Colloquio con Andrea Turazzi Vescovo di San Marino-Montefeltro: «Nell’antica Repubblica dove il referendum sull’aborto ha vinto con il 77,28% dei voti, il Monte Titano diverrà come il Monte Taigeto?

—  Attualità ecclesiale —

COLLOQUIO CON ANDREA TURAZZI VESCOVO DI SAN MARINO-MONTEFELTRO: «NELL’ANTICA REPUBBLICA DOVE IL REFERENDUM SULL’ABORTO HA VINTO CON IL 77,28% DEI VOTI, IL MONTE TITANO DIVERRÁ COME IL MONTE TAIGETO?

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«Non credo che sia pertinente né credo che sia giusto paragonare i sammarinesi agli spartani. Occorre non identificare quel 77% di “sì” all’aborto con l’atteggiamento estremamente aggressivo e ideologico di alcuni gruppi. Il Referendum a San Marino è stato celebrato come Referendum propositivo per chiedere la depenalizzazione. Tuttavia, l’istanza prospetta anche l’eventualità di una pratica abortiva senza limitazioni. Tiene infatti conto solo del punto di vista della donna. Non viene considerato adeguatamente il diritto del nascituro».

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PDF  articolo formato stampa
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Autore:
Jorge Facio Lince
Presidente delle Edizioni L’Isola di Patmos.

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NOTA STORICA INTRODUTTIVA: L’ANTICA SERENISSIMA REPUBBLICA

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Capitale della Repubblica di San Marino: la rocca, anche detta guaita, sulla sommità del Monte Titano

Nella Repubblica di San Marino detta la serenissima, 33.860 abitanti, dopo accesa campagna referendaria gli aventi diritto si sono recati alle urne dove il 77,28% degli elettori ha votato a favore dell’aborto. Un risultato che richiama alla mente certe maggioranze oceaniche e che induce a riflettere animati anche da comprensibile inquietudine.

Il tema della nostra intervista che seguirà merita un’introduzione storica e agiografica. La Repubblica nasce il 3 settembre 301. Suo fondatore fu Marino, un tagliapietre nativo dell’isola di Arbe fuggito dalla Dalmazia durante le persecuzioni dei cristiani avviate da Diocleziano. Con una piccola comunità cristiana si stabilì sul Monte Titano, il più alto dei sette colli dove oggi sorge la Capitale. Proprietaria di quei terreni era certa Felicissima, ricca nobildonna della Città di Rimini che fece dono di quella proprietà alla comunità di Marino, che in seguito la titolerà a suo nome. Assieme a Marino spicca la figura di un altro scalpellino, Leo o Leone. Questo secondo, dopo essere giunto anch’esso sul Monte Titano si spostò sul Monte Feliciano, noto oggi come Montefeltro, seguitando a lavorare alla estrazione e lavorazione delle pietre. Su quella altura Leo edificherà una chiesa, in una zona chiamata oggi San Leo, con-cattedrale della Diocesi di San Marino-Montefeltro, che ha la propria cattedrale e sede vescovile a Pennabilli, paese di circa 1.000 abitanti. Marino e Leo, secondo l’antica tradizione diaconi, sono i santi patroni della Diocesi. La comunità di San Marino diviene indipendente nell’VIII secolo alla caduta dell’esercato bizantino di Ravenna, sede arcivescovile metropolitana di cui la Diocesi di San Marino-Montefeltro è suffraganea. Da sempre molto stretto e solido il legame tra l’antica Repubblica — che nasce da profonde radici cristiane — e la Chiesa di Roma. Nel 1291 il Sommo Pontefice Niccolò IV riconobbe San Marino come cristiana repubblica.

Tutt’oggi la Serenissima Repubblica è in relazioni diplomatiche con la Santa Sede e sul suo territorio si trova la nunziatura apostolica. L’ufficio di nunzio apostolico è ricoperto dal Nunzio Apostolico in Italia, che svolge il suo ufficio diplomatico con doppio accredito: al Governo della Repubblica Italiana e al Governo della Repubblica di San Marino. Per questo la sede diplomatica della Santa Sede in Italia è chiamata Nunziatura Apostolica in Italia e nella Repubblica di San Marino. Il penultimo Nunzio Apostolico in ordine di serie, S.E. Mons. Adriano Bernardini (2011-2017), era un particolare e apprezzato conoscitore della storia di quel Paese. Anche se formato al Pontificio Seminario Maggiore Romano e ordinato presbitero per la Diocesi di Roma, era nativo del Montefeltro (Piandimeleto, frazione di Monastero). Originario del Montefeltro era anche un altro insigne diplomatico della Santa Sede, S.E. Mons. Pietro Sambi, che fu nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. L’attuale Nunzio Apostolico è lo svizzero S.E. Mons. Emil Paul Tscherrig. Dal 2014 Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro è S.E. Mons. Andrea Turazzi.

