Un bon prêtre l'est s'il attend la fin de son mandat pour louer son Evêque.: Andréa Turazzi, à partir d'aujourd'hui évêque émérite du diocèse de Saint-Marin-Montefeltro

UN BON PRÊTRE EST TEL SI POUR LOUER SON ÉVÊQUE IL ATTEND LA FIN DE SON MANDAT ÉPISCOPAL: ANDREA TURAZZI, DA OGGI VESCOVO EMERITO DELLA DIOCESI DI SAN MARINO-MONTEFELTRO

«Venerabile Vescovo, Je veux que tu saches que pendant ton épiscopat tu m'as donné les dix meilleures années de mon sacerdoce, cosa questa per la quale Ti sarò sempre profondamente grato»

- Nouvelles de l'Église -

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Da oggi S.E. Mons. Andréa Turazzi è Vescovo emerito di San Marino-Montefeltro, la mia Diocesi di appartenenza.

Mio Vescovo da un anno, dopo avermi conosciuto mi disse in quel lontano maggio 2015: «Tu sei nato per fare il cacciatore e io per fare il veterinario». Mi sorrise con affetto e proseguì: «Nella Chiesa sono necessari sia i cacciatori che i veterinari, ti prego solo di non sparare con pallettoni pesanti, semmai usa i pallini più piccoli».

Per un presbitero, non amare un Vescovo che si porge a questo modo è impossibile. E io ho amato il mio Vescovo, anche se pubblicamente non l’ho mai detto, perché non sarebbe stato opportuno e prudente.

L'année dernière, mentre infuriava una polemica nella quale mi ero tuffato direttamente con la veste talare addosso senza neppure svestirmi e mettermi il costume da bagno, il m'a dit: «Non metto in discussione le tue ragioni, ineccepibili sul piano dottrinale e teologico, ti prego solo di cercare di essere un po’ più moderato». Dopo avermi rivolto questo invito aggiunse: "Bien sûr, nessuno può dire che ti manchi il coraggio, forse ne hai persino troppo. Per questo non me la sento di rivolgerti alcun rimprovero, perché questa è la tua natura e il carattere che Dio ti ha dato, nessuno può chiederti di essere diverso da come sei, ti chiedo solo un po’ di moderazione nella legittima polemica, nulla di più».

Come sempre lo ascoltai. E pochi giorni dopo gli inviai un messaggio privato nel quale lo ringraziai in questi termini: «Venerabile Vescovo, Je veux que tu saches que pendant ton épiscopat tu m'as donné les dix meilleures années de mon sacerdoce, cosa questa per la quale Ti sarò sempre profondamente grato».

Se a usare queste parole di affetto è uno come me, che non ho esitato a dare pubblicamente del delinquente a un potente Cardinale affermando che avrei preferito avere a che fare con quelli della Banda della Magliana anziché con lui e i suoi scagnozzi (cf.. QUI), ciò vuol dire che ho avuto la grazia di avere come Vescovo un autentico uomo di Dio e un vero modello di Pastore in cura d’anime, cosa sempre più rara in questi tristi tempi che la Chiesta universale sta vivendo. Nella sua vita e nel suo governo episcopale il mio Vescovo è stato modello elevato e realizzazione viva dell’insegnamento dei Padri della Chiesa che esortano:

«Tutti i presbiteri, in unione con i vescovi, partecipano del medesimo e unico sacerdozio e ministero di Cristo, in modo tale che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica dei presbiteri con l’ordine dei vescovi […] I vescovi pertanto, grazie al dono dello Spirito Santo che è concesso ai presbiteri nella sacra ordinazione, hanno in essi dei necessari collaboratori e consiglieri nel ministero e nella funzione di istruire, santificare e governare il popolo di Dio […] Per questa comune partecipazione nel medesimo sacerdozio e ministero, i vescovi considerino dunque i presbiteri come fratelli e amici, e stia loro a cuore, in tutto ciò che possono, il loro benessere materiale e soprattutto spirituale» (Voir. Decreto Presbyterorum Ordinis, n. 7).

Solamente adesso che non ha più potere di governo pastorale sulla Diocesi e su di me, posso dire pubblicamente quanto abbia venerato, apprezzato e amato il mio Vescovo. E quanto non mi sia stato affatto difficile, con un Vescovo del genere, mettere in pratica questa esortazione dei Padri della Chiesa:

«I presbiteri, pour leur part, avendo presente la pienezza del sacramento dell’ordine di cui godono i vescovi, venerino in essi l’autorità di Cristo supremo pastore. Siano dunque uniti al loro vescovo con sincera carità e obbedienza. Questa obbedienza sacerdotale, pervasa dallo spirito di collaborazione, si fonda sulla stessa partecipazione del ministero episcopale, conferita ai presbiteri attraverso il sacramento dell’ordine e la missione canonica» (Voir. Decreto Presbyterorum Ordinis, n. 7).

Al vescovo è dovuto filiale rispetto e devota obbedienza da parte del presbitero, questo promettiamo solennemente il giorno che riceviamo la consacrazione sacerdotale. E io ho rispettato e obbedito il mio Vescovo, perché gli era dovuto. Poi l’ho anche stimato e amato, ma non perché gli fosse dovuto, perché né la stima né l’amore sono dovuti ad alcun Vescovo in quanto tale; se li ho riversati su di lui, è perché li ha profondamente meritati.

Duole ai Confratelli Presbiteri e duole ai croyants du Christ di questa Diocesi Feretrana che il mandato del Vescovo non sia stato prolungato. Verrebbe quasi da urlare “allo spreco!” dinanzi a un uomo di 75 anni in perfetta salute fisica, dotato di tutte le necessarie forze umane e spirituali, di sapienza e saggezza. Mais d'autre part, la Roma della «Chiesa ospedale da campo» e delle «periferie esistenziali» pare avvezza, oggi ancor più di ieri, a decidere sulle aride carte, specie quando si tratta proprio delle tanto decantate «periferie».

Non ho idea di chi sia il suo successore perché non lo conosco, so soltanto che si chiama Domenico Beneventi, 49 années, presbitero della Diocesi di Acerenza, una Diocesi particolarmente cara al Cardinale Crescenzio Sepe, molto attivo e operoso in questi ultimi tempi nella presentazione di nuovi candidati idonei all’episcopato. Al nuovo Vescovo eletto auguro sin da ora di non essere solo rispettato e ubbidito, in quanto a lui dovuto per vincolo sacramentale; gli auguro anche di essere amato e stimato come lo è stato il suo predecessore. Ma amore e stima del clero e dei fedeli vanno conquistati a caro prezzo, spesso persino a costo di lacrime e sangue, proprio perché non sono cose dovute. Questo è il lavoro più duro per qualsiasi Vescovo, che si traduce sempre in successo solo negli autentici uomini di Dio, pronti a conformarsi al mistero della Croce di Cristo Signore.

 

de l'île de Patmos, 3 février 2024

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La charité lave et rend propre même l’argent sale, Les grands saints de la Charité nous l'enseignent dans l'histoire de l'Église

UNE CHARITÉ LAVE ET REND PROPRE MÊME L’ARGENT SALE, CE LO INSEGNANO NELLA STORIA DELLA CHIESA PROPRIO I GRANDI SANTI DELLA CARITÀ

Certi vescovi di Migrantopoli e Pauperopoli sembra che vogliano presentarsi oggi più puri e immacolati della Beata Vergine Maria, pur di piacere al mondo e compiacerlo. Sino a non capire che la carità «tutto copre» e «tutto trasforma», cosa che però non possono cogliere e capire, se come loro Presidente si ritrovano un soggetto che afferma: «il Vangelo non è un distillato di verità».

- Nouvelles de l'Église -

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Quando il Beato Apostolo Paolo compose la lode alla carità parlò anche ai giorni nostri. Questa è la caratteristica della Parola di Dio: un linguaggio eterno che comunica agli uomini di tutti i tempi e che nel corso dei secoli svela messaggi nuovi racchiusi in quelle stesse parole.

Le Sacre Scritture hanno uno stile e un linguaggio apocalittico nel senso etimologico del termine. Benché nel linguaggio corrente parlato il termine apocalisse, le grec ἀποκάλυψις, sia erroneamente usato per indicare un evento catastrofico o la fine del mondo, il suo vero significato è “disvelare”, “togliere il velo che copre”, quindi scoprire. Tra il termine apocalisse e il termine epifania, derivante dal greco ἐπιφαίνω, che significa “mi rendo manifesto”, c’è uno stretto legame. L’epifania intesa come manifestazione della divinità è un continuo “disvelare” dei contenuti racchiusi sulle righe, dentro le righe e oltre le righe stesse delle Sacre Scritture che racchiudono la Parola di Dio.

Nel brano in questione, aussi connu sous le nom Hymne à la Charité, il Beato Apostolo Paolo esprime:

«La carità è paziente, la charité est gentille; la charité n'est pas envieuse, ne se vante pas, ne gonfle pas, ne manque pas de respect, ne recherche pas son intérêt, ne te fâche pas, il ne tient pas compte du mal reçu, n'apprécie pas l'injustice, mais prend plaisir à la vérité. Tout couvre, tout le monde croit, j'espère tout, supporte tout. La charité ne finira jamais. […] Ce sont donc les trois choses qui restent: Foi, espoir et charité; mais de tous le plus grand est la charité!» (Je Cor 1, 1-13)

Confrontiamo questo brano paolino, facile e comprensibile solo all’apparenza, con un recente fatto di cronaca ecclesiale:

«”L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha fatto bene a rifiutare la ricca donazione della società Leonardo” perché “è denaro sporco, sporco di armi, sporco di sangue, sporco di guerra”. Mons. Giovanni Ricchiuti presidente nazionale di Pax Christi e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, prende una posizione più che netta dopo che la République ha scritto che sarebbe stato rifiutato un milione e mezzo di euro. “Finalmente” dice “Siamo in linea con una Chiesa che veramente si libera di questi condizionamenti, di queste elargizioni che vengono, come nel caso, da una industria che produce armi. Ha fatto bene il Vaticano a rifiutare questa offerta. Lo dico come vescovo: è una Chiesa che ama la verità”» (cf.. QUI e QUI).

D'abord une question. Dopo che il Presidente di Paix du Christ ha annunciato che la nostra attuale «è una Chiesa che ama la verità», si renderebbe necessario chiarire due cose fondamentali. la première: précédemment, l'église, per duemila anni quale verità amava, ammesso che la amasse? La deuxième: quelle est la vérité?

Récemment, il Presidente dei Vescovi d’Italia, nel totale silenzio del nostro episcopato nazionale ha affermato che «il Vangelo non è un distillato di verità» (cf.. QUI). Au moins, Ponce Pilate, a suo tempo non fece una affermazione come quella del Presidente dei Vescovi d’Italia, in modo molto più elegante rivolse al Cristo una domanda: «Qu'est-ce que la vérité?», Cos’è la verità (cf.. Gv 18,38).

Non è facile parlare di verità nella odierna Chiesa emozionale di Migrantopoli e Pauperopoli. Proviamo allora a rifarci a quel San Tommaso d’Aquino che nei salotti dei sempre più ignoranti clericali chic radical è variamente indicato come «vecchio» e «superato». Pour le Docteur Angélicus O Docteur communis La verità è Dio stesso ipsa summa et prima veritas (Summa, I q. 16 une. 5 c). La verità non si disvela mai pienamente, per questo motivo «verità ed opinione errata, verità e menzogna nel mondo sono continuamente mescolate in modo quasi inestricabile [...] diventa riconoscibile, se Dio diventa riconoscibile. Egli diventa riconoscibile in Gesù Cristo. In lui Dio è entrato nel mondo, ed ha innalzato il criterio della verità in mezzo alla storia» (Joseph Ratzinger, dans Jésus de Nazareth, la domanda di Pilato, pp. 216-218).

Per volontà del suo divino fondatore la Chiesa di Cristo non è nata per piacere al mondo e compiacerlo, ma per combatterlo:

« Si le monde vous hait, sachez qu'il m'a haï avant. Si vous étiez du monde, le monde vous aimer comme son propre; parce que vous n'êtes pas du monde, mais je vous ai choisi dans le monde, c'est pourquoi le monde te déteste" (Gv 15, 18-19).

Se alla verità si sovrappongono opinioni errate che prendono vita da elementi emozionali soggettivi o collettivi, essa rimane completamente occultata nella emotiva Chiesa di Migrantopoli e Pauperopoli, dove non si esita ad affermare che «il Vangelo non è un distillato di verità», il tutto nel silenzio dell’intero l’episcopato italiano.

Rifiutando quella donazione si è cercato ancóra una volta di compiacere il mondo, in particolare quello composto da persone che lungi dall’andare alla Santa Messa per Pasqua e per Natale, non sanno farsi neppure il segno della croce. Questo il mondo al quale questa nostra Chiesa visibile dal sapore sempre più esotico desidera piacere a tutti i costi, dimenticando la propria storia, a partire da quella dei grandi Santi della carità.

