Die Liturgie als lebendige Katechese. Weil es kein Teich ist, der gestärkt werden muss – Die Liturgie als lebendige Katechese. Warum es kein stagnierendes Becken ist, das es zu erhalten gilt – Die Liturgie als lebendige Katechese. Warum ein Teich nicht zufrieren sollte

 

Italienisch, Englisch, spanisch

LA LITURGIA COME CATECHESI VIVENTE. PERCHÉ NON È UNO STAGNO DA RAFFERMARE

Come ricordava San Giovanni Paolo II, facendo proprio un celebre detto di Gustav Mahler, la Tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la custodia del fuoco. Una liturgia che non cresce e non si sviluppa nelle forme è una liturgia che smette di essere linguaggio vivo della fede.

— Liturgischer Dienst —

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Autor
Simone Pizzi

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In den letzten Jahren si è assistito al proliferare di gruppi e ambienti che fanno della liturgia — e in particolare della celebrazione eucaristica — non il luogo dell’unità ecclesiale, ma un terreno di contrapposizione ideologica. Non si tratta semplicemente di sensibilità diverse o di legittime preferenze rituali, quanto piuttosto di un uso strumentale della liturgia come elemento estetico, identitario o come vessillo ideologico. In molti casi, tale fenomeno è promosso da gruppi rigorosamente laicali che, più che esprimere una fede ecclesiale matura, proiettano nella liturgia fragilità personali, disagi interiori e bisogni di auto-rassicurazione identitaria.

È necessario dirlo con chiarezza: utilizzare il Sacrificio Eucaristico come strumento di divisione è un fatto ecclesialmente gravissimo, perché colpisce il cuore stesso della vita della Chiesa. La liturgia non è mai stata concepita come luogo di autodefinizione soggettiva, ma come spazio nel quale la Chiesa riceve sé stessa dal mistero che celebra. Quando la liturgia viene piegata a fini estranei alla sua natura, essa viene svuotata e ridotta a ciò che non è mai stata.

La liturgia è atto pubblico della Chiesa, non iniziativa privata né linguaggio di gruppo. Il Concilio Vaticano II ha espresso con limpidezza questa verità affermando che la liturgia è «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, zusammen, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Heiliges Konzil, n. 10). Essa non è un accessorio della vita ecclesiale, ma il luogo in cui la Chiesa si manifesta come Corpo di Cristo.

Usare la liturgia per dividere significa contraddirne la natura più profonda. La liturgia non nasce per esprimere identità particolari, ma per generare comunione. Già Sant’Agostino ricordava ai fedeli che ciò che si celebra sull’altare è ciò che essi stessi sono chiamati a diventare: «Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete» (Das Wort ist 272). Quando la liturgia viene trasformata in strumento di contrapposizione, non è la Chiesa a parlare, ma l’ego ecclesiale di singoli o di gruppi.

Die Liturgie als lebendige Katechese. Uno degli aspetti più trascurati da chi riduce la liturgia a questione estetica è la sua dimensione catechetica intrinseca. La liturgia non è solo celebrazione, ma anche forma primaria di trasmissione della fede. Prima ancora dei catechismi e delle formulazioni dottrinali, la Chiesa ha educato alla fede celebrando.

I Padri della Chiesa ne erano pienamente consapevoli. San Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi mistagogiche, non spiegava i Sacramenti prima della loro celebrazione, ma a partire dall’esperienza liturgica, perché è il mistero celebrato a generare la comprensione della fede. Die Liturgie, in der Tat, non insegna soltanto attraverso le parole, ma attraverso l’insieme dei segni: Gäste, schweigt, posture, ritmi, linguaggi simbolici (San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogica ich, 1).

Ridurre la liturgia a estetica significa svuotarla della sua funzione formativa e trasformarla in un oggetto da contemplare invece che in un mistero da vivere. In questo modo cessa di essere catechesi vivente e diventa un’esperienza autoreferenziale, incapace di generare una fede adulta e ecclesiale.

Substanz und Unfälle è una distinzione teologicamente imprescindibile e da chiarire molto bene, perché alla radice di molte derive liturgiche vi è la confusione — talvolta deliberata — tra questi due elementi. La teologia sacramentaria, fin dal Medioevo, ha sempre distinto con chiarezza questi due livelli.

Die Substanz riguarda ciò che rende il Sacramento ciò che è: il Sacrificio di Cristo, die wirkliche Präsenz, la forma sacramentale voluta dal Signore e custodita dalla Chiesa. Questa dimensione è immutabile, perché non dipende da contingenze storiche, ma dall’azione salvifica di Cristo.

Unfälle, stattdessen, comprendono gli elementi esteriori della celebrazione: la lingua, le forme rituali, le Disziplin, le strutture celebrative. Essi non solo sono mutevoli, ma devono mutare, perché la liturgia è inserita nella storia ed è chiamata a parlare a uomini e donne concreti. Il Concilio di Trento stesso, spesso evocato in modo improprio, riconosceva alla Chiesa l’autorità di disporre dei riti «salva e integra la sostanza dei sacramenti» (Konzil von Trient, sess. XXI).

Elevare una lingua, come il latino, o un rito storico, come il Messale di San Pio V, al rango di articoli di fede è un errore teologico grave. Non perché tali elementi siano privi di valore, ma perché appartengono all’ordine degli accidenti e non a quello della sostanza. Confondere questi piani significa assolutizzare ciò che è storicamente determinato e relativizzare ciò che è essenziale.

La storia della liturgia testimonia che la Chiesa non ha mai concepito il culto come una realtà immobile. Nei primi secoli convivevano riti diversi; la disciplina sacramentale ha conosciuto trasformazioni profonde; le forme celebrative sono mutate in risposta a nuove esigenze pastorali e culturali. Tutto questo è avvenuto senza che la fede della Chiesa venisse meno, proprio perché la distinzione tra sostanza e accidenti è sempre stata salvaguardata.

Pensare la liturgia come una realtà da “congelare” significa adottare una visione museale della Chiesa, estranea alla sua natura. Come ricordava San Giovanni Paolo II, facendo proprio un celebre detto di Gustav Mahler, la Tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la custodia del fuoco. Una liturgia che non cresce e non si sviluppa nelle forme è una liturgia che smette di essere linguaggio vivo della fede.

La liturgia non è un’arma ideologica, non è un rifugio estetico, non è un terreno di rivendicazione identitaria. È il luogo nel quale la Chiesa riceve la propria forma dal mistero che celebra. Quando la liturgia divide, non è la liturgia a essere in crisi, ma le persone che la utilizzano per colmare vuoti interiori o per costruire identità alternative alla comunione ecclesiale.

Florenz, 12 Januar 2026

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THE LITURGY AS LIVING CATECHESIS. WHY IT IS NOT A STAGNANT POOL TO BE PRESERVED

As Saint John Paul II recalled, making his own a well-known saying by Gustav Mahler, Tradition is not the preservation of ashes, but the safeguarding of the fire. A liturgy that does not grow and does not develop in its forms is a liturgy that ceases to be a living language of faith.

— Liturgische Seelsorge —

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Autor
Simone Pizzi

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In recent years, there has been a noticeable proliferation of groups and environments that make of the liturgy — and in particular of the Eucharistic celebration — not the place of ecclesial unity, but a field of ideological confrontation. This is not simply a matter of different sensibilities or legitimate ritual preferences, but rather of an instrumental use of the liturgy as an aesthetic, identity-forming element or as an ideological banner. In many cases, this phenomenon is promoted by strictly lay groups which, rather than expressing a mature ecclesial faith, project onto the liturgy personal fragilities, inner discomforts, and needs for identity-based self-reassurance.

This must be stated clearly: to use the Eucharistic Sacrifice as a means of division is an ecclesially most serious matter, because it strikes at the very heart of the life of the Church. The liturgy has never been conceived as a space for subjective self-definition, but as the place in which the Church receives herself from the mystery she celebrates. When the liturgy is bent to purposes foreign to its nature, it is emptied and reduced to something it has never been.

The liturgy is a public act of the Church, not a private initiative nor the language of a group. The Second Vatican Council expressed this truth with clarity, affirming that the liturgy is “the summit toward which the activity of the Church is directed and, gleichzeitig, the font from which all her power flows” (Heiliges Konzil, Nein. 10). It is not an accessory of ecclesial life, but the place in which the Church manifests herself as the Body of Christ.

To use the liturgy as an instrument of division means to contradict its deepest nature. The liturgy is not born to express particular identities, but to generate communion. Saint Augustine already reminded the faithful that what is celebrated on the altar is what they themselves are called to become: “Be what you see, and receive what you are” (Das Wort ist 272). When the liturgy is transformed into a tool of opposition, it is not the Church that speaks, but the ecclesial ego of individuals or groups.

Die Liturgie als lebendige Katechese. One of the most neglected aspects by those who reduce the liturgy to an aesthetic issue is its intrinsic catechetical dimension. The liturgy is not only celebration, but also the primary form of the transmission of faith. Even before catechisms and doctrinal formulations, the Church educated the faithful by celebrating.

The Fathers of the Church were fully aware of this. Saint Cyril of Jerusalem, in his Mystagogical Catecheses, did not explain the Sacraments before their celebration, but starting from the liturgical experience itself, because it is the celebrated mystery that generates understanding of the faith. In der Tat, the liturgy teaches not only through words, but through the whole ensemble of signs: gestures, silences, postures, rhythms, and symbolic languages (Saint Cyril of Jerusalem, Mystagogical Catechesis ich, 1).

To reduce the liturgy to aesthetics means to empty it of its formative function and to transform it into an object to be contemplated rather than a mystery to be lived. Auf diese Weise, it ceases to be living catechesis and becomes a self-referential experience, incapable of generating a mature and ecclesial faith.

Substance and accidents: a necessary distinction. The distinction between substance and accidents is theologically indispensable and must be clearly explained, because at the root of many liturgical distortions lies the confusion — sometimes deliberate — between these two elements. Sacramental theology, since the Middle Ages, has always clearly distinguished between these two levels.

Substance concerns what makes a sacrament what it is: the Sacrifice of Christ, the Real Presence, the sacramental form willed by the Lord and safeguarded by the Church. This dimension is immutable, because it does not depend on historical contingencies, but on the saving action of Christ.

Accidents, auf der anderen Seite, include the external elements of the celebration: language, ritual forms, disciplines, and celebrative structures. These elements are not only mutable, but must change, because the liturgy is inserted into history and is called to speak to concrete men and women. The Council of Trent itself, often invoked improperly, acknowledged the Church’s authority to regulate the rites, “the substance of the sacraments being preserved intact” (Council of Trent, Session XXI).

To elevate a language, such as Latin, or a historical rite, such as the Missal of Saint Pius V, to the rank of articles of faith is a serious theological error. Not because such elements lack value, but because they belong to the order of accidents and not to that of substance. To confuse these levels means to absolutize what is historically determined and to relativize what is essential.

The history of the liturgy shows that the Church has never conceived worship as an immobile reality. In the early centuries, different rites coexisted; sacramental discipline underwent profound transformations; celebrative forms changed in response to new pastoral and cultural needs. All this took place without the faith of the Church being diminished, precisely because the distinction between substance and accidents was always preserved.

To think of the liturgy as something to be “frozen” is to adopt a museum-like vision of the Church, foreign to her nature. As Saint John Paul II recalled, making his own a well-known saying by Gustav Mahler, Tradition is not the preservation of ashes, but the safeguarding of the fire. A liturgy that does not grow and does not develop in its forms is a liturgy that ceases to be a living language of faith.

The liturgy is not an ideological weapon, not an aesthetic refuge, not a terrain for identity-based claims. It is the place in which the Church receives her form from the mystery she celebrates. When the liturgy divides, it is not the liturgy that is in crisis, but the people who use it to fill inner voids or to construct identities alternative to ecclesial communion.

Florenz, 12 Januar 2026

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LA LITURGIA COMO CATEQUESIS VIVIENTE. PORQUÉ NO ES UN ESTANQUE QUE DEBA CONGELARSE

Como recordaba san Juan Pablo II, haciendo suyo un célebre dicho de Gustav Mahler, la Tradición no es la conservación de las cenizas, sino la custodia del fuego. Una liturgia que no crece ni se desarrolla en sus formas es una liturgia que deja de ser un lenguaje vivo de la fe.

— Liturgische Seelsorge —

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Autor
Simone Pizzi

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En los últimos años se ha asistido a la proliferación de grupos y ambientes que hacen de la liturgia — y en particular de la celebración eucarística — no el lugar de la unidad eclesial, sino un campo de confrontación ideológica. No se trata simplemente de sensibilidades diversas o de legítimas preferencias rituales, sino más bien de un uso instrumental de la liturgia como elemento estético, identitario o como estandarte ideológico. En muchos casos, este fenómeno es promovido por grupos estrictamente laicales que, más que expresar una fe eclesial madura, proyectan sobre la liturgia fragilidades personales, malestares interiores y necesidades de autoafirmación identitaria.

Es necesario decirlo con claridad: utilizar el Sacrificio Eucarístico como instrumento de división es un hecho de extrema gravedad eclesial, porque golpea el corazón mismo de la vida de la Iglesia. La liturgia nunca ha sido concebida como un lugar de autodefinición subjetiva, sino como el espacio en el que la Iglesia recibe de sí misma del misterio que celebra. Cuando la liturgia es sometida a fines ajenos a su naturaleza, queda vaciada y reducida a algo que nunca ha sido.

La liturgia es un acto público de la Iglesia, no una iniciativa privada ni el lenguaje de un grupo. El Concilio Vaticano II expresó esta verdad con claridad al afirmar que la liturgia es “la cumbre a la que tiende la acción de la Iglesia y, gleichzeitig, la fuente de donde mana toda su fuerza” (Heiliges Konzil, n. 10). No es un accesorio de la vida eclesial, sino el lugar en el que la Iglesia se manifiesta como Cuerpo de Cristo.

Utilizar la liturgia para dividir significa contradecir su naturaleza más profunda. La liturgia no nace para expresar identidades particulares, sino para generar comunión. Ya san Agustín recordaba a los fieles que aquello que se celebra en el altar es aquello mismo que ellos están llamados a llegar a ser: “Sed lo que veis y recibid lo que sois” (Das Wort ist 272). Cuando la liturgia se transforma en instrumento de confrontación, no es la Iglesia la que habla, sino el ego eclesial de individuos o grupos.

Die Liturgie als lebendige Katechese. Uno de los aspectos más descuidados por quienes reducen la liturgia a una cuestión estética es su dimensión catequética intrínseca. La liturgia no es solo celebración, sino también la forma primaria de transmisión de la fe. Incluso antes de los catecismos y de las formulaciones doctrinales, la Iglesia educó en la fe celebrando.

Los Padres de la Iglesia eran plenamente conscientes de ello. San Cirilo de Jerusalén, en sus Catequesis mistagógicas, no explicaba los Sacramentos antes de su celebración, sino a partir de la experiencia litúrgica, porque es el misterio celebrado el que genera la comprensión de la fe. Die Liturgie, In der Tat, no enseña únicamente a través de las palabras, sino mediante el conjunto de los signos: gestos, silencios, posturas, ritmos y lenguajes simbólicos (San Cirilo de Jerusalén, Catequesis mistagógica ich, 1).

Reducir la liturgia a la estética significa vaciarla de su función formativa y transformarla en un objeto para ser contemplado en lugar de un misterio para ser vivido. De este modo deja de ser catequesis viviente y se convierte en una experiencia autorreferencial, incapaz de generar una fe adulta y verdaderamente eclesial.

Sustancia y accidentes: una distinción imprescindible. La distinción entre sustancia y accidentes es teológicamente imprescindible y debe ser aclarada con precisión, porque en la raíz de muchas derivas litúrgicas se encuentra la confusión — a veces deliberada — entre estos dos elementos. La teología sacramentaria, desde la Edad Media, ha distinguido siempre con claridad estos dos niveles.

La sustancia se refiere a aquello que hace que un sacramento sea lo que es: el Sacrificio de Cristo, la presencia real, la forma sacramental querida por el Señor y custodiada por la Iglesia. Esta dimensión es inmutable, porque no depende de contingencias históricas, sino de la acción salvífica de Cristo.

Los accidentes, stattdessen, comprenden los elementos externos de la celebración: la lengua, las formas rituales, las disciplinas, las estructuras celebrativas. Estos elementos no solo son mutables, sino que deben cambiar, porque la liturgia está inserta en la historia y está llamada a hablar a hombres y mujeres concretos. El propio Concilio de Trento, a menudo invocado de manera impropia, reconocía a la Iglesia la autoridad para disponer de los ritos, “salva e íntegra la sustancia de los sacramentos” (Concilio de Trento, sesión XXI).

Elevar una lengua, como el latín, o un rito histórico, como el Misal de san Pío V, al rango de artículos de fe constituye un grave error teológico. No porque tales elementos carezcan de valor, sino porque pertenecen al orden de los accidentes y no al de la sustancia. Confundir estos planos significa absolutizar lo que está históricamente determinado y relativizar lo que es esencial.

La historia de la liturgia demuestra que la Iglesia nunca ha concebido el culto como una realidad inmóvil. En los primeros siglos coexistían ritos diversos; la disciplina sacramental conoció transformaciones profundas; las formas celebrativas cambiaron en respuesta a nuevas exigencias pastorales y culturales. Todo ello ocurrió sin que la fe de la Iglesia se viera menoscabada, precisamente porque la distinción entre sustancia y accidentes fue siempre salvaguardada.

Pensar la liturgia como una realidad que deba ser “congelada” significa adoptar una visión museística de la Iglesia, ajena a su naturaleza. Como recordaba san Juan Pablo II, haciendo suyo un célebre dicho de Gustav Mahler, la Tradición no es la conservación de las cenizas, sino la custodia del fuego. Una liturgia que no crece ni se desarrolla en sus formas es una liturgia que deja de ser un lenguaje vivo de la fe.

La liturgia no es un arma ideológica, no es un refugio estético, no es un terreno de reivindicación identitaria. Es el lugar en el que la Iglesia recibe su forma del misterio que celebra. Cuando la liturgia divide, no es la liturgia la que está en crisis, sino las personas que la utilizan para colmar vacíos interiores o para construir identidades alternativas a la comunión eclesial.

Florenz, 12 Januar 2026

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Am Samstag gehe ich zur Messe – Am Samstag gehe ich zur Messe – Am Samstag gehe ich zur Messe

 

Italienisch, spanisch, Englisch.

 

AM SAMSTAG GEHEN SIE ZUR MESSE

Das Zugeständnis kommt von weit her und findet seine Rechtfertigung sowohl in einer alten liturgischen Praxis, und weil es von der pastoralen Sorge vorgegeben ist, die darauf abzielt, dass alle Getauften das Gebot der Teilnahme an der Heiligen Messe erfüllen und sich dem Tisch des Herrn nähern können.

— Liturgischer Dienst —

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Autor
Simone Pizzi

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Wir müssen in der Zeit zurückgehen und um genau zu sein 1970, als Gigliola Cinquetti, damals erfolgreicher Sänger, er sang ein Lied, das bis heute berühmt ist, nach Titel: «Am Sonntag zur Messe gehen».

Denn damals Teilnahme an der Messe Es war immer noch ein Brauch, der tief in der Kultur und im Glauben des christlichen Volkes verwurzelt war, Zumindest in Italien. Heute nehmen wir jedoch mit Bestürzung die Unzufriedenheit zur Kenntnis, die unter den Getauften hinsichtlich der Teilnahme an der sonntäglichen Eucharistie entstanden ist.. Es ist etwas, das weh tut, vor allem Priester, Und die Gründe dafür sind so zahlreich, dass es nicht möglich ist, sie zum Gegenstand einer kurzen Diskussion wie dieser zu machen.

Die christliche Liturgie, sowohl in seinen grundlegenden Aspekten als auch in den eher rein rituellen Aspekten, Es war schon immer ein sensibles Thema, dennoch manchmal umstritten. Für immer, nicht nur heute. Um ein markantes Beispiel zu nennen, Wir alle erinnern uns an die Zurechtweisungen des Apostels Paulus an die unruhigen Korinther hinsichtlich ihrer ungeordneten Teilnahme am „Abendmahl“. (1Kor 11,20-34).

Wie damals, Auch heute noch wenden sich die Gläubigen an die Priester, insbesondere diejenigen, die sich um Seelen kümmern, um Erklärungen oder weitere Informationen zu einigen Aspekten zu bitten, die sich auf die Liturgie beziehen. Unter diesen, eine Frage, die immer noch manchmal gestellt wird, betrifft die Gültigkeit der Samstagabend-Eucharistie, allgemein genannt: «Vorfeierliche Messe». Ein nicht ganz passender Begriff, wie wir sehen werden, aber mittlerweile üblich, denn es handelt sich tatsächlich um eine Feier, die während der Feiertage stattfindet, entsprechend den Hinweisen, die die Kirche den Gläubigen zur Befriedigung ihrer Bedürfnisse gegeben hat.

Wir berücksichtigen es hier nicht diejenigen, die Exzesse oder Missbräuche der Feier am Sabbat sind. Das wissen wir, z.B, die sogenannten Neokatechumenalen Gemeinschaften, Sie feiern die Eucharistie nur am Samstagabend und fast nie gemeinsam mit der übrigen Pfarrgemeinde. Wir erinnern uns, in dieser Hinsicht, was die Hirtennotiz des C.E.I. sagt. Der Tag des Herrn, der 15 Juli 1984. Das heißt, die Sonntag es ist auch das Kirchentag, der Tag der Kirche. Eine im Glauben und in der Liebe geeinte Gemeinschaft ist das erste Sakrament der Gegenwart des Herrn unter seinem Volk. Die Feier der Festmesse muss daher die gesamte christliche Gemeinschaft um den Bischof oder diejenigen, die ihn in den Pfarreien rechtmäßig vertreten, zusammenbringen:

«Die Gruppe oder Bewegung, allein, Ich bin nicht die Versammlung: Sie sind Teil der Sonntagsversammlung, so wie sie Teil der Kirche sind“.

Grundlegendes pastorales Kriterium Es besteht daher die Notwendigkeit, eine gemeinschaftliche Feier zu gewährleisten, die die aktive Beteiligung der Gläubigen und die Vielfalt der Dienste zum Ausdruck bringt und umsetzt, in der Einheit dieses mystischen Körpers, der die Kirche ist (vgl.. Nein. 9 e 10).

Aber die gibt es auch, wie diejenigen, die wir zu den Konservativen zählen würden, die wegen der auf den Tag vor Sonntag vorverlegten Eucharistiefeier die Nase rümpfen, eine Feier oder Feierlichkeit. Es muss daran erinnert werden, dass diese Möglichkeit der Abendfeier bereits vor dem Zweiten Vatikanischen Konzil von Papst Pius XII. mit der Apostolischen Konstitution festgelegt wurde Christus der Herr der 1953 und dann col Motu proprio heilige Kommunion der 1957, begleitet von einem Kommentar von Kardinal Alfredo Ottaviani, der sich wie folgt äußerte:

„So ist die wohltuende Frucht der Apostolischen Konstitution herangereift Christus der Herr der 6 Januar 1953, was den Gläubigen bereits die Türen zu einer größeren Möglichkeit öffnete, sich vom Brot des Lebens zu ernähren..

Der Grund, warum diese Möglichkeit gewährt wurde es war von außerordentlich pastoraler Natur. Der Papst wollte diejenigen treffen, die aus entscheidenden Gründen nicht an der Feier am Sonntagmorgen teilnehmen konnten. So was, Sie greifen den jüdischen Brauch auf, den Tag mit dem Sonnenuntergang am Vorabend zu beginnen – wie aus dieser berühmten Bibelstelle hervorgeht Genesis 1,5b: „Und es war Abend und es war Morgen, erster Tag“ – die christliche Gemeinschaft der ersten Jahrhunderte feierte die Hochfeste und Sonntage ab dem Vorabend, mit der „ersten Vesper“; das heißt, mit dem liturgischen Gebet, das mit dem Sonnenuntergang des Vortages verbunden ist. In tal-modo, zu veranschaulichen, Der liturgische Sonntagstag beginnt mit der ersten Vesper, die am Samstagabend gefeiert wird. Deshalb seitdem 1953, Dank der apostolischen Verfassung von Papst Pius XII, Am Samstagnachmittag konnte zusätzlich zur ersten Vesper gefeiert werden, auch die sonntägliche eucharistische Liturgie, wodurch mehr Zeit zur Verfügung steht, um das Festgebot zu erfüllen und den Tag des Herrn feiern zu können.

