La sfida dell’Islam all’Europa non si gioca sui dialoghi convenevoli ma tutta quanta sul problema di Dio

LA SFIDA DELL’ISLAM ALL’EUROPA NON SI GIOCA SUI DIALOGHI CONVENEVOLI MA TUTTA QUANTA SUL PROBLEMA DI DIO

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La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona, e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’Islam abitualmente diffonde il messaggio coranico.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

[Gv  14, 6-7]

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falso profeta
«Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» [Mt 24, 11-13]

Oggi il tentativo dell’espansionismo islamico in Europa in nome del Corano si trova davanti ad un’Europa che non è più cristiana ed anzi è caratterizzata da forti tendenze atee o agnostiche, mentre il mondo cristiano soffre di un calo, di un indebolimento [1] o di una relativizzazione delle convinzioni religiose; la condotta morale di molti si scosta spesso dai princìpi della Chiesa e del Vangelo e a volte  da quelli stessi della sana ragione naturale. Si fanno le lodi di una fede che, anziché cercare la certezza, coltiva il dubbio [2], credendo con ciò di essere qualificati a dialogare con gli atei. Chi crede di poter affermare con fermezza, chiarezza e senza esitazione la propria fede davanti ad un incredulo opponendosi al suo errore, è ritenuto un violento e un fondamentalista, mentre è considerato “aperto” e “accogliente” chi tace, svia il discorso o afferma la propria fede ammettendo però anche la tesi opposta dell’incredulo. I modernisti paragonano l’atteggiamento del primo tipo di cattolici a quello degli islamici. Per inciso: a me una volta un confratello, del quale non faccio il nome, ha dato del “talebano”. Non parliamo poi dei Domenicani che disprezzano la metafisica …

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La Chiesa in Europa si trova a dover fronteggiare molte forze ostili. Dall’esterno proviene una duplice pressione, una duplice morsa: da una parte, la pressione delle tendenze scettiche, atee, agnostiche e materialistiche; dall’altra, la penetrazione in atto da molti anni sul territorio di vari paesi, soprattutto la Germania, la Francia e il Belgio, di milioni di musulmani, i quali non si convertono affatto al cristianesimo, ma conservano gelosamente ed ostentatamente, per esempio con la loro preghiera in pubblico, con le loro moschee e centri educativi e culturali, le loro credenze e pratiche coraniche, senza nascondere il loro intento di divenire una forza politica dominante.

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All’interno della Chiesa, poi, è in atto da cinquant’anni una dolorosa divisione fra lefebvriani e modernisti, che disturba e sconcerta l’intero corpo ecclesiale, senza che la Santa Sede e i vescovi riescano a far giustizia delle deviazioni, a far dialogare tra di loro i contendenti, e metter pace fra queste due fazioni, ognuna delle quali avrebbe, per la verità, lati buoni da completarsi a vicenda. Sennonché invece ognuna assolutizza la propria visione parziale escludendo l’altra, sicché l’accordo finora si è rivelato impossibile.

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Entrando nella fattispecie del problema del rapporto con l’Islam, sia i lefebvriani, che i modernisti respingono l’idea di una evangelizzazione dei musulmani; i primi per il fatto che, memori degli innumerevoli tentativi ed anzi delle numerosissime violenze subìte dai cristiani nei secoli passati da parte dei musulmani, giudicano l’impresa disperata; i secondi, perché non credono all’universalità e necessità del Vangelo per la salvezza, per cui ritengono che è bene lasciare i musulmani nella loro fede, nella convinzione che si salvino con essa.

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A ciò sono associati due giudizi opposti sull’Islam. I lefebvriani e i modernisti  rifiutano il metodo impositivo e violento dei musulmani nel diffondere il loro credo. I lefebvriani, però, tenendo conto dell’atteggiamento di Cristo, riconoscono come cosa giusta minacciare un eterno castigo a chi non vuol credere in Dio, mentre i modernisti rifiutano l’idea di un castigo divino perché ritengono che tutti si salvino. 

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I lefebvriani non accettano il giudizio positivo espresso dal Concilio Vaticano II [3], in particolare che cristiani e musulmani adorino entrambi l’unico vero Dio, creatore del cielo e della terra, giusto e misericordioso. Ritengono che, nel caso dell’Islam, si tratti di un dio falso per il fatto che i musulmani non riconoscono i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione, ed anzi li avversano.

