Omaggio hard rock dei Padri de L’Isola di Patmos

OMAGGIO HARD ROCK DEI PADRI DE L’ISOLA DI PATMOS

È vero che tutti chiedono, noi però siamo fantastici e per questo meritiamo, siamo hard rock. Quindi, anche se non chiediamo mai, cercate di sostenere la nostra opera. 

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos 

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Dall’Isola di Patmos, 7 aprile 2025

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica … non sta scritto “sinodale” …

CREDO LA CHIESA UNA, SANTA, CATTOLICA APOSTOLICA … NON STA SCRITTO “SINODALE”

Con buona pace dei piloti tedeschi di sempre, noi non professiamo “credo nelle Chiese”, perché la Chiesa è una, non molteplici; perché è la particolarità o località che deve sottostare alla universalità della Chiesa, non la universalità della Chiesa a sottostare alla particolarità o località, specie ai capricci teutonici. 

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

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La Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium si apre con queste parole:

«Cristo è la luce delle genti, e questo sacro Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini, annunziando il Vangelo a ogni creatura» [1].

Il Concilio Vaticano II indica che l’articolo di fede sulla Chiesa dipende interamente dagli articoli concernenti Gesù Cristo. La Chiesa non ha altra luce che quella di Cristo. Secondo un’immagine cara ai Padri della Chiesa, essa è simile alla luna, la cui luce è tutta riflesso del sole.

L’articolo sulla Chiesa dipende anche interamente da quello sullo Spirito Santo, che lo precede:

«In quello, infatti, lo Spirito Santo ci appare come la fonte totale di ogni santità; in questo, il divino Spirito ci appare come la sorgente della santità della Chiesa»[2]. Secondo l’espressione dei Padri, la Chiesa è il luogo «dove fiorisce lo Spirito»[3].

Credere che la Chiesa è «Santa» e «Cattolica» e che è «Una» e «Apostolica» (come aggiunge il Simbolo niceno-costantinopolitano) è inseparabile dalla fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Nel Simbolo degli Apostoli professiamo di credere la Santa Chiesa e non nella Chiesa, per non confondere Dio con le sue opere e per attribuire chiaramente alla bontà di Dio tutti i doni che egli ha riversato nella sua Chiesa[4] (cfr. QUI).

Credo la Chiesa una, santa, cattolica apostolica … non sta scritto “sinodale”, ma soprattutto — con buona pace dei piloti tedeschi di sempre, noi non professiamo “credo nelle Chiese”, perché la Chiesa è una, non molteplici; perché è la particolarità o località che deve sottostare alla universalità della Chiesa, non la universalità della Chiesa a sottostare alla particolarità o località, specie ai capricci teutonici. Anche per questo, l’ultimo Sinodo, si è rivelato un notevole fallimento.

Dall’Isola di Patmos, 4 aprile 2025

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Note

Cfr. 1: AAS 57, anno 1965, 5
Cfr. Catechismo Romano, 1, 10, 1: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 104.
Cfr. Sant’Ippolito di Roma, Traditio apostolica, 35: ed. B. Botte (Münster I.W. 1989) p. 82.
Cfr. Catechismo Romano, 1, 10, 22: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 118.

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Il 2 aprile tornava alla Casa del padre Giovanni Paolo II e moriva Antonio Livi, l’ultimo teologo della Scuola Romana

IL 2 APRILE TORNAVA ALLA CASA DEL PADRE GIOVANNI PAOLO II E MORIVA ANTONIO LIVI, L’ULTIMO TEOLOGO DELLA SCUOLA ROMANA 

Con il passare degli anni ci rendiamo conto sempre più che certi uomini, morendo, hanno lasciato tanti vuoti nella Chiesa, perché non sono stati sostituiti e non c’è stato alcun ricambio e continuità.

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Riproponiamo un breve articolo scritto da Padre Ariel S. Levi di Gualdo nell’aprile del 2020 in occasione della morte di Antonio Livi, che assieme all’accademico pontificio domenicano Giovanni Cavalcoli fu uno dei fondatori di questa nostra rivista. 

 

Dall’Isola di Patmos, 2 aprile 2025

 

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È MORTO ANTONIO LIVI ASSIEME AL SANTO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II AUTORE DELLA ENCICLICA FIDES ET RATIO

Questa mattina è morto Antonio Livi, presbitero romano e ultimo teologo della Scuola teologica romana. I Padri de L’Isola di Patmos affidano un commento in suo ricordo ad Ariel S. Levi di Gualdo.

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Autore
I Padri de L’Isola di Patmos

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Antonio Livi, accademico della Pontificia Università Lateranense

Riposi in pace il nostro confratello Antonio Livi, toscano-pratese di nascita, presbìtero romano, filosofo e teologo, ultimo grande esponente della Scuola teologica romana, tornato alla Casa del Padre questa mattina.

Il nostro confratello, 82 anni, da tempo era ammalato di tumore al cervello. La sua morte non è in alcun modo ricollegabile alla pandemia in corso.

Tra i fondatori di questa nostra rivista nata nell’ottobre del 2014, Antonio Livi fu l’autore del sottotitolo che accompagna L’Isola di Patmos«Il luogo dell’ultima rivelazione». Fu infatti in quest’isola dell’Egeo che il Beato Apostolo, noto anche come l’Aquila, scrisse il Libro dell’Apocalisse.

Chi ha conosciuto Antonio Livi a fondo, sa che la cosa peggiore che gli si potrebbe fare è l’apologia del Caro Estinto. O com’ebbe a dirmi lui stesso in un’occasione col suo cinismo tipicamente toscano:

«Quando muore un prete, lo si piange due giorni, facendo finta, ovviamente. Poi, a partire dal terzo giorno, ci si rallegra perché si è tolto di mezzo».

Inutile ricordare il suo curriculum accademico, perché una volta detto che Antonio Livi era l’ultimo esponente della Scuola teologica romana, con ciò è stato detto tutto.

Antonio Livi con il Sommo Pontefice Benedetto XVI in visita alla Pontificia Università Lateranense

Amabile come persona e al tempo stesso carattere a volte impossibile. Con lui dialogare voleva dire alla fine litigare. Tanto che una volta gli dissi: «Quando avrai finito di litigare con tutti, a quel punto comincerai a litigare con te stesso». E quando una volta, in tono di lamentela mi disse: «… sai, dicono in giro di me che io sia permaloso». Replicandogli in modo sfottente dissi: «Non mi dire! Calunnie, orribili calunnie. Tu permaloso in modo, per così dire … ordinario? No, tu sei più permaloso di una scimmia cappuccina!».