I Vescovi di San Marino, seppur titolari della sede episcopale e avendo una residenza nel territorio dell’antica Repubblica, non vi risiedono stabilmente, ciò per motivi di natura politica legati alla particolarità del governo di quel Paese, dove a breve cadenza periodica sono eletti i due Capi di Stato, detti Capitani Reggenti. Le Loro Eccellenze Serenissime rimangono infatti in carica solo sei mesi. In un Paese così piccolo e con un simile sistema di governo il Vescovo, che sulla sua cattedra episcopale può rimanere anche venti o trent’anni, potrebbe assumere un ruolo di autorevolezza maggiore a quello dei periodici Capi di Stato, specie se avesse una spiccata personalità.

I sammarinesi sono profondamente fieri della loro antica Repubblica e non hanno mai gradito i lazzi di certi italiani della circostante confinante Romagna. Tutt’altro che rari gli incidenti diplomatici con l’Italia nel corso del tempo, per esempio quando in occasione della Festa delle Forze Armate una rivista satirica romagnola alluse all’aviazione sammarinese composta da quattro elicotterini telecomandati e alla sua flotta navale composta da dieci barchette a pila fatte girare nell’acqua di una vasca. Forse ignari, gli ironici geografi, che la Repubblica non ha sbocco alcuno sul mare e che San Marino potrebbe avere una flotta navale al pari della Svizzera o del Principato del Liechtenstein, ma anche di Paesi europei dall’estensione territoriale ben più grande sui quali nessuno ironizza per la mancanza di flotte navali: Austria, Ungheria, Slovacchia … Oppure quando le Forze Armate sammarinesi scattarono in massima allerta — cosa accaduta più di una volta — a causa di mezzi militari dell’Esercito Italiano che attraversarono il suo territorio. Episodio comprensibilmente vissuto come un’invasione, sino a suscitare le vibranti proteste di S.E. Antonella Mularoni ministro degli affari esteri. Perché con buona pace dei ridenti e gaudenti romagnoli circostanti e confinanti, i sammarinesi sono orgogliosi del loro Paese e della loro Repubblica, la più antica del mondo. Per questo meritano rispetto profondo, soprattutto profondo rispetto storico.

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COLLOQUIO CON ANDREA TURAZZI VESCOVO DELLA DIOCESI DI SAN MARINO-MONTEFELTRO

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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     S.E. Mons. Andrea Turazzi, Vescovo di          San Marino-Montefeltro

D. Eccellenza Reverendissima, lei è nato a Stellata di Bondeno (Ferrara) ordinato presbitero per la Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio (27.05.1972). È stato stimato dall’allora Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Carlo Caffarra (1995-2003). Per quattro decenni ha vissuto a contatto col Popolo di Dio esercitando il sacro ministero sacerdotale come parroco, dedicandosi nel mentre alla formazione dei futuri sacerdoti come direttore spirituale del seminario e docente di teologia pastorale. È eletto alla sede vescovile di San Marino-Montefeltro dal Sommo Pontefice Francesco (30.11.2013) e consacrato vescovo dal Cardinale Carlo Caffarra (24.01.2014), Arcivescovo di Bologna (2003-2015). Possiamo cominciare chiedendole un suo ricordo personale di questo vescovo e teologo tornato alla Casa del Padre il 6 settembre 2017, ricordato oggi come uno tra i più grandi esperti sui temi del matrimonio, della famiglia e della procreazione umana?

