Vedere il Sommo Pontefice lavare e baciare i piedi a delle donne, inclusa una donna non cristiana, mi ha profondamente ferito come sacerdote consapevole del fatto che Cristo Signore, tra i Dodici, non ha mai inserito alcuna donna; anche perché se avesse voluto inserirne qualcuna, forse la prima sarebbe stata sicuramente sua madre, l’Immacolata Concezione.
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel.
Domanda lapidaria: che cosa ne pensi del cambio del Rito della Settimana Santa riguardo il fatto che la “lavanda dei piedi” sarà possibile a farsi anche alle donne? Secondo te perché, ed a qual scopo, questi rivoluzionari cambiamenti ? [NdR, cf. QUI,QUI]
https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-01-25 03:24:052023-01-07 23:38:37Dalla lavanda dei piedi alla lavata di testa
RIFLESSIONI SUL FONDAMENTALISMO: «I MODERNISTI TENTANO DI PRESENTARE IL SOMMO PONTEFICE COME SE FOSSE UNO DI LORO»
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Con il Papa attuale i modernisti hanno cambiato tattica. Avendo visto che gli insulti e gli scherni non servono a correggere i Papi, adesso essi ricorrono ad un’altrettanto sfacciata adulazione, per presentare il Papa come uno di loro, approfittando di alcuni suoi gesti, atti o parole, che possono prestarsi all’equivoco o essere male interpretati, mentre il Papa non pare premurarsi di togliere i malintesi, sicché le cattive interpretazioni vengono subito diffuse in tutto il mondo […] Secondo me, il Santo Padre è troppo severo verso i tradizionalisti e troppo indulgente verso i modernisti. In tal modo manca di quella imparzialità, che gli si addice come fulcro della comunione ecclesiale […]
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Autore Giovanni Cavalcoli OP
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Ogni tanto nella letteratura e nella pubblicistica cattolica compare ancor oggi il rilievo o l’accusa di “fondamentalismo”, come difetto morale o religioso, oltre che metodo esegetico sorpassato. Tale accusa viene lanciata solitamente contro ambienti arretrati e stagnanti, da parte di quei cattolici, che vogliono esser avanzati e fedeli alla Chiesa del nostro tempo.
“Il manganello dei modernisti” – Le foto delle opere qui riprodotte del pittore colombiano Ferdinando Botero [Medellin 1932], sono tratte dalla mostra svoltasi nel 2013 a Palazzo Venezia (Roma)
Questo termine viene usato anche dai modernisti, per denotare con disprezzo i cattolici fermi e saldi nelle loro convinzioni, battaglieri, attaccati al dogma e nemici delle eresie. Possono essere cattolici o più orientati verso la tradizione, come il Servo di Dio Tomas Tyn [cf. QUI], o più aperti al progresso, come Jacques Maritain. Sono oggetto di questi attacchi anche i discepoli dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre.
Sulla bocca dei modernisti, capita così che anche i buoni cattolici vengano tacciati di fondamentalismo, e siano accomunati con i lefebvriani, perché gli uni e gli altri ammettono l’eternità e l’immutabilità della verità, a differenza dei modernisti, i quali, come già notava con sdegno San Pio X scrivendo:
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«Sono veramente ciechi e guide di ciechi, che, gonfi del superbo nome di scienza, vaneggiano fino al segno di pervertire l’eterno concetto di verità» [Pascendi Dominici Gregis, n.20].
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Del termine “fondamentalismo” si sono impossessati in tal modo modernisti, per opporsi non solo ai lefebvriani, ma anche a tutti i buoni cattolici, fedeli al Papa, al Concilio Vaticano II e al Magistero della Chiesa. Per il modernista l’accusa di fondamentalismo è infamante, squalificante ed è una condanna senza appello.
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… i modernisti sono giunti all’apice della aggressività, perché ormai insediati nei posti chiave del potere ecclesiastico [opera di Ferdinando Botero]
Si dialoga con l’ateo, col musulmano, col comunista, col mafioso, col massone, col buddista, ma non però con il fondamentalista. I modernisti non si sono peritati di accusare sfacciatamente di fondamentalismo anche i Papi del post-concilio, fino a un grande Papa e teologo progressista come Benedetto XVI, che però ci ha ricordato l’esistenza di « valori non negoziabili». Dunque ancora un fondamentalista.
Con il Papa attuale i modernisti hanno cambiato tattica. Avendo visto che gli insulti e gli scherni non servono a correggere i Papi, adesso essi ricorrono ad un’altrettanto sfacciata adulazione, per presentare il Papa come uno di loro, approfittando di alcuni suoi gesti, atti o parole, che possono prestarsi all’equivoco o essere male interpretati, mentre il Papa non pare premurarsi di togliere i malintesi, sicché le cattive interpretazioni vengono subito diffuse in tutto il mondo, con la conseguenza che si sta approfondendo il solco che divide modernisti dai lefebvriani.
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Fernando Botero, opera: “Il bagno del Vaticano”
Occorrerebbe che il Papa si adoperasse maggiormente per la riconciliazione nella Chiesa. Nessun altro all’infuori di lui ha da Dio la capacità, l’autorità e il potere sulla terra di ricomporre l’unità, salvaguardare l’unità, difendere l’unità, favorire e promuovere l’unità. Uno degli scopi del Concilio è stato quello di ricostruire la concordia tra i fratelli divisi e separati. Invece, dopo cinquant’anni di ecumenismo e di iniziative pastorali, non solo non si è ricomposta l’unità fra i cristiani, ma la Chiesa non è mai stata così divisa al suo interno. La concordia si trova sulla base dell’unità della fede in Cristo. Egli è la «pietra angolare» [Ef 2,20: I Pt 2, 6-7], la «roccia» [I Cor 10,4], il «fondamento» [II Tm 2,19], su cui occorre fondarsi [cf Col 2,7] ed occorre costruire.
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Sta dunque sommamente a Pietro [Mt 16, 18], ossia al Papa, «porre il fondamento» [I Cor 3,10-11], sicché i discepoli del Signore siano «fondati nella fede» [Col 1,23]. Spetta al Papa chiamare a sé, cioè a Cristo, i figli dispersi e gli uomini smarriti nelle ombre della morte. Nessuno può sostituirsi a lui. Infatti, «quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» [Sal 11,2]. Se il Papa non interviene, chi può sostituirlo? Mons. Lefebvre? Lutero? Rahner?
Il Papa è anche il buon pastore che va in cerca delle pecorelle perdute, avendo compassione per le folle smarrite e senza pastore, conduce il gregge ad ubertosi pascoli e lo difende dai lupi. Come Vicario di Cristo, il Papa sta a fondamento della Chiesa, è punto d’appoggio fondamentale. Quando le fondamenta sono scosse, come oggi, dai poteri satanici; sta a lui, con la forza dello Spirito Santo, rafforzarle e difendere la Chiesa dalle potenze del male.
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Opera di Fernando Botero
Secondo me, il Santo Padre è troppo severo verso i tradizionalisti e troppo indulgente verso i modernisti. In tal modo manca di quella imparzialità, che gli si addice come fulcro della comunione ecclesiale, e che gli consentirebbe di operare efficacemente, come gli spetta, per un avvicinamento tra le due tendenze, collegando tra loro le qualità proprie di ciascuna: la tradizione dei tradizionalisti e il progresso dei modernisti. In tal modo si realizzerebbe, nell’unità cattolica, la felicissima formula di Benedetto XVI: «Progresso nella continuità».
“Fondamentalismo”, di per sé, è una bella parola, che significa amore per il fondamento. Un saldo e sicuro fondamento è molto importante nella vita e nel pensiero. Abbiamo bisogno di appoggiarci su di un fondamento. Tutti i grandi filosofi hanno sempre cercato il principio o il fondamento dell’essere, del pensiero e dell’agire. Tuttavia, bisogna che questo fondamento sia autentico e ben distinto da ciò che non lo è o non lo è più. Qui si pone un problema, legato all’origine storica del termine. Esso infatti designa originariamente una setta protestante americana, nata nel XIX secolo, la quale vedeva bensì nella Bibbia il fondamento rivelato della dottrina e della morale, il “fondamento della fede”, ma con un atteggiamento rigido, ingenuo, acritico e a-storico, portato a considerare come Parola di Dio e come princìpi morali assoluti, anche tante idee, istituzioni, usanze, leggi, superati; oppure nomi, fatti o racconti della Scrittura, privi di fondamento storico o di attendibilità scientifica.
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Opera di Fernando Botero
I fondamentalisti si rendevano conto che la Bibbia costituisce per la vita e la salvezza un valore fondamentale, universale, permanente, essenziale ed irrinunciabile. Questo essi cercavano nella Bibbia e, in fondo, a ragione. Ma esageravano nella assolutizzare anche tante forme espressive, modi di pensare, contesti storici, situazioni umane, sistemi politici, prassi giudiziarie, mentalità, usi locali, concezioni primitive, genealogie, tradizioni e pregiudizi popolari, forme artistiche, miti arcaici, notizie geografiche, simboli religiosi, che in realtà nulla avevano a che fare con la divina Rivelazione, ma erano solo il segno e l’impronta contingente e caduca dell’autore umano, del quale Dio si serviva per comunicare la sua Verità. Essi entrarono in polemica con quegli esegeti protestanti liberali e razionalisti, che usavano le nuove scienze bibliche per mettere in dubbio, relativizzare o negare quei dogmi cattolici, che Lutero aveva conservato, come la Trinità, l’Incarnazione, i miracoli di Cristo, la Redenzione espiatrice, l’esistenza del demonio, la risurrezione, la fine del mondo e il giudizio universale. La stessa esegesi cattolica del passato, si potrebbe dire sin dai primi secoli, non è andata esente, fino al Concilio Vaticano II, da questa tendenza, che oggi chiamiamo “fondamentalista”. Per questo tale modo di commentare la Scrittura era considerato “tradizionale” e, pertanto, intoccabile.
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Il fenomeno modernista dei tempi di San Pio X avanzò tra le sue istanze quella di un rinnovamento dell’esegesi biblica, che si ispirasse ai progressi compiuti dalle scienze bibliche in Germania nell’Ottocento. Ma il problema era che questi progressi erano utilizzati o nell’interesse del protestantesimo o per dar man forte al razionalismo; per cui i modernisti non seppero separare quei metodi esegetici dalle concezioni erronee, alle quali erano legati. Da qui la condanna della proposta modernista, da intendersi, però, non in quanto riferita alle nuove scienze bibliche, ma in quanto inficiata, come nota San Pio X, da una «critica agnostica, immanentista, evoluzionista» [cf. Pascendi Dominici Gregis, n.66].
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Opera di Fernando Botero
In questa situazione assai difficile ed intricata, si distinse, però, per iniziativa, coraggio, perseveranza e sapienza, il dotto e santo esegeta domenicano francese, il Servo di Dio Padre Marie-Joseph Lagrange, fondatore della Scuola Biblica di Gerusalemme. Egli prese a modello di commentatori della Bibbia i Padri, i Dottori e San Tommaso per l’aspetto spirituale e dogmatico, e i moderni metodi storico-critici, per l’aspetto scientifico. A lui dobbiamo così l’emendamento della proposta modernista, in modo da renderla compatibile con la dottrina della fede, cosicchè l’esegesi cattolica potè iniziare, in un non facile rapporto con la Commissione Biblica, fondata da San Pio X, una prudente assunzione dei metodi esegetici moderni, senza il rischio di incorrere negli errori. Tuttavia, solo col Concilio Vaticano II, in particolare nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum, la Chiesa ha accolto pienamente il progetto del Padre Lagrange ed ha soddisfatto a quanto di accettabile c’era nell’istanza dei modernisti, evitando le contaminazioni protestanti e razionaliste. Nel contempo si è cominciato a chiamare “fondamentalismo” il permanere, da certe parti, della vecchia esegesi.
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In tal modo la Chiesa ha dimostrato ancora una volta la compatibilità della scienza con la fede. Per la verità, anche gli esegeti liberali, con il loro approccio scientifico alla Scrittura, volevano dimostrare la stessa cosa, contro lo stesso Lutero, notoriamente convinto che la ragione si opponga alla fede. Solo che i protestanti liberali erano infetti da una concezione kantiana, positivista e storicista della ragione e della scienza, e questa grave palla al piede li portò a misconoscere o a ignorare i fondamenti divini della fede, che stavano a cuore ai fondamentalisti, ma soprattutto alla stessa Chiesa Cattolica, ben più attrezzata dei fondamentalisti in fatto di tradizione, e di sapienza filosofica e teologica.
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Opera di Fernando Botero
Il fondamentalismo fu in fondo un richiamo alla Sacra Tradizione, in sé giusto. Ma, siccome non fu guidato e illuminato dal Magistero della Chiesa, supremo ed infallibile custode della Tradizione, finì in un conservatorismo bloccato e sterile. Il fondamentalismo è una forma di tradizionalismo diverso da quello lefevriano e da quello tyniano [Cf. G. Cavalcoli, Tomas Tyn. Un tradizionalista post conciliare, Fede&Cultura, Verona 2007]. Si tratta, sostanzialmente, di un movimento protestante, con i difetti caratteristici del protestantesimo. Viceversa, il lefebvrismo è un movimento cattolico, anche se ostile al Concilio Vaticano II e non in piena comunione con la Chiesa. Invece il tradizionalismo di Padre Tyn rispetta il senso giusto della tradizione con una piena obbedienza alle dottrine del Concilio Vaticano II.
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Opera di Fernando Botero
Altro fattore dello slancio,che sconfina nell’aggressività, del fondamentalismo, è un valore in sé autentico, ma impostato o vissuto male, e cioè è la convinzione ferrea che tutti devono abbracciare, per amore o per forza, la nostra fede, essendo quella vera. Questo principio è particolarmente accentuato nell’islam, meno evidente nell’induismo, nel buddismo e nell’ebraismo.
