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Autore Padre Ariel

Antiche e nuove menzogne sulla risurrezione: l’impronta del Volto di Cristo nel velo della Veronica

10 Aprile 2017/13 Commenti/in Attualità/da Padre Ariel

— Settimana Santa —

ANTICHE E NUOVE MENZOGNE SULLA RISURREZIONE: L’IMPRONTA DEL VOLTO DI CRISTO NEL VELO DELLA VERONICA

 

Veronica non appare nelle cronache evangeliche e la sua figura fa parte da molti secoli della pietà e della tradizione popolare. Indicazioni su questa figura femminile le troviamo invece in alcuni dei numerosi Vangeli apocrifi, per l’esattezza al VII° capitolo degli Atti di Pilato. Ma quali problemi possono derivare da certi testi, come per esempio i Vangeli apocrifi, se messi in mano a taluni studiosi o presunti tali, più o meno intellettualmente onesti?

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF  articolo formato stampa

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Veronica

Veronica nel pio esercizio della Via Crucis

Asciugare il volto del Signore che si offre per la nostra redenzione vuol dire “fare nostro” quel suo sangue prezioso, dietro al quale e sul quale c’è il mistero della nostra salvezza di creature create a immagine e somiglianza di Dio, chiamate a contemplare in eterno e per sempre la gloria del suo volto [Sal 27-29].

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Anne Bancroft

la grande e indimenticabile Anna Maria Italiano, in arte Anne Bancroft [1931-2005], nel ruolo filmico di Maria Maddalena

Tra le varie figure femminili che hanno vissuto a contatto col Verbo di Dio fatto Uomo, emerge la figura della Veronica, che si offre nei secoli come profondo spunto di riflessione. Questa pia donna è nota come colei che lungo la via dolorosa, nel vedere Gesù trasportare la croce col volto sporco di sangue a causa della corona di spine, lo asciugò con un panno di lino sopra il quale sarebbe rimasta impressa l’impronta del volto del Signore, il cosiddetto velo della Veronica.

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Vangelo apocrifo 3

frammento di Vangelo apocrifo

Veronica non appare nelle cronache evangeliche e la sua figura fa parte da molti secoli della pietà e della tradizione popolare. Indicazioni su questa figura femminile le troviamo invece in alcuni dei numerosi Vangeli apocrifi, per l’esattezza al VII° capitolo degli Atti di Pilato.

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Vangelo apocrifo 1

testo di un Vangelo apocrifo

È bene precisare che i Vangeli apocrifi, che pure contengono interessanti notizie storiche e di costume dell’epoca, non sono riconosciuti dalla Chiesa e spesso non hanno neppure alcun legame col Mistero della Rivelazione; anche se alcuni biblisti vogliono dare ad essi un riconoscimento di carattere storico che però non può reggersi in piedi, con libera pace di ciò che insegnano certi docenti al Pontificio Istituto Biblico ed alla Pontificia Università Lateranense, mentre sulla Gregoriana non stendiamo neppure il classico “velo pietoso”, ma direttamente una trapunta di lana pesante. Separare infatti il vero dal verosimile e l’autentico dal falso nei testi dei Vangeli apocrifi, è come cercare un ago in un pagliaio; nobile impresa che non può né deve essere impedita, purché chi procede in certe ricerche sia di ciò pienamente consapevole, quindi agisca e soprattutto insegni con prudente conseguenza.

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Vangelo apocrifo 2

Vangelo apocrifo

Diverso ma simile discorso vale per certi studiosi laicisti come Umberto Eco, che è stato un vero studioso; o come Corrado Augias, che invece è uno studioso fasullo. Per non parlare di un romanziere da infima ma ricchissima cassetta come Dan Brown, che nei suoi best-seller tradotti in venti lingue e venduti per milioni di copie offre “rivelazioni sensazionali” su notizie “tenute nascoste dalla Chiesa”, per esempio le teorie peregrine sul Signore Gesù e la Maddalena, per le quali sono offerte come fonti di autentica prova scritti spuri non riconosciuti proprio perché non attendibili. Questo il motivo per il quale i Vangeli apocrifi non sono accettati, non perché dicano o contengano “verità scomode”, ma perché raccolgono notizie palesemente inesatte e spesso studiatamente false.

