Dalla giustizia resa ai “Promessi Sposi”, alla giusta preghiera rivolta a Dio Padre

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

DALLA GIUSTIZIA RESA AI PROMESSI SPOSI, ALLA GIUSTA PREGHIERA RIVOLTA A DIO PADRE

.

«Il pubblicano si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro [fariseo], tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» [Lc 18,14].

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

.

Cari fratelli e sorelle,

La indimenticabile e compianta Anna Marchesini [1953-2016] con i compagni del trio Solenghi-Marchesini-Lopez, in una celebre edizione satirica de I Promessi Sposi degli anni Ottanta [cliccare sull’immagine per aprire il video]

ricordo con grande affetto e allegria uno dei personaggi secondari de I Promessi Sposi. Agnese, la mamma di Lucia Mondella, che consiglia a Lucia e Renzo di convolare alle desiderate nozze mediante l’espediente del matrimonio a sorpresa. Con questo consiglio umile e, nonostante tutto, pieno di saggezza, Agnese cerca di rendere giustizia ai promessi sposi e al progetto di Dio, fungendo in tal senso di esempio d’umiltà e devozione.

.

Cerchiamo adesso di cogliere l’umiltà della preghiera nelle letture di questa XXX domenica del tempo Ordinario [vedere Liturgia della Parola, QUI]. Nella prima lettura tratta dall’Antico Testamento leggiamo:

 .

«Il Signore è giudice, e per lui non c’è preferenza di persone. Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso» [Sr 35,15].

 

L’Autore del libro sapienziale si rivolge al Popolo Ebraico, cercando di rompere uno schema mentale e di formalismo religioso di un’epoca nella quale alcuni pensavano che il povero e oppresso si fosse ridotto in tale stato per qualche colpa personale, ad esempio la superbia. Il concetto che se uno è povero, tale lo è per causa di sé stesso, lo ritroviamo in un certo pensiero calvinista, specie in quello sviluppatosi nella società liberalista degli Stati Uniti d’America a partire dal XVII secolo. Di tutt’altro avviso Siracide che afferma l’esatto contrario: il povero è invece ascoltato. Proprio perché sa elevare a Dio una parola di fedeltà con una povertà di cuore grandissima. Dunque sa pregare in modo più autentico.

Proviamo a pensare anche al nostro modo di pregare. Se siamo troppo formali oppure ripetiamo in modo abitudinario, chiediamo al Signore di aiutarci invece a vivere la preghiera con maggiore profondità e autenticità.

.

Nella seconda lettura troviamo infatti la vicinanza del Signore per chi prega in modo più autentico e con un atto di abbandono nei suoi confronti:

.

«Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato […] Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza» [2Tm 4, 16].

.

San Paolo ricorda la forza e la vicinanza di Dio nei momenti più duri e più depressivi del suo essere cristiano e predicatore di Gesù Cristo. Messo sotto accusa dagli ebrei per blasfemia e poi dai romani per aver disobbedito al comando di non annunciare il mistero di Gesù Risorto, Paolo ricorda a Timoteo che l’abbandono a Dio è avvenuto con un atto di umiltà. Questa umiltà gli ha permesso di sentire la prossimità e forza del Signore. Di questo ci dà l’insegnamento più grande Gesù nel Vangelo di San Luca dove leggiamo:

.

«Il pubblicano si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro [fariseo], tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» [Lc 18,14].

.

Se mettete a confronto le due preghiere, entrambe si rivolgono a Dio. Nel caso del fariseo, egli compie una preghiera ritualmente e liturgicamente perfetta, ringraziando Dio di non essere come il pubblicano. C’è una sorta di disprezzo che viene espresso, in modo neanche tanto nascosto, verso il pubblicano. Questa preghiera, perfetta stilisticamente, è assoluta inutile dal punto di vista contenutistico. Perché il fariseo non sa cogliere quei semi di bene che il Signore ha messo nel pubblicano, al di là delle ingiustizie che questi può aver effettivamente fatto. Il pubblicano invece si riconosce peccatore. Non si confronta con gli altri; non offre una preghiera ritualmente perfetta. Solo piccole parole, umili, ma piene di significato. Ecco perché, dice Gesù, il pubblicano sarà esaltato. Perché offre quel poco che ha, il suo essere uomo fragile e peccatore, al Signore. E in questa offerta vera e autentica il Signore può fare grandi cose.

.

Questo è un invito anche per noi a non focalizzare troppo l’attenzione su noi stessi: di ringraziare il Signore per i talenti e i doni ricevuti, ma come humus fertile, umilmente offrirli a Dio. E in questa offerta di noi, Dio ci esalterà. Ci renderà suo fermento sacro in cui sbocciare di gioia.

.

Scriveva il letterato e patriota italiano Niccolò Tommaseo:

.

«Chi vuole specchiarsi in acqua limpida, conviene che si chini. Senza umiltà non si conoscono le anime pure».

.

Il Signore doni l’umiltà di chinarci sui suoi misteri e sulle persone che ci manda, per essere specchi limpidi del suo amore trinitario.

Così sia.

.

Roma, 27 ottobre 2019

.

.

.

È in distribuzione Arianesimo. il nuovo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos. visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





Dalla preghiera al terribile quesito: «Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?»

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

DALLA PREGHIERA AL TERRIBILE QUESITO: «QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO TORNERÀ, TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA?»

.

Nella vita ognuno di noi ha avuto od ha amicizie profonde, ed a seconda di quanto tempo abbiamo trascorso col nostro amico, di quello che abbiamo condiviso con lui, il nostro amore per lui o per lei accresce. Scriveva il filosofo Aristotele: «L’amicizia è un’anima che abita in due corpi, un cuore che abita in due anime».

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

.

Cari fratelli e sorelle,

Salvador Dalì: Ragazza alla finestra

in questa XXIX domenica del tempo ordinario la Liturgia ci offre notevoli spunti di riflessione [vedere Liturgia della Parola, QUI]. Nella vita ognuno di noi ha avuto, od ha, amicizie profonde e, a seconda di quanto tempo abbiamo trascorso col nostro amico, di quello che abbiamo condiviso con lui, il nostro amore per lui o per lei accresce. Scriveva il filosofo Aristotele:

.

