È più simpatico il Colonnello Gheddafi o il Cardinale Kasper che offende l’Eucaristia e approva le eresie di Lutero?

 — Attualità ecclesiale —

È PIÙ SIMPATICO IL COLONNELLO GHEDDAFI  O IL CARDINALE KASPER CHE OFFENDE L’EUCARISTIA E APPROVA LE ERESIE DI LUTERO?

.

La questione del permesso della Comunione ai protestanti è effettivamente di competenza del Diritto Canonico, ma la materia è vincolata dalla dogmatica sacramentaria e dall’ecclesiologia, mentre il Cardinale Walter Kasper purtroppo non tiene conto di questi vincoli di non poco conto, finendo con l’avallare le eresie luterane.

.

.

Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

. 

.

il Colonnello Mu’ammar Gheddafi [1942 – 2011] leader della Libia

L’Agenzia stampa Vatican Insider riporta un’intervista realizzata da Andrea Tornielli al Cardinale Walter Kasper sulla questione della liceità della Comunione Eucaristica ai Luterani [vedere intervista, QUI]. In questione non è l’intervistatore, ma l’intervistato. Pertanto, chi stimmatizza Andrea Tornielli, come sta accadendo, commette un grave errore. Sarebbe infatti come accusare Oriana Fallaci di avere intervistato il Colonnello Gheddafi nel 1979, in una intervista memorabile rimasta nella storia del giornalismo. La Fallaci, fece solo il proprio lavoro [Vedere testo, QUI]. O come mi diceva poc’anzi il Padre Ariel S. Levi di Gualdo: «Sarebbe come se io, chiamato prima della sua morte al capezzale di un serial killer, mi rifiutassi di confessarlo». Poi, chi tra i due, il Cardinale Kasper e il Colonnello Gheddafi, sia più simpatico e meno pericoloso, questa non è cosa che riguarda ad alcun titolo questo articolo. Lasciamo assegnare il premio della simpatia ai Lettori, visto che oggi, più che mai, l’immaginazione del grottesco pare davvero andata al potere.

.

Abbiamo già motivato in altri nostri scritti l’insegnamento e le direttive della Chiesa su questo delicato tema del sacramento dell’Eucaristia e della sua amministrazione, che, come dice San Giovanni Paolo II nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia del 1993: «racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa» [n.1]; l’Eucaristia «edifica la Chiesa» [c. II] ed è «il culmine di tutti i sacramenti nel portare a perfezione la comunione con Dio Padre mediante la conformità col Figlio Unigenito per opera dello Spirito Santo» [n. 34].

.

È il principio generatore e propulsore, il vertice e il culmine della vita della Chiesa, in se stessa e nei singoli credenti, la ragione d’essere della sua esistenza, che dà forma alla sua essenza. È il vincolo d’amore che unisce Cristo alla sua Sposa, è l’alimento del Corpo Mistico di Cristo.

.

Essa genera l’unità nella varietà; l’obbedienza nella libertà, la carità nella verità. Unisce i fratelli tra di loro e con Dio; unisce i pastori col gregge; unisce il gregge a Pietro e Pietro a Cristo. Contiene tutti i misteri della fede, tutto il tesoro dei doni dello Spirito, tutta la sorgente e la forza delle virtù e i segreti della santità. Spinge continuamente al progresso e alla riforma; dona il fervore della carità; tiene saldi nella perseveranza e nella fedeltà. Fa pregustare la gloria futura ed è pegno della vita eterna. Va assunta con devozione, retta intenzione, fede sincera ed integra, piena comunione ecclesiale, col proprio Vescovo e col Sommo  Pontefice [Ecclesia de Eucharistia, n.39], con la coscienza preparata e purificata dal peccato.

.

Il Cardinale Kasper sostiene che la concessione del permesso della Comunione ai luterani è contenuta sia nel Decreto Unitatis Redintegratio del Concilio Vaticano II, sia in due encicliche di San Giovanni Paolo II. Ora, se leggiamo questi documenti, noteremo che essi sono conformi al dettato del Diritto Canonico [Can. 844 § 3-4], che ho citato e commentato in un mio precedente articolo.

.

Quanto al documento conciliare, esso recita così:

.

«Questa communicatio è regolata soprattutto da due principi: esprimere l’unità della Chiesa; far partecipare ai mezzi della grazia».

.

Osservo che si tratta di due princìpi in tensione fra di loro, che pertanto vanno prudentemente collegati: il primo si preoccupa della Comunione con la Chiesa; il secondo bada alla salvezza  del credente. Il primo è più attento al foro esterno; il secondo, al foro interno. Nel primo è accentuata la giustizia; nel secondo, la misericordia.

.

In questa materia, come rileva il Diritto Canonico, funziona l’autorità pastorale della Conferenza Episcopale o del singolo Vescovo diocesano. Il Decreto infatti precisa:

.

«Circa il modo concreto di agire, avuto riguardo a tutte le circostanze di tempo, di luogo, di persone, decida prudentemente l’autorità episcopale del luogo». 

.

Il Diritto concede che la Chiesa vada incontro alle richieste dei fratelli separati solo in casi di grave urgenza. Non è affatto contemplato il caso che il richiedente sia il coniuge non-cattolico. Infatti, la situazione del luterano in pericolo di morte, coniuge o non coniuge, prevista dal Diritto, è imparagonabile con quella del coniuge luterano in buona salute. Il primo, come si suppone, è in procinto di dover render conto a Dio della sua vita, mentre si suppone che il secondo abbia tempo e modo per istruirsi e correggersi sul sacramento dell’Eucaristia e di ravvedersi della precedente condotta di luterano.

.

il Cardinale Kasper cita i testi delle due encicliche di Giovanni  Paolo II e dice:

.

«Ut unum sint [1995] e Ecclesia de Eucharistia [2003] hanno formulato una posizione più avanzata che può essere la norma interpretativa del canone in piena sintonia con il Concilio Vaticano II. Nella prima delle due encicliche di San Giovanni Paolo II, al numero 24 [1] leggiamo: «È motivo di gioia ricordare che i ministri cattolici possano, in determinati casi particolari, amministrare i sacramenti dell’Eucaristia, della Penitenza, dell’Unzione degli infermi ad altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, ma che desiderano ardentemente riceverli, li domandano liberamente, e manifestano la fede che la Chiesa cattolica confessa in questi Sacramenti».

.

Mentre nella seconda enciclica dello stesso Pontefice, al numero 45, leggiamo: «Se in nessun caso è legittima la concelebrazione in mancanza della piena comunione, non accade lo stesso rispetto all’amministrazione dell’Eucaristia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica. In questo caso, infatti, l’obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli». 

.

E il Cardinale commenta:

.

«Le due encicliche insistono molto sull’adesione della parte protestante alla dottrina cattolica sull’eucaristia, cioè sul manifestare “la fede che la Chiesa cattolica confessaˮ, per citare lo stesso Giovanni Paolo II. Questo mi sembra molto importante, perché i sacramenti sono sacramenti della fede. Per un vero luterano, che si basa sugli scritti confessionali, la presenza reale di Cristo nell’eucaristia è ovvia […] Certo non si può richiedere a un protestante quanto si richiede normalmente ad un cattolico. Basta credere: “Questo è (est) il corpo di Cristo, dato per te”. Su questo anche Lutero ha molto insistito. Le dottrine più sviluppate sulla transustanziazione o consustanziazione, anche un fedele cattolico “normale” non le conosce…». 

.

Confutazione degli errori del Cardinale Kasper

.

Il Cardinale cade in un pauroso vuoto d’aria, infatti, se «non si può richiedere da un protestante quanto si richiede normalmente da un cattolico», allora bisogna dire francamente a questo protestante che non può accedere alla Comunione. Poi, l’aereo, addirittura precipita:

.

«Basta credere: “Questo è (est) il corpo di Cristo, dato per te”. Su questo anche Lutero ha molto insistito. Le dottrine più sviluppate sulla transustanziazione o consustanziazione, anche un fedele cattolico “normale” non le conosce». 

.

Ma credere a che cosa? Un cattolico che non conosce e accetta il dogma della transustanziazione non è un cattolico «normale», ma è cattolico ignorante, che va urgentemente istruito, affinché non cada nell’eresia e non gli capiti, come avverte San Paolo, di mangiare indegnamente il corpo del Signore, ossia di non riconoscerlo e quindi di «mangiare la propria condanna» [I Cor 11,29]. In ogni caso, se come dice il Cardinale, il protestante crede veramente alle parole «questo è il corpo del Signore», pronunciate dal sacerdote nella Messa, allora vorrà dire che crede nella transustanziazione. E se ci crede, non può seguitare a mantenere la fede luterana, dovrebbe dire: «in questo pane c’è il Signore». Ma allora vorrà dire che si è convertito al cattolicesimo.

.

 Aggiunge poi il Cardinale Kasper:

.

«Se queste persone, in un contesto abbastanza secolarizzato, sono dei veri fedeli che credono e sono uniti nello stesso battesimo e pertanto fanno parte dell’unica Chiesa di Cristo (anche se non in piena comunione), e inoltre sono legati nello stesso sacramento del matrimonio e rappresentano il mistero dell’unione fra Cristo e la sua Chiesa e lo vivono, sono insieme con i loro figli una chiesa domestica. È normale che sentano l’intimo desiderio di condividere anche l’eucaristia. Se condividono anche la fede eucaristica cattolica, che cosa impedisce? [cf. Atti degli Apostoli 7, 37; 10,47]».

.

I testi di San Paolo non servono affatto alla tesi del Cardinale, perché trattano di altre questioni. Sappiamo invece quanto sono esigenti l’ecclesiologia e la sacramentaria del Beato Apostolo Paolo, che non ignora i gradi inferiori o imperfetti di comunione ecclesiale che sono propri dei catecumeni, ma quando si tratta della Comunione eucaristica richiede la piena comunione ecclesiale, come si evince dallo stesso termine “Comunione”.

.

Paolo è maestro di ecumenismo per la sua straordinaria apertura di mente, per il suo rispetto per le diversità e per i valori della cultura greco-romana, per il senso dell’universalità del messaggio evangelico, e per la sua comprensione per le forme inferiori e per le debolezze della spiritualità umana, per la sua capacità di dialogo con tutti e di cogliere ovunque il positivo da condurre a Cristo.

.

L’ecumenismo di Paolo non è però un giocare sull’equivoco, un tacere sull’errore anziché correggerlo; non è un girare a vuoto inconcludente, uno stare sempre sulla soglia della Chiesa senza mai stimolare il fratello ad entrare all’interno del santuario, ma al contrario è un fattore di autentica riconciliazione reciproca in Cristo e nella Chiesa sotto la guida di Pietro, è sempre un franco invito alla conversione e ad accettare in pienezza la verità, è un poderoso e caldo invito a sperimentare a fondo il Mistero di Cristo e della sua Chiesa.

.

Riguardo poi all’invito del Papa ai Vescovi a «trovare una soluzione comune», dice il Cardinale Kasper:

.

«Penso che il Papa abbia dato una risposta molto saggia. Lui è rimasto in piena sintonia con l’idea della sinodalità della Chiesa. Però ha anche segnalato che sulle questioni fondamentali non basta una maggioranza dal punto di vista canonico legale, ci vuole l’unanimità».

.

Il Papa, nell’esortare i Vescovi a giungere ad una «possibile unanimità», non può certamente né aver inteso che possono concedere la Comunione nel senso inteso dal Cardinale Kasper, che comporterebbe una profanazione dell’Eucaristia, né può aver inteso che debbono accordarsi mediante una semplice votazione a maggioranza, come vorrebbero interpretare altri, pronti ad accusare il Papa di irresponsabilità, di non saper valutare la serietà della questione e di mentalità politica, ma certamente sottintende che l’accordo dovrà essere basato sulla Scrittura, sulla Tradizione, sul Diritto Canonico.

.

Non si può escludere che dalla discussione dei Vescovi su questo argomento emerga una proposta al Papa di modifica delle attuali disposizioni in merito del diritto canonico, ma sempre ovviamente in consonanza con le esigenze imprescrittibili del diritto divino, per il quale non può esser lecito trattare un fratello che non è in piena comunione con la Chiesa, né intende di esserlo, come se lo fosse, né a lui può esser lecito fingere di essere in una piena comunione con la Chiesa, che egli stesso in realtà rifiuta, salvo il caso che egli intenda o desideri farsi cattolico, come è sottinteso nel caso della Comunione al protestante in pericolo di morte.

.

Prosegue il Cardinale Kasper:

.

«Penso all’ammonizione dell’apostolo Paolo, esaminare sé stessi per verificare se si possa mangiare e bere dall’altare [1 Cor 11,26]: un’indicazione che non è solo per i protestanti ma anche per i cattolici. Le domande iniziali sono le stesse: credo veramente al mistero eucaristico e la mia condotta di vita è in sintonia con ciò che si celebra e che è presente nell’eucaristia?».

.

Il Cardinale Kasper non si rende conto della differenza che esiste qui tra il cattolico e il protestante. Mentre infatti il cattolico può certo fare una Comunione sacrilega, se si accosta alla Eucaristia in stato di peccato mortale e senza le dovute disposizioni, il luterano è privo delle necessarie disposizioni in quanto luterano, per cui, salvo il caso della buona fede, se non rimedia in anticipo togliendo queste cattive disposizioni, ma le mantiene coscientemente e volontariamente, non può non essere reo del corpo e del sangue del Signore in modo e misura ben più gravi del cattolico, che accetta il dogma dell’Eucaristia con tutte le verità di fede ed i valori morali che sono connessi ed è in piena comunione con la Chiesa, anche se con quel sacrilegio il cattivo cattolico compromette questa comunione e quindi deve riparare. Tuttavia, a differenza del protestante, che resta in una comunione solo parziale, il cattolico almeno sa cosa deve fare per recuperare la comunione incrinata e si suppone che lo faccia.

.

Ancora il Cardinale Kasper:

.

«Se un protestante partecipa la celebrazione eucaristica, ascolta ciò che diciamo nella preghiera eucaristica. Bisogna domandarsi: può alla fine della dossologia veramente rispondere con tutta l’assemblea: “Amen, sì credo.” Sentirà anche che nominiamo il nome del Papa e del vescovo, il che vuole dire che celebriamo in comunione con lui. Bisogna che si domandi: “Voglio veramente questa comunione?ˮ».

.

Se un protestante, veramente, sinceramente, non per finta, a una Messa fa e crede tutte quelle cose, deve piuttosto chiedersi se non ha abbandonato il luteranesimo per farsi cattolico. In questo caso egli è certamente pronto, disposto e ammesso a fare la Comunione, dopo essere entrato nella comunione della fede cattolica.

.

Aggiunge il Cardinale Kasper:

.

«Ho incontrato molti protestanti che hanno più stima e spesso anche più amore per i Papi attuali di quanta ne hanno alcuni cattolici critici e scettici».

.

Purtroppo la stima che molti protestanti hanno per il Papa attuale non ha nulla a che vedere con l’accoglienza del primato del Sommo Pontefice, Maestro infallibile della dottrina della fede, possessore delle “somme chiavi”, supremo Liturgo, Custode e Dispensatore dei Misteri celesti e dei Sacramenti della salvezza e Moderatore della divina Liturgia, ma è motivata da interessi puramente umani, ossia dal semplice fatto che Papa Francesco non li corregge nei loro errori e non li esorta a convertirsi alla Chiesa Cattolica. Ma se questi protestanti leggessero ciò che di Lutero dissero Papa Leone X o San Pio V o il Beato Pio IX o Leone XIII o San Pio X, credo che cambierebbero opinione sul papato.

.

D’altra parte, è vero che certi cattolici, troppo attaccati al passato e ribelli al Concilio Vaticano II, danno un cattivo esempio di condotta nei confronti del Papa. Ma ci sono anche quelli che rivolgono al Papa, col rispetto che gli è dovuto, legittime critiche, proprio al fine di aiutarlo nella guida della Chiesa, che è il Popolo di Dio, guidata dallo Spirito, collegialmente, gregge e pastori, sub Petro et cum Petro.

.

Concludiamo queste considerazioni osservando che il desiderio del coniuge luterano di ricevere la Comunione deve essere preso in seria considerazione, ma deve essere vagliato con cura, per verificare che non sia dettato da emotività psicologica, da simpatie umane, da bisogno di condivisione empatica, da istinto di imitazione, dal bisogno di essere approvati, dal desiderio di non sentirsi esclusi o di rendersi interessanti, da finzione con secondi fini e cose del genere.

.

Il soggetto dovrà essere iniziato gradualmente e metodicamente, con un’opportuna catechesi, all’esperienza di quel sublime Mistero, così che vengano tolti, come indica l’Unitatis Redintegratio [n. 3], tutti quegli «ostacoli» che Lutero frappose, con la sua falsa riforma, alla degna manducazione del pane eucaristico.

.

Infatti, il voler fare la Comunione pur restando luterani non ha nessun senso ed è un atteggiamento incoerente per non dire schizofrenico e che nulla ha a che vedere con l’ecumenismo. La carenza dell’ecclesiologia luterana, infatti, consiste proprio nell’assenza dei fattori più nobili e soprannaturali della realtà ecclesiale, quali sono appunto i sacramenti, tra i quali il più sacro e il più divino di tutti è appunto l’Eucaristia, introdotta dal sacramento della Penitenza, per poi giungere alla celebrazione della Messa in comunione piena con la Chiesa e il Sommo Pontefice.

.

Se dunque un luterano vuol accostarsi sinceramente alla Comunione, ciò dovrà essere il segno comprovato e chiaro che egli vuole recuperare tutti quegli elementi di Chiesa e tutti quegli elementi della fede che Lutero aveva distrutto e che fanno da presupposto alla recezione dell’Eucaristia; in altre parole, sarà segno che vuol farsi cattolico. E Dio sia benedetto per questa celeste ispirazione!

.

L’errore di fondo della teologia del Cardinale Kasper

.

Tutto l’argomentare del Cardinale Kasper poggia su di un grave vizio di carattere gnoseologico, che ho illustrato in un mio saggio di prossima pubblicazione e dedicato alla gnoseologia del Cardinale Kasper. La spia di tale vizio è data dalle seguenti parole:

.

«Certo valgono sempre i principi teologici, ma la loro applicazione concreta non si fa in un modo solo deduttivo e meccanico. Se lo facessimo, sarebbe l’eresia della gnosi, che giustamente viene denunciata dal Papa attuale». 

.

Si tratta del metodo della deduzione razionale sia speculativa e morale, che per il Cardinal Kasper non è fondato sull’oggettività del reale e della verità, ma sul «principio moderno della soggettività», cioè sul cogito cartesiano «per il quale l’uomo diventa cosciente della propria libertà come autonomia e se la rende punto di partenza, misura e mezzo per un’intera concezione del reale» [cf. Gesù il Cristo, Queriniana Editrice, 1981, pag. 253]. Per conseguenza, continua il Cardinale Kasper:

.

«un Dio che ora viene pensato entro l’orizzonte della soggettività non può più essere compreso come l’Essere supremo, perfettissimo e immutabile», per cui occorre una «de-sostanzializzazione del concetto di Dio».

.

Pertanto, per Kasper, come per Hegel, l’essere si identifica col divenire, Dio diviene, muta, e si identifica con la storia: l’Assoluto non è sopra la storia, ma nella storia, secondo il titolo di un suo studio su Schelling [2]. Da qui la mutabilità della natura umana e della legge morale, come già denunciò San Pio X nella sua enciclica Pascendi Dominici Gregis.

.

