Marco Perfetti: dire a me che sono un problematico è ovvio come dire che la Maddalena faceva la prostituta
MARCO PERFETTI: DIRE A ME CHE SONO UN PROBLEMATICO È OVVIO COME DIRE CHE LA MADDALENA FACEVA LA PROSTITUTA
La forza dell’offesa consiste nello svelare una verità nascosta destinata anzitutto a ferire. Ma quando quella verità è già nota, accettata e riconosciuta dal diretto interessato, l’offesa perde gran parte della propria efficacia.
— Attualità ecclesiale —
.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo
.
![]()
.
Evitando accuratamente di fare il mio nome e cognome, ma rendendomi perfettamente identificabile, il Sig. Marco Perfetti torna a menzionarmi per l’ennesima volta nell’articolo «Tornielli mette nei guai il Papa: agguato intimidatorio contro Silere non possum».

Gennaio 2026, Andrea Tornielli direttore dei Media Vaticani (a destra), Ariel S. Levi di Gualdo (a sinistra)
La prova che il riferimento sia inequivocabile è molto semplice: ogni volta che pubblica uno di questi articoli, nel giro di poche ore ricevo messaggi da sacerdoti, amici e conoscenti che mi scrivono invariabilmente la stessa frase: «Ce l’ha di nuovo con te». E così nell’ultimo articolo del 9 giugno, dove giunge a lamentare che il direttore dei Media Vaticani gli avrebbe addirittura teso un agguato durante il Meeting annuale di Comunione e Liberazione tenutosi a Rimini — e confesso che Andrea Tornielli in versione terrorista di Al Qaeda mancava anche alla mia collezione di immagini surreali prodotte dall’universo sileriano —, il Sig. Perfetti scrive:
«Quel colloquio, del quale lo ribadiamo esistono diverse fonti (e prospettive) di prova, ha confermato ciò che dentro Palazzo Pio veniva riferito da tempo: Tornielli asseconda e incita il diffamatore seriale pregiudicato che pubblicava insulti omofobi e che è stato cacciato dalla sua diocesi di origine per i numerosi problemi creati. La cosa bella è che Tornielli lo ha definito: “Un problematico che attacca il Papa, che attacca tutti”, come a volerne prendere le distanze. Ma di questo parleremo più avanti» (vedere articolo qui).
In questo passaggio vengono ribadite accuse che il Sig. Perfetti ripete dal novembre del 2023, vale a dire che il sottoscritto sarebbe stato «cacciato dalla sua diocesi di origine per i numerosi problemi creati» e che «in essa non può mettere neppure piede». Sono le medesime accuse racchiuse in quattro lettere dal contenuto palesemente infamante, inviate dallo stesso tra il 2023 e il 2025 al Vescovo, agli uffici di Curia e all’intero presbiterio della mia Diocesi di appartenenza, nelle quali ero indicato ― altroché se lo ero! ― con nome e cognome. Per questa ragione, l’espediente di omettere il nome negli articoli pubblicati sul suo blog appare francamente bislacco: il destinatario delle sue allusioni è perfettamente riconoscibile da chiunque conosca anche solo vagamente la vicenda. È altresì singolare che, nonostante tali accuse siano state smentite più volte, anche allo stesso Sig. Perfetti, egli abbia continuato a reiterarle nel corso di questi ultimi tre anni, riproponendole con ostinazione in articoli, commenti e video. Circostanza che lascia al lettore la libertà di valutare se si tratti di semplice ostinazione, di singolare smemoratezza o della convinzione che una falsità, sufficientemente ripetuta nel tempo, possa infine acquisire le sembianze della verità.
