Ecumenismo? Purché fatto nella verità e per la verità: il successo di Lutero

ECUMENISMO? PURCHÈ FATTO NELLA VERITÀ E PER LA VERITÀ: IL SUCCESSO DI LUTERO

ll successo di Lutero è in gran parte dovuto al fatto che egli raccolse e sviluppò istanze ereticali già esistite nella storia della Chiesa, come per esempio quelle più immediatamente precedenti di Hus e di Wycliff, nonchè dei valdesi, dei manichei, dei catari, di Ockham e di Cusano, anche se è vero che ogni eresiarca dà sempre un carattere peculiare alle dottrine che inventa, e ciò evidentemente consente di distinguere le eresie di Lutero da quelle degli altri eretici.  D’altra parte bisogna anche ritrovare in Lutero traccia di istanze riformatrici autentiche, che già caratterizzarono i grandi riformatori medioevali come San Brunone, San Pier Damiani, San Romualdo, San Bernardo, San Giovanni Gualberto, San Francesco, e Santa Caterina da Siena.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

Con tutta l’attualità del caso, mentre si sta avvicinando la celebrazione dei 500 anni della “riforma” dell’eresiarca Lutero, la Redazione dell’Isola di Patmos ripropone un articolo pubblicato due anni fa dal Padre Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

Lutero predicazione

predicazione di Martin Luther, stampa del XVI secolo

Oggi più che mai, in epoca di ecumenismo, ci chiediamo qual è il senso o il significato del luteranesimo. E su questo punto continuano le discussioni e le interpretazioni contrastanti, nonostante i passi fatti dall’ecumenismo. Quali sono le origini e le cause del luteranesimo? Quali i suoi intenti, le sue istanze, i suoi temi essenziali? Quali i suoi risultati? Come è possibile che a cinque secoli di distanza, dopo le condanne della Chiesa, esso sia ancora vivo, tanto da influenzare oggi la teologia cattolica? Da cosa dipende la potenza della sua seduzione? Come mai attira anche grandi intelligenze e uomini di valore? E cosa si potrebbe fare per ricondurre i fratelli separati alla comunione con la Chiesa Romana?

.

Lutero tesi

Lutero affigge le sue 95 tesi sul portale della chiesa cattedrale

Un’idea sbagliata che si è diffusa nel mondo cattolico a causa di un falso ecumenismo, è che, tutto sommato, il luteranesimo è stata una scelta come un’altra, all’interno del cristianesimo o della Chiesa, come furono per esempio le famiglie religiose fondate da San Benedetto o San Francesco o San Domenico. Il luteranesimo non sarebbe una falsa interpretazione del cristianesimo e della Chiesa, ma sarebbe semplicemente una scelta diversa. Per altri, poi, Lutero sarebbe stato un grande riformatore della Chiesa, un grande genio religioso assetato di Cristo e della sua giustizia, una tromba profetica, un fustigatore di scandali, abusi, vizi ed eresie, il quale avrebbe fatto prender coscienza alla Chiesa e a Roma delle loro deviazioni dottrinali e morali medioevali e le avrebbe condotte con energia ed intransigenza alla riscoperta del vero Vangelo e del vero rapporto salvifico con Cristo, rifiutando molte concezioni e pratiche spuri, pure tradizioni di uomini, che si erano accumulate nel passato, quali detriti che ricoprono col tempo un monumento nascondendone la genuina bellezza.

.

vescovessa Eaton

la “vescovessa” Elizabeth Eaton presidente dei vescovi luterani degli U.S.A.

I moderni seguaci di Lutero, considerando anche il clima ecumenico, non fanno più propria la violenza degli attacchi del “Riformatore” contro il Papa, la dottrina e la morale cattoliche, e tuttavia, se legittimano l’esistenza della Chiesa Romana, la vedono con una certa sufficienza, un certo tollerante e benevolo compatimento, come un rispettabile avanzo del passato, per cui non si sognerebbero mai di considerarla la guida della Chiesa, ruolo, questo, che riservano gelosamente solo a loro stessi, che da cinquant’anni ormai si sono fregiati del titolo di “progressisti” e sono venerati e proclamati tali.

.

vescovessa eaton pastorale

la “vescovessa” Elizabeth Eaton

Altri, credendo poi di operare in tal modo per l’unione dei cristiani, si sono fatti l’idea che cattolici e protestanti rappresentino alla pari, seppur in modo diverso e reciprocamente complementare, due grandi frantumi di Chiesa, divisasi all’epoca di Lutero a causa di torti e incomprensioni reciproci e quindi per colpe da ambo le parti. Per cui la soluzione o il rimedio di questa spaccatura, rottura, frattura, o divisione o come vogliamo chiamarla, non starebbe nel fatto, come ordina ed auspica lo stesso documento conciliare sull’ecumenismo (1) che i fratelli separati, rinunciando ai loro errori, siano “pienamente incorporati” nella Chiesa cattolica, nella quale soltanto c’è le pienezza della verità, ma essi possono mantenere tranquillamente le loro posizioni. L’importante è che ci sia il dialogo e la reciproca collaborazione. Nel contempo si continua a “pregare per l’unità”. Ma io mi domando se in queste condizioni d’animo e di mentalità tale preghiera non diventi un’ipocrisia.

.

preghiera ecumenica comiso

il Vescovo di Ragusa Paolo Urso con la pastora luterana Gisela Salomon ed un gruppo di pentecostali durante una preghiera ecumenica

Così, per ritrovare l’unità, e riaccomodare il vaso rotto, ognuna delle due parti dovrebbe rinunciare a ciò che la oppone all’altra, come propose Karl Rahner nel suo libro Unione delle Chiese possibilità reale (2). In pratica, egli suggerì che la Chiesa cattolica dovrebbe chiedere a tutti, cattolici e protestanti, l’adesione ai quei dogmi che abbiamo già tutti in comune, mentre essa dovrebbe rendere “facoltativi” per tutti e soprattutto per i protestanti quei dogmi da essi non accettati.

.

Bisogna dire con chiarezza che in realtà è sbagliato concepire il ritrovamento dell’unità paragonando l’operazione a quella di un ortopedico che ricompone la frattura di un femore spezzato. Il giusto rifermento qui ce lo dà invece Cristo stesso: gli eretici sono tralci che si sono staccati o quasi staccati dalla vite, che è la Chiesa Romana; per cui, mentre la Chiesa come Chiesa (non come singoli cattolici!) non ha torti o errori da riparare, ma ha solo la totalità del Vangelo da annunziare a tutto il mondo dissipando le tenebre dell’errore, viceversa i fratelli separati si salvano solo se, corretti i loro errori, giungono alla piena comunione con Roma, comunione che peraltro, come nota il Concilio, non è adesso totalmente assente, ma solo parziale, imperfetta ed incompleta, cosa che non esclude la possibilità del luterano in buona fede di salvarsi.

.

sinodo catto-metodista

Vescovi cattolici e “vescovesse” metodiste, foto d’archivio de L’Osservatore Romano

La Chiesa in se stessa è essenzialmente una e indivisibile. Nessuna forza disgregatrice la può scindere o dividere e mettere una parte contro l’altra dall’interno o dall’esterno. Possono esserci e ci sono divisioni tra cristiani, ma non nella Chiesa e tanto meno della Chiesa. Gli eretici e gli scismatici non dividono la Chiesa, ma si dividono dalla Chiesa; non sono una parte di Chiesa, ma si separano dalla Chiesa, la quale resta essenzialmente intera e una. Quindi non si tratta di riunire la Chiesa, ma che gli eretici e gli scismatici tornino nella Chiesa. E sarà difficile che la Chiesa, come essi vorrebbero, vada dalla loro parte. I veri cattolici sono viceversa, in quanto cattolici, non in quanto peccatori, tutti uniti tra di loro nella Chiesa, il che ovviamente non toglie che esistano scontri o dissensi tra di loro, i quali però non intaccano la loro fondamentale comunione nella Chiesa ed appartenenza alla Chiesa. E spetta supremamente al Papa definire, procurare, custodire, proteggere e incrementare l’unità della Chiesa promovendo l’unione o la riunione dei cristiani, la concordia e la riconciliazione tra i partiti avversi — per esempio modernisti e lefevriani — e il ritrovamento delle pecorelle smarrite. Questa missione del Papa gli scismatici e gli eretici non la capiscono assolutamente. Essi credono che il Papa sia principio di divisione perchè esige, per essere veri cristiani, condizioni che essi non vogliono ammettere. Così ci sono degli stolti che credono che l’ecumenismo andrebbe meglio, se non ci fosse il Papa.

.

schillebeeckx

il domenicano olandese Prof. Edward Schillebeeckx

Prof. Hans KŸngTŸbingen

il Reverendo Prof. Hans Kung

A questa ricerca dei lontani, quindi a questa chiamata all’unità con Roma — il “centro” — si riferisce Papa Francesco quando parla della necessità che la Chiesa “esca” e vada “nelle periferie”; non si tratta tanto delle bidonvilles, quanto piuttosto delle aree umane più denutrite dal punto di vista spirituale. La periferia può essere anche il parroco o l’insegnante di catechismo che non vivono in piena comunione con la Chiesa. Altri ancora, come Hans Küng (3) ed Edward Schillebeeckx (4), spingendo al massimo il sincretismo indifferentista, e fraintendendo la famosa tesi del Concilio, secondo cui «la Chiesa di Cristo sussiste» (subsistit) «nella Chiesa cattolica» (5), arrivano a prospettare una “Chiesa di Cristo” o un “cristianesimo” che risulti dalla sintesi di tutte le religioni preoccupate dei diritti umani, della giustizia e della pace nell’umanità, dove i dogmi cattolici non son negati ma, privati della loro universalità ed obbligatorietà, sono integrati dalle dottrine delle altre religioni, evidente secolarizzazione illuministica del cristianesimo che esclude il soprannaturale, considerato mito, fanatismo e superstizione, secondo il ben noto modulo della massoneria. Certo una cosa del genere non sarebbe piaciuta neanche a Lutero, attaccato in fin dei conti, benchè a modo suo, al contenuto irrinunciabile di fede del Vangelo (6). Tuttavia Lutero non si rese conto che una volta abbattuto il Magistero della Chiesa, il puro e semplice rifarsi privato alla Scrittura, pur nella convinzione di essere illuminati dallo Spirito Santo e ammettendo senza difficoltà la chiarezza di molti passi della stessa Scrittura, non è assolutamente sufficiente a garantire con certezza e precisione i contenuti della fede. Ma soprattutto non corrisponde alla volontà di Cristo espressa nello stesso Vangelo.

.

Bibbia di Lutero del 1534

Bibbia di Lutero, edizione del 1534

A tal riguardo dobbiamo ricordare che la Chiesa e la dottrina della fede sono organismi creati e protetti dall’infinita sapienza divina, tali quindi da poter resistere, se ben custoditi, ad ogni attacco del nemico, ma nel contempo, in quanto creature, sono il risultato di un armonioso insieme di elementi e fattori, “giunture e legami” [Col 2,8], dove i nessi non hanno tutti la stessa solidità, ma alcuni sono meno saldi di altri, per cui possono essere spezzati più facilmente da una volontà maligna. Così, per esempio, nel corpo umano, che pure è meravigliosa opera divina, alcune strutture sono maggiormente vulnerabili di altre: se uno pone male il piede, facilmente prende una storta; se non tiene puliti i denti, facilmente prendono la carie e così via. La Parola di Dio tiene effettivamente unite “le giunture e le midolla” [Eb 4,12]; ma se l’anima non si tiene al riparo dalle insidie e dalle menzogne del demonio, questi delicati legami rischiano di spezzarsi. È quanto avviene nelle eresie. È quanto è successo a Lutero, il quale, per quanto abbia avuto per conto suo una forte personalità capace di influire sugli altri, non è che abbia inventato di sana pianta le sue eresie, come Giove che fa uscire Minerva dal suo capo, armata di tutto punto. Invece egli è andato ad intaccare punti o giunture fragili della compagine ecclesiale, altre volte messi in crisi nella storia della Chiesa, come sono per esempio il rapporto Papa-Chiesa o Scrittura-Chiesa o grazia-libero arbitrio o grazia-peccato o fede-ragione o fede-opere.

.

concilio di trento

Assise del Concilio di Trento, stampa d’epoca

D’altra parte, non si può più vedere in Lutero solo l’eresia, ma in certo senso è più importante evidenziare le sue istanze positive di riforma, che hanno contribuito al suo successo e che, dovutamente purificate ed inserite in contesto cattolico, hanno trovato una qualche loro soddisfazione nelle dottrine e nella pastorale del Concilio Vaticano II. Lo stesso fenomeno del modernismo dei tempi di San Pio X, fu in gran parte un tentativo mal riuscito di operare questo recupero, che invece è stato fatto dal Concilio con tutta l’autorità che spetta a un Concilio ecumenico.

 

.

romano amerio

il filosofo Romano Amerio

Quanto alla questione della riforma, dobbiamo dire che l’essenza della Chiesa è immutabile in se stessa, ma questo non toglie che essa abbia periodicamente bisogno di riforme: Ecclesia semper reformanda, dice un antico adagio. Il timore di Romano Amerio che il Concilio Vaticano II abbia “mutato” l’essenza della Chiesa non ha nessun fondamento ed egli tende a confondere la vera ecclesiologia del Concilio con le interpretazioni datene dai modernisti.
Per operare però una vera riforma, che sia cosa benefica e conforme a Cristo suo Fondatore, occorre sapere che cosa nella Chiesa può cambiare e che cosa non può cambiare senza con ciò stesso distruggere, menomare o corrompere l’essenza della Chiesa. Per la verità, la Chiesa è in se stessa indistruttibile (portae inferi non praevalebunt). Il guaio è che la sua essenza può corrompersi nella mente di falsi riformatori, i quali credono di riformarla, ma in realtà costruiscono una falsa chiesa, che è contraria al volere di Cristo. Pertanto occorre distinguere riforma da deformazione. La riforma periodicamente necessaria e richiesta dalla stessa essenza umana e storica della Chiesa, ha il compito di ritrovare, mantenere e rafforzare la forma offuscata da aggiunte o sottrazioni arbitrarie, spurie o puramente umane.

.

Invece una riforma che pretendesse di mutare l’essenza della Chiesa o concepisse questa essenza come naturalmente mutevole, secondo il modulo modernista, invece di rinnovarla, purificarla e migliorarla, la distruggerebbe. Nell’opera di Lutero ci sono tutti e due gli aspetti, per cui è supremamente necessario, sotto la guida del Magistero della Chiesa, operare questa distinzione per accogliere il positivo e rifiutare il negativo.

.

Lutero cuffie

Lutero ascoltò troppo le ragioni di se stesso

Il successo di Lutero è così in gran parte dovuto al fatto che egli raccolse e sviluppò istanze ereticali già esistite nella storia della Chiesa, come per esempio quelle più immediatamente precedenti di Hus e di Wycliff, nonchè dei valdesi, dei manichei, dei catari, di Ockham e di Cusano, anche se è vero che ogni eresiarca dà sempre un carattere peculiare alle dottrine che inventa, e ciò evidentemente consente di distinguere le eresie di Lutero da quelle degli altri eretici.
D’altra parte, come ho detto, bisogna anche ritrovare in Lutero traccia di istanze riformatrici autentiche, che già caratterizzarono i grandi riformatori medioevali come San Brunone, San Pier Damiani, San Romualdo, San Bernardo, San Giovanni Gualberto, San Francesco, e Santa Caterina da Siena.

.

domenicani e francescani

incontro tra domenicani e francescani

Uno dei motivi per i quali il luteranesimo non attecchì in certi paesi come l’Italia, fu che già prima di Lutero certi Ordini religiosi, come per esempio i Domenicani, avevano promosso una riforma contro le suggestioni paganeggianti del nascente Umanesimo, come fu per la scuola cateriniana del Beato Raimondo da Capua, del Beato Giovanni Dominici, di Sant’Antonino da Firenze e di Girolamo Savonarola.
L’eresia, dal canto suo, attacca sempre qualche punto debole, qualche passaggio difficile, spezza qualche nesso o legame fragile, dove molti possono cadere, e per questo ha successo, anche se possono esistere eresie così assurde, che trovano sempre il citrullo che le fa entusiasticamente sue, specie ai nostri giorni.
Un punto delicato della fede cattolica è quello dell’ufficio petrino. Per questo tutti gli eretici negano in vari modi l’autorità del Papa. E si sa con quanta violenza Lutero rifiutò il carisma di Pietro. Circa infatti la missione del Papa, ci sono in linea di principio due difficoltà, dove facilmente gioca lo spirito della menzogna.

.

The pope's chair

la cattedra del Romano Pontefice nella Basilica di San Giovanni in Laterano

La prima è che nel Papa bisogna distinguere due cose: l’infallibilità del suo ministero come maestro della fede e la fragilità della sua umanità di figlio di Adamo, la quale può commettere anche azioni ingiuste, imprudenze o peccati sul piano, oltre che personale, anche del governo o della pastorale. La tattica usuale degli eretici, alla quale non sfugge neanche Lutero, è quella di partire da critiche o rivendicazioni magari giuste circa la pastorale o la condotta morale del Papa, per attaccarlo come maestro della fede e guida alla salvezza.

.

La seconda difficoltà sta nel capire ed apprezzare il legame del Papa con la Chiesa. Che la Chiesa sia guidata da Cristo, gli eretici generalmente lo ammettono. Quello che a loro non va è che sia guidata dal Papa nell’interpretazione della Scrittura e della Tradizione, in sostanza, della verità di fede e della rivelazione divina.

.

san pietro

San Pietro Apostolo

Secondo loro è sufficiente Cristo o l’ispirazione dello Spirito Santo. E in linea di principio, ciò potrebbe esser vero. Se Dio avesse voluto, avrebbe potuto fondare una comunità di salvezza da Lui direttamente guidata, senza mediazioni letterarie, magisteriali, catechetiche, gerarchiche, liturgiche o sacramentali, sacerdotali o pontificie. Dio non ha problemi a farsi conoscere direttamente a ciascuno nella propria coscienza, ed a comandargli direttamente ciò che deve fare ed a guidarlo con la grazia in paradiso.
Senonchè però Dio ha voluto regolare le cose diversamente. E trattandosi di problemi che solo Dio può risolvere, come quelli relativi alla salvezza, è logico che dobbiamo fidarci di ciò che Egli ha positivamente e storicamente voluto (“diritto divino”) attraverso i suoi apostoli e soprattutto Gesù Cristo. Il problema dell’eresia non è quello di non credere in Cristo; il problema è quello di accettare tutto quello che Cristo ha insegnato e voluto.

.

giordano-bruno

statua di Giordano Bruno da Nola

L’eretico può anche parlare di Chiesa, di fede, di carità, di Scrittura, di Tradizione, di Rivelazione, di sacramenti, di Spirito Santo, di grazia, di virtù, di peccato, di salvezza, di mistica. Può parlare della Santissima Trinità, di Cristo e di Dio. Ma si tratta di vedere uno per uno come concepisce questi valori. Non badiamo alle sole parole, perchè esse nell’eresia sono svuotate del loro vero significato. Per questo non è sempre facile smascherare le eresie, ben mascherate sotto apparenze di pietà, interpretazioni della Scrittura o della Tradizione, progetti di santità, proclami riformatori, idee teologiche geniali, profezie apocalittiche, visioni celesti …

.

Leone X

il Sommo Pontefice Leone X

Nel caso di Lutero la ribellione al Papa sorge dal fatto che egli, nelle sue tendenziose letture paoline, si convinse di aver trovato la pace della sua anima e quella sostanza del Vangelo che secondo lui Roma aveva perso. Da qui il suo ripudio della dottrina del Magistero della Chiesa. Da qui poi l’opposizione a molti altri dogmi in quanto sanciti da quell’infallibilità pontificia che egli non volle più riconoscere.
D’altra parte, come insegna Sant’Agostino, noi arriviamo a credere in Cristo credendo alla testimonianza della Chiesa. È dalla Chiesa e sotto il patrocinio della Chiesa che noi riceviamo la Bibbia, ossia la verità di fede e quindi giungiamo alla fede in Cristo.

.

Una fede in Cristo immediata, apriorica, atematica, preconcettuale, data a tutti, come la intende Karl Rahner, senza alcuna appartenenza neppure invisibile o implicita alla Chiesa, non esiste. Non che si debba credere all’infallibilità della Chiesa solo perchè ce lo dice la Chiesa. Sarebbe un circolo vizioso. Si giunge invece a credere all’infallibilità della Chiesa mediante i segni di credibilità che la Chiesa offre. Ma una volta giunti a scoprire Cristo nella Chiesa, abbiamo il dovere di credere nell’infallibilità della Chiesa perchè, sapendo che la Chiesa è infallibile, la Chiesa stessa insegna di essere infallibile in nome della nostra fede in Cristo.

.

Museum Luther's last residence re-opens

Lutero: maschera funeraria e calco delle mani.

Lutero, come c’è da supporre, grazie alla formazione cattolica ricevuta, era ben giunto a credere nella Chiesa, se addirittura entrò a far parte di un Ordine religioso. Perchè allora a un certo punto ripudiò la fede nella Chiesa? Come Lutero giunse a perder la fede nell’autorità del Papa? Era una vera fede? Se era vera fede, perchè perderla? In nome di che cosa? Sotto quale spinta? Sotto quale suggestione? Fu veramente preoccupato della propria salvezza o di qualcos’altro di non così nobile? Non seppe conservare la vera fede in Cristo perchè perse la fede nella Chiesa.

.

cristo rialza pietro

Cristo rialza Pietro che sprofonda nelle acque

Credendo di aver trovato la vera fede, in realtà Lutero la perse nel momento in cui perse la fede nell’autorità dottrinale del Papa, con la pretesa di interpretare la Scrittura meglio di lui. Credette di scoprire la verità e cadde nell’illusione; e chi lo segue è vittima della stessa illusione. Quale più grande tragedia per un uomo che scambiare per fede ciò che è illusione? È come scambiare Cristo con Beliar. E quale maggior danno si può fare al prossimo che condurlo fuori del sentiero della verità? Che senso ha dunque tutta la predicazione di Lutero? Sono domande serie, alle quali ancor oggi, dopo cinque secoli di studi su Lutero, è difficile rispondere. Una cosa è certa. Una lezione che ci viene da Lutero è questa: aver cura di procurarsi una fede solida ed autentica e di custodirla sempre a costo della vita.

.

Fontanellato, 31 ottobre 2014

.
__________________________________________

.

NOTE
(1) Unitatis redintegratio, 3.

(2) Morcelliana, Brescia 1986
(3) Cf Salviamo la Chiesa, Rizzoli, Milano 2011
(4) Cf Umanità. La storia di Dio, Queriniana, Brescia 1992, pp.218-223.
(5) Lumen Gentium, 8

(6) La sua tremenda ostinazione nel restar attaccato all’eresia era proprio la sua convinzione di essere nella vera fede, mentre secondo lui era Roma ad essere caduta nell’eresia.

