Gabriele GiordanoM. Scardocci
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Als Jesus von seinem Cousin am Ufer des Jordan getauft wurde

Homiletik der Väter der Insel Patmos

QUANDO GESÙ FU BATTEZZATO DA SUO CUGINO SULLE RIVE DEL FIUME GIORDANO

Quel battesimo non è quello sacramentale che noi abbiamo ricevuto. Das des Täufers war ein rituelles Reinigungsbad, das noch heute in der jüdischen Tradition verwendet wird.

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

 

Artikel im PDF-Druckformat

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Liebe Brüder und Schwestern,

nella nostra vita tutti quanti siamo in cerca di giustizia. Una giustizia per un torto subìto, per una persona che amiamo rimasta colpita da un’ingiustizia, per varie situazioni sociali e via dicendo. Cercare giustizia implica cercare che ognuno abbia ciò che gli è dovuto, secondo la classica definizione di giustizia offerta dal giurista Ulpiano nel Digesto. La festa del battesimo del Signore è la festa della giustizia dell’uomo che riceve l’amore di Dio. Una volta ricevuto questo amore, lo porta agli altri.

Nel brano der Vangelo di oggi Gesù si avvicina al Battista per essere battezzato. Giovanni rifiuta. Gesù allora risponde con quello che è il centro di questa solennità:

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«”Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare».

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Adempiere ogni giustizia vuol dire per Gesù farsi battezzare. Lassen Sie uns klären: quel battesimo non è quello sacramentale che noi abbiamo ricevuto. Quello del Battista, fratello del Signore (ossia suo cugino, ma in ebraico i cugini sono indicato come fratelli), era un bagno rituale di purificazione, il cosiddetto מקווה (mikveh) in uso tutt’oggi nella tradizione ebraica. Gesù non ha il peccato originale da lavare attraverso quel Sacramento del Battesimo da lui stesso istituito [vgl.. MT 28,19-20]. Dass mikveh lo chiede proprio per rendere giustizia alla volontà di Dio Padre. Perché la missione di salvezza dell’uomo per cui il Padre lo ha mandato sia il centro di tutto.

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Gesù battezzandosi compie un atto di giustizia: dà al Padre ciò che gli è dovuto. Così subito dopo si spalancano i cieli. Ed ecco la voce del Padre e lo Spirito Santo si rendono visibili. Tutta la Trinità è presente. Il Padre dice che Gesù è suo Figlio e in quel Figlio ha posto il suo compiacimento. Da quel momento prendono inizio i tre anni di predicazione di Gesù e i suoi miracoli di guarigione.

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Dalla giustizia del Padre Gesù attinge grazia e forza per esprimere la verità di Dio in parole e segni. Tutto questo lo porterà ad accogliere anche i terribili giorni della Passione e la gloriosa resurrezione. Dio Padre e tutta la Trinità offrono questa possibilità anche a noi.

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Il Battesimo del Signore è una buona occasione per fare memoria anche del nostro Battesimo sacramentale, quando il Signore lavò il peccato originale e il nostro legame col male. Da quel momento noi siamo stati adottati anche dalla Trinità. Siamo diventati figli dell’Eterno Padre in Gesù Cristo. Siamo diventati Figli nel Figlio. Deswegen, se responsabilmente e con libertà rispondiamo alla chiamata di essere figli e accettiamo la sua grazia, Dio pone anche su di noi il suo compiacimento.

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Che vuol dire questo in concreto? Anzitutto che da quando siamo stati concepiti Dio ha iniziato ad amarci di un amore viscerale e profondo. Questo amore ci ha accompagnato per tutta la nostra vita fino a oggi. Un amore che è, contemporaneamente, materno e paterno. Perchè Dio è Padre, e in quanto padre ci dona il Figlio e sin dall’inizio ci dona il desiderio di conoscere e cercare la verità, perchè Gesù è la verità. E al contempo ci dona lo Spirito Santo Amore. Che è la parte materna di Dio. Da qui l’espressione del Beato Pontefice Giovanni Paolo I che, lasciando un po’ perplessi alcuni, durante una sua catechesi disse «Dio è padre e madre» [vgl.. Engel, 10.09.1978] sottintendendo a questo modo che nel tutto sono racchiuse sia la paternità sia la maternità.

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Cerchiamo di portare questa conoscenza della verità a tutto il mondo tramite la tenerezza e gentilezza. Così trasformeremo il nostro battesimo da atto sacramentale ad atto di amore concreto per il prossimo. Scriveva lo storico Cesare Cantù: «La carità è il solo tesoro che si aumenta col dividerlo». Wir bitten den Herrn, heute, di fare memoria del nostro battesimo, per riscoprire di essere amati incondizionatamente da sempre e per

immer.

So sei es.

 

Santa Maria Novella in Firenze, 6 Januar 2023

Erscheinung des Herrn

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Ein Traum, aus dem die göttliche Wirklichkeit der Erlösung des Menschen erwacht

Homiletik der Väter der Insel Patmos

UN SOGNO DAL QUALE PRENDE VITA LA DIVINA REALTÀ DELLA REDENZIONE DELL’UOMO

Nel sogno di Giuseppe l’Angelo può parlare con serenità e tranquillità in nome di Dio. Warum Josef, dessen Herz bereits bereit ist, Gott willkommen zu heißen, jetzt kann er die Einzelheiten des göttlichen Plans im Licht des Glaubens verstehen.

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Cari Lettori e amici de Die Insel Patmos,

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tutti abbiamo dei sogni. Siamo uomini e tendiamo sempre ad accogliere i nostri desideri e le nostre aspirazioni più profonde. Dunque abbiamo un fine, uno scopo più grande e ben preciso che orienta tutte le altre scelte più piccole e quotidiane. Tutti i nostri sogni tendono a umanizzarci e renderci migliori perché attraverso di essi riflettiamo, ci mettiamo alla prova e siamo disponibili a metterci in gioco.

