È morto Silvio Berlusconi, uomo amato e odiato, ma indubbio pezzo della storia patria d’Italia

Notizie brevi

È MORTO SILVIO BERLUSCONI, UOMO AMATO E ODIATO, MA INDUBBIO PEZZO DELLA STORIA PATRIA D’ITALIA 

Al di là delle posizioni politiche e delle convinzioni personali di ciascuno, al Presidente Silvio Berlusconi va riconosciuto il merito del coraggio e della intraprendenza, il merito di aver lavorato intensamente, possiamo dire fino all’ultimo, nella creazione della propria azienda e nell’ideazione di un progetto politico che ha saputo intercettare l’interesse e l’apprezzamento di milioni di italiani. 

Autore
Anna Monia Alfieri, I.M. 
Cavaliere della Repubblica Italiana

             

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– Notizie brevi –

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Silvio Berlusconi è morto questa mattina presso l’ospedale San Raffaele di Milano dove era stato nuovamente ricoverato lo scorso venerdì 9 giugno, dopo un precedente ricovero a causa di una polmonite e di una leucemia mielomonocitica. Il feretro è stato trasportato dall’ospedale alla villa di Arcore alle ore 12. Domani sarà allestita la camera ardente nella sede di Mediaset nello studio 20 di Cologno Monzese. I funerali si svolgeranno mercoledì nella Cattedrale di Milano.

Al di là delle posizioni politiche e delle convinzioni personali di ciascuno, al Presidente Silvio Berlusconi va riconosciuto il merito del coraggio e della intraprendenza, il merito di aver lavorato intensamente, possiamo dire fino all’ultimo, nella creazione della propria azienda e nell’ideazione di un progetto politico che ha saputo intercettare l’interesse e l’apprezzamento di milioni di italiani. 

La sua “discesa in campo”, per mutuare una sua espressione, in un’Italia che stava vivendo una profonda crisi politica legata agli effetti di Tangentopoli e delle bombe della Mafia, con la conseguente crisi dei tre partiti che, fino ad allora, avevano guidato la scena politica, aveva dato nuova determinazione alla schiera dei moderati rimasti delusi dalle vicende di quegli anni.

Credo che uno dei grandi meriti del Presidente Berlusconi sia stato quello di non essersi mai abbassato alle accuse e alle polemiche contro gli avversari politici, di aver sempre mantenuto toni educati e rispettosi e di aver contribuito a fare dell’Italia uno degli attori economici e politici più importanti a livello europeo e mondiale. Ci uniamo, quindi, alla preghiera di suffragio per lui e nella vicinanza alla sua famiglia.

Milano, 12 giugno 2023

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I Padri dell’Isola di Patmos

 

 

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Nuova destinazione e ministero per il nostro redattore Padre Ivano Liguori

NUOVA DESTINAZIONE E MINISTERO PER IL NOSTRO REDATTORE PADRE IVANO LIGUORI

Il Ministro Provinciale dei Cappuccini di Sardegna ha chiesto a Padre Ivano di accettare un nuovo incarico, peraltro molto delicato, come formatore presso il Convento di Sanluri dove si trova la casa in cui sono accolti gli aspiranti alla vita religiosa per il loro discernimento vocazionale. 

— Notizie in breve —

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

 

 

 

 

 

 

 

