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Autore Padre Ariel

Confessori illuminati: “Quando dormi, dove tieni le mani?”

5 Febbraio 2016/14 Commenti/in Theologica/da Padre Ariel

– Theologica –

CONFESSORI ILLUMINATI: «QUANDO DORMI, DOVE TIENI LE MANI?»

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Ogni volta che mi sono sentito dire: «Sono vent’anni … trent’ anni», o persino «sono 54 anni che non mi confesso», sempre e immancabilmente è uscito fuori dai ricordi del penitente, ma soprattutto dalle penitenti, la figura di un pessimo confessore.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Per aprire l’articolo cliccare sotto:

05.02.2016   Ariel S. Levi di Gualdo – CONFESSORI ILLUMINATI: «QUANDO DORMI, DOVE TIENI LE MANI?»

 

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ariel https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ariel2016-02-05 22:23:402021-06-06 11:39:00Confessori illuminati: “Quando dormi, dove tieni le mani?”
14 commenti
  1. LDCaterina63 dice:
    11 Febbraio 2016 in 22:46

    Intanto, caro Padre Ariel, grazie per il testo allegato, molto interessante. Confesso però di non aver mai riscontrato in tutta la mia vita, confessori imbarazzanti, senza dubbio è grazia divina mentre, al contrario, ho avuto problemi con confessori modernisti, non pochi aneddoti per farne un libro pure divertente, volendo essere umoristi ^__^ Come ha spiegato Maria Luisa sopra, e come ha detto lei nella risposta: ciao, come stai? e neppure mi conosceva… Una volta confessai un peccato per me serio, lui si mise a ridere dicendomi che non era più un peccato… come catechista finì che feci io a lui una breve lezione sui comandamenti ^__^ e assolvendomi mi disse di studiarmi il concilio e non i comandamenti… Non poche volte non ti chiedono neppure l’Atto di dolore, ma io imperterrita lo dico e spesso taluni non dicono formule o preghiere, solo quella dell’assoluzione (per fortuna) e, lo confesso, da questi non ritorno più, ma non per questo ho abbandonato mai la Chiesa perciò, non giustifichiamo troppo quelli che se ne vanno per qualche domanda scomoda, spesso sono solo comode giustificazioni per non affrontare il peccato. Ave Maria.

  2. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    9 Febbraio 2016 in 17:47

    Sig. Bazzorini.

    Forse lei è proprio uno di quelli che di notte tiene le mani nel posto sbagliato e che poi, al mattino, quando si sveglia s’immagina i “papi eretici”.
    Una volta, certe cose, facevano diventare i cattolici ciechi, oggi invece li fanno diventare solo stolti.

  3. Gianluca Bazzorini dice:
    8 Febbraio 2016 in 16:30

    Chi ascolta e segue “l’ambientalista Bergoglio”, sopratutto nei video con cui ora ogni mese ci “allieta”, è necessario che si confessi se il penitente percepisce la sua adesione interiore a queste eresie.