II cristianesimo, invece, accompagna saggiamente una articolata, delicata e accurata opera di persuasione con l’avvertimento caritatevole del castigo divino ultraterreno in caso di rifiuto. Per la sua sicumera e rigidezza, che tende al fanatismo, il fondamentalismo spinge, nella condotta verso gli avversari, ad atti di violenza e di intolleranza, che possono giungere, in casi estremi, per esempio nell’Islamismo, fino al terrorismo.
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Il fondamentalismo, purtroppo presente anche nella Chiesa, genera conseguenze incresciose nel campo morale, e nei rapporti e nella convivenza civile ed ecclesiale. Se da una parte mantiene indubbi valori fondamentali, come per esempio la pietà religiosa, l’amore alla Bibbia, la liturgia, l’onestà, la famiglia, l’impegno sociale e nel lavoro, però, dall’altra, essendo il fondamentalista convinto di avere sempre Dio con sé o dalla sua parte ― errore, questo, tipico del protestantesimo e di tutti gli eretici ―, è portato a sostenere le sue idee, magari puramente discutibili o addirittura sbagliate, sempre in modo assolutista, perentorio, aggressivo, senza ammette obiezioni e sordo ad ogni confutazione. Scambia la rigidezza per fedeltà alla verità e la duttilità per cedimento all’errore. Per lui il diverso non è un valore da rispettare, ma un nemico da combattere. Non accetta l’incertezza e vuol dar mostra sempre della massima sicurezza. Infatti è convinto che la sua parola coincida con la stessa Parola di Dio, così come nella Bibbia, col pretesto dell’inenarranza, non distingue la vera Parola di Dio dai limiti e dagli errori dell’agiografo. Egli è dalla parte del bene; chi lo contraddice è dalla parte del male. E siccome tra male e bene non c’è mediazione, finisce per disprezzare, come persone incoerenti, opportuniste e doppie, non solo l’avversario aperto, ossia il modernista, ma anche quelle persone benevole, pacifiche e sagge, che, sapendo che in medio stat virtus e rifiutando pertanto gli opposti estremismi, si mantengono, benché siano oggetto di disprezzo da parte delle estreme, in una posizione intermedia o di sintesi, come mediatori di pace, promotori di dialogo e di collegamenti, e fautori di conciliante equilibrio.
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Opera di Fernando Botero
Del resto, lo schema mentale del modernista è lo stesso, anche se di segno opposto; lui è dalla parte del bene; chiunque è antimodernista, sia col Concilio o contro il Concilio non importa, è dalla parte del male. Quindi, anche il modernista non riconosce tra lui e il lefebvrismo nessuna formazione ecclesiale mediatrice, fedele al Magistero, come è quella dei veri cattolici.
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A causa del rinascere del modernismo dopo il Concilio, il termine “fondamentalismo” ha cominciato ad avere due sensi: uno, per significare questo permanere della vecchia esegesi ed uno stantio tradizionalismo, duro e aggressivo. E questo è il linguaggio che troviamo nel Magistero. Questa accezione del termine la troviamo, per esempio, in un documento della Commissione Biblica del 1993, «L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa», il quale dedica un paragrafo al tema [pp. 62-65]. Si tratta, in sostanza, come è detto a p. 100, di una «confusione dell’umano col divino, per la quale si considerano come verità rivelata anche gli aspetti contingenti delle espressioni umane». Lo troviamo, per esempio, in queste parole del Papa nell’intervista del 30 novembre scorso rilasciata durante il volo che dall’Africa lo riportava a Roma:
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«Noi cattolici ne abbiamo alcuni, non alcuni, tanti, che credono di avere la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male, fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa, anche noi, tutti! E si deve combattere. Il fondamentalismo religioso non è religioso. Perché? Perché manca Dio. È idolatrico, come è idolatrico il denaro. Fare politica nel senso di convincere questa gente che ha questa tendenza, è una politica che dobbiamo fare noi leader religiosi. Ma il fondamentalismo che finisce sempre in una tragedia o in reati, è una cosa cattiva, ma ce n’è un po’ in tutte le religioni».
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Opera di Fernando Botero
L’altro senso è quello che ho già spiegato, usato dai modernisti per attaccare l’anti-modernismo proprio sia dei cattolici che dei lefevriani. Da queste considerazioni vediamo come il termine “fondamentalismo” è divenuto ambiguo. Il senso nel quale lo usa il Papa non è quello usato dai modernisti, per attaccare cattolici e lefevriani. È possibile che i modernisti credano che il Papa usi il termine nel loro stesso senso. Poveri illusi! E non pensiamo con i lefevriani che il Papa sia un modernista. Mettiamoci il cuore in pace: è un Papa “cattolico”.
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Occorre quindi fare molta attenzione nell’uso del termine e nel discernere, quando lo sentiamo pronunciare da altri, per non prendere fischi per fiaschi in una tematica assai importante della nostra vita di fede ed ecclesiale.
Varazze, 19 gennaio 2016
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Cari Lettori.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2016-01-20 16:27:042021-04-21 00:50:10Riflessioni sul fondamentalismo: “I modernisti tentano di presentare il Sommo Pontefice come se fosse uno di loro”
DALLE “SCAPPATELLE” DI GESÙ AL NATALE MUTATO DA SACRO MISTERO IN SENTIMENTALISMO SOCIALE
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Lungi dal fare una scappatella tipica degli adolescenti e chiedendo per essa, forse, persino scusa ai genitori, già a dodici anni Gesù manifesta uno stile di vita che richiede la nostra comprensione. Per comprendere è però necessario partire da un fondamentale dato di fede: Egli è il Verbo di Dio fatto uomo, non un ragazzino turbolento.
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme [Lc 2, 41-52. Testo intero QUI]
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Giuseppe e Maria raccolgono un profugo sulla barca. Presepe donato dal Sommo Pontefice Francesco a Lampedusa [vedereQUI, QUI]
Lungi dal fare una scappatellatipica degli adolescenti e chiedendo per essa, forse, persino scusa ai genitori [cf. QUI, min. 6,30], già a dodici anni Gesù manifesta uno stile di vita che richiede la nostra comprensione. Per comprendere è però necessario partire da un fondamentale dato di fede: Egli è il Verbo di Dio fatto uomo, non un ragazzino turbolento.
Nel mondo ebraico di cui Gesù è figlio devoto, all’inizio dell’adolescenza comincia l’età degli obblighi di Legge, il primo dei quali è quello di prestare ascolto al Signore, che ha la priorità assoluta su ogni altro ascolto; con buona pace degli uomini che, dopo avere ascoltato solo se stessi, scambiano infine la propria volontà per volontà di Dio, imponendola spesso come tale.
Come mai Gesù non dice nulla a Giuseppe e a Maria dell’obbedienza a Lui richiesta da parte del Padre? Forse perché essi devono sperimentare in questa circostanza un senso di angoscia, come se attraverso di essa Dio avesse voluto saggiare la loro fede. Ogni uomo sarà messo alla prova dal Signore, come recita il Salmista: «Il Signore mi ha provato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte» [Sal 118].
Una volta, sopra il Divino Infante, troneggiava nel presepe la scritta Gloria in excelsis Deo! Ma ecco che l’immancabile Don Vitaliano Della Sala l’ha sostituita così: “Ora sono profugo, perché non mi accogli?”[vedereQUI]
La domanda rivolta da Maria:«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo», non va letta come un rimprovero, neppure tenero, ma come una domanda che richiede una luce come risposta. Maria, che circa tredici anni prima aveva ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele [Cf. Mt 1, 18-25. Lc 1,26-37] sa bene chi è suo Figlio, per questo domanda luce chiedendogli il motivo della sua scelta di rimanere in Gerusalemme. Gesù risponde alla tipica maniera dei Maestri della Legge, ossia con un domanda: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». E qui bisogna notare che nella cultura ebraica dell’epoca, solo coloro che erano rivestiti di autorità e autorevolezza, sapienza e scienza, potevano permettersi di rispondere con delle domande ad una domanda a loro posta, non certo un figlio adolescente a un quesito a lui rivolto da un genitore. E, comprendendo sia l’amore sia l’umana apprensione dei genitori, Gesù li invita a riflettere che il suo vivere e agire sarà sempre una espressione di compimento della «volontà del Padre mio» [Cf. mia meditazione sulla volontà del Padre, QUI]. Tra il Padre e Gesù Cristo non vi sono mediatori umani, c’è la consustanzialità, come recitiamo nella professione di fede, c’è il mistero del figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre.
… e una barca carica di profughi approda anche nel presepe del Seminario di San Miniato [vedereQUI]
Maria presta ascolto anche se sul momento non comprende la risposta del Figlio. Forse la Beata Vergine Maria, l’Immacolata Concezione, colei che dallo Spirito Santo fu toccata attraverso un dono di grazia unico nella storia del genere umano, acquisirà comprensione piena solo sotto la croce, dove la sua anima è trafitta da una lancia, mentre la lancia di metallo del centurione squarcia il petto di suo figlio. Sotto la croce Maria non domanderà più, ascolta e fa la volontà del Padre che Gesù le manifesta, divenendo Madre dell’umanità, ed appresso, nella Pentecoste dello Spirito Santo, Madre della Chiesa che fonda il proprio essere ed esistere sul mistero della risurrezione del vero Dio e vero uomo, che oggi è il bimbo di Betlemme, domani il giovane appena adolescente che discute con i dottori nel tempio [cf. Lc 2, 41-45], poi il Gesù alle rive del fiume Giordano dinanzi Giovanni il Battista [cf. Mc 1,9-11. Mt 3,13-17. Lc 3,21-22]. Poi il Gesù che compie il miracolo del vino a Cana [cf. Gv 2,1-11], che risuscita dalla morte l’amico Lazzaro [cf. Gv 11, 1-44], che scaccia con virile severità i mercanti dal tempio [cf. Mc 11,15-19. Mt 21,12-17. Lc 19, 54-48. Gv 2, 12-25], che perdona la peccatrice pentita che stava per essere lapidata [cf. Gv 8, 1-11], che istituisce nell’ultima cena il sacerdozio e il mistero del suo corpo e del suo sangue [cf. Mt 26,20-30. Mc 14,17-26. Lc 22,14-39. Gv 13, 1-20], che si offre come agnello immolato per lavare il peccato dal mondo [cf. Gv 1,29]. Questo Gesù è il Verbo di Dio fatto uomo, il Cristo glorioso che oggi siede alla destra del Padre e che un giorno tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti [cf. Simbolo di fede]. Un mistero che prende vita a Natale e che si manifesta attraverso la vita pubblica del Signore Gesù che rivela in modo corporeo e fisico il mistero della sua divinità nella risurrezione e ascensione al cielo. Questo è il Cristo Dio che avremmo dovuto annunciare come mistero della fede in questi giorni, se il Natale, fuori, ma purtroppo anche dentro la Chiesa, non fosse stato mutato in altro: in festa della pace, della solidarietà, dell’incontro tra i popoli, della fratellanza, del dialogo tra uomini di diverse religioni e via dicendo …
… e chi più ne ha, più ne metta.
… negli scorsi giorni al Natale sono stati dati i titoli più disparati, mentre persino dalle cattedre di certi nostri vescovi, oggi tanto sociali e tanto di “periferia”, in pochi hanno annunciato il sublime mistero della incarnazione del Verbo di Dio fatto uomo. Altro che la festa dei profughi, della legalità,della lotta contro le mafie!
Oggi, festa della Santa Famiglia, dovrei forse parlarvi della famiglia? Semmai della famiglia europea, o di quella della società occidentale in generale? Quale famiglia, dunque? Le famiglie delle convivenze di prova che costituiscono ormai l’ottavo “sacramento”, che è il “sacramento” del rifiuto delle assunzioni di responsabilità? Ma si, dai, proviamoci, così vediamo se và, in fondo, prima è bene provare a giocare al marito e alla moglie; come se il gioco alla irresponsabilità e alla mancata assunzione di responsabilità avesse mai maturato e fatto crescere qualcuno. O dovrei forse parlarvi della famiglia costituita a tal punto sull’amore e sulla fiducia che per prima cosa, gli sposi, firmano subito per la separazione dei beni? Ora, cerchiamo di capire: mica si sa come va a finire, perché un conto è giocare a fingere l’amore eterno, un conto dire sei la donna della mia vita, altra faccenda il correre invece certi rischi patrimoniali. E l’amore eterno verso la donna della propria vita per molti uomini finisce sempre dove comincia la pelle del loro portafoglio.
Poi ci sono le famiglie allungate, quelle allargate, quelle annacquate … ci sono persino le parodie luciferine della famiglia: le famiglie alternative, quelle gay-lesbo, quelle multisessuali-creativo-sessuali e via dicendo …
ciò che resta della famiglia europea?
La famiglia occidentale pare un cadavere dentro la bara che marcia verso il cimitero, con i maschietti sui tacchi a spillo mascherati da fatine appresso al carro funebre assieme alle lesbiche incattivite vestite da maschiacci, tutti quanti radunati in un grande gay-pride a suonare la marcia funebre al funerale della famiglia. Un po’ come il funerale del Natale sulle parole del canto “Tu scendi dalle stelle”, mutato anch’esso in marcia funebre, visto che dalle stelle pare sia disceso di tutto: l’amico dei poveri, l’amico dei profughi, l’uomo della pace, della solidarietà, del dialogo tra le religioni, di un non meglio precisato amore da telenovela sentimentale … tutto è disceso da queste benedette stelle, proprio di tutto, meno che il Verbo di Dio fatto uomo che su questa terra ha fondato per mistero di grazia una sola Chiesa affidata a Pietro [cf. Mt 16,14-18] la cui unica fede noi professiamo attraverso un solo battesimo.
E che la grazia di Dio assista in modo particolare noi preti ed i nostri vescovi, nella fiduciosa speranza che un giorno possa avere pietà di noi, sempre più colpevoli di spegnere la luce per “accendere” le tenebre del nulla; le tenebre di quella banale e demagogica stupidità che da sola si parla, da sola si risponde, di se stessa si compiace, convinta di essere il Divino Verbo, mentre giorno dietro giorno dimentica l’annuncio del Mistero del Verbo di Dio Incarnato.