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Il nostro redattore cappuccino Ivano Liguori è una colonna portante di questa nostra rivista, la sua preziosa collaborazione inizia sei anni fa, all’epoca in cui svolgeva il ministero di cappellano presso l’Ospedale Brotzu, grande polo ospedaliero di Cagliari, dove a distanza di anni è sempre ricordato assieme al suo confratello Giancarlo Pinna dal personale medico e paramedico, da ex ammalati e loro familiari che ogni tanto seguitano a inviare messaggi di stima e riconoscenza alla nostra redazione in suo ricordo.
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Grande esperto di pastorale sanitaria e giovane uomo dotato di rara umanità retta su una solida fede e altrettanto solida dottrina, Padre Ivano ha saputo vedere, in nove anni di delicato servizio ospedaliero, il Cristo sofferente negli ammalati (cfr. Mt 25, 35-44).
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Nel settembre 2019 è inviato a Laconi, in provincia di Oristano, come guardiano e parroco presso il convento con annessa parrocchia curata dai Frati Minori Cappuccini nella cittadina d’origine di Sant’Ignazio da Laconi, in una situazione non propriamente facile e con diversi problemi da sanare. Da subito si dedicò con grande dedizione alla cura delle anime, curando il decoro della sacra liturgia, sempre disponibile con i confratelli per le confessioni e le direzioni spirituali, offrendo importanti incontri di formazione e cicli di catechesi, diversi dei quali pubblicati anche in video su queste colonne nella rubrica Colazione con il Cappuccino, inclusa una serie di catechesi dedicate al Sacramento della Penitenza, la confessione. Nel mentre si è dedicato alla sua attività pubblicista sulla nostra rivista, che senza di lui non sarebbe quella che oggi è, firmando oltre 100 articoli di alto respiro e profondo spessore pastorale e dottrinale, dando nel mentre alle stampe due libri: Dal Dal Prozan al Prozac (2021) e Il segno di Caino (2021).
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Prima di lasciare Laconi ha amministrato il Santo Battesimo a una splendida bambina di 10 anni, segno visibile dei frutti prodotti dai suoi quattro anni di attività pastorale svolti in quella cittadina.
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Il Ministro Provinciale dei Cappuccini di Sardegna ha chiesto a Padre Ivano di accettare un nuovo incarico, peraltro molto delicato, come formatore presso il Convento di Sanluri dove si trova la casa in cui sono accolti gli aspiranti alla vita religiosa per il loro discernimento vocazionale. 
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Anche Padre Giancarlo Pinna, con il quale ha condiviso tanti anni di ministero presso il grande polo ospedaliero di Cagliari e che nel settembre 2019 fu trasferito anch’esso a Laconi, lascia quella località, non però da solo. I due confratelli giunsero infatti a Laconi portandosi dietro con loro nel nuovo convento Tac, la gatta che per anni visse nell’alloggio dei cappellani e che oggi vive serena e felice in quella casa religiosa. Questa volta Padre Giancarlo si porterà presso la sua nuova destinazione una bassottina tanto affettuosa quanto ruffiana.
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Incaricato di prendersi cura della casa di riposo di Oristano dove risiedono le Terziarie Francescane ammalate, Padre Giancarlo giungerà con quanto di più terapeutico possa esistere in quel contesto per delle persone anziane e ammalate: una bassottina ruffiana. Antica e pura pedagogia francescana. 
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dall’Isola di Patmos 12 giugno 2023

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.https://www.youtube.com/watch?v=ltEAQNopUYM&t=2s

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Il Corpus Domini. Una festa da riscoprire in un tempo in cui il culto eucaristico sembra “passato di moda” nelle strade disertate dai pastori e occupate dalle “sacre processioni” del “politicamente corretto”

IL CORPUS DOMINI. UNA FESTA DA RISCOPRIRE IN UN TEMPO IN CUI IL CULTO EUCARISTICO SEMBRA “PASSATO DI MODA” NELLE STRADE DISERTATE DAI PASTORI E OCCUPATE DALLE “SACRE PROCESSIONI” DEL “POLITICAMENTE CORRETTO”

Dispiace constatare – come attestano numerosi messaggi di sacerdoti arrivati alla nostra Isola di Patmos nei giorni passati – che in molte delle nostre città ormai la processione del Corpus Domini è diventata un ricordo. Perfino la Diocesi di Roma quest’anno non ha avuto la sua processione: in compenso la vigilia del Corpus Domini è stata però impiegata per lo svolgimento del meeting mondiale sulla Fraternità umana dal titolo Not Alone, che prevedeva anche la presenza del Santo Padre, non concretizzatasi a causa dell’ultimo intervento chirurgico.

