La liturgie comme catéchèse vivante. Parce que ce n'est pas un étang à renforcer – La liturgie comme catéchèse vivante. Pourquoi ce n’est pas une mare stagnante à préserver – La liturgie comme catéchèse vivante. Pourquoi ce n'est pas un étang qui doit geler

 

italien, Anglais, espagnol

LA LITURGIA COME CATECHESI VIVENTE. PERCHÉ NON È UNO STAGNO DA RAFFERMARE

Come ricordava San Giovanni Paolo II, facendo proprio un celebre detto di Gustav Mahler, la Tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la custodia del fuoco. Una liturgia che non cresce e non si sviluppa nelle forme è una liturgia che smette di essere linguaggio vivo della fede.

— Ministère liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

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Dans les dernières années si è assistito al proliferare di gruppi e ambienti che fanno della liturgia — e in particolare della celebrazione eucaristica — non il luogo dell’unità ecclesiale, ma un terreno di contrapposizione ideologica. Non si tratta semplicemente di sensibilità diverse o di legittime preferenze rituali, quanto piuttosto di un uso strumentale della liturgia come elemento estetico, identitario o come vessillo ideologico. In molti casi, tale fenomeno è promosso da gruppi rigorosamente laicali che, più che esprimere una fede ecclesiale matura, proiettano nella liturgia fragilità personali, disagi interiori e bisogni di auto-rassicurazione identitaria.

È necessario dirlo con chiarezza: utilizzare il Sacrificio Eucaristico come strumento di divisione è un fatto ecclesialmente gravissimo, perché colpisce il cuore stesso della vita della Chiesa. La liturgia non è mai stata concepita come luogo di autodefinizione soggettiva, ma come spazio nel quale la Chiesa riceve sé stessa dal mistero che celebra. Quando la liturgia viene piegata a fini estranei alla sua natura, essa viene svuotata e ridotta a ciò che non è mai stata.

La liturgia è atto pubblico della Chiesa, non iniziativa privata né linguaggio di gruppo. Il Concilio Vaticano II ha espresso con limpidezza questa verità affermando che la liturgia è «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, ensemble, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Saint Conseil, n. 10). Essa non è un accessorio della vita ecclesiale, ma il luogo in cui la Chiesa si manifesta come Corpo di Cristo.

Usare la liturgia per dividere significa contraddirne la natura più profonda. La liturgia non nasce per esprimere identità particolari, ma per generare comunione. Già Sant’Agostino ricordava ai fedeli che ciò che si celebra sull’altare è ciò che essi stessi sono chiamati a diventare: «Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete» (Le mot est 272). Quando la liturgia viene trasformata in strumento di contrapposizione, non è la Chiesa a parlare, ma l’ego ecclesiale di singoli o di gruppi.

La liturgie comme catéchèse vivante. Uno degli aspetti più trascurati da chi riduce la liturgia a questione estetica è la sua dimensione catechetica intrinseca. La liturgia non è solo celebrazione, ma anche forma primaria di trasmissione della fede. Prima ancora dei catechismi e delle formulazioni dottrinali, la Chiesa ha educato alla fede celebrando.

I Padri della Chiesa ne erano pienamente consapevoli. San Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi mistagogiche, non spiegava i Sacramenti prima della loro celebrazione, ma a partire dall’esperienza liturgica, perché è il mistero celebrato a generare la comprensione della fede. La liturgie, en fait, non insegna soltanto attraverso le parole, ma attraverso l’insieme dei segni: invités, silences, posture, ritmi, linguaggi simbolici (San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogica je, 1).

Ridurre la liturgia a estetica significa svuotarla della sua funzione formativa e trasformarla in un oggetto da contemplare invece che in un mistero da vivere. In questo modo cessa di essere catechesi vivente e diventa un’esperienza autoreferenziale, incapace di generare una fede adulta e ecclesiale.

Substance et accidents è una distinzione teologicamente imprescindibile e da chiarire molto bene, perché alla radice di molte derive liturgiche vi è la confusione — talvolta deliberata — tra questi due elementi. La teologia sacramentaria, fin dal Medioevo, ha sempre distinto con chiarezza questi due livelli.

La substance riguarda ciò che rende il Sacramento ciò che è: il Sacrificio di Cristo, la présence réelle, la forma sacramentale voluta dal Signore e custodita dalla Chiesa. Questa dimensione è immutabile, perché non dipende da contingenze storiche, ma dall’azione salvifica di Cristo.

Le putain, au lieu, comprendono gli elementi esteriori della celebrazione: la lingua, le forme rituali, le discipline, le strutture celebrative. Essi non solo sono mutevoli, ma devono mutare, perché la liturgia è inserita nella storia ed è chiamata a parlare a uomini e donne concreti. Il Concilio di Trento stesso, spesso evocato in modo improprio, riconosceva alla Chiesa l’autorità di disporre dei riti «salva e integra la sostanza dei sacramenti» (Concile de Trente, sess. XXI).

Elevare una lingua, come il latino, o un rito storico, come il Messale di San Pio V, al rango di articoli di fede è un errore teologico grave. Non perché tali elementi siano privi di valore, ma perché appartengono all’ordine degli accidenti e non a quello della sostanza. Confondere questi piani significa assolutizzare ciò che è storicamente determinato e relativizzare ciò che è essenziale.

La storia della liturgia testimonia che la Chiesa non ha mai concepito il culto come una realtà immobile. Nei primi secoli convivevano riti diversi; la disciplina sacramentale ha conosciuto trasformazioni profonde; le forme celebrative sono mutate in risposta a nuove esigenze pastorali e culturali. Tutto questo è avvenuto senza che la fede della Chiesa venisse meno, proprio perché la distinzione tra sostanza e accidenti è sempre stata salvaguardata.

Pensare la liturgia come una realtà da “congelare” significa adottare una visione museale della Chiesa, estranea alla sua natura. Come ricordava San Giovanni Paolo II, facendo proprio un celebre detto di Gustav Mahler, la Tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la custodia del fuoco. Una liturgia che non cresce e non si sviluppa nelle forme è una liturgia che smette di essere linguaggio vivo della fede.

La liturgia non è un’arma ideologica, non è un rifugio estetico, non è un terreno di rivendicazione identitaria. È il luogo nel quale la Chiesa riceve la propria forma dal mistero che celebra. Quando la liturgia divide, non è la liturgia a essere in crisi, ma le persone che la utilizzano per colmare vuoti interiori o per costruire identità alternative alla comunione ecclesiale.

Florence, 12 janvier 2026

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THE LITURGY AS LIVING CATECHESIS. WHY IT IS NOT A STAGNANT POOL TO BE PRESERVED

As Saint John Paul II recalled, making his own a well-known saying by Gustav Mahler, Tradition is not the preservation of ashes, but the safeguarding of the fire. A liturgy that does not grow and does not develop in its forms is a liturgy that ceases to be a living language of faith.

- pastoral liturgique -

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Auteur
Simone Pifizzi

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In recent years, there has been a noticeable proliferation of groups and environments that make of the liturgy — and in particular of the Eucharistic celebration — not the place of ecclesial unity, but a field of ideological confrontation. This is not simply a matter of different sensibilities or legitimate ritual preferences, but rather of an instrumental use of the liturgy as an aesthetic, identity-forming element or as an ideological banner. In many cases, this phenomenon is promoted by strictly lay groups which, rather than expressing a mature ecclesial faith, project onto the liturgy personal fragilities, inner discomforts, and needs for identity-based self-reassurance.

This must be stated clearly: to use the Eucharistic Sacrifice as a means of division is an ecclesially most serious matter, because it strikes at the very heart of the life of the Church. The liturgy has never been conceived as a space for subjective self-definition, but as the place in which the Church receives herself from the mystery she celebrates. When the liturgy is bent to purposes foreign to its nature, it is emptied and reduced to something it has never been.

The liturgy is a public act of the Church, not a private initiative nor the language of a group. The Second Vatican Council expressed this truth with clarity, affirming that the liturgy is “the summit toward which the activity of the Church is directed and, en même temps, the font from which all her power flows” (Saint Conseil, non. 10). It is not an accessory of ecclesial life, but the place in which the Church manifests herself as the Body of Christ.

To use the liturgy as an instrument of division means to contradict its deepest nature. The liturgy is not born to express particular identities, but to generate communion. Saint Augustine already reminded the faithful that what is celebrated on the altar is what they themselves are called to become: “Be what you see, and receive what you are” (Le mot est 272). When the liturgy is transformed into a tool of opposition, it is not the Church that speaks, but the ecclesial ego of individuals or groups.

La liturgie comme catéchèse vivante. One of the most neglected aspects by those who reduce the liturgy to an aesthetic issue is its intrinsic catechetical dimension. The liturgy is not only celebration, but also the primary form of the transmission of faith. Even before catechisms and doctrinal formulations, the Church educated the faithful by celebrating.

The Fathers of the Church were fully aware of this. Saint Cyril of Jerusalem, in his Mystagogical Catecheses, did not explain the Sacraments before their celebration, but starting from the liturgical experience itself, because it is the celebrated mystery that generates understanding of the faith. En effet, the liturgy teaches not only through words, but through the whole ensemble of signs: gestures, silences, postures, rhythms, and symbolic languages (Saint Cyril of Jerusalem, Mystagogical Catechesis je, 1).

To reduce the liturgy to aesthetics means to empty it of its formative function and to transform it into an object to be contemplated rather than a mystery to be lived. De cette façon, it ceases to be living catechesis and becomes a self-referential experience, incapable of generating a mature and ecclesial faith.

Substance and accidents: a necessary distinction. The distinction between substance and accidents is theologically indispensable and must be clearly explained, because at the root of many liturgical distortions lies the confusion — sometimes deliberate — between these two elements. Sacramental theology, since the Middle Ages, has always clearly distinguished between these two levels.

Substance concerns what makes a sacrament what it is: the Sacrifice of Christ, the Real Presence, the sacramental form willed by the Lord and safeguarded by the Church. This dimension is immutable, because it does not depend on historical contingencies, but on the saving action of Christ.

Accidents, d'autre part, include the external elements of the celebration: language, ritual forms, disciplines, and celebrative structures. These elements are not only mutable, but must change, because the liturgy is inserted into history and is called to speak to concrete men and women. The Council of Trent itself, often invoked improperly, acknowledged the Church’s authority to regulate the rites, “the substance of the sacraments being preserved intact” (Council of Trent, Session XXI).

To elevate a language, such as Latin, or a historical rite, such as the Missal of Saint Pius V, to the rank of articles of faith is a serious theological error. Not because such elements lack value, but because they belong to the order of accidents and not to that of substance. To confuse these levels means to absolutize what is historically determined and to relativize what is essential.

The history of the liturgy shows that the Church has never conceived worship as an immobile reality. In the early centuries, different rites coexisted; sacramental discipline underwent profound transformations; celebrative forms changed in response to new pastoral and cultural needs. All this took place without the faith of the Church being diminished, precisely because the distinction between substance and accidents was always preserved.

To think of the liturgy as something to be “frozen” is to adopt a museum-like vision of the Church, foreign to her nature. As Saint John Paul II recalled, making his own a well-known saying by Gustav Mahler, Tradition is not the preservation of ashes, but the safeguarding of the fire. A liturgy that does not grow and does not develop in its forms is a liturgy that ceases to be a living language of faith.

The liturgy is not an ideological weapon, not an aesthetic refuge, not a terrain for identity-based claims. It is the place in which the Church receives her form from the mystery she celebrates. When the liturgy divides, it is not the liturgy that is in crisis, but the people who use it to fill inner voids or to construct identities alternative to ecclesial communion.

Florence, 12 janvier 2026

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LA LITURGIA COMO CATEQUESIS VIVIENTE. PORQUÉ NO ES UN ESTANQUE QUE DEBA CONGELARSE

Como recordaba san Juan Pablo II, haciendo suyo un célebre dicho de Gustav Mahler, la Tradición no es la conservación de las cenizas, sino la custodia del fuego. Una liturgia que no crece ni se desarrolla en sus formas es una liturgia que deja de ser un lenguaje vivo de la fe.

— Pastorale liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

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En los últimos años se ha asistido a la proliferación de grupos y ambientes que hacen de la liturgia — y en particular de la celebración eucarística — no el lugar de la unidad eclesial, sino un campo de confrontación ideológica. No se trata simplemente de sensibilidades diversas o de legítimas preferencias rituales, sino más bien de un uso instrumental de la liturgia como elemento estético, identitario o como estandarte ideológico. En muchos casos, este fenómeno es promovido por grupos estrictamente laicales que, más que expresar una fe eclesial madura, proyectan sobre la liturgia fragilidades personales, malestares interiores y necesidades de autoafirmación identitaria.

Es necesario decirlo con claridad: utilizar el Sacrificio Eucarístico como instrumento de división es un hecho de extrema gravedad eclesial, porque golpea el corazón mismo de la vida de la Iglesia. La liturgia nunca ha sido concebida como un lugar de autodefinición subjetiva, sino como el espacio en el que la Iglesia recibe de sí misma del misterio que celebra. Cuando la liturgia es sometida a fines ajenos a su naturaleza, queda vaciada y reducida a algo que nunca ha sido.

La liturgia es un acto público de la Iglesia, no una iniciativa privada ni el lenguaje de un grupo. El Concilio Vaticano II expresó esta verdad con claridad al afirmar que la liturgia es “la cumbre a la que tiende la acción de la Iglesia y, en même temps, la fuente de donde mana toda su fuerza” (Saint Conseil, n. 10). No es un accesorio de la vida eclesial, sino el lugar en el que la Iglesia se manifiesta como Cuerpo de Cristo.

Utilizar la liturgia para dividir significa contradecir su naturaleza más profunda. La liturgia no nace para expresar identidades particulares, sino para generar comunión. Ya san Agustín recordaba a los fieles que aquello que se celebra en el altar es aquello mismo que ellos están llamados a llegar a ser: “Sed lo que veis y recibid lo que sois” (Le mot est 272). Cuando la liturgia se transforma en instrumento de confrontación, no es la Iglesia la que habla, sino el ego eclesial de individuos o grupos.

La liturgie comme catéchèse vivante. Uno de los aspectos más descuidados por quienes reducen la liturgia a una cuestión estética es su dimensión catequética intrínseca. La liturgia no es solo celebración, sino también la forma primaria de transmisión de la fe. Incluso antes de los catecismos y de las formulaciones doctrinales, la Iglesia educó en la fe celebrando.

Los Padres de la Iglesia eran plenamente conscientes de ello. San Cirilo de Jerusalén, en sus Catequesis mistagógicas, no explicaba los Sacramentos antes de su celebración, sino a partir de la experiencia litúrgica, porque es el misterio celebrado el que genera la comprensión de la fe. La liturgie, en effet, no enseña únicamente a través de las palabras, sino mediante el conjunto de los signos: gestos, silencios, posturas, ritmos y lenguajes simbólicos (San Cirilo de Jerusalén, Catequesis mistagógica je, 1).

Reducir la liturgia a la estética significa vaciarla de su función formativa y transformarla en un objeto para ser contemplado en lugar de un misterio para ser vivido. De este modo deja de ser catequesis viviente y se convierte en una experiencia autorreferencial, incapaz de generar una fe adulta y verdaderamente eclesial.

Sustancia y accidentes: una distinción imprescindible. La distinción entre sustancia y accidentes es teológicamente imprescindible y debe ser aclarada con precisión, porque en la raíz de muchas derivas litúrgicas se encuentra la confusión — a veces deliberada — entre estos dos elementos. La teología sacramentaria, desde la Edad Media, ha distinguido siempre con claridad estos dos niveles.

La sustancia se refiere a aquello que hace que un sacramento sea lo que es: el Sacrificio de Cristo, la presencia real, la forma sacramental querida por el Señor y custodiada por la Iglesia. Esta dimensión es inmutable, porque no depende de contingencias históricas, sino de la acción salvífica de Cristo.

Los accidentes, en échange, comprenden los elementos externos de la celebración: la lengua, las formas rituales, las disciplinas, las estructuras celebrativas. Estos elementos no solo son mutables, sino que deben cambiar, porque la liturgia está inserta en la historia y está llamada a hablar a hombres y mujeres concretos. El propio Concilio de Trento, a menudo invocado de manera impropia, reconocía a la Iglesia la autoridad para disponer de los ritos, “salva e íntegra la sustancia de los sacramentos” (Concilio de Trento, sesión XXI).

Elevar una lengua, como el latín, o un rito histórico, como el Misal de san Pío V, al rango de artículos de fe constituye un grave error teológico. No porque tales elementos carezcan de valor, sino porque pertenecen al orden de los accidentes y no al de la sustancia. Confundir estos planos significa absolutizar lo que está históricamente determinado y relativizar lo que es esencial.

La historia de la liturgia demuestra que la Iglesia nunca ha concebido el culto como una realidad inmóvil. En los primeros siglos coexistían ritos diversos; la disciplina sacramental conoció transformaciones profundas; las formas celebrativas cambiaron en respuesta a nuevas exigencias pastorales y culturales. Todo ello ocurrió sin que la fe de la Iglesia se viera menoscabada, precisamente porque la distinción entre sustancia y accidentes fue siempre salvaguardada.

Pensar la liturgia como una realidad que deba ser “congelada” significa adoptar una visión museística de la Iglesia, ajena a su naturaleza. Como recordaba san Juan Pablo II, haciendo suyo un célebre dicho de Gustav Mahler, la Tradición no es la conservación de las cenizas, sino la custodia del fuego. Una liturgia que no crece ni se desarrolla en sus formas es una liturgia que deja de ser un lenguaje vivo de la fe.

La liturgia no es un arma ideológica, no es un refugio estético, no es un terreno de reivindicación identitaria. Es el lugar en el que la Iglesia recibe su forma del misterio que celebra. Cuando la liturgia divide, no es la liturgia la que está en crisis, sino las personas que la utilizan para colmar vacíos interiores o para construir identidades alternativas a la comunión eclesial.

Florence, 12 Janvier 2026

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Samedi, je vais à la messe – Samedi, je vais à la messe – Aller à la messe le samedi

 

italien, espagnol, Anglais.

 

LE SAMEDI, ALLER À LA MESSE

La concession vient de loin et trouve sa justification tant dans une pratique liturgique ancienne, et parce qu'elle est dictée par le souci pastoral qui désire que tous les baptisés puissent accomplir le précepte de participation à la Sainte Messe et s'approcher de la table du Seigneur.

— Ministère liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

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Nous devons remonter le temps et pour être précis à 1970, quand Gigliola Cincuetti, chanteur à succès à l'époque, il a interprété une chanson restée célèbre, par titre: «Aller à la messe le dimanche».

Parce qu'à cette époque la participation à la messe c'était encore une coutume bien ancrée dans la culture et la foi du peuple chrétien, au moins en Italie. Aujourd’hui, cependant, nous constatons avec consternation la désaffection qui s’est manifestée parmi les baptisés à l’égard de la participation à l’Eucharistie dominicale.. C'est quelque chose qui fait mal, surtout les prêtres, et les raisons sont si nombreuses qu'il n'est pas possible d'en faire le sujet d'une brève discussion comme celle-ci.

La liturgie chrétienne, tant dans ses aspects fondamentaux que dans ses aspects plus purement rituels, ça a toujours été un sujet sensible, néanmoins parfois de contestation. Toujours, pas seulement aujourd'hui. Pour citer un exemple frappant, nous nous souvenons tous des réprimandes de l'apôtre Paul aux turbulents Corinthiens concernant leur participation désordonnée au « Repas du Seigneur » (1Cor 11,20-34).

Comme alors, aujourd'hui encore les fidèles se tournent vers les prêtres, en particulier ceux qui prennent soin des âmes, demander des explications ou des informations complémentaires sur certains des aspects qui se réfèrent à la Liturgie. Parmi ceux-ci, une question qui est encore parfois posée, concerne la validité de l'Eucharistie du samedi soir, communément appelé: «Messe de pré-fêtes». Un terme qui ne convient pas tout à fait comme nous le verrons, mais maintenant c'est habituel, puisqu'il s'agit en fait d'une fête qui a lieu pendant la période des vacances, selon les indications que l'Église a données aux fidèles pour répondre à leurs besoins.

Nous n'en prenons pas en considération ici ceux qui constituent des excès ou des abus de la célébration du jour du sabbat. Nous savons que, par exemple, les communautés dites néocatéchuménales, ils célèbrent l'Eucharistie uniquement le samedi soir et presque jamais avec le reste de la communauté paroissiale. Nous nous souvenons, à propos de ça, ce que dit la Note Pastorale de la C.E.I. dit. Le jour du Seigneur, du 15 Juillet 1984. Autrement dit, le Dimanche c'est aussi le jour de l'église, le jour de l'église. Une communauté unie dans la foi et la charité est le premier sacrement de la présence du Seigneur parmi son peuple. La célébration de la messe festive doit donc rassembler toute la communauté chrétienne autour de l'Evêque ou de ceux qui le représentent légitimement dans les paroisses.:

«Le groupe ou mouvement, seule, je ne suis pas l'assemblée: ils font partie de l'assemblée du dimanche, tout comme ils font partie de l'Église".

