NOVITÀ – Dalla ghigliottina alla libertà attraverso la verità che ci renderà liberi: «Nada te turbe», il gioiello letterario di Ariel S. Levi di Gualdo

— negozio librario delle Edizioni L’Isola di Patmos —

NOVITÀ ― DALLA GHIGLIOTTINA ALLA LIBERTÀ ATTRAVERSO LA VERITÀ CHE CI RENDERÀ LIBERI: «NADA TE TURBE», IL GIOIELLO LETTERARIO DI ARIEL S. LEVI DI GUALDO

Questo romanzo storico è “il gioiello di Padre Ariel”. Opera ambientata nel tardo Settecento di cui sono protagoniste le Monache Carmelitane del Monastero di Compiègne ghigliottinate a Parigi nel 1794. Non solo consigliamo questo libro, ma suggeriamo di tenerlo presente come regalo, in un periodo nel quale la inutile paccottiglia pare farla da padrona, sotto gli alberi e fuori dagli alberi …

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Autore:
Jorge Facio Lince
Presidente delle Edizioni L’Isola di Patmos

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la copertina del romanzo storico di Ariel S. Levi di Gualdo: il martirio delle monache carmelitane

È anche un romanziere Padre Ariel, pur se conosciuto perlopiù come teologo e saggista. Quest’opera fu scritta dopo aver maturato negli anni di formazione al sacerdozio che l’elemento del martirio, non necessariamente di sangue, è parte viva del ministero sacerdotale e della vita religiosa, ma anche della vita cristiana di tutti i battezzati.

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Diversamente da quello di sangue, che può consumarsi in pochi minuti o secondi, quello “bianco“ è un martirio al quale si può finire sottoposti per una vita intera, come testimoniano le vite di molti Santi.

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Questo romanzo storico è “il gioiello di Padre Ariel” perché legato al mistero della fede e della vocazione. Opera ambientata nel tardo Settecento di cui sono protagoniste le Monache Carmelitane del Monastero di Compiègne ghigliottinate a Parigi nel 1794.

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Ricchi di rara profondità i dialoghi tra le protagoniste. Non meno originali e densi di fascino le immagini ed i quadri ideati dalla creatività dall’autore, che attorno a questa storia reale gioca con una fantasia dove nulla è scontato, ma tutto riserva inaspettate sorprese.

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Museo delle cere di Parigi: il prezzo pagato per quella libertà, uguaglianza e fraternità, di cui però pochi parlano …

Il primo quadro si apre con un incontro di massoni in un luogo segreto, dove ha sede la loro Loggia. Da subito si percepisce la profonda conoscenza del narratore circa usi e frasari di questa società segreta. Curatissimo il linguaggio narrativo che, senza mai scivolare nel lezioso, offre una realistica raffigurazione di stili e costumi del Settecento francese.

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In questo contesto si colloca la storia romanzata ma reale delle Dame del Carmelo di Compiègne, che terminano le loro esistenze a Parigi sotto la lama della ghigliottina, in una Francia sconvolta dal terrore. Sedici donne giunte alla conquista di una libertà interiore che esalta l’emancipazione femminile e i valori di una sana laicità dei popoli; perché libertà, uguaglianza e fraternità sono pilastri del Cristianesimo, amalgamati assieme dal senso di solidarietà e dallo spirito di carità. Dalla debolezza nasce la forza e dall’incertezza la fede: bisogna apprezzare chi ha molti dubbi e diffidare di chi n’è privo. La fede è una logica che si regge sull’assurdo dove la debolezza sta nella sicurezza d’esser possente e il vero vigore nelle fragilità delle insicurezze dove Dio si cela in attesa dell’uomo da rendere forte.

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il principale strumento della uguaglianza e della giustizia: la ghigliottina

Una meditazione sul senso eucaristico del martirio inserita nel ciclo dell’anno liturgico, ed attraverso un gioco di luci che si riverberano da un’anima che coglie nel passato coi piedi nel presente, provoca riflessioni col sottile gioco dei paradossi, attraverso dialoghi che sfidano in modo seducente il torpore dell’uomo moderno, toccando la sensibilità dei lettori più raffinati e quella del grande pubblico, inducendo i non credenti a porsi quesiti più profondi ancóra.

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Alle porte del Natale consigliamo questo libro e suggeriamo di tenerlo presente come regalo, in un periodo nel quale la inutile paccottiglia pare farla da padrona, sotto gli alberi e fuori dagli alberi …

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Un libro che si legge e rilegge volentieri più volte, perché è un romanzo reso eccezionale dai grandi misteri che gli danno vita e che lo sorreggono dalla prima all’ultima pagina, andando a colpire in modo elegante la stupidità distruttiva delle ideologie, esaltando e sfidando al tempo stesso l’intelligenza umana, che assieme alla vera libertà è l’unico possibile antidoto verso le cieche ideologie di ieri e di oggi.

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Dall’Isola di Patmos, 15 dicembre 2019

III Domenica d’Avvento, Gaudete

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Potete acquistare il libro direttamente al nostro negozio e riceverlo a casa vostra entro 72 ore senza alcuna spesa postale [vedere QUI] oppure richiederlo direttamente alle Edizioni L’Isola di Patmos: isoladipatmos@gmail.com  e riceverlo in 5 giorni lavorativi senza alcuna spesa postale

 

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Prossime opere in pubblicazione nel mese di dicembre/gennaio:

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ATTI E MISFATTI DEGLI APOSTATI, di Ester Maria Ledda

 

 

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«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

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In cammino sulla via verso un Natale cattolico. Video-meditazioni di Ariel S. Levi di Gualdo sull’Avvento

— I video dell’Isola di Patmos —

IN CAMMINO SULLA VIA VERSO UN NATALE CATTOLICO. VIDEO-MEDITAZIONI DI ARIEL S. LEVI di GUALDO SULL’AVVENTO

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Per accompagnare i nostri Lettori sulla via verso un Santo Natale cattolico, offriamo in questo periodo d’Avvento delle Meditazioni tenute dal Padre Ariel e dedicate a due brani del Vangelo e ad una lettura biblica tratta dal Libro della Genesi, nelle quali sono illustrati tre concetti chiave: la volontà del Padre, il si di Maria, la compassione di Cristo.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Cari Lettori,

per meglio accompagnarvi verso un Santo Natale che possa essere veramente cattolico, desidero offrirvi tre meditazioni d’Avvento tenute nel dicembre del 2015, ma che conservano tutt’oggi la loro piena attualità.

Colgo l’occasione per trasmettere ai lettori anche l’augurio del nostro giovane autore e teologo domenicano Gabriele Giordano M. Scardocci per questa Dominica Gaudete [vedere QUI].

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 dall’Isola di Patmos, 15 dicembre 2019

III Domenica d’Avvento, Gaudete

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DAL CANALE YOU TUBE DELL’ISOLA DI PATMOS

Per aprire i video cliccare sopra le immagini

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PRIMA MEDITAZIONE: La volontà del Padre

Video 1

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SECONDA MEDITAZIONE: Il sì di Maria

Video 3

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TERZA MEDITAZIONE: La compassione di Cristo

Video 2

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Visitate il negozio librario delle Edizioni L’Isola di Patmos [vedere QUI e QUI] 

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Prossime opere in pubblicazione nel mese di dicembre/gennaio:

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NADA TE TURBE,  di Ariel S. Levi di Gualdo

ATTI E MISFATTI DEGLI APOSTATI, di Ester Maria Ledda

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L’intervista – «Il Vaticano è un circo che condanna a morte la verità e la giustizia». L’Intervista – «Padre Ariel tuona: “Tenere i preti lontano dai soldi”»

L’INTERVISTA ― «IL VATICANO È UN CIRCO CHE CONDANNA A MORTE LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA»

L’INTERVISTA ― «VATICANO: PADRE ARIEL TUONA “TENERE I PRETI LONTANO DAI SOLDI”»

Il quotidiano nazionale “La Verità” diretto da Maurizio Belpietro, attraverso un’intervista realizzata da Stefano Filippi, sotto il titolo di redazione «il Vaticano è un circo che condanna a morte la verità e la giustizia», ha dedicato una pagina al nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo che ha risposto a domande attinenti a diversi problemi emergenti: la crisi della Chiesa, il volto tedesco del sinodo panamazzonico, il problema della immigrazione, i cattolici italiani e la politica odierna

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Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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LA VERITÀ edizione del  9.12.2019 – PDF testo dell’intervista

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il giornalista Stefano De Filippi

Ringraziamo il Direttore e la Redazione del quotidiano nazionale La Verità che hanno avuto la cortesia di mettere a disposizione dei nostri Lettori la pagina del loro quotidiano nel quale lunedì 9 dicembre è uscita un’intervista al Padre Ariel realizzata dal giornalista Stefano De Filippi.

