“Amoris laetitia”. Il Cardinale Francesco Coccopalmerio e la via domenicana. Un articolo di Andrea Tornielli sulle tesi portate avanti dal 2015 da Giovanni Cavalcoli e dall’Isola di Patmos durante il Sinodo sulla Famiglia

notizie dalla rete

«AMORIS LAETITIA. IL CARDINALE FRANCESCO COCCOPALMERIO E LA VIA DOMENICANA». UN ARTICOLO DI ANDREA TORNIELLI SULLE TESI PORTATE AVANTI DAL 2015 DA GIOVANNI CAVALCOLI E DALL’ISOLA DI PATMOS DURANTE IL SINODO SULLA FAMIGLIA

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«Le conclusioni a cui arriva il Presidente dei testi legislativi nel libro sul capitolo VIII dell’esortazione sono in linea con quanto espresso dal teologo Cavalcoli e dal cardinale Schönborn» [Andrea Tornielli]

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Autore Jorge A. Facio Lince
Autore
Jorge A. Facio Lince

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Andrea Tornielli
il vaticanista de La Stampa, Andrea Tornielli, coordinatore di Vatican Insider

I Padri de L’Isola di Patmos, Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo, nel corso dell’anno 2015 hanno dissertato in loro diversi articoli su discorsi teologici e pastorali legati al Sinodo sulla famiglia, a conclusione del quale uscì l’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia.

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Il vaticanista Andrea Tornielli mette in risalto in un suo articolo [cf. QUI] che il documento pubblicato dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e firmato dal Cardinale Francesco Coccopalmerio, rispecchia quando i nostri due Padri de L’Isola di Patmos già scrivevano nei loro articoli circa due anni fa …

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L’articolo di Andrea Tornielli è leggibile cliccando sul logo sotto

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vatican insider logo

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NEL CORSO DELL’ANNO 2015, I PADRI DE L’ISOLA DI PATMOS HANNO SCRITTO VARI ARTICOLI TEOLOGICI E DI ATTUALITÀ PASTORALE SUL DIBATTITO DEI DIVORZIATI RISPOSATI, CHE NON È STATO AFFATTO “IL TEMA” DEL SINODO, MA SOLTANTO “UNO TRA I TANTI TEMI ” DEL SINODO, SEBBENE MUTATO DALLA STAMPA NELL’UNICO E SOLO TEMA. QUESTA CHE SEGUE LA RACCOLTA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI DA 2 SETTEMBRE 2015 AL 9 OTTOBRE 2016

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IL SINODO SULLA FAMIGLIA
UNA LETTURA CRITICA SULLA TRILOGIA DI ARTICOLI DI ANTONIO LIVI

Jorge A. Facio Lince – 2 settembre 2015

[…] Il ritenere che i divorziati risposati siano in uno «stato permanente di peccato grave» è un giudizio temerario, che non ha a che vedere con la dottrina della Chiesa. Al contrario, secondo la morale cattolica, qualunque peccato, per quanto grave, se il peccatore si pente, può essere perdonato, anche senza il Sacramento della penitenza, considerando che esistono mezzi ordinari e straordinari di salvezza; i primi sono i Sacramenti di istituzione divina dei quali la Chiesa è dispensatrice, i secondi sono le vie imperscrutabili di Dio, e per usare questi secondi mezzi, sia la grazia sia la misericordia di Dio non necessitano del permesso né degli epistemologi né dei filosofi, né ai teologi [per leggere tutto cliccare QUI]

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IL SANTO PADRE FRANCESCO ARRECA «UNA FERITA AL MATRIMONIO CRISTIANO»? SUVVIA, CERCHIAMO DI ESSERE SERI …

Ariel S. Levi di Gualdo – 14 settembre 2015

Durante le mie prediche nel deserto da anni vado dicendo che l’origine del problema è data dal fatto che il matrimonio sacramentale è concesso dai vescovi e dai loro preti con una leggerezza che grida vendetta al cospetto di Dio. Non sarebbe meglio prevenire, anziché cercare poi di curare in seguito ciò che non sempre è curabile? [per leggere tutto cliccare QUI]

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LA PROBLEMATICA PASTORALE DEI DIVORZIATI RISPOSATI

Giovanni Cavalcoli, OP – 13 ottobre 2015

In questo frangente così grave per la vita della Chiesa e della società, occorre evitare i due estremismi contrapposti, il primo, di una piccola ma mordace minoranza, dell’ultra tradizionalismo, col suo allarmismo catastrofista e il suo legalismo rigorista, che teme che il Papa possa allontanarsi dal Vangelo o dalla Tradizione, se non lo ha già fatto; e il secondo, ben più diffuso ed arrogante, quello dei modernisti, spiriti mondani, relativisti impenitenti, predicatori del buonismo misercordista, che vorrebbero strumentalizzare il Papa con false adulazioni [per leggere tutto cliccare QUI]

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«LA COMUNIONE AI RISPOSATI NON TOCCA LA DOTTRINA MA LA DISCIPLINA»

intervista di Andrea Tornielli a Giovanni Cavalcoli, OP – 16 ottobre 2015

Il vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli pubblica oggi su Vatican Insider l’intervista fatta a uno dei Padri dell’Isola di Patmos. Rispondendo alle sue domande il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli chiarisce uno dei problemi oggetto di dibattito e di accesa polemica soprattutto al di fuori del Sinodo sulla Famiglia [per leggere tutto cliccare QUI]

