Come mai in questo specifico caso si può tacere senza alcun problema? A quanto ammonta il prezzo per la silenziosa marchetta?
—La cogitatoire d'Hypatie—
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Auteur Hypatie Gatta Roman
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Domando per un gatto amico:c’è un soggetto che non può tacere, salvo quando conviene, gradevole come una supposta di piombo, di cui non ricordo il nome — di lui, non della supposta: quella si chiamaSputnik Farmaed è di produzione russa — il quale ha insolentito tutte le donne nominate ai vari uffici amministrativi della Curia romana dal Santo Padre Francesco. E si sottolinea: amministrativi, non sacramentali. Sino ad attaccarsi a un diritto canonico che farebbe impallidire persinoLa planète des singes.
Colui che ha fatto del rumore una missionee del silenzio di convenienza una strategia, ha riversato per mesi autobotti di veleno con la consueta generosità. Fin quando è sopraggiunto un inaspettato miracolo e l’apostolo dell’invettiva permanente è divenuto improvvisamente contemplativo. Comme ça, il professionista dell’indignazione — purché a senso unico e purché non tocchi il suo pollaio lombardo fatto di delfini e galline — sull’originale “arcivescova” di Canterbury in visita al Santo Padre non ha proferito favella. En conclusion, on dira, si è trattato di una visita diplomatica, quindi si può anche tacere (vidéo, qui).
Stupisce invece altro:che non abbia lanciato le consuete autobotti di veleno quando questa originale Signora ha impartito la benedizione alla tomba dell’Apostolo Pietro, con tanto di vescovolumbardche chinava il capo e si faceva il segno della croce, non si capisce bene per quale sacramentale, dispensato dalla Lady, proprio come se Leone XIII non avesse mai scritto la bollaCares Lett, con la quale si dichiarano invalide e nulle le ordinazioni della comunità anglicana.
Un secolo dopo, Benoît XVI,emanò una costituzione apostolica per accogliere i presbiteri della comunità anglicana che intendevano rientrare in comunione con la Chiesa Cattolica, ai quali fu amministrato quel valido Sacramento dell’Ordine che non avevano mai ricevuto, meno che mai per l’imposizione delle mani e la Preghiera consacratoria delle cosiddette “vescove” (cf.. groupes d'anglicans).
E qui la domanda emerge semplice e inevitabile: comment venir, proprio in questo caso, silere potest? Immo vero: cum expedit, optime tacet. Ou mieux dire: a quanto ammonta il prezzo per la silenziosa marchetta, sempre domandando ciò per un gatto amico?
De Isola Patmos, 27 avril 2026
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Les Pères Patmos Island
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KARL RAHNER E LA PASQUA COME TEMPO DI RISCOPERTA DELLA GLORIA
«L’inizio della gloria di tutte le cose è già in corso, que nous, apparentemente tanto smarriti ed erranti, bisognosi e lontani, siamo già avvolti dalla beatitudine infinita. Poiché la fine è già cominciata. Ed è la gloria»
— Théologique —
Auteur: Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.
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Un celebre proverbio recita:«Anche un orologio rotto, due volte al giorno, segna l’ora esatta».
i teologi Padre Karl RahnerSJ. (À gauche), Padre Joseph Ratzinger (al centro), Padre Sergio Ubbiali (À droite)
Vi sembrerà strano,ma per una volta mi sono trovato concorde con Karl Rahner, che ha dedicato alcune riflessioni alla Pasqua. Ho letto un suo testo perché ho voluto mettermi un po’ in discussione su quelle che erano anche le mie riflessioni pasquali, e devo dire che il discorso di questo teologo gesuita mi sembra, oltre che profondamente cattolico, anche molto coerente e proficuo. In questo articolo partiremo da una sua considerazione per poi provare ad applicarla al tempo di Pasqua.
Oui, perché il tempo di Pasqua viene un po’ tralasciato,e questa è la prima riflessione che voglio lasciarvi. Sembra correre via in fretta fino all’estate, quasi fosse esclusivamente un periodo in cui ci si siede e ci si riposa: basta ricordare che Gesù è risorto e tutto si risolve, e ci si mette in una posizione di pura festa. Al contrario della Quaresima, considerata il tempo spirituale ed esistenziale forte per eccellenza, in cui giustamente si pratica il digiuno, si attuano scelte ascetiche e si riflette per antonomasia su temi quali la morte, il giudizio e il peccato originale, ed è ciò che la Chiesa ci chiede in quel momento.
