Berlicches Briefe und das Lob des Wahnsinns über die Sterbehilfe, Katholizität e “Laiengläubige”

- Nachrichten aus der Kirche -

DIE BRIEFE VON BERLICCHE UND DIE EULOGIE DES Wahnsinns über EUTHANASIA, KATHOLIZITÄT UND "LEBENSGläubige"

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Ein Atheist kann sich auch richtig und richtig fühlen Sterbehilfe und äußern Sie die Gründe an jedem Ort. Ich bestreite die Gedanken- und Meinungsfreiheit nicht, beides unantastbar und für alle garantiert. Aber wie gut können diese Ideen als fest in den christlichen Wurzeln und in der Aufklärung oder in der Moderne verankert gelten??

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Autor:
Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.

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PDF-Format Pressegespräch
 

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Michel pacher [1435-1498]. Monaco von Bayern, Alte Pinakothek, aus dem Kloster Neustift: «Agostino», der Teufel und das Buch der Laster" (1480)

in dieser Zeit der Ungewissheit und soziale Verwirrung aufgrund der Covid19-Pandemie, Es erscheint seltsam und unangebracht, ein Referendum über Sterbehilfe vorzuschlagen, fast so, als ob es ein schnell zu lösendes Thema wäre, wie die Pandemie.

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Ich möchte nicht darauf eingehen in langen juristischen Diskussionen, wovon ich kein Experte bin, Ich möchte nur ein aufmerksamer Beobachter der umgebenden Realität werden. Ich mag es nicht einmal, in Kontroversen zu enden, wie bereits in der Vergangenheit in unserem Buch zum Thema Supertöpfe kybernetischer Theologen, Ich muss jedoch etwas zu den Auswirkungen sagen, die die Unterschriftensammlung für das Referendum auf die katholischen Gläubigen hat. Vor allem, nachdem er die Possen eines Priesters ertragen hatte, der "als Priester" "Ja zur Sterbehilfe" sagte und zu wem Pater Ivano Liguori widmete präzise und strenge Worte.

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Wir reden offensichtlich - wieder zum Thema supercazzole von supercazzolari - vom Team von erwachsenen Katholiken dass, basierend auf akuter und eingehender Forschung zu Wikipedia die ihre ausgefallenen Theorien bestätigen, sie stimmen zu, leicht für das Referendum zu unterschreiben. Dann gehen sie, wenn überhaupt, zur Messe, ohne mit der Wimper zu zucken, Kommunion empfangen, überzeugt, dass sie ihr Bestes gegeben haben; überzeugt, dass Religion eine Sache und Politik eine Sache ist (!?).

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Vor Tagen durchgeblättert Die Corriere della Sera, unter den Briefen an Aldo Grasso Ich stieß auf die undefinierte Kategorie des "Laiengläubigen", Tatsächlich nannte er sich selbst einen Leser. Ich werde nicht darauf eingehen, die Person zu beurteilen, die den Brief geschrieben hat, von denen ich keine Kenntnis habe und meine Urteile äußern möchte. Wiederholung: Ich weiß nicht,, bis auf den Namen, den ich gerne weglasse, und ich kenne nicht mal seinen bildungsstand. Eigentlich aber, aus dem Inhalt der angebotenen Themen, Ich scheine zu bemerken, dass zwischen den Zeilen eine offensichtliche Verwirrung im Inhalt besteht: Verwirrung vielleicht ein wenig’ gesucht und ein wenig’ spontan.

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In diesem Text es scheint ein Argument neu zu lesen, das an die Zwischenschrift des Charakters Berlicche . erinnert, im bekanntesten Briefe von Berlicche von C. S. Lewis. In diesem Buch der kleine Teufel Berlicche, im Ruhestand, unterrichtet den jüngsten Malacoda, was wird es ersetzen, nicht vorhandene, aber scheinbar begründete Zweifel unterstellen und so den Menschen zur Sünde führen. Der argumentative Modus scheint mir sehr ähnlich zu sein. Der Autor dieses Briefes ist nicht mit dem Teufel vergleichbar, aber sein Schreiben und seine Argumentation erinnern an die von Lewis beschriebene Idee.

