"Something is changed". From Jack Nicholson to Cardinal Matteo Maria Zuppi honorary degree from the University of Catania

«QUALCOSA È CAMBIATO». DA JACK NICHOLSON AL CARDINALE MATTEO MARIA ZUPPI LAUREA HONORIS CAUSA ALL’UNIVERSITÀ DI CATANIA

«[…] Se non si accolgono anche le opinioni diverse, e magari pure le parole di dissenso, non si potrà avere un vero cambiamento. Oggi l’assemblea della CEI è un mortorio perché non ci sono più personaggi significativi; si potevano condividere o meno le posizioni di Siri o di Martini, ma i loro interventi erano importanti punti di riferimento. Oggi parlano solo i ruffiani, quelli che vogliono farsi vedere […]» (da una intervista all’Arcivescovo emerito di Pisa Alessandro Plotti, già vice presidente della CEI)

 

PDF print format article

 

 

.

All’interno della Chiesa d’oggi può capitare di sentirsi un po’ come sul set cinematografico del film, Qualcosa è cambiato, protagonista principale Jack Nicholson assieme a un amabile cagnetto. Per chi non lo avesse visto riassumiamo in breve: Melvin Udall, impersonato da Jack Nicholson, è un famoso scrittore di romanzi rosa, misantropo e affetto da nevrosi ossessivo-compulsive che attraverso un esilarante intreccio di fatti in cui finisce coinvolto assieme alla cameriera di un ristorante, a un pittore gay suo vicino di casa e al suo cagnolino di razza griffone di Bruxelles, giunge a una inaspettata quanto incredibile trasformazione che lo porta a diventare una persona persino tenera e amabile.

Dinanzi a certi fatti, dire che oggi Qualcosa è cambiato è riduttivo, perché siamo dinanzi a dei capovolgimenti così radicali da risultare difficili da interpretare. Come quando il 12 aprile è stata conferita dall’Università di Catania la laurea magistrale Honorary in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations a Sua Eminenza il Signor Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Ritengo irrilevante soffermarmi sui rapporti che sin da prima del 17 February 1861 ― data che segnò la caduta del Regno Borbonico ― legano questa università alle storiche logge della Massoneria cittadina, come figura dai nomi di molti insigni accademici risultati membri della Libera Muratoria nell’arco di due secoli. A meno che i numerosi manifesti funebri con il loro nome e la sigla A:.G:.(D):.G:.A:.(D):.U:. (acronimo che indica: A Gloria del Grande Architetto Dell’Universo) appesi nella Città etnea nel corso degli ultimi decenni, non siano stati solo scherzi dei tipografi catanesi o delle redazioni de La Sicilia it's from The Giornale di Sicilia che avevano voglia di trastullarsi sulla pagina dei loro necrologi pubblicati a pagamento per commemorare i defunti.

Essere massoni non è disdicevole, né tanto meno reato, è lecita e legittima appartenenza a un’associazione storica; a meno che non si tratti di una Loggia deviata come la P2, che dalla Massoneria prende vita ma che della stessa non è affatto espressione, ma solo deviazione. Che poi l’affiliazione alle Logge sia incompatibile con l’appartenenza alla Chiesa Cattolica, questo è altro discorso ancóra, legato a quell’impianto in parte gnostico e in parte esoterico che rende la Massoneria incompatibile e inconciliabile con il Cattolicesimo.

Senza neppure soffermarci sull’anticlericalismo che serpeggia per storica tradizione nell’Università di Catania, essendo tutt’altri i nostri interessi, alcune precisazioni sono però di rigore. Partiamo dunque da un esempio davvero eclatante ormai fissato nelle cronache storiche: quando nel novembre del 2007 fu invitato dal Rettore Magnifico a inaugurare l’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma, il Sommo Pontefice Benedetto XVI rinunciò a tenere una keynote inaugurale in seguito alle proteste di gruppi di studenti e docenti che insorsero al grido «l’università è laica!», mentre quelli di molte università italiane appoggiarono e sostennero la protesta, inclusa quella catanese.

Prima che iniziasse la odierna stagione dei giovani episcopi pecorecci ― non pochi dei quali sarebbero stati bocciati sino a pochi decenni fa a un esame di teologia fondamentale ―, in Italia avevamo diversi vescovi che erano grandi studiosi e uomini di profonda cultura, distribuiti in tutte quelle diverse aree che in un linguaggio giornalistico improprio, perché estraneo di per sé all’impianto stesso della Chiesa, sono indicati come tradizionalisti, Conservatives, Progressives. O per dirla con le parole dell’Arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti, che della Conferenza Episcopale Italiana fu vice-presidente:

«Se non si accolgono anche le opinioni diverse, e magari pure le parole di dissenso, non si potrà avere un vero cambiamento. Oggi l’assemblea della CEI è un mortorio perché non ci sono più personaggi significativi; si potevano condividere o meno le posizioni di Siri o di Martini, ma i loro interventi erano importanti punti di riferimento. Oggi parlano solo i ruffiani, quelli che vogliono farsi vedere; il tema pastorale viene buttato via con i gruppi di studio, che durano di fatto mezz’ora, e poi si parla soltanto di Otto per Mille e di soldi, cosa che si potrebbe fare benissimo per corrispondenza. And to say that, eg, sulla famiglia ci sono problemi davvero grossi da affrontare e tutti cercano di capire quale orientamento prenderà la Chiesa» (cf.. intervista pubblicata in Jesus the 10 February 2014, text WHO).

Diversi di questi vescovi several times, over the past 30 year old, incluso lo stesso Alessandro Plotti che apparteneva alla cosiddetta area progressista, dovettero rinunciare a inviti presso strutture accademiche e università perché gli immancabili studenti agitatori, sobillati dietro le quinte da professori ex sessantottini fecero il diavolo a quattro (cf.. WHO). L’allora Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinal Camillo Ruini, fu contestato e fischiato a Siena il 24 September 2005 (cf.. WHO) perché «è il simbolo del conservatorismo, dell’attacco alla laicità dello Stato e della negazione dei diritti degli omosessuali», come riferì in conferenza stampa il rappresentante dei Giovani Comunisti di Siena (cf.. WHO).

Eppure non siamo di fronte a persone diverse, perché coloro che ieri sbarravano le porte al successore di quei Romani Pontefici che l’Università La Sapienza la fondarono facendo di essa un centro universale di cultura, scienza e ricerca nel corso dei secoli, sono gli stessi che oggi conferiscono lauree Honorary al presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non più fischiato e contestato come il suo predecessore accusato di essere un violatore della laicità dello Stato, ma accolto a pacche sulle spalle e chiamato in modo amicale «Don Matteo».

Più che chiedersi Qualcosa è cambiato, bisognerebbe chiedersi: chi è stato strumentalizzato e perché? E sarebbe di certo altresì necessario chiedersi: chi è così «ruffiano» ― per dirla con Alessandro Plotti ― da non capire neppure, per propria inevitabile e invincibile limitatezza, di essere strumentalizzato?

Proviamo ad andare dietro le quinte del teatrino, perché farlo non è poi così difficile: a Catania fu aperto il processo contro l’allora Ministro per gli affari interni Matteo Salvini, accusato di avere impedito a fine luglio 2019 lo sbarco di 116 immigrati clandestini dalla nave Gregoretti, fermata nel porto della Città di Augusta in provincia di Siracusa (cf.. WHO). Che sotto questo pontificato, quello dei migranti, sia un elemento che spazia tra nevrosi ossessiva e ideologia, è un fatto del tutto incontrovertibile. Come lo è il poco prudente coinvolgimento ― in parte verificato in parte ancóra da verificare ― che alcuni vescovi hanno avuto con un militante comunista come Luca Casarini, che andrebbe trattato con estrema cautela e soprattutto con la massima prudenza, non certo invitato al Sinodo dei Vescovi.

Traducendo dall’inglese all’italiano la laurea Honorary conferita è in Politica globale e relazioni euro-mediterranee. Incredible! A Pontefici e Vescovi di ieri si sbarravano le porte nelle università, o si contestavano a bordate di fischi quando si avvicinavano a istituzioni o fondazioni statali, perché a prescindere dalle loro tendenze, conservatrici o progressiste che fossero, dicevano comunque quel che il mondo non voleva sentirsi dire, dall’Arcivescovo metropolita di Genova Cardinale Giuseppe Siri all’Arcivescovo metropolita di Milano Carlo Maria Martini, otherwise, ma inquietati entrambi per le derive laiciste che stava prendendo la società europea, specie nel suo rifiuto a tratti persino odioso e violento del Cristianesimo. Today, che con il mondo si è deciso invece di puttaneggiare, attraverso molti nuovi vescovi variamente «ruffiani» e pecorecci, ecco che ai Presidenti delle Conferenze Episcopali Italiane si battono le mani sulle spalle, si chiamano «Don Matteo» e si conferiscono loro lauree Honorary proprio su tematiche politiche ed euro-mediterranee riguardo le quali gli stessi premiatori reclamavano la testa di un Ministro delle Repubblica Italiana con fare più sanguinario di quello di Robespierre.

Anche se di fatto nulla è cambiato, in ogni caso noi non siamo idioti né intendiamo essere trattati come tali da un mondo che mostra di volerci bene nella misura che siamo disposti a vergognarci di Cristo, dimentichi che sta scritto:

"For whoever is ashamed of me and of my words in this adulterous and sinful generation, the Son of Man will be ashamed of him, when he cometh in the glory of his Father with the holy angels " (MC 8,38).

Imbarazzante e pericoloso come pochi risulterà oggi più che mai il Beato Apostolo Paolo:

«Infatti, It is perhaps the favor of men that I intend to earn, or rather that of God? Or am I trying to please men? If I were still pleasing men, do not be a servant of Christ! Vi dichiaro dunque, siblings, che il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Gal 1,10 e ss.).