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LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI: LECTIO MAGISTRALIS DI GIOVANNI CAVALCOLI A CORRADO GNERRE & C

Giovanni Cavalcoli, OP – 19 ottobre 2015

L’impressione che a volte il Papa non si attenga al dato rivelato trasmesso dalla Sacra Tradizione, è sempre un’impressione falsa, che deve farci comprendere che con simile atteggiamento mentale si finisce col cadere sotto il rimprovero del Signore, fatto ai farisei di non ascoltare la Parola del Dio eterno, che non passa e non muta, ma di farsi schiavi di caduche e vane “tradizioni di uomini” [per leggere tutto cliccare QUI]

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SUI DIVORZIATI RISPOSATI. CONTINUA LA DISCUSSIONE: REPLICA DI GIOVANNI CAVALCOLI ALLA RISPOSTA DI CORRADO GNERRE

Giovanni Cavalcoli, OP – 22 ottobre 2015

Viene oggi molto citato il n. 84 della Esortazione Apostolica Familiaris consortio di San Giovanni Paolo II, nel quale il Papa esprime la condizione della irregolarità dei divorziati risposati, in foro esterno o, come egli si e esprime, “oggettivamente”; ma il Santo Pontefice si guarda bene dal dire che essi sarebbero, soggettivamente o in foro interno, in un continuo stato di peccato mortale, perchè, questo, come ho già detto, sarebbe un giudizio temerario, che pretende scrutare l’intimo delle coscienze e le segrete operazioni della grazia. In secondo luogo, questo insegnamento del Santo Pontefice non va preso come fosse una dottrina di fede immutabile, ma solo come disposizione pastorale, come tale mutevole, per quanto di antichissima tradizione. Ma non si tratta di Sacra Tradizione, essa sola depositaria del dato rivelato, bensì solo di tradizione canonica. dagli anni nei quali questa Esortazione apostolica è stata scritta, la questione dei divorziati risposati si è alquanto estesa, complicata e aggravata, tanto che l’attuale Pontefice ha deciso di riprenderla in esame per vedere se mantenere l’attuale disciplina, oppure adottare soluzioni diverse dal passato [per leggere tutto cliccare QUI].

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CATTOLICI E SESSUOFOBIA: «LA VERGINITÀ DEGLI ERETICI È PIÙ IMPURA DELL’ADULTERIO»

Ariel S. Levi di Gualdo – 22 ottobre 2015

Certi cattolici cupi molto simili ai sadducei ed ai farisei, di fondo sono cresciuti con un’idea di Cristo morto ma non risorto, con un’idea della sessualità tutta quanta manichea; sono fissi su concetti di arido legalismo e intrisi di pelagianesimo, ed analogamente a Lutero hanno problemi seri sul concetto paolino della predestinazione, quindi sulla teologia della giustificazione che rischiano spesso di ridurre ad un’idea tutta quanta calvinista, seppure sotto forma di rigorismo morale cattolico [per leggere tutto cliccare QUI]

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I DIVORZIATI RISPOSATI E QUEI TEOLOGI CHE STRUMENTALIZZANO LA FAMILIARIS CONSORTIO DI SAN GIOVANNI PAOLO II

Giovanni Cavalcoli, OP – 23 ottobre 2015

La Familiaris consortio, appunto perché tocca solo il foro esterno, non sfiora neppure la questione in esame, caratteristica del foro interno, ossia della condizione o dello stato o del dinamismo interiore della volontà dei conviventi e lascia quindi aperta la porta alla legittimità della discussione in atto nel Sinodo, se, in certi casi gravi, ben precisati e circostanziati, con forti scusanti, i divorziati possano o non possono accedere ai Sacramenti [per leggere tutto cliccare QUI]

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DIVORZIATI RISPOSATI? LA PAROLA SPETTA ADESSO A PIETRO, SUL QUALE CRISTO HA EDIFICATO LA SUA CHIESA

Ariel S. Levi di Gualdo – 26 ottobre 2015

Dal discorso del Sommo Pontefice Francesco: « […] Mentre seguivo i lavori del Sinodo, mi sono chiesto: che cosa significherà per la Chiesa concludere questo Sinodo dedicato alla famiglia? Significa anche aver spogliato i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa, o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite. Significa aver cercato di aprire gli orizzonti per superare ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive, per difendere e per diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile. Nel cammino di questo Sinodo le opinioni diverse che si sono espresse liberamente – e purtroppo talvolta con metodi non del tutto benevoli – hanno certamente arricchito e animato il dialogo, offrendo un’immagine viva di una Chiesa che non usa “moduli preconfezionati”, ma che attinge dalla fonte inesauribile della sua fede acqua viva per dissetare i cuori inariditi ». [per leggere tutto cliccare QUI]

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SUI “DIVORZIATI RISPOSATI “. L’EUCARISTIA, IL PECCATO E LA COSCIENZA. RISPOSTA A PADRE RICCARDO BARILE

Giovanni Cavalcoli, OP – 7 novembre 2015

Il noto liturgista domenicano Padre Riccardo Barile ha pubblicato il 29 ottobre scorso sulla rivista telematica La Nuova Bussola Quotidiana [cf. QUI] un articolo con questo stesso titolo, nel quale mi rivolge alcune critiche, alle quali rispondo di seguito. Le sue obiezioni sono un corsivo. Le mie risposte e i miei passi che egli cita sono in tondo [per leggere tutto cliccare QUI].