Auf Gültigkeit, damit, der am Samstag gefeierten Vespermesse oder eine Feierlichkeit, Es gibt nichts zu bemängeln. Die Regel, die gilt, wie bei allen anderen Dingen auch, ist, dem zu folgen, was die Kirche uns sagt, denn bestimmte Entscheidungen sind immer das Ergebnis sorgfältiger Überlegung und Überlegung. Auf diese Weise ist die Möglichkeit, die Festmesse in der Samstagsvesper zu feiern, zur Norm der Kirche geworden, wie wir im Codex des kanonischen Rechts im Kanon lesen 1248, §1:

„Wer sie überall dort unterstützt, wo sie im katholischen Ritus gefeiert wird, erfüllt das Gebot der Teilnahme an der Messe.“, oder am selben Feiertag, oder in der Vesper des Vortages“.

Daraus ergibt sich die Möglichkeit, das festliche Gebot zu erfüllen, auch beginnend mit der Vesper des Tages vor dem Fest, Es ist nicht mehr mit einer Befugnis verbunden, die der Heilige Stuhl dem Bischof und von ihm den Pfarrern der Gemeinde verleiht, für bestimmte Messen – die sogenannten „Vorfeiertagsmessen“ –, aber es ist ein allen Gläubigen anerkanntes Recht und erstreckt sich auf alle Messen, die am Samstagsabend oder am Feiertagsabend gefeiert werden. Wir finden die identischen Worte des Kodex auch im Katechismus der Katholischen Kirche unter Nummer 2180 mit der nötigen Prämisse: „An Sonntagen und anderen Feiertagen sind die Gläubigen verpflichtet, an der Messe teilzunehmen.“.

An die italienischen Gläubigen wenden sich die Bischöfe in der oben genannten Hirtennotiz Der Tag des Herrn der 1984, Geben Sie den folgenden Hinweis: „Liturgisch gesehen ein Feiertag Es beginnt mit der ersten Vesper des Tages vor dem Fest; so am Samstagabend, aus liturgischer Sicht, es ist schon Sonntag“ (n. 34).

Es liegt auf der Hand, dass der Sonntag für den Christen der Tag schlechthin ist, Tag, der an die Auferstehung Christi erinnert und an sich unersetzlich ist. Genau das sagt der Katechismus über die Zahl 2185: «An Sonn- und Feiertagen, Die Gläubigen werden davon Abstand nehmen, sich Arbeiten oder Aktivitäten zu widmen, die den Gottesdienst behindern, die Freude, die dem Tag des Herrn eigen ist, die Ausübung von Werken der Barmherzigkeit und die notwendige Entspannung von Geist und Körper..

Mit der Möglichkeit, an der Samstagabendfeier teilzunehmen Offensichtlich geht etwas von dem verloren, was der Katechismus oben angedeutet hat, mindestens drei der vier Merkmale des christlichen Sonntags. Ma, wie gesehen, Das Zugeständnis kommt von weit her und findet seine Rechtfertigung sowohl in einer alten liturgischen Praxis, und weil es von der pastoralen Sorge vorgegeben ist, die darauf abzielt, dass alle Getauften das Gebot der Teilnahme an der Heiligen Messe erfüllen und sich dem Tisch des Herrn nähern können.

Florenz, 20 Dezember 2025

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AM SAMSTAG GEHEN SIE ZUR MESSE

Dieses Zugeständnis hat seine Wurzeln in einer alten liturgischen Praxis und findet seine Berechtigung sowohl in der Tradition als auch in der Seelsorge., der wünscht, dass alle Getauften dem Gebot der Teilnahme an der Heiligen Messe nachkommen und sich dem Tisch des Herrn nähern können.

— Liturgische Seelsorge —

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Autor
Simone Pizzi

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Ein berühmter italienischer Sänger, Gigliola Cinquetti, In mehreren lateinamerikanischen Ländern ist sie auch für ihre ins Spanische übersetzten Lieder bekannt. (Beispiel eines berühmten Liedes: HIER) durchgeführt in 1971 ein Lied, das berühmt wurde: Am Sonntag beim Gottesdienstbesuch.

Dies wird erklärt denn damals war die Teilnahme an der Heiligen Messe noch ein tief in der Kultur und im Glauben des christlichen Volkes verankerter Brauch., Zumindest in Italien. Hoy, stattdessen, Wir nehmen mit Bedauern die Distanz zur Kenntnis, die bei vielen Getauften hinsichtlich der Teilnahme an der sonntäglichen Eucharistie entstanden ist. Es ist eine Realität, die Leid verursacht, insbesondere unter Priestern, und deren Ursachen so zahlreich und komplex sind, dass sie in einer kurzen Betrachtung wie dieser nicht angemessen behandelt werden können..

Die christliche Liturgie, sowohl in seinen grundlegenden Aspekten als auch in den eher rituellen Aspekten, war schon immer ein heikler Bereich und, bei vielen Gelegenheiten, Anlass zur Diskussion. So war es schon immer, nicht nur in unseren Tagen. Denken Sie einfach daran, als bedeutendes Beispiel, die strengen Ermahnungen des Apostels Paulus an die turbulente korinthische Gemeinde hinsichtlich ihrer ungeordneten Teilnahme am „Abendmahl“ (vgl. 1 Kor 11,20-34).

so wie damals, Auch heute wenden sich die Gläubigen an Priester – insbesondere an diejenigen, die sich der Seelsorge widmen – mit der Bitte um Klärung oder weitere Erläuterung einiger Aspekte im Zusammenhang mit der Liturgie.. Unter diesen Abfragen, Manchmal wird immer noch die Frage nach der Gültigkeit der am Samstagnachmittag gefeierten Eucharistie gestellt., allgemein als „vorfestliche Messe“ bezeichnet. Ein Ausdruck, der nicht ganz angemessen ist, wie wir sehen werden, aber bereits regelmäßig im Einsatz, da es sich tatsächlich um eine Feier handelt, die innerhalb der festlichen Zeit stattfindet, in Übereinstimmung mit den Anweisungen, die die Kirche den Gläubigen gegeben hat, um auf ihre Bedürfnisse einzugehen.

Das grundlegende pastorale Kriterium ist, daher, die Anforderung, eine gemeinschaftliche Feier zu gewährleisten, die die aktive Beteiligung der Gläubigen und die Vielfalt der Ämter zum Ausdruck bringt und verwirklicht, in der Einheit dieses mystischen Leibes, der die Kirche ist (vgl. NN. 9 und 10).

Aber es gibt auch diejenigen, die – zu denen wir die sogenannten Konservativen zählen könnten – äußern ihren Unmut über die frühe Eucharistiefeier am Tag vor Sonntag, zu einer Party oder einer Feierlichkeit. Es sei daran erinnert, dass diese Möglichkeit der Abendfeier vor dem Zweiten Vatikanischen Konzil von Papst Pius XII. eingeführt wurde., durch die Apostolische Konstitution Christus der Herr von 1953, und später mit dem Motu proprio heilige Kommunion von 1957, begleitet von einem Kommentar von Kardinal Alfredo Ottaviani, der sich in diesen Worten ausgedrückt hat:

„So ist die wohltuende Frucht der Apostolischen Konstitution reif geworden Christus der Herr der 6 Januar 1953, „was bereits die Türen zu einer umfassenderen Möglichkeit für die Gläubigen öffnete, sich vom Brot des Lebens zu ernähren.“.

Der Grund, warum diese Möglichkeit gewährt wurde war rein pastoraler Natur. Der Papst wollte hinausgehen, um die Gläubigen zu treffen, aus schwerwiegenden Gründen, Sie konnten nicht an der Feier am Sonntagmorgen teilnehmen. Daher, Wiederaufnahme des jüdischen Brauchs, den Tag mit dem Sonnenuntergang des Vornachmittags zu beginnen – wie aus der bekannten Bibelstelle Genesis 1:5b hervorgeht: „Und da war der Abend und da war der Morgen: erster Tag“ —, Die christliche Gemeinschaft der ersten Jahrhunderte feierte ab dem Vormittag Hochfeste und Sonntage, mit den sogenannten „ersten Vorabenden“, das heißt, mit dem liturgischen Gebet verbunden mit dem Sonnenuntergang des Vortages.

Also, als Beispiel, Der liturgische Sonntag beginnt mit der Ersten Vesper, die am Samstagnachmittag gefeiert wird. Aus diesem Grund, aus 1953, Dank der Apostolischen Konstitution von Pius XII, Am Samstagnachmittag konnte neben der ersten Vesper auch die sonntägliche eucharistische Liturgie gefeiert werden, Dadurch steht mehr Zeit zur Verfügung, um der festlichen Verpflichtung nachzukommen und den Tag des Herrn zu feiern.

Mit freundlichen Grüßen, daher, auf die Gültigkeit der Messe, die am Samstagabend oder am Vorabend einer Feier gefeiert wird, Es gibt keinen Einwand. Die Regel, die regiert, wie in allen anderen Angelegenheiten, ist, den Anweisungen der Kirche zu folgen, Denn bestimmte Entscheidungen und Regelungen sind immer das Ergebnis sorgfältiger und wohlüberlegter Überlegungen. Daher, Die Möglichkeit, die Festmesse am Samstagabend zu feiern, ist in der Kirche zur Norm geworden, wie wir im Kodex des kanonischen Rechts lesen, im Kanon 1248, §1:

„Wer sie besucht, wo auch immer sie im katholischen Ritus gefeiert wird, erfüllt das Gebot der Teilnahme an der Messe.“, entweder am selben Tag der Party, entweder am Nachmittag des Vortages“.

Daraus ergibt sich die Möglichkeit der Einhaltung des Festgebots, sogar von der Vespro am Tag vor der Party, Es ist nicht mehr an eine Befugnis gebunden, die der Heilige Stuhl dem Bischof und von ihm den Pfarrern für bestimmte Feiern – die sogenannten „vorfestlichen Messen“ – verleiht., sondern stellt ein von allen Gläubigen anerkanntes Recht dar und erstreckt sich auf jede Messe, die am Samstagabend oder am Vorabend eines Festes gefeiert wird.. Die Worte des Kodex des kanonischen Rechts werden auch im Katechismus der Katholischen Kirche in identischer Weise wiedergegeben, in der Zahl 2180, mit der richtigen Prämisse:

„Sonntag und andere Feiertage sind Pflicht, „Die Gläubigen haben die Pflicht, an der Messe teilzunehmen.“.

An die italienischen Gläubigen, die Bischöfe, in der oben genannten Hirtennotiz Der Tag des Herrn von 1984, folgenden Hinweis geben: „Liturgisch gesehen ein Feiertag beginnt mit der ersten Vesper des Tages vor dem Fest; daher, Samstagnachmittag, aus liturgischer Sicht, Es ist schon Sonntag“ (n. 34).

Wie man sieht, Der Sonntag ist für den Christen der Tag schlechthin, der Tag, der an die Auferstehung Christi erinnert und das, in sich selbst, ist unersetzlich. Das ist es, was der Katechismus in Zahlen feststellt 2185:

„Die christlichen Gläubigen gedenken der Auferstehung des Herrn und erfüllen ihre Osterverpflichtung gegenüber der Kirche an dem Tag, der als Tag des Herrn oder Sonntag bezeichnet wird.“, wenn sie sich in einer Versammlung versammeln, um das Wort Gottes zu hören und an der Eucharistie teilzunehmen, Gedenken an die Passion, die Auferstehung und das glorreiche Kommen des Herrn Jesus, und sie danken Gott, der sie in seinen geliebten Sohn verwandelt hat.“

Mit der Möglichkeit zur Teilnahme in der Abendfeier des Samstags verlierst du, offensichtlich, etwas, worauf der Katechismus gerade hingewiesen hat, mindestens drei der vier Merkmale des christlichen Sonntags. aber, wie gesehen, Dieses Zugeständnis hat seine Wurzeln in einer alten liturgischen Praxis und findet seine Berechtigung sowohl in der Tradition als auch in der Seelsorge., der wünscht, dass alle Getauften dem Gebot der Teilnahme an der Heiligen Messe nachkommen und sich dem Tisch des Herrn nähern können.

Florenz, 20 Dezember 2025

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Am Samstag werde ich in die Messe gehen

Dieses Zugeständnis hat tiefe historische Wurzeln und findet seine Berechtigung sowohl in einer alten liturgischen Praxis als auch in einem pastoralen Anliegen, das darauf abzielt, sicherzustellen, dass alle Getauften ihrer Verpflichtung nachkommen können, an der Heiligen Messe teilzunehmen und sich dem Tisch des Herrn zu nähern.

— Liturgische Seelsorge —

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Autor
Simone Pizzi

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Im 1971, die bekannte italienische Sängerin Gigliola Cinquetti spielte ein Lied, das weithin populär werden sollte: Am Sonntag zur Messe gehen (Am Sonntag, Zur Messe gehen).

Damals, Teilnahme an der Messe war immer noch ein tief verwurzelter Brauch in der Kultur und im Glauben des christlichen Volkes, Zumindest in Italien. Heute, stattdessen, Mit Bestürzung beobachten wir den wachsenden Mangel an Liebe unter den Getauften zur Teilnahme an der sonntäglichen Eucharistie. Das ist etwas, das Leid verursacht, vor allem an Priester, Und die Gründe sind so zahlreich, dass es unmöglich ist, sie in einer kurzen Betrachtung wie dieser angemessen anzusprechen.

Christliche Liturgie, sowohl in seinen grundlegenden Aspekten als auch in seinen strengeren rituellen Aspekten, war schon immer ein sensibles Thema und, manchmal, sogar umstritten – nicht nur heute, aber immer. Als markantes Beispiel, Wir alle erinnern uns an die Zurechtweisungen des Apostels Paulus an die unruhigen Korinther hinsichtlich ihrer ungeordneten Teilnahme am „Abendmahl“. (vgl. 1 Kor 11:20–34).

Genau wie damals, Auch heute noch wenden sich die Gläubigen an Priester – insbesondere an diejenigen, die in der Seelsorge tätig sind –, um Erklärungen oder tiefere Einblicke in bestimmte Aspekte der Liturgie zu erhalten. Unter diesen, Eine immer noch gestellte Frage betrifft die Gültigkeit der am Samstagabend gefeierten Eucharistie, allgemein als „erwartete Messe“ oder „Samstagabendmesse“ bezeichnet.

Diese Terminologie, wie wir sehen werden, ist nicht ganz präzise, obwohl es mittlerweile üblich ist, denn in Wirklichkeit findet diese Feier innerhalb der festlichen Zeit selbst statt, nach den Vorgaben der Kirche, um den Bedürfnissen der Gläubigen gerecht zu werden.

Wir werden hier nicht auf die Exzesse eingehen oder Missbräuche, die bei Feierlichkeiten am Samstag auftreten können. Es ist bekannt, Zum Beispiel, dass die sogenannten Neokatechumenalen Gemeinschaften die Eucharistie ausschließlich am Samstagabend und nur selten gemeinsam mit der übrigen Pfarrgemeinde feiern. Diesbezüglich, Es lohnt sich, in Erinnerung zu rufen, was die italienische Bischofskonferenz in ihrer pastoralen Note dargelegt hat Der Tag des Herrn (Der Tag des Herrn) von 15 Juli 1984. Das Dokument erinnert daran, dass die Sonntag ist auch die Kirchentag, der Tag der Kirche. Eine im Glauben und in der Liebe versammelte Gemeinschaft ist das erste Sakrament der Gegenwart des Herrn in ihrer Mitte. Aus diesem Grund, Bei der Feier der sonntäglichen Eucharistie sollte sich die gesamte christliche Gemeinschaft um den Bischof versammeln, oder um diejenigen, die ihn in den Pfarreien rechtmäßig vertreten:

„Eine Gruppe oder eine Bewegung, für sich genommen, ist nicht die Versammlung; es ist Teil der Sonntagsversammlung, so wie es Teil der Kirche ist.“

Ein grundlegendes pastorales Kriterium, deshalb, ist die Notwendigkeit, eine gemeinschaftliche Feier zu gewährleisten, eine, die die aktive Teilnahme der Gläubigen und die Vielfalt der Dienste manifestiert und verwirklicht, innerhalb der Einheit dieses mystischen Körpers, der die Kirche ist (vgl. Nr. 9-10).

Es gibt auch solche – die wir eher zu den konservativeren zählen könnten – die schief auf die Eucharistiefeier blicken, die am Tag vor Sonntag erwartet wird, ein Fest, oder eine Feierlichkeit. Es muss in Erinnerung gerufen werden, aber, dass diese Möglichkeit einer Abendfeier vor dem Zweiten Vatikanischen Konzil von S.H. Pius XII, zunächst mit der Apostolischen Konstitution Christus der Herr in 1953, und später mit dem Motu proprio heilige Kommunion in 1957, begleitet von einem Kommentar von Kardinal Alfredo Ottaviani, der sich wie folgt äußerte:

„Also die wohltuende Frucht der Apostolischen Konstitution Christus der Herr von 6 Januar 1953 ist gereift, Es öffnet den Gläubigen die Tür zu einer breiteren Möglichkeit, sich vom Brot des Lebens zu ernähren.“

Der Grund für die Gewährung dieser Möglichkeit war rein pastoraler Natur. Der Papst wollte auf die Bedürfnisse derer eingehen, aus zwingenden Gründen, konnten an der Feier am Sonntagmorgen nicht teilnehmen. Daher, indem man sich auf die jüdische Praxis stützte, den Tag bei Sonnenuntergang am Abend zuvor zu beginnen – wie in der bekannten Bibelstelle aus der Genesis zu beobachten ist 1:5B, Und es wurde Abend und es wurde Morgen, der erste Tag — Die christliche Gemeinschaft der ersten Jahrhunderte feierte Sonntage und Hochfeste, beginnend am Vorabend mit dem Erste Vesper, das ist, mit dem liturgischen Gebet, das mit dem Sonnenuntergang des Vortages verbunden ist.

Auf diese Weise, um ein Beispiel zu geben, Der liturgische Sonntag beginnt mit der Ersten Vesper, die am Samstagabend gefeiert wird. Deshalb, beginnend in 1953, Dank der Apostolischen Konstitution von Papst Pius XII, Es wurde möglich, am Samstagnachmittag nicht nur die Erste Vesper zu feiern, sondern auch die sonntägliche eucharistische Liturgie selbst, Dadurch steht mehr Zeit zur Verfügung, um das festliche Gebot zu erfüllen und den Tag des Herrn zu feiern.

Was die Gültigkeit der gefeierten Messe betrifft am Samstagabend oder an der Mahnwache einer Feier, es gibt nichts einzuwenden. Die Regel, die gilt – wie in allen anderen Angelegenheiten auch –, ist, den Lehren der Kirche zu folgen, Denn bestimmte Entscheidungen sind immer das Ergebnis sorgfältiger Überlegungen und umsichtiger Überlegungen. Auf diese Weise, Die Möglichkeit, die Festmesse am Samstagabend zu feiern, ist in der Kirche zur Norm geworden, wie wir im Kodex des kanonischen Rechts lesen, Kanon 1248 §1:

„Das Gebot der Teilnahme an der Messe wird von jemandem erfüllt, der einer Messe beiwohnt, die irgendwo im katholischen Ritus entweder am Festtag selbst oder am Abend des Vortages gefeiert wird.“

Daraus ergibt sich die Möglichkeit Die Einhaltung des Festgebots ab dem Abend des Tages vor dem Fest ist nicht mehr an eine Befugnis geknüpft, die der Heilige Stuhl dem Bischof und von ihm den Pfarrern der Pfarrei für bestimmte Feiern – die sogenannten „vorgezogenen Messen“ – verleiht, sondern ein jedem Gläubigen anerkanntes Recht, und es erstreckt sich auf jede Messe, die am Samstagabend oder an der Nachtwache eines Festes gefeiert wird.

Der Wortlaut des Kodex ist wörtlich im Katechismus der Katholischen Kirche unter Nr. wiedergegeben. 2180, mit der nötigen Prämisse: An Sonntagen und anderen gesetzlichen Feiertagen, Die Gläubigen sind verpflichtet, an der Messe teilzunehmen.”

An die italienischen Gläubigen, die Bischöfe, in der oben genannten Hirtennotiz Der Tag des Herrn von 1984, Geben Sie den folgenden Hinweis:

„Liturgisch, der ein Feiertag beginnt mit der ersten Vesper am Tag vor dem Fest; also Samstag Abend, aus liturgischer Sicht, ist schon Sonntag“ (Nein. 34).

Wie es offensichtlich ist, Der Sonntag ist für den Christen der Tag schlechthin, der Tag, der an die Auferstehung Christi erinnert und ist, an sich, unersetzlich. So heißt es im Katechismus unter Nr. 2185:

„An Sonntagen und anderen Feiertagen der Pflicht, Die Gläubigen haben davon Abstand zu nehmen, sich an Arbeiten oder Aktivitäten zu beteiligen, die den Gott geschuldeten Gottesdienst behindern, die Freude, die dem Tag des Herrn eigen ist, die Ausführung der Werke der Barmherzigkeit, und die entsprechende Entspannung von Geist und Körper. Familiäre Bedürfnisse oder wichtige soziale Dienste können berechtigterweise von der Verpflichtung zur Sonntagsruhe entbinden. Die Gläubigen sollten darauf achten, dass legitime Ausreden nicht zu Gewohnheiten führen, die der Religion abträglich sind, Familienleben, und Gesundheit».

Wie man sieht, Der Sonntag bleibt der christliche Tag schlechthin, der Tag, der an die Auferstehung Christi erinnert und ist, von Natur aus, unersetzlich. Genau aus diesem Grund, Die Kirche lehrt, dass die Gläubigen an Sonntagen und anderen heiligen Pflichttagen aufgefordert sind, alle Aktivitäten zu unterlassen, die den Gottesdienst behindern, die Freude, die dem Tag des Herrn eigen ist, die Ausübung von Werken der Barmherzigkeit, und die nötige Ruhe für Körper und Geist.

Mit der Möglichkeit der Teilnahme an der Feier am Samstagabend, Es ist klar, dass etwas von dem, was den christlichen Sonntag charakterisiert, gemindert werden kann – mindestens drei seiner bestimmenden Elemente. Trotzdem, wie wir gesehen haben, Dieses Zugeständnis hat tiefe historische Wurzeln und findet seine Berechtigung sowohl in einer alten liturgischen Praxis als auch in einem pastoralen Anliegen, das darauf abzielt, sicherzustellen, dass alle Getauften ihrer Verpflichtung nachkommen können, an der Heiligen Messe teilzunehmen und sich dem Tisch des Herrn zu nähern.

Florenz, 20 Dezember 2025

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Rosa Quoten am Altar sind notwendig? Von der feministischen Theo-Ideologie zur pastoralen Weisheit Sri Lankas – Sind «rosa Quoten» am Altar nötig?? Von der feministischen Theo-Ideologie zur pastoralen Weisheit Sri Lankas – Sind „rosa Gebühren“ am Altar notwendig?? Von der feministischen Theoideologie zur pastoralen Klugheit in Sri Lanka

Italienisch, Englisch, spanisch

 

ROSA GEBÜHREN AM ALTAR SIND ERFORDERLICH? VON DER FEMINISTISCHEN THEO-IDEOLOGIE ZUR PASTORALEN WEISHEIT VON SRI LANKA

Der Bischof kann Ministranten zulassen, aber er kann Pfarrer nicht zwingen, sie zu benutzen. Die nicht ordinierten Gläubigen „haben kein Recht“, am Altar zu dienen, und es bleibt die Verpflichtung, männliche Ministrantengruppen zu fördern, auch für ihren nachgewiesenen beruflichen Wert.

- Kirchennachrichten -

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Kinder am Altar sehen es erheitert Herz und Geist. Es ist ein Lebenszeichen in einem Europa – ausgehend von unserem Italien –, in dem die Geburtenrate seit Jahrzehnten stagniert und das Durchschnittsalter der Bevölkerung steigt, und der Klerus, steigt weiter. In solch einem fragilen Kontext, Die Anwesenheit von Kindern in der Kirche ist bereits eine gute Nachricht, ein Vorgeschmack auf die Zukunft.

Im Video: S. UND. Rev.Ma Mons. Raymond Kingsley Wickramasinghe, Bischof von Galle (Sri Lanka)

Als sich zwei Eltern bei mir entschuldigten am Ende der Heiligen Messe für die beiden etwas lauten Kinder, beantwortet: «Solange Kinder in unseren Kirchen Lärm machen, es bedeutet, dass wir immer am Leben sind“. Ich habe es damals nicht hinzugefügt, aber ich werde es jetzt als Randbemerkung in der Diskussion tun: wenn wir während der heiligen Liturgien die Stimmen der Kinder nicht mehr hören werden, Wir werden sicherlich die Muezzins hören, die von den Glockentürmen unserer in Moscheen verwandelten Kirchen singen werden, wie es in verschiedenen nordeuropäischen Ländern bereits geschehen ist. Die Beispiele sind bekannt, Ich nehme einfach ein paar: in Hamburg wurde die ehemalige lutherische Kapernaumkirche gekauft und als Al-Nour-Moschee wiedereröffnet; In Amsterdam befindet sich die Fatih Moskee in der ehemaligen katholischen Kirche St. Ignatius; In Bristol befindet sich die Jamia-Moschee im ehemaligen St. Katharinenkirche. Was den Ruf des Muezzins mit Lautsprechern betrifft, Die Stadt Köln begann im Jahr 2021 ein Stadtprojekt, das einen Rückruf am Freitag ermöglicht, stabilisierte sich dann 2024.

