Si alloggiano i barboni nelle chiese e poi si guadagna con gli alberghi a cinque stelle di proprietà del patrimonio ecclesiastico. Lettera al Ministro dei beni culturali

– I servizi dell’Isola di Patmos sulla Chiesa povera per i poveri –

SI ALLOGGIANO I BARBONI NELLE CHIESE E POI SI GUADAGNA CON GLI ALBERGHI A CINQUE STELLE DI PROPRIETÀ DEL PATRIMONIO ECCLESIASTICO. LETTERA AL MINISTRO DEI BENI CULTURALI

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Dal momento che a Roma, la Chiesa Cattolica, beneficia di numerose strutture operanti da anni come alberghi, non si capisce perché, per alloggiare i barboni, si debbano mettere a rischio delle strutture storico-artistiche come le nostre chiese monumentali.

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Autore Redazione dell'Isola di Patmos

Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

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Ill.mo Dottore

DARIO FRANCESCHINI

Ministro dei beni e delle attività culturali

E del turismo

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Chiesa di San Callisto in Trastevere. Vedere servizio fotografico completo QUI

Nel linguaggio amministrativo dello Stato le Chiese sono indicate come edifici sacri o luoghi di culto, proprio perché erette a questo scopo e come tali riconosciute e tutelate.

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Non ci risulta invece che lo Stato riconosca né per legge né per convenzione internazionale con la Santa Sede, questi stabili come “centri di accoglienza”, come “dormitori”, come spazi per “servizi mensa” e via dicendo [vedere il servizio fotografico, QUI].  

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Nella speranza che qualcuno ponga presto fine a questo scempio artistico, noi, piccola ma molto seguita voce cattolica dell’Isola di Patmos, come cittadini della Repubblica Italiana che professano la fede cattolica rivolgiamo un appello a Lei, Signor Ministro, affinché il Suo Ministero si affretti a porre freno e possibilmente fine a questo scempio.

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Chiesa dormitorio in Trastevere

Gran parte delle nostre chiese sono opere d’arte di straordinaria bellezza, destinazione d’uso delle quali non può essere né il servizio dormitorio per barboni né il servizio mensa per i bisognosi, che nell’uno e nell’altro caso possono recare gravi o persino irreparabili danni a questi beni culturali, che a prescindere dal credo o dal non credo, dalla fede o dalla non fede dei cittadini della Repubblica Italiana, sono e rimangono beni appartenenti al patrimonio artistico non solo d’Italia, ma dell’intera umanità. La Santa Sede può disporre come meglio desidera, ed in modo sovrano, degli stabili all’interno del territorio nazionale dello Stato della Città del Vaticano e delle zone che godono del regime di extraterritorialità secondo le convenzioni sancite dal Diritto Internazionale, ma non può disporre a proprio piacimento di tutti gli altri numerosi stabili di culto di alto interesse storico e artistico che si trovano invece sul territorio della Repubblica Italiana e che fanno parte del nostro patrimonio artistico nazionale, comprese le numerose chiese che in questi tempi di sfrenato e scellerato pauperismo sono usate in giro per il nostro Paese come dormitori e mense.

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Chiesa dormitorio in Trastevere

La Santa Sede potrebbe anche decidere – come ha fatto con la chiesa di San Callisto che gode col suo adiacente palazzo del regime della extraterritorialità – di allestire all’interno della Cappella Sistina un dormitorio per barboni o una mensa per poveri, perché quello stabile è nella sovranità del suo territorio; ma non può adibire a tale uso una chiesa monumentale del XV secolo che si trova sul territorio della Repubblica Italiana.

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Le facciamo presente, Signor Ministro, che solo a Roma esistono centinaia di strutture di proprietà della Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, di proprietà del Vicariato di Roma, di proprietà della Congregazione de Propaganda Fide, di proprietà di alcune centinaia di congregazioni religiose maschili e femminili, già adibite da molti anni ad alberghi, sebbene chiamati in modo più blando “case di accoglienza” o “case per ferie”, beneficiando in tal modo delle relative agevolazioni, pur offrendo, alcune di esse, servizi alberghieri anche di qualità superiore [vedere elenco di queste strutture recettive religiose, QUI].

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“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi in Via della Conciliazione di fronte a San Pietro [vedere servizio fotografico sugli interni QUI]

Dato che a Roma la Chiesa beneficia di tutte queste strutture operanti come “case di accoglienza” o “case per ferie”, non si capisce perché, per alloggiare i barboni, si debbano porre a serio rischio le nostre chiese monumentali.

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Considerando che il Romano Pontefice è molto sensibile ai barboni, sarebbe il caso di ricordare che a pochi passi dal Colonnato del Bernini, sotto al quale Sua Santità ha avuto la bontà di allestire bagni e docce per clochards, si trova una confortevole “casa di accoglienza” a cinque stelle ubicata nel Palazzo Cardinale Cesi di Via della Conciliazione, di proprietà della Curia Generalizia della Società del Divin Salvatore. Perché, i barboni, non sono stati alloggiati in questa “casa di accoglienza” di proprietà dei Padri Salvatoriani, anziché in una chiesa mutata in dormitorio? [vedere sito della confortevole “casa di accoglienza”, QUI]. A pochi metri dal colonnato del Bernini c’è anche la confortevole “casa di accoglienza Paolo VI”, che beneficiando anch’essa, come la Chiesa di San Callisto, del regime della extraterritorialità, non deve neppure disturbarsi a pagare le tasse di soggiorno alberghiere [vedere QUI, QUI].

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“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, camere

Perché, i barboni, non sono stati alloggiati in qualcuna delle numerose “case di accoglienza” di proprietà delle diverse congregazioni e ordini religiosi disseminati per tutta Roma? [vedere elenco di queste “case di accoglienza” religiose, QUI].

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Nel corso della storia, in occasione di eventi straordinari quali guerre, epidemie e terremoti, non si è reso neppure necessario requisire gli stabili di culto, perché è stata la Chiesa stessa a offrirli e ad allestire al loro interno infermerie, dormitori per senza tetto e mense; ed i primi a prestare servizio caritativo al loro interno, sono sempre stati sacerdoti, religiosi e religiose.

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“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, drink di benvenuto agli ospiti in camera

Dato che al presente non vi sono però emergenze di questo genere, ma soprattutto, considerando che la Chiesa e le sue strutture religiose dispongono di stabili in gran quantità, molti dei quali già adibiti a “case di accoglienza”, non sarebbe il caso di ospitare i poveri barboni infreddoliti all’interno di queste strutture di “accoglienza”, anziché all’interno delle chiese storiche ?

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“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, sala ristorante

Oltre le mura dello Stato della Città del Vaticano, qualcuno pensa davvero di poter fare uso e scempio di quel nostro patrimonio d’arte di cui Lei, Signor Ministro, è responsabile, essendo stato preposto dal Governo della Repubblica Italiana alla tutela dei nostri beni storici, artistici e monumentali? Nessun barbone e nessun Rom, infatti, urina sulle pietre e sui marmi degli stabili che si trovano all’interno della Città del Vaticano, a partire da quelli della Domus Sanctae Marthae, giacché le loro urine, assieme alle loro feci lasciate per le strade adiacenti la Papale Basilica di San Pietro, le spargono tutte e di rigore solo sul territorio italiano [vedere nostro precedente articolo, QUI].

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Per questo motivo, un numero tutt’altro che basso di cittadini della Repubblica Italiana che professano la fede cattolica e che sono ormai sempre più indignati per questo sprezzo verso i nostri beni storici, artistici e monumentali, La prega di intervenire quanto prima e di esercitare le prerogative a Lei concesse dalle Leggi del nostro Paese, evitando il protrarsi di questo immane scempio.

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“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, salotto prime colazioni

Le saremo pertanto grati se volesse prendere perlomeno in considerazione questa nostra legittima istanza, affinché il potere civile e politico di questo nostro Paese laico e democratico, possa intervenire per porre freno ai danni arrecati da non pochi ecclesiastici agli stabili di culto di alto interesse storico e artistico, perché a nessuno può essere concesso di deturpare il nostro enorme patrimonio di arte e di cultura; neppure a coloro che riescono a vedere una autentica manifestazione della fede cristiana solo nelle Villas de las miserias. Noi, la fede cristiana espressa dall’arte dell’ingegno umano, siamo più propensi a vederla nella Pietà di Michelangelo, molto meno invece nella pisciata fatta da un “fratello barbone” sopra un marmo pregiato del XV secolo.

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ALLOGGIATE IL VOSTRO “FRATELLO BARBONE” NELLA “CASA DI ACCOGLIENZA” PALAZZO CARDINALE CESI DEI PADRI SALVATORIANI, OPPURE NELLA “CASA DI ACCOGLIENZA” PAOLO VI  DI PROPRIETÀ DELLA SANTA SEDE

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SI TROVANO ENTRAMBE DI FRONTE A SAN PIETRO, A POCHI METRI DAI BAGNI FATTI ALLESTIRE DAL SOMMO PONTEFICE SOTTO IL MONUMENTALE COLONNATO DEL BERNINI. PER PRENOTARE ALLOGGIO A FAVORE DEI BARBONI, COLLEGATEVI AI SITI DI QUESTE  “CASE DI ACCOGLIENZA”  QUI E QUI , SEMMAI FATECI POI SAPERE CHE COSA VI HANNO RISPOSTO …

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QUESTO È CIÒ CHE SI DICE, MA COME STANNO VERAMENTE LE COSE ? NOI NON LO SAPPIAMO, PERCHÈ NON SIAMO ESPERTI IN DIRITTO TRIBUTARIO. CI AUGURIAMO SOLAMENTE CHE CHI COMMERCIA DIA SEMPRE «A CESARE QUEL CHE È DI CESARE» [cf. Mc 12, 13-17], E SEMMAI ANCHE UN LUOGO CALDO AI “FRATELLI BARBONI” IN QUALCHE BELLA “CASA DI ACCOGLIENZA”, EVITANDO IN TAL MODO CHE SIANO MUTATE IN DORMITORI LE CHIESE MONUMENTALI

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Mancano solo le mignotte ai lampioni di Via della Conciliazione

– attualità felina –

MANCANO SOLO LE MIGNOTTE AI LAMPIONI DI VIA DELLA CONCILIAZIONE

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Non cogliere nel bello e nell’arte una espressione della autentica fede in Cristo, ma riuscire a vedere solo l’espressione della fede nelle villas de las miserias, vuol dire, nella migliore delle ipotesi, avere una fede immatura e infantile, a prescindere dall’età dell’immaturo, che potrebbe essere un ragazzo di vent’anni come un anziano di ottant’anni.

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Autore Ipazia gatta romana

Autore
Ipazia gatta romana

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I Santi messi alla prova anche da morti: un ricordo di Padre Tomas Tyn

I SANTI MESSI ALLA PROVA ANCHE DA MORTI: UN RICORDO DI PADRE TOMAS TYN

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Nella Chiesa di oggi, paragonata dal Sommo Pontefice ad un ospedale da campo della terza guerra mondiale, stracolmo di sofferenti e feriti di ogni genere, già con carenza di personale medico, sottrarre alla cura dei malati un medico valido e zelante come Padre Tomas Tyn, sotto pretesto che certi feriti non lo accetterebbero o che addirittura non esistono, o sono stati inventati dallo stesso Tomas, appare un’idea di grave insipienza, tale da destare il forte sospetto che non venga da uomini veramente preoccupati del bene della Chiesa e delle anime, ma di restare a galla nel mare del mondo. Il celebre filosofo Ludwig Wittgenstein, accortosi dell’arduità della speculazione filosofica, ebbe l’umiltà di fare l’ortolano in un monastero femminile. Forse questo sarebbe il mestiere migliore per alcuni.

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Autore Jorge A. Facio Lince

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Jorge A. Facio Lince

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L’Isola di Patmos ricorda il Servo di Dio Tomas Tyn, frate e sacerdote dell’Ordine Domenicano, modello di vita sacerdotale e teologo equiparabile ad un Aquinate del XX secolo, tornato alla Casa del Padre il 1° gennaio 1990, ad appena 39 anni d’età.

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il teologo domenicano Tomas Tyn, morto ad appena 39 anni, uomo di grande pietà cristiana e scienza teologica, fu un potenziale Tommaso d’Aquino del XX secolo

I Santi sono messi alla prova non solo da vivi, ma anche da morti. Da vivi sono messi alla prova da Dio e sono trovati giusti; da morti sono messi alla prova dagli uomini, che non avendo capito o non volendo capire il giudizio di Dio, non sanno o non vogliono riconoscere e apprezzare la loro santità. In questi casi, può capitare che la Congregazione per le cause dei santi stessa voglia fare una verifica, aprendo un processo di Beatificazione. È quello che è avvenuto per il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, del quale i Padri dell’Isola di Patmos hanno avuto modo di occuparsi.

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In questo articolo desidero segnalare e anche raccomandare il bel libro dedicato dal giurista reatino e studioso di scienze teologiche Gianni T. Battisti: «La pipa di Padre Tomas. Scritti teologici» [1].

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scheda libro, vedere QUI

Il libro raccoglie un’introduzione di Roberto Rivera, dirigente del Cenacolo e dell’Associazione Internazionale Tomas Tyn, una presentazione del Battisti e del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, quindi un’antologia di testi teologici del Servo di Dio. In particolare, Battisti, col calore, la cultura e l’eloquenza che caratterizzano l’espressione letteraria della sua profonda, persuasiva e illuminata fede cattolica, illustra le qualità salienti del pensiero teologico di Padre Tomas Tyn, mettendo particolarmente in luce la purezza e genuinità della sua dottrina, frutto non solo di studio, ma anche di intensa vita di carità, una dottrina esemplarmente fedele al Magistero della Chiesa e a San Tommaso d’Aquino, generosa nel distribuire, da buon Domenicano, l’ “acqua della sapienza”, prudente e provvidente nel guarire i mali dello spirito del nostro tempo, lucidamente diagnosticati e curati con la medicina del discernimento critico e della misericordia intellettuale, partendo da una posizione di grande equilibrio pacificatore ed imparzialità dottrinali e morali, tali da favorire l’avvicinamento e la conciliazione tra i due partiti opposti dei lefebvriani e dei modernisti, nella linea del principio di “progresso nella continuità”, enunciato e spiegato dal Sommo Pontefice Benedetto XVI.

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Merita anche segnalare il prezioso opuscolo «Quel caffè in riva al mare. Saggi di filosofia e teologia»[2], con prefazione del Cardinale Raymond Leo Burke, il quale, nell’elogiare la fedeltà agli insegnamenti del Servo di Dio alla sublime e immortale dottrina di San Tommaso, coglie l’occasione per ricordare l’importanza del Doctor Angelicus, da sempre raccomandato dai Sommi Pontefici, anche per comprendere criticamente la situazione del pensiero moderno, assumendo gli  aspetti positivi e confutandone gli errori.

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I Santi del Paradiso, ormai per sempre nella gloria celeste e liberi da «questa aiuola che ci fa tanto feroci», per dirla con Dante, gioiscono per aver superato la prova davanti a Dio ed ai buoni, che hanno saputo apprezzarli; quanto al fatto di non ricevere onore e gloria dagli uomini di questo mondo, fossero pure uomini di Chiesa, se ne infischiano, ma siccome anche da lassù continuano la loro opera benefica a salvezza delle anime, hanno compassione per questi poveri ciechi, soprattutto se sono in buona fede, per aver frainteso la loro testimonianza o perché timorosi di prender le difese di un Santo, o perché male informati da invidiosi o male lingue.

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Tomas Tyn, in alto a destra, nel Convento di Bologna

E per questo continuano anche dal cielo a dar segni su questa terra della loro intercessione, animando e incoraggiando i loro devoti, nonostante le opposizioni degli empi, a proseguire la promozione della loro conoscenza e della loro venerazione ed aumentando il numero di coloro  che ne apprezzano e ne imitano le qualità.

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In ogni caso, i Santi lasciano sempre in questo mondo, anche se magari presso pochi o pochissimi, il ricordo della loro santità; soprattutto presso quei buoni cattolici, che studiano la loro dottrina, in primis se teologi, ne imitano l’esempio e domandano ad essi intercessione.

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La fama della loro santità, però, se l’ambiente è sano e recettivo, si sparge a volte rapidamente ed ampiamente; altre volte lentamente e faticosamente, perché viene ostacolata e falsificata da forze ottuse od ostili, le quali o divulgano delle calunnie o fanno di tutto perché non si parli del Santo o perseguitano i suoi devoti. E questo, sotto certi aspetti, per usare due diversi paradigmi, è il caso del Venerabile Pontefice Pio XII, come per altri versi lo è quello del Padre Leon Dehon, di cui fu bloccata a processo definitivamente chiuso la cerimonia di beatificazione, in seguito a delle proteste del tutto infondate fatte dalla Comunità Ebraica che rivolse a questo santo uomo di Dio delle accuse peregrine e ingiustificate di antisemitismo.

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Tomas Tyn, durante la consacrazione sacerdotale ricevuta dal Beato Paolo VI

Queste forze sono più efficaci e dannose se hanno influsso nella Chiesa, se hanno potere politico o se riescono a diffondere idee e costumi errati, che finiscono col nuocere all’autorevolezza ed alla fama del Santo.

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Dio permette queste opposizioni non certo per spegnere la memoria del Santo, ma al contrario per mettere alla prova, irrobustire e diffondere la devozione nei suoi riguardi, addestrando i suoi devoti a rispondere agli attacchi ed alle obiezioni.

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Dopo duemila anni di civiltà cristiana, siamo abituati da una certa agiografia più interessata a lodare il Santo che alla verità storica, a concepire la via che conduce alla loro canonizzazione come una specie di cammino trionfale in mezzo ad una folla acclamante di entusiasti fedeli, mettendo in ombra, minimizzando o tacendo del tutto l’azione di quelle forze, spesso dall’interno stesso della Chiesa, che si sono opposte alla canonizzazione del Santo, quasi nel timore che ciò possa gettare una qualche ombra sulla sua venerabilità.

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Del resto la Chiesa, nella sua millenaria saggezza ed esperienza delle cose umane, ha ormai elaborato da secoli un’apposita procedura giuridica per regolare lo svolgimento del dibattito circa la verifica dell’effettiva santità del candidato. È questo il processo di beatificazione e canonizzazione. Ovvero si tratta di verificare, mediante un vaglio di testimonianze, se la fama sanctitatis del candidato ha o non ha un effettivo fondamento fattuale e giuridico.

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Tomas Tyn, poco prima della sua morte

Non è escluso che gli avversari della beatificazione possano produrre, in sede processuale, testimonianze o prove contro la santità del candidato, tali da indurre il giudice ad annullare la Causa. Ma è evidente che un’eventuale azione di forza, tesa a fermare il processo dall’esterno, sarebbe giuridicamente nulla e moralmente molto riprovevole, anche se ciò, purtroppo, è avvenuto nel caso di Padre Tomas Tyn, figura particolarmente cara ai Padri dell’Isola di Patmos ed a tutta la nostra redazione.