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I modernisti invece accettano il giudizio del Concilio, ma non danno importanza al fatto che i musulmani non accettano quei due dogmi, ai quali il Concilio, nel documento dedicato all’Islam, non accenna. Questa indifferenza dei modernisti nei riguardi di quei dogmi è data dal fatto che essi stessi, a causa del loro relativismo dogmatico, non li considerano necessari alla salvezza, oltre al fatto che non li concepiscono in modo ortodosso. I lefebvriani, al contrario, tengono molto alla concezione ortodossa di quei dogmi e sanno che la fede in essi è necessaria alla salvezza, almeno come fede implicita.

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Se i modernisti nell’inseguire una modernità secolarizzata, sono dei relativisti in fatto di dogma e di religione, i lefebvriani, all’opposto, nostalgici di una cristianità sacrale, stentano ad apprezzare i valori delle altre religioni, le vedono solo come una massa di superstizioni da eliminare. Per i primi l’Islam va combattuto. Per i secondi va “integrato”.

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Ora, quando diciamo Europa, chiaramente, non intendiamo solo la Chiesa europea. Fino al XVIII secolo, con la Rivoluzione Francese, si poteva dire che l’Europa coincideva con la cristianità europea, benchè essa fosse già divisa dal 1648 con il trattato di Westfalia tra cattolici e protestanti. Ma con la Rivoluzione Francese la Chiesa europea non presiede più come nel Medioevo alla guida degli Stati, ma condivide coi nuovi Stati laici ― allora soprattutto monarchie costituzionali ― la guida dei popoli europei, come cittadini per gli Stati e come cristiani per le Chiese cattolica e protestante.

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Dunque la sfida islamica all’Europa è sfida alla Chiesa e alla società civile. La Chiesa, per affrontare adeguatamente questa sfida, deve fare in modo innanzitutto di pacificare al suo interno il contrasto tra modernisti e lefebvriani. E poi bisognerà vedere dove e quanto, in questo confronto con l’Islam, le forze laiche possono essere alleate di noi cattolici e dove invece possono esserci di ostacolo o quanto meno mostrare incomprensione.

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Tra le forze laiche ve ne sono di teiste o deiste, come per esempio i liberali, i repubblicani e i massoni, di matrice illuminista. Ve ne sono di agnostiche, come i fenomenisti e gli empiristi. C’è l’ampia area dell’ateismo marxista, freudiano e positivista, non così acrimoniosi come un tempo e tuttavia una realtà consistente e pericolosa, responsabile della vasta diffusione popolare del permissivismo, dell’edonismo e del materialismo. Esistono ristrette aree di intellettuali fenomenologi, idealisti, panteisti e gnostici.

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Cristiani e musulmani sono certi dell’esistenza di Dio, anche se diversa è la forma di questa certezza: ragionata, la prima, fideistica la seconda. Problematica è dunque per noi cattolici un’eventuale alleanza con le frange meno religiose o addirittura atee del mondo laico. Vien fatto di sentirci su questo punto della fede in Dio più vicini all’Islam che al mondo laico, soprattutto se ateo [4]. Inoltre, un altro punto di innegabile convergenza tra Vangelo e Corano e di scontro con gli umanesimi terreni, atei o panteistici, è la concezione che abbiamo in comune dell’uomo, composto di anima e corpo, creato da Dio, ma peccatore, oggetto della divina misericordia, fatto per Lui, eppure capace di rifiutarLo col libero arbitrio disobbedendo ai suoi comandi e rifiutandosi di rendergli culto, col gonfiarsi di superbia e col divinizzare se stesso e condannandosi quindi automaticamente all’inferno. Per il Vangelo come per il Corano l’uomo che si sottomette a Dio attende la resurrezione per la vita eterna all’ultimo giorno della storia terrena col ritorno di Cristo.

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Di non lieve entità la questione del dogma cristiano. Fra tutte le forze religiose presenti in Europa, soltanto quelle cristiane, cattoliche, ortodosse e protestanti, danno testimonianza della fede nel mistero trinitario e in quello dell’Incarnazione, che costituiscono appunto il centro, il fulcro e il vertice caratteristici della religione cristiana. La Chiesa si trova a dover proclamare e difendere da sola queste verità fondamentali del cristianesimo in un’Europa già un tempo cristiana, ma che ora è influenzata da molte dottrine più o meno lontane dal cristianesimo, per non dire addirittura contrarie, ed alcune contrarie alla stessa religione in generale.