In den letzten Jahrzehnten, In vielen Diözesen hat sich die Gewohnheit etabliert, Mädchen zum Altardienst zuzulassen. Das praktizieren viele Bischöfe und Pfarrer, obwohl ich sie nicht liebe, Sie tolerierten oder behielten bei, um keine Kontroversen auszulösen. Im Laufe der Jahre einige von ihnen, Da sie inzwischen Heranwachsende und Jugendliche waren, dienten sie weiterhin am Altar, Für einige Priester war dies nicht ohne Verlegenheit, inklusive mir, der mit äußerster Höflichkeit niemals Mädchen und insbesondere Mädchen im Teenageralter erlaubt hat, zu dienen. Natürlich, Es geht nicht darum, Frauen von bestimmten Dienstleistungen abzuhalten, sondern mit pädagogischer pastoraler Weisheit zu denken: Wie viele Priesterberufe wurden neben dem Altar geboren?, in der Gruppe der Ministranten? Und wie erklärt man einem kleinen Mädchen, das eine Leidenschaft für die Liturgie hat, dass das Amt des Ordens keine Leidenschaft ist?, Es kann auch keine offene Perspektive auf ihren weiblichen Zustand sein? Denn in diesem Punkt ist die Lehre sehr klar: „Nur ein getaufter Mann erhält gültig die heilige Weihe“ (Codex des kanonischen Rechtes 1983, kann. 1024); „Die Kirche erkennt sich als an die Entscheidung des Herrn selbst gebunden an. Aus diesem Grund ist die Ordination von Frauen nicht möglich.“ (Katechismus der Katholischen Kirche, n. 1577); und der Heilige Papst Johannes Paul II. bestätigte endgültig, dass die Kirche „keine Autorität“ habe, Frauen die Priesterweihe zu verleihen (Priesterweihe, 22 Dürfen 1994, n. 4).

Hinzu kommt ein sozialpädagogischer Aspekt den Sakristeibesuchern wohlbekannt: die kleinen Mädchen, oft bereiter, fleißige und reife Kollegen, tendenziell in kleinen Gruppen vorherrschen; Die Erfahrung zeigt das, wo die Zahl der Mädchen im Pfarrhaus deutlich höher wird, Nicht wenige Jungen ziehen sich zurück, weil sie diesen Dienst als „etwas für Mädchen“ betrachten.. Das paradoxe Ergebnis ist, dass sich gerade die potenziell beruflichsten Themen vom Zentrum der Feierlichkeit distanzieren. Es wäre daher angebracht, nachzufragen: in einem Westen mit einem hohen Durchschnittsalter der Priester, leere Seminare oder Reduzierung der Seminaristenzahl auf ein Minimum, mit immer mehr Gemeinden ohne Pfarrer, Es ist sinnvoll, das aufzugeben, was auch nur ein paar Keime der Berufung begünstigen kann, um der – weltlich und politisch korrekten – Logik der „klerikalen rosa Quoten“ zu folgen.?

Verstehen „was möglich ist“ und vor allem „was das Beste ist“, Ausgangspunkt sind nicht Meinungen, sondern liturgische Normen. Die Liturgie ist kein Feld soziologischer Experimente: „Absolut keine, nicht einmal der Priester, hinzufügen, etwas aus eigener Initiative entfernt oder ändert“ (Heiliges Konzil, 22 §3). Die Aufgaben der Minister werden mit präzisen Forderungen nach Nüchternheit, Rollen und Grenzen umrissen (Die allgemeine Institution des Römischen Messbuchs, NN. 100; 107; 187-193). Auf ministerieller Seite, Der Heilige Papst Paul VI. ersetzte die alten „Kleinen Orden“ durch die etablierten Ämter des Vorlesers und Akolythen, dann den Laien vorbehalten (vgl.. Einige Dienste, NN. I-IV). Der Papst Franziskus hat can geändert. 230 §1, Öffnung der etablierten Ämter als Lektor und Akolyth auch für Frauen, aber diese werden nicht mit dem Dienst von Ministranten identifiziert, die unter die in can. vorgesehene vorübergehende Deputation fällt. 230 §2 und betrifft die Hilfe am Altar, die von Zeit zu Zeit Laien anvertraut wird (crf. Durch die richtige Bewegung des Geistes des Herrn, 2021; CIC 1983, kann. 230 §1-2).

Zwei Texte des Heiligen Stuhls Anschließend legen sie den Umfang mit seltener Klarheit fest. Der Rundbrief der Kongregation für den Gottesdienst, an die Vorsitzenden der Bischofskonferenzen für die korrekte Auslegung von can. 230 §2 (15 Marsch 1994, Prot. 2482/93), erkannte die Möglichkeit an, nach Ermessen des Bischofs auch Frauen zum Altardienst zuzulassen, mit der Begründung, dass „es immer sehr angemessen sein wird, der edlen Tradition der Ministranten zu folgen“ und dass sich aus der Aufnahme kein subjektives Dienstrecht ergibt (vgl.. Information 30 [1994] 333-335). Ein paar Jahre später, der Briefe derselben Kongregation (27 Juli 2001) Sie stellten außerdem klar, dass der Bischof Ministranten zulassen, Pfarrer jedoch nicht dazu zwingen kann, sie einzusetzen; dass die nicht ordinierten Gläubigen „kein Recht“ haben, am Altar zu dienen; dass die Verpflichtung zur Förderung männlicher Ministrantengruppen bestehen bleibt, auch für ihren nachgewiesenen beruflichen Wert. Es sei „immer sehr angemessen“, heißt es in dem Dokument, der edlen Tradition der Knaben am Altar zu folgen (Lateinischer Text in Information 37 [2001] 397-399; Trad.. es. in Information 38 [2002] 46-48).

In diesem Bild, die Pädagogik des Altars erstrahlt wieder: Die Nähe zum Geheimnis lehrt mit der Kraft der Zeichen, führt ein kindliches Vertrauen in die Eucharistie ein e, für viele Kinder, es war ein echtes “Vortrag” der Unterscheidung. Die Kirche hat nicht die Macht, Frauen den Orden zu verleihen (Katechismus der Katholischen Kirche n. 1577; Priesterweihe, 4) ist aufgerufen, die Räume, die sich historisch als fruchtbar für die Entstehung von Priesterberufen erwiesen haben, umsichtig zu schützen. Die weibliche Präsenz und das Charisma werden dadurch nicht abgewertet; andererseits, befreit die Gemeinschaft von der Versuchung, die Laien zu klerikalisieren und den Klerus – und insbesondere die Frauen – zu laizisieren, indem er sie symbolisch in das Presbyterium drängt, als ob das der einzige Ort wäre, „der zählt“ (vgl.. Erinnerung an den Klerikalismus in das Evangelium der Freude, 102-104). Es gibt sehr reichhaltige Wege für Mädchen und Jugendliche, etabliert und tatsächlich: etablierte Leserschaft bzw, je nach Fall, als Lesung in der Feier praktiziert, Gesang und geistliche Musik, Sakristeidienst, Dienste des Wortes und der Nächstenliebe, Katechese e, heute, auch der etablierte Dienst des Katecheten (Altes Ministerium, 2021). Dies sind Bereiche, in denen das „weibliche Genie“ der Kirche einen entscheidenden Beitrag leistet, ohne unrealistische Erwartungen hinsichtlich des Zugangs zum Priestertum zu wecken (vgl.. Altes Ministerium, 2021; Herr Geistich, 2021; kann. 230 §1-2).

Die Erfahrung anderer Teilkirchen bringt weiteres Licht ins Dunkel der Thematik. In Sri Lanka, wo das Durchschnittsalter der Geistlichen viel niedriger ist als in Italien und die Seminare voller Berufungen sind, der Erzbischof von Colombo, Kardinal Albert Malcolm Ranjith, wies darauf hin, dass der Einsatz von Ministranten aus pastoralen und pädagogischen Gründen unangemessen sei: keiner von ihnen, in der Tat, Als Erwachsene können sie das Seminar betreten; Daher ist es sinnvoll, typisch männliche Bildungsräume rund um den Altar zu bewahren, ohne der reichen weiblichen Beteiligung in anderen Bereichen etwas zu nehmen? In anderen Zusammenhängen, wie in den Vereinigten Staaten, Einige Diözesen und Pfarreien haben rechtmäßig, genau auf der Grundlage der Texte von, ausschließlich männliche Ministrantengruppen unterhalten 1994 er wurde in geboren 2001. Es geht nicht um „Ausschließen“, sondern um eine Praxis zu stärken, die sich an manchen Orten für die Berufsseelsorge als fruchtbarer erweist (vgl.. Diözesanlinien: Diözese Lincoln – Nebraska; Phönix – Domgemeinde; andere lokale Realitäten der Vereinigten Staaten von Amerika).

An dieser Stelle fordert jedoch jemand rosa Quoten im Presbyterium, als ob symmetrische Darstellung der Lackmustest für die Aufwertung von Frauen wäre. Eine Logik, das der rosa Quoten, was allerdings zum Gesellschaftspolitischen gehört; Die Liturgie ist kein proportional zu vertretendes Parlament, es ist das Handeln Christi und der Kirche. Hier gilt Unterscheidungsvermögen, nicht der Anspruch. Und Urteilsvermögen fragt: in einem Gebiet mit wenigen Priestern und wenigen Berufungen, Welche konkrete Entscheidung fördert die Entwicklung künftiger Priester am besten, ohne die Präsenz von Frauen zu beeinträchtigen?? Die Antworten des Heiligen Stuhls lassen keine Missverständnisse aufkommen: Die Aufnahme von Mädchen ist gegebenenfalls gestattet, aber es ist angemessen und sogar notwendig, männliche Ministrantengruppen zu fördern, auch im Hinblick auf die Berufsseelsorge (vgl.. Information 30 [1994] 333-335; Information 37 [2001] 397-399; Information 38 [2002] 46-48).

Auch die These kursierte in den letzten Monaten – vom Theologen aufgegriffen Marinella Perroni, Demnach wäre die Wahl von Kolumbus ein perfekter „Syllogismus“, der aber „abzulehnen“ sei., denn dadurch würde die Gruppe der Ministranten gegenüber Unterschieden unempfindlich und daher schädlich werden.

Thema, das dieses Theologen, was Social Engineering und Liturgie auf wirklich oberflächliche und grobe Weise durcheinander bringt. Ziel der Liturgie ist es nicht, alle Unterschiede darzustellen, sondern dem Mysterium nach gemeinsamen Normen zu dienen (vgl.. Heiliges Konzil 22 §3). Die offiziellen Quellen, wie gesehen, Sie erinnern sich an drei elementare Dinge: Die Aufnahme von Mädchen ist zwar möglich, schafft aber keine Rechte; Der Bischof kann die Genehmigung erteilen, aber nicht aufdrängen; und „die Verpflichtung bleibt bestehen“, Männergruppen auch aus beruflichen Gründen zu fördern (vgl.. Information 37 [2001] 397-399; Trad.. es. Information 38 [2002] 46-48; desto mehr Rundschreiben der 15.03.1994, Prot. 2482/93).

Mit anderen Worten: Kardinal Albert Malcom Ranjith schließt Frauen nicht aus: übt eine in Gesetz und Praxis genau vorgesehene pastorale Umsicht aus. Diese Vorsicht mit Frauenfeindlichkeit zu verwechseln, ist reine Ideologie, nicht Urteilsvermögen. Und ob die kirchliche Vitalität wirklich von einem „rosafarbenen“ Räuchergefäß abhängt, dann zwei Jahrtausende weiblicher Heiliger, der Ärztinnen und Märtyrerinnen - ohne jemals den Amtsaltar in Anspruch zu nehmen - weniger als einen Anteil wert wäre: eine unfaire Schlussfolgerung gegenüber Frauen e, Des weiteren, irrational für den Glauben (vgl.. Marinella Perroni: «Sri Lanka, sondern weil das Verbot von Ministranten Priesterberufe begünstigen würde?», Der Osservatore Romano in Frauenkirchenwelt, 1 Februar 2025).

Letztlich, Am Altar sind keine Quoten erforderlich, Wir brauchen Herzen, die im Mysterium geschult sind. Für einige Teilkirchen ist es legitim – und manchmal auch angemessen –, Mädchen zum Dienst zuzulassen; und es ist ebenso legitim – und oft auch klüger –, männliche Ministrantengruppen zu unterhalten, wenn dies der Klarheit der Zeichen und der Förderung von Berufungen zugute kommt. Es ist keine Kapitulation vor der „männlichen Ordnung“, sondern ein Akt pastoraler Klugheit im Dienste der gesamten Gemeinschaft.

Wenn wir Mädchen lieben, Wir bieten ihnen großartige Dienste und Dienste im Einklang mit dem Evangelium an: Wort, Wohltätigkeit, Katechese, Verwahrung und Dekoration der Kirche und des Altars, Musik, singen... ohne ihre Würde auf eine Position neben dem Weihrauchfass zu reduzieren. Stattdessen, wenn wir die Kinder lieben, Lassen Sie uns diese Bildungsräume intelligent bewachen, seit Jahrhunderten, Sie halfen der Kirche, die Gabe des Priesterlebens anzuerkennen und zu begleiten.

Eine letzte Anmerkung als persönliches Zeugnis: Ich war neun Jahre alt, als ich am Ende der Heiligen Messe nach Hause ging und meinen Eltern erzählte, dass ich Priester werden wollte. Was als eine der vielen typischen Fantasien von Kindern angesehen wurde, fähig, heute zu sagen, dass sie Astronauten werden wollen, morgen die Erdbeerbauern, die Ärzte vormorgen. aber jetzt, was wie eine Fantasie schien, Es stellte sich heraus, dass es nicht so war: Fünfunddreißig Jahre später erhielt ich den Heiligen Priesterorden. Jawohl, meine Berufung war eine Berufung für Erwachsene, aber als Kind geboren, während ich als Messdiener am Altar diente, im Alter von neun Jahren.

von der Insel Patmos, 8 Oktober 2025

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SIND „ROSA-QUOTEN“ AM ALTAR ERFORDERLICH? VON DER FEMINISTISCHEN THEO-IDEOLOGIE ZUR PASTORALEN WEISHEIT SRI LANKAS

Ein Bischof kann Ministranten zulassen, aber er kann von Pastoren nicht verlangen, sie zu benutzen. Die nicht ordinierten Gläubigen „haben kein Recht“, am Altar zu dienen, und es besteht weiterhin die Verpflichtung, Ministrantengruppen für Jungen zu fördern, auch für ihren nachgewiesenen beruflichen Wert.

- Wirksamkeit der kirchlichen Aktualität -

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Kinder am Altar sehen erfreut Herz und Geist. Es ist ein Lebenszeichen in einem Europa – angefangen bei unserem Italien –, in dem die Geburtenrate seit Jahrzehnten stagniert und das Durchschnittsalter der Bevölkerung gleich bleibt, und des Klerus, steigt weiter. In solch einem fragilen Kontext, Die Anwesenheit von Kindern in der Kirche ist bereits eine gute Nachricht, ein Vorgeschmack auf die Zukunft.

Im Video: Seine Exzellenz Msgr. Raymond Kingsley Wickramasinghe, Bischof von Galle (Sri Lanka)

Als sich zwei Eltern bei mir entschuldigten am Ende der Heiligen Messe für ihre beiden ziemlich lauten Kinder, Ich antwortete: «Solange Kinder in unseren Kirchen Lärm machen, es bedeutet, dass wir noch am Leben sind». Ich habe damals nicht hinzugefügt – aber jetzt tue ich es nebenbei –, dass wir die Stimmen der Kinder in unseren Kirchen nicht mehr hören, Wir werden sicherlich die Stimmen der Muezzins hören, die von den Glockentürmen unserer Kirchen singen, die in Moscheen umgewandelt wurden, wie es bereits in verschiedenen Ländern Nordeuropas geschehen ist.

Die Beispiele sind bekannt, Ich werde nur einige erwähnen: in Hamburg wurde die ehemalige lutherische Kapernaumkirche gekauft und als Al-Nour-Moschee wiedereröffnet; In Amsterdam befindet sich die Fatih Moskee in der ehemaligen katholischen Kirche St. Ignatius („Der Sämann“); In Bristol steht die Jamia-Moschee im ehemaligen St. Katharinenkirche. Was den verstärkten Ruf des Muezzin betrifft, Die Stadt Köln startete im Jahr 2021 ein städtischer Pilot, der den Freitagsanruf ermöglicht, die dann stabilisiert wurde 2024.

In den letzten Jahrzehnten, In nicht wenigen Diözesen ist es üblich geworden, auch Mädchen zum Altardienst zuzulassen. Viele Bischöfe und Pfarrer, obwohl ich die Praxis nicht mag, haben es toleriert oder beibehalten, um Kontroversen zu vermeiden. Im Laufe der Jahre, Einige dieser Mädchen wurden Heranwachsende und junge Frauen und dienten weiterhin, Nicht ohne Verlegenheit für bestimmte Priester – einschließlich der Unterzeichner –, die, mit größter Höflichkeit, habe Mädchen nie erlaubt, und vor allem jugendliche junge Frauen, dienen.

Klar sein, Dabei geht es nicht darum, Frauen bestimmte Dienstleistungen zu verbieten, am allerwenigsten junge Mädchen. Es geht darum, mit pädagogischer und pastoraler Weisheit zu denken: Wie viele Priesterberufe wurden am Altar geboren?, innerhalb einer Gruppe von Ministranten? Und wie erklärt man einem Mädchen, das die Liturgie liebt, dass es das Sakrament der Weihe nicht gibt?, und kann nicht sein, ein Weg, der ihr als Frau offen steht? Die Lehre ist glasklar: „Nur ein getaufter Mann erhält die heilige Weihe gültig“ (vgl. Kodex des kanonischen Rechts, kann. 1024); „Die Kirche erkennt an, dass sie an die Entscheidung des Herrn selbst gebunden ist. Aus diesem Grund ist die Ordination von Frauen nicht möglich» vgl. Katechismus der Katholischen Kirche, 1577); und der heilige Johannes Paul II. bestätigte endgültig, dass die Kirche „über keinerlei Autorität“ verfügt, Frauen die Priesterweihe zu verleihen (vgl. Priesterweihe (1994), n. 4; CDF, Die Antwort auf das Problem (1995).

Hinzu kommt ein sozialpädagogischer Aspekt den Besuchern der Sakristei bekannt: Mädchen – oft bereiter, fleißiger und reifer als ihre Altersgenossen – neigen dazu, in kleinen Gruppen die Führung zu übernehmen; Die Erfahrung zeigt, dass die Zahl der Mädchen im Schutzgebiet die der Jungen deutlich übersteigt, Nicht wenige Jungen ziehen sich zurück, Den Service als „Mädchensache“ wahrnehmen. Das paradoxe Ergebnis ist, dass diejenigen, die am meisten für eine Berufung empfänglich sind, sich vom Zentrum der Feier entfernen. In einem Westen, in dem das Durchschnittsalter der Priester hoch ist, Seminare sind leer oder verkleinert und Pfarreien haben keine Pfarrer, Ist es sinnvoll, das aufzugeben, was auch nur ein paar Berufungen fördern könnte, um der weltlichen Logik der „klerikalen rosa Quoten“ zu folgen??

Nicht nur verstehen, „was erlaubt ist“ sondern vor allem: „was passt“, Wir müssen von den liturgischen Normen ausgehen. Die Liturgie ist kein Feld für soziologische Experimente: „Deshalb keine andere Person, selbst wenn er Priester wäre, kann hinzufügen, entfernen, oder aus eigenem Antrieb etwas an der Liturgie ändern» (vgl. Heiliges Konzil, 22 §3). Die Aufgaben der Minister sind mit nüchterner Präzision dargelegt (vgl. Allgemeine Anleitung zum Römischen Messbuch). Was Ministerien betrifft, Der heilige Paul VI. ersetzte die früheren „Kleinen Orden“ durch die eingeführten Ämter Lektor und Akolyth, dann den Laien vorbehalten vgl. Einige Dienste, 1972). Papst Franziskus hat can geändert. 230 §1, Öffnung der eingeführten Ämter als Lektor und Akolyth auch für Frauen, aber diese sind nicht mit dem Ministrantendienst gleichzusetzen, die zur vorläufigen Deputation von can gehört. 230 §2 und betrifft die Hilfe am Altar, die von Fall zu Fall Laiengläubigen anvertraut wird (vgl. Geist des Herrn, 2021).

Zwei Texte des Heiligen Stuhls klärte die Angelegenheit mit ungewöhnlicher Präzision auf. Das Rundschreiben der Kongregation für den Gottesdienst an die Vorsitzenden der Bischofskonferenzen zur korrekten Auslegung von can. 230 §2 (15 Marsch 1994, Prot. 2482/93) erkannte die Möglichkeit – nach Ermessen des Bischofs – an, Mädchen zum Dienst am Altar zuzulassen, Gleichzeitig betont er, dass es „immer sehr angemessen“ sei, die edle Tradition von Jungen als Ministranten aufrechtzuerhalten, und dass eine solche Zulassung kein subjektives „Recht“ auf den Dienst begründet (Information 30 (1994) 333–335). Ein paar Jahre später, der Briefe derselben Kongregation (27 Juli 2001) weiter geklärt: Der Bischof kann Ministranten zulassen, kann die Pfarrer jedoch nicht dazu verpflichten, sie einzusetzen; die nicht ordinierten Gläubigen „haben kein Recht“, zu dienen; und es bleibt die Verpflichtung, männliche Gruppen auch aufgrund ihres beruflichen Wertes zu fördern (vgl. Information 37 (2001) 397–399; .Information 38 (2002) 46–48).

Die Erfahrung anderer Ortskirchen bringt auch Licht ins Dunkel. In Sri Lanka – wo das Durchschnittsalter der Diözesankleriker viel niedriger ist als in Italien und die Seminare gut besiedelt sind – der Metropolit Erzbischof von Colombo, Kardinal Albert Malcolm Ranjith, wies darauf hin, dass Ministranten aus pastoralen und pädagogischen Gründen ungeeignet sind: keiner von ihnen, als Erwachsene, kann das Seminar betreten; Daher ist es sinnvoll, typisch männliche Gestaltungsräume rund um den Altar zu bewahren, ohne in irgendeiner Weise die Beteiligung reicher Frauen anderswo zu schmälern (siehe seinen hier zitierten pastoralen Hinweis: Das Ruder).

In anderen Zusammenhängen, wie die Vereinigten Staaten, Einige Diözesen und Pfarreien unterhalten rechtmäßig Messdienergruppen nur für Jungen, und zwar genau auf der Grundlage des 1994 und 2001 Texte. Das ist kein „Ausschluss“, Sondern die Förderung einer Praxis, die sich an manchen Orten für die Berufungspastoral als fruchtbarer erweist (vgl. Diözese Lincoln (Erklärung der Politik; und die 2011 Entscheidung in der Kathedrale von Sts. Simon & Jude, Phönix – Nachrichtenbericht).

In den letzten Monaten, Diese These wurde von der italienischen Theologin Mrs. aufgegriffen Marinella Perroni, der argumentiert, dass die in Colombo getroffene Entscheidung einem „Syllogismus“ folgt, der logisch zwar ordentlich ist, aber dennoch abgelehnt werden sollte.

Dabei, aber, Ihre Argumentation gleitet von der Liturgie ins Social Engineering. Die Liturgie ist kein proportionaler Spiegel der gesellschaftlichen Wählerschaft; Es ist die normgerechte Gottesverehrung der Kirche, die die Klarheit der Zeichen und die Freiheit der Gnade sichert (vgl. Heiliges Konzil 22 §3). Die Dokumente des Heiligen Stuhls, wie oben gezeigt, Erinnern Sie sich an drei grundlegende Punkte: Die Möglichkeit, Mädchen aufzunehmen, ist zwar möglich, schafft aber keine subjektiven Rechte; Der Diözesanbischof kann dies den Pfarrern genehmigen, ihnen aber nicht auferlegen; und es bleibt die Verpflichtung bestehen, Knaben-Ministerkreise auch aus beruflichen Gründen zu fördern (vgl. Information 30 (1994) 333–335; Information 37 (2001) 397–399; Information 38 (2002) 46–48). Diese Vorsicht mit Frauenfeindlichkeit zu verwechseln, ist Ideologie, nicht Urteilsvermögen (Siehe Perronis Artikel: «Sri Lanka, Aber warum sollte das Verbot von Ministranten Priesterberufe fördern??» — Der Osservatore Romano, das offizielle Organ des Heiligen Stuhls Italienisches Originalenglische Version).

