III. Colazione di Catechismo con il Cappuccino – «Il Sacramento della Penitenza, la confessione» (Parte Terza)

— Video di Dottrina Cattolica —

Colazione di Catechismo con il Cappuccino

III. COLAZIONE DI CATECHISMO CON IL CAPPUCCINO – «IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA, LA CONFESSIONE» (Parte Terza)

Spesso della Chiesa sappiamo e conosciamo solo tutti i pettegolezzi appresi dalla zia, dall’amica, dalla cugina suora, dai giornali, dalle televisioni … mai però dalle fonti ufficiali, quali sono i Sacri Testi, il Magistero della Chiesa e la voce dei suoi Pastori. Capite bene che così non si cresce nel Cristianesimo e nella nostra fede … 

               Autore
    Ivano Liguori, Ofm. Capp..

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Offriamo la terza delle cinque catechesi tenute dal nostro redattore Padre Ivano Liguori, che saranno pubblicate una alla settimana, per poi passare ad altri temi di dottrina e di fede. 

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Spesso della Chiesa sappiamo e conosciamo solo tutti i pettegolezzi appresi dalla zia, dall’amica, dalla cugina suora, dai giornali, dalle televisioni … mai però dalle fonti ufficiali, quali sono i Sacri Testi, il Magistero della Chiesa e la voce dei suoi Pastori. Capite bene che così non si cresce nel Cristianesimo e nella nostra fede. 

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I social media possono essere uno strumento portentoso per lo svolgimento delle attività pastorali e per l’annuncio del Santo Vangelo, per incontrare, venire incontro e rispondere ai quesiti dei Christi Fideles e sostenerli nel loro cammino cristiano di ricerca o di ritorno alla fede. Tutto sta vedere cosa le persone cercano in questo oceano dove è possibile trovare di tutto e in tutti i sensi. Questa iniziativa de L’Isola di Patmos è una opportunità offerta a tutti coloro che voglio riprendere o approfondire i temi della fede partendo dagli elementi basilari del Catechismo e del Magistero della Chiesa.

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dall’Isola di Patmos, 26 febbraio 2022

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I Padri dell’Isola di Patmos

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«In God we trust». La crisi dell’Ucraina. Qualsiasi guerra mossa da prepotenza ed egoismo sarà sempre persa per chiunque

«IN GOD WE TRUST». LA CRISI DELL’UCRAINA. QUALSIASI GUERRA MOSSA DA PREPOTENZA ED EGOISMO SARÀ SEMPRE PERSA DA CHIUNQUE

Una ennesima e sporca guerra economica nascosta dietro le mutande logore di una democrazia liberal-capitalista occidentale ormai miseramente fallita, grazie soprattutto a chi confida nel dollaro, ma non confida in Dio. Mentre noi, che invece confidiamo nel Dio della pace, non possiamo fare altro che pregare alle porte di questa triste Quaresima.

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Articolo inserito nella raccolta di questo saggio che potete ordinare cliccando sopra la copertina

 

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Dal diritto di critica all’umiltà di Francesco d’Assisi: forse non ci verrà chiesto di piantare i cavoli al contrario ma almeno lasciate liberi di dire quello che pensiamo, non tanto per noi ma per chi vorrebbe farlo e non lo può fare

DAL DIRITTO DI CRITICA ALL’UMILTÀ DI FRANCESCO D’ASSISI: FORSE NON CI VERRA’ CHIESTO DI PIANTARE I CAVOLI AL CONTRARIO MA ALMENO LASCIATECI LIBERI DI DIRE QUELLO CHE PENSIAMO, NON TANTO PER NOI MA PER CHI VORREBBE FARLO E NON LO PUÒ FARE

— Attualità ecclesiale — Il mio precedente articolo sui pretini trendy nel quale ho citato una poesiola del presbitero Luigi Maria Epicoco, può essere criticato o irriso con tutta libertà. Ma è fuori da qualunque ragionevole dubbio che in esso si possa trovare solo e soltanto una chiara critica a un ben determinato stile sacerdotale che oggi sta prendendo piede nella Chiesa, un modo di essere prete che gareggia con il mondo e non contrapposto ad esso, non certo un attacco alle singole persone di certi “preti immagine”.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa

 

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San Giovanni Maria Vianney, patrono dei presbíteri e parroci

Normalmente non uso fare appendici di chiarimento in merito agli articoli che scrivo. E questo per un motivo molto semplice, tengo molto alla precisione espositiva e cerco di usare le parole nel giusto contesto e con il giusto senso, evitando di lasciare al fraintendimento selvaggio e all’interpretazione personale conclusioni che non mi rappresentano e che mai ho anche minimamente pensato. Del resto, come ogni redattore sa perfettamente, si è responsabili solo per quello che si scrive, non per quello che gli altri vogliono capire o equivocare.

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Chiarito questo, sebbene non reputi necessario aggiungere chiarimenti superflui a quanto scritto e firmato da me sulle colonne de L’Isola di Patmos sia nell’oggi così come nel passato, desidero prendere spunto dal mio ultimo articolo sui pretini trendy per sottolineare e approfondire certe tematiche che sembrano turbare alcuni nostri amici lettori che si sentono feriti, o addirittura offesi da una sana critica che è giusto e doveroso introdurre anche e soprattutto all’interno degli ambienti ecclesiastici in cui spesso vige la strana convinzione che lo Spirito Santo sia presente come magico agente attraverso il quale è possibile aggiustare tutto e salvare tutto.

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Che sia giusto e doveroso operare una sana critica ce lo dice anzitutto la libertà che abbiamo ricevuto in dono da Dio insieme a quella capacità di esseri senzienti a cui è stata data una testa non solo per spartire le orecchie o appoggiarci il cappello ma anche per esercitare il ragionamento critico attraverso il quale si arriva alla conoscenza delle cose, quindi per ultimo alla verità incorrendo anche in fisiologici errori. Quello alla critica è quindi un diritto sacrosanto, anche quando viene esercitato da un cristiano battezzato, ed è giusto esercitarlo proprio per ridimensionare, contestualizzare o de-mitizzare certe situazioni o persone che rischierebbero altrimenti di procedere a briglia sciolta. Tutto questo, nella traditio catholica e nella ecclesiologia ha un nome ben preciso, si chiama: libertà dei figli di Dio.

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Anzitutto una domanda: esercitare la libertà dei figli di Dio e con essa il diritto alla critica significa fare del male al prossimo? Assolutamente no. Nel diritto alla critica si pone quell’attenzione che si astiene dal giudizio personale attenendosi ai soli fatti. Infatti, le tante anime belle che oggi leggono i nostri articoli de L’Isola di Patmos, confondono ancora il diritto di critica che tocca le idee, le scelte, gli scritti, le posizioni pubbliche di individui pubblici con il giudizio sprezzante sulla persona. E questo è pericoloso quanto sbagliato, perché così facendo si impedisce alla critica di generare quel tocco gentile ― a volte pungente ― che è indispensabile al miglioramento personale dell’individuo. La critica è un fattore indispensabile alla crescita umana ― la Sacra Scrittura stessa opera una critica nei riguardi dell’uomo ― essa conduce a una salutare umiltà così da preservare l’individuo da insidiose derive e trasformare le difficoltà in opportunità di crescita.  

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Ai nostri Lettori desidero ricordare che non c’è nulla di male nell’esprimere la propria opinione di critica verso una qualunque persona e che tutti siamo passibili di critica, ivi compreso lo scrivente. Al contrario, il giudicare qualcuno è sempre e solo male perché vi si esprime una posizione che non è critica ma che è lesiva sulla vita dell’altro, cosa che Cristo ha espressamente vietato nel Vangelo [cfr. Mt 7,1; Lc 6,37] e che è stata riservata al Padre, che è il solo ad avere una conoscenza piena e intima del cuore di ognuno.

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Se qualcuno afferma: «gli articoli di padre Ivano non mi piacciono perché sono banali e per nulla in linea con la teologia della Chiesa in uscita voluta da Papa Francesco», come Autore non posso e non devo sentirmi offeso, perché so che è nel pieno diritto del lettore criticare quanto ho scritto e non essere d’accordo con quanto ho espresso. La cosa più opportuna sarebbe portare le evidenze delle critiche che sono state fatte affinché l’Autore si possa confrontare con esse e decidere se questi rilievi critici sono fondati e possono aiutarlo a fare meglio.

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Se invece uno afferma: «Gli articoli di Padre Ivano non mi piacciono perché esprimono la cattiveria d’animo propria di un represso che si è fatto frate per sfuggire alla fatica del mondo e vivere alle spalle della società», questo è un giudizio malizioso e malevolo sulla mia persona che pretende di avere una conoscenza intima del cuore e delle sue intenzionalità.  

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In più di vent’anni di convento ho conosciuto personalmente religiosi che non brillavano certo per l’igiene personale, convinti che anche la poca cura della propria persona fosse indice di povertà e di aderenza alla semplicità evangelica. Muovere a quei frati una critica del tipo: «tu trascuri la tua igiene personale tanto da arrivare a far puzzare il tuo abito» non è l’equivalente di dirgli «sei uno sporco e lurido barbone».

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Ugualmente ho conosciuto pretini che si profumavano esageratamente tanto da impregnare le particole consacrate di Hugo Boss e di Acqua di Giò mentre distribuivano la Comunione ai fedeli che neanche una prostituta portoricana di fine Ottocento sarebbe riuscita a fare di meglio. Ebbene, un conto è dirgli «amico fai schifo come una prostituta» equiparandolo a una donna di facili costumi, altro è dire «cerca di non esagerare con la cura di te stesso perché risulti esageratamente vanesio». Insomma, gli esempi sono ben chiari e non c’è nulla da aggiungere.

