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Der schwierige, aber mögliche Marsch der Heiligen im Lied der Neger von New Orleans – Der schwierige, aber mögliche Marsch der Heiligen im Lied der Schwarzen von New Orleans

31 Oktober 2026/in Katechese/von Vater Arielle

Italienisch, Englisch, Spanisch

 

LA DIFFICILE MA POSSIBILE MARCIA DEI SANTI NEL CANTO DEI NEGRI DI NEW ORLEANS

La santità non è il premio riservato a chi non ha mai sbagliato, sondern der Punkt, an dem diejenigen ankommen, die nie aufgehört haben, sich von Gott erreichen zu lassen.

— Katechese —

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Autor

Autor
Ariel S. Levi di Gualdo

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Artikel im PDF-Druckformat – Druckformat des Artikels – Artikel in gedruckter Form

 

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A New Orleans, nei primi decenni del Novecento, i funerali avevano un rito tutto loro. La banda accompagnava il feretro verso il cimitero a passo lento, suonando marce funebri. Al ritorno, sepolto il defunto, la stessa banda attaccava a ritmo pieno un vecchio spiritual dei negri d’America: Wenn die Heiligen einmarschieren.

Chi vi assisteva per la prima volta poteva scambiarlo per irriverenza. Era invece una professione di fede suonata con tromba e trombone: la morte non ha l’ultima parola. Reso celebre in tutto il mondo da Louis Armstrong nel 1938, il brano è divenuto tanto familiare da essere cantato negli stadi e nelle feste, dimenticandone del tutto l’origine. Il suo ritornello dice:

«Oh, when the saints go marching in, / Oh Lord, I want to be in that number, / when the saints go marching in» ("Oh, quando i santi entrano in corteo, / Mann, voglio essere in quel numero, / quando i santi entrano in corteo»).

Due parole meritano attenzione. La prima è «in». I santi non sfilano per le strade come una parata qualsiasi: entrano, varcano la soglia della Gerusalemme celeste. La seconda è «that number», quel numero. Gli schiavi e i figli degli schiavi che cantavano questo spiritual conoscevano la Bibbia meglio di non pochi teologi: quel numero è quello dell’Apocalisse, dove dopo i 144.000 appare «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9). È la prima lettura della Messa di Ognissanti. In un canto nato tra i negri ridotti in schiavitù e poi discriminati dalla segregazione razziale, ai quali veniva negata perfino la dignità di persone, la speranza aveva i tratti precisi della liturgia della Chiesa: entrare in quel numero.

Una chiamata rivolta a tutti

„Ihr sollt heilig sein, warum ich, der Herr, dein Gott, Ich bin heilig" (lv 19,2). «Voi, damit, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (MT 5,48). «Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4,3). La Scrittura non conosce una santità per pochi specialisti dello spirito, né una carriera riservata a chi indossa un abito religioso. Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito senza ambiguità: «tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carit໹. È una santità che non abita soltanto nei chiostri e sugli altari, ma nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle corsie degli ospedali, dovunque un uomo o una donna vivono con fedeltà, Tag für Tag, ciò che Dio ha loro affidato.

Se la santità fosse qualcosa di irraggiungibile, Dio ci avrebbe comandato l’impossibile. E Dio non prende in giro le sue creature.

Che cosa è davvero la santità

Nell’immaginario comune la santità coincide con l’impeccabilità, con i prodigi, con le estasi, con i digiuni prolungati oltre ogni ragionevolezza. Tutte cose che possono accompagnare la vita di un santo, ma che non ne costituiscono l’essenza. San Tommaso d’Aquino lo dice con la consueta sobrietà: la perfezione della vita cristiana consiste essenzialmente nella carità². Il santo non è anzitutto colui che non ha peccato, ma colui che ha amato Dio e il prossimo fino in fondo, lasciando che la grazia lavorasse in lui fino a trasformarlo.

Questo non significa che la santità sia una conquista morale, il frutto di una ginnastica della volontà. È anzitutto un dono che Dio offre e che l’uomo è chiamato ad accogliere. Ma l’accoglienza non è passività: «Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c’è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale»³. La santità non è il premio riservato a chi non ha mai sbagliato, sondern der Punkt, an dem diejenigen ankommen, die nie aufgehört haben, sich von Gott erreichen zu lassen.

Basta scorrere le vite di non pochi santi per rendersene conto: Agostino d’Ippona visse per anni con una concubina, dalla quale ebbe un figlio, Adeodato, prima di arrendersi alla grazia. Maria Egiziaca, entsprechend Vita scritta da Sofronio di Gerusalemme, si prostituì per diciassette anni ad Alessandria d’Egitto⁴. Margherita da Cortona fu per circa dieci anni l’amante di un giovane nobile di Montepulciano, al quale diede un figlio. Mosè l’Etiope, prima di diventare uno dei grandi Padri del deserto, era stato capo di una banda di briganti. Camillo de Lellis, soldato di ventura, era schiavo del gioco d’azzardo al punto da perdere tutto ciò che possedeva, fino alla camicia. Ignazio di Loyola, per sua stessa ammissione, fino a ventisei anni fu un uomo dedito alle vanità del mondo⁵. Charles de Foucauld, giovane ufficiale di cavalleria, si fece notare più per i bagordi e le amanti che per la disciplina. Bartolo Longo, prima di fondare il santuario di Pompei, frequentò i circoli spiritisti di Napoli fino a dichiararsi consacrato sacerdote di Satana; Leone XIV lo ha proclamato santo nel 2025. Nessuno di loro nacque santo. Tutti lo diventarono, passando non accanto al peccato, ma attraverso di esso, finché la grazia non li raggiunse e non li trovò, Endlich, disposti a lasciarsi raggiungere.

Dai martiri ai confessori

Nei primi secoli i santi venerati dalla Chiesa erano i martiri. Sulle loro tombe si celebrava l’Eucaristia nel giorno anniversario della morte, genannt dies natalis, giorno della nascita al cielo. Il sangue versato per Cristo era il segno inequivocabile della santità. Ma quando con la pace di Costantino le persecuzioni cessarono, si pose una domanda nuova: si può essere santi senza versare il sangue? La risposta ha un nome: Martino di Tours, Soldat, Monaco, Bischof, die gestorben sind in 397. Fu tra i primi, se non il primo, in Occidente a ricevere un culto pubblico pur non essendo martire. Il suo biografo Sulpicio Severo lo spiegò così:

«Sebbene la condizione dei tempi non abbia potuto offrirgli il martirio, egli non sarà privo della gloria del martire, perché con il desiderio e con la virtù poté e volle essere martire»⁶.

Nasceva così la figura del «confessore», colui che testimonia Cristo non con la morte violenta, ma con il dono quotidiano della vita. Va detto, per esattezza storica, che al tempo di Martino la canonizzazione non esisteva: il culto nasceva dal basso, dalla fama di santità presso il popolo e dall’approvazione del vescovo locale. La prima canonizzazione formale pronunciata da un Romano Pontefice è quella di Ulrico di Augusta, proclamato santo da Giovanni XV nel 993.

Santi non si nasce

Nel corso dei secoli abbiamo idealizzato i santi fino a renderli inimitabili. Quel simpatico e fantasioso domenicano che fu Jacopo da Varazze, arcivescovo di Genova, in seinem Legenda aurea racconta senza alcun timore di cadere nel ridicolo che San Nicola, ancora lattante, il mercoledì e il venerdì prendeva il latte materno una sola volta al giorno, per osservare il digiuno⁷. Un neonato già osservante del calendario penitenziale, Zusamenfassend. L’agiografia barocca ha moltiplicato santi che fin dalla culla mostravano virtù eroiche e i santini devozionali hanno fatto il resto, consegnandoci figure angelicate, dagli occhi rivolti al cielo, senza un’ombra di lotta interiore. Il risultato è stato paradossale: proprio perché perfetti fin dall’inizio, i santi sono divenuti modelli da ammirare a distanza, non da imitare. E così ci siamo sentiti dispensati dal provarci, proprio grazie ai vari Jacopo da Varazze.

La realtà è ben diversa. Paolo di Tarso perseguitava la Chiesa entrando nelle case e trascinando in carcere uomini e donne (vgl.. Bei 8,3) e fino alla fine si definì il primo dei peccatori (vgl.. 1TM 1,15). Franz von Assisi, prima di abbracciare madonna Povertà, era il re delle gozzoviglie della gioventù assisana⁸. I santi non nacquero tali: lo diventarono, spesso dopo lunghi anni vissuti anche nei peccati più gravi.

Ciò che molti non sanno, o forse non ricordano, è che il primo santo proclamato tale fu un criminale condannato a morte. Crocifisso accanto a Gesù, a differenza dell’altro malfattore che lo insultava, gli si rivolse dicendo: "Jesus, erinnere dich an mich, wenn du dein Königreich betrittst ". Und Jesus antwortete ihm: „Wahrlich, ich sage dir:: heute wirst du mit mir im Paradies sein“ (LC 23,42-43). Se mai c’è stata una canonizzazione, la celebrò Cristo stesso, dalla croce, senza processo, senza postulatore e senza miracoli accertati. Il dettaglio più sorprendente è un altro: secondo Matteo e Marco, anche quel ladrone, in un primo momento, insultava Gesù insieme al suo compagno (vgl.. MT 27,44; MC 15,32). Il santo che la tradizione chiamerà Disma⁹ è venuto fuori da chi, fino a poco prima, bestemmiava. È tutta la teologia della grazia racchiusa in pochi istanti: nessuno è troppo lontano per essere raggiunto, neppure all’ultimo respiro.

L’esercito senza nome

La festa di Ognissanti ha una storia lunga. Im 609 il Pontefice Bonifacio IV dedicò il Pantheon di Roma alla Vergine Maria e a tutti i martiri. Nel secolo successivo Gregorio III consacrò nella Basilica di San Pietro un oratorio a tutti i santi e fissò la celebrazione al 1° novembre, data che Gregorio IV estese poi a tutta la Chiesa nell’835.

Ma il senso profondo di questa solennità sfugge a molti. Non è anzitutto la festa dei santi canonizzati e inseriti nel calendario, ciascuno dei quali ha già il proprio giorno. È la festa di quella «moltitudine immensa, che nessuno poteva contare» (Ap 7,9): l’esercito sterminato di santi ignoti che nessun Dicastero delle Cause dei Santi ha mai esaminato, né mai esaminerà. La nonna che ha recitato il rosario ogni sera per un nipote lontano dalla fede. Il padre di famiglia che ha lavorato onestamente per quarant’anni senza mai rubare un euro. Il parroco di un paese di montagna dimenticato da tutti, fuorché da Dio. Il malato che ha offerto la propria sofferenza senza farne un vessillo. Nessuno di loro avrà una statua, ein Bild, una festa. Eppure sono loro, in grandissima parte, «quel numero».

Lo scrittore francese Léon Bloy chiuse uno dei suoi romanzi con una frase rimasta celebre: «Non c’è che una tristezza, quella di non essere santi»¹⁰. Ognissanti ci ricorda che questa tristezza non è una condanna, perché la porta resta aperta fino all’ultimo istante, come ha sperimentato quel ladrone sulla croce. La marcia dei santi è difficile, nessuno lo nega. Ma è possibile, perché a camminare davanti a noi non c’è un modello irraggiungibile, ma una folla innumerevole di uomini e di donne che, peccatori come noi, si sono lasciati salvare.

Quando la banda di New Orleans tornava dal cimitero, la gente scendeva per le strade e si univa al corteo ballando. Non si limitava ad ascoltare: entrava nella fila. È questo l’invito di Ognissanti. E la preghiera più sincera che possiamo rivolgere a Dio in questo giorno è forse proprio quella dello spiritual dei negri d’America: «Oh Lord, I want to be in that number»: Mann, voglio essere in quel numero.

Von der Insel Patmos, 1November 2026

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HINWEIS

¹ Concilio Ecumenico Vaticano II, Dogmatische Verfassung über die Kirche Das Licht, n. 40.

² Cfr. Thomas von Aquin, FRAGE, II-II, Q. 184, ein. 1.

³ Katechismus der Katholischen Kirche, n. 2015.

⁴ Cfr. Sofronio di Gerusalemme, Vita di Santa Maria Egiziaca.

⁵ Cfr. Ignazio di Loyola, Autobiografia, n. 1.

⁶ Sulpicio Severo, Brief (II), 9. Traduzione nostra.

⁷ Cfr. Jacopo da Varazze, Legenda aurea, Kappe. «San Nicola».

⁸ Cfr. Thomas von Celano, Vita prima di San Francesco, ich, 1-2.

⁹ Il nome compare nel Vangelo di Nicodemo (Ö Handlungen von Pilatus), 10, scritto apocrifo.

¹⁰ L. Bloy, La femme pauvre (1897), ultima pagina.

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THE DIFFICULT YET POSSIBLE MARCH OF THE SAINTS IN THE SONG OF THE NEGROES OF NEW ORLEANS

Holiness is not a prize reserved for those who have never gone wrong, but the destination of those who have never stopped letting God reach them.

— Catechesis —

Autor

Autor
Ariel S. Levi di Gualdo

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In New Orleans, in the early decades of the twentieth century, funerals had a ritual all their own. The band accompanied the coffin to the cemetery at a slow pace, playing funeral marches. On the way back, once the deceased had been buried, the same band would strike up, at full tempo, an old Negro spiritual: Wenn die Heiligen einmarschieren. Anyone witnessing it for the first time might have mistaken it for irreverence. It was instead a profession of faith played on trumpet and trombone: death does not have the last word. Made famous throughout the world by Louis Armstrong in 1938, the song has become so familiar that it is sung in stadiums and at parties, its origin entirely forgotten. Its refrain goes:

"Oh, when the saints go marching in, / Oh Lord, I want to be in that number, / when the saints go marching in».

Two words deserve attention. The first is «in». The saints do not file through the streets like any ordinary parade: they go in, they cross the threshold of the heavenly Jerusalem. The second is «that number». The slaves and the children of slaves who sang this spiritual knew the Bible better than not a few theologians: that number is the one in the Book of Revelation where, after the hundred and forty-four thousand who were sealed, there appears «a great multitude, which no one could count, from every nation, race, Menschen, and tongue» (Rev 7:9). It is the first reading of the Mass of All Saints. In a song born among Negroes held in slavery and later discriminated against under racial segregation, who were denied even the dignity of persons, hope bore the precise features of the Church’s liturgy: to enter that number.

A call addressed to all

«Be holy, for I, the LORD your God, am holy» (Lev 19:2). «So be perfect, just as your heavenly Father is perfect» (MT 5:48). «This is the will of God, your holiness» (1 Thes 4:3). Scripture knows no holiness for a few specialists of the spirit, nor a career reserved for those who wear a religious habit. The Second Vatican Council restated this without ambiguity: «all the faithful of Christ of whatever rank or status, are called to the fullness of the Christian life and to the perfection of charity»¹. It is a holiness that dwells not only in cloisters and on altars, but in homes, in workplaces, in hospital wards, wherever a man or a woman lives out faithfully, day after day, what God has entrusted to them.

If holiness were something unattainable, God would have commanded us to do the impossible. And God does not make fools of his creatures.

What holiness really is

In the popular imagination, holiness is identified with sinlessness, with miracles, with ecstasies, with fasts prolonged beyond all reason. All things that may accompany the life of a saint, but that do not constitute its essence. Saint Thomas Aquinas puts it with his usual sobriety: the perfection of the Christian life consists essentially in charity². The saint is not first of all the one who has never sinned, but the one who has loved God and neighbour to the very end, letting grace work in him until it transformed him.

This does not mean that holiness is a moral achievement, the fruit of some gymnastics of the will. It is first of all a gift that God offers and that man is called to receive. But receiving is not passivity: «The way of perfection passes by way of the Cross. There is no holiness without renunciation and spiritual battle»³. Holiness is not a prize reserved for those who have never gone wrong, but the destination of those who have never stopped letting God reach them.

One need only glance through the lives of not a few saints to see this. Augustine of Hippo lived for years with a concubine, by whom he had a son, Adeodatus, before surrendering to grace. Mary of Egypt, according to the Life written by Sophronius of Jerusalem, lived as a prostitute in Alexandria for seventeen years⁴. Margaret of Cortona was for some ten years the mistress of a young nobleman of Montepulciano, to whom she bore a son. Moses the Ethiopian, before becoming one of the great Desert Fathers, had been the leader of a band of brigands. Camillus de Lellis, a soldier of fortune, was so enslaved to gambling that he lost everything he owned, down to the shirt on his back. Ignatius of Loyola, by his own admission, was until the age of twenty-six a man given to the vanities of the world⁵. Charles de Foucauld, as a young cavalry officer, was known more for his carousing and his mistresses than for his discipline. Bartolo Longo, before founding the shrine of Pompeii, frequented the spiritualist circles of Naples to the point of declaring himself consecrated a priest of Satan; Leo XIV proclaimed him a saint in 2025. None of them was born a saint. All of them became saints, passing not alongside sin but through it, until grace reached them and found them, at last, willing to let themselves be reached.

From martyrs to confessors

In the first centuries the saints venerated by the Church were the martyrs. The Eucharist was celebrated over their tombs on the anniversary of their death, called the dies natalis, the day of their birth into heaven. Blood shed for Christ was the unmistakable sign of holiness. But when the persecutions ceased with the Peace of Constantine, a new question arose: can one be a saint without shedding one’s blood? The answer has a name: Martin of Tours, soldier, monk and bishop, who died in 397. He was among the first, if not the very first, in the West to receive public veneration without having been a martyr. His biographer Sulpicius Severus explained it thus:

«Although the circumstances of his time could not offer him martyrdom, he will not lack the glory of a martyr, because by desire and by virtue he both could have been and wished to be a martyr»⁶.

Thus was born the figure of the «confessor», one who bears witness to Christ not by a violent death but by the daily gift of his life. For the sake of historical accuracy, it should be said that canonisation did not exist in Martin’s day: veneration arose from below, from a reputation for holiness among the people and from the approval of the local bishop. The first formal canonisation pronounced by a Roman Pontiff was that of Ulrich of Augsburg, declared a saint by John XV in 993.

Saints are not born

Over the centuries we have idealised the saints to the point of making them inimitable. That likeable and imaginative Dominican, Jacopo da Varazze, archbishop of Genoa, relates in his Golden Legend, without the slightest fear of looking ridiculous, that Saint Nicholas, while still a nursing infant, took his mother’s milk only once a day on Wednesdays and Fridays, so as to keep the fast⁷. A newborn already keeping the penitential calendar, Zusamenfassend. Baroque hagiography multiplied saints who displayed heroic virtue from the cradle, and devotional holy cards did the rest, handing down to us angelic figures with eyes turned heavenwards and not a shadow of inner struggle. The result was paradoxical: precisely because they were perfect from the start, the saints became models to be admired from afar, not imitated. And so we felt excused from even trying, thanks precisely to the likes of Jacopo da Varazze.

The reality is quite different. Paul of Tarsus persecuted the Church, entering house after house and dragging men and women off to prison (vgl. Akte 8:3), and to the very end called himself the foremost of sinners (vgl. 1 Tim 1:15). Francis of Assisi, before embracing Lady Poverty, was the king of the revels among the young men of Assisi⁸. The saints were not born such: they became saints, often after long years spent even in the gravest sins.

What many do not know, or perhaps do not remember, is that the first saint ever proclaimed as such was a criminal condemned to death. Crucified beside Jesus, unlike the other wrongdoer who reviled him, he turned to him and said: «Jesus, remember me when you come into your kingdom». And Jesus replied: "Amen, Ich sage zu dir, today you will be with me in Paradise» (Lk 23:42-43). If there was ever a canonisation, Christ himself celebrated it, from the cross, with no trial, no postulator and no verified miracles. The most surprising detail lies elsewhere: according to Matthew and Mark, that thief too at first reviled Jesus together with his companion (vgl. MT 27:44; Mk 15:32). The saint whom tradition would call Dismas⁹ came forth from a man who, moments earlier, had been blaspheming. The whole theology of grace is contained in those few moments: no one is too far away to be reached, not even at his last breath.

The nameless army

The feast of All Saints has a long history. Im 609 Pope Boniface IV dedicated the Pantheon in Rome to the Virgin Mary and all the martyrs. In the following century Gregory III consecrated an oratory to all the saints in Saint Peter’s Basilica and fixed the celebration on 1 November, a date that Gregory IV extended to the whole Church in 835.

Yet the deeper meaning of this solemnity escapes many. It is not first of all the feast of the canonised saints listed in the calendar, each of whom already has a day of his or her own. It is the feast of that «great multitude, which no one could count» (Rev 7:9): the countless army of unknown saints whom no Dicastery for the Causes of Saints has ever examined, nor ever will. The grandmother who prayed the rosary every evening for a grandchild who had drifted from the faith. The father who worked honestly for forty years without ever stealing a single cent. The parish priest of a mountain village forgotten by everyone except God. The sick man who offered up his suffering without turning it into a banner. None of them will have a statue, an image, a feast day. Yet it is they, for the most part, who make up «that number».

The French writer Léon Bloy ended one of his novels with a sentence that has become famous: «There is only one sadness: not to be saints»¹⁰. All Saints reminds us that this sadness is not a condemnation, because the door remains open until the very last moment, as that thief on the cross discovered. The march of the saints is difficult; no one denies it. But it is possible, because what walks ahead of us is not an unattainable model, but an innumerable crowd of men and women who, sinners like us, allowed themselves to be saved.

When the New Orleans band came back from the cemetery, people poured into the streets and joined the procession, dancing. They did not merely listen: they fell into line. This is the invitation of All Saints. And the most sincere prayer we can address to God on this day is perhaps precisely that of the old Negro spiritual: «Oh Lord, I want to be in that number».

Von der Insel Patmos, 1 November 2026

 

HINWEISE

¹ Second Vatican Ecumenical Council, Dogmatic Constitution on the Church Das Licht, n. 40.

² Cf. Thomas von Aquin, FRAGE, II-II, Q. 184, ein. 1.

³ Katechismus der Katholischen Kirche, n. 2015.

⁴ Cf. Sophronius of Jerusalem, Life of Saint Mary of Egypt.

⁵ Cf. Ignatius of Loyola, Autobiography, n. 1.

⁶ Sulpicius Severus, Brief (II), 9. Our translation.

⁷ Cf. Jacopo da Varazze, Golden Legend, chapter «Saint Nicholas».

⁸ Cf. Thomas of Celano, First Life of Saint Francis, ich, 1-2.

⁹ The name appears in the Gospel of Nicodemus (oder Apostelgeschichte des Pilatus), 10, an apocryphal text.

¹⁰ L. Bloy, La femme pauvre (1897), last page. Our translation.

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LA DIFÍCIL PERO POSIBLE MARCHA DE LOS SANTOS EN EL CANTO DE LOS NEGROS DE NUEVA ORLEANS

La santidad no es el premio reservado a quien nunca se ha equivocado, sino la meta de quien nunca ha cesado de dejarse alcanzar por Dios.

Autor

Autor
Ariel S. Levi di Gualdo

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En Nueva Orleans, en las primeras décadas del siglo XX, los funerales tenían un rito muy particular. La banda acompañaba el féretro hacia el cementerio a paso lento, tocando marchas fúnebres. A la vuelta, una vez sepultado el difunto, la misma banda arrancaba a pleno ritmo con un viejo espiritual de los negros de América: Wenn die Heiligen einmarschieren. Quien lo presenciaba por primera vez podía tomarlo por una irreverencia. Epoche, stattdessen, una profesión de fe tocada con trompeta y trombón: la muerte no tiene la última palabra. Popularizada en todo el mundo por Louis Armstrong en 1938, la canción se ha vuelto tan familiar que se canta en los estadios y en las fiestas, olvidando por completo su origen. Su estribillo dice:

«Oh, when the saints go marching in, / Oh Lord, I want to be in that number, / when the saints go marching in» ("Oh, cuando los santos entran en cortejo, / Señor, quiero estar en ese número, / cuando los santos entran en cortejo»).

Dos palabras merecen atención. La primera es «in». Los santos no recorren las calles como en un desfile cualquiera: entran, cruzan el umbral de la Jerusalén celestial. La segunda es «that number», ese número. Los esclavos y los hijos de los esclavos que cantaban este espiritual conocían la Biblia mejor que no pocos teólogos: ese número es el del Apocalipsis, Wo, después de los ciento cuarenta y cuatro mil marcados con el sello, aparece «una muchedumbre inmensa, que nadie podría contar, de todas las naciones, razas, pueblos y lenguas» (Ap 7,9). Es la primera lectura de la Misa de Todos los Santos. En un canto nacido entre los negros reducidos a la esclavitud y después discriminados por la segregación racial, a quienes se negaba incluso la dignidad de personas, la esperanza tenía los rasgos precisos de la liturgia de la Iglesia: entrar en ese número.

Una llamada dirigida a todos

«Sed santos, porque yo, el Señor, vuestro Dios, soy santo» (lv 19,2). «Por tanto, sed perfectos, como vuestro Padre celestial es perfecto» (MT 5,48). «Esta es la voluntad de Dios: vuestra santificación» (1 Tes 4,3). La Escritura no conoce una santidad para unos pocos especialistas del espíritu, ni una carrera reservada a quien viste un hábito religioso. El Concilio Vaticano II lo reafirmó sin ambigüedad: «todos los fieles, de cualquier estado o condición, están llamados a la plenitud de la vida cristiana y a la perfección de la caridad»¹. Es una santidad que no habita solo en los claustros y en los altares, sino en las casas, en los lugares de trabajo, en las salas de los hospitales, dondequiera que un hombre o una mujer viven con fidelidad, Tag für Tag, lo que Dios les ha confiado.

Si la santidad fuera algo inalcanzable, Dios nos habría mandado lo imposible. Y Dios no se burla de sus criaturas.

Qué es realmente la santidad

En el imaginario común, la santidad coincide con la impecabilidad, con los prodigios, con los éxtasis, con ayunos prolongados más allá de toda sensatez. Cosas todas ellas que pueden acompañar la vida de un santo, pero que no constituyen su esencia. Santo Tomás de Aquino lo dice con su habitual sobriedad: la perfección de la vida cristiana consiste esencialmente en la caridad². El santo no es ante todo quien no ha pecado, sino quien ha amado a Dios y al prójimo hasta el final, dejando que la gracia obrara en él hasta transformarlo.

Esto no significa que la santidad sea una conquista moral, fruto de una gimnasia de la voluntad. Es ante todo un don que Dios ofrece y que el hombre está llamado a acoger. Pero acoger no es quedarse pasivo: «El camino de la perfección pasa por la cruz. No hay santidad sin renuncia y sin combate espiritual»³. La santidad no es el premio reservado a quien nunca se ha equivocado, sino la meta de quien nunca ha cesado de dejarse alcanzar por Dios.

Basta recorrer la vida de no pocos santos para comprobarlo. Agustín de Hipona vivió durante años con una concubina, de la que tuvo un hijo, Adeodato, antes de rendirse a la gracia. María Egipciaca, según la Vida escrita por Sofronio de Jerusalén, se prostituyó durante diecisiete años en Alejandría⁴. Margarita de Cortona fue durante unos diez años la amante de un joven noble de Montepulciano, al que dio un hijo. Moisés el Etíope, antes de convertirse en uno de los grandes Padres del desierto, había sido cabecilla de una banda de salteadores. Camilo de Lelis, soldado de fortuna, era esclavo del juego hasta el punto de perder todo cuanto poseía, hasta la camisa. Ignacio de Loyola, según su propia confesión, hasta los veintiséis años fue hombre dado a las vanidades del mundo⁵. Carlos de Foucauld, joven oficial de caballería, se hizo notar más por sus juergas y sus amantes que por su disciplina. Bartolo Longo, antes de fundar el santuario de Pompeya, frecuentó los círculos espiritistas de Nápoles hasta declararse consagrado sacerdote de Satanás; León XIV lo proclamó santo en 2025. Ninguno de ellos nació santo. Todos llegaron a serlo, pasando no junto al pecado, sino a través de él, hasta que la gracia los alcanzó y los encontró, endlich, dispuestos a dejarse alcanzar.

De los mártires a los confesores

En los primeros siglos, los santos venerados por la Iglesia eran los mártires. Sobre sus tumbas se celebraba la Eucaristía en el aniversario de su muerte, llamado dies natalis, día del nacimiento al cielo. La sangre derramada por Cristo era el signo inequívoco de la santidad. Pero cuando, con la paz de Constantino, cesaron las persecuciones, se planteó una pregunta nueva: ¿se puede ser santo sin derramar la sangre? La respuesta tiene un nombre: Martín de Tours, soldado, monje y obispo, muerto en el año 397. Fue uno de los primeros, si no el primero, en recibir en Occidente un culto público sin haber sido mártir. Su biógrafo Sulpicio Severo lo explicó así:

«Aunque las circunstancias de su tiempo no pudieron ofrecerle el martirio, no carecerá de la gloria del mártir, porque con el deseo y con la virtud pudo y quiso ser mártir»⁶.

Nacía así la figura del «confesor», el que da testimonio de Cristo no con una muerte violenta, sino con la entrega cotidiana de la vida. En honor a la exactitud histórica, hay que decir que en tiempos de Martín la canonización no existía: el culto nacía desde abajo, de la fama de santidad entre el pueblo y de la aprobación del obispo local. La primera canonización formal pronunciada por un Romano Pontífice es la de Ulrico de Augsburgo, proclamado santo por Juan XV en el año 993.