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Il freno veramente efficace all’espansione islamica in Europa non sono tanto le forze laiche, politiche o di altre religioni, alcune delle quali, benchè vicine al cristianesimo come l’ebraismo, non accettano i due suddetti dogmi. Il freno decisivo è la Chiesa, appunto per la forza invincibile, datale da Dio, con la quale essa toglie all’Islam il pernicioso e deleterio veleno della plurisecolare negazione ostile ed ostinatissima di quelle somme e divine verità salvifiche per l’intera umanità, come dimostra tutta la storia del cristianesimo.

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Questo intoppo apparentemente insuperabile alla diffusione del cristianesimo nei paesi arabi e del Medio Oriente, in atto da secoli, ed anzi l’avanzamento dell’islam non solo religioso ma anche politico, in varie parti del mondo è un grande mistero, se pensiamo al mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti ed agli innumerevoli popoli, anche ferocemente barbari e pagani, che nel corso di questi duemila anni hanno finito con l’accogliere ed tuttora accolgono la fede cristiana.

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La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona [cf. QUI], e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’islam abitualmente diffonde il messaggio coranico. Quello che invece è incomprensibile e forse inescusabile è come dopo quattordici secoli che i teologi cristiani hanno chiarito e dimostrato che il Dio Trino cristiano è il medesimo Dio Uno adorato da musulmani ed ebrei, ancora i fedeli dell’islam oppongano alla dottrina trinitaria e dell’Incarnazione le medesime grossolane obiezioni del Corano.

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Il Dio cristiano non è “un altro Dio”, come dicono alcuni, rispetto a quello coranico. È il medesimo unico Dio, con la differenza che, come cristiani, lo conosciamo meglio [come trinitario] grazie alla rivelazione fatta da Cristo, mentre i musulmani sono sviati dagli errori del Corano. Lo stesso nome “Allah” ha la medesima radice ebraica di El, che significa appunto “Dio”.

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Mi spiace di dover contraddire in ciò le pur sagge osservazioni del Cardinale Giacomo Biffi, affermando che non è vero che il Corano presenterebbe un concetto di umanità “diversa” dalla nostra. Si tratta invece del medesimo concetto di “uomo” [animal rationale] tratto dalla ragione naturale. La differenza sta nel fatto che noi cristiani proponiamo un ideale di uomo “figlio di Dio” in Cristo, cosa che non può che essere ritenuta impossibile nell’umanesimo islamico a causa del fatto che, negandosi che Gesù sia Figlio di Dio, risulta per conseguenza evidente che l’uomo non può essere “figlio di Dio”.

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Ma la Chiesa non può e non deve rinunciare ad annunciare anche ai musulmani la verità su Cristo e la Santissima Trinità. Perchè i musulmani dovrebbero fare eccezione? Sono dispensati o esentati dal credere in Cristo? Non hanno intelligenza sufficiente? Non sono esseri ragionevoli come tutti gli altri? La loro forma mentis non è adatta? Si salvano col Corano? Ma perchè poi lo vogliono imporre a tutto il mondo? Maometto ha forse avuto un mandato da Dio più credibile di quello di Cristo? Sono giunti a Cristo i popoli più diversi, i più rozzi, i più barbari, i più superstiziosi, i più incivili. E non dovrebbero o potrebbero accedere a Cristo le popolazioni musulmane? Per quale motivo?

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Cristo non ha fatto eccezione per nessuno. Anche loro non possono salvarsi se non grazie a Cristo. Caso simile è quello degli Ebrei, i quali anzi da sei secoli prima del Corano rifiutano la divinità di Cristo, in nome del monoteismo. Ma almeno gli Ebrei hanno l’Antico Testamento, mentre i musulmani hanno questo Corano, contenente l’assicurazione da parte di Dio della sua rivelazione fatta a Maometto: una raccolta tra l’altro slegata e scoordinata di brevi capitoli, con insegnamenti teologici, ammonimenti e avvertimenti morali, mescolati a storie esemplari spesso tratte dall’Antico Testamento [le Sure], richiami e rimproveri fatti ad ebrei e cristiani, con molte ripetizioni, e l’aggiunta di improbabili leggende e personaggi mitologici.