Anche Giuseppe aveva il suo sogno. Sposare la sua fidanzata, Maria. Gli mancava poco al passo della celebrazione rituale delle nozze. Ma Giuseppe si rende conto che Maria è incinta. So was, plötzlich, si trova dentro un dramma. Il suo sogno si spezza. Quello che tanto aveva desiderato e atteso non potrà più avverarsi. Maria non potrà essere sua sposa. Superato però lo scoramento iniziale, Giuseppe non si perde d’animo. Con giustizia verso Dio e verso la stessa Maria, si pone in obbedienza alla legge del Deuteronomio: per evitare la lapidazione decide di scrivere una lettera per rompere il fidanzamento in modo discreto e riservato. Dio va in aiuto a Giuseppe e in sogno gli manda un Angelo. Ecco allora che Giuseppe può abbandonare il suo sogno per entrare nel sogno di Dio. Nel sogno di Giuseppe l’Angelo può parlare con serenità e tranquillità in nome di Dio. Warum Josef, dessen Herz bereits bereit ist, Gott willkommen zu heißen, jetzt kann er die Einzelheiten des göttlichen Plans im Licht des Glaubens verstehen.

Giuseppe viene a sapere dall’Angelo che deve dare il nome al figlio di Dio. A quel figlio così speciale, voluto dall’Eterno Padre, prima persona della Trinità, Giuseppe è chiamato a dare il nome. Il dare nome implica avere la patria potestà e offrire la paternità legale. E Gesù è figlio di Giuseppe per via legale. (D)are il nome vuol dire che Dio affida a Giuseppe un compito importantissimo: annunciare al mondo che Gesù, quel bambino giunto così misteriosamente nella sua vita, è Dio che salva il mondo intero. Giuseppe diviene così il primo annunciatore del nome di Dio che offre l’annuncio di salvezza. Finalmente si adempie e realizza il sogno di Dio preannunciato in Isaia [vgl.. 7,14]. Quando Giuseppe si sveglia ha nel cuore la chiave di volta di quel sogno spezzato. Ha guadagnato tutto centuplicato, nel sogno di Dio che si realizza in lui. Così prende Maria con sé, come marito fedele, sposo affettuoso e uomo attento e preciso nel suo lavoro e custodisce la sua sposa. Insieme a Maria si prende cura e custodisce quel bambino così misterioso. Con Maria gli insegna le pratiche della fede ebraica. Giuseppe nella sua leale castità è padre fecondo e autentico per questo figlio così misterioso.

Il sogno di Dio supera quello umano di Giuseppe. Ed è ancora più bello e inatteso. Scrive la biblista Rosalba Manes:

«Con Giuseppe l’uomo torna ad essere come la Genesi ce lo presenta prima del peccato: cultore e custode dei doni di Dio»

Questo può avvenire nelle nostre vite. Quante volte dobbiamo abbandonare progetti e sogni. Con fatica ci riusciamo. Ma se lasciamo tutti i progetti entrando nel sogno di Dio, non perderemo niente ma avremo tutto centuplicato.

Wir bitten den Herrn di far entrare le nostre vite nel Suo Sogno, per diventare tutti dei piccoli Giuseppe e Maria, e con la grazia che abbiamo ricevuto, donare al mondo la salvezza di Dio.

So sei es.

Santa Maria Novella in Firenze, 18 Dezember 2022

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Dieser kostbare menschliche Zweifel, der uns in Lichter des lebendigen Gottes verwandelt

Homiletik der Väter der Insel Patmos

QUEL PREZIOSO DUBBIO UMANO CHE CI TRASFORMA IN LUCI DEL DIO VIVENTE

Il dubbio assale Giovanni il Battista durante la sua carcerazione, wenn er die Einsamkeit der Nacht der Seele und des Glaubens erleben muss, fängt er an zu zweifeln und zu glauben, dass die von Jesus gegebene Ankündigung nicht ganz wahr ist…

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Cari Lettori e amici de Die Insel Patmos,

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nella nostra vita può capitare di vedere cose così tal belle da non credere che siano reali. Forse abbiamo dimenticato come ci si stupisce. Su questo i bambini sono dei veri maestri. Deswegen, quando accade qualcosa di gioioso e bello, facilmente ci chiediamo: «… è successo davvero? O forse è solo tutto un sogno?». In quel momento siamo tutti un pocome il filosofo Cartesio che in un celebre passo delle Meditazioni Metafisiche scrive:

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«Riflettendoci con più attenzione, tanto chiaramente mi rendo conto che non è mai dato di distinguere la veglia dal sogno con criteri certi, da rimanere attonito; e proprio questo stupore mi riporta quasi a credere di star sognando anche ora».

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Ma ecco allora Gesù che viene a darci una bella sveglia invitandoci in questo cammino di Avvento a fugare i dubbi perché quanto sta accadendo non è un sogno. Dio prende la natura umana, si fa uomo, per essere vicino a tutti noi. È tutto vero. Così quello che è impensabile e che sembra appunto un sogno irrealizzabile invece è realtà.

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Questo dubbio in fondo ad un certo punto l’aveva avuto anche Giovanni il Battista. Im Vangelo di questa III Domenica d’Avvento leggiamo:

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„Zu dieser Zeit, Johann, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

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Il dubbio assale Giovanni il Battista durante la sua carcerazione, wenn er die Einsamkeit der Nacht der Seele und des Glaubens erleben muss, fängt er an zu zweifeln und zu glauben, dass die von Jesus gegebene Ankündigung nicht ganz wahr ist. Nell’ora dell’abbandono è facile pensare che sia tutto troppo bello per essere vero, esattamente come accade anche a noi. Non perché siamo stati tutti davvero carcerati, ma perché possiamo aver trascorso dei periodi di isolamento, di solitudine, di abbandono. Ci sentivamo soli e pensavamo che Gesù non fosse venuto davvero anche per noi, che in quel momento non fosse davvero presente, nella nostra sofferenza. In questo Avvento proviamo a far memoria di questi momenti per rileggerli alla luce del Natale: Gesù c’era in quella notte esistenziale.

