Il rifiuto luterano della vita religiosa nato dal dramma interiore di Lutero

Theologica

IL RIFIUTO LUTERANO DELLA VITA RELIGIOSA NATO DAL DRAMMA INTERIORE DI LUTERO

.

Martin Lutero avrebbe avuto le doti di un grande riformatore: aveva la tempra di un Sant’Agostino, era un buon riflesso di San Paolo, assomigliava al Savonarola o a San Pier Damiani o a San Bernardo di Chiaravalle, aveva il coraggio e la franchezza di una Santa Caterina da Siena, lo zelo di un San Pio X. Questi però sono stati veri riformatori; lui no.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

Per leggere l’articolo cliccare sotto

07.10.2016   Giovanni Cavalcoli, OP  — IL RIFIUTO LUTERANO DELLA VITA RELIGIOSA NATO DAL DRAMMA INTERIORE DI LUTERO

 

.

.

.

.

.

Con Lutero l’Arcivescovo Luigi Negri è troppo indulgente e troppo severo

CON LUTERO L’ARCIVESCOVO LUIGI NEGRI È TROPPO INDULGENTE E TROPPO SEVERO

.

Presentare il luteranesimo come semplicemente differente o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

Eccellenza Reverendissima

Luigi Negri

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

.

.

luigi-negri-benedicente

S.E. Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

A nome mio e del confratello sacerdote Ariel S. Levi di Gualdo, col quale mando avanti la bella esperienza di questa sempre più visitata rivista telematica L’Isola di Parmos, desidero esprimerle i miei vivi rallegramenti per le acute osservazioni critiche che Vostra Eccellenza Rev.ma ha espresso nella recente intervista al Timone, poi riportata appresso dalla Nuova Bussola Quotidiana [cf. QUI]. Pur tuttavia mi permetto di esporle alcune mie riserve nei seguenti punti:

.

1) Il parlar della fede come «esperienza» è già un concedere a Lutero ciò che non gli deve esser concesso, giacchè l’esperienza è proprietà della carità e non della fede. E difatti, appunto, Lutero confonde proprio la fede con la carità. Sarebbe meglio invece far riferimento al vero concetto di fede insegnato dal Concilio Vaticano I: «Fides est virtus supernaturalis, qua, Dei aspirante et adiuvante gratia, ab Eo revelata vera esse credimus, non propter intrinsecam rerum veritatem naturalis rationis lumine perspectam, sed propter auctoritatem ipsius Dei revelantis » [Denz. 3008]  [1]

.

Il suo giudizio sul Luteranesimo, da una parte è troppo indulgente, ma dall’altra è troppo severo.

.

a) Troppo indulgente, perchè presentarlo come semplicemente «differente» o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto. Un francescano è diverso dal domenicano; ma non per questo l’esser francescano è un difetto o un’eresia. Bisogna dire invece con franchezza che quanto di proprio ha Lutero contro il cattolicesimo non è “diverso”, ma falso.
.

b) Ma non bisogna neppur troppo accentuare gli errori. Quindi non è il caso di parlare di differenza «incommensurabile»: in realtà, come osserva il decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio [cf. QUI], noi e i luterani abbiamo una comune misura, che è Cristo, dal quale vengono i dogmi  fondamentali, che ci sono rimasti in comune: la Santissima Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione, il Battesimo, nel comune amore per la Bibbia e la fede che siamo salvi per grazia. Ignorare questi dati comuni è ingiusto ed offensivo per i luterani.

.

2) Non condivido neppure l’atteggiamento rinunciatario di Jean Guitton. Egli sembra infatti dire: “Essi  sono irrimediabilmente diversi. Lasciamoli così”. Niente affatto! Non è questo l’insegnamento della Unitatis Redintregatio la quale dice invece al n. 3 che i fratelli separati «devono essere incorporati alla Chiesa cattolica», il che ovviamente suppone che nel «riconoscimento di valori comuni» li aiutiamo a correggersi dai  loro errori.

.
La Chiesa, insomma, ci ordina di avere nei loro confronti l’atteggiamento che ha il medico nei confronti del malato. Il medico parte dalla considerazione delle risorse sane, che restano al malato, basandosi su di esse per prescrivergli la cura più opportuna e migliore.

.

Con sincera devozione, suo

Giovanni Cavalcoli, O.P.

                                  Varazze, 27 settembre 2016

.

______________________

[1] NdR. trad. it. «La fede è una virtù soprannaturale, con la quale, sotto l’ispirazione e la grazia di Dio, crediamo che le cose da Lui rivelate sono vere, non per la loro intrinseca verità individuata col lume naturale della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio rivelante» [Costituzione dogmatica Dei Filius, Concilio Ecumenico Vaticano I, cap III, La Fede]

.

.

 

Voci miagolose da cinema erotico anni Settanta: presunte “eresie papali” sulla Comunione ai divorziati, Cristina Siccardi la sabauda, Andrea Tornielli alla gogna …

lettere dei lettori 2

Rispondono i Padri dell’Isola di Patmos

.

VOCI MIAGOLOSE  DA CINEMA EROTICO ANNI SETTANTA: PRESUNTE “ERESIE PAPALI” SULLA COMUNIONE AI DIVORZIATI, CRISTINA SICCARDI LA SABAUDA, ANDREA TORNIELLI ALLA GOGNA …

.

non c’è peccato così grave, dal quale non sia possibile liberarsi ed ottenere il perdono divino. Non si deve supporre che i divorziati risposati siano sempre in uno stato di peccato mortale. Sarebbe questo un giudizio temerario, che negherebbe il libero arbitrio, come faceva Lutero, e la forza della grazia divina.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

Caro Padre Giovanni.

La proibizione della comunione ai divorziati risposati non è una semplice legge ecclesiastica che il Papa può abolire, ma dipende direttamente dal diritto divino, che impone la condizione di essere in grazia di Dio per accedere alla Comunione. Così infatti dice il Concilio di Trento: «Se qualcuno dirà che la fede è preparazione sufficiente per ricevere il sacramento della santissima eucaristia, sia anatema».

Davide

.

.

Caro Davide.

Amoris Laetitia 10

l’esortazione post-sinodale del Santo Padre Francesco

Il Papa ha già spiegato nell’Amoris laetitia che i divorziati risposati, sebbene si trovino in uno stato irregolare, che induce fortemente al peccato e benchè possano commettere anche peccati mortali, tuttavia, se si pentono e fanno penitenza, possono riacquistare la grazia. E per questo, in linea di principio, potrebbero fare la Comunione.

.

Ricordati che non c’è peccato così grave, dal quale non sia possibile liberarsi ed ottenere il perdono divino. Non si deve supporre che i divorziati risposati siano sempre in uno stato di peccato mortale. Sarebbe questo un giudizio temerario, che negherebbe il libero arbitrio, come faceva Lutero, e la forza della grazia divina. Se cadono in peccato, possono sempre riacquistare la grazia.

.

Amoris Laetitia 6

Il Sommo Pontefice firma la esortazione post-sinodale

Il Papa, una volta che dovesse concedere la Comunione ai divorziati risposati in un documento canonicamente corretto, non attenterà a nessuna legge divina. Infatti, in questa questione le leggi divine in gioco sono due: la legge dell’indissolubilità del matrimonio e la sacralità della Comunione eucaristica.

.

Per capire il senso del mutamento di legge ecclesiastica, che il Papa dovesse accingersi a fare — dalla proibizione della Comunione al permesso della Comunione —, bisogna fare le seguenti considerazioni:

.

.

1) Occorre tener presente un tema di fondo, ormai noto a tutti, che è alla base del pontificato di Papa Francesco, ed è quello della misericordia, intesa qui come ricerca e volontà di fare tutto il possibile, ancor meglio del passato, per rendere accessibile la salvezza a coloro che sono maggiormente in pericolo. Ed è il caso dei divorziati risposati insieme a molti altri casi.

2) È vero che Dio può salvare anche senza  i Sacramenti [cf. QUI]; ma se è possibile aprire la porta dei Sacramenti a un maggior numero di persone disponibili, senza offendere la dignità dei Sacramenti, è meglio, ed anzi è doveroso;

3) Papa Francesco ci invita, su questa questione, a volgere lo sguardo in una direzione diversa da quella del passato. Fino a San Giovanni Paolo II [Cf. Familiaris Consortio n.84] la Chiesa, riguardo al problema della pastorale per i divorziati risposati, ha avuto sotto lo sguardo la dignità del Sacramento e lo scandalo pubblico dato dai divorziati risposati (“stato irregolare”, “pubblici peccatori”).

.

Il Pontefice Regnante, invece, senza naturalmente accantonare queste considerazioni, ci invita a tener piuttosto presente che Dio può concedere ai divorziati risposati, in alcuni casi — che dovranno essere precisati dalla nuova legge —, di essere in grazia, nonostante il loro stato irregolare.

.

4) La concessione della Santa Comunione in quei casi particolari non costituirebbe offesa al sacramento del matrimonio, ma ne salvaguarderebbe la dignità, benché in modo diverso ed anzi contrario a quello che finora si è seguito nella pastorale ai divorziati risposati.

.

amoris laetitia 2

l’esortazione post-sinodale del Santo Padre Francesco

Questo è il punto più difficile da capire. Il principio morale dice così: «Una medesima legge morale, intelligentemente interpretata, può essere applicata in modi materialmente contradditori, a seconda delle circostanze».

.

Facciamo l’esempio del comandamento Non uccidere. Proprio questo comandamento permette di uccidere l’ingiusto aggressore, ma non c’è qui lo spazio per spiegare questo apparente paradosso, per il quale rimando a un trattato di teologia morale.

.

Per quanto riguarda la nostra fattispecie, possiamo allora dire che la legge della indissolubilità del matrimonio può continuare ad essere rispettata in certe circostanze, non solo con la proibizione della Comunione, ma anche permettendola, a condizione che i divorziati risposati si trovino in una particolare situazione, che dovrà essere specificata dalla nuova legge.

.

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

Caro Padre Ariel.

Questa guerra sul campo della Comunione ai divorziati risposati è sempre più forte. C’è chi dice che non si deve ubbidire al Papa perché sbaglia. Allora mi domando: chi può giudicare se il Papa sbaglia, non ubbidirgli e invitare a disubbidirgli? Io, come donna, e anche come piemontese, sono irritata da certi commenti all’acido fenico coperti di miele scritti da Cristina Siccardi su vari blog, citati poi da altri come verità di fede. Questa scrittrice è forse un astro della teologia? Come sacerdote, lei come reagisce, di fronte a certi soggetti?

Margherita Altieri

.

.

Cara Margherita.

edwige-fenech-la-dottoressa-del-distretto-militare

Edwige Fenech, locandina del film La dottoressa del distretto militare, a sinistra Alvaro Vitali, attore di teatro di gran talento scoperto da Federico Fellini. Come però ebbe a dire: « … il teatro è un’arte che non paga, mentre con i filmetti leggeri ho potuto mantenere la famiglia»

Anni fa spiegai in un mio libro che tutti sono capaci a ubbidire a una figura autorevole di grande personalità, spiritualità e santità di vita, ma non è questa la sfida della fede rivolta al presbìtero e al religioso, né al laico cattolico. La sfida è quella di ubbidire a un vescovo o a un superiore maggiore fragile, limitato e mediocre, purché costui non comandi cose contrarie alla dottrina e al Magistero della Chiesa e non usi la propria autorità per commettere ingiustizie e delitti, perché in tal caso si è tenuti a disubbidire per imperativo di coscienza cristiana e ad informare la suprema autorità ecclesiastica dei suoi abusi, affinché sia ripristinata la giustizia violata.

.

