Savonarola, il Borgia, Lutero e … “La Banda del Buco”

SAVONAROLA, IL BORGIA, LUTERO E … LA BANDA DEL BUCO

Puntuale come la morte sul Calvario dopo che il Signore è stato martoriato lungo la Via Dolorosa, giunge il nuovo articolo anti-bergogliano da parte della Banda del Buco che per invitare alla disobbedienza verso la “Chiesa apostatica” e il “Papa eretico” usa questa volta Padre Enrico Zoffoli [vedere articolo QUI] come in precedenza era stato tentato l’abuso della figura di Padre Divo Barsotti, al quale ha replicato uno dei padri dell’Isola di Patmos [QUI]. Siccome l’audace “teologa” di suddetta Banda seguita a seminare falsi storici basati perlopiù su maldestre estrapolazioni, la Redazione è lieta di pubblicare un articolo d’archivio del Padre Giovanni Cavalcoli nel quale il nostro insigne teologo domenicano parla proprio di due delle figure abusate attraverso questa ennesima citazione di un’opera usata in modo fuorviante: Girolamo Savonarola e Alessandro VI. 

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP

 

 

banda del buco
celebre film della omonima Banda del Buco [vedere QUI]

Nel complesso dibattito attuale relativo al significato da dare alla varietà e molteplicità così diversificata dei gesti, del comportamenti e degli insegnamenti del Sommo Pontefice, può esser utile tentare di far luce sui princìpi che ci devono guidare per valutare, per quanto è possibile, un pontificato che accanto a stili del tutto tradizionali, mostra degli exploits che a tutta prima appaiono sconcertanti per la loro inusualità rispetto al comportamento dei Papi precedenti, risalendo anche molto indietro nel tempo. Non occorre fare degli esempi, che sono sotto gli occhi di tutti, ma entriamo senz’altro in medias res. A tal uopo ho pensato di proporre al lettore il caso di due personaggi giganteschi e famosissimi della storia del cristianesimo, i quali, benchè vissuti molti secoli fa, possono fornirci spunti di riflessione e validi insegnamenti circa la questione che ci proponiamo di come giudicare il comportamento di un Pontefice: quali sono i limiti e la portata della sua autorità, dove il buon cattolico deve obbedire tranquillamente e dove invece gli è consentito avanzare critiche e riserve.

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statua a Girolamo Savonarola alle spalle del Castello Estense di Ferrara e posta di fronte al Palazzo Arcivescovile

Tanto il Savonarola quanto Lutero sono stati dei riformatori della Chiesa: ma quale differenza! Mentre Savonarola parte dall’idea che la Chiesa ha di se stessa così come è concepita dal Magistero ritenendola conforme al Vangelo, Lutero si fà la convinzione che quella essenza della Chiesa che è presentata dal papato, falsifichi l’ideale evangelico e quindi pretende di correggere il Papa sul concetto di Chiesa. Da qui le logiche conseguenze: mentre per Savonarola la riforma, sulla linea dell’insegnamento di Santa Caterina da Siena, è una questione di carità, ossia di messa in pratica della verità nell’obbedienza al Papa Maestro della fede, senza risparmiare al Papa filiali ed accorati richiami a fare il proprio dovere, per Lutero è una questione di verità, nel senso che si tratta di far ritrovare alla Chiesa la sua essenza evangelica deturpata dagli insegnamenti del papato.

