La “Puttana di Belluno” è un Vescovo che come pastore ha preso delle pecore l’odore più tipico: l’odore della merda. Si tratta della merda peggiore, quella degli invertitori satanici: domandare perdono a chi offende la Chiesa di Cristo e bastonare a sangue chi la ama, la serve e la difende dalle insidie del male

— attualità ecclesiale —

LA “PUTTANA DI BELLUNO” È UN VESCOVO CHE COME PASTORE HA PRESO DELLE PECORE L’ODORE PIÙ TIPICO: L’ODORE DELLA MERDA. SI TRATTA DELLA MERDA PEGGIORE, QUELLA DEGLI INVERTITORI SATANICI: DOMANDARE PERDONO A CHI OFFENDE LA CHIESA DI CRISTO E BASTONARE A SANGUE CHI LA AMA, LA SERVE E LA DIFENDE DALLE INSIDIE DEL MALE

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L’interessato può solo rivolgersi alla Congregazione per la dottrina della fede e al Tribunale Ecclesiastico, per chiedere eventualmente che siano irrogate sanzioni canoniche a mio carico, dopo avere dimostrata, con la dottrina cattolica alla mano, la insussistenza delle accuse che gli ho lanciato, a partire proprio dal titolo di “puttana”, che è un lemma squisitamente biblico, usato dai Profeti in situazioni e con persone più o meno analoghe al Vescovo di Belluno, che per ciò che ha detto e per come lo ha detto, potrebbe essere un cittadino onorario della grande Puttana di Babilonia, dentro la quale sarebbe accolto come un asino trionfante con la mitria in testa da Satana in persona.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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raffigurazione iconografica della Grande Puttana di Babilonia 

Con una lettera del 22 novembre che è un vero atto di apostasia dalla fede e di spregio alla dottrina cattolica, il vescovo di Belluno S.E. Mons. Renato Marangoni, domanda scusa ai divorziati risposati che alla Comunione Eucaristia non sono ammessi dalla carità della Chiesa, al fine primo e ultimo di preservare la salute delle loro anime [si veda il testo integrale QUI].

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Negare di ricevere il Santissimo Corpo di Cristo in stato di peccato mortale, non comporta essere “moralisti” e “cupi legalisti” dal “cuore arido”, bensì mettere in pratica ciò che insegna con un severo monito il Beato Apostolo Paolo:

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«[…] chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» [I Cor 11, 27-29].

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A questo punto è necessario essere molto chiari, tornando anzitutto a spiegare ciò che spesso ho ribadito nel corso di questi ultimi anni riguardo i mezzi e gli strumenti di salvezza. Esistono mezzi ordinari, che sono i Sacramenti dati da Cristo Dio alla propria Chiesa, i quali hanno una sostanza e una loro forma accidentale esterna e che sono regolati da discipline ecclesiastiche sulla rigorosa base della Rivelazione e del Deposito della Fede Cattolica. La Chiesa, che dei Sacramenti di grazia è dispensatrice e attenta custode, non può incidere in alcun modo sulla sostanza dei Sacramenti, che non sono regolati da mere leggi ecclesiastiche, ma dalla Rivelazione che ci è stata data. E la Chiesa non può esimersi in alcun modo dall’insegnare che «Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato» [Sap 1,4].

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La Chiesa non può incidere su sostanza e natura fondante dei Sacramenti, neppure di fronte a una società che cambia e all’interno della quale, eserciti di laicisti che non sanno farsi neppure il segno della croce, osano tuonare in modo imperativo la fatidica frase: «La Chiesa deve …». Imperativo al quale seguono le istanze più assurde, dalla sacra ordinazione sacerdotale delle donne sino alla benedizione di quel così detto “amore” del tutto “naturale” delle coppie omosessuali. Ebbene, la società può mutare come e quanto vuole, ma la Chiesa di Cristo non ha alcun potere di adeguare alle più assurde istanze e ai peggiori vizi di questo mondo il proprio essere ed esistere; perché il suo essere ed esistere non è lo spazio temporale del mondo, ma lo spazio eterno di Cristo Dio. Motivo questo per il quale a suo tempo, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II, chiuse il discorso sul sacro ordine alle donne affermando:

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«[…] al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli [cf. Lc 22, 32], dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» [cf. Ordinatio Sacerdotalis, vedere testo QUI].

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Chiariamo ai non addetti ai lavori che l’espressione «questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo», implica l’esercizio del magistero infallibile, che non vincola solo il presente dell’allora Pontefice regnante Giovanni Paolo II, ma tutti i suoi successori.

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La Chiesa non può, né mai potrà accettare, tanto meno riconoscere come cosa buona e giusta, quindi benedire il “matrimonio” di due persone dello stesso sesso, perché ciò è per noi un sovvertimento inaccettabile della creazione:

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«Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra”» [Gn 1, 27-28].

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Oltre ai mezzi ordinari esistono anche dei mezzi straordinari di salvezza che sono imperscrutabili e non conoscibili dall’uomo. La divina grazia si serve infatti di quei Sacramenti di cui abbiamo bisogno noi, ma non Dio, che non è affatto vincolato ad essi e che può usare molte altre vie per portare a compimento il progetto di salvezza dell’uomo. Vie che noi non possiamo neppure conoscere, neppure immaginare. Proverò allora a chiarire il tutto con un paradosso apparente, però concreto e reale: per salvare un’anima Dio potrebbe servirsi persino dei “buoni” uffici di uno stregone che dirige la esecuzione dei sacrifici umani in una tribù di cannibali che poi si cibano delle carni delle povere vittime. Siamo noi che non possiamo dire che lo stregone in questione, tramite i sacrifici umani e il pasto delle carni delle vittime, porta a termine un piano di salvezza. Noi dobbiamo dire che ciò è male e malvagio e che quello stregone, con tutta la sua tribù di cannibali, vanno evangelizzati e guidati alla verità e alla fede in Cristo, con buona pace del Sinodo Panamazzonico. Insomma: i mezzi straordinari della grazia di Dio possono salvare interi eserciti di indigeni che venerano la Pachamama, ma noi non possiamo portare la Pachamama in Vaticano e nella Chiesa metropolitana di Santa Maria in Traspontina e proporla come un mezzo di salvezza, perché ciò è una sacrilega violazione del primo comandamento del Decalogo: 

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«Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me» [cf. Es 20, 2-17; Dt 5, 6-21].