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Gesù nel Vangelo infatti rassicura il Battista che è veramente lui il Figlio di Dio, colui che nascendo è venuto illuminare la tenebra del mondo e dell’uomo e a farlo splendere. Per farci brillare come lui nella notte di Natale è la luce del mondo. E far splendere la luce della nostra vita.

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L’Avvento sia così anche il cammino di comprensione e di rilettura con lo sguardo di quella fede che alla luce della grotta di Betlemme ci trasforma tutti in piccole luci del Signore. Tutti possiamo diventare i testimoni del messaggio che quel piccolo bambino è il figlio di Dio, wer ist wahrer Gott und wahrer Mensch.

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Dio ci guidi e ci accompagni in questo tempo di Avvento, perché con la sua grazia e i suoi doni, diventiamo nel Signore il suo Dono di Natale per il mondo sofferente.

So sei es.

Santa Maria Novella in Firenze, 11 Dezember 2022

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Mit der Figur Johannes des Täufers entdecken wir die Demut in der kostbaren Adventswüste neu

Homiletik der Väter der Insel Patmos

CON LA FIGURA DI GIOVANNI BATTISTA RISCOPRIAMO L’UMILTÀ NEL PREZIOSO DESERTO DELL’AVVENTO

Il precursore, der Täufer, Er ist derjenige, der in der Wüste spricht. Tragen Sie sehr spärliche Kleidung, er ernährte sich von Pflanzen und Heuschrecken. Dies ist der typische Zustand eines Menschen, der sich in einer Phase der Reinigung seines Lebens befindet.

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Cari amici e Lettori de Die Insel Patmos,

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chiunque abbia praticato uno sport, per esempio il calcio, il nuoto, l’equitazione … si ricorda di un istruttore, un educatore, o qualcuno che l’ha istruito e accompagnato fino a diventare un bravo calciatore, nuotatore o fantino

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Nel Vangelo di oggi entra in scena la figura di Giovanni il Battista. Colui che fa da ponte fra Antico e Nuovo Testamento e che similmente all’allenatore che abbiamo conosciuto sul campo da calcio, in piscina o al maneggio, ci prepara alla via. In questo caso alla via di Dio. Ci viene presentato subito ad inizio della pericope:

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«In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, Sprichwort: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Die Stimme eines Predigers in der Wüste:/ Bereitet den Weg des Herrn, / seine Steige!».

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Il Battista ci dice molte cose, incluso che l’antico patto ebraico sarà modificato per un cambiamento epocale e definitivo. WHO, lo stesso Matteo, riporta le parole del Battista che annuncia una conversione per la venuta del regno dei cieli, che è vicino. Cosa intende per regno dei cieli? Non c’è dubbio che per noi e il tempo che viviamo il Battista annuncia la presenza di Dio e la venuta di Cristo nella storia. Ma prima di questo c’è un dettaglio importante: lo stesso Isaia citato nel testo evangelico annuncia l’arrivo di un annunciatore, di un precursore nel deserto che accompagnerà la consapevolezza della venuta di Dio nella nostra vita. Ecco allora che Gesù è preannunciato nel deserto da qualcuno che prepara la sua via affinché tutti i membri del popolo possano accoglierlo.

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Anche per noi c’è il grande annuncio della comunità dei credenti. Qui Battista è in persona ecclesiae, diremo noi teologi rappresenta tutta la Chiesa che, nonostante le sue defezioni e quelle nostre, che la componiamo e che siamo tutti peccatori nati col peccato originale, è colei che ci aiuta ad arrivare a Gesù. Dio per mezzo di tutta la Chiesa ci aiuta a raddrizzare i nostri sentieri storti per riprendere la corretta via verso Dio.

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Ora il precursore, der Täufer, Er ist derjenige, der in der Wüste spricht. Porta un vestiario molto trasandato, er ernährte sich von Pflanzen und Heuschrecken. Dies ist der typische Zustand eines Menschen, der sich in einer Phase der Reinigung seines Lebens befindet. Probabilmente il Battista viveva una forma di vita simile a quella degli Esseni che avevano la loro comunità a Qumran una setta giudaica, wir würden heute sagen, di stretta osservanza. Egli prepara la via in quel deserto che può essere un luogo fisico ma anche un atteggiamento interiore. Nel deserto si possono percorrere tragitti nella sabbia che non conoscevamo. Basta avere una guida saggia ed attenta che conosca lei per prima il deserto. Esperto come lo era appunto Giovanni per coloro che voleva aiutare a convertirsi e lo faceva tramite il battesimo di conversione che amministrava. Non era certo il battesimo sacramentale che conosciamo noi oggi, ma un rito di purificazione che avveniva attraverso l’immersione nelle acque del Giordano di coloro che avevano deciso di confessare e riconoscere i propri peccati. Una pratica penitenziale che lavava dai peccati, dalle colpe e dalle imperfezioni.

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Dopo essere passati nella sabbia del deserto, serve proprio l’acqua rinfrescante. Anche nella vita di fede che viviamo ora in questo Avvento. Riscopriamo quello che è per noi il sacramento del lavaggio e pulizia della nostra anima, cioè la confessione. In cui dopo aver vagliato le desertificazioni di tutti i peccati mortali, possiamo ricevere l’effusione e il lavacro della riconciliazione.

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Wir bitten den Herrn di riscoprire l’umiltà quale base per la conversione quotidiana, per percorrere i nostri deserti esistenziali e abbeverarci dell’acqua sempre dissetante dell’amore di Dio.

So sei es!

Santa Maria Novella in Firenze, 3 Dezember 2022

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Die christologische große Monarchie des Königs des Universums

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LA CRISTOLOGICA GRANDE MONARCHIA DEL RE DELL’UNIVERSO

I sudditi di questo Re sono tutti i credenti della sua fede, die in seiner Hoffnung warten. Und gerade sie sind es, die das Reich als Gemeinschaft von Gläubigen erleben, die von diesem Glauben und dieser Hoffnung aus diese Liebe lieben und betreiben.