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R. Ho avuto la fortuna di avere l’allora Don Carlo Caffarra come professore. Ricordo perfettamente la chiarezza e lo spessore delle sue lezioni. Rigorosissimo, ma straordinariamente accogliente. L’episcopato ferrarese del Cardinale Carlo Caffarra ha lasciato un’impronta in ciascuno di noi presbiteri, ma credo abbia segnato profondamente anche lui: ha aggiunto, alla robustezza del teologo di razza, la delicatezza del pastore (fortiter et soaviter). Conservo tanti ricordi personali, che custodisco gelosamente; due li condivido: le sue lacrime durante una pausa-caffè, in sede di Conferenza Episcopale Regionale, a causa del calo delle vocazioni; la sua gioia nel raccontarmi l’esperienza “spirituale” vissuta nel Conclave che elesse Papa Francesco. Non ho avuto alcun “dubbio” sull’attaccamento del Cardinale Carlo Caffarra alla persona del Santo Padre ― Papa Francesco ― e non solo al “papato”. Lo prova il fatto che quando taluni tentarono di porre il Cardinale Caffarra in conflitto con il Santo Padre sui temi della famiglia, lui non esitò a rispondere:

«Avrei avuto più piacere che si dicesse che l’Arcivescovo di Bologna ha una amante, piuttosto che si dicesse che ha un pensiero contrario a quello del Papa. Perché se un vescovo ha un pensiero contrario a quello del Papa se ne deve andare, ma proprio se ne deve andare dalla diocesi, perché condurrebbe i fedeli su una strada che non è più quella di Gesù Cristo. Quindi perderebbe se stesso eternamente e rischierebbe la perdita dei fedeli. È una cosa che mi ha profondamente amareggiato perché è calunniosa, perché non solo il Papa non ha mai parlato su questo, ma quando ha parlato ha chiesto un dibattito. E il dibattito è vero se tutte le voci possono parlare. Io sono nato papista, sono vissuto da papista e papista voglio morire» [N.d.R. vedere video dell’intervista].

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D. Come Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro si è ritrovato di fronte a una campagna referendaria per la legalizzazione dell’aborto all’interno di un Paese che è la più piccola e antica repubblica del mondo. Da subito ha lasciato capire che per la Chiesa particolare da lei governata non era in gioco una questione politica ma una questione che toccava una corda molto sensibile della nostra fede: la vita umana, tale considerata da noi cattolici sin dal momento del concepimento. Certo, il tutto si è giocato sul terreno politico, quello del referendum, attraverso la libera espressione della volontà popolare. Ritiene che i favorevoli alla legalizzazione dell’aborto abbiano compreso che per il Vescovo non si trattava di una questione puramente politica ma di una delicata questione di coscienza? 

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R. Sono intervenuto da pastore. A quanto so i sammarinesi non hanno mai contestato le mie prese di posizione espresse nel mio intervento al Vicariato San Marino, in due omelie in Basilica in circostanze solenni (Corpus Domini e Solennità di San Marino), infine due comunicati stampa in prossimità del Referendum, apprezzati da molti per la chiarezza e il tono. Diverse voci del “cartello sì” hanno assunto evidenti toni ideologici, con slogan tipo: «Né Dio, né Chiesa, ma le donne decidono di sé…». Il “no” è stato sostenuto sostanzialmente da due formazioni: una di tipo laico, con motivazioni di ragione, di scienza e di antropologia; l’altra costituita dalla Consulta delle Aggregazioni ecclesiali (una decina). Ufficialmente i partiti hanno fatto appello alla libertà di coscienza. Ma diversi partiti (alcuni di governo della Repubblica) hanno dato pieno appoggio alla campagna per il “sì”.

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D. Secondo le statistiche ufficiali del 2019, su una popolazione di 33.860 abitanti i cattolici sammarinesi costituiscono il 97,2% della popolazione, formata da battezzati. Considerando che il 77,28% degli elettori ha votato a favore della legalizzazione dell’aborto, il risultato di questo referendum non è forse paradigma del sentire della società contemporanea? Dinanzi a questo quorum, quanti potrebbero essere i cattolici che dopo avere votato a favore della legge sull’aborto si sono poi recati alla Santa Messa domenicale all’uscita dalle urne elettorali, sentendosi con la coscienza in perfetto ordine? Se ciò fosse, non crede che saremmo di fronte a una scissione tra l’essere cattolici e mettere in pratica ciò che la nostra fede considera un bene mai e in alcun caso disponibile, la vita umana?

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R. Francamente non mi aspettavo un esito così clamorosamente sbilanciato. È evidente come anche a San Marino pesi il condizionamento della cultura dominante, la secolarizzazione e la scissione fra fede e vita: molti sono cristiani senza mai aver deciso di esserlo! Forse si poteva evitare questo Referendum con una mediazione fra le forze politiche. Tuttavia, al di là dell’esito, è stato occasione di un sussulto di consapevolezza e di responsabilità: per i cattolici di maggior coerenza nel testimoniare il Vangelo della vita e per tutti di sostenere una cultura e una politica favorevoli alla famiglia.