Partiamo dai Gesuiti, ai quali nel momento storico presente è giusto conferire un meritato diritto di priorità: gli istituti faraonici costruiti in giro per il mondo, rasenti non di rado la megalomania, assieme alle chiese adiacenti i loro collegi, che in molte occasioni hanno fatto tanto irritare i vescovi diocesani, perché costruite volutamente più grandi, ricche e solenni delle loro chiese cattedrali, con i soldi e i contributi di chi furono costruiti? Perché gli spagnoli e i portoghesi che offrirono loro ampi finanziamenti erano gli stessi che gestivano il mercato della tratta degli schiavi o che all’occorrenza amministravano la giustizia in modo disinvolto, cela signifie: prima ti tagliavano la testa o t’impiccavano, poi eventualmente valutavano se avevi fatto veramente qualche cosa di sbagliato. I gesuiti odierni, che di Migrantopoli e Pauperopoli sono il motore ideologico propulsore, un minimo di memoria storia non ce l’hanno proprio?

Ai grandi Santi della Carità e ai grandi pedagoghi ai quali dobbiamo la fondazione di preziosi istituti assistenziali per orfani, anziani abbandonati, per l’istruzione dei fanciulli poveri e per l’accoglienza e la cura dei disabili, donne San Filippo Neri sino a San Giovanni Bosco, passando per San Vincenzo de Paoli e giungendo ai più recenti Saint Joseph Benoît Cottolengo, San Giovanni Calabria e San Luigi Orione, chi fornì i necessari fondi di danaro per la realizzazione delle loro opere? Quand dans le 1980 fu beatificato Luigi Orione, poco dopo si levarono varie proteste da parte di circoli di persone che non conoscevano neppure le prime sei parole del Notre père, inclusa la patetica protesta dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) che lo accusò di essere stato un sostenitore del regime fascista grazie al quale ebbe fondi per la realizzazione delle sue opere; protesta che fu poi ripetuta nel 2004, quando il Beato Luigi Orione fu canonizzato.

Le grandi opere di questi Santi della carità sono tutt’oggi attive, alcune delle quali costituiscono centri clinici e di assistenza considerati di vera eccellenza a livello europeo: l’opera torinese di San Giovanni Benedetto Cottolengo, le enormi opere assistenziali di Genova di San Luigi Orione, l’Ospedale Sacro Cuore di Verona di San Giovanni Calabria … qualcuno, si è mai domandato da dove e da chi provenissero i soldi? Più che altro viene da chiedersi se oggi, specie a fronte di certe assurde proteste, la Chiesa visibile avrebbe avuto il coraggio di beatificarli e canonizzarli, o se invece avrebbe ceduto a gruppi di persone che non conoscono neppure le prime sei parole del Notre père ma che pretendono pur malgrado di dettarci legge, con le nostre Autorità Ecclesiastiche che piegano il capo e cedono a capricci politici e ideologici da parte di ambienti non cattolici e non cristiani. A tal proposito rimando alle mie opere herbes Amare e Pie XII et la Shoah nelle quali spiego le influenze esterne esercitate da certi agguerriti gruppi che tentarono con ogni mezzo sleale, sino a ricorrere alla fabbricazione di veri e proprio falsi storici, di bloccare la causa di beatificazione di Pio XII e la cerimonia della beatificazione di Padre Leon Dehon per la quale era già stata fissata la data al 24 avril 2005 sur la place Saint-Pierre, ma che fu annullata per improbabili accuse di antisemitismo a lui mosse da alcuni circoli ebraici. Posto che mai e in alcun caso la Chiesa può prendere ordini dal moderno Gran Sinedrio e accettare le sue proteste, la domanda da porsi era la seguente: ammesso che il Padre Leon Dehon abbia scritto alcune frasi critiche sugli imprenditori ebrei — che andavano di rigore lette e contestualizzate storicamente nell’ambito della Rivoluzione industriale —, posto che il suo processo di beatificazione durò quasi mezzo secolo, perché certi circoli ebraici attesero pazienti fino a cerimonia di beatificazione fissata per dare vita a quella pubblica polemica sulla stampa mondiale? Simple: anche se quegli scritti li conoscevano da sempre, dovevano dimostrare, con una vera e propria prova di forza, che loro erano in grado di dare ordini alla Chiesa e indurla a retrocedere non solo da una decisione presa, ma addirittura da una cerimonia di beatificazione ormai già ufficializzata e fissata. Questo era il vero scopo, che fu ampiamente ottenuto per la prepotenza loro e la debolezza nostra. Il problema non era la beatificazione in sé e di per sé di Padre Leon Dehon, la Chiesa può beatificare chi vuole e non deve mai accettare a tal fine proteste, dato che gli ebrei non hanno alcun genere di obbligo a venerare i nostri Beati e Santi nelle loro sinagoghe, proprio come certe frange del sionismo politico, nato e sviluppatosi dal seno dell’Ebraismo, non accettano critiche rivolte all’Esercito Israeliano quando rade al suolo interi centri abitati sulla Striscia di Gaza, salvo gridare come prefiche all’antisemita verso chiunque osi dissentire verso azioni che non costituiscono legittima difesa ma veri e propri crimini contro humanité.

Questi grandi Santi della Carità non hanno esitato ad accettare soldi provenienti dai patrimoni di soggetti noti e conosciuti per la loro immoralità e per il modo alquanto disinvolto col quale portavano avanti i propri affari senza farsi troppi scrupoli. Li boni gesuiti che furono, la cui rigida morale era ben nota e che per lungo tempo hanno tentato di trasformare gli adolescenti in preda a crisi ormonali in un casto esercito di San Luigi Gonzaga, non si sono mai fatti particolari scrupoli nell’accettare cospicui donativi da parte dei più grandi puttanieri e fedifraghi delle corti spagnole. Puri e casti dovevano essere solo gli adolescenti, ai quali si imponeva nei loro collegi, sino a tempi tutt’altro che remoti, di dormire con le mani fuori dalle lenzuola del letto onde evitare il rischio di commettereabominevoli atti impuri”, pendant ce temps-là, sotto le lenzuola di coloro ai quali dovevano grandi elargizioni di danaro per la costruzione delle loro strutture faraoniche, si poteva fare invece di tutto e di più, in atti impuri veramente abominevoli.

Il grande problema ― posto che «il Vangelo non è un distillato di verità» ― è dato dalla incapacità di leggere le parole del Beato Apostolo Paolo sulla carità, per esempio l’affermazione che essa «tutto copre». Se le sue parole fossero lette e comprese nella loro profondità, si giungerebbe a comprendere che per la realizzazione di opere di carità si dovrebbe accettare non solo il danaro delle aziende che fabbricano armi, ma persino i soldi donati dai narcotrafficanti messicani. Perché se quei soldi sporchi sono interamente usati per opere di carità a favore di poveri, faible, oppressi, disabili e ammalati, diverranno comunque puliti, perché la carità «tutto copre», ou si nous préférons: «tutto trasforma», perché solo la divina carità, qui est le Christ, può mutare il male in bene, quindi i soldi sporchi in soldi puliti. In caso contrario potrebbe subentrare un problema teologico di non poco conto: negare che la grazia di Dio possa mutare il male in bene. Comme cela est bien connu, cependant,, una delle cose che di questi tempi va meno di moda nella Chiesa dell’emozionale e del politicamente corretto è proprio la teologia.

Certi vescovi di Migrantopoli e Pauperopoli sembra che vogliano presentarsi oggi più puri e immacolati della Beata Vergine Maria, pur di piacere al mondo e compiacerlo. Sino a non capire che la carità «tutto copre» e «tutto trasforma», cosa che però non possono cogliere e capire, se come loro Presidente si ritrovano un soggetto che afferma: «il Vangelo non è un distillato di verità».

de l'île de Patmos, 23 janvier 2024

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Giuseppe Betori, un homme de culture et un évêque qui a réussi la tâche difficile de se faire apprécier du presbytère florentin

GIUSEPPE BETORI, UN UOMO DI CULTURA E UN VESCOVO CHE È RIUSCITO NELLA DIFFICILE IMPRESA DI FARSI BENVOLERE DAL PRESBITERIO FIORENTINO

Mentre un misero spacciatore di veleno afferma: «Sans oublier que le clergé de Florence en a marre de Betori qui a fait plus de dégâts qu'autre chose», in tutti noi risuona invece una domanda che volendo suscita inquietudine nei nostri animi: et après?

- Nouvelles de l'Église -

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Auteur
Simone Pifizzi

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A partire dall’ultima settimana di Avvento e a seguire con le solennità del Santo Natale, i Padri de L’Isola di Patmos ― che prima di essere studiosi e pubblicisti sono anzitutto dei sacerdoti ― sono stati impegnati nelle attività pastorali. Certe solennità, in particolare il Santo Natale e la Santa Pasqua, sono sempre preceduti da predicazioni, confessioni e direzioni spirituali, oggi più che mai tutt’altro che facili, considerati i tempi di smarrimento che stanno vivendo i fedeli cattolici per un verso, noi preti per altro verso. Riprendiamo quindi le attività pubblicistiche su questa nostra rivista con la presentazione di un video molto interessante di cui vi raccomandiamo la visione.

Alla fine del prossimo mese di febbraio il Cardinale Giuseppe Betori, Archevêque métropolitain de Florence, festeggerà il suo 77° genetliaco. Di questi suoi anni di vita ne ha trascorsi 16 alla guida della Chiesa Fiorentina, che si appresta tra un poa lasciare nelle mani del suo successore.

Nonostante i giudizi malevoli diffusi recentemente da qualche oscuro personaggio penoso erettosi a giudice intransigente dell’intera gerarchia ecclesiastica (cf.. QUI) e che suole affermare «noi in Vaticano … qua in Vaticano …», salvo non potersi neppure avvicinare ai varchi d’ingresso di quel piccolo Stato Sovrano, nella gran parte del clero fiorentino c’è la consapevolezza che questo vescovo umbro ― pur con i limiti di ogni essere umano ― abbia dato veramente un grande contributo alla sua Chiesa particolare e all’intera Chiesa italiana. Per questo sarà senz’altro rimpianto per l’equilibrio, la lucidità e la profondità teologica e culturale che ha dimostrato nel suo servizio apostolico.

Facendo una analisi realistica dell’ultimo ventennio emergerà che abbiamo avuto modo di sperimentare due tipologie del tutto diverse di vescovi. Dans le passé, tra la fine del pontificato del Santo Pontefice Giovanni Paolo II e il pontificato del Venerabile Benedetto XVI abbiamo avuto la stagione dei “vescovi professori”. Compréhensible, la crisi della dottrina aveva generato situazioni che bene illustrò 14 anni fa il nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo in un suo libro sull’analisi della Chiesa:

«La crisi della dottrina ha generato una profonda crisi della fede che a sua volta ha dato vita a una crisi morale all’interno del nostro clero» (cf.. Et Satan est devenu trinitaire, Éditions L'île de Patmos, 2010).

Sur cette question è tornato anche di recente il nostro Padre Ivano Liguori con un suo articolo preciso e drammatico:

«Dal disorientamento dottrinale della Chiesa al peccato dei preti e al riciclo dei laici. Prospetto di una cultura intransigente che mentre condanna santifica e santificando condanna» (cf.. QUI).

I cosiddetti “vescovi professori”, alla luce di queste problematiche, di per sé non furono una cattiva idea, ma i risultati non sempre felici, quando incominciammo ad avere alla guida delle diocesi personaggi catapultati da una cattedra universitaria a una cattedra episcopale, perché si tratta di due cattedre sostanzialmente diverse. Vescovi spesso privi di esperienza pastorale che tendevano a rapportarsi ai propri preti come dei docenti con gli studenti o che trasformavano assemblee e incontri del clero in lezioni accademiche, ignorer, spesso non comprendendo proprio, i problemi che tutti i giorni vivevano e dovevano affrontare i loro presbiteri.

Al successivo cambio di vento si incominciò a invocare la necessità di «pastori con l’odore delle pecore», che di per sé non sarebbe un’idea affatto sbagliata, come di fondo non lo era quella dei “vescovi professori”. Malheureusement, quando dietro le apparenti buone intenzioni si insidia però l’ideologia, o se vogliamo la vera e propria prevenzione verso il «principesco» (!?) episcopato italiano, i risultati non possono essere che infelici. E oggi ci ritroviamo con un consistente numero di vescovi tirati fuori dai centri delle Caritas o da non meglio precisate «periferie», capaci solo a parlare di poveri, migranti e «Chiesa in uscita».

