Il VESCOVO DI TERNI-NARNI-AMELIA INAUGURA LA NUOVA SEDE DELLA MASSONERIA
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I preti che da Dio hanno avuta la grazia di avere due coglioni, presupposto fondamentale e imprescindibile per il sacerdozio ministeriale, all’occorrenza devono saperli far girare
Il Vescovo di Terni-Narni-Amelia al taglio del nastro di inaugurazione della nuova Loggia Massonica
Dinanzi a un fatto di questo genere mi girano a tal punto le palle che se mi mettessero a mollo nel porto di Civitavecchia, dopo mezz’ora giungerei in quello di Cagliari spinto dai miei coglioni a turbina [cfr. QUI].
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I preti che da Dio hanno avuta la grazia di avere due coglioni, presupposto fondamentale e imprescindibile per il sacerdozio ministeriale, all’occorrenza devono saperli far girare, specie dinanzi alle colossali idiozie di certi vescovi che da tempo gareggiano tra di loro a chi commette la cazzata più grossa, sulle quali poi la Santa Sede soprassiede, purché certi Presuli parlino in modo ossessivo-compulsivo di poveri e migranti.
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Non occorre tornare indietro ai tempi del Beato Pontefice Pio IX né a quelli del Sommo Pontefice Leone XIII o del Santo Pontefice Pio X, sarebbe bastato il ben più recente Santo Pontefice Giovanni Paolo II, perché avrebbe provveduto a fustigare questo vescovo di propria stessa mano.
. Non ho altro da aggiungere, se non i miei ossequi più devoti rivolti al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e al Prefetto della Congregazione per i Vescovi, in attesa del comunicato ormai di rito: «… il Vescovo è stato frainteso». Quantunque certe uscite episcopali non siano nuove, un confratello di Arezzo — ancora per ciò quantomai incazzato — ci ha comunicato che già nel 2019 il loro Vescovo fu ospite d’onore per la festa dei 150 anni della storica Loggia Massonica locale [cfr. QUI].
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Affidiamo il commento di questo evento a Roberto de Mattei,Presidente della Fondazione Lepanto di Roma.
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dall’Isola di Patmos, 2 ottobre 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2022-10-02 20:37:122026-02-20 14:29:33Il Vescovo di Terni-Narni-Amelia inaugura la nuova sede della Massoneria
L’ITALIA HA SCELTO CON IL SUO VOTO DEMOCRATICO, MA LA SCELTA PIÚ LIBERTARIA E IMPEGNATIVA RESTA QUELLA PER CRISTO
Se la verità sarà vista in Gesù tutto sarà recuperato, altrimenti tutto sarà perso per la nostra povera Italia che da tempo si barcamena in una Europa che si dibatte perduta tra l’odio verso le proprie radici cristiane e un laicismo esasperato ed esasperante che ha smarrito, assieme a quelle cristiane, anche le radici dello stesso liberalismo democratico.
Sono appena tornato in convento,dopo un ritiro di un giorno e mezzo in compagnia di alcuni confratelli sacerdoti appartenenti a una fraternità sacerdotale e non ho potuto vivere in diretta lo spoglio elettorale delle ultime elezioni politiche che hanno interessato tutta l’Italia tra domenica e lunedì, se non per brevi twittletti prima di andare a dormire, mutuati da alcune agenzie di stampa.
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Durante una sera a cena,assieme agli altri sacerdoti di questa fraternità di cui faccio parte, sono stato colpito dalle parole di uno di loro, più grande di me in età e più saggio in sapienza che ha esordito così: «la mia esperienza con i politici è sempre stata quella o di delusione o di tradimento».
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Questa confessioneè stata per me un fulmine a ciel sereno, perché l’ho trovata profondamente attuale e dolorosamente vera. Il politico, quando di sua spontanea volontà si rivolge alla Chiesa o ai sacerdoti, lo fa o per chiedere un voto o perché intende portare avanti uno scambio di favori. Ma sicuramente non va dal sacerdote come battezzato che si mette in discussione nel suo essere uomo politico e cercare la luce di quello Spirito Santo che è il solo che può ottenere un cuore sapiente nel governo, così come vediamo fare nella preghiera del giovane re Salomone [Cfr. 1 Re 3, 5-15].
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È molto frequente per un politico in corsa elettorale identificarsi come cristiano, ma una volta eletto lo dimentica con molta facilità, non esitando a mordere la mano del proprio elettorato, non facendosi il minimo scrupolo ad andare contro al Vangelo, alla Chiesa e facendosi beffa dei sacerdoti, cosa quest’ultima che molti parroci sperimentano di persona nelle quotidiane schermaglie con i vari sindaci e presidenti di regioni a qualunque grado, segno e colore appartengano.
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A onor del vero,questa evenienza si verifica molto più frequentemente con gli schieramenti di centro destra che millantano da sempre una storica vicinanza all’elettorato cattolico e si propongono addirittura come Defensor Fidei, salvo poi avallare politiche anticristiane usando come tappeto i diritti civili e l’intoccabilità di normative già acclarate che, inutile a dirsi, variano dall’aborto all’eutanasia, dal riconoscimento del matrimonio tra coppie dello stesso sesso al gendercoatto nelle scuole e via a seguire.
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Questo primo aspetto meriterebbe una attenta riflessione e insieme una domanda: come mai la denominazione cristiana dentro la politica non coincide mai con l’adesione alla persona del Risorto vivente, se non per qualche accidentale amarcordculturale, com’è la questione di Halloweena fine ottobre o del presepe prima di Natale? Fare amarcordculturale non giova alla salvezza, sia per l’uomo così come per lo Stato che è ugualmente immerso in quelle doglie della Creazione ferita dal peccato originale che attende una definitiva redenzione. Necessitiamo perciò di percorrere un cammino di risanamento che solo con Cristo è possibile intraprendere e che si conserva dentro un cammino di santità che, come suggeriva Giovanni Crisostomo, ha bisogno anzitutto del riconoscimento del peccato, affinché quest’ultimo sia consegnato a Colui che del peccato ha fatto strage. Perché sia ben chiaro, l’uomo battezzato, prima ancora di qualunque altra attività lavorativa, sociale o politica è un uomo consegnato a Cristo secondo le parole che il Beato apostolo Paolo dirà ai Galati:
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«Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.» [Gal 3,26-28].
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Cristo è realmente l’elemento totalizzanteattorno al quale l’uomo nuovo rinato nel battesimo trova la sua identità più profonda e più vera insieme a quell’operazione che lo spinge a costruire sulla terra il Regno di Dio (come chiediamo d’altronde nel Padre Nostro), che non è l’attuazione vetusta di una anacronistica teocrazia ma la realizzazione definitiva di quel mistero dell’incarnazione in cui «Dio si è fatto uomo per fare della vita umana, sia personale che sociale, una concreta via di salvezza» [Cfr. Discorso del Santo Padre Francesco in occasione dei 50 anni dall’Enciclica Populorum Progressio].
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Non è il manifesto politico di uno schieramento che impegna la mia caratterizzazione come uomo ma è la somiglianza ontologica al Figlio di Dio che per me si è fatto uomo e nella sua umanità mi ha redento morendo sulla croce. Con buona pace dei numerosi battezzati tesserati all’interno di un qualsiasi partito politico vorrei ricordare che l’ideale da perseguire nella vita cristiana, l’opzione fondamentale che informa l’agire risiede nella persona del Crocifisso glorioso, in quel faticoso Amenquotidiano proferito mentre si segue il Risorto in cui è presente tutta l’autorità del Padre che dona la possibilità di operare cose che non sarebbero contemplate nelle nostre possibilità concrete [Cfr. Gv 21,1-14, Mc 16,9-20].
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Cristo è l’opzione di vita che non ammette antagonisti, che non lascia spazio per altri pretendenti che ambiscono a conquistare il cuore dell’uomo, in quanto sappiamo bene che chi non è disposto ad amare Cristo più del proprio padre, del proprio figlio, della propria figlia, della propria moglie, del proprio partito non è degno di Lui [Cfr. Mt 10,34-11,1]. Sì, carissimi avete inteso bene, anche del proprio partito, così come hanno dovuto imparare i diversi discepoli di Gesù che militavano all’interno del partito degli Zeloti.
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Spesso corriamo la facile illusione di essere discepoli di Cristo perché ci identifichiamo dentro atti morali perfetti che non solo non portano a Cristo ma sono rivelatori di quella vanità e di quel narcisismo che conduce verso un auto-salvazione patologica. E di leaderpolitici e di capi di stato narcisisti patologici ne possiamo annoverare diversi in questo momento storico. La politica nostrana è malata ed evidenzia molto l’aspetto narcisistico dell’umano, creando prospettive operative che non sono redentive perché manchevoli del vero Redentore dell’uomo che è Cristo. Immancabilmente, con tali programmi basati sul narcisismo, si giunge al naufragio e il popolo sovrano si smarrisce rivoltandosi nel letto della propria coscienza, ora a destrae ora a sinistra, nella fugace speranza di quietarsi e giungere al sospirato sonno, senza sapere che dovrà ancora vegliare per buona parte della notte in attesa di quello Sposo che potrà riconoscere sono se la propria lampada battesimale non avrà esaurito l’olio.