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Un fatto del genere è stato reso possibile dall’attuale clima di confusione nel campo della fede, per il quale molti non sanno distinguere ciò che è cattolico da ciò che è eretico o ciò interessa loro relativamente, perché è diffusa l’opinione che, a seguito dell’ecumenismo, l’essere cattolico od eretico, le idee di San Tommaso o quelle di Lutero, non si oppongono come vero e falso, ma semplicemente come opinioni diverse.

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Così molti, non solo teologi, ma anche tra i pastori, sono cattolici di nome, ma non di fatto. Di fatto sono eretici; ma nessuno è capace di toglier loro dalla mente di essere più che mai cattolici, ed anzi cattolici moderni e avanzati.

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Avviene così che il vero cattolico, per esempio un Tomas Tyn, venga perseguitato ed osteggiato da falsi cattolici, presenti nel suo stesso Ordine. Certamente, questo è sempre avvenuto nella storia della Chiesa. Si pensi solo alle persecuzioni dei protestanti contro i cattolici nel XVI secolo.

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Il Domenicano San Giovanni di Colonia, in quel periodo fu martirizzato dai luterani. Ed è sempre successo che certi Santi siano stati perseguitati o incompresi o subissero prove dai Superori. Qui gli esempi non si contano. Basti solo pensare ad un San Pio da Pietrelcina o un San Giovanni della Croce o una Santa Teresa di Gesù o un Padre MarieJoseph Lagrange.

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Due riformatori

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il Sommo Pontefice Alessandro VI e il domenicano Girolamo Savonarola

Tuttavia non può accadere che un Papa martirizzi un Santo. A tale proposito basti pensare al caso del domenicano Girolamo Savonarola, che nella realtà dei fatti fu abbandonato alla pena capitale dal Papa, non perché eretico, ma perché a detta di Alessandro VI, disobbediente.

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Il Papa infatti riconobbe l’ortodossia di Fra Girolamo, né si può sospettare di eresia il Papa, perché non è possibile. Certo, Savonarola fu vittima del Papa, non però per motivi di fede, ma perché il Papa non sopportò il suo messaggio profetico e morale, e la sua riforma dei costumi, di ispirazione cateriniana, che suonava aspro rimprovero verso la Corte Romana e per il Papa stesso.

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Era una riforma che toccava solo i costumi e non come quella falsa di Lutero, che corruppe la dottrina ed ebbe la sfrontatezza inaudita non solo di accusare Papa Leone di eresia, ma addirittura di rifiutare l’istituto stesso del papato. Invece, il rimprovero fatto al Papa dal Savonarola toccava solo la sua condotta morale e il suo governo della Chiesa, perché per quanto riguarda il Magistero pontificio, egli sapeva benissimo che il Papa non può errare nel dogma e che quindi non può accadere che un Papa eretico condanni un innocente con l’accusa di eresia.

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la statua posta dinanzi al Castello Estense di Ferrara, città natale di Girolamo Savonarola

Dunque al Savonarola non conviene propriamente il titolo di “martire”, perché sarebbe ingiusto ed offensivo per il Papa, fosse anche un Alessandro VI che non brillava di virtù nella sua vita privata, ma semmai quello di “confessore”. Si può comunque e si deve parlare di ingiusta condanna, della quale poi il Papa stesso si pentì, anche perché egli in un primo tempo dette ascolto a male lingue. Facendo in recente passato alcune ricerche storiche sulla figura del Savonarola, ho potuto scoprire che una pessima figura la fece anche il Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, Gioacchino Turriani, che alla morte di questo celebre Frate scrisse una meschina lettera adulatoria al Papa rallegrandosi con lui per quella che egli giudicava la punizione di un criminale.

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Il Savonarola non è stato dunque ucciso in odio alla fede, che nel Domenicano era purissima, ma in odio al suo messaggio profetico e  riformatore. Se dunque la Causa di Padre Tomas Tyn è stata bloccata dai modernisti, Roma, che non erra nella fede, e che un giorno, prima o poi, condannerà l’attuale riflusso di modernismo, riconoscerà la santità del Servo di Dio. Il modernismo passerà, Padre Tomas Tyn resterà. Deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles.

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La problematica delle canonizzazioni

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Il Sommo Pontefice Pio XII, difensore della fede e difensore dell’umanità, inclusi gli ebrei perseguitati dal regime nazista. Il suo processo è concluso da tempo ma di procedere alla sua beatificazione non se ne parla. Nell’aprile del 2007, la foto di Pio XII fu esposta in modo oltraggioso a Gerusalemme al Museo Yad Vashem tra le immagini dei gerarchi nazisti … [cf. QUI]

Sono rare le glorificazioni di Santi che avvengono senza intoppi e per una specie di plebiscito di popoli e suppliche di principi al Papa, come accadeva per i Santi della Riforma tridentina.

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Ricordiamo infatti che la santità dello stesso Fondatore del cristianesimo, Nostro Signore Gesù Cristo, è stata riconosciuta dai suoi discepoli, nonostante la fortissima opposizione esercitata proprio da quelle Autorità, che avrebbero dovuto riconoscerla. Ed ancor oggi, dopo duemila anni, le autorità dell’ebraismo si rifiutano di riconoscere la santità di Cristo.

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Questi problemi nascono soprattutto quando si pone la questione dell’opportunità o possibilità, da parte della Chiesa, di avviare una Causa di Beatificazione. Esistono infatti autentici santi giuridicamente canonizzabili, ma, siccome il canonizzare è anche un atto con intenti e riflessi pastorali, che devono essere adatti ed utili nella situazione ecclesiale presente, può capitare l’esistenza di Santi che abbiano anche tutti i requisiti richiesti, ma è possibile che la Chiesa, almeno per il momento, ritenga inopportuno o impossibile procedere alla canonizzazione, come nel caso dei due diversi ma simili paradigmi riportati inizialmente: il Venerabile Pontefice Pio XII ed il Padre Leon Dehon.

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Questo accadde, per esempio, quando ai tempi del Beato Paolo VI ci fu chi cercò di promuovere la Causa dei martiri della Guerra civile spagnola, ma l’Episcopato spagnolo, omnibus perpensis, giudicò che per il momento la cosa non era opportuna o conveniente. Giunsero però i tempi favorevoli, col pontificato di San Giovanni Paolo II e la cosa fu fatta. 

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il Padre Leon Dehon, a processo finito e concluso, la cerimonia di beatificazione è rimandata a tempo indefinito in seguito ad una protesta della Comunità Ebraica che avanza una improbabile e peregrina accusa di antisemitismo nei suoi confronti. Cosa accadrebbe se la Chiesa Cattolica entrasse nello stretto merito delle decisioni della Comunità Ebraica, o meglio ancora, del Bene Berit o della Federazione Sionista Mondiale ?

Per i miei contatti giornalieri con il Padre Ariel S. Levi di Gualdo e per la mia vicinanza anche col Padre Giovanni Cavalcoli, che si sono entrambi occupati delle cause dei santi, ho potuto apprendere che se una Causa si mette in moto, vuol dire che esiste, come dettano le norme della Chiesa in merito, una fama sanctitatis nel Popolo di Dio, data da una sua sufficiente diffusione, a giudizio del Vescovo competente o della Santa Sede, che su questa base danno il via al processo o all’inchiesta diocesana. Dopodiché occorrono anche altri elementi attinenti alla regolarità e libertà del processo, come per esempio lo zelo del postulatore, la rettitudine del giudice, la diligenza dei periti, l’obbiettività e la credibilità dei testimoni, fino alla disponibilità di sufficienti mezzi finanziari necessari per portare avanti la causa, considerando che alcuni processi possono richiedere ricerche anche in varie parti del mondo, perizie clinico-scientifiche quando si tratta di accertare miracoli, nell’esame dei quali sono quasi sempre coinvolte intere equipe di studiosi, e ciò con i relativi costi.

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Nella storia dei processi di beatificazione le cose non scorrono sempre lisce, perché il candidato può essere discusso, incompreso e contrastato all’interno stesso della Chiesa e anche per lungo tempo, finchè non si fa chiarezza e le opposizioni sono vinte. Si pensi ai casi di Antonio Rosmini o di Duns Scoto, di Pio IX, di Pio XII o di  MarieJoseph Lagrange.

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Del Savonarola si discute da cinque secoli se meriti di essere beatificato, ed ancora la Chiesa non è giunta ad una conclusione. Meister Eckhart è stato un uomo virtuoso, ma il suo era un pensiero con radici panteiste. Chissà quanti Santi si sarebbero potuti proclamare nei Paesi comunisti, se il regime non avesse messo il bavaglio alla Chiesa. Dio permette che i malvagi blocchino o impediscano il formarsi o la continuazione di alcune Cause, per fortificare i fedeli nel martirio e punire gli empi sacrileghi.

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un gruppo dei martiri della Guerra civile spagnola, i Padri Redentoristi. Dopo lo scoppio di quel conflitto interno, alcune famiglie religiose furono interamente sterminate sul territorio spagnolo, i soli Frati Agostiniani, persero 98 religiosi

Ciò può ritardare anche di molto l’avvio stesso del processo. La Causa dei martiri della Guerra civile spagnola è iniziata solo con San Giovanni Paolo II, una volta superata l’opposizione da parte dei comunisti spagnoli. E queste difficoltà avvengono non tanto per i Santi delle opere della misericordia corporale, le Cause dei quali procedono di solito in modo veloce, con successo e senza scosse, poiché ogni persona di buon cuore, anche se non credente, riesce ad apprezzare chi si dedica ai poveri, ai piccoli, ad anziani o ammalati.

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I casi di martirio evidente hanno sempre avuto la possibilità di un iter veloce. Ma non sempre sono sicuri e può esserci il sospetto che non si tratti di vero martirio, in odium fidei. È poi necessario che non vi siano ostacoli da parte del potere politico, perchè o un potere anticristiano potrebbe opporsi o perché certi casi di supposto martirio possono essere in realtà ribellione civile o sovversione politica. Certi regimi totalitari sono abili nel far passare per sovversione casi di vero martirio.

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Napoleone perseguitò i monaci, i Domenicani  e i Gesuiti, ma fu benevolo verso gli istituti ospedalieri o di assistenza sociale. Tutti capiscono la santità di Don Luigi Orione, di San Camillo de’ Lellis, di San Giovanni Bosco, pochi quella di San Tommaso d’Aquino o di Sant’Atanasio d’Alessandria, di San Giovanni Crisostomo o di San Roberto Bellarmino.

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Il Cardinale Rafael Merry del Val, Segretario di Stato di San Pio X e “grande mano ispiratrice” della enciclica di condanna al modernismo Pascendi Dominici Gregis. La sua causa di beatificazione è ferma, grazie anzitutto alla inettitudine del Collegio Spagnolo che da mezzo secolo è titolare della postulazione …

In un momento come questo sarebbe cosa ardua, per non dire veramente impossibile, portare avanti la causa di beatificazione di un modello di virtù e di dottrina come il Cardinale Rafael Merry del Val, che da giovane diplomatico della Santa Sede fornì tutti i necessari materiali a Papa Leone XIII che procedette poi a dichiarare la invalidità delle sacre ordinazioni nella Comunità Anglicana, essendo venuta meno la continuità della successione apostolica, tanto che non possiamo neppure più parlare di ordinazioni illecite, trattandosi di ordinazioni del tutto invalide. Per non parlare del contributo fondamentale e insostituibile dato dal Merry del Val a San Pio X per la sua condanna al modernismo. Sicuramente, un giorno, Merry del Val conoscerà gli onori degli altari, ma non certo in questo momento storico caratterizzato da terribili derive teologiche.

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Le Cause più contrastate sono quelle che toccano le opere della misericordia spirituale, come, per esempio, l’insegnare agli ignoranti ed ammonire i peccatori, benché esse in se stesse siano più importanti. Infatti non fa difficoltà riconoscere i bisogni fisici nostri e degli altri. Invece l’orgoglio ci acceca, quando cerchiamo la gloria di questo mondo, quando dobbiamo riconoscere di essere caduti nell’eresia, quando non vogliamo rinunciare al peccato, e quando non vogliamo lasciarci correggere.

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Per questo, coloro che educano alla virtù, alla sapienza e alla santità, i riformatori, le guide spirituali, coloro che difendono gli oppressi o cacciano i venditori dal tempio, i fustigatori dei vizi, gli annunciatori dei castighi divini, coloro che scoprono le magagne dei furbi o che tentano di correggere i Superiori, sono spesso incompresi, contrastati, ed a volte odiati, persino dai Superiori, dai fratelli di fede, e dai confratelli di religione o di sacerdozio.

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il Sommo Pontefice Pio X ? Oggi non avrebbero neppure permessa l’apertura della prima fase diocesana per il suo processo di beatificazione, ed i modernisti ne avrebbero decretata la damnatio memoriae

I malati nel corpo normalmente si lasciano guarire e ne hanno piacere, ma non sempre è così per i malati dello spirito, anzi a volte non riconoscono neppure di essere malati. E allora comprendiamo perché le Cause di coloro che si sono dedicati saggiamente, eroicamente e coraggiosamente, con immensa carità, alla cura di questo tipo di malati, siano di difficile avvio e, quando sono avviate, gli avversari le vedono come fumo negli occhi, ed oppongono slealmente mille ostacoli e mille cavilli e false ragioni, quando non ricorrono alla costrizione, per fermarle o annullarle. “Chi compie il peccato, dice Cristo, odia la luce”.

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Nel campo della cura del corpo, esiste un’unica scienza medica, con le relative prescrizioni terapeutiche, accettate da tutti. Invece, nel campo della cura dello spirito, esiste bensì una scienza morale oggettiva, corroborata dalla teologia morale, di per sé oggettiva ed universale.

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In questo caso è più difficile analizzare il problema e dare poi adeguata cura, perché la materia è più complessa ed oscura e le passioni intorbidano maggiormente il lume dell’intelletto. Da qui la lotta delle filosofie e delle religioni fra di loro e la difficoltà della condivisione unanime dei valori universali. Da qui, anche all’interno stesso della Chiesa, i contrasti di valutazione nel giudicare della santità o meno di un dato soggetto.

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La problematica della Causa di Padre Tomas Tyn

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Tomas Tyn

Tomas Tyn

Padre Tomas Tyn, come il lettore che lo conosce avrà già capito, si trova, come  teologo e moralista, in questa categoria dei medici dello spirito. Egli ha lasciato una fama di santità, diffusasi poi nel mondo, a cominciare da Bologna, dove egli operò dal 1972 al 1989. 

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Anche nella sua Patria, la Repubblica Ceca, ha lasciato una fama di santità, tanto che è là che la Causa è stata ufficialmente promossa, a seguito della notizia impressionante che il giorno della sua pia morte, il 1° gennaio 1990, aveva coinciso con la data dell’inaugurazione del nuovo governo nella Patria, liberata dal regime comunista. Infatti, come narrato negli atti, il Servo di Dio, il giorno della sua ordinazione sacerdotale, per le mani del Beato Paolo VI, il 29 giugno 1975, aveva fatto offerta a Dio della propria vita per la liberazione della Patria e della Chiesa dal comunismo.

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Padre Tomas ha rivissuto quello che San Giovanni dice di Cristo: «Venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto». In vita fu perseguitato dai comunisti della sua Patria, tanto da doverla lasciare. Dopo la morte, benché ammirato e venerato dai buoni, dentro e fuori del suo Ordine, egli è ancora oggetto di ostilità, disprezzo ed incomprensione da parte del mondo.

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l’immagine di Tomas Tyn diffusa dall’ufficio della postulazione per la sua causa di beatificazione

L’alto spirito di servizio della sua parola profetica di Domenicano, la confutazione inoppugnabile degli errori, la franca, tonante e coraggiosa predicazione del Vangelo nella sua integralità, nella linea del Concilio Vaticano II e della Tradizione, la veemenza della sua denuncia dei traviamenti e della rilassatezza all’interno della Chiesa e dell’Ordine, fu certamente apprezzata da molti cattolici e non cattolici, ma gli procurarono anche forti ostilità, ora sorde ora aperte, all’interno e fuori dell’Ordine.

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Infatti, iniziata l’inchiesta diocesana nel 2006 a Bologna, in un’atmosfera serena e ricca di speranze, subito le ostilità maligne cominciarono a emergere nell’ombra, tanto che i lavori per la Causa furono purtroppo improvvisamente, inopinatamente e bruscamente interrotti nel 2012 per un ingiusto, inspiegabile ed inspiegato intervento dall’esterno del tribunale diocesano, quasi certamente sotto la pressione delle forze ostili di impronta modernista, comunista e massonica, che erano i principali obbiettivi polemici della buona battaglia del Servo di Dio.

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Tomas Tyn 3

Tomas Tyn

In tal modo Padre Tomas, nel cui insegnamento e nella cui vita è contenuto un alto anelito di libertà, come ha dovuto sperimentare in vita il regime comunista, così similmente dopo la morte, la Provvidenza ha permesso che la sua santa memoria dovesse sopportare in realtà una sorta di martirio di un intervento dispotico incompetente e repressivo, che ha fermato il regolare decorso dell’inchiesta, senza previa discussione nella sede adatta, che sarebbe stata quella del tribunale, circa l’opportunità o la necessità di una decisione così grave, un fatto in certo senso ancora più grave della persecuzione comunista, in quanto proveniente dall’interno stesso di quell’Ordine, nel quale il Servo di Dio era stimato da molti confratelli; Ordine che egli ha tanto amato e così esemplarmente ha servito ed onorato.

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L’auspicio vivo e appassionato di noi devoti, degli studiosi e ammiratori di Padre Tomas Tyn, presenti nell’Ordine Domenicano come nel laicato e in tutta la Chiesa, sia in Italia che nella sua Patria e all’estero, nei ceti colti come in quelli popolari, cattolici e non cattolici, è che i Superiori competenti dell’Ordine e della diocesi di Bologna, resisi consapevoli del grave errore commesso dai responsabili di questo infelice gesto, prendano gli opportuni provvedimenti o iniziative per rimediare a questo guasto, ordinando le cose in modo da far ripartire una Causa tanto valida ai fini della nuova evangelizzazione, della confutazione dei numerosi errori, che corrompono la fede e i buoni costumi, e della pacificazione, nella Chiesa, tra le fazioni contrapposte.

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Tomas Tyn

Tomas Tyn

Forse i Superiori, più che lasciarsi intimorire per una ricerca poco dignitosa del quieto vivere, dagli atti ostili effettivi o possibili contro il Servo di Dio, da parte di quelle correnti ecclesiali ed extraecclesiali, contro le quali egli mette in guardia con tanta acribia e saggezza, dovrebbero guardare all’esempio dei Santi dell’Ordine e dello stesso Servo di Dio, che non si lasciavano intimidire davanti alla potenza degli avversari, ma li sfidavano impavidamente, da forti cavalieri della fede, secondo un motto dell’Ordine: Fortiter, viri fortes.