Da questa società che sul modello e l’esempio della Francia vuole fissare sulla Carta d’Europa il “grande diritto universale all’aborto”, noi cattolici non ci dobbiamo aspettare né applausi né onorificenze. Se ci applaudono o ci premiano, è perché siamo i primi a rassicurare i figli del Principe di questo Mondo che in fondo «il Vangelo non è un distillato di verità», come affermò di recente il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana rispondendo a un intervistatore de The Corriere della Sera (cf.. WHO, WHO). Volendo potrei suggerire a Sua Eminenza Reverendissima, per gli amici Don Matteo, anche un’altra espressione a effetto, pronunciando la quale finirebbe con l’essere in breve il secondo italiano nominato accademico di Francia dopo Maurizio Serra, ma preferisco tacere ed evitare di dare suggerimenti.

the Island of Patmos, 14 April 2024

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Gabriele Giordano M. Scardocci
Of the Order of Preachers
Presbyter and Theologian

( Click on the name to read all its articles )
Father Gabriele

The Devil among crime news, itching and reality in the 2024

THE DEVIL AMONG CRIME, ITCH AND REALITY IN 2024

«Human beings are amphibians – half spirit, half animal […]. Come spiriti essi appartengono al mondo dell’eternità, ma come animali sono abitatori del tempo»

 

Author:
Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.

 

PDF print format article

 

 

Nel febbraio di quest’anno i mezzi di comunicazione di massa hanno annunciato la terribile notizia di un omicidio familiare a sfondo religioso. Il tutto si è consumato, con particolare ed efferata crudeltà, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Con l’ormai consolidato spirito di puro prurito i talk show nazional-popolari ne hanno parlato per alcune settimane, mettendo a discutere nei salotti televisivi persone completamente prive di basilare conoscenza su certe tematiche.

Secondo le fonti giornalistiche un uomo avrebbe ucciso la sua famiglia, a eccezione della figlia diciassettenne. Successivamente avrebbe poi chiamato le forze dell’ordine per costituirsi. Il movente dell’omicidio, sempre secondo le fonti, sarebbe la presenza demoniaca in casa.

Di fronte a una tragedia del genere, che inizialmente mi ha molto scosso, ho ritenuto scelta migliore quella di tacere e di pregare. Se di fronte a questo raccapricciante episodio condanniamo fortemente questo omicidio e la chiamata in causa del Demonio da parte di persone esaltate, al contempo non ha senso mettersi a giudicarle per il loro status religioso e la loro fede, che Dio solo conosce. As a priest, frate domenicano e teologo penso sia però necessario chiarire qual è la vera natura del Demonio, e distinguere fra la responsabilità dell’Angelo decaduto e quella dell’uomo.

Per quanto un testo sul demonio attiri sempre, è per me importante scriverlo per risvegliare anche la coscienza e responsabilità personale nell’esercizio della virtù. Quante battaglie ci sono state nella storia d’Italia? Pensate alle guerre puniche e a Scipione, senza il quale non avremmo avuto la civiltà romana ma quella cartaginese. Pensate alla seconda guerra mondiale, quando gli alleati sono arrivati per liberare la nostra nazione dai nazisti. Ma questa battaglia ci coinvolge in quanto figli di Dio: tutti quanto siamo responsabili sia di noi stessi, in quanto persone, sia del Bene Comune nostro e degli altri. Uno degli esempi di applicazione del Bene Comune fu quando durante il Lockdown ci impegnammo a rimanere in casa, permettendo la pratica di quel Bene Comune che secondo l’insegnamento della Chiesa è «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, to reach one's perfection more fully and more quickly » (Dottrina Sociale della Chiesa, 346). Now, una delle condizioni che tutti col nostro sforzo virtuoso abbiamo raggiunto in quel momento fu finire al più presto la fase pandemica affinché tutti gli italiani possano perfezionarsi. Ma noi che siamo chiamati alla vita di fede, anche noi affrontiamo una battaglia speciale. Di questo ce ne parla San Paolo:

«La nostra battaglia, indeed, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 12).

Questa battaglia contro queste realtà spirituali, i demoni chiamandoli col loro nome, non è una battaglia a suon di colpi di spade, bacchetta magica o stregonerie. È una battaglia interiore, spirituale appunto, in cui il demonio cerca di deviarci dalla strada descritta da Dio per noi. Proviamo allora a fare una piccola descrizione del demonio, che vediamo innanzitutto agire contro Adamo ed Eva, innanzitutto in Genesi 3.

«Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! On the contrary, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò».

Il testo biblico ci dice qualcosa di importantissimo. Quello che sappiamo legandolo insieme al Nuovo Testamento ― e che la Dottrina cattolica ha assunto ― è che Satana e gli angeli ribelli hanno disobbedito a Dio. Ce lo spiega San Pietro:

«Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò in abissi tenebrosi, tenendoli prigionieri per il giudizio» (2PT 2,4).

La teologia angelica e demoniaca offre un approfondimento al testo biblico. Il demonio è innanzitutto un angelo, un angelo che ha disobbedito a Dio ed è decaduto. So, ha le stesse caratteristiche naturali degli angeli, ma con delle differenze che vedremo adesso. Innanzitutto il demonio, essere spirituale privo di corpo, come tutte le creature è stato creato da Dio. In gergo tecnico si dice che è pura forma sostanziale senza materia.

Come allora spiegare apparizioni di angeli e demoni? Una domanda che è normale porsi, se la sono posta i teologi che poi hanno offerto diverse risposte. Secondo San Tommaso D’Aquino il Demonio, quando appare in un certo modo, è perché combina gli elementi naturali e materiali: dunque diremo ad esempio che crea dei giochi di luce, delle voci terribili e delle immagini inquietanti (QUESTION, I, q. 41, a2, ad3). Non perché le abbia nella sua natura, ma perché è in grado di interagire sul mondo esterno e sull’uomo.

Secondo Padre Serge Thomas Bonino il Demonio si è macchiato di peccato d’orgoglio: indeed, essendo un ente spirituale voleva un bene spirituale. Il bene spirituale maggiore è ovviamente quello di essere come Dio. Ma il Demonio non voleva essere come Dio per un dono di grazia, spiega San Tommaso: pretendeva proprio di diventare Dio. In short, davanti a Dio reclamava il diritto di essere chiamato alla partecipazione divina (S. Bonino, Les anges et les demons, Parole et Silence, 2007, 246 – 264). Questo non è mai un diritto, It is a gift of grace, che viene offerta dal Signore a chi si affida a Lui. Il demonio, secondo San Tommaso fu orgoglioso e non volle affidarsi a Dio, e pretendeva allora di farsi Dio da solo. Per questi motivi fu scagliato nella Geenna, e da lì prova a tirarsi sempre più dentro di essa e nell’Inferno. Il Demonio agisce sugli uomini proprio per tirarli tutti lontano da Dio e condursi verso l’inferno, dimensione e “luogo” tutt’altro che metaforico, ma reale e soprattutto eterno.

Pur essendo campioni di orgoglio e di egoismo, tutti i demoni si sono coalizzati, in un patto di soggezione a Satana, capo dei demoni, col fine di togliere credenti a Dio. United, nel loro essere superbi, sanno di essere forti. Ma noi non siamo soli. Dio è con noi e basta conoscere in che modo essi agiscono: la tentazione. L’azione ordinaria con cui il Demonio ci ostacola e combatte è chiamata tradizionalmente tentazione. Questo però non implica che il Demonio compia azioni al posto nostro o costringendoci a compierle.

La tentazione è la dimensione della sollecitazione e dell’istigazione al peccato, anche più terribile. A noi non rimane che combattere e resistere a questo invito al male facendo uso della nostra libertà e del nostro libero arbitrio, attraverso i quali si può sia cadere nelle tentazioni diaboliche sia resistere e respingerle. È una battaglia impari ma noi non siamo soli. La grazia del Signore ci aiuta. Il demonio lo sa bene e per questo cerca di allontanarci da lui.

Clive Staples Lewis ha saputo dare voce in modo ottimo a questa certezza del Demonio, quando nella sua splendida opera Screwtape Letters fa dire al diavolo Berlicche:

«Human beings are amphibians – half spirit, half animal […]. Come spiriti essi appartengono al mondo dell’eternità, ma come animali sono abitatori del tempo» (Le lettere di Berlicche, chapter 8).

Rimaniamo sempre forti nella sua grazia, che attingiamo specialmente nei sacramenti e nell’intimità della preghiera. Con questi strumenti non dobbiamo temere nulla e diventare sempre più uomini e donne della virtù.

Concludiamo con l’aspetto: Demonio e prurito. I nostri Padri redattori Ariel Levi di Gualdo e Ivano Liguori, che a loro tempo fecero la formazione per gli esorcisti, hanno sempre ripetuto: «Del Demonio, nei contesti televisivi e sulla stampa, meno se ne parla, better '. Chiariamo cosa intendono dire: quando sentono affrontare in modo pruriginoso i delicati aspetti della demonologia ai vari talk show televisions, dove semmai qualche improvvido sacerdote o religioso accetta di parlare in un parterre popolato di soubrette attempate messe nel ruolo di improbabili opinioniste e di laicisti più o meno aggressivi e irridenti, entrambi finiscono con l’essere assaliti da orticaria, ed è cosa del tutto comprensibile. Nessuno di noi dovrebbe prestarsi a fomentare, anche e solo involontariamente, certi giochi di prurito. Salvo essere zittito, se non aggredito dopo nemmeno mezzo minuto che tenta inutilmente di spiegare ciò che in quei contesti televisivi non interessa proprio, perché l’unica e sola cosa a cui si mira è il prurito, lo spettacolo, non di rado il trash. Per questo certi sacerdoti dovrebbero evitare di accettare inviti in quei salotti televisivi dove spiegare certi delicati temi e offrire su di essi chiarimenti è proprio impedito. È in questo senso che i nostri due confratelli affermano: «Del Demonio, meno se ne parla, better '. Which is to say,: evitino, certi sacerdoti, di prestarsi a far ridere il Demonio mentre certi suoi fedeli accoliti non perdono occasione per mettere il prete o l’esorcista in difficoltà per poi esporlo nel ridicolo. For which reason this, l’Associazione Italiana degli Esorcisti, ha più volte esortato sacerdoti ed esorcisti a non accettare inviti a programmi televisivi evitando di andare a parlare su certi temi dove è impossibile trattarli. Non tutti però ascoltano, come infatti dice Al Pacino a conclusione dello splendido film L’avvocato del Diavolo: «Vanità … tra tutti i peccati resta sempre il mio preferito».

Florence, 10 April 2024

.

.