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Il colloquio tra Stefano De Filippi e Padre Ariel ha toccato argomenti di delicata attualità, dalla crisi della Chiesa al Sinodo panamazzonico, dal problema dell’immigrazione incontrollata al rapporto tra i cattolici italiani e la politica del loro Paese. Aprendo il formato pdf potrete leggere il testo [vedere QUI].

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Dall’Isola di Patmos, 10 dicembre 2019

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il giovane giornalista Francesco Boezi

Il giovane giornalista Francesco Boezi, vaticanista de Il Giornale, ha realizzato una successiva intervista su altre tematiche, apparsa su Il Giornale.it.

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Dopo varie domande legate ai temi dei nuovi assetti della curia romana, dell’immigrazione e dell’assenza dei cattolici dalla scena politica del Paese, Padre Ariel conclude spiegando come mai, ma soprattutto da quale elemento reattivo dipendono le innegabili campagne di odio verso i cattolici ed il mondo cattolico di oggi.

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L’intervista è consultabile online  QUI

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Dall’Isola di Patmos, 13 dicembre 2019

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Visitate il negozio librario delle Edizioni L’Isola di Patmos [vedere QUI e QUI] 

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Prossime opere in pubblicazione nel mese di dicembre/gennaio:

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NADA TE TURBE,  di Ariel S. Levi di Gualdo

ATTI E MISFATTI DEGLI APOSTATI, di Ester Maria Ledda

 

 

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«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
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NOVITA – Giovanni Cavalcoli: «Gesù Cristo fondamento del mondo: inizio, centro e fine ultimo del nostro umanesimo integrale»

— negozio librario delle Edizioni L’Isola di Patmos —

NOVITÀ – GIOVANNI CAVALCOLI: «GESÙ CRISTO FONDAMENTO DEL MONDO: INIZIO, CENTRO E FINE ULTIMO DEL NOSTRO UMANESIMO INTEGRALE»

Il concetto di Cristo fondamento del mondo, racchiude le altezze più sublimi del Santo Padre e Dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona: il Christus totus. Come ripeterà infatti il Sommo Pontefice Benedetto XVI nel corso del suo ministero apostolico: Cristo non è una parte dell’esperienza umana, ma la nostra totalità. Egli è l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro umanesimo integrale. E fu proprio su queste premesse teologiche che l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Cardinale Joseph Ratzinger, pubblicando su disposizione del Santo Pontefice Giovanni Paolo II la esortazione Dominus Jesus, ribadì questa totalità, in aperta contrapposizione a un male inteso ecumenismo e a un male inteso dialogo inter-religioso, ma soprattutto in contrapposizione al relativismo.

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Autore:
Jorge Facio Lince
Presidente delle Edizioni L’Isola di Patmos

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la nuova opera del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli. Potete acquistare il libro direttamente al nostro negozio e riceverlo a casa vostra entro 72 ore senza alcuna spesa di spedizione [vedere QUI e QUI

È appena uscito il libro del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, che tratta la cristologia da un’angolatura sin oggi non molto approfondita: la metafisica di Gesù Cristo [copertina intera, vedere: QUI].

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Con stile chiaro, simile a quello del Pontefice Benedetto XVI, l’Autore rende accessibili al gran pubblico temi che sarebbero proponibili solo agli studiosi, se trattati in modo accademico.

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Il concetto Cristo fondamento del mondo, racchiude la sublime cristologia di Sant’Agostino: il Christus totus. Come infatti ripeté il Sommo Pontefice Benedetto XVI: Cristo non è una parte della umana esperienza, è la nostra totalità. È l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro intero umanesimo. Su queste premesse l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Cardinale Joseph Ratzinger, pubblicò per volontà di San Giovanni Paolo II l’esortazione Dominus Jesus, che ribadisce questa totalità di fronte a un mal inteso ecumenismo e un mal inteso dialogo inter-religioso, ma soprattutto in contrapposizione al relativismo.

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Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo durante le riprese di alcune video lezioni tenute dal teologo domenicano [vedere la pagina “i nostri video” ne L’Isola di Patmos] 

«Come si fa ad accogliere Cristo, se non c’è nell’anima l’amore della sapienza, dato che Cristo è la Sapienza Eterna del Padre?». È un interrogativo posto in una sua omelia inedita del 5 gennaio 1986 dal Servo di Dio Padre Tomas Tyn [1950-1990]. Questo libro intende essere una guida agevole e chiara per quanti si interrogano sul significato del Vangelo di Gesù Cristo per l’uomo, per la fede che non può sussistere senza la ragione e per la ragione che necessità della fede, per la natura, per il mondo e per il cosmo. È stato scritto per coloro che già credono nel Verbo di Dio fatto Uomo e che cercano la via migliore e più elevata per incontrarlo, per coloro che sono colpiti dalla sapienza umana del Cristo e desiderano approfondirla, per gli amanti della contemplazione ai quali «solo Dio basta», come diceva Santa Teresa d’Avila. È stato scritto per coloro che credono che Cristo è l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro intero umanesimo.

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Dall’Isola di Patmos, 30 novembre 2019

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Potete acquistare il libro direttamente al nostro negozio e riceverlo a casa vostra entro 72 ore senza alcuna spesa postale [vedere QUI e QUI] 

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Prossime opere in pubblicazione nel mese di dicembre:

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ATTI E MISFATTI DEGLI APOSTATI, di Ester Maria Ledda

NADA TE TURBE, di Ariel S. Levi di Gualdo

 

 

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«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
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IBAN IT 74R0503403259000000301118
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I Padri de L’Isola di Patmos hanno urgente bisogno di vedove belle e generose. Ma c’è di più: siamo pressoché sicuri che ci offriranno anche il loro prezioso sostegno

I PADRI DE L’ISOLA DI PATMOS HANNO URGENTE BISOGNO DI VEDOVE BELLE E GENEROSE. MA C’È DI PIÙ: SIAMO PRESSOCHÉ SICURI CHE CI OFFRIRANNO ANCHE IL LORO PREZIOSO SOSTEGNO

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[…] vorrei ricordare l’ovvio senza veli e falsi pudori, perché questo è il mio stile. Così Dio mi ha fabbricato, così Cristo mi ha voluto a suo servizio nel sacro ministero sacerdotale. Ecco allora l’ovvio: come avrete notato non abbiamo sponsor né beneficiamo di contributi da parte di Fondazioni cattoliche e di Ordini Cavallescheschi sollecitati a riversare su di noi regalìe in cospicue somme di danaro dalla solerte Segreteria di Stato del Vaticano, che sovente usa a tal fine le pingui casse delli Boni Cavalieri indirizzando la loro generosità su riviste e siti genuflessi al potere, che non sempre – per non dire quasi mai – è però il potere della fede che converte e salva le anime. No, non il potere della verità, spesso purtroppo è il potere di quella menzogna che la fa da padrona di questi tempi tristi  […]

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Cari Lettori,

La vedova di Winchester

a inizi dicembre chiediamo ogni anno il vostro aiuto per pagare le spese di gestione del sito di questa rivista, che ammontano a 6.800 euro.

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Ringrazio i Lettori che nel corso dell’anno hanno inviato offerte e che ci consentono di proseguire nella nostra opera apostolica, tra loro anche vari sacerdoti.

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Fatti i ringraziamenti ricordo adesso l’ovvio, senza veli e falsi pudori, perché questo è il mio stile. Così Dio mi ha fabbricato, così Cristo mi ha voluto a suo servizio nel sacro ministero sacerdotale. Ecco allora l’ovvio: come avrete notato non abbiamo sponsor né beneficiamo di contributi da parte di Fondazioni cattoliche e di Ordini Cavallescheschi sollecitati a riversare su di noi regalìe in cospicue somme di danaro dalla solerte Segreteria di Stato del Vaticano, che sovente usa a tal fine le pingui casse delli Boni Cavalieri indirizzando la loro generosità su riviste e siti genuflessi al potere, che non sempre – per non dire quasi mai – è però il potere della fede che converte e salva le anime. No, non il potere della verità, spesso purtroppo è il potere di quella menzogna che la fa da padrona di questi tempi tristi.