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Nella Chiesa di oggi, paragonata dal Papa ad un ospedale da campo della terza guerra mondiale, stracolmo di sofferenti e feriti di ogni genere, già con carenza di personale medico, sottrarre alla cura dei malati un medico valido e zelante come Padre Tomas Tyn, sotto pretesto che certi feriti non lo accetterebbero o che addirittura non esistono, o inventati dallo stesso Tomas, appare un’idea di grave insipienza, tale da destare il forte sospetto che non venga da uomini veramente preoccupati del bene della Chiesa e delle anime, ma di restare a galla nel mare del mondo. Il celebre filosofo Ludwig Wittgenstein, accortosi dell’arduità della speculazione filosofica, ebbe l’umiltà di fare l’ortolano in un monastero femminile. Forse questo sarebbe il mestiere migliore per alcuni.

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la tomba di Tomas Tyn, frate e sacerdote dell’Ordine dei Frati Predicatori, uomo di fede e di sublime scienza teologica

Peccato che in occasione dell’VIII° centenario della fondazione dell’Ordine Domenicano, non sia stata colta questa circostanza per rilanciare la Causa di Tomas Tyn. Gli organizzatori darebbero prova che questo anniversario non si risolva solo in commemorazioni storiche, toccanti liturgie, manifestazioni artistiche, simpatici filmati e dotti discorsi accademici, ma, cosa fondamentale, possa essere uno stimolo potente per la Famiglia Domenicana e per la Chiesa tutta, alla ricerca della santità, con lo sguardo ammirato ai Santi dell’Ordine, nella volontà di imitarli e onorarli, e nella coscienza che l’ideale domenicano è tuttora fecondo di frutti ubertosi.

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Dall’Isola di Patmos, 6 Gennaio 2017

Epifania del Signore Gesù

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NOTE

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[1] Edizioni IF Press, 2016, a cura del Cenacolo di San Domenico e dell’Associazione Internazionale Tomas Tyn [AITT], fondata dallo stesso Battisti che ne è presidente dal 2013, col fine di promuovere la conoscenza della figura e delle opere di Padre Tomas Tyn.

[2] Cf. Ed. Fede e Cultura, Verona.

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Teologia del terrore? In verità, i terroristi dell’ISIS, sono “cristiani anonimi”

TEOLOGIA DEL TERRORE ?  IN  VERITÀ I TERRORISTI DELL’ ISIS  SONO “CRISTIANI ANONIMI”

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Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole [ II Tm 4,3 ]

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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quando la correttezza politica clericale diventa stoltezza: un parroco di Potenza, per “costruire ponti e non muri”, mette dentro il presepe la Vergine Maria vestita con il burka

Secondo la dottrina della grazia  ― quella cattolica, s’intende ― mi domando: come vedrebbe un seguace di Karl Rahner i terroristi dell’ISIS? È interessante metterci nella sua mente per comprendere le conseguenze che ne vengono fuori.

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Vediamo anzitutto qual è il concetto rahneriano del “cristiano anonimo” [1]. Non si tratta, come alcuni ingenuamente e benevolmente hanno interpretato, del semplice fatto, assodato dal Magistero della Chiesa sin di tempi del Beato Pio IX e confermato dal Concilio Vaticano II, che qualunque uomo in buona fede e di buona volontà che non conosce il Vangelo, riceve comunque da Dio la possibilità di salvarsi. Il discorso di Rahner è del tutto diverso, perché si tratta invece di una modalità della concezione dell’uomo, inteso come soggetto spirituale autotrascendente nella storia, essenzialmente in grazia. Per capire allora che cosa è il cristiano anonimo di Rahner, bisogna che vediamo che cosa è per lui la grazia in rapporto a Dio e alla natura umana.

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Usiamo, come criterio di giudizio, la concezione cattolica. In questa concezione, la grazia divina è un dono, una “somiglianza con Dio” [2], una vita divina, una qualità soprannaturale gratuita, partecipata all’anima a modo di accidente, dato che solo Dio può essere grazia sostanziale e sussistente, quindi infinita o increata. Se la grazia non fosse in noi a questo modo accidentale, noi saremmo Dio e questo sarebbe panteismo.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : a Montefiore Conca nel riminese, il presepe di Gesù Bambino dentro il canotto [cf. QUI]

La grazia non scaturisce dalla natura e non ne completa l’essenza, ma solo la risana e perfeziona nelle operazioni. La natura razionale è già presupposta in se stessa, come soggetto della grazia, sicché la grazia è aggiunta gratuitamente da Dio all’anima, al di sopra delle sue forze ed aspirazioni naturali [3], per liberare l’uomo dal peccato e guarire la natura umana (gratia sanans) ed elevarla, in Cristo, oltre i suoi limiti, alla condizione di figlio di Dio (gratia elevans).

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La grazia non è una proprietà essenziale o necessaria della natura, benché nella natura ci sia una disponibilità a riceverla [4]. La grazia purifica e perfeziona la natura, ma è una qualità accidentale operativa, acquistabile con la buona volontà e distruttibile col peccato.

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La grazia è necessaria alla salvezza, perché, nella condizione di corruzione e di miseria conseguente al peccato originale, l’uomo, con le forze che gli restano, non sarebbe capace, senza di essa, di realizzare sufficientemente le virtù e di possedere Dio come suo fine ultimo e sommo bene.  

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : ecco un altro gommone, quello del Vescovo di Mazzara del Vallo, che allestisce “il presepe dei migranti” [cf. QUI].  Facciamo notare che il Vescovo di questa diocesi, sotto il precedente pontificato, indossava paramenti disegnati da Giorgio Armani [cf. QUI, QUI], sotto quello attuale è invece tutto migranti&Povertà. In Sicilia, il Tomasi di Lampedusa, questi soggetti li chiamava … gattopardi.

La grazia rende l’uomo “figlio di Dio” [5] ad immagine del Figlio, per cui anche il credente sull’esempio di Cristo, può chiamare Dio “Padre” sotto l’impulso dello Spirito Santo [6].

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La grazia dà vita all’anima e vivifica le potenze, intelletto e volontà, come radice delle virtù teologali: fede, speranza e  carità. La fede non è un sapere apriori, ma aposteriori, preceduto dalla ragione. I concetti di fede, definiti nel dogma ecclesiale, sono sempre, universalmente e assolutamente veri, anche se esiste un progresso nella conoscenza del dato rivelato. Dio esiste prima del mondo, ma la nostra conoscenza parte dal mondo per arrivare a Dio. Dio è apriori nell’essere e nel sapere che Egli ha di Se stesso, non nel nostro sapere.

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La grazia della fede sboccia nella carità, per la quale l’uomo diventa “amico” di Dio [7] e si unisce a Lui tanto intimamente, che Gesù parla di “una cosa sola con Dio” [8], espressione evidentemente enfatica, che non va presa alla lettera, sennò  comporterebbe confusione della natura umana con quella divina, e sarebbe panteismo.

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La grazia aumenta con l’esercizio delle virtù. Sotto l’influsso dello Spirito Santo la carità produce l’esperienza mistica, che è la pregustazione, la “caparra” [9]  e la “primizia[10] della gloria futura della beatitudine celeste.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : il Presbìtero Vitaliano Della Sala è una vecchia conoscenza, in pratica ha fatto il seminario nei circoli no-global ed ha studiato teologia sui testi di Mario Capanna e Rossana Rossanda, ed in modo coerente eccolo mettere il Verbo Incarnato dalla stalla al gommone … [cf. QUI]

Per Rahner, la grazia in noi, non è invece un dono divino creato, ma è Dio stesso, è un’autocomunicazione così piena ed intima di Dio all’anima, che Dio diventa “quasi causa formale” dell’anima, il costitutivo più radicale della natura umana. Dice Rahner: “Il mysterium che la fede cristiana confessa consiste assolutamente in ciò che la Realtà assoluta di Dio può non solo opporre a Sé l’altro da Sé” (=creazione), “ma vuole arrischiarSi a comunicare Se stessa a questo altro” [11]. Essa ha un carattere apriorico, di “esperienza preconcettuale”, cioè non si aggiunge alla natura umana, che in precedenza ne è priva per il peccato, ma come radicalizzazione e vertice supremo ed orizzonte infinito dell’autotrascendenza umana. Con la grazia la natura da finita diventa infinita. Non riguarda l’operare ma l’esistere: è un “esistenziale soprannaturale”.

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Si noti che per Rahner il possesso della grazia non è possesso di questo e non di quell’individuo, possesso ora presente, ora assente, sì che uno possa possedere la grazia e l’altro no, o che il medesimo individuo nello scorrere del tempo possa ora possederla ora non possederla, ma è fattore necessario, permanente, obbligatorio ed universale della pienezza della natura umana come tale. Essa è richiesta dalla natura come esigenza della natura. Per questo, secondo Rahner, nessuno è privo della grazia.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza: titola trionfalmente il settimanale Famiglia Cristiana, da anni ormai scaduto in Fanghiglia Cristiana: «Il Natale dei Profughi» [cf. QUI]. Noi siamo rimasti indietro parecchio, nel credere che il Natale sia il mistero del Verbo Incarnato

Rahner ammette la concettualizzazione della fede, ma secondo lui il concetto di fede è solo un’espressione incerta, contingente, facoltativa, rivedibile, correggibile, discutibile e particolare, storicamente condizionata e relativa alle varie culture, dell’esperienza trascendentale ed atematica della grazia.

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In base a queste idee ogni uomo come tale – diversamente non sarebbe uomo – è un “cristiano anonimo”, ossia è sempre in grazia fino alla morte, cosicché tutti gli uomini si salvano. Il peccato esiste, ma non può vincere o togliere la grazia. Secondo Rahner, il peccato non ha bisogno di essere espiato. Per questo egli nega che la passione di Cristo abbia avuto una funzione soddisfattoria o riparatrice. È stata solamente la sofferenza di chi ha voluto sentirsi lontano da Dio.

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Per questo Rahner ritiene che il peccato venga immediatamente perdonato da Dio: “l’esperienza della colpa radicale ― egli dice [12] ― senza sbocco, è tuttavia subito perdonata in maniera inconcepibile”. Altre volte ritiene il peccato come un’azione abortita o fallita che crolla da sola.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : il presepe dell’Associazione Salesiana di Bari, Gesù nato sul gommone [cf. QUI]

In base a queste considerazioni risulta chiaro che noi cattolici e i terroristi dell’ISIS, siamo tutti soggetti dell’ “esperienza trascendentale” della grazia. Sul piano categoriale, ossia dottrinale, invece, noi e loro abbiamo concezioni religiose opposte, ma non ha importanza, perché secondo Rahner i contrasti di idee tra le varie religioni non compromettono l’universale esperienza della grazia.

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Secondo Rahner, una medesima proposizione teologica o dogmatica può andar soggetta ad interpretazioni tra di loro contraddittorie, senza che sia possibile stabilire un’unica interpretazione. Così, per esempio, il concetto di Dio in noi e negli islamici presenta elementi di contrasto. Ma non occorre né è possibile stabilire una unica interpretazione valida per noi e per loro.

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Del resto, ritiene Rahner, all’interno dello stesso mondo cattolico esistono posizioni conservatrici ancora legate al tomismo, accanto ad altre che assumono la filosofia moderna o quella trascendentale. Le prime pretenderebbero di trovare eresie nelle seconde. Ma queste, che secondo Rahner hanno una visuale aperta, non accettano di essere portate sul terreno dell’alternativa eresia-ortodossia per l’incertezza e la soggettività del giudizio che – a loro avviso –  su di essa si fonda. Per i rahneriani, categorie decisive di approvazione o rifiuto sono invece rispettivamente il moderno e il superato. Non esiste infatti per Rahner una verità al di sopra della storia, ma ogni verità è sempre immersa nella storia, sicché la verità di oggi è l’errore di ieri e l’errore di ieri è la verità di oggi.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : Diocesi di Lamezia Terme, uno tra i presepi italiani celebrati dal quotidiano l’Avvenire come simbolo di accoglienza dei migranti [cf. QUI]

I rahneriani respingono l’idea di una verità certa, universale, immutabile e soprastorica. La verità ― essi pensano ― non è un’astrazione immobile fuori dal tempo; la verità è la modernità, è quello che oggi si ritiene esser vero, è la verità concreta ed esistenziale della storia, del moderno, del tempo presente, è adeguarsi alla prassi e alla forze attive dell’oggi. E’ la verità di chi comanda. Quindi i rahneriani, convinti del fatto che gli Islamici si salvano col Corano e scettici circa l’universale obbligatorietà dei dogmi cattolici, non avrebbero certamente difficoltà, una volta che la religione, la cultura, il costume, la politica e la finanza dell’Islam dovessero prender piede in Europa, a costruire un cattolicesimo biblico-coranico, così come Rahner ha costruito un cattolicesimo hegheliano ed heideggeriano.

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Bisogna dire allora, seppur con rammarico, che ai rahneriani non interessa la verità astratta, ma la verità del potere politico del momento, come oggi essi sono soggetti socialmente ed economicamente della massoneria, del liberalismo, del sionismo, del luteranesimo e del comunismo.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : presepe realizzato da un gruppo Scouts, ennesima nascita sul barcone, con tanto di mezzaluna rossa a poppa dell’imbarcazione [cf. QUI]

Un domani che gli islamici, aumentati di numero, dovessero conquistare in Europa una forte egemonia culturale e politico-economica, i rahneriani certamente non avrebbero difficoltà, per mantenere il loro prestigio, per non avere noie o per non subire persecuzioni, ad avvicinarsi al Corano, magari in sintesi con Hegel, così come Rahner ha accostato San Tommaso d’Aquino ad Hegel. Potrebbero quindi tentare un incontro di Hegel con Maometto, e comunque tale sintesi verrebbe considerata da loro una delle molteplici espressioni categoriali dell’esperienza trascendentale. Resta però a vedere se gli islamici saranno disposti ad accettare una simile operazione, che assomiglia a quella con la quale i  modernisti sono riusciti a mescolare l’Aquinate con Hegel. È nota infatti l’intransigenza islamica, per la quale i musulmani non sono disposti ad ammettere altra teologia al di fuori di quella del Corano, che peraltro è alla base della religione di Stato degli Stati islamici e quindi fruisce del potere coercitivo dello Stato, come avviene nei paesi comunisti per l’ateismo.

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Ma i rahneriani sono talmente astuti, che non ci sarebbe da stupirsi se riuscissero ad avvicinare il Corano all’idealismo tedesco, così come sono riusciti ad avvicinare ad esso larghi strati della teologia cattolica. In fin dei conti nell’ idealismo tedesco i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione non sono che pallide immagini (Vorstellung) dell’unico Assoluto. Certo, resterebbe l’ostacolo che il Dio coranico è trascendente e creatore, mentre quello hegeliano è immanente al mondo. Ma come i rahneriani sono riusciti a convincere i cattolici circa il valore del loro Dio, che cosa ci impedisce di credere che riuscirebbero a fare la stessa cosa per gli islamici? 

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Se i rahneriani dovessero trovarsi a mal partito nelle trattative con gli islamici, e se questi intimassero loro sotto minaccia di morte di convertirsi all’Islam, senza alcun sincretismo, i rahneriani potrebbero sempre adottare come soluzione l’assunzione del Corano a livello categoriale, ma resterebbe sempre salva l’ esperienza trascendentale.

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senza limiti la gara clerical-corretta alla stoltezza : messaggio in bottiglia … Puer natus est ! Gesù è nato sul barcone-bottiglia, con lo sfondo dei colori della bandiera della pace e tutti gli annessi e connessi [cf. QUI].

La Chiesa Cattolica europea, che conosce già da tempo al suo interno tendenze che si considerano accoglienti e aperte al diverso, come ora è sotto l’orbita dei rahneriani, così passerebbe sotto l’egemonia musulmana, come del resto avviene da 14 secoli nei paesi dove i cristiani vivono in mezzo ai musulmani.

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Resterebbe la resistenza, magari fino al martirio, dei cattolici che rifiutano gli errori del Corano, e che sarebbero considerati da rahneriani e musulmani come chiusi e retrivi fondamentalisti. Il problema più grosso sarebbe quello di come convincere il Papa ad accogliere Maometto.  Per risolvere il problema i rahneriani potrebbero interporsi per ottenere un accordo.

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Avanziamo allora alcune ipotesi di eventuali accordi [13]. Le autorità islamiche in accordo con i rahneriani cercherebbero di convincere il Papa, già un po’ inclinato in tal senso, che i terroristi ― persone in fondo in buona fede, dato che tutti si salvano ―, interpretano male il Corano, che promuove la pace e rifugge dalla guerra di religione. E, a tal fine, potrebbero sottoporgli alcune idee. I terroristi potrebbero incentivare le conversioni all’Islam, mentre i cattolici potrebbero ottenere il paradiso grazie al martirio, pertanto …

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– Gli islamici, assieme ai rahneriani, potrebbero proporre al Papa di essere coadiuvato nel governo della Chiesa dal Gran Muftì dell’Università Al-Azar del Cairo. Papa Benedetto XVI, se è ancora in vita, verrebbe in tal caso allontanato dal Vaticano e posto in un pensionato per anziani sotto sorveglianza islamica.

– Per diventare vescovo bisognerà aver trascorso almeno 5 anni come imam in una moschea.

– Si potrebbe realizzare una riforma degli studi ecclesiastici per mezzo di una commissione mista di teologi rahneriani e musulmani.

– Gli studi tomistici saranno permessi solo a coloro che hanno raggiunto i 70 anni. Mentre la teologia di Rahner volgarizzata e il Corano saranno insegnati fin dalle scuole elementari.

– Così pure la liturgia sarebbe riformata in modo da accogliere nella Messa riti musulmani e letture del Corano.

– Si potrebbe adottare come modello per il digiuno quaresimale il digiuno del Ramadan.

– Potrebbe essere conservato l’uso della lavanda dei piedi fatta dal Sommo Pontefice a donne musulmane nella Messa in Coena Domini del Giovedì Santo.

– Nel Consiglio di amministrazione economica della Santa Sede entrerebbero a far parte tre importanti emiri dell’Arabia Saudita.

– Ogni parrocchia, al suo interno, dovrebbe avere una moschea.

– Nelle scuole della Chiesa, il Crocifisso, sarebbe affiancato dalla Mezza Luna.

– Nelle spiagge private degli istituti religiosi si dovrebbe concedere una par condicio al topless come il burkini.

– I cittadini dovranno ascoltare, oltre al suono delle campane delle chiese, anche l’invito alla preghiera rivolto al popolo dai muezzin sette volte al giorno.

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… molto meglio una Fiat 500 d’epoca che questi monotoni barconi che percorrono ormai da quasi quattro anni le chiese d’Italia in modo ripetitivo … [cf. QUI]

Dubitiamo però che il Papa si lascerebbe convincere. A quel punto egli potrebbe concepire il sospetto che i rahneriani non cerchino veramente gli interessi della Chiesa, ma abbiano di mira soltanto di dominare in essa, per cui avrebbero bisogno di un forte richiamo da parte del Santo Padre al fine di indirizzare la loro fede al vero servizio della Chiesa e delle anime.

