Essere figlio nel figlio: il vero povero non è lo straccione, ma l’orfano privo di un Padre Celeste

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

ESSERE FIGLIO NEL FIGLIO: IL VERO POVERO NON È LO STRACCIONE, MA L’ORFANO PRIVO DI UN PADRE CELESTE 

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Il povero autentico non è identificabile con lo straccione, il miserabile e l’emarginato, ma con l’orfano. Con colui che è privato e dimentico delle prerogative familiari. Il povero, è colui che ignora le sue origini e che, per questo, non può accedere a un affetto paterno.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Quirino de Ieso, Il battesimo di Gesù, 1996 – cm. 50X100, in collezione privata

Anche nel Battesimo del Signore, si costituisce una solenne epifania, una grande manifestazione, attraverso la quale si rivela sempre meglio l’identità e il ruolo pubblico di Gesù.

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Nel brano evangelico di questa festa, la rivelazione della divinità raggiunge il suo culmine, in quanto assistiamo alla compresenza di tutte e tre le persone divine.

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È proprio il Padre che rivela il Figlio come l’amato [cf. Lc 3,22] e in questa attestazione amorosa di predilezione [cf. Sal 45,3] scende, su Gesù in preghiera, lo Spirito Santo come sigillo e parola definitiva.

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La festa del Battesimo del Signore non può che confermare — se ancora ce ne fosse il bisogno — che l’amore divino si comunica all’uomo solo attraverso la mediazione della persona di Cristo.

Non esistono altri mediatori, altri salvatori o pontefici capaci di condurre l’uomo a Dio. Gesù immergendosi — con il battesimo nel Giordano — dentro il tessuto umano, mi accompagna a gustare la vera solidarietà divina che si fa carico della povertà e del peccato dell’uomo che è il vero motivo per cui si realizza  l’allontanamento dal Padre.

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Infatti, il povero autentico non è identificabile con lo straccione, il miserabile e l’emarginato, ma con l’orfano. Con colui che è privato e dimentico delle prerogative familiari. Il povero, è colui che ignora le sue origini e che, per questo, non può accedere a un affetto paterno.

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Sono quanto mai convinto che l’odierna povertà umana non è il risultato esclusivo di una falla sociologica o politica, ma anzitutto identitaria. In un mondo che ha scordato le sue origini divine e l’affetto che Dio Padre prova continuamente per ogni creatura, il risultato può essere solo la deriva identitaria che conduce all’abbandono e che genera orfani. Il cristiano, però, non è un orfano, ma in Cristo viene costituito primogenito, figlio nel Figlio.

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Questo discorso viene spiegato in maniera diversa anche dall’Evangelista Matteo, che nella sua genealogia [cf. Mt 1,1-16] vede la ricapitolazione della storia umana — fatta di luci e di ombre — proprio a partire dalla persona del Verbo.

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Il battesimo di Gesù è immersione nella debole storia umana; il battesimo dell’uomo è immersione nella robusta figliolanza divina che Cristo ci ottiene con la sua passione, morte e risurrezione.

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Adesso cerchiamo di scendere nella concretezza della nostra quotidianità: ogni giorno — quando mi alzo dal letto — Dio Padre attraverso Gesù mi conferma il suo amore preferenziale. Capire bene questo è essenziale, perché Dio non rigetta mai nessuna sua creatura!

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Se io sono un preferito dal Signore — un figlio beneamato — questa consapevolezza rivoluziona tutta la mia persona e il mio modo di agire: il mio essere e la mia morale.

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Inoltre, l’amore preferenziale che Dio riversa in me, rifulge della presenza dello Spirito Santo che mi guida e orienta verso una vita di intimità con Dio che posso scoprire solo nella preghiera. È l’esempio di Gesù che prega continuamente, attraverso un costante dialogo, per unirsi al Padre attraverso l’amorosa presenza dello Spirito Santo [cf. Mt 26,39; Mc 1,35; Lc 9,29].

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È l’esempio dei santi che indicano nella preghiera assidua la certezza di salvezza: «Chi prega si salva, chi non prega si perde» [cf. Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori].

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Oggi è necessaria nel mondo una presenza cristiana che conosca sempre meglio la sua identità filiale con Dio e che coltivi un dialogo orante con lui.

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Non è ammissibile svendere questa dignità che Cristo ci ha conquistato, in nome del politicamente corretto, delle logiche mondane, di un non ben definito amore universale, di una globalizzazione religiosa che intende livellare tutto e tutti.

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Il battesimo del Signore, grida la verità delle nostre origini e ci invita a incassare quella eredità spirituale che è la vita buona del Vangelo.

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Festeggiare annualmente il battesimo di Gesù significa festeggiare e ricordarsi del proprio battesimo e ringraziare infinitamente Dio, i nostri genitori e i nostri padrini per averci condotto al fonte battesimale.

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Nel battesimo ci è donata ogni grazia e ci viene programmata una vita che guarda nel Paradiso il suo compimento definitivo. Nell’attesa del compimento della beata speranza, il battezzato vive nel mondo un tempo cairologico di consolazione [cf. Is 40,1] in cui dare testimonianza di ciò che significa figliolanza legittima.

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Imparando l’identità filiale nel rapporto stretto con Dio, l’uomo imparerà anche ad essere padre e madre di una generazione di uomini capaci di rendere grazie al Signore e di aprirsi allo lode dello Spirito che ci farà cantare: «Benedici il Signore, anima mia» [cf. Sal 103].

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Cagliari, 13 gennaio 2019

Battesimo del Signore Gesù

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2 thoughts on “Essere figlio nel figlio: il vero povero non è lo straccione, ma l’orfano privo di un Padre Celeste

  1. Il povero non è identificabile….
    Assolutamente vero. Provi un po’ però a spiegarlo ai nostri preti vescovi cardinali. E mi fermo qui per amore della Chiesa.

  2. Potremmo allora dire che il termine “povero”, alla luce della dottrina cristiana, può essere inteso in tre maniere:
    1) Il povero che vive in uno stato di miseria materiale, condizione deplorevole e degna di compassione ma di per sè eticamente neutra: condizione che dunque – di per sé – non condanna né salva.
    2) Il povero che vive in uno stato di miseria spirituale, come descritta nell’articolo, condizione deplorevole anch’essa, ma che al contrario della prima conduce – o può condurre – alla perdizione.
    3) Il “povero in spirito”, cioè colui che non mette i beni materiali (di per sé buoni) al posto di Dio Padre (come fa il “ricco” nel senso evangelico del termine): costui non insegue falsi idoli, ma il tesoro vero, per cui, come dice il Vangelo, avrà in eredità – vorrei dire “logicamente”, se non fosse una parola troppo fredda e frivola – il Regno di Dio.

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