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Liebe Briefe von Die Insel Patmos,

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quella della regalità e signoria di Cristo sul mondo è una solennità liturgica che forse sfugge a noi uomini del 2022. Siamo uomini del nostro tempo, nati e cresciuti all’ombra del secolo breve, o ancor meglio dell’età dei totalitarismi, secolo che si è concluso ventitré anni fa. Per noi la democrazia e la sua espressione mediata in sistemi socio-politici in cui siamo rappresentati è un sistema che culturalmente accettiamo. Ora mi trovo nella splendida Firenze e, come noto a tutti, i Signori di Firenze per tanti anni sono stati i Medici. Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, ha lasciato i segni dell’opera della sua magnificenza ancora visibili nella Città di Firenze.

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Palazzo Vecchio in piazza della Signoria evoca in me proprio i fasti e le regalie dei Medici. Ma c’è un’altra Signoria che oggi è necessario ricordare. Gesù ricorda alla Chiesa e al mondo intero la sua Signoria e Monarchia sul mondo. Gesù ci ricorda che al di là di tutte le istituzioni politiche che sono dono per il cittadino e per tutti, il Signore e re della Nostra vita è lui.

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È bene per noi festeggiare e meditare sul Re: perché ci sia il Ritorno del Re, Jesus Christus, nelle nostre vite troppo spesso distratte e perse nei meandri delle mode e dei pensieri mondani. Questo non è però un tentativo di distruggere il nostro stare nel mondo. La riflessione di oggi è proprio fondare la nostra presenza nelle nostre smart city, sapendo che siamo inviati dal Re Eterno, il cui trono è la croce. È lì che esprime il suo splendore e la sua regalità.

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La croce esprime il senso profondo e la diversità assoluta di Gesù rispetto a tutti gli altri re terreni. Perché è innalzato come tutti gli altri re, ma in un modo diverso. Esprime infatti il regno in modo completamente contrario rispetto al resto del mondo. Il Suo Regno è la carità. Gesù è il re che esercita il suo dominio nel servizio e nella donazione totale a noi: l’unico potere, l’unico scettro del Signore è l’amore di chi si dona fino alla fine. Perciò da quella croce si irradia il Regno annunciato da Cristo stesso sin dagli inizi della sua predicazione [vgl.. LC 6,28 – 30].

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I sudditi di questo Re ― e sudditi è la parola giusta da usare ― sono tutti i credenti della fede in lui che attendono nella sua speranza. Und gerade sie sind es, die das Reich als Gemeinschaft von Gläubigen erleben, die von diesem Glauben und dieser Hoffnung aus diese Liebe lieben und betreiben. Noi fedeli siamo continuamente connessi e legati al Nostro Re, che accompagna e guida la nostra libertà e responsabilità verso la Santità personale. In tal modo ci fa diventare re tutti quanti.

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Gesù riconosce con grande gioia il pentimento del ladrone pentito che domanda se potrà essere ammesso nel suo regno e al quale risponde: „Wahrlich, ich sage dir:: oggi con me sarai nel paradiso». Il grande riconoscimento della propria colpa da parte del ladrone di cui non sappiamo il nome, è il suo ingresso nella fede, speranza e carità di Gesù. Che sono le condizioni di chi si fa servitore del Re. Gesù accoglie tutto questo e lo rende re a sua volta, prima in quel momento, poi definitivamente in Paradiso.

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Ecco perché questa solennità coinvolge tutti noi. Perché dal battesimo siamo tutti re, profeti e sacerdoti. Siamo re perché cerchiamo di imitare Gesù nell’attuazione del Regno D’Amore del Padre e dello Spirito Santo.

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Wir bitten den Herrn di entrare nel Suo Regno di Servizio esercitando l’umiltà di chi si riconosce peccatore e viene così esaltato nella gloria del perdono.

Buon cammino di regalità a tutti.

Santa Maria Novella in Firenze, 19 November 2022

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Und wenn wir aus der amerikanischen Katastrophenfilmographie versuchten, über die wahre Apokalypse der Heiligen Schrift nachzudenken?

Homiletik der Väter der Insel Patmos

UND WENN WIR AUS AMERIKANISCHER KATASTROPHISTISCHER FILMOGRAPHIE VERSUCHEN, ÜBER DIE WAHRE APOKALYPSE DER HEILIGEN SCHRIFTEN ZU REFLEXIONEN?

„Der wahre Märtyrer ist derjenige, der zum Werkzeug Gottes geworden ist, der seinen Willen im Willen Gottes verloren hat, und dass er nichts mehr für sich selbst begehrt, nicht einmal der Ruhm, ein Märtyrer zu sein ".

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Liebe Leserinnen und Leser von Die Insel Patmos,

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an diesem XXXIII. Sonntag der gewöhnlichen Zeit stellt uns vor ein Thema, das die Zeichen und apokalyptischen Zeiten betrifft. Im aktuellen Lexikon erschreckt uns der Begriff Apokalypse, weil er etwas Schreckliches heraufbeschwört, scheint ein Wort zu sein, das besagt, dass wir alle am Ende der Welt sterben werden. Aber wenn wir ein bisschen ausweichen’ die amerikanischen Filme, die viel zu diesem Begriff gespielt haben, vor allem in der Zeit des Endes des ersten Jahrtausends (1997–2000) - zu der verschiedene typische Filme beigetragen haben Tiefe Wirkung, Armageddon etc ... - wir können endlich ernsthaft verstehen, was dieses Wort bedeutet, ohne seine Bedeutung zu schmälern, aber ohne Angst vor Szenarien zu haben, die große Katastrophen und große Tragödien prophezeien.