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DISPUTATIONES THEOLOGICAE – REPLICA DI GIOVANNI CAVALCOLI ALLA CRITICA DI ANTONIO LIVI

Giovanni Cavalcoli, OP – 2 novembre 2015

Ho detto e ripetuto in più occasioni che non sappiamo che cosa il Santo Padre deciderà e che dobbiamo essere disponibili sia al mantenimento della legge attuale che a qualche suo mutamento. Diciamo ai conservatori che la legge attuale non è intoccabile ed agli innovatori che il dogma non è mutevole. Come avviene nel mistero dell’Incarnazione, così avviene nella morale cristiana e della famiglia: dobbiamo calare l’eterno nel temporale, senza eternizzare il temporale e senza temporalizzare l’eterno [per leggere tutto cliccare QUI]

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SUI DIVORZIATI RISPOSATI. NUOVA NOTA DEI PADRI DELL’ISOLA DI PATMOS

Giovanni Cavalcoli e Ariel S. Levi di Gualdo – 4 novembre 2015

Il timore di alcuni, che se il Santo Padre dovesse concedere la Comunione ai divorziati risposati compirebbe un attentato all’indissolubilità del matrimonio, non ha alcun fondamento dogmatico; ed in questo modo viene confusa la legge civile con la legge ecclesiastica [per leggere tutto cliccare QUI]

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ASINI IN CATTEDRA E ACCUSE DI ERESIA: UNO SPACCATO DI CERTI NOSTRI CENSORI

Ariel S. Levi di Gualdo – 5 novembre 2015

Più Vescovi di varie diocesi italiane, in camera caritatis mi hanno confidato di avere serie difficoltà a dare incarico agli insegnanti di religione, motivando le loro difficoltà con frasi di questo genere: «Abbiamo un tale campionario da non sapere dove pescare, in un mare nel quale i pesci risultano spesso uno peggio dell’altro» [per leggere tutto cliccare QUI]

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ANCORA SUI “DIVORZIATI RISPOSATI”, IL TERZO ROUND CON ANTONIO LIVI

Giovanni Cavalcoli, OP – 23 novembre 2015

La Chiesa non dice da nessuna parte che queste persone siano costantemente prive della grazia di Dio, ossia in peccato mortale. Anzi, già il permesso attuale che esse hanno di fare la Comunione spirituale, suppone che esse possano essere in grazia, giacchè, come si potrebbe pensare di fare la Comunione spirituale in uno stato di peccato mortale? [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA, IL DOCUMENTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SINODO DELLA FAMIGLIA

Giovanni Cavalcoli, OP – 17 aprile 2016

Questa esortazione ribadisce le verità fondamentali di ragione e di fede, che riguardano il matrimonio e la famiglia, ne delinea le caratteristiche, le finalità e le proprietà così come le ha volute il Creatore, il Quale, mediante la missione e l’opera di Cristo, ha concesso alla Chiesa e alla società civile di legiferare con più precisione in materia, a seconda dei tempi e dei luoghi, tenendo conto della fragilità e peccaminosità umana conseguente al peccato originale, al fine di assicurare il più possibile alla famiglia il massimo dell’esercizio delle virtù, soprattutto della carità, che sboccia nella laetitia amoris [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA, LA “TEOLOGIA DELL’ASSEGNO IN BIANCO”: IL POTERE DELLE CHIAVI NON È SINDACABILE, SALVO CADERE IN ERESIA

Ariel S. Levi di Gualdo – 22 aprile 2016

Con il «tu es Petrus» Cristo ha firmato al proprio legittimo vicario istituito sulla terra un assegno in bianco. Si è limitato solo a firmarlo con il proprio nome e cognome, che sull’assegno risulta: Verbum Domini. E su questo assegno, dopo avervi impressa la firma, ci ha scritta sopra solamente la data di emissione, non vi ha scritta invece alcuna data di scadenza; ma soprattutto non vi ha scritto alcun importo, l’importo lo ha lasciato tutto quanto a Pietro ed ai suoi successori, perché presso la banca di emissione vi è una copertura illimitata [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA. SIATE CASTI, PERÒ PAGATE LE TASSE, PERCHÉ IL PAGAMENTO DELLE TASSE E UN VERO DOGMA DI FEDE

Ariel S. Levi di Gualdo – 25 aprile 2016

È facile e comodo entrare nelle camere da letto altrui col dito puntato a sentenziare come nuovo dogma di fede «purché vivano come fratello e sorella». Ma voi, ipocriti di sempre, che «filtrate il moscerino» nelle camere da letto altrui e poi «vi ingoiate il cammello» [cf. Mt 23,24] siete pronti ad accettare, fare vostro e diffondere come indiscutibile dogma di fede: «Date a Cesare quel che è di Cesare», quindi pagare le tasse senza fiatare, ma soprattutto senza azzardarvi a dire che sono alte e che non sono giuste? [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA. IL VESCOVO ATHANASIUS SCHNEIDER ED I SUOI GROSSOLANI EQUIVOCI 

Jorge A. Facio Lince – 26 aprile 2016

La Riflessione del Vescovo ausiliare di Astana non contiene al suo interno argomentazioni nuove anzi, essa sintetizza il diffuso “non cogliere” e “non voler capire” quei sostanziali elementi oggettivi quali legge divina e legge canonica, stato di irregolarità e stato di peccato … [per leggere tutto cliccare QUI].