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È presto detto: nessuno di noi può sapere quanti divorziati risposati che hanno vissuto una vita intera in stato di peccato mortale, saranno trattati dal giudizio di Dio in modo molto più benevolo di coloro che ― mi riferisco proprio a preti, frati e suore ― hanno vissuto invece una vita di autentica castità, mancando però nei peggiori dei modi, nel corso di tutta la loro esistenza, della fondamentale virtù teologale della carità. È Cristo Dio stesso che ci mette in tal senso sull’avviso dicendoci:

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«In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli» [Mt 21, 31-32].

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Quelle delle prostitute e dei pubblicani sono due categorie che racchiudono al proprio interno molte altre categorie di persone, compresi adulteri, divorziati e persone che come la Samaritana al pozzo [cf. Gv 4, 1-26] vivono situazioni di grave peccato, ma che pur malgrado potrebbero passarci avanti nel Regno dei Cieli, perché a nessuno di noi è dato sapere che cosa potrà accadere – semmai anche negli ultimi minuti di vita – tra la grazia di Dio e la coscienza dell’uomo vissuto in uno stato di peccato. Proprio la scorsa domenica, per la festa di Cristo Re, i Padri de L’Isola di Patmos hanno commentato in due diverse omelie la figura del buon ladrone, che negli ultimi due minuti di vita si è guadagnato il Paradiso [testi delle omelie: QUI, QUI].

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Si presti però attenzione al fatto che Cristo Dio, nel corso della sua intera predicazione, non ha mai mancato di indicare il peccato come tale, invitando a fuggire il peccato ed a purificarsi dal peccato. Cristo Dio, a tal fine non ha mai mancato di fare ripetuti richiami a due realtà: l’esistenza di Satana, che è persona, quindi l’esistenza dell’Inferno, il luogo di eterna dannazione richiamato numerose volte e raffigurato in modo drammatico nella Parabola del ricco epulone che stava «nell’Inferno tra i tormenti» [Lc 16,19-31].

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Gesù Cristo è il Divino Redentore, non è il precursore episcopale della salvezza emotiva che procede dai capricci e dallo spirito lassista dell’uomo che ha deciso di piacere al mondo, sino a giungere  a quella aberrazione sacrilega che connota tutti i tratti della vera e propria apostasia messa nero su bianco e firmata dal povero Vescovo di Belluno: chiedere perdono ai peccatori per la Chiesa che ha osato chiamare e indicare come peccato mortale le loro condotte di vita peccaminose, spesso rese particolarmente disordinate dalle peggiori forme che realizzano materialmente il peccato capitale della lussuria. Né manca Cristo Dio di ammonirci dicendo a chiare lettere:

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«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» [Mt 7, 13-14].

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La verità è che l’uomo del nostro tempo non intende rinunciare a niente e meno che mai vuole dinanzi a sé delle porte strette, tutt’altro: tende a rendere ogni peggiore espressione di peccato come cosa legittima, anche per quanto riguarda la sessualità umana, le relazioni tra uomo e donna, le relazioni di convivenza al di fuori del matrimonio e via dicendo.

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Un Vescovo cattolico, ad un campionario di persone di questo genere, dovrebbe ricordare che la Chiesa ha ricevuto da Cristo Dio il comando imperativo e assoluto di accogliere proprio i peccatori, come ha fatto lo stesso Verbo di Dio fatto Uomo, che però ha sempre chiamato il peccato col suo nome: peccato. Indicando con parole chiare e non passibile di smentita che il destino del peccatore ostinato è la dannazione eterna della sua anima immortale.

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Non solo i peccatori non devono essere esclusi, ma curati in modo particolare, è infatti Cristo Dio che ci spiega:

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«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» [Mt 9, 12-13].

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Il povero Vescovo di Belluno esordisce invece affermando:

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«Scusate […] abbiamo anche per un lungo tempo dichiarato che non potevate essere pienamente ammessi ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia».

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Domanda: ma questo asino posto in cattedra con la mitria in testa, le Sacre Scritture, a partire dalle Lettere Apostoliche, le ha mai lette? Perché delle Sacre Scritture dovrebbe essere fedele servitore, custode e supremo maestro. Stando infatti alle parole di Cristo Dio, il malato va accolto, accudito e sanato dalla grande malattia del peccato, non gli si può dire: scusa, se sino ad oggi, la Chiesa, ha osato considerare la malattia della tua anima come peccato.

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La lettera del povero Vescovo di Belluno è un tale concentrato dei peggiori sentimentalismi emotivi, al punto da equivalere al lancio del Santo Vangelo e della Dottrina della Chiesa dentro il pozzo nero di una fossa biologica. Mai avrei immaginato, neppure in questi tempi di decadenza e di devastazione ecclesiale ed ecclesiastica, di ritrovarmi alla tenera età di 56 anni davanti a un Vescovo italiano che domanda scusa alle persone che permangono in stato di peccato mortale — con l’aggravante per molti del peccato pubblico —, dopo che la Chiesa ha osato considerare per lungo tempo il peccato mortale come peccato mortale.

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Dichiarando ciò, il Vescovo di Belluno ha profanata la dignità sacramentale del proprio ministero apostolico. A questo punto dovrebbe essere coerente fino in fondo e procedere ad abolire nella propria Diocesi ― ammesso che ne abbia uno ―, l’ufficio e il ministero dell’esorcista diocesano. Poi, con un’altra apposita lettera, domandare pubblicamente scusa a Satana per essere stato ripetutamente cacciato da quella che invece dovrebbe essere la Chiesa accogliente e includente che non espelle nessuno, a partire dal peccato e dai peccatori che rivendicano il diritto a vivere in stato di pubblico peccato. Non si capisce infatti perché mai Satana dovrebbe essere escluso, come in modo del tutto erroneo facciamo proclamare ai genitori dei battezzandi, quando durante il Santo Battesimo si chiede loro di rinunciare a tutte le sue opere e seduzioni. Vi pare forse giusto, escludere dalla Chiesa una degna persona come Satana?