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corrado augias inchiesta su gesù

uno dei testi di Corrado Augias al quale segue il libro Inchiesta su Maria

Chi poi come Corrado Augias presume invece di conoscere ciò che di fatto non conosce, nel rivolgersi a milioni di telespettatori col potente mezzo televisivo per propinare la fandonia dei quattro Vangeli canonici «scelti al Concilio di Nicea per ordine dell’Imperatore Costantino che aveva bisogno di dare una religione unitaria all’Impero», dovrebbe essere per lo meno a conoscenza ― lui che si picca peraltro di essere pure un conoscitore di Ebraismo ― che esistono persino Vangeli apocrifi ideati da ambienti giudaici profondamente ostili al Cristianesimo. E proprio prendendo spunto da certe notizie false gli stessi Vangeli canonici affermano: «Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi» [Mt 28, 15]. Dicerie messe prima per scritto e poi diffuse, tanto che tra il IV e il VI secolo principieranno a circolare in ambito ebraico le תולדות ישו [Toledot Yeshu], una raccolta satirica e dissacrante sulla vita e la morte di Gesù di Nazareth, indicato tra l’altro come ממזר [alla lettera bastardo] figlio illegittimo nato dall’unione proibita di sua madre con un soldato romano; tutte notizie poi riportate nel Talmud babilonese tra il VII e l’VIII secolo qual “prova” della grande menzogna cristiana, ed oggetto tutt’oggi d’insegnamento nelle scuole rabbiniche degli ultra ortodossi e non solo, come spiegherò più avanti. Ma su tutto questo Corrado Augias sorvola, essendo in parte un epico ignorante nelle complesse materie storiche e teologiche che presumerebbe trattare ed in parte perché intellettualmente disonesto.

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Lubavitch

la sètta ebraica di matrice gnostico-esoterica dei Chassidim di Lubavitch, una tra le più potenti e affermate all’interno del mondo ebraico, in particolare negli Stati Uniti d’America

Non parliamo poi del dialogo interreligioso fatto non secondo verità ma secondo correttezza politica, al quale da parte nostra, vari eminenti e illustri studiosi del mondo cattolico, non esitano a sacrificare da mezzo secolo persino alcuni fondamenti della nostra fede. E costoro sorvolano “prudentemente” su un dato storico accertato e palese: diversi cosiddetti Vangeli apocrifi nascono nel mondo giudaico durante la prima epoca apostolica e sono dei clamorosi falsi studiati a tavolino — o meglio ai tavoli delle Sinagoghe —, quindi diffusi allo scopo di mettere in pessima luce il primo movimento giudaico-cristiano ed il Cristo stesso, sul quale sono offerte cronache e racconti a dir poco imbarazzanti. E più la figura del Cristo, in alcuni di questi testi, è presentata come quella di un soggetto iracondo, violento e persino immorale, più è evidente e scontata la matrice di certe scuole rabbiniche dell’epoca. Purtroppo però, nel dialogo alla “volemose bene“, questi argomenti di studio non sono affrontati. Anzi, ci si guarda dal far presente che questi testi falsi sono tutt’oggi presentati come verità incontrovertibili in molti ambienti dell’ortodossia ebraica, in particolare all’interno delle ישיבות [scuole rabbiniche] di varie sètte cosiddette ultra-ortodosse appartenenti al mondo dei vari movimenti cassidici. E dall’ambiente ebraico, queste falsità sono appresso passate al venefico mondo dell’esoterismo massonico, ed i massoni hanno data gran diffusione ad esse suonando le trombe a tutto fiato. Come però ho indicato poco sopra, nei Vangeli autentici che narrano il mistero della risurrezione del Cristo, a chiarimento del tutto sta scritto :

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« alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: “Dite così: I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione”. Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi » [cf. Mt 28, 11-15].