Ha voluto bene a me e io a lui, ci siamo voluti bene litigando. Una volta ci “scotennammo” per il classico malinteso: io scrissi che senza il supporto storico il dogma sarebbe rimasto campato in aria, essendo il dogma anche frutto di una precisa storia, a volte persino di una precisa politica che aiuta a comprendere come si è giunti alla sua solenne definizione. Lui decise di capire fischi per fiaschi — perché in quel momento aveva bisogno psicofisico di litigare con qualcuno — e mi dette dello storicista e del cripto-modernista. Al ché io presi a sfottere la sua logica aletica, un suo cavallo di battaglia; e la cosa andò avanti per settimane. Poi intervenne l’anziano Brunero Gherardini che disse all’uno e all’altro: «Mi sembrate due cani che mordono lo stesso osso!». Questo era Antonio Livi, per questo affermo che beatificarlo oggi nel giorno della sua morte, vorrebbe dire recargli davvero ingiuria.

Antonio Livi

La morte giunge sempre silente, però, a suo modo, a volte parla: Antonio Livi è morto il 2 aprile, nello stesso giorno in cui morì il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, sotto il quale collaborò alla stesura della celebre Enciclica Fides et Ratio, che s’è portata nel cuore per tutta la sua vita. Noi sapevamo del suo prezioso contributo dato alla stesura di questa Enciclica, ma lui non lo diceva e mai se n’è gloriato. Sicché non solo litigioso e permaloso, ma anche umile e discreto servitore della Chiesa e del papato. 

Alla casualità non crediamo, anzi immaginiamo da chi la sua anima è stata accolta. E forse, Giovanni Paolo II, accogliendolo col sorriso sornione tipicamente suo e con l’ironia propria del suo carattere, può essere che gli abbia detto: «Antonio, adesso puoi finalmente rilassarti, perché hai finito di litigare, dopo avere sperimentata sulla tua pelle, nel corso della tua malattia, anche l’essenza di un’altra mia celebre Lettera Apostolica: la Salvifici Doloris».

E forse, il dolore che negli ultimi anni ha sofferto, lo ha purificato come un nuovo Battesimo, aprendogli le porte al premio della beatitudine eterna.

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Ariel S. Levi di Gualdo

Dall’Isola di Patmos, 2 aprile 2020

in memoria di Antonio Livi

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I Padri dell’Isola di Patmos

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L’ultima perla di Silere non Possum: «La responsabilità dell’Ordinario sui preti incardinati»? Allora fate cacciare fuori i soldi a cardinali e vescovi: da Angelo Scola a seguire …

L’ULTIMA PERLA DI SILERE NON POSSUM: «LA RESPONSABILITÀ DELL’ORDINARIO SUI PRETI INCARDINATI»? ALLORA FATE CACCIARE FUORI I SOLDI A CARDINALI E VESCOVI: DA ANGELO SCOLA A SEGUIRE …

La loro conoscenza della Chiesa, col loro capocomico che starnazza «noi in Vaticano … qua in Vaticano …» è tanta e tale da non arrivare a capire che quanto di peggio si possa fare coi vescovi — in particolare celati dietro il delatorio anonimato — è insegnar loro come gestire il clero, sino a richiamare oniriche e improbabili figure di reato non propriamente di poco conto, come per esempio la truffa ai danni dello Stato.

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

(in fondo: tutti i precedenti articoli)

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Sulla base del puro principio di casualità, dopo l’ultimo articolo del nostro Monaco Eremita, esce un chimerico articolo di fanta-diritto canonico sull’immancabile Silere non Possum, firmato — figurarsi, manco a dirsi! —, da un anonimo.

Gli anonimi di Silere non Possum che salgono in cattedra a dar lezioni di correttezza istituzionale e giuridica alla Chiesa, equivalgono alla tenebrosa maestrina della pudibonda Inghilterra vittoriana di fine Ottocento, che con decisi richiami alla correttezza spiegava alle vogliose educande che potevano anche darsi ai vizi, però in privato, purché praticassero sulla piazza le pubbliche virtù della purezza.

Equiparabili ai vulcaniani cui apparteneva Mr. Spock della celeberrima saga di Star Treck, i sileriani superano in fantascienza persino le opere cult della cinematografia. Infatti, la loro conoscenza della Chiesa, col loro capocomico che starnazza «noi in Vaticano … qua in Vaticano …» è tanta e tale da non arrivare a capire che quanto di peggio si possa fare coi vescovi — in particolare celati dietro il delatorio anonimato — è insegnar loro come gestire il clero, sino a richiamare oniriche e improbabili figure di reato non propriamente di poco conto, come per esempio la truffa ai danni dello Stato.

L’anonimo sileriano, dopo aver praticato vari arzigogoli sulla incardinazione dei presbìteri, giunge a stabilire chi ha diritto e chi no al danaro dall’Ente Centrale Sostentamento Clero. Qualcuno lo informi che tutte le diocesi, in particolare quelle nei dintorni di Roma, hanno presbìteri privi di incarichi che operano col benestare dei propri ordinari diocesani al di fuori delle parrocchie o delle diocesi stesse. In una di queste fu scoperto di recente che un presbitero originario di tutt’altre zone era incardinato in essa solo quando fu promosso vescovo, perché i presbiteri non sapevano neppure che fosse membro del loro presbitèrio.

Lo stesso Marco Parrucchino da Montefeltro, da tempo sgamato informatore della Banda della Sileriana, se non fosse stato licenziato dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica dal lungimirante Cardinale Beniamino Stella — che n’era all’epoca presidente — oggi sarebbe in giro per il mondo a fare chissà quali danni incalcolabili nel servizio diplomatico della Santa Sede, vivendo fuori diocesi senza incarichi pastorali nel suo luogo d’incardinazione.

Il Cardinale Angelo Scola, per citarne solo uno tra i vari divenuti a seguire anche vescovi, sebbene nativo di Milano, già studente dell’Università Cattolica e a seguire seminarista nel Seminario Arcivescovile di Venegono, per varie vicissitudini si spostò a Teramo, dove il Vescovo lo ordinò immediatamente suddiacono e a seguire diacono e presbitero. A quanto è dato sapere, in questa sua diocesi di incardinazione Angelo Scola soggiornò solo per ricevere gli ordini sacri e non vi svolse mai alcun ministero. Non sarebbe forse il caso che oggi, a questo ormai ottantatreenne Cardinale, siano chiesti in restituzione i sostegni a suo tempo percepiti in modo per così dire abusivo? In caso contrario il canonista sileriano, rigorosamente celato dietro al totale anonimato, potrebbe paventare la truffa ai danni dello Stato, o no? 

