La fede del Papa: “Una volta ravveduto, conferma i fratelli nella fede”
LA FEDE DEL PAPA: ”UNA VOLTA RAVVEDUTO, CONFERMA I FRATELLI NELLA FEDE”
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Il Santo Padre può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.
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Autore
Giovanni Cavalcoli OP
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Al Santo Padre
« Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli » [Lc 22, 31-32]
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Il Sommo Pontefice Francesco sulla Cattedra del Vescovo di Roma nella Papale Basilica di San Giovanni in Laterano
La fede che Dio dona al Papa è un dono dello Spirito Santo, che, tra tutti i fedeli, Dio concede solo a lui, ossia nella massima misura, purezza e fortezza realizzabile da un cristiano; è fede di una luminosità, saldezza e fecondità eccelse, al di sopra della fede di tutti gli altri fedeli; è una fede che assomiglia alla pietra angolare di un edificio, la quale sostiene tutte le altre pietre, ossia la fede di tutti gli altri fedeli.
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In questo senso Cristo assegna a Pietro il compito di essere «roccia», sulla quale Egli edifica la sua Chiesa. La fede di Pietro è suprema promotrice e moderatrice dell’unità e dell’universalità della fede di tutto il popolo di Dio, nella varietà e molteplicità dei diversi modi di pensare, di esprimere e di comunicare la fede. Se venisse meno la fede di Pietro, la Chiesa crollerebbe. Per questo, tutti i nemici della Chiesa, dall’estrema sinistra all’estrema destra, dagli atei ai panteisti, dagli gnostici agli agnostici, dai massoni ai protestanti, la prima cosa che hanno di mira è l’abbattimento del papato o la sua riduzione a figura simbolico-rappresentativa, come il Presidente della Repubblica italiana o la Regina d’Inghilterra.
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Per questo, l’Anticristo impiega le sue forze migliori soprattutto contro il Vicario di Cristo. In tutta la storia della Chiesa, non c’è stata eresia più dannosa per la Chiesa e la sua unità, di quella di Lutero, quando, con implacabile furore, ha scambiato fino alla fine della vita il Papa per l’Anticristo. Anche gli scismatici greci, che pure respingono il primato petrino, tuttavia considerano pur sempre il Vescovo di Roma come “Papa di Roma” e “Primate dell’Occidente”.
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Tutti gli eretici, di ogni tipo o colore, gonfi di superbia, ingannati dal demonio e servi dell’Anticristo, credono e danno ad intendere di possedere la vera fede in Cristo, senza o contro il Papa, pensando di poterlo cogliere in fallo in fatto di fede o correggerlo in fatto di fede e quindi di sapere meglio di lui qual è la verità del Vangelo. Ma sono degli illusi e degli impostori, che corrompono la fede e i costumi cristiani e possono spingere anche alla stessa apostasia dalla fede.
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La fede speciale che il Papa riceve dallo Spirito Santo gli consente di vedere la verità del Vangelo meglio, più in alto e più profondamente di tutti gli altri; è una fede che sa trovare le parole migliori per spiegarla, per esprimerla e per insegnarla; è una fede talmente forte e robusta da sostenere e correggere la fede di tutti gli altri fedeli, i quali si appoggiano su questa fede e trovano in essa luce e conforto, nonché certezza di essere nella verità e di seguire la dottrina di Cristo; è una fede unica in tutta la Chiesa, non solo come virtù personale, ché qui il Papa è superato solo da Abramo per l’Antico Testamento e dalla Madonna per il Nuovo [Lc 1,45], ma anche nella sua forza generatrice e confermatrice.
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Nessuno può correggere il Papa nella sua fede, perché non può aver difetti o lacune, è integra e non può cadere nell’errore. È una fede infallibile ed indefettibile, da San Pietro fino all’ultimo Papa della storia, sempre identica a se stessa e mai mutata, con buona pace dei modernisti, perché è specchio della Parola di Cristo che non passa. Il Papa è l’unico fedele che abbia una fede di tal genere. Tutti gli altri possono errare nella fede. Lui no. Egli può scoprire gli errori di tutti, correggere tutti, ma nessuno può correggere lui. È in modo specialissimo quell’ «uomo spirituale», del quale parla San Paolo, «che giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» [I Cor 2,15].