— Pastorale liturgica —

Autore
Simone Pifizzi

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PDF  articolo formato stampa

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In questi ultimi tempi abbiamo visto veramente più o meno di tutto. Sante Messe celebrate su materassini gonfiabili [cfr. QUI, QUI, QUI], su motociclette o quant’altro utilizzati per altari; con ministri sacri in costume da bagno o con vesti che giudicare inopportune per il Santo Sacrificio Eucaristico sarebbe un mero eufemismo. Altari della reposizione del Giovedì Santo che, da luoghi che dovrebbero esprimere amore e preghiera verso il tesoro più prezioso lasciatoci da Nostro Signore Gesù Cristo, che si sono trasformati in luogo di sfogo delle più stravaganti paturnie presbiterali [cfr. QUI].

Corpus Domini giugno 2020, benedizione eucaristica dal sagrato della cattedrale impartita dal Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo Metropolita di Firenze

Giunge allora come rugiada sul vello nel deserto la solennità del Corpo e Sangue di Cristo, comunemente detta Corpus Domini, che la Chiesa celebra il primo giovedì dopo la festa della Santissima Trinità, o la domenica successiva. È stato scritto:

«Come la Santissima Eucaristia rappresenta il centro e il culmine di tutta la nostra vita religiosa, nonché il fulcro della Liturgia, il momento più alto della vita cristiana e il più santo dei Sacramenti, così la festività del Corpus Domini, a parte la Pasqua e il Natale, è la più radiosa dell’anno liturgico, perché segna il trionfo del Re eucaristico, e la sua istituzione è la più eloquente espressione della vita religiosa ed ecclesiale del Medioevo» (Bernhard Ridder, Manuale di storia ecclesiastica, Paoline, p. 368).

L’origine di questa festa la si fa risalire storicamente nell’anno 1247 nella diocesi di Liegi, dove il vescovo introdusse questa celebrazione in reazione alle tesi di Berengario di Tours (998-1088), secondo il quale la presenza di Cristo nell’Eucaristia non era reale ma solo simbolica. Il Vescovo fu ispirato dalla Santa mistica Giuliana di Cornillon (1192-1258), monaca agostiniana del convento di Mount Cornillon, che da giovane ebbe la visione della Chiesa, apparsale sotto le sembianze di una luna piena, solcata da una macchia scura, ad indicare la mancanza di una festività. In seguito ebbe la visione di Cristo stesso che le affidò il compito di adoperarsi affinché fosse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei cristiani nella presenza reale nell’Eucaristia e per espiare i peccati commessi contro il Sacramento Eucaristico. Divenuta nel 1222 priora del suo convento chiese consiglio ai maggiori teologi del suo tempo (tra cui Jaques Pantaléon, futuro Papa Urbano IV) per chiedere l’istituzione della festa. Questo portò il vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte (+1246) ad indire nel 1246 un sinodo locale ― perché all’epoca i sinodi si occupavano di cose serie … ― il quale stabilì che dall’anno successivo venisse celebrata la festa del Corpus Domini nella Diocesi di Liegi. Per inciso: all’epoca i vescovi avevano la facoltà di istituire feste liturgiche all’interno della propria diocesi.

Nel 1264 il Papa Urbano IV che già aveva contribuito e appoggiato la festa del Corpus Domini a Liegi, in seguito anche al riconoscimento del Miracolo Eucaristico di Orvieto-Bolsena del 1263, con la Bolla Transiturus de hoc mundo, istituì la solennità del Corpus Domini per tutta la Chiesa universale, elevandola a festa di precetto e fissandone la celebrazione per il giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste. Sul miracolo eucaristico di Bolsena-Orvieto lasciamo però la parola al nostro confratello orvietano Marco Nunzi, che ne è esperto conoscitore [cfr. QUI]. A me interessa sottolineare alcune particolarità liturgiche di questa festa:

