Le ragioni di don Alessandro Minutella devono rimanere nella comunione della Chiesa ed a servizio della Chiesa in obbedienza alla Chiesa

LE RAGIONI DI DON ALESSANDRO MINUTELLA DEVONO RIMANERE NELLA COMUNIONE DELLA CHIESA ED A SERVIZIO DELLA CHIESA IN OBBEDIENZA ALLA CHIESA

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Oggi, certi pensatori, ed ahimè non pochi ecclesiastici, hanno superato lo stesso Lutero, che a loro confronto ― va da sé è un paradosso ―, finisce col risultare più ortodosso di loro. Da tutti questi esempi vediamo quindi che c’è più contrasto tra modernisti e cattolici, che non tra luterani e cattolici. I cattolici sono più uniti a Lutero che ai modernisti. Il principale problema dell’unità fra cristiani, oggi, non è tanto quello dell’unione con i luterani ― c’è anche questo, ovviamente ―, quanto piuttosto quello dell’unità fra cattolici.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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Caro Confratello Sacerdote

ALESSANDRO MINUTELLA

Presbìtero della Chiesa di Palermo

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il Presbìtero Alessandro Minutella, omelia «L’imbarazzo della falsa Chiesa» [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

la notizia del decreto del tuo Vescovo mi ha sorpreso e addolorato, perché recentemente ho ascoltato alcune tue omelie nelle quali hai denunciato accoratamente la diffusione nella Chiesa di molte eresie di tipo modernistico, dichiarando nel contempo, in tono critico verso i lefebvriani, il tuo rispetto per i decreti del Concilio Vaticano II e lamentando la loro interpretazione in senso modernista.

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Queste tue parole coincidono con quanto vado sostenendo pubblicamente da molti anni, per cui ho patito ingiusti provvedimenti da parte delle autorità. Come sostieni tu, oggi nella Chiesa la corrente modernista si è talmente affermata, che si è diffusa anche tra i Vescovi, sicché essi favoriscono i modernisti e castigano gli anti-modernisti. E come puoi appurare, noi Padri de L’Isola di Patmos scriviamo da alcuni anni su questi gravi problemi, basta solo consultare il nostro archivio per trovare decine di scritti su questo specifico argomento.

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So che il tuo Vescovo ha motivato il decreto adducendo che tu, pur essendo esente da infezioni ereticali, rompi la comunione ecclesiale. Tu, invece, dal canto tuo, ti ritieni punito ingiustamente ed hai citato l’autorità di San Tommaso in merito. Premetto che non ho sufficienti elementi per formulare un giudizio, ma ti offro alcuni criteri desunti dal Doctor Angelicus.        

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appello di Alessandro Minutella al Sommo Pontefice Francesco [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Innanzitutto dev’essere per te motivo di grande soddisfazione il fatto di aver avuto assicurazione dal tuo Vescovo di non essere eretico, considerata, come dicevo poc’anzi, l’attuale larga diffusione dell’eresia anche tra la Gerarchia e i teologi. Al contempo rimango stupìto dell’incoerenza del tuo Vescovo che permette però a un eretico come Enzo Bianchi di fare una conferenza pubblica nella sua Chiesa cattedrale [cf. recente articolo di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Infatti, di Enzo Bianchi, esistono autorevoli confutazioni, come quella del nostro caro e stimato confratello Antonio Livi, mentre su questa rivista telematica i Padri de L’Isola di Patmos lo hanno confutato più volte e severamente; è anche in preparazione uno studio documentale al quale il Dott. Jorge Facio Lince sta lavorando da mesi [alcuni dei nostri diversi articoli sulle eresie di Enzo Bianchi sono comunque leggibili QUI, QUI, QUI, QUI, etc ..]

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Quanto all’insegnamento dell’Aquinate in fatto di decreti penali, egli distingue un decreto indebito [excommunicatio indebita] a causa del disprezzo del diritto da parte dell’autorità [sententia iuris ordine praetermisso]. «Per cui, se da parte della sentenza c’è un errore tale, da render nulla la sentenza, essa non ha effetto».  Per cui chi ne è colpito può non tenerne conto.

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«Se invece la sentenza è giusta, essa ha effetto e il punito deve obbedire umilmente, e sarà suo merito; oppure deve chiedere al Superiore l’annullamento del decreto; oppure deve ricorrere ad un’istanza superiore. Se invece mostrasse disprezzo per il decreto, per ciò stesso peccherebbe mortalmente» [Sum.Theol., Suppl., q.21, a.4]. Io non sono in grado di consigliarti su quale strada prendere. Sta a te, in coscienza, davanti a Dio, prendere la decisione. Io posso citarti il mio caso personale, che ha trovato la seguente soluzione. A seguito di una mia trasmissione a Radio Maria, il 30 ottobre scorso, nella quale avevo parlato dei castighi divini, il mio Superiore mi sospese parzialmente a divinis il 5 novembre successivo, facendo pubblicare contro di me un comunicato infetto dall’eresia, che nega il peccato originale [in questi articoli c’è la mia difesa: QUI, QUI, in questa successiva trilogia si dimostra invece come il mio caso fu montato da ambienti legati alla lobby gay, QUI, QUI, QUI].