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Questo è il privilegio unico della fede pontificia, dovendo essere fede che fonda, genera, sostiene e diffonde la fede nel mondo e che custodisce, conferma e difende la fede del Popolo di Dio, correggendo gli errori, compassionando e tollerando i deboli e gli ignoranti, ammonendo gli erranti e gli arroganti, richiamando gli scismatici, eretici ed apostati, perdonando chi si ravvede e torna alla verità. Naturalmente, anche chi viene eletto Papa, è giunto alla fede come ogni buon cattolico, attraverso un cammino a volte laborioso ed accidentato, superando prove e dubbi, e rispondendo alle sollecitazioni della grazia, in comunione con la Chiesa e i Papi precedenti. In precedenza, prima di essere eletto Papa, egli può aver avuto difetti ed incertezze nella fede; ma, una volta investito del carisma di Pietro, diventa saldo e invincibile. Il Papa può esser provato nella fede, può andar soggetto anche alle più insidiose tentazioni, ma è protetto dalla forza dello Spirito. Il Papa non può mai peccare volontariamente contro la fede, per lo meno con danno della Chiesa.
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Il Papa può avere una fede coltivata nella teologia, come è stato per Benedetto XVI o nella pratica pastorale, come è stato per il Papa attuale e come fu per San Pio X. Può averla coltivata in Segreteria di Stato, come fu per il Beato Paolo VI e Pio XII o nella diplomazia vaticana, come fu per San Giovanni XXIII o come Inquisitore della fede, come fu per San Pio V, o negli studi umanistici, come fu per Pio II, o nell’insegnamento del diritto canonico, come fu per certi Papi del Medioevo, o nella vita monastica, come fu per San Gregorio Magno. In ogni caso, uno, per essere eletto Papa, deve distinguersi nella fede, perché il principale compito del Papa è il confermare i fratelli nella fede. Da qui discende il pascere il gregge di Cristo e il difenderlo dai lupi, ossia il potere pastorale e di governo (potestas clavium). E non tanto una fede dotta o colta, quanto piuttosto una fede pura, salda, intelligente e comunicativa. Pura, ossia esente da errore; salda, ossia ben fondata, certa e certificante; intelligente, ossia dotata di quella che Santa Caterina da Siena chiamava la «santa discrezione», la capacità critica di discernere il vero dal falso; comunicativa, ossia espressa o mediata da un linguaggio chiaro, appropriato, adatto ai vari ceti di fedeli.
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Questo è probabilmente il motivo per il quale il Cardinale Carlo Maria Martini, per quarant’anni, ad ogni morte di Papa, fu regolarmente preconizzato dalla grande stampa come papabile, ma altrettanto regolarmente il collegio cardinalizio lo scartò, perché purtroppo Martini, al di là della sua cultura, della sua produzione letteraria e delle sue qualità umane e pastorali, possedeva una fede incerta, ambigua e oscillante, simile a chi serve due padroni, che del resto egli stesso descrisse come continua discussione, nella coscienza, tra un credente e un ateo, senza mai prendere una decisione né per l’uno né per l’altro. Il minimo che si possa dire di questa fede è che essa non produce certamente dei martiri, ma solo degli astutissimi voltagabbana, come per esempio Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Vescovo di Autun, che passò dall’Ancien Régime alla Rivoluzione, dalla Rivoluzione al Direttorio, dal Direttorio a Napoleone, da Napoleone alla Restaurazione, sempre onorato, aperto a tutti e sempre rimasto a galla. Ora, se lo sconcerto e lo scandalo, che crea in una diocesi un Vescovo del genere, possono in qualche modo essere contenuti nei limiti di quella diocesi, si comprende come Dio non può tollerare, se non entro stretti limiti e per brevi periodi, che qualcosa del genere si produca nella Chiesa universale, perchè in breve tempo la condurrebbe allo sfascio, mentre in essa, secondo la promessa di Cristo, portae inferi non praevalebunt.
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Per questo si può dire che tra la consistenza della fede del vescovo, anche se unito al Papa, e quella del Papa, in un certo senso c’è un abisso, così come c’è un abisso tra il fallibile (la fede del vescovo) e l’infallibile (la fede del Papa), anche se il Papa oggi più che mai ama agire collegialmente con i vescovi e il collegio dei vescovi cum Petro e sub Petro. Ma il fatto è che il Papa è infallibile ex sese, indipendentemente dai vescovi, in quanto è principio e garante della loro infallibilità. E la storia lo dimostra. Di recente si è rifatta viva la tesi secondo la quale sarebbero esistiti Papi eretici: Liberio nel IV secolo, Onorio nel VII secolo, Pasquale II nel XII secolo, Giovanni XXII nel XIV secolo [Ndr. cf. QUI, QUI, QUI, etc..]. Ma l’apologetica ha dimostrato da tempo che non si è trattato di vere eresie. Questi storici vengono di fatto a portare acqua al mulino di personaggi discutibili assai diversi tra loro, ma tutti in sostanza negatori dell’infallibilità pontificia, come per esempio Lutero, Küng e Lefebvre.