Qualora il Romano Pontefice mi desse un ordine sbagliato e di ciò fossi consapevole, prima cercherei di convincerlo dell’errore e dimostrare lo sbaglio sostanziale del comando dato, se però lo ribadisse in tal caso lo eseguirei, a meno che non fosse in contrasto col depositum fidei e la morale cattolica. E detto questo aggiungo: non so chi possa dimostrare quanti comandi dati dai Romani Pontefici nel corso della storia della Chiesa siano risultati in conflitto col depositum fidei e la morale cattolica, perché personalmente non conosco alcun caso.

.

Perché è meglio commettere un errore per eseguire un ordine che potrebbe apparire errato, anziché compiere la scelta giusta disubbidendo al Romano Pontefice? Perché nel secondo caso l’errore sarebbe sempre più grave. Sarà poi il Romano Pontefice a dover rispondere dinanzi agli uomini e alla storia, ma soprattutto dinanzi a Dio, qualora avesse imposto un ordine errato.

.

gloria-guida-la-liceale

Copertina del film La liceale, con Gloria Guida in un fantasioso liceo di Cinecittà …

Affermare questo, è forse obbedienza cieca in contrasto con la logica, il libero arbitrio e la dignità umana, come tendono a credere alcuni, marciando su quelle “buone intenzioni” di cui sono lastricate le vie dell’Inferno? Tutt’altro, affermare questo vuol dire procedere sulle vie della prudente sapienza. Il Romano Pontefice gode infatti di una speciale assistenza dello Spirito Santo, quindi di una grazia di stato della quale non godono i singoli vescovi, i sacerdoti e anche i laici cattolici. Se nella storia della Chiesa non si ha memoria di comandi errati imposti dai Pontefici in contrasto col depositum fidei e la morale cattolica, si hanno invece copiose prove di quanto giuste siano poi risultate negli anni avvenire delle scelte sul momento molto contestate. Su questo si fonda l’obbedienza dei Christi fideles e dei ministri in sacris : sulla prudente e sapiente consapevolezza che il Romano Pontefice ha una particolare grazia di stato e gode di una speciale assistenza dello Spirito Santo che lo rende infallibile in materia di dottrina e di fede [rimando all’articolo di Giovanni Cavalcoli: I compiti e i gradi della infallibilità del Sommo Pontefice, QUI]. E chi non accetta questo, presumendo semmai di essere investito per superiore grazia di stato del potere di giudizio su certe scelte del Romano Pontefice riguardanti materie di dottrina e di fede, o è un eretico, o più semplicemente uno stolto, visto che l’eresia richiede di per sé intelligenza e talento. E se da sempre gli eretici io li prendo sul serio col dovuto rispetto, gli stolti li prendo invece in giro …

Il Regnante Pontefice, che “merita” rispettose critiche con la devozione dovuta al Successore del Principe degli Apostoli e Vicario di Cristo in terra, non ha mai impartito ordini, in nessun atto del proprio sommo magistero, che fossero contrari alla fede e alla morale cattolica; e chi afferma il contrario dimostra nella migliore delle ipotesi di non essere in grado di fare distinzioni elementari tra il dottore privato, l’ordinario ministero pastorale, il sommo magistero di Pietro. O per meglio intendersi: dimostra di non conoscere le basi del Catechismo della Chiesa Cattolica, dando poi vita a questioni destinate soltanto a disorientare i semplici ed a seminare il veleno della confusione tra il Popolo di Dio [rimando a un mio precedente articolo, QUI].

.

Per questo non mi sono mai posto il problema «Questo Papa non ci piace» [Gnocchi & Palmaro, cf. QUI], né mai sono caduto nelle trappole di certe aspre critiche a questo pontificato, brandendo verso di esso accuse più o meno sottili di eresia, formulate attraverso le teorie propinate da impenitenti eretici palesi, come quei lefebvriani ai quali si rifà la citata Cristiana Siccardi richiamata dalla nostra Lettrice, ed alla quale giungo adesso con gaudio e gioia …

.

nadia-cassini-l-insegnante-balla-con-tutta-la-classe

Nadia Cassini, locandina del film L’insegnante balla con tutta la classe. In alto un altro grande attore del teatro italiano: Renzo Montagnani [1930-1997]. Anch’egli ebbe a dire: «In Italia col teatro colto si fa la fame, coi filmetti leggeri si fa la spesa per la cucina di casa»

… non so chi sia questa Signora che scrive su Corrispondenza Siccardiana, già Corrispondenza Romana, sulla quale ogni tanto ha deliziati i lettori con articoli rosa su quella Real Casa di pirati, massoni e anticlericali tali furono i Savoia [cf, QUI, QUI, etc..], oppure su Riscossa Siccardiana, già Riscossa Cristiana, dove ogni anno sono pubblicati articoli per commemorare con la lacrima all’occhio la figura di quel sant’uomo di Benito Mussolini [cf. QUI, QUI, QUI etc..]. A questo punto faccio notare en passant, prima di proseguire oltre, a quali livelli giunga lo spirito di queste persone che tuonano da due anni contro l’eventuale sacrilegio della Comunione ai divorziati risposati, tra accuse d’eresia e qualche editorialista che invita persino a resistere con la disobbedienza al Sommo Pontefice. Ebbene, malgrado il loro rigore verso adulteri e concubini, da tenere come tali lontani dalle mense eucaristiche, se l’adultero è però l’ex Duce d’Italia, sposato e con figli, o la sua amante e sodale complice in adulterio, udite qual dolcezza e carità cristiana esprimono le anime tenere di Riscossa Siccardiana:

.

«Le circostanze precise, il luogo, l’ora, in cui furono uccisi Mussolini e Claretta Petacci, la cui unica colpa era l’amore per il Duce, sono state a loro volta coperte da una storiografia di parte che aveva tutto l’interesse a diffondere una visione oleografica di avvenimenti in cui ci fu ben poco di dignitoso e di onesto» [cf. QUI].

.

locandina-completamente-fuso

Locandina del film Sballato, gasato completamente fuso, alle spalle di Edwige Fenech l’attore Enrico Maria Salerno [1926-1994] celebre per essere stato uno dei grandi attori del teatro italiano tra i più dotati  nella interpretazione dei ruoli più disparati

Oh, povera Claretta, dolce creatura infelice, considerata dalla sanguinaria marmaglia partigiana e dagli storici disonesti colpevole d’essersi data all’adulterio con Benito Mussolini. In fondo, che cosa c’è di male? Che male c’è, ad amare un uomo sposato, marito e padre di quattro figli?

.

Una volta scritte simili amenità, gli stessi personaggi vanno poi a spulciare vecchi articoli del vaticanista Andrea Tornielli, in questi giorni alla gogna poiché “reo” d’aver riportato i fatti di cronaca riguardo le vicende di Ettore Gotti Tedeschi e dello Ior in modo “difforme” dagli antecedenti del 2013 [cf. QUI]. Ebbene, se dal 2013 al 2016 le versioni date della Santa Sede o dall’Arcivescovo Georg Gänswein sono difformi, la colpa non è del vaticanista che ha riportato i fatti per come sono stati presentati, ma di chi nel tempo ne ha cambiata versione. Questo vaticanista è forse “colpevole” di non avere fatto notare questa discordanza, come afferma Roberto de Mattei in modo giusto sul piano formale [cf. QUI]? Sinceramente non so chi di noi, avendo scritto nel giro di tre anni oltre 200 articoli, possa ricordare il preciso passaggio e l’esatto particolare di uno di essi; cosa questa che vale per tutti i pubblicisti, ma proprio per tutti, incluso Andrea Tornielli che lavora da solo, cosa dubito faccia invece Roberto de Mattei, sulla base di un semplice calcolo basato su suoi scritti e attività. Infatti, Roberto de Mattei, è impegnato come accademico all’Università Europea, direttore di Corrispondenza Romana, direttore del mensile Radici Cristiane, direttore della Fondazione Lepanto, promotore della Marcia per la Vita, consulente di più istituzioni, autore di una media di due articoli a settimana con articoli extra pubblicati anche su La Repubblica e Il Foglio, autore di due libri all’anno, impegnato in numerose presenze come conferenziere in Italia e all’estero … non è che per caso costui benefici dell’ausilio di collaboratori pronti a ricercare sospiri e virgole su articoli scritti a tre anni di distanza da un vaticanista che lavora da solo, in modo tutto sommato onesto e senza paleologiimpallinatori sul suo libro-paga? Suvvia, si mostri per Andrea Tornielli perlomeno la stessa pietà che certi soggetti mostrano per Benito Mussolini e la dolce Claretta Petacci, la quale non era — come molti potrebbero pensare, ovviamente sbagliando — la sua amante, la sua concubina, colei che lo aiutava a commettere adulterio a danno della legittima moglie Donna Rachele. Assolutamente no! Claretta era solo la donna che «amava il Duce» e che forse gli articolisti di Riscossa Siccardiana non avrebbero esitato ad ammettere ai Sacramenti, assieme a tutti i più noti donnaioli di Casa Savoia, incluso l’ultimo Re d’Italia, Umberto II, un «galantuomo» caro alla pubblicistica rosa della Siccardi [cf. QUI], anch’esso separato dalla moglie e con una nidata di figli che assieme ai loro figli hanno fatto sprofondare questo casato di pirati nel meritato ridicolo della stampa scandalistica e dei talk show televisivi [vedere l’ultimo glorioso erede di Casa Savoia, video QUI].

.

locandina-l-insegnante

locandina del film L’insegnante, con l’immancabile Edwige Fenech e Alvaro Vitali

… ma torniamo alla Siccardi, la cui crassa ignoranza, per quanto concerne la storia della Chiesa e la teologia fondamentale, m’è invero d’avanzo. E non si tratta di un mio giudizio ingeneroso, perché siffatta crassa ignoranza stilla dai suoi libri, articoli e video-conferenze, che sono atti pubblici, non materiali riservati o coperti da legge sulla privacy. Visto però che si può bacchettare il Regnante Pontefice sino ad accusarlo d’eresia, vorrei proprio vedere se non è consentito criticare questa Signora che rivendica la legittima libertà a bacchettare come una maestrina l’intero magistero della Chiesa degli ultimi cinquant’anni, sempre stando ai suoi libri e articoli, che come ripeto sono e restano atti pubblici. Pertanto vale il rivisitato detto: “chi di acido ferisce di acido perisce”.

.

Mi viene poi chiesto come io reagisco dinanzi a certe figure. Per capirlo va anzitutto premesso che io non sono solo figlio di Dante Alighieri, ma anche di Giovanni Boccaccio, di Pietro l’Aretino, di Cecco Angiolieri e via dicendo. Ciò premesso, diciamo che non sono avvezzo prender sul serio certe persone, propendo a prendere in giro loro e il redditizio circolino dei tradiprotestanti che si sono ricavati in parte il loro posto al sole e in parte il loro mercatino editoriale, tra alabardieri che vantano quarti di nobiltà tra i pizzi&merletti delle Messe in rito antico e le aspiranti contessine da romanzo di Liala che rimembrano struggenti Casa Savoia. Preferisco quindi buttarla in ridere, anche perché questa Signora dalla voce miagolosa, mi ricorda certe attrici del cinema erotico degli anni Settanta. Ovviamente mi riferisco alla voce, sia ben chiaro: solo alla voce. Anche perché stiamo a parlare di un cinema erotico che ai giorni d’oggi appare a tal punto castigato e pudìco che queste vecchie pellicole potrebbero essere proiettate nei cinema delle scuole per l’infanzia delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

.

lilli-carati-la-professoressa-di-scienze-naturali

Lilli Carati, locandina del film La professoressa di scienze naturali. Anche nel cartellone di questo film comico leggero, spiccano i nomi di alcuni dei più grandi e talentati attori del teatro italiano del Novecento

Udendo la voce miagolosa della Siccardi — constatazione oggettiva, non certo irriverente sberleffo [cf. audio QUI] — mi sono tornate a mente delle attrici che parlavano anch’esse con voci miagolose : Edwige Fenech che fa La dottoressa del distretto militare [cf. QUI]; Gloria Guida nei panni della infermiera di notte [cf. QUI], Nadia Cassini nei panni della professoressa che balla con tutta la classe [cf. QUI], per seguire con altre attrici e soubrette che hanno turbato i sonni di gran parte di noi, oggi cinquantenni, quando negli anni Settanta eravamo adolescenti, figli a nostra volta di padri sani i cui sonni erano invece turbati nella loro adolescenza dall’immagine di Wanda Osiris, che vestiva abiti molto più monacali di quelli indossati oggi dalle suore americane ribelli che hanno avuto come sventurati insegnanti e direttori spirituali i Gesuiti della nuova Compagnia delle Indie. Anche per questo molti anni dopo siamo diventati preti sani, calati nel mondo della fede e del reale, con buona pace del pudibondo teatrino lefebvriano che olezza quella verginità degli eretici che in sé e di per sé è più impura dell’adulterio [cf. QUI].