Dall’Isola di Patmos, 31 marzo 2025

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I nostri precedenti articoli sulla Banda della Sileriana:

– 16 agosto 2025 — SILERE NON POSSUM E QUELLA PAROLA TABÙ CHE NON RIESCE PROPRIO A PRONUNCIARE: “OMOSESSUALITÀ”  (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 agosto 2025 — C’È DI MEZZO UN OMOSESSUALE? ALLORA SILERE NON POSSUM DIFENDE ANCHE L’INDIFENDIBILE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

–  29 marzo 2025  — SEMPRE A PROPOSITO DI SILERE NON POSSUM: DAL “HOMBRE VERTICAL” AI “PIGLIANCULO” E “QUAQUARAQUÀ” DI LEONARDO SCIASCIA (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 21 marzo 2025 — SILERE NON POSSUM E LA STORIA DI QUELLA SARTINA CONVINTA DI POTER DARE LEZIONI DI ALTA MODA A GIORGIO ARMANI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 12 febbraio 2025 — L’OPOSSUM STA ALLA CONOSCENZA DEL VATICANO COME ÉVA HENGER STA ALLA CASTITÀ E COME IL SUO DEFUNTO MARITO RICCARDO SCHICCHI STA ALL’OPERA  CONFESSIONES DI SANT’AGOSTINO (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 15 gennaio 2025 — AI CONFINI CLERICALI CON LA REALTÀ: LA DONNA SOFFRE DELL’INVIDIA FREUDIANA DEL PENE, L’OPOSSUM DELL’INVIDIA DI MATTEO BRUNI DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 20 gennaio 2025 — L’OPOSSUM IGNORA CHE UNA SUORA PUÒ DIVENTARE TRANQUILLAMENTE GOVERNATORE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, COME GIÀ LO FU GIULIO SACCHETTI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 22 novembre 2024 — LA NOMINA EPISCOPALE DI RENATO TARANTELLI BACCARI. QUANDO GLI AFFETTI DA CARCINOMA AL FEGATO, CARICANO ALL’ATTACCO CHI TACER NON PUÒ (per aprire l’articolo cliccare QUI

– 31 maggio 2024 — UNA NOTA DI PADRE ARIEL SUL SITO SILERE NON POSSUM: «MOLESTO COME UN RICCIO DI MARE DENTRO LE MUTANDE» (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 8 dicembre 2023 — A CHI SI RIFERISCE MARCO FELIPE PERFETTI AFFERMANDO DAL SITO SILERE NON POSSUM «QUA IN VATICANO … NOI IN VATICANO …», SE IN VATICANO NON CI PUÒ METTERE NEMMENO PIEDE? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 ottobre 2023 — È MORTO L’ARCIABATE EMERITO DI MONTECASSINO PIETRO VITTORELLI: LA PIETÀ CRISTIANA PUÒ CANCELLARE LA TRISTE VERITÀ? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Messer Silere non Possum e la storia di quella sartina convinta di poter dare lezioni di alta sartoria a Giorgio Armani

SILERE NON POSSUM E LA STORIA DI QUELLA SARTINA CONVINTA DI POTER DARE LEZIONI DI ALTA MODA A GIORGIO ARMANI 

Spero, anzi mi auspico che Messer Tacer non Posso non si limiti a scrivere solo ai vescovi dei preti che osano non prenderlo sul serio, ma che invii una lettera anche alla Maestra Generale dell’Ordine delle Gatte Vergini, Pia Compagnia nella quale sono consacrata. Anch’io merito di essere «risolta» e «educata all’affettività», sebbene sterilizzata, ma non per questo acida, anzi, tutt’altro.

Il cogitatorio di Ipazia

(In fondo: raccolta dei precedenti articoli)

Autore Ipazia Gatta Romana

Autore
Ipazia Gatta Romana

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Messer Tacer non Posso aggredisce in maniera metodica e violenta cardinali, vescovi, addetti alle comunicazioni della Santa Sede e tutti gli ecclesiastici e laici che a vario titolo non sono graditi a lui e ai pavidi che scrivono sul suo blog celati dietro il totale anonimato. Siamo ben oltre il legittimo diritto di critica, come provano in maniera incontrovertibile tre anni di loro scritti.

I principali titoli nobiliari elargiti in modo munifico da Messer Tacer non Posso sono: «idioti», «analfabeti», «incompetenti», «incapaci», «marchettari», «megere», «frustrati falliti», «repressi irrisolti», «gente che ruba stipendi». Se poi qualcuno osa lamentare il mortifero cancro con metastasi diffuse dalla lobby gay all’interno della Chiesa, ormai tragicamente potentissima, due sono le consuete reazioni: «Sono faccende riguardanti la vita privata dei preti», «sono critiche mosse da omosessuali irrisolti che non accettano la loro omosessualità» (!?). Infine la fatidica chiusa: «… e noi paghiamo questa gente!». Cosa costui paghi non è dato sapere, perché né il Cardinale Mauro Gambetti, arciprete della papale arcibasilica di San Pietro da lui vituperatissimo con decine di articoli insultanti, né Suor Raffaella Petrini, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, da lui insolentita con tanto di vignetta irriverente nella quale l’ha ritratta vestita da governante intenta a sbrigare le faccende domestiche; né Paolo Ruffini prefetto del Dicastero delle Comunicazioni, né Andrea Tornielli direttore dei Media Vaticani, né Matteo Bruni direttore della Sala Stampa della Santa Sede, hanno percepito mai un euro di stipendio da Messer Tacer non Posso, lo confermano loro stessi.

Eppure, questo soggetto molesto, può rovesciare autobotti di fango su chicchessia, lui però è incontestabile. In caso contrario prende carta e penna e scrive lettere di protesta al veleno ai vescovi dei preti o dei religiosi che hanno osato attentare alla Sua Maestà ponendogli quesiti precisi, impartendo con l’occasione anche improbabili lezioncine di diritto canonico, materia di cui si dice eminente esperto, ma soprattutto convinto d’esser preso persino sul serio. Senza con ciò rendersi conto ― il grande esperto di faccende ecclesiali ed ecclesiastiche ― che i vescovi sono molto gelosi dei propri preti, tanto e quanto lo sono dei propri religiosi i superiori maggiori.

Critica e aggredisce i laici e soprattutto le laiche, dimenticando che lui è un laico, quantunque presuma dar lezioni su tutto ai ministri in sacris, persino sulla … «educazione alla affettività» (!?). Dall’alta cima dei suoi 29 anni parla di formazione del clero, tema che farebbe tremare sacerdoti di ottant’anni che a questo delicato ministero hanno dedicato una vita intera. Nell’ultimo dei suoi articoli insegna a religiosi e membri di Ordini storici a essere veramente e degnamente tali (cfr. QUI).