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La virtù della fede comporta tre elementi: primo, gli enunciati di fede, ossia l’oggetto della fede (fides quae), i contenuti concettuali, ciò che si crede, le verità credute, gli articoli di fede; secondo, l’atto del credere (fides qua) e, terzo, la professione o espressione orale della fede, il linguaggio della fede (professio fidei). Nell’insegnare la dottrina della fede, il Papa è infallibile, cioè non erra, dice il vero, non solo nelle condizioni specialissime fissate dal Concilio Vaticano I, quando il Papa definisce solennemente un nuovo dogma ― cosa rarissima ― ma tutte le volte che insegna ufficialmente al popolo di Dio la dottrina della fede. La dottrina della fede è quel complesso di verità o proposizioni dogmatiche e morali o da credersi per fede divina o per fede ecclesiastica o con ossequio dell’intelligenza, le quali sono insegnate da Cristo nella Scrittura e nella Tradizione e ci sono proposte dalla Chiesa nel suo magistero ordinario o straordinario, semplice o solenne, in forma definitoria come di fede o non definitoria, come prossime alla fede [1].
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Al fine di discernere il livello di autorità, l’obbligatorietà e la qualità degli insegnamenti pontifici occorre fare attenzione ai diversi generi, tipi, livelli e forme di interventi, oggi più numerosi e diversificati che in passato. Dopo la proclamazione di un nuovo dogma, cosa del resto rarissima e condizionata da circostanze previste dal diritto (Concilio Vaticano I), restano fondamentali le encicliche; ma poi esiste una serie di documenti di livello inferiore, come la costituzione apostolica, la lettera apostolica, la costituzione pastorale, il motu proprio, il rescritto, la bolla, le omelie alla Santa Messa, i messaggi per speciali ricorrenze, anniversari o avvenimenti, i discorsi improvvisati, di circostanza o alle udienze generali, le interviste ai giornalisti […]
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DIALOGO TRA UN MAESTRO ANZIANO ED UN GIOVANE FILOSOFO-TEOLOGO
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Autore
Jorge A. Facio Lince
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Caro Padre e Maestro.
Mentre impaginavo questo Tuo articolo per la nostra Isola di Patmos, mi sono sorte delle domande che sono frutto di quei quesiti che sempre più spesso raccogliamo dai nostri Lettori e che per questo vorrei rivolgere proprio a Te …
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D. Come il Papa si regola nella sua fede?
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R. Egli ha al di sopra di lui solo Gesù Cristo. Quindi fa appello direttamente a Lui, tenendo conto dei Papi e del Magistero che lo hanno preceduto. Nel dubbio, chiede luce allo Spirito Santo. Tiene conto dei bisogni delle anime e della Chiesa.
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D. Che cosa è che lo spinge o può spingerlo a proporre insegnamenti nuovi o nuovi dogmi?
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R. Per quanto riguarda nuovi insegnamenti in generale, può esser spinto da sue scoperte personali o da sue letture teologiche o da amici teologi. La proclamazione di un nuovo dogma, invece, è una cosa molto più impegnativa, che coinvolge la Chiesa intera. Può essere giustificata o per confermare una nuova dottrina, perchè appare comunemente essere di fede, magari da molto tempo, oppure per allontanare certi gravi errori diffusi sulla materia trattata dal dogma, calcolando che da questo evento solenne possa venire grande beneficio alla Chiesa.
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D. Come e con quali criteri possiamo discernere quando il Papa parla come “maestro della fede” e quando invece come semplice teologo od opinionista?
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R. Occorre osservare con attenzione e competenza la materia trattata e il modo di trattarla. È chiaro che egli parla come maestro della fede, quando tratta di verità di fede già note e soprattutto se fa capire, da come si esprime, che si tratta di verità di fede. Nell’altro caso, egli si rifà ad opinioni teologiche già note o sue personali. Soprattutto in questo caso egli non manca di farcelo sapere con appropriate espressioni, come per esempio: “a me sembra”, “secondo i teologi”, “secondo me”, “si dice”, “sono dell’opinione che…” e simili.
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D. In che considerazione tenere i suoi pareri, giudizi o direttive, che non toccano direttamente la fede, come per esempio la riforma della Curia romana, il giudizio sulla situazione attuale della Chiesa, la proibizione della Comunione ai divorziati risposati, la sua polemica contro il legalismo e il rigorismo, il continuo insistere sulla misericordia, che sembra lasciare in ombra altre virtù, anche più importanti, l’assenza di avvertimenti circa l’esistenza dell’inferno, la denuncia delle ingiustizie nel mondo, il suo parere su certi teologi, il problema degli immigrati, dell’ecologia, dell’Islam, dell’economia internazionale, dell’ecumenismo, del dialogo con i non-credenti, della politica ?
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R. Nel caso che il rapporto con la verità di fede o di morale sia necessario o logico o evidente, occorre accogliere queste dottrine, pareri o norme quasi come fossero di fede (fidei proximae). Se invece, come nella gran parte degli esempi riportati, manca questo nesso e semplicemente questi interventi non sono contrari alla fede, allora possiamo anche dissentire o dissociarci, sempre però con prudenza, modestia e rispetto, pronti a correggerci.
