Ogni uomo dovrebbe ricercare il proprio deserto – Every man should seek his own desert – Todo hombre debería buscar su propio desierto

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos
Italian, english, español
OGNI UOMO DOVREBBE RICERCARE IL PROPRIO DESERTO
Giovanni Battista vive in modo essenziale, semplice e senza alcuna forma di narcisismo è tutto proteso verso chi lui non conosce ancora, ma che già riconosce come più forte di lui. Così dal Battista impariamo a non guardare tanto a noi stessi, ma ad aprirci agli altri e all’Altro e soprattutto impariamo a cercare, magari anche lì dove viviamo, un nostro piccolo «deserto» dove non risuoni solo la nostra voce, ma quella dell’unica Parola che salva.

Autore
Monaco Eremita
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Di Giovanni Battista non ci parlano solo i Vangeli, ma anche gli storici, ad esempio l’ebreo Flavio Giuseppe che lo definì nella sua opera Antichità Giudaiche come un «uomo buono, che esortava i giudei a condurre una vita virtuosa e a praticare la giustizia vicendevole e la pietà verso Dio, invitandoli ad accostarsi insieme al battesimo».

Il Battista immagina la figura del Messia come un giudice spietato, che sarebbe venuto non a salvare, ma a regolare i conti proponendo la soluzione più semplice, atta a rimediare il dilagare del peccato: la morte del peccatore. Ma Gesù non eserciterà mai in tal modo il suo ruolo messianico e se riprenderà alcune parole del Battista, come quella sulla conversione (cfr. Mt 4,17: «Convertitevi»), dirà di essere venuto non per la rovina, ma per la salvezza dei peccatori. Questo è il brano evangelico della seconda Domenica di Avvento:
«In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,1-12).
Nelle parole di Giovanni il Battista cogliamo il suo urgente appello alla conversione, che contraddistingue il tempo di Avvento. La parola usata è metánoia, che letteralmente potremmo scomporre in due concetti, «oltre» (meta) la «mente» (nous), per indicare un «cambiamento di parere». Soprattutto Gesù, più che il Battista, il quale invitava a una revisione dei costumi e alla correzione delle ingiustizie, chiederà una conversione del modo di pensare per accogliere il regno e la sua novità.
Giovanni al Giordano dovette suscitare al suo tempo parecchio stupore, trovandosi in una situazione e condizione alquanto particolari, se non anomale; poiché, sappiamo dall’Evangelista Luca (cfr. Lc 1,5) che era figlio di un sacerdote, ciononostante vive nel deserto di Giudea. Questo fatto deve aver impressionato la memoria dei suoi contemporanei, il fatto, cioè, che Giovanni si fosse distanziato dalla professione del padre. Scrive un commentatore: «Il figlio unico di un sacerdote di Gerusalemme aveva infatti l’obbligo solenne di subentrare al padre nella sua funzione e di garantire, mediante un matrimonio e dei figli, la continuità della propria stirpe sacerdotale. Se questa era la reale situazione storica, a un certo punto Giovanni deve aver voltato le spalle e deve aver scandalosamente — per occhi giudei — rifiutato il suo obbligo di essere sacerdote sulle orme del padre». Un gesto dunque clamoroso si colloca all’inizio della storia di Giovanni, che il brano evangelico di Matteo ci presenta oggi. Egli si reca vicino al luogo da cui era salito al cielo Elia, il profeta di fuoco dell’Antico Testamento che aveva tentato di riportare Israele a Dio e il cui ritorno avrebbe preceduto il Messia. Forse per questa ragione Giovanni veste come Elia (2Re 1,8), ma poiché la sua dieta era basata sulle regole di purità giudaiche, essendo le locuste insetti di cui ci si può nutrire (Lv 11,22), ed il miele delle api altrettanto kasher — rispettoso cioè delle leggi della kasherut, l’idoneità di un cibo a essere consumato dal popolo ebraico — è però possibile che il Precursore avesse anche altre preoccupazioni. Poiché l’impurità impediva di accostarsi a Dio, Giovanni non compie solo gesti ascetici, ma evita di vestirsi di tessuti toccati da donne o di mangiare cibi elaborati da altri, per paura di contaminarsi.