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Apokalypse ist ein griechisches Wort (Offenbarung) Kompost da aus (apo) Ich decke es ab (Calupto) das wir mit "offenbart" übersetzen könnten. Damit, die Apokalypse ist die endgültige Offenbarung. Die Übersetzung sollte uns beruhigen, da es nichts bedeutet, was den Tod hervorruft, Schmerz und Zerstörung. Daraus verstehen wir eine wichtige Sache: Jesus ein Lied heute kam, um einen anzubieten endgültige Offenbarung und entscheidend für alle, die seine Zeugen sein werden. Jesus beschreibt daher den Weg, den jeder Jünger und Apostel bis zur Vollendung zu gehen berufen ist. Bis zu unserer Ankunft im Himmel. Dazu lässt es sich von einem alltäglichen Umstand inspirieren:

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„Während einige vom Tempel und den schönen Steinen und Votivgaben sprachen, die ihn schmückten, er sagte: „Es werden Tage kommen, an denen, von allem, was du bewunderst, es wird keinen Stein auf Stein geben, der nicht zerstört wird ".

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Die Ankündigung des Endes des Tempels und einige schöne Steine ​​sind wirklich stark für den Zuhörer. Tatsächlich hat Jesus zehn Jahre lang den von König Herodes begonnenen prächtigen Tempel vor sich, die 100.000 Arbeiter und 1.000 speziell als Maurer ausgebildete Priester beschäftigte. Die Temple-Fabrik wurde in Betrieb genommen 20 A. C.. und hielt wegen der zahlreichen Verzierungen sehr lange an. Wird nur in weißen Steinen mit weißem Kalkstein abgeschlossen 64 nach Christus, und wurde darin zerstört 70 von Kaiser Titus Vespasian während des Ersten Jüdischen Krieges und war nur sechs Jahre funktionsfähig. Jesus deshalb, Im Augenblick, Er beschreibt einen Tempel voller Votivgaben an Gott. Dass "nicht Stein auf Stein bleiben wird" hat einen Wert, der die Zerstörung des monumentalen Werkes übersteigt, das vor den Gesprächspartnern steht.

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Diese Zerstörung läutet ein großes Ereignis ein: Der erste zerstörte Tempel wird der Leib Christi sein, in den Tagen seiner Leidenschaft. Dieses apokalyptische Ereignis wird wirklich Gottes Liebe für den Nächsten offenbaren. Die Steine ​​des Tempels, die auch ein Ort der Begegnung mit Gott waren, sie werden in Bezug auf den nachösterlichen Treffpunkt angepasst, das wird Christus selbst sein. Zu dieser Zerstörung des Tempels, jeder von uns, der ein Jünger und Nachfolger Jesu ist, ist zu dieser Hingabe seiner selbst in seinen eigenen täglichen Kreuzen berufen. Hier ist die Apokalypse ihrer Zeugen, das ist die wichtigste Offenbarung, die Jesus uns heute anbietet:

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„Du wirst wegen meines Namens von allen gehasst werden. Aber nicht ein Haar des Kopfes perish. Mit deiner Ausdauer wirst du deine Seelen retten ".

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Jesus sagt es uns voraus dass seine Gefolgschaft uns Antipathie und Hass bringen wird. Aber gleichzeitig gibt es uns die Gewissheit, dass wir vor nichts Angst haben müssen. In der Tat, unser Zeugnis als wahre Gläubige erzeugt Verwirrung und Konflikte bei all jenen, die die Wahrheit nicht anerkennen. Es erschüttert sie im Gewissen zusammen mit denen, die ihre Komfortzone nicht verlassen wollen, um alles zu tun, um uns zum Schweigen zu bringen. Wir werden daher diejenigen sein, die die Apokalyptiker sind, die Offenbarer einer größeren Wahrheit. Der Herr fordert uns auf, trotz der Schwierigkeiten und der Gegensätze der Welt durchzuhalten, denn dieses Zeugnis der Wahrheit bis zum weißen Martyrium, es wird uns zuerst retten. Hier also liegt der Kern der heutigen Lehre, Vermeidung katastrophaler erneuter Lesungen.

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Über das weiße Martyrium und Zeugnis der Nachfolge Christi, schreibt Thomas Sterne Elliott:

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„Der wahre Märtyrer ist derjenige, der zum Werkzeug Gottes geworden ist, der seinen Willen im Willen Gottes verloren hat, und dass er nichts mehr für sich selbst begehrt, nicht einmal der Ruhm, ein Märtyrer zu sein ".

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Wir bitten den Herrn authentische Zeugen seiner Liebe zu werden, Instrumente der Dreifaltigkeit werden, der ganzen Welt zu bezeugen, dass das Ende der wahre Anfang eines jeden Menschen ist, aber dass dieses Ende nach einem Leben in Liebe und Hingabe an Gott und den Nächsten erreicht werden muss.

So sei es.

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Santa Maria Novella in Florenz, 12 November 2022

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Pater Gabriele

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Die Väter der Insel Patmos

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Gabriele GiordanoM. Scardocci
Vom Orden der Prediger
Presbyter und Theologe

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Wenn eine Frau sieben Männer heiratet und von allen verwitwet bleibt, am Tag der Auferstehung, wer von ihnen wird ihr Ehemann sein?

Homiletik der Väter der Insel Patmos

WENN EINE FRAU SIEBEN MÄNNER HEIRATET, BLEIBEN ALLE WITWE, AM TAG DER AUFERSTEHUNG, WER VON IHNEN WIRD IHR EHEMANN SEIN?

 

„Diejenigen, die des zukünftigen Lebens und der Auferstehung von den Toten für würdig befunden werden, sie nehmen sich weder eine Frau noch einen Ehemann: tatsächlich können sie nicht mehr sterben, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio».

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Artikel im PDF-Druckformat

 

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Liebe Leserinnen und Leser der Insel Patmos,

«La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie»

questa domenica ci spinge a riflettere sul tema della resurrezione della carne, quindi del nostro rapporto quotidiano con Dio. Un rapporto di amore e di slancio vitale verso di noi, come quello di un Padre tenero e affettuoso che non si svincola mai dai suoi figli, che però al tempo stesso responsabilizza nella libertà individuale.