Liturgia eucaristica. I testi delle letture delle tre Messe corrispondenti ai cicli liturgici festivi A, B e C, presentano anzitutto le figure simboliche dell’Antico Testamento riguardanti l’Eucaristia come la manna data in cibo ad Israele nel deserto, gli olocausti e i sacrifici di comunione per il Signore, il sangue dell’alleanza, il pane e il vino offerti da Melchisedech ad Abramo. Nella seconda lettura delle stesse tre Messe, l’Apostolo Paolo afferma che la comunione con il Corpo di Cristo è un segno eloquente di unità, di intima amicizia e di “incorporazione” in Cristo, oltre che di fede e di completa donazione a lui. Il testo della Lettera agli Ebrei (B) presenta Gesù che offre s e stesso per purificare la nostra coscienza dalle opere di morte al fine di servire il Dio vivente. Nei brani evangelici viene parte del Discorso del Pane di vita tenuto da Gesù a Cafarnao (cfr. Gv 6), l’ultima cena di Gesù e l’istituzione dell’Eucaristia (cfr. Mc 14, 12-6. 22-26) e la moltiplicazione dei pani (cfr. Lc 9, 11-17). In particolare poi va sottolineata la stupenda sequenza Lauda Sion che canta il Cristo vero Pane di Vita che “ci nutre, ci difende e ci porta ai beni eterni nella terra dei viventi”.

Liturgia delle ore. Oltre gli inni del Pange lingua, del Sacris sollemniis e del Verbum supernum prodiens, insuperabili per contenuto e melodia musicale, i salmi dell’Ufficio delle Letture, delle Lodi e dei Vespri riassumono tutti i sentimenti che un’anima credente e amante può esprimere al Signore, che nell’Eucaristia ci dà il segno eloquente del suo amore infinito per noi. Le due letture presentano l’Eucaristia come centro di tutta la storia della salvezza, che ha la sua preparazione nell’Antico Testamento e la sua piena attuazione nel Nuovo Testamento. San Tommaso d’Aquino, nella seconda lettura, non esita a dire

«l’Unigenito Figlio di Dio, volendo farci partecipi della sua divinità […] si fece uomo per elevarci alle altezze di Dio […] offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché, infine, rimanesse in noi un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo Corpo in cibo e il suo Sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino. Oh, meraviglioso convito! Che cosa vi può essere di più prezioso? Nessun sacramento è più salutare di questo. L’Eucaristia è il memoriale della passione di Cristo, è la più grande di tutte le meraviglie da lui operate, è il mirabile documento del suo immenso amore per gli uomini» (Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4).

Processione eucaristica. Come abbiamo già detto, Al fine di favorire la devozione al Santissimo Sacramento, il Papa Urbano IV estese la festa del Corpus Domini a tutta la Chiesa. Pur non facendo alcuna menzione nella Bolla ad una processione eucaristica, si prese subito l’abitudine di mostrare ai fedeli le Specie Eucaristiche nel corso di una solenne processione con il Santissimo Sacramento, che evidentemente si è sempre distinta per speciale importanza e per significato nella vita pastorale delle comunità cristiane. Conviene pertanto che, là dove le circostanze attuali lo permettono e la processione può essere davvero un segno di fede e di adorazione, essa venga conservata. In tal caso è bene che la processione con il Santissimo Sacramento si faccia immediatamente dopo la Messa, nella quale viene consacrata l’Ostia da portarsi poi in processione. I canti e le preghiere che si fanno lungo il tragitto, portino tutti a manifestare la loro fede in Cristo, unicamente intenti alla luce del Signore (cfr. Rito della Comunione fuori della Messa e Culto Eucaristico, nn. 102 – 104).

Dispiace constatare – come attestano numerosi messaggi di sacerdoti arrivati alla nostra Isola di Patmos nei giorni passati – che in molte delle nostre città ormai la processione del Corpus Domini è diventata un ricordo. Perfino la Diocesi di Roma quest’anno non ha avuto la sua processione: in compenso la vigilia del Corpus Domini è stata però impiegata per lo svolgimento del meeting mondiale sulla Fraternità umana dal titolo Not Alone, che prevedeva anche la presenza del Santo Padre, non concretizzatasi a causa dell’ultimo intervento chirurgico.

