VIRGO FIDELIS ! UN RICONOSCENTE ENCOMIO AI CARABINIERI CHE HANNO SALVATA L’ISOLA DI PATMOS
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Se non fosse stato per il tempestivo intervento dei Carabinieri della stazione di Ortigia in Siracusa, sarebbe andato perduto l’intero archivio dell’Isola di Patmos, giunta nei primi sette mesi di quest’anno [dal 1° gennaio al 1° agosto 2016] a quattro milioni di visite.
riconoscente encomio dell’Isola di Patmos ai Carabinieri di Ortigia
Se non fosse stato per il tempestivo intervento dei Carabinieridella stazione di Ortigia in Siracusa, sarebbe andato perduto l’intero archivio dell’Isola di Patmos, giunta nei primi sette mesi di quest’anno [dal 1° gennaio al 1° agosto 2016] a quattro milioni di visite.
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In questo periodo i Padri dell’Isola di Patmos Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo, ed il loro collaboratore, il filosofo e teologo Jorge A. Facio Lince, si trovano sparsi agli estremi angoli d’Italia. Il Padre Giovanni risiede in un convento domenicano di Varazze, presso le Cinque Terre, in Liguria; il Padre Ariel si trova al momento con Jorge nell’Ortigia di Siracusa, cuore dell’antica città greca, dove prima di diventare prete acquistò una casa per i suoi soggiorni, in un ambiente al quale è da sempre affezionato e dov’è conosciuto e beneamato dalla popolazione locale.
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la piazzetta dove si affaccia l’abitazione del Padre Ariel
Quando soggiorna a Siracusa il Padre Ariel presta servizio presso l’Opera Bethania, poco fuori città, nella riserva marina del Plemmirio. Presso quest’opera, assieme a sette religiose, vive un anziano presbitero di 88 anni, colpito anni fa da un ictus cerebrale che ha tolto lui la deambulazione e l’uso della parola, quindi non in grado di poter celebrare la Santa Messa. Aiutato dal Padre Ariel e dal giovane Jorge che lo assiste durante le sacre celebrazioni, l’anziano presbìtero è così in grado di concelebrare la Santa Messa presieduta da un confratello dotato di tutte le necessarie facoltà psico-fisiche.
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il balcone prima dell’intrusione dei ladri
Nella giornata di ieri, sabato 6 agosto, il Padre Ariel si è recato assieme a Jorge presso l’Opera Bethania per la celebrazione della Santa Messa pre-festiva. durante il viaggio di ritorno sono stati raggiunti al telefono da una vicina di casa britannica naturalizzata da molti anni a Siracusa, che li ha avvisati di un’intrusione nel loro alloggio dal balcone di casa. All’interno dell’abitazione era rimasta un’altra delle colonne dell’Isola di Patmos: Ipazia gatta romana, la gatta filosofa, nata e raccolta a Roma nel giugno del 2013 tra le Catacombe di Priscilla e la Scuola della Polizia di Stato.
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lo scasso del balcone
I ladri sono saliti sul balconedella casa attorno alle 20.30 e con un mazzolo hanno spaccato il vetro anti-sfondamento e aperta la porta. Ipazia gatta romana, udito il primo rumore si è resa “irreperibile” salendo nella mansarda al secondo piano dove si trova la camera di Jorge, nascondendosi sotto le coperte del suo letto, dov’è rimasta fin quando i “suoi due uomini” sono rientrati a casa.
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le due postazioni di lavoro di Jorge (sinistra) e del Padre Ariel (destra) senza più i due computer
Nessun danno all’abitazione e nessun atto di vandalismo, come spesso accade in questi casi. I ladri sono entrati solo nella sala-studio che si affaccia sulla piazzetta dove si trova l’antica basilica paleocristiana di San Pietro [V° sec. d.C], senza neppure accedere nella adiacente camera del Padre Ariel, né salendo nella camera di Jorge al secondo piano. I ladri si sono limitati a portare via i due computer, all’interno dei quali erano archiviati 10 anni di lavori, compreso l’intero archivio editoriale dell’Isola di Patmos.
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l’Arcivescovo Metropolita di Siracusa in visita pastorale alla stazione dei Carabinieri di Ortigia [cliccare sopra l’immagine per aprire il video]
Nel giro di pochi minuti sono accorsi i Carabinieri della stazione di Ortigia, affidata al comando del M.llo Santo Parisi. Ai militi della Benemerita il Padre Ariel ha detto: «Non fatevi trarre in inganno dalla mia apparente “calma”, perché il danno che ho subìto non è neppure quantificabile. Dentro il mio computer e in quello del mio collaboratore sono archiviati 10 anni di lavori. Ed ha aggiunto: «… ma c’è di peggio: io ho svolto vari lavori per diverse istituzioni della Santa Sede, due dei quali tutt’oggi in corso presso la Congregazione per le cause dei santi, ed alcuni dei materiali d’archivio che si trovano all’interno del mio computer, per quanto accessibili solo con password, sono coperti da segreto pontificio».
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il Generale Umberto Pinotti in visita alla stazione dei Carabinieri di Ortigia ritratti all’interno del chiostro dell’ex convento domenicano del XIV secolo dal quale fu ricavata a fine Ottocento la caserma
La leggenda popolare narra l’omertà dei sicilianiche come le tre scimmie letterarie «Non vedono, non sentono, non parlano». Si tratta però di leggende legate a un passato remoto, perché tutti i vicini hanno invece fornito indicazioni risultate utili ai Carabinieri per procedere a colpo sicuro.
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Trascorse neppure due ore dal furto i militi sono tornati dal Padre Ariel dicendogli: «Abbiamo qualche cosa da consegnarle …». In tempo record i Carabinieri avevano recuperata la refurtiva salvando così tutti gli archivi accumulati nel corso degli anni, incluso l’intero archivio dell’Isola di Patmos.
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scorcio del chiostro dell’ex convento domenicano di Ortigia adibito oggi a caserma dei Carabinieri
I due Padri dell’Isola di Patmos,il loro collaboratore Jorge A. Facio Lince, la webmaster Manuela Luzzardi, ed anche Ipazia, gatta romana, invocano con somma riconoscenza per i Carabinieri della Stazione di Ortigia le migliori grazie della Virgo Fidelis, materna protettrice della Benemerita Arma, per merito dei quali non sono andati perduti anni di lavori scientifici ed editoriali, oltre a vari documenti d’archivio strettamente riservati.
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Il Padre Giovanni Cavalcoli,con un tocco di sagace umorismo romagnolo, ci ha fatto notare che la Stazione dei Carabinieri di Ortigia si trova nel complesso di un ex convento storico dei Frati Domenicani eretto nel XIV secolo. Come dire … quando c’è di mezzo la salvezza, in un modo o nell’altro, c’entrano sempre, direttamente o indirettamente, i Domenicani !
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Al termine della Santa Messa vespertina di questa XIX domenica del tempo ordinario, il Padre Ariel ha recitato davanti all’assemblea dei fedeli, dinanzi all’Immagine della Beata Vergine Maria, la preghiera alla Virgo Fidelis per i Carabinieri, in segno di riconoscenza per questo sventato danno che tutta la redazione dell’Isola di Patmos ha accolto come una autentica grazia di Dio, grazie all’opera dei Militi della Benemerita.
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Preghiera del Carabiniere
Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra, noi Carabinieri d’Italia, a Te eleviamo reverente il pensiero, fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!
Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice con il titolo di “Virgo Fidelis”. Tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per la Patria nostra.
Tu accompagna la nostra vigilanza, Tu consiglia il nostro dire, Tu anima la nostra azione, Tu sostenta il nostro sacrificio, Tu infiamma la devozione nostra!
E da un capo all’altro d’Italia suscita in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte l’amore a Dio e ai fratelli italiani. Amen!
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raffigurazione pittorica della Virgo Fidelis ispirata alla Pietà di Michelangelo, che tiene tra le braccia il corpo senza vita dell’eroe Salvo d’Acquisto avvolto nella bandiera italiana
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Aquila-reale.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Redazionehttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngRedazione2016-08-07 02:24:352021-04-20 19:58:30Virgo Fidelis! Un riconoscente encomio ai Carabinieri che hanno salvata L’Isola di Patmos
LO SCONTRO DELLA CHIESA CON L’ISLAM È SUL PUNTO DI CESSARE OD I CONTRASTI DURERANNO SINO ALLA FINE DEL MONDO?
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Le Crociate, nulla avevano a che fare con i metodi violenti con i quali i musulmani imponevano la loro fede, ma servivano semplicemente a difendere i pellegrini della Terra Santa dalle aggressioni islamiche. Come è noto, le Crociate cessarono nel XVI secolo con l’avvento del tollerante Impero Ottomano. Ma, come è ben noto dalla storia, i Turchi ripresero il tentativo di invadere militarmente l’Europa. Se allora l’Islam tentò l’invasione con gli eserciti, oggi la tenta con l’immigrazione, nella speranza che la loro presenza possa talmente rafforzarsi, fino ad influire sulla politica dei paesi dove sono insediati. Il che ovviamente non vuol dire che non dobbiamo accogliere i bisognosi. Ma bisogna avere discernimento, perché i musulmani sanno molto bene fingere.
«Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato».
Apocalisse di San Giovanni Apostolo, 12,4
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Giovanni da Modena, Concattedrale di San Petronio in Bologna. Raffigurazione dell’Inferno dantesco. In alto a sinistra: Maometto condannato alla pena eterna con i falsi profeti
Lo scontro che dura da XIV secoli dell’Islam[1] con la Chiesa è sul punto di cessare, od i contrasti dottrinali dureranno fino alla fine del mondo? I casi sono due: se l’Islam cessa la sua ostilità e fa la pace con la Chiesa, avremo un precorrimento della resurrezione finale; se invece si ostinerà fino alla fine, si aspetti il verificarsi delle parole dell’Apocalisse: «Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli» [Ap 20, 9-10].
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Da quattordici secoli l’Islamismo combatte la Chiesae vuol distruggerla e sostituirla nel condurre l’umanità alla salvezza. Il motivo fondamentale per il quale il Corano si oppone al cristianesimo è la nostra fede nella divinità di Gesù Cristo Figlio di Dio unico salvatore del mondo. In questo senso il Corano è in continuità con la religione ebraica pre-cristiana.
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Il Corano, come sappiamo, si presenta come vero messaggio divino di salvezzaper tutta l’umanità, in contrapposizione a quello cristiano, in quanto ritiene che sia impossibile che Dio possa generare un figlio divino. Per il Corano è empietà ed idolatria la pretesa di associare a Dio, che è uno solo, considerato come “Padre”, un altro dio considerato come Figlio, oltre al fatto che è blasfemo pensare che un uomo possa essere Dio. Il Corano mostra stima per Gesù “figlio di Maria vergine”, lo considera un grande profeta, modello di santità, che comparirà alla fine dei tempi nella linea dei profeti e dei patriarchi biblici, a cominciare da Noè ed Abramo, discendente da Adamo.
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Gesù, secondo il Corano, ha riconosciuto il Dio unico, creatore, sapiente, provvidente, onnipotente, giusto e misericordioso ed ha insegnato buoni costumi morali. Ma è stato incoerente e presuntuoso per essersi fatto Dio, ingannando i suoi discepoli che tale lo considerano. Ma come se ciò non bastasse, ha introdotto una terza divinità, oltre a se stesso (“Figlio”) e il “Padre”, ed è lo “Spirito Santo”. Sicché i cristiani, nonostante la loro dichiarazione di essere monoteisti, in realtà sono dei politeisti, perché adorano tre dèi. Ma a bestemmia si aggiunge bestemmia: i cristiani considerano se stessi “figli di Dio”, condividendo la presunzione del loro maestro.
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Il Corano ritiene dunque di accogliere quanto di buono c’è nell’insegnamento di Gesù,correggendo gli errori, soprattutto l’idea di un Dio unico in tre persone. Per il Corano questa è un’assurdità e una bestemmia: Dio è una natura ed è una persona. Tre persone farebbero tre dèi. Così pure per la fede coranica è impossibile che un uomo abbia due nature: una umana e una divina.
L’uomo ha una natura umana e Dio una natura divina.Altrimenti, per il musulmano, verrebbero mescolate le nature in una sola persona umana e Dio verrebbe profanato abbassandolo a livello dell’umano. Ritenersi Dio o “figlio di Dio” è un’insopportabile superbia. I credenti sono “fratelli” non perché tutti figli di Dio, ma fratelli in senso lato nella comune condizione di credenti.
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Come per noi cristiani, anche per i musulmani, “fratelli” nel senso religioso sono solo i correligionari. In questo senso un cristiano non può essere “fratello” di un musulmano, così come egli non ci considera affatto suo fratello. Però per entrambe le religioni, dato il loro carattere universalistico, tutti gli uomini, se vogliono salvarsi, sono chiamati ad essere fratelli nell’accettazione dell’unica fede, la quale per noi è il Vangelo, per i musulmani, il Corano.
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Certamente la distinzione fra natura e persona è sottile. Richiede un’intelligenza metafisica che pochi possono raggiungere. Eppure la fede trinitaria e nell’Incarnazione sono i pilastri della nostra fede e ci accorgiamo come da duemila anni anche i fanciulli possono raggiungerla. Il rischio del triteismo o del modalismo [2] è reale e forse molti sono triteisti senza accorgersene; eppure l’esperienza cristiana di sempre ci dice che Dio in ciò illumina la mente anche del fanciullo obbediente, aperto alla verità e fiducioso nei suoi educatori. Sinite parvulos venire ad Me.
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Comunque non c’è dubbio che il monoteismo islamico sembra più ragionevole di quello cristiano trinitario. Ciò spiega il fatto che da XIV secoli folle sterminate di persone abbiano preferito il primo al secondo. O per amore o per forza, dato il metodo impositivo e quasi terroristico col quale l’Islam ha sempre diffuso la sua fede tra le masse.
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Il principale quesito è: chi ci comunica la Parola di Dio, Cristo o Maometto?Ciò non vuol dire che la teologia coranica, che risente della Bibbia veterotestamentaria, non abbia un suo fascino, una sua razionalità e una sua credibilità, tale da attirare spontaneamente l’interesse e l’ammirazione di molti eletti ingegni filosofici, religiosi e mistici nel corso di questi quattordici secoli fino ad oggi [3].
Non possiamo dimenticare che, come è noto agli storici, l’ingresso di Aristotele nella cultura europea del XIII secolo è dovuto al fatto che lo studio dello Stagirita era coltivato dai saggi musulmani, che lo utilizzavano per commentare il Corano. Ai Domenicani Sant’Alberto Magno e San Tommaso d’Aquino dobbiamo l’idea di utilizzare Aristotele per l’interpretazione della rivelazione cristiana.
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L’opposizione del Corano a Cristo non è un rifiuto totale di Cristo, al contrario, gli vengono riconosciuti meriti e qualità; eppure è il rifiuto dell’elemento essenziale principale della sua missione: quella di essere la somma e definitiva guida dell’umanità all’eterna salvezza. Dio rivela a Maometto nel Corano che è Maometto il profeta escatologico, ossia quello che porta a compimento tutta l’opera dei profeti precedenti, Cristo compreso. Per salvarsi, quindi, non basta il Vangelo, anzi esso è fuorviante, in quanto insegna la Trinità e l’Incarnazione.
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Maometto si presenta come inviato da Dio per svolgere questo compito, in quanto nel Corano Dio figura essere Colui Che istruisce Maometto informandolo su tutto ciò che deve comunicare all’umanità per la sua salvezza. Il fedele, quindi, leggendo il Corano, viene ad apprendere da Dio stesso che Si rivolge a Maometto, tutte le verità e tutti i precetti della sua fede.
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Da qui vediamo che la missione di Cristo, da come risulta dal Vangelo, e quella di Maometto, come risulta dal Corano, sono incompatibili e si escludono a vicenda. Se una è vera, l’altra è falsa. Da chi dipende la salvezza dell’uomo? Dal Vangelo o dal Corano? Da qui discende che la Chiesa e l’Islam sono incompatibili.
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È evidente che una rivelazione divina va accolta col massimo rispetto e “sottomissione” (islàm”). Essa è sorgente di assoluta certezza e fonda una condotta morale assolutamente sicura ed onesta. È Parola salvifica. È verità universale, assoluta e immutabile, che non va né abbandonata né cambiata per nessun motivo. Può essere, all’occorrenza, solo interpretata, commentata e spiegata. Se ne possono ricavare conclusioni teoriche e pratiche. Ma essa va trasmessa di generazione in generazione così com’è, va “ripetuta” (“Corano” viene dal sostantivo kuràn, che vuol dire “ripetizione”).
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Una domanda però sorge in noi spontaneamente:come Maometto si accertò che il messaggio ricevuto era veramente Parola di Dio? Come e in base a che cosa o a quali prove o segni ne divenne sicuro? E come ha fatto a persuadere i discepoli di ciò? Tanto più che questa supposta “rivelazione” pretendeva di soppiantare quella di Cristo, che da sei secoli era all’origine della civiltà cristiana. Si potrebbe dire che forse Maometto non conosceva bene il Vangelo e la Chiesa. Tuttavia, quello che meraviglia è come mai i suoi discepoli lungo i secoli, che hanno avuto tutto l’agio di informarsi e di confrontare il Corano col Vangelo, non si sono accertati dell’inattendibilità del Corano? Come è stato possibile e come è tuttora possibile un partito preso del genere? Questa non è fede, ma fanatismo e fideismo. È un grande mistero. Per invalidare la rivelazione coranica basterebbe appunto confrontarla con quella di Cristo, di ben più alta sapienza e fondata su ben altre prove. Ma la cosa paradossale oggi, nel clima di relativismo intellettuale e morale che sta vivendo l’Europa, è che mentre molti cristiani, che avrebbero a disposizione un’autentica rivelazione divina, certificata da un’infinità di prove, hanno una fede fiacca, pavida, sterile, incerta e dubbiosa, per cui abbassano il Vangelo al livello di un’opinione tra le altre; per converso i musulmani, che, al contrario, avrebbero tutti i motivi per dubitare, mostrano un’arrogante sicumera, sorgente di violenza e di persecuzioni.
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È comunque cosa consolante, confortante ed importantissima che Cristianesimo ed Islam abbiano in comune molte verità di religione naturale, a cominciare dagli attributi divini. Questa cosa è stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica nel Concilio Vaticano II per la prima volta dopo la nascita dell’Islam nel VII secolo. È un segno di grande speranza ai fini della conversione dei musulmani a Cristo e della retrocessione dell’espansione islamica.
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Può esistere una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani?Assistiamo in questi XIV secoli ad alterne vicende con situazioni differenti a seconda dei paesi e dei regimi. Consolante è la convivenza da otto secoli in Terrasanta dei Francescani coi musulmani. La Santa Sede e numerose iniziative cattoliche, a seguito delle disposizioni conciliari, curano il dialogo con l’Islam sul piano della cultura, delle strutture educative e sociali e della collaborazione in opere umanitarie.
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Sappiamo della vita difficile dei cristiani nei paesi islamici. E sappiamo come in Medio Oriente l’arroganza islamica costringa molti cristiani a fuggire, mentre avvengono persecuzioni e a volte anche massacri. Non possiamo neanche negare che le potenze occidentali cerchino di opprimere e sfruttare il mondo islamico per la conquista e lo sfruttamento delle fonti di energia.
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È innegabile in questi XIV secoli lo sforzo costante dell’Islam di diffondersi nel mondo coltivando il sogno di invadere l’Europa, terra civilizzata dal cristianesimo, dove c’è Roma, sede del papato. Sottomettere Roma, per l’Islam, sarebbe la vittoria sul cristianesimo. In questi decenni milioni di musulmani si sono insediati in Europa e pochissimi si sono convertiti al cristianesimo. Quali sono le loro intenzioni? Sperano di conquistare l’Europa in questo modo? Usando la democrazia? I recenti atti di terrorismo vogliono probabilmente essere un avvertimento all’Europa della capacità rivoluzionaria delle frange estremiste, che però non sembrano sufficientemente condannate dagli ambienti ufficiali. Il mondo cristiano europeo è fiacco, debole e scettico. Esistono tendenze teologiche, come per esempio quella di Schillebeeckx, con la sua cristologia del “profeta escatologico”, che sembrano fatte apposta per cedere al fondamentalismo islamico. È un organismo senza anticorpi e questo gli islamici lo hanno capito bene. L’Europa, tuttavia non solo si è scristianizzata, ma è diventata anche irreligiosa, per cui si stenta ad immaginare un’islamizzazione dell’Europa agnostica, relativista ed illuminista, a meno che non sia lo stesso Islam a far rinascere il senso religioso, come capitò quarant’anni fa con la conversione all’islamismo del filosofo marxista Roger Garaudy o cinquant’anni fa all’esoterista René Guénon. Nel panteismo eternalista di Emanuele Severino c’è qualcosa del fatalismo islamico.
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L’Europa appare sempre più al bivio, se dunque non ci sarà una ripresa del cristianesimo, come già avvertiva il Cardinale Giacomo Biffi nel 2000 [4], l’Europa rischia di essere islamizzata, non nelle forme minute degli usi e delle pratiche cultuali dell’Islam, ma nell’assolutismo intellettuale che caratterizza il suo fanatismo. L’uomo ha bisogno di certezze e l’invertebrato europeo o, come preferisce dire Biffi, il nichilista europeo, potrebbe trovare un sostituto della certezza nella tracotanza maomettana, dove, al posto dell’arcangelo Gabriele, subentra la coscienza trascendentale. D’altra parte, la Chiesa deve poter tornare in quei territori, che nel passato le furono sottratti con la forza dall’invasione islamica. I musulmani, non contenti di aver invaso e scristianizzato con la forza questi immensi territori, ora sognano, come fanno da secoli, di conquistare l’Europa fino ad arrivare a Roma, come fecero nel XV secolo distruggendo l’Impero cristiano di Oriente con la conquista di Costantinopoli.
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Lo scontro vero e proprio è sulla questione della rivelazione divina. L’Arcangelo Gabriele che ha rivelato a Maometto che Gesù non è Figlio di Dio, ma semplice profeta, può essere lo stesso che ha rivelato a Maria la sua maternità divina? Evidentemente o è falsa la rivelazione evangelica o è falsa quella coranica. Quando è questione di vero o di falso, non si può invocare il rispetto del “diverso” o il valore del pluralismo religioso. Bisogna capire e scegliere da che parte sta la verità.
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Quello che oggi più di un tempo meraviglia noi cristiani è come il fedele islamico, dopo tanti secoli di progresso dei costumi e delle scienze, e nel campo della critica letteraria e dell’esegesi dei testi sacri, non riesca a distinguere nel Corano quelle parti che indubbiamente esprimono un’alta sapienza teologica e morale da altre parti evidentemente segnate dal tempo o, peggio, infette da veri e propri errori teologici e morali, in particolare il rifiuto irragionevole dei dogmi cristiani della Trinità e dell’Incarnazione.
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Bisogna che i musulmani prendano il coraggio a quattro mani e, proprio in nome di Dio,dopo XIV secoli di guerre e polemiche inutili, anzi, dannose per noi e per loro, si decidano una buona volta, alla luce della moderna esegesi, di una sana filosofia e teologia, e tenendo conto degli onesti costumi morali della modernità, a purgare il Corano dai suoi errori e dalle sue vedute superate. In particolare occorre che tolgano l’insensata opposizione ai dogmi cristiani, proprio per il rispetto di quelle parti di alta scienza teologica, religiosa e morale, che sono precisamente in linea con quegli stessi dogmi, quelle parti valide che la stessa Chiesa del Vaticano II riconosce al Corano.
