La critica e il bavaglio: reati di opinione, fantascienza o insulti gratuiti alla comunità gay? Usiamo il buon senso nel caso di Silvana De Mari e del suo libro ritirato dalla distribuzione da Amazon

— attualità ecclesiale —

LA CRITICA E IL BAVAGLIO: REATI DI OPINIONE, FANTASCIENZA O INSULTI GRATUITI ALLA COMUNITÀ GAY? USIAMO IL BUON SENSO NEL CASO DI SILVANA DE MARI E DEL SUO LIBRO RITIRATO DALLA DISTRIBUZIONE DA AMAZON

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[…] i periti clinici consultati in seguito alle affermazioni del Dottore Silvana De Mari, replicarono che anche un certo numero di donne praticavano ― a volte anche per questioni di carattere socioculturale ― il sesso anale, cosa riscontrata da più ginecologi e ostetriche, al punto che si posseggono in tal senso anche i dati clinici statistici. Non risulta però che la pratica del sesso anale da parte delle donne sia collegata alle patologie indicate da questa specialista riguardo i rapporti omosessuali.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Placca di terracotta mesopotamica raffigurante un rapporto anale e risalente al primo secondo millennio a.C. e conservata nel Museo archeologico dello Stato d’Israele

Apprezzo Silvana De Mari, specialista in chirurgia generale ed endoscopia, di cui leggo gli articoli su La Verità, anche se non sempre concordo con le sue analisi. Ritengo infatti che l’apprezzamento personale non deve mai mutarsi in venerazione a-critica. Quando stimiamo una persona è di rigore mantenere lucidità dinanzi alle sue posizioni, senza perdere il senso critico e analitico. Ciò senza disdegnare il sacro fuoco della passione in una personalità, elemento positivo se saggiamente incanalato, perché gli eccessi di passione possono produrre più problemi che benefici.  

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Alcune posizioni del pensiero del Dottore Silvana De Mari che riguardano questioni di morale sessuale, come è il caso dell’omosessualità e della sua espressione fisica, hanno bisogno di un surplus di prudenza non solo in ambito medico ma anche in quella multidisciplinarità che fa dialogare la medicina con la morale cattolica e la pastorale.  E dico questo non tanto in riferimento ai soggetti direttamente interessati ― le persone con orientamenti e attitudini omoaffettive ― ma in riferimento alle pratiche e agli stili di vita sessuali che l’omosessualità si trascina dietro. 

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Partire con eccessiva passione nel trattare tematiche così delicate, come farebbe un qualsiasi giovane opinionista di testata, più che professionalmente rischioso è anche deontologicamente azzardato se chi parla è un medico, quindi un uomo di scienza che attraverso l’osservazione e gli studi clinici dovrebbe fornire dati documentati, sottolineando anche i possibili lati oscuri della questione e le situazioni di stallo. L’ultima bufera che ha interessato Silvana De Mari riguarda il suo libro Non facciamoci imbavagliare, recentemente censurato da Amazon nella rete di distribuzione online. La casa editrice Fede&Cultura con cui questa Autrice ha pubblicato il suo libro ha espresso solidarietà davanti a questa presa di posizione attraverso un comunicato dell’editore Giovanni Zenone:

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«Venerdì ci è arrivata una email da Amazon che comunicava che il nostro libro scritto da Silvana De Mari, Non facciamoci imbavagliare, è stato rimosso dalla vendita sia in ebook che in cartaceo in quanto viola le linee guida di Amazon (in sostanza perché dice la verità sulle conseguenze mediche della pratica sodomitica)» [cfr. QUI].

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Questo Editore che oggi lamenta la censura e il martirio forse alle porte, dovrebbe pensare al nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che nell’ambito pubblicistico, editoriale e televisivo nazionale non è poi così sconosciuto. Come sacerdote e teologo ha affrontato più volte tematiche legate all’omosessualità e al mondo LGBT, interloquendo anche a più dirette televisive con alcuni noti esponenti di questo mondo, usando all’occorrenza molta severità e decisione nel sostenere i fondamenti e la dottrina morale cattolica, non certo le personali opinioni sue. Nella puntata di Dritto e Rovescio dell’8 ottobre 2020 contestò l’Onorevole Alessandro Zan riguardo la proposta di legge sulla transomofobia. Giorni fa, in un suo articolo pubblicato su questa nostra rivista il 17 marzo [cfr. QUI], rifacendosi al suo amico Paolo Poli ― al quale si capisce dalle righe quanto fosse affezionato ―, usando un linguaggio non piccante o scurrile ma letterario e teatrale, ha fatto vari riferimenti ironici ai «froci», termine ormai rubricato ― giustamente ― in quella sequela di insulti per i quali un qualsiasi gay può adire vie legali, chiedendo e ottenendo la pressoché sicura condanna di chi ha pubblicamente insultato lui come persona fisica, oppure l’intera comunità gay. Ma è proprio qui che qualche cosa non torna: Padre Ariel ha sempre criticato le lobby LGBT, è contrario ai tripudi mediatici di omosessualismo, ai Gay Pride che sfilano a Roma dinanzi ai più antichi luoghi simbolo della cristianità e da sempre è contrario a tutti i tentativi di imposizione coatta della teoria del gender. Tutto questo lo ha scritto anche nei suoi libri pubblicati dalle nostre Edizioni, che da Amazon non sono soltanto distribuiti, sono anche stampati nelle due stamperie europee che si trovano in Polonia e in Inghilterra. Quindi noi “dipendiamo” dall’ottimo servizio Amazon, al quale siamo affiliati come edizioni, non solo per la vendita online, ma anche per la stampa e la distribuzione. Per questo l’Editore di Fede&Cultura che lamenta la censura per un verso è un martirio forse alle porte per l’altro verso, dovrebbe domandarsi: come mai i libri del Padre Ariel non hanno mai avuto problemi? Soprattutto, perché non è mai stato querelato dalle associazioni LGBT, pur avendo persino esordito a una diretta televisiva, il 31 ottobre 2019, affermando dinanzi a diversi casi di omosessualità davvero estrema: «Stasera pare di essere al teatrino delle checche!». Espressione iperbolica palesemente umoristica con la quale fece ridere persino gli esponenti dello stesso mondo LGBT. Perché, gli esponenti del mondo LGBT, in questo sacerdote e teologo vedono un “rivale” che esprime il pensiero della dottrina e della morale cattolica e porta avanti le idee su di esse fondate, mentre nel medico specialista Silvana De Mari vedono una persona che ha recato insulto a tutta quanta la loro comunità? Questa sarebbe la domanda da farsi e alla quale rispondere, considerando che il giudice penale del Tribunale di Torino Melania Eugenia Cafiero chiarisce nella motivazione di sentenza che l’imputata è stata condannata per la seguente frase scritta sul suo blog: «Il movimento Lgbt vuole annientare la libertà di opinione e sta diffondendo sempre di più la pedofilia», mentre le altre affermazioni nei riguardi della comunità LGBT non sono punibili perché «la facoltà di manifestare il proprio pensiero è un diritto costituzionalmente garantito […] Non è dunque il pensiero a essere processato ma la sua offensività al bene giuridico protetto in sede penale», vale a dire l’avere associato la pedofilia a un soggetto collettivo identificabile, la comunità LGBT.