Subscribe to our Channel Jordan the Theological club directed by Father Gabriele by clicking on the image

 

THE LATEST EPISODES ARE AVAILABLE IN THE ARCHIVE: WHO

.

Visit the pages of our book shop WHO and support our editions by purchasing and distributing our books.

.

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

We inform the Archbishop of Chieti-Vasto that the excommunicated priest Alessandro Minutella books in religious structures of his Diocese to celebrate the rites of Holy Week and then continue at the Grand Hotel in Assisi

WE INFORM THE ARCHBISHOP OF CHIETI-VASTO THAT THE EXCOMMUNICATED PRIEST ALESSANDRO MINUTELLA BOOKS IN RELIGIOUS STRUCTURES OF HIS DIOCESE TO CELEBRATE THE RITES OF HOLY WEEK AND THEN CONTINUE TO THE GRAND HOTEL OF ASSISI

When we called the Casa del Pilgrino in Manoppello, institute founded at the time by the Capuchin Friars Minor, to ask if they were aware of who they would host, those responsible literally fell from the clouds by answering that for hours 20 at 24 they had made a reservation with a "basketball fans" group (!?)

- Church news -

Author
The Fathers of the Island of Patmos

.

 

Mr. Alessandro Minutella he incurred excommunication automatic for schism and heresy (see decree WHO), subsequently, by his obstinate obstinacy, he was dismissed from the clerical state by decree of the Supreme Pontiff Francis (see decree WHO), therefore it is no longer part of the Church and the Catholic clergy by sentence given by the Supreme Ecclesiastical Authority.

For years travels around Italy and Europe collecting lost and vulnerable people, bringing to the world the "good news" that the Supreme Pontiff Benedict XVI would never have made an act of renunciation and that the Supreme Pontiff Francis is nothing more than a "satanic usurper emissary of the Anti-Christ".

As he was excommunicated and dismissed from the clerical state Mr.. Alessandro Minutella cannot access places of worship or use ecclesiastical structures in any way, he cannot qualify as a Catholic priest and cannot wear the ecclesiastical dress of the clergy.

In a clear sign of challenge and provocation decided to celebrate during the Easter Triduum in Manoppello, in a religious structure next to the Sanctuary of the Holy Face. But let's get to the deception: when we called the House of the Pilgrim of Manoppello, institute founded at the time by the Capuchin Friars Minor, to ask if they were aware of who they would host, those responsible literally fell from the clouds by answering that for hours 20 at 24 had made a reservation for a group of “fans basket”. It is clear that Mr. Alessandro Minutella sent his so-called contacts forward to make a provocative booking through deception, certainly not in his name nor that of his exotic association of schismatic heretics, but even in the name of a … “fans basket” (!?) However, the Archbishop of Chieti-Vasto will know what to do and how to do it.

The next day Mr. Alessandro Minutella and his followers will be al Grand Hotel in Assisi, which is not a religious structure, but despite not being such, it is a structure that thanks to religiosity works and carries out its hotel business, enough to prevent a person expelled from the Church from causing serious outrage to Catholic sentiment, with all his fanatics in tow, directly in one of the greatest symbolic places in the world of Christian religiosity.

the Island of Patmos, 22 March 2024

.

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Gabriele Giordano M. Scardocci
Of the Order of Preachers
Presbyter and Theologian

( Click on the name to read all its articles )
Father Gabriele

Abortion, the new dogma of our time with the cry of freedom, Egalitarian, fraternity …

ABORTION, IL NUOVO DOGMA DEL NOSTRO TEMPO AL GRIDO DI LIBERTÈ, EQUALITY, FRATERNITÈ …

Per la morale cattolica che discende dal Vangelo e dalla viva tradizione della Chiesa, as well as by rational reflection, abortion is an evil and a sin, un grave delitto contro la vita peggiore dell’assassinio di un uomo o di un femminicidio. Un uomo o una donna alle cui vite si attenta, in qualche modo potrebbero anche difendersi e sottrarsi alla morte, o fuggire all’aggressione dell’assassino, ma un bambino nel ventre della madre no, non può difendersi in alcun modo né fuggire.

 

Author:
Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.

 

PDF print format article

 

 

Il premio Nobel Madre Teresa di Calcutta ripeteva una frase: «Il più grande distruttore di pace è l’aborto». La lapidaria espressione racchiude una contestazione di quelle derive del pensiero moderno che spesso scelgono logiche di morte anziché di vita. Fra queste una certa cultura delle libertà che ha imposto la possibilità di scegliere l’aborto, fino a farlo diventare un «dogma» contemporaneo, radicato nelle convinzioni più profonde delle persone e naturalmente dei politici che nei parlamenti votano ed emanano leggi che favoriscono l’interruzione volontaria della gravidanza. Nell’ultima campagna elettorale italiana perfino alcuni politici di ispirazione cattolica rassicuravano i loro elettori nei talk show televisivi affermando: «l’aborto rimane un diritto intangibile» (!?).

 

About that vorrei far riferimento a eventi politici accaduti in due democrazie mature, quali sono l’americana e quella francese, nei quali possiamo ravvisare la debolezza di una cultura della libertà di una parte che reca discapito a un’altra più debole, non avente quasi diritti: quella del nascituro che aspira ad una propria esistenza.

In November 2022 nello Stato del Montana (USA) si svolse una consultazione referendaria nella quale fu proposto agli elettori il seguente quesito:

«Devono essere prestate cure mediche a bambini che lo necessitano, se sono sopravvissuti a un tentato aborto?».

Vinse il «no», con una percentuale pari al 52% dei votanti. Secondo l’opinione di 231.345 elettori di quello Stato americano a un bambino che sta morendo perché il primo tentativo di sopprimere la sua vita è andato a male non vanno prestate cure: la «libertà» della donna viene prima del suo diritto a vivere. Secondo i fautori del «no» il personale sanitario ha tutto il diritto di far morire un bambino, purché la donna veda «rispettata» la sua scelta e il suo corpo. Sono aberrazioni che sfuggono a una coscienza morale; è infatti molto difficile comprendere in che modo l’evento, poniamo caso, di una bimba sopravvissuta a un tentato aborto andato male, possa definirsi violenza contro il corpo di quella donna che non l’ha voluta e dunque vada lasciata morire, impedendo che le vengano prestate cure salvavita.

Soon said: proprio oggi che la cosiddetta buona società si strugge per i casi di femminicidio, al tempo stesso dobbiamo prendere atto che non è considerato invece femminicidio se una bambina nata viva per un aborto andato a male, viene lasciata morire. Si tratta infatti di femminicidio solo se un uomo uccide una donna in preda a un impeto criminale, non però se un ginecologo uccide una bambina, perché in questo secondo caso siamo dinanzi all’esercizio di un diritto legalmente tutelato, esercitato dalla madre alla quale si riconosce potere di vita e di morte e realizzato dal ginecologo che usa l’arte medica per aiutare la donna a beneficiare di questo suo diritto indiscutibile. On the contrary, più che indiscutibile, dogmatic!

Molto più significativa del referendum nel Montana è stata la recente definitiva approvazione della modifica alla Costituzione da parte del Parlamento francese, le Congrès du Parlement, che a camere riunite, Monday 4 marzo del presente anno, ha voluto inserire il “diritto” all’aborto nella Carta Costituzionale. La Francia è ora il primo paese non solo in Europa, ma anche nel mondo, a includere il diritto di abortire nella sua Carta fondamentale. Tale diritto in Francia era disciplinato dalla Legge Simone Veil del 1975. Il voto del Parlamento francese e i toni trionfalistici dei commenti che lo hanno esaltato, in Francia come sulla stampa internazionale, sembrano trasformare una tragedia per cui indignarsi e contro cui lottare, in una suprema affermazione della dignità e della libertà delle donne. L’aborto diventa simbolo di emancipazione, profezia di un nuovo modo di intendere la femminilità. Mettendo ancora una volta in secondo piano l’urgenza di investire maggiori risorse per dare alle donne, piuttosto che la licenza di eliminare i propri figli, la possibilità di non farlo. La modifica ormai approvata della Costituzione, fortemente voluta dal Presidente Emmanuel Macron per marcare una differenza di impostazione nei riguardi di una precedente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti (see WHO), pone diversi problemi per esempio a quei francesi che, seguendo una confessione religiosa che ripudia l’aborto, se lo ritrovano adesso come un diritto sancito dalla costituzione. Nessun americano, nel caso previsto dalla Sentenza di cui sopra che rimandava la decisione circa l’aborto agli Stati federali, era messo in condizione di scegliere tra il suo essere cittadino e la sua coscienza. Nel caso francese invece sì.

L’aborto da sempre è stato per molte donne una dolorosa necessità, di cui sono state loro stesse le prime vittime. Uccidere il bambino che si porta nel seno è sempre stato ed è, per una madre normale, un dramma, reso più tremendo dal fatto che una società maschilista, today again, non fa il possibile per evitarlo, lasciandola spesso sola a vivere sulla propria pelle i tanti problemi che rendono problematica la maternità. Per questo appoggiarsi al logico riconoscimento della libertà della donna per motivare una tale presa di posizione politica pone diversi problemi dal punto di vista filosofico, morale e biologico. Per la biologia, eg, non ci sono «salti» tra la vita pre-natale e quella successiva al parto e una cesura tra l’una e l’altra sarebbe arbitraria: i non nati sono individui biologicamente umani, come i nati. Tutto allora dipende dalle giustificazioni filosofiche ed etiche che si riescono a dare per giustificare l’aborto e molti studiosi, anche non religiosi, hanno messo in evidenza che l’etica cristiana ha posto almeno un argine a quelle che potrebbero essere le derive di simili diritti sanciti costituzionalmente e fatti discendere dalle libertà personali. In questo modo chi potrà in futuro decidere chi è soggetto auto-cosciente e chi no fra un feto, un infante, un malato mentale o in coma, un affetto da totale demenza incapace di intendere e volere?