Capite bene, donc, che sarebbe opportuno che anche il tempo di Pasqua fosse per noi credenti un tempo di attenzione a determinate tematiche che, Par ailleurs, tendono a sfuggirci un po’. Bien sûr, è ovvio che bisogna diversificare il tempo di Pasqua da quello di Quaresima; già la liturgia fino a Pentecoste distingue i colori, passando dal viola quaresimale ai paramenti bianchi della festa. È a partire da alcune intuizioni di Rahner — pur non condividendone molte altre, ma cogliendone ciò che è valido — che emerge un dettaglio profondo sul significato della Pasqua. Egli afferma:
«Io credo che l’inizio della gloria di tutte le cose è già in corso, que nous, apparentemente tanto smarriti ed erranti, bisognosi e lontani, siamo già avvolti dalla beatitudine infinita. Poiché la fine è già cominciata. Ed è la gloria» (cf.. Che cosa significa la Pasqua, Queriniana, Brescia, 2021, 37).
Rahner dice questopartendo dall’idea che la risurrezione non è un evento passato, chiuso nel tempo, e non è neppure un evento che avverrà esclusivamente alla fine dei tempi: è un presente, una risurrezione che comincia già da adesso, una gloria che viviamo ora. Su questo punto potrei citare l’antagonista per eccellenza di Rahner, formatosi anch’esso nella Compagnia di Gesù, Hans Urs von Balthasar, ma ci porterebbe su percorsi troppo lontani. La gloria è la presenza, la possenza e la forza di Dio nel nostro oggi.
E allora possiamo fare questa riflessione,cari amici dell’Isola di Patmos: davvero il tempo di Pasqua è un tempo di gloria per noi? Abbiamo davvero compreso che con la risurrezione di Cristo è iniziata per noi l’era dell’uomo nuovo, dell’uomo vivente in Dio? En fait, entrare nella gloria di Dio avviene, en premier lieu, dans les sacrements. È il momento in cui la grazia sacramentale — in particolare quella eucaristica, ma unita a tutti gli altri sacramenti — ci introduce già ora nella vita stessa di Dio. E allora vivere i sacramenti nel tempo di Pasqua è il tempo propizio per entrare nella gloria del Risorto, per comprendere che la vita che stiamo vivendo ha un senso diverso, un senso di eternità. E questo non deve infonderci la paura delle regole — “non fare questo, altrimenti un domani la vita eterna potrebbe essere l’inferno” —, limitandosi a un freddo senso normativo. Questa promessa di vita eterna, che comincia già da adesso, è anche gioia e speranza di costruire, fin da ora, dei veri e propri percorsi di eternità.
E qui veniamo al terzo punto: Qu'est-ce que ça veut dire, nella pratica: vivere da risorti? Vuol dire imparare che dietro ogni sofferenza, dietro ogni dolore, dietro ogni lutto e dietro ogni prova, Cristo già da adesso ci promette la gloria; ci promette che Lui è con noi e ci chiede di affrontare cristianamente le difficoltà per poi risorgere con Lui.
Ho ancora vivo un ricordo degli anni di studioper la licenza in teologia: durante un approfondimento sulla teologia del matrimonio, la nostra docente, suor Alexandra Diriart, ci ricordava che ogni matrimonio attraversa una sua Pasqua. Passa per le notti della passione, del dolore e della non comprensione, per arrivare alla Pasqua e risorgere ogni volta. Questa dinamica non si applica solo al matrimonio: è tutta la nostra vita che risorge, e risorge adesso. Per vivere da risorti dobbiamo avere il coraggio dell’amore, de charité, e il coraggio di scoprire le verità della fede cattolica. Non dobbiamo per forza essere tutti teologi, ma tutti dobbiamo imparare a credere con intelligenza. Ecco un percorso spirituale che a Pasqua possiamo riscoprire. Gli elementi liturgici di questo tempo – l’Ascensione, la Pentecoste e via dicendo – ci devono aiutare a entrare nell’ottica della gloria per iniziare a ragionare da “glorificati”, cercando, come ci esorta san Paolo, le cose di lassù.
KARL RAHNER AND EASTER AS A TIME OF REDISCOVERING GLORY
“I believe that the beginning of the glory of all things is already underway, that we, apparently so lost and wandering, needy and distant, are already enveloped in infinite beatitude. For the end has already begun. And it is glory”.
— Théologique —
Auteur: Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.
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A well-known proverb says: «Even a stopped clock is right twice a day».It may seem strange to you, but for once I found myself in agreement with Karl Rahner, who devoted some reflections to Easter. I read one of his texts because I wanted to question my own Easter reflections, and I must say that the thought of this Jesuit theologian appears to me not only profoundly Catholic, but also remarkably coherent and fruitful. In this article, we will begin from one of his insights and then attempt to apply it to our present Easter season.