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Testo tratto in parte dall’omelia del 27 dicembre 2015
Festa della Santa Famiglia
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Cari Lettori.
Con l’articolo pubblicato il 5 gennaio [vedere QUI] abbiamo chiesto il vostro sostegno, nel quale confidiamo e di cui abbiamo purtroppo veramente bisogno.
Grazie!
https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-01-08 02:10:442016-01-08 10:35:52Dalle “scappatelle” di Gesù al Natale mutato da sacro mistero in sentimentalismo sociale
GESÙ TRA I DOTTORI NEL TEMPIO: «FIGLIO, PERCHÈ CI HAI FATTO QUESTO?»
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Una domanda che ci possiamo porre è come interpretare più precisamente, anche da un punto di vista psicologico, questo fermarsi di Gesù tra i dottori nel tempio. Che cosa può essere successo esattamente? E perché?
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Autore Giovanni Cavalcoli OP
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[…] Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» [Cf. Lc 2, 41-52. Testo interoQUI].
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Albrecht Durer, Gesù tra i dottori (1506)
Uno degli episodi della vita di Cristo di più difficile interpretazione, ma ricco di insegnamenti, è quello del suo colloquio con i dottori nel tempio di Gerusalemme, dopo essersi sottratto improvvisamente per ben tre giorni, senza preavvertire, alla custodia di Maria e di Giuseppe [Cf. Lc 2, 41-51]. Scomparso Gesù, la prima cosa che viene in mente a Maria e a Giuseppe è di cercare Gesù tra «i parenti e i conoscenti» [v.48]: un’idea di umano buon senso, ma che non è all’altezza di capire dove potesse essere veramente Gesù: a Gerusalemme, nel tempio! E di fatti, ecco che questa idea arriva, e Gesù è ritrovato. Dove infatti maggiormente Cristo può abitare se non nel tempio? Nel Tabernacolo della Santissima Eucaristia? Lì siamo certi di trovarlo. Se dunque scompare, lì andiamo a cercarlo.
Gesù trai i dottori. Milano, Sant’Ambrogio, Tesoro. Scuola del Bergognone
La prima domandache possiamo porci in questo problematico episodio a proposito della condotta apparentemente strana e conturbante di Gesù, è come mai Egli non ha pensato di avvertire i genitori che si sarebbe fermato a lungo – tre giorni – al tempio per intrattenersi con i dottori. Non possiamo supporre in Gesù una volontaria scorrettezza o alzata di testa nei confronti dei genitori, come potrebbe fare un qualunque ragazzo indisciplinato e sconsiderato. D’altra parte, le parole della Madre, «angosciata», sanno di rimprovero: «Figlio, perché ci hai fatto questo?» [v.48]. Tuttavia, sarà meglio interpretare questa domanda come ― direbbe Santa Caterina da Siena ― una semplice seppur “ansietata” richiesta di spiegazioni. La domanda, del resto, non nasce da sdegno, ma appunto da angoscia, sentimento naturalissimo, che prova una madre normale per la per prolungata assenza del figlio improvvisamente scomparso senza alcun avviso. Ella, conoscendolo come figlio buono, premuroso e obbediente, non pensa ad un atto sconsiderato di irriverenza verso i genitori, ma è portata a temere che gli sia successa una disgrazia. Non si può escludere, peraltro, nei genitori, un elemento di ansietà per il timore che al Figlio potesse essere capitata qualche disavventura.
Galleria degli Uffizi – Disputa di Gesù con i dottori del Tempio
La chiave interpretativa, che illumina il senso del misterioso episodio, come è da attendersi, è data dalla risposta di Gesù stesso in forma di contro-domande: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Anche queste parole a tutta prima sanno di rimprovero. Ma non è pensabile che Gesù rimproveri i suoi genitori. Semplicemente richiama alla loro memoria cose che con ogni probabilità aveva già detto loro e che avrebbero potuto ricordare al momento della sua scomparsa e durante la sua prolungata assenza. Cose delle quali però evidentemente si erano dimenticati. Quali cose? Probabilmente appunto l’avvertimento che sarebbe potuto accadere quello che poi è effettivamente è successo al pellegrinaggio a Gerusalemme. È come dunque se Gesù avesse detto loro: “Non dovevate cercarmi. Avreste dovuto ricordarvi che io devo occuparmi delle cose del Padre mio. Io non sono solo figlio dell’uomo, ma anche dell’Altissimo. Infatti, vi avevo preavvisato che sarebbe potuta accadere una cosa del genere. Dovevate attendere tranquillamente che io tornassi da solo, per conto mio”. Invece, con le parole «tuo padre e io ti cercavamo» [v.48], è evidente che Maria non ha in mente la paternità celeste del Figlio. Avverte in questo momento se stessa come mamma e sposa. È chiaro che qui per lei adesso «tuo padre» è Giuseppe. Ma Gesù in questo momento ignora questa paternità umana e ne invoca un’altra: quella che maggiormente gli interessa: «il Padre mio», ossa il Padre celeste. Maria e Giuseppe, che, ritrovando Gesù, si erano «stupìti» (v.48), adesso rimangono interdetti. Non capiscono.
Pintoricchio. Spello, Santa Maria Maggiore. Gesù fanciullo nel tempio disputa con i dottori
Questo episodiomostra con chiarezza come Maria e Giuseppe hanno fatto un cammino di fede, per il quale, pur sapendo che Gesù era il Figlio dell’Altissimo, solo gradualmente hanno imparato a scoprire il mistero del loro Figlio. Benché Maria avesse avuto dall’Angelo la rivelazione che Ella sarebbe stata Madre dell’Altissimo, qui non pare essere all’altezza della situazione. In tal modo Maria è al nostro fianco nei nostri passi incerti, tentennanti, deboli e dubbiosi; Ella, ci prende per mano e ci guida maternamente là dove Ella è ormai arrivata.
Dalle parole di Maria possiamo capire dunque che i genitori non hanno capito la spiegazione data da Gesù: «Ma essi non compresero le sue parole» [v.50]. Stiamo attenti che quel «non compresero» non significa «non ci capirono nulla», come potrebbe capitare a me se qualcuno mi parlasse in cinese o mi dicesse cose senza senso, dove non c’è nulla da capire. Queste parole invece si riferiscono al mistero della divina Figliolanza di Gesù: una verità certamente oscura, perché trascende i limiti della ragione umana; eppure, nel contempo, luce salvifica della ragione. Quindi quel «non capirono» non è l’atteggiamento dispiaciuto, scettico e infastidito, per non dire offeso, tipico di genitori davanti a scuse inconsistenti addotte da un figlio scapestrato, che si lancia in una scappatella da casa senza alcun preavviso o ragionevole motivo. Al contrario — e questo emerge esplicitamente dal comportamento di Maria — Ella, come ormai era sua abitudine davanti ai misteriosi e preziosi fatti del Figlio [2,19], «serbava tutte queste cose nel suo cuore» [v.51]. Maria è il modello della Chiesa, che, lungo la storia, conserva fedelmente il tesoro di verità e di grazia, che le ha affidato lo Sposo.
Gaspare Landi – Gesù disputa con i dottori nel Tempio. Palazzo Farnese
Come osserva Santa Edith Stein,grande indagatrice e maestra delle qualità della donna, è virtù tipicamente femminile la custodia delle cose e dei segreti propri dell’uomo che ama. Quando ella è fecondata, custodisce nel suo seno il germe ricevuto, fino a farlo diventare quell’essere umano, che un giorno darà alla luce. Analogamente a Maria, la Chiesa custodisce nella storia e spiega sempre meglio agli uomini i tesori della Parola di Dio. Ecco il progresso dogmatico.
In questo custodire nel cuore e meditare la Parola di Dio, Maria è il modello anche del teologo e dell’anima contemplativa, che si rinsalda nelle sue convinzioni di fede, le approfondisce, ricava nuove conclusioni, formula nuovi propositi e nel contempo rimane aperta, come dice il Santo Padre Francesco, alle «sorprese di Dio», che si possono in un primo momento scontrare con la nostra limitatezza, ma poi, davanti alla nostra fiduciosa accoglienza, manifestano la loro infinita sapienza.
Disputa di Gesù fra i Dottori del Tempio, Jacopo Robusti detto Tintoretto
Una domanda che ci possiamo porreè come interpretare più precisamente, anche da un punto di vista psicologico, questo fermarsi di Gesù tra i dottori nel tempio. Cosa può essere successo esattamente? E perché? Leggiamo: «lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte» [vv. 46-47].
Come avviene nei fenomeni mistici di alta intensità, Gesù nel tempio è stato probabilmente rapito dalla bellezza dei misteri di suo Padre e si è dimenticato persino dei suoi genitori e che passavano non solo le ore, ma i giorni. Che stima di Gesù per i dottori della legge! Quelli stessi, anche se probabilmente non le stesse persone, che un giorno pronunceranno la sua condanna. Allo stesso modo, il fascino divino di questo misterioso ragazzo deve aver colpito ed impressionato profondamente quei buoni, onesti e sapienti dottori, per cui al contatto reciproco tra queste anime sante ed innamorate di Dio, scoccò, se così posso esprimermi, una divina scintilla, che sprigionò un incendio mistico di divino amore. Si scatenò così una travolgente e irrefrenabile dialettica, una circolarità spirituale, per la quale Gesù e i dottori andavano a gara nello stimolarsi vicendevolmente nelle elevazioni celesti. Chi poteva più badare al tempo e alla realtà circostante?
Gesù tra i dottori del tempio – Giovanni Battista Beinaschi. Castello di Racconigi.
Gesù dava segni di un’intelligenza straordinaria e lo si può ben capire. Facciamo invece fatica a comprendere come Egli potesse fare delle domande ai dottori, Egli, Sapienza incarnata. Forse che già da allora li metteva alla prova, come avrebbe fatto in età adulta? O forse che proprio era desideroso di conoscere la loro opinione? O si dilettava di vedere in quelle menti elette un riflesso della divina sapienza? O forse che intendeva sollecitarli a riconoscere il Messia? Un cosa ci pare certa: che in questo sacro colloquio non emerge nulla di polemico come invece apparirà degli scontri di Gesù adulto con i farisei e dottori della legge.
Natività di Filippino Lippi da Prato (XV sec.)
Nella sobrietà di linguaggio del racconto lucano, quale meraviglioso esempio troviamo di dialogo spirituale ridotto all’essenziale: la domanda e la risposta! Volesse Dio che anche nei nostri dibattiti teologici e religiosi si respirasse questo clima di profonda comunione e ad un tempo di libera differenziazione nell’atmosfera arricchente, rasserenante, entusiasmante, pacificante e beatificante della verità! L’episodio misterioso, che ha messo alla prova Maria e Giuseppe, si conclude nella quotidiana normalità: Gesù “partì dunque con loro, tornò a Nazareth e stava loro sottomesso” [Lc 2,51]. Come un qualunque buon ragazzo obbediente in via di formazione, “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini” [ibid.].
La divinità torna a nascondersi dietro l’umanità, dopo che l’umanità è scomparsa davanti alla divinità, in una continua alternanza di momenti infinitamente distanti tra di loro, tanto da sembrare contradditori e incompatibili, un fenomeno unico in tutta l’umanità, caratteristico invece della persona e della vita terrena di Cristo. Anche nella nostra vita cristiana succede che Cristo improvvisamente ed inspiegabilmente si sottragga e sembri scomparire, senza che possiamo comprendere o immaginare dove Egli possa essere e quindi come cercarlo e come raggiungerlo, né sapere quando, come e dove riapparirà.
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Varazze, 27 dicembre 2015
Festa della Santa Famiglia
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Cari Lettori.
Con l’articolo pubblicato il 5 gennaio [vedere QUI] abbiamo chiesto il vostro sostegno, nel quale confidiamo e di cui abbiamo purtroppo veramente bisogno.
Grazie!
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2016-01-08 01:26:352021-04-21 00:51:07Gesù tra i dottori nel Tempio: “Figlio perché ci hai fatto questo?”
L’Isola di Patmos ha sempre camminato sul filo del rasoio, sino a oggi senza mai tagliarsi, preghiamo, speriamo e confidiamo che i nostri cari Lettori ci aiutino a non tagliarci …
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Le vocazioni adulte al sacerdozio portano ricchezza e utilità all’interno della Chiesa. Tutti i miei confratelli giunti al Sacro Ordine in età adulta, spesso si sono rivelati nella pratica pastorale molto attenti, avendo avuto una vita vissuta pregressa e tutte le esperienze che talvolta ne conseguono. Gli adulti che diventano sacerdoti, o sono ottimi presbìteri motivati nella fede, o sono degli immani disastri. Personalmente non ho mai conosciuto vie di mezzo né ho avuto mai modo di riscontrare nelle vocazioni adulte l’elemento della serena mediocrità: o sono aquile, o sono polli.
nel 2015 sono ordinati a Torino 5 nuovi diaconi in età compresa tra i 37 ed i 50 anni. Nella foto a sinistra Riccardo Florio [vedere servizio QUI, QUI, QUI]
Numerosi i santi nati da vocazioni adulte,basti citare due grandi educatori del XVI secolo: San Filippo Neri e Sant’Ignazio di Loyola, rispettivamente consacrati sacerdoti a 37 anni il primo ed a 46 anni il secondo.