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Con questa sua lettera, il Vescovo si è prostituito come la puttana di Babilonia ai peggiori capricci e peccati di questo mondo. Un mondo che non solo chiama il male bene e il bene male, ma che rivendica il diritto decisamente luciferino di piegare la Chiesa stessa, maestra e dispensatrice di grazie, a compiere questa diabolica inversione.

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Concludo ricordando che Cristo Dio si è incarnato, è vissuto, è morto attraverso il sacrificio redentore della croce, è risorto dalla morte e asceso al cielo per la salvezza dell’uomo. Cristo Dio non ha sparso il proprio sangue per la salvezza delle istituzioni clericali allo sfacelo, non è morto per salvare questa clericale Chiesa visibile che domanda scusa ai peccatori per avere considerato peccato certe loro condotte di vita contrarie agli insegnamenti del Santo Vangelo, contrarie a quella morale cattolica che prende vita dalla Parola di Dio. La nostra morale non prende vita dai capricci di un manipolo di “aridi” Santi Padri e Dottori della Chiesa “duri di cuore” e “poveri” di misericordioso spirito di includenza, a partire dal “povero” San Giovanni Crisostomo che nei “tempi cupi” osava scrivere:

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«Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa Sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi».

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Sino a giungere attraverso i secoli al Santo Pontefice Giovanni Paolo II, che da una parte hanno voluto canonizzare in tempi record, ed al tempo stesso, proprio i suoi canonizzatori, erano i più solerti e feroci distruttori del suo sommo magistero, a partire dalla sua enciclica dedicata alla Santissima Eucaristia nella quale ha scritto:

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«Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, “si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale”» [Ecclesia de Eucharistia, 36].

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Chi di noi può avere facoltà di assolvere un uomo o una donna che vivono un legame cristianamente illecito, convivendo con un compagno o una compagna che non è il legittimo consorte e dal quale tornerebbero per proseguire quello stile di vita un’ora dopo avere ricevuta una assoluzione sacramentale del tutto inutile e dopo avere ricevuta la Santissima Eucaristia per soggettivo “diritto” al sacrilegio? Capisco che al Vescovo asino di Belluno prema chieder loro perdono per far impazzire di giubilo la stampa laicista, ma a me, che sono un sacerdote di Cristo e non un asino, preme invece la salvezza e la salute eterna delle loro anime. E per la suprema salute delle anime non dirò mai a costoro che la Chiesa deve chiedervi scusa, tutt’altro: li esorterò a chiedere scusa a Dio e supplicare il suo perdono per avere offeso Dio e la sua Santa Chiesa e per avere dato scandalo ai fedeli con il loro pubblico peccato.

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Questa Chiesa visibile deve quanto prima “morire”, affinché possa risorgere, semmai anche in un piccolo gregge sparuto disperso ai quattro angoli del mondo, la Chiesa di Cristo, colei che non morirà mai e che il Redentore troverà ancora nel giorno in cui tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti.

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In conclusione: Sua Eccellenza Rev.ma il Vescovo Bellunese eviti di rivolgersi con strepiti da vergine vilipesa al mio Ordinario Diocesano, perché il mio Vescovo ha molti impegni pastorali a cui adempiere ma soprattutto è un uomo di Dio e un uomo di fede che non ha mai smarrito la percezione del bene e del male. Sicché, il massimo che potrebbe fare, sarebbe dirmi amabilmente che forse ho usata una forma espressiva forte. In tal caso gli risponderei però che il tutto non è stato casuale ma scientificamente voluto, perché ho fatto deliberato uso di quel linguaggio biblico duro e deciso che è tipico del lessico dei diversi profeti vetero-testamentari. Mai proferirebbe invece gemito sulla sostanza del mio scritto, perché se lo facesse rinuncerebbe a essere sé stesso, vale a dire un Vescovo cattolico, un maestro e custode della fede e della dottrina. E questo, qualsiasi Vescovo che non sia un perfetto ateo devoto alla decadenza satanica di questo potere clericale gestito spesso da autentici non credenti, non può proprio permettersi di farlo, perché se lo facesse si dannerebbe l’anima. Quindi l’interessato può solo rivolgersi alla Congregazione per la dottrina della fede e al competente Tribunale Ecclesiastico, per chiedere eventualmente che siano irrogate sanzioni canoniche a mio carico, dopo avere dimostrata, con la dottrina cattolica alla mano, la insussistenza delle accuse che gli ho lanciato, a partire proprio dal titolo di “puttana”, che è un lemma squisitamente biblico, usato dai Profeti in situazioni e con persone più o meno analoghe al Vescovo di Belluno, che per ciò che ha detto e per come lo ha detto, potrebbe essere un cittadino onorario della grande Puttana di Babilonia, dentro la quale sarebbe accolto come un asino trionfante con la mitria in testa da Satana in persona.

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Resto comunque in attesa di vedere, dinanzi a un Vescovo che l’ha sparata così grossa, chi oserà attaccarsi alla forma, perché in tal caso andrebbero riabilitati, dal primo all’ultimo, tutti quanti gli antichi farisei.