Anziché andare avanti siamo stati catapultati all’indietro, au début des années soixante-dix, quando i sessantottini parlavano di «vietato vietare» e di «immaginazione al potere». Sulla preparazione dottrinale e teologica di questi vescovi tutti proiettati in un sociale che abbiamo già visto abbondantemente fallire nei vari ambiti socio-assistenziali e politici, stendiamo per cristiana carità un velo pietoso. Quando infatti il Presidente dei Vescovi d’Italia risponde affermando che «il Vangelo non è un distillato di verità» (cf.. QUI), non c’è molto altro da aggiungere, sia riguardo i «preti di frontiera» o di «strada», sia riguardo la «Chiesa in uscita» che ci appare, più che in «uscita», sull’orlo del fallimento, prova n’è il fatto che si tenta da alcuni anni di risolvere i problemi commissariando tutto il commissariabile possibile e immaginabile, con una unica eccezione: la Compagnia di Gesù.

Il Cardinale Giuseppe Betori, forse uno degli ultimi di una generazione ormai in estinzione, ha saputo mettere la propria scienza e cultura a completo servizio della pastorale. Carattere al primo approccio introverso e timido, nei rapporti con il proprio clero ha mostrato grandi capacità di ascolto e accoglienza, è stato un maestro e un custode della fede, non un professore in cattedra. Ha amato la sua Chiesa e ha saputo farsi amare, persino da coloro che al suo arrivo lo accolsero con quell’aria di sufficienza, sospetto e diffidenza tipica di noi fiorentini, che siamo storicamente soggetti non propriamente facili da reggere, trattare e governare. Le sue omelie, sempre profonde ma al tempo stesso chiare e comprensibili, hanno suscitato stima e rispetto da parte dei fedeli cattolici.

E mentre un misero spacciatore di veleno afferma: «Sans oublier que le clergé de Florence en a marre de Betori qui a fait plus de dégâts qu'autre chose» (cf.. QUI), in tutti noi risuona invece una domanda che volendo suscita inquietudine nei nostri animi: et après?

Florence, 12 janvier 2024

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Les Pères Patmos Island

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À qui fait référence Marco Felipe Perfetti lorsqu'il déclare sur le site Silere Non Possum «ici au Vatican … nous au Vatican", s'il ne peut même pas mettre les pieds au Vatican?

QUI EST MARCO FELIPE PERFETTI SE RÉFÉRANT À LA DÉCLARATION DU SITE JE NE PEUX PAS ÊTRE SILENCIEUX «ICI AU VATICAN… NOUS AU VATICAN…», SI VOUS NE POUVEZ MÊME PAS METTRE LES PIEDS AU VATICAN?

Pourquoi s'embêter avec cette personne qui ne suscite aucun charme et aucun intérêt chez nous, mais seulement la compassion chrétienne et sacerdotale? Parce qu'il arrive très fréquemment que de nombreuses personnes d'Italie et de l'étranger nous demandent des informations sur ce "grand connaisseur" et "fréquentateur" du Saint-Siège et du Vatican..

- Nouvelles de l'Église -

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Auteur
Rédacteurs en chef de l'île de Patmos

 

 

 

 

 

 

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Les Pères de l'île de Patmos ils ont beaucoup de sujets intéressants à aborder dans le cadre de la doctrine de la foi et parler de certains personnages ne fait pas partie de leurs aspirations. Cependant, nous avons des devoirs auxquels nous ne pouvons nous soustraire. Le gestionnaire du site Je ne peux pas me taire continue de se présenter comme un excellent expert de la Curie romaine, du Saint-Siège et de l'État de la Cité du Vatican. Et cela crée effectivement plusieurs problèmes.

Récemment, lorsqu'il tenta de béatifier le malheureux archabbé de Montecassino décédé il y a quelques semaines, faisant allusion dans ses différents messages à ce que l'Église devrait s'excuser auprès de cet "innocent" (!?), ignorant complètement le fait que ses actes étaient et restent indescriptibles, par ces colonnes, il a été nié de manière sensationnelle par les dieux dubia à laquelle il n'a visiblement jamais répondu (voir l'article QUI).

Il tirait toujours en rafale sur les personnes et les institutions du Saint-Siège, aller à contre-courant de tout le monde, du Souverain Pontife aux soldats de la Gendarmerie vaticane. Depuis des mois, il se moque et insulte sans relâche Paolo Ruffini, Préfet du Dicastère pour les Communications du Saint-Siège, et Andrea Tornielli, Directeur des Médias du Saint-Siège, les désignant comme « incapables, incompétent, ignorant…», au point de les accuser d'être "analphabètes". Que cela plaise ou non, Andrea Tornielli est-il un professionnel du journalisme de renommée internationale et, après plus de trente ans de profession, l'un des experts du Vatican les plus connus au monde ?, Ce n'est pas quelque chose qui semble intéresser M. Marco Felipe Perfetti, à qui il serait inutile de rappeler que le directeur des Médias du Vatican, accusé à plusieurs reprises d'"analphabétisme", il ne s'est certainement pas auto-publié, comme il l'a fait, un livret à vos frais, parce qu'il est l'auteur de dizaines de livres traduits en plusieurs langues, y compris des biographies substantielles sur les Souverains Pontifes du XXe siècle qui, au niveau documentaire, restent des œuvres d'un grand intérêt historique.

Cependant, si des "dubia" calmes lui sont adressés qui est insolent et se moque de tout et de tout le monde, par le Souverain Pontife à suivre (voir la collection de vidéos QUI), dans ce cas, il n'hésiterait pas à envoyer un prêtre joyeux se plaindre à l'évêque de l'un de nous. Déjà, parce que depuis quelque temps M. Perfetti veut faire entrer le cheval de Troie gay dans l'Église, déclarant dans ses écrits et vidéos que les religieux qui se consacrent à la pratique de l'homosexualité sont uniquement des personnes qui ont le droit de vivre leur sexualité comme bon leur semble dans leur vie privée. Mais il démontre ainsi qu'il ignore - bien qu'il se présente comme un expert en droit canonique - que pour un prêtre, la notion de « vie privée » est très différente de la façon dont il la comprend., tant sur le plan de la morale catholique que sur celui du droit. L'exercice d'une sexualité contre nature - car l'homosexualité reste contre nature selon la doctrine catholique - s'il est pratiqué par un clerc relève en fait et en droit du crime très grave de sacrilège charnel., certainement pas dans l'exercice des libertés liées à la vie privée des clercs.

Pourquoi s'embêter avec cette personne ce qui ne suscite chez nous aucune fascination ni intérêt, mais seulement la compassion chrétienne et sacerdotale? Parce qu'il arrivait très fréquemment que davantage de personnes, d'Italie et de l'étranger, ils nous ont demandé des informations sur ce "grand connaisseur" et "fréquentateur" du Saint-Siège et du Vatican.

Comme déjà dit et expliqué précédemment (voir l'article QUI), Ce personnage ne peut pas mettre les pieds au Vatican, tant pour ce qu'il écrit que pour les éclats d'insolence qu'il profère. Et s'il s'approchait d'une des portes d'accès au territoire de cet État, ils ne lui permettraient même pas d'entrer..

Quand il utilise des expressions comme ça dans ses vidéos «ici au Vatican… nous au Vatican…», il se vante de connaissances et de relations qu'il n'a absolument pas. Les seules personnes qu'il connaît sont des mineurs anonymes de bas niveau qui sont restés liés au bûcher et qui expriment à travers lui leurs frustrations résultant de l'échec de leur carrière ecclésiastique., lui fournissant des doses de poison à répandre dans le réseaux sociaux. Sinon, aux nombreuses personnes naïves qui suivent son site et prennent pour vrai ce qu'il dit et écrit, il devrait prouver ses relations en tournant une de ses vidéos depuis l'intérieur de l'État de la Cité du Vatican. S'il ne peut pas le faire depuis la cour de San Damaso, ou en vous promenant sous les fresques de la Troisième Loggia de la Secrétairerie d'Etat, Je pourrais en tirer un depuis les jardins du Vatican, ou à l'angle du Palais du Gouvernorat sous la statue de San Michele Arcangelo, ou devant la belle Fontana del Veliero. Au lieu de cela, il continue de se présenter comme un grand expert des questions du Vatican tout en continuant à filmer et à diffuser des vidéos alors qu'il se trouve à proximité de la Via della Conciliazione., ou devant la colonnade du Bernin, ou principalement d'autres lieux externes ou internes, tous rigoureusement situés sur le territoire de la République italienne, sauf pour dire "ici au Vatican... nous au Vatican...".

Si grandir demande des efforts que certains ne supportent pas c'est leur problème, tant qu'ils ne font pas croire aux gens qu'ils sont ce qu'ils ne sont pas, ou d'entrer là où il n'est pas du tout autorisé à mettre les pieds, obligeant d'autres à répondre que ce grand habitué et connaisseur du Saint-Siège qui commence par dire "ici au Vatican... nous au Vatican...", au point de dater leurs vidéos avec les mots « Cité du Vatican », c'est simplement quelqu'un qui ne peut même pas s'approcher des portes d'accès à l'État de la Cité du Vatican. Et si l'intéressé pouvait démontrer le contraire, ça le prouve, répondre avec rigueur au bien-fondé de ce qui lui était contesté au regard de la véracité des faits.

de l'île de Patmos, 8 décembre 2023

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Le cas de l'évêque de Tyler et du cardinal Raymond Leo Burke, le relativisme sain sur la figure du Souverain Pontife et la sage leçon du cardinal Carlo Caffarra

LE CAS DE L'ÉVÊQUE DE TYLER ET DU CARDINAL RAYMOND LEO BURKE, LE RELATIVISME SAIN SUR LA FIGURE DU SUPRÊME PONTIFE ET LA SAGES LEÇON DU CARDINAL CARLO CAFFARRA

Mieux vaut avoir un Souverain Pontife qui gouverne mal l'Église, cependant, accomplissant le pouvoir apostolique des clés conférées par le Christ Dieu à Pierre et à ses successeurs plutôt qu'à un pieux Pontife qui se fait retirer les clés consignées par le Christ Dieu à Pierre, laisser les autres ouvrir et fermer, lier et dénouer.

- Nouvelles de l'Église -

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Certains soutiennent que François n'est pas un bon Souverain Pontife. Que ce soit le cas ou non est entièrement relatif, parce que François est le successeur légitime du bienheureux Apôtre Pierre. S'il a bien rempli sa haute fonction, il recevra de Dieu la récompense méritée., s'il a mal agi, il devra trembler devant l'avertissement du Saint Evangile:

"Pour ceux qui ont beaucoup donné, beaucoup sera demandé; à qui les hommes ont commis beaucoup, Il demandera plus " (Lc 12, 48).

Certains soutiennent «Je n'aime pas Francesco». La sympathie est entièrement relative, un Souverain Pontife ne doit pas susciter une sympathie émotionnelle mais un respect catholique et dévot, parce que c'est grâce à lui, il doit donc être suivi et obéi, qu'il soit gentil ou pas.

Certains soutiennent que François gouverne mal l'Église. Que vous le gouverniez bien ou mal est entièrement relatif, mieux vaut un Souverain Pontife qui gouverne même mal l'Église, il causera des dégâts bien moins graves que quelqu'un qui le laisse gouverner par des groupes de pouvoir féroces ou qui se laisse gouverner., car les dégâts causés par ce dernier seront bien plus importants que ceux causés par un mauvais gouvernement. Mieux vaut donc un Souverain Pontife qui gouverne mal l'Église, cependant, accomplissant le pouvoir apostolique des clés conférées par le Christ Dieu à Pierre et à ses successeurs (cf.. Mont 16, 19), au lieu d'un pieux Pontife à qui on enlève les clés remises par le Christ Dieu à Pierre, laisser les autres ouvrir et fermer, lier et dénouer.

Certains soutiennent «Francis s'exprime de manière ambiguë, répandant la confusion en matière de doctrine et de foi et pour cette raison, cela doit être corrigé". Cette affirmation marque le passage du relatif à l'absurde: le Souverain Pontife est le gardien suprême du dépôt de la foi, aussi paradoxal que cela puisse paraître, il peut légitimement être critiqué avec respect., cependant, cela ne peut pas être exact. La correction, même le fraternel (cf.. Mont 18, 15-17) implique qu'une seule personne l'exerce, ou tout un collège de personnes dotées d'une autorité doctrinale et morale supérieure. Pas même un concile œcuménique, corps expressif le plus élevé de l'Église, pourrait définir n'importe quoi, sans l'approbation du chef suprême de l'Église. Critique du Souverain Pontife, dans les domaines où la critique est légitime et possible, implique l'exercice de la liberté des enfants de Dieu, tandis que le corriger impliquerait l'exercice d'une autorité supérieure à son, dont personne au monde n'est le gardien.