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La vera sfida e quindi nell’apologetica. La Chiesa ha riconosciuto i valori contenuti nel Corano. Ora l’Islam riconosca il valore del Vangelo. In ogni forma di rapporto umano corretto deve valere la legge della reciprocità, come ebbe a dire il Cardinale Giacomo Biffi nel suo già citato discorso del 2000 proprio a proposito dei rapporti della Chiesa con l’Islam. L’apologetica cristiana e quella islamica non reggono al confronto. Un confronto oggettivo, libero, informato e spassionato degli argomenti e dei segni di credibilità fra le due religioni, induce qualunque animo onesto, amante della verità, della virtù e di Dio, attento al valore delle testimonianze storiche, ad accorgersi della assai maggiore credibilità del cristianesimo nei confronti dell’islamismo.
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È sufficiente confrontare la personalità morale e spirituale di Maometto con quella di Cristo; la storia della santità cristiana con quella islamica; la migliore produzione filosofica e teologica cristiana rispetto a quella islamica; la maggior saggezza dei costumi cristiani; la molto più ricca ed avanzata produzione tecnico-scientifica della civiltà cristiana; il maggior rispetto della persona umana (uomo e donna); la maggior sapienza delle istituzioni giuridiche e politiche; una maggior ricchezza e varietà di istituzioni culturali, sociali, caritative ed assistenziali; i migliori metodi della diffusione del messaggio religioso, improntati al rispetto della persona e alla sua libertà di scelta, senza forzature o minacce di pene temporali.
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Come emerge soprattutto dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II,il cristianesimo è liberale, comprensivo e tollerante nei confronti delle altre religioni, rispettoso della libertà d’opinione, apprezza i loro valori senza tacere sui loro difetti. Invece l’islam, come è noto, è autoritario, oppressivo, e discriminante, tanto da meritarsi il titolo di integrista e fondamentalista. Non respinge il metodo della persuasione, per cui certamente molti, fuori degli Stati islamici, si fanno islamici liberamente; ma, dove ha il potere politico, preferisce l’imposizione, come è testimoniato da questa dichiarazione del filosofo Al-Gazali dell’XI-XII secolo: «Certo non è bene che si eserciti una pressione in materia religiosa; ma bisogna riconoscere che la spada o la frusta sono talvolta più utili della filosofia o della convinzione. E se la prima generazione non aderisce all’islam che con la lingua, la seconda aderirà anche col cuore e la terza si considererà musulmana per sempre»[5].
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Il Magistero postconciliare della Chiesa ci chiarisce che la pluralità delle religioni, al di fuori di quella cristiana, soprattutto le altre religioni monoteistiche ebraica ed islamica, non è affatto senza importanza nella questione della salvezza dell’umanità.
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Se Cristo è l’unico e sommo Salvatore [6], e se la sua religione è l’unica religione divina, essendo fondata da un Dio, e quindi tra tutte eccelle, ciò non vuol dire che anche le religioni non-cristiane non diano un loro contributo, seppur parziale e anche difettoso alla salvezza dell’umanità.
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Anche se non sono state fondate da Cristo, ma da semplici uomini peccatori, per quanto grandi, ciò non vuol dire che in qualche modo o misura, in quanto hanno di buono, non derivino da Lui e non tendano a Lui, che, come Dio, sta all’origine di ogni via verso Dio. Tutti coloro che si salvano, a qualunque religione appartengano, si salvano dunque grazie a Cristo, anche se non lo sanno e se ciò avviene per la mediazione del fondatore della religione alla quale appartengono.
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La Chiesa ha fatto la sua parte. Adesso tocca all’Islam. Il Concilio Vaticano II ha opportunamente messo in luce i valori comuni a cristianesimo ed islamismo, che si riassumono nel monoteismo e in un comune riferimento all’Antico Testamento. Ma non ha pensato a indicare ai cristiani come possono condurre gli islamici a Cristo e come questi possono incontrare Cristo. Inoltre il Concilio ha trascurato di ricordare gli errori e i pericoli che vengono dal Corano. Il mondo islamico allora sembrava relativamente pacifico e non era ancora sorta la ripresa espansionistica islamica avviata da Khomeini in Persia nel 1979, con la sua caratteristica aggressività anti-cristiana, che a tutt’oggi è divenuta molto pericolosa per il suo accanimento, ricorrendo anche al terrorismo, e punta sull’Europa, la patria del cristianesimo o, come dicono i musulmani, la patria dei “crociati”. È dunque più che mai necessario non perdersi d’animo e non cedere alla tentazione di ripagare male col male.
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Occorre certo una difesa armata contro l’aggressione armata[7], occorre distruggere i centri del terrorismo, occorre difendere ed accogliere tra noi i cristiani perseguitati, ma soprattutto, partendo dall’insegnamento del Concilio, andando oltre nel senso che ho detto, occorre pregare per la conversione degli islamici e bisogna che la Chiesa (in un nuovo Concilio?) organizzi un’azione intelligente ed efficace per l’evangelizzazione dei musulmani, giacchè anche loro sono chiamati alla salvezza in Cristo.
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Se gli islamici vogliono convertirci a Maometto,noi dobbiamo rispondere loro cavallerescamente e francamente che vogliamo convertirli a Cristo. Chi è il vero Salvatore? Questa è la sfida per il mondo d’oggi. I Domenicani e i Francescani sin dal loro primo sorgere concepirono il disegno di convertire i musulmani. E noi oggi che cosa stiamo facendo? Tergiversiamo tra la rabbia, la frustrazione e un “dialogo” ipocrita?
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Occorre dunque mettere Maometto al suo posto: l’abbassarlo sotto Cristo sarà il suo vero onore,la sua vera gloria, forse quello che inconsciamente desiderava. Quindi non al di sopra di Cristo, ma al di sotto. Non oltre Cristo, ma via verso Cristo. Non lui deve correggere Cristo, ma Cristo corregge lui. Maometto non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. E mentre sale in dignità, è liberato dagli errori del peccatore. Anch’egli è salvato da Cristo. Non sarà lui a sollevare Cristo a sé, ma al contrario è Cristo che solleva lui e con lui tutti i suoi fedeli, da quattordici secoli, perchè anche a loro, magari inconsciamente, è stato dato di conoscere Cristo, perchè come tutti gli uomini, devono render conto a Cristo.
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Nella basilica di San Petronio a Bologna, c’è un affresco del XV secolo che rappresenta Maometto all’inferno. Da una dozzina d’anni la chiesa è sorvegliata dalle forze dell’ordine, poiché si teme una reazione di qualche musulmano sdegnato per l’offesa al Profeta. Ma sappiamo come si sarà trovato Maometto davanti a Cristo? Uno scontro o un incontro?
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Varazze, 5 agosto 2016
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NOTE
[1] Non sono d’accordo con Magdi Cristiano Allam nel negare l’esistenza di un Islam moderato, per cui secondo lui, l’Islam sarebbe estremista e violento per essenza [cf Il Corano spiegato da Magdi Cristiano Allam, Editrice Elledici, Torino-Leumann 2008]. È un giudizio troppo sbrigativo, che abbisogna di precisazioni, quelle che ha cercato di dare sull’Isola di Patmos Ariel S. Levi di Gualdo in alcuni suoi articoli nei quali ha trattato anche il problema di una “insita violenza”. Nell’Islam ci sono moderati e ci sono estremisti. Allo stesso modo, è un giudizio sbrigativo e quindi ingiusto quello di chi dice che è una «religione di pace. C’è un fine di pace: la salvezza proposta a tutti, ma i mezzi sono violenti. A parte il fatto che l’essere moderato o immoderato sono più qualità morali delle persone, che delle dottrine, anche se è vero che esistono dottrine fautrici di pace e dottrine generatrici di violenza. Teniamo conto infine del fatto che gli estremisti e i pacifici esistono tanto nell’islam quanto nel cristianesimo. L’aspirazione alla pace è insita nell’uomo, ma solo il sacrificio di Cristo riconcilia l’uomo con Dio e gli uomini fra di loro. Visione bellicosa è invece lo gnosticismo ciclico, che inizia col mito della Dèa Sciva, per giungere fino a Nietzsche attraverso Hegel.
[2] Eresia dei primi secoli, secondo la quale le tre persone sono tre modi diversi di essere dell’unico Dio. È ricomparsa oggi con Rahner, il quale sostiene che le tre persone sono tre modi diversi di sussistenza dell’unico Dio. No, le tre persone sono tre sussistenze distinte dell’unico Dio.
[3] Questa fioritura di grandi personalità filosofiche islamiche si riscontra soprattutto nei secoli XI-XIII, con Averroè, Alfarabi, Alkindi, Avicenna, Avempace, Algazzali, ecc.. Rimando, per approfondimenti, agli studi di André Guénon, di Olivier Lacombe, di Louis Gardet e dei miei confratelli, l’egiziano Georges Anawati e Padre Pier Paolo Ruffinengo, che ebbi come insegnante di metafisica nel lontano 1972.
[4] Intervento al seminario della Fondazione Migrantes del 30 settembre 2000.
[5] Cit. da Giovanni Sale, Isis Islam e cristiani d’Oriente, Jaca Book 2016.,p.138.
[6] Cf la Dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000.
[7] Del resto le Crociate, almeno nello scopo inteso dal papato e dai santi di quel tempo, per esempio San Bernardo, San Luigi IX e Santa Caterina da Siena, nulla avevano a che fare con i metodi violenti con i quali i musulmani imponevano la loro fede, ma servivano semplicemente a difendere i pellegrini della Terra Santa dalle aggressioni islamiche. Come è noto, le Crociate cessarono nel XVI secolo con l’avvento del tollerante Impero Ottomano. Ma, come è ben noto dalla storia, i Turchi ripresero il tentativo di invadere militarmente l’Europa. Se allora l’Islam tentò l’invasione con gli eserciti, oggi la tenta con l’immigrazione, nella speranza che la loro presenza possa talmente rafforzarsi, fino ad influire sulla politica dei paesi dove sono insediati. Il che ovviamente non vuol dire che non dobbiamo accogliere i bisognosi. Ma bisogna avere discernimento, perché i musulmani sanno molto bene fingere.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2016-08-05 23:50:142021-04-20 19:58:16Lo scontro della Chiesa con l’Islam è sul punto di cessare od i contrasti dureranno sino alla fine del mondo?
SE PER EVITARE L’INTEGRALISMO ISLAMISTA VANNO APERTE LE MOSCHEE, ALLORA VANNO RIAPERTE ANCHE LE CASE DI TOLLERANZA PER EVITARE LA PROSTITUZIONE CLANDESTINA
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[…] questa volta la battaglia di Lepanto la perderemmo immediatamente sin dalle prime battute, perché purtroppo manca in noi la fede e, con la fede, l’ausilio della Beata Vergine Maria, invocata attraverso il Santo Rosario dalla Lega Santa come Suprema Regina delle Milizie Cattoliche; invocata dai rematori nelle stive delle navi che remavano scandendo «Ave Maria … Ave Maria…». Non ricordate forse che al contrario, nella nostra moderna Europa, dopo i primi sanguinosi attentati dei jiadisti a Parigi, fuori dal Bataclan, teatro della strage, un pianista circondato dalla folla, ha suonato e cantato Imagine di John Lennon, le cui parole sono un inno nichilista all’ateismo? In quei giorni io mi permisi di ricordare l’ovvio scrivendo che quel pianista, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, aveva suonato la marcia funebre dell’Europa. Altro che i rematori nelle stive delle navi che durante la battaglia di Lepanto remavano scandendo ritmicamente «Ave Maria … Ave Maria …»!
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Autore S.E. Mons. Ariel S. Levi di Gualdo Vescovo di Laodicea Combusta
«Anche tu sarai una voce non comoda all’interno della Chiesa. Per questo ti invito a invocare sempre la grazia di Dio affinché questa scomodità possa essere sempre tutta opera di Dio per il bene della Chiesa stessa, mai però opera tua»
Il Santo Pontefice Pio V [1566-1572] affidò alla Beata Vergine Maria le armate della Lega Santa sulle quali pendevano i destini dell’Occidente e della Cristianità minacciati da secoli dai musulmani giunti sino a Vienna. I musulmani furono sconfitti nel 1571 nella grande battaglia navale di Lepanto. Dopo la vittoria il Sommo Pontefice istituì la festa del Santo Rosario, assieme al titolo di Auxilium Christianorum [aiuto dei cristiani] rivolto alla Madre di Dio (Dipinto di Paolo Veronese)
Come Vescovo di Laodicea Combusta,Diocesi eretta come suffraganea del Patriarcato di Antiochia, in un Paese, la Turchia, oggi ad assoluta maggioranza musulmana, penso di potermi esprimere con una certa autorità in materia. Peraltro sono rientrato da poco in Anatolia dopo un soggiorno di due settimane nella Capitale dell’Arabia Saudita, dove ho assistito alle numerose manifestazioni che si sono tenute nei dintorni della Mecca, dove migliaia di devoti fedeli dell’Islam hanno protestato contro gli ultimi attentanti compiuti dagli islamisti in Europa.
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Nella nostra cattedrale cattolica di Riad, intitolata a Cristo Profeta Magno Sacerdote e Re dell’Universo, costruita dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle di New York con il generoso contributo di Sua Maestà il Re d’Arabia Saudita عبد الله بن عبد العزيز السعود [Abd Allāh bin Abd al-Azīz Āl Sa ūd] e di Sua Altezza Reale l’Emiro del Qatar لشيخ حمد بن خليفة آلثاني [Hamad bin Khalifa Al Thani] ho celebrato anche una Santa Messa di suffragio per il presbitero Jacques Hamel, sgozzato come un agnello sacrificale da un gruppo di jihadisti all’interno di una chiesa francese.
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Posso testimoniare che tra i sauditi musulmaniè molto apprezzato e condiviso il pensiero del Santo Padre Francesco che il 4 giugno, ricevendo in Vaticano la seconda delle tre mogli dell’Emiro del Qatar, ha affermato:
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«Cristianesimo e Islamismo hanno la stessa radice e credono nello stesso Dio».
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Certo, cambiano leggermente le forme puramente esteriori, quelle che in linguaggio filosofico potremmo definire come elementi accidentali puramente contingenti, solo qualche esempio: nel mondo cattolico abbiamo lo stretto obbligo del celibato sacerdotale e religioso, la castità estesa anche ai laici sposati in certe condizioni e situazioni e la monogamia che di rigore è per tutti. Dall’altra, invece, nel mondo islamico abbiamo la poligamia degli emiri che mandano una delle loro seconde mogli in udienza dal Romano Pontefice. Ma come dicevo poc’anzi si tratta solo di sottigliezze, oserei dire puramente “semantiche”, un po’ come la nostra sfumatura del “filioque” con i Cristiani Ortodossi … solo sfumature che nulla tolgono alla vera sostanza costituita dalla «stessa radice», come ha detto il Santo Padre alla seconda delle tre mogli dell’Emiro del Qatar. Ed il tutto benché a me, alle imminenti soglie del mio 53° genetliaco, con le mie tre perpetue in età compresa tra i 19 ed i 24 anni ― perché giunte alla soglia dei 25 già le licenzio ―, dubito che il Santo Padre concederebbe mai la grazia di ricevere Jasmine, la seconda delle mie tre perpetue, la colombiana di Cartagena de Indias, anche se io prete credo nello stesso identico Dio in cui crede l’Emiro del Qatar, il quale però ha tre mogli ufficiali ed un harem ben più nutrito ancora di donne, nessuna delle quali, tra l’altro, ha mai fatto le scuole primarie e secondarie dalle Figlie di Maria Ausiliatrice come invece ha fatto la mia perpetua Jasmine.
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E questa grande «radice» che unisce Cristianesimo e Islamismo, prende sicuramente largo respiro dall’anelito profondo attraverso il quale ― come sapientemente ci ha ricordato il Sommo Pontefice parlando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Polonia [cf. QUI, QUI] ― «Gli islamici cercano la pace e l’incontro».
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Molto sommessamente oso correggere una umana svista del Sommo Pontefice, perché solo di una umana svista si tratta, ovvero l’essersi dimenticato di dire che in verità, «Gli islamici», «la pace e l’incontro», la cercano in tutti i modi e soprattutto a tutti i costi. E ripeto: Voglia la Santità di Nostro Signore l’Augusto Pontefice felicemente regnante perdonare l’ardire di questo mio povero parlare profondamente filiale e devotamente amorevole.
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Il tutto, dalle «radici» agli «aneliti», ritengo di poterlo confermare e testimoniare, essendo stato accolto in Arabia Saudita con una devozione tanto profonda quanto commovente, recandomi come Vescovo ospite d’onore a Riad per battezzare 72 belle bambine cristiane, data l’assenza al momento di una struttura diocesana e di relative missioni cattoliche. E dinanzi a queste creature che promettono di crescere molto bene in salute e soprattutto in bellezza, gli uomini musulmani in particolare, presi da grande gioia, non facevano che ripetermi: «Sappia Vostra Eccellenza che queste bambine sono già creature del Paradiso, ad esso destinate sin d’ora per una mansione ben precisa legata alla spirituale edificazione degli uomini beati …» [cf. QUI].
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Per me, Vescovo di una piccola diocesi dell’Anatolia,non è stato facile rispondere al Sovrano Saudita che ― e devo dire, pure con una certa insistenza ― mi ha espresso il desiderio che a Riad sia istituita quanto prima una sede arcivescovile metropolitana e che il suo Vescovo possa essere promosso, eventualmente, anche alla dignità cardinalizia, per il buon nome ma soprattutto per il prestigio storico di questo antico Paese Arabo che all’interno del suo territorio ospita la Città della Mecca.
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A Sua Maestà Saudita, cui sta molto a cuore l’antico prestigio del proprio Paese, ho risposto che mi farò portavoce della sua richiesta presso il Romano Pontefice, anche se dubito possa accoglierla, infatti, sebbene abbia fatto cardinale il Vescovo dell’Isola di Tonga, dove i cattolici non arrivano manco a 10.000 anime, dubito faccia altrettanto in Arabia Saudita, pure dinanzi alla richiesta del suo Sovrano. L’Arabia Saudita è infatti un Paese ricchissimo, ed il Santo Padre preferisce promuovere arcivescovi e cardinali i presbiteri ed i vescovi appartenenti a quella nuova categoria teologica che sono le periferie esistenziali, scegliendoli tra coloro che nel giro degli ultimi tre anni di storia ecclesiale si sono procurati la patente da “preti di strada, di frontiera, di periferia …”. Anche se sino a poco prima erano arcipreti della monumentale chiesa madre di Modica [cf. QUI], Città d’arte nella quale si trovano chiese di straordinaria bellezza, inclusa quella dedicata a San Giorgio, un tempio a cinque navate a confronto del quale, la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, è poco più di una cappella [cf. QUI]. E Modica è una nobile e splendida città che già a livello architettonico-urbanistico manifesta ricchezza opulenta e nelle cui … periferie esistenziali, non si trovano affatto le villas de las miserias — come forse è stato fatto credere al Santo Padre da qualcuno dei diversi delinquenti che lo circondano — bensì vi si trovano le concessionarie della Maserati, della Porsche e della Ferrari [vedere angolo di periferia esistenziale di Modica, QUI]. È infatti proprio da questi ambienti o da queste periferie esistenziali, che nascono i libri degli allievi di Giuseppe Dossetti che poi magnificano una Chiesa povera per i poveri, quantunque l’opera più appropriata che dovrebbero scrivere forse sarebbe una rivisitazione clericale della Fattoria degli animali di George Orwell [cf. QUI]. Un po’ come certi personaggi della Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi, le cui Signore vanno a distribuire i pasti ai poveri a Santa Maria in Trastevere con indosso i vestiti di Armani e di Dolce&Gabbana, con i gioielli di Bulgari e di Cartier.
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Detto questo ho proseguito spiegando al Sovrano Saudita che il Santo Padre è anche piuttosto restìo a che si faccia proselitismo tra le popolazioni dei Paesi di cultura non cattolica, come ha espresso nella sua memorabile omelia nella festa dell’Epifania:
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«Per la Chiesa essere missionaria non significa fare proselitismo, ma equivale ad esprimere la sua stessa natura: essere illuminata da Dio e riflettere la sua luce. Questo è il suo servizio. Non c’è un’altra strada. La missione è la sua vocazione: far risplendere la luce di Cristo è il suo servizio» [cf. QUI].
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Si tratta di una nuova lettura del celebre monito del Verbo di Dio che ci comanda:
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«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» [cf. Mc 16, 15].
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Premesso però che forse, Nostro Signore Gesù Cristo, essendo Egli misericordia infinita [cf. Mt 12,7], non si è preoccupato più di tanto di sviluppare una teologia della misericordia, ecco che questo suo monito, dopo venti secoli di fede e di tradizione cristiana, oggi va letto in altro modo, come io stesso ho spiegato al Re d’Arabia Saudita per anticipargli che la sua istanza potrebbe anche non essere accolta dal Romano Pontefice, il quale sembra giudicare con un certo sospetto tutto ciò che potrebbe somigliare anche vagamente al proselitismo. Una volta spiegato questo, il Sovrano Saudita mi ha posto una domanda alla quale non sono stato però in grado di dare risposta:
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«Eccellenza Reverendissima, con questo suo discorso che cosa intende dirmi? Forse che al mondo, a fare proseliti, siamo rimasti solo noi musulmani?».
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Ho replicato al Sovrano Saudita:
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«Purtroppo io non sono in grado di dare una risposta, però posso suggerire a Vostra Maestà di porre ella stessa questo quesito al Sommo Pontefice, quando la prossima volta si recherà in Vaticano in visita di Stato».
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… come numerose volte ho spiegato in miei scritti e pubbliche conferenze, la situazione ecclesiale odierna è di una drammaticità senza precedenti storici. A più riprese ho indicata l’accidia come il peccato più praticato dai miei Venerati Fratelli Vescovi. Un’accidia aggravata da qualche cosa di devastante: la fuga dal reale. Quando infatti la realtà non si vede, o quando la si nega in maniera ostinata, a quel punto prendono corpo e vita le sfide degli ottimisti rivolte allo Spirito Santo di Dio attraverso i loro psuedo-teologismi, il tutto velato oltre la coltre di quella falsa speranza che li porta più o meno a dire: «Non bisogna disperarsi né cadere nel pessimismo, perché tanto la Chiesa è di Cristo, quindi ci penserà Lui». Indubbia verità di fede, perché quella di Cristo ― sebbene scartata dai costruttori di ieri e forse di più ancora da quelli di oggi ― rimane la «testata d’angolo» [cf. Mt 21,42; Mc 12,10; Lc 20,17; At 4,11; Ef 2,20; Rm 9,32], ma il nostro ruolo di Vescovi e di guide del Popolo di Dio ai quali la Santa Sposa di Cristo è stata affidata, quale è, nell’economia della salvezza e nel mistero della redenzione? Forse il nostro ruolo e la nostra missione è di vivere in uno stato di paralisi e di speranzosa impotenza? A questo punto mi sia concesso proporre la medaglia d’oro al valore dell’ecclesiastica incoscienza a tutti questi ottimisti surreali che per la prima volta, nell’intera storia della Chiesa, la grazia dello Spirito Santo di Dio non la invocano, ma la sfidano proprio. E, cosa peggiore, sfidano la divina grazia attraverso la loro accidia ed i loro peccati di omissione dai quali nasce la loro fuga dal reale, di conseguenza l’istigazione a fuggire dal reale rivolta a tutto quanto quel Popolo di Dio verso il quale ai giorni nostri, il Signore Gesù, proverebbe immensa «compassione», tanto i nostri fedeli gli apparirebbero oggi più che mai «come pecore che non hanno pastore» [cf. Mc 6, 30-44].
