C’erano una volta l’Eucaristia ed il Sacerdozio Cattolico, poi giunsero Kiko Argüello e Carmen Hernandez fondatori del Cammino Neocatecumenale … e l’eresia si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

 — i saggi di Theologica —

C’ERANO UNA VOLTA L’EUCARISTIA E IL SACERDOZIO CATTOLICO, POI GIUNSERO KIKO ARGÜELLO E CARMEN HERNÁNDEZ FONDATORI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE … E L’ERESIA SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

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INDICE: I. Eresia non è una parola indecente e dare dell’eretico a chi cade e permane in eresia sostanziale e formale non è un insulto, ma una semplice constatazione di fatto — II. Il primo equivoco da sfatare: se il Cammino Neocatecumenale si è sviluppato sotto i pontificati di due Sommi Pontefici Santi, questo lo rende per caso santo e dogma intangibile della fides catholica? — III. I Neocatecumenali prendono vita sulla crisi di autorità della Chiesa e si sviluppano sotto il pontificato di Giovanni Paolo II dopo avergli presentata la famiglia de Il Mulino Bianco — IV. Il Cammino Neocatecumenale ha resa nuovamente attuale la vecchia eresia degli albigesi, senza che l’autorità ecclesiastica ponesse freno al fatto che l’Eucaristia non è un bene privato di cui essi possano disporre a proprio piacimento — V.  Quando la Chiesa trova tutte le scuse per non ascoltare le vittime di vario genere, alla fine finisce col ritrovarsi con i cardinali alle sbarre dei tribunali penali, ma anche in tal caso seguita imperterrita a non ascoltare — VI. La grande menzogna dei dirigenti del Cammino Neucatecumenale: affermare che la Chiesa ha riconosciute e pienamente legittimate le loro stramberie liturgiche e catechetiche — VII. A rendere sano un movimento bastano le tante brave persone che lo formano? sono sufficienti le testimonianze di chi afferma: «Nel Cammino mi sono convertito», «Nel Cammino mi sono riavvicinato alla Chiesa»? VIII. Il Pontefice regnante non ha tardato a lanciare anch’esso precisi richiami ai kikos ed ai mega-catechisti del Cammino Neocatecumenale ottenendo l’effetto ottenuto dai suoi tre predecessori: orecchi da mercante — IX. I Neocatecumenali sono la negazione del sapiente spirito missionario della Chiesa, ed anziché portare nuove genti al Cattolicesimo fanno nuovi adepti al Neocatecumenalesimo — X. Il Cammino Neocatecumenale è una psico-setta nella quale si annulla il senso critico dopo avere invasa la coscienza degli adepti e mutando la crassa ignoranza e la superbia in un dono di elezione dello Spirito Santo — XI. Al grave problema della errata percezione della Santissima Eucaristia si unisce la errata percezione del Sacerdozio, specie tra il sacerdozio comune dei battezzati ed il sacerdozio ministeriale di Cristo al quale partecipano solo i ministri in sacris dotati di un munus triplice: docendi, regendi, sanctificandi — XII. Conclusione.

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Autore:
Ariel S. Levi di Gualdo

Prima di avviarci nel lungo discorso è necessario chiarire il significato della parola eresia. La necessità del chiarimento è dovuta al fatto che all’interno della Chiesa stessa si è insidiata da tempo una neolingua, com’ebbi modo di spiegare anni fa in uno dei primi articoli su questa nostra Isola di Patmos [2014, vedere QUI], ed a seguire poi in una mia cosiddetta lectio magistralis [vedere video, QUI]. Neolingua non vuol dire solo dar vita a nuove parole, o cosiddetti neologismi, ma compiere un’operazione persino peggiore: dare alle parole un significato diverso da quello ch’esse etimologicamente hanno. Lo svuotamento delle parole dal loro significato riempite di tutt’altri significati, è un fenomeno di grave pericolosità che prende sviluppo prima, durante e dopo la Rivoluzione Francese. Un esempio esaustivo è dato dai concetti di libertà, uguaglianza e fraternità, che sono dei suffissi fondanti del Cristianesimo, non un’invenzione della Rivoluzione Francese. Principi che però, sul finire del Settecento, ed appresso nel corso di tutto l’Ottocento, si muteranno in principi antitetici al Cristianesimo, per di più usati per colpire e per tentare d’affossare il Cristianesimo stesso.