Quello di Roma è solo un esempio di eleganti “scuse” episcopali ― con tanto di spallucce a chi invece fa notare l’importanza di un tale gesto ― per lasciare ad altri e ad altro le nostre vie e le nostre piazze, trasformate il più delle volte in grandi trattorie a cielo aperto, basterebbe fare in tal senso un giro in piazza del Duomo a Firenze per rendersene conto …

Forse su questa moda di buttare alle ortiche tutte le nostre tradizioni per essere “politicamente corretti” converrebbe fare una serena ma urgente riflessione, anche se il disagio e la sofferenza che in forma sempre maggiore stanno vivendo i preti e di riflesso i fedeli, sembrerebbe interessare poco o niente.

Firenze, 11 giugno 2023

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Il miracolo eucaristico avvenuto tra le Città di Orvieto e Bolsena e l’istituzione della Solennità del Corpus Domini

IL MIRACOLO EUCARISTICO AVVENUTO TRA LE CITTÀ DI ORVIETO E BOLSENA E l’ISTITUZIONE DELLA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

Testimone del prodigio di Bolsena, il Corporale di Orvieto è la “firma“ di Gesù vivo e vero nel Pane eucaristico, che spazza via il dubbio e ci lascia penetrare quei sacri misteri ai quali si giunge attraverso la ragione della fede: fides et ratio (fede e ragione). O come insegna Sant’Anselmo d’Aosta: Fides quaerens intellectum (la fede richiede l’intelletto) che prende forma dal detto di Sant’Agostino Credo ut intelligam (credo per capire).  

—  Attualità ecclesiale —

Autore
Marco Nunzi*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PDF  articolo formato stampa

 

 

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La Solennità del Corpus Domini vede le città di Orvieto e Bolsena unite in un profondo binomio inscindibile. Perché è vero, il segno prodigioso è avvenuto a Bolsena, ma la “culla” della Solennità da dove è stata poi istituita per tutta la Chiesa rimane ed è Orvieto. Proprio come Gerusalemme non può prescindere da Betlemme, non ci sarebbe infatti la risurrezione senza prima la natività, allo stesso modo non sarebbe stata proclamata la Festa del Corpo e del Sangue del Signore senza l’evento prodigioso che ne ha dato l’origine.

Marco Nunzi e Ariel S. Levi di Gualdo, Cappella del Sacro Corporale, Cattedrale di Orvieto

La storia dei fatti la possiamo riassumere così: nel lontano XIII secolo Pietro, sacerdote boemo, era tormentato da un dubbio. Egli non riusciva a spiegarsi come durante la Santa Messa, attraverso la transustanziazione, il pane e il vino potessero realmente mutarsi nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Intraprese così un lungo pellegrinaggio verso Roma per pregare sulla tomba dei Santi Apostoli Pietro e Paolo nella speranza di trovare risposta al suo lacerante tormento. Giunto a Bolsena decise di celebrare il Sacrificio Eucaristico sulla tomba della martire Cristina. Durante il canone eucaristico, sulle parole della consacrazione delle sacre specie, tra le sue mani tremanti l’Ostia divenne visibilmente vera carne che, stillando copiosamente vivo sangue, imporporò il corporale e alcune pietre dell’altare.

Per un misterioso disegno della Provvidenza, in quei tempi risiedeva a Orvieto il Sommo Pontefice Urbano IV, presente nella sua residenza orvietana durante quel miracoloso avvenimento. Appena il Papa venne a conoscenza dell’evento miracoloso incaricò il Vescovo di recarsi nella vicina Bolsena per esaminare l’accaduto e portare a Orvieto i segni del prodigio. Sceso ai piedi della rupe orvietana per andare incontro al Vescovo, al vedere il sacro Corporale il Papa s’inginocchiò commosso e, preso nelle sue mani con grande venerazione questo Sacro lino, tornò processionalmente verso la Chiesa di Orvieto tra i canti del popolo in festa.