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Ferrara, statua a Girolamo Savonarola

Non naturalmente che Savonarola non tenesse alla verità, ché, da buon Domenicano, ne fece la stella polare e la passione di tutta la sua vita e la causa del suo martirio, ma carità in quanto appunto attuazione della verità, integralmente e lealmente da lui accolta dal Magistero della Chiesa. Anche Lutero, certo, si presentò come sostenitore della verità; ma quanto dobbiamo credere a tale sua dichiarazione, quando vediamo l’ostinazione e la slealtà con le quali la rifiuta? Così Savonarola, pur giustamente severo contro il costumi morali di Alessandro VI, non si sogna nemmeno di fargli dei rimproveri in campo dottrinale, dove rispetta in pieno il Successore di Pietro, ed anche quando a un certo punto propugna la convocazione di un Concilio, lo fa sempre sottintendendo che esso debba riformare la Chiesa sotto la guida del Papa, cosa che è del tutto aliena dall’iniziale appello al Concilio fatto da Lutero; appello che, inizialmente influenzato dal conciliarismo hussita, successivamente abbandonerà, sapendo che per la Chiesa è inconcepibile un Concilio non presieduto dal Papa, quel Papa che egli contestava non solo nella sua condotta morale, ma proprio nel suo diritto ad essere Papa, cosa che a Savonarola non venne mai assolutamente in mente. Non facciamo di Savonarola un hussita. Si può deporre un Papa, ma non il Papato.

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Ferrara, altro particolare della statua del Savonarola

Il profetismo savonaroliano si atteneva rigorosamente agli esempi dei profeti biblici, per cui, se da una parte era un richiamo alla fedeltà a Dio, dall’altra propugnava con forza e senza compromessi l’applicazione della Paraola di Dio nella vita ecclesiale e nella stessa vita politica.
Non dobbiamo stupirci a questo proposito, noi figli della mitezza e del dialogo promossi dal Concilio Vaticano II, della severità dei castighi divini ed umani minacciati da Savonarola, che rientrava negli usi del tempo con la stessa pena di morte per i criminali e per gli eretici. Anche la riforma savonaroliana dello Stato fiorentino su ispirazione evangelica, in netto contrasto col farisaismo pagano di Machiavelli, dobbiamo vederla nel suo tempo. Per quanto Firenze fosse corrotta, era pur sempre una società cristiana, molto diversa dalle moderne società laicistiche ideologicamente pluralistiche, per non dir atee, per governare le quali non sarebbe affatto opportuno o possibile uno Stato cristiano ed è già molto che vengano accettati i diritti fondamentali dell’uomo.
Alcuni, come il Von Pastor [1], hanno voluto vedere in questa condotta del Savonarola un’eccessiva severità ed intransigenza; ma con ciò hanno trascurato di collocarsi nella mentalità del tempo, che non risparmiava neppure i Santi, come si possono avere tanti esempi dalla storia.

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Lutero e le sue 95 tesi

Diverso invece è il profetismo luterano, basato certo anch’esso sulla Bibbia, ma una Bibbia adulterata e interpretata in contrasto col Magistero della Chiesa, per cui il progetto ecclesiale e politico luterano non poté non falsificare le vere esigenze e prospettive del Vangelo. Interessante è inoltre la differenza concernente la scomunica che fu irrogata sia a Savonarola che a Lutero, connessa con quanto si è detto. Entrambi suscitarono lo sdegno del Papa per il loro atteggiamento critico nei suoi confronti. Ma ben diversa fu la critica del Papa in Savonarola e in Lutero. Savonarola redarguì la condotta immorale di Alessandro VI e si oppose alle sue ingiustizie sulla base di ottimi princìpi etici e dottrinali, distinguendo la fallibilità dell’uomo dall’infallibilità del Vicario di Cristo.

Al contrario, Lutero, aggredì sconsideratamente e scriteriatamente il Papa proprio come Vicario di Cristo accusandolo di eresia, sulla base di princìpi ereticali e lasciandosi trasportare da un odio furioso e blasfemo.

