Nota chiarificatrice circa alcune parole ambigue del Santo Padre: l’uomo ha bisogno di Dio, ma Dio non ha bisogno dell’uomo

  ― aiutiamo il Santo Padre con filiale chiarezza

 

NOTA CHIARIFICATRICE CIRCA ALCUNE PAROLE AMBIGUE DEL SANTO PADRE: L’UOMO HA BISOGNO DI DIO, MA DIO NON HA BISOGNO DELL’UOMO

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Non possiamo assolutamente neppure sospettare che il Santo Padre abbia inteso cose del genere, benché il suo modo di esprimersi non sia stato dei più felici, ed avrebbe necessitato, a nostro avviso, almeno di qualche precisazione. Inoltre, il Santo Padre non avrebbe fatto male a mettere in guardia dal rischio di un’interpretazione che porta al panteismo e all’ateismo, oggi molto diffusi.

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Autori
Giovanni Cavalcoli O.P. – Ariel S. Levi di Gualdo

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Se avessi fame, a te non lo direi [Sal 50,12]

Dov’eri tu quando Io ponevo le fondamenta della terra? [Gb 38,4]

A chi ha chiesto consiglio, perché Lo istruisse? [Is 40,14]

 

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Udienza del 7 giugno 2017 – per aprire il video cliccare sopra l’immagine

Nell’udienza generale del 7 giugno, il Santo Padre ha pronunciato le seguenti parole:

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«[…] il Vangelo di Gesù Cristo ci rivela che Dio non può stare senza di noi: Lui non sarà mai un Dio “senza l’uomo”; è Lui che non può stare senza di noi, e questo è un mistero grande! Dio non può essere Dio senza l’uomo: grande mistero è questo! E questa certezza è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro» [testo ufficiale QUI].

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Queste parole potrebbero a tutta prima farci venire in mente la famosa tesi di Hegel: «Dio senza il mondo non è Dio». Se così veramente fosse, sarebbe un’affermazione gravissima, gravida di conseguenze disastrose sul piano teologico e su quello morale, giacché è chiaro che Dio è del tutto sufficiente a Se stesso e può esistere benissimo anche senza l’uomo. E difatti, Egli, esisteva già perfetto, beato e completo da solo e da Sé, dall’eternità, prima che creasse il mondo. Egli è perfezione suprema, infinita ed assoluta. Nulla Gli si può aggiungere. Nulla Gli manca. Nulla Gli si può donare. Ciò che Gli doniamo sono quei doni che ha dato a noi. Da nulla la sua essenza può essere completata, neppure dalle creature più sublimi. Dio è l’assolutamente Necessario, mentre l’uomo è contingente creatura. Egli è di per Sé Tutto; le creature di per sé sono nulla e, tutto ciò che la creatura è, lo è da Dio.

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Egli certo è Amore per essenza, ha dato suo Figlio per la nostra salvezza, ma resta sempre che avrebbe potuto benissimo non esercitare questo amore verso il mondo, perché, se avesse voluto, avrebbe anche potuto non crearlo.

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Dio ha creato il mondo per puro amore e con un atto di liberissimo consiglio ― liberrimo consilio ―, come dice il Concilio Vaticano I, lo ha creato per puro e gratuito amore, senza essere assolutamente necessitato dalla struttura della sua essenza, così come invece operano gli agenti fisici subumani.

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Pensare che Dio, per esistere, abbia bisogno del contributo fattivo o ideale dell’uomo, perché da solo non ce la fa, conduce l’uomo a credere di poter essere indispensabile a Dio e di plasmare l’essenza di Dio, per cui Dio diventa un idolo, «opera delle mani dell’uomo» [Sal 135, 15], prodotto del pensiero umano, come nell’idealismo. Da qui la tentazione dell’uomo di credersi un dio o di identificarsi con Dio o di sostituirsi a Dio. O per dirla in altre parole: se l’uomo non ci fosse, Dio non ci sarebbe.

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Nella letteratura della spiritualità degli ebrei askenaziti, alcuni rabbanim [rabbini] narrano che «Dio aveva talmente bisogno di essere amato e onorato, che ad un certo punto decise di creare l’uomo a propria immagine e somiglianza, affinché l’uomo lo amasse e lo onorasse». Si tratta, naturalmente, di un’espressione del tutto poetica. Anche se come sappiamo, in teologia, ed in specie nella teologia dogmatica, le licenze poetiche, per quanto belle, ed a volte pure efficaci a rendere l’idea, possono essere non di rado pericolose, se non spiegate, ma soprattutto se non spiegate bene e come tali, ossia come licenze poetiche.

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Ora, non possiamo assolutamente neppure sospettare che il Santo Padre abbia inteso cose del genere, benché il suo modo di esprimersi non sia stato dei più felici, ed avrebbe necessitato, a nostro avviso, almeno di qualche precisazione. Inoltre, il Santo Padre, non avrebbe fatto male a mettere in guardia dal rischio di un’interpretazione che porta al panteismo e all’ateismo, oggi entrambi molto diffusi.