I due casi politici sopra riportati fanno ripensare a quella tradizione spartana legata al Monte Taigeto. Su quel monte i bambini indesiderati perché non abili alla vita militare o «difettosi» venivano da lì scagliati e fatti morire. «La cultura dello scarto», come ebbe a chiamarla il Santo Padre Francesco ancora nel 2023. Because, as we know, per la morale cattolica che discende dal Vangelo e dalla viva tradizione della Chiesa, as well as by rational reflection, abortion is an evil and a sin, un grave delitto contro la vita peggiore dell’assassinio di un uomo o di un femminicidio. Un uomo o una donna alle cui vite si attenta, in qualche modo potrebbero anche difendersi e sottrarsi alla morte, o fuggire all’aggressione dell’assassino, ma un bambino nel ventre della madre no, non può difendersi in alcun modo né fuggire.

The Catechism of the Catholic Church ricorda ai credenti: «La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: None, under any circumstances, can claim the right to directly destroy an innocent human being " (Nr 2258). E al numero 2302 rammenta ― eco delle parole di Madre Teresa riportate all’inizio ― che fra i nemici della pace troviamo innanzitutto l’omicidio.

I Pontefici interessati da questa problematica dell’aborto hanno tutti preso una posizione chiara e contraria. The Holy Father Francis, con il fare colorito che spesso lo contraddistingue, ha più volte affermato che questa spirale di odio è chiara nell’aborto perché quando si abortisce è come pagare un sicario per effettuare un omicidio (cf.. WHO). Il Santo Padre Benedetto XVI qualche anno fa ha ricordato la terribile ferita aperta dalle leggi abortiste, stating: «Hanno creato una mentalità di progressivo svilimento del valore della vita» (cf.. WHO). Il Magistero di San Giovanni Paolo II è stato chiarissimo a riguardo: «Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità, almeno quando le leggi che permettono l’aborto o l’eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. In truth, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l’ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi: «Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata?». Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un’autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale. Rivendicare il diritto all’aborto, all’infanticidio, all’eutanasia e riconoscerlo legalmente, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà: "In truth, truly I tell you: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato (GV 8, 34)» (cf.. Gospel of Life, n. 20).

Il dramma dell’aborto, perché tale rimane, non sembra dunque propriamente liberale, poiché togliendo la vita a qualcuno, si diceva all’inizio, la pace subisce un wound; e viene meno anche quella pace interiore, dell’animo, in chi compie un gesto tanto violento. Eventually, with it, oltre la libertà e la pace, muore anche la speranza. Anzitutto quella del feto, perché gli è precluso l’avvenire, la sua storia umana fra i suoi simili. Ma anche quella della donna che, nonostante tutti gli aiuti sanitari e psicologici, si troverà sola nel compiere quel passo tremendo. Potrà consolarla in quel momento sapere che l’aborto sia stato inserito fra i diritti costituzionali? Oppure ripenserà a tutto l’aiuto di cui avrebbe avuto bisogno ― non solo morale e spirituale, ma anche economico, sociale e politico ― affinché non si trovasse a compiere una simile scelta, lei e tutte le donne del mondo che hanno tolto la vita ai propri figli?

Santa Maria Novella in Florence, 16 March 2024

.

Father Gabriele, Rome, Piazza della Repubblica (formerly Piazza Exedra) Marcia per la vita

.

.

Subscribe to our Channel Jordan the Theological club directed by Father Gabriele by clicking on the image

 

THE LATEST EPISODES ARE AVAILABLE IN THE ARCHIVE: WHO

.

Visit the pages of our book shop WHO and support our editions by purchasing and distributing our books.

.

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

A good priest is such if he waits for the end of his mandate to praise his Bishop: Andrea Turazzi, from today Bishop emeritus of the Diocese of San Marino-Montefeltro

A GOOD PRIEST IS SUCH IF TO PRAISE HIS BISHOP HE WAITS FOR THE END OF HIS EPISCOPAL MANDATE: ANDREA TURAZZI, FROM TODAY BISHOP EMERITUS OF THE DIOCESE OF SAN MARINO-MONTEFELTRO

«Venerable Bishop, I want you to know that during your episcopate you gave me the ten best years of my priesthood, this is something for which I will always be deeply grateful to you"

- Church news -

.

PDF print format article

 

.

From today H.E. Mons. Andrea Turazzi he is Bishop emeritus of San Marino-Montefeltro, my Diocese of belonging.

My Bishop for a year, after meeting me he told me in that distant May 2015: «You were born to be a hunter and I was born to be a veterinarian». He smiled at me fondly and continued: «Both hunters and veterinarians are needed in the Church, just please don't shoot with heavy buckshot, if anything use smaller pellets".

For a priest, not loving a Bishop who presents himself in this way is impossible. And I loved my Bishop, even though I have never said it publicly, because it would not have been appropriate and prudent.

Last year, while a controversy was raging into which I had directly dived with my cassock on without even undressing and putting on my bathing suit, mi said: «I don't question your reasons, impeccable on a doctrinal and theological level, I just ask you to try to be a little more moderate". After extending this invitation to me he added: "Sure, no one can say that you lack courage, maybe you even have too much of it. For this I don't feel like addressing you in any way, for this is your nature and the character God has given you, no one can ask you to be different than you are, I only ask you for a little moderation in the legitimate controversy, nothing more".

As always I listened to him. And a few days later I sent him a private message in which I thanked him in these terms: «Venerable Bishop, I want you to know that during your episcopate you gave me the ten best years of my priesthood, this is something for which I will always be deeply grateful to you".

If to use these words of affection he's someone like me, that I did not hesitate to publicly call a powerful Cardinal a criminal, stating that I would have preferred to deal with those of the Banda della Magliana rather than with him and his henchmen (cf.. WHO), this means that I had the grace of having as Bishop an authentic man of God and a true model of a Pastor in the care of souls, something that is increasingly rare in these sad times that the universal Church is experiencing. In his life and in his episcopal government my Bishop was an elevated model and living realization of the teaching of the Fathers of the Church who exhort:

«All the priests, in union with the bishops, they participate in the same and unique priesthood and ministry of Christ, in such a way that the same unity of consecration and mission requires the hierarchical communion of presbyters with the order of bishops […] The bishops therefore, thanks to the gift of the Holy Spirit which is granted to priests in sacred ordination, they have in them the necessary collaborators and advisors in the ministry and in the function of instructing, sanctify and govern the people of God […] For this common participation in the same priesthood and ministry, bishops should therefore consider priests as brothers and friends, and take care of them, in everything they can, their material and above all spiritual well-being" (See. By decree of the Presbyters of the Order, n. 7).

Only now who no longer has the power of pastoral governance over the Diocese and over me, I can publicly say how much I revered it, appreciated and loved my Bishop. And how difficult it wasn't for me at all, with a Bishop like that, put into practice this exhortation of the Fathers of the Church:

«I presbiteri, for their part, keeping in mind the fullness of the sacrament of orders enjoyed by bishops, let them venerate in them the authority of Christ the supreme shepherd. Let them therefore be united to their bishop with sincere charity and obedience. This priestly obedience, pervaded by the spirit of collaboration, it is based on the same participation of the episcopal ministry, conferred on priests through the sacrament of orders and the canonical mission" (See. By decree of the Presbyters of the Order, n. 7).

To the bishop It is due filial respect and devout obedience by the presbyter, We solemnly promise this on the day we receive priestly consecration. And I respected and obeyed my Bishop, because it was due to him. Then I also respected and loved him, but not because it was due to him, because neither esteem nor love is due to any Bishop as such; if I poured them on him, it's because he deeply deserved them.

Sorry for the Brother Priests and it hurts believers of Christ of this Diocese of Feretra that the mandate of the Bishop has not been extended. One would almost scream "wasteful".!” in front of a man of 75 years in perfect physical health, equipped with all the necessary human and spiritual strengths, of knowledge and wisdom. But on the other hand, the Rome of the "field hospital Church" and of the "existential suburbs" seems accustomed to it, today even more than yesterday, to decide on the dry cards, especially when it comes to the much vaunted "suburbs".

I have no idea who his successor is because I don't know him, I only know that his name is Domenico Beneventi, 49 year old, priest of the Diocese of Acerenza, a Diocese particularly dear to Cardinal Crescenzio Sepe, very active and industrious in recent times in presenting new suitable candidates for the episcopate. From now on I wish the new elected Bishop not only to be respected and obeyed, as due to him by sacramental bond; I also wish him to be loved and esteemed as his predecessor was. But the love and esteem of the clergy and the faithful must be earned at a high price, often even at the cost of tears and blood, precisely because they are not necessary things. This is the hardest work for any Bishop, which always translates into success only in authentic men of God, ready to conform to the mystery of the Cross of Christ the Lord.

 

the Island of Patmos, 3 February 2024

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Charity washes and makes even dirty money clean, The great Saints of Charity teach us this in the history of the Church

CHARITY WASHES AND MAKES EVEN DIRTY MONEY CLEAN, CE LO INSEGNANO NELLA STORIA DELLA CHIESA PROPRIO I GRANDI SANTI DELLA CARITÀ

Certi vescovi di Migrantopoli e Pauperopoli sembra che vogliano presentarsi oggi più puri e immacolati della Beata Vergine Maria, pur di piacere al mondo e compiacerlo. Sino a non capire che la carità «tutto copre» e «tutto trasforma», cosa che però non possono cogliere e capire, se come loro Presidente si ritrovano un soggetto che afferma: «il Vangelo non è un distillato di verità».

- Church news -

.

PDF articolo formato stampa

 

.

.

 

Quando il Beato Apostolo Paolo compose la lode alla carità parlò anche ai giorni nostri. Questa è la caratteristica della Parola di Dio: un linguaggio eterno che comunica agli uomini di tutti i tempi e che nel corso dei secoli svela messaggi nuovi racchiusi in quelle stesse parole.

Le Sacre Scritture hanno uno stile e un linguaggio apocalittico nel senso etimologico del termine. Benché nel linguaggio corrente parlato il termine apocalisse, the greek revelation, sia erroneamente usato per indicare un evento catastrofico o la fine del mondo, il suo vero significato è “disvelare”, “togliere il velo che copre”, quindi scoprire. Tra il termine apocalisse e il termine epifania, derivante dal greco ἐπιφαίνω, che significa “mi rendo manifesto”, c’è uno stretto legame. L’epifania intesa come manifestazione della divinità è un continuo “disvelare” dei contenuti racchiusi sulle righe, dentro le righe e oltre le righe stesse delle Sacre Scritture che racchiudono la Parola di Dio.