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notizie di cronaca sul “caso Alessandro Minutella” [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Sentenza evidentemente ingiusta quella a mio carico, alla quale io mi adeguai in spirito di obbedienza, senza mancare di spiegare nei dettagli le mie buone ragioni al Superiore. Non vi fu però nulla da fare. Egli non mi rispondeva neanche. Allora, a fine gennaio, feci ricorso a istanza superiore, ricevendo soddisfazione. Due giorni dopo il Superiore mi ha reintegrato nella pienezza delle mie funzioni sacerdotali. Ma la questione, gravissima, dei castighi divini, resta aperta nel campo della teologia contemporanea. Lo stesso Pontefice, nel suo discorso ai terremotati in occasione della sua visita a Carpi il 2 aprile scorso, ha accennato alle conseguenze del peccato originale con le seguenti parole: «La nostra anima, creata per la vita, soffre sentendo che la sua sete di eterno bene è oppressa da un male antico e oscuro» [cf. video, QUI, QUI].

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La Chiesa insegna al sacerdote che deve vedere nel Vescovo il suo Superiore immediato, il quale però gli rappresenta il Sommo Pontefice, al quale, in ultima istanza va l’obbedienza a livello supremo su questa terra. La comunione col Vescovo e con la Chiesa locale è subordinata alla comunione col Sommo Pontefice.

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Oggi siamo in una situazione ecclesiale nella quale esistono Vescovi modernisti o lefebvriani, che non sono in piena comunione col Vicario di Cristo o fingono di esserlo; anzi, mentre i primi, carrieristi e prepotenti, lo adulano e premono su di lui con uno stile che assomiglia a quello mafioso, i secondi, in base ad un errato richiamo alla Tradizione, respingono le dottrine del Concilio Vaticano II e la Messa novus ordo, e disobbediscono al Papa apertamente [cf. articolo del 2015 di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI].

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circa tremila fedeli hanno gremita la cattedrale di Palermo per stringersi in preghiera attorno al loro Vescovo [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

L’unità della Chiesa locale va sempre curata ― sacerdoti e Vescovo insieme ― facendo capo all’unità della Chiesa Romana universale, da essa traendo ispirazione e ad essa sottomettendosi. Questa fedeltà ed obbedienza al Papa e al Magistero della Chiesa è il tesoro che solo noi cattolici possediamo tra tutti i fratelli cristiani non-cattolici. Questi sommi valori ho potuto approfondirli grazie all’esperienza che ho fatto dal 1982 al 1990 come officiale della Segreteria di Stato di San Giovanni Paolo II. Vicino al Papa e come collaboratori del Papa si può fare una bellissima e fruttuosissima esperienza della Chiesa universale, la quale non sminuisce affatto, anzi fa meglio comprendere la dignità e l’autonomia della Chiesa locale.

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Questo sguardo largo e universale, questo legame col Papa senza dimenticare il Superiore immediato, ma proprio per il suo tramite, è, per così dire, nel DNA della spiritualità di noi Domenicani, che facciamo la nostra professione di obbedienza al nostro Superiore Provinciale, certamente, ma al di là di lui e al di sopra di lui, la nostra totale obbedienza la professiamo al Sommo Pontefice.

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Oggi il papato ha più che mai bisogno di essere aiutato, avvertito e difeso nel suo ministero da tutto il popolo di Dio, soprattutto dai veri profeti e dalle anime-vittima, sia perché mai come oggi egli è tentato, insidiato ed assediato dalle forze sataniche che si fingono amiche, e invece vogliono abbatterlo, e sia perché purtroppo — cosa mai successa in tutta la storia della Chiesa ― una crisi di fede si è insinuata all’interno dello stesso episcopato e del collegio cardinalizio e, per conseguenza, sono sorte nella Chiesa divisioni e fazioni aspramente contrapposte [cf. Ariel S. Levi di Gualdo, QUI] — caso emblematico l’opposizione tra lefevriani e modernisti ― proprio sulla tematica delle verità di fede.