Atteggiamenti di questo genere ricordano quella sartina di provincia priva di senso della misura, ma forse anche del ridicolo, la quale pretendeva di insegnare a Giorgio Armani a tagliare e cucire le giacche da uomo. A lui, Re Giorgio, che la giacca da uomo l’ha reinventata!

Detto questo Spero, anzi mi auspico che Messer Tacer non Posso non si limiti a scrivere solo ai vescovi dei preti che osano non prenderlo sul serio, ma che invii una lettera anche alla Maestra Generale dell’Ordine delle Gatte Vergini, Pia Compagnia nella quale sono consacrata. Anch’io merito di essere «risolta» e «educata all’affettività», sebbene sterilizzata, ma non per questo acida, anzi, tutt’altro.

 

dall’Isola di Patmos, 21 marzo 2025

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I nostri precedenti articoli sulla Banda della Sileriana:

– 16 agosto 2025 — SILERE NON POSSUM E QUELLA PAROLA TABÙ CHE NON RIESCE PROPRIO A PRONUNCIARE: “OMOSESSUALITÀ”  (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 agosto 2025 — C’È DI MEZZO UN OMOSESSUALE? ALLORA SILERE NON POSSUM DIFENDE ANCHE L’INDIFENDIBILE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

–  29 marzo 2025  — SEMPRE A PROPOSITO DI SILERE NON POSSUM: DAL “HOMBRE VERTICAL” AI “PIGLIANCULO” E “QUAQUARAQUÀ” DI LEONARDO SCIASCIA (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 21 marzo 2025 — SILERE NON POSSUM E LA STORIA DI QUELLA SARTINA CONVINTA DI POTER DARE LEZIONI DI ALTA MODA A GIORGIO ARMANI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 12 febbraio 2025 — L’OPOSSUM STA ALLA CONOSCENZA DEL VATICANO COME ÉVA HENGER STA ALLA CASTITÀ E COME IL SUO DEFUNTO MARITO RICCARDO SCHICCHI STA ALL’OPERA  CONFESSIONES DI SANT’AGOSTINO (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 15 gennaio 2025 — AI CONFINI CLERICALI CON LA REALTÀ: LA DONNA SOFFRE DELL’INVIDIA FREUDIANA DEL PENE, L’OPOSSUM DELL’INVIDIA DI MATTEO BRUNI DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 20 gennaio 2025 — L’OPOSSUM IGNORA CHE UNA SUORA PUÒ DIVENTARE TRANQUILLAMENTE GOVERNATORE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, COME GIÀ LO FU GIULIO SACCHETTI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 22 novembre 2024 — LA NOMINA EPISCOPALE DI RENATO TARANTELLI BACCARI. QUANDO GLI AFFETTI DA CARCINOMA AL FEGATO, CARICANO ALL’ATTACCO CHI TACER NON PUÒ (per aprire l’articolo cliccare QUI

– 31 maggio 2024 — UNA NOTA DI PADRE ARIEL SUL SITO SILERE NON POSSUM: «MOLESTO COME UN RICCIO DI MARE DENTRO LE MUTANDE» (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 8 dicembre 2023 — A CHI SI RIFERISCE MARCO FELIPE PERFETTI AFFERMANDO DAL SITO SILERE NON POSSUM «QUA IN VATICANO … NOI IN VATICANO …», SE IN VATICANO NON CI PUÒ METTERE NEMMENO PIEDE? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 ottobre 2023 — È MORTO L’ARCIABATE EMERITO DI MONTECASSINO PIETRO VITTORELLI: LA PIETÀ CRISTIANA PUÒ CANCELLARE LA TRISTE VERITÀ? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

 

 

 

 

Beata Vergine Maria Gattara, protettrice dei gatti cattolici

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L’Opossum sta alla conoscenza del Vaticano come Éva Henger sta alla castità e come il suo defunto marito Riccardo Schicchi sta all’opera “Confessiones” di Sant’Agostino

L’OPOSSUM STA ALLA CONOSCENZA DEL VATICANO COME ÉVA HENGER STA ALLA CASTITÀ E COME IL SUO DEFUNTO MARITO RICCARDO SCHICCHI STA ALL’OPERA  CONFESSIONES DI SANT’AGOSTINO

Mentre quel filmato taroccato andava in onda, Mister Noi-in-Vaticano, Qua-in-Vaticano, abboccava al tarocco come una trota in curva

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

(in fondo: tutti i precedenti articoli)

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Acido come una via di mezzo tra una vergine vestale e una bisbetica indomabile, l’Opossum ha lanciato tuoni e fulmini sulla “partecipazione” del Santo Padre Francesco al Festival di Sanremo.

Questa ennesima sparata è la riprova che costui sta alla conoscenza delle faccende interne del Vaticano come Éva Henger sta alla castità e come il suo defunto marito Riccardo Schicchi sta all’opera Confessiones di Sant’Agostino. Già, perché mentre quel filmato taroccato andava in onda, Mister Noi-in-Vaticano, Qua-in-Vaticano, abboccava al tarocco come una trota in curva.

Il video mandato in onda ieri sul maxi schermo del Teatro Ariston non ha niente a che vedere con la manifestazione canora perché girato nel maggio 2024 come ringraziamento del Sommo Pontefice agli artisti partecipanti  alla giornata mondiale dei bambini presso lo Stadio Olimpico di Roma.

Questa è l’affidabilità di Mister Noi-in-Vaticano, Qua-in-Vaticano che nel suo blog di Gossip&Veleni assicura:

«In un momento storico nel quale il giornalismo è un passatempo per anziani, Silere non possum investe su giovani competenti che hanno seriamente sposato una missione: cambiare la comunicazione sulla Chiesa Cattolica e sul Vaticano» (cfr. QUI)

Il tutto affermato senza umana pena del ridicolo, perché Silere non Possum è affidabile come i Tango Bond argentini del 2001.