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L’Italia ha scelto con suo voto la coalizione di Centro Destra,con a capo l’onorevole Giorgia Meloni. Da cristiano e da sacerdote non posso che pregare per loro così come è giusto fare, specie in un periodo storico tanto tormentato per lo spettro della guerra, dalle mille criticità umane e per la fragilità delle risorse del nostro pianeta. Resto convinto che quest’ultima espressione democratica non sia ancora pienamente matura, c’è ancora troppa passionalità evidente che ha guidato la mano degli elettori italiani. Ciò lascia presagire un futuro immediato di cocenti delusioni: dalla nomina dei ministri ai primi provvedimenti in aula il velo cadrà dagli occhi di molti e sarà svelato, forse anche tradito e disilluso quello che si era sperato di poter mutare.
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La Meloni sarà la prima donna a capo della Presidenza del Consigliodei ministri in Italia, il suo compito sarà difficilissimo non tanto per la fragile pletora dell’opposizione attuale ma per i dinamismi narcisistici della coalizione di centro destra che non le permetteranno un governo sereno al riparo dai franchi tiratori e dai ricatti morali. Mi preoccupano molto anche le possibili tensioni con il Quirinale che affiderà l’incarico a una coalizione politica che non sembra suonare la sua musica e che sotto molti aspetti è stata impedita in diverse circostanze.
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Concludo con il rimando alla Conferenza Episcopale Italiana che per bocca del suo Cardinale presidente afferma come la Chiesa «continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Sono stato sorpreso dall’uso di questo sostantivo nel comunicato del Cardinale Matteo Zuppi, visto che la Chiesa in questi anni è stata tutto, fuorché severa con i diversi governi a trazione obbligatoria PD. E così ho pensato, hai visto mai che anche in via Aurelia n. 468 qualcuno abbia pensato di prepararsi le valige e di lasciare il paese così come hanno dichiarato fieramente ai quattro venti Chiara Ferragni, Fedez, Elodie, la Bertè, Rula Jebreal, Roberto Saviano e tanti altri ancora in vista della vittoria elettorale della Meloni? Verrebbe da dire, nell’uno come nell’altro caso … Dio volesse!
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Sarà forse un pensiero birichinoma anche dentro la Chiesa il pericolo del parlamentarismo e del narcisismo è molto forte, tanto da oscurarne il primato di Cristo glorioso e non sarà certo una severità fuori programma a risollevare le sorti di quello che appare perduto. Occorre serietà per ripartire da Cristo, non severità, occorre invocare lo Spirito Santo affinché ci sia una nuova Pentecoste all’interno degli Stati nazionali, questo deve fare la Chiesa.
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Il mio personalissimo augurio al futuro premier italiano e alla sua coalizione è di iniziare a guardare Cristo negli occhi e di chiedersi come il governatore Pilato: «Quid est veritas?», se la verità sarà vista in Gesù tutto sarà recuperato, altrimenti tutto sarà perso per la nostra povera Italia che da tempo si barcamena in una Europa che si dibatte perduta tra l’odio verso le proprie radici cristiane e un laicismo esasperato ed esasperante che ha smarrito, assieme a quelle cristiane, anche le radici dello stesso liberalismo democratico.
Laconi, 1° ottobre, 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/Padre-Ivano-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Ivanohttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ivano2022-10-01 17:15:552022-10-01 17:15:55L’Italia ha scelto con il suo voto democratico, ma la scelta più libertaria e impegnativa resta quella per Cristo
Elezioni 2022 — «IO SONO GIORGIA: SONO UNA DONNA, SONO UNA MADRE, SONO ITALIANA, SONO CRISTIANA … E CONSIDERO L’ABORTO UN «DIRITTO INVIOLABILE»
Un cattolico non può firmare un assegno in bianco senza data e senza importo a persone che dimostrano di avere un’idea del tutto stravolta del concetto stesso di vita umana, o che dinanzi al voto passano sopra al diritto alla vita parlando di diritto all’aborto.
È indubitabile che la On. Giorgia Meloni sia una donna, una madre e una italiana, ma dubito sia cristiana. Lo ha dimostrato nel corso della campagna elettorale ribadendo ai vari talk show che «Fratelli d’Italia non avrebbe mai messo in discussione il diritto all’aborto» [Rete4: Dritto e Rovescio,15.09, Quarta Repubblica, 19.09].
Il carrozzone del PD nel quale bivaccano tanti cattolici adulti radical chic che amoreggiano con la Sinistra dei fricchettoni post-proletari coi superattici ai Parioli e le ville a Capalbio, raccoglie al proprio interno frange che lottano da anni per l’eutanasia e il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, che lamentano il numero eccessivo di medici obiettori di coscienza colpevoli di impedire il “sacrosanto diritto” all’aborto. Di recente le frange piddine hanno tentato di far passare una legge che dietro il falso vessillo del reato di omotransfobia avrebbe di fatto punito il reato di opinione. E se quella legge fosse passata tal quale come era stata scritta, oggi noi preti saremmo trascinati da un tribunale all’altro per avere letto nelle nostre chiese i testi del Beato Apostolo Paolo o per avere trasmesso quel che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo certe sfere della morale. Per adesso la proposta è naufragata, facendo passare i gay friendly piddini Dal Prozan al Prozac, come spiegammo Padre Ivano Liguori e io in un nostro libro.
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Per colpire Giorgia Meloni,donna dotata di indubbio talento politico, intuitiva e intelligente, caratterialmente amabile e grande comunicatrice, le Sinistre le hanno lanciato la ripetuta accusa che Fratelli d’Italia intendeva andare a colpire la Legge 194 che nel 1978 ha reso legale nel nostro Paese la peggiore forma di pena di morte: la soppressione dei bambini nel ventre materno. Salvo poi sventolare le bandiere arcobaleno al grido di peace and love e stracciarsi le vesti se negli Stati Uniti d’America è condannato alla sedia elettrica un serial killer. Il tutto in nome del «no alla pena di morte sempre e in ogni caso», fatta però eccezione per la pena di morte legalizzata dell’aborto comminata dalle madri ed eseguita dai serial killer che operano legalmente nei nostri ospedali.
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Un politico che di discorso in discorso,di talk showin talk show afferma che l’aborto è un diritto e che come tale non sarà toccato», il voto dei cattolici lo merita quanto lo può meritare il carrozzone del PD con tutti i suoi accaniti sostenitori dell’eutanasia, della lotta ai medici obiettori di coscienza, del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, del tentativo di far passare una legge liberticida che dietro pretesti di tutela del mondo LGBT intendeva instaurare la dittatura delle minoranze attraverso Il golpe del politicamente corretto, come scrisse in un suo splendido libro il nostro autore Francesco Mangiacapra.
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Oggi noi cattolicinon siamo neppure in grado di votare il cosiddetto meno peggio. E chi sarebbe il meno peggio, forse il Cav. Silvio Berlusconi affetto da narcisismo ipertrofico e delirio d’onnipotenza o il Sen. Matteo Salvini che cambia idea dalla sera alla mattina? Sorvoliamo sui grillini che avrebbero dovuto rifare nuovo un Paese intero, salvo diventare peggiori delle vecchie leve della D.C. e del P.S.I, che perlomeno erano formate da uomini di grande preparazione e cultura, o da autentici statisti di gran classe e razza come Bettino Craxi. Un cattolico non può firmare un assegno in bianco senza data e senza importo a persone che dimostrano di avere un’idea del tutto stravolta del concetto stesso di vita umana, o che dinanzi al voto passano sopra al diritto alla vita parlando di diritto all’aborto.
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Come il suono del pifferaio magico di Hamelinle elezioni finiscono sempre col far venire i topi allo scoperto, perché per vincerle occorrono i voti. E per avere voti bisogna non tanto piacere, ma compiacere il peggio di questo mondo. Un cristiano non può però compiacere ciò che è male, né può chiamare “diritto intangibile” la strage degli innocenti, con l’assordante silenzio della cattolicissima Elisabetta Gardini, anch’essa candidata in Fratelli d’Italia.
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Una persona che si è dichiarata cristiana in giro per tutta l’Europa, ma che prima delle elezioni si giustifica per amor di voto con ripetute confessioni pubbliche assicurando che «nessuno toccherà il diritto all’aborto», si è qualificata quanto basta per non ottenere il voto dei cattolici, costasse pure l’astensionismo o una scheda annullata dentro il seggio elettorale. Senza nulla togliere alle alte qualità e capacità della On. Giorgia Meloni, che indubbiamente è Giorgia, è una donna, è una madre e una italiana, ma dinanzi al voto ha dimostrato di non essere affatto cristiana. E di questo i cattolici sono tenuti in coscienza e tenere seriamente conto, se alcuni di loro avessero voluto scegliere il meno peggio.
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dall’Isola di Patmos, 23 settembre 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2022-09-23 19:24:062022-09-24 12:41:39Elezioni 2022 — «Io sono Giorgia: sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» … e considero l’aborto un «diritto» intoccabile
ELEZIONI POLITICHE 2022. LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI E FELICI. ALLA RISCOPERTA DELLA PERSONA E DEL BENE COMUNE
Il Bene Comune è tensione alla perfezione ci ricorda che la scelta politica è una scelta sempre e comunque in divenire. Le perfezioni, le condizioni di vita cambiano e si modificano, esattamente come i partiti: occorre un cuore e uno sguardo attento ai segni dei tempi e al prossimo che vive in stato di indigenza materiale, morale e spirituale.