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S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

C’è più contrasto fra Rahner e San Tommaso d’Aquino che non tra Lutero e San Tommaso d’Aquino. Per Lutero Dio è creatore, per Teilhard de Chardin Dio è organizzatore della materia. Per Lutero l’ateo è nell’errore, invece per Rahner l’ateo è un credente inconsapevole. Per Lutero Dio è onnipotente, per David Maria Turoldo è debole. Per Lutero Dio è un Tu davanti all’Io, per Marco Vannini l’Io è il «soggetto assoluto». Lutero ammetteva l’immutabilità del dogma, Walter Kasper la nega. Lutero condannava l’ateismo, il Cardinale Carlo Maria Martini diceva che nella coscienza del credente c’è sempre un ateo. Per Lutero la fede è conoscenza della verità — cioè della Parola di Dio —, per molti teologi cattolici è un «incontro atematico ed esistenziale» con Cristo …

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… per Lutero il cristianesimo è al vertice delle altre religioni, per Dupuis è una religione tra le altre, alla pari delle altre. Per Lutero la vera religione è il cristianesimo, invece per Schillebeeckx è la federazione mondiale di tutte religioni [cf. miei articoli QUI, QUI]. Per Lutero solo il cristiano possiede il dono dello Spirito, invece per Raimundo Panikkar la mistica indiana è uguale a quella cristiana. Per Lutero i musulmani sono nemici del Vangelo, invece per Rahner sono “cristiani anonimi” [cf. mio articolo QUI]. Lutero credeva nell’altro mondo; Gutiérrez dice che l’unico mondo è questo mondo. Lutero pensava che Adamo ed Eva fossero veramente esistiti; il Cardinale Gianfranco Ravasi dice che il racconto della creazione dell’uomo è un mito eziologico [cf. mio articolo QUI, Ariel S. Levi di Gualdo QUI]. Lutero ammette il racconto biblico della creazione dell’uomo, mentre Teilhard de Chardin sostiene che l’uomo proviene dalla scimmia.

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Lutero distingue il corpo dallo spirito; Teilhard de Chardin dice che nell’evoluzione la materia diventa spirito [cf. mio articolo QUI]. Lutero credeva nell’immortalità dell’anima, Vito Mancuso la nega. Lutero credeva alla resurrezione dei morti alla fine del mondo, per Rahner, invece, la resurrezione avviene subito dopo la morte. Lutero crede nei castighi divini,  Raniero Cantalamessa ed Hermes Ronchi non ci credono [cf. mio articolo QUI, Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Lutero credeva nell’inferno, von Balthasar dice che «esiste» ma che «è vuoto». Lutero credeva nell’esistenza del diavolo, molti esegeti cattolici non ci credono.   

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preghiera di S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Per Lutero la Trinità sono tre Persone, per Rahner sono tre modi di essere Dio. Lutero riconosceva il Filioque, per Melloni, che invece è filo-ortodosso, se ne può fare a meno. Lutero era ben certo di ciò che ha detto Cristo, Padre Arturo Sosa S.J. dice che non ne siamo sicuri [cf. articolo di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Per Lutero Ario era un eretico, per Bianchi Ario aveva ragione, come sembra abbia affermato di recente nella vostra chiesa cattedrale [cf. testi delle lectiones di Enzo Bianchi, QUI, QUI]. Lutero riconosceva la divinità di Cristo, Schillebeeckx considera Cristo solo il «profeta escatologico». Per Lutero credere che Cristo è il Redentore, è una verità assoluta, invece per Marcello Bordoni, Cristo si può liberamente interpretare, a scelta, o come redentore o come «profeta martire», come uno preferisce. Per Lutero Cristo è l’unico Salvatore, per Giuseppe Dossetti gli Ebrei si salvano anche senza Cristo.

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Lutero accettava il dogma cristologico di Calcedonia, Bruno Forte interpreta l’Incarnazione in senso hegeliano [cf. mio articolo, QUI]. Per Lutero Cristo è il Dio Verità, mentre per de la Potterie Cristo semplicemente ci insegna il Vangelo. Mentre per Lutero il sacrificio espiatorio di Cristo è verità di fede, per il Cardinale Robert Zollitsch l’idea dell’espiazione è un’immagine medioevale superata. Per Lutero il sacrificio di Cristo è stato voluto dal Padre per la nostra salvezza, per Schillebeeckx la morte di Cristo non è stata un sacrificio espiatorio, ma solo un delitto causato dalla cattiveria umana.