Santo no se nace

A lo largo de los siglos hemos idealizado a los santos hasta hacerlos inimitables. Aquel simpático y fantasioso dominico que fue Santiago de la Vorágine, arzobispo de Génova, cuenta en su Leyenda dorada, sin el menor temor a caer en el ridículo, que San Nicolás, siendo todavía lactante, los miércoles y los viernes tomaba la leche materna una sola vez al día para guardar el ayuno⁷. Un recién nacido ya cumplidor del calendario penitencial, Zusamenfassend. La hagiografía barroca multiplicó los santos que desde la cuna mostraban virtudes heroicas y las estampitas devotas hicieron el resto, entregándonos figuras angelicales, con los ojos vueltos al cielo, sin sombra de lucha interior. El resultado fue paradójico: precisamente por ser perfectos desde el principio, los santos se convirtieron en modelos para admirar a distancia, no para imitar. Y así nos sentimos dispensados de intentarlo, gracias precisamente a los Santiago de la Vorágine de turno.

La realidad es muy distinta. Pablo de Tarso perseguía a la Iglesia entrando en las casas y arrastrando a la cárcel a hombres y mujeres (vgl. HCH 8,3) y hasta el final se llamó a sí mismo el primero de los pecadores (vgl. 1 Tim 1,15). Francisco de Asís, antes de abrazar a la señora Pobreza, era el rey de las francachelas de la juventud de Asís⁸. Los santos no nacieron tales: llegaron a serlo, a menudo después de largos años vividos incluso en los pecados más graves.

Lo que muchos no saben, o quizá no recuerdan, es que el primer santo proclamado como tal fue un criminal condenado a muerte. Crucificado junto a Jesús, a diferencia del otro malhechor, que lo insultaba, se dirigió a él diciendo: «Jesús, acuérdate de mí cuando llegues a tu reino». Y Jesús le respondió: «En verdad te digo: hoy estarás conmigo en el paraíso» (LC 23,42-43). Si alguna vez hubo una canonización, la celebró Cristo mismo, desde la cruz, sin proceso, sin postulador y sin milagros comprobados. El detalle más sorprendente es otro: según Mateo y Marcos, también aquel ladrón, anfangs, insultaba a Jesús junto con su compañero (vgl. MT 27,44; MC 15,32). El santo al que la tradición llamará Dimas⁹ salió de quien, poco antes, blasfemaba. Toda la teología de la gracia queda encerrada en unos pocos instantes: nadie está demasiado lejos para ser alcanzado, ni siquiera en su último aliento.

El ejército sin nombre

La fiesta de Todos los Santos tiene una larga historia. En el año 609 el papa Bonifacio IV dedicó el Panteón de Roma a la Virgen María y a todos los mártires. En el siglo siguiente Gregorio III consagró en la basílica de San Pedro un oratorio a todos los santos y fijó la celebración el 1 de noviembre, fecha que Gregorio IV extendió después a toda la Iglesia en el año 835.

Pero a muchos se les escapa el sentido profundo de esta solemnidad. No es ante todo la fiesta de los santos canonizados e inscritos en el calendario, cada uno de los cuales tiene ya su propio día. Es la fiesta de aquella «muchedumbre inmensa, que nadie podría contar» (Ap 7,9): el ejército innumerable de santos desconocidos que ningún Dicasterio de las Causas de los Santos ha examinado nunca, ni examinará jamás. La abuela que rezó el rosario cada noche por un nieto alejado de la fe. El padre de familia que trabajó honradamente durante cuarenta años sin robar nunca un euro. El párroco de un pueblo de montaña olvidado por todos, menos por Dios. El enfermo que ofreció su sufrimiento sin hacer de él una bandera. Ninguno de ellos tendrá una estatua, una imagen, una fiesta. Y, Jedoch, son ellos, en su inmensa mayoría, «ese número».

El escritor francés Léon Bloy cerró una de sus novelas con una frase que se ha hecho célebre: «No hay más que una tristeza: la de no ser santos»¹⁰. Todos los Santos nos recuerda que esta tristeza no es una condena, porque la puerta permanece abierta hasta el último instante, como experimentó aquel ladrón en la cruz. La marcha de los santos es difícil, nadie lo niega. Pero es posible, porque delante de nosotros no camina un modelo inalcanzable, sino una muchedumbre innumerable de hombres y mujeres que, pecadores como nosotros, se dejaron salvar.

Cuando la banda de Nueva Orleans volvía del cementerio, la gente bajaba a la calle y se unía al cortejo bailando. No se limitaba a escuchar: entraba en la fila. Esta es la invitación de Todos los Santos. Y la oración más sincera que podemos dirigir a Dios en este día es quizá precisamente la del espiritual de los negros de América: «Oh Lord, I want to be in that number»: Señor, quiero estar en ese número.

Von der Insel Patmos, 1 November 2026

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HINWEISE

¹ Concilio Ecuménico Vaticano II, Constitución dogmática sobre la Iglesia Das Licht, n. 40.

² Cf. Thomas von Aquin, FRAGE, II-II, Q. 184, ein. 1.

³ Katechismus der Katholischen Kirche, n. 2015.

⁴ Cf. Sofronio de Jerusalén, Vida de Santa María Egipciaca.

⁵ Cf. Ignacio de Loyola, Autobiografía, n. 1.

⁶ Sulpicio Severo, Epístola (II), 9. Traducción nuestra.

⁷ Cf. Santiago de la Vorágine, Leyenda dorada, Kappe. «San Nicolás».

⁸ Cf. Tomás de Celano, Vida primera de San Francisco, ich, 1-2.

⁹ El nombre aparece en el Evangelio de Nicodemo (Ö Apostelgeschichte des Pilatus), 10, escrito apócrifo.

¹⁰ L. Bloy, La femme pauvre (1897), última página. Traducción nuestra.

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Das Kirchengebäude. Symbolischer und initiatorischer Raum – Das Kirchengebäude. Ein symbolischer und initiatorischer Raum – El templo cristiano. Symbolischer und initiatorischer Raum

31 Oktober 2026/in Liturgische Seelsorge/von Pater Simone

Italienisch, Englisch, spanisch

 

L’EDIFICIO CHIESA, SPAZIO SIMBOLICO E INIZIATICO

Per comprendere l’identità del cristiano è opportuno ritornare al luogo dove egli è nato come tale, das heißt, am Taufbecken.

— Liturgischer Dienst —

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AutorSimone Pifizzi

Autor
Simone Pizzi

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C’è una profonda relazione tra l’uomo e lo spazio che lo circonda. L’uomo vi si riflette e di conseguenza comunica qualcosa di sé agli altri. Lo spazio diventa quindi una porta che ci permette di entrare in qualche modo nell’universo dei pensieri e dei sentimenti di una persona, di un gruppo, di un popolo. Questo vale anche per lo spazio liturgico; in esso infatti la Chiesa peregrinante nel tempo riflette sé stessa e la sua storia quale incarnazione di quel Vangelo che, in modo del tutto speciale, viene comunicato attraverso le celebrazioni sacramentali, welcher, im Gegenzug, hanno “plasmato” lo spazio liturgico.

Dalla «casa della Chiesa» alla Chiesa di tutto un popolo

Il modo di comunicare e celebrare la fede ha dato vita nei secoli a vari tipi o stili di chiese, secondo le particolari esigenze di ogni tempo. Nei primi tre secoli, anche per motivi contingenti che non permettevano di fare diversamente, la comunità cristiana ha riflesso la propria immagine nella domus ecclesiae, cioè letteralmente nella «casa della Chiesa», del popolo convocato da Dio. Si trattava generalmente di un’abitazione privata capiente, messa a disposizione della comunità locale da parte di qualche cristiano facoltoso. In tale periodo la Chiesa ha espresso in modo particolare la sua dimensione domestica, che privilegiava il rapporto familiare caratterizzante la vita di Gesù con i suoi e la vita della prima comunità apostolica (vgl.. Bei 2,46).

Con la pace di Costantino (313), che segna di fatto la fine delle persecuzioni e il riconoscimento giuridico del Cristianesimo da parte dello Stato, la comunità cristiana si ingrandì e, dovendo usare luoghi di culto più ampi, fece propria la struttura già esistente della basilica romana, cioè del luogo nel quale la società civile si riuniva per i momenti importanti della vita pubblica. Si trattava sempre e comunque di un luogo in funzione del popolo convocato; in questo caso non più da un re (in greco βασιλεύς, basileús, da cui il termine «basilica»), ma da Dio. E proprio perché l’assemblea cristiana è convocata da Dio, nasce dal battesimo, cresce alla mensa della Parola e del Pane di vita, la struttura della basilica pian piano si adatta alle esigenze del culto e si modifica mettendo in evidenza sempre più la sede o cattedra di chi presiede, il luogo del battesimo, l’ambone e ovviamente l’altare.

Uno spazio per evangelizzare e iniziare alla fede

Senza ripercorrere tutta la storia degli edifici sacri, è sufficiente pensare alle diverse forme di chiese per intuire che lo spazio liturgico non è solo funzionale, ma esprime un certo modo di essere Chiesa e possiede un’inevitabile dimensione iniziatica. Si pensi ad esempio alle cattedrali gotiche, che con il loro slancio spingono a guardare in alto, o alle chiese costruite in seguito alla riforma del Concilio di Trento, che mirano ad avere al centro l’Eucaristia. Lo spazio liturgico e il suo arredo hanno una grandissima importanza in vista di un’evangelizzazione corretta, nuova e adeguata al nostro tempo; ma questa sensibilità fatica ancora a divenire una componente dell’attività pastorale.

Battistero e fonte battesimale

Il fonte battesimale è il luogo — tra i più importanti in una chiesa — dove si celebra il battesimo, primo sacramento della Nuova Alleanza, in forza del quale gli uomini, aderendo nella fede a Cristo Signore, ricevono lo Spirito di adozione a figli e, uniti a Cristo nella sua morte e resurrezione (vgl.. RM 6,3-5), entrano a far parte del suo corpo che è la Chiesa.

Quando si scrive la biografia di una persona, per meglio comprendere il personaggio descritto, è opportuno andare alle sue origini, alla terra che gli ha dato i natali, alla famiglia e all’ambiente sociale in cui è cresciuto… Anche per comprendere l’identità del cristiano è opportuno ritornare al luogo dove egli è nato come tale, das heißt, am Taufbecken. Per la verità oggi questo “pellegrinaggio” alle fonti potrebbe risultare alquanto deludente. Una lunga tradizione che ci sta alle spalle ha in qualche modo umiliato lo spazio dell’iniziazione cristiana e lo ha ridotto sovente a un angolo oscuro e abbandonato, con serie difficoltà ad esprimere le luminose origini pasquali della vita cristiana.

Il rinnovamento liturgico scaturito dal Concilio Vaticano II ha influito profondamente sulla prassi dell’iniziazione cristiana e, infolge, anche sullo spazio cultuale riservato alla celebrazione del battesimo. Anche questo spazio, come del resto tutta la struttura architettonica della chiesa, è chiamato a rivelare l’identità del cristiano e la sua missione nel mondo contemporaneo. In primo luogo il fonte battesimale deve oggi esprimere la dimensione comunitaria della fede (e del battesimo); dimensione che per lungo tempo è stata oscurata. Per questo le norme, con soluzioni coraggiose e veramente nuove, prevedono uno spazio battesimale che prima di tutto permetta la celebrazione comunitaria¹.

A chi entra oggi in una chiesa deve apparire subito ben chiaro che il fonte battesimale non è un accessorio secondario, ma il simbolo di ciò che è il cristiano, cioè un “resuscitato”, un rinato nello Spirito (vgl.. GV 3,5) per mezzo di quell’acqua che è simbolo di Cristo e della sua parola che rende puri e giustificati (vgl.. GV 4,1-26; GV 15,3). È tutta questa ricchezza simbolica che oggi le chiese, soprattutto quelle di nuova costruzione, sono chiamate a esprimere attraverso lo spazio riservato all’iniziazione cristiana.

L’ambone: spazio della Parola

L’ambone è un elemento che non si trova nei templi pagani: è specifico del culto cristiano, che sviluppa la tradizione ebraica al centro della quale c’è la Parola del Signore. È però sintomatico che oggi tra i fedeli cattolici non ci sia una particolare sensibilità verso l’ambone, che è da tempo scomparso dalle nostre chiese, eccezion fatta per quelle antichissime o di recente costruzione. Nel frattempo ci si trova sovente di fronte a un leggio, qualche volta traballante e assai misero, che non esprime certo l’importanza della Parola di Dio².

Un po’ di storia

Il popolo di Dio nasce dall’ascolto della Parola. Und Jesus, la Parola fatta carne (vgl.. GV 1,14), ribadisce: «Chi ascolta la mia parola [...] ha la vita eterna» (GV 5,24). Il cristianesimo non esprime un rapporto fiscale con una divinità che è placata e messa a tacere dai riti, bensì un dialogo d’amore con quel Dio che per sua natura intende stabilire un’alleanza con l’umanità. Fin dall’inizio infatti il culto cristiano si qualifica agli occhi dei pagani come profondamente legato alla Parola. Non senza ragione l’imperatore Diocleziano nel 303 scatenò una feroce persecuzione contro i cristiani con l’ordine esplicito di consegnare e distruggere i loro libri³. Damit, quando la Chiesa ebbe la possibilità di edificare luoghi di culto, diede uno spazio tutto speciale alla proclamazione della Scrittura. Nacque così l’ambone (der griechischen anabáino, «salgo»), uno spazio elevato e nobile che, oltre ai vantaggi pratici dell’ascolto, esprimesse anche e soprattutto la centralità e l’importanza della Parola di Dio. L’ambone costituisce fin da subito un luogo santo, quasi come l’altare; in entrambi i luoghi è lo stesso mistero pasquale di Cristo che si unisce alla testimonianza dei battezzati.

Mensa della Parola

«Nella celebrazione liturgica la Sacra Scrittura ha una importanza estrema»⁴. «Nell’ascolto della Parola di Dio si edifica e cresce la Chiesa»⁵. La riforma liturgica del Vaticano II ha recuperato la centralità della Parola e di conseguenza non solo l’Evangeliario ha ritrovato il suo posto nella processione d’ingresso subito dopo la croce, ma la proclamazione della Parola di Dio ha anche ritrovato, dopo tanti secoli, il suo spazio simbolico. «L’importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli»⁶.

A questa norma fanno eco anche le disposizioni della Commissione episcopale per la liturgia della Conferenza Episcopale Italiana: «[L’ambone] è il luogo proprio della Parola di Dio. La sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità dell’assemblea (anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione liturgica) e renda possibile la processione con l’Evangeliario e la proclamazione pasquale della Parola. Sia conveniente per dignità e funzionalità, disposto in modo tale che i ministri che lo usano possano essere visti e ascoltati dall’assemblea»⁷. L’ambone è quindi la mensa della Parola in stretta connessione con la mensa del Pane di vita. La sua importanza simbolica è in qualche modo riassunta nella preghiera prevista per la benedizione: "Hassen, che chiami gli uomini dalle tenebre alla tua ammirabile luce, accogli il nostro inno di benedizione e di lode; tu non ci lasci mai mancare il nutrimento dolce e forte della tua parola e convocandoci in quest’aula ecclesiale continui a ricordare le meraviglie da te annunciate e compiute. Risuoni dunque, oder Vater, ai nostri orecchi la voce del tuo Figlio risorto, perché corrispondendo all’azione interiore dello Spirito, possiamo essere non solo ascoltatori, ma operatori fervidi e coerenti della tua parola. Da questo ambone i tuoi messaggeri ci indichino il sentiero della vita, perché camminando sulle orme di Cristo, possiamo giungere alla gloria eterna»⁸.

Fonte battesimale e ambone non sono dunque semplici arredi, ma tappe di un medesimo cammino: al fonte il cristiano nasce, all’ambone si nutre della Parola che lo ha generato. È questa la dimensione iniziatica dello spazio liturgico: prima ancora che con le parole, è l’edificio stesso a dire chi è il cristiano e da dove viene. E il cammino non si ferma qui, perché dalla mensa della Parola conduce alla mensa del Pane di vita, cioè all’altare.

Florenz, 31 Oktober 2026

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HINWEIS

¹ Cfr. Conferenza Episcopale Italiana – Commissione episcopale per la liturgia, La progettazione di nuove chiese. Nota pastorale, 18 Februar 1993, n. 11.

² Cfr. Ordinamento generale del Messale Romano, n. 309; Italienische Bischofskonferenz, Römisches Messbuch, seconda edizione italiana (1983), Precisazioni, n. 16.

³ Cfr. Lattanzio, De mortibus persecutorum, 12-13; Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, VIII, 2, 4.

⁴ Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione sulla sacra liturgia Heiliges Konzil, n. 24.

⁵ Ordo Lectionum Missae, Premesse, n. 7.

⁶ Ordinamento generale del Messale Romano, n. 309.

⁷ La progettazione di nuove chiese, cit., n. 9.

⁸ Segen, Benedizione di un nuovo ambone.

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THE CHURCH BUILDING, A SYMBOLIC AND INITIATORY SPACE

To understand the identity of the Christian, too, it is fitting to return to the place where he was born as such: the baptismal font.

— Liturgische Seelsorge —

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AutorSimone Pifizzi

Autor
Simone Pizzi

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There is a deep relationship between human beings and the space that surrounds them. People are mirrored in it and, in so doing, communicate something of themselves to others. Space thus becomes a doorway that allows us to enter, in some way, into the world of thoughts and feelings of a person, a group, a people. This is true of liturgical space as well: in it the Church, on pilgrimage through time, reflects herself and her history as the incarnation of that Gospel which is communicated in a wholly special way through the sacramental celebrations, which in turn have “shaped” liturgical space.

From the «house of the Church» to the Church of an entire people

Im Laufe der Jahrhunderte, the way of communicating and celebrating the faith has given rise to various types or styles of churches, according to the particular needs of each age. In the first three centuries, partly because circumstances allowed nothing else, the Christian community reflected its own image in the domus ecclesiae, literally the «house of the Church», of the people called together by God. It was generally a spacious private dwelling placed at the disposal of the local community by some well-to-do Christian. In this period the Church expressed above all her domestic dimension, which favoured the family relationship that marked the life of Jesus with his own and the life of the first apostolic community (vgl. Akte 2:46).

With the Peace of Constantine (313), which effectively marked the end of the persecutions and the legal recognition of Christianity by the State, the Christian community grew and, needing larger places of worship, adopted the already existing structure of the Roman basilica, the place where civil society gathered for the important moments of public life. It was still a place at the service of a people called together; Jetzt, aber, called together not by a king (in Greek βασιλεύς, basileús, from which the word «basilica» derives), but by God. And precisely because the Christian assembly is called together by God, is born of baptism and grows at the table of the Word and of the Bread of life, the structure of the basilica gradually adapted itself to the needs of worship, increasingly highlighting the chair or cathedra of the one who presides, the place of baptism, the ambo and, selbstverständlich, the altar.

A space for evangelising and initiating into the faith

Without retracing the whole history of sacred buildings, it is enough to think of the different forms churches have taken to sense that liturgical space is not merely functional, but expresses a certain way of being Church and possesses an inevitable initiatory dimension. Think, Zum Beispiel, of the Gothic cathedrals, whose soaring lines draw the gaze upwards, or of the churches built in the wake of the reform of the Council of Trent, which aim to place the Eucharist at the centre. Liturgical space and its furnishings are of the utmost importance for an evangelisation that is sound, new and suited to our time; yet this sensitivity still struggles to become part of pastoral practice.

Baptistery and baptismal font

The baptismal font is the place, among the most important in a church, where baptism is celebrated: the first sacrament of the New Covenant, by which men and women, adhering in faith to Christ the Lord, receive the Spirit of adoption as children and, united with Christ in his death and resurrection (vgl. Rom 6:3-5), become members of his body, Das ist die Kirche.

When writing a person’s biography, to understand the subject better it is useful to go back to his origins, to the land of his birth, to the family and social milieu in which he grew up… To understand the identity of the Christian, too, it is fitting to return to the place where he was born as such: the baptismal font. To tell the truth, this “pilgrimage” to the sources might prove rather disappointing today. A long tradition behind us has in some way humbled the space of Christian initiation, often reducing it to a dark and neglected corner that struggles to express the luminous paschal origins of Christian life.

The liturgical renewal that sprang from the Second Vatican Council has profoundly influenced the practice of Christian initiation and, consequently, the space set aside for the celebration of baptism. This space too, like the whole architectural structure of the church, is called to reveal the identity of the Christian and his mission in today’s world. Erstens, the baptismal font must now express the communal dimension of faith (and of baptism), a dimension long obscured. For this reason the norms, with bold and truly new solutions, provide for a baptismal space that above all allows for communal celebration¹.

Anyone entering a church today should see at once that the baptismal font is not a secondary accessory, but the symbol of what the Christian is: one “risen”, one reborn in the Spirit (vgl. Jn 3:5) through that water which is a symbol of Christ and of his word, which makes us clean and righteous (vgl. Jn 4:1-26; Jn 15:3). It is all this symbolic richness that churches today, especially newly built ones, are called to express through the space set aside for Christian initiation.

The ambo: the place of the Word

The ambo is not found in pagan temples: it is proper to Christian worship, which develops the Jewish tradition, at whose heart lies the Word of the Lord. It is telling, aber, that Catholics today show no particular sensitivity towards the ambo, which has long since disappeared from our churches, except for very ancient or recently built ones. Meanwhile we are often faced with a lectern, sometimes wobbly and rather shabby, that hardly conveys the importance of the Word of God².

A little history

The people of God is born from listening to the Word. And Jesus, the Word made flesh (vgl. Jn 1:14), erklärt: «whoever hears my word [...] hat ewiges Leben» (Jn 5:24). Christianity does not express a transactional relationship with a deity to be placated and silenced by rites, but a dialogue of love with the God who by his very nature wills to establish a covenant with humanity. From the very beginning, eigentlich, Christian worship appeared to pagan eyes as profoundly bound to the Word. It was not without reason that in 303 the emperor Diocletian unleashed a ferocious persecution against the Christians, with the explicit order that their books be handed over and destroyed³. So when the Church was able to build places of worship, she gave a wholly special space to the proclamation of Scripture. Thus the ambo was born (aus dem Griechischen anabáino, «I go up»): a raised and noble space which, beyond the practical advantages for hearing, was meant to express above all the centrality and importance of the Word of God. From the outset the ambo is a holy place, almost like the altar; in both it is the same paschal mystery of Christ that is united to the witness of the baptised.

The table of the Word

«Sacred scripture is of the greatest importance in the celebration of the liturgy»⁴. «The Church is built up and grows by hearing the word of God»⁵. The liturgical reform of Vatican II recovered the centrality of the Word; consequently, not only has the Book of the Gospels regained its place in the entrance procession immediately after the cross, but the proclamation of the Word of God has also, after so many centuries, regained its symbolic space. «The dignity of the word of God requires that in the church there be a suitable place from which it may be proclaimed and toward which the attention of the faithful naturally turns during the Liturgy of the Word»⁶.

This norm is echoed in the provisions of the Episcopal Commission for the Liturgy of the Italian Episcopal Conference: «[The ambo] is the proper place of the Word of God. Its form should be related to the altar, without however interfering with the altar’s priority; its location should be close to the assembly (even outside the presbytery, as liturgical tradition attests) and should allow for the procession with the Book of the Gospels and the paschal proclamation of the Word. It should be fitting in dignity and functionality, and so arranged that the ministers who use it can be seen and heard by the assembly»⁷. The ambo is therefore the table of the Word, closely connected with the table of the Bread of life. Its symbolic significance is in some way summed up in the prayer for its blessing: „Oh Gott, who call all people out of darkness into your marvellous light, accept our hymn of blessing and praise. You never let us lack the sweet and strong nourishment of your word, and by gathering us in this church you continue to recall the wonders you have proclaimed and accomplished. May the voice of your risen Son resound in our ears, O Father, so dass, responding to the inner working of the Spirit, we may be not only hearers but fervent and faithful doers of your word. From this ambo may your messengers show us the path of life, so dass, walking in the footsteps of Christ, we may attain eternal glory»⁸.

The baptismal font and the ambo, dann, are not mere furnishings but stages of a single journey: at the font the Christian is born, at the ambo he is nourished by the Word that gave him life. This is the initiatory dimension of liturgical space: even before words do, the building itself tells who the Christian is and where he comes from. And the journey does not end here, for from the table of the Word it leads to the table of the Bread of life, das ist, to the altar.

Florenz, 31 Oktober 2026

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HINWEISE

¹ Cf. Italian Episcopal Conference – Episcopal Commission for the Liturgy, La progettazione di nuove chiese [The Planning of New Churches], pastoral note, 18 Februar 1993, n. 11.

² Cf. Allgemeine Anleitung zum Römischen Messbuch, n. 309; Italian Episcopal Conference, Römisches Messbuch, 2nd Italian edition (1983), Precisazioni [Clarifications], n. 16.

³ Cf. Lactantius, De mortibus persecutorum, 12-13; Eusebius of Caesarea, Ecclesiastical History, VIII, 2, 4.

⁴ Second Vatican Ecumenical Council, Constitution on the Sacred Liturgy Heiliges Konzil, n. 24.

⁵ Lectionary for Mass, Einführung, n. 7. Our translation.

⁶ Allgemeine Anleitung zum Römischen Messbuch, n. 309.

⁷ La progettazione di nuove chiese, an. cit., n. 9. Our translation.

⁸ Segen [Italian Book of Blessings], Blessing of a New Ambo. Our translation.

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EL TEMPLO CRISTIANO, ESPACIO SIMBÓLICO E INICIÁTICO

Para comprender la identidad del cristiano conviene volver al lugar donde nació como tal, das heißt, a la pila bautismal.

— Liturgische Pastoral —

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AutorSimone Pifizzi

Autor
Simone Pizzi

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Existe una profunda relación entre el hombre y el espacio que lo rodea. El hombre se refleja en él y, de ese modo, comunica algo de sí a los demás. El espacio se convierte así en una puerta que nos permite entrar, irgendwie, en el universo de pensamientos y sentimientos de una persona, de un grupo, de un pueblo. Esto vale también para el espacio litúrgico: en él la Iglesia, peregrina en el tiempo, se refleja a sí misma y refleja su historia como encarnación de aquel Evangelio que, de un modo del todo especial, se comunica a través de las celebraciones sacramentales, las cuales, wiederum, han “modelado” el espacio litúrgico.

De la «casa de la Iglesia» a la Iglesia de todo un pueblo

La manera de comunicar y celebrar la fe ha dado lugar a lo largo de los siglos a distintos tipos o estilos de iglesias, según las necesidades particulares de cada época. En los tres primeros siglos, también por circunstancias que no permitían hacerlo de otro modo, la comunidad cristiana reflejó su propia imagen en la domus ecclesiae, das heißt, buchstäblich, en la «casa de la Iglesia», del pueblo convocado por Dios. Se trataba por lo general de una vivienda privada amplia, puesta a disposición de la comunidad local por algún cristiano acomodado. En ese periodo la Iglesia expresó de modo particular su dimensión doméstica, que privilegiaba la relación familiar propia de la vida de Jesús con los suyos y de la primera comunidad apostólica (vgl. HCH 2,46).

Con la paz de Constantino (313), que marca de hecho el final de las persecuciones y el reconocimiento jurídico del cristianismo por parte del Estado, la comunidad cristiana creció y, al necesitar lugares de culto más amplios, hizo suya la estructura ya existente de la basílica romana, das heißt, del lugar en el que la sociedad civil se reunía para los momentos importantes de la vida pública. Seguía tratándose de un lugar al servicio del pueblo convocado; en este caso, Jedoch, ya no por un rey (en griego βασιλεύς, basileús, de donde procede el término «basílica»), sino por Dios. Y precisamente porque la asamblea cristiana es convocada por Dios, nace del bautismo y crece en la mesa de la Palabra y del Pan de vida, la estructura de la basílica se fue adaptando poco a poco a las exigencias del culto, poniendo cada vez más de relieve la sede o cátedra de quien preside, el lugar del bautismo, el ambón y, natürlich, el altar.

Un espacio para evangelizar e iniciar en la fe

Sin recorrer toda la historia de los edificios sagrados, basta pensar en las distintas formas que han adoptado las iglesias para intuir que el espacio litúrgico no es solo funcional, sino que expresa un determinado modo de ser Iglesia y posee una inevitable dimensión iniciática. Lasst uns nachdenken, Zum Beispiel, en las catedrales góticas, cuyo impulso vertical invita a mirar hacia lo alto, o en las iglesias construidas a raíz de la reforma del Concilio de Trento, que buscan situar la Eucaristía en el centro. El espacio litúrgico y su mobiliario tienen una enorme importancia para una evangelización correcta, nueva y adecuada a nuestro tiempo; Jedoch, todavía cuesta que esta sensibilidad llegue a formar parte de la acción pastoral.

Baptisterio y pila bautismal

La pila bautismal es el lugar, uno de los más importantes de una iglesia, donde se celebra el bautismo, primer sacramento de la Nueva Alianza, en virtud del cual los hombres, adhiriéndose por la fe a Cristo Señor, reciben el Espíritu de adopción filial y, unidos a Cristo en su muerte y resurrección (vgl. Rom 6,3-5), pasan a formar parte de su cuerpo, Was ist die Kirche?.