Critère pastoral fondamental c'est donc la nécessité d'assurer une fête communautaire, qui manifeste et met en œuvre la participation active des fidèles et la variété des ministères, dans l'unité de ce corps mystique qu'est l'Église (cf.. Non.. 9 e 10).

Mais il y en a aussi, comme ceux qu'on compterait parmi les conservateurs, qui boudent la célébration eucharistique avancée à la veille du dimanche, une célébration ou une solennité. Il faut rappeler que cette possibilité de célébration en soirée a été instituée avant le Concile Vatican II par le pape Pie XII avec la constitution apostolique. Christ le Seigneur du 1953 et puis col Motu proprio Sainte Communion du 1957, accompagné d'un commentaire du cardinal Alfredo Ottaviani qui s'est exprimé comme suit:

« Ainsi a mûri le fruit bénéfique de la Constitution apostolique Christ le Seigneur du 6 janvier 1953, qui a déjà ouvert les portes à une possibilité plus large pour les fidèles de se nourrir du Pain de vie".

La raison pour laquelle cette possibilité a été accordée c'était d'une nature délicieusement pastorale. Le Souverain Pontife a voulu rencontrer ceux qui, pour des raisons décisives, n'ont pas pu participer à la célébration du dimanche matin.. Comme ça, reprenant la coutume juive de commencer la journée dès le coucher du soleil la veille au soir - comme on peut le voir dans ce célèbre passage biblique de Genèse 1,5b: "Et c'était le soir et c'était le matin, premier jour » — la communauté chrétienne des premiers siècles célébrait les jours de solennité et les dimanches à partir de la veille au soir, avec les "premières vêpres"; c'est-à-dire avec la prière liturgique liée au coucher du soleil de la veille. De cette façon,, pour illustrer, la journée liturgique du dimanche commence par les premières vêpres qui sont célébrées le samedi soir. C'est pourquoi depuis 1953, grâce à la constitution apostolique du pape Pie XII, le samedi après-midi, il était possible de célébrer en plus des premières vêpres, aussi la liturgie eucharistique dominicale, donnant ainsi une plus grande disponibilité de temps pour accomplir le précepte festif et pouvoir célébrer le jour du Seigneur.

Sur la validité, alors, de la messe célébrée le samedi vêpres ou une solennité, il n'y a rien à redire. La règle qui s'applique, comme pour toutes les autres choses, c'est suivre ce que l'Église nous dit, puisque certains choix ou décisions sont toujours le résultat d’une réflexion et d’une réflexion approfondies. Ainsi, la possibilité de célébrer la messe festive les vêpres du samedi est devenue la norme de l'Église., comme on le lit dans le Code de Droit Canonique dans le canon 1248, §1:

«Quiconque l'assiste partout où elle est célébrée selon le rite catholique satisfait au précepte de participer à la messe, ou le même jour férié, ou aux vêpres de la veille".

Il s'ensuit que la possibilité d'accomplir le précepte festif, à partir également des vêpres du jour précédant la fête, elle n'est plus liée à une faculté accordée par le Saint-Siège à l'évêque et par lui aux curés, pour certaines messes - dites "messes de pré-vacances" - mais c'est un droit reconnu à tout fidèle et s'étend à toute messe célébrée le samedi vêpres ou veille de fête. On retrouve également les paroles du Code identiques dans le Catéchisme de l'Église catholique au numéro 2180 avec la prémisse nécessaire: «Les dimanches et autres jours saints d'obligation, les fidèles sont obligés de participer à la messe».

Aux fidèles italiens les évêques dans la note pastorale susmentionnée Le jour du Seigneur du 1984, donner l'indication suivante: « Liturgiquement le des vacances cela commence avec les premières vêpres de la veille de la fête; comme ça samedi soir, d'un point de vue liturgique, c'est déjà dimanche" (n. 34).

Comme il va de soi, le dimanche est le jour par excellence pour le chrétien, jour qui commémore la Résurrection du Christ et en soi irremplaçable. C'est en effet ce que dit le Catéchisme à propos du nombre 2185: « Les dimanches et autres jours fériés, les fidèles s'abstiendront de se consacrer à des travaux ou à des activités qui font obstacle au culte dû à Dieu, la joie propre au jour du Seigneur, la pratique des œuvres de miséricorde et la nécessaire relaxation de l'esprit et du corps".

Avec possibilité de participer à la célébration du samedi soir évidemment, quelque chose de ce que le Catéchisme indiqué ci-dessus est perdu, au moins trois des quatre caractéristiques du dimanche chrétien. Maman, comme on le voit, la concession vient de loin et trouve sa justification tant dans une pratique liturgique ancienne, et parce qu'elle est dictée par le souci pastoral qui désire que tous les baptisés puissent accomplir le précepte de participation à la Sainte Messe et s'approcher de la table du Seigneur.

Florence, 20 décembre 2025

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LE SAMEDI, ALLER À LA MESSE

Cette concession trouve ses racines dans une pratique liturgique ancienne et trouve sa justification tant dans la tradition que dans la pastorale., qui désire que tous les baptisés puissent respecter le précepte de participation à la Sainte Messe et s'approcher de la table du Seigneur.

— Pastorale liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

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Un célèbre chanteur italien, Gigliola Cincuetti, Également connue dans plusieurs pays d'Amérique latine pour ses chansons traduites en espagnol. (exemple d'une chanson célèbre: ICI) effectué dans 1971 une chanson devenue célèbre: Le dimanche en allant à la messe.

Ceci est expliqué car à cette époque, la participation à la Sainte Messe était encore une coutume profondément enracinée dans la culture et la foi du peuple chrétien., au moins en Italie. Hoy, en échange, Nous notons avec regret le détachement qui s'est généré parmi de nombreux baptisés par rapport à la participation à l'Eucharistie dominicale.. C'est une réalité qui cause de la souffrance, surtout parmi les prêtres, et dont les causes sont si nombreuses et complexes qu’elles ne peuvent être abordées de manière adéquate dans une brève réflexion comme celle-ci..

La liturgie chrétienne, tant dans ses aspects fondamentaux que dans ses aspects plus proprement rituels, a toujours été un domaine délicat et, à plusieurs reprises, motif de discussion. C'est comme ça que ça a toujours été, pas seulement de nos jours. Rappelez-vous juste, comme exemple significatif, les sévères remontrances de l'apôtre Paul à la turbulente communauté corinthienne concernant leur participation désordonnée à la « Cène du Seigneur » (cf. 1 Cor 11,20-34).

comme alors, Aujourd'hui encore, les fidèles se tournent vers les prêtres — en particulier ceux qui se consacrent à la pastorale des âmes — pour demander des éclaircissements ou des précisions sur certains aspects liés à la liturgie.. Parmi ces requêtes, Une question qui se pose encore parfois est celle de la validité de l'Eucharistie célébrée le samedi après-midi., communément appelée « messe pré-festive ». Une expression pas tout à fait appropriée, comme nous le verrons, mais déjà utilisé régulièrement, puisqu'il s'agit en fait d'une célébration qui a lieu pendant la période des fêtes, conformément aux instructions que l'Église a données aux fidèles pour répondre à leurs besoins.

Le critère pastoral fondamental est, donc, l'exigence d'assurer une célébration communautaire qui manifeste et réalise la participation active des fidèles et la diversité des ministères, dans l'unité de ce Corps mystique qu'est l'Église (cf. nn. 9 et 10).

Mais il y a aussi ceux qui — parmi lesquels on peut compter les soi-disant conservateurs — expriment leur mécontentement face à la célébration eucharistique anticipée de la veille du dimanche, à une fête ou une solennité. Il convient de rappeler que cette possibilité de célébration en soirée a été instituée avant le Concile Vatican II par le pape Pie XII., à travers la Constitution apostolique Christ le Seigneur à partir de 1953, et plus tard avec le Motu proprio Sainte Communion à partir de 1957, accompagné d'un commentaire du cardinal Alfredo Ottaviani, qui s'est exprimé en ces termes:

«Ainsi a mûri le fruit bénéfique de la Constitution apostolique Christ le Seigneur du 6 Janvier 1953, "ce qui a déjà ouvert les portes à une possibilité plus large pour les fidèles de se nourrir du Pain de vie"..

La raison pour laquelle cette possibilité a été accordée était de nature strictement pastorale. Le Souverain Pontife a voulu sortir à la rencontre de ces fidèles qui, pour des raisons sérieuses, Ils n'ont pas pu participer à la célébration du dimanche matin. Ainsi, reprenant l'usage juif de commencer la journée au coucher du soleil de l'après-midi précédent - comme on peut le voir dans le passage biblique bien connu de Genèse 1 : 5b: "Et il y eut le soir et il y eut le matin: premier jour" -, La communauté chrétienne des premiers siècles célébrait les solennités et les dimanches à partir de l'après-midi précédent, avec les soi-disant "premières veilles", c'est-à-dire, avec la prière liturgique liée au coucher du soleil de la veille.

Donc, à titre d'exemple, La journée liturgique du dimanche commence par les premières vêpres célébrées le samedi après-midi.. Pour cette raison, depuis 1953, grâce à la Constitution apostolique de Pie XII, il a été possible de célébrer le samedi après-midi — en plus des premières vêpres — également la liturgie eucharistique du dimanche, offrant ainsi une plus grande disponibilité de temps pour se conformer à l'obligation festive et célébrer le jour du Seigneur.

En ce qui concerne, donc, à la validité de la messe célébrée le samedi soir ou la veille d'une solennité, il n'y a pas d'objection. La règle qui régit, comme dans tout le reste, c'est suivre ce que l'Église indique, puisque certaines décisions et dispositions sont toujours le fruit d'une réflexion approfondie et réfléchie. Ainsi, La possibilité de célébrer la messe festive le samedi soir est devenue la norme de l'Église, comme on le lit dans le Code de Droit Canonique, dans le canon 1248, §1:

«Quiconque y assiste partout où elle est célébrée selon le rite catholique accomplit le précepte de participer à la messe., soit le jour même de la fête, soit dans l'après-midi de la veille".

Il s'ensuit que la possibilité de se conformer au précepte festif, même du vespro la veille de la fête, Elle n'est plus liée à une faculté accordée par le Saint-Siège à l'évêque et par lui aux curés pour certaines célébrations - les dites "messes pré-festives" -, mais constitue un droit reconnu par tous les fidèles et s'étend à toute messe célébrée le samedi soir ou la veille d'une fête.. Les paroles du Code de droit canonique sont également reproduites à l'identique dans le Catéchisme de l'Église catholique., dans le numéro 2180, avec la bonne prémisse:

« Dimanche et autres jours saints d'obligation, "Les fidèles ont l'obligation de participer à la messe.".

Aux fidèles italiens, les évêques, dans la note pastorale susmentionnée Le jour du Seigneur à partir de 1984, offre l'indication suivante: « Liturgiquement le des vacances commence avec les premières vêpres de la veille de la fête; pour ça, samedi après-midi, du point de vue liturgique, C'est déjà dimanche" (n. 34).

Comme cela est évident, Le dimanche est le jour par excellence pour le chrétien, le jour qui commémore la Résurrection du Christ et qui, en lui-même, est irremplaçable. C'est ce que le Catéchisme énonce en nombre 2185:

«Les fidèles chrétiens se souviennent de la résurrection du Seigneur et accomplissent leur engagement pascal envers l'Église le jour appelé dimanche ou jour du Seigneur., lorsqu'ils se réunissent en assemblée pour entendre la Parole de Dieu et participer à l'Eucharistie, commémorer la Passion, la Résurrection et la venue glorieuse du Seigneur Jésus, et ils rendent grâce à Dieu qui les a transfigurés en son Fils bien-aimé.

Avec la possibilité de participer le soir de fête du samedi tu perds, évidemment, quelque chose que le Catéchisme vient d'indiquer, au moins trois des quatre caractéristiques du dimanche chrétien. Cependant, comme on le voit, Cette concession trouve ses racines dans une pratique liturgique ancienne et trouve sa justification tant dans la tradition que dans la pastorale., qui désire que tous les baptisés puissent respecter le précepte de participation à la Sainte Messe et s'approcher de la table du Seigneur.

Florence, 20 Décembre 2025

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ALLER À LA MESSE LE SAMEDI

Cette concession a de profondes racines historiques et trouve sa justification tant dans une pratique liturgique ancienne que dans un souci pastoral visant à garantir que tous les baptisés soient capables de remplir l'obligation de participer à la Sainte Messe et de s'approcher de la table du Seigneur..

- pastoral liturgique -

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Auteur
Simone Pifizzi

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Dans 1971, la célèbre chanteuse italienne Gigliola Cincuetti interprété une chanson qui allait devenir très populaire: Aller à la messe le dimanche (Le dimanche, Aller à la messe).

À ce moment-là, la participation à la messe était une coutume encore profondément ancrée dans la culture et la foi du peuple chrétien, au moins en Italie. Aujourd'hui, au lieu, nous observons avec consternation le manque croissant d'amour parmi les baptisés pour la participation à l'Eucharistie dominicale. C'est quelque chose qui cause de la souffrance, surtout aux prêtres, et les raisons sont si nombreuses qu'il est impossible de les aborder de manière adéquate dans une brève réflexion comme celle-ci..

Liturgie chrétienne, tant dans ses aspects fondamentaux que dans ses aspects plus strictement rituels, a toujours été un sujet sensible et, par moments, même un sujet de controverse - pas seulement aujourd'hui, mais toujours. Comme exemple frappant, nous nous souvenons tous des réprimandes adressées par l’apôtre Paul aux turbulents Corinthiens concernant leur participation désordonnée au « Repas du Seigneur ». (cf. 1 Cor 11:20–34).

Comme à cette époque, aujourd'hui encore, les fidèles se tournent vers les prêtres, en particulier ceux engagés dans la pastorale, pour demander des explications ou un approfondissement sur certains aspects liés à la liturgie.. Parmi ceux-ci, une question qui se pose encore parfois concerne la validité de l'Eucharistie célébrée le samedi soir, communément appelée « Messe anticipée » ou « Messe du samedi soir ».

Cette terminologie, comme nous le verrons, n'est pas tout à fait précis, même si c'est devenu une habitude, puisqu'en réalité cette célébration a lieu pendant la période festive elle-même, selon les indications données par l'Église afin de répondre aux besoins des fidèles.

Nous ne considérerons pas ici les excès ou abus pouvant survenir lors des célébrations organisées le samedi. C'est bien connu, par exemple, que les communautés dites néocatéchuménales célèbrent l'Eucharistie exclusivement le samedi soir et rarement avec le reste de la communauté paroissiale. À cet égard, il convient de rappeler ce que la Conférence épiscopale italienne a déclaré dans sa note pastorale Le jour du Seigneur (Le Jour du Seigneur) de 15 juillet 1984. Le document rappelle que le Dimanche est aussi le jour de l'église, le jour de l'église. Une communauté rassemblée dans la foi et la charité est le premier sacrement de la présence du Seigneur en son sein.. Pour cette raison, la célébration de l'Eucharistie dominicale devrait voir toute la communauté chrétienne rassemblée autour de l'Evêque, ou autour de ceux qui le représentent légitimement dans les paroisses:

« Un groupe ou un mouvement, pris tout seul, n'est-ce pas l'assemblée; cela fait partie de l'assemblée du dimanche, tout comme il fait partie de l’Église.

Un critère pastoral fondamental, donc, est la nécessité d'assurer une célébration communautaire, celui qui manifeste et actualise la participation active des fidèles et la variété des ministères, dans l'unité de ce Corps mystique qu'est l'Église (cf. n °. 9-10).

Il y a aussi ceux — que l'on pourrait classer parmi les plus conservateurs — qui regardent d'un mauvais oeil la célébration eucharistique prévue la veille du dimanche, une fête, ou une solennité. Il faut le rappeler, toutefois, que cette possibilité d'une célébration nocturne a été instituée avant le Concile Vatican II par S.S.. Pie XII, d'abord avec la Constitution apostolique Christ le Seigneur dans 1953, et plus tard avec le Motu proprio Sainte Communion dans 1957, accompagné d'un commentaire du cardinal Alfredo Ottaviani, qui s'est exprimé ainsi:

« Ainsi le fruit bénéfique de la Constitution apostolique Christ le Seigneur de 6 janvier 1953 a mûri, ouvrant la porte à une possibilité plus large pour les fidèles de se nourrir du Pain de Vie.

La raison pour accorder cette possibilité était de nature purement pastorale. Le Souverain Pontife a voulu répondre aux besoins de ceux qui, pour des raisons impérieuses, n'ont pas pu participer à la célébration du dimanche matin. Ainsi, en s'inspirant de la pratique juive consistant à commencer la journée au coucher du soleil la veille au soir - comme on peut l'observer dans le passage biblique bien connu de la Genèse 1:5b, "Et il y avait un soir et il y avait un matin, le premier jour — la communauté chrétienne des premiers siècles célébrait les dimanches et les solennités commençant la veille au soir avec le Premières Vêpres, C'est, avec la prière liturgique associée au coucher du soleil de la veille.

De cette façon, pour donner un exemple, la journée liturgique du dimanche commence par les premières vêpres célébrées le samedi soir. C'est pourquoi, commençant dans 1953, grâce à la Constitution apostolique du Pape Pie XII, il est devenu possible de célébrer non seulement les premières vêpres le samedi après-midi, mais aussi la liturgie eucharistique dominicale elle-même, offrant ainsi une plus grande disponibilité de temps pour accomplir le précepte festif et célébrer le jour du Seigneur.

Quant à la validité de la messe célébrée le samedi soir ou à la veille d'une solennité, il n'y a rien à objecter. La règle qui s’applique — comme dans tout le reste — est de suivre ce que l’Église enseigne., puisque certains choix ou décisions sont toujours le fruit d’une réflexion approfondie et d’une considération prudente. De cette façon, la possibilité de célébrer la messe festive le samedi soir est devenue une norme de l'Église, comme on le lit dans le Code de Droit Canonique, canon 1248 §1:

« Le précepte de participation à la messe est satisfait par celui qui assiste à une messe célébrée n'importe où selon un rite catholique, soit le jour de la fête lui-même, soit le soir de la veille. »

Il s'ensuit que la possibilité l'accomplissement du précepte festif à partir du soir de la veille de la fête n'est plus lié à une faculté accordée par le Saint-Siège à l'évêque et par lui aux curés pour des célébrations spécifiques - les dites « messes anticipées » - mais est un droit reconnu à chaque fidèle., et elle s'étend à toute messe célébrée le soir du samedi ou à la veille d'une fête.

Le libellé du Code est reproduit textuellement dans le Catéchisme de l'Église catholique à aucun. 2180, avec la prémisse nécessaire: "Les dimanches et autres jours saints d'obligation, les fidèles sont obligés de participer à la messe.”

Aux fidèles italiens, les évêques, dans la note pastorale susmentionnée Le Jour du Seigneur de 1984, donner l'indication suivante:

« Liturgiquement, la des vacances commence avec les premières vêpres la veille de la fête; donc samedi soir, d'un point de vue liturgique, c'est déjà dimanche" (non. 34).

Comme c'est évident, Le dimanche est le jour par excellence pour le chrétien, le jour qui commémore la Résurrection du Christ et qui est, en soi, irremplaçable. Ainsi le Catéchisme déclare sans aucun doute. 2185:

«Les dimanches et autres jours saints d'obligation, les fidèles doivent s'abstenir de se livrer à des travaux ou à des activités qui entravent le culte dû à Dieu, la joie propre au jour du Seigneur, l'accomplissement des œuvres de miséricorde, et la relaxation appropriée de l'esprit et du corps. Des besoins familiaux ou un service social important peuvent légitimement dispenser de l'obligation du repos dominical. Les fidèles doivent veiller à ce que les excuses légitimes ne conduisent pas à des habitudes préjudiciables à la religion., la vie de famille, et la santé».

Comme cela est évident, Le dimanche reste le jour chrétien par excellence, le jour qui commémore la Résurrection du Christ et qui est, par sa nature même, irremplaçable. C'est précisément pour cette raison, l'Église enseigne que le dimanche et autres jours saints d'obligation, les fidèles sont appelés à s'abstenir de toute activité qui fait obstacle au culte dû à Dieu, la joie propre au jour du Seigneur, la pratique des œuvres de miséricorde, et le repos nécessaire de l'esprit et du corps.

Avec la possibilité de participer à la célébration du samedi soir, il est clair que quelque chose de ce qui caractérise le dimanche chrétien peut être diminué – au moins trois de ses éléments déterminants. Néanmoins, comme nous l'avons vu, cette concession a de profondes racines historiques et trouve sa justification tant dans une pratique liturgique ancienne que dans un souci pastoral visant à garantir que tous les baptisés soient capables de remplir l'obligation de participer à la Sainte Messe et de s'approcher de la table du Seigneur..