Velletri di Roma, 12 febbraio 2025

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I nostri precedenti articoli sulla Banda della Sileriana:

– 16 agosto 2025 — SILERE NON POSSUM E QUELLA PAROLA TABÙ CHE NON RIESCE PROPRIO A PRONUNCIARE: “OMOSESSUALITÀ”  (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 agosto 2025 — C’È DI MEZZO UN OMOSESSUALE? ALLORA SILERE NON POSSUM DIFENDE ANCHE L’INDIFENDIBILE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

–  29 marzo 2025  — SEMPRE A PROPOSITO DI SILERE NON POSSUM: DAL “HOMBRE VERTICAL” AI “PIGLIANCULO” E “QUAQUARAQUÀ” DI LEONARDO SCIASCIA (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 21 marzo 2025 — SILERE NON POSSUM E LA STORIA DI QUELLA SARTINA CONVINTA DI POTER DARE LEZIONI DI ALTA MODA A GIORGIO ARMANI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 12 febbraio 2025 — L’OPOSSUM STA ALLA CONOSCENZA DEL VATICANO COME ÉVA HENGER STA ALLA CASTITÀ E COME IL SUO DEFUNTO MARITO RICCARDO SCHICCHI STA ALL’OPERA  CONFESSIONES DI SANT’AGOSTINO (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 15 gennaio 2025 — AI CONFINI CLERICALI CON LA REALTÀ: LA DONNA SOFFRE DELL’INVIDIA FREUDIANA DEL PENE, L’OPOSSUM DELL’INVIDIA DI MATTEO BRUNI DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 20 gennaio 2025 — L’OPOSSUM IGNORA CHE UNA SUORA PUÒ DIVENTARE TRANQUILLAMENTE GOVERNATORE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, COME GIÀ LO FU GIULIO SACCHETTI (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 22 novembre 2024 — LA NOMINA EPISCOPALE DI RENATO TARANTELLI BACCARI. QUANDO GLI AFFETTI DA CARCINOMA AL FEGATO, CARICANO ALL’ATTACCO CHI TACER NON PUÒ (per aprire l’articolo cliccare QUI

– 31 maggio 2024 — UNA NOTA DI PADRE ARIEL SUL SITO SILERE NON POSSUM: «MOLESTO COME UN RICCIO DI MARE DENTRO LE MUTANDE» (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 8 dicembre 2023 — A CHI SI RIFERISCE MARCO FELIPE PERFETTI AFFERMANDO DAL SITO SILERE NON POSSUM «QUA IN VATICANO … NOI IN VATICANO …», SE IN VATICANO NON CI PUÒ METTERE NEMMENO PIEDE? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 ottobre 2023 — È MORTO L’ARCIABATE EMERITO DI MONTECASSINO PIETRO VITTORELLI: LA PIETÀ CRISTIANA PUÒ CANCELLARE LA TRISTE VERITÀ? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

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I Padri dell’Isola di Patmos

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L’Opossum ignora che una suora può diventare tranquillamente governatore dello Stato della Città del Vaticano, come già lo fu Giulio Sacchetti

L’OPOSSUM IGNORA CHE UNA SUORA PUÒ DIVENTARE TRANQUILLAMENTE GOVERNATORE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, COME GIÀ LO FU GIULIO SACCHETTI 

Questa velenosa macchietta, nella sua dose di veleno quotidiano torna a prendersela con laici e laiche ai quali sono affidati certi uffici, a partire da Suor Raffaella Petrini, di cui è stata preannunciata la nomina a governatore 

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

(in fondo: tutti gli articoli)

Autore Teodoro Beccia

Autore
Teodoro Beccia

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Assieme alle Prefiche anonime della sua fantomatica redazione, oggi l’Opossum tuona contro Suor Raffaella Petrini, Segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, tacciandola, tra le varie, d’esser «nota al Governatorato per il suo atteggiamento superbo e pieno di sé» (cfr. QUI).

A noi Padri de L’Isola di Patmos risulta però l’esatto contrario: Suor Raffaella è stata già apprezzata in passato per le sue grandi capacità e il suo equilibrio presso Propaganda Fide, lasciando di sé un ottimo ricordo in quel dicastero.

Questa velenosa macchietta che si paventa come il più grande esperto di diritto canonico e di diritto vaticano ― “competenze” rigorosamente esercitate su un blog di Gossip&Veleni al di fuori delle mura della piccola Città Stato dove non è propriamente persona gradita, salvo affermare «noi in Vaticano … qua in Vaticano …» ―, nella sua dose di veleno quotidiano torna a prendersela con laici e laiche ai quali sono affidati certi uffici, a partire da Suor Raffaella, di cui è stata preannunciata la nomina a governatore.

La nomina di una donna a prefetto di un dicastero e quella di una donna alla carica di governatore dello Stato della Città del Vaticano, sono due questioni totalmente diverse che tra loro non hanno alcun genere di connessione. Nel primo caso, come tra poco spiegherò in un mio lungo articolo di taglio giuridico, siamo di fronte a un ufficio che richiede di necessità la figura di un ministro in sacris, come si può evincere già dal suo nome: Dicastero per i religiosi; nel secondo caso, invece, siamo di fronte a un ufficio di carattere puramente politico-amministrativo, senza alcun genere di implicazione religiosa e gerarchico-ecclesiale.

foto d’archivio, 1960, al centro davanti ai sediari che portano il Sommo Pontefice Giovanni XXIII Don Giulio Sacchetti marchese di Castelromano, nominato nel 1968  governatore dello Staro della Città del Vaticano dal Sommo Pontefice Paolo VI

L’ignorantissimo Opossum che con totale disinvoltura elargisce a ecclesiastici e laici titoli quali «idioti», «incapaci», «incompetenti», «falliti irrisolti» … dimentica che per oltre tre decenni (1968-2001) presidente, o cosiddetto governatore dello Stato della Città del Vaticano, fu Don Giulio Sacchetti marchese di Castelromano, un laico coniugato e padre di più figli, straordinario servitore della Chiesa e del Papato. Quindi? Già, dimenticavo: «… noi in Vaticano … qua in Vaticano …»

    Velletri di Roma, 20 gennaio 2025

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– 31 maggio 2024 — UNA NOTA DI PADRE ARIEL SUL SITO SILERE NON POSSUM: «MOLESTO COME UN RICCIO DI MARE DENTRO LE MUTANDE» (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 8 dicembre 2023 — A CHI SI RIFERISCE MARCO FELIPE PERFETTI AFFERMANDO DAL SITO SILERE NON POSSUM «QUA IN VATICANO … NOI IN VATICANO …», SE IN VATICANO NON CI PUÒ METTERE NEMMENO PIEDE? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

– 14 ottobre 2023 — È MORTO L’ARCIABATE EMERITO DI MONTECASSINO PIETRO VITTORELLI: LA PIETÀ CRISTIANA PUÒ CANCELLARE LA TRISTE VERITÀ? (per aprire l’articolo cliccare QUI)

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Ai confini clericali con la realtà: la donna soffre dell’invidia freudiana del pene, l’Opossum dell’invidia di Matteo Bruni direttore della Sala Stampa della Santa Sede

AI CONFINI CLERICALI CON LA REALTÀ: LA DONNA SOFFRE DELL’INVIDIA FREUDIANA DEL PENE, L’OPOSSUM DELL’INVIDIA DI MATTEO BRUNI DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Non rivolgo eziandio siffatte domande per me, ma per un amico privo di cultura canonistica. Incurante che se l’Opossum si irrita non esita a scrivere lettere di fuoco, con allegate lezioncine di diritto canonico, ai vescovi dei Padri de L’Isola di Patmos.