Nel brano in questione, also known as Hymn to Charity, il Beato Apostolo Paolo esprime:

«La carità è paziente, love is kind; It is not envious, It does not brag, not puffed up, no disrespect, does not seek its own interests, don't get angry, ignores the evil received, does not rejoice, but rejoices with the truth. It bears, Love believes, It hopes all things, It endures all things. The charity will never end. […] And now these three remain: faith, hope and charity; but the greatest of these is love!» (The Cor 1, 1-13)

Confrontiamo questo brano paolino, facile e comprensibile solo all’apparenza, con un recente fatto di cronaca ecclesiale:

«”L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha fatto bene a rifiutare la ricca donazione della società Leonardo” perché “è denaro sporco, sporco di armi, sporco di sangue, sporco di guerra”. Mons. Giovanni Ricchiuti presidente nazionale di Pax Christi e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, prende una posizione più che netta dopo che The Republic ha scritto che sarebbe stato rifiutato un milione e mezzo di euro. “Finalmente” dice “Siamo in linea con una Chiesa che veramente si libera di questi condizionamenti, di queste elargizioni che vengono, come nel caso, da una industria che produce armi. Ha fatto bene il Vaticano a rifiutare questa offerta. Lo dico come vescovo: è una Chiesa che ama la verità”» (cf.. WHO e WHO).

First a question. Dopo che il Presidente di Peace of Christ ha annunciato che la nostra attuale «è una Chiesa che ama la verità», si renderebbe necessario chiarire due cose fondamentali. The first: earlier, the church, per duemila anni quale verità amava, ammesso che la amasse? The second: what is the truth?

Recently, il Presidente dei Vescovi d’Italia, nel totale silenzio del nostro episcopato nazionale ha affermato che «il Vangelo non è un distillato di verità» (cf.. WHO). At least, Pontius Pilate, a suo tempo non fece una affermazione come quella del Presidente dei Vescovi d’Italia, in modo molto più elegante rivolse al Cristo una domanda: «What is truth?», Cos’è la verità (cf.. GV 18,38).

Non è facile parlare di verità nella odierna Chiesa emozionale di Migrantopoli e Pauperopoli. Proviamo allora a rifarci a quel San Tommaso d’Aquino che nei salotti dei sempre più ignoranti clericali radical chic è variamente indicato come «vecchio» e «superato». For the Angelic Doctor O Doctor Common La verità è Dio stesso ipsa summa et prima veritas (Summa Theologica, I q. 16 a. 5 (c)). La verità non si disvela mai pienamente, per questo motivo «verità ed opinione errata, verità e menzogna nel mondo sono continuamente mescolate in modo quasi inestricabile […] diventa riconoscibile, se Dio diventa riconoscibile. Egli diventa riconoscibile in Gesù Cristo. In lui Dio è entrato nel mondo, ed ha innalzato il criterio della verità in mezzo alla storia» (Joseph Ratzinger, in Jesus of Nazareth, la domanda di Pilato, pp. 216-218).

Per volontà del suo divino fondatore la Chiesa di Cristo non è nata per piacere al mondo e compiacerlo, ma per combatterlo:

"If the world hates you, know that it hated me before. If you were of the world, the world would love you as its own; because you are not of the world, but I have chosen you from the world, that's why the world hates you " (GV 15, 18-19).

Se alla verità si sovrappongono opinioni errate che prendono vita da elementi emozionali soggettivi o collettivi, essa rimane completamente occultata nella emotiva Chiesa di Migrantopoli e Pauperopoli, dove non si esita ad affermare che «il Vangelo non è un distillato di verità», il tutto nel silenzio dell’intero l’episcopato italiano.

Rifiutando quella donazione si è cercato ancóra una volta di compiacere il mondo, in particolare quello composto da persone che lungi dall’andare alla Santa Messa per Pasqua e per Natale, non sanno farsi neppure il segno della croce. Questo il mondo al quale questa nostra Chiesa visibile dal sapore sempre più esotico desidera piacere a tutti i costi, dimenticando la propria storia, a partire da quella dei grandi Santi della carità.

Partiamo dai Gesuiti, ai quali nel momento storico presente è giusto conferire un meritato diritto di priorità: gli istituti faraonici costruiti in giro per il mondo, rasenti non di rado la megalomania, assieme alle chiese adiacenti i loro collegi, che in molte occasioni hanno fatto tanto irritare i vescovi diocesani, perché costruite volutamente più grandi, ricche e solenni delle loro chiese cattedrali, con i soldi e i contributi di chi furono costruiti? Perché gli spagnoli e i portoghesi che offrirono loro ampi finanziamenti erano gli stessi che gestivano il mercato della tratta degli schiavi o che all’occorrenza amministravano la giustizia in modo disinvolto, that means: prima ti tagliavano la testa o t’impiccavano, poi eventualmente valutavano se avevi fatto veramente qualche cosa di sbagliato. I gesuiti odierni, che di Migrantopoli e Pauperopoli sono il motore ideologico propulsore, un minimo di memoria storia non ce l’hanno proprio?

Ai grandi Santi della Carità e ai grandi pedagoghi ai quali dobbiamo la fondazione di preziosi istituti assistenziali per orfani, anziani abbandonati, per l’istruzione dei fanciulli poveri e per l’accoglienza e la cura dei disabili, it gives San Filippo Neri sino a San Giovanni Bosco, passando per San Vincenzo de 'Paoli e giungendo ai più recenti St. Joseph Benedict Cottolengo, San Giovanni Calabria e San Luigi Orione, chi fornì i necessari fondi di danaro per la realizzazione delle loro opere? when in 1980 fu beatificato Luigi Orione, poco dopo si levarono varie proteste da parte di circoli di persone che non conoscevano neppure le prime sei parole del Our father, inclusa la patetica protesta dell’ANPI (National Association of Italian Partisans) che lo accusò di essere stato un sostenitore del regime fascista grazie al quale ebbe fondi per la realizzazione delle sue opere; protesta che fu poi ripetuta nel 2004, quando il Beato Luigi Orione fu canonizzato.

Le grandi opere di questi Santi della carità sono tutt’oggi attive, alcune delle quali costituiscono centri clinici e di assistenza considerati di vera eccellenza a livello europeo: l’opera torinese di San Giovanni Benedetto Cottolengo, le enormi opere assistenziali di Genova di San Luigi Orione, l’Ospedale Sacro Cuore di Verona di San Giovanni Calabria … qualcuno, si è mai domandato da dove e da chi provenissero i soldi? Più che altro viene da chiedersi se oggi, specie a fronte di certe assurde proteste, la Chiesa visibile avrebbe avuto il coraggio di beatificarli e canonizzarli, o se invece avrebbe ceduto a gruppi di persone che non conoscono neppure le prime sei parole del Our father ma che pretendono pur malgrado di dettarci legge, con le nostre Autorità Ecclesiastiche che piegano il capo e cedono a capricci politici e ideologici da parte di ambienti non cattolici e non cristiani. A tal proposito rimando alle mie opere Herbs Amare e Pius XII and the Shoah nelle quali spiego le influenze esterne esercitate da certi agguerriti gruppi che tentarono con ogni mezzo sleale, sino a ricorrere alla fabbricazione di veri e proprio falsi storici, di bloccare la causa di beatificazione di Pio XII e la cerimonia della beatificazione di Padre Leon Dehon per la quale era già stata fissata la data al 24 April 2005 in St. Peter's Square, ma che fu annullata per improbabili accuse di antisemitismo a lui mosse da alcuni circoli ebraici. Posto che mai e in alcun caso la Chiesa può prendere ordini dal moderno Gran Sinedrio e accettare le sue proteste, la domanda da porsi era la seguente: ammesso che il Padre Leon Dehon abbia scritto alcune frasi critiche sugli imprenditori ebrei — che andavano di rigore lette e contestualizzate storicamente nell’ambito della Rivoluzione industriale —, posto che il suo processo di beatificazione durò quasi mezzo secolo, perché certi circoli ebraici attesero pazienti fino a cerimonia di beatificazione fissata per dare vita a quella pubblica polemica sulla stampa mondiale? Simple: anche se quegli scritti li conoscevano da sempre, dovevano dimostrare, con una vera e propria prova di forza, che loro erano in grado di dare ordini alla Chiesa e indurla a retrocedere non solo da una decisione presa, ma addirittura da una cerimonia di beatificazione ormai già ufficializzata e fissata. Questo era il vero scopo, che fu ampiamente ottenuto per la prepotenza loro e la debolezza nostra. Il problema non era la beatificazione in sé e di per sé di Padre Leon Dehon, la Chiesa può beatificare chi vuole e non deve mai accettare a tal fine proteste, dato che gli ebrei non hanno alcun genere di obbligo a venerare i nostri Beati e Santi nelle loro sinagoghe, proprio come certe frange del sionismo politico, nato e sviluppatosi dal seno dell’Ebraismo, non accettano critiche rivolte all’Esercito Israeliano quando rade al suolo interi centri abitati sulla Striscia di Gaza, salvo gridare come prefiche all’antisemita verso chiunque osi dissentire verso azioni che non costituiscono legittima difesa ma veri e propri crimini contro humanity.

Questi grandi Santi della Carità non hanno esitato ad accettare soldi provenienti dai patrimoni di soggetti noti e conosciuti per la loro immoralità e per il modo alquanto disinvolto col quale portavano avanti i propri affari senza farsi troppi scrupoli. Li boni gesuiti che furono, la cui rigida morale era ben nota e che per lungo tempo hanno tentato di trasformare gli adolescenti in preda a crisi ormonali in un casto esercito di San Luigi Gonzaga, non si sono mai fatti particolari scrupoli nell’accettare cospicui donativi da parte dei più grandi puttanieri e fedifraghi delle corti spagnole. Puri e casti dovevano essere solo gli adolescenti, ai quali si imponeva nei loro collegi, sino a tempi tutt’altro che remoti, di dormire con le mani fuori dalle lenzuola del letto onde evitare il rischio di commettereabominevoli atti impuri”, while at the same time, sotto le lenzuola di coloro ai quali dovevano grandi elargizioni di danaro per la costruzione delle loro strutture faraoniche, si poteva fare invece di tutto e di più, in atti impuri veramente abominevoli.