Ora il cogito cartesiano contiene in sé, come è stato dimostrato dagli studi di Fabro e di Maritain, il principio dell’idealismo e del panteismo hegeliano, come risulta da un’attenta osservazione della storia della filosofia, e per l’esplicito rifarsi a Cartesio degli idealisti e dei panteisti. Il che vuol dire che il cogito contiene già in nuce il principio del Sapere assoluto di Hegel, che è precisamente la forma più elaborata dello gnosticismo moderno.

.

Se c’è da accusare quindi oggi qualcuno di gnosticismo, questi è proprio il Cardinale Kasper e niente affatto il meccanismo della deduzione logica, che applica il principio morale nei casi particolari. La legge positiva ecclesiastica ammette eccezioni, ma non la legge morale naturale, salvo il caso della epikeia, dove propriamente non si tratta di fare eccezione, ma di sospendere l’applicazione di una legge inferiore in nome dell’applicazione di una legge superiore. Invece la legge divina non ammette mai neppure la epikeia.

.

La questione del permesso della Comunione ai protestanti è effettivamente di competenza del Diritto Canonico, ma la materia è vincolata dalla dogmatica sacramentaria e dall’ecclesiologia, mentre il Cardinale Walter Kasper purtroppo non tiene conto di questi vincoli di non poco conto, finendo con l’avallare le eresie luterane.

.

O sacrum convivium, in quo Christus sumitur,  recolitur memoria passionis eius, mens impletur gratia et futurae gloriae nobis pignus datur [Antifona di San Tommaso d’Aquino]

.

Varazze (Italy), 14 maggio 2018

.

NOTE

[1] In realtà, se si va al n.24 dell’ Ut unum sint si trova un testo diverso. Il 24 invece è citato da S.Giovanni Paolo II al n.46 dell’Ecclesia de Eucharistia.

[2] L’Assoluto nella storia nell’ultima filosofia di Schelling, Jaca Book, Milano 1986.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

Who is more sympathetic: the Colonel Gaddafi, or the Cardinal Kasper who insult the Eucharist and approves Luther’s heresies?

WHO IS MORE SYMPATHETIC: THE COLONEL GADDAFI, OR THE CARDINAL KASPER WHO INSULT THE EUCHARIST AND APPROVES LUTHER’S HERESIES?

.

The question of the authorization of Communion to the Protestants is in reality responsibility of canon law, but the question is however linked to dogmatics and ecclesiology, while Cardinal Kasper, unfortunately, does not take these constraints into account and thus ends up approving the Lutheran heresies.

.

.

Author
Giovanni Cavalcoli, O.P.

.

.

 PDF  article print format

 

.

.

.

Colonel Gaddafi [1942-2011] leader of Libya

The Vatican Insider news agency reports an interview by dr. Andrea Tornielli to Cardinal Walter Kasper on the question of the legitimacy of Eucharistic communion for Lutherans [see interview, HERE]. In question it is not the interviewer, but the interviewee. Therefore, those who stigmatize Andrea Tornielli, as is happening, makes a serious mistake. It would be like accusing Oriana Fallaci of having interviewed Colonel Gaddafi in 1979, in a memorable interview contained today in the history of journalism. The mrs. Fallaci, he only did his job [see text, HERE]. Or as Father Ariel S. Levi di Gualdo told me: “It would be like I was called to the bedside of a dying serial killer, and I refuse to hear his confession!” In any case, establishing who among the two, Cardinal Kasper and Colonel Gaddafi, is more amiable and less dangerous, is not a problem linked to this article. We leave it to the jury’s readers to award the sympathy prize to Cardinal Kasper or Colonel Gheddafi, because today, more than ever, the imagination of the grotesque seems to have really taken power.

.

We have already motivated in our other articles the teaching and directives of the Church on this delicate theme of the sacrament of the Eucharist and of its administration, which, as Saint John Paul II says in the encyclical Ecclesia de Eucharistia of 1993: «summarizes the core of the mystery of the Church» [n. 1]; the Eucharist «builds the Church» [c. II] and is «the culmination of all the sacraments in bringing to perfection communion with God the Father through conformity with the Only Begotten Son through the work of the Holy Spirit» [n. 34].

.

The Cardinal Kasper claims that the granting of the permission of the Communion to the Lutherans is contained both in the Decree Unitatis Redintegratio of the Second Vatican Council, and in two encyclicals of St. John Paul II. Now, if we read these documents, we will notice that they conform to the dictate of Canon Law [Can. 844 § 3-4], which I quoted and commented on in a previous article of mine.

.

As for the conciliar document, it reads as follows:

.

«This communication is governed above all by two principles: to express the unity of the Church, to participate in the means of grace”. These are two principles in tension among themselves, which therefore must be prudently connected: the first concerns communion with the Church; the second is the salvation of the believer. The first is more attentive to the external forum; the second, at the internal forum. In the first case justice is stressed, in the second case the mercy».

.

In this regard, as canon law underlines, the pastoral authority of the Episcopal Conference or of the individual diocesan bishop operates. In fact, the decree states:

.

«Regarding the concrete way of acting, having regard to all the circumstances of time, place and people, prudently decide the episcopal authority of the place».

.

The law guarantees the Church to meet the requests of separated brothers only in cases of serious urgency. The case that the applicant is the non-Catholic spouse is not at all contemplated. In fact, the situation of the Lutheran in danger of death, spouse or non-spouse, provided by law, is incomparable with that of the Lutheran spouse not in danger of death but in good physical health. The first, as it is supposed, is about to account to God for his life, while it is supposed that the latter has time and way to educate himself and correct himself on the sacrament of the Eucharist and to repent of his previous Lutheran conduct.

.

He Cardinal Kasper quotes the texts of the two encyclicals of John Paul II and says:

.

«Ut unum sint [1995] and Ecclesia de Eucharistia [2003] formulated a more advanced position which may be the interpretative norm of the canon in full harmony with the Second Vatican Council». 

.

In the first of the two encyclicals of St. John Paul II, the number 24 we read:

.

«It is a source of joy to remember that Catholic ministers can, in special cases, administer the sacraments of the Eucharist, of Penance, of the anointing of the sick to other Christians. that they are not in full communion with the Catholic Church, but who ardently desire to receive them, to ask them freely and to show the faith that the Catholic Church confesses in these sacraments».

.

While in the second Encyclical of the same Pontiff, at n. 45, we read:

.

«If concelebration is not legitimate in the absence of full communion, the same does not happen with regard to the administration of the Eucharist, in particular circumstances, to individual persons belonging to Churches or Ecclesial Communities not in full communion with the Catholic Church: in this in fact, the goal is to provide for a serious spiritual need for the eternal salvation of the individual faithful».

.

And the Cardinal Kasper comments:

.

«The two encyclicals insist a great deal on the adhesion of the Protestant side to the Catholic doctrine on the Eucharist, that is, on “manifesting” the faith that the Catholic Church confesses”, to quote John Paul II himself. This seems very important, because the sacraments are sacraments of faith. For a true Lutheran, who is based on the confessional writings, the real presence of Christ in the Eucharist is obvious […] Certainly it is not possible to ask a Protestant what is normally required of a Catholics. Just believe: “This is (east) the body of Christ, given for you”. Luther has also insisted on this too. The more developed doctrines on transubstantiation or consubstantiation, even a “normal” Catholic faithful do not know them … ».

.

Confutation of the errors of Cardinal Kasper

.

In fact, the Cardinal falls into a frightful void of air, if «we can not ask a Protestant of what is normally requested by a Catholic», then we must say frankly to this Protestant who can not access the communion. Then, Cardinal Kasper’s plane crashes when he says: “Just believe:” This is (east) the body of Christ, given for you. “Luther also insisted on this: the more developed doctrines on the transubstantiation or the consubstantiation, even a “normal” faithful of the Catholic Church does not know them …».

.

But “believe” that dares? A Catholic who does not know and does not accept the dogma of transubstantiation is not a “normal” Catholic, but an ignorant Catholic, who must be urgently instructed, so that he does not fall into heresy and does not understand, as Saint Paul warns, that one must not eat the body unworthily. of the Lord, because he who does this «eat his own condemnation» [1 Cor 11:29] In any case, if, as the Cardinal says, the Protestant truly believes in the words «this is the body of the Lord», pronounced by the priest at Mass, it means that he believes in transubstantiation. And if he believes in it, he can not continue to keep the Lutheran faith, he should say: «in this bread is the Lord». Then it will mean that he converted to Catholicism.

.

Then adds Kasper:

.

«If these people, in a fairly secularized context, are true believers who believe and are united in the same baptism and therefore are part of the one Church of Christ (though not in full communion), and are also bound in the same sacrament of marriage, and they represent the mystery of the union between Christ and his Church and live it, and they are together with their children a domestic church, it is normal that they feel the intimate desire to also share the Eucharist and the Eucharistic Faith, what prevents it?» [See Acts of the Apostles 7, 37; 10.47]. 

.

The texts of St. Paul are not at all consistent with the thesis of the cardinal because they deal with other questions. On the other hand, we know how demanding ecclesiology and the sacramental dogmatics of the Blessed Apostle Paul are, who do not ignore the inferior or imperfect degrees of ecclesial communion belonging to the catechumens, but when it comes to Eucharistic communion it requires full ecclesial communion, as can be seen with the same term “communion”.

.

Saint Paul is famous for his respect for the differences and for the values of the Greco-Roman culture, for the sense of the universality of the Gospel message and for his understanding of the weaknesses of human nature, for his ability to dialogue with everyone and look for the positive to be brought to Christ everybody.

.

Paul’s ecumenism, however, is not a game of misunderstanding, a silence about error rather than correcting it; it is not an inconclusive emptiness, like always standing on the threshold of the Church, never encouraging the brother to enter the sanctuary, but on the contrary it is a factor of authentic reciprocal reconciliation in Christ and in the Church under the guidance of Peter, always moved by a frank invitation to conversion and to accept the truth fully, is a powerful and warm invitation to deeply experience the mystery of Christ and his Church.

.

Regarding the Pope’s invitation to the Bishops to “find a common solution”, says Cardinal Kasper:

.

«I think the Pope gave a very wise response, remaining in full harmony with the idea of synodality of the Church, but he also stressed that on fundamental issues the majority is not sufficient from a canonical legal point of view, it requires unanimity» .

.

The Pope, in exhorting the Bishops to arrive at a “possible unanimity”, can not certainly nor have understood that they can grant communion in the sense intended by Cardinal Kasper, which would imply a profanation of the Eucharist, nor can it be understood that they must be agree with a simple majority vote, as they would like to interpret others, ready to accuse the Pope of irresponsibility, not being able to assess the seriousness of the problem because it acts politically, but certainly implies that the agreement must be based on Scripture, the tradition of canon law.

.

It can not be excluded that the discussion of the Bishops on this topic demonstrates a proposal to the Pope to change the current provisions on canon law, but always obviously in harmony with the requirements of the divine law, for which it can not be lawful to treat a brother which is not in full communion with the Church, and which does not intend to be so, as if it were in full communion with the Church which he himself refuses. Unlike the case of a Protestant who wishes to become a Catholic, as in the implicit case of a Protestant who asks for the sacraments in danger of death.

.

Cardinal Kasper continues his speech:

.

«I think of the admonition of the apostle Paul, examining oneself to see if we can eat and drink from the altar» [1 Cor 11:26]. This warning is not only addressed to Protestants but also to Catholics, who must ask themselves: do I really believe in the Eucharistic mystery? Is my conduct of life in harmony with what is celebrated and is present in the Eucharist?

.

The Cardinal Kasper does not realize the difference between Catholics and Protestants. While in reality the Catholic can certainly make a sacrilegious communion, if he approaches the Eucharist in a state of mortal sin and without the necessary spirit, the Lutheran is deprived of the necessary provisions just as Lutheran, for which, save the case of good faith, if he does not remedy in advance removing these bad dispositions, but keeping them consciously and voluntarily, he can not fail to be guilty of the body and blood of the Lord in a way serious than the Catholic, who accepts the dogma of the Eucharist with all the truths of faith and the moral values that are connected and is in full communion with the Church, even if with that sacrilege, the Bad Catholic, compromises this communion and therefore must repair. However, unlike the Protestant, who remains only in a partial communion, the Catholic at least knows what he must do to recover the cracked communion, and of course he should do it.

.

Again Cardinal Kasper:

.

«If a Protestant participates in the Eucharistic celebration, listen to what we say in the Eucharistic prayer, we must ask ourselves: at the end of doxology we can truly respond with the whole assembly:” Amen, yes, I believe. “If you have heard that we mention the Pope and the bishop during the Holy Mass, which means that we celebrate in communion with him, then we must ask ourselves: “Do you really want this communion?».

.

I believe that if a Protestant, sincerely, in a Holy Mass does and believes all the things that Cardinal Kasper talks about, then he must ask himself whether he has not abandoned Lutheranism to become a Catholic. In this case it is certainly ready, available and admitted, after entering into the communion of the Catholic faith.

.

Continue by saying Cardinal Kasper:

.

«I have met many Protestants who have more esteem and often more love for the current Popes than those who have critical and skeptical Catholics».

.

Unfortunately, the estimate that many Protestants today have for the Pope has nothing to do with welcoming the supremacy of the Supreme Pontiff, infallible teacher of the doctrine of the faith, guardian of the «keys given to St. Peter the Apostle», supreme master of the faith , Custodian and Dispenser of the sacred Mysteries and Sacraments of salvation, Moderator of the Divine Liturgy. Their esteem is often motivated by purely human interests, by the simple fact that Pope Francis does not correct them in their errors and does not exhort them to convert to the Catholic Church. But if these Protestants read however what Pope Leo X or Saint Pius V, the Blessed Pius IX, Leo XIII or Saint Pius X said about Luther, I think they would change their opinion about the papacy.

.

On the other hand, it is true that some Catholics, too attached to the past and rebels at the Second Vatican Council, give a bad example of conduct towards the pope. But there are also those who turn to the Pope, with due respect, a legitimate critique, only to help him lead the Church, which is the People of God, guided by the Spirit and by Peter assisted by the college of the apostles.

.

We conclude these considerations by observing that the desire of the Lutheran spouse to receive communion must be taken seriously, but must be carefully examined, to verify that it is not dictated by psychological emotions, human sympathies and need for empathic sharing, by instinct of imitation, by the desire not to feel excluded or to become interesting, and other things like that.

.

The Protestant must be brought gradually and methodically to the Eucharist with adequate catechesis, so that they are removed, as the Unitatis Redintegratio teaches [n. 3], all those “obstacles” that Luther has interposed, with his false reform.

.

In fact, the desire to make the Communion while remaining Lutheran has no sense and is an inconsistent attitude not to say schizophrenic and that has nothing to do with ecumenism. The lack of Lutheran ecclesiology, in fact, consists precisely in the absence of the noblest and supernatural factors of the ecclesial reality, such as the sacraments, among which the most sacred and the most divine of all is precisely the Eucharist, introduced by sacrament of Penance.

.

Therefore, if a Lutheran wants to approach the Communion sincerely, this must be the proven and clear sign that he wants to recover all those elements of the Church and all those elements of faith that Luther had destroyed and that are a precondition for the reception of the Eucharist; in other words, it will be a sign that he wants to be Catholic. And God be blessed for this heavenly inspiration!

.

The basic error of Cardinal Kasper’s theology

.

All of Cardinal Kasper’s argument is based on a serious vice of a gnoseological nature, which I illustrated in a paper of my forthcoming essay dedicated to the epistemology of Cardinal Kasper. The spy of this vice is given by the following words:

.

«Certainly theological principles are always valid, but their concrete application is not done in a deductive and mechanical way. If we did, it would be the heresy of gnosis, which is rightly denounced by the present Pope».

.

It is the method of rational deduction both, speculative and moral, that for Cardinal Kasper is not founded on the objectivity of reality and truth, but on the «modern principle of subjectivity», that is, on the Cartesian cogito «for which man he becomes aware of his freedom as autonomy and makes it a starting point, a measure and a means for an entire conception of reality»[cf. Jesus the Christ, Queriniana Ed., 1981, pag. 253]. Consequently, Cardinal Kasper continues: «a God who is now thought within the horizon of subjectivity can no longer be understood as the supreme Being, most perfect and immutable», for which we need a «de-substantialization of the concept of God».

.

Therefore, for Kasper, as for Hegel, being identifies with becoming, God becomes mute, and identifies with history: the Absolute is not above history, but in history, according to the title of one of his studies on Schelling. Hence the mutability of human nature and the moral law, as already denounced Saint Pius X in his encyclical Pascendi Dominici Gregis.

.

Now the Cartesian cogito contains in itself, as the studies of Cornelio Fabro and Jacques Maritain show, the principle of Hegelian idealism and pantheism, as evidenced by a careful observation of the history of philosophy, and by the explicit reference to idealists and pantheists of Descartes. This means that the cogito already contains the principle of absolute knowledge of Hegel, which is precisely the most elaborate form of modern gnosticism.

.

If today there is therefore to be accused of someone of Gnosticism, this is precisely Cardinal Kasper and not the mechanism of logical deduction, which applies the moral principle in particular cases. The positive ecclesiastical law admits exceptions, but not the natural moral law, except in the case of the epikeia, where it is not properly an exception, but suspends the application of a lower law in the name of the application of a higher law. But the divine law never even admits epikeia.

.

The issue of the authorization of Communion to the Protestants is in fact responsibility of canon law, but the question is linked to dogmatics and ecclesiology, while Kasper, unfortunately, does not take these constraints into account and ends up approving Lutheran heresies.

.

Varazze, May 14th 2018

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

La mostra dei paramenti sacri a New York: evoluzione o involuzione del messaggio cristiano cattolico alla comunità

LA MOSTRA DEI PARAMENTI SACRI A NEW YORK: EVOLUZIONE E INVOLUZIONE DEL MESSAGGIO CRISTIANO CATTOLICO ALLA COMUNITÀ

.

Vero scopo della mostra a New York sembra pertanto essere il diavolo e l’acquasantaIl sacro e profano, mentre il bello ed il sacro finisce surclassato dalla volontà di far discutere, di entrare nella notizia e di far parte di un sistema gossip che ha il sapore della blasfemia, dove la sacralità finisce malamente sottomessa alla peggiore profanità mondana.

.

..

Autore
Licia Oddo *.

.

.

 .

era proprio necessario?

Che l’abbigliamento, o il costume espressione di una moda, segua nel tempo il suo corso, quale branca dall’aspetto più fashion, estroso, della creatività artistica non v’è dubbio. Quando però ad essere coinvolta è la sfera religiosa e più specificatamente cattolica, sino a divenire protagonista o soggetto delle sfilate glamour, la cosa cambia, generando situazioni di fatto eclatanti e controverse. Soprattutto se promotore di una iniziativa così “singolare” è il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che in anteprima mondiale ha presentato nella galleria romana di Palazzo Colonna [vedere QUI e QUI], accanto alla iconica Anna Wintur, direttrice della nota rivista Vogue, l’evento «Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination» (Corpi celesti: la moda e l’immaginazione cattolica). Oggetto di questa mostra allestita dal 10 maggio all’8 ottobre a New York nel Metropolitan Museum of Art è il dialogo tra sacro e profano, moda e paramenti sacri [vedere QUI, QUI e QUI].

.

Tra i 150 abiti creati ad hoc dagli stilisti più in auge dell’ haute couture, per diffondere attraverso le loro creazioni icone cristiane, spicca la croce ricca di pietre preziose stampata sul corpetto di un abito disegnato da Gianni Versace. Immagine destinata a creare un certo scalpore, perché la croce è rappresentata al di fuori di quello che è il suo naturale ambito di culto. Nell’esposizione Met Cloister, un’ala separata del museo che comprende cinque antichi chiostri disseminati nell’ Upper Manhattan, spiccano i paramenti sacri, quaranta per l’esattezza, mai usciti prima dalle sacristie della Cappella.

