San Carlo Borromeo patrono di Milano e la porpora cardinalizia all’Arcivescovo di Napoli

SAN CARLO BORROMEO PATRONO DI MILANO E LA PORPORA CARDINALIZIA ALL’ARCIVESCOVO DI NAPOLI

La nomina cardinalizia del Presule partenopeo è stata annunciata il 4 novembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Carlo Borromeo, che fu cardinale e Arcivescovo di Milano, città di cui è co-patrono assieme al patrono principale Sant’Ambrogio.

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

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La nomina cardinalizia del Presule partenopeo è stata annunciata il 4 novembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Carlo Borromeo, che fu cardinale e Arcivescovo di Milano, città di cui è co-patrono assieme al patrono principale Sant’Ambrogio.


Ci sono cose che a molti sfuggono, presi come sono a saltare da un blog all’altro per scorrere velocemente mezze notizie, gran parte delle quali fake news o gossip offerti dai social media.

Non stupisce che sia stato annunciato d’improvviso il conferimento della dignità cardinalizia all’Arcivescovo metropolita di Napoli. A lasciare perplessi è altro: la nomina cardinalizia del Presule partenopeo è stata annunciata il 4 novembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Carlo Borromeo, che fu cardinale e arcivescovo di Milano, città di cui è co-patrono assieme al patrono principale Sant’Ambrogio.

Coincidenza, inavvertenza o malizia? A nessuno è dato sapere, Dio solo può leggere le intenzioni chiuse nella coscienza dell’uomo.

dall’Isola di Patmos, 5 novembre 2024

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I Padri dell’Isola di Patmos

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A proposito del Ministro della Cultura. La mancanza di lauree è forse segno di grande genialità a Sinistra e motivo di grande sfottò a Destra?

A PROPOSITO DEL MINISTRO DELLA CULTURA. LA MANCANZA DI LAUREE È FORSE SEGNO DI GRANDE GENIALITÀ A SINISTRA E MOTIVO DI GRANDE SFOTTÒ A DESTRA?   

I “comici di partito” mandati all’assalto a sfottere il “povero” Ministro della Cultura perché non laureato, poi a seguire perché laureato a quasi cinquant’anni, intendono per caso ironizzare anche su certi autori-bandiera celebrati come indiscusse icone della Sinistra, alcuni dei quali non finirono neppure i licei e le scuole superiori?

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

AutoreTeodoro Beccia

Autore
Teodoro Beccia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’attuale ministro della cultura Alessandro Giuli è stato oggetto di critiche e lazzi perché non era laureato, poi perché solo di recente ha conseguito la laurea alle soglie dei 50 anni.

Alberto Pincherle, in arte Alberto Moravia (1907 – 1990) 

Sul versante della Sinistra si sono sbizzarriti a dare il meglio di sé stessi. Personalmente penso che il Ministro meriti critiche, volendo anche severe, ma per altro, non per la mancanza di una laurea, che non ha mai costituito per alcuno garanzia di intelligenza, sapienza, preparazione e competenza.

Prendiamo solo alcuni di quegli autori considerati intellettuali intoccabili nonché bandiere della Sinistra di ieri e di oggi:

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas 1923 – Siena 1985) che fu studente pigro e mediocre sin dall’adolescenza, iscritto alla facoltà di agraria dove dette solo alcuni esami ritirandosi poi dagli studi, oggi è considerato uno tra i narratori più significativi del Novecento (cfr. QUI). 

Elio Vittorini (Siracusa, 1908 – Milano, 1966) che lungi dall’essersi mai laureato non riuscì neppure a conseguire il diploma all’istituto di ragioneria, oggi è inserito nell’Olimpo dei letterati italiani del Novecento (cfr. QUI).

Alberto Moravia (Roma, 1907 – Roma, 1990) che non finì neppure il liceo classico interrompendo gli studi dopo i primi due anni di ginnasio, è autore di un romanzo (Gli indifferenti, 1929) considerato “opera capitale” della letteratura del Novecento (cfr. QUI).

Questi autori ebbero in comune tra loro che furono più volte editorialisti de L’Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano, e per anni, la Terza Pagina del quotidiano comunista Il Manifesto, dedicò loro ogni genere di sperticata critica celebrativa.

I “comici di partito” mandati all’assalto a sfottere il “povero” Ministro della Cultura perché non laureato, poi a seguire perché laureato a quasi cinquant’anni, intendono per caso ironizzare anche su certi autori-bandiera celebrati come indiscusse icone della Sinistra, alcuni dei quali non finirono neppure i licei e le scuole superiori?