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ritratti di Alessandro VI e Girolamo Savonarola

Savonarola fu scomunicato ingiustamente e per invidia da Papa Alessandro VI, circonvenuto da false informazioni, senza alcuna motivazione valida nè dottrinale, data la purezza della sua dottrina, nè morale, data la nobiltà delle sue virtù, ed oltre a ciò la scomunica fu invalida per vizio di forma e perchè contenente false accuse, e quindi nulla e giuridicamente ineseguibile. Egli poi fu ucciso dopo un processo ingiusto e irregolare, in odio alla fede. Infatti, odio alla fede (odium fidei) non è solo quello dell’empio e dell’eretico, ma può essere anche quello del credente, che, per invidia odia il credente accusandolo falsamente di eresia, ciò che fece appunto Alessandro VI. Per questo è lecito, a proposito del Savonarola, parlare di martirio [2].

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lapide posta in Piazza della Signoria a Firenze dove Girolamo Savonarola fu impiccato e poi arso al rogo

È sconcertante che Savonarola sia stato mandato a morte come fosse un criminale proprio da colui che avrebbe dovuto lodarlo e appoggiarlo nella sua eroica battaglia per Cristo, ossia dallo stesso Vicario di Cristo, Papa Alessandro VI, accecato dall’odio e ingannato dalle calunnie dei nemici del frate. Nella tragedia del Savonarola abbiamo l’episodio terribile del padre che uccide il figlio.
Il caso del Savonarola è più unico che raro in tutta la storia del papato e della martiriologia: quello stesso Papa che ha da Dio il compito di canonizzare i martiri, diventa carnefice di un martire. Da notare che Alessandro VI celebrò correttamente delle canonizzazioni. Savonarola invece martirizzato da Alessandro VI. Incredibile.
Dal che vediamo la delicatezza, anche se di estrema opportunità, per le ragioni che diremo, di un’eventuale Causa di Beatificazione del Savonarola, Causa che, a seguito di una devozione secolare per il Martire, è pur stata auspicata di recente da Capitoli Generali dell’Ordine Domenicano in base a studi chiarificatori ormai definitivi, come quelli dello Scaltriti.

Nell’Ordine Domenico ed anche altrove, dopo la morte del Savonarola sorsero due correnti di opinione nei suoi confronti: una, troppo ligia alle censure di Alessandro VI, capeggiata dallo stesso Maestro dell’Ordine Goacchino Turriani, corrente che ne diffuse la fama come di “disobbediente”, quando lo stesso Papa si pentì di ciò che aveva fatto al Savonarola, mentre il Successore Giulio II disse che lo avrebbe volentieri fatto Santo; ed un’altra, saggia e perspicace, nella quale figurano alcuni Santi come Santa Caterina de’ Ricci, San Filippo Neri e, in tempi recenti, il Beato Giorgio Frassati, i quali lo venerarono come Santo e come Martire.

lutero dottrina
dottrina luterana

Ben diverso il destino postumo del luteranesimo, che si configurò e si configura fino ai nostri giorni come fattore di una tragica divisione nella Chiesa, che neppure l’ecumenismo avviato dal Concilio Vaticano II è riuscito a rimediare e che anzi fomenta altre eresie, come quella del modernismo. Nessun cattolico di buon senso pensa di far santo Lutero, che del resto è spregiatore del culto dei Santi, al contrario del Savonarola, devotissimo dei Santi a cominciare dalla Beata Vergine, e oggetto di venerazione nei secoli fino ad oggi. Savonarola infatti è un modello perfetto ed attuale di predicatore domenicano franco, coraggioso, ardente, osservante, generoso, amante della sana dottrina, della Chiesa e delle anime. Egli pertanto serve in modo eccellente a far capire la differenza fra il Papa come Maestro della fede e il Papa come supremo magistrato e pastore universale della Chiesa.