Il grande problema ― posto che «il Vangelo non è un distillato di verità» ― è dato dalla incapacità di leggere le parole del Beato Apostolo Paolo sulla carità, per esempio l’affermazione che essa «tutto copre». Se le sue parole fossero lette e comprese nella loro profondità, si giungerebbe a comprendere che per la realizzazione di opere di carità si dovrebbe accettare non solo il danaro delle aziende che fabbricano armi, ma persino i soldi donati dai narcotrafficanti messicani. Perché se quei soldi sporchi sono interamente usati per opere di carità a favore di poveri, weak, oppressi, disabili e ammalati, diverranno comunque puliti, perché la carità «tutto copre», or if we prefer: «tutto trasforma», perché solo la divina carità, which is Christ, può mutare il male in bene, quindi i soldi sporchi in soldi puliti. In caso contrario potrebbe subentrare un problema teologico di non poco conto: negare che la grazia di Dio possa mutare il male in bene. As is well known, however,, una delle cose che di questi tempi va meno di moda nella Chiesa dell’emozionale e del politicamente corretto è proprio la teologia.

Certi vescovi di Migrantopoli e Pauperopoli sembra che vogliano presentarsi oggi più puri e immacolati della Beata Vergine Maria, pur di piacere al mondo e compiacerlo. Sino a non capire che la carità «tutto copre» e «tutto trasforma», cosa che però non possono cogliere e capire, se come loro Presidente si ritrovano un soggetto che afferma: «il Vangelo non è un distillato di verità».

the Island of Patmos, 23 January 2024

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Giuseppe Betori, a man of culture and a Bishop who succeeded in the difficult task of making himself well-liked by the Florentine presbytery

GIUSEPPE BETORI, UN UOMO DI CULTURA E UN VESCOVO CHE È RIUSCITO NELLA DIFFICILE IMPRESA DI FARSI BENVOLERE DAL PRESBITERIO FIORENTINO

Mentre un misero spacciatore di veleno afferma: «Without forgetting that the clergy of Florence is fed up with Betori who has done more damage than anything else», in tutti noi risuona invece una domanda che volendo suscita inquietudine nei nostri animi: and then?

- Church news -

.

Author
Simone Pifizzi

.

PDF print format article

.

.

A partire dall’ultima settimana di Avvento e a seguire con le solennità del Santo Natale, i Padri de L’Isola di Patmos ― che prima di essere studiosi e pubblicisti sono anzitutto dei sacerdoti ― sono stati impegnati nelle attività pastorali. Certe solennità, in particolare il Santo Natale e la Santa Pasqua, sono sempre preceduti da predicazioni, confessioni e direzioni spirituali, oggi più che mai tutt’altro che facili, considerati i tempi di smarrimento che stanno vivendo i fedeli cattolici per un verso, noi preti per altro verso. Riprendiamo quindi le attività pubblicistiche su questa nostra rivista con la presentazione di un video molto interessante di cui vi raccomandiamo la visione.

Alla fine del prossimo mese di febbraio il Cardinale Giuseppe Betori, Metropolitan Archbishop of Florence, festeggerà il suo 77° genetliaco. Di questi suoi anni di vita ne ha trascorsi 16 alla guida della Chiesa Fiorentina, che si appresta tra un poa lasciare nelle mani del suo successore.

Nonostante i giudizi malevoli diffusi recentemente da qualche oscuro personaggio penoso erettosi a giudice intransigente dell’intera gerarchia ecclesiastica (cf.. WHO) e che suole affermare «noi in Vaticano … qua in Vaticano …», salvo non potersi neppure avvicinare ai varchi d’ingresso di quel piccolo Stato Sovrano, nella gran parte del clero fiorentino c’è la consapevolezza che questo vescovo umbro ― pur con i limiti di ogni essere umano ― abbia dato veramente un grande contributo alla sua Chiesa particolare e all’intera Chiesa italiana. Per questo sarà senz’altro rimpianto per l’equilibrio, la lucidità e la profondità teologica e culturale che ha dimostrato nel suo servizio apostolico.

Facendo una analisi realistica dell’ultimo ventennio emergerà che abbiamo avuto modo di sperimentare due tipologie del tutto diverse di vescovi. In the past, tra la fine del pontificato del Santo Pontefice Giovanni Paolo II e il pontificato del Venerabile Benedetto XVI abbiamo avuto la stagione dei “vescovi professori”. Understandable, la crisi della dottrina aveva generato situazioni che bene illustrò 14 anni fa il nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo in un suo libro sull’analisi della Chiesa:

«La crisi della dottrina ha generato una profonda crisi della fede che a sua volta ha dato vita a una crisi morale all’interno del nostro clero» (cf.. And Satan became triune, Editions The island of Patmos, 2010).

On this issue è tornato anche di recente il nostro Padre Ivano Liguori con un suo articolo preciso e drammatico:

«Dal disorientamento dottrinale della Chiesa al peccato dei preti e al riciclo dei laici. Prospetto di una cultura intransigente che mentre condanna santifica e santificando condanna» (cf.. WHO).

I cosiddetti “vescovi professori”, alla luce di queste problematiche, di per sé non furono una cattiva idea, ma i risultati non sempre felici, quando incominciammo ad avere alla guida delle diocesi personaggi catapultati da una cattedra universitaria a una cattedra episcopale, perché si tratta di due cattedre sostanzialmente diverse. Vescovi spesso privi di esperienza pastorale che tendevano a rapportarsi ai propri preti come dei docenti con gli studenti o che trasformavano assemblee e incontri del clero in lezioni accademiche, ignoring, spesso non comprendendo proprio, i problemi che tutti i giorni vivevano e dovevano affrontare i loro presbiteri.

Al successivo cambio di vento si incominciò a invocare la necessità di «pastori con l’odore delle pecore», che di per sé non sarebbe un’idea affatto sbagliata, come di fondo non lo era quella dei “vescovi professori”. Unfortunately, quando dietro le apparenti buone intenzioni si insidia però l’ideologia, o se vogliamo la vera e propria prevenzione verso il «principesco» (!?) episcopato italiano, i risultati non possono essere che infelici. E oggi ci ritroviamo con un consistente numero di vescovi tirati fuori dai centri delle Caritas o da non meglio precisate «periferie», capaci solo a parlare di poveri, migranti e «Chiesa in uscita».

Anziché andare avanti siamo stati catapultati all’indietro, in the early seventies, quando i sessantottini parlavano di «vietato vietare» e di «immaginazione al potere». Sulla preparazione dottrinale e teologica di questi vescovi tutti proiettati in un sociale che abbiamo già visto abbondantemente fallire nei vari ambiti socio-assistenziali e politici, stendiamo per cristiana carità un velo pietoso. Quando infatti il Presidente dei Vescovi d’Italia risponde affermando che «il Vangelo non è un distillato di verità» (cf.. WHO), non c’è molto altro da aggiungere, sia riguardo i «preti di frontiera» o di «strada», sia riguardo la «Chiesa in uscita» che ci appare, più che in «uscita», sull’orlo del fallimento, prova n’è il fatto che si tenta da alcuni anni di risolvere i problemi commissariando tutto il commissariabile possibile e immaginabile, con una unica eccezione: the Society of Jesus.

Il Cardinale Giuseppe Betori, forse uno degli ultimi di una generazione ormai in estinzione, ha saputo mettere la propria scienza e cultura a completo servizio della pastorale. Carattere al primo approccio introverso e timido, nei rapporti con il proprio clero ha mostrato grandi capacità di ascolto e accoglienza, è stato un maestro e un custode della fede, non un professore in cattedra. Ha amato la sua Chiesa e ha saputo farsi amare, persino da coloro che al suo arrivo lo accolsero con quell’aria di sufficienza, sospetto e diffidenza tipica di noi fiorentini, che siamo storicamente soggetti non propriamente facili da reggere, trattare e governare. Le sue omelie, sempre profonde ma al tempo stesso chiare e comprensibili, hanno suscitato stima e rispetto da parte dei fedeli cattolici.

E mentre un misero spacciatore di veleno afferma: «Without forgetting that the clergy of Florence is fed up with Betori who has done more damage than anything else» (cf.. WHO), in tutti noi risuona invece una domanda che volendo suscita inquietudine nei nostri animi: and then?

Florence, 12 January 2024

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Who is Marco Felipe Perfetti referring to when he states from the Silere Non Possum website «here in the Vatican … us in the Vatican", if he can't even set foot in the Vatican?

WHO IS MARCO FELIPE PERFETTI REFERRING TO STATING FROM THE SITE I CAN'T BE SILENT «HERE IN THE VATICAN… WE IN THE VATICAN…», IF YOU CANNOT EVEN SET FOOT IN THE VATICAN?

Why bother with this person who does not arouse any charm and interest in us, but only Christian and priestly compassion? Because it has happened very frequently that multiple people from Italy and abroad have asked us for information on this "great connoisseur" and "frequenter" of the Holy See and the Vatican.

- Church news -

.

Author
Editors of The Island of Patmos

 

 

 

 

 

 

.

The Fathers of the Island of Patmos they have many interesting topics to deal with in the context of the doctrine of faith and talking about certain characters is not within their aspirations. However, we have duties that we cannot avoid. The site manager I Can't Be Silent continues to present himself as an excellent expert on the Roman Curia, of the Holy See and the Vatican City State. And this actually creates several problems.

Recently, when he attempted to beatify the unfortunate Archabbot of Montecassino who died a few weeks ago, alluding in his various posts that the Church should apologize to this "innocent" (!?), completely overlooking the fact that his deeds were and remain unspeakable, by these columns he was sensationally denied through gods dubia to which he obviously never responded (see article WHO).

He always fired in bursts on people and institutions of the Holy See, going against everyone's grain, from the Supreme Pontiff to the soldiers of the Vatican Gendarmerie. For months he has been relentlessly mocking and insulting Paolo Ruffini, Prefect of the Dicastery for Communications of the Holy See, and Andrea Tornielli, Director of Media of the Holy See, indicating them as «incapable, incompetent, ignorant…», to the point of accusing them of being "illiterate". Whether Andrea Tornielli ― like it or not ― is an internationally renowned professional in the field of journalism and after over thirty years of profession one of the best-known Vatican experts in the world, It's not something that seems to interest Mr. Marco Felipe Perfetti, to whom it would be useless to remind that the director of the Vatican Media, repeatedly accused of "illiteracy", he certainly didn't self-publish, like he did, a booklet at your own expense, because he is the author of dozens of books translated into multiple languages, including substantial biographies on the Supreme Pontiffs of the twentieth century which at a documentary level remain works of high historical interest.