Certains publicistes et commentateurs ils déchirent leurs vêtements en criant à la persécution pour le renvoi de S.E.. Mons. Joseph Edward Strickland du président du diocèse de Tyler au Texas. Quelques jours plus tard, le déchirement des vêtements s'est poursuivi avec le cardinal Raymond Leo Burke, à qui le Souverain Pontife a décidé de retirer le bénéfice du logement gratuit propriété de l'APSA (Administration du Patrimoine du Siège Apostolique) il est né en plat cardinal, aujourd'hui appelée allocation cardinale. Dans ce cas également, il est nécessaire de comprendre avec un exemple: si je dis qu'inviter une figure douteuse et problématique comme Luca Casarini au Synode des évêques était imprudent, dans ce cas j'exprime un avis critique tout à fait légitime, Je pourrais tout aussi légitimement demander au Saint-Père qu'il serait peut-être opportun de demander compte et raison aux personnes de confiance qui le lui ont présenté., sans lui expliquer de manière prudente, précis et détaillé que ce personnage est un idéologue qui, tant dans le débat que dans la sphère politique, a toujours créé de grandes divisions et de forts contrastes. C'est une chose complètement différente si, comme l'a fait l'évêque de Tyler avant le Synode puis pendant le Synode actuel, J'avais déclaré que cette assemblée de discussion était gravement préjudiciable à la doctrine de la foi, pour l'Église et le Peuple de Dieu, parce que cela n'aurait pas été une opinion critique tout à fait légitime, mais un jugement d'un poids inacceptable, aussi parce qu'il contient une accusation implicite: le Souverain Pontife n'est pas en mesure de superviser la doctrine de la foi et donc de la sauvegarder.

Cardinal Raymond Leo Burke il organise des réunions et des conférences dans le monde entier depuis des années, sapant efficacement, quoique d'une manière pompeuse, le magistère du Souverain Pontife, invitant à une « résistance » nébuleuse et indéterminée, sans expliquer à qui il faut résister, mais en laissant clairement savoir à qui. Même dans ce cas, nous sommes bien au-delà du droit légitime de critique.

À propos, je voudrais mentionner que dans 2020 J'ai publié un livre au titre provocateur La tristesse de l'amour, dédié à la mémoire du cardinal Carlo Caffarra, dont j'étais un disciple, souvent en phase avec lui, d'autres fois, il critique respectueusement certaines de ses positions sur des questions morales. Et lui, qui était un grand homme et surtout un homme de Dieu, aimait discuter avec moi précisément sur les points sur lesquels je pouvais ne pas être d'accord., parce qu'il s'agit d'une spéculation théologique basée sur débat selon les styles et la tradition de la scolastique classique. Malheureusement, certains évêques et prêtres n'ont lu que le titre provocateur de ce livre., sans jamais avoir lu ne serait-ce que deux pages, ils m'ont accusé d'avoir écrit un ouvrage de non-fiction contre cette exhortation apostolique post-synodale. Ce qui est faux et extrêmement peu généreux envers moi, parce que dans ce livre on critiquait le style du langage, aux nombreux sociologismes à mon avis inutiles, sur plusieurs passages ambigus, peu clair et sujet à différentes interprétations. Nous sommes dans la sphère de l’exercice légitime de la pensée critique, ce qui cesserait de l'être si j'avais plutôt formulé des critiques, même indirectement ou de manière subliminale, à ce Synode et à l'exhortation finale publiée par le Souverain Pontife sous le titre de aimer la joie. Une exhortation qui laisse ouvertes des hypothèses de discussion sur des sujets encore à définir, sans la discipline antérieure établie par le Saint-Pontife Jean-Paul II dans son exhortation apostolique post-synodale Consortium familier a été modifié, par exemple en ce qui concerne l'admission aux sacrements des personnes divorcées remariées vivant en situation irrégulière. Donc, des évêques et des prêtres qui affirment la légalité de cette admission, parce qu'ils disent contenu et donné dans aimer la joie, ils déclarent faussement, ils sont dans une grave erreur et égarent les fidèles. Dans aimer la joie en fait, aucune autorisation dans ce sens n'est sanctionnée.

Cardinal Carlo Caffarra a donné une leçon solennelle 2017 à certains de nos concitoyens qui errent aujourd'hui de conférence en conférence pour appeler à la « résistance ». Il a donné cette leçon solennelle par une de ses mémorables déclarations, fait après que certains aient tenté de le présenter comme un antagoniste du Souverain Pontife François:

"Excusez la blague: J'aurais été plus heureux si l'on disait que l'archevêque de Bologne a un amant plutôt que si l'on disait qu'il a un esprit contraire à celui du pape.. Car si un évêque a une pensée contraire à celle du pape, il doit aller, mais juste vous devez aller par le diocèse. Parce que conduire les fidèles sur une route qui n'est pas ce que Jésus-Christ. Il se perdrait donc éternellement et risquerait la perte éternelle des fidèles.. Être considéré contre le Pape est quelque chose qui m'a profondément attristé, parce que c'est calomnieux. Car non seulement le Pape n’en a jamais parlé, mais quand il a parlé il a demandé un débat. Et le débat est vrai si toutes les voix peuvent parler. je suis né papiste, J'ai vécu en papiste et je veux mourir en papiste!».

Je crois au Saint-Père, à ce stade, dans l'ensemble, c'était aussi trop bon, avec l'évêque de Tyler et le cardinal Raymond Leo Burke. Personnellement, je ne l'aurais pas été, parce que pour le type que je suis, à un évêque ou un cardinal qui a remis en question à plusieurs reprises la protection de la doctrine de la foi par le Souverain Pontife, peut-être les aurais-je amenés à dire qu'Innocent III, Boniface VIII et Alexandre VI tous trois réunis étaient bien plus tendres et bien moins sévères que moi.

de l'île de Patmos, 6 décembre 2023

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Pourquoi nous, Pères de la revue L'Île de Patmos, n'avons-nous pas parlé du Synode ?? Parce que nous sommes prêtres et théologiens, pas des commérages qui excitent les humeurs irrationnelles de la population

POURQUOI NOUS, PÈRES DU MAGAZINE DE L'ÎLE DE PATMOS, N'AVONS PAS PARLÉ DU SYNODE? PARCE QUE NOUS SOMMES PRÊTRES ET THÉOLOGIENS, PAS DE GOSSIPAIRES QUI EXCITENT LES HUMEURS IRRATIONNELLES DES GENS

Avant même qu'il ne commence, ce dernier synode a été précédé par des proclamations d'experts de l'internet non précisés qui ont semé une terreur pas si différente de celle des terroristes du Hamas., pour donner un exemple hyperbolique complètement absurde-paradoxal. Si en fait les terroristes du Hamas tuent des civils innocents, cet autre type de terroriste tue, chez les fidèles de plus en plus perdus, le peu qui leur reste de foi et de sentiment ecclésial, d'être membres du corps vivant qu'est l'Église.

— L'actualité en bref —

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Dans un de mes derniers articles auquel je vous renvoie (voir QUI) J'ai parlé du déclin du principe d'autorité par rapport à réseaux sociaux, où même le moins imbécile peut se lancer dans le traitement de manière grotesque et surréaliste de sujets qui font l'objet de débats historiques complexes sur le plan scientifique, historique, social, politique, théologique…

Nous les pères de ce magazine nous nous sommes convaincus que face à certaines désolations, l'ancien dicton de Publius Terentius Afro est valable (190-159 a.C), universellement connu sous le nom de Terence: «Ils sont silencieux, félicitez-les assez» (Ils se taisent et ce faisant, ils louent). Avec cette maxime, le célèbre dramaturge romain d'origine probablement berbère voulait dire que parfois le silence empêche les paroles de s'exprimer., aussi clairement, finissent par être déformés, voire délibérément incompris, par ceux qui sont enclins à se méprendre ou à chercher une quelconque excuse à un différend.. De cette maxime de Terenzi est né le célèbre dicton populaire "un beau silence ne s'écrit jamais"..

Une note personnelle: pour des raisons qui n'ont pas besoin d'être expliquées, lors de ce dernier Synode, j'ai eu l'occasion d'aller et venir de Martha Maison Sancthae à plusieurs reprises, rencontrer et parler avec divers évêques de diverses parties du monde, clarifier une évidence que je n'ai certainement pas besoin de clarifier, parce que tout ça, pour moi comme pour beaucoup d'autres savants et théologiens, cela rentre dans le cadre d'évidences dont il n'y aurait absolument rien à discuter. Mais, comme je l'ai écrit dans mon article précédent (voir QUI) parfois il faut expliquer surtout les choses qui nous paraissent évidentes, dans ce monde décadent et fou dans lequel une armée illimitée de gens pense à prononcer des peines maximales et sans appel avec un Tweet o un post su Facebook, après s'être nourri des blogs de gens qui parlent et discutent de sujets complexes qu'ils ne connaissent pas vraiment sur la pratique et la rigueur.

Avant même de commencer ce dernier synode a été précédé par des proclamations d'experts de l'internet non précisés qui ont semé une terreur pas si différente de celle des terroristes du Hamas, pour donner un exemple hyperbolique complètement absurde-paradoxal. Si en fait les terroristes du Hamas tuent des civils innocents, cet autre type de terroriste tue, chez les fidèles de plus en plus perdus, le peu qui leur reste de foi et de sentiment ecclésial, d'être membres du corps vivant qu'est l'Église (cf.. Col 1, 18).

Pendant des semaines, nous avons lu et entendu des proclamations dans lequel certains terroristes du web ont donné le meilleur d'eux-mêmes pour désorienter des catholiques simples et de plus en plus perdus en prévoyant le dédouanement imminent du célibat sacerdotal et des prêtres mariés, femmes prêtres, ou du moins des femmes diacres, la bénédiction sur l'autel des couples homosexuels et ainsi de suite à suivre. Et tous ces éléments que qualifier de fantastiques n'est qu'un euphémisme, ils ont été annoncés comme certains, en effet présenté comme allant de soi.

A la fin du Synode le Souverain Pontife François s'est exprimé publiquement, précisant que le célibat sacerdotal ne serait en aucun cas affecté, réitérant ce que nous savons depuis des siècles: célibat sacerdotal, qui a ses racines depuis la première ère apostolique et qui a une grande valeur sur le plan spirituel, ecclésial et pastoral, ce n'est pas un dogme de foi mais une discipline ecclésiastique. Il est prouvé que même dans l'Église catholique, il y a toujours eu des prêtres de rite oriental mariés et ayant une famille.. Cela dit, le Saint-Père a réitéré qu'il n'entend en aucune façon modifier la discipline ecclésiastique sur le célibat des prêtres appartenant à la communauté de rite latin., précisant que rien de semblable "ne se produira sous mon pontificat".

Concernant la question des femmes prêtres, le Souverain Pontife François s'était déjà exprimé à plusieurs reprises dans le passé, c'est pourquoi il n'a fait que réitérer la déclaration donnée sous forme définitive par son saint prédécesseur Jean-Paul II, qui a clarifié pour le présent et l'avenir futur: «L'Église n'a pas le pouvoir d'accorder l'ordination sacerdotale sacrée aux femmes» (cf.. QUI).

Si dans les étapes préparatoires du Synode on parlait du monde LGBT, du brouillon du document final, cet acronyme a complètement disparu, au grand dam de ce personnage enjoué que le Père James Martin soutenait il y a peu avec un article dans le célèbre hebdomadaire pseudo-catholique slush Christian, né à l'origine comme Famille chrétienne, qu'il a annoncé: «Le pape François a redonné leur dignité aux personnes LGBTQ et c'est une bénédiction pour tous» (cf.. QUje). Donc pas de bénédiction pour les heureux couples arc-en-ciel sous les marches des autels pour la raison évidente que l'Église, avec l'excuse de bénir les gens qui ont toujours besoin d'être bénis, n'est pas si naïf et peu préparé à finir par bénir ce qui, pour la doctrine et la morale catholiques, reste le péché contre nature (Catéchisme, n. 2357), qui en tant que tel ne peut être béni, même pas avec l'excuse de seulement bénir les gens. C'est un sujet sur lequel le Dicastère pour la Doctrine de la Foi s'était déjà prononcé. (cf.. QUI). À plusieurs reprises au cours des dernières années, j'ai écrit et expliqué que l'Église a le devoir d'accueillir le pécheur., surtout les pires pécheurs, car si elle ne le faisait pas, elle trahirait la mission que le Christ Dieu lui a confiée (cf.. Mont 9,13), en faisant toujours attention cependant à ne jamais accueillir le péché, qui ne peut être accueilli, encore moins béni.

C'est pourquoi nous sommes restés silencieux, parce que nous sommes prêtres, des théologiens et surtout des hommes de foi conscients qu'aujourd'hui encore l'Église vit des moments très délicats, ou si nous voulons même confus et triste, En tout cas, elle ne pourra jamais trahir la mission que le Christ Dieu lui a confiée de répondre aux caprices du monde., parce que Dieu nous a choisis dans le monde mais nous ne sommes pas du monde (cf.. Gv 15, 18-19).