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D. Nell’edizione di lunedì 27 settembre il quotidiano dei Vescovi d’Italia, L’Avvenire, parla di molti nodi da sciogliere dopo il “si” della Repubblica di San Marino. Il giornale dei Vescovi mette in luce la mancata indicazione di un limite di tempo che potrebbe portare alla possibilità di abortire fino al nono mese, col rischio di creare dentro il territorio italiano un porto franco dell’aborto libero. Pensa che questo rischio possa tradursi in realtà?

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R. Mi auguro che la legge che verrà introdotta nella Repubblica di San Marino sia formulata in modo da tenere presente la sensibilità in favore della vita di tanti sammarinesi. Presso il Consiglio Grande e Generale (Parlamento) sono già state depositate istanze in questo senso. È da considerarsi una vera sconfitta la scarsa affluenza alle urne, ma questo dato dice anche il valore relativo dell’esito referendario. Lungi dall’immaginare un “aborto cattolico” — l’aborto è sempre e comunque un crimine — mi auguro che si arrivi ad una legge equilibrata, che riesca veramente a non lasciare indietro nessuno e non si limiti a recepire l’ideologia dello scarto. Il primo impegno consisterà nel sorvegliare strettamente l’evoluzione del dibattito politico in argomento, allo scopo di prevenire la fallimentare esperienza italiana e gli eccessi di certe legislazioni abortive europee, e di tenere viva la tradizione umanitaria e cristiana di San Marino. Il secondo impegno è “farsi prossimo”: salvare vite, aiutare le mamme, sostenere associazioni pro-life; non ultimo, l’impegno educativo verso giovani e adulti. Pertanto, ho motivi per sperare che non si crei un porto franco per l’aborto libero.

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D. Durante la campagna referendaria le avverse parti si sono confrontate in toni accesi anche sul cosiddetto “aborto selettivo” che consentirebbe di procedere alla soppressione dei bambini affetti da sindrome di Down, o ai bambini affetti da anomalie che non sono però incompatibili con una vita degna di essere vissuta. Le domandiamo: il Titano (N.d.R. è chiamato Monte Titano l’altura dove sorge l’antico insediamento della Serenissima Repubblica di San Marino), non potrebbe correre il rischio di mutarsi nell’antico Monte Taigeto, l’altura dalla quale gli spartani, secondo i racconti mitologici, gettavano giù i neonati deformi o giudicati troppo deboli per vivere e crescere secondo gli schemi estetici e fisici della cultura greca?

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R. Non credo che sia pertinente né credo che sia giusto paragonare i sammarinesi agli spartani. Occorre non identificare quel 77% di “sì” all’aborto con l’atteggiamento estremamente aggressivo e ideologico di alcuni gruppi¹. Il Referendum a San Marino è stato celebrato come Referendum propositivo per chiedere la depenalizzazione. Tuttavia, l’istanza prospetta anche l’eventualità di una pratica abortiva senza limitazioni. Tiene infatti conto solo del punto di vista della donna. Non viene considerato adeguatamente il diritto del nascituro. Non si guarda alla responsabilità della comunità. Ci sono tante possibilità di tutela della maternità nel nostro tempo, considerato il progresso scientifico, le disponibilità economiche, l’accresciuta sensibilità sociale. Non deve succedere che una donna interrompa volontariamente la gravidanza per motivi economici o per mancanza di aiuto e di tutela. Ora la parola passa al legislatore. Si auspica l’offerta di un quadro legislativo di vero aiuto alla donna, di tutela della vita e di accoglienza della obiezione di coscienza. Ci sarà certamente una legislazione diversa dall’attuale; verrà data una libertà che prima non era prevista. Spero non sia un incentivo alla prassi abortiva, ad una leggerezza nelle decisioni o — come ha detto recentemente Papa Francesco — «ad una bruttissima abitudine ad uccidere». 