Dalle vocazioni adulteemerge anche un’altra caratteristica: la mancanza di bramosia di conseguire posti di prestigio in seno alla Chiesa o di fare carriera nel mondo ecclesiastico o accademico. L’adulto divenuto sacerdote aveva infatti una vita già avviata e, tutto sommato, non pochi avrebbero avuto varie possibilità allettanti — taluni persino notevoli — di fare brillanti carriere nel mondo; non pochi le avevano pure cominciate con successo, prima di lasciare tutto e seguire Cristo attraverso una scelta di vita radicale.
un gruppo di uomini candidati al sacerdozio in età adulta [vedere servizioQUI]
Quanti provengono da simili esperienze, difficilmente andranno a scocciare il loro Vescovo per essere mandati alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, altrettanto difficilmente si metteranno in lizza, od a fare guerra agli altri preti per essere nominati rettori della chiesa cattedrale, o vicari generali. A meno che qualche Vescovo scellerato affamato di preti non si metta ad accettare come candidati ai sacri ordini dei quarantenni che dopo una vita di fallimenti umani, professionali e sentimentali, non sapendo più dove battere la testa scelgono come ultima spiaggia il sacerdozio. Di solito, però, neppure un soggetto sapiente e prudente come il vescovo prenestino S.E. Mons. Domenico Sigalini, noto per aver dato il riconoscimento canonico diocesano persino a fantomatiche congregazione che paiono uscite fuori dai cartoni animati della Famiglia Simpson, accoglierebbe mai di simili soggetti, perché per loro stessa natura non sono formabili e soprattutto non sono gestibili, posto che formare e gestire un adulto è cosa parecchio difficile che richiedere sempre e di prassi dei formatori molto particolari, per non dire dei santi.
Ricordo sempre con vivo affetto uno dei miei primi formatori, anch’esso vocazione adulta al sacerdozio, che pur non avendo mai fatto un solo giorno di seminario — avendo avuto per la sua età altro genere di formazione al di fuori del seminario —, appena divenuto sacerdote fu nominato rettore del seminario arcivescovile della sua diocesi, dove per vent’anni svolse uno splendido ministero di cui tutt’oggi una Chiesa particolare intera conserva devoto ricordo [cf. QUI].
Pino Conforti, riceve il Sacro Ordine a Roma dal Santo Padre Francesco a 44 anni [servizio QUI, QUI, QUI]
Uno dei limiti che ho potuto riscontrare nelle vocazioni adulte è l’incapacità di chiedere soldi. E io che pure non sono mai arrossito nel corso della mia vita, manco dinanzi alle cose più imbarazzanti, di quelle che avrebbero potuto portare altri miei confratelli a stati di choc, ho provato invece tremore quando agli inizi del sacro ministero mi sono sentito rivolgere da alcuni fedeli quesiti del tipo: «Quanto devo lasciare per la celebrazione della Messa per i miei defunti?». E io: «Niente!». E detto ciò mi dileguavo imbarazzato.
Chiunque abbia vissutoun periodo più o meno lungo della sua vita producendo attraverso il proprio lavoro o beneficiando dei beni suoi o della propria famiglia, non è abituato a chiedere quella che di fatto è l’elemosina. Per imparare l’arte della questua bisogna essere entrati in un seminario da giovani, essersi cibati alla mensa e abbeverati alle fonti sorgive del clericalismo; bisogna avere imparato a portare i jeans e le scarpe da ginnastica per dare l’illusione — non si sa bene a chi! — di non essere clericali. E ciò al contrario del sottoscritto che porta invece la sua veste talare tutti i giorni, non ultimo proprio per mostrare il suo viscerale anticlericalismo verso il peggio dei nuovi clericali, che sono appunto i pretini trendy in jeans e scarpe da ginnastica, detti anche “trasformisti” o “camaleonti”.
Luigi D’Arco (a destra) e Gino Calamai (a sinistra), ordinati sacerdoti a Prato alle rispettive età di 62 e 47 anni [servizio, QUI]
Quando mia madre mi ha chiesto cosa poteva regalarmi di utile le ho risposto: delle belle stoffe per farmi fare delle talari nuove da un bravo sarto. Non le ho detto: «Mi piacerebbero delle belle stoffe, però prendi quei soldi e dalli ai poveri», perchè per una madre cattolica un figlio prete è un dono unico e irripetibile, ed io che vivo anche a contatto coi poveri so bene quanto i poveri stessi, al contrario di Eugenio Scalfari e di tutta la casta dei radical-chic ultra-laicisti, che tanto bramano una Chiesa sciatta con le pezze al culo, il prete desiderano vederlo sempre ben messo e decoroso, perché è il loro prete; perché il prete è la loro comune ricchezza. E dico un prete, figurarsi pertanto il decoro che i poveri vorrebbero vedere sempre impresso in un Vescovo, o addirittura nel Romano Pontefice, specie in questi tempi tesi verso la pauperistica sciatteria.
Lorenzo Marazzani, ordinato sacerdote a Perugia all’età di 46 anni [serviziQUI, QUI]
La verità è che una Chiesa trasandata, su pretesti di presunta semplicità e di non meglio precisata povertà evangelica, la vogliono i fricchettoni che vivono nei più futili lussi sfarzosi, non la vogliono i poveri. Perché i poveri sono quelli di sempre: coloro che erano capaci ieri e che sono capaci tutt’oggi a portare in dono l’unico pezzetto d’oro che hanno per contribuire alla fusione di un prezioso calice; perché il povero non vuole che il Sangue di Cristo sia posto dentro un coccio di terracotta, a volerlo sono coloro che non credono al Sangue di Cristo e che si sono improvvisati falsi amici della Chiesa. Non a caso, Nostro Signore Gesù Cristo, come esempio da seguire ci offre l’obolo della povera vedova [cf. Mc 12, 41-44. Lc 21, 1-4], mentre come esempio da rifuggire ci offre il falso filantropismo per i poveri di Giuda Iscariota [cf. Gv 12, 1-11]. Questo è ciò che è scritto sul Vangelo, come dire: punto e basta.
Come avrete capito, i Padri dell’Isola di Patmossono troppo ecclesiali per essere clericali. Per questo il Padre Giovanni Cavalcoli veste sempre il nobile abito antico dei figli di San Domenico ed io la talare nera del clero secolare, sostituita da quella bianca in estate quando fa molto caldo, perché è un modo per mostrare che siamo mondo nel mondo, non dei “professionisti preti” più o meno mimetizzati nel mondo per piacere al mondo e per non disturbare il mondo, che all’occorrenza è nostro compito non solo scuotere ma anche disturbare.
Ariel S. Levi di Gualdo, ordinato sacerdote a Roma all’età di 45 anni
Spiegato l’impedimento “antropologico” dato a monte dalla mia incapacità a chiedere quattrini, proseguo col dirvi che per la seconda volta siamo giunti alle “colonne d’Ercole” ed abbiamo bisogno per il 2016 dei soldi necessari per andare avanti nel nostro lavoro, che come vi abbiamo sempre detto e ripetuto è tanto gratuito quanto gravoso, ed a fronte del nostro lavoro vi domandiamo solo di darci i mezzi per poter lavorare gratis per tutti voi.
Veniamo alla dolente nota spese:ribadendo che su internet nulla è gratis ma tutto a pagamento, se si vuole avvalersi dei necessari strumenti all’avanguardia. Per questo ci imbattiamo in spese inevitabili ad ogni cosiddetto angolo di via.
il server business ed i costi mensili/annuali[QUI]
Partiamo dal server, a proposito del quale mi scrisse un lettore: «Come sarebbe a dire avete bisogno di soldi per il server? Io per il mio blog pago solo 50 euro all’anno!». Replicai: «Non lo metto in dubbio. Ma il tuo blog, giornalmente, quante visite ha, oltre a quella di tua madre, di tua sorella, di tuo nonno che si diletta con l’internet e di alcuni tuoi amici?». Replica l’esperto quasi offeso: «Guarda, che io sono giunto anche a 100 visite al giorno!». E siccome pare appunto vigere il principio “siamo tutti grandi esperti”, gli spiegai che L’Isola di Patmos ha da tempo superato le 10.000 visite giornaliere e che alla data del 31 gennaio il numero totale dei visitatori per l’anno 2015 era pari a 4.321.800. Se però qualcuno conosce un server provider disposto a concederci un servizio a 50 euro all’anno che permetta al sito di questa nostra rivista telematica di reggere una tale mole di accessi — ossia un servizio per accessi illimitati con altrettanto archivio-dati illimitato — che ce lo faccia sapere, perché dopo essersi abbonati all’istante, i Padri dell’Isola di Patmos gli faranno visita per potergli dare un bacio sulla punta del naso in segno di riconoscenza per averci evitato di spendere 1.000 euro all’anno per il server-business sul quale di necessità siamo appoggiati, in cambio di un accesso illimitato di visitatori e altri preziosi e indispensabili servizi d’uso.
Per il lavoro che facciamo abbiamo bisogno di velocità sia in “entrata” sia in “uscita“, che equivale a dire: è indispensabile una linea che consenta di acquisire e di trasmettere dei “dati pesanti”. E questo comporta un abbonamento internet del tutto diverso da quello di una normale ADSL casalinga, per questo ci avvaliamo di uno di quei servizi forniti agli studi professionali ed alle aziende, il cui costo, nel nostro caso, è pari a 115 euro al mese (iva inclusa) per un totale annuo di 1.380 euro. E detto questo siamo a 2.380 euro solo per le spese di abbonamento al server e di abbonamento alla linea internet, pur restando naturalmente aperti ai consigli dei “grandi esperti” o di chiunque possa suggerirci — ma più che altro dimostrarci — che con una semplice chiavetta-internet esterna da ricaricare ogni tanto con 10 euro, è possibile fare il genere di lavoro che facciamo noi.
per lavorare in un certo modo, nulla su internet è gratis
Di necessità dobbiamo ricevere e trasmettere dati da computer che offrano la migliore tecnologia; e come sanno coloro che conoscono certi servizi, i programmi professionali sono costosi. Infatti, tra programmi grafici, editoriali, di montaggio filmati, di sicurezza e protezione del sistema, ecc.. ogni anno ci parte la “modica” cifra di 1.600 euro; e ciò solo perché abbiamo scelto l’acquisto per un anno di uso, perché l’acquisto definitivo di certi singoli programmi costa anche alcune migliaia di euro, ecc …
Per farsi breve:i nostri costi annui di gestione ammontano a 5.150 per lavorare su un internet nel quale a parere di taluni tutto sarebbe gratis.
Chi poi s’intende di grafica e impaginazione, capisce subito che gli articoli dell’Isola di Patmos potrebbero essere stampati in rivista cartacea, perché volendolo fare sarebbero già pronti per la stampa.
E ribadendo quanto il nostro sia un mondo di “grandi esperti”, non è mancata infine l’anima “pratica” che ci ha suggerito: «Non c’è bisogno di pagare tutti questi soldi, basta farsi craccare i programmi!». Ho risposto: «Stupendo! E se putacaso la Guardia di Finanza o chi di competenza trova programmi craccati, vale a dire “rubati”, sui computer di un prete e del suo collaboratore — o la Polizia Veterinaria trova sul computer di Ipazia gatta romana programmi pirata —, usati per mandare avanti una rivista telematica cattolica dove all’occorrenza non si fanno mancare colpi di scudiscio a chi rivendica il diritto all’immoralità e allo sprezzo delle leggi di Dio e degli uomini, mi spieghi che bella figura ci facciamo? Te lo dico io: la figura di quelli che predicano bene e razzolano molto male».
il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli
Come potete capire ciò di cui abbiamo bisogno non sono i consigli dati da “esperti” ai quali i consigli, specie quelli peregrini, non costano niente: ciò di cui abbiamo bisogno è del vostro aiuto per portare avanti la nostra opera, perché né il Padre Giovanni Cavalcoli, che come frate domenicano è privo di qualsiasi reddito personale, dipendendo interamente dalla sua comunità; né io come membro del clero secolare che vivo con 800 euro al mese di stipendio dell’Ente Sostentamento Clero, qualche offerta per le Sante Messe e il prezioso aiuto della mia famiglia, possiamo sostenere di tasca nostra dei simili costi per offrire un servizio gratuito erga omnes.
Per il 2015 la Provvidenza ci è venuta incontroattraverso di voi, siamo pertanto certi che anche per il 2016 la Provvidenza ci sosterrà, se come crediamo L’Isola di Patmos, giovanneo luogo dell’ultima rivelazione, è un servizio alla Chiesa ed ai suoi fedeli in un momento di delicata crisi ecclesiale e di tanto sbandamento tra le membra vive sempre più disorientate del Popolo di Dio.
cerchiamo di intenderci anche con un sorriso …
In concreto: tutte le volte che ci mandate messaggi del tipo «Che splendidi articoli … ah, che coraggio che avete! … quanto giovamento ho trovato nelle vostre parole … grazie alle vostre catechesi ho capito la natura del problema e la possibile soluzione …». Ebbene: assieme a queste parole che non costano niente, inviateci anche un’offerta, pure piccola, perché persino il poco sommato assieme è molto prezioso. Perché a dirla sincera e fino in fondo, non nascondiamo il comprensibile spavento per i costi di gestione che dovremo sostenere entro fine gennaio 2016; costi che al momento non siamo in grado di sostenere, avendo attualmente nella cassa del nostro conto Paypal 1.100 euro donati a fine 2015 da una nostra affezionata lettrice piemontese, da una lettrice etrusco-laziale, da un giovane dottore ricercatore romano che vive a Dublino, da un caro lettore milanese che assieme alla moglie mi ha chiesto di celebrare alcune Messe di suffragio per i suoi defunti e mandandomi due offerte che io ho versato sul conto dell’Isola di Patmos.
Nel corso del 2015, quando ci trovammo senza mezzi di sostentamento, una cara Lettrice piemontese ci inviò 2.000 euro per far fronte a tutte le spese necessarie; e grazie a lei potemmo continuare il nostro servizio, che speriamo di continuare anche per tutto il 2016.
Se volete potete inviarci un’offertaper il sostentamento dell’Isola di Patmos usando il comodo e sicuro servizio Paypal che potete trovare sul fondo di destra della home-page.
