L’Autore del delirante «Codice Ratzinger» è un evidente emissario del più piccolo e deviato esoterismo massonico di matrice anti-cattolica

L’AUTORE DEL DELIRANTE «CODICE RATZINGER» È UN EVIDENTE EMISSARIO DEL PIÙ PICCOLO E DEVIATO ESOTERISMO MASSONICO DI MATRICE ANTI-CATTOLICA

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Questo personaggio in cerca d’autore è totalmente estraneo al mondo e alla cultura cattolica. A noi studiosi in cammino verso la vecchiaia non è richiesto alcun particolare sforzo per cogliere tra le sue righe, oltre alla crassa ignoranza in materia di dottrina, di fede e soprattutto di storia della Chiesa e di diritto ecclesiastico, un serpeggiante elemento esoterico che non riesce proprio a celare.

— Attualità ecclesiale —

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il pamphlet di Andrea Cionci

Chi da anni mi legge e conosce i miei articoli e libri può imputarmi molte cose, a partire dal mio scrivere ed esprimermi in modo spesso duro, senza ricorso a perifrasi e vaghi sottintesi. Per essere incisivo uso talora come espressioni idiomatiche anche frasari coloriti, specie su temi molto delicati. È quindi con estrema chiarezza che affermo pubblicamente che il giornalista Andrea Cionci, autore del Codice Ratzinger, un pamphlet delirante e oltraggioso nei riguardi del Sommo Pontefice Francesco, è un emissario del peggiore esoterismo massonico di matrice anti-cattolica.

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Di questo soggetto non conosco niente, non mi interessa sapere dove e come è vissuto, da dove provenga, quale sia la sua vita pubblica e privata, come e dove si sia formato … né mai mi sognerei di indagare su di lui, come invece ha tentato di fare lui su di me, ignaro di imbattersi in numerose persone che prontamente mi hanno avvisato: «Un certo Andrea Cionci sta battendo in lungo e in largo per chiedere informazioni molto sensibili su di te». Dunque non so chi sia, non m’interessa saperlo né voglio saperlo. Qualcuno mi ha detto che le notizie su di lui in Rete sono molto scarse, un esperto ingegnere informatico mi ha spiegato che forse, su internet, potrebbe essere stata fatta una gran pulizia sui suoi dati, come se fosse nato d’improvviso al momento in cui incomincia a scrivere assurdità sull’atto di rinuncia di Benedetto XVI da lui ritenuto invalido e l’elezione di conseguenza illecita e invalida del «falso papa usurpatore Bergoglio».

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Uno dei suoi limiti è di non misurare bene i propri avversari, dato che il sottoscritto, oltre a essere un prete tosco-romano che all’occorrenza condisce il discorso con una parola colorita, è parecchio di più: un uomo molto adulto con un complesso vissuto che lo ha portato, tra le varie cose, ad avere tante conoscenze e amicizie. Ho conosciuto e conosco tutt’oggi alti funzionari di Stato che spesso si sono rivolti a me per chiedere consiglio, o per usarmi come interlocutore con le Autorità Ecclesiastiche, al fine di evitare che certi chierici propensi a mettersi nei guai finissero sbattuti sulle prime pagine dei giornali per questioni di carattere morale che non costituiscono per la Legge della Repubblica Italiana alcun reato, ma che per un giovane monsignore della Curia Romana pizzicato in certi ambienti possono invece rappresentare molto, sia per l’etica cattolica che per il Diritto interno della Chiesa.

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A questo principiante con il complesso del genio che pensa di portare alla luce e sciogliere i complotti più complessi e occulti, temo non sia molto chiaro che mi sono potuto permettere di dare pubblicamente del delinquente a un potente cardinale della Curia Romana, caduto poi in disgrazia, ma otto mesi dopo, non quando accusai lui è i suoi scagnozzi di essere peggio di quelli della Banda della Magliana, perché in quei giorni era un intoccabile all’apice del potere [cfr. video: QUI, dal minuto 37:30]. E nessuno, a partire dal Vescovo alla cui giurisdizione appartengo, emise neppure mezzo sospiro. Ora, delle due l’una: o l’Autore di questo pamphlet è solo un dilettante allo sbaraglio che deve crescere e maturare, oppure è gravato di limiti talmente insormontabili che lo rendono incapace di comprendere che a qualsiasi prete che avesse osato dare del delinquente a un potente cardinale della Curia Romana, per tutta risposta l’Autorità Ecclesiastica avrebbe tolto la pelle di dosso mandandolo di corsa a pascolare le pecore, ma quelle delle greggi sarde delle terre più sperdute della Barbagia, non le pecore del Santo Gregge del Signore.

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Per accusare e condannare un imputato occorrono prove, in assenza delle quali tutti siamo innocenti sino a prova contraria. Questo non vuol dire che per condannare un omicida sia necessario trovarlo con la pistola fumante in mano e il cadavere sanguinante del morto disteso per terra. O vi risulta forse che la maggior parte degli uomini finiti in galera per stupro siano stati colti in flagranza di reato dalla Polizia di Stato mentre erano intenti a violentare una donna? Chiunque abbia praticato il diritto penale o lo conosca un po’ a livello di cultura generale, sa che cosa sia il “processo indiziario”. Ciò significa che quando non esiste una prova diretta attraverso la quale prende corpo l’elemento sostanziale rilevante, si può giungere alla elaborazione della prova attraverso indizi che non siano tra di loro discordanti e che nel loro insieme finiscono col provare il fatto.

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Questo personaggio in cerca d’autore è totalmente estraneo al mondo e alla cultura cattolica. A noi studiosi in cammino verso la vecchiaia non è richiesto alcun particolare sforzo per cogliere tra le sue righe, oltre alla crassa ignoranza in materia di dottrina, di fede e soprattutto di storia della Chiesa e di diritto ecclesiastico, un serpeggiante elemento esoterico che non riesce proprio a celare. O non fu forse messo prontamente alla porta quando in passato, prima di cimentarsi sui fanta-complotti della «invalida rinuncia di Benedetto XVI» e del «Bergoglio antipapa», tentò di proporre a studiosi molto esperti e seri un lavoro sulla Sacra Sindone che olezzava di esoterismi? Insomma, siamo di fronte a un soggetto decisamente estraneo al mondo e alla cultura cattolica, che in modo a dir poco maldestro ha deciso di vestire i panni del tradizionalista, che lo rendono bizzarro quanto lo sarei io se decidessi di togliermi di dosso la veste talare da prete e indossare da un giorno all’altro una minigonna. Va bene che sono amico della trans Vladi Guadagno, in arte Luxuria, ma vedendomi in tale stato, credo che la prima a rimanere contrariata sarebbe proprio lei.

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Poc’anzi ho fatto cenno a vari ambienti istituzionali coi quali mi sono ritrovato in stretto contatto. Le mie relazioni, da sempre molteplici e variegate, sono quelle di un uomo che ha contatti con tutti, anche con ciò che è molto lontano dal Cattolicesimo, sempre mantenendo la mia identità di prete e teologo fedele sino alla morte al deposito della fede e alla Santa Chiesa di Cristo. Posta questa premessa posso avere ― ed ho ― relazioni di sincera amicizia con un anarchico sessuomane come Giuseppe Cruciani, con un puro comunista come Vauro Senesi, che stimo sia per la sua coerenza che per la sua sensibilità umana. Mi sono più volte confrontato con Alessandro Cecchi Paone, che non fa mistero della sua omosessualità né del fatto che appartiene ai più alti gradi della Massoneria e che della vita umana ha una percezione totalmente diversa dalla mia, ma col quale è sempre stato un grande piacere parlare. Ho scritto la prefazione al libro di Francesco Mangiacapra, un ex gigolò, oggi mio caro amico, grazie al quale fu portato allo scoperto un giro di preti che si avvalevano dei servizi sessuali dei marchettari [cfr. QUI]. Tra gli opinionisti italiani, quello che più stimo è Daniele Capezzone, ex bimbo prodigio di Marco Pannella, modello di autentico liberalismo, uomo lucido e non condizionato da ideologie, a partire dal liberalismo stesso. Eppure, su temi come aborto ed eutanasia non la pensiamo certo allo stesso modo, ma questo nulla toglie alla mia stima nei suoi riguardi.

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Ho fatto queste premesse per giungere al dunque: temo che solo un ragazzino alle prime armi possa pensare che non abbia avuto o che non abbia rapporti con persone che appartengono ai più alti gradi della Massoneria e che dirigono le più antiche Logge. Tutte persone che godono della mia stima, molti di loro sono studiosi di altissimo livello, altri professionisti di fama internazionale ai quali è chiaro da sempre ciò che penso della Massoneria come cattolico e prete, vale a dire che aderirvi ed essere iscritti alle logge massoniche è incompatibile con l’essere cattolici. Ferma restando la mia stima verso molte di queste singole persone, che a loro volta mi stimano e mi vogliono bene.

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E proprio gli amici appartenenti ai più alti gradi della Massoneria mi hanno chiesto se per caso non mi fossi accorto che questo ragazzino in cerca di visibilità manifestava il tipico modo di pensare degli appartenenti alle correnti esoteriche di quella pseudo-massoneria che loro massoni seri non riconoscono come tale e che da sempre giudicano ridicole devianze da piccoli e patetici aspiranti illuminati.

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Presto spiegato il motivo: questo personaggio, che non possiamo definire un pericoloso lupo, al massimo un fastidioso chihuahua col complesso del pitt-bull, dopo essersi mascherato da improbabile cattolico e da cattolico tradizionalista più improbabile ancora, ha incominciato a lanciare degli attacchi al Papato di una tale violenza che neppure i più feroci massoni anticlericali dell’Ottocento erano giunti a sferrare. Anche perché erano uomini abili, capaci e intelligenti, per questo consideravano il Beato Pontefice Pio IX un uomo molto dotato, nonché avversario temibile e non facile da colpire.

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Ciò che l’Autore di Codice Ratzinger diffonde sono un ammasso di teorie costruite neppure su evidenti mancanze di prove, ma proprio sulla totale assenza degli indizi più vaghi. Tutto è retto su assurde e presunte prove cervellotiche basate sul niente e congegnate attraverso la manipolazione e l’alterazione dei documenti della Chiesa, delle parole, dei fatti e persino dei silenzi e delle non-risposte date, sino a creare delle assurde non-verità interamente sorrette su elementi illogici, irrazionali e surreali.

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Perché Alessandro Sallustri, giornalista di lungo corso ed esperto direttore di testate giornalistiche, lascia che questo soggetto scriva da alcuni anni simili incongruenze sul blog del quotidiano Libero? Proviamo a spiegarlo alle anime candide che prendono per vere le affermazioni dei politici e dei conduttori dei talk-show Mediaset e Rai che parlando della Russia di Vladimir Putin affermano: «Noi siamo un Paese libero con una stampa libera!». E qui bisogna tributare onori alla Signora Ilona Staller, in arte Cicciolina, che invece non si sognerebbe mai di annunciare «Sono una vergine illibata!», perché è donna coerente e veritiera. Dunque, il quotidiano Libero appartiene alla corrente delle varie Destre che nel Sommo Pontefice Francesco ― vero o sbagliato che sia ― vedono una figura a loro parere sbilanciata verso le Sinistre. E certe cose ― vere o false che siano ― vanno sempre fatte pagare, a volte persino col concorso e l’istigazione di certi avvelenati uomini di Chiesa che celati dietro le quinte soffiano sul fuoco. Adesso si provi a immaginare che cosa sarebbe accaduto se l’Autore del Codice Ratzinger avesse osato abbozzare un vago sospiro complottardo sul Senatore Matteo Salvini o la Onorevole Giorgia Meloni. Nello spazio di poche ore lo avrebbero rimbalzato fuori dal marchio di quel quotidiano. La stessa cosa sarebbe accaduta con qualsiasi giornalista de La Repubblica se avesse fatto altrettanto con figure beneamate dalla Sinistra radical chic. Basti ricordare il recente caso del Senatore Tommaso Cerno, altra mente libera e brillante, escluso da tutti i pubblici dibattiti televisivi per la sua avversione al disegno di legge sulla omotransfobia dell’Onorevole Alessandro Zan, che se fosse passato per com’era stato scritto avrebbe perseguito il reato di opinione [sul tema rimando al libro scritto dal teologo cappuccino Ivano Liguori e da me: QUI]. E con ciò è chiarito come mai questo soggetto può scrivere cose assurde su quel giornale, in questo momento storico e sotto la direzione di quel direttore. Semplicemente perché qualcuno ha ritenute le sue paccottiglie politicamente utili per colpire e seminare confusione, a prescindere che non siano vere. O pensate che a certa gente interessi qualche cosa della verità? A volte certi manipolatori poco intelligenti inventano quello o quell’altro codice senza nemmeno rendersi conto che sono loro a essere manipolati e usati come “utili idioti” da persone più intelligenti che sono parte dei grandi ingranaggi dei poteri più o meno occulti.