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D. La condizione di decadenza nella quale versiamo a livello ecclesiale è evidente, essendo la Chiesa mondo nel mondo, come prova la dissociazione tra l’essere cattolici e il vivere e pensare cattolico che porta a una maggioranza del 77,28% a favore della legge sull’aborto. Ci conceda una domanda non facile da rivolgere a un vescovo: come pastori in cura d’anime e come teologi, quante gravi responsabilità abbiamo, di fronte a tutto questo? Di recente abbiamo avuto casi di sacerdoti italiani che si sono pubblicamente dichiarati a favore dell’eutanasia con gran risalto sui media nazionali. Certo, si tratta di pochi casi, ma la risonanza di questi pochi è destinata a creare scandalo e disorientamento nel Popolo di Dio, già fin troppo disorientato. Non è che abbiamo perduto la percezione della sacralità del Donum vitae nell’ambito stesso della formazione al sacerdozio ministeriale? Per questo le chiediamo: da dove possiamo ripartire?

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R. Ribadisco: non si può essere cattolici e negare i principi stessi del Cattolicesimo, come il diritto assoluto alla vita e la dignità umana del concepito, come ho avuto modo di sottolineare nella festa del Santo Patrono e Fondatore Marino, il 3 settembre scorso. Ci sono cattolici impegnati sul fronte sociale, sui diritti umani e sui grandi temi della ecologia. Alcuni altri accentuano l’attenzione alla salvaguardia dei valori etici non negoziabili; talvolta sembra che tra le due prospettive affiori un solco. Agli uni e agli altri ho sentito il dovere di ribadire come il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita siano un unico e indivisibile Vangelo. Offro anche un’altra considerazione da interpretare nel verso giusto. Stiamo dando molta attenzione, spendendo risorse e impegno, alla promozione umana. Non possiamo che apprezzare il lavoro, ad esempio, delle Caritas diocesane, la testimonianza del volontariato, i Programmi pastorali in favore delle urgenze e delle necessità della gente. Vorrei però altrettanto slancio per l’evangelizzazione. Vorrei più in evidenza il primato dell’annuncio di Gesù Cristo: essere speranza in un mondo ferito! Nei prossimi giorni stileremo nella nostra Diocesi una sorta di “tabella di marcia”:

– sostegno ai nostri fedeli nell’esperienza di una fede capace di interagire col mondo e suscitare speranze;

– accompagnamento delle persone in difficoltà, guida spirituale e catechesi appropriata;

– lavoro convergente degli Uffici pastorali sul tema della vita;

– sostenibilità di un Consultorio famigliare;

– celebrazione della Veglia per la Vita nascente e, come in Italia, della Giornata per la Vita.

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D. Rod Dreher scrisse il libro L’opzione Benedetto, da intendersi come la fuga di Benedetto da Norcia che osa separarsi dall’Impero oramai corrotto e sconvolto dai barbari invasori per poter ritrovare le proprie origini, le proprie radici e l’identità cristiana che oggi al mondo suona come una bestemmia impronunciabile». Pensa che noi cattolici, senza cessare di essere mondo nel mondo, ma anche avversi a certe logiche di questo mondo, dall’aborto all’eutanasia e per questo all’occorrenza odiati dal mondo (cfr. Gv 15, 18-21), finiremo col giungere a una nuova «opzione Benedetto» idonea alla nostra società contemporanea?

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R. Conosco il libro di Rod Dreher L’opzione Benedetto. Se ne è parlato a lungo anche tra noi. Abbiamo potuto apprezzare concretizzazioni interessanti e sicuramente positive. Non vorrei si indebolisse la vocazione del “lievito nella pasta”, la volontà di assumere e di “abitare” questo nostro tempo. Non possiamo cedere alla sindrome del sentirci assediati. Anche una cooperativa agricola “cattolica”, o una scuola “cattolica”, iniziative più che encomiabili, devono porsi in dialogo e offrire ispirazione a tutti.

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D. Abbiamo chiesto a un suo presbitero di dipingerci il proprio Vescovo, ha risposto così: «Il mio Vescovo è un credente di solida fede e un vero pastore. È sempre pronto a farsi in quattro per i suoi preti, che mai abbandonerebbe nella solitudine e nello scoramento della notte buia. È sempre presente, ed è molto geloso dei suoi preti, ben sapendo quanto Dio è geloso di tutti noi». Che effetto le fa sapere che uno dei suoi preti ci ha risposto così?

