Il Disegno di Legge Zan e l’importanza della presenza sui mezzi di comunicazione di sacerdoti e religiose competenti in grado di dare voce anche alla Chiesa e ai cattolici in un Paese che voglia essere veramente laico e pronto al dialogo

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Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

Non occorrerebbero presentazioni, che facciamo solo per dovere di cronacaSuor Anna Monia Alfieri, religiosa della Congregazione delle Suore Marcelline, giurista ed economista, è un volto noto al grande pubblico per la sua partecipazione come opinionista ed esperta dei problemi della scuola e della formazione al programma Mediaset Quarta Repubblica, condotto da Nicola Porro. Con il nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, opinionista dalla fine del 2019 al programma Dritto e Rovescio e successivamente a Zona Bianca, entrambi hanno affrontato più volte, nei vari programmi televisivi, il problema del Disegno di Legge Zan, che se varato com’è stato redatto potrebbe ledere la libertà di opinione garantita dalla Carta Costituzionale e mettere un bavaglio all’insegnamento nelle scuole cattoliche. Suor Monia è intervenuta il 3 giugno 2021 presso la IIª Commissione del Senato della Repubblica per conto della USMI (Conferenze delle Superiore Maggiori Italiane degli Ordini e Congregazioni Religiose) e della CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori degli Ordini e Congregazioni Religiose). Il 24 giugno, Suor Monia e Padre Ariel hanno anche risposto al rapper Fedez che per difendere questo Disegno di Legge ha rivolto un attacco falso e fuori luogo al Vaticano per mancato pagamento di tasse sugli immobili posseduti sul territorio italiano (!?). Successivamente è intervenuto anche il Presidente dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) S.E. Mons. Nunzio Galantino, che ha smentito ulteriormente notizie infondate fatte giungere da questo “noto intellettuale” a milioni di suoi followers. Già questo dovrebbe bastare per far comprendere ad alcuni dubbiosi la delicatezza di certi temi e la vitale importanza della presenza di sacerdoti e religiose preparati sul piano dottrinale e giuridico, in grado di comunicare attraverso i mezzi televisivi. In caso contrario si rischia di rimanere chiusi nel ghetto delle nostre sacrestie e delle nostre scuole paritarie cattoliche, fingendo di non vedere — semmai persino con pericoloso spirito di incurante superiorità — che una gran fetta di mondo ostile attorno a noi mal tollera la nostra stessa esistenza. Suor Monia e Padre Ariel non hanno mai mostrata contrarietà a questo Disegno di Legge, come mai è stata mostrata dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Santa Sede, di cui si sono fatti portavoce sui mezzi di comunicazione, chiarendo che è necessario rivedere questo testo affinché non si finisca col perseguire il reato di opinione [vedere ultimo intervento del 24 giugno, dal minuto 01.38]. Riportiamo di seguito il testo delle audizioni in videoconferenza con l’intervento di Suor Monia nell’ambito dell’esame dei disegni di legge n. 2005 e 2205 sul contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità.

 

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— Attualità ecclesiale  —

IL DISEGNO DI LEGGE ZAN E L’IMPORTANZA DELLA PRESENZA SUI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI SACERDOTI E RELIGIOSE COMPETENTI IN GRADO DI DARE VOCE ANCHE ALLA CHIESA E AI CATTOLICI IN UN PAESE CHE VOGLIA ESSERE VERAMENTE LAICO E PRONTO AL DIALOGO

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I rischi di ricorrere alla “cultura di massa” e alla “punizione” per creare un pensiero unico sono i due principali limiti che ci impongono almeno una rivisitazione del Disegno di Legge Zan, affinché sia per davvero indirizzato a contrastare la discriminazione e non ad acuirla con nuove figure. Se però il Disegno di Legge recupera uno sviluppo armonico, allora potrà, forse, essere una legge positiva, indirizzata a lanciare ponti di integrazione; altrimenti resta il ragionevole dubbio che altri siano gli interessi che muovono il legislatore

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Anna Monia Alfieri, I.M.

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Anna Monia Alfieri negli studi Mediaset al programma Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro

Oggetto di grandi discussioni e dibattiti in questi giorni è il Disegno di Legge Zan, il cui contenuto, in tutta onestà, andando a fondo, non mi pare convincente. Certamente è doveroso contrastare qualsiasi forma di discriminazione, nel rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza, a presidio del quale non mancano certo adeguate protezioni giuridiche nel nostro ordinamento, anche penale. Credo, tuttavia, che questo Disegno vada nella direzione opposta. Se, nell’intendimento del legislatore, ci fosse solo la tutela della persona, sarebbe sufficiente (aggiungo doveroso) applicare la normativa esistente fissata dalla Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 3, quindi all’art. 604 bis e 61 del Codice penale.

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Non esiste, pertanto, una lacuna normativa da colmare, in quanto il nostro ordinamento tutela già la vita, l’onore, l’incolumità delle persone, senza distinzione di sesso, religione, lingua, razza e via a seguire. Non ultimo, è prevista l’aggravante per aver agito per motivi abietti e futili. Si ha per ciò la sensazione che, siccome è complicato intervenire con la certezza della pena e sull’impunità, come sulla formazione dei giovani alla non discriminazione, si tenda a moltiplicare la normativa e la conseguente confusione. La normativa, non dovendo colmare alcun vuoto, crea necessariamente confusione, data da un inutile proliferare delle tipologie di reato da perseguire, che andrà chiarita dalla magistratura. Tale situazione accresce in modo abnorme il raggio di azione del potere giudiziario e inquirente. Siamo tutti consapevoli della necessità di rivedere la riforma della giustizia proprio alla luce degli ultimi eventi di cronaca.

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Anna Monia Alfieri negli studi Mediaset al programma Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro

Evidentemente è nelle pieghe del dettaglio che si insinua la discriminazione. Infatti, quando la legge precisa con eccesso di tutela, in realtà discrimina, introducendo categorie. Io stessa avverto un certo disagio di fronte a una legge che mi tutela per via dell’abito che indosso: chiunque discrimina una religiosa, in quanto tale, viene punito con un’aggravante. Mi chiedo: a motivo della mia scelta di vita, debbo essere inserita in una sorta di “categoria protetta”? Chi è fiero della propria diversità la vive nell’ordinarietà, nella normalità. Nessuna legge potrà mai sostituirsi al rispetto, all’integrazione, alla capacità di prossimità. Imporre il rispetto significa il fallimento della civiltà. Ecco in sintesi descritte le prime due ragioni che mi vedono contraria.

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Vengo alla terza motivazione che svela il vero intendimento della legge. La proposta di legge, creando una “categoria protetta”, apre la strada ad una nuova visione antropologica di persona issata ad anonimo sistema. La confusione viene coperta con la legge e il pensiero dominante viene diffuso a tappeto dalle scuole: qualsiasi rigurgito di buon senso viene trasformato in reato.

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Anna Monia Alfieri negli studi Mediaset al programma Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro

L’identità di genere ― chiariamolo ― è ben lungi dall’essere connessa con la condivisibile condanna della omofobia, è tutt’altro capitolo che non fa rima con garanzia, tutela, bensì con indottrinamento, pensiero unico, probabilmente per assicurare guadagni certi e diffusi a qualche circuito. Ed è qui che si inseriscono i tre grossi diritti contrastati e mortificati dal Disegno di Legge Zan, che così come è scritto limita di fatto la libertà di pensiero e di espressione. Perché tutelare una libertà (cfr. art. 4 Disegno di Legge Zan) mettendola allo scontro con la “libertà di pensiero” riconosciuta all’art 21 della Costituzione, evidentemente non è solo un errore legislativo, ma un passo assai pericoloso per l’ordine costituzionale dello Stato laico e di diritto. Recita infatti l’Art. 4 di questo Disegno a riguardo del “Pluralismo delle idee e libertà delle scelte”:

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«Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti».

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E qui non si capisce come «le condotte legittime» possano condurre agli «atti discriminatori». Delle due l’una: o le condotte non sono legittime, o gli atti non sono discriminatori. È evidente come l’art 4 vada nella direzione opposta alla libertà di espressione e svuoti cosi l’art. 21 della Costituzione che recita:

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«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

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Anna Monia Alfieri negli studi Mediaset al programma Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro

Un secondo ordine di problemi sempre su questo passaggio è: cosa e chi definisce il concreto pericolo? Una modalità di espressione cosi vaga e contraddittoria che evidentemente crea non solo un vuoto ma apre una voragine legislativa e quindi di orientamento per il singolo. Nei reati di pericolo concreto il pericolo è elemento costitutivo della norma e spetta al magistrato inquirente, alle Procure accertare in concreto se il bene giuridico protetto sia stato messo in pericolo. Quindi si allarga in modo pericoloso la discrezionalità del giudice e si spalanca la inquietante stagione della delazione come facile strumento per opporsi a un diverso pensiero sull’uomo.

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Non basta una legge per non discriminare, perché non ci sarà mai una legge che potrà colmare non il vuoto normativo – che peraltro non c’è – ma quello di pensiero che a volte si rivela una voragine. La parità di genere domanda l’utilizzo del diritto che c’è, della magistratura che deve funzionare e soprattutto di una cultura che è ben altro rispetto all’indottrinamento e alla formazione di massa.

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All’art 7 il Disegno di Legge Zan limita la libertà di scelta educativa dei genitori prevista all’art. 30 della Costituzione. E qui ricordiamo che l’educazione dei figli è responsabilità primaria dei genitori e che nessuno, la scuola, la Chiesa, lo Stato possono sostituirsi a loro. Introdurre nella scuola temi fortemente divisivi, ideologici e per di più attinenti alla sfera dell’identità sessuale e dell’educazione all’affettività ha certamente effetti negativi. Primo fra tutti quello di dividere. Poi, se a questo si aggiunge la considerazione che il Disegno di Legge Zan prevede condotte non chiaramente definite (cfr. anche uso di termini non chiari che possono essere sanzionati penalmente), il timore aumenta.

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Anna Monia Alfieri durante il ritiro del premio dell’Ambrogino d’Oro, Medaglia di Benemerenza Civica, per il suo impegno civile a favore della libertà di scelta educativa e del pluralismo scolastico a lei conferito il 7 dicembre 2020

Questo art. 7 limita la libertà di insegnamento dei docenti riconosciuta all’art. 33 della Costituzione. La libertà di insegnamento verrebbe svuotata dei suoi contenuti essenziali, ossia della autonomia didattica e della libera espressione culturale del docente. Una libertà garantita proprio dall’art 33 della Costituzione: «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Ratio: la libertà di insegnamento è funzionale allo sviluppo del senso critico necessario per il raggiungimento degli obiettivi di formazione integrale dei minori.

