Die merkwürdige Dystopie von Bischof Giacomo Cirulli, die uns sehr erinnert “viel nett” von Verdone, der in der Zeitung Avvenire die No-Vax-Priester beschuldigt, die treuen Traditionalisten und die politischen Feinde des Papstes

- Seelsorge -

LA CURIOSA DISTOPÌA DEL VESCOVO GIACOMO CIRULLI CHE CI RICORDA MOLTO UN “SACCO BELLO” DI VERDONE CHE SUL QUOTIDIANO FUTURE INCOLPA I PRETI NO-VAX, DIE TREUE TRADITIONALISTEN UND DIE POLITISCHEN FEINDE DES PAPSTES

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I vescovi che attualmente stanno tuonando e minacciando alcuni membri del loro clero di procedere alla loro sospensione dall’esercizio del ministero sacerdotale, in caso di mancata vaccinazione, quando hanno visto qualche loro parroco abbracciato a Marco Cappato dopo avere firmato al banchetto che raccoglieva le firme per il Referendum a favore dell’eutanasia, in che modo hanno minacciato queste autentiche vergogne del sacerdozio cattolico di procedere a loro carico con le pene canoniche? Wie viele, tra quei preti che hanno apposto la loro firma a una simile proposta di Referendum, sono stati sospesi con medicinale provvedimento canonico disciplinare dall’esercizio del sacro ministero?

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Autor
Iwano Liguori, ofm. Kap.

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Ieri, 16 Januar, sul quotidiano dei vescovi Zukunft è apparso un articolo a firma di Gianni Cardinale che raccoglie lo sfogo del vescovo della diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo S. UND. Mons. Giacomo Cirulli. Il presule, dolente come il re di Samaria Àcab al quale Nàbot di Izreèl rifiutò la vigna [vgl.. 1 Betreff 21, 1-16], apre le cataratte del suo cuore al giornalista del quotidiano dei vescovi. Veniamo così a parte del suo immenso dolore che in questi giorni i fedeli e i preti kein vax gli hanno procurato reagendo al provvedimento ― dice lui di mero buon senso ― che è consistito nell’interdire alcuni sacerdoti, diaconi e ministri laici dalla distribuzione dell’Eucaristia ai fedeli della sua diocesi in quanto colpevoli di non essersi vaccinati [du siehst WHO, WHO].

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Der Bischof, gemente e piangente, motiva la sua presa di posizione come la logica conseguenza del grave peggioramento della situazione pandemica italiana ma soprattutto come l’uniformarsi alla linea di pensiero della Conferenza Episcopale Italiana e alle parole del Pontefice regnante che considera la vaccinazione come un atto d’amore. Zusamenfassend, sembra quasi di assistere al rifacimento del film di Carlo Verdone Un sacco bello in cui il personaggio di Ruggero non può che esprimere il suo trionfale: «Liebe, love, love!».

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Ma siamo davvero sicuri che le resistenze lamentate dal vescovo siano da ascriversi alla sola opposizione dei preti e dei fedeli insensibili a un atto d’amore così bello e gratuito? ich glaube nicht. Al di là di tutto quello che si può dire e pensare sulla vicenda dei vaccini e della gestione pandemica italiana sia da parte dello Stato così come della parte della Chiesa, quello che ancora sembra sfuggire al vescovo Cirulli ― come ho avuto modo di chiarire in un mio Vorheriger Artikel ― consiste essenzialmente nell’improvvido modus operandi di seguire paternamente l’intera questione così come ci si aspetterebbe da un vescovo. In der Tat, da un successore degli Apostoli ci si aspetterebbe uno stile differente, sicuramente più lungimirante, oserei dire quasi da statista dello spirito che è capace sì di guardare al presente ma essenzialmente al futuro e alle conseguenze future che si determinano già nell’oggi. Perché tutto questo prima o poi finirà e Mons. Cirulli, un domani, si troverà ancora ad essere vescovo di quella porzione di Chiesa i cui figli sono stati maltrattati con provvedimenti restrittivi. Che atteggiamento si dovrà attendere da questi figli sacerdoti, Diakone, ministri e laici? Con quale coraggio potrà ancora guardarli senza provare rossore o con quale imbarazzo potrà sopportarne il loro sguardo velato da una fiducia ferita? Sguardo di anime destinate al Paradiso e non già di soli corpi da curare, responsabilità questa di cui si dovrà rendere conto a Cristo buon pastore, il quale curò i corpi senza dimenticare le anime.