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Più volte, nei miei numerosi scritti, ho espresso con profonda inquietudine in che modo alcune parole, all’interno della Chiesa, abbiamo assunta una connotazione negativa. Alcuni esempi: non è raro udire ecclesiastici affetti da crassa ignoranza e teologi resi più ignoranti ancóra dalla loro superbia, che usano termini quali per esempio “dogma” e “dogmatico”, “tridentino” o “tradizione”, addirittura per offendere i propri interlocutori: «… non prestargli ascolto, ha una vecchia mentalità tridentina», «Quanto sei dogmatico!», «Ah, tutti questi vecchi dogmatismi!». Segue poi lo sprezzo dell’interno impianto giuridico-canonico che regola — o perlomeno una volta regolava — la vita di quella societas che è la Chiesa, pertanto, se dinanzi a degli autentici abusi di vario genere si osa ricordare a certi soggetti ciò che le leggi ecclesiastiche dispongono o proibiscono, capita oggi con frequenza di sentirsi rispondere: «Basta, con questi legalismi. Non ti sei forse accorto che nella Chiesa c’è stato un Concilio?». E fu così che ad un sedicente storico della Chiesa che con strafottenza irridente mi domandò se avessi avuto notizia che c’era stato un concilio, risposi:

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«A parte il fatto che nella Chiesa di concilî ce ne sono stati in totale ventuno, se però ti riferisci all’ultimo, sappi ch’esso è stato convocato, si è svolto ed infine è stato chiuso nel pieno rispetto di tutte le leggi e le procedure canoniche. N’è prova che prima di convocare il Vaticano II il Sommo Pontefice Giovanni XXIII provvide con apposita bolla a chiudere il Concilio Vaticano I, che per varie ragioni di carattere storico-politico non era mai stato formalmente chiuso. Pertanto è presto detto che l’apertura del Vaticano II prende avvio proprio nel pieno rispetto di tutte le procedure canoniche».

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D’altronde è risaputo: solo preti e teologi riescono a giungere a simili perversioni del pensiero. O qualcuno conosce forse qualche giudice, qualche pubblico ministero, qualche avvocato, oppure dei giudici popolari di una corte d’assise che durante i dibattimenti processuali abbiano esordito affermando: «Basta, con questi legalismi!». E se ciò fosse — ma non risulta sia mai accaduto nella società civile — quell’eventuale imputato come pluri-omicida mosso da preterintenzionalità, sulla base di che cosa potrà essere giudicato? In base a quali criteri, se non tramite criteri di giudizio dettati in modo tassativo dalla legge, si potrà stabilire se merita un ergastolo o se invece non è da ritenersi colpevole perché affetto da comprovate turbe psichiche che malgrado il suo efferato delitto non lo rendono però capace di agire in modo intenzionale, facendo così venire meno dolo e colpa?

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I.

ERESIA NON È UNA PAROLA INDECENTE E DARE DELL’ERETICO A CHI CADE E PERMANE IN ERESIA SOSTANZIALE E FORMALE NON È UN INSULTO, MA UNA SEMPLICE CONSTATAZIONE DI FATTO

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Tutto questo per giungere in modo quanto più chiaro possibile a spiegare la parola eresia, usata in questo scritto per indicare i gravi errori dottrinali di un movimento laicale cattolico: il Cammino Neocatecumenale.

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Il termine eresia nasce dal greco αἵρεσις e deriva da αἱρέω, che alla lettera significa “afferrare”, “prendere”, ma che può anche significare “scegliere” o “eleggere”. Nel lessico cristiano questo lemma compare negli Atti degli Apostoli [cf. 5,17; 24,5; 24,14; 26,5; 28, 22] dove è assunto per indicare una persona che dopo avere ponderato compie una scelta animata da intenzionalità. Nelle Lettere Apostoliche questo lemma greco è assunto e mutato nel proprio etimo originario per assumere un’accezione del tutto negativa, legata ad una scelta deliberata di ciò che non è vero o di ciò che della divina rivelazione è stato preso e alterato [cf. I Cor 11, 19; Gal 5,20; II Pt 2, 1]. Pare che a fare uso del termine “eresia” per indicare e per combattere le correnti cristiane deviate dall’autentico e corretto insegnamento apostolico sia stato per primo il Padre della Chiesa Giustino alle soglie del II secolo.