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la tiara usata dai Sommi Pontefici fino a Paolo VI, l’ultimo che ne fece uso

Il Papa è infallibile nella potestas docendi, non nella potestas iurisdictionis sive gubernandi Ecclesiam e neppure è impeccabile nella condotta morale. In questi campi può commettere delle gravi colpe, per cui si comprende come Dante, che se ne intendeva, abbia potuto mettere Bonifacio VIII all’inferno. Non c’è dubbio che i Santi sono modello d’obbedienza; ma bisogna finirla una buona volta per esaltare un genere di obbedienza supina e paurosa, una falsa obbedienza, che viene ad essere in pratica un connivenza col peccato e un cedimento al prepotente. Si obbedisce al bene e non al male. Chi obbedisce al male con la scusa dell’obbedienza non è un santo, ma un ipocrita o un falso. Questa sacrosanta verità bisogna “gridarla sui tetti”, dirla finalmente ad alta voce contro tutti i bacchettoni e i servi dei potenti. Santo è anche chi rifiuta la falsa obbedienza. Ciò pertanto non richiede di assumere le vesti dei contestatori sessantottini o l’arroganza dei Rahner o dei Mancuso, altrettante figure dell’ipocrisia, ma di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Si colpiscano piuttosto con forza i veri disobbedienti, come Lutero e tutti gli eretici, invece di farne i campioni della libertà e della riforma.

Alessandro VI
codice miniato della Messa di Natale di Alessandro VI

Alessandro VI, peraltro, riconobbe, vivente ancora il frate, che la dottrina del Savonarola era ortodossa ed egli stesso, dopo averlo fatto condannare a morte con una vana accusa di disobbedienza, si pentì del gravissimo atto adducendo come scusa di essere stato male informato e di averlo scomunicato al di fuori della sua intenzione (praeter suam mentem). Scaltriti infatti dimostra che gli ordini dati al Savonarola da Papa Alessandro VI erano ingiusti ed illegittimi e quindi invalidi. Da qui la conseguenza della invalidità della scomunica motivata dal Papa col fatto che Savonarola avrebbe disobbedito. Il Savonarola viceversa avvertì subito l’ingiustizia e quindi la nullità giuridica dei comandi papali, in quanto, come mostrò chiaramente egli stesso, erano “contro la carità”, ossia contro la volontà di Dio e, come dimostra San Tommaso, l’ordine ingiusto di un superiore, ossia contrario alla legge divina o della Chiesa, non merita di essere obbedito, perchè in questo caso “talis oboedientia esset illicita” [3]. Così similmente per l’Aquinate una scomunica, anche pontificia, può essere ingiusta o illegittima e perciò stesso invalida e nulla, e quindi senza effetto. In tal caso la persona colpita resta del tutto libera dall’ingiusto ed infamante provvedimento e dalle sue conseguenze, per cui essa mantiene intatti il suo onore e la sua buona fama presso i buoni fedeli e resta in comunione con la Chiesa e col Papa, non in quanto ha errato, ma in quanto Papa, Vicario di Cristo. La brutta figura la fa il prelato che l’ha scomunicata, fosse anche il Papa, il quale è tenuto a riparare e a restituire alla persona innocente colpita il suo onore e la sua buona fama. Dice l’Aquinate: “si sit talis error ex parte sententiae, qui sententiam nullam esse faciat, non habet effectum, quia non esset excommunicatio” [4]. Con ciò stesso vengono a cadere le disposizioni disciplinari o punitive connesse alla scomunica.

lutero lettera di citazione di Carlo V
lettera di Carlo V a Lutero per la sua comparsa in giudizio

Lutero, invece, come è noto, fu giustamente scomunicato da Leone X con ottime ragioni basate sulle sue eresie e sulla arroganza ed ostinazione della sua condotta. Dal che si vede l’abissale differenza che separa la condotta di Savonarola da quella di Lutero nei confronti del Papa. Savonarola sapeva benissimo dove occorre obbedire al Papa e dove è consentito resistergli. Per questo, nel caso di Lutero, gravissima fu la colpa di coloro che con disprezzo della scomunica, invece di richiamarlo all’obbedienza al Papa e a ricredersi dalle sue eresie, accondiscesero al suo furore ereticale ed antipapale senza tener in nessun conto il valore e gli effetti della scomunica.