Come abbiamo scritto all’inizio Giovanni non ha visto con chiarezza il volto del Messia, eppure ha vissuto coerentemente fino in fondo la sua attesa, nel deserto e vicino al Giordano, dove battezzava. Guardando lui, i cristiani vivono il tempo di Avvento come un’occasione da non sprecare e per stare, anche oggi, nel nostro deserto, rientrando in noi stessi, cambiando mentalità e vita, per aprirci a Colui, Gesù il Cristo, che deve venire.
Per di più le parole pronunciate da Giovanni oggi sono ancora attuali, non solo perché annunciano la conversione per il perdono dai peccati, ma anche perché invitano ad essere credibili conducendo una vita autentica. Giovanni Battista vive in modo essenziale, semplice e senza alcuna forma di narcisismo è tutto proteso verso chi lui non conosce ancora, ma che già riconosce come più forte di lui. Così dal Battista impariamo a non guardare tanto a noi stessi, ma ad aprirci agli altri e all’Altro e soprattutto impariamo a cercare, magari anche lì dove viviamo, un nostro piccolo «deserto» dove non risuoni solo la nostra voce, ma quella dell’unica Parola che salva.
Infatti tutte le letture della seconda domenica di Avvento convergono nel consegnare un messaggio centrato sul Messia. Egli è colui su cui si posa lo Spirito di Dio con i suoi doni (Is 11,1-10); Gesù è quel Messia che, secondo la parola della Scrittura, ha adempiuto le promesse di Dio fatte ai padri (Rm 15,4-9); infine è colui che battezzerà in Spirito santo e fuoco: è il più forte annunciato dal Battista (Mt 3,1-12). E’ rivelato dallo Spirito (prima lettura), profetizzato dalle Scritture (seconda lettura), indicato da un uomo, Giovanni, il profeta e precursore (Vangelo). Perciò questa seconda domenica di Avvento ha al suo centro il messaggio biblico della preparazione alla venuta del Signore. Questa avviene con l’ausilio dello Spirito da invocare e al cui dinamismo sottomettersi, con l’aiuto della Scrittura da ascoltare e meditare, perché trasformi il nostro cuore affinché si inclini alla conversione. Che è ciò che Giovanni chiede vivendola in prima persona. Mentre esorta altri dicendo: «Preparate la via del Signore» (Mt 3,3), Giovanni la sta preparando già, fa di se stesso la via che il Signore seguirà. Egli è il precursore, colui che precede il Messia con la sua vita anticipando in sé molto di ciò che farà poi il Messia.
dall’Eremo, 7 dicembre 2025
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EVERY MAN SHOULD SEEK HIS OWN DESERT
John the Baptist lives in an essential, simple way and without any form of narcissism; he is wholly oriented toward the One whom he does not yet know, but whom he already recognises as stronger than himself. Thus from the Baptist we learn not to look so much at ourselves, but to open ourselves to others and to the Other; and above all we learn to seek — perhaps precisely where we live — our own small “desert”, where not only our own voice resounds, but the voice of the one Word that saves.

Author
Monaco Eremita
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Not only the Gospels speak to us about John the Baptist, but also historians — for example the Jewish historian Flavius Josephus, who in his work Jewish Antiquities described him as “a good man, who exhorted the Jews to lead a virtuous life, to practice justice toward one another and piety toward God, inviting them to approach baptism together.” The Baptist imagined the figure of the Messiah as a ruthless judge who would come not to save but to settle accounts, proposing the simplest solution to remedy the spread of sin: the death of the sinner. But Jesus would never exercise His messianic role in such a manner, and even if He would take up some of the Baptist’s words — such as the call to conversion (cf. Mt 4:17: “Repent”) — He would declare that He had come not for the ruin but for the salvation of sinners. This is the Gospel passage of the Second Sunday of Advent:
«In those days John the Baptist appeared, preaching in the desert of Judea and saying, “Repent, for the kingdom of heaven is at hand!” It was of him that the prophet Isaiah had spoken when he said: “A voice of one crying out in the desert, Prepare the way of the Lord, make straight his paths.” John wore clothing made of camel’s hair and a leather belt around his waist. His food was locusts and wild honey. At that time Jerusalem, all Judea, and the whole region around the Jordan were going out to him and were being baptized by him in the Jordan River as they acknowledged their sins. When he saw many of the Pharisees and Sadducees coming to his baptism, he said to them, “You brood of vipers! Who warned you to flee from the coming wrath? Produce good fruit as evidence of your repentance. And do not presume to say to yourselves, ‘We have Abraham as our father.’ For I tell you, God can raise up children to Abraham from these stones. Even now the ax lies at the root of the trees. Therefore every tree that does not bear good fruit will be cut down and thrown into the fire. I am baptizing you with water, for repentance, but the one who is coming after me is mightier than I. I am not worthy to carry his sandals. He will baptize you with the Holy Spirit and fire. His winnowing fan is in his hand. He will clear his threshing floor and gather his wheat into his barn, but the chaff he will burn with unquenchable fire.”» (Mt 3:1–12).