Florence, 20 décembre 2025

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Des quotas roses sont nécessaires à l'autel? De la téo-idéologie féministe à la sagesse pastorale du Sri Lanka – Sont des «quotas roses» à l'autel nécessaire? De la théo-idéologie féministe à la sagesse pastorale du Sri Lanka – Sont des "quotas roses" nécessaires sur l'autel? De la féministe théologie à la prudence pastorale du Sri Lanka

italien, Anglais, espagnol

 

DES COTISATIONS ROSE À L'AUTEL SONT OBLIGATOIRES? DE LA THÉO-IDÉOLOGIE FÉMINISTE À LA SAGESSE PASTORALE DU SRI LANKA

L'évêque peut autoriser les filles de chœur, mais il ne peut pas forcer les curés à les utiliser. Les fidèles non ordonnés "n'ont pas le droit" de servir à l'autel et l'obligation demeure de promouvoir des groupes masculins d'enfants de chœur, aussi pour leur valeur professionnelle avérée.

- Nouvelles de l'Église -

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Voir des enfants autour de l'autel ça réjouit le cœur et l'esprit. C'est un signe de vie dans une Europe - à commencer par notre Italie - où la natalité est au point mort depuis des décennies et l'âge moyen de la population, et le clergé, continue d'augmenter. Dans un contexte si fragile, la présence d'enfants à l'église est déjà une bonne nouvelle, un avant-goût de l'avenir.

Dans la vidéo: SE. Rev.ma Mons. Raymond Kingsley Wickramasinghe, Évêque de Galle (Sri Lanka)

Quand deux parents m'ont présenté leurs excuses à la fin de la messe pour les deux enfants un peu bruyants, J'ai répondu: « Tant que les enfants feront du bruit dans nos églises, ça veut dire que nous sommes toujours en vie". Je ne l'ai pas ajouté alors, mais je vais le faire maintenant en aparté dans la discussion: quand pendant les liturgies sacrées on n'entendra plus les voix des enfants, nous entendrons sûrement ceux des muezzins qui chanteront depuis les clochers de nos églises transformées en mosquées, comme cela s'est déjà produit dans divers pays d'Europe du Nord. Les exemples sont connus, je vais juste en prendre quelques-uns: à Hambourg, l'ancienne Kapernaumkirche luthérienne a été achetée et rouverte sous le nom de mosquée Al-Nour; à Amsterdam, le Fatih Moskee est situé dans l'ancienne église catholique Saint-Ignace; à Bristol, la mosquée Jamia est située dans l'ancien St. L'église de Katherine. Quant à l'appel du muezzin avec haut-parleurs, la ville de Cologne a commencé en 2021 un projet de ville qui permet le rappel du vendredi, puis stabilisé dans 2024.

Au cours des dernières décennies, dans de nombreux diocèses, l'habitude d'admettre des filles pour servir à l'autel s'est établie. Pratique que de nombreux évêques et curés, même si je ne l'aime pas, ils ont toléré ou maintenu pour ne pas susciter de polémique. Au fil des années, certains d'entre eux, devenus maintenant adolescents et jeunes, ils continuèrent à servir à l'autel, non sans gêne pour certains prêtres, moi y compris, qui avec une extrême politesse n'a jamais permis aux filles et surtout aux adolescentes de servir. Bien sûr, il ne s'agit pas d'empêcher les femmes d'accéder à certains services, mais penser avec une sagesse pastorale pédagogique: combien de vocations sacerdotales sont nées à côté de l'autel, dans le groupe des enfants de chœur? Et comment expliquer à une petite fille passionnée de liturgie que le ministère de l'Ordre n'est pas, cela ne peut pas non plus être une perspective ouverte sur sa condition féminine? Car sur ce point la doctrine est très claire: «Seul un baptisé reçoit valablement l'ordination sacrée» (Code de droit canonique 1983, pouvez. 1024); «L'Église se reconnaît liée par le choix fait par le Seigneur lui-même. C’est pour cette raison que l’ordination des femmes n’est pas possible. » (Catéchisme de l'Église catholique, n. 1577); et le Saint Pontife Jean-Paul II a définitivement confirmé que l'Église "n'a aucune autorité" pour conférer l'ordination sacerdotale à des femmes (ordination sacerdotale, 22 mai 1994, n. 4).

Ensuite il y a un aspect socio-pédagogique bien connu de ceux qui fréquentent les sacristies: les petites filles, souvent plus prêt, pairs diligents et matures, ont tendance à prévaloir en petits groupes; l'expérience montre que, où le nombre de filles au presbytère devient nettement plus élevé, un bon nombre de garçons reculent en percevant ce service comme « une chose pour les filles ». Le résultat paradoxal est que précisément les sujets les plus potentiellement vocationnels s'éloignent du cœur de la célébration.. Il conviendrait donc de se demander: dans un Occident avec une moyenne d'âge élevée des prêtres, séminaires vides ou réduits en nombre de séminaristes au minimum, avec de plus en plus de paroisses sans curé, il est logique d'abandonner ce qui peut favoriser ne serait-ce que quelques germes de vocation pour poursuivre la logique – mondaine et politiquement correcte – des « quotas roses cléricaux »?

Comprendre « ce qui est possible » et surtout « ce qui est le mieux », le point de départ n'est pas des opinions mais des normes liturgiques. La liturgie n'est pas un champ d'expérimentation sociologique: «Absolument aucun, pas même le curé, ajouter, supprime ou modifie quoi que ce soit de sa propre initiative" (Saint Conseil, 22 §3). Les fonctions des ministres sont définies avec des appels précis à la sobriété, aux rôles et aux limites. (L'institution générale du missel romain, nn. 100; 107; 187-193). Du côté ministériel, le Saint Pontife Paul VI a remplacé les anciens « ordres mineurs » par les ministères établis de lecteur et d'acolyte, puis réservé aux profanes (cf.. Certaines prestations, nn. I-IV). Le Souverain Pontife François a modifié le pouvoir. 230 §1, ouvrir également les ministères établis de lecteur et d’acolyte aux femmes, mais ceux-ci ne sont pas identifiés avec le service des enfants de chœur, qui relève de la députation temporaire prévue par le can. 230 §2 et concerne l'aide à l'autel confiée de temps en temps à des laïcs (crf. Par le mouvement propre de l'Esprit du Seigneur, 2021; CIC 1983, pouvez. 230 §1-2).

Deux textes du Saint-Siège ils ont ensuite fixé le périmètre avec une rare clarté. La Lettre Circulaire de la Congrégation pour le Culte Divin, adressée aux Présidents des Conférences Épiscopales pour l'interprétation correcte du can. 230 §2 (15 mars 1994, prot. 2482/93), reconnu la possibilité - à la discrétion de l'évêque - d'admettre également des femmes pour servir à l'autel, précisant cependant qu '"il sera toujours très approprié de suivre la noble tradition d'avoir des enfants de chœur" et qu'aucun droit subjectif de servir ne découle de l'admission (cf.. Information 30 [1994] 333-335). Quelques années plus tard, le Courrier de la même Congrégation (27 juillet 2001) ils ont en outre précisé que l'évêque peut autoriser les filles de chœur mais ne peut pas forcer les curés à les utiliser.; que les fidèles non ordonnés "n'ont pas le droit" de servir à l'autel; que l'obligation de promouvoir des groupes masculins d'enfants de chœur demeure, aussi pour leur valeur professionnelle avérée. Il est "toujours très approprié" - affirme le document - de suivre la noble tradition des enfants à l'autel (Texte latin en Information 37 [2001] 397-399; simp. ce. dans Information 38 [2002] 46-48).

A l'intérieur de cette photo, la pédagogie de l'autel brille à nouveau: la proximité du Mystère éduque avec le pouvoir des signes, introduit une confiance filiale avec l'Eucharistie e, pour beaucoup d'enfants, c'était un vrai “conférence” de discernement. L'Église qui n'a pas le pouvoir de conférer l'Ordre aux femmes (Catéchisme de l'Église catholique n. 1577; ordination sacerdotale, 4) est appelé à sauvegarder prudemment les espaces qui se sont révélés historiquement fertiles pour l'émergence de vocations sacerdotales. Cela ne dévalorise pas la présence et le charisme féminins; au contraire, libère la communauté de la tentation de cléricaliser les laïcs et de laïciser le clergé - et en particulier les femmes - en les poussant symboliquement dans le presbyterium, comme si c'était le seul endroit "qui compte" (cf.. rappel sur le cléricalisme en joie évangélique, 102-104). Il existe des parcours très riches pour les filles et les jeunes, établi et en fait: lectorat établi ou, selon les cas, pratiqué comme lecture dans la célébration, chant et musique sacrée, service de sacristie, ministères de la Parole et de la charité, catéchèse e, aujourd'hui, aussi le ministère établi du catéchiste (Ministère antique, 2021). Il s'agit de domaines dans lesquels le « génie féminin » offre à l'Église une contribution décisive sans générer d'attentes impossibles quant à l'accès au sacerdoce. (cf.. Ministère antique, 2021; Seigneur Espritje, 2021; pouvez. 230 §1-2).

L'expérience d'autres Églises particulières apporte un éclairage supplémentaire sur la question. Au Sri Lanka, où l'âge moyen du clergé est bien inférieur à celui de l'Italie et les séminaires sont peuplés de vocations, l'archevêque métropolitain de Colombo, Cardinal Albert Malcolm Ranjith, a indiqué l'utilisation des filles de chœur comme inappropriée pour des raisons pastorales et pédagogiques: aucun d'entre eux, en fait, une fois adultes, ils pourront entrer au séminaire; il est donc logique de conserver des espaces pédagogiques typiquement masculins autour de l'autel, sans rien enlever à la riche participation féminine dans d’autres domaines? Dans d'autres contextes, comme aux Etats-Unis, certains diocèses et paroisses ont légitimement maintenu des groupes de servants de chœur exclusivement masculins, précisément sur la base des textes de 1994 il est né en 2001. Il ne s'agit pas d'"exclure", mais pour valoriser une pratique qui, dans certains endroits, s'avère plus féconde pour la pastorale des vocations (cf.. lignes diocésaines: Diocèse de Lincoln – Nebraska; Phénix – Paroisse Cathédrale; autres réalités locales des États-Unis d'Amérique).

Mais à ce stade, quelqu'un réclame des quotas roses dans le presbytère., comme si la représentation symétrique était le test décisif de la valorisation des femmes. Une logique, celui des quotas roses, qui appartient pourtant au domaine sociopolitique; la liturgie n'est pas un parlement à représenter proportionnellement, c'est l'action du Christ et de l'Église. Le discernement s'applique ici, pas la réclamation. Et le discernement demande: dans un territoire avec peu de prêtres et peu de vocations, quel choix concret favorise le mieux la croissance des futurs prêtres sans avilir la présence des femmes? Les réponses du Saint-Siège ne laissent aucun malentendu: admettre des filles est autorisé lorsque cela est approprié, mais il est approprié et même nécessaire de promouvoir des groupes masculins d'enfants de chœur, également en vue de la pastorale vocationnelle (cf.. Information 30 [1994] 333-335; Information 37 [2001] 397-399; Information 38 [2002] 46-48).

La thèse a également circulé ces derniers mois — repris par le théologien Marinella Perroni, selon lequel le choix de Colomb constituerait un « syllogisme » parfait mais « à rejeter », car cela rendrait le groupe des enfants de chœur insensible aux différences et donc nuisible.

Sujet, celui de ce théologien, qui confond ingénierie sociale et liturgie d'une manière véritablement superficielle et grossière. La liturgie ne vise pas à représenter toutes les différences mais à servir le Mystère selon des normes communes (cf.. Saint Conseil 22 §3). Les sources officielles, comme on le voit, ils se souviennent de trois choses élémentaires: la possibilité d'admettre des filles est possible mais ne crée pas de droits; l'évêque peut autoriser, mais n'impose pas; et "l'obligation demeure" de promouvoir les groupes d'hommes également pour des raisons professionnelles (cf.. Information 37 [2001] 397-399; simp. ce. Information 38 [2002] 46-48; plus Lettre circulaire du 15.03.1994, prot. 2482/93).

En d'autres termes: Le cardinal Albert Malcom Ranjith n'exclut pas les femmes: exerce la prudence pastorale précisément prévue par la loi et la pratique. Confondre cette prudence avec de la misogynie est une pure idéologie, pas de discernement. Et si la vitalité ecclésiale dépendait réellement d'un encensoir « rose », puis deux millénaires de saintes, des femmes médecins et martyres - sans jamais prétendre à l'autel ministériel - vaudrait moins qu'une part: une conclusion injuste envers les femmes e, en outre, irrationnel pour la foi (cf.. Marinella Perroni: "Sri Lanka, mais parce que l'interdiction des filles de chœur favoriserait les vocations sacerdotales?», L'Osservatore Romano dans Femmes Église Monde, 1 février 2025).

Certainement, aucun quota n'est nécessaire à l'autel, nous avons besoin de cœurs éduqués dans le Mystère. Il est légitime – et parfois approprié – que certaines Églises particulières admettent des filles au service; et il est également légitime - et souvent plus sage - de maintenir des groupes masculins de servants d'autel lorsque cela profite à la clarté des signes et à la promotion des vocations.. Il ne s’agit pas d’un abandon à « l’ordre masculin », mais un acte de prudence pastorale au service de toute la communauté.

Si nous aimons les filles, nous leur offrons de grands ministères et services selon l'Evangile: Mot, charité, catéchèse, garde et décoration de l'église et de l'autel, musique, chanter... sans réduire leur dignité à une position à côté du thurible. À la place, si nous aimons les enfants, gardons intelligemment ces espaces éducatifs qui, depuis des siècles, ils ont aidé l'Église à reconnaître et à accompagner le don de la vie sacerdotale.

Une note finale en guise de témoignage personnel: J'avais neuf ans quand, à la fin de la messe, je suis rentré chez moi en disant à mes parents que je voulais devenir prêtre.. Ce qui était considéré comme l'un des nombreux fantasmes typiques des enfants., capables de dire aujourd'hui qu'ils veulent être astronautes, demain les producteurs de fraises, les médecins avant demain. et pourtant, ce qui semblait être un fantasme, il s'est avéré que ce n'était pas le cas: trente-cinq ans plus tard, j'ai reçu le Saint Ordre des Prêtres. Oui, la mienne était une vocation d'adulte, mais né enfant, pendant que je servais comme enfant de chœur à l'autel, à l'âge de neuf ans.

de l'île de Patmos, 8 octobre 2025

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LES « QUOTAS ROSE » À L'AUTEL SONT-ILS NÉCESSAIRES? DE LA THÉO-IDÉOLOGIE FÉMINISTE À LA SAGESSE PASTORALE DU SRI LANKA

Un évêque peut autoriser les filles de chœur, mais il ne peut pas exiger des pasteurs qu'ils les utilisent. Les fidèles non ordonnés «n'ont pas le droit» de servir à l'autel, et il reste une obligation de promouvoir les groupes de garçons servant d’autel, aussi pour leur valeur professionnelle avérée.

- réalité ecclésiale -

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Voir des enfants autour de l'autel réjouit le cœur et l'esprit. C'est un signe de vie dans une Europe — à commencer par notre Italie — où le taux de natalité est stable depuis des décennies et l'âge moyen de la population, et du clergé, continue d'augmenter. Dans un contexte si fragile, la présence d'enfants à l'église est déjà une bonne nouvelle, un avant-goût de l'avenir.

Dans la vidéo: Son Excellence Mgr. Raymond Kingsley Wickramasinghe, Évêque de Galle (Sri Lanka)

Quand deux parents m'ont présenté leurs excuses à la fin de la messe pour leurs deux enfants plutôt bruyants, j'ai répondu: « Tant que les enfants feront du bruit dans nos églises, ça veut dire que nous sommes toujours en vie». Je n'ai pas ajouté alors — mais je le fais maintenant en passant — que lorsque nous n'entendrons plus la voix des enfants dans nos églises, nous entendrons sûrement les voix des muezzins chanter depuis les clochers de nos églises transformées en mosquées, comme cela s'est déjà produit dans divers pays d'Europe du Nord.

Les exemples sont bien connus, Je n'en citerai que quelques-uns: à Hambourg, l'ancienne Kapernaumkirche luthérienne a été achetée et rouverte sous le nom de mosquée Al-Nour; à Amsterdam, le Fatih Moskee occupe l'ancienne église catholique Saint-Ignace («Le Semeur»); à Bristol, la mosquée Jamia se trouve dans l'ancien St. L'église de Katherine. Quant à l'appel amplifié du muezzin, la ville de Cologne a lancé en 2021 un pilote municipal permettant l'appel du vendredi, qui s'est ensuite stabilisé dans 2024.

Au cours des dernières décennies, dans de nombreux diocèses, il est devenu habituel d'admettre également les filles au service de l'autel. De nombreux évêques et pasteurs, mais je n'aime pas cette pratique, l'avoir toléré ou maintenu pour éviter la polémique. Au fil des années, certaines de ces filles sont devenues des adolescentes et des jeunes femmes et ont continué à servir, non sans embarras pour certains prêtres — dont le soussigné — qui, avec la plus grande courtoisie, je n'ai jamais permis aux filles, et surtout les jeunes femmes adolescentes, servir.

Être clair, il ne s'agit pas d'interdire certains services aux femmes, encore moins les jeunes filles. Il s’agit de penser avec une sagesse pédagogique et pastorale: combien de vocations sacerdotales sont nées à l'autel, au sein d'un groupe d'enfants de chœur? Et comment expliquer à une fille qui aime la liturgie que le sacrement de l'Ordre n'est pas, et ne peut pas être, un chemin qui s'ouvre à elle en tant que femme? La doctrine est limpide: « Seul le mâle baptisé reçoit valablement l'ordination sacrée » (cf. Code du droit canonique, pouvez. 1024); «L'Église se reconnaît liée par le choix fait par le Seigneur lui-même. C'est pour cette raison que l'ordination des femmes n'est pas possible» cf.. Catéchisme de l'Église catholique, 1577); et saint Jean-Paul II a définitivement confirmé que l'Église « n'a aucune autorité » pour conférer l'ordination sacerdotale à des femmes (cf. ordination sacerdotale (1994), n. 4; CDF, La réponse au problème (1995).

Il y a aussi un aspect sociopédagogique connu de ceux qui fréquentent les sacristies: les filles - souvent plus prêtes, plus diligents et plus matures que leurs pairs – ont tendance à prendre les devants en petits groupes; l’expérience montre que là où le nombre de filles dans le sanctuaire dépasse nettement celui des garçons, peu de garçons se retirent, percevoir le service comme un « truc de filles ». Le résultat paradoxal est que les plus potentiellement réceptifs à une vocation s'éloignent du cœur de la célébration.. Dans un Occident où l'âge moyen des prêtres est élevé, les séminaires sont vides ou réduits et les paroisses sont sans pasteurs, est-il logique d’abandonner ce qui peut favoriser ne serait-ce que quelques vocations pour poursuivre la logique mondaine des « quotas roses cléricaux » ??

Comprendre non seulement « ce qui est permis » mais surtout «ce qui convient», il faut partir des normes liturgiques. La liturgie n'est pas un terrain d'expérimentation sociologique: «Par conséquent, aucune autre personne, même s'il est prêtre, peut ajouter, retirer, ou changer quoi que ce soit dans la liturgie de sa propre autorité» (cf. Saint Conseil, 22 §3). Les fonctions des ministres sont définies avec sobriété et précision (cf. Instruction générale du missel romain). Quant aux ministères, Saint Paul VI a remplacé les anciens « ordres mineurs » par les ministères institués de lecteur et d'acolyte, puis réservé aux laïcs cf. Certaines prestations, 1972). Le pape François peut modifier. 230 §1, ouvrant les ministères institués de lecteur et d'acolyte également aux femmes, mais ceux-ci ne doivent pas être identifiés avec le service des serviteurs d'autel, qui appartient à la députation temporaire de can. 230 §2 et concerne l'assistance à l'autel confiée au cas par cas à des fidèles laïcs (cf. Esprit du Seigneur, 2021).

Deux textes du Saint-Siège a clarifié la question avec une précision inhabituelle. La Lettre Circulaire de la Congrégation pour le Culte Divin aux Présidents des Conférences Épiscopales sur l’interprétation correcte du can. 230 §2 (15 mars 1994, prot. 2482/93) reconnu la possibilité – à la discrétion de l’évêque – d’admettre des filles au service de l’autel, tout en soulignant qu'il est « toujours très approprié » de maintenir la noble tradition des garçons comme servants de chœur, et qu'une telle admission ne crée aucun « droit » subjectif de servir (Information 30 (1994) 333–335). Quelques années plus tard, la Courrier de la même Congrégation (27 juillet 2001) clarifié davantage: l'évêque peut autoriser les filles de chœur mais ne peut pas obliger les pasteurs à les utiliser; les fidèles non ordonnés «n'ont pas le droit» de servir; et il reste l'obligation de promouvoir les groupes masculins également pour leur valeur vocationnelle (cf. Information 37 (2001) 397–399; .Information 38 (2002) 46–48).

L'expérience d'autres Églises locales fait également la lumière. Au Sri Lanka — où l'âge moyen du clergé diocésain est bien inférieur à celui de l'Italie et où les séminaires sont bien peuplés — l'archevêque métropolitain de Colombo, Cardinal Albert Malcolm Ranjith, a indiqué l'inopportunité des filles de chœur pour des raisons pastorales et pédagogiques: aucun d'entre eux, en tant qu'adultes, peut entrer au séminaire; il est donc logique de préserver les espaces de formation typiquement masculins autour de l'autel, sans pour autant diminuer la riche participation féminine ailleurs (voir son indication pastorale citée ici: Le gouvernail).

