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Il Concilio Vaticano secondo il Cardinale Walter Kasper, in un articolo che è tutto un programma

24 Marzo 2017/1 Commento/in Attualità/da Padre Giovanni

IL CONCILIO VATICANO SECONDO IL CARDINALE WALTER KASPER, IN UN ARTICOLO CHE È TUTTO UN PROGRAMMA

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Bisogna riconoscere che alcune tesi dottrinali del Concilio possono apparire ambigue o avere un certo sapore modernista, ma questa preoccupazione è fugata da un’opportuna interpretazione, qual è stata quella fatta dal Magistero post-conciliare e da autorevoli teologi fedeli alla Chiesa.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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PDF  articolo formato stampa

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Kasper

il Cardinale Walter Kasper

In un articolo su LOsservatore Romano del 12 aprile 2013 sotto il titolo Un Concilio ancora in cammino, [testo QUI] il Cardinale Walter Kasper, ad un mese e poco più la rinuncia del Sommo Pontefice Benedetto XVI e l’elezione del Pontefice regnante, afferma che Paolo VI, nel tentativo di impedire formulazioni proposte da una maggioranza progressista che lo preoccupava, «coinvolse» la minoranza tradizionalista permettendole di introdurre alterazioni nella redazione, che attenuavano o confondevano il senso dei passi modernizzanti.

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Se il Sommo Pontefice si sentì in dovere di moderare l’intervento di questi cosiddetti “progressisti”, dando spazio ai tradizionalisti, vuol dire che egli, col fine intùito del quale era dotato, e col senso di responsabilità del Successore di Pietro, si era accorto della trama in atto e che questi sedicenti e sbandierati progressisti in realtà erano dei criptomodernisti, che con le loro manovre rischiavano di contaminare la purezza della dottrina conciliare.

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PAOLO VI concilio

il Beato Paolo VI in cattedra durante il Concilio Vaticano II

Paolo VI non era un conservatore e sin quando era Arcivescovo di Milano mostrò di apprezzare un sano ammodernamento della vita della Chiesa e della stessa vita cristiana, un’esigenza, questa, intrinseca al cristianesimo stesso, animato da quello Spirito Santo che rinnova tutte le cose e che conduce la Chiesa nella storia alla pienezza della verità. Dunque se il “progressismo” della detta maggioranza lo preoccupava, vuol dire che si trattava di una falsa promozione del progresso della fede ed una scriteriata assunzione della modernità.

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Il Cardinale Walter Kasper sembra non aver colto la saggezza e la prudenza di questo Sommo Pontefice, oggi beatificato, giacché giunge ad affermare che con l’intervento del Papa «si pagò un prezzo» con delle «formule di compromesso, in cui, spesso le posizioni della maggioranza si trovano immediatamente accanto a quelle della minoranza, pensate per delimitarle». Vale a dire, se capisco bene le parole del Cardinale, che la spinta innovatrice, secondo lui, fu frenata dai conservatori, sicchè essa non poté dare tutto quello che poteva dare. Ma c’è da chiedersi anche se questi “conservatori” non furono poi in fondo in questa circostanza i custodi dell’ortodossia, considerando l’importanza ad essi data da Paolo VI, il quale approvò i loro  emendamenti  atti a correggere le iniziative dei “progressisti” filo-modernisti.

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Paolo VI con il Cardinale LUciani

Paolo VI in visita apostolica a Venezia, ricevuto dal Patriarca Albino Luciani, che nel 1978 gli succederà al sacro soglio con il nome di Giovanni Paolo I

Secondo l’Autore di questo articolo che suona quasi come un programma attuativo per l’immediato futuro, queste  “limitazioni”, delle quali egli parla non modificavano del tutto gli originari testi “progressisti”, cioè ― diciamola con franchezza ― modernisti, ma li lasciavano intatti, limitandosi a star loro accanto in modo incongruo e contradditorio, sottintendendo in modo offensivo nei confronti di Paolo VI l’incapacità di mettere d’accordo i Padri del Concilio.

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L’articolo prosegue spiegando ― e ciò discende logicamente da quanto l’Autore ha detto ― che, in ragione di queste «formule di compromesso», «i testi conciliari hanno in sé un enorme potenziale conflittuale; aprono la porta a una ricezione selettiva nell’una o nell’altra direzione».