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dall’Isola di Patmos, 27 novembre 2019

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53 thoughts on “La “Puttana di Belluno” è un Vescovo che come pastore ha preso delle pecore l’odore più tipico: l’odore della merda. Si tratta della merda peggiore, quella degli invertitori satanici: domandare perdono a chi offende la Chiesa di Cristo e bastonare a sangue chi la ama, la serve e la difende dalle insidie del male

    1. Padre Ariel non ha capito niente.

      Un mio amico, teologo gesuita di Civiltà Cattolica, mi ha invece spiegato tutto. Riporto le sue parole alla lettera, tanto splendono di luce cristallina:

      “Il vescovo, nell’“aprire un rapporto di conoscenza” con coloro che “hanno iniziato nuove esperienze di unione”, nella semplice persona di “Renato, vescovo,” intende aprire idealmente le sue braccia verso l’altro da sé con un invito a dargli del tu, e ci chiama a concorrere con contrito spirito di servizio all’articolata posa in opera di strutture relazionali interattive e interpersonali, in un quadro rivoluzionario di rinnovata cooperazione e umanizzante reciprocità che sappia cogliere le opportunità che lo Spirito infonde nella ricettività umana per innescare fattori dinamici di creatività capaci di rigenerare potenzialità inerti nel campo delle vie dell’accoglienza, al fine, in un primo momento, di procedere all’attività preliminare di esplorazione degli spazi dell’affettività così come si configurano nelle realtà periferiche del vissuto quotidiano delle varie forme cosiddette irregolari di vita famigliare sul territorio, e in un secondo momento di giungere all’individuazione di percorsi condivisi di accompagnamento meglio focalizzati nel concreto di ogni situazione particolare, veri e propri cammini dialogici nella geografia dell’esistenza, atti a ricondurre le persone colpite da logiche di esclusione alla piena fruizione della vita comunitaria – non solo settariamente, e perciò equivocamente, “parrocchiale” – a coronamento di un processo che individua traiettorie di conversione accomunanti accompagnati e accompagnatori, nella misura in cui esse si configurano come laboratori permanenti e solidaristici di vicendevole e fraterno discernimento, i quali, in quanto tali, si pongono come centri nevralgici di virtuoso autosviluppo e crescita sostenibile dell’azione caritativa nelle viscere dolenti della società.” 😉

      1. Ma lei, sig. Zamarion è rimasto ad ascoltare tutto quel discorso (supercazzola) del suo amico gesuita, fino alla fine???? Io alla terza frase gli avrei detto: ” ma và a ciapà i racc.

    2. Grazie Padre Ariel.

      In questo tempo di relativismo assoluto, in cui ognuno (soprattutto i non credenti) si sente nel diritto di dire alla Chiesa cattolica ciò che dovrebbe fare e dire, Lei ha il coraggio di riaffermare la verità.
      Questo mi riconforta.
      Per fare questo lei rischia anche un rimprovero o altra punizione (mi scusi questo lessico banale e non preciso, ma non sono un’addetta ai lavori, come si suol dire).

      Le auguro di poter continuare nel suo sacerdozio ministeriale ancora per lunghi anni.

      Un caro saluto,

      Paola

  1. Caro padre Ariel,

    non sono le scuse agli adulteri che mi irritano moralmente, è quello che, in quella lettera, segue a quelle scuse;
    se infatti la lettera fosse stata del seguente tenore:

    “C’è una parola iniziale da confidarvi: Scusate! C’è in questa parola la nostra consapevolezza di avervi spesso ignorato nelle nostre comunità parrocchiali. Forse avete anche sofferto per atteggiamenti tra noi di giudizio e di critica nei vostri confronti…”
    … Perdonateci di non avervi accolti a braccia aperte al fine di farvi conoscere che la retta dottrina, finalizzata alla salvezza eterna, insegna che l’adulterio non è solo un peccato contro l’uomo ma anche contro Dio, che anche “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” e di non avervi ben chiarito che, chi vive in costanza di adulterio, ha spanata la via che conduce all’inferno… pregate per chiedere la forza di tornare sulla retta via… accostatevi alla Riconciliazione… nell’Eucarestia restate fedeli alle parole di Cristo… noi non faremo mai mancare la preghiera per voi.

    1. Caro padre Ariel,
      ho perso per strada, nel mio intervento, la richiesta di una sua risposta:
      Quale sarebbe stata la sua opinione se la lettera di quel Vescovo, dopo l’esordio delle scuse, fosse proseguita nei termini da me indicai sopra?

    2. Ed anche il finale della lettera mi sembra condivisibile:
      “Ci risuona una parola di Gesù: «Coraggio, alzati, ti chiama!». Parola che egli pronuncia su ogni vita, anche quando essa sembra compromessa nelle sue radici.
      È per questa sua parola che vorremmo incontrarci tra persone che sentono delle ferite aperte nei loro affetti familiari o che hanno ricominciato una vita insieme e desiderano porla accanto a questa parola di vita di Gesù. ”
      Peccato che però, prima, il presule affermi che sono più importanti le situazioni in cui vivono le persone di oggi di quanto non lo siano le parole che Cristo ha pronunciato due millenni fa: forse ha fatto scuola la nuova dottrina per cui, ai tempi di Cristo, non esistevano i registratori e la cultura di allora non era misericordiosa come quella odierna.

  2. caro padre Ariel

    lei parla di “apostasia” del vescovo di Belluno, ma vorrei domandarle chi è che l ha fomentata?
    chi è che ha idolatrato la pachamama in Vaticano?
    Perchè si meraviglia?
    Chi è che dice che “DIO vuole la pluralità delle religioni”, chi dice che la madonna non è nata santa?
    un fedele di fronte ad una gerarchia apostata e eretica cosa può fare?
    Se non si sente in comunione o non li considera più pastori fa male?
    La ringrazio

    1. Caro Fabio,

      la decadenza irreversibile che stiamo vivendo non dipende né può dipendere da una persona, o da alcune persone. L’una e le altre sono solo il prodotto finale di un lungo processo che dura da sessanta/settant’anni.
      L’analisi di certe situazioni è molto complessa e dare la totalità della colpa alle ultime ruote del carro non è né realistico e neppure giusto.

      Cosa può fare un fedele?
      Accettare la prova e con essa il dolore che questa tragica prova comporta.
      L’epilogo della vita di Gesù Cristo non è il suo ingresso trionfale a Gerusalemme tra cori di “osanna!“, ma sulla croce, dove alla sua sofferenza fisica fu unito persino lo scherno, la presa di giro, la spugna imbevuta di aceto.

      Da mezzo secolo a questa parte abbiamo “drogato” i fedeli con l’idea di un Cristianesimo che è tutto quanto emotiva gioia, pace, amore, festa …
      Abbiamo dimenticata la croce, anzi l’abbiamo rinnegata.

      Molti hanno dimenticato e persino negato (legga il mio libro su La sette Neocatecumenale), l’elemento soteriologico del sacrificio eucaristico, mutando la stessa Santa Messa in festa, banchetto, incontro tra i fratelli che saltano e ballano al suono delle chitarre e dei bonghi.

