sta al Papa confermare nella fede il collegio episcopale e i singoli vescovi, e in tal senso egli può ripetere a loro le parole di Cristo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” [Gv 15,16].

.

D. Che cosa pensare dell’assenza di intervento del Papa contro dottrine ereticali ?

.

R. Il Papa usa molto raramente il termine “eresia”, ma non manca di denunciare errori, che possono essere definiti “eresie”, come per esempio l’ateismo, lo gnosticismo, l’idealismo, il panteismo, il materialismo, l’odio religioso, il fondamentalismo, la corruzione morale e politica, la prepotenza nei confronti del prossimo e della natura.

.

D. Il Papa può sbagliare in certi suoi discorsi o documenti ufficiali ?

.

R. Può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.

.

D. Il Papa può sbagliare nelle scelta dei suoi collaboratori nel campo della custodia e della difesa della fede ?

.

R. Certamente, ma occorre essere cauti nel giudicare e bene informati. I fanfaroni sono quelli che suonano la tromba, procurano guai al Papa e avvertono le televisioni quando si soffiano il naso. Sono naturalmente i maggiormente ricercati dalla stampa mondana e modernista, mentre i veri collaboratori lavorano fedelmente nella modestia e nel silenzio, come il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e il Cardinale Gerhald Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, senza mettersi in mostra. Sono questi i veri aiuti del Santo Padre e servitori della Chiesa, assieme a diversi altri silenziosi operai.

.

Varazze, 22 giugno 2016

.

_________________

NOTE

[1] Cf Appendice della Congregazione per la dottrina della fede alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Ad tuendam fidem, del 1998.

[2] Il titolo di “eccellenza” dato ai vescovi, come quello di “eminenza” dato ai cardinali si riferisce anzitutto all’eccellenza ed eminenza della loro fede, oltre al fatto che nella pienezza del suo sacerdozio apostolico, il vescovo è sacerdote per eccellenza.

.

.

.

.

.

L’Inferno esiste e oggi trabocca più che mai di dannati: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta»

L’INFERNO ESISTE E OGGI TRABOCCA PIÙ CHE MAI DI DANNATI: «SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA» 

.

[…] il Verbo di Dio ci chiama a sforzarci di entrare per la porta stretta, perché «molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno». E come capite, questo Vangelo, che poi è il solo e il vero Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, è molto diverso da quello annacquato da certi preti con La Repubblica e L’Espresso sottobraccio, che anziché leggere le opere di teologia dei grandi Padri della Chiesa leggono Micromega, che anziché tenere sulle proprie scrivanie Le imitazioni di Cristo, ci tengono in bella vista i libri di quell’ateo impenitente, nonché sottile denigratore e dissacratore del cattolicesimo, tal è sempre stato Umberto Eco.

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

Bernardo di chiaravalle

dipinto di San Bernardo di Chiaravalle

Oggi, sabato 20 agosto, la Chiesa celebra la memoria dell’Abate cistercense Bernardo di Chiaravalle, nato nel 1090 e morto nell’ormai remoto anno 1153. Nella Santa Messa pre-festiva della domenica, la liturgia di questa XXI domenica del Tempo Ordinario, offre al Popolo di Dio questa pagina del Vangelo:

.

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi» [Lc 13, 22-30]

.

Nel 1145 salì sulla Cattedra di Pietro un discepolo di San Bernardo di Chiaravalle [1090-1153], anch’esso di nome Bernardo, abate del monastero romano dei Santi Anastasio e Vincenzo nei pressi delle Tre Fontane, al secolo membro della nobile famiglia d’origine pisana dei de’ Paganelli di Montemagno. La scelta dei cardinali fu osteggiata da Bernardo di Chiaravalle che ritenne opportuno metterli in guardia indicando loro che questo suo discepolo era persona molto «innocente e semplice» e per questo non adatto al governo della Chiesa, nella grave situazione dottrinale e politica che si trovava a vivere in quegli anni. Probabilmente, a modo suo «innocente e semplice» lo era anche il futuro santo e dottore della Chiesa, se non aveva capito che proprio per quel motivo i Cardinali avevano scelto quel candidato, necessitando in quel preciso frangente storico di una persona che fosse debole, quindi facilmente manipolabile dai delinquenti che già all’epoca avviluppavano come avvoltoi il sacro soglio pontificio. La Chiesa era infatti afflitta da gravi problemi che i concilî precedenti il pontificato di Eugenio III [1145-1153] non erano riusciti a sedare. Merita infatti ricordare che il I Concilio lateranense del 1123 sancì nei propri canoni precise normative contro la simonia, il rispetto del celibato da parte dei chierici e le corrette investiture ecclesiastiche; ma il tutto era rimasto pressoché lettera morta. Nel 1139 fu celebrato il II Concilio lateranense che nei suoi canoni condannò nuovamente la simonia, l’usura e le false confessioni. Sessantadue anni dopo il pontificato di Eugenio III, preceduto dai concili lateranensi testé citati, fu celebrato nel 1215 il IV concilio lateranense, che dopo il preambolo introduttivo condanna l’eresia dell’Abate cistercense Gioacchino da Fiore. Ma sono soprattutto i susseguenti canoni disciplinari riguardanti vescovi e presbiteri che lasciano a dir poco basiti, sia per la loro gravità sia per la loro attualità, proprio come se da allora a oggi fossero passati “inutilmente” VIII secoli. Con tanto di descrizioni minuziose il Concilio indica a uno a uno tutti i principali vezzi e malvezzi dai quali gli ecclesiastici dovevano mondarsi [cf. cann. XIV-XIX]. Per dare solo un breve saggio dei canoni disciplinari del IV Concilio Lateranense, riguardo i pessimi costumi del clero, basti citarne uno a caso tra i diversi:

.

« Deploriamo che non soltanto alcuni chierici minori, ma persino certi prelati, passino metà della notte in festini superflui e in chiacchiere illecite, per non dir di peggio. Costoro dormono poi il resto della notte, si svegliano solo a giorno tardo col canto degli uccelli, restando assonnati per il resto del mattino. Vi sono altri che celebrano la Santa Messa appena quattro volte l’anno. Ma v’è di peggio ancora: non vogliono neppure assistervi. E se capita che qualche volta siano presenti quando la Santa Messa è celebrata, disertano il silenzio del coro e vanno fuori a parlare con i laici, immergendosi in discorsi inopportuni e non prestando alcuna attenzione alla celebrazione dei sacri misteri. In modo assoluto proibiamo queste e altre cose simili sotto pena della sospensione, comandando severamente in virtù di santa obbedienza, che costoro recitino l’ufficio divino diurno e notturno, come Dio concederà loro, con uno zelo che sia pari alla loro devozione » [IV Conc. Lat. can. XVII, trad. it. a cura dell’Autore].

.

Questo per chiarire lo stato in cui versava la Chiesa prima e poi dopo l’elezione di Eugenio III, ma soprattutto per chiarire come mai, appena egli fu salito al sacro soglio, Bernardo di Chiaravalle s’affrettò a inviargli in omaggio un trattato buono per ogni Papa appositamente adattato a lui. E adesso udite cosa scrive la penna libera di Bernardo ispirata dalla grazia di Dio. Tanto per cominciare, Bernardo, invita Eugenio III a non illudersi su chi ha intorno … e lo fa con queste esatte parole:

.

« Puoi mostrarmene uno solo che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare all’interno della Chiesa ».

.

Sono parole scritte circa 900 anni fa, ma sfido chiunque ad affermare che non siano attuali, oggi forse ancor più di ieri, specie poi se aggiungiamo quest’altra pennellata tratta dallo scritto di San Bernardo che seguita a mettere in guardia Eugenio III con questa ulteriore raccomandazione:

.

« I tuoi fratelli vescovi imparino da te a non tenersi attorno ragazzi zazzeruti o giovanotti provocanti. Fra le teste ricoperte dalle mitrie episcopali sta molto male quel viavai di acconciature sofisticate » [Cf. Bernardo di Chiaravalle, Trattato buono per ogni Papa, trad. it. a cura dell’Autore].

.

Questo monito, edulcorato ma chiaro, è dedicato da San Bernardo di Chiaravalle a certi attuali ecclesiastici, in particolare a quei vescovi diocesani che tuonano dietro le quinte nei miei riguardi affermando che … « quel prete dalla penna screanzata è ossessionato dagli ecclesiastici omosessuali e dalla loro cosiddetta lobby gay » [cf. QUI]; e dopo avermi rivolto alle spalle queste stizzose critiche, seguitano imperterriti a ordinare sacerdoti dei soggetti con palesi tendenze omosessuali strutturalmente radicate [cf. QUI].

.

Come Popolo di Dio noi siamo proiettati, sin dalla Pentecoste dello Spirito Santo, in un cammino incessante. Questo cammino muove dal presente e si proietta nel nostro futuro. Non possiamo rimanere attaccati al passato che non deve passare, né vivere immobili immersi nei ricordi passati, come fanno coloro che solitamente ed impropriamente vengono definiti come “tradizionalisti” cattolici. Certo, dovremmo conoscere bene il nostro passato, perché l’opera del passato ha determinato il nostro presente; e se non corriamo presto ai ripari, il presente nato da un passato che non sempre è stato felice, rischia di condizionare negativamente il nostro futuro. Come infatti affermava George Santayana, saggio pensatore del Novecento: « Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla ».

.

Cercherò di spiegarmi con un esempio: quando 40 anni fa ero adolescente, davanti ai miei occhi di tredicenne avevo tutt’altro esempio e modello di vescovi e di sacerdoti. All’epoca, una desolante mediocrità come quella odierna, ancora non era neppure pensabile nel Collegio Sacerdotale, men che mai nel Collegio Episcopale. I nostri sacerdoti, ed i vescovi in particolare, erano molto attenti nell’indicare ai fedeli cosa era bene e cosa era male, a cercare di separare il grano dalla gramigna, o perlomeno a indicare cosa era grano e cosa era gramigna, ricordando che un giorno, la gramigna, sarebbe stata legata in fasci e bruciata nel fuoco. Semmai spiegando con cura che grano e gramigna devono a volte crescere assieme e che la gramigna non può essere estirpata sùbito, casomai per sradicare questa malerba si corresse il rischio di strappare assieme ad essa anche una sola spiga di buon grano; ma nel giorno dell’ultima raccolta, il padrone del campo avrebbe provveduto in ogni caso a separare il buon grano dalla gramigna destinata ad essere estirpata e bruciata [cf. Mt 13, 24-30; 13, 36-43]:

.

« Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: “Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio” » [Cf. Mt 13,30].

.

Oggi, molti preti, ci passano accanto vestiti in abiti civili con La Repubblica e L’Espresso sottobraccio; e nelle loro preoccupanti carenze teologiche si sentono, pur malgrado, dei grandi intellettuali, perché attenti lettori della rivista della sinistra radicale Micromega. Sulle loro scrivanie ostentano i libri di Umberto Eco e quando parlano capita di sentirli magnificare ― anche nelle loro omelie ― i peggiori filosofi e sociologi anti-cristiani dell’Ottocento e del Novecento, il tutto con pernicioso vezzo e soprattutto con millantato sfoggio di una cultura che purtroppo, di fatto, costoro non hanno …

… e così, proprio noi preti istituiti pastori e guide del Popolo di Dio, abbiamo cominciato ad essere spesso i primi a fuorviare il Popolo di Dio, insegnando per esempio che siccome Dio è amore, alla resa dei conti perdona tutti e non condanna nessuno. E dalle nostre omelie, usate sovente per fare maldestri discorsi di sociologia anziché per annunciare il Vangelo, sono sparite parole come mistero del male, Satana, castigo, inferno, giudizio di Dio, salvezza e condanna eterna …

.

Per poco possa valere io chiedo perdono al Popolo di Dio per quei miei confratelli che non annunciano il Vangelo e che hanno da tempo derogato al loro compito fondamentale: la salus animarum, la salute delle anime e la loro salvezza eterna. Come infatti molti di voi ricorderanno, nel corso degli anni la Chiesa ha fatto ripetuti mea culpa chiedendo perdono a tutti: agli ebrei, ai musulmani, agli ortodossi, ai protestanti, agli africani animisti, ai discendenti delle popolazioni indigene del Latino America … insomma a tutti, proprio a tutti, meno che ai Christi fideles ed ai suoi fedeli servitori, vale a dire a non pochi vescovi e sacerdoti che in tempi tutt’altro che remoti hanno vissuto situazioni di vero e proprio martirio bianco all’interno della Chiesa. Infatti, si può essere perseguitati per la Chiesa, ma anche nella Chiesa, ed i perseguitati nella Chiesa subiscono spesso angherie molto peggiori di un martirio in odio alla fede che quasi sempre si esaurisce nello spazio di pochi secondi attraverso un colpo deciso di machete od uno sparo d’arma da fuoco. Il martirio bianco dura invece per tutta l’esistenza. E solo Dio sa quanto crudeli e irrefrenabili siano nella inflizione di questo genere di martirî i preti o spesso peggio ancora i loro vescovi.

.

Diversi di questi sottoposti a lungo martirio bianco sono stati poi elevati agli onori degli altari, come nel caso paradigmatico di San Benedetto Menni, che fu diffamato, disonorato e infine trascinato nei tribunali penali attraverso gravissime accuse false create a tavolino da frati, suore ed ecclesiastici vari. Merita per inciso ricordare che Benedetto Menni fu reso oggetto di un’accusa molto infamante: avere usata violenza ad una povera demente ricoverata in una delle strutture psichiatriche da lui create, ciò dette vita al “caso Semillan”, di cui si occupò il Tribunale penale di Madrid. Il caso si trascinò nelle aule giudiziali dal 1895 al 1902. Dopo sette anni il caso si concluse con la piena assoluzione di Benedetto Menni e la condanna dei suoi calunniatori. Molto peggiore fu la campagna di calunnie in foro ecclesiastico presso il Sant’Uffizio, che giunse solo tre anni dopo a decretare la totale infondatezza delle accuse. Accusato e aspramente combattuto all’interno dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, da un gruppo di irriducibili avversari pronti a tutto, anziché difendersi preferì dimettersi il 20 giugno 1912 dalla carica di Preposito Generale dell’Ordine, ad un anno e poco più dalla sua elezione. Le incessanti e pesanti pressioni psicologiche subìte nel corso degli anni gli causarono nel 1913 un attacco di paresi che lo porterà alla morte il 23 aprile 1914, all’età di 73 anni. Nel 1964 la postulazione generale dell’Ordine apre il processo di beatificazione. Nel 1982 è dichiarata la eroicità delle sue virtù, il 23 giugno 1985 il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II lo proclama beato ed il 21 novembre 1999 santo.

.

Eppure, a ben pensarci, è stato più facile proclamarlo santo, anziché dire durante la cerimonia di beatificazione: «Beato Benedetto Menni, noi ti proclamiamo beato, ed al tempo stesso ti chiediamo perdono per il male che religiosi, religiose, sacerdoti e vescovi loro compiacenti complici e protettori ti hanno recato nel corso della tua intera esistenza». Giammai! Certe figure è più facile beatificarle e canonizzarle, lasciando prudentemente le terribili angherie da loro subite ben secretate nei fascicoli delle loro cause di beatificazione e di canonizzazione, creando semmai appresso delle amorevoli storielle di santini sdolcinati che siano adatte al Popolo di Dio, ovviamente per non suscitare in esso turbamenti con eccessivi bagni di realismo, ma soprattutto di verità, perché è vero, sì, che «la verità vi renderà liberi» [cf. Gv 8], ma qualche maestro alchimista del clericalese potrebbe anche ritenere che “troppa libertà”, al buon Popolo di Dio, finirebbe col dare alla testa. E chi inibisce la libertà, nega sempre la divina verità, per imporre la dittatura del diabolico verosimile.

.

Possiamo dimenticare ciò che accadde in quel di Sicilia a Padre Luigi Orione, dove nel 1908 il terremoto di Reggio Calabria e Messina provocò circa 90.000 morti? Padre Luigi Orione accorse in aiuto dei sopravvissuti e di numerosi orfani, ed assieme a Padre Annibale Maria Di Francia ― col quale sarà poi elevato agli onori degli altari nel 2004 — costituirono i due pilastri della futura ricostruzione. Dopo quella immane tragedia cominciarono a giungere sia dall’Italia sia dall’estero, in particolare dai cattolici del Nord America, del Canada e dell’Australia, grosse somme di danaro che accesero non poche fantasie, mire e grandi appetiti nel clero locale. Andavano quindi evitati da sùbito due problemi: le ruberie da parte del clero e la sistemazione da parte dello stesso di nipoti, familiari e di amici degli amici in seno ad un’operazione caritativa con somme di danaro a molti zeri. Il Santo Pontefice Pio X nomina Padre Luigi Orione Vicario generale dell’Arcidiocesi di Messina, dove per tre anni svolse il suo apostolato tra enormi difficoltà ed altrettante enormi sofferenze. Basti dire che il clero diocesano, vedendosi impossibilitato a mettere le mani sulla gran torta di danaro, con sprezzo lo soprannominò: «Commissario del Vaticano». Nulla però furono gli sprezzi e le calunnie, rispetto al tentativo di avvelenamento che Padre Luigi Orione subì attraverso un barbiere assoldato dai suoi nemici. Nel 1910, mentre svolgeva in modo molto accorto il proprio ministero, attento anzitutto ad ostacolare maneggi disonesti di danaro nel corso della ricostruzione, durante il taglio della barba fu infettato dal barbiere col virus della sifilide. Pochi giorni dopo, sul suo tavolo di studio e di lavoro, qualche mano anonima depositò un libro-omaggio, si trattava di un manuale di medicina intitolato: «Come si cura la sifilide». Semmai fosse stata necessaria conferma di quanto in quel frangente fosse impossibile fidarsi del clero locale dinanzi a siffatti interessi economici, Padre Luigi Orione chiamò a Messina come stretti collaboratori diversi suoi confratelli, tutti provenienti da fuori e per questo presto soprannominati dal clero locale come « colonizzatori stranieri » [si rimanda a un vecchio articolo del 2004 su La Civilità Cattolica, QUI].

.

È molto più facile prendere un sacerdote teologo perseguitato tutta la vita per essere stato un indefesso servitore della Chiesa e un difensore della santa dottrina cattolica, escluso e reso oggetto di ostracismi all’interno del mondo ecclesiale e del mondo accademico ecclesiastico impestati da mezzo secolo di eretici modernisti, ed elevarlo infine ultra ottantenne alla dignità cardinalizia, perché ciò costa molto meno, rispetto all’ammettere: « Ti chiediamo perdono, perché tu avevi ragione, noi abbiamo sbagliato ». E vi dirò: chi ha accettato alcune di queste porpore mirate a lavare certe coscienze ecclesiastiche, spesso a suo modo ha sbagliato. Al loro posto io avrei agito in altro modo, per esempio rispondendo: la dignità cardinalizia, datela ad un cinquantenne o ad un sessantenne, non a me che ho superato gli ottant’anni. A me basta molto meno: che mi domandiate scusa per tutto quello che mi avete fatto nel corso della mia esistenza. E ciò non ve lo chiedo per me – al quale le vostre scuse non interessano niente – ve lo chiedo solo per voi stessi, per la salute eterna delle vostre anime, che non possono lavarsi né essere lavate mettendo un rosso porpora addosso ad un poveretto in cammino verso i novant’anni, perché di rosso porpora si vestono anche le puttane, ma perlomeno sono a loro modo molto più coerenti e oneste rispetto a certi ecclesiastici.

.

Questo per ribadire che la Chiesa sembra capace a chiedere perdono solo agli ebrei, ai musulmani, agli ortodossi, ai protestanti, agli africani animisti, ai discendenti delle popolazioni indigene del Latino America e via dicendo, ma non ai suoi figli, meno che mai ai suoi devoti servitori e indefessi protettori …

.