.

Non posso concludere questa rassegna di attrici dalla voce miagolosa dimenticando la bella e infelice Lilli Carati, al secolo Ileana Caravati [1956-2014 – cf. QUI, QUI] di cui conservo un ricordo struggente, pur avendoci parlato una sola volta, dopo che le era stata diagnosticata la malattia che la strappò alla vita nel 2014, incontrandola per caso presso un centro oncologico dove mi ero recato a visitare un amico che versava in stato ormai terminale. Sarebbe bello poter narrare quanto si manifestò delicato e di fondo cristiano l’animo di questa donna che si apprestava a concludere la sua esistenza dopo una lunga sequela di scelte sbagliate, ma si tratta di quei colloqui e ricordi che un sacerdote deve portarsi con sé nella tomba. Come il tenerissimo colloquio che ebbi anni fa a Ladispoli, mentre ero ospite di amici, con quell’anima tanto infelice quanto bella di Laura Antonelli [1941-2015], che fu icona della bellezza e dell’erotismo, di salute ormai malferma e fisicamente distrutta, alla quale donai una corona del rosario benedetta dal Santo Padre, dinanzi alla quale scoppiò in lacrime dalla gioia.

.

locandina-anatra-all-arancia

La locandina del film L’anatra all’arancia, protagonisti principali di questa pellicola degli anni Settanta due mostri sacri del teatro e del cinema italiano: Monica Vitti e Ugo Tognazzi. Nel 1975 la visione della pellicola fu vietata nei cinema ai minori di 14 anni perché si intravedeva a distanza un piccolo scorcio di fondoschiena di Barbara Buochet, sebbene fosse più pudìco di certe immagini dipinte all’interno delle nostre chiese barocche. Così funzionava in quel periodo, salvo saltare però all’eccesso opposto pochi anni dopo,  quando in prima serata la Rai offriva una macelleria da un tanto al chilo [cf. QUI] …

Chi sia Cristina Siccardi lo provano quindi i suoi scritti strampalati sul piano storico e teologico e le sue conferenze erette su castelli d’ignoranza. Riguardo invece al come prenderla, direi che potrebbe essere presa come una che miagola in lefebvriano, mentre nelle proprie sconclusionate conferenze esalta il confuso e testardo Vescovo Marcel Lefebvre paragonandolo al Santo vescovo e dottore della Chiesa Atanasio d’Alessandria, vale a dire equiparando di fatto il Concilio Vaticano II all’eresia ariana [cf. QUI, QUI].

.

A maggior ragione torna con tenerezza umana e pastorale alla mia mente il ricordo di quell’anima sofferente di Lilli Carati, pronta ad ammettere i propri errori passati, quelli che un’austera papessa lefebvriana come la Siccardi non ammetterebbe mai, ossia d’aver sbagliato per indomabile superbia ad auto-eleggersi al rango di esperta tuttologa in discipline complesse e delicate quali la storia della Chiesa, la dogmatica sacramentaria, il diritto canonico e via dicendo, conoscendo di fatto male il Catechismo di San Pio X, ed agendo di conseguenza contro la Chiesa anziché nella Chiesa, contro Pietro anziché sotto Pietro. Il tutto perché convinta d’essere non solo una vera cattolica, ma una concessionaria del Padreterno che possiede l’autentico Mistero della Verità, proprio come la boutique d’intimo di Via Monte Napoleone a Milano possiede la concessione esclusiva per la vendita dei baby doll e delle guèpiére di Christian Dior.

.

I “moralisti immorali che al seguito della Siccardi e affini si stracciano da mesi le vesti sul pericolo “ereticale” della Comunione ai divorziati risposati, dimenticano per loro ovvio comodo che il primo dei peccati capitali, considerato da sempre la regina di tutti i vizi capitali, non è la lussuria, ma la superbia. E questo non lo insegna il “diabolico conciliabolo” Vaticano II, al quale, come afferma la Siccardi, l’eroico Marcel Lefebvre si oppose come Sant’Atanasio d’Alessandria si oppose all’eresia ariana; questo lo insegna il santissimo e sempre validissimo Catechismo di San Pio X, che costoro conoscono e insegnano solo quando fa a loro comodo e dove a loro fa comodo, per supportare una ideologia pseudo-cattolica sempre più cupa, di certo meno cattolica del libro infelice ed eterodosso pubblicato di recente dal Cardinale Walter Kasper a lode di Lutero [vedere articolo di Giovanni Cavalcoli, QUI]. Questo Cardinale è indubbiamente un filo-protestante e un irriducibile rahneriano, con una visione teologica errata della ecclesiologia e dell’ecumenismo; nel suo pensiero ricorrono diversi dei principali errori del modernismo e forse è pure il diretto fautore di alcuni pessimi consigli dati al Sommo Pontefice, ma non oserebbe mai accusare Pietro di eresia o di apostasia dalla fede cattolica, o di rompere l’unità della Chiesa. Questo il motivo per il quale, se proprio fossi indotto a una scelta obbligata senza alcuna possibilità di rifiuto, come devoto figlio della Chiesa e devoto presbìtero sceglierò sempre i Kasper, mai i lefebvriani ed i miagolii delle loro gattine acide e mielose che si dimenano alle Messe in rito antico, tra gli alabardieri che vantano quarti di nobiltà e le aspiranti contessine che beatificano senza pena di storico ridicolo quella calamità che fu per l’Italia e la Chiesa Cattolica la loro compianta Casa Savoia, fautrice di leggi anti-ecclesiastiche varate dai sabaudi sotto il modello legislativo di Napoleone Bonaparte, nonché scritte sotto diretta dettatura dei frammassoni. Il tutto avveniva in un’epoca nella quale, presso il Regio Senato e la Regia Camera dei Deputati del Regno d’Italia, i senatori ed i deputati menzionavano il Sommo Pontefice Pio IX chiamandolo «maiale» e il Sommo Pontefice Leone XIII chiamandolo «osso di merda». Così stanno le cose, se dal penoso romanzo siccardiano alla Liala per aspiranti contessine sognanti, vogliamo passare invece alla seria analisi storica, cosa questa che richiede anzitutto persone colte, competenti e soprattutto serie. E la vera cultura, la vera competenza e la vera serietà, nascono e procedono dal rifiuto della superbia e da quella straordinaria virtù dell’umiltà che porta all’ascolto, cosa purtroppo impossibile per coloro che ascoltano solo le ragioni di se stessi e che poi le mutano prima in verità assolute, poi in ideologie chiuse e aggressive.

.

.

.

.

.

.

Circa la infelice lettera del Santo Padre ai Vescovi argentini: una nota sulla questione della comunione ai divorziati risposati

CIRCA LA INFELICE LETTERA DEL SANTO PADRE AI VESCOVI ARGENTINI: UNA NOTA SULLA QUESTIONE DELLA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI

.

Se il Papa vuole cambiare legge ― ed ha la facoltà di farlo ― deve però accantonare quella infelice lettera, scritta evidentemente d’impulso ai Vescovi argentini. Essa, resta un documento privato, che mostra l’animo generoso del Papa, ma manca di prudenza giuridica, per cui è senza valore obbligante, non per il contenuto, che può essere valido ― sta infatti al Papa decidere ―, ma per la forma.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

papa-con-agnellino

I Padri dell’Isola di Patmos hanno ben presente, come sacerdoti e teologi, chi sia Pietro nel suo ruolo di Vicario di Cristo Buon Pastore, ma anche il Vicario di Cristo, al di fuori dell’esercizio del suo ministero infallibile, può cadere in errore, come vi cadde Pietro e come dopo di lui vi caddero molti dei suoi Successori [cf. QUI], senza nulla togliere alla somma autorità di Pietro, legata per dogma di fede al mistero della Chiesa.

È noto che i Vescovi della Regione di Buenos Aires hanno interpellato il Papa circa una loro “interpretazione” dell’Amoris Laetitia, dalla quale risulterebbe che essa concede la Comunione eucaristica ai divorziati risposati. Ed è altrettanto nota la lettera con la quale il Papa ha approvato questa “interpretazione”.

Dobbiamo osservare con dispiacere che questa concessione della Comunione ai divorziati risposati non è un’interpretazione, ma un mutamento della legge contenuta in Amoris Laetitia, la quale conferma quanto disposto da San Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio al n. 84, vale a dire la proibizione della Comunione ai divorziati sposati, esclusi quelli che scelgono di vivere in stato di continenza sessuale.

.

Come ho già avuto modo di spiegare pubblicamente in più occasioni sull’Isola di Patmos e altrove, il Papa ha, in forza del potere delle chiavi, la facoltà a sua discrezione di mutare le leggi della Chiesa, anche se fondate sul diritto divino. Ora la legge dell’esclusione dei divorziati risposati dalla Comunione eucaristica è una di queste [vedere nostri precedenti articoli dell’ottobre 2015 nell’archivio dell’Isola di Patmos, QUI , QUI , QUI].

.

conferenza-episcopale-argentina

la Conferenza Episcopale dell’Argentina

Il contenuto della lettera del Papa è quindi di per sé in linea col suo potere giurisdizionale, tuttavia difetta nella forma giuridica, per cui, se non avviene una sanatio formale, essa è giuridicamente invalida, per il motivo che ho detto e che ripeto: la lettera del Papa non è un’interpretazione, ma un mutamento della legge. Mentre la Amoris Laetitia proibisce la Comunione con la suddetta restrizione, la lettera la ammette.

.

Finchè non avverrà questa sanatio, per adesso resta valida la norma della Familiaris consortio, che viene tacitamente ma validamente confermata nella Amoris Laetitia. Infatti è norma comune dell’esegesi giuridica che un legislatore che torna sulla materia trattata e regolata da un precedente legislatore, salvo mutamento esplicitamente introdotto dal nuovo legislatore, questi conferma il dettato della legge voluta dal legislatore precedente.  

.

vescovi-argentini-1

un gruppo di membri della Conferenza Episcopale dell’Argentina

Ora questo è precisamente quanto il Papa ha fatto nella Amoris Laetitia per il semplice fatto di non avere cambiato esplicitamente il disposto di San Giovanni Paolo II. Per cui lo ha implicitamente ma validamente confermato. Ne segue che adesso come adesso resta valida la norma stabilita da San Giovanni Paolo II e confermata nella Amoris Laetitia. C’è però da rilevare che la Amoris Laetitia contiene, rispetto alla Familiaris Consortio, due novità, che possono fare da premessa per un mutamento della legge:

.

– L’ammissione che i divorziati risposati possono essere in grazia. Ora, se uno è in grazia, può fare la Comunione.

– La nota 351, nella quale il Papa accenna a “casi” nei quali si potrebbero concedere i sacramenti ai divorziati risposati.