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La libertà educativa dei genitori e di insegnamento dei docenti, così come la libertà di espressione, sono fortemente messe in discussione, ancor più con un art. 2 (istigazione alla discriminazione) e un art. 4 talmente vago che apre al reato di opinione senza alcun orientamento. È presto detto: cosa si potrà dire e non dire? Non si sa, allora sarà meglio tacere. Il passaggio al pensiero unico, al monopolio, diventerebbe così una direzione obbligata per il Paese.

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È evidente che nel combinato disposto fra l’art. 2, l’art. 4, cosi vago, e l’art 7 è da ritrovarsi il limite del testo del Disegno di Legge Zan che, così come è scritto, aumenta la forbice della discriminazione, la alimenta, crea nuove figure giuridiche di reato, mortifica la libertà di espressione, di educazione dei genitori e di insegnamento, indirizza la società verso un vero e proprio indottrinamento ideologico.

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Il testo va rivisto proprio in questi aspetti che tendono a creare un pensiero unico attraverso la formazione a tappeto che non è più informazione, non fornisce gli strumenti per i ragazzi perché imparino a orientarsi … ma li indottrina. Praticamente la discriminazione e la violenza al contrario.

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il sorriso di una donna che rassicura e che onora il mondo religioso cattolico femminile

I rischi di ricorrere alla “cultura di massa” e alla “punizione” per creare un pensiero unico sono i due principali limiti che ci impongono almeno una rivisitazione del Disegno di Legge Zan, affinché sia per davvero indirizzato a contrastare la discriminazione e non ad acuirla con nuove figure. Se però il Disegno di Legge recupera uno sviluppo armonico, allora potrà, forse, essere una legge positiva, indirizzata a lanciare ponti di integrazione; altrimenti resta il ragionevole dubbio che altri siano gli interessi che muovono il legislatore e che sono:

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1. Divide et impera per diffondere un pensiero unico. Il monopolio è sempre pericoloso ed è propedeutico al regime;

2. di natura commerciale e marketing.

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Allora mi rivolgo ai ragazzi: abbiate il coraggio di conoscere, di approfondire, per non essere influenzabili né da me, né da nessun burattinaio. Sappiate orientarvi. Quindi, se davvero al legislatore, come a tutti coloro che si sono riscoperti paladini dell’Art. 3 della Costituzione, interessa realmente la difesa di un diritto, lo facciano fugando il campo da ogni ragionevole dubbio di interesse terzo.

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Dal Senato della Repubblica, 3 giugno 2021

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27 GIUGNO 2021 FESTA DEGLI “OTTANTA MILIONI”

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A proposito della nota della Santa Sede sul disegno di legge Zan-Scalfarotto: domani sera Padre Ariel S. Levi di Gualdo sarà ospite al programma Dritto e Rovescio su Rete4 per dibattere sul tema

A PROPROSITO DELLA NOTA DELLA SANTA SEDE SUL DISEGNO DI LEGGE ZAN-SCALFAROTTO: DOMANI SERA PADRE ARIEL S. LEVI di GUALDO SARÀ OSPITE AL PROGRAMMA DRITTO E ROVESCIO SU RETE4 PER DIBATTERE SUL TEMA

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Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Il 17 giugno è stata consegnata all’Ambasciatore italiano accreditato alla Santa Sede una “nota verbale” nella quale si esprime in modo molto pacato la preoccupazione che il disegno di legge Zan-Scalfarotto possa ledere la libertà di opinione garantita dal Concordato stipulato nel 1929 e poi revisionato nel 1984.

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Giovedì 24 giugno Padre Ariel tornerà ospite negli studi di Mediaset al programma Dritto e Rovescio condotto da Paolo Del Debbio per prendere parte al dibattito su questo tema. Il blocco al quale parteciperà andrà in onda in seconda serata alle  23.30 circa.

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Il Romano Pontefice è contro la Chiesa e i suoi Santi Predecessori che secondo il mantra dei Neocatecumenali «ci hanno approvati … ci hanno approvati!»

—  Attualità ecclesiale —

IL ROMANO PONTEFICE È CONTRO LA CHIESA E I SUOI SANTI PREDECESSORI CHE SECONDO IL MANTRA DEI NEOCATECUMENALI «CI HANNO APPROVATI … CI HANNO APPROVATI!».

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Per comprendere la pericolosità di questa setta bisogna conoscere un pennuto e il suo modo di agire, il cuculo, appartenente a dei pennuti indicati come “parassiti”. Questa specie di uccelli non provvede a nutrire i propri piccoli, che non costruiscono il loro nido e che preferiscono deporre le uova di nascosto dentro i nidi di altri volatili. Se gli altri volatili riconoscono l’uovo estraneo deposto nel loro nido e lo eliminano, possono andare incontro a quelle che tra gli umani sono note come “gravi ritorsioni”.

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Sul Cammino Neocatecumenale, fondato dal bohemien Kiko Argüello supportato da quel concentrato di arroganza e crassa ignoranza della defunta Carmen Hernandez, coadiuvati da Padre Mario Pezzi che con rara impudicizia ha umiliato la sacralità del sacerdozio riducendosi a fare da valletto servente a due laici praticoni della dottrina fai-da-te e con comprovate lacune sul Catechismo della Chiesa Cattolica, mi sono formato da tempo un giudizio critico basato su fatti e atti, ma soprattutto sulle pericolose omissioni dei Sommi Pontefici e delle Autorità Ecclesiastiche, che agendo nel corso degli anni con accondiscendenza e debolezza hanno permesso lo sviluppo delle metastasi di questo cancro all’interno della Chiesa di Cristo.

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Dopo accurate ricerche ho dato alle stampe nel 2019 un saggio critico su questo movimento para-cattolico: La setta neocatecumenale. Prima di me, critiche severe sul piano dottrinale ed ecclesiologico furono mosse da due presbiteri romani: nel 1983 dal Venerabile Servo di Dio Pier Carlo Landucci e nel 1991 dal teologo passionista Enrico Zoffoli. Questo secondo fu vittima della stizza di quell’osso secco rivestito di velluto del Cardinale Camillo Ruini, perché grazie a lui, poi al suo successore Agostino Vallini, i neocatecumenali hanno riempito di loro adepti laici e sacerdoti il palazzo del Vicariato di Roma. Questi i risultati: oggi, delle 332 parrocchie della Diocesi di Roma, i neocatecumenali ne hanno in mano 91. I pochi parroci veramente romani che sopravvivono tra quello che viene chiamato clero romano — composto per la maggioranza da transfughi polacchi, africani, indiani, latinoamericani e via dicendo — subisce in silenzio e spirito omissivo le prepotenze dei neocatecumenali, salvo ritrovarsi in caso contrario col monsignorotto di turno piazzato nella cancelleria, o altri affini piazzati nei vari uffici diocesani, che con la voce mielosa e l’occhio velenoso, da dietro la loro barba in perfetto taglio Kiko Arguello rivolgono un predicozzo a doppio senso sull’umiltà. Ovviamente nessuno di questi preti kiki ha mai invitato all’umiltà quel concentrato di sfacciataggine di Carmen Hernandez, che durante un incontro ufficiale nel cortile di San Damaso in Vaticano interruppe e corresse il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II mentre parlava. I prelati presenti commentarono che neppure Napoleone Bonaparte, che pure fece catturare e tradurre prigioniero il Sommo Pontefice Pio VII, osò mai nulla del genere. E questo valga per i vari monsignorotti del Vicariato che sorridenti dietro la loro barbetta kika, a chiunque risulti ostile alla setta neocatecumenale fanno il predicozzo su … l’umiltà (!?). Il tutto equivale però a un killer della Camorra che invita a non uccidere o a un militante della lobby LGBT che invita alla castità. Dopodiché segue tutto il resto in atti d’imperio e ingiustizie arbitrarie verso chiunque abbia osato dissentire. Per questo a Roma nessuno osa fiatare contro la setta neocatecumenale, specie in questo momento storico di eroici preti difensori della fede e della sana dottrina cattolica.

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Per comprendere la pericolosità di questa setta bisogna conoscere un pennuto e il suo modo di agire, il cuculo, appartenente a degli uccelli indicati come “parassiti” [cfr. alla mia citata opera pag. 135 e seguenti]. Questa specie di uccelli non provvede a nutrire i propri piccoli né costruiscono il loro nido, preferiscono deporre le uova di nascosto dentro i nidi di altri volatili. Se gli altri volatili riconoscono l’uovo estraneo deposto nel loro nido e lo eliminano, possono andare incontro a quelle che tra gli umani sono note come “gravi ritorsioni”. Spiegano infatti i ricercatori: il cuculo, oltre a essere un parassita è pure quello che nella specie umana è indicato come “mafioso”, un vero e proprio camorrista. Se torna dove ha lasciato le uova e non le ritrova si vendica devastando il nido altrui in cui le aveva deposte, distruggendo la sua intera covata. A quel punto l’altro uccello, comprendendo che se tocca all’interno del proprio nido le uova deposte dal cuculo subirà la devastazione della sua intera covata, comincerà ad accettare le sue uova. Situazione che darà col tempo vita a un nuovo genere di equilibrio: da una parte aumenteranno i parassiti e dall’altra gli uccelli che accettano in modo incondizionato le uova estranee, sapendo che in caso contrario andrebbero incontro a gravi punizioni. È così che gli uccelli parassiti distruggono l’habitat naturale degli altri uccelli, deponendo i maggiori numeri di uova possibile nei loro nidi. I neocatecumenali adottano la tecnica del cuculo, riuscendo quasi sempre nell’impresa che si prefiggono, dall’invasione delle parrocchie di Roma al piazzamento di loro laici e fedeli monsignorotti serventi nel Vicariato.

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La mia lunga disamina si conclude con queste parole: «Vorrei essere chiamato domani stesso presso la Congregazione per la dottrina della fede e sentirmi spiegare che sono in errore sul piano teologico ed ecclesiologico. Sarei l’uomo e il prete più felice di questo mondo. Dio solo sa, in certe analisi e nei giudizi che ne derivano, quanto vorrei essere in errore. L’apice estremo della mia gioia non sarebbe costituito dal sentirmi dire che ho ragione, ma che ho sbagliato e che sono in torto».