  4. Angelo Bellettini dice:
    8 Febbraio 2016 in 14:10

    “La prima cosa che faranno sara’ di inginocchiarsi davanti al Tabernacolo”. Quanto dice bene, Padre Ariel. Quando ero piccolo nei primi anni ’80, quei gesti mi furono insegnati dal mio parroco a Ravenna, e dall’esempio dei miei genitori. Il parroco non era certo un lefebvriano, diceva la sua messa nella forma ordinaria, in italiano, ma senza sbavature, senza cretinerie antiliturgiche, una messa semplice e tranquilla, che era la festa del Signore, non quella del celebrante. Ho fatto il chierichetto a decine di messe di Don Ugo, e ancora oggi a 42 anni suonati provo una tenera fierezza per quei momenti. Allontanatomi per anni dalla fede, quando sono tornato “a Casa” ho ritrovato come la cosa più naturale -. esattamente come dice Lei Padre Ariel – quei gesti imparati da bambino.
    Parlando di buoni confessori, le vorrei raccontare di un piccolo episodio successo alla fine della mia confessione prima di Natale. Come Lei sa abito in Canada: un giorno, quando avrò tempo le racconterò quanto sia arduo trovare un buon confessore e una buona messa qui in Canada. Ma quella sera fui fortunato: il sacerdote ascolto’ la mia confessione e poi come penitenza mi disse di pregare “Davanti al Tabernacolo per le anime del Purgatorio”. Ne fui piacevolmente sorpreso, ricordo che tornai a casa come camminando a un metro da terra. Non sollevato solo per il perdono dei miei peccati, ma anche per aver trovato un prete che crede ancora nel Purgatorio. Tra tanti preti persi tra sociologismi e sofismi di ogni tipo e natura, fa bene trovare un confessore che ha ancora fede. Una rarità, glielo assicuro, almeno qui in Canada…

  5. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    8 Febbraio 2016 in 14:02

    Caro Confratello.

    Capisco quello che hai voluto dire e lo capiscono anche i lettori, ma credo meriti ricordare ciò che entrambi diamo per scontato, ossia il fatto che dentro il confessionale al quale tu fai riferimento hai trovato Cristo, l’eterna misericordia del Padre e la grazia dello Spirito Santo che all’occorrenza può servirsi anche di me, proprio come ogni giorno si serve di te.

    Un fraterno abbraccio sacerdotale.

  6. Padre Ariel
    Lettera Firmata dice:
    7 Febbraio 2016 in 13:33

    Sig. Antonio, la storia sarebbe veramente lunga, comunque chi di dovere sa che nelle parrocchie romane succede di tutto e di più, specie in quelle gestite dai religiosi, che in passato erano le parrocchie più curate, nelle quali si trovavano i più bravi confessori e i più bravi predicatori, ma oggi non è più così da molto tempo.
    Dopo l’ordinazione mi mandano a fare il secondo viceparroco in una parrocchia (stiamo sempre parlando della diocesi di Roma). Domenica mattina, scendo in chiesa con la mia talare, indosso la stola viola e mi metto dentro il confessionale. Arriva il parroco, mi “spara” una risata in faccia, mi fa uscire dal confessionale, mi dice “vai a toglierti quello straccio nero di dosso, oppure vai dai lefevriani a fare il pretino vecchia maniera”.
    Furono mesi orribili in tutti i sensi nel corso dei quali mi fu chiesto e imposto tutto ciò che era sbagliato, antiliturgico e a volte anche anticattolico.
    Una notte conobbi padre Ariel che tra venerdì e sabato confessava in una basilica romana dove c’è l’adorazione eucaristica perpetua (se posso indicarla, era S. Anastasia al Palatino, altrimenti cancellate pure il nome). Ebbi con lui una lunga confessione e poi un lungo colloquio (quello che infatti ignorano i laici è che noi preti stessi siamo spesso i primi ad avere difficoltà a trovare un bravo confessore).
    In seguito ho lasciato Roma e dopo un periodo di prova sono stato preso in una piccola diocesi dove svolgo il mio ministero di parroco in una parrocchia di campagna, con soddisfazione mia e, a quanto pare, anche dei parrocchiani.
    Da allora sono passati diversi anni,ma ogni tanto mi domando che ne sarebbe stato di me se quella sera, in preda a disperazione, non fossi andato all’adorazione eucaristica notturna e se, lì, non avessi trovato il confessore che trovai?
    Vede, Sig. Antonio, se voi laici trovate un cattivo prete, potete andare altrove, o tornare avviliti a casa vostra … ma per noi preti non è così, e forse voi non immaginate nemmeno quanto è triste quando troviamo cattivi superiori senza avere come voi la possibilità di tornare a casa nostra, visto che la casa nostra è la chiesa nella sua totalità.
    Questo è quanto, per poco possa servire la mia testimonianza.

  7. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    7 Febbraio 2016 in 0:17

    Caro Luciano.