Dal comunicato dell’Editore di Fede&Cultura il libro di questa Autrice è presentato come politicamente scorretto e pericoloso, quindi meritevole di essere boicottato e ritirato dal mercato editoriale, perché afferma che la pratica sessuale omoaffettiva da un punto di vista medico è altamente dannosa. Cosa c’è di sbagliato? Quali falsità sono affermate? Quali dati scientifici e medici sono stati alterati? Quali verità omesse? Nello specifico il sunto del discorso portato avanti dal Dottore Silvana De Mari specialista in chirurgia generale ed endoscopia sulla questione riportata nel suo libro si basa su una osservazione semplice: i rapporti omoaffettivi insistono su uno stile sessuale anatomicamente incompatibile e rischioso in cui il partner attivo espone il passivo a uno stress organico della parte finale dell’intestino. Infatti, nelle delicate pareti del retto e del canale anale si verificherebbero traumi e una miriade di microlacerazioni a causa del passaggio del pene non anatomicamente compatibile così come invece avviene in vagina. Questo condurrebbe a patologie estremamente dolorose e al rischio di facilitare la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili [cfr. QUI].

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Apparentemente non c’è nulla di sbagliato nel parere medico di questa specialista, ma quello che mi preme far notare è una generalizzazione del problema al solo ambito sessuale omoaffettivo e alla sola pratica clinica-esperienziale che ella ha avuto modo di riscontrare nei suoi anni di attività come medico. Quindi se l’errore c’è, esso consta di una estrema generalizzazione del problema e di una univocità alla sola esperienza relativa ai casi trattati.

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Desidero ricordare ai Lettori che i comportamenti non naturali in materia sessuale non sono a esclusivo appannaggio degli omosessuali ma anche degli eterosessuali. Quando la Chiesa parla di rapporti sessuali «alla maniera umana» non solo si riferisce a una complementarità naturale, fisiologica e anatomica ma anche funzionale e relazionale. Tutte le varianti alternative sul tema snaturano la sessualità umana che è unica e ordinata da Dio per un fine specifico, tralasciando le implicazioni omo ed eterodirette di cui si deve tener presente anche e soprattutto una componente psicologica. Se per ciò è questo il discorso che si vuole fare si deve ampliare il ventaglio della trattazione non ridurlo, analizzando semmai i casi specifici, come tali e non come assoluti. La brava medico-specialista dovrebbe provare a immaginare quanti sacerdoti nell’esercizio del loro ministero si trovano davanti donne vessate da continue richieste di pratiche sessuali alternative da parte di mariti, compagni e fidanzati che a volte potrebbero far arrossire i più spregiudicati porno attori. E tutto questo nel silenzio e nell’indifferenza generale, che tutto giustifica e comprende nella normalità dei doveri della donna verso l’uomo. Per queste poverette di tutte le età, la sola consolazione e sfogo davanti a queste proposte consiste nel dialogo fraterno e franco con il confessore o con il padre spirituale, al fine di trovare una soluzione all’angoscia provata e alla sensazione di disordine suscitato nell’anima.

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Non bisogna però dimenticare al tempo stesso la sussistenza di una casistica che vede il gentil sesso come il richiedente di prestazioni sessuali alternative dai propri partner, che semmai rimangono molto colpiti da queste richieste, perché non considerano affatto quello della sodomia come il conseguimento di una pratica erotica ma come una grave mancanza di rispetto nei riguardi della donna. E oggi noi sacerdoti ci ritroviamo ad avere a che fare anche con questo: donne, in particolare giovani, che chiedono certe prestazioni e uomini che le rifiutano rimanendo spesso anche molto toccati da certe richieste.

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Per questi e altri motivi reputo che le divagazioni sull’uso dell’ano multitasking non siano oggetto di indagine scientifica nei libri del Dottore Silvana De Mari, né dalla censura di Amazon e del Popolo Arcobaleno. Si tratta infatti di pratiche sessuali che possono riguardare e approfondirsi in situazioni di vita molto più comuni e serie, medicalmente più critiche e moralmente più compromettenti. In una società come la nostra che crede di essersi affrancata dai tabù sessuali non c’è nulla di più moralistico di una omertà che tace sul silenzio di tanti poveretti che vivono un martirio quotidiano originato da una sessualità non ancora compresa come liberante e amica dell’uomo.