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Nel mio precedente articolo di qualche giorno fa [vedere QUI], ho preso spunto da una riflessione fatta del presbitero Luigi Maria Epicoco sulla figura del prete. Tale mio scritto non è nato principalmente come articolo ma come parere di critica personale dato a un caro Lettore de L’Isola di Patmos che mi ha chiesto lumi su questa riflessione sul sacerdozio che, a dire di questo stesso Lettore, veniva considerata valida anche se con troppe ridondanti frasi retoriche di circostanza. Per questo motivo mi sono sentito in dovere di esercitare il mio diritto di critica e rispondere in merito al quesito, andandomi a leggere il testo di Luigi Maria Epicoco e quindi trarne delle conclusioni in merito.  

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Dopo neanche due ore dalla pubblicazione del mio articolo sono fioccati i commenti risentiti e dispiaciuti sulla pagina Facebook del Padre Ariel in cui si esprimevano le rimostranze per il mio articolo che, a detta di alcuni, prendeva gratuitamente di mira il confratello esponendolo alla pubblica berlina in modo impietoso. Questo mi ha ricordato gli anni del liceo classico, quando da ragazzo vedevo i miei compagni lamentarsi perché avevano ricevuto un’insufficienza dall’insegnante di lettere al tema di italiano giustificandosi col dire: «lo ha fatto perché non approva la mia persona, ce l’ha con me».

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Badate bene, nel mio articolo ho risposto nel merito di quel testo sul sacerdozio di Luigi Maria Epicoco, per il suo contenuto, per la sua valenza ecclesiologica e sociale e per quello che un testo come quello oggi può significare, in un contesto di Chiesa e di laicato gravato molto spesso dal conformismo e da quella onnipresente patina di clericalmente corretto che altro non è se non quell’atteggiamento che, in salsa laica, viene ripresentato dentro la vita politica del Paese, nelle realtà sociali che stiamo vivendo e dentro le relazioni interpersonali post pandemia. Nessun accenno, dunque, di attacco personale verso la persona del confratello o iniziativa volta a screditare la sua buona fama.

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Dopo aver avuto modo di rispondere al nostro Lettore che mi aveva chiesto lumi riguardo a quei pensieri sparsi sul sacerdozio ho anche avuto l’occasione di ragionare su una nuova categoria ecclesiale che è quella del pretino trendy ― aggettivo che non costituisce materia di offesa penale o canonica e che quindi è esente da qualunque sanzione ― dentro la quale oggi molti confratelli sacerdoti, a torto o ragione, hanno incentrato il loro stile ministeriale per rilanciare con un certo successo il messaggio evangelico.

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A tutt’oggi, nell’era massmediatica del Grande Fratello, tutto può essere ricondotto al trendy, al sentire modaiolo: qualunque pretino immagine con la faccia pulita che indossa impeccabilmente il suo bel clergyman sartoriale così come l’ex tronista discotecaro che dal cubo e dalla palla glitter passa alla canonica. Spesso veniamo solleticati da storie ammalianti in cui un ex conduttore televisivo entra in seminario, oppure affascinati dalle vicende di un ex tossicodipendente convertito al monachesimo che, dalla pace del chiostro, diventa un virale evangelizzatore di grido attraverso YouTube o TikTok. Insomma, personaggi ricercati, alla moda, in una parola trendy.

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Mi si dirà, meno male che c’è qualcuno così, abbiamo bisogno di questi esempi di speranza. Sì e no. Non sarei così entusiasmato, in realtà si è visto che nel tempo molti di questi soggetti restano intrappolati all’interno delle loro vite precedenti, in quello che è stato il loro passato e che diventa il contapassi per segnare e valutare la condizione presente anche quando questa coincide con la scelta sacerdote o consacrata.

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Ma non è tutto, si può essere trendy anche all’interno della Chiesa Cattolica. È ad esempio il caso di quei sacerdoti che subito dopo la sacra ordinazione iniziano la scalata che li porterà verso un dottorato dentro una prestigiosa accademia pontificia, quindi verso una carriera folgorante che potrebbe iniziare come rettore nei seminari o negli istituti di scienze religiose, come animatore di cappellanie universitarie importanti tipo il Gemelli di Roma o la Cattolica di Milano per poi proseguire come scrittore, conferenziere e infine relatore di esercizi spirituali con qualche ospitata in trasmissioni cult ― l’episcopale TV2000 ― e tutto questo appena varcata la soglia canonica dei quarant’anni. Non so voi, ma per me tutto questo rasenta l’esagerazione.

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Questo stile sacerdotale è oggi più che mai presente in molte diocesi dove vediamo il vescovo chiedere di tutto e di più a questi presbiteri enfant prodige ritenuti il non plus ultra del presbiterale ordine. E proprio in nome di questa valitudine intellettuale, il povero sacerdote si vede gravato da incarichi diocesani sempre più fitti, dalla formazione dei diaconi permanenti fino alle conferenze al ritiro mensile del clero. Ovviamente, anche il pretino trendy enfant prodige, che resta come tutti gravato dalla ferita del peccato originale e dalla concupiscenza, si sentirà ben presto come Romeo er mejo gatto der Colosseo. Arriverà a giustificarsi in coscienza per quello che è diventato, fatto e ottenuto, riconoscendo il proprio merito personale e la propria abnegazione agli studi. La stima che avrà di sé stesso sarà da ascriversi soprattutto al suo mentore, a quel buon diavolo che lo ha saputo portare a certi traguardi instillando in lui la velata illusione che dentro a tutto questo ci sia la permissione di Dio che ha posto attorno al pretino trendy una siepe di protezione così come vediamo accadere nella vita del buon vecchio Giobbe prima delle sue sciagure [cfr. Gb 1,10].

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Recuperiamo a questo punto il discorso sul diritto di critica e associamolo all’immagine del pretino trendy che ho appena descritto. Se io dico che forse questo confratello sta bruciando un po’ troppo in fretta le sue tappe e che forse necessita di una ridimensionata, anche attraverso serene critiche su come si presenta, sull’immagine che trasmette di sé agli altri e sulle cose che egli dice e pensa, questo ― a mio modo di vedere ― non può che giovare al pretino trendy perché lo costringerà a buttare un occhio sullo stile della sua vita sacerdotale e a prendere in giusta considerazione le critiche che gli sono state mosse. In altre parole, è questo lo stile dell’umiltà dei santi che siamo soliti magnificare, salvo poi imitare e comprendere perché un tale esempio di umiltà si raggiunge anche attraverso le critiche, cosa che noi poveri peccatori quasi sempre fatichiamo ad accettare, scambiando la critica con il giudizio.

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Nei Fioretti viene narrato l’episodio in cui San Francesco d’Assisi chiede a frate Leone di dire l’ufficio divino in una maniera singolare. Poiché si trovavano sprovvisti del breviario, Francesco ordina a frate Leone di ripetere delle preghiere che altro non sono che il riconoscimento della propria povertà e miseria presentate a Dio come inni di umiltà e richiesta di soccorso:

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«O frate Francesco, tu facesti tanti mali e tanti peccati nel secolo, che tu se’ degno dello ’nferno; e tu, frate Lione, risponderai: Vera cosa è che tu meriti lo ’nferno profondissimo» [cfr. FF 1837].

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Questo episodio precede la domanda di frate Masseo che chiede al Serafico Padre il segreto del suo successo:

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«[…] perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’ubbidirti? Tu non se ’bello uomo del corpo tu non se’ di grande scienza, tu non se’ nobile; onde, dunque, a te che tutto il mondo ti venga dietro?» [cfr. FF 1838].

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Francesco non disdegna di rispondere a frate Masseo che Dio non ha veduto fra i peccatori nessuno più vile, più insufficiente e più grande peccatore di lui.  Non ha problemi a confessare la sua inadeguatezza umana, né ad affermare la propria povertà intellettuale né a fuggire al contempo quello che per lui potrebbe costituire un motivo di vanto, perché ha vissuto l’esperienza pasquale del Cristo risorto che lo ha trasformato togliendolo dalla condizione di figlio trendy di Pietro di Bernardone e rendendolo un piccolo e umile discepolo del Crocifisso.

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Io che non sono San Francesco posso essere toccato nell’orgoglio da una critica, anche offeso da un giudizio ma questo avrà in me il solo buon merito di farmi avere la consapevolezza che sono ancora lontano dall’essere umile come Cristo mi comanda.  

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Nella storia dell’Ordine Cappuccino ho sentito raccontare dai frati anziani della prova del cavolo. Alcuni novizi venivano sottoposti dal maestro di noviziato alla prova dei cavoli piantati a testa in giù per saggiarne l’umiltà e l’obbedienza. Questa prova richiama quanto fatto da San Francesco all’eremo di Montecasale che si trova in quel di Sansepolcro nella provincia di Arezzo. Narra frate Bartolomeo da Pisa:

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«Una volta, due giovani vennero al beato Francesco, pregandolo d’essere ricevuti all’Ordine. Il beato Francesco, volendo provare se fossero veramente ubbidienti e preparati a rinnegare la propria volontà, li condusse nell’orto dicendo: “Venite, piantiamo dei cavoli e come vedete fare a me, così a quel modo piantate anche voi”. Mentre il beato Francesco, piantando, poneva le radici all’insù verso il cielo, e le foglie sotto terra, uno di loro fece tutto come il beato Francesco, l’altro non lo imitò, ma disse: “Non così, Padre, si piantano i cavoli, ma all’incontrario”. E il beato Francesco gli rispose: “Figliolo, voglio che tu faccia come me”. Ma non volendolo egli fare, perché gli sembrava sbagliato, a lui disse il beato Francesco: “Fratello, vedo che sei un gran maestro, vai per la tua via, perché non sei adatto per il mio Ordine”».