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È dunque lecito domandarsi:dinanzi ad un Nunzio Galantino, che ormai privo d’ogni senso del cattolico pudore se ne va magnificando le alte qualità teologiche di Dietrich Bonhoeffer ― considerato eretico persino dai teologi luterani ortodossi ― dedicando ad esso articoli commemorativi su quella specie di succursale del Grande Oriente d’Italia tale par essere Il Sole 24 Ore [cf. QUI]. Dinanzi ad un Corrado Lorefice, che poco dopo essere stato eletto Arcivescovo Metropolita di Palermo invita a parlare nella sua chiesa cattedrale il cattivo maestro e falso profeta Enzo Bianchi [cf. QUI], annunciatore e propagatore delle peggiori eresie. Dinanzi ad un Matteo Maria Zuppi, che poco dopo il suo insediamento presso la cattedra arcivescovile metropolitana di Bologna, negando e offendendo la sapiente e prudente pastorale portata avanti dai suoi due predecessori Giacomi Biffi e Carlo Caffarra, in questa città brulicante musulmani, invita baldanzoso a risolvere i problemi dell’islamismo costruendo delle moschee a Bologna e dintorni. Oppure, dinanzi ad un Carmelo Cuttitta, Vescovo di Ragusa, che non esita a mettere alla pubblica berlina un proprio presbitero “colpevole” di avere risposto a un quesito con una lapidaria battuta sui gay ― decisa ma non oltraggiosa ― e che per tutta risposta domanda in tempo record perdono con la cenere in testa, ricevendo in episcopio nelle ore successive gli orgogliosi maggiorenti dell’associazione sodomitica dell’Arcigay [cf. QUI, QUI, ecc..] … Ebbene, dinanzi a questo ed altro ancora, quali miracoli dovrebbe mai compiere lo Spirito Santo di Dio in quella Chiesa che a dire di certuni … «tanto appartiene a Cristo», se proprio negli uomini ai quali la Chiesa è affidata e che sono come tali preposti alla sua tutela e alla soluzione dei suoi problemi interni ed esterni, manca nei fatti la volontà di reagire e agire? Capisco che quando si invitano gli Enzo Bianchi a parlare nelle cattedrali, o quando un Vescovo che rimanda gli appuntamenti di settimane e settimane trova però tempo di ricevere dopo poche ore la Pia Confraternita dei Sodomiti della Sicilia Sud Orientale, più che alla frutta siamo ormai alla lavanda gastrica dopo un pranzo che ha causato una intossicazione alimentare, ma affermare, dinanzi alla clericale accidia ed all’impotenza del non agire … «tanto ci penserà Cristo», perché «la Chiesa è governata dallo Spirito Santo», vuol dire purtroppo non conoscere anzitutto i rudimenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, o in ogni caso falsarli, perché se Dio fosse aduso intervenire e quindi inibire all’occorrenza la libertà dell’uomo ed il suo libero arbitrio, anzitutto avrebbe impedito ch’esso avesse sovvertito con un atto di superba ribellione il mistero della creazione attraverso il peccato originale, trasmettendo da allora a seguire una natura corrotta a tutta l’umanità. E queste cose, sinceramente, dovrebbero essere i Vescovi ad insegnarle, non dovrebbe certo rammentarle a costoro il Vescovo di una onirica diocesi archeologica, poiché terrorizzato dal fatto che dinanzi alla Casa di Dio in fiamme, molti membri del Collegio Episcopale affermano in tutta tranquillità: «Non siate pessimisti, animo! Tanto la Chiesa è di Cristo ed è governata dallo Spirito Santo di Dio, quindi ci penserà Lui!». E nel frattempo, in attesa che Dio ci pensi, noi, oltre ad invitare gli Enzo Bianchi nelle cattedrali, oltre a porgere le scuse ai sodomiti fieri e orgogliosi, oltre a invocare la costruzione delle moschee, non è che per caso dovremmo pensare anche ad annunciare il Vangelo per un verso, ed a correre con gli idranti per spegnere il fuoco che divampa sempre più dentro la Casa di Dio, per altro verso?
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Con tutto il rispetto che gli è dovuto per il suo alto ufficio apostolico, trovo inquietanti le teorie del mio Venerabile Fratello nell’episcopato ed Arcivescovo Metropolita di Bologna Matteo Maria Zuppi, che pensa di risolvere il problema dell’integralismo degli islamisti costruendo ad essi delle moschee [cf. QUI, QUI], all’interno delle quali potrebbero essere a suo dire controllati i soggetti a rischio. È un palese errore di valutazione molto pericoloso quello dell’episcopo felsineo, giacché offrir loro di simili strutture, al contrario vorrebbe solo dire mettere questi stessi soggetti a rischio nella condizione di fare proseliti attraverso la predicazione dell’odio verso l’Occidente e la Cristianità, il tutto in modo più comodo di quanto non facciano adesso in molti capannoni ed in numerosi sottoscala clandestini, dove forse è bene rimangano, fino a quando non mostreranno di riconoscere tutte le regole civili e liberali del nostro Paese e stipulando con lo Stato un concordato nel quale siano chiari i doveri dei musulmani verso la Repubblica Italiana e per converso della Repubblica Italiana verso i musulmani.
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Perché non avere invece la lealtà di dire e ammettere― dialoganti vescovi interreligiosi in testa a tutti ―, che un accordo coi musulmani è reso da sempre impossibile per l’esistenza di decine di gruppi diversi e frammentati che non comunicano neppure gli uni con gli altri? Non dire questo, nei concreti fatti vuol dire mentire, perché sempre, l’alterazione o il rifiuto della realtà, porta inevitabilmente alla menzogna ideologica. Ovviamente, i miei Fratelli Vescovi del dialogo interreligioso a tutti i costi e costi quel che costi, questo non possono dirlo né ammetterlo, perché di conseguenza dovrebbero ammettere che sia loro, sia soprattutto la Santa Sede, non dialogano affatto con l’Islam, come talvolta vorrebbero farci credere attraverso notizie e comunicati-stampa, ma che hanno solo scambiato qualche parola con qualche gruppetto di islamici, semmai pure minoritario e talvolta pure inviso alla gran parte degli altri gruppi, facendo però apparire il tutto come dialogo a quei poveri fedeli cattolici forse considerati solo dei poveri beoti da buggerare col clericalese. Detta in altri termini: gli ecclesiastici, a partire dalla Santa Sede e dal Santo Padre, parlano soltanto, di tanto in tanto, con qualche isolato imam o con qualcuno dei numerosi gruppetti islamici, che equivale a dire: nei fatti concreti dialogano solo con sé stessi o con l’idea che essi stessi si sono fatti dell’Islam. E nel fare questo, io do del tutto per scontato ch’essi siano in buonafede, perché se invece fossero di ciò consapevoli e quindi di conseguenza in malafede, la cosa sarebbe di una gravità davvero inaudita, soprattutto verso il Popolo di Dio, abituato a ragionare attraverso criteri religiosi unitari molto solidi, legati anzitutto ad un solido concetto di autorità centrale della Chiesa Cattolica, mentre invece, nell’Islam, è proprio l’esatto contrario: non vige l’unità, ma la frammentarietà strutturata su criteri antropologici di tribù.
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La si smetta per ciò col dire che «il Grande Imam del Cairo ha incontrato e abbracciato il Santo Padre Francesco», o che «Il Grande Imam del Cairo ha condannato gli attentati terroristici». Perché non solo, il Grande Imam del Cairo, non è affatto il Sommo Pontefice dell’Islam, perché per quelle sue condanne è stato indicato come “infame” e “traditore” da molti altri gruppi musulmani, non affatto e non necessariamente jiadisti, taluni dei quali gli hanno lanciata pure una “condanna a morte”. Il Grande Imam del Cairo, che è un sunnita — senza bisogno di andare a cercare neppure alcuni degli altri numerosi gruppi religiosi islamici avversi — non gode affatto dell’appoggio e dell’universale favore da parte degli stessi musulmani sunniti, immaginiamoci quindi cosa pensino di lui molti altri gruppi islamici sparsi per il mondo.
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Premesso quindi che l’Islam non è una realtà omogenea ma un insieme antropologico di realtà e di tribù, di culture e di sentire religiosi a volte pure in aspro confitto tra di loro, la domanda mia dovrebbe meritare una risposta seria, precisa e soprattutto realistica: Beatissimo Padre, Eminentissimi ed Eccellentissimi Fratelli Vescovi e Cardinali, volete spiegare, ai devoti fedeli cattolici, di cui siete per divino mandato guide e pastori, con chi, in verità, state dialogando, ammesso dialoghiate veramente con qualcuno? Dialogate con il grande e grave problema islamico, oppure, fingendo invece di dialogare con esso, cercate soltanto di esorcizzare una paura che rischia di diventare presto una triste realtà? Vale a dire la seguente: questa volta, la battaglia di Lepanto, la perderemo immediatamente sin dalle prime battute, perché purtroppo manca in noi la fede e, con la fede, l’ausilio della Beata Vergine Maria, invocata nel 1571 attraverso il Santo Rosario dalla Lega Santa come Regina delle Milizie Cattoliche; invocata dai rematori nelle stive delle navi che remavano scandendo «Ave Maria … Ave Maria …».
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Non ricordate forse che al contrario, nella nostra moderna Europa, dopo i primi sanguinosi attentati a Parigi fuori dal Bataclan, teatro della strage jiadista, un pianista circondato dalla folla ha suonato e cantato Imagine di John Lennon, le cui parole sono uno sprezzante inno nichilista all’ateismo? [cf. QUI]. In quei giorni io mi permisi di ricordare l’ovvio scrivendo che quel pianista, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, aveva suonato la marcia funebre dell’Europa [cf. mio precedente articolo QUI]. Altro che i rematori nelle stive delle navi che durante la battaglia di Lepanto remavano scandendo ritmicamente «Ave Maria … Ave Maria …»! Macché … come ho appena detto, sui cadaveri dei morti ammazzati dai jiadisti, al grido svirilizzato del «Peace&Love» che campeggia tra i piumini di struzzo dei gay pride, oggi la folla emotiva, senza più radici cristiane e senza più Dio, canta:
Posta questa situazione basata sui dati puramente oggettivi e non certo sugli umori soggettivi catastrofici che non mi sfiorano nemmeno, per quanto riguarda l’invocata costruzione di moschee, penso sia lecito dire che applicando la stessa logica del mio Venerato Fratello Vescovo dell’Arcidiocesi Felsinea, si dovrebbe similmente invocare la riapertura delle case di tolleranza, visto e considerato che in tal modo sarebbero tolte centinaia di Signorine che al calar del sole affollano i viali che circondando la cinta muraria urbana bolognese. Con agevoli e confortevoli case di tolleranza a disposizione, un fitto esercito di corpivendole potrebbe svolgere il proprio antico mestiere in condizioni igieniche assai più vantaggiose, avrebbero riscaldamento in inverno, aria condizionata d’estate, adeguati controlli medici e via dicendo. E un simile principio non è applicabile solo alla prostituzione, lo è anche allo spaccio di sostanze stupefacenti. Se infatti hashish e marijuana fossero legalmente venduti presso le tabaccherie come monopolî di Stato, sarebbe tolto tutto il mercato delle cosiddette droghe leggere che – senza pena alcuna di possibile accusa di razzismo – stando ai fatti ma soprattutto agli atti giudiziari, è perlopiù in mano ai nordafricani dei Paesi del Magreb, che naturalmente nulla hanno a che fare con i musulmani; e se gran parte di essi sono tali, vanno considerati solo come dei “compagni che hanno sbagliato”, come dicevano i vecchi comunisti ad ogni attentato terroristico delle Brigate Rosse.
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Nessuno ricorda quegli amabili imam espulsi anni fa nel Nord del nostro Paese, i quali predicando una morale ed un’etica alquanto sui generis ― sotto certi aspetti vagamente simile a quella casuistica dei Gesuiti di oggi ― affermavano ai propri fedeli residenti in Italia e originari della Tunisia e del Marocco, di professione spacciatori di droga, che tale spaccio non era contro le leggi dell’Islam, se le droghe erano vendute solo agli “infedeli cristiani”? Il nome di questi imam, la data esatta del fatto e la loro espulsione dall’Italia non li ricordo, però, chi volesse verificare il tutto, può sempre rivolgersi alla Procura della Repubblica di Treviso che procedette all’arresto degli spacciatori ed alla espulsione dal nostro territorio nazionale dei due predicatori, perché nei fascicoli giudiziari d’archivio sono sicuramente sempre conservate anche le registrazioni di quei mirabili sermoni con relativa traduzione giurata dall’arabo all’italiano.
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Pure in questo caso,per evitare che sulla scia di umori e malumori qualcuno faccia di tutta l’erba un fascio, il Sommo Pontefice Francesco ci richiama doverosamente al reale umano e cristiano affermando, sempre parlando con i giornalisti nel suo recente viaggio di ritorno dalla Polonia:
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«Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica […] ma non tutti i cristiani sono violenti così come non tutti gli islamici lo sono» [cf. QUI].
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Se fossi una persona che anziché seguire la nebulosa ambiguità casuistica gesuiticaapplicasse invece la logica aristotelica, a questa affermazione potrei rispondere ― ma ovviamente sbagliando, s’intende! ― attraverso due domande chiare e precise: c’è qualcuno, a partire dal Sommo Pontefice, in grado di portare con analogo esempio il caso di uno solo tra i circa 400.000 membri del clero secolare e regolare della Chiesa Cattolica sparsi per il mondo, che abbia affermato dal pulpito di una nostra chiesa che lo spaccio di sostanze stupefacenti non è contrario alla morale cattolica, se le droghe vengono vendute solo agli eretici luterani, pentecostali, avventisti e via dicendo? E c’è qualcuno in grado, a partire dal Sommo Pontefice ― sempre per quanto riguarda la «violenza cattolica» cui accennava il Santo Padre ad alta quota aerea laddove manca a volte ossigeno ― di elencare quando e dove, i cattolici, hanno sgozzato esseri umani, dirottato aerei civili, fatto esplodere bombe tra cittadini inermi? Oppure, quand’è accaduto che un solo cattolico sia entrato dentro una moschea a sgozzare un imam mentre predicava, urlando a squarciagola col coltello insanguinato: “Cristo è grande!”? A fronte di questa sua ennesima affermazione, o il Santo Padre dimostra qualche cosa del genere a supporto della sua ipotesi riguardo la «violenza cattolica», oppure, su modello di tutti i suoi prudenti, sapienti e Santi Predecessori, prenda l’abitudine di parlare solo dopo accurata riflessione e dopo altrettanta accurata preparazione di testi scritti che siano anzitutto misurati e ponderati, lasciando agli attori di Hollywood ed alle pop-star i colloqui a braccio coi giornalisti. Posto che, sia gli attori di Hollywood sia le pop-star, tendono a esprimersi, per la loro buona immagine e per quella delle loro società di produzione, con prudenza a volte persino maggiore di quella che nei fatti non dimostra invece di avere il Capo della Chiesa Cattolica.
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Ebbene, questi vescovoni e cardinaloni, in fase avanzata di mondanizzazione e di incorreggibile piacioneria, che dialogano con tutto e con tutti meno che coi loro fedeli cattolici e che come il mio Venerato Fratello Arcivescovo Felsineo invocano la costruzione delle moschee — il tutto in un momento storico-sociale ad altissimo rischio nel quale le nostre chiese sono sempre più vuote, mentre nel nostro Paese il tasso di natalità è da 25 anni un punto e mezzo al di sotto dello zero — si rendono conto che stanno usando le identiche argomentazioni di fondo degli abortisti? Sì, esattamente le stesse: «legalizzare l’aborto vuol dire sconfiggere ed eliminare la piaga dell’aborto clandestino». Cambia l’oggetto ma la logica di base che anima l’argomentare di Matteo Maria Zuppi è la stessa: «per tenere sotto controllo ed eliminare l’integralismo islamista, bisogna evitare i ritrovi clandestini e costruirgli delle moschee alla luce del sole».
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A questo punto non ci resta che attendere che qualcuno dei miei Fratelli Vescovi testé menzionati tra queste righe apra la fase diocesana del processo di beatificazione di Marco Pannella, a ben considerare che non pochi vescovi, ed in specie quelli di ultima nomina, argomentano attraverso criteri logici che hanno caratterizzato le istanze del leader radicale nelle sue richieste sulla legalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia, delle sperimentazioni genetiche, delle droghe … facendo passare il male come bene allo scopo di evitare dei mali maggiori o di risolvere comunque dei gravi problemi sociali legati alle diverse pratiche o commerci clandestini. Ora, che in questo modo abbia argomentato un accolito di Lucifero come Marco Pannella, nulla da dire, ma che con altrettanta logica di fondo argomentino oggi svariati vescovi, in verità ho molto da dire; e visto che nessuno dice, a questo punto dico io, levando la mia voce episcopale dalle antiche rovine della mia onirica chiesa cattedrale ridotta a quattro sassi sparsi sul terreno turco della regione dell’Anatolia, posto che il mio dire può essere mosso: o da totale incoscienza, o da imperativi di coscienza che mi pervengono dalla grazia di Dio. Una cosa è certa, se a Bologna, su istanza dell’Arcivescovo e sulla base delle motivazioni da esso portate, fossero aperte delle moschee, per quanto mi riguarda, facendo uso delle stesse argomentazioni logiche, potrei farmi promotore per la richiesta di riapertura delle case di tolleranza, perché in fondo: meglio avere le prostitute sotto controllo alla luce del sole che sparse in giro in modo clandestino, con tutto ciò che di male questo comporta, inclusa mafia nazionale e internazionale, racket e soprattutto violenze su queste povere creature che, il Venerabile Presbitero Oreste Benzi chiamava «donne ridotte dalla crudeltà dell’uomo in stato di schiavitù per il proprio piacere».
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Venerato e amato Padre Oreste Benzi, nel mese di maggio del 2007, pochi mesi prima della tua morte, senza avermi mai visto né mai avendomi conosciuto prima di quel nostro unico incontro, mi dicesti: «Anche tu sarai una voce non comoda all’interno della Chiesa. Per questo ti invito a invocare sempre la grazia di Dio affinché questa scomodità possa essere sempre tutta opera di Dio per il bene della Chiesa stessa, mai però opera tua». Se un giorno ti raggiungerò nel Paradiso vero — non certo in quello materialista ed edonista dei musulmani premiati con 72 vergini [cf. QUI] e semmai pure con 72 suocere! — ciò sarà prova che ho messo in pratica il tuo santo consiglio lasciando operare la grazia di Dio. Se invece dovrò farmi un lungo purgatorio, con 72 vergini isteriche e soprattutto con 72 suocere più isteriche ancora di loro, ciò sarà prova del fatto che invece ho operato io; ed operando io ho inesorabilmente sbagliato, sino a meritarmi la severa purgazione in una parodia di Paradiso con 72 vergini frigide e 72 suocere incarognite.
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Cari Lettori.
Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 4 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.
Ogni tanto vi ricordiamo anche che il nostro lavoro e la gestione del sito di questa nostra rivista telematica è sostenuto da sempre, interamente, con le vostre offerte.
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Grazie!
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/07/Ariel-vescovo-di-Laodicea-miniatura-e1467375358231.jpg?fit=150%2C200&ssl=1200150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-08-05 16:48:422016-08-11 14:16:59Se per evitare l’integralismo islamista vanno aperte le moschee, allora vanno riaperte le case di tolleranza per evitare la prostituzione clandestina
LE PERLE DI PAPALE PAPALE: VERITÀ ALIENE E NUOVE STRAMBERIE DI FANTA-MARIOLOGIA DEL CHIHUAHUA COL COMPLESSO DEL MASTINO
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A Maria «tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato» [da un articolo di Papale Papale su Santa Maria Maddalena]
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel,
che cosa pensa dell’articolo comparso il 22.07.2016 sul blog Papale Papale a proposito della Maddalena? [Ndr. pdfQUI]. Se potesse rispondere le sarei grata, perché c’è qualche cosa che non mi torna, sulla Madonna, sul peccato originale, e altro ancora …
Carla Giovannelli
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Cara Carla.
Narciso, personaggio della mitologia greca, assunto poi come paradigma dalle scienze psicologiche, per una punizione degli dèi si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Da Narciso deriva il termine narcisismo che può indicare uno stato della persona o una vera e propria psicopatologia.
Rispondo di malavoglia, ma lo faccio per imperativo di coscienza pastorale, evitando di tornare troppo su un tema già trattato e per il quale lei, come altri lettori, ci inviaste numerose emails per chiedere spiegazioni su alcuni articoli a effetto comparsi sul sito Papale Papale. Nel primo dei miei due articoli [cf. QUI] riportai anche la sua email assieme ad altre due a scopo puramente esemplificativo.
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storica locandina di E.T. l’extra terrestre
È doveroso premettere che nel rispetto delle regole civili chiunque può pubblicare ciò che meglio desidera ed esercitare così i propri diritti di pensiero e di parola riconosciuti e tutelati dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana [cf. art. 21]. Chiunque, senza recare oltraggio ai membri della società civile, può mettere in rete un sito nel quale si parla delle “verità” legate alle visite degli alieni sul pianeta Terra e degli incontri ravvicinati del terzo tipo. Il discorso cambia però se un sito sulle “verità” aliene diretto da uno che informa i propri lettori dei suoi dialoghi col piccolo extraterrestre noto come ET, indicasse il proprio sito come “blog scientifico di approfondimento astrofisico“, perché in tal caso è probabile che la comunità scientifica degli astrofisici insorga, comunicando all’opinione pubblica che certi materiali che circolano sulla rete telematica non hanno alcun genere di valenza scientifica.
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Il blog Papale Papalepuò pubblicare tutte le amenità che vuole, purché non si presenti come “blog di approfondimento cattolico”, perché siffatta presentazione è un inganno derivante dal fatto che “cattolico” o “cattoliche” non sono le proprie personali emozioni autoreferenziali, non sono i propri deliri narcisistici, ma ciò che come tale è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale i fedeli – se sono veramente tali – devono il devoto rispetto dovuto alla Mater et Magistra. Del tutto diverso sarebbe se in modo più appropriato questo blog si chiamasse “blog di approfondimento cristiano“, perché al mondo esistono migliaia di aggregazioni e associazioni che si rifanno ad un Cristianesimo molto generico, od a quelli che alcuni ritengono essere i sentimenti cristiani.
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un primo piano di E.T.
Nel mio precedente articolo[cf.QUI] ho già spiegato che Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, non è un filosofo, non è un teologo, non è uno storico della Chiesa, oltre ad essere una persona che alla prova dei fatti mal conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutto ciò non lo affermo io per chissà quale “antipatia”, che non nutro affatto, o per chissà quale “astio”, che non nutro affatto; perché a dimostrare le imbarazzanti carenze dottrinarie, filosofiche, teologiche e storiche di questo soggetto, sono proprio i suoi scritti editi in un sito che si presenta in modo improprio come “blog di approfondimento cattolico“.