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D. Come distinguere il suo linguaggio pastorale da quello dottrinale ?
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R. Dipende dai contenuti. Se indica i doveri del pastore o dà nome a norme pratiche o giudizi sulla condotta di singoli o gruppi, è pastorale; se invece insegna il dogma o la verità di fede o i princìpi della morale o i misteri della fede, è dottrinale. Ma anche contenuti dottrinali o dogmatici possono essere espressi in stile pastorale, ossia non in una forma scientifica o scolastica, ma adatti alla comprensione comune della gente.
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D. Come distinguere i suoi insegnamenti morali (munus docendi ) da quelli giuridici (potestas clavium ) ?
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R. Bisogna verificare rispettivamente se i contenuti si allacciano direttamente o quanto meno necessariamente, universalmente o deduttivamente o alla legge naturale o alla legge divina, – e questi sono gli insegnamenti morali — oppure se, pur basandosi su quelle leggi, ne sono un’applicazione contingente, particolare e mutevole, suscettibile di modalità diverse (leggi ecclesiastiche) — e questi sono gli insegnamenti giuridici. Per esempio, gli insegnamenti sulla dignità del matrimonio e della famiglia sono norme morali; invece, le norme relative ai divorziati risposati o a chi appartiene alla Fraternità San Pio X o alla massoneria o alla mafia sono provvedimenti giuridici.
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D. Il Papa ha bisogno di collaboratori o di consiglieri nell’esercizio e nell’insegnamento della fede?
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R. Certamente, dati i suoi limiti umani e la gravosità ed immensità del compito che ha davanti di illuminare e governare la Chiesa intera. Certo, egli insegna la fede e governa insieme con i cardinali e i vescovi. Ma in fin dei conti, spetta a lui vigilare sulla fede degli stessi cardinali e vescovi, aiutato dai collaboratori della Curia Romana e da tutti coloro, dei quali vuol servirsi, anche se privi di incarichi ufficiali. Tra questi collaboratori istituzionali da secoli troviamo in prima linea i Domenicani e i Gesuiti, cavalieri della fede, affratellati agli ordini del Santo Padre; i primi, dediti a mostrare la verità della fede; i secondi, a mostrare la forza della fede. Il Papa è certo servus servorum Dei, ma anche e proprio per questo episcopus episcoporum. Egli certo è vescovo tra i vescovi e con i vescovi, ma non si lascia prendere la mano dai vescovi. L’ambizione, come ai tempi dei farisei del Vangelo, sotto il velo dello zelo per la Chiesa, è la rovina di chi vuol salire negli ordini sacri. Anche se il Papa è stato eletto dal collegio cardinalizio, si tratta evidentemente solo di una semplice designazione all’ufficio petrino, benché questo atto dei cardinali sia da supporre, di norma, criteriato dalla stima per la virtù della fede presente nell’eletto. Ma per quanto riguarda l’esercizio della fede, è il Papa che nomina e chiama accanto a sé come vescovi quei candidati, nei quali verifica in primo luogo l’autenticità e l’eccellenza della fede [2], avendo facoltà di allontanare, se è il caso, dalla comunione con lui e quindi con la Chiesa, chi dovesse fallire nella fede. Per cui sta al Papa confermare nella fede il collegio episcopale e i singoli vescovi, e in tal senso egli può ripetere a loro le parole di Cristo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” [Gv 15,16].
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D. Che cosa pensare dell’assenza di intervento del Papa contro dottrine ereticali ?
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R. Il Papa usa molto raramente il termine “eresia”, ma non manca di denunciare errori, che possono essere definiti “eresie”, come per esempio l’ateismo, lo gnosticismo, l’idealismo, il panteismo, il materialismo, l’odio religioso, il fondamentalismo, la corruzione morale e politica, la prepotenza nei confronti del prossimo e della natura.
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D. Il Papa può sbagliare in certi suoi discorsi o documenti ufficiali ?
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R. Può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.
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D. Il Papa può sbagliare nelle scelta dei suoi collaboratori nel campo della custodia e della difesa della fede ?
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R. Certamente, ma occorre essere cauti nel giudicare e bene informati. I fanfaroni sono quelli che suonano la tromba, procurano guai al Papa e avvertono le televisioni quando si soffiano il naso. Sono naturalmente i maggiormente ricercati dalla stampa mondana e modernista, mentre i veri collaboratori lavorano fedelmente nella modestia e nel silenzio, come il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e il Cardinale Gerhald Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, senza mettersi in mostra. Sono questi i veri aiuti del Santo Padre e servitori della Chiesa, assieme a diversi altri silenziosi operai.