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Varazze, 30 agosto 2016

Pubblicato il 4 gennaio 2017

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NOTE

[1] Cf il mio saggio La radice teoretica della dottrina rahneriana del cristianesimo anonimo, in Karl Rahner. Un’analisi critica, Atti del convegno teologico organizzato dai Francescani dell’Immacolata a Firenze nel 2007, a cura di S. Lanzetta, Edizioni Cantagalli, Siena 2009, pp.51-71.

[2]  Cf. I Gv 3,2.

[3] L’uomo sarebbe già felice unendosi Dio come fine ultimo dell’universo. La grazia invece fa desiderare all’uomo di vedere immediatamente la sua essenza trinitaria.

[4] La potentia oboedientialis.

[5] I Gv 3,1.

[6] cf Rm 8,14.

[7] Gv 15,15.

[8] Gv 17,11.

[9] II Cor 1,22.

[10] Rm 8,23.

[11] Cit. da Y. Tourenne, La théologie du dernier Rahner, Les Editions du Cerf, Paris 1995, p.443.

[12] Tourenne, Op.cit., p.368, nota 2.

[13] Aggiungo queste proposte a quelle da me già avanzate in altro articolo sull’Isola di Patmos, vedere QUI.

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in modo più alto degli altri, Giovanni rivelò alla Chiesa, gli arcani misteri di Dio “

In un precedente articolo abbiamo indicato i costi di gestione e le necessità dell’Isola di Patmos [cf. QUI].

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Alcuni lettori hanno inviato offerte, ma siamo lontani dal giungere al necessario per la nostra sopravvivenza.

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Come sapete, abbiamo dato avvio nell’ottobre del 2014 a questa bella e felice esperienza dell’Isola di Patmos registrando un numero di lettori sempre più in crescendo. Con una punta di cristiano e umano “orgoglio”, possiamo dire di essere, nel panorama di internet, uno tra i siti ed i blog cattolici più visitati e più letti. Dal 19 ottobre 2014 al 31 dicembre 2016, il totale delle visite ha raggiunto quasi gli otto milioni.

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... non lasciate la nostra Aquila senza benzina

Il 2015 è stato un anno di “rodaggio” nel quale L’Isola di Patmos è stata conosciuta, in un crescendo sempre maggiore di visite. Il 2016 ha segnato l’anno della raccolta del lavoro fatto, come infatti potete vedere dal grafico sotto riprodotto tratto dal sistema interno di conteggio del sito, l’anno appena concluso è terminato con 5.821.411 visite. Ciò vuol dire che L’Isola di Patmos registra una media di 485.000 visite al mese per una media di 16.000 visite ogni giorno.

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Purtroppo questi numeri molti alti non hanno corrispondenza con le entrare necessarie a sostenere le spese vive di un sito che, lungi da essere un “blog casalingo”, necessita di tutta una serie di abbonamenti annuali a pagamento, come abbiamo già dettagliato [cf. QUI].

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… non lasciate la nostra Aquila senza benzina

L’Isola di Patmos si è affidata, a partire dal nome stesso, al Beato Apostolo Giovanni, che in quest’isola dell’arcipelago greco scrisse il Libro dell’Apocalisse. Il simbolo attraverso il quale viene raffigurato il Beato Apostolo è l’Aquila.

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Cari Lettori, per volare e soprattutto per cacciare i serpenti velenosi e piombare in volo dall’alto su di loro, l’Aquila ha bisogno di benzina.

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Non lasciateci senza carburante. Sosteneteci anche con poco, ma mandateci qualche cosa in tanti.

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E che Dio ve ne renda merito.

I Padri dell’Isola di Patmos

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Potete usare il comodo e sicuro sistema Paypal









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ANNO 2016, L’EVIDENZA DI UN SUCCESSO …

statistiche-fine-2016-ok

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Cari Padri dell’Isola di Patmos,

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in questo periodo di tempesta il vostro approdo ci è sempre caro. Un piccolo suggerimento, già per esperienze vissute, gli italiani sono stati abituati a pensare che ciò che è di Chiesa debba essere gratis questo a causa del clima da pauperismo (finto) e a causa della trappola dell’8×1000.

Faccia passare, se le riesce, questo concetto: le cose buone e di valore si devono pagare o con donazione e sostegno o con abbonamento!

Altrimenti, dopo i tristi succhi di frutta allungati con acqua a cui troppo spesso ci hanno abituato i preti, adesso avremo solo fede allungata con acqua.

Vi confesso che faccio sempre più fatica a identificarmi con questa gerarchia, anche perché a qualcuno, del nostro belare di “pecore senza pastore”, non interessa proprio nulla!

Una preghiera per voi che portate avanti la buona lotta.

Cordialmente

Carlo D.P.

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Caro Carlo,

la ringrazio per averci inviato un’offerta per L’Isola di Patmos e la ringrazio per avere toccato in poche righe il grande “tasto dolente”. Molti, inclusi tanti nostri buoni fedeli, pensano veramente che noi abbiamo le budella rivestite d’oro grazie ai fantastici fondi dell’8X1000, nonché grazie ai depositi della Banca Vaticana che sarebbero più consistenti di quelli degli Emirati Arabi. Altri sono convinti che la Chiesa Cattolica sia l’istituzione più ricca del mondo, basti dire che in un blog internazionale molto seguito un economista scrisse che il Vaticano possiede i depositi aurei più ricchi del mondo (!?). Per tutta risposta io candidai questo soggetto al premio bufala dell’anno, ma soprattutto invitai altri economisti, che fossero rigorosamente non cattolici, a smentire la sua affermazione assurda.

La realtà che molti – fedeli inclusi – ignorano o spesso non vogliono vedere, è che il nostro stipendio ammonta a 850 euro al mese e che i sacerdoti che non hanno incarichi parrocchiali e che non vivono nella canonica di una chiesa parrocchiale e che non hanno altri generi di entrate, se non fossero sostenuti dalle loro famiglie sarebbero ridotti alla fame. La gente ignora che da anni il gettito dell’8×1000 è in continuo calo, altrettanto lo sono le offerte, avendo molti fedeli raccolto ed esaudito il desiderio di Colui che sogna una «Chiesa povera per i poveri». Questo il motivo per il quale, un paio d’anni fa, rivolgendomi a non pochi parroci che hanno serie difficoltà a pagare le bollette della luce e ad altri che, se non avessero la mamma vedova pensionata che gli fa la spesa con la sua pensione, avrebbero serie difficoltà di sopravvivenza, dissi di mandare le bollette delle forniture da pagare direttamente alla Domus Sancthae Marthae, scrivendo nella causale: «Bolletta di un prete povero per la Chiesa dei poveri» [vedere articolo QUI].

A questo possiamo anche aggiungere che al prete, in linea di massima, non si da, si chiede fino a che egli è in grado di assistere, esaudire, confortare, aiutare … in qualsiasi momento ed a qualsiasi ora. Poi, se nella vecchiaia e nella malattia il prete ha bisogno di un bicchiere d’acqua, difficilmente trova qualcuno che glielo porta se non ha i soldi per pagare il servizio. Questo il motivo per il quale, la Conferenza Episcopale Italiana, decise in passato di coprire i preti con una polizza assicurativa sanitaria, dopo numerosi e ripetuti casi di sacerdoti morti in stato di indigenza in qualche reparto di geriatria, abbandonati anzitutto dai loro confratelli e dall’esercito di persone alle quali avevano passato la vita a fare del bene.

Eppure, queste realtà, attraverso la fortezza della fede si mutano in veri doni di grazia che ci portano alla vera identificazione teologica, mistica ed escatologica col Verbo di Dio fatto Uomo, che conobbe e pagò l’ingratitudine del genere umano sino al suo sacrificio. Infatti, la nota espressione del Beato Apostolo Paolo …

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Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano [Gal 2, 20-21]

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… non è una filastrocca, ma l’essenza della nostra vocazione sacerdotale, che si basa sulla gratuità e sul principio « tutto dare, nulla pretendere e nulla aspettarsi in cambio ».

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I devoti fedeli con la fede gratis sempre pronta sulla bocca ma con le vipere attorcigliate attorno al portafoglio dentro le tasche, che non sostengono i sacerdoti che vivono in conformità a questi principi e le loro opere di apostolato, ne risponderanno a tempo e luogo a Dio Onnipotente.

Se infatti decine di migliaia di persone beneficiano del nostro duro lavoro apostolico, ma al tempo stesso noi ci troviamo poi in difficoltà a coprire le spese per lavorare gratis et amor Dei, vuol dire che qualche cosa non funziona, ma non in noi che abbiamo sempre dato tutto ciò che di meglio potevamo offrire, bensì in quanti beneficiano del tutto senza mai chiedersi: ed io, non dovrei forse offrire anche un piccolo sostegno a chi mostra nei fatti concreti di avere dato la propria vita a servizio dei Christi fideles ?

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Ariel S. Levi di Gualdo

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Notizie dal mondo del reale: cosa accade nella “Chiesa ospedale da campo” del Sommo Pontefice Francesco ? I veri “dubia” sono quelli circa la sua lucidità mentale, però nessuno lo dice …

NOTIZIE DAL MONDO DEL REALE: COSA ACCADE NELLA “CHIESA OSPEDALE DA CAMPO” DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO ? I VERI DUBIA SONO QUELLI CIRCA LA SUA LUCIDITÀ MENTALE, PERÒ  NESSUNO LO DICE …

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Chi mai, oggi, a un adolescente appena cresimato, oserebbe dire che attraverso quel Sacramento di grazia è divenuto un soldato di Cristo ? Chi oserebbe dire, oggi, ad un seminarista, con le parole del Beato Apostolo: «Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Nessuno infatti, quando presta servizio militare, s’intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l’ha arruolato» ? [Cf. II Tm 2,4]. E questa distruzione del concetto di Chiesa militante e di pacifico militarismo cristologico, ha portato alla totale de-virilizzazione ed a quella omosessualizzazione del clero che oggi abbiamo sotto gli occhi, grazie ai numerosi preti che salgono all’altare come show girls indossando paramenti che riproducono i colori della bandiera della pace, la stessa con la quale si urla peace and love alle parate del gay pride.

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Se il Verbo di Dio fatto Uomo, offrendo la verità ha pagato in sacrificio espiatorio per tutti, è opportuno che paghi qualche cosa anch’io per poterlo raggiungere nella gloria, con buona pace di quanti paralizzati nell’immediato del tutto e subito, magnificano le vesti splendide, o se preferiamo umili, del Re, che alla prova dei fatti, però, è sempre più nudo.

Ariel S. Levi di Gualdo, Natale 2016

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Confessore:

« Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo »

Penitente:

« Amen! »

Confessore:

« Il Signore, che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia ».

Penitente:

« Amen! ».

Confessore:

« Figlio carissimo, attraverso questo Sacramento di grazia sei venuto a chiedere perdono a Dio, di quali peccati ti accusi dinanzi alla Divina Maestà? ».

Penitente:

« Padre, anzitutto debbo dirle che mi sono confessato ieri, ma la confessione è stata da me interrotta per un diverbio col confessore ».

Confessore:

« Sono situazioni che talvolta possono verificarsi. Adesso, in modo sereno, parla pure senza timore, perché è Cristo che ti accoglie ed è lui che attraverso il dono di questo prezioso Sacramento che coinvolge l’intero Mistero della Santissima Trinità, ti concede la grazia e la remissione dei peccati [cf. Gv 20, 19-31] ».

Penitente:

« Allora comincio ripetendole ciò che ho detto ieri prima di interrompere la confessione e di venirmene via: nella Chiesa abbiamo avuto 266 Pontefici, pochi dei quali sono passati alla storia come papi santi. Altri, che sono i più, sembra quasi non abbiano lasciato traccia, lo prova il fatto che persino i cattolici di buona preparazione culturale, a malapena giungono a conoscere una decina di papi, includendo in questo numero gli ultimi tre o quattro della nostra storia contemporanea. Altri sono passati alla storia come papi politici, altri come papi guerrieri, altri come papi diplomatici, altri come papi pacificatori, altri come papi teologi, altri come papi mistici … Dicendo questo, dico giusto? ».

Confessore:

« Dici giusto. Potremmo aggiungere molti altri attributi, volendo anche più severi, però ce li risparmiamo volentieri. In ogni caso, questa percezione storica veritiera e ovvia che tu hai del papato, non costituisce materia di peccato per la confessione. E quando non c’è materia di peccato, allora bisogna cambiare “sede”: non il Sacramento della Penitenza ma la direzione spirituale, od il colloquio col Sacerdote …».

Penitente:

« … vengo a quella che dovrebbe essere materia di peccato, poi mi dirà lei: io credo che il Papa attuale passerà alla storia come il papa buffone, come colui che ha fatto la gioia di tutti i peggiori nemici di sempre della Chiesa, facendo però soffrire e spesso perfino vergognare noi cattolici devoti … Padre, io sono un uomo di scienza e come tale mi baso sui fatti, sicché le domando: è mai possibile che quest’uomo sia esaltato da … ».

Confessore:

«… perdonami se t’interrompo, non lo faccio mai, specie durante le confessioni sacramentali. Però t’interrompo per provare a precederti: stavi forse per dirmi che questo Sommo Pontefice è … esaltato da tutti coloro che in chiesa non ci entrano neppure per la Santa Messa di Natale e di Pasqua, che mai si avvicinerebbero a un confessionale, che non conoscono neppure le prime cinque parole della Professione di Fede ― “Credo in un solo Dio” … ―, che rigettano da sempre con sprezzo i fondamenti della fede cattolica, ma che nonostante ciò ti vengono a dire … “che grande, Papa Francesco. Ah, lui sì, che sta rivoluzionando davvero le cose!” … È questo che per caso intendevi dirmi ? ».

Penitente:

« Padre, lei legge direttamente nel pensiero? Cos’altro vuole che aggiunga. O crede forse che io, come molti altri, poche settimane fa abbiamo gioito, al vedere il Papa in Svezia per i festeggiamenti dei Cinquecento anni di Lutero, accanto a una donna vestita da arcivescova, che con questo titolo è stata chiamata da tutti gli organi ufficiali della Santa Sede? Crede che i cattolici “al sangue di Cristo ” e non “all’acqua di rose ”, abbiano esultato a vedere questa donna favorevole ad aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche, cultura del gender e via dicendo, vestita da vescovo accanto al Papa? Vede, il problema non è che io mi sono formato la convinzione che costui passerà alla storia come il papa buffone ; il problema è che per questo pensiero non mi sento in peccato. Pertanto, se sono in peccato, pur non sentendomi in tale stato, forse provvederà lei a farmi sentire in difetto, perché a me è stato insegnato che i peccatori peggiori sono quelli che non considerano il peccato come tale. Sa com’è, non vorrei fare come quel tale che bestemmia Dio, ma che è convinto di fare bene a bestemmiare; come quel tale che ruba e froda, ma che è convinto di avere fatto bene a rubare e frodare; come quel tale che mente, ma che è convinto di avere fatto bene a mentire; come quel tale che tradisce la moglie andando con le prostitute, ma che è convinto di fare bene ad andare con le prostitute … ».

Confessore:

« Figlio carissimo, è raro che io rivolga domande ai penitenti, perché il confessore non è un pubblico ministero, ma soprattutto non deve mai invadere le coscienze rivolgendo quesiti su ciò che il penitente non ha detto, o ancora peggio entrando nel merito di peccati di cui egli non si è accusato. Perché è il penitente, dopo accurato esame di coscienza, ad accusare i propri peccati a Dio Onnipotente e Misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore [cf. Sal 103: 8-14], il confessore deve rispondere nel merito di ciò che il penitente accusa, dando ad esso conforto, offrendo la giusta medicina per l’anima e imponendo una ragionevole penitenza per la giusta espiazione dei peccati. Le domande io le rivolgo sempre e solo nel merito di quanto il penitente dice ed unicamente nel caso in cui non avessi capito bene, o qualora il penitente non si fosse espresso bene, perché sia per dare conforto sia per dare medicina, anzitutto devo capire. E siccome in questo caso devo capire molto bene, mi permetto di domandarti: tu credi per fede certa che Cristo ha scelto Simone detto Pietro come roccia sulla quale edificare la propria Chiesa? [cf. Mt 13, 16-20] ».

Penitente:

« Io lo credo, per fede certa ».

Confessore:

« Tu credi per fede certa che quanti si sono succeduti a questo alto ufficio nei venti secoli di storia della Chiesa di Cristo pellegrina sulla terra, compresi soggetti indegni e forse persino alcuni buffoni, erano comunque per mistero di grazia legittimi Successori del Principe degli Apostoli scelto da Cristo Signore in persona? ».

Penitente:

«Io lo credo, per fede certa».

Confessore:

«Tu credi, per fede certa, che Cristo Signore ha affidato a Pietro ed ai suoi successori una funzione vicaria e che quanti si sono succeduti sulla cattedra del Beato Apostolo sono stati tutti legittimi vicari di Cristo sulla terra, a partire dal Beato Pontefice Lino di Volterra che succedette al Beato Apostolo Pietro il Galileo, sino al Regnante Pontefice Francesco I ?».

Penitente:

«Io credo, per fede certa, che da San Lino succeduto a San Pietro sino all’attuale Papa, tutti, indegni inclusi, abbiano svolto la legittima funzione di vicari di Cristo in terra ».

Confessore:

« Tu credi, per fede certa, che il Successore del Principe degli  Apostoli, al di là delle sue possibili carenze umane, intellettive e morali, è sempre e comunque il custode del deposito della fede cattolica e della comunione della Chiesa, per la quale esercita all’occorrenza il suo infallibile magistero ? [cf. cost. dogm. Lumen Gentium, 18] ».

Penitente:

     « Io lo credo, per fede certa ».

Confessore:

« Tu credi, per fede certa, che il Sommo Pontefice Francesco I, se parla o decreta in materia di dottrina e di fede, è infallibile, poiché gode di una speciale assistenza dello Spirito Santo, inviato alla sua Chiesa nascente da Cristo Risorto a Pentecoste? [Cf. Gv 20, 19-23] ».

Penitente:

« Io lo credo, per fede certa ».

Confessore:

« Sei consapevole che al Regnante Pontefice ed ai Vescovi in comunione con lui ed a tutti i loro successori, è dovuto filiale rispetto e obbedienza da parte di Presbìteri, Diaconi, Religiosi, Religiose e di tutto il Corpo dei Christi fideles ? ».

Penitente:

« Ne sono consapevole da sempre, perché sono cattolico e perché sin da adolescente sono stato educato a questo sacro rispetto, che alla mia bella età non è mai venuto meno sino a oggi ».