Il cogitatorio di Ipazia

(in fondo: tutti gli articoli)

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Autore Ipazia Gatta Romana

Autore
Ipazia Gatta Romana

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Domando per un amico privo di cultura canonistica: come mai l’Opossum, quando gioca a fare l’agenzia di informazione vaticana che tal proprio non è, nell’annunciare certe nomine pubblicate dal bollettino della Sala Stampa della Santa Sede diretta dal di lui vituperato e pluri-insultato Matteo Bruni, ergo fatte passare come se la Sala Stampa fosse il suo blogghetto di Gossip&Veleni, in buon clericalese sciorina: «Il Santo Padre ha nominato Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Maurino Piacente membro attivo della Pontificia Accademia di Cultura Romanesca ‘mo pijatelo ‘ndercul … il Santo Padre ha eletto alla sede vescovile di Gaiana in partibus infidelium et molliculum il Rev.mo Presbitero Marco Parrucchino da Montefeltro …», salvo perdere però tutto questo buon clericalese quando si tratta di nominare il Romano Pontefice indicato come “Bergoglio”, oppure l’Arciprete della papale arcibasilica di San Pietro indicato come “Mauro Gambetti”, oppure “il Gambetti”, senza indicarlo affatto come Sua Eminenza Reverendissima il Signor cardinale Mauro Gambetti, oggetto da alcuni anni dei suoi continui insulti (vedere QUI). Come mai, queste formali e sostanziali discrepanze?

Non rivolgo eziandio siffatte domande per me, ma per un amico privo di cultura canonistica. Incurante che se l’Opossum si irrita non esita a scrivere lettere di fuoco, con allegate lezioncine di diritto canonico, ai vescovi dei Padri de L’Isola di Patmos, ai quali è fin troppo chiaro che a questo mondo, secondo la ardita teoria freudiana, la donna soffrirebbe dell’invidia del pene maschile, mentre altri sembrano invece soffrire dell’invidia del prete.

dall’Isola di Patmos, 15 gennaio 2025

 

Beata Vergine Maria Gattara, protettrice dei gatti cattolici

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Il Santo Padre nomina una donna prefetto del Dicastero per i religiosi affiancata da un cardinale come pro-prefetto, ossia suo vice

(English text after the Italian / texto español posterior al engles)

IL SANTO PADRE NOMINA UNA DONNA PREFETTO DEL DICASTERO PER I RELIGIOSI AFFIANCATA DA UN CARDINALE COME PRO-PREFETTO

Non è difficile capire chi sia stato il consigliore, sappiamo che da sempre il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, oggi cardinale, sostiene che «la potestà di governo nella Chiesa non viene dal Sacramento dell’Ordine, ma dalla missione canonica».

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

Autore Teodoro Beccia

Autore
Teodoro Beccia

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Fratelli cristiani separati dalla Chiesa Cattolica appartenenti alla Comunità anglicana ci hanno esortati più volte:

«Non mettete mai le donne in ruoli di governo ecclesiale, non fate l’errore nostro, altrimenti ne pagherete tutte le conseguenze».

la fantasiosa e leggendaria figura della Papessa Giovanna

Per aiutare coloro che non accettarono l’istituzione delle donne-prete, peggio quella episcopesse, il Sommo Pontefice Benedetto XVI emanò la Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, contenente istruzione circa l’istituzione di ordinariati personali per anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.

Andando più indietro nel tempo, gli ortodossi invitati come osservatori al Concilio Vaticano II, a diversi nostri Padri che premevano per l’abolizione del celibato sacerdotale dissero:

«Voi che avete il celibato sacerdotale, tenetelo. Altrimenti rischiate di fare la nostra fine: buona parte dei problemi che i nostri vescovi sono costretti ad affrontare e risolvere sono originati dai litigi tra preti fomentati dalle loro mogli, o da litigi tra le mogli dei preti».

Il Sommo Pontefice Francesco ha nominato Prefetto del Dicastero per i religiosi una suora, Simona Brambilla, affiancata come pro-prefetto dal Cardinale Ángel Fernández Artime, S.D.B (Cfr. Bollettino ufficiale). E qui merita ricordare che il prefetto è il titolare del dicastero, mentre il pro-profetto è un luogotenente, ossia il vice del prefetto, preposto come tale a svolgere funzioni vicarie come sue delegato.

Non è difficile capire chi sia stato il consigliore, sappiamo che da sempre il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, oggi cardinale, sostiene che «la potestà di governo nella Chiesa non viene dal Sacramento dell’Ordine, ma dalla missione canonica». Affermando in tal modo «l’uguaglianza fondamentale tra tutti i battezzati, anche se nella differenziazione e complementarietà […] che fonda la sinodalità» (cfr. QUI).

Applicando lo stesso principio, si potrebbe tranquillamente sostenere la liceità a nominare Suor Pasquina della Bela Madunina Arcivescovo metropolita di Milano, esercitando come tale la potestà di governo della Diocesi Ambrosiana, che secondo il Ghirlanda non viene dal Sacramento dell’Ordine. Dopodiché, affinché vi sia qualcuno preposto a esercitare anche le necessarie potestà sacramentali proprie dell’episcopato, basterà nominare all’Arcivescovo Suor Pasquina della Bela Madunina un vescovo ausiliare, semmai il Reverendo Abbondio Che te Brillet de Lontan. Perché questo è ciò che in concreto è stato fatto con la nomina della Suora a prefetto del dicastero e del Cardinale a pro-prefetto. Ciò detto, dinanzi a cotanta evidenza, qualsiasi altro commento sarebbe solo un inutile spreco di tempo e parole.

    Velletri di Roma, 7 gennaio 2025

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THE HOLY FATHER APPOINTS A WOMAN PREFECT OF THE DICASTERY FOR RELIGIOUS, SUPPORTED BY A CARDINAL AS PRO-PREFECT

Is’t difficult to understand who was the inspirer, the Jesuit canonist Gianfranco Ghirlanda, now cardinal, whit always maintained: «the power of government in the Church does not come from the Sacrament of Orders, but from the canonical mission».