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Varazze, 22 giugno 2016
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NOTE
[1] Cf Appendice della Congregazione per la dottrina della fede alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Ad tuendam fidem, del 1998.
[2] Il titolo di “eccellenza” dato ai vescovi, come quello di “eminenza” dato ai cardinali si riferisce anzitutto all’eccellenza ed eminenza della loro fede, oltre al fatto che nella pienezza del suo sacerdozio apostolico, il vescovo è sacerdote per eccellenza.
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Cara Carla.
Narciso, personaggio della mitologia greca, assunto poi come paradigma dalle scienze psicologiche, per una punizione degli dèi si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Da Narciso deriva il termine narcisismo che può indicare uno stato della persona o una vera e propria psicopatologia.
Rispondo di malavoglia, ma lo faccio per imperativo di coscienza pastorale, evitando di tornare troppo su un tema già trattato e per il quale lei, come altri lettori, ci inviaste numerose emails per chiedere spiegazioni su alcuni articoli a effetto comparsi sul sito Papale Papale. Nel primo dei miei due articoli [cf. QUI] riportai anche la sua email assieme ad altre due a scopo puramente esemplificativo.
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storica locandina di E.T. l’extra terrestre
È doveroso premettere che nel rispetto delle regole civili chiunque può pubblicare ciò che meglio desidera ed esercitare così i propri diritti di pensiero e di parola riconosciuti e tutelati dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana [cf. art. 21]. Chiunque, senza recare oltraggio ai membri della società civile, può mettere in rete un sito nel quale si parla delle “verità” legate alle visite degli alieni sul pianeta Terra e degli incontri ravvicinati del terzo tipo. Il discorso cambia però se un sito sulle “verità” aliene diretto da uno che informa i propri lettori dei suoi dialoghi col piccolo extraterrestre noto come ET, indicasse il proprio sito come “blog scientifico di approfondimento astrofisico“, perché in tal caso è probabile che la comunità scientifica degli astrofisici insorga, comunicando all’opinione pubblica che certi materiali che circolano sulla rete telematica non hanno alcun genere di valenza scientifica.
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Il blog Papale Papale può pubblicare tutte le amenità che vuole, purché non si presenti come “blog di approfondimento cattolico”, perché siffatta presentazione è un inganno derivante dal fatto che “cattolico” o “cattoliche” non sono le proprie personali emozioni autoreferenziali, non sono i propri deliri narcisistici, ma ciò che come tale è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale i fedeli – se sono veramente tali – devono il devoto rispetto dovuto alla Mater et Magistra. Del tutto diverso sarebbe se in modo più appropriato questo blog si chiamasse “blog di approfondimento cristiano“, perché al mondo esistono migliaia di aggregazioni e associazioni che si rifanno ad un Cristianesimo molto generico, od a quelli che alcuni ritengono essere i sentimenti cristiani.
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un primo piano di E.T.
Nel mio precedente articolo [cf. QUI] ho già spiegato che Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, non è un filosofo, non è un teologo, non è uno storico della Chiesa, oltre ad essere una persona che alla prova dei fatti mal conosce il Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutto ciò non lo affermo io per chissà quale “antipatia”, che non nutro affatto, o per chissà quale “astio”, che non nutro affatto; perché a dimostrare le imbarazzanti carenze dottrinarie, filosofiche, teologiche e storiche di questo soggetto, sono proprio i suoi scritti editi in un sito che si presenta in modo improprio come “blog di approfondimento cattolico“.
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Se io ho rivolto delle severe critiche l’ho fatto solo per dovere pastorale, essendo tenuto a informare i cattolici che certe stoltezze storico-ecclesiali, teologiche e dottrinarie sono appunto stoltezze e che come tali vanno prese e valutate, pertanto, tutto ciò che su internet si presenta come “cattolico” o come “dottrinalmente” o “approfondimento cattolico“, spesso non lo è, ed io ho l’obbligo di informarne i devoti fedeli affidati dalla Chiesa alle nostre cure pastorali, perché fare questo rientra in quei miei fondamentali obblighi di teologo e di pastore in cura d’anime ai quali non posso e non devo in alcun modo sottrarmi.
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Avendo però il responsabile di questo blog preso il cattolicesimo come uno sport, come una sorta di sfogo o di personale campo di battaglia, è aduso lanciarsi in tematiche che richiedono anzitutto la conoscenza dei fondamenti della fede, e, quasi sempre, la conoscenza della più alta teologia speculativa, oltre alla ecclesiologia, al diritto canonico, alla storia della Chiesa … tutte discipline che alcuni di noi hanno studiato per anni e anni, approfondendone una o alcune in modo particolare per altrettanti anni, sotto la docile guida di esperti ed a volte anche di santi maestri. E oggi noi siamo servi fedeli della Chiesa e di quelle verità di fede da essa annunciate e custodite che è nostro dovere insegnare e trasmettere correttamente al Popolo di Dio, difendendo all’occorrenza la verità dagli errori messi in circolazione dai praticoni del cattolicesimo emotivo fai-da-te.