 

R. (Il Vescovo risponde con un sorriso)

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Dall’Isola di Patmos, 6 ottobre 2021

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¹ N.d.R. I Sanmarinesi votanti sono stati solo 14.558 pari al 41,11 degli aventi diritto (circa 35.400). I favorevoli sono stati circa 11.250 pari al 77,28% dei votanti mentre i contrari circa 3.308 pari al 22,72%. Quell’impressionante 77,28% rappresenta solo il 31,78% degli elettori, ennesima riprova che una minoranza agguerrita – in questo caso meno di un sanmarinese su tre – impone le sue scelte alla maggioranza assente o inerte per pigrizia, scarso senso di responsabilità, disinteresse.

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About Vescovo Andrea Turazzi

6 thoughts on “Colloquio con Andrea Turazzi Vescovo di San Marino-Montefeltro: «Nell’antica Repubblica dove il referendum sull’aborto ha vinto con il 77,28% dei voti, il Monte Titano diverrà come il Monte Taigeto?

  1. Rev. Padri,

    in questo tempo tribolato, può essere utile rileggere questo:

    https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20110310_parroci-roma.html

    Veramente illuminante l’intera lectio a commento delle vicende di S. Paolo Atti 20,17-38.

    Una brevissima citazione tra le tante:

    Papa Pio XI ha detto: “il problema grande del nostro tempo non sono le forze negative, è la sonnolenza dei buoni”. “Vegliate”: meditiamo questa cosa, e pensiamo che il Signore nell’Orto degli Ulivi per due volte ha detto ai suoi apostoli: “Vegliate!”, ed essi dormono. “Vegliate”, dice a noi; cerchiamo di non dormire in questo tempo, ma di essere realmente pronti per la volontà di Dio e per la presenza della sua Parola, del suo Regno.

    Come possiamo risvegliate i buoni sonnolenti?

  2. “Non possiamo cedere alla sindrome del sentirci assediati”.

    Il solito equivoco anni ’60. Il problema non è che siamo preda della sindrome del sentirci assediati. Il problema è che assediati lo siamo davvero e le nostre file si assottigliano.

    E le conseguenze sono quelle palesatesi nell’inglorioso referendum, dove la maggioranza dei sedicenti cattolici sanmarinesi non è che abbia votare a favore dell’aborto: semplicemente se n’è lavata le mani (l’articolo mi pare elusivo su questo punto). Proporrei di denominarla “Repubblica di Ponzio Pilato”, più che col nome di un santo. Il quale san Marino fece la sua personale “opzione Benedetto” secoli prima di san Benedetto e di Rod Dreher.

    Per il resto, non è che “la fuori” ci sia un sacco di gente che non vede l’ora di incontrare cristiani per andarci a braccetto o far lievitare la pasta. “Là fuori” c’è un sacco di gente che, non appena incontra dei cristiani veri (ossia non di etichetta ma di modo di fare, quindi anche senza che si siano dichiarati tali) li prende a pernacchie, insulti e magari botte. Parlo per esperienza pluridecennale. Monsignore farebbe bene a leggere il libro di Matthew Forde “Desocializzazione. La crisi della postmodernità”, col capitolo “L’aggressione alle anime sane”. Libro che, per inciso, piaceva molto al card. Caffarra.

  3. Di cuore e da vecchio lettore dell’Isola di Patmos che segue questa rivista dal 2015, vi dico che questa intervista al Vescovo di San Marino-Montefeltro è straordinaria per sapienza, equilibrio, lucidità nell’esporre un tema così terribile, l’aborto, considerato da molti, troppi, un “diritto”, una “conquista sociale” …
    Interessante anche l’introduzione storica che la precede sulla storia della Repubblica di San Marino.
    Spero di leggere ancora altri interventi di Mons. Andrea Turazzi.

  4. Cari Padri cari confratelli sacerdoti dell’Isola di Patmos,

    a 85 anni, e vissuti gli ultimi 40 anni di non facile storia della Chiesa, ormai si attende di ultimare i nostri giorni terreni con tutto il disincanto che un vecchio prete può avere, così si finisce per non stupirsi più di niente, divertendosi, con veniale peccato di cinismo, osservando chi, dentro e fuori dalla Chiesa, si stupisce di tutto, meno di ciò del quale ci si dovrebbe stupire.
    Non conosco il Vescovo di San Marino-Montefeltro, ne ho apprezzato lo spirito di sapienza e prudenza, che mi ha riportato agli anni della mia giovinezza sacerdotale, quando vescovi che parlavano in questo modo non erano rara eccezione, ma la norma.
    E così mi sono piacevolmente sorpreso, anche se ormai non mi sorprendo più di niente.

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