I precisi confini della infallibilità: il Sommo Pontefice come dottore privato

 — IN APPENDICE: INTERVISTA ALL’ARCIVESCOVO DI CHICAGO —

 

I PRECISI CONFINI DELLA

INFALLIBILITÀ:

IL SOMMO PONTEFICE COME

DOTTORE PRIVATO

 

Un problema delicato è dato dalle condizioni per le quali il Papa può entrare nel settore dottrinale senza essere infallibile. È allora il caso nel quale egli si esprime come dottore privato ovvero come semplice teologo. Qui egli non può valersi del carisma di Pietro, ma quello che dice dipende solo dalla sua sapienza umana, seppure fondata sulla fede. In questo campo egli può formulare opinioni o raggiungere certezze scientifiche, ma può anche errare, s’intende, teologicamente, ma non nella fede, perchè è protetto dal carisma di Pietro.

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP
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Papale Arcibasilica di San Pietro: la statua dedicata al Principe degli Apostoli

Sull’importanza e il senso da dare agli interventi, agli insegnamenti, alle affermazioni e dichiarazioni del Sommo Pontefice Francesco, si danno oggi notevoli dissensi in campo cattolico o fra gli stessi non-cattolici i quali, come è noto, sono frequentissimi e molto diversificati nella forma e nel contenuto, indirizzati al pubblico ed ai privati più diversi, cattolici e non-cattolici, facenti uso dei mezzi di comunicazione più diversi, frutti delle moderne tecnologie, insoliti rispetto agli usi dei Papi precedenti.

Molti entusiasti di Papa Francesco, prendono tutto quello che dice con fanatismo o finta adesione, senza vaglio critico, salvo poi fare come pare a loro o strumentalizzando quanto egli dice ad usum delphini, soprattutto se accontenta le loro voglie e le loro ambizioni. Altri, attaccati allo stile dei Papi precedenti, seguono o, si potrebbe dire, lo pedinano ogni giorno passo dietro passo con sguardo occhiuto e fucile puntato, sospettandolo di essere un Papa invalido, per coglierlo in fallo alla prima sua parola insolita, scorgendo in essa con acuta dietrologia oscure trame massoniche o segrete eresie luterane, comunque idee che risentono di quel Concilio criptoereticale tale fu a dire di costoro il Concilio Vaticano II. Essi ignorano che, come accennerò più avanti, il Papa non insegna la verità di fede, ossia, come si dice, non è “infallibile” solo quando proclama o definisce solennemente o da sè o attraverso un Concilio un nuovo dogma, ma, seppure a gradi inferiori e meno autorevoli, tutte le volte che egli ci istruisce come maestro della fede.

La condizione essenziale per il valore di questi livelli inferiori è che il Papa insegni la Parola di Dio, la dottrina e il mistero di Cristo e della Chiesa, il dato rivelato (Scrittura e Tradizione), i sacramenti, le virtù cristiane, la via del Vangelo e della salvezza, le verità o i dogmi della fede, gli articoli del Credo, ci si esprima come ci si vuol esprimere, non interessa. E non interessano neppure le circostanze, le modalità e i mezzi di queste comunicazioni, dalla l’enciclica, alla lettera pastorale, al motu proprio, all’udienza generale, all’omelia della Messa, al discorso, alla intervista giornalistica o alla telefonata. L’importante è che si tratti di queste materie, direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente.

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Il Sommo Pontefice Francesco, immagini di repertorio

Un problema delicato, ed è il tema di questo articolo, è dato dalle condizioni per le quali il Papa può entrare nel settore dottrinale senza essere infallibile. È allora il caso nel quale egli si esprime come dottore privato ovvero come semplice teologo. Qui egli non può valersi del carisma di Pietro, ma quello che dice dipende solo dalla sua sapienza umana, seppure fondata sulla fede. In questo campo egli può formulare opinioni o raggiungere certezze scientifiche, ma può anche errare, s’intende, teologicamente, ma non nella fede, perchè è protetto dal carisma di Pietro.
Nel passato i Papi non ci hanno lasciato documenti che non fossero espressione del carisma di Pietro. Se prima di salire al soglio pontificio col nome di Pio II, Enea Silvio Piccolomini, come altri pontefici, avevano pubblicato loro scritti, una volta eletti Papi il loro insegnamento non fu generalmente che espressione del loro ufficio di Successori di Pietro e maestri della fede. Essi vollero cancellare l’aspetto umano del loro pensiero e non essere altro che tramiti dell’insegnamento del Vangelo.
Questo racchiudere tutta la propria attività di pensiero e di insegnamento nei limiti dell’ufficialità era probabilmente motivata nei Papi del passato dal timore che la manifestazione delle loro idee personali potesse essere scambiata per insegnamento pontificio, cosa che per la verità può effettivamente accadere nei credenti non sufficientemente preparati a distinguere pensiero teologico ed insegnamento di fede, ossia il Sommo Pontefice Francesco.

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Il Sommo Pontefice Francesco in uno dei suoi saluti spontanei informali

Diversamente invece, col secolo scorso, e precisamente con San Giovanni Paolo II, prende avvio l’uso del Papa che non si limita al suo ufficio pontificio, ma produce anche opere letterarie o teologiche sotto un profilo meramente umano. Da questo punto di vista è notevole è la trilogia cristologica di Benedetto XVI, circa la quale egli stesso invitò gli studiosi a discutere con lui. Segno evidente che egli con questi scritti non intendeva presentarsi come dottore universale ed infallibile della fede, ma semplicemente ed anche modestamente, come teologo tra i teologi, sebbene egli sia grandissimo teologo.
Credo che questo mutamento nell’attività intellettuale dei Papi sia stato motivato dal fatto che oggi la formazione culturale cattolica è maggiormente in grado di un tempo di chiarire al comune fedele la differenza tra il Papa come Papa e il Papa come dottore privato, benchè tuttavia il Papa attuale, con la varietà e l’aspetto insolito dei suoi numerosi e frequenti interventi, metta seriamente alla prova chi desidera distinguere in lui Simone – ossia Jorge Mario Bergoglio – che manifesta le proprie idee a volte discutibili, da Pietro maestro infallibile della fede.

Papa Francesco è arrivato in Brasile
Il Sommo Pontefice Francesco durante un colloquio informale con un giornalista brasiliano

Oggi appare più che mai urgente il problema di come possiamo distinguere in modo certo, adeguato e chiaro l’insegnamento di un Papa come Papa da un suo discorso o scritto teologico o letterario occasionale, improvvisato o estemporaneo. La distinzione è molto importante, poichè è evidente che mentre la parola di Pietro è vincolante e sempre vera, quanto invece pensa o dice Simone, ossia l’uomo Bergoglio, benché sempre degno di rispetto, non è detto che sia sempre indiscutibile, univoco e necessario alla salvezza. Al riguardo, possiamo rispondere innanzitutto che lo stesso Papa Francesco si premura solitamente di farcelo capire manifestando le sue intenzioni e a seconda delle circostanze. Siccome il suo ufficio ordinario è quello petrino, ordinariamente dobbiamo pensare che quanto egli esprime sia manifestazione di tale ufficio, soprattutto se si tratta di quelle materie di fede alle quali ho accennato sopra. Ma il livello di autorità del suo insegnamento lo possiamo dedurre anche dai suoi stessi contenuti e dal modo di esprimerli. Esistono infatti dottrine notoriamente teologiche e non magisteriali, dottrine che, se troviamo sulla bocca o negli scritti del Papa, sarà evidente che esprimono il suo pensiero semplicemente come dottore privato.