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Voi comprendete come mai certe agenzie stampa e grandi siti cattolici scrivono ciò che devono scrivere e vedono solo ciò che devono vedere? E se qualcuno osa scrivere ciò che non si deve scrivere perché legato a fatti e situazioni che non si devono vedere ― semmai osando persino reclamare che i responsabili di certi gravi errori siano neutralizzati e puniti per evitare il perpetrarsi dei loro danni recati alla Chiesa di Cristo ―, loro si affrettano pure a scrivere che non è vero, inserendo seduta stante sulla lista dei “cattivi” chi ha osato commentare il fatto in toni di fuoco. Come infatti sapete siamo arrivati anche a questo: le “liste di proscrizione” con tanto di pubblica lavagna che indica “buoni” e “cattivi”, “amatori” e “odiatori” …

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Forse è bene chiarire che coloro che si sono prodigati a stilare certe liste, avevano una libertà interiore pari all’importo annuo di 250.000 euro di sovvenzione proveniente perlopiù dalle pingui casse di certi Cavalieri, il tutto su dolce invito evangelico a essi rivolto dalla Segreteria di Stato del Vaticano, che alla prova provata dei fatti non sempre ama la verità e chi la serve, ma chi la verità la manipola, se non peggio: chi proprio la falsifica e la nasconde …

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… della serie: libertà e verità hanno per taluni un prezzo. È stato quell’imbecille di San Giovanni Battista che non volle capire come la libertà e la verità funzionano a questo mondo. Se lo avesse capito avrebbe avuto un ricco conto presso la Cassa di Risparmio di Gerusalemme e sarebbe morto vecchio su una spiaggia dei Caraibi sorseggiando un Cuba Libre, disteso su una sdraia in riva al mare. Invece non ha capito niente, quell’emerito imbecille, ed ha perduta così la testa.

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Cosa mai sarebbe costato al Battista vestire i panni del Vescovo di Belluno e domandare scusa a Erode per avere pensato che il suo legame con Erodiade, peggio quello morboso verso Salomé, poteva essere male? [vedere precedente articolo, QUI]. Oppure come il Vescovo di Vittorio Veneto, che a Erode, Erodiade e Salomè ha spalancato le porte di accesso alla Santissima Eucaristia [cf. articoli QUI, QUI, QUI, QUI]. In fondo, costoro, non ne hanno forse “sacrosanto” diritto? Perché proprio a questo, certi vescovi, stanno riducendo la Santissima Eucaristia ed i Sacramenti di grazia: a un diritto al quale si accede tra una porcata di Erode, una furbata di Erodiade, ed una danza sensuale di Salomè, mentre tutto tace tra pavidità, omissioni colpose e soprattutto opportunismi clericali.

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Non crediate che dal lor canto certi cosiddetti “conservatori” o “tradizionalisti” che strepitano agguerriti in apparenza su siffatte cose aberranti, siano diversi e migliori, o che siano connotati da un esercito di anime pure, perché quando qualche laico o ecclesiastico, anche indirettamente legato alle loro fonti di danaro, ha commesso qualche cosiddetta porcata in grande stile, loro hanno totalmente taciuto, perché dinanzi ai soldi tutte le grandi difese della tradizione e della sana dottrina cattolica finiscono “letteralmente a puttane”, se mi passate questo termine molto elegante e tipicamente ecclesiastico.

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In modo del tutto contrario a queste notorie meretrici di ieri e di oggi, noi che per fede e divina vocazione ricevuta amiamo Cristo Dio, la sua Santa Chiesa e la verità, in questo contesto socio-ecclesiale non avremmo avuto neppure i mezzi materiali indispensabili per lavorare, se non fosse stato per la libera generosità dei nostri Lettori, che di nuovo ringraziamo, ed ai quali torniamo a chiedere generoso aiuto.

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Il nostro giovanneo motto è Veritas vos liberat [La verità vi farà liberi]. Ma la verità ha sempre un prezzo, ed è un prezzo sempre molto elevato. E questo, se permettete, a dirlo è un soggetto che, se certi talenti ricevuti da Dio li avesse usati in modo mefistofelico, a servizio della menzogna più ambiziosa e del supremo spirito pavido e clerical-ruffiano, forse oggi sarebbe membro del Collegio Cardinalizio, unito in “perfetta comunione” col mondo ecclesiastico decadente di coloro che vedono ma non guardano, che dicono ma non dicono, che sapevano ma coprivano e che dinanzi allo scoppio di certi scandali non trovano di meglio da fare che mentire, affermando che non erano mai stati informati, o che non sapeva niente, mentre in verità hanno prima massacrato e poi minacciato i pochi coraggiosi che sono andati a segnalargli persone e situazioni ad alto rischio. E via a seguire con quelli che stanno alla finestra in attesa di tempi migliori e del carro di un nuovo condottiero sopra al quale saltare come se nulla fosse mai stato prima … E chi a tal proposito vuole approfondire questo discorso, non deve far altro che leggersi il mio libro E Satana si fece trino [cf. QUI].

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Questi sono i motivi per i quali non possiamo permetterci di correre il rischio di ritrovarci limitati nella nostra libertà in cambio di regalìe e sovvenzioni. Perché sia chiaro: tutti, ma proprio tutti, “progressisti” e “tradizionalisti”, sono prigionieri di un padrone, ed hanno un prezzo. Quelli che in apparenza non hanno padrone, spesso sono assoggettati al padrone peggiore: la cecità di sé stessi che produce mancanza di lucidità e di oggettivo senso analitico e critico. Spesso, questi ultimi, sono coloro che al sempre più smarrito Popolo di Dio recano anche i danni peggiori.

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E pensare che noi, i padroni, non li dovremmo neppure cercare! Proprio così, perché sono stati loro stessi a offrirsi, sapendo che L’Isola di Patmos è una rivista che marcia sulla media di oltre dieci milioni di visite all’anno, sulla quale scrivono dei sacerdoti e dei teologi resi credibili dal fatto che non sono sul libro-paga di nessuno. Ergo noi siamo creduti, quando con cognizione di causa analizziamo e scriviamo.

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Possiamo far dunque unico affidamento sull’obolo della povera vedova di cui narra il Santo Vangelo [cf.  Mc 12. 41-44], colei che con fede e amore dona gratuitamente quello che ha. Di questo noi abbiamo bisogno: del libero e disinteressato obolo di tante buone, belle e sante vedove.

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Per questo vi chiediamo di volerci sostenere con le vostre offerte che ci consentiranno di pagare le spese vive annuali del sito sul quale è appoggiata questa rivista. A vostro piacimento e comodità potete usare il codice Iban del conto intestato a Edizioni L’Isola di Patmos, il codice swift per bonifici internazionali, oppure il comodo e sicuro sistema PayPal, anch’esso intestato a Edizioni L’Isola di Patmos. Chi può farlo disponga, sull’uno o sull’altro conto, un versamento mensile per un intero anno, anche di pochi euro, ma per noi preziosi, perché se solo 100 persone ci mandassero ogni mese anche cinque o dieci euro, per noi sarebbe un notevole sollievo, vale a dire un grande aiuto per la nostra missione apostolica.

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Merita spendere infine due parole sulla figura del cattolico avaro, spiegando anzitutto chi è, ma soprattutto come ragiona. Il cattolico avaro è colui che prende sempre volentieri a piene mani il frutto del sacrificio e del lavoro pastorale altrui, che ti cerca senza esitazione alcuna per chiedere consigli, pareri e risposte. Dichiarandosi poi sereno e sollevato dai dubbi e dalle sofferenze che lo affliggevano. Però mai ti metterà un euro nella cassetta delle elemosine. E siccome il cattolico avaro ha bisogno di giustificazioni per poter vivere sereno con la sua avarizia, una delle sue principali è la seguente: «… ma come facciamo: tutti chiedono soldi!». In questo il cattolico avaro ha pienamente ragione, perché è vero: tutti chiedono soldi. Però non valuta ciò che a monte della richiesta è offerto: c’è chi in cambio di soldi offre droghe e acidi allucinogeni, chi come noi offre salutari medicine per l’anima, soprattutto per le anime affrante e smarrite. Se però noi non siamo forniti di mezzi necessari, possiamo anche chiudere tranquillamente il laboratorio farmaceutico, perché le medicine non le potremo né fabbricare né offrire gratuitamente a chiunque ne abbia di bisogno, come invece facciamo dall’ottobre del 2014.