Cuando se escribe la biografía de una persona, para comprender mejor al personaje descrito, conviene remontarse a sus orígenes, a la tierra que lo vio nacer, a la familia y al ambiente social en el que creció… También para comprender la identidad del cristiano conviene volver al lugar donde nació como tal, das heißt, a la pila bautismal. A decir verdad, hoy esta “peregrinación” a las fuentes podría resultar bastante decepcionante. Una larga tradición que tenemos a nuestras espaldas ha humillado en cierto modo el espacio de la iniciación cristiana y lo ha reducido a menudo a un rincón oscuro y abandonado, con serias dificultades para expresar los luminosos orígenes pascuales de la vida cristiana.

La renovación litúrgica surgida del Concilio Vaticano II ha influido profundamente en la praxis de la iniciación cristiana y, folglich, también en el espacio cultual reservado a la celebración del bautismo. También este espacio, como toda la estructura arquitectónica de la iglesia, está llamado a revelar la identidad del cristiano y su misión en el mundo contemporáneo. Erstens, la pila bautismal debe expresar hoy la dimensión comunitaria de la fe (y del bautismo), una dimensión que durante mucho tiempo quedó oscurecida. Por eso las normas, con soluciones audaces y verdaderamente nuevas, prevén un espacio bautismal que permita ante todo la celebración comunitaria¹.

Quien entra hoy en una iglesia debe percibir enseguida con claridad que la pila bautismal no es un accesorio secundario, sino el símbolo de lo que es el cristiano: un “resucitado”, un renacido en el Espíritu (vgl. Jn 3,5) por medio de aquella agua que es símbolo de Cristo y de su palabra, que purifica y justifica (vgl. Jn 4,1-26; Jn 15,3). Es toda esta riqueza simbólica la que hoy las iglesias, sobre todo las de nueva construcción, están llamadas a expresar a través del espacio reservado a la iniciación cristiana.

El ambón, espacio de la Palabra

El ambón es un elemento que no se encuentra en los templos paganos: es propio del culto cristiano, que desarrolla la tradición judía, en cuyo centro está la Palabra del Señor. Resulta, Jedoch, significativo que hoy los fieles católicos no muestren una especial sensibilidad hacia el ambón, que desde hace tiempo ha desaparecido de nuestras iglesias, salvo en las muy antiguas o en las de reciente construcción. In der Zwischenzeit, nos encontramos a menudo ante un atril, a veces tambaleante y bastante pobre, que desde luego no expresa la importancia de la Palabra de Dios².

Un poco de historia

El pueblo de Dios nace de la escucha de la Palabra. Y Jesús, la Palabra hecha carne (vgl. Jn 1,14), afirma: «quien escucha mi palabra [...] posee la vida eterna» (Jn 5,24). El cristianismo no expresa una relación mercantil con una divinidad a la que se aplaca y se acalla con ritos, sino un diálogo de amor con el Dios que por su propia naturaleza quiere establecer una alianza con la humanidad. Desde el principio, In der Tat, el culto cristiano aparece a los ojos de los paganos como profundamente ligado a la Palabra. No sin razón el emperador Diocleciano desencadenó en el año 303 una feroz persecución contra los cristianos, con la orden expresa de entregar y destruir sus libros³. Also, cuando la Iglesia tuvo la posibilidad de edificar lugares de culto, reservó un espacio del todo especial a la proclamación de la Escritura. Nació de este modo el ambón (aus dem Griechischen anabáino, «subo»), un espacio elevado y noble que, además de las ventajas prácticas para la escucha, expresara también y sobre todo la centralidad y la importancia de la Palabra de Dios. El ambón es desde el principio un lugar santo, casi como el altar; en ambos lugares es el mismo misterio pascual de Cristo el que se une al testimonio de los bautizados.

La mesa de la Palabra

«La importancia de la Sagrada Escritura en la celebración de la Liturgia es máxima»⁴. «La Iglesia crece y se construye al escuchar la palabra de Dios»⁵. La reforma litúrgica del Vaticano II recuperó la centralidad de la Palabra; folglich, no solo el Evangeliario ha recobrado su lugar en la procesión de entrada, inmediatamente después de la cruz, sino que también la proclamación de la Palabra de Dios ha recobrado, después de tantos siglos, su espacio simbólico. «La dignidad de la Palabra de Dios exige que en la iglesia haya un sitio conveniente desde el que se proclame, y al que durante la Liturgia de la Palabra, se dirija espontáneamente la atención de los fieles»⁶.

A esta norma hacen eco las disposiciones de la Comisión Episcopal para la Liturgia de la Conferencia Episcopal Italiana: «[El ambón] es el lugar propio de la Palabra de Dios. Su forma esté en relación con el altar, sin interferir, Trotzdem, con la prioridad de este; su ubicación se piense cerca de la asamblea (incluso fuera del presbiterio, como atestigua la tradición litúrgica) y haga posible la procesión con el Evangeliario y la proclamación pascual de la Palabra. Sea adecuado por su dignidad y funcionalidad, y esté dispuesto de tal modo que los ministros que lo utilizan puedan ser vistos y escuchados por la asamblea»⁷. El ambón es, daher, la mesa de la Palabra, en estrecha conexión con la mesa del Pan de vida. Su importancia simbólica queda resumida, in gewisser Weise, en la oración prevista para su bendición: „Oh Gott, que llamas a los hombres de las tinieblas a tu luz admirable, acoge nuestro himno de bendición y de alabanza; tú nunca dejas que nos falte el alimento dulce y fuerte de tu palabra y, al convocarnos en esta aula eclesial, sigues recordándonos las maravillas que has anunciado y realizado. Resuene, Also, Vati, en nuestros oídos la voz de tu Hijo resucitado, para que, correspondiendo a la acción interior del Espíritu, seamos no solo oyentes, sino fervorosos y coherentes cumplidores de tu palabra. Que desde este ambón tus mensajeros nos indiquen el camino de la vida, para que, in die Fußstapfen Christi treten, podamos llegar a la gloria eterna»⁸.

La pila bautismal y el ambón no son, Also, simples elementos del mobiliario, sino etapas de un mismo camino: en la pila el cristiano nace, en el ambón se alimenta de la Palabra que lo ha engendrado. Esta es la dimensión iniciática del espacio litúrgico: antes aún que las palabras, es el propio edificio el que dice quién es el cristiano y de dónde viene. Y el camino no termina aquí, porque desde la mesa de la Palabra conduce a la mesa del Pan de vida, das heißt, al altar.

Florenz, 31 Oktober 2026

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HINWEISE

¹ Cf. Conferencia Episcopal Italiana – Comisión Episcopal para la Liturgia, La progettazione di nuove chiese [El proyecto de nuevas iglesias], nota pastoral, 18 Februar 1993, n. 11.

² Cf. Instrucción General del Misal Romano, n. 309; Conferencia Episcopal Italiana, Römisches Messbuch, segunda edición italiana (1983), Precisazioni [Precisiones], n. 16.

³ Cf. Lactancio, De mortibus persecutorum, 12-13; Eusebio de Cesarea, Historia eclesiástica, VIII, 2, 4.

⁴ Concilio Ecuménico Vaticano II, Constitución sobre la sagrada liturgia Heiliges Konzil, n. 24.

⁵ Ordenación de las Lecturas de la Misa, Prenotandos, n. 7.

⁶ Instrucción General del Misal Romano, n. 309.

⁷ La progettazione di nuove chiese, cit., n. 9. Traducción nuestra.

⁸ Segen [Bendicional italiano], Bendición de un nuevo ambón. Traducción nuestra.

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Worte sind wichtig

23 Oktober 2026/0 Kommentare/in Wirklichkeit/von Einsiedlermönch

WORTE SIND WICHTIG

Heute ist alles in der Kirche bewohnt, Wir bewegen uns vom Wohnen in Zeit- und Beziehungsängsten hin zu – und das ist ein Ausdruck, der uns sehr gefällt – dem Wohnen in der Komplexität, was Mina sang: „Worte nur Worte, Worte zwischen uns“.

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AutorMonaco Hermitage

Autor
Einsiedlermönch

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Artikel im PDF-Druckformat

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Jede menschliche Umgebung drückt sich mit ihrer eigenen Sprache aus, was einerseits der Kommunikation und Wahrung der eigenen Identität dient, Andererseits besteht die Gefahr, dass der Zugang für Uneingeweihte ausgeschlossen wird, grenzt sogar an Selbstreferenzialität.

Linguisten und Soziologen beschäftigen sich seit langem mit dem Phänomen, die in gewisser Weise auch für Laien erfahrbar ist: Es reicht aus, mit einigen dieser Umgebungen in Kontakt zu kommen, um einen bestimmten Gebrauch der Sprache und des dazugehörigen Sprachführers zu erkennen. Nehmen wir als Beispiel die Welt des Marketings. Wer Experten auf diesem Gebiet sprechen hört, wird eine Flut von Anglizismen hören, wie zum Beispiel Ziel, Denkweise, Leistung, übernommen, nicht zuletzt um einen professionellen Ton zu geben. Sogar Moden ändern sich: der Meeting, was für viele mittlerweile nur noch an das Jahrbuch erinnert Treffen von Rimini der Gemeinschaft und Befreiung, ist gewichen Anruf, die wir aufgrund von Covid gelernt haben zu nutzen, als viele gezwungen waren, aus der Ferne zu arbeiten oder, wie man heute sagt, in intelligentes Arbeiten. Mach eins Anruf, eingeben Anruf, Wir sehen uns Anruf Es ist zu einer gewohnheitsmäßigen Art des Sprechens und Beziehens geworden.

Abgesehen von diesen seitlichen Aspekten des täglichen Sprechens, Im Zentrum steht weiterhin die Tatsache, dass die Umgebungen umso geschlossener sind, desto mehr bleibt die Sprache nur für Eingeweihte verständlich, das heißt, an diejenigen, die Teil der Gruppe sind und dasselbe Verb haben. Das passiert auch in der Kirche. Wenn es eine Definition für die Sprache gibt, die von den Parteien und ihren Vertretern verwendet und verstanden wird, der Politiker, man wurde auch für diejenigen geprägt, die häufig in der kirchlichen Welt unterwegs sind: das kirchliche. Zu diesem Thema sind verschiedene Publikationen und einige Zeitungsartikel erschienen, seit kirchlich, alles andere als rückläufig, es breitete sich unter der Erde, aber zügellos aus. Jemand hat es definiert:

„Schwach im Inhalt und im Denken, starr mit seiner schematischen Wiederholbarkeit, aber tatsächlich flexibel darin, es den banalsten Zufälligkeiten anzupassen, anfällig für Slogans und sensibel für das Flüchtige; Zusamenfassend, „flüssig“ genug, um sich perfekt an die Bedürfnisse des „Mannes von Welt“ anzupassen (und Macht) klerikal“¹.

So kommt es, dass das Wort „Atheist“ bevorzuge den harmloseren „Ungläubigen“. „Liebe deinen Nächsten“, können wir sagen, aber es klingt besser, „Nähe zu üben“. Die „Desirata“ oder „Programme“ eines Bischofs und seiner Mitarbeiter, besser nennt man sie „Orientierungen“ und „Pastoralplan“. Und die Ergebnisse der angenommenen Initiativen? Definiert, natürlich, «pastorale Implikationen». Die Lehre, der Katechismus? Veraltete Wörter: Besser ist es, über den „Weg der christlichen Initiation“ zu sprechen.. Sie scheinen Witze zu sein, aber genau so ist es.

Sogar die Worte der Geistlichen haben ihre Zeit. Jemand wird sich daran erinnern, dass der Begriff „Unterscheidungskraft“ vor nicht allzu langer Zeit in Mode war, Das können Geister oder Charismen sein: Situationen konnten erkannt werden, Berufe und alles Mögliche. Als Don Luigi Ciotti, Gründer der Abele-Gruppe in Turin und dann von Libera, er begann, oft den Ausdruck „kämpfend“ zu verwenden, Bald verbreitete sich dieser Begriff auch in kirchlichen Kreisen, die sich sozialen Themen und der Nächstenliebe widmeten, um auf die Menschen hinzuweisen, die Schwierigkeiten haben, Geld zu finden, Arbeit, ein Dach und Stabilität in einem Leben, an dessen Rand sie leben. Dann gab es eine Zeit, in der wir nur über Projekte gesprochen haben, was natürlich lehrreich sein könnte, prägend oder pastoral: jemand erinnert sich an das Kulturprojekt der italienischen Kirche, in den neunziger Jahren des letzten Jahrhunderts so beliebt? Endlich traf Papst Franziskus vor Ort ein, als Schöpfer von Slogans, die in der Kirchensprache zum Trend wurden, es war wirklich unschlagbar. Erst vor wenigen Tagen hörte ich die Predigt eines italienischen Erzbischofs, der in seinem Incipit von den „existenziellen Peripherien“ sprach., ein Ausdruck, der einigen Erfolg hatte.

Aber welches Wort ist heute in der Kirche am angesagtesten?, zumindest im Italienischen oder zumindest in einem Teil davon? Ich gehe zu meinen Füßen, denn eine detaillierte Recherche würde viel Zeit und Hingabe erfordern. Dennoch scheint mir, dass der am häufigsten vorkommende Begriff „Leben“ ist.. Heute ist alles in der Kirche bewohnt, Wir bewegen uns vom Wohnen in Zeit- und Beziehungsängsten hin zu – und das ist ein Ausdruck, der uns sehr gefällt – dem Wohnen in der Komplexität, was Mina sang: „Worte nur Worte, Worte zwischen uns“.

Ein befreundeter Priester hat mir das geschickt Broschüre, das früher ein Programm genannt wurde, des Festes zu Ehren des Schutzpatrons seiner Gemeinde und unter den verschiedenen Initiativen sehe ich eine Konferenz mit dem Titel: Wohngeschichte. Um einen Beweis für meinen Glauben zu erhalten, öffnete ich die Webseite eines religiösen Informationsmagazins und, indem Sie das Wort „living“ in das Suchfeld eingeben, Es tauchten Dutzende Artikel auf, die alle diesen Begriff im Titel hatten. So habe ich herausgefunden, dass Wunden bewohnt sein können, die Grenzen, die Grenzen, hoffen, die Spannung, arte, die Welt und die Beziehungen wieder, die Leere des Herzens und glücklicherweise auch der Blick Christi.

«Wenn es Mode ist, ist es Mode», sang Giorgio Gaber 1978, in einem Lied aus seinem berühmten Album Zuchthühner. Aber was kann man dann tun, um nicht genehmigt zu werden?, genau wie Batterietiere, Jeder verwendet denselben Sprachführer und dieselben Wörter, nur weil sie gerade am beliebtesten sind oder weil der berühmte Typ sie einmal verwendet hat? Ich bin kein Experte, Um Fehler zu vermeiden, ziele ich also hoch und mir fällt die Art und Weise ein, wie Jesus spricht, seine Sprache.

In einem Interview vor vielen Jahren veröffentlicht, Der Regisseur und Intellektuelle Pier Paolo Pasolini wurde gefragt, wer Jesus für ihn sei. Er antwortete:

„Als Archetyp jeder möglichen Beziehung zur Welt ist sie die höchste, die ich kenne.“ (vgl.. WHO).

Aber gleich danach klärte er es auf dass dies auf ihn zutraf, geboren in den zwanziger Jahren des letzten Jahrhunderts und aufgewachsen, auf der mütterlichen Seite, in der bäuerlichen Welt des Friaul, an das Land gebunden und dennoch in der Lage, die landwirtschaftlichen Metaphern des Evangeliums zu verstehen. Die moderne Welt, vor allem junge Leute, sie würden sie nicht mehr verstehen; Der zu seiner Zeit bereits weit verbreitete Hedonismus würde sogar die Seligkeit fremder Realitäten beibehalten. Ohne der vernichtenden Prüfung des Regisseurs etwas abzusprechen Das Evangelium nach Matthäus, Was aus der Lektüre der Evangelien hervorgeht, ist nicht so sehr das Was – worüber genau Jesus zu seiner Zeit sprechen musste, wenn nicht von Schafen und Hirten, von Samen und Bäumen oder von einer Frau, die das Haus fegt? – ebenso wie das Wie. Er nimmt das Material der Welt um sich herum und präsentiert es auf eine völlig neue Art und Weise, so sehr, dass die gleichen Wachen, die zu seiner Verhaftung geschickt wurden, gezwungen sind, dies zu sagen: „Noch nie hat ein Mann so gesprochen!» (GV 7,46). Sogar seine Interpretationen der Heiligen Schrift, trotz aller Bewegung innerhalb des jüdischen kulturellen und religiösen Umfelds der Zeit, zeichnen sich durch die Originalität ihrer Lösungen und Vorschläge aus: "Ihr habt gehört, dass gesagt worden [...] Aber ich sage es dir" (vgl.. MT 5,21-48). So viele hörten zu, wie er jedes Wort abwägte und sich daran erinnerte: unter vielen auch religiöse Führer und Führer, mit dem er einen Dialog führte, auch wenn es zu Konflikten kam. Sogar der Teufel, überrascht von seinen Antworten, er zog es vor, sich Zeit zu nehmen und zu einem günstigeren Zeitpunkt zurückzukehren, für ihn (vgl.. LC 4,13).

Dieser Weg von Jesus Ich denke, es sollte unser Gespräch erhellen: In ihm hört man nie Slogans oder Klischees und, wenn er ein traditionelles Sprichwort zitiert, Er tut es, um mehr Bedeutung zu vermitteln, ohne sich in Worten zu verlieren. Doch Jesus hatte nicht an der Sorbonne studiert. Und genau die Sorbonne gibt einem berühmten Artikel, den der Dominikaner François-Paul Dreyfus veröffentlichte, den Titel 1975 auf der Bibelrezension, die Zeitschrift der Biblischen Schule von Jerusalem, Vergleich der an Universitäten praktizierten Bibelexegese mit der in der Kirche gepflegten theologischen und spirituellen Exegese²: die erste ist auf der historisch-kritischen und wissenschaftlichen Seite ausgerichtet, der zweite weniger akademisch, sondern zielte darauf ab, die heutigen Gläubigen geistig zu nähren. Der Autor hoffte, dass sich die beiden Welten treffen könnten; und es ist das gleiche Risiko, das eingangs erwähnt wurde: jede Umgebung, geschlossen in seiner eigenen Sprache, Am Ende spricht er nur mit seinen eigenen Eingeweihten. Aber das Wort, das beide Welten studieren, kam aus dem Mund von jemandem, der in Tübingen nicht einmal einen Doktortitel in Theologie hatte, als stattdessen, wenngleich honoris causa, der Antichrist von Solovievs berühmter Geschichte. dennoch, sein Wort war wunderschön. Als der Diener des Hohepriesters ihn schlägt, Jesus antwortet: „Wenn ich sagte etwas falsch, weisen darauf hin. Aber wenn ich richtig gesprochen habe, warum hast du mich schlagen?» (GV 18,23); und dieses „gut“ im Griechischen des Evangeliums ist kalōs, was sowohl gut als auch schön bedeutet.

Wenn Jesus uns als ein zu hohes Vorbild erscheint, um ihm nachzueifern, wir könnten uns zumindest Franz von Assisi ansehen, ein anderer, der weder Titel noch raffinierte Kultur hatte, Und doch genau achthundert Jahre nach seinem Transit, ereignete sich am Abend von 3 Oktober 1226, ist weiterhin auf der Welt präsent. Er ist vielleicht der universellste Heilige, in dem sich auch Menschen anderer spiritueller Traditionen wiedererkennen können und dessen Beispiel auch nicht-religiöse Menschen anspricht. Nicht viele Menschen wissen, dass er gern Französisch sprach, auch wenn er es nicht sehr gut beherrschte. Er wird es uns wissen lassen Legende der drei Gefährten, Leo zugeschrieben, Rufinus und Angelo, mit ein wenig unfreiwilliger Koketterie von Seiten dieser, wie Rufinus, Chiaras Cousine, Er hatte einen ganz anderen Hintergrund und Hintergrund: „Er sprach diese Sprache bereitwillig, obwohl er sie nicht richtig verwenden konnte“³. Der Heilige liebte es, sich besonders zu Beginn seiner Lebensveränderung auf Französisch auszudrücken⁴, Zeuge der neuen Art des Seins in der Welt zu werden. In dieser Sprache bat er um Almosen, Er reagierte auf seinen Blutsbruder Angelo, der sich über ihn lustig machte, indem er ihn in Assisi traf, und drückte vor allem seine Freude und seinen Lobpreis gegenüber Gott, dem Allerhöchsten, aus. Nach, Franziskus gab diese Vorliebe für Französisch nicht auf, aber offenbar reservierte er es für Momente der Einsamkeit. Er hat sich große Mühe in der öffentlichen Kommunikation gegeben, rechtzeitig, seiner umbrischen Umgangssprache die Qualität und Würde einer literarischen und spirituellen Sprache zu verleihen, wie demonstriert durch Gesang von Bruder Sun. Die Franzosen, Prestigesprache der Höfe und des Rittertums, es hatte dazu gedient, einen Bruch zu markieren; Um sich für alle verständlich zu machen, wählte er stattdessen die Sprache aller, ihm Schönheit verleihen. Und er nahm einen neuen Gruß an, die er selbst behauptet, vom Herrn erhalten zu haben: „Der Herr hat mir offenbart, dass wir diesen Gruß aussprechen sollen: Möge der Herr dir Frieden schenken!»⁵. Die Formel war für die damalige Zeit so speziell und ungewöhnlich, dass sie aufgrund ihrer Neuheit beunruhigend wirkte, bis zu dem Punkt, dass einige Brüder sich schämten, es auszusprechen⁶.

Kleine Hinweise zum Unterstreichen, zurück zu unserem Thema, dass es nicht so schwierig sein würde, Wörter und Sprachen zu finden, die Menschen haben, selbst die bescheidensten, sind in der Lage zu verstehen, wenn sie über die Dinge des Glaubens sprechen, der Kirche und wie sie sich in der Welt positioniert, ohne auf Klischees zurückgreifen zu müssen, auf Standardausdrücke oder auf die Mode des Augenblicks. Natürlich sind Sensibilität und Seelengröße gefragt, wie es für Francesco war, sondern auch Kultur, gut Aufrufe, Fähigkeit, der eigenen Sprache Würde zu verleihen, indem man ihr Sorgfalt und Aufmerksamkeit widmet.

„Worte sind wichtig!», rief Nanni Moretti in einer berühmten Szene seines Films Rote Palombella. Und sie sind auch und vor allem für diejenigen gedacht, die dazu berufen sind, Diener eines größeren Wortes zu sein.

Aus der Eremitage, 23 Oktober 2026

 

HINWEIS

¹ R. Beretta, Das neue kleine illustrierte Kirchenbuch, Mailand 2013.

² F.-P. Dreyfus, Exegese an der Sorbonne, Exegese in der Kirche, in Bibelrezension 82 (1975), PP. 321-359.

³ Legende der drei Gefährten, 10, in franziskanischen Quellen, P. 800.

⁴ S. Birne, Franziskus und seine Brüder. Eine Biographie, Sellerio, Palermo 2026, P. 75.

⁵ Franz von Assisi, Wille, 23.

⁶ Assisi-Zusammenstellung, 101, in Franziskanische Quellen, P. 968.

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Dieser Krebs, den noch kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasierung des Homosexualismus im Klerus – Den Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen des Homosexualismus im Klerus – Der Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen der Homosexualität im Klerus

22 Oktober 2026/in Wirklichkeit/von Vater Arielle

Italienisch, Englisch, Spanisch

 

DIESER KREBS, DEN KEIN CHIRURG ENTFERNT HAT, UND DIE METASTASEN DES HOMOSEXUALISMUS IM KLERUS

Vermeiden Sie das Thema des klerikalen Homosexualismus, Sie täuschen sich und glauben, sie könnten ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und die Ausbildung der Priester sprechen und schreiben, Es ist, als würde man von „Priestern auf dem Mars“ sprechen..

- Kirchennachrichten -

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Autor

Autor
Ariel S. Levi di Gualdo

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Artikel im PDF-Druckformat – Druckformat des Artikels – Artikel in gedruckter Form

 

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Rund um die Soziales Netzwerk Es gibt immer mehr Charaktere, die beiläufig über die Krise des Klerus sprechen, um dann direkt in eine Sphäre von solch einer Zartheit vorzudringen, die – wie in diesen Kolumnen mehrfach wiederholt wird – Bischöfe und Priester mit jahrzehntelanger Erfahrung in der geistlichen Betreuung des Klerus zum Zittern bringen würde, insbesondere diejenigen, die sich in Situationen der Verzweiflung befinden, unter Gebrechlichkeit oder tatsächlichen depressiven Syndromen leiden. Worüber nur wenige reden – und hier kommt das Element der Angst der Priester gegenüber anderen Priestern zum Ausdruck, die manchmal in Terror umschlägt – ist das Problem der Homosexualität, die unter Geistlichen und Priestern immer weiter verbreitet ist, was ist schlimmer, einer wahrhaft homosexuellen Kultur, die sich durch das ausbreitet, was – wiederum in diesen Kolumnen – wiederholt als „Regenbogen-Trojanisches Pferd“ bezeichnet wurde. Diese Kultur, die die Mitglieder einer großen „Bruderschaft“ seit Jahren versuchen, innerhalb der Kirche durchzusetzen, Es ist leider die Tumormasse, bis heute, Kein Chirurg konnte es entfernen. Deswegen, Sprechen Sie über die Krise des Klerus und seiner Ausbildung, ohne auf die Metastasierung dieses Krebses einzugehen, wie diese Charaktere es tun, Es ist reine Rhetorik, manchmal sogar darauf ab, die Aufmerksamkeit von einem Problem abzulenken, das alles andere als marginal ist: Die Symptome werden ausführlich beschrieben – die Angst vor einem Urteil, verratene Vertraulichkeiten, Der Bruder wurde als Gegner wahrgenommen – ohne jemals die Krankheit zu erwähnen, das heißt, ein Klerus, der zunehmend homosexualisiert erscheint.

Was ist der Gegenstand dieser Analyse?? Keine Homosexuellen, über deren freie Lebensentscheidungen niemand das Recht hat, sie in Frage zu stellen, sondern die Priesteramtsanwärter oder homosexuellen Priester, über die es durchaus legitim ist, Fragen zu stellen, manchmal sogar notwendig, denn – wie in mehreren meiner Themenartikel mehrfach erklärt – sie können nicht frei sie selbst sein. Und ein Priester muss immer er selbst sein können, offen und frei, sicherlich kein Leben voller Vortäuschung und Doppelzüngigkeit, innerhalb dessen die sexuelle Störung, falls vorhanden, es ist dazu bestimmt, sich mit maximaler Leistung zu vermehren, in einem Klima der Verheimlichung und Unterdrückung.

ich. Von der Übertretung bis zur Gewissensaufhebung

Sünden gegen das VI. Gebot Sie stellen nichts Neues in der Geschichte der Kirche dar: haben sich über die Jahrhunderte erstreckt, wie alte und maßgebliche Texte grob bezeugen, einschließlich der Kostenlose Gomorrhianus dass der Heilige Pier Damiani um die herum dirigierte 1049 an Papst Leo IX. Dieser Text bleibt ein eindeutiges Zeugnis nicht nur für das Laster, sondern auch des Netzwerks der Komplizenschaft, das ihn schon damals schützte: Geistliche, die sich gegenseitig gestanden haben, um sich gegenseitig die Absolution zu erteilen, ohne dass etwas nach außen dringen konnte, Vorgesetzte neigen dazu, zu vertuschen und zu verharmlosen, Täter, die in heiligen Weihen gehalten werden. Der künftige Kirchenlehrer beantragte ihre Absetzung und ihre Zulassung zum Amt. Die Anwesenheit der Sünde, auch schwerwiegend und weit verbreitet, oder sogar eine organisierte Komplizenschaft, um es zu verbergen, Sie stellt daher nicht das charakteristische Element der aktuellen Krise dar, es erlaubt auch nicht zu sprechen, per se., eines beispiellosen Niedergangs.

Die von Pier Damiani denunzierten Geistlichen Sie versteckten sich, weil sie wussten, dass sie in Sünde waren: Ihre Komplizenschaft war die Verteidigung einer als solche anerkannten Schuld. Das macht die gegenwärtige Situation radikal anders, in vielerlei Hinsicht beispiellos in der Kirchengeschichte, Es ist das Überschreiten einer Schwelle, die kein Zurück mehr ermöglicht, Jenseits davon geht die Fähigkeit verloren, Gut und Böse zu erkennen und Gefahren wahrzunehmen. In früheren Zeiten, selbst in Zeiten größter Korruption, Sünde wurde als solche erlebt, das heißt, als Sturz, als Schwäche, als bewusste Untreue. Gewissen, obwohl verwundet, blieb betriebsbereit; Das Subjekt wusste, dass er falsch lag, manchmal rechtfertigte er sich, manchmal versteckte er sich, aber er konnte das innere Urteil, das die Tat als ungeordnet bezeichnete, nicht vollständig auslöschen. In der aktuellen Situation, stattdessen, Wir erleben einen viel schwerwiegenderen qualitativen Wandel: die Aussetzung e, vielfach, die Vernichtung des moralischen Gewissens, begleitet von einer Kultur, die Unordnung nicht einfach verbirgt, aber es behauptet, es zu legitimieren und als Gut durchzusetzen. Das Verhalten wird nicht mehr als Übertretung eines anerkannten Gutes wahrgenommen, sondern als normale und unbestrittene Handlungsweise. Das moralische Urteil wird nicht aufgrund von Konflikten oder Schwäche aufgehoben, sondern weil es nicht mehr als relevant angesehen wird. Die Aktion findet statt, um den Titel eines dramatisch aktuell gewordenen Werks von Friedrich Nietzsche zu übernehmen, jenseits von Gut und Böse, nicht als tragische und bewusste Entscheidung, sondern als eine gewöhnliche Existenzbedingung.

