Da lupi finanziari ad accumulatori e ricchi di grazia: «Alla povertà mancano molte cose, all’avarizia tutti

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

DA LUPI FINANZIARI AD ACCUMULATORI E RICCHI DI GRAZIA: «ALLA POVERTÀ MANCANO MOLTE COSE, ALL’AVARIZIA TUTTE»

 

«Ma Dio disse all’agricoltore ricco: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Cari lettori de L’Isola di Patmos,

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Nel Vangelo di questa XVIII domenica del tempo ordinario, Gesù condanna la cupidigia o avarizia, dunque l’accumulazione smodata di beni. Un tema che può sembrare lontano da noi piccoli e medi lavoratori. L’accumulazione non riguarda solo beni e tesori legati al denaro o alle proprietà. Questa è stata l’esperienza di Jordan Belfort, broker e imprenditore finanziario, la cui storia è stata raccontata anche nel film del 2013, Il lupo di Wall StreetAll’inizio della sua carriera inizia con investimenti e guadagno truffaldini, con un legame sempre più disordinato e viziato verso il denaro. Questo lo porterà a distruggere completamente la propria vita riducendolo alla dipendenza dalla droga e alla distruzione dei i propri amici e affetti, fino al carcere.

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Oggi Gesù vuole offrirci questo insegnamento, lo dice chiaramente in questa pericope:

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«Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

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La vita di ognuno di noi non dipende dal bene-denaro. Ma dipende dal bene primario ed essenziale che è Dio. È Lui che, se ci affidiamo, ci dona tutti gli altri beni e i mezzi per giungere al fine ultimo: la Santità e l’incontro eterno con Lui in Paradiso. Per chiarire questo il Signore racconta la parabola dell’uomo ricco e della sua campagna. Qui richiama di nuovo alla dipendenza reale che abbiamo da Dio, che decide sulla nostra vita e sulla nostra morte. Ma ancora di più: in questa parabola Gesù dice una frase molto più forte, riprendendo il finale della sua narrazione:

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«Ma Dio disse all’agricoltore ricco: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

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La vera ricchezza a cui tutti quanti siamo chiamati è allora la ricchezza in Dio. Una ricchezza che non si accumula facendo acquisti su Amazon, giocando in borsa, o acquistando immobili. È la ricchezza di chi veramente ha ed è ripieno della presenza e della grazia di Dio.

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Gesù non ci chiede di vivere come miserabili, come dei poveri che cercano una forma pauperistica in cui la miseria sia il nostro scopo. Ci chiede di ricollocare tutti i beni per ottenere la ricchezza della Presenza di Dio, che a oggi è possibile ottenere come dono gratuito, specialmente nei Sacramenti e nell’Eucarestia. Una ricchezza spirituale che si ottiene per dono gratuito, quando cresciamo nella preghiera e nella meditazione: questo è il tesoro della dottrina insegnata da Gesù che conduce ogni nostra vita. Ottenuto allora tutto questo, il Signore non ci farà mancare anche gli altri beni materiali. 

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Scriveva l’autore romano Pubblio Sirio, nelle sue Sentenze: «Alla povertà mancano molte cose, all’avarizia tutte».

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Chiediamo al Signore di guarire dall’attaccamento morboso a tutte le realtà materiali ed effimere, per imparare ad attingere ai tesori trinitari della vita eterna.

Così sia.

Roma, 31 luglio 2022

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