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Se io ho rivolto delle severe critiche l’ho fatto solo per dovere pastorale, essendo tenuto a informare i cattolici che certe stoltezze storico-ecclesiali, teologiche e dottrinarie sono appunto stoltezze e che come tali vanno prese e valutate, pertanto, tutto ciò che su internet si presenta come “cattolico” o come “dottrinalmente” o “approfondimento cattolico“, spesso non lo è, ed io ho l’obbligo di informarne i devoti fedeli affidati dalla Chiesa alle nostre cure pastorali, perché fare questo rientra in quei miei fondamentali obblighi di teologo e di pastore in cura d’anime ai quali non posso e non devo in alcun modo sottrarmi.
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Avendo però il responsabile di questo blogpreso il cattolicesimo come uno sport, come una sorta di sfogo o di personale campo di battaglia, è aduso lanciarsi in tematiche che richiedono anzitutto la conoscenza dei fondamenti della fede, e, quasi sempre, la conoscenza della più alta teologia speculativa, oltre alla ecclesiologia, al diritto canonico, alla storia della Chiesa … tutte discipline che alcuni di noi hanno studiato per anni e anni, approfondendone una o alcune in modo particolare per altrettanti anni, sotto la docile guida di esperti ed a volte anche di santi maestri. E oggi noi siamo servi fedeli della Chiesa e di quelle verità di fede da essa annunciate e custodite che è nostro dovere insegnare e trasmettere correttamente al Popolo di Dio, difendendo all’occorrenza la verità dagli errori messi in circolazione dai praticoni del cattolicesimo emotivo fai-da-te.
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E.T. con la bambina sua amica
È presto detto che un tipo del genere può circondarsi solo di soggetti affini, perché un lupo debole – va da sé, parlo in senso figurato – può essere accettato come capo-branco solo da lupi più deboli di lui. È infatti noto che quando il capo-branco si mostra debole o si ammala, i lupi più giovani e più sani lo sbranano. Anche per questo nessun serio teologo, storico della Chiesa o canonista, metterebbe mai la propria firma su un blog che smercia scritti del genere. Ogni tanto Papale Papale pubblica qualche cosa – sotto forma di intervista – a degli ecclesiastici che sono di rigore o troppo giovani o troppo anziani, quindi non abbastanza smaliziati i primi, mai smaliziati invece nella loro intera vita i secondi. E gli uni e gli altri non capiscono che concedendo quei servizi o interviste fanno il gioco di questo lupo debole e variamente carente che attraverso la presenza di qualche ecclesiastico mira a legittimare le stoltezze racchiuse nell’intero contenitore. Ma quest’ultimo è un problema che dovranno esaminare in loro coscienza un paio di miei confratelli che di recente si sono prestati ingenuamente a questo gioco, visto e considerato che non sono certo questi i tempi migliori nei quali preti, religiosi e teologi possano permettersi il lusso dell’ingenuità, anche perché Cristo, che ci ha mandati come pecore in mezzo ai lupi, ci esorta ad essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [cf. Mt 10, 16-18]. E se proprio dobbiamo farci sbranare, che allora a sbranarci sia un capo-branco di gran razza e classe, non certo un chihuahua che geme davanti allo specchio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
. Esempio: io non scriverei mai un articolo di teologia metafisica sul giornale Lotta Comunista, affermando semmai di rispondere solo dei contenuti del mio scritto, perché in certe situazioni conta parecchio anche il contenitore nel quale si depositano i propri scritti o le proprie interviste.
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E.T. portato in bicicletta in incognito dai suoi piccoli amici umani
Dopo che ebbi pubblicato il mio articolo[cf. QUI] poi un ulteriore articolo di replica al ridicolo messaggio a me inviato per facebook da un avvocato [cf. QUI], il Margheriti ha mandato messaggi furenti a destra ed a sinistra, uno dei quali anche al mio Ordinario Diocesano, senza però mai rispondere a me, che prima di pubblicare quel mio articolo lo rimproverai inutilmente in privato più di una volta, poi “alla presenza di un saggio anziano”, spiegandogli che stava rasentando la blasfemia, per il suo insano desiderio di attirare le curiosità ed i pruriti di una pletora di fragili e ignoranti figli dell’approssimativo che popolano il mondo della rete telematica. Solo appresso lo rimproverai in pubblico, dopo avere seguito con scrupolo ciò che indica il Vangelo circa i criteri da seguire per adempiere ad una giusta e caritatevole correzione fraterna [cf. Mt 18, 15-20].
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Quel che avevo da dire l’ho quindi dettoQUI eQUI, posso pertanto confermare ciò che ho già scritto, aggiungendo con profondo sconcerto che la Gentile Autrice del testo su Santa Maria Maddalena [vedere QUI], è libera di fare tutte le riflessioni personali che vuole, ciò rientra nelle sue piene libertà, come io – simile modo – sono libero di affermare che questa Signora non è in grado di fare una esegesi elementare del Vangelo, mostrando, con le intepretazioni squinternate racchiuse nel suo scritto, di non conoscere la figura che tratta, né usa i necessari strumenti teologici e dogmatici richiesti di rigore per una simile trattazione, la quale si struttura proprio sulle basi fondanti della dogmatica, dato che il cuore della quaestio è l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua nascita per opera dello Spirito Santo, la sua risurrezione dalla morte.
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grazie alla potenza extra-terrestre di E.T. la bicicletta si solleva in volo sullo sfondo della luna …
Per chiarire il tuttomi limito a riportare una delle varie affermazioni gravissime che fanno da corolla a questo articolo, spiegando nel concreto a che cosa può giungere chi confonde il Mistero della Rivelazione con la propria emotività soggettiva, la teologia con la poesia, il Cattolicesimo vissuto come valvola di sfogo per i propri disagi personali anzichè come esperienza di fede, la quale richiede anzitutto l’ascolto dei maestri e l’uso della migliore ragione. O come disse l’Onnipotente attraverso la voce di un bimbo al giovane Aurelio di Tagaste agli inizi del percorso di conversione che lo porterà appresso a divenire Agostino, Santo e dottore della Chiesa … «Tolle lege, tolle lege», che significa: prendi e leggi [Confessioni, VIII, XII]. E questa espressione è un modo per dire: studia, apprendi. Cosa questa che però richiede, anzitutto, il sapiente esercizio dell’umana umiltà, uno sforzo che questo genere di autoreferenziali strutturati sulle personalità narcisistiche tipiche degli iocentrismi emotivi, non sembrano proprio disposti a percorrere, per questo vanno avanti di corbelleria in corbelleria, perché non studiano, non apprendono e soprattutto non ascoltano nessuno all’infuori di se stessi.
La frase sintomatica – che ripeto è solo una tra le tante – è la seguente e riguarda la Beata Vergine Maria, riguardo la quale scrive l’Autrice dell’Articolo su Maria Maddalena:
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«Maria, moglie di Giuseppe il carpentiere, è stata la donna più perdonata di tutte e lo dico con certezza, perché non fu un modello umano di tipo superiore allorchè è stata donna tanto quanto Maddalena, con la differenza che tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato. La Vergine non ebbe il tempo di piangere su alcuna sua miseria, ma quando capì da cosa era stata preservata, sopportò per mezzo dello Spirito Santo iltremendo peso della totale innocenza»QUI].
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E.T. ed il suo giovane amico davanti all’astronave tornata a riprenderlo sul Pianeta Terra
Prendiamo atto che all’Immacolata Concezione «i peccati» furono tutti perdonati «in anticipo», «compreso il peccato originale». D’altronde, come metterlo in dubbio? Lo dice un verace “blog di approfondimento cattolico” gestito da un ragazzo ameno in cammino verso i quarant’anni che dialoga sempre col piccolo extraterrestre noto al grande pubblico come ET. E solo Dio sa quanto costui si arrabbi – alle spalle! – e quanto tuoni – sempre alle spalle! –, sino a importunare un Ordinario Diocesano per chiedere ad esso la testa del suo “perfido” prete che, facendo solo e null’altro che il suo dovere di prete, ha osato bacchettare Sua Maesta il Gran Mastino prima in privato, poi dinanzi a un saggio anziano, infine in pubblico; e ciò per le sue imbarazzanti carenze di conoscenza della dottrina cattolica, diffuse in modo accattivante per la rete telematica proprio come se fossero delle “geniali” interpretazioni della vera dottrina cattolica. Il tutto sempre secondo il principio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Credo pertanto sia bene ricordare che il dogma della Immacolata Concezione sancisce che la Beata Vergine, essendo la Mater Dei, per mistero di grazia sine labe originali concepta, in tutta la sua vita non ha mai commesso alcun peccato né veniale né tanto meno mortale, né poteva commetterne. La bolla del Beato Pio IXIneffabilis Deus chiarisce che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale» [DS 2803].
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l’ultimo affettuoso abbraccio di E.T al suo piccolo amico umano prima di ripartire dal Pianeta Terra …
Dopo questa rivisitazione“poetica” di un dogma mariano ad opera di quella fucina di amenità fanta-cattoliche tal è nei fatti, ossia negli scritti, il sito Papale Papale, possiamo facilmente dedurre che sia all’Autrice sia al suo mentore pubblicante non è chiara la sostanziale differenza teologica, metafisica e dogmatica che corre tra essere concepita senza peccato originale e vedersi perdonare i peccati in anticipo, espressione che, se non fosse frutto di crassa ignoranza, suonerebbe blasfema.
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Chi è stata concepita senza macchia di peccato originale, in quanto da esso preservata per mistero di grazia, da quali peccati avrebbe dovuto essere perdonata «in anticipo», ivi «compreso il peccato originale»? Forse, Dio Padre, fa il processo alle intenzioni e poi perdona prima ancora che l’uomo, col suo libero arbitrio, possa scegliere tra bene e male? Forse, Dio Padre, inviando il proprio Messaggero a questa giovinetta, in divino ossequio a quel libero arbitrio dell’uomo che è supremo dono di Dio, non attese per caso la libera risposta data da Maria, alla quale fu rivolto il titolo di saluto «Piena di grazia»? [cf. Lc 1, 126-38]. E mentre attendeva la risposta, Dio Padre, si mise forse ad ammazzare il tempo dell’attesa perdonandola frattanto a scopo puramente “preventivo”, prima ancora che la Beata Vergine si proclamasse attraverso la libera obbedienza della fede «Ecce Ancilla Domini. Fiat mihi secundum Verbum tuum»?
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la partenza verso il suo Pianeta intergalattico dell’astronave extra-terrestre di E.T …
Chi ha affermato e chi ha pubblicato queste empietà – che come tali non meritano neppure il dignitoso rango di eresia – è in grado di capire che differenza corra tra l’essere stata concepita senza peccato originale, ed essere stata invece «perdonata in anticipo dal peccato originale»? Senza addentrarci troppo nell’alta teologia dogmatica ma rimanendo al basilare Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni credente dovrebbe sapere che il peccato originale non è un peccato commesso da noi e che in nessun discendente di Adamo esso ha un carattere di colpa personale. Il peccato originale è stato trasmesso a tutta l’umanità per propagazione, con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Questo il motivo per il quale quello originale è chiamato “peccato” in modo analogico, trattandosi di un peccato contratto e non commesso e rendendolo uno “stato” della persona, non un “atto” della persona. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata quindi della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale [cf. Cat. 385-412]. Con il Battesimo noi non veniamo “perdonati” dal peccato originale, ma da esso liberati e rigenerati [cf. Cat. 1213].
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forse, alla prossima puntata, il direttore di Papale Papale ci regalerà una sceneggiatura fanta-cattolica di Incontri ravvicinati del terzo tipo ?
E soprassiedo sulla totale mancanza di conoscenza teologico-liturgica, visto il modo in cui – nei toni tipici che animano la spocchia data dal non sapere di questi superficiali figli di un pensiero che da liquido sta diventando ormai vaporoso – essi presumono di parlare in altezzosi toni critici di una festa liturgica, nel caso specifico quella di Santa Maria Maddalena, corredata da poco tempo di un suo proprio prefazio e via dicendo a seguire. Ignari del tutto di che cosa siano veramente la dogmatica sacramentaria e la storia della liturgia, alle quali nessun figlio o figlia del moderno pensiero ormai vaporoso può certo sostituire l’umoralità autoreferenziale e iocentrica del … “ma io sento” perché “io penso” …
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Tutto questo m’impone di avvisare di nuovo i lettori che i materiali editi su questo sito sono triste frutto di quella tipica spocchia autoreferenziale che nasce da una ignoranza che si gloria e si auto-compiace di se stessa e che nulla ha di cattolico, meritando in tal senso la stessa considerazione che meritano i numerosi siti che svelano le “verità sensazionali” sulle visite degli alieni al Pianeta Terra.
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A tutti voi,un abbraccio e una benedizione da Padre E.T, il presbìtero extra-terrestre.
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POSTILLA
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S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, durante una celebrazione secondo il Vetus ordo missae, addosso al prelato sono visibili i fondamentali misteri della fede: le chiroteche sulle mani, l’anello da chiroteca, la dalmatica (o tunicella) sotto la pianeta, ecc …
Come alla fine del precedente articolo[cf. QUI] anche in questo aggiungo una postilla per rendere di nuovo “onore” a tutta la foresta di siti e sitarelli della vera&pura traditio catholica, i quali di recente, sulla base del nulla, hanno aggredito il Romano Pontefice, i suoi collaboratori e la “nuova Chiesa ereticale” per questa festività e per questo prefazio della Beata Maddalena definita, a loro dire in modo ereticale, come “apostola degli apostoli”. D’altronde, a questi rubricisti notoriamente più farisei dei vecchi farisei, se tocchiamo un manipolo o una chiroteca è guerra a botte d’accuse di eresia. Ebbene domando: vi risulta che qualcuno di costono, ancora una volta, abbia emesso sospiro dinanzi alla diffusione di siffatte scempiaggini pseudo-cattoliche diffuse da Papale Papale? Certo che no, per un ovvio motivo: se qualcuno affermasse che la Beata Vergine Maria e la Maddalena prima della sua conversione condividevano lo “stesso peccato” e lo “stesso mestiere”, nessuno di costoro emetterebbe gemito, se però – Dio non voglia! – qualcuno toccasse la sacra coda della cappa magna del Cardinale Raymond Leonard Burke, o proferisse favella sulle santissime celebrazioni in rito antico del Vescovo ausiliare di Astana S.E. Mons. Athanasius Schneider, ecco che in tal caso si scatenerebbe l’inferno. Il tutto per ribadire che questi feticisti della loro personale traditio, sono peggiori dei modernisti. E siccome Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, spara a raffica sul Santo Padre e critica dello stesso ciò che dottrinalmente, pastoralmente e liturgicamente non è in grado nei concreti fatti di criticare, per palese mancanza di sapienza, scienza e conoscenza, ecco che i feticisti della loro personale traditio non emettono sospiro alcuno neppure in difesa del dogma di fede vilipeso da espressioni che, se non fossero appunto frutto di crassa ignoranza, suonerebbero invero come bestemmie.
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La canzone del Chihuahua
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/06/lettere-dei-lettori.jpg?fit=303%2C244&ssl=1244303Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-07-24 16:27:302016-07-31 13:46:51Le perle di Papale Papale: verità aliene e nuove stramberie di fanta-mariologia del chihuahua col complesso del mastino
IL SANTO PADRE SU GAY E POVERI. PRECISAZIONE DEI PADRI DELL’ISOLA DI PATMOS
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«Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata» [Congregazione per la Dottrina della Fede, 1° ottobre 1986. Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 10. Vedere testo integraleQUI]
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Autori Giovanni Cavalcoli, OP Ariel S. Levi di Gualdo
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il Sommo Pontefice Francesco a colloquio coi giornalisti in viaggio di ritorno dall’Armenia
Dopo la spumeggiante letteracon la quale il Vescovo di Laodicea Combusta ha domandato al Sindaco della provincia metropolitana di Konya nell’Anatolia di impedire la sfilata del gay pride dinanzi alle rovine della sua chiesa cattedrale [cf.QUI], i Padri dell’Isola di Patmos hanno preso atto delle parole del Sommo Pontefice, con le quali egli ha voluto «chiedere perdono» ai gay, annoverandoli tra «i poveri».
. Comprendiamo che in molti casi gli omosessualinon sono stati trattati, ed a volte non sono tuttora trattati col rispetto dovuto alla loro dignità umana e che quindi occorre riparare.
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Con tutto il rispetto dovuto al Vicario di Cristo, riteniamo tuttavia che il Santo Padre, nella medesima circostanza, avrebbe fatto bene a ricordare congiuntamente, al di là delle attenuanti soggettive, la gravità oggettiva del peccato di sodomia, evitando in tal modo di dare adito a qualsiasi interpretazione distorta. Il tutto anche per evitare la chiassosa strumentalizzazione delle sue parole, che ne è seguìta e che c’era da immaginarsi seguisse da parte delle lobby gay, che hanno voluto interpretare e quindi presentare disonestamente quelle parole come una approvazione e una legittimazione morale della loro condotta che rimane, per la dottrina e per la morale cattolica, «intrinsecamente disordinata» [Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 2357-2359].
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Riportiamo in appendice l’intervista rilasciata da Giovanni Cavalcoli, OP alla rivista telematica La Fede Quotidiana [QUI]
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Padre Cavalcoli, il Papa dice che la Chiesa deve chiedere perdono anche ai gay, è d’accordo?
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No, non vedo perché. Il problema è complesso. Il Papa è il Vicario di Cristo sulla terra per i cattolici, progressisti e conservatori, va rispettato. Però, con altrettanta franchezza dico che sta perdendo colpi, ha delle uscite, come questa sui gay, poco spiegabili, che turbano o per lo meno sconcertano.
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E allora?
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Penso che il Papa volesse dire un’altra cosa, ammonire dal rischio di una condotta anche verbale troppo dura e senza misericordia verso i gay e questo è giusto, qualche volta è accaduto. Però avrebbe dovuto e potuto associare a quella affermazione una seconda parte nella quale ricordava la gravità morale del peccato di sodomia, vale a dire completare il discorso. Penso che egli sia carente nella virtù della prudenza, spesso ambiguo nelle sue affermazioni che possono essere interpretate in vari modi, parla troppo e a braccio, un male specialmente per uno che è non è padrone di un ‘altra lingua. In certi casi è rozzo.
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Perché imprudente?
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Perché quando parla lui è impegnativo, le sue dichiarazioni non appartengono all’ uomo della strada o al parroco di campagna. A certi livelli è bene evitare la faciloneria, argomenti tanto delicati non si affrontano in cinque minuti di conferenza sull’ aereo che non è Magistero e dunque è criticabile. Non vorrei essere nei panni del povero Padre Lombardi. Io ho lavorato nella Segreteria di Stato ed è una ricchezza stare a contatto col Papa. Le dico che Giovanni Paolo II faceva rivedere i discorsi, era umile e prudente. Bergoglio vuole fare tutto da solo, parla spesso a braccio fa e disfa come vuole e crea problemi, oltre alla difficoltà di interpretazione. Occorre umiltà.
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E il successo mediatico?
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Anche qui è complicato ed è un guaio per molti aspetti. Se gli atei, i comunisti e i massoni ti elogiano, mentre tanti cattolici, progressisti e non, hanno dubbi, qualche cosa non funziona, ma lui, Bergoglio, non se ne dà per inteso. Tanti cattolici sono preoccupati, ci sta del disorientamento. E qui non esiste il paragone ardito che spesso egli fa di Gesù che mangiava coi peccatori, Gesù parlava chiaro e diceva sì quando è sì, non quando è no. Indubbiamente non possiamo togliere a questo Papa il buono che ha, specie nella pastorale sociale, e non condivido le accuse di eresia, però ci sono cose che non vanno e penso al linguaggio, alla imprudenza e alla faciloneria anche teologica in alcune circostanze. Non dovrebbe parlare a braccio e troppo, crea pasticci.
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Sodomia è peccato?
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Lo è. San Paolo è chiaro. È un peccato mortale, roba da Catechismo e chi è in peccato mortale se muore senza pentimento, va all’ Inferno, è bene che anche preti e vescovi se lo mettano in testa e noi sacerdoti dobbiamo dirlo costi quel che costi.
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Lutero fu davvero medicina per la Chiesa cattolica?
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Anche qui vale lo stesso discorso. Poteva risparmiarsela, lo dico con filiale devozione e affetto.
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Chiede scusa ai gay?
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Perché mai?
Bruno Volpe
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Aquila-reale.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Redazionehttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngRedazione2016-07-02 12:22:462021-04-20 20:03:48Il Santo Padre su gay e poveri. Precisazione dei Padri dell’Isola di Patmos [in appendice intervista a Giovanni Cavalcoli, OP]
IL VESCOVO DI LAODICEA COMBUSTA, CON IL SOSTEGNO DI CATERINA CASELLI, CHIEDE ALLE AUTORITÀ TURCHE: «NON FATE SFILARE IL GAY PRIDE DAVANTI ALLE ROVINE DELLA MIA CATTEDRALE IN ANATOLIA !»
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[…] se qualcuno osa dissentire da certe dissacrazioni messe ripetutamente in scena a queste parate del Gay Pride, ecco levarsi un coro di gaie praeficae al grido di «omofobo, omofobo!». Esattamente come quando a Riad urlarono all’omofobia perché molti abitanti dell’Arabia Saudita si sentirono oltraggiati quando il Gay Pride, celebrato nelle vicinanze della Mecca, si prese beffa di Maometto, proprio come in precedenza si erano presi beffa di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria a Roma, Berlino, New York, San Francisco …
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Autore: S.E. Mons. Ariel S. Levi di Gualdo Vescovo di Laodicea Combusta [1]
il Sommo Pontefice Francesco, in viaggio di ritorno dall’Armenia, risponde parlando a braccio con i giornalisti [all’interno dell’articolo è disponibile il collegamento al video intregrale]
Di ritorno dall’Armeniail Sommo Pontefice, parlando a braccio coi giornalisti in aereo e facendo propria una frase dell’Arcivescovo di München Cardinale Reinhard Marx, ha affermato che «la Chiesa deve chiedere perdono ai gay» [cf.QUI, video integrale QUI]. Non posso entrare in merito alle risposte date dal Santo Padre, le quali necessiterebbero di difficili interpretazioni di cui potrei non risultare all’altezza, perché il compito forse spetterebbe a S.E. Mons. Marek Solczyński, Nunzio Apostolico in Azerbaigian, Armenia e Georgia. Dal canto mio, come episcopo laodiceo, sto aspettando di poter approfondire certi temi con l’Arcivescovo Metropolita di Antiochia, di cui la Chiesa particolare a me affidata è diocesi suffraganea, devo solo attendere ch’egli faccia rientro in Anatolia dalla Svezia, dove si trova al momento per preparare assieme a Sua Grazia Eva Brunne ─ prima vescovessa luterana lesbica di Stoccolma [cf. QUI, QUI] ─ i grandi festeggiamenti dei 500 anni della cosiddetta “riforma” di Martin Lutero che si terranno a Lund ed ai quali parteciperà anche il nostro Augusto Pontefice nell’ottobre del 2017, proprio in occasione del centenario delle apparizioni della Beata Vergine Maria a Fatima.