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L’Autorità Ecclesiastica per un verso, i media cattolici per altro verso, sono saggi e prudenti nel dire che a questo soggetto non va data alcuna visibilità e che non si può rispondere a chi costruisce teorie illogico-irrazionali su elementi assurdi e surreali. Però, a un certo punto, quando gli indizi concordano e finiscono per formare la prova, è doveroso affermare quello che l’Autorità Ecclesiastica non può dire ma che posso dire io: questo soggetto appartiene a quei filoni esoterici della pseudo-massoneria deviata e da alcuni anni, mascherato da improbabile cattolico e da tradizionalista cattolico ancor più improbabile, tenta di colpire in modo oltraggioso, incessante e metodico quel Papato che sorregge l’intero impianto della Chiesa Cattolica.

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Un eminente storico del Risorgimento Italiano mi disse che gli anticlericali più furibondi vissuti a cavallo tra Ottocento e Novecento non toccarono mai dei livelli così bassi. Non solo perché erano persone dotate di intelligenza e capacità, ma perché del Papato che combattevano e volevano abbattere riconoscevano tutta l’autorità, l’autorevolezza e anche la grandezza storica. Non diffondevano certo pamphlet nei quali sostenevano di avere dimostrato con prove inconfutabili che Pio IX era un falso pontefice eletto in un conclave invalido.

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Dinanzi a tutto questo abbiamo una sola consolazione, che non è di per sé poca cosa: siamo dinanzi a un maldestro principiante dotato di scarsa intelligenza. E questo non lo affermo io, me lo ha detto un Venerabile Maestro del Grande Oriente d’Italia, uomo settantenne e personalità dalla cultura enciclopedica, che da un ventennio mi considera un amico sincero e leale e che proprio per questo sa da sempre che cosa penso della Massoneria. Ma i miei rapporti pubblici e privati con le singole persone sono altra cosa, non a caso sono un prete, che come tale ha il dovere di accogliere tutti e di ascoltare tutti, dicendo sempre ciò che per me, la mia fede e la morale cattolica è giusto o sbagliato, dando esempio di un vissuto che sia sempre in totale aderenza, sia pubblica che privata, con le verità annunciate e insegnate dalla Chiesa.

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Auguro felice crescita ad Andrea Cionci, mentre seguita ad accontentarsi di pescare nel complottardo mare ByoBlu degli internauti affetti da analfabetismo funzionale e analfabetismo digitale, pronti a credere all’esistenza degli elefanti rosa che volano con le ali, perché oltre a questo pubblico non può andare, gli mancano maturità, intelligenza e talento. Pertanto si accontenti di fare affari con un fuoriuscito di casa come il povero prete scomunicato e dimesso dallo stato clericale Alessandro Minutella.

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A dirgli tutto questo con amorevolezza è un uomo che se chiama al telefono certi cardinali gli rispondono dopo il terzo squillo e che, per questo e altro ancora, come funziona la Chiesa e il Papato pensa di saperlo molto meglio di lui.  Ossia quanto basta a fargli una paterna carezza amorosa sulla testa, prenderlo per mano, portarlo a mangiare un cono-gelato e augurargli, tra una leccata e l’altra, di poter diventare un giorno grande per potersi occupare di cose da grandi. In caso contrario passerà la vita a leccarsi le ferite sanguinanti per le frustate ricevute, senza mai riuscire a capire che un adolescente di primo pelo non spara con la pistola a pallini di gomma a un soldato addestrato che imbraccia un kalashnikov, non molla una sberla a Mike Tyson, né si precipita con una bicicletta mountain bike lungo i binari contro il treno ad alta velocità, urlando di avere scoperto il Codice Ratzinger e di poterla sparare, per questo, più grossa di tutti.

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dall’Isola di Patmos, 26 ottobre 2022

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Quando il prete vuole promuovere i diritti del laicismo, i vescovi hanno il dovere di pretendere un prete che promuova la Chiesa

QUANDO IL PRETE VUOLE PROMUOVERE I DIRITTI DEL LAICISMO, I VESCOVI HANNO IL DOVERE DI PRETENDERE UN PRETE CHE PROMUOVA LA CHIESA

Per certi preti oggi vivere nella Chiesa è un po’ come percepire il reddito di cittadinanza, permette di vivere avendo uno stipendio senza dare assolutamente nulla. Togliere la congrua a questi soggetti sarebbe la prima azione necessaria, insieme all’interdetto a ricoprire incarichi ecclesiali rappresentativi in nome di una Chiesa con cui non si sentono in comunione.

— Attualità ecclesiale —

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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La versione audio sarà disponibile lunedì

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un libro molto consigliato in lettura (cliccare sull’immagine per aprire la presentazione)

Dopo la celebrazione della Santa Messa sul materassino [vedi qui, qui, qui, qui] e quella in tenuta ciclistica [vedi qui, qui, qui, qui] la kermesse del clericalmente corretto ha aggiunto un nuovo tassello verso il completamento del grande mosaico della Chiesa in uscita, povera per i poveri, in cui l’unica vera povertà da tutti percepita è quella in materia dottrinale che finisce per condizionare la prassi pastorale.

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Così nella bella Liguria, al confine con le Cinque Terre, in quel di Bonassola il presbitero Giulio Mignani della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato si è meritato l’onorificenza di ambasciatore per i diritti del laicismo, tanto da avere come attendente niente meno che l’agguerrito Marco Cappato [vedi qui, qui, qui, qui]. Devo dire che ci siamo persi, per la “gioia” del prete e del promotore dell’eutanasia, una sicura performance del nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, prontamente invitato a dibattere con loro al programma Dritto e Rovescio in onda giovedì 13 ottobre su Rete 4. Il nostro confratello non intendeva però mancare al funerale di uno dei suoi grandi maestri, il gesuita Peter Gumpel, insigne teologo e storico del dogma [vedere qui], celebrato a Roma venerdì mattina alle 10 presso la cappella della curia generalizia della Compagnia di Gesù. Questo gli ha reso impossibile recarsi negli studi di Cologno Monzese. Se sia stato un bene o un male non è dato sapere, forse avremmo assistito a chissà quali fuochi di artificio.

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Sia ben chiaro, tutto questo bailamme non è il risultato di un colpo di testa estivo ma è il ragionato e meticoloso lavoro di svariati anni di ministero parrocchiale in cui questo prete pro-eutanasia si è presentato come l’esponente di un pensiero teologico filo-germanico che lo delinea come prete di rottura, come del resto ha fatto, sta facendo e ancora farà in Sardegna il presbitero Ettore Cannavera [vedi qui].  

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Da Crotone a Mazara del Vallo passando per Bonassola, isole comprese ecco realizzata la nuova via sacra in cui i novelli presbiteri inclusivi, resilienti e paladini dell’amore sfoggiano con orgoglio i paramenti iridati fino a calcare il recinto del Tempio dei Diritti in cui possono offrire le primizie del loro zelo e ribadire che l’unico vero dogma esistente è la Resistenza.

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Sì, resistenza e vigilanza, come ci pare stia già facendo la Conferenza Episcopale Italiana dopo le ultime elezioni politiche [vedi qui, qui]. Davanti a una Chiesa ritenuta omofoba e allergica alle politiche civili sull’aborto e sul fine vita, c’è bisogno di resistere: resistere davanti alla Verità, resistere davanti al buon senso, resistere davanti all’ovvio, resistere anche davanti all’innocenza incolpevole che si incarna nelle fattezze di un feto, di un disabile o di un malato terminale, resistere soprattutto davanti a Gesù Cristo che non informa più la vita di numerosi presbiteri, i quali strizzano l’occhio alla militanza civile. Un tempo andavano di moda i preti operai, oggi quelli attivisti e resistenti!

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Come risaputo la resistenza migliore è quella che si consuma ad intra, tra quinte colonne che operano all’interno delle Curie arcivescovili, nei saloni parrocchiali, dove i sacerdoti possono fare liberamente il loro coming out di pensiero e manifestare le vere intenzioni che si uniscono ai rispettabilissimi ragionamenti a-teologici e a-cattolici che vengono fatti passare come l’architettura su cui si costruisce una spiritualità alternativa (non “indietrista” direbbe qualcuno), come si affretta a chiarire il prete pro-eutanasia all’intervistatore delle Iene [vedi video qui dal minuto 4,30].

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Se è vero che la bocca parla della pienezza del cuore [Mt 12,34], la bocca di questo prete e di tanti altri come lui ha abbondantemente parlato in questi ultimi anni mettendosi consapevolmente e orgogliosamente al di fuori dell’insegnamento della Chiesa. Ma stavolta, nell’ingranaggio ben oliato della lotta per i diritti civili, qualcosa è andato storto, un vescovo ha voluto dire la sua e si è messo di traverso come inciampo evangelico affinché fosse a tutti noto che la militanza di quel suo presbitero non solo era ed è sbagliata, ma bisognava farla giungere al capolinea.

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Sono assolutamente convinto che la notizia del provvedimento canonico della sospensione a divinis sia giunta senza troppe sorprese: sicuramente non per il prete che aveva già da tempo fatto un pensierino di abbandonare la Chiesa [vedi qui] ma anche per la diocesi spezzina assuefatta dalle dichiarazioni diuturne del prete dei diritti. Da parte sua il vescovo S.E. Mons. Luigi Ernesto Palletti si è comportato da gran signore, non ha fatto nulla di più di quanto un autentico successore degli apostoli dovrebbe fare, cosa che oggi lo definisce come una mosca bianca nel panorama episcopale italiano. Non solo si è dimostrato veramente un padre paziente davanti ai capricci di questo figlio prodigo ― prete di rottura che ha rotto abbastanza le altrui ortodosse gonadi presbiterali ― ma anche ha saputo promuovere percorsi di recupero e di riconciliazione con questo suo prete più intento a difendere i diritti civili che ad amare la Chiesa di Cristo di cui è stato costituito ministro.

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Voglio ricordare a tutti i nostri Lettori che ogni candidato al sacerdozio, prima dell’ordinazione diaconale e prima di quella sacerdotale pronuncia un giuramento molto chiaro e vincolante, che poi ribadisce nel momento in cui assume incarichi ufficiali all’interno della Chiesa. Qui di seguito riporto i testi a cui è necessario fare riferimento:

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Io N.N. credo e professo con ferma fede tutte e singole le verità che sono contenute nel simbolo della fede, e cioè: Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen. Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelato. Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo. Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio episcopale propongono quando esercitano il loro Magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo.

Io N.N. nell’assumere l’ufficio di […] prometto di conservare sempre la comunione con la Chiesa cattolica, sia nelle mie parole che nel mio modo di agire. Adempirò con grande diligenza e fedeltà i doveri ai quali sono tenuto verso la Chiesa, sia universale che particolare, nella quale, secondo le norme del diritto, sono stato chiamato a esercitare il mio servizio. Nell’esercitare l’ufficio, che mi è stato affidato a nome della Chiesa, conserverò integro e trasmetterò e illustrerò fedelmente il deposito della fede, respingendo quindi qualsiasi dottrina ad esso contraria. Seguirò e sosterrò la disciplina comune a tutta la Chiesa e curerò l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche, in particolare di quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico. Osserverò con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come autentici dottori e maestri della fede o stabiliscono come capi della Chiesa, e presterò fedelmente aiuto ai Vescovi diocesani, perché l’azione apostolica, da esercitare in nome e per mandato della Chiesa, sia com­piuta in comunione con la Chiesa stessa.

Così Dio mi aiuti e questi santi Vangeli che tocco con le mie mani.