.

.

.

.

.

.

.

Il “pieno compimento”, tra eresia marcionista ed ecumenismo a tutti i costi

IL «PIENO COMPIMENTO»
TRA ERESIA MARCIONISTA ED ECUMENISMO A TUTTI I COSTI

Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto [Mt 5, 17-18].

 

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

 

 

si si no no

si quando è si, no quando è no ...

Questo frammento del Vangelo di San Matteo è ricco di tali elementi che su queste poche righe potrebbero scriversi trattati enciclopedici solo per inquadrare gli argomenti diversi racchiusi in un unico contesto armonico: la rivelazione del Verbo di Dio fatto uomo. Si pensi a quanto potremmo parlare e discutere, oggi forse più di ieri, sulla sola frase che segue poche righe avanti: « Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» [Mt 5, 37]. Superfluo dire quanto nella società ecclesiale di oggi sia invece difficile dire si quando è si e no quando è no, memori che il di più — ma a volte anche il di meno, se non peggio il “di niente”, per esempio l’omissione — proviene dal Maligno, per il quale il “di meno” e il “di niente” è terreno di semina, irrigazione, germoglio e infine mietitura.

Nunzio Galantino

S.E. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, in una posa ieratica durante la actio liturgica

Pensiamo solamente a quanto appare difficile all’interno della Chiesa odierna dire con chiarezza: questo è giusto e questo è sbagliato, questo è lecito e questo è illecito, perché così sta scritto nel deposito della fede rivelata. Il tutto non perché lo diciamo noi, ma perché lo insegna la Rivelazione, di cui noi siamo servi e strumenti devoti, fedeli annunciatori, non arbitrari padroni. E con ciò è presto detto qual genere di desolazione ci pervada quando si è costretti a udire vescovi pronunciare omelie nelle quali i nostri sommi sacerdoti parlano di reati contro la giustizia sociale con linguaggi da spiccia sociologia, senza più parlare di peccato o di dottrina sociale della Chiesa, per non parlare della mancanza pressoché totale di un corretto lessico metafisico. Cosa a dire il vero comprensibile, perché quando la Rivelazione e la teologia sua devota ancella devono tenere troppo in considerazione le esigenze mondane della società a cui si vuole piacere e mai dispiacere, per seguire appresso con le logiche dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso ridotto perlopiù a sociologia politica, può accadere che si tenti per logica conseguenza di avere in tutti i modi “la botte di vino piena e la moglie ubriaca”, come recita un nostro vecchio proverbio popolare.

Dire «si» o «no» risulta  così più difficile di quanto sembri, quando ormai si è perduto il nostro linguaggio naturale, che è appunto quello metafisico, oggi tragicamente sostituito con quello hegeliano-rahneriano. Così spesso finiamo col dire un po’ sì e un po’ no, o col sostenere che potrebbe essere si ma al tempo stesso anche no e, se tutto va bene, concludiamo con un “ni”, pur di non prendere decisioni a volte anche dolorose, dicendo con prudenza e carità quella verità che non può essere mai taciuta, posto che siamo chiamati a conoscere, servire e annunciare quella verità che ci farà liberi [Gv 8, 32], perché nessuno di noi è un “cristiano anonimo”, ma un fedele  oggetto e soggetto principe della Rivelazione e della Redenzione. Nessuno è per Dio “anonimo”, posto che Egli ci chiama a uno a uno per nome, avendoci voluti, pensati e amati prima ancora della creazione del mondo. In questo consiste l’insidia di certe derive eterodosse del gesuita Karl Rahner che oggi la fa da padrone assoluto nella maggioranza degli studi teologici: conferire una impropria e relativistica dignità salvifica all’ “anonimato”, attraverso il quale si finisce per rendere anonimo Dio, vanificando attraverso la sua velenosa teoria dei cosiddetti “cristiani anonimi” l’intero mistero della Redenzione.

arca

L’Arca dell’Alleanza contenente le Tavole della Legge

Questo frammento del Vangelo di Matteo contiene numerose ispirazioni di profonda riflessione che ebbi modo di approfondire anni fa in un mio libro [E Satana si fece Trino, cit. pag. 100-104]. Prendiamo la sola frase iniziale di questo passo evangelico: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento». È un terreno veramente minato, in parte insidioso quello che si apre all’orizzonte attraverso questa frase, perché addentrandosi in esso andiamo a toccare l’Antica e la Nuova Alleanza, il Vecchio e il Nuovo Testamento, l’antico Popolo di Israele e il nuovo Popolo di Israele nato dalla incarnazione, dalla morte e dalla risurrezione del Cristo Dio.

catechismo ok

Una edizione del Catechismo

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo queste parole [n. 121-123]:

«L’Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne, poiché l’Antica Alleanza non è mai stata revocata. Infatti, l’economia dell’Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare […] l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo.

Il Concilio Vaticano II precisa che «I libri dell’Antico Testamento, sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee, rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Essi esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza» [Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 14: AAS 58 (1966) 825].

tavole della legge

Tavole della Legge

I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio e la Chiesa ha sempre respinto energicamente l’idea di rifiutare l’Antico Testamento col pretesto che il Nuovo l’avrebbe reso sorpassato. Si tratta di una tesi ereticale portata avanti dal Vescovo Marcione di Sinòpe nel II secolo, il quale dette vita a quella eresia che prenderà poi nome di marcionismo. Inutile a dirsi: il discorso è a tal punto delicato che ogni parola, anzi, ogni sospiro andrebbe soppesato, specie in questi tempi dove sempre più spesso, all’uso delle parole corrette — che sono base imprescindibile fondamentale sia per esprimere la dottrina sia soprattutto per fare speculazione teologica, ovvero il corretto lessico metafisico — si sostituiscono “parole nuove” se non peggio esternazioni basate su impulsi dettati da correttezza socio-politica, altre strutturate su sentimentalismi buonisti sterili e fini a se stessi.

Chi di noi ha praticato un po’ gli studi giuridici, o più semplicemente per questioni anche pratiche personali ha avuto a che fare col libro delle successioni pro mortis causa — mi riferisco allo specifico al Codice di Diritto Civile del nostro Paese — sa bene, semmai anche sapendone poco di diritto, che il testamento valido è l’ultimo sottoscritto. Se prima di questo testamento ne sono stati sottoscritti altri, automaticamente non sono più validi. A meno che, l’ultimo testamento redatto, non sia inficiato da irregolarità e vizi tali da renderlo invalido, perché in tal caso fa fede il precedente. Ovviamente non siamo qui a discutere di rogiti notarili ma, visto che si parla di testamenti …

tempio di gerusalemme

Ricostruzione plastica dell’antico Tempio di Salomone

… noi siamo di fronte ad una Antica Alleanza che non è annullata dalla prima e ad una Nuova Alleanza che nasce da quella antica. Da una parte abbiamo gli ebrei con un Antico Testamento ed un’Alleanza Antica, dall’altra i cristiani con una Nuova Alleanza e con un Nuovo Testamento. Non è un problema di poco conto, anche se in modo troppo accomodante certi teologi e biblisti sostengono da anni che entrambi i figli delle due alleanze detengono il sacro patto, dato ai primi e mai revocato, ossia l’Antica Alleanza del Popolo di Israele; quindi dato ai secondi, ossia il Nuovo Testamento dei cristiani, la Nuova Alleanza. A tutto questo si aggiunge il Catechismo della Chiesa Cattolica dove si afferma: «l’Antica Alleanza non è mai stata revocata». Ce n’è quanto basta per essere confusi, specie se dinanzi a tutto questo i preti non fanno i pastori di anime che ammaestrano i fedeli; o se i teologi non fanno bene — ma soprattutto con fede — il loro mestiere di strumenti della teologia devota ancella della Verità Rivelata.

The Sermon on the Mount Carl Bloch, 1890

Carl Heinrich Bloch, Discorso della Montagna, olio su tela

Ciò che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica è sacrosanto, purché sia adeguatamente spiegato, perché il compito del testo è indicare e talvolta schematizzare le verità di fede; mentre il compito dei devoti servitori della verità è quello di spiegarle, per evangelizzare ed istruire i fedeli alla corretta dottrina. La spiegazione a questo apparente dilemma sta tutta quanta in una sola parola che completa questa frase del Signore Gesù, perché con quella sola parola il Verbo di Dio ci offre quella spiegazione che molti — vuoi per eccessi di ecumenismo male interpretato, vuoi per fare dialogo interreligioso a tutti i costi e costi quel che costi — non vogliono però cogliere. Anche perché nel contesto del discorso del Vangelo di Matteo emergono due espressioni che sembrano davvero in contrasto e che tra di loro quasi stridono nell’originale testo greco. Da una parte il concetto di continuità con la Antica Legge: «Non crediate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti: non sono venuto per abolire … [5,17]». Dall’altra, poco più avanti, una frase che pare un monito contenente una vera e propria rottura: «Avete udito ciò che fu detto agli antichi … ma io vi dico … [5,21ss.]». E dinanzi a tutto questo il problema non svanisce ma si complica parecchio. Anche perché, l’affermazione «ma io vi dico», va colta e interpretata secondo gli schemi lessicali della lingua aramaica parlata dal Signore Gesù: è un imperativo espresso con solenne autorità che nella costruzione della stessa frase ruota tutta quanta sull’«io». Cosa che equivale a dire: «È vero perché io lo dico, in quanto io sono prova stessa della verità». Detto questo proviamo a metterci adesso nei panni degli scribi e dei farisei, peggio ancora dei dottori della Legge, per capire come mai costoro accusarono più volte Gesù di bestemmia [Mt 26, 57-58], altre di agire in nome e per conto del Demonio in persona [Lc 11, 15-26], tanto incapaci erano a recepire il messaggio contenuto nel suo linguaggio.

compimentoLa soluzione al “dilemma” è quindi racchiusa tutta in una parola in apparenza così semplice da passare quasi inosservata a molti sapienti: «Compimento». Afferma Gesù: «Non crediate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti, non sono venuto per abolire ma per dare compimento». Il Signore, che è figlio dell’Antica Alleanza, nato ebreo tra gli ebrei e come tale circonciso e sottoposto dal devoto zelo dei suoi genitori a tutti i rituali previsti dalla Legge Mosaica, non porta semplicemente l’Antica Legge a compimento: egli stesso è il compimento fatto carne, quindi corpo e presenza viva, alpha e omega, perché il suo «io» è in verità incarnazione di Dio, quindi sua visibile presenza corporea.

oltre

Andare oltre …

Compire, che può essere tradotto anche come “superare”, “procedere oltre” o “completare”, non vuol dire annullare o cancellare, tutt’altro. L’Antico Testamento è stato propedeutico al Nuovo e come tale va colto e recepito in una dimensione di fede cattolica. Basti pensare alla figura di Giovanni il Battista, il Precursore, colui che dal deserto gridava: «Preparate le nuove strade». Quando il Verbo di Dio si fece carne non cancellò con la sua predicazione quella del Battista, anzi andò da lui e chiese e pretese di essere battezzato. E più volte, predicando, il Signore Gesù ricordò la figura eroica di questo grande uomo di fede che annunciava l’avvento del Messia: «Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni» [Lc 7, 28].

foro

veduta dell’antico foro romano

Facciamo un altro esempio ancora, questa volta di carattere storico: dopo la caduta dell’impero romano nasce il medioevo che si articola in almeno tre diversi periodi storici, al termine del quale abbiamo il Rinascimento. Ebbene: il Rinascimento non nasce d’improvviso, tanto meno per caso, ma al termine di un’epoca che lo ha preceduto e in un certo senso preparato, quindi nel Rinascimento è racchiuso e vive anche il medioevo. Altrettanto il barocco, che al proprio interno contiene anche il medioevo e il rinascimento.
Sotto le case di molti centri storici italiani ci sono strati di fondamenta molto più antiche, sulle quali e grazie alle quali oggi sorgono le case visibile e abitate. Questo è ciò che nel linguaggio del Signore Gesù vuol dire portare a compimento. Il Signore Gesù non ha abolito la legge e i profeti, ma sopra le loro antiche fondamenta ha costruito il nuovo tempio di Dio, eretto grazie a quelle antiche fondamenta. E noi siamo grati e sinceri debitori a quelle antiche fondamenta, imprescindibili e indispensabili, grazie alle quali e sopra alle quali il Cristo ha eretto la nuova dimora dell’Altissimo; e dentro quella dimora noi viviamo, benedicendo in eterno e per sempre Cristo Dio che non ha abolito ma ha compiuto, dando vita al Nuovo Israele, al Vero Israele, senza nulla togliere alle fondamenta dell’Antico e del Vero Israele antico, che oggi non è più la casa, ma il fondamento sul quale si regge e si edifica la nuova casa, il tempio di Cristo che ha portato a compimento, senza abolire un solo iota dell’antica legge: «Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto» [Mt 5, 18].

areopago

raffigurazione della predicazione di Paolo all’areopago di Atene

L’Apostolo Paolo, cresciuto e formatosi nell’ambito della cultura farisaica, non si sottrae dall’affrontare il delicato rapporto tra l’Antica e la Nuova Alleanza. Nella Seconda Lettera agli abitanti di Corinto l’Apostolo precisa da una parte che «la nostra capacità viene da Dio che ci ha resi degni di essere ministri della nuova alleanza» [2 Cor 3,6], dall’altra che «fino ad oggi quel medesimo velo rimane non rimosso, quando si legge l’antica alleanza, perché è in Cristo ch’esso viene eliminato» [2 Cor 3,14]. Il tutto per spiegare in modo chiaro che ad essere rimossa non è l’Antica Alleanza ma il velo caduto sopra di essa e che dalla stessa sarà tolto per tutti coloro che credono in Cristo. L’Apostolo non manca di ricordare anche i privilegi dell’antico Israele scrivendo nella Lettera ai Romani: «Essi sono Israeliti, hanno l’adozione filiale, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Gesù secondo la carne» [Rm 9,4-5]. Tutti questi doni rimangono per sempre perché l’amore di Dio inteso come dono indelebile non è vincolato né dalle logiche né dalle risposte umane, ma dalla sua fedeltà all’Alleanza. Per questo «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» [Rm 11,29]. Dunque irrevocabili sono le Alleanze della storia biblica, come irrevocabile ed incancellabile è l’umanità ebraica di Gesù. In questo risiede il concetto stesso che delinea una differenza tra l’Antica e la Nuova Alleanza. L’Antica diventa Nuova in Cristo e non è né vecchia, né abrogata. La Nuova Alleanza fa rivivere l’Antica perché è realizzata col sangue di Cristo: «Questo calice è la nuova alleanza con il mio sangue versato per voi» [Lc 22,20]. O come chiarisce Sant’Agostino: «Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo».

Tettamanzi

carnevale ambrosiano” – Il Cardinale Dionigi Tettamanzi ritratto durante una festa vicino ad una Signora mascherata da prete appartenente alla setta dei Vetero-Cattolici.

Queste sono le basi sulle quali si dovrebbe fare ecumenismo con aggregazioni nate da dolorose separazioni col nucleo cattolico che hanno preso vita infarcite delle peggiori eresie, per esempio il Protestantesimo. Il vero ecumenismo si fa partendo di rigore dalla consapevolezza che su questa terra Cristo Dio ha dato vita ad un’unica Chiesa affidata a Pietro, non ad una molteplicità di “Chiese” affidate ad un esercito di congregazioni protestanti suddivise in migliaia di diverse denominazioni, inclusi quei pentecostali dai quali tanti tristi spunti hanno preso certi gruppi cattolici di incontrollati e di incontrollabili carismatici e neocatecumenali. Chi poi avesse dubbi a tal proposito — inclusi alcuni vescovi e cardinali, teologi o biblisti, siano essi viventi come Gianfranco Ravasi o defunti come Carlo Maria Martini — basterebbe che pensasse alle sole parole della professione di fede in cui si proclama il nostro «credo la Chiesa una, santa cattolica e apostolica». Nel Simbolo di fede niceno-costantinopolitano non proclamiamo affatto la molteplicità delle “chiese”, che sono tutte «une» e «sante».

Più delicato ancora è il dialogo interreligioso fatto invece con fedi religiose estranee al nucleo originariounedi cristiano. In quel caso è necessario confermare sempre in modo deciso e rispettoso la nostra fede nel Verbo di Dio fatto uomo. Evitando in ogni modo di annacquare le nostre verità di fede per paura di offendere chi rifiuta e chi nega il mistero dell’incarnazione, della morte e della risurrezione di Cristo Dio, esercitando in modo del tutto legittimo, con tale rifiuto, quella libertà e quel libero arbitrio donato da Dio all’uomo contestualmente alla sua stessa creazione; perché l’uomo è da sempre libero di accettare o di rifiutare il mistero del suo Dio e Creatore, del Cristo Dio Redentore, dello Spirito Santo Consolatore che procede dal Padre e dal Figlio.

una santa cattolica apostolicaSi dialoga spiegando ciò in cui si crede e cercando di trasmettere nel migliore dei modi il nostro credo, non certo ridimensionandolo per andare incontro in modo compiacente a chi rifiuta con decisione — non di rado anche con aggressività distruttiva o con violenza omicida come certe frange islamiche — la Rivelazione del Cristo Dio. Un rifiuto che merita il nostro doloroso rispetto, proprio come Dio stesso ha rispettato con dolore le peggiori scelte ed i peggiori rifiuti liberamente operati dall’uomo e racchiusi sia nel mistero del peccato originale sia nel mistero della croce. Ciò che importa è che sia chiaro che rispettare chi rifiuta il Verbo di Dio fatto uomo non vuol dire certo approvare con gioia chi opera questo rifiuto che nasce a monte dal dramma della chiusura ad ogni azione della grazia redentrice.

Chi rifiuta Cristo Dio va dolorosamente rispettato, non approvato, non condiviso, meno che mai invitato a tenere conferenze ecumeniche nei nostri studi teologici e nei nostri seminari, all’interno dei quali andrebbero spiegati i pericolosi errori insiti — per esempio — nell’eresia protestante e di conseguenza nella sua teologia. Non andrebbero invitati certi studiosi all’interno di questi nostri centri di studio e di formazione per tenere conferenze, perché per quanto possano essere degne persone sotto tutti i profili umani e sociali, sul piano teologico sono infarciti di errori dottrinari e forse, proprio per questo, graditi presso vari atenei ed università pontificie nelle quali di fatto non si insegna più una teologia cattolica, nella migliore delle ipotesi si insegnano filosofismi e sociologismi religiosi elaborati sul linguaggio creativo ed arbitrario di certi teologi, anziché sul linguaggio universale del Magistero della Chiesa, del quale il teologo è solo strumento e fedele diffusore, non critico, non censore …

Assieme alla nostra intima e rispettosa disapprovazione per chi è in errore e per chiprostitute persiste nell’eresia, dobbiamo essere pervasi anche da un profondo senso di pena. Queste sono le basi metafisiche, sorrette dalla filosofia del senso comune [Cf Antonio Livi sulla Filosofia del senso comune]; queste le basi teologiche e pastorali sulle quali si dovrebbe fare ecumenismo e dialogo interreligioso, specie quando protagonisti di certi dialoghi sono vescovi e cardinali chiamati a custodire la fede, non certo ad annacquarla e svenderla per meglio piacere e per rimanere graditi a tutti; inclusi coloro che con fiero orgoglio seguitano indomiti a portare avanti ed a diffondere tutt’oggi le peggiori eresie in danno della Verità Rivelata, incuranti del chiaro monito che ci esorta ad essere perfetti nell’unità [Gv  17, 20]. E se l’unità è stata rotta non va certo benedetta la frattura e conferita dignità all’eresia che ha rotto l’unità della Verità. Il tutto sempre a prescindere dal fatto che il mistero della salvezza è tutt’altra cosa e che come tale è racchiuso nel cuore di Dio che solo è Giudice e che solo può decidere di accogliere nel proprio regno anche interi eserciti di eretici, senza dover chiedere il permesso ad alcun collegio di dottori della legge; cosa di cui, peraltro, ci ha dato chiaro monito per tutti i secoli avvenire, avvisandoci che «I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli» [Mt 21,28-32].

Dialogo tra teologi: “La teologia come scienza”

DIALOGO TRA TEOLOGI:
«LA TEOLOGIA COME SCIENZA»

 

[…] per quanto riguarda poi la tradizione teologica protestante, per quanto Lutero, prima di essere scomunicato, fosse dottore in teologia regolarmente autorizzato e ci tenesse a considerarsi “teologo”, tuttavia non si può dire che il tipo di “teologia” avviato dal protestantesimo, e che oggi sta avendo un influsso nel mondo cattolico, sia una vera e propria teologia, nonostante l’attenzione alla Sacra Scrittura e le intuizioni teologiche molto profonde di molti maestri del protestantesimo e la straordinaria intensità dei loro studi e della loro erudizione.  Ma ci vuole ben altro per avere una teologia che si rispetti.

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

 

Come il lettore saprà, di recente Monsignor Antonio Livi ha pubblicato un importante trattato che tocca molto opportunamente e con grande competenza questovera e falsa teologia argomento: Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”» [vedere presentazione video qui]. Un triste e scandaloso fenomeno che purtroppo oggi si nota nella cultura cattolica è il proliferare di persone: preti, religiosi e laici, uomini e donne, magari laureati in teologia presso qualche Facoltà Pontificia, ma che in realtà non sanno che cosa è la teologia; dal che si può immaginare i disastri che combinano. Nel contempo, se da una parte si notano certi laici, anche del popolo, madri di famiglia, giovani, operai, contadini, i quali, fieri della propria fede, hanno il discernimento di notare le eresie di cattivi teologi o pastori, per converso, purtroppo, ce ne sono altri i quali, forse insuperbitisi per il successo mediatico che ottengono, soprattutto giornalisti con indubbie qualità, ma privi di formazione accademica o di mandati ecclesiastici, si atteggiano a censori dal giudizio inappellabile anche contro teologi di professione da lunghi anni al servizio della Chiesa o della Santa Sede e si offendono se quei teologi si permettono di far loro qualche osservazione; come è successo anche noi tre che abbiamo dato vita a questa rivista telematica anche per non dover soggiacere a certi generi di censure [vedere qui, qui]. Che diremmo di questo comportamento posto in essere per esempio negli ambiti clinici legati alla salute fisica? E nel campo del sapere di fede o del bene dell’anima non bisognerebbe essere più umili ed ascoltare coloro che, anche se indegnamente, hanno un mandato ufficiale dalla Chiesa o una lunga esperienza pastorale, soprattutto se sacerdoti o vescovi? Per non parlare poi del mandato conferito al Sommo Pontefice.