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AMORIS LÆTITIA. IL FONDAMENTO DELLA INDISSOLUBILITÀ DEL MATRIMONIO

Giovani Cavalcoli, OP – 4 maggio 2016

La nullità del matrimonio quasi sempre emerge in modo drammatico dopo un certo tempo, più o meno lungo, possono passare anche anni ed esserci di mezzo dei figli, anche se ci è sposati in chiesa, e si è trattato di un matrimonio celebrato con grande solennità: tappeto rosso dall’ingresso della chiesa fino all’altare riccamente addobbato, mazzi di fiori esotici, lungo tutti i banchi della chiesa, fotografi e cine-operatori, folla entusiasta e commossa di gente della buona società, abbondante offerta al parroco. Eppure si è trattato di una semplice messa in scena. Nonostante la solenne Messa cantata e solenne benedizione, la grazia può esser scesa, ma non certo la grazia del matrimonio, dato che mancava la materia adatta. Il povero parroco, attorniato da concelebranti, si è preso, come dicono i romani, una bella buggeratura [o detta in romanesco: s’è pijato ‘na sola] [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA. «LA CASTITÀ DEGLI ERETICI È PIÙ IMPURA DELL’ADULTERIO». QUEL GRANDE PIFFERAIO MAGICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO HA PORTATO ALLO SCOPERTO I TOPI E LA LORO “TEOLOGIA DELLA MUTANDA

Ariel S. Levi di Gualdo e Jorge A. Facio Lince – 11 maggio 2016

La morale cattolica – a meno che non si voglia cadere nel calvinismo più cupo e nel puritanesimo più furibondo – per essere tale, deve interamente strutturarsi sulla carità; perché la morale cattolica non è una clava ferrata, ma una via verso il percorso di salvezza. Ed a colpi di spranga sulle ginocchia o sui denti non è mai stato redento nessuno, inclusi coloro che questi moralisti d’assalto chiamano con sprezzo «concubini» e «adulteri» [per leggere tutto cliccare QUI]

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AMORIS LÆTITIA. CONCUPISCENZA E MATRIMONIO. IL PENSIERO DELL’APOSTOLO PAOLO

Giovanni Cavalcoli, OP – 11 maggio 2016

In San Paolo è evidente che per lui il rapporto uomo-donna corrisponde al rapporto superiore-inferiore [I Cor 11, 7-9; 14,34; I Tm 2, 11-14]. Ma queste sono idee sue. La dottrina invece del marito «capo della moglie» [Ef 5, 22-33] è un’altra cosa. Mentre infatti sul tema generale “uomo-donna” sentiamo Paolo col suo misoginismo rabbinico, nella dottrina del rapporto marito-moglie risplende certamente la bellezza della Parola di Dio, che non passa e che è stata confermata ed approfondita dal Concilio, che è giunto ad affermare che «la loro unione costituisce la prima forma di comunione delle persone» [per leggere tutto cliccare QUI]

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IL N. 84 DELLA FAMILIARIS CONSORTIO È PIÙ IMPORTANTE DEL PROLOGO DEL VANGELO DI GIOVANNI CHE NARRA IL MISTERO DELLA INCARNAZIONE DEL VERBO DI DIO ?

Ariel S. Levi di Gualdo – 9 ottobre 2016

Ciò che in fondo si chiede a certe persone è lo spirito di umana e cristiana coerenza: o forse credono davvero di poter attaccare da una parte l’intero Magistero della Chiesa degli ultimi cinquant’anni, ma al tempo stesso sostenere che il n. 84 della Familiaris Consortio, scritto da un Pontefice conciliare, presente come Vescovo al concilio e poi attuatore del concilio come Successore di Pietro, sia intoccabile, in quanto più importante e più dogmatico di quanto possa esserlo l’intero Prologo del Vangelo di Giovanni ? [per leggere tutto cliccare QUI]

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POSTILLA

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… alla prova dei fatti viene da dire: i Padri de L’Isola di Patmos lo avevano detto. E lo hanno detto anche tra una bastonata e l’altra, perché si sono procacciati le ire dei tradizionalisti rigoristi e dei progressisti lassisti. Mentre loro se ne stavano nel mezzo, alla ricerca di un equilibrio, a prendere bastonate da tradizionalisti rigoristi e da progressisti lassisti, tonificati a lode e gloria di Dio!

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Jorge A. Facio Lince – segretario editoriale

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12 thoughts on ““Amoris laetitia”. Il Cardinale Francesco Coccopalmerio e la via domenicana. Un articolo di Andrea Tornielli sulle tesi portate avanti dal 2015 da Giovanni Cavalcoli e dall’Isola di Patmos durante il Sinodo sulla Famiglia

  1. In medio stat virtus, però…
    Però quello di Tornielli, fin dall’assimilazione proposta dal Titolo, può essere piuttosto un tentativo di recupero ed ” arruolamento ex post ” del pensiero ex ante del nostro Padre Giovanni , fino qualche giorno fa negletto …
    Tanto più che, di rincalzo a Tornielli, la “breccia aperta” viene cavalcata persino da un Grillo forse in via di resipiscenza…

    http://www.cittadellaeditrice.com/munera/amoris-laetitia-e-le-vie-domenicane/

    Tibi confiteor, Domine.