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Lutero distingueva il pensiero dalla realtà: dovere del pensiero è adeguarsi al reale. Invece per Rahner, il reale si identifica col pensiero, per cui la mia idea è la realtà: l’io ha sempre ragione. Lutero riconosceva che dobbiamo obbedire ai dieci comandamenti, mentre per Rahner ognuno è libero di decidere da sé della propria identità. Per Lutero la coscienza è sottomessa alla Parola di Dio, mentre per il Cardinale Walter Kasper è la fonte della verità [il cogito di Cartesio] e per il Padre Arturo Sosa primeggia su tutto [cf. mio articolo, QUI, nostre risposte ai Lettori QUI, etc ..]. Lutero sa che il peccato è un male tremendo, che è tolto solo dalla Croce di Cristo, per Teilhard de Chardin, invece, il peccato è semplicemente un trascurabile incidente di percorso nel cammino inarrestabile dell’Evoluzione [su Kasper vedere i miei articoli QUI, QUI]

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preghiera di S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Lutero era contrario a Pelagio, per il quale la grazia era il premio alle opere, invece, per Rahner, la grazia è il vertice dell’autotrascendenza umana. Lutero diceva che è giustificato solo chi crede, chi non crede, è condannato, invece, per Rahner, tutti sono giustificati, perché tutti hanno la fede, almeno «implicita, preconscia ed atematica». Lutero credeva nel peccato originale, Nunzio Galantino non ci crede [cf. mio articolo QUI, Ariel S. Levi di Gualdo QUI]. Lutero condannava la sodomia, Bianchi l’approva. Vincenzo Paglia fa le lodi di Pannella, che approvava la confusione fra i sessi [cf. mio articolo QUI], Lutero riconosceva la distinzione fra uomo e donna ed avrebbe condannato Pannella come immorale. Lutero giudica la modernità in base al Vangelo, i modernisti giudicano il Vangelo in base alla modernità.

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Oggi, certi pensatori, ed ahimè non pochi ecclesiastici, hanno superato lo stesso Lutero, che a loro confronto ― va da sé è un paradosso ―, finisce col risultare più ortodosso di loro. Da tutti questi esempi vediamo quindi che c’è più contrasto tra modernisti e cattolici, che non tra luterani e cattolici. I cattolici sono più uniti a Lutero che ai modernisti. Il principale problema dell’unità fra cristiani, oggi, non è tanto quello dell’unione con i luterani ― c’è anche questo, ovviamente ―, quanto piuttosto quello dell’unità fra cattolici. I modernisti, che si vantano di dialogare con i luterani, finiscono per assorbire le eresie di Lutero, dando ad esse una verniciatura cattolica e disprezzando in realtà Lutero, da loro considerato come un fondamentalista superato dalla «esegesi storico-critica».

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Caro Don Alessandro, la tua battaglia contro il modernismo è più che mai legittima, necessaria ed opportuna. I modernisti sono giunti ad altissimi posti direzionali, fra i collaboratori del Papa o presentandosi come amici del Papa, mentre sono degli astuti adulatori e dei Giuda, che vorrebbero imporre, come mafiosi, i loro loschi piani di asservimento massonico della Chiesa ai poteri del mondo [cf. articolo del 2015 di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI] . Dobbiamo fare il possibile per liberare il Santo Padre da questo abbraccio mortale e da questi poteri occulti, che hanno messo il Venerabile Pontefice Benedetto XVI nelle condizioni di dover liberamente rinunciare al ministero petrino.

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telecronaca, l’Adorazione Eucaristica in cattedrale presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Credo che sia questa una missione purificatrice e santificatrice, che la Madonna ti affida, insieme col tuo servizio alla nobile e antichissima Chiesa palermitana, che oggi soffre in te, soffre nel Vescovo, soffre nei buoni fedeli, soffre per i peccati di tutti, ma nel contempo a questa di Palermo non manca la misericordia del Padre e la consolazione dello Spirito Santo, Che tutti convoca alla penitenza, alla riconciliazione, alla comunione ed alla pace, sotto la guida del legittimo Pastore, non esente dall’umana debolezza, eppure Servo delle vostre anime a nome e per mandato di Cristo. Pertanto ascoltate, aiutate e seguite il vostro Vescovo !

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Prenditi, caro Don Alessandro, un lungo periodo di sosta e riflessione eremitica, in ascolto della voce del Signore, come il profeta Elia: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore» [I Re 19, 11] e attendi «un mormorio di vento leggero» [v.12]. È il vento dello Spirito Santo. Accetta gli ordini, vinci le tentazioni. China il capo davanti alla Maestà divina. Implora misericordia per i tuoi peccati e per quelli dei peccatori. Abbandonati nelle mani del Dio di misericordia. Come dice Santa Caterina da Siena: «Ripòsati sulla Croce». Presto tu potrai riprendere in pienezza le tue funzioni sacerdotali e far fruttare a pieno i doni che Dio ti ha dato.