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Soprattutto è di rigore una domanda, sempre premettendo, come già fatto nel mio precedente articolo, che la assoluta maggioranza del clero italiano si è sottoposto a vaccinazione, compreso il sottoscritto. Das ist die Frage, destinata però come di prassi a rimanere senza risposta: i vescovi che attualmente stanno tuonando e minacciando alcuni membri del loro clero di procedere alla loro sospensione dall’esercizio del ministero sacerdotale, in caso di mancata vaccinazione, quando hanno visto qualche loro parroco abbracciato a Marco Kappato dopo avere firmato al banchetto che raccoglieva le firme per il Referendum a favore dell’eutanasia, in che modo hanno minacciato queste autentiche vergogne del sacerdozio cattolico di procedere a loro carico con le pene canoniche? Wie viele, tra quei preti che hanno apposto la loro firma a una simile proposta di Referendum, sono stati sospesi con medicinale provvedimento canonico disciplinare dall’esercizio del sacro ministero? Ci dicano e rispondano certi vescovi battaglieri: è più grave che un sacerdote impaurito ― forse persino ignorante ― tema a vaccinarsi, o è più grave che un sacerdote, dopo avere appena celebrato la Santa Messa della domenica, esca sul piazzale della chiesa, metta la sua firma a favore del Referendum auf Sterbehilfe, si fotografi con Marco Cappato e pubblichi poi la foto sul suo pubblico profilo Sozial? Ci dicano, certi vescovi zelanti: delle due cose, qual è la più grave? Aber vor allem: quanti tra i preti che hanno fatto questo ― e ve ne sono stati diversi in giro per l’Italia [vgl.. WHO, WHO, WHO] ―, sono stati rimossi dalle parrocchie? Perché a noi risulta l’esatto contrario: i loro rispettivi vescovi hanno fatto finta di niente, non hanno preso alcun provvedimento e questi preti seguitano a fare i parroci. Volendo posso aggiungere di più ancora: uno di questi parroci che ha firmato a favore del Referendum auf Sterbehilfe, poche settimane dopo affiggeva sulla porta della chiesa parrocchiale l’avviso che per partecipare alle sacre funzioni era obbligatorio il GreenPass. Vielleicht, se per cotanto zelo il suo vescovo lo ha portato persino come esempio a quei pochissimi preti che sono spaventati dal vaccino, ma ai quali mai passerebbe però per la mente di andare a firmare a favore del Referendum auf Sterbehilfe?

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Non è mia intenzione criticare il buon senso e la ragionevolezza del vaccino come metodo attualmente in uso per arginare l’infezione da Covid-19, anzi torno a ripetere, a scanso di equivoci, dass wir Väter de Die Insel Patmos ci siamo tutti sottoposti alla vaccinazione. Nicht nur: a chi ci ha chiesto lumi abbiamo sempre risposto premettendo che non siamo specialisti nello specifico e delicato settore ma che però, pur non essendolo, il buonsenso ci porta a suggerire l’uso dell’unico sistema che al momento abbiamo a disposizione, che è la vaccinazione, da leggere anche, wollen, come un senso di responsabilità e di rispetto verso noi stessi e verso gli altri. Und wie, su certi temi caldi, i chiarimenti non sono mai troppi, allora chiarisco ulteriormente. Quando questa mattina ho preannunciato a Padre Ariel che avevo appena inviato in redazione questo nuovo articolo, la sua risposta è stata: «In questo momento sto andando al centro di vaccinazione perché dopo avere fatto la III dose il 10 gennaio non mi è arrivato l’SMS con il codice necessario per stampare il GreenPasS. Appena rientro provvediamo a montare il tuo articolo». Zusamenfassend, non mi ha detto che stava andando a una manifestazione di kein vax, come non lo direbbe Padre Gabriele e come non lo direi io. Detto questo è però bene precisare che i cattolici “buoni” e “cattivi” non li valutiamo sulla base della vaccinazione ― che è opportuna e indubbiamente necessaria ―, ma su altre basi morali e pastorali. Per esempio siamo tenuti a considerare “cattivi”, anzi proprio pessimi cattolici, coloro che si dichiarano pubblicamente favorevoli all’aborto, alla pillola anticoncezionale, alla pillola abortiva, al matrimonio tra coppie dello stesso sesso, o che chiamano “misericordia” la dolce morte attraverso l’eutanasia perché a loro dire è “crudele” far soffrire un morente. Und das alles, certi pessimi cattolici, lo affermano pubblicamente in nome di una idea distorta e aberrante di “amore cristiano”. Quelli sono per noi i cattivi cattolici, anzi pessimi cattolici. Non coloro che, indubbiamente sbagliando per debolezza, fragilità o ignoranza, ma anche per la valanga di notizie contraddittorie, di proclami e di smentite, di cambi di direttive e di idee [vgl.. WHO], il tutto sempre e di rigore senza che alcuno abbia mai ammesso “abbiamo sbagliato qualche valutazione”, oggi sono terrorizzati dall’idea di farsi vaccinare.