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Ciò con buona pace del dialogo interreligioso, almeno fino a quando la Chiesa seguiterà a insegnare che i Santi Vangeli contengono sia verità di fede sia fatti e verità storiche, al di là delle ben poco edificanti acrobazie bultmaniane del Cardinale Gianfranco Ravasi che nel tempo ha ripetuto più volte il loro elemento non storico ma bensì allegorico da interpretare quindi con le categorie della teologia …

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flores arcais

Gesù. L’invenzione del Dio cristiano

La teoria che la Chiesa avrebbe paura delle “scomode verità” contenute in questi testi non attendibili e spesso falsi, o che certi insulti dissacranti vadano invece presi come “fonti storiche” inoppugnabili, la lasciamo affermare e scrivere a Paolo Flores d’Arcais che nel suo libro Gesù. L’invenzione del Dio cristiano [Add Editore, 2011] propina al pubblico tesi e teorie smentite già prima dell’anno Mille dagli studi dei più grandi Padri della Chiesa, per poi essere smentite appresso da antropologi e storici tutt’altro che cristiani o lungi comunque dall’essere cattolici praticanti. Queste tesi e teorie, frutto di dicerie spesso calunniose messe in piedi dopo essere state studiate a tavolino, caddero infine per molti secoli in oblio; un oblio dal quale furono riesumate nel Settecento dagli illuministi, appresso a inizi Ottocento dalle agguerrite correnti massoniche anti-cattoliche, infine rispolverate nel primo decennio del nuovo Millennio dal vetero comunista Paolo Flores d’Arcais, che non avendo ancora elaborato in appropriata sede psicanalitica il trauma del lutto derivante dalla caduta del muro di Berlino, attraverso una vera e propria traslazione sfoga il proprio insuperabile disagio derivante della dissoluzione del suo Credo Marxista pigliandosela coi Padri della Chiesa riuniti nel primo grande concilio ecumenico a Nicea nell’anno 325, dove a suo dire avrebbero inventato il dio cristiano e abbozzato il Simbolo di Fede, il Credo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, poi perfezionato in seguito nell’assise del Concilio di Costantinopoli.

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flores arcais retro copertina

risvolto di copertina: “Non si è mai proclamato messia. Era un profeta ebreo apocalittico itinerante che annunciava nei villaggi della Galilea la prossima fine del mondo“

Paolo Flores d’Arcais è libero di scrivere ciò che vuole, come io lo sono di smentirlo. Avrei invece parecchio da discutere sul diritto alla libertà di certi nostri teologi ed esegeti — molto solidali con la sinistra radical chic — di citarlo in certi nostri ambiti accademici ecclesiastici, sino a suggerire persino nelle case dove si formano i futuri preti la lettura di certi “interessanti” testi pubblicati sulla rivista Micromega. E detto questo reputo necessario porgere i più vivi complimenti alla Congregazione per il Clero oggi responsabile della vigilanza sui seminari, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica responsabile dei nostri centri di formazione accademica, ed infine all’episcopato italiano; tutti costoro meritano infatti i più sentiti ringraziamenti per il lodevole modo nel quale non esercitano il loro apostolico obbligo di controllo sulle nostre case di formazione e su quegli studi teologici nei quali pare a volte entrare di tutto, fuorché ciò ch’è cattolico.

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veronica paul de la roche

Veronica, in un dipinto del XIX sec. di Paul de la Roche

Il nome Veronica deriva dal greco Φερενικη [pherenike] ed è composto da φερω [phero, che porta] e νικη [nike, vittoria], che vuol dire: colei che porta vittoria. Questo nome, trasposto poi in latino – Veronica – assume il significato di passaggio con vera icon, che significa “vera icona”, “vera immagine”, prestandosi in tal modo come immagine iconografica nel quadro complessivo della passione, che a partire dal secondo medioevo cominciò a illustrare questa pia donna che asciuga il volto del Signore. Figura, quella di Veronica, prudentemente estrapolata dalle storie spesso confuse, spesso altrettanto non veritiere e non coerenti con la storia che emergono numerose dai Vangeli apocrifi, alcune delle quali cariche d’indubbio interesse, se prese con tutta la debita scienza e prudenza con la quale si deve cercare di trarre fuori uno spillo di vero da un pagliaio di falso.