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La prova è sicuramente singolare ma ha un suo significato profondo e meritorio. S. Francesco non ha intenzione di irridere l’intelligenza del giovane comandandogli una cosa senza senso, ne vuole contraddire la ragionevolezza della realtà agricola che prevede di piantare un ortaggio secondo il giusto verso. Il Serafico Padre vuole solo abituare quel giovane a rinnegare la sua mentalità modaiola ― trendy ―, che è retaggio di quel modo di agire mondano che necessariamente bisogna lasciarsi alle spalle per seguire da sacerdoti o da consacrati il Cristo crocifisso.

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Concludo dicendo che il mio articolo sui pretini trendy può essere criticato o irriso con tutta libertà. Ma è fuori da qualunque ragionevole dubbio che in esso si possa trovare solo e soltanto una chiara critica a un ben determinato stile sacerdotale che oggi sta prendendo piede nella Chiesa, un modo di essere prete che gareggia con il mondo e non contrapposto ad esso.

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Nessun attacco personale quindi verso il confratello Luigi Maria Epicoco che resta amabile come un cantante nazional popolare a cui tutti vogliono bene, una sorta di Gianni Morandi insomma. Ma se per qualcuno il riferimento ai sacerdoti con la faccia pulita e instagrammabili o alle poesiole da Baci Perugina potrebbe costituire offesa infamante da perseguire, ebbene costoro non potranno che restare delusi perché tutto ciò è solo un modo per veicolare un messaggio, uno stile, che mi auguro produrrà nel futuro qualche bene. Perché vedete, forse a noi Padri de L’Isola di Patmos non ci sarà chiesto di piantare i cavoli con le radici in aria e le foglie interrate ma sicuramento ci sarà richiesto di continuare a fare critica, ad usare il ragionamento e di inseguire la verità per dare voce a coloro che pensano le stesse cose che pensiamo noi e che per mille motivi o per ragioni di alto ufficio ecclesiale ed ecclesiastico, purtroppo non possono dirle.

 

dall’Isola di Patmos, 22 febbraio 2022

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L’ultimo libro di Padre Ivano è in vendita nel negozio on-line de L’Isola di Patmos

per andare al negozio cliccare sopra l’immagine

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Il Minutella’s flop story narrato da un Vescovo del Brasile. In appendice una spiegazione del Vescovo di San Cristobal de las Casas sulla fake news della Pachamama venerata in Vaticano

IL MINUTELLA’S FLOP STORY NARRATO DA UN VESCOVO DEL BRASILE. IN APPENDICE UNA SPIEGAZIONE DEL VESCOVO DI SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS SULLA FAKE NEWS DELLA PACHAMAMA VENERATA IN VATICANO

«Pachamama non è una divinità o dea, è una figura mitologica allegorica, come quelle figure di cui è piena la letteratura classica greca e latina, ma dinanzi alle quali certi personaggi non sembrano sentirsi a disagio. Forse perché mitologie e allegorie degli antichi greci e latini sono cultura, mentre mitologie e allegorie dei nostri popoli sono roba da selvaggi pagani idolatri?»

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PDF  Articolo formato stampa

 

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Autore di queste lettera privata che il diretto interessato mi ha concesso di rendere pubblica nei tempi e nelle forme da lui indicate è un mio caro confratello brasiliano assieme al quale ho vissuto a Roma ai tempi degli studi ecclesiastici. Nominato anni dopo vescovo ausiliare, decorsi altri anni fu promosso a una sede arcivescovile metropolitana del Brasile.

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Carissimo Padre Ariel,

2019, foto di repertorio: Pachamama nei Giardini Vaticani

a te, e ai Confratelli che portano avanti la meritoria opera L’Isola di Patmos, che in molti leggiamo traendone informazioni, spunti di riflessione e conforto: pace, grazie e benedizioni da Dio.

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I Vescovi di questa mia regione sono stati informati della presenza del Sig. Alessandro Maria Minutella, presbitero italiano scomunicato e dimesso dallo stato clericale, in soggiorno nel nostro Paese. Valutato il fenomeno abbiamo reputato non emettere alcun comunicato. Te ne spiego il motivo: un soggetto del genere non può avere nessuna presa sui nostri fedeli, soprattutto in quelli che per motivi vari si dichiarano scontenti delle nostre Chiese locali e di noi loro Vescovi. Essendo tu uomo colto, poliglotta, che studia il linguaggio e le diverse culture, sai che l’approccio con le persone di un Paese come il nostro implica conoscerne storia, tradizioni, usi e costumi.

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Ricordi quando vivevamo a Roma in una Casa sacerdotale internazionale, con quanta attenzione abbiamo cercato di imparare a trattare e avere rapporti umani e fraterni con cinesi, coreani, vietnamiti e altri fratelli provenienti da abitudini mentali totalmente diverse da quelle che potevano essere le nostre, le tue di italiano, le mie di brasiliano? Nel grande Brasile non esiste una cultura univoca che connota il nostro popolo, ciò può avvenire in nazioni come Francia, Germania, Inghilterra. Da noi esistono tante culture tenute unite sul grande territorio geografico della nostra nazione composta da 26 Stati che formano la Repubblica Federale del Brasile, con una lingua comune che ci fu data dai portoghesi, perché fino alla fine del XVI secolo erano parlate molte decine di lingue autoctone. Ciò per dire che questo personaggio pittoresco si è presentato come un extraterrestre giunto da un altro pianeta, ignaro dei costumi, delle tradizioni e della complessità psicologica delle nostre popolazioni, e per questo destinato a totale insuccesso. Consapevoli di ciò, potevamo noi Vescovi dargli con un comunicato quella pubblicità che mai avrebbe avuto? 

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Nei video-documenti che tu mi hai inviato e che con attenzione ho ascoltato, questo agitato Signore parla di cose come “teologia della liberazione” e “modernismo”. Evidentemente non sa che la maggioranza dei nostri fedeli non sa proprio cosa sia la teologia della liberazione. Per trovare dei conoscitori bisogna andare negli studi teologici e parlare con degli esperti. Dire poi a un fedele brasiliano “modernismo” o “eresia modernista” equivale alla pronuncia di una parola incomprensibile. Se questo Signore vuole parlare del modernismo condannato dal Papa San Pio X, deve andare a discutere con i nostri storici e i nostri ecclesiologi, che sono poche persone colte ed esperte. Non può parlarne nemmeno con i preti di ordinaria formazione, solo con colti storici e teologi.

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Dopo avere parlato di concetti sconosciuti quali “teologia della liberazione” e “eresia modernista”, questo Signore ha fatto più riferimenti a Pachamama, ignorando che le persone del luogo dove ha soggiornato (Ndr. San Paolo del Brasile) non conoscono Pachamama, da lui confusa con la cultura indigena brasiliana. Se avesse parlato del protagonista di Mission impossible o di Matrix, lo avrebbero compreso. Ma soprattutto è errato e falso attribuire ai popoli indigeni della nostra Amazzonia la “creazione” e “il culto” di Pachamama, perché si tratta di una antica figura mitologica degli inca peruviani, diffusa poi tra le varie popolazioni andine. Pachamama non è una divinità o dea, è una figura mitologica allegorica, come quelle figure di cui è piena la letteratura classica greca e latina, ma dinanzi alle quali certi personaggi non sembrano sentirsi a disagio. Forse perché mitologie e allegorie degli antichi greci e latini sono cultura, mentre mitologie e allegorie dei nostri popoli sono roba da selvaggi pagani idolatri? Il Cristianesimo dei primi secoli, non si è forse sviluppato inculturando e cristianizzando molti antichi usi, costumi e simboli che appartenevano in origine ai pagani? Non abbiamo forse, tu e io, celebrato più volte la Santa Messa in basiliche romane la cui struttura originaria era quella degli antichi templi pagani?

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Un Signore italiano che arriva nel nostro Paese e raduna 20 persone non è un problema ma qualche cosa che non esiste. Noi siamo abituati a predicatori evangelici, pentecostali e di altre varie sette ai cui raduni accorrono 1.000 persone quando la presenza è bassa. Quelli celebri radunano 20.000/30.000 persone e mandando la predicazione in diretta sui social dove sono seguiti da 100.000/ 200.000 persone.

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Mi dicevi che questo Signore proseguirà per Uruguay e Argentina. Se questo è il suo stile avrà meno seguito ancora. Per le nostre genti un Signore che come documentano i video si presenta a spiegare che il legittimo Pontefice è stato eletto invalidamente, che non parlando le nostre lingue nazionali si serve di traduttori non professionisti che non comprendono i suoi concetti confusi già difficili da capire in italiano, non sarà preso in considerazione nemmeno dai più semplici, figurarsi dalle persone colte!

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Tu sai il grande amore che nutro verso l’Italia e quanto sono fiero per avere studiato a Roma, ma ignoravo che potessero esistere soggetti come questo Signore, me lo sarei aspettato altrove, non però nel Paese vostro dove continua a esistere il clero più formato e colto di tutto il mondo.

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Sì, ti permetto di rendere pubblica la mia lettera, però ti chiedo tre cose. Primo, non mettere il mio nome perché purtroppo implicherebbe il coinvolgimento della mia Diocesi e questo non posso e non devo farlo. Secondo, attendi che questo Signore sia andato via dal Brasile, poi pubblicala pure. Terzo, correggi il mio testo, come quando tanti anni fa revisionasti la mia tesi di dottorato, perché se allora commettevo errori nella scrittura in italiano, che non è la mia lingua madre, oggi che non parlo più italiano giornalmente come quando ero a Roma la mia scrittura è sicuramente peggiorata.