    Io non ho mai fatto un giorno di seminario, essendo divenuto sacerdote in età adulta, anzi molto adulta, per l’esattezza a 45 anni.
    Dire però che “non ho fatto un giorno di seminario” e lasciare la frase sospesa là, potrebbe dare adito a male interpretazioni, perché nessun Vescovo, tanto meno quello che mi ha consacrato nel sacerdozio, mi ha “raccattato” mentre camminavo per strada. Ritengo infatti di avere fatto ben più del “canonico” seminario, la mia maturazione nella fede è stata infatti lunga ed altrettanto lunga la mia formazione al sacerdozio.

    Nella mia fanciullezza ho conosciuto diversi autentici e santi preti che vivevano il sacerdozio con vero spirito di autentica santità e con un senso di profondo rispetto per la sacralità del Sacramento dell’Ordine e del sacerdozio ministeriale. Essere stato bambino accanto a questi santi uomini di Dio, fare a loro da chierichetto mentre all’altare celebravano il Sacrificio Eucaristico, seguire i loro corsi di catechismo prima e le loro catechesi poi da adolescente, mi ha profondamente segnato. Partecipare alle loro celebrazioni liturgiche e ricevere da loro i Sacramenti di grazia ha impresso in me non certo il senso della … estetica liturgica, o peggio delle bizzarrie liturgiche, ma l’innato senso del sacro mistero.

    Ecco perché ripeto, anche se spesso purtroppo inutilmente, a molti miei confratelli: “Bisogna prenderli ed educarli da piccoli, perché ciò che si imprime in loro in sentimenti cristiani rimarrà poi indelebile per tutta la vita, anche se un giorno si allontaneranno per lunghi anni, ma senza mai perdere l’insegnamento che hanno ricevuto. E se poi un giorno, dopo tanti anni, quarantenni o cinquantenni torneranno all’ovile, la prima cosa che faranno entrando in una chiesa sarà d’inginocchiarsi dinanzi al tabernacolo, come gli fu insegnato da bambini”.

    Ma il mio è purtroppo un parlare al vento, specie a quei preti che viaggiano con la valigetta 24 ore in cerca di fondi e finanziamenti, che vagano da una riunione all’altra dei più disparati consigli parrocchiali, dopo avere delegato dei laici incapaci e digiuni di adeguate nozioni dottrinarie a insegnare il catechismo ai bambini, dopo avere delegate le immancabili “pretesse” per portare la Comunione agli ammalati e via dicendo. Sempre impegnati, mai disponibili per le confessioni, per le direzioni spirituali, una via di mezzo tra sociologi e manager, che a tutti danno le chiavi del tabernacolo, ma che a nessuno darebbero mai le chiavi della loro cassa.

    Come formatori ho avuto anziani sacerdoti della cosiddetta “vecchia scuola”. Ma chiarisco subito che per “vecchia scuola” non intendo coloro che oggi vengono impropriamente definiti come “tradizionalisti”, ma sacerdoti che avevano ricevuto una vera formazione sacerdotale e che avendola ricevuta potevano trasmetterla, al contrario di tanti odierni rettori e padri spirituali di molti nostri seminari che non possono trasmettere ciò che non hanno ricevuto, ossia una vera formazione al sacerdozio. Ecco allora moltiplicarsi dentro i seminari psicologisti, sociologisti, teologisti … oggi vanno di moda i pauperisti e via dicendo.

    Non si può diventare preti, a mio parere, dopo anni di “santissimo” seminario nei quali ci si è abbeverati ai teologismi, ai sociologismi ed agli stravagantisimi liturgici e sacramentali della peggiore sorta, senza avere mai avuto come punti di riferimento e come modelli dei santi preti.