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In questo articolo, il Cardinale dichiara inoltre che «neanche la ricezione ufficiale è rimasta ferma. In parte, ha superato il Concilio», come a dire, a quanto pare, che nel Concilio affermazioni ortodosse e moderniste stanno le une accanto alle altre, come se poi il lettore potesse scegliere quelle che preferisce, a meno che non si ponga su di una posizione contraddittoria dando un colpo al cerchio e uno alla botte.

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Paolo VI con il Carinale Woytila

Paolo VI con il Cardinale Karol Woytila, che nel 1978 succederà a Giovanni Paolo I con il nome di Giovanni Paolo II

In che consiste questo «cammino» del Concilio secondo l’Autore? Sembrerebbe il cammino di un ubriaco che ora pende di qua ora pende di là: un’interpretazione assolutamente irrispettosa e tendenziosa, per cui si resta sorpresi che essa abbia trovato ospitalità in un quotidiano prestigioso come L’Osservatore Romano, che per sua natura dovrebbe riflettere in modo supremamente oggettivo e imparziale gli insegnamenti pontifici, chiarendone o difendendone eventualmente le posizioni, soprattutto se poi si tratta di un evento così importante come il Concilio Vaticano II e la parte che in esso ebbe il Beato Pontefice Paolo VI.

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Con tutto il rispetto dovuto a questo notissimo ed autorevole Porporato, qual è il Cardinale Walter Kasper, che per vent’anni è stato a capo del Dicastero per l’Ecumenismo e gode di gran fama di studioso di cristologia, devo dire che dissento nettamente da questa interpretazione che egli dà delle dottrine conciliari, interpretazione che nega all’evidenza la continuità con la Tradizione, cosa che tutti i Papi, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, hanno insistentemente sostenuto, per limitarci solo a ricordare la famosa formula di Benedetto XVI «progresso nella continuità», dalla quale ho tratto il titolo di un mio approfondito studio sull’argomento, che mi permetto di segnalare al lettore [1].

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Paolo VI berretta cardinalizia a Ratzinger

Paolo VI impone la berretta cardinalizia all’Arcivescovo di Monaco di Baviera Joseph Ratzinger, che succederà nel 2005 a Giovanni Paolo II

La cosa grave, in sintesi, è che il Cardinale Walter Kasper pare insinui che tra le dottrine del Concilio si siano comunque infiltrate certe tesi neomoderniste che Paolo VI avrebbe voluto impedire, ma alle quali si sarebbe rassegnato lasciandole giustapposte a quelle ortodosse al «prezzo» di «un enorme potenziale conflittuale».

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È la stessa falsa lettura che vien fatta dal Vescovo Marcel Lefèbvre, perché a ben vedere gli estremi si toccano. Il tutto con una differenza: mentre il Cardinale Walter Kasper se ne compiace come di un «progresso» o un «cammino», il Vescovo Marcel Lefebvre se ne dispiace come di smentita della Tradizione. Ma lo sbaglio dei due è comune: vedere nel Concilio un modernismo che non esiste, rifiutando i chiarimenti addotti da tutti i Papi del post-concilio.

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Paolo VI sulla gestatoria

Paolo VI sulla sedia gestatoria, di cui fece uso per l’ultima volta Giovanni Paolo I

Bisogna riconoscere che alcune tesi dottrinali del Concilio possono apparire ambigue o avere un certo sapore modernista; ma questa preoccupazione è fugata da un’opportuna interpretazione, qual è stata quella fatta dal Magistero post-conciliare e da autorevoli teologi fedeli alla Chiesa.

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Insistere, come fanno alcuni, nella convinzione che il Concilio contenga passi modernisti equivale a pensare che un Concilio possa sbagliarsi quando tratta di temi attinenti alla fede e alla morale. Il che per un cattolico non ha senso, anche se è vero che il Concilio non contiene nuovi dogmi solennemente definiti. Discutibili semmai potranno essere alcune indicazioni pastorali, dove la Chiesa certo non è infallibile, ma comunque sempre meritevole di grande considerazione.