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Dietro L’Isola di Patmos lavorano diverse persone, tutte a titolo puramente gratuito, non solo noi Padri e il caro Jorge Facio Lince responsabile delle Edizioni. Porgo quindi riconoscenti ringraziamenti alla nostra cara webmaster, la Signora Manuela Luzzardi, al caro Fiore Cappone, nostro Web hosting, che da cinque anni ci offre a un prezzo di assoluto favore un servizio di altissimo livello, specie considerando il nostro sistema, le grandi memorie di archivio, i programmi grafici ed editoriali che usiamo e via dicendo, i costi dei quali sarebbero di per sé ampiamente superiori a quelli da noi pagati.

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Per quanto riguarda le Edizioni L’Isola di Patmos, chi di voi ha acquistato i nostri libri avrà notato quanto sono curati nei caratteri di scrittura, nella grafica, nelle copertine. Di questo dobbiamo rendere grazie alla cara Ester Maria Ledda, nostra impaginatrice, alla Signora Dorotea, che cura le copertine, ma soprattutto al lavoro meticoloso del caro Ettore Ripamonti, il nostro prezioso correttore di bozze, capace a trovare non solo piccoli refusi, ma persino uno spazio bianco in più tra parola e parola. La cara Licia Oddo, che si occupa della promozione delle nostre opere. Certo, dalla vendita dei libri che è appena iniziata il 7 luglio 2019, non possiamo al momento sostenere la nostra opera, per avviare la quale ci è stato offerto un prestito d’onore di 10.000 euro che nel tempo dovremo restituire. Per caso c’è qualcuno che intende aiutarci anche in piccola parte, a pagare questo debito? Non lo abbiamo contratto per noi stessi, ma per servire al meglio il Popolo di Dio. Pur malgrado siamo però felici, perché temevamo un potenziale e doloroso fallimento, invece i libri stanno vendendo e tutto lascia presagire che la nostra sarà un’Editrice cattolica di cosiddetta nicchia che riuscirà a diffondere con le sue pubblicazioni la sana dottrina e gli insegnamenti del magistero perenne della Chiesa.

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Confidiamo nella vostra sensibilità e generosità, ben sapendo che noi lavoriamo per ciascuno di voi in un momento di grave crisi ecclesiale ed ecclesiastica, impegnando tutte le nostre forze senza risparmio alcuno per noi stessi. In cambio non chiediamo niente per noi, il nostro lavoro è da sempre gratuito, vi domandiamo solo un’offerta a sostegno della nostra opera, ossia per il pagamento delle spese vive.

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Non dimenticate che anche Cristo coi suoi Apostoli avevano bisogno d’esser sostenuti nella loro missione, ed avevano chi li sosteneva, anche se molti devoti, su queste pagine del Santo Vangelo, chissà perché preferiscono sorvolare. Come se a Cristo Dio e agli Apostoli si potesse sempre e solo chiedere, mai dare …

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Possa Dio rendere merito a tutti coloro che ci sosterranno.

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dall’Isola di Patmos, 29 novembre 2019

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QUI DI SEGUITO SONO RIPORTATI TUTTI I NOSTRI ESTREMI

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«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
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Il Re del Signore degli Anelli e il Re della croce Cristo Re dell’Universo

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

—  omiletica —

IL RE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI E IL RE DELLA CROCE CRISTO RE DELL’UNIVERSO  

Proprio perché si è donato totalmente, Gesù può portare il ladrone in Paradiso, nel suo regno.  E così, dall’evento della crocifissione, può portare ciascuno di noi in Paradiso; riflettiamo sul fatto che in origine abbiamo ricevuto la nostra vita per un atto di donazione libero e gratuito di Dio. E anche la libertà dal peccato ci è donata sempre gratuitamente e liberamente sulla croce. Perciò da questo momento in poi anche noi possiamo essere partecipi della regalità di Gesù. 

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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PDF  articolo formato stampa
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Cari fratelli e sorelle,

Il Signore degli anelli: «Il ritorno del Re»

recentemente è stata tradotta di nuovo la splendida opera di J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli. Per noi più giovani, tra i vari racconti è rimasto impresso Il Ritorno del Re, terzo libro della trilogia nel quale l’intrepido Aragorn Grampasso, dopo la splendida vittoria finale contro Sauron – la distruzione dell’anello da parte di Frodo – è incoronato re di Gondor. La storia di Aragorn ci richiama un regno fatato, in cui però il bene ha vinto definitivamente sul male e la morte. C’è dunque questo re che dopo una serie di peripezie è incoronato e finalmente glorificato.

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La festa di Cristo Re dell’Universo che oggi la Chiesa universale celebra, è innanzitutto del Signore, poi riguarda tutti noi. Leggiamo nella prima lettura vetero-testamentaria tratta dal II Libro di Samuele:  

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«Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele».

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Il popolo d’Israele stringe un‘alleanza con il Signore che, in precedenza, aveva detto a Davide di pascere il suo popolo. Dai libri storici sappiamo che Re Davide è a un tempo forte, ma con molte fragilità e cadute, anche molto gravi. Questo ricorda come anche noi siamo deboli, nonostante la grande fede che abbiamo nel Signore. Questo però non ci deve rendere tristi o disperati. Infatti il Signore Gesù stesso, prende la nostra forza, debolezza e fragilità e la unisce a Lui. Così facendo la eleva. Ci unisce dunque al suo trono, che è la croce, come ci narrano le parole del Vangelo di San Luca:

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«Il ladrone disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso”».

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Il ladrone pentito riconosce la regalità di Gesù. La regalità fu proprio quella di sedersi sul legno della croce, e da lì fu reso sovrano: perché infatti si abbassò, pur rimanendo Dio, in una donazione totale a noi.

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Proprio perché si è donato totalmente, Gesù può portare il ladrone in Paradiso, nel suo regno.  E così, dall’evento della crocifissione, può portare ciascuno di noi in Paradiso. Riflettiamo: in origine abbiamo ricevuto la nostra vita per un atto di donazione libero e gratuito di Dio. E anche la libertà dal peccato ci è donata sempre gratuitamente e liberamente sulla croce. Perciò da questo momento in poi anche noi possiamo essere partecipi della regalità di Gesù.

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Siamo già col battesimo figli nel Figlio, vale a dire figli di Dio. Adesso possiamo diventare regnanti nell’unico Re.  Su questo ci dice qualcosa San Paolo Apostolo nell’inno di Colossesi:

«Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce».

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Questa partecipazione alla sorte dei santi, implica che noi diventiamo in Cristo re insieme a Lui. Questo accade ogni volta che ci doniamo totalmente a Dio e al prossimo. Quando dico donazione al prossimo penso alle opere di misericordia spirituali e corporali. È una donazione misericordiosa, che non pretende un tornaconto monetario o morale. Compiamo un’opera verso un povero di spirito, e il Signore ci dona la sua gioia e il suo amore come unica ricompensa. E in quel momento davvero gustiamo il regno di Dio.

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Ha scritto il filosofo francese Jean Luc Marion:

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«L’amore non si dona se non abbandonandosi, trasgredendo continuamente i limiti del proprio dono, sino a trapiantarsi fuori di sé».

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Signore aiutaci a uscire dalle piaghe dell’Io egoista e di trapiantarci nel tuo abbandono tenero ed affettuoso per donarti a te, alta eterna Trinità.

Così sia.