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Chiarito questo proseguo: quello che nel legittimo esercizio della libertà dei figli di Dio ritengo di poter criticare è lo stile politico di trattare queste resistenze al vaccino che non devono e non possono trovare accoglienza nella Chiesa Cattolica. Se si continua di questo passo a non voler sentire ragioni, incancreniti nella ben nota testardaggine clericale, si avrà come unico risultato quello di incrinare la fiducia filiale dei fedeli verso i loro vescovi facendo sparire quel ben misero rimasuglio di autorevolezza paterna che l’episcopato italiano ancora conserva ma che sembra disposto a svendere con ogni premura quanto prima.

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Con sorpresa apprendiamo dall’articolo che il vescovo Cirulli si duole per essere stato assalito dai Tastatur Löwen e che ha ricevuto critiche, minacce e insulti da molti fronti tanto da spingere la Digos a intervenire in suo soccorso ― senza che lui ne abbia fatta alcuna richiesta ― attenzionando i sovversivi. Allora mi chiedo, prendendo le distanze dai facinorosi e dai disagiati che danno libero sfogo alla violenza essendo privi delle giuste argomentazioni logiche: possibile che nessuno dentro la curia vescovile abbia suggerito al presule di agire diversamente, per esempio in modo meno avventato? Nessuno che si sia sentito in dovere di far desistere il vescovo da una sicura brutta figura e da una gogna mediatica il cui unico responsabile non può che essere lui solo?

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Dico questo perché nel proseguo dell’intervista ad Zukunft vengono riferite come motivazioni della gogna mediatica le più fantasiose argomentazioni degne della migliore dietrologia dispotica orwelliana. Il vescovo si lancia nel descrive l’Phantombild del cattolico kein vax sulla scorta di quanto fatto dal quotidiano Die Republik nei giorni scorsi [du siehst WHO], Es wird erzählt: «ho l’impressione che ci sia uno scisma in atto», «ho potuto capire che si tratta di persone tra loro collegate che appartengono a un mondo tradizionalista in contrapposizione col magistero di Papa Francesco». Zusamenfassend, il profilo del cattokein vax si delinea come una Lobby scismatica ben compaginata, ultra-tradizionalista, anti-bergogliana, tutta trine, pizzi e merletti e ― aggiungerei io ― sicuramente di matrice conservatrice e magari con simpatie di destra. Tutto questo è però tragicamente e tristemente falso, perché le persone spaventate dal vaccino non hanno una connotazione politica precisa, come non appartengono solo al mondo del “cupo tradizionalismo” cattolico. La paura è un fenomeno completamente trasversale. Deswegen, die sogenannte kein vax Ö Anti-Vax, li troviamo in politica nell’estrema destra come nell’estrema sinistra, tra le fila del progressismo cattolico più spinto come in quelle del tradizionalismo cattolico più radicale. E chi non vede questo, può dare solo una visione del tutto falsata della realtà, affermando che la paura, o se vogliamo l’ignoranza nel senso etimologico del termine, appartiene solo a una ben precisa categoria.