Confessore:

«Figlio carissimo, tu hai parlato di papa buffone ponendomi un quesito e chiedendomi a tal proposito una precisa risposta, ossia se hai peccato in cattivi pensieri, poiché consapevole, da buon cristiano, che noi possiamo peccare in pensieri, parole, opere e omissioni. Siccome sono chiamato a essere medico delle anime e giudice misericordioso, per darti una risposta dovrei sapere un’ ultima cosa, ossia la seguente: per te, il cosiddetto buffone, è il Romano Pontefice successore del Beato Apostolo Pietro e Vicario di Gesù Cristo sulla terra, supremo e infallibile custode del deposito della fede e della dottrina cattolica, oppure l’uomo fragile, imperfetto e defettibile Jorge Mario Bergoglio? Detto questo ti spiego il senso della mia domanda: come uomo, io posso essere cento volte più peccatore dei penitenti che si presentano a questa grata, ma quando agendo in Persona Christi alzo la mano e invocando la Santissima Trinità dico … ego te absolvo a peccatis tuis, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, a rimettere i tuoi peccati non è il peccatore che io sono, ma Dio Padre per mezzo della grazia di stato sacramentale di cui sono indegnamente rivestito, ed attraverso la quale posso aprire, come instrumentum Dei, le porte della salvezza alle anime attraverso questo Sacramento di grazia. Poi, può anche essere che io finisca nella parte del Purgatorio più vicina all’Inferno a scontare i miei peccati sino al ritorno di Cristo alla fine dei tempi. E questo anche perché a noi Sacerdoti di Cristo, che tanto abbiamo avuto in doni di grazia, tanto sarà richiesto [cf. Lc 12, 39-48]. E ciò in proporzione a quanto di grande ci è stato affidato da Cristo Dio, perché i sacri misteri affidati alle nostre mani sono a tal punto grandi da sfuggire a tutte le unità di misura conosciute in questo mondo ».

Penitente:

« Padre, negli anni in cui lei non era forse neppure nato, io difendevo Papa Paolo VI e il Papato dagli attacchi aggressivi e beffardi dei laicisti, dei comunisti, dei contestatori all’italiana, dalle politiche distruttive e mortifere portate avanti contro la vita umana e la famiglia naturale da quel Marco Pannella e da quella Emma Bonino accolta oggi come una “santa donna” in Vaticano, nonché definita dal Papa stesso come una «grande italiana» [cf. QUI]. Certo, questa Signora è la «grande italiana» che si è battuta per l’aborto, per l’eutanasia, per le sperimentazioni genetiche, per il gender … né mi risulta che di questi suoi errori e crimini contro la vita si sia mai pentita, anzi ne va’ più che mai fiera … e posso anche dirle che all’università mi sono preso diversi cazzotti, durante i vari tafferugli, all’epoca ch’ero giovane assistente di cattedra negli anni ruggenti di quello che molti chiamano tutt’oggi il “mitico” e “glorioso” Sessantotto.

Insomma Padre, io quell’uomo non lo sopporto. Non sopporto le sue continue improvvisate, il suo dire e non dire, i suoi gesuitismi di bassa lega non supportati dalla storica intelligenza che caratterizzò generazioni di grandi gesuiti. Non sopporto il suo martellare ossessivo su povertà, poveri, profughi. Mi creda, mi sembra di sentir parlare il mio povero papà, che nei suoi ultimi anni fu colpito da una forma di demenza senile che sul finire della vita lo ridusse a non riconoscere neppure i suoi figli stessi. Prima che la malattia degenerasse sino a quel punto, egli passava le giornate a ripetere sempre le due stesse cose. Qualsiasi discorso cercavamo di affrontare, egli tornava sempre a quelle due cose. Se noi figli cercavamo di portarlo a parlare, a ragionare ed a discutere attorno ad altri argomenti, appena avviato il discorso egli ritornava sempre a quelle due uniche cose.

Mio padre fu un uomo di scienza, una mente brillante. Per noi figli, vederlo ridotto a quel modo, era una grande sofferenza. Neurologi e geriatri ci spiegarono però che la demenza senile è caratterizzata anche da stati ossessivi e compulsivi che portano il soggetto a fissarsi su alcune cose ed a battere sempre su quelle. E se mio padre, con la propria malattia, causò sofferenza ai propri figli che lo hanno sempre amato e rispettato, le domando: quale sofferenza può causare il Padre della Chiesa universale a numeri ben più elevati di figli?

Ma di questa esperienza ricordo anche un’altra cosa: dinanzi a mio padre in quello stato, chi ne gioiva e se ne rallegrava erano coloro che lo avevano sempre odiato, per esempio quegli avversari che per tutta la vita avevano tentato di colpirlo, a volte anche di distruggerlo a livello professionale e scientifico. Vedendolo infine ridotto a quel modo, costoro erano lieti che finalmente si stesse distruggendo “da solo”, passando le giornate a dire sempre quelle due stesse cose in modo ossessivo. Inizialmente, noi figli, riuscivamo a farci sopra persino qualche risata, quando però percepimmo la tragedia, a nessuno venne mai più voglia di fare neppure mezzo sorriso.

Oggi, quando il Papa appare in televisione, io cambio canale. Non tollero più il suo surrealismo ossessivo, in particolare quando parla di profughi … profughi … profughi …

Il Papa dovrebbe nutrire i fedeli con una riflessione al Vangelo sul Mistero dell’Incarnazione? Presto detto: ci infila dentro i profughi [NdR. cf. QUI]. Dovrebbe nutrire i fedeli con una riflessione sul Vangelo della Passione? Presto detto: ci infila dentro i profughi [Ndr. cf. QUI]. Dovrebbe nutrire i fedeli con una meditazione sul Vangelo della Risurrezione ? Presto detto, ci …»

Confessore:

« … ci infila semmai le donne che accorrono in loro qualità di profughe al sepolcro vuoto del Cristo Risorto, perché il sepolcro simboleggia l’Isola di Lampedusa e le donne che accorrono simboleggiano, attraverso acrobazie esegetiche, coloro che scendono dai barconi …».

Penitente :

« … eppure lo sappiamo bene che la maggior parte di queste persone non sono affatto profughi ma perlopiù giovani in perfetta salute fisica e di rigore quasi tutti musulmani. E se da una parte abbiamo oggi situazioni di famiglie italiane senza casa e di nostri connazionali che dormono dentro le automobili, i cosiddetti profughi dormono invece negli alberghi, dove spesso gettano il cibo e dove non poche volte hanno aggredito i membri delle Forze dell’Ordine. Detto questo mi dica: come crede che questa situazione andrà a finire ? ».

Confessore :

« L’ho scritto e ipotizzato di recente, questa situazione rischia di finire a fischi su una Piazza San Pietro sempre più vuota [cf. precedente articolo, QUI], con i disoccupati ed i senza-casa italiani che gli vanno a urlare: “Prendili tu in Vaticano!”. E dinanzi agli italiani che non hanno lavoro e casa, ma che al tempo stesso sono costretti a vedere troppi falsi profughi accolti negli alberghi, tutti e di rigore giovani e musulmani lanciati alla conquista dell’Europa ormai scristianizzata, voglio vedere come riuscirà a placarli, forse dicendogli: “Non abbiate paura della tenerezza”? [cf. QUI]. Perché dinanzi alla piazza arrabbiata, nemmeno Nostro Signore Gesù Cristo, riuscì ad avere la meglio, n’é prova che la piazza scelse Barabba [cf. Mt 27, 16-17]. O vogliamo per caso “sospettare” che il Redentore non avesse sufficiente tenerezza, sia come vero Dio sia come vero uomo ? Intendiamoci, può anche essere che di tenerezza il Redentore fosse carente, in fondo è nato a Bethlehem, mica a Buenos Aires.

Giorni fa, l’alto dirigente di una nota catena di ipermercati disseminati nel mondo del reale di questo nostro Paese, mi confidò che avevano data riservata disposizione ai loro direttori di zona affinché istruissero il personale a non intervenire nel caso in cui avessero scoperto dei “profughi” a commettere furti di beni voluttuari e non certo di generi di prima necessità. In altre parole: la società preferisce accollarsi le perdite, anziché correre il rischio di ritrovarsi con taluni di questi angioletti che per tutta risposta hanno più volte aggredito addetti alla vigilanza e cassiere, mandandone diversi in ospedale, perché in caso di simili infortuni sul lavoro, il danno per la società è molto più grave di un furto [cf. QUI, QUI, ecc..]. E mentre casi di questo genere si moltiplicano creando problemi di non poco conto, mentre in Germania è ormai da tempo vero e proprio allarme [cf. QUI], nessuno può osare porsi neppure il quesito: “Ma da questi barconi, quale genere di tenera mercanzia sbarca, secondo l’onirico binomio pontificio profugo uguale buono, ovverosia accogliete tutti ?”. Stesso identico criterio è adottato da diverse aziende di trasporti: autobus, treni, metroplitane. Già da tempo diverse aziende hanno istruito i controllori a non fare questioni e tirare innanzi se trovano questi angioletti senza biglietto, perché è accaduto che più controllori sono stati aggrediti e massacrati a suon di percosse, alcuni sono finiti in ospedale, altri hanno riportato danni anche permanenti. E detto questo non so se il Sommo Pontefice è andato a visitarli in ospedale per spiegar loro che bisogna accogliere tutti, perché “profugo” uguale buono » [cf. QUI, QUI, ecc..]. Secondo la teologia bergogliana, il profugo è infatti “la carne di Cristo” [cf. QUI]. E il padre di famiglia mandato in ospedale da un “fratello profugo” ― rigorosamente giovane, in perfetta salute fisica e manco a dirsi musulmano ―, aggredito mentre svolgeva quel lavoro grazie al quale porta il pane a casa, è la carne di chi? O più semplicemente, è forse “carne di terzo taglio”, oltre a essere colpevole di essere europeo, italiano e persino cattolico?

Penitente :

… e che dire poi, quando mi capita d’incontrare dei docenti universitari oggi pensionati come me, che dalle cattedre accademiche hanno trasmesso nell’intero corso della loro carriera l’anti-cattolicesimo e l’anti-papismo a livello storico, filosofico, letterario e sociologico, i quali sapendomi cattolico mi esaltano il “grande Papa Francesco” chiamandolo “rivoluzionario” e “papa di rottura”. A quel punto io provo ulteriore antipatia per quest’uomo, al quale imputo la colpa, attraverso la sua mancanza di chiarezza, l’equivoco e l’ambiguità, di avere suscitate le simpatie dei peggiori nemici della Chiesa, giunti ormai di fatto a dire: “Chiesa no, Papa Francesco sì !”. Poi, dopo essermi arrabbiato, cerco di essere caritatevole, ripensando al mio povero e amato padre affetto da demenza senile, od ai suoi nemici di sempre che vedendolo ridotto in quello stato dicevano di lui: “quanto è amabile”, “divertente”, “spiritoso” …».

Confessore:

«Or bene, figlio carissimo, anzitutto abbiamo chiarito chi è l’oggetto del tuo sentire e soffrire: l’uomo Jorge Mario Bergoglio. Quindi abbiamo stabilito che il tuo malumore non è legato al suo alto magistero, tanto meno al suo ufficio petrino. Tu sei irritato per parole dette a braccio a giornalisti, per frasi che non brillano per chiarezza, per atteggiamenti pubblici suoi personali che possono piacere o non piacere; atteggiamenti che possono essere anche infelici, demagogici e soprattutto imprudenti. È questo che ti irrita? ».

Penitente:

« Si, questo e null’altro. E adesso, vuole sapere come mai, ieri, mi sono irritato con il confessore e sono venuto via dal confessionale? Così avrà il quadro completo e potrà rispondermi e dare un equo giudizio e adeguata medicina ».

Confessore:

« Dimmi pure ».

Penitente:

« Le premetto che ho molto apprezzato diversi documenti di magistero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. A maggior ragione ieri mi sono irritato perché in passato, il prete con il quale mi sono confessato, l’ho udito dire pubblicamente che Giovanni Paolo II stava impedendo la crescita e l’evoluzione della Chiesa, che era un conservatore a tutto campo con una visione restrittiva della morale cattolica. E appresso, di Benedetto XVI, gli ho udito dire ogni peggior cosa. Durante tutto il precedente pontificato questo prete non perdeva mai occasione per dire: “ Se dopo Giovanni Paolo II avessero eletto il grande Carlo Maria Martini, oggi non saremmo in queste condizioni! Lui sì, che è stato un vero gigante. E prima di morire le cantò chiare a Benedetto XVI dicendo che la Chiesa era indietro di duecento anni “ [cf. QUI].

E io, alla mia tenera età, devo ritrovarmi dentro un confessionale con un prete che ha lanciato raffiche di mitra verso i precedenti papi, il quale oggi mi aggredisce per avere espresso che questo Papa mi lascia perplesso e che non ispira la mia simpatia? Ora, siccome lei, Padre, è pure un teologo ortodosso e un conoscitore della storia della Chiesa, mi dica: come mai, degli altri papi, si poteva contestare tutto e il contrario di tutto a proprio piacimento, mentre nei riguardi di questo non si può emettere mezzo sospiro? Siamo forse in piena epoca ecclesiastico-stalinista? Perché ormai siamo a questo punto: alcuni suoi confratelli, che come le ho appena detto hanno praticato per tanti anni lo sport di contestare i due precedenti papi, dinanzi a questo eccentrico che dice “buon giorno”, “buona sera”, “buon pranzo”, “buona cena”, pur di non dire “sia lodato Gesù Cristo”, pretendono di farci credere che con queste parole ha enunciato un nuovo dogma di fede, quindi che come tale è infallibile, mentre per me è semplicemente buffonesco, al pari di quell’altro figuro che lo va’ di tanto in tanto a intervistare, il devoto ateo anticlericale Eugenio Scalfari, il quale mi ricorda in tutto e per tutto i vecchi nemici di mio padre, che vedendolo consumato giorno dietro giorno dalla demenza senile dicevano di lui: “Quant’è amabile”, “divertente”, “spiritoso”.

Padre, a mio tempo per fare carriera nel mondo accademico ho compiuto grandi fatiche, altrettante ne ho compiute nel mondo della mia libera professione; e questo è avvenuto perché io non ero né affiliato alle logge massoniche, né ero nella liste dei protetti dell’allora Partito Comunista Italiano, il quale aveva egemonizzato interi atenei. Provi dunque a mettersi nei panni miei: posso accettare che al giorno d’oggi gli affiliati alle logge massoniche ed i post-comunisti muovano rimproveri e contestazioni ai cattolici che criticano certi modi di fare dell’uomo Jorge Mario Bergoglio? Perché se persino i massoni ed i post-comunisti sono divenuti difensori di quest’uomo, anzitutto bisogna domandarsi “perché?”, poi bisogna prendere atto che qualche cosa non sta funzionando e che questo qualche cosa che non funziona, è pure parecchio grave.

A questo punto debbo chiedere a me stesso e debbo chiedere a lei: sbaglio io, oppure sbagliano certi preti che d’improvviso hanno riscoperta persino quella infallibilità pontificia che fino a ieri consideravano una invenzione di quel “poveretto” di Pio IX ? Perché vede, Padre, lo stesso prete che ieri mi ha trattato come le ho appena narrato, quando anni fa venne beatificato Pio IX, diceva queste esatte parole: ” Se Giovanni Paolo II non si sbriga a salirsene al cielo, rischiamo di vedere beatificati anche Giovanna la Pazza e Tomas de Torquemada ” ».

Confessore:

« Figlio carissimo, la confessione sacramentale serve per la remissione dei peccati. Pertanto ti devo chiedere: da quale peccato, secondo il ministero della Chiesa, dovrei assolverti? Se hai dei peccati da confessare e se per essi sei pentito, in tal caso sarai assolto. Hai quindi dei peccati da confessare? ».

Penitente:

« Padre, lei ha inteso ciò che di molto grave le ho detto sin dall’inizio? ».

Confessore:

« Ho inteso benissimo, ma soprattutto ho inteso una appresso all’altra le risposte che hai dato alle mie domande. O forse non hai professata poc’anzi la tua fede certa e sicura sulla pietra sopra la quale Cristo ha edificata la sua Chiesa? ».

Penitente:

« Quindi non devo considerarmi in stato di peccato? ».

Confessore:

« Carissimo, adesso ti rispondo come sacerdote sottoposto all’obbedienza del Vescovo e all’obbedienza al suo magistero, perché è in virtù della mia comunione col Vescovo, che io esercito su suo mandato il sacro ministero sacerdotale. Devi sapere che al Vescovo in piena comunione col Vescovo di Roma, durante un atto sacramentale solenne, tal è la consacrazione di un Presbìtero, io ho promesso rispetto filiale e obbedienza, a lui ed a tutti i suoi successori. Nessuno mi ha mai chiesto di promettere al Vescovo “stima” e meno che mai “simpatia”. Il rispetto filiale e l’obbedienza al Vescovo è dovuta per mia solenne promessa, ma la stima e la simpatia non gli è affatto dovuta; e se egli la vuole, allora se la deve meritare e guadagnare. Questo vale per me Presbìtero, come per te Fedele.

Al Vescovo, compreso il Vescovo di Roma e Romano Pontefice posto da Cristo a capo del Collegio Apostolico, noi dobbiamo filiale rispetto e obbedienza, tutto il resto non è dovuto; e se egli lo vuole, allora se lo deve meritare e guadagnare, sempre ammesso che lo meriti. Anche perché, alla stima devota dei Christi fideles, egli potrebbe anche preferire il plauso della società anti-cattolica e di tutti i suoi più alti esponenti, dagli eretici luterani agli eretici pentecostali, sino ai massoni ed ai post-comunisti che d’improvviso si sono scoperti papisti dopo avere lanciato per due secoli feccia sulla Chiesa Cattolica, ma soprattutto dopo avere create e diffuse le peggiori leggende nere sul papato, fatte passare tutt’oggi per storia autentica.

Adesso dimmi: quando a suo tempo la leva era obbligatoria, tu hai avuto modo, di fare il servizio militare? ».

Penitente:

« Si. E debbo dire che di quel periodo conservo sempre un buon ricordo ».

Confessore:

« Anch’io l’ho fatto e ne conservo buon ricordo. Mi permetto allora di narrarti questo episodio di vita vissuta. Quando avevo 46 anni e da poco tempo ero prete, in una basilica romana presso la quale prestavo servizio si svolsero le esequie funebri “di Stato” di quattro nostri giovani soldati italiani morti in Afghanistan. A distanza, uno dei generali seduti in prima fila, mi guardava mentre con la mia talare nera mi muovevo sul presbiterio per sistemare alcune cose prima dell’inizio della cerimonia. A quel punto anch’io guardai lui vestito in alta uniforme per alcuni istanti, fino a che lo riconobbi. Scesi allora dalle scale del presbiterio e andai verso di lui, dicendogli istintivamente: “Capitano!”. E correggendomi dissi: “Volevo dire Generale, non ho dimenticato i gradi militari”. E aggiunsi: “Malgrado il triste motivo dell’incontro, è un piacere per me rivederla dopo tanti anni ”.

L’ormai alto ufficiale, derogando al protocollo, mi abbracciò e mi presentò  agli altri generali. Era il Capitano di quella che fu la mia compagnia. Da allora erano trascorsi quasi venticinque anni, ed al momento egli era in procinto di andare in pensione, dopo essere giunto al massimo grado della carriera militare.