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Nessuno mi ha convocato per chiedermi conto d’alcunché, né per le mie severe critiche rivolte a Giovanni Paolo II, al quale è imputabile storicamente la responsabilità di avere permesso ai movimenti laicali di spadroneggiare dentro la Chiesa, o peggio di crearsi delle vere e proprie chiese dentro la Chiesa, il tutto è avvenuto dopo che il terreno fu preparato e predisposto in tal senso da Paolo VI.

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Dalla sua pubblicazione, il mio libro La setta neocatecumenale ha avuto buoni riscontri e diffusione in Italia e nei Paesi di lingua spagnola. Per adesso ho ricevuto in risposta solo valanghe d’insulti dai pretoriani della setta, mentre diverse figure deformate e deformanti del sacerdozio cattolico fabbricate nei Seminari Redemptoris Mater seguitano tutt’oggi a rispondere ai settaristi che domandano lumi su questo mio lavoro costruito con rigore scientifico su prove e documenti: «Non prestate ascolto a quel prete, è un odiatore, bisogna pregare per la sua conversione! Noi abbiamo le carte. Sì, abbiamo le carte e siamo approvati … approvati! Chi è contro di noi e i nostri Iniziatori è contro la Chiesa e i Sommi Pontefici che ci hanno approvato … approvato!».

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In una nota introduttiva aggiunta nella seconda ristampa uscita nel febbraio 2021, lanciai un altro quesito, forse destinato a rimanere anch’esso senza risposta: quali generosi compensi sono stati profusi al Cardinale Stanisław Dziwisz, all’epoca segretario particolare del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, per avere introdotto Kiko Argüello e Carmen Hernández in Vaticano con una frequenza e una familiarità mai concessa in ventisei anni di pontificato a tutti gli altri fondatori e fondatrici dei vari movimenti laicali? O forse a qualcuno risulta che Chiara Lubich o Luigi Giussani avessero libero accesso a Giovanni Paolo II ogni volta che lo desideravano, o che cenassero di frequente con lui, con Carmen che poi si vantava in tutti i circoli neocatecumenali di essere l’unica donna alla quale era concesso fumare sigarette davanti al Sommo Pontefice?

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Quando dinanzi ai Neocatecumenali e a tutto il loro stato maggiore il Pontefice regnante Francesco I esordì affermando:

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«[…] confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma. Lo faccio non perché lui (Ndr. Indica con la mano Kiko Argüello) mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo» [6 marzo 2015, testo del discorso ufficiale frammento video].

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Era forse in vena di scherzi, o piuttosto ha lanciato un messaggio preciso e severo, sapendo di che cosa sono capaci i Neocatecumenali e in che modo si sono comprati sacerdoti, vescovi, cardinali e intere diocesi finite poi totalmente devastate nel corso dei loro cinque decenni di pirateria selvaggia? Resto in attesa di risposta. In assenza della quale mi sentirò legittimato ad applicare il principio giuridico del silenzio assenso, tipico di chi non ha niente da ribattere dinanzi alla verità e alla palese evidenza dei fatti.

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Trattando con decisa severità il Cammino Neocatecumenale e a seguire altri Movimenti laicali, ho difettato nell’analisi? A quanto pare no, perché l’11 giugno 2021, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita Le associazioni di fedeli che disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo Dicastero, pare proprio avere tenuto conto, dalla prima all’ultima, di tutte le problematicità da me espresse e racchiuse in questo libro. Con un apposito Decreto che invito a leggere, il competente dicastero cerca di chiudere le stalle ― temo inutilmente ― dopo che i buoi sono fuggici e corrono oggi allo stato brado producendo i danni del cinghiale del bosco che devasta la vigna del Signore. Il tutto grazie ai Santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, la indubbia santità dei quali non li ha però esentati dal commettere errori di valutazione ed errori pastorali, a volte anche gravi. Con buona pace dei settaristi neocatecumenali, convinti che, con le canonizzazioni di Paolo VI e Giovanni Paolo II che «ci hanno approvati … ci hanno approvati!», non è stato semplicemente canonizzato il loro confuso Cammino, perché a loro assurdo pensare il loro confuso Cammino sarebbe stato infatti davvero dogmatizzato.

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Il Sommo Pontefice Francesco I, attraverso questo Decreto, dice però il contrario, o meglio: alla prova dei fatti dice esattamente quello che due anni fa ho scritto io. Adesso, i neocatecumenali, intendono urlare a lui il loro penoso mantra: «Chi è contro di noi è contro la Chiesa che ci ha approvati attraverso due Sommi Pontefici che oggi sono Santi»?

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Prego, lo urlino, il loro mantra, all’uomo Jorge Mario Bergoglio, noto per sorridere dinanzi alle telecamere e sulla pubblica piazza, ma al tempo stesso capace a spezzare la schiena degli avversari ribelli a suon di bastonate dentro le chiuse stanze. Si accomodino, si accomodino …

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dall’Isola di Patmos, 15 giugno 2021

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Il Neocatecumenale modello è un manipolatore talmente privo di senso critico e spirito recettivo che da un discorso come questo pronunciato del Sommo Pontefice Francesco, che è tutta quanta una rampogna dall’inizio alla fine, isola e coglie solo sei parole: «[…] riconoscente per i vostri buoni frutti», tutte le strigliate contenute in questo discorso non esistono, non sono in alcun modo percepite e recepite, da gente che, come diceva Giovannino Guareschi: «Hanno gettato il cervello all’ammasso».

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Due settimane di silenzio e un occhio salvato da Grazia Pertile al Sacro Cuore di Negrar, mentre come teologo meditavo: cosa può causare la mancanza di umiltà negli uomini di scienza?

—  pastorale sanitaria —

DUE SETTIMANE DI SILENZIO E UN OCCHIO SALVATO DA GRAZIA PERTILE AL SACRO CUORE DI NEGRAR, MENTRE COME TEOLOGO MEDITAVO: COSA PUÒ CAUSARE LA MANCANZA DI UMILTÀ NEGLI UOMINI DI SCIENZA?

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Di questo rendo grazie a Dio come uomo di fede, sacerdote e teologo: avermi fatto sperimentare direttamente sulla mia pelle quanto sia veramente alta la virtù dell’umiltà cristiana. L’ho capito mentre imparavo a memoria il Messale Romano in italiano e in latino, spaventato dal fatto che, se anche nell’occhio sano fosse sopraggiunta analoga patologia, i due amatissimi gatti di Jorge Facio Lince e miei, Ipazia e Bruno, che vivono in casa con noi, avrebbero dovuto imparare a convivere con un pastore tedesco, che avrebbe indossato una fascia con la croce rossa, portandomi in giro per la strada con un bastone bianco.

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Padre Ariel S. Levi di Gualdo all’ingresso dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar dinanzi al mosaico raffigurante San Giovanni Calabria, fondatore dell’opera

Questo articolo avrei potuto titolarlo: Riflessioni sulla mia pelle. In fondo le migliori, perché un conto è contemplare con surreale fideismo un bel crocifisso d’avorio che fa così arte e inutile tenerezza emotiva, un conto finire partecipi, anche in piccola parte, alla crocifissione del Cristo, unica via per vivere la vera fede, che non è sentimentalismo emotivo, basterebbe intendere le parole del Divino Maestro che insegna: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9, 23).

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Negli ultimi due anni sono stato attivo su tutti i fronti: ho scritto molti articoli su L’Isola di Patmos, pubblicato dei nuovi libri (cfr. QUI), prodotto video-conferenze, lectiones magistrales (cfr. QUI), partecipato a programmi televisivi sulle Reti Mediaset. Ultimo in ordine di serie Zona Bianca del 19 maggio condotto da Giuseppe Brindisi (vedere QUI dal minuto 01:35 a seguire), dove sarò di nuovo ospite il 9 giugno. Eppure, dietro a tutta questa iper attività, c’era qualche cosa di grave, al punto da indurmi a pensare che dovevo produrre più possibile, perché forse un giorno non avrei potuto più fare certi lavori. Ho persino memorizzato l’intero Messale Romano in duplice lingua, italiana e latina, casomai un giorno non fossi stato più in grado di leggere …

Cosa è accaduto? Questo: nel mese di luglio del 2019 appare una lesione alla retina del mio occhio destro. Si sarebbe dovuti intervenire con un immediato “cerchiaggio”, ma credendo di farmi del bene mi praticarono una ricucitura col laser. Trascorso un mese si verifica un distacco totale della retina e l’occhio rimane completamente cieco. Si procede così chirurgicamente d’urgenza a riattaccare la retina, dopo che il chirurgo consigliato e scelto m’informò: «In una scala di rischio da zero a dieci, lei è a rischio undici»..

la chirurgo e ricercatrice sulla retina Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

L’intervento riesce bene, pure se eseguito ― cosa che scoprirò un anno dopo ― con una tecnica ormai superata, ma non per questo inefficace. Tutt’oggi sono grato al chirurgo che mi rincollò la retina. Certo, pur avendolo effettuato in regime privato avvalendomi della mia polizza assicurativa sulla salute, fui operato su una specie di “poltrona” con anestesia locale praticata attraverso una puntura nell’occhio che non auguro neppure a uno scafista che trasporta esseri umani dall’Africa alle coste italiane con grave rischio per la vita di donne e bambini. Così credevo però funzionasse, al punto che non mi curai di domandare: … ma in questa splendida clinica privata stile hotel a cinque stelle, non avete neppure uno straccio di anestesista? I soldi, li spendete tutti negli arredi interni per gettare fumo negli occhi alle Signore e ai Signori della bella società che vengono a farsi i ritocchi di chirurgia estetica?

Illustrato a grosse linee il fatto, a nulla serve dettagliare l’iter clinico, perché di ben altro intendo parlare. Preciso soltanto che il tutto fu aggravato da una emorragia nell’occhio sopraggiunta per cause naturali durante la seduta operatoria, che causò il danno dei fotorecettori, ossia le cellule della retina che permettono la messa a fuoco. Con l’occhio destro, col quale vedevo solo ombre storte, non potevo leggere e scrivere. Il tutto peggiorato ulteriormente da una «estesa membrana» che si formò pochi mesi dopo sulla retina.