.

Osservo però:

.

francesco-palla-001

raccogliere e …

Ad 1m: un conto è la premessa dalla quale si può ricavare una legge e un conto è la legge stessa. La premessa da sola non è vera legge. Bisogna che il legislatore stesso tragga le conseguenze. Solo allora si avrà una vera legge. Si può dire che questo in fondo il Papa lo ha fatto nella sua lettera. Ma il nostro caso presenta la difficoltà che queste conseguenze sono in contrasto con una legge precedente.

.

Il legislatore di per sé, come ho detto, ha la facoltà di trarre le dette conseguenze, ma deve precisare chiaramente che ha mutato la legge precedente e non che l’ha “interpretata”. Solo in tal caso la nuova legge è valida e vincolante.

.

Ad 2m: una legge deve determinare i casi nei quali va applicata o non applicata, cosa che qui non si fa, e non può essere enunciata al condizionale, come si dà qui, ma all’imperativo o all’indicativo. Per questo la nota 351 non ha valore di legge e non abolisce affatto il n. 84 della Familiaris Consortio.

.

Conclusione

.

francesco-palla-002

… lanciare le palle, ha sempre i suoi rischi.

Se il Papa vuole cambiare legge ― ed ha la facoltà di farlo ― deve accantonare quella infelice lettera, scritta evidentemente d’impulso. Essa, resta un documento privato, che mostra l’animo generoso del Papa, ma manca di prudenza giuridica, per cui è senza valore obbligante, non per il contenuto, che può essere valido ― sta infatti al Papa decidere ―, ma per la forma.

.

Mi permetto quindi di suggerire al Santo Padre di emanare un nuovo documento, eventualmente nella forma di Motu proprio, nel quale, rinunciando a parlare di “interpretazione”, che è un mostro giuridico, dica con inequivocabile chiarezza ed evangelica franchezza che abolisce la legge di San Giovanni Paolo II e concede la Comunione ai divorziati risposati in determinati casi.

.

Non sarebbe la prima volta che la Chiesa cambia le sue leggi, ma ciò va fatto nelle dovute forme, per mostrare il volto della divina misericordia, nonché per tranquillizzare i tradizionalisti e i rigoristi, e bloccare altresì i tentativi anomistici e sleali dei modernisti e dei lassisti. Tra la durezza del legalismo e il liberalismo anarchico c’è un punto medio: la prudenza giuridica, che è giustizia e misericordia.

.

Varazze, 14 settembre 2016

.

.

Testo della lettera ai Vescovi argentini

.

lettera-1-001

.

lettera-2-001

.

.

.

.

.

.

Decadenza e ripresa dell’Ordine Domenicano. Gli ottocento anni di storia dei “guerrieri della fede”

DECADENZA E RIPRESA DELL’ORDINE DOMENICANO. GLI OTTOCENTO ANNI DI STORIA DEI GUERRIERI DELLA FEDE

 .

Il rinnovamento dell’Ordine promosso dal Concilio è stato frainteso dalla corrente Schillebeeckxiana, che finì per prevalere e a tutt’oggi esercita un notevole influsso nell’impostazione dell’attività dell’Ordine, la quale, improntata anche alla teologia della liberazione di Gustavo Gutierrez, ha abbandonato l’originario motto fides et pax per sostituirlo con “giustizia e pace”.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

Ora ci hai respinti e coperti di vergogna e più non esci con le nostre schiere. Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari e i nostri nemici ci hanno spogliati.

Sal 43, 10-11

.

.

tomas tyn ok

Il Servo di Dio Tomas Tyn [Brno, 3 maggio 1950 – Heidelberg, 1º gennaio 1990], un modello di domenicano per il XXI° secolo [vedere QUI]

Elemento del successo iniziale dei Domenicani fu il fatto che esisteva al tempo di Domenico una forte comunione dell’episcopato europeo col Papa e questi era veramente all’altezza del suo compito. Oltre a ciò, bisogna ricordare che nel 1215 il Concilio Lateranense IV aveva decretato che i vescovi si scegliessero nel clero dei collaboratori specializzati per la predicazione del Vangelo.

.

Oggi invece il papato in Europa, dopo cinque secoli di invettive luterane, ha perduto l’antico prestigio. A molti appare il residuo simbolico di un’Europa ormai del passato, un’Europa che oggi sarebbe guidata da forze meramente laiche, senz’alcun riferimento alle radici cristiane ― come chiese invano San Giovanni Paolo II ― perché non le si ritiene più un valore comune e sorgenti di vitalità moderna.

.

.

Per leggere tutto l’articolo cliccare sotto:

12.09.2016  Giovanni Cavalcoli, OP –  DECADENZA E RIPRESA DELL’ORDINE DOMENICANO. GLI OTTOCENTO ANNI DI STORIA DEI GUERRIERI DELLA FEDE

.

.

.

..

.

.

«Non è Francesco»? Antonio Socci svela al mondo che il Regnante Pontefice è un “papocchio”. Ariel S. Levi di Gualdo replica con un breve saggio sul papato contemporaneo

– Theologica –

«NON È FRANCESCO»? ANTONIO SOCCI SVELA AL MONDO: IL REGNANTE PONTEFICE È UN “PAPOCCHIO”.  ARIEL S. LEVI di GUALDO REPLICA CON UN BREVE SAGGIO SUL PAPATO CONTEMPORANEO

.

Dinanzi alle acclarate limitatezze e debolezze del Beato Apostolo Pietro, il Santo Padre Francesco vola alto nel cielo come un’aquila reale. Non altro per il fatto che non si è dato mai alla fuga, dopo avere fatto in precedenza lo spocchioso, salvo poi fuggire dinanzi al pericolo e rinnegare il Redentore per tre volte. Ecco, a onore del vero, a me non risulta che il Regnante Pontefice abbia mai fatto sino a oggi nulla del genere. Pertanto: La “elezione” di Pietro, rinnegatore e fuggitivo, è davvero valida?

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

Per entrare nel negozio-librario cliccare sulla copertina

.

.

 

.

.

_____________________________________

Cari Lettori.

Ogni tanto vi ricordiamo che la gestione dell’Isola di Patmos si sostiene interamente con le vostre donazioni, che potete inviarci tramite il comodo e sicuro servizio Paypal che trovate nella colonna di destra della home-page.

Grazie!

.

.

.

.

.

.

Il Cardinale Carlo Caffarra nella festa di Sant’Agostino: «Il giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, per volgersi alle favole …»

IL CARDINALE CARLO CAFFARRA NELLA FESTA DI SANT’AGOSTINO: « IL GIORNO IN CUI NON SI SOPPORTERÀ PIÙ  LA SANA DOTTRINA, PER VOLGERSI ALLE FAVOLE …»

.

La Chiesa vera e la Chiesa – chiamiamola così – del quotidiano è la stessa realtà; è la stessa Chiesa quella che, come Giacobbe, poggia saldamente su un piede e sull’altro zoppica. Un grande scrittore inglese ha detto: « Per i grandi santi e per i grandi peccatori c’è la Chiesa Cattolica; per la gente dabbene basta la Chiesa Anglicana » [Oscar Wilde]

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

.

.

I Padri dell’Isola di Patmos propongono ai Lettori questa omelia pronunciata a Pavia il 28 agosto da S.E. il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo emerito di Bologna, nella festa di Sant’Agostino Vescovo e dottore della Chiesa. In questo dotto sermone abbiamo ritrovate racchiuse tutte le motivazioni dottrinarie e teologiche con le quali di recente, io e il Padre Ariel S. Levi di Gualdo siamo tornati a indicare senza alcuna falsa misericordia le gesta di taluni «cattivi maestri» [cf. QUI, QUI] e le parole di certi pericolosi «falsi profeti» [cf. QUI, QUI]. Le parole del Cardinale Carlo Caffarra ci hanno molto rincuorati e fatti sentire meno soli nel portare avanti il principio evangelico: « Sia invece il vostro parlare, ; no, no ; il di più viene dal maligno» [cf. Mt 5, 21-37].

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

[…] Cari fratelli e sorelle,

.

Giovanni cavalcoli cardinale caffarra

il Cardinale Carlo Caffarra (sinistra) con Giovanni Cavalcoli, OP (destra)

le tre letture appena proclamate, nel loro insieme ci hanno presentato la realtà della Chiesa nella sua condizione storica. La Chiesa, come ci viene detto nella prima lettura, è l’unità umana ricostruita dall’obbedienza all’insegnamento degli Apostoli e dalla “frazione del pane”, cioè dalla celebrazione eucaristica. L’espressione inequivocabile dell’unità riedificata dalla fede e dal Sacramento, è la scomparsa delle categorie “mio-tuo”: «tenevano ogni cosa in comune».

.

Se dalla prima lettura passiamo alla pagina evangelica, la presentazione della Chiesa diventa drammatica. Accanto all’amabile ed attraente figura del Buon Pastore, si muovono lupi rapaci. Essi si sono introdotti nel gregge del Signore «per rapire e disperdere»; e di fronte ai lupi vi sono pastori-mercenari che fuggono, impauriti dal pericolo. Ma la seconda lettura è ancora più drammatica. Essa preannuncia per la Chiesa « un giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina […] rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole». Cari amici, il contrasto non poteva essere più violento: una Chiesa costruita sull’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, una Chiesa percorsa dal «prurito di udire qualcosa» di diverso, dando ascolto ad affabulatori, «secondo le proprie voglie».

.

A questo punto non dobbiamo commettere l’errore di intendere la Parola di Dio in senso cronologico, come se ognuna delle tre letture narrasse periodi storici diversi della Chiesa: ad una Chiesa santa ed immacolata degli inizi succede a lungo tempo una Chiesa corrotta e mondana. No, non è questo che la Parola di Dio vuole dirci. Che cosa allora? E cominciamo allora ad andare alla scuola del vostro Santo Compatrono, il quale, in un testo bellissimo, risponde alla nostra domanda.

.

Carlo Caffarra 2

foto di repertorio – S.E. il Cardinale Carlo Caffarra

Agostino commenta il testo biblico che narra la misteriosa lotta tra Giacobbe e l’Angelo. Da essa il padre del popolo ebraico esce benedetto da Dio, ma azzoppato per tutta la vita. Scrive dunque Agostino: « la parte lesa di Giacobbe rappresenta i cattivi cristiani, perché nello stesso Giacobbe ci sia e la benedizione e lo zoppicare … Ora la Chiesa zoppica. Poggia solidamente su un solo piede, l’altro è invalido» [Discorso 5,8; NBA XXIX, pag.94-95]. La Chiesa della quale parla la prima lettura è la stessa Chiesa della quale parla Paolo nella seconda lettura. La Chiesa vera e la Chiesa – chiamiamola così – del quotidiano è la stessa realtà; è la stessa Chiesa quella che, come Giacobbe, poggia saldamente su un piede e sull’altro zoppica. Un grande scrittore inglese ha detto: « Per i grandi santi e per i grandi peccatori c’è la Chiesa Cattolica; per la gente dabbene basta la Chiesa Anglicana » [O. Wilde].

.

«Ecco perché» – scrive Agostino – «la Chiesa di Cristo ha fedeli saldi nella fede, ma ha pure fedeli tentennanti, e non può non essere senza quelli stabili nella fede, né senza quelli instabili» [Discorso 76, 3.4; NBA XXX/1, pag.519].