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Le parole del Santo Padre possono essere quindi intese in un senso mistico-affettivo-operativo ed inoltre come riferite al mistero dell’Incarnazione, in tre modi:

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primo, in un senso mistico-affettivo: è come il linguaggio degli innamorati, come quando l’innamorato dice alla sua amata «senza di te non posso stare». O come quando l’uno dice all’altra o viceversa: «io ti adoro». Parola che rende l’idea di ciò che si vuol dire a livello di profonda espressione affettiva, ma che nel linguaggio teologico ha un significato e soprattutto una “applicazione” ben precisa, perché solo Dio può essere oggetto di adorazione, salvo correre in caso contrario il serio rischio di cadere nell’idolatria.

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Secondo, in Cristo Dio ha in certo modo voluto aver bisogno dell’uomo. Lo mostra Cristo che chiede da bere alla samaritana [cf. Gv 4, 1-26], ed ancor più lo mostra la sua richiesta di collaborazione all’opera della salvezza, benché poi la nostra libera risposta sia dono della sua misericordia.

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Terzo, le parole del Santo Padre vanno intese come riferite al mistero dell’Incarnazione: Dio si è unito in Cristo per sempre all’uomo, e nulla potrà mai scindere questa unione. L’unione dunque di Dio con l’uomo in Cristo è però una necessità di fatto, non di diritto. Se la concepissimo come fusione delle due nature umana e divina, cadremmo nell’eresia cristologica contraria al dogma della distinzione delle due nature del Concilio di Calcedonia.

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Questa consapevolezza, ci dice il Santo Padre, che Dio in Cristo Si è legato per sempre all’uomo, è certo sorgente per noi di grande confidenza nel Padre, di consolazione e di speranza, che tuttavia non deve eccedere in una falsa certezza di salvarci in ogni caso e senza condizioni, annullando un santo timor di Dio, perché resta sempre in ciascuno di noi la responsabilità di corrispondere o meno a tanto amore, perché, se ci sottraessimo col peccato, a nulla ci servirebbe l’opera della redenzione. Ricordiamo infatti le famose parole di Sant’Agostino: « Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te ».

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da L’Isola di Patmos, 8 giugno 2017

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Cari Lettori,

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dopo la preannunciata parentesi di cui vi abbiamo informati il 19 maggio [vedere nota QUI], siamo tornati a lavoro su L’Isola di Patmos. Durante il soggiorno presso il Convento di Padre Giovanni Cavalcoli abbiamo registrato numerose video-lezioni attualmente in fase di montaggio, a breve saranno pubblicate per tutti voi sul  nostro canale.

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Varazze 2
i Padri de L’Isola di Patmos a lavoro durante le riprese video effettuate nel Convento San Domenico di Varazze (Savona)

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About isoladipatmos

26 thoughts on “Nota chiarificatrice circa alcune parole ambigue del Santo Padre: l’uomo ha bisogno di Dio, ma Dio non ha bisogno dell’uomo

  1. ringrazio la nota chiarificatrice.
    In realtà vi ringrazio anche per aver riportato tutte le parole del papa che ora leggo integralmente e ne esco scandalizzato. L’unico pensiero che mi viene in mente è la mancanza di proprietà di linguaggio.

    tuttavia quello di cui mi rammarico è il pressochè costante bisogno di chiarire le parole del papa. La vostra nota ha questo infelice compito … non perchè la nota sia infelice. Anzi! è preziosa … ma perchè non sta nè in cielo nè in terra che un papa debba sempre essere spiegato. Non è ora “di basta”?
    Ma il dono della prudenza, questo sconosciuto?

  2. E’ stato importante che Voi Padri siate intervenuti per correggere immediatamente e caritatevolmente il significato di quel sermone letto in S. Pietro e non in S. Marta (avrebbe fatto meno danni).
    Egli ribadisce di nuovo alla fine prima della preghiera del Padre Nostro “….pensiamo anche al Padre a nostro Padre che non può essere senza di noi……”, anche sostituendo il verbo da essere a stare, il significato varia di poco ovvero che Dio esisterebbe solo se c’è l’uomo.
    Il tempo che si metabolizzi il tutto assisteremo on line a tanti nuovi commenti sui vari blog di fede cristiana.
    Peccato che si verifichino spesso questi eventi anche a causa Sua. Speriamo che non venga emulato dai pastori nelle omelie.
    Santa notte, che lo Spirito Santo gli doni più Fedele, Cristiana e Cattolica chiarezza.