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Il Sommo Pontefice Francesco in un momento informale con dei giovani

Mettiamo per esempio che il Papa desse a Maria il titolo di “corredentrice” o che sostenesse con Sant’ Agostino che i dannati sono più numerosi dei beati o che la Sindone è veramente l’impronta del corpo di Cristo o che la Madonna appare veramente a Medjugorje o che Giuda è all’inferno o che alla resurrezione esisteranno gli animali o che gli angeli siano stati sottoposti da Dio all’inizio del mondo ad una prova di fedeltà o che il passaggio degli Ebrei dal Mar Rosso sia stato semplicemente un fenomeno miracoloso di marea favorevole o che Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre avevano un aspetto scimmiesco o che anche gli embrioni sono battezzati da Cristo o che ci sono state delle cose che Cristo non sapeva o che l’Anticristo è una singola persona o che i due “testimoni” dei quali parla l’Apocalisse sono i Santi Pietro e Paolo e così via. Tutte queste ipotesi sono indubbiamente compatibili con i dati di fede. Si tratta certo di dottrine rispettabili e probabili, ma che tuttavia non corrispondono in se stesse a delle vere e proprie verità di fede, in quanto non è possibile trovarle direttamente nè nella Scrittura nè nella Tradizione. Le fonti della Rivelazione potrebbero avallarle ma anche non avallarle. Al momento non è possibile saperlo con certezza e per questo il Magistero pontificio come tale non si pronuncia.

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Nel mese di febbraio 2014 il Sommo Pontefice Francesco ha voluto formalmente rinnovare il passaporto della Repubblica Argentina con il nome di Jorge Mario Bergoglio

Queste dottrine, tuttavia, grazie ad un ulteriore approfondimento teologico, potrebbero acquistare un domani un tale grado di probabilità, da divenire certezza. Per questo, è del tutto lecito sostenerle con la dovuta modestia ed è altrettanto lecito dissentire da esse con la dovuta prudenza, in attesa di un eventuale chiarimento. In tal caso il dibattito e il confronto tra le opposte opinioni, condotto nel rispetto reciproco e con metodi scientifici, aiuta a scoprire la verità, che forse però non verrà mai scoperta sino alla parusia.
Può anzi accadere che una tesi teologica ben dimostrata sia così bene accolta dalla Chiesa, tanto da salire al grado di dogma di fede definito, come è avvenuto per la tesi tomistica dell’anima unica forma corporis nel Concilio di Viennes del 1312 o dell’immortalità dell’anima nel Concilio Lateranense V del 1513.
Nulla e nessuno pertanto impedisce al Papa, come dottore privato, di inserirsi in questa ricerca e di partecipare alla discussione con gli altri teologi su di un piede di parità ed a suo rischio e pericolo, avanzando un suo modo proprio di vedere le cose e lasciandosi contestare nel caso i suoi argomenti si rivelino sbagliati o discutibili.
Può accadere inoltre che la sua opinione diventi particolarmente autorevole e persuasiva tra i teologi, ma opinione resta; per cui, benchè espressa dal Papa, non può assolutamente assurgere al livello di insegnamento pontificio ufficiale ed infallibile, si tratti di dogma definito o non definito.

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Il Sommo Pontefice Francesco in un momento informale in Piazza San Pietro con una coppia di sposi

Da notare che nel corso della storia i fedeli sono sempre andati soggetti ad un duplice rischio nei confronti delle idee espresse dal Papa. O quello di sottovalutarle e di diminuirne o restringerne l’autorità, con vari pretesti, o al contrario il rischio di quel fanatismo e di quella sudditanza supina, indiscreta, poco illuminata e anche interessata, che prende come indiscutibili anche le posizioni del Papa come dottore privato.
Tra i primi da tempi recenti ci sono quelli che restringono le note dell’infallibilità del magistero pontificio alle specialissime e rarissime condizioni stabilite dal Concilio Vaticano I, onde sentirsi autorizzati a negare l’infallibilità e quindi quanto meno a sospettare di falso o di falsificabilità le dottrine del Concilio Vaticano II, che sarebbero secondo loro solo “pastorali”, nonchè tutti gli insegnamenti ed interventi dei Papi postconciliari a qualunque livello o in qualunque forma, chiaramente non segnati da quelle caratteristiche.
Costoro credono all’immutabilità del dogma; ma quanto all’infallibilità del Papa e del Concilio, respingono la già citata Istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede, aggiunta alla Lettera apostolica Ad tuendam fidem di San Giovanni Paolo II del 1998, nella quale si insegna, precisando la dottrina del Vaticano I, che il Magistero della Chiesa (Papa o Concilio), al di sotto dell’infallibilità eccezionale e solennemente definita, si esprime secondo altri due gradi inferiori di autorità, circa i quali il cattolico è certo che la Chiesa dice il vero autenticamente, definitivamente, irreformabilmente ed immutabilmente. Ora, il livello di autorità delle dottrine conciliari e dell’insegnamento dei Papi successivi fino all’attuale, appartiene a uno di questi due livelli.

General audience in Saint Peter's Square
Il Sommo Pontefice Francesco durante un momento informale in Piazza San Pietro

Altri invece, è un caso del nostro tempo, infetti da gnoseologie relativiste, soggettiviste o evoluzioniste, non credono all’infallibilità del Papa, per cui, se a loro pare che il Papa si ponga in contrasto o in rottura con dottrine precedentemente definite o tradizionali, ed il nuovo, così come lo intendono, è di loro gradimento, non si fanno scrupolo ad esaltare un Papa Francesco, che finalmente si è aggiornato, un papa “rivoluzionario”, che finalmente ha abbracciato la “modernità”, un Papa che sa “dialogare” con tutti.
Da questi fatti comprendiamo come sia facile per il fedele ed è possibile anche per un teologo imprudente, si tratti di un tradizionalista o di un progressista, giudicare non in base a criteri obbiettivi, ma ai propri gusti, per cui si nega l’infallibilità o la verità alle dottrine pontificie che non piacciono, anche se assolutamente vere; e per converso si considerano indiscutibili o “avanzate” o addirittura “rivoluzionarie” idee del Papa, fraintese e mal digerite, che il Papa ha espresso magari en passant e senza l’intenzione di insegnare verità di fede o solo per esprimere un’opinione o un’impressione personale.

Costoro, il lettore avrà già capito che sono i modernisti, in realtà, imbevuti di storicismo, non credono all’infallibilità pontificia, perchè non credono all’immutabilità della verità. Ma ciò non impedisce loro di assolutizzare come fossero dogmi certe affermazioni del Papa puramente contingenti ed occasionali, interpretate peraltro come se il Papa desse spazio alle idee moderniste.
Infatti lo storicista, come per esempio l’hegeliano, crede a suo modo nell’assoluto, solo che per lui l’assoluto non trascende la storia in un’immutabilità metafisica, ma non è altro che l’assolutizzazione dell’evento storico presente che lo interessa. Così per esempio, per la Scuola di Bologna, le dottrine del Concilio non fanno riferimento a nulla di immutabile e di sovrastorico, ma rappresentano l’evento epocale, rivoluzionario, escatologico e profetico del tempo presente. In tal senso per lo storicista, l’Assoluto stesso diviene col divenire storico. Nulla resta, nulla permane, ma tutto evolve nella storia, come storia e come Assoluto nella storia. Niente storia senza Assoluto, ma anche niente Assoluto senza storia.