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La tesi del Cardinale Walter Kasper, secondo la quale le dottrine del Concilio comporterebbero una semplice giustapposizione malcelata o rattoppata tra opposte tesi contraddittorie, tradizionali e moderniste, è assolutamente insostenibile, perché equivarrebbe ad accusare il Concilio di eresia, dato il carattere ereticale del modernismo; e ciò sarebbe il segno che Paolo VI non riuscì a impedire comunque la presenza del modernismo nel Concilio, che tanto e giustamente lo preoccupava, benchè egli non fosse affatto notoriamente un arretrato conservatore.

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Paolo VI pranzo bambini vincitori concorso presepi 30 gennaio 1966

Paolo VI, serve il pranzo ai bambini vincitori del concorso per il più bel presepe, 30 gennaio 1966

Se il Concilio ha uno stile pastorale e non un tono definitorio anche negli insegnamenti dogmatici, ciò non autorizza nessuno a prenderli sottogamba negando la loro infallibilità, perché nel giudicare dell’autorevolezza di un insegnamento della Chiesa non si deve badare tanto a come insegna ma a che cosa insegna.

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La definizione solenne è una modalità rarissima dell’insegnamento magisteriale, per cui non si deve prendere a pretesto il fatto che questo stile manca nel Concilio, per accusarlo di errore o di modernismo o di rottura con la Tradizione. Anche quando Cristo insegnava seduto in una barca o a tavola con suoi e non nel tempio, si trattava sempre della Parola di Dio da accogliere con fede.

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È vero che Paolo VI, dopo il Santo Pontefice Giovanni XXIII, permise al Concilio la presenza di Karl Rahner e di altri criptomodernisti. Fece bene? Fece male? È difficile giudicare. Sta comunque di fatto che, come risulta dagli studi che sono stati fatti sul contributo di questi periti, essi nell’assemblea conciliare offrirono un contributo innovatore ma sostanzialmente nei limiti dell’ortodossia. E come avrebbe potuto essere diversamente?

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Paolo VI 7 dicembre 1965 chiusura del concilio

Paolo VI, 7 dicembre 1965, atto di chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II

È dopo il Concilio che Rahner, con sorprendente baldanza, senza essere purtroppo censurato dall’Autorità Ecclesiastica, dette sfogo indisturbato e con grande astuzia alle sue tendenze moderniste. Ma siccome egli si era ormai acquistato un prestigio mondiale, persino tra i vescovi,  anche il Papa dovette fare buon viso a cattivo gioco.

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Bisogna precisare che è vero che al Concilio vi fu uno scontro fra un tradizionalismo retrivo e un cripto modernismo, che si paludava di veste progressista, per ottenere un lasciapassare; ma occorre anche dire che questo confronto ― che in alcune circostanze assunse toni aspri e drammatici e preoccupò profondamente Paolo VI ―, ebbe termine, grazie a Dio, con accordi finali votati a larghissime maggioranze e certo di tono progressivo. Il Concilio è stato un Concilio profondamente innovatore, ma non assolutamente modernista, quale temeva il Papa, il quale era notoriamente nella linea progressista maritainiana ma assolutamente per niente favorevole al modernismo, che è notoriamente un’eresia condannata dal Santo Pontefice Pio X.

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Parlare dunque di «enorme potenziale conflittuale» è un’offesa gravissima fatta alla sapienza soprannaturale delle dottrine del Concilio, quasi ci trovassimo davanti a dei pateracchi politici o ai conflitti della dialettica hegeliana, ed è quindi fraintendere completamente i risultati equilibrati e coerenti dei dibattiti conciliari, dove, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, i Padri, giunti ad un fraterno accordo, hanno saputo offrirci una conoscenza più avanzata della Parola di Dio senz’alcuna impensabile rottura o contraddizione col patrimonio dottrinale precedente il Concilio.