Per non parlare del recente attacco rivolto al mio Vescovo, oggetto di un articolo nel quale il Sig. Perfetti e i suoi collaboratori anonimi non si limitano a esprimere critiche o dissensi, ma costruiscono un ingiusto ritratto sistematicamente denigratorio della sua persona e del suo ministero episcopale. In quello stesso articolo, quasi superfluo dirlo, il sottoscritto torna a essere menzionato attraverso le medesime accuse, reiterate da anni e non corrispondenti ad alcuna oggettiva realtà (vedere qui). Se infatti fossi stato «cacciato dalla mia diocesi di origine per i numerosi problemi creati», sino al punto che «in essa non può mettere neppure piede», il Sig. Perfetti dovrebbe spiegare erga omnes come sia stato possibile che appena dieci mesi fa abbia preso parte, quale primo concelebrante del Vescovo e assieme al Vescovo emerito, alle esequie del Nunzio Apostolico S.E. Mons. Adriano Bernardini, tenendo l’omelia funebre dinanzi ai sacerdoti di quella stessa diocesi (vedere qui). Si tratta di un fatto pubblico, facilmente verificabile e difficilmente conciliabile, sul piano logico ed ecclesiale, con quanto costui va ripetendo.
Tolte le affermazioni palesemente false, ne rimane però una che merita attenzione: quella di essere un soggetto problematico. Non so se Andrea Tornielli mi abbia realmente definito così, glielo chiederò alla prima occasione. Posso però dire che l’attuale direttore dei Media Vaticani, giornalista e vaticanista di fama internazionale, nonché uomo e cristiano esemplare, mi conosce da venticinque anni. Se davvero avesse dato giudizi del genere su di me, non solo avrebbe detto una cosa vera, ma sarebbe stato persino generoso nei miei riguardi, come sanno esserlo gli amici quando tendono a giudicare con indulgenza. I miei difetti sono infatti molto più numerosi e gravi di quanto possano immaginare il Sig. Perfetti e il gruppo di eroici anonimi che scrivono articoli non firmati sul suo blog. Pertanto, potranno anche illudersi di avere vinto qualcosa, difficilmente però contro chi, come me, ha già fatto i conti con sé stesso e col fatto che la propria battaglia con la vita l’ha persa da tempo.
Una delle cose belle della vecchiaia è il disincanto di non dover fingere di essere ciò che non si è, ben sapendo quali siano i propri limiti, le proprie inadeguatezze e persino i propri fallimenti. Dunque non posso certo offendermi, anche perché la verità va accettata, non vissuta come un’offesa, meno che mai come un attentato di lesa maestà. È un dato di fatto che io non abbia mai occupato alcun ruolo di particolare rilievo nella Chiesa, né sia mai stato chiamato a uffici neppure di minima importanza. E se sono stato tenuto sempre ai margini più estremi, evidentemente è perché chi era chiamato a valutarmi ha ritenuto che non fossi all’altezza. E se ciò è avvenuto, sicuramente è perché chi doveva giudicare ha visto con lungimiranza ciò che io non riuscivo a vedere altrettanto chiaramente di me stesso, traendone le conseguenze del caso.
È altrettanto evidente quanto io non valga niente come teologo, per questo sono stato persino accusato di definirmi tale in modo improprio e abusivo. Sì, ho scritto sedici libri in vent’anni, ma sono testi poco diffusi e ancor meno letti, non certo esposti nelle vetrine delle librerie cattoliche, dove non potrei certo togliere il posto a Vito Mancuso. E qualora il Sig. Perfetti desiderasse gioire ulteriormente, posso confidargli pubblicamente che sono talmente poco considerato ― anzi per niente considerato ―, da avere smesso persino di inviare i miei libri a studiosi e Autorità ecclesiastiche, come talvolta si usa fare per cortesia e buon galateo. Quando l’ho fatto, non ho ricevuto nemmeno un messaggio di ringraziamento, a partire — prime fra tutte — proprio da quelle Autorità ecclesiastiche alla cui giurisdizione canonica appartengo. E se uno è oggetto di una simile indifferenza, che potrebbe persino celare un meritato disprezzo, significa che se l’è guadagnata o che ha fatto di tutto per meritarla. Come dice infatti il saggio: «Chi è vittima del suo male pianga se stesso». Per quanto mi riguarda non mi piango neppure addosso, mi accetto serenamente per quello che sono: un fallito che giunge a malapena alla soglia della mediocrità.