Dans d'autres contextes, comme aux États-Unis, certains diocèses et paroisses ont légitimement maintenu des groupes de servants de chœur réservés aux garçons, précisément sur la base de la 1994 et 2001 textes. Ce n’est pas une « exclusion », mais la promotion d'une pratique qui, dans certains endroits, s'avère plus féconde pour la pastorale des vocations (cf. Diocèse de Lincoln (explication de la politique; et le 2011 décision à la Cathédrale des Saints. Simon & Jude, Phénix — reportage).

Ces derniers mois, cette thèse a été reprise par la théologienne italienne Mme Marinella Perroni, qui soutient que le choix fait à Colombo suit un « syllogisme » qui peut être logiquement soigné mais qui doit néanmoins être rejeté.

Ce faisant, toutefois, son argument passe de la liturgie à l'ingénierie sociale. La liturgie n'est pas un miroir proportionnel des composantes sociales; c’est le culte de Dieu par l’Église selon des normes qui garantissent la clarté des signes et la liberté de la grâce (cf. Saint Conseil 22 §3). Les documents du Saint-Siège, comme indiqué ci-dessus, rappeler trois points élémentaires: la faculté d'admettre les filles est possible mais ne crée pas de droits subjectifs; l'évêque diocésain peut l'autoriser mais ne pas l'imposer aux pasteurs; et il reste l’obligation de promouvoir les groupes de garçons servant de chœur également pour des raisons professionnelles. (cf. Information 30 (1994) 333–335; Information 37 (2001) 397–399; Information 38 (2002) 46–48). Confondre cette prudence avec de la misogynie est une idéologie, pas de discernement (Voir l'article de Perroni: "Sri Lanka, mais pourquoi l'interdiction des filles de chœur encouragerait-elle les vocations sacerdotales?» — L'Osservatore Romano, l'organe officiel du Saint-Siège Original italienversion anglaise).

En bref, l'autel n'a pas besoin de quotas; il a besoin de cœurs formés par le Mystère. Il est légitime – et parfois opportun – que certaines Églises particulières admettent des filles au service; et il est tout aussi légitime — et souvent plus sage — de maintenir des groupes de serviteurs de chœur masculins là où cela sert la clarté des signes et la promotion des vocations.. Il ne s’agit pas d’une capitulation devant un « ordre masculin », mais un acte de prudence pastorale au service de toute la communauté.

Une note personnelle de conclusion: J'avais neuf ans quand, après la Sainte Messe, Je suis rentré chez moi et j'ai dit à mes parents que je voulais devenir prêtre. Ils l'ont pris comme l'un des nombreux fantasmes typiques des enfants, qui aujourd'hui veulent être astronautes, demain producteurs de fraises, et le lendemain les médecins. Et pourtant, ce qui semblait être un fantasme a prouvé le contraire: trente-cinq ans plus tard, j'ai reçu l'ordination sacerdotale sacrée. Oui, la mienne était une vocation d'adulte - mais née enfant, tout en servant d'enfant de chœur à l'autel.

de l'île de Patmos, octobre 8, 2025

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LES « FRAIS ROSE » SONT-ILS NÉCESSAIRES À L'AUTEL? DE LA THÉO-IDÉOLOGIE FÉMINISTE À LA SAGESSE PASTORALE DU SRI LANKA

L'évêque peut autoriser les filles de chœur, mais ne peut pas forcer les curés à les utiliser. Les fidèles non ordonnés "n'ont pas le droit" de servir à l'autel et l'obligation de promouvoir des groupes masculins de servants d'autel demeure., aussi pour sa valeur professionnelle avérée.

- Actualités ecclésiaux -

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Voir les enfants autour de l'autel réjouit le cœur et l'esprit. C'est un signe de vie dans une Europe — à commencer par notre Italie — où la natalité stagne depuis des décennies et l'âge moyen de la population, et du clergé, ça n'arrête pas d'augmenter. Dans un contexte si fragile, La présence d'enfants dans l'église est déjà une bonne nouvelle, un aperçu du futur.

Dans la vidéo: Son Excellence Monseigneur Raymond Kingsley Wickramasinghe, Évêque de Galle (Sri Lanka)

Quand, à la fin de la Sainte Messe, Deux parents m'ont présenté leurs excuses pour leurs deux enfants bruyants., Je les ai rassurés en leur disant: « Tant que les enfants feront du bruit dans nos églises, Cela signifie que nous sommes toujours en vie. ». Je ne l'ai pas ajouté à l'époque - mais je le fais maintenant en aparté -: quand on n'entend plus les voix des enfants dans nos églises, nous entendrons sûrement les muezzins chanter depuis les clochers de nos églises transformées en mosquées, comme cela s'est déjà produit dans plusieurs pays d'Europe du Nord. Les exemples sont connus; Je n'en cite que quelques-uns: à Hambourg, l'ancienne Kapernaumkirche luthérienne a été acquise et rouverte sous le nom de mosquée Al-Nour; à Amsterdam, Le Fatih Moskee a son siège dans l'ancienne église catholique Saint-Ignace; un Bristol, La mosquée Jamia se dresse sur le vieux St. L'église de Katherine. Concernant l'appel du muezzin sur haut-parleur, la ville de Cologne a commencé en 2021 un projet municipal qui permet l'appel le vendredi, s'est ensuite stabilisé dans 2024.

Au cours des dernières décennies, De nombreux diocèses ont également admis des filles au service de l'autel.. De nombreux évêques et curés, je ne l'apprécie toujours pas, ont toléré ou maintenu cette pratique pour éviter toute controverse. Au fil des années, certains ont continué en tant qu'adolescents et jeunes, non sans un certain embarras pour certains prêtres, y compris qui écrit, qui, avec la plus grande courtoisie, n'a jamais permis aux filles – et surtout aux adolescentes – de servir à l'autel. Cela vaut la peine de clarifier cela: Il ne s’agit pas de refuser aux femmes certains services, mais penser avec une sagesse pastorale et pédagogique. Combien de vocations sacerdotales sont nées à côté de l’autel ?, dans le groupe des enfants de chœur? Et comment expliquer à une jeune fille passionnée par la liturgie que le sacrement de l'Ordre n'est pas – et ne peut pas être – une perspective ouverte sur sa condition féminine ?? La doctrine est très claire: «Seul le mâle baptisé reçoit valablement l'ordination sacrée» (cf. CIC 1983, pouvez. 1024); «L'Église se reconnaît liée par l'élection faite par le Seigneur lui-même. Pour cette raison, "L'ordination des femmes n'est pas possible." (cf. CCE n.1577); et saint Jean-Paul II a définitivement confirmé que l'Église "n'a en aucune manière le pouvoir" de conférer l'ordination sacerdotale à des femmes (cf. ordination sacerdotale, 22 Peut 1994, n. 4).

Il y a aussi un aspect socio-pédagogique bien connu de ceux qui fréquentent les sacristies: les filles, souvent plus tôt, diligents et matures que leurs contemporains, ont tendance à prévaloir en petits groupes; l'expérience montre que, où le nombre de filles au presbytère devient nettement plus élevé, peu de garçons se retirent, percevoir ce service comme « un truc de filles ». Le résultat paradoxal est que précisément les sujets ayant le plus grand potentiel vocationnel s'éloignent du cœur de la célébration.. Est-ce que ça a du sens, donc, dans un Occident avec un âge moyen des prêtres élevé, séminaires et paroisses vides ou réduits sans prêtre, renoncer à ce qui peut favoriser ne serait-ce que quelques germes de vocation pour poursuivre la logique – mais politiquement correcte – des « quotas cléricaux roses »?

Comprendre non seulement ce qui « peut être », mais surtout ce qui est « pratique », le point de départ est les normes liturgiques, pas les avis. La liturgie n'est pas un terrain d'expérimentation sociologique: « Cela ne permet en aucun cas à quiconque, pas même le curé, ajouter, supprimer ou modifier quoi que ce soit de sa propre initiative" (cf. Saint Conseil 22 §3). Les fonctions des ministres sont décrites avec sobriété, avec des rôles et des limites (cf. L'institution générale du missel romain [IGMR], nn. 100; 107; 187–193).

Dans le domaine des ministères, Saint Paul VI a remplacé les anciens « ordres mineurs » par les ministères institués de lecteur et d'acolyte, puis réservé aux profanes (cf. Certaines prestations, nn. I–IV). Le pape François a ensuite modifié la boîte. 230 §1, ouvrir ces ministères institués également aux femmes, mais ils ne s'identifient pas au service des enfants de chœur, qui appartient à la députation temporaire prévue par le can. 230 §2 (cf. Esprit du Seigneur, 2021; CIC 1983, pouvez. 230 §1–2).

Deux textes du Saint-Siège Ils établirent alors le périmètre avec une rare clarté. La Lettre Circulaire de la Congrégation pour le Culte Divin aux Présidents des Conférences Épiscopales sur l'interprétation correcte du canon. 230 §2 (15 Mars 1994, prot. 2482/93) reconnu la possibilité — à la discrétion de l'évêque — d'admettre également les filles au service d'autel, précisant en même temps qu'« il est toujours très approprié » de maintenir la noble tradition des enfants de chœur et qu'une telle admission ne crée aucun « droit » subjectif de servir (cf. Information 30 (1994) 333–335). Après quelques années, Las Courrier de la même Congrégation (27 Juillet 2001) ils ont clarifié encore plus: l'évêque peut autoriser les filles de chœur, mais on ne peut pas forcer les curés à les utiliser; les fidèles non ordonnés « n'ont pas le droit » de servir; et l'obligation de promouvoir les groupes masculins demeure également en raison de leur valeur vocationnelle avérée. (cf. Information 37 (2001) 397–399; voir aussi la traduction italienne: Information 38 (2002) 46–48).

L'expérience d'autres Églises particulières éclaire davantage le problème. Au Sri Lanka — où l'âge moyen du clergé diocésain est bien inférieur à celui de l'Italie et où les séminaires sont bien peuplés —, l'archevêque métropolitain de Colombo, Cardinal Albert Malcolm Ranjith, a souligné l'inopportunité des filles de chœur pour des raisons pastorales et pédagogiques: aucun d'entre eux, déjà adulte, vous pourrez accéder au séminaire; donc, il est logique de préserver les espaces pédagogiques typiquement masculins autour de l'autel, sans rien enlever à la riche participation féminine dans d’autres domaines (voir cette indication pastorale citée ici: Le gouvernail).

Dans d'autres contextes, comme aux Etats-Unis, Certains diocèses et paroisses ont légitimement maintenu des groupes d'enfants de chœur exclusivement masculins, précisément sur la base des textes de 1994 et 2001. Ce n'est pas une "exclusion", mais la promotion d'une pratique qui dans certains endroits apparaît plus féconde pour la pastorale des vocations (voir le Diocèse de Lincoln (explication de la politique); et la décision de 2011 dans la Cathédrale des Saints Simon et Jude, Phénix — chronique journalistique).

Dans ces mois, Cette thèse a été reprise par la théologienne Marinella Perroni, qui soutient que l'option de Colombo répond à une approche impeccable mais, à ton avis, rejetable. Cependant, Son argument confond liturgie et ingénierie sociale. La liturgie n'est pas un miroir proportionné des appartenances sociales; C'est le culte de Dieu par l'Église selon des normes qui garantissent la clarté des signes et la liberté de la grâce. (cf. Saint Conseil 22 §3). Les documents du Saint-Siège, comme nous l'avons vu, rappelez-vous trois points fondamentaux: les filles peuvent être admises, mais cela ne crée pas de droits subjectifs; l'évêque diocésain peut l'autoriser, ne l'imposez pas aux curés; et l'obligation de promouvoir des groupes masculins d'enfants de chœur également pour des raisons professionnelles demeure. (cf. Information 30 (1994) 333–335; Information 37 (2001) 397–399; Information 38 (2002) 46–48). Prendre cette précaution pour la misogynie est une idéologie, non-discernement. Voir l'article de Perroni: "Sri Lanka, mais parce que l'interdiction des filles de chœur favoriserait les vocations sacerdotales?» — Original italienversion anglaise.

Finalement, à l'autel il n'y a pas besoin de frais, mais des cœurs éduqués par le Mystère. Il est légitime – et parfois approprié – que certaines Églises particulières admettent des filles au service; et il est également légitime — et souvent plus prudent — de maintenir des groupes masculins de servants d'autel lorsque cela sert la clarté des signes et la promotion des vocations.. Il ne s’agit pas d’un abandon à « l’ordre masculin », mais un acte de prudence pastorale au service de toute la communauté.

Une note personnelle comme témoignage: J'avais neuf ans quand, à la fin de la Sainte Messe, Je suis rentré à la maison en disant à mes parents que je voulais devenir prêtre.. Ils l'ont pris comme l'un des nombreux fantasmes d'enfants., pouvoir dire aujourd'hui qu'ils veulent devenir astronautes, Producteurs de fraises demain et médecins demain. Oui, cependant, ce qui semblait être un fantasme ne l'était pas: trente-cinq ans plus tard, j'ai reçu l'ordination sacerdotale sacrée. Ouais, la mienne était une vocation d'adulte, mais né garçon, tout en servant d'enfant de chœur.

De l'île de Patmos, 8 Octobre 2025

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Quand le pontife romain décède. Court excursus historique-liturgique - quand le pontife romain décède. Un bref excursus historique-liturgique

Quand le pontife romain décède. Une courte course Historique-liturgique

Chaque pape, Dans son rôle de Vicaire du Christ, n'appartient pas entièrement à lui-même; Cela est évident en particulier lorsque la mort arrive. Dans un passé récent, à peine, Les papes ont pu mourir en paix, le silence, Loin des yeux indressés ou des rituels de préambule. Un pape n'a presque jamais promis mais mais, comme un ancien souverain, Il était entouré de ses courtisans.

— Ministère liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

 

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La mort du pontife romain C'est un moment particulier pour la vie de l'Église catholique; un passage techniquement défini Humanal apostolic Voir, qui apporte avec lui un ensemble d'actes, des événements et des rites qui, par leur nature, Ils sont uniques dans leur genre.

Nous ne voulons pas faire une discussion systématique ici, mais plutôt toucher, Aussi grâce à l'utilisation de l'histoire, Certains aspects liturgiques et rituels qui sont passés sous nos yeux à l'occasion de la mort du pape François.

Mourir du pape. La première station

Chaque pape, Dans son rôle de Vicaire du Christ, n'appartient pas entièrement à lui-même; Cela est évident en particulier lorsque la mort arrive. Dans un passé récent, à peine, Les papes ont pu mourir en paix, le silence, Loin des yeux indressés ou des rituels de préambule. Un pape n'a presque jamais promis mais mais, comme un ancien souverain, Il était entouré de ses courtisans. Aux premiers signes d'Agonia, en fait, Une série d'actions de cérémonie méticuleuses accompagnait le pontife vers l'extrémité terrestre.

D'abord Tous les cardinaux résidant à Rome ont été informés, ainsi que tous les propriétaires des diverses dicasés du Saint-Siège; Et une procession silencieuse a commencé devant l'homme mourant pour faire de lui le dernier hommage. L'onction des malades et du viaticum ont été administrées par le cardinal vicaire, Alors que c'était la tâche des pénitentizeri et des chanoines de la basilique du Vatican pour élever les prières accompagnées à l'agonie, Surtout les litanies des saints canonisés par le pontife mourant.

A émis le dernier souffle, La mort du pape a été vérifiée par le médecin; Le maître de la chambre a couvert la face du pontife décédé avec un voile blanc et, tandis que les célébrations des SS ont commencé dans la chapelle privée. Mettre pour son âme, Une première robe a été fournie: L'histoire blanche, la bobine et la mozzetta papal. Ce n'est qu'à ce moment que le cardinal Camerlengo a présenté qui en fait, Dans l'apostolique vacant, suppose la "régence" de l'église. Escorté par les gardes suisses, l'acte de reconnaissance officielle de la mort du pape pour toute l'église. Le Camerlengo, entonné le Des profondeurs, Il a retiré le voile et a battu le devant du défunt trois fois, En l'appelant comme un baptême: «N. Je sais mort?»; dans le troisième coup, ne pas recevoir de réponse, annoncé: «Le pape est vraiment mort». Ce rituel ne se produit plus. La réforme recherchée par le pape François, établit que la côte officielle de la mort a lieu dans la chapelle, Après que le corps du pape ait déjà été composé.

Aujourd'hui ces rituels qui peut même sembler "folkrorophal" et qui a gravité autour de l'agonie et de la mort du pape a laissé un pas vers les moments de la prière ecclésiale, Pour affirmer la foi en Dieu à qui nous appartenons toujours et aux mains de qui nous sommes toujours, vivant ou décédé. Le pape qui vient de quitter ce monde et à la Vierge Marie est recommandé à Dieu le Père, avec la chanson du Salut Regina, Nous demandons à montrer le visage de Jésus au pape décédé, Fruit béni de son ventre. Tâche cardinale Camerlengo, À ce stade, C'est pour briser l'anneau du pêcheur et annuler le sceau papal.

Le corps du pape est embaumé pour permettre la conservation des jours d'exposition publique. Une fois ce processus, qui envisageait l'utilisation d'anciennes techniques d'emballage, également prévu le retrait des viscères, Tandis que le cœur du pape décédé était conservé dans une urne dans le refrain de l'Église du SS. Vincenzo et Athanase à la fontaine de Trevi. On pense que cette pratique a eu lieu la dernière fois à l'occasion de la mort de Leo XIII. Aujourd'hui, Pour éviter des manipulations excessives, Des méthodes moins invasives sont utilisées.

Le corps du pape, Sous la supervision du maître des célébrations liturgiques pontificales, Les vêtements pontificaux sont couverts: les chemises, La maison rouge, le pallium, Le blanc doux bordé d'or, Le sucre blanc, une bague épiscopale et la croix pectorale. Le rouge est la couleur liturgique du "deuil papal", utilisé par le pontife également dans la vie, Quand par exemple, il préside le rite des funérailles. Comme nous le savons, c'est une couleur qui rappelle le sang des martyrs et la présence vivante du Saint-Esprit; Pour cette raison le pape, En tant que successeur de Pietro, Il est enveloppé dans les vêtements rouges qui symbolisent son service entièrement consacré à Christ et à l'église, dans le témoignage de la foi.

Avec le dépôt du corps décédé dans le cercueil - il était autrefois placé sur une porte, Mais Francis, Réformer les rites des funérailles pontificales, a organisé différemment - commence le Première station, qui se déroule à l'endroit où le pape est mort. C'est donc un moment réservé aux personnes les plus proches de lui, accompagné de la prière du suffrage.

Voir Peter. La deuxième station

Le jour et l'heure établies par le Cardinal College, Le corps du pontife décédé est traduit dans la basilique de San Pietro "où il a souvent exercé son ministère d'évêque de l'église qui est à Rome et du berger de l'Église universelle" (Ordo Le pontife romain, Plus tard Oerp, publication 2005, n. 68) Pour recevoir l'hommage des fidèles. Une fois le corps du pape exposé dans la chapelle du Saint-Sacrement, sur une catafalk incliné qui a permis aux fidèles de toucher ses pieds pour le dernier acte de vénération. Aujourd'hui, plus important encore, Le cercueil est placé devant l'autel de la confession, En correspondance avec la tombe de l'apôtre Pietro.

La procession Il s'accompagne du chant de certains psaumes évangéliques et des chansons adaptées aux circonstances, tandis qu'à l'entrée de la basilique, les litanies des saints sont entonées. Pendant quelques jours, Le corps du pontife restera exposé dans la basilique et recevra l'hommage des fidèles: «Au corps, Les fidèles soulèveront des prières incessantes à Dieu pour le pontife décédé " (Opinion, publication 2005, N.87).

Pendant ces jours Divers moments de prière communautaire sont planifiés, En particulier, la célébration de l'Eucharistie et la liturgie des heures.

Et dans ma chair, je verrai Dieu, Mon Sauveur. La troisième station: Masse funéraire et enterrement

Les saints funérailles représentent le moment culminant des funérailles du pontife romain. La Constitution Dominique Flock qui régule les phases du siège apostolique vacant, établit que ce moment se déroule dans les 4e et 6e jour de la mort du pape. Les cardinaux qui établissent le lieu des funérailles solennelles, maman, Compte tenu de la concurrence des personnes prévisibles, Généralement, ceux-ci se déroulent sur la place Saint-Pierre.

La veille les funérailles Le rite de la fermeture du cercueil a lieu, Une opportunité pleine de sens, Puisque c'est le moment où le corps du pape est soustrait à partir de la vue du peuple de Dieu. Après avoir lu et signé le Acte, Un document rappelant les principaux événements et actes de la vie du pape, Le visage du pape est couvert d'un voile blanc "dans l'espoir vivant qu'il peut contempler le visage de son père, Avec la Sainte Vierge Marie et tous les saints » (Opinion, publication 2005, n95). Alors le Acte et certaines pièces inventées pendant le pontificat sont posées dans le cercueil avant sa fermeture réelle.