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Un abbraccio fraterno, sai che ti aspetto sempre e che conto su una tua visita in Brasile. C’è chi dice che questi nostri per la Chiesa sono momenti non facili, sinceramente io mi chiedo e chiedo anche a te: quando la Chiesa ha vissuto momenti facili?

Prega per me!

Lettera Firmata

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il Cardinale Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo emerito di San Cristobal de las Casas

A quanti desiderano comprendere quanto insussistenti siano le fake news sulla ormai famosa e “famigerata” Pachamama «venerata in Vaticano con culti idolatrici», si consiglia la attenta lettura dell’articolo scritto dal Cardinale Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo emerito di San Cristobal de las Casas, pubblicato su L’Osservatore Romano nel novembre del 2019.

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dall’Isola di Patmos, 21 febbraio 2022

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Il prete scomunicato Alessandro Minutella in giro per il mondo a caccia di anime come un demonio pescatore e la lettera di Padre Ariel ai Nunzi Apostolici dell’America Latina

IL PRETE SCOMUNICATO ALESSANDRO MINUTELLA IN GIRO PER IL MONDO A CACCIA DI ANIME COME UN DEMONIO PESCATORE E LA LETTERA DI PADRE ARIEL AI NUNZI APOSTOLICI IN AMERICA LATINA

Sul Minutella c’è poco da ridacchiare con divertito spirito clericale, molto invece da piangere, perché dietro a questo imbonitore luciferino che pare nato da un rapporto contro natura tra Wanna Marchi e il Mago Otelma c’è la rovina delle anime e il dolore di molte famiglie disperate.

VERSIÓN EN LENGUA ESPAÑOLA AQUI  

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il presbitero dell’Arcidiocesi di Palermo Alessandro Minutella, incorso in scomunica latae sententiae e poi raggiunto dal decreto di dimissione in poenam dallo stato clericale

Il prete scomunicato Alessandro Minutella, raggiunto il 18 novembre 2021 dal decreto tanto estremo quanto raro di dimissione dallo stato clericale emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, si trova attualmente in trasferta presso vari Paesi del Latino America. Il 16 febbraio è atterrato in Brasile, da dove raggiungerà l’Uruguay e l’Argentina, come da lui annunciato.

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Per usare un’espressione idiomatica che fa parte del lessico storico di Sicilia, terra gloriosa a cui egli appartiene e nella quale divenne presbitero dell’Arcidiocesi primaziale di Palermo, il Minutella è una fucina di minchiate prodotte su scala industriale e diffuse attraverso i canali social di Facebook e YouTube. Purtroppo, l’errore che talvolta certi nostri Vescovi e noi Presbiteri facciamo, è di ridere divertiti sulle assurdità fuori da ogni criterio logico, filosofico, teologico, ecclesiologico e giuridico che costui vomita in modo violento e odioso a getto continuo. Errore imperdonabile da parte nostra, perché dietro alle sue assurdità c’è il dramma di anime rovinate e di intere famiglie sofferenti a causa di uno o più loro membri che si sono messi al seguito di questo scellerato.

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Tra le sue varie affermazioni di inaudita gravità, oltre al suo cavallo di battaglia circa la illegittima e invalida elezione del Pontefice regnante, c’è il terrificante asserto che le Sante Messe celebrate dai presbiteri «in comunione con il falso papa usurpatore Bergoglio emissario dell’Anticristo sono invalide». Allo stesso modo sono invalidi tutti i Sacramenti da noi amministrati. Nei suoi numerosi neuro-video-deliri il Minutella è giunto a sostenere che noi Presbiteri non celebriamo Sante Messe bensì «Messe sataniche durante le quali si nutrono i fedeli non con il Corpo di Cristo ma col corpo dell’Anticristo».

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Le persone che si trascina dietro sono, perlopiù, soggetti fragili carenti di spirito logico e senso critico. Eppure basterebbe che i seguaci si ponessero questo semplice quesito: attualmente i preti operanti nel mondo sono circa 450.000. È possibile che le uniche Sante Messe e gli unici Sacramenti validi siano quelli celebrati dal Minutella e da quell’altro prete “scappato di casa” che si è messo al suo seguito? Una mente dotata di elementare senno, può credere per davvero che in questo momento, in tutto il mondo, le uniche Sante Messe e Sacramenti validi siano quelli amministrati da due preti scomunicati e scismatici, mentre gli altri 449.998 preti sparsi per il mondo celebrano Messe e amministrano Sacramenti farlocchi?

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I suoi seguaci dovrebbero porsi anche un altro quesito: al Minutella, che da tre anni viaggia alla grande in giro per il mondo, senza badare a spese di soggiorno e altro, chi è che fornisce i soldi per muoversi con seguito appresso e bivaccare da un hotel a cinque stelle all’altro? Tre anni or sono il Minutella girò per tutta l’Europa in automobile, poi cominciò a fare viaggi intercontinentali in vari Paesi del Latino America. Tutti sappiamo quanto costa mettere in viaggio un gruppo di persone e quanto costano le spese di soggiorno. Qualcuno pensa davvero che sia finanziato dalle persone semplici e modeste che alla fine dei suoi sproloqui in diretta su Facebook lo chiamano per porre domande o per tessere elogi, stentando a esprimere una frase in un italiano corretto? Chi è che lo finanzia, forse la povera vedova ultra settantenne che invia ogni mese 10 euro di offerta, convinta che questo prete sia un vero profeta «inviato dalla Madonna» e un autentico martire perseguitato «dalla falsa Chiesa del falso papa»? Dietro al fenomeno-Minutella ci sono finanziatori che muovono ben altre cifre di danaro, è palese. Quindi la domanda è di rigore: a chi fa comodo questo prete impazzito, scomunicato e dimesso dallo stato clericale, che come una mina vagante semina giornaliero odio e disprezzo verso «la falsa Chiesa» del «Maledetto Bergoglio eretico e apostata»? A chi Minutella fa comodo fuori dalla Chiesa, ma soprattutto all’interno della Chiesa? Se lo domandino i suoi seguaci, se nella testa gli sono rimasti soltanto due neuroni in grado di partorire un ragionamento logico e critico.

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Eppure c’è chi crede e segue questo falso profeta, tanto che da alcuni anni siamo impegnati ad assistere famiglie sofferenti che si rivolgono a noi perché figli e familiari hanno lasciato morire anziani e ammalati senza il conforto dei Sacramenti e senza esequie funebri, oppure casi di mariti o mogli disperate, perché l’altro coniuge negava di battezzare il figlio se non presso la struttura eretta in provincia di Palermo dove opera il Minutella.

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Capite dunque che c’è poco da ridacchiare con divertito spirito clericale, molto invece da piangere, perché dietro a questo imbonitore luciferino che pare nato da un rapporto contro natura tra Wanna Marchi e il Mago Otelma c’è la rovina delle anime e il dolore di molte famiglie disperate.

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Appena il Minutella ha reso pubblico un video nel quale salutava il suo “popolo fedele” dal Brasile, annunciando che da lì a breve sarebbe andato in Paraguay e in Argentina, ho provveduto a inviare una lettera ai Nunzi Apostolici dei Paesi in questione, affinché i Pastori delle Diocesi interessate siano messi al corrente e possano informare i propri presbiteri, evitando che il Minutella si intrufoli in santuari mariani e istituzioni religiose, per girare video al loro interno e poi lanciare le sue sfide da invasato d’odio che fabbrica odio e istiga all’odio.

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dall’Isola di Patmos, 20 febbraio 2022

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LE INSOLENTI SFIDE DEL MINUTELLA ALLA «FALSA CHIESA» DEL «FALSO PAPA»: LANCIARE FANGO PUTRIDO DIRETTAMENTE DALL’INTERNO DEL SANTUARIO DELLA MADONNA DI APARECIDA E POI DIFFONDERLE IN PUBBLICI VIDEO

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El sacerdote excomulgado Alessandro Minutella en gira por el mundo a caza de almas como diablo pescador y la carta del Padre Ariel a los Nuncios Apostólicos de América Latina

EL SACERDOTE EXCOMULGADO ALESSANDRO MINUTELLA EN GIRA POR EL MUNDO A CAZA DE ALMAS COMO DIABLO PESCADOR Y LA CARTA DEL PADRE ARIEL A LOS NUNCIOS APOSTÓLICOS EN AMÉRICA LATINA

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Sobre Minutella hay poco porque reír con divertido espíritu clerical, y mucho para llorar, porque detrás de este presentador de espectáculos luciferino que parece fruto de una relación antinatural entre un brujo Vudú y una vidente está la ruina de las almas y el dolor de muchas familias desesperadas.

 VERSIÓN ORIGINAL EN LENGUA ITALIANA AQUI

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el sacerdote de la Arquidiócesis de Palermo Alessandro Minutella, incurrió en excomunión latae sententiae (excomunión automática) sancionado por el decreto de reducción in poenam del estado clerical

El sacerdote excomulgado Alessandro Minutella, sancionado el 18 Noviembre 2021 por el decreto tan extremo como raro de la reducción del estado clerical emitido por la Congregación para la Doctrina de la Fe, se encuentra actualmente en viaje por varios países de América Latina. El 16 de febrero aterrizó en Brasil, desde donde se moverá a Uruguay y Argentina, según lo ha anunciado.