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Come Vescovo di questa Chiesa particolare dell’Anatolia, desidero intanto esporre le mie perplessità. Ecco perché mi rivolgo pubblicamente a Lei, Ecc.mo Sindaco, per evitare che chiunque si senta in “diritto” di estrapolare due frasi da un mio discorso riportato per “sentito dire”, o da una mia richiesta verbale in base alla quale attribuirmi ciò che non ho detto; perché così purtroppo funziona quando si toccano certi ambienti strutturati sulla più acuta suscettibilità. Affidando invece questo mio testo scritto alla stampa turca – che è modello e garanzia di libertà, di pluralismo e di rispetto di tutte le diversità –, non potrà essermi attribuito né imputato ciò che non ho detto e ciò che non ho scritto.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratta dal Gay Pride di Chicago, Papa Benedetto XVI detto “Betty” indicato come “Regina degli omofobi“.
Noi tutti siamo consapevoli che l’omosessualitànon è un reato perseguibile dalla Legge, né una malattia, ma un disordine della sessualità più o meno libero, più o meno condizionato o indotto a livello psicologico. Chiunque ha il diritto riconosciuto dalla Legge di esprimere la propria sessualità come meglio desidera, quando ciò non viola le leggi sul senso comune del pudore della società civile, ed in particolare di quei minori che necessitano sempre di adeguata tutela. E come sappiamo il governo di questo nostro amato Paese è da sempre molto tollerante nei confronti di siffatte manifestazioni, come del resto lo è la Turchia in generale. Noi tutti ricordiamo infatti l’ultimo grande Gay Pride per le strade di Istanbul, il cui carro principale era guidato da un fotomodello gay vestito da Grande Imam in color fuxia sgargiante; e da questo carro, al grido di “peace and Love”, un gruppo di gay vestiti con dei burqa arancione e verde pisello hanno lanciato palloni color arcobaleno davanti alla grande moschea, quella che fu sino a cinque secoli fa la grande cattedrale dell’Oriente dedicata a Santa Sofia. Il tutto – e come Vescovo lo riconosco – con lodevole senso interreligioso, perché solitamente questi lobbisti gay organizzano carri grotteschi con fotomodelli vestiti da papi e vescovi caricaturali, con i carri che partono dalla piazza antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano, sede della cattedra del Vescovo di Roma, ultimando il percorso in Piazza della Repubblica, dove si trova la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, costruita sul complesso delle antiche terme di Diocleziano, presso le quali trovarono orrida e dolorosa morte i cristiani durante le feroci persecuzioni avvenute tra la fine del III e gli inizi del IV secolo per opera di Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro, che emisero degli editti di revoca dei diritti dei cristiani con l’obbligo di adeguarsi alla pratiche della religio pagana.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Grottesco gaypapa benedicente tra la folla al Gay Pride di Berlino.
Gli atti omosessuali sono per la nostra morale «intrinsecamente disordinati» [2], in particolare quelli ostentati con orgoglio. E qui faccio notare che la parola “grave disordine” non è un insulto, ma un termine proprio del lessico teologico in uso nel comune linguaggio della morale cattolica. Indicare poi gli atti omosessuali come «gravi perversioni» non è affatto irrispettosa aggressione verso i gusti e le abitudini sessuali altrui, ma ciò che insegnano i nostri testi sacri vetero e novo testamentari [3], per i quali né io né qualsiasi altro Vescovo dell’orbe catholica abbiamo umana facoltà di domandare perdono a nessun omosessuale che decida di sentirsi offeso per quanto scritto nelle Sacre Scritture.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai gay». scultura oltraggiosa di Paolo Schmidlin su Benedetto XVI e titolata Miss Kitty, riportata in trionfo sulla copertina di Pride, celebre mensile gay [vedere tutte le fotoQUI]
In questione non sono gli omosessualiné le persone con tendenze sessuali diverse da quelle eterosessuali. Tutti quanti esseri umani ai quali per anni, quando vivevo e svolgevo il ministero sacerdotale in Italia, ho dedicato attenzioni, ascolto e premure in mia qualità di confessore e di direttore spirituale, ma anche come amico fedele. In questione, per me Vescovo e per noi cattolici in generale, sono invece i lobbisti, gli ideologi della cultura omosessualista che con la condizione umana degli omosessuali e le loro intime e spesso profonde sofferenze non hanno proprio niente da spartire; anzi posso affermare che molti omosessuali sono parecchio infastiditi da queste parate, come in passato mi spiegarono due famosi artisti del mio Paese d’origine: il regista Franco Zeffirelli ed il compianto attore di teatro Paolo Poli.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte dal Gay Pride di Roma del giugno 2009, dove un transessuale brasiliano ha raffigurato una Madonna blasfema
Sono tante le persone che lungi dal gridare “gay è bello” vivono con dolore la propria condizione, perché da una parte hanno attrazioni sessuali spesso incontrollabili verso il loro stesso sesso, dall’altra non le accettano. Ciò nonostante i lobbisti gay sostengono che costoro vanno aiutati ad accettare le “meraviglie” della loro condizione, in quanto appunto «gay è bello!». Per questo hanno creato enormi problemi politico-giuridici agli psicologi clinici ai quali è ormai proibito in molti Paesi del mondo praticare psicoterapie a soggetti omosessuali, perché a dire dei lobbisti, il loro unico compito – leggasi obbligo – è di convincerli che la loro dimensione omosessuale è uno stato meraviglioso che come tale va accolto e pienamente vissuto. Ringraziando Dio i confessori ed i direttori spirituali non sono ancora stati obbligati a sottostare alle direttive ed ai protocolli della Lobby Gay, almeno per adesso, quindi continuano a svolgere il proprio ministero in conformità al Vangelo ed alla dottrina cattolica, anche qua in Turchia, senza dover chiedere scusa a nessuno.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte dal Gay Pride di Roma del giugno 2009, rappresentazione blasfemo-grottesca di Cristo
Questi lobbisti,le cui parate si basano sulle provocazioni spesso irriverenti e dissacranti, pretendono quel rispetto che però esigono di non portare agli altri. Lo dimostrano le numerose parate del Gay Pride, nelle quali è ormai prassi che il mondo cattolico, assieme alle sacre figure ed ai simboli ad esso cari, siano trattati con irriverenza in nome di una libertà di espressione che non tiene conto del sentimento, della fede e della dignità altrui; e se qualcuno osa dissentire, per esempio da certe dissacrazioni messe ripetutamente in scena a queste parate, ecco levarsi un coro di gaie praeficae al grido di «omofobo, omofobo!». Esattamente come quando a Riad urlarono all’omofobia perché molti abitanti dell’Arabia Saudita si sentirono oltraggiati quando il Gay Pride, giungendo coi suoi carri presso la Mecca, si prese beffa di Maometto, proprio come in precedenza si erano presi beffa di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria davanti alla Cattedrale del Vescovo di Roma, per seguire appresso con analoghe parate dissacranti messe in scena a Berlino, New York, San Francisco …
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Ciascuno, col consenso delle Autorità civili turche ed in conformità alle leggi di grande apertura e tolleranza di questo nostro amato Paese che fonde il laicismo liberale alla cultura islamica, è libero di inscenare le manifestazioni che vuole, entro i criteri riconosciuti e tutelati dalla Legge; ma non mi risulta che la Legge conceda il diritto a denigrare altri cittadini, il sentimento dei quali merita tutela tanto e quanto quello dei lobbisti gay.
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte da uno spettacolo blasfemo messo in scena al teatro del Cassero di Bologna dall’Arcigay-Arcilesbica nel 2015, tra l’altro anche con finanziamenti pubblici del Comune [cf. QUI, QUI].
Le anime degli antichi presbiteri e gli spiriti ormai beati dei fedeli laodicei, assieme a me, loro Vescovo, ultimo ancora vivente di questa antica Chiesa particolare, non gradiscono vedere nella piazza antistante le antiche rovine della loro Chiesa cattedrale uomini e donne mascherati da “suorine” in equilibrio sui tacchi a spillo, personaggi che indossano mitrie episcopali grottesche sulla testa e meno che mai – come accaduto e documentato da foto e filmati – persone camuffate da Gesù grotteschi e Madonne blasfeme. E invero Le dirò che a me, come Vescovo, a questi piagnoni professionisti del vittimismo gaycentrico, rimane difficile chiedere perdono, anche se lo domanda il Sommo Pontefice chiacchierando del più e del meno coi giornalisti in viaggio di ritorno dall’Armenia, posto che il Successore di Pietro non dovrebbe proprio parlare del più e del meno, semmai parlare con più prudenza e molta meno improvvisazione, proprio come tempo fa mi dissero alcuni Metropoliti ortodossi dopo avere affermato: «Noi siamo messi male perché in mille anni non siamo riusciti a scrollarci di dosso il cesaropapismo d’Oriente, ma voi purtroppo siete messi peggio, perché dopo cinquecento anni e tre concili ecumenici non siete riusciti a scrollarvi di dosso Lutero, visto che il vostro Primate d’Occidente si sta preparando ad andare a Lund a festeggiarlo, dopo che gli organi ufficiali d’informazione della Santa Sede e svariati alti prelati, hanno persino chiamata “riforma” lo scisma luterano e “chiesa” la aggregazione ereticale che da lui ha preso appresso vita [cf. QUI]. E mentre ciò avveniva, il Cardinale Walter Kasper ha dato alle stampe un libro celebrativo su questo eresiarca» [ si rimanda agli articoli di Giovanni Cavalcoli, OPQUI e Ariel S. Levi di Gualdo QUI].
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«La Chiesa deve chiedere perdono ai Gay». Foto tratte da uno spettacolo blasfemo messo in scena al teatro del Cassero di Bologna dall’Arcigay-Arcilesbica nel 2015.
Se i gay variopinti mascherati da femmine fatalisfileranno nella piazza di San Simeone lo Stilita il Giovane dinanzi alle rovine della nostra Cattedrale, che resta comunque segno visibile e cuore della Chiesa di Laodicea Combusta, desidero si sappia sin d’ora che per i successivi tre anni decreterò la sospensione della processione in onore del Santo Patrono Anatolio Vescovo di Laodicea, che è oggetto di devozione nell’Anatolia in generale, celebrando la festività solo tra le rovine della nostra Cattedrale e facendo al tempo stesso un atto di riparazione per l’oltraggio recato alla nostra antica Chiesa particolare.
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Le porgo con l’occasione, Ecc.mo Sindaco, auguri di ogni bene e sincere benedizioni per il Suo mandato di Primo Cittadino di questa nostra Provincia metropolitana dell’Anatolia.
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+Ariel S. Levi di Gualdo
Per Grazia di Dio e della Sede Apostolica
Vescovo di Laodicea Combusta
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[1] Sul Vescovo di Laodicea Combusta [eletto a questa sede titolare il 1° aprile 2015], si rimanda ai precedenti articoli pubblicati sull’Isola di Patmos: QUI, QUI, QUI
[2] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 2357-2359
[3] Cf. Libro della Genesi 19,1-29. San Paolo Apostolo: Lettera ai Romani 1, 24-27; Prima Lettera ai Corinzi 6, 9-10; Prima Lettera a Timoteo 1, 10.
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Laodicea Combusta – tra queste antiche rovine si trova anche la Cattedrale e la sede episcopale laodiceana
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La celebre canzone di Caterina Caselli
PERDONO, PERDONO !
da oggi è un nuovo canto liturgico approvato con Motu Proprio Summorum Pontificum
sulle Linee aeree dell’Alitalia
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PUÒ UN CHIHUAHUA CON IL COMPLESSO DEL MASTINO ABBAIARE AL PADRE ARIEL, CHE È UN LEONE DI DIO?
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Non avrei mai immaginato che un atto di evangelica correzione fraterna mi facesse pervenire, per la prima volta in vita mia, una lettera mal scritta nella quale mi si intima di togliere un articolo, salvo essere querelato per diffamazione. Ovviamente, oltre a non togliere l’articolo, non essendoci i risvolti penali per simile reato, metto i Lettori dell’Isola di Patmos a conoscenza di quanto mi è pervenuto e al tempo stesso rispondo anche al diretto interessato.
Per capire questa bagattella è necessario leggere il mio precedente articolo QUI
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Egr. Don Ariel Levi di Gualdo,
scrivo il presente messaggio in nome e per conto del Dott. Antonio Margheriti, soggetto protagonista del suo articolo pubblicato sull’Isola di Patmos [Ndr.QUI]. La informo che il contenuto del testo è altamente diffamatorio ed offensivo e pertanto la invito formalmente a volerlo eliminare dalla rete immediatamente e senza ulteriori solleciti. La informo che comunque, il mio cliente, si riserva la possibilità di agire nelle competenti sedi, al fine di tutelare l’onorabilità e la reputazione da Lei gravemente offesa.
Tanto le dovevo per mandato conferitomi.
Distinti saluti.
Avv. Riccardo Rodelli
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Egregio Avvocato.
La sua professionalità mi lascia basito. Capisco che forse non sa di rivolgersi a un ex studioso di scienze penali; e ciò detto non vado oltre, certe cose riguardano la mia vita precedente, morta e sepolta. Questo per dirle che il diritto penale e l’etica forense, forse le conosco meglio di lei, che s’è permesso d’inviarmi per Facebook il messaggio sopra riprodotto, senza indicare indirizzo, recapiti del suo studio e luogo dal quale invia il tutto. Ciò è disdicevole per un avvocato che dovrebbe inviarmi una raccomandata, o una posta elettronica certificata, o chiedermi con un messaggio a quale indirizzo recapitarmi una missiva. In ogni caso ho individuato io i suoi estremi, affinché possa segnalare il suo comportamento deontologico al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce [cf. QUI]. Se infatti, come pare, lei ha fatto gli studi giuridici a Firenze, forse conoscerà il detto popolare che da quelle parti recita: «Dio li fa e Cristo li accoppia». O come dicevano una volta gli avvocati di vecchia scuola e di grande esperienza: «Ogni avvocato ha i clienti che si merita».
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Inoltre, cosa ulteriormente grave, ella mi si rivolge in tono alquanto minaccioso definendo in modo a dir poco audace il mio scritto come «altamente diffamatorio ed offensivo». Ciò mi induce a domandarle: figliolo caro, ma quale è il suo rapporto giurisprudenziale con le discipline circa la oggettiva materia e sostanza del reato? Nelle facoltà giuridiche, la studiate sempre la filosofia del diritto, le istituzioni del diritto romano e la storia del diritto italiano, per avere appunto, anzitutto, una idea chiara circa la materia, la sostanza e la forma del reato?
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Mi permetto di ricordarle che a mio attivo ho 7 libri specialistici pubblicati e catalogati in diverse tra le più accreditate università del mondo – incluse le università pontificie – e diverse centinaia di articoli editi su riviste specializzate italiane e straniere e che mai, in 52 anni di vita, avevo ricevuto un messaggio come il suo, anche perché, avvezzo ad offendere, ed in modo pure grave, non sono io ma il suo Cliente, il quale inaugurò a suo tempo il vecchio blog Papale Papale con un tentativo di scoop sull’Opus Dei. E lui sì che dovette togliere immediatamente quello scritto, perché essendoci veramente, in forma e sostanza, la fattispecie del reato di diffamazione ex art. 595 C.P, fu minacciato dal più serio consulente legale dell’Opus Dei di una querela dai non piacevoli risvolti. Inoltre pare che se qualcuno, giovincello, abbia già avuto a che fare con la diffamazione, questi non sono stato io, ma il suo Cliente che si diletta a narrare nei suoi scritti che quando un pubblico amministratore pugliese chiese le sue scuse, egli si rifiutò di presentarle e preferì pagare una pena pecuniaria di 2.000 euro, da lui ritenuta più onorevole di quelle scuse che, il cosiddetto “Mastino”, forse non presenterebbe mai neppure a Nostro Signore Gesù Cristo. Il tutto stando sempre fedelmente a quanto il suo Cliente ha più volte narrato e scritto in pubblico.
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Essendo poi il suo Cliente un personaggio che come suol dirsi «perde il pelo ma non il vizio», nel 2014 tentò un altro dei suoi scoop sul suo blog Papale Papale. E da adolescente giocoso qual è, questa volta andò pesantemente a colpire Sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella, nostro Prefetto della Congregazione per il Clero [vedere QUI]. E posso assicurarle che i toni sarcastici e aggressivi, resi insultanti dalla totale falsità dei contenuti e dal becero linguaggio da osteria usato nei riguardi di un Principe della Chiesa, rammaricarono molte persone. Quell’articolo fu poi cancellato dopo pochi giorni come uso e costume dei codardi che lanciano il sasso e ritirano la mano, pur di non chiedere scusa alla persona offesa dopo avere ammesso il proprio errore. Il danno però ci fu, n’è prova il fatto che quell’articolo è stato ripreso, tradotto e pubblicato da diversi blog in giro per il mondo, nei quali è reperibile tutt’oggi, per esempio è possibile leggerlo nella traduzione in lingua portoghese su un blog brasiliano [cf. QUI, QUI], in lingua spagnola su un blog del Latino America [cf. QUI, QUI], in traduzione inglese e via dicendo … E detto ciò la informo che all’epoca, dopo averlo redarguito in privato, appresso lo redarguii in pubblico [cf. QUI, QUI], pregandolo anzitutto di lasciare quell’articolo sul suo blog, aggiungendo ad esso una nota di profonde scuse e dichiarandosi “superficiale vittima” di informazioni false e velenose a lui date da un giovane prete pieno di livore, dimesso in precedenza dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica – istituzione che forma i sacerdoti selezionati per il servizio diplomatico della Santa Sede –, per volontà dell’Arcivescovo Beniamino Stella, che all’epoca ne era presidente e che, licenziando il soggetto in questione, agì in modo altamente meritorio. Voglia poi il suo Cliente avere la coerenza di ammettere, almeno a lei, di quanto inutilmente io lo abbia pregato – quando seppi di quella frequentazione –, di non prendere per buone le parole di quel giovane prete di mia triste conoscenza, perché era una persona ferita, falsa e velenosa dalla quale avrebbe raccolto solo guai. E così è stato, alla prova dei fatti non passibili di smentita, proprio come dimostra la vicenda di questo ennesimo e “glorioso” scoop.
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Dalla capacità di dire “scusa”, “ho sbagliato”,si differenzia unuomo maturo da un bambino capriccioso e arrogante, vale a dire: da questo si differenzia un Mastino da un Chihuahua spocchioso privo del senso delle proporzioni. E una volta chiarito il tutto, adesso risponda lei a questa mia domanda: a quale titolo, la diffamazione oggettiva e di fatto praticata come un vero e proprio sport in molti scritti della sua – detto in senso jus-romanistico –vergine vilipesa, dovrebbe essere invece una sorta di sacrosanta prerogativa del Chihuahua camuffato da Mastino, pronto però a strillare alle spalle di qualsiasi uomo adulto – leggasi “con gli attributi virili” – che a un certo punto lo prende e gli elargisce due pedagogiche sberle nel modo in cui ho fatto io?
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Il suo Cliente, che tramite il proprio legale si palesa adesso come una vergine vilipesa, alcuni anni fa, facendosi improprio e improvvido esponente del mondo cattolico, insultò pubblicamente una giovane donna in toni pornografici a tal punto osceni che persino il celebre porno-attore Rocco Siffredi ne sarebbe rimasto allibito. La giovane donna reagì rispondendo attraverso un suo video-messaggio pubblicato su You Tube. Il danno recato al vero mondo cattolico – che non è certo quello becero-insultante del suo Cliente – fu davvero grave, perché questa giovane donna, che non è una cattolica ed una credente, ha ritenuto di avere in tal modo conferma di quanto «non affidabili e soprattutto aggressivi siano i cattolici», come ella esprime di propria voce in quel pubblico video.
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Nel mio testo [cf. QUI] ho usato i toni rammaricati e severiche alla pedagogica occorrenza sono propri di quei buoni direttori spirituali e confessori che il suo Cliente, notorio “finto cattolico”, non ha mai avuto, essendo egli la autoreferenzialità incarnata nella più gretta chiusura mentale e spirituale. È forse quindi insultante e diffamante definire il suo Cliente come un «superbo»? Mio buon avvocato, ma se adottassimo un simile metro onirico di misura giuridica, lei capisce che si finirebbe col mandare in galera più della metà dei predicatori e dei confessori? Ma forse è bene che io la illumini anche a tal proposito sulla sua vergine vilipesa. Nel corso di questi ultimi tre anni, al suo Cliente è stata data la possibilità di collaborare in prova con varie riviste e giornali cattolici: La Nuova Bussola Quotidiana, Il Timone, La Croce … e da tutti è stato puntualmente sbattuto fuori con la seguente motivazione: «… è uno spocchioso insopportabile pieno di sé». Eventualmente, se non le basta la mia parola, può chiedere lumi a Riccardo Cascioli, direttore de La Bussola, a Giampaolo Barra, direttore del Timone, a Mario Adinolfi, direttore de La Croce ... e qualora qualcuno pensasse che le riviste cattoliche sono fatte e gestite da soggetti cattivi e crudeli che vilipendono le vergini illibate, allora la illumino che è stato altrettanto sbattuto fuori anche da alcune testate laiche, come Qelsi e Libero, senza mai essere riuscito a fare qualche cosa di serio, a partire dalla iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, o perlomeno dei pubblicisti. O le risulta forse, alla prova dei fatti, il contrario?
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Se un pastore in cura d’anime, rivolgendosi ad un cattolico reso come tale “presunto” dalla sua palese chiusura alla grazia di Dio e ad ogni genere di ascolto, lo redarguisce e gli ricorda che nei concreti fatti egli è un nullafacente mantenuto da papà a fare il non meglio precisato “intellettuale” a Roma, dedito a scorrazzare per la rete telematica … lei, in giuridica scienza e coscienza, il tutto, anziché triste dato di fatto reale, me lo chiama «testo altamente diffamatorio ed offensivo»? Ed è forse «altamente diffamatorio» ricordare a questo Peter Pan che l’Italia è piena di persone che alla sua età mantengono da anni mogli e figli con duri sacrifici, che lavorano per rendere al meglio nelle loro professioni e mestieri? È forse «altamente diffamatorio» ricordare a questo soggetto psicologicamente ripiegato nel proprio iocentrismo, che egli ha avuto dei talenti naturali, uniti a tutte le necessarie possibilità economiche, grazie alle quali, se avesse avuta l’umana umiltà di farsi guidare e formare da bravi maestri e professionisti, al presente avrebbe potuto essere una autorevole firma del Corriere della Sera, anziché il perditempo internetico senza arte né parte che alla prova dei fatti è? O le risulta forse il contrario, sempre alla prova dei fatti?
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Qualora ella trovasse però – cosa davvero improbabile – un giudice che accogliesse e non archiviasse la sua eventuale querela, si prepari, in sede di giudizio, ad udire le testimonianze di alcuni tra i più noti giornalisti italiani, incluso un autorevole giornalista di fama internazionale che, dopo i beceri insulti da osteria rivolti dal suo Cliente al Cardinale Beniamino Stella, comunicò alla direzione del mensile cattolico Il Timone – sul quale all’epoca il suo Cliente pubblicava in prova qualche articoletto –, che se dopo quell’articolo falso e insultante diretto al Prefetto della Congregazione per il Clero edito sul blog Papale Papale [cf. QUI], gli avessero permesso di seguitare a scrivere sulle colonne di quella testata cattolica, egli avrebbe ritirata la propria firma tra i nomi dei soci fondatori. Intende forse querelare anche questo giornalista, reo di avere minacciato di ritirare il proprio nome di socio fondatore da un mensile cattolico sul quale in prova aveva cominciato a scrivere qualche cosa il suo Cliente?