La masse funéraire est présidée par le cardinal decano et concélébré par les cardinaux et les patriarches des églises orientales. Ces funérailles ne diffèrent pas, Dans leur structure principale, de ceux de tout chrétien. En tant que première lecture, un texte des actes des apôtres est proclamé (10,34-43); En tant que réactif le Salmo 23 ("Le Seigneur est mon berger") suivi d'un passage de la lettre aux Philippiens (3,20–4,1) et la célèbre page évangélique de Giovanni qui se souvient directement du ministère du Pétrine: "Simone, tu m'aimes? seigneur, Tu sais que je t'aime " (Gv 21,15-19).

Un élément caractéristique de la liturgie funéraire du pontife suprême est représentée par leDernière recommandation et adieu qui correspond à la salutation que la communauté des croyants aborde au frère et au pasteur de l'Église universelle. Dans les funérailles du pape, cette salutation est donnée:

– De l'Église de Rome à son évêque, à travers l'embouchure du cardinal vicaire, En invoquant la Vierge bénie Sécurité du peuple romain, les apôtres, les martyrs, I Papi, à Santi par Satete Romani;

– Des églises orientales, à travers l'embouchure d'un patriarche combiné avec les autres représentants des églises de l'Est;

– De toute l'Église catholique à son pasteur, à travers l'embouchure du cardinal decano.

Cette triple affectation de l'âme du défunt, se termine par une profession de foi renouvelée, exprimé par école ce, Pendant les saupoudages et l'assurance, chante:

"Je crois: Le Seigneur a augmenté et vit,
Et un jour, je me soulevrai avec lui.
Que je peux te contempler, Mon Dieu et Salvatore mon.
Mes yeux s'ouvriront à sa lumière,
Et mon regard sera placé sur lui.
Que je peux te contempler, Mon Dieu et Salvatore mon.
Je garde cet espoir dans le cœur:
Que je peux te contempler, Mon Dieu et mon Salvatore ".

À la fin de la célébration funéraire, Le cercueil est pris et accompagné au lieu de sépulture. L'enterrement dans les grottes du Vatican, Sous la basilique de San Pietro, est devenu traditionnel; Cependant, le pape peut décider différemment, Comme l'a fait le pape François qui a choisi d'être enterré à Santa Maria Maggiore.

Les noviations

C'est la tradition, Également confirmé par la réforme recherchée par le pape François, qu'à partir de la messe funéraire, suivez neuf jours de célébrations eucharistiques dans le suffrage du pape décédé. Tout le peuple de Dieu est impliqué dans ces célébrations, même s'ils sont confiés à des catégories particulières de personnes: fidèle de la ville du Vatican, de l'église de Rome, Les chapitres des basiliques papales, membres de la Curie romaine, Les églises orientales.

Toute l'Église s'est dispersée dans le monde Il s'unit dans la prière et renforce la foi et l'espoir; Ainsi aussi la mort devient un don de grâce et d'opportunité de remercier et de bénir le Dieu de chaque consolation.

«Un pape est mort, Il en fait un autre»

Ce célèbre dicton, qui peut même jouer au fataliste, Et, En fait, Que se passe-t-il après la mort de chaque pontife romain. On pourrait dire que le Vacant C'est ce moment fort où le pontificat entre une sorte de "anonymat" afin que le pontife décédé et son successeur élu, Puisqu'ils appartiennent à quelque chose de plus grand, Voir l'âme du rôle. C'est ce que dit le célèbre poète romain Giacchino Belli: Le pape mort donne le nouvel élu à l'esprit de la tâche importante. Les formes externes du corps ou même du cerveau peuvent varier, Mais l'héritage sera que, Depuis qu'il voulait de l'éternel. Avec des vers audacieux, mais significatif, Le poète dit: Il semble presque que le corps du nouveau pape tombe du ciel sans âme, Mais seulement avec un souffle vital. Parce que la dignité, L'âme du rôle de chaque pontife lui est laissée par ceux qui l'ont précédé.

Je pars maintenant à son père Ariel Poésie de lecture Est Passa-mano, Publié par Gioacchino Belli sur 4 octobre 1835:

«Est papa, est viséddio, Notre signore,
Il est un père éternel car il était maître éternel.
Ce n'est plus, O, PPE ddí mmejjo, plus,
Mais mamore seulement dans l'hymmhod.

Parce que le corps de Cquanno er son gouvernement lassa er,
L'âme, s'arrêter dans l'ancien honneur,
Non go nn in Paradise the Hell,
Étapes sous-bit dans l'arc en chef.

Alors ppu vvarasse un cerveau en pot,
Le stòmmico, oreilles, est naso, est pelo;
Ma est papa, Dans quant ’a ppapa, c'est ssempre que.

Et Ppe Cquesto Ogni Corps distinct
À Cquella indiggnità, Cadeau CCASCA même
Sans âme, et nun antro Gate, qui est le souffle ".

Florence, 1° Mai 2025

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Quand le pontife romain décède. Un bref excursus historique-liturgique

Chaque pape, Dans son rôle de vicaire du Christ, n'appartient pas entièrement à lui-même; C'est particulièrement évident lorsque la mort vient. Dans un passé récent, Les papes ont rarement réussi à mourir en paix, en silence, Loin des yeux indressés ou des rituels de préambule. Un pape n'est presque jamais décédé seul mais, comme un ancien souverain, était entouré de ses courtisans.

- pastoral liturgique -

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Auteur
Simone Pifizzi

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La mort du pontife romain est un moment spécial dans la vie de l'Église catholique; un passage techniquement défini, qui apporte avec lui un ensemble d'actes, événements et rites qui, par leur nature, sont uniques dans leur espèce.

Nous ne voulons pas faire un traitement systématique ici, mais plutôt toucher, Aussi par recours à l'histoire, Sur certains aspects liturgiques et rituels qui passaient devant nos yeux à l'occasion de la mort du pape François.

Mourir comme pape. La première étape

Chaque pape, Dans son rôle de vicaire du Christ, n'appartient pas entièrement à lui-même; C'est particulièrement évident lorsque la mort vient. Dans un passé récent, Les papes ont rarement réussi à mourir en paix, en silence, Loin des yeux indressés ou des rituels de préambule. Un pape n'est presque jamais décédé seul mais, comme un ancien souverain, était entouré de ses courtisans. Aux premiers signes de l'agonie, En réalité, Une série d'actions cérémonielles méticuleuses a été mise en mouvement qui accompagnait le pontife vers son fin terrestre.

La première chose à faire: informer tous les cardinaux résidant à Rome, Et toutes les têtes des différentes dicasés du Saint-Siège; une procession silencieuse devant le mourant de lui rendre leurs derniers respect. L'onction des malades et du viaticum administré par le cardinal vicaire, Alors que c'était la tâche des pénitenciers et des canons de la basilique du Vatican pour élever les prières l'accompagnant dans son agonie, Surtout les Litanies des Saints Canonisés par le Pontife mourant.

Après le dernier souffle du pape, Sa mort est certifiée par le médecin; Le maître de la chambre couvrait le visage du pontife décédé avec un voile blanc et, tandis que les célébrations des masses saintes pour son âme ont commencé dans la chapelle privée, le premier vêtements a été effectué: la soutège blanc, Le Rochet et le Mozzetta papal. Ce n'est qu'à ce moment que le cardinal Camerlengo a été introduit, qui en fait, Dans l'apostolique vacant, supposé le “régence” de l'église. Escorté par les gardes suisses, Il a accompli l'acte de reconnaissance officielle de la mort du pontife pour toute l'église. Le Camerlengo, Ayant entone le de profundis, a retiré le voile et a frappé le front du défunt trois fois, L'appeler par son nom de baptême: «(prénom). Tu es mort?»; au troisième coup, Recevoir aucune réponse, Il a annoncé: "Vraiment Papa est mort". Ce rite ne se produit plus aujourd'hui. La réforme souhaitée par le pape François établit que la certification officielle de la mort a lieu dans la chapelle, Après que le corps du pape ait déjà été composé.

Aujourd'hui ces rituels Cela peut même sembler «folkloristique» autour de l'agonie et de la mort du pape a cédé la place à des moments de prière ecclésiale, Pour affirmer la foi en Dieu à qui nous appartenons toujours et aux mains de qui nous sommes toujours, Qu'il soit vivant ou mort. Le pape qui vient de quitter ce monde est recommandé à Dieu le Père et la Vierge Marie, avec le chant du Salut Regina, est invité à montrer au pape décédé le visage de Jésus, le fruit béni de son ventre. La tâche du cardinal Camerlengo, dans cette phase, est de briser l'anneau du pêcheur et d'annuler le sceau papal.

Le corps du pontife romain est embaumé pour permettre sa préservation pendant les jours de l'affichage public. À la fois, ce processus, qui impliquait l'utilisation d'anciennes techniques d'embaumement, a également inclus la suppression des viscères, tandis que le cœur du pape décédé était conservé dans une urne dans la chorale de l'Église de St. Vincenzo E Atanasio à la fontaine Trevi. On pense que cette pratique a eu lieu pour la dernière fois à l'occasion de la mort de Leo XIII. Aujourd'hui, Pour éviter une manipulation excessive, Des méthodes moins invasives sont utilisées.

Le corps du pontife romain, Sous la supervision du maître des célébrations liturgiques pontificales, est vêtu de vêtements pontificaux: L'alb, le chasuble rouge, Le voile, la mitre blanche devancé d'or, La courgette blanche, une bague épiscopale et la croix pectorale. Le rouge est la couleur liturgique de “deuil papal”, utilisé par le pontife même dans la vie, par exemple quand il préside le rite funéraire. Comme nous le savons, C'est une couleur qui rappelle le sang des martyrs et la présence vivante du Saint-Esprit; Pour cette raison le pape, En tant que successeur de Peter, est enveloppé dans des vêtements rouges qui symbolisent son service entièrement consacré à Christ et à l'église, dans le témoignage de la foi.

Avec le dépôt du corps du défunt dans la catafalque - une fois qu'il a été placé sur une civière, Mais Francis, Réformer les rites des funérailles papales, a arrangé autrement - la première station commence, qui se déroule à l'endroit où le pape est mort. C'est donc un moment réservé aux personnes les plus proches de lui, accompagné de prières de suffrage.

Voir Peter. La deuxième étape

Le jour et à l'époque établi par le College of Cardinals, Le corps du pontife décédé est transféré à ST. Archibasilique papal de Peter “où il exerçait souvent son ministère d'évêque de l'église à Rome et pasteur de l'Église universelle” (Le pontife romain, ci-après, 2005 edition, n. 68) pour recevoir l'hommage des fidèles. Dans le passé, Le corps du pape a été exposé dans la chapelle du Saint-Sacrement, sur un catafalque inclinable qui a permis aux fidèles de toucher ses pieds pour l'acte final de vénération. Aujourd'hui, plus important encore, Le cercueil est placé devant l'autel de la confession, En correspondance avec la tombe de l'apôtre Pierre.

La procession est accompagné du chant de certains psaumes et d'hymnes évangéliques appropriés à l'occasion, tandis qu'à l'entrée de la basilique, les litanies des saints sont entonées. Pendant quelques jours, Le corps du pontife restera exposé dans la basilique et recevra l'hommage des fidèles: “Au corps, Les fidèles soulèveront des prières incessantes à Dieu pour le pontife décédé” (L'ordre des funérailles du pontife romains, 2005 edition, N.87).

Pendant ces jours, Divers moments de prière communautaire sont planifiés, En particulier la célébration de l'Eucharistie et la liturgie des heures.

Et dans ma chair, je verrai Dieu, Mon Sauveur. La troisième étape: Messe funéraire et enterrement

La messe de funérailles est le moment culminant des funérailles du pontife romain. La Constitution Universi Dominici Gregis qui régule les phases de l'apostolique voir vacant, établit que ce moment se produit dans les 4e et 6e jour après la mort du pape. Les cardinaux sont ceux qui établissent le lieu des funérailles solennelles, mais, Compte tenu de la foule prévisible de personnes, Généralement, ceux-ci ont lieu à ST. Place Pierre.

La veille des funérailles, Le rite de la fermeture du cercueil a lieu, Une occasion pleine de sens, Puisque c'est le moment où le corps du pape est retiré de la vue du peuple de Dieu. Après la lecture et la signature de l'acte, Un document qui rappelle les principaux événements et actes de la vie du pontife, Le visage du pape est recouvert d'un voile blanc “dans l'espoir fervent qu'il peut contempler le visage du père, avec la Sainte Vierge Marie et tous les saints” (Le pontife romain, 2005 edition, n95). Ensuite, l'acte et certaines pièces frappées pendant le pontificat sont placées dans le cercueil avant sa fermeture réelle.

La messe de funérailles est présidé par le cardinal doyen et concélébré par les cardinaux et les patriarches des églises orientales. Ces funérailles ne diffèrent pas, Dans leur structure principale, de ceux de tout chrétien. Comme la première lecture, Un texte des actes des apôtres est proclamé (10:34-43); En tant que responsable, Psaume 23 (“Le Seigneur est mon berger”), suivi d'un passage de la lettre aux Philippiens (3:20-4:1) et le célèbre passage de l'Évangile de Jean qui se souvient directement du ministère du Pétrine: “Simon, est-ce que tu m'aimes? Seigneur, Tu sais que je t'aime” (JN 21:15-19).

Un élément caractéristique de la liturgie funéraire du pontife suprême est représentée par la dernière recommandation et adieu qui correspond à la salutation que la communauté des croyants aborde au frère et au pasteur de l'Église universelle. Dans les funérailles du pape, cette salutation est donnée:

– De l'Église de Rome à son évêque, à travers l'embouchure du cardinal vicaire, Invoquer la Vierge bénie Sécurité du peuple romain, les apôtres, les martyrs, les papes, les saints et les saints romains;

– Des églises orientales, Par l'embouchure d'un patriarche uni aux autres représentants des Églises orientales;

– De toute l'Église catholique à son pasteur, à travers l'embouchure du cardinal Dean.

Cette triple attribution de l'âme du défunt se termine par une profession de foi renouvelée, exprimé par la chorale qui, Pendant la saupoudure et les encens, chanter:

"Je crois: Le Seigneur est ressuscité et vit,
Et un jour, je vais aussi me lever avec lui.
Afin que je puisse te contempler, Mon Dieu et mon Sauveur.
Mes yeux s'ouvriront à sa lumière,
Et mon regard repose sur lui.
Afin que je puisse te contempler, Mon Dieu et mon Sauveur.
Je garde cet espoir ferme dans mon cœur:
Afin que je puisse te contempler, Mon Dieu et mon Sauveur ».

À la fin de la célébration funéraire, Le cercueil est collecté et accompagné au lieu de l'enterrement. Enterrement dans les grottes du Vatican, sous St. Basilique de Peter, est devenu traditionnel; toutefois, Le pape peut décider autrement, Comme le pape François l'a fait, qui a choisi d'être enterré dans la basilique papale de St. Mary Greater.

Les novices

C'est une tradition, Également confirmé par la réforme souhaitée par le Saint-Père François, que à partir de la masse funéraire, Neuf jours de célébrations eucharistiques suivent le suffrage du pape décédé. Tous les gens de Dieu sont impliqués dans ces célébrations, même s'ils sont confiés à des catégories particulières de personnes de Dieu: fidèle de la ville du Vatican, de l'église de Rome, les chapitres des basiliques papales, membres de la curie romaine, Les églises orientales.

Toute l'église Partout dans le monde, unit dans la prière et renforce la foi et l'espoir; Ainsi même la mort devient un don de grâce et une opportunité de remercier et de bénir le dieu de toute consolation.

«Quand un pape meurt, Un autre est toujours fait »

Ce célèbre dicton, qui peut même sembler fataliste, est, En réalité, Que se passe-t-il après la mort de chaque pontife romain. On pourrait dire que le siège vacant est le moment où le pontificat entre dans une sorte d '«anonymat» afin que le pontife décédé et son successeur élu, Puisqu'ils appartiennent à quelque chose de plus grand, semblent transmettre l'âme du rôle.

C'est ce que le célèbre poète romain Gioacchino Belli énoncé dans 1835: Le pape mort passe au nouvel élu l'esprit de la tâche importante. Les formes externes du corps ou même du cerveau peuvent varier, Mais l'héritage sera le même, Puisqu'il est voulu par l'éternel. Avec des vers audacieux mais significatifs, Le poète dit: Il semble presque que le corps du nouveau pape tombe du ciel sans âme, Mais seulement avec le souffle de vie. Parce que la dignité, L'âme du rôle de chaque pontife lui est laissée par ceux qui l'ont précédé.

Florence, 1er mai 2025

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De la poussière à l'eau: La signification du symbole austère des cendres – De la poussière à l'eau: la signification du symbole austère des cendres

(Texte anglais après l'italien)

 

De la poussière à l'eau: La signification du symbole austère des cendres

Les cendres saintes qui sont traditionnellement dérivées de l'incendie des branches d'olivier Benedetti pour le dimanche de la paume de l'année précédente exécutent leur fonction de porte d'entrée pour le temps fort du Carême et ont déjà laissé l'homme renouvelé par le Christ ressuscité déjà entrevu dans les eaux du baptême, Comme la liturgie nous fait revivre dans la sainte veille de la nuit de Pâques.

— Ministère liturgique —

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Auteur
Simone Pifizzi

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Hier, avec la liturgie des cendres Le temps saint du Carême a commencé pour l'église. Une fois, Selon ce qui a été rapporté dans les règles de l'année liturgique et du calendrier, a le but de se préparer pour Pâques. The Light Liturgy Guide to the Célébration du Mystère de Pâques à la fois les catéchumens, à travers les différents degrés d'initiation chrétienne, les deux fidèles au moyen de la mémoire du baptême et de la pénitence.

Comme tout le monde le sait Le temps saint du Carême commence par un symbole qui s'appelle austère: Recevez des cendres sur la tête. Dans l'Ancien Testament, la cendre est un symbole de ce qui est provisoire, périssable et en tant que tel est réduit en poudre, En lisant Emploi 10, 9; ou parce qu'il ne vaut rien (Gén 18, 27). Toujours dans l'Ancien Testament, Ash était un signe de désolation et de deuil. Voici donc les gestes pour répandre les cendres sur la tête (2Sam 13, 19), Asseyez-vous en cendres comme travail (Givrer 2, 8), rouler en cendres (Ce 27, 30), Nourrir des cendres comme du pain (Doit 102). Davide a exposé ses péchés en cendres, Les Ninivites après la prédication de Jonas ont couvert la tête du cendre. La cendre a été utilisée dans les rites de purification, Quand une vache rouge a été brûlée dont les cendres ont ensuite été jetées dans l'eau, utilisé pour les différentes purifications rituelles (Nobs 19, 1 e ssg). Surtout, la cendre apporte la pensée aux mots que Dieu s'adresse à Adam après le péché: "Poussière, Vous êtes et en poussière vous reviendrez " (Gén 3,19); Ils soulignent la punition de la mort et le rien de la créature façonnée par la poudre de sol.

Au Moyen Âge, les pénitents publics qui a dû expier leurs défauts et recevoir le sacrement de la pénitence en tant que deuxième baptême s'est présenté au début du Carême recouvert de cendres et de Cilicio. Dans la liturgie chrétienne, Aussi actuellement, L'expression que le prêtre utilise la bénédiction et l'imposition des cendres mercredi qui marque le début du Carême: "N'oubliez pas que vous êtes de la poussière et de la poudre que vous reviendrez". Accepter, c'est-à-dire, Le sens de la douleur, du deuil de la mort à la suite du péché et de la fragilité de l'homme. D'où le devoir de reconnaître ses défauts et de s'engager dans une vie saine, Comme la formule alternative de l'imposition des cendres demande: "Se convertir et croire en l'Evangile". Les cendres nous rappellent que nous sommes de la poussière nous aide à revigorer le sens de la vraie conscience chrétienne qui nous accuse d'être coupable et ne nous donne pas la paix jusqu'à ce que nous ayons trouvé un remède à notre inclination au mal.

La pénitence devient un besoin: Nous devons faire pénitence pour nous dénoncer dans le ciel et la terre que nous sommes des gens misérables. L'obligation d'implorer la miséricorde et de démontrer avec certains de nos actes que nous répudons le mal et le mal que nous pouvons faire. Loin de ce moment-là d'être un signe de superstition, La cendre nous rappelle une vérité théologique bien synthétisée par les paroles de la bénédiction, le plus ancien, qui peut être utilisé mercredi que depuis le début du Saint Carême:

«O Dieu qui ne veut pas de mort mais la conversion des pécheurs, Cela reconnaît que notre corps reviendra à la poussière, L'exercice de pénitence obtient le pardon des péchés et une vie renouvelée à l'image du Seigneur ressuscité. Pour Christ, notre Seigneur. Amen".