    Per fare un prete ci vuole l’imposizione delle mani del Vescovo, ma prima dell’imposizione delle sue mani, per fare un buon prete ci vogliono dei santi preti, affinché quella imposizione delle mani e quella sacra unzione produca veramente effetto sul consacrato nel sacerdozio e nel Popolo di Dio ch’esso dovrà poi servire, accudire, guidare, ammaestrare, correggere, dirigere …

    Questo per dirle che anch’io, come lei, ho conosciuto certi santi preti anziani nati a inizi Novecento se non a fine Ottocento; e cogliendo poi la vocazione al sacerdozio li ho presi come miei modelli di vita sacerdotale. E pur non essendo giovane come lei dice o pensa, dato che mi sto incamminando verso i 53 anni, ciò non m’impedisce d’essere e di mantenermi giovane nella fede viva in Cristo.

    Se dagli odierni seminari i risultati che ne fuoriescono sono preti che poi, scollacciati e sciatti, buttati a gambe larghe su una panca, confessano annoiati una anziana signora che potrebbe essere loro nonna, non sarebbe forse il caso di ripensare i seminari, quando alla prova dei fatti, i primi a non mostrare rispetto per i Sacramenti, sono proprio i preti?

    E ripeto: con la confessione si possono recuperare le anime, ma si possono anche far fuggire e perdere per sempre; e di questo, Dio, chiederà poi conto a noi, senza darci la possibilità di giustificarci con psicologismi, sociologismi, teologismi e via dicendo …

  8. ettore dice:
    6 Febbraio 2016 in 16:26

    Fumus diabolicus, mi vien da pensare!
    Siamo nelle mani del Signore.
    “Il Signore conosce quelli che sono suoi.” 2 Timóteo 2:19
    “Quindi vi dico, qualsiasi cosa chiediate in preghiera, crediate di averla ricevuta, e sarà vostra.” Marco 11:24,
    Laudetur Jesus Christus

  9. Padre Ariel
    Luciano Ferrarri dice:
    6 Febbraio 2016 in 16:09

    Rev. Padre Ariel.
    Ho 71 anni e mi confesso una volta al mese, ma per ricordare un prete che confessa nel modo in cui lei ha qui indicato, devo tornare indietro di 40 anni, alle confessioni fatte con preti che in quell’epoca avevano l’età che oggi ho io, cioè preti nati a inizi ‘900 o a fine ‘800. Il fatto che lei si attenga a questo formulario, essendo lei giovane, mi lascia sperare bene.

  10. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    6 Febbraio 2016 in 16:02

    Caro Antonio.

    E lei mi domanda pure come avrei reagito io?
    Forse io gli avrei tolto la cornetta del telefono di mano per sbattergliela in testa e per poi fargliela mangiare. Fatto questo gli avrei detto: e adesso vai a protestare presso il Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, semmai facendoti dare anche un liquorino che ti favorisca la digestione del telefono che hai forzosamente ingurgitato.

    Ma lo sa, di fondo, quale è il problema? E che una risposta come quella che le ho appena dato, viene giudicata clericalmente “inopportuna” e variamente “non conforme“, ed il tutto per giustificare il fatto che è invece clericalmente “opportuno” e “conforme” amministrare un Sacramento nel modo in cui lei ha descritto.
    Questo è il vero problema, purtroppo! Il problema è ciò che da anni vado predicando alle sabbie del deserto come la “grande inversione” attraverso la quale il bene diventa male e il male bene, la virtù vizio e il vizio virtù, lo zelo sacerdotale e sacramentale diviene elemento da punire mentre la mancanza di zelo sacerdotale e sacramentale elemento da premiare e da portare avanti sulla scala gerarchica.