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Il Sommo Pontefice Francesco durante un gesto spontaneo verso un gruppo di anziani ebrei reduci dai campi di sterminio

I modernisti non hanno rispetto del Papa come maestro della fede, per cui tendono a risolvere tutti i suoi insegnamenti in semplici opinioni teologiche, che essi quindi si permettono ora di accogliere, ora di contestare, come loro garba, come se fossero quelle di qualunque altro teologo. E questo perchè, come già faceva notare acutamente San Pio X nella Pascendi dominici gregis, essi sono dei “fenomenisti”, che sostituiscono l’apparire all’essere, ciò che sembra a ciò che è. Per loro non si danno quindi certezze oggettive, universali ed immutabili, ma tutto è opinabile, mutevole dipendente dai tempi, dai luoghi e dai punti di vista.
I modernisti si fingono discepoli ed ammiratori del Papa per qualche sua frase o gesto che sembrerebbe andar loro incontro. E purtroppo il Papa non sembra attualmente far molto per sfatare questa interpretazione e prender le distanze da questi falsi amici. Ma l’equivoco non può durare all’infinito. Presto il Papa, stanco dei loro approcci sempre più indiscreti, parlerà con voce franca e chiara. C’è da temere che a questo punto la loro finta ammirazione si muterà in odio. Questo voltafaccia del resto sarà in linea con i loro stessi camaleontici princìpi morali. E sono dell’idea che il Papa potrebbe correre pericolo per la sua stessa vita. Così, a quanto sembra, riuscirono a far morire di dolore Papa Giovanni Paolo I.
Se si tratta invece di altri argomenti, di carattere pratico o morale, a cominciare dagli atti più importanti del governo papale, alle direttive liturgiche, alle disposizioni pastorali, giuridiche, amministrative o disciplinari, qui il Papa è fallibile e può anzi mancare di virtù, di coraggio, di carità e di prudenza. Ma è sempre doveroso, se lo si ritiene utile o necessario, svolgere una critica garbata, modesta e rispettosa, come di figli verso il padre.

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Il Sommo Pontefice Francesco durante un saluto informale al pibe de oro Diego Armando Maradona

Osserviamo a questo punto che, come emerge anche dai dotti studi di Antonio Livi ai quali rimando, la teologia è una scienza che, come tale, si accompagna all’opinione. Per questo, il Papa come dottore privato, può giungere a conclusioni teologiche scientifiche, ossia accertate e dimostrate, così come può limitarsi al campo dell’opinabile, del probabile, dell’ipotetico, dell’incerto.
La scienza ci dà l’evidenza mediata, riconducile a princìpi primi di ragione, di senso comune o di fede; ci mostra inconfutabilmente ciò che è vero. L’opinione, invece, senza potersi rifare a quei princìpi, ma basata solo sull’apparenza (δόξα, doxa), avanza argomenti probabili o, come dice Aristotele, “dialettici”, ossia che occorre verificare con ulteriori ricerche. Essi infatti hanno solo l’apparenza del vero e quindi l’opinione giunge conclusioni non certe, ma solo probabili.
La scienza è l’apparizione o la manifestazione (ϕαινόμενον fainòmenon) mediata del vero. L’opinione (δόξα) invece ci dà ciò che sembra vero (videtur). Ad un’ulteriore indagine si può scoprire o che è vero o che è falso. L’opinione si ferma all’apparenza. Solo la scienza ci fa distinguere con certezza il vero dal falso.

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Il Sommo Pontefice Francesco saluta la Regina Ranja di Giordania durante un incontro ufficiale

La scienza è una, perchè una cosa o è o non è; non possono convivere due scienze contrapposte circa la medesima cosa. Le opinioni invece sono molte e possono legittimamente coesistere ed opporsi tra di loro, perchè di due opinioni opposte si suppone che non si sappia qual è quella vera, ma entrambe hanno l’apparenza della verità.
Da princìpi di fede è possibile ricavare in teologia l’opinione o la scienza: l’opinione, se il teologo non riesce a fare una deduzione rigorosa; la conclusione scientifica, invece, se riesce far tale deduzione. Un Papa può essere teologo nell’uno come nell’altro senso. L’infallibilità del suo carisma di maestro della fede non lo soccorre per nulla in queste indagini e in queste conclusioni, che sono rimesse invece totalmente alla sua sapienza umana, alla sua preparazione scientifica e al rigore logico del suo metodo.

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Papale Arcibasilica di San Pietro: la Tomba del Principe degli Apostoli sotto l’Altare della Confessione

Papa Francesco non è un teologo accademico, come lo è stato Benedetto XVI, che ci ha lasciato come teologo privato preziosi libri di cristologia, ai quali ho già accennato. Papa Francesco invece è un teologo kerygmatico, un instancabile predicatore di quel Dio Incarnato, Gesù Cristo e del suo Spirito, che alimenta la sua vita intellettuale, il suo cuore, la sua passione di apostolo e di pastore, protesi alla salvezza di tutti gli uomini. Egli mi ricorda il Fondatore del mio Ordine, San Domenico di Guzmàn, del quale si diceva che “parlava o a Dio o di Dio”.
Anche per Papa Francesco, come per i Papi precedenti, occorre saper discernere il momento del suo approccio personale a Cristo, la sua sensibilità teologica, la sua devozione privata, il suo punto di vista umano particolare — che potremo anche accettare o non accettare, potremo discutere o approfondire liberamente di nostra scelta — dal maestro della fede, dal pastore e dottore universale della Chiesa, dal Vicario di Cristo, il Successore di Pietro, il Testimone della Parola di Dio, della Scrittura e della Tradizione, che infallibilmente assistito dallo Spirito Santo, predica ufficialmente e pubblicamente per mandato di Cristo richiamando tutti gli uomini alla salvezza.

Fontanellato, 23 novembre 2014

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Autore  REDAZIONE
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REDAZIONE

 

L’ARCIVESCOVO EMERITO DI  CHICAGO:

«IL SANTO PADRE HA CREATO DELLE ASPETTATIVE CHE NON PUÒ SODDISFARE»

 

cardinale georgeA distanza di un paio di giorni dalla pubblicazione di questo articolo del Padre Giovanni Cavalcoli, è stata pubblicata una intervista rilasciata dal Cardinale Francis George, arcivescovo metropolita di Chicago, da poco dimesso dalla cattedra di quella arcidiocesi per gravi motivi di salute; il porporato, ammalato di cancro, si trova infatti a vivere la fase culminante della sua malattia.