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Temo poi che il suo Cliente le abbia taciuto il modo evangelico, pedagogico e paterno col quale ho agito nei suoi riguardi, cosa peraltro facilmente dimostrabile, ossia: prima ho scritto a lui, lo scorso anno e poi di nuovo pochi giorni fa, per redarguirlo riguardo certi scritti, inclusi gli ultimi, rimproverandolo in privato che l’articolo-intervista allo Spirito Santo era blasfemo [cf. QUIe QUI]. Poi ho provveduto a ripetergli il tutto davanti ad un saggio e autorevole anziano, chiedendo anche l’aiuto di quest’ultimo, casomai fosse stato in grado di aiutarmi a convincere il suo Cliente dei propri errori. Non avendo ricevuto da parte sua alcuna risposta, tanto egli è abituato a non confrontarsi con il reale ma solo col virtuale, solo a quel punto l’ho corretto riprendendolo sulla pubblica piazza, anche perché io, come sacerdote e teologo, devo tutelare il dogma trinitario dalle stoltezze scritte dal suo Cliente, perché la Divina Persona che in modo blasfemo ed empio il suo goliardico Cliente ha fatto finta di intervistare riducendo la dogmatica a burletta, è il mio prezioso “Datore di Lavoro”, nonché Datore di Grazie [per inciso: stoltezza, blasfemia, empietà … sono tutti termini tecnici del lessico teologico, casomai volesse configurarli erroneamente come espressioni diffamatorie].
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Far giungere a una persona che come me si è comportata a questo modo, ed alla quale il suo pavido Cliente non ha mai risposto, un messaggio in toni perentori inviato per Facebook da un consulente legale – sempre per la serie «Dio li fa e Cristo li accoppia» – rischia di qualificare lui e di qualificare anche chi lo dovrebbe assistere, posto che alla base del migliore esercizio dell’arte forense c’è quella prudenza – come insegnavano i vecchi e saggi penalisti – che dovrebbe sempre indurre a non prendere mai per oro colato quel che dice il cliente condizionato dai propri umori, o in questo specifico caso dalle sue dissociazioni dal reale e dalla incapacità di reggere un paterno rimprovero che forse, per sua somma disgrazia, non gli è mai stato rivolto in vita sua, ecco perché oggi è quello che è.
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La invito quindi a studiarsi bene la disciplina dell’art. 595 C.P. sul reato di diffamazione, perché esprimere la verità, con rammarico e garbo, assieme a un tocco di non insultante ironia – perché all’insulto è avvezzo il suo Cliente, vieppiù in toni da osteria, non certo io −, non solo non è reato, ma è un diritto tutelato dalla legge fondamentale dello Stato: la Costituzione della Repubblica Italiana. A meno che non sia il suo Cliente a voler cadere, nel caso di un molto improbabile accoglimento della querela da parte del giudice, nel reato di diffamazione a danno mio.
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Ciò detto, siccome un avvocato della Magna Grecia che si rivolge a me in questi toni e in queste forme non merita di essere preso sul serio, bensì preso garbatamente in giro assieme al suo Cliente, la prego di informare quest’ultimo che la Santa Sede – essendo nel caso di specie lo Spirito Santo di Dio la vera Persona diffamata − sta seriamente meditando di depositare ella, a carico del suo Cliente, una querela per diffamazione a tutela della divina onorabilità della Terza Persona della Santissima Trinità. In tal caso, noi Padri dell’Isola di Patmos, ci costituiremmo parte civile in sede processuale, avendo lo Spirito Santo, a noi molto caro, ispirato il Beato Apostolo Giovanni, che proprio sull’Isola di Patmos scrisse l’Apocalisse, testo di recente barbaramente ed empiamente bistrattato nel blog del suo Cliente da uno dei suoi articolisti, il quale, assieme al suo Cliente, ha messo su con quello scritto un vero e proprio “concorso associativo in ignoranza” [cf. QUI]. Inoltre le anticipo che io, essendo in particolari relazioni con lo Spirito Santo, avendone ricevuti e soprattutto messi a frutto tutti i doni di grazia, dimostrerò in sede giudiziale che la Terza Persona della Santissima Trinità si è dissociata da quella intervista, dichiarandola falsa. Sarà quindi messo agli atti e diverrà materia per la formulazione di un giudizio in sede processuale, il fatto che lo Spirito Santo, in verità, non è mai stato intervistato dal suo Cliente, che incorrerà in tal modo in varie figure di reato, dal falso al millantato credito giornalistico. A lei quindi, per primo avanti a tutti, toccherà l’onere in sede giudiziale di interrogare una Colomba Bianca resa oggetto di questo giudizio, visto che solitamente lo Spirito Santo si presenta a questo modo.
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Se lei ritiene che un qualsiasi giudice della Repubblica Italiana sia disposto a disquisire di dogmatica trinitaria – visto che il vero diffamato è per l’appunto lo Spirito Santo di Dio – in tal caso si accomodi e faccia pure il suo lavoro, ma cerchi però di farlo molto bene, perché la materia giuridica in questione è alquanto spinosa, ed eviti soprattutto di far dire al giudice che … «Dio li fa e Cristo li accoppia».
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Lei è consapevole del fatto che solo per avere definito «altamente diffamatorio e offensivo» il mio scritto e per avermi intimato di toglierlo senza che esso nulla contenga fuorché la sacrosanta verità, sotto le forche caudine dell’art. 595 C.P. potrebbe finirci un Chihuahua arrabbiato con il complesso del Mastino e non certo un Leone di Dio come me? [1] Lei è consapevole, Avvocato, che cosa vorrebbe dire, ritrovarsi in una sede di giudizio, a dover interrogare e ascoltare un soggetto come me? Quanti suoi colleghi, molto più adulti e soprattutto molto più esperti di lei, cercherebbero di scongiurare in ogni modo una simile eventualità, specie poi se io chiedessi al giudice di potermi avvalere della riconosciuta facoltà a difendermi da solo? O forse pensa che io, la mia vita, l’abbia trascorsa a perdere tempo su internet, nell’attesa di capire che cosa fare da grande? O forse lei, come il suo Cliente, è a sua volta privo del comune senso delle proporzioni? Perché vede: se dal virtuale si passa poi a quel reale che da sempre costituisce il mio pane quotidiano … «‘so c…i amari », direbbe quel simpatico sant’uomo del Marchese del Grillo.
I miei ossequi.
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Ariel S. Levi di Gualdo
presbitero
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[1] Arièl dall’ebraico אריאל, significa Leone di Dio, nome scelto per il sacerdozio da Ariel S. Levi di Gualdo, il cui nome di battesimo dato dai genitori è Stefano.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-06-24 17:45:152016-07-11 02:12:13Può un Chihuahua con il complesso del Mastino abbaiare al Padre Ariel, che è un Leone di Dio?
PADRE ARIEL BASTONA IL CHIHUAHUA: IL MEGLIO DELLE SCEMPIAGGINI DISPONIBILI IN RETE, DALL’INTERVISTA ALLO SPIRITO SANTO, A MARIA MADDALENA VEDOVA DI GESÙ, PER SEGUIRE CON L’ESOTERISMO NUMEROLOGICO DELL’APOCALISSE …
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Alcuni personaggi, tra la superficialità e lo scherzo, immersi nel virtuale anziché nel reale, pare sarebbero proprio capaci a vendere Cristo e tutti i santi per meno di 30 danari. Il tutto secondo la logica perversa e forse anche demoniaca del gossip, dove ciò che solo conta è stuzzicare allo scopo di avere un Click in più sopra al “mi piace”.
la Cuccia del Chihuahua, cane famoso per avere una particolare auto-stima di sé …
I Padri dell’Isola di Patmos non hanno tempo da sprecare in futilità, ma Giovanni Cavalcoli OP ed io, nostro malgrado siamo stati costretti a riflettere sul fatto che messaggi del tenore di quelli sotto riportati ci sono giunti a decine negli ultimi giorni, per chiederci lumi e spiegazioni:
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Caro Padre Giovanni.
In questo sito ho letto un pezzo che pare scritto da Dan Brown, “Maddalena, la vedova di Gesù”. Ma è davvero un sito cattolico? [Ndr. QUI]
Carla Giovannelli
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E ancora:
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Caro Padre Ariel.
Ho letto una intervista allo Spirito Santo su un rinato sito che era sparito da diverso tempo [Ndr. QUI, QUI]. Sono un cristiano semplice, le mie conoscenze si basano sul catechismo, non sono in grado di dare un giudizio, però, sinceramente, questo scritto mi ha disorientato, può darmi qualche spiegazione?
Giovanni Paolo Russotto
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E ancora:
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Cari Padri,
se non avete avuto modo vi suggerisco di dare un’occhiata alle scempiaggini scritte negli articoli di questa pagina che si presenta come “sito di approfondimento cattolico” … siamo messi bene! [Ndr. QUI]
don Angelo Rossit
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eccetera … eccetera …
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Usando la logica filosofica del senso comune,ritengo di poter affermare che siamo dinanzi ad una figura inquieta immersa nel mondo surreale del web, con seri problemi di rapporto con Dio e con la fede, ma soprattutto con le persone reali, ed il reale in generale. Duole per ciò più che mai vedere un uomo che in nome della propria cieca superbia ha bruciato a uno a uno i non pochi e preziosi talenti ricevuti in dono da Dio, ignaro che la parabola dei talenti non è una semplice fiaba, ma l’essenza del nostro essere e divenire in Cristo, ed in essa è racchiuso anche un chiaro monito: «il servo fannullone» finisce «gettato fuori nelle tenebre» dove «sarà pianto e stridore di denti» [cf. Mt 25, 14-30].
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il blogger Antonio Margheriti in arte Mastino
Il soggetto in questionecorrisponde più o meno alla prima parte di un mio articolo al quale vi rimando [cf. QUI], ed in cui spiego quanto sono stati devastanti per la Chiesa, a partire dagli inizi degli anni Novanta, molti figli e nipoti del “vietato vietare” e della “immaginazione al potere”, che, dopo la caduta del muro di Berlino a fine anni Ottanta, hanno trasferito il proprio bisogno di ideologia all’interno del mondo cattolico, senza prima aver fatto un reale percorso di purificazione interiore e di formazione, ma soprattutto un adeguato cammino di maturazione spirituale. Il risultato sono state le conversioni superficiali di diversi finti cattolici, i quali altro non sono che personaggi spesso ripiegati nella più chiusa auto-referenzialità, persone che, se andiamo a indagare, scopriamo non avere mai avuto un saggio maestro, un sapiente direttore spirituale, un pio confessore. Il tutto col triste risultato che non si sono affatto convertiti a Cristo, ma allo loro confusa idea di Cristo, al quale si sono limitati solo a cambiar nome, tipo: da Che Guevara a Gesù di Nazareth. E dal fidente impegno presso le sedi del Fronte della Gioventù Comunista sono passati al mondo ecclesiale, dalla venerazione per Mao Zedong e Fidel Castro alla venerazione per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
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il Santo Padre Francesco in uno dei suoi saluti informali
Ovvio che costorooggi sono in delirante crisi, perché dinanzi ad una augusta figura a volte destabilizzante come all’occorrenza sa esserlo il Santo Padre Francesco, non sanno più dove battere la testa, né possono aggrapparsi alla maturità spirituale e alla fede che di fatto non hanno, posto che la fede richiede due presupposti indispensabili: libertà della ragione e incondizionata e altrettanto libera apertura alla grazia di Dio. Il tutto passa anche per la via della fiduciosa e docile obbedienza nella fede, una parola – obbedienza – che per soggetti di tal fatta, abituati ad ubbidire solo a se stessi, equivale a un attentato di lesa maestà. Ecco allora che in questi soggetti finiscono col ricorrere, inconsapevolmente, i pensieri perniciosi che dal post-rinascimento, per seguire con l’Illuminismo e il post-illuminismo, pongono l’uomo – leggasi superuomo nietzschiano e volontà di potenza – come centro e misura di tutte le cose. E l’omocentrismoa-cristico è la negazione del cristocentrismo e di Cristo Dio inteso come inizio, centro e fine escatologico del nostro intero umanesimo. E per poter dire col Beato Apostolo Paolo «Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me» [cf. II Gal 16, 19-21], bisogna mettersi sulla sequela Christi e farsi come il Redentore obbedienti al Padre «sino alla morte e alla morte di croce» [cf. Fil 2,8]. Chi però non ha mai sperimentata e tanto meno accettata l’autorità di un padre nostroche è sulla terra, difficilmente può giungere al Padre nostro che è nei cieli, perché come insegna il Santo Dottore della Chiesa Agostino Vescovo d’Ippona, alla Gerusalemme celeste si giunge attraverso la Geruselemme terrena, sulla quale l’uomo è chiamato a costruirsi e quindi a conquistare il premio della propria eterna Gerusalemme del cielo.
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Alcuni di questi personaggi, tra la superficialità e lo scherzo, immersi nel virtuale anziché nel reale, pare sarebbero proprio capaci a vendere Cristo e tutti i santi per meno di 30 danari. Il tutto secondo la logica perversa e forse anche demoniaca del gossip … dello scoop, dove ciò che solo conta è stuzzicare allo scopo di avere un Click in più sopra al “mi piace”.
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Sparare su un malato di cirrosi epatica che anziché essere portato in ospedale esige essere lasciato presso un bar dove si servono super alcolici, non sarebbe di certo carità cristiana, ma solo gratuita crudeltà. Sicché mi limito a precisare che il responsabile di questo sito non è un filosofo né uno storico della Chiesa, tanto meno un teologo; è un blogghettaro quarantenne che non ha mai lavorato un giorno della sua vita e che seguita a essere mantenuto da papà in attesa di capire cosa fare da grande, rifiutandosi di accettare il dato oggettivo che grande, almeno anagraficamente, a 40 anni lo si è da tempo [1]. Merita per ciò ricordare che alla sua età, gran parte degli uomini, sono impegnati a prezzo spesso di duri sacrifici a mantenere le proprie famiglie ed a curare al meglio le loro professioni, non a passare le giornate a fare i non meglio precisati “intellettuali” e opinion maker su facebook, affetti dalla devastante sindrome di Peter Pan.
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Gli articoli di questo soggetto e quelli approvati e pubblicati da lui, stando fedelmente ai loro contenuti, sono improvvide riflessioni personali destinate a portare maggior confusione e ad ingenerare una mala interpretazione del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, per non parlare delle vite dei santi e delle rivelazioni private usate sovente solo per creare pruriti malsani in cambio di audience.
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Stendiamo poi un velo pietoso sull’articolo dedicato all’Apocalisse [cf. QUI], perché quel testo è una bestemmia confezionata da un emerito ignorante, un osceno oltraggio al Beato Apostolo ed a tutti i teologi e gli esegeti che allo studio dei testi giovannei hanno dedicato le loro intere esistenze, con grande zelo spirituale e sacrificio intellettuale, a servizio della Chiesa e dei Christi fideles, non certo a servizio degli scandalismi del capocomico di questo sito.
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esemplare di chihuahua arrabbiato col complesso del Mastino
I Padri dell’Isola di Patmos, che offre un servizio basato sulla conoscenza della dottrina cattolica e che lavora per la diffusione della stessa, informano i lettori che ci hanno scritto per chiedere lumi e con loro tutti quei cattolici da una parte devoti, ma dall’altra non ferrati nelle discipline teologiche, che gli articoli del sito in questione centrati su delicatissimi temi di alta teologia speculativa, che richiedono d’essere affrontati con una profonda conoscenza del magistero, della dogmatica, della patrologia, della mariologia, dei novissimi, per seguire con l’interpretazione della vita e degli eventi ecclesiali odierni che sono frutto e conseguenza di una storia della Chiesa antica e complessa, sono solo riflessioni personali superficiali e parziali, fuorvianti e prive di credibilità e autorevolezza. Il tutto frutto perlopiù della esagerata auto-stima di un Chihuahua col complesso del Mastino, che non conosce, nei concreti fatti, i rudimenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, oltre a palesarsi privo del senso dell’umana misura, del comune senso del ridicolo, quindi del cristiano pudore.
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i veri dogmi sui quali per certuni si regge l’intero mistero della fede: il Cardinale Raymond Leonard Burke con ermellino e circa 50 metri di cappa magna …
Una dovuta nota finale in base al principio “a ciascuno il suo”: sulla rete brulicano siti e blog diretti da persone che dinanzi a chiunque osi discutere una rubrica liturgica del Messale di San Pio V, sarebbero capaci a scatenare l’ira di Dio. Non avendo però, il responsabile di questo sito, intaccato in alcun modo il sacro mondo dei pizzi&merletti, abbiamo notato che nessuno di essi ha emesso un solo sospiro nei riguardi di un “sito cattolico di approfondimento” che esordisce scempiando la dogmatica trinitaria, l’Apocalisse del Beato Apostolo Giovanni, la figura di Maria Maddalena. Il tutto per precisare che questi cupi baronetti della traditio di se stessi, sono peggiori del Chihuahua che gioca allo scandalismo gossipparo sullo Spirito Santo, il quale, se da una parte fa arrabbiare, dall’altra induce a ridere, come talora inducono a ridere le persone di fondo buone, che non hanno però la reale percezione di ciò che dicono, di ciò che scrivono e quindi di ciò che fanno, visto che crescere e maturare comporta una fatica che non tutti, oggi, sono disposti ad accettare e affrontare, specie se il padre nostroche è sulla terra, anziché tirare i cordoni della borsa e richiamarti al realismo, ti finanzia certe forme di cieco rifiuto.
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Purtroppo a questo articolo, fa seguito pochi giorni dopo il seguente:
[1] Nota del 27.06.2016. Ci viene fatto notare che la persona in questione non ha 40 anni ma 36. Ne prendiamo atto e lo annotiamo, sebbene nel contesto, 36 o 40 anni, non cambino la sostanza delle questioni sollevate.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-06-23 16:10:442016-07-25 23:18:39Padre Ariel bastona il Chihuahua: il meglio delle scempiaggini disponibili in rete, dall’intervista allo Spirito Santo, a Maria Maddalena vedova di Gesù, per seguire con l’esoterismo numerologico dell’Apocalisse …
GLI UMANI DISORDINI SESSUALI, LA SESSUALITÀ E LA FELICE COLPA
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La masturbazione è meno naturale dell’adulterio, in quanto qui c’è il rapporto uomo-donna, e quindi l’atto sessuale completo. Invece, dal punto di vista della colpa, la masturbazione è meno grave, perché coinvolge solo il singolo, mentre l’adulterio, oltre ad essere peccato in se stesso in quanto unione illegittima, è anche ingiustizia nei confronti del coniuge legittimo.
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Autore Giovanni Cavalcoli OP
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Caro Padre Giovanni.
… ma ho capito bene che la masturbazione potrebbe essere più grave dell’adulterio? A me a prima vista sembrerebbe il contrario. Nel mio caso: mi masturbo da quando avevo 11 anni. Un tempo lo facevo, ma provavo gravissimi sensi di colpa. Per molti anni ho tentato in tutti i modi di smettere, senza mai riuscire a nulla, se non a ritardare l’atto di un’ora o due. Alla fine, verso i 50 anni, ho realizzato che i miei tentativi di non farlo più erano destinati al fallimento, per cui ho accettato e metabolizzato che la masturbazione è parte integrante della mia vita; da allora ogni volta che me ne viene voglia lo faccio immediatamente senza starci a pensare. Attualmente ho 61 anni e siccome sinora le pulsioni non mi sono diminuite, lo faccio in media 3 volte al giorno. A questo punto vorrei sapere se devo considerarmi sicuramente in peccato mortale o se, dato il fallimento dei miei numerosi precedenti tentativi di non farlo più, la gravità della colpa potrebbe essere attenuata. Dimenticavo, sono single non avendo trovato l’anima gemella, quindi nessuna possibilità di soddisfare almeno in parte le mie pulsioni con rapporti sessuali leciti.
Sandro
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Caro Sandro.
La masturbazione è meno naturale dell’adulterio, in quanto qui c’è il rapporto uomo-donna, e quindi l’atto sessuale completo […]
La masturbazione volontaria – salvo il caso in cui essa sia giustificata dall’esigenza di controlli medici sullo sperma – è un uso dell’organo sessuale che frustra la sua naturale finalità procreativa e che non può esprimere l’amore per la moglie, dato che nell’ipotesi ella è assente.
Ora, il peccato è un atto cosciente e volontario contrario alla legge morale naturale data da Dio all’uomo come regola del suo agire. E quindi è atto contrario alla volontà di Dio Legislatore della condotta umana. La masturbazione è atto che frustra volontariamente il conseguimento del fine dell’uso dell’organo sessuale. È quindi disobbedienza alla legge morale, quindi è disobbedienza alla volontà divina, quindi è peccato.
La masturbazione è meno naturale dell’adulterio,in quanto qui c’è il rapporto uomo-donna, e quindi l’atto sessuale completo. Invece, dal punto di vista della colpa, la masturbazione è meno grave, perché coinvolge solo il singolo, mentre l’adulterio, oltre ad essere peccato in se stesso in quanto unione illegittima, è anche ingiustizia nei confronti del coniuge legittimo.
La materia della masturbazione è di per sé grave, perché comporta la soppressione, sia pur preterintenzionale e tuttavia oggettiva, di quel principio vitale – lo sperma – che consente il concepimento dell’uomo. Infatti si tratta della soppressione non certo della vita umana già costituita (dallo zigote in avanti, dove la materia è ancora più grave), ma di un principio biologico essenzialmente ordinato alla generazione.
È mortale il peccato che attenta alla vita umana e a ciò che è ad essa immediatamente ed essenzialmente ordinato. Ma la masturbazione ha questa caratteristica. E dunque in essa si rinviene la materia del peccato mortale. Tuttavia, il peccato, nella sua completezza morale – la colpa – non è costituito solo dalla materia, ma anche dalla forma, la quale comporta la piena avvertenza (io so che è peccato) e il deliberato consenso (voglio farlo).
Se uno non sa che quel dato atto è peccato; oppure lo sa, ma ha dei precedenti, cioè ha già il vizio, non lo ha cercato, non si è messo nell’occasione, ma l’impulso viene da sé, il soggetto è vinto o sopraffatto dalla passione o dalla concupiscenza o non riesce a controllarsi o a trattenersi, la colpa da mortale si abbassa a veniale.
Chi non ha un coniuge (celibi, vedovi, giovani, religiosi) deve, con la disciplina e l’aiuto della grazia, potersi controllare ugualmente, perché il matrimonio non è fatto per coloro che non riescono a controllarsi. La teoria paolina del matrimonio come remedium concupiscentiae, come ho scritto in un recente articolo su queste colonne dell’Isola di Patmos [cf. QUI], è stata superata dall’attuale Magistero della Chiesa. Non si sposa chi non sa trattenersi, ma al contrario chi sa così bene trattenersi, che sa trasformare in un libero atto d’amore l’impulso della passione. Tutti devono sapersi controllare, sposati o non sposati.
La produzione di spermaè fisiologicamente sovrabbondante. Per questo ogni tanto, durante il sonno, l’organo sessuale entra in orgasmo da sé ed emette l’eccesso di sperma. Dato che non si tratta di un atto volontariamente provocato, ma fisiologico, non c’è in ciò nessun peccato.
In una situazione come la sua, in base ai princìpi esposti, lei ha delle attenuanti. Secondo me, però, bisogna che lei, pur accettandosi nella sua debolezza, faccia uno sforzo maggiore di autocontrollo, anche se i fenomeni restano. Lo sforzo moderato, costante e metodico, sostenuto dalla grazia, rafforza la volontà. Ma bisognerebbe cercare di diradare questi fenomeni. Tre volte al giorno è troppo. Cerchi di arrivare ad una volta alla settimana, sperando di poter ulteriormente diradare. Mi pare infatti che lei la prenda troppo alla leggera e non ci metta tutta la volontà. Per adesso lei è al livello del veniale. Ma se non ci mette più impegno, rischia il mortale.