.

Nella sua presentazione il Cardinale Gianfranco Ravasi sostiene:

.

«La veste, infatti, non è meramente un indumento che ci protegge dal freddo o dal caldo o dalla nudità, funzione per altro valida, riconosciuta già dalla Bibbia agli esordi dell’umanità. Ma, come appare chiaramente dalla creatività della moda e dal nesso linguistico tra il latino vestis, “veste”, e “investitura” ― vocabolo presente in molte lingue europee per indicare la nomina a un incarico ufficiale ― l’abito, attraverso la sua dimensione simbolica, appartiene alla stessa cultura e la esprime” […] “La sfilata della quarantina di vesti e di arredi sacri vaticani presenti nella mostra Heavenly Bodie merita, allora, di essere giustamente classificata sotto la categoria della “catholic imagination» […] La selezione offerta dalla mostra è marcata da un’indubbia qualità sontuosa: essa è stata esaltata nell’epoca barocca ma è rimasta nell’ornamentazione liturgica dei secoli successivi. Si voleva, così, per questa via proclamare la trascendenza divina, il distacco sacrale del culto dalla ferialità quotidiana, lo splendore del mistero.[cf. QUI].

.

Purtroppo, il Cardinale Gianfranco Ravasi, quasi subito si contraddice nello stesso scritto quando asserisce:

.

«Naturalmente incombe sempre sulla ritualità e, quindi, sull’apparato liturgico cristiano il monito di Gesù che ironizzava sugli osservanti esteriori che «allargano i loro filatteri e allungano le frange», ossia i tefillin e il tallit, componenti del culto giudaico [Mt. 23,5]. Resta, infatti, anche nel rito sacro il rischio che segnalerà lo scrittore inglese William Hazlitt nel suo saggio Del carattere clericale (1818) “Coloro che fanno del vestito una parte principale di se stessi finiscono in generale per non valere più del loro abito”. Tuttavia la bellezza e l’arte sono state per secoli inseparabili sorelle della fede e della liturgia cristiana, soprattutto nel cattolicesimo e nell’ortodossia E – come ha fatto Henri Matisse con le sue mirabili casule da lui disegnate per la cappella di Vence e ora conservate nei Musei Vaticani – questo legame dovrà continuare a rivivere e a rinnovarsi attraverso il dialogo anche con l’arte contemporanea» [cf. QUI].

.

Sembra che il Cardinale corregga subito la sua versione quasi rifacendosi al motto: “insomma non prendiamoci troppo sul serio, l’abito non fa il monaco”! Ma allora che cos’ha espresso prima, riguardo al significato etimologico della parola veste?

.

Volendo c’è però di più, perché affermare che sacrale non sia il riflesso di colui che l’abito lo veste, è inesatto. È infatti opportuno evidenziare che il carattere festivo espresso anche dal decoro della veste del presbitero che presiede l’Eucaristia, diventa una costante della celebrazione, come pure il modello dello stesso abito [Cf. QUI]. Ed in effetti, quando nel VII secolo la moda secolare cambia, l’abito religioso del presbitero non muta, diventando anzi caratteristico alla celebrazione alla quale esso è riservato. Nessun simbolismo vi è dunque all’origine della veste liturgica, bensì la volontà di sottolineare il rispetto dovuto, sia per la celebrazione liturgica sia per ogni altro tipo di incontro sociale. L’abito assumerà così la funzione di una divisa opportunamente indossata, che non manifesta una semplice caratteristica, ma il carattere sacro stesso, perché libera l’individuo dalle sue particolarità e lo rende “riflesso” di Colui in persona del quale egli agisce. Anche l’abito perciò si ritualizza, astraendo dal singolare e offrendo attraverso “il ruolo” una immagine trascendentale.

.

Nel XIII secolo si sviluppa una simbologia che Giuseppe Braun [1] chiama tipico-rappresentativa perché in essa la persona del sacerdote rappresenta quella del Salvatore che soffre, e le vesti del sacerdote ricordano gli avvenimenti particolari della passione morte e risurrezione di Cristo. La contemplazione di questa varia simbologia sosteneva l’attenzione e la devozione dei fedeli, pazienti nell’assistere alla Santa Messa, in un ambito ricco della devozione che fa scoprire nelle cose sacre la risposta anche dottrinale ai propri bisogni spirituali.

.

A rigor di logica, i secoli trascorsi che sanciscono la nostra tradizione culturale, fondata non su semplici ideali ma su precetti che evidenziano l’aspetto canonico di quella che è la religione cattolica, non può essere modificata per lasciarsi trascinare nell’oceano delle “mode” che, per quanto fonti di creatività, non hanno nulla a che vedere con la stabilità e la fondatezza di un paramento sacro della traditio catholica, nato e poi consumato per quel ruolo. Ritenere che l’abbigliamento sacro cattolico sia fenomeno sociale è una degenerazione dei costume del popolo occidentale, che vanta la tradizione millenaria di un Credo cattolico sancito nel 325 al Concilio di Nicea. Da allora, i paramenti sacri, sono assurti ad un significato preciso ricco di simbologie mistagogiche che non hanno nulla da spartire con la  moda destinata a cambiare col mutare della società e dei suoi gusti. La Chiesa, pastoralmente, segue i tempi, ma non per questo muta le verità della fede rivelata; perché la Chiesa in cammino è proiettata al di là del tempo verso una dimensione escatologica di eternità.

.

In questa sfilata le modelle non sfoggiano l’abito chic, il tailleurs fashion, od il cappellino da cocktail per i pomeriggi all’aria aperta o per le serate gala, ma sono rivestite con paramenti della traditio catholica, in un ambito del tutto estraneo ed antitetico alla fede sulla quale questa traditio si edifica, finisce col figurare come una totale mancanza di rispetto verso l’arte sacra. Alla luce di tutto questo, come storico dell’arte mi corre l’obbligo di precisare che in questa “sfilata del secolo” è stato stravolto, de-qualificato e persino rivoluzionato il significato stesso di alcuni concetti fondamentali dell’arte. Se infatti pensiamo che tra i paramenti liturgici in generale, camici casule e stole, vi sono le tiare, la mitria ed i pastorali, classificati come «attributi iconografici» perché simbolicamente emblemi di riconoscimento di una data figura che occupa un ruolo di santità, è presto detto che appena questi accessori liturgici sono consegnati ad una qualsiasi figura femminile che solca una passerella, nello spettatore finisce con l’ingenerarsi una vera e propria confusione nella percezione di ciò che viene presentato alla sua vista. Non più quindi il pastorale che nella Pala di Brera  identificava  Giovanni il Battista [vedere QUI], o la mitria che identifica il vescovo, bensì accessori liturgici svuotati del loro significato mistagogico e finiti addosso ad una modella. E dinanzi a tutto questo, ci dovremmo interrogare sul ruolo svolto oggi dalla Chiesa Cattolica nella divulgazione del suo messaggio alla comunità.

.

Leggiamo ancora in un articolo su questa mostra:

.

«La mostra porta i visitatori a esplorare i confini tra sacro e profano: la corona di spine, trasformata in fascinator da Alexander McQueen, gli iconici capolavori dell’arte bizantina riprodotti da Dolce & Gabbana nella collezione “Monreale” autunno-inverno 2013/14. “Raccontiamo piccole storie”, spiega Bolton, curatore della mostra,  come con l’angelo di Thierry Mugler dalle ali di piume dorate o la “Giovanna d’Arco” del 1994 di John Galliano, stesa come un monumento sepolcrale di una chiesa. Sacro e profano occupano spazi separati. I prestiti del Vaticano ― tra queste le scarpe rosse di Giovanni Paolo Secondo ― sono esposti nelle sale del Constume Institute, “mostra nella mostra” rispetto al resto della rassegna dove l’iconico “Pretino” delle Sorelle Fontana evoca la surreale sfilata di moda ecclesiastica di Roma di Federico Fellini con i prelati sui pattini» [cf. QUI].

.

Che sia un laico a fare uso dello stravagante binomio sacro e profano, come nel caso dello stilista, senza dubbio è curioso, oltre che inconsulto, ma soprattutto pare avere come fine quello di sbalordire l’opinione pubblica per fare scalpore e notizia con frasi di questo tipo: Santa Moda ora pro nobis «Siano lodati gli abiti e benedette le scarpe. Il nostro non è un lavoro, ma una vocazione». Così, esordiva infatti Stefano Gabbana alla fine della sfilata autunno inverno 2018, intitolata Fashion Devotion [cf. QUI]. Uno show dove in passerella erano state presentate le T-shirt con gli slogan «Santa Moda, ora pro nobis», «Fashion sinner», «Fashion Eden» e «Fashion is beauty» insieme a pantaloni stile guêpière, gonne di pizzo nero e mini dress attillati.

.

Che sia però un Cardinale preposto alla presidenza di un Pontificio Consiglio della Santa Sede, ad affibbiare al generico significato del termine sacro tutti gli «strumenti» e paramenti cattolici nell’ampia spira del sacro, è invece dissacrante, non fa altro che lasciare sgomenti ed increduli. I paramenti liturgici, così definiti nella traditio catholica per differenziarli da quelli sacri in generale, intrisi di storia, valori culturali, da secoli custoditi all’interno della Sacrestia della Cappella Sistina, solcano le passerelle e finiscono indossati da chicchessia. E tutto ciò perché? Qual è il senso del messaggio cattolico?

.

Mentre un tempo ciò che nel mondo artistico emergeva era proprio la competizione alla ricerca del bello all’interno dello stesso mondo ecclesiale e ecclesiastico, il post contemporaneo, richiede forse alla Chiesa un ruolo diverso? La Chiesa, per secoli grande mecenate dell’arte, sembra non essere più alla ricerca di queste espressioni del bello estetico che rappresenti il sacro ed i sacri misteri in generale, ma di ciò che fa più clamore, o peggio di ciò che fa più discutere. In tutto questo il paradosso è che la Chiesa sembra conformarsi a questo genere di volontà mondana perdendo il ruolo di maestra, per accettare i compromessi di una società che vuole a tutti i costi apparire nel modo più bizzarro possibile.

.

Alla luce di questa mostra tutt’oggi in corso a New York, cosa è emerso a livello artistico, attraverso il coinvolgimento della Chiesa cattolica? Quello che sembra di fatto emergere è la cosiddetta commistione di «Stili» o di abiti che ha generata una contaminazione tra moda e fede. Tutto questo per andare forse al passo con i tempi, grazie ad una Chiesa che si piega ai capricci della società o della moda?

.

Assistere alla presentazione di una mostra del genere, voluta dalla direttrice di Vogue America Anna Wintour, personaggio descritto nel film cult ad ella ispirato Il diavolo veste Prada, di cui è protagonista una donna cinicamente votata a qualsiasi azione pur di giungere allo scopo perseguito e la cui morale “irrisolta” è andare incontro al successo dimenticando i veri valori, non si concilia per niente con la Chiesa Cattolica, veste e ruolo della quale è certamente l’opposto di quello di Anna Wintour. Due figure antitetiche a confronto, tesi e antitesi. Ma la cosa stupefacente è che in questo caso sono però complici, o per usare il titolo di un altro film: Amici, complici, amanti.

.

Vero scopo della mostra a New York sembra pertanto essere  il diavolo e l’acquasantaIl sacro e profano, mentre il bello ed il sacro finisce surclassato dalla volontà di far discutere, di entrare nella notizia e di far parte di un sistema gossip che ha il sapore della blasfemia, dove la sacralità finisce malamente sottomessa alla peggiore profanità mondana.

.

Siracusa, 14 maggio 2018

 

 

*Storica dell’arte

.

___________________________

NOTE.

[1]Cf, G. Braun, I paramenti sacri. Loro uso storia e simbolismo, Marietti, Turín 1914. 

 

.

.

.

.

En verdad os digo: ante esa damisela sacrílega del Cardenal Gianfranco Ravasi la diseñadora Donatella Versace aparece como un auténtico monumento a la virilidad masculina

— Misterios dolorosos de la Iglesia —

EN VERDAD OS DIGO: ANTE ESA DAMISELA SACRÍLEGA DEL CARDENAL GIANFRANCO RAVASI LA DISEÑADORA  DONATELLA VERSACE APARECE COMO UN AUTENTICO MONUMENTO A LA VIRILIDAD MASCULINA

 

Se podría tentar una defensa afirmando que también los heterosexuales son narcisistas, vanidosos y exhibicionistas como lo es el Cardenal Gianfranco Ravasi. Esto es verdad, pero como cualquier experto en las ciencias psicológicas puede explicar, se trata de dos modos completamente diferentes de manifestar el narcisismo, la vanidad y el exhibicionismo. De hecho, es a partir de los diferentes modos de expresar estos tres atributos que se reconoce más que nunca la personalidad del homosexual y la del heterosexual.

.

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

Artìculo para imprimir

 

.

.

Por mucho menos, Jesucristo golpeó con el látigo a los mercaderes en el patio interior del Templo de Jerusalén. ¿Qué hubiera pasado si hubiera visto a las actrices de la antigua Judea vestidas con las insignias del Sumo Sacerdote?

En primer lugar una debida premisa: si la Autoridad Eclesiástica decide hacerme objeto de una débil admonición, deseo recordar que para hacerlo legítimamente y en conformidad con el derecho canónico, debe ante todo declarar la legitimidad y la plena oportunidad del actuar del Cardenal Gianfranco Ravasi, quien en la sacrílega muestra «Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination», [cf. AQUI,y AQUI] celebrada en Nueva York, exhibió paramentos sagrados tomados de las sacristías históricas de la Ciudad del Vaticano que pertenecieron y fueron usados por los Sumos Pontífices. Paramentos que terminaron en una pasarela de mujeres que los desfilaron medio desnudas con mitras episcopales sobre la cabeza y, símbolos valiosos para la fe católica, colocados con realce en las partes más inapropiadas del cuerpo que eran más descubiertas que cubiertas.

.

La diseñadora Donatella Versace posa junto a la triara del Beato Pontífice Pio IX

Ciertamente no es mi intención rechazar eventuales admoniciones de la legítima autoridad eclesiástica, a la cual antes de recibir el Sacramento del Orden he prometido libremente a una edad más que madura, filial y devota obediencia. Sin embargo, puesto que el objeto de mi crítica es el comportamiento públicamente imprudente de un Cardenal. Es oportuno aclarar, que yo puedo ser amonestado y sucesivamente condenado,sólo después de que la Autoridad Eclesiástica en primer lugar haya declarado legítimo y conforme a la mejor tutela de la dignidad y de la santidad de la Santa Iglesia Romana, el actuar del cardenal Gianfranco Ravasi. Demostrando y motivando que quien cayó en el error fui yo por haberlo criticado con dureza proporcional a cuanto de gravemente hizo. Si primeramente no viene aclarado esto, cualquier admonición ― o peor aún eventual condena ―,  caería bajo la invalidez que la inhabilita, por no cumplir con las disposiciones de las leyes eclesiásticas. [can. 1339-1340, can. 1341-1353, can. 1720-1728].

.

Desfile …

Comencemos de un hecho: el Cardenal Gianfranco Ravasi se revela impulsado por una psicología homosexual. Esto no quiere decir ― sea claro ― que haya practicado la homosexualidad, algo que no podemos saber y ni mucho menos afirmar; porque esto en conciencia sólo lo puede saber él. A mayor razón, él pertenece a la categoría de homosexuales que en general son peores: los homosexuales reprimidos. Aquellos que se han acostumbrado a desahogar los impulsos de la libido de forma diversa, y en modo peor. De hecho, un eclesiástico animado por una psicología estructuralmente homosexual, tarde o temprano, termina por profanar la misma fe, especialmente después de haberse posicionado en lo más alto de la escala jerárquica y, cayendo al final en la megalomanía que lo lleva a pensar de ser un intocable a quien todo se concede. Y en la psicología del homosexual eclesiástico más o menos reprimido, según los diferentes casos, los tres elementos que emergen son el narcisismo, la vanidad y el exhibicionismo ostentoso y sin restricciones.

.

Pregunta: Quién, entre nuestras Autoridades eclesiásticas en presencia de un equipo de especialistas en psicología clínica, sería capaz de afirmar con plena y científica certeza que Gianfranco Ravassi no es narcisista, no es vanidoso y no es exhibicionista?

.

“devota” representación

Se podría tentar una defensa afirmando que también los heterosexuales son narcisistas, vanidosos y exhibicionistas como lo es el Cardenal Gianfranco Ravasi. Esto es verdad, pero como cualquier experto en las ciencias psicológicas puede explicar se trata de dos modos completamente diferentes de manifestar el narcisismo, la vanidad y el exhibicionismo. De hecho, es a partir de los diferentes modos de expresar estos tres atributos que se reconoce más que nunca la personalidad del homosexual y la del heterosexual.

.

Hoy en día va de moda la limpieza de los archivos episcopales, de los de las nunciaturas apostólicas y de los de la Santa Sede. Por lo tanto, si todavía a Milán no han hecho limpiado en estos años con el fin de eliminar uno de los muchos “antecedentes penales”, debería existir no obstante un dosier en el que el entonces Arzobispo en cátedra, Cardenal Carlo María Martini, bloqueó el nombramiento episcopal de Gianfranco Ravasi, rostro ya conocido al público por sus programas de televisión. A poner un decisivo veto sobre este nombramiento episcopal también fue otro miembro del Colegio de Cardenales: el Cardenal Attilio Nicora, quien de Gianfranco Ravasi, ordenado sacerdote en el 1966, fue compañero en el Seminario de Venegono, y de este seminario sería más tarde rector en el 1970. Sucesivamente un tercer Cardenal, el sucesor de Carlo María Martini en la Cátedra de San Ambrosio, Dionigi Tettamanzi, bloqueó por segunda vez este nombramiento [ver la crónica jamás negada AQUI y AQUI]

.

La saga de lo grotesco

Hago notar que el cardenal Carlo María Martini, de cuya teología y eclesiología se puede discutir mucho, era un hombre de profunda virilidad. Tanto es así que en esta figura sin duda bella y hierática, lo primero que llamaba precisamente la atención era su virilidad, después de su estructura humana viril, se percibía la del religioso jesuita, la del presbítero y la del obispo que se había construido encima. Y diciendo “no” a la hipótesis de que Gianfranco Ravasi fuera promovido obispo, el Cardenal Carlo Maria Martini sabía bien lo que hacía, aunque si por la modestia eclesiástica las motivaciones de ciertos “no”,  nunca se desarrollan sino lo justo. El hecho es que tres cardenales, dos de los cuales Ordinarios Diocesanos del entonces presbítero ambrosiano Gianfranco Ravasi; y un tercero quien fue su ex compañero de seminario, se opusieron en modo decidido a su nombramiento episcopal, blocándolo dos veces. Y de todo esto ― excepto desaparición del dosier ―, permanecería evidencia de esto sea en los archivos del arzobispado de Milán, sea en el archivo de la Congregación para los Obispos.

.

Desfile …

El cardenal Gianfranco Ravasi encarna esa devastadora homosexualidad difusa como epidemia dentro de la Iglesia, la cual toca finalmente el ápice con la inevitable profanación en extraer de las sacristías monumentales de la Ciudad del Vaticano los paramentos sagrados que pertenecían a diferentes Venerables Sumos Pontífices”; para llevarlos como accesorios coreográficos en un ofensivo desfile de moda, por modelos en balanceo de cadera y con los senos al viento usando insignias episcopales.