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E.T. con la bambina sua amica
È presto detto che un tipo del genere può circondarsi solo di soggetti affini, perché un lupo debole – va da sé, parlo in senso figurato – può essere accettato come capo-branco solo da lupi più deboli di lui. È infatti noto che quando il capo-branco si mostra debole o si ammala, i lupi più giovani e più sani lo sbranano. Anche per questo nessun serio teologo, storico della Chiesa o canonista, metterebbe mai la propria firma su un blog che smercia scritti del genere. Ogni tanto Papale Papale pubblica qualche cosa – sotto forma di intervista – a degli ecclesiastici che sono di rigore o troppo giovani o troppo anziani, quindi non abbastanza smaliziati i primi, mai smaliziati invece nella loro intera vita i secondi. E gli uni e gli altri non capiscono che concedendo quei servizi o interviste fanno il gioco di questo lupo debole e variamente carente che attraverso la presenza di qualche ecclesiastico mira a legittimare le stoltezze racchiuse nell’intero contenitore. Ma quest’ultimo è un problema che dovranno esaminare in loro coscienza un paio di miei confratelli che di recente si sono prestati ingenuamente a questo gioco, visto e considerato che non sono certo questi i tempi migliori nei quali preti, religiosi e teologi possano permettersi il lusso dell’ingenuità, anche perché Cristo, che ci ha mandati come pecore in mezzo ai lupi, ci esorta ad essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [cf. Mt 10, 16-18]. E se proprio dobbiamo farci sbranare, che allora a sbranarci sia un capo-branco di gran razza e classe, non certo un chihuahua che geme davanti allo specchio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Esempio: io non scriverei mai un articolo di teologia metafisica sul giornale Lotta Comunista, affermando semmai di rispondere solo dei contenuti del mio scritto, perché in certe situazioni conta parecchio anche il contenitore nel quale si depositano i propri scritti o le proprie interviste.
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E.T. portato in bicicletta in incognito dai suoi piccoli amici umani
Dopo che ebbi pubblicato il mio articolo [cf. QUI] poi un ulteriore articolo di replica al ridicolo messaggio a me inviato per facebook da un avvocato [cf. QUI], il Margheriti ha mandato messaggi furenti a destra ed a sinistra, uno dei quali anche al mio Ordinario Diocesano, senza però mai rispondere a me, che prima di pubblicare quel mio articolo lo rimproverai inutilmente in privato più di una volta, poi “alla presenza di un saggio anziano”, spiegandogli che stava rasentando la blasfemia, per il suo insano desiderio di attirare le curiosità ed i pruriti di una pletora di fragili e ignoranti figli dell’approssimativo che popolano il mondo della rete telematica. Solo appresso lo rimproverai in pubblico, dopo avere seguito con scrupolo ciò che indica il Vangelo circa i criteri da seguire per adempiere ad una giusta e caritatevole correzione fraterna [cf. Mt 18, 15-20].
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Quel che avevo da dire l’ho quindi detto QUI e QUI, posso pertanto confermare ciò che ho già scritto, aggiungendo con profondo sconcerto che la Gentile Autrice del testo su Santa Maria Maddalena [vedere QUI], è libera di fare tutte le riflessioni personali che vuole, ciò rientra nelle sue piene libertà, come io – simile modo – sono libero di affermare che questa Signora non è in grado di fare una esegesi elementare del Vangelo, mostrando, con le intepretazioni squinternate racchiuse nel suo scritto, di non conoscere la figura che tratta, né usa i necessari strumenti teologici e dogmatici richiesti di rigore per una simile trattazione, la quale si struttura proprio sulle basi fondanti della dogmatica, dato che il cuore della quaestio è l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua nascita per opera dello Spirito Santo, la sua risurrezione dalla morte.
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grazie alla potenza extra-terrestre di E.T. la bicicletta si solleva in volo sullo sfondo della luna …
Per chiarire il tutto mi limito a riportare una delle varie affermazioni gravissime che fanno da corolla a questo articolo, spiegando nel concreto a che cosa può giungere chi confonde il Mistero della Rivelazione con la propria emotività soggettiva, la teologia con la poesia, il Cattolicesimo vissuto come valvola di sfogo per i propri disagi personali anzichè come esperienza di fede, la quale richiede anzitutto l’ascolto dei maestri e l’uso della migliore ragione. O come disse l’Onnipotente attraverso la voce di un bimbo al giovane Aurelio di Tagaste agli inizi del percorso di conversione che lo porterà appresso a divenire Agostino, Santo e dottore della Chiesa … «Tolle lege, tolle lege», che significa: prendi e leggi [Confessioni, VIII, XII]. E questa espressione è un modo per dire: studia, apprendi. Cosa questa che però richiede, anzitutto, il sapiente esercizio dell’umana umiltà, uno sforzo che questo genere di autoreferenziali strutturati sulle personalità narcisistiche tipiche degli iocentrismi emotivi, non sembrano proprio disposti a percorrere, per questo vanno avanti di corbelleria in corbelleria, perché non studiano, non apprendono e soprattutto non ascoltano nessuno all’infuori di se stessi.