Le parole scritte da San Bernardo di Chiaravalle e qui citate all’inizio, oggi si calano più che mai nella divina parola del Vangelo di questa liturgia della XXI domenica del Tempo Ordinario, nella quale il Verbo di Dio non ci dice: “Io sono amore senza giudizio e castigo”. Il Verbo di Dio, quando in modo assoluto ed esclusivo ci dice: « Io sono via, verità e vita » [cf. Gv 14], con quelle parole ci dice che egli non tollera la negazione della sua via e il progetto salvifico di vita che egli ci ha donato attraverso il mistero della redenzione per mezzo della sua incarnazione, morte e risurrezione; non tollera la menzogna, non tollera una vita che non sia conforme a Lui ed al suo annuncio. Cristo ha detto in modo chiaro e assoluto: Io sono. Non ha detto: “esistono varie vie e verità per giungere alla mia vita”. E ciò con buona pace di certi teologi del falso ecumenismo che intrisi di drammatica ignoranza non vogliono sentire neppure pronunciare la parola “assoluto”, che in teologia ha un significato ben preciso, da non confondere con gli assolutismi politici, come invece fanno molti dei nostri teologi moderni o modernisti. Nel suo Io sono, Cristo ci presenta quindi la purezza della assolutezza della fede, non la vaghezza della fede, non il relativismo religioso. Egli dice Io sono, non afferma: “Io potrei essere, ma non è detto che sia sempre Io, perché potrebbe essere anche Budda, Maometto, Lutero …”

.

Il Verbo di Dio non dice: “Siccome Io sono misericordia infinita, potete fare ciò che volete e come volete, perché tanto, alla resa dei conti, perdonerò tutti”. Il Verbo di Dio non dice che “l’inferno non esiste”, tutt’altro: ce ne rammenta l’esistenza più e più volte nel corso della sua intera predicazione, mettendoci anche sull’avviso che in quel luogo di eterna dannazione « sarà pianto e stridore di denti » [cf. Mt 7,13-14; 8,11; 7,21; 25,31-46. Mc 10,43; Lc 17,27-30; etc ..].

.

Il Verbo di Dio non dice che “il Demonio è una allegoria”, né dice – come ho sentito dire a più preti mai richiamati dai loro vescovi, od a più professori mai licenziati dalla Santa Sede dalle università pontificie – che Satana « è una traduzione mitico-simbolica delle antiche paure ancestrali dell’uomo », come sosteneva Karl Rahner e come oggi sostengono i suoi velenosi nipotini ormai al potere. Affermare questo è empietà ed eresia, è veleno dato in pasto ai nostri fedeli, perché in tal caso le prime leggende menzognere sarebbero proprio quelle scritte nel Vangelo, dove il primo intervento miracoloso di Gesù Cristo è la liberazione di un indemoniato [Cf. Mc 1, 23-26]. I Vangeli narrano di come Gesù Cristo caccia i demoni [Cf. Mc 1,21-28; 5,1-20; 9, 14-29, etc..] e di come dia mandato ai propri apostoli di cacciare i demoni in suo nome [Cf. Mc 9, 38; 16,17-18; etc.. ], non li esorta certo a insegnare al suo Popolo che il Diavolo è una leggenda allegorica, perché in tal caso seguirebbe subito appresso un’altra leggendaria allegoria: il mistero del peccato originale, sino alla completa de-costruzione del deposito della nostra fede …

.

Questo per dire come oggi più che mai sarebbe urgente istruire le membra vive del Popolo che Dio ci ha affidato, spiegando che il Verbo di Dio ci chiama a sforzarci di entrare per la porta stretta, perché « molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno » [Cf. Lc 13, 22-30]. E come capite, questo Vangelo, che poi è il solo e il vero Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, è molto diverso da quello annacquato da certi preti con La Repubblica e L’Espresso sottobraccio, che anziché leggere le opere di teologia dei grandi Padri della Chiesa leggono Micromega, che anziché tenere sulle proprie scrivanie De Imitatione Christi [Le imitazioni di Cristo], ci tengono in bella vista i libri di quell’ateo impenitente, nonché sottile denigratore e dissacratore del cattolicesimo, tal è sempre stato Umberto Eco.

.

E se per tutti voi Christi fideles la porta sarà stretta, per noi sacerdoti, che molto di più abbiamo avuto e ricevuto da Cristo in doni di grazia e quindi in responsabilità, la porta sarà più stretta ancora, perché alle nostre mani Cristo ha affidato il Santissimo Mistero del suo Corpo e del suo Sangue; perché alle nostre persone ha affidato il suo Popolo da custodire e da pascere, non da disperdere, meno che mai da fuorviare con pensieri e con pensatori alla moda che costituiscono da sempre la negazione di Cristo buon pastore che è la porta dell’ovile [Cf. Gv 10, 1-21]. E il significato della “porta delle pecore” andrebbe ricordato — o forse peggio spiegato di sana pianta — a certi nostri preti usciti dopo anni di “formazione” dai nostri santissimi seminari, quando sulle porte delle loro chiese parrocchiali attaccano locandine, manifestini e annunci varî, spesso e volentieri neppure di carattere religioso. La porta della Chiesa ha un significato teologico, metafisico, la porta della Chiesa è il simbolo di Cristo Buon Pastore: «Io sono la porta delle pecore» [Cf. Gv 10, 1-21]. Come vi permettete dunque, razza di scellerati, di mettere sopra a Cristo Buon Pastore Porta delle pecore, locandine appiccicate con le puntine che pubblicizzano gare di ballo e cene sociali ?

.

Cristo Dio ci invita a passare per una porta stretta, dalla quale molti non riusciranno a passare, perché la misericordia infinita di Dio va di pari passo con la sua infinita giustizia, ed una divina misericordia senza giustizia non è neppure concepibile; e se qualcuno la concepisce, allora non annuncia il Vangelo, ma annuncia altro, vale a dire che non è cattolico, ma appartiene a un’altra religione, ad una falsa religione.

.

Dall’Isola di Patmos, 20 agosto 2016

San Bernardo di Chiaravalle, dottore della Chiesa

.

.

.

PREGHIERA DI SAN BERNARDO ALLA VERGINE

[ dal minuto 3,55 a seguire ]

.

.

.

I Vescovi irreali che dinanzi al pericolo dell’Islam rinnegano la prudenza insegnata dal Vangelo e invitano gli Imam sotto gli altari delle nostre cattedrali

I VESCOVI IRREALI CHE DINANZI AL PERICOLO DELL’ISLAM RINNEGANO LA PRUDENZA INSEGNATA DAL VANGELO E INVITANO GLI IMAM SOTTO GLI ALTARI DELLE NOSTRE CATTEDRALI

.

La sceneggiata dell’Imam nella Cattedrale di Asti: «Uccidere è grave, ma uccidere in nome di Dio è inaccettabile. I terroristi che ammazzano citando l’Islam sono uomini alterati che inventano un Dio del male frutto della loro follia» [Imam Latfaoui Abdessamad, cattedrale di Asti, 15 agosto 2016]. E adesso vi spiego perché con queste parole l’Imam ci ha presi in giro …

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!»

[Profeta Ezechiele 34, 1-11]

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

Asti imam

l’Imam Latfaoui Abdessamad durante il suo discorso tenuto durante la Santa Messa per la solennità dell’assunzione di Maria Santissima nella Cattedrale di Asti il 15 agosto 2016

Dopo il mio precedente articolo, al quale segue oggi un altro del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli [cf. QUI] e questo mio nuovo, numerosi Lettori ci hanno segnalati articoli comparsi sulla stampa nazionale e riguardanti lo “struggente” discorso fatto dall’Imam Latfaoui Abdessamad nella cattedrale di Asti, durante un incontro avvenuto all’interno della Chiesa madre di quella diocesi. A rendere questo incontro inopportuno e rasente il sacrilego, è ch’esso s’è svolto in un luogo sacro durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nella solennità della assunzione al cielo della Beata Vergine Maria [cf. QUI, QUI, QUI, ecc..]

.

L’Imam che grazie al Vescovo di quella diocesi è stato invitato a parlare dallo stesso luogo all’interno del quale si amministra ai Christi fideles il “pane della Parola di Dio” ed il “vivo pane eucaristico disceso dal cielo sull’altare”, non si è affatto convertito al mistero Trinitario, non ha riconosciuto la divinità del Verbo di Dio incarnato, non ha riconosciuto che Maria — a dire di certi male informati «cara» e «punto di unione» con l’Islam [cf. mio precedente articolo, QUI] — non è semplicemente la madre dell’uomo-Gesù, ma la Mater Dei, dal ventre della quale è nato Cristo vero Dio e vero uomo. Infatti, come il Vescovo di Asti dovrebbe sapere, dal ventre della Beata Vergine, non è nato, per la nostra santa fede — come invece crede e afferma l’Islam — «l’uomo Gesù figlio di Maria», ma il Verbo di Dio fatto uomo, secondo l’ineffabile mistero delle due nature — umana e divina — sussistenti in Colui che, in dogmatica, è definito col termine di ιποστασις [ipostasi], derivante da ιπος “sotto” e στασις “stare”, che per i filosofi neoplatonici e per Plotino è la generazione gerarchica delle diverse dimensioni della realtà appartenenti alla stessa sostanza divina, la quale crea ogni cosa per emanazione. Il tutto ben precisando che nel mistero del Figlio di Dio — quando si fa uso del termine “emanazione” — s’intende esprimere la divina realtà del Creatore e del Figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre. Nel Cristianesimo il processo di ipostasi è relativo all’unione dei principi divini e umani, l’incarnazione del divino rappresentata dal Cristo o semplicemente il processo attraverso il quale dal concetto assoluto di Dio si fa derivare necessariamente la sua esistenza sostanziale. Il Concilio di Calcedonia del 451 definisce il dogma di fede sancendo che per opera dello Spirito Santo si compie il mistero della unione ipostatica della natura divina e della natura umana, della divinità e dell’umanità nell’unica persona del Verbo-Figlio: Gesù il Cristo, nato dal ventre della Vergine Maria.

.

L’Imam è quindi uscito tale e quale è entrato nella Cattedrale di Asti, ossia considerandoci dei “pagani politeisti” che credono in tre dèi — la Trinità — e che al grande Concilio di Calcedonia hanno divinizzato attraverso giochi semantici filosofici tratti dal lessico dei pensatori pagani greci, l’uomo Gesù, al quale essi riconoscono sì, rango di profeta, ma attenzione, gli riconoscono rango di profeta minore rispetto a colui che è il vero, grande e ultimo profeta: Maometto. E questo vero, grande e ultimo profeta che sarebbe Maometto, ha corretto e perfezionato il pensiero “errato” e “incompleto” dell’uomo Gesù.

.

Il Presule astigiano s’è assunto dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini la responsabilità di usare la propria chiesa cattedrale per fuorviare il Popolo a lui affidato dalla Grazia Divina e per far sì che al suo interno fossero enunciate delle “eleganti” bestemmie de facto. Infatti, una presenza così inopportuna, per di più in simile contesto e solennità liturgica, è in sé e di per sé molto peggiore delle bestemmie che per malvezzo popolare e per maleducazione, pur senza intenzione alcuna di offendere Dio e la Santa Vergine, sono soliti pronunciare come intercalare nei propri discorsi certi popolani romagnoli e toscani, che sia Giovanni Cavalcoli sia io conosciamo bene per nostro ceppo di nascita.

.

La scelta e il comportamento del Vescovo di Asti è inaccettabile perché palesemente non conforme alla prudenza e alla sapienza del Vangelo, di cui il Presule astigiano dovrebbe essere per alto ministero apostolico custode e annunciatore, nonché difensore sino allo spargimento del suo sangue.

.

Nella cattedrale di Asti si è celebrata, per la gioia della Sinistra radical chic, per la gioia degli ultra laicisti, per la gioia dei massoni, ma soprattutto per la gioia dei nostri eretici modernisti interni, una rappresentazione mediatica mirata a negare la realtà. Come infatti diceva il Santo Padre e dottore della Chiesa Girolamo: «Il Demonio scimmiotta Dio e vuole creare un’altra realtà». L’esatta locuzione sarebbe «Diabolus est simia Dei» [il Diavolo è la scimmia di Dio], concetto ripreso poi dal Santo dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona.

.

Il Demonio è il maestro del capovolgimento, incluso il capovolgimento della Parola di Dio usata in modo deviante per compiere azioni malvagie. E Dio solo sa quanto oggi le parole del Santo Vangelo siano svuotate del loro significato salvifico per essere riempite d’altro, soprattutto di mondanità e di piacioneria. La distruzione della vera fede è infatti sempre preceduta dalla distruzione del vero significato originario delle parole evangeliche [sul linguaggio rimando al mio vecchio articolo del 2014 QUI e ad una mia video-conferenza del 2016 QUI].

.

Il discorso tenuto dall’Imam, la cui presenza in cattedrale è passata sicuramente avanti alla stessa solennità dell’assunzione al cielo di Maria Santissima, alla prova dei fatti va letta alla stessa stregua dei capi mafia che a metà degli anni Settanta, per non dare adito a sospetti, partecipavano con la lacrima all’occhio ai funerali delle vittime uccise dai loro killers. Erano i primi a porgere il loro cordoglio a vedove ed orfani, per poi tornare poco dopo alle loro attività mafiose, semmai facendo pure due grasse risate sul funerale al quale avevano partecipato.

.

Sono consapevole della pesantezza di ciò che affermo, ma resta il fatto che quanto pronunciato dall’Imam all’interno della Cattedrale di Asti è un discorso di circostanza vago, non sincero e per ciò falso. E le ragioni di questa mia grave asserzione, di cui adesso vi spiego le motivazioni, sono già contenute tutte nel mio precedente articolo [cf. QUI].

.

Un imam che durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nel giorno della solennità dell’assunzione al cielo di Maria, condanna il terrorismo affermando che «Isis uccide in nome di un dio creato dagli uomini del male e non dall’Islam» [cf. QUI], oltre a non dire niente, ci prende beotamente in giro. I terroristi dell’Isis sono infatti solamente la punta estrema di un iceberg che affonda innegabilmente le proprie radici nel Corano, il quale legittima da sempre la guerra contro gli infedeli, la loro conquista e la loro conversione forzata; ieri come oggi. E questo è il Corano che nella pratica e nella quotidianità deve insegnare l’Imam Latfaoui Abdessamad, come nella pratica e nella quotidianità io insegno e devo insegnare che Cristo è vero Dio e vero uomo.

.

L’Imam ha rassicurato i figli dell’Occidente presenti a quella sceneggiata mediatica dicendo loro ciò che essi volevano sentirsi dire per esorcizzare le proprie paure, facendogli credere che — al di là della violenza contenuta di fatto nei testi coranici — l’Islam è … “una religione d’amore” (!?).

 .

Io affermo che l’Imam ha “recitato” e di conseguenza “mentito”, non perché accecato da mie prevenzioni che potrebbero generare opinioni soggettive partorite da umori che mi impediscono di analizzare il dato reale. tutt’altro! Perché io, al contrario del Vescovo di Asti e di coloro che con lui hanno organizzata questa sceneggiata dai connotati sacrileghi, analizzo e valuto seguendo sempre la divina sapienza e prudenza del Vangelo, il quale mi insegna anzitutto a riconoscere gli alberi dai frutti che danno:

 .

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore [Lc 6, 43-45].

 E ancora:

Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.  Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai [Lc 13, 6-9].

 .

Si domandi pertanto il Vescovo di Asti: quali sono i frutti che l’albero del falso profeta Maometto ha generato in XIV secoli di storia? Perché il monito che Cristo Dio rivolge a questo falso profeta che si pone al di sopra del Verbo di Dio e che osa in modo empio e blasfemo correggere la parola a suo dire “errata” e “imperfetta” del Dio Incarnato, è esattamente questo:

 .

La mattina seguente, mentre uscivano da Bethania, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono [Lc 11, 12-14].

 .

.

… i «discepolo l’udirono», come recita il finale di questo passo. Il Vescovo di Asti, invece, lo ha mai udito? E dopo averlo udito, lo ha mai capito e praticato? Per questo mi domando: quale Vangelo piacione legge e insegna il Vescovo di Asti a coloro che assieme a lui necessitano di essere rassicurati con l’aspirina dell’Islam moderato ? [cf. QUI]. Ha mai letto, il Vescovo di Asti, la magistrale e storica lectio tenuta dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI a Ratisbona? [cf. QUI]. O per caso, il Vescovo di Asti, in quel lontano 2006 faceva parte della cordata di quei nostri prodi interni che contestarono Benedetto XVI con autentica spietatezza, per avere indicato null’altro che l’ovvio palese, vale a dire quella aggressività e quella violenza che è culturalmente connaturata all’Islam?

.

«I frutti degli alberi», o meglio del «fico sterile», senza alcuna possibile pena di smentita sono i seguenti: in tutti i Paesi ad alta percentuale di popolazione islamica — incluso il Paese da cui proviene questo Imam — i cristiani sono considerati cittadini di seconda categoria, non beneficiano di tutta una serie di diritti civili, non possono accedere a certi posti di impiego, sono tenuti sotto controllo, subiscono continue pressioni di conversione all’Islam, non possono praticare in pubblico la loro fede ma solo all’interno di poche strutture chiuse e controllate dai regimi teocratici e nelle quali i sacerdoti, prima di tenere le loro prediche, sono obbligati a presentare il testo alle pubbliche autorità ed avere la loro approvazione, ecc … Ma volendo possiamo pure aggiungere altro: nei Paesi retti da teocrazie religiose islamiche, se uno usa violenza carnale a una donna cristiana, non è perseguibile dalla legge, perché la sharija non contempla severe punizioni per un uomo che stupra una donna cristiana. Lo domandi, il buon Vescovo di Asti, all’Imam che ha ospitato a pontificare sotto l’altare della sua Chiesa cattedrale durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nel giorno dell’assunzione al cielo della Mater Dei. E visto che c’era, sempre il Vescovo di Asti, poteva avanzare istanza all’Imam se era disposto a chiedere, in nome dell’Islam “religione dell’amore” che “condanna la violenza”, la restituzione dei numerosi bambini e bambine che non pochi padri musulmani, fuggendo dall’Italia, hanno portato nei propri Paesi d’origine, senza che le madri italiane li abbiamo mai più potuti rivedere. E quando le madri hanno intrapreso inutili rogatorie internazionali, dai giudici dei vari Paesi musulmani si sono sentite rispondere che per la sharija, applicata nel loro Paese, la prole appartiene al padre. Ma siccome, l’Imam che ci ha presi tutti quanti in giro nella Cattedrale di Asti, appartiene all’Islam “religione dell’amore” che “condanna la violenza”, ovviamente sia fisica sia psicologica, sicuramente accoglierà tutte queste nostre richieste, condannando per violazione dei diritti umani — semmai questa volta direttamente sotto l’altare della Papale Arcibasilica di San Pietro — la maggioranza assoluta dei Paesi islamici, incluso il suo Paese d’origine.

 .

L’Imam che nella Cattedrale di Asti ha annunciato il suo “no alla violenza” nel giorno immediatamente successivo a quello in cui la Chiesa faceva memoria degli 813 martiri di Otranto uccisi in odio alla fede dai musulmani, ha forse fatto un solo cenno alla necessità che i cristiani, in tutti i Paesi arabi, possano godere di quella stessa libertà di cui godono i musulmani in tutti i Paesi dell’Occidente?

 .