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Der zentrale Grund, auf den ich mich konzentrieren möchte liegt in der Tatsache, dass es eine kleine Zusammenfassung dessen zu enthalten scheint, was die Mainstream kulturelle gilt als heilige Wahrheit in Bezug auf Sterbehilfe. Es ist vor allem eine Zusammenfassung dessen, was die Mainstream er glaubt, sich der Beziehung zwischen katholischer Moral und Sterbehilfe zweifelsfrei bewusst zu sein. Schreibt der Autor: «[...] Als Laiengläubiger bitte ich die kompromisslosen Gläubigen ". Der Brief beginnt mit den Worten „Laiengläubiger“, was nichts über das Glaubens- und Sittenwissen des Autors klarstellt. Selbst wenn wir davon ausgehen, dass wir mit Laien Griechisch meinen Laos (Leute), man merkt sofort und intuitiv, dass der Schreiber nicht ordiniert ist in sacris, er ist auch nicht der Sohn irgendeines Ordensinstituts und später zum Priester geweiht. Deshalb, logisch, es ist offensichtlich, dass der Autor kein Presbyter ist. Getauft oder nicht, der Schriftsteller präsentiert sich daher als Nichtpriester, der sagt, er glaube an etwas. Successivamente sembra di leggere un suo porsi in contrasto coi cosiddetti “credenti intransigenti”. Se dunque ci si pone in contrasto vuol dire che l’Autore ritiene di essere più comprensivo, ragionevole e aperto rispetto agli intransigenti “chiusi di mente”. Che tipo di credenti saranno, se lui si definisce come credente laico e per contrasto, intransigenti? Da qui non sembra di poterne dare una risposta certa, anche se al momento non abbiamo avuto chiarimenti circa il contenuto delle credenze dell’autore. Continuando però nella lettura abbiamo qualche delucidazione: «[...] è lecito all’uomo prolungare la vita per mesi/ anni delegando tutte le funzioni vitali a una macchina?».

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Die erste Frage mostra un quadro di idee che l’Autore offre con una serie di domande suggestive. Qui viene usata la tecnica della domanda retorica: cioè all’interno di domande che vengono poste come interrogativi coscienziosi e scrupolosi, suggerisce delle risposte che sembrano auto-evidenti e che si possono evincere dalle stesse domande. Deshalb, ammesso e non concesso che lo siano, l’Autore esordisce con un argomento di natura medico scientifica (funzioni vitali/ macchina). L’argomento espresso sembra però un po’ bin falsch. Che vuol dire prolungare la vita ed essere attaccato a una macchina? Ci si sarebbe atteso come minimo una serie di esplicitazioni con esempi concreti e argomentazioni scientifiche con le quali si mostra che le terapie esistenti non avrebbero fatto altro che delegare tutte le funzioni vitali a una macchina. Tutto ciò è invece assente.

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Si fatica un poa comprendere, considerando che esista davvero una condizione oggettiva in cui una persona possa delegare tutte le funzioni vitali a un macchinario che, senza nessun intervento di medici, infermieri e operatori, possa da solo occuparsi completamente delle sue funzioni vitali. Il macchinario indefinito, potrà forse sostituire completamente il battito del cuore, lo scambio polmonare di ossigeno e anidride carbonica e anche la produzione dei secreti degli organi interni? La persona che necessita di questo macchinario, più ragionevolmente avrà bisogno di una tecnologia ausiliaria ma mai completamente sostitutiva. Come noto infatti dallo stesso concetto di macchina, essa non può mai e in nessun modo sostituire completamente l’integralità delle funzioni di un uomo, può solo aiutarlo a vivere una vita difficoltosa ma comunque soddisfacente, fino al suo compimento naturale. Questa persona, anche se atea, può valorizzare i momenti di sofferenza, di dolore e di dipendenza come momenti in cui esprime tutta la sua unicità e bellezza, dove la tecnologia ausiliaria può fargli scoprire delle doti nascoste e delle capacità di resilienza che neanche lui sapeva di possedere.