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liebe Leser, capite perché la credibilità della Chiesa oggi risulta essere ai minimi storici? Se sono queste le argomentazioni forti, Es ist leicht zu verstehen, warum die Leute uns nicht mehr ernst nehmen, sondern über uns lachen. Wenn alles in oppositionellen ideologischen Fragen zusammengefasst wird, dann machen wir Politik, Propaganda, Loyalität und Parteizugehörigkeit. So wie die Premier Mario Draghi während der letzten Pressekonferenz, die das neueste Anti-Covid-Dekret illustrierte, auch Msgr. Cirulli sagte, dass die Verantwortung im Wesentlichen bei den Ungeimpften liege – seien sie geweiht oder Laien – und so Spaltungen erleichterten, Verdacht schaffen, den Denunzianten Schnur geben, stimulierende Spannungen, die mit der Zeit nur schwer zu heilen sind.

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Und wenn vielleicht vor zwei Jahren, im Gehorsam gegenüber den Worten des Papstes und der Italienischen Bischofskonferenz, il presule sarebbe stato felice di abbracciare un cinese e di mangiare un inclusivo involtino primavera, oggi si guarderebbe bene dall’abbracciare un prete kein vax come segno di distensione e di ripresa della comunione ecclesiale. Che dire di più, questi sono i tempi in cui tutti desiderano apparire come filosofi socratici, tutti si sentono forti di quell’assunto del figlio di Sofronisco che dice che le norme si rispettano anche quando sono ingiuste e che quindi bisogna fare quello che ci comandano di fare, anche se non ci piacciono «o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra» cantava Nino Ferrer.

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Costoro dimenticano però che Socrate scelse di bere la cicuta non in base a leggi ingiuste ma a un sistema giuridico manipolato, incapace di rispettare lo spirito della legge e del legislatore che deve prevedere eccezioni e deroghe eque per salvare l’integrità dell’uomo e il suo spirito da pericolose derive totalitarie.

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Forse il prossimo sfogo di Mons. Cirulli sarà affidato direttamente al quotidiano Die Republik e sarà lì che apprenderemo dal portavoce vaticano Eugenio Scalfari che in qualche suo fantasioso dialogo privato col Pontefice, la vaccinazione sarà uno degli elementi essenziale per la validità del sacerdozio ministeriale e dell’amministrazione dei Sacramenti e tutto questo al fine di avere più «Liebe, love, love!». Natürlich, a questo punto della narrazione non guasterebbe il senso pratico del vecchio comunista dedito alla casa e alla famiglia interpretato dal mitico Mario Brega nel film Un sacco bello. Mario, vedovo ma ancora capace di sacrificarsi per il suo unico figlio Ruggero, non si capacita dell’eccessivo «Liebe, love, love!» nell’esperienza di vita del figlio tanto da venire preso per fascista da Fiorenza, al ché alzandosi in piedi esclama: «A me fascio? Io fascio? A zoccolè, io mica socomunista così, SA! Socomunista cosìììì !!!».

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dort, cari lettori, a tali livelli di buon senso pratico non siamo ancora abituati e forse non ci arriveremo mai, almeno tra i pastori della Chiesa Cattolica.

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Lakoni, 18 Januar 2021

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Die „Apostolisch-Katholische Kirche“. Wie viele Wörter verwenden und rezitieren wir, ohne ihre Bedeutung zu kennen? An den Wurzeln des Begriffs „apostolisch“

— Theologie —

LA «CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA». WIE VIELE WÖRTER BENUTZEN UND REZITIEREN WIR, OHNE IHRE BEDEUTUNG ZU KENNEN? AN DEN WURZELN DES BEGRIFFES „APOSTOLISCH“

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Es ist zweifellos ein mnemonischer Satz, quella impressa nella parte del Ich glaube in cui recitiamo «Credo la Chiesa una, Weihnachtsmann, katholischen und apostolischen ". Quanti conoscono però il vero e profondo significato di «apostolica»? Questa parte viene esplicitamente recitata nel Ich glaube per ultima, ma non per questo ha un ultimo posto nella riflessione teologica, quindi nella pratica della vita di fede.

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Autor:
Gabriele GiordanoM. Scardocci, o.p.