  3. In verità, a spaventarmi, è altro …
    I papi passano, ma spesso i danni restano, e restano per decenni, qualche volta anche per secoli.
    Dunque io non sono spaventato per certe uscite infelici, ma sono spaventato per tutti i vescovi di prima nomina e molti preti che emulano, anzi peggio scimmiottano certi discorsi.
    Tra qualche anno il diffusore di questi discorsi ambigui e infelici se ne tornerà alla Casa del Padre, mentre tutti gli altri, emulatori e scimmiottatori, resteranno sulla cresta dell’onda per altri decenni.
    Questo ciò che mi preoccupa molto …

    1. Don Francesco, temo che tu non sia l’unico a essere preoccupato.
      Oramai, a creare sconcerto, non sono i danni evidenti che abbiamo sotto gli occhi e che solo i ciechi possono non vedere, ma il terribile dilemma: come ripararli dopo? Qualcuno dice (e anch’io lo temo), che forse occorreranno decenni, se tutto andrà bene …

  4. Non mi tocca che ripetere quanto detto in un commento due settimane fa: “A me sembra che la – per così dire – costante ambivalenza dei discorsi del Papa sia dovuta, suo malgrado, alla teologia di stampo immanentista di cui sì è nutrito e nella quale ha voluto vedere soprattutto l’aspetto apparentemente misericordioso.”

    Il Papa, se voleva essere poetico ma non ambiguo, poteva piuttosto ispirarsi ad un magnifico passo di un filosofo che non aveva conosciuto la Rivelazione: “Diciamo dunque per quale ragione l’artefice realizzò la generazione e quest’universo. Egli era buono, e in chi è buono non si genera mai alcuna invidia riguardo a nessuna cosa: essendone dunque esente, volle che tutto fosse generato, per quanto era possibile, simile a lui” (Platone, Timeo). E dire: Dio ci creò perché era buono; perché era buono volle che partecipassimo della Sua vita; e la sua bontà gli impedì, per così dire, di abbandonarci quando cademmo nel peccato originale.

  5. Concordo col senso mistico affettivo e non mi stupisco perché in certi manualetti di devozione preconciliari a Gesù fanno dire cose anche cose “peggiori” oltretutto condite con melodrammatico pathos da teatrino ottocentesco …
    … quindi quello che ha detto il Papa ci sta.

    L’importante è tenere sempre presente che l’essenza dell’esser cattolici è proprio credere nella figura del Santo Padre perché è la nostra Fede ad esser strutturata così. Difatti la teoria del “Papa eretico”, cioè quell’eresia che affliggerebbe di tanto in tanto i Papi della storia come un comune raffreddore è, come hanno spiegato i Padri dell’Isola, oltre che una sciocchezza una grossa eresia che ha poco di cattolico poiché lede le basi della nostra dottrina. Sursum Corda quindi e sana fiducia in Cristo.

    1. perché in certi manualetti di devozione preconciliari a Gesù fanno dire cose anche cose “peggiori” oltretutto condite con melodrammatico pathos da teatrino ottocentesco …

      Forse sì, ma invece di rimanere nel vago, facciamo qualche esempio? Perché in realtà ho visto attacchi a questi manualetti di devozione che non hanno molto fondamento.

      … quindi quello che ha detto il Papa ci sta.
      Non direi proprio: perché magari nei manualetti di devozione ci sarà stato qualcosa di poco rigoroso, ma c’erano papi e vescovi che parlavano in modo chiaro. Quello di cui stiamo parlando è l’ennesimo episodio di una serie lunghissima, “condita” da follie evidenti di vescovi e preti che impazzano in varie parti del mondo. Il commento di don Paolo qui sotto evidenzia bene la situazione.

  6. presto detto e … subito fatto !
    Questa mattina sono andato in curia e poi sono passato come sempre a fare una visita al SS. Sacramento nella cattedrale dove fui ordinato anni fa. Era in corso la celebrazione della Messa, dalla cappella del SS. Sacramento sono stato raggiunto da queste parole pronunciate dal parroco durante la sua riflessione al Vangelo con richiamo proprio all’udienza del 7 giugno, perché ormai, molti, nelle loro omelie, sono capaci solo a dire … “come ha detto papa Francesco …”, facendo spesso dire a Francesco ciò che Francesco non ha detto, ma va anche detto che spesso è lui, a farsi bellamente fraintendere in tutti i modi.
    Io sono modestamente specializzato in patristica, e, spesso, quando predico, mi capita di dire … “come ha detto S. Agostino, S. Atanasio, S. Ambrogio, S. Girolamo …”
    Ma io sono “vecchio”, anche se ho 37 anni.
    E le parole che mi hanno raggiunto sono state pari pari le seguenti: ” … possiamo quindi dire che l’uomo ha creato Dio affinché Dio creasse l’uomo” (!?).
    Tutto questo sotto la cattedra del vescovo, il quale vescovo invita una volta all’anno Enzo Bianchi a farci una conferenza, e quando fa le riunioni del clero, parla solo di profughi e immigrati.
    Ometto di dire quale è la mia diocesi di appartenenza.

