Matrimonio, concubinato e verginità

— Theologica —

MATRIMONIO, CONCUBINATO E VERGINITÀ

[…] dalla Bibbia il piacere sensibile è paragonato al piacere spirituale, addirittura alla stessa gioia divina, di Dio puro Spirito, che evidentemente non ha sesso. È importante, per questo, avere un concetto analogico del piacere, collegando quello sensibile a quello spirituale. Questo è il modo di evitare sia il rigorismo che il lassismo, sia Origene che Pannella.

 

 

Autore Giovanni Cavalcoli OP
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Giovanni Cavalcoli OP

 

 

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GIOVANNI CAVALCOLI, OP — MATRIMONIO, CONCUBINATO E VERGINITÀ

 

 

 

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5 thoughts on “Matrimonio, concubinato e verginità

  1. Caro Professore, più di 10 anni fa ho seguito come uditore alcuni suoi corsi accademici mentre svolgevo gli studi filosofici nell’università di Bologna.
    Adesso la ritrovo in questa bella Isola telematica e con molto piacere sto leggendo i suoi articoli nella raccolta d’archivio.
    Desideravo dirle che conservo grande ricordo della sua persona e delle sue lezioni di metafisica.
    Con profondo ossequio.

    Andrea Nanni (Bologna)

  2. Bisogna però prendere atto che il comune concetto della morale è cambiato.
    Anche limitandoci all’ambiente cattolico, oggi come oggi è considerato normale che i fidanzati facciano l’amore (anche molto giovani ed anche senza convivere) tanto che quelli che arrivano a sposarsi vergini sono davvero mosche bianche.
    E si tratta di bravi ragazzi, che frequentano la parrocchia e le sue varie attività, sono altruisti e caritatevoli, è tutto il resto.
    E’ davvero così grave che decidano di non attendere il matrimonio per procurarsi a vicenda l’intenso piacere dei rapporti sessuali, usando il profilattico per evitare gravidanze ed infezioni?
    Io credo che non sia poi tanto grave… e che sia molto meglio una coppietta sessualmente appagata ma caritatevole, rispetto ad una egoista che pensa solo alla carriera magari anche a spese altrui!
    Aggiungo che se si dovessero escludere dalle attività parrocchiali tutti quelli che notoriamente fanno sesso senza essere sposati, tutte le nostre chiese rimarrebbero desolatamente vuote!

  3. Caro Padre Cavalcoli, intanto grazie per la ricchissima riflessione sul tema. Ora le chiedo, lei nella conclusione scriveva: “La grave questione che si pone oggi è se la Chiesa ritiene di prendere in considerazione queste forme di matrimoni imperfetti o incompleti, in quali casi e a quali condizioni. Attendiamo fiduciosi una risposta orientativa ed efficace dai nostri pastori sotto la guida del Santo Padre.” Orbene il Motu Proprio del Papa è arrivato e Padre Ariel sopra l’ha spiegato bene, qui le chiedo: nel MP lei ritiene che si siano prese in considerazione alcune delle gravi questioni magistralmente riportate nell’articolo e attinenti al delicato compito della nullità senza rischiare di coprire, invece, veri matrimoni in difesa dei “risposati”? Grazie e Ave Maria. (Dorotea)

    1. Cara Dorotea,

      Nel mio articolo io mi riferivo alle decisioni che il Santo Padre prenderà in base alle proposte del Sinodo.

      Quanto al Motu poprio sulle cause di nullità, la mia perplessità è che, accogliendo come motivo di nullità la dichiarazione delle parti, il giudice possa essere ingannato da falsa dichiarazione.

      Si può sospettare (“legittima suspicione“) infatti che le parti vogliano in realtà un divorzio e per ottenere questo fine, siano mosse da un giudizio parziale, troppo soggettivo (magari in buona fede) o che mentano o esibiscano una falsa prova di nullità, alla quale il giudice è costretto a credere sulla parola. Sarebbe come chiedere un ladro: tu hai rubato? E’ molto probabile che egli dica di no.

      Occorre certo aver fiducia nelle parole degli altri, ma occorre evitare l’ingenuità e la dabbenaggine, soprattutto se si è giudici in una causa così importante.

      Bisognerà corroborare tale dichiarazione con prove e testimonianze di terzi oggettive e verificabili.

      La questione dei risposati qui c’entra solo collateralmente, in quanto le parti potrebbero dichiarare il falso circa il “matrimonio precedente”.

  4. Rev. Padre,
    segnalo questi due articoli collegati.
    Sinodo: per la correzione del paragrafo 137 dell’Instrumentum Laboris. La richiesta dei 50 Moralisti.
    http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2213
    RECALLING THE TEACHING OF HUMANAE VITAE (AND VERITATIS SPLENDOR)
    http://www.firstthings.com/web-exclusives/2015/09/an-appeal

    Al paragrafo 137, tema della contraccezione, si legge dunque:
    «Tenendo presente la ricchezza di sapienza contenuta nella Humanae Vitae, in relazione alle questioni da essa trattate emergono due poli da coniugare costantemente. Da una parte, il ruolo della coscienza intesa come voce di Dio che risuona nel cuore umano educato ad ascoltarla; dall’altra, l’indicazione morale oggettiva, che impedisce di considerare la generatività una realtà su cui decidere arbitrariamente, prescindendo dal disegno divino sulla procreazione umana. ”

    Legge e coscienza: due «poli» discordi?

    Grazie.

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