L’articolo integrale in lingua originale è consultabile QUI

Riportiamo sotto, tratta dal celebre blog di Sandro Magister, la traduzione italiana dell’intervista del Cardinale che abbiamo ritenuto opportuno inserire in appendice a questo nostro articolo.


di  +Francis George, omi

Posso capire l’ansia di certe persone.  A un primo sguardo non ravvicinato, ti può sembrare che Francesco metta in discussione l’insegnamento dottrinale consolidato. Ma se guardi di nuovo, soprattutto quando ascolti le sue omelie, vedi che non è così. Molto spesso, quando lui dice certe cose, la sua intenzione è di entrare nel contesto pastorale di qualcuno che si trova preso, per così dire, in una trappola. Forse questa sua simpatia la esprime in un modo che induce la gente a chiedersi se egli sostenga ancora la dottrina. Non ho nessun motivo di credere che non lo faccia. […]

Si pone allora la domanda: perché Francesco non chiarisce queste cose lui stesso? Perché è necessario che gli apologeti sopportino il peso di dover fare ogni volta buon viso? Si rende conto delle conseguenze di alcune sue affermazioni, o anche di alcune sue azioni? Si rende conto delle ripercussioni? Forse no. Io non so se lui è consapevole di tutte le conseguenze di quelle parole e di quei gesti che sollevano tali dubbi nella mente delle persone.

Questa è una delle cose che mi piacerebbe avere la possibilità di domandargli, se mi capitasse di essere lì da lui: “Si rende conto di ciò che è successo solo con quella frase ‘Chi sono io per giudicare?’, di come è stata usata e abusata?”. Essa è stata davvero abusata, perché lui stava parlando della situazione di qualcuno che aveva già chiesto pietà e ricevuto l’assoluzione, di qualcuno da lui ben conosciuto. È una cosa completamente diversa dal parlare di qualcuno che pretende di essere approvato senza chiedere perdono. È costantemente abusata, quella frase.

Ha creato delle aspettative attorno a lui che egli non può assolutamente soddisfare. Questo è ciò che mi preoccupa. A un certo punto, coloro che lo hanno dipinto come una pedina nei loro scenari sui cambiamenti nella Chiesa scopriranno che lui non è quello che credono. Che non va in quella direzione. E allora forse diventerà il bersaglio non solo di una delusione, ma anche di un’opposizione che potrebbe essere dannosa per l’efficacia del suo magistero. […]

Personalmente, trovo interessante che questo papa citi quel romanzo: “Il padrone del mondo”. È una cosa che vorrei domandargli: “Come fa a mettere assieme quello che lei fa con quello che lei dice che sia l’interpretazione ermeneutica del suo ministero, cioè questa visione escatologica secondo cui l’Anticristo è in mezzo a noi? È questo che lei crede?”. Mi piacerebbe fare questa domanda al Santo Padre. In un certo senso, ciò potrebbe forse spiegare perché egli sembra avere tanta fretta. […] Che cosa crede il papa circa la fine dei tempi? […]

Io non lo conoscevo bene prima della sua elezione. Ho saputo di lui tramite i vescovi brasiliani, che lo conoscevano di più, e a loro ho fatto molte domande. […] Non sono andato a trovarlo da quando è stato eletto. […] Papa Francesco non lo conosco abbastanza. Certamente lo rispetto come papa, ma mi manca ancora una comprensione di che cosa intenda fare.

traduzione a cura di Sandro Magister [vedere qui]

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36 thoughts on “I precisi confini della infallibilità: il Sommo Pontefice come dottore privato

  1. Rev.mo P. Giovanni Cavalcoli, un articolo magistrale in tutti i sensi sotto tutti gli aspetti.
    Non so se la cosa è stata pianificata, ma questo suo scritto sembra l’approfondimento del precedente di padre Ariel (servizio vigili del fuoco …) in cui si accenna in più parti al “dottore privato”, forse lasciando a lei, padre Giovanni l’approfondimento di questo concetto.
    Posso dirle (ma forse già lo sa da tempo,bene e meglio di me) che noi sacerdoti ci troviamo in grandi difficoltà per le varie “sparate” a braccio di Papa Francesco. Ma sa cosa è davvero paradossale? Che se solleviamo pacate e rispettose perplessità su affermazioni di Papa Francesco che nulla hanno a che vedere e a che fare con le dottrine vincolanti della chiesa, ci ritroviamo con persone che per tutta la vita hanno fatto professione di anticlericalismo, anticattolicesimo, untralaicismo, ateismo ecc.. che ci vengono a rimprovevare dicendo: “ma come? Non sapete che il papa è infallibile?”.
    Un ringraziamento profondo e riconoscente a lei, padre Ariel, mons. Livi per averci dato in sostegno l’Isola di Patmos!

  2. Grande padre Giovanni, Grande! In questa “selva oscura” di tradizionalisti impazziti, di pizzettari&merlettari tristi e depressi, di sedevacantisti psichiatrici che parlano di papi anticristi apostatici ed eretici, leggere gli articoli dell’ormai mitico trio Cavalcoli-Levi di Gualdo-Livi, è come prendere una medicina che cura e sana dalla malattia.
    Lunga vita all’isola di Patmos e ai suoi abitanti !!!

    1. Caro Don Stefano,

      io, Don Ariel e Mons. Livi siamo molto uniti nelle nostre idee, per cui capita spesso che ci troviamo spontaneamente in armonia senza alcuna previa programmazione.
      L’appoggio dato dai modernisti a Papa Francesco è del tutto strumentale, perchè vorrebbero tirarlo dalla loro parte e purtoppo il Papa non sempre prende le distanze.
      Tocca a noi teologi, quindi, chiarire il senso dei suoi interventi, ed aiutare i fedeli a distinguere quando egli parla veramte come Successore di Pietro e quando invece esprime posizioni sue, improvvisate, del tutto discutiubili, per non dire sbagliate.
      Quindi il rimprovero che ci fanno i modernisti di non essere col Papa è pura ipocrisia. Siamo invece noi i veri fedeli del Papa, noi che da una parte usiamo nei suoi confronti la libertà di figli su questioni opinabili o pastorali, mentre poi accogliamo senza problemi quell’insegnamento infallibile che egli ci dona,circa il quale essi ci prendono poi in giro.

  3. Caro Anonimo,

    ed i suoi valenti maestri gesuiti le hanno anche insegnato a lanciare il sasso nel mucchio da perfetto anonimo ed a ritirare la mano affinchè il sasso colpisse senza che però si sapesse da dove e da chi arrivava? Perchè le dirò: in questo riconosco lo stile tutto quanto loro.
    Premesso che i teologi domenicani avevano sacrosanta ragione quando a loro tempo accusavano i missionari gesuiti di sincretismo e quando sollevavano riserve sulla filosofia di Suarez, debbo dirle che anch’io sono stato allievo dei gesuiti, quanto basta ad imparare che puoi stare a contatto con loro per anni e anni senza mai capire che cosa veramente pensano e semmai, un giorno, come per incanto puoi trovarti d’improvviso davanti, dopo un decennio di rapporto continuato, una persona totalmente diversa da quella che hai sempre creduto che fosse finendo a tal punto scioccato da domandarti: “Ma questo, chi è?”.
    Beninteso: non generalizzo, ritengo semplicemente che il “male” sia insito proprio nello stile della formazione che ricevono, basti vedere che cosa hanno seminato in giro per il mondo dagli anni Sessanta del Novecento in poi; e questo è un fatto.
    Per questo mi torna in mente una campagna informativa sull’AIDS che diceva: “AIDS? Se lo conosci lo eviti”. Ecco, avendoli sperimentati sulla mia pelle, quella campagna contro l’AIDS l’ho applicata alla Compagnia di Gesù: “GESUITI? Se li conosci li eviti”.
    Come vede le opinioni derivanti dalle nostre esperienze sono sempre diverse e, soprattutto, in questo sono sempre molto soggettive, quindi come tali del tutto opinabili, a partire da questa libera opinione mia, che è e che resta del tutto opinabile, ma questa è e questa rimane la mia triste e dolorosa esperienza personale, pagata a “prezzo pieno” sulla mia pelle con risvolti così vergognosi e dolorosi sui quali ho deciso di tacere e che mi porterò con me dentro la tomba, spero naturalmente il più tardi possibile.
    Per altro verso e sempre parlando di esperienze soggettive, posso dirle invece che per quanto ho potuto appurare il domenicano non è invece strutturalmente formato per tradire e mentire con magistrale doppiezza sentendosi però proprio per questo con la coscienza perfettamente a posto, convinto di avere in ciò agito per la maggiore gloria di Dio.