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Nuovi e grandiosi compiti ti attendono, nuove conquiste per la santificazione tua, per quella del Papa, per il bene della Chiesa universale, per la Chiesa palermitana, per l’Italia, per l’evangelizzazione del mondo, per la salvezza delle anime, per il regno di Cristo, per il trionfo di Maria, per la sconfitta di Satana.

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lorefice appello alla unita
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia, appello all’unità della Chiesa [per aprire il video cliccare sopra l’immagine]

Molto commovente e foriera di celesti favori è stata la recente e felice adorazione eucaristica collettiva in cattedrale con quattromila persone e il Vescovo umilmente prostrato in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, per implorare con canti e lacrime luce, pace, perdono, amore, concordia ed unità per la Chiesa palermitana. Provo per voi tutti, fratelli cari nella fede, ammirazione, compassione e tenerezza. Vi ricordo nella preghiera. Pregate per me.

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Confermate il patto di sangue con Cristo: Egli vi dona il suo sangue; voi donateGli il vostro. Il peccato si lava con il sangue, il sangue della Nuova Alleanza. Noi romagnoli ― per non parlare dei toscani! ―, come voi siciliani abbiamo il sangue caldo: forse a volte siamo verbalmente violenti, ma sempre generosi.

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La Madonna vera, in carne e sangue, è misericordiosa e tenerissima con gli umili, ma è terribile con i superbi; è quella Madonna che a Fatima fece vedere ai pastorelli i dannati dell’inferno; è quella Madonna che magnifica il Signore perché ha «disperso i superbi nei pensieri del loro cuore» [Lc 1,51]. Quella Madonna, Sede della Sapienza, che è vincitrice di Satana e di tutte eresie.

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cattedrale di Palermo
la splendida cattedrale metropolitana primaziale di Palermo, dedicata alla Beata Vergine Maria assunta al cielo

Ella vi protegga e vi difenda tutti, a cominciare dal vostro Vescovo; sia Ella, o Palermitani, il Presidio celeste della vostra Diocesi contro le insidie e le infiltrazioni del nemico e vi sostenga nella buona battaglia.

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Combattete contro i Principati e le Potestà! [Ef 6, 12]. Con Caterina da Siena, confidate, generosi Palermitani, che presto sarete un segno per la Chiesa italiana e gridate con Caterina: «Fuoco! Fuoco! Fuoco!». Presto scenderanno grazie abbondanti su tutti voi e l’Italia sarà infiammata.

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Con stima e affetto nel Signore.

Varazze,  7 aprile 2017

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9 thoughts on “Le ragioni di don Alessandro Minutella devono rimanere nella comunione della Chiesa ed a servizio della Chiesa in obbedienza alla Chiesa

  1. Non entro nel merito di quanto don Minutella va predicando però, se avesse ragione, il modo migliore che avrebbe il diavolo per toglierselo di torno ed aver le mani libere per danneggiare dall’interno, come purtroppo sta facendo, la Chiesa, è quello di convincerlo ad uscire dalla Chiesa: da fuori riuscirà solo a dividere, mai a sanare.

  2. Reverendo padre,

    lei ha scritto tante ma tantissime belle parole, però come sempre si copre gli occhi davanti alla cruda realtà dei fatti. Lei ha studiato molto mentre io sono una povera ignorante, ma nella mia ignoranza mi sono chiesta: “È vero che ci sono vescovi modernisti, ma chi ha scelto questi vescovi? Chi ha sostituito i vescovi fedeli alla sana Dottrina con i vescovi modernisti? Quale è L’Autorità che approva tutto questo?”.

    Forse secondo me sarebbe meglio rimanere in silenzio e non giudicare chi ha capito.

    Un vescovo disobbediente dovrebbe essere punito come accade per un sacerdote e questo non lo si fa da anni e allora è plausibile che “chi tace acconsente”.

    1. Cara Anna,

      i vescovi modernisti, più che essere stati scelti, si sono imposti da sé, con inflessibile determinazione, raffinata astuzia, e infiniti maneggi ed inganni, al culmine di un progressivo aumento della loro influenza, nel corso di questi cinquant’anni, durante i quali i modernisti, inizialmente semplici teologi o preti, hanno dato sistematicamente la scalata al potere, senza che l’autorità sia riuscita ad arrestarli o se ne sia accorta, perché sempre hanno goduto di protezione più o meno palese di altre autorità indegne. Così i vescovi modernisti di oggi sono figli dei vescovi modernisti di ieri, che a loro volta furono formati da altri modernisti: “ciechi guide di ciechi”, direbbe Cristo.