In the words of John the Baptist we perceive his urgent appeal to conversion, which characterises the season of Advent. The word used is metánoia, which we could literally break into two concepts: “beyond” (meta) the “mind” (nous), indicating a “change of mind” or “change of understanding”. Above all Jesus — more than the Baptist, who invited to a revision of customs and to the correction of injustices — will ask for a conversion of the way of thinking in order to welcome the kingdom and its newness.
John at the Jordan must have aroused considerable astonishment in his own time, finding himself in a situation and condition rather unusual, if not anomalous; for we know from the Evangelist Luke (cf. Lk 1:5) that he was the son of a priest, and yet he lives in the desert of Judea. This fact must have impressed the memory of his contemporaries — that John had distanced himself from his father’s profession. A commentator writes: “The only son of a priest of Jerusalem had, in fact, the solemn obligation to take his father’s place in his function and to guarantee, through marriage and children, the continuity of his own priestly lineage. If this was the real historical situation, at a certain point John must have turned his back and — scandalously, to Jewish eyes — refused his obligation to be a priest in his father’s footsteps.”
Thus, a striking gesture stands at the beginning of John’s story, which today’s Gospel passage from Matthew presents to us. He goes near the place from which Elijah had been taken up into heaven, the fiery prophet of the Old Testament who had attempted to bring Israel back to God, and whose return was expected to precede the Messiah. Perhaps for this reason John dresses like Elijah (2 Kgs 1:8), but since his diet was based on Jewish purity rules — locusts being insects permitted for consumption (Lev 11:22), and wild honey likewise kasher, that is, in accordance with the laws of kashrut which determine whether a food is suitable for the Jewish people — it is possible that the Forerunner had other concerns as well. Since impurity prevented a person from approaching God, John not only performs ascetical acts, but avoids wearing fabrics touched by women or eating foods prepared by others, for fear of becoming ritually defiled.
As we wrote at the beginning, John did not clearly see the face of the Messiah, yet he lived his expectation coherently and to the full, in the desert and by the Jordan, where he was baptising. Looking at him, Christians live the season of Advent as an opportunity not to be wasted, and as a call to dwell, even today, in our own desert, returning within ourselves, changing our mindset and our lives, opening ourselves to Him — Jesus the Christ — who is to come.
Moreover, the words spoken by John today are still timely, not only because they proclaim conversion for the forgiveness of sins, but also because they invite us to be credible by leading an authentic life. John the Baptist lives in an essential, simple way and without any form of narcissism; he is wholly oriented toward the One whom he does not yet know, but whom he already recognises as stronger than himself. Thus from the Baptist we learn not to look so much at ourselves, but to open ourselves to others and to the Other; and above all we learn to seek — perhaps precisely where we live — our own small “desert”, where not only our own voice resounds, but the voice of the one Word that saves.
Indeed all the readings of the Second Sunday of Advent converge in delivering a message centred upon the Messiah. He is the one upon whom the Spirit of the Lord rests with His gifts (Is 11:1–10); Jesus is that Messiah who, according to Scripture, has fulfilled the promises of God made to the fathers (Rom 15:4–9); finally, He is the one who will baptise with the Holy Spirit and fire: He is the Mighty One announced by the Baptist (Mt 3:1–12). He is revealed by the Spirit (first reading), prophesied by the Scriptures (second reading), pointed out by a man — John — the prophet and forerunner (Gospel). Therefore this Second Sunday of Advent has at its centre the biblical message of preparation for the coming of the Lord. This takes place with the aid of the Spirit — to be invoked and to whose dynamism we must submit — and with the help of Scripture — to be heard and meditated — so that it may transform our heart and incline it toward conversion. This is what John asks, living it himself in the first person. While he exhorts others saying, “Prepare the way of the Lord” (Mt 3:3), John is already preparing it; he makes of himself the way that the Lord will follow. He is the forerunner, the one who precedes the Messiah with his life, anticipating in himself much of what the Messiah will later accomplish.