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Per i pochi sacerdoti che come noi tre Padri de L’Isola di Patmos hanno avuto il prezioso piacere di frequentare a loro tempo il corso di Audiendas in preparazione all’esercizio del Sacramento della Riconciliazione presso la Penitenzieria Apostolica, non potrà sfuggire l’esempio e le raccomandazioni del santo moralista Alfonso Maria de’ Liguori. Ai tempi del santo vescovo di Pagani l’ultimo tratto dell’intestino rimandava, nell’ignoranza diffusa del popolo rudes, all’amplesso tra uomo e animale e viceversa. Ma per noi uomini evoluti, etero o LGBT, l’ano multitasking si è approfondito in quella filosofia del piacere edonistico che conosce pratiche estremamente “coraggiose” e al limite che prevedono l’introduzione di oggetti di vario genere fino ad arrivare alla mano, al pugno, al piede in quella pratica estrema conosciuta come fisting. Perché non affrontare allora in un discorso scientifico omnicomprensivo tutte queste realtà sessuali alternative e le loro implicanze mediche e morali? Perché soffermarsi solo sull’ambito omosessuale e non trattare anche quello eterosessuale? Vorremmo infatti conoscere da questa donna di scienza in quali casi clinici da lei trattati, tra la popolazione omosessuale, si sono osservate evidenze cliniche maggiori e chiaramente lapalissiane inerenti agli eventi patologici descritti rispetto a quelli presenti tra gli eterosessuali? In caso contrario si rischia di cadere nell’umorismo e di ricorrere a spiegazioni esilaranti come quelle date in tono ironico e scherzoso da un colto e intelligente amico gay di noi Padri de L’Isola di Patmos, che discutendo una volta sulla pratica del sesso anale esordì dicendo: «Alle donne non è consentito, giammai! Per loro è contro natura».

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Non tutti gli specialisti in medicina interna e gastroenterologia e urologia, inclusi diversi cattolici, concordano con la collega Silvana De Mari. Affermare da esponente della classe medica che gli omosessuali, per il loro stile di vita, rappresentano una categoria esposta e più soggetta a certe malattie e persino a certi tumori, incluso il tumore al colon retto, il tutto senza portare alcun dato scientifico probante e meno che mai statistiche documentate, è davvero rischioso e azzardato, altro che censura e bavagli.

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A questo proposito i periti clinici esperti consultati nel corso di questo procedimento in seguito alle affermazioni fatte dal Dottore Silvana De Mari e alle querele che ne conseguirono, replicarono che anche un certo numero di donne praticavano ― a volte anche per questioni di carattere socioculturale ― il sesso anale, cosa riscontrata da più ginecologi e ostetriche, al punto che si posseggono in tal senso anche i dati clinici statistici, persino legati a questa pratica in rapporto alle diversi regioni geografiche d’Italia. Non risulta però che la pratica del sesso anale da parte delle donne sia collegata alle patologie indicate da questa specialista, semmai possono riscontrarsi casi di infezione sia da parte della donna sia da parte dell’uomo in carenza di adeguata profilassi e prevenzione. Quindi di fatto non è stato ancora dimostrato con sufficiente chiarezza scientifica e statistica quello che sosteneva nella sua pubblicazione. E questi errori, in sede civile e penale, inevitabilmente si pagano, se la parte colpita è la lobby gay sulla suscettibilità della quale possiamo anche non discutere, anzi darla come dato assodato, ma al tempo stesso dobbiamo evitare che la stessa sia additata e colpita senza motivazioni e senza supporti di carattere scientifico.

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Personalmente vedo il pericolo di rendere le persone omosessuali ancora più ghettizzate, una categoria protetta per patologia, favorendo quel divario societario che giustifica un vittimismo che è generatore di leggi scriteriate come quelle che vengono proposte in sede parlamentare, mi riferisco ovviamente al disegno di legge Zan-Scalfarotto che può seriamente rischiare di andare a colpire i reati di opinione. Proprio come disse Padre Ariel all’Onorevole Alessandro Zan a quel programma di Dritto e Rovescio dell’8 ottobre 2020, non portando certo le sue opinioni personali ma facendo presente che i vescovi italiani avevano sollevato molte perplessità, conoscendo le conseguenze prodotte da leggi analoghe varate in altri Paesi del mondo in applicazione delle quali abbiamo avuto già più vescovi e sacerdoti condannati dai tribunali semplicemente per avere detto che il matrimonio è tale solo tra un uomo e una donna e che un bambino può nascere solo da un padre e da una madre.

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A questo discorso si aggiunga la concreta possibilità di leggere tali patologie correlate come una punizione divina per uno stile di vita peccaminoso. Se la masturbazione un tempo faceva diventare ciechi gli adolescenti oggi il tumore al colon o al retto sarebbe forse la conseguenza di un uso inadeguato del proprio intestino? Ci rendiamo conto della portata di tali esternazioni e delle conseguenze risibili che relegherebbero noi cattolici in irrecuperabili bacchettoni o sessuofobici?

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Se è necessario fare critica e resistenza allora bisogna partire da un lavoro lungo e meticoloso, rigoroso e con numerose prove su differenti ambiti disciplinari, così come le associazioni ProLife hanno fatto per smontare la liceità dell’aborto. Se questo approccio non c’è o c’è in parte ― perché sono io a dirlo ―, si facilita il gioco delle organizzazioni LGBT che citeranno in giudizio e colpiranno con querele tutte le persone come il Dottore Silvana De Mari, con il solo risultato di avallare le accuse di omofobia che poi in ambito penale troveranno accoglimento in sentenze che non toccano la facoltà di manifestare il proprio pensiero in quanto diritto costituzionale ma come intenzionalità offensiva sottesa a un pensiero veicolato. Ecco perché ho portato l’esempio del Padre Ariel e della linea adottata da noi Padri de L’Isola di Patmos su questa nostra rivista di teologia ecclesiale e di aggiornamento pastorale: nostro compito di sacerdoti, teologi e pastori in cura d’anime è di condannare in modo deciso il peccato, ma sempre accogliendo il peccatore, soprattutto i peggiori peccatori. Poi, se con la scusa dell’accoglienza del peccatore qualcuno dovesse invece rivendicare il diritto al peccato facendo passare il male per bene, senza esitare risponderemo sempre che il peccato non è un diritto e che non può essere mai accolto.