.

carlo caffarra con benedetto XVI

foto di repertorio – S.E. il Cardinale Carlo Caffarra, riceve la dignità cardinalizia da S.S. Benedetto XVI

Come dobbiamo vivere dentro alla nostra casa che è la Chiesa, nella quale, come ci ha appena detto Agostino, ci sono cristiani forti nella fede e cristiani deboli? La Parola di Dio ascoltata risponde a questa domanda, rivolgendosi distintamente a noi pastori e a voi fedeli. A noi pastori : « Carissimo … annunzia la Parola, insisti in ogni occasione opportuna ed inopportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina… compi la tua opera di annunciatore del Vangelo». Quali parole tremende sono rivolte a noi pastori! «Voi»  dice Agostino, rivolto a voi fedeli «ascoltate (le) con attenzione, noi (le) ascolteremo con tremore … Quanto a voi ascoltate come pecore di Dio e osservate come Dio vi abbia posto al sicuro. Qualunque sia il comportamento di chi vi sta a capo, cioè di noi, voi state sempre al sicuro per la sicurezza che vi ha donato il Pastore d’Israele. Dio non abbandona le sue pecore » [Discorso 46,1…2; NBA XXIX, pag.796.797].

.

Le nostre città, la nostra nazione, la nostra Europa stanno attraversando una crisi mortale. La cifra della loro agonia è il freddo inverno demografico che stiamo attraversando. La parola che Dio rivolge a noi pastori ci costringe ad alcune domande: stiamo compiendo l’opera di annunciare il Vangelo o ci accontentiamo di esortare le persone a buoni sentimenti morali, quali per esempio tolleranza, apertura, accoglienza? Non dobbiamo essere sordi al vero bisogno, alla struggente necessità che abita nel cuore di uomini e donne che vivono con ansia i giorni cupi e tristi che stiamo attraversando. Non dobbiamo, noi pastori, essere sordi all’angoscia che abita nel cuore di padri e madri, che pensano con paura al futuro dei loro bambini. È necessario che i pastori della Chiesa testimonino, dicano che dentro ogni istante, dentro ogni evento abita una Presenza, un Ospite che guida tutto ciò che accade al bene di coloro che Dio ama.

.

Carlo Caffarra papa Francesco

una recente immagine di S.E. il Cardinale Carlo Caffarra con il Sommo Pontefice Francesco

Fino a quando sulle nostre spirituali rovine sarà celebrata l’Eucarestia, esse potranno risorgere. Le pie esortazioni morali lasciamole ad altri. Quando il 24 agosto 410 Alarico I re dei Visigoti saccheggiò Roma, nello sconcerto generale – era dal tempo di Brenno che non accadeva – Girolamo scrisse: «è occupata la città che aveva occupato il mondo intero» [Lettera a Principia CXXVII, 12; CSEL, t. LVI, pag.154, 16]. Ed aggiunge con un’immensa angoscia: «in una sola città tutto il mondo è perito». Girolamo non vedeva più futuro.

.

Ben diversa fu la reazione di Agostino. Egli non soffre meno per le notizie che gli arrivano da Roma. «Ci sono state trasmesse cose orrende: stragi, incendi, rapine, uccisioni, torture … su tutte abbiamo gemuto, spesso abbiamo pianto, siamo appena riusciti a consolarci» [Discorso sulla caduta di Roma,6; PL 40, 715-724]. Ma egli portò a compimento La Città di Dio, vera pietra miliare della nostra civiltà. Il santo vescovo insegnò ai suoi fedeli il modo giusto di porsi dentro la storia; e dentro alle rovine dell’Impero gettò i semi di una nuova civiltà.

.

carlo caffarra 3

foto di repertorio – S.E. il Cardinale Carlo Caffarra durante una visita pastorale

Ciò che desiderava, ciò che Agostino voleva, era trasmettere vera speranza, e proprio in un momento in cui tutto l’Impero ed in esso la sua Africa stavano crollando. Sul suo letto di morte egli seppe che i Vandali erano entrati in città.

.

Trasmettere la speranza fondata sulla fede la quale, rinunciando al progetto di una vita ritirata fatta di preghiera e studio, lo fece capace di partecipare veramente all’edificazione della Chiesa e della città. La speranza che Agostino seppe trasmette era incrollabile, perché era certo che Dio era venuto a vivere la nostra tribolata vicenda umana, e dal di dentro l’aveva salvata. È questo Dio che ci dà il diritto di sperare, non un qualsiasi Dio, ma solo il Dio che ha un volto umano perché si è fatto uomo.

.

Il Signore dunque faccia tacere sulle nostre labbra di pastori parole vuote, e metta sulla nostra bocca parole vere. La Parola di Dio si rivolge anche a voi fedeli. E vi dice: «Non siate tra coloro che non sopportano più la sana dottrina, ma per il prurito di sentire qualcosa di nuovo, non circondatevi di maestri che vi dicono ciò che voi avete piacere sentirvi dire, rifiutando di dare ascolto alla verità, per volgervi alle favole». Ma è Gesù che nel Santo Vangelo vi dice parole di consolazione. Egli vi dice: «Io sono la porta delle pecore … se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà ed uscirà e troverà pascolo».

.

carlo caffarra befana

foto di repertorio – S.E. il Cardinale Carlo Caffarra, accompagnato da una simpatica Befana, porta i regali ai bambini dell’Ospedale Rizzoli di Bologna durante una delle sue ultime visite pastorali da Arcivescovo Metropolita di Bologna

Ecco come le spiega Agostino. « Si può dire che noi entriamo quando ci raccogliamo nella nostra interiorità per pensare, e che usciamo quando ci esteriorizziamo mediante l’azione; e poiché, come dice l’Apostolo, è per mezzo della fede che Cristo abita nel nostro cuore, entrare per Cristo significa pensare alla luce della fede, mentre uscire per Cristo significa tradurre la fede in azione davanti agli uomini » [Comm. al Vangelo di Giovanni 45,15; NBA XXIV, pag.913]. Ecco, cari fedeli, che cosa vi dice il Buon Pastore: pensate alla luce della fede; traducete la fede in atti.

.

Concludo. In uno scritto contro i Manichei, Agostino ci rivela le ragioni per cui resta nella Chiesa. Eccole: «Mi mantiene fermo (nella Chiesa) il consenso dei popoli e delle genti; mi mantiene fermo quell’autorità avviata dai miracoli, nutrita dalla speranza, aumentata dalla carità, confermata dall’antichità; mi mantiene fermo la successione dei Vescovi sulla stessa sede di Pietro… fino al presente Sommo Pontefice; mi mantiene fermo infine lo stesso nome di Cattolica » [Contro la Lettera di Mani detta del Fondamento 4.5; NBA XIII/2, pag.307].

.

Cari fedeli, ascoltate il vostro Compatrono. In questi momenti di grave incertezza mantenetevi fermi nella Chiesa. Abbiamo ragioni vere e belle per farlo. È in essa che incontriamo il nostro Salvatore.

.

.

______________________

.

© Tutti i diritti di questo testo appartengono a Sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra. Il testo da noi ripreso è un documento pubblicato sul sito ufficiale del Cardinale [vedere QUI], dal quale la Redazione dell’Isola di Patmos lo ha ripreso e riportato previa indicazione di tutti i riferimenti.

.

.

.

.

.

Quando San Paolo scrisse a Timoteo per metterlo in guardia su Enzo Bianchi e altri “cattivi maestri”. La mancanza di auctoritas nella Chiesa: dalla struttura di peccato al cancro con metastasi diffuse

– Theologica –

QUANDO SAN PAOLO SCRISSE A TIMOTEO PER METTERLO IN GUARDIA SU ENZO BIANCHI E ALTRI “CATTIVI MAESTRI”. LA MANCANZA DI AUCTORITAS NELLA CHIESA: DALLA STRUTTURA DI PECCATO AL CANCRO CON METASTASI DIFFUSE

.

A giusta e veritiera difesa del Pontefice Regnante, bisogna precisare che il sedicente Priore di Bose ― vale a dire il priore di se stesso ―, il proprio ingresso trionfale nelle “stanze ”  dei “grandi bottoni ”, non lo deve affatto al Santo Padre Francesco bensì al suo Sommo Predecessore Benedetto XVI, che ripieno di tutta la lungimiranza teologica e la relativa ortodossia dottrinaria del caso, Enzo Bianchi lo invitò a ben due Sinodi dei Vescovi sulla Parola di Dio e sulla Nuova evangelizzazione. E ciò tanto per dare a ciascuno il suo, ed a nessuno colpe che non spettano, perché nessuno può essere colpevole per avere ereditato i danni altrui.

 

.

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

«Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole»

II Lettera a Timoteo del Beato apostolo Paolo [4, 3-4]

.

.

Ariel bianco

Ariel S. Levi di Gualdo: « Si può essere Bianchi, per esempio in estate, quando fa molto caldo, senza per questo essere però falsi profeti e cattivi maestri »

Il carrierismo ecclesiastico è come una viscida anguilla che seguiterà a nuotare nel mare nostrum, incurante dei ripetuti richiami apostolici; e così seguiterà, finché non sarà tolta ad esso l’acqua in cui si muove. Ecco perché siffatto cancro destinato a consumare al proprio interno la Chiesa non è stato ancora debellato, sotto molti aspetti neppure intaccato. Perché ancora non si è provveduto al riordino delle case di formazione e delle università ecclesiastiche, della gerarchia cattolica e della curia romana; tutte delicate strutture all’interno delle quali, da mezzo secolo a questa parte, i modernisti la fanno letteralmente da padroni.

.

Lungi quindi dal far pulizia e dal fare serie ed efficaci riforme, più volte ho già notato e scritto che oggi stiamo assistendo al carrierismo camaleontico, gattopardesco … ed anche su questo problema ho già avuto modo di scrivere in dettaglio, spiegando in che modo, questi trasformisti privi anzitutto di dignità umana e cristiana, stiano adulando e compiacendo con nauseante piaggeria il Nuovo Padrone [1], accaparrandosi non di rado prestigiose sedi episcopali e uffici di rilievo nella Curia Romana, presso la quale è stato sistemato persino un falso profeta e un cattivo maestro del notorio calibro ereticale di Enzo Bianchi, i cui libri di “meditazioni ” e “riflessioni ” campeggiano da anni in tutte le case di esercizi spirituali dei Gesuiti, casomai a qualcuno non fosse chiaro chi siano state le candide animelle che hanno presentato alla firma del Sommo Pontefice la sua nomina a consultore del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani. Cosa che in sé equivale a prendere la Bella Otero dal cabaret Folies Bergère e mandarla a predicare gli esercizi spirituali alle Carmelitane scalze. Cosa questa di cui possono essere capaci solo i moderni membri della Compagnia delle Indie, nata sulle ceneri della gloriosa Compagnia di Gesù di Sant’Ignazio di Loyola.

.

A giusta e veritiera difesa del Pontefice Regnante, bisogna però ben precisare che il sedicente Priore di Bose ― vale a dire il priore di se stesso ―, il proprio ingresso trionfale nelle “stanze ” dei “grandi bottoni ”, non lo deve affatto al Santo Padre Francesco bensì al suo Sommo Predecessore Benedetto XVI, che ripieno di tutta la lungimiranza teologica e la relativa ortodossia dottrinaria del caso, Enzo Bianchi lo invitò a ben due Sinodi dei Vescovi sulla Parola di Dio e sulla Nuova evangelizzazione [cf. QUI]. E ciò tanto per dare a ciascuno il suo, ed a nessuno colpe che non spettano, perché nessuno può essere colpevole per avere ereditato i danni altrui [segue testo intero …]

.

Per leggere tutto l’articolo cliccare sotto:

31.08.2016  Ariel S. Levi di Gualdo – QUANDO SAN PAOLO SCRISSE A TIMOTEO PER METTERLO IN GUARDIA SU ENZO BIANCHI. LA MANCANZA DI AUCTORITAS NELLA CHIESA

.

.