    1. Caro Paolo.

      Pubblichiamo il suo commento senza nessun problema, però la preghiamo di tenere conto che noi non facciamo “gossip Vaticano” e “toto-nomine previsioni“, facciamo e cerchiamo di fare teologia e di diffondere al meglio la dottrina cattolica.

  2. Scrive il Cardinale Coccopalmerio: «… la Chiesa dunque potrebbe ammettere alla Penitenza e all’Eucarestia i fedeli che si trovano in unione non legittima, i quali però verifichino due condizioni essenziali: desiderano cambiare situazione, però non possono attuare il loro desiderio […] è esattamente tale proposito l’elemento teologico che permette l’assoluzione e l’accesso all’Eucarestia, sempre ripetiamo, in presenza dell’impossibilità di cambiare subito la condizione di peccato».

    Dice invece il dogmatico Concilio di Trento: «Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili ad osservarsi, sia anatema».

    Essendo Dio onnisciente la Sua Legge è assoluta e vincola sempre e comunque la coscienza che mai per nessun motivo può sentirsi legittimata a peccare in materia grave. Non esistono eccezioni alla Legge di Dio e chiunque con piena avvertenza e deliberato consenso pecca gravemente è meritevole dell’Inferno a meno di un sincero pentimento e del proposito di non più peccare a cui segue l’assoluzione sacramentale e il perdono del Signore che, ricordiamolo, mai permette che l’uomo sia tentato sopra le sue forze.

    1. Caro Atanasio,

      non cadiamo nel rischio di fare il processo alle intenzioni, infatti, nel testo da lei citato, viene espresso «la Chiesa potrebbe», non dice che “la Chiesa stabilisce” o che di motu proprio “il Sommo Pontefice decreta“.

      La disciplina di San Giovanni Paolo II, al momento, è stata confermata. E se nel testo di Amoris Laetitia c’era qualche passaggio non chiaro, ciò è stato fatto presente ed è stato chiesto chiarimento; un chiarimento che tutto sommato è stato dato.

      Non cada, la prego, in una pericolosa confusione, che è questa: noi non possiamo presumere e tanto meno stabilire che una coppia cosiddetta irregolare viva in uno stato permanente di peccato mortale che la esclude dalla grazia. Affermare o presumere questo, sarebbe veramente un sostituirsi al giudizio di Dio, perché Lui solo può leggere e giudicare la coscienza di un uomo.

      La Chiesa può e deve dire che l’adulterio è peccato mortale – come lo sono molti altri peccati mortali -, ma non può stabilire che due adulteri sono esclusi dalla grazia di Dio. Può stabilire che sono esclusi dai Sacramenti o da alcuni Sacramenti, perché questo ha facoltà di farlo per il potere ad essa conferito da Cristo Dio, ma non può dichiararli “fuori dalla grazia” in quanto “in stato di peccato mortale permanente”.

      Noi possiamo presumere che Giuida Iscariota sia all’Inferno, ma non possiamo stabilire che egli sia all’Inferno, perché a nessuno di noi è dato sapere che cosa è accaduto tra lui e Dio, nei tre o quattro minuti successivi dopo che, legatosi una corda al collo, è morto infine impiccato.

      Per quanto riguarda il Concilio di Trento, le ricordo che se nella Chiesa ci sono stati 21 Concili, questo è anche avvenuto perché l’umanità e la Chiesa stessa, formata da un Popolo in cammino, si è evoluta, quindi si sono rese necessarie nuove discipline dottrinali e morali.

      Lei rischia di dogmatizzare delle discipline canoniche, che sono cosa ben diversa dalle verità immutabili di fede stabilite nei vari dogmi fondanti della fede: l’Incarnazione del Verbo, la consustanzialità del Figlio con il Padre, lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio, la risurrezione e ascensione al cielo del Cristo, l’Immacolata Concezione …

      Insomma: il Concilio di Trento, non poteva dichiarare turpe peccato il commercio internetico di immagini e film pedopornografici, perché non c’erano né le macchine fotografiche, né le macchine da presa né internet.
      Noi invece lo possiamo fare.

      O preferisce forse che rimaniamo fermi alle discipline dei precedenti concili, i quali non potevano stabilire alcunché a tal proposito, visto che non esisteva proprio il problema, non essendo ancora stata inventata la fotografia, il cinema e internet?

  3. Caro padre Ariel,

    il vero problema è che la Chiesa non “potrebbe” per nessun motivo ammettere all’eucarestia una persona che pecca in materia grave deliberatamente e consapevolmente senza pentirsi col proposito di non più peccare e ricevere così l’assoluzione. E’ vero che nessuno fuorché Dio può giudicare l’anima di una persona, ma è dottrina infallibilmente definita dalla Chiesa che il peccato grave commesso con piena avvertenza e deliberato consenso fa perdere all’anima la grazia e merita al peccatore l’Inferno se non si pente prima di morire. Lo fai intendere anche te con l’esempio di Giuda quando affermi che non possiamo stabilire se si sia dannato “perché a nessuno di noi è dato sapere che cosa è accaduto tra lui e Dio, nei tre o quattro minuti successivi dopo che, legatosi una corda al collo, è morto infine impiccato.” Se in quei tre o quattro minuti si è pentito del gesto estremo e ha chiesto umilmente perdono, Dio lo avrà accolto nella Sua misericordia, ma se non si è pentito, morendo nel peccato mortale non può essersi salvato. Riguardo al Concilio di Trento non ho citato nessuna “disciplina canonica” ma una formula dogmatica riguardante la fede contenuta nei canoni sulla giustificazione. I canoni dei Concili sono considerati da tutti i teologi espressione infallibile della fede cattolica, dunque irriformabili.