Oui, because the Easter season is somewhat neglected,and this is the first reflection I would like to offer you. It seems to pass quickly until summer, almost as if it were merely a time to sit back and rest: it is enough to recall that Jesus has risen and everything is resolved, and one settles into a purely festive attitude. In contrast to Lent, considered the strong spiritual and existential time par excellence, in which one rightly practices fasting, undertakes ascetical choices, and reflects above all on themes such as death, judgment, and original sin — as the Church asks of us in that time.
You can understand, ensuite, that it would be fitting for the Easter season also to become for us believers a time of attention to certain themes which otherwise tend to slip away from us. Bien sûr, it is clear that Easter must be distinguished from Lent; the liturgy itself, up to Pentecost, distinguishes the colors, moving from the Lenten violet to the white vestments of the feast. It is from some insights of Rahner — while not sharing many of his other positions, but taking what is valid — that a profound detail about the meaning of Easter emerges. He states:
“I believe that the beginning of the glory of all things is already underway, that we, apparently so lost and wandering, needy and distant, are already enveloped in infinite beatitude. For the end has already begun. And it is glory” (cf. What Does Easter Mean?, Queriniana, Brescia, 2021, 37).
Rahner says this starting from the idea that the Resurrectionis not a past event, closed in time, nor is it an event that will occur only at the end of time: it is a present reality, a Resurrection that already begins now, a glory that we live even now. On this point I could mention Rahner’s great counterpart, also formed in the Society of Jesus, Hans Urs von Balthasar, but that would lead us too far afield. Glory is the presence, the power, and the strength of God in our today.
And so we may ask ourselves,dear friends of the Island of Patmos: is the Easter season truly a time of glory for us? Have we really understood that with the Resurrection of Christ there has begun for us the era of the new man, the man alive in God? En effet, entering into the glory of God takes place, tout d'abord, in the sacraments. It is the moment in which sacramental grace — especially Eucharistic grace, but united with all the other sacraments — already introduces us into the very life of God. Ainsi, living the sacraments during the Easter season is the favorable time to enter into the glory of the Risen One, to understand that the life we are living has a different meaning, a meaning of eternity. And this should not instill in us fear of rules — “do not do this, otherwise eternal life may become hell” — reducing everything to a cold normative sense. This promise of eternal life, which begins already now, is also joy and hope, allowing us to build, even now, true paths of eternity.
And here we come to the third point:what does it mean, in practice, to live as risen? It means learning that behind every suffering, behind every pain, behind every loss and every trial, Christ already now promises us glory; He promises that He is with us and asks us to face difficulties in a Christian way in order to rise again with Him.
I still vividly remembermy years of study for the licentiate in theology: during a lecture on the theology of marriage, our professor, Sister Alexandra Diriart, reminded us that every marriage goes through its own Easter. It passes through the nights of passion, suffering, and misunderstanding, in order to arrive at Easter and rise again each time. This dynamic does not apply only to marriage: it is our whole life that rises again, and rises now. To live as risen, we must have the courage of love, of charity, and the courage to discover the truths of the Catholic faith. We do not all have to be theologians, but we must all learn to believe with intelligence. This is a spiritual path that we can rediscover at Easter. The liturgical elements of this time — the Ascension, Pentecost, and so on — must help us to enter into the perspective of glory and begin to think as “those already glorified,” seeking, as Saint Paul exhorts us, the things that are above.
KARL RAHNER Y LA PASCUA COMO TIEMPO DE REDESCUBRIMIENTO DE LA GLORIA
«El inicio de la gloria de todas las cosas ya está en curso, que nosotros, aparentemente tan perdidos y errantes, necesitados y lejanos, ya estamos envueltos en la bienaventuranza infinita. Porque el fin ya ha comenzado. Y es la gloria»
— Théologique —
Auteur: Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.
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Un conocido proverbio dice:«Incluso un reloj roto, dos vez al día, marca la hora exacta». Puede parecer extraño, pero por una vez me he encontrado de acuerdo con Karl Rahner, quien ha dedicado algunas reflexiones a la Pascua. He leído uno de sus textos porque he querido poner en cuestión mis propias reflexiones pascuales, y debo decir que el pensamiento de este teólogo jesuita me parece, además de profundamente católico, también notablemente coherente y fecundo. En este artículo partiremos de una de sus intuiciones para intentar aplicarla a nuestro tiempo de Pascua.