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Im Santo Vangelo di oggi Gesù deve innanzitutto rispondere all’interrogativo dei Sadducei che usano la legge del Levirato per cercare di metterLo in trappola e farlo contraddire. La Legge del Levirato presente — in Genesi ed Esodo — chiedeva che la vedova di un levita sposasse suo fratello e le desse dei figli, che sarebbero stati poi riconosciuti come prole del primo marito. Damit, i sadducei esasperano questa Legge che creava precisi vincoli ai membri della casta sacerdotale, perché loro non credevano né alla resurrezione della carne né alla immortalità dell’Anima. Ecco allora la domanda-trappola:

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«La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

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Gesù sa bene che quella domanda è posta per mettere in discussione le sue parole e il suo operato. Serve ai sadducei per screditarlo davanti alle folle che avevano iniziato a seguirlo, ma per rispondere e superare l’obiezione fallace offre una risposta articolata. Il punto centrale della risposta sta in queste parole:

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„Diejenigen, die des zukünftigen Lebens und der Auferstehung von den Toten für würdig befunden werden, sie nehmen sich weder eine Frau noch einen Ehemann: tatsächlich können sie nicht mehr sterben, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio».

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I figli di Dio sono figli della resurrezione e non si sposano più. Questa è in sintesi la risposta del Signore che spiega come il matrimonio — realtà consacrata definitivamente da Gesù quando aveva benedetto le nozze di Cana e trasformata l’acqua in vino — sia un cammino duale e di coppia, ma innanzitutto un sentiero per la santità personale e del coniuge. Dunque un percorso che accompagna la coppia fino alla resurrezione.

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Questo è il senso profondo: c’è la vita dopo la morte. Sin dall’inizio della nostra esistenza siamo sempre stati accompagnati dal Signore. Siamo nati e non moriremo mai più. Perciò Dio, sin da quando eravamo minuscoli embrioni nel ventre della nostra mamma, ci ha sempre effuso di amore. Con il Battesimo siamo entrati poi nell’ottica di Figli di Dio: cioè adottati da Dio come figli da alimentare e sostenere ogni momento. Fra noi e Dio c’è una relazione radicale e di dipendenza. Senza di Lui non possiamo far nulla.

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Capite bene che esiste un orizzonte che supera la materia e l’orizzontalità. C’è una dimensione di eternità a cui tutti siamo chiamati. Tocca poi a noi, alla nostra libertà e al nostro libero arbitrio di rispondere responsabilmente e liberamente dinanzi alla vocazione all’eternità che ci attende. Riscopriamola in modo tale da non finire nelle congetture del puro effimero, tipico dei sadducei.

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Scriveva Sören Kierkegaard: «Nulla di finito, nemmeno l’intero mondo, può soddisfare l’animo umano che sente il bisogno dell’eterno».

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Chiediamo al Signore di riscoprire la nostra sete di eternità, per fondare ogni nostro atto quotidiano di gentilezza e amore nell’Amore di Gesù, colui che ha deciso di amarci sino alla fine.

So sei es

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Santa Maria Novella in Florenz, 5 November 2022

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Die Väter der Insel Patmos

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Gabriele GiordanoM. Scardocci
Vom Orden der Prediger
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Der Sanftmütige ist kein Schaf, sondern ein Löwe, ein Adler, der die Gabe der Kraft des Heiligen Geistes empfangen hat

Homiletik der Väter der Insel Patmos

DIE MITE IST KEIN SCHAF, SONDERN EIN LÖWE, UN’AQUILA CHE HA RICEVUTO IL DONO DELLA FORTEZZA DELLO SPIRITO SANTO

 

Quando viviamo le beatitudini entriamo nella maestria di Gesù: Wir sind Männer und Frauen, die nach dem Bild des Sohnes geschaffen wurden. Kleine trinitarische Bilder. Questa è la sfumatura teologico–antropologica delle beatitudini. Allo stesso tempo fa scorgere il traguardo che tutti i figli di Dio, noi credenti prendiamo insieme in quanto comunità e in quanto Chiesa.

 

Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Artikel im PDF-Druckformat

 

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Comunione dei Santi

Qualche anno fa uscì un bellissimo film con il compianto Sean Connery: Scoprendo Forrester. È la storia di Jamal Wallace, un giovane ragazzo nero del Bronx che fa amicizia con un anziano scrittore, William Forrester, che saprà donare tanti insegnamenti importanti a Jamal, perché saprà cogliere nel ragazzo dei doni e delle potenzialità. Jamal riconosce a Forrester una certa maestria. E anche il grande dono di saper valorizzare le sue capacità.

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Diese Geschichte ci aiuta a introdurre il Santo Vangelo di oggi nel quale Gesù, divino maestro, insegnando le beatitudini, ci permette di diventare santi in modo personale e al tempo stesso in modo comunitario. Nel brano evangelico Gesù decide di salire su un monte. Esattamente come aveva fatto Mosè pronunciando i suoi grandi cinque discorsi. Si siede e prende una posizione di maestro:

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«Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro».

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Essere seduto sul monte ha un significato importante nell’immaginario di chi vedeva e osservava questa scena. Salire e sedere sul monte è una sorta di plastica raffigurazione del salire e sedere in cattedra, in modo importante e solenne, nel corso del quale Gesù espone la Große Charta del suo insegnamento: le Beatitudini.

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Il manifesto della vita di ogni discepolo, credente e apostolo di Gesù, si vive nella pratica della virtù che poi ha come traguardo proprio le beatitudini. Auf der einen Seite, damit, l’introduzione del primo versetto è chiara e importante. Gesù si siede ― Ex-Kathedra, diremmo oggi ―, prende la parola e insegnando li ammaestra. Rende partecipi le folle di una conoscenza divina e spiega i criteri sui quali Dio stesso giudica e agisce. Le beatitudini sono infatti il dono di Dio all’uomo e alla Chiesa.