.

la corona de espinas de Nuestro Señor Jesucristo reducida a una gargantilla bajo la cabeza de una figura andrógina

Los paramentos sagrados  pertenecen a lo que son así llamados “accidentes externos” y se llaman paramentos sagrados porque vienen usados en la celebración del Santo Misterio del Sacrificio Eucarístico. Estos paramentos, como el Cardenal Gianfranco Ravasi debería saber, fueron bendecidos con las bendiciones especiales proporcionadas por el libro para las Bendiciones. Cada vez que venian usados, junto a cada pieza se recitaba una oración especial. Igualmente, como hoy en día lo hace el firmante de este artículo cuando se prepara para la Santa Misa, recitando mentalmente la oración prevista para cada pieza: el amito, el alba, el cíngulo, la estola, la casulla. Una vez revestido completamente de los paramentos sagrados recito para finalizar el acto de contrición; porque a pesar de ser imperfecto pecador como todos e indigno del Sagrado Orden Sacerdotal recibido, pueda celebrar el Sacrificio Eucarístico de la Santa Misa en comunión con la Iglesia Universal para la edificación y la salvación del Pueblo de Dios.

.

Quien como yo justamente no elegido ni obispo ni creado cardenal , vive los misterios de la fe en el sagrado respeto de la sustancia divina e incluso de la de los accidentes externos quienes contribuyen como tales a la misma sustancia es decir los paramentos sagrado, en que modo puede recibir ciertas profanaciones del Cardenal Gianfranco Ravasi?

.

El Cardenal Timothy Dolan non planteó ninguna cuestión, por el simple hecho de era presente, posando y sonriendo para las fotos con la diseñadora Donatella Versace

Como es posible, que el cardenal Timothy Dolan, Arzobispo Metropolitano de Nueva York en cuya jurisdicción canónica tuvo lugar este desfile irreverente; no hizo oír su voz expresando desacuerdo, indignación o enviando una nota de protesta a la Santa Sede? Por el simple hecho de que no solamente participó al evento, sino que hizo ironía mas bien digna de un borracho irlandés del siglo XVIII emigrado en las Nuevas Américas para escapar de una colonia penal, afirmando que él mismo había prestado la mitra a la exuberante bailarina:

.

«La mitra se la preste yo, me la devolvió esta mañana… fue muy amable. Mis obispos auxiliares me hacían burlas por esta historia; pero yo les he dicho: “¡eh, ustedes no deben quejarse porque la cantante a cambio de la cortesía se ha ofrecido para hacer algunas confirmaciones”» [ver las declaraciones reportadas AQUI]

.

Desde hace años y años que inútilmente hablo, escribo y público sobre la gran plaga del homosexualismo dentro de la Iglesia, que como me dijo durante una de nuestras últimas conversaciones poco antes de morir, el Cardenal Carlo Caffara:

.

«… este flagelo ha asumido lo en todos sus aspectos son las características de una verdadera epidemia».

.

Por mi parte, respondí:

.

“Padre Cardenal, como muchas veces he escrito: el problema es tan dramático como por desgracia fuera de control. Estos sujetos dentro de la Iglesia, han creado una grande y potente lobby en grado de posicionar sus hombres y determinar nombramientos y carreras eclesiásticas. Pero sobre todo, de los sacerdotes homosexuales hemos pasado a los obispos homosexuales. Porque los que a finales de los años sesenta e inicio de los años setenta capitaneaban dentro de los seminarios la piadosa cofradía gay, hoy los encontramos como obispos. Y quienes a penas llegan a un puesto clave, lo primero que hacen es rodearse de sus símiles. Y al poco tiempo nos los encontramos a gestionar las diócesis dentro de las curias episcopales, las nunciaturas apostólicas y los mismos dicasterios de la Santa Sede. 

.

La muestra y sus varios organizadores

Esta potente e imparable lobby, hoy más que nunca sigue indiscutible en la a reproducción de los peores elementos, colocándolos en la sección de asuntos especiales de la Secretaría de Estado o asumiéndolos en el Consejo Pontificio para la nueva evangelización. Todo esto a causa de lo que en el lejano 2011 definí como una especie de imparable «diluvio universal gay que estalló dentro de la Iglesia».

.

Tan pronto como en el marzo de 2013 cambió el viento, éstos individuos abandonaron los cordones, los oros, la plata, los ricos y solemnes paramentos; de la noche a la mañana para cubrirse de pobres y de pobreza. Y a pesar de esto continúan como antes o peor que antes, haciendo deslumbrantes carreras y adquiriendo delicadas posiciones. Incluso si de ellos se ha recogido durante años dosier de noticias por lo menos perturbadoras sobre cualquier sacerdote que debería ser promovido a la dignidad episcopal. Y todos aquello que ayer fueron excluidos del nombramiento episcopal por graves motivos morales, hoy en día se están convirtiendo obispos, uno después de otro. Todos ellos con la cruz de vil hierro sobre el cuello y el pastoral de madera en mano, comprometidos a declarar a cada suspiro que “los pobres son la prioridad de la Iglesia”.

.

El buen Cardenal Carlo Caffara me dio razón no una sino mil veces después, ni siquiera un mes, cuando me preparaba para regresar a Bolonia a visitarlo el 18 Septiembre 2017, después de una larga conversación telefónica el 5 Septiembre; al día siguiente al final de la mañana, murió por un ataque al corazón.

.

Estaría tentado en decir: mejor así. Muchas otras cosas le fueron evitadasa él como a otros, incluyendo este desfile irreverente durante el cual Donatella Versace, ya un monstruo desfigurado por el abuso de la cirugía plástica, ante la damisela sacrílega del Cardenal Gianfranco Ravasi aparece verdaderamente como un auténtico monumento a la virilidad masculina.

.

«Que nadie os engañe de ninguna manera. Primero tiene que venir la apostasía y manifestarse el Hombre impío, el Hijo de perdición, el Adversario que se eleva sobre todo lo que que lleva el nombre de Dios o es objeto de culto, hasta el extremo de sentarse él mismo en el Santuario de Dios y proclamar que él mismo es Dios. ¿No os acordáis que ya os dije esto cuando estuve entre vosotros? Vosotros sabéis qué es lo que ahora le retiene, para que se manifieste en su momento oportuno.Porque el ministerio de la impiedad ya está actuando. Tan sólo con que sea quitado de en medio el que ahora le retiene, entonces se manifestará el Impío, a quien el Señor destruirá con el soplo de su boca, y aniquilará con la Manifestación de su Venida. La venida del Impío estará señalada por el influjo de Satanás, con toda clase de milagros, señales, prodigios engañosos, y todo tipo de maldades que seducirán a los que se han de condenar por no haber aceptado el amor de la verdad que les hubiera salvado. Por eso Dios les envía un poder seductor que les hace creer en la mentira, para que sean condenados todos cuantos no creyeron en la verdad y prefirieron la iniquidad» [II Ts 2, 3-12|.

 

.

La Isla de Patmos, 11 Mayo 2018

.

.

PARA ABRIR EL VIDEO CLIKAR SOBRE LA IMAGEN  

.

FEDERICO FELLINI, EN SU PELÍCULA DE 1972 “ROMA“, HABÍA LLEGADO MUCHO ANTES

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

In verity I tell you: in front of that lady of Cardinal Gianfranco Ravasi, the italian stylist Donatella Versace is an authentic monument for male virility

– Sorrowful Mysteries of the Church –

IN VERITY I TELL YOU: IN FRONT OF THAT LADY OF CARDINAL GIANFRANCO RAVASI, THE ITALIAN STYLIST DONATELLA VERSACE IS AN AUTHENTIC MONUMENT FOR MALE VIRILITY

.

One could attempt a defense by stating that even heterosexuals are narcissists, vain and exhibitionists like Cardinal Gianfranco Ravasi. It is true, but as any specialist in psychological science can explain, it is two completely different ways of manifesting narcissism, vanity and exhibitionism. It is in fact from the different ways of manifesting these three attributes that the personality of the homosexual and that of the heterosexual is recognized more than ever.

.

.

Author
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  article print format
 

.

.

.

for much less, Jesus Christ lashed the merchants in the inner courtyard of the Temple of Jerusalem. What would have happened if he had seen the actresses of ancient Judaea dressed with the insignia of the High Priest?

First of all a premise: if tomorrow the Ecclesiastical Authority addresses to me only one warning, I must remember that, to do so legitimately and in conformity with canon law, I must first declare the full legitimacy and opportunity of the action of Cardinal Gianfranco Ravasi, that at the exhibition The celestial bodies: fashion and Catholic imagination [cf. HERE, HERE], held in New York, allowed the display of sacred vestments taken from the historic sacristies of the Vatican City and belonged and worn by the  Supreme Pontiffs. The symbols of our faith are thus finished mixed on a catwalk of half-naked women.

.

It is certainly not my intention to refuse any warning from the legitimate ecclesiastical authority, to whom, before receiving the Sacrament of the Order, I freely promised a filial and devoted obedience. However, since the object of my criticism is the public behavior of a Cardinal, it is good to clarify that I can be warned, and later also condemned, only after the Ecclesiastical Authority has first declared legitimate and in conformity with the dignity and sacredness of the Holy Roman Church the act of Cardinal Gianfranco Ravasi, whom I criticized with a hardness proportionate to the action he performed. Otherwise, any provision against me will fall into that invalidity that would render it void, since it does not respect the provisions of the ecclesiastical laws [can. 1339-1340, can. 1341-1353, can. 1720-1728].

.

the stylist Donatella Versace poses next to the tiara of the Blessed Pontius IX

Let’s start with a fact: Cardinal Gianfranco Ravasi is moved by a homosexual psychology. This does not mean ― it is clear ― that he has ever practiced homosexuality, no one can say this, because he alone can know him only in his conscience. Cardinal Gianfranco Ravasi belongs to the category of repressed homosexuals, those who have become accustomed to venting the impulses of their libido in another way. In fact, an ecclesiastical animated by a structurally homosexual psychology will sooner or later end up desecrating the faith itself, especially after the rise of the hierarchy, ending up falling into that delirium of omnipotence that leads him to think of being an untouchable to whom everything is allowed. And, in the psychology of the ecclesiastical homosexual, more or less repressed according to the different cases, the three elements that emerge are narcissism, vanity and ostentatious and unbridled exhibitionism.

.

fashion show

Let’s start with a fact: Cardinal Gianfranco Ravasi is moved by a homosexual psychology. This does not mean ― it is clear ― that he has ever practiced homosexuality, no one can say this, because he alone can know him only in his conscience. Cardinal Gianfranco Ravasi belongs to the category of repressed homosexuals, those who have become accustomed to venting the impulses of their libido in another way. In fact, an ecclesiastical animated by a structurally homosexual psychology will sooner or later end up desecrating the faith itself, especially after the rise of the hierarchy, ending up falling into that delirium of omnipotence that leads him to think of being an untouchable to whom everything is allowed . And, in the psychology of the ecclesiastical homosexual, more or less repressed according to the different cases, the three elements that emerge are narcissism, vanity and ostentatious and unbridled exhibitionism.

“holy” representation

Question: who, among our Ecclesiastical Authorities, before an independent team of specialists in clinical psychology, would be sure to affirm with full scientific certainty that Gianfranco Ravasi is not narcissistic, is not vain and is not an exhibitionist?

.

Today the cleaning of the archives of the episcopal palaces, of those of the apostolic nunciatures and of the Holy See itself is very fashionable. Therefore, if in Milan they did not clean the archiepiscopal archive, there should always be a dossier in which the then archbishop, Cardinal Carlo Maria Martini, blocked the episcopal promotion of Gianfranco Ravasi, face already known to the general public for his presence in television. Another veto to this episcopal promotion was given by another Cardinal, the Cardinal Attilio Nicora, who was a companion in the seminary of Gianfranco Ravasi, ordained priest in 1966. Subsequently, a third Cardinal, the successor of Carlo Maria Martini on the Chair of Saint Ambrose, the Cardinal Dionigi Tettamanzi, has blocked for the second time this episcopal promotion [see the chronicle never denied HERE and HERE].

.

show of the grotesque

The Cardinal Carlo Maria Martini, whose theology and ecclesiology can be widely discussed, was nevertheless a deeply virile man. So much so that in this figure, undoubtedly beautiful and hieratic, the human structure of the virile man was represented on which, therefore, the Jesuit, the priest and the bishop had been built. And saying “no” to the hypothesis that Gianfranco Ravasi was promoted to the bishop, Cardinal Carlo Maria Martini knew very well all the reasons that in the ecclesiastical world are never deepened too much. However, the fact remains that three cardinals, two of whom bishops of the then Ambrosian priest Gianfranco Ravasi and a third his former seminary companion, strongly opposed his episcopal promotion, blocking him twice. And of all this ― if some documents have not disappeared ― there remain trace both in the archives of the Archiepiscopal Curia of Milan and in that of the Congregation for Bishops.

.

fashion show

The Cardinal Gianfranco Ravasi embodies that devastating homosexualism now widespread as an epidemic within the Church, which reaches its peak with the inevitable desecration; a desecration that has reached the point of extracting from the monumental sacristy of the Vatican City the sacred vestments belonging to the various Venerable Pontiffs, to bring them as choreographic accessories to an offensive parade, among young half-naked girls wearing the symbols of the sacred episcopal order.

.

the crown of thorns of Jesus Christ reduced to a necklace under the head of an androgynous figure

The sacred vestments are part of what are known as “external accidents” and are called sacred because they are used for the celebration of the Sacred Mystery of the Eucharistic Sacrifice. These vestments, as Cardinal Gianfranco Ravasi should know, have been blessed with the appropriate blessings provided for by the blessing ritual. Every time they were worn, a prayer was recited on each piece. Just as I do today when I get dressed for Holy Mass, mentally reciting the prayer for each piece worn. Completely clothed with sacred garments, I recite the act of contrition, so that, although I am imperfect, sinner and unworthy of the Sacred Priestly Order received, I may celebrate the Eucharistic Sacrifice of Holy Mass in communion with the universal Church for edification and the salvation of the People of God.

.

Who like me ― rightly never elected bishop and never created cardinal ―, lives the mysteries of faith in the sacred respect of their divine substance and also of those external events that contribute as such to the substance itself, including the sacred vestments, in what way accept these “bullshit” by cardinal Gianfranco Ravasi?

.

Cardinal Timothy Dolan, did not raise any question, for the simple fact that he was also present, and posed smiling in photos with Donatella Versace

Why, the Cardinal Timothy Dolan, Metropolitan Archbishop of New York, in whose canonical jurisdiction this irreverent parade took place, did he not raise his voice to express disagreement and indignation, promptly sending a note of protest to the Holy See? But for the simple fact that he himself was present, and because he himself expressed himself ironically, as an eighteenth-century Irish drunk who had come to the New World to escape a penal colony. Jokingly, the cardinal replied to the journalists that the episcopal miter worn by the beautiful girl was hers and that he himself had lent it to the girl: 

.

“I gave the girl the episcopal miter, she gave it back to me this morning … she was very kind, my auxiliary bishops made fun of this story, but I told them:” Hey, you guys should not complain because in exchange for my courtesy, the singer has offered to make some confirmations “» [see the statements reported, HERE].

.

For years and years I have spoken in vain and written of the great scourge of homosexualism within our Catholic clergy. In one of our private speeches, shortly before his death, Cardinal Carlo Caffarra told me:

.

«… this great wound has now assumed in the Church those which are in all respects the signs of a true epidemic».

.

I answered these words saying:

.

«Father Cardinal, as I have written several times: the problem is now dramatic and out of control: these subjects have created a powerful lobby capable of putting their men at the top of the Church, to determine ecclesiastical positions and careers. Today, from homosexual priests of the past, we have come to have homosexual bishops, because those who in the late sixties and early seventies were directing the pious gay brotherhood in the seminaries, today they have become bishops and, as soon as they reach this delicate role, they assume as collaborators similar subjects, and soon after, these subjects, we find them to manage the dioceses inside the episcopal palaces, in the apostolic nunciatures and in the dicasteries themselves of the Holy See.

.

the exhibition and its various organizers

This powerful and unstoppable lobby, today more than ever, has proliferated the worst of these elements, placing them in the special affairs section of the Secretariat of State or taking them to the Pontifical Council for the new evangelization; and all this is due to what I defined in 2011 as a «universal gay flood unstoppable within the Church».

.

In March 2013, however, the wind has changed, these subjects have abandoned the gold, silver and the solemn vestments from evening to morning, to cover themselves with the poor and poverty, but continuing as before and worse before, making great careers and entering into delicate positions, even if on them have been collected dossier containing news to say the least disturbing for each candidate for the episcopal dignity. And all those who yesterday had been excluded from the Episcopal elections especially for serious moral reasons, today are becoming bishops one after another; and all today carry the iron cross to the neck and the wooden pastoral stick in their hands, declaring on every occasion that «the poor are the Church’s priority».

.

At those words, the good cardinal Carlo Caffarra gave me reason a thousand times, then, not even a month later, while I was preparing to return to Bologna on September 18, 2017 to visit him again, after having had a long conversation with him on September 5, the next day, late morning, he was hit by a heart attack and returned to the Father’s House.

.

I would almost be tempted to say: better this way. Many other things have been spared, to him as to others, including this desecrating spectacle during which Donatella Versace, now rendered a monster disfigured by excessive abuse of plastic surgery, in front of Cardinal Gianfranco Ravasi, appears as an authentic monument to male virility.

.

«Don’t let anyone deceive you in any way, for that day will not come until the rebellion occurs and the man of lawlessness is revealed, the man doomed to destruction. He will oppose and will exalt himself over everything that is called God or is worshiped, so that he sets himself up in God’s temple, proclaiming himself to be God. Don’t you remember that when I was with you I used to tell you these things? And now you know what is holding him back, so that he may be revealed at the proper time. For the secret power of lawlessness is already at work; but the one who now holds it back will continue to do so till he is taken out of the way. And then the lawless one will be revealed, whom the Lord Jesus will overthrow with the breath of his mouth and destroy by the splendor of his coming. The coming of the lawless one will be in accordance with how Satan works. He will use all sorts of displays of power through signs and wonders that serve the lie, and all the ways that wickedness deceives those who are perishing. They perish because they refused to love the truth and so be saved. For this reason God sends thema powerful delusion so that they will believe the lie and so that all will be condemned who have not believed the truth but have delighted in wickedness» [Saint Paul, II Thessalonians 2, 3-12].

.

L’Isola di Patmos, 11 maggio 2018

.

.

TO OPEN THE VIDEO CLICK ABOVE THE IMAGE

.

FEDERICO FELLINI IN HIS “ROMA” FILM (YEAR 1972), WAS ARRIVED VERY BEFORE THEM

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

 

In verità vi dico: davanti a quella donzella sacrilega del Cardinale Gianfranco Ravasi la stilista Donatella Versace è un autentico monumento alla virilità maschile

— Misteri dolorosi della Chiesa —

IN VERITÀ VI DICO: DAVANTI A QUELLA DONZELLA SACRILEGA DEL CARDINALE GIANFRANCO RAVASI LA STILISTA DONATELLA VERSACE FIGURA COME UN AUTENTICO MONUMENTO ALLA VIRILITÀ MASCHILE 

.

Si potrebbe tentare una difesa affermando che anche gli eterosessuali sono narcisisti, vanitosi ed esibizionisti come lo è il Cardinale Gianfranco Ravasi. È vero, ma come qualsiasi specialista in scienze psicologiche può spiegare si tratta di due modi completamente diversi di manifestare il narcisismo, la vanità e l’esibizionismo. È infatti proprio dai modi differenti di manifestare questi tre attributi che si riconosce più che mai la personalità dell’omosessuale e quella dell’eterosessuale.

.

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  articolo formato stampa

.

.

per molto meno, Gesù Cristo prese a frustate i mercanti nel cortile interno del Tempio di Gerusalemme. Cosa sarebbe accaduto se avesse visto le attricette dell’antica Giudea vestite con le insegne del Sommo Sacerdote?