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Para utilizar una expresión idiomática que forma parte del léxico histórico de Sicilia, gloriosa tierra a la que pertenece y en la se formo y fue ordenado sacerdote de la Arquidiócesis Primada de Palermo, Alessandro Minutella es fucina di minchiate (fogón de estupideces) a escala industrial que se extiende por medio de los canales social de Facebook y YouTube. Desafortunadamente, el error que a veces algunos de nuestros obispos y sacerdotes cometemos, es de reír sin dar importancia a los absurdos fuera de cualquier criterio lógico, filosófico, teológico, eclesiológico y jurídico que continua a vomitar de manera violenta y odiosa como un chorro. Error imperdonable nuestro, porque detrás de sus absurdos está el drama de tantas almas arruinadas y de familias enteras que sufren a causa de quienes han seguido a este malvado.

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Entre las diversas declaraciones de gravedad inaudita, junto a su mayor arma es decir, la elección ilegítima e inválida del Pontífice reinante Francisco I, existe la aterradora afirmación de que las Santas Misas celebradas por los sacerdotes «en comunión con el falso usurpador Bergoglio emisario del Anticristo son inválidas». Al mismo, modo todos los Sacramentos administrados son inválidos. En sus numerosos neuro-video-delirios, Minutella ha llegado a sostener que nosotros sacerdotes, no celebramos Santas Misas sino «Misas satánicas durante las cuales los fieles no se nutren con el Cuerpo de Cristo sino con el cuerpo del Anticristo».

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Las personas que persuade son, en su mayoría, sujetos fragiles carenties de espiritu logico y sentido critico. Sería suficiente que sus seguidores se hicieran esta simple pregunta: actualmente los sacerdotes que operan en todo el mundo son mas o menos 450.000. Es posible que las únicas Misas y los únicos Sacramentos válidos sean aquellos celebrados por Minutella y por el otro sacerdote que lo sigue? Una mente dotada del elemental juicio, realmente puede creer que en este momento, en todo el mundo, las únicas Santas Misas y Sacramentos válidos son los administrados por dos sacerdotes excomulgados y cismáticos, mientras que los demás 449.998 sacerdotes celebran misas y administran Sacramentos invalidos?

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Y sus seguidores deberían hacer también otra pregunta: Minutella, que desde hace tres años viaja comodamente por todo el mundo, independientemente de los gastos, ¿Quién es el que le proporciona el dinero para moverse con séquito y estar cómodamente en hoteles a cinco estrellas o más? Hace tres años Minutella viajó por toda Europa en coche, después comenzó a realizar viajes intercontinentales a varios países de América Latina. Todos sabemos cuánto cuesta en estos momentos viajar con un grupo de personas en coche y cuánto pueden llagar a costar los gastos de estadía. Alguien realmente piensa que se logre financiar por gente sencilla y modesta que al final de sus arengas en directo Facebook lo llaman para hacer preguntas o para tejer alabanzas, logrando a duras penas un italiano correcto? Quién es el que lo financia, tal vez la pobre viuda de más de setenta años que envía cada mes 10 euros en oferta, convencida de que este sacerdote es un verdadero profeta «enviado por la Virgen» y auténtico mártir perseguido «por la falsa Iglesia del falso Papa»? Detrás del Fenómeno-Minutella hay financiadores que mueven cantidades de dinero muy superiores, es obvio. Por lo tanto la cuestión de rigor es: a quien favorece éste sacerdote enloquecido, excomulgado y destituido del estado clerical, que como una mina a la deriva siembra diariamente odio y desprecio hacia «la falsa Iglesia» del «maldito herético y apóstata Bergoglio»? A quién Minutella conviene fuera de la Iglesia, pero sobre todo dentro de la Iglesia? Se lo pregunten sus seguidores, si es que en sus cabezas les quedan dos neuronas capaces de engendrar un razonamiento lógico y crítico.

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Hay quienes creen y siguen a este falso profeta, tanto así que desde hace algunos años nos hemos comprometido en ayudar a las familias sufrientes que recurren a nosotros porque hijos y familiares han dejado morir ancianos y enfermos sin el consuelo de los Sacramentos y sin funerales, o casos desesperados de esposos o esposas, en los que el otro cónyuge se negaba a bautizar el hijo a excepción de la estructura erigida en la provincia de Palermo donde opera Minutella.

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Entendéis que hay poco porque reír con divertido espíritu clerical, y mucho para llorar, porque detrás de este presentador de espectáculos luciferino que parece fruto de una relación antinatural entre una vidente y el brujo Vudú está la ruina de las almas y el dolor de muchas familias desesperadas.

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Tan pronto como Minutella hizo público un video en el que saludó a su “pueblo fiel” desde Brasil, anunciando que pronto iría a Paraguay y Argentina, procedí a enviar una carta informativa a los Nuncios Apostólicos de los países en cuestión, a fin de que los pastores de las diócesis interesadas estén informados y puedan advertir a sus sacerdotes, evitando que Minutella se cuele en santuarios marianos e instituciones religiosas, para grabar videos y poder lanzar desafíos invadidos de odio que fabrica odio e incita al odio.

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desde la Isla de Patmos, 20 Febrero 2022

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LOS INSOLENTES DESAFIOS DE MINUTELLA A LA “FALSA IGLESIA” DEL “FALSO PAPA”: ARROJA BARRO PÚTRIDO DIRECTAMENTE DESDE EL INTERIOR DEL SANTUARIO DE NUESTRA SEÑORA DE APARECIDA DIFUNDIDOS POR MEDIO DE VÍDEOS

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II. Colazione di Catechismo con il Cappuccino – «Il Sacramento della Penitenza, la confessione» (Parte Seconda)

— Video di Dottrina Cattolica —

Colazione di Catechismo con il Cappuccino

II. COLAZIONE DI CATECHISMO CON IL CAPPUCCINO – «IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA, LA CONFESSIONE» (Parte Seconda)

Il prete non viene mandato per rovinare la vita alle persone «… ecco, ho parlato col prete e non posso fare più niente, non posso fare il padrino … sì, la Chiesa è oscurantista, è una tiranna». Ma secondo voi, noi abbiamo scelto uno stile di vita per angariare le persone? Il compito della Chiesa è proprio questo: in nome di Cristo lasciatevi riconciliare con Dio.

               Autore
    Ivano Liguori, Ofm. Capp..

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Offriamo la seconda delle cinque catechesi tenute dal nostro redattore Padre Ivano Liguori, che a partire da oggi saranno pubblicate una alla settimana, per poi passare ad altri temi di dottrina e di fede. 

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Il prete non viene mandato per rovinare la vita alle persone «… ecco, ho parlato col prete e non posso fare più niente, non posso fare il padrino … sì, la Chiesa è oscurantista, è una tiranna». Ma secondo voi, noi abbiamo scelto uno stile di vita per angariare le persone? Il compito della Chiesa è proprio questo: in nome di Cristo lasciatevi riconciliare con Dio.

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I social media possono essere uno strumento portentoso per lo svolgimento delle attività pastorali e per l’annuncio del Santo Vangelo, per incontrare, venire incontro e rispondere ai quesiti dei Christi Fideles e sostenerli nel loro cammino cristiano di ricerca o di ritorno alla fede. Tutto sta vedere cosa le persone cercano in questo oceano dove è possibile trovare di tutto e in tutti i sensi. Questa iniziativa de L’Isola di Patmos è una opportunità offerta a tutti coloro che voglio riprendere o approfondire i temi della fede partendo dagli elementi basilari del Catechismo e del Magistero della Chiesa.

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dall’Isola di Patmos, 19 febbraio 2022

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Gli scappati di canonica sono peggiori degli scappati di casa: i pretini trendy nel ruolo di star televisive alla scialba insegna del clericamente corretto

— Attualità ecclesiale —

GLI SCAPPATI DI CANONICA SONO PEGGIORI DEGLI SCAPPATI DI CASA: I PRETINI TRENDY NEL RUOLO DI STAR TELEVISIVE ALLA SCIALBA INSEGNA DEL CLERICAMENTE CORRETTO

Non ho nulla contro i pretini social ben ordinati, puliti, instagrammabili, con il sopracciglio ben ridisegnato a dovere dall’estetista. Gel tra i capelli, quattro colpi di sole sbarazzini sulla chioma, sguardo trasognato, malinconico e assente, in cui il misticismo da immaginetta si confonde con la sicurezza di una improbabile Chiesa calda da Mulino Bianco, manca solo la voce dello speaker della Barilla che cambiando soggetto dello spot annunci: «Dove c’è Chiesa c’è casa»

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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il Servo di Dio Dolindo Ruotolo (Napoli 1882 – Napoli 1970)

Qualche giorno fa, un nostro caro lettore de L’Isola di Patmos mi ha inviato via e-mail una riflessione del presbitero Luigi Maria Epicoco sulla figura del prete con un evidente stile retorico di circostanza, tendente ― a mio personale avviso ― al clericalmente corretto.

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Se devo essere sincero, mi sento di dire che non vado per nulla pazzo verso il presbitero Luigi Maria Epicoco e la sua recente poesiola sui preti. E lo dico con la consapevolezza di essere un peccatore e forse, non altro per questo, sarebbe meglio non ascoltarmi.