Zusamenfassend, Der Altar braucht keine Quoten; es braucht Herzen, die durch das Geheimnis geformt werden. Für einige Teilkirchen ist es legitim – und manchmal auch angebracht –, Mädchen zum Dienst zuzulassen; und es ist ebenso legitim – und oft klüger –, männliche Messdienergruppen zu unterhalten, wo dies der Klarheit der Zeichen und der Förderung von Berufungen dient. Dies ist keine Kapitulation vor einer „männlichen Ordnung“, sondern ein Akt pastoraler Klugheit im Dienste der gesamten Gemeinschaft.

Eine abschließende persönliche Anmerkung: Ich war damals neun Jahre alt, nach der Heiligen Messe, Ich ging nach Hause und sagte meinen Eltern, dass ich Priester werden wollte. Sie hielten es für eine der vielen typischen Kinderphantasien, die heute Astronauten werden wollen, Morgen Erdbeerbauern, und am Tag danach Ärzte. Und doch, Was wie eine Fantasie erschien, bewies das Gegenteil: Fünfunddreißig Jahre später empfing ich die heilige Priesterweihe. Ja, meine Berufung war eine Berufung für Erwachsene – aber ich wurde als Kind geboren, während er als Messdiener am Altar diente.

von der Insel Patmos, Oktober 8, 2025

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SIND DIE „ROSA GEBÜHREN“, DIE AM ALTAR ERFORDERLICH SIND? VON DER FEMINISTISCHEN THEO-IDEOLOGIE ZUR PASTORALEN WEISHEIT VON SRI LANKA

Der Bischof kann die Ministranten zulassen, Sie können die Pfarrer jedoch nicht dazu zwingen, sie zu verwenden. Nicht ordinierte Gläubige haben „kein Recht“, am Altar zu dienen, und die Verpflichtung, männliche Ministrantengruppen zu fördern, bleibt bestehen., auch für seinen nachgewiesenen beruflichen Wert.

- Ecclesial News -

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Sehen Sie Kinder rund um den Altar jubelt Herz und Geist. Es ist ein Lebenszeichen in einem Europa – angefangen bei unserem Italien –, in dem die Geburtenrate und das Durchschnittsalter der Bevölkerung seit Jahrzehnten stagnieren, und des Klerus, es hört nicht auf zu wachsen. In solch einem fragilen Kontext, Die Anwesenheit von Kindern in der Kirche ist bereits eine gute Nachricht, eine Vorschau auf die Zukunft.

Im Video: Seine Exzellenz Monsignore Raymond Kingsley Wickramasinghe, Bischof von Galle (Sri Lanka)

Wann, am Ende der Heiligen Messe, Zwei Eltern entschuldigten sich bei mir für ihre beiden lauten Kinder., Ich beruhigte sie, indem ich sagte: «Solange Kinder in unseren Kirchen Lärm machen, Es bedeutet, dass wir noch am Leben sind.. Ich habe es damals nicht hinzugefügt – aber ich mache es jetzt nebenbei –: wenn wir die Stimmen der Kinder in unseren Kirchen nicht mehr hören, Sicherlich werden wir die Muezzins von den Glockentürmen unserer in Moscheen umgewandelten Kirchen singen hören, wie es bereits in mehreren nordeuropäischen Ländern geschehen ist. Die Beispiele sind bekannt; Ich zitiere nur einige: in Hamburg, Die ehemalige lutherische Kapernaumkirche wurde erworben und als Al-Nour-Moschee wiedereröffnet; in Amsterdam, Die Fatih Moskee hat ihren Sitz in der ehemaligen katholischen Kirche St. Ignatius; ein Bristol, Die Jamia-Moschee steht auf der alten St. Katharinenkirche. Zum Ruf des Muezzins über Lautsprecher, Die Stadt Köln begann in 2021 ein kommunales Projekt, das den Anruf freitags ermöglicht, stabilisierte sich anschließend in 2024.

In den letzten Jahrzehnten, Viele Diözesen haben auch Mädchen zum Altardienst zugelassen.. Viele Bischöfe und Pfarrer, Ich schätze es immer noch nicht, haben die Praxis toleriert oder beibehalten, um Kontroversen zu vermeiden. Wie die Jahre vergehen, einige haben als Jugendliche und junge Menschen weitergemacht, Nicht ohne eine gewisse Verlegenheit für einige Priester, einschließlich wer schreibt, der mit größter Höflichkeit niemals Mädchen – und insbesondere Heranwachsenden – erlaubt hat, am Altar zu dienen. Es lohnt sich, dies zu klären: Es geht nicht darum, Frauen bestimmte Dienstleistungen vorzuenthalten, sondern mit pastoraler und pädagogischer Weisheit zu denken. Wie viele Priesterberufe wurden neben dem Altar geboren?, in der Gruppe der Ministranten? Und wie erklärt man einem Mädchen, das sich für die Liturgie begeistert, dass das Sakrament der Priesterweihe keine offene Perspektive für ihre weibliche Verfassung ist und sein kann?? Die Lehre ist sehr klar: „Nur der getaufte Mann erhält gültig die heilige Weihe“ (vgl. CIC 1983, kann. 1024); „Die Kirche erkennt sich als an die vom Herrn selbst getroffene Wahl gebunden an. Aus diesem Grund, „Die Ordination von Frauen ist nicht möglich.“ (vgl. CEC Nr. 1577); und der heilige Johannes Paul II. bestätigte endgültig, dass die Kirche „in keiner Weise die Macht hat“, Frauen die Priesterweihe zu verleihen (vgl. Priesterweihe, 22 Mai 1994, n. 4).

Hinzu kommt ein sozialpädagogischer Aspekt den Besuchern der Sakristei gut bekannt: die Mädchen, oft früher, fleißiger und reifer als ihre Zeitgenossen, tendenziell in kleinen Gruppen vorherrschen; Die Erfahrung zeigt das, wo die Zahl der Mädchen im Pfarrhaus deutlich höher wird, Nicht wenige Jungen ziehen sich zurück, diesen Dienst als „eine Mädchensache“ wahrnehmen. Das paradoxe Ergebnis ist, dass gerade die Themen mit dem größten beruflichen Potenzial aus dem Mittelpunkt der Feierlichkeiten geraten.. Macht es Sinn?, Also, in einem Westen mit einem hohen Durchschnittsalter der Priester, leere oder verkleinerte Seminare und Pfarreien ohne Priester, Der Verzicht auf das, was auch nur ein paar Keime der Berufung begünstigen kann, um der – aber politisch korrekten – Logik der „rosa Geistlichenquoten“ zu folgen.?

Nicht nur verstehen, was „sein kann“, aber vor allem was „bequem“ ist, Ausgangspunkt sind die liturgischen Normen, nicht die Meinungen. Die Liturgie ist kein Feld für soziologische Experimente: „Auf keinen Fall erlaubt es irgendjemandem, nicht einmal der Priester, hinzufügen, etwas eigenmächtig entfernen oder verändern“ (vgl. Heiliges Konzil 22 §3). Die Aufgaben der Minister werden nüchtern umrissen, mit Rollen und Grenzen (vgl. Die allgemeine Institution des Römischen Messbuchs [IGMR], NN. 100; 107; 187–193).

Im Bereich der Ministerien, Der heilige Paul VI. ersetzte die alten „kleinen Orden“ durch die eingeführten Ämter des Vorlesers und Akolythen, dann den Laien vorbehalten (vgl. Einige Dienste, NN. I–IV). Papst Franziskus änderte die Dose später. 230 §1, Öffnung dieser eingerichteten Dienste auch für Frauen, aber sie identifizieren sich nicht mit dem Ministrantengottesdienst, die zur vorübergehenden Deputation nach can. gehört. 230 §2 (vgl. Geist des Herrn, 2021; CIC 1983, kann. 230 §1–2).

Zwei Texte des Heiligen Stuhls Anschließend legten sie den Umkreis mit seltener Klarheit fest. Das Rundschreiben der Kongregation für den Gottesdienst an die Vorsitzenden der Bischofskonferenzen zur richtigen Auslegung des Kanons. 230 §2 (15 Marsch 1994, Prot. 2482/93) erkannte die Möglichkeit an, nach Ermessen des Bischofs auch Mädchen zum Altardienst zuzulassen, Gleichzeitig wird klargestellt, dass es „immer sehr angemessen“ ist, die edle Tradition der Ministranten aufrechtzuerhalten, und dass eine solche Zulassung kein subjektives „Recht“ auf Dienst begründet (vgl. Information 30 (1994) 333–335). Nach ein paar Jahren, las Briefe aus derselben Kongregation (27 Juli 2001) Sie haben noch mehr geklärt: Der Bischof kann die Ministranten zulassen, aber man kann Pfarrer nicht dazu zwingen, sie zu benutzen; nicht ordinierte Gläubige „haben kein Recht“, zu dienen; Auch die Verpflichtung zur Förderung männlicher Gruppen bleibt aufgrund ihrer nachgewiesenen beruflichen Wertigkeit bestehen. (vgl. Information 37 (2001) 397–399; siehe auch die italienische Übersetzung: Information 38 (2002) 46–48).

Die Erfahrung anderer Teilkirchen beleuchtet das Problem weiter. In Sri Lanka – wo das Durchschnittsalter der Diözesankleriker viel niedriger ist als in Italien und die Priesterseminare gut besucht sind –, der Erzbischof von Colombo, Kardinal Albert Malcolm Ranjith, wies auf die Unangemessenheit von Ministranten aus pastoralen und pädagogischen Gründen hin: keiner von ihnen, schon erwachsen, Sie können am Seminar teilnehmen; daher, Es ist sinnvoll, typisch männliche Bildungsräume rund um den Altar zu bewahren, ohne der reichen weiblichen Beteiligung in anderen Bereichen etwas zu nehmen (siehe diesen hier zitierten pastoralen Hinweis: Das Ruder).

In anderen Zusammenhängen, wie in den Vereinigten Staaten, Einige Diözesen und Pfarreien unterhalten rechtmäßig Ministrantengruppen, die ausschließlich aus Männern bestehen, und zwar genau auf der Grundlage der Texte von 1994 und 2001. Das ist kein „Ausschluss“, sondern die Förderung einer Praxis, die an manchen Orten für die Berufungspastoral fruchtbarer erscheint (siehe die Diözese Lincoln (Erklärung der Politik); und die Entscheidung von 2011 in der Kathedrale der Heiligen Simon und Judas, Phönix – Journalistische Chronik).

In diesen Monaten, Diese These wurde von der Theologin Marinella Perroni aufgegriffen, wer behauptet, dass Colombos Option auf ein einwandfreies Aber reagiert, Ihrer Meinung nach, abzuweisen. aber, Sein Argument verwechselt Liturgie mit Social Engineering. Die Liturgie ist kein proportionaler Spiegel gesellschaftlicher Zugehörigkeiten; Es ist die normgerechte Gottesverehrung der Kirche, die die Klarheit der Zeichen und die Freiheit der Gnade sichert. (vgl. Heiliges Konzil 22 §3). Die Dokumente des Heiligen Stuhls, wie wir gesehen haben, Denken Sie an drei grundlegende Punkte: Mädchen können aufgenommen werden, aber es entstehen dadurch keine subjektiven Rechte; Der Diözesanbischof kann dies genehmigen, Zwingen Sie es den Pfarrern nicht auf; und die Verpflichtung zur Förderung männlicher Ministrantengruppen auch aus beruflichen Gründen bleibt bestehen. (vgl. Information 30 (1994) 333–335; Information 37 (2001) 397–399; Information 38 (2002) 46–48). Diese Vorsicht mit Frauenfeindlichkeit zu verwechseln, ist Ideologie, Nichteinsicht. Siehe Perronis Artikel: «Sri Lanka, sondern weil das Verbot von Ministranten Priesterberufe begünstigen würde?» — Italienisches Originalenglische Version.

Letztlich, Am Altar ist kein Honorar erforderlich, sondern Herzen, die durch das Geheimnis erzogen wurden. Für einige Teilkirchen ist es legitim – und manchmal auch angemessen –, Mädchen zum Dienst zuzulassen; und es ist ebenso legitim – und oft auch klüger –, männliche Ministrantengruppen zu unterhalten, wenn dies der Klarheit der Zeichen und der Förderung von Berufungen dient.. Es ist keine Kapitulation vor der „männlichen Ordnung“, sondern ein Akt pastoraler Klugheit im Dienste der gesamten Gemeinschaft.

Eine persönliche Anmerkung als Zeugnis: Ich war damals neun Jahre alt, am Ende der Heiligen Messe, Als ich nach Hause kam, erzählte ich meinen Eltern, dass ich Priester werden wollte.. Sie betrachteten es als eine von vielen Kinderphantasien., können heute sagen, dass sie Astronauten werden wollen, Morgen Erdbeerbauern und morgen Ärzte. Y, Jedoch, Was wie eine Fantasie erschien, war keine: Fünfunddreißig Jahre später empfing ich die heilige Priesterweihe. Ja, meine Berufung war eine Berufung für Erwachsene, aber als Junge geboren, während er als Messdiener diente.

Von der Insel Patmos, 8 Oktober 2025

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Wenn der römische Papst stirbt. Kurzer historisch-liturgischer Exkurs-als der römische Papst stirbt. Ein kurzer historisch-liturgischer Exkurs

Wenn der römische Papst stirbt. KURZER AUSFLUG HISTORISCH-LITURGISCH

Jeder Papst, in seiner Rolle des Vikars Christi, gehört nicht ganz zu sich selbst; Dies zeigt sich insbesondere, wenn der Tod eintrifft. In der jüngeren Vergangenheit, kaum, Den Päpsten gelang es, in Frieden zu sterben, das Schweigen, fern von neugierigen Blicken oder Präambelritualen. Noch nie ist ein Papst allein gestorben, wie ein alter Herrscher, er war von seinen Höflingen umgeben.

— Liturgischer Dienst —

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Autor
Simone Pizzi

 

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Artikel im PDF-Druckformat – PDF -Artikel Druckformat

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Der Tod des römischen Pontifex Es ist ein besonderer Moment für das Leben der katholischen Kirche; eine technisch definierte Passage Apostolischer Stuhl vakant, was eine Reihe von Handlungen mit sich bringt, von Ereignissen und Ritualen, die, durch ihre Natur, sie sind einzigartig.

Wir wollen es hier nicht systematisch behandeln, sondern eher berühren, auch durch Rückgriff auf die Geschichte, einige liturgische und rituelle Aspekte, die uns anlässlich des Todes von Papst Franziskus vor Augen geführt wurden.

Als Papst sterben. Die erste Station

Jeder Papst, in seiner Rolle des Vikars Christi, gehört nicht ganz zu sich selbst; Dies zeigt sich insbesondere, wenn der Tod eintrifft. In der jüngeren Vergangenheit, kaum, Den Päpsten gelang es, in Frieden zu sterben, das Schweigen, fern von neugierigen Blicken oder Präambelritualen. Noch nie ist ein Papst allein gestorben, wie ein alter Herrscher, er war von seinen Höflingen umgeben. Bei den ersten Anzeichen von Qual, in der Tat, Eine Reihe detaillierter zeremonieller Handlungen wurde in Gang gesetzt, die den Papst seinem irdischen Ende näher brachten.

Das Wichtigste zuerst Alle in Rom ansässigen Kardinäle wurden benachrichtigt, sowie alle Inhaber der verschiedenen Dikasterien des Heiligen Stuhls; und vor dem Sterbenden begann eine stille Prozession, um ihm die letzte Ehre zu erweisen. Die Krankensalbung und das Viaticum wurden vom Kardinalvikar gespendet, während es die Aufgabe der Gefängnisse und Kanoniker der Vatikanischen Basilika war, die begleitenden Gebete in der Agonie zu erheben, insbesondere die Litaneien der vom sterbenden Papst heiliggesprochenen Heiligen.

Er tat seinen letzten Atemzug, Der Tod des Papstes wurde vom Arzt bestätigt; Der Kammermeister bedeckte das Gesicht des verstorbenen Papstes mit einem weißen Schleier und, während die Feierlichkeiten der SS in der Privatkapelle begannen. Messen für seine Seele, Es wurde eine Erstversorgung durchgeführt: die weiße Soutane, die Spule und die päpstliche Mozzetta. Erst in diesem Moment wurde der Kardinal Camerlengo wirksam vorgestellt, im vakanten Apostolischen Stuhl, übernimmt die „Regentschaft“ der Kirche. In Begleitung der Schweizer Garde vollzog er die offizielle Anerkennung des Todes des Papstes für die gesamte Kirche. Der Camerlengo, intonierte das Aus der Tiefe, Sie nahm den Schleier ab und schlug dreimal auf die Stirn des Verstorbenen, ihn beim Vornamen nennen: «n. Ich weiß, tot?»; beim dritten Schuss, keine Antwort erhalten, verkündete er: «Der Papst ist wirklich tot». Dieses Ritual gibt es heute nicht mehr. Die von Papst Franziskus gewünschte Reform, legt fest, dass die offizielle Sterbeurkunde in der Kapelle stattfindet, nachdem das Gremium des Papstes bereits zusammengestellt wurde.

Heute diese Rituale die vielleicht sogar „folkloristisch“ anmuten und sich um die Agonie und den Tod des Papstes drehten, sind Momenten des kirchlichen Gebets gewichen, den Glauben an Gott zu bekräftigen, zu dem wir immer gehören und in dessen Händen wir immer sind, lebendig oder tot. Der gerade von dieser Welt verlassene Papst und die Jungfrau Maria werden Gottvater empfohlen, mit dem Gesang von Hallo Regina, Wir werden gebeten, dem verstorbenen Papst das Gesicht Jesu zu zeigen, gesegnete Frucht ihres Leibes. Aufgabe des Kardinals Camerlengo, in diesem Stadium, besteht darin, den Fischerring zu brechen und das päpstliche Siegel zu annullieren.

Der Leichnam des Papstes wird einbalsamiert um die Konservierung an Tagen der öffentlichen Ausstellung zu ermöglichen. Es war einmal dieser Prozess, die den Einsatz alter Einbalsamierungstechniken in Betracht zog, Dazu gehörte auch die Entfernung von Eingeweiden, während das Herz des verstorbenen Papstes in einer Urne im Chor der SS-Kirche aufbewahrt wurde. Vinzenz und Athanasius am Trevi-Brunnen. Es wird angenommen, dass diese Praxis zuletzt anlässlich des Todes von Leo XIII. stattgefunden hat. Heute, um übermäßige Manipulationen zu vermeiden, Es werden weniger invasive Methoden eingesetzt.

Der Leichnam des Papstes, unter der Aufsicht des Meisters der Päpstlichen Liturgischen Feiern, er ist in päpstliche Gewänder gekleidet: die T-Shirts, die rote Kasel, das Pallium, die weiße Mitra mit Goldrand, die weiße Schädeldecke, ein bischöflicher Ring und das Brustkreuz. Rot ist die liturgische Farbe der „päpstlichen Trauer“, vom Pontifex schon zu seinen Lebzeiten genutzt, wenn er zum Beispiel den Bestattungsritus leitet. Wie wir wissen, ist es eine Farbe, die an das Blut der Märtyrer und die lebendige Gegenwart des Heiligen Geistes erinnert; aus diesem Grund der Papst, als Nachfolger von Peter, Er ist in rote Gewänder gehüllt, die seinen Dienst symbolisieren, der ganz Christus und der Kirche gewidmet ist, im Zeugnis des Glaubens.

Mit der Beisetzung des Leichnams des Verstorbenen in den Sarg – wurde einst auf einer Sänfte platziert, aber Francesco, Reform der Riten päpstlicher Bestattungen, hat sich anders arrangiert – beginnt der Erste Station, die an dem Ort stattfindet, an dem der Papst starb. Es ist daher ein Moment, der den Menschen vorbehalten ist, die ihm am nächsten stehen, begleitet vom Wahlgebet.

Siehe Peter. Die zweite Station

An dem Tag und der Uhrzeit, die vom Kardinalskollegium festgelegt wurden, Der Leichnam des verstorbenen Papstes wird in den Petersdom überführt, „wo er oft sein Amt als Bischof der Kirche in Rom und als Pastor der Weltkirche ausübte“. (Befehl Beerdigung des römischen Pontifex, später OERP, Ausgabe 2005, n. 68) um die Ehrerbietung der Gläubigen entgegenzunehmen. Es war einmal, dass der Leichnam des Papstes in der Kapelle des Allerheiligsten Sakraments ausgestellt wurde, auf einem liegenden Katafalk, der es den Gläubigen ermöglichte, zum letzten Akt der Verehrung seine Füße zu berühren. Heute, deutlicher, Der Sarg wird vor dem Altar der Beichte aufgestellt, am Grab des Apostels Petrus.

Die Prozession Begleitet wird es vom Singen einiger Psalmen und evangelischer Gesänge, die dem Anlass angemessen sind, während am Eingang der Basilika die Litaneien der Heiligen gesungen werden. Für ein paar Tage, Der Leichnam des Papstes bleibt in der Basilika ausgestellt und wird von den Gläubigen gehuldigt: „In der Nähe des Körpers, Die Gläubigen werden unablässig zu Gott für den verstorbenen Papst beten. (OERP, Ausgabe 2005, Nr. 87).

In diesen Tagen Es sind verschiedene Momente des Gemeinschaftsgebets geplant, insbesondere die Feier der Eucharistie und das Stundengebet.

Und in meinem Fleisch werde ich Gott sehen, mein Retter. Die dritte Station: Trauermesse und Beerdigung

Die Heilige Trauermesse stellt den Höhepunkt der Beerdigung des Papstes dar. Die Verfassung Dominik Flock welches die Phasen des vakanten Apostolischen Stuhls regelt, stellt fest, dass dieser Moment innerhalb des 4. und 6. Todestages des Papstes liegt. Es sind die Kardinäle, die den Ort der feierlichen Beerdigung festlegen, ma, angesichts der absehbaren Beteiligung des Volkes, Diese finden in der Regel auf dem Petersplatz statt.

Am Tag vor der Beerdigung Es findet der Ritus des Schließens des Sarges statt, ein bedeutungsvoller Anlass, denn es ist der Moment, in dem der Körper des Papstes von nun an aus dem Blickfeld des Volkes Gottes verschwindet. Nach dem Lesen und Unterschreiben des Tat, ein Dokument, das an die wichtigsten Ereignisse und Taten im Leben des Papstes erinnert, Das Gesicht des Papstes ist mit einem weißen Schleier bedeckt, „in der lebendigen Hoffnung, dass er das Gesicht des Vaters betrachten kann.“, zusammen mit der allerseligsten Jungfrau Maria und allen Heiligen“ (OERP, Ausgabe 2005, N95). Also die Tat und einige während des Pontifikats geprägte Münzen werden in den Sarg gelegt, bevor er tatsächlich geschlossen wird.

Der Trauergottesdienst wird vom Kardinaldekan geleitet und konzelebriert von den Kardinälen und Patriarchen der Ostkirchen. Diese Beerdigungen unterscheiden sich nicht, in ihrer Hauptstruktur, von denen eines jeden Christen. Als erste Lesung wird ein Text aus der Apostelgeschichte verkündet (10,34-43); als Antwort die Salmo 23 („Der Herr ist mein Hirte“) gefolgt von einer Passage aus dem Brief an die Philipper (3,20–4,1) und die berühmte evangelische Passage des Johannes, die direkt an den Petrusdienst erinnert: «Simone, liebst du mich? Mann, Du weißt, dass ich dich liebe. (GV 21,15-19).

Ein charakteristisches Element der Begräbnisliturgie des Papstes wird vertreten durchLetzte Empfehlung und Abschied Dies entspricht dem Gruß, den die Gemeinschaft der Gläubigen an ihren Bruder und an den Hirten der Weltkirche richtet. Bei der Beerdigung des Papstes wird dieser Gruß ausgesprochen:

– Von der Kirche Roms zu ihrem Bischof, durch den Mund des Kardinalvikars, Anrufung der Heiligen Jungfrau Maria Die Gesundheit des römischen Volkes, die Apostel, die Märtyrer, Ich Papi, Ich santi und sante romani;

– Aus den Ostkirchen, durch den Mund eines mit den anderen Vertretern der Ostkirchen vereinten Patriarchen;

– Von der gesamten katholischen Kirche bis zu ihrem Pfarrer, durch den Mund des Kardinaldekans.