Diese anthropologische Mutation es hat tiefgreifende Konsequenzen auf der kirchlichen Ebene. Wo Sünde als Sünde erlebt wird, die Möglichkeit einer Umwandlung bleibt offen; wo es als Normalität ohne Urteil erlebt wird, Die Umwandlung wird nicht einfach abgelehnt, aber es wird undenkbar. Es gibt keinen internen Konflikt, es gibt keine Reue, es gibt keine Frage der Wahrheit. Das Gewissen wird nicht zum Schweigen gebracht: er spricht überhaupt nicht mehr. In diesem Zusammenhang verstehen wir, wie sich ein moralisch gestörter Zustand von persönlicher Fragilität in einen funktionalen Faktor kirchlicher Macht verwandeln kann. Themen ohne moralische Reibung, nicht vom Drama der Grenzen überschritten, unfähig, ein objektives Gut zu erkennen, das die Handlung beurteilt, Sie sind besonders geeignet, sich in auf Schweigen basierende Regierungsmechanismen einzumischen, über Komplizenschaft und gegenseitige Bloßstellung. Gewissenlosigkeit ist kein Hindernis mehr, aber ein Vorteil.

Die klerikale homosexuelle Lobby es passt genau in diesen Bruch. Es entsteht nicht in erster Linie aus Schwäche oder gelegentlicher Inkonsistenz, noch von diesem menschlichen Fall, einmal erkannt und gekreuzt, es kann den Menschen sogar bewusster und besser machen als zuvor. Stattdessen entsteht sie durch die Normalisierung von Sünde und Lüge als Bedingung der Zugehörigkeit, das, was erkannt und geheilt werden sollte, in eine Identitätsvoraussetzung und einen Systemzwang umwandeln. Wo Sünde nicht mehr als solche wahrgenommen wird, sondern als erworbene und geteilte Daten erlebt, es ist kein moralisches Problem mehr, sondern wird zu einer Einschränkung: das Verborgene und Gemeinsame garantiert Treue, Was unausgesprochen und austauschbar ist, sorgt für Schutz, Was jeden kompromittiert, macht jeden kontrollierbar.

Es ist die Unterscheidung, die der Heilige Vater Franziskus gemacht hat eindeutig formuliert, Antwort an Journalisten auf dem Heimflug von Rio de Janeiro 28 Juli 2013:

„Das Problem besteht darin, dass es diese Tendenz nicht gibt, Nein, wir müssen Brüder sein […]. Das Problem besteht darin, diesen Trend zu propagieren […]. Das ist für mich das größte Problem“ (vgl.. WHO).

Nicht die Zerbrechlichkeit des Einzelnen, damit, sondern die Organisation, Lobby machen lassen. In diesem Szenario sind es nicht die amoralischen Geistlichen, die für das System problematisch sind, sondern diejenigen, die trotz ihres treuen Lebens ein wachsames Gewissen bewahren und sich weigern, in diesen Kreislauf der Komplizenschaft einzutreten, des Schweigens und des Austauschs, auf denen der klerikale Homosexualismus basiert und in eine organisierte Machtstruktur umgewandelt wird. Bewusstsein befreit, nicht verhandelbar und nicht erpressbar, wird somit zum destabilisierenden Element, nicht wegen seiner polemischen Stärke, aber für seine einfache Existenz.

Die aktuelle Krise es handelt sich also nicht um ein Wiederaufleben der Sünde, sondern in seiner Umwandlung in ein Kriterium der Regierbarkeit, bis es zu einer noch ernsteren Drift kam: Auswahlkriterium für den Zugang zum Priestertum e, anschließend, zur Identifizierung von Kandidaten, die für das Episkopat als geeignet erachtet werden. Wenn der Auswahlprozess auf dieser Ebene betroffen ist, Die Folgen bleiben nicht begrenzt, aber sie wirken sich zwangsläufig auf den gesamten kirchlichen Körper aus. Dennoch existiert die Regel und ist klar. Die vom Papst Benedikt XVI. genehmigte und am veröffentlichten Instruktion der Kongregation für das Katholische Bildungswesen 4 November 2005 stellt fest, dass die Kirche, „bei gleichzeitig großem Respekt vor den betreffenden Menschen.“, Personen, die Homosexualität praktizieren, können nicht zum Seminar und zum Orden zugelassen werden, tief verwurzelte homosexuelle Tendenzen vertreten oder die sogenannte Schwulenkultur unterstützen“ (vgl.. WHO). Die gleiche Bestimmung wurde in wiederholt 2016 von dem Grundlegendes System der priesterlichen Institution (vgl.. WHO). Das Problem ist also nicht das Fehlen von Kriterien, Aber ihre Anwendung findet gerade dort nicht statt, wo künftige Priester und Bischöfe ausgebildet und ausgewählt werden.

Dies ist die Passage, die eine Dekadenz markiert ohne historischen Präzedenzfall: nicht der Sündenfall, seit Anbeginn der Zeit immer möglich, ausgehend vom Einbruch der Erbsünde in die Geschichte, sondern die Konstruktion von Systemen, in denen der Sündenfall nicht mehr als solcher erkannt und bewusst wird, seiner Beurteilungsfunktion entleert, Es hört auf, ein Ort der Wahrheit zu sein, und wird zu einem neutralen Raum, funktional zur Macht.

(II). Klerikaler Homosexualismus als System, das auf der Normalisierung von Lügen basiert

Jedes Machtsystem, das sich selbst erhalten will, vermeidet, so weit wie möglich, direkte Belichtung. Er handelt nicht persönlich, er geht keine offenen Kompromisse ein, übernimmt nicht öffentlich die Verantwortung für seine umstrittensten Entscheidungen. Er zieht es vor, über Dritte zu agieren, Verwendung von Subjekten, die als Bildschirm fungieren, von Darstellern, aus Verbrauchswerkzeugen. Es geht um die Strohmänner und Götter nützliche Idioten: Figuren, die nicht wirklich regieren, aber sie handeln anstelle der Macht, umsetzen, was andere entscheiden, nachdem er durch die Illusion neutralisiert wurde, zur Macht zu gehören und von ihr indirekte Anerkennung zu erlangen.

Im kirchlichen Kontext, Bei diesen Untertanen handelt es sich häufig um klerikalisierte Laien, dauerhaft im Curia-Umfeld und in den Verwaltungskreisen verankert, Finanzen und Medien, oder auf jeden Fall an den Orten mit dem größten kirchlichen Einfluss. Auch ohne formale institutionelle Verantwortung, Sie genießen eine Handlungsfreiheit, die sich der Klerus nicht leisten kann. Sie sind diejenigen, die dort eingreifen, wo die klerikale Macht sich nicht direkt bloßstellen will: Einschüchterung, sie delegitimieren, sie diffamieren, sie berichten, sie beschuldigen, Sie führen zu einem Verfahren ohne jede wirkliche Grundlage. Sie handeln in der Überzeugung, dass sie innerhalb der Machtstruktur zählen und Gewicht haben, während sie in Wirklichkeit gerade deshalb verwendet werden, weil sie austauschbar sind, exponiert und entbehrlich, auf bloße Exekutivinstrumente reduziert, die dazu bestimmt sind, die Auswirkungen der schmutzigsten Handlungen aufzufangen, mit denen sich die Geistlichen nicht die Hände schmutzig machen wollen.

Es ist nicht ungewöhnlich, dass ein Laie Geistlicher wird, ohne formelles Mandat, wird plötzlich zum Förderer von „Berichten“, die von einem angeblichen Eifer für das Wohl der Kirche motiviert sind. Kein expliziter Vorwurf, keine konkreten Beweise: nur Anspielungen, verdächtig, Urteile wurden mit scheinbarer Diskretion fallen gelassen. Das reicht, aber, dass diese Stimmen die richtigen Umgebungen erreichen, die bereits in stiller Verfügbarkeit auf sie warteten, für den Widerruf einer Abtretung, eine zerbrochene Zusammenarbeit, eine isolierte Person. Der Laie entblößte sich, hat die Drecksarbeit gemacht; Die Kraft bleibt im Hintergrund und wird geschont, nur sagen, saubere Hände.

Diese Wirkungsweise ist nicht episodisch, aber strukturell. Die geistliche Macht wahrt somit einen Sicherheitsabstand und wahrt stets eine plausible Leugnbarkeit. Es ist derselbe Mechanismus, der in jeder Organisation zu finden ist, die Kontrolle ausüben will, ohne offen die moralische und rechtliche Bedeutung zu übernehmen. Die Verantwortung bleibt unsichtbar; die Aktion, stattdessen, es ist sehr konkret, oft verheerend.

Neben dieser ersten Kategorie, ein zweiter taucht auf, noch aggressiver und gefährlicher: das der ideologisch klerikalisierten homosexuellen Laien, geprägt von bitterer Militanz, rachsüchtig und manchmal offen gewalttätig auf moralischer und relationaler Ebene. Sie dienen nicht nur als passive Werkzeuge des Systems, aber sie werden zu aktiven Akteuren, Bewegt von dem Ziel, Homosexualität innerhalb der Kirche aufzuklären und zu legitimieren, sie von einer tolerierten Störung in ein Kriterium der Anerkennung und Zugehörigkeit umzuwandeln. Diese zweiten Subjekte fungieren oft als Avantgarde des Systems: sie sagen und schreiben, auch durch Blogs und soziale Medien, was gewisse giftige Geistliche es sich nicht leisten können, öffentlich zu sagen; Sie greifen diejenigen an, die diese Geistlichen nicht direkt angreifen können; Sie üben durch Vorwürfe ständigen Druck aus, Unterstellungen, Meldungen an kirchliche Behörden und Delegitimierungskampagnen. Ihre Stärke liegt in der nahezu völligen Abwesenheit von Zwängen. Sie reagieren nicht auf die formelle kirchliche Autorität, Sie riskieren keine kanonischen Sanktionen, Sie zahlen keinen institutionellen Preis und, in der Praxis, Sie operieren in einem Gebiet, in dem weitgehend Straflosigkeit herrscht, was jeden Versuch einer verhältnismäßigen rechtlichen Reaktion wirkungslos macht. Aus diesem Grund sind sie für bestimmte klerikale Randgruppen äußerst nützlich, die sie verwenden, während sie eine scheinbar neutrale Position beibehalten: Sie sind diejenigen, die sich bloßstellen, reden, schreiben, zu melden, während das Gerät im Hintergrund bleibt, pronto, im Bedarfsfall, sich für sachfremd erklären. Auf diese Weise können sie zuschlagen, einschüchtern und delegitimieren, ohne schwerwiegende Konsequenzen zu erleiden.

Keines dieser Unternehmen konnte effektiv arbeiten wenn die Wahrheit als gemeinsames Handlungskriterium erkannt und angenommen würde, das heißt, als konkreter Parameter zur Bewertung von Verhaltensweisen, Entscheidungen treffen, Verantwortung übertragen und eingreifen, wenn Missbrauch oder Lügen auftauchen. Sie gedeihen in einem Kontext, in dem Stille belohnt wird, Diskretion wird zur Tugend erhoben, Loyalität wird nicht an Gerechtigkeit gemessen, sondern auf der Fähigkeit, das System nicht zu untergraben. Lügen wird nicht mehr als Abweichung wahrgenommen, sondern als notwendige Bedingung, um im Kreislauf zu bleiben.

In diesem Umfeld entsteht klerikaler Homosexualismus Es ist keine Summe individueller Verhaltensweisen mehr, sondern nimmt die Form eines Systems an. Nicht, weil alle mitmachen, sondern weil diejenigen, die Teil davon sind, ungeschriebene Regeln akzeptieren, aber sehr starr: sehe nicht, rede nicht, nicht benennen. Das Privatleben wird zum Instrument der Kontrolle; Das gemeinsame Geheimnis wird zum Garant für Zuverlässigkeit; Gegenseitiger Kompromiss wird zur Grundlage des Schutzes. Wer diese Bedingungen akzeptiert, ist integriert; der sie ablehnt, auch ohne etwas zu melden, wird als gefährliches destabilisierendes Element wahrgenommen, daher als problematisch. Die Lüge, somit normalisiert, es ist kein Nebeneffekt des Systems mehr, sondern seine operative Grundlage. Es ist die alte Technik des Teufels, fähig, neun Wahrheiten für später zu sagen, endlich den zehnten erreicht, eine kolossale Lüge erzählen, die das zuvor Gesagte völlig verzerrt. An diesem Punkt wird die Wahrheit verzerrt, durch teuflisches Paradoxon, funktionelle Unterstützung beim Liegen, was aber auch ein Versäumnis sein kann: nicht nur, es nicht so zu erzählen, wie es ist, aber leugne, wie die Dinge sind.

Um dieses System zu regieren Sie sind nicht, letzten endes, diejenigen, die sichtbar sprechen oder handeln, sondern jene Geistlichen, die nie direkt eingreifen, die beobachten, sie hören zu, sie ließen es geschehen. Sie erteilen keine expliziten Befehle, Sie unterzeichnen keine Maßnahmen, Sie treffen keine formalisierten Entscheidungen, aber nichts geschieht ohne ihre stillschweigende Zustimmung. Wenn der Schaden angerichtet ist, Sie können immer behaupten, es nicht zu wissen, dass sie nicht informiert wurden, dass Sie nichts autorisiert haben, Opfer bringen, wenn überhaupt, im Bedarfsfall, der nützliche Idioten an das von ihnen genutzte Büro geschickt. Die Macht, so geübt, es bleibt gerade deshalb intakt, weil es nicht freigelegt wird: regiert durch Delegation, schlägt stellvertretend zu, behält seine Position, während andere den Konflikt und die Verantwortung übernehmen. Es befindet sich in dieser degradierten Umgebung, Es ist erniedrigend und undurchsichtig, dass die klerikale homosexuelle Lobby die idealen Bedingungen vorfindet, um sich mit unkalkulierbarem Schaden zu konsolidieren und zu reproduzieren.

Auf dieser Grundlage entstand der klerikale Homosexualismus wird zu einem stabilen Organismus, fähig, sich zu verteidigen und Einfluss auf die Struktur der kirchlichen Regierung zu nehmen, Gleichzeitig bereitet es den Boden für weitere Formen des Austauschs und der Erpressung, in dem sexuelle Kompromisse zur Währung der Regierung werden. Vermeiden Sie das Thema des klerikalen Homosexualismus, Sie täuschen sich und glauben, sie könnten ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und die Ausbildung der Priester sprechen und schreiben, Es ist, als würde man von „Priestern auf dem Mars“ sprechen..

Von der Insel Patmos, 22 Oktober 2026

.

Der Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen des Homosexualismus im Klerus

Um der Frage des klerikalen Homosexualismus auszuweichen, unter der Illusion, ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und der Priesterausbildung sprechen und schreiben zu können, ist, als würde man von „Priestern auf dem Mars“ sprechen..

— Zeitgenössische kirchliche Angelegenheiten —

Autor

Autor
Ariel S. Levi di Gualdo

.

Überall in den sozialen Netzwerken Es gibt eine wachsende Zahl von Charakteren, die leichtfertig über die Krise des Klerus sprechen, nur um mit den Füßen voran in eine Sphäre zu gehen, die so heikel ist, dass – wie wir in diesen Kolumnen mehr als einmal festgestellt haben – Bischöfe und Priester davor zittern würden, auch solche mit jahrzehntelanger Erfahrung in der geistlichen Betreuung von Geistlichen, insbesondere von Priestern in Zuständen der Verzweiflung, von Gebrechlichkeit oder echten depressiven Syndromen geplagt sind. Worüber nur wenige Menschen sprechen – und hier kommen wir zu der Angst, die Priester vor anderen Priestern haben, was zeitweise in Terror umschlägt – ist das Problem einer immer weiter verbreiteten Homosexualität unter Geistlichen und, was ist schlimmer, einer echten homosexuellen Kultur, die durch das, was – wiederum in diesen Kolumnen – wiederholt als „Regenbogen-Trojanisches Pferd“ bezeichnet wurde, an Boden gewinnt. Diese Kultur, die die Mitglieder einer großen „Bruderschaft“ seit Jahren versuchen, innerhalb der Kirche durchzusetzen, ist die Tumormasse, die, leider, Bisher ist es keinem Chirurgen gelungen, ihn zu entfernen. Deshalb, von der Krise des Klerus und seiner Bildung zu sprechen, ohne auf die Metastasen dieses Krebses einzugehen, wie diese Charaktere es tun, ist bloße Rhetorik, manchmal sogar darauf ab, von einem Problem abzulenken, das alles andere als nebensächlich ist: Sie beschreiben ihre Symptome ausführlich – die Angst vor einem Urteil, verratene Vertraulichkeiten, Der Bruderpriester wurde als Gegner wahrgenommen – ohne die Krankheit jemals beim Namen zu nennen, nämlich ein Klerus, der immer stärker homosexualisiert erscheint.

Was ist der Gegenstand dieser Analyse?? Keine Homosexuellen, über deren freie Lebensentscheidungen niemand das Recht hat, darüber zu urteilen, sondern Priesterkandidaten oder homosexuelle Priester, wem es völlig legitim ist, manchmal sogar eine Pflicht, zu hinterfragen, denn – wie ich in mehreren meiner Artikel zu diesem Thema mehr als einmal erklärt habe – sie können nicht frei sie selbst sein. Ein Priester muss immer er selbst sein können, offen und frei, Führe kein Leben voller Vortäuschung und Doppelzüngigkeit, bei welcher sexuellen Störung, wo vorhanden, muss sich zwangsläufig mit der höchsten Potenz vervielfachen, in einem Klima der Verheimlichung und Unterdrückung.

ich. Von der Übertretung zur Aufhebung des Gewissens

Sünden gegen das sechste Gebot sind in der Geschichte der Kirche kein Novum: Sie sind durch die Jahrhunderte gegangen, wie alte und maßgebliche Texte deutlich bezeugen, unter ihnen die Kostenlose Gomorrhianus den der Heilige Petrus Damian ansprach 1049 an Papst Leo IX. Dieser Text bleibt ein eindeutiges Zeugnis nicht nur für das Laster, sondern auch an das Netzwerk der Komplizenschaft, das es bereits schützte: Geistliche, die sich gegenseitig beichteten, um sich gegenseitig die Absolution zu erteilen, ohne dass etwas nach außen dringen konnte, Vorgesetzte neigen dazu, zu vertuschen und herunterzuspielen, Täter, die in heiligen Orden gehalten werden. Der künftige Kirchenlehrer verlangte, dass sie abgesetzt und nicht mehr zum Amt zugelassen würden. Die Anwesenheit der Sünde, sogar schwerwiegend und weit verbreitet, oder tatsächlich einer organisierten Komplizenschaft, um es zu verbergen, ist daher nicht das charakteristische Merkmal der gegenwärtigen Krise, auch nicht, an sich, Erlauben Sie uns, von einer beispiellosen Dekadenz zu sprechen.

Die von Peter Damian denunzierten Geistlichen versteckten sich, weil sie wussten, dass sie in Sünde waren: Ihre Komplizenschaft war die Verteidigung einer als solche anerkannten Schuld. Was macht die heutige Situation radikal anders?, in vielerlei Hinsicht beispiellos in der Kirchengeschichte, ist das Überschreiten eines Punktes, an dem es kein Zurück mehr gibt, Jenseits dessen versagt die Fähigkeit, Gut und Böse zu erkennen und Gefahren wahrzunehmen. In früheren Zeiten, selbst in Momenten größter Korruption, Sünde wurde als solche erlebt, das heißt als Sturz, als Schwäche, als bewusste Untreue. Gewissen, obwohl verwundet, blieb operativ; Das Subjekt wusste, dass es etwas falsch machte, manchmal rechtfertigte er sich, manchmal versteckt, konnte aber das innere Urteil, das die Tat als ungeordnet qualifizierte, nicht vollständig auslöschen. In der gegenwärtigen Situation, im Gegensatz dazu, Wir erleben einen weitaus schwerwiegenderen qualitativen Wandel: die Federung und, in vielen Fällen, die Vernichtung des moralischen Gewissens, begleitet von einer Kultur, die die Störung nicht nur verschleiert, sondern behauptet, es zu legitimieren und als Gut durchzusetzen. Verhalten wird nicht länger als Übertretung eines anerkannten Gutes wahrgenommen, sondern als normale und unhinterfragte Art zu handeln. Moralisches Urteilsvermögen wird nicht durch Konflikte oder Schwäche außer Kraft gesetzt, sondern weil es nicht mehr als relevant angesehen wird. Aktion liegt, um den Titel eines dramatisch aktuell gewordenen Werks von Friedrich Nietzsche zu entlehnen, jenseits von Gut und Böse, nicht als tragische und bewusste Entscheidung, sondern als die gewöhnliche Bedingung der Existenz.

Diese anthropologische Mutation hat tiefgreifende Auswirkungen auf die kirchliche Ebene. Wo Sünde als Sünde erlebt wird, die Möglichkeit einer Umwandlung bleibt offen; wo es als Normalität ohne Urteil erlebt wird, Die Umwandlung wird nicht einfach abgelehnt, wird aber undenkbar. Es gibt keinen inneren Konflikt, keine Reue, kein Anspruch auf Wahrheit. Das Gewissen wird nicht zum Schweigen gebracht: es spricht einfach nicht mehr. In diesem Zusammenhang versteht man, wie ein moralisch gestörter Zustand von persönlicher Gebrechlichkeit zu einem Faktor werden kann, der der geistlichen Macht dient. Individuen ohne moralische Reibung, unberührt vom Drama der Begrenzung, unfähig, ein objektives Gut zu erkennen, das das Handeln beurteilt, erweisen sich als besonders geeignet, sich in auf Schweigen basierende Regierungsmechanismen einzufügen, Komplizenschaft und gegenseitige Bloßstellung. Der Mangel an Gewissen ist kein Hindernis mehr, aber ein Vorteil.

Die klerikale homosexuelle Lobby wurzelt genau in diesem Bruch. Es entsteht nicht in erster Linie aus Schwäche oder gelegentlicher Inkonsistenz, noch von diesem menschlichen Fall, der, einmal erkannt und durchgearbeitet, kann einen Mann sogar bewusster und besser machen als zuvor. Stattdessen entsteht sie durch die Normalisierung von Sünde und Lüge als Bedingung der Zugehörigkeit, Das, was anerkannt und geheilt werden sollte, in eine Prämisse der Identität und einer systemischen Bindung verwandeln. Wo Sünde nicht mehr als solche wahrgenommen wird, sondern als etwas Erworbenes und Geteiltes gelebt, Es ist kein moralisches Problem mehr und wird zu einer Bindung: Was verborgen und gemeinsam gehalten wird, garantiert Loyalität, Was still und austauschbar gehalten wird, sorgt für Schutz, Was jeden kompromittiert, macht jeden kontrollierbar.

Es ist die Unterscheidung, die der Heilige Vater Franziskus gemacht hat in eindeutigen Worten gezeichnet, Antwort von Journalisten auf dem Rückflug von Rio de Janeiro 28 Juli 2013:

„Das Problem besteht darin, dass es diese Tendenz nicht gibt, Nein, wir müssen einander Brüder und Schwestern sein […]. Das Problem besteht darin, aus dieser Tendenz eine Lobby zu machen […]. Für mich, Das ist das größere Problem» (vgl. Hier).

Nicht die Gebrechlichkeit des Einzelnen, dann, sondern die Organisation, die Lobby. In einem solchen Szenario erweisen sich nicht amoralische Geistliche als problematisch für das System, aber diejenigen, die, während wir in Treue leben, Bewahren Sie ein wachsames Gewissen und weigern Sie sich, sich auf diesen Kreislauf der Komplizenschaft einzulassen, Schweigen und Austausch, auf denen der klerikale Homosexualismus beruht und der sich in eine organisierte Machtstruktur verwandelt. Ein freies Gewissen, nicht verhandelbar und nicht erpressbar, wird somit zum destabilisierenden Element, nicht wegen seiner polemischen Kraft, sondern durch seine bloße Existenz.

Die gegenwärtige Krise besteht daher nicht in einem Wiederaufleben der Sünde, sondern in seiner Umwandlung in ein Kriterium der Regierbarkeit, bis hin zu einer noch schwerwiegenderen Abweichung: ein Auswahlkriterium für den Zugang zum Priestertum und, anschließend, zur Identifizierung der für das Episkopat als geeignet erachteten Kandidaten. Wenn der Auswahlprozess auf dieser Ebene gefährdet ist, Die Folgen bleiben nicht begrenzt, sondern wirken sich unweigerlich auf den gesamten kirchlichen Körper aus. Und doch existiert die Norm und ist klar. Die vom Papst Benedikt XVI. genehmigte und am veröffentlichten Instruktion der Kongregation für das Katholische Bildungswesen 4 November 2005 stellt fest, dass die Kirche, «bei gleichzeitig tiefem Respekt vor den betreffenden Personen, Personen, die Homosexualität praktizieren, können weder ins Priesterseminar noch in die Priesterweihe aufgenommen werden, tief verwurzelte homosexuelle Tendenzen vertreten oder die sogenannte „Schwulenkultur“ unterstützen» (vgl. Hier). Die gleiche Bestimmung wurde in bekräftigt 2016 durch die Grundlegendes System der priesterlichen Institution (vgl. Hier). Das Problem, dann, ist nicht das Fehlen von Kriterien, sondern ihre Nichtanwendung gerade dort, wo zukünftige Priester und Bischöfe ausgebildet und ausgewählt werden.

Dies ist der Schritt, der eine Dekadenz markiert ohne historischen Präzedenzfall: nicht der Sündenfall, seit Anbeginn der Zeit immer möglich, vom Einbruch der Erbsünde in die Geschichte, Sondern der Aufbau von Systemen, in denen der Sündenfall nicht mehr als solcher erkannt wird und das Gewissen, seiner Beurteilungsfunktion entleert, hört auf, ein Ort der Wahrheit zu sein und wird zu einem neutralen Raum, der der Macht dient.

(II). Klerikaler Homosexualismus als System, das auf der Normalisierung von Lügen basiert

Jedes Machtsystem, das sich selbst erhalten will, vermeidet, soweit wie möglich, direkte Belichtung. Es handelt sich nicht um die Ich-Perspektive, geht keine offenen Kompromisse ein, übernimmt nicht öffentlich die Verantwortung für seine umstrittensten Entscheidungen. Es bevorzugt, über Vermittler zu agieren, Verwendung von Personen, die als Bildschirme dienen, als Testamentsvollstrecker, als entbehrliche Instrumente. Das sind die Männer aus Stroh und die nützliche Idioten: Figuren, die nicht wirklich regieren, aber handeln Sie anstelle der Macht, umsetzen, was andere entscheiden, nachdem er durch die Illusion neutralisiert wurde, zur Macht zu gehören und von ihr eine indirekte Anerkennung zu beziehen.

Im kirchlichen Kontext, Bei diesen Personen handelt es sich häufig um klerikalisierte Laien, dauerhaft in Kurienkreisen und in der Verwaltung verankert, Finanz- und Mediennetzwerke, oder auf jeden Fall an den Orten mit dem größten kirchlichen Einfluss. Allerdings ohne formelle institutionelle Verantwortung, Sie genießen eine Handlungsfreiheit, die sich der Klerus nicht leisten kann. Sie sind es, die dort eingreifen, wo die klerikale Macht sich nicht direkt zur Schau stellen will: sie einschüchtern, Delegitimierung, diffamieren, Bericht, beschuldigen, ein Verfahren in Gang gesetzt, das jeder wirklichen Grundlage entbehrt. Sie handeln in der Überzeugung, dass sie innerhalb der Machtstruktur zählen und Gewicht haben, während sie in Wirklichkeit gerade deshalb verwendet werden, weil sie austauschbar sind, exponiert und entbehrlich, auf bloße Exekutivinstrumente reduziert, die dazu bestimmt sind, die Auswirkungen der schmutzigsten Handlungen aufzufangen, mit denen sich die Klerikalisten nicht die Hände schmutzig machen wollen.

Für einen klerikalisierten Laien ist das nicht ungewöhnlich, ohne formelles Mandat, plötzlich zum Förderer von „Berichten“ zu werden, die von einem angeblichen Eifer für das Wohl der Kirche motiviert waren. Kein expliziter Vorwurf, keine konkreten Beweise: nur Anspielungen, Verdacht, Phrasen wurden mit scheinbarer Diskretion fallen gelassen. Es ist genug, aber, damit solche Gerüchte die richtigen Kreise erreichen, die bereits in stiller Bereitschaft auf sie warteten, auf Widerruf einer Ernennung, eine Zusammenarbeit endete, eine isolierte Person. Der Laie hat sich bloßgestellt, Er hat die Drecksarbeit erledigt; Die Macht bleibt im Hintergrund und bleibt erhalten, sozusagen, seine Hände sauber.