Urbano IV, molti anni prima degli eventi di Bolsena e della sua elezione a Sommo Pontefice, conobbe a Liegi, in Belgio, Giuliana di Cornillon. L’umile religiosa lo fece partecipe di alcune rivelazioni che aveva ricevuto da parte del Signore. Queste riguardavano la necessità di stabilire una nuova solennità liturgica in onore della Santa Eucarestia, Sacramento mirabile dell’Amore di Dio e della sua Presenza. Il Papa, memore delle confidenze di Giuliana e con gli occhi del cuore ancora fissi sul Sangue prezioso impresso nel Corporale, si decise a istituire dalla Città di Orvieto, con la Bolla Transiturus de hoc mundo dell’11 agosto 1264 la festa del Corpus Domini estesa a tutta la Chiesa Universale.

Il Papa chiese altresì a Tommaso d’Aquino, noto teologo domenicano, anch’egli allora residente ad Orvieto, di redigere l’Ufficio Divino della nuova Solennità. Nascono così i testi dei cinque stupendi inni eucaristici: il  Pange lingua che termina con il notissimo Tantum ergo, la lode Sacris Solemniis, il Panis angelicus, il Verbum supernum prodies e O salutaris hostia, che ancor oggi fanno parte della Liturgia della Chiesa.

In merito alla stesura degli inni, la tradizione tramanda un episodio particolare: Tommaso d’Aquino, prima di presentarsi al cospetto di Urbano IV per proporre l’inno Pange lingua, si recò nella chiesa del convento di Orvieto per pregare davanti al Crocifisso. Tommaso chiese al Signore di fargli conoscere il suo “parere” su quanto fosse stato scritto. Il Crocefisso rispose in semplicità: «Hai scritto bene di me o Tommaso, quale ricompensa desideri? Il grande teologo rispose: “Nient’altro che Te stesso, o Signore”».

Cosa significa per noi oggi celebrare questa grande Solennità? Il richiamo immediato è quello di tornare a ciò che Gesù ha fatto e ha detto in quell’ultima cena. Contempliamo il suo gesto: Prese del pane e ha detto “questo sono io, prendete e mangiate.”

Un segno, il pane, che rappresenta la sua vita, cosa è stata tutta la sua vita: Pane donato, vita donata, neanche una briciola di questa vita, neanche un istante del suo tempo Gesù ha trattenuto per sé, è stata tutta un dono per i fratelli. Cosa dice Gesù a noi quando dichiara “questo sono io, prendete e mangiate” cioè assimilate questa proposta di vita che è stata la mia. Mangiare quel pane vuol dire “voi accogliete me nella vostra vita e accogliendo me accogliete la logica dell’Amore che porta alla costruzione di un mondo nuovo.” Perché ogni discepolo che mangia questo Pane è disposto a essere completamente pane di vita per gli altri come Gesù è stato e continua ad essere attraverso di noi.

Testimone del prodigio di Bolsena, il Corporale di Orvieto è la “firma“ di Gesù vivo e vero nel Pane eucaristico, che spazza via il dubbio e ci lascia penetrare quei sacri misteri ai quali si giunge attraverso la ragione della fede: fides et ratio (fede e ragione). O come insegna Sant’Anselmo d’Aosta: Fides quaerens intellectum (la fede richiede l’intelletto) che prende forma dal detto di Sant’Agostino Credo ut intelligam (credo per capire).  

dall’Isola di Patmos, 11 giugno 2023

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* Mons. Marco Nunzi (01.06.1964) è presbitero della Diocesi di Orvieto-Todi e canonico del Capitolo della Cattedrale di Santa Maria Assunta

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Corpus Domini. Il Santissimo Sacramento della presenza e comunione

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

CORPUS DOMINI. IL SANTISSIMO SACRAMENTO DELLA PRESENZA E COMUNIONE

«In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»

 

Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

 