La frase sintomatica – che ripeto è solo una tra le tante – è la seguente e riguarda la Beata Vergine Maria, riguardo la quale scrive l’Autrice dell’Articolo su Maria Maddalena:
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«Maria, moglie di Giuseppe il carpentiere, è stata la donna più perdonata di tutte e lo dico con certezza, perché non fu un modello umano di tipo superiore allorchè è stata donna tanto quanto Maddalena, con la differenza che tutto le fu perdonato in anticipo, compreso il peccato originale. Senza questa misericordia al massimo della sua maestà, anche Maria poteva commettere qualunque peccato. La Vergine non ebbe il tempo di piangere su alcuna sua miseria, ma quando capì da cosa era stata preservata, sopportò per mezzo dello Spirito Santo il tremendo peso della totale innocenza» QUI].
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E.T. ed il suo giovane amico davanti all’astronave tornata a riprenderlo sul Pianeta Terra
Prendiamo atto che all’Immacolata Concezione «i peccati» furono tutti perdonati «in anticipo», «compreso il peccato originale». D’altronde, come metterlo in dubbio? Lo dice un verace “blog di approfondimento cattolico” gestito da un ragazzo ameno in cammino verso i quarant’anni che dialoga sempre col piccolo extraterrestre noto al grande pubblico come ET. E solo Dio sa quanto costui si arrabbi – alle spalle! – e quanto tuoni – sempre alle spalle! –, sino a importunare un Ordinario Diocesano per chiedere ad esso la testa del suo “perfido” prete che, facendo solo e null’altro che il suo dovere di prete, ha osato bacchettare Sua Maesta il Gran Mastino prima in privato, poi dinanzi a un saggio anziano, infine in pubblico; e ciò per le sue imbarazzanti carenze di conoscenza della dottrina cattolica, diffuse in modo accattivante per la rete telematica proprio come se fossero delle “geniali” interpretazioni della vera dottrina cattolica. Il tutto sempre secondo il principio: «Oh, mamma, ma perché sei stata così esagerata nel farmi così intelligente e così profondamente intellettuale?».
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Credo pertanto sia bene ricordare che il dogma della Immacolata Concezione sancisce che la Beata Vergine, essendo la Mater Dei, per mistero di grazia sine labe originali concepta, in tutta la sua vita non ha mai commesso alcun peccato né veniale né tanto meno mortale, né poteva commetterne. La bolla del Beato Pio IX Ineffabilis Deus chiarisce che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale» [DS 2803].
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l’ultimo affettuoso abbraccio di E.T al suo piccolo amico umano prima di ripartire dal Pianeta Terra …
Dopo questa rivisitazione “poetica” di un dogma mariano ad opera di quella fucina di amenità fanta-cattoliche tal è nei fatti, ossia negli scritti, il sito Papale Papale, possiamo facilmente dedurre che sia all’Autrice sia al suo mentore pubblicante non è chiara la sostanziale differenza teologica, metafisica e dogmatica che corre tra essere concepita senza peccato originale e vedersi perdonare i peccati in anticipo, espressione che, se non fosse frutto di crassa ignoranza, suonerebbe blasfema.
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Chi è stata concepita senza macchia di peccato originale, in quanto da esso preservata per mistero di grazia, da quali peccati avrebbe dovuto essere perdonata «in anticipo», ivi «compreso il peccato originale»? Forse, Dio Padre, fa il processo alle intenzioni e poi perdona prima ancora che l’uomo, col suo libero arbitrio, possa scegliere tra bene e male? Forse, Dio Padre, inviando il proprio Messaggero a questa giovinetta, in divino ossequio a quel libero arbitrio dell’uomo che è supremo dono di Dio, non attese per caso la libera risposta data da Maria, alla quale fu rivolto il titolo di saluto «Piena di grazia»? [cf. Lc 1, 126-38]. E mentre attendeva la risposta, Dio Padre, si mise forse ad ammazzare il tempo dell’attesa perdonandola frattanto a scopo puramente “preventivo”, prima ancora che la Beata Vergine si proclamasse attraverso la libera obbedienza della fede «Ecce Ancilla Domini. Fiat mihi secundum Verbum tuum»?