L’Imam, ha forse fatto un solo vago cenno al fatto che in diversi Paesi arabi — e non solo arabi — retti da teocrazie religiose, i pochissimi cristiani ivi residenti, possono partecipare alla Santa Messa di Natale e di Pasqua solo all’interno dei locali extraterritoriali delle ambasciate d’Italia e di Francia, dove in occasione di queste solennità viene celebrata una sacra liturgia in un salone interno, esclusivamente per gli addetti al servizio diplomatico e per gli stranieri che si trovano a soggiornare in quei Paesi per motivi di lavoro? E tutto questo accade mentre in Occidente, i musulmani, coi finanziamenti di questi stessi Paesi retti da teocrazie religiose che negano ogni genere di diritto ai cristiani, costruiscono invece grandi e sempre più numerose moschee, mentre i loro imam vengono a prenderci in giro direttamente sotto gli altari delle nostre cattedrali per raccontarci che l’Islam è una “religione d’amore” che “condanna la violenza”.

 .

L’Imam, il giorno dell’Assunta, nella Cattedrale di Asti, in verità ha solo messo in pratica quello che insegna il Corano circa il fatto che in alcune circostanze, gli infedeli, non vanno aggrediti con la jiad, perché bisogna conquistare prima la loro fiducia, poi, una volta ch’essi avranno perduto ogni paura, a quel punto vanno aggrediti e sottomessi.

 .

Venendoci a esprimere vaghe condanne al terrorismo, l’Imam ci ha trattati come dei perfetti beoti attraverso la vaghezza e la doppiezza, da buon albero che non porta e che non può produrre alcun frutto, in quanto figlio di un «fico sterile» [cf. Lc 11, 12-14], vale a dire delle menzogne di un falso profeta in nome del quale si seguita tutt’oggi a portare i frutti della violenza e della morte.

.

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete [Mt 7, 15-16]

.

.

Nel frattempo, forse l’Imam avrà dato un’occhiata agli spazi della Cattedrale di Asti, che domani potrebbe essere una nuova moschea, con il suo Vescovo che al primo cenno di temporale si darà alla fuga, lasciando noi tutti a rischiare la pelle per Cristo, con Cristo e in Cristo. Lo dico io? No, lo dice la storia, ed esattamente in questi termini: quanti furono i Vescovi di Francia che durante la Rivoluzione si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà ad una costituzione iniqua perché ferocemente anti-cristiana? Furono … quattro, solo quattro. E tutti e quattro si nascosero per non finire sulla ghigliottina, mentre gli altri loro Fratelli nell’episcopato trattavano con gli illuministi anti-cristiani e facevano con essi salotto piacione, semmai criticando da una parte Roma e il papato, dall’altra i preti francesi cosiddetti refrattari, proprio come oggi …


Il Vescovo di Asti ha dato esempio di essere pessimo maestro e pastore, ed a fronte di quanto ho affermato a suo riguardo, Sua Eccellenza Reverendissima è pregata di evitare, sia per pudore sia soprattutto per il suo onore episcopale, di fare la classica telefonata di fuoco al mio Vescovo per lamentare un attentato di lesa maestà nei suoi riguardi da parte di un suo presbìtero. Se però ritiene di avere qualche cosa da lamentare nei miei confronti, mi faccia convocare quanto prima presso la Congregazione per la dottrina della fede, perché il mio è un discorso teologico che nell’ambito tutto teologico deve rimanere, ed in ambito teologico deve essere eventualmente discusso, visto che nelle mie righe si parla del Vangelo e dei falsi profeti sui quali Cristo Dio ci mette in guardia, per seguire col monito paolino:

.

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole [II Tm 4, 3-4].

.

Pertanto non sono ammessi i permali clericali di certi vescovi dei quali a onor del vero non ne possiamo più, ma proprio più, in questa giornaliera gara episcopale a chi la combina ed a chi la spara più grossa, nel corso di quelle che, più che le Olimpiadi Clericali dell’Eccesso, hanno ormai i veri e propri connotati delle Olimpiadi Clericali del Cesso.

.

.

.

Post scriptum del 17 agosto 2016

 LETTURA CONSIGLIATA DELLA LITURGIA DEL GIORNO

Per la Lectio Divina del Vescovo di Asti S.E. Mons. Francesco Guido Ravinale        

Dal Libro del Profeta Ezechiele [34, 1-11]

 

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori:

Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!

I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge.

Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.

Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio –, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge –, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore Dio:

Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché così dice il Signore Dio:

Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna».

.

.

____________

Cari Lettori e Cari Fedeli del Popolo di Dio.

Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 16 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.

Ogni tanto vi ricordiamo anche che noi, per diffondere la fede e la dottrina cattolica, “non siamo finanziati dall’Emiro del Qatar né dall’Arabia Saudita“. Il nostro lavoro e la gestione del sito di questa nostra rivista telematica è sostenuto da sempre, interamente, con le vostre offerte.

Se potete e se volete vi preghiamo di ricordarvi di noi e del nostro lavoro apostolico, usando il comodo e sicuro sistema Paypal che trovate in fondo a destra sulla home-page.

Grazie!

.

.

.

.

.

.

La sfida dell’Islam all’Europa non si gioca sui dialoghi convenevoli ma tutta quanta sul problema di Dio

LA SFIDA DELL’ISLAM ALL’EUROPA NON SI GIOCA SUI DIALOGHI CONVENEVOLI MA TUTTA QUANTA SUL PROBLEMA DI DIO

.

La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona, e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’Islam abitualmente diffonde il messaggio coranico.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

.

.

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

[Gv  14, 6-7]

.

PDF articolo formato stampa

.

.

falso profeta

«Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» [Mt 24, 11-13]

Oggi il tentativo dell’espansionismo islamico in Europa in nome del Corano si trova davanti ad un’Europa che non è più cristiana ed anzi è caratterizzata da forti tendenze atee o agnostiche, mentre il mondo cristiano soffre di un calo, di un indebolimento [1] o di una relativizzazione delle convinzioni religiose; la condotta morale di molti si scosta spesso dai princìpi della Chiesa e del Vangelo e a volte  da quelli stessi della sana ragione naturale. Si fanno le lodi di una fede che, anziché cercare la certezza, coltiva il dubbio [2], credendo con ciò di essere qualificati a dialogare con gli atei. Chi crede di poter affermare con fermezza, chiarezza e senza esitazione la propria fede davanti ad un incredulo opponendosi al suo errore, è ritenuto un violento e un fondamentalista, mentre è considerato “aperto” e “accogliente” chi tace, svia il discorso o afferma la propria fede ammettendo però anche la tesi opposta dell’incredulo. I modernisti paragonano l’atteggiamento del primo tipo di cattolici a quello degli islamici. Per inciso: a me una volta un confratello, del quale non faccio il nome, ha dato del “talebano”. Non parliamo poi dei Domenicani che disprezzano la metafisica …

.

La Chiesa in Europa si trova a dover fronteggiare molte forze ostili. Dall’esterno proviene una duplice pressione, una duplice morsa: da una parte, la pressione delle tendenze scettiche, atee, agnostiche e materialistiche; dall’altra, la penetrazione in atto da molti anni sul territorio di vari paesi, soprattutto la Germania, la Francia e il Belgio, di milioni di musulmani, i quali non si convertono affatto al cristianesimo, ma conservano gelosamente ed ostentatamente, per esempio con la loro preghiera in pubblico, con le loro moschee e centri educativi e culturali, le loro credenze e pratiche coraniche, senza nascondere il loro intento di divenire una forza politica dominante.

.

All’interno della Chiesa, poi, è in atto da cinquant’anni una dolorosa divisione fra lefebvriani e modernisti, che disturba e sconcerta l’intero corpo ecclesiale, senza che la Santa Sede e i vescovi riescano a far giustizia delle deviazioni, a far dialogare tra di loro i contendenti, e metter pace fra queste due fazioni, ognuna delle quali avrebbe, per la verità, lati buoni da completarsi a vicenda. Sennonché invece ognuna assolutizza la propria visione parziale escludendo l’altra, sicché l’accordo finora si è rivelato impossibile.

.

Entrando nella fattispecie del problema del rapporto con l’Islam, sia i lefebvriani, che i modernisti respingono l’idea di una evangelizzazione dei musulmani; i primi per il fatto che, memori degli innumerevoli tentativi ed anzi delle numerosissime violenze subìte dai cristiani nei secoli passati da parte dei musulmani, giudicano l’impresa disperata; i secondi, perché non credono all’universalità e necessità del Vangelo per la salvezza, per cui ritengono che è bene lasciare i musulmani nella loro fede, nella convinzione che si salvino con essa.

.

A ciò sono associati due giudizi opposti sull’Islam. I lefebvriani e i modernisti  rifiutano il metodo impositivo e violento dei musulmani nel diffondere il loro credo. I lefebvriani, però, tenendo conto dell’atteggiamento di Cristo, riconoscono come cosa giusta minacciare un eterno castigo a chi non vuol credere in Dio, mentre i modernisti rifiutano l’idea di un castigo divino perché ritengono che tutti si salvino. 

.

I lefebvriani non accettano il giudizio positivo espresso dal Concilio Vaticano II [3], in particolare che cristiani e musulmani adorino entrambi l’unico vero Dio, creatore del cielo e della terra, giusto e misericordioso. Ritengono che, nel caso dell’Islam, si tratti di un dio falso per il fatto che i musulmani non riconoscono i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione, ed anzi li avversano.

.

I modernisti invece accettano il giudizio del Concilio, ma non danno importanza al fatto che i musulmani non accettano quei due dogmi, ai quali il Concilio, nel documento dedicato all’Islam, non accenna. Questa indifferenza dei modernisti nei riguardi di quei dogmi è data dal fatto che essi stessi, a causa del loro relativismo dogmatico, non li considerano necessari alla salvezza, oltre al fatto che non li concepiscono in modo ortodosso. I lefebvriani, al contrario, tengono molto alla concezione ortodossa di quei dogmi e sanno che la fede in essi è necessaria alla salvezza, almeno come fede implicita.

.

Se i modernisti nell’inseguire una modernità secolarizzata, sono dei relativisti in fatto di dogma e di religione, i lefebvriani, all’opposto, nostalgici di una cristianità sacrale, stentano ad apprezzare i valori delle altre religioni, le vedono solo come una massa di superstizioni da eliminare. Per i primi l’Islam va combattuto. Per i secondi va “integrato”.

.

Ora, quando diciamo Europa, chiaramente, non intendiamo solo la Chiesa europea. Fino al XVIII secolo, con la Rivoluzione Francese, si poteva dire che l’Europa coincideva con la cristianità europea, benchè essa fosse già divisa dal 1648 con il trattato di Westfalia tra cattolici e protestanti. Ma con la Rivoluzione Francese la Chiesa europea non presiede più come nel Medioevo alla guida degli Stati, ma condivide coi nuovi Stati laici ― allora soprattutto monarchie costituzionali ― la guida dei popoli europei, come cittadini per gli Stati e come cristiani per le Chiese cattolica e protestante.

.

Dunque la sfida islamica all’Europa è sfida alla Chiesa e alla società civile. La Chiesa, per affrontare adeguatamente questa sfida, deve fare in modo innanzitutto di pacificare al suo interno il contrasto tra modernisti e lefebvriani. E poi bisognerà vedere dove e quanto, in questo confronto con l’Islam, le forze laiche possono essere alleate di noi cattolici e dove invece possono esserci di ostacolo o quanto meno mostrare incomprensione.

.

Tra le forze laiche ve ne sono di teiste o deiste, come per esempio i liberali, i repubblicani e i massoni, di matrice illuminista. Ve ne sono di agnostiche, come i fenomenisti e gli empiristi. C’è l’ampia area dell’ateismo marxista, freudiano e positivista, non così acrimoniosi come un tempo e tuttavia una realtà consistente e pericolosa, responsabile della vasta diffusione popolare del permissivismo, dell’edonismo e del materialismo. Esistono ristrette aree di intellettuali fenomenologi, idealisti, panteisti e gnostici.

.

Cristiani e musulmani sono certi dell’esistenza di Dio, anche se diversa è la forma di questa certezza: ragionata, la prima, fideistica la seconda. Problematica è dunque per noi cattolici un’eventuale alleanza con le frange meno religiose o addirittura atee del mondo laico. Vien fatto di sentirci su questo punto della fede in Dio più vicini all’Islam che al mondo laico, soprattutto se ateo [4]. Inoltre, un altro punto di innegabile convergenza tra Vangelo e Corano e di scontro con gli umanesimi terreni, atei o panteistici, è la concezione che abbiamo in comune dell’uomo, composto di anima e corpo, creato da Dio, ma peccatore, oggetto della divina misericordia, fatto per Lui, eppure capace di rifiutarLo col libero arbitrio disobbedendo ai suoi comandi e rifiutandosi di rendergli culto, col gonfiarsi di superbia e col divinizzare se stesso e condannandosi quindi automaticamente all’inferno. Per il Vangelo come per il Corano l’uomo che si sottomette a Dio attende la resurrezione per la vita eterna all’ultimo giorno della storia terrena col ritorno di Cristo.

.

Di non lieve entità la questione del dogma cristiano. Fra tutte le forze religiose presenti in Europa, soltanto quelle cristiane, cattoliche, ortodosse e protestanti, danno testimonianza della fede nel mistero trinitario e in quello dell’Incarnazione, che costituiscono appunto il centro, il fulcro e il vertice caratteristici della religione cristiana. La Chiesa si trova a dover proclamare e difendere da sola queste verità fondamentali del cristianesimo in un’Europa già un tempo cristiana, ma che ora è influenzata da molte dottrine più o meno lontane dal cristianesimo, per non dire addirittura contrarie, ed alcune contrarie alla stessa religione in generale.

.

Il freno veramente efficace all’espansione islamica in Europa non sono tanto le forze laiche, politiche o di altre religioni, alcune delle quali, benchè vicine al cristianesimo come l’ebraismo, non accettano i due suddetti dogmi. Il freno decisivo è la Chiesa, appunto per la forza invincibile, datale da Dio, con la quale essa toglie all’Islam il pernicioso e deleterio veleno della plurisecolare negazione ostile ed ostinatissima di quelle somme e divine verità salvifiche per l’intera umanità, come dimostra tutta la storia del cristianesimo.

.

Questo intoppo apparentemente insuperabile alla diffusione del cristianesimo nei paesi arabi e del Medio Oriente, in atto da secoli, ed anzi l’avanzamento dell’islam non solo religioso ma anche politico, in varie parti del mondo è un grande mistero, se pensiamo al mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti ed agli innumerevoli popoli, anche ferocemente barbari e pagani, che nel corso di questi duemila anni hanno finito con l’accogliere ed tuttora accolgono la fede cristiana.

.

La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona [cf. QUI], e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’islam abitualmente diffonde il messaggio coranico. Quello che invece è incomprensibile e forse inescusabile è come dopo quattordici secoli che i teologi cristiani hanno chiarito e dimostrato che il Dio Trino cristiano è il medesimo Dio Uno adorato da musulmani ed ebrei, ancora i fedeli dell’islam oppongano alla dottrina trinitaria e dell’Incarnazione le medesime grossolane obiezioni del Corano.

.

Il Dio cristiano non è “un altro Dio”, come dicono alcuni, rispetto a quello coranico. È il medesimo unico Dio, con la differenza che, come cristiani, lo conosciamo meglio [come trinitario] grazie alla rivelazione fatta da Cristo, mentre i musulmani sono sviati dagli errori del Corano. Lo stesso nome “Allah” ha la medesima radice ebraica di El, che significa appunto “Dio”.

.

Mi spiace di dover contraddire in ciò le pur sagge osservazioni del Cardinale Giacomo Biffi, affermando che non è vero che il Corano presenterebbe un concetto di umanità “diversa” dalla nostra. Si tratta invece del medesimo concetto di “uomo” [animal rationale] tratto dalla ragione naturale. La differenza sta nel fatto che noi cristiani proponiamo un ideale di uomo “figlio di Dio” in Cristo, cosa che non può che essere ritenuta impossibile nell’umanesimo islamico a causa del fatto che, negandosi che Gesù sia Figlio di Dio, risulta per conseguenza evidente che l’uomo non può essere “figlio di Dio”.

.

Ma la Chiesa non può e non deve rinunciare ad annunciare anche ai musulmani la verità su Cristo e la Santissima Trinità. Perchè i musulmani dovrebbero fare eccezione? Sono dispensati o esentati dal credere in Cristo? Non hanno intelligenza sufficiente? Non sono esseri ragionevoli come tutti gli altri? La loro forma mentis non è adatta? Si salvano col Corano? Ma perchè poi lo vogliono imporre a tutto il mondo? Maometto ha forse avuto un mandato da Dio più credibile di quello di Cristo? Sono giunti a Cristo i popoli più diversi, i più rozzi, i più barbari, i più superstiziosi, i più incivili. E non dovrebbero o potrebbero accedere a Cristo le popolazioni musulmane? Per quale motivo?

.

Cristo non ha fatto eccezione per nessuno. Anche loro non possono salvarsi se non grazie a Cristo. Caso simile è quello degli Ebrei, i quali anzi da sei secoli prima del Corano rifiutano la divinità di Cristo, in nome del monoteismo. Ma almeno gli Ebrei hanno l’Antico Testamento, mentre i musulmani hanno questo Corano, contenente l’assicurazione da parte di Dio della sua rivelazione fatta a Maometto: una raccolta tra l’altro slegata e scoordinata di brevi capitoli, con insegnamenti teologici, ammonimenti e avvertimenti morali, mescolati a storie esemplari spesso tratte dall’Antico Testamento [le Sure], richiami e rimproveri fatti ad ebrei e cristiani, con molte ripetizioni, e l’aggiunta di improbabili leggende e personaggi mitologici.

.

Insistente e perentoria nel Corano è l’affermazione che esiste un solo Dio, «Creatore, sapiente, clemente, onnipotente, provvidente, giusto, misericordioso e rimuneratore», con l’avvertenza che non gli si devono associare altri dèi e che quindi è blasfemo e segno di politeismo pensare che egli abbia un figlio, Dio alla pari di Lui, evidente riferimento alla fede cristiana nella divinità di Cristo, per il quale peraltro, «il figlio di Maria», il Corano ha anche parole di lode. Ma il profeta escatologico è Maometto.

.

L’opposizione coranica alla divinità di Cristo si esprime in termini molto semplici, che tuttavia lasciano trasparire il terribile equivoco. Maometto non sa concepire la generazione se non in termini biologici, per cui dal suo punto di vista ha perfettamente ragione quando dice che Dio non può avere un figlio, sia perchè Egli è puro Spirito e sia perchè ammettere un Dio figlio vorrebbe dire ammettere un altro Dio [“Figlio”]  accanto a Dio “Padre”, il che sarebbe cadere nel politeismo.

.

Maometto non comprende che la generazione in Dio va intesa in senso analogico come emanazione spirituale, così come Gesù dice di essere “uscito” dal Padre, come il pensiero emana dall’intelletto, perché appunto Cristo è il Pensiero, il Logos del Padre. Questa emanazione, quindi non è la produzione di un figlio in senso biologico che esca dall’essenza del generante, ma resta all’interno dell’essenza divina. Per Maometto ammettere due persone divine, Dio Padre e Dio Figlio, vorrebbe dire ammettere due dèi. Non capisce che Padre e Figlio in Dio sono il medesimo ed unico Dio. Non capisce che essi sono distinti come sono distinte tra loro due relazioni sussistenti, come l’esser-padre è distinto dall’esser-figlio. Relazioni sussistenti perché l’esser-Padre è il Padre, e l’esser-Figlio è il Figlio. E l’uno e l’altro sono Dio.

.

Maometto non sa raggiungere il concetto di persona divina perché non sa liberarsi del concetto di persona umana, per il quale ad ogni persona corrisponde una sola natura individuale. Non comprende pertanto come ad una sola natura divina possano corrispondere tre persone, perché non riesce a concepire la persona divina come relazione sussistente. Infatti la persona in generale è un sussistente spirituale. Solo che, mentre nel caso della persona umana il sussistente è una sostanza o natura, nel caso della persona divina, il sussistente è una relazione [esser-Padre ed esser-Figlio].

.