Ouais, porque el tiempo de Pascua suele ser un poco descuidado,y esta es la primera reflexión que quiero dejaros. Parece pasar rápidamente hasta el verano, casi como si fuera únicamente un tiempo para sentarse y descansar: basta recordar que Jesús ha resucitado y todo queda resuelto, adoptando así una actitud puramente festiva. A diferencia de la Cuaresma, considerada el tiempo espiritual y existencial fuerte por excelencia, en el que justamente se practica el ayuno, se realizan elecciones ascéticas y se reflexiona sobre temas como la muerte, el juicio y el pecado original — tal como la Iglesia nos pide en ese tiempo.
Comprendéis bien, donc, que sería oportuno que también el tiempo de Pascua fuera para nosotros, creyentes, un tiempo de atención a ciertas temáticas que, de otro modo, tienden a escaparse. Es evidente que hay que distinguir el tiempo de Pascua del de Cuaresma; ya la liturgia, hasta Pentecostés, diferencia los colores, pasando del morado cuaresmal a los ornamentos blancos de la fiesta. A partir de algunas intuiciones de Rahner — aunque no compartiendo muchas otras de sus posiciones, pero acogiendo lo que es válido — emerge un aspecto profundo sobre el significado de la Pascua. Él afirma:
«Yo creo que el inicio de la gloria de todas las cosas ya está en curso, que nosotros, aparentemente tan perdidos y errantes, necesitados y lejanos, ya estamos envueltos en la bienaventuranza infinita. Porque el fin ya ha comenzado. Y es la gloria» (cf. ¿Qué significa la Pascua?, Queriniana, Brescia, 2021, 37).
Rahner afirma esto partiendo de la idea de que la Resurrecciónno es un acontecimiento pasado, cerrado en el tiempo, ni tampoco un acontecimiento que sucederá únicamente al final de los tiempos: es un presente, una Resurrección que comienza ya ahora, una gloria que vivimos ya hoy. En este punto podría citar al gran contrapunto de Rahner, también formado en la Compañía de Jesús, Hans Urs von Balthasar, pero nos llevaría demasiado lejos. La gloria es la presencia, la potencia y la fuerza de Dios en nuestro hoy.
Y entonces podemos hacernos esta pregunta,queridos amigos de la Isla de Patmos: ¿es realmente el tiempo de Pascua un tiempo de gloria para nosotros? ¿Hemos comprendido verdaderamente que con la Resurrección de Cristo ha comenzado para nosotros la era del hombre nuevo, del hombre vivo en Dios? En effet, entrar en la gloria de Dios sucede, tout d'abord, en los sacramentos. Es el momento en que la gracia sacramental — especialmente la eucarística, pero unida a todos los demás sacramentos — nos introduce ya en la misma vida de Dios. Vivir los sacramentos en el tiempo de Pascua es, donc, el momento propicio para entrar en la gloria del Resucitado, para comprender que la vida que estamos viviendo tiene un sentido distinto, un sentido de eternidad. Y esto no debe infundirnos miedo a las normas — «no hagas esto, de lo contrario la vida eterna podría ser el infierno» — reduciéndose a un frío sentido normativo. Esta promesa de vida eterna, que comienza ya ahora, es también alegría y esperanza, permitiéndonos construir desde ahora verdaderos caminos de eternidad.
Y aquí llegamos al tercer punto:¿qué significa, en la práctica, vivir como resucitados? Significa aprender que detrás de todo sufrimiento, detrás de todo dolor, detrás de toda pérdida y de toda prueba, Cristo ya ahora nos promete la gloria; nos promete que Él está con nosotros y nos pide afrontar cristianamente las dificultades para luego resucitar con Él.
Aún tengo muy vivo el recuerdo de los años de estudiopara la licenciatura en teología: durante una clase sobre la teología del matrimonio, nuestra profesora, sor Alexandra Diriart, nos recordaba que todo matrimonio atraviesa su propia Pascua. Pasa por las noches de la pasión, del dolor y de la incomprensión, para llegar a la Pascua y resucitar cada vez. Esta dinámica no se aplica solo al matrimonio: es toda nuestra vida la que resucita, y resucita ahora. Para vivir como resucitados debemos tener el valor del amor, de la caridad, y el valor de descubrir las verdades de la fe católica. No todos debemos ser teólogos, pero todos debemos aprender a creer con inteligencia. He aquí un camino espiritual que en Pascua podemos redescubrir. Los elementos litúrgicos de este tiempo — la Ascensión, Pentecostés y demás — deben ayudarnos a entrar en la perspectiva de la gloria y a comenzar a pensar como “glorificados”, buscando, como nos exhorta san Pablo, las cosas de arriba.
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