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Es ist zweifellos ein mnemonischer Satz, quella impressa nella parte del Ich glaube in cui recitiamo «Credo la Chiesa una, Weihnachtsmann, katholischen und apostolischen ". Quanti conoscono però il vero e profondo significato di «apostolica»? Questa parte viene esplicitamente recitata nel Ich glaube per ultima, ma non per questo ha un ultimo posto nella riflessione teologica, quindi nella pratica della vita di fede. Dunque ultima, ma non per questo ultima quanto a importanza, la nota dell’apostolicità ecclesiale getta un ponte fra l’aspetto personale e comunitario della fede. Tale connotazione, in der Tat, descrive la fondazione della comunità dei credenti, in un triplice senso:

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  1. La Chiesa è costruita sul fondamento degli apostoli [Eff 2,20], i testimoni scelti e mandati in missione direttamente da Cristo,
  2. Essa custodisce e trasmette, con l’aiuto dello Spirito Santo che la inabita dall’interno, l’insegnamento di Cristo, il buon deposito della fede e le sane parole udite dagli Apostoli;
  3. «Fino al ritorno di Cristo, la Chiesa continua ad essere istruita, santificata e guidata dagli Apostoli grazie ai loro successori nella missione pastorale: il Collegio dei Vescovi, coadiuvato dai sacerdoti e unito al Successore di Pietro e Supremo Pastore della Chiesa» [ CCC-n. 857].

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In estrema sintesi questi tre punti offrono una visione di insieme sulla apostolicità della Chiesa Cattolica. Adesso li vedremo analiticamente, a partire dalla Sacra Scrittura dove troviamo dei chiari riferimenti alla presenza e alla scelta di Gesù dei Dodici Apostoli:

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«Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità» [MT 10, 1-4]. I nomi dei Dodici Apostoli sono questi: der erste, Simone detto Pietro e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.

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Prosegue l’Evangelista:

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«Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni [MC 3, 13].

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Es ist immer noch:

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«In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli» [LC 6, 12].

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I Dodici Discepoli vengono chiamati apostoli, der griechischen ἀπόστολοι (apòstoloi), auf Hebräisch שלוחים (shelichim, plurale di שליח, shaliach, che in entrambe queste lingue significa alla lettera: inviati, perché tramite il loro ministero Gesù continua la sua missione. Nell’accogliere i dodici, si accoglie tutta la persona di Cristo, come leggiamo in «Chi accoglie voi, accoglie me» [MT 10, 40]. Cristo sceglie proprio Dodici Apostoli. Il numero di dodici simboleggia l’universalità e richiama alle Dodici Tribù d’Israele. La novità maggiore nella sequela di Cristo, consiste non tanto nel numero, quanto nel fatto che è il maestro a scegliere i discepoli: mentre in genere nell’antichità erano i discepoli a scegliere il maestro da cui attingere insegnamenti per la vita spirituale. Dopo averli scelti, Gesù li manda a predicare prima in tutta la terra di Israele e poi successivamente ai pagani (definiti le genti o i gentili). In tal modo essi iniziano a tramandare e trasmettere l’insegnamento autentico di Cristo. A questo modo Gesù forma quindi un collegio, cioè un gruppo stabile di inviati con la missione permanente di trasmettere il suo messaggio e che ha per capo l’Apostolo Pietro. Nello svolgersi di questa missione, lo Spirito Santo dona agli apostoli tutti i mezzi e la forza necessaria che gli occorre, tramite una grazia molto speciale: essi perciò hanno gli stessi poteri di Cristo: gli inviati sono dunque in grado di annunciare e propagare i divini misteri, di perdonare e rimettere i peccati e di guarire e scacciare i demoni. Inoltre lo Spirito Santo gli dona l’intelligenza per approfondire, meditare e meglio annunciare il mistero di Cristo.

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All’interno del gruppo degli apostoli, abbiamo visto che la presenza della figura di Simon Pietro. Egli è investito di un ruolo speciale: è incaricato da Cristo come principio di unità e comunione della fede; egli è perciò capo visibile della Chiesa; gli apostoli devono essere in comunione con lui e sotto di lui per quanto riguarda la dottrina di Cristo: ciò come vedremo si applicherà anche al successore di Pietro, Vati, e ai vescovi che gli sono in obbedienza: cum Petro e unter Petro (mit Peter und unter Peter)

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Approfondiamo allora la figura di Pietro: egli è incaricato da Cristo ad una missione speciale. Essa è descritta in un passo molto importante del Vangelo:

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«Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Und Jesus: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. Und ich sage dir: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”». [MT 16, 16-18].