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Forse qualcuno potrà storcere il naso su queste parole, ma oggi bisogna essere scaltri e tutelati in tutti i modi possibili. Essere martiri per il Vangelo e per l’insegnamento della Chiesa è una cosa lodevole, esserlo per la propria imprudenza o passionalità lo è un po’ meno. E dico questo salvando tutti i buoni propositi che nell’immediato non sono conoscibili. Per questo, a me e ai miei confratelli, dispiace davvero molto per il Dottore Silvana De Mari, donna che vive di passione ma anche di innegabile testardaggine, che analogamente ad altri fratelli cristiani possono provocare, con tutte le buone intenzioni del caso, dei danni verso i deboli, i semplici e i confusi del nostro tempo.

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Laconi, 25 marzo 2021

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Padre Ivano

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Ivano Liguori Dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini Presbitero e Teologo ( Cliccare sul nome per leggere tutti i suoi articoli )

30 thoughts on “La critica e il bavaglio: reati di opinione, fantascienza o insulti gratuiti alla comunità gay? Usiamo il buon senso nel caso di Silvana De Mari e del suo libro ritirato dalla distribuzione da Amazon

  1. Caro Padre,

    condivido pienamente la distinzione da lei operata. Occorre inoltre considerare il fatto che Amazon, il qualità di esercente un servizio privato, ha ovviamente il pieno diritto di ritirare dal mercato quei prodotti che, per svariate ragioni, ritiene non idonei. Tuttavia mi permetto di osservare il fatto che:

    a) seguendo molto da vicino le vicende del mondo politico ed intellettuale statunitense, mi ha profondamente colpito la politica di questa azienda di ritirare anche libri che nulla contenevano di offensivo nei confronti della comunità LGTBQevattelapesca. Penso soprattutto a un’opera del bioeticista Ryan T. Anderson, When Harry became Sally, relativa alla problematica del transessualismo sotto il profilo filosofico. Non ho letto il libro in questione, ma ho una certa familiarità con i libri di Anderson e devo dire che mai si è lasciato andare ad affermazioni offensive e generalizzati. Ancora più preoccupante il fatto che, nel caso di specie, il libro sia stato reso disponibile da Amazon per almeno due anni, per poi essere ritirato nel momento in cui Anderson, dalle pagine del Wall Street Journal, aveva avanzato una critica serrata ad un editoriale scritto sul Washington Post da una nota attivista queer. Amazon naturalmente ha tutto il diritto di porre in essere le policies aziendali che ritiene, ma il sospetto che si sia trattata di una forma di “ritorsione” su pressione di alcuni ambienti è forte, vista anche la posizione di rilievo di Anderson alla direzione di un think thank conservatore;

    b) non riguarda strettamente i casi in esame, ma bisogna anche ricordare che Amazon svolge un ruolo pressoché monopolistico sul mercato e il fatto che ritiri certi prodotti sulla base di considerazioni meramente ideologiche e non invece improntate a considerazioni di opportunità lucrativa, di fatto elimina la possibilità diffusa di accedere a determinate risorse. È vero che spetta al mercato trovare una soluzione mediante la creazione di piattaforme competitive, ma il problema resta.

    Concludo concordando sul fatto che, purtroppo, troppo spesso pubblicazioni e voci pubbliche cattoliche rendano un pessimo servizio alla buona battaglia concedendosi affermazioni patentemente sopra le righe inopportune o, peggio, false.

    Ricordo la crociata lanciata da un mio compagno di liceo membro di Alleanza Cattolica (e poi transitato allegramente all’edonismo più spinto) il quale, divenuto direttore della rivista scolastica (e non si è mai capito come abbia fatto, sia per le scarse qualità di scrittore, sia per la schiacciante maggioranza di sinistra nei posti di rilievo della scuola), dedicò tre articoli di un numero a tematiche relative l’omosessualità e la contraccezione. Fin qui nulla di sbagliato, a mio modo di vedere. Il problema è stato nei toni utilizzati e nella decisa inopportunità della pubblicazione. Una mera provocazione fine a ste stessa. Come puoi pensare di sensibilizzare un pubblico ostile a tematiche così delicate mediante affermazioni che potremmo definire eufemisticamente tranchant, con il rischio certo di radicalizzare ulteriormente i destinatari?

  2. 92 minuti di applausi e standing ovation per lei Padre Ivano!

    Grazie di cuore per aver scritto questo articolo. Conosco la De Mari e la sua veemenza quando espone le sue idee. In particolare quando parla di chi come me vive la condizione di omoaffettività e delle implicazioni cliniche basate praticamente solo sulla sua esperienza ambulatoriale, rifiuto totalmente quanto afferma perché è palese che nelle sue parole prevale più il pre-giudizio che la persona di scienza. Ma rifiuto quanto afferma e scrive perché non mi riconosco in quella visione che dà della sessualità omoaffettiva che trasmette. Soprattutto, rifiuto queste sue affermazioni perché possono indurre altri a pensare che tutti gli omosessuali siano così pervertiti … Ma anche no!

  3. Padre Ivano, siete veramente dei grandi, ma non grandi in quanto “cattolici adulti”, grandi in quanto uomini di fede, profonda cultura, e modelli di vita sacerdotale.
    Grazie per questo articolo

    don Paolo da Bologna (città dei … “cattolici adulti”)

  4. Lei padre Ivano, come padre Ariel, una cosa la sapere sicuramente bene: gli omosessuali si rispettano dicendogli soprattutto quel che non vogliono sentirsi dire, spesso ripiegati come sono nel loro mondo surreale e patinato. E io penso di poter parlare con cognizione di causa, perché omosessuale lo sono, pur non avendolo mai sbandierato.
    Una volta fui strapazzato da un prete, e poco dopo compresi quanto mi volesse veramente bene, trattandomi con quella durezza. In un’altra occasione conobbi un prete tutto dolce, amoroso, comprensivo … poverello! Era più omosessuale di me, per ciò, a livello speculare, voleva consolare più che altro se stesso.