Anzitutto una premessa: se l’Autorità Ecclesiastica mi rendesse oggetto anche di un flebile ammonimento, desidero ricordare che per farlo in modo legittimo e conforme alle leggi canoniche deve prima dichiarare la piena legittimità e opportunità dell’agire del Cardinale Gianfranco Ravasi, che alla mostra «Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination» [cf. QUI, QUI], svoltasi a New York, ha esposto dei paramenti sacri presi dalle sacrestie storiche della Città del Vaticano ed appartenuti e indossati dai Sommi Pontefici; paramenti finiti mescolati su una passerella di donne che hanno sfilato mezze nude con delle mitrie episcopali in testa e con dei simboli da sempre preziosi alla fede cattolica, posti in rilievo sulle parti più inopportune dei loro corpi, più nudi che vestiti.

.

la stilista Donatella Versace posa accanto alla tiara del Beato Pontefice Pio IX

Non è certo mia intenzione rigettare eventuali ammonimenti della legittima Autorità Ecclesiastica, alla quale prima di ricevere il Sacramento dell’Ordine Sacro ho promesso liberamente in età più che matura filiale e devota obbedienza. Però, siccome l’oggetto della mia critica è il pubblico comportamento di un Cardinale, è bene chiarire che io posso essere ammonito, ed in seguito persino condannato, solo dopo che l’Autorità Ecclesiastica avrà prima dichiarato legittimo e conforme alla migliore tutela della dignità e della sacralità di Santa Romana Chiesa l’agire del Cardinale Gianfranco Ravasi, dimostrando e motivando che a cadere in errore sono stato invece io per averlo criticato con una durezza proporzionata a ciò che di grave ha fatto lui. Se prima non sarà chiarito questo, ogni ammonimento ― peggio qualsiasi eventuale censura ― ricadrebbe sotto quella invalidità che la renderebbe nulla, poiché non conforme a quanto disposto dalle leggi ecclesiastiche [can. 1339-1340, can. 1341-1353, can. 1720-1728].

.

sfilata …

Partiamo da un fatto: il Cardinale Gianfranco Ravasi si palesa mosso da una psicologia omosessuale. Ciò non vuol dire ― sia chiaro ― che egli abbia mai praticata l’omosessualità, cosa questa che non possiamo sapere, tanto meno affermare, perché questo in coscienza può saperlo soltanto lui. A maggior ragione egli appartiene alla categoria degli omosessuali tutto sommato peggiori: gli omosessuali repressi, quelli che si sono abituati a sfogare gli impulsi della propria libido in altro modo, ed in modo anche parecchio peggiore. Infatti, un ecclesiastico animato da una psicologia strutturalmente omosessuale, prima o poi finirà per dissacrare la fede stessa, specie dopo essersi arrampicato in alto sulla scala gerarchica ed essere infine caduto in quel delirio di onnipotenza che lo porta a pensare di essere un intoccabile al quale tutto è concesso. E, nella psicologia dell’omosessuale ecclesiastico, più o meno represso secondo i diversi casi, i tre elementi che emergono sono il narcisismo, la vanità e l’esibizionismo ostentato e sfrenato.

.

Domanda: chi, tra le nostre Autorità Ecclesiastiche, dinanzi ad una equipe indipendente di specialisti in psicologia clinica, se la sentirebbe di affermare in piena e scientifica certezza che Gianfranco Ravasi non è narcisista, non è vanitoso e non è esibizionista?

.

pia rappresentazione …

Si potrebbe tentare una difesa affermando che anche gli eterosessuali sono narcisisti, vanitosi ed esibizionisti come lo è il Cardinale Gianfranco Ravasi. È vero, ma come qualsiasi specialista in scienze psicologiche può spiegare si tratta di due modi completamente diversi di manifestare il narcisismo, la vanità e l’esibizionismo. È infatti proprio dai modi differenti di manifestare questi tre attributi che si riconosce più che mai la personalità dell’omosessuale e quella dell’eterosessuale.

.

Oggi va molto di moda la pulizia degli archivi vescovili, di quelli delle nunziature apostoliche e di quelli della stessa Santa Sede. Pertanto, se anche a Milano non avessero fatta nel mentre pulizia allo scopo di ripulire una delle tante “fedine penali”, dovrebbe esistere sempre un fascicolo nel quale l’allora Arcivescovo in cattedra, il Cardinale Carlo Maria Martini, bloccò la nomina episcopale di Gianfranco Ravasi, volto già noto al grande pubblico per le sue rubriche televisive. A porre un deciso veto su questa nomina episcopale fu anche un altro membro del Collegio Cardinalizio, il Cardinale Attilio Nicora, che di Gianfranco Ravasi, ordinato sacerdote nel 1966, fu compagno presso il Seminario di Venegono, di cui in seguito divenne rettore nel 1970. Successivamente, un terzo Cardinale, il successore di Carlo Maria Martini sulla Cattedra di Sant’Ambrogio, Dionigi Tettamanzi, bloccò per la seconda volta questa nomina [vedere la mai smentita cronistoria QUI e QUI].

 .

la saga del grottesco …

Faccio notare che il Cardinale Carlo Maria Martini, sulla cui teologia ed ecclesiologia si può anche molto discutere, era però un uomo profondamente virile. Tanto che in questa figura, indubbiamente bella e ieratica, per prima cosa si coglieva per l’appunto l’uomo virile, poi, dalla struttura umana dell’uomo virile, si coglieva quella del religioso gesuita, del presbitero e del vescovo che vi era stato costruito sopra. E dicendo di “no” all’ipotesi che Gianfranco Ravasi fosse promosso vescovo, il Cardinale Carlo Maria Martini sapeva bene il fatto suo, anche se per pudore ecclesiastico, le motivazioni di certi “no”, non sono mai approfondite più di tanto. Resta comunque il fatto che tre Cardinali, due dei quali Ordinari Diocesani dell’allora Presbìtero ambrosiano Gianfranco Ravasi, ed un terzo che fu suo ex compagno di seminario, si opposero in modo deciso alla sua nomina episcopale, bloccandola per ben due volte. E di tutto questo ― salvo sparizioni di documenti ―, resterebbe traccia sia presso l’archivio della Curia Arcivescovile di Milano, sia presso quello della Congregazione per i Vescovi.

.

sfilata …

Il Cardinale Gianfranco Ravasi incarna quel devastante omosessualismo diffuso ormai come un’ epidemia all’interno della Chiesa, la quale tocca infine l’apice con quella inevitabile dissacrazione giunta sino al punto di tirar fuori dalle sacrestie monumentali della Città del Vaticano i paramenti sacri appartenuti a diversi Venerati Sommi Pontefici, per portarli come accessori coreografici ad una offensiva sfilata, in mezzo alle fotomodelle scosciate con i seni al vento che indossano le insegne episcopali.

.

la corona di spine di Nostro Signore Gesù Cristo ridotta a collanina sotto la testa di una figura androgina

I Paramenti sacri rientrano in quelli che sono i cosiddetti “accidenti esterni” e si chiamano sacri perché usati per la celebrazione del Sacro Mistero del Sacrificio Eucaristico. Questi paramenti, come il Cardinale Gianfranco Ravasi dovrebbe sapere, sono stati benedetti con le apposite benedizioni previste dal Benedizionale. Ogni volta che erano indossati, su ciascun pezzo era recitata un’apposita preghiera. Proprio come tutt’oggi fa il sottoscritto quando si para per la Santa Messa, recitando mentalmente la prevista preghiera per ogni singolo pezzo indossato: l’amitto, il camice, il cingolo, la stola, la pianeta o la casula. Una volta completamente rivestito dei sacri paramenti, recito infine l’atto di contrizione, affinché per quanto imperfetto, peccatore e come tutti indegno del Sacro Ordine Sacerdotale ricevuto, possa celebrare il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa in comunione con la Chiesa Universale per la edificazione e la salvezza del Popolo di Dio.

.

Chi come me ― giustamente mai eletto vescovo e mai creato cardinale, vive i misteri della fede nel sacro rispetto della loro divina sostanza ed anche di quegli accidenti esterni che concorrono come tali alla sostanza stessa, inclusi i paramenti sacri, in che modo può recepire certe trovate dissacranti del Cardinale Gianfranco Ravasi?

.

il Cardinale Timothy Dolan, non ha sollevato alcuna questione, per il semplice fatto che era anch’egli presente, ed ha posato sorridente in foto con la stilista Donatella Versace

Come mai, il Cardinale Timothy Dolan, Arcivescovo metropolita di New York, nella cui giurisdizione canonica si è svolta questa dissacrante parata, non ha fatto sentire la propria voce esprimendo disaccordo e indignazione, inviando prontamente una nota di protesta alla Santa Sede? Ma per il semplice fatto che non solo lui stesso era presente, ma si è persino cimentato in ironie degne di un ubriacone irlandese del XVIII secolo emigrato nelle Nuove Americhe per sfuggire da una colonia penale, affermando che alla maggiorata scosciata la mitria che potava sulla testa l’aveva prestata proprio lui:

.

«La mitria gliel’ho prestata io, me l’ha restituita stamattina … È stata molto gentile. I miei vescovi ausiliari mi stavano prendendo in giro per questa storia ma io ho detto loro: “Ehi, voi ragazzi non dovreste lamentarvi perché la cantante in cambio della cortesia si è offerta volontaria per fare alcune conferme”» [vedere le dichiarazioni riportate, QUI].

.

Sono anni e anni che inutilmente parlo, scrivo e pubblico sulla gran piaga dell’omosessualismo all’interno della Chiesa, che com’ebbe a dirmi durante uno dei nostri ultimi colloqui il Cardinale Carlo Caffarra poco prima della sua morte:

.

«… questa piaga ha ormai assunto quelli che in tutto e per tutto sono i connotati di una vera e propria epidemia».

.

Dal canto mio replicai:

.

«Padre Cardinale, come più volte ho scritto: il problema è ormai drammatico e purtroppo fuori controllo. Questi soggetti, all’interno della Chiesa, hanno creata una nutrita e potente lobby in grado di piazzare i propri uomini, di determinare nomine e carriere ecclesiastiche. Ma soprattutto, dai preti omosessuali, ormai siamo passati ai vescovi omosessuali. Perché quelli che tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita gay, oggi ce li ritroviamo vescovi. E appena giungono in ruoli chiave, per prima cosa si circondano di soggetti affini. E poco dopo, questi soggetti, ce li ritroviamo a gestire le diocesi dentro le curie vescovili, ce li ritroviamo nelle nunziature apostoliche e nei dicasteri stessi della Santa Sede.

.

la mostra ed i suoi vari organizzatori

Questa potente e inarrestabile lobby, oggi seguita più che mai incontrastata a far proliferare i peggiori di questi elementi, piazzandoli presso la sezione affari speciali della Segreteria di Stato od assumendoli presso il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, il tutto a causa di quello che nel lontano 2011 ebbi a definire come una sorta di inarrestabile «nubifrocio universale scoppiato all’interno della Chiesa».

.

Appena nel marzo del 2013 è però mutato vento, questi soggetti hanno abbandonato i merletti, gli ori, gli argenti ed i paramenti ricchi e solenni dalla sera alla mattina, per rivestirsi di poveri e di povertà, ma proseguendo come prima e peggio di prima, facendo folgoranti carriere e acquistando delicati posti chiave, pure se su di loro sono stati raccolti nel corso degli anni fascicoli contenenti notizie a dir poco inquietanti per qualsiasi presbìtero da promuovere alla dignità episcopale. E tutti coloro che ieri, dalla nomina episcopale, erano stati esclusi soprattutto per gravi motivi morali, oggi stanno diventando vescovi uno appresso all’altro; tutti con la crocetta di vile ferro al collo ed il pastorale di legno in mano, impegnati a dichiarare ad ogni piè sospinto che «i poveri sono la priorità della Chiesa».

.

Il buon Cardinale Carlo Caffarra mi dette ragione non una ma mille volte, dopo di ché, neppure un mese dopo, mentre mi stavo accingendo a ritornare a Bologna il 18 settembre 2017 per visitarlo di nuovo, dopo avere avuto con lui un lungo colloquio telefonico il 5 settembre, il giorno dopo, nella tarda mattina, fu stroncato da un infarto.

.

Sarei quasi tentato di dire: meglio così. Molte altre cose gli sono state risparmiate, a lui come ad altri, compresa questa sfilata dissacrante durante la quale Donatella Versace, resa ormai un mostro sfigurato per l’eccessivo abuso di interventi di chirurgia plastica, dinanzi a quella donzella sacrilega del Cardinale Gianfranco Ravasi figura veramente come un autentico monumento alla virilità maschile.

.

«Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose?  E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri,  e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità» [II Ts 2, 3-12|.

.

L’Isola di Patmos, 11 maggio 2018

.

.

.

FEDERICO FELLINI, NEL SUO FILM ROMA DEL 1972, ERA ARRIVATO MOLTO PRIMA …

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

L’insensata proposta dei Vescovi tedeschi e il motivo per il quale solo il cattolico può essere ammesso alla Comunione Eucaristica

— Attualità ecclesiale —

L’INSENSATA PROPOSTA DEI VESCOVI TEDESCHI E IL MOTIVO PER IL QUALE SOLO IL CATTOLICO PUÒ ESSERE AMMESSO ALLA COMUNIONE EUCARISTICA

.

L’ipotesi avanzata da taluni vescovi, che il Romano Pontefice possa concedere il permesso a ministri cattolici di dare ordinariamente, seppure solo in alcuni casi di matrimoni misti, la Comunione alla parte non-cattolica o che vada incontro al desiderio di detta parte di ricevere la Comunione, è un’idea incompatibile con quanto l’Apostolo afferma circa le disposizioni interiori, morali e canoniche necessarie per ricevere convenientemente e fruttuosamente la Comunione eucaristica.

.

.

Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

.

.

 PDF  articolo formato stampa

 

.

.

San Tommaso d’Aquino in preda a un inizio di colpo apoplettico

Pochi giorni fa è stata diffusa una lettera del Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht, il quale spiega per quale motivo la Chiesa cattolica non può ammettere i protestanti alla Comunione eucaristica [testo della lettera QUI]. In questo articolo riprendo e sviluppo le considerazioni del Cardinale Primate d’Olanda a partire dalle condizioni per accedere alla Comunione eucaristica.

.

. 

La Comunione eucaristica è l’espressione massima e l’alimento principale della comunione con la Chiesa del fedele cattolico, che è quel cristiano che, fra tutti gli altri fratelli separati, fruisce della piena e perfetta comunione con la Chiesa cattolica. L’accesso alla Comunione eucaristica suppone pertanto che il fedele abbia compiuto un sufficiente cammino spirituale di preparazione e di iniziazione al mistero eucaristico, che è quello grazie al quale il credente giunge alla più intima comunione con Dio e con la Chiesa possibile su questa terra. Chi desidera accostarsi alla Comunione eucaristica, deve pertanto avere una retta fede nel Mistero eucaristico; bisogna che sappia con certezza Chi è Colui che desidera ricevere nel suo cuore. Deve credere che sotto le specie del pane e del vino si nascondono le sostanze del corpo e del sangue del Signore, grazie alle parole della consacrazione. Il corpo e il sangue del Signore vengono offerti dal sacerdote nella Santa Messa, in sacrificio di impetrazione, di soddisfazione e di lode al Padre a nome della Chiesa.

.

Il credente deve sapere che nell’Eucaristia c’è il Cristo totale, Capo e corpo mistico, che è la sua Sposa la Chiesa. Nell’Eucaristia, pertanto è contenuto tutto il bene della Chiesa, la sorgente e il culmine della sua vita, la pregustazione e il pegno della gloria futura. Nell’Eucaristia sono contenuti tutti i misteri della salvezza, che occorre pertanto conoscere ed accettare con fede, per poter raggiungere la salvezza. Certamente, è talmente alto questo mistero e noi siamo così in basso su questa terra, che chi di noi può dire di sentirsi veramente degno di ricevere l’Eucaristia? Per questo, prima di riceverla, proclamiamo umilmente, ma fiduciosamente: «O Signore, io non sono degno che Tu entri nella mia casa; ma di una sola parola e io sarò salvato». Così l’Eucaristia è sì una medicina, ma è soprattutto quello che Sant’Agostino chiamava il «cibo dei forti». Infatti essa non solo presuppone che il fedele sia già in grazia di Dio, ma gli dona un supplemento di forza nella lotta contro il peccato e contro Satana,  sotto il patrocinio di Maria, tipo e modello della Chiesa, Donna messianica e apocalittica che a fianco di suo Figlio, sostiene la Chiesa nella lotta contro il male lungo il corso della storia, fino alla vittoria finale della Parusia.

.

Anche se non possiamo mai sentirci pienamente degni di mangiare il corpo del Signore, tuttavia San Paolo distingue un modo degno da un modo indegno di assumere l’Eucaristia [cf. I Cor 11,28], dipendente dalla nostra volontà e che quindi è in nostro potere.

.

San Tommaso d’Aquino, il Dottore Eucaristico, nel commentare gli avvertimenti che San Paolo dà nel succitato passo a coloro che desiderano accostarsi alla Comunione, ci fa presente la deprecabile eventualità di uno, che assuma indegnamente il corpo del Signore. Tale eventualità si verificherebbe nel caso di uno che assumesse l’Eucaristia «non con mente devota» [1]. Questa «mancanza di devozione» [indevotio] ― spiega l’Aquinate [2] ― «può essere peccato mortale, accompagnato dal disprezzo del sacramento». Questa indegnità ― nota San Tommaso [3] ― può nascere dalla «volontà di accedere all’Eucaristia in stato di peccato mortale, che tuttavia non viene tolto dalla penitenza. Ciò avviene grazie alla contrizione, che toglie la volontà di peccare, col proposito di confessarsi e di soddisfare, quanto alla remissione della colpa ed alla pena eterna» [4]. Così facendo, il penitente ottiene la «riconciliazione con i membri della Chiesa» [5]. Ma se il peccatore non accetta il sacramento della penitenza e non si riconcilia con la Chiesa cattolica, che senso ha il suo accedere alla Comunione?

.

San Tommaso precisa: «Questo sacramento è un nutrimento spirituale. Ma non viene nutrito se non chi è vivo. E quindi esso non compete ai peccatori, che non vivono in grazia» [6]. Ora, se ― come ritiene Lutero ― il sacramento della penitenza e le opere di penitenza non sono necessarie per essere in grazia, ma basta la fede di essere salvato, per cui il peccatore resta nel peccato oppure ottiene la grazia pur restando in peccato [simul iustus et peccator], con quale fronte oserà accostarsi alla Comunione non pentito e non purificato? Inoltre, osserva l’Aquinate, «l’Eucaristia è il sacramento della carità e dell’unità ecclesiale. Ma dato che il peccatore è privo della carità ed è meritatamente separato dall’unità ecclesiale, se accede al sacramento, commette una falsità nel significare una carità che non possiede» [7]. L’eretico e lo scismatico si sono o vivono separati dalla unità, effetto della carità che edifica e santifica la Chiesa.

.

I PROTESTANTI SI SONO RESI INDEGNI DELL’EUCARISTIA

.

visita del Sommo Pontefice Francesco I presso la Comunità Anglicana di Roma nel febbraio 2017

Occorre ricordare che la ribellione di Lutero e Calvino alla Chiesa ha distrutto alcuni punti fondamentali di dottrina e di prassi, come l’Eucaristia ed altre verità di fede strettamente connesse, quali il primato del Romano Pontefice e il Magistero della Chiesa, il sacerdozio, la Santa Messa, la Sacra Tradizione, il sacramento della penitenza, le buone opere, la vincibilità della concupiscenza, i meriti, il valore della ragione naturale e il libero arbitrio.

.