Ci sono molti mezzi, metodi ed espedienti ascetici tradizionali, molto sperimentati ed efficaci – le parlo anche per mia esperienza personale – per l’autocontrollo, che sarebbe troppo lungo qui elencare. Si informi in un buon trattato di ascetica e li metta in atto con perseveranza. Bisogna saper attendere i risultati e non aver fretta. Dio comunque si accontenta se siamo in movimento e non ci adagiamo né ci rassegniamo.
Comunque, brevissimamente, sono questi:
1. fuga dalle occasioni;
2. tenersi occupati;
3. frequenti giaculatorie, specie quando sorge la tentazione;
4. Confessione e Comunione frequenti;
5. Santo Rosario;
6. controllo dei sensi e dell’immaginazione;
7. dopo la caduta, rialzarsi immediatamente, ottenendo il perdono divino con atti penitenziali personali. Non c’è bisogno di confessarsi tutte le volte.
Tenga presente che se ci si lascia andare agli impulsi, si diventa ancor più soggetti alla passione, come dice Cristo: «Chi compie il peccato, è schiavo del peccato» [Gv 3,34].
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dall’Isola di Patmos, 22 giugno 2016
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LA SESSUALITÀ E LA FELICE COLPA
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[…] la castità non è quindi affare per uomini mancati ma un privilegio per maschi forti ed equilibrati, confortati dalla divina grazia e sempre alla ricerca della grazia divina, basata e retta su una forma d’amore esclusivo che Dio concede con la chiamata alla vita sacerdotale e religiosa. In caso contrario, anziché ritrovarsi con uomini motivati ed equilibrati nel corpo e nello spirito, si corre il rischio di mutare Santa Madre Chiesa in un triste refugium hybridorum
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel.
Ho letto due suoi libri e da alcuni anni leggo suoi articoli, e credo d’aver capito che prima di diventar prete lei è stato uomo di mondo, diciamo … navigato. Guardando i video delle sue lezioni, emerge un atteggiamento virile che, con la talare indosso, risalta ancor più (lo han detto tre donne a me molto vicine). Ciò per spiegarle perché mi rivolgo a lei per una decisione importante. Perché nel seminario dove mi trovo, la virilità lascia a desiderare, formatori in primis, tutti sorrisetti, vocette argentine, occhi trasognanti … non esagero nel dirle che, più della metà dei seminaristi, hanno problemi evidenti di identità sessuale. Per questo chiedo, lei, avesse tra le mani seminaristi che si mettono a disputare se Gabriel Garko era più bello prima o dopo l’intervento di chirurgia estetica, come reagirebbe? E come reagirebbe davanti al vicerettore del seminario, che presa parte alla discussione afferma «a me Garko è sempre piaciuto perché ha un volto particolare che ha un po’ della bellezza dell’uomo e un po’ della bellezza della donna»?. Facile criticare gli altri, ma pure io ho le mie pecche, una di queste il ricorso frequente alla masturbazione. Siccome tra un anno dovrei essere ordinato diacono, è bene mi chieda se uno che non riesce a controllarsi, può diventare un buon prete. Non voglio giustificarmi e sono cosciente della gravità del tutto, ma mi sento di dire che nel cadere di frequente in questo peccato, almeno io penso alle donne, non a Gabriel Garko.
Lettera Firmata
Caro figliolo.
l’attore Gabriel Garko in una immagine tratta dal film Rodolfo Valentino (anno 2014), reso oggetto di amene disputatio in qualcuno dei nostri disastrosi seminari …
Parto dalla fine della tua lettera per dirti sin dall’inizio della mia risposta che fai bene a pensare alle donne, perché il presbìtero deve essere un uomo attratto dalle donne, verso le quali avvertire tutte le naturali pulsioni sessuali. Se infatti non c’è la stoffa dell’uomo, inclusa la naturale attrazione verso l’altro sesso, manca il requisito fondamentale per cucire con ottima stoffa l’habitus del buon prete.
In uno dei miei libri,spiego che votarsi per libera scelta e per un fine spirituale superiore alla castità, vuol dire essere l’esatto contrario di ciò che nei fatti è un castrato mentale o un represso psico-fisico mai uscito dalla pre-adolescenza, che come tale non ha mai meditato sul mistero del vero Dio e del vero Uomo.
Il presbìtero o il religioso, votato per sua scelta motivata e cosciente alla castità, deve essere uno spirito e un maschio che ha portato avanti con successo, dal giorno dell’accoglimento della sua vocazione sino alla fine della formazione teologica e al conferimento del Sacro Ordine, un processo di equilibrata “traslazione” della sua libido sessuale. Il presbìtero, colte tutte le ricchezze dalla dimensione erotica, le muta in una passione sessuale spirituale del divenire dell’essere, del suo amare per Cristo, con Cristo e in Cristo. Il presbìtero non si libera dai legami amorosi del proprio corpo perché disdicevoli, ma perché per amare e per donarsi a tutti non può essere legato a una donna in particolare, né avere responsabilità di paternità, chiamato com’è a essere sposo fedele della sua Chiesa e responsabile padre premuroso di tutti. Ecco allora che la Chiesa assume per il sacerdote consacrato come alter Christus l’immagine della sposa mistica e il Popolo di Dio diviene il popolo dei suoi figli.
La castità non è quindi affare per uomini mancati ma un privilegio per maschi forti ed equilibrati, confortati dalla divina grazia e sempre alla ricerca della grazia divina, basata e retta su una forma d’amore esclusivo che Dio concede con la chiamata alla vita sacerdotale e religiosa. In caso contrario, anziché ritrovarsi con uomini motivati ed equilibrati nel corpo e nello spirito, si corre il rischio di mutare Santa Madre Chiesa in un triste refugium hybridorum preso d’assalto da gente che, non avendo numeri fisici, psicologici e risorse finanziarie per tentare altri generi di carriera nel mondo, si tuffano a pesce sui merletti delle cotte e sugli inebrianti fumi aromatici dell’incenso, dai più bassi ai più alti livelli, estetizzando vuotamente la fede, omosessualizzando la Chiesa e facendo di triste rigore grandi carriere ecclesiastiche.
È spiritualmente formativo educare i giovani seminaristi in dimensioni artificiose dove il sesso è spesso rimosso con tacito timore? Se in una delicata fascia d’età destinata a influire sull’intera esistenza un giovane non sarà educato da maestri maturi, farà la fine di quel tale che fu allevato all’interno di una camera iperbarica alimentata a ossigeno puro; appena messo fuori il suo corpo risultò inadatto a reggere l’ambiente climatico e non avendo sviluppato i comuni anticorpi fu assalito subito da tutte le malattie di questo mondo. Per questo, capita con triste frequenza che dei giovani sacerdoti abbandonino il Sacro Ordine anche pochi mesi dopo l’ordinazione presbiterale; perché, catapultati dal mondo onirico del seminario al mondo del reale, scoprono d’improvviso che l’essere, l’esistere e il rapportarsi al prossimo in carne e ossa, è cosa del tutto diversa da ciò che pensavano, o che a loro è stato fatto pensare e credere.
Se un uomo passa dal seminario alla vita sacerdotaleattraverso un celibato surreale costruito su virtù tanto belle quanto fittizie, potrà uscirne un prete sereno capace di condividere la sorte dei suoi fratelli che si dimenano in un mondo che a tutto stimola fuorché all’esaltazione evangelica della vita amorosa e del sesso vissuto come uno straordinario dono di Dio? A chi spetta educare sessualmente i futuri presbìteri, forse a certi giovani rettori e padri spirituali dei seminari, cui talora va il merito di trasferire sui discepoli i loro problemi irrisolti e le peggiori distorsioni psicologiche e sessuali delle proprie menti? Non si può creare un prete, senza prima avere creato un uomo e un maschio equilibrato nel corpo e nello spirito. Ma per creare un vero uomo-prete, occorre un vero uomo-vescovo, un vero uomo-rettore-di-seminario e un vero uomo-direttore-spirituale, non soggetti a loro volta cresciuti in questa triste produzione ittica in vasca.
Quante belle vocazioni, di uomini sani negli equilibri del corpo e dello spirito, incappando in certi formatori frustrati con mille complessi nascosti, anziché diventare preti, hanno preso la porta e se ne sono andati? E quando le belle vocazioni dei veri uomini come Dio comanda fuggono via, quale genere di merce avariata rimane, a riempire i seminari ed a rimpinguare le fila delle molli voci bianche? Ecco perché non dovremmo mai perdere di vista la meravigliosa natura dell’uomo, per tentare di tirar fuori dalla grande vasca ittica un prete destinato a non stare né in cielo né in terra.
Detto questo, tu capisci bene che il tuo quesito riguardo al cosa farei io ritrovandomi in certe situazioni, a contatto con certi soggetti per così dire ambigui, è una domanda del tutto retorica. Infatti, sapendo a monte come avrei agito in siffatte situazioni, posso garantirti che a nessun vescovo è mai passato per la mente di invitarmi a svolgere ruolo di formatore in uno di quei seminari da me additati più volte alla pubblica gogna come dei pretifici ; perché sanno benissimo che certi seminari, già di per sé semivuoti, io li avrei svuotati quasi per intero.
Padre Giovanni Cavalcoli OP, nella sua precedente risposta, ha trattato il tema sul piano teologico-morale, fornendo spiegazioni e chiarimenti applicabili anche al caso tuo, ecco perché ho articolato la mia risposta in altro modo, per evitare di enunciare con altre parole la stessa sostanza di fondo già espressa dal mio venerato confratello sacerdote e maestro teologo. Mi limito solo a suggerirti la lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica, dove sul finire del n. 2352 potrai trovare queste illuminanti parole:
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«Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale».
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Alla luce di questo dettato del Catechismo, proviamo adesso a leggere la frase in cui tu esprimi:
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«[…] nel seminario dove mi trovo, la virilità lascia a desiderare, formatori in primis, tutti sorrisetti, vocette argentine, occhi trasognanti … non esagero nel dirle che, più della metà dei seminaristi, hanno problemi evidenti di identità sessuale».
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Da questa tua frase si capisce anzitutto che lo stato di angoscia e di prova al quale tu sei sottoposto è notevole, con tutte le implicazioni psicologiche del caso. Pertanto, se dinanzi ad una amena disquisizione sulla bellezza di Gabriel Garko – alla quale lo stesso vice-rettore del seminario partecipa dichiarandosi suo ammiratore in quanto sintesi della bellezza della donna e della bellezza dell’uomo –, per umana reazione tu fossi uscito dal seminario e ti fossi precipitato tra le braccia della conturbante Svetlana Porkova, approdando il giorno dopo, al termine di una notte di sesso sfrenato, al mio confessionale, io ti avrei ascoltato, confortato e assolto. Ovviamente dopo averti ricordato ciò di cui tu per primo saresti stato consapevole, ossia che non avevi agito bene, ma trattandoti con tutta la paterna delicatezza con la quale un peccatore chiamato per mistero di grazia ad amministrare la misericordia e il perdono di Dio, deve sempre trattare un altro peccatore [cf. mio articolo «Quando dormi dove tieni le mani ?», QUI]. Quindi ti avrei spiegato perché, anche in virtù di quella notte di sesso sfrenato con la suddetta Svetlana Porkova, avevi invece i necessari requisiti richiesti per diventare un buon prete.
Nello stato in cui ti trovie nell’ambiente non felice nel quale sei costretto a vivere ed a formarti, il tuo peccato – come insegna con cattolica sapienza il nostro Catechismo – è molto attenuato, se non ridotto al minimo; e con esso la colpevolezza morale.
Ricorda sempre che l’uomo non è nato per essere casto e che la castità, nell’ottica evangelica del «farsi eunuchi per il Regno dei Cieli» [cf. Mt 19, 12-13], è un dono di grazia, ed attraverso la grazia diviene nel tempo e col tempo una conquista umana e spirituale calata in quel naturale habitus strutturato sulla libertà, non certo sulla auto-repressione dei castrati psichichi usciti dalle nostre fabbrichette clerical-pretesche, o come qualsivoglia pretifici.
Ti sia quindi di conforto il Santo Padre della Chiesa Agostino Vescovo d’Ippona, che non mancava certo di virilità, di testosterone in esubero e soprattutto di grande attrazione verso la bellezza femminile. Diviso nel proprio animo per lungo tempo, Sant’Agostino giunse infatti a pregare così: «Signore, rendimi casto, ma… non subito!».
Non si nasce casti, nella stessa misura in cui non si nasce santi; casti e santi lo si diventa, spesso dopo una vita intera di lavoro duro e faticoso. E santi, sempre e di rigore, si è proclamati dopo la morte, mai durante la vita.
Certe tue cadute non sono un impedimento al Sacro ordine sacerdotale. Grande impedimento sarebbe se tu, all’età tua, non avessi naturali pulsioni sessuali verso le donne, preferendo semmai metterti a disquisire sulla bellezza maschile mista al femmineo di un attore, con tanto di partecipazione del vice-rettore del seminario a questa discussione da donnette al lavatoio, per non dire di peggio ancora. Se però io dicessi di peggio, coi tempi che corrono e coi Cardinali messi oggi alla pubblica gogna per “reati di opinione” [cf. QUI, QUI, etc.] sarei come minimo tacciato di omofobia da tutta la sinistra radical chic, da La Repubblica e da Micromega, che urlano fidenti «Viva Papa Francesco, el revolucionario, el castigador !», confondendo sempre più il Successore di Pietro con el compañero Ernesto Guevara detto el Che.
T’invito anche a meditare sulla lode del cero cantata nel Preconio Pasquale, anch’essa nata dal Doctor Gratiae Sant’Agostino: «O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem» [«Beata sia la colpa, che ci fece meritare un tale e così grande Redentore»]. Questa espressione agostiniana fu così commentata dal Doctor Angelicus San Tommaso d’Aquino: «Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di San Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” [Rm 5,20]. Per questo motivo, nella lode di benedizione del cero pasquale, si canta: “O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!”» [Cf. Summa Theologiae, III, q.1, a.3, ad3].
E la colpa si può “benedire”solo quando della colpa si è anzitutto consapevoli, quando si ha l’innato senso della misura del bene e del male, certi che Dio – e che Dio solo – può mutare per mistero di grazia il male in bene, se incontra la nostra apertura alla sua azione di grazia redentrice. E una volta capito questo e calati in questa dimensione cristologica, ci sarà molto più chiaro il profondo mistero racchiuso nella frase: «Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo».
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Nota
visto che in queste righe è stato nominato a puro titolo di esempio l’attore italiano Gabriel Garko, è doveroso precisare che il diretto interessato smentì a suo tempo di avere mai fatto ricorso alla chirurgia estetica e di avere avuto problemi di tiroide che gli avevano causato il gonfiore del volto [cf.QUI].
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/06/lettere-dei-lettori.jpg?fit=303%2C244&ssl=1244303Redazionehttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngRedazione2016-06-22 14:35:212021-04-22 20:02:12Gli umani disordini sessuali, la sessualità e la felice colpa
È meglio esser fedeli al Papa senza titoli speciali, che occupare una poltrona in Vaticano per fare poi in tutto e per tutto la parte di Giuda.
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Caro Padre Giovanni,
a proposito della crisi della fede [vedere articolo QUI], non discuto l’autorità dell’attuale Sommo Pontefice, ma mi consenta rispettosamente di dire che – quanto ad autorevolezza e credibilità – francamente mi pare stonato, come leggo a pag. 4 del suo testo, mettere sullo stesso piano quel gigante che è stato Benedetto XVI nella sua missione, e Papa Francesco, la cui ambiguità e la cui supponenza, come giustamente dice Spaemann, si sono spinte al limite [vedere articolo QUI]. È anche per questo che credo sia meglio non annoverarsi fra «i più stretti e fedeli collaboratori» del regnante Pontefice … pensando a figure non raccomandabili che lo sono realmente, come Sua Em.za il Card. Walter Kasper.
La saluto con deferenza e affetto.
Pierluigi (Firenze)
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Autore Giovanni Cavalcoli OP
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Caro Pierluigi.
il carrierismo, nell’Isola di Patmos, oltre a essere stigmatizzato come piaga della Chiesa, è stato anche reso oggetto di ironie e goliardie, come ad esempio il Padre Ariel eletto Vescovo titolare di Laodicea Combusta [cf. QUI, QUI, QUI] ed in seguito auto-promosso Arcivescovo Metropolita di Napoli [cf. QUI], con tanto di sua immagine foto-montata sull’abito corale cardinalizio del Cardinale Crescenzio Sepe.
Parlando in quel mio articolo di «collaboratori del Papa» [cf. QUI], intendevo i veri collaboratori, come per esempio i Padri di questa rivista telematica L’Isola di Patmos, che sono sinceramente, totalmente e autenticamente fedeli al Magistero pontificio.
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Il puro fatto giuridico-materiale-esteriore di rivestire un ruolo ufficiale di collaboratore, ottenuto con la frode, l’adulazione e la scalata al potere, come per esempio ha fatto il Cardinale Walter Kasper, non significa nulla. È pura facciata, pura ipocrisia, è menzogna. È cosa spregevole … Gesù lo avrebbe trattato da sepolcro imbiancato, perché le cose si giudicano dalla sostanza e non dall’apparenza.
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Dobbiamo stare attenti a non lasciarci ingannare da soli titoli e rivestimenti giuridici, perché possono nascondere il falso. Non basta, infatti, che in una bottiglia ci sia l’etichetta “Barolo”, perché contenga del vero Barolo.
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Se un collaboratore ufficiale del Papa tradisce o falsifica il Magistero del Papa – e dico del Papa come Papa – sia esso Jorge Mario Bergoglio o sia un altro Papa (in tutto i Romani Pontefici sono 265), chiamato a essere custode della divina Rivelazione contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, non è un collaboratore, ma un traditore.
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Chi invece obbedisce al Magistero del Papa,come facciamo noi, anche se non ha incarichi speciali alla Santa Sede o altrove, è il vero, affidabile, competente, autorevole e leale collaboratore.
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È meglio esser fedeli al Papa senza titoli speciali,che occupare una poltrona in Vaticano per fare poi in tutto e per tutto la parte di Giuda.
dall’Isola di Patmos, 20 giugno 2016
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I LIMITI DI SOPPORTABILITÀ
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[…] il Santo Padre ha una testa alquanto dura e difficilmente ascolta qualcuno, ma se qualcuno ascolta, alla prova dei fatti ascolta le persone più sbagliate, come quelle che gli hanno consigliato, viepiù nella ricorrenza del centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, di andare in visita apostolica a Stoccolma per prendere parte ai festeggiamenti dei cinquecento anni della pseudo-riforma luterana, che è per noi e che per noi rimane una eresia dinanzi alla quale non abbiamo proprio niente da festeggiare.
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel.
Rifacendomi al suo ultimo articolo [cf. QUI] mi domandavo se difronte alle “limitatezze linguistiche e lessicali”, e conseguentemente ad alcune espressioni infelici che fanno pensare a presunte “elasticità dottrinali” dell’uomo che è Cefa, occorre chiedersi dove sia Paolo che, pur riconoscendone l’autorità, ardisca richiamarlo con fermezza? Almeno privatamente, se non pubblicamente. Narra infatti l’Apostolo: «… quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto» [Gal 2,11]. E’ molto pesante la Croce di Pietro e forse Francesco se ne rende pienamente conto. Che sia questa la ragione per cui chiede sempre di pregare in suo soccorso? Anche a protezione di P. Federico Lombardi, tenuto sulle spine! Preghiamo per loro e per noi come Davide nei salmi 15 e 16. Intanto il filosofo Spaemann – amico di Papa Benedetto XVI – fa rilevare ragionevolmente: «Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità» [cf. QUI].
Ettore (Milano)
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Caro Ettore.
La verità è che Giovanni Paolo II, su suggerimento del Cardinale Joseph Ratzinger, nel 1999 chiamò a Roma l’allora Vescovo di Rottenburg-Stoccarda, Walter Kasper, affidandogli il Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, affinché fosse tenuto sotto controllo, evitando che seguitasse a fomentare il peggio del catto-luteranesimo nelle facoltà teologiche e nell’episcopato tedesco. Purtroppo, quando nel 2013 il guinzaglio è stato tolto e con esso anche la museruola, i risultati sono stati quello che oggi brillano sotto gli occhi di tutti.
Io che non sono facilmente accusabile di usare le parole a caso, almeno fino a non facile prova contraria, comincio seriamente a temere per il Santo Padre i fischi in piazza [cf. QUI], proprio perché «Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità»; e temo che questo limite, che mai andrebbe valicato, sia stato invece valicato ormai da tempo.
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Il Santo Padre ha definito la Chiesa ospedale da campo,una definizione dinanzi alla quale ho reputato di ricordare in vari miei scritti e video-conferenze che nel pronto soccorso di questo ospedale ci stiamo noi presbìteri che viviamo a diretto contatto col cosiddetto polso della situazione. E sia io sia molti miei confratelli cominciamo a essere preoccupati per ragioni basate su dati oggettivi: i fedeli si lamentano sempre più e in toni sempre più aspri di questo pontificato; si lamentano di questo Sommo Pontefice che piace tanto, troppo, a tutte quelle persone che sono da sempre avverse al mondo cattolico ed al sentire cristiano.
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Questa è la situazione. E coloro che vivendo a stretto contatto col Sommo Pontefice non lo informano di ciò, semmai per loro quieto vivere o per la speranza di poter passare dal color violaceo al color rosso porpora, nuocciono gravemente alla Chiesa e al Successore di Pietro, il quale «non va adulato ma aiutato», all’occorrenza persino redarguito, con tutto il rispetto dovuto alla sua sacra e inviolabile persona.
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Ciò che lamentano con sempre più frequenza proprio i fedeli che inizialmente erano entusiasti di questo pontificato, è «la confusione», la mancanza di «chiari si e di chiari no» al posto dei quali si tende a rispondere che «forse potrebbe essere si, ma forse anche no, assecondo il caso o la situazione …».
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A distanza di un anno dalla nomina dei nuovi vescovi stanno emergendo in varie diocesi italiane, in tutta la loro devastante portata, i disastri operati sul piano pastorale e dottrinale da figure molto mediocri che emulano con nauseabonda piaggeria il Santo Padre nel porgersi, nel parlare, nel vestire, persino nel salutare col pollicione alzato … [vedere miei precedenti articoli QUI, QUI, QUI]. Conosco diversi di questi sacerdoti elevati alla dignità episcopale, so bene quanto siano stati cresciuti a pane e Rahner usando come metro di speculazione teologica Hegel. E ricordo molto bene di quanto costoro si beassero nel citare nelle loro omelie o nelle loro catechesi, rivolte ai cattolici adulti di marca dossettiana, i libri di Umberto Eco e gli articoli di Paolo Flores d’Arcais editi sulla rivista della sinistra radicale Micromega; ma soprattutto ricordo con quanta ferocia hanno trattato il magistero di Benedetto XVI e in quali termini solevano definire «retrivo» o «anacronistico» il magistero di Giovanni Paolo II. E oggi, a uno a uno, ce li siamo ritrovati vescovi. E dopo avere trascorso gli anni a magnificare in giro per gli studi teologici italiani il libro di Hans Küng che pone in discussione l’infallibilità pontificia, oggi sono capaci di aggredire chiunque osi esercitare quel senso critico riconosciuto dalla libertà dei figli di Dio e dallo stesso Codice di Diritto Canonico, giacché al Regnante Pontefice – e va’ da sé, solo per loro perverso tornaconto personale –, essi pretendono di applicare criteri di infallibilità laddove mai sono stati riconosciuti come tali dalla Chiesa, oltre che dalla stessa struttura del dogma proclamato dal Beato Pio IX [si veda il motu proprio Ad tuendam fidem, QUI].