Roma, 24 novembre 2019

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Novità dalla Provincia Domenicana Romana: visitate il sito ufficiale dei Padri Domenicani, QUI

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Il più grande scippo della storia della Cristianità: il primo Santo canonizzato da Cristo in persona è stato un ladrone convertito al Sommo Re dell’Universo negli ultimi minuti di vita

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

IL PIÙ GRANDE SCIPPO DELLA STORIA DELLA CRISTIANITÀ: IL PRIMO SANTO CANONIZZATO DA CRISTO IN PERSONA È STATO UN LADRONE CONVERTITO AL SOMMO RE DELL’UNIVERSO NEGLI ULTIMI MINUTI DI VITA

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Di questo povero ladrone crocifisso non sappiamo molto, secondo la tradizione l’uomo si sarebbe chiamato Disma, però conosciamo di lui e con certezza la destinazione finale: il Paradiso. Inutile a dirsi, anche se è bene dirlo e ricordarlo: siamo davanti al primo santo canonizzato della storia della Chiesa, ed il tutto per opera di Cristo in persona, non della Congregazione delle cause dei santi, che giungerà solo secoli dopo.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Cristo e il Buon Ladrone, opera di Tiziano Vecellio (1477 – 1576)

Resto sempre commosso davanti a questa bella espressione del buon ladrone, che manifesta una fede veramente fuori dal comune: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» [Lc 23,42]. Egli si appella al Maestro utilizzando il nome proprio, è raro che nei Vangeli qualcuno si rivolga a Cristo in questo modo, e il fatto stesso si spiega con la consapevolezza che in Gesù si realizza un regno che non delude, capace di compiere una vera giustizia davanti al male del peccato.

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In ciò risiede il vero significato della regalità di Cristo, egli non salva sé stesso alla maniera dei governanti umani, come pretende la folla gridando forsennatamente da sotto la croce, ma salva l’uomo che implora perdono e misericordia.

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Questo buon malfattore, attraverso la sua fede si affida totalmente a Dio, compie una vera appropriazione indebita, un salto d’audacia in Cristo Re così da riscattare totalmente la sua esistenza. Per questo brigante la salvezza inizia nell’oggi: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso». Si tratta di un avverbio di tempo con valore teologico, quello scelto dall’evangelista Luca, che produce come per Zaccheo una salvezza nell’immediato [cf. Lc 19,1-10].

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Di questo povero ladrone crocifisso non sappiamo molto, secondo la tradizione l’uomo si sarebbe chiamato Disma, però conosciamo di lui e con certezza la destinazione finale: il Paradiso. Inutile a dirsi, anche se è bene dirlo e ricordarlo: siamo davanti al primo santo canonizzato della storia della Chiesa, ed il tutto per opera di Cristo in persona, non della Congregazione delle cause dei santi, che giungerà solo secoli dopo.

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Al termine dell’Anno Liturgico, la liturgia di questa domenica ci conduce a riflettere non tanto sulla fine della nostra esistenza quanto invece sul fine [vedere Liturgia della Parola, QUI]. In che modo facciamo regnare Gesù nella nostra esistenza? Nell’oggi terreno? In quale maniera la nostra vita diventa giusta?

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Sappiamo che con Gesù, affidandoci a Lui, noi possiamo essere realmente salvati anche se le nostre azioni sembrano condannarci, anche se il mondo in cui viviamo dice il contrario, anche quando la nostra storia personale sembra contraddirci.

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«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno», è una bellissima preghiera da ripetere tutti i giorni, che equivale all’invocazione del pubblicano al tempio: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» [Lc 18,13]. Sono atti di fede che realizzano la regalità di Cristo che è venuto per distruggere le opere dell’accusatore dell’uomo [cf. Ap 12,10] ed immetterci all’interno di un regno di giustizia e di pace che, attraverso la misericordia, recupera ogni nostra dissonanza e infedeltà, sino ad aprirci le porte del suo Regno che non avrà fine, come recitiamo nella nostra professione di fede.  

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Laconi, 23 novembre 2019

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il blog personale di Padre Ivano

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Dal celebre gigolò Francesco Mangiacapra a Cristo che passando per la strada chiama tra la folla Zaccheo che per vederlo s’era arrampicato su un albero di sicomoro: «Oggi devo fermarmi a casa tua»

– attualità ecclesiale –

DAL CELEBRE GIGOLÒ FRANCESCO MANGIACAPRA A CRISTO CHE PASSANDO PER LA STRADA CHIAMA TRA LA FOLLA ZACCHEO CHE PER VEDERLO S’ERA ARRAMPICATO SU UN ALBERO DI SICOMORO: «OGGI DEVO FERMARMI A CASA TUA» 

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È anzitutto fondamentale operare una distinzione che è peculiare nell’agire di Cristo verso gli uomini: dobbiamo saper separare il peccato dalla persona che lo compie: il peccato si condanna sempre e condannandolo si rigetta, mentre il peccatore non si rigetta, tutt’altro: si accoglie e si perdona. Separare infatti il male oggettivo del peccato dal bene intrinseco che la persona creata a immagine Dio continua a possedere, è un elemento sul quale nessun cristiano e soprattutto nessuno sacerdote può sorvolare.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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libro intervista di Francesco Mangiacapra

Il 7 novembre l’emittente Rete 4 di Mediaset ha trasmesso una nuova puntata del programma di Paolo Del Debbio, Dritto&Rovescio, all’interno del quale si è affrontato il secondo round del pruriginoso tema riguardante le performance sessuali degli uomini di Chiesa. Un dubbio mi sorge a riguardo: perché devo fare le ore piccole per assistere a determinate tematiche ― più adatte a un pubblico adulto ―, se poi all’indomani posso visionare sul sito Mediaset la puntata intera accessibile anche ai telespettatori più giovani e indifesi?

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Protrarre la trattazione di certi argomenti all’interno di una fascia oraria protetta, così da salvaguardare i semplici dagli scandali, ha perso ogni ragion d’essere. Non sarà forse perché ― dulcis in fundo i telespettatori sono sedotti con argomenti intriganti tali da prolungare la visione del programma fino alla fine del programma e tener così alto l’audience? Strategie televisive mi direte, certamente, ma che a mio modesto parere non sono in grado di appagare fino in fondo l’autentico senso di curiosità dell’uomo anche di fronte a fatti indiscutibilmente scabrosi come questi. La curiosità è un attributo fondamentale dell’intelligenza umana e non si appaga di certo attraverso il gossip nudo e crudo.

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Se tale lettura corrispondesse al vero, si potrebbe utilizzare un’altra locuzione latina più adatta al caso, cioè in cauda venenum [il veleno sta nella coda], per significare come spesso siamo condotti nostro malgrado dentro dinamiche che ci lasciano il più delle volte con l’amaro in bocca, con tanto di stoccata mortale finale. Insomma, certi argomenti, così come sono presentati oggi, non ci fanno solo del male ma non ci servono, allora perché insistiamo nel vederli?

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Dobbiamo riconoscere che argomenti simili ghermiscono i sensi di un buon collettivo di telespettatori che, per citare una massima sapienziale biblica, mai si saziano di vedere attraverso i loro occhi, né mai si saziano di udire attraverso i loro orecchi [cf. Qoe 1,8] storie di questo tipo. In queste persone vige una sorta di dipendenza psicologica da una certa narrazione hot proibita che un tempo, tra le pagine discrete dei romanzi rosa, non si azzardava mai a superare la soglia della camera da letto. Oggi non solo ha superato la camera da letto, ma è scesa in piazza … una piazza mediatica.

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Francesco Mangiacapra alla puntata di Dritto e Rovescio del 7 novembre 2019 [per aprire il frammento del filmato cliccare sull’immagine. La puntata intera è QUI a partire da 02:06:36]

A tarda ora i telespettatori sono stati condotti da Paolo Del Debbio, come un novello Guy de Maupassant, nelle stanze del piacere di una rivisitata Maison Tellier televisiva condita in salsa ecclesiastica. Protagonisti del dibattito in studio Gianluigi Nuzzi, Luigi Amicone, Giuseppe Cruciani, Giuliano Costalunga e il nostro caro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che hanno saputo dibattere i temi in modo molto meno accalorato della puntata del 31 ottobre [cf. vedere QUI da 02:11:10].

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Come special guest star, tra i tanti ospiti il giovane gigolò napoletano Francesco Mangiacapra, autore e protagonista del Dossier Mangiacapra consegnato alla diocesi di Napoli in relazione alle frequentazioni amicali poco ortodosse di certi esponenti del clero locale e non solo. Perché dunque non riconoscerlo? Sotto un altro aspetto Francesco Mangiacapra è stato utile per portare allo scoperto una rete di sacerdoti indegni e con problemi morali e spirituali abnormi, costringendo le Autorità Ecclesiastiche a procedere a loro carico. Bene disse in tal senso Giuseppe Cruciani nella puntata del 31 ottobre, perché visto il tutto sotto altre angolature «A Francesco Mangiacapra bisognerebbe dare un premio».