  4. Quando Bergoglio ha telefonato ad una signora Argentina divorziata risposata “consigliandola” di ricevere l’Eucarestia da un’altro sacerdote che non la conoscesse, come agiva in quella circostanza? da dottore privato oppure no?

  5. Allora diciamo che se ha agito da dottore privato ha espresso “un’enorme sciocchezza”; se non ha agito da dottore privato smentirebbe anche la tesi di Cavalcoli che Bergoglio è sempre infallibile quando parla di fede indipendentemente dallo strumento utilizzato per esprimersi (in questo caso il telefono).

    1. … allora diciamo che non ha letto bene l’articolo del Padre Giovanni Cavalcoli, che pure ha il dono evidente della chiarezza persino quando parla delle più complesse questioni metafisiche, cosa testimoniata da intere generazioni di suoi allievi.

  6. “La condizione essenziale per il valore di questi livelli inferiori è che il Papa insegni la Parola di Dio, la dottrina e il mistero di Cristo e della Chiesa, il dato rivelato (Scrittura e Tradizione), i sacramenti, le virtù cristiane, la via del Vangelo e della salvezza, le verità o i dogmi della fede, gli articoli del Credo, ci si esprima come ci si vuol esprimere, non interessa. E non interessano neppure le circostanze, le modalità e i mezzi di queste comunicazioni, dalla l’enciclica, alla lettera pastorale, al motu proprio, all’udienza generale, all’omelia della Messa, al discorso, alla intervista giornalistica o alla telefonata. L’importante è che si tratti di queste materie, direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente.” Questo ho letto,tra le altre cose dell’intervento di P Cavalcoli

    1. No, questa non è una lettura: è una sua estrapolazione bella e buona nel tentativo di far dire al Padre Giovanni ciò che egli non ha detto; e per fare questo lei riporta – estrapolando – proprio ciò che il teologo domenicano ha scritto. In pratica lei fa questo, prende e riporta correttamente la frase di Gesù che disse a Maddalena: «I suoi numerosi peccati sono stati perdonati, perché ella ha molto amato» (Mc 2,2-12).
      Se però a questa frase non aggiungiamo che Gesà le disse in modo molto chiaro: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”» (Gv 8,4-11), se ne potrebbe dedurre che il Signore benedice Maddalena per avere tanto amato nel corso dell’esercizio dell’arte della prostituzione invitandola in tal senso a seguitare ad “amare” come prima e più di prima i suoi clienti.
      Il “perché ha tanto amato” sottintende invece l’amore di Maddalena per il Verbo di Dio, verso il quale ella ha fede, quella fede che l’ha salvata.

  7. Non ho riportato oltre perchè manca lo spazio, non ho estrapolato un bel nulla, la tesi del P Cavalcoli che cerco di comprendere e che è chiara in tutto il suo scritto è che l’infallibilità si contempla ogniqualvolta il Papa si esprima in materia di fede. Chiedo solo per avere certezze, perchè “mi sembrava” (posso anche sbagliarmi) che l’infallibilità richiedesse un’ulteriore condizione per essere tale e ciòè la volontà definitoria come stabilito dal dogmatico CVI.

    1. … guardi, io l’ho capito perfettamente lei che cosa vuole: che sia proclamato eretico il Concilio Vaticano II, sconfessato tutto il magistero della Chiesa degli ultimi cinquant’anni, che siano dichiarati illegittimi tutti i pontefici eletti dal 1958 in poi, che sia nuovamente tirata fuori la sedia gestatoria dai musei vaticani e che il Romano Pontefice sia portato in trionfo tra i flaubelli e l’aristocrazia papalina, infine che venga scrupolosamente applicata, nel 2014, come un autentico dogma di fede, la enciclica Mirari Vos pubblicata nel 1832 da Gregorio XVI. Ovviamente: la canonizzazione del Vescovo Marcel Lefebvre e la sua proclamazione a dottore della Chiesa.

      Il Padre Giovanni è stato chiarissimo nel proprio articolo, con tutto il rigore di metodo filosofico, metafisico e teologico che lo contraddistingue. Se poi lei non vuole capire, questo è un problema suo e non nostro.

  8. Tutti i Pontefici fino a Benedetto XVI sono legittimi Pontefici. Per il resto penso che il dogma dell’infallibilità Pontificia proclamato dal CVI sia ancora valido anzi è una proposizione infallibile della Chiesa Cattolica, quindi penso che si avventato non tenerne conto

  9. Reverendo Padre,

    La distinzione circa il magistero del Romano Pontefice e l’insegnamento del dottore privato è sacrosanta, ma non credo sia mai stata contestata da alcuno.

    Singolare appare invece la tesi dell’infallibilismo totale del Romano Pontefice, una tesi che – personalmente – ho sentito sostenere solo da lei; sarei molto più prudente nel proporla come “sententia communis”; ritengo invece sia inaccettabile proporla come “dogma di fede definito”.
    Tale tesi, infatti, sembra ridurre le condizioni dell’infallibilità poste dal Vaticano I ad una sola: la “materia de fide et moribus”. Conseguentemente, viene vanificato tutto il magistero del Vat I: che senso ha, infatti, stabilire alcune condizioni all’infallibilità se, invece, tale infallibilità si estende a tutto il magistero del RP?
    Inoltre, tale tesi mi pare confondere il concetto di “carisma” con quello di “habitus”, cioè un accidente transitorio con un accidente permanente.
    Infine, che senso avrebbe distinguere diversi gradi di adesione al magistero (de fide credenda, de fide tenenda, religiosum obsequium) se ogni parola del Magistero del RP fosse egualmente infallibile. Che fine fa la distinzione tra magistero infallibile e magistero autentico?