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Insistente e perentoria nel Corano è l’affermazione che esiste un solo Dio, «Creatore, sapiente, clemente, onnipotente, provvidente, giusto, misericordioso e rimuneratore», con l’avvertenza che non gli si devono associare altri dèi e che quindi è blasfemo e segno di politeismo pensare che egli abbia un figlio, Dio alla pari di Lui, evidente riferimento alla fede cristiana nella divinità di Cristo, per il quale peraltro, «il figlio di Maria», il Corano ha anche parole di lode. Ma il profeta escatologico è Maometto.

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L’opposizione coranica alla divinità di Cristo si esprime in termini molto semplici, che tuttavia lasciano trasparire il terribile equivoco. Maometto non sa concepire la generazione se non in termini biologici, per cui dal suo punto di vista ha perfettamente ragione quando dice che Dio non può avere un figlio, sia perchè Egli è puro Spirito e sia perchè ammettere un Dio figlio vorrebbe dire ammettere un altro Dio [“Figlio”]  accanto a Dio “Padre”, il che sarebbe cadere nel politeismo.

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Maometto non comprende che la generazione in Dio va intesa in senso analogico come emanazione spirituale, così come Gesù dice di essere “uscito” dal Padre, come il pensiero emana dall’intelletto, perché appunto Cristo è il Pensiero, il Logos del Padre. Questa emanazione, quindi non è la produzione di un figlio in senso biologico che esca dall’essenza del generante, ma resta all’interno dell’essenza divina. Per Maometto ammettere due persone divine, Dio Padre e Dio Figlio, vorrebbe dire ammettere due dèi. Non capisce che Padre e Figlio in Dio sono il medesimo ed unico Dio. Non capisce che essi sono distinti come sono distinte tra loro due relazioni sussistenti, come l’esser-padre è distinto dall’esser-figlio. Relazioni sussistenti perché l’esser-Padre è il Padre, e l’esser-Figlio è il Figlio. E l’uno e l’altro sono Dio.

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Maometto non sa raggiungere il concetto di persona divina perché non sa liberarsi del concetto di persona umana, per il quale ad ogni persona corrisponde una sola natura individuale. Non comprende pertanto come ad una sola natura divina possano corrispondere tre persone, perché non riesce a concepire la persona divina come relazione sussistente. Infatti la persona in generale è un sussistente spirituale. Solo che, mentre nel caso della persona umana il sussistente è una sostanza o natura, nel caso della persona divina, il sussistente è una relazione [esser-Padre ed esser-Figlio].

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Infine Maometto non poteva ammettere la divinità di Cristo, perché non poteva ammettere che una sola persona divina [il Figlio] potesse avere due nature, una umana e una divina, come aveva definito il Concilio di Calcedonia nel 451, proprio quella Calcedonia, che pochi secoli dopo sarebbe stata islamizzata dai musulmani [cf. parte iniziale dell’articolo di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Maometto era preoccupato in cristologia di scongiurare il panteismo, ossia la divinizzazione dell’uomo. Gesù non poteva essere Dio, perché ciò avrebbe comportato, secondo Maometto, confondere l’uomo con Dio, idolatrare un uomo, “associare a Dio un altro dio”, come egli si esprime.

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La stessa preoccupazione la troviamo in Schillebeecx, per il quale dire che “Gesù è Dio” implicherebbe panteismo. Per questo egli preferisce dire che “Dio è in Cristo”. Tuttavia, la divinità di Cristo non va concepita neppure alla maniera di Rahner, il quale non ha difficoltà ad ammetterla, ma solo perchè definisce l’uomo facendo entrare Dio nella sua essenza: “Ciò che è l’uomo, non lo si può dire se non enunciando ciò a cui egli mira e da cui è avvistato” (=Dio) [5].

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Per concepire e per accettare nella fede i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione non occorre comprendere le sottili delucidazioni metafisiche di un San Tommaso nella Summa Theologiae, ma è sufficiente la nozione catechistica comprensibile anche ai fanciulli. Anche la teologia più sublime resta nei suoi misteri di fede infinitamente al di sotto della comprensione esaustiva, e d’altra parte, già la mente del fanciullo, illuminato dallo Spirito Santo, è in grado di conoscere il Mistero e di renderlo sorgente di vita eterna. Dunque i musulmani non hanno scuse nel giudicare assurdi o blasfemi i dogmi cristiani. Chiariscano i dubbi, si accostino con umiltà e fiducia al Vangelo nella sua interpretazione fatta dalla Chiesa, evitino le eresie [per es. Lutero, Küng, Rahner e Schillebeeckx] e otterranno gli immensi benefici salvifici, che tanti altri popoli in questi duemila anni hanno già ottenuto.