___________________________

[1] Rimando al mio articolo: Stanno buggerando il Santo Padre: proteggiamo Pietro! I peggiori gattopardi trasformisti stanno giungendo in pauperistica gloria all’episcopato. In L’Isola di Patmos, 28 ottobre 2015 [testo articolo leggibile QUI]. Vescovi, mode e consigli per i nuovi carrieristi: siate sciatti e periferico-esistenziali. In L’Isola di Patmos, 30 luglio 2015 [testo articolo leggibile QUI]

.

.

.

.

.

.

In occasione del terremoto Enzo Bianchi rispolvera una nota eresia

IN OCCASIONE DEL TERREMOTO ENZO BIANCHI RISPOLVERA UNA NOTA ERESIA

.

Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge : persino Cristo e la Madonna, infatti,  benché esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze, furono soggetti alla sofferenza.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

Dio castiga e usa misericordia [Tb 23,2]

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

Enzo Bianchi e Nunzio Galantino

Enzo Bianchi tiene una conferenza alla presenza del Segretario generale della CEI, S.E. Mons. Nunzio Galantino

In Avvenire del 27 agosto scorso [vedere QUI] Enzo Bianchi ha pubblicato alcune sue riflessioni sul recente terremoto, e pensando di consolare gli afflitti e di dare una risposta illuminante al perchè Dio ha permesso una tale sciagura, rispolvera la ben nota eresia, secondo la quale «Dio non castiga», falsità contraria alla sana ragione, alla Sacra Scrittura, al Magistero della Chiesa e all’insegnamento di tutti i Santi; ma, secondo lui, Dio è sempre e solo «misericordioso» con tutti e porta tutti, credenti e non credenti, in paradiso. Un’asserzione dolciastra del genere, gravissima sulle labbra di chi dovrebbe essere un uomo di Dio, toglie agli sventurati quell’impareggiabile conforto che viene dalla nostra fede, aggiunge amarezza ad amarezza, lasciandoli nell’angoscia, e spinge a bestemmiare un Dio che sarebbe «buono» nel mandare i terremoti.

.

Enzo Bianchi e Paolo Romeo

Enzo Bianchi inviato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale di Palermo, dall’allora Arcivescovo, il Cardinale Paolo Romeo

Cerchiamo di rimediare alla “droga tagliata male” [1] spacciata da Bianchi proponendo il vero insegnamento evangelico, e supponendo nel lettore la disponibilità all’ascolto della Parola di Dio. Il mistero cristiano non esclude la ragione, ed è meglio una medicina amara che una bevanda dolce ma avvelenata. Diciamo allora innanzitutto che Bianchi si dimentica che la misericordia solleva dalla sofferenza o la impedisce ; si dimentica altresì che, in linea di principio, la sofferenza è la pena del peccato. E quindi la sofferenza non dipende dalla misericordia, ma dalla giustizia. Sicché, chiamare «misericordioso» uno che mi maltratta, è una presa in giro. Dunque, quando Dio permette le sciagure, non dimostra immediatamente la sua misericordia, ma la sua giustizia. È assurdo e derisorio tentare di spiegare la sofferenza con la sola misericordia trascurando la giustizia. Questo non vuol dire che quando mi capita una disgrazia, ciò sia sempre la punizione divina per un peccato che ho commesso. Ciò può essere in certi casi; ma non è detto che sia sempre così. Infatti, in realtà, in questa vita accade che ci siano dei malfattori di professione che la fanno franca e degli innocenti senza colpa alcuna che sono colpiti da sventure.

.

Enzo Bianchi con arcivescovo di Palermo

Uno dei primi inviti rivolti dal neoeletto Arcivescovo Metropolita di Palermo, S.E. Mons. Corrado Lorefice: Enzo Bianchi invitato a tenere una lectio nella chiesa cattedrale

Come risulta infatti dalla rivelazione cristiana, tutte le pene della vita presente, infatti, sia che colpiscano i giusti, sia che colpiscano i peccatori, sono tutte nella loro lontana origine protologica, castigo di Dio, conseguenze del peccato originale e in tal senso giuste pene, anche se di fatto c’è chi è colpito poco e c’è chi è colpito molto. Ma anche questo disordine è conseguenza del peccato originale. A parte le sofferenze causate dai peccati o dalla negligenza o dalla ignoranza degli uomini. Del resto, bisogna fare attenzione a che cosa intende dire la Sacra Scrittura, quando parla di “castigo di Dio”. Essa usa un linguaggio metaforico, come del resto è il caso della parola “ira”, tratto dai rapporti umani, ma che va opportunamente adattato nel caso di Dio, per non rendere ripugnante l’idea di un “castigo divino”.

.

L’espressione “castigo divino”, infatti, materialmente presa, fa pensare all’atto di un giudice che irroga una pena convenzionale ad un malfattore. Invece la pena del peccato non è un male causato da Dio nel peccatore. Dio non fa male a nessuno. La pena del peccato non è altro che il male o il danno che il peccatore stesso, col suo peccato, si tira addosso. Sarebbe come dire che chi beve troppo vino è “punito” con la cirrosi epatica.

.

enzo bianchi duomo di padova

Enzo Bianchi tiene una lectio dall’ambone della chiesa cattedrale di Padova

Dio non “manda” nessuno all’inferno come farebbe un giudice che manda il reo in prigione, ma all’inferno ci vanno solo quegli stolti, la cui superbia è tale che preferiscono penare lontano da Dio che esser beati con Lui in paradiso. Se il nostro bene è l’essere uniti a Dio, è logico che il nostro male sia il rifiuto di unirci a questo Bene. Tuttavia, la fede ci insegna a vedere all’opera la misericordia di Dio anche nel momento della sofferenza, in quanto per noi cristiani questo momento ci richiama il castigo del peccato originale, e forse anche al castigo dei nostri peccati. Ma il cristiano non si ferma qui. Accetta serenamente quanto gli accade, perché sa approfittare di questa sofferenza per unirsi con amore, fiducia e speranza a Cristo crocifisso, che espia per noi, ci ottiene la misericordia e il perdono del Padre per i nostri peccati, per cui, con atto di grande generosità, ma anche nel suo interesse, può giungere ad espiare in Cristo anche per i peccati degli altri.

.

La bontà divina non si manifesta solo nelle consolazioni, ma anche con la correzione. Anche questa è misericordia. E se soffriamo da innocenti, non turbiamoci, pensiamo a Cristo, che, innocente, ha sofferto ed ha espiato per la nostra salvezza e uniamo la nostra sofferenza alla sua per fare la nostra parte per la salvezza del mondo. Cristo col suo sangue ha pagato per noi il debito del peccato ― satisfecit pro nobis, come dice il Concilio di Trento ― , ma questo non ci impedisce di dare il nostro contributo. Quindi, in questa luce di fede, quella che è l’esperienza del castigo divino si trasforma nell’esperienza della sua misericordia. Infatti è per misericordia che il Padre ci ha donato Gesù, nel Quale e grazie al Quale noi possiamo espiare per i  nostri peccati. E non solo possiamo essere salvi dal peccato (gratia sanans), ma anche diventare «figli di Dio» [I Gv 3,1, gratia elevans], partecipi nel Figlio della vita del Figlio.

.

Tuttavia bisogna tener presente che, benchè Cristo offra a tutti la possibilità di salvarsi mediante la croce, non tutti di fatto accettano questa offerta, per cui non tutti si salvano. Il che vuol dire che Dio offre a tutti la sua misericordia salvifica, a patto che, pentiti dei loro peccati, ne facciano penitenza. Per cui, come osserva la Lettera agli Ebrei [Eb 10, 26-31], se già merita castigo la disobbedienza alla legge naturale, che qui essa chiama «Legge di Mosè», ben più grave castigo meriterà il rifiuto della misericordia divina a causa della ribellione alla legge di Cristo. Cristo è chiarissimo nell’insegnarci che alcuni accoglieranno questa misericordia e si salveranno, mentre altri, per la loro disobbedienza, la rifiuteranno e si danneranno[2].

.

Enzo Bianchi in cattedrale ad arezzo

Enzo Bianchi tiene una lectio nella chiesa cattedrale di Arezzo

Il Papa dovrebbe ricordare queste cose, altrimenti la sua predicazione della misericordia rischia di essere fraintesa e che ne approfittino i furbi, che i buoni vengano sconcertati, che il sistema giudiziario venga paralizzato, e che agli oppressi non venga resa giustizia, mentre vengono ostacolati la riforma e il miglioramento dei costumi e vengono favoriti il lassismo morale e la corruzione. Inoltre, dato che i terroristi dell’ISIS, secondo la visione rahneriana, sono «cristiani anonimi», oggetto della divina misericordia, possiamo accogliere la loro proposta di sostituire il Corano al Vangelo, tanto più che, stando alla teologia di Rahner, Vangelo e Corano si pongono sul piano «categoriale», dove un concetto vale l’altro, mentre tutti possediamo l’ «esperienza trascendentale di Dio», che è la cosa che conta e che garantisce a tutti la salvezza.

.

Enzo bianchi predica ai sacerdoti di siena

Enzo Bianchi tiene una lectio presso il seminario arcivescovile di Siena, uno dei primi aperti dopo il Concilio di Trento e dopo cinque secoli di attività formativa chiuso per mancanza di seminaristi …

Restar sordi agli avvertimenti del Signore per una falsa idea della misericordia, cancellare dalla Bibbia i versetti che parlano di castigo, come purtroppo oggi molti fanno, col credere che tutti si salvano, li illude di poter regolare la propria condotta a proprio piacimento, a sciogliere ogni freno morale e a peccare liberamente, con la convinzione dell’impunità e che comunque nell’inferno non c’è nessuno. Ma siccome queste idee ignorano l’avvertimento del Signore, questa loro vana fiducia, come già avvertì il Concilio di Trento per i luterani, non serve a nulla, per cui, se non si pentiranno in tempo, finiranno effettivamente nell’inferno. L’amore per la virtù non basta a rendere virtuosi, se non si pensa alle conseguenze della pratica del vizio.

.

Il momento della sventura ricorda al cristiano le conseguenze del peccato originale e la possibilità di redenzione che gli è data da Cristo, per cui, se avesse qualche colpa da scontare, può cogliere l’occasione per regolare i conti col Signore. E se fosse innocente può prender occasione per offrire la sua croce per la salvezza dei peccatori.

.

Bianchi-Martini

Enzo Bianchi in compagnia di un altro diffusore di pensieri ambigui (vedere archivi dell’Isola di Patmos), il Cardinale Carlo Maria Martini

Noi dobbiamo certamente operare il bene per amore del bene e in vista del premio celeste che è la visione beatifica di Dio. L’esercizio della virtù è certamente già di per se stesso sorgente di gioia; ma la virtù non è, come credevano gli stoici e Kant, fine o premio a se stessa; l’esercizio della virtù non è ancora il contenuto della felicità, ma solo il mezzo per il suo conseguimento, che sta nel raggiungimento del fine ultimo e sommo bene, che consiste nell’unione con Dio.

.

La felicità dell’uomo non è immanente all’uomo, ossia non consiste in un atto dell’uomo, per quanto sublime e perfetto, ma nel fatto che l’uomo, per libera scelta, si unisce per sempre ed intimamente a un bene esterno, personale, trascendente ed infinito, che è Dio. Ma appunto questo atto sarà perfetto in quanto è atto col quale l’uomo si congiunge pienamente ed eternamente con Dio nella carità.

.

Enzo bianchi con Francesco

Enzo Bianchi, che ricordiamo non ha mai ricevuto gli ordini sacri, non ha mai professato i voti religiosi, non è mai stato né un chierico né un religioso, che è soggetto solo all’obbedienza di se stesso, si presenta “mascherato” da abate dal Sommo Pontefice, senza che alcuno in anticamera gli abbia detto: «Dove intende andare, vestito a quel modo?»