Sosterrò la disciplina comune a tutta la Chiesa e promuoverò l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche, in particolare di quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico. Osserverò con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori dichiarano come autentici dottori e maestri della fede o stabiliscono come capi della Chiesa, e in unione con i Vescovi diocesani, fatti salvi l’indole e il fine del mio Istituto, presterò volentieri la mia opera perché l’azione apostolica, da esercitare in nome e per mandato della Chiesa, sia compiuta in comunione con la Chiesa stessa.

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Il presbitero spezzino Giulio Mignani ha sicuramente pronunciato davanti al suo vescovo e agli officiali di Curia questo giuramento impegnativo, sebbene sostenesse di fatto tutto il contrario. Sarebbe quindi ora di giungere a una resa dei conti, non in seno alla battaglia per la difesa dei diritti civili, ma nel cuore e nella vita di questo fratello sacerdote. Mi spiego meglio: in Italia nessuno proibisce a nessuno di svolgere la carriera di attivista in qualsiasi campo (purché si rispetti la legalità), per questo motivo Giulio Mignani farebbe bene in avvenire a discernere quello che intende fare. Lui ha il pieno diritto di esercitare la parresia e dire al suo vescovo che rinuncia al suo sacerdozio per perseguire la nobile causa di attivista pro-aborto, pro-eutanasia, pro-unioni arcobaleno, lasciando così che a parlare sia la sua singola e rispettabile persona, non però quella della Chiesa che come sacerdote egli rappresenta e di cui si vuole fare portavoce.

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Ribadisco: questo è nel suo pieno diritto, così come è nel pieno diritto della Chiesa, dei vescovi e dei fedeli avere dei sacerdoti che sappiano annunziare Cristo, testimoniare il Vangelo della vita e difendere il deposito delle fede dai lupi rapaci che insinuano l’errore, anche se deboli e peccatori. Nessuno mai ha preteso dai sacerdoti un certificato di impeccabilità, siamo i primi a sperimentare la contraddizione, ma è doverosa una proporzionata chiarificazione delle proprie intenzioni liberamente assunte davanti alla Chiesa e al popolo santo di Dio al momento della sacra ordinazione.

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Sarò malizioso ma per certi preti oggi vivere nella Chiesa è un po’ come percepire il reddito di cittadinanza, permette di vivere avendo uno stipendio senza dare assolutamente nulla. Togliere la congrua a questi soggetti sarebbe la prima azione necessaria, insieme all’interdetto a ricoprire incarichi ecclesiali rappresentativi in nome di una Chiesa con cui non si sentono in comunione. Dopo di che si aspetta per vedere se le varie associazioni promotrici dei diritti civili, quelle che non lesinano a pubblicizzare e aizzare questo genere di sacerdoti, saprebbero sobbarcarsi il loro completo mantenimento, magari come addetti al volantinaggio nelle scuole in favore della pillola RU486, in qualche gazebo in piazza per dirci quanto è misericordiosa e buona l’eutanasia o forse come barman presso il Muccassassina di Roma. Perché deve essere chiaro che chi predica il Vangelo, dal Vangelo sarà sostenuto nelle sue necessità. Chi invece predica i diritti civili, dai diritti civili dovrà essere ugualmente sostenuto, visto che non è più possibile invocare l’errore o la confusione mentale quando si è arrivato a fare una lucida e pubblica professione di fede da attivista.

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Spero di sbagliarmi ma da oggi a qualche mese potremmo sentire ancora parlare di questo confratello, forse perché ridotto allo stato laicale, per richiesta sua o come conseguenza canonica per il mancato ravvedimento. Davanti a una Chiesa percepita come oscurantista e incapace a riconoscere l’amore vero, egli sarà il nuovo martire dei diritti e dell’inclusione. Portato in trionfo tra i vari salotti televisivi del pensiero democratico egli proclamerà la bellezza di essere sacerdote: sacerdote senza più mediazione con il divino, sacerdote mortificato nel suo essere profeta contro corrente, sacerdote svuotato di quella fortezza dei martiri che sanno affrontare la croce soprattutto quando si sentono inermi.

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Concludo manifestando tutto il mio rammarico per quei fedeli che oggi gridano allo scandalo a causa della sospensione a divinis di Giulio Mignani, perché non si rendono conto che questo confratello non è una loro proprietà da usare, così come è tremendamente ingiusto percepirlo come ariete per forzare la porta della Chiesa. Mi spiace anche per tutti i fratelli omosessuali, per tutte le donne che hanno abortito e per coloro che hanno desiderato mettere fine alla loro vita: hanno perso una buona occasione per incontrare un Cireneo capace di affiancarsi alle loro sofferenze senza giudizio, tanto da venirne sollevati per un tratto di strada, incamminati verso la sola vera liberazione che giunge al mattino della domenica di Pasqua e che ha nel Risorto l’unico e vero protagonista, non un uomo – anche se animato dalle migliori intenzioni – che gioca a tana libera tutti.

Laconi, 15 ottobre 2022

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Domani sarà sepolta per sempre la Compagnia di Gesù. È morto Peter Gumpel, gesuita della vecchia scuola e postulatore della causa di beatificazione di Pio XII

DOMANI SARÀ SEPOLTA PER SEMPRE LA COMPAGNIA DI GESÙ. È MORTO PETER GUMPEL, GESUITA DELLA VECCHIA SCUOLA E POSTULATORE DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI PIO XII

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Padre Peter Gumpel è stato l’ultimo dei mohicani. Quando domani mattina alle ore 10 saranno celebrate le sue esequie funebri con lui sarà sepolta definitivamente, dopo le precedenti morti degli altri anziani, quella che un giorno fu la gloriosa Compagnia di Gesù, ridotta oggi a tutto il più tragico squallore impersonato dalle battute infelici e soprattutto gravemente eterodosse del loro Preposito Generale Arturo Sosa Abascal.

— Attualità ecclesiale —

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Peter Gumpel (1923-2022) teologo gesuita e storico del dogma, fu accademico, perito al Concilio Vaticano II, postulatore generale della Compagnia di Gesù e postulatore della causa di beatificazione di Pio XII

Ieri mattina Andrea Tornielli, caro amico di vecchia data, ha avuto la sensibile bontà di informarmi che era morto da poco il gesuita Peter Kurt Gumpel, teologo e storico del dogma, già perito al Concilio Vaticano II, per mezzo secolo postulatore generale della Compagnia di Gesù assieme al confratello Paolo Molinari (1924-2014), col quale curò la causa di beatificazione di Pio XII. Entrambi furono fidati consiglieri privati del Santo Pontefice Paolo VI nella delicata e turbolenta fase storica del post-concilio.

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Padre Peter, nato ad Hannover il 15 novembre 1923, proveniva da una ricca famiglia dell’antica aristocrazia tedesca, ben presto invisa al regime nazista. Questo il motivo per il quale si trasferirono prima in Francia e successivamente in Olanda, dove il giovanissimo Peter, imparò la lingua e studiò. Essendo un conoscitore di quel Paese e della sua lingua, quando decenni dopo insorse il delicato problema della pubblicazione del Catechismo Olandese (1966), il Sommo Pontefice Paolo VI inviò lui come proprio fiduciario in visita in Olanda.

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Unico maschio erede del casato, più volte mi narrò di quanto adolescente espresse al padre di voler entrare nella Compagnia di Gesù:

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«Eravamo in macchina, mio padre si fermò, mi fece scendere assieme al mio cane bassotto col quale percorsi alcuni chilometri a piedi per rientrare a casa. Quando entrai mio padre mi intimò di non tornare mai più su certe fantasie. Dopodiché aggiunse che mi avrebbe permesso di entrare nella Compagnia di Gesù solamente se glielo avesse detto il Sommo Pontefice in persona».

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Il giovane prese il padre in parola. La famiglia aveva conosciuto e avuto ospite più volte l’Arcivescovo Eugenio Pacelli, all’epoca nunzio apostolico a Berlino, eletto nel 1939 al sacro soglio, al quale non esitò a scrivere. Un mese dopo il padre si vide giungere una lettera autografa del Sommo Pontefice Pio XII che lo pregava di concedere al figlio di entrare nella Compagnia di Gesù.

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Sin da studente strinse col confratello Paolo Molinari una profonda, fraterna e intensa amicizia durata per tutta la vita. Nel corso del periodo di studentato svolto in Inghilterra fu un indefesso tifoso del Padre Paolo che giocava magistralmente a pallone. Alla mia domanda se lui avesse mai giocato, con umorismo tutto quanto teutonico rispose:

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«No, perché è intellettualmente più gratificante e fisicamente meno stancante tifare dagli spalti per quelli che giocano».

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Sì, preferiva starsene seduto a fumare una sigaretta dietro l’altra e godersi il gioco altrui. Fumatore incallito, più volte lo trovai nel suo studio avvolto da una coltre di fumo. Avrebbe anche potuto non firmare i documenti da lui redatti, perché si sarebbe potuto riconoscere l’Autore dall’odore di tabacco che li impregnava. Gli dissi una volta mentre fumavo con lui:

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«Sicuramente il fumo nuoce gravemente alla salute, ma temo che dai gesuiti stia lontano persino il cancro, ben guardandosi dall’avere a che fare con soggetti pericolosi come voi».

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Padre Peter e Padre Paolo sono stati miei maestri e formatori, per anni mi hanno guidato oltre le parole impresse nei documenti del Concilio Vaticano II, spiegandomi passo dietro passo da quali storie e vicende nacquero molti di quei testi. Dopo gli studi specialistici in dogmatica Padre Peter mi avviò allo studio della storia del dogma, in assenza della quale si può correre il rischio di finire immersi in una dogmatica che si regge sulle nuvole. Suggerì al mio vescovo di mandarmi a studiare per un periodo di tempo in Germania, dove ebbi come insegnanti alcuni gesuiti della vecchia guardia. In seguito fui formato alla postulazione delle cause dei Santi, dove mi istruirono principalmente sulle carte del delicato e complesso processo di beatificazione del Venerabile Pontefice Pio XII, al quale dedicai nel 2006 la sezione principale della mia opera Erbe Amare, da cui prese vita in seguito un singolo saggio dedicato alla figura di Eugenio Pacelli: Pio XII e la Shoah.

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Il 2 maggio 2014, quando nella cappella della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù furono celebrate le esequie funebri di Padre Paolo Molinari, compresi che Padre Peter aveva perduto la metà della sua vita e che da lì a seguire si sarebbe preparato a perdere l’altra metà che gli era rimasta.

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Correva l’anno 2013 quando durante un colloquio mi disse che la attuale Compagnia di Gesù non aveva alcuna affinità e somiglianza con quella nella quale era entrato agli inizi della Seconda Guerra Mondiale. Compresi che non si stava riferendo a una trasformazione dovuta a un naturale processo di evoluzione, ma a una radicale deformazione che da tempo aveva intaccato il cuore stesso del carisma dei Compagni di Sant’Ignazio di Loyola.

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Poco dopo l’avviso dell’amico sono giunto presso la Residenza San Pietro Canisio assieme al mio confratello Marcello Stanzione, grande esperto di angelologia con il quale ero stato in viaggio sino al giorno prima. Abbiamo trovato la sua salma composta alla meno peggio, deposta in un angolo all’ingresso della Residenza San Pietro Canisio, senza una croce, senza un lume acceso, senza un fiore. Emblema dello squallore della odierna Compagnia delle Indie. Ho baciato la fronte fredda del mio padre e formatore, ho deposto le mie mani sopra le sue e assieme a Padre Marcello abbiamo recitato il De Profundis e benedetto quel venerato corpo che ha contenuto per quasi 100 anni la sua anima sacerdotale immortale.

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Padre Peter Gumpel è stato l’ultimo dei mohicani. Quando domani mattina alle ore 10 saranno celebrate le sue esequie funebri con lui sarà sepolta definitivamente, dopo le precedenti morti degli altri anziani, quella che un giorno fu la gloriosa Compagnia di Gesù, ridotta oggi a tutto il più tragico squallore impersonato dalle battute infelici e soprattutto gravemente eterodosse del loro Preposito Generale Arturo Sosa Abascal.

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Un bellissimo ricordo di Padre Federico Lombardi, S.J. su L’Osservatore Romano [vedere a pag. 4 de L’Osservatore Romano, QUI].