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C’è da rimanere abbastanza perplessi di fronte all’interrogativo posto, quasi che l’eutanasia fosse l’unica e autentica soluzione a uno stile di vita in cui si chiede il supporto di un’altra persona o di una tecnologia. Ma se così fosse, anche la persona che vive con delle protesi alle gambe o alle braccia, potrebbe ritenere di vivere una vita indegna e chiedere di staccare la macchina e farsi uccidere. Ein Punkt quel, ogni interpretazione soggettiva di «vita degna di essere vissuta» avrebbe campo libero e dovrebbe essere presa sul serio senza neanche discuterne, sostituendo il valore della persona intesa come soggetto morale e di diritto.

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Fin qui non ho citato nessun testo della tradizione confessionale cattolica. Basti pensare solo all’etica aristotelica delle virtù, per cui l’uomo vive l’armonia nel giusto mezzo virtuoso che lo aiuta a vivere i momenti tragici della vita senza cadere nella disperazione; ma andando anche a filosofi vicino all’illuminismo, riguardo la centralità della persona ripenso alla lezione kantiana del secondo imperativo categorico, inserita all’interno della Fondazione della Metafisica dei costumi:

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«Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.» (Ich. Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, BA 67-68)

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Mantenere dunque una persona in vita significa riconoscergli la sua centralità, unicità e finalità: ogni persona è un centro propulsivo di idee, Wertpapiere, creatività, azioni che deve essere accompagnato in qualsiasi momento della propria vita e non assassinato mediante un atto arbitrario e ideologico.

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Andando oltre, il quadro degli argomenti si complica:

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«Non dovremmo considerare “peccato mortale” creare una vita artificiale, in contrasto con la volontà di Dio che aveva prefissato il tempo per una morte naturale? Staccare la “spina” non sarà invece rimettere nelle mani del Dio il destino di una sua creatura? Ai due ladroni crocifissi sul Golgota furono spezzate le gambe per accelerarne la morte, essendo imminente l’inizio della Pasqua ebraica. Al Cristo crocefisso, come da profezie, non furono spezzate perché suo Padre lo riunì a sé in spirito prima di questo estremo supplizio. Sarebbe stata eutanasia»?

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Immediatamente l’Autore della lettera si sposta da una analisi più o meno medico scientifica a una più o meno teologica, soffermandosi sui termini di peccato, vita, volontà di Dio, predestinazione. Und, in due righe, pretende di proporre una propria sintesi schematica del mistero cristologico della Croce e della Redenzione. Unnötig zu sagen: i due piani, quello medico scientifico e quello teologico, sono assimilati e posti in maniera abbastanza confusionaria. Sospetto che l’anonimo scrittore non abbia nessuna nozione dei termini biblici e di missione trinitaria. È infatti convinto di avere argomenti invincibili di supporto alla propria tesi, dass, Wenn ich mich nicht irre, mi sembra ora di poter dire di natura eutanasica. Nichts, è evidente che la risposta è no a tutte le domande fatte. Ma per rispondere, November “credenti intransigenti― che siamo così dementi da credere alla Tradizione, alla Scrittura e al Magistero della Chiesa Cattolica ― dobbiamo attingere proprio al contenuto del deposito della fede che ci costituisce proprio come “credenti intransigenti”, secondo l’accezione dell’Autore. Dunque la risposta è no perché donare la salute a una persona che soffre non è creare la vita artificiale. Man, tatsächlich, non può creare nulla, ma solo costruire, manipolare, rielaborare una materia esistente. Nella Genesi e nel secondo Libro dei Maccabei [vgl. 2 Mac 7, 28] tutto questo è chiaro, anche ad una semplice analisi testuale: Dio crea dal nulla (auf Hebräisch nur), l’uomo costruisce, produce. Inoltre Dio non prefissa prima quello che accadrà dopo, cioè in modo definitivo la data precisa in cui morirà un uomo. Denn Gott, secondo la teologia cattolica, vive in uno stato di eterno presente simultaneo. Vive in uno stato fuori dal tempo in cui non c’è né prima né dopo. Perciò non può prefissare qualcosa prima o dopo di Lui.