Come dunque si vorrebbe, da alcune parti, che questi fratelli separati possano desiderare sinceramente, legittimamente e con cognizione di causa la Comunione o ad essi si possa dare la Comunione, quando non credono affatto o falsamente in ciò che essa significa ed implica, e la loro separazione da Roma fu motivata proprio dal rifiuto di quei punti? Certo, alcuni di essi possono essere in buona fede: ma allora non spetterà al ministro cattolico chiarire con loro le cose?

.

Certo, nel mentre il sacerdote distribuisce la Comunione nel corso della Messa, può capitare, senza che lui lo sappia, che si presenti un non-cattolico o un falso cattolico. Sarà in buona fede? Sarà in cattiva fede? Che ne può sapere il ministro? Dunque può e deve dare tranquillamente la Comunione, affidandoli alla misericordia di Dio. Risponderà il fedele davanti a Dio, se è in colpa. A meno che non si presenti uno del quale il sacerdote sa con certezza che disprezza l’Eucaristia; nel qual caso deve avere la pronta saggezza di allontanarlo con ogni circospezione, fermezza e carità. Ma casi del genere sono estremamente improbabili, soprattutto se il sacerdote è noto per il suo zelo per l’Eucaristia.

.

PRUDENZA PASTORALE DELLA CHIESA

.

il Sommo Pontefice Francesco I riceve la “benedizione” dal Primate della Comunità Anglicana. La invalidità delle ordinazioni episcopali e quindi sacerdotali amministrate dagli anglicani, fu dichiarata dal Sommo Pontefice Leone XIII con la sua Lettera apostolica Apostolicae Curae del 1896 in quanto privi della successione apostolica [testo QUI, trad. italiana QUI]. Che benedizione sta dunque ricevendo, il Romano Pontefice?

I sacramenti sono mezzi di salvezza nei quali opera congiuntamente l’uomo con Dio, quindi nella loro amministrazione la Chiesa tiene sempre conto di questi due fattori; ma nell’evolversi dei tempi e nella varietà delle situazioni umane, essa, con prudenza pastorale, a seconda di come ritiene meglio, ora promuove maggiormente l’azione umana, ora dà maggior spazio alla grazia divina. Essa sa infatti che, se nell’opera della salvezza è ordinariamente necessario il concorso delle forze umane dell’intelletto della volontà, a volte, come per esempio nei bambini o nei neonati o negli embrioni, esse non sono ancora in grado di esercitarsi. Siccome però Dio vuole la salvezza di tutti e la salvezza è dono della grazia, Dio dispone che questi piccoli esseri, ancora incapaci di esercitare la ragione, si salvino per il solo intervento della grazia. Dato però che la grazia agisce ordinariamente attraverso il sacramento, da qui è sorto l’uso  della Chiesa di battezzare i bambini.

.

Per quanto riguarda l’accesso alla Comunione, agli inizi del cristianesimo esisteva una lunga iniziazione, che si concludeva con la dichiarazione del catechista che il catecumeno, ordinariamente adulto, era ormai idoneo ad accedere alla Comunione. Ma San Pio X, come è noto, volle che fin da fanciulli i fedeli, seppur sempre preparati, potessero essere ammessi al divino banchetto.

.

DIGNITÀ ALTISSIMA DELLA COMUNIONE EUCARISTICA

.

il Sommo Pontefice Francesco I a Lund, in Svezia, durante i festeggiamenti dei Cinquecento anni della cosiddetta Riforma di Lutero, accanto ad una Arcivescova rivestita dei paramenti sacerdotali. Questa Signora, favorevole ad aborto, eutanasia, sperimentazioni genetiche e matrimonio tra coppie dello stesso sesso, è lesbica dichiarata, sostenitrice dell’omosessualismo e della teoria del gender, nonché unita in matrimonio con un’altra donna

La Comunione è il vertice e la fonte dell’intera vita della Chiesa e del cattolico, fons et culmen totius vitae christianae, per cui chi non fruisce di questa pienezza di comunione, chiaramente si trova in una condizione interiore che è sproporzionata alla recezione del sacramento, ossia manca della recettività o disponibilità sufficiente o adatta per poter assimilare convenientemente un cibo soprannaturale, qual è il pane eucaristico, il quale, pertanto, se è assunto con buone disposizioni,  nutre divinamente l’anima; ma se mancano tali disposizioni, e il soggetto osa comunque assumerlo,  «mangia e beve»  ― come dice San Paolo ― «la propria condanna» [I Cor 11, 29]. Infatti, la comunione con la Chiesa va soggetta a diversi gradi di perfezione, i quali sono tanto più elevati, quanto maggiori e più numerosi sono gli elementi di Chiesa che sono fatti propri dal cristiano. In tal modo si va da un grado minimo, al di sotto del quale manca qualunque comunione visibile, come per esempio la condizione dei non-cristiani o degli atei, a un grado massimo, di una comunione totale, piena e perfetta, che è quello del cattolico. In mezzo ci sono molti gradi intermedi di comunione imperfetta e parziale, più o meno vicina alla piena comunione, che sono i gradi nei quali si trovano i fratelli separati.

.

Prendiamo due esempi di questi gradi inferiori di comunione: i dissidenti orientali, i cosiddetti “ortodossi”, e i luterani. Se volessimo paragonare la Chiesa Romana o la Sede di Pietro al centro di un cerchio ideale, che rappresenta la superficie o ambito o spazio dell’essere cristiano, ovvero la superficie o area della Chiesa visibile, potremmo dire che attorno al centro si danno cerchi concentrici, che gradatamente, partendo da un cerchio di minima estensione, si succedono sempre più ampli fino a costituire la circonferenza massima, la più lontana dal centro, circonferenza che rappresenta la pienezza di tutto quanto la Chiesa contiene nella sua perfezione e la costituisce nella sua essenza salda, immutabile ed incorruttibile, voluta e istituita da Cristo, quell’essenza e quell’integrità, che mai, sotto la guida di Pietro e dello Spirito Santo, potrà essere ingannata, alterata, inquinata, diminuita, disintegrata, decurtata, falsificata o distrutta dalle potenze dell’inferno. La detta circonferenza rappresenta l’estremo confine della Chiesa visibile. Chi si trovasse al di là di questo confine, sarebbe del tutto fuori della Chiesa visibile, benché, se è onesto e in buona fede, potrebbe appartenere alla Chiesa invisibile o ― il che è lo stesso ― appartenere invisibilmente e inconsciamente alla Chiesa visibile. Oppure l’immagine dei cerchi concentrici potrebbe rappresentare i diversi gradi di appartenenza alla Chiesa in un altro modo. Il cerchio minimo, il più vicino al centro, cioè alla Sede di Pietro,  rappresenterebbe la pienezza della comunione ecclesiale. Ma, mano a mano che passiamo a cerchi sempre più ampli e lontani dal centro, avremmo i gradi decrescenti di minor appartenenza, propri dei fratelli separati, fino a che, giunti al cerchio massimo, avremmo il minimo di appartenenza, oltre il quale si è fuori della Chiesa visibile.

.

LA COMUNIONE EUCARISTICA È CONNESSA ALLA PIENA APPARTENENZA ALLA CHIESA

.

il Sommo Pontefice Francesco I riceve in udienza un gruppo di cosiddette vescovesse luterane della Finlandia

Ora, per la stessa volontà del Signore, la piena appartenenza alla Chiesa richiede una serie di requisiti e condizioni, mancando anche uno solo di essi, nessuno può essere in piena comunione, per cui non può salvarsi, per il fatto che la salvezza si ottiene accogliendo tutte le verità di fede e tutti i mezzi della salvezza, così come un organismo vivente vive solo se in esso funzionano tutti gli organi vitali. Il che non impedisce alla misericordia divina di salvare anche coloro che, senza colpa, si trovassero non dico ad un gradino inferiore di comunione, ma addirittura totalmente al di fuori dei confini visibili della Chiesa, fino a coloro che, come dice il Concilio [Lumen Gentium, 16], non fossero giunti neppure ad una conoscenza esplicita di Dio, il che, però non significa ateismo, come erroneamente crede Rahner, giacché che senso ha che un ateo coscientemente e volontariamente  desideri il paradiso, il quale consiste nella visione di Dio?

.

Come è già stato fatto notare, la questione della Comunione ai protestanti è ben diversa da quella agli ortodossi, benché nell’uno e nell’altro caso manchi nel fratello separato quella piena comunione con la Chiesa sotto la guida del Romano Pontefice, garante dell’unità della Chiesa, comunione che dà senso, autenticità e significato alla Comunione eucaristica, la quale a sua volta edifica questa unità, Comunione eucaristica che è quindi precisamente il sacramento dell’unità e della carità verso Dio e con i fratelli, come abbiamo visto in San Tommaso d’Aquino. Se dunque le Chiese ortodosse hanno conservato l’elemento dell’apostolicità e quindi i Sette Sacramenti, le comunità protestanti purtroppo lo hanno respinto e perduto e con ciò stesso hanno abolito i sacramenti o quanto meno, benché continuino a parlare di «sacramento» per il Battesimo e per la Cena, ne hanno perduto il senso autentico, giacché per loro il sacramento non produce la grazia che è significata dalla formula sacramentale, ma questa semplicemente si limita ad annunciare che la grazia è già presente.

.

Altri sacramenti, come il Battesimo e il Matrimonio, non rappresentano l’unità ecclesiale tanto quanto la rappresenta l’Eucaristia. Per questo, la Chiesa non ha difficoltà a riconoscere il Battesimo dato dai protestanti o dagli ortodossi. Così pure esiste una normativa liturgico-canonica relativa ai matrimoni misti. L’attività ecumenica abbraccia vasti settori della dogmatica e della morale, che sono valori cristiani comuni a cattolici e non-cattolici. Ma la persistente presenza di eresie nelle dottrine dei fratelli separati impedisce tuttora la communicatio in sacris, la quale richiede la totale integrità della fede, perché per sua essenza, rappresenta la massima espressione di tale integrità, mancando la quale, la detta communicatio sarebbe finzione, profanazione e sacrilegio.

.

Gli stessi fratelli separati seri e onesti sono i primi a rifiutare una sceneggiata del genere, giacché essi sono nati e si sono caratterizzati proprio col rifiuto netto e cosciente di quelle condizioni che rendono possibile la pratica della Comunione eucaristica. Per questo, il Diritto Canonico, nel momento in cui concede in casi speciali la Comunione al non-cattolico «ben disposto», viene a dire che può riceverla solo in quanto, almeno implicitamente o nell’intenzione, vuol farsi cattolico.

.

UNA PROPOSTA INSENSATA

.

il Sommo Pontefice Francesco I, in visita alla Comunità Evangelica di Roma nel novembre 2015, offre in dono un calice

L’ipotesi avanzata da taluni vescovi, che il Papa possa concedere il permesso a ministri cattolici di dare ordinariamente, seppure solo in alcuni casi di matrimoni misti, la Comunione alla parte non-cattolica o che vada incontro al desiderio di detta parte di ricevere la Comunione, è un’idea incompatibile con quanto l’Apostolo afferma circa le disposizioni interiori, morali e canoniche necessarie per ricevere in modo conveniente e fruttuoso la Comunione eucaristica. Il Papa, in quanto Pastore universale della Chiesa, ha certamente facoltà di legiferare e disciplinare l’esercizio del culto eucaristico, ma sempre nell’ambito dell’intangibile diritto divino. Cristo, infatti, dando a Pietro facoltà di «legare e di sciogliere» [Mt 16, 19], gli ha concesso un’ampia discrezionalità e un notevole potere legislativo circa le modalità particolari e mutevoli dell’amministrazione del Sacramento dell’Eucaristia, secondo circostanze di tempo, di luogo e di persone; ma naturalmente sempre nell’ambito della natura, delle condizioni, delle finalità e dei prerequisiti essenziali ed immutabili della amministrazione e recezione dello stesso Sacramento. Il che vuol dire che il Papa esercita questo potere come Pastore universale della Chiesa cattolica e quindi nei confronti di tutti e dei soli fedeli cattolici. Non esercita ovviamente un potere giurisdizionale nei confronti di quei cristiani che, per vari motivi, in varie forme o gradi, si sono sottratti nel passato a tale guida pastorale e giuridica o a causa di scismi o di eresie, anche se ciò non gli impedisce di fissare accordi ecumenici o stabilire speciali convenzioni con i fratelli separati per particolari circostanze, opportunità o necessità pastorali, e proprio anche nell’ambito della amministrazione dell’Eucaristia, senza che tuttavia ciò debba recare scandalo o pregiudizio al rispetto del Sacramento ed alla fede che ne giustifica l’esistenza.

.

I motivi che vengono avanzati per la concessione della Comunione ai non-cattolici sono del tutto inconsistenti e pretestuosi. Si vorrebbe infatti invocare la pratica ecclesiale della misericordia e dell’accoglienza. Ora, bisogna dire che queste virtù, pur tanto preziose in se stesse, nella fattispecie non c’entrano per nulla ed occorre invece invocare le virtù del discernimento e della prudenza, che rendono capace il ministro di verificare se il richiedente è «ben disposto», come recita il Diritto Canonico [Can. 844 § 3].

.

 LE DISPOSIZIONI DEL DIRITTO CANONICO

.

il Sommo Pontefice Francesco I in visita alla Comunità Luterana di Torino nel giugno 2015, riceve in omaggio una copia della Bibbia tradotta da Martin Lutero

Al riguardo, il Diritto Canonico afferma che «i ministri cattolici amministrano lecitamente il sacramento dell’Eucaristia ai membri delle Chiese Orientali, qualora lo richiedano spontaneamente e siano ben disposti; ciò vale anche per i membri delle altre Chiese, le quali, a giudizio della Sede Apostolica, relativamente al sacramento in questione, si trovino nella stessa condizione delle predette Chiese orientali» [Can. 844 § 3]. Recita ancora il Diritto: «Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente il sacramento dell’Eucaristia anche agli altri cristiani, che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e lo chiedano spontaneamente, purché manifestino circa questo sacramento la fede cattolica e siano ben  disposti» [Can. 844 § 4].

.

Che vuol dire «ben disposti»? Equivale a dire, come avverte San Paolo, «in modo degno» [I Cor 11, 27]. Il che vuol dire, anzitutto saper «riconoscere il corpo del Signore» [I Cor 11,29], ossia saper vedere, con l’occhio della fede, che l’ostia consacrata sembra pane, ma non lo è: è il corpo del Signore. Ma inoltre Paolo dice che, occorre «aver esaminato se stesso» [v. 28], ossia aver verificato di essere in grazia di Dio, convinto di tutte le verità di fede, esente da colpa, animato da carità, in comunione con la Chiesa e col Papa, desideroso della santità. Ora, non tutte queste condizioni sono presenti nei fratelli separati.

.

Dai Canoni del Diritto risulta però che l’esclusione dei fratelli separati dalla Comunione non è a intendersi in modo assoluto. In casi particolarmente gravi ed urgenti, se sono ben disposti, ossia se accettano la fede cattolica, possono ricevere la Comunione. Ma ciò equivale a dire: “se si convertono al cattolicesimo”,  giacché è chiaro che se invece conservano coscientemente e volontariamente gli elementi ereticali o scismatici che sono incompatibili con la Comunione, che richiede una piena comunione con la Chiesa cattolica, non possono essere in comunione con Dio.

.

UN ATTEGGIAMENTO INOPPORTUNO

.

… ma ecco infine realizzarsi il vero, grande e autentico MISTERO DELLA FEDE: la rituale pedicure alle Signore alla Missa in Coena Domini, quando la Chiesa universale fa memoria durante la Settimana Santa della istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale

Il desiderio di ricevere l’Eucaristia da parte dei protestanti, non pare dettato da motivazioni autenticamente spirituali, perché altrimenti accompagnerebbero tale desiderio con quello di convertirsi al cattolicesimo, nel quale soltanto l’Eucaristia può essere compresa e vissuta; ma sembra dettato dal bisogno puramente psicologico di non sentirsi discriminati dai cattolici, da un bisogno puramente emotivo di condivisione e di sentirsi accolti, e da un’idea confusionaria e facilona dell’ecumenismo, che vien fatto consistere solo in un piacevole godersi la vita  assieme, a prescindere da questioni attinenti il vero e il falso nella fede.

.

La dinamica cristiana di un matrimonio misto certamente è delicata e richiede un’attenzione pastorale prudente e comprensiva. La coppia è chiamata a vivere intensamente i valori comuni cristiani che sono rimasti nei cattolici e nei protestanti. Come prescrive il Concilio Vaticano II nella Unitatis redintegratio [n.3], la parte cattolica svolge una funzione di guida verso la pienezza dell’appartenenza alla Chiesa cattolica, nel pieno rispetto dei valori del protestantesimo. La Comunione eucaristica è una meta per la parte protestante, ma che dev’essere raggiunta assolvendo alle condizioni necessarie, che richiedono il pieno ingresso nella Chiesa Cattolica.

.

Varazze, 10 maggio 2018

.

.

NOTE

[1] Commento a I Cor 11, 27-29, in Super Epistulas Pauli Lectura, vol.I, lectio VII, n.689, Marietti, Torino 1953, p.363.

[2] Ibid.

[3] Ibid.

[4] Ibid., pp.363-364.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Ibid.

.

.
.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

Lettera del Cardinale Primate d’Olanda sulla questione della Comunione Eucaristica ai protestanti proposta dalla maggioranza dei Vescovi della Germania

— Defensor fidei —

LETTERA DEL CARDINALE PRIMATE D’OLANDA SULLA QUESTIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA AI PROTESTANTI PROPOSTA DALLA MAGGIORANZA DEI VESCOVI DELLA GERMANIA

.

.

.

La Conferenza Episcopale Tedesca ha votato a grande maggioranza a favore di direttive che implicano che un protestante sposato con un cattolico possa ricevere l’Eucaristia dopo aver soddisfatto una serie di condizioni: deve aver effettuato un esame di coscienza con un sacerdote o con un’altra persona con responsabilità pastorali; deve aver affermato la fede della Chiesa Cattolica, oltre ad aver «desiderato di porre fine a gravi disagi spirituali e deve avere un «desiderio di soddisfare la brama per l’Eucaristia».

 .

.

Sette membri della Conferenza Episcopale Tedesca hanno votato contro queste direttive e hanno chiesto il parere di alcuni dicasteri della Curia Romana. La conseguenza è stata l’invio di una delegazione della Conferenza Episcopale Tedesca che ha parlato a Roma con una delegazione della Curia Romana, fra cui il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

.

La risposta del Santo Padre, data tramite il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede alla delegazione della Conferenza Tedesca, e cioè che la Conferenza deve discutere di nuovo le bozze e tentare di raggiungere un risultato unanime, se possibile, è completamente incomprensibile. La dottrina e la prassi della Chiesa riguardanti l’amministrare il Sacramento dell’Eucaristia ai protestanti sono perfettamente chiare. Il Codice di Diritto Canonico dice al riguardo:

.

«Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti» [Codice di Diritto Canonico, can. 844 § 4; Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1400].

Questo concerne quindi solo casi di emergenza, soprattutto in cui si tratta di un pericolo di morte.

.

.

L’inter-comunione è, in linea di principio, soltanto possibile con i cristiani ortodossi, perché le Chiese Orientali, pur non essendo in piena comunione con la Chiesa Cattolica, hanno veri Sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, un sacerdozio e un’Eucaristia validi [Catechismo della Chiesa Catolica n. 1400, Codice di Diritto Canonico, can. 844, § 3]. La loro fede nel sacerdozio, nell’Eucaristia e pure nel Sacramento di Penitenza è uguale a quella della Chiesa Cattolica.

.