Lorenzo de Medici
ritratto giovanile di Lorenzo de’ Medici

Savonarola scomunicato ingiustamente è stato giustiziato; Lutero, scomunicato giustamente ha salvato la pelle. Una certa responsabilità in queste orrende ingiustizie ce l’ha certamente la famiglia Medici, una potentissima dinastia fiorentina, che dette i natali per due secoli, proprio nel corso del neopaganesimo rinascimentale, a molti vescovi e cardinali e addirittura a due Papi, Leone X e Clemente VII, i quali segnano una triste parte di primo piano nella storia del luteranesimo, dopo che i Medici della fine del Quattrocento contribuirono alla disgrazia del Savonarola, in testa come furono alle dissolutezze, al lusso, all’avidità e allo strapotere della classe politica fiorentina, tanto redarguita dalle veementi prediche del Profeta domenicano, e pure favorita dal Papa. Lutero invece fece un’enorme confusione tra il Papa come uomo e il Papa come Papa, facendo oggetto del suo empio ed implacabile odio ereticale la figura del Papa non solo nel suo aspetto umano, ma anche nella sua missione divina.

la salvezza
il mistero della salvezza

Tanto Savonarola quanto Lutero pongono al centro del loro interesse la salvezza mediante la croce di Cristo e si propongono una riforma della Chiesa alla luce del Vangelo. Tuttavia, profonde sono le differenze. Savonarola facendosi religioso, intende farsi santo lasciando il mondo corrotto. Ama l’osservanza regolare e sente il bisogno di lottare contro i peccati nella società e nella Chiesa correggendo i costumi corrotti, alla luce di una fede perfettamente ortodossa e cristallina. Lutero invece, temendo fortemente e quasi con spavento di non salvarsi, si fa religioso per aver maggiore sicurezza di salvarsi, ma, infetto da una concezione occamista del rapporto dell’uomo con Dio, per la quale Dio è buono ma sì da apparire un despota ostile all’uomo, mentre l’uomo si salva obbedendo irrazionalmente a Dio, non si pone nel giusto rapporto con Dio, perchè non riesce a conciliare in Dio la sapienza con la bontà, la misericordia con la severità, il timore con l’amore, la confidenza con la riverenza. Giunto ad un punto di insopportabile esasperazione, come si sa, Lutero credendo di ricevere un’illuminazione divina che, a suo dire, gli “aprì le porte del paradiso”, si convinse in modo entusiastico, fanatico e ostinatissimo di tale sua idea, quasi fosse in gioco la sua salvezza eterna e quella dell’intera umanità, sicchè rimase attaccato per tutto il resto della sua vita, all’idea che Dio comunque lo perdonava, anche se restava avvinto al peccato e vinto dal peccato, facendosi l’idea che la grazia poteva coesistere col peccato.

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la “riforma” luterana

Così si spiega l’impegno frenetico, prodigioso ed indefesso che Lutero mise per tutta la vita a diffondere dovunque la sua idea, ritenendosi messaggero del vero Vangelo contaminato dal Papa, e quindi nutrendo viepiù negli anni seguenti fino alla morte un odio feroce contro il Papa, che aveva condannato la sua idea, ribadendo la dottrina tradizionale della giustificazione. A nulla valsero tutti i tentativi fatti per dissuadere Lutero da questa eresia. Non ci fu nulla da fare, ed anzi essa finì per diffondersi in Europa e nel mondo nei secoli seguenti fino ad oggi. Lutero ritenne addirittura questo principio, per il quale abusava del concetto paolino della giustificazione, come il cardine stesso della fede cristiana, “articulus stantis et cadentis Ecclesiae“, e come è noto, è riuscito a tirare a sè un numero sterminato di seguaci, appunto i cosiddetti “protestanti”, senza che neppure la riforma tridentina sia riuscita a porre un freno a questo fenomeno.