Si commosse lui e mi commossi io, perché assieme trascorremmo un bel periodo di tempo, in un clima di amicizia e di stima reciproca. Era infatti un uomo che godeva della mia profonda stima e di tutta la mia umana simpatia. Diversi altri ufficiali, a partire dal colonnello comandante di quella grande caserma, non godevano invece della mia stima, anzi, tutt’ altro! Però riconoscevo la loro indubbia autorità militare e gerarchica, se quindi mi davano un ordine io lo eseguivo in modo disciplinato e scrupoloso.

La triste realtà ecclesiale nostra è data anche dal fatto che a partire dalla fine degli anni Sessanta inizi anni Settanta del Novecento, nella Chiesa si è perduta questa impostazione militare. O ti capita forse, di questi tempi, di udire preti che parlano della “Chiesa militante”? Certe parole e termini sono stati rigettati, ed oggi non si parla più di “chiesa militante, purgante e trionfante”, tutt’altro! Capita invece di sentire il pretino trendy con serie lacune sul Catechismo della Chiesa Cattolica ― e semmai proprio per questo dottorato alla Pontificia Università Gregoriana ―, risponderti con stizza ironica: “Questi erano termini tridentini, fraseologie da Chiesa pre-conciliare, oggi incompatibili con la Chiesa della misericordia e della tenerezza di Papa Francesco …” ».

Da decenni abbiamo perduta quella impostazione che gli stessi militari hanno presa a loro tempo dalla struttura ecclesiale ed ecclesiastica. Per secoli noi siamo stati il pacifico esercito di Cristo. Eppure chi mai, oggi, ad un adolescente appena cresimato, oserebbe dire che attraverso quel Sacramento di grazia è divenuto un soldato di Cristo? Chi oserebbe dire, oggi, ad un seminarista, con le parole del Beato Apostolo: «Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Nessuno infatti, quando presta servizio militare, s’intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l’ha arruolato » ? [Cf. II Tm 2,4]. Da queste parole è infatti evidente che il Beato Apostolo Paolo era un cripto-guerrafondaio, sicuramente privo di misericordia e di tenerezza; ma benedicendo Dio, alla fine, certi suoi “errori” sono stati corretti dalla “nuova Chiesa” pacifista, ecologista e misericordista che dialoga con tutti e che accudisce tutti, meno che i cattolici.

Questa distruzione del concetto di Chiesa militante e di militarismo cristologico, ha portato alla totale de-virilizzazione ed a quella omosessualizzazione del clero che oggi abbiamo sotto gli occhi, grazie a quei tanti preti che come delle show girls salgono all’altare indossando paramenti che riproducono i colori della bandiera della pace, la stessa con la quale si urla peace and love alle parate del gay pride.

Queste le ragioni e le cause per le quali sembra che oggi ci siamo trasformati in una via di mezzo tra un circo equestre, un teatrino d’avanspettacolo ed una succursale clericale del gay village. Tutto questo ci ha portati di conseguenza a cadere nel peggiore spirito emotivo: “Se mi piaci, ti ubbidisco”. Ma non è così! Perché l’obbedienza nella fede all’autorità ecclesiastica è un’obbedienza del tutto a prescindere dal “se però mi piaci”, o peggio “se soddisfi il mio emotivo e soggettivo sentire”, o “se mi crei eccitazione interiore”.

Tutte queste sono le logiche e tragiche conseguenze della distruzione del concetto paolino di militia Christi, sostituita coi colori froceschi della bandiera della pace deposta sui nostri altari al posto del crocifisso centrale, da tempo tolto per non fare ombra e per non togliere la visuale ai preti-protagonisti, non pochi dei quali si muovono sul presbiterio come delle attricette e quando aprono bocca tirano fuori voci stridule da capponi castrati.

Detto questo: se non hai peccati da confessare e per i quali è data assoluzione, allora ti imparto la mia benedizione … ».

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Poco dopo, fuori dal confessionale …

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Il Padre Ariel :

« Carissimo Professore, se non ha impegni, le proporrei di fare due passi con me verso il bar della piazza per un dilettevole cappuccino ».

Il Fedele :

« Semmai prenderà anche un dilettevole cornetto alla crema ? ».

Il Padre Ariel :

« Non posso. Sa, mi devo preparare per le sfilate invernali del prete-a-porter, non vorrei ingrassare … ».

Il Fedele:

« Lei ha sempre la battuta di spirito pronta ».

Il Padre Ariel :

« Professore, mi dica lei come potremmo sopravvivere in questi tempi, se non con la fede e all’occorrenza con una buona dose di ironia, unita di necessità ad un coraggio da leoni, in questa povera Chiesa di conigli ».

Il Fedele :

« Lei sa che prego sempre per lei ? ».           

Il Padre Ariel :

« Quando cominciai la formazione al sacerdozio domandai al Vescovo di potermi chiamare Ariel, che significa “Leone di Dio “, con tutto il rispetto per il bel nome impostomi al battesimo dai miei genitori, che mi hanno chiamato col nome del protomartire cristiano Stefano. Preghi dunque affinché su questo povero leone voli sempre l’Aquila del Beato Apostolo Giovanni: “Altius caeteris Dei patefecit arcana” [in modo più alto degli altri, Giovanni ha trasmesso alla Chiesa i misteri rivelati da Dio].

Il Fedele :

« E se un giorno, il leone, finisse per morire martire ? ».

Il Padre Ariel :

« Il martirio è un dono di grazia al quale nessuno può aspirare e che nessuno può chiedere, perché Dio solo può concederlo. In ogni caso, stia pur certo che a martirizzarmi non saranno né conigli né galline, ma soprattutto capponi castrati. E se un giorno ― dico per puro e fantasioso esempio ―, degli integralisti islamisti mi tagliassero la gola, sappia che lo faranno sicuramente con odio, ma al tempo stesso con deferenza, giudicandomi da una parte loro nemico, ma dall’altra riconoscendo in me il virile coraggio e la coerenza dell’uomo che ha creduto per tutta la vita in ciò che ha professato e fatto. Al contrario, invece, ai capponi castrati, prima faranno mangiare la bandiera arcobaleno del gay pride, poi, ad una ad una, strapperanno le piume dal culo tra una risata e l’altra. Con me invece non rideranno, mi ammazzeranno come un nemico, ma con rispetto. E se ci pensa bene, non è poca cosa …

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Conclusione

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Questo è ciò che accade sempre di più all’interno di quella Chiesa che il Sommo Pontefice Francesco I ama chiamare e indicare come: “ospedale da campo”. E in questa Chiesa ospedale da campo, come prova il colloquio che qui ho riportato, dentro il pronto soccorso ci siamo noi, non ci sono gli ideologi onirici di quella che i giornali chiamano “la nuova Chiesa di Francesco”, dimenticando che la Chiesa non è di Francesco, ma di Cristo. E le membra del Corpo Mistico di Cristo, soffrono sempre di più, mentre ultra laicisti e massoni gioiscono al grido di “rivoluzione”, “rottura epocale col passato”, “nuova Chiesa” …

In una situazione di prova e di sconforto come questa nostra, sicuramente è più facile sollevare dei dubia su un tema attinente questioni legate alla dottrina, come di recente hanno fatto quattro Cardinali in modo del tutto legittimo [cf. QUI], ma soprattutto in conformità alla più antica tradizione apostolica [cf. Gal 2, 1-11]. Molto più difficile, invece, sarebbe chiedere con una certa urgenza delle accurate visite clinico-specialistiche a degli ottimi neurologi e geriatri, perché è evidente che qualche cosa non funziona, anche se tutti tacciono, in parte per paura, in parte per non vedere compromessa la propria carriera ecclesiastica. Altri per paura di vedersi invece stroncare le loro grandi aspettative di carriera ecclesiastica, che oggi marciano sul ruffiano compiacimento basato su poveri, profughi e povertà, oltre alla “misericordia” elargita a bastonate a chiunque non la pensi come il capo treno, che sta lanciando la locomotiva con tutti i vagoni appresso ed i suoi passeggeri a bordo verso il ponte in disuso e pericolante di Cassandra Crossing … [cf. QUI]

 

Dall’Isola di Patmos, 1° gennaio 2017

Maria Santissima Madre di Dio

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Cari Lettori.

Come vi abbiamo ricordato in un nostro dettagliato resoconto [vedere QUI], a fine dicembre dobbiamo rinnovare tutti gli abbonamenti di servizio e contiamo sul vostro aiuto, perché sino ad oggi abbiamo potuto adempiervi ogni anno grazie alle vostre offerte. Purtroppo, quest’anno, non siamo ancora riusciti a raccogliere il necessario, cosa questa che un po’ ci preoccupa, ma non ci sconforta.

Potete inviarci le vostre offerte usando il comodo e sicuro sistema Paypal sul quale si trova il conto dell’Isola di Patmos [vedere sotto …]

Dio ve ne renda merito.









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LE STATISTICHE DELL’ISOLA DI PATMOS DELL’ANNO 2016

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La saggezza di Ipazia gatta romana. La sciatteria clericale è divenuta quell’ottavo Sacramento che il Sommo Pontefice esalta. Appello: regalate un saturno di castorino al Padre Ariel, sarà lieto di indossarlo

– attualità –

LA SAGGEZZA DI IPAZIA GATTA ROMANA. LA SCIATTERIA CLERICALE È DIVENUTA QUELL’ OTTAVO SACRAMENTO CHE IL SOMMO PONTEFICE ESALTA. APPELLO: REGALATE UN SATURNO DI CASTORINO AL PADRE ARIEL, SARÀ LIETO DI INDOSSARLO

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Oggi, per udire il Santo Padre usare la parola «vergogna», bisogna respingere i colonizzatori islamici dell’Europa, o chiudere le porte a delinquenti e potenziali terroristi fatti passare in modo truffaldino per profughi, oppure bisogna indossare una talare; quella talare che da sempre, i preti, hanno usato come segno di sobrietà e di distacco dalla mondanità, ma anche come segno di quella riconoscibilità da alcuni pagata sino allo spargimento del proprio sangue.

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Autore Ipazia gatta romana

Autore
Ipazia gatta romana

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Dopo l’anno dell’anziano Papa Francesco e dopo il successo del giovane Papa di Paolo Sorrentino

DOPO L’ANNO DELL’ANZIANO PAPA FRANCESCO E DOPO IL SUCCESSO DEL GIOVANE PAPA DI PAOLO SORRENTINO

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[…] sarà però nel Sacramento della penitenza, come ha dimostrato quest’anno giubilare di confessionali vuoti, dove l’uomo ormai privo del senso del bene e del male quindi del senso del peccato, di giustizia e di vera misericordia, ha dimostrato di avere trovate ormai risposte migliori ai suoi bisogni immanenti in altri ambienti, tranne che in quella Onlus di volontariato e di eventi sociali anticamente chiamata Chiesa Cattolica.

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Autore Jorge A. Facio Lince

Autore
Jorge A. Facio Lince

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The young Pope, di Paolo Sorrentino, telefilm trasmesso su Sky (2016). L’attore Jude Law nel ruolo di un fantasioso Pio XIII

Il 26 novembre si è chiusa la Porta Santa della papale arcibasilica di San Pietro, al termine di un anno Giubilare nel quale si è avuta la splendida idea di non realizzare grandi eventi di massa, ma dirigendo tutta l’attenzione dei fedeli verso le Chiese locali. Purtroppo, quest’Anno Santo, ha lasciato un confuso dubbio riguardo la misericordia della grazia sacramentale nella confessione con quella delle opere di misericordia ― specie quelle corporali ― che possiamo ricavare dal brano del Vangelo secondo San Matteo:

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«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riuniti davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. Rispondendo, il re dirà loro: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: ”Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?”. Ma egli risponderà: “In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”» [Mt 25, 31-46]

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La prima azione di Misericordia è costituita dalla conversione specificata nel sacramento della confessione come richiamo della Grazia di Dio che strappa l’uomo al peccato partendo dalla consapevolezza del male fatto e del bene rifiutato e non operato, accogliendo il perdono e la giustizia di Dio donata a tutti noi nella Passione, Morte e Risurrezione di Cristo Gesù che è morto per i nostri peccati [cf. Cat. CC 1987-2005]. E tutto questo non accade certo per una sorta di filantropismo. Invece, le opere di misericordia, sono un sunto o una guida per i cristiani ad aiutare il prossimo chi si trova in difficoltà. Piccola ma essenziale differenza che non riescono a cogliere e distinguere molte persone oggi, ma soprattutto che sembra sia stata una scelta cercata e voluta per attirare indistintamente un maggiore numero di persone … Così appare da certi scritti, audio e immagini che si possono trovare in giro per la rete, od ascoltare nella televisione come da certi pulpiti. Un esempio concreto di questa confusione è l’articolo di Carlo Di Cicco:

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«Il Papa ha cercato di mostrare l’umanità della fede cristiana e in nessun giubileo della storia c’è stata tanta valorizzazione dei poveri e degli emarginati» [cf. QUI].

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In questa frase sembra proprio si sia confuso il termine di anno giubilare con il concetto di campagna di marketing, a conferma di questo più avanti viene specificato dallo stesso Autore:

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«E tuttavia anche le cifre non sono tanto male per gridare al flop. Se si rapportano i dati parziali finora a disposizione si vede che 20 milioni e 400 mila pellegrini che hanno varcato la soglia di san Pietro in questo giubileo non sfigurano a fronte degli 8 milioni 515.088 computati dalla Prefettura della casa Pontificia  come partecipanti  nel 2000 alle udienze generali, alle cerimonie e agli Angelus. Il grido di dolore dei commercianti nasce dal non considerare le condizioni di questo giubileo venuto inaspettato e dentro alla crisi economica che non è ancora terminata».

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Certo, il titolo di questo articolo lo sintetizza tutto sin dall’inizio: «Giubileo flop ? No, Francesco non aveva chiesto celebrazioni trionfali». E poi c’era la «crisi economica», quasi come se il Giubileo del 2000 non si fosse aperto dopo il crollo delle borse di fine anni Novanta, visto che la crisi comincia nel 1998. Sorvoliamo poi sul vezzo con il quale ci si riferisce al Successore di Pietro chiamandolo semplicemente Francesco, lasciando quindi perdere il fatto che due aggettivi come Sommo e Pontefice potrebbero rendere il titolo molto lungo e quindi non risaltare bene a livello grafico; quello che spaventa è che dietro la chiusura dell’anno giubilare resti l’impressione di una misericordia operata dall’uomo e privata della grazia sacramentale della Misericordia di Dio.

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Per passare a un discorso in apparenza diverso: un paio di settimane fa è terminata la trasmissione della serie televisiva The Young Pope, vista da tutta la redazione dell’Isola di Patmos sotto l’invito di molti Lettori che ci hanno scritto per consigliarci di vederla, perché trovavano nel giovane Lenny Belardo, che diviene poi un fantasioso Papa Pio XIII, una curiosa e a volte incredibile somiglianza nello stile del nostro caro Padre Ariel … sorvoliamo su queste comparazioni e passiamo ad altro: ho molto apprezzato e condiviso nella loro totalità le valutazioni fatte dal vaticanista Andrea Tornielli nel suo commento dedicato a questo telefilm ed al suo fantasioso personaggio di Pio XIII [cf. QUI]. Trovo molto pertinente e azzeccata «l’idea di una decongestione mediatica del papato, di un essere meno protagonista con la sua persona, è buona, anzi ottima». Ma d’altronde, Tornielli, a parte essere un giornalista, è anche letterato e storico, autore di diversi libri dedicati ai Pontefici del Novecento, ed il papato contemporaneo lo conosce bene [cf. QUI, QUI, QUI].

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Per fare una oggettiva e approfondita critica a questa curiosa, particolare e a volte drammatica serie, sarebbe opportuno fare uno scritto più lungo e approfondito; basti solo dire come in termini generali questa serie dimostra il paradosso odierno di quella anarchia ecclesiastica che vuol far contenti tutti, ma lasciando da parte Dio e il Vangelo. Nella serie televisiva del regista Paolo Sorrentino, spicca un Romano Pontefice che nell’applicare il principio di autorità monarchico fondato sul mistero petrino resta solo, incompreso e rischia continuamente di essere intrappolato e tradito, irriso e contestato; il tutto solo perché “colpevole” di difendere e proclamare ciò che da sempre ha insegnato la Chiesa. Un immaginario Sommo Pontefice in conflitto con una casta di giornalisti, in conflitto con una massa popolare che non ascolta, non accetta, non vuol sentir dire altro che quello che fa loro piacere e comodo. È l’interpretazione tra follia e ignoranza, verità e santità di chi guarda la Chiesa Cattolica come non credente o di chi la vive con il senso della fede.

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Sono rimasto veramente colpito dal primo discorso rivolto con la faccia al pubblico fatto da questo immaginario Sommo Pontefice nella piazza gremita di gente della Basilica di San Marco a Venezia nell’ultimo capitolo di questa serie:

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«Dio non si concede, non si fa vedere. Dio non grida; Dio non bisbiglia, Dio non scrive, Dio non sente, Dio non chiacchera, Dio non ci conforta. E allora i bambini gli chiesero chi è Dio? E Juana rispose: Dio sorride, soltanto allora tutti capirono …»

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Un discorso sul quale si può dire e speculare a non finire, lasciando una libertà di opinione a chi lo legge come a chi ha visto la serie; specie se si parte dal fatto che sembra una esposizione totalmente opposta a quella fatta su Dio dallo stesso Belardo tra la severità e la ieraticità delle prime puntate. Forse molte persone diranno che quest’ultimo discorso della serie è una visione molto più vicina a quella del Santo Padre Francesco, ed in particolare in questo ultimo anno … ed è proprio qui che cominciano i veri problemi. Durante le prime puntate della serie, un cardinale aveva opinato al giovane Pontefice :

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«Porre a una folla adorante e devota il rebus sulla esistenza di Dio, significa porre un quesito superato; il quesito nuovo oggi non è più se Dio esista, ma piuttosto perché dipendiamo da Dio».

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Dichiarare come “superato” il quesito sulla esistenza di Dio è una fallacia apodittica; abbinare il termine “folla” a delle azioni come adorazione e devozione, potrebbe creare un fraintendimento riguardo alla devozione e all’ adorazione come azioni che non nascano dalla libera accoglienza della fede e della grazia di Dio ma da ben altri elementi tipici delle socio-patologie, o variamente legati agli ambiti del settarismo, della stregoneria e del tribalismo. Risulta invece molto opportuna la seconda parte del ragionamento, ossia il quesito del rapporto di relazione in questo caso definita quasi in opposizione tra libertà umana e Dio. È vero che il valore della libertà umana oggi più che mai è un fondamento del carattere personale e collettivo della civiltà occidentale; come è anche vero che ci sono dei discorsi riguardo la relazione di Dio con l’uomo che non sono più compresi in quanto ritenuti troppo complessi, al punto da essere stati banditi o cancellati, proprio come sono finiti cancellati gli elementi della giustizia, della provvidenza di Dio, del peccato in sé, della colpa e della penitenza espiatrice, ecc … per non parlare del peccato originale, basti a tal proposito vedere gli ultimi articoli pubblicati sull’Isola di Patmos dal Padre Ariel S. Levi di Gualdo riguardo il caso del Padre Giovanni Cavalcoli, sul quale poche settimane fa si è scatenato il finimondo dopo che ha osato parlare dei “castighi di Dio” ad un programma radiofonico, nominando per inciso la parola ormai tabù di peccato di sodomia, irritando a tal punto le lobby gay da essere querelato in modo giuridicamente ridicolo da una di esse per avere espresso a loro dire un pensiero “omofobo” e “razzista” [vedere nostri articoli sul caso QUI, QUI]. In realtà invece, il teologo domenicano, senza ledere la dignità e la onorabilità di nessuno, ha solo ricordato quelle basi della morale e della dottrina cattolica che gli aggressivi genderisti sembrano davvero determinati a far dichiarare fuori legge, proprio come successivamente torna a ribattere il Padre Ariel S. Levi di Gualdo sulle nostre colonne telematiche parlando dei porno-teologi, usando un’espressione coniata dal celebre filosofo e teologo Cornelio Fabro [cf. articolo QUI].   