    Quando si perdono discrezione e pudore si tira fuori il peggio di noi stessi. Questo vale per noi omosessuali, ormai sempre più spudorati nell’ostentazione dei nostri peggiori vizi, e vale per la dr.ssa De Mari, sempre più spudorata nella sua mancanza di carità cristiana.

  5. Desidero complimentarmi con lei Rev. P. Ivano Liguori, come cattolico e specialista in chirurgia interna.
    Eseguo di media tra le 4200/4600 colonoscopie all’anno e certi danni legati a rapporti anali e omosessualità non li ho mai riscontrati e quando mi sono ritrovato dinanzi a problemi per esempio infettivi, questi hanno sempre colpito indistintamente uomini, donne, eterosessuali ed omosessuali.
    Grazie per questo articolo.

  6. … eh, la cara De Mari, un’altra che ai sacerdoti pare si rivolga solo per insolentirli, si rivedano i suoi video di contumelie diffusi durante il lockdown nei quali ci ha detto di tutto: conigli, vigliacchi, senza attributi virili …
    Se dall’alto della sua evidente arroganza avesse invece ascoltato e chiesto consiglio a noi, per quanto conigli, vigliacchi, senza attributi virili … sotto processo sicuramente non ci finiva, e condannata neppure, perché le avremmo spiegato in breve l’abc della morale cattolica.
    E detto questo mi taccio e non vado oltre.

  7. Riporto un passo di Santa Caterina da Siena dal Dialogo della divina Provvidenza:

    «Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato”».

    Reverendo padre Ivano, le chiedo anche questo passo è da censurare?

    1. Gentile Fabio,

      ricordo che un mio professore di psicologia, sacerdote della Congregazione dei Camilliani, durante la specializzazione in Teologia Pastorale Sanitaria, pose questa domanda:

      «In un discorso, da che cosa capite che il vostro interlocutore ha compreso il vostro ragionamento? Semplice, dalle domande che vi pone in seguito».

      Ebbene lei con la sua domanda e relativa citazione esula non solo dall’intenzionalità dell’articolo ma anche dal senso con cui è stato composto. Non è certamente la citazione dotta e svincolata, molto di moda in questi tempi, del Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina che risolve il problema della sodomia. Avrebbe potuto, molto più semplicemente, fare riferimento all’insegnamento magisteriale della Chiesa in fatto di sessualità umana ma non lo ha fatto. Perché? Perché ha preferito citare un brano che oggi viene usato come arma da coloro che considerano il peccato sessuale l’unico biasimevole e degno di castigo.

      Voglio condividere con lei una confidenza: non è stato un peccato sessuale a condannare Adamo ed Eva ma un peccato di orgoglio e di superbia, lo stesso che il giorno del nostro battesimo ci viene tolto per la grazia di Cristo. Lo stesso peccato che quelle famose monache di Port Royal commisero: “Pure come angeli, orgogliose come Lucifero, ribelli come demoni”.

      E’ chiaro e lapalissiano che la sodomia è un peccato. Questo è chiaro sia come insegnamento della Chiesa, sia come argomentazione del mio articolo. E poiché la sodomia è un peccato, così come lo sono i rapporti contro natura diversamente intesi, questo discorso ha valore sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali. Il peccato non riguarda l’orientamento affettivo, riguarda tutto l’uomo, nasce da una mancanza, da una privazione libera di Dio. Questa è la tara contenuta nel libro dalla De Mari, che è un medico e non un teologo moralista o un confessore. E se reputiamo che certe persone siano più peccatrici di altre dimostriamo solo grande miopia, la stessa che ai tempi di Gesù condannava alla lapidazione la donna adultera e non l’uomo che con lei aveva consumato il peccato.

      Sia ben chiaro, la mia risposta non suoni come un rimprovero, ma se io in confessionale dovessi sbattere sulla faccia del penitente – che è lì per confessarsi e cambiare vita – sentenze come quella da lei citata, non solo indurrei il penitente alla disperazione ma sarebbe molto difficile condurlo a una conversione perché vedrebbe in me un aguzzino invece che un padre desideroso del suo ritorno a casa e della sua guarigione dal peccato.

      Le dico che è più facile convertire e dialogare con chi infrange il sesto comandamento che con gli orgogliosi e i superbi. La benedico.

  8. Caro p. Ivano,

    la sua pretesa che noi si debba parlare come un direttore spirituale in confessione anche quando ci si provi a opporre le nostre limitate capacità, intellettuali, morali e retoriche agli attacchi omnidirezionali dell’omosessualismo imperante è davvero naive. Forse lei è un novello Padre Leopoldo, troppo occupato a confessare tutto il tempo i peccatori per accorgersi di come va il mondo.

    Certamente non ha mai avuto modo di ascoltare in TV tale Vladimir Luxuria che in fascia protetta esalta le proprietà taumaturgiche della sodomia per l’ipertrofia prostatica. Lei avrà gioco facile a relegare anche me tra gli orgogliosi e i superbi, ma io della dott.ssa De Mari non apprezzo solo ciò che dice, ma anche come lo dice. Perché oggi in Occidente, come ieri in Palestina, la scorrettezza politica è l’unica cifra comunicativa possibile del cristiano; perché oggi in Occidente, come ieri in Palestina, Quid est Veritas?

    Quanto alla dott.sa De Mari, è una valente scienziata con una vasta esperienza clinica dal cui bagaglio attinge; perciò accusarla di inventare falsità per il gusto di insolentire i gay è un’operazione ipocrita. Se si cercano chiarimenti su quanto afferma, il metodo corretto sarebbe di chiederle di rendere disponibili le evidenze di cui dispone, non di rivolgersi a chi le nega.