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Io che vivo nel pronto soccorso della Chiesa ospedale da campo,vedo questo tutti i giorni, non posso riferire cose diverse da quelle che vedo e che sento, vale a dire che i fedeli sono sempre più scontenti, oltre che disorientati.
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Per quanto riguarda il Beato Apostolo Paolo, possiamo dire che ad Antiochia affrontò Pietro a viso aperto senza problema alcuno per il semplice fatto che egli non aspirava a diventare cardinale. Detto questo va tenuta poi in considerazione un’altra cosa: se qualche Paolo oggi c’è – e questi potrebbe essere alla prova dei fatti il Cardinale Gerhard Ludwig Müller – purtroppo Pietro non lo ascolta, essendo troppo impegnato a prendere per oro colato le pericolose inesattezze teologiche del lacunoso rettore dell’Università Cattolica argentina, l’Arcivescovo Víctor Manuel Fernández, che non è certo quella grande e nobile aquila reale tale era il Cardinale George Marie Cottier, OP [25 aprile 1922 – 31 marzo 2016] teologo della Casa Pontificia.
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Il Santo Padre è circondato dal peggio della delinquenzialità dei modernisti,dei filo-luterani e degli eretici della peggior fatta. A questo si aggiunga che caratterialmente egli ha la testa alquanto dura e difficilmente ascolta qualcuno, ma se qualcuno ascolta, pare ascoltare le persone più sbagliate, come quelle che gli hanno consigliato – e viepiù nella ricorrenza del centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima – di andare in visita apostolica a Stoccolma per prendere parte ai festeggiamenti dei cinquecento anni della pseudo-riforma luterana, che è per noi e che per noi rimane una eresia dinanzi alla quale non abbiamo proprio niente da festeggiare. Come per noi rimane altamente empio ed ereticale l’osceno libro celebrativo su Lutero pubblicato poche settimane fa dal Cardinale Walter Kasper, che in tutto e per tutto si palesa per l’eterodosso che è [cf. Giovanni Cavalcoli, OPQUIe mio articolo QUI].
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La verità è che Giovanni Paolo II, su suggerimento del Cardinale Joseph Ratzinger, nel 1999 chiamò a Roma l’allora Vescovo di Rottenburg-Stoccarda Walter Kasper, affidandogli il Pontificio segretariato per l’unità dei cristiani, affinché fosse tenuto sotto controllo, evitando così che seguitasse a fomentare il peggio del catto-luteranesimo nelle facoltà teologiche e nell’episcopato tedesco, o che favorisse persino profanazioni della Santissima Eucaristia tramite le cosiddette intercomunioni eucaristiche celebrate nelle chiese cattoliche coi figli dell’eresiarca Lutero. Purtroppo, quando nel 2013 il guinzaglio è stato tolto e con esso anche la museruola, i risultati sono stati quelli che oggi brillano sotto gli occhi di tutti, spingendoci in tal senso sino ai limiti della ecclesiale ed ecclesiastica sopportabilità, grazie non ultimo anche ai più stretti collaboratori del Romano Pontefice, che ormai non si fanno scrupolo alcuno a enunciare pubblicamente eresie, perseguitando ed emarginando in modo feroce e coercitivo tutti coloro che si mantengono fedeli alla sana dottrina cattolica ed al magistero della Chiesa; portando all’episcopato i loro amici catto-luterani e modernisti eretici i quali a loro volta consacreranno nel Sacro ordine sacerdotale altrettanti catto-luterani e modernisti eretici, respingendo tutte le migliori e sane vocazioni animate da autentici sentimenti cattolici.
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È la grande apostasianarrata nella sua Apocalisse dal Beato Apostolo Giovanni, attraverso la quale la Chiesa di Cristo dovrà passare per essere purificata. Questo il motivo per il quale ci siamo “ritirati” sull’Isola di Patmos, giovanneo luogo dell’ultima rivelazione; luogo nel quale l’Apostolo Giovanni scrisse durante il suo esilio l’Apocalisse.
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dall’Isola di Patmos, 20 giugno 2016
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/06/lettere-dei-lettori.jpg?fit=303%2C244&ssl=1244303Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2016-06-20 18:14:592021-04-20 20:03:12I collaboratori del Papa ed i traditori del Papa, i limiti di sopportabilità
Babamın ikinci evliliğini yapmasıyla birlikte üvey kız kardeşe sahip oldum porno indir Yeni kız kardeşim tembelin teki porno izle ne okula gidiyor ne ders çalışıyor seks hikaye Bulduğu her fırsatta okulu ekiyor bedava porno aile bireyleri bu yüzden ona çok kızıyor brazzers porno Bugün evde kimsecikler yokken bahçede biraz spor yapayım dedim sex hikayeleri Şans eseri kız kardeşimi gördüm okula gitmemiş odasında saklanıyor rokettube Ona bağırdım ve zorla okula gitmesini sağladım türk porno Evden çıktığı vakit bahçede sporuma başladım porno Kısa bir süre sonra telefonuma evdeki alarmın devre dışı kaldığına dair bildirim geldi ensest hikayeler Karşımda çıplak durması ve tahrik edici konuşmalarıyla beni sekse ikna etti.
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Cara Carla.
Narciso, personaggio della mitologia greca, assunto poi come paradigma dalle scienze psicologiche, per una punizione degli dèi si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Da Narciso deriva il termine narcisismo che può indicare uno stato della persona o una vera e propria psicopatologia.
Rispondo di malavoglia, ma lo faccio per imperativo di coscienza pastorale, evitando di tornare troppo su un tema già trattato e per il quale lei, come altri lettori, ci inviaste numerose emails per chiedere spiegazioni su alcuni articoli a effetto comparsi sul sito Papale Papale. Nel primo dei miei due articoli [cf. QUI] riportai anche la sua email assieme ad altre due a scopo puramente esemplificativo.
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storica locandina di E.T. l’extra terrestre
È doveroso premettere che nel rispetto delle regole civili chiunque può pubblicare ciò che meglio desidera ed esercitare così i propri diritti di pensiero e di parola riconosciuti e tutelati dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana [cf. art. 21]. Chiunque, senza recare oltraggio ai membri della società civile, può mettere in rete un sito nel quale si parla delle “verità” legate alle visite degli alieni sul pianeta Terra e degli incontri ravvicinati del terzo tipo. Il discorso cambia però se un sito sulle “verità” aliene diretto da uno che informa i propri lettori dei suoi dialoghi col piccolo extraterrestre noto come ET, indicasse il proprio sito come “blog scientifico di approfondimento astrofisico“, perché in tal caso è probabile che la comunità scientifica degli astrofisici insorga, comunicando all’opinione pubblica che certi materiali che circolano sulla rete telematica non hanno alcun genere di valenza scientifica.
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Il blog Papale Papale può pubblicare tutte le amenità che vuole, purché non si presenti come “blog di approfondimento cattolico”, perché siffatta presentazione è un inganno derivante dal fatto che “cattolico” o “cattoliche” non sono le proprie personali emozioni autoreferenziali, non sono i propri deliri narcisistici, ma ciò che come tale è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale i fedeli – se sono veramente tali – devono il devoto rispetto dovuto alla Mater et Magistra. Del tutto diverso sarebbe se in modo più appropriato questo blog si chiamasse “blog di approfondimento cristiano“, perché al mondo esistono migliaia di aggregazioni e associazioni che si rifanno ad un Cristianesimo molto generico, od a quelli che alcuni ritengono essere i sentimenti cristiani.
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un primo piano di E.T.
Nel mio precedente articolo [cf. QUI] ho già spiegato che Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, non è un filosofo, non è un teologo, non è uno storico della Chiesa, oltre ad essere una persona che alla prova dei fatti mal conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutto ciò non lo affermo io per chissà quale “antipatia”, che non nutro affatto, o per chissà quale “astio”, che non nutro affatto; perché a dimostrare le imbarazzanti carenze dottrinarie, filosofiche, teologiche e storiche di questo soggetto, sono proprio i suoi scritti editi in un sito che si presenta in modo improprio come “blog di approfondimento cattolico“.
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Se io ho rivolto delle severe critiche l’ho fatto solo per dovere pastorale, essendo tenuto a informare i cattolici che certe stoltezze storico-ecclesiali, teologiche e dottrinarie sono appunto stoltezze e che come tali vanno prese e valutate, pertanto, tutto ciò che su internet si presenta come “cattolico” o come “dottrinalmente” o “approfondimento cattolico“, spesso non lo è, ed io ho l’obbligo di informarne i devoti fedeli affidati dalla Chiesa alle nostre cure pastorali, perché fare questo rientra in quei miei fondamentali obblighi di teologo e di pastore in cura d’anime ai quali non posso e non devo in alcun modo sottrarmi.
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Avendo però il responsabile di questo blog preso il cattolicesimo come uno sport, come una sorta di sfogo o di personale campo di battaglia, è aduso lanciarsi in tematiche che richiedono anzitutto la conoscenza dei fondamenti della fede, e, quasi sempre, la conoscenza della più alta teologia speculativa, oltre alla ecclesiologia, al diritto canonico, alla storia della Chiesa … tutte discipline che alcuni di noi hanno studiato per anni e anni, approfondendone una o alcune in modo particolare per altrettanti anni, sotto la docile guida di esperti ed a volte anche di santi maestri. E oggi noi siamo servi fedeli della Chiesa e di quelle verità di fede da essa annunciate e custodite che è nostro dovere insegnare e trasmettere correttamente al Popolo di Dio, difendendo all’occorrenza la verità dagli errori messi in circolazione dai praticoni del cattolicesimo emotivo fai-da-te.
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E.T. con la bambina sua amica
È presto detto che un tipo del genere può circondarsi solo di soggetti affini, perché un lupo debole – va da sé, parlo in senso figurato – può essere accettato come capo-branco solo da lupi più deboli di lui. È infatti noto che quando il capo-branco si mostra debole o si ammala, i lupi più giovani e più sani lo sbranano. Anche per questo nessun serio teologo, storico della Chiesa o canonista, metterebbe mai la propria firma su un blog che smercia scritti del genere. Ogni tanto Papale Papale pubblica qualche cosa – sotto forma di intervista – a degli ecclesiastici che sono di rigore o troppo giovani o troppo anziani, quindi non abbastanza smaliziati i primi, mai smaliziati invece nella loro intera vita i secondi. E gli uni e gli altri non capiscono che concedendo quei servizi o interviste fanno il gioco di questo lupo debole e variamente carente che attraverso la presenza di qualche ecclesiastico mira a legittimare le stoltezze racchiuse nell’intero contenitore. Ma quest’ultimo è un problema che dovranno esaminare in loro coscienza un paio di miei confratelli che di recente si sono prestati ingenuamente a questo gioco, visto e considerato che non sono certo questi i tempi migliori nei quali preti, religiosi e teologi possano permettersi il lusso dell’ingenuità, anche perché Cristo, che ci ha mandati come pecore in mezzo ai lupi, ci esorta ad essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [cf. Mt 10, 16-18]. E se proprio dobbiamo farci sbranare, che allora a sbranarci sia un capo-branco di gran razza e classe, non certo un chihuahua che geme davanti allo specchio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Esempio: io non scriverei mai un articolo di teologia metafisica sul giornale Lotta Comunista, affermando semmai di rispondere solo dei contenuti del mio scritto, perché in certe situazioni conta parecchio anche il contenitore nel quale si depositano i propri scritti o le proprie interviste.
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E.T. portato in bicicletta in incognito dai suoi piccoli amici umani
Dopo che ebbi pubblicato il mio articolo [cf. QUI] poi un ulteriore articolo di replica al ridicolo messaggio a me inviato per facebook da un avvocato [cf. QUI], il Margheriti ha mandato messaggi furenti a destra ed a sinistra, uno dei quali anche al mio Ordinario Diocesano, senza però mai rispondere a me, che prima di pubblicare quel mio articolo lo rimproverai inutilmente in privato più di una volta, poi “alla presenza di un saggio anziano”, spiegandogli che stava rasentando la blasfemia, per il suo insano desiderio di attirare le curiosità ed i pruriti di una pletora di fragili e ignoranti figli dell’approssimativo che popolano il mondo della rete telematica. Solo appresso lo rimproverai in pubblico, dopo avere seguito con scrupolo ciò che indica il Vangelo circa i criteri da seguire per adempiere ad una giusta e caritatevole correzione fraterna [cf. Mt 18, 15-20].
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Quel che avevo da dire l’ho quindi detto QUI e QUI, posso pertanto confermare ciò che ho già scritto, aggiungendo con profondo sconcerto che la Gentile Autrice del testo su Santa Maria Maddalena [vedere QUI], è libera di fare tutte le riflessioni personali che vuole, ciò rientra nelle sue piene libertà, come io – simile modo – sono libero di affermare che questa Signora non è in grado di fare una esegesi elementare del Vangelo, mostrando, con le intepretazioni squinternate racchiuse nel suo scritto, di non conoscere la figura che tratta, né usa i necessari strumenti teologici e dogmatici richiesti di rigore per una simile trattazione, la quale si struttura proprio sulle basi fondanti della dogmatica, dato che il cuore della quaestio è l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua nascita per opera dello Spirito Santo, la sua risurrezione dalla morte.
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grazie alla potenza extra-terrestre di E.T. la bicicletta si solleva in volo sullo sfondo della luna …
Per chiarire il tutto mi limito a riportare una delle varie affermazioni gravissime che fanno da corolla a questo articolo, spiegando nel concreto a che cosa può giungere chi confonde il Mistero della Rivelazione con la propria emotività soggettiva, la teologia con la poesia, il Cattolicesimo vissuto come valvola di sfogo per i propri disagi personali anzichè come esperienza di fede, la quale richiede anzitutto l’ascolto dei maestri e l’uso della migliore ragione. O come disse l’Onnipotente attraverso la voce di un bimbo al giovane Aurelio di Tagaste agli inizi del percorso di conversione che lo porterà appresso a divenire Agostino, Santo e dottore della Chiesa … «Tolle lege, tolle lege», che significa: prendi e leggi [Confessioni, VIII, XII]. E questa espressione è un modo per dire: studia, apprendi. Cosa questa che però richiede, anzitutto, il sapiente esercizio dell’umana umiltà, uno sforzo che questo genere di autoreferenziali strutturati sulle personalità narcisistiche tipiche degli iocentrismi emotivi, non sembrano proprio disposti a percorrere, per questo vanno avanti di corbelleria in corbelleria, perché non studiano, non apprendono e soprattutto non ascoltano nessuno all’infuori di se stessi.
La frase sintomatica – che ripeto è solo una tra le tante – è la seguente e riguarda la Beata Vergine Maria, riguardo la quale scrive l’Autrice dell’Articolo su Maria Maddalena:
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«Maria, moglie di Giuseppe il carpentiere, è stata la donna più perdonata di tutte e lo dico con certezza, perché non fu un modello umano di tipo superiore allorchè è stata donna tanto quanto Maddalena, con la differenza che tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato. La Vergine non ebbe il tempo di piangere su alcuna sua miseria, ma quando capì da cosa era stata preservata, sopportò per mezzo dello Spirito Santo il tremendo peso della totale innocenza» QUI].
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E.T. ed il suo giovane amico davanti all’astronave tornata a riprenderlo sul Pianeta Terra
Prendiamo atto che all’Immacolata Concezione «i peccati» furono tutti perdonati «in anticipo», «compreso il peccato originale». D’altronde, come metterlo in dubbio? Lo dice un verace “blog di approfondimento cattolico” gestito da un ragazzo ameno in cammino verso i quarant’anni che dialoga sempre col piccolo extraterrestre noto al grande pubblico come ET. E solo Dio sa quanto costui si arrabbi – alle spalle! – e quanto tuoni – sempre alle spalle! –, sino a importunare un Ordinario Diocesano per chiedere ad esso la testa del suo “perfido” prete che, facendo solo e null’altro che il suo dovere di prete, ha osato bacchettare Sua Maesta il Gran Mastino prima in privato, poi dinanzi a un saggio anziano, infine in pubblico; e ciò per le sue imbarazzanti carenze di conoscenza della dottrina cattolica, diffuse in modo accattivante per la rete telematica proprio come se fossero delle “geniali” interpretazioni della vera dottrina cattolica. Il tutto sempre secondo il principio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Credo pertanto sia bene ricordare che il dogma della Immacolata Concezione sancisce che la Beata Vergine, essendo la Mater Dei, per mistero di grazia sine labe originali concepta, in tutta la sua vita non ha mai commesso alcun peccato né veniale né tanto meno mortale, né poteva commetterne. La bolla del Beato Pio IX Ineffabilis Deus chiarisce che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale» [DS 2803].
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l’ultimo affettuoso abbraccio di E.T al suo piccolo amico umano prima di ripartire dal Pianeta Terra …
Dopo questa rivisitazione “poetica” di un dogma mariano ad opera di quella fucina di amenità fanta-cattoliche tal è nei fatti, ossia negli scritti, il sito Papale Papale, possiamo facilmente dedurre che sia all’Autrice sia al suo mentore pubblicante non è chiara la sostanziale differenza teologica, metafisica e dogmatica che corre tra essere concepita senza peccato originale e vedersi perdonare i peccati in anticipo, espressione che, se non fosse frutto di crassa ignoranza, suonerebbe blasfema.
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Chi è stata concepita senza macchia di peccato originale, in quanto da esso preservata per mistero di grazia, da quali peccati avrebbe dovuto essere perdonata «in anticipo», ivi «compreso il peccato originale»? Forse, Dio Padre, fa il processo alle intenzioni e poi perdona prima ancora che l’uomo, col suo libero arbitrio, possa scegliere tra bene e male? Forse, Dio Padre, inviando il proprio Messaggero a questa giovinetta, in divino ossequio a quel libero arbitrio dell’uomo che è supremo dono di Dio, non attese per caso la libera risposta data da Maria, alla quale fu rivolto il titolo di saluto «Piena di grazia»? [cf. Lc 1, 126-38]. E mentre attendeva la risposta, Dio Padre, si mise forse ad ammazzare il tempo dell’attesa perdonandola frattanto a scopo puramente “preventivo”, prima ancora che la Beata Vergine si proclamasse attraverso la libera obbedienza della fede «Ecce Ancilla Domini. Fiat mihi secundum Verbum tuum»?
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la partenza verso il suo Pianeta intergalattico dell’astronave extra-terrestre di E.T …
Chi ha affermato e chi ha pubblicato queste empietà – che come tali non meritano neppure il dignitoso rango di eresia – è in grado di capire che differenza corra tra l’essere stata concepita senza peccato originale, ed essere stata invece «perdonata in anticipo dal peccato originale»? Senza addentrarci troppo nell’alta teologia dogmatica ma rimanendo al basilare Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni credente dovrebbe sapere che il peccato originale non è un peccato commesso da noi e che in nessun discendente di Adamo esso ha un carattere di colpa personale. Il peccato originale è stato trasmesso a tutta l’umanità per propagazione, con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Questo il motivo per il quale quello originale è chiamato “peccato” in modo analogico, trattandosi di un peccato contratto e non commesso e rendendolo uno “stato” della persona, non un “atto” della persona. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata quindi della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale [cf. Cat. 385-412]. Con il Battesimo noi non veniamo “perdonati” dal peccato originale, ma da esso liberati e rigenerati [cf. Cat. 1213].
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forse, alla prossima puntata, il direttore di Papale Papale ci regalerà una sceneggiatura fanta-cattolica di Incontri ravvicinati del terzo tipo ?
E soprassiedo sulla totale mancanza di conoscenza teologico-liturgica, visto il modo in cui – nei toni tipici che animano la spocchia data dal non sapere di questi superficiali figli di un pensiero che da liquido sta diventando ormai vaporoso – essi presumono di parlare in altezzosi toni critici di una festa liturgica, nel caso specifico quella di Santa Maria Maddalena, corredata da poco tempo di un suo proprio prefazio e via dicendo a seguire. Ignari del tutto di che cosa siano veramente la dogmatica sacramentaria e la storia della liturgia, alle quali nessun figlio o figlia del moderno pensiero ormai vaporoso può certo sostituire l’umoralità autoreferenziale e iocentrica del … “ma io sento” perché “io penso” …
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Tutto questo m’impone di avvisare di nuovo i lettori che i materiali editi su questo sito sono triste frutto di quella tipica spocchia autoreferenziale che nasce da una ignoranza che si gloria e si auto-compiace di se stessa e che nulla ha di cattolico, meritando in tal senso la stessa considerazione che meritano i numerosi siti che svelano le “verità sensazionali” sulle visite degli alieni al Pianeta Terra.
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A tutti voi, un abbraccio e una benedizione da Padre E.T, il presbìtero extra-terrestre.
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POSTILLA
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S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, durante una celebrazione secondo il Vetus ordo missae, addosso al prelato sono visibili i fondamentali misteri della fede: le chiroteche sulle mani, l’anello da chiroteca, la dalmatica (o tunicella) sotto la pianeta, ecc …
Come alla fine del precedente articolo [cf. QUI] anche in questo aggiungo una postilla per rendere di nuovo “onore” a tutta la foresta di siti e sitarelli della vera&pura traditio catholica, i quali di recente, sulla base del nulla, hanno aggredito il Romano Pontefice, i suoi collaboratori e la “nuova Chiesa ereticale” per questa festività e per questo prefazio della Beata Maddalena definita, a loro dire in modo ereticale, come “apostola degli apostoli”. D’altronde, a questi rubricisti notoriamente più farisei dei vecchi farisei, se tocchiamo un manipolo o una chiroteca è guerra a botte d’accuse di eresia. Ebbene domando: vi risulta che qualcuno di costono, ancora una volta, abbia emesso sospiro dinanzi alla diffusione di siffatte scempiaggini pseudo-cattoliche diffuse da Papale Papale? Certo che no, per un ovvio motivo: se qualcuno affermasse che la Beata Vergine Maria e la Maddalena prima della sua conversione condividevano lo “stesso peccato” e lo “stesso mestiere”, nessuno di costoro emetterebbe gemito, se però – Dio non voglia! – qualcuno toccasse la sacra coda della cappa magna del Cardinale Raymond Leonard Burke, o proferisse favella sulle santissime celebrazioni in rito antico del Vescovo ausiliare di Astana S.E. Mons. Athanasius Schneider, ecco che in tal caso si scatenerebbe l’inferno. Il tutto per ribadire che questi feticisti della loro personale traditio, sono peggiori dei modernisti. E siccome Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, spara a raffica sul Santo Padre e critica dello stesso ciò che dottrinalmente, pastoralmente e liturgicamente non è in grado nei concreti fatti di criticare, per palese mancanza di sapienza, scienza e conoscenza, ecco che i feticisti della loro personale traditio non emettono sospiro alcuno neppure in difesa del dogma di fede vilipeso da espressioni che, se non fossero appunto frutto di crassa ignoranza, suonerebbero invero come bestemmie.
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La canzone del Chihuahua
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