Invece, i protestanti non condividono la fede nel Sacerdozio e nella Eucaristia. La maggior parte dei protestanti tedeschi è luterana. I luterani credono nella consustanziazione, che implica la convinzione che, oltre al Corpo e il Sangue di Cristo siano realmente presenti anche il pane e il vino, nel momento in cui vengono ricevuti. Se qualcuno riceve il pane e il vino senza credere questo, il Corpo e il Sangue di Cristo non sono realmente presenti. Fuori da questo momento della ricezione, vi rimangono solo il pane e il vino e non sono presenti il corpo e il sangue di Cristo.

.

Ovviamente, la dottrina luterana della consustanziazione differisce essenzialmente da quella cattolica della transustanziazione che implica la fede che ciò che si riceve sotto le figure del pane e del vino, anche se amministrato a qualcuno che non crede nella transustanziazione e anche fuori del momento dell’amministrazione, rimanga il Corpo e il Sangue di Cristo perché non ci sono più le sostanze del pane e del vino.

.

Per queste differenze essenziali non si deve amministrare la comunione a un protestante, anche se sposato con un cattolico, perché il protestante non vive in piena comunione con la Chiesa Cattolica e, perciò, non condivide esplicitamente la fede nell’Eucaristia. Le differenze fra la fede nella consustanziazione e quella della transustanziazione sono tanto grandi che si deve davvero esigere che qualcuno che desidera ricevere la comunione entri esplicitamente e formalmente nella piena comunione con la Chiesa Cattolica (tranne in un caso di pericolo di morte) e confermi in questo modo esplicito di accettare la fede della Chiesa Cattolica, inclusa quella nell’Eucaristia. Un esame di coscienza con un sacerdote o con un’altra persona con responsabilità pastorali non dà delle garanzie sufficienti che la persona coinvolta accetti davvero la fede della Chiesa. Accettandola, la persona può fare comunque solo una cosa: entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.

.

Le bozze per le direttive della Conferenza Episcopale tedesca suggeriscono che si tratti soltanto di alcuni casi di protestanti, sposati con cattolici, che vorrebbero ricevere la comunione, facendo uso di queste direttive. Tuttavia, l’esperienza insegna che nella prassi questi numeri in genere diventeranno sempre più grandi. Protestanti, anche sposati con cattolici, vedendo altri protestanti sposati con un cattolico ricevere la comunione, penseranno di poter fare lo stesso. E alla fine anche protestanti non sposati con cattolici vorranno riceverla. L’esperienza generale con questo tipo di regolazioni dimostra che rapidamente i criteri si estenderanno. 

.

Ora il Santo Padre ha fatto sapere alla delegazione della Conferenza Episcopale tedesca che deve discutere di nuovo le bozze per un documento pastorale sull’amministrazione della Comunione, tra le altre cose, e tentare di trovare unanimità. Unanimità su che cosa? Supposto che tutti i membri della Conferenza Episcopale tedesca, dopo averle discusse di nuovo, decidano all’unanimità che si può amministrare la comunione ai protestanti sposati con un cattolico (il che non succederà), questa ― pur  essendo contraria a ciò che dicono al riguardo il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica ― diventerà la nuova prassi nella Chiesa Cattolica in Germania? La prassi della Chiesa Cattolica, fondata sulla sua fede, non è determinata e non si cambia statisticamente quando una maggioranza di una Conferenza Episcopale vota in favore di questo, nemmeno facendolo all’unanimità.

. 

.

Ciò che dicono il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica sarebbero dovuti essere la reazione del Santo Padre che, come successore di San Pietro, è «il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli» [cf. Lumen Gentium n. 23]. Il Santo Padre avrebbe dovuto dare alla delegazione della Conferenza Episcopale tedesca delle direttive chiare, basate sulla retta dottrina e sulla prassi della Chiesa. Così avrebbe dovuto rispondere anche alla donna luterana che gli chiese il 15 novembre 2015 se potesse ricevere la comunione insieme al suo sposo cattolico: questo non è accettabile, invece di suggerire che lei poteva ricevere la comunione in base al suo essere battezzata, conformemente alla sua coscienza. Rinunciando a fare chiarezza, si crea una grande confusione fra i fedeli e si mette in pericolo l’unità della Chiesa. Lo fanno anche i cardinali che propongono pubblicamente di benedire relazioni omosessuali, il che è diametralmente opposto alla dottrina della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura, e cioè che il matrimonio, secondo l’ordine della creazione, esiste solo fra un uomo e una donna.

.

.

Osservando che i vescovi e soprattutto il successore di Pietro mancano nel mantenere e trasmettere fedelmente e in unità il deposito della fede, contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, non posso non pensare all’articolo 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica:

.

«Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità».

.

X Willem Jacobus Card. Eijk

 Arcivescovo Metropolita di Utrecht

    Primate della Chiesa d’Olanda

.

.

.

.

.

 

Sulla transustanziazione il Sommo Pontefice Francesco conferma la tradizione

SULLA TRANSUSTANZIAZIONE IL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO CONFERMA LA TRADIZIONE

.

Il Pontefice regnante, con le parole «perché e nel pane e nel vino ci sia Gesù» intende dire che Cristo viene nel pane e nel vino non per stargli accanto o entrargli dentro, come lo zucchero nel caffè, come credeva Lutero, ma per transustanziarlo, ossia per mutarlo nel suo corpo, sicché fare la Comunione non vuol dire mangiare del pane, sia pure alla presenza di Cristo, ma mangiare il corpo di Cristo.

.

.

Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

.

il Sommo Pontefice Francesco I durante una celebrazione eucaristica

All’Udienza del 7 marzo scorso [cf. QUI] il Santo Padre ha trattato della Preghiera Eucaristica della Santa Messa e, riferendosi alla formula della consacrazione eucaristica pronunciata dal celebrante, ha avuto le seguenti parole:

.

«invochiamo lo Spirito perché venga, e nel pane e nel vino ci sia Gesù. L’azione dello Spirito Santo e l’efficacia delle stesse parole di Cristo proferite dal sacerdote, rendono realmente presente, sotto le specie del pane e del vino, il suo Corpo e il suo Sangue».

.

Le parole del Papa a tutta prima potrebbero sembrar avere un senso luterano, ossia che la presenza reale del corpo di Cristo nell’Eucaristia sia da intendersi, come credeva Lutero, come presenza di Gesù nel pane. In tal caso, secondo Lutero, con la consacrazione il pane non viene mutato, ossia transustanziato nel corpo di Cristo, ma il pane resta pane e vi è solo la presenza di Cristo nel pane, sia pure dopo avere invocato la discesa dello Spirito Santo.

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

È necessario aprire un inciso per chiarire che in teologia dogmatica, nello specifico in dogmatica sacramentaria, col termine transustanziazione [dal latino, trans-substantiatio], si indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, della sostanza del vino, nella sostanza del Sangue di Cristo. Questo termine indica il passaggio di una sostanza in un’altra. Durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, sebbene le specie del pane e del vino rimangano invariate nel loro colore e sapore — e questi sono indicati in linguaggio filosofico e teologico come cosiddetti “accidenti esterni” —, la sostanza, vale a dire l’elemento sostanziale, nonostante permangano le apparenze “accidentali” del pane e del vino si trasforma nel Corpo e nel Sangue di Cristo, realmente presente, vivo e vero, in corpo, anima e divinità.

.

Il Papa, con le parole «perché e nel pane e nel vino ci sia Gesù» intende dire che Cristo viene nel pane e nel vino non per stargli accanto o entrargli dentro, come lo zucchero nel caffè, come credeva Lutero, ma per transustanziarlo, ossia per mutarlo nel suo corpo, sicché fare la Comunione non vuol dire mangiare del pane, sia pure alla presenza di Cristo, ma mangiare il corpo di Cristo.

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

Infatti il Concilio di Trento ha spiegato che la verità della presenza reale eucaristica suppone che, dopo le parole della Preghiera Eucaristica contenenti la cosiddetta formula consacratoria, il pane non sia più pane, ma corpo di Cristo [vedere QUI], come precisa subito dopo il Pontefice. Ciò vuol dire che la spiegazione cattolica e quella luterana della presenza reale non sono, come crede Andrea Grillo [vedere QUI], due possibili spiegazioni entrambe legittime, del fatto — che è ad un tempo dogma di fede — della presenza reale, perché si escludono a vicenda secondo il principio di non-contraddizione, per cui, se è vera l’una, non può esser vera l’altra, insomma: non possono esser vere entrambe simultaneamente.

.

Qui infatti non si tratta di opinioni soggettive o di apparenze o di diversità di punti di vista, come sostiene Andrea Grillo. No. Qui c’è in gioco la verità oggettiva, che deve valere per tutti ed ha diritto al consenso di tutti e che rispecchia la realtà in sé così com’è; è quindi verità universale, una per tutti e valida per tutti.

.

Lutero dice infatti che il pane resta pane. La Chiesa invece dice: il pane non è più pane. Lutero dice che Cristo è nel pane. La Chiesa, invece, come riporta il Papa dice che il pane non è più pane, ma corpo di Cristo. Ora, se è vera l’una proposizione, l’altra necessariamente è falsa. A meno che non distinguiamo più il sì dal no. Ma il Concilio di Trento ci ha detto qual è quella vera. Dunque, quella luterana è falsa.

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

Lutero, nello spiegare le parole di Cristo «questo è il mio corpo», le interpreta come se Cristo dicesse qualcosa di diverso da quello che effettivamente dice. Vediamo allora di giustificare l’assunto. È nota la sua teoria dell’impanazione o consustanziazione: Cristo non è sotto le specie del pane transustanziato nel corpo di Cristo, ma Cristo è nel pane ed insieme col pane. Quindi, sulla mensa non c’è solo il corpo di Cristo, ma ci sono il pane e il corpo di Cristo. Non una sostanza, il corpo di Cristo, bensì due: il pane e il corpo.

.

Lutero cambia le parole di Cristo. Anziché «questo è il mio corpo», gli fa dire: «Io sono in questo pane». Si vede chiaramente che Lutero purtroppo rifiuta la distinzione fra sostanza e accidenti, che serve tanto utilmente ad accogliere il dogma della transustanziazione e quindi ad interpretare rettamente le parole del Signore, in particolare il «questo» [in greco τοῦτο, in latino  hoc].

.

La tesi luterana di Cristo nel pane svuota del suo significato proprio ed originale il mistero eucaristico; non dice nulla, che non corrisponda a quel che è la presenza generale di Cristo in tutte le cose. Secondo Lutero, nell’Ultima Cena Gesù non avrebbe detto nulla di speciale o di nuovo rispetto a ciò che gli Apostoli sapevano già. Mangiando il pane consacrato da Cristo, essi non mangiarono il corpo di Cristo, ma semplicemente un pane nel quale Cristo era presente, così come Egli è presente nel cuore degli uomini giusti e in tutte le creature dell’universo.

 .

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

Dunque quell’hoc non è più pane, ma non è ancora il corpo fino a che Cristo non terminò di pronunciare le parole della consacrazione. Nel momento in cui pronunciò quell’hoc, stava avvenendo la transustanziazione. Essa avvenne nel corso del parlare di Nostro Signore ed a causa delle sue parole. Così pure avviene nel corso del pronunciare le parole della consacrazione da parte del sacerdote mentre le pronuncia.

.

Il Santo Padre ricorda poi giustamente ed opportunamente che il corpo del Signore è nascosto sotto le «specie» del pane. Che vuol dire «specie»? Non dobbiamo pensare alla “specie” nel senso biologico o logico. La parola, che deriva dal latino species, in questo caso significa “aspetto”, “sembianza”. Una cosa può avere l’aspetto di un’altra, per cui questa cela se stessa, la sua essenza o la sua sostanza sotto quell’aspetto. Per esempio, a Pentecoste lo Spirito Santo apparve sotto l’aspetto di lingue di fuoco [cf. At 2, 4-11], al battesimo di Cristo sotto l’aspetto di una colomba [cf.   Mt 3, 13-17].

.

Bisogna però qui fare attenzione a che cosa la Chiesa intende dire con la parola specie. Non intende riferirsi ad un’apparenza o sembianza ingannevole, puramente soggettiva, come potrebbe essere un sogno, un’allucinazione o un’illusione ottica. Non è che l’ostia consacrata sembri bianca, rotonda e piccola, perché essa lo è in realtà. Lo è veramente, certamente ed oggettivamente. I sensi mantengono la loro veracità, non si tratta di vane apparenze; resta la verità sensibile. L’ostia è veramente bianca, rotonda e piccola. Questo è il senso della frase dei Padri: l’ostia sembra pane, ma non è pane: è il corpo del Signore. E dicendo “sembra” — come la Chiesa spiegherà successivamente — i Padri intendono: cogliere realmente la specie, anche se la sostanza del Corpo di Cristo resta nascosta ed è vista solo con gli occhi della fede.

.

Volendo usare con prudente riserva il concetto kantiano di fenomeno, potremmo dire che il credente vede nell’ostia consacrata il fenomeno del pane, ma non vede la cosa in , ossia non vede il pane. Egli però sa che la cosa in sé, ossia la sostanza del pane, non c’è, ma che al suo posto c’è il corpo di Cristo. Certamente non sarà Kant, semplice filosofo, a dargli questa certezza, ma ovviamente è la fede. Tuttavia Kant, col concetto della cosa in sé, come Aristotele col concetto della  sostanza, può aiutarci a distinguere ciò che nell’ostia colgono i sensi da ciò che intende l’intelletto.

.

Lo svantaggio di Kant rispetto ad Aristotele è che mentre per Aristotele la sostanza — in greco οὐσία, ousia   è intellegibile e concettualizzabile, ossia se ne può conoscere ed esprimere l’essenza, per Kant, invece, la cosa in sé esiste, è pensata [dal greco νοούμενον], ma non è conosciuta; quindi non può essere concettualizzata, perché per Kant il concetto speculativo coglie soltanto il fenomeno, per cui la sostanza, per Kant, non può essere un dato ontologico, ma è solo empirico o al massimo è un’esigenza logica della predicazione. È evidente allora che, con un simile concetto di sostanza, in Kant non si può parlare di transustanziazione.

.

Occorre dire allora che la dualità kantiana fenomeno-cosa in sé per un verso aiuta a capire l’effetto della transustanziazione, ma per un altro è sviante. Aiuta, in quanto tale dualità dice apparizione al senso — il fenomeno — di qualità sensibili che suppongono una cosa in sé inattingibile dal senso, ma solo dall’intelletto [νοούμενον]. Il fenomeno, quindi, non è pura apparenza [Schein], ma manifestazione [Erscheinung] sensibile, oggettiva, certa e verace del reale.

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

Ma questa dualità, per un altro verso, non aiuta, perché essa implica una cosa in sé, che è certo reale [res Ding an sich] ed indipendente dal soggetto, ma inconoscibile in se stessa, della quale è fenomeno; ma il fenomeno offre all’intelletto un oggetto proprio, che non è la cosa in sé.

.

Ora le specie eucaristiche rimandano sì ad una cosa in sé, che però per il credente non è affatto inconoscibile o imprecisabile, perché è il Corpo del Signore. Se vogliamo, potremmo dire che è inconoscibile alla pura ragione, ma non alla fede. Una semplice ragione come quella del non-credente, sarebbe convinta che dietro le apparenze del pane non c’è altro che il pane. Del resto, è normale per la ragione conoscere la sostanza invisibile e impalpabile mediante gli accidenti esterni visibili e palpabili.

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

È soltanto la fede che ci dice che dietro gli accidenti del pane non c’è il pane ma il corpo di Cristo. Sostenere dunque che dopo la consacrazione il pane resti pane, per quanto avvalorato dalla presenza di Cristo, vuol dire in ultima analisi non credere nelle parole del Signore. Il che vuol dire che la fede si salva solo ammettendo la transustanziazione.

.

Restando invece nel quadro kantiano sappiamo bensì che sotto al fenomeno c’è la cosa in sé, che potrebbe far pensare alla sostanza. Senonché, come però abbiamo detto, per Kant la cosa in sé è bensì realtà sussistente, anzi certissima ed assoluta, distinta e indipendente dall’intelletto; ma, come è noto, è inconoscibile ed indeterminabile — c’è la “cosa”, non le cose — mentre per lui la sostanza, moltiplicabile e determinabile, è solo categoria a priori dell’intelletto, che vale solo per classificare i fenomeni e per la quale l’intelletto ha bisogno di un soggetto assoluto e fisso sottostante il divenire. Inoltre, quella che la Chiesa nel caso dell’Eucaristia chiama specie, corrisponde a ciò che in metafisica ed anche nel linguaggio comune si chiama accidente, proprietà ontologica aggiuntiva all’essenza delle cose, necessaria o contingente, inamissibile o amissibile, corruttiva o perfettiva, immancabilmente presente in tutte le realtà materiali e spirituali create. L’accidente può cadere sotto il senso come sotto l’intelletto. Esso concerne ciò che della cosa o di una realtà ci appare immediatamente, per così dire alla superficie, e che emana dall’intimo o dal profondo, o dal “cuore” della cosa, detti “sostanza”, che è ciò per cui un ente finito sussiste da sé e in sé, ciò che in logica è il soggetto predicante, che parla e del quale si parla ed al quale si attribuisce il predicato, che può essere o sostanziale o accidentale. Ma dell’accidente non si predica se non sostanzializzandolo. Essa è detta appunto “soggetto”, attraverso l’uso del termine greco ὑποκείμενον [ypokèimenon], di cui fa uso Aristotele e che alla lettera significa “stare sotto”; termine poi trasposto in latino — sub-iectum  per significare che essa soggiace o fa da supporto agli accidenti.

.

Sostanza e accidenti

.

il Sommo Pontefice Francesco I, celebrazione eucaristica

La sostanza [2] è l’ente completo in quanto sussistente ed agente secondo la sua essenza o natura specifica [sostanza seconda] o individuale [sostanza prima]. La sostanza può essere naturale o artificiale, l’artefatto, opera della tecnica o dell’arte. Quella naturale è creata da Dio ed è formata da un’unica forma sostanziale, per esempio la forma della sostanza chimica e l’anima dei viventi. Quella artificiale è prodotto dell’uomo ed è un insieme o composto ordinato di parti di sostanze diverse. L’ostia è una sostanza artificiale.

.

Esigenza profonda ed essenziale dell’intelletto è conoscere la sostanza delle cose, al di là degli accidenti magari caduchi ed effimeri, oggetto dei sensi. La sostanza è ciò che nell’ente e nel reale vi è di più consistente, di più importante, di più interessante per l’intelletto, il quale solo, e non il senso, sa cogliere la sostanza. Certo, per una conoscenza precisa e soprattutto storica e concreta, occorre conoscere anche gli accidenti, soprattutto quelli essenziali e inamissibili. Invece, nel sapere scientifico, dove interessa conoscere l’universale, conoscere l’essenziale e il fondamentale, la conoscenza dell’accidentale è di scarso interesse. Conosciamo la sostanza per il tramite degli accidenti, perché la sostanza si apprende nei suoi accidenti.

.

La sostanza del pane è il pane. Ma è chiaro che quando si dice il “pane”, s’intende il pane coi suoi accidenti. Tuttavia, la sostanza del pane è realmente distinta dai suoi accidenti, anche se normalmente la sostanza sta coi suoi accidenti e questi ineriscono alla loro sostanza. La sostanza non può rimanere, di norma, senza i suoi accidenti.

.

Nella transustanziazione, quindi, la sostanza del pane non resta da sola, non è annullata, come infatti insegna il dogma tridentino [3] «si converte totalmente nella sostanza del corpo di Cristo». Solo questa sostanza del corpo di Cristo non ha i suoi accidenti, perché va intesa non nel senso della sostanza del corpo di Cristo risorto e asceso al cielo, laddove soltanto ha i suoi accidenti — ossia il suo corpo glorioso che porta sempre impressi su di di esso i segni della passione —, ma è, per la potenza divina, pura sostanza esente dagli accidenti [per modum substantiae].