Vito Mancuso, teologo, direttore collana “Campo dei Fiori” (Fazi Editore)

il teologo Vito Mancuso, degno del più profondo rispetto, ma non considerabile come un teologo cattolico

Scegliamo fra tutti l’esempio più noto ed evidente: quello di un Vito Mancuso, che nel suo libro sull’anima, venduto in 130 mila copie e regolarmente invitato da molti centri culturali cattolici, dottore in teologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, raccomandato dal Cardinale Carlo Maria Martini, dichiara in quel libro apertamente e, lasciatemelo dire, spudoratamente, che egli è “cattolico” e che “lo sarà sempre”, ma che nel contempo egli rifiuta quattro o cinque dogmi, perchè, a suo dire, sarebbero “contrari alla ragione”, diciamo meglio: alla sua ragione.  Del resto, mi domando: quanti teologi cattolici oggi ammettono, con metodo realistico e non soggettivistico, l’esistenza di una ragione universale ed oggettiva, propria dell’uomo come tale, alla quale la cultura europea ha creduto a partire da Platone ed Aristotele, e poi da San Tommaso fino a Kant, benchè quest’ultimo non ne riconoscesse adeguatamente il realismo e i presupposti empirici? Per tanti teologi di oggi, a causa di un malinteso pluralismo, non esiste quindi la ragione, universale ed immutabile, con salde certezze, ma ognuno ha la sua ragione, per cui ragiona come gli pare, ossia in base all’apparenza, od alla sua particolare cultura, in continua evoluzione, non quindi in base alla realtà in sè, esterna e indipendente dal pensiero: l’importante è farsi dei discepoli e che si parli di lui nei mass-media e nei circoli intellettuali. Parafrasando il famoso romanzo di Cronin: Le stelle stanno a guardare (1), potremmo dire con molto rammarico: «I vescovi stanno a guardare». San Tommaso e Kant parlano di “ragione speculativa”, anche se naturalmente in modo molto differente. Ne parlerà ancora Hegel, ma ormai in un senso panteistico e gnostico, che susciterà la giusta, anche se esagerata reazione del grande Kierkegaard, che da buon protestante ritroverà l’irrazionalismo esistenzialista ed occamista di Lutero.

tommaso

imagine pittorica raffigurante San Tommaso d’Aquino

Hegel parla ancora di “scienza” dell’Assoluto e riconosce che noi cogliamo la verità divina nel “concetto”. Egli però disprezza la teologia, che per lui si pone non nell’alto livello del denken, ma in quello basso e volgare della Vorstellung. Così la “Scienza assoluta” e il “Concetto assoluto”, di Hegel, idealisticamente identici al reale, sono talmente pretenziosi, che saranno rifiutati parimenti anch’essi da Kierkegaard. Per questo il Kierkegaard, spirito onesto e sincero amante della verità, si mostrò nel contempo un acutissimo critico delle imposture hegeliane, tanto che, come ha dimostrato Fabro nei suo studi interessantissimi, il filosofo danese è molto vicino a noi cattolici e allo stesso San Tommaso (2). Fatto sta che dopo Kierkegaard non si parla più di “ragione speculativa” a causa dell’avvento dello storicismo, del positivismo e dell’esistenzialismo, col loro caratteristico disprezzo per la metafisica e perla filosofia scolastica.

Alcuni, soprattutto tra i cattolici, continueranno a credere disinteressatamente nella verità, se non della ragione, almeno della fede, ma si avranno le varie forme di tradizionalismo, liberalismo, soggettivismo, fideismo, sentimentalismo, ontologismo e fenomenismo condannate dalla Chiesa dai tempi del Beato Pio IX e del Concilio Vaticano I a Pio XII. Infatti la fede è impossibile o falsa, se non esiste la verità razionale che fa da presupposto o da supporto. Per questo San Tommaso sostiene che una buona teologia si costruisce solo utilizzando una buona filosofia (3). La rinascita tomistica di fine Ottocento, preparata da una serie di notevolissimi e zelanti filosofi e teologi e fortemente sostenuta e promossa da Leone XIII e dai successivi Pontefici, fino al Concilio Vaticano II, che raccomanda espressamente il discepolato tomista, ha ridato credito nella cultura cattolica alla teologia come scienza o, come la chiama Antonio Livi, alla “scienza della fede”. È grande merito dell’Aquinate aver fondato la teologia cattolica come scienza (4), anche se la teologia è scienza in un senso speciale, diverso da quello di tutte le altre scienze. Infatti, mentre le altre scienze si fondano su princìpi razionali primi o sul senso comune, i princìpi della teologia cattolica sono dati della rivelazione cristiana, ossia le verità di fede o dogmi. Per questo Antonio Livi la chiama “scienza della fede”: non che la fede possa diventare scienza o che la scienza dimostri razionalmente i dati di fede, come credette di poter fare Hegel. Ma in quanto si tratta di una scienza connessa alla fede, ne costituisce o il presupposto razionale oppure è basata sulla fede e da essa discende, pur restando un sapere umano, capace di obbiettività e certezza (theologice certum), o addirittura di innalzarsi alla prossimità della fede (fidei proximum), soprattutto se si tratta di dottrine approvate o raccomandate dalla Chiesa (5), ma anche cognizione fallibile, che a volte resta limitata al livello della semplice opinione o probabilità.

scoto

La locandina pubblicitaria del film dedicato a Duns Scoto

Questa alternanza di situazioni epistemiche, ora solide, ora precarie, dipende dalla difficoltà più o meno grande delle questioni affrontate. Laddove la materia è più alla portata della nostra ragione, la sua realtà è già stata esplorata e il metodo di indagine è più sicuro, i risultati sono più certi. Diversamente, ci si muove solo nelle ipotesi e in una pluralità di punti di vista a volte contrastanti, ma tutti legittimi, se l’ambito della verità naturale e del dogma viene rispettato. Il teologo può preparare inoltre il pronunciamento dogmatico del Magistero della Chiesa, quando raggiunge risultati molto solidi ed attendibili, in piena conformità alla Scrittura, alla dottrina della fede ed alla Tradizione. Tali risultati possono essere innovativi, sì da far avanzare la conoscenza della Parola di Dio. Tuttavia, una dottrina teologica, per quanto vera, sicura, saldamente fondata sul dato rivelato definito o non definito, non può essere oggetto di fede teologale, se non è la Chiesa che con la sua infallibile autorità la eleva alla dignità di dogma o comunque di verità di fede. Stando così le cose, bisogna distinguere accuratamente l’errore teologico dall’eresia, benchè un errore teologico possa condurre all’eresia. Per esempio, il concetto scotista dell’univocità della nozione dell’essere di per sè è un errore metafisico. Ma in quel grande teologo francescano di vita santa l’univocità è tenuta a bada da tali potenti correttivi, che essa è impedita nel dare i suoi frutti amari.  Applicata infatti in teologia, conduce a concepire la differenza fra l’uomo e Dio solo come divario esistente fra finito (uomo) e infinito (Dio) sulla base di un medesimo concetto dell’essere, dimenticando che l’essere della creatura è solo “analogicamente” essere (esse per participationem) rispetto all’essere divino (esse per essentiam). L’uomo non è un ente al quale, per avere l’essere divino, si aggiunga semplicemente una quantità infinita di essere, così che l’essere come tale si predichi univocamente dell’uomo e di Dio, ossia resti lo stesso con lo stesso significato. Invece, come dice il Concilio Lateranense IV, “tra il creatore e la creatura non si può dare una tale somiglianza, senza che non si debba affermare una ancor maggiore dissomiglianza” [ Cf. Denz. 806].

È vero che l’essere metafisico di Scoto è ancora solo l‘ens ut ens, l‘esse commune. Ma tra l’essere della creatura, univoco all’essere divino, per quanto si enfatizzi la distanza infinita, peraltro quantitativa e non qualitativa, e l’essere divino, resta in realtà solo una sottile parete, che sarà facilmente abbattuta dal panteismo spinoziano ed hegeliano nei secoli seguenti. Il rimedio apportato da Ockham con l’introduzione dell’equivocità, non servirà a nulla, dato che, se da una parte, col pretesto della libertà ed onnipotenza divine, si apre un abisso incolmabile tra l’uomo e Dio, quello che Kant chiamerà il “baratro della ragione” di luterana memoria e la ragione non conduce più a Dio, dall’altra l’essere divino non si concilia più con l’essere umano, sicchè nei secoli seguenti nascerà il terribile dilemma: o l’uomo espelle Dio ribellandosi a Lui e si avrà l’ateismo; o Dio assorbe in sè l’uomo che si fa identico a Dio e si avrà il panteismo.

Hegel

Ritratto d’epoca di Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Passiamo ad un altro aspetto del nostro tema. Certo, la teologia, in quanto discorso su Dio, non deve sempre proporsi la modalità scientifica, perchè certi suoi oggetti, come dimostra chiaramente la storia della salvezza narrata dalla Sacra Scrittura, sono fatti, eventi, luoghi o singole persone o gruppi agenti nello spazio-tempo, quindi una materia contingente, che non può assumere la forma della scienza, avendo essa per oggetto l’universale e il necessario. Per questo, taluni parlano di “teologia narrativa”. Infatti si può parlare di Dio narrando fatti, per esempio il fatto dell’Incarnazione del Verbo o dell’ascensione di Cristo al cielo. Tuttavia, poichè Dio Uno e Trino è Essere assolutamente necessario, eterno ed immutabile, principio universale di tutte le cose, e il necessario, eterno, immutabile ed universale è oggetto della scienza, ecco che la teologia, più che narrazione, è scienza; e, se essa narra, lo fa in relazione all’oggetto principale che è Dio, come rileva San Tommaso (6). La teologia certo racconta, ma lo fa o per condurci a Dio o per mostrare le opere di Dio. Il racconto fine a se stesso è storia, non teologia. Ancor più ci si allontana dalla teologia e dalla stessa verità, cadendo al limite nell’eresia, in quelle concezioni della teologia, ispirate a Hegel, nelle quali la storia finisce per invadere tutto il campo dell’essere e sostituire la metafisica, per cui nulla esiste di immutabile, ossia tutto è divenire, persino Dio. Inoltre San Tommaso, che pure è grande teologo speculativo, amante del concetto proprio e preciso, riconosce che la teologia, per il fatto stesso di usare l’analogia dell’essere, può e deve far uso della metafora (7), che è una forma di analogia, quando la mente avverte di non essere proporzionata all’immensità del divino: un linguaggio che del resto è comunissimo nel Vangelo. In tal modo il concetto preciso ed appropriato, proprio della scienza, si accompagna in teologia all’espressione metaforica, che di per sè sarebbe propria della poesia. Anche in questo sconfinamento nella poesia la teologia mostra di essere una scienza diversa dalle altre. Infatti qui concetto e metafora si illuminano a vicenda: il concetto illumina l’intelletto, la metafora sostiene l’immaginazione. Se per esempio diciamo che il peccato è un'”offesa” a Dio, chiaramente questa è una metafora, giacchè, parlando propriamente, ossia metafisicamente, da cosa può essere menomato o di cosa può esser privato l’Assoluto? Tuttavia, il paragone con le avventure dell’uomo, ci aiuta a capire il male del peccato.

rivelazioneAltra considerazione. Come sappiamo, esiste una teologia naturale e una teologia soprannaturale, che è la teologia cattolica, fondata sulla virtù teologale della fede, che nasce dall’ascolto della predicazione della Chiesa (fides ex auditu). Solo i princìpi del secondo tipo di teologia sono di fede, mentre quelli della prima sono di ragione e di senso comune. Invece il metodo di indagine e i procedimenti dimostrativi sono scientifici sia nell’uno che nell’altro caso. La teologia si costruisce attingendo a speciali fonti o valendosi di speciali mezzi epistemici o metodologici, i cosiddetti “luoghi (gr. topos) teologici” (8). Le fonti principali sono la Scrittura, la Tradizione e il Magistero. Fonti o strumenti o scienze ausiliarie sono una buona filosofia, la liturgia, la patrologia, la storia della Chiesa, la storia della teologia, il diritto canonico, l’agiografia, la storia dell’arte e della letteratura. La teologia è vera teologia, come spiega Antonio Livi, quando il suo metodo è corretto dal punto di vista epistemico, cosa, questa, che conduce all’ortodossia dei contenuti, così come la strada giusta per un certo luogo ci guida al luogo al quale intendiamo arrivare, benchè io possa in qualche modo conoscere questo luogo anche prima di arrivarci. Così similmente i contenuti della teologia hanno già un valore in se stessi, anche indipendentemente dal metodo col quale il teologo li ha stabiliti. Indubbiamente da un metodo sbagliato, come si è detto, non possono che nascere errori. Dal falso non esce il vero. Ma ciò non toglie che un teologo acquisisca o recepisca dottrine teologiche valide o per apprendimento da altri o traendo informazioni da colleghi di lavoro. Il criterio epistemico per stabilire il valore di una teologia è quindi duplice: occorre la correttezza del metodo e l’ortodossia dei contenuti, cosa che a sua volta si verifica seguendo due vie: controllo della bontà della filosofia della quale il teologo si è servito e verifica dell’ortodossia in riferimento agli insegnamenti del Magistero, il quale interpreta infallibilmente le due fonti della Rivelazione: Scrittura e Tradizione. Se la teologia di un dato autore passa a questi esami, allora, sempre secondo il nostro Autore, quella teologia è vera teologia (9).

Bianchi-Martini

il cardinale Carlo Maria Martini ed il dottor Enzo Bianchi

Quando Antonio Livi nega alle opere di certi autori che passano per teologi il vero carattere teologico dei loro scritti, naturalmente non intende necessariamente notarli di qualche errore dottrinale, ma semplicemente osservare che, stando alla rigorosa definizione di “teologia” da lui stabilita del resto sul solco della tradizione cattolica, non possono propriamente essere qualificati come “teologi”, anche se qui possiamo avere dei grandi nomi come Chesterton, Dostojevsky, Bulgakov, Berdiaeff, Guardini, Papini, Pascal, ecc., ma semmai possiamo qualificarli come “pensatori religiosi”. Per quanto riguarda poi la tradizione teologica protestante, per quanto Lutero, prima di essere scomunicato, fosse dottore in teologia regolarmente autorizzato e ci tenesse a considerarsi “teologo”, tuttavia non si può dire che il tipo di “teologia” avviato dal protestantesimo, e che oggi sta avendo un influsso nel mondo cattolico, sia una vera e propria teologia, nonostante l’attenzione alla Sacra Scrittura e le intuizioni teologiche molto profonde di molti maestri del protestantesimo e la straordinaria intensità dei loro studi e della loro erudizione.  Ma ci vuole ben altro per avere una teologia che si rispetti. Quello che manca infatti è un vero spirito sistematico, è l’assunzione di tutti i luoghi teologici, il rispetto della logica, un linguaggio preciso come si conviene alla scienza, un moderato uso dell’immaginazione ed dell’emotività. Da qui la facilità nel cadere in enormi confusioni o al contrario nell’opporre quello che andrebbe unito e armonizzato, per non parlare dell’arroganza con la quale vengono trattati non solo la tradizionale teologia scolastica, ma, come è noto, lo stesso Magistero della Chiesa.
Si direbbe trattarsi di una disastrosa confusione tra profetismo e teologia, che porta ad abusare dell’aspetto metaforico e allusivo del linguaggio profetico, che può essere certo suggestivo, ma senza un’opportuna vigilanza critica, una rigorosa concettualità e una metodologia teologica, si esce spesso dal sentiero della verità. Come stabilisce San Tommaso, la teologia è formalmente una sola scienza (10), benché materialmente e descrittivamente, anche per motivi didattici, comporti una molteplicità di diramazioni o discipline, le quali però fanno tutte capo all’oggetto principale, che nella teologia cattolica, è Dio rivelatosi in Cristo nell’interpretazione dogmatica del Magistero della Chiesa. Queste diramazioni o specializzazioni allora non si determinano in relazione a Dio, benchè si debba distinguere il trattato De Deo Uno dal De Deo Trino e dalla cristologia, ma piuttosto in relazione al creato, all’uomo ed al mondo e quindi all’agire di Dio nel creato e nella storia (magnalia Dei).

bonaventura

immagine di San Bonaventura di Bagnoregio, Dottore della Chiesa

Così avviene che oggi il campo delle discipline teologiche è talmente vasto e molteplice, che non esiste ormai più, come era ancora possibile nel Medioevo, un teologo accademico capace di spaziare su tutti i settori del sapere teologico, ma, al fine di avere una buona preparazione, chi vuol fare il teologo, soprattutto se accademico, deve necessariamente scegliere una particolare disciplina e specializzazione e limitarsi a quella, senza presumere di sentenziare nei settori dove non è competente. Una cosa simile avviene oggi per la medicina, dove, per i problemi seri, bisogna ricorrere allo specialista. In tal modo la prima divisione della teologia è fra teologia dogmatica o speculativa, che considera gli attributi divini e in generale le verità divine immutabili, come per esempio gli angeli, benchè presenti nella storia passata (protologia), presente (ecclesiologia, mariologia e sacramentaria) e futura (escatologia), oggetto di pura contemplazione, e teologia pratica, che considera l’agire umano. A sua volta questo ramo della teologia abbraccia la teologia morale, che tratta delle virtù; e la teologia spirituale, che tratta della perfezione cristiana sotto l’influsso dei sette doni dello Spirito Santo. Si parla qui anche di “teologia della perfezione”, “teologia mistica”, “teologia affettiva” e simili. La teologia morale a sua volta comprende la direzione dall’azione del popolo o del comune fedele e la direzione dell’agire o dell’opera educativa e formatrice dei pastori e delle guide del popolo. La prima è la teologia precettiva (comandamenti di Dio e della Chiesa); la seconda è la teologia pastorale. Siccome poi il dovere del pastore è pascere il gregge ed annunciare il Vangelo, da qui nascono rispettivamente la teologia canonistica (fondamenti teologici del diritto canonico e delle leggi della Chiesa) e la teologia dell’evangelizzazione.  Quest’ultima comporta varie tappe o momenti educativi. Il primo passo è il dialogo con ogni uomo ragionevole concernente la tematica religiosa (teologia del dialogo interreligioso e con i non-credenti); secondo passo è la dimostrazione della credibilità del cristianesimo e la sua difesa dagli attacchi degli increduli (apologetica o educazione alla fede); il terzo è l’istruzione sulla dottrina cristiana (catechesi); il quarto è l’inculturazione, ossia l’inserzione del messaggio evangelico nelle varie culture, dovutamente purificate alla luce dello stesso Vangelo; il quinto è l’attività ecumenica (teologia ecumenica).

Livi-Benedetto

Monsignor Antonio Livi durante la visita del Santo Padre Benedetto XVI alla Pontificia Università Lateranense

Dato che compito della teologia cattolica è quello di far uso di una buona filosofia per interpretare la Scrittura e la Tradizione sotto la guida del Magistero, ecco che, sotto questo punto di vista, bisogna distinguere la teologia scolastica dalla teologia biblica. La prima, la teologia per antonomasia, teologia come “scienza della fede”, come dice la parola, è la teologia che si insegna nelle scuole cattoliche e negli istituti accademici ecclesiastici di ogni ordine e grado. La seconda, è l’indagine, con l’aiuto dell’esegesi biblica, dei grandi temi teologici della Scrittura, che poi sta al teologo sistematico ordinare ed organizzare attorno alle verità fondamentali della fede. Infine c’è da tener presente che ancora per un’altra ragione la teologia cattolica non è soltanto una scienza come le altre, ma, a somiglianza del profetismo biblico e sotto la guida dei doni dello Spirito Santo, è una sapienza, che suppone nel teologo non solo un semplice sapere intellettuale, ma un vero gusto e per così dire un’esperienza delle cose divine, che lo porta a giudicare di esse per una specie di affinità con esse, che San Tommaso chiama iudicium per modum inclinationis (11). La teologia scolastica è così strettamente imparentata con la teologia mistica, frutto dell’esperienza contemplativa di quella verità infinita, che è il Pensiero di Dio, del quale l’uomo è chiamato a partecipare quaggiù nella fede e dopo la morte nella visione beatifica.

Fontanellato, 28 ottobre 2014

________________________
NOTE

(1) Edizione originale The Stars Look Down, 1935
(2) Vedi per esempio i saggi contenuti in Dall’essere all’esistente, Morcelliana, Brescia 1957.
(3) Sum.Theol., I, q.1,a.1.
(4) Vedi su ciò gli studi storici di Dominique Chenu.
(5) Per esempio certe dottrine fondamentali o principali (pronuntiata maiora) di San Tommaso d’Aquino.
(6) Sum.Theol.,I,q.1,aa.2 e 7.
(7) Sum.Theol.,I,q.1,a.9.
(8) Iniziatore di questo trattato, poi divenuto classico, fu il domenicano Melchior Cano con l’opera De Locis theologicis, Edizione di Venezia, 1776.
(9) Questo importantissimo tema dello statuto scientifico della teologia è sempre stato trattato dai tomisti, soprattutto della scuola domenicana. Tanto per fare alcuni nomi del secolo scorso: Garrigou-Lagrange, Maritain, Congar, Journet, Ramirez, Gagnebet, Gardeil, Spiazzi. Cf il mio libro Teologi in bianco e nero. Il contributo della scuola domenicana alla storia della teologia, Piemme, Milano, 2000.
(10) Sum.Theol., I, q.1,a.3.
(11) Sum.Theol.,I,q.1,a.5.

stiamo lavorando per voi … contro il sinodo dei media

STIAMO LAVORANDO PER VOI …

CONTRO IL SINODO DEI MEDIA:

ORIENTAMENTI VERAMENTE PASTORALI

SULLA BASE DI VALUTAZIONI

AUTENTICAMENTE TEOLOGICHE

 

Si deve ricordare a tutti la verità, ossia il vero senso teologico di ciò che sta avvenendo nella Chiesa: il Sinodo dei vescovi, questo come gli altri che lo hanno preceduto e che seguiranno, non è un’assemblea politica né un convegno scientifico; è uno strumento di cui serve il Romano Pontefice, Vescovo di Roma e Pastore di tutta la Chiesa, per consultare periodicamente i vescovi di ogni parte del mondo ed elaborare, di volta in volta, dei documenti pastorali riguardanti la Chiesa universale. I due sinodi che si stanno svolgendo: uno straordinario, svoltosi quest’anno, e un altro ordinario, da svolgersi nel 2015, non hanno ancora sottoposto alcuna bozza di documento finale al Papa, al quale spetta in ogni caso la decisione su come utilizzare le proposte dei vescovi. Insomma, non c’è ancora alcun atto del magistero su cui costruire teorie circa presunte riforme o rivoluzioni in atto nella Chiesa.

Autore Antonio Livi

Autore
Antonio Livi

 

cardinale erdo

Il Cardinale Peter Erdö

I diversi e non sempre prudenti interventi dei padri sinodali prima, durante e dopo lo svolgimento del Sinodo straordinario sulla famiglia, unitamente ai commenti spesso sensazionalistici dei teologi e dei giornalisti, hanno avuto l’effetto di presentato all’opinione pubblica cattolica un’immagine drammatica della Chiesa. L’episcopato mondiale sarebbe profondamente diviso; a cinquant’anni dal Vaticano II si sarebbero acuite le tensioni tra due grandi partiti ideologici, i progressisti e i conservatori, i quali si combattono frontalmente, con la prevalenza del partito delle riforme che starebbe per ottenere, con il consenso del Papa stesso, la rinuncia del magistero alla dottrina tradizionale sulla sessualità e sui sacramenti, in particolare Matrimonio ed Eucaristia.