Correva l’anno 2005. Da giovane studente universitario in filosofia presso l’università statale La Sapienza dovetti fare una delle prime scelte accademiche della mia vita. L’allora curriculum di studi mi richiedeva di operare una scelta di specializzazione, quindi scegliere quale materia specifica avrei approfondito all’interno delle branche filosofiche.
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Dopo attenta riflessione e preghiera,maturai con l’aiuto di Dio, la volontà di proseguire i miei studi nella specializzazione in filosofia politica. Questo implicava che i corsi e le ricerche che avrei sostenuto avrebbero anche sfiorato gli ambiti della filosofia morale e del diritto. Il tema più ricorrente in quegli anni fra noi giovani studenti e giovani filosofi era più o meno sempre quello: che rapporto c’è tra il cittadino e l’istituzione? Tra la totalità e la parte?
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Dopo l’ingresso nella vita religiosa questo tema ha continuato a interessarmi. Specialmente perché ho avuto bravi professori di teologia morale e di dottrina sociale della Chiesa che hanno saputo esporre in maniera rigorosa e sistematica il pensiero della Chiesa sui temi socio-politici. Ringrazio questi docenti, molti dei quali sono miei confratelli, perché con le loro lezioni oggi mi permettono di esprimere qualche riflessione sulle prossime elezioni politiche in cui tutti come cittadini avremo modo di partecipare.
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Il panorama politico attuale, come noto, si distingue in tre grandi partiti, con le dovute sfumature interne: Destra, Sinistra e Terzo Polo. Dunque, alla nomenclatura e divisione tipica della politica italiana all’inizio del Novecento, troviamo anche l’inserimento di un polo centrista. Questo è dunque il dato di realtà ciò che si presenterà nella scheda elettorale che l’elettore cattolico aprirà e sulla quale avrà diritto di votare. Già il Padre Ivano si è espresso in un altro articolo molto bello e profondo.
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Siamo dunque in un sistema democraticodove tutti siamo chiamati alla responsabilizzazione verso il Bene Comune.
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A proposito della democrazia,ho sempre amato, letto e meditato più volte le bellissime parole della Centesimus Annus, enciclica sociale che consiglio a tutti i cattolici di leggere e meditare profondamente:
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«La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto, non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato [1]».
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Ora la democrazia,come già insegna Aristotele nella Politica, se male governata, per libera scelta o incompetenza, diventa facilmente demagogia. Non entro troppo nello specifico per non divagare, ma ricordo anche gli studi sulla democrazia, la quale può assumere facilmente anche forme dittatoriali o totalitarie [2]. In pratica quella che il Padre Ariel analizza in una sua opera come «il fenomeno della democrazia senza libertà». Qual è il fondamento democratico che evita allora queste derive? Lo spiega la stessa Centesimus Annus:
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«[…] Un’autentica democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l’educazione e la formazione ai veri ideali, sia della «soggettività» della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità [3].»
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Il primo e vero pilastro della società è allora la persona umana. Sul concetto di persona sono stati scritti tanti libri, tanto inchiostro è stato versato in altrettante riflessioni, sulle quali non basterebbero forse mille pagine. Duque la persona è il centro propulsivo e intensivo di idee, azioni e valori per la società civile e per la Chiesa. Per cui ogni democrazia deve difenderla, promuoverla ed educarla ai valori civici e universali. Ogni Chiesa locale deve santificarla, insegnarle la retta dottrina e governarla in cammino verso la santità.
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L’invito a questa riscoperta dell’uomo nella sua libertà e vocazione alla socialità viene direttamente da Dio che ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza. Come il Dio Unitrino, è uno nella natura ma triplice nella persona, così creandoci ha donato a nostra volta la possibilità di essere persone e di vivere secondo libertà e relazione rispetto a un prossimo. Gesù chiede agli apostoli di essere luce del mondo. Di guidare ogni persona alla verità e al bene. Questo ci permette di introdurre il secondo grande pilastro della società e dello stato, secondo la Chiesa: il Bene Comune.
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Abbiamo visto che il documento di San Giovanni Paolo II parla di partecipazione e corresponsabilità alla scelta democratica. Questo perché alle spalle ha una grande tradizione e riflessione cattolica sul tema del Bene Comune, quale secondo grande pilastro della Società. Ogni persona è centro se sa anche decentrarsi. Se sa uscire da sé stesso per donarsi per ritrovarsi in una comunione collettiva che ne rispetti ad un tempo l’individualità ma che sappia anche elevarla. Ogni persona è relazionale ed è chiamata alla comunionalità sociale ed ecclesiale. È chiamata in un cammino di verità e bene. Cioè: il Signore ci invita alla verità che ci rende liberi di fare il Bene. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui:
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«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8, 31-32].
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Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa esprime in modo chiaro e sintetico il concetto di Bene Comune:
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«Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”. Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale»[4].
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Il Bene Comune quale insieme di condizioni per il raggiungimento di una perfezione maggiore per la persona. Penso di non aver mai trovato una definizione più bella e più completa di Bene Comune, in tutti gli autori che ho studiato e su cui ho scritto negli anni universitari e anche dopo. Il Bene Comune come tensione al perfezionamento è in primo luogo, richiamo alla valorizzazione e riconoscimento del nostro prossimo ― con il nostro lavoro (fondamento della costituzione italiana), con il rispetto dei doveri civici ― il prossimo che è un tu che Dio ha posto nella nostra nazione italiana e con il quale dover coabitare responsabilmente.
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In secondo luogo, il Bene Comune è tensione alla perfezione ci ricorda che la scelta politica è una scelta sempre e comunque in divenire. Le perfezioni, le condizioni di vita cambiano e si modificano, esattamente come i partiti: occorre un cuore e uno sguardo attento ai segni dei tempi e al prossimo che vive in stato di indigenza materiale, morale e spirituale.
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Ecco, dunque, i due poliche ogni cattolico deve tenere presente quando si presenterà al seggio elettorale. E che ogni deputato o senatore cattolico deve avere sempre in mente, se sarà eletto, e si presenterà in Parlamento.
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Se forse questo ai teologi da tastiera e alle loro supercazzole esposte nelle cattedre dei social networksembrerà un discorso astratto e bello in teoria, ma in pratica assolutamente impraticabile, sarà ancora una volta prova di come questa generazione della Digital Age è forse una di quelle più ignoranti della storia ma che al contempo si crede la più intelligente di sempre. Perché è una di quelle generazioni digitali che pensa di scindere theoriae praxis, ma non conosce nulla né dell’una né dell’altra. Ciò detto, questo è il richiamo in coscienza ai principi morali e sociali che dovrebbero guidarci. Non ho nessuna intenzione di offrire suggerimenti elettorali e di partito. Il mio compito come sacerdote e teologo è solo dunque di fare memoria di quei valori portanti per tutti i fedeli e spronare a viverli coerentemente. Ad imitare coloro che in passato hanno incarnato questi valori. La loro attualizzazione sarà esplicitata anche dalle circostanze dal principio di epikeiache potrà suggerirlo ai lettori.
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Concludo domandandovidi pregare per la nostra Italia, perché riscopra anche i valori della laicità ― contro il laicismo imperante ― e sappia far dialogare fede, cultura e teologia, fra cattolici e uomini lontani della fede sempre con la buona volontà di servire la persona e il Bene Comune.
[4]Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 164.
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Il blog personale di
Padre Gabriele
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UN PAESE NON SI SALVA CON I VOTI DI PROTESTA. QUALE ELETTORATO CATTOLICO PER LE IMMINENTI ELEZIONI CHE RISCHIANO DI ESSERE L’ENNESIMO “VOTO DI PANCIA”?
Della politica nostrana ci rimangono con ilare amarezza le boutade di alcuni personaggi-farsa, frasi iconiche più degne di un guitto d’avanspettacolo che di un uomo di stato chiamato a custodire il buono e il bello di un paese: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno […] Siam mica qui a smacchiare i giaguari». E tra una scatoletta di tonno e un giaguaro il 25 settembre si avvicina e i cattolici che cosa fanno, cosa pensano, dove sono?
Temo che anche le elezioni politichedel 25 settembre saranno più l’espressione di un voto di pancia che non di un reale sentire democratico che tenga nel dovuto conto il bene del nostro Paese. Ragion per cui sono indeciso se andare a votare oppure no. Per un presbitero il voto è una seria questione di coscienza morale, non solo un dovere civico sancito dalla Costituzione.
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Un voto di pancia,come sarà quello del 25 settembre, adesso non ci serve, non è mai servito e mai servirà per costruire un futuro equilibrato e sensato. Chi ancora pensa che dalle prossime elezioni possa cambiare qualcosa si sbaglia di grosso, non cambierà proprio nulla, perché la politica ― quella vera, quella dei nostri padri greci ― era pensata non per cambiare il sistema ma per cambiare l’uomo dal di dentro. Come presbitero mi è concesso dire che l’uomo va convertito? Perché è questo il cuore del problema, lo sforzo pelagiano del volontarismo non basta. Difficilmente l’uomo si educa da sé, imparando dai propri errori e dalla sua storia, che il più delle volte non conosce e ignora. Se fosse così semplice, da tempo avremmo smesso di formulare e perseguire leggi e politiche antiumane, degne delle più spietate politiche totalitarie che volta per volta ciclicamente si ripropongono.