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veronica icona bizantina

Veronica nella iconografia bizantina

Dal XV secolo Veronica è venerata come una delle pie donne che seguirono lungo la Via Dolorosa fino al Calvario la crocifissione di Gesù, ed è menzionata nella VI° stazione del pio esercizio della Via Crucis. Secondo alcune tradizioni Santa Veronica sarebbe la stessa donna che avrebbe asciugato il volto di Cristo, ma su questo non c’è alcun riscontro storico e documentale. Sempre secondo queste antiche tradizioni Veronica consacrò la propria vita nella diffusione del Vangelo, viaggiando per varie città d’Europa, lasciando a Roma il prezioso lino con il quale asciugò il volto del Signore e da lì proseguendo verso la Gallia, la attuale Francia, dove morì dedicandosi alla conversione dei galli al Cristianesimo.

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Cristo pantocratore cattedrale di cefalù

il Cristo Pantocratore nella cattedrale di Cefalù

Nel Mistero della Santa Passione del Signore Veronica ci invita a meditare sul volto di Cristo, un volto che va molto al di là del reale volto fisico in sé e di per sé, per giungere alla contemplazione del quale ci è di grande utilità uno dei Salmi di Davide: «Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi. Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza» [Sal 26].

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volto di cristo piacenza

Cristian Pastorelli. Volto di Cristo, 2007. Collezione Privata. Caritas di Piacenza

Il vero volto del Signore che noi cerchiamo e che dobbiamo cercare è il mistero della sua costante presenza nella storia dell’uomo e dell’intera umanità; quel Christus Totus, come ebbe a definirlo Sant’Agostino, che è l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro intero umanesimo. La storia del mondo è infatti storia della presenza di Dio, dal giardino di Eden nel quale il “volto di Dio” crea l’uomo a propria immagine e somiglianza, sino alla pietra rovesciata del sepolcro del Cristo Risorto, dove il “volto di Dio”, dopo essersi offerto come agnello immolato, risplende nella gloria e nella pienezza della sua divinità, portando sempre nel proprio corpo glorioso i segni indelebili della passione [Lc 24,40; Gv 20,20.27].

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veronica bresciano

Scuola veneta del XVIII secolo, La Veronica asciuga il volto di Gesù

Asciugare il volto del Signore che si offre per la nostra redenzione, vuol dire “fare nostro” quel suo sangue prezioso, dietro al quale e sopra al quale è impresso il mistero della nostra salvezza di creature create a immagine e somiglianza di Dio, chiamate a contemplare in eterno e per sempre la gloria del suo volto; il volto di quel Risorto che è mistero della nostra fede indicata dall’Autore della Lettera agli Ebrei come «fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» [Eb 11,1]. Come infatti dice l’Apostolo Paolo: … se Cristo non fosse veramente risorto, vana sarebbe la nostra fede, vana la nostra speranza [I Cor 15, 14]. Una speranza che assieme al salmista deve stimolarci a cercare quel Volto che s’è impresso coi segni della sua passione nella nostra storia e nel mistero della salvezza dell’uomo che lo cerca con fede e con cuore sincero.

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Cattedrale dell’Urbe, esecuzione dell’inno Anima Christi al termine di un pontificale del Sommo Pontefice Francesco

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13 commenti
  1. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    22 Aprile 2017 in 14:01

    «allora il tuo cuore è chiuso al soffio dello Spirito […]» ecc … …

    Grazie, caro “valtortiano”.