    1. Caro Atanasio,

      stiamo parlando di due cose diverse: un conto è il dogma, che è intangibile e tanto meno riformabile, un conto le dottrine e le discipline ecclesiastiche.

      Tu stai cercando di conferire rango di dogma alla norma ed alla disciplina ecclesiastica che su solide e ineccepibili basi esclude i divorziati risposati dalla Comunione Eucaristica.

      Pertanto ti rispondo:

      Se vi sono discipline che nel corso dei secoli hanno subìto mutamenti, a volte anche radicali, sono proprio le discipline dei Sacramenti, due esempi:

      una volta la confessione, il Sacramento della penitenza e della riconciliazione, poteva essere amministrato una sola volta nella vita e mai più, perché era considerato per disciplina e legge ecclesiastica un Sacramento non ripetibile. Altrettanto il Sacramento allora chiamano “Estrema Unzione”, oggi chiamato “Unzione degli infermi”, Sacramento istituito da Cristo Dio e fatto intravedere in un preciso passo evangelico [Mc 6, 13]. Questo Sacramento poteva essere però amministrato solo in punto di morte, una sola volta. Oggi non è così, perché questo Sacramento serve per chiedere a Dio la grazia della guarigione del malato nel corpo e nello spirito. Pur malgrado sono occorsi secoli prima di percepire il vero senso della frase: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati».

      Vediamo qual è il rapporto tra il dogma e la disciplina ecclesiastica ed il relativo funzionamento normativo, per esempio nel campo della morale, laddove non sussistono basi dogmatiche per reggere una disciplina ecclesiastica o una norma morale, che non per questo perde né di vincolo, né di consistenza, né di valore per la mancanza di un supporto dogmatico “forte”.

      Il problema che sorse con la Humanae vitae del Beato Paolo VI – enciclica a mio parere splendida sia per il contenuto sia per la disciplina e le norme morali che essa detta –, era proprio legato al fatto che non sussistono basi dogmatiche per tenere in piedi la proibizione della contraccezione.

      A far presente al Beato Paolo VI che «in tutta la letteratura vetero e novo testamentaria non sussiste una base dogmatica “forte” per reggere la norma morale che vieta la contraccezione», non furono i teologi della Nouvelle Thèologie, fu avanti a tutti il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il Cardinale Alfredo Ottaviani.

      E infatti, Paolo VI, dettando una norma morale ed una precisa disciplina, non fece ricorso ad un pronunciamento dogmatico proprio del solenne magistero infallibile, per il semplice fatto che non poteva farlo.

      Nulla toglie però al fatto che le norme morali e le relative discipline dettate da quella enciclica, sono vincolanti per i fedeli cattolici e per i confessori e che l’uso dei mezzi contraccettivi è peccato; e lo è per tutte le ragioni esposte dal Beato Paolo VI.

      Domani, un Pontefice, potrebbe mutare l’attuale disciplina della Humanae vitae?
      Personalmente non me lo auspico, se però lo facesse agirebbe nel legittimo esercizio delle sue potestà, perché in questo caso egli ha piena facoltà di “legare” e di “sciogliere”.

      Potrebbe invece, un Pontefice, dichiarare la legittimità delle sacre ordinazioni sacerdotali delle donne?
      No, non potrebbe farlo, perché su questo tema c’è stato un pronunciamento solenne e chiaro attraverso una formula ben precisa: « […] al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa » [vedere testo QUI].

      Alla domanda se io auspichi che il Sommo Pontefice ammetta indiscriminatamente tutti i divorziati risposati all’Eucaristia, rispondo senza problema alcuno: no, non me lo auspico affatto.

      E se invece lo facesse, come reagirei?
      Ubbidendo alle sue disposizioni, perché a me, sia come cattolico, sia come presbitero sia come teologo è molto chiaro che il Romano Pontefice non è il presidente eletto della Repubblica Democratica Cattolica, ma è il vicario di Cristo in terra. E al Successore di Pietro si ubbidisce, perché è lui che ha il potere di legare e di sciogliere [cf. Mt 16, 13-20], perché è lui solo che può confermare i fratelli nella fede [cf. Lc 22, 32], perché è lui solo che può legiferare in materia di dottrina e di fede, perché lui solo può all’occorrenza mettere in certi casi una parola definitiva vincolante per sempre.

      Noto che ami citare il Concilio di Trento, che è stato uno tra i più grandi concili della Chiesa. A tal proposito ti ricordo che questo Concilio è chiaro senza pena di equivoco sulla obbedienza dovuta al Successore di Pietro, anche perché, poco prima di questo Concilio, la Chiesa era stata devastata dall’eresia luterana che aveva distrutta anzitutto e non ultimo l’autorità del Romano Pontefice.

      Le “opinioni teologiche”, sia dei teologi sia di quanti si dilettano con la teologia, a volte di questi tempi anche con la teologia-fai-da-te, devono sempre e di rigore morire totalmente dove inizia l’autorità e la potestà del Sommo Pontefice.