      Ovvio che dinanzi al sorgere dei primi problemi, un elevato numero di fedeli è caduto in crisi profonda, del tutto privi degli anticorpi per farvi fronte.

      Da tempo vado ripetendo – ah, li mortacci … ma chi me sente! – che stiamo vivendo una grande prova di fede che può essere superata solo rimanendo uniti alla Chiesa e comprendendo che certi cattivi pastori sono anche e non ultimo il prodotto di un esercito di fedeli che da tempo ha ceduto ai capricci e alle insidie di questo mondo, dando di conseguenza alla Chiesa quei cattivi pastori che non sono scesi dal cielo, ma che sono stati partoriti proprio dal Popolo di Dio, da eserciti di cattolici che votavano a favore dell’aborto, che consideravano lecita e “caritatevole” l’eutanasia, che compravano case ai figli affinché andassero a convivere al di fuori del matrimonio, che vivevano una morale soggettiva tutta quanta loro e del tutto avulsa dalla dottrina e dal magistero della Chiesa, facendosi un Cattolicesimo fai-da-te su misura.

      “Voi”, avete dato vita ai cattivi pastori che da sempre sono scelti tra il Popolo di Dio.
      E oggi, alla resa dei conti … ma di che “cacchio” vi lamentate?

      1. In merito alla sua risposta sul tema oltre alla condivisibilissima frase “Cosa può fare un fedele?
        Accettare la prova e con essa il dolore che questa tragica prova comporta” quindi a rimanere in teoria fedele alla Chiesa Cattolica Romana a livello pratico cosa deve fare un fedele? Personalmente mi trovo in difficoltà, ad esempio, nel difendere la Chiesa di fronte ad atei/agnostici che glorificano l’attuale situazione e pontificato. Ma soprattutto prendendo in riferimento un periodo tragico della Chiesa ovvero l’annosa questione della Chiesa Romana (ed i particolar modo Africana) che sorse dopo le persecuzioni cristiane (in particola modo di Diocleziano nel III/IV sec. ) sulla liceità delle nomine e quindi dei sacramenti dei preti cosiddetti lapsi la domanda e la questione, per me fedele sorge oggi ancora più dirompente: i sacramenti dei vescovi adoratori di Pachamama nei Giardini Vaticani sono ancora validi? e le loro ordinazioni? i loro insegnamenti? Saputo che per il Vescovo di Belluno il peccato non esiste, in poche parole, i suoi sacramenti valgono? L’Ostia data la prete comunista pro-immigrati è ancora sacra? E’ lecito dare 8×1000 ad una CEI immigrazionista?

      2. “Voi”, avete dato vita ai cattivi pastori che da sempre sono scelti tra il Popolo di Dio.
        E oggi, alla resa dei conti… ma di che “cacchio” vi lamentate?

        Sì, in effetti… pur nella mia limitata esperienza, mi sono accorto che in ambiente parrocchiale è ormai diventato quasi impossibile parlare da cattolico fra cattolici.

        Per dirne due:

        – al centro aiuto alla vita si prescrive tranquillamente la pillola anticoncezionale; guai però a chiederne conto o a dirlo ad alta voce, si offendono e ti cacciano…
        – in parrocchia ci sono riunioni dove si parla di tutto, una vera sagra; alla sagra divieto di ingresso solo a chi volesse parlare da cattolico fra cattolici di attualità, ad esempio di gender…

        In effetti la differenza fra Chiesa e Mondo si fa sempre più sottile e non è il Mondo che si sta convertendo…

        1. Io ho lasciato tutto! Non vado più a Messa e direi che son caduta anche in una discreta depressione, dovuta anche ad altre cause tipo l’aver assistito alla xsecuzione e annientamento fisico di una povera santa monaca, lavaggio del cervello ecc. Poi vedo il papa che ratifica tutto il male possibile e ripete ogni giorno le stesse parole da 7 anni, dimenticando e fregandosene delle xsone che non solo non ricevono più il nutrimento spirituale , ma devono ricevere legnate continue. E ancora, assistere alle uscite di preti e vescovi e cardinali squinternati che mettono fuori eresie e apostasie giornaliere. Me la vedo da sola con Gesù Cristo e tutto il cielo e poi si vedrà. Amarissimante.

          1. Cara Anna,
            comprendo lo scoramento. Ma – tra le tante risposte che potrei darle – analizziamo la cosa razionalmente. Tutti questi prelati traditori hanno uno scopo: demolire la Chiesa. È lo stesso scopo dei protestanti, da sempre: far credere che possiamo avere un rapporto con Cristo senza la mediazione della Chiesa. È sbagliato, perché finisce che perdiamo di vista il vero Cristo, così l’Anticristo ha buon gioco. Dunque, con la sua reazione pur in buona fede lei fa esattamente ciò che questi traditori vogliono. Invece, se vuole davvero “reagire”, deve fare proprio quello che non vogliono. Resti attaccata alla Chiesa e ai Sacramenti! Si scelga una chiesa diversa da quella che frequenta se c’è un prete indegno. A meno che lei non viva in una zona molto isolata, la troverà.

          2. Signora Anna le sono vicina, per mia fortuna il mio parroco e “normale” ma capisco cosa intende, ormai non si può più dire nulla che si viene tacciati di essere integralisti, fascisti ecc.. da parenti, conoscenti e sconosciuti.

            Mi dispiace anche per la suora di cui parla, cosa aveva fatto? Aveva sostenuto con qualche prete o vescovo o catechista che l’aborto o il divorzio non sono proprio delle cose fantastiche?

            Spero che anche lei trovi un prete decente che sia per lei il conforto spirituale che adesso le manca.
            Buona serata e buon Avvento.

    2. Rev. Padre Ariel,

      lei scrive nello stile di Lutero: brutalmente chiaro, dice mio figlio (ammirato). E pure taglia con perizia le scorciatoie che le persone di potere meschine e suscettibili tipicamente usano per tacitare subalterni coi mezzi del potere.
      Cosicchè asini e/o puttane con la mitra sono avvertiti: tolleranza zero!