Nulla di tutto questo nel Savonarola, che conosceva ed accettava la vera dottrina della giustificazione e ne fece il perno la sua vita spirituale e della sua predicazione, anticipando le decisioni del Concilio di Trento. Savonarola, seguendo San Tommaso e la dottrina della Chiesa e dei Santi, non ha problemi a vedere in Dio un Padre sapiente e misericordioso e un Giudice giusto e clemente. Sa vivere questa verità e sa trasmetterla agli altri. In tal modo Savonarola fa esperienza della misericordia divina senza prender questa, come fa Lutero, a pretesto per evitare l’ascetismo morale, l’esercizio delle buone opere e dell’emendamento di sè. Per questo Savonarola non sente mai la tentazione di abbandonare l’austerità della vita religiosa, con la scusa avanzata da Lutero che le buone opere, i sacrifici e le penitenze non bastano alla salvezza, perchè sa benissimo che l’osservanza regolare dei religiosi e dei monaci, ben moderata e regolata, è un fattore essenziale, anche se secondario, del cammino di santificazione, al contrario di Lutero, che, sotto il manto della falsa idea che Dio perdona sempre, anche se non si è pentiti, torna alla vita secolare rinunciando a disciplinare le proprie passioni e a tenere a freno la tendenza alla falsità, propria della ragione umana oscurata dal peccato.

savonarola video games
immagine del Savonarola tratta da un video-gioco Assassin’s creed II, nel quale figura come personaggio

È questa mancata disciplina della ragione, infetta di occamismo, che unita alla superbia e all’ebbrezza del successo ottenuto, porta Lutero all’eresia, cosa assolutamente estranea al cammino spirituale del Savonarola, il quale invece sa che al peccatore pentito il peccato è veramente cancellato, anche se poi, data l’inclinazione al male dei figli di Adamo, il peccato sempre di nuovo si ripresenta. Ma ogni volta esso può esser cancellato dalla grazia. Invece Lutero, col pretesto che la condizione di peccatore è invincibile, non si sforza per vincere il peccato, ma si adagia in esso, godendo di peccare con la scusa che tanto Dio perdona, e ritenendosi comunque perdonato.

Tanto Savonarola quanto Lutero sono devoti al Crocifisso, come salvezza ed espiazione divina dei peccati, ma intendendo tale devozione in modo opposto: mentre Savonarola vede nel Crocifisso un Dio che è in armonia con la ragione, che chiede le opere buone e che quindi è amico dell’uomo, Lutero, fraintendendo il concetto paolino della Croce come “scandalo” [I Cor 1,23] dei Giudei, e confondendo male di pena e male di colpa, immagina di patire con Cristo senza emendarsi dal peccato, senza l’esercizio retto della ragione e quello delle virtù naturali, da lui disprezzate come vanto pelagiano e farisaico davanti a Dio delle proprie opere e dei propri meriti.

Per quanto riguarda il rapporto della Chiesa con lo Stato, diverso è l’atteggiamento del Stato e chiesaSavonarola e di Lutero. Il Savonarola si sente fortemente attratto dal dovere di proporre pubblicamente a Firenze il modo col quale il Vangelo deve servire al bene comune politico con rifermento al bene spirituale e morale delle persone e della società, in relazione al peccato e alla giustizia. Anche Lutero concepisce che il principe cristiano deve adoperarsi, per quanto è di sua competenza e in suo potere, per aiutare la Chiesa nell’incarnare il Vangelo nella storia e nella società civile. Sia l’uno che l’altro danno direttive ai prìncipi e ai cittadini ispirate al Vangelo.