  11. Padre Ariel
    Antonio dice:
    6 Febbraio 2016 in 14:26

    I confessionali sono vuoti, lamentano a sprazzi ogni tanto i vescovi?
    A parte il fatto che da molte chiese i confessionali sono proprio spariti, come lei narra, spiegando anche di averli visti in qualche ricco salotto trasformati in mobili bar.
    A parte questo …
    Vorrei sapere come avrebbe reagito lei in questa situazione a me accaduta …
    Domando di confessarmi. Il prete (35 anni) in maglioncino colorato e jeans mi riceve nell’ufficio, seduto alla scrivania, io sono di fronte a lui nella sedia, con il tavolo in mezzo. Inizio a confessarmi, e durante la confessione il prete risponde due volte al telefono, e per due volte mi interrompe.
    Devo aggiungere altro, o basta solo questo?
    Ah, dimenticavo: tutto questo è accaduto in una parrocchia centrale del Vescovo di Roma, tanto per chiarire …

  12. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    6 Febbraio 2016 in 14:07

    Cara Maria Luisa.

    la prima cosa che mi viene spontaneo constatare è che tutti questi sacerdoti e confessori hanno un vescovo. Pertanto, a questa constatazione, segue la mia domanda: “E il vescovo, dinanzi a siffatta barbara amministrazione dei Sacramenti, in quali faccende … molto più serie, è affaccendato?”.

    Lei mi domanda quale rito uso. Le rispondo che uso quello cattolico, i confessori che invece lei mi cita, non so, sinceramente non so …

    Provo dunque a risponderle illustrandole una confessione da me amministrata sulla base del rito al quale mi attengo con ogni penitente, variando solamente alla fine la scelta della “formula assolutoria” quando amministro confessioni a sacerdoti o religiosi/e.

    Luogo: confessionale, oppure, se non c’è o se non è praticabile per una persona anziana o con problemi fisici, una panca appartata dentro la chiesa. In questo secondo caso io siedo sempre a mezzo metro dal penitente, non lo guardo mai in faccia, offro di profilo l’orecchio e tengo sempre lo sguardo abbassato.

    Non amo dire: “Salve … buon giorno … buonasera … come va?” Sono saluti che rivolgo fuori dalla celebrazione dei Sacramenti, pertanto saluto tutti i penitenti a questo modo:

    Confessore: Sia lodato Gesù Cristo.
    Penitente: sempre sia lodato!

    Confessore: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo
    Penitente: Amen!

    Confessore: Il Signore che illumina con la grazia della fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia.
    Penitente: Amen.

    Confessore: Signore pietà.
    Penitente: Signore pietà.
    Confessore: Cristo pietà:
    Penitente: Cristo pietà.
    Confessore: Signore pietà.
    Penitente: Signore Pietà.
    Confessore: Dio Onnipotente abbia misericordia di te.

    Domanda del confessore: figlio/figlia carissimo/a, di cosa vuoi chiedere perdono a Dio?
    Penitente: segue la confessione dei peccati, quindi le risposte e le esortazioni del confessore nello stretto ed esclusivo merito di ciò che il penitente ha confessato o di ciò che il penitente ha espressamente chiesto.

    Confessore: terminata la confessione, prima della formula sacramentale assolutoria viene indicata la penitenza da soddisfare, quasi sempre consistente in preghiere, a volte in preghiere e in atti di riparazione.

    Oppure, se si tratta di un penitente che non ho mai confessato:

    Confessore: figlio/figlia carissimo/a, da quanto tempo non ti sei confessato?
    Penitente: segue la confessione dei peccati, quindi le risposte e le esortazioni del confessore nello stretto ed esclusivo merito di ciò che il penitente ha confessato o di ciò che il penitente ha espressamente chiesto.

    Confessore: terminata la confessione, prima della formula sacramentale assolutoria viene indicata la penitenza da soddisfare, quasi sempre consistente in preghiere, ma a volte in preghiere e anche in atti di riparazione.

    confessore: prima di impartire l’assoluzione viene richiesta la recita dell’atto di contrizione:

    Penitente: Atto di dolore, mio Dio mi pento, mi dolgo …

    Confessore: tenendo la mano tesa verso il penitente se dentro il confessionale oltre la grata, oppure tenendo la mano imposta sul capo del penitente se fuori dal confessionale

    Dio, Padre di misericordia,
    che ha riconciliato a sé il mondo
    nella morte e risurrezione del suo Figlio,
    e ha effuso lo Spirito Santo
    per la remissione dei peccati,
    ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,
    il perdono e la pace.
    E io ti assolvo dai tuoi peccati
    nel nome del Padre e del Figlio
    e dello Spirito Santo.