Il chirurgo che mi aveva operato e riattaccata la retina, salvandomi indubbiamente l’occhio dalla totale cecità, si guardò dall’espormi il mio stato, che per quasi due anni ignorai, dopo essere stato liquidato con un verdetto sul quale mi ero fatto una serena ragione: «Più di così l’occhio non potrà recuperare».

la chirurgo e ricercatrice sulla retina Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

Un amico carissimo, uno tra i diversi clinici romani con i quali sono in stretti rapporti di amicizia, uomo di grande scienza ed esperienza, mi accompagnò egli stesso da una autentica autorità internazionale nel campo della chirurgia della retina. Dopo una serie di esami approfonditi l’eminente clinico esaminò il mio occhio con la lente manuale per circa mezz’ora e in modo pacato e impietoso mi fece tutta la cronistoria: dalla ricucitura laser da evitare sino all’intervento effettuato bene, la sopraggiunta emorragia che mi era stata taciuta e via dicendo. Concluse il grande esperto in chirurgia della retina: «Personalmente in quest’occhio già molto trattato non ci metterei mano, perché meno si tocca e meglio è, però …».

Inutile a dirsi: un eminente studioso della retina e grande caposcuola, poteva dirmi davanti a un paio di chirurghi suoi allievi che qualche altro poteva essere in grado di fare ciò che per comprensibile prudenza loro non avrebbero osato fare? Quel semplice «però …» fu sufficiente a lasciarmi capire indirettamente quel che non sempre si può dire direttamente. D’altronde, sono pur sempre allievo anche di un diplomatico di lungo corso nel servizio alla Santa Sede, che nel campo della diplomazia mi ha istruito a dovere in lunghi anni di filiale rapporto.

Da tempo il marito della mia odontoiatra mi aveva parlato in toni di meraviglia del Dottore Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria, in provincia di Verona (cfr. QUI). Questa insigne specialista e nota ricercatrice di fama europea, gli aveva salvato l’occhio dopo 7 interventi chirurgici effettuati in modo disastroso da chirurghi di fama, o perlomeno di fama sulle carte … politiche. E i danni che gli furono recati risultarono tali che dalla sera alla mattina lo operò d’urgenza, mentre l’occhio stava ormai per andare in necrosi. Mi decido, salto in macchina e nel mese di giugno del 2020 mi reco a Negrar dove effettuo una visita col Dottore Mauro Sartore, che mi si palesa dinanzi come un angelo di Dio e che dopo tutti gli esami necessari mi dice che il danno ai fotorecettori è al momento irreversibile, ma rimuovendo la estesa membrana retinica e correggendo l’intervento precedente la vista può notevolmente migliorare. Nel mese di ottobre vengo visitato dal Dottore Grazia Pertile che ribadisce la diagnosi del suo collaboratore e mi prospetta l’intervento, anche perché in caso contrario, l’occhio, sarebbe stato destinato alla totale cecità in un lasso di tempo di pochi o più anni..

Mauro Sartore, chirurgo retinico dello staff di Grazia Pertile, reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

Il 24 maggio ho effettuato il pre-ricovero, il 25 sono stato operato e il 26 dimesso. Mi sono poi recato sul Lago Maggiore dagli amici de L’Isola di Patmos Enrico e Liliana, che mi hanno regalato dei giorni di splendida convalescenza nella loro villa. Scrivo questo articolo oggi, nella mia camera d’albergo nella Valpolicella, dopo avere effettuato il controllo post-operatorio questa mattina col Dottore Mauro Sartore..

Quando sono entrato in sala operatoria a Negrar, dinanzi ai miei occhi si è presentata una equipe al completo composta da svariate persone, con buona pace del fumo senza arrosto di una clinica privata che nella cornice esteriore pareva un hotel a cinque stelle, dove però mi spararono una puntura in un occhio per farmi una anestesia locale. Tutt’altra storia al Sacro Cuore di Negrar, dove sdraiato sul lettino, non su una specie di poltrona, non mi si è avvicinato un punturatore selvaggio, ma l’anestesista che mi ha fatta l’anestesia totale, durante la quale sono stato anche intubato. Ricordo di essermi addormentato recitando: Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione  (Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni …) e di essermi risvegliato dicendo «Laudetur Jesus Christus» (Sia lodato Gesù Cristo). E pochi giorni dopo ho compreso fino in fondo quanto dovevo lodare Gesù Cristo..

A pochi giorni dall’intervento, con l’occhio ancora appannato, già vedo tutte le linee e i contorni perfettamente diritti. Distinguo e leggo i caratteri delle lettere grandi, quelle dei cartelloni, delle insegne e delle copertine dei libri, che prima non vedevo né leggevo..

Il Dottore Grazia Pertile è una donna molto riservata, pronuncia poche parole. Il suo è un lavoro che non si fa con le parole, utili e indispensabili per altri generi di pratiche scientifiche. È un lavoro, il suo, di pura azione, un autentico mostro da sala operatoria con una manualità più unica che rara. E proprio io che da sempre sono a stretto contatto con le sfere più delicate dell’essere umano, ho subito compreso il genere di angelo dagli occhi azzurri che avevo davanti. Così mi sono limitato a giocare sul suo nome, tirando fuori dall’Ave Maria due sole ma incisive parole: «Gratia Plena» (piena di grazia). Sì, ti saluto Donna piena di grazia, capace a mettere veramente a frutto la grazia straordinaria che Dio ha posto nelle tue mani..

Ingresso dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar con la statua di San Giovanni Calabria

La nostra Isola di Patmos non ha pubblicato articoli nelle ultime settimane perché in concomitanza con me, anche il nostro redattore cappuccino Padre Ivano Liguori ha avuto problemi di salute che hanno comportato quindici giorni di ricovero. Un mese e mezzo fa fu colpito da una algia emicraniale destra con parestesie formicolari omolaterali e ptosi all’occhio destro, che ha richiesto ricovero in neurologia per accurati accertamenti, essendo paziente affetto da due malattie autoimmuni da circa quattro anni, una ai reni (una nefrite interstiziale) e una al fegato (una colangite biliare primitiva). Così, Padre Ivano e io, da un capo all’altro d’Italia siamo stati assorbiti da vicende sanitarie. Intanto che Padre Ivano continuava per giorni gli accertamenti neurologici per tenere sotto controllo la ptosi all’occhio destro, migliorata ma non ancora risolta del tutto, io mi accingevo a effettuare l’intervento alla retina dell’occhio destro, avvenuto attraverso un ricovero di soli due giorni e mezzo, che hanno però comportato una preparazione e una convalescenza. Questa è stata la nostra situazione nelle ultime settimane, ve la rendiamo pubblica oggi per chiarire il nostro silenzio, aggiungendo al tutto un dato molto positivo: nel mese di maggio dedicato alla Beata Vergine Maria sono stati superati gli ottanta milioni di visite alla nostra rivista nel corso degli ultimi quattro anni di attività pubblicistica ed editoriale. A maggior ragione, non pensate che il Diavolo ci doveva mettere in qualche modo lo zampino?.

Raccontare questa mia vicenda ha comportato quasi una violenza esercitata su me stesso. Ognuno di noi ha diritto alla propria riservatezza. Questa mia storia è però paradigma di un dramma umano molto antico col quale tutti dobbiamo fare i conti sin da quando Adamo ed Eva commisero il peccato originale, che ricordo fu un peccato di superbia, a tal punto grave da alterare l’equilibrio perfetto del mondo creato da Dio, ma soprattutto dell’uomo stesso, fatto a immagine e somiglianza del Divino Creatore, che in precedenza non conosceva il decadimento fisico, la malattia, il dolore, la vecchiaia e la morte, tutte conseguenze di quel grande peccato di ribellione, di quella superbia di cui la mancanza di umiltà è da sempre la figlia prediletta..

le ricerche sulla retina artificiale condotte da Grazia Pertile

Dal muratore al progettista, dall’idraulico al falegname, dal manager allo chef e suvvia a seguire, quando l’uomo si trova dinanzi a qualche cosa che non è in grado di fare, spesso esordisce dicendo: «Non è possibile, non si può fare». Non dico quasi sempre o di prassi, ma spesso chi risponde a questo modo sa benissimo che certe cose sono possibili da farsi. Ma per nessuna ragione ammetterebbe che altri sono capaci a fare ciò che lui non è in grado di fare. Certo, per quanto gravi possano essere, i danni o le incapacità di certi artigiani e tecnici sono quasi sempre circoscritti. Quando però atteggiamenti di simile superbia generanti cieca mancanza di umiltà sono posti in essere da un oncologo o da un chirurgo, che cosa può accadere? Il nostro redattore cappuccino Padre Ivano Liguori, specialista in pastorale sanitaria, che per anni ha svolto il ministero di cappellano in un grande ospedale, il nostro giovane redattore domenicano Padre Gabriele Giordano M. Scardocci, grande studioso sul piano teologico ed ecclesiologico del problema delle disabilità, quanti casi sfociati nel disastro hanno conosciuto? Mi ci metto anch’io, che come sacerdote sono da sempre vicino e dedito all’assistenza di malati terminali e disabili, ribadendo a ogni piè sospinto che proprio noi presbiteri cimentati negli studi di ricerca e nelle alte speculazioni teologiche dobbiamo avere a che fare più che mai col materiale umano, salvo generare in caso contrario mostri di disumanità che vivono nell’iperuranio delle università ecclesiastiche, annegati nel mondo dell’irreale e nella spasmodica ricerca dei successi di carriera e di auto-affermazione..

Quando parliamo della virtù dell’umiltà cristiana, noi presbiteri e teologi non intendiamo certo la beghina o il cattolico onirico a collo torto che finge di non sentirsi degno o all’altezza. Ben altra è l’umiltà: è la virtù dei grandi. Solo i grandi possono confrontarsi ogni giorno con i propri limiti umani, fuggendo in tal modo le forme più nocive di disumanità, quelle che portano il proprio egocentrismo o il proprio narcisismo ipertrofico al di sopra del valore stesso della vita umana. Ecco allora il cardiochirurgo che pur conoscendo perfettamente l’esistenza di un collega particolarmente bravo e da anni specializzato in quella specifica malformazione al cuore, preferisce dire «non si può fare altro … non si può fare più di questo … fatevene una ragione …», pur di non dire che da altre mani il paziente potrebbe essere salvato. Altrettanto vale per certi oncologi, o per certi specialisti nella chirurgia della retina e via dicendo a seguire..

lo staff di oculistica di Grazia Pertile, Ospedale Sacro Cuore di Negrar

E vogliamo parlare dei baroni clinici che di prassi si circondano di mezze tacche, dovendo brillare di luce propria? O dimenticare altrettante mezze tacche piazzate come assistenti di insigni clinici su suggerimento di aziende e banche che finanziano fondazioni e istituti di ricerca? Cosa accade poi, ai malati attratti dal miraggio del gran luminare, quando si recano nel suo reparto dove finiscono operati da qualcuno dei suoi mediocri assistenti? Tutt’altro il mondo della clinica, della chirurgia e della ricerca del Dottore Grazia Pertile, che non teme ombre sulla stella che lei è ma che ha formato uno staff di chirurghi che sono tutti quanti molto bravi. Altro mondo, in mezzo a tante cose cliniche dell’altro mondo che spesso ti tolgono con decenni di anticipo alla vita di questo mondo terreno..