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Se avessimo fatto più attenzione alla storia,avremmo capito che le realtà che migliorano veramente il mondo possiedono tutte la nota della gratuità e dell’investimento a fondo perduto. Penso, ad esempio, alla sanità pubblica, alla scuola e al mondo dell’educazione. Scuola e sanità sono quelle realtà magnifiche in cui bisogna investire in generosità senza aspettarsi nulla in cambio, perché i frutti non sono visibili nell’immediato ma nel tempo e la ricompensa non sarà certo quantificabile in cifre monetarie ma in uomini migliori, compassionevoli e sapienti.
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Abbiamo voluto trarre profitto dagli ospedali tramutandoli in aziende dove è buono e bello risparmiare sulle infermità per far crescere in visibilità il dirigente di turno e dove le patologie sono categorizzate secondo una valenza politica e non certo clinica. Le scuole nel giro di cinquant’anni sono diventate i centri di una tolleranza ideologica in cui gli studenti ― sempre meno sapienti e fieri di esserlo ― non sono condotti a pensare con senso critico e libertà. Anzi si è arrivati a supporre che il troppo studio fosse finanche deleterio, per cui era necessario introdurre un po’ di alternanza con del lavoro, nell’illusione di programmare il posto fisso dopo la maturità. Ma anche in questo abbiamo fatto di peggio, arrivando a concepire il mirifico reddito di cittadinanza che conduce alla prova dei fatti a valutare lo studio e il lavoro come dei disvalori da cui guardarsi per cui è possibile vivere solo e soltanto accampando diritti anziché darsi da fare nei doveri.
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Sono stati proprio i diritti a costituire l’inceppamento del cardine di quella politica tutta italiana degli ultimi dieci anni. Diritti, puntiamo sui diritti, solo e soltanto diritti! Dimenticandosi del fatto che per crescere bene il seme di qualunque diritto si deve incontrare con il terreno dei doveri, terreno faticoso da lavorare che richiede il sacrificio di ognuno.
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Per questo motivo sono convinto,sia da credente che da presbitero, che le prossime elezioni scontenteranno ancora la maggior parte dell’Italia e di quell’elettorato cattolico che ancora v’è rimasto.
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Emblematica è stata l’intera gestione politica durante la pandemia da Covid-19 sia dell’ultimo governo Draghi che dei due governi Conte. Si è ben messo in evidenza quanto sia profondo l’oscuro barile dentro cui la politica italiana, ferita e feritrice, è chiamata a raschiare. Negli ultimi due anni abbiamo veramente sfiorato l’insurrezione popolare, come per i fatti di Trieste ― cosa che in un Paese più realista dell’Italia sarebbe accaduto per certo ― ma da noi no, noi siamo da sempre i campioni nello scollamento con il reale, così da mettere una pezza su tutto e farcela piacere, fino alla connivenza con il male.
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Anche davanti a questo importante distacco dalla realtà,sono convinto che in Italia ci siano ancora tante brave persone: ci sono, esistono ed esisteranno anche in futuro, ma sono sufficientemente assennate per non entrare nel vortice della politica che appare come quel Conte Ugolino che non lesina a divorare i suoi figli. Ben coscienti dei meccanismi del potere politico, si tengono socraticamente lontani dalle lusinghe dei tiranni, i quali declamano virtuosamente esempi di credibilità, onestà e incorruttibilità ma che alla fine si corrompono facendo la fine di quei famosi pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati.
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Della politica nostrana ci rimangono con ilare amarezza le boutadedi alcuni personaggi-farsa, frasi iconiche più degne di un guitto d’avanspettacolo che di un uomo di stato chiamato a custodire il buono e il bello di un paese: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno […] Siam mica qui a smacchiare i giaguari». E tra una scatoletta di tonno e un giaguaro il 25 settembre si avvicina e i cattolici che cosa fanno, cosa pensano, dove sono? Sì, dove sono? Non nel senso del loro peso politico che è inesistente (non c’è più un politico cattolico vero dai tempi di Giorgio La Pira) ma almeno come credenti dove sono? Quale direzione sono chiamati a scegliere per evitare di essere conniventi con certe strutture di peccato? Purtroppo, ne abbiamo già fatto esperienza, esiste il serio pericolo che la politica, svincolata da tutto e da tutti, possa corrompersi in una struttura di peccato, nemica di Dio e dell’uomo, e cadere in quel peccato originale in cui la verità e la virtù vengono estromesse. Davanti all’ossessiva preoccupazione di rendere laica la politica (e i politici) si è arrivati a dimenticare l’areté (ἀρετή), la virtù sacra per eccellenza che ogni politica e uomo politico dovrebbe perseguire.
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San Tommaso Moro,politico cattolico anche lui, era ben cosciente del pericolo per un credente di vivere in uno Stato corrotto e dell’esigenza di resistere come credenti, in quanto il male dei governanti non colpisce solo una parte della nazione ma tutti i suoi membri e ciò che è oggettivamente male per una parte lo è anche per l’altra. Dice San Tommaso Moro:
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«se abbiamo vissuto in uno stato dove la virtù era proficua, il buonsenso ci avrebbe reso santi. Ma dato che vediamo che l’avarizia, la rabbia, l’orgoglio e la stupidità rendono comunemente molto più che la carità, la modestia, la giustizia e il senno, forse dobbiamo mantenerci un po’ saldi, anche a costo di essere degli eroi».
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Oggi avarizia, rabbia, orgoglio e stupidità sono le direttrici dentro le quali si tesseranno le trame di un voto di pancia che finirà per creare cittadini scontenti e ingannati. Non facciamoci illusioni, oggi anche quei partiti che si costruiscono attorno ai capisaldi del pensiero alternativo e dell’anti-sistema e che insistono sull’abolizione del GreenPass, sulla fine dell’obbligo vaccinale, sul reintegro dei sospesi dal lavoro, sulla posizione della guerra in Ucraina, sul caro bollette, si fermeranno davanti ai valori non negoziabili. E un cattolico cosa dovrà fare? Turarsi il naso e scegliere tra il peggio e il leggermente meno peggio? Ma anche no!
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È lapalissiano che nessun partitoche conta (non quelli da zero virgola) oserà dire nulla sui valori non negoziabiliessenziali per un credente, perché ben coscienti di assottigliare il proprio elettorato. Davanti a questioni importanti come l’aborto, il fine vita, il suicidio assistito, la legalizzazione delle droghe leggere, le tematiche LGBT quali partiti potranno dirsi veramente antisistema? Quali partiti sposeranno la carità, la modestia, la giustizia e il senno nel loro programma elettorale? Non certo l’attuale centro destra la cui attuale coalizione è tanto imbarazzante quanto quella del centro sinistra. Basta solo guardare qualche talk-showper udire in che modo molti politici uomini, ma soprattutto donne candidate in quei partiti che virtualmente si richiamerebbero persino ai valori cristiani, divengono morbidi come burro al sole su certi temi molto sensibili, mettono le mani avanti e giustificano prontamente in modo deciso e rassicurante che la Legge 194 non si tocca. Qualcuna si è lasciata persino sfuggire che è un «diritto acquisito», sottinteso: intangibile! E questi sarebbero i partiti e i loro rispettivi candidati che vorrebbero tentare di corteggiare lo smarrito, confuso e sfiduciato elettorato cattolico? E non aspettatevi la salvezza neanche dalle nuove coalizioni che sono nate dalla gestazione tormentata di un tempo di pandemia, in cui i Masanielli si sono sprecati, tempo qualche anno e saranno dei cloni del fu Movimento Cinque Stelle.
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Da cristiani non ci resta altracosa sensatada fare se non quella di pregare, con quella stessa richiesta che il beato apostolo Paolo fece a Timoteo:
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«Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità» (1Tm 2,1-2).
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Dobbiamo pregare ― così come facciamo nella preghiera universale del Venerdì Santo ― affinché coloro che sono chiamati a governare la comunità civile siano illuminati dal Signore nella loro mente e nel loro cuore affinché si giunga al bene comune, alla vera libertà e alla pace. Dobbiamo pregare, chiedendo al Signore la forza di promuovere una politica cristiana che cambi l’uomo dal suo interno e non il sistema. Una politica della virtù, in cui il bello, il buono e il vero ispirino i governanti a un qualcosa di più che una poltrona e un vitalizio. Non so se sarà possibile ma del resto abbiamo già toccato il fondo, quindi che dite, perlomeno ci proviamo?
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Laconi, 12 settembre 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/Padre-Ivano-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Ivanohttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ivano2022-09-12 18:56:512022-09-12 18:56:51Un Paese non si salva con i voti di protesta. Quale elettorato cattolico per le imminenti elezioni che rischiano di essere l’ennesimo “voto di pancia”?
LE PAROLACCE DEL PRETE, I LATINISMI DEI NOVELLI CATTO-KAIFANI AFFETTI DA ANALFABETISMO DOTTRINALE E LE RISATE DEL VECCHIO CARDINALE DISINCANTATO
«Un bravo prete dal cuore veramente sacerdotale si riconosce persino dalle parolacce. Solo un autentico uomo di Dio può dire parolacce con schietta purezza di cuore senza mai essere volgare. Grazie per le risate che mi hai donato, di questi tempi ne abbiamo disperato bisogno».