— The short articles by Fathers the Patmos Island —

Autore Teodoro Beccia

Author
Teodoro Beccia

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Christian brothers separated from the Catholic Church belonging to the Anglican Community have repeatedly urged us:

«Never put women in roles of ecclesial government, do not make our mistake, otherwise you will pay all the consequences».

The imaginative and legendary figure of Popesse Joan

To help those who did not accept the institution of women priests, worse than women bishops, the Supreme Pontiff Benedict XVI issued the Apostolic Constitution Anglicanorum coetibus, containing instructions on the institution of personal ordinariates for Anglicans who enter into full communion with the Catholic Church.

Going back in time, the Orthodox invited as observers to Second Vatican Council, told several of our Fathers who pushing for the priestly celibacy abolition:

«You who have priestly celibacy, keep it. Otherwise you risk ending up like us: many part of the problems that our bishops are forced to resolve originate from quarrels between priests fomented by their wives, or from quarrels between the wives of priests».

The Supreme Pontiff Francis has appointed as Prefect of the Religious Dicastery for Religious a nun, Simona Brambilla, supported as pro-prefect by Cardinal Ángel Fernández Artime, S.D.B (See Official Bulletin). And here is necessary remembering that the prefect is the head of the dicastery, the pro-profect is a lieutenant, that is, the vice-prefect, appointed to carry out vicarious functions as delegate.

Is’t difficult to understand who was the inspirer, the Jesuit canonist Gianfranco Ghirlanda, now cardinal, whit always maintained: «the power of government in the Church does not come from the Sacrament of Orders, but from the canonical mission». Thus affirming «the fundamental equality between all the baptized, even if in differentiation and complementarity […] which founds synodality» (see HERE).

Applying this principle, one could support the legitimacy of appointing Sister Playful Metropolitan Archbishop of Milan, and exercising the power of government of the Ambrosian Diocese, which according to Ghirlanda does not come from the Sacrament of Orders. After that, in order for there to be to also exercise the sacramental powers proper to the episcopate, it will be enough to appoint an auxiliary bishop to the Archbishop Sister Playful, perhaps the Reverend Placid of the Good Lamb. This is has been with the appointment of the Sister as prefect of the dicastery and of the Cardinal as pro-prefect. In the face of this evidence, any other comment only be a waste of time and words.

Velletri of Rome, 7 January 2025

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EL SANTO PADRE NOMBRA A UNA MUJER PREFECTO DEL DICASTERIO PARA LOS RELIGIOSOS APOYADA POR UN CARDENAL COMO PRO-PREFECTO

No es difícil comprender quién fue el inspirador, siempre hemos sabido que el canonista jesuita Gianfranco Ghirlanda, hoy cardenal, sostiene que «el poder de gobierno en la Iglesia no proviene del Sacramento Orden, sino de la de misión canónica».

— Artículos breves de los Padres de la Isla de Patmos —

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Autore Teodoro Beccia

Autor
Teodoro Beccia

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Hermanos cristianos separados de la Iglesia católica pertenecientes a la Comunidad anglicana nos han exhortado repetidas veces:

«Nunca pongáis a mujeres en funciones de gobierno eclesiástico, no cometáis nuestro error, de lo contrario pagaréis todas las consecuencias».

Para ayudar a quienes no aceptaron la institución de mujeres sacerdotes, peor aún la de las episcopesas, el Sumo Pontífice Benedicto XVI emitió la Constitución Apostólica Anglicanorum coetibus, que contiene instrucciones sobre el establecimiento de ordinariatos personales para los anglicanos que entran en plena comunión con la Iglesia católica.

Yendo más atrás en el tiempo: los ortodoxos invitados como observadores al Concilio Vaticano II, dijeron a varios de nuestros Padres que presionaban por la abolición del celibato sacerdotal:

«Vosotros que tenéis el celibato sacerdotal, conservadlo. De lo contrario, corréis el riesgo de acabar como nosotros: buena parte de los problemas que nuestros obispos se ven obligados a afrontar y resolver tienen origen en peleas entre sacerdotes fomentadas por sus esposas, o de peleas entre las esposas de los sacerdotes».

El Sumo Pontífice Francisco ha nombrado a una monja, Simona Brambilla, Prefecto del Dicasterio para los Religiosos, apoyada como Pro-Prefecto por el Cardenal Ángel Fernández Artime, S.D.B. (Cfr. Boletín Oficial). Y aquí conviene recordar que el prefecto es el titular del dicasterio, mientras que el pro-prefecto es un adjunto nombrado como tal para desempeñar funciones vicarias en cuanto delegado.

No es difícil comprender quién fue el inspirador, siempre hemos sabido que el canonista jesuita Gianfranco Ghirlanda, hoy cardenal, sostiene que «el poder de gobierno en la Iglesia no proviene del Sacramento Orden, sino de la de misión canónica». Afirmando así «la igualdad fundamental entre todos los bautizados, aunque en la diferenciación y complementariedad […] que funda la sinodalidad» (Cfr. AQUÍ).

Aplicando el mismo principio, se podría sostener con seguridad que es licito nombrar a Sor Pasquina del Corazón Gozozo de Jesús Arzobispo Metropolitano de Milán, ejerciendo como tal la potestad de gobierno de la Diócesis Ambrosiana, que según Ghirlanda, no proviene del Sacramento del Orden. Después, para que haya alguien responsable de ejercer las necesarias potestades sacramentales propias del episcopado, bastará con nombrar un obispo auxiliar del arzobispo Sor Pasquina, por si acaso el reverendo Temeroso del Santo Cordero. Porque esto es de hecho, lo que se hizo con el nombramiento de la religiosa como prefecto del dicasterio y del cardenal como pro-prefecto. Dicho esto, ante tanta evidencia, cualquier otro comentario sería una pérdida inútil de tiempo y de palabras.

Velletri, Roma, 7 de enero de 2025

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Il problema è che il Santo Padre è privo di protezioni a tutela delle sue stesse espressioni infelici

(English text after the Italian / texto español posterior al engles)

 

IL PROBLEMA È CHE IL SANTO PADRE È PRIVO DI PROTEZIONI A TUTELA DELLE SUE STESSE ESPRESSIONI INFELICI

Proteggere il Sommo Pontefice vuol dire anzitutto proteggere la Chiesa di Cristo e l’istituto del papato che non è un bene disponibile appartenente a chi lo ha ricevuto, come ai vescovi non appartiene l’episcopato e a noi preti non appartiene il sacerdozio.