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conseguenze politiche della “riforma” luterana

Mentre tuttavia per il Savonarola il Papa, valendosi del suo ministero di Vicario di Cristo e sovrano temporale degli Stati della Chiesa, ha il compito, alla luce del Vangelo, di supremo giudice, regolatore e promotore dell’azione dei principi cristiani, Lutero, non dà al Papa alcuna autorità di tal genere, ma il Papa è al massimo un sovrano temporale come tutti gli altri, con in più la pretesa infondata di rappresentare Cristo sopra tutti gli altri. Dunque per Lutero la Chiesa ha bensì bisogno di essere ordinata ed organizzata secondo il Vangelo, anche per l’attuazione della sua missione politica oltre che spirituale; tuttavia la Chiesa in terra non ha bisogno di un unico centro visibile di unità, di un’unica direzione centrale, come sarebbe il Papa a Roma, ma è una collettività o una collegialità di cristiani guidati per gruppi, principati o nazioni dai loro rispettivi pastori sotto l’unica guida celeste di Cristo e dello Spirito Santo.

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Lutero ha finito col dar vita a tutt’altra musica …

Per Lutero non c’è un Papa, supremo sovrano spirituale e terreno, al di sopra dei principi, ma ogni principe sotto la guida dell’Imperatore dei Romani, è capo della Chiesa per il suo territorio, si tratti del proprio principato o dell’insieme del Sacro Romano Impero. Il Savonarola, dal canto suo, si adoperò intensamente per il bene pubblico di Firenze, favorendo una repubblica popolare, che fece porre sotto la regalità di Cristo. Egli ebbe stima del progetto del Re di Francia Carlo VIII, il quale si era convinto, a seguito della predicazione infiammata di Santa Giovanna d’Arco, che la Francia fosse eletta da Dio a sconfiggere i Turchi e la liberare Gerusalemme dal dominio musulmano. Per questo Savonarola si adoperò perchè Firenze, bloccati alla luce del Vangelo i progetti di signoria della famiglia Medici nemica del Re, si alleasse con lui. Senonchè però Carlo VIII considerava anche Alessandro VI un Papa simoniaco e quindi illegittimo, per cui pensò anche di spodestarlo e di fare dell’Italia un territorio di passaggio che consentisse alle sue truppe di raggiungere la Terra Santa. Per questo motivo il Papa odiava Carlo VIII, anche per il fatto che il Pontefice, sol pretesto di essere il Vicario di quel Cristo, al quale “è stato dato ogni potere in cielo e in terra”, dimenticando l’altra frase, nella quale il Signore davanti a Pilato dichiara che il suo regno “non è di questo mondo”, mirava ad espandere mediante la sua famiglia Borgia il suo dominio in Italia. Per questo il Papa ingiunse ai Fiorentini di unirsi alla Lega, che il Papa aveva messo in piedi contro la Francia ottenendo l’appoggio addirittura dell’Imperatore Massimiliano. Ma i Fiorentini, gelosi della loro libertà, dietro impulso del Savonarola, si rifiutarono di obbedire al Papa, cosa che fece aumentare il suo sdegno contro Savonarola, e portò il Papa ad aggiungere un nuovo motivo per accusare il frate di disobbedienza, quando questa non ledeva in nulla gli interessi della Chiesa e del regno di Dio, ma solo le mire espansionistiche di Papa Borgia.

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distruzione del cattolicesimo in interi paesi europei