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Staccare la spina è l’atto con cui si uccide indebitamente una persona che necessita di supporto e terapia; non comprendo come questo possa dirsi un atto tipico del disegno di Dio. Nella logica dell’anonimo Autore, Jesus, per rimanere nel piano di Dio avrebbe dovuto uccidere il paralitico che i quattro amici calarono dal tetto sul suo lettuccio [vgl. MC 2, 1-12], i ciechi di Gerico che gli chiedevano di ascoltarlo [vgl. MT 20, 29-34], o assassinare anche il servo del centurione, sofferente e paralizzato sul letto. Wer weiß,, forse gli Evangelisti non hanno veramente capito cosa intendesse Gesù. Però lo ha inteso meglio il nostro anonimo Autore, circa duemila anni dopo, donando “perle di fede” non intransigente sulla pagina dei lettori de Der Corriere della Sera.

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Ritengo evidente che staccare la spina sia disobbedire al piano creativo di Dio, che dona all’uomo vita e libertà. Solo Lui può richiamare a sé questi doni, perché ne è il Donante originario. A noi uomini sta solo di custodire questi doni di Dio. È bene poi precisare che ai due ladroni vengono spezzate le gambe e a Gesù Cristo invece no, perché secondo l’interpretazione del nostro Autore doveva essergli risparmiato il supplizio della croce. Al Cristo crocefisso, come da profezie, non furono spezzate perché suo Padre lo riunì a sé in spirito prima di questo estremo supplizio. E questa sarebbe stata eutanasia?

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Ho faticato molto a non sorridere di fronte a questa evidente fallacia di natura teologica: infatti il Padre manda il Figlio proprio perché donasse la sua vita sulla Croce. Questo è il fine ultimo della missione trinitaria dell’Incarnazione. Il Figlio è inviato perché generasse un effetto di grazia e di redenzione in tutta l’umanità, mediante il supplizio e la morte della croce. Che i soldati romani non gli spezzino le gambe, è assolutamente accidentale rispetto alle terribili sofferenze già ricevute e alla morte di Gesù che era di fatto imminente. Il Padre non preserva il Figlio da nessun dolore, anzi lo stesso Gesù è consapevole di questo, dell’arrivo del suo momento drammatico, quando decide di amare sino alla fine [vgl. GV, 13-1].

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L’argomento non funziona nemmeno da un punto di vista logico: se una persona è sulla croce e viene richiamata a sé in spirito, vuol dire che sta già soffrendo e semplicemente com’è normale a un tratto muore. La croce infatti era una pena terribile che veniva inflitta anticamente proprio perché generasse atroci sofferenze e uno stigma identificativo sul condannato. Essere crocifissi voleva dire aver subito in precedenza un numero ingente di schiaffi, percosse, frustate, sputi e insulti personali, dopo aver camminato per un lungo viaggio trascinando sulle spalle una croce di legno pesante su un corpo già ampiamente piagato da mille dolori. Finito poi il viaggio al punto di innalzamento della croce, il condannato veniva inchiodato mani e piedi con lunghi spuntoni battuti con grossi martelli direttamente nella carne. Alla fine issato in alto, esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici, bis zum Tod, che dato l’insieme di violenze subite era imminente.

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Nella logica dell’anonimo Autore tutto questo non sarebbe da pensarsi come un supplizio, credo e ipotizzo, ma come una sorta di crociera su una lussuosa nave Costa, mit vielen Cocktail und happy hour. È evidente che parlare di togliere il supplizio a Cristo sofferente nella Passione esclusivamente perché il Padre non permette ai soldati di spezzargli le gambe, mostra che non si conosce la storia, né tantomeno le istituzioni sanzionatorie del diritto romano del tempo e men che mai le nozioni base della fede e della teologia cattolica. Come mai allora ci si lancia in una così curiosa e fantasiosa analisi della Passione di Cristo? Al caro lettore “credente laico”, forse darà fastidio sentirsi rispondere che ha torto sui suoi convincimenti cristologici, sulla base di argomenti di fede cattolica? Non sarebbe stato quindi più prudente per lui non esprimersi su temi che non conosce in modo approfondito?