    Prendo atto che io, pur avendo ricevuti tutti i doni di grazia dello Spirito Santo per sacramento, attraverso la consacrazione sacerdotale che mi ha reso indegno partecipe del sacerdozio ministeriale di Cristo, sono – e indubbiamente lo sono – solo un povero fesso che non ha capito proprio niente delle azioni di grazia, a dirmelo è un Signor Laico che, contrariamente a me, non è mai stato istituito a servizio e guida del Popolo di Dio attraverso il munus docendi ed il munus santificandi.

    E detto questo adesso vedi un po’ se nel lungo “romanzo” della Valtorta, è per caso anche indicato come e in che modo, le persone ripiene di Spirito Santo come te, possono celebrare il Sacrificio Eucaristico, assolvere dai peccati, amministrare la sacra unzione agli infermi, predicare il Vangelo e guidare il Popolo di Dio, cosa che, sicuramente, con i racconti fantascientifici della Valtorta, farete meglio di noi, indegni sacerdoti chiusi allo Spirito.

    Buona Ottava di Pasqua.

  2. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    22 Aprile 2017 in 13:44

    La ringrazio per la segnalazione, avevo confuso i due autori.

  3. paolo.crocchi dice:
    19 Aprile 2017 in 17:43

    L’articolo dal titolo ” Il “caso Valtorta” tra consensi e condanne. Come orientarsi?” non è di padre Serafino Tognetti ma di padre Serafino Lanzetta, figlio spirituale formato dal padre Stefano Manelli, Francescani dell’Immacolata. Padre Serafino Tognetti, figlio spirituale di don Divo Barsotti, avvalora molto l’opera di Maria Valtorta: vedere questo video su San Giuseppe ai minuti 4:10 e 5:50 di questo video https://youtu.be/2dIGIIvcJVU

  4. eranuova dice:
    13 Aprile 2017 in 1:17

    anche questa risposta alla mia risposta è ‘banale’: hai mai letto un solo capitolo di quella meravigliosa opera?

    Se sì, allora il tuo cuore è chiuso al soffio dello Spirito;
    se no, allora sei solo uno dei tanti che non camminano sulle proprie gambe e che inoltre fanno un cattivo uso della loro ragione…

  5. non metuens verbum dice:
    12 Aprile 2017 in 18:03

    Non sono un esperto valtortiano, ma quando il suo “Romanzo dell’Uomo Dio” fu re-intitolato “Il Vangelo come mi è stato rivelato”, mi si è arricciato il naso parecchio.
    Veronica: in uno dei pilastri sotto la cupola di San Pietro splende il capolavoro statuario di Francesco Mochi, a illustrazione della soprastante edicola che contenne il sacro lino già venerato dal Vecchierel canuto di Petrarca. Tale lino in epoca imprecisata scomparve da San Pietro, ma si dice che sia poi misteriosamente pervenuto a Manoppello, ove si venera un misterioso Santo Volto che, dicono gli esperti, ha caratteristiche fisiche incomprensibili, e caratteristiche iconiche molto prossime al Volto della Sindone di Torino. Una storia “messoriana”, con molti chiaroscuri. Può servire di aiuto alla fede, purché non la sostituisca.

  6. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    12 Aprile 2017 in 0:32

    Che Santa Madre Chiesa non riconosca gli scritti di Maria Valtorta, non è una cosa «scontata» ma è un fatto. E su di noi, sia come sacerdoti sia come teologi, incombe l’obbligo morale e spirituale – da non confondere con la stizza personale che io non ho e che non nutro verso questa mistica non riconosciuta – di informare i fedeli che i testi di questa Autrice non sono approvati e non sono consigliati ai fedeli come libri di spiritualità.

    Se per lei, il fatto che io adempia a quanto la Chiesa mi comanda, è motivo di dispiacere, sappia che me ne dolgo, ma non posso fare diversamente, perché verrei meno agli obblighi del mio ministero di sacerdote e di teologo.