Diese Wirkungsweise ist nicht episodisch, aber strukturell. Die geistliche Macht wahrt somit einen sicheren Abstand und behält stets die plausible Leugnbarkeit bei. Es handelt sich um den gleichen Mechanismus, der in jeder Organisation zu finden ist, die Kontrolle ausüben will, ohne ihre moralischen und rechtlichen Bürden offen auf sich zu nehmen. Die Verantwortung bleibt unsichtbar; die Aktion, aber, ist sehr konkret, oft verheerend.

Neben dieser ersten Kategorie taucht eine zweite auf, noch aggressiver und gefährlicher: die ideologisch klerikalisierter homosexueller Laien, geprägt von einem harten, rachsüchtige und manchmal offen gewalttätige Militanz auf der moralischen und relationalen Ebene. Sie dienen nicht nur als passive Instrumente des Systems, sondern werde zu seinen aktiven Spielern, angetrieben von dem Ziel, Homosexualismus innerhalb der Kirche zu etablieren und zu legitimieren, Es wird von einer tolerierten Störung zu einem Kriterium für Anerkennung und Zugehörigkeit. Diese zweiten Personen fungieren oft als Avantgarde des Systems: sie sagen und schreiben, auch über Blogs und soziale Medien, was manche giftigen Geistlichen es sich nicht leisten können, öffentlich zu sagen; Sie greifen diejenigen an, die diese Geistlichen nicht direkt angreifen können; Sie üben durch Vorwürfe ständigen Druck aus, Unterstellungen, Meldungen an die kirchlichen Behörden und Delegitimierungskampagnen. Ihre Stärke liegt in der nahezu völligen Abwesenheit von Zwängen. Sie unterstehen keiner formellen kirchlichen Autorität, Sie riskieren keine kanonischen Sanktionen, Sie zahlen keinen institutionellen Preis und, in der Praxis, Sie agieren in einer Zone weitgehender Straflosigkeit, die jeden Versuch einer angemessenen rechtlichen Reaktion wirkungslos macht. Aus diesem Grund erweisen sie sich für bestimmte klerikale Fraktionen, die sie nutzen und dabei eine scheinbar neutrale Position wahren, als äußerst nützlich: Sie sind es, die sich bloßstellen, die sprechen, schreiben und berichten, während der Apparat im Hintergrund bleibt, bereit, wenn nötig, jegliche Beteiligung abzulehnen. Auf diese Weise können sie zuschlagen, einschüchtern und delegitimieren, ohne schwerwiegende Konsequenzen zu erleiden.

Keine dieser Personen konnte effektiv operieren wenn die Wahrheit als gemeinsames Handlungskriterium anerkannt und übernommen würde, das ist, als konkreten Maßstab für die Beurteilung von Verhalten, Entscheidungen treffen, Verantwortung zuweisen und eingreifen, wenn Missbräuche oder Lügen ans Licht kommen. Sie gedeihen in einem Kontext, in dem Stille belohnt wird, Diskretion wird zur Tugend erhoben, Loyalität wird nicht an Rechtschaffenheit gemessen, sondern durch die Fähigkeit, das System nicht in eine Krise zu stürzen. Lügen wird nicht mehr als Abweichung wahrgenommen, sondern als notwendige Bedingung für den Verbleib im Kreislauf.

In diesem Umfeld entsteht klerikaler Homosexualismus hört auf, eine Summe individueller Verhaltensweisen zu sein und nimmt als System Gestalt an. Nicht, weil jeder daran teilnimmt, sondern weil diejenigen, die dazu gehören, ungeschriebene, aber sehr starre Regeln akzeptieren: sehe nichts, sag nichts, nenne nichts. Das Privatleben wird zum Instrument der Kontrolle; Das gemeinsame Geheimnis wird zum Garant für Zuverlässigkeit; gegenseitige Kompromisse werden zur Grundlage des Schutzes. Wer diese Bedingungen akzeptiert, ist integriert; diejenigen, die sie ablehnen, auch ohne etwas anzuprangern, werden als gefährliches destabilisierendes Element und damit als Unruhestifter wahrgenommen. Die Lüge, somit normalisiert, ist kein Nebeneffekt des Systems mehr, sondern seine operative Grundlage. Es ist die alte Technik des Teufels: Er ist in der Lage, neun Wahrheiten zu sagen und dann, endlich den zehnten erreicht zu haben, Er erzählt eine kolossale Lüge, die alles, was zuvor gesagt wurde, völlig verzerrt. An diesem Punkt wird die verzerrte Wahrheit, durch teuflisches Paradoxon, eine funktionale Stütze für die Lüge, was aber auch ein Versäumnis sein kann: Es geht nicht nur darum, die Dinge nicht so zu erzählen, wie sie sind, aber leugnen, wie die Dinge sind.

Diejenigen, die dieses System regieren sind nicht, in letzter Konsequenz, diejenigen, die sichtbar sprechen oder handeln, sondern jene Kirchenmänner, die nie direkt eingreifen, die beobachten, Hören, Lass die Dinge geschehen. Sie erteilen keine ausdrücklichen Befehle, Unterschreiben Sie keine Maßnahmen, keine formellen Entscheidungen treffen, Dennoch geschieht nichts ohne ihre stillschweigende Zustimmung. Wenn der Schaden angerichtet ist, Sie können jederzeit erklären, dass sie es nicht wussten, dass sie nicht informiert worden seien, dass sie nichts genehmigt hätten, stattdessen opfern, wenn nötig, die nützlichen Idioten, die sie zum Angriff geschickt und ausgenutzt hatten. Die so ausgeübte Macht bleibt gerade deshalb erhalten, weil sie sich nicht bloßstellt: es regiert durch Delegation, Streiks über Vermittler, behält seine eigene Position, während andere den Konflikt und die Verantwortung auf sich nehmen. Es ist innerhalb dieser degradiert, erniedrigendes und undurchsichtiges Umfeld, in dem die klerikale homosexuelle Lobby ideale Bedingungen vorfindet, um sich zu konsolidieren und zu reproduzieren, unkalkulierbaren Schaden verursacht.

Auf dieser Grundlage entstand der klerikale Homosexualismus wird zu einem stabilen Organismus, fähig, sich zu verteidigen und die Struktur der kirchlichen Regierung zu gestalten, und gleichzeitig den Boden für weitere Formen des Austauschs und der Erpressung bereiten, in dem sexuelle Kompromittierung zur Währung der Regierung wird. Um der Frage des klerikalen Homosexualismus auszuweichen, unter der Illusion, ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und der Priesterausbildung sprechen und schreiben zu können, ist, als würde man von „Priestern auf dem Mars“ sprechen..

Von der Insel Patmos, 22 Oktober 2026

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Der Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen des Homosexualismus im Klerus

Vermeidung des Themas klerikaler Homosexualität, mit der Hoffnung, ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und der Priesterausbildung sprechen und schreiben zu können, Es ist, als würde man von „Heilmitteln auf dem Mars“ sprechen..

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Ariel S. Levi di Gualdo

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In sozialen Netzwerken Es häufen sich Charaktere, die mit Leichtigkeit über die Krise des Klerus sprechen, und dann in eine Sphäre von solch einer Zartheit vorzustoßen, die – wie wir in diesen Kolumnen mehr als einmal wiederholt haben – Bischöfe und Priester mit jahrzehntelanger Erfahrung in der geistlichen Betreuung des Klerus zum Zittern bringen würde., insbesondere diejenigen, die sich in Situationen der Verzweiflung befinden, anfällig für Schwächen oder echte depressive Syndrome. Worüber nur wenige reden – und hier kommt das Element der Angst der Priester gegenüber anderen Priestern zum Vorschein, die manchmal in Terror umschlägt – ist das Problem der Homosexualität, das im Klerus immer weiter verbreitet ist, was ist schlimmer, einer echten homosexuellen Kultur, die durch das, was – auch in diesen Kolumnen – immer wieder als „Regenbogen-Trojanisches Pferd“ bezeichnet wurde, an Boden gewinnt. Diese Kultur, die die Mitglieder einer großen „Bruderschaft“ seit Jahren versuchen, innerhalb der Kirche durchzusetzen, ist die Tumormasse das, Leider, Bisher ist es keinem Chirurgen gelungen, ihn zu entfernen. Deswegen, Sprechen Sie über die Krise des Klerus und seine Ausbildung, ohne sich den Metastasen dieses Krebses zu stellen, Wie geht es diesen Charakteren?, Es ist reine Rhetorik, manchmal sogar darauf ab, die Aufmerksamkeit von einem Problem abzulenken, das alles andere als marginal ist: Seine Symptome werden ausführlich beschrieben – Angst vor einem Urteil, Vertraulichkeiten verraten, Der Bruderpriester wurde als Gegner wahrgenommen – ohne die Krankheit jemals beim Namen zu nennen, das heißt, ein Klerus, der zunehmend homosexualisiert zu sein scheint.

Was ist der Zweck dieser Analyse?? Keine Homosexuellen, Über deren freie Lebensentscheidungen niemand das Recht hat, sich zu äußern, sondern Priesteranwärter oder homosexuelle Priester, worüber, stattdessen, Es ist völlig legal, und manchmal sogar eine Pflicht, aussprechen, denn – wie ich in verschiedenen Artikeln von mir zu diesem Thema mehrfach erklärt habe – sie können nicht frei sie selbst sein. Und ein Priester muss immer er selbst sein können, offen und frei: Ich kann kein Leben voller Fiktion und Doppelzüngigkeit führen, innerhalb welcher sexuellen Störung, falls vorhanden, soll sich bei maximaler Leistung vervielfachen, in einem Klima der Verheimlichung und Unterdrückung.

  1. Von der Übertretung bis zur Bewusstlosigkeit

Sünden gegen das sechste Gebot Sie stellen nichts Neues in der Geschichte der Kirche dar: sind durch die Jahrhunderte gegangen, wie alte und maßgebliche Texte grob bezeugen, unter ihnen die Kostenlose Gomorrhianus dass der heilige Petrus Damian auf das Jahr gerichtet ist 1049 an Seine Hoheit Pontifex Leo IX. Dieser Text ist weiterhin ein eindeutiges Zeugnis nicht nur des Lasters, sondern auch vor dem Netzwerk von Komplizen, das ihn schon damals schützte: Geistliche, die sich gegenseitig die Absolution gestanden hatten, ohne dass etwas darüber hinausging, Vorgesetzte neigen dazu, etwas zu verheimlichen und herunterzuspielen, Schuldige werden in heiligen Weihen gehalten. Der künftige Kirchenlehrer beantragte ihre Absetzung und ihre Zulassung zum Amt.. Die Anwesenheit der Sünde, ernst und weit verbreitet, oder sogar organisierte Komplizenschaft, um es zu verbergen, stellt daher nicht das charakteristische Element der gegenwärtigen Krise dar, nicht einmal erlaubt zu sprechen, allein, eines beispiellosen Niedergangs.

Die von Pedro Damián denunzierten Geistlichen Sie versteckten sich, weil sie wussten, dass sie in Sünde waren: seine Mittäterschaft bestand in der Verteidigung einer als solche anerkannten Schuld. Was macht die heutige Situation radikal anders?, in vielerlei Hinsicht beispiellos in der Kirchengeschichte, ist das Überschreiten einer Schwelle ohne Wiederkehr, Jenseits davon verschwindet die Fähigkeit, Gut und Böse zu erkennen und Gefahren wahrzunehmen. In früheren Zeiten, selbst in Zeiten größter Korruption, Sünde wurde als solche gelebt, das heißt, wie der Herbst, als Schwäche, als bewusste Untreue. Das Gewissen, obwohl verwundet, war noch in Betrieb; Das Subjekt wusste, dass es etwas falsch machte, manchmal war es gerechtfertigt, manchmal versteckte er sich, aber er konnte das innere Urteil, das die Tat als ungeordnet bezeichnete, nicht völlig auslöschen.. In der aktuellen Situation, stattdessen, Wir erleben einen viel schwerwiegenderen qualitativen Schritt: Federung und, in vielen Fällen, die Vernichtung des moralischen Gewissens, begleitet von einer Kultur, die sich nicht darauf beschränkt, Unordnung zu verbergen, sondern versucht es vielmehr zu legitimieren und als Gut durchzusetzen. Das Verhalten wird nicht mehr als Übertretung eines anerkannten Gutes wahrgenommen, sondern als normale und unbestrittene Handlungsweise. Moralisches Urteilsvermögen wird nicht durch Konflikte oder Schwäche beseitigt, sondern weil es nicht mehr als relevant angesehen wird. Die Aktion ist lokalisiert, für die Übernahme des Titels eines dramatisch aktuell gewordenen Werkes von Friedrich Nietzsche, jenseits von Gut und Böse, nicht als tragische und bewusste Entscheidung, sondern als eine gewöhnliche Existenzbedingung.

Diese anthropologische Mutation Es hat tiefgreifende Konsequenzen auf kirchlicher Ebene.. Wo Sünde als Sünde erlebt wird, die Möglichkeit einer Umwandlung bleibt offen; wo es als Normalität ohne Urteilsvermögen gelebt wird, die Umwandlung wird nicht einfach abgelehnt, aber es wird undenkbar. Es gibt keinen internen Konflikt, Es gibt kein Bedauern, Es gibt keine Suche nach der Wahrheit. Das Gewissen wird nicht zum Schweigen gebracht: er redet einfach nicht mehr. In diesem Zusammenhang wird verstanden, wie ein moralisch gestörter Zustand von persönlicher Fragilität zu einem funktionalen Faktor für die Macht des Klerus werden kann.. Themen, denen es an moralischer Reibung mangelt, nicht durch das Drama der Grenze überschritten, unfähig, ein objektives Gut zu erkennen, das die Handlung beurteilt, Sie sind besonders geeignet, sich in auf Schweigen basierende Regierungsmechanismen einzumischen., Komplizenschaft und gegenseitige Bloßstellung. Mangelndes Bewusstsein ist kein Hindernis mehr, aber ein Vorteil.

Die klerikale homosexuelle Lobby wird genau auf diese Fraktur aufgepfropft. Es entsteht nicht in erster Linie aus Schwäche oder gelegentlicher Inkohärenz, noch von diesem menschlichen Fall, einmal erkannt und gekreuzt, kann den Menschen sogar bewusster und besser machen als zuvor. Es entsteht, stattdessen, durch die Normalisierung von Sünde und Lüge als Bedingung der Zugehörigkeit, das, was erkannt und geheilt werden sollte, in ein Identitätsbudget und eine Systemverbindung umwandeln. Wo Sünde nicht mehr als solche wahrgenommen wird, Vielmehr wird es als erfasste und geteilte Daten gelebt, Es hört auf, ein moralisches Problem zu sein, und wird zu einer Bindung: das Verborgene und Gemeinsame garantiert Treue, Was verschwiegen und ausgetauscht wird, sorgt für Schutz, Was jeden kompromittiert, macht jeden kontrollierbar.

Es ist die Unterscheidung, die der Heilige Vater Franziskus gemacht hat eindeutig festgelegt, Antwort an Journalisten auf dem Rückflug von Rio de Janeiro 28 Juli 2013:

„Das Problem besteht darin, dass es diese Tendenz nicht gibt; Nein, wir müssen Brüder sein […]. Das Problem besteht darin, für diesen Trend Lobbyarbeit zu betreiben […]. Das ist für mich das größte Problem.“ (vgl. Hier).

Nicht die Zerbrechlichkeit des Einzelnen, Chinesisch die Organisation, die Lobby. In diesem Szenario sind es nicht die amoralischen Geistlichen, die für das System problematisch sind, aber wer, in Treue leben, Sie bewahren ein wachsames Gewissen und weigern sich, sich auf diesen Kreislauf der Komplizenschaft einzulassen, des Schweigens und Austauschs, auf dem die klerikale Homosexualität aufrechterhalten und in eine organisierte Machtstruktur umgewandelt wird. Das freie Gewissen, nicht verhandelbar und nicht erpressbar, wird somit zum destabilisierenden Element, nicht wegen seiner umstrittenen Kraft, aber für seine einfache Existenz.

Die aktuelle Krise besteht nicht, daher, in einer Verschlimmerung der Sünde, sondern in seiner Umwandlung in ein Kriterium der Regierungsführung, bis es zu einer noch ernsteren Drift kam: Auswahlkriterien für den Zugang zum Priestertum und, später, zur Identifizierung von Kandidaten, die für das Episkopat als geeignet erachtet werden. Wenn der Auswahlprozess auf dieser Ebene beschädigt ist, Die Folgen bleiben nicht begrenzt, aber sie haben unweigerlich Auswirkungen auf den gesamten kirchlichen Körper. Und doch, Der Standard existiert und ist klar. Die vom Papst Benedikt XVI. genehmigte und am veröffentlichten Instruktion der Kongregation für das Katholische Bildungswesen 4 November 2005 stellt fest, dass die Kirche, „Ich habe großen Respekt vor den betreffenden Menschen.“, Personen, die Homosexualität praktizieren, können nicht zum Seminar und zum Orden zugelassen werden, „Sie vertreten tief verwurzelte homosexuelle Tendenzen oder unterstützen die sogenannte Schwulenkultur.“ (vgl. Hier). Die gleiche Bestimmung wurde in bekräftigt 2016 für die Grundlegendes System der priesterlichen Institution (vgl. Hier). Das Problem ist nicht, daher, das Fehlen von Kriterien, Aber gerade dort, wo künftige Priester und Bischöfe ausgebildet und gewählt werden, findet sie keine Anwendung.

Dies ist der Schritt, der eine Dekadenz markiert ohne historische Präzedenzfälle: nicht der Sündenfall, seit Anbeginn der Zeit immer möglich, vom Auftauchen der Erbsünde in der Geschichte, sondern die Konstruktion von Systemen, in denen der Sündenfall nicht mehr als solcher erkannt und bewusst wird, seiner Urteilsfunktion entleert, Es hört auf, ein Ort der Wahrheit zu sein, und wird zu einem neutralen Raum, funktional zur Macht.

  1. Geistliche Homosexualität als System, das auf der Normalisierung von Lügen basiert

Jedes Machtsystem, das sich selbst erhalten will, meidet, soweit wie möglich, direkte Belichtung. Spielt nicht in der Ich-Perspektive, bekennt sich nicht offen, übernimmt nicht öffentlich die Verantwortung für seine umstrittensten Entscheidungen. Bevorzugt die Abwicklung über einen Vermittler, Verwendung von Subjekten, die als Bildschirme fungieren, der Testamentsvollstrecker, von Opferinstrumenten. Es geht um die Strohmänner und des nützliche Narren: Zahlen, die nicht wirklich regieren, aber sie handeln anstelle der Macht, ausführen, was andere entscheiden, nachdem er durch die Illusion neutralisiert wurde, zur Macht zu gehören und von ihr indirekte Anerkennung zu erhalten.

Im kirchlichen Kontext, Bei diesen Untertanen handelt es sich oft um klerikalisierte Laien, Stabil im Kurienumfeld und in den Verwaltungskreisen verankert, Finanzen und Medien, oder auf jeden Fall an den Orten mit dem größten kirchlichen Einfluss. Allerdings mangelt es ihnen an formaler institutioneller Verantwortung, Sie genießen eine Handlungsfreiheit, die sich der Klerus nicht leisten kann. Sie sind diejenigen, die dort eingreifen, wo die klerikale Macht sich nicht direkt zur Schau stellen will.: einschüchtern, delegitimieren, diffamieren, verraten, beschuldigen, Sie starten Verfahren, denen jede wirkliche Grundlage fehlt. Sie handeln in der Überzeugung, dass sie innerhalb der Machtstruktur zählen und Gewicht haben., während sie in Wirklichkeit gerade deshalb verwendet werden, weil sie austauschbar sind, ausgesetzt und aufopfernd, auf bloße Exekutivinstrumente reduziert, die dazu bestimmt sind, die Auswirkungen der schmutzigsten Handlungen aufzufangen, mit denen sich die Geistlichen nicht die Hände schmutzig machen wollen.

Für einen klerikalisierten Laien ist das nicht ungewöhnlich, es mangelt an einem formellen Auftrag, wird plötzlich zum Förderer von „Beschwerden“, motiviert durch einen angeblichen Eifer für das Wohl der Kirche. Kein expliziter Vorwurf, kein konkreter Beweis: nur Anspielungen, Verdacht, Phrasen wurden mit scheinbarer Diskretion fallen gelassen. Genügend, Jedoch, und diese Gerüchte erreichen die richtigen Umgebungen, die bereits schweigend auf sie warteten, eine Anklage widerrufen lassen, eine Zusammenarbeit wird unterbrochen, eine Person ist isoliert. Der Laie hat sich bloßgestellt, hat die Drecksarbeit erledigt; Die Macht bleibt im Hintergrund und bleibt erhalten, sozusagen, saubere Hände.

Diese Art des Handelns ist nicht episodisch, aber strukturell. Die geistliche Macht wahrt somit einen Sicherheitsabstand und wahrt stets eine plausible Leugnbarkeit.. Es ist derselbe Mechanismus, der in jeder Organisation zu finden ist, die versucht, Kontrolle auszuüben, ohne ihr moralisches und rechtliches Gewicht offen anzunehmen.. Die Verantwortung bleibt unsichtbar; die Aktion, stattdessen, Es ist sehr spezifisch, oft verheerend.

Zusammen mit dieser ersten Kategorie entsteht eine zweite, noch aggressiver und gefährlicher: die ideologisch klerikalisierter homosexueller Laien, gekennzeichnet durch harte Militanz, rachsüchtig und manchmal offen gewalttätig auf moralischer und relationaler Ebene. Sie sind nicht darauf beschränkt, als passive Instrumente des Systems zu fungieren, aber sie werden zu seinen aktiven Akteuren, motiviert durch das Ziel, einen Staatsbürgerbrief zu verleihen und Homosexualität innerhalb der Kirche zu legitimieren, es von einer tolerierten Störung in ein Kriterium der Anerkennung und Zugehörigkeit umzuwandeln. Diese zweiten Subjekte fungieren oft als Avantgarde des Systems: sie sagen und schreiben, auch über Blogs und soziale Netzwerke, was gewisse giftige Geistliche es sich nicht leisten können, öffentlich zu sagen; Sie greifen diejenigen an, die diese Geistlichen nicht direkt treffen können; Sie üben durch Vorwürfe ständigen Druck aus, Fortschritte, Beschwerden bei den kirchlichen Behörden und Delegitimierungskampagnen. Seine Stärke liegt in der fast völligen Abwesenheit von Bindungen. Sie unterliegen keiner formellen kirchlichen Autorität, Sie riskieren keine kanonischen Sanktionen, Sie zahlen keinen institutionellen Preis und, in der Praxis, Sie agieren in einem Bereich weitgehender Straflosigkeit, der jeden Versuch einer verhältnismäßigen rechtlichen Reaktion wirkungslos macht.. Deshalb sind sie für bestimmte klerikale Fraktionen, die sie nutzen und dabei eine scheinbar neutrale Position wahren, äußerst nützlich.: Sie sind diejenigen, die sich bloßstellen, sie reden, sie schreiben und berichten, während das Gerät im Hintergrund bleibt, bereit, ggf, sich der Tatsachen nicht bewusst zu sein. Auf diese Weise können sie treffen, einschüchtern und delegitimieren, ohne schwerwiegende Konsequenzen zu erleiden.

Keines dieser Themen konnte effektiv operieren wenn die Wahrheit als gemeinsames Handlungskriterium erkannt und angenommen würde, das heißt, als spezifischer Parameter zur Beurteilung von Verhaltensweisen, Entscheidungen treffen, Weisen Sie Verantwortung zu und greifen Sie ein, wenn es zu Missbrauch oder Lügen kommt. Sie gedeihen in einem Kontext, in dem Stille belohnt wird, Diskretion wird zur Tugend erhoben, Loyalität wird nicht an Gerechtigkeit gemessen, aber für die Fähigkeit, das System nicht in eine Krise zu stürzen. Lügen wird nicht mehr als Abweichung wahrgenommen, sondern als notwendige Bedingung, um im Kreislauf zu bleiben.

In diesem Umfeld entsteht klerikaler Homosexualismus Es ist keine Summe individueller Verhaltensweisen mehr, sondern wird als System konfiguriert. Nicht, weil jeder daran teilnimmt, Sondern weil jeder, der dazugehört, ungeschriebene Regeln akzeptiert, aber sehr starr: nicht sehen, nicht sprechen, nicht benennen. Das Privatleben wird zum Instrument der Kontrolle; das gemeinsame Geheimnis, als Garant für Zuverlässigkeit; gegenseitige Erpressungsgefahr, auf der Grundlage des Schutzes. Wer diese Bedingungen akzeptiert, ist integriert; der sie ablehnt, auch ohne etwas zu melden, wird als gefährliches destabilisierendes Element wahrgenommen und, daher, wie jemand, der problematisch ist. Die Lüge, also normalisiert, Es ist kein Nebeneffekt des Systems mehr, sondern seine operative Grundlage. Es ist die alte Technik des Teufels, in der Lage, neun Wahrheiten zu sagen und dann, endlich den zehnten erreicht, eine kolossale Lüge erzählen, die alles, was zuvor gesagt wurde, völlig verzerrt. An diesem Punkt wird die Wahrheit denaturiert, durch teuflisches Paradoxon, zur funktionellen Unterstützung des Liegens, was aber auch ein Versäumnis sein kann: nicht nur Dinge nicht so erzählen, wie sie sind, sondern zu leugnen, wie die Dinge sind.

Wer regiert dieses System? das sind sie nicht, Letztendlich, diejenigen, die sichtbar sprechen oder handeln, sondern jene Geistlichen, die nie direkt eingreifen, was sie beobachten, sie hören zu, Lass sie machen. Sie erteilen keine expliziten Befehle, Sie unterzeichnen keine Bestimmungen, Sie treffen keine formellen Entscheidungen, aber nichts geschieht ohne Ihre stillschweigende Zustimmung. Wenn der Schaden angerichtet ist, Sie können jederzeit erklären, dass sie es nicht wussten, dass sie nicht informiert worden seien, dass sie nichts genehmigt hätten, Auf jeden Fall Opfer bringen, die Zeit ist gekommen, an die nützlichen Narren, die sie in den Angriff geschickt und von denen sie Gebrauch gemacht hatten. Die Macht, so trainiert, bleibt gerade deshalb intakt, weil es nicht freigelegt wird: durch Delegation regieren, Schläge durch eingreifende Person, behält seine Position, während andere den Konflikt und die Verantwortung übernehmen. Es befindet sich in dieser degradierten Umgebung, erniedrigend und undurchsichtig, wo die klerikale homosexuelle Lobby die idealen Bedingungen vorfindet, um sich mit unkalkulierbarem Schaden zu festigen und zu reproduzieren.

Auf dieser Grundlage entstand der klerikale Homosexualismus wird zu einem stabilen Organismus, fähig, sich zu verteidigen und Einfluss auf die Struktur der kirchlichen Regierung zu nehmen, Gleichzeitig bereitet es den Boden für weitere Formen des Austauschs und der Erpressung, in dem das, was sexuell kompromittierend ist, zur Währung der Regierung wird. Vermeidung des Themas klerikaler Homosexualität, mit der Hoffnung, ernsthaft und glaubwürdig über die Krise des Klerus und der Priesterausbildung sprechen und schreiben zu können, Es ist, als würde man von „Heilmitteln auf dem Mars“ sprechen..

Von der Insel Patmos, 22 Oktober 2026

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Die Väter der Insel Patmos

HTTPS://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2026/08/Padre-Ariel-piccola-ok.jpeg?FIT = 150,150 & SSL = 1 150 150 Vater Arielle HTTPS://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Vater Arielle2026-10-22 14:23:412026-10-23 15:23:10Dieser Krebs, den noch kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasierung des Homosexualismus im Klerus – Den Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen des Homosexualismus im Klerus – Der Krebs, den kein Chirurg entfernt hat, und die Metastasen der Homosexualität im Klerus

Guerillakrieg in Mailand. Marco Rizzo und die pädagogische Weisheit eines “alt” kommunistisch

20 Oktober 2026/in Schriftsätze der Väter/von Ausarbeitung

GUERRILLA IN MAILAND. Marco Rizzo und die pädagogische Weisheit von A “VECCHIO” KOMMUNIST

Die Polizeikräfte, vor denen, die zerstören, plündert und wirft Steine, Sie müssen in der Lage sein, mit der nötigen Entschlossenheit einzugreifen, Bis sie die Hooligans wie Dudelsäcke aufblasen, Weihnachtslieder spielen und sie sehen lassen, wie das Jesuskind von den Sternen herabsteigt, ohne befürchten zu müssen, wegen der Pflichterfüllung vor Gericht zu stehen, sogar mit Schlagstöcken.

— Die Briefe der Väter der Insel Patmos —

Autor
Redaktion der Insel Patmos

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Sabbat 17 und Sonntag 18 Oktober Das Zentrum von Mailand wurde von Hunderten Jungen mit verdeckten Gesichtern in Brand gesteckt, überwiegend Minderjährige, heraufbeschworen Tick ​​Tack unter dem Vorwand einer Demonstration gegen die Lebenshaltungskosten, kämpfte durch Raub der Foot Locker des Corso Vittorio Emanuele, der Carrefour der Via Torino und der Zehnkampf der Piazza Castello.

Das Budget: 271 Menschen werden zur Polizeistation begleitet, 80 % Minderjährige, der jüngste von elf; verletzte Beamte; Die Gläubigen, die die Messe von Erzbischof Mario Delpini verließen, wurden aus einem unterirdischen Gang der Metropolitankathedrale der Geburt der Heiligen Jungfrau Maria evakuiert.