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Indicare una corrente di pensiero teologica, uno stile pastorale, oppure come in questo nostro specifico caso un intero movimento laicale come affetto ed inficiato da eresie, non costituisce né un insulto né tanto meno un attentato di lesa maestà. Dire eretico, non è infatti sinonimo di immorale né sinonimo di delinquente. Anche in questo caso due esempi saranno sufficienti per chiarire: l’eresiarca Pelagio [Britannia 360 – Palestina 420] non era un immorale né un dissoluto. Tutt’altro: era un asceta, un uomo animato da spirito penitenziale e da grande volontà, al tutto si unisca poi anche una profonda cultura. Chi visse invece nel corso della propria vita varie forme di immoralità e di dissolutezza, chi mise al mondo un figlio senza assumersi i propri doveri di padre e di marito, questi fu Aurelio di Tagaste, che convertito e divenuto Agostino d’Ippona [Tagaste 354 – Ippona 430], oggi Santo vescovo e dottore della Chiesa, le eresie di Pelagio le confutò a una ad una; e per farlo ebbe pure un bel daffare, posto che questo eresiarca non era né sprovveduto, né privo di profonda fede — quantunque corrotta dall’errore —, né era privo di credito e di seguito da parte dei fedeli cristiani.

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Altro esempio: nel 1215 il IV Concilio Lateranense condannò l’Abate Gioacchino da Fiore [Celico 1130 – Pietrafitta 1202] per un pensiero ereticale noto come millenarismo o gioachimismo. Si noti che né il concilio che lo condannò né i Sommi Pontefici che si sono succeduti da Innocenzo III che convocò e che presiedette quell’assise, hanno mai messo in dubbio la sua santità di vita. Più volte si tentò persino di beatificarlo, seppure con insuccesso. Nel 2001, in occasione dell’VIII centenario dalla sua morte, l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza aprì la fase diocesana del processo di beatificazione, gli esiti del quale — una volta giunto alla Congregazione delle cause dei Santi — ci auguriamo che rimangano perlomeno incerti.

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È ragionevole vergare queste pagine introduttive solo per giungere a dire che nel movimento laicale cattolico noto come Cammino Neocatecumenale, fondato dagli spagnoli Kiko Argüello e dalla defunta Carmen Hernàndez [Ólvega 1930 – Madrid 2016], vi sono non pochi ed inquietanti elementi ereticali? Si, è ragionevole spiegare con cura il tutto, se all’interno della Chiesa stessa non si conosce purtroppo più il significato delle parole, compresa la parola eresia.

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Strutturalmente, questo Movimento, è una sétta per iniziati all’elezione infarcita di eresie cristologiche, pneumatologiche ed ecclesiologiche. E, malgrado lunghi anni di richiami e di direttive date più volte dai Sommi Pontefici in persone, prosegue a rivendicare il diritto ad avere proprie liturgie eucaristiche specifiche e mai approvate dalla Chiesa, anzi decisamente condannate dai documenti del Magistero, in particolare dalla dettagliata Istruzione Redemptionis Sacramentum del 2004, che pare quasi scritta per i membri di questo Movimento [testo integrale del documento, QUI]. A questo si unisce un catechismo che al di là dei testi concordati con la Santa Sede, ma di rigore non rispettati, diffonde dottrine contrarie a quelle contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Cosa poi non certo secondaria è la loro errata percezione del sacerdozio comune dei battezzati e del sacerdozio ministeriale dei ministri in sacris, con la conseguenza che all’interno di questo Movimento la figura sacramentale dei presbìteri è del tutto sovrastata da quella dei laici, i cosiddetti mega-catechisti. E proprio alla percezione del tutto errata di sacerdozio che permea e che permane questo Movimento, è dedicata la parte conclusiva di questa mia trattazione.

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Buona parte dei mega-catechisti di questo Movimento sono muniti di una preparazione dottrinale e teologica gravemente lacunosa, se non a volte inesistente. Tendenzialmente si mostrano sprezzanti verso chi, attraverso lunghi anni di studio e di ricerca, ha approfondito le varie branche delle scienze teologiche, poiché convinti di possedere una sapienza iniziatica che perviene loro direttamente dalla grazia dello Spirito Santo, o per meglio dire dalla loro idea del tutto eterodossa di Spirito Santo. È infatti cosa nota e comprovata in che modo questi mega-catechisti, quando sono stati richiamati da insigni teologi che hanno spiegato i gravi errori dottrinali contenuti in certe loro catechesi, per tutta risposta hanno reagito indicando questi insigni studiosi — spesso anche uomini di grande pietà sacerdotale e di provate virtù di vita cristiana — come dei soggetti «chiusi alle azioni dello Spirito».