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Cari Amici e Lettori de L’Isola di Patmos,

nella grande festa del Corpus Domini Gesù ci offre definitivamente sé stesso nel Santissimo Sacramento dell’Eucarestia. La liturgia della Parola ci narra che in quei giorni, mentre gli abitanti di Cafarnao ascoltano le sue parole, sono tramortiti da un annuncio grande: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (Gv 6, 51). Parole che provocano inizialmente in loro una certa confusione, sino al punto da sollevare proteste. Sembrano quasi pretendere un Dio che sia un po’ più comprensibile, rispetto a quelle parole nelle quali Gesù espone quello che è il grande mistero dell’Eucarestia. Con parole che all’inizio non possono che stordire, delineando un mistero grande e tremendo. Gesù, il figlio di Dio incarnato, sceglie di diventare quel pezzo di pane e quel sorso di vino. Nelle specie eucaristiche, a ogni Santa Messa celebrata è presente Cristo in corpo, sangue, anima e divinità. Quelle specie eucaristiche diventano per noi il pane e vino per il sentiero di eternità. Diventano la nuova manna nascosta, l’alimento che ci permette di ottenere la linfa vitale della grazia per camminare in santità e giustizia tutti i giorni della nostra vita.

Come più o meno sappiamo dal Catechismo, la presenza reale di Gesù è possibile perché durante la Santa Messa, al momento della consacrazione, tramite le parole del sacerdote recitate sulle specie eucaristiche avviene il miracolo della transustanziazione. Le sostanze del pane e il vino, pur mantenendo lo stesso aspetto, si convertono nella sostanza del Corpo e del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.  

Dinanzi all’annuncio di questo mistero i cafarnaiti rimangono scandalizzati, perché non lo comprendono, in parte perché privi degli strumenti di comprensione, in parte perché hanno il cuore un po’ duro rinchiuso nei formalismi farisaici e nelle formule a memoria che non hanno però un concreto sviluppo nella carità. Ecco quindi che Gesù offre loro due spiegazioni:

«In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6, 53).

Gesù spiega che assimilare il suo corpo vuol dire che il Padre ha mandato lui come nuova ed eterna manna dal cielo che completa la manna che fu data agli ebrei nel deserto. Dunque Gesù è colui che in quella manna, in quel pane, si rende presente perché Dio Padre tramite un miracolo lo rende presente, questo è in sintesi il discorso che pone agli ascoltatori; e lo rende presente perché tramite il suo pane Gesù arriva nella piena e forte intimità con chi lo accoglie. Il corpo di colui che accoglie la nuova ed eterna manna diviene il tempio, la nuova dimora per il Signore.

Questo mostra da un lato la presenza reale, come dicevamo agli inizi, in cui il credente viene purificato e trasformato da Dio per essere ad imitazione di Cristo. In un certo senso, come dicono i Padri greci, l’assunzione del Corpo di Cristo fa sì che lui si assimili a noi: perché l’Eucarestia è il Sacramento che offre la grazia a tutti noi della presenza e della imitazione di Gesù nel nostro concreto quotidiano.

Così, imitando Gesù, tutti noi possiamo fare comunione con il prossimo e inerpicarci in un Sentiero di santità. Essere santi vuol dire operare la carità e l’amore di Dio, dunque far entrare il nostro prossimo in un cammino di eternità. Gesù stesso ce lo dice: l’amore di Cristo Eucaristico ci conduce alla vita eterna e alla resurrezione della carne.

Così come allora, mentre leggo queste parole eterne mi domando: il grande mistero dell’amore realmente presente nell’Eucarestia, scandalizza forse ancora oggi? Forse la nostra santificazione passa anche da questo. Essere testimoni eucaristici, perché prima di tutto siamo eucaristizzati noi per primi, ossia siamo effusi dalla grazia della presenza reale, e i suoi effetti di gioia e di soddisfazione possono essere autentici testimoni della bellezza della sua presenza. Mostrare la gioia di essere in comunione con Lui, ci porta così a fare comunione con tutta la Chiesa e testimoni con tutta l’Umanità.

Possiamo attingere da questa gioia ogni volta che ci accostiamo all’abbraccio della adorazione eucaristica. Poggiamo il nostro cuore, le nostre ferite esistenziali sul cuore eucaristico di Gesù e saremo effusi da un grande amore.

Così sia!