    don Paolo

  7. … a Napoli noi stiamo raccogliendo le firme per aprire la fase diocesana del processo di beatificazione di Hegel, con viva e accorata supplica già predisposta per la Congregazione per le cause dei santi, di proclamarlo “dottore della chiesa”. Il tutto per una questione di coerenza, solo di coerenza …

    1. Caro Confratello,

      secondo me avrete anche successo in questa raccolta di firme, in fondo esistono già numerosi miracoli accertati, te ne cito solo alcuni :

      1. la cristologia eterodossa del Cardinale Walter Kasper ;
      2. la nomina di un soggetto come l’Arcivescovo Vincenzo Paglia alla Pontificia accademia per la vita ;
      3. il Preposito generale della Compagnia di Gesù, Arturo Sosa, per gli amici ormai “Fiasco Sosa“, che dopo avere affermato che non sappiamo cosa Cristo abbia veramente detto perché all’epoca non avevamo registratori, ci ha illuminati sul fatto che il Demonio, con il quale a suo dire per secoli abbiamo spaventato i fedeli, è una metafora …

      E numerosi altri miracoli accertati che sarebbe davvero lungo elencare.

      P.S.

      Per quanto riguarda il miracolato Vincenzo Paglia, notorio amante del nuovo corso della Chiesa povera per i poveri, mi limito solo a ricordare che con sensibile premura pastorale, a suo tempo impoverì talmente la sua Diocesi e la riempì a tal punto di debiti, che per ripianare il tutto, dovette intervenire persino la Banca Vaticana con svariati milioni di euro.
      E per tutto questo, a lui come ad altri, è stato dato meritato premio …

  8. Negli ultimi istanti del video il Papa recita il Padre Nostro e manca ” il tuo Regno” cioè dice “venga…” poi fa una pausa e passa a “sia fatta la tua volontà”. Ma che ha da veni’? Boh!
    Poi al minuto 2,50 quando dice “il mistero di Dio che sempre ci affascina, ci fa sentire piccoli, però non ci fa più paura, però non ci scaccia, non ci angoscia” si piglia uno scapellotto dalla mantellina bianca alzata dal vento… che sia un segno?

  9. Reverendi Padri, peccato che la vostra nota non è controfirmata dal Papa e che voi non avete nessun incarico ufficiale nella curia vaticana, quello che affermate forse avrebbe molta più credibilità. Il vostro ennesimo tentativo è altamente offensivo nei confronti di quanti stanno da questa parte: forse siete convinti che “dall’altra parte del bancone” siano tutti “idioti” (non nel senso offensivo, ma con gravi disabilità encefaliche). Il vostro ennesimo tentativo di coprire un elefante con un fazzoletto è una bestemmia nei confronti della ragione. Povero San Tommaso D’Aquino!! Il vostro ministero è per la salvezza delle anime o per contribuire a rovinarle?
    Povero Papa è stato vittima dell’ennesimo discorso scritto da chi lo tiene prigioniero. La vostra interpretazione avrebbe bisogno di altre interpretazioni, le successive interpretazioni di ulteriori interpretazioni ancora e così di seguito fino all’infinito. SIAMO ALLA CATASTROFE E MENTRE IL TITANIC AFFONDA NOI CI DIVERTIAMO BALLANDO.

    1. Caro lettore,

      noi, benedicendo Dio, non abbiamo «alcun incarico ufficiale nella curia vaticana», non perché siamo i cattivi, ma proprio perché siamo i buoni.
      Incarichi ufficiali – ai quali mai abbiamo aspirato – sono oggi generosamente elargiti a perniciosi eterodossi come Padre Raniero Cantalamessa, come il Cardinale Gianfranco Ravasi, come Enzo Bianchi che gira di cattedrale in cattedrale a proferire eresie dopo essere stato nominato consultore di un Pontificio consiglio.

      Ma … mi dica, per lei, un «incarico ufficiale», è forse sinonimo di ortodossia teologica e di garanzia di difesa del deposito della fede?

      Detto ciò proseguo adesso rispondendo a questa sua affermazione: «Povero Papa è stato vittima dell’ennesimo discorso scritto da chi lo tiene prigioniero».
      La mia risposta è la seguente: lei ritiene che se qualcuno, ad un santo volpone come Giovanni Paolo II o ad un raffinato teologo come Benedetto XVI, avesse scritto cose simili in un discorso, loro le avrebbero lette?
      Si faccia questa domanda e si dia da solo la risposta.

      Infine respingo in modo indignato, a nome del Padre Giovanni Cavalcoli ed a nome mio, il paradigma dell’affondamento del Titanic, perché entrambi noi due, da anni e anni, attraverso nostri libri, scritti, omelie, conferenze, stiamo urlando a squarciagola «Iceberg, iceberg!».
      Pertanto, anziché fare il maestrino stolto con noi, se la prenda con chi sta spingendo il piroscafo in rotta di collisione verso l’iceberg, perché noi siamo da sempre quelli che urlano al pericolo, ed all’occorrenza lo abbiamo urlato anche in direzione della Domus Sanctae Marthae, mentre invece a danzare, anche all’interno dei saloni della Domus Sanctae Marthae, sono altri, a partire da tutti quegli eretici titolati ai quali lei conferisce alta dignità e credibilità non perché ortodossi e fedeli al deposito della fede, ma perché titolati incaricati.
      Si documenti su ciò che sta facendo alla Pontificia accademia per la vita l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, poi ci scriva e soprattutto ci dimostri che, essere “incaricati titolati” è sinonimo di difesa della dottrina e della fede.