L’agire per il timore del castigo è cosa saggia e logicamente connessa all’agire disinteressato, per puro amore della perfezione e di Dio. Infatti non si può scindere l’amore per il bene dalla fuga o dall’odio del male. Il pensiero che se faccio la tal cosa, Dio mi punisce o ne avrò un danno, mi spinge a fare il bene.

.

La confidenza in Dio e nella sua misericordia dà slancio alla nostra azione, ci rende «semplici come colombe», ferventi nella carità, tenaci nelle convinzioni, coraggiosi nelle imprese, mentre il pensiero che alcuni sono dannati e che io potrei dannarmi, presente in tutti i Santi, è un pensiero salutare, che ci spinge al bene, ci rende «prudenti come i serpenti» [cf. Mt 16,18], modesti nelle opinioni, consci della nostra debolezza, vigili nell’agire, cauti ed avveduti nei pericoli, avvertiti delle insidie, umili, pronti a correggerci, penitenti, forti nelle tentazioni e nelle prove, circospetti e diffidenti nelle situazioni infide, facendoci evitare la precipitazione, l’ingenuità, la dabbenaggine, l’eccessivo ottimismo, la presunzione, la troppa sicurezza, la millanteria e l’arroganza.

.

È tuttavia l’amore del bene che fa odiare il male. Per questo, il motivo principale dell’azione buona è l’amore di Dio e non il timore del castigo. Ma d’altra parte, occorre anche evitare quella falsa sicurezza che tutti si salvano. Il timore è un motivo solo sussidiario, e tuttavia necessario, appunto per evitare quella falsa sicurezza. Timore che non è paura, ma amore e rispetto.

Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge: persino Cristo e la Madonna, infatti,  benchè esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze , furono soggetti alla sofferenza.

Abbiamo bensì esempi biblici di città castigate per i peccati dei loro abitanti. Ma qui abbiamo a che fare con concezioni primitive del castigo, per le quali buoni e cattivi erano coinvolti in un unico disastro. La Scrittura preciserà ad un certo punto che ognuno viene castigato per le proprie colpe [Ger 31, 29ss] e non per quelle di altri.

.

terremoto 2

una delle piccole vittime innocenti messe in salvo dopo le scosse sismiche

Un evento così grave come un terremoto, nel momento in cui mette alla prova la nostra solidarietà e misericordia per i bisognosi e stimola la ricerca di rimedi o di difese da tante disgrazie, si può e si deve considerare come una croce che Dio ci manda per la nostra purificazione e per la conversione dei peccatori. Si può pertanto vedere in esso un segno della sua misericordia, in quanto cogliamo occasione da esso per unirci a Gesù crocifisso per la salvezza del mondo.

Molti fenomeni di una natura creata perfetta da Dio ma resa imperfetta dall’uomo e quindi matrigna, ci procurano sventure, che stanno tra le dolorose conseguenze del peccato originale, benchè il Creatore abbia voluto porre in essi delle regole e delle leggi, alle quali essi obbediscono infallibilmente. Ma nella futura resurrezione godremo di una natura madre, che avrà ritrovato l’armonia con l’uomo e il significato originario,voluto da Dio, della sua esistenza.

Varazze, 29 agosto 2016

.

________________________

NOTE

[1] Nel contesto, la parola “droga” è usata come sinonimo di eresia, altrettanto lo spaccio inteso come “spaccio di eresie”

[2] Cf il mio libro L’inferno esiste. La verità negata, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2010.

.

.

.

.

.

.

La fede del Papa: “Una volta ravveduto, conferma i fratelli nella fede”

LA FEDE DEL PAPA: ”UNA VOLTA RAVVEDUTO, CONFERMA I FRATELLI NELLA FEDE”

.

Il Santo Padre può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

Al Santo Padre

« Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma ho pregato per te, che non venga meno la tua fede;  e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli »  [Lc 22, 31-32]

.

.

.

Francesco in cattedra 2

Il Sommo Pontefice Francesco sulla Cattedra del Vescovo di Roma nella Papale Basilica di San Giovanni in Laterano

La fede che Dio dona al Papa è un dono dello Spirito Santo, che, tra tutti i fedeli, Dio concede solo a lui, ossia nella massima misura, purezza e fortezza realizzabile da un cristiano; è fede di una luminosità, saldezza e fecondità eccelse, al di sopra della fede di tutti gli altri fedeli; è una fede che assomiglia alla pietra angolare di un edificio, la quale sostiene tutte le altre pietre, ossia la fede di tutti gli altri fedeli.

.

In questo senso Cristo assegna a Pietro il compito di essere «roccia», sulla quale Egli edifica la sua Chiesa. La fede di Pietro è suprema promotrice e moderatrice dell’unità e dell’universalità della fede di tutto il popolo di Dio, nella varietà e molteplicità dei diversi modi di pensare, di esprimere e di comunicare la fede. Se venisse meno la fede di Pietro, la Chiesa crollerebbe. Per questo, tutti i nemici della Chiesa, dall’estrema sinistra all’estrema destra, dagli atei ai panteisti, dagli gnostici agli agnostici, dai massoni ai protestanti, la prima cosa che hanno di mira è l’abbattimento del papato o la sua riduzione a figura simbolico-rappresentativa, come il Presidente della Repubblica italiana o la Regina d’Inghilterra.

.

Per questo, l’Anticristo impiega le sue forze migliori soprattutto contro il Vicario di Cristo. In tutta la storia della Chiesa, non c’è stata eresia più dannosa per la Chiesa e la sua unità, di quella di Lutero, quando, con implacabile furore, ha scambiato fino alla fine della vita il Papa per l’Anticristo. Anche gli scismatici greci, che pure respingono il primato petrino, tuttavia considerano pur sempre il Vescovo di Roma come “Papa di Roma” e “Primate dell’Occidente”.

.

Tutti gli eretici, di ogni tipo o colore, gonfi di superbia, ingannati dal demonio e servi dell’Anticristo, credono e danno ad intendere di possedere la vera fede in Cristo, senza o contro il Papa, pensando di poterlo cogliere in fallo in fatto di fede o correggerlo in fatto di fede e quindi di sapere meglio di lui qual è la verità del Vangelo. Ma sono degli illusi e degli impostori, che corrompono la fede e i costumi cristiani e possono spingere anche alla stessa apostasia dalla fede.

.

La fede speciale che il Papa riceve dallo Spirito Santo gli consente di vedere la verità del Vangelo meglio, più in alto e più profondamente di tutti gli altri; è una fede che sa trovare le parole migliori per spiegarla, per esprimerla e per insegnarla; è una fede talmente forte e robusta da sostenere e correggere la fede di tutti gli altri fedeli, i quali si appoggiano su questa fede e trovano in essa luce e conforto, nonché certezza di essere nella verità e di seguire la dottrina di Cristo; è una fede unica in tutta la Chiesa, non solo come virtù personale, ché qui il Papa è superato solo da Abramo per l’Antico Testamento e dalla Madonna per il Nuovo [Lc 1,45], ma anche nella sua forza generatrice e confermatrice.

.

Nessuno può correggere il Papa nella sua fede, perché non può aver difetti o lacune, è integra e non può cadere nell’errore. È una fede infallibile ed indefettibile, da San Pietro fino all’ultimo Papa della storia, sempre identica a se stessa e mai mutata, con buona pace dei modernisti, perché è specchio della Parola di Cristo che non passa. Il Papa è l’unico fedele che abbia una fede di tal genere. Tutti gli altri possono errare nella fede. Lui no. Egli può scoprire gli errori di tutti, correggere tutti, ma nessuno può correggere lui. È in modo specialissimo quell’ «uomo spirituale», del quale parla San Paolo, «che giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» [I Cor 2,15].

.

Questo è il privilegio unico della fede pontificia, dovendo essere fede che fonda, genera, sostiene e diffonde la fede nel mondo e che custodisce, conferma e difende la fede del Popolo di Dio, correggendo gli errori, compassionando e tollerando i deboli e gli ignoranti, ammonendo gli erranti e gli arroganti, richiamando gli scismatici, eretici ed apostati, perdonando chi si ravvede e torna alla verità. Naturalmente, anche chi viene eletto Papa, è giunto alla fede come ogni buon cattolico, attraverso un cammino a volte laborioso ed accidentato, superando prove e dubbi, e rispondendo alle sollecitazioni della grazia, in comunione con la Chiesa e i Papi precedenti. In precedenza, prima di essere eletto Papa, egli può aver avuto difetti ed incertezze nella fede; ma, una volta investito del carisma di Pietro, diventa saldo e invincibile. Il Papa può esser provato nella fede, può andar soggetto anche alle più insidiose tentazioni, ma è protetto dalla forza dello Spirito. Il Papa non può mai peccare volontariamente contro la fede, per lo meno con danno della Chiesa.

.

Il Papa può avere una fede coltivata nella teologia, come è stato per Benedetto XVI o nella pratica pastorale, come è stato per il Papa attuale e come fu per San Pio X. Può averla coltivata in Segreteria di Stato, come fu per il Beato Paolo VI e Pio XII o nella diplomazia vaticana, come fu per San Giovanni XXIII o come Inquisitore della fede, come fu per San Pio V, o negli studi umanistici, come fu per Pio II, o nell’insegnamento del diritto canonico, come fu per certi Papi del Medioevo, o nella vita monastica, come fu per San Gregorio Magno. In ogni caso, uno, per essere eletto Papa, deve distinguersi nella fede, perché il principale compito del Papa è il confermare i fratelli nella fede. Da qui discende il pascere il gregge di Cristo e il difenderlo dai lupi, ossia il potere pastorale e di governo (potestas clavium). E non tanto una fede dotta o colta, quanto piuttosto una fede pura, salda, intelligente e comunicativa. Pura, ossia esente da errore; salda, ossia ben fondata, certa e certificante; intelligente, ossia dotata di quella che Santa Caterina da Siena chiamava la «santa discrezione», la capacità critica di discernere il vero dal falso; comunicativa, ossia espressa o mediata da un linguaggio chiaro, appropriato, adatto ai vari ceti di fedeli.

.

Questo è probabilmente il motivo per il quale il Cardinale Carlo Maria Martini, per quarant’anni, ad ogni morte di Papa, fu regolarmente preconizzato dalla grande stampa come papabile, ma altrettanto regolarmente il collegio cardinalizio lo scartò, perché purtroppo Martini, al di là della sua cultura, della sua produzione letteraria e delle sue qualità umane e pastorali, possedeva una fede incerta, ambigua e oscillante, simile a chi serve due padroni, che del resto egli stesso descrisse come continua discussione, nella coscienza, tra un credente e un ateo, senza mai prendere una decisione né per l’uno né per l’altro. Il minimo che si possa dire di questa fede è che essa non produce certamente dei martiri, ma solo degli astutissimi voltagabbana, come per esempio Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Vescovo di Autun, che passò dall’Ancien Régime alla Rivoluzione, dalla Rivoluzione al Direttorio, dal Direttorio a Napoleone, da Napoleone alla Restaurazione, sempre onorato, aperto a tutti e sempre rimasto a galla. Ora, se lo sconcerto e lo scandalo, che crea in una diocesi un Vescovo del genere, possono in qualche modo essere contenuti nei limiti di quella diocesi, si comprende come Dio non può tollerare, se non entro stretti limiti e per brevi periodi, che qualcosa del genere si produca nella Chiesa universale, perchè in breve tempo la condurrebbe allo sfascio, mentre in essa, secondo la promessa di Cristo, portae inferi non praevalebunt.

.