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Quando viviamo le beatitudini entriamo nella maestria di Gesù: Wir sind Männer und Frauen, die nach dem Bild des Sohnes geschaffen wurden. Kleine trinitarische Bilder. Questa è la sfumatura teologico–antropologica delle beatitudini. Allo stesso tempo fa scorgere il traguardo che tutti i figli di Dio, noi credenti prendiamo insieme in quanto comunità e in quanto Chiesa. Viviamo le virtù e le beatitudini come fratelli. Questa è al contempo la sfumatura teologico–ecclesiale. Dunque Gesù espone il progetto per l’uomo e per la Chiesa: der Große Charta delle beatitudini tramite cui tutti possiamo diventare santi.

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Le beatitudini narrano qualcosa di un cammino verso una via di perfezionamento dove tutti brilleremo e saremo immagine di Dio per gli altri uomini. Ma proviamo a commentare una sola delle beatitudini, che penso sia maggiormente da riscoprire in questo tempo: «Beati i miti, perché erediteranno la terra». Offensichtlich, il “mito”, non è la rockstar, il calciatore, l’attoreneanche una narrazione eroica e degna di epicità. Qui Gesù intende il mite come colui che non ha una condotta molesta, che non aggredisce, che sa amare senza invadere la libertà e prendere i doni del prossimo, ma soprattutto senza invidiare i doni del prossimo, dando corpo a quel peccato terribile che è l’invidia della grazia altrui. Il mite è colui che vive la virtù della fortezza e si mantiene calmo nelle situazioni angosciose. Oder zu klären: il mite non è una pecora ma un leone, un’aquila che ha ricevuto il dono della fortezza dello Spirito Santo che rafforza la fermezza d’animo. In tal modo i miti, nella loro fortezza, erediteranno la terra. Perché la terra è il segno vitale. È il luogo dove lo Spirito penetra per rendere fecondo il raccolto. Quindi ereditare la terra vuol dire avere un animo in grado di accogliere lo Spirito Santo e fare grandi opere di amore e di tenerezza verso il prossimo.

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In questo tempo di grandi tensioni e polarizzazioni di idee e di opinioni, dov’è molto facile arrivare allo scontro verbale, specialmente sui soziale Medien che brulicano di anonimi leoni da tastiera, ma anche nella vita reale, chiediamo al Signore proprio questo: di riscoprire la mitezza. O come scriveva Chilone, uno dei sette saggi spartani:

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«Se sei forte, sii mite e pacifico, in modo che chi ti sta vicino abbia rispetto di te più che paura».

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Wir bitten den Herrn la grazia di vivere le beatitudini in un tempo di grande incertezza, mostrandoci radicati al Suo Amore e diventare santi del nostro tempo, cioè delle piccole stelle nel cielo tenebroso del nostro tempo, proprio come scriveva uno dei nostri più grandi poeti italiani, Dante, Canto XXXIII in Paradise: «L’amor che move il sole e l’altre stelle».

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Santa Maria Novella in Florenz, 1November 2022

nella Solennità di Tutti i Santi

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HINWEIS

Dal film Un americano a Roma al nuovo film Un romano a Firenze — Padre Gabriele è stato trasferito dal Convento romano di Santa Maria Sopra Minerva a quello fiorentino di Santa Maria Novella, dove i nostri Lettori che vivono in quelle zone della Toscana lo possono reperire.

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Pater Gabriele

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Die Väter der Insel Patmos

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Gabriele GiordanoM. Scardocci
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das Gebet, der ungerechte Richter und die nörgelnde Witwe

Homiletik der Väter der Insel Patmos

LA PREGHIERA IL GIUDICE INGIUSTO E LA VEDOVA ASSILLANTE

 

«Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, unermüdlich "

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Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Liebe Brüder und Schwestern,

La chiesa del convento domenicano di Santa Maria Novella in Firenze, presso il quale Padre Gabriele è stato trasferito e dove ha celebrato la prima Santa Messa nella giornata di oggi

In questa XXIX domenica del tempo ordinario il Santo Vangelo ci offre un grande e prezioso insegnamento sulla preghiera [vedere liturgia della parola WHO]. In molti altri passi ha descritto l’importanza degli atti di misericordia e carità verso Dio e il prossimo. Oggi il tema centrale è invece la preghiera:

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«Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, unermüdlich "

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Una preghiera incessante. Molto spesso agli occhi del mondo contemporaneo la preghiera è una pratica noiosa, che va evitata, perché da vecchi o perché considerato qualcosa di superato. Andererseits, la preghiera è innanzitutto intimità con Dio. Uno stare con lui dialogando con Padre, Sohn und Heiliger Geist: tre Persone che ci ascoltano e dialogano con noi. Non è un dialogo fra sordi, come purtroppo accade spesso oggi, nelle comunicazioni via WhatsApp, Telegram o anche in persona. Ricordo un libro di qualche anno fa, l 'Ulisse di James Joyce. Uno dei protagonisti, Molly, comincia un lungo monologo interiore. Parla di temi anche disordinati fra loro. Distesa su un letto. Poi si risponde da sola. Si rivolge a Gesù e Dio. Ma materialmente non li ascolta.

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Gesù invece è venuto a dirci di aprire il cuore incessantemente a Dio, perché è un dialogo che vi cambierà la vita in modo definitivo. Non solo la vita, ma ogni girono che ci affidiamo a Lui nella preghiera. So was, per rendersi più chiaro, Gesù ai suoi racconta la parabola del giudice ingiusto e la vedova insistente. Quello che il Signore vuole sottolineare è l’insistenza della vedova, nonostante la situazione di ingiustizia che ella vive. Alla fine della sua insistenza viene esaudita. Per cui alla fine della parabola dice:

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«Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Aber der Sohn des Menschen, wann es kommen wird, Glauben finden auf Erden?».

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La preghiera è allora la nostra azione tenace. Di affidarci a Dio nei nostri momenti di sofferenza, nelle ingiustizie che viviamo, nelle nostre aridità spirituali. Perché il Signore sa tutto di noi e nella preghiera ci alimenta continuamente della sua grazia e dei suoi doni dello Spirito Santo. La preghiera ci prepara dunque a ricevere altre grazie e altri doni più grandi. Ma come dice lo stesso Gesù alla fine con una domanda retorica, la preghiera è ciò che alimenta la fede. Quella fede, virtù teologale, che il Signore ha generato in noi e vuole ritrovare ogni giorno, perché la fede è l’innamoramento di Dio. È l’innamoramento più bello di tutti.