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II

IL PRIMO EQUIVOCO DA SFATARE: SE IL CAMMINO NEOCATECUMENALE S’È SVILUPPATO SOTTO I PONTIFICATI DI DUE SOMMI PONTEFICI SANTI, QUESTO LO RENDE FORSE SANTO E DOGMA INTANGIBILE DELLA FIDES CATHOLICA ?

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La storia di questo Movimento prende vita mezzo secolo fa ed in questo lasso di tempo si sono susseguiti sulla Cattedra di Pietro cinque Sommi Pontefici che per ragioni a noi non conosciute hanno deciso di non agire in modo fermo ed all’occorrenza con autorità, il tutto mentre sotto i loro occhi due Signori Laici facevano letteralmente ciò che volevano della Santissima Eucaristia, dando al tempo stesso ai fedeli una visione molto errata della storia della Chiesa, della ecclesiologia e della sacramentaria. Alcuni dirigenti del Movimento Neocatecumenale sono soliti insegnare ai propri adepti — quindi ad obiettare alle critiche esterne —, rammentando che due di questi cinque Sommi Pontefici sono stati canonizzati: Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ebbene, più che di un’obiezione si tratta in verità di una percezione davvero non cattolica della santità stessa, posto che la santità non richiede affatto l’esenzione da qualsiasi errore e quindi la perfezione.

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Ricordiamo infatti che il riconoscimento della eroicità delle virtù, non comporta che ogni atto, gesto, scelta e decisione compiuta nella propria vita da chi è stato elevato agli onori degli altari, implichi la assoluta perfezione e la totale esenzione da qualsiasi genere di errore di valutazione, di azione o di governo pastorale. Chi pensasse questo cadrebbe sì in grave e grossolana eresia, mutando in tal modo i Santi — o nel caso alcuni Santi Pontefici — nel Verbo di Dio incarnato, che in quanto Dio era perfetto come uomo e la sua natura umana fu totalmente esente da qualsiasi esperienza anche lieve di peccato. Solo Cristo Signore era però perfetto nella sua natura umana in quanto Dio fatto uomo, nonché generato per opera dello Spirito Santo da una Vergine preservata dalla macchia del peccato originale. I Santi, invece, oltre a essere nati ed essere stati lavati col Santo Battesimo dal peccato originale, proprio perché tesi verso la santità sono stati tentati dal Demonio che ha cercato spesso con ogni mezzo di indurli molto più di altri nel peccato e nell’errore. E forse, proprio peccando e commettendo errori, quindi lavandosi dal peccato e correggendosi dagli errori in virtù della grazia dello Spirito Santo da loro accolta e fatta fruttificare, sono divenuti Santi, quindi modelli di eroiche virtù per il Popolo di Dio tutto.

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Quanti sono i Santi divenuti tali dopo essere partiti da una condizione umana di vita spesso gravata anche per lungo tempo dai peggiori peccati? Le prime notizie storiche che si hanno del Beato Apostolo Paolo, sono per caso quelle del grande diffusore del Cristianesimo, o invece quelle legate a Saul di Tarso rammaricato di non avere l’età “canonica” richiesta per partecipare alla lapidazione del diacono protomartire Stefano? [cf. At 7, 54-60]. Sant’Agostino, al quale s’è accennato in precedenza, nasce forse come zelante cristiano e soprattutto come modello di caste virtù? Trovo pertanto inquietante che oggi, delle correnti di pensiero ecclesiale o dei movimenti laicali, facciano sfacciato abuso delle figure degli ultimi Santi Pontefici per poter di fatto canonizzare tutto ciò che in pensieri, parole e forme impositive sempre più aggressive costoro pretendono d’imporre alla Chiesa intera.

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Cerchiamo di essere estremamente chiari senza remore, ma soprattutto cercare di esserlo fino in fondo: la Santa Chiesa ha canonizzato il Beato Pontefice Giovanni Paolo II attraverso un pronunciamento definitivo che rientra nel cosiddetto secondo grado del magistero infallibile [cf. Ad tuendam fidem, § 2] esercitato in questo caso dal Sommo Pontefice Francesco I [cf. Lumen Gentium, n. 25]. Il pronunciamento definitivo riguarda però la eroicità delle virtù di questo Santo Pontefice, di cui la Chiesa non ha certo dogmatizzato con formula definitoria ogni singola scelta pastorale e di governo, inclusa la infelice accettazione del Cammino Neocatecumenale, da non confondere affatto in modo propagandistico e truffaldino con la sua piena approvazione, perché mai il Santo Pontefice Giovanni Paolo II la concesse; il massimo della sua concessione fu una prova ad experimentum concessa  il 28 giugno 2002, quando l’allora Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, Cardinale James Francis Stafford, consegnò ai Fondatori del Movimento il testo del decreto di approvazione ad experimentum del loro nuovo Statuto debitamente rivisto e corretto nel corso degli anni precedenti dai competenti dicasteri della Santa Sede. Mentre veniva concessa l’approvazione provvisoria ad experimentum dello Statuto, i dodici volumi del Direttorio catechetico del Movimento seguitavano invece a giacere sub judice [sotto l’esame del giudice] presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, presieduta all’epoca dal Cardinale Joseph Ratzinger. 