Bruno Forte

Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

Questa immagine della Chiesa cattolica di oggi è inaccettabile: non solo perché ha sconcertato e disorientato i fedeli  — e questo dispiace a chi ha a cuore i veri interessi della pastorale — ma anche e soprattutto perché è falsa. Essa infatti è stata costruita sulla base su rilevamenti sociologici (sociologia religiosa) del tutto superficiali e parziali, espressi poi con un linguaggio che ignora le categorie propriamente teologiche e che si serve solo delle categorie tipiche della polemica politica, riducendo la normale dialettica delle opinioni sulle scelte pastorali da operare in questo momento storico a una scandalosa lotta tra opposte ideologie che mirano all’egemonia del potere temporale e non alla comprensione delle vicende riguardanti lo sviluppo omogeneo del dogma.

Si deve ricordare a tutti la verità, ossia il vero senso teologico di ciò che sta avvenendo nella Chiesa: il Sinodo dei vescovi, questo come gli altri che lo hanno preceduto e che seguiranno, non è un’assemblea politica né un convegno scientifico; è uno strumento di cui serve il Romano Pontefice, Vescovo di Roma e Pastore di tutta la Chiesa, per consultare periodicamente i vescovi di ogni parte del mondo ed elaborare, di volta in volta, dei documenti pastorali riguardanti la Chiesa universale. I due sinodi che si stanno svolgendo: uno straordinario, svoltosi quest’anno, e un altro ordinario, da svolgersi nel 2015, non hanno ancora sottoposto alcuna bozza di documento finale al Papa, al quale spetta in ogni caso la decisione su come utilizzare le proposte dei vescovi. Insomma, non c’è ancora alcun atto del magistero su cui costruire teorie circa presunte riforme o rivoluzioni in atto nella Chiesa.

predicazione del battista

Predicazione di Giovanni Battista, opera fiamminga del XVI secolo

Chi si rivolge all’opinione pubblica cattolica con senso di autentica responsabilità pastorale, come noi dell’Isola di Patmos, vuole riportare sempre i discorso al significato e al senso teologico degli eventi che caratterizzano la vita ecclesiale. Ma la vera teologia ha come unico punto di riferimento il dogma: non solo per interpretarlo con ipotesi di vario tipo — storiografico, logico, metafisico — ma innanzitutto per precisare razionalmente qual è e dov’è effettivamente il dogma – la verità da credere da parte di tutti senza distinzione di cultura e di orientamenti pastorali — che in ogni momento viene enunciato formalmente dal magistero ecclesiastico. Anche questa funzione di rilevamento dei contenuti e dei limiti del dogma è un lavoro che richiede un livello propriamente scientifico. Quando non ci si colloca a questo livello, le affermazioni dei teologi e anche di singoli vescovi circa i pretesi mutamenti della dottrina della fede sono prive di serietà e sono facilmente infettate da ideologismi di varia natura, con grave danno per il mantenimento e l’incremento della fede nel popolo cristiano.

Proprio perché consapevole della gravità di questa problematica ecclesiale ho aderito volentieri all’iniziativa di padre Ariel S.fides et ratio Levi di Gualdo  di dar vita all’Isola di Patmos, portando “in dote” la idee e le realizzazioni della mia Unione Fides et ratio per la difesa scientifica della verità cattolica. L’Unione opera infatti per promuovere una migliore conoscenza della fede cattolica e una più fedele adesione al magistero della Chiesa, che della fede è interprete infallibile in ogni momento storico e in ogni congiuntura pastorale. L’aggettivo “apostolica” intende poi qualificare l’Unione come lavoro svolto da cattolici che avvertono la responsabilità — propria di ogni battezzato — di partecipare, ciascuno secondo le sue competenze e la sua personale vocazione, all’unica missione della Chiesa, che Cristo ha voluto «una, santa, cattolica e apostolica». Per volere di Cristo, infatti, spetta ai vescovi ― insigniti del carisma della successione apostolica, nell’unità del collegio episcopale presieduto dal Papa ― il dovere di custodire, trasmettere, interpretare e annunciare infallibilmente la rivelazione di Cristo, il Figlio di Dio che il Padre ha inviato nel mondo perché «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità»; ai presbiteri spetta poi il compito di lavorare nel campo del Signore come «generosi coadiutori dell’ordine episcopale» (cfr Conc. ecum. Vaticano II, Decreto Presbyterorum Ordinis, 2, 7; costituzione dogmatica Lumen Gentium, 28; decreto Christus Dominus, 15; Giovanni Paolo II, esortazione apostolica post-sinodale Pastores Gregis, 47); infine, a tutti i fedeli, compresi i laici, il cui ruolo ecclesiale specifico è di «santificare dal di dentro le strutture temporali» (cfr costituzione dogmatica Lumen Gentium, 31; Costituzione pastorale Gaudium et spes, 53; decreto Apostolicam actuositatem, 31), spetta la testimonianza della fede della Chiesa e la sua propagazione in ogni ambito della società umana, avvalendosi di una adeguata formazione teologica, unita alla loro specifica competenza professionale.

Layout 1

Dagli atti dell’ultimo convegno

Quanto alle specifiche finalità apostoliche dell’Unione, che opera per la difesa scientifica della verità cattolica, la dizione “verità cattolica” serve a chiarire che la fede della Chiesa: fides quae ab Ecclesia creditur, è per ciascun credente la verità in senso assoluto, in quanto “parola di Dio”, rivelazione soprannaturale, comunicazione a noi uomini dei misteri della salvezza da parte di Chi «né si inganna né può ingannare altri», essendo Colui che ci ha creati per amore, e poi, dopo il peccato dei progenitori, nella sua misericordia ci ha redenti con la vita, morte e resurrezione del Figlio. L’aggettivo “cattolica” , in particolare, vuole sottolineare due aspetti importanti: il primo è che l’Unione ha come unico fine di servire sul piano scientifico la verità rivelata da Dio in Gesù Cristo e proposta dalla Chiesa cattolica con il carisma dell’infallibilità; il secondo è che l’apostolato promosso dall’Unione parte dal presupposto che la missione della Chiesa è rivolta al mondo intero (katà holon), proprio perché la verità rivelata è destinata a tutti gli uomini ed è riconoscibile come tale da ogni uomo cui venga adeguatamente annunciata, indipendentemente dalle sue circostanze personali di età, cultura ed esperienze: la verità rivelata trascende infatti ogni particolarismo e non muta con il mutare delle contingenze storiche.

Chiarisco infine che cosa intendo per “difesa scientifica”. Nessuno può ignorare che la fede cattolica è oggi sotto attacco: non solo ad opera delle tradizionali forze ideologiche che dall’esterno contestano la sua pretesa di essere la completa e definitiva rivelazione della verità che salva — alludo all’ebraismo, al paganesimo come religione di Stato nell’Impero romano, alla filosofia ellenistica anticristiana di Celso, all’Islam, al deismo illuministico, alla Massoneria, al comunismo ateo, allo scientismo neopositivistico, all’irrazionalismo vitalistico, al razionalismo critico —, ma anche ad opera di quelle nuove forze ideologiche che agiscono all’interno, interpretando la fede cristiana con schemi concettuali erronei o inadeguati i quali finiscono per annullarla proprio come verità; e qui mi riferisco al modernismo teologico e alle varie forme del relativismo dogmatico.

Livi Benedetto XVI

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI incontra i membri del Senato Accademico della Pontificia Università Lateranense, a sinistra Antonio Livi all’epoca decano di filosofia, al centro il Vescovo Rino Fisichella, all’epoca magnifico rettore.

Discutere le false ragioni degli uni e degli altri una discussione che deve essere pacate e serena, priva di passione ideologica ma non priva di sincero e ardente amore per la verità rivelata ― è un diritto e ancor più un dovere per il cristiano che abbia competenza filosofica, come io ritengo di avere. La difesa (apologia) della fede cristiana è peraltro una pratica nata con il cristianesimo stesso; e i primi apologisti che la storia del cristianesimo annovera tra i “padri della Chiesa”, sia di Oriente che di Occidente, furono dei filosofi (si pensi a Giustino martire), i quali si sentirono obbligati, in virtù della loro ferma convinzione razionale che il cristianesimo fosse la «verità definitiva», a smentire le false ragioni addotte da quanti allora pretendevano di negare che la dottrina cristiana fosse la rivelazione divina dei misteri della nostra salvezza. Oggi, come forse mai in passato, è compito irrinunciabile dei filosofi cristiani smentire ― con argomenti razionali, che in definitiva vanno ricondotti alla logica aletica ― le false ragioni da sempre ossessivamente riproposte da chi nega l’origine divina della dottrina cristiana o addirittura pretende di dimostrare che “dottrina” propriamente non è (anche se conoscono la Scrittura, nella quale si legge che Cristo ha detto: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha inviato» [cfr Gv 7, 16]).

senso comune

La filosofia del senso comune

Inoltre parlo di una “difesa scientifica” nel senso di una difesa basata su argomenti razionali rigorosi, argomenti che in definitiva ― come ho detto prima ― vanno ricondotti alla logica aletica (che è la logica filosofica in quanto capace di accertare le condizioni di possibilità della verità in ogni situazione conoscitiva), che, essendo il campo filosofico di mia specifica competenza, mi dà la fondata speranza di poter contribuire agli scopi apostolici cui accennavo. E non si pensi che sia arbitrario riferirsi alla filosofia quando si parla di “scienza”; infatti, nel linguaggio epistemologico classico, e anche in quello moderno da me adottato, il sostantivo “scienza” non è da intendersi in senso riduttivo, come riferito unicamente alla teorie fisico-matematiche o biologiche (questo è l’errore epistemologico dello scientismo), ma come sinonimo della conoscenza per inferenza in generale, ivi comprese (e al vertice) la metafisica e la logica. Infatti il mio testo fondamentale su questi argomenti (Filosofia del senso comune) ha come sottotitolo Logica della scienza e della fede. Lavoriamo allora per promuove allora studi e ricerche storico-critiche e filosofico-teologiche utili al perseguimento di alcuni obiettivi concreti:

la divulgazione in ogni ambito della società della retta interpretazione della verità rivelata, quale si trova nei documenti della sacra Tradizione e nella sacra Scrittura, alla luce del magistero ecclesiastico, necessariamente considerato nella sua logica continuità (dalla dottrina degli Apostoli agli insegnamenti conciliari e pontifici più recenti, ivi compresa l’eventuale esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco nel 2015).

Anselmo

Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa

La promozione di una maggiore unità dei cattolici nella fede comune, fornendo a tutti i giusti criteri per distinguere, in qualsiasi contesto storico-culturale, la dottrina autorevolmente proposta dalla Chiesa come rivelazione divina ― dottrina alla quale ogni cattolico deve sempre prestare un assenso sincero e convinto ― dalle diverse ipotesi di interpretazione del dogma che possano essere proposte dalle scuole teologiche o da singoli teologi, ipotesi che nulla possono aggiungere e nulla debbono togliere all’unica verità che salva;

La creazione di un nuovo clima culturale, nella Chiesa, che possa garantire ― una volta assicurata quella solida base di unità nella fede di cui sopra ― l’effettivo esercizio della libertà di opinione dottrinale e di scelte pastorali, nella consapevolezza che il pluralismo, sia teologico che pastorale, è non solo legittimo ma anche necessario ai fini dell’intellectus fidei, ossia come esigenza della fede stessa, la quale non cessa mai di ricercare nuovi e più efficaci modi di penetrare nelle profondità della verità rivelata («fides quaerens intellectum»), anche in vista di una sempre più feconda applicazione di essa alle diverse circostanze della vita personale e delle strutture sociali (inculturazione della fede).

Di conseguenza, una sorta di “demitizzazione” della teologia professionale allo scopo di sdrammatizzare le differenze di orientamento dottrinale tra diverse scuole e diversi protagonisti del dibattito pubblico, rendendo consapevoli i fedeli che non hanno senso le reciproche accuse di infedeltà allo Spirito e i reciproci sospetti di eterodossia, perché indubbiamente Dio vuole che tutti noi, nella Chiesa, combattiamo nel solo nome della verità, dell’unica verità della fede cattolica, la quale viene prima di ogni scelta di campo nell’ambito culturale e teologico. Infatti, solo ciò che è definito dogmatico dalla Chiesa può essere identificato con ciò che «sempre, ubique et ab omnibus» è stato creduto (Tradizione) e soprattutto con ciò che oggi e anche in futuro può essere creduto «semper, ubique et ab omnibus» proprio in quanto è la verità rivelata da Dio in Cristo: verità che nel suo nucleo nozionale è e deve restare accessibile a tutti (comprensibile sulla sola base del “senso comune”) e proprio per questo trascende la varietà infinita delle legittime interpretazioni, tanto dei tradizionalisti quanto dei progressisti.

elefante

il peso dell’equilibrio, non è facile, ma è possibile …

Sono consapevole che il perseguimento di siffatti obiettivi richiede un assai difficile equilibrio: tra il dovere dell’obbedienza agli orientamenti pastorali che i legittimi Pastori forniscono a tutto il corpo ecclesiale e la corrispondenza alla vocazione personale di ciascuno nella Chiesa; tra la fedeltà all’unica verità rivelata e la necessità di ricercare sempre nuove vie per l’evangelizzazione; tra la rispettosa accettazione dei diversi carismi e delle diverse opzioni pastorali degli altri fedeli e la passione per le proprie scelte, maturate sulla base della propria lettura dei «segni dei tempi» e sulla scorta della propria esperienza di vita. Ma sono convinto che tale equilibrio è assicurato proprio dalle regole di razionalità integrale suggerite dalla logica aletica e che da anni sono impegnato a illustrare sul piano, appunto, del rigore scientifico nel rilevamento dei dati e nell’argomentazione. Assieme a padre Giovanni Cavalcoli e Arie S. Levi di Gualdo sono certo di poter proseguire efficacemente su questa strada, al servizio della comunità ecclesiale.

Cliccare qua per ascoltare un canto mariano della tradizione popolare

Ammonire i peccatori: prolusione finale al Sinodo del Sommo Pontefice Francesco

AMMONIRE I PECCATORI:

LA PROLUSIONE FINALE AL SINODO DEL

SOMMO PONTEFICE FRANCESCO

 

Con buona pace di certi “tradizionalisti” noi anziani ricordiamo bene com’era il clima formativo e del confessionale di prima del Concilio Vaticano II nel campo dei peccati di sesso e senza essere modernisti non lo rimpiangiamo affatto …

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

 

Sinodo 2

Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ottobre 2014

Il recente sinodo dei vescovi, come è noto, ha elaborato delle proposte pastorali riguardanti i valori e i problemi della famiglia da sottoporre in futuro alle decisioni del Papa. Tali proposte sono contenute nel documento finale del 18 ottobre scorso. Esse contengono indubbiamente la conferma della concezione cattolica della famiglia, la lode e l’incoraggiamento alle famiglie che vivono onestamente, santamente ed a volte eroicamente la loro vocazione, in mezzo a rischi, fatiche, sofferenze e pericoli, vincendo ostacoli e superando, con l’aiuto di Dio, prove di vario genere.

coppie-gay-inglesi-con-figli-genitori-sui-cer-L-1

Una coppia di “coniugi” omosessuali con il loro “bimbo giocattolo”

Si parla anche di altre forme di rapporto o di unione uomo-donna civili o extraconiugali e persino di unioni omosessuali, con l’intento di rintracciare o recuperare anche qui dei valori, delle possibilità di riscatto, di elevazione e di miglioramento, di comprendere o scusare difficoltà insuperabili, di elaborare per loro un modus vivendi adatto a loro, che consenta loro di dare un contributo al bene della società e della Chiesa, assicurando anche ad essi la possibilità della salvezza, dato che, come è noto, Dio vuol tutti salvi e dà a tutti tale possibilità, anche a coloro che non possono o non vogliono non per colpa loro ma in buona fede accedere ai sacramenti.

Arcivescovo primate di polonia

Il Primate di Polonia, Cardinale Stanisław Gądecki

L’esame di queste proposte tuttavia, ad un occhio attento, fa emergere l’esistenza di una grave lacuna, la quale fu evidenziata il giorno 14 ottobre in rapporto alla “relazione Erdö” dal cardinale Stanisław Gądecki, Primate di Polonia, il quale ebbe ad osservare: «Durante il dibattito odierno si è sollevato il fatto che la dottrina esposta nel documento ha del tutto omesso il tema del peccato. Come se avesse vinto la visione mondana e tutto fosse imperfezione che porta alla perfezione».

papa 3

Il Santo Padre Francesco

Il Papa, nel discorso fatto al sinodo il 18 successivo, ha raccolto questa saggia osservazione e ricordato:

«La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice, fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”, la tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente [cf. Lc 4,1-4]».

Forse il Santo Padre avrebbe potuto pronunciare il termine esatto: “modernisti”.

Che significano queste parole del Papa? Un principio che dovrebbe essere evidente per tutti i buoni pastori, ossia che occorre certo anzitutto comprendere il peccatore nelle sue debolezze ed incoraggiarlo a sviluppare le sue buone qualità, secondo le parole confortanti del divino Maestro: “Non spezzare la canna fessa e non spegnere il lucignolo fumigante” [Mt 12,20]. Ma tutto ciò non è fine a se stesso, ma serve poi per togliere il peccato ed affrontare di petto il vizio e correggerlo. Parimenti un buon medico, quando si trova davanti ad un malato, indubbiamente valuta quali sono le sue risorse sane, ma al fine di vedere come utilizzarle per sconfiggere il male.

Monica Bellucci in Maddalema

Monica Bellucci interpreta Maria Maddalena nel film The Passion di Mel Gibson

Il rimedio a questo lassismo irresponsabile o forse anche colpevole non sono neppure la rigidezza intellettuale e il rigorismo retrivo di coloro che cedono, come si è espresso il Papa, alla tentazione dell'”irrigidimento ostile”, e che ha chiamato “tradizionalisti”, dove non è difficile riconoscere i nostalgici dei metodi educativi del pre-concilio, come se in questi cinquant’anni la pastorale della sessualità ispirata al Concilio non avesse fatto nessun progresso. Nessun attacco, evidentemente, alla tradizione come tale, ma ad un modo di concepirla, che la oppone alla riforma conciliare.

Questi “tradizionalisti” dalla mente ristretta e dal cuore freddo, col pretesto della difesa dei valori assoluti e del dogma, trascurano, sul piano della concreta guida delle anime, l’attenzione al bene che si trova non nel peccato, ma nel peccatore e l’esigenza di stare al suo passo come la mamma che cammina adagio per accompagnare i passettini del suo bimbo. I veri educatori sanno quanto sono graduali i cammini di perfezione e di liberazione dal vizio e dal peccato.

Noi anziani ricordiamo bene com’era il clima formativo e del confessionale di prima del Concilio Vaticano II nelconfessionale campo dei peccati di sesso e senza essere modernisti non lo rimpiangiamo affatto. C’era per esempio l’abitudine che il confessore accusasse facilmente di peccato mortale un penitente per un piccolo atto involontario ed inconsapevole, compiuto senza malizia e sotto la spinta di un impulso improvviso. I giovani che oggi se la prendono col Concilio forse non sanno bene come stavano prima le cose. Con ciò naturalmente io sono le mille miglia lontano dall’approvare gli eccessi opposti e le dissolutezze di oggi, che si vorrebbero presentare sotto l’egida della “maturità affettiva”, del progresso, della libertà e della misericordia.

Il Santo Padre, dal canto suo, nel medesimo discorso, ha indicato la via giusta in una saggia contemperanza di giustizia e misericordia, promozione e correzione, fermezza e flessibilità, rispetto dei princìpi e attenzione ai singoli casi, il tutto in un grande amore per le anime e la Chiesa, con dedizione, preparazione teologica e spirito di servizio.

peccati differenziati

“raccolta differenziata”

Tornando però al sinodo, si direbbe invece che questi buoni vescovi con i loro discorsi buonisti e pacifisti, non abbiano esperienza del confessionale. Se viene un penitente a dirmi che ha commesso un adulterio, o che si è innamorato di un’altra donna, o che va a prostitute, o ha una relazione extraconiugale, o che convive con un’altra donna, o che è un divorziato risposato, o che è un omosessuale, io lo ascolto benevolmente e cerco di capire la sua situazione e le sue difficoltà, cerco di renderlo cosciente di quanto in questi rapporti può esserci di positivo e di incoraggiarlo in questo senso, ma è evidente che il mio dovere di medico delle anime sarà poi quello di rendere il penitente chiaramente cosciente o della sua posizione irregolare o dello stato di peccato nel quale si trova o per lo meno del fatto che quanto egli fa non va bene ed è un peccato, mortale o veniale che sia, dal quale occorre che si liberi. Dovrò ben avvertirlo delle conseguenze tragiche e del castigo divino, ai quali va incontro, se non si corregge, così come il medico avverte un malato di cuore che se non si cura, gli capiterà un infarto. Altrimenti, che medico sono? Ora, dove sono nel documento dei vescovi questi avvertimenti e queste considerazioni? Essi sembrano dire a tutti: “State tranquilli, abbiate rispetto gli uni delle scelte degli altri, continuate così e vedrete che tutto andrà bene”.

zuccherini

Zuccherini coadiuvanti per la digestione

Se un documento di questo genere, se vuol essere veramente serio, pastorale e formativo, tale da fare il bene delle anime, e non distribuire solo zuccherini e dar l’apparenza di essere acquiescente al male, dovrà bene, alla lode e alla promozione del positivo, aggiungere e precisare con serietà e premura ciò che i pastori devono fare per correggere i peccatori e che cosa i peccatori devono fare per risolvere i loro problemi, liberarsi dalle difficoltà, uscire dalle situazioni irregolari e guarire dal loro peccato.