Passons à autre chose et concluons avec deux éléments. Le premier: l'essence des conciles et synodes œcuméniques de l'Église; Le deuxième: l'attitude inhabituelle, peut-être même discutable et ambigu du Souverain Pontife François.

Les terroristes catholiques du Hamas qui ont mené des campagnes pendant des mois et des semaines pour exciter les gens, maintenant pour les terroriser, ils ont démontré tout d'abord qu'ils n'ont aucune idée de ce que sont les conciles et les synodes dans les deux mille ans d'histoire de l'Église.. Voyons d'abord la différence entre les deux: par concile œcuménique, nous entendons, comme le mot lui-même le dit, un événement extraordinaire qui implique tous les évêques de l'Église universelle. Le terme “œcuménique” en fait, il dérive du grec monde (oikoumène) et ça veut dire universel. autrement la place, le synode, qui peut être local ou même mondial, il s'agit d'une tranche de l'épiscopat, ou des participants invités et sélectionnés, qui peut aussi représenter l'universalité catholique, mais qui ne constituent pas un concile œcuménique, c'est-à-dire cet acte le plus important et le plus solennel de l'Église qui requiert et implique la participation de tout l'épiscopat catholique.

Et dans les deux cas, qu'il s'agisse d'un concile œcuménique ou d'un synode, les participants n'ont tout simplement pas le droit, mais justement le devoir de discuter de tout et son exact contraire. Dans les discussions, ils peuvent, en effet, même les hypothèses les plus improbables, voire absurdes, doivent être évoquées. Peut-être que les grands Pères et Maîtres de la scolastique classique ne l'ont pas fait, partant souvent dans leurs disputes même d'éléments surréalistes et paradoxaux, afin de stimuler le sens spéculatif et d'arriver à des jugements sages? Que faut-il pour faire comprendre au blogueur agressif ou à ceux qui ont une phrase sur Gazouillement ils ont résolu des problèmes qui n'avaient pas encore de réponse définitive depuis des siècles. Donc, que certaines franges de l'épiscopat, c'est-à-dire les inévitables Allemands et Européens du Nord, ont soulevé certaines questions, Cela n'aurait dû surprendre personne, y compris les blogueurs et tweeters inconditionnels, si seulement ils avaient connu les rudiments de l'histoire de l'Église.

Le Souverain Pontife Francis pour sa part reste une énigme, comme je l'ai défini dans un de mes anciens articles de 2013 commentant ses premiers 100 jours de pontificat (voir QUI) où je l'ai comparé au joueur de flûte d'Amelin, qui mérite un énorme crédit: avoir fait ressortir toutes les souris pour ce qu'elles sont vraiment, après s'être cachés dans la condescendance la plus fausse et la plus calculée pendant trente ans sous les pontificats de Jean-Paul II et de Benoît XVI. Au moins aujourd'hui, merci à cet Augusto Pifferaio, nous apprenons à connaître les souris une à une pour ce qu'elles sont et ce qu'elles pensent vraiment. Cela leur rendra la tâche particulièrement difficile, ou plutôt, vraiment impossible de pouvoir le recycler au prochain changement de timonier du bateau de Peter, étant donné qu'un 87 ans et avec des problèmes de santé non négligeables, le Souverain Pontife François ne durera certainement pas éternellement. Si c'est le cas demain, comme si de rien n'était, un cardinal espiègle est même allé jusqu'à se baisser dans une bouche d'égout pour rebrancher l'électricité aux habitants d'un immeuble illégalement occupé (voir QUI), s'il se présentait avec trois mètres de cappa magna et un galero sur la tête - ce que certains caméléons seraient capables de faire car, par nature, ils manquent du sens même de la pudeur - nous lui demanderions tous: "Mais toi, N'êtes-vous peut-être pas celui qui, sous le pontificat de François, allait en pantalon et retroussait les manches de chemise pour apporter le soir du café aux vagabonds qui avaient transformé la colonnade du Bernin en urinoir public ?, après avoir exhibé des boutons de manchette en or et des robes violettes savamment plissées sous les pontificats de Jean-Paul II et de Benoît XVI?”.

Pour la énième fois le Souverain Pontife François les a réunis, parler et s'exprimer lors d'un synode, les faisant tous sortir à nouveau au grand jour. Une fois les discussions terminées il a annoncé "alors on verra", conclure par un "à l'année prochaine", en supposant bien sûr que la Sainteté de Notre Seigneur soit toujours vivante.

Des deux: ou nous sommes confrontés à un homme qui seul est plus fou et plus dérangé que Jeanne de Castille, Henri IV et Louis II de Bavière tous trois réunis, ou nous sommes confrontés à un homme qui, dans un moment historique très difficile et complexe, a fait ce qu'il y avait de mieux et de plus approprié., utiliser sa grâce d'état avec sagesse et prudence, bien que pour le moment ses actions ne puissent pas être comprises. En fait, nous ne pouvons affirmer ni l'une ni l'autre, parce qu'il nous manque les éléments pour pouvoir le faire. Peut-être que cela prendra plusieurs années, mais un jour l'Histoire nous éclairera sur la grande "énigme" Francesco, comment je l'ai défini dans 2013 après les premiers 100 jours de son pontificat, le révélant comme l'homme idéal qui a traversé de la meilleure des manières une saison extraordinairement délicate.

de l'île de Patmos, 29 octobre 2023

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Le nouveau livre du Père Ariel est sorti et est en cours de distribution, vous pouvez l'acheter en cliquant directement sur l'image de couverture ou en entrant dans notre librairie QUI

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«Nous serons parmi ceux qui ont vu et qui ont cru». Ce concept singulier de « scandale » du Souverain Pontife …

«NOUS SERONS PARMI CEUX QUI ONT VU ET ENCORE CROI». CE CONCEPT SINGULIER DE «SCANDALE» DU SUPRÊME PONTIFE …

De Saint Paul VI à Benoît XVI, depuis soixante ans, nous avons eu des Souverains Pontifes qui, avec des exhortations et des documents, ont recommandé à plusieurs reprises l'usage de la soutane au clergé séculier, aujourd'hui nous avons un Souverain Pontife qui se moque de la soutane avec les prêtres qui la portent.

— L'actualité en bref —

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Voyons maintenant qui ne scandalise pas le Saint-Père

 

le prêtre Marco Pozza, entretien officiel avec le Souverain Pontife.

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Le prêtre Marco Pozza, entretien officiel avec le Souverain Pontife

 

Le prêtre Marco Pozza, entretien officiel avec le Souverain Pontife

 

Voici l'image grotesque d'une Église totalement désacralisée par ces prêtres qui vantent une quelconque « Église ouverte à tous » …

 

Et dire que plusieurs sont morts, pour ne pas enlever la soutane …

 

Le jeune Rolando Rivi est mort en martyr en refusant d'enlever sa soutane, aujourd'hui, cela aurait été un "rigide" destiné à faire un "scandale"

 

« La grande mars de destruction intellectuelle continue. Tout sera refusée. Tout deviendra un credo. Il est raisonnablement en mesure de nier les pierres de la rue; deviendra un dogme religieux pour réaffirmer. Il est un argument rationnel qu'il prend tout plongé dans un rêve; sera une forme sensible de mysticisme dire que nous sommes tous réveillés. Les feux seront super content d'être témoin que deux plus deux égalent quatre. Épées seront dégaina pour montrer que les feuilles sont vertes en été. Nous nous trouvons défendre non seulement les vertus incroyables et l'incroyable signifiance de la vie humaine, mais quelque chose encore plus incroyable, cette immense, univers impossible à regarder nous dans le visage. Nous allons nous battre pour des miracles visibles comme si elles étaient invisibles. Nous examinerons l'herbe et le ciel impossible avec un étrange courage. Nous serons parmi ceux qui ont vu et qui ont cru " (Gilbert Keith Chesterton, Hérétiques, 1905)

de l'île de Patmos, 25 octobre 2023

 

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L'Archebbé émérite de Montecassino Pietro Vittorelli est décédé: la pitié peut effacer la triste vérité?

L'ARCHABOT ÉMÉRITE DE MONTECASSINO PIETRO VITTORELLI EST MORT: LA PIÉTÉ CHRÉTIENNE PEUT EFFACER LA TRISTE VÉRITÉ?

La piété chrétienne ne peut omettre la vérité. Donc, le responsable du site je ne peux pas me taire ce qui est confirmé: un qui «Il parlait mal de tout le monde, sauf le Christ, je m'excuse auprès du directeur: “je ne le connais pas”!» (Épigraphe de Paolo Giovio sur Pietro l'Aretino).

— L'actualité en bref —

Auteur
Rédacteurs en chef de l'île de Patmos

 

 

 

 

 

 

 

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Parmi les différents sites mentionnés “catholiques” il y en a un qui s'appelle je ne peux pas me taire. Il s'agit d'un jeune homme qui, d'après ce que nous savons, a été gentiment accompagné dans le passé jusqu'aux portes de sortie des séminaires et des institutions religieuses.. C'est peut-être pour cette raison qu'il se sent légitimé à écrire des perles de sagesse sur les problèmes de l'Église catholique., mais surtout sur la formation des prêtres - qui est la chose la plus complexe et la plus délicate qui puisse exister -, se présentant comme un expert en la matière?

Ses articles sont nombreux dans lequel il attaque à plusieurs reprises les personnes et les institutions ecclésiastiques avec un style acide. Personne n'a été sauvé de ses coups: par le Souverain Pontife - qui peut être respectueusement critiqué, mais pas contesté et moqué -, à suivre avec les hauts prélats de la Curie romaine et les préfets des différents dicastères du Saint-Siège, ce qui peut aussi être critiqué, mais je n'ai pas ri de manière moqueuse et arrogante. Il a fait preuve d'une réelle férocité à l'égard du directeur des Médias du Vatican et du chef du Bureau de Presse du Saint-Siège, au point de les accuser - au mieux - d'"incompétence" et d'"analphabétisme".. Il s'en est même pris à la gendarmerie du Vatican, composé d'éléments sélectionnés pour une excellence incontestable ainsi que doté d'une éducation et d'une courtoisie rares, auquel il a consacré, malgré, commentaires ironiques concernant leur professionnalisme.

Il aime se présenter comme un expert “Choses du Vatican”, comme s'il allait et venait des palais sacrés, omettant de dire qu'il ne possède aucun passer transiter par le territoire de l’État de la Cité du Vatican, où nous ne savons pas qu'il est un invité bienvenu.

cela ne nous concerne en aucun cas comment cet individu - qui ne semble pas bénéficier du soutien d'une famille aisée ni des revenus d'un travail professionnel - peut camper à Rome où le coût de la vie a toujours été élevé, aujourd'hui plus que jamais vers les étoiles, parce que le sujet de la question est complètement différent.

Dans l'article d'aujourd'hui (cf.. QUI) cet excellent expert de la Curie romaine publie un commentaire sur la mort de l'archibbé émérite de Montecassino, Dom Pietro Vittorelli, déjà présentée par le passé comme une victime innocente acquittée de l'accusation d'avoir volé de l'argent dans les caisses de l'abbaye:

«Il conclut, aujourd'hui, une longue et injuste via crucis judiciaire qui a débuté en 2017" (cf.. QUI).

Considérant qu'ils sont à la mode, je dubia, nous comptons en soumettre certaines au responsable de ce Site avec l'invitation expresse à répondre strictement sur le bien-fondé des sept questions qui suivent:

 

  1. Il est vrai que Pietro Vittorelli ne consommait pas simplement mais abusait de drogues dures et qu'il était un cocaïnomane si gravement dépendant qu'il a fini par être admis dans une discrète clinique suisse pour se désintoxiquer, où le coût de trois mois de traitement s'élevait à environ 160.000 euro?

 

  1. Il est vrai que les graves problèmes neurocardiologiques qui ont gravement affaibli Pietro Vittorelli étaient la conséquence de son abus d'une substance narcotique connue sous le nom de fissure, ce qui lui a finalement causé une forte thrombose?

 

  1. Il est vrai que lorsqu'il a été hospitalisé en urgence, les spécialistes qui l'ont soigné ont été embarrassés lorsqu'ils ont appris, grâce aux analyses cliniques, que Pietro Vittorelli semblait faire un usage habituel et massif de cocaïne et fissure et que c'était précisément la cause de la grave attaque qui l'avait frappé et gravement affaibli?

 

  1. Il est vrai que Pietro Vittorelli était un homosexuel irrépressible et pratiquant qui menait une vie en total contraste avec la morale catholique., les principes du sacerdoce et de la vie monastique et qui bénéficiait des services rémunérés des jeunes escorte homosexuels en Europe, en laissant des traces dans son chat privé, acquis plus tard par les enquêteurs comme preuve documentaire, dans lequel il s'exprimait avec un style et un langage d'une immoralité indescriptible?