Di questo rendo grazie a Dio come uomo di fede, sacerdote e teologo: avermi fatto sperimentare direttamente sulla mia pelle quanto sia veramente alta la virtù dell’umiltà cristiana. L’ho capito mentre imparavo a memoria il Messale Romano in italiano e in latino, spaventato dal fatto che, se anche nell’occhio sano fosse sopraggiunta analoga patologia, i due amatissimi gatti di Jorge Facio Lince e miei, Ipazia e Bruno, che vivono in casa con noi, avrebbero dovuto imparare a convivere con un pastore tedesco, che avrebbe indossato una fascia con la croce rossa, portandomi in giro per la strada con un bastone bianco..

Sul mio cammino, tra tanta scientifica e omissiva arroganza e superbia, ho però conosciuto la mia Ave Maria, la Donna piena di grazia, il Dottore e ricercatore sulla chirurgia della retina Grazia Pertile. E ho capito fino in fondo il valore teologico e salvifico dell’umiltà cristiana, quella che ti rende grande e che ti salva l’anima dalla dannazione eterna.

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da Negrar in Valpolicella, 3 giugno 2021

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GRAZIA PERTILE SPIEGA I TRATTAMENTI DI AVANGUARDIA PER LE PATOLOGIE DELLA RETINA

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Padre Ariel S. Levi di Gualdo sarà ospite domani sera negli studi di Mediaset al programma Zona Bianca

PADRE ARIEL S. LEVI di GUALDO SARÀ OSPITE DOMANI SERA NEGLI STUDI DI MEDIASET AL PROGRAMMA ZONA BIANCA 

La redazione del programma Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi ha invitato Padre Ariel S. Levi di Gualdo alla puntata di mercoledì 19 maggio. 

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Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Nel corso di questa puntata Padre Ariel parteciperà all’ultimo blocco in onda alle ore 23,15 circa, dedicato al disegno di Legge Zan. Su questo tema ha già dibattuto interloquendo anche con l’On. Alessandro Zan nella puntata dell’8 ottobre di Dritto e Rovescio, programma condotto da Paolo Del Debbio.

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Delle due l’una: o il Sommo Pontefice ha confuso persona, oppure ha voluto prendere per il culo da morto il Principe Filippo di Edimburgo, uno tra i più grandi puttanieri e fedifraghi del Novecento

— il cogitatorio di Ipazia —

DELLE DUE L’UNA: O IL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO HA CONFUSO PERSONA, OPPURE HA VOLUTO PRENDERE PER IL CULO DA MORTO FILIPPO DI EDIMBURGO, UNO TRA I PIÙ GRANDI PUTTANIERI E FEDIFRAGHI DEL NOVECENTO

[…] ridatece subbito er Cardinale Angelo Becciu, già Sostituto alla Segreteria di Stato. Sì, era teneruccio come Caligola e Nerone, ma perlomeno ‘ste colossali figure de m’merda nun ve le faceva fa.

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Autore
Ipazia gatta romana

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A lavare la testa all’asino si perde il tempo, l’acqua e il sapone. L’Azione Cattolica di Castel di Lucio e di Tusa grida allo scandalo come una vergine vilipesa non accorgendosi di essere caduta nel peccato contro lo Spirito Santo

— attualità ecclesiale —

A LAVARE LA TESTA ALL’ASINO SI PERDE IL TEMPO, L’ACQUA E IL SAPONE. L’AZIONE CATTOLICA DI CASTEL DI LUCIO E DI TUSA GRIDA ALLO SCANDALO COME UNA VERGINE VILIPESA NON ACCORGENDOSI DI ESSERE CADUTA NEL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO.

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Peccato che questi rampolli di Azione Cattolica abbiano scambiato la Chiesa per una Comune Hippy e Gesù Cristo per un antesignano di Guccini e Fedez. Infatti, la loro difesa alla gaia proposta di legge ha trovato subito un fronte di resistenza compatto, non solo da parte di quei cattolici ancora credenti e fedeli ma soprattutto da alcuni intellettuali lontani dalla Chiesa.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa

 

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Oramai il polverone è andato ben oltre i confini della bella e soleggiata Sicilia. Nella terra dei gattopardi soffiano da alcuni giorni venti di contestazione che hanno sconquassato la Diocesi di Patti. La Chiesa e il suo Magistero vengono messi in perenne discussione, anzi considerati omofobi e discriminanti, da un gruppo di saltafossi di Azione Cattolica, tanto che S.E. Mons. Guglielmo Giombanco e il suo presbiterio sembrano condannati all’impossibilità di domare questi novelli Vespri Siciliani.

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Il nostro episcopato, che purtroppo appare sempre più indebolito, forse non si rende conto che ormai, delle forze terribilmente distruttive entrate da tempo dentro le mura come i soldati nascosti dentro il ventre del cavallo di Troia, ci stanno attaccando direttamente da dentro. E negli attacchi interni che stiamo subendo, quelli della lobby LGBT sono i più aggressivi e pericolosi. Un tema, quello della lobby gay all’interno della Chiesa, del quale il nostro Padre Ariel già parlava dieci anni fa con delle analisi rivelatesi poi delle profezie, tutte quante racchiuse nel suo libro E Satana si fece trino, pubblicato in prima edizione nel febbraio 2011 e oggi distribuito dalle nostre Edizioni L’Isola di Patmos.

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Ma andiamo con ordine: le sezioni di Azione Cattolica di Castel di Lucio e di Tusa nei giorni scorsi hanno voluto essere smaccatamente solidali con il Ddl ZAN che, a detta loro, costituirebbe la quinta essenza dello spirito evangelico e dell’ammmore cattolico.

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Peccato che questi rampolli di Azione Cattolica abbiano scambiato la Chiesa per una Comune Hippy e Gesù Cristo per un antesignano di Guccini e Fedez. Infatti, la loro difesa alla gaia proposta di legge ha trovato subito un fronte di resistenza compatto, non solo da parte di quei cattolici ancora credenti e fedeli ma soprattutto da alcuni intellettuali lontani dalla Chiesa come è stato il caso del sito Oltre la Linea che ha avuto parole di fuoco nei confronti della posizione assunta da questi ragazzi.

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Noi Padri de L’Isola di Patmos, tra il serio e il faceto, con ben due articoli [vedere QUI e QUI] abbiamo presentato la questione sottolineandone gli errori, sempre più convinti che l’opera di misericordia più grande consista nell’ammonire i peccatori e coloro che persistono volontariamente e scientemente nell’errore. Così, la Presidenza di Azione Cattolica della Diocesi di Patti ha emesso sabato 24 aprile un comunicato prendendo le distanze dai propri tesserati e ribadendo la fedeltà al Pontefice, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e al Magistero in tema di questioni di morale e di costumi. Ebbene, quei garibaldini di ragazzi hanno risposto sulla loro pagina Facebook ufficiale eliminando il post incriminato come è stato per il caso di Tusa, mentre Castel di Lucio ha preferito eliminare l’intera pagina della sezione locale di Azione Cattolica. Hanno forse capito l’errore che hanno commesso? Niente affatto, anzi si sono coalizzati rispondendo per le rime. Con soverchieria e spocchiosa arroganza hanno ribadito la loro adesione cosciente e volontaria al Ddl Zan manifestando de facto la loro impossibilità a fare comunione con la Chiesa Cattolica e con il Vangelo, visti ormai come intralci alla tolleranza e ben più miseri e inutili di un disegno di legge parlamentare [testi dei comunicati, QUI].

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Che dire? Siamo in pieno peccato contro lo Spirito Santo. Perché negare e rifiutare le verità di fede, che hanno sicuramente avuto modo di apprendere in parrocchia e in Azione Cattolica e combatterle considerandole erronee significa chiudere gli occhi davanti alle opere che lo Spirito Santo compie attraverso l’azione della Chiesa. Indurimento tipico della malizia farisaica che accomodando la Legge alle voglie umane, considera l’opera di Cristo come opera di Beelzebul.

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È utile riportare un autorevole commento della Bibbia di Gerusalemme [ed. 1998] al passo riguardante il peccato contro lo Spirito Santo [Mt 12,31-32] che spiega:

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«L’uomo è scusabile se si inganna sulla dignità divina di Gesù, velata dalle umili apparenze del Figlio dell’uomo, ma non lo è se chiude gli occhi e il cuore alle opere evidenti dello Spirito. Negandole, egli rigetta la proposta suprema che Dio gli fa e si mette fuori della salvezza».

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Inutili, fastidiose e fuori luogo sono le recriminazioni e il rammarico per aver subito attacchi, anatemi e insulti. Nessuno ha insultato nessuno, vi hanno semplicemente detto che non conoscete Cristo, la Chiesa e il Vangelo e questo solo per il vostro bene e per farvi crescere con un minimo di umiltà. Vi hanno detto che usare la maschera dell’Azione Cattolica come piedistallo per fare attivismo LGBT non è fare evangelizzazione dato che siete stati sconfessati dalla vostra stessa presidenza diocesana. Vi hanno detto no perché questo significa amarvi e insegnarvi a riconoscere l’errore, quel riconoscimento che poi ci porta a dire dinanzi al confessore: «[…] propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore misericordia, perdonami».