«L’amicizia è un’anima che abita in due corpi, un cuore che abita in due anime».

.

Questo essere stati come una cosa sola è dunque reso possibile da un dialogo aperto e sincero che per noi credenti diviene possibile rendendoci una cosa sola con il Signore tramite il dialogo più vivo e fecondo: la preghiera. Proprio di questo ci parlano i brani di oggi. Partiamo quindi dalla prima lettura vetero-testamentaria:

.

«Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio”» [Es 17,1]

.

Il Popolo Ebraico è sostenuto da Mosè mentre combatte gli amaleciti, uno degli eserciti tra i più agguerriti e per questo parecchio duri da sconfiggere. Mosè è unito all’esercito giudaico, per il quale invoca Dio a loro sostegno.

.

Per noi la preghiera indica dunque una unione con chi è nel combattimento spirituale, ma volendo anche in una fase di prova. Pregare può significare invocare continuamente la forza e il sostengo di Dio verso chi soffre e può essere una stanchezza morale, fisica, spirituale. La preghiera è dunque innanzitutto invocare Dio come sostegno per chi amiamo. È l’intercessione come quasi un mettersi in mezzo tra Dio e il popolo. Per questo Gesù stesso chiede ai suoi discepoli di non smettere mai di pregare, come di spiega il brano evangelico:

.

«In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» [Lc 18, 1].

.

Nella parabola il Signore fa quindi vedere in che modo la vedova si rivolge di continuo al giudice che si stufa di sentirla recalcitrare, ed alla fine la esaudisce. Con questa immagine la provocazione di Gesù rivolta ai discepoli diviene evidente: il giudice che non ha rapporto con la vedova, non sa resistere alle continue lamentele. Il Signore che invece ha un rapporto intimo con noi, se chiediamo la cosa giusta mediante la preghiera, ci esaudirà. La preghiera incessante, ad un tempo ci insegna a chiedere al Signore, ma al tempo stesso ad imparare chiedere ciò che è necessario per noi.

.

Quella domanda finale di Gesù: «Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà fede sulla terra» [Lc 18,1] mostra anche un legame fra fede e preghiera. La fede alimenta la preghiera e al tempo stesso la preghiera è alimentata dalla fede. Anche una fede morente o poco attiva tramite la preghiera ritrova vita, perché tutta la nostra vita di fede trova linfa nella preghiera e nei sacramenti.

.

A questo punto vediamo allora in che modo pregare incessantemente. Lo dice San Paolo rivolgendosi a Timoteo: si prega incessantemente se preghiamo con la parola di Dio:

.

«Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» [2 Tm 3, 14-16]

.

La parola di Dio è ispirata da Dio e aiuta fare opere buone, in particolare le opere di carità che ci aiutano a diventare santi. Se noi preghiamo con la Parola di Dio, diviene un modo continuo di pregare. Esistono vari modi per pregare dunque con la parola di Dio, come ad esempio leggere un piccolo brano del Vangelo al giorno, prima di andare al lavoro. Oppure per fare una preghiera più lunga c’è la lectio divina, come lettura, meditazione, orazione e contemplazione della parola di Dio.

.

Il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer scriveva: «Pregare è prendere fiato presso Dio; pregare è affidarsi a Dio».

.

Chiediamo al Signore di aiutarci a far sì la preghiera divenga giorno dopo giorno il nostro ossigeno vitale, e unita ai sacramenti, sia il polmone con cui respirare una vita di fede piena di gioia, soddisfazione e pienezza di sé.

Così sia.

.

Roma, 19 ottobre 2019

.

.

.

È in distribuzione il secondo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





I vitelli d’oro della nostra società moderna, da tempo regredita al neopaganesimo

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

I VITELLI D’ORO DELLA NOSTRA SOCIETÀ MODERNA, DA TEMPO REGREDITA AL NEOPAGANESIMO 

.

I mezzi di comunicazione e le mode tendono a costruire l’immagine delle persone prive di difetti, impeccabili. L’errore? Avviene semplicemente per una svista, un incidente avvenuto nella persona “perfetta”. Basta però ascoltare un telegiornale per tornare alla realtà, per esempio ascoltando le notizie della cronaca nera, dinanzi alla quale, questa immagine di purezza e di perfezione, finisce ribaltata.

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

Cari fratelli e sorelle,

Marc Chagall, acquaforte: Il vitello d’oro

tutti commettiamo errori e peccati. L’ideale astratto della perfezione assoluta raggiunta su questa terra è irreale e possiamo togliercelo dalla testa, basterebbe ricordare a noi stessi che abbiamo ereditata una natura corrotta dal peccato originale.

.

I mezzi di comunicazione e le mode tendono a creare immagini di persone senza difetti, impeccabili. L’errore? È solo una svista, un incidente nella persona “perfetta”. Però basta ascoltare un telegiornale per tornare alla realtà, per esempio le notizie di cronaca nera; e questa immagine di purezza e di perfezione, finisce ribaltata.

.

Nelle letture di oggi [vedere Liturgia della parola, di questa XXIV domenica del tempo ordinario, QUI] possiamo avere una prospettiva cattolica sul nostro stato di peccatori, pentiti e perdonati da Dio, nell’Eterno Padre tramite Gesù nell’unità dello Spirito Santo. A partire dalla lettura vetero testamentaria che racchiude il monito:

.

«Va’, scendi, perché il tuo popolo, […] Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici» [Es, 32,7-11.13-14].

Prostrarsi di fronte a una statua di metallo fuso è molto significativo, perché per il Popolo d’Israele equivale a dare un’importanza enorme alle cose materiali. Al tempo stesso questo implica anche il nascondersi sotto una protezione di metallo: cioè cercare protezione nei propri convincimenti, nelle certezze umane. È un errore tipico anche dei giorni nostri, un peccato attraverso il quale impediamo che Dio sia più importante, incapaci a percepire e accogliere il Dio Eterno e trascendente mentre ci offre protezione.

.

Di esperienza totalmente contraria è invece San Paolo, quando scrive al suo diletto discepolo Timoteo:

.

«Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io» [1 Tm 1,12-17] 

.

San Paolo riconosce di aver bisogno di Gesù: si riconosce peccatore fragile, senza altre difese se non Dio stesso. Simbolicamente, potremmo dire che si prostra dinanzi all’oro: si pone sotto la protezione massima che è Dio. Inoltre, avendo ricevuto misericordia per i suoi peccati, è in grado di trasmettere questa misericordia.

.

Proviamo a riflettere anche su questo: quando otteniamo misericordia diveniamo poi strumenti di misericordia veritieri, perché abbiamo sperimentato per primi un amore grande.

.

Nella versione lunga del Vangelo Lucano, questo grande amore ci è descritto dalla Parabola del figliol prodigo. Il passaggio finale, quello del ritorno a casa del giovane scapestrato, mostra questa scena:

.

«Suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» [Lc 15,1-32].

.

Una parabola che descrive con immagini quello che accade ogni volta che ci presentiamo al confessionale per chiedere perdono dei nostri peccati. L’Eterno Padre ha infatti compassione, tenerezza [dal greco σπλάγχνα] della condizione umana dei figli smarriti, ma desiderosi di tanto amore. Per ciò la corsa incontro e il gettarsi al collo sono immagini che richiamano l’idea della cancellazione dei nostri peccati nell’assoluzione: quando infatti veniamo assolti, Gesù Sacerdote ci corre incontro e ci libera dal peso dei peccati, una specie di giogo sul collo. Così siamo pronti per ricominciare la vita di santità: lo Spirito Santo ci pone come un bacio sul cuore, quando ottemperiamo la penitenza che ci viene chiesto di fare, come piccola soddisfazione dei peccati commessi e che ci dona la guarigione spirituale.

.

Per noi, la salvezza personale e dell’altro, che avviene ogni volta che ci confessiamo e lasciamo a Dio tutti i nostri peccati, è un cammino che facciamo con tutta la Chiesa. Un cammino comunitario, che ha come espressione più bella la comunione con Dio e con l’altro. Il sentimento umano che ci accompagna ai nostri momenti di redenzione, è la gioia. Un incontro vero con Gesù raramente non porta alla gioia. Ha scritto Jerome David Salinger:

.

«La più spiccata differenza tra la felicità e la gioia è che la felicità è un solido e la gioia è un liquido» (I Nove racconti, 1953).

.

Chiediamo al Signore di donarci la felicità nella solidità del suo Pane di Vita Eterna e la gioia nel liquido del Vino di Salvezza.

.

Così sia.

.

Roma, 14 settembre 2019

.

.

.

È in distribuzione il secondo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





Quale è la vera visibilità dell’autentico cristiano? Le imitazioni di Cristo

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

QUALE È LA VERA VISIBILITÀ DELL’AUTENTICO CRISTIANO? LE IMITAZIONI DI CRISTO

.

Una certa umiltà ecclesiastica dal sapore di naftalina ci ha purtroppo abituati a ostentare una finta umiltà che – nel momento in cui cerca strategicamente l’ultimo posto – si aspetta la glorificazione e il prestigio tanto agognato. Con questa falsa umiltà, che purtroppo oggi nella Chiesa risparmia veramente pochi, c’è il serio rischio che si snaturi anche la virtù della carità. Infatti, quando la carità viene fatta per ostentare potenza e prestigio, ottenere favori, recepire guadagni fino ad arrivare alla speculazione si può star pur certi che non esiste più carità.

.

Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

portare la croce di Cristo

Questa XXII Domenica del tempo ordinario, ci riporta alla mente uno dei classici della spiritualità cristiana, L’imitazione di Cristo, in particolare nella parte in cui si ammonisce: «Ama nesciri et pro nihilo reputari» [ama essere non conosciuto e ritenuto niente (cfr. lib. I, cap. 2, v. 15)].

.

Se pensiamo allo stile di vita che conduciamo oggi, anche come credenti, questo monito risuona del tutto irrazionale e anche un po’ offensivo. Nessuno ama infatti essere dimenticato, viviamo all’interno di un’epoca che pretende la visibilità insieme alla sottolineatura del proprio egocentrismo e della propria persona. Ormai, abbiamo valicato i limiti del narcisismo, ci siamo spinti oltre, forse verso un punto di non ritorno. 

.

La liturgia di questa domenica ci soccorre in questa deriva dell’ego, attraverso l’insegnamento che Cristo impartisce ai farisei durante un pranzo [vedere Liturgia della Parola, QUI]. Il brano lucano interroga il credente proprio sulla tematica dell’umiltà fino a introdurre una bella riflessione sul modo di operare attivamente la carità senza nascondere secondi fini.

.

L’umiltà è la virtù cristiana che più ci rende simili a Cristo, il quale «umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8). Purtroppo, questa virtù non è di facile conquista se non diventiamo capaci di chiederla con forza allo Spirito Santo e se non adeguiamo i nostri i sentimenti, ai sentimenti che furono di Cristo Gesù durante la sua vita terrena.

.

L’umiltà è una grazia che è necessario richiedere tutti i giorni poiché nessuno di noi può reputarsi immune dalla superbia, in virtù del fatto che il peccato originale è esplicitamente un peccato di superbia. Benché redenti da Cristo con il battesimo nella sua morte e risurrezione, la ferita del peccato originale ancora ci disturba proprio attraverso il nefasto vizio della superbia. E dalla superbia derivano a cascata tutti gli altri vizi e peccati.

.

Lo stesso Demonio – personaggio ormai negato da una certa schiera di cristiani emancipati, nonché teologi adulti [vedere precedente articolo, QUI] – è il padre della superbia e la sua ribellione è originata dalla volontà di superare Dio e di prenderne il posto. Gesù nel Vangelo ci raccomanda di desiderare l’ultimo posto in quanto il nostro valore consiste non nella manifestazione di una potenza o di un prestigio mondano ma nel rapporto esclusivo con il Padre.

.

Ricorda il Beato Padre Francesco nelle sue Ammonizioni:

.

«Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più» [cfr. Ammonizioni XIX, FF 169]

.

Per questo l’uomo è chiamato a farsi piccolo e ad amare sommamente questa piccolezza perché è lì che si nasconde il suo tesoro.