However, if calm "dubia" are addressed to him who insolent and mocks everything and everyone, by the Supreme Pontiff to follow (see video collection WHO), in this case he wouldn't hesitate to send some cheerful priest to complain to the Bishop of one of us. Already, because for some time Mr. Perfetti has wanted to clear the gay Trojan horse into the Church, stating in his writings and videos that clerics dedicated to the practice of homosexuality are only people who have the right to live their sexuality as they see fit in their private lives. In this way, however, he shows that he is unaware - despite presenting himself as an expert in Canon Law - that for a priest the concept of "private life" is very different from how he understands it., both on the level of Catholic morality and on that of law. The exercise of unnatural sexuality - because homosexuality remains such according to Catholic doctrine - if practiced by a cleric falls in fact and in law into the very serious crime of carnal sacrilege, certainly not in the exercise of freedoms linked to the private life of clerics.

Why bother with this person which does not arouse any fascination or interest in us, but only Christian and priestly compassion? Because it happened very frequently that more people, from Italy and abroad, they asked us for information on this "great connoisseur" and "frequenter" of the Holy See and the Vatican.

As already said and explained previously (see article WHO), This character cannot set foot in the Vatican, both for what he writes and for the bursts of insolence he utters. And if he were to get close to one of the access gates to the territory of this state, they wouldn't even allow him to enter.

When he uses expressions like this in his videos «here in the Vatican… we in the Vatican…», he boasts of knowledge and connections that he absolutely does not have. The only people he knows are some anonymous low-level minutants who have remained tied to the stake and who vent their frustrations deriving from their failed ecclesiastical career through him., providing him with doses of poison to spread through the social media. If not, to the many naive people who follow his site and take what he says and writes as true, he should prove his connections by shooting one of his videos from inside the Vatican City State. If he can't do it from the San Damaso Courtyard, or while walking under the frescoes of the Third Loggia of the Secretariat of State, could shoot one from the Vatican Gardens, or at the corner of the Governorate Palace under the statue of San Michele Arcangelo, or in front of the beautiful Fontana del Veliero. Instead he continues to present himself as a great connoisseur of Vatican matters while continuing to shoot and distribute videos while he is near Via della Conciliazione, or outside Bernini's Colonnade, or mainly from other external or internal places, all rigorously located within the territory of the Italian Republic, except to say "here in the Vatican... we in the Vatican...".

If growing up involves effort that some can't stand this is their problem, as long as they don't make people believe they are what they are not, or to enter where he is not allowed to set foot at all, forcing others to respond that this great frequenter and connoisseur of the Holy See who begins by saying "here in the Vatican... we in the Vatican...", to the point of dating their videos with the words "Vatican City", he is simply someone who cannot even get close to the gates of access to the Vatican City State. And if the person concerned could demonstrate the opposite, that proves it, rigorously replying to the merits of what was contested against him in light of the truth of the facts.

the Island of Patmos, 8 December 2023

.

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

The case of the Bishop of Tyler and Cardinal Raymond Leo Burke, the healthy relativism on the figure of the Supreme Pontiff and the wise lesson of Cardinal Carlo Caffarra

THE CASE OF THE BISHOP OF TYLER AND CARDINAL RAYMOND LEO BURKE, THE HEALTHY RELATIVISM ON THE FIGURE OF THE SUPREME PONTIFF AND THE WISE LESSON OF CARDINAL CARLO CAFFARRA

Better to have a Supreme Pontiff who governs the Church badly, however, fulfilling the apostolic power of the keys conferred by Christ God on Peter and his Successors rather than a pious Pontiff who has the keys consigned by Christ God to Peter taken away from him, leaving others to open and close, bind and untie.

- Church news -

.

PDF print format article

 

 

Some argue that Francis is not a good Supreme Pontiff. Whether it is or not is entirely relative, because Francis is the legitimate successor of the Blessed Apostle Peter. If he has fulfilled his high office well he will receive the deserved reward from God, if he has performed badly he will have to tremble before the warning of the Holy Gospel:

"To whom much is given, much will be asked for; to whom men have committed much, It will ask the more " (LC 12, 48).

Some argue «I don't like Francesco». Sympathy is entirely relative, a Supreme Pontiff must not arouse emotional sympathy but Catholic and devout respect, because it is due to him, therefore it must be followed and obeyed, whether he's nice or not.

Some argue that Francis governs the Church badly. Whether you govern it well or badly is entirely relative, better a Supreme Pontiff who governs the Church even badly, it will cause much less serious damage than someone who lets it be governed by fierce power groups or who allows himself to be governed, because the damage caused by the latter will be much greater than that caused by a bad government. It is therefore better to have a Supreme Pontiff who governs the Church badly, however, fulfilling the apostolic power of the keys conferred by Christ God on Peter and his Successors (cf.. Mt 16, 19), instead of a pious Pontiff who has the keys handed over by Christ God to Peter taken away from him, leaving others to open and close, bind and untie.

Some argue «Francis expresses himself in an ambiguous way, spreading confusion in matters of doctrine and faith and for this reason it must be corrected". This statement marks the transition from the relative to the absurd: the Supreme Pontiff is the supreme custodian of the deposit of faith, however paradoxical it may appear, it can legitimately be criticized with due respect, however, it cannot be correct. The correction, even the fraternal one (cf.. Mt 18, 15-17) implies that it is exercised by a single person, or an entire college of people endowed with superior doctrinal and moral authority. Not even an ecumenical council, highest expressive body of the Church, could define anything, without the approval of the Supreme Head of the Church. Criticizing the Supreme Pontiff, in those spheres where criticism is legitimate and possible, implies the exercise of the freedom of the children of God, while correcting him would imply the exercise of an authority superior to his, of which no one in this world is the custodian.

Certain publicists and commentators they are tearing their clothes crying about persecution for the removal of H.E. Mons. Joseph Edward Strickland from the chair of the Texas Diocese of Tyler. A few days later, the tearing of clothes continued with Cardinal Raymond Leo Burke, to whom the Supreme Pontiff decided to revoke the benefit of free accommodation owned by APSA (Administration of the Patrimony of the Apostolic See) he was born in cardinal dish, today referred to as a cardinal's allowance. Also in this case it is necessary to understand with an example: if I say that inviting a questionable and problematic figure like Luca Casarini to the Synod of Bishops was imprudent, in this case I express a completely legitimate critical opinion, equally legitimately I could ask the Holy Father that perhaps it would be appropriate to ask for an account and reason from those trusted people who presented it to him, without explaining to him in a prudent way, precise and detailed that this character is an ideologue who, both in the debate and in the political sphere, has always created major divisions and strong contrasts. It's a completely different thing if, as the Bishop of Tyler did before the Synod and then during the current Synod, I had stated that that discussion assembly was seriously harmful to the doctrine of the faith, for the Church and the People of God, because this would not have been a completely legitimate critical opinion, but a judgment of unacceptable weight, also because it contains an implicit accusation: the Supreme Pontiff is not able to supervise the doctrine of the faith and therefore safeguard it.

Cardinal Raymond Leo Burke he has been holding meetings and conferences around the world for years, effectively undermining, albeit in a pompous way, the magisterium of the Supreme Pontiff, inviting a nebulous and unspecified «resistance», without explaining who should be resisted, but leaving it clear to whom. Even in this case we are well beyond the legitimate right of criticism.

Incidentally I would like to mention than in 2020 I published a book provocatively titled Sadness of Love, dedicated to the memory of Cardinal Carlo Caffarra, of whom I was a disciple, often in line with him, other times respectfully critical of some of his positions on moral matters. And he, who was a great man and above all a man of God, loved to argue with me precisely on those points on which I might not agree., because this is theological speculation based on debate according to the styles and tradition of classical scholasticism. Unfortunately, some bishops and priests have only read the provocative title of that book, without ever having read even two pages, they accused me of having written a work of non-fiction against this post-synodal apostolic exhortation. Which is false and extremely ungenerous towards me, because in that book criticisms were made of the style of language, to the numerous and in my opinion useless sociologisms, on several ambiguous passages, unclear and subject to different interpretations. We are within the sphere of the legitimate exercise of critical thinking, which would cease to be such if I had instead made criticisms, even indirectly or subliminally, to that Synod and to the final exhortation published by the Supreme Pontiff under the title of love joy. An exhortation that leaves open hypotheses for discussion on topics yet to be defined, without the previous discipline established by the Holy Pontiff John Paul II in his post-synodal apostolic exhortation Familiar Consortium has been modified, for example regarding the admission to the Sacraments of divorced and remarried people living in a state of irregularity. Therefore, bishops and priests who affirm the lawfulness of this admission, because they say contained and given in love joy, they state falsely, they are in grave error and mislead the faithful. In love joy in fact, no permission in this sense is sanctioned.

Cardinal Carlo Caffarra gave a solemn lesson in 2017 to some of our people today who wander from conference to conference calling for "resistance". He imparted this solemn lesson with one of his memorable declarations, made after some attempted to present him as an antagonist of the Supreme Pontiff Francis:

«Excuse the joke: I would have been more pleased if it were said that the Archbishop of Bologna has a lover rather than it being said that he has a mind contrary to that of the Pope. Because if a bishop has a thought contrary to that of the Pope he must go, but just you have to go by the diocese. Because lead the faithful on a road that is not what Jesus Christ. He would therefore lose himself eternally and risk the eternal loss of the faithful. Being considered against the Pope is something that deeply saddened me, because it is slanderous. Because not only has the Pope never spoken about this, but when he spoke he asked for a debate. And the debate is real if all voices can speak. I was born a papist, I lived as a papist and I want to die as a papist!».

I believe the Holy Father, at this juncture, all in all it was also too good, with both the Bishop of Tyler and Cardinal Raymond Leo Burke. Personally I wouldn't have been, because for the type I am, to a Bishop or Cardinal who has repeatedly questioned the protection of the doctrine of the faith by the Supreme Pontiff, perhaps I would have led them to say that Innocent III, Boniface VIII and Alexander VI all three put together were much more tender and much less severe than me.

the Island of Patmos, 6 December 2023

.