Il tecnico che si occupa dei montaggi è fuori dall’Italia, la audio lettura degli articoli sarà inserita entro fine settembre
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A distanza di tempo un Cardinale con decenni di vita trascorsi nella Curia Romana mi ha confidato che anni fa giunse in Vaticano una lettera sottoscritta da diversi “cattolici integrali” che fece il giro di tutti gli uffici di quella sezione della Segreteria di Stato, facendo sganasciare dalle risate i monsignori che se la girarono tra di loro di scrivania in scrivania. Oggetto della protesta ero io, presentato come prete altamente indegno poiché colpevole di scandalizzare gli immacolati fedeli facendo talora uso di parole colorite non consone a un ministro in sacris. Per questo invocavano severe sanzioni canoniche a mio carico. Latori della petizione erano quei personaggi da sempre noti a noi preti, quelli dotati di una tal vocazione nello straccio delle vesti da far figurare Kaifa che s’incazza dinanzi al Sinedrio come un principiante alle prime armi.
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Questi personaggi si sentono anzitutto nobili soldati posti come alabardieri a difesa della vera tradizione cattolica e della più rigida morale sessuale applicata sempre e di rigore agli altri, giammai a sé stessi e meno che mai ai loro figli, figlie e nipoti, solo a figli e nipoti altrui. Per loro la Chiesa nasce improvvisamente nel 1570 con il Messale Romano promulgato dal Santo Pontefice Pio V, dal quale saltano direttamente agli inizi del Novecento, al pontificato del Santo Pontefice Pio X, colui che condannò quel tremebondo Modernismo che gli Alabardieri conoscono alla stessa stregua del latino del messale tridentino.
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Gli Alabardieri hanno tre fisse: il latino, San Tommaso d’Aquino e la lotta al Modernismo. Per quanto riguarda il latino mi limiterò a ricordare che anni fa, pigliando copiosamente per il culo i membri di un circolo di cosiddetti e impropriamente detti “tradizionalisti”, gli cantai sul metro del prefazio gregoriano la Poesia del Passero di Valerio Gaio Catullo dicendo infine: «Questa sì che è sacra liturgia, mica quel messalacciodi Annibale Bugnini approvato dall’improvvido Santo Pontefice Paolo VI!» [cfr. vedere QUI]. E tutti mi dettero ragione godendo dal settimo cielo. Ebbene, per quanto insolito possa apparire sappiate che persino io sono dotato di comune senso del pudore, per questo evitai di aggiungere il canto di qualche colletta prendendo dai carmina catulliani delle squisitezze del tipo:
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«Pedicabo ego vos et irrumabo, Aureli pathice et cinaede Furi, qui me ex versiculis meis putastis, quod sunt molliculi, parum pudicum»¹.
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Se però lo avessi fatto gli Alabardieri avrebbero ulteriormente confermato che quella sì, che era la lingua degli angeli che dalle panche oltre la balaustra dell’altare ti porta direttamente in Paradiso, mica grazie ai sacri misteri, ma grazie al magico latinorumfine a sé stesso. Per questo mi limitai alla Poesia del Passero spacciata per prefazio evitando di mutare in collette certi carmina lussuriosi, che ovviamente conosco a memoria sin dai tempi del liceo classico.
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Segue San Tommaso d’Aquino,che questi Alabardieri conoscono alla stregua del latino del Messale tridentino, incapaci a comprendere che il Doctor Angelicus e Doctor Communisparla dei misteri della fede e fornisce un efficace e tutt’oggi insuperato metodo speculativo, ma né il suo metodo né la sua straordinaria produzione in sé costituiscono verità immutabili della fede. Prendiamo un esempio tra i tanti: oggi la dottrina cattolica insegna che l’anima è insufflata nell’essere vivente sin dal momento del concepimento. L’Aquinate, che seguiva il metodo speculativo di Aristotele, sostiene che nel corso della crescita del feto si sviluppano in successione: prima un’anima vegetativa, poi un’anima sensitiva, infine, quando lo sviluppo sia adeguato a ricevere l’anima intellettiva, questa è infusa direttamente da Dio al terzo mese di gravidanza [cfr. Summa TheologiaeIª q. 118 a. 2 ad 2].
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Diversa idea aveva l’Aquinate anche riguardo la immacolata concezione della Beata Vergine Maria, ritenendo che non fosse nata senza peccato originale ma che subito dopo il suo concepimento ricevette una straordinaria santificazione nella sua anima che cancellò il peccato originale [cfr. Summa TheologiaeIIIa, q. 27, a. 3 ad 3]. Capite bene che tra concezione senza peccato originale e cancellazione del peccato originale, la differenza non è meramente semantica, ma proprio sostanzialmente teologica.
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Altrettanto singolare il modo in cui gli Alabardieri giustificano il fatto che alla base del metodo speculativo dell’Aquinate vi sia il genio e la scienza del paganissimo Aristotele. Presto confezionata e data la risposta: Aristotele era di fatto cristiano, avendo percepito secoli prima, pur senza rendersene conto, il mistero della incarnazione del Verbo di Dio. Si tratta di una affermazione tanto cretina quanto illogica che prese a circolare negli ambiti della neoscolastica decadente di fine Ottocento. I pappagalli della non meglio precisata tradizione che oggi la ripetono e la propagano come una verità di fede, non si rendono neppure conto che a questo modo stanno definendo Aristotele “cristiano anonimo”, secondo la controversa e pericolosa teoria di Karl Rahner, altro loro nemico giurato, sebbene non conoscano neppure il titolo delle sue principali opere. Poco conta, perché la cultura cattolica e teologica dell’Alabardiere della vera e pura tradizione si basa su un castello di «si dice che …».
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Infine lo spettro diabolico del Modernismo, di cui gli Alabardieri parlano prendendo mossa da una mancanza totale di conoscenza, oltre che di spirito critico. Poi, se a loro supporto ci si mette un prete squinternato, scomunicato e dimesso dallo stato clericale, il danno irreparabile è presto fatto. Non tutti i provvedimenti che fecero seguito alla Enciclica Pascendi Dominici Gregis del Santo Pontefice Pio X furono affatto lungimiranti, anzi favorirono in parte lo sviluppo di un pericoloso Modernismo reattivo, dall’altra cristallizzarono la speculazione teologica in quattro formule stagnanti e rancide della neoscolastica decadente, impedendo di fatto ai teologi di speculare al di fuori di quelle quattro formule sclerotiche e intangibili. Questo mentre sull’altro versante, i Protestanti, portavano avanti studi molto approfonditi sulle scienze bibliche e la esegesi, ai quali decenni dopo fummo costretti a rifarci, dopo essere rimasti paralizzati per decenni in quelle quattro formule sclerotiche e intangibili che costituivano la fallimentare lotta del Santo Pontefice Pio X — o meglio di chi per lui — contro il Modernismo, che a posteriori possiamo affermare che andava sì condannato e contrastato, ma in tutt’altro modo, non nel modo gretto che spesso fu adottato.
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Tra i tanti studiosi protestanticito a titolo di esempio il grande commento alla Lettera ai Romani del teologo Karl Barth, che rimane tutt’oggi insuperato nell’ambito della esegesi novo testamentaria e alla quale tutti noi dobbiamo di necessità rifarci.
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Non si può parlare del Modernismo se non si conosce e non si è mossi dalla consapevole onestà ch’esso nacque e si sviluppò come pensiero reattivo in seno a una Chiesa che nel corso di tutto l’Ottocento si era incartata in questioni di carattere puramente politico ― indubbiamente giustificate dalla storia e dagli eventi di quegli anni successivi alla Rivoluzione Francese ―, mentre la teologia cattolica languiva e ristagnava in forme di vera e propria ignoranza. Quindi non è possibile parlare del Modernismo se non partendo da un dato di fatto: il francese Alfred Firmin Loisy e l’italiano Ernesto Buonaiuti sono due figure da annoverare nella rosa dei più brillanti pensatori del Novecento. Solo dei bigotti illetterati o qualche prete squinternato possono trattarli con eretical sufficienza dall’alto della loro totale mancanza di conoscenza. E concludo precisando, a onor del vero, che da Santa Madre Chiesa Ernesto Buonaiuti fu trattato con una tale e feroce mancanza di carità cristiana che grida davvero al cielo, piaccia o meno agli Alabardieri in lotta contro lo spettro di quel Modernismo che non conoscono e di cui il Santo Pontefice Pio X, che giustamente e prudentemente lo condannò, al tempo stesso ne favorì lo sviluppo e la diffusione grazie a provvedimenti e azioni repressive tutt’altro che lungimiranti. Ma su questo tema molto complesso e articolato sto preparando un libro, se non crepo prima.
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Forse il Cardinale mio interlocutore aveva voglia di ridere ulteriormente, per questo l’ho esaudito cominciando col dire: È vero, Eminenza, dico parolacce, ahimè! A volte ne dico anche tante e qualche cattolico o cattolica da cupa sacrestia me lo rimprovera sui moderni social media, anzi prendo atto che hanno protestato scrivendo anche a voi, a quanto mi dice. Taluni di questi mi hanno persino detto che sono troppo esplicito, per esempio nei riferimenti ― a mio parere del tutto naturali e scientifici ― alla sessualità umana, perché a loro dire dovrei usare degli eufemismi, per esempio delle terminologie latine, non termini troppo espliciti. E, come risaputo, il latino piace terribilmente a tutti quelli che non lo conoscono, perché fa molto chic.