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Colgo l’occasione per rivolgere un augurio particolare ai Confratelli Sacerdoti dei quali ho usato le immagini pubbliche per accompagnare questo articolo dove si parla nella prima parte delle vocazioni adulte al sacerdozio. Non ho il piacere di conoscere nessuno di questi Confratelli, alcuni dei quali consacrati di recente nel Sacro Ordine Sacerdotale. A tutti loro rinnovo auguri di ogni grazia e benedizione da Cristo Signore agli inizi di questo nuovo anno.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2016-01-05 15:10:282016-01-06 13:40:32Dalle vocazioni adulte alla questua …
IN RICORDO DI PADRE TOMAS TYN, UN MODERNO GIGANTE DELLA FEDE
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[…] quello di Padre Tomas Tyn è stato un messaggio di verità come teologo e predicatore, nonchè di libertà come cristiano, il tutto scaturente da un cuore ardente di carità, che è il vincolo della perfezione. E un teologo santo è cosa rara nostri giorni, nei quali pullulano gli ambiziosi, i saccenti e gli impostori.
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Autore Giovanni Cavalcoli, OP
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immagine di Tomas Tyn
Il 1° gennaio 2016 ricorre il 26° anniversario della morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, teologo domenicano di origine cèca, ma vissuto in Italia nel convento domenicano di Bologna dal 1972 al 1989, anno alla cui fine, colpito da un male incurabile, andò a terminare il suo cammino terreno a casa dei suoi genitori in Germania, a Neckargemünd, dove è sepolto e dove abitano la madre Ludmila e il fratello Paul.
Padre Tomas ci ha lasciato una testimonianza cristiana esemplare che, nei primi anni del 2000, grazie all’opera di Padre Svatos, ha indotto la Provincia Ceca dell’Ordine Domenicano a farsi promotrice della Causa di Beatificazione di Padre Tyn, aperta a Bologna nel 2006 dal Cardinale Carlo Caffarra, all’epoca Arcivescovo Metropolita della Città felsinea. La detta testimonianza, nel suo vertice eroico, è consistita nell’olocausto che il Servo di Dio fece della sua vita per la libertà della Chiesa nell’allora Cecoslovacchia da un regime tirannico ispirato al marxismo. Come è noto, il Servo di Dio morì proprio nei giorni nei quali il presidente Havel inaugurava il nuovo regime politico che instaurava la libertà religiosa e faceva cessare la persecuzione alla Chiesa.
il Cardinale Carlo Caffarra, all’epoca Arcivescovo Metropolita di Bologna, durante uno scambio di saluti con il Padre Giovanni Cavalcoli ed alcuni suoi confratelli domenicani al termine dell’apertura del processo di beatificazione
Il sacrificio di Padre Tomas fu il frutto maturo di una vita religiosa spesa in una instancabile, feconda, convinta e gioiosa operosità come religioso, sacerdote, predicatore, guida di anime, studioso, docente di filosofia e teologia nello Studio Teologico Domenicano di Bologna. Padre Tomas ci ha lasciato una splendida testimonianza dell’amore più grande: «Dare la propria vita per gli amici» [Gv 15,13].
Troviamo in Padre Tomas un altro dei segni della santità: la sua concentrazione e unificazione in Dio, su Cui tutto si fonda, in Cui tutto viene vissuto, da Cui tutto si riceve, a Cui tutto viene costantemente e coerentemente ordinato e finalizzato [1]. Anche Tomas avrebbe potuto ripetere con Santa Teresa d’Avila: Dios basta.
La vita di Tomas dà l’impressione non di un cammino, ma di una corsa verso Dio, tanta era la chiarezza con la quale vedeva la via da percorrere e lo slancio della sua forte volontà sostenuta dalla grazia [2]. E siccome vedeva con chiarezza la meta, sapeva mostrarla agli altri. Contemplata aliis tradere.
il Cardinale Carlo Caffarra durante l’apertura del processo di beatificazione di Tomas Tyn
È nota la saldezza delle sue convinzioni di fede e l’acutezza del suo occhio critico, per i quali non solo non si lasciava confondere da errori ed eresie, ma li sapeva scovare e confutare vigorosamente. Ciò non mancò di attirargli ostilità e derisioni da parte dei nemici della verità, umiliazioni e sofferenze che egli sopportava perdonando tutti, bastandogli consolazione della sua coscienza netta ed innocente, nonché la gratitudine dei buoni. Libero da qualunque forma di rispetto umano e solo attento alla sua missione di teologo e di sacerdote, non temeva di contrastare le mode del giorno, anche se seguite da vasti ambienti di allora.
La vita di ogni Santo ha il pregio incomparabile di essere, nelle forme e gradi più diversi, così unitaria, semplificata, coerente, raccolta, concentrata e sintetizzata attorno ad un unico sommo, affascinante e divino ideale, che la si può quasi riassumere in un solo messaggio, che fa il pregio, l’incisività e l’utilità caratteristica del Santo, per la salvezza delle anime e il bene della Chiesa, messaggio che offre la ragione di fondo e la causa della sua beatificazione. Qual è stato il messaggio di Padre Tomas? Un messaggio di verità come teologo e predicatore, nonchè di libertà come cristiano, il tutto scaturente da un cuore ardente di carità [3], che è il vincolo della perfezione. Un teologo santo è cosa rara nostri giorni, nei quali pullulano gli ambiziosi, i saccenti e gli impostori.
alcune immagini di Tomas Tyn distribuite dall’ufficio di postulazione
Si parla canonicamente e giuridicamente di “causa” di beatificazione, perché per proclamare Beato o Santo un uomo di Dio, la Chiesa esige giustamente una “causa”, un “perché” sufficientemente convincenti o probanti. Il devoto del santo, chi lo sostiene, l’“avvocato”, diciamo così, della sua causa, deve poter dimostrare davanti alla Chiesa e al popolo di Dio perché, per quale motivo, a qual fine o per quale utilità o qual vantaggio farlo Santo. Ebbene, questa “causa” è data dal messaggio del santo. Diciamo allora, completando il già detto, che ciò che ha creato, come recita il diritto canonico, la fama sanctitatis di Padre Tomas è stata la straordinaria coerenza in lui fra il pensiero e l’azione, tra la fede e la carità, l’intelletto e la volontà, il momento della verità e quello della libertà, il momento della coscienza e quello della legge, quello della grazia e quello del libero arbitrio.
il libro su Tomas Tyn di Giovanni Cavalcoli
Una cosa della quale oggi abbiamo estremo bisogno è la fondazione veritativa della virtù, la base metafisica della morale, il fondamento intellettuale, dottrinale e dogmatico della santità e della vita cristiana. La soluzione di tutti gli altri problemi, del rapporto tra ragione e fede, tra Dio e l’uomo, tra religione e scienza, tra corpo e anima, tra uomo e natura, tra persona e società, tra autorità e libertà, arte e morale, tradizione e progresso, Stato e Chiesa, giustizia e misericordia, e via dicendo.
Nel pensiero e nella vita di Padre Tomas, illuminati dal mistero trinitario, l’unità e l’armonia delle funzioni dello spirito, partendo dalla singola persona, unificata dalla sapienza dello Spirito Santo, si allargano a dimensioni comunitarie, ecclesiali e cosmiche, secondo il principio dell’analogia e della partecipazione, sotto il primato di Cristo, «capo del corpo, cioè della Chiesa, principio e primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose, perché piacque a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza, e per mezzo di Lui riconciliare a Sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di Lui, le cose che stanno sulla terra e quelle dei cieli» [Col 1, 18-20].
la tomba di Tomas Tyn
Da questa visione di sintesi cosmica, sotto il primato di Cristo, fondata sulla metafisica di San Tommaso, sorge la virtù conciliatrice e riconciliatrice della spiritualità Tyniana, nel segno di Maria Regina della pace e vincitrice delle eresie, in piena filiale sottomissione al Successore di Pietro. In tal modo appare quanto questa spiritualità magnanima, impregnata dell’universalità del cattolicesimo, può essere oggi di giovamento nell’avvicinare e conciliare tra di loro le fazioni tuttora un lotta, all’interno della Chiesa, dei modernisti e dei lefevriani.
Chiediamo dunque all’intercessione del Servo di Dio, che ottenga quanto prima dal Padre Celeste ai suoi devoti sparsi nel mondo e in particolare nella sua amata Famiglia domenicana, la gioia di vederlo elevato all’onore degli altari.
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Varazze, 01 gennaio 2016 Solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio
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NOTE
[1] Sono splendidi i suoi corsi scolastici sul fine ultimo e sulla beatitudine
[2] Capolavori di teologia sono anche i suoi corsi sulla grazia.
[3] Ammirevoli anche i corsi scolastici sulla carità.
https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2016-01-01 22:31:172021-04-21 00:51:28In ricordo di Padre Tomas Tyn, un moderno gigante della fede
APRITE, ANZI: SPALANCATE LE GAMBE ALLA GINECOLOGIA ESTETICA!
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[…] neppure un soggetto sessualmente incattivito, notoriamente dissacrante e aggressivo verso la Chiesa Cattolica e il Cattolicesimo, tale da sempre notoriamente è il regista spagnolo Pedro Almodovar, sarebbe riuscito a dare vita, attraverso le sue fantasie perverse, ad una immagine grottesca come I dialoghi sulla vagina in Vaticano.
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel.
Sono una suora infermiera ormai non più in servizio. Ho svolto i miei ultimi anni di lavoro, o meglio di cristiana missione, in un ospedale, dove per 10 anni ho fatto la caposala. Non le nascondo che in un primo tempo, leggendo il materiale che le invio, ho pensato ad uno scherzo, ma la notizia è risultata autentica. Le giro la locandina e la brochure che pubblicizza questo convegno sulla chirurgia estetica ginecologica che si terrà presso una istituzione accademica della Santa Sede. Più che conoscere il suo pensiero (che leggendola da alcuni anni posso bene immaginare) le domando: ma che cosa sta accadendo?
Lettera firmata
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I Dialoghi sulla vagina all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli
Tutti abbiamo ancora nelle orecchie e nel cuore l’amorevole monito di San Giovanni Paolo IIche nel 1978 dette inizio al suo pontificato con la celebre frase: «Aprite, anzi: spalancate le porte a Cristo e alla sua salvatrice potestà» Cf. QUI, QUI].
Che la decadenza sia brutta ci è noto da un punto di vista antropologico, filosofico, storico e anche teologico; e siamo altresì consapevoli di vivere un momento di crisi di fede e di decadenza intra-ecclesiale che non ha precedenti storici. Nei suoi venti secoli di vita la Santa Chiesa di Cristo ha attraversato momenti di grande crisi, ma quello odierno è di fatto senza antecedenti. Mai infatti era accaduto ― neppure nei tempi più infausti ― che la Chiesa favorisse la crisi di fede al proprio interno. Mai come oggi era accaduto che al proprio interno il bene diventasse male, il male bene, la virtù vizio e il vizio virtù, la sana dottrina eresia e l’eresia sana dottrina. Mai era accaduto che presbìteri profondamente mediocri, deboli nella fede, lacunosi nella dottrina e presi a piacere alle mode di questo mondo ed a conformarsi ad esse, fossero promossi in gloria all’episcopato, ed il tutto con grave danno recato a numerose Chiese particolari, danni che a breve diventeranno irreversibili, considerando che questi vescovi immetteranno nel Sacro Ordine Sacerdotale dei nuovi sacerdoti fatti a immagine propria; a immagine del mondo per piacere al mondo, non a immagine di Cristo per piacere a Cristo e, all’occorrenza, per dispiacere al mondo.
lettera d’invito del presidente della Società di Estetica Ginecologica, il Dott. Alexandros Bader
Sicché sorge spontaneo chiedersi: cosa direbbe al presente San Giovanni Paolo II, vedendo trasformato in modo grottesco, quasi buffonesco-circense, il suo amorevole monito? Perché oggi, il monito di questo Santo Pontefice, per di più in pieno Anno Santo, è stato mutato in … «Spalancate le gambe agli specialisti della ginecologica estetica» !?
Ma veniamo al fatto: il 20 e 21 aprile 2016 presso L’Institutum Patristicum Augustianianum [cf. QUI] — pontificio istituto con sede di fronte a San Pietro, dipendente dalla Santa Sede e aggregato alla Pontificia Università Lateranense ―, si svolgerà il primo convegno mondiale di estetica ginecologica. Gli specialisti presenti sono tutti clinici di fama e gran parte di essi rappresentano quanto di più distante possa esistere dal mondo cattolico, ma anche dal più generico mondo cristiano, fatto di tante aggregazioni nate principalmente dallo scisma prodotto dall’eresia di Lutero; eresia che, oggi come oggi, per come le cose stanno andando rischia di figurare davvero poca cosa a confronto della nostra realtà.
All’ombra della Cupola di San Pietro sulla quale di recente sono state già proiettate scimmie e scimpanzé nella Solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria [cf. video di Ipazia gatta romana, QUI] tra pochi mesi potremo finalmente essere illuminati su un grande arcano: come stimolare il misterioso cosiddetto “Punto G”, affinché il tutto possa generare una vita sessuale più creativa ed elettrizzante?
alcune delle tecniche di ringiovanimento vaginale
Molti orizzonti saranno aperti in questo convegno,ad esempio per quanto riguarda le tecniche di ricostruzione vaginale, od attraverso quale tecnica plastico-chirurgica aumentare le labbra del sesso genitale femminile, oppure come ridurre quelle troppo “slabbrate” a causa di un uso eccessivo che ha prodotto comprensibile usura. Sarà poi chiarito e spiegato come procedere chirurgicamente al ringiovanimento vaginale. Nel programma del convegno ampio spazio è dedicato alla spiegazione scientifica sulle nuove tecniche del lifting alla clitoride, per seguire con le tecniche più all’avanguardia sulla cosmetica vaginoplastica.