.

Una certa umiltà ecclesiastica dal sapore di naftalina ci ha purtroppo abituati a ostentare una finta umiltà che – nel momento in cui cerca strategicamente l’ultimo posto – si aspetta la glorificazione e il prestigio tanto agognato. Con questa falsa umiltà, che purtroppo oggi nella Chiesa risparmia veramente pochi, c’è il serio rischio che si snaturi anche la virtù della carità. Infatti, quando la carità viene fatta per ostentare potenza e prestigio, ottenere favori, recepire guadagni fino ad arrivare alla speculazione si può star pur certi che non esiste più carità.

.

Il contraccambio, secondo l’insegnamento del Regno, non è la moneta di scambio del discepolo e questo vale sia nelle realtà profane che in quelle sacre: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» [cfr. Mt 10,8].

.

La carità che si concretizza nella cura del disagiato, del malato, del carcerato, del lontano, dello smarrito di fede, del confuso, del peccatore, dell’eretico, dell’apostata e via dicendo a seguire, sia gratuita e sollecita, priva di tanti ragionamenti che la tramutano in disciplina socio-psicologica. La carità cristiana parla solo di Dio, e Dio attraverso suo Figlio si è annientato sulla croce per insegnarci ad amare fino al dono totale di noi stessi. La teologia dell’umiltà e dell’ultimo posto coincide con il Calvario, una lezione difficile da mandare giù.

.

L’ultimo posto è certamente un posto scomodo ma è il più sicuro avamposto del paradiso che l’uomo possa desiderare su questa terra.

.

Cagliari, 31 agosto 2019

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





I giocatori di rugby in corsa verso la porta stretta della salvezza

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

I GIOCATORI DI RUGBY IN CORSA VERSO LA PORTA STRETTA DELLA SALVEZZA 

.

In questo sport, giocato da quindici atleti, a un certo punto accade che otto rugbisti si abbracciano tutti insieme e uniti cominciano a muoversi per il campo, portando avanti il pallone. È la cosiddetta mischia. Pian piano, muovendosi compatti, questi otto, aiutati dagli altri sette compagni, superano gli avversari e portando avanti il pallone giungono a segnare un punto e vincere la partita. E con questo esempio concreto possiamo introdurre le letture di oggi …

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

Cari fratelli e sorelle,

Danza Maori dei giocatori di rugby della Nuova Zelanda [cliccare sul video]

c’è uno sport praticato molto nel Regno Unito e in Francia, ma anche in Italia: il rugby. In questo sport, giocato da quindici atleti, a un certo punto accade che otto rugbisti si abbracciano tutti insieme e uniti cominciano a muoversi per il campo, portando avanti il pallone: la cosiddetta mischia.

.

muovendosi compatti, questi otto, aiutati dagli altri sette compagni, pian piano superano gli avversari e portando avanti il pallone giungono a segnare un punto e vincere la partita. E con questo esempio concreto possiamo introdurre le letture di oggi [vedere Liturgia della Parola di questa XXII domenica del Tempo Ordinario, QUI]. In particolare mi riferisco al brano vetero testamentario:

.

«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria» [Is 66, 18]. 

.

Il profeta Isaia parla in nome di Dio al popolo d’Israele. Profetizza che, non solo le popolazioni semitiche, ma tutto il mondo sarà radunato. Nell’originale testo ebraico, il termine «radunato» suona come: congregato, assemblato e compattato per cercare la gloria di Dio. Tutti i credenti saranno uniti in un solo popolo: la Chiesa. Come unico e comune fine avranno quello di glorificare Dio, ossia mostrarne la bellezza e verità dei suoi misteri.

.

Per noi un cammino di fede è quindi sempre comunitario, mai esplicitamente in solitudine o peggio in isolamento: solo se siamo sempre più uniti alla Chiesa, alla nostra parrocchia e comunità di riferimento, pian piano possiamo veramente camminare verso Dio e gioire delle grazie che Lui ci dona. Certo, questo incedere verso Dio, sebbene comunitario, certo non è esente da ostacoli. Come infatti scrive la lettera agli Ebrei:

.

«È per la vostra correzione che voi soffrite!» [Eb 2, 5].

.

Tramite le correzioni di fronte ad errori e peccati, ma anche attraverso l’esperienza della sofferenza, il nostro cammino di fede matura e pian piano cresce. Nelle correzioni, dunque, noi impariamo sempre ad affidarci al Signore che corregge le nostre storture mediante i pastori che Lui ha voluto. Questo cammino insieme, difficile e al tempo stesso bello, richiede inoltre uno sforzo particolare. Gesù ci chiede infatti: 

.

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» [Lc 13, 28].

.

L’immagine della porta stretta, indica che essa è una porta più piccola, più difficile da prendere e da oltrepassare. Perché per passare questo tipo di porte occorre farsi piccoli. Ecco allora che nel brano di oggi, il richiamo all’essere piccoli, è anche un invito da parte di Gesù alla adesione intima al messaggio che Lui stesso ci ha insegnato:

.

«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli [Mt 18, 3]. 

.

L’entrata nella porta gesuana, implica dunque una continuità fra fede e vita, non semplice un’accoglienza formale e superficiale alla fede cattolica. Se invece vivremo in questo modo, davvero Gesù potrà dire ad ognuno di noi «Non vi conosco». Perché innanzitutto saremo stati noi a misconoscere Lui, nonostante gli inviti ad essere obbedienti alla Sua Parola. Al tempo stesso, però, è Gesù che ci aiuta e entrare in questa porta stretta: non siamo soli, perché Lui che è via e al tempo stesso porta della Vita Eterna, ci offre la grazia come aiuto fondamentale in questo cammino.

.

Scriveva Gustave Flaubert nell’opera Madame Bovary:

.

«L’avvenire era un corridoio tutto nero, che aveva in fondo la sua porta ben chiusa».

.

Mai, chiudere nel buio la porta verso la salvezza. Chiediamo quindi al Signore la grazia di spalancare le porte del nostro cuore, perché il nostro avvenire sia sempre più spalancato all’Infinito Amore Trinitario.

Così sia!