    1. Caro lettore,

      io parlo di infallibilità del Pontefice quando insegna o espone le verità di fede. In tal senso, qualunque credente che testimonia la sua fede, è infallibile. Anche quando alla Messa domenicale proclamiamo il Credo, siamo infallibili.
      “Infallibile” vuol dire semplicemente “sempre vero”, “non fallibile”, “non falsificabile”: si può allora pensare che il Magistero pontificio o della Chiesa a qualunque livello di autorità ci insegni il falso o il forse falso?
      Dunque tali livelli non significano che la Chiesa sia infallibile solo al primo, mentre nei due inferiori sia fallibile, ma significano semplicemente tre gradi di autorità con i quali la Chiesa ci insegna sempre la verità del Vangelo:
      I grado: dogmi definiti da credere con fede divina e teologale; chi non ci crede è eretico;
      II grado: verità prossime alla fede da credere con atto di fede nella Chiesa; chi non ci crede, è prossimo all’eresia;
      III grado: dottrina autentica della Chiesa connessa alle verità di fede, da credere con religioso ossequio della volontà. Chi non ci crede, manca di fiducia nella Chiesa assistita dallo Spirito Santo.
      l’infallibilità pontificia è certo un accidente transitorio, che però possiamo benissimo chiamare “carisma”, essendo dono dello Sprito Santo. Infatti il Papa è infallibile solo come Papa, ossia come Maestro della fede, non come pastore, nè come dottore privato.
      La Chiesa col Vaticano I ha definito le condizioni di infallibilità del I grado di autorità dottrinale, senza escludere quelli meno autorevoli, ma sempre autentici, i quali sono stati chiariti dalI’lstruzione della CDF apposta alla Lettera Ad tuendam Fidem di San Giovanni Paolo II del 1998. Quindi il dogma del Vaticano I non è vanificato, ma chiarito e completato con l’ulteriore distinzione dei gradi inferiori di infallibilità ovvero di verità.
      E’ chiaro che, se il Papa definisce esser di fede una data proposizione, siamo assolutamente certi che è di fede. Ma questi sono casi rarissimi, come è avvenuto per il dogma dell’Assunta nel 1950 o dell’Immacolata nel 1854. Ciò non vuol dire che in tutti i casi nei quali il Papa non definisce (“voluntas definiendi“), quello che dice possa essere sbagliato.
      Per questo occorre aggiungere ai criteri offerti dal Vaticano I altri criteri di certezza, che sono appunto quelli forniti dalla Ad tuendam fidem per i gradi inferri. Il critero per distinguere l’opinione teologica dall’insegnamento di fede l’ho fornito nel mio articolo.

      1. Reverendo Padre,

        La ringrazio per l’attenzione e per la risposta puntuale; la sua posizione è chiarissima ed espressa con estrema precisione. Debbo tuttavia dire che, personalmente, non mi convince e che non riesco a rintracciare in essa un peso che superi quello della mera opinione teologica, lecita ma discutibile.
        Per quanto conosco, il magistero di III grado è autentico; ad esso è dovuto tutto l’ossequio dell’intelligenza credente, ma non è insegnamento infallibile; per conseguenza, dato il presupposto che “quod potest non esse, aliquando non est”, potrebbe in esso effettivamente ingerirsi l’errore, seppur in casi rarissimi ed eccezionali.

        Vorrà concedere almeno che la mia opinione – anch’essa, credo, lecita e discutibile – è comunque sostenuta da grandi teologi, come ad esempio il Piolanti o il Gherardini.

        1. Carissimo,

          anche nel III grado il Magistero tratta di materia di fede, benchè richieda effettivamente solo l’ossequio religioso della volontà.
          Ora “infallibile” significa semplicemente “sempre vero”,”non falsificabile”. Puoi immaginare che un insegnamento della Chiesa in materia di fede possa essere o diventare falso?
          La Ad tuendam fidem non dice che il III grado NON è infallibile. Semplicemente NON USA la parola. Ma secondo me non bisogna attaccarsi alla parola, ma badare al concetto: il concetto è che anche a questo grado la Chiesa ci parla di Cristo e del Vangelo.
          E dunque?
          Sta’ attento che i lefevriani riconoscono che le dottrine del Concilo appartengono al III grado. Se qui la Chiesa può sbagliare, finisci nella trappola del buon Lefebvre! Ti insinuano il tarlo del dubbio.

          Non bisogna confondere l’apparenza di una cosa che non esiste con la visione confusa o indistinta di una cosa esistente, ossia della verità. Ricordati infatti che anche il III grado è Magistero della Chiesa che insegna quel verbum Domini quod manet in aeternum. In nessun modo si deve confondere l’autorità del Magistero con l’opinione teologica. Se già il theologice certum non può mai essere smentito, figuriamoci il Magistero della Chiesa, che è assistito dallo Spirito Santo! il fatto che l’adesione alle dottrine del III grado non rhieda un atto di fede divina, non vuol dire che non dobbiamo aderire ad esse toto corde e con certezza.
          Posso mai pensare che in queste cose un domani la Chiesa mi dica con le lacrime agli occhi: guarda, figliolo, perdonami, mi ero sbagliata? E’ semplicemente ridicolo.
          Purtroppo il III grado malinteso è la fessura attraverso la quale entra il fumo di Satana. Il lefevrismo esplicito o implicito, consapevole o inconsapevole, volontario o involontario, dichiarato o non dichiarato, colpevole o in buona fede, entra attraverso questa fessura.
          Se in un locale vuoi impedire agli insetti di entrare, non devi lasciar loro alcun passaggio. Come dunque impedire l’ingresso al veleno del dubbio? Riconoscendo francamente contro ogni vana distizione bizantina o di lana caprina che la Chiesa, quando ci parla della dottrina di Cristo, non può sbgliarsi ad alcun livello. Ci si può e ci si deve fidare totalmente.
          Non è che nel I grado sia infaliibile e negli altri sia fallibile. La Ad tuendam Fidem non dice assolutamente questo. Invece dice che abbiamo dottrina di fede in tutti e tre i gradi. La differenza tra i tre è solo un diverso grado di certezza e di chiarezza, come sarebbe per esempio il vedere la basilica di San Pietro a Roma da quattro km di distanza e il vederla in piazza San Pietro. E’ sempre la chiesa di San Pietro.
          Sono le dottrine teologiche ad essere fallibili ed incerte. Ma appunto quando si ha incertezza, ci chiede il responso della Chiesa. Se tale responso è fallibile, a chi ci appelleremo? E perchè sappiamo dalla Chiesa la verità, non c’è bisogno della definizione solenne di I grado, ma basta la semplice sentenza della Chisa: chi ha orecchie da intendere, intende.
          Nei confronti della dottrina della Chiesa, bisogna evitare il fiscalismo: si accoglie con fiducia e semplicità quanto essa insegna e ci si mette il cuore in pace. Non si diffida di una buona madre, ma semmai di una matrigna. Non è che tutte le volte che Gesù insegnava, gli apostoli pretendessero una definizione solenne: ascoltavano e basta.
          E’ vero che mentre al I grado la Chiesa esige l’adesione di fede divina, al III basta il semplice ossequio religioso della volontà. Ma questo non vuol dire che anche a questo livello la Chiesa non ci insegni, seppure non con piena chiarezza e certezza, la verità rivelata, almeno indirettamente o implicitamente (virtualiter revelatum). La Chiesa stessa progredisce nella storia nelle sue conoscenze e certezze di fede.
          I lefevriani sono dei soggetti per i quali o la verità è assolutamente certa, precisa, univoca, chiara e distinta, o non esiste. Sono dei cartesiani, maniaci della certezza. Essi, con apparente zelo per la verità e cavillosa preparazione teologica, riescono a confondere anche grandi teologi.
          Questa dottrina sofistica della fallibilità del III grado è l’escamotage da loro usato per avere buon gioco e una ragione apparente per dispensarsi dall’accogliere le dottrine del Concilio (sono di III grado!!). E’ un’operazione obbiettivamente furbesca, scorretta e sleale, che va respinta.
          Se veramente ci fosse libertà di accettarle o respingerle, i Papi non esigerebbero con tanta severità dai lefevriani l’adesione alle dottrine del Concilio. Occorre fare attenzione e non lasciarsi menare per il naso quando si tratta della Parola di Dio.