Insomma, una Chiesa cheresasi ormai consapevole di quanto sia obsoleto il messaggio «aprire le porte a Cristo e alla sua salvatrice potestà», pare invitare ad «aprire le gambe al chirurgo specializzato in ginecologia estetica». Ciò di cui ringrazio Dio è che diversamente dalle scimmie proiettate su San Pietro nel giorno della Immacolata Concezione, questa nuova trovata non si svolgerà perlomeno nella solennità dell’Annuncio dell’Angelo alla Beata Vergine Maria.
sede del convegno: Institutum Patristicum Augustinianum, Stato della Città del Vaticano (Roma)
Una così massiccia presenza di luminari della ginecologia presso la Santa Sedeè comunque cosa buona e giusta, ma soprattutto comprensibile. Ci è infatti noto da tempo che all’interno delle mura leonine sono sempre di meno i prelati a rischio di malattie alla prostata, mancando, non pochi di essi, della materia prima necessaria e imprescindibile per potersi ammalare: gli attributi maschili.
Non è pertanto da escludere che svariati prelatisaluteranno con gioia questo convegno, cogliendo in tal modo la felice occasione per apprendere come ed attraverso quali tecniche prodigiose sia chirurgicamente possibile procedere al “restauro” di non pochi orifizi usurati; quegli orifizi che hanno portato taluni di essi all’episcopato, nelle sedi di varie nunziature apostoliche in giro per il mondo, sulle cattedre di varie diocesi, alla dignità cardinalizia … il tutto stando sempre fedelmente a quanto dimostrano i vergognosi fatti degli ultimi anni, non di rado anche sfociati in atti giudiziari e processi penali che hanno gravemente leso la dignità della Chiesa, soprattutto a causa di tutte le Autorità ecclesiastiche che, pur sapendo, per anni hanno taciuto anziché agire, sprofondando così sempre di più nel tremendo peccato capitale dell’accidia … … come infatti è noto e risaputo ormai da svariati decenni: una carica ecclesiastica val bene un orifizio usurato, specie poi se la ginecologia estetica ti corre in soccorso direttamente in casa tua per spiegarti in che modo farsi il lifting ed eliminare i segni dell’usura dovuti a ragioni di carriera ecclesiastica da parte di quei prelati che, la bocca, per tutto l’hanno usata fuorché per pregare.
tutte le specialità estetico chirurgiche, sino al trattamento estetico della clitoride, riportate in grande a fondo di pagina
Dobbiamo prendere atto, in modo serio e oggettivo, che neppure un soggetto sessualmente incattivito, notoriamente dissacrante e aggressivo verso la Chiesa Cattolica e il Cattolicesimo, tale da sempre è il regista spagnolo Pedro Almodovar, sarebbe riuscito a dare vita, attraverso le sue fantasie perverse, ad una immagine grottesca come I dialoghi sulla vagina in Vaticano.
Il prossimo convegno sarà forse promosso dalla società degli urologi per discutere sulle tecniche di allungamento del pene maschile e di aumento della sua circonferenza in soggetti affetti da micro-pene congenito? In tal caso, questo eventuale nuovo convegno, potrebbe essere organizzato presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, con ospite d’onore l’Arciabate emerito di Montecassino, già membro della Conferenza Episcopale Italiana, il quale potrebbe parlare ai presenti della sua ricca esperienza con gli escort ed i marchettari professionisti pagati a botte di soldi centimetro dietro centimetro, serata dietro serata, con i soldi provenienti dal gettito dell’Otto per Mille e destinati alla Caritas della Diocesi da lui governata? E anche in quest’ultimo caso non pochi, all’interno dei sacri palazzi, dovrebbero chiedersi: da quanti anni le Autorità ecclesiastiche erano al corrente della vita dissoluta di questo prelato, incluso l’uso di droghe pesanti? Perché non hanno agito per tempo, attendendo con omissiva impotenza che a prendere le doverose iniziative fosse la legge penale dello Stato dinanzi a varie malversazioni a fronte delle quali sono stati poi ravvisati diversi reati? Cosa sta accadendo in numerose abbazie e monasteri benedettini e cistercensi sparsi per l’Europa, non pochi dei quali simili a dei veri e propri lupanare, retti da abati che sembrano languide dame incipriate, ai quali va ascritto il merito di avere reclutato tra i propri monaci un vero e proprio esercito di omosessuali in cerca di quieto rifugio e di sicuro sfogo? Anche in tal caso, si attenderà che ad agire siano le leggi penali degli Stati, quando alcuni di questi vizi e malvezzi si trasformeranno in figure di reato?
data e sede del convegno …
Espressi con sofferenza questi fatti, spero che qualche veste paonazza non si azzardi a prendersela col sottoscritto Reverendo Signore, perché si tratta appunto di dati di fatto; e tra pochi mesi saranno atti di un convegno sulla vagina celebrato all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli, con inviti agli specialisti di tutto il mondo stampati sullo sfondo della Papale Arcibasilica di San Pietro e con la garanzia già data a tutti i partecipanti di poter beneficiare anche di una udienza a loro riservata dal Romano Pontefice, sempre come indica il programma. Ora, prego Dio di salvarmi sempre da qualsiasi forma di inopportuna volgarità, ma dinanzi a questo fatto mi è tornato a mente il titolo di un filmetto ameno d’inizi anni Ottanta, di cui conosco solo il titolo, non avendolo mai visto, ed il titolo sembrerebbe in tal senso cadere come suol dirsi a pennello: «Viva la foca … e che Dio la benedoca» [cf. QUI]. Pensate: all’epoca quel film — che al presente potrebbe essere proiettato nei cinema parrocchiali per i suoi contenuti oggi pudichi — fu sequestrato da due pretori dietro segnalazione ecclesiastica a causa del suo titolo, ed il regista rischiò l’arresto. Ma eccoci infine servito il conto a distanza di tre decenni, dopo tanto moralismo clericale a fronte del quale bastava che un monsignorotto telefonasse al capetto democristiano di turno per far cancellare un programma dalla televisione di Stato. E conseguenza dei logici e inevitabili risultati del moralismo clerico-democristiano rimane, qual orrido paradigma, quella povera anima dell’Arciabate emerito di Montecassino, che non è l’unico, ma solo uno dei diversi che preso da delirio di onnipotenza e accecato dalla certezza di essere intoccabile, quindi al di sopra del bene e del male, ha superato ogni misura umana e morale.
il logo della Società Europea di Ginecologia Estestica
Questo è purtroppo lo stato odierno della povera Sposa di Cristo che io intendo difendere, non certo gettare sul marciapiede, come stanno invece facendo molti “prudenti” ed “opportuni” Eminenti ed Eccellenti Signori che, nelle loro dissociazioni dell’umano e cristiano reale, temo ormai irreversibili, potrebbero avere persino l’ardire di rimproverare me per avere osato dire null’altro che il palese e solare orrido vero: I dialoghi sulla vagina all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli, con tanto di benedicente udienza del Sommo Pontefice a fine convegno. E chiunque abbia da smentire, Padre Federico Lombardi in testa, portavoce ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede, si faccia avanti; ma lo faccia però con solide e chiare argomentazioni, perché ormai, le scalate sugli specchi scivolosi, riescono ad annusarle da lontano persino gli ingenui, non più disposti a credere a tutte le trovate a effetto dei “cattolici adulti”, che mirano a scristianizzare e ridicolizzare la Chiesa dall’interno, rendendola agli occhi del mondo comica, grottesca e caricaturale. E tutta questa è abile e devastante opera del Demonio. Pertanto, si faccia la guerra a Satana, anziché mostrare stizza verso di me, “colpevole” solo di dire che «il Re è nudo” e che «la Regina langue».
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. Per esaminare tutto l’intero programma su I dialoghi della vagina stampati sullo sfondo della Papale Basilica di San Pietro, i quali si terranno presso il PontificioInstitutum Patristicum Augustianianum cliccareQUI e QUI
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NOTA DEL 19 DICEMBRE 2015, ore 12.00
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Un amico giornalista vaticanista ha avuto la bontà di inviarmi la nota di smentita della Santa Sede a cura del Padre Federico Lombardi, S.J. Una nota che pubblichiamo subito ed anche con estremo piacere.
Stando le cose come informa il Portavoce ufficiale della Santa Sede, prendiamo atto che una associazione riconosciuta dalla società scientifica internazionale avrebbe coinvolto la Santa Sede ed una sua istituzione accademica in un convegno del quale «nessuno era stato informato».
Speriamo quindi che quanti hanno coinvolto la Santa Sede a sua insaputa, stampando inviti e brochure con l’immagine di sfondo della Papale Arcibasilica di San Pietro, peraltro agli inizi dell’Anno Santo e alle porte del Santo Natale, ne rispondano presso le adeguate sedi. E ciò non certo per avere parlato di quel nobile organo della vagina alla quale dobbiamo la nascita verginale dello stesso Figlio Unigenito di Dio, ma per avere diffuso notizie con tutti i crismi della ufficialità e seminando comprensibile sconcerto tra i fedeli cattolici che, con i tempi che stanno correndo, giorno dietro giorno sono pronti ormai ad aspettarsi di tutto.
Di una cosa rimango però perplesso: possono gli organizzatori di questo evento essere stati così stolti da inventarsi un convegno sull’estetica della vagina al Pontificio Istituto Augustinianum, indicandolo nell’invito ufficiale già da tempo stampato su carta e inviato a numerosi specialisti, oltre che riprodotto in elettronico e diffuso sulla rete telematica? Sicchè mi chiedo: non sarebbe stato meglio chiarire che presso quel Pontificio Istituto, qualcuno dei numerosi incompetenti che popolano oggi le nostre strutture ecclesiastiche, ha messo a disposizione una sala-convegni senza essersi premurato di verificare prima e con attenzione di che cosa trattasse questo convegno clinico? Perché forse, il tutto, dipende ancora una volta dalla superficialità della persona sbagliata messa nel posto sbagliato. E in tal caso, la colpa, sarebbe “nostra”, non degli organizzatori del convegno sull’estetica della vagina in Vaticano.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2015-12-18 02:25:062015-12-21 11:43:15Aprite, anzi: spalancate le gambe alla ginecologia estetica!
GIUBILEO: “LA MISERICORDIA E IL MISTERO DELLA SALVEZZA”
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In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci con il cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia di Dio: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio, «Perché eterna è la sua misericordia»
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Il Beato Paolo VI apre la Porta Santa
La Misericordia percorre l’intero mistero della salvezza, ed è anche cantata come inno dal salmista in un celebre salmo di lode e di gloria, il Salmo 135, detto anche הַלֵּל (Grande Hallel) che ad ogni lode di ringraziamento elevata a Dio ripete 25 volte: quoniam in aeternum misericordia eius (perché eterna è la sua misericordia).
La Misericordia di Dio è la manifestazione del suo eterno amore verso le creature e verso lo stesso creato. La Misericordia è la manifestazione aperta della forza e della bontà di Dio; una manifestazione che attraverso il mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio diviene fisica e corporea, quindi visibile. Come infatti scrive San Paolo nel prologo della sua lettera agli abitanti della città di Efeso, nel Figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre la Misericordia si ricapitola, secondo questa felice e profonda definizione dell’Apostolo racchiusa nell’ espressione: «il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra». Una ricapitolazione che costituisce in sé e di per sé un atto di misericordia di Dio Padre che offre il proprio Figlio unigenito che diverrà agnello immolato senza macchia che col sangue del proprio sacrificio lava il peccato del mondo.
L’anziano Paolo VI prostrato in ginocchio all’ingresso della Porta Santa
Il teologo domenicano Reginald Garrigou-Lagrange sottolinea che «Grazie alla Misericordia il Creatore fa nascere la creatura dal nulla. Egli inoltre compie qualcosa in più: fa scaturire il bene dal male». Questo il motivo per il quale nella lode del cero pasquale che viene cantata a Pasqua, esprimiamo la nostra lode a Dio cantando: «Felice colpa, che ci fece meritare un così grande Redentore». E l’opera cristologica di Redenzione per opera di Cristo i è il cuore eterno, vivo e pulsante della sua Misercordia.
La Misericordia è quindi è un vero e proprio attributo della natura di Dio che si manifesta in ogni sua azione esterna. Dio non diviene misericordioso dopo che l’uomo, rompendo l’armonia del creato, introduce nel mondo la morte attraverso il mistero del peccato originale; misericordioso Dio lo è da sempre, non solo prima del peccato dell’uomo, ma prima della creazione stessa dell’uomo, perché anche in questo consiste il mistero: egli ci ha scelti e amati prima ancora della creazione del mondo, predestinandoci a essere suoi figli adottivi [cf. Ef 1, 1, 4-5].
San Giovanni Paolo II apre la Porta Santa
La Misericordia di Dioconsiste, quindi, non solo nel sollevare l’uomo dalla miseria del peccato, ma anche nell’ammetterlo alla partecipazione della natura di Dio attraverso la grazia. Per questo motivo l’atto della creazione dell’uomo e il porre ai suoi piedi l’armonia dello stesso creato, il donare ad esso l’amicizia, è manifestazione di misericordia da parte di Dio Padre che per bocca del figlio ci annuncia di chiamarci «amici» [Gv 15,15] dopo averci riscattati dalla condizione di «servi» [Gal 3, 13].
Nella sua enciclica Dives in misericordia,dedicata al mistero della Misericordia di Dio [cf. QUI] nel 1980 il Santo Pontefice Giovanni Paolo II ci guida a riflettere che in Cristo e mediante Cristo, Dio Padre diviene particolarmente visibile nella Sua Misericordia; ed il tutto mette in risalto quell’attributo della divinità che già l’Antico Testamento ha definito «Misericordia», o come ripete il salmista «Perché eterna è la Sua Misericordia».
L’anziano e malato Giovanni Paolo II prostrato in ginocchio dinanzi alla Porta Santa
Cristo conferisce a tutta la tradizionevetero-testamentaria della Divina Misericordia un significato definitivo. Non soltanto parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. Egli stesso è, in un certo senso, la Misericordia. Per chi la vede in lui – e in lui la trova – Dio diventa particolarmente «visibile» quale Padre «ricco di misericordia» [Ef 2, 4], [Cf. Dives in Misericordia, 2].