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Dunque accettazione e approvazione condizionata, non approvazione piena. Una accettazione avvenuta peraltro a denti molto stretti, nella speranza di poter correggere le deviazioni dottrinarie e liturgiche di questo Movimento tenendolo nel seno della Santa Chiesa. Pertanto, se sotto il pontificato del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, pastoralmente responsabile di non essere intervenuto per tempo e con la necessaria e decisa autorità, il Cammino Neocatecumenale ha realizzato ogni peggiore forma di abuso liturgico e di deviazione dalla ortodossa dottrina cattolica, il tutto — che sia teologicamente chiaro — non è affatto suggellato da alcuna automatica formula dogmatica né definitiva definitoria a seguito della sopravvenuta canonizzazione del Beato Pontefice Giovanni Paolo II. Quindi, la canonizzazione del Beato Pontefice Giovanni Paolo II non implica ad alcun titolo e per alcun riflesso la canonizzazione del Cammino Neocatecumenale, né tanto meno possono assurgere a dogma di fede i loro abusi liturgici e egli immani strafalcioni dottrinari diffusi tutt’oggi dai loro mega-catechisti.

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Senza nulla togliere alla santità del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, possiamo dire che alla prova postuma dei fatti concreti egli ha sbagliato a non fermare per tempo un Movimento del genere. Esattamente come in passato, diversi altri suoi predecessori, compresi i Santi Pontefici Gregorio e Leone Magno, hanno compiuto anch’essi i loro buoni errori in certe valutazioni ed in certe scelte pastorali, senza che ciò compromettesse né la loro santità né il meritorio titolo di magno che ad entrambi è stato conferito dalla Santa Chiesa.

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Seguitino pertanto i membri del Cammino Neocatecumenale ad affermare ai propri adepti o durante le loro azioni di proselitismo, di essere cresciuti e di essersi moltiplicati sotto i pontificati di due Santi Pontefici e di essere stati da essi, a loro dire, approvati in tutto e per tutto. E mentre essi seguitano ad affermare od a far credere queste colossali falsità ai propri adepti, io rimango dotato di tutta la riconosciuta libertà dei figli di Dio che unita al pizzico di poca scienza teologica che posseggo mi porta a dire, quindi a replicare, che simile pretesa non è semplicemente assurda, bensì proprio aberrante.

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III

I NEOCATECUMENALI PRENDONO VITA SULLA CRISI DI AUTORITÀ DELLA CHIESA E SI SVILUPPANO SOTTO IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II DOPO AVERGLI PRESENTATA LA FAMIGLIA DE IL MULINO BIANCO

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I Neocatecumenali si sono potuti sviluppare perché si collocano nel periodo di quel post-concilio nel corso del quale si è sviluppata all’interno della Chiesa una crisi di autorità senza precedenti storici, ed al tempo stesso, venendo meno l’autorità, si sono sviluppate forme di arbitrario autoritarismo come mai si erano conosciute in precedenza. Questo è il terreno ecclesiale ed ecclesiastico sul quale si sviluppa e prende vita nella completa impunità un movimento laicale infarcito di eresie, con una visione del tutto distorta e falsante del sacerdozio, unita ad una concezione della Santissima Eucaristia che più volte ha rasentato in molte loro celebrazioni — ampiamente e rigorosamente documentate —, il vero e proprio sacrilegio.