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dall’Isola di Patmos, 13 ottobre 2022

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Come avevamo anticipato: il Vescovo di Terni che partecipa alla inaugurazione della Loggia Massonica «è stato frainteso». Padre Ariel parteciperà alla inaugurazione del prossimo Festival Erotico. E che nessuno osi fraintenderlo

COME AVEVAMO ANTICIPATO: IL VESCOVO DI TERNI CHE PARTECIPA ALLA INAUGURAZIONE DELLE LOGGIA MASSONICA «È STATO FRAINTESO». PADRE ARIEL  PARTECIPERÀ ALLA INAUGURAZIONE DEL PROSSIMO FESTIVAL EROTICO. E CHE NESSUNO OSI FRAINTENDERLO

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«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio» [Lc 5, 36].

— Attualità ecclesiale —

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Avevo già anticipato nel mio articolo di ieri [vedere QUI], che sarebbe giunto puntuale il comunicato per chiarire che «… il Vescovo è stato frainteso».

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E come anticipato così è accaduto: il Vescovo di Terni filmato mentre regge il nastro durante il taglio per l’inaugurazione della nuova Loggia Massonica è stato proprio frainteso. Non è stato un imprudente in bilico tra l’improvvido e l’idiota, ma è stato frainteso, come recita il comunicato di rito della Diocesi  [vedere QUI].

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Colgo l’occasione per informare il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e il Prefetto della Congregazione per i Vescovi che alla prossima edizione del Festival Erotico potranno vedermi in mezzo a due pornostar maggiorate con le tette al vento intento a reggere il nastro per il taglio inaugurale, esattamente come ha fatto il Vescovo di Terni frainteso e incompreso. E sia chiaro: che nessuno osi fraintendermi. Anche perché è molto meglio e di gran lunga meno dannoso un prete in mezzo a due pornostar che non un vescovo palesemente imprudente che regge il nastro inaugurale ai massoni, salvo poi dichiararsi frainteso e incompreso.

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dall’Isola di Patmos, 3 ottobre 2022

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Remake dello storico film L’Incompreso, con la straordinaria partecipazione del Vescovo di Terni

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Dal suo mondo dell’irreale Alessandro Minutella se la prende con l’Arcivescovo Georg Gänswein. Una tragedia umana e un disastro di anime in un periodo di devastante crisi che investe la Chiesa Cattolica

DAL SUO MONDO DELL’IRREALE ALESSANDRO MINUTELLA SE LA PRENDE CON L’ARCIVESCOVO GEORG GÄNSWEIN. UNA TRAGEDIA UMANA E UN DISASTRO DI ANIME IN UN PERIODO DI DEVASTANTE CRISI CHE INVESTE LA CHIESA CATTOLICA

 

In una Chiesa che in modo ossessivo sembra capace a parlare solo di poveri e migranti mentre la casa brucia avvolta dalle fiamme, un soggetto come il Signor Minutella può raccogliere seguaci e produrre enormi disastri di anime. Né possiamo dimenticare che non si è certo fatto prete da solo, tutt’altro: è l’emblema di uno dei tanti mostri creati dalla superficialità e dalla scarsa vigilanza dei nostri Vescovi e dei formatori da loro preposti a formare i futuri presbiteri.

— Attualità ecclesiale —

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Per aprire la video-conferenza cliccare sull’immagine

Al triste caso di Alessandro Minutella, prete palermitano sospeso a divinis nel 2017, caduto in scomunica nel 2018,  dimesso nel 2022 dallo stato clericale, pena che molto raramente la Chiesa infligge, dedicai una conferenza alla quale rimando.

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Il Signor Minutella è un bugiardo seriale che mente ― chissà, forse persino sapendo di mentire? ―, contraddicendosi da anni in continuazione. Ne sono prova i suoi video presenti a centinaia su Internet nei quali è solito affermare il contrario di quanto dichiarato in precedenza anche a distanza di poco tempo, o addirittura nello spazio di un singolo video. L’elemento pericoloso che caratterizza questa psicologia contorta è la continua falsificazione e manipolazione dei fatti, della storia e dei documenti della Chiesa e di ciò che essi contengono. Il Signor Minutella è specializzato a far dire ai documenti del Magistero della Chiesa ciò che non contengono. La tecnica che usa è sempre la stessa: prende alcune righe, le manipola, stravolge il testo e fa dire al documento quel che non dice. Ripetutamente abbiamo dimostrato che su certi testi non è scritto quel che il Signor Minutella gli attribuisce ma l’esatto contrario di ciò che afferma e sostiene.

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Proviamo a chiarire il tutto con un esempio solo tra i tanti: per sostenere che l’elezione del legittimo Successore del rinunciatario Sommo Pontefice Benedetto XVI è invalida e che il Pontefice regnante è un antipapa usurpatore, usa da sempre la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis dove il Santo Pontefice Giovanni Paolo II stabilisce:

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«Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta» [cfr. n. 76].

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Questa affermazione è però solo la conclusione di tutto il precedente Capitolo V posta come chiusa al termine di precise e articolate spiegazioni legate al meccanismo delle votazioni in conclave. Estrapolare queste quattro righe e costruirci sopra ciò che l’intera Costituzione Apostolica non dice è una mistificazione grave e disonesta. Questo è però il consolidato agire che il Signor Minutella porta avanti da anni: estrapola un passo in cui si proibiscono i patti e gli accordi tra i Padri Cardinali prima del conclave, estrapola una chiusa che conclude il Capitolo V, dopodiché omette, con evidente dolo criminale, di citare l’articolo che sin dall’apertura del successivo Capitolo VI chiarisce:

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«Se nell’elezione del Romano Pontefice fosse perpetrato ― che Dio ce ne scampi ― il crimine della simonia, delibero e dichiaro che tutti coloro che se ne rendessero colpevoli incorreranno nella scomunica latae sententiae e che è tuttavia tolta la nullità o la non validità della medesima provvista simoniaca, affinché per tale motivo ― come già stabilito dai miei Predecessori ― non venga impugnata la validità dell’elezione del Romano Pontefice [cfr. n. 78].

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Questo è impresso in quella Costituzione Apostolica alla quale il Signor Minutella attribuisce quel che mai è stato scritto dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II, che senza pena di equivoco chiarisce che neppure il turpe e grave delitto di simonia rende invalida e illegittima l’elezione del Romano Pontefice.

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Il gioco dovrebbe essere chiaro e facile da smascherare, ma proprio in questo sta il problema: il Signor Minutella si rivolge a un pubblico di persone smarrite e superficiali dinanzi alle quali si scontrano due diversi modi di agire: quello di noi teologi, filosofi e giuristi che speculiamo sulla base di criteri scientifici strutturati sulla logica e la razionalità, quello dello pseudo-teologo Minutella che gioca scientemente sull’emotività dei fragili e dei deboli e che agisce in totale sprezzo della logica e della razionalità. La pseudo-teologia del Signor Minutella è strutturata su una mariologia ereticale d’impianto millenarista che stravolge totalmente la figura della Beata Vergine Maria mutata in una moderna divinità pagana, con continui richiami ossessivi magico-esoterici all’imminente trionfo del suo cuore immacolato, senza tenere conto della centralità assoluta del mistero cristologico. con uno stile che spazia tra il tele-imbonitore e il mago che legge i tarocchi, il Signor Minutella suscita in continuazione nelle persone fragili e smarrite quel deleterio spirito verso il quale ci mette in guardia il Beato Apostolo Paolo dicendo:

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«Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» [II Tm 4, 1-4].

I neuro-video-deliri del Signor Minutella sono un incessante stimolo pruriginoso attraverso lo spaccio di messaggi mariani, visioni di mistici e mistiche e di loro presunte profezie, gran parte delle quali mai riconosciute come autentiche dalla Chiesa. Stuzzica la morbosità catastrofista con i messaggi della Madonna di Fatima, ovviamente dopo averli stravolti e manipolati, presenta gli scritti di Maria Valtorta come fondamenti di fede, incurante dei giudizi negativi e delle condanne della Chiesa [cfr. mio precedente articolo, QUI]. Insiste che le “profezie” della Beata Katharina Emmerick sono autentiche, perché a suo dire beatificata dalla Chiesa. In tal modo dimostra inquietante e crassa ignoranza, perché quando nel 2004 la Emmerick fu beatificata il competente dicastero della Santa Sede ribadì la non autenticità delle cosiddette profezie a lei attribuite scrivendo:

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«La beata ci ha lasciato di sicuro solo tre lettere. Gli altri scritti, che le vengono erroneamente attribuiti, hanno diversa origine: le “visioni” della Passione di Cristo furono annotate e rielaborate con grande libertà e senza alcun controllo dallo scrittore tedesco Clemens Brentano (1778-1842). Le opere in discussione non possono considerarsi né scritte né dettate dalla Emmerick e neppure autentiche trascrizioni delle sue affermazioni e delle sue narrazioni, ma un’opera letteraria del Brentano» [Dichiarazione della Congregazione delle cause dei Santi, 2004].

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Se la Chiesa proclama un beato, o proclama in seguito santo un beato, ciò non implica che riconosca, beatifichi e canonizzi tutto ciò che ha detto o scritto. Affermare ai propri seguaci che tutto è autentico perché la Chiesa ha beatificato o canonizzato, vuol dire esprimere una autentica idiozia. Il Signor Minutella è capace a mescolare assieme la Madonna di Fatima con San Malachia vescovo di Armagh, vissuto nel XII secolo, le cui “profezie” sui papi sono un falso clamoroso a lui attribuito e ulteriormente manipolate nel XVII secolo. Fatto tutto questo il Signor Minutella, come Frate Cipolla della novella di Giovanni Boccaccio, rassicura i villici sulla autenticità delle mirabolanti reliquie mostrate, facendo presente di essere «due volte dottore in sacra teologia» e di essere un teologo formato alla scuola di San Tommaso d’Aquino, nonché esperto della teologia del celebre teologo del Novecento Hans Urs von Balthasar. Di fatto il Signor Minutella è talmente limitato e ignorante che non sarebbe capace a fare neppure la struttura di una quaestio dell’Aquinate, però ha una tale faccia tosta che sarebbe capace a dichiarare autentico persino il clamoroso falso della donazione costantiniana, affermando che Lorenzo Valla, che ne dimostrò la falsità nel 1440, era solo un povero incompetente.

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Numerosi seguaci di questo capo-setta sono affetti da analfabetismo funzionale che li rende incapaci a leggere e comprendere un documento, altri da analfabetismo digitale. Gli uni e gli altri prendono come oro colato quanto il loro guru afferma, guardandosi bene dal compiere uno sforzo davvero minimo: andare sul sito ufficiale della Santa Sede, cercare e leggere i documenti del Magistero della Chiesa da lui stravolti per appurare che dicono proprio l’esatto contrario di quello che gli attribuisce il Signor Minutella bi-dottore in sacra teologia. Entrambe queste tipologie di persone sono a tal punto prive di senso critico da non essere in grado di analizzare certe affermazioni e porle a confronto con quelle che dimostrano quanto surreali e demenziali siano le affermazioni del Signor Minutella. Sia chiaro, per ignoranti non s’intendono le persone umili o semplici sempre pronte ad ascoltare e apprendere ciò che non conoscono, ma coloro che si rifiutano di ragionare, che sono incapaci di sviluppare un pensiero critico e che con aggressiva superbia si sentono detentori del sapere, soprattutto della vera fede.

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Da un po’ di tempo a questa parte si è messo a fare da spalla al Signor Minutella un giornalista che scrive sproloqui sul blog del quotidiano Libero e che di recente ha pubblicato un libro nel quale spiega come il rinunciatario Sommo Pontefice Benedetto XVI abbia fatto atto di rinuncia mediante un documento reso volutamente invalido da vari errori grammaticali latini. Non so se questo Signore sia al corrente che nei Santi Vangeli ci sono alcuni errori anche grossolani dovuti a traduzioni e trascrizioni, intende forse invalidare anche la Parola di Dio rivelata? E così, dopo che il Sommo Pontefice Benedetto XVI costretto a fare atto di rinuncia si sarebbe ritirato in “sede impedita”, ha incominciato a parlare e comunicare “in codice”, per dimostrare con un linguaggio criptico l’invalidità della sua rinuncia e lo stato di impedimento che non gli consentirebbe di parlare ed esprimersi, ma solo di lanciare messaggi cifrati, di cui è unico e geniale interprete mondiale, nonché scopritore, questo giornalista fantasy di Libero.