Di ciò ancora, anche nel documento conclusivo del 18 ottobre scorso, non c’è parola o quanto meno il discorso è troppo scarso e generico e quindi insufficiente. Ci si può chiedere come mai ai nostri vescovi non è venuto in mente di aggiungere le suddette indicazioni, da sempre impartite da tutti i buoni pastori. Possibile che il buonismo modernista li abbia tanto suggestionati? Si direbbe che siamo tutti nello stato edenico e che non esistano più le conseguenze del peccato originale.

coscienza

Quelle profondità della coscienza dell’uomo che Dio solo può penetrare e leggere

Da qui le giuste e gravi osservazioni non solo del Papa e del cardinale Gądecki, o di altri cardinali e teologi, ma di tutti coloro, anche comuni fedeli e le stesse famiglie, che a loro si sono uniti, ai quali stanno cuore il bene di tutti e dell’intera Chiesa. Certamente molte di queste persone devianti, che intravedono la verità e non sono ostinate ed indurite nel peccato, ma avvertono il disagio della coscienza e il desiderio di essere in pace con Dio e con la Chiesa, sono in vari modi disponibili a sentire una parola di paterna correzione, che indichi loro la via del riscatto e della liberazione. Alcune avranno bisogno di essere scosse con una certa energia per essere svegliate dal sonno ed esser rese consapevoli della loro responsabilità e dei gravi rischi che corrono. Da altre bisognerà guardarsi come da persone pericolose. Per altre non resterà altro da fare che pregare perchè si convertano.

porte aperte

Le porte aperte della Chiesa

È vero che la Chiesa non esclude nessuno; ma il fatto è che questi infelici sono loro a non voler appartenere alla Chiesa o se dicono di appartenerle o hanno un concetto falso di Chiesa o sono essi stessi dei falsi e degli ipocriti, che in realtà non vogliono servire la Chiesa, ma servirsene per i propri interessi. E se i medici non parlano, non intervengono, stanno solo a guardare, non fanno diagnosi e soprattutto non curano, che ne sarà dei malati? O se li blandiscono minimizzando i loro mali, come potranno guarire? O se non mostrano loro il loro male, questi malati non potranno forse giungere a pensare che non sia un male ma un bene?

caffè solubile

… matrimoni solubili come il caffè

Questo modo di procedere dei vescovi potrebbe favorire in qualcuno l’idea che poi in fin dei conti, matrimonio indissolubile o dissolubile, castità coniugale o contraccezione, rapporti matrimoniali o prematrimoniali, relazione coniugale o relazione extraconiugale, sacramento o convivenza, monogamia o poligamia, eterosessualità od omosessualità non siano tanto alternative rispettivamente tra bene-azione onesta e male-peccato, ma siano semplicemente scelte diverse, rimesse alla libera scelta di ciascuno. Nasce anche il conturbante sospetto che i vescovi, corrivi a simili blandizie, siano intimiditi dalle pressioni o dalle minacce velate o aperte di poteri forti, che possiamo immaginare quali possano essere e che vogliono far desistere la Chiesa dalla sua fedeltà ai suoi princìpi morali, perchè accetti le massime del mondo.

padre pio

San Pio da Pietrelcina trascorreva ore ed ore ad ascoltare le confessioni

Se le cose stanno così, ci si potrebbe chiedere allora, tra l’altro, che senso ha il sacramento della confessione. Che cosa vai a raccontare al prete? E di fatti noi confessori ci stiamo rendendo conto del clima che si sta creando: spesso chi entra in confessionale non ha peccati dei quali accusarsi, ma fa un elenco di opere buone assicurando il confessore di fare tutto il possibile per essere un buon cristiano. Proprio in quel luogo sacro, dove più che mai il fedele dovrebbe esercitare “con timore e tremore” [Fil 2,12] l’umiltà, senza vane autogiustificazioni, accusandosi di aver peccato ed approfittare della divina misericordia, proprio lì a noi confessori tocca con disgusto di sentire l’empia e farisaica spavalderia di chi si proclama buono e innocente magari accusando gli altri. E se ci azzardiamo a ricordar loro come ci si confessa, si offendono come se avessimo l’ardire di accusare un innocente e si mettono ad accusare noi di cattiveria. Il fatto tragico è che il concetto di peccato come colpa da togliere, ossia come atto cattivo cosciente e libero, sta diventando raro, perchè non ci si misura più su di una norma oggettiva, assoluta, trascendente e dipendente dalla volontà Dio, al Quale dobbiamo render conto, ma ognuno si costruisce un codice morale come gli garba, secondo i propri comodi, suggestionato magari da qualche teologo di moda, non redarguito dall’autorità ecclesiastica. Dio diventa semplicemente un notaio benevolo di tutto quello che ci salta in mente. Per questo, il cosiddetto “penitente” — sarebbe meglio dire “gradasso” o “sbruffone” — non ha nessun peccato da denunciare, del quale pentirsi e chiedere perdono a Dio. Si scambia il confessionale nell’occasione di parlare a ruota libera delle cose più diverse, dalle chiacchiere alle cose serie, ma che nulla hanno a che vedere con le esigenze e quindi la validità del sacramento. Spesso è il penitente che ha già per conto proprio, ben radicata da un’evidente cattiva abitudine, un’idea sbagliata della confessione e se il confessore tenta di correggerla, il buon penitente si risente come se fosse il confessore ad essere un incompetente o una persona crudele, che crea dei problemi che non esistono e “non sa dare una buona parola”. Ma allora, in queste condizioni, il confessore da che cosa dovrebbe assolvere? Che correzioni, rimproveri o richiami può fare? Quali avvertimenti? Quali consigli,? Quali esortazioni? Quali comandi? Sembra che il cosiddetto penitente non si aspetti di guarire da una malattia, ma di essere approvato nella sua condotta e lodato per la sua buona salute. E’ evidente il rischio altissimo che manchino nel penitente le condizioni per una vera confessione. Grande però è qui anche la responsabilità del confessore, che abitua male i fedeli e che trasgredisce il sacro dovere di ricordare al penitente qual è il vero modo di confessarsi.

Quanto dunque sono sempre valide per noi preti e per i nostri vescovi le parole dell’Apostolo al suo diletto Timoteo: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità, per volgersi alle favole» [II Tm 4, 2-4]. Sono i giorni odierni.

buon pastore

immagine del Buon Pastore

Dunque il buon pastore deve stimolare non solo all’amore per la virtù, ma anche all’odio per il peccato e per il vizio. Ci sono dei pastori buonisti i quali parlano sempre sdolcinatamente di “amore” a proposito e a sproposito e sembra a loro che il parlare di “odio” sia sconveniente o contrario alla carità. Si tratta di un equivoco gravissimo.  Già Santa Caterina da Siena, della cui carità non si può dubitare, fine psicologa, donna di buon senso e testimone di quella che è la più elementare convinzione della coscienza morale naturale, diceva: “Quanto più si ama il bene, tanto più si odia il male”. E si noti bene: il male, non il malvagio, il quale di per sè è una creatura, per salvare la quale Cristo ha dato il suo sangue. Ma proprio per amore del peccatore si deve odiare il suo peccato e lo stesso peccatore dev’essere esortato ed aiutato ad abbandonarlo, così come è per amore del malato che il medico combatte la malattia.
Non bastano dunque nel pastore e nell’educatore le lodi del bene, se egli non crea nel discepolo un’opposizione decisa e forte al peccato mostrando tutta la sua bruttezza ed odiosità; e se in special modo non gli indica qual è la via per correggersi, pena la perdizione eterna; altrimenti finisce per creare delle personalità doppie, degli smidollati, degli opportunisti e degli schizofrenici, che apprezzano sì il bene moderatamente, per convenienza, ma, sempre per convenienza, non respingono neppure il male, vedendolo non come una cosa proibita, ma semplicemente diversa, utile all’occasione, così da tenerlo per così dire “in riserva” e metterlo quasi alla pari del bene e in compagnia del bene. Sta qui una certa falsa forma di pluralismo e di rispetto per le scelte altrui, che si risolve nell’astensionismo di chi badando solo ai propri interessi se ne infischia dei mali e delle disgrazie altrui con la scusa di lasciarli liberi.

Occorre, allora, più in radice, ricordare che cosa è il peccato. Noi confessori tocchiamo con mano nella pratica del confessionale come spesso chi si confessa non si sa confessare, perchè ha idee sbagliate sul peccato o non sa che cosa è o nega di aver commesso peccati, sicchè spesso il primo approccio col penitente richiede una previa paziente catechesi sulla confessione, solo al termine della quale il penitente è in grado di dire che peccati ha fatto. Capita che a tutta prima il penitente si meravigli, si irriti o non capisca, come se udisse cose strane e mai sentite; ma con la pazienza e la carità il confessore, magari dopo un lungo colloquio introduttivo, riesce a condurlo alle condizioni adatte per fare una buona confessione. Come esistono le catechesi prematrimoniali, così sono utili le catechesi introduttive al sacramento della confessione, magari anche in penitenti di sessanta o settant’anni, “cattolici” fin da bambini, ma abituati male.

camiciaSi aggiunga la particolare difficoltà dei peccati nel sesso, dove non c’è solo da vincere una passione frequente, irruente, insidiosa e molto attraente, spesso orpellata di scintillanti colori, ma più a monte c’è da tener presente il fatto che il peccato sessuale non ha a tutta prima l’apparenza del male, ma al contrario sembra un bene e una cosa del tutto naturale: un atto legato alla vita, alla gioventù, al piacere, all’amore, alla bellezza, come fa ad essere un male, una cattiva azione? Occorre quindi mostrare la realtà al di là dell’apparenza, far ragionare e spiegare il perchè è un peccato, giacchè, come è noto, l’etica sessuale è sostanzialmente dettata dalla legge naturale, prima che essere precetto del Vangelo o della Chiesa. Per questo, solo che il soggetto sia influenzato da concezioni fenomeniste, emotiviste, esistenzialiste, empiriste, freudiane, edoniste o irrazionaliste o falsamente mistiche, oggi diffusissime, farà un’enorme fatica a capire i motivi e le ragioni dell’etica sessuale. Dunque i vescovi dovrebbero correggere anche queste idee. Ma cosa fanno?

I vescovi quindi dovrebbero ricordare perchè tutte le deviazioni sessuali e i peccati contro la famiglia sono peccati, ed infine, come è sempre usato nella tradizione educativa o pastorale cattolica, dovrebbero ricordare almeno i mezzi principali naturali e soprannaturali, per evitare il peccato, non escluso l’aiuto efficace, che può venire da un sano timor di Dio. È invece troppo diffusa una falsa concezione della divina misericordia, per la quale ognuno potrebbe seguire tranquillamente le proprie voglie nella illusoria sicurezza di salvarsi, presunzione di origine luterana giustamente a suo tempo condannata dal Concilio di Trento.

Military Working Dogs

Pastore tedesco arrabbiato …

A parte i pastori buonisti che trattano duramente e spaventano i pochi buoni, che però sono timidi, i pastori di oggi si astengono troppo dal rimprovero e dalla correzione. Io condivido in pieno il famoso detto di quella grande guida spirituale che fu San Francesco di Sales: “per correggere il peccatore è meglio un cucchiaino di miele che un barile di aceto”; tuttavia il grande maestro, penso, sarà d’accordo con me anche se capovolgo il suo detto in questo senso: “è meglio un cucchiaino di medicina amara, dato con amore, che mille parole dolci ma adulatorie, che lascano il malato nelle condizioni di malato, dandogli magari l’illusione di star bene e di essere semplicemente un “diverso”.

I vescovi parlano opportunamente di “famiglie ferite”. Ora però, dove c’è un ferito, di solito c’è anche il feritore. E’ giusto dunque aver compassione e misericordia per il ferito, ma per il feritore o contro il feritore occorre giustizia e forse anche severità. Si parla di “sfide” alla famiglia; d’accordo, ma ricordiamoci che in campo morale lo sfidante è un peccatore che vuole indurci al peccato.

Si parla di “sofferenze” e “ingiustizie subìte”. Va bene, ma ricordiamoci il peccato di chi fa soffrire gli altri o commette ingiustizie. Se una povera moglie soffre perchè il marito l’ha tradita, ciò avviene perchè il marito ha peccato contro di lei. Misericordia verso la moglie, ma giustizia verso il marito. E dunque non bisognerà tener conto anche di tutte queste cose?

puritani

“I Puritani” celebre opera di Vincenzo Bellini

Si ha l’impressione che i vescovi, quando si avvicinano nel loro discorso al tema del peccato, si fermino con una specie di puritano ritegno. Questo non va bene. È qui che si nota una carenza, che sconfina nell’ipocrisia o nella paura di toccare i potenti. Che misericordia è quella che non difende i deboli dai prepotenti, ma considera questi semplicemente dei “diversi”, liberi di continuare la loro vita? Non sarebbe, questa, una beffa atroce per i poveri oppressi e perseguitati? Le sanzioni penali usano ancora nella Chiesa. Il problema è quello di usarle con giustizia. Se ne fanno uso i modernisti e i buonisti, si salvi chi può.

Ci auguriamo pertanto che il documento dei vescovi, ricco di molti spunti positivi ed incoraggianti, venga però completato da queste note e da questi avvertimenti. Diversamente spetterà al Santo Padre operare gli opportuni interventi, al fine di garantire a questo sinodo il vero raggiungimento del suo fine di incrementare ulteriormente cum Petro e sub Petro i valori della famiglia, e di affrontare e risolvere i problemi ad essa connessi.

Fontanellato, 26 ottobre 2014

Madonna di fontanellato

Cliccare qui per ascoltare un canto mariano della tradizione popolare

Il Sinodo dei Vescovi ed il problema Rahner: il grande “apprendista stregone”

IL SINODO E IL PROBLEMA KARL RAHNER: IL GRANDE “APPRENDISTA STREGONE”

 

Nella sua prolusione finale al Sinodo dei Vescovi il Santo Padre propone come retta via da seguire una via media, che sintetizza e unisce armoniosamente i valori contenuti nelle due fazioni, innaturalmente da esse separati e contrapposti …

centro televisivo vaticano

per aprire il video cliccare sopra sull’immagine del CTV

 Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

 

 

Papa parla al sinodo

Intervento del Santo Padre al Sinodo

È notevole che nel commentare il clima delle discussioni al sinodo in un recente discorso il Santo Padre abbia avuto parole rassicuranti contro eccessivi allarmismi, accennando all’inizio della sua prolusione, come a cosa normale in queste circostanze ed anzi con tono di lode, al confronto in atto delle idee e a certi legittimi contrasti di vedute, di proposte e di opinioni.

papa serio

Il Santo Padre Francesco

Nel prosieguo del discorso il tono del Sommo Pontefice è passato dall’iniziale bonomia ad una ammonitrice serietà, mostrando che se certi contrasti possono essere normali e costruttivi, altri, più profondi, che toccano la dottrina e la morale, la pace e l’unità della Chiesa e l’obbedienza al Papa, non possono essere approvati e devono essere tolti per imboccare una via veramente cattolica e comune, pur nella diversità e nella pluralità delle opinioni e delle legittime scelte pastorali, ma nella luce di Cristo e nel rispetto del magistero della Chiesa. Il Santo Padre Francesco ha prima elencato le vie da non seguire e poi, alla fine, ha indicato la strada giusta.

papa discorso 2

Il Santo Padre durante una sua prolusione

Le vie sbagliate sembrano ridursi a due, ciascuna con una molteplicità di aspetti, che, a ben vedere, costituiscono nell’insieme una scelta unilaterale, potremmo dire parziale, ideologica ed estremista, di un lato della verità contro l’altro, anziché accordarlo e temperarlo con l’altro in una saggia e doverosa sintesi, che colga la totalità del vero e del bene, sicchè l’un lato, isolato, assolutizzato e contrapposto all’altro, diventa esso stesso falso e distruttivo, e quella che dovrebbe essere equilibrata complementarità reciproca, diventa ostilità ed esclusione reciproca.

Cristo con mano sul volto

Immagine del Cristo con la mano sul volto

Non è difficile riconoscere nella descrizione del Santo Padre due partiti che soprattutto dal periodo dell’immediato postconcilio si contendono in modo accanito, presuntuoso ed ostinato un privilegio che in realtà a loro non spetta, ma spetta solo al Successore di Pietro, ossia quello di rappresentare supremamente e in esclusiva la vera fede, il vero cattolicesimo e la vera Chiesa.
L’opposizione tra questi due partiti si può rappresentare molto semplicemente come contrasto tra i troppo indulgenti e i troppo esigenti. Il Papa usa un’immagine evangelica estremamente efficace: la tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente [cf. Lc 4,1-4] e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati [cf. Gv 8,7] cioè di trasformarlo in “fardelli insopportabili” [Lc 10, 27].

caramelle

un cuore colmo … di caramelle

Da una parte ecco quindi “La tentazione del buonismo distruttivo”, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”. La tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio. … La tentazione di trascurare il depositum fidei, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni”. E’ chiara l’allusione ai modernisti e ai rahneriani.

chiusura

La verità non può essere un vecchio portone arrugginito sbarrato …

Dall’altra, “la tentazione dell’irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto, la lettera, non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese, lo spirito; dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti — oggi — tradizionalisti e anche degli intellettualisti. La tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano bizantinismi, credo, queste cose…”. È invece qui evidente il riferimento a Monsignor Lefèbvre ed ai suoi seguaci.

via di mezzo

Quella sana “via di mezzo”, che non è compromesso ma equilibrio …

Il Santo Padre propone come retta via da seguire una via media, che sintetizza e unisce armoniosamente i valori contenuti nelle due fazioni, innaturalmente da esse separati e contrapposti, escludendo gli estremismi: Tradizione e Scrittura, continuità e progresso, conservazione del necessario: ciò che permane, e mutamento nel contingente: ciò che passa; misericordia e giustizia, fermezza e flessibilità, unità e pluralismo, apertura al nuovo, e fedeltà alla propria identità, dottrina e pastorale, libertà e obbedienza, storicità dell’uomo e immutabilità del dogma.

l apprendista stregone

Locandina del film L’apprendista stregone

La linea che sta maturando tra i padri sinodali, si può dire dunque che è, come ci si poteva attendere, la conferma della dottrina tradizionale ed immutabile del Vangelo e della Chiesa, che certamente troverà conferma a suo tempo nelle parole del Santo Padre, anche se possiamo immaginare o sperare che la Chiesa troverà applicazioni nuove della legge in conformità alle esigenze, alle prospettive ed ai bisogni delle famiglie del nostro tempo.
Dalle osservazioni critiche del Papa non si può tuttavia non prender atto o non accorgersi dell’esistenza al sinodo di un’oscura ombra di ostilità alle luminose prospettive evangeliche emergenti, che sono oggetto delle annotazioni e dell’incoraggiamento del Papa. Si tratta, a mio giudizio, della suggestione tenebrosa, fascinatrice e sinistra del rahnerismo, che ormai da cinquant’anni si aggira nella Chiesa, ammorbandone ormai sottilmente e insidiosamente l’atmosfera, uno specie di smog che rende l’aria malsana.

karl Rahner fuma

Il teologo gesuita Karl Rahner s.j.

Il rahnerismo è un problema tuttora irrisolto, nonostante le reiterate segnalazioni di illustri e saggi pastori e studiosi, tra i quali diversi cardinali, nel corso di questi cinquant’anni. Le prove delle eresie di Rahner, il grande apprendista stregone, emerse in questo lungo periodo di indagini, sono da tempo pubblicamente accessibili ad una verifica o sguardo obbiettivi e spassionati.
Per questo non si capisce per quale motivo debba perdurare una fama immeritata, che fa solo del danno alla Chiesa, ed ha riflessi disastrosi nel campo della morale, della pastorale e del costume cattolici. Questa fama ha tutto l’aspetto di una fama non autentica, ossia basata su di una vera scienza, ma costruita artificiosamente da oscuri poteri forti, i quali lavorano obbiettivamente per la distruzione della Chiesa.
Un segno conturbante di ciò è dato dalle idee che si stanno affacciando tra i padri sinodali, idee giustamente riprovate dal Papa, e che erano già state criticate dall’ormai famoso gruppo di cardinali, che di recente hanno pubblicato un libro: Permanere nella verità di Cristo [vedere qui] nel quale, professando la loro fedeltà al Magistero della Chiesa, hanno ricordato i valori fondamentali ed irrinunciabili della famiglia, manifestando la convinzione che la Chiesa, applicando giustizia e misericordia, debba mantenere l’attuale disciplina concernente il trattamento delle posizioni irregolari.

Karl Rahner fuma 2

il padre Karl Rahner s.j.

L’ostacolo tuttora persistente alla soluzione del problema Rahner sono il pregiudizio e la grave illusione, duri a morire, che Rahner sia stato un genio teologico ben superiore a San Tommaso d’Aquino, un audace esploratore delle profondità del mistero cristiano e quindi lo scopritore di una teologia molto più avanzata, conforme allo spirito del Concilio Vaticano II, teologia che avrebbe elaborato una nuova visione della fede, del cattolicesimo e della Chiesa, adatta alla cultura moderna, utilizzando le risorse della filosofia moderna da Cartesio ad Heidegger. Tuttavia, ad onor del vero, non è troppo difficile, per chi conosce la storia della teologia, riconoscere negli immani progetti ed impresa rahneriani, atti ad impressionare gli ingenui con una produzione pubblicistica prodigiosa, che tocca tutti gli aspetti della vita cristiana, una gigantesca quanto astuta ed impudente riproposizione del modernismo già a suo tempo condannato da San Pio X.

Karl Rahner 3

il padre Karl Rahner s.j.

Occorre altresì avvertire che per riconoscere le eresie di Rahner, bisogna evidentemente innanzitutto partire da un quadro di valutazione a sua volta libero dal rahnerismo, cosa oggi purtroppo rara, dato che ormai Rahner quasi dappertutto si è acquistato la fama del grande se non unico ed indiscusso maestro del nostro tempo. Criticare Rahner a molti sembra espressione di una mente gretta, invidiosa, chiusa e superata, quasi da non prendere neanche in considerazione. Ad altri sembra cosa scandalosa, intollerabile e quasi sacrilega, meritevole o di disprezzo o di severi provvedimenti.

Si accusano i critici di Rahner di ignoranza, mentre i veri ignoranti sono i rahneriani, che non si son presi la briga di affrontare personalmente i suoi difficili testi, e magari parlano di Rahner per sentito dire o hanno leggiucchiato qualche sua pia elevazione mistica in un’antologia di spiritualità o una di quelle presentazioni divulgative della teologia moderna, tanto superficiali quanto ingenuamente buoniste. Chi invece come il sottoscritto ha letto tutte le opere di Rahner nel corso di 30 anni di studi e consultazioni con esperti, conosce bene l’astuzia di quest’uomo che sempre abilmente mescola il vero col falso e propina il dolce veleno non tutto in una volta in una sola opera  — lo si scoprirebbe subito! —, ma a piccole dosi sparse in vari libri, per cui è solo collegandoli tra di loro che si ha il quadro vero e completo dell’impostura, un po’ come nelle indagini giudiziarie il solerte inquirente entra in possesso delle prove solo mettendo ordinatamente insieme gli sparsi dettagli, che, presi singolarmente, sembrerebbero insignificanti.