Santa Maria Novella in Firenze, 11 giugno 2023

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Entro breve avremo Pietro Pacciani Presidente della Suprema Corte di Cassazione coadiuvato da Bombolo, Alvaro Vitali ed Er Monnezza

ENTRO BREVE AVREMO PIETRO PACCIANI PRESIDENTE DELLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE COADIUVATO DA BOMBOLO, ALVARO VITALI ED ER MONNEZZA

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«Certamente, data la sua evidente vicinanza a McCarrick, è poco verosimile che Farrell non sapesse niente dei suoi atti gravemente peccaminosi»

Il cogitatorio di Ipazia

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Autore Ipazia Gatta Romana

Autore
Ipazia Gatta Romana

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Il Cardinale Kevin Joseph Farrell è stato nominato Presidente della Suprema Cassazione dello Stato della Città del Vaticano, la equipollente Suprema Corte di Cassazione della Repubblica Italiana. Questo prelato è una creatura creata dall’Arcivescovo di Washington Cardinale Theodore McCarrick che nel 2018 fu riconosciuto colpevole di molestie e abusi sessuali continuati, tanto da essere colpito nel 2019 con la pena canonica più estrema: la dimissione dallo stato clericale, irrogata con sentenza della Congregazione per la dottrina della fede che lo riconobbe colpevole di delictis gravioribus per avere abusato di uomini adulti e di giovani sacerdoti nell’arco di diversi decenni [cfr. decreto della Santa Sede].

L’attuale Presidente della Cassazione, oltre a non avere mai ricevuto alcuna formazione giuridica, a suo tempo fu insistentemente proposto e voluto come proprio vescovo ausiliare nel 2001 dal Cardinale Theodore McCarrick.

Con l’allora Arcivescovo di Washington egli visse per sei anni in un appartamento comune, ovviamente – va da sé – senza mai rendersi conto del giro che costui aveva e del genere di vita che conduceva, pur vivendo a suo stretto contatto sotto il medesimo tetto. Cosa questa che ha sollevato a suo tempo le perplessità del Presidente emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il Cardinale Leo Raymond Burke, che nel 2018 dichiarò:

«Certamente, data la sua evidente vicinanza a McCarrick, è poco verosimile che Farrell non sapesse niente dei suoi atti gravemente peccaminosi» [cfr. QUI].

Insomma: la persona con il pedigree più idoneo per essere nominato presidente della Cassazione delle Stato della Città del Vaticano, affiancato da tre giudici scelti e nominati dal Sommo Pontefice, i Cardinali Matteo Maria Zuppi, Augusto Paolo Lojudice e Mauro Gambetti, anch’essi totalmente privi di formazione giuridica, i quali si sono guardati bene dal rifiutare l’incarico, forse perché convinti che questo pontificato sarà eterno e che nella Chiesa non si aprirà mai uno di quei regolamenti di conti come mai si erano visti prima nella storia?

roba da non credere …

Il Cardinale Kevin Joseph Farrell ha conseguito il titolo primario, o titolo base, in filosofia e teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino [Santa Sede: biografia ufficiale].

Il Cardinale Matteo Maria Zuppi ha conseguito anch’esso il titolo di base di baccalaureato teologico e possiede una grande esperienza nell’ambito delle «scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, delle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti» [Santa Sede: biografia ufficiale].

Il Cardinale Augusto Paolo Lojudice, già Vescovo ausiliare di Roma e attualmente Arcivescovo Metropolita di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino è licenziato in teologia fondamentale [Santa Sede: biografia ufficiale].

Il Cardinale Mauro Gambetti, laureato in ingegneria meccanica, è licenziato in teologia antropologica [Santa Sede: biografia ufficiale].

Nessuno di questi Porporati ha mai svolto studi giuridici e tutti quanti, dal Presidente della Cassazione ai Giudici sono completamente privi di formazione e di cultura giuridica.

Per spirito di emulazione il Governo italiano sta seriamente pensando di nominare Pietro Pacciani presidente della Suprema Corte di Cassazione coadiuvato da Bombolo, Alvaro Vitali e da Tomas Milian detto Er Monnezza.

Come insegna la sapienza greca, è risaputo che dopo la tragedia viene sempre la farsa grottesca.

 

dall’Isola di Patmos, 4 giugno 2023

 

 

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