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Come al solito, la risposta a questi quesiti non è stata quasi mai storicamente equilibrata. Certo questa è una prova provata delle caratteristiche proprie dell’essere finito, tal è l’uomo, vale a dire centrare tutto su se stesso nel rapporto con la vita, il mondo e Dio, attraverso la parzialità limitata e stereotipata delle passioni e dai sentimenti che finisce per spingerlo a parlare, a pensare, ad agire, a presentare e difendere, spesso anche in forma euforico-aggressiva, ma soprattutto prevaricante sugli altri, la propria percezione soggettiva del vero e la propria interpretazione.

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Pare che mai si riesca a essere equilibrati, perché in uno squilibrio costante si passa dall’esaltazione del terrore e della paura all’euforia dell’ “amore”; dall’immediatezza di una giustizia rigorista a un lassismo totale e una indifferenza verso l’ingiustizia, da un senso maniacale del voler chiarire, definire o classificare tutto, all’effusione della poesia, dell’ermeneutica, delle interpretazioni eclettiche del tutto uguale a niente …

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Ora siamo nella seconda fase dello squilibrio e della frenesia della falsa libertà voluta fino al costi quel che costi, ossia siamo all’anarchia. E questo si percepisce dal singolo individuo fino alle grandi istituzioni come lo sono la società civile, lo Stato, la stessa Chiesa. Nei primi due casi, si potrebbe parlare di una dialettica storica hegeliana o dei corsi e ricorsi del Vico; cambiamenti storici e sociali che hanno determinato la fine di una epoca e l’inizio di un’altra.

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Nel terzo caso, si potrebbe dire che è un semplice processo storico all’interno della società ecclesiale, ma la differenza con le altre realtà sociali è che per la prima volta siamo dinanzi al principio della “forza centrifuga”. Dopo due millenni la Chiesa è uscita dal proprio centro “cristonomico”, dal suo magistero, dalla sua tradizione canonica e liturgica, dalla sua relazione col popolo di Dio. Questa forza centrifuga non è in alcun modo arrestata, tutt’altro si proclama in modo implicito o esplicito che “l’uomo non dipende ormai da Dio”. A questo modo prende vita un uomo che può trovare in Dio soltanto una risposta palliativa a certi suoi bisogni di felicità, uguaglianza sociale, solidarietà, spirito di fratellanza, benessere psicologico, cura dell’ambiente, ecc …

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È finito un anno Giubilare in cui si è proclamata l’ingiustizia verso chi non vuole accogliere i profughi veri o presunti in modo indiscriminato e senza alcun controllo numerico, verso l’ingiustizia di chi non viene pagato abbastanza o non ha le stesse risorse finanziarie di altri uomini. Tutti problemi e tematiche trattati dalla moderna Dottrina sociale della Chiesa sin dalla prima enciclica sociale del Sommo Pontefice Leone XIII, nel quale non sono però presenti sociologismi marxisti e populismi di matrice sudamericana. Un giubileo in cui si è festeggiato Martin Lutero come “grande riformatore”, nonché autore di una pseudo riforma che ha solo spaccato la Chiesa; e celebrando questo eresiarca si sono nascosti tutti i veri problemi, seguendo i criteri di un falso cammino teso all’utopico ricongiungimento. Si è dato ascolto e spazio ai rappresentanti ed alle stars del mondo civile, politico, giornalistico … persino al mondo del gossip si è dato spazio e ascolto, ignorando e zittendo in modo quasi sempre violento le voci dei veri e onesti servitori della Chiesa e del popolo di Dio, o dei cristiani perseguitati e uccisi dagli islamisti. Si è proclamata l’esistenza di una grande porta che accoglie tutti e una via che non è più via ma un campo che raduna tutti senza distinzioni e divisioni; tutti uguali come pecore che provano le stesse sensazioni, che si muovono e che mangiano allo stesso modo. Non più la porta stretta annunciata da Cristo alla quale si giunge attraverso duro e tortuoso cammino [cf. Lc 13, 24], ma soprattutto sotto la guida e la vigilanza di un Pastore; perché anche il Pastore è ormai diventato una delle pecore, nelle sue limitatezze e debolezze. Si è stati invitati tutti a partecipare ai Sacramenti, senza esclusione, proprio come se i Sacramenti fossero un diritto acquisito da parte dei fedeli, quindi togliendo agli stessi il loro reale valore di coerenza, coscienza e consapevolezza, di responsabilità e di ragione, per l’infelice ed errata opera pastorale sacramentale di non pochi ministri sacri.

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Proprio questo, in ultima istanza, è il cuore del problema: i ministri sacri in cui si evince la mancanza d’intelligenza e la supremazia della forza centrifuga che regna nella Chiesa. Per ora possiamo scegliere il modello di celebrazione eucaristica che sia più consona ai nostri capricci, con la propria ritualità emotiva o perfino scaramantica. Sarà però nel Sacramento della penitenza, come ha dimostrato quest’anno giubilare di confessionali vuoti, dove l’uomo ormai privo del senso del bene e del male, quindi del senso del peccato, di giustizia e di vera misericordia, ha dimostrato di avere trovate ormai risposte migliori ai suoi bisogni immanenti in altri ambienti, tranne che in quella Onlus di volontariato e di eventi sociali anticamente chiamata Chiesa Cattolica. L’uomo  si domanderà non più e non tanto se esiste Dio, ed a che cosa serve nel caso in cui esistesse; si domanderà a che serve la Chiesa con i suoi ministri sacri, con i suoi Sacramenti svuotati del mistero della grazia e riempiti di “diritti” mondani. E l’unica risposta che l’uomo si darà sarà l’apatia, l’indifferenza. Mentre d’altro canto gli operatori sociali della Onlus resteranno convinti che l’uomo aveva bisogno di sentirsi parlare come piace a lui, cioè di se stesso e per se stesso, invece che di Dio e della sua grazia sacramentale.

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Forse è questa la risposta al drammatico quesito: «Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» [cf. Lc 18, 1-8] Cristo non chiede affatto, se il Figlio dell’uomo ritroverà la Chiesa visibile, egli si domanda proprio se troverà ancora la fede..

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Cari Lettori.

Come vi abbiamo ricordato in un nostro dettagliato resoconto [vedere QUI], a fine dicembre dobbiamo rinnovare tutti gli abbonamenti di servizio e contiamo sul vostro aiuto, perché sino ad oggi abbiamo potuto adempiervi ogni anno grazie alle vostre offerte. Potete inviarci le vostre offerte usando il comodo e sicuro sistema Paypal sul quale si trova il conto dell’Isola di Patmos [vedere sotto …]

Dio ve ne renda merito.

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Questo pontificato rischia di finire a fischi in piazza e fratture drammatiche: il Sommo Pontefice si trova in serie difficoltà nel governo della Chiesa

QUESTO PONTIFICATO RISCHIA DI FINIRE A FISCHI IN PIAZZA E FRATTURE DRAMMATICHE. IL SOMMO PONTEFICE SI TROVA IN SERIE DIFFICOLTÀ NEL GOVERNO DELLA CHIESA

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Nella più antica e consolidata arte della guerra, per distruggere le grandi aggregazioni, o le società storiche, è necessario colpirle corrodendole dall’interno; perché fatto questo, a quel punto si sgretoleranno. Questo è ciò che da quattro decenni sta accadendo all’interno della Chiesa infiltrata di eresie moderniste e di relativismo teologico, sino a giungere ai giorni nostri, nei quali abbiamo ormai perduto ogni meccanismo difensivo e ogni difesa immunitaria di quell’organismo ecclesiale che è il Corpo Mistico di Cristo, sino ad invertire la realtà ed a mutare il bene in male ed il male in bene.

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF  saggio formato stampa

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molte sono le cose che si sarebbero potute evitare, se non per la tutela della sacra persona, almeno per la tutela del sacro ufficio …

Venerare il Sommo Pontefice nel suo ruolo di Successore del Beato Apostolo Pietro, roccia sulla quale il Verbo di Dio fatto uomo ha edificata la sua Chiesa, affidando ad esso una precisa funzione vicaria, non vuol dire negare, o peggio non vedere i difetti dell’uomo Jorge Mario Bergoglio. Per non parlare dell’esercito di leccapiedi che con spirito camaleontico oggi ne stanno approfittando per fare carriera ecclesiastica all’insegna dei poveri, della povertà e dei profughi.

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I difetti dell’uomo Jorge Mario Bergoglio stanno producendo in seno alla Chiesa di Cristo dolore, imbarazzo e purtroppo divisioni, il tutto a causa delle manifeste imprudenze e ambiguità da parte di chi è preposto per divino mandato e supremo dono di grazia a custodirne l’unità. E così, alle porte di questo Natale 2016, ho deciso di offrire ai Lettori della nostra Isola di Patmos un saggio breve che analizza in modo critico e spero lucido il corso di questo pontificato, che a mio modesto parere rischia seriamente di finire dal pane e circo ai fischi in piazza [segue il testo sotto …]

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per aprire il testo cliccare sotto

13.12.2016   Ariel S. Levi di Gualdo  —  QUESTO PONTIFICATO RISCHIA DI FINIRE A FISCHI IN PIAZZA E FRATTURE DRAMMATICHE. IL SOMMO PONTEFICE SI TROVA IN SERIE DIFFICOLTÀ NEL GOVERNO DELLA CHIESA









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Una riflessione sul modernismo, nei nostri tempi di vacche magre

UNA RIFLESSIONE SUL MODERNISMO, NEI NOSTRI TEMPI DI VACCHE MAGRE

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il modernismo, oggi più che mai si sposa col più confusionario sincretismo, il quale, strombazzato da abili impostori, che sanno renderlo venerabile alle folle degli sprovveduti, va a mettere assieme e a raccattare in filosofia e teologia, nel più assoluto disprezzo del principio di non-contraddizione, magari con la scusa della dialettica, le più strampalate ed assurde teorie, che anche un seminarista della prima metà del secolo scorso, formato su San Tommaso e sul Gredt, avrebbe potuto facilmente confutare.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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Pope Pius X

il Santo Pontefice Pio X

La polemica contro il modernismo  e il suo ricettacolo di eresie oggi si trova quasi esclusivamente negli ambienti tradizionalisti, i quali denunciano con acutezza il ritorno di questo fenomeno, per esempio nel rahnerismo; ma poi ci cadono le braccia quando alcuni di questi tradizionalisti accusano di modernismo il Concilio Vaticano II e tutti i Papi seguenti.

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È evidente allora che occorre con urgenza chiarire che cosa si deve intendere con questa parola. Essa ha un riferimento storico molto chiaro: la famosa enciclica Pascendi Dominici Gregis del Santo Pontefice Pio X. Lì si dà una definizione molto chiara ed articolata su cosa il Papa intende per “modernismo”. È un piccolo trattato sulla materia, nel quale però si evidenziano quasi esclusivamente gli errori, senza riconoscere alcuna istanza positiva, come capitava spesso nel Magistero della Chiesa del passato. La Chiesa, infatti, salvo eccezioni, appariva più che Mater et Magistra, una coscienziosa vigilessa sempre pronta a segnalare le multe.

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il Presbitero romano Ernesto Buonaiuti, considerato uno dei principali padri del modernismo

Tuttavia è bene notare che, come in molti fenomeni della storia dello spirito, per “modernismo” si possono intendere due cose: prima, il modernismo in senso storico, ormai racchiuso nei tempi di San Pio X e qui la storia non si ripete; questo modernismo è ben descritto dal Papa, per cui rimando all’enciclica e non c’è neanche bisogno di riassumerne qui la natura [cf. testo QUI].

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Seconda, una certa tendenza perenne e pertanto tuttora attuale dello spirito, la quale trae origine o spunto dalla descrizione fatta dall’enciclica, ma in fondo ne è indipendente,  e  trascende quelle contingenze storiche; per cui in qualche modo esisteva già prima, un modernismo in un senso più ampio, come idolatria della modernità o del tempo presente, come modo falso di essere moderni, in quanto effetto non di un vaglio critico della modernità alla luce del Vangelo, ma come vaglio critico — un certo “metodo storico-critico” in esegesi — del Vangelo alla luce di una vera o supposta modernità.

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Il modernista è un fenomenista storicista, un evoluzionista relativista al quale non interessa una verità oggettiva, universale, assoluta ed eterna, nella quale non crede e che giudica con disprezzo “astratta”, illusoria, nociva o quanto meno inutile. Per lui la verità è figlia del tempo e relativa al tempo. Non esiste la verità, ma solo varie verità concrete e mutevoli a seconda delle varie culture, dei punti di vista e dei diversi tempi.

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il presbitero marchigiano Romolo Murri, scomunicato per eresie moderniste manifeste nel 1909, scomunica poi revocata nel 1943

Il modernismo, oggi più che mai si sposa col più confusionario sincretismo che, strombazzato da abili impostori, che sanno renderlo venerabile alle folle degli sprovveduti, va a mettere assieme e a raccattare in filosofia e teologia, nel più assoluto disprezzo del principio di non-contraddizione, magari con la scusa della dialettica, le più strampalate ed assurde teorie [1], che anche un seminarista della prima metà del secolo scorso, formato su San Tommaso e sul Gredt, avrebbe potuto facilmente confutare.

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Così, se il modernismo dei tempi di San Pio X sorgeva da influssi soprattutto europei, empiristici, positivisti, vitalisti, immanentisti, kantiani e protestanti, quello di oggi arricchisce gli influssi occidentali da Hegel a Marx a Freud ad Husserl ad Heidegger, spaziando in tutto l’insieme del pensiero mondiale, antico e moderno, compresi gli errori delle altre religioni, concezioni settarie, bizzarre e superstiziose come la credenza negli extraterrestri, l’astrologia, l’ufologia, la divinazione e lo spiritismo, per non parlare del satanismo, e persino antiche visioni pagane del mondo come lo gnosticismo, l’ermetismo, la magia, l’esoterismo, i presocratici, l’induismo, il taoismo e il buddismo. C’è ancora poca simpatia per Maometto, ma presto possiamo attenderci una sintesi del Vangelo col Corano.

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L’operazione più importante ed ingannevole dei modernisti da cinquant’anni a questa parte, come è noto e come ho mostrato da molti anni nelle mie pubblicazioni, operazione condotta con estrema abilità, con l’impiego di dotti ma disonesti teologi e dovizia di mezzi anche economici, non senza la connivenza di certi ambienti della gerarchia ecclesiastica, è quella di presentarsi al pubblico con l’innocuo titolo di “progressisti”, come interpreti e fautori autentici, sicuri ed avanzati, delle dottrine nuove del Concilio, anche contro l’interpretazione ufficiale dei Papi e della Chiesa, la quale, da loro fatta credere come retriva, reazionaria e conservatrice, quasi sempre è rimasta come una vox clamantis in deserto. Anzi i modernisti hanno l’audacia di sostenere che le dottrine nuove del Concilio, da loro interpretate ad usum delphini, non sono abbastanza avanzate, e che il Concilio conserverebbe delle vedute superate, dalle quali essi, che si ritengono essere i cosiddetti i “protagonisti”[2]  del Concilio, si sentono in dovere di liberarlo per un vero confronto col mondo moderno. Per questo essi si prendono la libertà di far valere le loro idee anche contro lo stesso Concilio, da loro inteso quasi fosse la palingenesi della Chiesa e la scoperta del vero Vangelo dopo 2000 anni di falsità e leggende raccontate dalla Chiesa preconciliare.

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il filosofo francese Jacques Maritain

Il Maritain, dal canto suo, affermò già nel 1966 in una sua famosa dichiarazione, che il modernismo di oggi è una polmonite a raffronto col raffreddore da fieno del modernismo dei tempi di San Pio X [3]. Se già dunque questi diceva che il modernismo è la somma di tutte le eresie, c’è da chiedersi  che cosa il Santo Pontefice direbbe del modernismo, se vivesse oggi.   

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Oggi infatti i modernisti, per i motivi suddetti, sono molto più numerosi, influenti e pericolosi di quelli dei tempi di San Pio X. Hanno raggiunto molti posti di potere e quindi sono spesso arroganti e prepotenti. Non hanno intaccato solo il basso clero, i laici e i teologi, ma anche la stessa gerarchia, ecclesiastica la Santa Sede e gli istituti ed organismi da essa dipendenti, inclusa la Curia Romana e soprattutto le Università Pontificie.

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Per questo, i Papi del postconcilio, fedeli ed infallibili maestri della fede, si sono trovati isolati, frenati e a volte osteggiati da parte di forze oscure presenti tra i loro stessi collaboratori, come si può ben dedurre da certi ritardi, mancanza di informazioni, reticenze, silenzi, tentennamenti, timidezze nella loro azione pastorale e disciplinare e nel loro stesso magistero dottrinale, in particolare per quanto riguarda la condanna degli errori e degli scandali. Chi, come me, ha lavorato per anni tra i collaboratori di San Giovanni Paolo II come consulente teologo presso la Segreteria di Stato, ne sa qualcosa.

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un manifesto del modernismo nell’arte pittorica nel Novecento

Con l’avvento del Sommo Pontefice Francesco, indubbiamente aperto alla modernità, i modernisti hanno cambiato tattica: non più accuse al Papa di conservatorismo o arretratezza, come avevano fatto sino a Benedetto XVI, ma uno sforzo estremo di accaparrarsi la figura del Pontefice, interpretando e strumentalizzando certe scelte, certi gesti o parole del Papa, che effettivamente, male interpretati o avulsi dal contesto, sembrerebbero giocare a loro favore.

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Il Papa, dal canto suo, per ora — salvo qualche richiamo significativo [4] — preferisce tacere e trattarli con molta benevolenza, recuperando i loro lati positivi, contando e facendo leva sulla loro coscienza, affinchè a un certo punto si accorgano essi stessi, per le conseguenze negative alle quali conducono le loro idee, di essersi messi in un vicolo cieco.           

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Bisogna però dire, per dovere di onestà e di giustizia, che sia il sorgere del vecchio modernismo che di quello odierno non è privo di qualche istanza positiva, come avviene in tutti i fenomeni storici, anche i più aberranti. L’intervento di San Pio X fu certo una cura efficace, ma non affrontò seriamente l’istanza dei modernisti, che restava più che mai valida e ad un tempo irrisolta.