Cop_IlConcilioTradito

L’opera di Giovanni Cavalcoli sul Karl Rahner, frutto di un trentennio di lavoro scientifico: Karl Rahner il Concilio tradito

Per capire dunque Rahner, è chiaro allora che non basta il fatto materiale d’averlo letto per trent’anni, se poi si procede con parzialità, fanatica soggezione o con gli occhi foderati di prosciutto. Anche molti suoi seguaci hanno speso una vita attorno al loro nume tutelare. Per capire chi è Rahner occorrono le seguenti condizioni morali e teoretiche: amore esclusivo e disinteressato per la verità, rettitudine di intenzione, modestia nel formulare ipotesi interpretative, accoglienza degli aspetti positivi, onestà, prudenza ed umiltà intellettuali, interesse per la salvezza delle anime, possesso di una buona filosofia e teologia (S.Tommaso d’Aquino e la sua scuola) ed assoluto rispetto per il magistero della Chiesa.
A costo di passare per un papalino, oso asserire che l’ultima condizione è quella decisiva e che riassume tutte le altre. E’ qui infatti che casca l’asino rahneriano, per quanto i rahneriani vogliano dare ad intendere, arrampicandosi sugli specchi, che il loro beniamino riflette gli insegnamenti della Chiesa e del Concilio Vaticano II.

Bishop Bernard Fellay

Il Vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X fondata dal Vescovo Marcel Lefebvre

Non c’è peraltro da fidarsi della critica a Rahner fatta dai lefevriani, sia perchè non sanno riconoscere i lati buoni del teologo e sia perchè, se essi individuano qualche sua eresia, accusano poi di eresia il Concilio, dando così prova di avere gravemente frainteso, in quanto secondo loro il Concilio risentirebbe delle eresie di Rahner.
Il fatto è che i rahneriani più franchi e spavaldi, che sanno che è insostenibile la tesi della fedeltà di Rahner al magistero, quindi non hanno scrupolo di seguire lo stile del loro maestro che con sfacciata impudenza e tono minaccioso, simili a quelli di Lutero, accusa la Chiesa, anche quella conciliare, di essere arretrata e le intìma di aggiornarsi e di accogliere alla buon’ora la sua teologia, se non vuole restare ai margini dell’evoluzione storica del progresso umano.

 

karl rahner 4

… Rahner può all’occorrenza emergere come ombra sinistra

Dalle relazioni ufficiali e dai commenti autorevoli, che ci giungono su quanto si sta dicendo al sinodo e dalle stesse parole succitate del Papa, è evidente che tra i padri sinodali sta facendo capolino l’ombra sinistra di Rahner, con la sua caratteristica visione dell’uomo e della morale: ogni uomo è in grazia di Dio, tende a Dio, è in comunione con Dio, quindi è buono e si salva. Dio fa misericordia a tutti e non punisce nessuno. Il peccato, come singolo atto categoriale e particolare non ha importanza, perchè comunque è annullato dalla immancabile presenza della grazia — simul iustus et peccator — ed in tutti esiste l’opzione fondamentale per Dio almeno atematica e trascendentale. Gli atti umani particolari o i concetti dogmatici sono cose incerte, mutevoli e relative, che non hanno importanza. L’importante è l’esperienza preconcettuale di fede — l’ “incontro con Cristo” —, che tutti hanno, anche i non-cattolici e gli atei.

Quindi non si tratta di condannare errori o peccati, ma semplicemente di promuovere il positivo che c’è in tutti (“principio di gradualità”). La distinzione tra unioni di coppia lecite o illecite, regolari o irregolari non ha importanza. Il fatto è che tutti siamo ugualmente in cammino verso Dio, lo sappiamo o non lo sappiamo (“cristianesimo anonimo”). Non esiste un contrario o un proibito, ma solo il diverso, che dunque va rispettato; non si deve quindi condannare come male o falso ciò che è semplicemente diverso.

Non dobbiamo dubitare che il Papa segua questo movimento di idee e al momento giusto le correggerà, come già ha iniziato a fare. Ma resta sempre il problema di fondo che, finchè non sarà risolto, il male e il disagio risorgeranno sempre per tutta la Chiesa, come un cibo non digerito che rimane nello stomaco. Finchè non viene espulso, il tormento rimane.

Fontanellato, 22 ottobre 2014

Madonna di fontanellato

Clicca sotto per ascoltare un canto mariano della tradizione popolare

Suor Cristina canta “Madonna”? E io farò “Mickey Rourke” in Nove settimane e mezzo

SUOR CRISTINA CANTA “MADONNA”? E IO FARÒ “MICKEY ROURKE” IN NOVE SETTIMANE E MEZZO

.

Se nulla fosse fatto dagli organismi della Santa Sede competenti per le religiose, in tal caso io potrei sentirmi anche legittimato ad offrirmi ad un regista di video clips per girare nuovamente la colonna sonora del film Nove settimane e mezzo

.

 Madonna e suor CristinaLike a virgin

Madonna [vedere qui] Suor Cristina [vedere qui]

.

.

 Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

.

Suor Cristina

il dialogo avanti a tutto: Suor Cristina Scuccia, della Congregazione delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia risponde alla banana telefonica

Peggio di noi preti riescono ad esserlo solo le suore. Che Suor Cristina Scuccia abbia una bella voce è fuori discussione. Certo, avrebbe potuto impiegare meglio questo dono di Dio, per esempio entrando come voce solista nel grande coro della Diocesi del Santo Padre diretto magistralmente dal presbitero romano Marco Frisina.

.

Il buon Popolo di Dio, col quale chi scrive vive a stretto contatto, è alquanto infastidito dalle performance della religiosa. Nessun fedele cattolico gradisce che una vergine consacrata si prenda gioco della verginità — peraltro liberamente scelta come offerta e dono di consacrazione a Dio — cantando la canzone di una autrice come Barbara Eleonora Ciccone, in arte “Madonna”, che nel corso della sua lunga carriera ha oltraggiato e dissacrato in ogni modo la fede cattolica e i suoi simboli più cari: dal Cristo in croce alla Madre di Dio. E per meglio capire di chi stiamo parlando vi invito a vedere un paio di video, giusto per entrare nell’ordine di idee di chi realmente sia il personaggio Barbara Eleonora Ciccone, in arte Madonna, della quale l’improvvida orsolina ha interpretato una canzone molto particolare, non altro per il suo doppio senso [vedere qui, qui]. Si rimane per ciò sconcertati all’udire l’improvvida suorina che si arrampica sugli specchi nel tentativo di rispondere all’intervistatore di Avvenire, come ad altri intervistatori, circa il suo desiderio di “cristianizzare” qualche cosa di oggettivamente blasfemo, quindi in sé e di per sé diabolico [vedere qui].

Madonna bn

Madonna ed il crocifisso usato come reggicalze

La canzone di questa satanassa italo-americana che la suorina ha scelto di interpretare è una canzone molto particolare: Like a Virgin, come una vergine, dolosamente ignara che le vergini verso le quali il buon Popolo di Dio riversa affetto e venerazione, compresi i cattolici tiepidi e quelli distaccati dalla vita ecclesiale, sono figure straordinarie come Lucia di Siracusa o Agata di Catania, tanto per rimanere nel siculo ambito d’origine di Suor Cristina. E né Lucia né Agata sarebbero state liete d’essere accompagnate nel loro martirio di sangue con le parole della canzone Come una vergine, lanciata da una geniale imprenditrice di se stessa come la Signora Ciccone, che negli anni Ottanta comincia la propria carriera provocando il pubblico col suo stesso nome d’arte, visto che universalmente, da credenti e da non credenti, la Madonna è identificata con Maria di Nazareth. E per noi credenti la Madonna è la Madre di Dio, forse è bene ricordarlo non tanto alla suorina farfallina, ma alla sua superiora generale, forse più farfallina della sua giovane professa, visto che dietro ai cattivi allievi ci sono sempre e di rigore dei cattivi maestri.

la-croce-di-mdna

Madonna in uno dei suoi spettacoli dal vivo che canta seminuda su una specie di altare

Per capire Suor Cristina, formatasi in Sicilia e divenuta suora nelle Orsoline della Sacra Famiglia bisogna entrare nel mondo ecclesiale molto complesso di quest’isola, dove esistono antiche chiese di fondazione apostolica o personalmente visitate dall’Apostolo Paolo, come ad esempio la gloriosa Chiesa di Siracusa, edificata per volontà del Principe degli Apostoli dopo quella di Antiochia: Ecclesia Syracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam, Christo Dicata [La Chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e la seconda dopo la Chiesa di Antiochia, dedicata a Cristo].

.

Con una sua breve epigrafe, Giuseppe Tomasi di Lampedusa riassume nel suo Gattopardo lo stato e la psicologia di una intera società: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi!». O per dirla in altre parola a chi pretenderebbe di imporre anche agli altri la propria mancanza di memoria storica: ieri, se i fedeli non davano il voto alla Democrazia Cristiana insulare più corrotta e più collusa coi poteri mafiosi, venivano minacciati dai preti che sarebbero finiti sicuramente a bruciare tra le fiamme dell’inferno. Oggi, cambiata la musica ma non i suonatori, un considerevole numero di preti cresciuti ormai da quattro decenni nel supremo culto dei peggiori esponenti del modernismo e infarciti di esegesi protestanti — grazie non ultimo alla prolifica opera di cattivi maestri — ti passano davanti vestiti in abiti civili ostentando La Repubblica e L’Espresso sottobraccio; e nei loro pubblici discorsi ti citano l’ultimo articolo di Paolo Flores d’Arcais su Micromega, dialogando con laica “maturità” coi cultori dell’aborto, dell’eutanasia, dell’omosessualismo …

.

madonna_borsetta

Dal crocifisso reggicalze al crocifisso usato come chiusura della borsetta da sera

E dopo quattro decenni di devastazione ecco infine giungere al golpe supremo l’esercito di coloro che Leonardo Sciascia soleva definire come gli uomini, i mezz’uomini, gli … ma facciamola enunciare direttamente a Sciascia la sua mitica classificazione, senza indurre un prete a sporcarsi più di tanto la bocca:

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà … Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini … E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito … E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre … Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo … »

[don Mariano Arena al capitano Bellodi – dall’opera Il giorno della civetta]

.

madonna-dissacrante

Madonna durante una delle sue varie performance con il crocifisso impugnato come una pistola erotica

Questo è l’ambito sociale, ecclesiale ed ecclesiastico nel quale nasce, cresce, studia e si forma Cristina Scuccia, nata a Comiso, nel ragusano, nelle splendide zone della Sicilia Sud Orientale, trasferitasi poi da suora a Milano. Chi dunque crede che il problema sia Suor Cristina, sbaglia. Il problema è una Chiesa particolare non più in grado di esprimere un corretto sentire, pensare e vivere cattolico; che non contenta di questo elimina alla radice come problema o come autentico attentato di lesa maestà tutto ciò che invece è vivere cattolico, sentire cattolico e pensare teologico cattolico, con tutta la logica e coerente pastoralità che da ciò ne consegue.

Suor Cristina è dunque il naturale risultato della cultura dei gattopardi, il naturale risultato di generazioni di preti che hanno confuso la modernità con le eresie moderniste; che da quattro decenni ignorano ormai la teologia dei grandi Padri della Chiesa e che grazie alla venefica scuola di certi maestri ti rispondono che non hanno mai studiato la metafisica di San Tommaso d’Aquino perché nel corso delle prime lezioni presso lo studio teologico gli hanno spiegato che ormai è superato, giungendo infine al sacerdozio dopo essere stati formati su testi di teologi non cattolici d’area tedesca e dopo essere stati infarciti di hegelismo nel corso di studi filosofici e teologici ridotti talora a una penosa farsa, dove sono offerti come unici e soprattutto indiscutibili punti di riferimento — oltre ai divi Hegel e Rahner —, autori come Schillebeeckx, Teilhard de Chardin, Cox, Heidegger, Schleiermacher, Kierkegaard, Barth, Bohnöffer, Bultmann, Moltmann, Cullmann, Lutero, Loisy, Freud, Cartesio, Kant,  Gentile …

crocifisso_stivale

Madonna col crocifisso reggi-stivale

Il problema di Suor Cristina è molto più complesso, se analizzato in un’ottica socio-ecclesiale siciliana e usando come pertinente metro di lettura due geni letterari: il Tomasi di Lampedusa e lo Sciascia. Pertanto bisogna far notare — cosa che faccio notare alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica — che Suor Cristina appartiene a una  congregazione religiosa per la quale la Santa Sede dovrebbe forse procedere quanto prima con una adeguata visita apostolica, se i suoi organismi competenti non fossero troppo impegnati con altre congregazioni, che malgrado certi loro problemi interni, in ogni caso hanno sempre cantato le lodi a Dio e alla Madonna Madre di Dio, non alla Madonna-Ciccone.

.

Confessions-tour-picspam-madonna-13345815-900-506

Madonna durante uno dei suoi spettacoli blasfemi dal vivo

Questa stessa congregazione di suore, nel cuore della Città greca di Siracusa non ha trovato di meglio da fare che mutare due proprie ex case di formazione in alberghi, una addirittura in Beauty Farm [vedere qui], gestita direttamente da suore ormai trasformate da vergini consacrate in imprenditrici, prive di vita comune e di senso di vita religiosa. Una lussuosa beauty farm a quattro stelle e passa camuffata a livello amministrativo da “casa per ferie” alla quale è stato dato il nome di “Casa di Maria”, con spirito non meno blasfemo rispetto a quello della loro giovane consorella che canta un irriverente inno a doppio senso sulla verginità lanciato da una cantante che s’è rinominata Madonna in palese vilipendio della Mater Dei.

Suor Cristina è solo la punta visibile di uno stato di degrado e di decadenza della vita religiosa di questa congregazione per la quale urgono adeguati provvedimenti. Da una parte abbiamo infatti le orsoline della Sacra Famiglia che ospitano nella propria lussuosa e costosa beauty farm dei ricchi settantenni che vanno a farsi un po’ di relax con la loro diletta nipotina di 25 anni, senza che alcuna pia suora si sogni certamente di chiedergli il certificato di matrimonio o di negare a tale deliziosa coppia una camera matrimoniale; dall’altra l’emblema della nuova generazione di loro suore che canta le canzoni di quella notoria satanassa della pop star Madonna, anziché sgranare santi rosari di riparazione alla Beata Vergine Maria. L’esperienza e la sensibilità sacerdotale mi insegnano che questa suora non è destinata a rimanere nella vita religiosa e che sarà infine fagocitata dal mondo dello spettacolo, per avere contatto col quale un presbitero, un religioso e una religiosa devono avere una maturità e una solidità di fede che li ponga al riparo da certi pericoli. Mi auguro e le auguro che Suor Cristina non faccia la fine di Suor Sorriso [crf. qui] e che torni serenamente alla vita secolare, come in un futuro più o meno vicino sarà.

 

large_nine_and_one_half_blu-ray_8

Mickey Rourke e Kim Basinger. nel film Nove settimane e mezzo

Se nulla fosse fatto dagli organismi della Santa Sede competenti per le religiose, in tal caso io potrei sentirmi anche legittimato a offrirmi a un regista di video clips per girare nuovamente la colonna sonora del film Nove settimane e mezzo [vedere qui], dove Kim Basinger abbozzava un innocente spogliarello che oggi potrebbe essere proiettato senza problema nei cinema parrocchiali, tanto risulterà  castigato se messo a confronto con le immagini veramente indecenti che ci vengono propinate ai giorni nostri. E nel video farò il ruolo che in quella pellicola faceva il giovane Mickey Rourke in quei lontani anni Ottanta.

.

Può essere che dinanzi a quel video il mio santo vescovo cada svenuto a terra con la segretaria che corre a rianimarlo coi sali e col robusto vicario generale diocesano che lo solleva dal pavimento? Non è detto, perché potrebbe essere che il mio santo vescovo e il robusto vicario generale diocesano, essendo entrambi uomini forgiati da grande esperienza pastorale, sul mio video clip se la ridano di gusto dicendosi in privato l’uno con l’altro: «In fondo, vista e considerata Suor Cristina, anche noi preti abbiamo pur diritto alla nostra parte!», compreso dire ciò che pensiamo riguardo a questa cultura di decadenza, di relativismo e di metodica distruzione della teologia cattolica e della pastorale.

dall’Isola di Patmos, 24 ottobre 2014

.

 

.

.

.

.

.

I Vescovi stanno a guardare?

I VESCOVI STANNO A GUARDARE ?

.

[…] Il sinodo mondiale, dal canto suo, ha assunto un tono dottrinale che in realtà non gli compete, dato che non si tratta neppure di un’assemblea conciliare, e i Papi hanno cominciato poco dignitosamente a fare i fanalini di coda dei sinodi, col limitarsi a convalidare e sancire le loro conclusioni, anche se poi esse non dicono niente di nuovo dal punto vista dottrinale nè lo potrebbero. Ciò non è dignitoso per il Papa, il quale deve riprendere in mano il proprio potere di guida nei confronti dei vescovi.

.

.

Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

.

.

Secondo Rahner il compito del Vescovo è quello di prendere atto della fede “reale” o “effettiva” espressa dal popolo di Dio, come espressione tematica o categoriale e “aposteriorica” della fede atematica trascendentale ed “apriorica”, che è comune ad ogni uomo (“esistenziale soprannaturale”) e quindi anche ai non cattolici espliciti e agli stessi atei, da cui il famoso concetto rahneriano del “cristiano anonimo” dovunque e sempre in grazia, per cui tutti si salvano e non esistono dannati nell’inferno (buonismo trascendentale).

 

rahner-karl

il Padre Karl Rahner

Il vescovo, secondo Rahner, deve sforzarsi come può di capire queste fede e interpretarla rettamente, deve approvarla e sostenerla, deve quindi seguirla nel suo evolversi e nelle sue espressioni storiche, dettate dallo Spirito Santo, deve tradurla in fede dottrinale, ufficiale e istituzionale. Ma è chiaro che il primato spetta sempre alla fede esistenziale dei comuni fedeli dotati del sacerdozio comune battesimale, infallibili nell’ascolto diretto dello Spirito Santo e nell’interpretazione della Parola di Dio, benchè i concetti dogmatici con i quali viene interpretata la detta Parola siano in continua evoluzione e relativi alle varie culture nelle quali si esprimono.

.

Assisa del COncilio Vaticano I

assisa del Concilio Vaticano I, stampa d’epoca

Il Concilio Vaticano II, come si sa, ha valorizzato, promosso e stimolato l’attività dei laici, dei religiosi, dei sacerdoti e dei teologi e di fatto da cinquant’anni a questa parte, numerosissime sono state e sono le iniziative di vario genere, alcune delle quali ottime, altre invece, purtroppo, — e forse le più numerose — influenzate da concezioni antigerarchiche e populiste o demagogiche della Chiesa, una certa “Chiesa dal basso”, un certa Iglesia popular, o certi “gruppi spontanei o “di base” degli anni ’70, o “movimenti carismatici” degli anni ’80. Per cui queste iniziative hanno preso la mano ai vescovi, i quali, o ingenuamente sedotti o intimiditi davanti a tanta invadente, poderosa e a volte minacciosa effervescenza, non priva del resto di lati buoni, hanno finito per assumere certo non tutti volentieri il ruolo delineato sopra da Rahner, cedendo ad un’eccessiva indulgenza o tolleranza nei confronti degli errori e dei cattivi comportamenti che si stavano diffondendo.

manifestante pacificoI vescovi, quando non sono “forti con i deboli”, sono diventati come dei notai che si limitano a registrare e ad ufficializzare o al massimo tollerare la “fede” o sarebbe meglio dire le favole che maggiormente circolano tra i fedeli soprattutto quella maggiormente divulgate dai mass-media e dagli istituti educativi e culturali, salvo poi a trattare duramente quei pochi che, fedeli alla concezione evangelica del pastore, osano ricordar loro la loro responsabilità.
Nel contempo il Concilio ha accentuato l’autonomia della Chiesa locale nei confronti di Roma e istituito, come sappiamo, le conferenze episcopali e i sinodi mondiali dei vescovi a regolare scadenza.

Papa Francesco

Il Santo Padre Francesco durante una udienza

Sembra infatti che il Santo Padre Francesco vuol rendere i vescovi partecipi della sua autorità dottrinale. Ciò vorrà dire allora che il sinodo diventerà una specie di Concilio periodico a scadenza fissa e c’è da chiedersi se la cosa non sia troppo artificiosa e poco pratica. Lo sviluppo dottrinale non si può programmare, ma dipende da fattori imponderabili legati alla divina Provvidenza.

Tale istituzione certamente in sé molto importante era destinata a rafforzare l’iniziativa e la responsabilità pastorale dei vescovi presi singolarmente o collettivamente, ma purtroppo in molti casi ha finito per creare una figura di vescovo conformista ed opportunista, priva di una visione universale della Chiesa, chiuso nella sua diocesi o nella sua nazione, pronto a rendersi indipendente dal Papa, pur di non scontentare i propri confratelli più influenti o più stimati o la propria conferenza episcopale di orientamento nazionalista.

Sinodo dei Vescovi sulla famiglia 2014

Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, 2014

Il sinodo mondiale, dal canto suo, ha assunto un tono dottrinale che in realtà non gli compete, dato che non si tratta neppure di un’assemblea conciliare, e i Papi hanno cominciato poco dignitosamente a fare i fanalini di coda dei sinodi, col limitarsi a convalidare e sancire le loro conclusioni, anche se poi esse non dicono niente di nuovo dal punto vista dottrinale nè lo potrebbero. Ciò non è dignitoso per il Papa, il quale deve riprendere in mano il proprio potere di guida nei confronti dei vescovi.
L’inconveniente più grave che è seguìto a tutto ciò, salvi restando gli aspetti positivi, è che è venuta meno la collaborazione tra Papa e vescovi nell’insegnamento e nella difesa della dottrina della fede. Naturalmente questa funzione non si è affatto estinta e dobbiamo riconoscere il grande zelo col quale per esempio un uomo come l’allora Cardinale Joseph Ratzinger ha assolto al suo ufficio alla Congregazione per la dottrina della fede nell’arco di un ventennio, e tanto meno possiamo ignorare i numerosi interventi di Papi e di buoni vescovi, non escluse le conferenze episcopali e i sinodi mondiali.

 

Gioco che sfugge di mano

Il Santo Padre prende al volo una palla da gioco che gli è stata lanciata durante il suo passaggio in Piazza San Pietro. Alla sua destra il comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani

Come ormai notano però da molti anni gli osservatori attenti, l’autorità ecclesiastica a tutti i livelli, dal Papa ai singoli vescovi, non è affatto in grado di controllare una complessa situazione dottrinale e di conseguenza morale, disciplinare e liturgica, che è ad essa sfuggita di mano e divenuta ormai ingovernabile, con gravissimo danno dei fedeli. Spesso e volentieri il dato teologo o il dato vescovo o il dato profeta o veggente prendono il posto del Magistero, il quale viene o ignorato o disprezzato. Che fanno i vescovi? Sì certo, stanno a guardare, ma con quale animo? Possono essere contenti? No certamente. Non si tratta di guardare uno spettacolo piacevole, ma, sia pur in mezzo a fatti positivi, un processo di dissoluzione e di disintegrazione della Chiesa, processo che certo si fermerà, perchè la Chiesa è incrollabile. Tuttavia Dio non le risparmia le prove e le dà i mezzi per superarle.

bastone pastorale

il bastone pastorale che impugnano i vescovi durante le sacre celebrazioni

I mezzi ci sono: bisogna che i vescovi con un umile e coraggioso slancio di fede nel loro stesso carisma, riprendano in mano la situazione. In fondo il gregge di Cristo, frastornato dai mestatori e dai ribelli, non aspetta altro. Il pastore è stato percosso e le pecorelle si sono smarrite. Ma Dio farà mai mancare i buoni pastori? Per nulla!
Il mondo cattolico dispone tuttora, grazie a Dio, almeno nei paesi democratici, di numerosi mezzi di comunicazione, di insegnamento, di azione pastorale, di predicazione: dai pulpiti ai convegni di ogni tipo, dalle parrocchie alla scuola, dalla stampa all’internet, dalle case editrici ai siti web, dai contatti con movimenti e associazioni a quelli con i privati, dalle sale per conferenze alle piazze.
E i temi di possibili ed auspicabili interventi di specifica ed esclusiva competenza del vescovo sono numerosissimi ed urgenti. Non sto neppur ad elencarli.