Infine Maometto non poteva ammettere la divinità di Cristo, perché non poteva ammettere che una sola persona divina [il Figlio] potesse avere due nature, una umana e una divina, come aveva definito il Concilio di Calcedonia nel 451, proprio quella Calcedonia, che pochi secoli dopo sarebbe stata islamizzata dai musulmani [cf. parte iniziale dell’articolo di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Maometto era preoccupato in cristologia di scongiurare il panteismo, ossia la divinizzazione dell’uomo. Gesù non poteva essere Dio, perché ciò avrebbe comportato, secondo Maometto, confondere l’uomo con Dio, idolatrare un uomo, “associare a Dio un altro dio”, come egli si esprime.

.

La stessa preoccupazione la troviamo in Schillebeecx, per il quale dire che “Gesù è Dio” implicherebbe panteismo. Per questo egli preferisce dire che “Dio è in Cristo”. Tuttavia, la divinità di Cristo non va concepita neppure alla maniera di Rahner, il quale non ha difficoltà ad ammetterla, ma solo perchè definisce l’uomo facendo entrare Dio nella sua essenza: “Ciò che è l’uomo, non lo si può dire se non enunciando ciò a cui egli mira e da cui è avvistato” (=Dio) [5].

.

Per concepire e per accettare nella fede i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione non occorre comprendere le sottili delucidazioni metafisiche di un San Tommaso nella Summa Theologiae, ma è sufficiente la nozione catechistica comprensibile anche ai fanciulli. Anche la teologia più sublime resta nei suoi misteri di fede infinitamente al di sotto della comprensione esaustiva, e d’altra parte, già la mente del fanciullo, illuminato dallo Spirito Santo, è in grado di conoscere il Mistero e di renderlo sorgente di vita eterna. Dunque i musulmani non hanno scuse nel giudicare assurdi o blasfemi i dogmi cristiani. Chiariscano i dubbi, si accostino con umiltà e fiducia al Vangelo nella sua interpretazione fatta dalla Chiesa, evitino le eresie [per es. Lutero, Küng, Rahner e Schillebeeckx] e otterranno gli immensi benefici salvifici, che tanti altri popoli in questi duemila anni hanno già ottenuto.

.

Quali sono dunque le possibilità della Chiesa per la difesa dell’Europa? La Chiesa può allearsi con l’illuminismo dei diritti dell’uomo per la difesa della civiltà europea e della libertà religiosa contro il totalitarismo religioso islamico. La Chiesa può trovare nel monoteismo islamico e nella religione naturale illuminista [Kant] degli alleati nella difesa della religione contro l’ateismo. I cristiani, cattolici e protestanti sono chiamati alla difesa del valore della rivelazione cristiana contro l’Islam, il razionalismo illuminista e l’ateismo. In ciò essi difendono le radici cristiane dell’Europa.

.

Il cristianesimo fiacco, relativista, indifferentista, buonista e modernista, come per esempio quello promosso da Schillebeeckx, non è in grado di resistere alla pressione o imposizione minacciosa dell’Islam, ma è prevedibile che nel caso che l’islamismo acquisti un domani il potere politico, si dissolverà e sarà assorbito dell’Islam, come è sempre accaduto nei paesi cristiani invasi dall’Islam.

.

Lo stesso dicasi per il cristianesimo idealista, panteista, pseudomistico e gnostico di origine hegeliana, come per esempio quello rahneriano. Qui Cristo non è Dio nel senso del Dio trascendente comune a cristianesimo ed islamismo, ma non è altro che il vertice ultimo e l’“orizzonte” della trascendenza umana, essendo ogni uomo essenzialmente e continuamente “in grazia”; il che, per l’islam e per il vero cristianesimo, è una bestemmia.

.

Termino con una conclusione semiseria, nonostante la serietà della questione, ipotizzando una invasione islamica dell’Europa. Se finora i vescovi non sono riusciti a impedire che tra i fedeli giri questo obbrobrio della confusione dell’uomo con Dio, ci penseranno i musulmani, una volta che il sindaco di Roma sarà un seguace di Maometto, perché potrà ricevere assicurazione dai modernisti, abituati al più perfetto camaleontismo, che il Vangelo, secondo l’esegesi più avanzata, nega la divinità di Cristo.

.

Quanto alla negazione rahneriana dei castighi di Dio e dell’esistenza di dannati nell’inferno, i musulmani, con efficace metodo pastorale, con citazioni dal Corano e dalla Bibbia, reintrodurranno la tradizionale credenza cristiana nell’inferno.

.

Si può prevedere che anche le aree di tendenza illuministico-massonica, dato che la massoneria in fin dei conti è più interessata alla vita presente che a quella dell’al di là, davanti alla minaccia islamica, saranno pronti, sia pur per sola convenienza, ad abbracciare l’islamismo, come è avvenuto negli anni Sessanta per il filosofo massone André Guénon, sia pure nella sua forma esoterica.

.

Discorso simile vale per le aree di tendenza atea. Dato che l’ateo punta tutta la sua esistenza sul benessere in questo mondo, è da prevedere che un domani, davanti alla minaccia islamica, si convertirà per convenienza al Corano. Esempio emblematico e famoso è quello del filosofo marxista francese Roger Garaudy negli anni Settanta.

.

Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere a Roma, il Papa, dietro consiglio del Cardinale Walter Kasper, potrebbe assumere tra i collaboratori in Segreteria di Stato qualche dotto musulmano. La Messa potrebbe essere integrata con l’aggiunta della citazione di Maometto nel Canone Romano e di alcuni versetti del Corano, e quindi potrebbe essere aperta a tutti, anche ai musulmani, con facoltà data ai partecipanti di credere o non credere nella transustanziazione o alla Messa come Sacrificio di Cristo. Del resto già i modernisti non ci credono più.

.

Alberto Melloni potrebbe essere incaricato dalla Santa Sede di proporre un progetto di collegialità episcopale, che includesse una rappresentanza dei mullah islamici, mentre la Comunità di Sant’Egidio potrebbe scegliere tra gli immigrati islamici coloro che essa dovesse ritenere adatti ad essere eletti al consiglio comunale di Roma.

.

L’Opera Romana Pellegrinaggi potrebbe organizzare pellegrinaggi alla Mecca o a Medina. Ogni cristiano dovrebbe conoscere il Corano, al punto che, se dovesse essere interrogato sui detti del Profeta da agenti islamici, sia in grado di rispondere, in modo da aver salva la vita.

.

L’istruzione religiosa [sharìa] e il controllo circa la retta fede [coranica] verrebbero affidati agli uffici di polizia sotto il controllo degli imam. Sarebbe abolito il diritto di libertà religiosa e si tornerebbe alla religione di Stato, la quale però questa volta sarebbe la religione islamica.

.

Mentre la legge lascerebbe impuniti gli oltraggi alla religione cristiana, l’insulto alla figura di Maometto potrebbe essere punito con la morte. E così sarebbero puniti con la morte gli omosessuali. Gli esponenti del governo potrebbero fruire di un harem. I crocifissi nei locali pubblici potrebbero esser sostituiti dalla mezza luna dell’Islam.

.

Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere politico in Europa, si potrebbe giungere a che le sfilate di moda di Parigi presentassero l’esibizione di diversi tipi di burka, secondo la tipica creatività francese. Non ci sarebbe più l’angoscioso, complicato e imbarazzante problema dei divorziati risposati, dato che sarebbe consentita la più semplice e pratica poligamia.

.

La donna tornerebbe ad essere sottomessa all’uomo, così che egli non abbia più attorno a sé una pericolosa concorrente, rivale o antagonista e da prestarsi meglio a soddisfare le sue voglie sessuali. Le donne adultere sarebbero punite con la lapidazione, semmai con una leggera riduzione della nostra popolazione.

.

A questo punto, ci potrebbe però essere il rischio che i lefebvriani si diano alla macchia o si trasformino in una società segreta terroristica contro gli islamici e cristiani traditori, ossia riabilitando la pena di morte per gli eretici.

.

Soltanto i veri cristiani, in piena comunione con la Chiesa e col Papa, convinti e coraggiosi, amanti della santità, come sempre è avvenuto, resisteranno alla prepotenza islamica, se occorre fino al martirio. Tutti gli altri, per i quali tutti i valori sono tutti discutibili o negoziabili, saranno pronti a barattarli con l’Islam per salvare la pelle.

.

Quelli della “fede” dubitante alla Cardinale Martini e i dialoganti alla Cardinale Walter Kasper e quelli che risolvono la cristologia nella mitologia come l’Arcivescovo Bruno Forte o i pingui profeti alla Enzo Bianchi, saranno i primi a rendere omaggio al Corano. Gli unici a salvare la dignità e libertà dell’uomo, dell’Europa e della Chiesa, saranno, come sempre è avvenuto, i cristiani, e soprattutto i santi ed i martiri integralmente fedeli al Vangelo e alla Chiesa.

.

Varazze, 15 agosto 2016

Solennità dell’Assunzione di Maria in Cielo

.

_____________________

NOTE

[1] I sostenitori del “pensiero debole”, da loro sostenuto con forza, come Gianni Vattimo, lo giudicano una cosa positiva.

[2] Vedi per es. l’ateo che, secondo il Cardinale Carlo Maria Martini, continuamente si trova nella coscienza del credente a contestare le sue convinzioni di fede. E questa, per Martini, sarebbe la vera fede.

[3] Nostra aetate, n.3

[4] Vedi con quanta preoccupazione il Concilio parla dell’ateismo, mentre non ha difficoltà a riconoscere che noi e i musulmani adoriamo un unico e medesimo Dio, benchè conosciuto in modi differenti e anche contrastanti.

[5] Grundkurs des Glaubens, p.215.

.

.

____________

Cari Lettori e Cari Fedeli del Popolo di Dio.

Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 16 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.

Ogni tanto vi ricordiamo anche che noi, per diffondere la fede e la dottrina cattolica, “non siamo finanziati dall’Emiro del Qatar né dall’Arabia Saudita“. Il nostro lavoro e la gestione del sito di questa nostra rivista telematica è sostenuto da sempre, interamente, con le vostre offerte.

Se potete e se volete vi preghiamo di ricordarvi di noi e del nostro lavoro apostolico, usando il comodo e sicuro sistema Paypal che trovate in fondo a destra sulla home-page.

Grazie!

.

.

.

.

.

Il Vescovo di Asti “offende” la Beata Vergine Maria per mondana piacioneria, perché non conosce la storia e le cultura islamica

IL VESCOVO DI ASTI “OFFENDE” LA BEATA VERGINE MARIA PER MONDANA PIACIONERIA, PERCHÈ NON CONOSCE LA STORIA E LA CULTURA ISLAMICA

.

«l’amministrazione comunale, riunita con il vescovo Ravinale e l’Imam Latfaoui Abdessamad – conclude la nota – propone di realizzare un incontro tra la comunità musulmana e la comunità cattolica il 15 agosto, presso la cattedrale di Asti, alle 10.30 nella ricorrenza della Solennità di Maria Santissima Assunta, patrona della cattedrale stessa e molto cara alla religione musulmana» [testo del comunicato, QUI, QUI, ecc ..]

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

POTETE ACQUISTARE IL LIBRO CLICCANDO QUI

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Virgo Fidelis! Un riconoscente encomio ai Carabinieri che hanno salvata L’Isola di Patmos

– Nei secoli fedeli –

VIRGO FIDELIS ! UN RICONOSCENTE ENCOMIO AI CARABINIERI CHE HANNO SALVATA L’ISOLA DI PATMOS

.

Se non fosse stato per il tempestivo intervento dei Carabinieri della stazione di Ortigia in Siracusa, sarebbe andato perduto l’intero archivio dell’Isola di Patmos, giunta nei primi sette mesi di quest’anno [dal 1° gennaio al 1° agosto 2016] a quattro milioni di visite.

.

.

Autore Redazione dell'Isola di Patmos

Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

medaglia valore civile

riconoscente encomio dell’Isola di Patmos ai Carabinieri di Ortigia

Se non fosse stato per il tempestivo intervento dei Carabinieri della stazione di Ortigia in Siracusa, sarebbe andato perduto l’intero archivio dell’Isola di Patmos, giunta nei primi sette mesi di quest’anno [dal 1° gennaio al 1° agosto 2016] a quattro milioni di visite.

.

In questo periodo i Padri dell’Isola di Patmos  Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo, ed il loro collaboratore, il filosofo e teologo Jorge A. Facio Lince, si trovano sparsi agli estremi angoli d’Italia. Il Padre Giovanni risiede in un convento domenicano di Varazze, presso le Cinque Terre, in Liguria; il Padre Ariel si trova al momento con Jorge nell’Ortigia di Siracusa, cuore dell’antica città greca, dove prima di diventare prete acquistò una casa per i suoi soggiorni, in un ambiente al quale  è da sempre affezionato e dov’è conosciuto e beneamato dalla popolazione locale.

.

la piazzetta dove si affaccia l’abitazione del Padre Ariel

Quando soggiorna a Siracusa il Padre Ariel presta servizio presso l’Opera Bethania, poco fuori città, nella riserva marina del Plemmirio. Presso quest’opera, assieme a sette religiose, vive un anziano presbitero di 88 anni, colpito anni fa da un ictus cerebrale che ha tolto lui la deambulazione e l’uso della parola, quindi non in grado di poter celebrare la Santa Messa. Aiutato dal Padre Ariel e dal giovane Jorge che lo assiste durante le sacre celebrazioni, l’anziano presbìtero è così in grado di concelebrare la Santa Messa presieduta da un confratello dotato di tutte le necessarie facoltà psico-fisiche.

.

furto balcone con vetro intatto

il balcone prima dell’intrusione dei ladri

Nella giornata di ieri, sabato 6 agosto, il Padre Ariel si è recato assieme a Jorge presso l’Opera Bethania per la celebrazione della Santa Messa pre-festiva. durante il viaggio di ritorno sono stati raggiunti al telefono da una vicina di casa britannica naturalizzata da molti anni a Siracusa, che li ha avvisati di un’intrusione nel loro alloggio dal balcone di casa. All’interno dell’abitazione era rimasta un’altra delle colonne dell’Isola di Patmos: Ipazia gatta romana, la gatta filosofa, nata e raccolta a Roma nel giugno del 2013 tra le Catacombe di Priscilla e la Scuola della Polizia di Stato.

 

.

furto vetro rotto

lo scasso del balcone

I ladri sono saliti sul balcone della casa attorno alle 20.30 e con un mazzolo hanno spaccato il vetro anti-sfondamento e aperta la porta. Ipazia gatta romana, udito il primo rumore si è resa “irreperibile” salendo nella mansarda al secondo piano dove si trova la camera di Jorge, nascondendosi sotto le coperte del suo letto, dov’è rimasta fin quando i “suoi due uomini” sono rientrati a casa.

.

.

furto postazioni lavoro

le due postazioni di lavoro di Jorge (sinistra) e del Padre Ariel (destra) senza più i due computer

Nessun danno all’abitazione e nessun atto di vandalismo, come spesso accade in questi casi. I ladri sono entrati solo nella sala-studio che si affaccia sulla piazzetta dove si trova l’antica basilica paleocristiana di San Pietro [V° sec. d.C], senza neppure accedere nella adiacente camera del Padre Ariel, né salendo nella camera di Jorge al secondo piano. I ladri si sono limitati a portare via i due computer, all’interno dei quali erano archiviati 10 anni di lavori, compreso l’intero archivio editoriale dell’Isola di Patmos.

.

Carabinieri arcivescovo visita pastorale-001

l’Arcivescovo Metropolita di Siracusa in visita pastorale alla stazione dei Carabinieri di Ortigia  [cliccare sopra l’immagine per aprire il video]

Nel giro di pochi minuti sono accorsi i Carabinieri della stazione di Ortigia, affidata al comando del M.llo Santo Parisi. Ai militi della Benemerita il Padre Ariel ha detto: «Non fatevi trarre in inganno dalla mia apparente “calma”, perché il danno che ho subìto non è neppure quantificabile. Dentro il mio computer e in quello del mio collaboratore sono archiviati 10 anni di lavori. Ed ha aggiunto: «… ma c’è di peggio: io ho svolto vari lavori per diverse istituzioni della Santa Sede, due dei quali tutt’oggi in corso presso la Congregazione per le cause dei santi, ed alcuni dei materiali d’archivio che si trovano all’interno del mio computer, per quanto accessibili solo con password, sono coperti da segreto pontificio».

.

generale Umberto Pinotti e Maresciallo Santo Parisi-002

il Generale Umberto Pinotti in visita alla stazione dei Carabinieri di Ortigia ritratti all’interno del chiostro dell’ex convento domenicano del XIV secolo dal quale fu ricavata a fine Ottocento la caserma

La leggenda popolare narra l’omertà dei siciliani che come le tre scimmie letterarie «Non vedono, non sentono, non parlano». Si tratta però di leggende legate a un passato remoto, perché tutti i vicini hanno invece fornito indicazioni risultate utili ai Carabinieri per procedere a colpo sicuro.

.

Trascorse neppure due ore dal furto i militi sono tornati dal Padre Ariel dicendogli: «Abbiamo qualche cosa da consegnarle …». In tempo record i Carabinieri avevano recuperata la refurtiva salvando così tutti gli archivi accumulati nel corso degli anni, incluso l’intero archivio dell’Isola di Patmos.

.

furto convento domenicani ortigia

scorcio del chiostro dell’ex convento domenicano di Ortigia adibito oggi a caserma dei Carabinieri

I due Padri dell’Isola di Patmos, il loro collaboratore Jorge A. Facio Lince, la webmaster Manuela Luzzardi, ed anche Ipazia, gatta romana, invocano con somma riconoscenza per i Carabinieri della Stazione di Ortigia le migliori grazie della Virgo Fidelis, materna protettrice della Benemerita Arma, per merito dei quali non sono andati perduti anni di lavori scientifici ed editoriali, oltre a vari documenti d’archivio strettamente riservati. 

.

.

Il Padre Giovanni Cavalcoli, con un tocco di sagace umorismo romagnolo, ci ha fatto notare che la Stazione dei Carabinieri di Ortigia si trova nel complesso di un ex convento storico dei Frati Domenicani eretto nel XIV secolo. Come dire … quando c’è di mezzo la salvezza, in un modo o nell’altro, c’entrano sempre, direttamente o indirettamente, i Domenicani !

.

Al termine della Santa Messa vespertina di questa XIX domenica del tempo ordinario, il Padre Ariel ha recitato davanti all’assemblea dei fedeli, dinanzi all’Immagine della Beata Vergine Maria, la preghiera alla Virgo Fidelis per i Carabinieri, in segno di riconoscenza per questo sventato danno che tutta la redazione dell’Isola di Patmos ha accolto come una autentica grazia di Dio, grazie all’opera dei Militi della Benemerita.

.

.

Preghiera del Carabiniere

Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra,
noi Carabinieri d’Italia,
a Te eleviamo reverente il pensiero,
fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice
con il titolo di “Virgo Fidelis”.
Tu accogli ogni nostro proposito di bene
e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

Tu accompagna la nostra vigilanza,
Tu consiglia il nostro dire,
Tu anima la nostra azione,
Tu sostenta il nostro sacrificio,
Tu infiamma la devozione nostra!

E da un capo all’altro d’Italia
suscita in ognuno di noi
l’entusiasmo di testimoniare,
con la fedeltà fino alla morte
l’amore a Dio e ai fratelli italiani.
 
Amen!

.

Virgo Fidels

raffigurazione pittorica della Virgo Fidelis ispirata alla Pietà di Michelangelo, che tiene tra le braccia il corpo senza vita dell’eroe Salvo d’Acquisto avvolto nella bandiera italiana

.

.

.

.

.

 

Lo scontro della Chiesa con l’Islam è sul punto di cessare od i contrasti dureranno sino alla fine del mondo?