    Confessore: Lodiamo il Signore perché è buono
    Penitente: Eterna è la sua misericordia:
    confessore: il Signore ha perdonato i tuoi peccati vai in pace.
    Penitente: rendiamo grazie a Dio.

    Terminata la confessione non dico mai “Arrivederci, buonasera, buon pranzo o buona cena”, ma amo ribadire il saluto iniziale:

    Confessore: Sia lodato Gesù Cristo.
    Penitente: sempre sia lodato!

    Quando invece confesso sacerdoti e religiosi/religiose, alla fine uso questa formula assolutoria:

    Confessore: Misereatur tui omnipotens Deus, et dimissis peccatis tuis, perducat te ad vitam æternam.
    Penitente: Amen.
    Confessore: Indulgentiam, absolutionem, et remissionem peccatorum tuorum tribuat tibi omnipotens et misericors Dominus.
    Penitente: Amen.
    Confessore: Dominus noster Jesus Christus te absolvat: et ego auctoritate ipsìus te absolvo ab omni vinculo excommunicationis, suspensionis, et interdicti, in quantum possum, et tu ìndiges. Deinde ego te absolvo a peccatis tuis, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
    Penitente: Amen.

    Confessore: Passio Domini nostri Jesu Christi, merita beatæ Mariæ Virginis, et omnium Sanctorum, quidquid boni feceris, et mali sustinueris, sint tibi in remissionem peccatorum, augmentum gratiæ, et præmium vitæ æternæ.
    Penitente: Amen.

    Spero di averle risposto in modo esauriente.

  13. Padre Ariel
    Maria Luisa V. dice:
    6 Febbraio 2016 in 13:19

    Caro Padre, potrei domandarle, lei, come confessa? Mi spiego … a quale rito si attiene, come apre la confessione, quale formulario segue?
    Forse le sembrerà la mia una domanda assurda, ma ogni confessore ha avuto un approccio diverso. Per esempio, più di un confessore, dopo che mi sono messa a sedere, mi ha chiesto “mi dica!” Di recente, uno, nemmeno ha fatto il segno di croce, all’inizio. Un’altra volta, sedendomi sulla panca accanto al confessore, mi misi in ginocchio all’inginocchiatoio della panca e lui mi disse: “cosa fa, si metta a sedere!”. E un altro mi guardava in faccia, e io ero imbarazzata, sinceramente. Più di uno, alla fine, mi ha detto solo “io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome …”.
    Per questo le chiedo, lei, che rito segue?
    Grazie !!

  14. ettore dice:
    6 Febbraio 2016 in 10:38

    Rev. Padri,
    opportuni, icasticamente savonaroliano l’uno, più dolce e suasivo nei toni l’altro, i vostri due energici e salutari richiami agli insegnamenti canonici.
    Impietosa, amara, sconsolata l’affermazione:
    “I primi che spesso non rispettano i Sacramenti ( e molto altro ancora, sia liturgicamente che come testimonianza di vita cristiana) sono proprio i preti che li amministrano (e sù sù nelle gerarchie ecclesiastiche i pastori preposti alla loro direzione e vigilanza) venendo meno ai doveri del “mandato apostolico” di cui ampiamente parla San Paolo nel cap. 2 della lettera a Tito.
    Non insegnando l’azione dei doni dello Spirito Santo e delle (quasi neglette) opere di misericordia spirituale. Oggi, l’enfasi più che l’insegnamento della Chiesa è rivolto solo alle opere di misericordia corporali. Alle condizioni sociali degli uomini, più che alla loro Salus Animarum.

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ratrice del sito di questa rivista:

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