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Con le poche e brevi battute di prassi consentite da un programma televisivo, il nostro Padre Ariel ha inquadrato il cuore del problema di certi frequenti e gravi scandali che coinvolgono membri del clero dicendo: «La Chiesa, da cinquanta, sessant’anni a questa parte è caduta in una profonda crisi dottrinale che ha generato una crisi della fede, che a sua volta ha generato per triste e logica conseguenza la grave crisi morale che oggi abbiamo sotto gli occhi». Inutile ribadire — merita però farlo —: questo nostro confratello, dieci anni or sono analizzava con ampio anticipo il problema,  esploso anni dopo, nella sua opera E Satana si fece trino, libro dato di nuovo alle stampe con le nostre Edizioni L’Isola di Patmos il 7 luglio 2019.

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Sono sincero: in questa puntata sono stato molto colpito da Francesco, tanto da soffermarmi a riflettere su di lui e così astrarmi da giudizi e critiche riguardanti la sua professione e le vicende che lo hanno visto protagonista di ben circostanziati fatti riguardanti i suoi particolari clienti.

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foto: Francesco Mangiacapra

Davanti a simili tematiche è prudente sollevare l’asta della nostra intelligenza e elevarci a livelli superiori alla media. Accantonare i pregiudizi e cercare per quanto è possibile di andare oltre, seguendo quella pedagogia che Cristo ha attuato con alcuni personaggi del Vangelo e che ci testimonia la capacità del Signore nel gestire e risolvere alcuni aspetti complessi insiti nella nostra umanità.

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È anzitutto fondamentale operare una distinzione che è peculiare nell’agire di Cristo verso gli uomini: dobbiamo saper separare il peccato dalla persona che lo compie: il peccato si condanna sempre e condannandolo si rigetta, mentre il peccatore non si rigetta, tutt’altro: si accoglie e si perdona. Separare infatti il male oggettivo del peccato dal bene intrinseco che la persona creata a immagine Dio continua a possedere, è un elemento sul quale nessun cristiano e soprattutto nessuno sacerdote può sorvolare.

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Dio, in quanto sommo bene, non può che creare nel bene ogni opera uscita dalle sue mani: tra le varie opere comprendiamo ovviamente anche l’uomo. Il peccato è invece un male in quanto privazione di Dio, è un pericoloso offuscamento del bene che produce un disordine naturale, spirituale e morale che tende a nascondere il bene e allontanare l’uomo da Dio. Da qui possiamo anche comprendere come mai, acceso come una tanica di benzina dentro la quale era stata gettata una torcia accesa, nella puntata del 31 ottobre il nostro Padre Ariel perse apparentemente le staffe, quando il sacerdote veronese Giuliano Costalunga, oggi appartenente a una non meglio precisata “Chiesa” progressiva, affermò che «Dio mi ha creato così come sono» [cf. precedente articolo, QUI]. Padre Ariel, che come teologo dogmatico e storico del dogma ha studiato per lunghi anni la connessione tra la libertà e il libero arbitrio dell’uomo in rapporto al mistero del peccato originale, tirò fuori tutto il suo pathos tosco-romano gridando: «Questa è una aberrazione! Dio non può creare il male», sottintendendo che lo permette, perché rientra nell’esercizio della libertà dell’uomo, ma non lo crea. Premessa questa necessaria per capire il senso del ragionamento che segue … 

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foto: Francesco Mangiacapra

… leggendo con attenzione il Vangelo, possiamo capire che per Cristo uomini come Zaccheo e Levi [cf. 5, 27-32] non sono solo dei peccatori pubblici in quanto pubblicani [cf. Lc 19, 1-10]; donne come l’Adultera [cf. Gv 8,1-11], la Samaritana [cf. Gv 4, 1-26] e la pubblica peccatrice [cf. Lc 7, 36-50] non sono solo delle fedifraghe; e infine Disma ― il buon ladrone ― [cf. Lc 23, 35-43] non è solo l’esponente di una falange politico religiosa di matrice terroristica che si oppone all’Impero Romano. Tutti costoro, sebbene si trovino in una condizione di disordine causata dal peccato, continuano a restare uomini amati da Dio e a possedere una ben specifica dignità divina derivante da colui che li ha creati.

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In Cristo l’uomo e la donna non si identificano più attraverso l’origine nazionale, il ruolo sociale o peggio col proprio peccato. Per Cristo tutte queste persone sono anzitutto figli del Padre e come tali oggetto di premura e tenerezza, affinché si compia la salvezza che recupera una lontananza dal Padre che trova nel male e nel peccato la sua origine. Capito e chiarito questo, ecco che come pastore in cura d’anime e come teologo che osserva il giovane Francesco Mangiacapra posso cogliere la sua più profonda identità solo nell’amore che Dio prova per lui. La verità di Francesco non risiede nella sua professione, neanche nel suo orientamento sessuale: egli è creatura di Dio che ha bisogno di Dio per essere felice ed esprimere quel bene che il Signore gli ha donato nel crearlo attraverso l’opera di Gesù Cristo. Questo discorso vale per lui, così come per me, per noi e per chiunque altro.

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Non stiamo portando avanti una apologia omosessualista, nel pericoloso stile di Padre James Martin S.J. Questa doverosa prima sottolineatura di carattere antropologico sul valore della persona umana creata da Dio è fondamentale per comprendere il passo successivo. Se l’uomo è sempre realtà molto buona, il peccato ― qualunque peccato ― non ha l’ultima parola sull’esistenza umana e può essere spodestato. In Adamo tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio ma in Cristo tutti siamo stati giustificati gratuitamente in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. [cf. Rm 3,23-24]. Questo significa che nessuno di noi in terra può vantare ― davanti a Dio e agli uomini ― un pedigree d’impeccabilità o pretendere una patente di santità da esibire all’occorrenza: davanti al male del peccato, l’unica realtà di salvezza consiste nella giustificazione.

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foto: Francesco Mangiacapra

Per essere giustificati è necessario accettare Cristo in tutte le sfaccettature e le pieghe della propria umanità, anche in quelle più oscure e controverse. Il pubblicano, l’adultera, il fariseo, il figlio prodigo, il ladro, l’assassino, colui che vive una sessualità disordinata e travagliata può essere costituito giusto solo attraverso l’opera di Cristo. Ciò significa operare un mutamento radicale nella vita personale di ciascuno di noi e si costituisce come alternativa sensibilmente più efficace della semplice conversione a cui siamo abituati. Il verbo greco della conversione è μετανοέω [metanoéō], esso non esprime semplicemente una sottrazione del male e del peccato ma include la necessaria esigenza a lasciarsi innestare in Cristo e a rivestirsi di lui.

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Se io tolgo il peccato ma non scelgo l’opzione fondamentale che è Cristo, resto nudo e la mia conversione risulta inefficace. L’insegnamento paolino in tal senso, nell’epistola ai Romani è chiaro a riguardo quando afferma che «Se con la tua bocca proclamerai: ”Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» [cf. Rm 10,9]. Per essere salvi, giustificati, convertiti dobbiamo compiere una appropriazione indebita, un salto d’audacia e appropriarci di quella redenzione che Cristo ha compiuto morendo sulla croce, e che ci viene data come dono gratuito e immeritato dallo Spirito Santo quando caliamo, all’interno della nostra esistenza la persona del Redentore.

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foto: Francesco Mangiacapra

Quando questa appropriazione della gloria salvifica di Cristo avviene, così come è stato per tanti uomini che hanno vissuto nel peccato, la vita muta, fiorisce e si rinnova assumendo un carattere nuovo. Questa è una necessaria sottolineatura, affinché capiamo che pur salvaguardando il valore e la dignità creaturale dell’uomo che si è smarrito dentro il peccato, spicchi l’affermazione di una volontà, illuminata dalla grazia, che si sveste del peccato e indossa i panni dell’uomo nuovo che è Cristo.