Per questo si può dire che tra la consistenza della fede del vescovo, anche se unito al Papa, e quella del Papa, in un certo senso c’è un abisso, così come c’è un abisso tra il fallibile (la fede del vescovo) e l’infallibile (la fede del Papa), anche se il Papa oggi più che mai ama agire collegialmente con i vescovi e il collegio dei vescovi cum Petro e sub Petro. Ma il fatto è che il Papa è infallibile ex sese, indipendentemente dai vescovi, in quanto è principio e garante della loro infallibilità. E la storia lo dimostra. Di recente si è rifatta viva la tesi secondo la quale sarebbero esistiti Papi eretici: Liberio nel IV secolo, Onorio nel VII secolo, Pasquale II nel XII secolo, Giovanni XXII nel XIV secolo [Ndr. cf. QUI, QUI, QUI, etc..]. Ma l’apologetica ha dimostrato da tempo che non si è trattato di vere eresie. Questi storici vengono di fatto a portare acqua al mulino di personaggi discutibili assai diversi tra loro, ma tutti in sostanza negatori dell’infallibilità pontificia, come per esempio Lutero, Küng e Lefebvre.

.

La virtù della fede comporta tre elementi: primo, gli enunciati di fede, ossia l’oggetto della fede (fides quae), i contenuti concettuali, ciò che si crede, le verità credute, gli articoli di fede; secondo, l’atto del credere (fides qua) e, terzo, la professione o espressione orale della fede, il linguaggio della fede (professio fidei). Nell’insegnare la dottrina della fede, il Papa è infallibile, cioè non erra, dice il vero, non solo nelle condizioni specialissime fissate dal Concilio Vaticano I, quando il Papa definisce solennemente un nuovo dogma ― cosa rarissima ― ma tutte le volte che insegna ufficialmente al popolo di Dio la dottrina della fede. La dottrina della fede è quel complesso di verità o  proposizioni dogmatiche e morali o da credersi per fede divina o per fede ecclesiastica o con ossequio dell’intelligenza, le quali sono insegnate da Cristo nella Scrittura e nella Tradizione e ci sono proposte dalla Chiesa nel suo magistero ordinario o straordinario, semplice o solenne, in forma definitoria come di fede o non definitoria, come prossime alla fede [1].

.

Al fine di discernere il livello di autorità, l’obbligatorietà e la qualità degli insegnamenti pontifici occorre fare attenzione ai diversi generi, tipi, livelli e forme di interventi, oggi più numerosi e diversificati che in passato. Dopo la proclamazione di un nuovo dogma, cosa del resto rarissima e condizionata da circostanze previste dal diritto (Concilio Vaticano I), restano fondamentali le encicliche; ma poi esiste una serie di documenti di livello inferiore, come la costituzione apostolica, la lettera apostolica, la costituzione pastorale, il motu proprio, il rescritto, la bolla, le omelie alla Santa Messa, i messaggi per speciali ricorrenze, anniversari o avvenimenti, i discorsi improvvisati, di circostanza o alle udienze generali, le interviste ai giornalisti […]

.

.

DIALOGO TRA UN MAESTRO ANZIANO ED UN GIOVANE FILOSOFO-TEOLOGO 

.

.

Autore Jorge A. Facio Lince

Autore
Jorge A. Facio Lince

.

.

.

Caro Padre e Maestro.

Mentre impaginavo questo Tuo articolo per la nostra Isola di Patmos, mi sono sorte delle domande che sono frutto di quei quesiti che sempre più spesso raccogliamo dai nostri Lettori e che per questo vorrei rivolgere proprio a Te …

.

D. Come il Papa si regola nella sua fede?

.

R. Egli ha al di sopra di lui solo Gesù Cristo. Quindi fa appello direttamente a Lui, tenendo conto dei Papi e del Magistero che lo hanno preceduto. Nel dubbio, chiede luce allo Spirito Santo. Tiene conto dei bisogni delle anime e della Chiesa.

.

D. Che cosa è che lo spinge o può spingerlo a proporre insegnamenti nuovi o nuovi dogmi?

.

R. Per quanto riguarda nuovi insegnamenti in generale, può esser spinto da sue scoperte personali o da sue letture teologiche o da amici teologi. La proclamazione di un nuovo dogma, invece, è una cosa molto più impegnativa, che coinvolge la Chiesa intera. Può essere giustificata o per confermare una nuova dottrina, perchè appare comunemente essere di fede, magari da molto tempo, oppure per allontanare certi gravi errori diffusi sulla materia trattata dal dogma, calcolando che da questo evento solenne possa venire grande beneficio alla Chiesa.

.

D. Come e con quali criteri possiamo discernere quando il Papa parla come “maestro della fede” e quando invece come semplice teologo od opinionista?

.

R. Occorre osservare con attenzione e competenza la materia trattata e il modo di trattarla. È chiaro che egli parla come maestro della fede, quando tratta di verità di fede già note e soprattutto se fa capire, da come si esprime, che si tratta di verità di fede. Nell’altro caso, egli si rifà ad opinioni teologiche già note o sue personali. Soprattutto in questo caso egli non manca di farcelo sapere con appropriate espressioni, come per esempio: “a me sembra”, “secondo i teologi”,  “secondo me”, “si dice”, “sono dell’opinione che…” e simili.

.

D. In che considerazione tenere i suoi pareri, giudizi o direttive, che non toccano direttamente la fede, come per esempio la riforma della Curia romana, il giudizio sulla situazione attuale della Chiesa, la proibizione della Comunione ai divorziati risposati, la sua polemica contro il legalismo e il rigorismo, il continuo insistere sulla misericordia, che sembra lasciare in ombra altre virtù, anche più importanti, l’assenza di avvertimenti circa l’esistenza dell’inferno, la denuncia delle ingiustizie nel mondo, il suo parere su certi teologi, il problema degli immigrati, dell’ecologia, dell’Islam, dell’economia internazionale, dell’ecumenismo, del dialogo con i non-credenti, della politica ?

.

R. Nel caso che il rapporto con la verità di fede o di morale sia necessario o logico o evidente, occorre accogliere queste dottrine, pareri o norme quasi come fossero di fede (fidei proximae). Se invece, come nella gran parte degli esempi riportati, manca questo nesso e semplicemente questi interventi non sono contrari alla fede, allora possiamo anche dissentire o dissociarci, sempre però con prudenza, modestia e rispetto, pronti a correggerci.

.

D. Come distinguere il suo linguaggio pastorale da quello dottrinale ?

.

R. Dipende dai contenuti. Se indica i doveri del pastore o dà nome a norme pratiche o giudizi sulla condotta di singoli o gruppi, è pastorale; se invece insegna il dogma o la verità di fede o i princìpi della morale o i misteri della fede, è dottrinale. Ma anche contenuti dottrinali o dogmatici possono essere espressi in stile pastorale, ossia non in una forma scientifica o scolastica, ma adatti alla comprensione comune della gente.

.

D. Come distinguere i suoi insegnamenti morali  (munus docendi da quelli giuridici  (potestas clavium ) ?

.

R. Bisogna verificare rispettivamente se i contenuti si allacciano direttamente o quanto meno necessariamente, universalmente o deduttivamente o alla legge naturale o alla legge divina, – e questi sono gli insegnamenti morali — oppure se, pur basandosi su quelle leggi, ne sono un’applicazione contingente, particolare e mutevole, suscettibile di modalità diverse (leggi ecclesiastiche) — e questi sono gli insegnamenti giuridici. Per esempio, gli insegnamenti sulla dignità del matrimonio e della famiglia sono norme morali; invece, le norme relative ai divorziati risposati o a chi appartiene alla Fraternità San Pio X o alla massoneria o alla mafia sono provvedimenti giuridici.

.

D. Il Papa ha bisogno di collaboratori o di consiglieri nell’esercizio e nell’insegnamento della fede?

.

R. Certamente, dati i suoi limiti umani e la gravosità ed immensità del compito che ha davanti di illuminare e governare la Chiesa intera. Certo, egli insegna la fede e governa insieme con i cardinali e i vescovi. Ma in fin dei conti, spetta a lui vigilare sulla fede degli stessi cardinali e vescovi, aiutato dai collaboratori della Curia Romana e da tutti coloro, dei quali vuol servirsi, anche se privi di incarichi ufficiali. Tra questi collaboratori istituzionali da secoli troviamo in prima linea i Domenicani e i Gesuiti, cavalieri della fede, affratellati agli ordini del Santo Padre; i primi, dediti a mostrare la verità della fede; i secondi, a mostrare la forza della fede. Il Papa è certo servus servorum Dei, ma anche e proprio per questo episcopus episcoporum. Egli certo è vescovo tra i vescovi e con i vescovi, ma non si lascia prendere la mano dai vescovi. L’ambizione, come ai tempi dei farisei del Vangelo, sotto il velo dello zelo per la Chiesa, è la rovina di chi vuol salire negli ordini sacri. Anche se il Papa è stato eletto dal collegio cardinalizio, si tratta evidentemente solo di una semplice designazione all’ufficio petrino, benché questo atto dei cardinali sia da supporre, di norma, criteriato dalla stima per la virtù della fede presente nell’eletto. Ma per quanto riguarda l’esercizio della fede, è il Papa che nomina e chiama accanto a sé come vescovi quei candidati, nei quali verifica in primo luogo l’autenticità e l’eccellenza  della fede [2], avendo facoltà di allontanare, se è il caso, dalla comunione con lui e quindi con la Chiesa, chi dovesse fallire nella fede. Per cui sta al Papa confermare nella fede il collegio episcopale e i singoli vescovi, e in tal senso egli può ripetere a loro le parole di Cristo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” [Gv 15,16].

.

D. Che cosa pensare dell’assenza di intervento del Papa contro dottrine ereticali ?

.

R. Il Papa usa molto raramente il termine “eresia”, ma non manca di denunciare errori, che possono essere definiti “eresie”, come per esempio l’ateismo, lo gnosticismo, l’idealismo, il panteismo, il materialismo, l’odio religioso, il fondamentalismo, la corruzione morale e politica, la prepotenza nei confronti del prossimo e della natura.

.

D. Il Papa può sbagliare in certi suoi discorsi o documenti ufficiali ?

.

R. Può usare involontariamente espressioni equivoche o motti di spirito o frasi ad effetto, che possono essere fraintesi maliziosamente e strumentalizzati dai nemici della Chiesa o dai falsi amici; può pronunciare qualche battuta infelice, può lodare personaggi politici o ecclesiastici che non lo meritano, può minimizzare il problema dell’Islam, può essere troppo severo verso i tradizionalisti, troppo indulgente verso i protestanti, tutte cose che non toccano la sua responsabilità di maestro della fede. Può anche eccedere nel parlare, col rischio aumentato di commettere qualche gaffe o che gli sfugga qualche frase d’impulso.

.

D. Il Papa può sbagliare nelle scelta dei suoi collaboratori nel campo della custodia e della difesa della fede ?

.

R. Certamente, ma occorre essere cauti nel giudicare e bene informati. I fanfaroni sono quelli che suonano la tromba, procurano guai al Papa e avvertono le televisioni quando si soffiano il naso. Sono naturalmente i maggiormente ricercati dalla stampa mondana e modernista, mentre i veri collaboratori lavorano fedelmente nella modestia e nel silenzio, come il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e il Cardinale Gerhald Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, senza mettersi in mostra. Sono questi i veri aiuti del Santo Padre e servitori della Chiesa, assieme a diversi altri silenziosi operai.

.

Varazze, 22 giugno 2016

.

_________________

NOTE

[1] Cf Appendice della Congregazione per la dottrina della fede alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Ad tuendam fidem, del 1998.

[2] Il titolo di “eccellenza” dato ai vescovi, come quello di “eminenza” dato ai cardinali si riferisce anzitutto all’eccellenza ed eminenza della loro fede, oltre al fatto che nella pienezza del suo sacerdozio apostolico, il vescovo è sacerdote per eccellenza.

.

.

.

.

.