    Infine la prego di accettare i miei complimenti per il suo argomento vincente “anche gli etero lo fanno”, un distillato di cerchiobottismo e una vera e propria assicurazione sulla vita. Stia pur certo che nessuno vi censurerà mai e, anzi, continueranno a invitarvi in…

    1. Non capita di frequente che un cattolico per hobby riesca a farmi uscire fuori dai gangheri come lei. E adesso le spiego perché rispondo io. Non rispondo in quanto direttore responsabile di questa rivista, rispondo io perché Padre Ivano è un presbitero cappuccino di una tale sapienza e santità di vita che desidero sia tutelato da certe contaminazioni, meglio provveda a sporcarsi le mani un peccatore come me, che per giungere alle virtù di vita sacerdotale di questo mio confratello dovrei vivere altri 57 anni, cosa umanamente e biologicamente impossibile.

      Richiamo la sua attenzione sulla prima delle sue infelici frasi:

      «Forse lei è un novello Padre Leopoldo, troppo occupato a confessare tutto il tempo i peccatori per accorgersi di come va il mondo»

      Mi dica: lei è davvero limitato sino a questi livelli, oppure la sua crassa ignoranza le impedisce di comprendere che San Leopoldo Mandic, proprio perché passava le giornate ad assolvere i peccatori dai peccati, il mondo lo conosceva meglio di lei e di tutte le Silvana De Mari messe in fila una dietro l’altra?

      Ma lei, di noi sacerdoti di Cristo chiamati a santificare, insegnare e guidare il Popolo di Dio, ha proprio questa totale mancanza di conoscenza?

      In tal caso, considerando che tra poco lei dovrebbe adempiere al santo precetto pasquale, faccia come adesso le dico: vada da Silvana De Mari, si faccia mettere un bel sondino endoscopico in corpo mentre la specialista recita questa formula sacramentale:

      «Ego te absolvo a peccatis tuis […]»

      Fatto questo potrà andare serenamente in pace con Dio, perché questo è ciò che i soggetti come lei meritano. Cosa questa che posso dirle io che sono un peccatore incallito, non Padre Ivano che è un santo sacerdote.

      1. Di tutta la sua sguaiata replica mi ha ferito solo quel “cattolico per hobby” inferto con quella lussuria incontenibile che procura l’umiliazione del prossimo, di cui solo certe sensibilità sono capaci. Altro che peccatore incallito.

        1. Lei si è permesso di darmi del lussurioso? E sulla base di che cosa, quali elementi e quali prove ha per una grave accusa del genere?

          Come forse lei saprà la lussuria è uno dei peccati capitali, anche se non il primo. Lo so bene che a quelli come lei piacerebbe che il sesso e la sessualità fossero considerati il centro dell’intero mistero del male, ma non è così, a dirlo non sono io, bensì il deposito della fede e la dottrina cattolica. Il primo dei peccati capitali è quindi la superbia, proprio quello che lei pratica in modo ostinato. E ciò non perché affermando questo io osi dare un giudizio sulla sua coscienza, cosa che mai mi permetterei di fare, semplicemente perché dai suoi scritti e dal modo in cui aggredisce i sacerdoti prendo atto che nelle superbia lei è proprio incancrenito.

          E mi creda, un lussurioso può essere anche facile da redimere, ma per redimere un superbo … spesso neppure i santi sono riusciti nell’impresa.

          Dio la benedica.

          1. Senta p. Ariel, rileggendo le battute di questa schermaglia surreale ho come l’impressione che non stiamo dando uno spettacolo troppo edificante. Quando uno se ne accorge deve avere non dico l’umiltà, ma la furbizia di tirare il freno. Io non intendo aver ragione per forza e tantomeno a queste condizioni. Perciò io le chiedo scusa e lei, se può, mi perdoni; e se avrà la bontà di concedermelo, spero di poter continuare a interloquire su registri più moderati.

  9. Reverendo padre IVANO

    Lei scrive “E’ chiaro e lapalissiano che la sodomia è un peccato. Questo è chiaro sia come insegnamento della Chiesa, sia come argomentazione del mio articolo”
    mi sembra che a cardinali ,vescovi e alcuni sacerdoti non lo sia più
    le riporto alcune notizie https://genova.repubblica.it/cronaca/2021/03/28/news/liguria_il_parroco_di_bonassola_se_non_posso_benedire_coppie_gay_neppure_le_palme-294196647/
    https://www.lafedequotidiana.it/il-cardinale-schonborn-contro-la-congregazione-per-la-dottrina-della-fede-si-alla-benedizione-delle-coppie-omosessuali/ le chiedo è normale?

  10. Vantarsi che Amazon tenga in piedi le proprie pubblicazioni questo si che è allucinante, come grave è utilizzar tale piattaforma. Non è cosa strana giacché voi altri siete seguaci del conto bancario foraggiando la riserva frazionaria.

    Fate bene a non parlarne giacché costringereste vari essere umani che non vogliano essere complici di un crimine ad una marginalizzazione dal sistema produttivo (non dunque in quanto cristiani, come anche riguardo l’aborto o la sodomia, essendo in tema il “diritto naturale”)!
    Tutto per dimostrare solo una cosa : dire/scrivere una cosa del genere da teologi o predicatori è una cosa, da economisti tutt’altra e già da sé si comprende che il paragone De Mari vs don Ariel non calza.

    Indipendentemente dunque dalla giustezza dell’asserto scritto da me (malauguratamente è corretto ergo siete una masnada di conniventi oppressori e ladri) è facile fare a chi è più ganzo soprattutto da privilegiati chierici o religiosi che per le loro uscite in televisione non rischiano il posto di lavoro né la reputazione avendo il permesso per forza di cose a parlare di “robba da preti”.

    p.s. se comprende la costruttività del commento , non si deve stupire che la “calata” dello ricalchi quelle che sono di vostro costume fra ironie, sferzate e provocazioni. Ad ogni modo si interessi sul funzionamento delle banche e come scrisse Giacomo “Religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni senza lasciarsi contaminare dalle cose di questo mondo”.