          Con affetto e stima

          1. Reverendo Padre,

            Grazie ancora per la sua gentilezza; la lunghezza e l’articolazione delle sue risposte dicono l’impegno e la passione che lei mette nell’insegnamento che profonde.

            Lei mi dice che negare l’infallibilità al III grado corrisponde alla tesi lefebvriana; io potrei risponderle che ammettere tale infallibilità corrisponde alla tesi sedevacantista. Tra le due, sinceramente, preferisco la prima, perché mi pare più conforme alle promesse di Cristo fatte alla sua Chiesa.
            Rivolgiamoci all’attualità. Davanti al patriarca Bartolomeo papa Francesco afferma: “Voglio assicurare che, per giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcuna esigenza, se non quella della professione della fede comune, e che siamo pronti a cercare insieme, alla luce dell’insegnamento della Scrittura e dell’esperienza del primo millennio, le modalità con le quali garantire la necessaria unità della Chiesa nelle attuali circostanze”.
            Papa Francesco non sta certo parlando da dottore privato, ma sta compiendo una dichiarazione magistrale presumibilmente appartenente al III grado. In tutta onestà è possibile ad un cattolico accettare una simile…

          2. Come si può dire che la Chiesa di Roma non intende imporre nulla alle chiese scismatiche d’Oriente? Come si può affermare che l’unica esigenza è rappresentata dalla fede comune, quella però che si basa sulla Sacra Scrittura e sulla esperienza (che cosa si intende? Tradizione? Magistero?) del “primo millennio”? Se il concilio Vaticano I , ad esempio, ha definito infallibilmente il senso di Mt 16, si può escludere l’accettazione di tale concilio dalla ricerca dell’unità? Un cattolico percepisce subito che tale dichiarazione è inaudita. Eppure si tratta di una dichiarazione magistrale del Romano Pontefice. Sarà dunque costretto a recepirla come infallibile?Direi proprio di no. Potrà dire che si tratta di una dichiarazione del dottore privato che abita in Francesco? Sarebbe ridicolo.

            Lei parla della severità dei papi verso i Lefebvriani…. mi pare che alla luce di queste affermazioni del Papa, che lei dovrebbe considerare infallibili, quella obiezione cada da sé. Effettivamente non si capisce perché essi sarebbero costretti ad accettare Dignitatis Humanae, quando gli ortodossi possono allegramente rifiutare un millennio di magistero senza uscire dalla Comunione con Roma….

  10. Reverendissimo padre Cavalcoli, la penso esattamente come lei; infatti anche io temo molto il cosiddetto volta faccia dei falsi amici del Sommo Pontefice Francesco. Dall’esperienza personale devo ammettere che i “modernisti” quando vengono delusi nelle loro aspettative di una chiesa nuova, democratica, libera, ma per niente cattolica divengono sitematicamente aggressivi e incontrollabili.
    Che Dio benedica lei ed i suoi sapienti confratelli della rivista telematica.

      1. Caro Amico,

        noi siamo persone aperte anche e soprattutto alle critiche, lei però cerca la rissa polemica attraverso le urla da stadio; ed il tutto non serve a niente, tanto meno alla salvezza della Chiesa, che sarà comunque e in ogni caso salvata da Cristo, perché è a lui che appartiene questa mistica sposa.
        Debbo dirle molto sinceramente che talvolta i suoi commenti mi rallegrano perché con le sue battute lapidarie riesce a strappare un sorriso, come in quest’ultimo caso. Affermare infatti in modo così deciso e sicuro che “il papa è massone”, suona grottesco nello stesso modo in cui suonerebbe tale l’affermare che Roberto Benigni va solitamente a predicare gli esercizi spirituali nei monasteri di clausura delle carmelitane scalze, dove in ogni caso, allo stato attuale della situazione ecclesiale, risulterebbe molto più serio di certi predicatori parecchio gettonati, a partire per esempio da Enzo Bianchi, giusto per fare un solo nome a caso.
        Ammettiamo pure che il regnante pontefice sia per assurdo anche il peggiore pontefice della storia: a maggior ragione va rispettato e onorato per il sacro ufficio che ricopre, perché attaccando malamente la persona – che si attacchi il dottore privato o che Dio non voglia si attacchi il pontefice – si rischia nell’uno e nell’altro caso di attaccare il mistero di fede che regge il suo ministero, strettamente legato al mistero fondante stesso della Chiesa eretta su Pietro.
        Questo il motivo per il quale Padre Giovanni Cavalcoli ha chiarito così bene certi ruoli e funzioni del Romano Pontefice e del dottore privato, precisando magistralmente che non si deve mai correre il rischio di criticare o peggio attaccare il “dottore privato” per andare di fatto a colpire il Romano Pontefice.
        Come certo capirà, il tutto sarebbe stato risolvibile con un semplice clik, cestinanto la sua epigrafe e basta. Siccome però, noi tre, siamo anzitutto e soprattutto dei pastori in cura d’anime che usano anche questo strumento telematico per scopi pastorali, ciò che ci preme è avanti a tutto la salus animarum dei Christi fideles. Rispondere quindi a chi persevera nell’errore non è mai una perdita di tempo, è lo scopo principale del nostro sacro ministero.

  11. Appunto perchè siete pastori in cura d’anime dovreste scoprire “il lupo travestito da agnello” e non giustificare ,arrampicandovi sui vetri, ciò che questi dice e fà contro la Dottrina Cattollica. Voi in questo modo invece di additare il pericolo serio per le anime. portate queste anime direttamente in “bocca al lupo”. Lei vive in un mondo tutto suo se non sà (o fa finta di non sapere) della “forte presenza della Massoneria ecclesiastica” tra le alte gerarchie per cui l’attuale legittimo Pontefice Benedetto XVI è stato costretto alle dimissioni da questa setta per avere sul Trono di Pietro un loro esponente: appunto Bergoglio. Le consiglio, tra le altre cose, di leggere la profezia della Beata Caterina emmerich riguardo al Papa e all’antipapa e vedrà che rispecchierà fedelmente la situazione attuale.