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Perdendomi in queste divagazioni, mi sono posto la domanda: come mai Francesco Mangiacapra, uomo amato da Dio e che ha ricevuto dal Signore tanti doni per realizzare e portare a termine il suo bene, ha scelto la carriera del gigolò o, come lui stesso ama definirsi, di marchettaroPossiede la giovinezza, la bellezza della giovane età, una acuta intelligenza che gli ha permesso di ottenere una laurea in giurisprudenza e l’abilitazione all’avvocatura, la multiformità del talento e dell’estro partenopeo e il dono della fede ricevuta nel battesimo e vissuta anche attraverso la frequentazione di scuole cattoliche. Padre Ariel, che è stato a contatto diretto con lui, mi ha parlato di Francesco come un giovane uomo dotato di talento, intelligenza, sensibilità e bontà interiore. Non solo si è trattenuto con lui assieme al nostro editore Jorge Facio Lince, ma si è proposto di fargli visita a Napoli appena possibile, per approfondire diversi discorsi avviati durante quegli incontri. A maggior ragione viene da chiedersi: come mai un giovane con tante prospettive sceglie di percorrere una strada del genere? E questa non è certo una domanda banale, soprattutto non è una domanda sciocca in quanto interpella profondamente il vissuto, la libertà e l’intimità di una persona.

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foto: Francesco Mangiacapra

Non credo che i fondamenti di questa scelta risiedano nella sola brama di denaro facile o nell’orientamento omosessuale. I soldi sono un miraggio per molti giovani d’oggi, è vero, ma sappiamo che sono una realtà piuttosto labile, possono esser guadagnati con facilità ma persi altrettanto facilmente. I soldi vanno e vengono con rapidità, chi pratica un certo tenore conseguente a uno stile di vita come quello del gigolò ha bisogno di spenderne molti per mantenere il proprio outfit e assecondare le esigenze di un certo mercato che è spietato e non fa sconti per nessuno.

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Se è pur vero che il mercato della prostituzione riesce a mantenere floridi gli introiti dei suoi professionisti è anche vero che sono correlati tanti rischi, non ultimi gli accertamenti fiscali da parte delle autorità competenti. In Italia, com’è noto, la prostituzione non è un lavoro riconosciuto e come tale non è oggetto di tassazione e regolamentazione fiscale attraverso il pagamento di tasse, ciò significa che tutto quello che si guadagna è in nero. Di fatto significa essere degli evasori fiscali totali.

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Mi sia permessa un’altra considerazione, alla professione di gigolò è fissato ovviamente un limite anagrafico. Il mercato del sesso richiede corpi seducenti e giovani per poter essere competitivo e appetibile alla clientela e quando si raggiunge la fatidica soglia dei quarant’anni si è ben consapevoli che la carriera sta per volgere al termine. Per quanto riguarda l’orientamento omosessuale reputo che esso non rappresenti un incentivo sufficiente a praticare il mestiere di gigolò: in Italia tanti illustri esponenti dello spettacolo, della musica, della letteratura, della moda e della cultura sono omosessuali, eppure si sono affermati e hanno manifestato magnificamente i propri talenti senza sottolineare a ogni piè sospinto il proprio orientamento sessuale e senza arrotondare i profitti facendo gli escort.

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foto: Francesco Mangiacapra

Queste sono solo considerazioni personali che rivolgo a me stesso e che non rappresentano assolutamente un giudizio sulla persona di Francesco o una volontà direttiva nei suoi confronti. Egli è libero di spendere la libertà che Dio gli ha donato come meglio crede, anche compiendo delle scelte che lo pongono al di fuori di quella pienezza di vita che il Vangelo e la dottrina della Chiesa propongono. Nessuno può essere obbligato a seguire il Vangelo e la Chiesa, se non vuole, tuttavia esiste un di più che fa la differenza e che costituisce quella perla preziosa che arricchisce immensamente la vita umana.

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Si potrebbe forse partire da una rivalutazione differente della propria esistenza e delle proprie doti, constatando il bello e il buono che vi è presente. Vendere il proprio corpo non implica la svendita della propria intelligenza, ma proprio per questo motivo è bene utilizzare la propria intelligenza per cercare di salvaguardare anche il proprio corpo che è la realtà materiale più immediata e fragile con cui possiamo interagire e comunicare con il mondo.

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Francesco possiede un certo talento per la scrittura, perché non esercitarlo e coltivarlo per esprimere ciò che ha dentro e manifestare le sue convinzioni più importanti? La sua intelligenza profonda e la sua preparazione culturale possono servire, assieme alla sua sagacia, a generare idee capaci di aiutare il prossimo. E le idee, caro Francesco, sanno essere più potenti e seducenti dei corpi nudi e, sebbene non siano esenti dall’essere criticate, sono lo specchio di una personalità unica e irripetibile e la dimostrazione tangibile che esiste un Dio che ci ha creato in modo originale e nel bene ci ha donato ciò che è necessario per raggiungere la felicità.

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Il Vangelo, da duemila anni a questa parte, insegna che l’uomo anche se lontano da Dio per scelta personale o a causa della malizia del peccato, può sempre tornare indietro e operare una scelta differente. Nessuno è perduto o impossibilitato a scegliere il bene. E questo, caro amico, il bene che può giovare a noi e agli altri, mentre il bene auto-prodotto, auto-diretto per interessi personali presto o tardi stanca e resta sterile.

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Icona bizantina: Cristo Signore si rivolge a Zaccheo arrampicato sul sicomoro per vederlo passare: «Zaccheo, oggi devo fermarmi a casa tua» [Lc 19, 5]

Come giovane che vive un orientamento sessuale omo-diretto, se avrai il coraggio di compiere il salto d’audacia nella giustificazione di Cristo troverai quelle grazie di cui abbisogni per recuperare la tua vera, intima e singolare felicità che ha in Dio la sua origine. Chi trova Dio, trova la felicità, chi possiede la felicità, possiede anche il dono della pace ed è questo ciò che ti auguro. Ma tutto questo dipende solo e unicamente dalla tua libertà e dal tuo libero arbitrio, sul quale neppure Dio sindacherebbe mai, tanto rispetta la libertà dell’uomo.

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Mi piacerebbe vederti in televisione caro Francesco, non più come ospite di qualche programma di gossip che ti vede e usa solo come gigolò ma come protagonista in qualche dibattito utile e costruttivo; ne sei pienamente all’altezza, perché possiedi intelletto, talento ed elevata cultura.

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Sei avvocato, hai la grande opportunità di essere il difensore e l’uomo di fiducia per tante persone, con la determinazione di cui sei capace lotta per una società migliore, lotta per la tua Napoli che ha dato all’Italia giovani talentuosi che hanno saputo elevarsi sopra la mediocrità di un mondo che preferisce comprare i corpi e violentare le menti anziché nobilitare le anime.

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Sappi infine che i Padri de L’Isola di Patmos ti sono vicini e, quando prossimamente ti incontrerai a Napoli con Padre Ariel, egli ti porterà anzitutto i saluti e il ricordo nella preghiera di tutti quanti noi, che ti saremo sempre vicini come sacerdoti e come pastori in cura d’anime. 

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Laconi, 19 novembre 2019

 

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Dai sopravvissuti della cinematografia catastrofica al Regno di Cristo che non avrà fine

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

—  omiletica —

DAI SOPRAVVISSUTI DELLA CINEMATOGRAFIA CATASTROFICA AL REGNO DI CRISTO CHE NON AVRÀ FINE 

non ci agitiamo, né facciamoci prendere da ansie varie, noi non siamo Preppers o Survivalisti, siamo Christi fideles. Viviamo quindi con serenità il nostro lavoro e la nostra quotidianità, fermi e perseveranti nella fede, e davvero anche le difficoltà più grandi sapremo affrontarle certi della presenza di Gesù. 

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Cari fratelli e sorelle,

I sopravvissuti (Survivors) serie televisiva britannica di ambientazione post apocalittica prodotta dalla BBC nel 1975. La trama si basa su uno scenario in cui il mondo intero è stato colpito da un’epidemia causata da un virus letale, al quale è scampato solo l’1% dell’intera popolazione mondiale.

nel secolo scorso si è affermato negli Stati uniti il movimento dei Preppers o Survivalisti. Questo movimento riunisce persone fermamente convinti di un’imminente catastrofe irreversibile di natura economica, bellica o ambientale: perciò si dicono pronte a sopravvivere alle peggiori condizioni esistenziali; si preparano alla “fine del mondo” conosciuto, ad esempio costruendo rifugi anti atomici in casa, facendo una raccolta perpetua di derrate alimentari o imponendosi un regime di frugalità. I preppers si preparano al peggio, ad un tempo della fine secondo una mentalità umana.