.

il Maestro e Custode della fede in cattedra

Per questo, il corpo di Cristo presente a modo di sostanza nel Santissimo Sacramento è indipendente dal luogo, dallo spazio e dal tempo, e può quindi essere presente in tutti i tabernacoli della terra fino alla fine del mondo. Infatti, luogo, tempo e spazio sono accidenti della sostanza. Quanto agli accidenti eucaristici del pane e del vino, è da ricordare che Dio onnipotente, creatore della sostanza e degli accidenti, fa sì che essi esistano senza la loro sostanza, sostenuti nell’essere da Lui. Ed è appunto quanto avviene nell’Eucaristia.

.

Siccome nel Santissimo Sacramento restano gli accidenti eucaristici, e questi accidenti entro breve tempo o per vari motivi si corrompono, all’atto della corruzione, viene meno la presenza reale, perché vengono meno gli accidenti del pane e del vino, sotto i quali c’è la presenza reale.

.

Nel momento della consacrazione eucaristica avvengono dunque tre miracoli, che solo gli occhi della fede possono vedere: primo, la transustanziazione; secondo, Dio sostiene gli accidenti eucaristici privi della loro sostanza; terzo, Dio dispensa dal possesso dei propri accidenti la sostanza del corpo di Cristo Risorto sotto le specie eucaristiche.

.

Ecco perché sul Corpo e il Sangue di Cristo, realmente presente dopo la Preghiera Eucaristica in anima, corpo e divinità, il Popolo di Dio acclama: mistero della fede! Annunciando la morte di Cristo e proclamando la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta.

.

Varazze, 28 aprile 2018

.

.

________________________

NOTE 

[1] Synopsis theologiae dogmaticae specialis, Desclée et Socii, Romae-Tornacii-Pariis, 1908, vol.II, p.339.

[2] Due trattati magistrali sulla nozione metafisica di sostanza: Tomas Tyn, O.P, Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2009; M.-D.Philippe,OP, L’être. Recherche d’une philosophie première,Téqui, Paris 1972.

[3] Denz.1642.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

Cari Lettori,

come i nostri affezionati sanno, L’Isola di Patmos ha dei costi di gestione che da sempre sostiene con le vostre offerte.

Cogliamo anzitutto l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto e permesso sino ad oggi di coprire queste spese vive, in particolare tutti coloro che, mensilmente, ci inviano sempre il loro contributo. 

A quanti avessero intenzione di offrire il loro prezioso sostegno per la nostra opera apostolica, proponiamo di fare una sottoscrizione mensile a favore de L’Isola di Patmos, anche per pochi euro, usando il comodo e sicuro sistema Paypal

Dio ve ne renda merito.

.

.

.

Da Lucio Battisti a Giovanni Battista, la Chiesa allo sbando: «Confusione, mi dispiace, se sei figlia della solita illusione e se fai confusione»

DA LUCIO BATTISTI A GIOVANNI BATTISTA, LA CHIESA ALLO SBANDO: «CONFUSIONE, MI DISPIACE, SE SEI FIGLIA DELLA SOLITA ILLUSIONE E SE FAI CONFUSIONE» 

La confusione sta caratterizzando la vita della Chiesa visibile, noi Padri de L’Isola di Patmos da anni ne scriviamo e chissà per quanti altri anni proseguiremo a scriverne, il tutto nella consapevolezza che oggi, l’esperienza di fede, è costretta a muoversi e purificarsi in due spazi ben precisi: il deserto e le catacombe.

.

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

Nel mondo delle varie arti, ci sono opere che possono trasmettere percezioni e stimoli diversi da un tempo all’altro. Caratteristica delle espressioni di vera arte è di parlare attraverso il tempo, ciò vale per la letteratura e per il teatro, la pittura e la musica. Lo stesso vale anche per i nostri sensi, in particolare per gusto e olfatto, non è infatti raro che col correr del tempo dei cibi che venivano rifiutati, per esempio nel periodo dell’infanzia, divengano in seguito molto graditi e apprezzati, o viceversa; similmente può accadere che delle essenze aromatiche che una volta piacevano, in futuro diano invece fastidio, o viceversa.

.

Difficilmente ascolto la musica leggera, benché consapevole che l’Italia ha donato al mondo alcuni tra i più celebri cantautori, specie tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento. Molte le canzoni dei nostri autori tutt’oggi diffuse a distanza di decenni, tradotte in numerose lingue e conosciute dal pubblico mondiale. E tra questi autori di talento, spicca Lucio Battisti. Così, ascoltando per caso la canzone «Confusione», invece di ripensare ai tempi della mia fanciullezza ―  dato che quando i miei cugini allora ventenni la cantavano io avevo nove anni, correndo all’epoca l’anno 1972 ―,  sono stato indotto ad una riflessione tutta teologia. La frase che mi ha acceso la cosiddetta “lampada” sulle parole di questa canzone è stata quella del ritornello:

.

«Confusione, mi dispiace, se sei figlia della solita illusione e se fai confusione. Confusione, tu vorresti imbalsamare anche l’ultima più piccola emozione» [cf. video QUI, testo QUI]. 

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

La confusione sta caratterizzando la vita della Chiesa visibile, da anni ne scrivo e chissà per quanti altri proseguirò a scriverne, nella consapevolezza che oggi, l’esperienza di fede, è costretta a muoversi e purificarsi in due spazi precisi: il deserto e le catacombe.

.

Partiamo dall’immagine del deserto, che nell’esperienza di fede non è solo un territorio, ma un preciso spazio metafisico che emerge nell’Antico Testamento, acquisendo poi un senso proprio nel Nuovo Testamento. Il deserto che l’antico Popolo d’Israele deve percorrere, segna un cammino di fede verso la speranza di una terra promessa da Dio. Gli spazi silenti e sconfinati, aiutano a percepire quanto il deserto sia un luogo di grazia e di incontro con Dio che si prende cura dell’uomo [cf. Dt 2,7]. Attraverso quelle azioni di grazia sanante e salvifica accolte dall’uomo in ascolto, Dio muta il deserto da situazione di pericolo e di morte in un luogo di salvezza e di rinascita della vita, sino a renderlo una terra fruttuosa [cf. Is 35,1.7].

.

Nel Nuovo Testamento il deserto è il luogo dal quale il Precursore, Giovanni il Battista, prepara la strada al Signore, che è anzitutto via di conversione: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore”, come disse il profeta Isaia» [Gv 1, 22-23]. E nel deserto, lo stesso Verbo di Dio fatto uomo, Cristo Signore, provò quelle tentazioni che in quegli stessi spazi desertici l’antico Popolo d’Israele non seppe invece vincere. Sconfiggendole, Egli mostra in che modo le insidie di Satana vadano superate attraverso l’ascolto e l’obbedienza nella fede, mutandoci in docili strumenti guidati dalla Parola di Dio che parla, apre e spazza via le sabbie dei deserti delle nostre anime.

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

Se il deserto spirituale è il luogo silenzioso nel quale la fede si accresce ed è benedetta dai doni di grazia, le moderne catacombe sono il luogo nel quale la fede si sviluppa, si manifesta e si trasmette. Quelle moderne alle quali siamo chiamati, od a volte costretti, non sono più le catacombe romane dei primi cristiani perseguitati, perché il concetto di catacomba e di persecuzione è mutato nella sua forma accidentale esterna, anche se poi, nella sostanza, la persecuzione rimane sempre la stessa. Oggi, chi conserva la fede e la vive, non è più gettato tra le belve del Colosseo durante i grandi giochi, ma ucciso dall’indifferenza del nuovo paganesimo decadente, il tutto con una differenza di non poco conto: ciò non avviene più al di fuori della Chiesa, ma dentro la Chiesa, perché quando il mondo non ci reputa neppure più meritevoli di essere sbranati, tanto ci reputa invece ridicoli, sprofondati come siamo «nella satira che tutto quanto annega nel ridicolo» [cf. mio precedente articolo, QUI], a quel punto cominciamo a sbranarci tra di noi, ignari che il Beato Apostolo Paolo ci ammonisce: «Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!» [Gal 5,15]. Per ciò le catacombe non sono più luoghi nascosti, avvolti dal silenzio e dal buio; le nostre catacombe moderne sono in mezzo alla confusione generata da un uomo che vive di effimere illusioni, dopo avere dichiarato che Dio è morto. Sono queste le parole pesanti e in parte profetiche che Friedrich Nietzsche esprime nella Parabola del folle: «Gott ist tot! Gott bleibt tot! Und wir haben ihn getötet!» [Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso!]. E sulla “morte di Dio” l’uomo ha imbalsamato il feticcio del superuomo, tanta è la sua paura della morte, da sempre temuta da coloro che sono completamente privi di fede, di speranza e di carità.

.

Il nostro deserto metafisico e le nostre moderne catacombe, sorgono nel rumore di un mondo in confusione generato da illusioni; e se all’uomo che ha ucciso Dio e che oggi si sente fieramente libero di Dio qualcuno osa toccare i feticci delle sue grandi illusioni, ecco che egli le imbalsamerà, perché chiunque è privo di una prospettiva eterna, tenta sempre di difendersi dalle proprie paure cristallizzando il presente nel museo delle moderne mummie egizie.

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

Le due opposte sponde costituite dai cosiddetti tradizionalisti lefebvriani e per contro dai cosiddetti progressisti di marcata radice modernista e filo-luterana, nella loro antitetica diversità costituiscono il letto del fiume che raccoglie il correre delle acque stanche e inquinate della Chiesa visibile, il flusso delle quali dovrebbe essere mosso dalla purezza della grazia, non dai rifiuti tossici. Ecco allora che, la prima sponda, vorrebbe mummificare un passato che non deve passare; un passato che spesso non è neppure mai esistito, poiché frutto delle loro fantasie, in nome di una «conservazione senza progresso» [cf. Giovanni Cavalcoli, O.P, QUI]. La seconda sponda, che mira ad un «progresso senza conservazione» [cf. Giovanni Cavalcoli, O.P, supra], vorrebbe invece paralizzare per sempre un presente che non deve passare ed evolvere, rendendo di fatto statica la vita di un Corpo Mistico formato da un Popolo in cammino che con Cristo suo capo e noi membra vive dà vita alla Chiesa pellegrina sulla terra. Ecco quindi che a quel punto, la Chiesa visibile, da fiume di grazia si muta in un fiume morto.

.

Il Verbo di Dio è stato chiaro e di una chiarezza senza tempo, perché la sua verità è eterna, contenendo al proprio interno la vita eterna stessa [cf.  Gv 3,36]. E con chiarezza Egli ci ha avvisati: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia» [Gv 15, 18]. Esattamente come odiò Giovanni il Battista, che dinanzi alle opere del Prìncipe di questo mondo [cf. Gv 16,11], non tentò di mediare in alcun modo, ma con chiara decisione intimò ad Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello» [Mc 6,18]. Il seguito della storia è noto, val però la pena ricordarla: «[…] Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere […] Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea.  Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”. E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno”. La ragazza uscì e disse alla madre: “Che cosa devo chiedere?”. Quella rispose: “La testa di Giovanni il Battista”. Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: “Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista” […] Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa» [Mc 6, 19-27].  

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

Mostrando sino alla morte di essere di Cristo e non del mondo, consapevole che essere di Cristo può comportare essere odiati dal mondo, il Battista si guardò dal mediare in modo accomodante tra Erode ed Erodiade, né omise di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è morale e ciò che è immorale. Che dire: forse oggi il Battista sarebbe considerato poco accogliente e per nulla includente, troppo rigorista e poco misericordioso, insomma, una sorta di vero e proprio proto-pelagiano reso arido dalle sabbie del deserto, dal miele selvatico e dalle locuste di cui a lungo si era cibato, un arido idolatra della legge …

.

Dall’esperienza del Battista passiamo adesso alle parole del Battisti per capire qual è quella «illusione» che nella Chiesa visibile genere «confusione», sino a spingerla a cercare il plauso del mondo, anziché il suo odio, costasse pure come prezzo la nostra testa deposta su un vassoio dopo una danza di Salomè, per il capriccio satanico di Erodiade.

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

La «figlia della solita illusione» che fa «confusione» nasce dalla odierna incapacità di distinguere la singola persona, non di rado buona, da aggregazioni religiose, politiche o ideologiche contenenti al proprio interno errori gravi e pericolosi. Procediamo allora con gli esempi per meglio chiarire: sono io il primo ad avere ottime relazioni con singoli musulmani dotati di bontà, umanità e rispetto per il prossimo, con i quali è per me un piacere intrattenere relazioni. Ciò non può spingermi però ad un pericoloso errore: confondere il singolo scisso dal gruppo, con quelli che sono gli errori ed i pericoli contenuti nella struttura stessa dell’Islam, che non prende vita da un uomo di Dio, ma dal falso profeta Maometto. Detto questo non va dimenticato un altro passaggio di non poco conto: quando in certi periodi storici, anche recenti, in alcuni Paesi arabi furono scatenate persecuzioni contro le minoranze costituite da ebrei e cristiani, è accaduto che alcuni singoli si siano preoccupati di mettere in salvo loro amici ebrei e cristiani, però è anche accaduto che altri, sino a poco prima amici sinceri, abbiano invece denunciato dove erano stati nascosti, perché al momento in cui è stato scatenato l’odio, in loro non ha prevalso né il senso di umanità né l’amicizia, ma da una parte lo spirito tribale, dall’altra l’assoggettamento collettivo alle autorità religiose e politiche; e come la storia ci insegna e ci documenta, questi secondi hanno sempre costituito le grandi maggioranze, lo documenta soprattutto il numero dei morti, perché per fare molti morti occorrono molti carnefici e intere popolazioni che dei carnefici si fanno complici.

.

Qualcuno pensa forse che io non intrattengo relazioni con esponenti del Protestantesimo, diversi dei quali molto più amabili e degni di tanti cattolici di mia conoscenza, in particolare di certi miei confratelli sacerdoti? Questo non può indurmi però ad un errore clamoroso, tale sarebbe il trasferire qualità umane e bontà del singolo su quella corrente scismatica ed ereticale che è il Protestantesimo. Infatti, che io conosca e sia in sinceri rapporti di amicizia con diversi singoli degni luterani, non implica che in modo irragionevole, surreale ed emotivo, mi metta a proclamare degne e buone le velenose eresie di Martin Lutero e dei suoi seguaci, o peggio a conferire a questo eresiarca il titolo di «riformatore» e di persona «animata da buone intenzioni».

.

Lucio Battisti, foto di repertorio

Qualcuno pensa forse che io non abbia amici, anche molto cari, colmi di premure verso le loro mogli ed i loro figli, sinceri e fedeli con gli amici, con due divorzi alle spalle ed uno stile di vita totalmente opposto a ciò che sono i valori della vita cristiana? Certo che ho e che frequento questo genere di amici, ma la bontà del singolo non può portarmi però ad approvare e dichiarare buone e giuste certe condotte di vita immorali e dissolute.

.

Qualcuno pensa forse che sin dalla giovinezza, specie frequentando certi ambienti della cosiddetta alta società, io non abbia conosciuto un fitto esercito di omosessuali, disseminati tra l’ambito della vecchia aristocrazia, del mondo delle arti e delle libere professioni, diversi dei quali ricolmi di amabilità, simpatia e premure umane? Certo, che li ho conosciuti. E di molti conservo anche teneri ricordi, ma ciò non può indurmi a definire la pratica dell’omosessualità come una «naturale variante delle sessualità umana», meno che mai giuste le istanze delle lobby gay, né definire legittima la estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, alla adozione dei figli da parte di queste coppie o peggio all’acquisto da parte di certi egoisti ricchi&ricchioni di bambini comprati da uteri in affitto. Nel modo gay non si può credere che con i soldi chiunque possa permettersi davvero tutto, salvo scatenare per reazione la gaia e feroce caccia alle streghe contro chiunque osi dissentire dagli agguerriti e politicizzati lobbisti di Sodoma&Gomorra, per i quali la altrui libertà di espressione e di dissenso, finisce dove costoro pretendono di imporre il proprio egoismo assieme alla loro cultura di morte a suon di schiaffi mollati al diritto naturale, con uno spirito spesso degno di una vera e propria gaystapo. Vorrei infatti fosse chiaro che due ricchi&ricchioni, tipo Elton John ed il suo marito-moglie o moglie-marito, che si acquistano due bimbi da degli uteri in affitto, non segnano il trionfo della vita, ma il trionfo della cultura della morte dell’uomo, della società e di una intera civiltà. E se io affermo questo, non è perché sono insensibile e disumano, ma perché seguo l’esempio del Battista, a cui riguardo, Cristo Dio, non affermò affatto “Ah, quant’era rigorista, poco misericordioso e proto-pelagiano”, ma su di lui disse: «Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni […]» [Lc 7,28].

.

Salomè con la testa di Giovanni il Battista, opera di Guido Reni

Con questo credo di avere illustrato, dal Battisti al Battista, l’errore venefico che ormai da decenni ha infettato la Chiesa visibile, ridotta ad un fiume che corre mosso da acque inquinate e tossiche: l’errore è di non distinguere più il peccato dal peccatore, l’errore dall’errante. Il peccato, come l’errore, ancor più l’eresia, vanno decisamente e duramente condannati, sempre, senza mai nutrire alcuna paura verso questo mondo ed i suoi figli. Diversamente invece, il peccatore e l’errante, vanno accolti e invitati nel nostro deserto, per poter udire la voce della Parola di Cristo e preparare  ad esso le strade, dopo essersi purificati dalla lordura del peccato.

.

Negli ultimi anni la Chiesa visibile ha scelto invece di piacere al mondo, negando in tal modo l’essenza stessa del Vangelo, «imbalsamando» nel mondo e col mondo anche «la nostra ultima più piccola emozione», come canta il Battisti, mentre la testa del Battista è sempre lì, come eterno monito sopra un vassoio, mentre la Chiesa visibile sempre più sfigurata oggi è applaudita dai suoi più feroci e peggiori nemici di sempre, che applaudono alla sua auto-distruzione interna, al suo essere precipitata nella satira decadente, mentre quella grandissima mignotta di Erodiade continua a vendere a caro prezzo le danze di sua figlia Salomè, che non è come la tenera ragazza della canzone «Balla Linda» del Battisti: «Ti cerco e tu mi dai quel che puoi, non fai come lei, no non fai come lei, tu non prendi tutto quello che vuoi» [cf. QUI e QUI]. Erodiade vuole prendersi tutto, perché a muoverla è il Prìncipe di questo mondo, colui che «è stato precipitato, l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte» [Ap 12,10], ma che è stato vinto «per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire» [Ap 12, 11].

.

«Confusione, mi dispiace, se sei figlia della solita illusione e se fai confusione. Confusione, tu vorresti imbalsamare anche l’ultima più piccola emozione» [cf. video QUI, testo QUI]. 

.

dall’Isola di Patmos, 26 aprile 2018

.

.

.
.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

Cari Lettori,

come i nostri affezionati sanno, L’Isola di Patmos ha dei costi di gestione che da sempre sostiene con le vostre offerte.

Cogliamo anzitutto l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto e permesso sino ad oggi di coprire queste spese vive, in particolare tutti coloro che, mensilmente, ci inviano sempre il loro contributo. 

A quanti avessero intenzione di offrire il loro prezioso sostegno per la nostra opera apostolica, proponiamo di fare una sottoscrizione mensile a favore de L’Isola di Patmos, anche per pochi euro, usando il comodo e sicuro sistema Paypal

Dio ve ne renda merito.

.

.

.

.