L’espressione dell’Apostolo Giovanni: «Chi vede me, vede il Padre» [cf. Gv 14,9], riferita al Cristo che poco prima si era proclamato via, verità e vita [cf. Gv 14,6], sottintende il proprio essere divino cuore pulsante e visibile della Misericordia del Padre. Il Cristo ci offre quindi la Misericordia come cibo e fonte di acqua viva: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete». Il tutto anche con riferimento ai Sacramenti di grazia, che sono l’ espressione più grande della Misericordia di Dio, tutti. Sebbene in questo Giubileo della Misericordia ve n’è uno in modo particolare al quale accostarsi, il Sacramento della penitenza e della riconciliazione, la confessione.
Il Santo Padre Francesco apre la Porta Santa
Attraverso i suoi doni di grazia,Dio ci apre sempre il cuore della sua eterna Misericordia, purché noi accogliamo, accettiamo e, all’occorrenza, cerchiamo o andiamo incontro alla sua Misericordia. Per essere accolti nel cuore della sua Misericordia basta infatti un solo, sincero e profondo: «Signore abbi pietà di me». Come il cieco di Gerico che avendo udito che passava Gesù si mise a gridare «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio [cf. Lc 18,35-43].
il Santo Padre Francesco s’inchina all’ingresso della Porta Santa
In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci col cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia che è Dio: «Abbi di nuovo la vista, la tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio prostrati in ginocchio, «Perché eterna è la Sua Misericordia», perchè la nostra fede ci ha salvati. E noi cominceremo a seguirlo ed a glorificarlo, liberi da quel peccato che ci rende ciechi e chiusi alle azioni della grazia del Padre Creatore, del Figlio Redentore, dello Spirito Santo Consolatore.
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Cari Lettori,
ogni tanto ci appelliamo al vostro buon cuore per mandare avanti L’Isola di Patmos, per la quale, come sapete, dobbiamo affrontare vari costi di gestione, ed ogni tanto i mezzi scarseggiano, specie quando a fine anno dobbiamo rinnovare l’abbonamento ai servizi internet per i vari programmi a pagamento di cui facciamo uso, per il server-business e via dicendo. Per questo confidiamo nella vostra umana … Misericordia!
Potete offrirci un obolo attraverso il comodo e sicuro sistema Paypal che potete trovare nella home-page. Grazie a voi siamo sempre riusciti a sostenere i costi di gestione, cosa di cui vi ringraziamo molto, perché siete per noi il segno concreto della Divina Provvidenza.
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2015-12-09 14:26:162015-12-09 14:26:16Giubileo: “La Misericordia e il mistero della salvezza”
UN ARTICOLO DI ROBERTO de MATTEI SUL SACCO DI ROMA
Non conoscere la storia vuol dire non sapere chi siamo, da dove veniamo e verso cosa siamo proiettati. Non conoscere la storia vuol dire non conoscere il nostro essere, col serio rischio di pregiudicare così il nostro divenire futuro. Questo è il monito contenuto nell’articolo di Roberto de Mattei
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Autore Ariel S. Levi di Gualdo
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Caro Padre Ariel.
Desidero segnalarle un articolo del Prof. Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana, perché si tratta di un articolo che mi ha profondamente colpita e vorrei sapere che cosa ne pensa lei. In passato avete dibattuto in modo anche acceso con questo Professore, ma non penso che questo influenzi più di tanto il suo giudizio.
Adriana Sampieri
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Cara Lettrice.
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lo storico Roberto de Mattei, direttore dell’Agenzia Stampa Corrispondenza Romana
Non ho mai cessato di stimare il Prof. Roberto de Mattei, cosa che ho ripetuto più volte soprattutto quando ho mosso nei suoi riguardi delle critiche tutte incentrate su questioni puramente dottrinarie, pastorali o storico-ecclesiali. Sappia poi che fino a quando si dibatte vuol dire che si è sempre vivi nel senso più profondo e cristiano del termine. Credo infatti di appartenere, assieme al domenicano Giovanni Cavalcoli, alla tradizione dei “guerrieri”, dei “lottatori”. Guerre e lotte, le nostre, non certo ispirate alle arene dei gladiatori, ma alla genuina tradizione dei Padri della Chiesa; Guerre e lotte che si svolgevano in quei centri di dibattito filosofico e teologico nei quali spesso i Padri giunsero all’uso delle mani, a volte anche all’uso dei bastoni, od a corpi contundenti di varia foggia. È accaduto infatti varie volte nel corso della storia che nelle assise dei grandi concilî dogmatici intervenissero i soldati posti a presidio esterno della grande aula, prontamente accorsi per dividere i vescovi che animati nelle loro discussioni finirono per scatenare risse furibonde tra di loro.
Erano tempi davvero splendidi,quelli! Ancòra non vigeva l’odierno clerical-correct fatto di dire e non dire, di lasciar intendere in modo “prudentemente” ambiguo … figurarsi poi se i Padri della Chiesa riuniti in concilio per definire i grandi dogmi avessero principiato col dire che il Figlio poteva essere anche consustanziale al Padre, ma … un po’ si e un po’ no, secondo le varie circostanze. O immaginiamo se avrebbero mai coniato una formula ibrida e ambigua per mettere d’accordo gli ariani coi Padri della Chiesa che accusavano Ario di eresia lanciando contro di lui fulmini e saette.
Assieme alla teologia dogmatica ho sempre praticato la storia del dogma, perché a mio parere, senza una solida base storica il dogma rischia di rimanere sospeso tra cielo e terra, o peggio di mutarsi in qualche cosa di etereo, in mero intellettualismo metafisico, mentre la metafisica deve stare col cuore elevato al cielo verso la Gerusalemme Celeste ma al tempo stesso coi piedi ben saldi a terra nella Gerusalemme Terrena.
Il dogma nasce da una precisa storia radicata nei Vangeli che narrano un evento straordinario: l’irruzione di Dio nella storia dell’uomo attraverso il Mistero del Verbo fatto uomo. E da questo evento narrato dai Vangeli che è cuore pulsante del deposito della nostra fede, parte la nostra storia.
Noto spesso, invece, da parte di non pochi confratelli sacerdoti e di non pochi teologiuna certa propensione a dimenticare, o peggio a non conoscere proprio la storia. E chi non conosce la storia è condannato a ripeterla, com’ebbe ad affermare George Santayana [Madrid 1863 – Roma 1952], uno dei maestri del realismo critico: «Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo» [cf. Reason in Common Sense].
La sintesi di Roberto de Mattei mi pare di fondo questa; una sintesi che nasce peraltro dal suo mestiere, che è quello dello storico.
Il 2 di maggio, durante una conferenza tenuta a Roma presso i Francescani dell’Immacolata [cf. QUI], nel corso di quei discorsi molto articolati ebbi a lamentare che oggi «la storia procede così velocemente che a volte si ha quasi l’impressione di non averla mai vissuta».
Non conoscere la storia vuol dire non sapere chi siamo, da dove veniamo e verso cosa siamo proiettati. Non conoscere la storia vuol dire non conoscere il nostro essere, col serio rischio di pregiudicare così il nostro divenire futuro. Questo è il monito contenuto nell’articolo di Roberto de Mattei, che segue un preciso rigore scientifico.
Un articolo bello e condivisibileche la ringrazio di averci segnalato e che con piacere segnaliamo a nostra volta ai lettori dell’Isola di Patmos.
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Per leggere l’articolo di Roberto de Mattei cliccare QUI
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2015-12-03 01:27:472015-12-03 11:36:47Un articolo di Roberto de Mattei sul “Sacco di Roma”
CI MANCAVA SOLO SAN TOMMASO D’AQUINO OMOSESSUALISTA! IL PIACERE OMOSESSUALE SECONDO SAN TOMMASO D’AQUINO O SECONDO IL DOMENICANO ADRIANO OLIVA?
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Speriamo che il Santo Padre, con l’aiuto dello Spirito Santo, abbia la forza di ricompattare il mondo cattolico, oggi lacerato tra due partiti opposti, presenti anche all’interno dell’Ordine Domenicano, dove si va dall’ultra conservatore Padre Thomas Michelet al modernista Padre Adriano Oliva.
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Autore Giovanni Cavalcoli OP
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il teologo domenicano Adriano Oliva
Il teologo domenicano Adriano Olivaha recentemente pubblicato in Francia un libro dal titolo Amours (Cerf, Parigi, 2015), tradotto in italiano col titolo L’amicizia più grande. Un contributo teologico alle questioni sui divorziati risposati e sulle coppie omosessuali (Nerbini, Firenze, 2015).
In questo libro egli sostiene che San Tommaso
«affronta anche la questione dell’inclinazione sessuale di una persona verso persone dello stesso sesso, e la considera connaturale alla persona presa nella sua individualità» (L’amicizia più grande, p.95).
Da qui egli deduce che, trattandosi di piacere naturale e, dato che Tommaso ritiene lecito ciò che è secondo natura, Tommaso ammetterebbe la liceità del piacere omosessuale volontario. Oltre a ciò, si tratterebbe di rispettare le esigenze dell’individuo, come se l’eterosessualità non fosse un obbligo per tutti e invece, chi ha la tendenza omosessuale dev’essere libero di poterla attuare. Ma questo, come vedremo, non è affatto il pensiero di San Tommaso, che non considera affatto l’omosessualità una scelta come un’altra, ma bensì un grave peccato “contro natura”.
Il Padre Oliva infatti non tiene conto del fatto che,per Tommaso, un piacere, per esser lecito, dev’essere secondo ragione, per cui non basta che si ponga al livello ontologico o psicologico dell’individuo, ma occorre che sia superindividuale, ossia secondo ragione, corrispondente alle finalità della vita umana. E questo appunto è il bene morale.
L’errore di interpretazione di Padre Oliva sta nel credere che Tommaso si accontenti della considerazione ontologica del bene o del piacere per chiarire la questione del lecito e dell’illecito, che è la questione morale, giungendo così a ridurre il morale all’ontologico. Siccome Tommaso parla per l’omosessuale di un piacere “naturale”, basta questo semplice fatto a Padre Oliva per credere che Tommaso legittimi il piacere omosessuale.
La tentazione di San Tommaso d’Aquino, opera di Giovan Francesco Gessi
Il Padre Oliva basa la sua interpretazione del pensiero di Tommaso su alcune considerazioni che l’Aquinate fa nella I-II della Somma Teologica [q.31, art.7], dove egli si chiede se esistano piaceri innaturali (non naturales). E risponde che certamente esistono; e tra questi vi è appunto l’omosessualità, che Tommaso condanna senza mezzi termini quale grave peccato “contro natura”. L’omosessuale, però, osserva l’Aquinate — ed è qui che Oliva è stato ingannato —, avverte la sua tendenza come “connaturale”.
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In generale, dal punto di vista psicologico, il piacere sensibile (delectatio sensibilis), per San Tommaso, è un moto dell’appetito sensitivo, che prova soddisfazione per un atto compiuto o un bene (bonum delectabile) conseguito e posseduto. Tale piacere si verifica normalmente sia quando il soggetto consegue un fine naturale o normale, per esempio la procreazione, sia quando invece ricerca solo il piacere per se stesso, indipendentemente dalla ricerca del fine naturale della sessualità, per esempio indipendentemente o contro una procreazione conveniente ed onesta, come avviene nei peccati di lussuria [1]. Per Tommaso il piacere sensibile è stato creato da Dio nell’uomo e negli animali per orientarli al compimento degli atti e al raggiungimento dei fini e dei mezzi della vita: sostanzialmente la salute, l’alimentazione e la riproduzione della specie.
San Tommaso d’Aquino, tavola del XV secolo
Esiste anche un piacere spirituale,sperimentato dall’intelletto, dalla volontà e dalla coscienza, che Tommaso chiama gaudium, gaudio o gioia, il quale, similmente al piacere fisico, ma in modo più intimo, stabile e gratificante, perché proprio della persona, stimola lo spirito al compimento del bene e ne consegue, fino a caratterizzare, nel suo vertice sommo, la nota propria della visione beatifica. L’animale è guidato nella sua condotta dalla semplice attrattiva del piacere e dalla fuga dal dolore. All’uomo, invece, questo non basta, tanto più che questa dinamica del piacere e del dolore, a seguito del peccato originale, si è guastata, per cui capita che ci piacciano certi peccati e ci ripugnino certe azioni oneste. Così accade che l’attrattiva del piacere ci spinge spesso verso atti peccaminosi. L’uomo, quindi, come insegna San Tommaso, per agire moralmente bene e virtuosamente, in accordo con dignità umana, deve moderare con la retta ragione, sulla base della legge morale, il piacere, effetto delle passioni, in modo tale che esso sia di aiuto e non di ostacolo al compimento delle buone azioni [2]. Quella virtù che svolge questo compito è la temperanza [3]. Il problema che essa deve affrontare è fare in modo che la tendenza o il desiderio del piacere concorrano all’esercizio della virtù, lo aiutino, lo facilitino, lo rafforzino e lo favoriscano. La temperanza deve favorire al tempo giusto e nel luogo giusto i desideri e i piaceri onesti e frenare o limitare o reprimere del tutto i desideri e i piaceri cattivi o inopportuni, fuori tempo [4] o fuori luogo. Deve saper regolare e moderare il piacere a seconda delle circostanze e degli atti permessi o comandati. Tommaso respinge dunque tanto il principio edonistico: «più ce n’è, meglio è», quanto il rigorismo encratista [5] stoico-origenista: «A morte il piacere! A morte il sesso!».
Invece Paolo VI, nell’enciclica Humanae vitae, riprendendo i princìpi dell’etica tomista, non ha problemi a dire che l’atto coniugale esprime l’amore e favorisce l’amore. Mentre la Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Dichiarazione Persona humana del 21 gennaio 1976, esordisce addirittura assumendo un aspetto valido del freudismo, col dire che:
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«Dal sesso, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo o donna [6].