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Quali sono dunque le possibilità della Chiesa per la difesa dell’Europa? La Chiesa può allearsi con l’illuminismo dei diritti dell’uomo per la difesa della civiltà europea e della libertà religiosa contro il totalitarismo religioso islamico. La Chiesa può trovare nel monoteismo islamico e nella religione naturale illuminista [Kant] degli alleati nella difesa della religione contro l’ateismo. I cristiani, cattolici e protestanti sono chiamati alla difesa del valore della rivelazione cristiana contro l’Islam, il razionalismo illuminista e l’ateismo. In ciò essi difendono le radici cristiane dell’Europa.

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Il cristianesimo fiacco, relativista, indifferentista, buonista e modernista, come per esempio quello promosso da Schillebeeckx, non è in grado di resistere alla pressione o imposizione minacciosa dell’Islam, ma è prevedibile che nel caso che l’islamismo acquisti un domani il potere politico, si dissolverà e sarà assorbito dell’Islam, come è sempre accaduto nei paesi cristiani invasi dall’Islam.

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Lo stesso dicasi per il cristianesimo idealista, panteista, pseudomistico e gnostico di origine hegeliana, come per esempio quello rahneriano. Qui Cristo non è Dio nel senso del Dio trascendente comune a cristianesimo ed islamismo, ma non è altro che il vertice ultimo e l’“orizzonte” della trascendenza umana, essendo ogni uomo essenzialmente e continuamente “in grazia”; il che, per l’islam e per il vero cristianesimo, è una bestemmia.

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Termino con una conclusione semiseria, nonostante la serietà della questione, ipotizzando una invasione islamica dell’Europa. Se finora i vescovi non sono riusciti a impedire che tra i fedeli giri questo obbrobrio della confusione dell’uomo con Dio, ci penseranno i musulmani, una volta che il sindaco di Roma sarà un seguace di Maometto, perché potrà ricevere assicurazione dai modernisti, abituati al più perfetto camaleontismo, che il Vangelo, secondo l’esegesi più avanzata, nega la divinità di Cristo.

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Quanto alla negazione rahneriana dei castighi di Dio e dell’esistenza di dannati nell’inferno, i musulmani, con efficace metodo pastorale, con citazioni dal Corano e dalla Bibbia, reintrodurranno la tradizionale credenza cristiana nell’inferno.

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Si può prevedere che anche le aree di tendenza illuministico-massonica, dato che la massoneria in fin dei conti è più interessata alla vita presente che a quella dell’al di là, davanti alla minaccia islamica, saranno pronti, sia pur per sola convenienza, ad abbracciare l’islamismo, come è avvenuto negli anni Sessanta per il filosofo massone André Guénon, sia pure nella sua forma esoterica.

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Discorso simile vale per le aree di tendenza atea. Dato che l’ateo punta tutta la sua esistenza sul benessere in questo mondo, è da prevedere che un domani, davanti alla minaccia islamica, si convertirà per convenienza al Corano. Esempio emblematico e famoso è quello del filosofo marxista francese Roger Garaudy negli anni Settanta.

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Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere a Roma, il Papa, dietro consiglio del Cardinale Walter Kasper, potrebbe assumere tra i collaboratori in Segreteria di Stato qualche dotto musulmano. La Messa potrebbe essere integrata con l’aggiunta della citazione di Maometto nel Canone Romano e di alcuni versetti del Corano, e quindi potrebbe essere aperta a tutti, anche ai musulmani, con facoltà data ai partecipanti di credere o non credere nella transustanziazione o alla Messa come Sacrificio di Cristo. Del resto già i modernisti non ci credono più.

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Alberto Melloni potrebbe essere incaricato dalla Santa Sede di proporre un progetto di collegialità episcopale, che includesse una rappresentanza dei mullah islamici, mentre la Comunità di Sant’Egidio potrebbe scegliere tra gli immigrati islamici coloro che essa dovesse ritenere adatti ad essere eletti al consiglio comunale di Roma.

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L’Opera Romana Pellegrinaggi potrebbe organizzare pellegrinaggi alla Mecca o a Medina. Ogni cristiano dovrebbe conoscere il Corano, al punto che, se dovesse essere interrogato sui detti del Profeta da agenti islamici, sia in grado di rispondere, in modo da aver salva la vita.