    Velletri di Roma, 30 ottobre 2024

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I Padri dell’Isola di Patmos

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“Gratis et amor Dei”? Fuori discussione l’ “amor Dei”, mentre sul “gratis” è bene valutare e se il caso evitare. Una nuova veste de L’Isola di Patmos

GRATIS ET AMOR DEI ? È FUORI DISCUSSIONE L’AMOR DEI, MENTRE SUL GRATIS È BENE VALUTARE E SE IL CASO EVITARE. UNA NUOVA VESTE DE L’ISOLA DI PATMOS

A molti basta un telefonino tra le mani e un collegamento a Internet per credere che la cultura e la conoscenza debbano essere gratuite, se non peggio: che siano dovute. A questo modo, tutto ciò che non ha un costo rischia di diventare intrattenimento, se non peggio motivo di lite e aggressione da parte degli odiatori seriali e degli attaccabrighe internetici.    

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Cari Lettori,

il 20 ottobre questa rivista ha compiuto 10 anni di attività pubblicistica. I Padri redattori avrebbero voluto ritrovarsi tutti assieme per festeggiare, ma impegni di vario genere in diverse parti d’Italia non l’hanno consentito. Sono stati dieci anni molto belli, di continua crescita e incremento, senza mai conoscere flessione. Dal 1° gennaio 2024 a oggi abbiamo già superato i 30 milioni di visite.

Nel corso dell’ultima assemblea il Consiglio delle Edizioni L’Isola di Patmos Onlus, proprietaria di questa rivista, ha confermato il Dott. Jorge Facio Lince nella carica di presidente dell’Associazione e me come direttore responsabile della testata giornalistica L’Isola di Patmos

Correva l’anno 2011, quando recandomi in visita a un anziano sacerdote gli portai in omaggio il mio libro E Satana si fece trino. Analisi sulla Chiesa del terzo millennio. Mi disse l’anziano:

«Ti ringrazio e leggerò il tuo libro, però ti do un consiglio: non regalare le tue opere a destra e a sinistra, ciò che viene regalato spesso non è apprezzato. Scrivere certi libri costa impegno, studio e sacrifici di vario genere. Certi libri possono richiedere anni di lavoro, se qualcuno li vuole leggere, se li compri».

Feci tesoro di quel saggio insegnamento pensando anche ad altri risvolti, forse ignorati da quell’anziano, come il modo in cui certi scritti e lavori sono disprezzati e criticati a botte d’insulti da parte di soggetti più o meno anonimi che impazzano per i social media e che di certi articoli hanno letto solo il titolo, al massimo il sottotitolo.

Oggi la Pietà di Michelangelo si trova posta al riparo dietro un vetro, ond’evitare così che qualche altro folle possa vandalizzarla a martellate come accadde nel 1972.

Per evitare che le nostre cattedrali monumentali seguitassero a essere prese d’assalto da orde barbariche interessate solo a farsi selfies, non di rado anche danni, visto che entrare e uscire non costava niente, fu imposto il biglietto d’ingresso per ovviare problemi del genere.

A molti basta un telefonino tra le mani e un collegamento a Internet per credere che la cultura e la conoscenza debbano essere gratuite, se non peggio: che siano dovute. A questo modo, tutto ciò che non ha un costo rischia di diventare intrattenimento, se non peggio motivo di lite e aggressione da parte degli odiatori seriali e degli attaccabrighe internetici.    

I Padri de L’Isola di Patmos hanno così deciso di mettere un “biglietto” in forma di abbonamento annuale per accedere a tutti quegli articoli teologici e di attualità che richiedono particolare lavoro, tempo e dedizione. Il costo dell’abbonamento è di 5 euro al mese, per un totale di 60 euro all’anno. I proventi saranno usati per il pagamento delle spese vive di questa nostra rivista che ammontano annualmente a 5.200 euro.

Si è soliti dire gratis et amor Dei. Fuori discussione è L’amor Dei, mentre sul gratis è bene valutare e se il caso evitare, specie quando non è opportuno, meno che mai dovuto. Sulla riconoscenza, invece, è meglio sorvolare …

Siamo riconoscenti ai Lettori che ci hanno sostenuti nel tempo e ringraziamo anticipatamente coloro che avendo compreso il significato, il valore e la qualità che viene offerta, vorranno contribuire sostenendo la rivista.

dall’Isola di Patmos, 27 ottobre 2024

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Altro che leggende nere sul Medioevo, bisognerebbe istituire la giornata del ringraziamento per le crociate e i crociati

ALTRO CHE LEGGENDE NERE SUL MEDIOEVO, BISOGNEREBBE ISTITUIRE LA GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO PER LE CROCIATE E I CROCIATI

La biondissima maja desnuda che dalle reti televisive Rai parla con sprezzo arrogante quanto ignorante di certi eventi storici usando il termine Medioevo in accezione negativa, oggi indosserebbe l’abaya sul corpo e sulla testa il chador, nella migliore e più liberale delle ipotesi l’hiyab nero, se le crociate fossero fallite e i crociati avessero perduto alcune delicate battaglie.

– Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos –

AutoreTeodoro Beccia

Autore
Teodoro Beccia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tra le leggende nere sul Medioevo vanno per la maggiore le crociate e i crociati, segue la caccia alle streghe di cui parleremo in un’altra Breve.