. Eminenza, il problema non è il latino,che io conosco. Il problema è chi il latino non lo conosce. Mi spiego: per quanto mi riguarda posso anche sbottare dicendo «Mentulam fregistis!». Se però poi non traduco che ciò significa alla lettera «avete rotto il cazzo», chi è che capisce questa aulica espressione ciceroniana in splendido latino?
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Il Cardinale si mette a ridere come non osò fare neppure all’epoca in cui, giovane monsignore di curia che era, negli anni Ottanta vide il filmIl Marchese del Grillo assieme a Giovanni Paolo II e altri prelati. Il quale Giovanni Paolo II, a quanto il Cardinale stesso riferisce in camera caritatis, pare abbia commentato la pellicola dicendo che regista e sceneggiatore avevano capito proprio tutto della Roma papale.
. Lascio il Cardinale terminare le sue risate e proseguo: talvolta noi preti siamo come certi premurosi medici della mutua, che prescritta la ricetta dicono al povero ignorante illetterato: «Queste supposte devono essere assunte pro rectale via». Errore gravissimo! Perché a quel punto delle due l’una: o a quel paziente viene detto a chiare lettere che la supposta va spinta dentro il buco del culo, oppure finirà per essere portato al pronto soccorso dopo avere ingurgitato supposte per un mese ingoiandole con un bicchiere d’acqua.
. Perché certe pudibonde orecchie delicateanelano tanto quei latinismi che non capiscono? Forse perché vogliono che la Chiesa usi delle formule magiche che tanto più sono incomprensibili tanto più sarebbero efficaci? Ve lo spiego perché anelano latinismi: perché non hanno mai fatto i confessori, tanto per cominciare. O pensate che a dei Santi confessori come San Leopoldo Mandic e San Pio da Pietrelcina si presentassero, pentiti e pentite, libertini e donne di facili costumi a parlare di fellatio, cunnilingus, ani commercium,fornicationem contra naturam, irrumatio, cheiroerastia …
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Si provi a immaginareun uomo che confessa di avere avuto un rapporto sessuale con un altro uomo, oggi va tanto di moda, anzi fa proprio tendenza, al punto che non è più peccato ma alta espressione d’amore (!?). Soprattutto si provi a immaginare me, confessore, che per adempiere a quanto esigono certi cattolici e cattoliche dalle orecchie delicate e per questo anelanti latinismi, mi metto a interloquire con il penitente così:
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«… in manum tuam veretrum alterius acciperes, et alter tuum in suam, et sic alternatim veretra manibus vestris commoveritis, ut sic per illam delectationem semen a te proiiceres? Si fecisti, triginta dies in pane et acqua poenitas!»².
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L’anziano Cardinaleha rischiato a questo punto di cadere dalla sedia disteso sotto il tavolo, mentre proseguivo: … insomma, Eminenza, posso fare anche felici coloro che anelano sentire latinismi, posso anche dirgli pro via rectale, salvo poi ingoiare le supposte per un mese intero anziché mettersele nel buco del culo. Posso anche rispondere a certi sedicenti cattolici altamente arroganti e irriverenti verso noi presbiteri sbottando «Tace. Maximamentula demens!». Dopodiché, chi gli spiega che gli ho appena detto «stai zitto grandissima testa di cazzo»? O credono forse di poter tradurre le terminologie di una antica lingua morta con il motore di ricerca Google?
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Sorride il Cardinale dall’alto dei suoi ottant’anni da tempo passati, nel corso dei quali ha visto nella Chiesa di tutto e di più, compresi eserciti di farisei, pelagiani e puritani pieni di vizi privati e propagatori delle più rigide pubbliche virtù reclamate sempre e di rigore sulla pelle degli altri. Dicendomi infine con tono tenero e paterno:
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«Un bravo prete dal cuore veramente sacerdotale si riconosce persino dalle parolacce. Solo un autentico uomo di Dio può dire parolacce con schietta purezza di cuore senza mai essere volgare. Grazie per le risate che mi hai donato, di questi tempi ne abbiamo disperato bisogno».
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Sì, ne abbiamo bisogno,perché dovendo scegliere se piangere o se ridere, tutto sommato è sempre meglio ridere con la santa ironia della fede. E per concludere con una risata. Accadde che dei ragazzi toscani irridenti e irriverenti in vena di scherzi telefonano al Convento dei Frati Minori Cappuccini di Firenze esordendo:
«… pronto? Senta Padre e c’abbiamo sottomano du’ puttane e un si sà che fassene, le possiamo mandà a voi?».
Risponde serio il Cappuccino all’altro capo del telefono:
«… ’o Figliolo, noi qua siamo in sedici, con du’ sole puttane ‘i che voi che ci facciamo, un ci si po’ manco liscià i’ cazzo!».
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E stiamo a parlare dei miti e serafici Cappuccini, immaginate cosa gli avrebbero risposto se avessero chiamato il Convento di quei pitt-bulldei Domenicani.
Dall’Isola di Patmos, 4 settembre 2022
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NOTE
¹ Cfr. Catullo (Carme 16) traduzione dal latino classico: «Io ve lo caccerò su per il culo e poi in bocca, Aurelio succhiacazzi e Furio finocchio sfondato, che per dei miei versi (poetici) teneri e gentili, avete pensato ch’io sia un rottinculo».
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²Da un’antica raccolta di Penitenze Tariffate, traduzione dal latino medioevale: «Hai preso in mano il cazzo di un altro uomo e lui il tuo, dopodiché, in questo modo, avete giocato con i rispettivi cazzi attraverso le vostre mani, fino a eiaculare di piacere? Se lo hai fatto, ti impongo trenta giorni a pane e acqua come penitenza».
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2022-09-04 18:40:112022-09-04 22:55:06Le parolacce del prete, i latinismi dei novelli catto-kaifani affetti da analfabetismo dottrinale e le risate del vecchio Cardinale disincantato
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«Chi di noi si è formato in ambito teologico sulle pagine del recente sommo magistero dei Pontefici Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, facendo tesoro della grande omiletica di Benedetto XVI, degna dei sermoni del Santo Pontefice Gregorio Magno, nel leggere certi documenti recenti o udendo taluni predicozzi giornalieri da curato di campagna svaporato, può giungere ragionevolmente a dire che dalle aquile reali si è passati ai polli d’allevamento in batteria intensiva».
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Autore: Jorge Facio Lince Presidente delle Edizioni L’Isola di Patmos
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Il 6 settembre ricorre il V° anniversario della morte del Cardinale Carlo Caffarra che nel 1981 fu incaricato dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II di fondare l’Istituto per studi su matrimonio e famiglia. L’opera di Padre Ariel S. Levi di Gualdo è una disamina critica della Amoris Laetitia in rapporto alla Humanae Vitae. Riguardo la Amoris Laetitia l’Autore scrive:
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«Dopo la chiusura del Sinodo sulla famiglia l’utero dell’elefantessa partorì il 19 marzo 2016 il topolino di campagna della Esortazione Apostolica post sinodale Amoris Laetitia, un marchingegno di ambiguità costruito sul detto e non detto, su frasi ambigue a doppio senso, sentimentalismi emotivi e tanti sociologismi che decretano di fatto la morte di quello che per secoli è stato il linguaggio preciso, deciso e non passibile di equivoci del Magistero della Chiesa sorretto sui più solidi e chiari principi della metafisica classica, da tempo messa in soffitta per lasciare spazio al romanticismo tedesco decadente e al cuoricino che palpita e che guarda all’immediato del proprio soggettivo “io” anziché al futuro e a Dio. Chi di noi si è formato in ambito teologico sulle pagine del recente sommo magistero dei Pontefici Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, facendo tesoro della grande omiletica di Benedetto XVI, degna dei sermoni del Santo Pontefice Gregorio Magno, nel leggere certi documenti recenti o udendo taluni predicozzi giornalieri da curato di campagna svaporato, può giungere ragionevolmente a dire che dalle aquile reali si è passati ai polli d’allevamento in batteria intensiva, come a volte è accaduto a intervalli ciclici nella storia della Chiesa, anche se mai ai livelli desolanti di questi nostri tempi […] Qualche superficiale potrebbe fraintendere, in buona o anche in mala fede, obiettando che in queste pagine ho rivolto severe critiche a una Esortazione Apostolica data dal Romano Pontefice. Chiunque mi accusi di ciò sarebbe in grave errore, perché non critico affatto una norma data, dinanzi alla quale tacerei ed eseguirei quanto disposto dal sommo magistero. Ciò che critico è una norma non data e delle domande alle quali non è mai stata data risposta, lasciando il tutto avvolto nell’ambiguità. Questo è l’oggetto della mia critica: la mancanza di una norma assieme alla mancanza di chiarezza e di risposta. Il fedele servitore della Chiesa ragiona, dibatte e critica fin quando è consentito. Dopo che la Chiesa ha parlato il suo compito è di eseguire e trasmettere gli insegnamenti e di osservare le norme date, salvo creare in caso contrario scandalo nel Popolo di Dio e fratture della comunione ecclesiale. Nessuno, sacerdote o laico cattolico che qualsivoglia, può dissentire e sostituire le proprie personali opinioni all’autorità della Chiesa, a questo ci pensano i teologi tedeschi, da sempre è loro prerogativa e privilegio pontificio».