 

Che un vescovo intervenga alla festa del kiwi o allo spettacolo pirotecnico o all’incontro con i buddisti o al concerto di beneficenza può essere certo simpatico e avvicinare il vescovo alla gente. Resta però da avvicinare la gente a Cristo. Come mai i vescovi si sentono o compaiono così poco laddove solo loro sarebbero i più qualificati a parlare? Non basta “essere tra la gente”; bisogna vedere che cosa si fa tra la gente. Perché poi lasciare ai laici, per quanto competenti e di buona volontà la discussione o ancor più le decisione o la sentenza su argomenti di fede e di morale dove invece così importante e insostituibile, per mandato dello stesso Cristo, è la parola del pastore?

Fontanellato, 1 aprile 2014

 

Cliccare sotto per ascoltare un canto mariano della tradizione popolare

Il Cardinale Kasper e il paradigma dell’utile idiota

IL CARDINALE KASPER E IL PARADIGMA DELL’UTILE IDIOTA

 

Porgo la mia più sincera stima al Cardinale Kasper di cui non condivido affatto teologia ed ecumenismo, ma di cui apprezzo la fedeltà verso quella sua idea di Pietro spinta sino al punto di offrirsi alla pubblica mattanza come tiro al bersaglio, in questa nostra povera Chiesa che somiglia sempre di più ad un luna park dove nessuno controlla chi entra e chi esce e nella quale le montagne russe sono ormai prive di manutenzione tecnica, senza che tutto questo scalfisca però la nostra certezza di fede: le porte degli inferi non prevarranno mai sulla Chiesa fondata sopra la roccia di Pietro al quale Cristo ha consegnato le chiavi del regno [Cf. Mt  16, 18].

 .

.

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

Kasper libro su lutero

come volevasi dimostrare …

Dopo l’uscita del libretto del Cardinale Walter Kasper, nel quale il porporato celebra le lodi dell’eresiarca Lutero e del Protestantesimo, ripropongo sulle colonne dell’Isola di Patmos uno dei primi articoli scritti poco dopo l’apertura di questa nostra rivista telematica. Merita forse ricordare che quando due anni fa pubblicavo e scrivevo su certe utili idiozie, correva il 19 ottobre 2014, come chiunque può verificare dal nostro archivio, dove si trovano raccolti per ordine di data tutti i nostri scritti. Mi ero proprio sbagliato? [ 7 giugno 2016 ]

.

.

PDF articolo formato stampa

.

.

UTILI-IDIOTI-150x150

uno, nessuno o centomila?

Quello di «utile idiota» non è un termine ingiurioso perché se lo fosse non oserei farne uso, tanto più verso un vescovo come il Cardinale Walter Kasper, celebre teologo sulla cui cristologia ed ecclesiologia possiamo discutere, specie in questa Chiesa così libera, collegiale e democratica nella quale solo agli Alberto Melloni pare sia concesso il diritto di pensiero, di parola e di espressione, sino ad andare a darsi delle arie senza cattolico ritegno direttamente presso le Logge Massoniche [cf. mio precedente articolo, qui, qui, qui], liete di ospitare non tanto i «costruttori di pace» [Cf. Mt 1, 5-10] che per questa opera cristologica saranno beati, ma i de-costruttori della Chiesa, molto graditi per questo ai massoni che oggi non ci attaccano più da fuori ma direttamente da dentro.

.

Col termine squisitamente politico di «utile idiota» che nulla, ripeto, ha da spartire col concetto di umana idiozia, venivano indicati quei fedelissimi che nei Paesi dell’Occidente difendevano in tutti i modi ed a tutti i costi il regime sovietico, anche contro l’evidenza dei fatti. E di questo, i veri campioni, non erano i placidi comunisti italiani da sacrestia, ma gli agguerriti comunisti francesi e spagnoli.

.

extraterrestri e Michelangelo

ET, Michelangelo, il Giudizio Universale e … i vaticanisti

Nei giorni precedenti l’apertura del Sinodo sulla Famiglia ho letto molti resoconti di vaticanologi veri o presunti, ho isolato le loro parole da certi drammi ecclesiali in corso e mi sono concesso un sorriso, perché questi personaggi paralizzati nel presente immediato ed incapaci di capire quali pesanti ed ironici giudizi darà su di loro domani la storia, sono sempre più simili agli ufologi che parlano di extraterrestri e di visite di alieni al nostro pianeta, esercitando il loro sacrosanto diritto ad alienare la tragica realtà ecclesiale in corso. Per il momento gli unici ad uscire da questo coro di adulatori da kominform [vedere qui] sembrano essere Marco Tosatti [vedere qui] e Sandro Magister [vedere qui].

.

In certe vicende ciò che sfugge è di prassi l’ovvio: il Cardinale Kasper merita a pieno titolo il premio fedeltà, perché prestandosi come utile idiota — e di nuovo ribadisco: sempre secondo il significato politico del termine usato in accezione totalmente lusinghiera — sta rendendo un grande servizio, offrendosi agli attacchi di varie frange del mondo cattolico, di vari teologi e non ultimo anche alle contestazioni espresse con garbo tutto quanto teologico da un gruppo di cardinali e di studiosi che hanno appena dato alle stampe un libro che analizza certe scottanti questioni che hanno costituito materia di discussione al Sinodo sulla famiglia [qui].

.

Cardinale-Kasper

Il Cardinale Walter Kasper

Dalla vicenda in corso, che ne sta ricavando il Cardinale Kasper? È un vescovo della Chiesa Cattolica, è un cardinale ottantenne non più elettore, presidente emerito di un pontificio segretariato, teologo apprezzato e rigorosamente imposto come unico verbo in certi studi teologici infarciti di tutte le peggiori eresie moderniste e filo-protestanti, ovvero la quasi totalità di quelli esistenti …  ben poco ha quindi da perdere, poco o nulla da guadagnare, al contrario di altri vescovi sempre in pista che invece non sanno più come tentare di compiacere il Sommo Pontefice nel disperato tentativo di ottenere da lui benefici e promozioni …

.

602-408-20111017_103411_617333A8

una manifestazione di fede popolare in Perù

Cerchiamo di essere chiari: i latinoamericani rispettano l’autorità a condizione che sia unita e mossa da profonda autorevolezza. Se uno si pone di fronte al latinoamericano-tipo in modo deciso e determinato, volendo anche con un rispettoso ma chiaro tocco di autorità, le soluzioni sono due: o quello reagisce ammazzandoti, oppure reagisce amandoti. Se però sceglierà di amarti, a quel punto sarà lui ad essere pronto a farsi ammazzare se qualcuno dovesse osare di toccare colui nel quale egli ha riconosciuto tutti i crismi della virilità e della potenza dell’uomo che merita come tale tutto il più indefesso rispetto. E come ben sappiamo, oggi, una di queste tipiche psicologie siede sulla Cattedra di Pietro.

.

Chi con il Cardinale Kasper è d’accordo, tende a tacere, in quanto d’accordo e basta; chi invece non lo è, lo attacca. E fin quando si tratta dei garbati attacchi prelatizi, che per consolidata prassi di certi membri del collegio cardinalizio prima di addentarti col morso del cobra ti cospargono di anestetico la parte da mordere, tutto va bene; quando però si tratta di certi cattolici duri e puri o di certi blog e siti di area cosiddetta ultra tradizionalista che manco sanno più dove abiti quel rispetto sempre dovuto a un vescovo e ad un collaboratore del Romano Pontefice, le cose cambiano alquanto, perché in questo caso il porporato tedesco è stato sommerso da insulti nei quali l’offesa più lieve è stata quella di  “apostasia dalla fede”.

.

Ho una certa esperienza di vita vissuta in mezzo ai latinoamericani, a partire dal mio più stretto e prezioso collaboratore, ed una cosa con la quale ho imparato a familiarizzare è questa: per un discorso di cultura e di costume tendono a non agire in modo diretto ma in modo indiretto. Altre volte accade che le cose che vorrebbero dire le fanno dire ad altri. Il tutto per tutelare la propria figura di autorità, la persona o le persone oggetto di certi pensieri ed espressioni, quindi per preservare la serenità del rapporto tra di loro, la persona o le persone.

.

madonna-evita

Barbara Eleonora Ciccone, in arte Madonna, interpreta Evita Peron

Non di rado certi caudillos hanno prima seminato attriti e creato tutte le premesse per litigi furenti, poi sono infine intervenuti per sedarli con bontà paternale, mentre Barbara Eleonora Ciccone, in arte Madonna, interpretava Evita Peron cantando dal balcone del palazzo della presidenza: Don’t cry for me Argentina [qui].

.

Il-Pifferaio-Magico

Il pifferaio magico

Proviamo ad analizzare l’ovvio: può essere che il Santo Padre abbia favorito per interposta persona un vero e proprio vespaio allo scopo astuto di far uscire i topi allo scoperto come il pifferaio magico, per vedere chi era a favore e chi contro l’ipotesi di certe discussioni su delicate tematiche dibattute in questi giorni al sinodo sulla famiglia? Si tratta di una mia ipotesi, forse peregrina, ma sulla quale merita riflettere, non altro per darmi torto. Nel caso però fosse così, apparirà ovvio in che misura il Santo Padre non avrebbe potuto porre avanti se stesso in prima persona, perché in tal caso nessuno, in questo clima di clericale codardia, sarebbe mai venuto allo scoperto [cf. mio precedente articolo, qui], a partire dai grandi difensori storici dei “valori non negoziabili”, che quando però hanno dovuto scegliere tra certe non negoziabilità e la possibilità di riuscire a giungere finalmente ad una prestigiosa sede vescovile, hanno prontamente mitigato sia il linguaggio sia lo spirito battagliero, nascondendosi dietro al dito della pretestuosa prudenza; e dinanzi al proprio interesse o alla possibilità che gli faceva vedere o sperare color rosso porpora, all’occorrenza sono diventati maestri della negoziazione persino sui “valori non negoziabili”, anzi: soprattutto, sui “valori non negoziabili”.

Kasper Walter

Il Cardinale Walter Kasper durante una preghiera interreligiosa

Ho molto da dissentire sulla teologia del Cardinale Kasper e sul suo ecumenismo dal quale ritengo possa nascere nel tempo solo del deleterio catto-protestantismo, posto che sotto le righe i suoi punti di riferimento tendono ad essere Kant ed Hegel, oltre all’onnipotente Rahner, con un occhio di simpatia per l’eretico Küng. Mi sento però di affermare che apprezzo molto di più lui di certe frange che rappresentano ormai solo la presunta traditio catholica di se stessi e che dai propri amati e intoccabili ghetti hanno preso a ringhiare contro il cane, mentre altri fingono invece di non sapere chi è il padrone che al cane ha tolto la museruola dicendogli: «Dai Fido, abbaia! Voglio vedere chi risponderà, ma soprattutto come. Poi, a tempo e luogo, ci penserò io, forse nel modo in cui nessuno manco s’immagina …».

.

santi-pietro-e-paolo

Pietro e Paolo ad Antiochia, mosaico bizantino

A quanti vescovi e cardinali, a partire dai difensori indefessi della sana dottrina e dei valori non negoziabili, nella propria veste di membri del Collegio Apostolico, è passato per la mente di fare quell’ovvio che si trova peraltro indicato con estrema chiarezza nel Vangelo? E l’ovvio cristiano ed apostolico da farsi sarebbe stato questo: andare ad Antiochia, ossia in Vaticano, alla Casa di Santa Marta, rivestirsi di virilità paolina, prendere il Principe degli Apostoli e domandargli: «Senti un po’ Pietro, vuoi spiegare ai tuoi devoti e obbedienti fratelli apostoli che con te condividono l’onore e l’onere dell’episcopato, a quali giochi certe frange sempre più irrequiete stanno tentando di giocare sotto ai tuoi occhi? Ammesso giochino sotto gli occhi tuoi e che non sia proprio tu a farli muovere come delle pedine?» [Cf. Gal 1-2,7.14].

.

stretta_mani

… qua la mano!

Porgo la mia più sincera stima al Cardinale Kasper di cui non condivido affatto teologia ed ecumenismo, ma di cui apprezzo la fedeltà verso quella sua idea di Pietro spinta sino al punto di offrirsi alla pubblica mattanza come bersaglio di tiro, in questa nostra povera Chiesa che somiglia sempre di più ad un luna park dove nessuno controlla chi entra e chi esce e nella quale le montagne russe sono ormai prive di manutenzione tecnica, senza che tutto questo scalfisca però la nostra certezza di fede: le porte degli inferi non prevarranno mai sulla Chiesa fondata sopra la roccia di Pietro al quale Cristo ha consegnato le chiavi del regno [Cf. Mt  16, 18].

.

san_pietro-001

… a te darò le chiavi del regno

Piaccia o non piaccia a certuni oggi Pietro si chiama Francesco, ed a lui dobbiamo devota e filiale obbedienza. Se invece si vuole usare ed abusare della Chiesa Cattolica per essere altro, il discorso cambia, trattandosi appunto di altro rispetto alla Chiesa fondata da Cristo sopra una precisa pietra, che è quella di Pietro. E oggi la pietra è Francesco, Vescovo di Roma e Pontefice Massimo, senza possibilità di cattolica discussione alcuna, se fedeli alla traditio catholica vogliamo essere, a prescindere dal fatto che il Santo Padre possa o meno circondarsi di cattive compagnie, di pessimi consiglieri e persino di “utili idioti”.

.

.

.

.

.

.

L’ecclesiologia storicista di Hans Küng

L’ECCLESIOLOGIA STORICISTA DI HANS KÜNG

  

[…] Küng rappresenta l’inventore degli schemi concettuali che reggono le tante proposte rivoluzionarie avanzate in questi mesi da teologi ed esponenti dell’episcopato mondiale in occasione del Sinodo straordinario sulla famiglia indetto da Papa Francesco.

 

al. 1

Autore
Antonio Livi

Il teologo svizzero Hans Küng, nella sua lunga vicenda umana e intellettuale, non ha mai dismesso il suo “abito di scena”, che è quello del “cattivo maestro” in polemica con il magistero autentico della Chiesa cattolica. I suoi temi prediletti sono quelli che ieri venivano riproposti dall’arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, e oggi vengono volgarizzati dalla letteratura pseudo-profetica di Enzo Bianchi. Sono la riforma della Chiesa, l’abolizione del primato pontificio, una “nuova” morale indirizzata ad attuare la “rivoluzione sessuale” sessantottina — di stampo freudiano-marxista —, la concessione del sacerdozio alle donne, l’eutanasia. Ultimamente Küng, ammalato di Parkinson, è giunto ad annunciare l’intenzione di ricorrere egli stesso al suicidio assistito, a imitazione del cardinal Martini.

hk-konzil-001

Il Reverendo Hans Küng in una foto giovanile

La carriera di Küng inizia negli anni Sessanta con interventi significativi nella fase preparatoria del Concilio. Con l’andar del tempo, le sue posizioni di aperta contestazione hanno trovato sempre più spazio sui giornali, con articoli o con interviste mirate su questo o su quel tema, conquistando cosi una significativa notorietà non solo dentro i circoli teologici, ma anche presso il grande pubblico. Uno degli snodi della sua battaglia polemica e stata ed è la virulenta contestazione dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI: l’ideale sacramentale — e perciò certamente divino, ma proprio per questo misterioso — della famiglia e della procreazione cristiane viene ridotto da Küng a restaurazione medievale, fino ad accusare il documento paolino e le successive affermazioni dei pontefici sul tema, «la causa principale della diffusione dell’Aids nel mondo».

La polemica di Küng, negli anni, ha investito innanzitutto il pontificato di san Giovanni Paolo II [vedere qui, qui, qui] e poi di Benedetto XVI [vedere qui, qui] il primo considerato reazionario, il secondo addirittura scismatico. Ma è sul beato Paolo VI, il papa che portò a compimento il Vaticano II, che infierì la polemica del teologo svizzero, che non poteva tollerare la sua genuina intuizione riformatrice del Concilio, alla quale opponeva una chiave di lettura fuorviante — perché storicistica e umanistica — che faceva leva sul «concilio dei mass media», come acutamente ebbe poi a dire Benedetto XVI.

Prof. Hans KŸngTŸbingen

Il Rev. Prof. Hans Küng in una foto della maturità

Küng rappresenta l’inventore degli schemi concettuali che reggono le tante proposte rivoluzionarie avanzate in questi mesi da teologi ed esponenti dell’episcopato mondiale in occasione del Sinodo straordinario sulla famiglia indetto da Papa Francesco. Sarà dunque istruttivo tracciare un profilo dottrinale dell’ecclesiologia del teologo svizzero. L’ecclesiologia di Hans Küng merita infatti di essere ben conosciuta perché oggi essa non ha un peso teologico marginale, anzi costituisce proprio l’ideologia filosofico-religiosa dominante in ambito cattolico. Le categorie concettuali e le fonti letterarie principali sono quelle della Riforma luterana e della filosofia religiosa di matrice luterana, rappresentata nell’Ottocento dal sistema idealistico di Georg Friedrich Hegel e nel Novecento dalla «dogmatica ecclesiale» — die Kirchliche Dogmatik — di Karl Barth. I capisaldi di questa ideologia filosofico-religiosa sono rappresentati dallo storicismo e dalla dialettica immanentistica. La Chiesa cattolica viene così interpretata come un momento storico della dialettica dello Spirito — inteso, questo, non tanto come lo Agion Pneuma del dogma cattolico quanto piuttosto come «der Geist» di Hegel —, la quale mira a uno svolgimento nel prossimo futuro che vedrà, come prima tappa, l’abbattimento delle barriere dottrinali tra cattolici e protestanti — con la piena accettazione della concezione luterana della «giustificazione per sola grazia» — e la costituzione di una sola “Chiesa di Cristo” (ecumenismo). Infine, come seconda e definitiva tappa, la costituzione di una “Chiesa universale” su base esclusivamente etico-politica (la «Weltethik»). Tale ideologia pervade oggi, come sottofondo ben identificabile a un’attenta analisi concettuale, la maggior parte delle proposte, dottrinali o pastorali, dei teologi cattolici più in vista, a cominciare da Karl Rahner, che lo stesso Hans Küng considera un maestro e un modello nell’adottare in teologia la dialettica di Hegel (1).

Questi teoil_falso_profeta (1)logi cattolici, molti dei quali divennero vescovi, esercitarono una ben documentata influenza sui lavori del Vaticano II, per poi assumere il ruolo (arbitrario) degli unici interpreti autorevoli del Concilio nel successivo cinquantennio, fino ad arrivare, oggi, alla preparazione e allo svolgimento dei lavori del duplice Sinodo sulle possibili modifiche della prassi pastorale in relazione ai problemi delle famiglie.

Figura di spicco di questa corrente teologica è il cardinale Walter Kasper, sostenuto da gran parte dell’episcopato tedesco e in Italia da altri teologi divenuti cardinali come Dionigi Tettamanzi e Gianfranco Ravasi. La sua tesi più caratteristica, in linea con le proposte teologico-morali di Hans Küng, è la necessità di accelerare il processo di riforma della Chiesa con un più deciso adattamento alla coscienza morale degli «uomini del nostro tempo» e l’allineamento con la prassi delle comunità ecclesiali protestanti e ortodosse. Nel suoi discorsi il Leitmotiv è la necessità di de-dogmatizzare la Chiesa cattolica, cominciando da una nuova pastorale della famiglia separata e indipendente dalla dottrina sui sacramenti, provvisoriamente non abolita ma tenuta in disparte (2). In Italia, l’ideologia ecclesiologica di Hans Küng, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto “ecumenico”, è divulgata e incessantemente riproposta da Enzo Bianchi, “priore” della comunità di Bose, molto ascoltato dalla maggioranza dei vescovi e anche presso la Santa Sede (3).

fratel_enzo_bianchi__fondatore_e_priore_della_comunita_monastica_di_bose_imagelarge

Foto del Dott. Enzo Bianchi vestito da monaco (immagine pubblica reperibile su qualsiasi motore di ricerca internet)

 

I PRESUPPOSTI DOTTRINALI DEL PROGETTO

KUNGHIANO DI RIFORMA DELLA

CHIESA CATTOLICA

 

Per comprendere bene, nei suoi contenuti teorici e nella sua portata pratica, l’ecclesiologia di Hans Küng, è indispensabile accennare ad alcuni dati biografici, sulla scorta delle opere nelle quali il teologo svizzero ha narrato il processo della sua formazione intellettuale (4). Da questi dati risulterà assai chiaramente l’indole luterano-idealistica delle sue intenzioni riformatrici e del suo ideale di vita ecclesiale cattolica, sulla base della sua particolare concezione del sacerdozio e della pastorale, presenti in ogni sua opera, dalla giovanile  Rechtfertigung alle opere della maturità come Existiert Gott? e al “manifesto” conclusivo della “Chiesa futura”, ossia il Projekt Weltethos.

 

4

Reinhard Marx, Arcivescovo Metropolita di München, durante un incontro interreligioso di preghiera

Hans Küng, nato nel 1928, si forma in un ambiente dove si pratica di fatto un certo “dialogo inter-religioso”, per via del contatto quotidiano, nella stessa classe, con cattolici, protestanti ed ebrei (5). Anche se aveva pensato di diventare medicoo architetto, «tendeva a qualcosa che fosse insieme più spirituale e più concreto, più utile ai giovani, perciò decise di diventare sacerdote e teologo cattolico» (6). In seguito, tali tendenze diverranno molto più accentuate, avranno cioè più evidenza e risonanza nella sua produzione. Lo dimostrano opere come Wahrhaftigkeit e Christ sein, e poi la sua attività romana come assistente spirituale di impiegati e a Sursee come predicatore in ospedale (7).