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.

Why did we Fathers of the magazine The Island of Patmos not talk about the Synod?? Because we are priests and theologians, not gossips who excite the irrational moods of the populace

WHY HAVE WE FATHERS OF THE MAGAZINE THE ISLAND OF PATMOS NOT TALKED ABOUT THE SYNOD? BECAUSE WE ARE PRIESTS AND THEOLOGIANS, NOT GOSSIPARIES THAT EXCITE THE IRRATIONAL MOODS OF THE PEOPLE

Even before it began, this latest Synod was preceded by proclamations from unspecified internet experts who sowed terror not so dissimilar to that of the Hamas terrorists, to give a completely absurd-paradoxical hyperbolic example. If in fact Hamas terrorists kill innocent civilians, this other type of terrorist kills, in the increasingly lost faithful, the little that remains in them of faith and ecclesial feeling, of being members of the living body that is the Church.

— News in brief —

.

PDF print format article

 

 

In one of my latest articles to which I refer you (see WHO) I spoke about the decline of the principle of authority in relation to social media, where even the least imbecile can launch into dealing in a grotesque and surreal way with topics that are the subject of complex historical debates on a scientific level, historical, social, politico, theological…

We the Fathers of this magazine we have convinced ourselves that when faced with certain desolations the ancient saying of Publius Terentius Afro is valid (190-159 a.C), universally known as Terence: «They are silent, praise them enough» (They are silent and in doing so they praise). With this maxim, the famous Roman playwright of probable Berber origin meant that sometimes silence prevents words from being expressed, also clearly, end up being distorted or even deliberately misunderstood by those who are inclined to misunderstand or look for any excuse for a dispute. From this maxim by Terenzi was born the famous popular saying "a beautiful silence was never written".

A personal note: for reasons that need not be explained, during this last Synod I had the opportunity to come and go from Martha House Sancthae several times, to meet and speak with various bishops from various parts of the world, clarifying the obvious that I certainly don't need to clarify, because the whole thing, for me as for many other scholars and theologians, it falls within the scope of obvious things about which there would be absolutely nothing to discuss. But, as I wrote in my previous article (see WHO) sometimes it is necessary to explain especially the things that seem obvious to us, in this crazy decadent world in which a boundless army of people thinks of giving maximum and unappealable sentences with a Tweet o a post su Facebook, after having fed themselves on the blogs of people who speak and discuss complex issues that they really don't know about practice and rigor.

Even before starting this latest Synod was preceded by proclamations from unspecified internet experts who sowed terror not so dissimilar to that of Hamas terrorists, to give a completely absurd-paradoxical hyperbolic example. If in fact Hamas terrorists kill innocent civilians, this other type of terrorist kills, in the increasingly lost faithful, the little that remains in them of faith and ecclesial feeling, of being members of the living body that is the Church (cf.. With the 1, 18).

For weeks we have read and heard proclamations in which certain web terrorists gave the best of themselves to disorient simple and increasingly lost Catholics by foreseeing the imminent customs clearance of priestly celibacy and married priests, women priests, or at least women deacons, the blessing at the altar of homosexual couples and so on to follow. And all these elements that to define as fantastic is just an understatement, they were announced as certain, indeed presented as taken for granted.

At the end of the Synod the Supreme Pontiff Francis spoke publicly, clarifying that priestly celibacy would not be affected in any way, reiterating what we have known for centuries: priestly celibacy, which has its roots since the first apostolic era and which has great value on a spiritual level, ecclesial and pastoral, it is not a dogma of faith but an ecclesiastical discipline. There is proof that even in the Catholic Church there have always been Eastern Rite priests who are married and have families. Having said this, the Holy Father reiterated that he does not intend in any way to modify ecclesiastical discipline on the celibacy of priests belonging to the Latin rite community, specifying that nothing similar "will happen under my pontificate".

Regarding the issue of women priests, the Supreme Pontiff Francis had already expressed himself several times in the past, therefore he did nothing but reiterate the pronouncement given in definitive form by his Holy Predecessor John Paul II which clarified for the present and future future: «The Church does not have the power to grant sacred priestly ordination to women» (cf.. WHO).

If in the preparatory stages of the Synod there was talk of the LGBT world, from the draft of the final document this acronym has completely disappeared, to the certain displeasure of that cheerful character Father James Martin supported not long ago with an article in the well-known pseudo-Catholic weekly slush Christian, originally born as Christian family, which he announced: «Pope Francis has restored dignity to LGBTQ people and this is a blessing for everyone» (cf.. QUI). So no blessing to the happy rainbow couples under the steps of the altars for the obvious reason that the Church, with the excuse of blessing the people who always need to be blessed, is not so naive and unprepared to end up blessing what for Catholic doctrine and morality remains the sin against nature (Catechism, n. 2357), which as such cannot be blessed, not even with the excuse of only blessing people. This is a topic on which the Dicastery for the Doctrine of the Faith had already expressed its opinion (cf.. WHO). Several times over the last few years I have written and explained that the Church has the duty to welcome the sinner, especially the worst sinners, because if she did not do so she would betray the mission that Christ God has entrusted to her (cf.. Mt 9,13), always being careful, however, never to welcome sin, which cannot be welcomed, much less blessed.

This is why we remained silent, because we are priests, theologians and above all men of faith aware that even today the Church is experiencing very delicate moments, or if we want even confused and sad, In any case, she will never be able to betray the mission that Christ God has entrusted to her to meet the whims of the world, because God chose us from the world but we are not of the world (cf.. GV 15, 18-19).

Let's move on and conclude with two elements. The first: the essence of ecumenical councils and synods of the Church; The second one: the unusual attitude, perhaps even questionable and ambiguous of the Supreme Pontiff Francis.

The Catholic Hamas terrorists who have carried out campaigns for months and weeks aimed at exciting people, now at terrorizing them, they demonstrated first of all that they have no idea what councils and synods are in the two-thousand-year history of the Church. First let's see the difference between the two: by ecumenical council we mean, as the word itself says, an extraordinary event that involves all the bishops of the universal Church. The term “ecumenical” in fact it derives from Greek world (oikoumene) and it means universal. Otherwise instead, the Synod, which can be local or even global, it involves a slice of the episcopate, or invited and selected participants, which can also represent Catholic universality, but which do not constitute an ecumenical council, that is, that most important and solemn act of the Church which requires and implies the participation of the entire Catholic episcopate.

In both cases, whether it is an ecumenical council or a synod, participants are simply not entitled, but precisely the duty to discuss everything and its exact opposite. In discussions they can, indeed, even the most unlikely or even absurd hypotheses must be raised. Perhaps the great Fathers and Masters of classical scholasticism did not do this, often starting in their disputes even from surreal and paradoxical elements, in order to stimulate the speculative sense and arrive at wise judgments? What does this take to make clear to the aggressive blogger or to those who have a sentence on Twitter they have solved problems that have not yet had a definitive answer for centuries. Therefore, than certain fringes of the episcopate, that is, the inevitable Germans and Northern Europeans, have raised certain questions, It shouldn't have surprised anyone, including hardcore bloggers and tweeters, if only they had known the rudiments of Church history.

The Supreme Pontiff Francis for its part remains an enigma, as I defined it in an old article of mine from 2013 commenting on his first ones 100 days of pontificate (see WHO) where I compared him to the Pied Piper of Amelin, which deserves enormous credit: having made all the mice come out for what they really are, after they had hidden themselves in the most false and calculated condescension for thirty years under the pontificates of John Paul II and Benedict XVI. At least today, thanks to this Augusto Pifferaio, we get to know the mice one by one for what they are and what they really think. This will make it especially difficult for them, or rather, really impossible to be able to recycle it at the next change of helmsman of Peter's boat, given that a 87 years and with health problems of no small importance, the Supreme Pontiff Francis will certainly not last forever. If so tomorrow, as if nothing had happened, a playful cardinal even went so far as to lower himself into a manhole to reconnect electricity to the inhabitants of an illegally occupied building (see WHO), if he showed up with three meters of cappa magna and a galero on his head - something that certain chameleons would be capable of doing because by their nature they lack the very sense of modesty - we would all ask him: "But you, Were you perhaps not the one who, under the pontificate of Francis, went in trousers and rolled up shirt sleeves to bring coffee in the evening to the tramps who had transformed Bernini's colonnade into a public urinal?, after showing off gold cufflinks and artfully pleated purple robes under the pontificates of John Paul II and Benedict XVI?”.

For the umpteenth time the Supreme Pontiff Francis brought them together, speak and vent in a Synod, causing them all to come out into the open again. Once the discussions were over he announced "then we'll see", concluding with a "see you next year", assuming of course that the Holiness of Our Lord is always alive.

Of the two one: or we are faced with a man who alone is crazier and more deranged than Joanna of Castile, Henry IV and Ludwig II of Bavaria all three combined, or we are faced with a man who in a very difficult and complex historical moment did what was best and most appropriate to have been done, using his state grace wisely and prudently, although at the moment his actions cannot be understood. In fact we cannot affirm either one thing or the other, because we lack the elements to be able to do it. Maybe it will take many years, but one day history will clarify the great "enigma" for us Francesco, how I defined it in 2013 after the first ones 100 days of his pontificate, revealing him as the right man who rode out an extraordinarily delicate season in the best way.

the Island of Patmos, 29 October 2023

.

.

Father Ariel's new book has been released and is being distributed, you can buy it by clicking directly on the cover image or by entering our bookshop WHO

.

______________________

Dear Readers,
this magazine requires management costs that we have always faced only with your free offers. Those who wish to support our apostolic work can send us their contribution through the convenient and safe way PayPal by clicking below:

Or if you prefer you can use our
Bank account in the name of:
Editions The island of Patmos

n Agency. 59 From Rome
Iban code:
IT74R0503403259000000301118
For international bank transfers:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

If you make a bank transfer, send an email to the editorial staff, the bank does not provide your email and we will not be able to send you a thank you message:
isoladipatmos@gmail.com

We thank you for the support you wish to offer to our apostolic service.

The Fathers of the Island of Patmos

.

.

.