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Con cattolica franchezza mi sento di esprimere che sebbene oggi questo giovane pretino vada per la maggiore in tutti gli ambienti clericalmente corretti, sicuramente ha trovato un buon “diavolo che lo porti”, tanto da apparire in molti contesti come una sorta di “prete immagine” che si usa come una volta si usava il vestito buono della domenica. Sia chiaro, non ho nulla contro i pretini social ben ordinati, puliti, instagrammabili, con il sopracciglio ben ridisegnato a dovere dall’estetista. Gel tra i capelli, quattro colpi di sole sbarazzini sulla chioma, sguardo trasognato, malinconico e assente, in cui il misticismo da immaginetta si confonde con la sicurezza di una improbabile Chiesa calda da Mulino Bianco, manca solo la voce dello speaker della Barilla che cambia soggetto dello spot annuncia: «Dove c’è Chiesa c’è casa», il tutto con il sottofondo musicale «Scatenate la gioia, oggi qui si fa festa».

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No, non vado pazzo per queste riflessioni da poesiola languida che mi sembrano estremamente fuori dalla realtà, da quella realtà che tocchiamo quotidianamente con mano in mezzo ai nostri fedeli sempre più refrattari, diffidenti e disamorati per una Chiesa che pareggia nella corsa per stare al mondo, a volte per essere meglio del mondo. Per questo non mi preoccuperei tanto di che cosa pensa la gente del prete, come scrive il caro Luigi Maria Epicoco nella sua struggente poesiola da Baci Perugina, piuttosto mi preoccuperei di che cosa pensa il prete di sé stesso e della sua vita, per che cosa valga la pena vivere e un giorno morire.

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Spesso vedo sacerdoti diocesani che già dai 40 anni sono in crisi di identità, costantemente in lite con il proprio vescovo, che non riescono ad andare d’accordo con i propri condiocesani, refrattari a trovarsi per pranzare insieme, per pregare insieme, e che a volte hanno la pretesa di voler insegnare ai fedeli quello che loro, con olimpionica faccia tosta, non riescono ancora a fare. Per queste ragioni, prima di pensare a cosa fa il prete, bisognerebbe “ripensare il prete” in toto, fin dal tempo del seminario in cui si cresce nell’individualismo e nel carrierismo più competitivo. Seminari dove non di rado, se un rettore osa rimproverare un seminarista, questi corre a protestare dal vescovo che non esita a rimuovere il rettore del seminario. O può forse, il vescovo, presentarsi alle assemblee con gli altri vescovi e dire che purtroppo si ritrova con il seminario vuoto? Ma che ciò malgrado preferisce avere il seminario vuoto, anziché correre il rischio di portare al sacerdozio soggetti egocentrici affetti da incorreggibile spirito narcisistico?

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Sì, riflessioni da Baci Perugina emotivamente nutrienti come un cioccolatino della Ferrero, quelle di Luigi Maria Epicoco, dinanzi alle quali è di rigore la domanda: quanto tempo il prete passa in confessionale, a fare direzione spirituale, quanto al capezzale degli ammalati, quanto a trovare i confratelli anziani e soli, quanto a pregare e meditare la Parola e insegnarla al suo popolo anche quando è scomoda, anzi: soprattutto quando è scomoda e pericolosa per il mondo? Perché in cima al Monte Calvario non c’è un barattolo di Nutella in premio per il gioioso scalatore peace and love, ma Cristo crocifisso. E quanto tempo trascorrono, questo genere di pretini trendy, a difendere la Verità anche quando questa può costargli visibilità?

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Quando questi pretini trendy partecipano ai vari talk show, con quanta e quale conigliesca maestria, evitano di toccare argomenti che scatenerebbero le ire delle soubrette messe in studio nel ruolo di opinioniste? Ne ricordo uno, tempo fa, che dinanzi al tema dell’aborto che fu toccato solo di straforo, dinanzi a una soubrette che prima si dichiarò cattolica credente, poi precisò che proprio come tale non avrebbe mai impedito ad altre ragazze la libertà di poter abortire, il pretino trendy, lungi dal dire all’oca giuliva che poteva proclamarsi cattolica nella stessa misura in cui Jack lo Squartatore poteva proclamarsi pacifista non-violento, non trovò di meglio da fare che ingurgitare il cioccolatino Bacio Perugina e leggere velocemente il pensiero impresso nella cartina: «L’importante è accogliere queste donne senza giudicarle ma stringendole solo al cuore». E tutti in studio applaudirono, la sedicente cattolica abortista per prima in testa a tutte. Superflua la mia domanda: questo pretino trendy, un vescovo ce l’ha? E perché, il vescovo, prendendo atto di quella rappresentazione, si è ben guardato dal dirgli: “Tu, in uno studio televisivo, a partire da oggi non devi azzardarti a metterci più piede”? Ovvio il motivo: ma perché il vescovo sapeva sicuramente benissimo che il pretino trendy gli avrebbe caricato contro i mass media. Dunque coniglio il prete e più coniglio ancora il vescovo, altro che struggenti poesiole!

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Ammetto che forse sarò demodé. Poi, se essere demodé fosse peccato, ammetto altresì di essere un ostinato nel peccato, perché ai pretini social preferisco quel santo presbitero di Dolindo Ruotolo, che da religioso lazzarista fu cacciato dalla propria congregazione religiosa con accuse pesanti di eresia e finanche di essere indemoniato e che da prete diocesano, con la talare impolverata, sdrucita e un po’ sporca e unta, faceva venire il desiderio di Dio. Al contrario invece, se guardo questi preti 2.0, attenti sempre e di rigore a non urtare la suscettibilità delle masse, disposte al massimo ad accettare un Vangelo annacquato con l’emotività, potrei finire tentato di andare anch’io dall’estetista a farmi la ceretta, alla beauty farm a farmi i massaggi e in palestra a esercitare i bicipiti.

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Sarò per caso invidioso? Forse, semmai anche bruttarello, ma pure tra il clero è sempre più emergente l’immagine del prete di successo, che non deve chiedere mai, come la vecchia pubblicità di Denim musk. Prete ridotto a ingranaggio di un organismo perfetto – quasi sempre questi preti gravitano dentro a qualche movimento ecclesiale ben strutturato e protetto – che hanno trovato il modo di essere à la page. Forse quando li vedrò presi a urla da atei anticlericali dentro una corsia di ospedale, o presi per pedofili ingiustamente all’interno di una parrocchia, o sbeffeggiati per strada da giovani appena adolescenti, o a sperimentare la solitudine della chiesa vuota come nella parrocchia guareschiana di Montenara in cui il povero Don Camillo fu mandato per punizione dal suo vescovo, allora forse riuscirò ad apprezzare queste riflessioni. Però, come dicevo sin dall’inizio, sicuramente lo strano sono io, il tutto con una aggravante: se rispettare, vivere e praticare il Santo Vangelo, implica essere strani, prego Dio che mi dia la grazia di vivere da strano, quindi da strano di morire, per quant’è vero che in cima al Calvario, non c’è un barattolo di Nutella in premio che ci attende.

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dall’Isola di Patmos, 18 febbraio 2022

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L’ultimo libro di Padre Ivano è in vendita nel negozio on-line de L’Isola di Patmos

per andare al negozio cliccare sopra l’immagine

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Il sensus fidelium e quegli alabardieri cattolici custodi della vera fede che di fatto sono luterani e modernisti senza sapere di esserlo

— Attualità ecclesiale —

IL SENSUS FIDELIUM E QUEGLI ALABARDIERI CATTOLICI CUSTODI DELLA VERA FEDE CHE DI FATTO SONO LUTERANI E MODERNISTI SENZA NEPPURE SAPERE DI ESSERLO

Le teorie strampalate degli alabardieri cattolici giungono a conclusioni pratiche e pastorali terribili, ma soprattutto finiscono con l’essere, nei concreti fatti e nel loro approccio con la fede, dei perfetti luterani, senza rendersi conto di esserlo, inconsapevoli che molte delle loro ragioni critiche sono le stesse di Martin Lutero. Certi soggetti cadono nel luteranesimo per un verso, nel modernismo per altro verso, salvo sentirsi e credersi gli unici, soli e autentici custodi della vera fede e della autentica traditio catholica.

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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leone da tastiera con l’hobby della teologia e della storia della Chiesa

Ultimamente sto leggendo diversi proclami teologici in giro per la rete. Un po’ è colpa mia, perché sono un frate cyber predicatore, dunque cyber teologo che naviga nella rete e si imbatte spesso in teorie teologiche alquanto strane. Tendenzialmente lascio correre, perché sono teorie divertenti e le leggo con la finalità di ridere un po’ dopo una giornata di attività di predicazione o di ricerca accademica.

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Di recente alcune teorie bislacche delle “legioni di incompresi unici portatori della vera fede cattolica, apostolica, romana” hanno suscitato dubbi anche nei fedeli laici più devoti ed equilibrati. Perciò ringrazio questi alabardieri unici detentori della fede cattolica, perché mi hanno fornito un assist per fare un breve ripasso di ecclesiologia e di fornire delle genuine riflessioni su un tema che forse è sfuggito un po’ di mano; proprio per questo si può proporre a chi magari lo vuole approfondire per la prima volta. Il tema in questione è il sensus fidelium.

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Con questa accezione latina, traducibile in “il senso dei fedeli”, si intende il sentire di tutti i fedeli, cioè loro fede soggettiva e dunque la loro reazione circa gli argomenti della fede proposta dai vescovi o dal papa o da un concilio che si esprimono nel Magistero. Ora, a detta degli alabardieri della autentica fede, io sarei un bugiardo e un ignorante su questo tema. Ma c’è di peggio: mentirei non sapendo di mentire. Così è stato necessario che questi super maestri, un bel giorno, si siano dovuti arrotolare le maniche, salire sulla cattedra dei loro personali blog, prendere il loro gesso virtuale e scrivere sulla lavagna della smart-saccenza per spiegarmi che il senso dei fedeli ha un ruolo pressoché genuino nella interpretazione del Magistero e del suo sviluppo. Questa considerazione è il fondamento per uno degli alabardieri per poter affermare che, in tutta questa genuinità, il suo sensus fidelium svolgeva quasi un ruolo decisivo fondamentale anche nella valutazione degli atti del magistero ordinario di Papa Francesco, tale che rifiutarli tutti insieme sarebbe ― udite, udite! ― un atto prudenziale, perché tutti quelli che obbediscono al Papa altro non farebbero che allinearsi su posizione anti-cattoliche.