      E che Dio la benedica !

      1. Reverendi Padri,

        se il Papa si è espresso male o il suo linguaggio non è stato sufficientemente chiaro o altro, dovrebbe essere lui a rettificare o a porre rimedio al danno, volutamente o involontariamente fatto; direttamente o a mezzo dei suoi collaboratori (curia), non certo voi che non siete gli autore del danno. Chi ha danneggiato deve riparare, non altri.

        «Incarichi ufficiali – ai quali mai abbiamo aspirato – sono oggi generosamente elargiti a perniciosi eterodossi come Padre Raniero Cantalamessa, come il Cardinale Gianfranco Ravasi, come Enzo Bianchi che gira di cattedrale in cattedrale a proferire eresie dopo essere stato nominato consultore di un Pontificio consiglio».

        Vi siete mai chiesti chi li ha elargiti questi incarichi?

        Chi ha il potere di allontanare questi pericolosi eterodossi?
        Con quale autorizzazione il Bianchi gira le cattedrali?
        Non vorrei essere nei panni di quel Vescovo che gli si oppone!

        Colui che ha il potere immediato e assoluto su tutta la Chiesa terrestre è il PAPA!!!! Chi ha avviato il processo selvaggio di sostituzione a tutti i livelli degli ortodossi con i cosiddetti eterodossi, commissariamenti di istituti religiosi, defenestramenti vari?
        Chi è…

        1. Caro Aquila,

          Le sue righe sono un susseguirsi di involontarie contraddizioni in termini, cercherò di aiutarla a capire quali:

          «se il Papa si è espresso male o il suo linguaggio non è stato sufficientemente chiaro o altro, dovrebbe essere lui a rettificare o a porre rimedio al danno, volutamente o involontariamente fatto; direttamente o a mezzo dei suoi collaboratori (curia), non certo voi che non siete gli autori del danno».

          Ebbene, suppongo che lei, come tutti noi, sia stato battezzato.
          Applicando al Sacramento del battesimo, ma soprattutto al mistero del peccato originale, questa sua logica, noi potremmo ragionevolmente affermare che avrebbero dovuto essere Adamo ed Eva a porre rimedio al danno compiuto, non certo noi, che non ne siamo responsabili.
          Perché, come di certo lei saprà, noi non siamo colpevoli e responsabile del peccato commesso da Adamo ed Eva; lo hanno commesso loro, non noi. Allora come mai, tutti, siamo nati con la macchia di un peccato che nessuno di noi ha commesso, ma che pur malgrado su tutta l’umanità è stato trasferito, non come peccato commesso ma come peccato contratto?

          Lei scrive:

          «Chi ha danneggiato deve riparare, non altri».

          Presto detto: avrebbero quindi dovuto essere battezzati solo Adamo ed Eva che commisero il peccato originale, che cosa c’entra l’intera umanità? Perché i loro figli, che non hanno commesso questo peccato, lo hanno contratto?
          La verità è che esistono vari peccati che, a loro modo come accadde con il peccato originale, il quale costituisce l’origine e l’inizio del peccato, possono alterare il cosiddetto equilibrio perfetto del creato e delle varie cose create o volute da Dio, inclusa la Chiesa, che a suo tempo, Benedetto XVI, paragonò non a caso ad una «struttura di peccato».

          Lei prosegue affermando:

          «Vi siete mai chiesti chi li ha elargiti questi incarichi? Chi ha il potere di allontanare questi pericolosi eterodossi? Con quale autorizzazione il Bianchi gira le cattedrali? Non vorrei essere nei panni di quel Vescovo che gli si oppone! Colui che ha il potere immediato e assoluto su tutta la Chiesa terrestre è il PAPA!!!!»

          Le rispondo dicendole che i vescovi che non si oppongono, non sono affatto delle vittime, come lei potrebbe quasi lasciar intendere, ma sono degli autentici carnefici della Chiesa, sono dei pavidi e spesso pure degli indignitosi leccapiedi. Detto questo aggiungo, ovviamente per esempio puramente accademico, che se i Padri de L’Isola di Patmos fossero vescovi di due rispettive diocesi, potrebbe stare certo che alle loro diocesi, il Bianchi, non si avvicinerebbe neppure da lontano. E se dall’alto, qualcuno, tentasse di obbligarci a farlo pontificare nelle nostre cattedrali, noi risponderemo comunicando alla Santa Sede la nostra immediata rinuncia al governo della diocesi, pur di non accettare supini e passivi che un eretico enunci eresie all’ombra delle nostre cattedre episcopali dinanzi ai nostri fedeli ed ai nostri presbìteri. Il tutto per ribadire che molti vescovi non sono affatto vittime, ma degli omissivi carnefici che per le loro pavide omissioni dovranno rispondere al giudizio di Dio, che per loro e su di loro sarà particolarmente severo, con buona pace per l’aspirina misericordista.