LO SCONTRO DELLA CHIESA CON L’ISLAM È SUL PUNTO DI CESSARE OD I CONTRASTI DURERANNO SINO ALLA FINE DEL MONDO?

.

Le Crociate, nulla avevano a che fare con i metodi violenti con i quali i musulmani imponevano la loro fede, ma servivano semplicemente a difendere i pellegrini della Terra Santa dalle aggressioni islamiche. Come è noto, le Crociate cessarono nel XVI secolo con l’avvento del tollerante Impero Ottomano. Ma, come è ben noto dalla storia, i Turchi ripresero il tentativo di invadere militarmente l’Europa. Se allora l’Islam tentò l’invasione con gli eserciti, oggi la tenta con l’immigrazione, nella speranza che la loro presenza possa talmente rafforzarsi, fino ad influire sulla politica dei paesi dove sono insediati. Il che ovviamente non vuol dire che non dobbiamo accogliere i bisognosi. Ma bisogna avere discernimento, perché i musulmani  sanno molto bene fingere.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

«Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato».

Apocalisse di San Giovanni Apostolo, 12,4

.

.

Giovanni da Modena Maometto all Inferno

Giovanni da Modena, Concattedrale di San Petronio in Bologna. Raffigurazione dell’Inferno dantesco. In alto a sinistra: Maometto condannato alla pena eterna con i falsi profeti

Lo scontro che dura da XIV secoli dell’Islam [1] con la Chiesa è sul punto di cessare, od i contrasti dottrinali dureranno fino alla fine del mondo? I casi sono due: se l’Islam cessa la sua ostilità e fa la pace con la Chiesa, avremo un precorrimento della resurrezione finale; se invece si ostinerà fino alla fine, si aspetti il verificarsi delle parole dell’Apocalisse: «Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli» [Ap 20, 9-10].

.

Da quattordici secoli l’Islamismo combatte la Chiesa e vuol distruggerla e sostituirla nel condurre l’umanità alla salvezza. Il motivo fondamentale per il quale il Corano si oppone al cristianesimo è la nostra fede nella divinità di Gesù Cristo Figlio di Dio unico salvatore del mondo. In questo senso il Corano è in continuità con la religione ebraica pre-cristiana.

.

Il Corano, come sappiamo, si presenta come vero messaggio divino di salvezza per tutta l’umanità, in contrapposizione a quello cristiano, in quanto ritiene che sia impossibile che Dio possa generare un figlio divino. Per il Corano è empietà ed idolatria la pretesa di associare a Dio, che è uno solo, considerato come “Padre”, un altro dio considerato come Figlio, oltre al fatto che è blasfemo pensare che un uomo possa essere Dio. Il Corano mostra stima per Gesù “figlio di Maria vergine”, lo considera un grande profeta, modello di santità, che comparirà alla fine dei tempi nella linea dei profeti e dei patriarchi biblici, a cominciare da Noè ed Abramo, discendente da Adamo.

.

Gesù, secondo il Corano, ha riconosciuto il Dio unico, creatore, sapiente, provvidente, onnipotente, giusto e misericordioso ed ha insegnato buoni costumi morali. Ma è stato incoerente e presuntuoso per essersi fatto Dio, ingannando i suoi discepoli che tale lo considerano. Ma come se ciò non bastasse, ha introdotto una terza divinità, oltre a se stesso (“Figlio”) e il “Padre”, ed è lo “Spirito Santo”. Sicché i cristiani, nonostante la loro dichiarazione di essere monoteisti, in realtà sono dei politeisti, perché adorano tre dèi. Ma a bestemmia si aggiunge bestemmia: i cristiani considerano se stessi “figli di Dio”, condividendo la presunzione del loro maestro.

.

Il Corano ritiene dunque di accogliere quanto di buono c’è nell’insegnamento di Gesù, correggendo gli errori, soprattutto l’idea di un Dio unico in tre persone. Per il Corano questa è un’assurdità e una bestemmia: Dio è una natura ed è una persona. Tre persone farebbero tre dèi. Così pure per la fede coranica è impossibile che un uomo abbia due nature: una umana e una divina.

L’uomo ha una natura umana e Dio una natura divina. Altrimenti, per il musulmano, verrebbero mescolate le nature in una sola persona umana e Dio verrebbe profanato abbassandolo a livello dell’umano. Ritenersi Dio o “figlio di Dio” è un’insopportabile superbia. I credenti sono “fratelli” non perché tutti figli di Dio, ma fratelli in senso lato nella comune condizione di credenti.

.

Come per noi cristiani, anche per i musulmani, “fratelli” nel senso religioso sono solo i correligionari. In questo senso un cristiano non può essere “fratello” di un musulmano, così come egli non ci considera affatto suo fratello. Però per entrambe le religioni, dato il loro carattere universalistico, tutti gli uomini, se vogliono salvarsi, sono chiamati ad essere fratelli nell’accettazione dell’unica fede, la quale per noi è il Vangelo, per i musulmani, il Corano.

.

Certamente la distinzione fra natura e persona è sottile. Richiede un’intelligenza metafisica che pochi possono raggiungere. Eppure la fede trinitaria e nell’Incarnazione sono i pilastri della nostra fede e ci accorgiamo come da duemila anni anche i fanciulli possono raggiungerla. Il rischio del triteismo o del modalismo [2] è reale e forse molti sono triteisti senza accorgersene; eppure l’esperienza cristiana di sempre ci dice che Dio in ciò illumina la mente anche del fanciullo obbediente, aperto alla verità e fiducioso nei suoi educatori. Sinite parvulos venire ad Me.

.

Comunque non c’è dubbio che il monoteismo islamico sembra più ragionevole di quello cristiano trinitario. Ciò spiega il fatto che da XIV secoli folle sterminate di persone abbiano preferito il primo al secondo. O per amore o per forza, dato il metodo impositivo e quasi terroristico col quale l’Islam ha sempre diffuso la sua fede tra le masse.

.

Il principale quesito è: chi ci comunica la Parola di Dio, Cristo o Maometto? Ciò non vuol dire che la teologia coranica, che risente della Bibbia veterotestamentaria, non abbia un suo fascino, una sua razionalità e una sua credibilità, tale da attirare spontaneamente l’interesse e l’ammirazione di molti eletti ingegni filosofici, religiosi e mistici nel corso di questi quattordici secoli fino ad oggi [3].

Non possiamo dimenticare che, come è noto agli storici, l’ingresso di Aristotele nella cultura europea del XIII secolo è dovuto al fatto che lo studio dello Stagirita era coltivato dai saggi musulmani, che lo utilizzavano per commentare il Corano. Ai Domenicani Sant’Alberto Magno e San Tommaso d’Aquino dobbiamo l’idea di utilizzare Aristotele per l’interpretazione della rivelazione cristiana.

.

L’opposizione del Corano a Cristo non è un rifiuto totale di Cristo, al contrario, gli vengono riconosciuti meriti e qualità; eppure è il rifiuto dell’elemento essenziale principale della sua missione: quella di essere la somma e definitiva guida dell’umanità all’eterna salvezza. Dio rivela a Maometto nel Corano che è Maometto il profeta escatologico, ossia quello che porta a compimento tutta l’opera dei profeti precedenti, Cristo compreso. Per salvarsi, quindi, non basta il Vangelo, anzi esso è fuorviante, in quanto insegna la Trinità e l’Incarnazione.

.

Maometto si presenta come inviato da Dio per svolgere questo compito, in quanto nel Corano Dio figura essere Colui Che istruisce Maometto informandolo su tutto ciò che deve comunicare all’umanità per la sua salvezza. Il fedele, quindi, leggendo il Corano, viene ad apprendere da Dio stesso che Si rivolge a Maometto, tutte le verità e tutti i precetti della sua fede.

.

Da qui vediamo che la missione di Cristo, da come risulta dal Vangelo, e quella di Maometto, come risulta dal Corano, sono incompatibili e si escludono a vicenda. Se una è vera, l’altra è falsa. Da chi dipende la salvezza dell’uomo? Dal Vangelo o dal Corano? Da qui discende che la Chiesa e l’Islam sono incompatibili.

.

È evidente che una rivelazione divina va accolta col massimo rispetto e “sottomissione” (islàm”). Essa è sorgente di assoluta certezza e fonda una condotta morale assolutamente sicura ed onesta. È Parola salvifica. È verità universale, assoluta e immutabile, che non va né abbandonata né cambiata per nessun motivo.  Può essere, all’occorrenza, solo interpretata, commentata e spiegata. Se ne possono ricavare conclusioni teoriche e pratiche. Ma essa va trasmessa di generazione in generazione così com’è, va “ripetuta” (“Corano” viene dal sostantivo kuràn, che vuol dire “ripetizione”).

.

Una domanda però sorge in noi spontaneamente: come Maometto si accertò che il messaggio ricevuto era veramente Parola di Dio? Come e in base a che cosa o a quali prove o segni ne divenne sicuro? E come ha fatto a persuadere i discepoli di ciò? Tanto più che questa supposta “rivelazione” pretendeva di soppiantare quella di Cristo, che da sei secoli era all’origine della civiltà cristiana. Si potrebbe dire che forse Maometto non conosceva bene il Vangelo e la Chiesa. Tuttavia, quello che meraviglia è come mai i suoi discepoli lungo i secoli, che hanno avuto tutto l’agio di informarsi e di confrontare il Corano col Vangelo, non si sono accertati dell’inattendibilità del Corano? Come è stato possibile e come è tuttora possibile un partito preso del genere? Questa non è fede, ma fanatismo e fideismo. È  un grande mistero. Per invalidare la rivelazione coranica basterebbe appunto confrontarla con quella di Cristo, di ben più alta sapienza e fondata su ben altre prove. Ma la cosa paradossale oggi, nel clima di relativismo intellettuale e morale che sta vivendo l’Europa, è che mentre molti cristiani, che avrebbero a disposizione un’autentica rivelazione divina, certificata da un’infinità di prove, hanno una fede fiacca, pavida, sterile, incerta e dubbiosa, per cui abbassano il Vangelo al livello di un’opinione tra le altre; per converso i musulmani, che, al contrario, avrebbero tutti i motivi per dubitare, mostrano un’arrogante sicumera, sorgente di violenza e di persecuzioni. 

.

È comunque cosa consolante, confortante ed importantissima che Cristianesimo ed Islam abbiano in comune molte verità di religione naturale, a cominciare dagli attributi divini. Questa cosa è stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica nel Concilio Vaticano II per la prima volta dopo la nascita dell’Islam nel VII secolo. È un segno di grande speranza ai fini della conversione dei musulmani a Cristo e della retrocessione dell’espansione islamica.

.

Può esistere una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani? Assistiamo in questi XIV secoli ad alterne vicende con situazioni differenti a seconda dei paesi e dei regimi. Consolante è la convivenza da otto secoli in Terrasanta dei Francescani coi musulmani. La Santa Sede e numerose iniziative cattoliche, a seguito delle disposizioni conciliari, curano il dialogo con l’Islam sul piano della cultura, delle strutture educative e sociali e della collaborazione in opere umanitarie.

.

Sappiamo della vita difficile dei cristiani nei paesi islamici. E sappiamo come in Medio Oriente l’arroganza islamica costringa molti cristiani a fuggire, mentre avvengono persecuzioni e a volte anche massacri. Non possiamo neanche negare che le potenze occidentali cerchino di opprimere e sfruttare il mondo islamico per la conquista e lo sfruttamento delle fonti di energia.

.

È innegabile in questi XIV secoli lo sforzo costante dell’Islam di diffondersi nel mondo coltivando il sogno di invadere l’Europa, terra civilizzata dal cristianesimo, dove c’è Roma, sede del papato. Sottomettere Roma, per l’Islam, sarebbe la vittoria sul cristianesimo. In questi decenni milioni di musulmani si sono insediati in Europa e pochissimi  si sono convertiti al cristianesimo. Quali sono le loro intenzioni? Sperano di conquistare l’Europa in questo modo? Usando la democrazia? I recenti atti di terrorismo vogliono probabilmente essere un avvertimento all’Europa della capacità rivoluzionaria delle frange estremiste, che però non sembrano sufficientemente condannate dagli ambienti ufficiali. Il mondo cristiano europeo è fiacco, debole e scettico. Esistono tendenze teologiche, come per esempio quella di Schillebeeckx, con la sua cristologia del “profeta escatologico”, che sembrano fatte apposta per cedere al fondamentalismo islamico. È un organismo senza anticorpi e questo gli islamici lo hanno capito bene. L’Europa, tuttavia non solo si è scristianizzata, ma è diventata anche irreligiosa, per cui si stenta ad immaginare un’islamizzazione dell’Europa agnostica, relativista ed illuminista, a meno che non sia lo stesso Islam a far rinascere il senso religioso, come capitò quarant’anni fa con la conversione all’islamismo del filosofo marxista Roger Garaudy o cinquant’anni fa all’esoterista René Guénon. Nel panteismo eternalista di Emanuele Severino c’è qualcosa del fatalismo islamico.

.

L’Europa appare sempre più al bivio, se dunque non ci sarà una ripresa del cristianesimo, come già avvertiva il Cardinale Giacomo Biffi nel 2000 [4], l’Europa rischia di essere islamizzata, non nelle forme minute degli usi e delle pratiche cultuali dell’Islam, ma nell’assolutismo intellettuale che caratterizza il suo fanatismo. L’uomo ha bisogno di certezze e l’invertebrato europeo o, come preferisce dire Biffi, il nichilista europeo, potrebbe trovare un sostituto della certezza nella tracotanza maomettana, dove, al posto dell’arcangelo Gabriele, subentra la coscienza trascendentale. D’altra parte, la Chiesa deve poter tornare in quei territori, che nel passato le furono sottratti con la forza dall’invasione islamica. I musulmani, non contenti di aver invaso e scristianizzato con la forza questi immensi territori, ora sognano, come fanno da secoli, di conquistare l’Europa fino ad arrivare a Roma, come fecero nel XV secolo distruggendo l’Impero cristiano di Oriente con la conquista di Costantinopoli.

.

Lo scontro vero e proprio è sulla questione della rivelazione divina. L’Arcangelo Gabriele che ha rivelato a Maometto che Gesù non è Figlio di Dio, ma semplice profeta, può essere lo stesso che ha rivelato a Maria la sua maternità divina? Evidentemente o è falsa la rivelazione evangelica o è falsa quella coranica. Quando è questione di vero o di falso, non si può invocare il rispetto del “diverso” o il valore del pluralismo religioso. Bisogna capire e scegliere da che parte sta la verità.

.

Quello che oggi più di un tempo meraviglia noi cristiani è come il fedele islamico, dopo tanti secoli di progresso dei costumi e delle scienze, e nel campo della critica letteraria e dell’esegesi dei testi sacri, non riesca a distinguere nel Corano quelle parti che indubbiamente esprimono un’alta sapienza teologica e morale da altre parti evidentemente segnate dal tempo o, peggio, infette da veri e propri errori teologici e morali, in particolare il rifiuto irragionevole dei dogmi cristiani della Trinità e dell’Incarnazione.

.

Bisogna che i musulmani prendano il coraggio a quattro mani e, proprio in nome di Dio, dopo XIV secoli di guerre e polemiche inutili, anzi, dannose per noi e per loro, si decidano una buona volta, alla luce della moderna esegesi, di una sana filosofia e teologia, e tenendo conto degli onesti costumi morali della modernità, a purgare il Corano dai suoi errori e dalle sue vedute superate. In particolare occorre che tolgano l’insensata opposizione ai dogmi cristiani, proprio per il rispetto di quelle parti di alta scienza teologica, religiosa e morale, che sono precisamente in linea con quegli stessi dogmi, quelle parti valide che la stessa Chiesa del Vaticano II riconosce al Corano.

.

La vera sfida e quindi nell’apologetica. La Chiesa ha riconosciuto i valori contenuti nel Corano. Ora l’Islam riconosca il valore del Vangelo. In ogni forma di rapporto umano corretto deve valere la legge della reciprocità, come ebbe a dire il Cardinale Giacomo Biffi nel suo già citato discorso del 2000 proprio a proposito dei rapporti della Chiesa con l’Islam. L’apologetica cristiana e quella islamica non reggono al confronto. Un confronto oggettivo, libero, informato e spassionato degli argomenti e dei segni di credibilità fra le due religioni, induce qualunque animo onesto, amante della verità, della virtù e  di Dio, attento al valore delle testimonianze storiche, ad accorgersi della assai maggiore credibilità del cristianesimo nei confronti dell’islamismo.

.

È sufficiente confrontare la personalità morale e spirituale di Maometto con quella di Cristo; la storia della santità cristiana con quella islamica; la migliore produzione filosofica e teologica cristiana rispetto a quella islamica; la maggior saggezza dei costumi cristiani; la molto più ricca ed avanzata produzione tecnico-scientifica della civiltà cristiana; il maggior rispetto della persona umana (uomo e donna); la maggior sapienza delle istituzioni giuridiche e politiche; una maggior ricchezza e varietà di istituzioni culturali, sociali, caritative ed assistenziali; i migliori metodi della diffusione del messaggio religioso, improntati al rispetto della persona e alla sua libertà di scelta, senza forzature o minacce di pene temporali.

.

Come emerge soprattutto dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, il cristianesimo è liberale,  comprensivo e tollerante nei confronti delle altre religioni, rispettoso della libertà d’opinione, apprezza i loro valori senza tacere sui loro difetti. Invece l’islam, come è noto, è autoritario, oppressivo, e discriminante, tanto da meritarsi il titolo di integrista e fondamentalista. Non respinge il metodo della persuasione, per cui certamente molti, fuori degli Stati islamici, si fanno islamici liberamente; ma, dove ha il potere politico, preferisce l’imposizione, come è testimoniato da questa dichiarazione del filosofo Al-Gazali dell’XI-XII secolo: «Certo non è bene che si eserciti una pressione in materia religiosa; ma bisogna riconoscere che la spada o la frusta sono talvolta più utili della filosofia o della convinzione. E se la prima generazione non aderisce all’islam che con la lingua, la seconda aderirà anche col cuore e la terza si considererà musulmana per sempre»[5].

.

Il Magistero postconciliare della Chiesa ci chiarisce che la pluralità delle religioni, al di fuori di quella cristiana, soprattutto le altre religioni monoteistiche ebraica ed islamica, non è affatto senza importanza nella questione della salvezza dell’umanità.

.

Se Cristo è l’unico e sommo Salvatore [6], e se la sua religione è l’unica religione divina, essendo fondata da un Dio, e quindi tra tutte eccelle, ciò non vuol dire che anche le religioni non-cristiane non diano un loro contributo, seppur parziale e anche difettoso alla salvezza dell’umanità.

.

Anche se non sono state fondate da Cristo, ma da semplici uomini peccatori, per quanto grandi, ciò non vuol dire che in qualche modo o misura, in quanto hanno di buono, non derivino da Lui e non tendano a Lui, che, come Dio, sta all’origine di ogni via verso Dio. Tutti coloro che si salvano, a qualunque religione appartengano, si salvano dunque grazie a Cristo, anche se non lo sanno e se ciò avviene per la mediazione del fondatore della religione alla quale appartengono.

.

La Chiesa ha fatto la sua parte. Adesso tocca all’Islam. Il Concilio Vaticano II ha opportunamente messo in luce i valori comuni a cristianesimo ed islamismo, che si riassumono nel monoteismo e in un comune riferimento all’Antico Testamento. Ma non ha pensato a indicare ai cristiani come possono condurre gli islamici a Cristo e come questi possono incontrare Cristo. Inoltre il Concilio ha trascurato di ricordare gli errori e i pericoli che vengono dal Corano. Il mondo islamico allora sembrava relativamente pacifico e non era ancora sorta la ripresa espansionistica islamica avviata da Khomeini in Persia nel 1979, con la sua caratteristica aggressività anti-cristiana, che a tutt’oggi è divenuta molto pericolosa per il suo accanimento, ricorrendo anche al terrorismo, e punta sull’Europa, la patria del cristianesimo o, come dicono i musulmani, la patria dei “crociati”. È dunque più che mai necessario non perdersi d’animo e non cedere alla tentazione di ripagare male col male.