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Come può essere accaduto che il Santo Pontefice Giovanni Paolo II sia caduto nella trappola dei fondatori del Cammino Neocatecumenale? È un quesito al quale più volte ho risposto spiegando che ai Signori Kiko Argüello e Carmen Hernández va riconosciuta una non indifferente abilità. È stato infatti in modo molto abile che costoro hanno presentato al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ciò che lui aveva di più caro: la famiglia e la morale sessuale. Così stanno le cose senza facile pena di smentita: in una Europa sempre più scristianizzata ed edonista, loro hanno presentato al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II famiglie numerose con alta natalità, nonché solide sui principi morali, perlomeno in apparenza. E proprio come nelle immagini di una vecchia pubblicità della multinazionale Barilla, Kiko Argüello e Carmen Hernández hanno presentato la cosiddetta Famiglia perfetta e felice de Il Mulino Bianco [cf. video QUI]. E il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II c’è cascato, senza che ciò comprometta in alcun modo né la eroicità delle sue virtù né la sua santità, per i motivi già spiegati in modo chiaro e dettagliato: i Santi sono Santi, ma non sono uomini perfetti né esenti da errori, inclusi errori talvolta anche grossolani.

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IV

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE HA RESA NUOVAMENTE ATTUALE LA VECCHIA ERESIA DEGLI ALBIGESI, SENZA CHE L’AUTORITÀ ECCLESIASTICA PONESSE FRENO AL FATTO CHE L’EUCARISTIA NON È UN BENE PRIVATO DI CUI ESSI POSSANO DISPORRE A PROPRIO PIACIMENTO

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Il Movimento Neocatecumenale è un vero paradigma di quello che è il ritorno nella modernità delle più antiche eresie. Il proselitismo Neocatecumenale, tutto incentrato su catechesi mirate alla riscoperta del Battesimo, ha riportato sulla scena della nostra contemporaneità quella che fu l’antica eresia degli albigesi, che si sviluppò modulando un’altra eresia, quella dei cátari. Ricordiamo a tal proposito che l’eresia albigese si diffuse nella Francia tra il XII ed il XIII secolo. I diffusori di questa corrente invitavano i propri adepti ad una iniziazione cristiana tesa verso una meta da essi indicata come consolamentum, una dottrina molto simile a quella del neocatecumenato, tesa alla riscoperta del Battesimo. Gli albigesi erano notoriamente arroganti sia nel porgersi che nel fare proseliti, ma soprattutto erano soliti atteggiarsi come gli eletti tra gli eletti od i più puri tra i puri, non a caso, come dicevo poc’anzi, prendono le mosse dai catari, la cui denominazione deriva dal greco καϑαρός, che vuol dire “i puri”. Particolarmente insolente era poi il loro atteggiamento nei confronti dei ministri in sacris, vescovi e presbìteri, dinanzi ai quali dei laici si ponevano in modi spesso strafottenti sentendosi investiti di particolari grazie e doni spirituali grazie alla autentica riscoperta del loro Battesimo. Gli albigesi, in un’epoca nella quale o si era fuori o si era dentro senza troppe vie di mezzo, finirono col creare una chiesa parallela, con tutto ciò che in contrasti e guerre ne conseguì per logica conseguenza, dato che all’epoca non potevano sussistere assieme all’interno della Chiesa gli opposti ed i contrari, la tesi e la antitesi. Il tutto al contrario di oggi, dove pur di tenere all’interno della Chiesa di tutto e di più, in una comunione che non è comunione ma solo pura illusione di comunione, da una parte abbiamo le comunità che celebrano il Sacrificio Eucaristico col Messale di San Pio V e dall’altra i Neocatecumenali che fanno della liturgia e della Santissima Eucaristia ciò che vogliono, sino a mutarla in una commemorazione gioiosa e danzante dal sapore calvinista, con esotici simbolismi ebraici a dir poco fuori luogo, come se la Santa Messa fosse una via di mezzo tra la cena di Calvino ed il סדר di פסח [Seder di Pesach, Cena della Pasqua ebraica]. E chi, dinanzi a tutto questo, tende penosamente a giustificare affermando che dentro la Chiesa convivono da sempre manifestazioni ed espressioni diverse, confonde quella che è la preziosa diversità — per esempio quella rappresentata nel corso dei secoli dalle varie espressioni e forme di vita religiosa o spirituale — con quella che invece è la mancata vigilanza e assunzione di responsabilità da parte delle Autorità Ecclesiastiche che, per divino mandato, sono chiamate a tutelare nell’unità «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» [Ef 4, 5], non a consentire e favorire nel silenzio la diffusione dei personalismi selvaggi che, come nel caso dei Neocatecumenali, quando toccano la sacra liturgia eucaristica, che è centro e cuore d’unità dell’intera Chiesa universale, finiscono col sottomettere la universalità a quei particolarismi che di fatto fuoriescono sempre da personalità altamente arroganti ed egocentriche.