In Egitto dove i “cattivi” crociati non vinsero furono poi queste le conseguenze

A coloro che si acculturano tra social media e talk show andrebbe spiegato che i maomettani distrussero nel VII secolo tutte le più antiche comunità cristiane nel Nord dell’Africa, terra madre dei più grandi padri e dottori della Chiesa. Per citarne solo uno: Aurelio, che diverrà poi Agostino, era originario di Tagaste, la attuale Souk Ahras, in seguito fu Vescovo di Ippona, la attuale Annaba, entrambe città dell’odierna Algeria.

Se non fosse stato per le crociate e i crociati oggi l’Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano sarebbe una grande moschea come l’ex cattedrale bizantina di Santa Sofia a Istanbul. Se a Lepanto la “Lega Santa” non avesse sconfitto i maomettani nel 1571, con due salti sarebbero giunti a Roma, e oggi, molte nostre donne che girano per le strade scosciate, scollacciate e con le pance scoperte, vestirebbero abiti sino alle caviglie e camminerebbero a testa bassa.

La biondissima maja desnuda che dalle reti televisive Rai parla con sprezzo arrogante quanto ignorante di certi eventi storici usando il termine Medioevo in accezione negativa, oggi indosserebbe l’abaya sul corpo e sulla testa il chador, nella migliore e più liberale delle ipotesi l’hiyab nero, se le crociate fossero fallite e i crociati avessero perduto alcune delicate battaglie.

    Velletri di Roma, 24 ottobre 2024

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I Padri dell’Isola di Patmos

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Nessuna critica fine a sé stessa sui balletti dentro le basiliche romane, solo tre brevi quesiti teologici ai Vescovi

NESSUNA CRITICA FINE A SÉ STESSA SUI BALLETTI DENTRO LE BASILICHE ROMANE, SOLO QUATTRO BREVI QUESITI TEOLOGICI AI VESCOVI

Deve essere la locale particolarità etnica a sottomettersi alla universalità cattolica o piuttosto l’universalità cattolica a sottomettersi invece alla locale particolarità etnica?

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

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Autore
Simone Pifizzi

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Primo quesito: era necessario inscenare queste danze etniche nella Arcibasilica Papale di San Paolo Fuori le Mura in occasione della canonizzazione del santo sacerdote missionario Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata?

Secondo quesito: questi balletti etnici fanno parte della nostra cultura e tradizione liturgica latina?

Terzo quesito: deve essere la locale particolarità etnica a sottomettersi alla universalità cattolica o piuttosto l’universalità cattolica a sottomettersi invece alla locale particolarità etnica?

Si tratta di tre quesiti puramente teologici, nessuna critica astiosa, nessun malanimo verso le danze etniche del Continente Nero, che da sempre piacciono molto a me e a tutti gli altri confratelli di questa nostra Isola di Patmos, ma che troviamo fuori luogo dentro le antiche basiliche romane.

Rivolgiamo questi tre quesiti ai nostri Vescovi non per noi Presbìteri che forse conosciamo anche la risposta, ma per i nostri fedeli cattolici, sempre più disorientati e smarriti.

Firenze, 23 ottobre 2024

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Alcuni “Fidanzati dei sogni” delle nostre coetanee e una legittima domanda postuma

ALCUNI “FIDANZATI DEI SOGNI” DELLE NOSTRE COETANEE E UNA LEGITTIMA DOMANDA POSTUMA

«L’indimenticabile Mia Martini, nella sua canzone “Gli uomini” cantava: “La pazienza delle donne incomincia a quell’età”. Con il senno di poi oggi devo dirti che mi viene da parafrasare: “L’irrazionalità di noi donne incomincia a quell’età”»

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

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Ormai sono anziano e alla mia mente tornano ricordi lontani, a partire da quelli dell’adolescenza.

Vi presento alcuni dei numerosi sciupafemmine, scelti a caso, idolatrati dalle nostre compagne, all’epoca che avevamo tra i 16 e i 20 anni, uomini dei sogni e loro modelli maschili ed erotici indiscussi. E quando qualcuno di noi, forse un po’ più intuitivo e introspettivo, diceva di sentir odore di un certo ortaggio — oggi innominabile, salvo essere accusati di cosiddetta omofobia — le folli innamorate insorgevano e, bene che andasse, ci davano degli invidiosi, perché con alcune si rischiava veramente il linciaggio, specie se erano in gruppo.

Recentemente, a una mia amica di giovinezza, ripercorrendo assieme certi ricordi domandai: «Se tu avessi sposato uno di questi sciupafemmine nonché modelli maschili ed erotici indiscussi, avresti avuto una vita sentimentale soddisfacente, una vita sessuale appagante, dei figli …?».

Mi ha sorriso e risposto: «L’indimenticabile Mia Martini, nella sua canzone Gli uomini cantava: “La pazienza delle donne incomincia a quell’età”. Con il senno di poi oggi devo dirti che mi viene da parafrasare: “L’irrazionalità di noi donne incomincia a quell’età”».

dall’Isola di Patmos, 21 ottobre 2024

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