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Queste frasi così scritte possono significare tutto e il contrario di tutto. Anche il richiamo al magistero del Concilio Vaticano II, più volte citato sia in questa occorrenza che in diversi scambi telematici, è così labile da sembrare inesistente. Insomma l’ambiguità di fondo dei teologi cibernetici alabardieri della vera fede consta propria nell’evitare di definire con precisione in cosa consista il sensus fidelium. Successivamente si riempie questo non-concetto di interpretazioni soggettive e, almeno per quello che leggo nella rete, cariche di un certo sentimento di sfida e di diffidenza nei confronti delle autorità ecclesiastiche quando esercitano il magistero autentico o ordinario. Dunque gli alabardieri catto-spaziali si avventurano in interpretazioni teologiche e liturgiche viziate da fallacie e pregiudizi di fondo, da dei veri e propri anti-dogmi. La teoria di base, insomma, sembra essere quella per la quale basta un gruppo di fedeli, anche cospicuo, che forti del loro essere a pieno titolo fedeli della Chiesa e di esercitare un corretto sensus fidelium, solo per questo siano in grado di offrire correttamente la giusta analisi dei documenti di Magistero, finanche a stabilire in forma definitiva e non più discutibile, quale documento del Romano Pontefice sia di Magistero ordinario, straordinario e autentico e quale no.

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I teologi dibattono su questi temi ancora oggi, cercando di comprendere la valenza di un certo documento papale e conciliare, ma, al netto di poche esasperazioni, difficilmente proclamerebbero le loro personali opinioni come assolutamente vere e autentiche, e a partire da queste proclamarsi i cattolici, apostolici, romani rispetto agli avversari che sarebbero degli incompetenti, degli eretici che non capiscono niente. Insomma, senza che gli alabardieri se ne accorgano neppure: siamo al sistema liberal democratico della repubblica parlamentare, con tanto di elezioni a maggioranza e di referendum propositivi e abrogativi. Manca solo la solenne formula: “Nella Chiesa la sovranità appartiene al Popolo che la concede in delega al Supremo Pastore e ai vescovi”.

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Aggiungo anche che chiaramente, nel mondo di oggi in cui la libertà è anteposta a qualsivoglia altro diritto, ognuno pensa e dice quello che vuole, scemenze e falsità comprese. Il diritto a dire e pensare stupidaggini in materia di fede cattolica è uno di quei diritti inalienabili approvati e anzi incoraggiati dalla cultura laicista e atea. Anche gli alabardieri, su questa linea liquida e laicista, dicono e pensano quello che vogliono. Mi permetto di domandargli: per caso, sui vostri siti, state organizzando la fiera e il concorso delle supercazzole e voi gareggiate per il primo posto? Questo solo per chiarire, perché volentieri ve lo lascerei senza alcun dubbio.

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Finita la fase di ironia introduttiva (che ho tratto dalla lettura dello splendido Adversos Hereses di Sant’Ireneo, neo-dottore della Chiesa), passo un po’ a chiarire ai fedeli devoti cattolici che si intende per sensus fidelium che anch’essi hanno e offrono alla Chiesa come servizio e cammino nella verità.

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Già San John Henry Newman aveva dedicato un saggio teologico su questo tema dal titolo «Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina». Il santo e teologo inglese, attento studioso dei padri e della storia della Chiesa antica, mostra alcuni esempi eroici di gruppi fedeli che nel loro senso della fede hanno trasmesso e predicato la corretta fede; ciò specialmente nei primissimi secoli, questi fedeli, resistendo all’arianesimo, fino al martirio, si sono ribellati a vescovi e sacerdoti contrari alla dottrina nicena. Ed ecco già che gli alabardieri suddetti staranno lì a sfregarsi le mani, sghignazzare davanti allo schermo e a dire “Ah! Vedi che avevo ragione io?”.

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Ovviamente il senso dello studio di Newman – convertito al cattolicesimo nel 1843 – era quello di un teologo cattolico che voleva fornire una dignità alla coscienza e alla professione coerente dell’intero corpo dei fedeli, e quindi anche dei laici. Perché infatti scrivere un saggio di polemica verso la Chiesa Romana, se Newman da 16 anni era attento apologista e studioso delle fonti della fede, in un ambiente anglicano sempre pronto a criticarlo e speranzoso a vederlo tornare di nuovo anglicano per dar prova della assurdità del cattolicesimo romano?[1] E soprattutto perché mai offrire argomenti contrari all’autorità sacerdotale e al suo insegnamento in seno alla sede romana, se anche lo stesso Newman dopo la conversione era stato consacrato validamente sacerdote cattolico 12 anni prima di quel saggio? La risposta va evidentemente cercata nelle parole dello stesso autore, quando afferma: «Non c’è dubbio che in questo caso non si chiedevano loro consigli, opinioni e giudizi, ma si voleva soltanto accertare una situazione di fatto, si faceva cioè ricorso alle loro credenze come ad una testimonianza di quella tradizione apostolica sulla quale soltanto si può fondare qualunque definizione dottrinale»[2]. Quello che Newman poi sottolinea è che:

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«Dicendo questo, quindi, senza dubbio non sto negando che la maggior parte dei vescovi fossero ortodossi nel loro credo interno; né che ci fosse un certo numero di clero che stava accanto ai laici e agiva come loro centri e guide; né che i laici ricevessero effettivamente la loro fede, in prima istanza, dai vescovi e dal clero; né che alcune porzioni di laici fossero ignoranti e altre porzioni alla fine corrotte dai maestri ariani, che si impossessarono delle sedi e ordinarono un clero eretico; ma voglio ancora dire che in quel tempo di immensa confusione il dogma divino della divinità di nostro Signore fu proclamato, applicato, mantenuto e (umanamente parlando) conservato, molto più dalla Ecclesia docta che dalla Ecclesia docens; che il corpo dell’episcopato fu infedele al suo incarico, mentre il corpo dei laici fu fedele al suo battesimo; che il Papa, a volte, il patriarca, il metropolita e altre grandi sedi, a volte i concili generali, dissero ciò che non avrebbero dovuto dire, o fecero ciò che oscurò e compromise la verità rivelata; mentre, d’altra parte, era il popolo cristiano che, sotto la Provvidenza, era la forza ecclesiastica di Atanasio, Ilario, Eusebio di Vercelli e altri grandi confessori solitari, che senza di loro sarebbero falliti»[3].

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Immagino ancora gli alabardieri sfregarsi di nuovo le mani, sghignazzare più forte di prima “Ah! Ho ancora ragione io perciò adesso farò l’atto di fede di riempire i social e tutti i miei discorsi di improperi e risposte sgarbate contro quei pretacci del post-concilio!” Che dire: una persona che possa dirsi sufficientemente a conoscenza delle basi della storia della Chiesa sa benissimo che nel corso dei secoli ci sono stati anche pontefici, vescovi e cardinali che non sempre si sono comportati in odore di santità, anzi, non pochi hanno avuto condotte morali riprovevoli. A volte anche a livello di esercizio del loro ruolo di pastori non sono stati perfetti, o per dirla tutta: furono dei veri e propri disastri quanto a prendere decisioni concrete e, in alcuni casi, anche nelle modalità di comunicare alcuni importanti dogmi della nostra fede, cosa questa di cui il Sommo Pontefice Onorio I e la questione monotelita del 634 è stato un classico esempio.

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Tutti questi esempi in nessun modo possono essere addotti come prove di una certa superiorità del sensus fidelium rispetto al Magistero ordinario. Infatti, quelle che Newman cita e che io riprendo, sono scelte pastorali e condotte di vita assolutamente deprecabili; ma il teologo inglese riconosce che, al di là di queste azioni riprovevoli, i fedeli sono formati nella fede dalla stragrande maggioranza di preti, vescovi e papi che sono del tutto ortodossi alla corretta dottrina della duplice natura. Perché nella loro consacrazione i vescovi hanno ricevuto il carattere della pienezza del sacerdozio apostolico, quindi la grazia di stato che gli permette di esprimersi, in determinate condizioni, luoghi e tempi, come autentici e certi maestri della fede. L’imposizione delle mani che conferisce il sacro ordine non conferisce un’aura di santità e di preservazione da futuri peccati gravissimi, neanche fosse una sorta di scudo spaziale sacramentale che parasse qualsiasi tipo di imperfezione morale e spirituale. Dunque questi maestri della fede hanno al contempo bisogno di consultare i fedeli, perché clero e fedeli insieme concorrano allo sviluppo e alla conoscenza del dogma e della dottrina cattolica. Lo stesso Newman – in barba alle strumentalizzazioni che l’indomito alabardiere può ancora fare di lui – scrive esplicitamente:

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«Penso certamente che la Ecclesia docens sia più felice quando ha intorno a sé partigiani così entusiasti come quelli qui rappresentati, che quando taglia fuori i fedeli dallo studio delle sue divine dottrine e dalla simpatia delle sue divine contemplazioni, ed esige da loro una fides implicita nella sua parola, che nelle classi colte finirà nell’indifferenza, e nelle più povere nella superstizione».