12064555745_19f0b85a5f_z

Roma, lo storico ingresso del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico

Giunto a Roma, nel 1948, Küng entra come seminarista al Pontificio Collegio Germanico e studia filosofia e teologia all’Università Gregoriana. Al Germanico, in quegli anni, vi si trovavano studiosi quali Emerich Coreth, Wilhelm Klein, W. Kern, tutti impegnati nello studio della filosofia hegeliana. Proprio in quel periodo, nel 1952, Coreth aveva dato alle stampe un suo saggio, intitolato Das dialektische Sein in Hegels Logik. Come afferma lo stesso Küng, da lui egli imparò a interpretare la spiritualità sacerdotale e lo zelo pastorale  in termini storicistici e dialettici, in opposizione frontale con le direttive dottrinali del Magistero di Pio XII, che includevano anche la raccomandazione di non abbandonare la metafisica e la logica insite nella tradizione teologica cattolica:

wilhelmklein

Padre Wilhelm Klein

«Probabilmente non avrei resistito in quei sette anni senza il mio padre spirituale al Collegio Germanico, Padre Wilhelm Klein, il quale – preparato da una molteplice attività come professore di filosofia, come provinciale della provincia gesuita della Germania del Nord e come visitatore per la Compagnia di Gesù dalla Scandinavia fino al Giappone – portava con sé un orizzonte di vedute raro e molto ampio […]. Egli era anche l’uomo che per primo mi rese attento riguardo a molti problemi filosofici e teologici scottanti. Con lui parlavo soprattutto di Hegel e poi di Karl Barth. E a lui per primo mostravo i miei brevi manoscritti teologici, che redigevo da solo e che egli per lo più prima stroncava nel modo più tagliente per poi costringermi ad un pensare veramente dialettico, che includesse già nella sintesi anche il contrario» (8).

E fu proprio Klein che indusse «in maniera decisiva» il giovane Küng a scegliere come argomento di tesi dottorale la teologia barthiana. In un altro suo libro, Küng, nel ringraziare per l’aiuto ricevuto nella stesura del testo, ricorda con gratitudine Coreth, Klein, Kern come suoi «venerabili maestri al Collegio Germanico-Ungarico in Roma», che, insieme ad altri, «mi hanno dato suggerimenti decisivi per la mia teologia in generale e per la comprensione di Hegel in particolare» (9).

 

Negli anni che vanno dal 1951 in poi Küng si dedica principalmente allo studio della teologia dialettica di Barth, e sul teologo di Basilea redige nel 1955 la tesi di Licenza sotto la guida di uno dei suoi professori160_160Karl_Barth di dogmatica alla Gregoriana, cioè Maurizio Flick, che poi sarebbe divenuto famoso per la sua teoria sulla riduzione del dogma del peccato originale a mero mito delle origini. E a Barth Küng riconosce poi di essere riconoscente per avergli consentito di comprendere la valenza propriamente teologica della filosofia di Hegel, cancellando quindi non solo la distinzione tra teologia cattolica e teologia luterana ma anche tra teologia e filosofia. Rechtfertigung. Die Lehre Karl Barths und eine katholische Besinnung è la prima opera di Küng e  dimostra la passione con cui il teologo di Tübingen si dedicò ad assimilare il pensiero barthiano nei sette anni di permanenza al Collegio Germanico; lo stesso Karl Barth volle poi sottolinearlo pubblicamente:

«La mia gioia proviene anzitutto dall’apertura e dalla fermezza con la quale lei, al Collegio Germanico di Roma […] quale coraggioso compatriota ha studiato pure i miei libri ed ha chiarito dialetticamente a se stesso il fenomeno teologico che vi riscontrava» (10).

Altro autore studiato con passione era de Lubac, allora al centro di inevitabili polemiche per il suo libro Surnaturel. Études historiques (Paris 1946) che metteva in discussione la dottrina tradizionale circa la gratuità dell’ordine soprannaturale. Tali dispute, insieme a quelle su altri problemi relativi al poligenismo, all’evoluzionismo, al comunismo, condussero alla decisa presa di posizione di Pio XII con l’enciclica Humani generis (1950). Lo studioso cattolico Antonio Russo, dell’Università di Trieste, ammiratore di Henri de Lubac e di conseguenza molto comprensivo nei riguardi di Küng, dipinge a tinte fosche la situazione dottrinale, pastorale e disciplinare della Chiesa pre-conciliare, immedesimandosi nella visione della Chiesa che era tipica dei progressisti, e con loro del giovane seminarista svizzero Hans Küng:

«In quegli stessi anni, poi, il clima spirituale dominante a Roma è tutt’altro che aperto alle novità. Riviste come La Civiltà Cattolica ospitano non di rado articoli come Perenne vitalità del Papato; Azione pacificatri519yx8Tqv1Lce del Papato nelle età antiche; Azione pacificatrice e caritatevole del Papato nell’età contemporanea; Il Vaticano faro di progresso culturale. Si scomunicano i comunisti e chi offre loro appoggio; si indicono solenni pellegrinaggi, atti di devozione mariana e di “entusiasmi addirittura plebiscitari”; si proclama il dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Anno Santo del 1950, l’Anno Mariano del 1954. Il giovane teologo, comunque, vive continuamente a contatto sia con la “teologia romana” sia con l’ambiente spirituale e culturale del Germanico, trovandosi a disagio e in pericolo di far naufragare la sua conversio romana. Tanto che le sue letture si orientano verso l’approfondimento di posizioni e autori come Hegel, de Lubac, ma soprattutto di Karl Barth, il cui studio lo plasmerà in maniera duratura, perché gli aprirà “den Zugang zur evangelischen Theologie”, spingendolo ad appassionarsi per la teologia» (11).

 

Come sKung_Hans_01i vede, l’influsso ricevuto da Küng nei primi anni della sua formazione è di stampo decisamente luterano, e luterana è la concezione di Chiesa e di teologia ecclesiale che fin dagli inizi orienta i suoi studi. Il risultato è un metodo teologico che procede a partire dalla  sostanziale eliminazione del magistero ecclesiastico – soprattutto quello pontificio – come criterio di base per l’interpretazione scientifica della fede. Anche la vita concreta della Chiesa – la liturgia, la pietà popolare – è vista come “da fuori”, come qualcosa da superare o eliminare del tutto perché appartenente alla “Chiesa del passato”, che deve lasciare spazio alla “Chiesa del futuro”.

Küng avverte un aspro fastidio verso il culto mariano che la Chiesa professa  e pratica, e conseguentmariatempioemente è portato a svalutare, non solo della devozione popolare ma anche un solenne pronunciamento dogmatico come quello del 1954 relativo all’Assunzione in Cielo, in corpo e anima, della Beata Vergine Maria. Avendo disconosciuto la potestas docendi della Chiesa gerarchica, Küng al posto del Magistero adotta come criterio-guida per la teologia, ossia per l’interpretazione di quella che Küng chiama sempre «der christlischer Glaube» (mai «der katholischer Glaube»), il pensiero del luterano Karl Barth, il quale a sua volta introduce Küng a una pratica della teologia ispirata esclusivamente alla dialettica hegeliana.

 

LE CONSEGUENZE TEOLOGICHE

DELL’ADOZIONE DELLA DIALETTICA

HEGELIANA
 

Occorre rilevare a questo punto che queste premesse metodologiche fanno sì che il discorso  sulla Chiesa svolto da Küng non sia propriamente teologico: nessuna delle sue tesi può essere considerata – da un punto di vista rigorosamente critico-epistemologico – come ipotesi scientificamente ammissibili, come una quaestio teologica disputata, perché il metodo da lui seguito non è affatto quello proprio della teologia ecclesiale ma è piuttosto quello di una “filocopj170.aspsofia religiosa”, nel senso preciso che io do a questo termine nel mio trattato su Vera e falsa teologia (12). e che il pensiero di Küng sia da considerare mera “filosofia religiosa” dipende non solo dal fatto che si ispira alla dialettica di Hegel – il quale esplicitamente riduce la teologia cristiana alla filosofia, e questa a una «Phanomenologie des Geistes» (13) – , ma anche dal fatto che nemmeno il pensiero di Barth trascende gli angusti limiti metodologici della “filosofia religiosa”; infatti, come ebbi a ribadire anche in un dialogo epistemologico con Brunero Gherardini (14), il presupposto luterano della «sola Scriptura», con l’esclusione a priori del magistero ecclesiastico dalla determinazione scientifica dell’oggetto della teologia (che altro non può essere se non la fede della Chiesa), fa sì che ciò che lo studioso denomina «der christlischer Glaube» o «das Wort Gottes» resti indeterminato, o comunque determinato soltanto da scelte soggettive, e quindi ridotto a dati ricavabili solo dall’incerta fenomenologia della coscienza individuale o storico-comunitaria, quella che è deputata a interpretare la Scrittura senza bisogno di un magistero ecclesiastico. Ora, non si può elaborare una scienza senza la chiara determinazione del suo specifico oggetto, al quale dipende poi l’adozione del metodo più adeguato a interpretarlo. Una teologia che non abbia per oggetto la fede della Chiesa (e non il «sentimento di fede» soggettivo di qualcuno, all’interno o al di fuori della Chiesa) non può essere considerata “teologia” nel senso cattolico del termine, ossia come teologia ecclesiale. E, all’interno di tale teologia, l’ecclesiologia di chi non collega direttamente ed essenzialmente la fede della Chiesa al magistero della Chiesa si riduce a un ambiguo discorso religioso che poi finisce per adottare i temi e i modi retorici di una a ideologia socio-politica, come è avvenuto con le ultime opere di Hans Küng, come Projeckt Weltethos, che ben poco si differenziano, nella sostanza, da analoghe opere di propaganda dell’ideologia universalistica di ispirazione teosofica o massonica. Infatti, per esplicita ammissione di Küng, solo a seguito dell’incontro con le opere di Barth:

«wurde mir klar, was Theologie als Wissenschaft sein kann. Barths kritischkonstruktive Auseinandersetzung mit der gesamten christlichen Tradition […] setzte für mich bleibende Masstäbe theologischen Denkens und Handelns» (15).

277799077303

Dall’opera Ballo in maschera: donna arcivescovo. Segue sotto a destra una foto tratta dall’opera Mistero buffo: donne-prete

Per dirla in termini ancora più espliciti, e anche più rigorosi dal punto di vista epistemologico, l’ecclesiologia di Hans Küng non va considerata come “una teologia con qualche errore”: essa è piuttosto la negazione stessa della “teologia come scienza” (die Theologie als Wissenschaft), in quanto il modo di riferirsi alla Chiesa di Cristo – quel mistero della fede cristiana che la scienza teologica dovrebbe assumere come proprio oggetto specifico e prendere in esame – mostra chiaramente che Küng si riferisce ad altro. Quando parla di “ecumenismo”, sembra che si riferisca semplicemente a qualcosa di  sociologicamente rilevabile – che egli individua nel “minimo comun denominatore” delle varie “confessioni di fede” elaborate dalle comunità cristiane. Questo  qualcosa di  sociologicamente rilevabile gli serve poi –  proprio come fa Hegel nel disegnare le sue sintesi storiche della coscienza religiosa –  per elaborare il progetto della “religione universale”, che segnerebbe il superamento della Chiesa cattolica e di tutte le altre confessioni cristiane, nell’unità dialettica con l’Islam, con il buddismo, con l’induismo e anche con l’ateismo. Le richieste che oggi Küng avanza per accelerare la “riforma della Chiesa” (l’annullamento di fatto del magistero ecclesiastico e soprattutto del primato del Papa, la sinodalità nel governo della Chiesa, abolizione del celibato ecclesiastico, l’ammissione delle donne al sacerdozio ordinato, il riconoscimento del matrimonio omosessuale, l’accettazione dell’eutanasia eccetera) non sono altro che la preparazione di  ciò che ineluttabilmente avverrà domani, quando si realizzerà pienamente il destino insito nell’essenza stessa della Chiesa come fenomeno (= mani20110604-302festazione momentanea) dello Spirito. Nulla di diverso, sia nei termini che nei concetti, da quello che Hegel diceva  nell’opera giovanile Lo spirito del cristianesimo e il suo destino; ma nulla di simile a quello che è un discorso propriamente teologico, che inizia con l’accettazione senza riserve della verità rivelata (il dogma) e continua con l’elaborazione di ipotesi di interpretazione razionale  che hanno come strumento privilegiato la metafisica. Come giustamente aveva osservato all’inizio del Novecento Réginald Garrigou-Lagrange, in polemica con i modernisti e con i teologi cattolici convinti di  poter conciliare il dogma con l’evoluzionismo di Bergson, la verità della fede, contenuta nelle “formule dogmatiche”, non può essere compresa dai credenti se non sulla base delle evidenze del “senso comune”, che sono sostanzialmente di natura metafisica e che a loro volta costituiscono la premessa razionale per l’interpretazione scientifica del dogma, ossia per la teologia (16). In effetti, senza la metafisica e senza la logica che ad essa è intrinsecamente collegata, soprattutto senza il principio di non-contraddizione, il dogma non è più la verità divina custodita dalla Chiesa ma può e deve essere contraddetto dialetticamente, in conformità con i mutamenti culturali e sociali (17). Questo è quanto arriva a sostenere Küng in die Kirche (1967) e in Unfehlbar? Eine Anfrage (1970):

«Ogni formula di fede, non solo nell’individuo ma anche nella chiesa intera, resta imperfetta, incompleta, enigmatica […] questa frammentarietà non si fonda soltanto sul carattere spesso polemico e angusto delle formule dottrinali della chiesa, ma sul carattere necessariamente dialettico di ogni umana affermazione della verità […]. Ogni proposizione può essere vera e falsa» (18).

 Sicché non sorprende che la Congregazione per la dottrina della fede emanasse il seguente monitum:

Franjo_Šeper

Il Cardinale Franjo Šeper (Osijek, 2 ottobre 1905 – Roma, 30 dicembre 1981) all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

«La Congregazione per la dottrina della fede adempiendo il proprio compito di promuovere e tutelare la dottrina della fede e dei costumi in tutta la chiesa ha sottoposto all’esame le due opere del professore Hans Küng, La chiesa e Infallibile? Una domanda, che sono state pubblicate in diverse lingue. Con due diverse lettere, datate rispettivamente 16 maggio 1971 e 12 luglio 1971, la congregazione notificò all’autore le difficoltà che trovò nelle sue opinioni e lo pregò che spiegasse per iscritto come tali opinioni non contraddicano la dottrina cattolica. Con una lettera del 4 luglio 1973 la congregazione offerse al professore Küng una ulteriore possibilità di spiegare le proprie idee mediante un colloquio. Con una sua lettera del 4 settembre 1974 il prof. Küng tralasciò anche questa possibilità. D’altra parte con le sue risposte non provò che alcune opinioni circa la chiesa non contraddicano la dottrina cattolica ma continuò a sostenerle anche dopo la pubblicazione della dichiarazione Mysterium ecclesiae. Perciò affinché non rimangano dubbi circa la dottrina che la Chiesa Cattolica professa e perché la fede dei cristiani non sia in alcun modo offuscata, questa sacra congregazione, richiamando la dottrina del magistero esposta nella dichiarazione Mysterium ecclesiae dichiara: Nelle opere sopradette del prof. Hans Küng sono contenute alcune opinioni che, in diverso grado, si oppongono alla dottrina della Chiesa Cattolica che deve essere professata da tutti i fedeli. Notiamo soltanto le seguenti di maggior rilievo prescindendo ora da un giudizio circa alcune altre che il prof Küng difende. L’opinione che pone almeno in dubbio lo stesso dogma di fede della infallibilità della Chiesa e lo riduce ad una certa fondamentale indefettibilità della Chiesa nella verità, con la possibilità di errare nelle sentenze che il magistero della Chiesa in modo definitivo insegna di credere, contraddice la dottrina definita dal concilio vaticano I e confermata dal concilio vaticano II. Un altro errore che pregiudica gravemente la dottrina del prof. Küng riguarda la sua opinione sul magistero della Chiesa. In realtà egli non si attiene al genuino concetto del magistero autentico secondo il quale i vescovi sono nella chiesa “dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo e che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella vita pratica”; infatti “l’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è affidato al solo magistero vivo della Chiesa”. Anche l’opinione già insinuata dal prof. Küng nel libro La Chiesa e secondo la quale l’eucarestia, almeno in casi di necessità, può essere consacrata validamente da battezzati privi dell’ordine sacerdotale, non può accordarsi con la dottrina dei concili Lateranense IV e Vaticano II» (19).

 

Nel 1979 a Hans Küng venne revocata la missio canonica relativa l’insegnamento della teologia cattolica.

 

UN GIUDIZIO DEL MAGISTERO SULL’ECCLESIOLOGIA

STORICISTICA

 

brevetto di volo

Padre Anthony De Mello S.J. ed il suo libro: Brevetto di volo per aquile e polli.

L’ecclesiologia storicistica di Hans Küng, divulgata da tanti autori di saggistica teologica, ha trovato una puntuale condanna in una nota della Congregazione per la dottrina della fede. Essa riguarda direttamente non il teologo svizzero ma un suo epigono indiano, il gesuita Anthony De Mello. Nel documento della Congregazione, reso noto nel 1998 — lo stesso anno in cui Papa Giovanni Paolo II pubblicava l’enciclica Fides et ratio — si legge che nelle opere di De Mello si osserva:

«un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede cristiana. Alla rivelazione avvenuta in Cristo egli sostituisce una intuizione di Dio senza forma né immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. […] Le religioni, inclusa quella cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verità. Questa verità, d’altronde, non viene mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l’unico è, semplicemente, fanatismo. “Dio” viene considerato come una realtà cosmica, vaga e onnipresente. Il suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato».

Bianchi, molte fedi

Enzo Bianchi, teatro Donizetti di Bergamo, 20 settembre 2012 (immagine pubblica reperibile su tutti i motori di ricerca internet)

Si tratta della concezione hegeliana dell’Assoluto che non è trascendente, non è personale, ma si identifica con il divenire dialettico dello Spirito e quindi con la Storia. La Chiesa cattolica, una volta negato il valore assoluto della verità rivelata, è relativizzata e ridotta a momento transitorio dello sviluppo della coscienza di un’umanità destinata all’unità globalizzata su base etica. Cristo – dice ancora il documento firmato da Josef Ratzinger – viene a essere considerato «come un maestro accanto ad altri. […] Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio».

In questa denuncia del Magistero ritrovo la condanna a priori di quell’ umanesimo ateo che ho rilevato tante volte negli scritti di un altro epigono del teologo svizzero, ossia Enzo Bianchi, che arriva a qualificare Cristo come semplice “creatura” [Ndr. Vedere precedente articolo di Antonio Livi, qui].

NOTE

 

  • Cfr Hans Küng, Menschwerdung Gottes. Eine Einfürung in Hegels theologisches Denken als Prolegomena zu einer künftigen Christologie, Verlag Herder, Freiburg – Basel – Wien 1970, p. 643: «Nella teologia cattolica più recente è stato Karl Rahner ad aprire nuovi orizzoni […]. Lo spirito insigne che aleggia sullo sfondo di questo approfondimento […] altri non è se non Hegel, anche se non mancano nemmeno influssi heideggeriani. I suoi sporadici tentativi di distanziarsi da Hegel in argomenti secondari non fanno che confermare questo fatto» (traduzione mia).
  • Vedi Antonio Livi, in La Nuova Bussola Quotidiana, 10 ottobre 2014.
  • Vedi Antonio Livi, in La Nuova Bussola Quotidiana, 10 febbraio 2012.
  • Cfr Hans Küng, Erkämpfte Freiheit. Erinnerungen, München 2002; Idem, Umstrittene Wahrheit. Erinnerungen, München 2007.
  • Cfr Hans Küng, La giustificazione, trad. it. di T. Federici, Editrice Queriniana, Brescia 1969, p. 21.
  • Hans Küng. Weg und Werk, a cura di Häring und K. J. Kuschel, Piper Verlag, München 1978, p. 123.
  • Cfr Hans Küng, intervista ad A. W. Scheiwiller, “Unbequeme Eidgenossen: Hans Küng der kirchentreue Reformator”, in Woche, 14 giugno 1972, p. 23.
  • Hans Küng. Weg und Werk, cit., p. 128.
  • Hans Küng, Incarnazione di Dio in Hegel. Prolegomeni per una futura cristologia, trad. it., Queriniana, Brescia 1970, p. 10.
  • Karl Barth, Geleitbrief, in Hans Küng, Rechtfertigung. Die Lehre Karl Barths und eine katholische Besinnung, Johannes Verlag, Einsiedeln 1957 cit.; trad. it: Lettera all’autore, in Hans Küng, La giustificazione, cit., p. 8.
  • Antonio Russo, «Hans Kung e la teologia come scienza», in Studium, 106 (2010), pp.185-206, qui p. 188.
  • Cfr Antonio Livi, Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012.
  • Vedi Antonio Livi, Vera e falsa teologia, cit., pp. 141-148.

(14) Cfr Antonio Livi, Qualche chiarimento, in dialogo con estimatori e critici, in Verità della teologia. Discussioni di logica aletica a partire da “Vera e falsa teologia”, di Antonio Livi, a cura di Marco Bracchi e di Giovanni Covino, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2014, pp. 167-185.

(15) Hans Küng. Weg und Werk, cit., p. 137.

(16) Cfr Réginald Garrigou-Lagrange, Le Sens commun, la philosophie de l’être et les formules dogmatiques, Beauchesne, Parigi 1912; trad. it.: Il senso commune, la filosofia dell’essere e le formule dogmatiche, a cura di Antonio Livi e di Mario Padovano, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2013.

(17) Vedi in proposito Antonio Livi, Razionalità della fede nella Rivelazione. Un’analisi filosofica alla luce della logica aletica, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2005.

(18) Hans Küng, Die Kirche, Herder, Freiburg im Breisgau 1967, p. 397.

(19) Congregazione per la dottrina della fede, Monitum, 15 febbraio 1975.

 

BIBLIOGRAFIA

 Louis Bouyer, «Ecumenismo senza scavalcamenti», in Studi cattolici, 13 (1969), pp. 30-35.

Pier Carlo Landucci, «Ecco Hans Küng», in Studi cattolici, 22 (1979), pp. 549-54.

Luigi Iammarrone, Hans Küng eretico. Eresie cristologiche nell’opera “Christ sein”, Edizioni Civiltà, Brescia 1977.

Luigi Iammarrone, Teologia e cristologia. “Dio esiste”, di Hans Küng, Edizioni Quadrivium Genova 1982.

Antonio Livi, «Dogma e Magistero dopo il “caso Küng”», in Studi cattolici, 24 (1980), pp. 171-177.

Antonio Livi, Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”, seconda edizione aumentata, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012, pp. 241-246.

Emanuele Samek Lodovici, «Il dogma infallibile di Han Küng», in Studi cattolici, 16 (1971), pp. 171-177.

Emanuele Samek Lodovici, «La via a Hegel di Hans Küng», in Studi cattolici, 16 (1971), pp. 243-251.

 

 Cliccare qui sotto per ascoltare un canto della tradizione popolare