.

Occorre certo una difesa armata contro l’aggressione armata [7], occorre distruggere i centri del terrorismo, occorre difendere ed accogliere tra noi i cristiani perseguitati, ma soprattutto, partendo dall’insegnamento del Concilio, andando oltre nel senso che ho detto, occorre pregare per la conversione degli islamici e bisogna che la Chiesa (in un nuovo Concilio?) organizzi un’azione intelligente ed efficace per l’evangelizzazione dei musulmani, giacchè anche loro sono chiamati alla salvezza in Cristo.

 .

Se gli islamici vogliono convertirci a Maometto, noi dobbiamo rispondere loro cavallerescamente e francamente che vogliamo convertirli a Cristo. Chi è il vero Salvatore? Questa è la sfida per il mondo d’oggi. I Domenicani e i Francescani sin dal loro primo sorgere concepirono il disegno di convertire i musulmani. E noi oggi che cosa stiamo facendo? Tergiversiamo tra la rabbia, la frustrazione e un “dialogo” ipocrita?

.

Occorre dunque mettere Maometto al suo posto: l’abbassarlo sotto Cristo sarà il suo vero onore, la sua vera gloria, forse quello che inconsciamente desiderava. Quindi non al di sopra di Cristo, ma al di sotto. Non oltre Cristo, ma via verso Cristo. Non lui deve correggere Cristo, ma Cristo corregge lui. Maometto non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. E mentre sale in dignità, è liberato dagli errori del peccatore. Anch’egli è salvato da Cristo. Non sarà lui a sollevare Cristo a sé, ma al contrario è Cristo che solleva lui e con lui tutti i suoi fedeli, da quattordici secoli, perchè anche a loro, magari inconsciamente, è stato dato di conoscere Cristo, perchè come tutti gli uomini, devono render conto a Cristo.

.

Nella basilica di San Petronio a Bologna, c’è un affresco del XV secolo che rappresenta Maometto all’inferno. Da una dozzina d’anni la chiesa è sorvegliata dalle forze dell’ordine, poiché si teme una reazione di qualche musulmano sdegnato per l’offesa al Profeta. Ma sappiamo come si sarà trovato Maometto davanti a Cristo? Uno scontro o un incontro?

.

Varazze, 5 agosto 2016

.

.

________________________________

NOTE

[1] Non sono d’accordo con Magdi Cristiano Allam nel negare l’esistenza di un Islam moderato,  per cui secondo lui, l’Islam sarebbe estremista e violento per essenza [cf Il Corano spiegato da Magdi Cristiano Allam, Editrice Elledici, Torino-Leumann 2008]. È un giudizio troppo sbrigativo, che abbisogna di precisazioni, quelle che ha cercato di dare sull’Isola di Patmos Ariel S. Levi di Gualdo in alcuni suoi articoli nei quali ha trattato anche il problema di una “insita violenza”. Nell’Islam ci sono moderati e ci sono estremisti. Allo stesso modo, è un giudizio sbrigativo e quindi ingiusto quello di chi dice che è una «religione di pace. C’è un fine di pace: la salvezza proposta a tutti, ma i mezzi sono violenti. A parte il fatto che l’essere moderato o immoderato sono più qualità morali delle persone, che delle dottrine, anche se è vero che esistono dottrine fautrici di pace e dottrine generatrici di violenza. Teniamo conto infine del fatto che gli estremisti e i pacifici esistono tanto nell’islam quanto nel cristianesimo. L’aspirazione alla pace è insita nell’uomo, ma solo il sacrificio di Cristo riconcilia l’uomo con Dio e gli uomini fra di loro. Visione bellicosa è invece lo gnosticismo ciclico, che inizia col mito della Dèa Sciva, per giungere fino a Nietzsche attraverso Hegel.

[2] Eresia dei primi secoli, secondo la quale le tre persone sono tre modi diversi di essere dell’unico Dio. È  ricomparsa oggi con Rahner, il quale sostiene che le tre persone sono tre modi diversi di sussistenza dell’unico Dio. No, le tre persone sono tre sussistenze distinte dell’unico Dio.

[3] Questa fioritura di grandi personalità filosofiche islamiche si riscontra soprattutto nei secoli XI-XIII, con Averroè, Alfarabi, Alkindi, Avicenna, Avempace, Algazzali, ecc.. Rimando, per approfondimenti, agli studi di André Guénon, di Olivier Lacombe, di Louis Gardet e dei miei confratelli, l’egiziano Georges Anawati e Padre Pier Paolo Ruffinengo, che ebbi come insegnante di metafisica nel lontano 1972.

[4] Intervento al seminario della Fondazione Migrantes del 30 settembre 2000.

[5] Cit. da Giovanni Sale, Isis Islam e cristiani d’Oriente, Jaca Book 2016.,p.138.

[6] Cf la Dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000.

[7] Del resto le Crociate, almeno nello scopo inteso dal papato e dai santi di quel tempo, per esempio San Bernardo, San Luigi IX e Santa Caterina da Siena, nulla avevano a che fare con i metodi violenti con i quali i musulmani imponevano la loro fede, ma servivano semplicemente a difendere i pellegrini della Terra Santa dalle aggressioni islamiche. Come è noto, le Crociate cessarono nel XVI secolo con l’avvento del tollerante Impero Ottomano. Ma, come è ben noto dalla storia, i Turchi ripresero il tentativo di invadere militarmente l’Europa. Se allora l’Islam tentò l’invasione con gli eserciti, oggi la tenta con l’immigrazione, nella speranza che la loro presenza possa talmente rafforzarsi, fino ad influire sulla politica dei paesi dove sono insediati. Il che ovviamente non vuol dire che non dobbiamo accogliere i bisognosi. Ma bisogna avere discernimento, perché i musulmani  sanno molto bene fingere.

.

.

Cari Lettori.

Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 4 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.

Ogni tanto vi ricordiamo anche che il nostro lavoro e la gestione del sito di questa nostra rivista telematica è sostenuto da sempre, interamente, con le vostre offerte.

Se potete e se volete vi preghiamo di ricordarvi di noi e del nostro lavoro apostolico, usando il comodo e sicuro sistema Paypal che trovate sulla destra della home-page, oppure in fondo a questa stessa pagina.

Grazie!









.

.

.

.

.

Se per evitare l’integralismo islamista vanno aperte le moschee, allora vanno riaperte le case di tolleranza per evitare la prostituzione clandestina

SE PER EVITARE L’INTEGRALISMO ISLAMISTA VANNO APERTE LE MOSCHEE, ALLORA VANNO RIAPERTE ANCHE LE CASE DI TOLLERANZA PER EVITARE LA PROSTITUZIONE CLANDESTINA

.

[…] questa volta la battaglia di Lepanto la perderemmo immediatamente sin dalle prime battute, perché purtroppo manca in noi la fede e, con la fede, l’ausilio della Beata Vergine Maria, invocata attraverso il Santo Rosario dalla Lega Santa come Suprema Regina delle Milizie Cattoliche; invocata dai rematori nelle stive delle navi che remavano scandendo «Ave Maria … Ave Maria ». Non ricordate forse che al contrario, nella nostra moderna Europa, dopo i primi sanguinosi attentati dei jiadisti a Parigi, fuori dal Bataclan, teatro della strage, un pianista circondato dalla folla, ha suonato e cantato Imagine di John Lennon, le cui parole sono un inno nichilista all’ateismo? In quei giorni io mi permisi di ricordare l’ovvio scrivendo che quel pianista, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, aveva suonato la marcia funebre dell’Europa. Altro che i rematori nelle stive delle navi che durante la battaglia di Lepanto remavano scandendo ritmicamente «Ave Maria … Ave Maria …»!  

.

.

Ariel vescovo di Laodicea

Autore                                                                                                                                                           S.E. Mons. Ariel S. Levi di Gualdo                                                                                                             Vescovo di Laodicea Combusta

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

«Anche tu sarai una voce non comoda all’interno della Chiesa. Per questo ti invito a invocare sempre la grazia di Dio affinché questa scomodità possa essere sempre tutta opera di Dio per il bene della Chiesa stessa, mai però opera tua»

da un colloquio col Padre Oreste Benzi [cf. QUI]

.

.

.

battaglia di Lepanto

Il Santo Pontefice Pio V [1566-1572] affidò alla Beata Vergine Maria le armate della Lega Santa sulle quali pendevano i destini dell’Occidente e della Cristianità minacciati da secoli dai musulmani giunti sino a Vienna. I musulmani furono sconfitti nel 1571 nella grande battaglia navale di Lepanto. Dopo la vittoria il Sommo Pontefice istituì la festa del Santo Rosario, assieme al titolo di Auxilium Christianorum [aiuto dei cristiani] rivolto alla Madre di Dio (Dipinto di Paolo Veronese)

Come Vescovo di Laodicea Combusta, Diocesi eretta come suffraganea del Patriarcato di Antiochia, in un Paese, la Turchia, oggi ad assoluta maggioranza musulmana, penso di potermi esprimere con una certa autorità in materia. Peraltro sono rientrato da poco in Anatolia dopo un soggiorno di due settimane nella Capitale dell’Arabia Saudita, dove ho assistito alle numerose manifestazioni che si sono tenute nei dintorni della Mecca, dove migliaia di devoti fedeli dell’Islam hanno protestato contro gli ultimi attentanti compiuti dagli islamisti in Europa.

.

Nella nostra cattedrale cattolica di Riad, intitolata a Cristo Profeta Magno Sacerdote e Re dell’Universo, costruita dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle di New York con il generoso contributo di Sua Maestà il Re d’Arabia Saudita عبد الله بن عبد العزيز السعود [Abd Allāh bin Abd al-Azīz Āl Sa ūd] e di Sua Altezza Reale l’Emiro del Qatar لشيخ حمد بن خليفة آلثاني [Hamad bin Khalifa Al Thani] ho celebrato anche una Santa Messa di suffragio per il presbitero Jacques Hamel, sgozzato come un agnello sacrificale da un gruppo di jihadisti all’interno di una chiesa francese.

.

.

Posso testimoniare che tra i sauditi musulmani è molto apprezzato e condiviso il pensiero del Santo Padre Francesco che il 4 giugno, ricevendo in Vaticano la seconda delle tre mogli dell’Emiro del Qatar, ha affermato:

.

«Cristianesimo e Islamismo hanno la stessa radice e credono nello stesso Dio».

.

Certo, cambiano leggermente le forme puramente esteriori, quelle che in linguaggio filosofico potremmo definire come elementi accidentali puramente contingenti, solo qualche esempio: nel mondo cattolico abbiamo lo stretto obbligo del celibato sacerdotale e religioso, la castità estesa anche ai laici sposati in certe condizioni e situazioni e la monogamia che di rigore è per tutti. Dall’altra, invece, nel mondo islamico abbiamo la poligamia degli emiri che mandano una delle loro seconde mogli in udienza dal Romano Pontefice. Ma come dicevo poc’anzi si tratta solo di sottigliezze, oserei dire puramente “semantiche”, un po’ come la nostra sfumatura del “filioque” con i Cristiani Ortodossi … solo sfumature che nulla tolgono alla vera sostanza costituita dalla «stessa radice», come ha detto il Santo Padre alla seconda delle tre mogli dell’Emiro del Qatar. Ed il tutto benché a me, alle imminenti soglie del mio 53° genetliaco, con le mie tre perpetue in età compresa tra i 19 ed i 24 anni ― perché giunte alla soglia dei 25 già le licenzio ―, dubito che il Santo Padre concederebbe mai la grazia di ricevere Jasmine, la seconda delle mie tre perpetue, la colombiana di Cartagena de Indias, anche se io prete credo nello stesso identico Dio in cui crede l’Emiro del Qatar, il quale però ha tre mogli ufficiali ed un harem ben più nutrito ancora di donne, nessuna delle quali, tra l’altro, ha mai fatto le scuole primarie e secondarie dalle Figlie di Maria Ausiliatrice come invece ha fatto la mia perpetua Jasmine.

.

E questa grande «radice» che unisce Cristianesimo e Islamismo, prende sicuramente largo respiro dall’anelito profondo attraverso il quale ― come sapientemente ci ha ricordato il Sommo Pontefice parlando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Polonia [cf. QUI, QUI] ― «Gli islamici cercano la pace e l’incontro».

.

Molto sommessamente oso correggere una umana svista del Sommo Pontefice, perché solo di una umana svista si tratta, ovvero l’essersi dimenticato di dire che in verità, «Gli islamici», «la pace e l’incontro», la cercano in tutti i modi e soprattutto a tutti i costi. E ripeto: Voglia la Santità di Nostro Signore l’Augusto Pontefice felicemente regnante perdonare l’ardire di questo mio povero parlare profondamente filiale e devotamente amorevole.

.

Il tutto, dalle «radici» agli «aneliti», ritengo di poterlo confermare e testimoniare, essendo stato accolto in Arabia Saudita con una devozione tanto profonda quanto commovente, recandomi come Vescovo ospite d’onore a Riad per battezzare 72 belle bambine cristiane, data l’assenza al momento di una struttura diocesana e di relative missioni cattoliche. E dinanzi a queste creature che promettono di crescere molto bene in salute e soprattutto in bellezza, gli uomini musulmani in particolare, presi da grande gioia, non facevano che ripetermi: «Sappia Vostra Eccellenza che queste bambine sono già creature del Paradiso, ad esso destinate sin d’ora per una mansione ben precisa legata alla spirituale edificazione degli uomini beati …» [cf. QUI].

.

Per me, Vescovo di una piccola diocesi dell’Anatolia, non è stato facile rispondere al Sovrano Saudita che ― e devo dire, pure con una certa insistenza ― mi ha espresso il desiderio che a Riad sia istituita quanto prima una sede arcivescovile metropolitana e che il suo Vescovo possa essere promosso, eventualmente, anche alla dignità cardinalizia, per il  buon nome ma soprattutto per il prestigio storico di questo antico Paese Arabo che all’interno del suo territorio ospita la Città della Mecca.

.

A Sua Maestà Saudita, cui sta molto a cuore l’antico prestigio del proprio Paese, ho risposto che mi farò portavoce della sua richiesta presso il Romano Pontefice, anche se dubito possa accoglierla, infatti, sebbene abbia fatto cardinale il Vescovo dell’Isola di Tonga, dove i cattolici non arrivano manco a 10.000 anime, dubito faccia altrettanto in Arabia Saudita, pure dinanzi alla richiesta del suo Sovrano. L’Arabia Saudita è infatti un Paese ricchissimo, ed il Santo Padre preferisce promuovere arcivescovi e cardinali i presbiteri ed i vescovi appartenenti a quella nuova categoria teologica che sono le periferie esistenziali, scegliendoli tra coloro che nel giro degli ultimi tre anni di storia ecclesiale si sono procurati la patente da “preti di strada, di frontiera, di periferia …”. Anche se sino a poco prima erano arcipreti della monumentale chiesa madre di Modica [cf. QUI], Città d’arte nella quale si trovano chiese di straordinaria bellezza, inclusa quella dedicata a San Giorgio, un tempio a cinque navate a confronto del quale, la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, è poco più di una cappella [cf. QUI]. E Modica è una nobile e splendida città che già a livello architettonico-urbanistico manifesta ricchezza opulenta e nelle cui … periferie esistenziali, non si trovano affatto le villas de las miserias — come forse è stato fatto credere al Santo Padre da qualcuno dei diversi delinquenti che lo circondano — bensì vi si trovano le concessionarie della Maserati, della Porsche e della Ferrari [vedere angolo di periferia esistenziale di Modica, QUI]. È infatti proprio da questi ambienti o da queste periferie esistenziali, che nascono i libri degli allievi di Giuseppe Dossetti che poi magnificano una Chiesa povera per i poveri, quantunque l’opera più appropriata che dovrebbero scrivere forse sarebbe una rivisitazione clericale della Fattoria degli animali di George Orwell [cf. QUI]. Un po’ come certi personaggi della Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi, le cui Signore vanno a distribuire i pasti ai poveri a Santa Maria in Trastevere con indosso i vestiti di Armani e di Dolce&Gabbana, con i gioielli di Bulgari e di Cartier.

.

Detto questo ho proseguito spiegando al Sovrano Saudita che il Santo Padre è anche piuttosto restìo a che si faccia proselitismo tra le popolazioni dei Paesi di cultura non cattolica, come ha espresso nella sua memorabile omelia nella festa dell’Epifania:

.

«Per la Chiesa essere missionaria non significa fare proselitismo, ma equivale ad esprimere la sua stessa natura: essere illuminata da Dio e riflettere la sua luce. Questo è il suo servizio. Non c’è un’altra strada. La missione è la sua vocazione: far risplendere la luce di Cristo è il suo servizio» [cf. QUI].

.

Si tratta di una nuova lettura del celebre monito del Verbo di Dio che ci comanda:

.

«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» [cf. Mc 16, 15].

.

Premesso però che forse, Nostro Signore Gesù Cristo, essendo Egli misericordia infinita [cf. Mt 12,7], non si è preoccupato più di tanto di sviluppare una teologia della misericordia, ecco che questo suo monito, dopo venti secoli di fede e di tradizione cristiana, oggi va letto in altro modo, come io stesso ho spiegato al Re d’Arabia Saudita per anticipargli che la sua istanza potrebbe anche non essere accolta dal Romano Pontefice, il quale sembra giudicare con un certo sospetto tutto ciò che potrebbe somigliare anche vagamente al proselitismo. Una volta spiegato questo, il Sovrano Saudita mi ha posto una domanda alla quale non sono stato però in grado di dare risposta:

.

«Eccellenza Reverendissima, con questo suo discorso che cosa intende dirmi? Forse che al mondo, a fare proseliti, siamo rimasti solo noi musulmani?».

.

Ho replicato al Sovrano Saudita:

.

«Purtroppo io non sono in grado di dare una risposta, però posso suggerire a Vostra Maestà di porre ella stessa questo quesito al Sommo Pontefice, quando la prossima volta si recherà in Vaticano in visita di Stato».

.

… come numerose volte ho spiegato in miei scritti e pubbliche conferenze, la situazione ecclesiale odierna è di una drammaticità senza precedenti storici. A più riprese ho indicata l’accidia come il peccato più praticato dai miei Venerati Fratelli Vescovi. Un’accidia aggravata da qualche cosa di devastante: la fuga dal reale. Quando infatti la realtà non si vede, o quando la si nega in maniera ostinata, a quel punto prendono corpo e vita le sfide degli ottimisti rivolte allo Spirito Santo di Dio attraverso i loro psuedo-teologismi, il tutto velato oltre la coltre di quella falsa speranza che li porta più o meno a dire: «Non bisogna disperarsi né cadere nel pessimismo, perché tanto la Chiesa è di Cristo, quindi ci penserà Lui». Indubbia verità di fede, perché quella di Cristo ― sebbene scartata dai costruttori di ieri e forse di più ancora da quelli di oggi ― rimane la «testata d’angolo» [cf. Mt 21,42; Mc 12,10; Lc 20,17; At 4,11; Ef 2,20; Rm 9,32], ma il nostro ruolo di Vescovi e di guide del Popolo di Dio ai quali la Santa Sposa di Cristo è stata affidata, quale è, nell’economia della salvezza e nel mistero della redenzione? Forse il nostro ruolo e la nostra missione è di vivere in uno stato di paralisi e di speranzosa impotenza? A questo punto mi sia concesso proporre la medaglia d’oro al valore dell’ecclesiastica incoscienza a tutti questi ottimisti surreali che per la prima volta, nell’intera storia della Chiesa, la grazia dello Spirito Santo di Dio non la invocano, ma la sfidano proprio. E, cosa peggiore, sfidano la divina grazia attraverso la loro accidia ed i loro peccati di omissione dai quali nasce la loro fuga dal reale, di conseguenza l’istigazione a fuggire dal reale rivolta a tutto quanto quel Popolo di Dio verso il quale ai giorni nostri, il Signore Gesù, proverebbe immensa «compassione», tanto i nostri fedeli gli apparirebbero oggi più che mai «come pecore che non hanno pastore» [cf. Mc 6, 30-44].