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Ragazzi, questo significa essere cristiani adulti con gli attributi, cosa che dovreste sapere fin dal giorno della vostra cresima. Ma, ahimè, avete preferito allo Spirito Santo che dimostra la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio [cf. Gv 16,8], lo Spirito del mondo che tutto livella, normalizza e giustifica. Che altro è possibile dire? Già troppo è stato detto. Spero e prego per un vostro ravvedimento sincero, perché forse sarebbe stato necessario darvi qualche calcione in più, così come i genitori usavano fare un tempo con i figli ribelli. Voi sì incatenati nell’ideologia e insofferenti ad ogni paterna autorevolezza, banditori di una violenta e intollerante democrazia che si volta a divorare coloro che vi hanno fatto da pastori e guide.

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Sarebbe forse chiedere troppo aspettarsi una posizione ufficiale da S.E. Mons. Guglielmo Giombanco? Sarebbe troppo vedere un vescovo che sull’esempio del mite Giovanni Paolo I, abbia il coraggio di sciogliere queste due sedi di Azione Cattolica presenti nella sua diocesi, così come il Vescovo Albino Luciani si oppose alle associazioni cattoliche che si schieravano a favore del divorzio e le sciolse negandogli l’assistenza spirituale?

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Laconi, 26 aprile 2021

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Cari Lettori,

prendete visione di questo appello e aiutateci, ne abbiamo molto bisogno, in questi momenti non facili

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abbiamo aperto la pagina Facebook delle Edizioni L’Isola di Patmos sulla quale vi invitiamo a mettere 

Potete aprirla direttamente da qui cliccando sul logo sotto:

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Nel salotto del fazioso Fabio Fazio l’Arcivescovo Vincenzo Paglia si conferma il fratello idiota di Don Abbondio

—  attualità ecclesiale —

NEL SALOTTO DEL FAZIOSO FABIO FAZIO L’ARCIVESCOVO VINCENZO PAGLIA SI CONFERMA IL FRATELLO IDIOTA DI DON ABBONDIO

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Il Santo Padre Francesco disse veramente la frase «chi sono io per giudicare un gay» alla maniera in cui vuol darla a intendere l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, parlando non come il Presidente della Pontificia Accademia della vita, ma come un qualsiasi Nichi Vendola?

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PDF  articolo formato stampa

 

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rappresentazione satirica de I Promessi Sposi

Il Prof. Luigi Manconi e S.E. Mons. Vincenzo Paglia hanno dato alle stampe il libro Il senso della vita. Dialogo tra un religioso e un pococredente. Il 18 aprile i due autori sono stati ospiti nel salotto del fazioso Fabio Fazio, eccellente macchina da guerra della sinistra radical chic.

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È davvero tenero Fabio Fazio quando sorride ingenuo, fingendo imbarazzi e rossori degni di una fanciulla alle prime mestruazioni, mentre Luciana Littizzetto, feroce come una iena affamata, fa in pezzi la Chiesa Cattolica e il sentimento cristiano a suon di sberleffi. Entrambi — manco a dirsi — riparati dietro al dito del diritto alla satira: fanciulla timida e iena famelica.

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Dialogare con studiosi non credenti può essere molto importante e costruttivo. Inizialmente, Vincenzo Paglia, non parte male, comincia però a perdersi dopo la prime battute, per poi smarrirsi in breve, completamente. Da questa desolante ospitata televisiva emerge un soggetto che cerca di andare incontro all’interlocutore in modo davvero avvilente, mostrando nei concreti fatti di avere paura a dire proprio le cose che andrebbero dette. Esempio: dinanzi a una obiezione del tipo «In caso di grave malattia l’ultima decisione, se morire o vivere, deve essere la mia», l’Arcivescovo Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, non può rispondere: «L’importante è che il malato non sia lasciato solo». È un’affermazione degna di una suorina romantica convinta di risolvere i drammi della vita e della morte accarezzando la manina al morente. Tutt’altro sarebbe stato il discorso da fare, ma Vincenzo Paglia lo ha  eluso senza dare risposta a un quesito fondamentale: può un paziente chiedere allo Stato di farsi uccidere, senza che nessuno possa dargli speranze di alcun genere solo perché lui ha deciso così?

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La realtà dei fatti è che Vincenzo Paglia è un piccolo uomo limitato non in grado di reggere dialoghi di questo genere, tanto più a una diretta televisiva. Il suo grave difetto è di tendere in maniera eccessiva a snaturare l’essenza della fede e della morale cattolica per andare incontro a chi rivendica il diritto a non tenere in minima considerazione la fede e la morale cattolica. Noi possiamo, anzi dobbiamo dialogare con tutti, ma tenendo sempre dei punti fermi, perché se in alcuni casi è bene distinguersi in altri siamo tenuti a prendere le distanze e a dividerci da certi interlocutori che cercano di imporre delle idee sulla vita, l’etica e la morale che sono totalmente inaccettabili per la fede e il sentimento cattolico.

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Provo a chiarire meglio il tutto con un esempio: nel 2000, quando uscì la Dichiarazione Dominus Jesus nella quale è ribadito il concetto esclusivo di unicità salvifica di Cristo Dio, presso un Porta a Porta diretto sul Primo Canale Rai da Bruno Vespa, fu invitato il teologo domenicano Daniel Ols. Presente in studio l’allora presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, Tullia Zevi, che conosceva già poco e male la cultura e la teologia ebraica, figurarsi quella cattolica. Pur malgrado polemizzò affermando che quella dichiarazione segnava a suo dire «un grande passo indietro nel tempo dopo il Concilio Vaticano II» (!?). Il teologo domenicano si animò e con garbo le disse in modo secco e deciso: «Signora, mi dispiace, ma io non posso svendere e avvilire i fondamenti della mia fede per fare piacere a lei».

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Lo stile di questo maestro domenicano, francese di nascita e famiglia ma di fatto più romano dei romani, fu per me modello illuminante quando anni dopo mi ritrovai, come presbitero e teologo, a interloquire su temi non particolarmente facili da trattare in un parterre televisivo durante una diretta, con tempi di risposta molto stretti e la presenza di interlocutori specializzati a sviare il discorso per impedire di parlare a chi osava sollevare questioni reputate inaccettabili dalla dittatura del politicamente corretto.      

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A un certo punto Fabio Fazio lancia questa domanda appetitosa a Luigi Manconi:

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«[…] c’è anche la scelta individuale della sfera della sessualità, è un tema che viene affrontato in modo molto chiaro. Anche qui, l’orientamento sessuale mi pare non vi veda d’accordo fino in fondo». 

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Risponde prontamente lo studioso:

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«[…] Va detto che la Chiesa Cattolica, la pastorale ecclesiale, grazie anche a Papa Francesco ha fatto passi avanti enormi. E tuttavia il Catechismo della Chiesa Cattolica ancora reca l’affermazione che l’omosessualità è espressione di disordine sessuale. Allora, la grande apertura della Chiesa nei confronti degli omosessuali rischia in sostanza di perfettuare un grave equivoco, cioè sostanzialmente accolgo l’omosessuale purché non faccia l’omosessuale, cioè accolgo l’omosessuale solo se attua la castità … cioè, quello che emerge non è solo una questione giuridica. Il matrimonio omosessuale, per capirsi, è una questione di sostanza e riguarda lo stesso concetto di amore e di piacere, questo è il nodo molto affascinante …».

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Prestate bene attenzione: con poche parole Luigi Manconi compie un’opera di totale devastazione distruttiva che scinde la morale dalla pastorale e la Chiesa dal Sommo Pontefice. Da una parte loda ed esalta il Pontefice Regnante, dall’altra attacca il Catechismo che presenta come improponibile nell’attualità. Fabio Fazio non indugia e interviene con una serie di affermazioni mascherate da domande:

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«Distanze vere, però non superabili, mi pare, da qualunque punto di vista. E non potrebbe che essere così. Diciamo che i percorsi che si compiono per accorciare queste distanze sono percorsi che segnano, per dirla bene, il tremore del timore, nel senso che non ci sono scelte in nessun modo facili e non ci sono prese di posizione in nessun modo facili. Però, Monsignore, mi pare di poter dire che il tema dell’auto-determinazione sia fondamentale, cioè le posizioni divergono quando si arriva a parlare di temi come l’eutanasia, gli orientamenti sessuali, l’aborto, in cui appunto entra in campo quella che chiamiamo auto-determinazione».

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A questo punto Vincenzo Paglia manifesta il meglio della sua limitatezza, dimostrando di non essere neppure riuscito a cogliere le distruttive scissioni operate da Luigi Manconi, mentre l’intervistatore si è premurato di confezionargli un bignè al veleno che il Presidente della Pontificia Accademia per la vita ingoia senza neppure masticare, attraverso questa sua risposta:

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«Io starei attento a riflettere su questo tema della auto-determinazione, che è una parola legata anche alla libertà. Ecco, qui il punto nodale è: ma noi, siamo liberi davvero in senso assoluto? Siamo slegati dagli altri? Per me non è così, siamo tutti uniti. Ogni nostro gesto è sempre un gesto sociale, richiede sempre una relazione con l’altro e il covid ce lo ha fatto vedere in maniera drammatica: ci mettiamo le mascherine, abbiamo una distanza, non solo per difendere noi stessi ma per difendere anche gli altri. In questo senso io dicevo, nel nostro dialogo con Luigi, che l’auto-determinazione alle libertà è ovvio che è un valore fondante, ma la libertà va sempre legata a fraternità e a uguaglianza, se vogliamo riprendere la triade della Rivoluzione Francese. E in questo la linea della carità, della solidarietà, o direbbe Papa Francesco “della fraternità universale”, credo che è una linea che dobbiamo riprendere a pieno titolo su tutti i fronti».

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Una simile risposta è peggio dell’alzare bandiera bianca dalla trincea, perché in guerra, l’atto di resa, ha una sua profonda dignità, mentre la prostituzione di chi si concede a tutti i peggiori capricci del cliente senza provare godimento e senza farsi pagare, di dignità non ne ha alcuna, dato che non lo fa neppure per piacere o per danaro, ma solo per puro e gratuito servilismo mirato all’altrui compiacimento. Per comprendere questo dialogo fallimentare che nasce dalle incapacità e dalle limitatezze di Vincenzo Paglia, basterebbe pensare al quadrato degli opposti, o logico, di Michele Psello: le proposizioni opposte volendo si vengono incontro, ma le contraddittorie no. Per questo Vincenzo Paglia si è rivelato non in grado di portare avanti un dialogo di questo tipo, non mancando di suscitare imbarazzo in tutti noi, presbiteri e teologi cattolici, mediante utilizzo di categorie degne del più scafato massone, invece che dei pastori in cura d’anime. Ecco allora che la dialettica viene trascinata ancora una volta dentro la lotta politica e l’annientamento dell’avversario, cosa ben chiara al Professor Luigi Manconi, ignota invece all’Arcivescovo Vincenzo Paglia che si lancia in un continuo gorgoglio di luoghi comuni e pastoralismi di terz’ordine, ignorando persino i basamenti di quelle categorie filosofiche e teologiche che dovrebbero sostenere un pensiero cristiano.