      Continui così, indignato ma semplice e oggettivo nell’argomentazione, e le pronostico un futuro televisivo ragguardevole, per il bene di tutti; tranne forse del suo personale.

  3. Mi auguro davvero di sbagliarmi, ma non mi stupirei se il suddetto Vescovo di Belluno fosse sommerso da missive di solidarietà, per prudenza magari “personali e riservate”, di tanti “colleghi” per le “offese” ricevute con il suo articolo, caro P. Ariel.
    Perché, cosa che non devo certo spiegare a Lei, un conto è venerare la “parresia”, un altro praticarla.

    1. Anch’io ho scritto al Vescovo di Belluno pregandolo di scusare padre Ariel perché quest’ultimo, quando ha uno scatto d’ira (e gli succede spesso quando sente la parola omosessuale o anche soltanto divorziato) non sa che cosa gli esce di bocca

  4. Grazie, grazie, grazie. La Verità vi farà liberi! Ce ne fossero di pastori che sanno guidare così chiaramente il loro gregge. Certo che dover ribadire cose per certi versi così scontate significa che siamo messi proprio male.
    Ancora grazie!

  5. Sì, i cattivi pastori sono una causa seconda.
    La causa prima è il popolo godereccio che si vuol “liberare”: ha i pastori che si merita.

    D’altronde è il tipico schema delle punizioni divine: vi faccio vivere come volete voi, siete liberi, vi renderete conto da soli a cosa andate incontro procedendo lungo quella strada.

    Certamente, ad un certo punto, tra popolo infedele e cattivi pastori si instaura un circolo vizioso.

    Grazie Padre Ariel ed altri padri de L’Isola di Patmos.

  6. Caro Padre,

    Sinceramente non capisco tutta questa attenzione verso i “divorziati risposati” come fossero delle vittime. Vittime di cosa?

    Dietro i divorzi c’è nella maggior parte dei casi il peggio che si possa pensare. Le vendette, le calunnie, le lotte per spartirsi soldi, i cani, pentolame etc.. sono una costante dei divorzi, basta chiedere a un magistrato o avvocato…

    La condizione di partenza è spessissimo questa e un divorziato che si risposa spesso cela il disinteresse verso la prima famiglia e verso i figli della prima moglie (penso ai miei cugini, il cui padre si è risposato e nemmeno li saluta più o ai diversi amici e conoscenti che hanno arricchito gli psicologi a causa di traumi ricevuti per una casistica infinita di violenze psicologiche).

    Forse a Belluno pensano che si tratti di devoti cattolici che soffrono per il loro status di “divorziati risposati”? e chiede loro perfino scusa?

    Stavo pensando alla Beata Elisabetta Canori Mora, ma chi gliel’ha fatto fare? poteva lasciare suo marito e risposarsi no?…

    Caro Padre, appoggio la sua reazione e sarò con lei anche se dovessero fare il possibile per tapparle la bocca
    Attilio

  7. Caro padre Ariel,
    a me sembra che il vescovo di Belluno voglia fare un po’ il primo della classe nel senso che ha imparato bene la lezione ed ora fa vedere per primo, appunto, che la sa e la mette in pratica.
    Ma chi gliela ha insegnata con un documento ufficiale? Per non parlare delle perle diffuse in via ufficiosa tramite Scalfari. E non mi si dica che il giornalista è vecchio e capisce una cosa per l’altra.
    Purtroppo ha capito benissimo cosa pensa l’ Argentino!
    D’accordo, sono decenni che noi popolo cristiano siamo diventati prostitute,ma chi ci ha quasi condotto per mano a frequentare il casino? Affinché noi puttane possiamo redimerci serve un miracolo: che la tenutaria si redima e chiuda il casino. Preghiamo per questo.

    1. @nonversolottopermille

      Ho letto tutti i commenti, e il tuo mi pare il più appropriato. E’ proprio quello che pensavo anch’io.
      Aggiungerei che tutto deriva dal fatto che nessuno, da tempo immemorabile, ha più educato il popolo all'”essere”. Quello, con una certa sistematicità, solo il Giussani l’ha fatto. Ma non è che l’abbia pianificato, gli è uscito così, dalle mani, perché, certo, era un uomo di fede, ma aveva un carisma speciale per tirar fuori dalla gente il meglio di sé.
      Questo pontificato, col suo magistero deviato, fa il contrario. Comunque, poi, ciascuno di noi è dotato di intelletto, e fa le sue scelte, nonostante Bergoglio & associati, come lo sventurato Marangoni.
      Hai ragione, preghiamo, e convertiamoci, magari. E’ la meglio.

  8. Finalmente si parla chiaro ! Ho capito che dobbiamo cercare di rimanere attaccati alla vita Sacramentale altrimenti facciamo il gioco del nemico . Ma proprio tanti preti ma sopratutto vescovi che agiscono da “buon pastori” non ne vedo in giro. Sopratutto vescovi ….perché ? Che prova stiamo vivendo ? E se molliamo anche noi pecore smarrite ed impaurite che responsabilità abbiamo nei confronti del Maestro ?

  9. Credo che questa sia una delle tante “perle” che i nostri Ordinari sessantottini stanno mettendo insieme… chissà che bei “gioielli” ne ricaveranno! C’è un particolare che mi inquieta e mi disturba molto: sembra quasi che chi cerca di vivere cristianamente, alla ricerca della propria santità e quella della Santa Chiesa, deve sentirsi in colpa nei confronti di chi vive nel torbido! Questo particolare mi irrita molto! Grazie padre Ariel per la strenua difesa del Santo Vangelo e della Santa Chiesa e del suo Magistero! Un ricordo nella preghiera.