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San Tommaso d’Aquino, particolare di un affresco
È chiaro, dunque, che per esempio due sposi possono dar libero corso al piacere quando si uniscono, mentre se viceversa dovesse insorgere il piacere nel corso della celebrazione liturgica, esso va immediatamentee totalmente represso. Per stroncare sul nascere questa eventualità, nella liturgia antica, come spiega lo stesso San Tommaso, era proibito alla donna di celebrare alla Messa la liturgia della Parola o predicare in chiesa [7]. Ci si poteva forse chiedere quale rimedio opporre alla concupiscenza femminile. Le donne erano forse considerate più capaci di autocontrollo. Forse è per tener la donna al riparo dal pericolo, che nella liturgia orientale esiste l’iconostasi, che nasconde ai fedeli la vista del celebrante.
Per restare nel tema che ci interessa dell’emotività o energia sessuale, Tommaso paragona questa passione a una specie di energia calorifica. Ricorrono infatti anche nel parlare corrente espressioni come “fuoco” o “calore” della passione. Sono metafore che rendono l’idea. Come dunque il calore va regolato col termostato, così anche il piacere sessuale. La ragione ha il compito, simile a quello di un termostato, di diminuirlo, quando è eccessivo, per non cadere nella libidine e di aumentarlo quando è scarso. In questo secondo caso Tommaso parla di insensibilitas, che potremmo tradurre con “frigidità” [8]. Questa la tematica del matrimonio.
Per Tommaso un piacere è naturale quando è secondo natura.Ma ciò può avvenire in due modi: o secondo la natura fisica dell’uomo, come per esempio il piacere del cibo o il piacere sessuale; oppure secondo la natura razionale, come per esempio il piacere della virtù o del sapere. Il piacere invece è innaturale (non naturalis) o contro natura (contra naturam), quando non rispetta i fini dell’uomo e quindi il suo vero bene. E quindi non è secondo la retta ragione.
San Tommaso d’Aquino con San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, San Girolamo e Sant’Agostino, olio su tela di Maestro di Boldone
Per l’Aquinate, un piacere può essere naturale fisicamente o moralmente.Per esempio, il piacere sessuale è fisicamente naturale, se viene dall’unione dell’uomo con la donna. Ma ciò non vuol dire ancora che lo sia secondo natura o secondo ragione, nel rispetto della legge naturale, giacchè anche nell’adulterio, nella poligamia e nel concubinato si suppone che si abbia un’unione sessuale normale o naturale, e non per questo il piacere che si prova è moralmente buono. Quanto al piacere sessuale, può essere, secondo Tommaso, innaturale su due piani: sul piano della ragione e sul piano della natura fisica o animale. Può essere innaturale sul piano della ragione e restare naturale sul piano animale, per esempio, il concubinaggio tra uomo e donna. Oppure, oltre ad essere contro ragione, può essere anche contro la natura animale. E qui abbiamo l’omosessualità, che è contro natura a doppio titolo; contro la ragione e contro il piano animale della persona.
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Tommaso qui ammette bensì che esistono piaceri connaturali secondo l’individuo, precisando tuttavia che, se questi piaceri sono contrari al bene della natura umana (contra naturam hominis), alla quale l’individuo appartiene o che egli possiede, si verifica nel medesimo individuo una corruzione della stessa sua natura individuale, per cui, benchè tali piaceri possano essere graditi all’individuo, sono di fatto innaturali anche per lui, propter aliquam corruptionem naturae in eo existentem, a causa della natura umana che esiste in lui. E porta l’esempio di coloro che «per la loro consuetudine si dilettano nel mangiare carne umana, nel coito con le bestie o con i maschi» (propter consuetudinem aliqui delectantur in comedendo homines vel in coitu bestiarum vel masculorum).
San Tommaso d’Aquino, affreschi di Andrea Buonaiuto
Tommaso ammette altresì senza esitare che ciò che è secondo natura, è piacevole, e di per sé è lecito e onesto. Tuttavia ci ricorda che quei piaceri che, nell’individuo, sono graditi alla sua natura individuale in quanto corrotta, non sono piaceri “simpliciter loquendo”, ma solo “secundum quid”, ossia non possono essere piaceri umani in senso pieno ed assoluto, sotto ogni aspetto, perché frustrano le finalità della natura umana. Ma sono piaceri solo come stati emotivi, non ordinati al vero bene dell’uomo. Per questo non sono piaceri leciti ed onesti, ma proibiti e peccaminosi. E il piacere omosessuale è uno di questi.
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Ora, qui occorre fare attenzione ad evitare un equivoco, al quale purtroppo il Padre Oliva non sembra sfuggire. Infatti l’impressione che si potrebbe trarre da queste considerazioni di San Tommaso, potrebbe essere questo falso ragionamento:
Premessa maggiore. È lecito e moralmente buono ciò che conforme a natura, ciò che è connaturale.
Premessa minore. Ma la sodomia, ovvero l’esercizio dell’omosessualità è conforme o connaturale alla natura individuale dell’omosessuale.
Conclusione. Dunque questa pratica può essere considerata lecita e buona per quell’individuo secondo le sue particolari esigenze o inclinazioni.
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San Tommaso d’Aquino, Polittico di San Domenico di Ascoli Piceno o Polittico Demidoff
Senonchè, però, per San Tommaso, un atto umano è lecito e buono,se è l’applicazione, da parte dell’individuo, della norma morale, che è regola universale dell’agire, legge uguale per tutti, perché è legge della natura umana come tale, natura identica in tutti; e quindi tutti gli individui, in quanto membri della specie umana, sono tenuti ad osservarla. Per questo, un peccato secondo la specie, per Tommaso, è peccato anche per l’individuo che lo commette.
Il bene connaturale all’individuo è regola moralesolo se è applicazione della legge universale. È chiaro che il cibo che nutre un anziano di 90 anni non può essere un bene per lui come il cibo che nutre l’olimpionico di 20 anni. Ma sia l’uno che l’altro deve obbedire alla legge che comanda a tutti di nutrirsi convenientemente. Ora, l’omosessualità non è semplicemente una buona condotta, adatta all’omosessuale, diversa dalla norma eterosessuale, fatta apposta per l’eterosessuale. Ma è una condotta contraria alla legge universale della natura umana, che anche l’omosessuale deve cercare di praticare, per quanto gli costi fatica. Questo è il pensiero ineccepibile dell’Aquinate.
Ciò non impedisce in genere l’esistenza e la necessitàdi leggi o privilegi particolari e positivi, stabiliti dall’autorità umana, civile o ecclesiastica, per ceti particolari di persone, in particolari circostanze o particolari luoghi o periodi storici. Ma tali leggi sono vincolanti solo se costituiscono la determinazione delle più ampie universali ed immutabili leggi morali, regolatrici della condotta di ogni persona umana, in quanto tale.
La legge positiva può e deve, all’occorrenza, secondo la prudenza del legislatore, regolare con clemenza, equità, gradualità, senso di umanità o tolleranza o con finalità educative o rieducative, in via a volte eccezionale, anche la condotta di persone, che non per cattivo volere, ma per limiti della volontà, per situazioni irresolubili, per cause di forza maggiore, per ostacoli insuperabili, per immaturità umana, per ignoranza o per oggettive incapacità fisiche, psicologiche o morali, non sono grado di adempiere alle legge in tutto il suo rigore e nella elevatezza delle sue esigenze.
San Tommaso d’Aquino, affresco di Stefano di Giovanni
Casi umani particolarmente delicati e degni di attenzione da parte della Chiesa e della società civile, per le proporzioni che oggi stanno assumendo, sono indubbiamente quello dei divorziati risposati e quello delle convivenze di omosessuali, casi dei quali tratta il libro del Padre Oliva.
Benchè la sodomia resti sempre un grave peccato,lo Stato oggi si sta orientando a concedere uno status giuridico o una qualche forma di riconoscimento ai conviventi omosessuali. Che farà la Chiesa? Potrà concedere i sacramenti? I due, per essere in grazia di Dio, si devono lasciare o possono vivere assieme? Sono capaci di rinunciare o la Chiesa deve tollerare la loro convivenza? E quale pastorale adottare?
Il recente sinodo dei vescovi,dopo un lavoro assai complesso, un approfondito esame delle situazioni e una fitta ed animata discussione, con momenti di forte tensione, ha visto l’emergere di varie proposte ed iniziative, che sono ora al vaglio del Santo Padre. Non so, però, se i vescovi, molto presi dal problema dei divorziati risposati, abbiano dedicato sufficiente attenzione al problema degli omosessuali conviventi e magari con figli adottivi o nati da precedente matrimonio o generati artificialmente.
Tutti siamo in attesa fiduciosi nelle decisioni del Sommo Pontefice, quali che siano, nella certezza di avere una luce, un incoraggiamento, un conforto e l’indicazione della via da percorrere per mettere in pratica il Vangelo. Speriamo che il Santo Padre, con l’aiuto dello Spirito Santo, abbia la forza di ricompattare il mondo cattolico, oggi lacerato tra due partiti opposti, presenti anche all’interno dell’Ordine Domenicano, dove si va dall’ultraconservatore Padre Michelet al modernista Padre Oliva.
La consultazione del pensiero dell’Aquinate,in una situazione ecclesiale agitata, confusa e tempestosa come la presente, si presenta sempre utile, non certo per chiedergli soluzioni concrete per problemi e situazioni che egli non potè conoscere e sulle quali comunque non si è pronunciato, ma per mettere in gioco nozioni e princìpi teologici, antropologici, morali e psicologici, per non dire metafisici, dai quali non si può prescindere, per comprendere il vero senso delle questioni, e trovare la soluzione giusta, nella fedeltà a Cristo e al Magistero della Chiesa.
San Tommaso d’Aquino, affresco del Beato Angelico
Perchè tuttavia Tommaso possa svolgere nel mondo d’oggi la sua preziosissima missione di Lumen Ecclesiae, come ebbe e definirlo Paolo VI [9], dev’essere presentato nella sua purezza ed autenticità, come peresempio troviamo in un altro teologo domenicano del nostro tempo, il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, e si rinunci pertanto a fare di Tommaso un precursore di Kant, di Hegel, di Severino o di Freud, benchè l’ampiezza, perennità ed universalità del suo pensiero consenta di assumere criticamente quanto c’è di valido nel pensiero moderno, come ha notato più molte volte il Maritain [10].
Bisogna invece dire con franchezza che, purtroppo, il Padre Oliva, credendo forse di comprendere e di avvicinare con carità la particolare situazione degli omosessuali, al fine di riconoscerne la dignità umana, e proporre una soluzione ad hoc, ha messo in campo un’infelice distinzione tra individualità e specie in campo morale, concedendo all’individuo ciò che è negato alla specie; e, rischiando così un’etica individualista, che confonde il bene morale (individuo) col bene ontologico (specie), fraintende completamente il pensiero dell’Aquinate, facendogli dire l’opposto di quello di fatto dice.
San Tommaso d’Aquino, affresco del Beato Angelico
Padre Oliva sorvola sulle chiare espressioni tomiste con le quali viene espressamente condannata l’omosessualità, considerandole superate e figlie del suo tempo; mentre, a suo dire, il vero, profondo pensiero di Tommaso darebbe un avallo “metafisico” all’omosessualità, laddove egli parla del “bene connaturale all’individuo”, senza tener conto del fatto che l’Aquinate qui parla esplicitamente di natura individuale “corrotta”.
Per Padre Oliva Tommaso nasconderebbe, sotto la condanna esplicita legata al suo tempo, una reale, implicita legittimazione della omosessualità, basata sulle esigenze della dignità ontologica dell’individuo. Ma gli argomenti di Padre Oliva non convincono, per cui è bene restare a ciò che Tommaso dice esplicitamente sulla base del quadro generale della sua etica corrispondente alle esigenze del Vangelo. Vien fuori infatti dall’interpretazione di Padre Oliva una sorprendente giustificazione dell’omosessualità, mentre l’Aquinate in realtà, con argomenti inoppugnabili, dimostra la illiceità della sodomia, peraltro in un quadro teologico e morale, nel quale ad ogni uomo è dato spazio per prender coscienza dell’immagine di Dio, che porta in se stesso, per riformarla con la grazia di Cristo ed aprirla alla sua misericordia.
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Varazze, 24 novembre 2015
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NOTE
[1] Cf Summa Theologiae, II-II, q.153.
[2] Cf Summa Thelogiae, I-II, q, 24.
[3] Cf Cf Summa Theologiae, II-II, qq.141-142.
[4] Cf Come dice il saggio Kohèlet: “C’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci”(3,5).
[5] Gli encratisti erano eretici dei primi secoli, dei quali parla S.Ireneo nel suo De haeresibus, i quali consideravano il piacere sessuale o addirittura il sesso come opera del demonio o quanto meno come punizione del peccato originale.
[6] Ho trattato questo argomento nella mia tesi di licenza in teologia “L’influsso della sessualità sui piani psicologico e spirituale della persona”, direttore di tesi P.Alberto Galli,OP, Studio Teologico S.Tommaso d’Aquino, tesi n.172, Bologna 1977.
[7] Cf Summa Theologiae, II-II, q.187, a.2.
[8] Cf Summa Theologiae, II-II, q.142, a.1.
[9] Lettera Lumen Ecclesiae di Paolo VI al Padre Vincent de Couesnongle, Maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, del 20 novembre 1974.
[10] Cf Le Docteur Angélique, Desclée de Brouwer, Paris 1930.
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affresco raffigurante il trionfo di San Tommaso d’Aquino
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Giovannihttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Giovanni2015-11-26 16:46:562021-04-20 23:51:31Ci mancava solo San Tommaso d’Aquino omosessualista! Il piacere omosessuale secondo San Tommaso d’Aquino o secondo il domenicano Adriano Oliva?
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