La forza dell’offesa consiste nello svelare una verità nascosta destinata anzitutto a ferire. Ma quando quella verità è già nota, accettata e riconosciuta dal diretto interessato per primo, l’offesa perde tutta la propria efficacia. Il Sig. Perfetti pensa probabilmente di offendermi citandomi in modo palesemente riconoscibile, pur omettendo il mio nome e cognome? Facendolo dimentica però che una delle cose belle di quelli che lui chiama in modo ironico e dispregiativo boomer è proprio il disincanto. A una certa età si smette di credere alle rappresentazioni eroiche di sé stessi e si comincia invece a fare i conti con i propri limiti, le proprie miserie e le proprie mediocrità. Per questo motivo leggere che sarei un soggetto problematico non mi provoca alcuna indignazione, anzi, mi sorprenderebbe il contrario.
D’altronde è risaputo: capita che i vescovi facciano preti soggetti sbagliati come me, anziché giovani che tacer non possono, ricchi di talenti e di qualità tali da lasciar presagire, sin dalla più tenera età, brillanti carriere tra i sacri palazzi, magari già intenti a immaginarsi mentre solleticano con le suole delle scarpe i marmi della Segreteria di Stato di Sua Santità dissertando di diritto canonico. Mi dispiaccio di essere stato incluso per errore nel sacerdozio, mentre altri più meritevoli e promettenti ne sono rimasti esclusi. Per questo sono certo di poter contare sulla compassione e sulle preghiere di chi mi legge.
Posso però consolarmi pensando di trovarmi in una compagnia piuttosto numerosa. La storia della Chiesa è piena di persone problematiche. Anzi, a ben vedere, è piena di persone che avrebbero offerto materiale ben più abbondante al Sig. Perfetti di quanto possa offrirne un pidocchietto insignificante come me: Pietro, che rinnegò Cristo. Paolo, che perseguitò i cristiani. Agostino, che prima di diventare vescovo condusse una vita tutt’altro che esemplare. San Giovanni di Dio, che oggi sarebbe affidato alle cure di uno psichiatra, il quale probabilmente alzerebbe le mani dichiarando di non sapere da dove iniziare con un soggetto del genere, pazzo come un cavallo da corsa. Sant’Ignazio di Loyola, dotato di un carattere pessimo e tutt’altro che facile col quale rapportarsi. San Filippo Neri, al quale il Vicario Generale della Diocesi di Roma revocò per alcune settimane la facoltà di amministrare le confessioni dopo averlo tacciato di stravaganze pastorali. Infine quella che la tradizione cristiana ha sempre identificato con Maria Maddalena.
Ecco il motivo per il quale non riesco a scandalizzarmi. Dire a me che sono un problematico è un po’ come dire a Maria Maddalena che faceva la prostituta: non è una notizia nuova. Anzi, ammesso e non concesso che fosse realmente così, era probabilmente la prima a conoscere la propria storia. Eppure fu proprio quella donna, col peso tutt’altro che leggero della propria vicenda personale, a essere scelta dal Cristo risorto per annunciare agli Apostoli la sua Risurrezione.
Mistero della fede!
Dall’Isola di Patmos, 11 giugno 2026
.
Gli ultimi libri di Padre Ariel

negozio librario QUI
.
______________________
Cari Lettori, questa rivista richiede costi di gestione che affrontiamo da sempre unicamente con le vostre libere offerte. Chi desidera sostenere la nostra opera apostolica può farci pervenire il proprio contributo mediante il comodo e sicuro Paypal cliccando sotto:
O se preferite potete usare il nostro Conto corrente bancario intestato a:
Edizioni L’Isola di Patmos
Agenzia n. 59 di Roma – Vaticano
Codice IBAN: IT74R0503403259000000301118
Per i bonifici internazionali:
Codice SWIFT: BAPPIT21D21
Se fate un bonifico inviate una email di avviso alla redazione,
la banca non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un messaggio di ringraziamento: isoladipatmos@gmail.com
Vi ringraziamo per il sostegno che vorrete offrire al nostro servizio apostolico.
I Padri dell’Isola di Patmos