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Avere poi magnificato l’idolo di cartone della Rivoluzione Francese per piacere a tutti i costi agli ultra laicisti, ha segnato l’apoteosi dell’oggettiva idiozia di Vincenzo Paglia, ignaro che i principi di libertà, uguaglianza e fraternità sono dei fondamenti dell’etica cristiana, non un’invenzione dell’Illuminismo e tanto meno della Rivoluzione Francese, che fu il più grande e violento bagno di sangue della modernità. Questi tre principi evangelici furono quindi presi, stravolti e mutati in elementi anti-cristiani, mentre il sangue correva a fiumi sotto le ghigliottine. Insomma, quale storia ha studiato Vincenzo Paglia, se l’ha studiata? Nessuno gli ha mai detto che la Rivoluzione Francese culmina con il periodo del terrore di Robespierre, con gli innocenti condannati e uccisi sulla base di semplici delazioni, ma soprattutto che il grande frutto da essa prodotto fu Napoleone Bonaparte? Proprio così: tagliata la testa a un re che proveniva perlomeno da un casato antico di mille anni, i francesi misero in testa la corona di imperatore a un piccolo caporale della Corsica, che poi se la mise in testa da solo, tanto era arrogante. Questi, sono i frutti storici della rivoluzione francese, tutto il resto sono falsi storici e leggende create a tavolino nel corso dell’Ottocento da illuministi liberali e massoni. Ebbene temo che tutto questo il povero Vincenzo Paglia lo ignori, allo stesso modo in cui forse lo ignora chi lo ha messo nel delicato ruolo che ricopre.

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Dopo avere fatto centro, Fabio Fazio riprende le redini per condurre l’asino e legarlo infine dove vuole il padrone, proseguendo così:

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«La domanda la giro naturalmente a Monsignor Paglia e la estendo appena. Non trova che — quello che stava dicendo il Professor Manconi — si possa riassumere così: non c’è un eccesso di attenzione da sempre, da molto tempo, da parte della Chiesa, rispetto alla sessualità, che questo distinguo, che poi Manconi ha sintetizzato perfettamente in questa obiezione, sia effettivamente superato dalla realtà dei fatti e dalla natura umana?»   

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Legato ormai come un asino al palo per lui prescelto, Vincenzo Paglia è ormai letteralmente drogato dal desiderio di piacere a tutti i costi e costi quel che costi, sino a dare una risposta che sembra confezionata e poi uscita fuori dalla bocca di Nichi Vendola:

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«Anzitutto andiamo per ordine, il tema del matrimonio è chiaro da sempre, il matrimonio è tra un uomo e una donna. Poi, che ci possano essere altre convivenze di altra natura questo è ovvio e a me basta sul tema della omosessualità quello che Papa Francesco ha detto con grande chiarezza: “Chi sono io per giudicarlo?”. Quindi in questo senso è una dimensione che va recuperata e certamente va combattuta con decisione ogni omofobia. Per quanto riguarda poi la domanda che faceva lei, lo sappiamo che non è mai stato lineare il rapporto tra la Chiesa e la sessualità, in effetti è vero che a volte c’è stata come una identificazione tra sessualità e peccato e viceversa e questo ha portato un sacco di danni […]»          

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Il Sommo Pontefice Francesco I, che come più volte ho scritto e spiegato non è un poliglotta come lo era il suo Sommo Predecessore Giovanni Paolo II e che non padroneggia particolarmente bene la lingua italiana, ma che presuntuoso e testardo come pochi si ostina a parlare con i giornalisti a braccio, in ogni caso ha enunciato un concetto profondamente e ovviamente cattolico. Andiamo per ordine, anzitutto ha cominciato dicendo: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà» — premessa questa di non poco conto — «chi sono io» prosegue il Sommo Pontefice «per giudicarla?». Poi prosegue affermando: «Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte». A chi poi il messaggio non fosse stato chiaro aggiunge: «Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby […]».

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Questa è la frase intera pronunciata in risposta al giornalista dal Sommo Pontefice Francesco durante uno dei suoi voli di rientro a Roma. Sono anni che purtroppo, inutilmente, in miei articoli, video-lezioni e conferenze, spiego che cosa ha detto realmente il Sommo Pontefice con quella frase: anzitutto che accogliere il peccatore che cerca Dio è missione fondante della Chiesa, che non respinge nessuno, a partire dalle persone omosessuali. Inoltre, nessuno di noi, a partire dal Successore del Beato Apostolo Pietro può leggere e giudicare la coscienza di un uomo, che Dio solo può leggere e, soprattutto, giudicare. Da qui l’ovvia affermazione coerentemente e teologicamente cattolica: «Chi sono io per giudicare?». Per seguire con il richiamo alle lobby che equivale a dire: il problema non è avere queste tendenze, ma farle passare come bene attraverso l’attivismo sociale e politico delle lobby gay. Che equivale a dire: il problema, per la Chiesa che deve sempre accogliere il peccatore, non è avere queste tendenze; il problema è il peccato, o meglio le lobby che pretenderebbero l’accoglienza e la legittimazione non del peccatore, ma del peccato. E la Chiesa non potrà mai santificare il peccato, neppure se tutte le lobby di questo mondo lo rivendicano e lo pretendono.

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Purtroppo, la frase mozza «chi sono io per giudicare?» strappata da questo suo articolato contesto, è finita sugli striscioni del Gay Pride tra i gridolini delle checche impazzite mascherate da suorine con le calze a rete e i tacchi a spillo. Quindi il Sommo Pontefice non ha detto questo allo stesso modo in cui, per citare un altro cartellone del Gay Pride, quando Sant’Agostino vescovo e Dottore della Chiesa afferma «ama e fa ciò che vuoi», non intende affatto dire che un maschietto possa mettersi a quattro zampe con un altro maschietto che gli lavora dietro. Questa espressione agostiniana malamente estrapolata, è inserita in un commento alla Prima Lettera di San Giovanni, nella quale, amare, vuol dire conformare, attraverso l’umana libertà, la nostra volontà alla volontà di Dio. Questo vuol dire «ama e fa ciò che vuoi», fare pienamente la volontà di Dio fonte dell’eterno amore.  Non vuol dire mettersi a quattro zampe con un maschietto che ti lavora dietro e con tutto quanto il Gay Pride che inneggia «ama e fa ciò che vuoi».

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Mi rifiuto di commentare questo confuso florilegio di Vincenzo Paglia, nella stessa misura in cui mi rifiuterei di vedere e poi commentare un film porno. Battuta quest’ultima legata a una espressione del grande filosofo e teologo del Novecento Cornelio Fabro, che indicava certi soggetti come porno-teologi della porno-teologia. Ecco, Vincenzo Paglia è un autentico pornocrate quando afferma:

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«[…] è vero che a volte c’è stata come una identificazione tra sessualità e peccato e viceversa e questo ha portato un sacco di danni. In realtà sta emergendo invece un rapporto più sereno […]».

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Affermando questo si sta in pratica scusando con gli ultra-laicisti se la Chiesa, per lungo tempo, ha annoverata la lussuria tra i Sette Peccati Capitali. Anche per questo mi rifiuto di commentare le parole deficienti e incoscienti di questo piccolo uomo, che di sicuro, un vescovo e dottore della Chiesa come Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, considerato padre della morale cattolica, avrebbe preso letteralmente a legnate. Perché questo, in fondo, meriterebbe Vincenzo Paglia: essere preso a legnate come i mercanti nel tempio.

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L’ossequio alla verità impone di concludere ricordando a tutti gli affetti da anti-bergoglismo cronico che Vincenzo Paglia lo ha voluto vescovo il Santo Padre santo subito Giovanni Paolo II, con il Cardinale Camillo Ruini che questa nomina la caldeggiò accogliendo i pii suggerimenti della Comunità di Sant’Egidio. Tutto questo avveniva nel 2000, mentre colui che alcuni hanno preso il vezzo a indicare come il più grande teologo del Novecento, era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Joseph Ratzinger, assurto poi al sacro soglio. E sotto il pontificato di Benedetto XVI, il buon Vincenzo Paglia ha prosperato per otto anni, facendo danni a non finire nella Diocesi di Terni-Narni-Amelia, dove tra l’altro lasciò un deficit per decine di milioni di euro e un affresco nella chiesa cattedrale che pare la raffigurazione di un’orgia in un locale gay del Testaccio. Detto questo è bene chiarire che al Sommo Pontefice Francesco I, che pure ha dato saggio di essere straordinario nella scelta delle persone sbagliate, non è però imputabile la responsabilità di avere scelto Vincenzo Paglia. Perché la colpa è tutta quanta del Santo Padre santo subito e del più grande teologo del Novecento, Benedetto XVI. 

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Dall’Isola di Patmos, 23 aprile 2021

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Aveva ragione il cantante Zucchero che nel 1987 cantava «Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica». Qualcuno insegni ai giovani dell’Azione Cattolica di Castel Lucio la cristologia

— attualità ecclesiale —

AVEVA RAGIONE IL CANTANTE ZUCCHERO CHE NEL 1987 CANTAVA «SOLO UNA SANA E CONSAPEVOLE LIBIDINE SALVA IL GIOVANE DALLO STRESS E DALL’AZIONE CATTOLICA». QUALCUNO INSEGNI AI GIOVANI DELL’AZIONE CATTOLICA DI CASTEL DI LUCIO LA CRISTOLOGIA

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Con la tipica arroganza di chi non ammette l’errore, ma anzi lo conferma, i giovani hanno rimosso questo post sostituendolo con un altro nel quale confermano i contenuti del precedente. E se c’è qualche cosa di peggiore del commettere comprensibili, a volte inevitabili e soprattutto perdonabili errori umani, è l’ostinazione a sostenere e confermare l’errore. Cosa questa che ci conduce al più grande e grave tra tutti i peccati capitali: la superbia.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Dopo i deliranti e farseschi approcci propagandistici dei Vip stellati in favore del disegno di legge Scalfarotto-Zan, che a seguito di una intervista fatta durante il programma Dritto e Rovescio del 22 aprile hanno manifestato tutta la loro crassa ignoranza sulle specifiche e sulle conseguenze pratiche del disegno di legge, timidamente fanno la loro comparsa sulla scena del cattolicamente corretto i Catholic Boys del «chi sono io per giudicare». È quello che accade, da meno di ventiquattrore, a Castel di Lucio (Messina) in Diocesi di Patti, dove diciassette ragazzi dell’Azione Cattolica postano sulla loro pagina Facebook una foto in cui vengono ritratti con le manine vergate a sostegno alla legge contro la transomofobia.