      Così funziona nella Chiesa Cattolica: io celebro il Sacrificio Eucaristico in comunione con il Sommo Pontefice e la Chiesa universale; e mentre io, in persona Christi lo celebro in qualità di alter Christus, tu partecipi e preghi in comunione con il Sommo Pontefice e la Chiesa universale.

      Quindi, le opinioni dottrinarie tue e le opinioni dottrinarie mie, non hanno proprio motivo di sussistere dinanzi all’autorità di colui che ha ricevuto da Cristo il mandato a esercitare una precisa funzione vicaria, con potere di legare e sciogliere e di confermare i fratelli nella fede; e questo potere gli è stato dato da Cristo Dio in persona. E questo si, che è un dogma fondante della Chiesa! Pertanto, l’obbedienza alla auctoritas e alla potestas di Pietro, è una questione molto più importante di quanto non lo sia la stessa norma sulla Comunione ai divorziati risposati, perché la Chiesa si regge su Pietro, non sulla norma – peraltro sempre in vigore e mai abolita – circa la non opportunità di ammettere i divorziati rispostati all’Eucaristia.

      1. Padre Ariel, lei dice che un Pontefice potrebbe mutare la disciplina sulla contraccezione, non essendo l’insegnamento sulla contraccezione di Paolo VI immutabile e infallibile, ma purtroppo il
        Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. ”

        È proprio così?

        1. [Achille scrive]

          Padre Ariel,

          lei dice che un Pontefice potrebbe mutare la disciplina sulla contraccezione, non essendo l’insegnamento sulla contraccezione di Paolo VI immutabile e infallibile, ma purtroppo il
          Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. ”

          È proprio così?

          ______________________________________________

          Caro Achille,

          anzitutto: un Vademecum per i confessori non è un atto solenne del magistero infallibile.

          Io tendo ad avere una grande pazienza pastorale con le persone che dopo avere letto velocemente scritti riguardanti temi complessi per i quali l’autore ha usato tutta la chiarezza del caso, partono sùbito per la tangente e rispondono su altre questioni o sollevando tutt’altre questioni, ossia quelle che io non ho proprio sollevato né in alcun modo toccato.

          A questo punto le rispondo con una domanda, perché nel mio testo io mi sono incentrato totalmente sull’aspetto dogmatico, sul quale lei invece sorvola per chiedere risposta su tutt’altro, avanzando un quesito che ha il sapore della sentenza e della smentita … ebbene mi dica, sulla base della dottrina, dei documenti e del magistero di sua conoscenza, su quale base vetero o novo testamentaria il Beato Paolo VI avrebbe dovuto appoggiarsi per dare una definizione solenne, o per meglio dire dogmatica, sulla proibizione della contraccezione ?

          Se lei ne conosce l’esistenza, ce la comunichi, perché per due anni, i migliori teologi incaricati dal Beato Paolo VI per lo studio della questione, prima della promulgazione della sua splendida enciclica Humanae Vitae, non hanno trovato neppure una vaga “pezza d’appoggio” in tal senso.

          E questo è un fatto.

          Lo so benissimo cosa ha sempre insegnato la Chiesa, visto che a esercitare il ministero di confessore sono io; e se non lo sapessi, sarei a dir poco un ignorante e peggio ancora un confessore altamente indegno e pure pericoloso, come lo sono di prassi quei confessori che non sanno dove finisce il bene e dove comincia invece il peccato.

          Come sarei a dir poco ignorante se non conoscessi le dottrine e le discipline che si basano sulle verità dogmatiche e le dottrine che invece si basano su criteri etici, morali e pastorali, ma non per questo meno valide, o peggio da disattendere perché non si sorreggono su un dogma della fede. La Chiesa non è solo Madre e Maestra in materia di dogma,lo è anche su tante altre questioni dottrinali e morali che non implicano alla base una verità dogmatica.

          Insomma: lei lo sa, che nei Vedemecum dati ai confessori alla fine dell’Ottocento e tutt’oggi consultabili nelle nostre biblioteche storiche, era chiaramente indicato e spiegato nei minimi particolari che un bacio dato sulla bocca tra due fidanzati era peccato mortale se la bocca non era completamente sigillata, mentre era peccato veniale se la bocca era ben chiusa ? E che comunque, nell’uno e nell’altro caso, era un peccato da confessare ?

          E le garantisco che erano Vademecum che invocavano a volte persino la formula anathema sit rivolto a chi non si adeguasse scrupolosamente a quelle disposizioni.

          Se noi siamo arrivati alla disastrosa decadenza morale alla quale siamo arrivati oggi, è anche e soprattutto perché, in modo a tratti ossessivo, abbiamo trasformato la sessualità umana ed a volte anche la stessa affettività, nel centro dell’intero mistero del male.

          E detto questo preciso: all’uso della contraccezione – che non nasce da una verità dogmatica della fede – io sono contrario per i motivi che il Beato Paolo VI ha spiegato nella sua Humanae Vitae, che và anzitutto considerata un capolavoro di umanità, di carità cristiana e di tutela della dignità della donna; proprio quella umanità e quella carità che manca ai residui sopravvissuti che misurerebbero tutt’oggi l’intensità di un bacio sulle labbra, in un mondo nel quale, ai nostri fedeli per primi, dovremmo insegnare che cosa è il dono della sessualità e che cosa è la vera dimensione della affettività amorosa.