      Tutto è cominciato col Beato Paolo VI, ai tempi del quale il fenomeno era abbastanza contenuto. Ma Paolo VI, benchè di acuta intelligenza e senso critico, non avvertì a sufficienza il pericolo. Aveva troppi riguardi per certi volponi, soprattutto i rahneriani; credeva che fossero in buona fede. Pensava di risolvere tutto col dialogo e cortesia, ma non volle mai punirli.
      Si accorse degli errori, ma non provvide sufficientemente a una formazione del clero, che lo tenesse al riparo dall’influsso modernista. Così la mala pianta ebbe modo di crescere, fino a giungere alle dimensioni di oggi. I preti, divenuti vescovi, ordinarono a loro volta preti modernisti e la specie cominciò a riprodursi.

      Adesso il modernismo, dopo aver raggiunto l’episcopato, punta al collegio cardinalizio e alla stessa Curia Romana: certamente, il sogno di un Melloni, di un Kasper o di un Forte o di un Bianchi sarebbe quello di vedere un Papa modernista, e tale lo presentano alle folle credulone.

      Da qui un certo falso successo mondiale del Papa attuale. Essi credono di essere ormai a pochi passi dall’agognata meta, ma avranno un’amara delusione, perchè mai il Vicario di Cristo cederà all’eresia. Ma a molta gente, del resto, il modernismo, con la sua vita comoda e mondana, non dispiace affatto.

      Il Papa adesso deve fare buon viso a cattivo gioco e accontentarsi degli elementi che può avere a disposizione. Alcuni se li tiene vicini probabilmente nella speranza di recuperarli o che non facciano maggior danno. Del resto, hanno anch’essi delle buone qualità, che possono essere utilizzare.

      Egli potrebbe ottenere buoni collaboratori, ma questi sono intimiditi dal clima di paura instaurato dal potere modernista, che impedisce loro di aprirsi la strada verso il Papa, sicchè questi stenta a rintracciarli e a contattarli, essendo pochi, emarginati e denigrati agli occhi del Papa da parte dell’entourage modernista.

      Quello di cui la Chiesa oggi ha bisogno, è che dall’interno dell’episcopato e del collegio cardinalizio possano emergere uomini di Dio, graditi al Santo Padre e nel contempo zelanti per la sana dottrina e il bene della Chiesa, che, animati da prudenza e fortezza apostolica, aiutino il Papa a liberare la Chiesa dal modernismo, separando in esso la pula dal grano e stimolando in tal modo una buona volta la Chiesa sulla via della vera attuazione del Concilio.

  3. Cari padri Giovanni e Ariel,

    vi scrivo da un paese di missione molto lontano dall’Italia, dove seguo con interesse e frutti spirituali i vostri scritti. Non ho domande da fare, vorrei narrare (per poco possa servire), la mia storia a don Alessandro Minutella, se per caso mi leggesse …

    Sono un sacerdote italiano di 52 anni, entrai nel seminario minore a 11 anni e a 24 fui ordinato. E qui bisognerebbe aprire un lungo discorso sui … “preti bambini”, ma vado oltre.

    A 32 anni arriva la crisi, aggravata dalla solitudine nella quale spesso i preti vivono, e in quella situazione giunge la “compagnia” più sbagliata … lei 36 anni, divorziata e madre di una creatura. Dopo un periodo di clandestinità uscii allo scoperto nel modo peggiore, dichiarai la mia relazione, attaccai il celibato, invocai la riforma della Chiesa, me la presi con il vescovo, ecc .. ecc ..
    Per diversi giorni la stampa parlò di me, ci fu chi mi chiamò perfino eroe, molti presero le mie parti, i laicisti gridarono “vittoria!” …

    Mi rendo conto, a 20 anni di distanza, che questi copioni sono tutti identici: prese di posizione a favore del prete … difesa del prete … esaltazione del prete ribelle che “ha avuto coraggio di …” …. il quale è venuto allo scoperto … ecc .. ecc ..

    Risultato finale: sospensione a divinis e poi riduzione allo stato laicale.

    Si spensero le luci, sparirono i sostenitori dopo qualche giorno di tam-tam, e io mi ritrovai più solo di prima e in problemi senza fine. E non posso, qui, narrare anni di vita, anni di buio.

    Nel 2010 a Roma conobbi padre Ariel, andandomi a confessare prima di Natale, e iniziando la confessione dicendo che ero un ex prete. Dall’altra parte della grata del confessionale vengo investito da una voce baritona che mi dice: «un prete non è mai “ex”, il carattere sacramentale ricevuto è indelebile ed eterno». E seguirono giorni e giorni di colloqui, in un rapporto continuato e costante.

    Nel 2012 fui riammesso “in prova” dopo 11 anni all’esercizio del ministero, con facoltà di celebrare Messa in privato (celebravo in una casa di anziane suore), senza poter predicare e confessare. Nel 2013 partii fidei donum in un paese di missione, dove dopo 6 mesi mi furono conferite tutte le facoltà dal vescovo. Passato un altro anno fui incardinato nella diocesi dove adesso mi trovo.