Viceversa, il luteranesimo, fin dalle sue origini, mostrò quanto falsa fosse la sua riforma della Chiesa e quanto il suo evangelismo esaltatore dell’interiorità e della coscienza in realtà nascondeva mire temporalistiche, delle quali subito approfitteranno i principi tedeschi per depredare le proprietà dei cattolici, per rafforzare il loro potere, la loro indipendenza e la loro ribellione all’Imperatore Carlo V, che con zelo esemplare esigeva da loro l’accettazione delle giuste misure pontificie nei confronti di Lutero e seguaci. Un grave vizio del principe rinascimentale, al quale non riuscirono a sottrarsi neppure i Papi, compreso quindi Alessandro VI, fu la sete di dominio personale – oggi diremmo “dittatura” – su plaghe le più ampie possibili della società, sete ben lumeggiata ed esaltata nel famoso Principe del Machiavelli. Estendere i propri domini era considerato un obbiettivo normale, ambìto ed ammirato dell’uomo forte e segno di eroismo, anche a costo di eliminare slealmente , ora facendosi “golpe”, ora “leone”, per usare le espressioni del Segretario fiorentino, gli oppositori o i pretendenti allo stesso territorio. Così si spiegano tanti delitti del Quattro/Cinquecento, compresa la morte del Savonarola. E’ triste doverlo dire, ma è così. Piccole e grandi famiglie o clan, solo che fossero dotati di un certo prestigio o potere economico o politico, dai Medici ai Borgia, aspiravano, come si diceva allora, alla “signoria”. Il Savonarola, al contrario, memore dell’etica politica di San Tommaso, per il quale il principe non è l’artista che plasma il popolo, quasi fosse materia di un’opera d’arte, ma è vicem gerens multitudinis, anticipando così la moderna democrazia, elaborò per Firenze uno statuto politico, in fondo realizzazione dall’ideale evangelico della fratellanza e del’autorità come servizio, che in un primo tempo ebbe grande successo, ma che presto fu frustrato dall’invidia congiunta dei Medici e dei Borgia e dalle stesse frange popolari, — i cosiddetti “compagnacci” —, che preferivano il regime lassista, godereccio e paganeggiante dei Medici all’austerità evangelica e al rigore morale del profeta domenicano.

Educati entrambi alla povertà religiosa, Savonarola e Lutero sono del tutto alieni da qualsiasi mira di potere terreno. La loro unica aspirazione è la predicazione del Vangelo per l’edificazione del regno spirituale di Cristo, con la forte differenza, però, che, mentre Savonarola predica il Vangelo nella sua purezza in comunione col Magistero della Chiesa, Lutero predica un Vangelo inquinato dall’eresia in ribellione alla Chiesa. Savonarola, rimasto solo come Cristo, resta fedele al Papa Maestro della fede, nonostante i colpi ricevuti; Lutero, difeso dagli empi, si ribella al Papa che vuol correggerlo dai suoi errori.

savonarola rogo
immagine del rogo del Savonarola

Savonarola e Lutero: due riformatori, due ribelli scomunicati. Il primo promuove una vera riforma, il secondo ne promuove una falsa; il primo si ribella al peccato; il secondo si ribella al Papa; il primo, scomunicato e ucciso da innocente, il secondo scomunicato a piede libero e pur colpevole. Il primo mostra quando il Papa può sbagliare. Il secondo mostra quando il Papa sa condannare. Una lezione per i nostri giorni, nei quali tutti hanno la loro da dire sul Papa a proposito e a sproposito: ci sono i furbi che lo vorrebbero strumentalizzare per fini di potere fingendosi cattolici; ad altri invece quello che fa il Papa non va mai bene, rimpiangendo anacronisticamente i Papi del pre-concilio.

Le due grandi figure di Savonarola e di Lutero si stagliano nei secoli per insegnarci che si può morire innocenti uccisi dai fratelli di fede, mentre si può vivacchiare nel peccato con successo dando ad intendere di essere i cattolici del futuro.

Fontanellato, 2 febbraio 2015

 

NOTE

[1] L. Von Pastor, Storia dei Papi, Desclée&C.ie, Roma 1912, vol.III, pp.146-153
[2] Tutti questi dati sono reperibili nel libro “L’ultimo Savonarola”, Edizioni Paoline, Roma 1976, studio documentatissimo del P.Giacinto Scaltriti, che per cinquant’anni coltivò l’interesse per il Savonarola. Cf anche A. D’Amato, Savonarola martire della verità, Faenza 1998. Una buona difesa del Savonarola si trova alla voce Savonarola di Roberto Ridolfi, nell’Enciclopedia Cattolica, vol. X.
[3] Summa Theologiae, II-II, q.104, a.5, 3m.
[4] Summa Theologiae, Suppl., q.21, a.4.

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