Vor all dem, Der vernünftigste Vorschlag kam weder von inklusiven Fernsehsoziologen noch von Psychologen des evolutionären Dialogs, aber von einem Allround-Kommunisten: Marco Rizzo, ehemaliger Abgeordneter und Europaabgeordneter, jahrelang an der Spitze der Kommunistischen Partei. Was schlägt er vor?? Eine einfache und effektive Regel: Wer zerschmettert, wird angehalten und kommt erst raus, wenn Mama und Papa mit dem Portemonnaie in der Hand losgehen, um die Kaution zu bezahlen. Und er fügt hinzu, dass sein Sohn endlich die beiden Ohrfeigen bekommen wird, die er schon längst hätte bekommen sollen, Lernen, dass Handlungen Konsequenzen haben und dass Konsequenzen einen Preis haben, den jemand zahlen muss.

Das zugrunde liegende Problem ist die Zerstörung von Autorität. Jahrzehntelang wurde uns erklärt, dass Autorität Unterdrückung sei, Die Grenze ist das Trauma, „Nein“ ist psychische Gewalt. Auf diese Weise haben wir eine Generation gewerkschaftlicher Eltern großgezogen, bereit, die Stimme des Lehrers anzufechten, den Trainer zu melden, der seinen Sohn auf der Bank gelassen hat, jeden Vorwurf als Angriff auf das Selbstwertgefühl des Kindes zu sehen. Der überfürsorgliche Elternteil ist kein liebevoller Elternteil: ist ein abwesender Elternteil, der die Erziehung seines Sohnes der Straflosigkeit überließ. Das Ergebnis sind Zwölfjährige, die vor nichts und niemandem Angst haben, denn niemand hat ihnen jemals beigebracht, irgendetwas zu fürchten.

Über diese Bildungslücke die Subkultur einer bestimmten Musik wird aufgepfropft fangen e bohren Wer singt den Raub, das Messer, Verachtung für die Polizei, leichtes Geld und die Designermarke als einziges Zeichen des Wertes. Es ist nicht die einzige Ursache, aber es ist der Soundtrack. Und es ist kein Zufall, dass es sich bei den angegriffenen Schaufenstern um Sneaker- und Sportbekleidungsgeschäfte handelte: Was in den Videos zur Schau gestellt wird, wird geplündert.

Dann gibt es einen Knoten, den niemand lösen möchte: Diese Kinder wissen ganz genau, dass ihnen nichts passieren kann, als der Polizist, fermandoli, riskiert mehr als sie. Seien Sie ein Agent, einen Minderjährigen aufzuhalten, der ein Schaufenster einschlägt, um Designerkleidung zu stehlen, schlägt ihn mit einem Gummiknüppel, er wird vor einem Richter landen, der oft als verurteilt herauskommt. Und solange der Polizist mehr Angst vor dem Richter hat als der Schläger vor dem Polizisten, Die Kriminalität wird siegen.

Bestimmte Themen, die Polizei aus der Ferne sehen, Sie sollten einen Schauer über den Rücken spüren: Unsere Sicherheit ist ihnen anvertraut und, im Bedarfsfall, die Anwendung legitimer Gewalt, schützend und defensiv, bei denen nur der Staat das Monopol innehat. Und die Polizei, vor denen, die zerstören, plündert und wirft Steine, Sie müssen in der Lage sein, mit der nötigen Entschlossenheit einzugreifen, Bis sie die Hooligans wie Dudelsäcke aufblasen, Weihnachtslieder spielen und sie sehen lassen, wie das Jesuskind von den Sternen herabsteigt, ohne befürchten zu müssen, wegen der Pflichterfüllung vor Gericht zu stehen, sogar mit Schlagstöcken. Es ist keine Entschuldigung für Gewalt, sondern die Verteidigung der Autorität des Staates: Es ist die Aufforderung an den Staat, seine Agenten nicht mehr allein zu lassen und zu garantieren, tatsächlich, Straflosigkeit für Täter.

Seltsames Schicksal für uns Priester: einem ernsthaften pädagogischen Vortrag zuzuhören, Wir mussten einem alten und klaren Kommunisten zuhören, während die Parodie auf den finsteren Salon außerhalb der Realität zwischen den Super-Penthouses von Parioli und den Villen von Capalbio biwakiert.

Von der Insel Patmos, 20 Oktober 2026

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Kopf und Füße Christi: Der heilige Chromatius von Aquileia gegen die Polarisierungen der Zeitgenossenschaft

19 Oktober 2026/in Theologie/von Pater Gabriele

Italienisch, Englisch, Spanisch

 

DER KOPF UND DIE FÜSSE CHRISTI: SAN CROMAZIO VON AQUILEIA GEGEN ZEITGENÖSSISCHE POLARISATIONEN

Heute scheint die Kirche zwischen zwei paroxysmalen Fraktionen gespalten zu sein, unfähig zur Kommunikation außer durch gegenseitiges Anathema: die Priester der reinen weltlichen Praxis einerseits und die Gnostiker der sakralen Abstraktion andererseits.

— Theologie —

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Artikel im PDF-Druckformat – Druckformat des Artikels – Artikel in gedruckter Form

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Polarisierungen haben den geopolitischen Konflikt des letzten Jahrhunderts belebt. Kapitalismus auf der einen Seite, Sozialismus andererseits.

Porträt des Bischofs im Thronsaal im Patriarchenpalast von Udine

Die Berliner Mauer fiel, Wir dachten, alles sei gelöst. Aber nein. In jedem von uns gibt es eine Form des dualistischen Katharismus, der uns dazu drängt, uns als das Gute und Reine zu fühlen und uns gegen den anderen zu wenden, was böse und dämonisch wäre. Dabei helfen nicht einmal soziale Netzwerke. Ich versuche, tiefer in diese Überlegungen einzutauchen, Wir stützen uns auf die Quellen eines alten Kirchenvaters: Heiliger Chromatius.

ich. Aquileia am Ende des Imperiums: das Profil eines ganzheitlichen Hirten

Ad Aquileia, Scharnier zwischen Ost und West in der späten römischen Antike, Die milde, aber granitische Figur des Heiligen Chromatius erstrahlte zwischen dem 4. und 5. Jahrhundert. Geboren um 335-340, wuchs im Schoß jener asketischen und geistlichen Gemeinschaft auf, die Girolamo als „Chor der Seligen“ lobte., Er wurde vom Heiligen Ambrosius zum Bischof geweiht 388 und leitete seine Kirche bis zu seinem Tod, In dem 407 oder in den ersten Monaten 408. Freund von Rufinus von Aquileia und Girolamo selbst, Als die origenistische Kontroverse sie trennte, war er es, der versuchte, ihre Kluft zu schließen: ein Mann, der in der Lage ist, die Gemeinschaft zu wahren, ohne jemals die dogmatische Wahrheit preiszugeben. Die Manuskript-Wiederentdeckungen des 20. Jahrhunderts haben uns seine liturgischen Predigten beschert, voller klarer biblischer Exegese, wo Mystik mit strengster Dogmatik verschmilzt.

(II). Der Duft von Bethanien und die Einheit des christlichen Mysteriums

Unter den wunderbarsten Seiten der chromatischen Homiletik sticht die exegetische Untersuchung hervor, die der Episode der Salbung von Bethanien gewidmet ist, im Kapitel erzählt 12 das Evangelium nach Johannes (vgl.. GV 12,1-8), in tiefem Zusammenhang mit dem, was im vorherigen Kapitel passiert (vgl.. GV 11,33-35). Es ist die Szene, in der Maria, Schwester des auferstandenen Lazarus, braucht ein Pfund echte Narde, sehr kostbar, Er besprengt damit die Füße Jesu und trocknet sie mit seinen eigenen Haaren, während das ganze Haus vom Duft dieses Balsams erfüllt ist. Chromazio liest diese Geste weder mit Sentimentalität noch mit der utilitaristischen Berechnung von Judas, dass er dieses Parfüm für dreihundert Denare verkaufen wollte (vgl.. GV 12,4-6), aber nach der allegorischen und typologischen Methode, die der patristischen Tradition am Herzen liegt, eine sehr dichte Synthese des christlichen Dogmas einfangen. Er erinnert sich zunächst daran, dass es Maria selbst war, die vor Jesus den Tod ihres Bruders betrauerte, den Erlöser zum Weinen bringen. Aus diesem Detail ergibt sich eine schillernde christologische Intuition:

„In den Tränen des Herrn zeigt sich das Geheimnis der Menschwerdung.“; In der Auferstehung des Lazarus wird die Macht seiner Göttlichkeit verkündet..

Maria reißt Tränen von Christus authentischer menschlicher Emotionen und, nächste, legt das erhabenste Zeugnis des Glaubens ab, indem er sich zu seinen Füßen niederwirft, um sie zu salben. Für Cromazio, Maria ist eine transparente Figur der Kirche (Figur der Kirche): Sie symbolisiert die makellose Braut, die dem Wort die Fülle der Hingabe und Anbetung schenkt. Die Exegese erfolgt hier mit millimetergenauer Präzision. In Erinnerung an eine Symbolik, die auch der heilige Hieronymus liebte, Cromazio stellt fest, dass die Pfund Romana besteht aus genau zwölf Unzen. Die Kirche, damit, bringt Christus das volle Gewicht der kostbaren Salbe, weil es von ihm die richtige Lehre erhalten hat zwölf Apostel. Es gibt keinen Duft, der Gott gefällt, der nicht aus der apostolischen Hinterlegung stammt. Außerdem, Diese Salbe besteht aus der harmonischen Komposition mehrerer ausgewählter Aromen: so ist die apostolische Lehre, welcher, obwohl sie in der Substanz des Glaubens eins und unteilbar sind, erstrahlt in der Vielfalt spiritueller Gnaden, der Charismen und Tugenden, die die Süße Christi in der Welt spürbar machen.

Der Erlöser, erinnert sich an den Bischof von Aquileia, als er sich herabließ, sich selbst zu vernichten, indem er aus dem Schoß des Vaters herabstieg, um einen sterblichen Körper anzunehmen, blieb in den Augen der Welt fast unbemerkt; aber jetzt, genau in dieser Kenosis, der Duft seines Namens – des Christus, das heißt, der „Gesalbte“ schlechthin – erfüllte die irdische Kugel. Und die Kirche hätte den Erlöser niemals kennen oder erreichen können, außer durch das objektive Medium dieser apostolischen Lehre.

III. Der Kopf und die Füße: das doppelte rettende Geständnis

Der theologische Dreh- und Angelpunkt der chromatischen Predigt liegt in der spirituellen Anatomie des Körpers des Herrn: denn die Frau salbt die Füße von Jesus und nicht der Kapodaster, wie Matthew und Mark berichten (vgl.. MT 26,7; MC 14,3)? Für Cromazio, Das Gesetz enthält eine grundlegende pädagogische und heilspolitische Ordnung. Die Füße symbolisieren die Erniedrigung der Menschwerdung: das ewige Wort, das die Erde berührt, der in unserem Staub wandelt, der sich „in jüngster Zeit dazu herabließ, von einer Jungfrau geboren zu werden“. Der Kopf weist auf die ewige Herrlichkeit seiner Göttlichkeit hin: die ewige Generation vom Vater vor allen Zeiten, Licht vom Licht, Wahre Gott vom wahren Gott.

Die Kirche, erklärt Cromazio, Es beginnt notwendigerweise mit der Salbung der Füße. Wenn der Mensch die Menschlichkeit des Erlösers – das angenommene Fleisch – nicht anerkennt und verehrt, die Wunden, auf die schmerzhafte Art und Weise, die historische Konkretheit der Erlösung – wird niemals in der Lage sein, sich zur Betrachtung der Göttlichkeit zu erheben, die im Kopf wohnt:

„Wir können uns nicht retten, wenn wir diese beiden Wahrheiten über die Doppelnatur Christi nicht zusammenhalten, die durch den Kopf und die Füße bezeichnet werden. Wir haben Füße, weil wir an die Menschwerdung der Jungfrau glauben; Wir haben das Haupt, weil wir seine Göttlichkeit bekennen, die vom Vater ausgeht..

Erlösung ist kein abstraktes Konzept noch eine soziale Philanthropie: es ist nicht gegeben ohne das integrale Bekenntnis der hypostatischen Vereinigung. Die Füße wegzulassen bedeutet, in einen körperlosen Spiritualismus zu verfallen; Den Kopf wegzulassen bedeutet, den Herrn zu einem bloßen Lehrer menschlicher Moral zu degradieren.

Cromazio konzentriert sich schließlich auf das Haar mit dem die Frau die Füße des Herrn reinigt. Aufnehmen der Lied (vgl.. Ct 4,1), Der heilige Bischof sieht dort das heilige Volk der Kirche und ihre Tugenden: reines Gebet und die Begeisterung der Nächstenliebe. Die Salbe der apostolischen Lehre, zu Füßen des Herrn gegossen, es wird so in konkrete Werke der Frömmigkeit und der körperlichen und geistlichen Barmherzigkeit umgesetzt. Wenn der Christ den Armen hilft, den Leidenden heilen, verteidigt die Unterdrückten und setzt sich für seine Brüder ein, Er gießt Narde auf die verwundeten Füße Christi und trocknet sie mit seinem eigenen Leben ab.

IV. Die Lektion des Chromatius im heutigen Babel: das Gegenmittel zu extremen Polarisierungen

Wenn die Seiten des Heiligen Chromatius heute mit einer entwaffnenden Frische nachklingen, Das liegt daran, dass sie den Kern der ekklesiologischen und doktrinären Tragödie unserer Zeit treffen. Auf den Säulen de Die Insel Patmos Wir haben wiederholt angeprangert, dass das Drama der heutigen Kirche im Verlust der katholischen Harmonie liegt (das und-und) zugunsten einer parteiischen Dialektik, ideologisch und destruktiv (l'aut-aut).

Beobachtung der Fragmentierung heute kirchlich, Es gibt eindeutige Beweise dafür, dass wir Zeugen der Exhumierung sind, und Gewissen der Moderne, der antiken christologischen Häresien: der Arianismus, den Chromatius seinerzeit bekämpfte, und der Monophysitismus, der einige Jahrzehnte nach seinem Tod explodierte. Heute scheint die Kirche zwischen zwei paroxysmalen Fraktionen gespalten zu sein, unfähig zur Kommunikation außer durch gegenseitiges Anathema: die Priester der reinen weltlichen Praxis einerseits und die Gnostiker der sakralen Abstraktion andererseits.

v. Die „horizontalistische“ und neopelagianische Drift: der Götzendienst der Füße ohne Kopf

Auf der einen Seite stoßen wir auf einen säkularisierten Progressivismus, was die Kirche in eine gigantische Nichtregierungsorganisation verwandelt, die sich soziologischen Kommentaren oder bürokratischem Wohlfahrtswesen widmet, Sie täuschten sich vor, das Königreich allein mit menschlicher Kraft aufzubauen: ein wiederkehrender Pelagianismus. Dieser Strom, durchdrungen von Modernismus und Soziologismus, beschäftigt sich geradezu obsessiv mit den „Füßen“, jedoch nicht als Inkarnation des Wortes verstanden, das das Fleisch von der Sünde erlöst, sondern als reine weltliche Immanenz.

Christus wird auf einen edlen gesellschaftlichen Agitator reduziert, zu einem Propheten der universellen Inklusion, zu einem palästinensischen Sokrates, dessen Auferstehung zum symbolischen Mythos wird und dessen Göttlichkeit fast ein Hindernis für den Dialog mit der Welt darstellt. Aus dieser Perspektive wird die Salbe der apostolischen Lehre unterbewertet oder als spaltendes Schnickschnack betrachtet: Nur sofortiges Handeln zählt, die Vereinbarung mit ihm Zeitgeist, Anpassung an weltliche Parameter. Aber wenn wir das Haupt vergessen – das heißt die wesensgleiche Göttlichkeit Christi, seines absoluten Vorrangs, der ungeschaffenen Gnade und der eschatologischen Bestimmung des Menschen – die Werke der Barmherzigkeit verlieren ihren göttlichen Duft und verfallen in eine sterile säkularistische Philanthropie. Ohne den vom Vater erzeugten Kopf, Die Füße schreiten nicht dem ewigen Leben entgegen: Sie tappen im Schlamm des Relativismus.

WE. Der „hypertraditionalistische“ und gnostische Drift: der Fetischismus des Kopfes ohne Füße

Im anderen Extrem breitet sich eine ebenso giftige Versuchung aus, wenn auch oft in unverdorbener Hingabe gehüllt: intellektualistischer oder formalistischer Hypertraditionalismus. Es ist die Fraktion derer, die, wie die alten Gnostiker, Sie behaupten, ausschließlich den „Chef“ zu salben, Sehnsucht nach einer körperlosen Kirche, quetschen, reduziert auf ein Museum mumifizierter dogmatischer Formeln, losgelöst von jeder lebendigen Sorge um die leidenden Mitglieder Christi.

Im bei ihnen ist die apostolische Lehre nicht mehr die aromatische Salbe das die Wunden der Seele heilt und zur Mission drängt, sondern eher eine polemische Waffe, um die Unwürdigkeit anderer von einem Podest pharisäischer Unberührbarkeit aus zu messen. Sie verfallen in einen praktischen Monophysitismus: Christus ist so und ausschließlich „göttlich“, distanziert und hieratisch, dass seine Inkarnation Schwierigkeiten hat, sich mit dem Elend der Menschheitsgeschichte die Hände schmutzig zu machen. Die „Füße“ vergessen, Sie vergessen die Seelsorge, pädagogische Geduld, Nähe zu Sündern, die Tränen, die mit denen geteilt werden, die unter Trauer und der prekären Existenz leiden. Sie übersehen die Tatsache, dass die Wahrheit, wenn es sich nicht in einem Werk der Barmherzigkeit und lebendigen Nächstenliebe niederschlägt, es ist keine katholische Orthodoxie, aber luziferischer Stolz.

Fazit: Rückkehr zum Duft der apostolischen Lehre

Der heilige Chromatius warnt uns aus den Tiefen der Jahrhunderte: Ohne vollständiges Bekenntnis gibt es keine Erlösung, gleichzeitige und unteilbare Natur der beiden Naturen in der einen Person des fleischgewordenen Wortes. Wir können Christus nicht amputieren, um den ideologischen Moden des Augenblicks gerecht zu werden. Dies ist das einzige Heilmittel für den dualistischen Katharismus, der in jedem von uns lauert: es kann nicht gewonnen werden, indem man eine Hälfte Christi gegen die andere wählt, aber ich komme zurück, um es ganz zu bekennen.

Die authentische Kirche er wählt nicht zwischen dem Mystischen und dem Pastoralen, zwischen Dogma und Nächstenliebe, zwischen dem Lehrerpult und der Krankenstation. Maria von Bethanien vollbringt die perfekte Tat, denn sie beginnt dort, wo die Kirche beginnen muss: jung in Füße des Erlösers mit der Salbe von apostolischer Glaube und trocknet sie damit lebendige Tugend ihrer Haare, den Weg zum Kap freimachen. Die Nächstenliebe schöpft ihren Lebensnerv und ihre Orientierung aus der richtigen Lehre; Die Lehre findet ihre Fruchtbarkeit und Verherrlichung im gelebten Geheimnis der Nächstenliebe gegenüber den Gliedern Christi.

Gegen die Wahnvorstellungen des Progressivismus die das Christentum zum politischen Moralismus degradieren, und gegen die Untiefen verärgerter Traditionalismen, die den Glauben an eine Gnosis einfrieren, die frei von den Eingeweiden der Barmherzigkeit ist, Die Stimme des Bischofs von Aquileia erhebt sich wie ein Leuchtfeuer übernatürlichen Gleichgewichts. Es ist an der Zeit, dass die Kirche sich ihrer eigenen bräutlichen Identität wieder bewusst wird: sich mit der Frömmigkeit der Werke an die verwundeten Füße der Menschheit des Herrn zu klammern, ohne jemals unseren anbetenden Blick von dem herrlichen Haupt abzuwenden, das im Himmel regiert, von dem alle Gnade herrührt und auf den sich die gesamte Heilsgeschichte konzentriert.

Kloster von Novelle Santa Maria in Florenz, 19 Oktober 2026

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DER KOPF UND DIE FÜSSE CHRISTI: HEILIGER CHROMATIUS VON AQUILEIA GEGEN DIE POLARISATIONEN UNSERER ZEIT

Heute scheint die Kirche zwischen zwei paroxysmalen Fraktionen gespalten zu sein, nicht in der Lage zu kommunizieren, außer durch gegenseitige Anathemas: die Priester der reinen weltlichen Praxis auf der einen Seite und die Gnostiker der sakralen Abstraktion auf der anderen.

— Theologie —

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Polarisierungen waren die Ursache für den geopolitischen Konflikt des letzten Jahrhunderts. Der Kapitalismus auf der einen Seite, Sozialismus andererseits. Als die Berliner Mauer fiel, Wir dachten, alles sei geklärt. Nicht so. In jedem von uns gibt es eine Form des dualistischen Katharismus, der uns dazu bringt, uns als die Guten und Reinen zu fühlen und uns gegen jemand anderen zu stellen, den wir als den Bösen und Dämonischen bezeichnen. Auch soziale Netzwerke helfen dabei nicht. Um tiefer in diese Überlegungen einzusteigen, Lassen Sie uns auf die Quellen eines alten Kirchenvaters zurückgreifen: Heiliger Chromatius.

ich. Aquileia in der Dämmerung des Imperiums: Das Profil eines aufrechten Hirten

In Aquileia, das Scharnier zwischen Ost und West in der spätantiken römischen Zivilisation, Zwischen dem vierten und fünften Jahrhundert erstrahlte die sanfte, aber granitische Figur des Heiligen Chromatius. Geboren um 335-340, aufgewachsen im Schoß jener asketischen und klerikalen Gemeinschaft, die Hieronymus als „Chor der Seligen“ lobte., Er wurde vom Heiligen Ambrosius zum Bischof geweiht 388 und leitete seine Kirche bis zu seinem Tod, in 407 oder die ersten Monate von 408. Ein Freund von Rufinus von Aquileia und Hieronymus selbst, Als die origenistische Kontroverse sie trennte, war er es, der versuchte, ihren Bruch zu beheben: ein Mann, der in der Lage ist, die Gemeinschaft zu wahren, ohne jemals die dogmatische Wahrheit zu verschachern. Die Manuskript-Wiederentdeckungen des 20. Jahrhunderts haben uns seine liturgischen Predigten zurückgegeben, reich an einer klaren Bibelexegese, in dem Mystik mit strengster Dogmatik verschmilzt.

(II). Der Duft von Bethanien und die Einheit des christlichen Mysteriums

Zu den bewundernswertesten Seiten der Homiletik des Chromatius gehört die exegetische Untersuchung, die der Episode der Salbung in Bethanien gewidmet ist, im Kapitel erzählt 12 des Johannesevangeliums (vgl. Jn 12:1-8), in tiefem Zusammenhang mit dem, was im vorhergehenden Kapitel geschieht (vgl. Jn 11:33-35). Es ist die Szene, in der Maria, Schwester des auferstandenen Lazarus, braucht ein Pfund echte Narde, sehr teuer, gießt es über die Füße Jesu und trocknet sie mit ihren Haaren, während das ganze Haus vom Duft dieses Balsams erfüllt ist. Chromatius liest diese Geste weder mit Sentimentalität noch mit der utilitaristischen Berechnung des Judas, Wer wollte, dass dieses Parfüm für dreihundert Denare verkauft wurde? (vgl. Jn 12:4-6), aber nach der allegorischen und typologischen Methode, die der patristischen Tradition am Herzen liegt, darin eine außerordentlich dichte Synthese christlichen Dogmas erkennen. Er erinnert zunächst daran, dass es dieselbe Maria war, die ihre Trauer über den Tod ihres Bruders vor Jesus brachte, den Erlöser zu Tränen rührend. Aus diesem Detail ergibt sich eine überwältigende christologische Einsicht:

„In den Tränen des Herrn zeigt sich das Geheimnis der Menschwerdung.“; in der Auferweckung des Lazarus wird die Macht seiner Göttlichkeit verkündet».

Maria schöpft aus Christus Tränen echter menschlicher Emotionen und, unmittelbar danach, legt das erhabenste Zeugnis des Glaubens ab, indem sie sich zu seinen Füßen niederwirft, um sie zu salben. Für Chromatius, Maria ist eine transparente Figur der Kirche (Figur der Kirche): Sie stellt die makellose Braut dar, die dem Wort die Fülle der Hingabe und Anbetung entgegenbringt.

Hier erreicht die Exegese höchste Präzision. In Erinnerung an eine Symbolik, die auch dem Heiligen Hieronymus am Herzen lag, Chromatius stellt fest, dass der Römer Pfund besteht aus genau zwölf Unzen. Die Kirche, deshalb, bringt Christus das ganze Gewicht der kostbaren Salbe, weil sie von ihr die richtige Lehre erhalten hat zwölf Apostel. Es gibt keinen Duft, der Gott gefällt, der nicht aus der apostolischen Hinterlegung stammt. Darüber hinaus, Diese Salbe besteht aus einer harmonischen Mischung vieler erlesener Gewürze: So ist es auch mit der apostolischen Lehre, welche, während sie in der Substanz des Glaubens eins und unteilbar sind, erstrahlt in der Vielfalt spiritueller Gnaden, Charismen und Tugenden, die die Süße Christi in der Welt spürbar machen.

Der Erlöser, der Bischof von Aquileia erinnert uns, als er sich herabließ, sich selbst zu entleeren, indem er aus dem Schoß des Vaters herabstieg, um einen sterblichen Körper anzunehmen, blieb in den Augen der Welt fast unbemerkt; und doch, genau in dieser Kenosis, der Duft seines Namens – des Christus, das ist, der „Gesalbte“ schlechthin – erfüllte die ganze Erde. Und die Kirche hätte den Erlöser niemals kennen oder erreichen können, außer durch den objektiven Kanal dieser apostolischen Lehre.

III. Der Kopf und die Füße: Das zweifache rettende Bekenntnis

Der theologische Kern der Predigt von Chromatius liegt in der spirituellen Anatomie des Körpers des Herrn: Warum salbt die Frau das? Füße von Jesus und nicht von ihm Kopf, wie Matthäus und Markus stattdessen berichten (vgl. MT 26:7; Mk 14:3)? Für Chromatius, Das Gesetz enthält eine grundlegende pädagogische und heilspolitische Ordnung. Die Füße symbolisieren die Erniedrigung der Menschwerdung: das ewige Wort, das die Erde berührt, der in unserem Staub wandelt, der sich „in den letzten Zeiten dazu herabließ, von einer Jungfrau geboren zu werden“. Der Kopf weist auf die unvergängliche Herrlichkeit seiner Göttlichkeit hin: die ewige Generation vom Vater vor allen Zeiten, Licht aus Licht, wahrer Gott vom wahren Gott.

Die Kirche, Chromatius erklärt, Es beginnt notwendigerweise mit der Salbung der Füße. Wenn der Mensch die Menschlichkeit des Erretters nicht anerkennt und verehrt – das Fleisch angenommen, die Wunden, auf die traurige Art und Weise, die historische Konkretheit der Erlösung – er wird niemals in der Lage sein, sich zur Betrachtung der Göttlichkeit zu erheben, die im Kopf wohnt:

„Wir können nicht gerettet werden, wenn wir diese beiden Wahrheiten über die Doppelnatur Christi nicht zusammenhalten, die durch den Kopf und die Füße bezeichnet werden. Wir haben die Füße, weil wir glauben, dass er von der Jungfrau inkarniert wurde; Wir haben das Haupt, weil wir seine Göttlichkeit bekennen, die vom Vater ausgeht.“.

Die Erlösung ist keine abstrakte Sache Konzept noch eine soziale Philanthropie: es wird nicht ohne das integrale Bekenntnis der hypostatischen Vereinigung erreicht. Die Füße wegzulassen bedeutet, in einen körperlosen Spiritualismus einzutauchen; Den Kopf wegzulassen bedeutet, den Herrn zu einem bloßen Lehrer menschlicher Moral zu degradieren.

Endlich, Chromatius wohnt auf der Haar mit dem die Frau dem Herrn die Füße abwischt. Aufnehmen der Lied der Lieder (vgl. Sg 4:1), Der heilige Bischof sieht in diesem Haar das heilige Volk der Kirche und ihre Tugenden: reines Gebet und die Begeisterung der Nächstenliebe. Die Salbe der apostolischen Lehre, auf die Füße des Herrn ausgegossen, wird so in konkrete Werke der Frömmigkeit und der körperlichen und geistlichen Barmherzigkeit umgesetzt. Wenn der Christ den Armen hilft, kümmert sich um das Leiden, verteidigt die Unterdrückten und setzt sich für seine Brüder ein, Er gießt Narde auf die verwundeten Füße Christi und trocknet sie mit seinem eigenen Leben.

IV. Chromatius‘ Lektion für das heutige Babel: Das Gegenmittel gegen extreme Polarisationen

Wenn die Seiten des Heiligen Chromatius heute mit entwaffnender Frische erklingen, Das liegt daran, dass sie den Kern der ekklesiologischen und doktrinären Tragödie unserer Zeit treffen. In den Spalten von Die Insel Patmos Wir haben wiederholt angeprangert, dass das Drama der heutigen Kirche im Verlust der katholischen Harmonie liegt (der und-und) zugunsten einer Fraktion, ideologische und destruktive Dialektik (der aut-aut).