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La nascita e il proliferare di certi soggetti può essere anche una reazione naturale in contesti storico-sociali noti da sempre in sociologia e legati principalmente ai vari stadi di decadenza segnati da grandi regressi culturali e dal conseguente rifiuto dei principi basilari della umana razionalità. È infatti noto che quando si cessa di credere ai fondamenti della fede rivelata si finisce poi col credere in tutto. Certo, a lasciare molto perplessi è che una simpatica faccia da becchino come il direttore di Libero Alessandro Sallustri conceda spazio a simile spazzatura. Sarebbe come se negli anni Novanta Il Corriere della Sera avesse affidato una rubrica in prima pagina a Wanna Marchi e al mago Mário Pacheco Do Nascimento, semmai dopo avere tolto spazio e chiusa una rubrica affidata a Vittorio Messori. Un direttore di giornale di lunga esperienza che non si rende conto di questo è pressoché un cadavere di giornalista che ha perduto ormai persino quel rigor mortis che potrebbe conferirgli un certo fascino.

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Di fatto siamo oltre la fantascienza, oltre il grottesco, perché se Benedetto XVI avesse fatto quel che gli viene attribuito da Wanna Marchi e dal mago Do Nascimento — rispettivamente prete dimesso dallo stato clericale e giornalista fantasy — capite bene che ci ritroveremmo dinanzi al Pontefice più bugiardo e vigliacco della storia della Chiesa.

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Smentire queste persone, come più volte è stato fatto, risulta del tutto inutile, perché il Signor Minutella e il giornalista autore di questo fantastico Codice Ratzinger stravolgono qualsiasi frase, parola o fatto. Esempio: Benedetto XVI ha battuto due volte la palpebra destra? Pensate si tratti di un meccanismo naturale del corpo umano dettato dal funzionamento dei muscoli facciali? Assolutamente no. In verità è un codice-morse ratzingeriano attraverso il quale il Santo Padre costretto a fare atto di rinuncia sta comunicando e confermando di trovarsi in “sede impedita” e di essere sempre il solo e legittimo Romano Pontefice. Qualcuno pensa che l’incurvatura delle spalle di Benedetto XVI sia dovuta al naturale declino fisico di un uomo ultranovantenne? Assolutamente no. In verità è la prova che il Santo Padre è incurvato sotto il peso dovuto all’oppressione della congiura bergogliana ordita dalla cosiddetta Mafia di San Gallo per opera dei cardinali massoni che sono tutti maestri venerabili del grado XXXIII° della Grande Loggia massonica di antico rito scozzese. 

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Di recente è finito nel mirino S.E. Mons. Georg Gänswein Prefetto emerito della Casa Pontificia e tutt’oggi fedele segretario particolare del rinunciatario Sommo Pontefice Benedetto XVI, al quale il Signor Minutella ha inviato una lettera assieme a un gruppetto di altri sette preti al suo seguito il 6 agosto, chiedendo conto e conferma che Benedetto XVI avesse veramente e validamente rinunciato e che il Sommo Pontefice Francesco fosse realmente il suo legittimo successore. Ragioniamo: a quesiti così idioti e provocatori come sarebbe possibile rispondere, specie se a porli sono dei manipolatori che stravolgono di prassi qualsiasi risposta, anche la più chiara e decisa? Infatti la reazione non si è fatta attendere: poche settimane dopo il Signor Minutella ha spiegato che quella mancata risposta non andava letta come una forma di maleducazione, ma come una prova di silenzio-assenso. Ciò equivale a inviare un messaggio alla Badessa delle Clarisse della stretta osservanza per chiedere se è vergine oppure se prima di diventare monaca, quand’era una giovane donna secolare, aveva avuto rapporti sessuali con uomini. Sono forse domande da farsi? Ecco, non crediate che rivolgere domande del genere a un Sommo Pontefice che ha fatto atto di rinuncia sia così diverso dal rivolgere un quesito come quello testé illustrato alla Badessa delle Clarisse, salvo dichiarare appresso che la sua mancata risposta è una prova da leggere come forma di silenzio-assenso da parte della Reverenda Madre.

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Di recente il Signor Minutella ha lamentato che S.E. Mons. Georg Gänswein avrebbe telefonato al fratello sacerdote di un prete tedesco che si è messo al suo seguito affermando che questo soggetto è nei concreti fatti un “pazzo” nonché “teologicamente fuori di testa” e che il suo libro Pietro, dove sei? non merita la carta su cui è stampato”. Sia chiaro: il tutto lo afferma il Signor Minutella, noi non sappiamo se questa telefonata è avvenuta. Se poi fosse avvenuta non sappiamo cosa l’Arcivescovo Georg Gänswein abbia detto realmente al suo interlocutore e in quali termini. Una cosa è certa: nel caso avesse espresso quei giudizi, avrebbe detto e sintetizzato null’altro che la realtà dei fatti.

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Non si è fatta attendere la replica del Signor Minutella che ha dato anzitutto dell’ignorante all’Arcivescovo Georg Gänswein che di formazione è un canonista e che a sua detta «dovrebbe sapere che un pazzo non può incorrere in scomunica, perché non consapevole e quindi non responsabile delle sue azioni». Anche in questo caso il Signor Minutella conferma urbi et orbi la sua ignoranza e limitatezza. Non tutti i pazzi né tutte le persone che soffrono di disturbi psichiatrici gravi sono dei soggetti incapaci di intendere e volere. Si potrebbe partire da Friedrich Nietzsche morto pazzo sino al matematico John Forbes Nash, Premio Nobel per l’economia, che soffriva di una forma di schizofrenia molto grave che non fu mai possibile curare. Il tutto a riprova che se c’è un ignorante conclamato questi non è certo l’Arcivescovo Georg Gänswein ma il Signor Minutella.

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Vittimista e piagnone sino al parossismo, da anni il Signor Minutella ripete: «nessuno vuole confrontarsi con me nel merito delle questioni», sottintendendo e dando a bere ai suoi seguaci che nessun teologo, canonista ed ecclesiologo reggerebbe un confronto con cotanta e potente scienza. Tutt’altra è la realtà: per quanto si proclami “leone di Maria”, in verità il Signor Minutella è solo un povero coniglio mannaro che urla come un cappone castrato dentro una cameretta di riprese dalla quale lancia strali nei suoi video, ma che si è sempre guardato dal cercare e accettare confronti con studiosi veri e seri. Dinanzi al Cardinale Raymond Leo Burke e al Presbitero e teologo Nicola Bux, che tentarono di riportarlo nei ranghi agli inizi dei suoi folli deliri tra il 2016 e il 2017, questo coniglio mannaro sedicente “leone di Maria” si presentò dinanzi a loro a testa bassa, con la coda tra le gambe e la vocina sommessa. Così fece con loro come con altri interlocutori. Poi, quando entra nella sua cameretta di riprese-video con le sue badanti adoranti che annuiscono, a quel punto si trasforma in una iena.

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Quando nel settembre 2018 il Sommo Pontefice Francesco si recò a Palermo il Signor Minutella venne avvisato per tempo e gli fu prospettato un incontro privato con il Santo Padre, così che potesse avere la possibilità di chiedergli spiegazioni o di dirgli in faccia quello che pensava. Il tutto prima che gli fosse notificata la scomunica latae sententiae. Quale fu la reazione del coniglio mannaro sedicente “leone di Maria”? Due giorni prima dell’arrivo del Santo Padre si recò a Verona, sparò ogni peggior veleno e due giorni dopo ritornò nel palermitano per seguitare a vomitare su «Bergoglio antipapa usurpatore emissario dell’Anticristo», ovviamente dalla sua cameretta di riprese assistito dalle sue badanti adoranti. Come mai il “leone di Maria” non colse quella splendida occasione per dire in faccia al diretto interessato ciò che pensava di lui, anziché scappare a Verona due giorni prima e rientrare due giorni dopo che il Santo Padre era andato via da Palermo? Se lo domandino i seguaci di questo bugiardo patologico codardo incapace a confrontarsi con chicchessia nel merito di delicate questioni teologiche e giuridiche da lui ridotte a un teatrino del grottesco.

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Qualcuno si è chiesto: come mai non lo hanno fatto ricevere da Benedetto XVI, affinché fosse informato dalla voce del diretto interessato circa il suo libero e valido atto di rinuncia, riportandolo in tal modo sulla retta via? In diversi pensarono a questa eventualità, ma fu prudentemente scartata, tanto scontati sarebbero stati gli esiti: il “leone di Maria” si sarebbe prostrato con la coda tra le gambe, la testa bassa e la vocina sommessa, poi, appena rientrato a casa, si sarebbe fiondato nella sua cameretta di riprese per vestire i panni del coniglio mannaro e annunciare che grazie a quell’incontro aveva avuto la prova inconfutabile che Benedetto XVI, imprigionato in “sede impedita”, era stato costretto a rassicurarlo dietro minaccia della potente massoneria ecclesiastica del Vaticano governata da cardinali massoni satanisti affiliati al Grande Oriente di Rito Scozzese.

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Il Signor Minutella è uno dei tanti mostri partoriti all’interno della Chiesa e dinanzi ai quali tutti dovremmo interrogarci, in testa i nostri Vescovi. Non è né intelligente né colto, non è affatto un talentato comunicatore ed è privo di arte retorica, è solo un piazzista, un imbonitore. La sua limitatezza culturale è imbarazzante, per questo ha bisogno di sbandierare i titoli accademici conseguiti nelle università ecclesiastiche, che non sono mai stati prova e attestazione di capacità, scienza e intelligenza. Da diversi decenni  una specializzazione o un dottorato teologico a Roma si concede a chiunque. Noi presbiteri e teologi, che questo lo sappiamo, ci ridiamo sopra ogni volta che il Signor Minutella rassicura i suoi seguaci citando i propri titoli accademici a somma garanzia delle idiozie che proferisce.

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Come un vero e proprio cancro il Signor Minutella ha preso vita e si è sviluppato in un momento storico di grave crisi intra ed extra ecclesiale. Da anni vado ripetendo che a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento nella Chiesa si è sviluppata una crisi della dottrina che ha dato vita a una crisi della fede, conseguenza della quale è stata infine una devastante crisi morale del clero [cfr. mio libro E Satana si fece trino]. Privo di intelligenza e cultura ma ricco della furbizia del vecchio contadino illetterato che con scaltrezza può riuscire anche a metterti nel sacco, il Signor Minutella parte basandosi su cose vere e dati oggettivi legati a questa grande e dolorosa decadenza che ammorba la Chiesa, dopodiché smercia falsità a non finire raccogliendo numeri sempre maggiori di seguaci tra quei cattolici deboli e smarriti che cercano guida e sicurezza.

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in una Chiesa che in modo ossessivo sembra capace a parlare solo di poveri e migranti mentre la casa brucia avvolta dalle fiamme, un soggetto come il Signor Minutella può raccogliere seguaci in numero sempre maggiore e produrre enormi disastri di anime. Né possiamo dimenticare che non si è certo fatto prete da solo, tutt’altro: è l’emblema di uno dei tanti mostri creati dalla superficialità e dalla scarsa vigilanza dei nostri Vescovi e dei formatori da loro preposti a formare i futuri presbiteri. Questi sarebbero i veri mea culpa che la Chiesa dovrebbe fare, anziché chiedere perdono agli indigeni delle Americhe ai quali i “cattivi” conquistatori spagnoli del XVI secolo impedirono di proseguire a fare sacrifici umani di bambini alle divinità incas e azteche, dando così fiato alle trombe del Signor Minutella, un mostro che non si è creato da sé stesso ma che è stato creato da noi, in buona parte colpevoli e responsabili degli immani disastri che sta compiendo sulle anime.   