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L’istruzione religiosa [sharìa] e il controllo circa la retta fede [coranica] verrebbero affidati agli uffici di polizia sotto il controllo degli imam. Sarebbe abolito il diritto di libertà religiosa e si tornerebbe alla religione di Stato, la quale però questa volta sarebbe la religione islamica.

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Mentre la legge lascerebbe impuniti gli oltraggi alla religione cristiana, l’insulto alla figura di Maometto potrebbe essere punito con la morte. E così sarebbero puniti con la morte gli omosessuali. Gli esponenti del governo potrebbero fruire di un harem. I crocifissi nei locali pubblici potrebbero esser sostituiti dalla mezza luna dell’Islam.

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Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere politico in Europa, si potrebbe giungere a che le sfilate di moda di Parigi presentassero l’esibizione di diversi tipi di burka, secondo la tipica creatività francese. Non ci sarebbe più l’angoscioso, complicato e imbarazzante problema dei divorziati risposati, dato che sarebbe consentita la più semplice e pratica poligamia.

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La donna tornerebbe ad essere sottomessa all’uomo, così che egli non abbia più attorno a sé una pericolosa concorrente, rivale o antagonista e da prestarsi meglio a soddisfare le sue voglie sessuali. Le donne adultere sarebbero punite con la lapidazione, semmai con una leggera riduzione della nostra popolazione.

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A questo punto, ci potrebbe però essere il rischio che i lefebvriani si diano alla macchia o si trasformino in una società segreta terroristica contro gli islamici e cristiani traditori, ossia riabilitando la pena di morte per gli eretici.

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Soltanto i veri cristiani, in piena comunione con la Chiesa e col Papa, convinti e coraggiosi, amanti della santità, come sempre è avvenuto, resisteranno alla prepotenza islamica, se occorre fino al martirio. Tutti gli altri, per i quali tutti i valori sono tutti discutibili o negoziabili, saranno pronti a barattarli con l’Islam per salvare la pelle.

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Quelli della “fede” dubitante alla Cardinale Martini e i dialoganti alla Cardinale Walter Kasper e quelli che risolvono la cristologia nella mitologia come l’Arcivescovo Bruno Forte o i pingui profeti alla Enzo Bianchi, saranno i primi a rendere omaggio al Corano. Gli unici a salvare la dignità e libertà dell’uomo, dell’Europa e della Chiesa, saranno, come sempre è avvenuto, i cristiani, e soprattutto i santi ed i martiri integralmente fedeli al Vangelo e alla Chiesa.

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Varazze, 15 agosto 2016

Solennità dell’Assunzione di Maria in Cielo

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NOTE

[1] I sostenitori del “pensiero debole”, da loro sostenuto con forza, come Gianni Vattimo, lo giudicano una cosa positiva.

[2] Vedi per es. l’ateo che, secondo il Cardinale Carlo Maria Martini, continuamente si trova nella coscienza del credente a contestare le sue convinzioni di fede. E questa, per Martini, sarebbe la vera fede.

[3] Nostra aetate, n.3

[4] Vedi con quanta preoccupazione il Concilio parla dell’ateismo, mentre non ha difficoltà a riconoscere che noi e i musulmani adoriamo un unico e medesimo Dio, benchè conosciuto in modi differenti e anche contrastanti.

[5] Grundkurs des Glaubens, p.215.

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Cari Lettori e Cari Fedeli del Popolo di Dio.

Siamo lieti di informarvi che dal 1° gennaio dell’anno in corso ad oggi, 16 agosto, L’Isola di Patmos ha superato i 4.000.000. di visite.

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Grazie!

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2 thoughts on “La sfida dell’Islam all’Europa non si gioca sui dialoghi convenevoli ma tutta quanta sul problema di Dio

  1. Complimenti Padre Cavalcoli! Questi ultimi articoli sono stati davvero illuminanti!
    Una curiosità: Secondo lei sarebbe più prevedibile e fruttuoso un confronto con lo sciismo o col sunnismo? O li mette sullo stesso livello?

    Grazie e saluti.

    Mattia.

  2. Nostra aetate non si limita ad affermare che il Dio cristiano è lo stesso dei maomettani. L’atto “inopportuno e rasente il sacrilego” avvenuto ad Asti ha sicuramente origine dal punto 3, non credo ci siano dubbi in merito.

    Se poi l’islam dovesse invadere l’Europa… beh… gli ultimi tre pontefici hanno già pregato in moschea e il Corano è già stato baciato. Siamo a cavallo, insomma…

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