    Alessandro, appena sono venuto a conoscenza del tuo caso, ho scritto a padre Ariel … “perché non lo cerchi e lo aiuti?”. Lui mi ha risposto che ha provato a cercarti ma senza esito.

    Caro Alessandro, puoi essere un bravo oratore (e lo sei), puoi avere una buona preparazione teologica (e ce l’hai), puoi avere tutte le ragioni (e sotto più aspetti le hai) … ma a che ti serve, questo, se non ascolti nessuno altri che te stesso?

    Dai guai seri, io ne uscii quando ricominciai ad ascoltare gli altri, non solo me stesso e le ragioni di me stesso.

    Credimi: la storia tua, non è poi diversa dalla mia nella sua sostanza di fondo, tu farai la fine che feci io 20 anni fa, e capirai che voglia dire rimanere soli, quando poi le luci si spengono e gli spettatori tornano alle loro case alla chiusura del cinema dopo la fine del film, perché queste storie si ripetono tutte uguali, sia che si tratti di uno sbandamento per una donna, o che si tratti di altri sbandamenti.

    Luca, sacerdote italiano missionario

  4. Reverendo P. Giovanni Cavalcoli,

    ho letto con attenzione il suo articolo, faccio una proposta: lanciamo una grande campagna, con firme appelli ed esortazioni varie affinché si liberi il Papa regnante, prigioniero dei modernisti costretto da questi ad ogni scellerato atto di governo, reso totalmente incapace di agire. Se il Papa venisse liberato sicuramente sarebbe presto ristabilita la giustizia e la verità nella Chiesa. Povero Papa, preghiamo per lui affinché possa riavere la totale libertà e padronanza di se.

    1. Lei assume un tono di scherzo, e riprende il mio discorso facendo un quadro dell’attuale situazione ecclesiale appositamente esagerato e grottesco, onde aver maggior agio per la sua ironia del tutto fuori luogo e derisoria, e magari per risolvere il tutto con una bella risata. Questo mi fa capire che Lei non si rende assolutamente conto del dramma che sta vivendo oggi la Chiesa e con lei il Santo Padre.

      Il fatto è che purtroppo è difficile trovare un’altra spiegazione a questa situazione drammatica, alla quale ho accennato, ormai nota da tempo agli osservatori, non mai accaduta nella storia della Chiesa, di un Papa che si avvale di collaboratori eretici o scismatici, senza ovviamente escludere la presenza di collaboratori validi e fedeli.

      I casi infatti sono due: o il Papa si trova in uno stato di necessità o egli è connivente. Questa seconda ipotesi è impossibile, poiché non può esistere un Papa eretico. Del resto, Papa Francesco, a parte certe sue espressioni ambigue, passibili di essere interpretate in bonam partem, evita di far sue le tesi di quegli indegni collaboratori, anzi più volte ha insegnato la verità opposta, come è giusto che un Papa faccia, custode della fede e della sana dottrina. Non resta dunque che la prima ipotesi. E con ciò ricado in quanto ho detto nella risposta precedente, alla quale rimando.

      A Lei sembra paradossale e forse anche ridicola la mia analisi della situazione e la soluzione che io propongo e auspico. Eppure, essa è supportata da quarant’anni di insegnamento e ricerche nel campo della teologia, da pubblicazioni scientifiche, e pratica pastorale, in particolare dall’esperienza che ho fatto di collaboratore di San Giovanni Paolo II in Segreteria di Stato dal 1982 al 1990.

      Da quello che Lei dice, ho allora compreso chiaramente che Lei ha bisogno di mettere a punto le sue idee su quelle che, in generale, sono la figura e la missione del Papa come persona e pastore universale della Chiesa.

      Occorre infatti tener presente che nella Chiesa il Papa, per volere di Cristo, svolge una missione assolutamente unica ed a lui esclusiva. Se a Lei sembra paradossale quello che ho detto, è perché la figura stessa del Papa è paradossale, come paradossali sono tutti i misteri della fede.

      Il Papa infatti congiunge nella sua persona due elementi tra di loro distantissimi, fatti per essere uniti, ma che possono entrare in contrasto: da una parte, la missione petrina di maestro della fede e sommo pastore della Chiesa terrena; dall’altra, la sua umanità e la sua condotta morale, coi suoi pregi e i suoi difetti. Sotto il primo aspetto, il Papa dev’essere, in linea di principio, ascoltato e obbedito, soprattutto quando ci illustra i misteri della fede, ci santifica con i sacramenti e indica infallibilmente la via del Vangelo, con l’assistenza dello Spirito Santo. Invece, sotto il secondo aspetto, il Papa è un fedele come tutti noi, capace di agire bene come di agire male, capace di possedere la grazia come di perderla, con le sue forze e le sue debolezze, soggetto a quella stessa morale evangelica che egli insegna. E se può essere infallibile nell’insegnarla, non è impeccabile nel praticarla.