 

  1. Il est vrai que Pietro Vittorelli a voyagé à travers l'Europe souffrant de achats compulsifs arriver au point de dépenser jusqu'à environ 50.000 euros en un seul mois, avec des transactions documentées par ses relevés de carte de crédit, hôtel payant à 5 étoiles de catégorie luxe, restaurants gastronomiques, boutiques de haute couture et parfumeries?

 

  1. Il est vrai que ce qui est contenu dans les points 1-5 ce sont autant d’éléments minutieusement documentés dans des documents d’enquête ensuite transmis par les enquêteurs au Saint-Siège pour information., en considération du fait que Pietro Vittorelli était un ordinaire diocésain?

 

  1. Le directeur du site Je ne peux pas me taire, punisseur bien connu de la Curie romaine, des prélats du Saint-Siège, des Médias du Vatican, du Bureau de Presse du Vatican, de la Gendarmerie Pontificale et ainsi de suite (voir les archives de ses articles) croit peut-être que lorsqu'il s'agit des exploits graves et immoraux d'un homosexuel pratiquant et impénitent, tout devrait être relégué aux sphères de sa vie privée, sans que cela ait un impact sur le plan ecclésial et canonique-juridique?

 

la teneur des échanges que Pietro Vittorelli avait avec escorte gay contre salaire: «Je vais chercher des bites»

 

La piété chrétienne ne peut omettre la vérité. Donc, la personne responsable de ce site, il se confirme pour ce qu'il est: un qui "Il a dit du mal de tout le monde, sauf le Christ, je m'excuse auprès du directeur: “je ne le connais pas!» (Épigraphe de Paolo Giovio sur Pietro l'Aretino).

Le grand expert des questions ecclésiales répond à ça dubia, mais strictement sur le fond, ou tais-toi, recommandant avec nous l'âme de ce malheureux défunt à la miséricorde infinie de Dieu.

 

de l'île de Patmos 14 octobre 2023

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.https://www.youtube.com/watch?v=ltEAQNopUYM&t=2s

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Guerre des terroristes du Hamas contre Israël: «Les déclarations de l'ambassadeur d'Israël près le Saint-Siège sont fausses et diffamatoires»

GUERRE DES TERRORISTES DU HAMAS CONTRE ISRAËL: «LES DÉCLARATIONS DE L'AMBASSADEUR ISRAÉLIEN PRÈS LE SAINT-SIÈGE SONT HISTORIQUEMENT FAUX ET DIFFAMATOIRES»

Pour certains sionistes politiques qui n’ont que peu ou rien à voir avec le monde juif et le judaïsme, il n'y a pas de pire humiliation que de devoir être reconnaissant envers ceux qui lui ont fait du bien et lui ont sauvé la vie.

— Politique et actualité —

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Dans certaines circonstances les mots doivent être mesurés et limités, surtout avec les représentants d'un jeune pays dans lequel il est difficile, un ex-colon grossier d'un kibboutz peut être inséré dans le corps diplomatique et envoyé à travers le monde sans avoir complètement le niveau et la classe requis par la fonction qui lui est confiée, mais surtout de prudence et de connaissance.

J'étais l'élève de Padre Pierre Gumpel qui, avec le Père Paolo Molinari, a dirigé la Postulation générale de la Compagnie de Jésus pendant un demi-siècle (cf.. Federico Lombardi SJ. QUI), ils m'ont eux-mêmes initié et formé aux causes des saints. Le procès pour la cause de béatification du Souverain Pontife Pie XII leur a été confié, périodiquement attaqué par des cercles qui n'ont rien à voir avec le monde juif, parce qu'ils sont tous liés aux marges du sionisme politique radical, ce qui est complètement différent du judaïsme. Tout cela avec tout le respect que je dois à ceux qui voudraient qualifier d’antisémite toute personne souhaitant se déclarer ou être antisioniste.. Soyez contre toute idéologie nationaliste, tel est le sionisme politique, c'est légal, à condition qu'il déplaise, il n'entraîne jamais de formes de violence ou d'atteinte à la dignité d'autrui.

Dans les pays démocratiques tu es libre d'être anticommuniste, antifascistes, anticléricaux... ils sont tous des libertés de pensée et d'expression protégées par la loi elle-même. Cependant, il semble que ce ne soit pas ainsi que les choses fonctionnent dans ce que certains continuent d'appeler « la seule démocratie du Moyen-Orient »..

Dans mon livre herbes Amare – Le siècle du sionisme publié il y a longtemps 2006 Je démonte aussi pièce par pièce cette légende de la "seule démocratie", expliquer et documenter que certaines pressions politiques visant à assimiler l'antisionisme à l'antisémitisme sont en soi aberrantes. Il suffirait de rappeler que les antisionistes les plus sévères ont toujours été les Juifs les plus célèbres du monde pour avoir été les principaux représentants de la science., de la culture et des arts. Je n'en mentionnerai qu'un parmi tant d'autres: Sigmund Freud, qui a toujours montré une forte opposition à la création de l'État d'Israël. Et quand le Mouvement Sioniste a demandé sa signature, reçu un refus ferme, par lui comme par diverses autres personnalités juives.

Sionisme politique est né de personnages pleins de marxisme et inspirés du vrai socialisme, dont Pie XII était un opposant, tout comme ses autres prédécesseurs et successeurs. À partir de la fin des années 1950, des légendes noires ont pris vie dans les milieux sionistes autour de la figure de ce Souverain Pontife, actif et travailleur pour le salut des Juifs persécutés et recherchés par les nazis., mais à qui certains idéologues ont décidé de servir une terrible et froide revanche dans l'après-guerre.

Les sionistes politiques ont finalement atteint le grotesque: les petits-enfants et arrière-petits-enfants des protagonistes directs qui ont été sauvés grâce à l'intervention massive de l'Église catholique - à tel point qu'après la Seconde Guerre mondiale, ils ont voulu apposer des plaques sur les couvents, les monastères et les instituts religieux où leurs vies ont été sauvées - ont commencé à renier leurs grands-parents et arrière-grands-parents avec des déclarations « historiques » qui, si elles n'étaient pas tragiques, friseraient le comique: «Dans l'immédiat après-guerre, nos grands-parents et arrière-grands-parents ne savaient pas encore exactement ce qui s'était réellement passé.». Cela signifie: environ six millions de Juifs exterminés dans toute l'Europe, mais les protagonistes directs qui ont sauvé leur vie ne savaient pas encore clairement l'ampleur d'une immense tragédie unique en son genre dans l'histoire de l'humanité.?

Dans mes livres, Je vous renvoie à la lecture qui, Je définis tout avec cette blague:

"Non non, parce que vous croyez à ce que vous avez vu et vécu en tant que protagoniste, au lieu de croire ce que vous dit votre petit-fils sioniste né au début des années 1970?».

Un de ces petits-enfants il est l'ambassadeur de l'État d'Israël auprès du Saint-Siège, qui, irrité par les appels à la paix des évêques de Jérusalem, a une nouvelle fois évoqué le Souverain Pontife Pie XII:

«Il n'est pas hors de propos de rappeler qu'aujourd'hui s'ouvrira une conférence à l'Université Grégorienne 3 journées sur les documents du pontificat du pape Pie XII et leur signification pour les relations judéo-chrétiennes. Apparemment – ​​conclut la note – quelques décennies plus tard, il y a ceux qui n'ont pas encore tiré les leçons du sombre passé récent" (voir QUI).

Tout cela confirme que pour certains personnages "être reconnaissant envers ceux qui vous ont sauvé la vie est une humiliation que certains ne peuvent supporter".

Le livre Herbes Amare - Le siècle du sionisme il m'a demandé 5 des années de travail intense et de recherche historique. Ensuite, de son corps central, J'ai fait un autre livre indépendant intitulé Pie XII et la Shoah.

Je ne peux pas aborder des sujets dans un court article ce qui a nécessité des années d'études et de recherches, mais qui s'intéresse à l'histoire, pas aux légendes de certains sionistes politiques, il peut les lire et constater à quel point la réalité est différente de la méchanceté construite autour de la table avec une malice politique rare par les partisans d'un mouvement nationaliste né d'une hérésie du marxisme le plus dégénéré.. Ce mouvement s'appelle le Sionisme Politique et n'importe qui peut revendiquer le droit d'être antisioniste sans que personne ne puisse l'accuser d'être un dangereux antisémite., en particulier ces petits-enfants et arrière-petits-enfants qui, dépourvus du sens élémentaire de la décence, prétendent renier leurs grands-parents et arrière-grands-parents qui ont rendu une fervente gratitude à Pie XII grâce auquel environ un million de Juifs ont été sauvés dans des structures religieuses à travers l'Europe, y compris l'État de la Cité du Vatican et tous les bâtiments du Saint-Siège qui jouissent à Rome du régime d'extraterritorialité selon les lois et traités de droit international.

de l'île de Patmos, 10 octobre 2023

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Internet et la destruction du principe d’autorité, un dernier coup porté par les légions d'imbéciles au pouvoir

INTERNET ET LA DESTRUCTION DU PRINCIPE D'AUTORITÉ, UN COLPO DI GRAZIA INFERTO DA LEGIONI DI IMBECILLI AL POTERE

La distruzione del principio di autorità è quell’elemento che sorregge alla base il trionfo della dittatura integralista del non sapere, de cette grossière ignorance, cafona e violenta che è cosa del tutto diversa dal “non sapere” dell’uomo colto. E questa ignoranza crassa, cafona e violenta ha compiuto da tempo il proprio grande e devastante golpe attraverso internet e i réseaux sociaux.

— Chiesa e attualità —

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Spesso mi capita di ricordare che quando si dialoga, o quando si spiega una precisa cosa, quando si tiene una lezione o una conferenza, quando si predica o si fa una catechesi, è sempre di importanza fondamentale partire sottolineando il vero significato delle parole, indicando e all’occorrenza spiegando con cura il vero senso etimologico dei termini usati.

Un accento sbagliato può scatenare una guerra, dissi una volta a delle persone che sul momento non capivano come mai, mentre parlavo di temi legati alla teologia dogmatica, per inciso spiegavo di tanto in tanto il significato di parole e terminologie. Ci sono infatti termini che in filosofia o in teologia hanno un significato totalmente diverso da quello a essi attribuito dal linguaggio corrente nel quale spesso, certe parole, sono state svuotate del loro etimo originario per essere riempite di altro e assumere un significato opposto. Spiegai che non solo una parola, ma persino un semplice accento può cambiare il significato di un discorso. Par exemple: la parola “pesca” può indicare sia un frutto sia un pescatore con la canna in mano che attende paziente che i pesci abbocchino all’amo, dipende dalla pronuncia orale, o da dove cade l’accento in una versione scritta. A sua volta, l’amo, può essere il piccolo uncino nel quale il pescatore attacca l’esca per i pesci, ma può essere anche l’affermazione con la quale un innamorato dichiara di amare un’altra persona. La parola “ancora” può significare sia il peso gettato nel fondale marino per bloccare la barca e impedirle di seguitare a galleggiare sulle correnti marine, ma può anche significare ripetere una data cosa. Pure in questo caso dipende dalla pronuncia orale, o da dove cade l’accento in una versione scritta.

Una platea di ascoltatori non particolarmente colti, nella quale però, proprio i più incolti, si ritenevano dei veri maestri del sapere, a poco a poco compresero quelle mie spiegazioni lessicali quando illustrai che la parola “castigo”, nel linguaggio teologico e dottrinale, ha un significato diverso da quello dato a essa nel lessico corrente. Anzitutto l’etimo castigo deriva dal latino castus (pur) e agĕre (rendere/dare/restituire). Il vero significato etimologico di questa parola è quindi “purificare”, o “rendere puro” o “restituire la purezza perduta”. Un significato completamente diverso da quello del linguaggio parlato corrente. bientôt dit: se un teologo parlerà a una platea dei castighi di Dio, gli ascoltatori potrebbero capire l’esatto contrario di ciò che cercherà di trasmettere, dando semmai vita a dei fraintendimenti che non dipendono dal modo in cui si è espresso lo studioso e neppure dagli ascoltatori, ma conseguenti il fatto che l’uno e gli altri danno a questo termine un significato dissimile, finendo così per parlare due lingue diverse con l’uso delle stesse parole. Nel linguaggio teologico il castigo è una azione purificatrice della grazia e della misericordia di Dio che «castiga e usa misericordia» (tb 13,2) perché «Il Signore è pietoso e clemente, lento all’ira e ricco di bontà» (Doit 103). Donc, il castigo divino, nella economia della salvezza è un vero e proprio atto di amore del Creatore verso le proprie creature. E qui preciso per inciso che il termine “economia” appena usato ha, analogamente a quello di “castigo”, un significato anch’esso del tutto diverso da quello del corrente lessico parlato. Questo lemma di derivazione greca ― oἰκονομικά ― appare in un’opera attribuita ad Aristotele che la usa per indicare la gestione del oἰκος, ossia della famiglia e di ciò che a essa appartiene. Per i greci l’economia non costituiva, come invece la intendiamo oggi, una realtà autonoma che in modo altrettanto autonomo opera. E proprio a causa di questa parola da me usata con riferimento alla «economia della salvezza», un presente ― ovviamente il più colto e forbito tra tutti gli ascoltatori ― si mise a ridere dando poi saggio di crassa ignoranza chiedendomi pubblicamente:

«Ma lei, parlando di economia della salvezza, è rimasto sempre fermo alla vendita delle indulgenze?».