Diese dreifache Anvertrauung der Seele des Verstorbenen, endet mit einem erneuten Glaubensbekenntnis, ausgedrückt durch Schule das, beim Besprengen und Räuchern, singt:

"Ich denke,: Der Herr ist auferstanden und lebt,
und eines Tages werde auch ich mit ihm wieder auferstehen.
Darf ich Dich betrachten, mein Gott und mein Retter.
Meine Augen werden sich für sein Licht öffnen,
und mein Blick wird auf ihm ruhen.
Darf ich Dich betrachten, mein Gott und mein Retter.
Ich halte diese Hoffnung fest in meinem Herzen:
Darf ich Dich betrachten, mein Gott und mein Retter“.

Am Ende der Trauerfeier, Der Sarg wird abgeholt und zur Grabstätte begleitet. Beerdigung in den Höhlen des Vatikans, unter dem Petersdom, es ist traditionell geworden; Der Papst kann jedoch auch anders entscheiden, ebenso wie Papst Franziskus, der sich für die Beerdigung in Santa Maria Maggiore entschied.

Die Noventiale

Es ist Tradition, auch durch die von Papst Franziskus gewünschte Reform bestätigt, dass ab der Trauermesse neun Tage lang die Eucharistie im Namen des verstorbenen Papstes gefeiert wird. An diesen Feierlichkeiten ist das gesamte Volk Gottes beteiligt, auch wenn sie bestimmten Personengruppen anvertraut werden: Gläubige der Vatikanstadt, der Kirche von Rom, die Kapitel der päpstlichen Basiliken, Mitglieder der Römischen Kurie, die Ostkirchen.

Die ganze Kirche breitete sich über die ganze Welt aus vereint im Gebet und stärkt Glauben und Hoffnung; So wird auch der Tod zu einem Geschenk der Gnade und zu einer Gelegenheit, dem Gott allen Trostes zu danken und ihn zu loben.

«Ein Papst stirbt, es entsteht noch eins»

Dieses berühmte Sprichwort, was vielleicht sogar fatalistisch klingt, Und, tatsächlich, Was passiert nach dem Tod jedes römischen Pontifex?. Man könnte sagen, dass die Leeres Büro Es ist dieser kraftvolle Moment, in dem das Pontifikat eine Art „Anonymität“ eingeht, so dass der verstorbene Pontifex und sein gewählter Nachfolger, weil sie zu etwas Größerem gehören, Sie scheinen die Seele der Rolle weiterzugeben. Das sagt der berühmte römische Dichter Giacchino Belli: Der verstorbene Papst gibt den Geist der wichtigen Aufgabe an die Neugewählten weiter. Die äußeren Formen des Körpers oder auch des Gehirns können variieren, aber das wird das Erbe sein, seitdem vom Ewigen gewollt. Mit fetten Versen, aber bedeutsam, sagt der Dichter: Es scheint fast so, als würde der Körper des neuen Papstes seelenlos vom Himmel fallen, aber nur mit vitalem Atem. Weil Würde, Die Seele der Rolle jedes Papstes wird ihm von denen überlassen, die ihm vorausgegangen sind.

Ich überlasse Ariel jetzt Vater Gedichte lesen Ist passa-mano, herausgegeben von Gioacchino Belli am 4 Oktober 1835:

„Ist Papa?, ist Visceddio, Unser Herr,
Er ist ein ewiger Vater wie der ewige Vater.
Ciove stirbt nicht, Ö, ppe ddí mmejjo, mehr,
Aber mehr nur äußerlich.

Denn dort verlässt sein Körper die Regierung,
Die Seele, Stoppen Sie die alte Ehre am Ende,
Gehen Sie nicht ins Paradies, zum Teufel,
Stufen unter dem Hauptbogen.

So verändert sich das Gehirn ein wenig,
Das Stommium, die Ohren, ist naso, ist Pelo;
Mama ist Papa, in quant’ a Ppapa, das ist es immer.

Und so ist jeder Körper anders
Zu dieser Demütigung, ccasca Geschenk sogar
Seelenlos, und in einer Höhlentür, Was für ein Atemzug“.

Florenz, 1° Mai 2025

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WENN DER RÖMISCHE PAPST STIRBT. EIN KURZER HISTORISCH-LITURGISCHER EXKURSUS

Jeder Papst, in seiner Rolle als Stellvertreter Christi, gehört nicht ganz ihm selbst; Dies wird besonders deutlich, wenn der Tod kommt. In der jüngsten Vergangenheit, Päpsten gelang es selten, in Frieden zu sterben, im Schweigen, weit entfernt von neugierigen Blicken oder Präambelritualen. Noch nie ist ein Papst allein gestorben, wie ein alter Herrscher, war von seinen Höflingen umgeben.

— Liturgische Seelsorge —

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Autor
Simone Pizzi

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Der Tod des römischen Pontifex ist ein besonderer Moment im Leben der katholischen Kirche; eine Passage, die technisch als „Freier See“ definiert ist, was eine Reihe von Handlungen mit sich bringt, Ereignisse und Riten, die, von Natur aus, sind einzigartig in ihrer Art.

Wir möchten keine systematische Behandlung vornehmen davon hier, sondern eher berühren, auch durch Rückgriff auf die Geschichte, über einige liturgische und rituelle Aspekte, die uns anlässlich des Todes von Papst Franziskus vor Augen geführt wurden.

Als Papst sterben. Die erste Stufe

Jeder Papst, in seiner Rolle als Stellvertreter Christi, gehört nicht ganz ihm selbst; Dies wird besonders deutlich, wenn der Tod kommt. In der jüngsten Vergangenheit, Päpsten gelang es selten, in Frieden zu sterben, im Schweigen, weit entfernt von neugierigen Blicken oder Präambelritualen. Noch nie ist ein Papst allein gestorben, wie ein alter Herrscher, war von seinen Höflingen umgeben. Bei den ersten Anzeichen von Qual, eigentlich, Eine Reihe sorgfältiger zeremonieller Handlungen wurde in Gang gesetzt, die den Papst seinem irdischen Ende näher brachten.

Das erste, was zu tun ist: Benachrichtigen Sie alle in Rom ansässigen Kardinäle, und alle Leiter der verschiedenen Dikasterien des Heiligen Stuhls; eine stille Prozession vor dem Sterbenden, um ihm die letzte Ehre zu erweisen. Die Krankensalbung und das Viaticum werden vom Kardinalvikar gespendet, während es die Aufgabe der Gefängnisse und Kanoniker der Vatikanischen Basilika war, die Gebete zu erheben, die ihn in seinem Todeskampf begleiteten, insbesondere die Litaneien der vom sterbenden Papst heiliggesprochenen Heiligen.

Nach dem letzten Atemzug des Papstes, sein Tod wird vom Arzt bescheinigt; Der Kammermeister bedeckte das Gesicht des verstorbenen Papstes mit einem weißen Schleier und, während in der Privatkapelle die Feier der Heiligen Messen für seine Seele begann, das erste Gewand wurde getragen: die weiße Soutane, die Rochette und die päpstliche Mozzetta. Erst in diesem Moment wurde der Kardinal Camerlengo vorgestellt, wer eigentlich, im vakanten Apostolischen Stuhl, nahm das an “Regentschaft” der Kirche. Begleitet von der Schweizer Garde, Er vollzog den Akt der offiziellen Anerkennung des Todes des Papstes für die gesamte Kirche. Der Camerlengo, nachdem er das De Profundis intoniert hatte, nahm den Schleier ab und schlug dreimal auf die Stirn des Verstorbenen, nannte ihn bei seinem Taufnamen: «(Name). Bist du tot??»; beim dritten Schlag, keine Antwort erhalten, verkündete er: „Wahrlich, der Papst ist tot“. Dieser Ritus findet heute nicht mehr statt. Die von Papst Franziskus gewünschte Reform sieht vor, dass die offizielle Beurkundung des Todes in der Kapelle stattfindet, nachdem das Gremium des Papstes bereits zusammengesetzt ist.

Heute diese Rituale Die vielleicht sogar „folkloristisch“ anmutenden Szenen rund um die Agonie und den Tod des Papstes sind Momenten des kirchlichen Gebets gewichen, den Glauben an Gott zu bekräftigen, zu dem wir immer gehören und in dessen Händen wir immer sind, ob lebendig oder tot. Der Papst, der gerade diese Welt verlassen hat, wird Gottvater und der Jungfrau Maria empfohlen, mit dem Gesang der Hallo Regina, wird gebeten, dem verstorbenen Papst das Gesicht Jesu zu zeigen, die gesegnete Frucht ihres Leibes. Die Aufgabe des Kardinals Camerlengo, in dieser Phase, besteht darin, den Ring des Fischers zu zerbrechen und das päpstliche Siegel aufzuheben.

Der Körper des römischen Pontifex wird einbalsamiert, um seine Konservierung während der Tage der öffentlichen Ausstellung zu ermöglichen. Auf einmal, diesen Prozess, Dabei kamen alte Einbalsamierungstechniken zum Einsatz, Dazu gehörte auch die Entfernung der Eingeweide, während das Herz des verstorbenen Papstes in einer Urne im Chor der Kirche St. Vincenzo und Atanasio am Trevi-Brunnen. Es wird angenommen, dass diese Praxis zum letzten Mal anlässlich des Todes von Leo XIII. stattgefunden hat. Heute, um übermäßige Manipulationen zu vermeiden, Es werden weniger invasive Methoden eingesetzt.

Der Körper des römischen Pontifex, unter der Aufsicht des Meisters der Päpstlichen Liturgischen Feiern, ist in päpstliche Gewänder gekleidet: die Alb, die rote Kasel, der Umhang, die weiße Mitra mit Goldrand, die weiße Schädeldecke, ein bischöflicher Ring und das Brustkreuz. Rot ist die liturgische Farbe von “päpstliche Trauer”, vom Papst sogar im Leben verwendet, zum Beispiel, wenn er den Bestattungsritus leitet. Wie wir wissen, Es ist eine Farbe, die an das Blut der Märtyrer und die lebendige Gegenwart des Heiligen Geistes erinnert; aus diesem Grund der Papst, als Nachfolger von Petrus, ist in rote Gewänder gehüllt, die seinen ganz Christus und der Kirche geweihten Dienst symbolisieren, im Zeugnis des Glaubens.

Mit der Hinterlegung des Leichnams des Verstorbenen im Katafalk – nachdem er auf eine Trage gelegt worden war, aber Franziskus, Reform der Riten päpstlicher Bestattungen, hat es anders vereinbart – die erste Station beginnt, die an dem Ort stattfindet, an dem der Papst starb. Es ist daher ein Moment, der den Menschen vorbehalten ist, die ihm am nächsten stehen, begleitet von Wahlgebeten.

Siehe Peter. Die zweite Stufe

An dem vom Kardinalskollegium festgelegten Tag und zu der Uhrzeit, Der Leichnam des verstorbenen Papstes wird nach St. überführt. Peters päpstliche Archibasilika “wo er oft seinen Dienst als Bischof der Kirche in Rom und Pastor der Universalkirche ausübte” (Orden der römisch-päpstlichen Begräbnisse, im Folgenden, 2005 Ausgabe, n. 68) um die Ehrerbietung der Gläubigen entgegenzunehmen. In der Vergangenheit, Der Leichnam des Papstes wurde in der Kapelle des Allerheiligsten Sakraments ausgestellt, auf einem liegenden Katafalk, der es den Gläubigen ermöglichte, zum letzten Akt der Verehrung seine Füße zu berühren. Heute, deutlicher, Der Sarg wird vor dem Beichtaltar aufgestellt, in Übereinstimmung mit dem Grab des Apostels Petrus.

Die Prozession wird vom Singen einiger dem Anlass angemessener Psalmen und evangelischer Hymnen begleitet, während am Eingang der Basilika die Litaneien der Heiligen angestimmt werden. Für ein paar Tage, Der Leichnam des Pontifex bleibt in der Basilika ausgestellt und wird von den Gläubigen gehuldigt: “Am Körper, Die Gläubigen werden unaufhörlich für den verstorbenen Papst zu Gott beten” (Bestattungsorden des Papstes von RomS, 2005 Ausgabe, Nr. 87).

In diesen Tagen, Es sind verschiedene Momente des Gemeinschaftsgebets geplant, insbesondere die Feier der Eucharistie und das Stundengebet.

Und in meinem Fleisch werde ich Gott sehen, mein Retter. Die dritte Stufe: Trauermesse und Beerdigung

Die Trauermesse ist der Höhepunkt der Beerdigung des Papstes. Die Verfassung Universi Dominici Gregis regelt die Phasen der Vakanz des Apostolischen Stuhls, legt fest, dass dieser Zeitpunkt innerhalb des 4. und 6. Tages nach dem Tod des Papstes liegt. Die Kardinäle bestimmen den Ort der feierlichen Beerdigung, aber, angesichts der absehbaren Menschenmenge, Diese finden in der Regel in St. statt. Petersplatz.

Am Tag vor der Beerdigung, Es findet der Ritus des Schließens des Sarges statt, ein bedeutungsvoller Anlass, denn es ist der Moment, in dem der Leichnam des Papstes von nun an aus den Augen des Volkes Gottes verschwindet. Nach der Verlesung und Unterzeichnung der Urkunde, ein Dokument, das an die wichtigsten Ereignisse und Taten im Leben des Papstes erinnert, Das Gesicht des Papstes ist mit einem weißen Schleier bedeckt “in der innigen Hoffnung, dass er das Angesicht des Vaters betrachten möge, zusammen mit der Heiligen Jungfrau Maria und allen Heiligen” (Orden der römisch-päpstlichen Begräbnisse, 2005 Ausgabe, N95). Anschließend werden die Urkunde und einige während des Pontifikats geprägte Münzen in den Sarg gelegt, bevor er tatsächlich geschlossen wird.

Die Trauermesse wird vom Kardinaldekan geleitet und von den Kardinälen und Patriarchen der Ostkirchen konzelebriert. Diese Beerdigungen unterscheiden sich nicht, in ihrer Hauptstruktur, von denen eines jeden Christen. Als erste Lesung, ein Text aus der Apostelgeschichte wird verkündet (10:34-43); als Responsor, Psalm 23 (“Der Herr ist mein Hirte”), gefolgt von einer Passage aus dem Brief an die Philipper (3:20-4:1) und die berühmte Passage aus dem Johannesevangelium, die direkt an den Petrusdienst erinnert: “Simon, liebst du mich? Herr, Du weißt, dass ich dich liebe” (Jn 21:15-19).

Ein charakteristisches Element Der letzte Teil der Begräbnisliturgie des Papstes wird durch die Letzte Empfehlung und den Abschied dargestellt, die dem Gruß entsprechen, den die Gemeinschaft der Gläubigen an den Bruder und Hirten der Weltkirche richtet. Bei der Beerdigung des Papstes wird dieser Gruß ausgesprochen:

– Von der Kirche Roms zu ihrem Bischof, durch den Mund des Kardinalvikars, Anrufung der Heiligen Jungfrau Maria Die Gesundheit des römischen Volkes, die Apostel, die Märtyrer, die Päpste, die römischen Heiligen und Heiligen;

– Aus den Ostkirchen, durch den Mund eines mit den anderen Vertretern der Ostkirchen vereinten Patriarchen;

– Von der gesamten katholischen Kirche bis zu ihrem Pfarrer, durch den Mund des Kardinaldekans.

Diese dreifache Beauftragung Die Seelenheiligung des Verstorbenen endet mit einem erneuten Glaubensbekenntnis, ausgedrückt durch den Chor, der, beim Besprengen und Räuchern, singt:

„Ich glaube: Der Herr ist auferstanden und lebt,
und eines Tages werde auch ich mit ihm auferstehen.
Damit ich dich betrachten kann, mein Gott und mein Retter.
Meine Augen werden sich für sein Licht öffnen,
und mein Blick wird auf ihm ruhen.
Damit ich dich betrachten kann, mein Gott und mein Retter.
Ich halte diese Hoffnung fest in meinem Herzen:
Damit ich dich betrachten kann, mein Gott und mein Retter».

Am Ende der Trauerfeier, Der Sarg wird abgeholt und zum Bestattungsort begleitet. Beerdigung in den Vatikanischen Grotten, unter St. Petersdom, ist zur Tradition geworden; aber, der Papst kann anders entscheiden, wie es Papst Franziskus tat, der sich entschied, in der päpstlichen Basilika St. begraben zu werden. Maria Groß.

Die Noventiale

Es ist eine Tradition, Dies wird auch durch die vom Heiligen Vater Franziskus gewünschte Reform bestätigt, dass ab der Trauermesse, Es folgen neun Tage Eucharistiefeier im Wahlrecht des verstorbenen Papstes. An diesen Feierlichkeiten ist das gesamte Volk Gottes beteiligt, auch wenn sie bestimmten Kategorien von Gottesvolk anvertraut sind: Gläubige der Vatikanstadt, der Kirche von Rom, die Kapitel der päpstlichen Basiliken, Mitglieder der Römischen Kurie, die Ostkirchen.

Die gesamte Kirche auf der ganzen Welt vereinen sich im Gebet und stärken Glauben und Hoffnung; So wird auch der Tod zu einem Geschenk der Gnade und zu einer Gelegenheit, dem Gott allen Trostes zu danken und ihn zu loben.

„Wenn ein Papst stirbt, es wird immer wieder eins gemacht»

Dieses berühmte Sprichwort, was vielleicht sogar fatalistisch klingt, ist, eigentlich, Was passiert nach dem Tod jedes römischen Pontifex?. Man könnte sagen, dass der vakante Stuhl der Moment ist, in dem das Pontifikat eine Art „Anonymität“ eingeht, so dass der verstorbene Pontifex und sein gewählter Nachfolger, denn sie gehören zu etwas Größerem, scheinen die Seele der Rolle weiterzugeben.

Das hat der berühmte römische Dichter Gioacchino Belli gesagt angegeben in 1835: Der verstorbene Papst übergibt den Geist der wichtigen Aufgabe an den Neugewählten. Die äußeren Formen des Körpers oder sogar des Gehirns können variieren, aber das Erbe wird dasselbe sein, denn es ist vom Ewigen gewollt. Mit kühnen, aber bedeutsamen Versen, sagt der Dichter: Es scheint fast so, als würde der Körper des neuen Papstes seelenlos vom Himmel fallen, aber nur mit dem Atem des Lebens. Weil die Würde, Die Seele der Rolle eines jeden Papstes wird ihm von denen überlassen, die ihm vorausgegangen sind.

Florenz, 1. Mai 2025

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Die Väter der Insel Patmos

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Vom Staub zu Wasser: Die Bedeutung des strengen Symbols der Asche – Vom Staub zu Wasser: die Bedeutung des strengen Symbols der Asche

(Englischer Text nach dem Italienischen)

 

Vom Staub zu Wasser: DIE BEDEUTUNG DES AUSTERE-SYMBOLS DER ASCHE

Die heilige Asche, die traditionell aus der Verbrennung der am Palmsonntag des Vorjahres gesegneten Olivenzweige gewonnen wird, erfüllt ihre Funktion als Tor zur starken Fastenzeit und lässt uns bereits einen Blick auf den vom auferstandenen Christus erneuerten und im Wasser der Taufe wiedergeborenen Menschen werfen, wie die Liturgie uns die Heilige Osternacht noch einmal erleben lässt.

— Liturgischer Dienst —

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Autor
Simone Pizzi

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Artikel im PDF-Druckformat – PDF -Artikel Druckformat

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Gestern, mit der Aschenliturgie Die heilige Fastenzeit hat für die Kirche begonnen. Eine Zeit, die, wie in den Normen für das liturgische Jahr und den Kalender angegeben, Ziel ist die Vorbereitung auf Ostern. Die Fastenliturgie führt sowohl die Katechumenen als auch die Katechumenen zur Feier des Ostermysteriums, durch die verschiedenen Grade der christlichen Initiation, sowohl die Gläubigen durch die Erinnerung an die Taufe als auch durch die Buße.

Wie jeder weiß Die heilige Fastenzeit beginnt mit einem Symbol, das als streng definiert wird: Erhalte Asche auf deinem Kopf. Im Alten Testament ist Asche ein Symbol für das Vergängliche, verderblich und zerfällt somit zu Staub, wie wir eingelesen haben Arbeit 10, 9; oder weil es wertlos ist (Gen 18, 27). Auch im Alten Testament war Asche ein Zeichen der Verzweiflung und Trauer. Hier sind dann die Gesten, Asche auf den Kopf zu streuen (2Sam 13, 19), sitze in der Asche wie Hiob (Arbeit 2, 8), in der Asche wälzen (Dies 27, 30), Asche zu essen, als wäre sie Brot (Soll 102). David hat seine Sünden in Asche gesühnt, Nach Jonas Predigt bedeckten die Niniviten ihre Häupter mit Asche. Asche wurde bei Reinigungsriten verwendet, als eine rote Kuh verbrannt wurde, deren Asche dann ins Wasser geworfen wurde, Wird für verschiedene rituelle Reinigungen verwendet (Num 19, 1 e ssg). Vor allem bringt die Asche den Gedanken zurück zu den Worten, die Gott nach der Sünde an Adam richtete: "Staub, Du bist und zu Staub wirst du zurückkehren. (Gen 3,19); Sie unterstreichen die Strafe des Todes und das Nichts der aus dem Staub der Erde geformten Kreatur.

Im Mittelalter öffentliche Büßer die für ihre Sünden büßen und als Zweittaufe das Sakrament der Buße empfangen mussten, präsentierten sich zu Beginn der Fastenzeit mit Asche bedeckt und in Säcke gehüllt. In der christlichen Liturgie, auch aktuell, Dies sind die Ausdrücke, die der Priester verwendet, wenn er am Mittwoch, dem Beginn der Fastenzeit, die Asche segnet und niederlegt: „Denke daran, dass du Staub bist und zum Staub wirst du zurückkehren.“. Ich akzeptiere, das ist, die Bedeutung von Schmerz, der Trauer über den Tod als Folge der Sünde und der Zerbrechlichkeit des Menschen. Daraus ergibt sich die Pflicht, seine Fehler zu erkennen und sich für ein gesundes Leben einzusetzen, wie die Alternativformel der Ascheauflegung fordert: "Bekehre dich und glaube an das Evangelium". Die Asche erinnert uns daran, dass wir Staub sind, und hilft uns, das wahre christliche Gewissen wiederzubeleben, das uns der Schuld beschuldigt und uns keinen Frieden gibt, bis wir ein Heilmittel gegen unsere Neigung zum Bösen gefunden haben.

Buße wird zum Bedürfnis: Wir müssen Buße tun, um uns vor Himmel und Erde als elende Menschen anzuprangern. Wir haben die Pflicht, um Gnade zu bitten und durch einige unserer Handlungen zu zeigen, dass wir das Böse, das wir getan haben, und das Böse, zu dem wir fähig sind, zurückweisen. Das ist also alles andere als ein Zeichen von Aberglauben, Die Asche erinnert uns an eine theologische Wahrheit, die durch die Worte des Segens gut zusammengefasst wird, der Älteste, die am Mittwoch verwendet werden kann, der die Fastenzeit beginnt:

„O Gott, der nicht den Tod, sondern die Bekehrung der Sünder will.“, tut dies, indem es erkennt, dass unser Körper wieder zu Staub wird, Die Ausübung der Buße verschafft uns die Vergebung der Sünden und ein erneuertes Leben nach dem Bild des auferstandenen Herrn. Für Christus, unser Herr. Amen".

Das gleiche Konzept es kommt auch in der erneuerten Aschensegnungsformel zum Ausdruck, die er rezitiert:

„O Gott, der barmherzig ist mit denen, die Buße tun, und deinen Frieden denen schenkst, die sich bekehren.“, Erhöre mit väterlicher Güte die Gebete deines Volkes und segne deine Kinder, die das strenge Symbol der Asche erhalten werden, damit sie durch den geistlichen Weg der Fastenzeit völlig erneuert ankommen, um das Osterfest eures Sohnes zu feiern.“.

Und es wird auch in der Alternativformel wiederholt in dem diese Wörter verwendet werden:

„O Gott, der nicht den Tod der Sünder will, sondern die Bekehrung.“, Hören Sie freundlich auf unser Gebet und segnen Sie die Asche, die wir auf unseren Köpfen erhalten werden, Wir erkennen, dass wir Staub sind und zum Staub zurückkehren werden. Möge die Ausübung der Fastenbuße für uns die Vergebung der Sünden und ein erneuertes Leben nach dem Bild Ihres auferstandenen Sohnes erlangen, der für immer und ewig lebt und regiert. Amen".