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Le celebrazioni liturgiche del Cammino Neocatecumenale brulicano dei peggiori abusi, basterebbe ricordare quante volte la Santa Sede ha richiamato i fondatori del Movimento circa il problema delle omelie tenute da laici durante la Messa, le danze dei fedeli durante la liturgia, l’ostinarsi a ricevere la Santa Comunione seduti passandosi di mano in mano dei grandi copponi contenti il Prezioso Sangue di Cristo. Per seguire con la confezione del pane destinato alla celebrazione eucaristica secondo le norme meticolose stabilite da Kiko Argüello, la totale noncuranza per la dispersione dei frammenti di pane eucaristico consacrato, la non adeguata purificazione dei vasi sacri, ma soprattutto la voluta ed insegnata mancanza di devozione eucaristica, il rifiuto a genuflettersi e la mancanza di pietà di fatto istituzionalizzata verso il Santissimo Sacramento.

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A prova della oggettiva malafede dei dirigenti del Cammino Neocatecumenale — e nel caso che adesso riporteremo del loro portavoce ufficiale —, basti dire che ogni volta che i fondatori sono stati chiamati a Roma e ripetutamente redarguiti dall’allora Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Cardinale Francis Arinze, da Roma sono tornati via lanciando sempre il seguente proclama ai propri adepti: «La Santa Sede ci ha approvati!». Ora, quando si è chiamati per essere invitati a mettersi in riga, quando come accaduto fu concesso un tempo stabilito ben preciso per adeguarsi a tutte le norme liturgiche previste dall’Ordinamento Generale del Messale Romano e dalla istruzione Redemptionis Sacramentum ma per tutta risposta anziché dire “ci hanno amabilmente richiamati”, si diffonde notizia tra gli adepti «siamo stati approvati!», è presto detto: o si è completamente scissi dal reale, oppure si è disonesti e bugiardi. A tal proposito sarebbe importante leggere la lettera del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che, in modo chiaro e anche perentorio, usa l’espressione non equivoca: «Sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre». Dopodiché, appena i dirigenti del Cammino Neocatecumenale [testo integrale, QUI], come loro uso e prassi fecero passare un richiamo ed una decisione del Sommo Pontefice per una approvazione a tutte le loro stramberie liturgiche e dottrinarie, a quel punto, il Prefetto, rincarò la dose rilasciando alla Radio Vaticana un’intervista che non potrebbe essere equivocata neppure da un esperto falsificatore professionista [tutti i testi sin qui richiamati sono contenuti, QUI].

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Da quanto sin qui esposto si capisce bene quanto complesso sia il problema Neocatecumenale, il tutto a fronte di qualsiasi analisi che miri ad essere veramente lucida ed imparziale. Complessità che richiederebbe veramente lunghe e articolate trattazioni sul piano storico, ecclesiologico, pastorale, dottrinale e teologico. Per non parlare poi dell’aspetto psicologico, posto che non è affatto difficile appurare e dimostrare che un elevato numero di adepti sono persone gravate da notevoli debolezze e fragilità caratteriali, spesso sofferenti per l’amarezza di fallimenti esistenziali non ancora elaborati e superati, tese quindi a cercare sicurezza in strutture apparentemente forti e permeate al loro interno da un senso di elezione divina. E, tutto questo, come gli specialisti possono provare a livello rigorosamente scientifico, è tipico di quei fenomeni aggregativi noti nella psicologia clinica come psico-sétte.

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V

QUANDO LA CHIESA TROVA TUTTE LE SCUSE PER NON ASCOLTARE LE VITTIME DI VARIO GENERE, ALLA FINE FINISCE COL RITROVARSI CON I CARDINALI ALLE SBARRE DEI TRIBUNALI PENALI, MA ANCHE IN TAL CASO SEGUITA IMPERTERRITA A NON ASCOLTARE