Le même concept Il s'exprime également dans la formule renouvelée de la bénédiction des cendres qui lit:

«O Dieu qui pitié de ceux qui regrettent et donnent votre paix à ceux qui se convertissent, Écoutez avec une bonté paternelle les prières de votre peuple et bénissez ces enfants qui recevront le symbole austère des cendres, Parce qu'à travers l'itinéraire spirituel du Carême, ils viennent complètement renouvelés pour célébrer les Pâques de votre enfant ".

Et il est également répété dans la formule alternative dans lequel ces mots sont utilisés:

«O Dieu qui ne veut pas la mort des pécheurs mais la conversion, Écoutez notre prière bénigne et bénissez ces cendres que nous sommes sur le point de recevoir sur notre patron, Reconnaissant que nous sommes de la poussière et de la poudre, nous retournerons. L'exercice de la pénitence de Carême obtient le pardon des péchés et une vie renouvelée à l'image de votre fils ressuscité, qui vit et règne au cours des siècles des siècles. Amen".

Prières, Rappelez-vous ci-dessus, Ils nous présentent donc la bonne perspective à partir de laquelle regarder le signe des cendres imposées à la tête de ceux qui commencent l'itinéraire du Carême avec la bonne volonté. C'est essentiellement un geste d'humilité, Qu'est-ce que ça veut dire: Je me reconnais pour ce qu'ils sont, Une créature fragile, fait de terre et destiné à la terre, mais aussi fait à l'image de Dieu et destiné à lui. Poussière, Oui, mais aimé, en forme de l'amour de Dieu, animé par son souffle vital et capable de reconnaître sa voix et donc de lui répondre; gratuit e, à cause de ce, même capable de le désobéir, céder à la tentation de la fierté et de l'auto-tension. Voici le péché, La maladie mortelle est rapidement entrée pour polluer la terre bénie qui est l'être humain. Créé à l'image du saint et le bon homme a perdu son innocence et maintenant il ne peut redevenir raison que grâce à la justice de Dieu, le juge de l'amour qui, Comme l'écrit San Paolo:

"Il s'est manifesté par la foi en Christ" (Rm 3,22).

Juste la deuxième lecture de la liturgie de la parole du mercredi des cendres, contient l'appel de Paul pour se laisser se réconcilier avec Dieu (cf. 2Cor 5,20), À travers l'un de ses célèbres paradoxes qui conduit toute la réflexion sur la justice au mystère du Christ. Saint Paul écrit:

« Celui qui n'avait connu aucun péché [c'est-à-dire que son fils a fait l'homme] Dieu l'a péché en notre faveur, Parce qu'en lui nous pourrions devenir juge de Dieu " (2Cor 5,21).

Au cœur du Christ, c'est-à-dire au centre de sa personne divine-humaine, Tout le drame de la liberté a été joué en termes décisifs et définitifs. Dieu a apporté sa propre conception du salut aux conséquences extrêmes, Rester fidèle à son amour même au prix de livrer son fils unigène à la mort et à la mort de Croce. La justice divine est découragée ici, profondément différent de celui humain: «Merci à l'action du Christ, Nous pouvons entrer dans la justice "plus grande", qui est celui de l'amour " (Benoît XVI, Message pour le Carême, 2010)

Saint Carême, Tout en commençant par le geste austère des cendres qui nous fait incliner la tête, Cependant, cela élargit notre horizon et nous a orientés vers la vie éternelle, Depuis sur cette terre, nous sommes en pèlerinage:

«Nous n'avons pas ici une ville stable, Mais allons-y à la recherche de l'avenir " (Mib 13,14).

Prêté pendant qu'il nous fait comprendre la relativité des actifs de cette terre Et donc cela nous rend capables de renonciations nécessaires, Cela nous donne également la liberté de faire le bien, pour ouvrir la terre à la lumière du ciel, En présence de Dieu parmi nous.

Alors les cendres saints qui sont traditionnellement obtenus à partir de l'incendie des branches d'olivier Benedetti pour le dimanche de la palmé de l'année précédente, exécutez leur fonction de porte d'entrée pour le temps fort du Carême et laisse déjà l'homme renouvelé par le Christ ressuscité et renaissant dans les eaux du baptême, Comme la liturgie nous fait revivre dans la sainte veille de la nuit de Pâques.

Florence, 6 mars 2025

Début du Carême

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De la poussière à l'eau: La signification du symbole austère des cendres

Les cendres saintes qui sont traditionnellement obtenues à partir de l'incendie des branches d'olivier bénie pour le dimanche de la paume de l'année précédente exercent leur fonction comme la porte d'entrée vers la forte saison de Carême et nous permettent déjà d'apercevoir l'homme renouvelé par le Christ ressuscité et de renaître dans les eaux du baptisme, Comme la liturgie nous fait revivre dans la sainte veille de la nuit de Pâques

- pastoral liturgique -

Auteur
Simone Pifizzi

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Hier, avec la liturgie des cendres, La saison sainte du Carême a commencé pour l'église. Un temps qui, Selon ce qui est rapporté dans les normes et le calendrier de l'année liturgique, a le but de se préparer pour Pâques. La liturgie de Carême guide les deux catéchumènes, à travers les différents degrés d'initiation chrétienne, et les fidèles à travers la mémoire du baptême et par la pénitence dans la célébration du mystère pascal.

Comme tout le monde le sait, La saison sainte du Carême commence par un symbole défini comme austère: recevoir des cendres sur la tête. Dans l'Ancien Testament, Les cendres sont un symbole de ce qui est temporaire, périssable et en tant que tel est réduit à la poussière, Comme nous lisons dans Emploi 10:9; ou parce qu'il ne vaut rien (Gén 18:27). Également dans l'Ancien Testament, Les cendres étaient un signe de désolation et de deuil. Voici alors les gestes des cendres saupoudrées sur la tête (2Sam 13:19), Assis en cendres comme Job (Emploi 2:8), rouler en cendres (Ce 27:30), Manger des cendres comme du pain (PS 102). David a expié pour ses péchés en cendres, Les neufvites après la prédication de Jonas ont couvert la tête en cendres. Les cendres ont été utilisées dans les rites de purification, Lorsqu'une vache rouge a été brûlée et que ses cendres ont ensuite été jetées dans l'eau utilisée pour les différentes purifications rituelles (Nobs 19:1ff). Surtout, Les cendres rappellent les paroles que Dieu a adressées à Adam après son péché: “Tu es de la poussière, Et pour saupoudrer tu reviendrai” (Gén 3:19); Ils soulignent la punition de la mort et le néant de la créature en forme de la poussière du sol.

Au Moyen Âge, Les pénitents publics qui ont dû expier leurs péchés et recevoir le sacrement de la pénitence en tant que deuxième baptême sont apparus au début du Carême couverts de cendres et portant des sacs. Aujourd'hui, Dans la liturgie chrétienne, L'expression que le prêtre utilise lors de la bénédiction et d'imposer les cendres mercredi qui marque le début du Carême:

«N'oubliez pas que vous êtes de la poussière et que vous demeurerez», vous reviendrez ».

C'est, J'accepte le sens de la douleur, du deuil de la mort en conséquence du péché et de la fragilité de l'homme. De cela vient le devoir de reconnaître ses défauts et de s'engager dans une vie saine, comme exhorté par la formule alternative pour l'imposition de cendres:

«Convertir et croire en l'Évangile».

La cendre, nous rappeler que nous sommes de la poussière, nous aide à revigorer le sens de la vraie conscience chrétienne qui nous accuse d'être coupable et ne nous donne pas la paix jusqu'à ce que nous ayons trouvé un remède à notre inclination au mal.

La pénitence devient un besoin: Nous devons faire pénitence pour nous dénoncer au ciel et à la terre que nous sommes des gens misérables. Nous avons l'obligation d'implorer la miséricorde et de démontrer avec certaines de nos actions que nous répudons le mal fait et le mal que nous sommes capables de faire. Loin d'être un signe de superstition, La cendre nous rappelle une vérité théologique bien résumé par les paroles de la bénédiction, le plus ancien, qui peut être utilisé le mercredi qui commence le saint Carême:

«O Dieu qui ne veut pas de mort mais la conversion des pécheurs, Accordez cela en reconnaissant que notre corps reviendra à la poussière, L'exercice de pénitence nous obtient le pardon des péchés et une vie renouvelée à l'image du Seigneur ressuscité. Par Christ, Notre Seigneur. Amen" (Du rituel romain)

Le même concept est également exprimé Dans la formule renouvelée de la bénédiction des cendres qui lit:

«O Dieu qui a pitié de ceux qui se repentent et donne votre paix à ceux qui se convertissent, Écoutez avec une bonté paternelle aux prières de votre peuple et bénissez vos enfants qui recevront le symbole austère des cendres, de sorte que grâce à l'itinéraire spirituel du Carême, ils peuvent arriver complètement renouvelés pour célébrer la Pâques de votre fils ».

Et il est également répété dans la formule alternative dans laquelle ces mots sont utilisés:

«O Dieu qui ne veut pas la mort des pécheurs mais la conversion, Écoutez avec bonté notre prière et bénissez ces cendres que nous sommes sur le point de recevoir sur nos têtes, Reconnaissant que nous sommes de la poussière et de la poussière, nous reviendrons. Que l'exercice de la pénitence de Carême obtient pour nous le pardon des péchés et une vie renouvelée à l'image de votre fils ressuscité, qui vit et règne pour toujours et à jamais. Amen".

Les prières mentionnées ci-dessus nous présentez donc la bonne perspective à partir de laquelle regarder le signe des cendres placées sur la tête de ceux qui commencent le voyage de Carême avec la bonne volonté. C'est essentiellement un geste d'humilité, ce qui signifie: Je me reconnais pour ce que je suis, une créature fragile, fait de terre et destiné à la terre, mais aussi fait à l'image de Dieu et destiné à lui. Poussière, Oui, mais aimé, en forme de l'amour de Dieu, animé par son souffle vital et capable de reconnaître sa voix et donc de lui répondre; gratuit et, pour cette raison, Aussi capable de le désobéir, céder à la tentation de la fierté et de l'autosuffisance. Voici le péché, une maladie mortelle qui a rapidement commencé à polluer la terre bénie qu'est l'être humain. Créé à l'image du saint et du juste, L'homme a perdu son innocence et peut maintenant ne pas être seulement grâce à la justice de Dieu, le juge de l'amour qui, Comme l'écrit Saint Paul:

«S'est manifesté par la foi en Christ» (ROM 3:22).

Précisément la deuxième lecture de la liturgie du mot sur Ash Mercredi contient l'appel de Paul à se réconcilier avec Dieu (voir 2 Cor 5:20), à travers l'un de ses célèbres paradoxes qui mène toute réflexion sur la justice au mystère du Christ. Saint Paul écrit:

«Car il l'a fait être le péché pour nous, qui ne connaissait aucun péché; Que nous pourrions être fait la justice de Dieu en lui » (2 Cor 5:21).

Au cœur du Christ, C'est, au centre de sa personne divine-humaine, Le drame entier de la liberté s'est joué en termes décisifs et définitifs. Dieu a pris son plan de salut aux conséquences extrêmes, Rester fidèle à son amour même au prix de remettre son seul fils engendré à mort et à la mort sur la croix. Ici la justice divine est révélée, profondément différent de la justice humaine:

«Merci à l'action du Christ, Nous pouvons entrer dans le “plus grand” justice, qui est celui de l'amour » (Benoît XVI, Message pour le Carême, 2010)

Saint Carême, Bien qu'il commence par le geste austère des cendres qui nous font incliner la tête, Néanmoins élargit notre horizon et nous oriente vers la vie éternelle, Depuis sur cette terre, nous sommes en pèlerinage:

«Car ici, nous n'avons pas de ville durable, Mais nous cherchons celui qui est à venir » (Hebdonne 13:14).

Tandis que le Carême nous fait comprendre la relativité des biens de cette terre et nous rend donc capables de renoncements nécessaires, Cela nous donne également la liberté de faire le bien, pour ouvrir la terre à la lumière du ciel, à la présence de Dieu parmi nous.

Ainsi les cendres sacrées qui sont traditionnellement obtenus à partir de l'incendie des branches d'olivier bénie pour le dimanche de la PAMER de l'année précédente, exerce leur fonction comme la porte d'entrée de la forte saison de Carême et nous permettent déjà d'effacer l'homme renouvelé par le Christ ressuscité et de renaître dans les eaux du baptême, Comme la liturgie nous fait revivre dans la sainte veille de la nuit de Pâques.

Florence, 6 mars 2025

Début du Carême

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«Je ne viens pas au concert, Je ne suis pas un prince de la Renaissance", dit le Saint-Père, Toutefois, cela ne signifie pas qu’il faille éliminer le pire des négligences

«Je ne viens pas au concert, JE NE SUIS PAS UN PRINCE DE LA RENAISSANCE" DIT LE SAINT-PÈRE, CEPENDANT, CELA NE SIGNIFIE PAS ÉLIMINER LE PIRE DE LA BALADE

Nos sages professeurs nous ont prévenus dès notre plus jeune âge de plusieurs dangers insidieux, nous faire prendre conscience que le non-conformisme des conformistes existe, quel est le pire conformisme; le mépris du cléricalisme par les cléricaux, ce qui se traduit alors par le pire cléricalisme; le fascisme des antifascistes, qui finit par se manifester comme une forme violente de néo-fascisme encore pire que celle des Vingt Ans Fascistes..

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Auteur
Simone Pifizzi

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Onze ans se sont écoulés depuis, c'était en juin 2013 quand le Saint-Père François a laissé le siège vide au centre de la salle Paul VI, pendant que les invités et les autorités écoutaient pendant un moment’ le «Grand concert de musique classique pour l'Année de la Foi» interdit, tout en absence, plutôt que la présence, pape. Quelques jours plus tôt, parler à des nonces du monde entier, le Saint-Père avait dénoncé la « mondanité spirituelle » qui est la « lèpre » de l'Église, « céder à l'esprit du monde » qui « nous expose, nous pasteurs, au ridicule », cette « sorte de bourgeoisie d'esprit et de vie qui nous pousse à nous sédentariser », chercher une vie confortable et paisible". Le fait est que personne n'a jamais annoncé ce qui était arrivé à Mgr Rino Fisichella alors que tout le monde, Toutes les personnes 17,30, ils attendaient que le pontife entre dans la pièce: «Le Saint-Père ne pourra pas être présent en raison d'une tâche urgente et pressante» (cf.. Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, QUI).

je vais essayer d'être bref, mais pas parce qu'il manque d'arguments, plutôt l'inverse: il y aurait trop de sujets et, si dans certains cas on ne peut pas se taire, c'est bien d'être très mesuré.

Qui d'entre nous a eu la grâce d'avoir des professeurs authentiques - et chacun de nous Pères de l'Île de Patmos, par la grâce divine, il les avait - il a pu apprendre ce que quelqu'un n'avait peut-être pas eu l'occasion d'apprendre auparavant à Buenos Aires en tant que religieux, puis comme prêtre jésuite, enfin comme évêque. Enfin arrivé au trône sacré un 77 années, Il n'est pas facile de changer de point de vue et de perspective en tant que personne âgée, pour que cela se produise, il faudrait que le Saint-Esprit se pose sur la tête de l'élu non pas comme une colombe mais comme un condor des Andes..

Nos sages professeurs ils nous ont prévenus dès notre plus jeune âge de plusieurs dangers insidieux, nous faire prendre conscience que le non-conformisme des conformistes existe, quel est le pire conformisme; le mépris du cléricalisme par les cléricaux, ce qui se traduit alors par le pire cléricalisme; le fascisme des antifascistes, qui finit par se manifester comme une forme violente de néo-fascisme encore pire que celle des Vingt Ans Fascistes..

Certains pensent qu’exposer « nous, pasteurs, au ridicule » ne sont que les défilés de ces personnages, soi-disant dentelle & lacets, qui esthétisent la liturgie sacrée de manière exaspérée et parfois exaspérante? Personne ne nie l'existence d'un élément de ridicule dans ces sujets, si nous voulons même du grotesque, mais le ridicule a plusieurs visages, il ne faut donc pas le considérer comme moins ridicule que le Cardinal Sébastien François, Évêque de Diocèse de Penang en Malaisie, on célèbre la Sainte Messe assis à une table avec d'autres concélébrants et on élève le Corps du Christ avec la tête couverte par la calotte rouge; tout quand même nous, à l'époque nous étions enfants de chœur, nous savions que l'évêque se tient tête nue devant le Saint-Sacrement exposé et que pendant les liturgies, jusqu'à ce que l'Eucharistie soit placée à l'intérieur du tabernacle, il ne se couvre plus la tête (cf.. Cérémonie des évêques, nn. 153-166). C'est ici, est clair, il ne s'agit pas d'être hyper-critique, parce que les photos qui documentent tout sont vraiment dérangeantes.

Cardinal Sébastien François, qui sera sûrement un saint homme, Ha 72 années. Si le Pontife, qui règne avec bonheur, n'atteint pas son centenaire, il entrera au conclave en tant qu'électeur, où il se retrouvera face à des frères cardinaux de tendances spécifiques, mais surtout de pays riches capables de soutenir des Églises locales entières dans les pays pauvres, qui montrera du doigt le sac d'argent, avec un autre doigt ils indiqueront le candidat à écrire sur la carte.

Cela arrive quand tu tombes dans le non-conformisme des conformistes, au mépris du cléricalisme des clercs, dans le fascisme des antifascistes. Mais la beauté, si c'est beau, nous voulons l'appeler, tout est encore à venir. Et que Dieu nous aide!

Florence, 1septembre 2024

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"Aller plus loin, si proche tu me bouleverses …» Si un prêtre enlève le crucifix du centre de l'autel pour qu'il ne recouvre pas le “centralité” du célébrant-protagoniste, ça veut dire que nous sommes arrivés au bout du fil

"ALLER PLUS LOIN, TELLEMENT PRÈS QUE TU ME DÉRANGES …» SI UN PRÊTRE ENLÈVE LE CRUCIFIX DU CENTRE DE L'AUTEL POUR QU'IL NE COUVRE PAS LA « CENTRALITÉ » DU CÉLÉBRANT-PROTAGONISTE, CELA SIGNIFIE QUE NOUS AVONS ATTEINT LE BOUT DE LA LIGNE

Que dire si des vidéos circulent dans lesquelles on voit des prêtres et même des évêques monter à l'autel et retirer le crucifix du dessus, car cela enlève évidemment de la visibilité, il occupe l'espace que le célébrant occupera peu de temps après, brandissant parfois des micros monstrueux qui, ceux-là oui, ils peuvent très bien rester où ils sont?

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Auteur
Simone Pifizzi

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Ce qui est étrange et bizarre ça touche généralement une corde sensible social, parce que cela augmente considérablement les vues et attire les commentaires des gens. Aucune sphère humaine ne peut être considérée comme étrangère à cette angoisse de recherche du bien particulier., du ridicule au monstrueux, même le religieux.

Des événements vraiment étranges qui se déroulaient dans les églises ont connu du succès sur les différentes tribunes les plus connues et les plus utilisées. Du prêtre qui chante une chanson populaire depuis l'autel ou qui en fait le décor de petites vidéos risibles, aux vêtements choquants de certains époux, à certaines bénédictions excessives avec de l'eau bénite. Est-ce que quelqu'un m'utilise social aussi pour stigmatiser ces comportements qui se produisent dans les églises ou ces gestes qui confinent à l'abus des lieux, parce qu'ils ne conviennent pas, celui de la liturgie utilisé à volonté. Le monde est devenu une grande scène et malheureusement même les religieux pensent qu'on peut y accéder en exploitant l'espace d'une salle paroissiale ou d'un presbytère.. Il y a quelques jours, on a appris qu'un créateur avait conçu une robe de mariée plus que transparente pour un mariage religieux et les personnes qui ont pu commenter ne manquaient pas.: «Une église n'est qu'un bâtiment, il peut porter ce qu'il veut" (QUI).

Mais que dire si des vidéos circulent dans lequel on voit des prêtres et même des évêques monter à l'autel et retirer le crucifix du dessus car cela enlève évidemment la visibilité, il occupe l'espace que le célébrant occupera peu de temps après, brandissant parfois des micros monstrueux qui, ceux-là oui, ils peuvent très bien rester où ils sont?

L'évêque d'Arezzo-Cortona-Sansepolcro

Prêtre de l'archidiocèse de Salerne-Campagna-Acerno

Les bizarreries de notre époque qui recoupent également le monde religieux et la façon dont la liturgie est vécue et célébrée nous donne le "La" pour rappeler que les prêtres ne sont pas les maîtres incontestés des célébrations et qu'en vérité ils agissent pour un service qui véhicule un mystère plus grand et plus profond.. À cet égard, je voudrais me concentrer sur l'autel car des bizarreries et des distorsions s'y sont produites., aux mains d'un célébrant ou d'un « ouvrier pastoral » diligent, sans parler des soi-disant « animateurs liturgiques » qui pensent pouvoir agir à leur guise ou plus probablement oublient que l'autel n'est pas n'importe quel meuble., un endroit pour mettre les choses en vrac.