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das Gebet è dunque quell’azione che ci permette di essere sempre più innamorati e ferventi di carità verso Dio e il prossimo. Nella tradizione cattolica esistono diversi tipi di preghiera: quella vocale, il canto, la meditazione e la contemplazione. Per noi domenicani è preghiera importantissima quella contemplativa. Cum templum fare: la contemplazione è come un farsi tempio, rendersi un tutt’uno con Gesù. Damit, un entrare nell’intimo di Gesù: una relazione di intimità nella carità e nella verità.

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Wir bitten den Herrn di diventare sempre più credenti che pregano Dio col cuore e con lo spirito, affinché possiamo bagnare i nostri deserti esistenziali con la pioggia dell’amore tenero e profondo di chi ci ha amato fino alla fine.

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Florenz, 15 Oktober 2022

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HINWEIS

Padre Gabriele è stato trasferito dal convento romano di Santa Maria Sopra Minerva a quello fiorentino di Santa Maria Novella, dove questa domenica ha celebrato la prima Santa Messa e predicato per la prima volta.

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Von Finanzwölfen zu Akkumulatoren und reich an Gnade: „Der Armut mangelt es an vielen Dingen, alles Geiz

Homiletik der Väter der Insel Patmos

VON FINANZWÖLFEN ZU AKKUMULATOREN UND REICH AN GNADE: «ARMUT FEHLT AN VIELEM, ALLE AVARISIEREN "

 

„Aber Gott sagte es dem reichen Bauern: "Täuschen, noch in dieser nacht wird dein leben von dir verlangt. Und was Sie vorbereitet haben, wessen es sein wird?”. So geht es denen, die sich Schätze anhäufen und bei Gott nicht reich werden“.

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Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Artikel im PDF-Druckformat

 

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Liebe Leserinnen und Leser der Insel Patmos,

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Im Evangelium von diesem 18. Sonntag gewöhnliche Zeit, Jesus verurteilt Gier oder Geiz, daher die maßlose Anhäufung von Gütern. Ein Thema, das uns kleinen und mittelständischen Arbeitern fern erscheinen mag. Die Akkumulation betrifft nicht nur Waren und Schätze, die mit Geld oder Eigentum verbunden sind. Das war die Erfahrung von Jordan Belfort, Makler und Finanzunternehmer, dessen Geschichte auch im Film von erzählt wurde 2013, Der Wolf von der Wall Street. Zu Beginn seiner Karriere beginnt er mit betrügerischen Investitionen und Verdiensten, mit einer zunehmend ungeordneten und verwöhnten Bindung zum Geld. Dies wird dazu führen, dass er sein eigenes Leben vollständig zerstört, indem er auf die Drogenabhängigkeit und die Zerstörung seiner Freunde und Angehörigen reduziert wird, bis ins Gefängnis.

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Heute möchte Jesus uns diese Lehre anbieten, er sagt es deutlich in dieser Passage:

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«Seien Sie vorsichtig und halten Sie sich von jeglicher Gier fern, denn, auch wenn einer im Überfluss vorhanden ist, sein Leben hängt nicht davon ab, was er besitzt ".

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Das Leben eines jeden von uns hängt nicht von gutem Geld ab. Aber es hängt von dem primären und wesentlichen Gut ab, das Gott ist. Er ist es, wenn wir uns darauf verlassen, Er gibt uns alle anderen Güter und die Mittel, um das endgültige Ziel zu erreichen: Heiligkeit und die ewige Begegnung mit ihm im Paradies. Um dies zu verdeutlichen, erzählt der Herr das Gleichnis vom reichen Mann und seinem Land. Hier ruft es erneut zu der wirklichen Abhängigkeit auf, die wir von Gott haben, die über unser Leben und unseren Tod entscheidet. Aber noch mehr: in diesem Gleichnis sagt Jesus einen viel stärkeren Satz, nimmt das Ende seiner Erzählung auf:

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„Aber Gott sagte es dem reichen Bauern: "Täuschen, noch in dieser nacht wird dein leben von dir verlangt. Und was Sie vorbereitet haben, wessen es sein wird?”. So geht es denen, die sich Schätze anhäufen und bei Gott nicht reich werden“.

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Wahrer Reichtum wozu wir alle berufen sind, ist dann der Reichtum in Gott. Ein Reichtum, der sich nicht durch den Einkauf bei Amazon anhäuft, an der Börse spielen, oder Immobilien kaufen. Es ist der Reichtum derer, die wirklich die Gegenwart und Gnade Gottes haben und erfüllt sind.

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Jesus fordert uns nicht auf, so elend zu leben, wie arme Menschen, die eine verarmungslose Form suchen, in der Elend unser Ziel ist. Er bittet uns, alle Güter umzusiedeln, um den Reichtum der Gegenwart Gottes zu erlangen, die heute als Gratisgeschenk erhältlich sind, besonders in den Sakramenten und in der Eucharistie. Ein spiritueller Reichtum, der als kostenloses Geschenk erhalten wird, wenn wir in Gebet und Meditation wachsen: das ist der Schatz der von Jesus gelehrten Lehre, die unser aller Leben leitet. Das alles dann erhalten, der Herr wird uns nicht auch andere materielle Güter mangeln lassen.

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Der römische Autor Pubblio Sirio schrieb, in seinen Sätzen: „Der Armut mangelt es an vielen Dingen, alles Geiz ".

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Wir bitten den Herrn von krankhafter Anhaftung an alle materiellen und vergänglichen Realitäten zu heilen, zu lernen, aus den trinitarischen Schätzen des ewigen Lebens zu schöpfen.

So sei es.

Roma, 31 Juli 2022

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