Una caratteristica molto diffusa nella società odierna non è il sapiente e saggio «ξέρω ότι δεν ξέρω» (xéro óti den xéro, Je sais que je ne sais pas), secondo la sapiente massima di Socrate riportata poi da Platone nella Apologia di Socrate. Aujourd'hui, il principio sovrano nelle nostre masse sempre più incolte e arroganti è l’esatto contrario: sapere ciò che non si sa, quindi discutere, contestare e sovente anche aggredire attraverso i canali dei vari réseaux sociaux coloro che sanno e che proprio per questo cercano inutilmente di dare chiarimenti, secondo lo stile psicopatologico di chi, pur non conoscendo, presume però di conoscere più che mai.

Nelle persone di vera cultura la conoscenza si fonda e si muove sulla base della sapienza socratica «io so di non sapere». Perché per quanto uno possa avere dedicato la propria intera esistenza allo studio e alla ricerca, nous tous, anche i più colti, rimaniamo di fondo degli ignoranti nel senso etimologico del termine ignorans antis d'où le terme ignorance, a sua volta derivante dal verbo greco γνωρίζειν (gnorízein), che alla lettera significa “mancanza di conoscenza”. O qualcuno di noi, inclusi studiosi di lungo corso, sarebbe forse in grado di affermare: “Io conosco tutto”? Quando al Senatore a vita Rita Levi Montalcini, insigne scienziato neuro-biologo, poco dopo l’assegnazione del Premio Nobel avvenuta nel 1986, per avere scoperto il Nerve Growth Factor (l’elemento di accrescimento della fibra nervosa), durante un evento pubblico le fu detto che lei era tra le poche persone al mondo che conoscevano il cervello umano. Per tutta risposta ella replicò:

«Del cervello umano, dans ma vie, J'ai appris quelque chose, ma solo qualche cosa, perché molte delle sue risorse rimangono sconosciute e oggi, noi scienziati, possiamo dire di conoscere circa il 5% delle sue potenzialità».

Proviamo adesso a passare dalle neuroscienze alla teologia e nello specifico alla patristica o patrologia. Esiste al mondo un patrologo capace ad affermare di conoscere in modo approfondito le opere di tutti i grandi Padri e dottori della Chiesa, da quelli maggiori a quelli minori, o di averle anche e solo lette semplicemente tutte quante? Conosco patrologi ultra ottantenni che hanno dedicato la loro intera vita a studiare i Padri Cappadoci, noti anche come Sapienti di Cappadocia, che sono tre: i Santi Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo detto anche Nazianzeno. Di tutti gli altri hanno una conoscenza sommaria, molti altri ancóra non li hanno proprio mai esaminati e studiati, neppure letti. Il vero uomo di cultura è consapevole, proprio perché tale, della propria ignoranza, proprio perché la vera conoscenza passa di necessità dalla consapevolezza del non sapere: «… del cervello umano, dans ma vie, J'ai appris quelque chose, ma solo qualche cosa».

La distruzione del principio di autorità è quell’elemento che sorregge alla base il trionfo della dittatura integralista del non sapere, de cette grossière ignorance, cafona e violenta che è cosa del tutto diversa dal “non sapere” dell’uomo colto. E questa ignoranza crassa, cafona e violenta ha compiuto da tempo il proprio grande e devastante golpe attraverso internet e i réseaux sociaux. L’annullamento dei ruoli culturali, social, politici e religiosi si sviluppa al peggio attraverso questi canali che costituiscono l’elemento distruttivo di ogni principio di autorità. Problema questo che per essere compreso obbliga a fare un salto storico-sociale all’indietro, per l’esattezza agli ingloriosi anni Settanta del Novecento, con tutti i suoi devastanti ed emozionali «vietato vietare», «l’immaginazione al potere» e via a seguire. In quella stagione avvenne un vero e proprio processo di sovvertimento, inversione e infine di vero e proprio abbattimento dei ruoli. Oggi l’insegnante non è più colui che seduto sopra una cattedra in una posizione più alta, che non a caso aveva una pedagogica e simbolica pedana che la sopraelevava in altezza al di sopra dei banchi dove sedevano gli alunni, dalla quale dispensava il proprio insegnamento a soggetti che dovevano tacere, Écoute et apprend, rispondendo solo quando erano interrogati, ou, quando concesso, rivolgere domande nel merito di ciò che l’insegnante aveva spiegato ma che non era stato ben compreso. Molti insegnati delle scuole inferiori o superiori, o i docenti universitari, al termine delle loro lezioni erano soliti domandare: «Sono stato chiaro … mi sono spiegato bene? Avete delle domande di chiarimento da fare?». Sinceramente non ho memoria di avere mai udito alcuno dei miei compagni di scuola o colleghi universitari prendere parola per dire: «Non sono d’accordo con quello che ha detto perché secondo me … io penso che …». Ciò avrebbe potuto comportare ritrovarsi poi in sede d’esame dinanzi a un esaminatore che in modo impeccabile e nel pieno rispetto della legge e delle regole accademiche ti avrebbe potuto far pentire dei tuoi peccati passati, presenti e persino futuri. Et je te dirai: avrebbe fatto anche bene, perché l’arroganza va punita, proprio per il bene dell’arrogante, che va corretto, non assecondato, meno che mai tollerato. L’arroganza è infatti di per sé intollerabile.

L’insegnante post-sessantotto è divenuto colui con il quale si dialogo e ci si confronta, non più in una posizione di ruoli verticale, ossia dall’alto (insegnante) verso il basso (alunni), ma in un rapporto orizzontale. Si donc, in questo genere di rapporto di relazione malato ― che non potrebbe né mai dovrebbe essere, anzitutto per il bene di chi deve apprendere ― uno si mette a contestare l’insegnante a colpi di «io non sono d’accordo, perché io penso che … perché secondo me …», ecco che quel soggetto, aujourd'hui, sarà persino giudicato come uno studente particolarmente brillante. puis, se insulterà l’insegnante, a quel punto diverrà il beniamino di tutti i suoi compagni e le sue compagnucce gli manderanno cuoricini per Whatsapp, oppure direttamente loro immagini seminude su Instagram. Nessuno pensi che il genitore di oggi, venendo a conoscenza della prodezza del figlio, provi un senso di umana vergogna per avere un figlio maleducato sino a quei livelli, perché la risposta sarà più o meno questa: «Se lo ha insultato, si vede che se lo meritava». Ou peut-être que ça peut, il genitore di oggi, vergognarsi e poi ammettere di essere stato un totale fallimento a livello educativo? Bien sûr que non, quindi è l’insegnante insultato ad avere torto e il figlio ad avere ragione.

Gli esami che a suo tempo ho sostenuto prima alle scuole medie superiori e poi all’università ― io come chiunque altro ― non erano basati su un dialogo tra pari, ma su un rapporto del tutto impari dove una persona rivestita di autorità, il professore, mi rivolgeva delle domande alle quali io, étudiant, in una posizione subordinata dovevo rispondere con precisione, soprattutto nello stretto merito di ciò che mi era stato richiesto, mostrando di avere acquisito e sviluppato il sapere che mi era stato trasmesso. Fatto questo l’autorità, ossia l’insegnante liceale o il professore ordinario universitario, esprimeva su di me un giudizio nella forma di voto, con una valutazione data in numeri compresi tra 0 e 10 o tra 18 e 30. Ho avuto modo di avere insegnanti che erano persone talentate e dotate di grande scienza, oltre che di qualità didattiche, come ne ho avuti altri che erano mediocri, dotati di scarsa scienza e privi semmai anche di capacità didattiche. Non era però compito nostro di studenti quello di valutare gli insegnanti, che potevano essere giudicati, per i loro meriti o demeriti, solo dai loro superiori, o perlomeno dai loro pari, non certo dagli allievi che il sapere lo stavano acquisendo e che ancóra non avevano acquisito e maturato. Ciò li rendeva privi delle necessarie capacità di giudizio ― volendo anche di contestazione ― per poter esprimere giudizi positivi o negativi sulle qualità e le capacità dei docenti.

Da anni si stanno moltiplicando casi nei quali i disastrosi genitori di certi studenti, degni figli o nipoti del ben poco glorioso Sessantotto e degli anni Settanta che ne seguirono, non si limitano neppure a ricorrere ai Tribunali Amministrativi Regionali per una bocciatura da loro ritenuta ingiusta, perché li intasano di ricorsi persino per un voto dato che a loro dire non era adeguato. Se il genitore, più o meno figlio o nipote del Sessantotto o degli anni Settanta, non è in grado di trasmettere al proprio figlio il sano e salutare principio di autorità e del rispetto che all’autorità è dovuto, la società è inevitabilmente destinata a un colossale fallimento dopo essere piombata nella forma di anarchia in assoluto peggiore e più distruttiva: l’anarchia delle emozioni, o se preferiamo del «vietato vietare» e della «immaginazione al potere».

Questi i risultati che oggi sono sotto i nostri occhi: il genitore cessa di essere tale e diventa un amico o un complice “a delinquere” del figlio; l’insegnante un soggetto con il quale ci si confronta, contestandolo e dando sfogo al proprio egocentrismo a botte di «non sono d’accordo … perché io penso che … perché secondo me …»; il medico non è più colui che ti cura ma una persona che può essere interrotta mentre ti sta facendo una diagnosi esprimendo la fatidica frase «Ah, io non sono d’accordo, perché su internet ho letto che …»; le cariche dello Stato, dal carabiniere al poliziotto sino al Senatore a vita della Repubblica Italiana divenuto tale per meriti speciali, sono figure spesso irrise e svilite da parte di persone che non conoscono neppure il primo articolo fondamentale della Costituzione della Repubblica Italiana e che ignorano del tutto il sistema repubblicano nel quale vivono; i preti e i teologi sono persone ormai relegate tra i ruoli più inutili e marginali della società civile ai quali dei ragazzotti affetti da analfabetismo funzionale o digitale si rivolgono a faccia a faccia con il “tu” dicendo loro come e perché la Chiesa sbaglia, oppure puntando i piedi perché devono fare da padrini di battesimo, non essendo stati però cresimati, ecco che dopo aver fatto professione di non credere alle verità annunciate dalla Chiesa ti dicono, semmai anche a brutto muso «io ho il diritto di fare la Cresima perché mi serve», ignorando che i Sacramenti non sono un diritto ma una azione della grazia divina … En bref, una società nella quale assieme al principio di autorità sono saltate tutte le regole, con una massa di arroganti ignoranti che ogni mezza frase pronunciano «io ho il diritto di … io ho il diritto di …» ma in modo egocentrico e anarcoide non accettano neppure la vaga idea stessa che accanto ai diritti ci sono i doveri e viceversa, non potendo esistere una società fatta solo di diritti come non ne potrebbe esistere una fatta solo di doveri.

Più volte ho citato Umberto Eco in vari miei scritti che toccavano il problema di internet e dei social media, perché con quattro pennellate raffigurò, più che un problema, un autentico disastro sociale:

"JE réseaux sociaux ils donnent le droit de parler à des légions d'idiots qui auparavant ne parlaient au bar qu'après un verre de vin, sans nuire à la communauté. Ils ont été immédiatement réduits au silence, alors que maintenant, ils ont le même droit de parler qu'un lauréat du prix Nobel. C'est l'invasion des imbéciles!» (cf.. QUI).

Prima del semiologo Umberto Eco, quando ancora i réseaux sociaux non avevano preso campo, un celebre matematico italiano, Giorgio Israel, si espresse così riguardo internet:

«È vero ― come ha notato qualcuno ― che ho deciso di por fine a questo tipo di “dialogue”. Esso ha messo in luce due aspetti tra i peggiori di internet, un mezzo cui comunque non rinuncio, ma non per piegarmi alle cattive tentazioni cui induce. Alludo alla perdita di inibizioni per cui si ritiene di poter trattare in modo sbrigativo e persino villano persone con cui non si oserebbe farlo de visu; e la tendenza a sentenziare su questioni cruciali e che magari sono oggetto di riflessione secolare, tacciando pure di cretino chi non si adegua» (cf.. Articolo del maggio 2008 tratto dal sito di Giorgio Israel).