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Forse la parte più comica di questo scambio epistolare la riserva la stessa risposta di Aldo Grasso, che rispondendo allo scrivente gli testimonia che lo stesso Umberto Veronesi ― noto sostenitore dell’eutanasia ― avesse avuto molteplici testimonianze da parte dei malati, nessuno dei quali «in tanti anni passati al capezzale di malati terminali, spiegò, nessuno gli aveva mai chiesto di morire. Tutti gli avevano sempre chiesto di guarire; anche contro ogni evidenza, anche quando palesemente non era più possibile». Was: onore al principio di non contraddizione!

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Tutta questa lunga disamina su una lettera pubblica, da tutti leggibile e analizzabile su un quotidiano nazionale, è destinata a mostrare dunque l’incredibile mentalità che soggiace alla cultura della morte, così definita dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II. Una mentalità che ha i suoi dogmi e le sue credenze, pronta a inventare e a modificare ex novo anche concetti, idee e nozioni oggettive in ambito biblico, theologisch, Arzt, Rechts-, etico, morale pur di ritenersi assolutamente inattaccabile.

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Wohlgemerkt: un ateo può anche ritenere giusta e doverosa Sterbehilfe und äußern Sie die Gründe an jedem Ort. Ich bestreite die Gedanken- und Meinungsfreiheit nicht, beides unantastbar und für alle garantiert. Aber wie gut können diese Ideen als fest in den christlichen Wurzeln und in der Aufklärung oder in der Moderne verankert gelten?? Queste bislacche argomentazioni sono invece solo frutto di una totale rilettura ideologica che va a minare la stessa libertà di pensiero e di espressione sulla quale presume di fondarsi. Tatsächlich, una mentalità eutanasica tenderà a inculcare in modo ideologico e propagandistico le sue idee, proponendo quelle che la contraddicono come “bigotte, intransigenti, medievali, confessionali” senza lasciare la libertà di costruire uno spazio critico nella coscienza dell’uomo. Che è sacrario intangibile e fonte originaria di qualsiasi libertà.

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Concludo salutando con affetto l’ignoto Autore chiarendo che non ce l’ho con lui, ma ammettendo pubblicamente che certi argomenti mi hanno fatto sorridere, proprio là dove ci sarebbe da piangere lacrime di sangue.

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Rom, 20 September 2021

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Über Pater Gabriele

Gabriele Giordano M. Scardocci Dell'Ordine dei Frati Predicatori Presbitero e Teologo ( Klicken Sie auf den Namen, um alle Artikel zu lesen )

4 thoughts on "Berlicches Briefe und das Lob des Wahnsinns über die Sterbehilfe, Katholizität e “Laiengläubige”

  1. Gent.mo Padre Domenicano,

    sono un chirurgo (amico del nostro comune amico Padre Ariel che conosco da anni), non ho il dono della fede, zur Zeit, non escludo niente, aber.
    Parlo dall’interno dell’ambito clinico, temo totalmente ignorato, nel corso di questa campagna pro eutanasia, promossa dai soliti noti e basata di rigore sui «casi limite» o sui «casi rarissimi», per parafrasare Padre Ariel a proposito del suo precedente articolo sul tema dell’eutanasia.

    Persönlich, che come ho detto non ho il dono della fede, mai parteciperei in modo diretto e neppure indiretto alsuicidio assistitodi una persona. Mio compito è salvare le vite, non dare la morte.

    Coloro che stanno portando avanti queste campagne sanno, o forse fingono di non sapere, che i medici favorevoli all’eutanasia rischiano domani di contarli sulle punta delle dita di due mani scarse? Ma non perché «cattolici intransigenti», anzi semmai affatto credenti, ma rispettosi della vita e del Giuramento di Ippocrate.
    O si vuole ignorare che buona parte degli obbiettori di coscienza per quanto riguarda l’aborto non sono «medici cattolici intransigenti» ma solo medici che hanno un certo concetto della vita umana?