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dall’Isola di Patmos, 3 ottobre 2022

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Il Vescovo di Terni-Narni-Amelia inaugura la nuova sede della Massoneria

Il VESCOVO DI TERNI-NARNI-AMELIA INAUGURA LA NUOVA SEDE DELLA MASSONERIA

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I preti che da Dio hanno avuta la grazia di avere due coglioni, presupposto fondamentale e imprescindibile per il sacerdozio ministeriale, all’occorrenza devono saperli far girare

— Attualità ecclesiale —

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Il Vescovo di Terni-Narni-Amelia al taglio del nastro di inaugurazione della nuova Loggia Massonica

Dinanzi a un fatto di questo genere mi girano a tal punto le palle che se mi mettessero a mollo nel porto di Civitavecchia, dopo mezz’ora giungerei in quello di Cagliari spinto dai miei coglioni a turbina [cfr. QUI].

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I preti che da Dio hanno avuta la grazia di avere due coglioni, presupposto fondamentale e imprescindibile per il sacerdozio ministeriale, all’occorrenza devono saperli far girare, specie dinanzi alle colossali idiozie di certi vescovi che da tempo gareggiano tra di loro a chi commette la cazzata più grossa, sulle quali poi la Santa Sede soprassiede, purché certi Presuli parlino in modo ossessivo-compulsivo di poveri e migranti.

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Non occorre tornare indietro ai tempi del Beato Pontefice Pio IX né a quelli del Sommo Pontefice Leone XIII o del Santo Pontefice Pio X, sarebbe bastato il ben più recente Santo Pontefice Giovanni Paolo II, perché avrebbe provveduto a fustigare questo vescovo di propria stessa mano.

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Non ho altro da aggiungere, se non i miei ossequi più devoti rivolti al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e al Prefetto della Congregazione per i Vescovi, in attesa del comunicato ormai di rito: «… il Vescovo è stato frainteso». Quantunque certe uscite episcopali non siano nuove, un confratello di Arezzo — ancora per ciò quantomai incazzato — ci ha comunicato che già nel 2019 il loro Vescovo fu ospite d’onore per la festa dei 150 anni della storica Loggia Massonica locale [cfr. QUI]. 

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Affidiamo il commento di questo evento a Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto di Roma.

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dall’Isola di Patmos, 2 ottobre 2022

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I Padri dell’Isola di Patmos

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L’Italia ha scelto con il suo voto democratico, ma la scelta più libertaria e impegnativa resta quella per Cristo

L’ITALIA HA SCELTO CON IL SUO VOTO DEMOCRATICO, MA LA SCELTA PIÚ LIBERTARIA E IMPEGNATIVA RESTA QUELLA PER CRISTO

Se la verità sarà vista in Gesù tutto sarà recuperato, altrimenti tutto sarà perso per la nostra povera Italia che da tempo si barcamena in una Europa che si dibatte perduta tra l’odio verso le proprie radici cristiane e un laicismo esasperato ed esasperante che ha smarrito, assieme a quelle cristiane, anche le radici dello stesso liberalismo democratico.

— Attualità ecclesiale —

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa

 

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i leaders del Centro Destra

Sono appena tornato in convento, dopo un ritiro di un giorno e mezzo in compagnia di alcuni confratelli sacerdoti appartenenti a una fraternità sacerdotale e non ho potuto vivere in diretta lo spoglio elettorale delle ultime elezioni politiche che hanno interessato tutta l’Italia tra domenica e lunedì, se non per brevi twitt letti prima di andare a dormire, mutuati da alcune agenzie di stampa.

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Durante una sera a cena, assieme agli altri sacerdoti di questa fraternità di cui faccio parte, sono stato colpito dalle parole di uno di loro, più grande di me in età e più saggio in sapienza che ha esordito così: «la mia esperienza con i politici è sempre stata quella o di delusione o di tradimento».

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Questa confessione è stata per me un fulmine a ciel sereno, perché l’ho trovata profondamente attuale e dolorosamente vera. Il politico, quando di sua spontanea volontà si rivolge alla Chiesa o ai sacerdoti, lo fa o per chiedere un voto o perché intende portare avanti uno scambio di favori. Ma sicuramente non va dal sacerdote come battezzato che si mette in discussione nel suo essere uomo politico e cercare la luce di quello Spirito Santo che è il solo che può ottenere un cuore sapiente nel governo, così come vediamo fare nella preghiera del giovane re Salomone [Cfr. 1 Re 3, 5-15].

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È molto frequente per un politico in corsa elettorale identificarsi come cristiano, ma una volta eletto lo dimentica con molta facilità, non esitando a mordere la mano del proprio elettorato, non facendosi il minimo scrupolo ad andare contro al Vangelo, alla Chiesa e facendosi beffa dei sacerdoti, cosa quest’ultima che molti parroci sperimentano di persona nelle quotidiane schermaglie con i vari sindaci e presidenti di regioni a qualunque grado, segno e colore appartengano.

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A onor del vero, questa evenienza si verifica molto più frequentemente con gli schieramenti di centro destra che millantano da sempre una storica vicinanza all’elettorato cattolico e si propongono addirittura come Defensor Fidei, salvo poi avallare politiche anticristiane usando come tappeto i diritti civili e l’intoccabilità di normative già acclarate che, inutile a dirsi, variano dall’aborto all’eutanasia, dal riconoscimento del matrimonio tra coppie dello stesso sesso al gender coatto nelle scuole e via a seguire.

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Questo primo aspetto meriterebbe una attenta riflessione e insieme una domanda: come mai la denominazione cristiana dentro la politica non coincide mai con l’adesione alla persona del Risorto vivente, se non per qualche accidentale amarcord culturale, com’è la questione di Halloween a fine ottobre o del presepe prima di Natale? Fare amarcord culturale non giova alla salvezza, sia per l’uomo così come per lo Stato che è ugualmente immerso in quelle doglie della Creazione ferita dal peccato originale che attende una definitiva redenzione. Necessitiamo perciò di percorrere un cammino di risanamento che solo con Cristo è possibile intraprendere e che si conserva dentro un cammino di santità che, come suggeriva Giovanni Crisostomo, ha bisogno anzitutto del riconoscimento del peccato, affinché quest’ultimo sia consegnato a Colui che del peccato ha fatto strage. Perché sia ben chiaro, l’uomo battezzato, prima ancora di qualunque altra attività lavorativa, sociale o politica è un uomo consegnato a Cristo secondo le parole che il Beato apostolo Paolo dirà ai Galati:

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«Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.» [Gal 3,26-28].

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Cristo è realmente l’elemento totalizzante attorno al quale l’uomo nuovo rinato nel battesimo trova la sua identità più profonda e più vera insieme a quell’operazione che lo spinge a costruire sulla terra il Regno di Dio (come chiediamo d’altronde nel Padre Nostro), che non è l’attuazione vetusta di una anacronistica teocrazia ma la realizzazione definitiva di quel mistero dell’incarnazione in cui «Dio si è fatto uomo per fare della vita umana, sia personale che sociale, una concreta via di salvezza» [Cfr. Discorso del Santo Padre Francesco in occasione dei 50 anni dall’Enciclica Populorum Progressio].

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Non è il manifesto politico di uno schieramento che impegna la mia caratterizzazione come uomo ma è la somiglianza ontologica al Figlio di Dio che per me si è fatto uomo e nella sua umanità mi ha redento morendo sulla croce. Con buona pace dei numerosi battezzati tesserati all’interno di un qualsiasi partito politico vorrei ricordare che l’ideale da perseguire nella vita cristiana, l’opzione fondamentale che informa l’agire risiede nella persona del Crocifisso glorioso, in quel faticoso Amen quotidiano proferito mentre si segue il Risorto in cui è presente tutta l’autorità del Padre che dona la possibilità di operare cose che non sarebbero contemplate nelle nostre possibilità concrete [Cfr. Gv 21,1-14, Mc 16,9-20].

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Cristo è l’opzione di vita che non ammette antagonisti, che non lascia spazio per altri pretendenti che ambiscono a conquistare il cuore dell’uomo, in quanto sappiamo bene che chi non è disposto ad amare Cristo più del proprio padre, del proprio figlio, della propria figlia, della propria moglie, del proprio partito non è degno di Lui [Cfr. Mt 10,34-11,1]. Sì, carissimi avete inteso bene, anche del proprio partito, così come hanno dovuto imparare i diversi discepoli di Gesù che militavano all’interno del partito degli Zeloti.

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Spesso corriamo la facile illusione di essere discepoli di Cristo perché ci identifichiamo dentro atti morali perfetti che non solo non portano a Cristo ma sono rivelatori di quella vanità e di quel narcisismo che conduce verso un auto-salvazione patologica. E di leader politici e di capi di stato narcisisti patologici ne possiamo annoverare diversi in questo momento storico. La politica nostrana è malata ed evidenzia molto l’aspetto narcisistico dell’umano, creando prospettive operative che non sono redentive perché manchevoli del vero Redentore dell’uomo che è Cristo. Immancabilmente, con tali programmi basati sul narcisismo, si giunge al naufragio e il popolo sovrano si smarrisce rivoltandosi nel letto della propria coscienza, ora a destra e ora a sinistra, nella fugace speranza di quietarsi e giungere al sospirato sonno, senza sapere che dovrà ancora vegliare per buona parte della notte in attesa di quello Sposo che potrà riconoscere sono se la propria lampada battesimale non avrà esaurito l’olio.

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L’Italia ha scelto con suo voto la coalizione di Centro Destra, con a capo l’onorevole Giorgia Meloni. Da cristiano e da sacerdote non posso che pregare per loro così come è giusto fare, specie in un periodo storico tanto tormentato per lo spettro della guerra, dalle mille criticità umane e per la fragilità delle risorse del nostro pianeta. Resto convinto che quest’ultima espressione democratica non sia ancora pienamente matura, c’è ancora troppa passionalità evidente che ha guidato la mano degli elettori italiani. Ciò lascia presagire un futuro immediato di cocenti delusioni: dalla nomina dei ministri ai primi provvedimenti in aula il velo cadrà dagli occhi di molti e sarà svelato, forse anche tradito e disilluso quello che si era sperato di poter mutare.   

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La Meloni sarà la prima donna a capo della Presidenza del Consiglio dei ministri in Italia, il suo compito sarà difficilissimo non tanto per la fragile pletora dell’opposizione attuale ma per i dinamismi narcisistici della coalizione di centro destra che non le permetteranno un governo sereno al riparo dai franchi tiratori e dai ricatti morali. Mi preoccupano molto anche le possibili tensioni con il Quirinale che affiderà l’incarico a una coalizione politica che non sembra suonare la sua musica e che sotto molti aspetti è stata impedita in diverse circostanze.

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Concludo con il rimando alla Conferenza Episcopale Italiana che per bocca del suo Cardinale presidente afferma come la Chiesa  «continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Sono stato sorpreso dall’uso di questo sostantivo nel comunicato del Cardinale Matteo Zuppi, visto che la Chiesa in questi anni è stata tutto, fuorché severa con i diversi governi a trazione obbligatoria PD. E così ho pensato, hai visto mai che anche in via Aurelia n. 468 qualcuno abbia pensato di prepararsi le valige e di lasciare il paese così come hanno dichiarato fieramente ai quattro venti Chiara Ferragni, Fedez, Elodie, la Bertè, Rula Jebreal, Roberto Saviano e tanti altri ancora in vista della vittoria elettorale della Meloni? Verrebbe da dire, nell’uno come nell’altro caso … Dio volesse!

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Sarà forse un pensiero birichino ma anche dentro la Chiesa il pericolo del parlamentarismo e del narcisismo è molto forte, tanto da oscurarne il primato di Cristo glorioso e non sarà certo una severità fuori programma a risollevare le sorti di quello che appare perduto. Occorre serietà per ripartire da Cristo, non severità, occorre invocare lo Spirito Santo affinché ci sia una nuova Pentecoste all’interno degli Stati nazionali, questo deve fare la Chiesa.

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Il mio personalissimo augurio al futuro premier italiano e alla sua coalizione è di iniziare a guardare Cristo negli occhi e di chiedersi come il governatore Pilato: «Quid est veritas?», se la verità sarà vista in Gesù tutto sarà recuperato, altrimenti tutto sarà perso per la nostra povera Italia che da tempo si barcamena in una Europa che si dibatte perduta tra l’odio verso le proprie radici cristiane e un laicismo esasperato ed esasperante che ha smarrito, assieme a quelle cristiane, anche le radici dello stesso liberalismo democratico.