  10. «[…] chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» [I Cor 11, 27-29]

    Ma chi, stando a San Paolo, mangia il pane o beve il calice in modo indegno? stando a ciò che si legge chi mangia e beve SENZA RICONOSCERE in ciò che mangia e beve il corpo e il sangue del signore, quindi chi mangia e beve senza credere nel mistero dell’Eucarestia. ma certo non il peccatore…

    1. Tutti siamo peccatori e nessuno, in senso assoluto, è degno di ricevere il Signore.
      Però, attraverso il Sacramento della Penitenza, chiediamo perdono dei peccati e proponiamo sinceramente di correggerci.
      Ora come si fa a chiedere perdono e a correggersi se non si ritiene peccato la propria scelta e, perciò, non si fa nulla per cambiare la propria situazione, perché la si ritiene del tutto legittima?

    2. Riconoscere è la traduzione italiana del verbo greco “diakrinô” che non significa tanto “credere nel mistero dell’Eucarestia”, ma si potrebbe tradurre con: preferire qualcosa a qualcos’altro, decidersi per un qualcuno o qualcosa, prendere posizione in una disputa a favore di qualcuno o qualcosa.
      Il senso è dunque: chi non abbandona il male scegliendo di stare dalla parte di Cristo sceglie la propria condanna.

    3. @Paolo

      hai qualche problema di comprensione testuale. Hai citato:

      ” chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore”

      Vedi tu, e vedano anche Pizziolo e Marangoni, al quale hai fatto bene a scrivere, anche se servirà a poco – ciascuno fa le sue scelte, questo è un Paese libero – ma almeno non potrà dire di non essere stato avvisato, in previsione del Giorno del Giudizio, che viene per ciascuno di noi.
      Vedi tu, se in quella sede, dove tutto quello che è già chiaro sarà chiaro anche a coloro che preferivano dare una loro interpretazione dei fatti, gradisci essere accomunato alla loro sorte?

  11. A me pare che la Chiesa, considerata la ragionevolezza di tutti i discorsi fatti sopra, sia proprio sotto un bell’attacco, da dentro e da fuori.
    Esistono tante realtà nel mondo che hanno le proprie regole ed i propri principi e nessuno si sognerebbe mai di contraddirle per rivendicare diritti ad entrare a farne parte senza doverle osservare o, al massimo, si pagano le conseguenze per non averle osservate.
    Mi vengono in mente le università col test d’accesso: se non lo superi non vieni ammesso. Inutile rivendicare il diritto di andare a farne parte. Le norme degli stati sulla cittadinanza: inutile rivendicarla per far parte di quello stato se non detieni i requisiti, ecc.
    Ovunque ci si deve attenere a ciò che è stabilito nei principi della realtà alla quale si ambisce.
    La Chiesa si fonda su dei principi irrinunciabili, fondati da Cristo stesso e dal suo Spirito nei secoli. Sono quelli, chi rivendica il diritto a farne pienamente parte li deve accettare, altrimenti faccia la sua vita.
    Che oggi si rivendichi il diritto di far parte della Chiesa, però alle proprie regole, lo vedo come un attacco atto a destabilizzarla e stigmatizzarla.

  12. Per quanto riguarda i divorziati per esempio, per rimanere nel tema dell’articolo, davanti allo Stato non possono rivendicare il diritto di esimersi dal pagamento degli alimenti se il giudice lo stabilisce secondo le norme vigenti. Se lo fanno incorrono nella debita sanzione e questo già lo sanno.
    Si atterranno quindi a quanto stabilito o ne subiranno le conseguenze.

    Non voglio con questo assimilare la Chiesa allo Stato, ma solo rendere l’idea che se non si intendono osservare i principi informatori alla base dell’entità con cui vogliamo interagire, si devono anche accettare le conseguenze che ne derivano.

    Mi pare che si veda la Chiesa come un grande contenitore, in cui poter mettere di tutto, secondo le proprie regole e le proprie idee. Ma se la Chiesa predica il principio dell’indissolubilità del matrimonio come sacramento, fondandosi su Cristo e sul suo Spirito, se sciolgo questo vincolo sacramentale debbo sapere che ci sono delle conseguenze. Non sono in titolo per rivendicare diritti, perché non sono io che stabilisco i principi come pare a me.
    Questo credo valga per tutto: matrimonio dei preti, donne sacerdote, ecc…

  13. Sto pensando, dopo che il Padre Ariel ha scritto, e noi abbiamo commentato, quindi ci siamo detti (quasi) tutto, che però c’è un’ultima cosa da dire sulla questione.

    Dunque, un prete che è caduto nell’omosessualità e nella pedofilia, come nel caso dell’outing fatto a suo tempo dal famoso don Lorenzo Milani, vedi qui:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2019/11/07/comunicato-stampa-don-lorenzo-milani-ecco-perche-viene-accostato-a-bibbiano/

    andrebbe rimosso da ogni incarico e messo in condizioni di non nuocere. Anzi, non avrebbe dovuto nemmeno esser fatto prete.

    Ora, il caso del Vescovo di Belluno S.E. Marangoni, è più o meno grave di quello di don Milani? Più grave, direi, perché un Vescovo ha la responsabilità di una intera Diocesi, che è molto più di una sola parrocchia, che viene deviata tramite un magistero corrotto. Quindi si dovrebbe revocargli immediatamente ogni incarico, come sopra.
    Verrà fatto?
    Probabilmente no, vista l’aria che tira. Ma il Giorno del Giudizio incombe, e tutti i responsabili di questa situazione, che ora paiono inamovibili, non li vedo messi molto bene, in quella sede.

  14. Mio Signore e Re donaci un mucchio di sacerdoti con le palle come padre Ariel. Siamo con lui, quindi lavoriamo per il tuo Regno!

  15. La profonda IGNORANZA con la quale Padre Ariel scrive questo post mi sorprende. Si definisce “dotto” e non riesce a capire che quella lettera (oltre che dovuta) ha a che fare con il discernimento delle “situazioni particolari” che sono ammesse dalla Chiesa Cattolica.
    Le ricordo che ESISTONO situazioni nelle quali i separati POSSONO accedere ai Sacramenti; lei sta meramente cercando spazio per far crescere la sua fama ed e’ allo STESSO livello del Sig. Minutella.
    Chiudo dicendo che lei il coraggio di umiliarsi davanti a tutti come ha fatto quel Santo Vescovo non lo potra’ mai avere; si chiama imitare Cristo…ha presente?
    Vorrei tanto chiudere questo post con parole al suo livello, ma lei, mi creda, non merita nemmeno le parolacce.
    Padre Roberto

    1. Padre Roberto,

      prendo atto che tu, oltre a non avere studiato teologia, non conosci neppure il Catechismo della Chiesa Cattolica.
      Non giocare sulle parole e con le parole fumose, almeno con me, ma piuttosto rispondi a due domande, anziché tirare in ballo termini “magici” svuotati di senso e usati a sproposito.