    1. Caro Signor Dadaumpa,

      ci lasci dire: lei è fantastico!
      Ivano Liguori, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, rappresentato come parte di un sistema criminale politico-economico-bancario colluso con il potere delle multinazionali, è qualche cosa di esilarante.

      Ci saluti tanto le deliziose gemelle Kessler al canto di Dadaumpa

      1. Mica Ivano Liguori, ma dal Vaticano in testa e tutti i compari laici che hanno qualche dindarolo risparmiato nelle cosche bancarie compresa la vostra associazione che campa di donazioni filtrate tramite questo sistema ( su cui bellamente e colpevolmente non vi fate domande ) appoggiandosi su tale multinazionale infame, esulando poi sul senso proprio di quel che vi è stato posto innanzi ossia:
        a) paragone irrapportabile che falsa la critica posta
        b) la vostra continua bassezza comunicativa
        visto che solo qusto ho citato in giudizio: quello che a Roma si chiama avere il culo parato.
        Facile farsi passare allora per quelli che, pur essendo addirittura “peggiori” della signora in oggetto, sono talmente bravi da essere inattaccabili…quando si tratta solo di truffa.

        1. Vada a parlare con mia madre e mio fratello, glielo spiegano loro – e glielo documentano pure con tutti i relativi bonifici bancari – quante migliaia di euro mi hanno regalato nel corso degli anni per pagare le spese necessarie della gestione del sito di questa rivista a fronte di un lavoro molto impegnativo e molto faticoso che io e i miei confratelli svolgiamo totalmente gratis per amore del nostro ministero e del Popolo di Dio.
          Grandissimo pezzo di imbecille !!!

  11. “Essere martiri per il Vangelo e per l’insegnamento della Chiesa è una cosa lodevole, esserlo per la propria imprudenza o passionalità lo è un po’ meno” esprime in belle parole quello che anche io penso della dott.ssa Silvana De Mari, che a mio avviso è una specialista nell’arte di passare dalla ragione al torto.

    1. Se la De Mari ha ragione, non può avere torto, almeno nel merito di ciò che dice. Immagino quindi che lei le attribuisca un torto nel metodo, ma questo, caro amico, è materia opinabile, non di fede o di morale. A questo riguardo, la mia opinione è che un laico – non necessariamente cattolico – che vuol difendere, non dico il diritto naturale, ma, ad es, il diritto dei propri figli a non avere la mente plagiata nella scuola dell’obbligo da pervertiti organizzati in associazioni finanziate con i soldi delle famiglie dei contribuenti, non può parlare come se fosse un sacerdote con il penitente in confessione; non lo sa fare (se no avrebbe fatto quel mestiere), ma se anche lo sapesse fare, non è giusto chiedergli di farlo. E’ giusto invece che possa esprimere la sua denuncia nei modi e nei toni che la mente e il cuore gli ispirano. Ciò che, al contrario, trovo manifestamente ingiusto è quando tale laico – ripeto, non necessariamente cattolico – nell’esercizio di questa libertà di pensiero e di questo diritto di parola viene bersagliato dal fuoco fintamente amico degli ideologi del catto-buonismo, con o senza talare.

  12. Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati (Brecht). Occupati da Amazon? Occupati da Facebook? occupati da Twitter? Occupati da Google ? Occupati da Zan ? Occupati da Scalfarotto e da Cirinnà? Occupati da Biden? Occupati da Nethanyau? Occupati dalla “comunità (!) LGBTQeccetera”? Occupati da Gates? Occupati da tanti commentatori tanto savii e tanto benpensanti? Teneteveli, i vostri posti.

  13. Caro Padre, non ho letto il libro della De Masi e quindi non so se le sue informazioni siano di carattere scientifico o solo personali, comunque credo che lei sia documentato in merito. Nel suo articolo leggo con grande interesse che le pratiche anali siano peccaminose sia se commesse da etero che da gay, ma non esprime nulla dal punto di vista della salute, valutando ciò che scrive la De Masi frutto appunto di considerazioni personali. Asserendo che sia peccato e peccato grave, ma dicendo che dal punto di vista medico non comporti alcun serio problema è a mio avviso un cattivo servizio, sia agli etero che ai gay. Nel rapporto anale non protetto vi è un’altissima probabilità di contrarre aids e sifilide, nei soggetti gay ancora oggi dopo anni di campagne informative la percentuale è di circa 30 volte superiore. Queste informazioni non le pubblicherà mai nessuno perché sono molto scomode. Quando si verificò il tragico attentato nella discoteca gay negli USA, il cantante Ricky Martin volle donare il sangue e con grande suo stupore gli fu impedito perché omosessuale. Il Presidente Obama, sollecitato, chiese il perché di tale gravissima restrizione all’organo governativo competente che lo informò che vi erano seri motivi scientifici che giustificavano tale disposizione. Obama glissò senza troppe chiacchiere sul problema perché sarebbe stato politicamente scomodo. Vi siete tolti un bel sassolino con la De Masi e lo posso anche comprendere.

    1. Si faccia queste domande e soprattutto dia a se stesso e a chi la legge le dovute risposte:

      1. il Tribunale penale di Torino, si è rivolto a una commissione scientifica, prima di emanare una sentenza motivata sulla De Mari che ha portato ragioni scientifiche che non sono poi risultate tali, oppure dobbiamo dare per scontato che quella sentenza è frutto di un complotto?

      2. se come lei afferma «la probabilità di contrarre aids e sifilide, nei soggetti gay ancora oggi dopo anni di campagne informative la percentuale è di circa 30 volte superiore» ciò vuol dire che non tanto donne e uomini hanno un ano e un apparato gastrointestinale diverso, ma che i gay hanno un ano e un apparato gastrointestinale diverso che li esporrebbe a maggiori rischi di infezione; e se ciò fosse vero come si giustificherebbe, forse con il fatto che i gay appartengono a una terza specie umana (uomini, donne, gay) e che hanno quindi un diverso apparato sessuale e gastrointestinale rispetto a donne e uomini, che li rende più esposti a certe infezioni?