.

Roma, 24 agosto 2019

.

.

.

È in distribuzione il primo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





il 15 agosto non si festeggia “San Ferragosto”, ma la solennità dell’assunzione al cielo di Maria Santissima in anima e corpo

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

IL 15 AGOSTO NON SI FESTEGGIA “SAN FERRAGOSTO”, MA LA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE AL CIELO DI MARIA SANTISSIMA IN ANIMA E CORPO 

.

Maria di Nazareth fu una donna con una vocazione speciale: essere madre di Dio. Al tempo stesso perciò ricevette due doni speciali: la perpetua verginità e l’essere immacolata, cioè esente dal peccato originale. Maria dunque ha una chiamata ad elevarsi presso Dio. Seppe cioè rispondere si al progetto del Signore di essere testimone fedele del suo messaggio.

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

 

 

.

.

Salvador Dalì, Assunzione al cielo di Maria, 1956

Cari fratelli e sorelle,

la Santa Chiesa il 15 agosto non festeggia affatto un non meglio precisato “San Ferragosto“, ma l’Assunzione al cielo in anima e corpo della Beata Vergine Maria [cf Liturgia della Parola, QUI]. Per entrare in questo mistero, proviamo adesso a pensare a un grattacielo statunitense. Per esempio, la Freedom Tower di New York famosa per aver sostituito le Torri Gemelle dopo gli attentati del 2001. Come ogni struttura architettonica mastodontica, essa svetta verso il cielo. Al tempo stesso ha delle fondamenta solide e inamovibili che resistono a tutti gli urti portati dal vento, i fulmini e anche all’usura del tempo.

.

Ecco che questa struttura richiama degli elementi importanti: lo slancio verso il cielo e verso Dio e la solidità della propria chiamata alla vita eterna.

.

È in sintesi anche ciò che celebriamo oggi: la solennità dell’Assunzione di Maria. Questo è uno dei quattro dogmi che riguardano la persona di Maria Santissima: sappiamo per fede che lei è Madre di Dio, sempre Vergine, Immacolata Concezione e appunto, Assunta. Il dogma è una verità di fede proclamata dal Papa e dalla Chiesa intera che noi crediamo come vera, anche se non immediatamente evidente. Il dogma venne proclamato da Papa Pio XII, il 1 novembre 1950, con la bolla Munificentissimus Deus.

.

Cosa insegna questo dogma? Maria di Nazareth fu una donna con una vocazione speciale: essere madre di Dio. Al tempo stesso perciò ricevette due doni speciali: la perpetua verginità e l’essere immacolata, cioè esente dal peccato originale. Maria dunque ha una chiamata ad elevarsi presso Dio. Seppe cioè rispondere si al progetto del Signore di essere testimone fedele del suo messaggio. Lo fu innanzitutto perché essendo Madre Vergine Immacolata si fece Arca di Dio. Come leggiamo nella prima lettura:  [1 Cr 15:  «I figli dei leviti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle»]. In questo testo, si parla dell’Arca: cioè un luogo in cui gli ebrei potevano incontrare Dio per pregarlo, glorificarlo ed essere insieme a Lui. Anche Maria, accogliendo dentro di sé Gesù, si fece arca di Dio e permise a tutti gli uomini di poter incontrare Gesù più da vicino. Ancora oggi, quando noi diciamo il rosario, insieme alle Ave Maria ricordiamo i misteri di Cristo: di nuovo Maria si porge come luogo dove incontrare Dio.

.

Questo mistero riguarda non solo Maria ma anche noi: anche noi siamo chiamati ad elevarci, in un cammino di santità verso il Signore. Con la nostra testimonianza di fede, possiamo noi stessi essere arca e luogo di incontro con Dio. E la solidità di questa chiamata viene offerta in due momenti. Come scrive Luca: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». Maria ascoltò assiduamente Dio in almeno tre momenti; all’annuncio dell’Angelo, alla crocifissione quando fu affidata a Giovanni, e al mandato di Gesù Risorto di annunciare la gioia grande della Pasqua. Ascoltò e mise in pratica: proprio per questo venne Assunta in cielo e in anima corpo. Cioè si addormentò e, immediatamente, fu inviata al cospetto dell’Eternità di Dio. Tuttora è nell’Eternità di Dio e prega per noi.

.

Questo deve essere per noi un invito all’ascolto e alla osservanza del messaggio di Gesù che prosegue nella Chiesa. Proprio questa fedeltà e obbedienza, come fu Maria fedele a Gesù, ci porterà ad essere anche noi nell’Eternità di Dio cioè in Paradiso. Scriveva Johan Wolfgang Goethe:

.

«La fedeltà è lo sforzo di un’anima nobile per eguagliarsi a un’altra anima più grande di lei». 

.

Il Signore ci doni il coraggio della perseveranza di Maria l’Assunta, e il suo amore materno sia anche segno di speranza di trovarci un giorno tutti insieme davanti a Dio.

Così sia.

.

Roma, 14 agosto 2019

Nella Vigilia della solennità dell’Assunta

.

.

.

È in distribuzione il primo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





Il Piccolo Principe e il Re dei re: Cristo e la parte migliore

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

IL PICCOLO PRINCIPE E IL RE DEI RE: CRISTO E LA PARTE MIGLIORE

.

«Ecco il mio segreto. è molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

.

Maria e Marta, icona bizantina

Cari fratelli e sorelle,  

la Liturgia della Parola di questa XVI domenica del tempo ordinario ci offre il racconto della visita di Gesù presso la casa di Maria e Marta [testo della Liturgia della Parola, QUI].

.

Nella celebre favola di Antoine de Saint Exupèry, Il Piccolo Principe, c’è un bellissimo incontro fra il piccolo principe e la volpe. Nella loro chiacchierata, il principino e la volpe intrecciano pian piano un’amicizia profonda fra serio e faceto. Prima di salutarsi, la volpe dice un’ultima cosa al piccolo principe:

.

«Ecco il mio segreto. è molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

.

Questa storia è un aiuto per comprendere il bellissimo insegnamento di Gesù oggi: la preghiera e lo sguardo che essa ci dona. Uno sguardo d’amore e di verità su tutte le cose. Lo sguardo di Gesù sulle persone e gli eventi del mondo.