Laconi, 1° ottobre, 2022

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Elezioni 2022 — «Io sono Giorgia: sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» … e considero l’aborto un «diritto» intoccabile

Elezioni 2022 — «IO SONO GIORGIA: SONO UNA DONNA, SONO UNA MADRE, SONO ITALIANA, SONO CRISTIANA … E CONSIDERO L’ABORTO UN «DIRITTO INVIOLABILE»

 

Un cattolico non può firmare un assegno in bianco senza data e senza importo a persone che dimostrano di avere un’idea del tutto stravolta del concetto stesso di vita umana, o che dinanzi al voto passano sopra al diritto alla vita parlando di diritto all’aborto.

— Attualità —

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È indubitabile che la On. Giorgia Meloni sia una donna, una madre e una italiana, ma dubito sia cristiana. Lo ha dimostrato nel corso della campagna elettorale ribadendo ai vari talk show che «Fratelli d’Italia non avrebbe mai messo in discussione il diritto all’aborto» [Rete4: Dritto e Rovescio, 15.09, Quarta Repubblica, 19.09].

Il carrozzone del PD nel quale bivaccano tanti cattolici adulti radical chic che amoreggiano con la Sinistra dei fricchettoni post-proletari coi superattici ai Parioli e le ville a Capalbio, raccoglie al proprio interno frange che lottano da anni per l’eutanasia e il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, che lamentano il numero eccessivo di medici obiettori di coscienza colpevoli di impedire il “sacrosanto diritto” all’aborto. Di recente le frange piddine hanno tentato di far passare una legge che dietro il falso vessillo del reato di omotransfobia avrebbe di fatto punito il reato di opinione. E se quella legge fosse passata tal quale come era stata scritta, oggi noi preti saremmo trascinati da un tribunale all’altro per avere letto nelle nostre chiese i testi del Beato Apostolo Paolo o per avere trasmesso quel che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo certe sfere della morale. Per adesso la proposta è naufragata, facendo passare i gay friendly piddini Dal Prozan al Prozac, come spiegammo Padre Ivano Liguori e io in un nostro libro.

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Per colpire Giorgia Meloni, donna dotata di indubbio talento politico, intuitiva e intelligente, caratterialmente amabile e grande comunicatrice, le Sinistre le hanno lanciato la ripetuta accusa che Fratelli d’Italia intendeva andare a colpire la Legge 194 che nel 1978 ha reso legale nel nostro Paese la peggiore forma di pena di morte: la soppressione dei bambini nel ventre materno. Salvo poi sventolare le bandiere arcobaleno al grido di peace and love e stracciarsi le vesti se negli Stati Uniti d’America è condannato alla sedia elettrica un serial killer. Il tutto in nome del «no alla pena di morte sempre e in ogni caso», fatta però eccezione per la pena di morte legalizzata dell’aborto comminata dalle madri ed eseguita dai serial killer che operano legalmente nei nostri ospedali.

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Un politico che di discorso in discorso, di talk show in talk show afferma che l’aborto è un diritto e che come tale non sarà toccato», il voto dei cattolici lo merita quanto lo può meritare il carrozzone del PD con tutti i suoi accaniti sostenitori dell’eutanasia, della lotta ai medici obiettori di coscienza, del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, del tentativo di far passare una legge liberticida che dietro pretesti di tutela del mondo LGBT intendeva instaurare la dittatura delle minoranze attraverso Il golpe del politicamente corretto, come scrisse in un suo splendido libro il nostro autore Francesco Mangiacapra.

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Oggi noi cattolici non siamo neppure in grado di votare il cosiddetto meno peggio. E chi sarebbe il meno peggio, forse il Cav. Silvio Berlusconi affetto da narcisismo ipertrofico e delirio d’onnipotenza o il Sen. Matteo Salvini che cambia idea dalla sera alla mattina? Sorvoliamo sui grillini che avrebbero dovuto rifare nuovo un Paese intero, salvo diventare peggiori delle vecchie leve della D.C. e del P.S.I, che perlomeno erano formate da uomini di grande preparazione e cultura, o da autentici statisti di gran classe e razza come Bettino Craxi. Un cattolico non può firmare un assegno in bianco senza data e senza importo a persone che dimostrano di avere un’idea del tutto stravolta del concetto stesso di vita umana, o che dinanzi al voto passano sopra al diritto alla vita parlando di diritto all’aborto.

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Come il suono del pifferaio magico di Hamelin le elezioni finiscono sempre col far venire i topi allo scoperto, perché per vincerle occorrono i voti. E per avere voti bisogna non tanto piacere, ma compiacere il peggio di questo mondo. Un cristiano non può però compiacere ciò che è male, né può chiamare “diritto intangibile” la strage degli innocenti, con l’assordante silenzio della cattolicissima Elisabetta Gardini, anch’essa candidata in Fratelli d’Italia.

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Una persona che si è dichiarata cristiana in giro per tutta l’Europa, ma che prima delle elezioni si giustifica per amor di voto con ripetute confessioni pubbliche assicurando che «nessuno toccherà il diritto all’aborto», si è qualificata quanto basta per non ottenere il voto dei cattolici, costasse pure l’astensionismo o una scheda annullata dentro il seggio elettorale. Senza nulla togliere alle alte qualità e capacità della On. Giorgia Meloni, che indubbiamente è Giorgia, è una donna, è una madre e una italiana, ma dinanzi al voto ha dimostrato di non essere affatto cristiana. E di questo i cattolici sono tenuti in coscienza e tenere seriamente conto, se alcuni di loro avessero voluto scegliere il meno peggio.

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dall’Isola di Patmos, 23 settembre 2022

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Elezioni politiche 2022. La verità vi renderà liberi e felici. Alla riscoperta della persona e del bene comune

ELEZIONI POLITICHE 2022. LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI E FELICI. ALLA RISCOPERTA DELLA PERSONA E DEL BENE COMUNE

 

Il Bene Comune è tensione alla perfezione ci ricorda che la scelta politica è una scelta sempre e comunque in divenire. Le perfezioni, le condizioni di vita cambiano e si modificano, esattamente come i partiti: occorre un cuore e uno sguardo attento ai segni dei tempi e al prossimo che vive in stato di indigenza materiale, morale e spirituale.

— Attualità —

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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PDF  articolo formato stampa

 

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Correva l’anno 2005. Da giovane studente universitario in filosofia presso l’università statale La Sapienza dovetti fare una delle prime scelte accademiche della mia vita. L’allora curriculum di studi mi richiedeva di operare una scelta di specializzazione, quindi scegliere quale materia specifica avrei approfondito all’interno delle branche filosofiche.

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Dopo attenta riflessione e preghiera, maturai con l’aiuto di Dio, la volontà di proseguire i miei studi nella specializzazione in filosofia politica. Questo implicava che i corsi e le ricerche che avrei sostenuto avrebbero anche sfiorato gli ambiti della filosofia morale e del diritto. Il tema più ricorrente in quegli anni fra noi giovani studenti e giovani filosofi era più o meno sempre quello: che rapporto c’è tra il cittadino e l’istituzione? Tra la totalità e la parte?

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Dopo l’ingresso nella vita religiosa questo tema ha continuato a interessarmi. Specialmente perché ho avuto bravi professori di teologia morale e di dottrina sociale della Chiesa che hanno saputo esporre in maniera rigorosa e sistematica il pensiero della Chiesa sui temi socio-politici. Ringrazio questi docenti, molti dei quali sono miei confratelli, perché con le loro lezioni oggi mi permettono di esprimere qualche riflessione sulle prossime elezioni politiche in cui tutti come cittadini avremo modo di partecipare.

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Il panorama politico attuale, come noto, si distingue in tre grandi partiti, con le dovute sfumature interne: Destra, Sinistra e Terzo Polo. Dunque, alla nomenclatura e divisione tipica della politica italiana all’inizio del Novecento, troviamo anche l’inserimento di un polo centrista. Questo è dunque il dato di realtà ciò che si presenterà nella scheda elettorale che l’elettore cattolico aprirà e sulla quale avrà diritto di votare. Già il Padre Ivano si è espresso in un altro articolo molto bello e profondo.

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Siamo dunque in un sistema democratico dove tutti siamo chiamati alla responsabilizzazione verso il Bene Comune.

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A proposito della democrazia, ho sempre amato, letto e meditato più volte le bellissime parole della Centesimus Annus, enciclica sociale che consiglio a tutti i cattolici di leggere e meditare profondamente:

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«La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto, non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato [1]».

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Ora la democrazia, come già insegna Aristotele nella Politica, se male governata, per libera scelta o incompetenza, diventa facilmente demagogia. Non entro troppo nello specifico per non divagare, ma ricordo anche gli studi sulla democrazia, la quale può assumere facilmente anche forme dittatoriali o totalitarie [2]. In pratica quella che il Padre Ariel analizza in una sua opera come «il fenomeno della democrazia senza libertà». Qual è il fondamento democratico che evita allora queste derive? Lo spiega la stessa Centesimus Annus:

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«[…] Un’autentica democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l’educazione e la formazione ai veri ideali, sia della «soggettività» della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità [3]

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Il primo e vero pilastro della società è allora la persona umana. Sul concetto di persona sono stati scritti tanti libri, tanto inchiostro è stato versato in altrettante riflessioni, sulle quali non basterebbero forse mille pagine. Duque la persona è il centro propulsivo e intensivo di idee, azioni e valori per la società civile e per la Chiesa. Per cui ogni democrazia deve difenderla, promuoverla ed educarla ai valori civici e universali. Ogni Chiesa locale deve santificarla, insegnarle la retta dottrina e governarla in cammino verso la santità.

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L’invito a questa riscoperta dell’uomo nella sua libertà e vocazione alla socialità viene direttamente da Dio che ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza. Come il Dio Unitrino, è uno nella natura ma triplice nella persona, così creandoci ha donato a nostra volta la possibilità di essere persone e di vivere secondo libertà e relazione rispetto a un prossimo. Gesù chiede agli apostoli di essere luce del mondo. Di guidare ogni persona alla verità e al bene. Questo ci permette di introdurre il secondo grande pilastro della società e dello stato, secondo la Chiesa: il Bene Comune.

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Abbiamo visto che il documento di San Giovanni Paolo II parla di partecipazione e corresponsabilità alla scelta democratica. Questo perché alle spalle ha una grande tradizione e riflessione cattolica sul tema del Bene Comune, quale secondo grande pilastro della Società. Ogni persona è centro se sa anche decentrarsi. Se sa uscire da sé stesso per donarsi per ritrovarsi in una comunione collettiva che ne rispetti ad un tempo l’individualità ma che sappia anche elevarla. Ogni persona è relazionale ed è chiamata alla comunionalità sociale ed ecclesiale. È chiamata in un cammino di verità e bene. Cioè: il Signore ci invita alla verità che ci rende liberi di fare il Bene. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui:

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«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8, 31-32].

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Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa esprime in modo chiaro e sintetico il concetto di Bene Comune:

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«Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”. Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale»[4].

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Il Bene Comune quale insieme di condizioni per il raggiungimento di una perfezione maggiore per la persona. Penso di non aver mai trovato una definizione più bella e più completa di Bene Comune, in tutti gli autori che ho studiato e su cui ho scritto negli anni universitari e anche dopo. Il Bene Comune come tensione al perfezionamento è in primo luogo, richiamo alla valorizzazione e riconoscimento del nostro prossimo ― con il nostro lavoro (fondamento della costituzione italiana), con il rispetto dei doveri civici ― il prossimo che è un tu che Dio ha posto nella nostra nazione italiana e con il quale dover coabitare responsabilmente.

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In secondo luogo, il Bene Comune è tensione alla perfezione ci ricorda che la scelta politica è una scelta sempre e comunque in divenire. Le perfezioni, le condizioni di vita cambiano e si modificano, esattamente come i partiti: occorre un cuore e uno sguardo attento ai segni dei tempi e al prossimo che vive in stato di indigenza materiale, morale e spirituale.

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Ecco, dunque, i due poli che ogni cattolico deve tenere presente quando si presenterà al seggio elettorale. E che ogni deputato o senatore cattolico deve avere sempre in mente, se sarà eletto, e si presenterà in Parlamento.