Blick auf die heutige kirchliche Fragmentierung, man sieht mit kristallklarer Klarheit, dass wir Zeuge der Exhumierung sind, im modernen Gewand, der antiken christologischen Häresien: der Arianismus, den Chromatius zu seiner Zeit bekämpfte, und der Monophysitismus, der einige Jahrzehnte nach seinem Tod ausbrach. Heute scheint die Kirche zwischen zwei paroxysmalen Fraktionen gespalten zu sein, nicht in der Lage zu kommunizieren, außer durch gegenseitige Anathemas: die Priester der reinen weltlichen Praxis auf der einen Seite und die Gnostiker der sakralen Abstraktion auf der anderen.

v. Die „horizontalistische“ und neopelagianische Drift: Der Götzendienst der Füße ohne Kopf

Auf der einen Seite finden wir den säkularisierten Progressivismus, was die Kirche in eine gigantische Nichtregierungsorganisation verwandelt, die sich soziologischen Kommentaren oder bürokratischem Wohlfahrtswesen widmet, Es täuscht sich, dass es das Königreich allein durch menschliche Kraft aufbauen kann: ein wiederauflebender Pelagianismus. Dieser Strom, durchdrungen von Modernismus und Soziologismus, beschäftigt sich geradezu obsessiv mit den «Füßen», verstanden, aber, nicht als Inkarnation des Wortes, das das Fleisch von der Sünde erlöst, sondern als reine weltliche Immanenz.

Christus wird auf einen edlen gesellschaftlichen Agitator reduziert, ein Prophet der universellen Inklusion, ein palästinensischer Sokrates, dessen Auferstehung zum symbolischen Mythos wird und dessen Göttlichkeit fast ein Hindernis für den Dialog mit der Welt darstellt. Aus dieser Perspektive wird die Salbe der apostolischen Lehre verscherbelt oder als spaltendes Schnickschnack betrachtet: Alles, was zählt, ist sofortiges Handeln, Vereinbarung mit dem Zeitgeist, Konformität mit weltlichen Standards. Aber wenn wir den Kopf vergessen – das heißt, die wesensgleiche Göttlichkeit Christi, sein absoluter Vorrang, ungeschaffene Gnade und das eschatologische Ende des Menschen – die Werke der Barmherzigkeit verlieren ihren göttlichen Duft und verfallen in eine sterile säkularistische Philanthropie. Ohne das vom Vater gezeugte Haupt, die Füße gehen nicht auf das ewige Leben zu: sie tappen im Schlamm des Relativismus.

WE. Der „Hyper-Traditionalismus“ und die gnostische Drift: Der Fetischismus des Kopfes ohne Füße

Im entgegengesetzten Extrem wuchert eine Versuchung, die nicht weniger giftig ist, wenn auch oft in unbestechlicher Hingabe gehüllt: intellektualistischer oder formalistischer Hypertraditionalismus. Es ist die Fraktion derer, die, wie die alten Gnostiker, nehme an, nur das „Haupt“ zu salben, Träume von einem Körperlosen, puristische Kirche, reduziert auf ein Museum mumifizierter dogmatischer Formeln, abgeschnitten von jeder lebendigen Fürsorge für die leidenden Mitglieder Christi.

In ihnen apostolische Lehre ist nicht länger die aromatische Salbe, die die Wunden der Seele heilt und zur Mission drängt, sondern eine polemische Waffe, um die Unwürdigkeit anderer von einem Podest pharisäischer Unberührbarkeit aus zu messen. Sie verfallen in einen praktischen Monophysitismus: Christus ist so vollkommen und ausschließlich „göttlich“, distanziert und hieratisch, dass seine Inkarnation darum kämpft, sich mit dem Elend der Menschheitsgeschichte die Hände schmutzig zu machen. Die «Füße» vergessen, Sie vergessen die Seelsorge, pädagogische Geduld, Nähe zu Sündern, die Tränen, die wir mit denen teilen, die unter Trauer und der prekären Existenz leiden. Sie übersehen die Tatsache, dass die Wahrheit, wenn es nicht in das Werk der Barmherzigkeit und der lebendigen Nächstenliebe umgesetzt wird, ist keine katholische Orthodoxie, aber luziferischer Stolz.

Abschluss: Rückkehr zum Duft der apostolischen Lehre

Der heilige Chromatius ermahnt uns aus den Tiefen der Jahrhunderte: Es gibt keine Erlösung ohne die Vollständigkeit, gleichzeitiges und untrennbares Bekenntnis der beiden Naturen in der einen Person des fleischgewordenen Wortes. Wir können Christus nicht amputieren, um den ideologischen Moden des Augenblicks nachzugeben. Dies ist das einzige Heilmittel für den dualistischen Katharismus, der in jedem von uns lauert: es kann nicht dadurch überwunden werden, dass man eine Hälfte Christi gegen die andere wählt, sondern indem er zurückkehrte, um ihn als Ganzes zu bekennen.

Die authentische Kirche wählt nicht zwischen Mystik und Seelsorge, zwischen Dogma und Nächstenliebe, zwischen Lehrstuhl und Krankenstation. Maria von Bethanien vollbringt die perfekte Tat, denn sie beginnt dort, wo die Kirche beginnen muss: sie salbt die Füße des Erlösers mit der Salbe von apostolischer Glaube und trocknet sie mit dem lebendige Tugenden ihrer Haare, den Weg öffnen, der zum Kopf hinaufführt. Die Nächstenliebe bezieht ihren Lebenssaft und ihre Orientierung aus der rechten Lehre; Die Lehre findet ihre Fruchtbarkeit und Verherrlichung im gelebten Geheimnis der Nächstenliebe gegenüber den Gliedern Christi.

Gegen die Schwärmereien des Progressivismus die das Christentum zum politischen Moralismus degradieren, und gegen die Unmengen verärgerter Traditionalismen, die den Glauben zu einer Gnosis erstarren lassen, die kein Herz der Barmherzigkeit hat, Die Stimme des Bischofs von Aquileia erhebt sich wie ein Leuchtfeuer übernatürlichen Gleichgewichts. Es ist an der Zeit, dass die Kirche das Bewusstsein ihrer eigenen bräutlichen Identität wiederentdeckt: sich mit der Frömmigkeit der Werke an die verletzten Füße der Menschheit des Herrn zu klammern, ohne jemals ihren anbetenden Blick von dem herrlichen Haupt abzuwenden, das im Himmel regiert, Von ihm kommt jede Gnade und auf ihn konzentriert sich die ganze Heilsgeschichte.

Novelle Santa Maria, Florenz, 19 Oktober 2026

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DER KOPF UND DIE FÜSSE CHRISTI: HEILIGER CHROMATIUS VON AQUILEA GEGEN DIE POLARISATIONEN UNSERER ZEIT

Heute scheint die Kirche in zwei paroxysmale Fraktionen gespalten zu sein, außer durch gegenseitige Anathemas zur Kommunikation nicht fähig: die Priester der reinen weltlichen Praxis einerseits und die Gnostiker der sakralen Abstraktion andererseits.

— Theologie —

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Polarisierungen prägten die geopolitische Konfrontation aus dem letzten Jahrhundert. Kapitalismus auf der einen Seite, Sozialismus andererseits. Berliner Mauer gefallen, Wir dachten, alles sei gelöst. Und doch, Nein. In jedem von uns gibt es eine Form des dualistischen Katharismus, der uns dazu drängt, uns gut und rein zu fühlen und uns gegen andere zu stellen., Wer wäre das Böse und das Dämonische?. Auch soziale Medien helfen dabei nicht weiter.. Ich versuche, tiefer in diese Überlegungen einzutauchen, Wenden wir uns den Quellen eines alten Kirchenvaters zu: in Chromacio.

ich. Aquileia in der Dämmerung des Imperiums: das Profil eines aufrechten Pfarrers

In Aquileia, Scharnier zwischen Ost und West in der spätantiken Römerzeit, Zwischen dem 4. und 5. Jahrhundert erstrahlte die friedliche, aber granitfarbene Figur des Heiligen Chromatius. Geboren in Richtung 335-340, aufgewachsen in dieser asketischen und geistlichen Gemeinschaft, die Hieronymus als „Chor der Seligen“ lobte., Er wurde vom Heiligen Ambrosius zum Bischof geweiht 388 und leitete seine Kirche bis zu seinem Tod, darin 407 oder in den ersten Monaten 408. Freund von Rufinus von Aquilea und Hieronymus selbst, Als der Ursprungsstreit sie trennte, war er es, der versuchte, ihren Bruch zu heilen.: ein Mann, der in der Lage ist, die Gemeinschaft zu schützen, ohne jemals die dogmatische Wahrheit zu untergraben. Die Wiederentdeckung der Manuskripte des 20. Jahrhunderts hat uns seine liturgischen Predigten zurückgegeben., reich an klarer biblischer Exegese, wo Mystik mit strengster Dogmatik verschmilzt.

(II). Der Duft von Bethanien und die Einheit des christlichen Mysteriums

Unter den bewundernswertesten Seiten der chromatischen Homiletik sticht die exegetische Untersuchung hervor, die der Episode der Salbung von Bethanien gewidmet ist., im Kapitel erzählt 12 aus dem Johannesevangelium (vgl. Jn 12,1-8), in tiefem Zusammenhang mit dem, was im vorherigen Kapitel passiert (vgl. Jn 11,33-35). Es ist die Szene, in der María, Schwester des auferstandenen Lazarus, Nehmen Sie ein Pfund echte Tuberose, sehr teuer, Sie salbt damit die Füße Jesu und trocknet sie mit ihren Haaren., während das ganze Haus vom Duft dieses Balsams erfüllt ist. Chromatius liest diese Geste weder mit Sentimentalismus noch mit der utilitaristischen Berechnung des Judas., Wer hätte dieses Parfüm für dreihundert Denare verkaufen wollen? (vgl. Jn 12,4-6), sondern nach der für die patristische Tradition typischen allegorischen und typologischen Methode, darin eine sehr dichte Synthese des christlichen Dogmas zu entdecken. Denken Sie vor allem daran, dass es Maria selbst war, die vor Jesus den Tod ihres Bruders betrauerte., provozieren den Schrei des Erlösers. Aus diesem Detail entspringt eine brillante christologische Intuition.:

„In den Tränen des Herrn zeigt sich das Geheimnis der Menschwerdung.“; „In der Auferstehung des Lazarus wird die Macht seiner Göttlichkeit verkündet.“.

Maria bringt Christus vor echtem Schock zu Tränen Mensch und, unmittelbar danach, legt das erhabenste Zeugnis des Glaubens ab, indem er sich zu seinen Füßen niederwirft, um sie zu salben. Para Cromacio, Maria ist eine transparente Figur der Kirche (Figur der Kirche): stellt die makellose Braut vor, die dem Wort die Fülle der Hingabe und Anbetung erweist.

Die Exegese erreicht hier eine millimetergenaue Präzision. Erinnert an eine Symbolik, die auch der heilige Hieronymus schätzte, Chromatius stellt fest, dass die Waage Romana besteht aus genau zwölf Unzen. Die Kirche, daher, bietet Christus das ganze Gewicht der kostbaren Salbe an, weil er die rechte Lehre davon angenommen hat zwölf Apostel. Es gibt keinen Duft, der Gott gefällt, der nicht aus der apostolischen Hinterlegung stammt. Außerdem, Diese Salbe besteht aus der harmonischen Kombination mehrerer ausgewählter Aromen: Das ist die apostolische Lehre, welche, obwohl es in der Substanz des Glaubens eins und unteilbar ist, erstrahlt in der Vielfalt spiritueller Gnaden, der Charisma und Tugenden, die die Sanftmut Christi in der Welt spürbar machen.

Der Erlöser, erinnert sich an den Bischof von Aquileia, als er sich herabließ, sich selbst zu vernichten, indem er aus dem Schoß des Vaters herabstieg, um einen sterblichen Körper anzunehmen, blieb in den Augen der Welt fast unbemerkt; und doch, genau in dieser Kenosis, der Duft seines Namens – der Christus, das heißt, der „Gesalbte“ schlechthin – erfüllte die ganze Welt. Und die Kirche hätte den Erlöser niemals kennen oder erreichen können, wenn sie nicht den objektiven Kanal dieser apostolischen Lehre genutzt hätte..

III. Kopf und Füße: das rettende Doppelgeständnis

Der theologische Kern der chromatischen Predigt liegt in der spirituellen Anatomie des Leibes des Herrn: Warum salbt die Frau das? Kuchen von Jesus und nicht Kopf, wie Matthäus und Markus sich stattdessen beziehen (vgl. MT 26,7; MC 14,3)? Para Cromacio, Die Geste enthält eine grundlegende pädagogische und heilsstiftende Ordnung. Die Füße symbolisieren die Erniedrigung der Menschwerdung: das ewige Wort, das die Erde berührt, das geht in unserem Staub, dass er sich „in jüngster Zeit dazu herabließ, von einer Jungfrau geboren zu werden“. Der Kopf weist auf die unvergängliche Herrlichkeit seiner Göttlichkeit hin: die ewige Generation des Vaters vor allen Zeiten, Licht des Lichts, wahrer Gott des wahren Gottes.

Die Kirche, erklärt Cromacio, Es beginnt notwendigerweise mit der Salbung der Füße. Wenn der Mensch die Menschlichkeit des Erlösers – das angenommene Fleisch – nicht anerkennt und verehrt, die Wunden, auf die schmerzhafte Art und Weise, die historische Konkretisierung der Erlösung – kann niemals zur Betrachtung der Göttlichkeit führen, die im Kopf wohnt:

„Wir können nicht gerettet werden, wenn wir diese beiden Wahrheiten über die Doppelnatur Christi nicht zusammenhalten, die durch den Kopf und die Füße bezeichnet werden. Wir haben Füße, weil wir glauben, dass sie von der Jungfrau inkarniert wurden; „Wir haben das Haupt, weil wir seine Göttlichkeit bekennen, die vom Vater kommt.“.

Erlösung ist kein abstraktes Konzept noch eine soziale Philanthropie: erfolgt nicht ohne den vollständigen Beruf der hypostatischen Vereinigung. Die Füße wegzulassen bedeutet, sich in den körperlosen Spiritualismus zu stürzen.; Das Weglassen des Kopfes bedeutet, den Herrn zu einem bloßen Lehrer menschlicher Moral zu degradieren.

Chromatius hört zuletzt auf im Haar mit dem die Frau die Füße des Herrn abwischt. Zurück zur Lied der Lieder (vgl. Kippen 4,1), Der heilige Bischof sieht in ihnen das heilige Volk der Kirche und ihre Tugenden: reines Gebet und die Begeisterung der Nächstenliebe. Die Salbe der apostolischen Lehre, ausgegossen auf die Füße des Herrn, Es wird so in konkrete Werke der Frömmigkeit und der körperlichen und geistlichen Barmherzigkeit umgesetzt.. Wenn der Christ den Armen hilft, kümmert euch um die Leidenden, Er verteidigt die Unterdrückten und gibt sich für seine Brüder hin, Er gießt Narde auf die wunden Füße Christi und trocknet sie mit seinem eigenen Leben ab..

IV. Chromatius' Lektion für das heutige Babel: das Gegenmittel zu extremen Polarisierungen

Wenn die Seiten des Heiligen Chromatius heute mit einer entwaffnenden Frische nachklingen, Das liegt daran, dass sie den Kern der ekklesiologischen und doktrinären Tragödie unserer Zeit treffen. In den Spalten von Die Insel Patmos Wir haben wiederholt angeprangert, dass das Drama der heutigen Kirche im Verlust der katholischen Harmonie liegt (der und-und) zugunsten einer faktischen Dialektik, ideologisch und destruktiv (der aut-aut).

Beobachtung der aktuellen kirchlichen Zersplitterung, Es ist glasklar, dass wir Zeugen der Exhumierung sind, mit moderner Kleidung, der antiken christologischen Häresien: der Arianismus, den Chromatius seinerzeit bekämpfte, und der Monophysitismus, der einige Jahrzehnte nach seinem Tod ausbrach. Heute scheint die Kirche in zwei paroxysmale Fraktionen gespalten zu sein, außer durch gegenseitige Anathemas zur Kommunikation nicht fähig: die Priester der reinen weltlichen Praxis einerseits und die Gnostiker der sakralen Abstraktion andererseits.

v. Die „horizontalistische“ und neopelagianische Drift: der Götzendienst der Füße ohne Kopf

Auf der einen Seite finden wir den säkularisierten Progressivismus, das verwandelt die Kirche in eine gigantische Nichtregierungsorganisation, die sich soziologischen Kommentaren oder bürokratischer Wohlfahrt widmet, mit der Illusion, das Königreich allein mit menschlichen Kräften aufzubauen: ein wiederbelebter Pelagianismus. Dieser Strom, durchdrungen von Modernismus und Soziologismus, kümmert sich fast schon obsessiv um die „Füße“, verstanden, Jedoch, nicht wie die Menschwerdung des Wortes, die das Fleisch von der Sünde erlöst, sondern als reine weltliche Immanenz.

Christus wird auf einen edlen gesellschaftlichen Agitator reduziert, zu einem Propheten der universellen Inklusion, zu einem palästinensischen Sokrates, dessen Auferstehung zum symbolischen Mythos wird und dessen Göttlichkeit fast ein Hindernis für den Dialog mit der Welt darstellt. In dieser Perspektive, Die Salbe der apostolischen Lehre wird unterbewertet oder als spaltender Schmuck betrachtet: Nur sofortiges Handeln zählt, Harmonie mit Zeitgeist, Anpassung an weltliche Parameter. Aber wenn wir den Kopf vergessen – d.h., der wesensgleichen Göttlichkeit Christi, seines absoluten Vorrangs, der ungeschaffenen Gnade und dem eschatologischen Ende des Menschen –, Werke der Barmherzigkeit verlieren ihren göttlichen Duft und verkommen zu steriler weltlicher Philanthropie. Ohne den vom Vater gezeugten Kopf, Die Füße schreiten nicht dem ewigen Leben entgegen: sie tappen im Schlamm des Relativismus.

WE. Der „hypertraditionalistische“ und gnostische Drift: Fetischismus des Kopfes ohne Füße

Im entgegengesetzten Extrem breitet sich eine ebenso giftige Versuchung aus., obwohl oft in unverdorbener Hingabe gekleidet: intellektualistischer oder formalistischer Hypertraditionalismus. Es ist die Fraktion derer, die, wie die alten Gnostiker, Sie wollen ausschließlich das „Haupt“ salben, Ich träume von einer körperlosen Kirche, quetschen, reduziert auf ein Museum mumifizierter dogmatischer Formeln, losgelöst von aller lebendigen Sorge um die leidenden Glieder Christi.

In ihnen die apostolische Lehre Es ist nicht mehr die aromatische Salbe, die die Wunden der Seele heilt und die Mission vorantreibt, sondern eine polemische Waffe, um die Demütigung anderer von einem Podest selbstgerechter Unberührbarkeit aus zu messen. Sie verfallen in einen praktischen Monophysitismus: Christus ist so vollständig und ausschließlich „göttlich“, distanziert und hieratisch, dass seine Inkarnation sich weigert, seine Hände mit dem Elend der Menschheitsgeschichte zu beflecken. Die „Füße“ vergessen, Sie vergessen die Pastoral, pädagogische Geduld, Nähe zu Sündern, die Tränen, die wir mit denen teilen, die unter Trauer und der prekären Existenz leiden. Sie ignorieren die Wahrheit, wenn es sich nicht in einem Werk der Barmherzigkeit und lebendigen Nächstenliebe niederschlägt, Es ist keine katholische Orthodoxie, aber luziferischer Stolz.

Abschluss: Rückkehr zum Duft der apostolischen Lehre

Der heilige Chromatius ermahnt uns aus den Tiefen der Jahrhunderte: Ohne vollständiges Bekenntnis gibt es keine Erlösung, Gleichzeitigkeit und Unteilbarkeit der beiden Naturen in der einen Person des fleischgewordenen Wortes. Wir können Christus nicht amputieren, um die ideologischen Moden des Augenblicks zu unterstützen. Dies ist das einzige Heilmittel für den dualistischen Katharismus, der in jedem von uns wohnt.: Man gewinnt nicht, indem man eine Hälfte Christi gegen die andere wählt., sondern es in seiner Gesamtheit bekennen.

Die authentische Kirche wählt nicht zwischen Mystik und Pastoral, zwischen Dogma und Nächstenliebe, zwischen Stuhl und Krankenzimmer. Maria von Bethanien vollbringt die perfekte Tat, denn sie beginnt dort, wo die Kirche beginnen sollte.: unge los Kuchen des Erlösers mit der Salbe von apostolischer Glaube und wischt sie damit ab lebendige Tugenden ihrer Haare, den Weg öffnen, der zum Kopf führt. Die Nächstenliebe bezieht ihren Lebenssaft und ihre Orientierung aus der rechten Lehre; Die Lehre findet ihre Fruchtbarkeit und Verherrlichung im gelebten Geheimnis der Nächstenliebe gegenüber den Gliedern Christi..

Gegen die Wahnvorstellungen des Progressivismus die das Christentum zum politischen Moralismus degradieren und gegen die Unmengen verärgerter Traditionalismen, die den Glauben an eine Gnosis einfrieren, der es an den Eingeweiden der Barmherzigkeit mangelt, Die Stimme des Bischofs von Aquileia erhebt sich wie ein Leuchtfeuer übernatürlichen Gleichgewichts. Es ist an der Zeit, dass die Kirche sich ihrer eigenen bräutlichen Identität wieder bewusst wird: Umarme die verwundeten Füße der Menschheit des Herrn mit der Frömmigkeit der Werke, ohne jemals den anbetenden Blick des herrlichen Hauptes abzuwenden, das im Himmel regiert, von dem alle Gnade herabsteigt und auf den die gesamte Heilsgeschichte zuläuft.

Novelle Santa Maria, Florenz, 19 Oktober 2026

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Franz von Assisi, mystischer Heiliger, nicht heilig, Es ist eine sehr komplizierte Figur

7 Oktober 2026/in Theologie/von Pater Ivano

FRANZISKUS VON ASSISI, MYSTISCHER HEILIGER, NICHT SANTINO, ES IST EINE SEHR KOMPLIZIERTE FIGUR

Franziskus ist für die Theologie, aber er versichert seinem Mönch, dass ihn dies nicht zu Illusionen führen dürfe, Der Intellektualismus endet in sich selbst, oder zu einer Realität, die ihn vom Herrn distanzieren könnte, anstatt ihn näher zu bringen, das erhebt ihn auf einer intellektuellen Ebene, aber nicht auf einer mystisch-spirituellen Ebene. Deshalb kann sich Franziskus erlauben, selbst einen sehr gebildeten Theologen wie den heiligen Antonius von Padua zu korrigieren und zu ermahnen; Aus diesem Grund bleibt Franziskus eine sehr komplexe und schwer zu verstehende Figur, erklären und vermitteln, vor allem zu folgen.

— Theologie —

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Autor
Iwano Liguori, ofm. Kap.

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Artikel im PDF-Druckformat

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Dieser Artikel über den Seraphischen Vater - was auf seine Weise definiert werden könnte als „reaktiv" als "inspiriert von” – Das verdanke ich der Äußerung eines der verschiedenen neu ernannten jungen Bischöfe, Wie ist das Wetter?, einem Interviewer antworten, Er veranschaulichte seine Persönlichkeit und seine pastoralen Perspektiven, indem er erklärte, dass er sich von der „Theologie des Heiligen Franziskus von Assisi“ inspirieren ließe..

Zweifellos wird der junge Bischof versucht haben, etwas Fesselndes zu sagen, mit Transport und aufrichtigem Herzen, vielleicht jedoch, ohne dabei den Franziskanismus zu ignorieren, Aber Franz von Assisi selbst ist etwas recht Komplexes, zuerst für uns Franziskaner.

Das Redaktionsteam der Väter der Insel Patmos Es ist auch und vor allem ein Ort der spirituellen, pastoralen und theologischen Diskussion zwischen Brüdern. Und so, Pater Ariel und Pater Gabriele, Beide sind ausgebildete dogmatische Theologen, fragte mich der Minderkapuzinermönch und Franziskanerpriester:

„Welches wäre es? “die Theologie des Heiligen Franziskus“? Der heilige Franziskus war vielleicht ein Theologe? Und seit wann? Es scheint uns, dass die franziskanischen Theologen es waren Antonius von Padua, heute Kirchenlehrer, der die Lehre des Theologen mit der Erlaubnis von Franziskus ausüben konnte, der sie ohne geringe anfängliche Zurückhaltung erteilte; Bonaventura da Bagnorégio (Arzt der Kirche) Wer ist der Schutzpatron der Theologen?. Zum Nachfassen Arlotto da Prato e Matteo d'Acquasparta, aber vor allem der Große subtiler Arzt Duns ScotÖ, auch als Arzt der Unbefleckten Empfängnis Mariens bekannt.

Es ist immer unsere Pflicht zu erklären mit wahrhaftiger historischer und theologischer Genauigkeit, was real und was surreal ist, was historisch authentisch und was bis zur Legende verfälscht ist, manchmal sogar ideologisch. Deshalb ist es heute vernünftig und realistisch, das zu sagen, viele von denen, die von unserem seraphischen Vater inspiriert sind, Sie zeigen, dass sie sehr wenig über den Heiligen Franziskus wissen. Leider beweisen die Fakten – und die Fakten beweisen es, keine voreiligen Urteile - was mehr als andere PauperismusÖ bestimmte Themen kommen dem sehr nahe Armut gesellschaftspolitische Ideologie, die sowohl Franz von Assisi als auch die Weisheit der Kirche seit dem 13. Jahrhundert bekämpft haben, Sie lehnte es offen ab und wandte sich gegen ein Armutskonzept, das sich nicht für Transzendenz und eine Beziehung zu Gott öffnete, aber es wurde gewalttätige Armut, anklagend und strafend gegenüber denen, die materielle Güter besaßen. Genau das, was in der postindustriellen und postmarxistischen Ära von Soziologen definiert und angegeben wird sozialer Neid.

Um genau zu sein Wir sollten über die Rückkehr alter Häresien sprechen, ausgehend von dem von Bruder Dolcino, vorangestellt von Gherardo Segarellich und viele andere mehr oder weniger berühmte Mitglieder dieser ketzerischen Bewegung des frühen 14. Jahrhunderts, bekannt als Fraticellich. Francesco, gefolgt vom Franziskanertum, das ihm Leben und dann Form nahm, Sie stellten die auffälligste Verleugnung und den impliziten Kampf gegen diese ketzerischen Strömungen dar, in voller Treue zur Lehre der Kirche und im Gehorsam gegenüber ihren etablierten Autoritäten.

Francesco ist äußerst kompliziert, als Heiliger und als Mann, obwohl es der Heilige ist, der von allen als einfacher anerkannt wird, in Wahrheit ist es äußerst komplex. Häufig, der Erste, der es nicht versteht, Es waren wirklich wir Franziskaner, dass wir es im Laufe der Geschichte mehrmals für unseren vielfältigen Gebrauch und Verbrauch recycelt haben, oder „mildert“ und „gesüßt“, wie es Tommaso da Celano und Bonaventura da Bagnoregio auf unterschiedliche, aber grundsätzlich ähnliche Weise taten.

Komplizierte Zahlen zum Verstehen und Interpretieren Sie haben es in der Geschichte der Kirche schon immer gegeben, auch wenn die Bevölkerung sie manchmal durch ihre eigenen mehr oder weniger surrealen Andachten verzerrt hat. Eine dieser Figuren, was wir in diesem Sinne als Beispiel anführen können, es ist Pater Pio von Pietrelcina, Um dies zu verstehen, ist es notwendig, seine Figur im Lichte der mystischen Theologie zu interpretieren, in der Gott den Menschen in der Gesamtheit seines gegenwärtigen und zukünftigen Seins und Werdens zu sich zieht. Andernfalls wird San Pio da Pietrelcina zu einer abergläubischen Volksfigur, deren Image dem Platz auf dem Lastwagen des streng südlichen Lastwagenfahrers vorbehalten bleibt, Neben den erotischen Fotos des Kalenders des aktuellen Kalenderjahres stechen die Figuren von zwölf bezaubernden Fotomodellen hervor. Ich sage „ausschließlich südländischer LKW-Fahrer“ aus rein soziologischen Gründen, Denn der Südtiroler trifft eine schlüssige Wahl: oder er bringt San Pio da Pietrelcina auf seinen Truck oder den Erotikkalender des aktuellen Kalenderjahres, aber nicht beides zusammen.

Heiliger Franziskus von Assisi Seit etwa neun Jahrhunderten weckt es das Interesse nicht nur gläubiger Menschen, sondern auch von Gelehrten, Historiker, Literaten, Theologen und natürlich Künstler, wegen der außergewöhnlichen Natur seiner Erfahrung im christlichen Leben; ein Zeugnis des Evangeliums, das unsere Gesellschaft informieren und verändern konnte, natürlich, die Kirche. Die folgenden armen Worte haben keinen Anspruch, da es bereits viele gibt, wurde angegeben, und von großer kultureller Bedeutung sprach über Franziskus und hob alle Bereiche seines Lebens und seine einzigartige Persönlichkeit hervor. Die einfache Absicht dieses Schreibens besteht darin, den einzelnen Aspekt seiner mystischen Erfahrung hervorzuheben, Blickwinkel, aus dem auch seine gesamte Existenz als Christ und Heiliger gelesen werden konnte.