      3. dove è documentato il caso di Ricky Martin da lei citato e che coinvolgerebbe persino il Presidente degli Stati Uniti d’America con alte motivazioni scientifiche riportate e poi occultate? La fonte, citi la fonte di una notizia così importante, altrimenti lei mette a repentaglio la attendibilità di ciò che scrivere e la sua personale serietà umana.

      1. Buonasera. Il bravissimo cantante Ricki Martin che riproduco indegnamente a squarcia gola sotto la doccia. Repubblica 16 giugno 2016 e per approfondire siti in lingua inglese del periodo,. Per quando riguarda le pratiche sessuali alternative, potete controllare qualsiasi circolare statistica medico scientifica. Mai affermato che gli esseri umani abbiamo organi diversi. Ma parlando sottovoce forse costumi più o meno a rischio? Non lo so, sono solo un lettore. Della De Mari posso dire che fino a ieri non sapevo neppure che scrivesse e sinceramente penso che si sia mossa con grande superficialità? Credo però che il dedicargli un così lungo articolo di ulteriore condanna sia forse un sassolino fastidioso che vi siete tolti, la cosa interessante sarebbe conoscere le ragioni che vi hanno mosso. Siete grandiosi e preparatisssimi, vi seguo con ardore anche quando siete presenti, con Don Ariel, dal vostro carrissimo amico Del Debbio. Un abbraccio autentico e non permaloso.

  14. Gentile Isola di Patmos,

    Uccr anni fa pubblicò degli articoli riportando gli studi di varie università sulla maggiore incidenza negli omosessuali e trans di malattie veneree in rapporto alla popolazione. Non sono brava con i link ma i 2 articoli che ho trovato sono del gennaio e di agosto 2012, credo che la De Mari si riferisca a questi. Non so poi se questi studi siano stati smentiti. Non ho nessuna preparazione scientifica ma da ciò che ho letto credo che ci sia un interesse diffuso a che questi studi non siano di pubblico dominio. Nessuno pensa che il Tribunale di Torino sia un cospiratore ma anche i giudici vivono in questa realtà di omosessualismo diffuso e quindi possono essere influenzati come qualunque essere umano. Negli Usa lo studio del prof. Regnerus è stato pubblicato tra opposizioni feroci, l’università praticamente definita “omofoba” o giù di lì…., le “terapie riparative” ormai praticamente fuorilegge già in Germania ostracizzate e ignorate sempre più dovrebbero dirci qualcosa. La De Mari avrà un atteggiamento da pasionaria ma non credo che ciò che lei e altri studiosi internazionali affermano siano cose del tutto inventate.
    Buona giornata

  15. La cosa ridicola è che ci si rivolga a un Tribunale penale affinché stabilisca la verità scientifica. Ora, premesso che il metodo scientifico è solo un metodo di indagine e che dunque non può esistere una verità scientifica in quanto tale, qualunque ricercatore in qualunque campo dello scibile che lavori coi numeri può testimoniare che ai numeri si può far dire qualunque cosa, né più né meno che ai fondi del caffè (basti ricordare l’esame al C14 della Sindone). Senza l’etica, la serietà e il buon senso, e tanto più se deviati da avidità di guadagno o da deformazioni ideologiche, l’unica verità scientifica dimostrabile è la manipolazione scientifica dell’informazione.
    La perizia di parte che il Giudice ha acquisito come “scientificamente vera”, era anche scientificamente strumentale alla tesi accusatoria per dimostrare l’omofobia dell’imputata. Il Giudice ha poi assolto l’imputata dalle accuse di omofobia (di questo dobbiamo essergli grati, visto che tale reato non è ancora contemplato dal Codice), ma l’ha condannata “solo” per diffamazione, per avere sostenuto che l’omosessualità è contro natura. Ora, al di là di ogni giudizio professionale sulla dott.ssa De Mari e sulla sua distanza da ogni verità scientifica, io penso che essere condannati da un Tribunale per aver detto una Verità (questa sì) Rivelata e sentirsi pure dare torto da prelati della propria Chiesa, e essere dileggiati per questo, dev’essere un’esperienza di grande prova per la propria fede. Per questo la Dott.sa De Mari è persona che io stimo e rispetto molto.

  16. Signor Stefano,

    anch’io come lei trovo assurdo che un tribunale discuta di verità scientifiche, dovrebbe essere appunto una questione tra scienziati e invece noi si sta ripetendo l’errore rinfacciato alla Chiesa di aver sottoposto ad indagine vari scienziati del passato tra cui Galileo, ma nessuno lo fa notare. Temo purtroppo che in questo abbia giocato il fatto che anche la Chiesa attuale ha ormai messo da parte il pensiero naturale. Papa Francesco ritengo non creda più di tanto al diritto naturale e quindi troppi vescovi e Cardinali sono stati ben felici di liberarsi di qualcosa che anche essi considerano evidentemente anacronistico e soprattutto qualcosa che è di ostacolo al dialogo con i seguaci del mainstream, come si definisce oggi il pensiero unico di cui parlava Papa Benedetto, non dimentichiamo che dialogo troppe volte significa denaro a palate per le casse “ecclesiastiche” nazionali e vaticane…

    Lo so, non dovrei dirlo siamo a Pasqua, ma non dobbiamo essere troppo ingenui per capire qual è la realtà dura e cruda. Si, chiunque incapperà nelle maglie della legge non si aspetti solidarietà dal Vaticano o dalle varie conferenze episcopali non ne avrà come non ne hanno avuto la De Mari e i medici che hanno scoperchiato le magagne di Planned Parenthood, i genitori messi in carcere perché non volevano che i loro figli fossero sottoposti a bombardamenti ormonali come il papà di questi giorni che rischia 5 anni o che non trascinava o i figli ad assistere a lezioni di sesso spinto a scuola come accaduto troppe volte in Germania, Canada.

    Buona Pasqua signor Stefano

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