Die Gebete, oben erinnern, Sie bieten uns daher die richtige Perspektive, um das Zeichen der Asche zu betrachten, das auf den Köpfen derjenigen liegt, die den Weg der Fastenzeit mit gutem Willen beginnen. Es ist im Wesentlichen eine Geste der Demut, Was heißt das: Ich erkenne mich als den, der ich bin, ein zerbrechliches Geschöpf, aus Erde gemacht und für die Erde bestimmt, sondern auch nach dem Bild Gottes geschaffen und für ihn bestimmt. Staub, Jawohl, aber geliebt, geprägt von der Liebe Gottes, von seinem vitalen Atem beseelt und in der Lage, seine Stimme zu erkennen und daher auf ihn zu reagieren; kostenlos und, aus diesem Grund, auch in der Lage, ihm nicht zu gehorchen, der Versuchung des Stolzes und der Selbstgenügsamkeit nachgeben. Hier ist die Sünde, Bald begann eine tödliche Krankheit die gesegnete Erde des Menschen zu verunreinigen. Der Mensch, der nach dem Bild des Heiligen und Gerechten geschaffen wurde, hat seine Unschuld verloren und kann nun nur dank der Gerechtigkeit Gottes wieder gerecht werden, die Gerechtigkeit der Liebe, die, wie der heilige Paulus schreibt:

„Sie manifestierte sich durch den Glauben an Christus“ (RM 3,22).

Erst die zweite Lesung des Wortgottesdienstes am Aschermittwoch, enthält den Aufruf des Paulus, sich mit Gott zu versöhnen (vgl. 2Kor 5,20), durch eines seiner berühmten Paradoxien, das alle Überlegungen zur Gerechtigkeit zum Geheimnis Christi führt. Der heilige Paulus schreibt:

„Er, der keine Sünde kannte [das heißt, sein Sohn hat den Menschen geschaffen] Gott hat ihn für uns sündigen lassen, damit wir in ihm die Gerechtigkeit Gottes werden könnten“ (2Kor 5,21).

Im Herzen Christi, das heißt, im Zentrum seiner göttlich-menschlichen Person, Das gesamte Freiheitsdrama wurde in entscheidenden und endgültigen Worten abgespielt. Gott führte seinen Erlösungsplan bis zur äußersten Tragweite, Er blieb seiner Liebe treu, auch wenn er seinen eingeborenen Sohn dem Tod und dem Tod am Kreuz auslieferte. Hier entfaltet sich göttliche Gerechtigkeit, völlig anders als der Mensch: „Dank der Tat Christi, wir können in die „größere“ Gerechtigkeit eintreten, das ist das der Liebe“ (Benedikt XVI, Botschaft zur Fastenzeit, 2010)

Heilige Fastenzeit, Auch wenn es mit der strengen Geste der Asche beginnt, die uns dazu bringt, den Kopf zu neigen, Es erweitert jedoch unseren Horizont und weist uns auf das ewige Leben hin, denn auf dieser Erde sind wir auf einer Pilgerreise:

„Wir haben hier unten keine stabile Stadt.“, Aber lasst uns auf die Suche nach dem Zukünftigen gehen“ (EB 13,14).

Während die Fastenzeit uns die Relativität der Güter dieser Erde begreiflich macht und macht uns daher zu notwendigen Verzichten fähig, Es gibt uns auch die Freiheit, Gutes zu tun, um die Erde dem Licht des Himmels zu öffnen, in der Gegenwart Gottes unter uns.

So die heilige Asche die traditionell aus der Verbrennung der am Palmsonntag des Vorjahres gesegneten Olivenzweige gewonnen werden, erfüllen ihre Funktion als Eingangstür für die starke Fastenzeit und ermöglichen uns bereits einen Blick auf den vom auferstandenen Christus erneuerten und im Wasser der Taufe wiedergeborenen Menschen, wie die Liturgie uns die Heilige Osternacht noch einmal erleben lässt.

Florenz, 6 Marsch 2025

Beginn der Fastenzeit

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VOM STAUB ZUM WASSER: DIE BEDEUTUNG DES AUSTERE-SYMBOLS DER ASCHE

Die heilige Asche, die traditionell aus der Verbrennung der am Palmsonntag des Vorjahres gesegneten Olivenzweige gewonnen wird, erfüllt ihre Funktion als Tor zur starken Fastenzeit und lässt uns bereits einen Blick auf den vom auferstandenen Christus erneuerten und im Wasser der Taufe wiedergeborenen Menschen werfen, wie die Liturgie uns in der Heiligen Vigil der Osternacht noch einmal erleben lässt

— liturgische Seelsorge —

Autor
Simone Pizzi

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Gestern, mit der Aschenliturgie, Die heilige Fastenzeit begann für die Kirche. Eine Zeit, die, gemäß den Angaben in den Normen und im Kalender für das liturgische Jahr, hat den Zweck, sich auf Ostern vorzubereiten. Die Fastenliturgie leitet beide Katechumenen, durch die verschiedenen Grade der christlichen Initiation, und die Gläubigen durch die Erinnerung an die Taufe und durch die Buße bei der Feier des Ostergeheimnisses.

Wie jeder weiß, Die heilige Fastenzeit beginnt mit einem Symbol, das als streng definiert wird: Asche auf dem Kopf erhalten. Im Alten Testament, Asche ist ein Symbol für das Vergängliche, verderblich und zerfällt somit zu Staub, wie wir eingelesen haben Arbeit 10:9; oder weil es wertlos ist (Gen 18:27). Auch im Alten Testament, Asche war ein Zeichen der Verzweiflung und Trauer. Hier sind dann die Gesten, Asche auf den Kopf zu streuen (2Sam 13:19), sitze in der Asche wie Hiob (Arbeit 2:8), in Asche wälzen (Dies 27:30), Asche wie Brot essen (ps 102). David hat seine Sünden in Asche gesühnt, Die Niniviten bedeckten nach Jonas Predigt ihre Häupter mit Asche. Asche wurde bei Reinigungsriten verwendet, als eine rote Kuh verbrannt und ihre Asche dann in das Wasser geworfen wurde, das für die verschiedenen rituellen Reinigungen verwendet wurde (Num 19:1ff). Vor allem, Die Asche erinnert an die Worte, die Gott nach seiner Sünde an Adam richtete: “Du bist Staub, und zu Staub wirst du zurückkehren” (Gen 3:19); Sie unterstreichen die Strafe des Todes und das Nichts der aus dem Staub der Erde geformten Kreatur.

Im Mittelalter, Öffentliche Büßer, die für ihre Sünden büßen und als Zweittaufe das Sakrament der Buße empfangen mussten, erschienen zu Beginn der Fastenzeit mit Asche bedeckt und in Säcke gehüllt. Heute, In der christlichen Liturgie, Dies sind die Ausdrücke, die der Priester verwendet, wenn er am Mittwoch, dem Beginn der Fastenzeit, die Asche segnet und niederlegt:

„Denke daran, dass du Staub bist und zum Staub wirst du zurückkehren.“.

Das heißt, Ich akzeptiere die Bedeutung von Schmerz, von Todestrauer als Folge der Sünde und der Zerbrechlichkeit des Menschen. Daraus ergibt sich die Pflicht, seine Fehler zu erkennen und sich für ein gesundes Leben einzusetzen, wie durch die alternative Formel für die Auferlegung von Asche ermahnt:

„Bekehre dich und glaube an das Evangelium“.

Die Asche, Erinnert uns daran, dass wir Staub sind, hilft uns, das wahre christliche Gewissen wiederzubeleben, das uns Schuld vorwirft und uns keinen Frieden gibt, bis wir ein Heilmittel gegen unsere Neigung zum Bösen gefunden haben.

Buße wird zum Bedürfnis: Wir müssen Buße tun, um uns vor Himmel und Erde als elende Menschen anzuprangern. Wir haben die Pflicht, um Gnade zu bitten und durch einige unserer Handlungen zu zeigen, dass wir das Böse, das wir getan haben, und das Böse, zu dem wir fähig sind, zurückweisen. Weit davon entfernt, ein Zeichen von Aberglauben zu sein, Die Asche erinnert uns an eine theologische Wahrheit, die durch die Worte des Segens gut zusammengefasst wird, der Älteste, die am Mittwoch, mit dem die Fastenzeit beginnt, genutzt werden kann:

„O Gott, der nicht den Tod, sondern die Bekehrung der Sünder will.“, Geben Sie dies zu, indem Sie erkennen, dass unser Körper wieder zu Staub werden wird, Die Ausübung der Buße verschafft uns die Vergebung der Sünden und ein erneuertes Leben nach dem Bild des auferstandenen Herrn. Durch Christus, unser Herr. Amen" (Aus dem römischen Ritual)

Das gleiche Konzept kommt auch zum Ausdruck in der erneuerten Formel der Segnung der Asche, die lautet:

„O Gott, der barmherzig ist mit denen, die Buße tun, und deinen Frieden denen schenkst, die sich bekehren.“, Erhöre mit väterlicher Güte die Gebete deines Volkes und segne deine Kinder, die das strenge Symbol der Asche empfangen werden, damit sie durch den geistlichen Weg der Fastenzeit völlig erneuert ankommen, um das Osterfest eures Sohnes zu feiern.“.

Und es wird auch wiederholt in der Alternativformel, in der diese Wörter verwendet werden:

„O Gott, der nicht den Tod der Sünder will, sondern die Bekehrung.“, Hören Sie freundlich auf unser Gebet und segnen Sie die Asche, die wir auf unseren Köpfen erhalten werden, Wir erkennen, dass wir Staub sind und zum Staub zurückkehren werden. Möge die Ausübung der Fastenbuße für uns die Vergebung der Sünden und ein erneuertes Leben nach dem Bild Ihres auferstandenen Sohnes erlangen, der für immer und ewig lebt und regiert. Amen".

Die erwähnten Gebete Die obigen Ausführungen vermitteln uns daher die richtige Perspektive, um das Zeichen der Asche zu betrachten, die auf den Köpfen derjenigen liegt, die den Weg der Fastenzeit mit gutem Willen beginnen. Es ist im Wesentlichen eine Geste der Demut, was bedeutet: Ich erkenne mich als das, was ich bin, ein zerbrechliches Geschöpf, aus Erde gemacht und für die Erde bestimmt, sondern auch nach dem Bild Gottes geschaffen und für ihn bestimmt. Staub, Jawohl, aber geliebt, geprägt von der Liebe Gottes, von seinem vitalen Atem beseelt und in der Lage, seine Stimme zu erkennen und daher auf ihn zu reagieren; kostenlos und, aus diesem Grund, auch in der Lage, ihm nicht zu gehorchen, der Versuchung des Stolzes und der Selbstgenügsamkeit nachgeben. Hier ist Sünde, eine tödliche Krankheit, die bald begann, die gesegnete Erde des Menschen zu verunreinigen. Geschaffen nach dem Bild des Heiligen und Gerechten, Der Mensch hat seine Unschuld verloren und kann nur dank der Gerechtigkeit Gottes wieder gerecht werden, die Gerechtigkeit der Liebe, die, wie der heilige Paulus schreibt:

„wurde durch den Glauben an Christus manifestiert“ (Rom 3:22).

Genau die zweite Lesung der Ascheliturgie Der Mittwoch enthält den Aufruf des Paulus, sich mit Gott zu versöhnen (sehen 2 Kor 5:20), durch eines seiner berühmten Paradoxien, das alle Überlegungen zur Gerechtigkeit zum Geheimnis Christi führt. Der heilige Paulus schreibt:

„Denn er hat ihn für uns zur Sünde gemacht, der keine Sünde kannte; damit wir in ihm zur Gerechtigkeit Gottes würden.“ (2 Kor 5:21).

Im Herzen Christi, das ist, im Zentrum seiner göttlich-menschlichen Person, Das gesamte Freiheitsdrama wurde in entscheidenden und endgültigen Worten abgespielt. Gott führte seinen Erlösungsplan bis ins Äußerste, Er blieb seiner Liebe treu, auch wenn er seinen eingeborenen Sohn dem Tod und dem Tod am Kreuz auslieferte. Hier offenbart sich die göttliche Gerechtigkeit, völlig anders als die menschliche Gerechtigkeit:

„Dank der Tat Christi, wir können in die eintreten “größer” Gerechtigkeit, das ist das der Liebe» (Benedikt XVI, Botschaft zur Fastenzeit, 2010)

Heilige Fastenzeit, obwohl es mit der strengen Geste beginnt der Asche, die uns den Kopf beugen lässt, dennoch erweitert es unseren Horizont und orientiert uns auf das ewige Leben, denn auf dieser Erde sind wir auf einer Pilgerreise:

„Denn hier haben wir keine dauerhafte Stadt, aber wir suchen das, was kommen wird» (Hebr 13:14).

Während die Fastenzeit uns verständlich macht die Relativität der Güter dieser Erde und macht uns deshalb zu notwendigen Verzichten fähig, Es gibt uns auch die Freiheit, Gutes zu tun, um die Erde dem Licht des Himmels zu öffnen, zur Gegenwart Gottes unter uns.

So die heilige Asche die traditionell aus der Verbrennung der am Palmsonntag des Vorjahres gesegneten Olivenzweige gewonnen werden, erfüllen ihre Funktion als Tor zur starken Fastenzeit und ermöglichen uns bereits einen Blick auf den vom auferstandenen Christus erneuerten und im Wasser der Taufe wiedergeborenen Menschen, wie die Liturgie uns in der Heiligen Vigil der Osternacht noch einmal erleben lässt.

Florenz, 6 Marsch 2025

Beginn der Fastenzeit

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Die Väter der Insel Patmos

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„Ich komme nicht zum Konzert, Ich bin kein Renaissance-Prinz“, sagte der Heilige Vater, Allerdings bedeutet dies nicht, dass die schlimmsten Schlampereien beseitigt werden

„ICH KOMME NICHT ZUM KONZERT, „Ich bin kein Renaissanceprinz“, sagte der Heilige Vater, Dies bedeutet jedoch nicht, dass die schlimmste Schlamperei beseitigt wird

Unsere weisen Lehrer warnten uns schon in jungen Jahren vor mehreren heimtückischen Gefahren, uns bewusst machen, dass der Nonkonformismus der Konformisten existiert, Das ist der schlimmste Konformismus; die Verachtung des Klerikalismus durch die Geistlichen, was sich dann im schlimmsten Klerikalismus niederschlägt; Der Faschismus der Antifaschisten, was sich letztendlich als eine gewalttätige Form des Neofaschismus manifestiert, die noch schlimmer ist als die der faschistischen Zwanzig Jahre.

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Autor
Simone Pizzi

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Artikel im PDF-Druckformat

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Seitdem sind elf Jahre vergangen, Es war Juni 2013 als der Heilige Vater Franziskus den Sitzplatz in der Mitte des Paul-VI.-Saals leer ließ, während Gäste und Behörden eine Weile zuhörten’ Das „Große Klassikkonzert zum Jahr des Glaubens“ wurde verboten, alles in Abwesenheit, statt Präsenz, des Papstes. Vor ein paar Tagen, Ich spreche mit Nuntien aus der ganzen Welt, Der Heilige Vater hatte die „spirituelle Weltlichkeit“ angeprangert, die der „Aussatz“ der Kirche sei, „dem Geist der Welt nachgeben“, was „uns Pfarrer der Lächerlichkeit aussetzt“, diese „Art Bourgeoisie des Geistes und Lebens, die uns dazu drängt, sesshaft zu werden“., ein angenehmes und friedliches Leben suchen“. Tatsache ist, dass niemand jemals bekannt gegeben hat, was mit Erzbischof Rino Fisichella passiert ist, als alle anderen, alle 17,30, Sie warteten darauf, dass der Papst den Raum betrat: „Der Heilige Vater wird aufgrund einer dringenden und dringenden Aufgabe nicht anwesend sein können“ (vgl.. Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, WHO).

Ich werde versuchen, mich kurz zu fassen, aber nicht, weil es an Argumenten mangelt, ganz im Gegenteil: Es gäbe zu viele Themen und, wenn man in manchen Fällen einfach nicht schweigen kann, Es ist gut, sehr maßvoll zu sein.

Wer von uns hatte die Gnade, authentische Lehrer zu haben? - und jeder von uns Vätern der Insel Patmos, durch göttliche Gnade, Er hatte sie – er konnte lernen, was vielleicht jemand zuvor als Ordensmann in Buenos Aires nicht lernen konnte, dann als Jesuitenpriester, schließlich als Bischof. Endlich am heiligen Thron angekommen a 77 Jahre, Es ist nicht einfach, als älterer Mensch seine Sichtweise und Perspektive zu ändern, Damit dies geschieht, müsste der Heilige Geist auf dem Kopf des Auserwählten landen, nicht wie eine Taube, sondern wie ein Andenkondor.

Unsere weisen Lehrer Sie warnten uns schon in jungen Jahren vor verschiedenen heimtückischen Gefahren, uns bewusst machen, dass der Nonkonformismus der Konformisten existiert, Das ist der schlimmste Konformismus; die Verachtung des Klerikalismus durch die Geistlichen, was sich dann im schlimmsten Klerikalismus niederschlägt; Der Faschismus der Antifaschisten, was sich letztendlich als eine gewalttätige Form des Neofaschismus manifestiert, die noch schlimmer ist als die der faschistischen Zwanzig Jahre.

Manche Leute denken, dass es „uns Pastoren der Lächerlichkeit preisgibt“ sind nur die Paraden dieser Charaktere, sogenannt Spitze & Spitze, die die heilige Liturgie auf übertriebene und manchmal ärgerliche Weise ästhetisieren? Niemand bestreitet, dass in diesen Themen ein Element des Spotts vorhanden ist, wenn wir wollen, sogar grotesk, aber das Lächerliche hat viele Gesichter, daher sollte es als nicht weniger lächerlich angesehen werden als das Kardinal Sebastian Francis, Bischof von Diözese Penang In Malaysia feiert man mit anderen Konzelebranten an einem Tisch sitzend die Heilige Messe und hebt den Leib Christi hoch, wobei der Kopf mit der roten Schädeldecke bedeckt ist; alles, wenn auch wir, Damals waren wir Ministranten, Wir wussten, dass der Bischof barhäuptig vor dem ausgestellten Allerheiligsten Sakrament steht und dass dies auch während der Liturgien der Fall ist, bis die Eucharistie im Tabernakel platziert wurde, er bedeckt seinen Kopf nicht mehr (vgl.. Zeremonie der Bischöfe, NN. 153-166). Es ist hier, es ist klar, Es geht nicht darum, überkritisch zu sein, denn die Fotos, die alles dokumentieren, sind wirklich verstörend.

Kardinal Sebastian Francis, der sicherlich ein heiliger Mann sein wird, hat sich 72 Jahre. Wenn der glücklich amtierende Pontifex seinen 100. Geburtstag nicht erreicht, er wird als Wähler in das Konklave eintreten, wo er sich mit Kardinalsbrüdern spezifischer Tendenzen konfrontiert sieht, aber vor allem aus reichen Ländern, die in der Lage sind, ganze Ortskirchen in armen Ländern zu unterstützen, der mit einem Finger auf den Geldbeutel zeigt, Mit einem anderen Finger weisen sie den Kandidaten darauf hin, etwas auf die Karte zu schreiben.

Das passiert wenn man in den Nonkonformismus der Konformisten verfällt, in Verachtung für den Klerikalismus der Geistlichen, im Faschismus der Antifaschisten. Aber die Schönheit, Wenn schön, wollen wir es nennen, alles kommt noch. Und möge Gott uns helfen!

Florenz, 1September 2024

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Die Väter der Insel Patmos

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"Weiter gehen, So nah, dass du mich verärgerst …» Wenn ein Priester das Kruzifix aus der Mitte des Altars entfernt, sodass es den Altar nicht verdeckt “Zentralität” des Zelebranten-Protagonisten, es bedeutet, dass wir das Ende der Fahnenstange erreicht haben

"WEITER GEHEN, So nah dran, dass du mich verstörst …» WENN EIN PRIESTER DAS KRUZIFIX AUS DER MITTE DES ALTARS ENTFERNT, SO DASS ES DIE „ZENTRALITÄT“ DES ZELEBRANTEN-PROTAGONISTEN NICHT VERDECKT, Das bedeutet, dass wir das Ende der Fahnenstange erreicht haben

Was soll man sagen, wenn Videos im Umlauf sind, in denen Priester und sogar Bischöfe zu sehen sind, wie sie zum Altar gehen und das Kruzifix darüber abnehmen, weil es offensichtlich die Sicht nimmt?, es nimmt den Raum ein, den der Zelebrant kurz darauf einnehmen wird, Manchmal schwenken sie monströse Mikrofone, die ja, Sie können sehr gut dort bleiben, wo sie sind?

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Autor
Simone Pizzi

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Artikel im PDF-Druckformat

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Was ist seltsam und bizarr es trifft normalerweise einen Nerv Sozial, weil es die Aufrufe dramatisch erhöht und die Kommentare der Leute anzieht. Dieser Angst vor der Suche nach dem Besonderen kann keine menschliche Sphäre fremd sein, vom Lächerlichen bis zum Ungeheuerlichen, sogar die religiöse.

Einige wirklich seltsame Ereignisse die in Kirchen stattfanden, haben auf den verschiedenen bekanntesten und am häufigsten genutzten Plattformen Erfolg gehabt. Vom Priester, der vom Altar aus ein beliebtes Lied singt oder ihn zur Kulisse für kleine lächerliche Videos macht, bis hin zur schockierenden Kleidung einiger Ehepartner, zu bestimmten übermäßigen Segnungen mit Weihwasser. Benutzt irgendjemand i Sozial auch um diese Verhaltensweisen, die in Kirchen vorkommen, oder jene Gesten, die an Missbrauch des Ortes grenzen, zu stigmatisieren, weil sie nicht geeignet sind, die der Liturgie, die nach Belieben verwendet wird. Die Welt ist zu einer großen Bühne geworden, und leider glauben sogar religiöse Menschen, dass sie durch die Nutzung des Raums eines Kirchensaals oder eines Presbyteriums betreten werden können. Vor ein paar Tagen gab es Neuigkeiten über einen Designer, der für eine kirchliche Trauung ein mehr als transparentes Brautkleid entworfen hat, und es mangelte nicht an Leuten, die dazu Stellung nehmen konnten: „Eine Kirche ist nur ein Gebäude, er kann tragen, was er will“ (WHO).

Aber was soll man sagen, wenn Videos im Umlauf sind in dem man Priester und sogar Bischöfe sieht, wie sie zum Altar gehen und das Kruzifix davon abnehmen, weil es offensichtlich die Sicht beeinträchtigt, es nimmt den Raum ein, den der Zelebrant kurz darauf einnehmen wird, Manchmal schwenken sie monströse Mikrofone, die ja, Sie können sehr gut dort bleiben, wo sie sind?

Der Bischof von Arezzo-Cortona-Sansepolcro

Ein Priester der Erzdiözese Salerno-Campagna-Acerno

Die Kuriositäten unserer Zeit die sich auch mit der religiösen Welt und der Art und Weise, wie die Liturgie gelebt und gefeiert wird, überschneiden, gibt uns das „La“, um uns daran zu erinnern, dass die Presbyter nicht die unbestrittenen Herren der Feiern sind und dass sie in Wahrheit für einen Gottesdienst handeln, der ein größeres und tieferes Geheimnis vermittelt. In diesem Zusammenhang möchte ich mich auf den Altar konzentrieren, da dort einige Kuriositäten und Verzerrungen aufgetreten sind, durch die Hände eines Zelebranten oder fleißigen „Seelsorgers“, ganz zu schweigen von den sogenannten „liturgischen Animateuren“, die meinen, sie könnten tun, was sie wollen, oder eher vergessen, dass der Altar nicht irgendein Möbelstück ist, ein Ort, an dem man Dinge in großen Mengen unterbringen kann.

Nur um es klarzustellen, Im Ritus der Einweihung des Altars heißt es so:

«mit der Salbung von Chrisam [esso] wird zum Symbol Christi, der am würdigsten von allen als Gesalbter bezeichnet wurde; Tatsächlich salbte ihn der Vater mit dem Heiligen Geist und machte ihn zum Hohepriester, der das Opfer seines Lebens für die Erlösung aller auf dem Altar seines eigenen Leibes darbrachte“ (Orden zur Einweihung der Kirche und des Altars, IV/22).

LDer Altar ist daher ein Symbol für Christus und diese Lehre ist traditionell. Der heilige Ambrosius erwähnte es mehrmals:

„Was ist der Altar?, wenn nicht das Zeichen des Leibes Christi?» (Was ist der Altar?, außer der Form des Leibes Christi?), (Komm. in Cant. ich,6: PL 15,1855; Vom Heiligen., v, 2, 7; CFR IV, 2, 7: PL 16, 447. 437).