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Simone, a cui Gesù ha cambiato nome in Pietro, è il primo e unico a riconoscere che Cristo è il figlio di Dio, del Dio vivente. Egli ha dunque “anticipato” gli altri apostoli in questo atto di fede: perciò viene posto da Gesù capo del collegio apostolico. Tre poteri molto speciali sono donati a Pietro, che gli altri apostoli non posseggono: innanzitutto lui non verrà mai meno, perché Pietro è la pietra visibile e stabile della comunità dei credenti; Zweitens:, egli ha il potere delle chiavi del Regno e, Dritter, il potere di sciogliere e legare. Con questo intendiamo:

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«Il potere delle chiavi designa l’autorità per governare la casa di Dio, was es ist die Kirche. Gesú, il Buon Pastore [GV 10, 11], ha confermato tale incarico dopo la risurrezione: "Füttere meine Schafe" [GV 21, 15-17]. Il potere di legare e sciogliere indica l’autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesú ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli [vgl.. MT 18,18] e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno» [vgl.. CCC-n. 553].

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Tradizionalmente sappiamo che Pietro è stato martirizzato a Roma nel 64 dopo Cristo sul Colle Vaticano. In precedenza, era stato imprigionato presso il carcere Mamertino, molto vicino al Campidoglio. Pietro dunque, essendo capo degli apostoli, nel suo martirio presso Roma testimonia anche il primato della sede romana rispetto alle altre comunità di credenti. Un primato che non è di dominio e despotismo, ma di servizio e di coordinamento di tutte le altre diocesi e chiese sparse per il mondo. Anticipiamo sin da ora un concetto importante: il primato petrino non vuole sminuire la collegialità, la sinodalità e l’opera comune e comunitaria: anzi Pietro e i suoi successori sono chiamati a garantire e a conferire la dignità e autorità di tutti gli apostoli e i loro successori, die Bischöfe. Come infatti vedremo fra poco i vescovi sono i successori degli Apostoli. Chiariamo allora che i successori di Pietro sono coloro posti a capo della Diocesi di Roma, o appunto i vescovi di Roma. Historisch, il vescovo di Roma, è chiamato con una serie di nomi: Pontefice Massimo, Augusto Pontefice, seine Heiligkeit, Heiliger Vater, Die meisten Heiligen Vater, o con quello più noto di Papa, che secondo una teoria storica sarebbe l’abbreviazione di pastor pastorum, pastore di tutti i pastori, Ö pater pauperum, padre dei poveri.

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Tornando all’analisi delle figure degli apostoli, sappiamo che tutti gli apostoli, ad eccezione di Giovanni, morto in età molto avanzata, verranno martirizzati durante le loro missioni in Oriente e nel territorio dell’Impero Romano. Anche dal martirio degli apostoli, troviamo conferma che lo scopo della fondazione e della presenza apostolica è quello di portare tutta la comunità ad un fine escatologico e di santità; tutta l’opera apostolica ha la finalità di condurre tutti al regno di Dio.

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Considerando che gli apostoli e i loro primi successori (padri apostolici) morivano martiri, era necessario che il messaggio di Gesù venisse comunque trasmesso: per questo scelsero dei successori per perpetuare la missione di Cristo. Quindi conferirono l’Ordine Sacro dell’Episcopato, consacrandoli quali episcopi (Bischofs), con mandato a proseguire la missione apostolica come successori degli Apostoli. In questo senso diremo anche che la Chiesa riceve la professione della fede dagli apostoli medianti i successori di coloro che furono primi aderenti al movimento gesuano.

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Adesso cerchiamo di capire perché i vescovi, ricevendo l’Ordine Sacro, divengono i successori ufficiali degli Apostoli. Se leggiamo in Atti degli Apostoli [vgl.. 6, 26] troviamo che gli stessi apostoli si diedero innanzitutto dei successori con il compito di proseguire e consolidare l’opera di evangelizzazione iniziata dagli Apostoli. Quest’opera è chiamata la Tradition da due antichi scrittori della cristianità, Tertulliano e Ireneo di Lione. Die Tradition dal latino viene dal verbo liefern e implica l’azione del tramandare e trasmettere la fede predicata dagli Apostoli; perciò i vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli Apostoli quali pastori e guide della comunità ecclesiale. Questo passaggio di consegne avviene in un atto ben preciso. Damit, la trasmissione apostolica, si conferisce tramite la ricezione del Sacramento dell’Ordine, attraverso la consacrazione episcopale.