      Questa la domanda:

      La esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, ha in qualche modo, direttamente o indirettamente, abrogato le discipline ecclesiastiche contenute nella Familiaris Consortio del Santo Pontefice Giovanni Paolo II?

      E’ stata riformata, con una lettera apostolica o un motu proprio, la disciplina dei Sacramenti, in particolare quella legata alla Santissima Eucaristia?

      Queste sono le domande alle quali devi rispondere, mentre ti invito a vergognarti per avere ridotto la dottrina cattolica e la disciplina dei Sacramenti a una esplosione – oserei dire d’isteria mestruale – basata sulla pura, irragionevole e irrazionale umoralità, oltre che sul sentimento soggettivo.

      La fede è altra cosa, la teologia è altra cosa, mi dolgo profondamente se non te l’hanno mai insegnato.

      P.S.
      Per quanto riguarda il presbitero scomunicato Alessandro Minutella, ti ricordo che di recente, i Padri de L’Isola di Patmos, hanno sollecitato il suo vescovo a voler procedere con gli ulteriori provvedimenti canonici. E l’ultimo provvedimento canonico sarebbe la dimissione dallo stato clericale, per evitare il perpetrarsi dello scandalo che egli sta dando ai Christi fideles.
      Dunque, il paragone che fai, è a dir poco assurdo.

      https://isoladipatmos.com/il-presbitero-scomunicato-alessandro-minutella-sta-avvelenando-le-membra-piu-semplici-e-quindi-vulnerabili-del-popolo-di-dio-i-padri-de-lisola-di-patmos-chiedono-allarcivescovo-di-palermo-di-vole/

    2. Hai letto con attenzione la lettera di “Renato vescovo”?
      Ti sei accorto che, oltre ai separati si rivolge anche agli adulteri conviventi more uxorio ed ai conviventi non sposati?
      Lo sapevi che i separati sono cosa ben diversa dagli adulteri conviventi more uxorio e dai conviventi non sposati?

    1. [Ah, l’ennesimo messaggio insultante-aggressivo dall’inconfondibile stile settarista-neokiko …]

      Non ho ricevuto alcuna letterina, per adesso ho ricevuto invece numerosi messaggi privati di vescovi italiani che mi hanno mostrato apprezzamento per lo stile severo nella forma ma inattaccabile e impeccabile nella sostanza.
      Credo che lei abbia un’idea a dir poco surreale e falsata di quello che nella realtà è il mondo ecclesiale ed ecclesiastico.

      Per quanto riguarda il presbitero scomunicato Alessandro Minutella, il richiamo e il paragone è fuorviante e soprattutto fuori luogo. Di recente, i Padri de L’Isola di Patmos, hanno sollecitato il suo vescovo a voler procedere con gli ulteriori provvedimenti canonici. E l’ultimo provvedimento canonico sarebbe la dimissione dallo stato clericale, per evitare il perpetrarsi dello scandalo che sta dando ai Christi fideles.
      Dunque, il paragone o parallelo che tenta di fare, è a dir poco assurdo.

      https://isoladipatmos.com/il-presbitero-scomunicato-alessandro-minutella-sta-avvelenando-le-membra-piu-semplici-e-quindi-vulnerabili-del-popolo-di-dio-i-padri-de-lisola-di-patmos-chiedono-allarcivescovo-di-palermo-di-vole/

  16. Ma siamo davvero sicuri che “Padre Roberto” sia davvero un Padre?
    Normalmente in internet, se si digita il nome di un sacerdote, qualcosa appare sempre.
    In questo caso non appare nulla di nulla digitando “don Roberto Bellario”, quale sembra essere il cognome dello scrivente.
    Non vorrei fosse l’ennesima presa in giro di qualcuno che si spaccia per sacerdote.
    Non mi sembra nemmeno il modo di scrivere di un prete o frate che sia…
    A scanso di equivoci, una bella verifica la farei.

    Comunque, al di là di tutto, personalmente sono in disaccordo con quanto scrive, soprattutto quando paragona Padre Ariel a don Minutella.
    Se fosse davvero un prete poi, uno che si rivolge in quei toni ad un suo simile consacrato, non lo ascolterei nemmeno in una singola omelia.

  17. Mi pare inoltre troppo subitaneo l’intervento sconclusionato di “Vox populi”, solo a 9 minuti di distanza dal sedicente Padre Roberto.
    In così poco tempo avrebbe letto il commento del “Padre” e si sarebbe accinto a rincarare la dose, sempre su don Minutella?
    Sta attaccato al sito tutto il giorno per non perdersene una?
    Ma per favore…
    Se cominciano anche a mistificare l’identità spacciandosi per sacerdoti o religiosi, si arriva proprio a toccare il fondo.

    Se poi mi sbagliassi, e Roberto Bellario fosse davvero un prete, chiedo scusa fin da ora.
    Ma ne dovrei avere la certezza.

  18. Al Vescovo di Belluno e al suo folto e pessimo gruppo di accoliti,

    quella madre che a Roma ha denunciato alla pubblica autorità il figlio assassino non ha forse usato carità nei confronti del ragazzo? Meglio chiuso in prigione a meditare, si spera, sui suoi crimini, o libero a commetterne altri?
    Chi ha orecchie da intendere…purtroppo vi hanno tagliato orecchie, cervello, ma soprattutto la comprensione del cuore.
    Ma non era meglio entrare nel Regno dei Cieli con un occhio solo, amputati di ciò che ci impedisce di camminare speditamente verso la santità?

    Cordialmente.

    1. … scusi, ma l’enorme pantegana che ho incontrato l’ultima volta dentro la mia fogna, era lei, o qualcuno che le somigliava parecchio?

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