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È cosa nota e risaputa quanto Padre Ariel sia un pensatore, un analista e un teologo che quando graffia lascia il segno. E chi il graffio lo riceve, in genere ha due possibilità: o tenerselo e curare la ferita, oppure ritrovarsi in gravi difficoltà a smentire ciò che di vero e incontestabile ha scritto. Questo il motivo per il quale è accaduto nel corso del tempo che più volte, varie persone che si sono sentite ferite dalle sue parole o dai suoi rimproveri, non potendolo smentire né volendo dibattere nel merito delle precise questioni sollevate si sono attaccate alla forma espressiva, che nel caso di questo scrittore è spesso ironica, talvolta persino colorita. Ma d’altronde è noto: a questo modo agivano già a suo tempo i farisei.
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Dibattendo sul delicato tema della Humanae Vitael’Autore si colloca nel mezzo in un punto di equilibrio tra coloro che vorrebbero relativizzarla e coloro che vorrebbe invece «dogmatizzare un preservativo rinchiudendo al suo interno la morale cattolica e l’intero mistero del male». A tal proposito precisa:
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«Desidero chiarire sin dall’inizio di questa mia esposizione che a certi generi di pensieri e giochi perversi non ci sono mai stato né intendo starci come uomo e come cattolico, come presbitero e come teologo. Questo libro intende esserne prova lucida e obiettiva in aperta critica rivolta sia a coloro che vorrebbero applicare alla Chiesa il carente senso morale del mondo e la sua sessualità disordinata e senza alcuna regola, sia a coloro che sono animati da quelle forme di cupo moralismo che niente ha da spartire con la sana e autentica morale cattolica, retta sulla più importante delle virtù teologali: la carità (cfr. I Cor 13), non certo sul principio della summa lex summa iniuria (la somma giustizia equivale spesso alla somma ingiustizia). E la verità si regge sulla carità, mentre la carità è tale se retta dalla verità (cfr. Caritas in veritate). Perché è sulla carità che saremo giudicati da Dio».
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/12/Jorge-Isola-piccola2.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Jorge Facio Lincehttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngJorge Facio Lince2022-08-30 15:24:122026-02-20 14:37:18È in distribuzione “Amoris Tristitia”, ultima opera editoriale di Ariel S. Levi di Gualdo dedicata alla memoria del Cardinale Carlo Caffarra
L’ARCIVESCOVO VINCENZO PAGLIA NON È SEMPLICEMENTE IL FRATELLO IDIOTA DI DON ABBONDIO MA LA MERETRICE DI BABILONIA GENUFLESSA DINANZI AL PRINCIPE DI QUESTO MONDO
«La prima condizione per la fine della eclissi dei valori tradizionali e per l’uscita del Cattolicesimo dalla sua crisi è che la Chiesa riprenda la sua funzione, che non è conformarsi al mondo, ma contrastarlo» (Augusto Del Noce, 1971)
le testuali parole di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, cliccare sull’immagine per aprire il video
Dell’Arcivescovo Vincenzo Paglia mi sono già occupato epitetandolo fratello idiota di Don Abbondio, oggi merita il titolo di meretrice di Babilonia genuflessa al Principe di questo mondo [cfr. Gv 14, 30]
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«Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, madre delle prostitute e degli abomini della terra”» [Ap 17, 5].
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Le dichiarazioni fatte da questo idiota nel senso etimologico del termine ― dal greco ἰδιώτης (idiòtes) che significa “uomo privato” e indica la persona incompetente, inesperta e inetta ― sono di una gravità senza precedenti, tanto più ricoprendo il delicatissimo ruolo di Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Partecipando di recente al programma Il tetto che scotta sulla sinistrissima e politicamente corretta Rai Tre ha magnificato la legge 194 del 1978 sull’aborto legalizzato affermando: «Io penso che ormai la Legge 194 sia un pilastro della nostra vita sociale». Dopo essersi arrampicato per 40 secondi sugli specchi, alla secca domanda dell’intervistatrice che lo ha incalzato: «Lei dice che non è in discussione la Legge 194?». L’Idiota ha replicato: «Ma no, assolutamente … assolutamente!».
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Parole di per sé nemmeno commentabili dinanzi alle quali torna alla mente una frase del filosofo Augusto Del Noce che dipinse la nostra situazione attuale scrivendo queste parole profetiche quattro decenni fa:
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«La prima condizione per la fine della eclissi dei valori tradizionali e per l’uscita del Cattolicesimo dalla sua crisi è che la Chiesa riprenda la sua funzione, che non è conformarsi al mondo, ma contrastarlo» [Tramonto o eclissi dei valori tradizionali? Rusconi Editore, Iª ed. 1971]
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Può un vescovo compiacere il mondocon simile piaggeria, anziché contrastare chi proclama l’aborto «diritto sacrosanto» e «grande conquista sociale»? A un vescovo legittimo successore degli Apostoli e membro del Sacro Collegio Apostolico va tributato rispetto, sempre, a prescindere dalle sue debolezze, fragilità e mancanze di meriti oggettivi che possono fare di lui un personaggio anche al di sotto della mediocrità. Come confessore e direttore spirituale di numerosi preti ho udito spesso i lamenti di diversi confratelli che mi spiegavano quanto il loro vescovo fosse un emerito idiota. E avevano ragione, perché tale era nei disastrosi fatti concreti. E a tutti loro ho sempre risposto:
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«… e a questo emerito idiota devi filiale rispetto e devota obbedienza, sempre e a prescindere. Pertanto cerca di vivere la oggettiva idiozia del tuo vescovo come una prova di fede. Puoi non stimarlo, perché la stima non gli è dovuta, se la vuole quella deve guadagnarsela. Ma il rispetto e l’obbedienza sì, gli è sempre dovuta e non può essere in alcun modo cancellata dai suoi demeriti di cui al momento opportuno dovrà rispondere a Dio come sta scritto: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”» [Lc 12, 48].
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Da una parte raccolgo le lamentele dei pretiverso i loro vescovi, dall’altra quelle di diversi vescovi che non ce la fanno più con certi preti. E hanno ragione gli uni e gli altri. Ormai da anni, a preti che si lamentavano dei loro vescovi non particolarmente amabili, paterni o dottrinalmente brillanti replico: «Tra non molto tempo tu e i tuoi confratelli rimpiangerete il vostro vescovo con le lacrime agli occhi». Frase ripetuta a decine di preti a partire dal 2017, quando i massimi vertici della Chiesa Cattolica superarono la soglia del non-ritorno festeggiando i 500 anni della pseudo-riforma di Martin Lutero, che non fu affatto un «riformatore», come lo dipinse La Civiltà Cattolica, né un soggetto sul quale si possa dire: «Credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate. Era un riformatore». Perché così il Sommo Pontefice Francesco definì in un suo sproloquio a braccio in aereo ad alta quota questo diabolico eresiarca che dette vita a un drammatico scisma, non certo a una riforma. Quella la fece il Concilio di Trento, non Lutero. Oggi, gli stessi preti, mi scrivono, mi telefonano o a tu per tu mi dicono: «Avevi ragione, potessi riavere il precedente vescovo di cui tanto mi sono lamentato non gli bacerei la mano ma i piedi!».
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Stendo un velo pietososui criteri di selezione dei nostri nuovi vescovi sotto questo augusto pontificato, tutti col povero e il migrante sulla bocca, tanto che dopo averne udito uno si sono udite tutte le omelie episcopali pronunciate da nord a sud, da est a ovest dai vescovi italiani.
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Che i nostri non siano tempi di “aquile reali”è chiaro a chiunque abbia anche un minimo lume di ragione. Per questo merita delineare la differenza che corre tra un vescovo idiota al quale sono sempre dovuti filiale rispetto e devota obbedienza, da un vescovo ridotto a una meretrice di Babilonia genuflessa alle ginocchia del Principe di questo mondo. All’Arcivescovo Vincenzo Paglia deve essere pubblicamente tributato tutto quel santo sprezzo che qualsiasi credente è tenuto a riversare su ciò che è male e che come tale costituisce grave peccato, nel caso specifico il delitto di aborto, regolamentato nel nostro Paese da una Legge che non è affatto un «pilastro della nostra vita sociale» ma il peggiore dei crimini legalizzati perpetrati contro la vita. Ecco perché non bisogna prestare filiale rispetto e devota obbedienza all’Arcivescovo Vincenzo Paglia, perché abusando nel modo peggiore dell’episcopato ha espresso dei concetti che contraddicono l’impianto della nostra morale e della nostra etica che si reggono entrambe sui pilastri del deposito della fede cattolica. Rimane un vescovo legittimo rivestito di una importante e delicata carica ecclesiastica, questo è fuori discussione. Però, se la sua potestas che comporta anzitutto la suprema custodia della dottrina della fede la esercita per negare in modo sacrilego i fondamenti della morale e dell’etica cattolica, in tal caso non deve essere né ascoltato, né ubbidito né seguito e meno che mai rispettato, ma bensì reso oggetto di santo sprezzo cristiano.