    Seguiterò sempre a leggervi e … wer weiß! Se un giorno cadrò sulla via di Damasco mi rialzerete voi.

    gute Arbeit!

    M.P.
    Rom

  2. Caro Vater,

    la suggestiva promessa eutanasica è quella di una morte gestibile nella misura in cui è consensualmente procurata. Se il momento della morte diventa una funzione della mia volontà la morte sembra perdere il suo carattere annichilente e l’io sembra poter trionfare sulla propria mortalità.
    Quella eutanasica è la stessa promessa fatta da Cristo, ma con ben altre condizioni: «Se uno osserva le mie parole non vedrà mai la morte» (GV. 8, 51).
    L’eutanasia promette alla persona di non vedere mai la morte.

    Antonio Caragliu
    Jurist

  3. Gentile Padre Gabriele Giordano M. Scardocci,

    Sono anni che leggo L’Isola di Patmos, pur non avendo inviato mai messaggi e commenti. Oggi mi sento tirata per i capelli a farlo.

    2002, mein Sohn, 16 Jahre alt, rientrando a casa alle 19, d’inverno, è investito sullo scooter da un 24enne strafumato di hashish. Trauma cranico grave e altri danni che non sto a dettagliare. Giunge in ospedale privo di conoscenza e, già nel pronto soccorso d’urgenza, è dichiarato lo stato di coma.

    Ich werde nicht wohnen, le dico solo che mio figlio è stato in coma profondo per 13 mesi e mezzo. L’investitore se l’è cavata con meno, per sei mesi dovette frequentare un centro di recupero psicologico, per sei ore al giorno. Aber egal …

    Ciò che voglio dirle è che nei lunghi mesi di questa esperienza non ho mai conosciuto nessun luminare, nessun medico e nessun paramedico che abbia ipotizzato, aber ich sage, … anche solo alluso astaccare la spina”. Solo alcune conoscenti allusero al distacco della spina, e erano tutte donne coi santini dei padripii dentro la borsetta e sempre aggiornate sui messaggi della madonna di Medjugorje. I medici e paramedici non credenti no, mai alluso a che … von, in einigen Fällen, staccare la spina

    Risvegliandosi dal coma, mio figlio avrebbe dovuto riportare danni permanenti gravissimi o almeno gravi. nach 10 giorni camminava con le stampelle e dopo 14 ohne, nessun danno al cervello.
    I due luminari che lo hanno seguito non sono credenti e dopo il risveglio dissero che non potevano parlare come me di miracolo ma potevano dire che delle risorse del cervello umano la scienza è lontana dal conoscere tutto e che quello che non è spiegabile oggi può esserlo domani.

    Dico per esempio. Se la legge consentisse di staccare le cosiddette macchine, e se (non sarebbe mai accaduto) io lo avessi chiesto e fatto? Non avrei forse tolta la vita a mio figlio? Sono contro l’accadimento terapeutico ma sono anche contro a togliere la vita a una persona che, pure in stato di coma, vive sempre.

    Oggi mio figlio è sposato e ha un bambino e una bambina, al maschietto è stato dato il nome di mio marito morto per un tumore nel 1998.
    Scusi la durezza Padre, ma quando leggo le dichiarazioni di Marco Cappato e quando lo sento parlare (a dire il vero cambio subito canale) mi sembra di sentir parlare il demonio, e se sbaglio e se manco di carità cristiana la prego di correggermi.

    Pregherò per voi e per la vostra missione di sacerdoti

    Francesca Romana (Rom)

    1. Cara Signora Francesca romana,

      sie sind, quelle come le sue, testimonianze che toccano davvero il cuore e che donano tanta gioia anche a me che ho scritto l’articolo.

      Spesso si dice finché c’è vita c’è speranza, io direi che finché c’è la speranza teologale ogni vita è speranza ed esperienza di grazia.

      Questa sua storia lo conferma.

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