From the Hermitage, 7 December 2025
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TODO HOMBRE DEBERÍA BUSCAR SU PROPIO DESIERTO
Juan el Bautista vive de modo esencial, sencillo y sin ninguna forma de narcisismo; está totalmente orientado hacia Aquel a quien todavía no conoce, pero a quien ya reconoce como más fuerte que él. Así aprendemos del Bautista a no mirarnos tanto a nosotros mismos, sino a abrirnos a los demás y al Otro; y sobre todo aprendemos a buscar — quizá precisamente allí donde vivimos — un pequeño “desierto” propio, donde no resuene sólo nuestra voz, sino la voz de la única Palabra que salva.

Autor
Monaco Eremita
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No sólo los Evangelios nos hablan de Juan el Bautista; también lo hacen los historiadores — por ejemplo el judío Flavio Josefo, quien en su obra Antigüedades judías lo describió como “un hombre bueno, que exhortaba a los judíos a llevar una vida virtuosa, a practicar la justicia mutua y la piedad hacia Dios, invitándolos a acercarse juntos al bautismo”. El Bautista imaginaba la figura del Mesías como un juez implacable que vendría no a salvar, sino a ajustar cuentas, proponiendo la solución más simple para remediar la propagación del pecado: la muerte del pecador. Pero Jesús nunca ejercería así su misión mesiánica; y aunque retomará algunas palabras del Bautista — como la de la conversión (cf. Mt 4,17: «Convertíos») — dirá que ha venido no para la perdición, sino para la salvación de los pecadores. Este es el pasaje evangélico del segundo Domingo de Adviento:
«Por aquellos días se presentó Juan el Bautista predicando en el desierto de Judea: “Convertíos, porque el Reino de los Cielos está cerca”. Él es aquel de quien habló el profeta Isaías cuando dijo: “Voz del que grita en el desierto: ¡Preparad el camino del Señor, enderezad sus senderos!”. Juan llevaba un vestido de pelo de camello y una correa de cuero a la cintura; y su alimento eran langostas y miel silvestre. Entonces salía a él Jerusalén, toda Judea y toda la comarca del Jordán; y eran bautizados por él en el río Jordán, confesando sus pecados. Al ver que muchos fariseos y saduceos acudían a su bautismo, les dijo: “¡Raza de víboras! ¿Quién os ha enseñado a huir de la ira inminente? Dad, pues, fruto digno de conversión; y no penséis que podéis deciros: ‘Tenemos por padre a Abraham’. Porque os digo que de estas piedras Dios puede suscitar hijos a Abraham. Ya está el hacha puesta a la raíz de los árboles: y todo árbol que no da buen fruto será cortado y arrojado al fuego. Yo os bautizo con agua para la conversión; pero el que viene después de mí es más fuerte que yo, y no soy digno de llevarle las sandalias. Él os bautizará con Espíritu Santo y fuego. Tiene en su mano la horquilla: limpiará su era y recogerá su trigo en el granero; pero la paja la quemará con fuego inextinguible». (Mt 3,1–12).
En las palabras de Juan el Bautista percibimos su apremiante llamado a la conversión, que caracteriza el tiempo de Adviento. La palabra utilizada es metánoia, que literalmente podríamos descomponer en dos conceptos: “más allá” (meta) de la “mente” (nous), para indicar un “cambio de parecer” o “cambio de mentalidad”. Sobre todo Jesús — más que el Bautista, quien invitaba a revisar las costumbres y corregir las injusticias — pedirá una conversión del modo de pensar para acoger el Reino y su novedad.