.

È dunque lecito domandarsi: dinanzi ad un Nunzio Galantino, che ormai privo d’ogni senso del cattolico pudore se ne va magnificando le alte qualità teologiche di Dietrich Bonhoeffer ― considerato eretico persino dai teologi luterani ortodossi ― dedicando ad esso articoli commemorativi su quella specie di succursale del Grande Oriente d’Italia tale par essere Il Sole 24 Ore [cf. QUI]. Dinanzi ad un Corrado Lorefice, che poco dopo essere stato eletto Arcivescovo Metropolita di Palermo invita a parlare nella sua chiesa cattedrale il cattivo maestro e falso profeta Enzo Bianchi [cf. QUI], annunciatore e propagatore delle peggiori eresie. Dinanzi ad un Matteo Maria Zuppi, che poco dopo il suo insediamento presso la cattedra arcivescovile metropolitana di Bologna, negando e offendendo la sapiente e prudente pastorale portata avanti dai suoi due predecessori Giacomi Biffi e Carlo Caffarra, in questa città brulicante musulmani, invita baldanzoso a risolvere i problemi dell’islamismo costruendo delle moschee a Bologna e dintorni. Oppure, dinanzi ad un Carmelo Cuttitta, Vescovo di Ragusa, che non esita a mettere alla pubblica berlina un proprio presbitero “colpevole” di avere risposto a un quesito con una lapidaria battuta sui gay ― decisa ma non oltraggiosa ― e che per tutta risposta domanda in tempo record perdono con la cenere in testa, ricevendo in episcopio nelle ore successive gli orgogliosi maggiorenti dell’associazione sodomitica dell’Arcigay [cf. QUI, QUI, ecc..] … Ebbene, dinanzi a questo ed altro ancora, quali miracoli dovrebbe mai compiere lo Spirito Santo di Dio in quella Chiesa che a dire di certuni … «tanto appartiene a Cristo», se proprio negli uomini ai quali la Chiesa è affidata e che sono come tali preposti alla sua tutela e alla soluzione dei suoi problemi interni ed esterni, manca nei fatti la volontà di reagire e agire? Capisco che quando si invitano gli Enzo Bianchi a parlare nelle cattedrali, o quando un Vescovo che rimanda gli appuntamenti di settimane e settimane trova però tempo di ricevere dopo poche ore la Pia Confraternita dei Sodomiti della Sicilia Sud Orientale, più che alla frutta siamo ormai alla lavanda gastrica dopo un pranzo che ha causato una intossicazione alimentare, ma affermare, dinanzi alla clericale accidia ed all’impotenza del non agire … «tanto ci penserà Cristo», perché «la Chiesa è governata dallo Spirito Santo», vuol dire purtroppo non conoscere anzitutto i rudimenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, o in ogni caso falsarli, perché se Dio fosse aduso intervenire e quindi inibire all’occorrenza la libertà dell’uomo ed il suo libero arbitrio, anzitutto avrebbe impedito ch’esso avesse sovvertito con un atto di superba ribellione il mistero della creazione attraverso il peccato originale, trasmettendo da allora a seguire una natura corrotta a tutta l’umanità. E queste cose, sinceramente, dovrebbero essere i Vescovi ad insegnarle, non dovrebbe certo rammentarle a costoro il Vescovo di una onirica diocesi archeologica, poiché terrorizzato dal fatto che dinanzi alla Casa di Dio in fiamme, molti membri del Collegio Episcopale affermano in tutta tranquillità: «Non siate pessimisti, animo! Tanto la Chiesa è di Cristo ed è governata dallo Spirito Santo di Dio, quindi ci penserà Lui!». E nel frattempo, in attesa che Dio ci pensi, noi, oltre ad invitare gli Enzo Bianchi nelle cattedrali, oltre a porgere le scuse ai sodomiti fieri e orgogliosi, oltre a invocare la costruzione delle moschee, non è che per caso dovremmo pensare anche ad annunciare il Vangelo per un verso, ed a correre con gli idranti per spegnere il fuoco che divampa sempre più dentro la Casa di Dio, per altro verso?

.

Con tutto il rispetto che gli è dovuto per il suo alto ufficio apostolico, trovo inquietanti le teorie del mio Venerabile Fratello nell’episcopato ed Arcivescovo Metropolita di Bologna Matteo Maria Zuppi, che pensa di risolvere il problema dell’integralismo degli islamisti costruendo ad essi delle moschee [cf. QUI, QUI], all’interno delle quali potrebbero essere a suo dire controllati i soggetti a rischio. È un palese errore di valutazione molto pericoloso quello dell’episcopo felsineo, giacché offrir loro di simili strutture, al contrario vorrebbe solo dire mettere questi stessi soggetti a rischio nella condizione di fare proseliti attraverso la predicazione dell’odio verso l’Occidente e la Cristianità, il tutto in modo più comodo di quanto non facciano adesso in molti capannoni ed in numerosi sottoscala clandestini, dove forse è bene rimangano, fino a quando non mostreranno di riconoscere tutte le regole civili e liberali del nostro Paese e stipulando con lo Stato un concordato nel quale siano chiari i doveri dei musulmani verso la Repubblica Italiana e per converso della Repubblica Italiana verso i musulmani.

.

Perché non avere invece la lealtà di dire e ammettere dialoganti vescovi interreligiosi in testa a tutti ―, che un accordo coi musulmani è reso da sempre impossibile per l’esistenza di decine di gruppi diversi e frammentati che non comunicano neppure gli uni con gli altri? Non dire questo, nei concreti fatti vuol dire mentire, perché sempre, l’alterazione o il rifiuto della realtà, porta inevitabilmente alla menzogna ideologica. Ovviamente, i miei Fratelli Vescovi del dialogo interreligioso a tutti i costi e costi quel che costi, questo non possono dirlo né ammetterlo, perché di conseguenza dovrebbero ammettere che sia loro, sia soprattutto la Santa Sede, non dialogano affatto con l’Islam, come talvolta vorrebbero farci credere attraverso notizie e comunicati-stampa, ma che hanno solo scambiato qualche parola con qualche gruppetto di islamici, semmai pure minoritario e talvolta pure inviso alla gran parte degli altri gruppi, facendo però apparire il tutto come dialogo a quei poveri fedeli cattolici forse considerati solo dei poveri beoti da buggerare col clericalese. Detta in altri termini: gli ecclesiastici, a partire dalla Santa Sede e dal Santo Padre, parlano soltanto, di tanto in tanto, con qualche isolato imam o con qualcuno dei numerosi gruppetti islamici, che equivale a dire: nei fatti concreti dialogano solo con sé stessi o con l’idea che essi stessi si sono fatti dell’Islam. E nel fare questo, io do del tutto per scontato ch’essi siano in buonafede, perché se invece fossero di ciò consapevoli e quindi di conseguenza in malafede, la cosa sarebbe di una gravità davvero inaudita, soprattutto verso il Popolo di Dio, abituato a ragionare attraverso criteri religiosi unitari molto solidi, legati anzitutto ad un solido concetto di autorità centrale della Chiesa Cattolica, mentre invece, nell’Islam, è proprio l’esatto contrario: non vige l’unità, ma la frammentarietà strutturata su criteri antropologici di tribù.

.

La si smetta per ciò col dire che «il Grande Imam del Cairo ha incontrato e abbracciato il Santo Padre Francesco», o che «Il Grande Imam del Cairo ha condannato gli attentati terroristici». Perché non solo, il Grande Imam del Cairo, non è affatto il Sommo Pontefice dell’Islam, perché per quelle sue condanne è stato indicato come “infame” e “traditore” da molti altri gruppi musulmani, non affatto e non necessariamente jiadisti, taluni dei quali gli hanno lanciata pure una “condanna a morte”. Il Grande Imam del Cairo, che è un sunnita — senza bisogno di andare a cercare neppure alcuni degli altri numerosi gruppi religiosi islamici avversi — non gode affatto dell’appoggio e dell’universale favore da parte degli stessi musulmani sunniti, immaginiamoci quindi cosa pensino di lui molti altri gruppi islamici sparsi per il mondo.

.

Premesso quindi che l’Islam non è una realtà omogenea ma un insieme antropologico di realtà e di tribù, di culture e di sentire religiosi a volte pure in aspro confitto tra di loro, la domanda mia dovrebbe meritare una risposta seria, precisa e soprattutto realistica: Beatissimo Padre, Eminentissimi ed Eccellentissimi Fratelli Vescovi e Cardinali, volete spiegare, ai devoti fedeli cattolici, di cui siete per divino mandato guide e pastori, con chi, in verità, state dialogando, ammesso dialoghiate veramente con qualcuno? Dialogate con il grande e grave problema islamico, oppure, fingendo invece di dialogare con esso, cercate soltanto di esorcizzare una paura che rischia di diventare presto una triste realtà? Vale a dire la seguente: questa volta, la battaglia di Lepanto, la perderemo immediatamente sin dalle prime battute, perché purtroppo manca in noi la fede e, con la fede, l’ausilio della Beata Vergine Maria, invocata nel 1571 attraverso il Santo Rosario dalla Lega Santa come Regina delle Milizie Cattoliche; invocata dai rematori nelle stive delle navi che remavano scandendo «Ave Maria … Ave Maria …».

.

Non ricordate forse che al contrario, nella nostra moderna Europa, dopo i primi sanguinosi attentati a Parigi fuori dal Bataclan, teatro della strage jiadista, un pianista circondato dalla folla ha suonato e cantato Imagine di John Lennon, le cui parole sono uno sprezzante inno nichilista all’ateismo? [cf. QUI]. In quei giorni io mi permisi di ricordare l’ovvio scrivendo che quel pianista, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, aveva suonato la marcia funebre dell’Europa [cf. mio precedente articolo QUI]. Altro che i rematori nelle stive delle navi che durante la battaglia di Lepanto remavano scandendo ritmicamente «Ave Maria … Ave Maria …»!  Macché … come ho appena detto, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, al grido svirilizzato del «Peace&Love» che campeggia tra i piumini di struzzo dei gay pride, oggi la folla emotiva, senza più radici cristiane e senza più Dio, canta:

 

 .
.[traduzione in Italiano]

Imagine

Immagina non ci sia il paradiso
è facile se ci provi
nessun inferno sotto di noi
sopra di noi solo il cielo
immagina tutti quanti
vivere per l’oggi
 Immagina non ci siano paesi
non è difficile da fare
niente per cui uccidere o morire
e neanche religioni
immagina tutti quanti
vivere la vita in pace
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono l’unico
spero che un giorno ti unirai a noi
e il mondo sarà tutt’uno
 Immagina nessuna proprietà
mi chiedo se puoi
nessun bisogno di avidità o fame
una fratellanza di uomini
immagina tutti quanti
dividersi il mondo
E il mondo vivrà come unico
[testo originale QUI]

 .

.

Posta questa situazione basata sui dati puramente oggettivi e non certo sugli umori soggettivi catastrofici che non mi sfiorano nemmeno, per quanto riguarda l’invocata costruzione di moschee, penso sia lecito dire che applicando la stessa logica del mio Venerato Fratello Vescovo dell’Arcidiocesi Felsinea, si dovrebbe similmente invocare la riapertura delle case di tolleranza, visto e considerato che in tal modo sarebbero tolte centinaia di Signorine che al calar del sole affollano i viali che circondando la cinta muraria urbana bolognese. Con agevoli e confortevoli case di tolleranza a disposizione, un fitto esercito di corpivendole potrebbe svolgere il proprio antico mestiere in condizioni igieniche assai più vantaggiose, avrebbero riscaldamento in inverno, aria condizionata d’estate, adeguati controlli medici e via dicendo. E un simile principio non è applicabile solo alla prostituzione, lo è anche allo spaccio di sostanze stupefacenti. Se infatti hashish e marijuana fossero legalmente venduti presso le tabaccherie come monopolî di Stato, sarebbe tolto tutto il mercato delle cosiddette droghe leggere che – senza pena alcuna di possibile accusa di razzismo – stando ai fatti ma soprattutto agli atti giudiziari, è perlopiù in mano ai nordafricani dei Paesi del Magreb, che naturalmente nulla hanno a che fare con i musulmani; e se gran parte di essi sono tali, vanno considerati solo come dei “compagni che hanno sbagliato”, come dicevano i vecchi comunisti ad ogni attentato terroristico delle Brigate Rosse.

 .

Nessuno ricorda quegli amabili imam espulsi anni fa nel Nord del nostro Paese, i quali predicando una morale ed un’etica alquanto sui generis ― sotto certi aspetti vagamente simile a quella casuistica dei Gesuiti di oggi ― affermavano ai propri fedeli residenti in Italia e originari della Tunisia e del Marocco, di professione spacciatori di droga, che tale spaccio non era contro le leggi dell’Islam, se le droghe erano vendute solo agli “infedeli cristiani”? Il nome di questi imam, la data esatta del fatto e la loro espulsione dall’Italia non li ricordo, però, chi volesse verificare il tutto, può sempre rivolgersi alla Procura della Repubblica di Treviso che procedette all’arresto degli spacciatori ed alla espulsione dal nostro territorio nazionale dei due predicatori, perché nei fascicoli giudiziari d’archivio sono sicuramente sempre conservate anche le registrazioni di quei mirabili sermoni con relativa traduzione giurata dall’arabo all’italiano.

 .

Pure in questo caso, per evitare che sulla scia di umori e malumori qualcuno faccia di tutta l’erba un fascio, il Sommo Pontefice Francesco ci richiama doverosamente al reale umano e cristiano affermando, sempre parlando con i giornalisti nel suo recente viaggio di ritorno dalla Polonia:

.

«Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica […] ma non tutti i cristiani sono violenti così come non tutti gli islamici lo sono» [cf. QUI].

.

Se fossi una persona che anziché seguire la nebulosa ambiguità casuistica gesuitica applicasse invece la logica aristotelica, a questa affermazione potrei rispondere ― ma ovviamente sbagliando, s’intende! ― attraverso due domande chiare e precise: c’è qualcuno, a partire dal Sommo Pontefice, in grado di portare con analogo esempio il caso di uno solo tra i circa 400.000 membri del clero secolare e regolare della Chiesa Cattolica sparsi per il mondo, che abbia affermato dal pulpito di una nostra chiesa che lo spaccio di sostanze stupefacenti non è contrario alla morale cattolica, se le droghe vengono vendute solo agli eretici luterani, pentecostali, avventisti e via dicendo? E c’è qualcuno in grado, a partire dal Sommo Pontefice ― sempre per quanto riguarda la «violenza cattolica» cui accennava il Santo Padre ad alta quota aerea laddove manca a volte ossigeno ― di elencare quando e dove, i cattolici, hanno sgozzato esseri umani, dirottato aerei civili, fatto esplodere bombe tra cittadini inermi? Oppure, quand’è accaduto che un solo cattolico sia entrato dentro una moschea a sgozzare un imam mentre predicava, urlando a squarciagola col coltello insanguinato: “Cristo è grande!”? A fronte di questa sua ennesima affermazione, o il Santo Padre dimostra qualche cosa del genere a supporto della sua ipotesi riguardo la «violenza cattolica», oppure, su modello di tutti i suoi prudenti, sapienti e Santi Predecessori, prenda l’abitudine di parlare solo dopo accurata riflessione e dopo altrettanta accurata preparazione di testi scritti che siano anzitutto misurati e ponderati, lasciando agli attori di Hollywood ed alle pop-star i colloqui a braccio coi giornalisti. Posto che, sia gli attori di Hollywood sia le pop-star, tendono a esprimersi, per la loro buona immagine e per quella delle loro società di produzione, con prudenza a volte persino maggiore di quella che nei fatti non dimostra invece di avere il Capo della Chiesa Cattolica.

Ebbene, questi vescovoni e cardinaloni, in fase avanzata di mondanizzazione e di incorreggibile piacioneria, che dialogano con tutto e con tutti meno che coi loro fedeli cattolici e che come il mio Venerato Fratello Arcivescovo Felsineo invocano la costruzione delle moschee — il tutto in un momento storico-sociale ad altissimo rischio nel quale le nostre chiese sono sempre più vuote, mentre nel nostro Paese il tasso di natalità è da 25 anni un punto e mezzo al di sotto dello zero — si rendono conto che stanno usando le identiche argomentazioni di fondo degli abortisti? Sì, esattamente le stesse: «legalizzare l’aborto vuol dire sconfiggere ed eliminare la piaga dell’aborto clandestino». Cambia l’oggetto ma la logica di base che anima l’argomentare di Matteo Maria Zuppi è la stessa: «per tenere sotto controllo ed eliminare l’integralismo islamista, bisogna evitare i ritrovi clandestini e costruirgli delle moschee alla luce del sole».

.

A questo punto non ci resta che attendere che qualcuno dei miei Fratelli Vescovi testé menzionati tra queste righe apra la fase diocesana del processo di beatificazione di Marco Pannella, a ben considerare che non pochi vescovi, ed in specie quelli di ultima nomina, argomentano attraverso criteri logici che hanno caratterizzato le istanze del leader radicale nelle sue richieste sulla legalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia, delle sperimentazioni genetiche, delle droghe … facendo passare il male come bene allo scopo di evitare dei mali maggiori o di risolvere comunque dei gravi problemi sociali legati alle diverse pratiche o commerci clandestini. Ora, che in questo modo abbia argomentato un accolito di Lucifero come Marco Pannella, nulla da dire, ma che con altrettanta logica di fondo argomentino oggi svariati vescovi, in verità ho molto da dire; e visto che nessuno dice, a questo punto dico io, levando la mia voce episcopale dalle antiche rovine della mia onirica chiesa cattedrale ridotta a quattro sassi sparsi sul terreno turco della regione dell’Anatolia, posto che il mio dire può essere mosso: o da totale incoscienza, o da imperativi di coscienza che mi pervengono dalla grazia di Dio. Una cosa è certa, se a Bologna, su istanza dell’Arcivescovo e sulla base delle motivazioni da esso portate, fossero aperte delle moschee, per quanto mi riguarda, facendo uso delle stesse argomentazioni logiche, potrei farmi promotore per la richiesta di riapertura delle case di tolleranza, perché in fondo: meglio avere le prostitute sotto controllo alla luce del sole che sparse in giro in modo clandestino, con tutto ciò che di male questo comporta, inclusa mafia nazionale e internazionale, racket e soprattutto violenze su queste povere creature che, il Venerabile Presbitero Oreste Benzi chiamava «donne ridotte dalla crudeltà dell’uomo in stato di schiavitù per il proprio piacere».

.

Venerato e amato Padre Oreste Benzi, nel mese di maggio del 2007, pochi mesi prima della tua morte, senza avermi mai visto né mai avendomi conosciuto prima di quel nostro unico incontro, mi dicesti: «Anche tu sarai una voce non comoda all’interno della Chiesa. Per questo ti invito a invocare sempre la grazia di Dio affinché questa scomodità possa essere sempre tutta opera di Dio per il bene della Chiesa stessa, mai però opera tua». Se un giorno ti raggiungerò nel Paradiso vero — non certo in quello materialista ed edonista dei musulmani premiati con 72 vergini [cf. QUI] e semmai pure con 72 suocere! — ciò sarà prova che ho messo in pratica il tuo santo consiglio lasciando operare la grazia di Dio. Se invece dovrò farmi un lungo purgatorio, con 72 vergini isteriche e soprattutto con 72 suocere più isteriche ancora di loro, ciò sarà prova del fatto che invece ho operato io; ed operando io ho inesorabilmente sbagliato, sino a meritarmi la severa purgazione in una parodia di Paradiso con 72 vergini frigide e 72 suocere incarognite.