Die historischen Ereignisse die das Vorhandensein von Altären in Kirchen betreffen, sind alt und komplex und gehen natürlich über diesen bescheidenen Beitrag hinaus. Wir könnten mit dem festen Altar beginnen, der ab dem 4. Jahrhundert in den Basiliken auftauchte, bis zur Einführung des Steinaltars, für den das biblische Symbol Christi, „Eckstein des geistlichen Gebäudes“, kein Unbekannter war (vgl.. Soll 118, 22; MT 21, 42; Bei 4, 11; 1Kor 10, 4; 1Pkt 2, 4-8). Wir könnten den alten Brauch erwähnen, die Eucharistie auf den Gräbern der Märtyrer zu feiern, der in der Errichtung von Altären über ihren Gräbern eine konkrete Umsetzung fand, sowie die Übersetzung ihrer Reliquien unter die Altäre der neuen Basiliken. Der heilige Ambrosius schreibt immer darüber: „An dem Ort, wo Christus das Opfer ist, es gibt auch triumphale Opfer. Über dem Altar ihn, der für alle gestorben ist; diese, erlöst durch seine Leidenschaft, unter dem Altar“ (Brief 22, 13: pl 16, 1023).

Von allen Orten, die es in einer Kirche gibt nur der Altar kennt einen Widmungsritus, um seine Exzellenz zu unterstreichen:

„Der Altar, auf dem das Opfer des Kreuzes in den sakramentalen Zeichen vergegenwärtigt wird, es ist auch der Tisch des Herrn, an dem das Volk Gottes bei seiner Einberufung zur Heiligen Messe zur Teilnahme aufgerufen ist; Der Altar ist das Zentrum der Danksagung, die mit der Eucharistie stattfindet. (Die allgemeine Vertonung des Römischen Messbuchsich, 296).

Daran erinnerte auch der Papst: „Der Blick der Betenden ist auf den Altar gerichtet, Priester und Gläubige, zur heiligen Versammlung um ihn herum einberufen“ (Rede von 24 August 2017).

Die Bedeutung des Altars daran erinnert sich natürlich auch der Katechismus der Katholischen Kirche:

„Der Altar, um die sich die Kirche zur Feier der Eucharistie versammelt, es repräsentiert die beiden Aspekte desselben Mysteriums: der Opferaltar und der Tisch des Herrn, und das umso mehr, als der christliche Altar das Symbol Christi selbst ist, anwesend und als Opfer für unsere Versöhnung dargebracht, beides als himmlische Speise, die uns gegeben wird“ (n. 1383).

Aus diesen Gründen ist die Liturgiereform Er ging auf die alte christliche Tradition zurück und wollte, dass in Kirchen nur ein Altar gebaut wird, von der Mauer losgelöst, um um sie herumgehen und den Menschen entgegen feiern zu können, so platziert, dass es Aufmerksamkeit erregt. Dass es normalerweise fest und dediziert war, mit dem Steintisch, aber auch andere wertvolle Angelegenheiten sind nicht ausgeschlossen, solide und gut gemacht. Und unter dem Altar können Reliquien von Heiligen platziert werden; dass es mit einer Tischdecke bedeckt ist und darüber oder daneben ein Kreuz und Kerzenleuchter stehen (Die allgemeine Vertonung des Römischen Messbuchs, 298-308).

Verehrung für den Altar - der tatsächlich küsst, es ist erzürnt und verneigt sich vor ihm – es ist motiviert durch seine Verbindung mit dem Opfer Christi, an wen, im Sakrament, damit verbunden ist das Opfer der betenden Kirche. Darauf wird die geistliche Gabe der Gläubigen abgelegt, bezeichnet in Brot und Wein, weil der Heilige Geist, für den Dienst des Priesters, Machen Sie sie zu einem Sakrament des Leibes und Blutes Christi, damit diejenigen, die sich davon ernähren, ein Leib in Christus werden, zum Lob Gottes, des Vaters. Das Gebet im Vorwort der Widmungsmesse bringt dies gut zum Ausdruck: „Um diesen Altar herum ernähren wir uns vom Leib und Blut deines Sohnes, um deine einzige und heilige Kirche zu bilden.“.

Und genau das ist die Einzigartigkeit des Erlösungsopfers, auf Golgatha und in der Eucharistie, seitens Christi Priester und Opfer, Dies führte dazu, dass in der konziliaren Liturgiereform festgelegt wurde, dass in derselben Kirche nicht mehrere Messen gleichzeitig gefeiert werden können und dass es in neuen Kirchen nur einen festen Altar geben sollte. Die Absicht, das christliche Volk mit dieser Praxis und diesem Zeichen zu erziehen, ist klar, der Altar, was „darstellt (Bedeutung) klar und dauerhaft Christus Jesus, Lebendiger Stein, und repräsentiert inmitten der Versammlung der Gläubigen den einen Christus und die einzige Eucharistie der Kirche“ (Die allgemeine Vertonung des Römischen Messbuchs, NN. 298, 303).

Das Zweite Vatikanische Konzil endete im Jahr 1965, noch zu diesem Aspekt, wie auch bei anderen, Leider scheint die Sensibilität der Väter, die die wichtige Versammlung gefeiert haben, und die der zahlreichen Dokumente, die darauf folgten, nicht von allen erworben oder wiedererlangt worden zu sein. Im 2002, zum Beispiel, der Heilige Durst, oder die Kongregation für den Gottesdienst, musste intervenieren und es für „rechtswidrig“ erklären, die Erstkommunionmesse auf einem provisorischen Altar in der Mitte der Kirche zu feiern, mit der naiven Absicht, „an das Letzte Abendmahl zu erinnern“., da es sich um eine nutzlose Vervielfältigung des „bereits vorhandenen Zeichens“ handelt; eine Geste, die darauf abzielt, die Menschen zu verwirren, indem sie sie vom Wesentlichen ablenkt. Aber auch heute noch in manchen Gemeinden, manchmal vor dem Altar, jemand stellt einen Tisch mit den Symbolen des Pessachfestes darauf, Dies führte zu völliger liturgischer und theologischer Verwirrung, selbst wenn die Absicht das Gegenteil wäre. Nicht selten dient der Altar als Träger für erklärende Plakate, zum Beispiel einer bestimmten liturgischen Jahreszeit und alles wird darunter platziert, von der Krippe zur Weihnachtszeit bis hin zu den verschiedenen Angeboten, manchmal neugierig, bei einigen Feierlichkeiten. Ich sah einmal ein armes kleines Lamm, das gezwungen wurde, die ganze Zeit in einem Korb unter dem Altar zu bleiben, obwohl es wahrscheinlich lieber auf einer Wiese gegrast hätte. Irgendwann fing er an zu meckern, sorgt bei den Anwesenden der Eucharistie für Heiterkeit. Und von allem kommt noch ein bisschen drauf und das vielleicht gerade deshalb, wie oben erwähnt, Manche Zelebranten finden nichts Besseres, als das Kreuz aufzurichten, Wahrscheinlich halte ich es für eine überflüssige Einrichtung, Stattdessen wird es vorhergesehen und dort platziert, um uns daran zu erinnern, auf wen wir unseren Blick richten müssen.

So beheben Sie das alles? Sicherlich durch die kontinuierliche Weiterbildung aller. Von den Priestern in erster Linie, die sich um die Feierlichkeiten kümmern müssen und daher über Fachkenntnisse auf diesem Gebiet verfügen müssen. In diesem Fall der Besonderheit und Zentralität des Zeichens des Altars, das sich auf das Zeichen Christi bezieht. Sie sollten sich erinnern, zum Beispiel, und auch außerhalb der liturgischen Handlung, Der Altar ist eine Anrufung und Erwartung seiner Gegenwart, Christus, der alles neu macht (vgl.. Ap 21, 5).

Aus diesem Grund, durch Katechese und pädagogische Momente, Sie müssen den Gläubigen helfen, sich geistlich zu formen und sich einer gut gefeierten Liturgie mit ihren eigenen Zeichen bewusst zu werden, transparenter und wichtiger, genau wie der Altar, es ist und muss die erste Schule für sich sein: «Das Gesetz des Gebets, Lex credendi».

Wir begannen damit, uns an die Schrecken zu erinnern dass die Sozial Sie sind bereit, nachzuhallen, bis ein neues und sensationelles auftaucht. Einige davon haben mit dem zu tun, was in der Kirche und in den Liturgien geschieht. So entstand dieser Beitrag, der nicht dazu gedacht ist, Menschen zum Lachen zu bringen oder negative Kommentare zu vervielfachen, wie es weitergeht Web. Aber es ist nur eine Einladung, die man annehmen sollte, aus diesem Umstand, die Bedeutung und Schönheit der Glaubensinhalte und wie sie in der Liturgie zum Ausdruck kommen. Ob in diesem Bereich Fehler gemacht wurden und noch gemacht werden, Der Grundsatz gilt immer: «Fehler werden dort behoben, wo sie festgestellt werdenR»; das wir übersetzen konnten: Fehler werden korrigiert, sobald Sie merken, dass Sie sie gemacht haben.

Abschließend Wir können nicht umhin, all diese naiven Katholiken daran zu erinnern, Ich habe so große Angst davor, skandalisiert zu werden und Skandal zu schreien, aber nicht so sehr darauf bedacht, Nachrichten und Bilder sorgfältig zu prüfen, so viele Videos, auf denen sie gepostet haben Sozial Sie haben nichts mit der katholischen Kirche und unserem Klerus zu tun. Tatsächlich gibt es auf der ganzen Welt Pseudokirchen, die in ihrem äußeren liturgischen Apparat von der katholischen Kirche inspiriert sind. In diesem Zusammenhang würde es genügen, sich daran zu erinnern, was nach dem Ersten Vatikanischen Konzil geschah (eröffnet in 1869, fertig in 1870, aber offiziell erst geschlossen 1960) Es kam zu einer Spaltung, aus der die sogenannte altkatholische „Kirche“ hervorging.. Nur aus dieser Ansammlung entstanden und vermehrten sich anschließend Dutzende selbsternannter „Kirchen“, die von eher exotischen Charakteren geleitet wurden. Nachdem wir gesehen und berücksichtigt haben, dass es unter unserem katholischen Klerus genügend liturgischen Missbrauch gibt; Man sieht und bedenkt, dass man manchmal fast den Eindruck hat, dass einige unserer Priester miteinander wetteifern, wer die exzentrischste Extravaganz vollbringen kann, dass zumindest die Possen anderer Leute uns nicht zugeschrieben werden, denn unsere sind genug und mehr als genug, und diejenigen von uns, die weiterhin Katholiken sind, ausreichend in Verlegenheit bringen.

 

Florenz, 20 Juli 2024

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Heiliger Donnerstag 2024. Eine Grußpredigt von Kardinal Giuseppe Betori

HEILIGER DONNERSTAG 2024. Eine Grusspredigt von Kardinal Giuseppe Betori

Bestätigen Sie das heute, Von den Adlern und Falken, die wir waren, bis hin zu Hühnern oder, Eine gute Leistung, zu Truthähnen, Es ist keine unhöfliche und respektlose Aussage, sondern eine Tatsache: In den letzten Jahren wurden wir Zeuge der Ernennung peinlicher Persönlichkeiten zum Bischof, aber was noch schlimmer ist, sie sind alle gleich, oder wie man sagt geformt, zur Emulation geklont. All dies angesichts der Stimmenvielfalt innerhalb der Kirche!

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Autor
Simone Pizzi

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Artikel im PDF-Druckformat

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Dieser Artikel hat mich inspiriert - was nicht so ist, weil es darum geht, den Text einer Predigt zu übermitteln, die von Kardinal Giuseppe Betori, Metropolit von Florenz, gehalten wurde – es war Pater Ariel, der vor einigen Wochen in unseren Kolumnen seinem Bischof eine Hommage gewidmet hat, S. UND. Mons. Andrea Turazzi; Hommage mit einem Hauch von Klasse, zusammengefasst in diesem Satz:

„Ein guter Priester ist ein solcher, wenn er das Ende seines Mandats abwartet, um seinen Bischof zu loben [...] Erst jetzt hat er nicht mehr die pastorale Leitungsgewalt über die Diözese und über mich, Ich kann öffentlich sagen, wie sehr ich es verehrte, schätzte und liebte meinen Bischof“.

Der Erzbischof von Florenz, Obwohl er dem Papst seinen Rücktritt von der pastoralen Leitung unserer Diözese vorgelegt hat, ist er noch nicht emeritiert, Auch sein designierter Nachfolger wurde noch nicht offiziell bekannt gegeben. Seine Mission unter uns, de facto, Es gilt jedoch als fertiggestellt. Was seinen Nachfolger betrifft, es ist fast sicher, dass er bereits ausgewählt und ernannt wurde, Wir müssen nur auf die offizielle Ankündigung warten.

Mit Kardinal Giuseppe Betori – und jetzt nur noch sehr wenige andere, die in ihren Fünfzigern unter dem Pontifikat des Heiligen Papstes Johannes Paul II. Bischöfe wurden – ist eine kirchliche und kirchliche Zeit, die auch ihre vielen Probleme hatte, endgültig zu Ende, aber auf jeden Fall auch von Persönlichkeiten mit hohem pastoralem Niveau und kultureller Tiefe bevölkert. Bestätigen Sie das heute, Von den Adlern und Falken, die wir waren, bis hin zu Hühnern oder, Eine gute Leistung, zu Truthähnen, Es ist keine unhöfliche und respektlose Aussage, sondern eine Tatsache: In den letzten Jahren wurden wir Zeuge der Ernennung peinlicher Persönlichkeiten zum Bischof, aber was noch schlimmer ist, sie sind alle gleich, oder wie man sagt geformt, zur Emulation geklont. All dies angesichts der Stimmenvielfalt innerhalb der Kirche!

Ich mache mir die Worte zu eigen Heute, was ein Bruder an seinen Bischof gerichtet hat, kann ich das auch sagen:

„Ein guter Priester ist ein solcher, wenn er das Ende seines Mandats abwartet, um seinen Bischof zu loben [...] Erst jetzt hat er nicht mehr die pastorale Leitungsgewalt über die Diözese und über mich, Ich kann öffentlich sagen, wie sehr ich es verehrte, schätzte und liebte meinen Bischof“.

Kardinal Giuseppe Betori hat sich als eine Perle erwiesen, die jetzt in das Diadem der Genealogie der letzten Bischöfe eingefügt ist, die Rom unserer heutigen florentinischen Kirche geschenkt hat, wie die folgende Predigt zeigt…

Florenz, 28 Marsch 2024

 

Kardinal Giuseppe Betori, Metropolit und Erzbischof von Florenz, Heilige Chrisam-Messe des Jahres 2024

Die Chrisam-Messe, bei dem der Bischof mit den Presbytern der verschiedenen Bereiche der Diözese konzelebriert und dabei das heilige Chrisam und die anderen Öle segnet, Es gilt als eine der Hauptbekundungen der Fülle des Priestertums des Bischofs und als Zeichen der engen Verbindung der Priester mit ihm.. Dies sind die Worte des römischen Päpstlichen in den Räumlichkeiten des Ritus der Segnung der Öle. Mit diesen Worten habe ich mich vor fünfzehn Jahren in meiner ersten Präsidentschaft an die Feier der Chrisam-Messe in der Florentiner Kirche gewandt. Ich beziehe mich noch heute auf sie, bei dieser Feier, bei der es sich vermutlich um meine letzte Leitung der Chrisam-Messe in dieser Kathedrale handelt, Ich möchte mich insbesondere an euch Florentiner Priester wenden, mit dem ich in den letzten Jahren die mir anvertraute pastorale Leitung des Volkes Gottes geteilt habe.

Meine Worte sollen Dankesworte sein, der Reflexion, Lieferung für die Zukunft. Allerdings möchte ich vermeiden, in die Ebene der Gefühle abzurutschen, obwohl es wichtig ist und in diesem Moment nicht in meinem Herzen fehlt, alles wieder ans Licht des Wortes Gottes zu bringen. Dankbarkeit, Bewusstsein, Zuversichtliche Hoffnung muss tatsächlich an der Treue gemessen werden, mit der wir auf das Geschenk, das Christus uns gegeben hat, reagieren konnten, wie wir uns verpflichtet fühlen, uns zeitgemäß mit seinen Formen auseinanderzusetzen, wie wir uns ihm hingeben in der Gewissheit, dass die Gegenwart des Herrn und seines Geistes unter uns ist, trotz der Unsicherheiten der Gegenwart, es wird niemals scheitern.

In diesem Horizont Wir begrüßen die Offenbarung, die uns heute aus dem Wort Gottes über die Mission Christi zuteil wird, der Würde und Verantwortung, die seinen Jüngern übertragen wird, des Dienstes des Wortes und der Gnade, der uns, seinen Dienern, zum Wohle aller anvertraut ist. Das Bild, das dieses Geheimnis zusammenfasst, ist das der Salbung, womit der Prophet die Weihe des Messias zum Ausdruck bringt, der gesandt wurde, um die frohe Botschaft der Erlösung zu überbringen, sich in den Dienst der Armen und Unterdrückten zu stellen, um den Trost der Barmherzigkeit zu verbreiten. Wir hörten, wie Jesus diese Salbung als Zeichen der Mission verkündete, zu der ihn der Heilige Geist als Befreier der Menschheit aus all ihrer Zerbrechlichkeit sendet, um in die Zeit der Gnade des Herrn einzutreten. Endlich, diese Salbung, jetzt als königlich und priesterlich definiert, Es ist das Zeichen eines erlösten Volkes, das zur Ehre des Vaters lebt.

Bekanntmachung, Priestertum und Königtum aus der Person Christi Sie gehen zu dem der Gläubigen über, und unser Dienst als Priester wird in den Dienst dieser Passage gestellt. Vielen Dank daher für Ihren Dienst im Dienst des Wortes; Möge in Ihnen immer der Wunsch bestehen, es immer tiefer zu kennen und es erneut mit Worten ausdrücken zu können, die in der Lage sind, den geäußerten und unausgesprochenen Fragen der heutigen Menschheit gerecht zu werden, Wir blicken zuversichtlich in die Zukunft, Gewiss, dass im unerschöpflichen Reichtum des Wortes Gottes eine sichere Orientierung für die neuen Herausforderungen liegt, die der Menschheit in den kommenden Tagen bevorstehen. Vielen Dank für Ihren Dienst als Pontifex zwischen der Menschheit und ihrem Schöpfer, großzügiger Übermittler der Gnade, die von oben kommt, und der Stimme der Menschheit und ihrer Erwartungen an den Vater aller; in einer Welt, die nach dem Mythos der Selbstgenügsamkeit aufgebaut ist, Spüren Sie, dass es Ihre besondere Verpflichtung ist, in Ihrem Volk das Bedürfnis nach Anrufung und die Demut zur Annahme des Geschenks des Lebens, des neuen Werkes der Sakramente, wiederzuerwecken; Nähre immer die Hoffnung in dir, damit dich kein Hindernis in Verzweiflung oder gar in Trägheit stürzt, denn es ändert sich sowieso nichts, Wir haben in uns die Gewissheit, dass der Auferstandene die Macht hat, alles neu zu machen. Vielen Dank, dass Sie Ihre Gemeinden in Ihrem Dienst animieren, widme dich dem Sein, Sie nehmen sich insbesondere der Probleme der Ärmsten an; Wir sind tatsächlich Diener der Kirche, aber unser Dienst gilt immer dem Kommen des Reiches Gottes unter uns, in den Zeichen des Guten, die wir zum Erblühen verhelfen, und in dem Beitrag, den wir als christliche Gemeinschaften zur Bekräftigung der Gerechtigkeit leisten können, von Frieden, des Respekts vor der Würde jedes Menschen, des Gemeinwohls; Der Platz der Kirche in der Gesellschaft verändert sich rasch und damit auch der des Priesters, Daher werden wir aufgefordert, jede Sehnsucht nach Zentralität aufzugeben, aber auch zu bekräftigen, dass niemand und keine Welt der Hingabe unserer selbst an den Herrn fremd bleiben kann.

In der Predigt von vor fünfzehn Jahren Ich habe Sie zu einer Kommunion gerufen, die nicht aus einer massierenden Einheitlichkeit besteht, sondern eine Verflechtung von Beziehungen in der Vielfalt der Erfahrungen und in der Modulation der einzigen Wahrheit. Ich habe Sie gebeten, die müde Wiederholung einer monotonen Melodie zu vermeiden und eine polyphone Harmonie zu suchen, in der jede Stimme Harmonie mit den anderen sucht, für Kommunikation, die die Intelligenz der Realität und die Schönheit der Erfahrung zum Ausdruck bringt. Ich weiß nicht, wie lange wir es in diesen Jahren geschafft haben, so zu leben, und ich bin auch hier, um Sie um Vergebung für das zu bitten, was ich nicht getan habe oder was ich möglicherweise in die entgegengesetzte Richtung getan habe.

Die andere Erinnerung von vor fünfzehn Jahren es war die sakramentale Wurzel unseres Dienstes, um uns nicht auf soziale Akteure reduzieren zu lassen, obwohl geschätzt und beliebt, noch nicht einmal an die Beamten eines heiligen Ortes, der als Zufluchtsort vor menschlichem Leid dienen könnte. Sakramentalität bedeutet, dass in uns die Gabe der Gnade das Entscheidende ist, deren Empfänger wir waren und sind und für deren Weitergabe wir verantwortlich sind. Deshalb habe ich Sie daran erinnert und wiederhole, dass der Dienst an der sakramentalen Dimension der Kirche in erster Linie die Verpflichtung bedeutet, zu zeigen, wie wir im sakramentalen System den Primat Gottes in der Geschichte erfassen können und wie er sich uns gegenüber manifestiert und dank der Mittlerschaft Christi mit unserem Leben in Kontakt kommt, Wer ist der Grundstein und Stifter der Sakramente?.

Und dieser Ruf an Christus lässt mich auch heute noch wiederholen, dass das Ausmaß unseres Priestertums strikt von unserer Bindung zu ihm abhängt. Nur wenn wir mit ihm vereint bleiben, können sowohl unsere Identität als auch unser Dienst in der Kirche und in der Welt Wahrheit und Wirksamkeit finden. Möge dieser Blick auf Christus in unserem täglichen Leben niemals fehlen, sprich mit ihm, Lassen wir uns von ihm leiten und unterstützen.

Wir sind in diesen Jahren gemeinsam unterwegs gewesen. Es war ein großes Geschenk für mich, Ihr Bischof zu sein und auf Ihre Unterstützung zählen zu können. Wir wissen nicht wann, aber in Zukunft wird dich ein anderer Bischof leiten, dem ich dich übergeben werde, dem ich dich aber auch bitte, dich vertrauensvoll zu übergeben. Die Bischöfe gehen vorbei, Der Herr bleibt und er ist unser einzig wahrer Hirte, wovon wir nur Zeichen sind, bewusst, Soweit es mich betrifft, von Schwäche und Unzulänglichkeit. Ich bitte den Herrn um Gnade und ich bitte Sie um menschliches Verständnis. Mit Zuneigung.

 

Florenz, 28 Marsch 2024

Metropolitankathedrale Santa Maria del Fiore

Heilige Chrisam-Messe

 

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Gesten und Worte, über die Liturgie. Lasst uns dafür einen Speer brechen “Küss mich, Tucho”, Auch sie haben die Redemptionis Sacramentum verehrt

GESTEN UND WORTE, ÜBER DIE LITURGIE. LASST UNS EINEN SPEER ZUGUNSTEN BRECHEN“Küss mich, Tucho”, AUCH WENN ER DAS VERGESSEN ZU HABEN SCHEINT Das Sakrament der Erlösung

Viele, um es gelinde auszudrücken, Sie rümpften die Nase, als der Papst den derzeitigen Präfekten wählte. An Kritik mangelte es nicht. Indem wir respektvoll reagierten und die ganze bisherige Diskussion mit einem Witz auflockerten, konnten wir uns an das Sprichwort erinnern: «Auch eine kaputte Uhr zeigt zweimal am Tag die richtige Zeit an»

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Autor
Simone Pizzi

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Artikel im PDF-Druckformat

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Durch ein seltsames Gesetz der Vergeltung viele, die sich über die Veröffentlichung von gefreut hatten Ich bitte um Selbstvertrauen, verwirrende und mehrdeutige Stellungnahme des Dikasteriums für die Glaubenslehre, veröffentlicht am 18 Dezember letzten Jahres, vor dem sich ganze Episkopate erhoben, Sie wollten mit der jüngsten Note desselben Dikasteriums über die Gültigkeit der Sakramente von streiten 2 Februar dieses Jahres und berechtigt: Durch Gesten und Worte.