    1. Ho il massimo rispetto per la beata Caterina Emmerich, ma al termine delle sue “rivelazioni private” non si conclude la lettura dicendo “Parola del Signore” o “Parola di Dio”. Quindi preferisco leggere le “rivelazioni pubbliche” contenuto nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, terminata la lettura della quale, nell’ambito della liturgia della parola, si conclude dicendo: “Parola di Dio”.
      L’Anticristo è una realtà legata al mistero del bene e del male che è insito anche nella Santa Chiesa sin dalla sua nascita, vivente e presente il Verbo di Dio incarnato, basti soltanto pensare alle modalità ed alla sequela attraverso cui Giuda tradisce il Cristo.
      Ciò che caratterizza la mia fede e che invece pare non toccare la sua, è la teologia della speranza, quella virtù teologale che sta nel mezzo e che legga assieme fede e carità.
      Il suo non è un pensiero cattolico ma di matrice gnostica e pelagiana, tipico di certi cupi ambienti “tradizionalisti” e di certe derive ereticali sedevacantiste, che come tale non tiene conto di una promessa fatta dal Verbo di Dio in persona: ” … e le porte degli inferi non prevarrano su di essa”.
      Il tutto è confermato attraverso il susseguirsi dei quadri che compongono in progressione l’intera Apocalisse di Giovanni, che si conclude con la sconfitta dell’Anticristo, già segnata sin dall’alba dei tempi.
      Per questo Satana è sempre più furibondo, perché sa da sempre di avere perduto.
      Stia certo che non me ne starò passivamente con le mani in mano a dire: “tanto, le forze degli inferi non prevarranno”. Cercherò di fare il mio e di farlo in modo attivo e per nulla omissivo, ma senza perdere mai di vista l’elemento della speranza, senza la quale non può essere recepita e sviluppata la fede ed accolta veramente la Parola di Dio, mettendo la Parola di Dio nella condizione di produrre frutto in noi.

    1. Il falso profeta dell’Apocalisse, anche detto “bestia del male”, si presenta come seducente profeta, ma naturalmente non lo è. In realtà combatte contro le forze del bene, dalle quali sarà inesorabilmente sconfitto.
      Io non so, sinceramente, chi sia questo personaggio, nel corso dei secoli è stato identificato con varie figure, incluso Maometto, che indubbiamente è un falso profeta. Diversi i personaggi ai quali è stata associata questa figura, ma la risposta credo possa dargliela solo l’Autore, San Giovanni Apostolo. Se vuole può contattarlo con una email, è sempre disponibile a rispondere ai quesiti: apostologiovanni.ilprediletto@paradiso.org

      1. Colui che attualmente “scorrazza” a destra e a manca per i suoi “show ecumenici” inchinandosi di fronte a scismatici ed eretici di ogni risma e contemporaneamente fà commissariare i Cattolici fedeli alla Dottrina come il caso dei Francescani dell’Immacolata: ecco chi è, caro Padre, il falso profeta dell’Apocalisse.

        1. Vista da destra e vista da sinistra: il “falso profeta” poteva essere il Sommo Pontefice Clemente V che nel 1311-1312 decretò la soppressione dei Cavalieri Templari con il Concilio di Vienna, o forse poteva esserlo il Sommo Pontefice Clemente XIV che col breve Dominus ac Redemptor ( del 21 luglio 1773 soppresse la Compagnia di Gesù …
          Applicando in suo metodo, molti nel corso della storia avrebbero potuto essere il “falso profeta” dell’Apocalisse, avendo fatto cose assai “peggiori” del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, all’interno dei quali lei può naturalmente attestarci che tutto funzionava assolutamente alla perfezione da un punto di vista canonico, teologico, religioso, formativo e amministrativo, vero?
          Certo, prima di arrivare ai Francescani dell’Immacolata andavano passate in rassegna numerose congregazioni e anche diversi ordini storici, gesuiti inclusi.
          Senza Pietro, mio caro, non si può essere fedeli ad alcuna dottrina cattolica, perché il supremo custode della dottrina cattolica è lui.
          Il regnante pontefice può compiere gesti esterni discutibili quanto vogliamo – e li compie – ma sino ad oggi non è mai venuto meno in alcun modo alle verità ed ai dogmi della fede cattolica.
          Vuole che gliela dica chiara per chiudere questi infruttuosi discorsi polemici?
          Presto detto: se il Sommo Pontefice indossasse i solenni paramenti pontificali del Beato Pio IX, sedesse sul trono dorato e indossasse la tiara, poi si affacciasse alla loggia centrale di San Pietro e proferisse una autentica eresia trinitaria (è un esempio paradossale), lei ed i suoi lo difendereste a spada tratta in quanto rivestito esteriormente di tutto ciò che per taluni sono le vere e uniche sostanze, ossia: gli accidenti esterni (formali e non sostanziali) che per loro stessa natura sono mutevoli.
          Non piacciono neppure a me i vecchi pantaloni neri che traspariscono sciattamente dalla veste bianca del Santo Padre, né mi piacciono certi paramenti dozzinali che indossa con tutto il ben di Dio che c’è nella sacrestia di San Pietro, dove dagli armadi straripano paramenti che sono perlopiù frutto dell’amore e dell’arte delle mani di tanti artigiani e ricamatrici che le hanno donate alla Santa Sede; ma i vecchi pantaloni neri che traspariscono dalla veste bianca non sono per me motivo e oggetto teologico ed ecclesiologico per mettere in dubbio l’autorità del Romano Pontefice basata su sostanze eterne ed immutabili: “Tu es Petrus”.

  12. Da fratello minore nella fede, trovo utile il confronto anche “aspro” con gli interventi di gianlub, sono frustate stimolanti le sue, non credo animate solo da vis polemica. Punge, forse calca troppo in qualche circostanza ma altrettanto immediata, appassionata è la vostra replica che vi permette di reiterare in termini sempre più intelleggibili quello che insegna il magistero della Chiesa circa il ruolo del Papa, le diverse nature delle sue esternazioni. Giusta distinzione la vostra: pieno, assoluto rispetto ed obbedienza per il Vicario di Cristo. Mentre non vi esimete dall’assestare ora piccole tiratine d’orecchi, ora fraterne, salutari correzioni, ora di esprimere fermo, salace dissenso verso le esternazioni errate, erronee o semplicemente poco opportune di qualche principe della Chiesa, di alcuni pastori, di presunti priori, di teologi di moda, etc..

    Oggi, si parla troppo della Chiesa “mondana”, dei suoi aspetti esteriori, delle fazioni, degli schieramenti nella gerarchia, delle “presunte novità pastorali”…
    Si parla pochissimo della Chiesa di Dio,della missione ricevuta da Gesù e quasi scordata: andate e predicate… la Chiesa per le anime degli…

  13. Ringrazio padre Cavalcoli per l’articolo. Concordo in pieno con il fatto che voler introdurre distinzioni sofistiche tra i gradi di Magistero in tema di verità sia errore lefevriano: nel momento in cui si è chiamati alla ferma adesione di intelletto e volontà a un formula di Magistero in tema di fede o morale, pena il peccato mortale, non si può credere che tale formula sia erronea: al più, si ammetta di non riuscire a comprenderla.
    Piuttosto, mi ha sorpreso l’allusione alle interviste: da fonti che considero affidabili (vecchio sito totustuus) mi era stato insegnato che solo dalla lettera enciclica in su c’è di certo questa assenza di errore. La questione era stata sollevata relativamente al libro-intervista ‘Luce del mondo’ in cui, peraltro falsificando il senso delle parole dell’allora Sommo Pontefice, si voleva far credere di aver sdoganato l’uso del preservativo in determinate circostanze. Al di là dell’interpretazione tendenziosa, ricordo che era stata anche fatta questa precisazione.

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