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Vincenzo Paglia è una vergogna dell’episcopato appartenente a quella nefasta categoria di persone verso la quale tuonano le Sacre Scritture:
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«Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca» [Ap 3, 15-16].
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Assieme a Vincenzo Pagliarischiano di essere vomitate dalla bocca dell’Onnipotente anche tutte le ambiguità e le doppiezze di questo pontificato al quale va il grave e oggettivo demerito di avere inserito in tutti i più delicati posti chiave soggetti immorali e palesemente eterodossi, correndo a questo modo il rischio di «[…] passare agli annali come un inseguimento eccentrico del nuovo e del sensazionale come surrogato della ricerca di senso, che ha finito col produrre una confusione dottrinale e pastorale mai verificatasi in precedenza nella storia della Chiesa».
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Parole quest’ultimecon le quali apro il mio libro dedicato alla memoria del Cardinale Carlo Caffarra che entrerà in distribuzione i primi di settembre e che vi invito a leggere, non altro per risollevarvi un po’ d’animo, per acquisire fiducia sul fatto che non tutto è perduto e per poter toccare con mano che in mezzo a tanti pavidi conigli in carriera che stanno de-costruendo i fondamenti stessi della dottrina cattolica, esistono sempre anche i leoni che aspirano alla conquista del premio della vita eterna come loro unica ambizione di carriera. Leoni che è bene non andare a infastidire con la parolina di stizzoso rimprovero clericale, perché mordono e sbranano, come si deve e come si conviene ai Leoni di Dio posti a custodia della dottrina della fede e della salute delle anime dei Christi fideles a noi affidate dal Redentore.
Dall’Isola di Patmos, 28 agosto 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2022-08-28 17:56:212022-08-30 09:41:03L’Arcivescovo Vincenzo Paglia non è semplicemente il “fratello idiota” di Don Abbondio ma la meretrice di Babilonia genuflessa dinanzi al Principe di questo mondo
LA CHIESA CATTOLICA NON PRENDE ORDINI DA NESSUNO TANTO MENO DAGLI UCRAINI CHE HANNO PERDUTO IL CONTATTO COL REALE IN UN TRIONFO DI ARROGANZA CHE PRODURRÀ GRAVI DANNI A TUTTE LE POPOLAZIONI DELL’EUROPA
Alla Chiesa Cattolica nessuno può impedire di pregare per la redenzione e la salute dell’anima di Hitler come per la redenzione e la salute dell’anima di Stalin, perché ha il dovere di farlo. Cosa che fece al momento opportuno proprio mentre certi personaggi perpetravano i loro peggiori crimini contro l’umanità. La Chiesa non segue le direttive emotivo-distruttive di un ex comico eletto Presidente dell’Ucraina ma il Vangelo di Gesù Cristo.
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Nel mio libro pubblicato un paio di mesi fa: Guerra e propaganda ideologica,ho anticipato fatti e problemi che stanno venendo alla luce adesso nella loro drammatica gravità politica ed economica.
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Ricordate la scorsa stagione televisiva, dove di talk showin talk show si inneggiava slava Ucraini (gloria all’Ucraina)? Ricordate le voci critiche tacitate? Ricordate in che modo un esperto storico come Franco Cardini — autore di Ucraina, la guerra e la storia — non potendo essere zittito né dichiarato non autorevole, era tacitato con la inderogabile pubblicità da mandare in onda, facendolo poi sparire dallo schermo a stacco pubblicitario terminato? Ma soprattutto: ricordate gli ucraini invitati negli studi televisivi che con arroganza memorabile puntavano il dito verso l’Italia e gli italiani affermando di sera in sera: «Non dovete comprare il gas dalla Russia, dovete fare sacrifici per noi, perché noi lottiamo anche per la vostra libertà»?
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Sotto gli occhi dei conduttori silenziosi,assaliti dalla necessità di mandare in onda la inderogabile pubblicità solo quando parlavano Franco Cardini o altri studiosi e qualificati esperti di storia e geopolitica, abbiamo dovuto sorbirci senza possibilità di replica dei soggetti emotivi drogati dalla propaganda di Vlodimir Zelenski ― che alle droghe pare non sia stato estraneo ― che senza possibilità di replica affermavano in prima serata che noi italiani eravamo obbligati a sacrificare i nostri figli per i figli degli altri che avevano deciso di lottare come dei cerbiatti contro una leonessa, convinti di vincere. Che la leonessa – nel caso specifico la Russia – li abbia aggrediti, è indubbio. Altrettanto indubbio che da una parte c’è un aggressore e un aggredito, in un contesto geopolitico molto complesso, vecchio e delicato nel quale non si può risolvere il problema sentenziando in modo superficiale e inappellabile chi è il buono e chi il cattivo, perché nelle guerre quando si ammazza tutti sono vittime e carnefici.
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I governanti ucrainie buona parte della popolazione, inclusa quella cattolica e purtroppo anche alcuni vescovi di quel Paese, hanno già attaccato in passato la Santa Sede e il Sommo Pontefice dichiarandosi indignati per l’idea di far portare la croce a una donna russa e a una donna ucraina nel corso della Via Crucis durante i riti della Settimana Santa, al punto da oscurarla sulle reti televisive della libera Ucraina, che al contrario della cattiva Russia sarebbe una democrazia, non un regime dittatoriale (!?). In questi giorni ha fatto seguito analoga dura protesta perché il Sommo Pontefice ha osato rivolgere un pensiero e una preghiera a Darya Dygin, figlia di Alexander, famoso e discutibile ideologo russo, uccisa in un attentato:
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«Penso a una povera ragazza volata in aria per una bomba che era sotto il sedile della macchina a Mosca. Gli innocenti pagano la guerra» [cfr. QUI]
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Il Governo Ucraino ha reagito con una protesta diplomatica attraverso il proprio ambasciatore e convocando il Nunzio Apostolico della Santa Sede a Kiev.
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Siamo al delirio di onnipotenza al quale si aggiungono cieca ignoranza e arroganza. Alla Chiesa Cattolica nessuno può impedire di pregare per la redenzione e la salute dell’anima di Hitler come per la redenzione e la salute dell’anima di Stalin, perché ha il dovere di farlo. Cosa che fece al momento opportuno proprio mentre certi personaggi perpetravano i loro peggiori crimini contro l’umanità. La Chiesa non segue le direttive emotivo-distruttive di un ex comico eletto Presidente dell’Ucraina ma il Vangelo di Gesù Cristo sul quale sta scritto:
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«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati […] infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» [Mt 9, 12-13].
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Ciò che dovevo analizzare ed esprimere sul conflitto russo-ucraino l’ho scritto in un libro al quale vi rimando.
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Dopo la pausa estivastanno riprendendo i vari talk show alle porte di un autunno che si sta delineando molto critico. Questi vari programmi hanno riaperto mandando in onda i lamenti di imprenditori, commercianti e privati che stanno ricevendo delle bollette della luce salite ormai alle stelle e che non riescono a pagare, mentre nessuno sembra avere i virili attributi politici per dire che la guerra è stata un fallimento e peggio ancora l’invio di armi all’Ucraina, dove non si è armato un esercito ma una popolazione civile. Salvo poi mandare in onda sui nostri telegiornali notizie sui brutali soldati russi che uccidevano civili inermi. Anche in questo caso la domanda è rimasta senza risposta: un cosiddetto civile inermeche imbraccia un Kalashnikove che apre il fuoco sul nemico, siamo davvero sicuri che sia un civile inerme?
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Tra poco, all’arrivo del freddo,ci sarà il problema del gas per gli impianti di riscaldamento. Riusciranno i nostri eroici uomini-azienda che conducono i vari talk show a riportare nuovamente negli studi televisivi gli ucraini per puntare il dito sugli italiani e dir loro che devono sacrificare i propri figli, le proprie famiglie e le proprie aziende per sostenere l’Ucraina nella propria arrogante politica suicida? Sarà interessante udire quel che diranno agli inizi del prossimo inverno i vari conduttori che nella scorsa stagione televisiva inneggiavano slava Ucraini(gloria all’Ucraina), dinanzi agli italiani che in modo molto inglorioso rischiano di ritrovarsi veramente alla canna del gas, mentre già da adesso, i gestori delle case di riposo per anziani e degli asili nido stanno dicendo in toni allarmati che non saranno in grado di pagare le bollette della luce ormai triplicate e quelle del gas che tra non molto arriveranno, ma che al tempo stesso non possono certo triplicare le rette mensili dei loro ospiti.
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Tutto il resto è scritto nel mio libro, con buona pace di chi ha inneggiato per mesi di talk showin talk show: slava Ucraini! Vediamo se lo stesso grido gli uomini-azienda avranno il coraggio di ripeterlo anche questo inverno con gli ucraini in studio che puntano il dito e che di sera in sera ripetono agli italiani ridotti alla canna del gas: «Voi dovete fare dei sacrifici per noi».
Dall’Isola di Patmos, 26 agosto 2022
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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1150150Padre Arielhttps://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.pngPadre Ariel2022-08-26 13:49:342022-08-27 14:03:56La Chiesa Cattolica non prende ordini da nessuno tanto meno dagli ucraini che hanno perduto il contatto col reale in un trionfo di arroganza che produrrà gravi danni a tutte le popolazione dell’Europa
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