          Lei è però così preso da sacro fuoco al punto da non rendersi forse conto che si sta facendo delle domande che già contengono le risposte. Infatti il potere di impedire tutto questo ce l’ha, come lei stesso scrive:

          «Colui che ha il potere immediato e assoluto su tutta la Chiesa terrestre».

          E se questo potere, che a lui perviene da Cristo Dio, non lo esercita, o nel caso in cui lo esercitasse male, o qualora peggio lo lasciasse esercitare ad altri, noi dovremmo forse stare zitti? Il Beato Apostolo Paolo non è stato zitto, dinanzi al Beato Apostolo Pietro che stava cadendo in errore, peraltro attraverso un fare del tutto ambiguo [Gal 2,1-2.7-14]. E secoli dopo, il Santo Vescovo e dottore della Chiesa Ambrogio, in una precisa occasione inviò per i suoi messi questo messaggio al Sommo Pontefice: «Dite al Papa che per me, dopo Gesù, non c’è che lui. E che la testa che Dio ci ha dato noi la useremo non solo per metterci un cappello».

          Lei conclude infine:

          «Chi ha avviato il processo selvaggio di sostituzione a tutti i livelli degli ortodossi con i cosiddetti eterodossi, commissariamenti di istituti religiosi, defenestramenti vari?».

          Mio caro, ma nella sua domanda c’è già la risposta, se lei, la testa, non la usa semplicemente per metterci sopra un cappello. E io sono sicuro che la testa lei la usa per ragionare, è che a volte, il sacro fuoco della passione, assieme al dolore, ce lo possono impedire, ma la prego di stare sereno, perché è un’esperienza passeggera che abbiamo fatto tutti, perché è anche e soprattutto a questo modo, che si cresce veramente nella fede.

      2. Caro Aquila,

        mi associo al Padre Ariel nel risponderLe. Da sempre capita che certi interventi dei Sommi Pontefici contengano espressioni che possono essere intese in senso eterodosso. Un Papa può precisare il significato di certe sue espressioni o correggere cattive interpretazioni in casi particolarmente gravi, come quando per esempio Papa Alessandro VII precisò nel 1656 che la condanna delle proposizioni gianseniste fatta dal suo Predecessore Innocenzo X si riferiva al senso inteso dal loro autore, contro un’interpretazione che voleva difendere Giansenio, o come quando il Beato Pio IX chiarì nei confronti dei patrioti italiani che il suo amore per l’Italia non dovevano intenderlo come volontà di muover guerra all’Austria o come quando Papa Benedetto XVI precisò che la condanna degli errori della teologia della liberazione non esclude l’esistenza in essa di aspetti positivi.

        Ora però il compito di fare questi interventi di chiarimento atti a dissipare equivoci o fraintendimenti nei casi ordinari non spetta al Papa, ma ai teologi. Si suppone infatti che il Papa, come maestro della fede, insegni sempre la verità del Vangelo, per cui, se qualcuno interpreta certe sue parole come fossero contrarie al Vangelo, egli in linea di principio non è tenuto a lamentarsi di essere stato frainteso e quindi a confutare la cattiva interpretazione.

        Il fatto, quindi, che un Papa si esprima in un modo tale, per cui può essere frainteso, non va inteso come un suo atto tale da recar danno ai fedeli, sì che poi il Papa sia tenuto a riparare il danno. Il danno possono riceverlo coloro che fraintendono le parole del Papa, ma non è pensabile che un Papa, nell’esercizio del suo ufficio di maestro della fede, possa obbiettivamente danneggiare i fedeli, così da indurli o tentarli al peccato di eresia.

        La domanda che ci dobbiamo porre non è chi assegna gli incarichi più elevati alla Santa Sede o negli istituti accademici o dirigenziali o direttivi di maggior rilievo della Chiesa, giacché qui la risposta è evidente; ma è come sia possibile o in base a quali sollecitazioni o maneggi o raccomandazioni o informazioni o influssi o pressioni o condizionamenti ideologici, politici o economici succede che accedano a posti di così alta responsabilità e così vicini al Papa personaggi, i quali, invece di brillare e distinguersi in tutta la Chiesa per un’esemplare purezza dottrinale, prudenza e sapienza teologica, perfetta ortodossia e fedeltà inconcussa al Magistero autentico del Sommo Pontefice ed alla Tradizione della Chiesa, mostrano nel campo della dottrina della fede impressionanti lacune, posizioni contrastanti col Magistero pontificio, giudizi falsi in teologia e in filosofia, tesi eterodosse, temerarie, sconsiderate, scandalose e male sonanti.