      Per questo, se il Papa, con la parola e col sacramento, ci illumina, ci guida, ci santifica, ci raduna, ci corregge, ci fortifica e ci sostiene nella conoscenza e nell’esperienza del Mistero di Cristo e nell’aprirci la via della salvezza e del paradiso, liberandoci dal peccato e difendendoci dalle potenze sataniche e mondane, come creatura umana, con i propri doni e buone inclinazioni, ma anche, come figlia di Adamo, fragile e peccatrice – e qui Lei giunge a comprendere la fondatezza, l’urgenza e la serietà del mio discorso – può benissimo aver bisogno, sia come cristiano che come Papa, della nostre informazioni, dei nostri consigli, dei nostri avvertimenti, delle nostre dissuasioni, dei nostri richiami, delle nostre correzioni, del nostro perdono.

      Allora Lei vede che il mio discorso non è per nulla campato per aria, né ha l’aria della barzelletta, ma è un appello a tutti i cattolici a stringersi attorno al Papa, per difendere da Satana colui che ci difende dal demonio.

  5. Sarebbe una buona proposta visto che non c’è nessuna via di uscita. Ci sono due probabilità, o il Papa è a capo dei modernisti e in questo caso non possiamo farci nulla perché è Lui che detiene il comando, oppure è prigioniero dei modernisti e a questo punto dobbiamo fare qualcosa, non possiamo assolutamente permettere che il nostro caro Santo Padre sia trattato come un fantoccio. Però non mi è troppo chiara questa ipotesi, ma Enzo Bianchi chi lo ha chiamato in Vaticano? Chi l’autorizzato a tenere una lectio magistralis alla Pontificia Università Lateranenze? Dicono che in quel giorno hanno sospeso tutte le lezioni per ascoltare i suoi “santi” discorsi, poveri studenti!!!!!

    1. Sì, cara Anna, poveri studenti!

      Per fortuna che c’è lo Spirito Santo, che provvede a rimediare alle esternazioni del Bianchi. Però, certamente, se a disposizione dello Spirito Santo ci fossero più pastori dotati di vero spirito profetico e zelanti per sana dottrina, e per la salvezza delle anime, nella fedeltà al Magistero della Chiesa, questo sarebbe a tutto vantaggio del popolo di Dio, dei pastori e del Papa stesso, che potrebbe annunciare la Parola di Dio libero dalle strumentalizzazioni dei modernisti, e fortificato e consolato dall’aiuto e dal consiglio efficace e generoso di collaboratori leali, ortodossi e fedeli.

      Il Papa è pressato, circuìto, adulato e ingannato dagli astutissimi e potenti modernisti. Tuttavia, egli non è privo di responsabilità in questa drammatica situazione. Come più volte i Padri dell’isoladipatmos hanno fatto notare con filiale franchezza, e vorrebbero che le loro parole giungessero alle orecchie del Santo Padre, superando l’occhiuta sorveglianza modernista, il Papa,nel suo atteggiamento verso i modernisti dovrebbe essere più chiaro e più franco, perché se essi lo strumentalizzano, in parte ciò avviene perché si lascia strumentalizzare, per cui, quando viene frainteso – il che avviene spesso -, invece di tacere, dovrebbe correggere la falsa interpretazione delle sue parole.

      Invece, tacendo, dà al mondo, manovrato dai mass-media in mano alla massoneria, l’impressione di approvare. Così, folle enormi, ingannate dai modernisti, assumono un’immagine del Papa che non è quella vera, ossia del Vicario di Cristo, ma quella falsa, di un Papa modernista, disegnata dai modernisti.

      Forse il Papa si illude di avere un grande successo, ma si dovrebbe render conto che tale successo è in grandissima parte basato sull’equivoco. Se egli parlasse più chiaramente, come facevano i Papi che lo hanno preceduto, sarebbe meno strumentalizzato e avrebbe meno successo, ma sarebbe più autentico.

  6. Nella Chiesa c’è al momento una gran confusione, già il fatto che ci siano due papi lo dimostra. Tuttavia dalle storie dei santi si deduce che l’obbedienza è una virtù fondamentale: con il tempo la verità vince, ma chi non obbedisce poi cade, anche se avesse dalla sua molte ragioni (vedi ad esempio il caso Milingo).

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