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Se ne sentiva proprio il bisogno, vero? Tanto da chiedermi: quanto ancora ci manca per vedere anche in altre pagine Facebook ― della Gioventù Francescana, dei vari Terz’Ordini, dell’Agesci e delle altre realtà cattoliche ― posizioni similari, inneggianti e benedicenti a una legge palesemente contraria all’uomo e che certamente non aiuta le persone con orientamento omosessuale?

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È necessario ribadire, una volta per tutte, che la manifestazione del pensiero è libera. Così come resta ugualmente libera la decisione di aderire al Cristianesimo Cattolico e di cercare di mantenersi all’interno di esso con una coerenza di fede che include soprattutto l’obbedienza al dogma e alle disposizioni della Chiesa in materia di morale e di costumi, così come è stato da poco riaffermato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sulle unioni tra persone dello stesso sesso.

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È vero, resto libero di pensare diversamente dalla Rivelazione e dalla Chiesa ma in questo caso avrò la decenza e l’intelligenza di non definirmi cristiano cattolico e di non usufruire di una realtà ecclesiale, com’è l’Azione Cattolica, per pubblicizzare le mie personali e sconclusionate posizioni di pensiero eterodiretto. Perché se così fosse la gloriosa Azione Cattolica, un tempo garanzia di cattolicità per tanti fedeli, si ritroverebbe a essere declassata a vespasiano pubblico dove i suoi giovani rampolli hanno già iniziato a fare pipì fuori dal vaso, con la sola conseguenza di propagare non buon profumo di Cristo ma quello di urina così come accade per ogni bagno pubblico. Dopodiché, appena il loro post ha cominciato a circolare, ma soprattutto, dopo che la nostra Ipazia Gatta Romana ha vergato un breve articolo ironico su L’Isola di Patmos, aperto in poco più di un’ora da quasi 100.000 visitatori, è accaduto che, con la tipica arroganza di chi non ammette l’errore, ma anzi lo conferma, i giovani hanno rimosso questo post sostituendolo con un altro nel quale confermano i contenuti del precedente. E se c’è qualche cosa di peggiore del commettere comprensibili, a volte inevitabili e soprattutto perdonabili errori umani, è l’ostinazione a sostenere e confermare l’errore. Cosa questa che ci conduce al più grande e grave tra tutti i peccati capitali: la superbia.

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Il fedele cattolico è ben consapevole che il suo pensiero è illuminato dalla grazia di Cristo che attraverso il Battesimo e la Confermazione è stato informato dallo Spirito Santo affinché Cristo e la Chiesa non divengano le vittime del liberismo ideologico che omologa la retta ragione. Per questo cari ragazzi di Castel di Lucio, non avete scusanti e anche quando vi faranno gli elogi ― preti compresi ― per il vostro rispettabilissimo post, sappiate che sono elogi falsi e bugiardi! Sì, vi dico falsi e bugiardi sulla scorta degli stessi elogi che Gesù fuggiva perché consapevole del fatto che la malizia umana elegge a sovrano chiunque soddisfi il proprio ventre [cfr. Gv 6,15] dimenticandosi dell’anima in cui Dio dimora.

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Ma leggiamo direttamente dalla pagina ufficiale Facebook dell’Azione Cattolica di Castel di Lucio il commento, al momento rimosso, a sostegno della foto propagandistica al disegno di legge Scalfarotto-Zan:

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splendido esemplare di scimmia cappuccina

«Nel corso della sua vita pubblica Gesù si è costantemente schierato dalla parte di coloro che la società escludeva, dei più indifesi e degli “ultimi” della terra. Ha rimproverato apertamente l’ipocrisia dei farisei, di coloro che nei loro precetti morali volevano ingabbiare l’uomo in sterili leggi, impedendo all’uomo di manifestarsi nella sua piena libertà e nella sua vera essenza voluta da Dio. Concordi all’esempio di Cristo, l’Azione Cattolica di Castel di Lucio sostiene l’approvazione del ddl Zan che prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. La misoginia, l’omotransfobia e l’abilismo sono delle gravi forme di peccato che vanno totalmente contro i precetti evangelici, ed è nostro compito schierarci affinché tali eventi vengano contrastati il prima possibile».

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Così formulato questo comunicato è a dir poco imbarazzante, perché basterebbe un seminarista mediamente formato del terzo anno di teologia per evidenziarne tutti gli errori grossolani sia in materia scritturistica che in materia morale. Ma entriamo nel dettaglio:

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«Nel corso della sua vita pubblica Gesù si è costantemente schierato dalla parte di coloro che la società escludeva, dei più indifesi e degli “ultimi” della terra. Ha rimproverato apertamente l’ipocrisia dei farisei, di coloro che nei loro precetti morali volevano ingabbiare l’uomo in sterili leggi, impedendo all’uomo di manifestarsi nella sua piena libertà e nella sua vera essenza voluta da Dio».

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Questo è palesemente falso e malizioso! Perché Cristo non rientra dentro l’immaginario del rivoluzionario sudamericano assertore della Teologia della Liberazione o del Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. La vicinanza di Cristo per tutti gli uomini, quindi non solo per i poveri, si capisce solo guardando al mistero dell’Incarnazione. E in modo particolare è al momento del suo battesimo al Giordano che egli ― vero Dio e vero uomo ― solidarizza e condivide la condizione di debolezza dell’uomo. Si sottopone a un battesimo di conversione affinché l’uomo comprenda che solo con l’uomo Dio è possibile affrancarsi dal peccato. La stessa cosa la vediamo nella sera di Pasqua in cui Gesù affianca i discepoli di Emmaus i quali, stolti e lenti di cuore nel credere [cfr. Lc 24,25], non avevano ancora ben compreso e abbisognavano di un cammino insieme al Risorto affinché i loro occhi potessero vedere.

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quando uno scherzo goliardico tra liceali adolescenti diventa un caso nazionale grazie alle ideologie di adulti senza senso della misura e del ridicolo …

Per Gesù gli ultimi sono i peccatori, così come è stato nel caso di Matteo il Pubblicano, di Zaccheo, dell’Adultera, del Paralitico, della donna Cananea, del Buon Ladrone. Egli è venuto infatti a chiamare non i giusti ma i peccatori, e nell’incontro con il peccatore egli dona abbondanza di misericordia insieme al comando a non più peccare [cfr. Gv 5,14; 8-11], lo stesso che il sacerdote confessore pronuncia dopo l’assoluzione sacramentale.

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Nel rapporto con gli scribi e con i farisei è vero che possiamo leggere l’aperto contrasto di Gesù al loro stile di vita ipocrita ma esso è volto anzitutto al ravvedimento. Anche loro in un certo senso vengono chiamati amici. Come per Nicodemo, Gesù invita scribi, farisei e dottori della Legge a rinascere dall’alto [cfr. Gv 3,1-15] affinché possano acquistare la sapienza dello Spirito Santo e adempiere in tal modo al ruolo di maestri nella comunione alla volontà di Dio.

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Va da sé che un tale atteggiamento di Gesù non inficia la bontà della Legge Mosaica che, pur essendo insufficiente alla salvezza così come dirà l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani, non viene rigettata:

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«Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno» [cfr. Mt 23,1-7] […] «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento» [cfr. Mt 5,17]. 

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Questi sono gay omofobi, o semplicemente esseri umani omosessuali dotati di buonsenso?

Gesù conosce la Legge e la interpreta come il più sapiente e fine esegeta, rifiutando quelle connotazioni falsate che tentano di adeguare la Legge alle miserie e volontà umane, così come è il caso del ripudio e dell’adulterio:

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«[…] la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque, l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» [cfr. Mc 10,5-9].

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La vera essenza dell’uomo, cari ragazzi di Azione Cattolica, si scopre solo nell’incontro con Dio, nel conformare attraverso l’umana libertà, la mia volontà alla volontà di Dio non nel fare quello che la mia pancia mi suggerisce! Ma andiamo avanti…

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«Concordi all’esempio di Cristo, l’Azione Cattolica di Castel di Lucio sostiene l’approvazione del ddl Zan che prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

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Quale esempio potete portare in cui Cristo, in tutto il Santo Vangelo, approva e sostiene il peccato? O avete intenzione di fare delle membra di Cristo, membra di una prostituta? Inoltre…

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La scultura di bronzo nota come Manneken Pis e conservata nel centro storico di Bruxelles

«La misoginia, l’omotransfobia e l’abilismo sono delle gravi forme di peccato che vanno totalmente contro i precetti evangelici, ed è nostro compito schierarci affinché tali eventi vengano contrastati il prima possibile».

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Cari ragazzi, vi consiglio di frequentare nuovamente il Catechismo in preparazione alla Cresima, perché in quel caso verreste a scoprire che il peccato più grave è il peccato contro lo Spirito Santo, non certo la misoginia, l’omotransfobia e l’abilismo:

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«[…] tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna» [cfr. Mc 3,28-29]

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Se volete schierarvi fate gli attivisti politici, ma prima combattete la vostra ignoranza che vi impedisce non solo di leggere un testo e capirlo ma che anzitutto vi priva di quella necessaria umiltà che vi porta ad interrogare i vostri assistenti spirituali affinché vi evitino queste figure miserande e miserevoli davanti a tutta la Chiesa di Dio.

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Laconi, 24 aprile 2021

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La sicula Azione Cattolica di Castel di Lucio, la libidine e la profezia di Zucchero: «Salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica»

— il cogitatorio di Ipazia —

LA SICULA AZIONE CATTOLICA DI CASTEL DI LUCIO, LA LIBIDINE E LA PROFEZIA DI  ZUCCHERO: «SALVA IL GIOVANE DALLO STRESS E DALL’AZIONE CATTOLICA»

[…] Solo una sana e consapevole libidine, salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica

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Autore
Ipazia gatta romana

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