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Chiariamo questo passaggio dell’ordinazione dei vescovi. Cristo istituì i Sacramenti, che non sono nati dalla creatività umana, sono tutti racchiusi nella Rivelazione e nei Vangeli. Questo al fine di chiarire per inciso che certe correnti del Cristianesimo non cattolico, insegnando che i Sette Sacramenti, o parte di essi, sono solo una creazione umana avvenuta in epoca successiva all’Imperatore Costantino, a partire dal IV secolo a seguire, sono in palese errore, perché tutti i Sacramenti sono di istituzione divina. Tra i Sette Sacramenti c’è il Sacramento dell’Ordine Sacro, che è unico, ma diviso al proprio interno in tre gradi: Bischofsamt (o pienezza del sacerdozio apostolico), presbiterato e diaconato. Coloro che ricevono questo Sacramento, nel loro singolo e personale ministero sono chiamati alla missione di condurre tutta la Chiesa al bene comune e alla Santità. È dunque un compito, ad un tempo singolare e allo stesso tempo comunitario. L’azione del conferire l’Ordine Sacro è detta ordinazione: in essa è Gesù che, agendo in Person Christi tramite un vescovo, ordina un sacerdote e lo consacra vescovo: dunque conferisce al presbitero la pienezza del sacerdozio apostolico per portare avanti tale missione. L’episcopato è quindi la pienezza del sacramento dell’Ordine perché contiene la sorgente stessa da cui derivano i tre gradi del Sacramento dell’Ordine stesso. Il vescovo infatti è anche colui che ordina i diaconi e i sacerdoti, e appunto come detto precedentemente, ordina un sacerdote a diventare vescovo.

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Sinteticamente diremo che la linea di successione prevede che un apostolo, ricevuti i pieni poteri da Cristo per trasmettere il suo insegnamento e per amministrare tutti i Sacramenti, ha ordinato un padre apostolico, conferendogli medesimi poteri e missione; a sua volta il padre apostolico ha ordinato un vescovo, per gli stessi scopi. Dieser Bischof, Ihr Rücken, ha ordinato un altro vescovo e nel corso della storia, nell’ordinare in successioni tutti i vescovi, si è giunti fino ad oggi. Il tutto viene definito: apostolischen Sukzession.

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La trasmissione del mandato di trasmettere e amministrare i Sacramenti a molteplici vescovi sparsi per il mondo, come molteplici in origine erano gli apostoli, mostra che la Chiesa ha natura apostolica, dunque collegiale e comunitaria. La collegialità e apostolicità dei Vescovi implica da un lato l’unità fra il Papa e i Vescovi perché il Collegio Episcopale è legato al suo capo visibile. Il Sommo Pontefice non è tiranno ma garante del ministero stesso dei Vescovi. Infatti egli è garante dell’Unità del corpo ecclesiale ed è il fondamento visibile materiale concreto dell’Unità ecclesiale (Collegialità = elemento di Gewerkschaft nella distinzione).

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Auf der anderen Seite, la collegialità dei Vescovi implica che tale Collegio ha un alto grado di autorità sulla Chiesa intera. Le singole diocesi collaborano fra di loro, ogni vescovo può prendere delle decisioni sui fedeli che gli sono affidati senza chiedere sempre e comunque l’autorizzazione alla Sede di Roma. Außerdem, die Bischöfe, collaborano attivamente fra loro e con il Romano Pontefice in alcuni momenti speciali: nei sinodi o, z.B, in un concilio ecumenico. Un sinodo o concilio convocati dai vescovi è accettato e confermato dal Romano Pontefice, ma guidato collegialmente: perciò anche queste riunioni ecclesiali non sono mai portate avanti dal Romano Pontefice da solo, al quale però solo spetta, letzten Endes, decidere.

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Ora abbiamo capito in che modo il Vescovo di Roma e i Vescovi del mondo, in quanto successori degli Apostoli hanno ricevuto il mandato di Cristo. Diremo che in tale mandato essi si sono impegnati specificamente in tre compiti specifici rispetto al popolo di Dio: questi compiti prendono nome di munera (da latino dovere, compito e anche dono) e sono il die Aufgabe des Unterrichtens, der die Aufgabe der Heiligung und das munus regendi / gubernandi.