.

.

.

________________________

 

Cari Lettori.

Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 4 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.

Ogni tanto vi ricordiamo anche che il nostro lavoro e la gestione del sito di questa nostra rivista telematica è sostenuto da sempre, interamente, con le vostre offerte.

Se potete e se volete vi preghiamo di ricordarvi di noi e del nostro lavoro apostolico, usando il comodo e sicuro sistema Paypal che trovate sulla destra della home-page, oppure in fondo a questa stessa pagina.

Grazie!









.

.

.

.

.

 

Le perle di Papale Papale: verità aliene e nuove stramberie di fanta-mariologia del chihuahua col complesso del mastino

lettere dei lettori 2

Rispondono i Padri dell’Isola di Patmos

.

LE PERLE DI PAPALE PAPALE: VERITÀ ALIENE E NUOVE STRAMBERIE DI FANTA-MARIOLOGIA DEL CHIHUAHUA COL COMPLESSO DEL MASTINO

.

A Maria «tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato» [da un articolo di Papale Papale su Santa Maria Maddalena]

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

Caro Padre Ariel,

che cosa pensa dell’articolo comparso il 22.07.2016 sul blog Papale Papale a proposito della Maddalena? [Ndr. pdf QUI]. Se potesse rispondere le sarei grata, perché c’è qualche cosa che non mi torna, sulla Madonna, sul peccato originale, e altro ancora …

Carla Giovannelli

.

.

Cara Carla.

cuccia del mastino 1

Narciso, personaggio della mitologia greca, assunto poi come paradigma dalle scienze psicologiche, per una punizione degli dèi si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Da Narciso deriva il termine narcisismo che può indicare uno stato della persona o una vera e propria psicopatologia.

Rispondo di malavoglia, ma lo faccio per imperativo di coscienza pastorale, evitando di tornare troppo su un tema già trattato e per il quale lei, come altri lettori, ci inviaste numerose emails per chiedere spiegazioni su alcuni articoli a effetto comparsi sul sito Papale Papale. Nel primo dei miei due articoli [cf. QUI] riportai anche la sua email assieme ad altre due a scopo puramente esemplificativo.

.

ET 4

storica locandina di E.T. l’extra terrestre

È doveroso premettere che nel rispetto delle regole civili chiunque può pubblicare ciò che meglio desidera ed esercitare così i propri diritti di pensiero e di parola riconosciuti e tutelati dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana [cf. art. 21]. Chiunque, senza recare oltraggio ai membri della società civile, può mettere in rete un sito nel quale si parla delle “verità” legate alle visite degli alieni sul pianeta Terra e degli incontri ravvicinati del terzo tipo. Il discorso cambia però se un sito sulle “verità” aliene diretto da uno che informa i propri lettori dei suoi dialoghi col piccolo extraterrestre noto come ET, indicasse il proprio sito come “blog scientifico di approfondimento astrofisico“, perché in tal caso è probabile che la comunità scientifica degli astrofisici insorga, comunicando all’opinione pubblica che certi materiali che circolano sulla rete telematica non hanno alcun genere di valenza scientifica.

.

Il blog Papale Papale può pubblicare tutte le amenità che vuole, purché non si presenti come “blog di approfondimento cattolico”, perché siffatta presentazione è un inganno derivante dal fatto che “cattolico” o “cattoliche” non sono le proprie personali emozioni autoreferenziali, non sono i propri deliri narcisistici, ma ciò che come tale è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale i fedeli – se sono veramente tali – devono il devoto rispetto dovuto alla Mater et Magistra. Del tutto diverso sarebbe se in modo più appropriato questo blog si chiamasse “blog di approfondimento cristiano“, perché al mondo esistono migliaia di aggregazioni e associazioni che si rifanno ad un Cristianesimo molto generico, od a quelli che alcuni ritengono essere i sentimenti cristiani.

..

ET 1

un primo piano di E.T.

Nel mio precedente articolo [cf. QUI] ho già spiegato che Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, non è un filosofo, non è un teologo, non è uno storico della Chiesa, oltre ad essere una persona che alla prova dei fatti mal conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutto ciò non lo affermo io per chissà quale “antipatia”, che non nutro affatto, o per chissà quale “astio”, che non nutro affatto; perché a dimostrare le imbarazzanti carenze dottrinarie, filosofiche, teologiche e storiche di questo soggetto, sono proprio i suoi scritti editi in un sito che si presenta in modo improprio come “blog di approfondimento cattolico“.

.

Se io ho rivolto delle severe critiche l’ho fatto solo per dovere pastorale, essendo tenuto a informare i cattolici che certe stoltezze storico-ecclesiali, teologiche e dottrinarie sono appunto stoltezze e che come tali vanno prese e valutate, pertanto, tutto ciò che su internet si presenta come “cattolico” o come “dottrinalmente” o “approfondimento cattolico“, spesso non lo è, ed io ho l’obbligo di informarne i devoti fedeli affidati dalla Chiesa alle nostre cure pastorali, perché fare questo rientra in quei miei fondamentali obblighi di teologo e di pastore in cura d’anime ai quali non posso e non devo in alcun modo sottrarmi.

.

Avendo però il responsabile di questo blog preso il cattolicesimo come uno sport, come una sorta di sfogo o di personale campo di battaglia, è aduso lanciarsi in tematiche che richiedono anzitutto la conoscenza dei fondamenti della fede, e, quasi sempre, la conoscenza della più alta teologia speculativa, oltre alla ecclesiologia, al diritto canonico, alla storia della Chiesa … tutte discipline che alcuni di noi hanno studiato per anni e anni, approfondendone una o alcune in modo particolare per altrettanti anni, sotto la docile guida di esperti ed a volte anche di santi maestri. E oggi noi siamo servi fedeli della Chiesa e di quelle verità di fede da essa annunciate e custodite che è nostro dovere insegnare e trasmettere correttamente al Popolo di Dio, difendendo all’occorrenza la verità dagli errori messi in circolazione dai praticoni del cattolicesimo emotivo fai-da-te.

.

ET 3

E.T. con la bambina sua amica

È presto detto che un tipo del genere può circondarsi solo di soggetti affini, perché un lupo debole – va da sé, parlo in senso figurato – può essere accettato come capo-branco solo da lupi più deboli di lui. È infatti noto che quando il capo-branco si mostra debole o si ammala, i lupi più giovani e più sani lo sbranano. Anche per questo nessun serio teologo, storico della Chiesa o canonista, metterebbe mai la propria firma su un blog che smercia scritti del genere. Ogni tanto Papale Papale pubblica qualche cosa – sotto forma di intervista – a degli ecclesiastici che sono di rigore o troppo giovani o troppo anziani, quindi non abbastanza smaliziati i primi, mai smaliziati invece nella loro intera vita i secondi. E gli uni e gli altri non capiscono che concedendo quei servizi o interviste fanno il gioco di questo lupo debole e variamente carente che attraverso la presenza di qualche ecclesiastico mira a legittimare le stoltezze racchiuse nell’intero contenitore. Ma quest’ultimo è un problema che dovranno esaminare in loro coscienza un paio di miei confratelli che di recente si sono prestati ingenuamente a questo gioco, visto e considerato che non sono certo questi i tempi migliori nei quali preti, religiosi e teologi possano permettersi il lusso dell’ingenuità, anche perché Cristo, che ci ha mandati come pecore in mezzo ai lupi, ci esorta ad essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [cf. Mt 10, 16-18]. E se proprio dobbiamo farci sbranare, che allora a sbranarci sia un capo-branco di gran razza e classe, non certo un chihuahua che geme davanti allo specchio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».

.
Esempio: io non scriverei mai un articolo di teologia metafisica sul giornale Lotta Comunista, affermando semmai di rispondere solo dei contenuti del mio scritto, perché in certe situazioni conta parecchio anche il contenitore nel quale si depositano i propri scritti o le proprie interviste.

.

ET 2

E.T. portato in bicicletta in incognito dai suoi piccoli amici umani

Dopo che ebbi pubblicato il mio articolo [cf. QUI] poi un ulteriore articolo di replica al ridicolo messaggio a me inviato per facebook da un avvocato [cf. QUI], il Margheriti ha mandato messaggi furenti a destra ed a sinistra, uno dei quali anche al mio Ordinario Diocesano, senza però mai rispondere a me, che prima di pubblicare quel mio articolo lo rimproverai inutilmente in privato più di una volta, poi “alla presenza di un saggio anziano”, spiegandogli che stava rasentando la blasfemia, per il suo insano desiderio di attirare le curiosità ed i pruriti di una pletora di fragili e ignoranti figli dell’approssimativo che popolano il mondo della rete telematica. Solo appresso lo rimproverai in pubblico, dopo avere seguito con scrupolo ciò che indica il Vangelo circa i criteri da seguire per adempiere ad una giusta e caritatevole correzione fraterna [cf. Mt 18, 15-20].

.

Quel che avevo da dire l’ho quindi detto QUI e QUI, posso pertanto confermare ciò che ho già scritto, aggiungendo con profondo sconcerto che la Gentile Autrice del testo su Santa Maria Maddalena [vedere QUI], è libera di fare tutte le riflessioni personali che vuole, ciò rientra nelle sue piene libertà, come io – simile modo – sono libero di affermare che questa Signora non è in grado di fare una esegesi elementare del Vangelo, mostrando, con le intepretazioni squinternate racchiuse nel suo scritto, di non conoscere la figura che tratta, né usa i necessari strumenti teologici e dogmatici richiesti di rigore per una simile trattazione, la quale si struttura proprio sulle basi fondanti della dogmatica, dato che il cuore della quaestio è l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua nascita per opera dello Spirito Santo, la sua risurrezione dalla morte.

.

ET 5

grazie alla potenza extra-terrestre di E.T. la bicicletta si solleva in volo sullo sfondo della luna …

Per chiarire il tutto mi limito a riportare una delle varie affermazioni gravissime che fanno da corolla a questo articolo, spiegando nel concreto a che cosa può giungere chi confonde il Mistero della Rivelazione con la propria emotività soggettiva, la teologia con la poesia, il Cattolicesimo vissuto come valvola di sfogo per i propri disagi personali anzichè come esperienza di fede, la quale richiede anzitutto l’ascolto dei maestri e l’uso della migliore ragione. O come disse l’Onnipotente attraverso la voce di un bimbo al giovane Aurelio di Tagaste agli inizi del percorso di conversione che lo porterà appresso a divenire Agostino, Santo e dottore della Chiesa … «Tolle lege, tolle lege», che significa: prendi e leggi [Confessioni, VIII, XII]. E questa espressione è un modo per dire: studia, apprendi. Cosa questa che però richiede, anzitutto, il sapiente esercizio dell’umana umiltà, uno sforzo che questo genere di autoreferenziali strutturati sulle personalità narcisistiche tipiche degli iocentrismi emotivi, non sembrano proprio disposti a percorrere, per questo vanno avanti di corbelleria in corbelleria, perché non studiano, non apprendono e soprattutto non ascoltano nessuno all’infuori di se stessi.

La frase sintomatica – che ripeto è solo una tra le tante – è la seguente e riguarda la Beata Vergine Maria, riguardo la quale scrive l’Autrice dell’Articolo su Maria Maddalena:

.

«Maria, moglie di Giuseppe il carpentiere, è stata la donna più perdonata di tutte e lo dico con certezza, perché non fu un modello umano di tipo superiore allorchè è stata donna tanto quanto Maddalena, con la differenza che tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato. La Vergine non ebbe il tempo di piangere su alcuna sua miseria, ma quando capì da cosa era stata preservata, sopportò per mezzo dello Spirito Santo il tremendo peso della totale innocenza» QUI].

.

ET 6

E.T. ed il suo giovane amico davanti all’astronave tornata a riprenderlo sul Pianeta Terra

Prendiamo atto che all’Immacolata Concezione «i peccati» furono tutti perdonati «in anticipo», «compreso il peccato originale». D’altronde, come metterlo in dubbio? Lo dice un verace “blog di approfondimento cattolico” gestito da un ragazzo ameno in cammino verso i quarant’anni che dialoga sempre col piccolo extraterrestre noto al grande pubblico come ET. E solo Dio sa quanto costui si arrabbi – alle spalle! – e quanto tuoni – sempre alle spalle! –, sino a importunare un Ordinario Diocesano per chiedere ad esso la testa del suo “perfido” prete che, facendo solo e null’altro che il suo dovere di prete, ha osato bacchettare Sua Maesta il Gran Mastino prima in privato, poi dinanzi a un saggio anziano, infine in pubblico; e ciò per le sue imbarazzanti carenze di conoscenza della dottrina cattolica, diffuse in modo accattivante per la rete telematica proprio come se fossero delle “geniali” interpretazioni della vera dottrina cattolica. Il tutto sempre secondo il principio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».

.

Credo pertanto sia bene ricordare che il dogma della Immacolata Concezione sancisce che la Beata Vergine, essendo la Mater Dei, per mistero di grazia sine labe originali concepta, in tutta la sua vita non ha mai commesso alcun peccato né veniale né tanto meno mortale, né poteva commetterne. La bolla del Beato Pio IX Ineffabilis Deus chiarisce che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale» [DS 2803].

.

ET 7

l’ultimo affettuoso abbraccio di E.T al suo piccolo amico umano prima di ripartire dal Pianeta Terra …

Dopo questa rivisitazione “poetica” di un dogma mariano ad opera di quella fucina di amenità fanta-cattoliche tal è nei fatti, ossia negli scritti, il sito Papale Papale, possiamo facilmente dedurre che sia all’Autrice sia al suo mentore pubblicante non è chiara la sostanziale differenza teologica, metafisica e dogmatica che corre tra essere concepita senza peccato originale e vedersi perdonare i peccati in anticipo, espressione che, se non fosse frutto di crassa ignoranza, suonerebbe blasfema.

.

Chi è stata concepita senza macchia di peccato originale, in quanto da esso preservata per mistero di grazia, da quali peccati avrebbe dovuto essere perdonata «in anticipo», ivi «compreso il peccato originale»? Forse, Dio Padre, fa il processo alle intenzioni e poi perdona prima ancora che l’uomo, col suo libero arbitrio, possa scegliere tra bene e male? Forse, Dio Padre, inviando il proprio Messaggero a questa giovinetta, in divino ossequio a quel libero arbitrio dell’uomo che è supremo dono di Dio, non attese per caso la libera risposta data da Maria, alla quale fu rivolto il titolo di saluto «Piena di grazia»? [cf. Lc 1, 126-38]. E mentre attendeva la risposta, Dio Padre, si mise forse ad ammazzare il tempo dell’attesa perdonandola frattanto a scopo puramente “preventivo”, prima ancora che la Beata Vergine si proclamasse attraverso la libera obbedienza della fede «Ecce Ancilla Domini. Fiat mihi secundum Verbum tuum»?

.

ET 8

la partenza verso il suo Pianeta intergalattico dell’astronave extra-terrestre di E.T …

Chi ha affermato e chi ha pubblicato queste empietà – che come tali non meritano neppure il dignitoso rango di eresia – è in grado di capire che differenza corra tra l’essere stata concepita senza peccato originale, ed essere stata invece «perdonata in anticipo dal peccato originale»? Senza addentrarci troppo nell’alta teologia dogmatica ma rimanendo al basilare Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni credente dovrebbe sapere che il peccato originale non è un peccato commesso da noi e che in nessun discendente di Adamo esso ha un carattere di colpa personale. Il peccato originale è stato trasmesso a tutta l’umanità per propagazione, con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Questo il motivo per il quale quello originale è chiamato “peccato” in modo analogico, trattandosi di un peccato contratto e non commesso e rendendolo uno “stato” della persona, non un “atto” della persona. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata quindi della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale [cf. Cat. 385-412]. Con il Battesimo noi non veniamo “perdonati” dal peccato originale, ma da esso liberati e rigenerati [cf. Cat. 1213].

.

incont4ri ravvicinati

forse, alla prossima puntata, il direttore di Papale Papale ci regalerà una sceneggiatura fanta-cattolica di Incontri ravvicinati del terzo tipo ?

E soprassiedo sulla totale mancanza di conoscenza teologico-liturgica, visto il modo in cui – nei toni tipici che animano la spocchia data dal non sapere di questi superficiali figli di un pensiero che da liquido sta diventando ormai vaporoso – essi presumono di parlare in altezzosi toni critici di una festa liturgica, nel caso specifico quella di Santa Maria Maddalena, corredata da poco tempo di un suo proprio prefazio e via dicendo a seguire. Ignari del tutto di che cosa siano veramente la dogmatica sacramentaria e la storia della liturgia, alle quali nessun figlio o figlia del moderno pensiero ormai vaporoso può certo sostituire l’umoralità autoreferenziale e iocentrica del … “ma io sento” perché “io penso” …

.

Tutto questo m’impone di avvisare di nuovo i lettori che i materiali editi su questo sito sono triste frutto di quella tipica spocchia autoreferenziale che nasce da una ignoranza che si gloria e si auto-compiace di se stessa e che nulla ha di cattolico, meritando in tal senso la stessa considerazione che meritano i numerosi siti che svelano le “verità sensazionali” sulle visite degli alieni al Pianeta Terra.

.

A tutti voi, un abbraccio e una benedizione da Padre E.T, il presbìtero extra-terrestre.

.

POSTILLA

.

vescovo Athanasius Schneider

S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, durante una celebrazione secondo il Vetus ordo missae, addosso al prelato sono visibili i fondamentali misteri della fede: le chiroteche sulle mani, l’anello da chiroteca, la dalmatica (o tunicella) sotto la pianeta, ecc …

Come alla fine del precedente articolo [cf. QUI] anche in questo aggiungo una postilla per rendere di nuovo “onore” a tutta la foresta di siti e sitarelli della vera&pura traditio catholica, i quali di recente, sulla base del nulla, hanno aggredito il Romano Pontefice, i suoi collaboratori e la “nuova Chiesa ereticale” per questa festività e per questo prefazio della Beata Maddalena definita, a loro dire in modo ereticale, come “apostola degli apostoli”. D’altronde, a questi rubricisti notoriamente più farisei dei vecchi farisei, se tocchiamo un manipolo o una chiroteca è guerra a botte d’accuse di eresia. Ebbene domando: vi risulta che qualcuno di costono, ancora una volta, abbia emesso sospiro dinanzi alla diffusione di siffatte scempiaggini pseudo-cattoliche diffuse da Papale Papale? Certo che no, per un ovvio motivo: se qualcuno affermasse che la Beata Vergine Maria e la Maddalena prima della sua conversione condividevano lo “stesso peccato” e lo “stesso mestiere”, nessuno di costoro emetterebbe gemito, se però – Dio non voglia! – qualcuno toccasse la sacra coda della cappa magna del Cardinale Raymond Leonard Burke, o proferisse favella sulle santissime celebrazioni in rito antico del Vescovo ausiliare di Astana S.E. Mons. Athanasius Schneider, ecco che in tal caso si scatenerebbe l’inferno. Il tutto per ribadire che questi feticisti della loro personale traditio, sono peggiori dei modernisti. E siccome Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, spara a raffica sul Santo Padre e critica dello stesso ciò che dottrinalmente, pastoralmente e liturgicamente non è in grado  nei concreti fatti di criticare, per palese mancanza di sapienza, scienza e conoscenza, ecco che i feticisti della loro personale traditio non emettono sospiro alcuno neppure in difesa del dogma di fede vilipeso da espressioni che, se non fossero appunto frutto di crassa ignoranza, suonerebbero invero come bestemmie.

.

.

.

.

La canzone del Chihuahua

.

.

.

.

.

.

..

.

.

.

.