Die Frage stellt sich spontan: In dem 2004 Die Anweisung wurde veröffentlicht Sacramentum Das ist ein Meisterwerk der Sakramententheologie, der Sakramentendisziplin und der liturgischen Seelsorge. Bildung, die, entsprechend dem, was weiterhin in unseren Kirchen geschah, Es wurde von Armeen kreativer Priester und Laienbewegungen wunderbar ignoriert, die unerschrocken weiterhin ihre eigenen personalisierten Liturgien schufen, Neokatechumenalen im Kopf, alles in völliger Nachlässigkeit und mangelnder Wachsamkeit seitens der Bischöfe, obwohl das Dokument in seiner abschließenden Schlussfolgerung sehr deutlich spricht:

«Diese Anweisung, eingezogen, im Auftrag des Papstes Johannes Paul II, von der Kongregation für den Gottesdienst und der Sakramentendisziplin in Übereinstimmung mit der Kongregation für die Glaubenslehre, wurde vom Papst selbst am genehmigt 19 Marsch 2004, über die Feierlichkeit des heiligen Josef, der die Veröffentlichung und sofortige Einhaltung durch alle Verantwortlichen angeordnet hat ".

Fordern Sie doch die Einhaltung dieser Weisung ein, so gut gemacht und detailliert, wenn überhaupt, konkrete Sanktionen für jeden festlegen, der die gegebenen Bestimmungen missachtet? Denn dies ist das zugrunde liegende Problem, das die letzten fünfzig Lebensjahre einer Kirche geprägt hat, die Fragen stellt, ermahnt, belehrt und empfiehlt, aber es sieht immer noch gut aus, in diesen Dokumenten, genaue Sanktionen für Verstöße festzulegen. Nicht nur: in 64 Erinnerungsnotizen von Durch Gesten und Worte der Sacramentum Es wurde nie ein einziges Mal in Erinnerung gerufen und zitiert, etwas objektiv Ernstes.

Wie jetzt sogar die Steine ​​wissen die erstgenannte Erklärung, im breiteren Kontext der Bedeutung, die den Segnungen in der Kirche zukommt, Es eröffnete die Möglichkeit, Paare gleichen Geschlechts in unregelmäßigen Situationen spontan zu segnen. Etwas, das für viele Bischöfe und Priester der verschiedenen Regionen Nordeuropas nicht notwendig war, Sie machen es seit Jahren willkürlich. Diese umstrittene Erklärung sieht vor, dass Segnungen an Orten und auf eine Weise gespendet werden, die in keiner Weise denen ähneln, die gewöhnlichen Paaren gegeben werden, ma: „In anderen Zusammenhängen, wie zum Beispiel ein Besuch in einem Heiligtum, das Treffen mit einem Priester, das Gebet, das in einer Gruppe oder während einer Pilgerreise gesprochen wird. In der Tat, durch diese Segnungen, die nicht durch die rituellen Formen der Liturgie vermittelt werden, sondern vielmehr als Ausdruck des mütterlichen Herzens der Kirche, ähnlich denen, die aus den Tiefen der Volksfrömmigkeit entspringen, Es soll nichts legitimieren, sondern nur dazu dienen, das eigene Leben Gott zu öffnen, Bitten Sie ihn um Hilfe, um besser zu leben, und auch den Heiligen Geist anzurufen, damit die Werte des Evangeliums mit größerer Treue gelebt werden können.“ (Nein 40).

Bisher sind alle zufrieden, zumindest die Befürworter dieser Öffnung, als hätten wir den Einzelnen zuvor den Segen vorenthalten, insbesondere für diejenigen, die in unregelmäßigen Verhältnissen lebten, oder die sich der schwersten Sünden und Verbrechen schuldig gemacht haben.

Ironisch, genau diejenigen, die sich zuvor gefreut hatten Bitte um Vertrauen, Kurz darauf äußerten sie scharfe Kritik an der Note von 2 Februar, Gesten und Worte, weil es eine traditionelle Sprache verwendet, um zu definieren, was für die Gültigkeit eines Sakraments erforderlich ist, sowie rechtmäßig. Die Kritik, bestimmtes, weist auf die beharrliche Verwendung der in der Note verwendeten Begriffe „Form“ und „Materie“ als unersetzliche Bestandteile jeder Feier der Sakramente hin, zusammen mit der Absicht des Zelebranten. Kritik, die sich auf die Trennung dieser drei konstitutiven Elemente von der gesamten Feier des Sakraments bezieht, durch die Subjekte, die daran teilnehmen, und durch die verschiedenen Zeichen, die eingreifen, was sie sein sollten, durch ihre Verfassungsmäßigkeit, bedeutsam e, wie sagt man, Lautsprecher. Die wellenförmigen Noten, damit, beziehen sich auf die Art und Weise, in der die Note nicht die Gesamtheit des gefeierten Sakraments untersucht, als Rückwelle, sie gießen auch auf die Ich bitte um Selbstvertrauen, wie dort: „…Ein Segen ohne Form (ohne Platz, Zeit, Parole, alles) Das ist Unsinn." (vgl.. Sehen WHO).

Es liegt nicht an mir, mich zu verteidigen eines strategischen Dikasteriums wie dem für die Glaubenslehre. Aber, Wenn ich diese Notiz immer wieder lese, kommt mir „Ockhams Rasiermesser“ in den Sinn, das man mehr oder weniger so zusammenfassen könnte: "Alle Dinge sind gleich, die einfachste Erklärung ist diejenige, die man bevorzugen sollte“; oder sogar „Berücksichtigen Sie Pluralität nicht, wenn sie nicht notwendig ist.“.

Dieser Hinweis, und im Begleitschreiben des Präfekten, als in seinem Körper selbst, Denken Sie daran, dass sie von Kardinälen und Bischöfen entdeckt wurden, und bat daher um Klarstellungen, über die gravierenden Änderungen in der Materie und Form der Sakramente, wodurch sie effektiv für nichtig erklärt werden. Es würde ausreichen, die wenigen Hinweise und Beispiele zu lesen, manchmal skurril und neugierig, auf die sich der Präfekt bezieht, um den einfachen Zweck der Note selbst zu verstehen: rufe alle zur richtigen Feier der Sakramente auf, Gläubigen, kirchlich. Das, wenn sie gewährt werden, sofern die Bischofskonferenzen dies zulassen, Räume der Kreativität, diese werden vielmehr nicht zu einer Erfindung, die das gefeierte Sakrament tatsächlich willkürlich manipuliert.

Es hat diesen Hintergrund und das liegt im Anliegen der Hirten der Kirchen, dass die Notiz gelesen werden muss. Das fasst dann zusammen, was erforderlich ist, damit ein Sakrament gültig ist, Erinnerung an die traditionelle Lehre, was wahr ist, In seinen wesentlichen Merkmalen geht es auf das Konzil von Trient zurück, das das Zweite Vatikanische Konzil aufgriff und im Einklang mit allem, was die Kirche inzwischen geschaffen hatte, überarbeitete, in quell’assise, entdeckte wieder über sich selbst und wie sie sich der heutigen Welt präsentieren wollte.

Es ist kein Zufall, dass die Note von der Verfassung inspiriert ist Sacrosanctum Concilium daran zu erinnern, dass der Rat: „Es bezieht sich analog auf den Begriff des Sakraments auf die gesamte Kirche.“. Und von Das Licht was über die Kirche besagt, dass diese letztere ist: „In Christus als Sakrament, das heißt, ein Zeichen und Instrument der innigen Verbundenheit mit Gott und der Einheit der gesamten Menschheit.“. Und dies geschieht vor allem durch die Sakramente, in jedem von ihnen wird der sakramentale Charakter der Kirche auf seine eigene Weise verwirklicht, Leib Christi... Die Kirche ist sich dessen bewusst, seit seinen Ursprüngen, Er achtete besonders auf die Quellen, aus denen er den Lebensnerv seiner Existenz und seines Zeugnisses schöpft: Gottes Wort, bezeugt durch die Heilige Schrift und die Tradition, und die Sakramente, in der Liturgie gefeiert, wodurch es immer wieder auf das Geheimnis des Osterfestes Christi zurückgeführt wird. (vgl.. Nein. 6, 7 e 10).

Für die Größe des Ganzen die Kirche, wenn er sagt, empfängt die Sakramente, wer verwaltete, aber sie ist nicht die Besitzerin davon. Was stattdessen offenbar mit den kreativen Variationen verschiedener Geistlicher und verschiedener Laienbewegungen geschehen ist. Nur an dieser Stelle erinnert die Note kurz daran – es handelt sich nicht um eine Abhandlung über die Liturgie –, was die wesentlichen Elemente sind. Zunächst die „Form“ des Sakraments, die den begleitenden Worten entspricht, geht darüber hinaus, Vermittlung der christlichen Bedeutung, erlösend und kirchlich für das, was in der Feier vollbracht wird. Daher besteht die „Sache“ des Sakraments vielmehr im menschlichen Handeln, durch die Christus handelt. Manchmal steckt darin auch ein materielles Element (Wasser, Scheibe, Wein, Öl), manchmal eine besonders beredte Geste (Zeichen des Kreuzes, Handauflegen, Eintauchen, Infusion, Zustimmung, Salbung). Diese Körperlichkeit erscheint unverzichtbar, weil sie das Sakrament nicht nur in der Menschheitsgeschichte verwurzelt, aber auch, grundsätzlicher, in der symbolischen Ordnung der Schöpfung und führt sie zurück zum Geheimnis der Menschwerdung des Wortes und der von ihm vollzogenen Erlösung (vgl.. Nein 13).

Schließlich die „Intention“ derjenigen, die feiern, Das hat nichts mit seiner Moral und seinem Glauben zu tun, sondern mit der Überzeugung etwas zu erreichen: «Zumindest was die Kirche tut» (Konzil von Trient). Diese Bestimmung entzieht den Zelebranten dem Automatismus und der möglichen Willkür des Einzelnen, denn dieser überaus menschliche Akt ist auch kirchlicher Natur. Interner und subjektiver Akt ja, aber doch, manifestiert sich im Sakrament, es wird zur gesamten kirchlichen Gemeinschaft und: „Denn was die Kirche tut, ist nichts anderes als das, was Christus eingesetzt hat, auch die Absicht, zusammen mit Materie und Form, trägt dazu bei, dass die sakramentale Handlung zur Erweiterung des Heilswerks des Herrn wird.“ (vgl.. Nein 18).

In diesem Zusammenhang die Kirche Er hat die liturgischen Bücher vorbereitet, die nicht verändert oder beliebig verwendet werden dürfen, ziemlich genau in den Worten und sogar in den darin angedeuteten Gesten befolgt. Sie bieten Raum für Kreativität und die Bischofskonferenzen der verschiedenen Länder haben mögliche Anpassungen und Variationen vorbereitet, die der Sensibilität und Situation der Teilnehmer entsprechen. Denken Sie an Feiern mit Kindern, zum Beispiel, zu den verschiedenen Eucharistiekanons, die für sie vorbereitet und vom CEI genehmigt wurden.

Der Hinweis erinnert auch daran, und dies scheint auf die kritischen Anmerkungen zu reagieren, das: "Materie, Form und Absicht werden immer in den Kontext der liturgischen Feier eingefügt, was keine a darstellt dekoriert Zeremonie der Sakramente und nicht einmal eine didaktische Einführung in die Realität, die stattfindet, aber insgesamt ist es das Ereignis, in dem die persönliche und gemeinschaftliche Begegnung zwischen Gott und uns weiterhin stattfindet, in Christus und im Heiligen Geist, Treffen, bei dem, durch die Vermittlung sensibler Zeichen, „Gott wird vollkommene Ehre gegeben und die Menschen werden geheiligt“. Die notwendige Sorge um die wesentlichen Elemente der Sakramente, von denen ihre Gültigkeit abhängt, es muss daher der Sorgfalt und dem Respekt der gesamten Feier entsprechen, in dem die Bedeutung und Wirkung der Sakramente durch eine Vielzahl von Gesten und Worten vollständig verständlich gemacht werden, und begünstigt somit dieAktive Teilnahme der Gläubigen (vgl.. Nein 20).

In diesem Zusammenhang Die ganze Bedeutung des liturgischen Vorsitzes und der Kunst des Feierns ist enthalten. Diese erfordern die Kenntnis der dahinter stehenden theologischen Gründe, wie diejenigen, die handeln, wenn es gefeiert wird, In der Person Christi e Im Namen der Kirche. Sowie Kenntnisse über liturgische Bücher und deren Einführung in die oft übersprungen werden, weil sie langweilig sind. Aber was wäre, wenn wir einen Vergleich anstellen wollten?, was hoffentlich nicht fehl am Platz erscheint, zwischen Feiern und sportlicher Geste, Wir können sehen, wie effektiv Letzteres ist, wenn es durch gute Kenntnisse und die Umsetzung der sogenannten Grundlagen gestützt wird. Ein Champion, insbesondere jene Disziplinen, die wiederholte, identische und präzise Gesten erfordern, es vergeht viel Zeit, sogar Jahre, studieren, zu trainieren und sich dann mit einer Leichtigkeit auszudrücken, die verblüfft. Eine sehr schwierige sportliche Geste, die wir sehen, zum Beispiel während einer Olympiade, Es erforderte umfangreiche Vorbereitung, dennoch kommt es uns einfach und natürlich vor.

Schlussfolgern, Ich kenne viele, um es gelinde auszudrücken, Sie rümpften die Nase, als der Papst den derzeitigen Präfekten wählte. An Kritik mangelte es nicht. Indem wir respektvoll reagierten und die ganze bisherige Diskussion mit einem Witz auflockerten, konnten wir uns an das Sprichwort erinnern: «Auch eine kaputte Uhr zeigt zweimal am Tag die richtige Zeit an». Aber, ehrlich, Diese Note klingt dieses Mal gut. Daran ist nichts zu beanstanden, wenn die Absicht gerade darin besteht, uns einzuladen, ein solch kostbares Gut auf würdige und kirchliche Weise zu bewahren und zu präsentieren. Tatsächlich endet es so:

"Wir [...] wir haben diesen Schatz in irdenen Gefäßen, so dass es den Anschein hat, dass diese außergewöhnliche Macht Gott gehört, und es kommt nicht von uns“ (2Kor 4, 7). Die Antithese, die der Apostel verwendet, um zu unterstreichen, wie die Erhabenheit der Macht Gottes durch die Schwäche seines Amtes als Verkünder offenbar wird, beschreibt auch gut, was in den Sakramenten geschieht. Die ganze Kirche ist aufgerufen, den darin enthaltenen Reichtum zu bewahren, damit der Vorrang des Heilshandelns Gottes in der Geschichte niemals verdunkelt wird, trotz der fragilen Vermittlung menschlicher Zeichen und Gesten“ (Nein 28).

Florenz, 21 Februar 2024

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Die “Gelbes U-Boot” und Tragödie. Inwieweit sind Sie verpflichtet, in jeder Hinsicht Menschenleben zu retten??

DER GELBE U-BOOT UND DIE TRAGÖDIE. In welchem ​​Umfang sind Sie verpflichtet, in jeder Hinsicht Menschenleben zu retten??

Es erfordert viel Gnade, Außer Frage, denn selbst hochnäsige Idioten verdienen auf jeden Fall christliche und menschliche Gnade, vielleicht sogar noch mehr als intelligente Menschen, weise und umsichtig.

- Aktualität -

Autor
Simone Pizzi

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Der Mensch erhält das Leben zur Nutzung geliehen, er ist nicht willkürlicher Eigentümer und kann nicht nach eigenem Ermessen darüber verfügen, noch das Leben nehmen, wie im Fall der Abtreibung, noch nahm er sich das Leben, wie im Fall der Euthanasie, Auch wenn es heute schwierig ist, über den Heilswert menschlichen Leidens zu sprechen, Thema, dem der Heilige Papst Johannes Paul II. seine eigene Enzyklika gewidmet hat: Speichern Leidenschaft. Das menschliche Leben geht über die gleiche subjektive Realität des Menschen hinaus, der sich selbst kein Leben gibt, aber wer erhält es als Geschenk?. Er kann also nicht derjenige sein, der sich dazu entschließt, sich selbst zu unterdrücken. Es stimmt, dass das Leben in den Händen des Menschen liegt, aber gleichzeitig bleibt es ein Geschenk, das weit über seine Hände hinausgeht. Aus diesem Grund, das des Lebens, Es ist eine heilige Gabe, die bis zu einem bestimmten Punkt und innerhalb bestimmter Grenzen genutzt werden kann.

Hier ist ein akademisches Beispiel extrem und schrecklich, das kann Ihnen eine Idee geben: eine große Gruppe von S.S. er ist im Begriff, eine Brücke zu überqueren, überschritten, was zu einem Massaker an Zivilisten in diesem Land führen würde, genau wie es passiert ist Sant'Anna di Stazzema. Tatsächlich vermuten sie, dass sich in dieser Stadt Partisanen verstecken, deren Allgemeingültigkeit und Identität sie ignorieren, Aus diesem Grund beschlossen sie, das Problem an der Wurzel zu lösen, indem sie alle Einwohner töteten, ohne die Alten zu verschonen, Frauen und Kinder. Der einzige Zugangsweg zu dieser Stadt ist ein mehrere Dutzend Meter hohes Viadukt, das zwischen der Wand eines Berges und der des anderen Berges gebaut wurde. Widerstandskämpfer untergruben ihn, bereit, es bei Bedarf in die Luft zu jagen. Während die SS-Soldaten. Sie sind dabei, ihn zu überqueren, eine völlig ahnungslose Mutter überquert ihn mit ihrem Kind an der Hand. Anfrage: Die Brücke muss gesprengt werden oder nicht?

Ich sage, dass es um das Leben der Unschuldigen geht Sie können unter keinen Umständen geopfert werden, Es ist eine kategorische Aussage, die auf unlogischen und surrealen Emotionen basiert, vor allem, wenn in Ländern, in denen jeden Tag Kinder abgetrieben werden, das „Nein, um jeden Preis Menschen zu opfern“ zum Ausdruck kommt, nachdem wir entschieden haben, dass wir es in diesem Fall nicht mit unschuldigen Opfern zu tun haben, denn Abtreibung ist ein echtes Recht, tatsächlich mehr: «Eine große gesellschaftliche Leistung».

Vor etwa dreißig Jahren Es geschah in den Gegenden meiner Toskana, dass ein exzentrischer junger Mann mitHobby um sehr giftige Schlangen in Ihrem Zuhause zu halten, Beim Reinigen eines ihrer Käfige wurde er gebissen. In Italien, wo die einzigen giftigen Schlangen, die es in unserem Gebiet gibt, Vipern sind, Kein pharmazeutisches Zentrum verfügte über ein Gegenmittel, die man in der Schweiz nur bei einem Pharmaunternehmen finden konnte, das auf die Lagerung sehr seltener Medikamente spezialisiert ist. Im Krankenhaus gelang es ihnen lediglich, die Wirkung des Giftes, das in den Kreislauf gelangte, zu verlangsamen. In der Zwischenzeit wurde ein F104-Flugzeug vom Luftwaffenstützpunkt Grosseto aus geschickt und kam innerhalb einer halben Stunde in der Schweiz an, wo ein Mitarbeiter des Unternehmens dem Piloten das Gegenmittel lieferte, ohne dass dieser überhaupt aus dem leistungsstarken Flugzeug ausstieg., dann Rückkehr zur Basis, alles in etwas mehr als einer Stunde. Auf diesen Fall folgte eine Kontroverse, als bekannt wurde, wie viel es damals kostete, einen F104 zu starten, und vor allem das, die Kosten dieses Gegenmittels, fu pari a 15 Millionen der alten Lire, offensichtlich vom Staat bezahlt, entspricht dem ungefähren aktuellen Geldwert, den sie heute haben könnten 25.000/30.000 Euro.

Einige Zyniker stellten die Frage wenn es angemessen wäre, das gesamte ausgegebene Geld auszugeben, um eine Person zu retten, die gegen die Gesetze verstieß, die bereits damals den Kauf verboten hatten, Erhaltung und Zucht bestimmter Reptilien, Er war auf der Suche nach Ärger wie diesem. Aber sie waren genau zynisch, mit dem erschwerenden Umstand der Unmenschlichkeit, Denn Leben muss immer und um jeden Preis gerettet werden, Zum Beispiel indem man eine Brücke, in deren Mitte sich eine Mutter mit Kind befindet, nicht in die Luft sprengt. Dann, die Hunderten von Menschen, die kurz darauf von der SS massakriert werden. habe diesen Pass gerade erst bestanden, auf jeden Fall werden sie zusammen mit ihren Kindern glücklich sterben, für die Rettung zweier Menschenleben.

Für ein paar Tage Fernsehen und internationale Presse Es geht um eine Gruppe von drei Multimillionären, plus ein vierter, der der Sohn eines von ihnen ist, der sich die Laune nehmen wollte, in die Tiefe zu gehen 3.800 Meter bis zum Dampfschiff Titanic, das vor der Küste Neufundlands sank 1912 nach dem Schlagen a Eisberg aus Eis. Tragödie, in der sie starben 1.527 Leute über 2.232 Passagier, Solo 705 von denen sie überlebt haben.

Es geht um die Launen der Reichen? Nein, die wirklich Reichen, diejenigen, die seit Generationen solche sind, diejenigen, die die Empfindlichkeit und Volatilität von Geld kennen und wissen, wie schwierig es ist, es zu erhalten und zu vermehren; die wirklich Reichen, die ihren Reichtum ihrem besonderen unternehmerischen oder finanziellen Genie verdanken, Sie machen diese prahlerischen Dinge nicht, Das sind typische Taten der Reichen. Weil nur launische reiche Leute, sicher, dass Sie sich alles leisten können, jeder konnte bezahlen 250.000 US-. $ bis zur Tiefe von fast hinabsteigen 4 Kilometer, wo sich das Wrack der Titanic befindet, Das ist ein Schrein, ein Friedhof, was als solches respektiert werden sollte. Diese Meeresböden können nicht das Ziel extremer Stunts an Bord eines Mini-U-Bootes sein, ähnlich einem vermeintlichen Unterwassertauchgang, bei dem die Gäste es nicht einmal ertragen konnten, nicht einmal kniend, also ohne sich bewegen zu können, aber nur im Raum sitzen 5 Meter lang pro 1.60 in der Höhe [vgl.. WHO]. Ein schrecklicher Tod in den dunkelsten Tiefen des Meeres, Dies geschah aufgrund der Erstickung in einem engen Raum, in dem man am besten nicht einmal darüber nachdenkt, was in den Momenten der Panik hätte passieren können, die in einem klaustrophobischen Raum aufkamen, als es keinen Sauerstoff und die vier Multimillionäre gab, mit dem Piloten des Fahrzeugs, sie starben an Erstickung. Er erläutert es ausführlich Das Drucken Paolo Narcisi, Spezialist für Wiederbelebung, nicht versäumen, hinzuzufügen:

„Diese Tragödie, und respektieren dabei die beteiligten Personen, erzwang eine Mobilisierung von Hilfsmaßnahmen, die für die USA nicht einmal stattfand 600 Schiffbruch von vor ein paar Tagen“.

Wie bei dem Kerl, der von der Haustierschlange gebissen wurde, Auch in diesem Fall wurden Luft- und Seemittel eingesetzt, ausgefeilte technologische Werkzeuge, persönlich, Spezialisten usw. Fair Genug, Um Menschenleben zu retten, muss alles versucht werden. Ohne jedoch zu vergessen, dass die vier, vor dem Einsteigen, nach dem Gießen 250.000 $ Jeder unterzeichnete einen Vertrag mit einer bestimmten Veröffentlichung für die von ihm gegründete Gesellschaft ihr exzentrischer Stunt, Darin wird klargestellt, dass das Unternehmen auch die Möglichkeit des Todes hätte mit sich bringen können, alles dreimal im Text angegeben, unterzeichnet und unterzeichnet von den vier reichen Männern.

Angenommen, sie haben danach gesucht, Es ist weder ein Mangel an Mitleid noch an Respekt gegenüber denen, die auf sehr tragische Weise ums Leben gekommen sind. Das ist eine Realität, kein Mangel an Gnade: Sie selbst unterschrieben und erklärten, dass ihnen bewusst sei, dass ihnen sogar der Tod drohe, Was ist zu sagen, Schwarz auf Weiß, dass, wenn das passiert wäre, es lag daran, dass sie selbst danach gesucht hatten, nach entsprechender Mitteilung und nach gleichzeitiger Unterzeichnung eines Vertrages.

Es erfordert viel Gnade, Außer Frage, denn selbst hochnäsige Idioten verdienen auf jeden Fall christliche und menschliche Gnade, vielleicht sogar noch mehr als intelligente Menschen, weise und umsichtig.

Florenz, 22 Juni 2023

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