    Le segnalo uno scritto di un mio stimato confratello sacerdote, Padre Serafino Tognetti, figlio spirituale formato dal Venerabile Padre Divo Barsotti, che alcuni anni fa scrisse un interessante articolo a tal proposito, che può trovare QUI.
    Sono certo le sarà di aiuto.

  7. eranuova dice:
    11 Aprile 2017 in 23:45

    mi aspettavo una risposta meno ‘scontata’: illusione!…

  8. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    11 Aprile 2017 in 21:42

    SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
    Prot. N. 144/58.
    .

    Roma 31 gennaio 1985.

    .

    Eminenza Reverendissima
    Cardinale GIUSEPPE SIRI
    Arcivescovo Metropolita di Genova

    .

    con lettera del 18 maggio pp, il Reverendo […] chiedeva a questa Sacra Congregazione, una chiarificazione circa gli scritti di Maria Valtorta, raccolti sotto il titolo Il Poema dell’Uomo Dio, e se esisteva una valutazione del Magistero della Chiesa sulla pubblicazione in questione con il corrispettivo riferimento bibliografico.

    In merito mi pregio significare all’Eminenza Vostra – la quale valuterà l’opportunità di informare il reverendo […] – che effettivamente l’opera in parola fu posta all’Indice il 16 Dicembre 1959 e definita da L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 come «Vita di Gesù malamente romanzata».

    Le disposizioni del decreto vennero ripubblicate con nota esplicativa ancora su L’Osservatore Romano del 1 Dicembre 1961, come rilevabile dalla documentazione qui allegata.

    Avendo poi alcuni ritenuta lecita la stampa e la diffusione dell’Opera in oggetto, dopo l’avvenuta abrogazione dell’Indice, sempre su L’Osservatore Romano del 15 Giugno 1966, si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. (1966) che, benché abolito, l’Index conservava tutto il suo valore morale, per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti.

    Grato di ogni Sua cortese disposizione in proposito, profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di profonda stima dell’Eminenza vostra reverendissima.

    Dev.mo

    Joseph Cardinale Ratzinger
    Prefetto

    _______________________

    Detto questo aggiungo soltanto: evitiamo di farci un altro Vangelo, perché si corre il rischio di farsi un’altra religione.

  9. eranuova dice:
    11 Aprile 2017 in 15:54

    eppure Veronica era davvero al seguito e davvero asciugò il volto di Gesù: basta leggere le opere di Maria Valtorta per conoscere i fatti (ah!, se la Chiesa avesse più fede nelle opere dello Spirito!)…

  10. orenzo
    orenzo dice:
    11 Aprile 2017 in 15:42

    Può un penitente come quello supporre che le sue elucubrazioni sull’incarnazione, se arrivate, abbiano risposta?
    La vita militare può anche non piacere però a chi l’ha vissuta, insegna molte cose…
    Non fa certo piacere sapere che nell’ospedale da campo nel quale ci troviamo si usino aceto e sale per disinfettare le ferite.

  11. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    11 Aprile 2017 in 14:53

    Caro Lettore,

    in passato ho risposto a questi quesiti in modo spero lucido, in ogni caso con indubbia sofferenza interiore, vedere QUI

  12. orenzo
    orenzo dice:
    11 Aprile 2017 in 8:57

    Rev. Padre Ariel,
    a proposito dell’immagine di Cristo, il Santo Padre ha affermato “che si è fatto peccato, che si è fatto diavolo, serpente, per noi”,
    Capisco il senso teologico del “si è fatto peccato” ed anche quello del “serpente”, se si allude al serpente di bronzo come fece a suo tempo il card. Biffi;
    Mi rimane invece piuttosto ostico da digerire quel “si è fatto diavolo”, che rimanda alla persona di satana, al “serpente” antico.
    Le parole del Papa hanno un qualche significato teologico o sono frutto di un parlare a braccio più attento ad esprimere un concetto che ai termini usati per esprimerlo?

  13. Paolo dice:
    11 Aprile 2017 in 8:50

    Buona Pasqua!

I commenti sono chiusi.

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