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Ecco allora la cooperazione e collaborazione nella consultazione dei fedeli è il punto focale di tutto il saggio di Newman. Non esiste una Chiesa docens senza una chiesa docta: lo sviluppo della corretta fede dunque avviene sempre come cammino di unità ecclesiale, senza creare scismi, falsi dilemmi e chissà quali altre diavolerie, pur di farfugliare stupidaggini sul primato del senso comune contro il magistero “ereticoide” del Sommo Pontefice Francesco, del quale alcuni soggetti cerebralmente disconnessi giungono a sostenere invalida la sua stessa elezione al sacro soglio. Si perché gli alabardieri scrivono continuamente contro il magistero, stabilendo con argomenti fattuali e concreto che il sensus fidelium è superiore anche alle precisazioni offerte da esso. Cioè nella loro bislacca teoria mi sembra di poter evincere chiaramente che il sensus fidelium è una sorta di forza epistemologica che, legata alla grazia battesimale, può anche arrivare ad affermare autenticamente e in modo indiscutibile quale documento possa dirsi magistero autentico e debba perciò essere obbedito, e al contempo quale documento invece è pura opinione del papa o dei vescovi e che può essere disatteso se non anzi aggredita sui social.

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In tal modo, forse non accorgendosene, cadono nell’errore protestante del libero esame: solo che mentre i protestanti applicano questa teoria alla Sacra Scrittura, questi liberi difensori del cattolicesimo e della unica fede a colpi di alabarda spaziale, lo applicano alla Tradizione e ai testi di Magistero. Se queste sono tutte bufale in che modo, allora, i fedeli camminano con la Chiesa docente (che insegna le verità della fede) senza cadere negli estremismi sinora visti? Vediamo in sintesi proprio in che modo il Concilio Vaticano II definisce il senso dei fedeli. In particolare ne parla nella Lumen Gentium nella parte dedicata a Il senso della fede e i carismi nel popolo di Dio:

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«Il popolo santo di Dio partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità, e coll’offrire a Dio un sacrificio di lode, cioè frutto di labbra acclamanti al nome suo (cfr. Eb 13,15). La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando “dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici” mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, e sotto la guida del sacro magistero, il quale permette, se gli si obbedisce fedelmente, di ricevere non più una parola umana, ma veramente la parola di Dio (cfr. 1 Ts 2,13), il popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte (cfr. Gdc 3), con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l’applica nella vita» (LG. N. 12).

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A partire da questo testo, vediamo bene di chiarire i grossolani errori di cui già detto in precedenza. Il primo errore commesso nella citata “teoria ecclesiologica” fu quello di distinguere i vescovi, i cardinali, il papa, insomma tutto il clero dai semplici fedeli laici. Errore che non fu commesso neanche da Newman come abbiamo visto. Insomma i fedeli laici non hanno un senso della fede diverso rispetto a quello del clero, che sarebbe più genuino o più vero, anche se il clero, nella sua totalità, ottemperasse continuamente ad azioni contrarie a morale cattolica. Ed ecco quindi come anticipavo, la bellezza della dottrina cattolica che quanto a ricezione della Verità dallo Spirito Santo pone sullo stesso livello l’intero corpo ecclesiale.

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Il secondo errore consta di opporre in contrasto Magistero e Senso dei Fedeli: ciò è fuori dalla logica e dalla teologia cattolica proprio per l’unica origine del dato rivelato: il Dio trinitario nelle sue missioni ad extra. Dio non offre la verità a pezzi, sbriciolandola a seconda delle persone, dei tempi e delle necessità, da cui ne conseguirebbe che Dio offre, al Santo Padre Francesco, tutta la verità cattolica circa la duplice natura di Cristo, mentre al signor Rossi della parrocchia di Tor Lupara insegna che Gesù è solo Dio o che è solo uomo, per cui il signor Rossi può opporre il suo personale senso della fede contro il Magistero del Papa. Il concilio insegna proprio che il senso dei fedeli viene dall’ascolto del sacro magistero, che offre una guida sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione. Perciò la dottrina cattolica quanto all’insegnamento autentico della fede e alla interpretazione dei testi biblici, proprio per il compito affidato da Gesù stesso agli apostoli e per il potere delle chiavi offerto a Pietro e ai suoi successori, pone i vescovi come primi maestri della fede, e non al pari livello dei fedeli laici. I quali ovviamente potranno rettamente formarsi, studiare libri di esegesi e teologia, ma mai potranno assumersi a interpreti definitivi e autentici di questi testi: non è il compito a loro assegnato da Dio.

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Qui infine c’è una considerazione pratica e quotidiana da proporre. La penetrazione di tutta la Chiesa ai divini misteri, come scrive il concilio, clero e fedeli laici che sono guidati dal Magistero, non ha nessuna valenza militare o al contrario solo organizzativa: seguire infatti il Magistero è ciò che serve per trasformare la Parola di Dio in parola vissuta. Per passare dalla fede professata alla fede vissuta e quindi dunque alla Carità operante.

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Seguire il Magistero perciò non consiste nell’atto di scimmiottare le parole altrui, come delle marionette o come dei pupi siciliani, ma ascoltare con devota riverenza e spirito critico filiale la parola di Gesù da incarnarsi nell’oggi per donare il volto di Cristo ai sofferenti e ai lontani. Per questo che ancora una volta un sensus fidelium che si ergesse a definitivo interprete di tutto, creerebbe una parcellizzazione e una frammentazione dello stesso dato di fede, generando altrettanta confusione e visione caotica della carità. Infatti, di nuovo il signor Rossi potrebbe credere che siccome Gesù ha la sola natura divina e non è realmente risorto perché Dio non può morire, allora farebbe bene ad agire di conseguenza e quindi smettere di credere alla resurrezione dei corpi. Di conseguenza, anche a smettere di curare il suo corpo e a farsi del male, perché tanto se crede che il corpo non risorge, il signor Rossi può anche mutilarsi.

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Questa visione caotica che al contempo non aiuterebbe ad attualizzare e a concretare nemmeno le opere di misericordia spirituali, tra le quali quella di consigliare i dubbiosi. Infatti se il Magistero non è più fonte autorevole di Verità, il signor Bianchi nel suo personale sensus fidelium potrebbe ritenere doveroso anche invitare il suo migliore amico ad attuare uno scisma e un allontanamento della Chiesa e allontanarsi da Gesù, di fronte ad un dubbio ad esempio sulla natura trinitaria o anche su una singola e quotidiana azione morale.

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Le teorie strampalate degli alabardieri cattolici – per i quali prego molto affinché si convertano e tornino presto alla piena adeguazione personale con la dottrina – giungono a conclusioni pratiche e pastorali terribili, ma soprattutto finiscono con l’essere, nei concreti fatti e nel loro approccio con la fede, dei perfetti luterani, senza rendersi conto di esserlo, inconsapevoli che molte delle loro ragioni critiche sono le stesse di Martin Lutero. Per questo ho voluto dedicargli un articolo, per provare a scongiurare una forma della “dittatura del relativismo” mascherata da espressione più genuina della fede cattolica, per evitare che certi soggetti cadano nel luteranesimo per un verso, nel modernismo per altro verso, salvo sentirsi e credersi gli unici, soli e autentici custodi della vera fede e della autentica traditio catholica.

Roma, 17 febbraio 2022

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[1] Lo scrivo in nota come se fosse detto sottovoce. Ora mi sorge un dubbio dopo queste considerazioni: davvero i pretoriani della fede conoscono la figura e il contesto storico di Newman? O lo confondono col più noto attore e interprete de Lo Spaccone? A me onestamente il dubbio rimane.

[2] John Henry Newman, On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine., [Rambler, July 1859.], Edizione eEook, paragrafo 1.

[3] Paragrafo 3.

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Colazione di Catechismo con il Cappuccino – «Il Sacramento della Penitenza, la confessione» (Parte Prima)

— Video di Dottrina Cattolica —

Colazione di Catechismo con il Cappuccino

I. COLAZIONE DI CATECHISMO CON IL CAPPUCCINO – «IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA, LA CONFESSIONE» (Parte Prima)

«Perché devo raccontare i miei peccati a un prete, che tra l’altro può essere una persona molto peggiore di me?». Domanda antica quanto il Sacramento della Penitenza, la confessione, sin da quando Cristo Dio disse «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

              Autore
   Ivano Liguori, Ofm. Capp..

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Offriamo la prima delle cinque catechesi tenute dal nostro redattore Padre Ivano Liguori, che a partire da oggi saranno pubblicate una alla settimana, per poi passare ad altri temi di dottrina e di fede. 

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«Perché devo raccontare i miei peccati a un prete che tra l’altro può essere una persona molto peggiore di me?». Domanda antica quanto il Sacramento della Penitenza, la confessione, sin da quando Cristo Dio disse «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» [Gv 20,23]. Eppure è una domanda che continua a riproporsi attraverso il corso dei secoli.

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I social media possono essere uno strumento portentoso per lo svolgimento delle attività pastorali e per l’annuncio del Santo Vangelo, per incontrare, venire incontro e rispondere ai quesiti dei Christi Fideles e sostenerli nel loro cammino cristiano di ricerca o di ritorno alla fede. Tutto sta vedere cosa le persone cercano in questo oceano dove è possibile trovare di tutto e in tutti i sensi. Questa iniziativa de L’Isola di Patmos è una opportunità offerta a tutti coloro che voglio riprendere o approfondire i temi della fede partendo dagli elementi basilari del Catechismo e del Magistero della Chiesa.

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dall’Isola di Patmos, 12 febbraio 2022

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