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la partenza verso il suo Pianeta intergalattico dell’astronave extra-terrestre di E.T …
Chi ha affermato e chi ha pubblicato queste empietà – che come tali non meritano neppure il dignitoso rango di eresia – è in grado di capire che differenza corra tra l’essere stata concepita senza peccato originale, ed essere stata invece «perdonata in anticipo dal peccato originale»? Senza addentrarci troppo nell’alta teologia dogmatica ma rimanendo al basilare Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni credente dovrebbe sapere che il peccato originale non è un peccato commesso da noi e che in nessun discendente di Adamo esso ha un carattere di colpa personale. Il peccato originale è stato trasmesso a tutta l’umanità per propagazione, con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Questo il motivo per il quale quello originale è chiamato “peccato” in modo analogico, trattandosi di un peccato contratto e non commesso e rendendolo uno “stato” della persona, non un “atto” della persona. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata quindi della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale [cf. Cat. 385-412]. Con il Battesimo noi non veniamo “perdonati” dal peccato originale, ma da esso liberati e rigenerati [cf. Cat. 1213].
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forse, alla prossima puntata, il direttore di Papale Papale ci regalerà una sceneggiatura fanta-cattolica di Incontri ravvicinati del terzo tipo ?
E soprassiedo sulla totale mancanza di conoscenza teologico-liturgica, visto il modo in cui – nei toni tipici che animano la spocchia data dal non sapere di questi superficiali figli di un pensiero che da liquido sta diventando ormai vaporoso – essi presumono di parlare in altezzosi toni critici di una festa liturgica, nel caso specifico quella di Santa Maria Maddalena, corredata da poco tempo di un suo proprio prefazio e via dicendo a seguire. Ignari del tutto di che cosa siano veramente la dogmatica sacramentaria e la storia della liturgia, alle quali nessun figlio o figlia del moderno pensiero ormai vaporoso può certo sostituire l’umoralità autoreferenziale e iocentrica del … “ma io sento” perché “io penso” …
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Tutto questo m’impone di avvisare di nuovo i lettori che i materiali editi su questo sito sono triste frutto di quella tipica spocchia autoreferenziale che nasce da una ignoranza che si gloria e si auto-compiace di se stessa e che nulla ha di cattolico, meritando in tal senso la stessa considerazione che meritano i numerosi siti che svelano le “verità sensazionali” sulle visite degli alieni al Pianeta Terra.
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A tutti voi, un abbraccio e una benedizione da Padre E.T, il presbìtero extra-terrestre.
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POSTILLA
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S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, durante una celebrazione secondo il Vetus ordo missae, addosso al prelato sono visibili i fondamentali misteri della fede: le chiroteche sulle mani, l’anello da chiroteca, la dalmatica (o tunicella) sotto la pianeta, ecc …
Come alla fine del precedente articolo [cf. QUI] anche in questo aggiungo una postilla per rendere di nuovo “onore” a tutta la foresta di siti e sitarelli della vera&pura traditio catholica, i quali di recente, sulla base del nulla, hanno aggredito il Romano Pontefice, i suoi collaboratori e la “nuova Chiesa ereticale” per questa festività e per questo prefazio della Beata Maddalena definita, a loro dire in modo ereticale, come “apostola degli apostoli”. D’altronde, a questi rubricisti notoriamente più farisei dei vecchi farisei, se tocchiamo un manipolo o una chiroteca è guerra a botte d’accuse di eresia. Ebbene domando: vi risulta che qualcuno di costono, ancora una volta, abbia emesso sospiro dinanzi alla diffusione di siffatte scempiaggini pseudo-cattoliche diffuse da Papale Papale? Certo che no, per un ovvio motivo: se qualcuno affermasse che la Beata Vergine Maria e la Maddalena prima della sua conversione condividevano lo “stesso peccato” e lo “stesso mestiere”, nessuno di costoro emetterebbe gemito, se però – Dio non voglia! – qualcuno toccasse la sacra coda della cappa magna del Cardinale Raymond Leonard Burke, o proferisse favella sulle santissime celebrazioni in rito antico del Vescovo ausiliare di Astana S.E. Mons. Athanasius Schneider, ecco che in tal caso si scatenerebbe l’inferno. Il tutto per ribadire che questi feticisti della loro personale traditio, sono peggiori dei modernisti. E siccome Antonio Margheriti, in rete telematica “Il Mastino er blogghettaro“, spara a raffica sul Santo Padre e critica dello stesso ciò che dottrinalmente, pastoralmente e liturgicamente non è in grado nei concreti fatti di criticare, per palese mancanza di sapienza, scienza e conoscenza, ecco che i feticisti della loro personale traditio non emettono sospiro alcuno neppure in difesa del dogma di fede vilipeso da espressioni che, se non fossero appunto frutto di crassa ignoranza, suonerebbero invero come bestemmie.
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La canzone del Chihuahua
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