Juan, junto al Jordán, debió de suscitar en su tiempo un gran asombro, encontrándose en una situación y condición bastante particular, si no anómala; porque sabemos por el evangelista Lucas (cf. Lc 1,5) que era hijo de un sacerdote, y sin embargo vive en el desierto de Judea. Este hecho debió de impresionar la memoria de sus contemporáneos: que Juan se hubiera distanciado de la profesión de su padre. Un comentarista escribe: «El hijo único de un sacerdote de Jerusalén tenía, en efecto, la obligación solemne de suceder a su padre en su función y de garantizar, mediante el matrimonio y los hijos, la continuidad de su linaje sacerdotal. Si esta era la situación histórica real, en cierto momento Juan debió de dar la espalda y — escandalosamente, para ojos judíos — rechazar su obligación de ser sacerdote siguiendo los pasos de su padre». Un gesto, por tanto, clamoroso está en los inicios de la historia de Juan, que el pasaje evangélico de Mateo nos presenta hoy. Se dirige al lugar desde donde había sido arrebatado al cielo Elías, el profeta de fuego del Antiguo Testamento que había intentado reconducir Israel a Dios, y cuyo retorno precedería al Mesías. Tal vez por esta razón Juan se viste como Elías (2 Re 1,8), pero puesto que su dieta estaba basada en las normas de pureza judía — siendo las langostas insectos permitidos para el consumo (Lv 11,22), y la miel silvestre igualmente kasher, es decir, conforme a las leyes de la kashrut sobre la idoneidad alimentaria del pueblo judío — es posible que el Precursor tuviera también otras preocupaciones. Puesto que la impureza impedía acercarse a Dios, Juan no sólo realiza gestos ascéticos, sino que evita vestir tejidos tocados por mujeres o comer alimentos preparados por otros, por temor a contaminarse ritualmente.
Como hemos escrito al principio, Juan no vio con claridad el rostro del Mesías, y sin embargo vivió coherentemente y hasta el fondo su espera, en el desierto y junto al Jordán, donde bautizaba. Mirándolo, los cristianos viven el tiempo de Adviento como una ocasión que no debe desperdiciarse y como un llamado a permanecer, también hoy, en nuestro propio desierto, volviendo sobre nosotros mismos, cambiando la mentalidad y la vida, para abrirnos a Aquel — Jesús el Cristo — que ha de venir.
Además, las palabras pronunciadas hoy por Juan siguen siendo actuales, no sólo porque anuncian la conversión para el perdón de los pecados, sino también porque invitan a ser creíbles llevando una vida auténtica. Juan el Bautista vive de modo esencial, sencillo y sin ninguna forma de narcisismo; está totalmente orientado hacia Aquel a quien todavía no conoce, pero a quien ya reconoce como más fuerte que él. Así aprendemos del Bautista a no mirarnos tanto a nosotros mismos, sino a abrirnos a los demás y al Otro; sobre todo aprendemos a buscar — quizá precisamente allí donde vivimos — un pequeño “desierto” propio, donde no resuene sólo nuestra voz, sino la voz de la única Palabra que salva.
En efecto, todas las lecturas del segundo domingo de Adviento convergen en transmitir un mensaje centrado en el Mesías. Él es aquel sobre quien reposa el Espíritu del Señor con sus dones (Is 11,1-10); Jesús es ese Mesías que, según la Escritura, ha cumplido las promesas hechas por Dios a los padres (Rm 15,4-9); finalmente, es aquel que bautizará con el Espíritu Santo y fuego: es el más fuerte anunciado por el Bautista (Mt 3,1-12). Es revelado por el Espíritu (primera lectura), profetizado por las Escrituras (segunda lectura), señalado por un hombre — Juan — el profeta y precursor (Evangelio). Por eso este segundo domingo de Adviento tiene en su centro el mensaje bíblico de la preparación a la venida del Señor. Esta se realiza con la ayuda del Espíritu — que debemos invocar y cuyo dinamismo debemos acoger — y con la ayuda de la Escritura — que debemos escuchar y meditar — para que transforme nuestro corazón e incline nuestra vida hacia la conversión. Eso es lo que Juan pide, viviéndolo él mismo en primera persona. Mientras exhorta a otros diciendo: «Preparad el camino del Señor» (Mt 3,3), Juan ya lo está preparando; hace de sí mismo el camino que el Señor seguirá. Él es el precursor, el que precede al Mesías con su vida, anticipando en sí mucho de lo que luego realizará el Mesías.
Desde el Erial, 7 de diciembre de 2025
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