Dal volo del calabrone alla macina da mulino legata al collo

—  omiletica —

Omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

DAL VOLO DEL CALABRONE ALLA MACINA DA MULINO LEGATA AL COLLO

 

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso». Il calabrone, secondo questa leggenda, vola secondo una misteriosa forza. Che non sa di possedere.

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Meditazione sul Santo Vangelo della XXVI Domenica del tempo ordinario

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Cari Fratelli e Sorelle,

il celebre fisico Albert Einsten spiegò che «La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso». Secondo questa teoria, il calabrone vola secondo una misteriosa forza. Che non sa di possedere. Questa storia mi aiuta ad introdurre le letture di oggi in questa XXVI Domenica del tempo ordinario.

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Ognuno di noi riceve la forza della grazia da Dio. Anche se siamo deboli e lontani da Dio, ci offre sempre il dono di essere in comunione con Lui. Vediamo:

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In quel tempo, Giovanni disse a Gesù:

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«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».

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Ma Gesù disse:

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«Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa».

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Questa è una delle pagine più complesse e più discusse dagli esegeti. In altri luoghi, Gesù aveva spiegato come diventare suoi discepoli; prendere la sua croce, seguirlo e quindi accogliere il piano di Dio. Qui sembra invece che si ponga una questione più profonda: chi non fa parte del gruppo degli apostoli può fare il bene.

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Ciò detto però si può comprendere in un passaggio: chi fa il bene in nome di Cristo è già di Cristo. Gesù dunque sta già operando anche in chi è lontano; perché forse la sua fede non è ancora forte, o se quella persona è in cammino di conversione. Il Signore è l’unico che conosce i cuori. Solo Lui può davvero valutare ogni nostra opera. Ecco quale è il centro di questo insegnamento: di non impedire a nessuno l’attuazione di un cammino spirituale, giudicandolo su schemi preconfezionati. Questo è rivolto anche a noi. Non sentiamoci giudicati se anche il nostro cammino di fede è pieno di dubbi, ansie, fragilità, arrabbiature e anche peccati. Se pian piano ci orientiamo in un cammino di essere con Cristo, ogni momento critico è un momento di crescita e viene superato con l’aiuto della grazia che è una forza che ci aiuta ad essere sempre più di Cristo.

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Per arrivare a questo è bene purificarsi da tutto ciò che appunto ci porta fuori dalla comunione con Dio. Innanzitutto, non bisogna scandalizzare i piccoli che credono. Coloro cioè che hanno una fede sincera e umile: quando qualcuno gli pone uno scandalo, li ostacola nel credere. Scandalizzare è porsi contro Dio. Gesù in questo è molto chiaro:

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«Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

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Questo richiamo al tagliare la mano, il piede e gettare via l’occhio sono delle immagini, unite a quelle del fuoco della Genna, che simboleggiano un grande lavoro su noi stessi: purificare il nostro sguardo e la nostra azione. Dunque Gesù, affinché arriviamo in comunione con Lui, ci chiede di purificarci, di metterci, cioè di prendere uno sguardo sulle realtà delle cose da credenti e non da atei. Dunque di cambiare il nostro modo di vivere non solo in senso moralistico, ma da una prospettiva di fede con cui guardare a tutte le cose. In tal modo, potremo vedere il nostro prossimo con cuore sincero e aperto, donargli delle grandi opere di carità. Anche questa purificazione avviene con l’aiuto della grazia, indispensabile perché tutta la nostra vita sia elevata e divinizzata.

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Chiediamo al Signore, il dono della grazia santificante, per incrementare il nostro cammino di fede, ed imparare ad amare Dio e il prossimo con amore di carità.

Così sia.

Roma, 26 settembre 2021

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NICOLAI RIMSKY KORSAKOV «IL VOLO DEL CALABRONE»

 

 

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About Padre Gabriele

Gabriele Giordano M. Scardocci Dell'Ordine dei Frati Predicatori Presbitero e Teologo ( Cliccare sul nome per leggere tutti i suoi articoli )

One thought on “Dal volo del calabrone alla macina da mulino legata al collo

  1. L’aquila non sa perché vola né il pollo sa perché non vola.
    Il Creatore ha fatto le ali del calabrone con delle piccole increspature e le ha fatte muovere come se, attorno ad un asse, tracciassero degli otto: queste particolarità creano un differenza di pressione sulle ali che genera la portanza la quale permette al calabrone, o meglio al bombo, di volare.

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