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Se forse questo ai teologi da tastiera e alle loro supercazzole esposte nelle cattedre dei social network sembrerà un discorso astratto e bello in teoria, ma in pratica assolutamente impraticabile, sarà ancora una volta prova di come questa generazione della Digital Age è forse una di quelle più ignoranti della storia ma che al contempo si crede la più intelligente di sempre. Perché è una di quelle generazioni digitali che pensa di scindere theoria e praxis, ma non conosce nulla né dell’una né dell’altra. Ciò detto, questo è il richiamo in coscienza ai principi morali e sociali che dovrebbero guidarci. Non ho nessuna intenzione di offrire suggerimenti elettorali e di partito. Il mio compito come sacerdote e teologo è solo dunque di fare memoria di quei valori portanti per tutti i fedeli e spronare a viverli coerentemente. Ad imitare coloro che in passato hanno incarnato questi valori. La loro attualizzazione sarà esplicitata anche dalle circostanze dal principio di epikeia che potrà suggerirlo ai lettori.

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Concludo domandandovi di pregare per la nostra Italia, perché riscopra anche i valori della laicità ― contro il laicismo imperante ― e sappia far dialogare fede, cultura e teologia, fra cattolici e uomini lontani della fede sempre con la buona volontà di servire la persona e il Bene Comune.

Gesù dolce Gesù amore (Santa Caterina da Siena)

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Roma, 23 settembre 2022

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NOTE

[1] Centesimus Annus, 46.

[2] Rimando a chi volesse approfondire il necessario J. Talmon, Alle origini della democrazia totalitaria, Il Mulino, Bologna, 1967.

[3] Centesimus Annus, 46.

[4] Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 164.

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Un Paese non si salva con i voti di protesta. Quale elettorato cattolico per le imminenti elezioni che rischiano di essere l’ennesimo “voto di pancia”?

UN PAESE NON SI SALVA CON I VOTI DI PROTESTA. QUALE ELETTORATO CATTOLICO PER LE IMMINENTI ELEZIONI CHE RISCHIANO DI ESSERE L’ENNESIMO “VOTO DI PANCIA”?

Della politica nostrana ci rimangono con ilare amarezza le boutade di alcuni personaggi-farsa, frasi iconiche più degne di un guitto d’avanspettacolo che di un uomo di stato chiamato a custodire il buono e il bello di un paese: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno […] Siam mica qui a smacchiare i giaguari». E tra una scatoletta di tonno e un giaguaro il 25 settembre si avvicina e i cattolici che cosa fanno, cosa pensano, dove sono?

— Attualità ecclesiale —

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Temo che anche le elezioni politiche del 25 settembre saranno più l’espressione di un voto di pancia che non di un reale sentire democratico che tenga nel dovuto conto il bene del nostro Paese. Ragion per cui sono indeciso se andare a votare oppure no. Per un presbitero il voto è una seria questione di coscienza morale, non solo un dovere civico sancito dalla Costituzione.

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Un voto di pancia, come sarà quello del 25 settembre, adesso non ci serve, non è mai servito e mai servirà per costruire un futuro equilibrato e sensato. Chi ancora pensa che dalle prossime elezioni possa cambiare qualcosa si sbaglia di grosso, non cambierà proprio nulla, perché la politica ― quella vera, quella dei nostri padri greci ― era pensata non per cambiare il sistema ma per cambiare l’uomo dal di dentro. Come presbitero mi è concesso dire che l’uomo va convertito? Perché è questo il cuore del problema, lo sforzo pelagiano del volontarismo non basta. Difficilmente l’uomo si educa da sé, imparando dai propri errori e dalla sua storia, che il più delle volte non conosce e ignora. Se fosse così semplice, da tempo avremmo smesso di formulare e perseguire leggi e politiche antiumane, degne delle più spietate politiche totalitarie che volta per volta ciclicamente si ripropongono.   

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Se avessimo fatto più attenzione alla storia, avremmo capito che le realtà che migliorano veramente il mondo possiedono tutte la nota della gratuità e dell’investimento a fondo perduto. Penso, ad esempio, alla sanità pubblica, alla scuola e al mondo dell’educazione. Scuola e sanità sono quelle realtà magnifiche in cui bisogna investire in generosità senza aspettarsi nulla in cambio, perché i frutti non sono visibili nell’immediato ma nel tempo e la ricompensa non sarà certo quantificabile in cifre monetarie ma in uomini migliori, compassionevoli e sapienti.  

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Abbiamo voluto trarre profitto dagli ospedali tramutandoli in aziende dove è buono e bello risparmiare sulle infermità per far crescere in visibilità il dirigente di turno e dove le patologie sono categorizzate secondo una valenza politica e non certo clinica. Le scuole nel giro di cinquant’anni sono diventate i centri di una tolleranza ideologica in cui gli studenti ― sempre meno sapienti e fieri di esserlo ― non sono condotti a pensare con senso critico e libertà. Anzi si è arrivati a supporre che il troppo studio fosse finanche deleterio, per cui era necessario introdurre un po’ di alternanza con del lavoro, nell’illusione di programmare il posto fisso dopo la maturità. Ma anche in questo abbiamo fatto di peggio, arrivando a concepire il mirifico reddito di cittadinanza che conduce alla prova dei fatti a valutare lo studio e il lavoro come dei disvalori da cui guardarsi per cui è possibile vivere solo e soltanto accampando diritti anziché darsi da fare nei doveri.

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Sono stati proprio i diritti a costituire l’inceppamento del cardine di quella politica tutta italiana degli ultimi dieci anni. Diritti, puntiamo sui diritti, solo e soltanto diritti! Dimenticandosi del fatto che per crescere bene il seme di qualunque diritto si deve incontrare con il terreno dei doveri, terreno faticoso da lavorare che richiede il sacrificio di ognuno.

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Per questo motivo sono convinto, sia da credente che da presbitero, che le prossime elezioni scontenteranno ancora la maggior parte dell’Italia e di quell’elettorato cattolico che ancora v’è rimasto.

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Emblematica è stata l’intera gestione politica durante la pandemia da Covid-19 sia dell’ultimo governo Draghi che dei due governi Conte. Si è ben messo in evidenza quanto sia profondo l’oscuro barile dentro cui la politica italiana, ferita e feritrice, è chiamata a raschiare. Negli ultimi due anni abbiamo veramente sfiorato l’insurrezione popolare, come per i fatti di Trieste ― cosa che in un Paese più realista dell’Italia sarebbe accaduto per certo ― ma da noi no, noi siamo da sempre i campioni nello scollamento con il reale, così da mettere una pezza su tutto e farcela piacere, fino alla connivenza con il male.

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Anche davanti a questo importante distacco dalla realtà, sono convinto che in Italia ci siano ancora tante brave persone: ci sono, esistono ed esisteranno anche in futuro, ma sono sufficientemente assennate per non entrare nel vortice della politica che appare come quel Conte Ugolino che non lesina a divorare i suoi figli. Ben coscienti dei meccanismi del potere politico, si tengono socraticamente lontani dalle lusinghe dei tiranni, i quali declamano virtuosamente esempi di credibilità, onestà e incorruttibilità ma che alla fine si corrompono facendo la fine di quei famosi pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati.

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Della politica nostrana ci rimangono con ilare amarezza le boutade di alcuni personaggi-farsa, frasi iconiche più degne di un guitto d’avanspettacolo che di un uomo di stato chiamato a custodire il buono e il bello di un paese: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno […] Siam mica qui a smacchiare i giaguari». E tra una scatoletta di tonno e un giaguaro il 25 settembre si avvicina e i cattolici che cosa fanno, cosa pensano, dove sono? Sì, dove sono? Non nel senso del loro peso politico che è inesistente (non c’è più un politico cattolico vero dai tempi di Giorgio La Pira) ma almeno come credenti dove sono? Quale direzione sono chiamati a scegliere per evitare di essere conniventi con certe strutture di peccato? Purtroppo, ne abbiamo già fatto esperienza, esiste il serio pericolo che la politica, svincolata da tutto e da tutti, possa corrompersi in una struttura di peccato, nemica di Dio e dell’uomo, e cadere in quel peccato originale in cui la verità e la virtù vengono estromesse. Davanti all’ossessiva preoccupazione di rendere laica la politica (e i politici) si è arrivati a dimenticare l’areté (ἀρετή), la virtù sacra per eccellenza che ogni politica e uomo politico dovrebbe perseguire.  

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San Tommaso Moro, politico cattolico anche lui, era ben cosciente del pericolo per un credente di vivere in uno Stato corrotto e dell’esigenza di resistere come credenti, in quanto il male dei governanti non colpisce solo una parte della nazione ma tutti i suoi membri e ciò che è oggettivamente male per una parte lo è anche per l’altra. Dice San Tommaso Moro:

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«se abbiamo vissuto in uno stato dove la virtù era proficua, il buonsenso ci avrebbe reso santi. Ma dato che vediamo che l’avarizia, la rabbia, l’orgoglio e la stupidità rendono comunemente molto più che la carità, la modestia, la giustizia e il senno, forse dobbiamo mantenerci un po’ saldi, anche a costo di essere degli eroi».

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Oggi avarizia, rabbia, orgoglio e stupidità sono le direttrici dentro le quali si tesseranno le trame di un voto di pancia che finirà per creare cittadini scontenti e ingannati. Non facciamoci illusioni, oggi anche quei partiti che si costruiscono attorno ai capisaldi del pensiero alternativo e dell’anti-sistema e che insistono sull’abolizione del GreenPass, sulla fine dell’obbligo vaccinale, sul reintegro dei sospesi dal lavoro, sulla posizione della guerra in Ucraina, sul caro bollette, si fermeranno davanti ai valori non negoziabili. E un cattolico cosa dovrà fare? Turarsi il naso e scegliere tra il peggio e il leggermente meno peggio? Ma anche no!

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È lapalissiano che nessun partito che conta (non quelli da zero virgola) oserà dire nulla sui valori non negoziabili essenziali per un credente, perché ben coscienti di assottigliare il proprio elettorato. Davanti a questioni importanti come l’aborto, il fine vita, il suicidio assistito, la legalizzazione delle droghe leggere, le tematiche LGBT quali partiti potranno dirsi veramente antisistema? Quali partiti sposeranno la carità, la modestia, la giustizia e il senno nel loro programma elettorale? Non certo l’attuale centro destra la cui attuale coalizione è tanto imbarazzante quanto quella del centro sinistra. Basta solo guardare qualche talk-show per udire in che modo molti politici uomini, ma soprattutto donne candidate in quei partiti che virtualmente si richiamerebbero persino ai valori cristiani, divengono morbidi come burro al sole su certi temi molto sensibili, mettono le mani avanti e giustificano prontamente in modo deciso e rassicurante che la Legge 194 non si tocca. Qualcuna si è lasciata persino sfuggire che è un «diritto acquisito», sottinteso: intangibile! E questi sarebbero i partiti e i loro rispettivi candidati che vorrebbero tentare di corteggiare lo smarrito, confuso e sfiduciato elettorato cattolico? E non aspettatevi la salvezza neanche dalle nuove coalizioni che sono nate dalla gestazione tormentata di un tempo di pandemia, in cui i Masanielli si sono sprecati, tempo qualche anno e saranno dei cloni del fu Movimento Cinque Stelle.

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Da cristiani non ci resta altra cosa sensata da fare se non quella di pregare, con quella stessa richiesta che il beato apostolo Paolo fece a Timoteo:

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«Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità» (1Tm 2,1-2).

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Dobbiamo pregare ― così come facciamo nella preghiera universale del Venerdì Santo ― affinché coloro che sono chiamati a governare la comunità civile siano illuminati dal Signore nella loro mente e nel loro cuore affinché si giunga al bene comune, alla vera libertà e alla pace. Dobbiamo pregare, chiedendo al Signore la forza di promuovere una politica cristiana che cambi l’uomo dal suo interno e non il sistema. Una politica della virtù, in cui il bello, il buono e il vero ispirino i governanti a un qualcosa di più che una poltrona e un vitalizio. Non so se sarà possibile ma del resto abbiamo già toccato il fondo, quindi che dite, perlomeno ci proviamo?

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Laconi, 12 settembre 2022

 

 

 

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