        2. Carissimo,

          lei insiste nel pensare di mettere all’angolo senza argomenti chi invece allo studio della teologia ha dedicata la propria vita.
          Anzitutto le faccio notare che lei non ha risposto a quanto io le ho detto; premesso che quanto le ho detto fa parte della dottrina, del magistero e della Storia della Chiesa.

          Lei può citarmi la frase di questo Vademecum all’infinito, sorvolando su ogni ragionevole risposta teologica, dottrinale e canonica che io le ho data, portandole esempi ben precisi di carattere storico ed ecclesiale, oltre che dottrinale, spiegandole in che modo gli stessi costumi si sono evoluti col correre del tempo, lasciando inalterata la sostanza della morale cattolica, ma variando in modo anche radicale la forma accidentale.

          Esempio: se un secolo fa, una donna, avesse osato entrare dentro una chiesa con una gonna che lasciava scoperto il ginocchio, se non peggio in pantaloni, non sarebbe stata sbattuta fuori dal prete, ma sarebbe stata sbattuta fuori direttamente dalle donne che esercitavano la prostituzione, le quali avrebbero giudicato quell’abbigliamento scandalososo e dissacrante per il luogo sacro.

          Ribadisco: il problema del Beato Paolo VI, con la Humanae Vitae, fu proprio il fatto che egli non potè fare ricorso ad un pronunciamento dogmatico solenne, per i motivi che già le ho spiegato; questo senza nulla togliere alle discipline morali contenute in quel testo, che sono e che restano vincolanti per i fedeli cattolici e per i confessori.
          Se puoi vuole chiarire a se stesso come funzionano i gradi della infallibilità in materia di dottrina e di fede, vada a leggersi la Lettera apostolica data motu proprio Ad tuendam fidem di San Giovanni Paolo II.

          Insistendo con ostinazione come lei sta facendo e negando ogni genere di ragionevole spiegazione cattolica che pure le è stata data, lei non stringe alla corda nessuno, ma persiste a dimostrare il totale rifiuto a distinguere le discipline e le dottrine basate sui dogmi della fede, dalle dottrine e dalle discipline dettate dalla Chiesa per motivi di carattere etico, morale e pastorale, che sono vincolanti per tutti i fedeli, anche se non sono necessariamente erette su dogmi, in quanto la Chiesa è Madre e Maestra e come tale ha ricevuto da Cristo Dio il potere di legiferare, ossia di dettare norme morali e comportamentali, alle quali i fedeli si devono attenere, salvo cadere in peccato.

          Se lei però si ostina a non capire tutto ciò che con pazienza le ho spiegato perché convinto di avere trovato il Vademecum magico per incastrare il prossimo, in tal caso sappia che rischia di fare la figura del Testimone di Geova che insiste col dire e con l’affermare che sul Libro dell’Apocalisse è scritto che «solo 144.000 eletti saliranno al Paradiso»; e siccome la parola è parola, su quanto è stato scritto non si discute».

          Lo sa come risposi, a due donne Testimoni di Geova, che mi fermarono per strada allo scopo di insegnarmi e quindi di convertirmi alla vera dottrina, sino a citarmi a tal fine proprio quel Beato Apostolo Giovanni al quale ho dedicato una vita di studio? Risposi loro a questo modo: «Allora, mie care, mettetevi l’animo in pace e rinunciate alla beatitudine eterna, perché se come voi dite la parola è parola, in tal caso vi faccio notare che i 144.000 eletti sono tutti maschi, quindi, per voi, non c’è proprio speranza, sappiate pertanto che state perdendo inutilmente il vostro tempo ».

          Ecco, non mi metta in condizione di rispondere così anche a lei.

          1. Caro Padre Ariel,

            Deve esserci stato un fraintendimento, poiché io sono del tutto d’accordo con lei, volevo una semplice conferma sul come leggere quel Vademecum e sulla sua autorità, tutto li, e lei in questo è stato molto prezioso.

            Tra l’altro la mia linea di pensiero avrebbe potuto intuirla già dal “purtroppo” che avevo messo prima di riportare ciò che disse il Vademecum. Ma comunque la ringrazio davvero sia per la risposta che per il lavoro che fa, intellettuale e spirituale. Lei è senza dubbio un vero uomo di Dio.

            Grazie ancora per l’esauriente risposta (che condivido in toto, compreso quanto ha detto sull’ossessione sessuofobica) e che Dio la benedica e la conservi.

          2. E allora mi chiedo, proprio perché concordo con lei: perché la Chiesa, avendo il potere di sciogliere e legare, non ha lasciato i fedeli più liberi, evitando di mettere innumerevoli ostacoli alla salvezza e provocando quella che lei ha detto sopra scrivendo

            “Se noi siamo arrivati alla disastrosa decadenza morale alla quale siamo arrivati oggi, è anche e soprattutto perché, in modo a tratti ossessivo, abbiamo trasformato la sessualità umana ed a volte anche la stessa affettività, nel centro dell’intero mistero del male”

            Non sarebbe stato meglio essere più discreti su certe cose; come ha fatto la Chiesa Ortodossa, evitando di caricare le coscienze di pesi insopportabili che facilitano il peccato (perché come lei ben sa perché un peccato sia mortale occorre la piena avvertenza e il deliberato consenso, non la sola materia grave, perciò se la Chiesa non avesse imposto certe leggi i peccati mortali sarebbero stati di meno ) e rischiano di chiudere le porte del cielo?

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