Juste pour remettre les pendules à l'heure, dans le rite de dédicace de l'autel, il est dit que:

«avec l'onction du Chrisme [esso] devient un symbole du Christ, qui a été appelé le plus dignement Oint de tous; en fait, le Père l'a oint du Saint-Esprit et l'a fait Grand Prêtre, qui a offert le sacrifice de sa vie pour le salut de tous sur l'autel de son propre corps" (Ordre de dédicace de l'Église et de l'Autel, IV/22).

LL'autel est donc un symbole du Christ et cette doctrine est traditionnelle. Saint Ambroise l'a mentionné à plusieurs reprises:

«Qu'est-ce que l'autel, sinon le signe du corps du Christ?» (Qu'est-ce que l'autel ?, sauf la forme du corps du Christ?), (Communication. en Cant. je,6: PL 15,1855; Du sacré., V, 2, 7; cf. IV, 2, 7: PL 16, 447. 437).

Les événements historiques qui concernent la présence d'autels dans les églises sont anciennes et complexes et vont naturellement au-delà de cette modeste contribution. On pourrait commencer par l'autel fixe qui commença à apparaître dans les basiliques du IVe siècle., jusqu'à l'adoption de l'autel de pierre pour lequel le symbole biblique du Christ « pierre angulaire de l'édifice spirituel » n'était pas étranger (cf.. Doit 118, 22; Mont 21, 42; À 4, 11; 1Cor 10, 4; 1Pt 2, 4-8). On pourrait citer l'ancienne coutume de célébrer l'Eucharistie sur les tombeaux des martyrs qui a trouvé une traduction concrète dans la construction d'autels au-dessus de leurs tombeaux., ainsi que la translation de leurs reliques sous les autels des nouvelles basiliques. Saint Ambroise écrit toujours à ce sujet: « Là où le Christ est la victime, il y a aussi des victimes triomphales. Au dessus de l'autel lui, qui est mort pour tout le monde; celles-ci, racheté par sa passion, sous l'autel" (Lettre 22, 13: PL 16, 1023).

De tous les lieux présents dans une église seul l'autel connaît un rite de dédicace, pour souligner son excellence:

"L'autel, sur lequel le sacrifice de la croix est rendu présent dans les signes sacramentels, c'est aussi la table du Seigneur, à laquelle le peuple de Dieu est appelé à participer lorsqu'il est convoqué à la Sainte Messe; l'autel est le centre de l'action de grâce qui a lieu avec l'Eucharistie" (Le cadre général du Missel romainje, 296).

Même le Souverain Pontife s'en souvenait: «Le regard de ceux qui prient est dirigé vers l'autel, prêtre et fidèle, convoqué pour la sainte assemblée autour d'elle " (Discours de 24 août 2017).

L'importance de l'autel le Catéchisme de l'Église catholique le rappelle naturellement aussi:

"L'autel, autour duquel l'Église est rassemblée dans la célébration de l'Eucharistie, il représente les deux aspects d'un même mystère: l'autel du sacrifice et la table du Seigneur, et d'autant plus que l'autel chrétien est le symbole du Christ lui-même, présent et comme victime offerte pour notre réconciliation, tous deux comme une nourriture céleste qui nous est donnée" (n. 1383).

Pour ces raisons, la réforme liturgique remontant à l'ancienne tradition chrétienne, il souhaitait qu'un seul autel soit construit dans les églises, détaché du mur pour pouvoir en faire le tour et faire la fête envers le peuple, placé de manière à attirer l'attention. Qu'il était normalement réparé et dédié, avec la table en pierre, mais d'autres sujets intéressants ne sont pas exclus, solide et bien fait. Et les reliques des saints peuvent être placées sous l'autel; qu'il est recouvert d'une nappe et qu'il y a une croix et des chandeliers au-dessus ou à côté (Le cadre général du Missel romain, 298-308).

Vénération pour l'autel - qui embrasse en fait, il est furieux et incliné devant lui - il est motivé par son lien avec le sacrifice du Christ, à qui, dans le sacrement, le sacrifice de l'Église en prière est associé. L'offrande spirituelle des fidèles y est déposée, signifié dans le pain et le vin, parce que le Saint-Esprit, pour le ministère du prêtre, faites-en un sacrement du Corps et du Sang du Christ, afin que ceux qui s'en nourrissent deviennent un seul corps en Christ, à la louange de Dieu le Père. La prière dans la préface de la messe de dédicace l'exprime bien: «Autour de cet autel nous nous nourrissons du corps et du sang de ton Fils pour former ton une et sainte Église».

Et c'est précisément le caractère unique du sacrifice rédempteur, au Calvaire et dans l'Eucharistie, de la part du Christ prêtre et victime, qui a conduit la réforme liturgique conciliaire à établir que plusieurs messes ne peuvent être célébrées en même temps dans la même église et que dans les nouvelles églises, il ne doit y avoir qu'un seul autel fixe. L'intention d'éduquer le peuple chrétien avec cette pratique et avec ce signe est claire, l'autel, qui représente (signification) clairement et définitivement Christ Jésus, Pierre vivante, et représente au milieu de l'assemblée des fidèles l'unique Christ et l'unique Eucharistie de l'Église" (Le cadre général du Missel romain, nn. 298, 303).

Le Concile Vatican II s'est terminé en 1965, pourtant sur cet aspect, comme sur les autres d'ailleurs, la sensibilité des Pères qui ont célébré l'importante assemblée et celle des nombreux documents qui ont suivi ne semblent malheureusement pas avoir été acquises ou récupérées par tout le monde. Dans 2002, Par exemple, la sainte soif, ou la Congrégation pour le Culte Divin, a dû intervenir pour déclarer "illégal" de célébrer la messe de la première communion sur un autel temporaire au milieu de l'église avec l'intention naïve "d'évoquer la Cène"., puisqu'il s'agit d'une duplication inutile du "signe déjà présent"; un geste destiné à confondre les gens en les distrayant de l'essentiel. Mais aussi aujourd'hui dans certaines Paroisses, parfois devant l'autel, quelqu'un place une table avec les symboles de la Pâque dessus, générant ainsi une confusion liturgique et théologique totale, même si l'intention serait le contraire. Il n'est pas rare que l'autel devienne support pour des affiches explicatives, par exemple d'une saison liturgique particulière et tout est placé en dessous, de la crèche de Noël aux différentes offres, parfois curieux, dans certaines célébrations. J'ai vu un jour un pauvre petit agneau obligé de rester tout le temps dans un panier sous l'autel alors qu'il aurait probablement préféré paître dans un pré.. À un moment donné, il a commencé à bêler, créer de l'hilarité chez les personnes présentes à l'Eucharistie. Et un peu de tout est placé dessus et peut-être justement pour cette raison, comme mentionné ci-dessus, certains célébrants ne trouvent rien de mieux que d'élever la Croix, le considérant probablement comme un meuble redondant, alors qu'au contraire il est prévu et placé là pour nous rappeler vers qui nous devons tourner notre regard.

Comment réparer tout ça? Certainement grâce à la formation continue de chacun. Des prêtres d'abord qui doivent s'occuper des célébrations et donc être experts en la matière. Dans ce cas de la particularité et de la centralité du signe de l'autel qui fait référence à celui du Christ. Ils devraient se souvenir, par exemple, et même en dehors de l'action liturgique, l'autel est une invocation et une attente de sa présence, Christ, qui rend toutes choses nouvelles (cf.. App 21, 5).

À cause de ce, à travers la catéchèse et des moments éducatifs, ils doivent aider les fidèles à se former spirituellement et à prendre conscience d'une liturgie bien célébrée avec ses signes propres, transparent et plus important, tout comme l'autel, c'est et doit être la première école en soi: «La loi de la prière, loi de la croyance».

Nous avons commencé par nous souvenir des horreurs que le social ils sont prêts à résonner jusqu'à ce qu'un nouveau et sensationnel apparaisse. Parmi ceux-ci, certains concernent ce qui se passe dans l'Église et dans les liturgies.. Ainsi est née cette contribution qui n'a pas pour vocation de faire rire ou de multiplier les commentaires négatifs, comme cela arrive sur la toile. Mais c'est juste une invitation à prendre, de cette circonstance, l'importance et la beauté des contenus de la foi et la manière dont ils s'expriment dans la liturgie. Si des erreurs ont été commises dans ce domaine et seront commises, le principe s'applique toujours: «Les erreurs sont corrigées là où elles sont détectéesr»; qu'on pourrait traduire: les erreurs sont corrigées dès que vous réalisez que vous les avez commises.

en conclusion nous ne pouvons manquer de rappeler à tous ces catholiques naïfs, tellement inquiet d'être scandalisé et de crier au scandale, mais pas aussi soucieux de vérifier attentivement les actualités et les images, autant de vidéos sur lesquelles ils ont posté social ils n'ont rien à voir avec l'Église catholique et notre clergé. En fait, il existe dans le monde des pseudo-églises qui, dans leur appareil liturgique externe, s'inspirent de l'Église catholique.. A cet égard, il suffirait de rappeler qu'après le Concile Vatican I (ouvert dans 1869, terminé en 1870, mais formellement fermé seulement en 1960) il y a eu un schisme qui a donné naissance à la soi-disant « église » vieille-catholique.. C'est seulement de cette agrégation que sont nées puis se sont multipliées des dizaines d'« églises » autoproclamées, dirigées par des personnages plutôt exotiques.. Ayant vu et considéré qu'il y a suffisamment d'abus liturgiques dans notre clergé catholique; vu et considéré que parfois on a presque l'impression que certains de nos prêtres rivalisent entre eux pour voir qui pourra réaliser l'extravagance la plus farfelue, qu'au moins les pitreries des autres ne nous sont pas attribuées, parce que les nôtres sont suffisants et plus que suffisants, tout en embarrassant suffisamment ceux d'entre nous qui continuent d'être catholiques.

 

Florence, 20 juillet 2024

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Jeudi Saint 2024. Homélie de salutation du Cardinal Giuseppe Betori

JEUDI SAINT 2024. HOMÉLIE DE SALUT DU CARDINAL GIUSEPPE BETORI

Affirmer qu'aujourd'hui, des aigles et des faucons que nous étions, nous passons aux poulets ou, bon cours, aux dindes, ce n'est pas une déclaration peu généreuse et irrévérencieuse mais un fait: ces dernières années, nous avons assisté à des nominations épiscopales d'individus embarrassants, mais le pire, c'est qu'ils sont tous pareils, ou comme on dit moulé, cloné pour l'émulation. Tout cela face à la pluralité des voix au sein de l'Église!

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Auteur
Simone Pifizzi

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Article au format PDF imprimable

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Cet article m'a inspiré - ce qui n'est pas le cas, car il s'agit de rapporter le texte d'une homélie prononcée par le Cardinal Giuseppe Betori, Archevêque métropolitain de Florence - il s'agissait du Père Ariel, qui il y a quelques semaines a rendu hommage à son évêque dans nos colonnes, SE. Mons. Andréa Turazzi; hommage fait avec une touche de classe résumé dans cette phrase:

«Un bon prêtre l'est s'il attend la fin de son mandat pour louer son évêque [...] Seulement maintenant qu'il n'a plus de pouvoir de gouvernance pastorale sur le diocèse et sur moi, Je peux dire publiquement à quel point je l'ai vénéré, apprécié et aimé mon Evêque".

L'archevêque de Florence, bien qu'il ait présenté sa démission de la gouvernance pastorale de notre diocèse au Souverain Pontife, il n'est pas encore émérite, et son successeur désigné n'a pas encore été officialisé. Sa mission parmi nous, de facto, Cependant, il doit être considéré comme terminé. Quant à son successeur, il est presque certain qu'il a déjà été choisi et nommé, nous devons juste attendre l'annonce officielle.

Avec le cardinal Giuseppe Betori - et maintenant très peu d'autres qui sont devenus évêques à la cinquantaine sous le pontificat du Saint Pontife Jean-Paul II - une saison ecclésiastique et ecclésiastique qui a aussi eu ses nombreux problèmes est définitivement close, mais en tout cas aussi peuplé de personnalités de haut niveau pastoral et de profondeur culturelle. Affirmer qu'aujourd'hui, des aigles et des faucons que nous étions, nous passons aux poulets ou, bon cours, aux dindes, ce n'est pas une déclaration peu généreuse et irrévérencieuse mais un fait: ces dernières années, nous avons assisté à des nominations épiscopales d'individus embarrassants, mais le pire, c'est qu'ils sont tous pareils, ou comme on dit moulé, cloné pour l'émulation. Tout cela face à la pluralité des voix au sein de l'Église!

Faire miens les mots adressé aujourd'hui par un frère à son évêque, je peux dire aussi:

«Un bon prêtre l'est s'il attend la fin de son mandat pour louer son évêque [...] Seulement maintenant qu'il n'a plus de pouvoir de gouvernance pastorale sur le diocèse et sur moi, Je peux dire publiquement à quel point je l'ai vénéré, apprécié et aimé mon Evêque".

Cardinal Giuseppe Betori s'est révélée être une perle désormais sertie dans le diadème de la généalogie des derniers évêques donnés à notre Église florentine par Rome, désormais, comme le démontre l’homélie suivante…

Florence, 28 mars 2024

 

Cardinal Giuseppe Betori, archevêque métropolitain de Florence, Messe chrismale de l'année 2024

La messe chrismale, que l'évêque concélèbre avec les prêtres des différentes zones du diocèse et au cours de laquelle il bénit le saint chrême et les autres huiles, il est considéré comme l'une des principales manifestations de la plénitude du sacerdoce de l'évêque et un signe de l'union étroite des prêtres avec lui". Ce sont les paroles du Pontifical Romain dans les locaux du rite de la bénédiction des huiles.. C'est avec ces paroles que je vous adressais il y a quinze ans lors de ma première présidence de la célébration de la messe chrismale dans l'Église florentine.. J'y fais encore référence aujourd'hui, dans cette célébration qui peut être présumée être ma dernière présidence de la messe chrismale dans cette cathédrale, m'adresser en particulier à vous, prêtres florentins, avec qui j'ai partagé la gouvernance pastorale du peuple de Dieu qui m'a été confiée ces dernières années.

Les miens sont censés être des mots de remerciement, de réflexion, de livraison pour l'avenir. Cependant, je voudrais éviter de tomber dans le niveau des sentiments, bien qu'important et pas absent de mon cœur en ce moment, pour tout remettre à la lumière de la parole de Dieu. Gratitude, conscience, l'espérance confiante doit en effet se mesurer à la fidélité avec laquelle nous avons su répondre au don que le Christ nous a fait, de la façon dont nous nous sentons obligés d'approfondir ses formes d'une manière adaptée à notre époque, de la façon dont nous nous y livrons avec la certitude que la présence du Seigneur et de son Esprit est parmi nous, malgré les incertitudes du présent, ça n'échouera jamais.

Dans cet horizon nous accueillons la révélation qui nous vient aujourd'hui de la parole de Dieu concernant la mission du Christ, des dignités et des responsabilités qui sont confiées à ses disciples, du service de la parole et de la grâce qui nous est confié, ses ministres, pour le bénéfice de tous. L'image qui résume ce mystère est celle de l'onction, avec lequel le prophète exprime la consécration du Messie envoyé pour apporter la bonne nouvelle du salut, se mettre au service des pauvres et des opprimés, répandre la consolation de la miséricorde. Nous avons entendu Jésus proclamer cette même onction comme signe de la mission pour laquelle l'Esprit l'envoie comme libérateur de l'humanité de toute sa fragilité pour entrer dans le temps de la grâce du Seigneur.. Enfin, cette onction, maintenant défini comme royal et sacerdotal, c'est le signe d'un peuple racheté qui vit pour la gloire du Père.

Annonce, sacerdoce et royauté de la personne du Christ ils passent à celui des croyants en lui et notre ministère de prêtres se met au service de ce passage. Merci donc pour votre ministère au service de la Parole; Qu'il y ait toujours en vous le désir de la connaître toujours plus profondément et de pouvoir l'exprimer à nouveau avec des mots capables de répondre aux questions exprimées et inexprimées de l'humanité contemporaine., nous regardons l'avenir avec confiance, certain que dans la richesse inépuisable de la parole de Dieu se trouve une orientation sûre pour les nouveaux défis qui menacent l'humanité dans les jours à venir. Merci pour votre ministère de pontifes entre l'humanité et son Créateur, de généreux transmetteurs de la grâce qui vient d'en haut et de la voix de l'humanité et de ses attentes envers le Père de tous; dans un monde construit selon le mythe de l'autosuffisance, sentez que c'est votre engagement particulier de réveiller chez votre peuple le besoin d'invocation et l'humilité d'accueillir le don de la vie, la nouvelle œuvre des sacrements; nourris toujours l'espoir en toi, pour qu'aucun obstacle ne vous plonge dans le désespoir ou même simplement dans l'inertie, parce que de toute façon rien ne change, avoir en nous la certitude que le Ressuscité a le pouvoir de rendre toutes choses nouvelles. Merci pour la façon dont vous animez vos communautés dans votre ministère, consacrez-vous à être, vous vous attaquez particulièrement aux problèmes des plus pauvres; Nous sommes bien des ministres de l'Église, mais notre service est toujours pour la venue du Royaume de Dieu parmi nous, dans les signes du bien que nous contribuons à éclore et dans la contribution que nous pouvons offrir en tant que communautés chrétiennes pour l'affirmation de la justice, de paix, du respect de la dignité de chaque homme, le bien commun; La place de l'Église dans la société évolue rapidement et par conséquent celle du prêtre, c'est pourquoi nous sommes invités à abandonner toute nostalgie de la centralité mais aussi à réitérer que personne ni aucun monde ne peut rester étranger au don de nous-mêmes dans le Seigneur..

Dans l'homélie d'il y a quinze ans Je t'appelais à une communion qui n'était pas une uniformité massifiante, mais un entrelacement de relations dans la diversité des expériences et dans la modulation de la vérité unique. Je vous ai demandé d'éviter la répétition fatiguée d'une mélodie monotone pour rechercher une harmonie polyphonique dans laquelle chaque voix cherche l'harmonie avec les autres., pour une communication qui exprime l’intelligence de la réalité et la beauté de l’expérience. Je ne sais pas combien de temps nous avons réussi à vivre ainsi durant ces années et je suis aussi là pour vous demander pardon pour ce que je n'ai pas fait ou pour ce que j'ai pu faire dans le sens inverse..

L'autre rappel d'il y a quinze ans c'était à la racine sacramentelle de notre ministère, pour ne pas nous laisser réduire à des agents sociaux, bien qu'apprécié et apprécié, ni même aux fonctionnaires d'un lieu sacré vers lequel recourir comme refuge contre l'angoisse humaine. La sacramentalité signifie que ce qui est décisif en nous, c'est le don de la grâce, dont nous avons été et sommes les destinataires et dont nous avons la responsabilité d'être les transmetteurs. C'est pourquoi je vous ai rappelé et je vous répète que servir la dimension sacramentelle de l'Église signifie avant tout un engagement à montrer comment, dans le régime sacramentel, nous pouvons saisir la primauté de Dieu dans l'histoire et comment elle se manifeste à nous et entre en contact avec notre vie grâce à la médiation du Christ., qui est le fondement et le fondateur des sacrements.

Et cet appel au Christ me fait répéter encore aujourd'hui que la mesure dans laquelle nous sommes prêtres dépend strictement de notre lien avec lui. Ce n'est qu'en restant unis à Lui que notre identité et notre service dans l'Église et dans le monde trouveront vérité et efficacité.. Que ce regard vers le Christ ne manque jamais dans notre quotidien, lui parler, laissez-nous guider et soutenir par lui.

Nous avons marché ensemble au cours de ces années. Ce fut un grand cadeau pour moi d'être votre évêque et de pouvoir compter sur votre soutien.. Nous ne savons pas quand, mais à l'avenir un autre évêque te guidera, à qui je vous livrerai mais à qui je vous demande aussi de vous livrer avec confiance. Les évêques passent, le Seigneur demeure et il est notre seul vrai berger, dont nous ne sommes que des signes, conscient, en ce qui me concerne, de faiblesse et d'insuffisance. Je demande miséricorde au Seigneur et je te demande la compréhension humaine. Avec amour.

 

Florence, 28 mars 2024

Cathédrale métropolitaine de Santa Maria del Fiore

Messe chrismale

 

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Des gestes et des mots, à propos de la liturgie. Brisons une lance en faveur de “Embrasse-moi Tucho”, anche se paree avere dimenticato la Redemptionis Sacramentum

GESTES ET MOTS, À PROPOS DE LA LITURGIE. BRISONS UNE LANCE EN FAVEUR DE "Embrasse-moi Tucho”, MÊME S'IL SEMBLE L'AVOIR OUBLIÉ LE SACREMENT DE RÉDEMPTION

Beaucoup, c'est un euphémisme, ils ont levé le nez lorsque le Pontife a choisi l'actuel préfet. Les critiques ne manquaient pas. En répondant avec respect et en allégeant toute la discussion jusqu'à présent avec une blague, nous pourrions nous souvenir du dicton qui dit: «Même une horloge cassée indique l'heure exacte deux fois par jour»

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Auteur
Simone Pifizzi

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Par une curieuse loi du talion beaucoup de ceux qui s'étaient réjouis de la publication de Implorant la confiance, déclaration confuse et ambiguë du Dicastère pour la doctrine de la foi publiée le 18 décembre de l'année dernière, devant lequel des épiscopats entiers se sont soulevés, ils avaient envie de discuter avec la plus récente Note du même Dicastère sur la validité des sacrements de 2 février de cette année et intitulé: Par des gestes et des mots.