.

Nella prima lettura di Genesi, Abramo incontra i tre uomini presso le Querce di Mamre:

.

«Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo» [Gn 18].

.

Secondo gli esegeti e i padri della Chiesa, i tre uomini descritti in questo passo sono una anticipazione della rivelazione sulla Trinità. Abramo infatti si rivolge al Signore uno e trino. Rivolge una preghiera spontanea, commovente e al tempo stesso autentica. Chiede al Signore di fermarsi, di rimanere con Lui. Abramo offre una preghiera affettuosa; offre la sua casa e innanzitutto la sua anima affinché Dio vi dimori.

.

Nel Vangelo di Luca troviamo una differenza fra l’atteggiamento di Marta e quello di Maria. Marta infatti non sbaglia nell’essere al servizio di Gesù, mentre rassetta, sistema, pulisce, insomma fa le cose di casa. Gesù infatti le rimprovera di agitarsi, affannarsi, tralasciando «quella che è la parte migliore».

.

Ogni azione, anche il servizio di casa più nascosto e insospettabile può diventare un’offerta al Signore. Può diventare anche questa una preghiera, se appunto questo nostro servizio è attuato ponendo al centro Gesù: è Lui la parte migliore, senza il quale non possiamo fare nulla. Maria, che è lì davanti e ascolta, è colei che sembra aver capito meglio questo insegnamento. È infatti lì, silenziosa, ma non per questo in preda alla pigrizia. Maria è lì che prega in modo contemplativo: prega col cuore, sapendo che tutto l’essenziale è in quel rapporto invisibile, ma vero con Gesù.

.

Il senso della preghiera è dunque una amicizia vera e profonda con il Signore. Una amicizia però appunto che non rimane semplicemente un rapporto individuale col Signore, ma si apre agli altri.

.

Scrive infatti San Paolo nella seconda lettura:

.

«Sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare […] il mistero nascosto, ma ora manifestato ai suoi santi» [Col 1,25].

.

La preghiera spalanca le porte della missione, cioè di essere mandati agli altri per annunciare quello che abbiamo ricevuto nel nostro incontro col Signore; la preghiera si sviluppa in un’azione pratica con cui tutti manifestiamo quel mistero nascosto di Dio stesso. Lo manifestiamo con la nostra vita, le nostre opere di carità e, paradossalmente, manifestiamo il mistero della misericordia di Dio anche nel nostro essere peccatori pentiti.

.

Tutti quanti perciò diventiamo ministri, non solo i chierici e i religiosi: tutti quanti diventiamo coloro che amministrano e donano, secondo le loro capacità, il dono di Dio al prossimo. È il dono più grande, l’unico invisibile agli occhi davvero essenziale al cuore di chi si sente fisicamente e spiritualmente isolato e abbandonato.

.

Il Signore doni a noi tutti l’abbraccio accogliente ed orante di Gesù, per sentirci amati fino alla fine dei tempi.

.

Così sia.

Roma, 21 luglio 2019

.

.

.

È in distribuzione il primo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





Quella domanda tanto antica e tanto fondamentale: «Chi è il mio prossimo?»

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

QUELLA DOMANDA TANTO ANTICA E TANTO FONDAMENTALE: «CHI È IL MIO PROSSIMO?»

.

Il prossimo che ha bisogno della carità materiale oggi, non è solo il clochard o il migrante, ma anche i disoccupati, i disabili e gli anziani abbandonati da tutti. Hanno bisogno di carità materiale quei padri o madri che hanno subito un divorzio e ingiustamente sono lontani e impoveriti dalla presenza dei loro figli.

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa
.

.

.

Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P. durante la celebrazione delle sue prime Sante Messe

Cari fratelli e sorelle, 

questa XV domenica del tempo ordinario solleva un grande e fondamentale quesito: «Chi è il mio prossimo?» [Cf. testo delle Liturgia della Parola, QUI].

.

Oggi viviamo nell’epoca in cui la scienza medica ha compiuto passi da gigante. Ci sono medici che con gli odierni ritrovati della clinica specialistica e delle nuove chirurgie e micro-chirurgie possono salvare vite umane in modo sino a ieri impensabili, quindi prendersi cura e garantire uno stile di vita dignitoso.

.

Una bellissima figura di medico, è quella di Louis Pasteur; siamo sul finire dell’Ottocento. Egli, che dedicò la sua vita alla cura dei malati, ci ha lasciato molti pensieri profondi, trai quali mi è cara una frase in particolare:

.

«Non ti domando chi sei, da dove vieni, a quale religione appartieni. Tu soffri, questo mi basta. Tu mi appartieni».

.

Le letture di oggi ci introducono al tema del prendersi cura di qualcuno che Dio stesso ci ha inviato a curare e rialzare in un momento di grande sofferenza. Il Signore stesso ci dà questo incarico, come possiamo leggere nei testi vetero testamentari:

.

«Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» [Cf. Dt: 30, 14].

.

Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P. durante la celebrazione delle sue prime Sante Messe

La parola che Mosè riporta è la parola di Dio una parola che rende vicini noi e il Signore. Questa vicinanza indica che la parola di Dio, il messaggio di Gesù Cristo va conosciuto, amato e reso intimo. Per ciò qui si parla di una vicinanza nella bocca: cioè questa parola va testimoniata, annunciata con gioia a chi non la conosce. Subito dopo c’è una vicinanza del cuore è [dall’antico ebraico לֵבָב lebav]: nel linguaggio ebraico, il cuore indica la intima scelta concreta di Dio: dunque un passaggio dalla testimonianza all’azione. In particolare l’azione del credente è proprio quella della misericordia spirituale e materiale, il prendersi cura di chi è bisognoso in modo materiale e soprattutto spirituale. 

.

Questa azione avviene in un luogo ben preciso: la Chiesa. Come spiega il bellissimo inno paolino: la Chiesa, cioè noi stessi, è la comunità dei credenti e al tempo stesso il corpo mistico di Cristo, il luogo cioè dove tutti credenti, diversificati secondo la loro vocazione, esprimono concretamente la loro testimonianza ed azione uniti a Gesù stesso [Cf. Col 1, 15. 18]. La Chiesa allora è il luogo dove agisce Gesù insieme a noi, e doniamo cura e misericordia in Lui.