Es ist derselbe Francesco den Beginn seines neuen Lebens als mystische Erfahrung und Geschenk Gottes in Erinnerung zu behalten. Zwanzig Jahre später schildert er die Ereignisse seiner Bekehrung in Wille Dieses Ereignis liegt nun im Sterben, sein Leben verändert sich, es in diese wenigen einschließen, sehr dicht gesprochen:

„Der Herr hat es mir gegeben, Bruder Francis, um so mit der Buße zu beginnen, denn ich bin in Sünde, es schien, zu bitter Aussätzigen zu sehen; Und der Herr selbst hat mich unter ihnen, und ich zeigte Erbarmen mit ihnen. Und wenn ich ließ sie, Was mir bitter erschien, verwandelte sich in Seelen- und Körpersüße. Dann, Ich blieb ein wenig, und ich habe die Welt verlassen“.

Franziskus ist kein Theologe, Zumindest nicht so, wie wir es gewohnt sind zu denken. Es wird kein systematisiertes Konzept der christlichen Erfahrung entwickelt, Er schreibt auch keine Abhandlungen oder Aufsätze über den Glauben und seine Wahrheiten. Dennoch, wenn Dante, in der Göttlichen Komödie, spricht über die Bettelorden und insbesondere über Franziskus, Sein Lob kommt von dem, der als einer der Größten gilt, wenn nicht sogar der größte Theologe, den die Kirche je hatte: San Tommaso D’Aquino. Andererseits, das Lob von San Domenico, Gründer des Order of Friars Preachers, bekannt als Dominikaner, der andere Bettelorden schlechthin, es wird aus der Mündung des Heiligen Bonaventura kommen, der Theologe schlechthin der Franziskaner, derjenige, der das Bild von Franziskus für immer so stigmatisierte, dass er praktisch unnachahmlich erschien. Der große Florentiner Dichter, in den beiden Zwillingsgesängen, l 'XI und das XII des Paradieses, zeigt schmerzlich, dass beide Sätze ihren ursprünglichen Glanz verloren haben, von den Lehren und Regeln ihrer Gründer abgewichen sind. Deshalb Dante, durch St. Thomas, erzählt die Geschichte des Lebens von Franziskus, indem es alles in eine mystische und spirituelle Dimension stellt, wie die lange Präambel zeigt, die sich völlig im Bereich der Metapher bewegt. Es geht um die Vereinigung des Assisi-Eingeborenen mit einer Frau, die, trotz seiner Tugenden, Sie war nach dem Tod ihres ersten „Mannes“ mehr als eintausendeinhundert Jahre lang allein geblieben und kein anderer Mann hatte sie aus Liebe zu ihr zur Frau nehmen wollen, Francesco, Er sah sich dem Zorn seines Vaters ausgesetzt. Der heilige Thomas entwirrt die lange Metapher erst im Terzett, wo er schließlich erklärt, dass die beiden Ehepartner, von denen er spricht, Francis und Monna Poverty sind.

Diese spirituelle Reiseroute von ihm, aus Treffen gemacht, Umarmung der Armut, extreme Treue zum Evangelium und viel Gebet, Francesco wird es lesen, wir haben es bereits erwähnt, als Geschenk des Herrn. Es gibt drei Verben im Wille die in dieser Hinsicht bezeichnend sind. Fünfmal wird er das wiederholen «Der Herr hat es mir gegeben» Buße tun, Vertrauen in Kirchen und Priester haben, Brüder zu haben und die Regel für sie zu schreiben. Anschließend wird er erklären, dass der Herr immer „mir offenbartich» was er zu tun hatte und sich mit der berühmt gewordenen Begrüßung vorstellen musste: „Möge der Herr dir Frieden schenken“. Und schließlich «Er hat mich eingestellt» unter den Aussätzigen.

In diesem Zusammenhang Franziskus, wie du weißt, Es bietet keine politische Antwort auf soziale Ungerechtigkeiten, zum Problem des Bösen in der Welt. Er hat keine Pläne für wirksame und konkrete Veränderungen, er meditiert nicht über Kämpfe und Aufstände; Francesco, klar zu sein, es ist weder ein Hippie noch ein Che Guevara aus dem Mittelalter, noch ein Zeitgenosse einiger sogenannter sehr sozialer Priester von heute. Franziskus antwortet mit Glauben, wenn es ihm gelingt, bis zum Boden vorzudringen, mit totaler und ungestümer Haftung, das Opfer Christi. Versuchen wir, ihm in seinen Gedanken zu folgen: Es gab, der Allerhöchste, der Meister des Universums, aller Schöpfung, Er opferte seinen einzigen und liebsten Sohn, um sein Geschöpf nicht zu verlieren, l'uomo, nur zur Sünde fähig. Und wenn Christus, der Gott ist, auf die Erde käme, getragen von einer unermesslichen Liebe, und er wurde arm und ein Pilger, er litt unter Hunger und Kälte, Verrat und Verlassenheit von Freunden, bis zu dem Punkt, an dem er sein Leben am Kreuz hingab, um der Menschheit das Heil zurückzugeben, die ewige Freude des Paradieses, Was bleibt dem Menschen anderes übrig, als ihm zu folgen?, so weit wie möglich, die Spuren des Erlösers, das Evangelium, wenn nicht, auf die göttliche Liebe mit armer menschlicher Liebe zu antworten, versuchen, einander wie Brüder zu lieben? Und wer, wenn nicht die Armen und Verfallenen, Wiederholung der irdischen Erfahrung Christi im Leiden, kann die glühende göttliche Nächstenliebe besser verstehen und Angst und Leid mit Dankbarkeit annehmen, genesen, wie Christus, dem Willen des Vaters?

ich Kleine Blumen des Heiligen Franziskus, eine wunderbare Sammlung in der Landessprache aus dem letzten Viertel des 14. Jahrhunderts mit „Wundern und frommen Beispielen“ seines Lebens, sie bringen ihn dazu, es zu sagen, darüber, was die Tugend vollkommener Freude ist:

„Vor allem die Gnaden und Gaben des Heiligen Geistes, die Christus seinen Freunden schenkt, es geht darum, sich selbst zu besiegen, und bereitwillig aus Liebe zu Christus Strafen ertragen, Beleidigungen und Schmähungen und Unannehmlichkeiten; weil wir uns nicht aller anderen Gaben Gottes rühmen können, aber sie gehören nicht uns, sondern von Gott, Darum sagt der Apostel (Paolo, in 1 Kor 4, 7 n.d.r.): „Was ist los mit dir?, das du nicht von Gott hast? Und wenn du es von ihm hast, weil ich damit geprahlt habe, als ob du es selbst hättest?”. Aber im Kreuz der Trübsal und Bedrängnis können wir uns rühmen, aber was sagt der Apostel? (immer Paolo, in Gal 6,14 n.d.r): Ich möchte mich nur des Kreuzes unseres Herrn Jesus Christus rühmen..

Und so das Kreuz seit der Begegnung mit den Aussätzigen, zu Beginn seiner Bekehrung, ist Teil von Francescos Erfahrung, seines spirituellen Horizonts. Wenn wir wirklich eine Theologie des Heiligen Franziskus identifizieren wollten, wir könnten es als „Wissen vom Kreuz». Er umarmt das Kreuz, wie er den Aussätzigen umarmt, denn nun hat sich das Bittere in Süße verwandelt und er kann die Stimme Christi hören, die ihn vom Kreuz aus ruft, in der kleinen Kirche San Damiano. Dort, der Erlöser, nach der Ikonographie des triumphierenden Christus, ohne Anzeichen körperlichen Leidens, er starrt den Betrachter mit stiller Süße an. Francesco glaubte, dass das Bild speziell auf ihn gerichtet war und ihn ansprach: „Francesco, Kannst du nicht sehen, dass mein Haus einstürzt?? Also geh und repariere es.. Doch Franziskus missversteht die symbolische Bedeutung der Worte, er glaubt, dass er das materielle Gebäude vor dem Untergang retten muss, er ahnt nicht, welche Aufgabe ihn erwartet: Rette das spirituelle Gebäude, die Kirche. Er kommt glücklich heraus, es scheint ihm, dass das Leben endlich einen Sinn hat. Jetzt weiß er, was zu tun ist, die geheimnisvollen Worte aus Spoletos vorherigem Traum, das des Palastes und der Braut, die ihm gehören wird, Sie beginnen zu klären; aus diesem Grund, Er kann sehen, wer ihn zum ersten Mal anruft, und seinen Namen hören. Das ist also der Befehl, auf den er gewartet hat. Und so Francesco, „Sich mit dem Kreuzzeichen bewaffnen“, seine Mission begann.

Die mystische Inspiration von Francesco in vielen seiner Werke nachvollziehbar, von dem Ungestempelte Regel, l 'Brief an die Gläubigen Ö Das Lob des allerhöchsten Gottes sie sind von nun an mit der Verehrung des Kreuzes Christi verbunden. In dem Lodi dringehalten Die Karte von Bruder Leo Lesen wir diese sehr berühmten Worte an den Herrn:

„Du bist heilig, O Herr, nur Gott, der wunderbare Dinge tut. Du bist stark, Du bist großartig, Du bist sehr groß, Du bist allmächtig, Euer Heiliger Vater, König des Himmels und der Erde. Du bist drei und eins, Mann, Gott der Götter. Du bist der Gute, alles gut, das höchste Gut, der Herrgott, lebendig und wahrhaftig. Du bist Liebe, Wohltätigkeit; Du bist Weisheit, Du bist Demut, Du bist Geduld, Du bist Schönheit, Du bist Sanftmut, Du bist Sicherheit, Du bist Stille, Du bist Freude, Du bist unsere Hoffnung und Freude, Du bist Gerechtigkeit, Du bist Mäßigkeit, Ihr seid alle unsere Reichtümer im Überfluss. Du bist Schönheit, Du bist Sanftmut; Du bist der Beschützer, Du bist unser Beschützer und Beschützer, Du bist eine Festung, Du bist Erfrischung. Du bist unsere Hoffnung, Du bist unser Glaube, Du bist unsere Wohltätigkeitsorganisation, Du bist unsere ganze Süße, Du bist unser ewiges Leben, O großer und wunderbarer Herr, Allmächtiger Gott, barmherziger Retter“.

Sowie im dritten Kapitel von Folien Erzählt wird die tiefe Hingabe, die der Heilige aus Assisi dem Kreuz Jesu entgegenbrachte:

„Der Tag des Heiligen Kreuzes kommt, und der heilige Franziskus am frühen Morgen, bevor ich es sage, er stürzt sich vor der Tür seiner Zelle ins Gebet, wendet sein Gesicht nach Osten, und betete in dieser Form: O mein Herr Jesus Christus, Zwei Dank, bitte tu es mir, bevor ich sterbe; Der Erste, das spüre ich in meinem Leben in meiner Seele und in meinem Körper, so viel wie möglich, dieser Schmerz, den du hast, süßer Jesus, Du hast uns in der Stunde deiner bittersten Leidenschaft unterstützt; der Zweite, das ich in meinem Herzen fühle, so viel wie möglich, diese große Liebe, von der du, Gottes Sohn, Du warst begeistert, so viel Leidenschaft für uns Sünder bereitwillig zu unterstützen.“.

Diese Aspekte der Spiritualität von Franziskus sie werden dann von den Künstlern bildlich dargestellt, was eingangs erwähnt wurde. Viele könnten genannt werden, darunter: Meister von San Francesco, Ihr Name leitet sich von einer Tafel mit dem Heiligen und zwei Engeln ab, die heute im Museum der Basilika Santa Maria degli Angeli in Assisi aufbewahrt wird. Wir erinnern uns an ihn durch das imposante Kruzifix in der dem Heiligen gewidmeten Basilika, in Arezzo. Das bemalte Kreuz, greift die Typologie von auf Christus leidet, byzantinischer Inspiration, wo der Schmerz und der Tod Jesu durch den auf der Schulter liegenden Kopf und den gewölbten Körper unterstrichen werden. Während die meisten gemalten Kreuze von unten nach oben gelesen wurden und mit einer Himmelfahrt und Christus in Herrlichkeit endeten, hier muss die Nachricht von oben nach unten gelesen werden, nach den Vorgaben der franziskanischen Spiritualität. Dieser sterbende Christus, nicht länger Triumphierend, Es ist eine Neuheit, die von den Franziskanern eingeführt wurde, die das Element des Pathetischen pflegen, im Sinne einer Einladung zum Mitgefühl. Nun das geheimnisvolle Wort, Hüter des Geheimnisses des Christentums, es ist nicht mehr „lieben“, sondern „leiden“. Anstatt am Kreuz stehend zu erscheinen, Auferstanden und triumphierend wie in San Damiano, Jesus ist mit geschlossenen Augen und seitlich auf eine Schulter gelehntem Kopf dargestellt. Ohne die Auferstehung zu leugnen, Die Gläubigen lieben den Mann des Leidens immer mehr. Die wahre Botschaft dieses Kreuzes ist daher, dass Jesus vom Himmel herabkam und die Leidensgeschichte ertrug, die Pontius Pilatus ihm für die Menschen und für ihre Erlösung auferlegte. Hingabe lässt Raum für Mitgefühl, auf die Teilnahme aller am Leiden Jesu. Und der erste dieser Anhänger ist Franziskus selbst, dargestellt als kleiner Junge unter dem Kreuz, wie er sich selbst gerne nannte, der einen blutenden Fuß des Kruzifixes in die Hand nimmt und ihn küsst. Ein weiteres Werk, das meiner Meinung nach in der Lage ist, das zu beschreiben.SKenntnis des Kreuzes» Franziskaner ist der Heilige Franziskus, der den gekreuzigten Christus von Murillo umarmt. Gemälde entstanden ungefähr im Jahr 1668 und im Museum der Schönen Künste von Sevilla in Spanien aufbewahrt. Das Werk war Teil eines Zyklus, den die Kapuziner dem spanischen Maler für eine Kapelle in der Kirche ihres Klosters in Sevilla in Auftrag gegeben hatten. Diese Werke sollten die besonderen Elemente der franziskanischen Spiritualität hervorheben. Das Gemälde ist von schockierender Schönheit; es bewegt den Betrachter, der vor einer solchen Leinwand schweigt, wie im Gebet. Das Gemälde symbolisiert den Höhepunkt im Leben von Franziskus: der Verzicht auf materielle Güter, um ein religiöses Leben zu führen. Die Komposition ist harmonisch. Neben dem Kreuz, Zwei Engel halten ein offenes Buch, das die Passage aus dem Lukasevangelium in lateinischer Sprache enthält: „Wer von euch nicht all seinen Besitz aufgibt, Es kann nicht mein Jünger sein " (LC 14, 25-27).

Zu Füßen des Heiligen liegt ein Globus, ein Erdglobus; Francesco scheint ihn mit dem Fuß wegzustoßen, Metapher seiner Ablehnung jeglicher Eitelkeit. Aber kommen wir zum auffälligsten Fakt, und auch das umstrittenste, zumindest in den Zeugenaussagen, die darüber berichten, Für ihn verbindet sich die mystische Inspiration des Heiligen Franziskus mit seiner tiefen Hingabe an das Kreuz Christi Jesus. Ich spreche von der La Verna-Episode in der Toskana, die Vision des Seraphs und der Eindruck der Stigmata. Um die Außergewöhnlichkeit des Ereignisses spürbar zu machen, lassen Sie uns es anhand der Worte des Biographen des Heiligen noch einmal erleben, Thomas von Celano, jemand, der ihn persönlich kannte, der von Papst Gregor IX. dazu berufen wurde, seine Biografie zu schreiben und Zeugnisse über die Ereignisse zu sammeln. Auch und vor allem auf die der Stigmata, vor als mit dem Große Legende San Bonaventura da Bagnoregio ersetzte die vorherigen Schnell, seine Zerstörung durchsetzen. Wie Bonaventura bekannt und bekannt ist, Generalminister des Ordens, er sandte einen präzisen und verbindlichen Befehl an alle Franziskanerklöster: Zerstöre alle Manuskripte über das Leben und die Taten des seraphischen Vaters. Allerdings wurden mehrere dieser Manuskripte auch in einigen Benediktiner- und Zisterzienserabteien und -klöstern gefunden, die darauf achteten, einen solchen Befehl nicht auszuführen. Ihnen verdanken Historiker die Manuskripte der Schnell von anderen Autoren vor Bonaventura da Bagnoregio erzählt, wird von einigen Kirchenhistorikern als zweiter Gründer angesehen, oder sogenannter Neubegründer des Franziskanerordens.

Thomas von Celano in Leben vorher Er kannte sicherlich die Version von Bruder Leone über die Ereignisse in La Verna und offensichtlich auch den Brief von Bruder Elias. Der Biograph konnte es sich nicht leisten, weder den engsten Freund und Beichtvater des Heiligen noch das mächtige Oberhaupt des Ordens zu vernachlässigen. Wie kann man zwei so unterschiedliche Aussagen verbinden?? Er umging die Schwierigkeit, indem er das Wunder der Stigmata mit geschickten Anpassungen zweimal erzählte, eine erste Platzierung auf der Verna, eine Sekunde zum Zeitpunkt der Freilegung von Franziskus‘ Leichnam. Lesen wir noch einmal, was Tommaso da Celano schreibt:

„Zwei Jahre bevor Francesco starb, eine Zeit lang in der Einsiedelei verbringen, die nach dem Namen des Ortes Verna genannt wird, In einer von Gott gesandten Vision sah er einen Mann, fast so, als wäre er ein Seraph mit sechs Flügeln, bleib über dir selbst, mit offenen Händen und zusammengefügten Füßen, am Kreuz hängengeblieben. Über seinem Kopf erhoben sich zwei Flügel, zwei breiteten sich im Handumdrehen aus und zwei bedeckten schließlich den ganzen Körper. Als der gesegnete Diener des Allerhöchsten dies sah, war er von großer Verwunderung erfüllt, konnte aber nicht verstehen, was diese Vision bedeutete.. Er genoss es sehr und freute sich darüber, dass der Serafino ihn mit einem gütigen und süßen Blick ansah., deren Schönheit wirklich unvorstellbar war, aber gleichzeitig fürchtete ihn die Anhänglichkeit ans Kreuz und die Grausamkeit seines Leidens. Also stand er auf, nur sagen, traurig und glücklich, und bei Francesco wechselten Freude und Schmerz ab. Er dachte weiterhin ängstlich darüber nach, was die Vision bedeuten könnte, und sein Geist war furchtbar angestrengt bei dem Versuch, die Bedeutung zu begreifen. Weil er durch Überlegungen zu keiner bestimmten Interpretation gelangte und er sich von der Neuheit dieser Vision durchdrungen und in seinem Herzen sehr bewegt fühlte, An seinen Händen und Füßen zeigten sich Spuren von Nägeln, wie er es kurz zuvor auch bei dem über ihm gekreuzigten Mann gesehen hatte. Seine Hände und Füße schienen in der Mitte von Nägeln durchbohrt zu sein: Die Köpfe der Nägel waren an der Innenseite der Hände und an der Oberseite der Füße zu sehen, und auf der gegenüberliegenden Seite die Spitze. Diese Markierungen waren auf der Innenseite der Hände rund und auf der gegenüberliegenden Seite länglich und bildeten fast eine fleischige, erhabene Auswüchse, als wäre es die Spitze der gefalteten und zusammengedrückten Nägel. Ebenso wurden die Spuren der Nägel, die aus dem restlichen Fleisch herausragten, in die Füße eingeprägt. Sogar die rechte Seite, als wäre er von einem Speer durchbohrt worden, Er zeigte eine große Narbe, aus der oft Blut austrat, so dass seine Tunika und Beinkleider häufig mit seinem heiligen Blut befleckt waren. Ah, wie wenige, solange der gekreuzigte Diener Gottes lebte, Sie hatten das Glück, die heilige Wunde in seiner Seite sehen zu können! Aber der glückliche Elia, der es zu Lebzeiten der Heiligen irgendwie verdient hatte, sie zu sehen, und der nicht weniger glückliche Rufinus, der sie zumindest berühren konnte.“.

Noch weiter vorne liegt Tommaso da Celano, Als er von der Freude und Trauer des Volkes und der Brüder angesichts des inzwischen verstorbenen Leichnams des Heiligen spricht, berichtet er wie folgt:

"Rein, Eine beispiellose Freude milderte ihre Traurigkeit und die Neuheit des Wunders erfüllte ihre Gedanken mit außerordentlichem Erstaunen. So verwandelte sich Trauer in Festgesang und Weinen in Jubel. Tatsächlich hatten sie noch nie in der Heiligen Schrift gehört oder gelesen, was sie jetzt mit eigenen Augen sahen, und sie hätten es kaum geglaubt, wenn sie nicht solch beweiskräftige und sichere Aussagen vor sich gehabt hätten […] Die Form des Kreuzes wurde in ihm wahrgenommen. Tatsächlich schien es, als wäre er gerade vom Kreuz heruntergenommen worden, seine Hände und Füße waren von Nägeln durchbohrt und seine rechte Seite war vom Speer verletzt worden. Sie sahen immer noch sein Fleisch, das vorher dunkel war, Jetzt erstrahlt er in leuchtendem Weiß und die übermenschliche Schönheit zeigt bereits den Lohn der gesegneten Auferstehung. Sein Gesicht, letzten Endes, es war wie das eines Engels […] Während sie vor allen mit so wunderbarer Schönheit strahlte, sein Fleisch wurde heller und heller. Es war wirklich ein Wunder, in der Mitte seiner Hände und Füße nicht die Nagellöcher, sondern die Nägel selbst zu sehen, die aus seinem eigenen Fleisch geformt waren., dunkel wie Eisen und die rechte Seite violett von Blut. Und diese Zeichen des Märtyrertums lösten bei denen, die sie sahen, weder Angst noch Entsetzen aus, vielmehr verliehen sie Anstand und Verzierung, wie schwarze Fliesen auf weißem Boden“.

Wir könnten hier aufhören und nichts anderes sagen angesichts einer so bewegenden Geschichte. Es genügt zu betonen, dass Franziskus in La Verna schließlich seine persönliche und außergewöhnliche Identifikation mit Christus und dem Gekreuzigten erlebte. Aber in welchem ​​Kontext geschah dies?? Gegen Ende seines Lebens fühlte sich Franziskus zunehmend von der Kirche unter Druck gesetzt, ein Projekt des christlichen Lebens zu normalisieren, evangelische Armut und Liebe praktizieren, das, falls tatsächlich umgesetzt, es wäre revolutionär und gefährlich für die kirchliche Struktur selbst gewesen, wenn falsch interpretiert. Außerdem fühlte er sich von einem Großteil der Ordensbrüder missverstanden, was seine Entmutigung noch verstärkte. Da sie über alle Maßen hinausgewachsen waren, war nicht jeder in der Lage, solch schwierige Entscheidungen zu treffen, Männer, manchmal von begrenzter Tugend oder zu kultiviert, weit entfernt von den reinen Idealen ihres spirituellen Führers. Wie Christus, der am Ziel des Kreuzes immer alleiner wird, Mit etwa vierundvierzig Jahren nahm Francesco nur sehr wenige Gefährten mit, intim und engagiert, und bewegt, wie wir wissen, auf der Verna, für einen langen Rückzug der einsamen Kontemplation. Er rechnete damit, diese tiefe Krise zu überwinden; Er bat Gott ständig um Aufklärung, das würde ihm zeigen, wie das Ende seines Lebens aussehen würde. Tatsächlich begann er zu sehen, wie sich die Dunkelheit in seiner Seele erst lichtete, als ihm klar wurde, dass er die Probleme des Ordens und seine Zukunft der Entscheidung Gottes überlassen musste., ausdauernd, schreibt Tommaso da Celano, dass „der barmherzige Wille des himmlischen Vaters in ihm völlig erfüllt werden würde“. Der Biograf stellt sich den Gründer vor dem Hintergrund des Ölbergs als „einen anderen Christus“ vor. Der Heilige, aber, er hätte zumindest gerne gewusst, welches Ende ihn erwartete, obwohl ich jetzt sicher bin, nicht dagegen zu rebellieren. Ein Tag, nachdem ich lange gebetet hatte, er griff auf die dreifache Öffnung der Evangelien zurück, die immer das gleiche oder ein sehr ähnliches Tempo zeigten. Der Blick fiel: «über die Passion Christi, aber nur in dem Ausmaß, in dem es vorhergesagt wird“. Als Tommaso da Celano diesen Teil des Werks schrieb, kannte er offenbar bereits die Fortsetzung, Er wusste, dass er kurz darauf von der Erscheinung des Seraphs und der Stigmata erzählen würde. Die Episode der Dreifacheröffnung konstruierte er bewusst mit evangelischen Zitaten, die sich auf die Agonie Christi nach Lukas beziehen (22, 43-45). Christus, Auf dem Höhepunkt seines Leidens bittet er den Vater: „Stell diesen Kelch von mir weg“, aber er versteht, dass er das ganze Leid der bevorstehenden Passion auf sich nehmen muss. Im Evangelium, Nach der Vision des Engels fühlte sich Jesus für einen Moment getröstet; aber gleich darauf verfiel er wieder in große Angst, genug, um Blut zu schwitzen. Francesco ist auch am Berg, er kommt von La Verna herauf; Er sieht den Seraph und findet Trost in dem Moment, in dem er all das Leid akzeptiert, das ihn vor dem Tod noch erwartet. Die Angst führt dazu, dass Christus Blut schwitzt; Francesco, Die Vision des Seraph verschwand, fühlt den Ölberg so nah an der Spitze, dass die Nägel aus Fleisch, Kopien der Nägel des Kreuzes werden sichtbar. Wie alle großen mystischen Heiligen taucht auch Franziskus auf La Verna in die Dunkelheit der sogenannten „dunklen Nacht“ ein., nicht einmal von seinem lieben Freund und Begleiter Leone unterstützt, der lebte, selbst, ein Moment der Krise. Nach einer langen Zeit des spirituellen Rückzugs erlebte Franziskus endlich eine Offenbarung, sieht die Lösung: sei Christus, wer ist Gott, er unterwarf sich dem Willen des Vaters, er wird nicht dasselbe tun müssen? Dadurch wird jene Identifikation mit dem Vorbild erreicht, die nicht nur in der Seele des Heiligen verankert ist, sondern auch in seinem Fleisch. Jesus tröstet Franziskus und offenbart ihm die Richtigkeit seines Weges, der seinen Ursprung und seine erste Gewissheit im anderen Kreuz hatte, das von San Damiano; und schenkt ihm auch seine Liebe, jetzt im letzten Moment seines christlichen Lebens und seiner christlichen Erfahrung. Aus diesem profunden Wissen, nicht intellektuell, aber mystisch, Vom Kreuz Christi werden jene Worte, die wir oben berichtet und hier zusammengefasst haben, aus dem Herzen von Franziskus fließen. Zeugnis davon «Wissenschaft» des christlichen Geheimnisses, das uns noch heute bewegt, weil Franziskus es verstanden und gelebt hat:

„Du bist Liebe, Wohltätigkeit; Du bist Weisheit, Du bist Demut, Du bist Geduld, Du bist Schönheit, Du bist Sanftmut, Du bist Sicherheit, Du bist Stille, Du bist Freude, Du bist unsere Hoffnung und Freude, Du bist Gerechtigkeit, Du bist Mäßigkeit, Du bist unser aller Reichtum im Überfluss..

In einem Brief von Franziskus an Antonius von Padua in dem er ihn mit „Bruder Antonius, mein Bischof“ anredete, sagte er:

„Machen Sie auch Theologie, Aber seien Sie vorsichtig, dass dadurch der Geist des Gebets und der Kontemplation nicht ausgelöscht wird..

Franziskus ist für die Theologie, aber er versichert seinem Mönch, dass ihn dies nicht zu Illusionen führen dürfe, Der Intellektualismus endet in sich selbst, oder zu einer Realität, die ihn vom Herrn distanzieren könnte, anstatt ihn näher zu bringen, das erhebt ihn auf einer intellektuellen Ebene, aber nicht auf einer mystisch-spirituellen Ebene. Deshalb kann sich Franziskus erlauben, selbst einen sehr gebildeten Theologen wie den heiligen Antonius von Padua zu korrigieren und zu ermahnen; Aus diesem Grund bleibt Franziskus eine sehr komplexe und schwer zu verstehende Figur, erklären und vermitteln, vor allem zu folgen. Deshalb ist es auch nicht einfach, von der „Theologie des Heiligen Franziskus“ zu sprechen..

 

Sanluri, 17 Juli 2024

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Die Väter der Insel Patmos

 



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Websites, Freunde

Die Website dieses Magazins und die Ausgaben nehmen Name von der ägäischen Insel, auf der sich die Seligen befinden Apostel John hat das Buch geschrieben der Apokalypse, isolieren auch bekannt als „Der Ort der letzten Offenbarung“

«Gott offenbart die Geheimnisse der anderen ALTIUS»

(in höher als die anderen, John hat die Kirche verlassen, die arkanen Geheimnisse Gottes)

Die Lünette, die als Deckblatt unserer Homepage dient, ist ein Fresko aus dem 16. Jahrhundert von Correggio. in der Kirche bewahrt von San Giovanni Evangelista in Parma

Schöpfer der Website dieses Magazins:

MANUELA LUZZARDI

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