        Lei obietta: colui che ha il potere immediato e assoluto su tutta la Chiesa terrestre è il Papa. Indubbiamente il Papa, per diritto divino, ha sulla terra, in ordine alla conoscenza di fede ed alla salvezza delle anime, autorità piena, assoluta, immediata e diretta su ciascun fedele di ogni condizione, ordine e grado. Ma questa autorità va esercitata. E per esercitarla convenientemente ed efficacemente, occorrono molte condizioni, che sono le seguenti:

        – occorre che il Papa sia acuto di intelligenza, avveduto, benintenzionato, diligente, prudente, perspicace, lungimirante, di ampie vedute, coraggioso, mite, energico, disinteressato, equanime, imparziale, amante della giustizia, zelante, bene informato, libero nelle sue scelte, non suggestionabile, non facile a credere, non diffidente, capace di valutare qualità e difetti di ciascuno.

        Oltre a ciò, ogni Papa deve, per forza di cose, almeno agli inizi, accettare l’eredità morale e l’ambiente umano di curia che gli lascia il suo Predecessore. Anche avendo intenzioni riformatrici, deve sempre fare i conti col materiale umano, che Dio gli mette a disposizione. Oltre a ciò è molto raro che un Papa abbia tutte quelle qualità elencate sopra. Ma se non le ha, magari non per colpa sua, è chiaro allora che il governo della Chiesa ne risente in varia misura, sicchè a quegli alti posti possono accedere degli indegni.

        Se il suo Predecessore gli lascia buoni collaboratori, il suo compito sarà facile; se invece l’ambiente è corrotto, si trova tra collaboratori che gli fanno resistenza, lo adulano ma poi fanno i loro comodi, lo ingannano, fingono di obbedirgli ma poi fanno alla rovescia, gli raccomandano persone non raccomandabili, gli danno cattivi consigli, lo spaventano con timori inconsistenti, Lei capisce che cosa può ridursi il potere effettivo di un Papa, fosse egli anche un Santo.

        Quindi non si meravigli di quello che sta succedendo e dei guai che stiamo denunciando. Il nostro è un aiuto che stiamo dando al Santo Padre, perché si liberi dalla zavorra e, forte del carisma petrino, servus servorum Dei, possa guidare liberamente la Chiesa verso le sempre nuove mete che gli addita lo Spirito Santo.

    2. Gentile Aquila ,

      nella «curia vaticana» (che si chiama curia romana o uffici della Santa Sede), ci lavoro da vent’anni, e non a livello di usciere o di minutante, ma sul mio incarico e ruolo sorvolo.

      Posso e devo dirle che in numerosi dei nostri uffici mancano proprio persone come i Padri di questa isola, che per il loro bene è meglio rimangano su questa isola, perché oggi, presso la «curia vaticana», si troverebbero costretti per obbligo di coscienza ad accusare di gravi eresie e immoralità non pochi «incaricati ufficiali». Per il loro bene ed il bene che con le loro analisi e denunce fanno anche a noi, è bene seguitino a lavorare da fuori, come stanno facendo.

      Per ragioni di ufficio ebbi la sventura di seguire il dolorosissimo caso di mons. Charamsa, che presso la «curia vaticana» aveva due incarichi di rilievo presso la Congregazione per la dottrina della fede e presso la Commissione teologica internazionale, ed era anche professore presso due università pontificie.

      La notizia di Charamsa ha fatto purtroppo il giro del mondo, e forse anche lei è informato sul fatto che questo soggetto con duplici «incarichi ufficiali» nella da lei detta «curia vaticana», ha dichiarato il proprio amore per un uomo con il quale oggi convive nei paesi baschi.

      Mi fermo a questo solo esempio per affermar sul finire che difficilmente, gli idioti, sono disposti a rendersi conto delle clamorose idiozie che spesso dicono, scrivono e diffondono.

      Non ho altro da aggiungere e commentare, se non il fatto che nella «curia vaticana», L’Isola di Patmos è uno dei siti più monitorati, seguiti, letti, e soprattutto apprezzati, almeno da quello che vedo io …

      Lettera Firmata

  10. … un uomo, coperto il volto da un passamontagna, armato e avvolto in un a cintura esplosiva, sta per introdursi in una cattedrale gremita di fedeli. un carabiniere lo vede e pensa ai motivi per cui si può usare un passamontagna, si chiede se le armi siano cariche e ai possibili generici usi che se ne possono fare, se la cintura sia fatta di polvere pirica o di nitroglicerina e se è certo l’uso che l’uomo in questione ne può fare …

    I pensieri, le parole, le opere, le omissioni del papa sono ormai uno spunto per infinite dotte disquisizioni o per interventi inefficaci di indotti webeti, come me, quisque de fidelibus, che molto prosaicamente vedono la Santa Chiesa minata alle fondamenta.