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Dobbiamo prepararci tutti a un momento in cui questo tempo avrà fine: ma dobbiamo farlo con la gioia dell’inizio. Dobbiamo prepararci all’incontro finale con Gesù, sapendo che lui è l’inizio di questo incontro.

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Le letture di questa XXXIII domenica del tempo ordinario [vedere Liturgia della Parola, QUI] di oggi ci offrono questa prospettiva, a partire dal Libro di Malachia nel quale leggiamo:

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«Sta per venire il giorno rovente come un forno. Tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà fino a non lasciar loro né radice né germoglio.  Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia».

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Il profeta Malachia distingue superbi e arroganti dai timorati di Dio, coloro cioè che vivono con una fede devota e vera. Per i primi, quando verrà il giorno del Signore, non ci sarà più possibilità di conversione e di ritorno indietro. Questo per Malachia è un richiamo agli ingiusti alla revisione della propria vita. Dio prende sul serio la nostra condotta: se ci allontaniamo da Lui peccando, non obbliga nessuno a pentirsi; liberamente invece ci aiuta a tornare in amicizia con Lui. Proviamo allora a pensare a quali sono quei peccati che spesso ripetiamo, e che sono diventati talmente abitudinari che neanche ci accorgiamo di compiere.

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Per giungere dunque con una fede viva e vera, è necessaria questa attenzione. Infatti verranno momenti di prova della nostra fede e della nostra vita. Nel Vangelo di oggi leggiamo:

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«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, […] a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere».

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La coerenza fino alla fine della fede cattolica prevede, per lo stesso insegnamento di Gesù, persecuzioni e calunnie. Ma il Signore non ci lascia soli, tutt’altro: ci offrirà una parola ― stoma ― cioè un linguaggio in grado di rispondere alle false accuse. Allo stesso tempo ci offrirà il dono della sapienza, con il quale sapremo cogliere dov’è l’errore che viene proposto come verità assoluta dai nostri persecutori. Così con parola e sapienza di Gesù, potremo giungere all’Incontro con Lui con grande forza e personalità.

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San Paolo ci offre un ultimo consiglio su come vivere questo tempo di attesa:

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«Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità».

Dunque non ci agitiamo, né facciamoci prendere da ansie varie, noi non siamo Preppers o Survivalisti, siamo Christi fideles. Viviamo quindi con serenità il nostro lavoro e la nostra quotidianità, fermi e perseveranti nella fede, e davvero anche le difficoltà più grandi sapremo affrontarle certi della presenza di Gesù.

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Scriveva W. Goethe:

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«Come raggiungere un traguardo? Senza fretta ma senza sosta».

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Il Signore ci doni la tenacia di camminare senza sosta verso il traguardo definitivo e così, insieme a chi amiamo ritrovarci in Paradiso, per vivere la domenica senza tramonto nell’abbraccio trinitario.

Così sia.

Roma, 17 novembre 2019

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«Ogni maledetta domenica». Scaliamo le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta, per poter vincere così la più ardua di tutte le partite della vita

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

—  omiletica —

«OGNI MALEDETTA DOMENICA». SCALIAMO LE PARETI DELL’INFERNO UN CENTIMETRO ALLA VOLTA, PER POTER VINCERE COSÌ LA PIÙ ARDUA DI TUTTE LE PARTITE DELLA VITA 

Al Pacino interpreta l’allenatore di una squadra di football americano; prima di una partita difficilissima li sprona con un discorso bellissimo. In questo lungo discorso, invita i giocatori a scalare le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta. Cioè a vincere la partita più ardua. Per riuscire nell’intento, li esorta a fare gioco di squadra: perché da soli non possono vincere. 

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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PDF  articolo formato stampa
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Cari fratelli e sorelle,

Locandina del film

le Letture di questa XXXII domenica del tempo ordinario [vedere Liturgia della Parola QUI], mi ricorda un bellissimo film sullo sport, intitolato Ogni maledetta domenica. Al Pacino interpreta l’allenatore di una squadra di football americano; prima di una partita difficilissima sprona i giocatori con un discorso bellissimo. In questo lungo discorso li invita a scalare le pareti dell’Inferno un centimetro alla volta, cioè a vincere la partita più ardua. Per riuscire nell’intento, li esorta a fare gioco di squadra: perché da soli non possono vincere. Nessuno può vincere solo.

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Questo esempio filmico introduce il tema di oggi. Nessuno vince da solo, nessuno si redime da solo. Concetto questo al quale ci introduce la lettura vetero testamentaria nella quale leggiamo:

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«È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita» [2Mac 7,1-2.9-14].

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Questo brano ci mostra la tenacia e la fedeltà dei fratelli Maccabei, che insieme resistono all’oppressione pagana, negando di cibarsi di pietanze proibite agli israeliti e così rendersi impuri davanti a Dio. Ecco che c’è il desiderio di rimanere santi e uniti a Dio. Notiamo che è ogni fratello parla a nome di tutti. I maccabei, con l’idea stessa di resurrezione delle membra, scandalizzano i greci, per i quali la carne è prigione del corpo e deve morire. Insieme, non solo non hanno paura di dire la verità, ma anche di morire per risorgere. Ciò indica anche una grande compattezza nel gruppo. Questa forza è moltiplicata da una comunione l’uno con l’altro e con Dio. Da ciò ci sembra giusto dire che si: verso la resurrezione si va con gli altri, mediante un cammino comunionale e comunitario nella verità.

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Per noi questo ci deve aiutare a generare legami di comunione. Uniti, con la fede in Gesù Cristo. Perché dove noi siamo riuniti nel suo nome, Lui è fra noi. Questo ricordiamolo anche nelle attività di difesa e protezione della vita, che non è un bene disponibile nelle mani dell’uomo. Allo stesso tempo allontaniamo le divisioni e generiamo quella comunione che porta alla resurrezione, come ascoltiamo nella lettura del Santo Vangelo lucano:

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«Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» [Lc 20,27-38].

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Precedentemente Gesù ha spiegato che in Paradiso nulla appartiene a nessuno. La moglie vedova non sarà di nessuno dei diversi fratelli. E Cristo sarà con tutti noi, distinti da Lui, uniti con la Trinità in Lui. Questa unione tramite la vita eterna avviene tramite la resurrezione di cui Gesù è strumento. Così va inteso quel “per lui”: Gesù dona la salvezza perché Essendo il capo del corpo mistico trasmette la salvezza alle membra: cioè a noi tutti. Questa apertura alla salvezza avviene con una certezza: che la resurrezione non si attende in modo passivo ma mediante la vita di fede. Proprio perché il collante è e sarà Lui e lui è il centro della fede e dell’essere operativi tramite essa.

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Scrive allora San Paolo nella seconda lettura:

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«Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi» [2Ts 2,16-3,5].

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Paolo che scrive a una comunità, chiede a questa comunità di pregare per un’altra comunità, richiamando in tal senso il concetto di koinonia [dal greco: comunione]. E chiede di pregare perché la Parola si diffonda e affinché siano liberati dal male fondamentalmente. Questa liberazione avviene tramite l’unione dei cuori e nella corsa e glorificazione della parola del Signore. Dunque si corre tutte insieme, verso la vita eterna e glorificando il Signore nella vita morale delle virtù, nell’esercizio della carità e specialmente pregando e meditando la parola di Dio. Anche per noi, questo è un invito fortissimo a tornare su qualche versetto della parola di Dio ogni giorno, ruminarlo di continuo perché si generi una meditazione continua con il Dio Logos. Il sostegno reciproco nella Sua parola è mezzo necessario ed efficace, insieme ai sacramenti.

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Chiediamo al Signore ogni giorno la sua grazia ed essa unita alla nostra libertà, alla nostra unicità e sacralità possa renderci fiammelle unite nella luce di Cristo per il mondo caduto nel buio fitto della cultura della morte.

Così sia.

Roma, 10 novembre 2019

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