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

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Ormai ci abbiamo fatto il callo: nessuno come questo Pontefice aveva mai bersagliato sacerdoti, religiosi e religiose.

Il problema non sono i toni di rimprovero, perché anche il suo Sommo Predecessore Pio XI scrisse nel 1935 una memorabile enciclica sulle derive e le inadeguatezze del clero, la Ad catholici sacerdotii, ma lo fece con amore di padre e cuore di pastore. Francesco non si limita a rimproverarci, perché ci irride. E ogni volta che lo fa, tutte le sinistre internazionali e la frange del laicismo più radicale gioiscono dinanzi alle battute del primo Sommo Pontefice della storia che prende pubblicamente in giro i suoi sacerdoti, religiosi e religiose (tema questo trattato anche nel mio libro: Digressioni di un prete liberale).

Nulla da dire che certe suore possano avere «la faccia da aceto» (cfr. QUI), come ha affermato il Santo Padre, dopo averle già esortate in passato a «non essere zitelle acide» (cfr. QUI). E ce ne sono di zitelle acide, lo sappiamo, da sempre. Il problema è però altro: sono questi gli argomenti e i linguaggi di un Sommo Pontefice le cui parole fanno poi il giro del mondo?

Il Santo Padre, per sua scelta e volontà, è privo di tutti quei meccanismi di difesa con i quali la tanto disprezzata Curia Romana ha sempre protetto i suoi predecessori. Proteggere il Sommo Pontefice vuol dire anzitutto proteggere la Chiesa di Cristo e l’istituto del papato che non è un bene disponibile appartenente a chi lo ha ricevuto, come ai vescovi non appartiene l’episcopato e a noi non appartiene il sacerdozio. Mentre su tutti noi incombe il severo monito:

«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più (Lc 12, 48)».

E questo vale soprattutto per l’Augusto successore del Beato Apostolo Pietro, che più di tutti noi ha ricevuto molto, facce da aceto a parte …

Dall’Isola di Patmos, 5 gennaio 2025

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THE HOLY FATHER ISN’T PROTECTED FROM THE RISKS HIS UNHAPPY EXPRESSIONS, THIS IS THE PROBLEM

Protecting the Supreme Pontiff means first of all protecting the Christ’s Church and the institution of the papacy which is not an available good belonging those who received it, just as the episcopate does not belong to bishops and the priesthood does’t belong to us priests.

— The short articles by Fathers the Patmos Island —

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By now we are used to it: no one like this Pontiff has ever targeted priests, men and women religious.

The problem is not the tone of reproach, because even his Supreme Predecessor Pius XI wrote a memorable encyclical in 1935 on the inadequacies of the clergy (see: Ad catholici sacerdotii), but he did it with the love of a father and the heart of a shepherd. Francis does’t limit himself to reproaching us, because he mocks us. And every time he does so, the entire international left and the fringes of the most radical secularism rejoice at the jokes of the first Supreme Pontiff in history who publicly mocks his priests, men and women religious (this topic is discussed also in my book: Digressions a Liberal Priest, currently available only in Italian).

Nothing to say that certain nuns may have «vinegar faces» (consult here), as the Holy Father stated, after having already urged them in the past «not to be sour spinsters» (consult here). The problem is something else: are these the arguments and languages of a Supreme Pontiff whose words go around the world?

The Holy Father, by his own choice, is deprived of all those defense mechanisms with which the much despised Roman Curia has always protected its predecessors. Protecting the Supreme Pontiff means first of all protecting the Church of Christ and the institution of the papacy which is not an available good belonging to those who received it, just as the episcopate does not belong to bishops and the priesthood does not belong to us priests. While the severe warning looms over all of us:

«Much will be required of the person entrusted with much, and still more will be demanded of the person entrusted with more» (Lukas, 12, 48).

And this is especially true for the successor of the Blessed Apostle Peter, who has received more than all of us, faces of vinegard aside …

From the Island of Patmos, 5 Jannuary 2025

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EL PROBLEMA ES QUE EL SANTO PADRE YA NO TIENE LAS PROTECCIONES PARA PROTEGER SUS INFELICES EXPRESIONES

Proteger al Sumo Pontífice significa, ante todo, el proteger la Iglesia de Cristo y la institución del papado, que no es un bien disponible que pertenece a quien lo recibe, así como el episcopado no pertenece a los obispos y el sacerdocio no nos pertenece a nosotros.

— Artículos breves de los Padres de la Isla de Patmos —

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Ya nos hemos acostumbrado: nadie ha atacado nunca a sacerdotes, religiosos y religiosas, como este Pontífice.

El problema no son los tonos de reproche, porque su Sumo Predecesor Pío X en el 1933 escribió una memorable encíclica sobre las desviaciones e insuficiencias del clero, la Ad catholici sacerdotii, pero lo hizo con el amor de un padre y el corazón de un pastor.

Francisco no sólo se limita a regañar, sino que se burla de nosotros. Y cada vez que lo hace, toda la izquierda internacional y los grupos más radicales del laicismo se alegran de las bromas del primer Sumo Pontífice de la historia que se burla públicamente de sus sacerdotes, religiosos y religiosas. Tema que también trato en mi libro: Digressioni di un prete liberale (Digresiones de un sacerdote liberal).

No se puede negar que algunas monjas tienen “cara de vinagre”, como afirmó el Santo Padre (noticias aquí), después de haberlas exhortado en pasado a «no ser solteronas agrias» (noticias aquí). Y si hay solteronas amargas, siempre lo hemos sabido. Sin embargo, el problema es otro: ¿son estos los argumentos y los lenguajes de un Sumo Pontífice cuyas palabras dan la vuelta al mundo?

El Santo Padre, por propia elección y voluntad, está desprovisto de todos aquellos mecanismos de defensa con los que la tan despreciada Curia Romana siempre había protegido a sus predecesores. Proteger al Sumo Pontífice significa, ante todo, el proteger la Iglesia de Cristo y la institución del papado, que no es un bien disponible que pertenece a quien lo recibe, así como el episcopado no pertenece a los obispos y el sacerdocio no nos pertenece a nosotros. Mientras la severa advertencia se cierne sobre todos nosotros:

«A todo aquel a quien se le ha dado mucho, mucho se le pedirá; a quien mucho se le ha confiado, mucho más se le exigirá (Lc 12, 48)”.

Y esto se aplica sobre todo al Sucesor del beato Apóstol Pedro más que a todos nosotros, quien ha recibido mucho, dejando de lado las caras avinagradas…

Desde la Isla de Patmos, 5 de enero de 2025

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