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Paolo VI colomba

Paolo VI, riceve in omaggio una colomba bianca

Trovare qui delle contraddizioni vuol dire misconoscere alla radice la sapienza e la elevatezza di queste dottrine, vera luce per il nostro tempo, segnali indicatori del cammino che oggi deve fare la Chiesa per confrontarsi col pensiero moderno ed aumentare il numero dei suoi figli. Non si tratta quindi di fare nessuna «recezione selettiva nell’una o nell’altra direzione», ma di prendere un’unica direzione, con ovvia possibilità di scelte particolari, risultante dall’armoniosa confluenza di fedeltà e progresso: quella che ci è indicata appunto dai documenti del Concilio nella loro autentica interpretazione, che i Papi del post-concilio non si stancano da cinquant’anni di proporre a tutta la Chiesa per il bene e il progresso della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà.

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Chi crede di dover scegliere nel Concilio tra un tradizionalismo e un criptomodernismo non ha capito niente dell’insegnamento del Concilio ed è solo un fautore di divisioni all’interno della Chiesa.

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Paolo VI anziano

Paolo VI, immagine dell’anzianità, anno 1977

La recezione ufficiale del Concilio certamente non è rimasta ferma e ha in certo senso superato il Concilio, ma non nel senso inteso dal Cardinale Walter Kasper, ossia oscillando tra due tesi opposte e lasciando scegliere di volta in volta fra l’una e l’altra a seconda delle convenienze, ma bensì approfondendo questa saggia sintesi di modernità e tradizione.

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Non so quanto questa interpretazione del Concilio data dal Cardinale Walter Kasper, che sembra fatta apposta per attizzare il fuoco delle polemiche tra opposti estremismi, possa servire a quel dialogo tra credenti, al quale tuttavia egli si è dedicato con tanto zelo per tanti anni. Le dottrine dei Concili, come dice la stessa parola Concilio: conciliare, hanno sempre avuto nella Chiesa è un’importante funzione pacificatrice e conciliatrice; e l’ultimo Concilio, purchè ben interpretato e ben inteso, non viene meno a questa funzione provvidenziale.

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Paolo Vi beatificazione

19 ottobre 2014, l’arazzo scoperto sotto la loggia centrale della Papale Arcibasilica di San Pietro per la beatificazione del Sommo Pontefice Paolo VI

Certo, il Magistero della Chiesa anche oggi è in movimento, ma non per smentire la verità di fede precedentemente insegnata, ma bensì per guidarci maternamente ed infallibilmente ad un sempre suo maggiore approfondimento nel solco della tradizione e con lo sguardo a mète sempre più avanzate nel cammino verso il regno di Dio e la pienezza della verità.

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In certo senso alcune indicazioni del Concilio sono superate, non però che siano state abbandonate, ma nel senso che sono vissute meglio e più santamente in conformità alle nuove situazioni che non esistevano all’epoca del Concilio, ma sempre ovviamente in continuità col patrimonio immutabile di fede consegnato da Cristo una volta per sempre alla Chiesa da trasmettere inalterato a tutta l’umanità fino alla fine dei secoli.

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Varazze, 22 marzo 2017

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[1] PROGRESSO NELLA CONTINUITÀ. LA QUESTIONE DEL CONCILIO VATICANO II E DEL POSTCONCILIO, Fede&Cultura, Verona 2011.

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/cavalcoli56.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Giovanni https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Giovanni2017-03-24 02:08:462021-04-20 19:50:10Il Concilio Vaticano secondo il Cardinale Walter Kasper, in un articolo che è tutto un programma
1 commento
  1. orenzo
    orenzo dice:
    24 Marzo 2017 in 10:41

    Alcuni miei cattivi pensieri sul card. W. Kasper:
    – la Chiesa tedesca è finanziata dallo stato sulla base del numero delle persone che si dichiarano cattoliche;
    – nel suo bel libro sulla Misericordia il card. W. Kasper accomuna divorziati e coloro che non si dichiarano cattolici per non pagare la tassa sul culto ed auspica che entrambi possano al più pesto essere perdonati;
    – il Cardinale auspica anche che il dialogo ecumenico arrivi al più presto a buon fine e che tutti abbraccino un’unica fede;
    – in tal modo molte più persone saranno maggiormente ben disposte a dichiararsi cattoliche ed a pagare la tassa sul culto,
    – e così la Chiesa tedesca, secondo datore di lavoro dopo lo stato, potrà superare le difficoltà economiche nelle quali si trova ora…

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