.

La parabola del buon samaritano infine spiega a chi, come Chiesa, dobbiamo rivolgerci. Per tanto, la domanda base di ogni cattolico è questa: «Chi è il mio prossimo?» [Lc 10, 30].

.

Il prossimo che ha bisogno della carità materiale oggi, non è solo il clochard od il migrante, ma anche i disoccupati, i disabili e gli anziani abbandonati da tutti. Hanno bisogno di carità materiale quei padri o madri che hanno subito un divorzio e ingiustamente sono lontani e impoveriti dalla presenza dei loro figli.

.

Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P. 

Soprattutto, l’allarme principale è per coloro che hanno bisogno della carità spirituale: gli atei, gli agnostici, tutti coloro che combattono la Chiesa in nome della cultura gender, della necro-cultura, o che favoriscono i peccati più gravi come l’aborto e l’eutanasia.

.

Noi da samaritani, siamo chiamati a portarli all’albergo con le fasciature necessarie: cioè essere accanto a loro, nell’ascolto e nel dialogo, per accogliere le loro ferite esistenziali, mostrargli il volto del Dio vivente e vero, e donargli il regno di Dio, di fasciarli della Verità di Dio e donargli il vino per eccellenza, il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.

.

Scriveva il poeta Kahlil Gibran: «Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici».

Il Signore doni ad ognuno di noi il coraggio, la tenerezza e la forza del buon samaritano per accogliere le ferite e le cicatrici di tutti coloro che incontriamo, e donare la speranza dell’amore di Cristo.

.

Così sia.

Roma, 13 luglio 2019

.

.

.

È in distribuzione il primo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI. Sostenete le nostre edizioni acquistando i nostri libri   

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: «La prudenza di…», di Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P. [testo, QUI].

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





La virile tenerezza dei guerrieri della luce, mandati come pecore in mezzo ai lupi

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

LA VIRILE TENEREZZA DEI GUERRIERI DELLA LUCE, MANDATI COME PECORE IN MEZZO AI LUPI

.

Essere agnelli mandati da Gesù è un po’ questo: essere guerrieri della Luce, capaci a sconfiggere i lupi, od ammansirli, per la potenza di grazia di Colui che ci ha mandati come agnelli in mezzo a lupi.

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

.

Cari fratelli e sorelle,

guerrieri della luce

Questa XIV domenica del tempo ordinario ci offre un Vangeli denso di immagini che ci parla della missione affidata da Cristo agli Apostoli [cf. testi della Liturgia della Parola, QUI].

.

In questi periodi di vacanza può capitare spesso di fare memoria di quando eravamo più piccoli. Quando le vacanze al mare erano con i nostri genitori, e si trascorreva molto tempo in spiaggia fra scherzi, giochi e tanta dolcezza e tenerezza. Anche adesso, se trascorriamo del periodo coi nostri genitori, ringraziamo Dio per il dono del loro amore e della fede: questo infatti ci ha portato fino ad oggi e fino a qui, ad essere chi siamo nella via del Signore.

.

Le letture di oggi vogliono farci addentrare in questo grande mistero di Dio nella sua consolazione e tenerezza che ci invia ad essere creature nuove, e dunque inviati del suo grande amore.

.

Nei testi profetici vetero testamentari leggiamo:«Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati» [Is 66, 13]. Si noti che il terzo Isaia scrive nel post esilio ebraico del VI a.C., quindi la Città di Gerusalemme, in questa precisa circostanza, è il luogo che richiama simbolicamente la consolazione materna di Dio. Questo ci insegna che Dio non sta rinchiuso nei cieli ma ci consola, ci è vicino con affetto di una mamma. Di questa tenerezza parla spesso Papa Francesco, e questo ci deve far porre attenzione: la tenerezza consolatrice è uno degli elementi caratteristici propri di Dio, quasi fosse il DNA stesso di Dio. Noi non siamo lontani da questa mano tenera del Signore, eterno innamorato di noi. Siamo consolati quando veniamo assolti nella confessione e quando riceviamo la fragranza della Eucarestia. Oppure nella misericordia amichevole di qualche amico e familiare.

.

Questa consolazione ci rende nuovi di zecca. In un brano delle sue lettere apostoliche San Paolo scrive:

.

«Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura» [cf. Gal 6, 15].

.

Ricevere la consolazione e tenerezza di Dio ci fa sentire immensamente amati. Cambia tutto il nostro modo di essere da testa a piedi. E nonostante i nostri difetti, peccati, vizi, debolezze noi siamo continuamente amati da Dio. Nel suo amore, ogni giorno siamo resi nuovi, ricostruiti, riprogettati ogni volta che ci sembra di fallire. Ognuno di noi è chiamato a un progetto più grande da Dio stesso: per questo siamo resi incredibilmente nuovi dal Signore, forti e ad un tempo tranquilli e sereni nella Sua Verità.

.

Consolati e resi creature nuove, finalmente Dio ci invia. Come ha fatto con i Settantadue discepoli qui descritti nel Vangelo di Luca. A questi discepoli Gesù dice: «Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi» [Lc 10,3].

.

Anche noi siamo mandati, come creature nuove per portare quella consolazione e tenerezza che abbiamo ricevuto. Questo ci permette di trasmettere anche la gioia e la comunione con Dio. Ci permette di essere suoi missionari di pace nelle sofferenze e nelle difficoltà della vita, di tutti coloro che incontreremo. Questa è l’ottica di essere agnelli fra i lupi. Il lupo è l’immagine biblica di chi è rapinatore rapace che viene nella notte. È l’immagine della cultura attuale che non rispetta chi ha bisogno di cure. Si pensi a tal proposito alle terribile sofferenze che sta soffrendo ora Vincent Lambert [cf. QUI]. L’agnello invece è l’immagine di chi è mansueto e buono. Appunto di chi è ripieno della pace di Dio e si fa missionario della luce e della consolazione di Dio.

.