    Maria, Mater Ecclesiae, ora pro nobis !

    1. Il problema, carissimo Giovanni, in maniera elementare è che i finissimi teologi, cercano con rispettoso linguaggio di indicare all’Augusto (?) come procedere al fine di evitare la Babele delle lingue, non volendo capire che l’Augusto, alla maniera del Marchese del Grillo, non tiene conto né di dottrina, né di Tradizione.

      Alla Corte dell’Ospizio dei non vedenti Santa Marta tutto si ricrea al fine di tutto distruggere. Come mi disse nei giorni scorsi a Trastevere un impaurito suddito: «… è già grazia che non faccia nascere il bambinello a Buenos Aires».

      E con questo mi volle far percepire che aria tira all’Ospizio

  11. Caro Padre,

    sai bene che ti stimo anche quando usi toni acri a primo impatto. Ma, da teologo a teologo, se dovessimo fare note chiarificatrici ogni volta avremmo già scritto più di un paio di libri. Lo dico con dolore… non è questione di modi infelici ma dopo anni è evidente che il papa voglia dire proprio quello che afferma. Così come affermò da cardinale nel 2005 che la corruzione è il peccato che Dio non perdona (in “Pecado y corrupcion“, Buenos Aires 2005) e altre sciocchezze (tali sono).

    Manteniamo salda la fede. Io consiglio a tutti di leggere sempre il Catechismo insieme alla Parola di Dio. Il caos purtroppo sta dilagando.

    … Preghiamo tanto … perché se alcune cose il Papa le avesse dette ex cathedra sarebbe condannabile di eresia … come quando affermò che l’anima si dissolve e poi arriva a Dio o che Dio non giudica e molto altro … forse stiamo davvero vivendo la profezia che Guitton fece a Paolo VI: «verrà il breve periodo che il gregge guiderà il proprio pastore».
    Non praevalebunt … certo … ma lo stesso Gesù, nostro amato Signore, ci chiese pure se avrebbe ancora trovato la fede quando sarebbe ritornato sulla terra …

    Il Signore nostro rimanga paziente e non ci faccia mai mancare lo Spirito Santo.

  12. Sembra di assistere a una paradossale commedia, nella quale protagonisti in veste di Papa o di Vescovo, palesemente ignari del catechismo, catechizzano battezzati ai quali la dottrina non è stata mai insegnata.

    1. Caro Toni,

      se le dessi torto – cosa che non farei mai -, sarei a dir poco dissociato dal reale, se non peggio intellettualmente disonesto.

      E’ sempre più vicino il giorno in cui, le membra vive del buon Popolo di Dio, dovranno proteggere i propri pastori dai loro errori.

      1. Per completezza vorrei far notare che, ideatore e regista della brillante commedia in corso, sembra sia quel tale dimenticato dai più che, pur non essendo un fumatore, si porta dietro un’inconfondibile nuvoletta di acre fumo nero…

  13. … … … Dio si è fatto diavolo… nella Chiesa taluni ritenevano che gli schiavi non avessero l’anima… Dio non può essere Dio senza l’uomo…
    Non è che, per caso, il verbo “πατάσσω (patassô)” usato nella frase “Percuoterò (πατάξω) il pastore e saranno disperse (διασκορπισθήσονται) le pecore del gregge”, stia metaforicamente a significare che il pastore sarà “percosso, colpito, afflitto” nel suo modo di esprimersi a parole al fine di essere frainteso cosicché siano vagliate (διασκορπίζω = disperdere, vagliare, gettare il grano nell’aria per separarlo dalla pula) le pecore del gregge?

  14. Come sempre vi ringrazio dal profondo del cuore per il servizio che svolgete per tutti noi poveri fedeli!!!

    Vorrei chiedervi un’altra chiarificazione: tra tutte le varie uscite infelici come quella qui sopra, forse quella che mi aveva inquietato di più è stata “anche dentro la Santissima Trinità stanno tutti litigando a porte chiuse, mentre fuori l’immagine è di unità”, per spiegare l’UNITA’ NELLA DIFFERENZA o DIVERSITA’ RICONCILIATA….questa interpretazione mi dà i brividi!

    Se davvero fosse così il Paradiso non sarebbe altro che un grande “caos riconciliato” (?!?!) dove tutti continueremmo a litigare e a fare la pace…in eterno?! Vi prego, ditemi che non è così!!!

    Fortunatamente quando penso all’Inno “O Trinità Beata, Oceano di Pace…” mi sento nuovamente consolato e cresce in me la Speranza che la Trinità ci attenda nella Pace e nella Gioia Eterna dove “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno,perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4)

    Tuttavia mi chiedo…come è possibile continuare a proiettare su Dio le nostre miserie umane senza renderci conto che è proprio la Sua Santità e perfezione che ci guarisce e libera da ogni male…

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