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il filosofo francese Maurice Blondel

Oggi tutti gli storici della Chiesa riconoscono che, se da una parte furono provvidi la rinascita tomista promossa da Leone XIII a fine Ottocento, nonchè il suo ricco umanesimo e le aperture di questo grande Papa — si pensi solo alla Rerum Novarum —, dall’altra, la teologia cattolica e lo stesso Magistero della Chiesa avevano bisogno di una maggiore attenzione, considerazione e benevolenza nei confronti della cultura moderna degli ultimi secoli, anche se nata al di fuori e magari anche contro la Chiesa, al fine di poter assumere nella sapienza cattolica, quanto di valido essa, pur tra tanti errori, aveva generato. Alcuni spiriti sensibili ai bisogni della Chiesa, ma indisciplinati, come Maurice Blondel [5], Lucien Laberthonnière [6], Eduard Le Roy [7], Alfred Loisy [8] e George Tyrrell [9] cominciarono a sentire più forte il dovere del pensiero cattolico di utilizzare le conquiste del pensiero moderno. Senonchè però, incapaci di comprendere ed apprezzare i valori già acquisiti della sapienza cristiana, li considerarono superati e credettero di poter esprimere o arricchire la verità cristiana in categorie desunte dalla modernità, in contrasto con quei valori. Era nato il modernismo [10].

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I provvedimenti presi da San Pio X furono molto energici e sul momento sembrarono aver vinto la corrente modernista. Accanto all’azione saggia e benefica del santo Pontefice funzionò però anche un organismo di informazione e di repressione, il Sodalitium Pianum, guidato da Mons. Umberto Benigni, il quale non sempre seppe condursi con la dovuta moderazione, per cui furono colpiti anche personaggi innocenti, oggi venerati nella Chiesa, come il Beato Cardinal Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di Milano, e due dotti teologi domenicani, il Padre Juan Gonzalez Arintero, teologo della spiritualità, e l’esegeta Joseph Lagrange, dei quali è in corso la Causa di Beatificazione. Chi, come il grande teologo domenicano Antonin-Dalmace Sertillanges, tentò un dialogo con i modernisti, fu sospettato di modernismo.

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Quando tuttavia si dice “modernismo”, occorre avvertire che bisogna essere molto prudenti nell’uso del termine, partendo da un concetto esatto di modernismo, soprattutto se ci riferiamo a casi o persone particolari, per non far torto a nessuno. Infatti il modernismo, come tutte le malattie dello spirito, che, similmente a quelle del fisico, sono soggette a gradi di entità, contempla delle fasi acute e forme miti, per non dire che a volte, anzi spesso, presenta solo tracce o lievi sintomi. Occorre in ogni caso valutare nei singoli casi l’entità di questa affezione morbosa ed esprimersi di conseguenza con le dovute sfumature e precisione per il rispetto dovuto alle persone colpite dal morbo. Chi è affetto da un carcinoma ai primi stadi non è nelle stesse condizioni di chi è colpito dalla metastasi.

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il domenicano Yves Congar assieme ad un giovane Joseph Ratzinger in una foto d’inizi anni Sessanta

Ricordiamo intanto che nel 1904, presso Parigi, a Le Saulchoir, i Domenicani, che avvertirono chiaramente la crisi che stava sorgendo, fondarono una Scuola di Teologia [11], la quale iniziò con un buon programma di rinnovamento della teologia, che abbinava la speculazione alla scuola di San Tommaso (Gardeil, Roland-Gosselin, Congar) alla fondazione storica della teologia (Chenu, Mandonnet). Essa all’inizio produsse ottime pubblicazioni; senonchè però, a un certo punto, negli anni Quaranta, in essa si fece sentire, soprattutto nello Chenu, la tendenza storicistica tipica del modernismo, tanto che lo Chenu fu censurato da Roma nel 1944. Sorse allora la cosiddetta théologie nouvelle, che ottenne successo anche fuori dell’Ordine Domenicano, come per esempio nel de Lubac, dei Gesuiti, che già da tempo avevano avviato a Lovanio spericolati ed imprudenti esperimenti di contatti con Kant nell’opera di Joseph Maréchal.

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Il modernismo dei Gesuiti [12] era aggravato dal fatto che nel de Lubac il loro tradizionale volontarismo, unito al ripudio delle distinzioni concettuali, sullo sfondo di una visione dinamica dello spirito come auto-trascendenza, finì per annebbiare la distinzione fra il naturale il soprannaturale in tal modo che la natura sembrava esigere il soprannaturale per poter accontentare in radice le sue aspirazioni e la sua tendenza alla trascendenza. La natura, insomma era privata della sua propria autonomia e consistenza ontologica ed essenziale ed appariva niente più che una vaga aspirazione alla grazia, la cui funzione sembrava esaurirsi nel’attuare le potenzialità e soddisfare i bisogni della natura. Lo schema potenza-atto, che vale solo nell’ambito di una stessa essenza, era applicato per esprimere il rapporto della natura con la grazia, che invece sono tra di loro essenzialmente diverse. In queste condizioni, peraltro, era facile capovolgere il rapporto e cadere nel naturalismo e nell’attivismo di una natura superpotente e nel pelagianesimo, che è sempre stato il rischio del volontarismo gesuitico.

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il gesuita tedesco Karl Rahner, che fece penetrare il modernismo nella teologia come un cavallo di Troia

Venne meno, più in generale, sotto l’influsso dell’evoluzionismo dogmatico modernista, la percezione della distinzione nei concetti dogmatici, fra il significato immutabile del dogma — la Parola di Dio che non passa — e l’esplicitazione progressiva di detto significato grazie alla ricerca storico-critica e alla deduzione logica, ossia l’avanzamento o progresso verso la pienezza della verità. Il perfezionamento e lo sviluppo della conoscenza teologica fu scambiato per un processo di sostituzione di un concetto ad un altro, giudicato superato e quindi falso, nell’illusione di un’impossibile  fedeltà al significato originario del dogma e alla Parola di Dio. L’istanza progressista annullava quella della conservazione: la stessa cosa che sta avvenendo oggi tra i modernisti, i quali non capiscono che il rifiuto di avanzare da un punto di partenza sicuro e senza una base fissa e solida, sulla quale innalzarsi, e credere che sia conoscenza più progredita quella che annulla i risultati precedenti, e quando si annulla il concetto che si vorrebbe meglio capire, vuol dire togliersi il terreno sotto i piedi e finire nel vuoto della chiacchiera, quando non proprio nell’eresia. D’altra parte la soluzione non stava e non sta neppure anche oggi nel restar chiusi nei propri concetti acquisiti e limitarsi a ripeterli, contemplarli e commentarli, respingendo come pericolo o tradimento il porsi delle domande su ciò che ancora si ignora, l’affrontare nuovi problemi, per i quali le soluzioni non sono già pronte, l’abbandonare opinioni che si rivelano errate, il porsi nuovi obbiettivi di ricerca o il prender atto del progressi compiuti dagli altri o dalla Chiesa: vedi le nuove dottrine del Concilio Vaticano II.

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Il sorgere della théologie nouvelle, che in fondo era una rinnovata forma di modernismo, provocò, come è noto, l’intervento di Pio XII con la Humani Generis, la quale ribadiva il valore immutabile dei concetti dogmatici e la distinzione fra naturale e soprannaturale. Fu un severo richiamo alla Scuola di Le Saulchoir. Alcuni grandi teologi domenicani, come il Garrigou-Lagrange, il Browne e il Cordovani tentarono di dissuadere Chenu e amici dal proseguire nella intrapresa, ma non ci fu nulla da fare. San Giovanni XXIII, con le sue larghe vedute, recuperò in seguito gli aspetti sani della Scuola, ma ormai essa aveva preso un piega modernista, che la portò alla chiusura negli anni dell’immediato post-concilio. Triste ed istruttivo esito di una iniziativa partita così bene, così coraggiosa, lungimirante e promettente, splendido esempio della perspicacia della teologia domenicana, se, ahimè, non si fosse insinuato il veleno modernista.

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il Santo Pontefice Giovanni XXIII firma l’atto di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II

Ma come e perchè anche oggi, dopo la sconfitta loro inferta da San Pio X, i modernisti si sono rifatti vivi, sia pur spesso mascherati e in un forma diversa, anche se respingono sdegnosamente — si capisce — l’appellativo di “modernista”? Come e con quali pretesti hanno potuto tornare con tanta forza e capacità di seduzione? Da dove traggono i loro argomenti? Il loro argomento più valido è un’indubbia verità storica accompagnata da un’autentica istanza evangelica, alla quale ho già accennato: il fatto che San Pio X non fu capace o non pensò di andare incontro alle loro istanze giuste: ammodernare sanamente la vita cristiana, far sì che la Chiesa accolga i valori del mondo moderno, che sia al passo dei tempi, che sappia parlare di Cristo in modo persuasivo all’uomo d’oggi, quindi una nuova apologetica e un nuovo slancio missionario, senza che il possesso di una verità immutabile diventi occasione di ristagnazione, di rigidezze, di chiusure, di arretratezze e di immobilismo, ma al contrario, stimolo e incentivo per l’apertura al nuovo, e continuo avanzamento e progresso verso la pienezza della verità e del regno di Dio. Occorreva rompere con certe vecchie abitudini o idee non più benefiche e, in continuità e nella fedeltà al Vangelo, inventare nuovi metodi di evangelizzazione e aprire nuove strade alla ricerca della verità e al progresso della santità. Tutte queste istanze furono recepite da San Giovanni XXIII, il quale le sentì talmente importanti, urgenti e non procrastinabili, talmente legate al destino della Chiesa, che decise di convocare apposta un Concilio per risolverle. Certo, egli non disse questo esplicitamente, ma, a cose fatte, soprattutto dopo cinquant’anni dal Concilio, la cosa si capisce ormai  benissimo.

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alcuni dei “frutti marciti” del Concilio: Dom Giovanni Franzoni, all’epoca Abate Ordinario di San Paolo fuori le mura e membro dell’assise del Vaticano II, che finirà con lasciare in seguito il sacerdozio e la Chiesa Cattolica

Il Concilio Vaticano II ha un indubbio carattere progressista e innovativo, che non si riscontra in altri Concili. Il che induce i lefevriani a giudicarlo un Concilio “anomalo”, che tradisce la Tradizione, e ha mutato l’essenza della Chiesa, mentre per i modernisti è un novum assoluto e rivoluzionario, una specie di reinterpretazione del cristianesimo. Sbagliano gli uni e gli altri, perchè confondono ciò che in un Concilio è sostanziale o essenziale con ciò che è accidentale, mutevole o contingente. Sbagliano i lefevriani, che assolutizzano certi accidenti, usi o modalità dei passati Concili, che non si ritrovano nel Vaticano II — per esempi i canoni —, sino a non riconoscere nel Vaticano II un regolare e legittimo Concilio come tutti gli altri, per cui respingono o fraintendono le sue dottrine. Sbagliano i modernisti, che riducono il sostanziale ovvero il permanente all’accidentale, ossia al mutevole, non vedono la continuità tra l’ultimo Concilio e i precedenti [13].

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Un Concilio ecumenico, nella sua essenza o sostanza permanente, è una riunione dei vescovi sotto il Papa, indetto col consenso del Papa ed approvato dal Papa, nel quale si trattano gli affari più importanti della Chiesa, sia di ordine disciplinare che pastorale e dottrinale. Elementi accidentali invece, che possono mutare, sono per esempio lo stile del linguaggio, il sistema delle votazioni, i modi del procedere, la qualità delle rappresentanze, la sede, la lingua usata, la divisione della materia, e cose del genere. Non è in base a queste cose che si deve giudicare se un Concilio è un vero Concilio o è o non è in continuità con i precedenti, ma considerando l’essenza stessa e la legittimità del Concilio.

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alcuni dei “frutti marciti” del Concilio: il Vescovo Marcel Lefebvre, membro dell’assise del Vaticano II, che dopo avere accusato di modernismo il Concilio, giungerà a compiere un’atto scismatico consacrando quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio

Quanto all’autorità dei suoi insegnamenti, sono infallibili innanzitutto le definizioni dogmatiche (definitio ut talis) proposte in modo definitorio (modus definiendi); nonchè quelli che trattano direttamente o indirettamente temi di fede o connessi alla  fede. Sono invece fallibili o mutevoli gli insegnamenti pastorali, giuridici o disciplinari. Ovviamente non c’è dubbio che al Concilio lavorarono cripto-modernisti, i quali gettarono la maschera, come Rahner [14], solo dopo che si sentirono sicuri dell’impunità, avendo ottenuto un grande prestigio e presentandosi come gli interpreti autorevoli del Concilio. Costoro però, al Concilio, dettero un valido contributo, ma tennero nascosto il loro modernismo, che venne alla luce solo dopo il Concilio. I lefevriani, invece, non avendo compreso il valore delle novità conciliari e la loro continuità con la tradizione, cominciarono a negare l’infallibilità delle dottrine del Concilio ed anzi ad accusarle o di fallibilità o di falso, scambiando per modernistiche le dottrine del Concilio.

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Mentre Papa Giovanni XXIII dette al Concilio il già accennato orientamento pastorale, il Beato Paolo VI ebbe l’idea di approfittare del Concilio per fargli aggiungere un aspetto dogmatico attinente l’ecclesiologia. E fu così che il Concilio approfondì il mistero della Chiesa con nuovi importanti apporti dogmatici, che toccavano tutte le sue componenti essenziali, dall’origine della Chiesa dalla divina Rivelazione, ai vari ceti, ministeri ed uffici, al rapporto della Chiesa col mondo, e con tutti gli uomini di buona volontà, anche non-cattolici, fino ai non-credenti, per giungere al fine escatologico della Chiesa, fino alla mariologia, intesa come simbolo, figura, tipo, paradigma, e il modello dell’ecclesiologia. E qui bisogna dire che mai, in tutta la storia dei Concili, un Concilio Ecumenico ci ha fornito una dottrina tanto ricca e autorevole sulla Madonna, dopo il Concilio di Efeso. Il Vaticano II ci presenta Maria come maternamente premurosa a favore di tutta l’umanità, verso la quale ella esercita la sua missione di via e guida per raggiungere suo Figlio in un cammino di conversione e di penitenza dei nostri peccati. Un modo eminente col quale la Madonna svolge questa attività salvifica, come è noto, sono le apparizioni e i messaggi mariani, tra i quali i più famosi tra mille sono Lourdes e Fatima, ai quali possiamo aggiungere Medjugorje, anche se la sua autenticità e l’atteggiamento da tenere sono tuttora all’esame della Santa Sede, a differenza dei due primi luoghi, che sono invece approvati e raccomandati da tempo dalla Chiesa. Tuttavia, questo fenomeno straordinario, del tutto unico in tutta la storia della Chiesa, dal 1981 in cui è nato, non ha cessato di dar segni di credibilità e di produrre frutti per milioni di pellegrini, che da allora ad oggi si succedono in quel luogo, dove si hanno le più diverse e caratteristiche manifestazioni della pietà cristiana: dalle liturgie eucaristiche celebrate da numerosi sacerdoti e seguite con esemplare devozione e raccoglimento da folle enormi, alla predicazione della Parola di Dio, all’adorazione, alla meditazione, alla preghiera personale e comunitaria, alle confessioni senza numero, alle dure pratiche penitenziali, ai gesti di carità, di solidarietà umana, e di riconciliazione, ai dialoghi ecumenici, ai fenomeni di conversione e ai propositi di miglioramento di vita, alla generosa ospitalità da parte degli abitanti del luogo. Quanto ai messaggi quotidiani, che non si contano, essi sono improntati alla più perfetta ortodossia ed amore per Cristo, per la Chiesa, per il Papa, per i Vescovi, per i sacerdoti, per religiosi, per la salvezza e la santificazione delle anime, per la conversione dei peccatori. In ciascuno di essi traspaiono chiari l’affetto, la tenerezza, la sapienza, la premura, a volte la giusta severità della Madre.

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foto d’epoca: il Venerabile Pontefice Pio XII in preghiera dinanzi alla Madonna del Divino Amore nel 1944 per chiedere intercessione per la salvezza di Roma durante la Seconda guerra mondiale.

I messaggi, come è noto, non entrano mai in temi, questioni o problemi concreti, ma sempre offrono incentivi morali e spirituali, che possono servire a tutti, esortando sempre ai doveri fondamentali del cristiani, innanzitutto alla preghiera fiduciosa, umile ed insistente. Desta pertanto sorpresa la messa in guardia contro il modernismo, che la Madonna ha fatto, non per la prima volta, proprio nella recente solennità dell’Annunciazione. Ecco le parole:

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«Cari figli! Anche oggi l’Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione. Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata. Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo. Siate forti nella preghiera e con la croce tra le mani pregate perché il male non vi usi e non vinca in voi. Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

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Da notare la severità con la quale Maria qualifica il modernismo: è un «piano malvagio di Satana». Tale infatti è il modernismo, che nascondendosi dietro a fascinose apparenze anche di pietà, è il principale nemico della Chiesa, che dobbiamo e possiamo sconfiggere con la intercessione della Beata Vergine Maria.

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Varazze, 31 marzo 2015

articolo d’archivio pubblicato il 13 dicembre 2016

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Note

[1] Un esempio tra mille: il pasticcio tra cristianesimo e buddismo reperibile nel libro di Raimundo Panikkar, dal titolo seducente, ma ingannevole: Il silenzio di Dio. La risposta del Budda, Borla,Torino 1992.

[2] Famosa è la frase riportata di Don Dossetti: “Il Concilio l’ho fatto io”, e così similmente la nomea che si è fatta Rahner di essere l'”icona del Concilio”.

[3] Le paysan de la Garonne, Desclée de Brouwer, Paris 1966, p.16.

[4] Per esempio, l’accenno ai falsi progressisti che fa da pendant a quello ai “tradizionalisti” nel discorso al temine del sinodo dei Vescovi sulla Famiglia.

[5] Cf M.Blondel L’Action. Essai d’une critique de la vie et d’une science de la pratique, 1893

[6] Cf Il realismo cristiano e l’idealismo greco, Vallecchi Edtore, Firenze 1949.

[7] Cf Dogme et critique, 1907.

[8] Cf L’Évangile et l’Église, 2e édition, Bellevue, Alfred Loisy, 1903

[9] Cf Il Cristianesimo al bivio, Enrico Voghera, Roma 1910.

[10] Cf C.Tresmontant, La crise moderniste, Editions du Seuil, Paris 1979

[11] Cf M.-D.Chenu, Le Saulchoir. Una scuola di teologia, Marietti, Casale Monferrato (AL) 1982.

[12] Cf M.Martin, I Gesuiti, Sugar Edizioni, Milano 1988; A,Caruso, Tra grandezze e squallori, Edizioni Viverein, Monopoli (BA) 1988.

[13] Vedi il mio libro Progresso nella continuità,  Edizioni Fede&Cultura, Verona 2011.

[14] Vedi il mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2009.

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