Ricordo di aver letto a 16 anni un bellissimo libro di Paulo Coelho, da un titolo altrettanto splendido: Manuale del Guerriero della Luce.

.

Essere agnelli mandati da Gesù è un po’ questo: essere guerrieri della Luce, capaci a sconfiggere i lupi, od ammansirli, per la potenza di grazia di Colui che ci ha mandati come agnelli in mezzo a lupi.

.

Il Signore ci conceda la Luce della Sua Grazia e della Sua consolazione, perché diventiamo tradizione viva e autentica del Suo Amore che si donò fino alla fine.

.

Così sia.

Roma 6 luglio 2019

.

.

.

È in distribuzione il primo libro delle Edizioni L’Isola di Patmos, visita la pagina del nostro negozio QUI

.

Novità dalla Provincia Domenicana Romana: «Il bene di vivere ed il diritto di non soffrire: il testamento biologico», di Riccardo Lufrani, O.P. [testo, QUI].

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.





Il mistero della gioia: «Et ascéndit in caelum, sedet ad déxteram Patris»

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

IL MISTERO DELLA GIOIA: «ET ASCÉNDIT IN CÆLUM, SEDET AD DÉXTERAM PATRIS »

.

L’Ascensione è dunque la festa liturgica di chi sceglie la speranza come faro della propria vita. Contrariamente ad un pessimismo di fondo, tipico del nostro tempo, dopo che le grandi ideologie sono cadute, la speranza dell’Ascensione ci aiuta a vivere giorno dopo giorno la fede. E l’effetto più evidente di chi è speranzoso nel nome di Gesù, è la gioia. Non una falsa maschera di felicità, posta in viso per sembrare felici quando il cuore è invece nelle tenebre. No, la speranza è la gioia vera di chi ha incontrato il Gesù risorto e poi asceso.

.

.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P..

.

PDF articolo formato stampa
.

.

.

Cari fratelli e sorelle,

Salvador Dalì: Ascensione del Cristo [1958]

Con la proclamazione del Vangelo del Beato Evangelista Luca [cf. 24, 46-53] Celebriamo oggi l’ascensione al cielo del Cristo Risorto [vedere Liturgia della Parola, QUI].

.

Nell’omiletica, per illustrare i quadri delle Sacre Scritture a volte mi richiamo a opere cinematografiche interessanti …

.

… Qualche anno fa uscì al cinema un bel film intitolato La Teoria del Tutto. Il film narrava la vita del fisico Stephen Hawking, scienziato tetraplegico e delle sue teorie sull’origine dell’universo. Nonostante le sue condizioni fisiche terribilmente debilitate, Hawking non perse mai la voglia di vivere e di ricercare. Alla fine del film, lo stesso scienziato afferma:

.

«Per quanto possa sembrare brutta la vita c’è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c’è vita, c’è speranza». 

.

Questo esempio introduce il tema delle letture della Santa Messa di Ascensione che oggi celebriamo insieme. L’Ascensione è il momento del ritorno di Gesù, Figlio di Dio, all’Eterno Padre, anch’Egli Dio. Nel momento stesso in cui Gesù ascende ed è elevato in alto, lascia un messaggio importante ai suoi discepoli. Negli Atti degli Apostoli: 

.

«Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra» [At 1,8].

.

Questo è il nucleo centrale dell’Ascensione: la chiamata di Dio a diventare suoi testimoni, dal greco μᾰρτῠρος [marturos: martire, testimone]. È una chiamata a testimoniare Gesù e la sua persona fino ai confini della terra. Il tutto, rapportandolo a noi, costituisce la chiamata a testimoniare Gesù in ogni luogo che frequentiamo, in famiglia, sul posto di lavoro, con gli amici, o anche durante i momenti di relax.

.

La lettera agli ebrei chiarifica cosa significa essere testimoni:

.

«Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza» [Eb 10, 23].

.

L’Ascensione è dunque il momento in cui Gesù lascia il mandato di proseguire la sua missione visibile agli apostoli e ai discepoli, dunque alla Chiesa. In questo mandato rientriamo anche noi. La nostra speranza non è solo umana, ma anzitutto speranza ultraterrena: è nutrire un sentimento di attesa fiduciosa di essere per l’Eternità con il Signore in Paradiso. Questa attesa risponde alle domande di senso più profonde e offre dunque una risposta esistenziale. Infatti, è un’attesa costruita a partire proprio dall’essere testimoni attivi del grande amore che potremo vivere alla fine dei secoli.

.

Su questo essere testimoni di speranza di vita eterna, Gesù ne parla anche nel Vangelo quando ribadisce

.

«Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno. […] Di questo voi siete testimoni”» [Lc 24, 46]

.

L’Ascensione è dunque la festa liturgica di chi sceglie la speranza come faro della propria vita. Contrariamente ad un pessimismo di fondo, tipico del nostro tempo, dopo che le grandi ideologie sono cadute, la speranza dell’Ascensione ci aiuta a vivere giorno dopo giorno la fede. E l’effetto più evidente di chi è speranzoso nel nome di Gesù, è la gioia. Non una falsa maschera di felicità, posta in viso per sembrare felici quando il cuore è invece nelle tenebre. No, la speranza è la gioia vera di chi ha incontrato il Gesù risorto e poi asceso.

.

La gioia di un incontro che è avvenuto per noi, ogni volta che incontriamo Gesù nei sacramenti. In questa Eucarestia, Gesù verrà incontro a noi, abitando la nostra anima. il suo abitare in noi ha come scopo permetterci già adesso di elevarci con Lui, tramite lo sguardo della fede. Con quello sguardo dall’alto, è possibile gustare ogni giorno della nostra vita in Cristo, vivendo in pienezza e bontà.

.

Chiediamo al Signore il dono di essere testimoni della speranza, alimentando quel sentimento di elevazione al cielo e raggiungere colui che è Sposo Eterno della nostra anima.

Così sia.

.

Roma, 2 giugno 2019

.

.

.

.

.

.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:

PayPal - Il metodo rapido, affidabile e innovativo per pagare e farsi pagare.
oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

I blog personali dei Padri de L’Isola di Patmos

Club Theologicum

il blog di Padre Gabriele

.

.

.