Perdonatemi se porto me stesso come esempio, ma credo che trasmettere la propria esperienza personale sia importante, specie da parte di un presbitero e di un teologo che ha appena toccato la soglia dei sessant’anni d’età. Questo vuol dire ― o perlomeno si presume ― avere acquisito e sviluppato una certa esperienza di vita e, attraverso studi metodici di ricerca continuati nel tempo una certa conoscenza, sempre e di rigore basata sulla consapevolezza del «io so di non sapere». Come sempre esemplifichiamo: une fois que, la classica isterica frigida che reattivamente era affetta da nevrosi ossessive di stampo pseudo-religioso, dopo avere creato problemi, attriti, litigi e sconcerto di vario genere in parrocchia, o forse prima ancóra che potesse generare cose simili, era presa in disparte da qualcuno dei parroci che furono, fatta nuova dalla testa ai piedi e poi cacciata via. Oggi la classica isterica frigida reattivamente affetta da nevrosi ossessive di stampo pseudo-religioso si tuffa nel mare dei réseaux sociaux, va a caccia delle pagine dei preti e con spirito litigioso e aggressivo incomincia a contestarli in tono insultante e provocatorio, specialmente se il prete ha scritto un post chiaro e preciso nel quale tratta in modo semplice cose serie sul piano della dottrina e della fede, rendendole comprensibili al grande pubblico, ma alle quali ella ribatte con assurde scemenze. Questa è una delle principali insidie dei réseaux sociaux, per noi presbiteri e teologi come per qualsiasi studioso o per qualsiasi persona che nella società riveste quello che dovrebbe essere, ma che soprattutto andrebbe sentito e rispettato come ruolo di autorità.

In internet, ma soprattutto nei réseaux sociaux, come faceva notare già molti anni fa Giorgio Israel c’è una perdita totale «di inibizioni per cui si ritiene di poter trattare in modo sbrigativo e persino villano persone con cui non si oserebbe farlo de visu». Cosa alla quale si aggiunge un elemento peggiore: «la tendenza a sentenziare su questioni cruciali e che magari sono oggetto di riflessione secolare, tacciando pure di cretino chi non si adegua». Ne abbiamo fatta esperienza recente, peraltro legata a una vicenda che per due anni ha messo in ginocchio le società civili, i governi e l’economia: la pandemia da Covid-19. Chi di noi non ricorda eserciti di sciampiste e di intellettuali da bar con la licenza media inferiore presa alle scuole serali che tra un messaggio sgrammaticato e l’altro smentivano i più esperti virologi e infettivologi perché su dei blog gestiti da altrettanti ignoranti arroganti avevano letto che …? A molte di queste persone provai all’epoca a rispondere in questo modo:

«La scienza non è perfetta e da sempre può essere fallibile e defettibile. Vaccino si, vaccino no? Personalmente ho deciso di dare fiducia alla scienza, che può sbagliare e che spesso ha sbagliato. Verso la scienza intendo però fare un atto di fiducia, perché se proprio qualcuno deve sbagliare su di me, preferisco che l’errore lo compia uno specialista nel tentativo di salvarmi anziché un naturopata-esoterista a caccia di fessi che fa credere di poterli curare con pillole omeopatiche e pietre magnetiche colorate. Même parce que, mentre la scienza chiede all’occorrenza fiducia, questi ciarlatani e coloro che decidono di andargli dietro chiedono e pretendono invece dei veri e propri atti di fede cieca riguardo ciò che di assurdo e anti-scientifico dicono e sostengono».

In quel delicato frangente come in altri diversi ma analoghi, le televisioni pubbliche e private si sono gravate di immani responsabilità che una vera società civile e una politica realmente illuminata non avrebbe dovuto esitare a far pagare a caro prezzo per senso di giustizia e per la tutela della popolazione. Ricordiamo infatti che mentre le persone erano chiuse in casa nel pieno del confinement, per cinque giorni a settimana, tre o quattro ore ogni sera, in tutti i più seguiti émission de télévision si favorivano e fomentavano litigi e risse tra specialisti clinici ed emeriti ignoranti presi dalla strada che li contestavano e smentivano. Il tutto fatto passare per diritto all’informazione e diritto di libertà di parola. Demande: depuis quand, gli imbecilli, hanno il diritto a esprimersi in prima serata sulle televisioni pubbliche e private, tanto più per contestare e smentire studiosi con teorie assurde e irrazionali, più ancóra che anti-scientifiche? Alle reti televisive interessava davvero dare voce a tutti? Et depuis quand, questo appassionato amore per la verità da parte di médias de masse che la verità sono soliti nasconderla, manipolarla e falsarla, quando conviene ai padroni che li tengono stretti e vincolati ai loro libri-paga? Non, la verità era tutt’altra: le redazioni dei programmi televisivi, con un cinismo che sarebbe stato bene fargli pagare a caro prezzo, avevano un unico scopo, molto superiore al Covid-19 e al pericolo pandemico stesso: gli indici di ascolto. Più negli studi televisivi erano scatenate risse, più gli indici di ascolto salivano. Ma torniamo di nuovo a Umberto Eco:

«La televisione aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità» (cf.. QUI).

Chiamatevi pure prete “vecchio stile”, se preferite demodé, ma rimango consapevole che la Chiesa, attraverso i cosiddetti trois cadeaux, mi ha dato mandato a insegnare, a santificare e a guidare il Popolo di Dio, questo dopo avermi formato, istruito e fatto specializzare nelle scienze teologiche, quindi conferendomi mandato. Questo è il mio compito, sia per chi ci crede sia per chi, pur non credendoci, sarebbe tenuto comunque al rispetto, specie in questo mondo nel quale è di rigore il rispetto e il massimo della correttezza politica anche per l’ultimo dei clandestini sbarcati sulle nostre coste e per i transessuali in equilibrio sui tacchi a spillo, che non hanno certo una dignità umana superiore a quella di un essere umano chiamato prete. En conséquence, il compito dei nostri croyants du Christ rimane tutt’oggi di accogliere il nostro insegnamento, lasciarsi santificare mediante i Sacramenti di grazia da noi amministrati e farsi guidare nel cammino di vita cristiana, o se preferite governare dai pastori all’interno della Chiesa, dove si è liberi di entrare e dalla quale, être compris, si è liberi di uscire, ma nessuno ha però il diritto e la libertà riconosciuta a insolentire i pastori.

bientôt dit: viens Ministre du sacré non sono una persona con la quale un qualsiasi soggetto che si proclami cattolico o credente possa trattare a tu per tu, perché il rapporto è teologicamente e gerarchicamente dal basso (fidèle) verso l’alto (prêtre). Non è il credente o peggio il presunto tale che può agitare il dito e darmi lezioni su come un prete deve fare il prete o su come deve trasmettere le verità della fede, o peggio quali verità possono andare bene e quali “devono” essere invece cambiate. Il tutto espresso da soggetti che non hanno mai neppure sfogliato il Catechismo della Chiesa Cattolica e che per questo ignorano che le verità di fede sono immutabili e non certo mutabili a piacimento, avec beaucoup de aimer au social, perché «io penso che … secondo me …».

Dinanzi a questo genere di persone agisco e interagisco in due modi: o li rimprovero con atteggiamento severo e all’occorrenza autoritario chiarendogli che non sono un loro compagnuccio e men che meno una persona con la quale possono pensare di confrontarsi a tu per tu, ou, come nel caso dei réseaux sociaux in cui i rapporti sono perversamente all’orizzontale, reagisco con lo sberleffo, con la parola colorita, a volte persino usando qualche frase triviale affatto casuale, meno che mai istintiva o emotiva, ma proprio scientificamente studiata e voluta al fine di scuotere certi soggetti, la reazione dei quali è tanto evidente quanto scontata: «Vergogna di prete … prete volgare … ma tu sei davvero un prete?». Oui, sono un prete, con l’aggravante di essere pure un teologo al quale tu, ragazzotta o donnetta nullafacente, dopo avere passato la giornata a girare per internet in cerca di gossip e di notizie pruriginose, hai pensato di poter spiegare cosa veramente sia la fede cattolica. Perché le più irrispettose e le più violente in assoluto sono di rigore loro: le donne, come provano i réseaux sociaux. Oppure può capitare che non risponda e che a qualcuna di queste carampane incattivite replichi postando sulla mia pagina social la fotografia del Tantum Rosa in versione spray usato dalle donne per i pruriti vaginali, semmai accompagnando la foto con la frase: «dicono che funzioni …».

Gli imbecilli fanno sempre e di rigore sul serio e hanno disperato bisogno di essere presi sul serio, perché si sentono le autorità sociali, scientifiche, politiques, morali e religiose che assolutamente non sono, cette chose que, per una sorta di strana e complessa invidia inconscia, li porta a rovesciare insolenze su chi questi ruoli di autorità li riveste veramente e legittimamente. Ciò che non è serio, giammai sia preso e trattato come se lo fosse. À ce moment-là, la sapiente presa di giro è l’unico antidoto. Si tratta di astuta e sottile pedagogia: irridendone uno capita che lui, ainsi que d'autres 100, ti postino centinaia di commenti insultanti, ma quasi sempre capita che almeno due o tre, dinanzi alle tue risposte, capiscano, conferendoti e riconoscendoti il ruolo sociale e di autorità che ti spetta e che ti è dovuto, perché certi rapporti non sono, né mai possono essere alla pari, né basati sul principio del «… secondo me … io penso che …».

Come presbitero posso chiedere al mio Vescovo parere e consiglio, esporre un problema e domandare suggerimenti per la sua soluzione, posso anche sollevare perplessità di fronte a certe scelte o direttive pastorali, con tutta la più profonda cortesia del caso posso offrire anche un consiglio, perché ogni sacerdote è uno stretto collaboratore del Vescovo. Non posso però contestarlo e rigettare quanto da lui è stato stabilito, ponendomi in tal modo al di sopra di lui, perché sono io che dipendo dalla sua autorità, alla quale ho promesso filiale rispetto e devota obbedienza con un atto sacramentale solenne. È il Vescovo che mi ha concesso il mandato e la relativa facoltà a celebrare la Santa Messa, a predicare il Santo Vangelo, ad assolvere dai peccati e a curare e custodire il Popolo di Dio, il tutto in un rapporto di subalternità, perché sono sottoposto in modo subalterno all’apostolica autorità del Vescovo, il quale ha la facoltà, volendo o reputandolo opportuno, di revocarmi anche questo mandato, in modo parziale o totale, se mi ritenesse inadeguato o indegno. Donc, anche se avessi in sé e di per sé pure cento ragioni, se osassi pormi al di sopra della sua apostolica autorità, quelle ragioni si muterebbero in mille gravi torti che farebbero di me un pessimo prete e che darebbero scandalo e disorientamento ai croyants du Christ. Ce, è il principio di autorità nella Chiesa, interamente retto sulle teologali virtù della fede, d'espoir et de charité (cf.. Je Cor 1.13). E farlo capire ai cattolici del «secondo meio non sono d’accordo ..», non è cosa facile.

Parfois, per recuperare delle persone e indurne altre alla ragione, può essere più utile la foto di un prodotto farmacologico contro il prurito vaginale anziché una inutile dissertazione su certi principi cardine enunciati dal Santo padre e dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona, che pure di vagine ebbe buona conoscenza, quando era sempre Aurelio di Tagaste. et quelqu'un, dopo aver riso sul Tantum Rosa che allevia il prurito vaginale, può essere che comprenda e che poi si apra. Solo a quel punto sarà possibile parlare del Vangelo e dei preziosi pensieri di Sant’Agostino, producendo buoni frutti, il tutto grazie a una battuta sfottente partita da un prodotto che allevia il prurito vaginale.

Chi è rivesto di autorità, dinanzi a questa totale crisi di ogni principio di autorità ha oggi due soluzioni: o si mette a battagliare inutilmente contro i mulini a vento parlando una lingua che le masse ignoranti, arroganti e litigiose che brulicano i réseaux sociaux non sono neppure in grado di comprendere e recepire, oppure prende in giro gli imbecilli mantenendo saldo il rispetto che gli spetta e che gli è dovuto. Recuperandone di tanto in tanto qualcuno, che di questi tempi non è poca cosa:

«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta”. Comme ça, je vous le dit, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15, 4-7).

je réseaux sociaux sono un oceano dove le sardine pensano di essere squali e dove i merluzzi hanno il complesso delle orche assassine, mais encore, parfois, è possibile recuperare qualche spigola, consapevole anzitutto di essere una spigola.

 

de l'île de Patmos, 9 octobre 2023

 

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