La question se pose spontanément: Dans le 2004 l'Instruction a été publiée Le sacrement de la rédemption qui est un chef-d'œuvre de la théologie sacramentelle, de discipline des sacrements et de pastorale liturgique. L'éducation qui, selon ce qui continue de se passer dans nos églises, elle a été magnifiquement ignorée par des armées de prêtres créatifs et de mouvements laïcs qui ont continué sans se laisser décourager à créer leurs propres liturgies personnalisées., Néocatéchuménaux dans la tête, le tout dans une insouciance totale et un manque de vigilance de la part des évêques, bien que le document parle très clairement dans sa conclusion finale:

«Cette instruction, rédigé, par ordre du Souverain Pontife Jean-Paul II, par la Congrégation pour le Culte Divin et la Discipline des Sacrements en accord avec la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, a été approuvé par le Pontife lui-même le 19 mars 2004, à la solennité de saint Joseph, qui a ordonné sa publication et sa mise en conformité immédiate par tous les responsables ".

Pourquoi ne pas appeler au respect de cette consigne, si bien fait et détaillé, le cas échéant, établir des sanctions précises pour quiconque ne respecterait pas les dispositions données? Parce que c'est là le problème sous-jacent qui a caractérisé les cinquante dernières années de vie d'une Église qui se demande, exhorte, instruit et recommande, mais ça a toujours l'air bien, dans ces documents, établir des sanctions précises pour les contrevenants. Pas seulement: dans 64 notes de rappel de Par des gestes et des mots la Le sacrement de la rédemption il n'a jamais été rappelé et cité une seule fois, quelque chose d'objectivement sérieux.

Comme même les pierres le savent maintenant la première Déclaration susmentionnée, dans le contexte plus large du sens à donner aux bénédictions dans l'Église, il a ouvert la possibilité de bénir spontanément les couples en situation irrégulière et de même sexe. Ce qui n'était pas nécessaire pour de nombreux évêques et prêtres des différentes régions de l'Europe du Nord., ils le font arbitrairement depuis des années. Cette déclaration controversée prévoit que les bénédictions doivent être données dans des lieux et de manière qui ne ressemblent en rien à celles données aux couples réguliers., maman: «Dans d'autres contextes, comme une visite dans un sanctuaire, la rencontre avec un prêtre, la prière récitée en groupe ou lors d'un pèlerinage. En fait, à travers ces bénédictions qui ne sont pas communiquées à travers les formes rituelles de la liturgie, mais plutôt comme une expression du cœur maternel de l'Église, semblables à ceux qui émanent des profondeurs de la piété populaire, il ne s'agit pas de légitimer quoi que ce soit mais seulement d'ouvrir sa vie à Dieu, demandez son aide pour vivre mieux, et aussi d'invoquer l'Esprit Saint pour que les valeurs de l'Évangile soient vécues avec plus de fidélité" (Non. 40).

Pour l'instant tout le monde est content, du moins les partisans de cette ouverture, comme si nous avions auparavant refusé les bénédictions aux individus, surtout à ceux qui vivaient dans des conditions irrégulières, ou qui étaient coupables des péchés et des crimes les plus graves.

Ironiquement, précisément ceux qui s'étaient réjouis avant le Implorant la confiance, peu après, ils se lancèrent dans de sévères critiques à l'égard de la Note de 2 février, Des gestes et des mots, parce qu'il utilise un langage traditionnel pour définir ce qui est nécessaire pour qu'un sacrement soit valide, ainsi que licite. Critique, en particulier, souligne l'utilisation insistante des termes "forme" et "matière" utilisés par la Note comme éléments irremplaçables de toute célébration des sacrements, avec l'intention du célébrant. Critique qui concerne la déconnexion de ces trois éléments constitutifs de l'ensemble de la célébration du sacrement, par les sujets qui y participent et par les différents signes qui interviennent, ce qu'ils devraient être, par leur constitutionnalité même, significatif e, comment dites-vous, haut-parleurs. Les notes ondulées, alors, faire référence à la manière dont la Note n'examine pas l'intégralité du sacrement célébré e, comme une vague de retour, ils se déversent également sur le Implorant la confiance, comme là: «…Une bénédiction sans forme (sans espace, tempo, parole, tout) C'est n'importe quoi." (cf.. Voir QUI).

Ce n'est pas à moi de me défendre d'un Dicastère stratégique comme celui pour la Doctrine de la Foi. Mais, en lisant et en relisant cette Note, je pense à « Le Rasoir d'Ockham » qui pourrait se résumer à peu près ainsi: "Toutes choses étant égales, l'explication la plus simple est celle à préférer"; ou encore « Ne pas considérer la pluralité si elle n'est pas nécessaire ».

Cette remarque, et dans la lettre d'accompagnement du Préfet, que dans son corps lui-même, rappelez-vous qu'ils ont été détectés par les cardinaux et les évêques, et a donc demandé des éclaircissements, sur les changements sérieux apportés à la matière et à la forme des sacrements, les rendant effectivement nuls et non avenus. Il suffirait de lire les quelques indices et exemples, parfois bizarre et curieux, auquel le Préfet fait référence pour comprendre le simple objet de la Note elle-même: appeler tout le monde à une célébration correcte des sacrements, fidèle, ecclésiale. Que s'ils sont accordés, lorsque cela est permis par les conférences épiscopales, espaces de créativité, ceux-ci ne deviennent pas au contraire une invention qui manipule arbitrairement le célèbre sacrement..

C'est dans ce contexte et cela relève de la préoccupation des Pasteurs des Églises, que la note doit être lue. Ce qui résume ensuite ce qui est nécessaire pour qu'un sacrement soit valide, rappelant la doctrine traditionnelle, ce qui est vrai, dans ses traits saillants, il remonte au Concile de Trente, que Vatican II a repris et remanié en harmonie avec tout ce que l'Église avait entre-temps, dans quellel'assise, redécouverte sur elle-même et comment elle comptait se présenter au monde d'aujourd'hui.

Ce n'est pas un hasard si la Note s'inspire de la Constitution art sacré rappeler que le Conseil: «Il renvoie analogiquement la notion de sacrement à l'Église entière». Et de La lumière qui déclare de l'Église que celle-ci est: «Dans le Christ comme sacrement, c'est-à-dire un signe et un instrument d'union intime avec Dieu et de l'unité de tout le genre humain". Et cela se réalise principalement grâce aux sacrements, dans chacun desquels la nature sacramentelle de l'Église se réalise à sa manière, Corps du Christ... L'Église en est consciente, depuis ses origines, il a apporté un soin particulier aux sources dans lesquelles il puise l'élément vital de son existence et de son témoignage: la Parole de Dieu, attesté par les Saintes Écritures et la Tradition, et les sacrements, célébré dans la liturgie, par lequel il est continuellement ramené au mystère de la Pâque du Christ" (cf.. Non.. 6, 7 e 10).

Pour l'ampleur de tout cela l'église, si vous dites, reçoit les sacrements, qui a administré, mais elle n'en est pas propriétaire. Ce qui semble plutôt s'être produit avec les variations créatives de divers ministres et de divers mouvements laïcs.. C'est seulement à ce stade que la Note rappelle brièvement - ce n'est pas un traité de liturgie - quels sont les éléments essentiels. Tout d'abord, la « forme » du sacrement qui correspond aux paroles qui accompagnent la matière, le transcende, transmettre le sens chrétien, salvifique et ecclésial de ce qui s'accomplit dans la célébration. C'est pourquoi la « matière » du sacrement, qui consiste plutôt dans l'action humaine, par lequel le Christ agit. Parfois il y a un élément matériel dedans (eau, vitre, vin, huile), d'autres fois un geste particulièrement éloquent (signe de la croix, imposition des mains, immersion, infusion, consentement, onction). Cette corporéité apparaît indispensable car elle enracine le sacrement non seulement dans l'histoire humaine, mais aussi, plus fondamentalement, dans l'ordre symbolique de la Création et le ramène au mystère de l'Incarnation du Verbe et de la Rédemption opérée par Lui (cf.. Non. 13).

Enfin, « l'intention » de ceux qui célèbrent, ce qui n'a rien à voir avec sa moralité et sa foi, plutôt avec la conviction d'accomplir: «Au moins ce que fait l'Église» (Concile de Trente). Cette disposition soustrait le célébrant à l'automatisme et à l'arbitraire éventuel de l'individu., puisque cet acte délicieusement humain est aussi ecclésial. Acte interne et subjectif oui, qui pourtant, se manifestant dans le sacrement, il s'agit de toute la communauté ecclésiale et: «Car ce que fait l'Église n'est rien d'autre que ce que le Christ a institué, aussi l'intention, avec la matière et la forme, contribue à faire de l'action sacramentelle le prolongement de l'œuvre salvifique du Seigneur" (cf.. Non. 18).

A cet égard, l'Église il a préparé les livres liturgiques qui ne doivent pas être altérés ou utilisés à volonté, assez fidèlement observé dans les paroles et même dans les gestes qui y sont indiqués. Ils offrent des espaces de créativité et les conférences épiscopales des différents pays ont préparé des adaptations et des variations possibles qui correspondent à la sensibilité et à la situation des participants.. Pensez aux fêtes avec les enfants, par exemple, aux différents canons eucharistiques préparés à leur intention et approuvés par la CEI.

La note rappelle également, et cela semble répondre aux notes critiques, ce: « Matériau, la forme et l'intention sont toujours insérées dans le contexte de la célébration liturgique, ce qui ne constitue pas un décoré cérémonial des sacrements et même pas une introduction didactique à la réalité qui s'y déroule, mais dans son ensemble, c'est l'événement au cours duquel la rencontre personnelle et communautaire entre Dieu et nous continue à avoir lieu., en Christ et dans le Saint-Esprit, réunion au cours de laquelle, par l'intermédiaire de signes sensibles, «Une gloire parfaite est donnée à Dieu et les hommes sont sanctifiés». Le souci nécessaire des éléments essentiels des sacrements, dont dépend leur validité, il doit donc s'accorder avec le soin et le respect de toute la célébration, dans lequel le sens et les effets des sacrements sont rendus pleinement intelligibles par une multiplicité de gestes et de paroles, favorisant ainsi laparticipation active des fidèles (cf.. Non. 20).

Dans ce contexte, toute l'importance de la présidence liturgique et de l'art de célébrer est incluse. Ceux-ci nécessitent la connaissance des raisons théologiques qui les sous-tendent., comme ceux qui agissent, quand il est célébré, Dans la personne du Christ e Au nom de l'église. Ainsi que la connaissance des livres liturgiques et des leurs Présentation dans qui sont souvent ignorés parce qu'ils sont ennuyeux. Et si on voulait faire une comparaison, ce qui, j'espère, ne semble pas déplacé, entre fête et geste sportif, on voit à quel point cette dernière est efficace si elle s'appuie sur une bonne connaissance et la mise en œuvre des soi-disant fondamentaux. Un champion, surtout les disciplines qui nécessitent des gestes répétés, identiques et précis, beaucoup de temps passe, des années même, étudier, de s'entraîner puis de s'exprimer avec une facilité qui étonne. Un geste sportif très difficile que l'on voit réalisé, lors d'olympiades par exemple, Cela a nécessité une préparation considérable, pourtant cela nous paraît simple et naturel.

De conclure, J'en connais beaucoup, c'est un euphémisme, ils ont levé le nez lorsque le Pontife a choisi l'actuel préfet. Les critiques ne manquaient pas. En répondant avec respect et en allégeant toute la discussion jusqu'à présent avec une blague, nous pourrions nous souvenir du dicton qui dit: «Même une horloge cassée indique l'heure exacte deux fois par jour». Mais, honnêtement, cette note sonne bien cette fois. Il n'y a rien de répréhensible à cela, si l'intention est justement de nous inviter à sauvegarder et à présenter un bien si précieux de manière digne et ecclésiale. En fait, c'est comme ça que ça se termine:

"Nous [...] nous avons ce trésor dans des vases en terre, de sorte qu'il apparaît que cette puissance extraordinaire appartient à Dieu, et ça ne vient pas de nous" (2Cor 4, 7). L'antithèse utilisée par l'Apôtre pour souligner comment la sublimité de la puissance de Dieu se révèle à travers la faiblesse de son ministère d'annonceur décrit aussi bien ce qui se passe dans les sacrements.. L'Église entière est appelée à sauvegarder la richesse qu'ils contiennent, afin que la primauté de l'action salvifique de Dieu dans l'histoire ne soit jamais obscurcie, malgré la fragile médiation des signes et des gestes typiques de la nature humaine" (Non. 28).

Florence, 21 février 2024

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le “Sous-marin jaune” et tragédie. Dans quelle mesure êtes-vous tenu de sauver la vie humaine de toutes les manières?

LA SOUS-MARIN JAUNE ET LA TRAGÉDIE. DANS QUELLE MESURE ÊTES-VOUS TENU DE SAUVER DES VIES HUMAINES DE TOUTES FAÇONS?

Il faut beaucoup de miséricorde, hors de question, parce que même les imbéciles prétentieux méritent la miséricorde chrétienne et humaine dans tous les cas, peut-être même plus que les gens intelligents, sage et prudent.

- Actualité -

Auteur
Simone Pifizzi

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Un homme reçoit un prêt à vie pour l'utiliser, il n'en est pas le propriétaire arbitraire et ne peut en disposer comme bon lui semble, ni en prenant la vie, comme dans le cas de l'avortement, ni en se suicidant, comme dans le cas de l'euthanasie, même si aujourd'hui il est difficile de parler de la valeur salvifique de la souffrance humaine, thème auquel le Saint Pontife Jean-Paul II a consacré sa propre encyclique: Soulagement de la douleur. La vie humaine traverse la même réalité subjective de l'homme qui ne se donne pas la vie, mais qui le reçoit en cadeau. Donc ça ne peut pas être lui qui décide de s'auto-supprimer. C'est vrai que la vie est entre les mains de l'homme, mais en même temps cela reste un cadeau qui dépasse largement ses mains. À cause de ce, celui de la vie, c'est un don sacré dont on peut disposer jusqu'à un certain point et dans certaines limites.

Voici un exemple académique extrême et terrible qui peut rendre l'idée: un grand groupe de SS. est sur le point de traverser un pont, une fois franchi, il fera un massacre de civils dans ce pays, tout comme c'était le cas à Sant'Anna di Stazzema. En fait, ils soupçonnent que des partisans se cachent dans cette ville., dont ils ignorent la généralité et l'identité, pour cela, ils ont décidé de résoudre le problème à la racine en tuant tous les habitants, sans épargner les personnes âgées, les femmes et les enfants. La seule route d'accès à cette ville est un viaduc de plusieurs dizaines de mètres de haut construit entre le mur d'une montagne et celui de l'autre montagne.. Les résistants l'ont miné, prêt à le faire exploser si nécessaire. Tandis que les soldats des S.S.. ils sont sur le point de le traverser une mère complètement inconsciente le traverse avec son enfant par la main. Demande: le pont doit sauter ou pas?

Dire que la vie des innocents ils ne peuvent jamais et en aucun cas être sacrifiés, c'est une affirmation catégorique basée sur des émotions illogiques et surréalistes, surtout quand le « non à tout prix au sacrifice des êtres humains » est prononcé dans des pays où des bébés sont avortés chaque jour, après avoir décidé que, dans ce cas, nous n'avions pas affaire à des victimes innocentes, parce que l'avortement est un vrai droit, en effet plus: "Une belle réussite sociale".

Il y a une trentaine d'années il est arrivé dans les régions de ma Toscane qu'un jeune homme excentrique auloisir garder des serpents très venimeux chez vous, en nettoyant une de leurs cages, il s'est fait mordre. En Italie, où les seuls serpents venimeux présents dans notre région sont des vipères, aucun centre antidrogue n'avait d'antidote, que l'on ne trouvait qu'en Suisse chez une société pharmaceutique spécialisée dans le stockage de médicaments très rares. À l'hôpital, ils ont seulement réussi à ralentir l'effet du poison entré dans la circulation.. Entre-temps, un avion F104 a été envoyé du centre de l'armée de l'air de Grosseto et est arrivé en Suisse en une demi-heure où un employé de l'entreprise a donné l'antidote au pilote sans même descendre du puissant avion., puis retour aux sources, le tout en un peu plus d'une heure. Cette affaire a été suivie d'une polémique lorsqu'on a su combien coûtait le démarrage d'un F104 et surtout ça à l'époque, le coût de cet antidote, fu pari a 15 millions d'anciennes lires, évidemment payé par l'état, équivalents à ce qu'ils pourraient être aujourd'hui en valeur monétaire approximativement actuelle 25.000/30.000 euro.

Certains cyniques ont posé la question si c'était le cas de dépenser tout l'argent qui a été dépensé pour sauver une personne qui, en violation des lois qui interdisaient déjà à l'époque l'achat, conserver et élever certains reptiles, il était parti chercher des ennuis comme ça. Mais ils n'étaient que des cyniques, avec la circonstance aggravante d'inhumanité, parce que la vie doit toujours être sauvée à tout prix, par exemple pas en faisant sauter un pont au milieu duquel se trouve une mère avec un enfant. puis, les centaines de personnes qui peu après seront massacrées par les SS. je viens de passer ce laissez-passer, de toute façon ils mourront heureux avec leurs enfants, pour avoir sauvé deux vies.

Depuis quelques jours télévision et presse internationale il s'agit d'un groupe de trois multimillionnaires, plus un quart qui est le fils de l'un d'eux, qui voulait ôter le caprice de descendre au fond de 3.800 mètres pour atteindre le paquebot Titanic coulé au large de Terranova en 1912 après avoir heurté un iceberg de glace. Tragédie dans laquelle ils sont morts 1.527 les gens sur 2.232 passager, solo 705 dont ont survécu.

Il s'agit des caprices des riches? Non, les vrais riches, ceux qui le sont depuis des générations, ceux qui connaissent la fragilité et la volatilité de l’argent et combien il est difficile de le conserver et de l’augmenter; les vraiment riches qui doivent leur richesse à leur propre génie entrepreneurial ou financier, ils ne font pas ces choses fanfaronnes, ce sont des actes typiques des riches. Pourquoi seulement des richesses capricieuses, je suis sûr que tu peux tout te permettre, ils pourraient payer chacun 250.000 NOUS.. $ descendre à une profondeur de presque 4 kilomètres où se trouve l'épave du Titanic, qui est un sanctuaire, un cimetière, qui en tant que tel doit être respecté. Ces profondeurs ne peuvent pas être la destination de cascades poussées à l'extrême à bord d'un mini-sous-marin semblable à un supposé sous-marin dans lequel les clients ne pouvaient même pas se tenir debout., même pas m'agenouiller, donc impossible de bouger, mais seulement assis dans l'espace de 5 mètres de long pour 1.60 de hauteur [cf.. QUI]. Une mort terrible dans les profondeurs les plus sombres de la mer, s'est produit à cause d'une suffocation dans un espace étroit où il est bon de ne même pas penser à ce qui aurait pu se passer dans les moments de panique survenus dans un espace claustrophobe alors que l'oxygène manquait et que les quatre multimillionnaires, avec le conducteur du véhicule, ils sont morts étouffés. Il le détaille un Print Paul Narcisi, spécialiste en réanimation, je ne manque pas d'ajouter:

« Cette tragédie, tout en respectant les personnes impliquées, a forcé une mobilisation dans les efforts de secours qui n'a même pas eu lieu pendant moi 600 naufragé d'il y a quelques jours".

Quant au gars mordu par le serpent de compagnie, dans ce cas également, des moyens aériens et maritimes ont été utilisés, outils technologiques sophistiqués, personnel, spécialistes et ainsi de suite. Droit, pour sauver une vie humaine, il faut tout essayer. Sans oublier cependant que les quatre, avant d'embarquer, après avoir payé 250.000 $ chacun a signé un contrat avec une décharge précise pour l'entreprise qui a organisé leur cascade excentrique, dans lequel il est précisé que l'engagement aurait pu également impliquer la possibilité de mourir, le tout précisé trois fois dans le texte signé et signé par les quatre hommes riches.

Dis qu'ils sont allés le chercher, ce n'est ni un manque de pitié ni de respect envers ces morts de manière très tragique. C'est une réalité, pas par manque de pitié: ce sont eux-mêmes qui se sont inscrits et ont déclaré qu'ils étaient conscients qu'eux aussi auraient pu rencontrer la mort, soit, Noir sur blanc, que si cela arrivait, c'était parce qu'eux-mêmes étaient allés le chercher, après avoir été notifié à cet effet et l'avoir également signé dans un contrat.

Il faut beaucoup de miséricorde, hors de question, parce que même les imbéciles prétentieux méritent la miséricorde chrétienne et humaine dans tous les cas, peut-être même plus que les gens intelligents, sage et prudent.

Florence, 22 juin 2023

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