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Munus docendi è il dovere di insegnare, trasmettere l’insegnamento di Cristo; è detto anche il magistero ordinario del vescovo. Questo magistero / insegnamento è concretizzato dal vescovo quando insegna con autorità, che deriva da Cristo, e si attua quando il vescovo insegna concretamente nelle materie di dottrina e di morale e tali insegnamenti sono in comunione con il Sommo Pontefice e la Chiesa Universale. Questo è magistero di origine divina; dann nach die Aufgabe des Unterrichtens è primo compito del vescovo e concretamente con esso si intende di predicare di insegnare queste verità ai fedeli. Die Gläubigen, ihr Teil, sono chiamati ad ascoltare in obbedienza attiva con un’adesione filiale sincera al loro vescovo anche ponendo delle domande, dei dubbi e dei chiarimenti per comprendere meglio questi insegnamenti, per approfondire la dottrina e viverla meglio.

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Mit die Aufgabe der Heiligung: si indica il dovere di condurre alla Santità tutto il popolo di Dio. Il vescovo è l’economo, cioè colui che distribuisce in parti uguali la grazia di Cristo e dello Spirito Santo nella Chiesa; ciò avviene nella amministrazione dei Sacramenti e ancora più in particolare nella celebrazione eucaristica, dove è l’Eucaristia che fa la Chiesa, la santifica e la unisce nella cattolicità; dunque la presenza vera, Real, sostanziale di Cristo nelle specie del pane e del vino rende uniti tutti i fedeli (clero e fedeli); allo stesso tempo è la Chiesa che fa l’Eucaristia, dunque la Chiesa che la amministra e la celebra.

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Mit munus regendi/ gubernandi si indica il dovere dei vescovi di reggere e governare le singole Chiese locali o le diocesi; esse hanno una loro giurisdizione propria viene esercitata per sé da ogni vescovo in modo ordinario. Con questo si intende che il potere Divino che ogni vescovo possiede in modo immediato non prevede l’obbligatoria delegazione ad altre persone: a livello concreto, Aber, i vescovi possono comunque stabilire di nominare dei mediatori e delegati per gestire al meglio il territorio, per esempio sacerdoti che svolgono il ruolo vicari episcopali, foranei, giudiziali e che dunque esercitano varie mansioni nel nome del vescovo.

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In conclusione questi tre munera /doveri vengono attuati mediante l’ausilio dei presbiteri o i sacerdoti, che pur non avendo la pienezza dell’ordine sacro come il vescovo, anche loro partecipano e sono corresponsabili dei tre munera. Die die Aufgabe des Unterrichtens eind esempio quando essi predicano, insegnano e governano il popolo di Dio, specialmente nella parrocchia. Qui il parroco è anche colui che accompagna e dunque governa il Popolo di Dio alla santità (esercizio del Munus gubernandi); infine il sacerdote celebra il culto quindi amministra i Sacramenti e prega per i bisogni del Popolo e allo stesso tempo anche amministra il Sacramento della confessione (esercizio del die Aufgabe der Heiligung).

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Volendo anche analizzare sinteticamente il primo grado dell’ordine, possiamo velocemente descrivere l’attività dei diaconi. Anch’essi rientrano nella gerarchia ecclesiale perché sono chiamati al servizio: diàconos è parola greca traducibile con servitore. Rientrano ancora nell’apostolicità della Chiesa, perché sono assistenti alla liturgia, possono avere i compiti catechetici e para liturgici, sebbene il loro compito principale, la loro vocazione non è la chiamata ad amministrare i Sacramenti allo stesso modo dei presbiteri. I diaconi partecipano dell’apostolicità in quanto sono chiamati al servizio, specialmente le opere di carità, la gestione di attività amministrative della Chiesa. In qualche caso comunque il diacono può dare il Sacramento del battesimo e benedire le nozze. qualche caso comunque il diacono può dare il Sacramento del battesimo e benedire le nozze.

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Roma, 18 Januar 2022

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Per chi volesse approfondire il tema consiglio la lettura di questi libri:

Katechismus der Katholischen Kirche, 553; 857 – 865.

Vatikanisches Konzil II, (C)ostituzione dogmatica Lumen gentium,18 – 23.

  1. McDowell, The fate of the apostles. Examining the martyrdom accounts of the closesest followers of Jesus, Routledge, 2016.
  2. Virgili, Die Auferstehung Jesu, Crocevia, Amazon publishing, 2020.

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Pater Gabriele

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