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Se oggi la Chiesa visibile si ritrova da anni a dover far fronte a scandali di natura morale e patrimoniale, ciò è dovuto al fatto che per altrettanti anni non ha ascoltato il grido di dolore delle vittime; anzi, in non pochi casi le vittime sono state duramente punite dalle Autorità Ecclesiastiche non solo per avere osato soffrire, ma per avere osato infine rendere pubblico il proprio dolore e chiedere giustizia contro i potenti prepotenti insidiatisi al potere in quella Chiesa visibile che oggi ci appare come una vera e propria struttura di peccato che genere il peccato al proprio interno e che lo diffonde all’esterno. Se certi Ordini, Congregazioni religiose o storiche Abbazie dell’Occidente, oggi sono collassati, la colpa è proprio di quelle Autorità Ecclesiastiche che ricevendo per anni lamentele, denunce e segnalazioni, non hanno prestato ascolto, anzi hanno accusato più volte di desiderio di vendetta e di prevenzione sia sacerdoti, sia ex religiosi sia laici che osavano portare fatti gravissimi alla loro attenzione. Oggi, chi le denunce ieri le sotterrava, osa presentarsi dinanzi alle telecamere ed ai microfoni dei giornalisti cosiddetti vaticanisti ad affermare falsamente: «Non sapevamo, non immaginavamo!». A quel punto — ed a loro immane onta, ma soprattutto a danno delle loro stesse anime immortali — questi giornalisti cosiddetti vaticanisti, che i fatti ed il dolore delle vittime lo conoscono invece molto bene e da lungo tempo, offrono senza pudore e privi di qualunque senso di vergogna il podio giustificatorio a questi autentici assassini della Santa Chiesa. Ebbene sappiano, questi giornalisti cosiddetti vaticanisti, che il loro reato ha un nome ben preciso: concorso esterno in omicidio colposo.

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L’Autorità ecclesiastica, od il poco che di essa rimane sulle macerie del senso di autorità ormai completamente distrutto da alcuni decenni, anche nel caso dei Neocatecumenali ha applicato lo stesso principio limitandosi a bollare come “rancorosi” e “prevenuti” tutti coloro che da questo Movimento sono usciti in seguito ad esperienze anche terribili, ad esempio dopo essere stati invasi e indagati sino al più profondo delle loro coscienze dai vari mega-catechisti, diversi dei quali responsabili della distruzione di interi nuclei familiari; e chi, tra noi sacerdoti ha accolto, raccolto e più volte tentato di sanare le ferite di interi nuclei familiari, certe dinamiche ha avuto modo di sperimentarle bene ed a fondo, in quello che nella realtà è il pronto soccorso di quella che alcuni amano oggi indicare come «Chiesa ospedale da campo»; un pronto soccorso dove a raccogliere i feriti ci siamo in concreto noi, non gli ideologi dei sacri palazzi.

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Mentre tutt’altro che rari si verificavano casi di questo genere, incluse persone e famiglie che uscendo dal Cammino Neocatecumenale hanno perduto casa e lavoro, per non parlare delle coppie istigate alla separazione, nel corso di quei numerosi e grandi raduni che non erano altro che pubbliche prove di potenza numerica da parte dei fondatori del Movimento, al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II erano presentati eserciti di mariti e di mogli sorridenti che non ancóra trentenni avevano già messo al mondo tre o quattro bambini per coppia, modello pubblicità formato cattolico de Il Mulino Bianco, mancava solo l’attore spagnolo Antonio Banderas che in uno di questi celebri spot dialoga con la gallina Rosita [cf. video QUI].

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Fatte tutte queste dovute premesse, il mio discorso di carattere teologico e dottrinale può prendere adesso avvio. Il primo punto che andrebbe infatti attentamente esaminato è il seguente: il Cammino Neocatecumenale, può dirsi veramente un movimento laicale cattolico? Se la dottrina cattolica e la teologia non sono una vaga opinione del tutto opinabile, debbo rispondere di no, affermando con estrema inquietudine e dispiacere che il Neocatecumenato è di fatto una comunità di matrice ebraico-protestante che ha di cattolico solamente l’involucro esterno svuotato totalmente al proprio interno di quelli che sono gli stessi elementi fondanti del Cattolicesimo. È per ciò presto detto: soprassedere, tra un inutile richiamo e l’altro susseguitisi nel corso degli anni, nell’attesa che le cose si mettano a posto da sé stesse, senza che alcuno debba assumersi delle responsabilità, per di più dolorose e soprattutto impopolari, denota e dà riprova della pericolosa incoscienza delle nostre Autorità Ecclesiastiche e dei numerosi vescovi diocesani, non pochi dei quali hanno lasciato in mano a questo Movimento la maggioranza delle parrocchie delle loro diocesi, replicando ad ogni allarmata perplessità posta dai loro parroci con una frase che mai dovrebbe comparire sulla bocca di un vescovo: «… io li ho già trovati insediati e ramificati, che cosa mai potrei fare?». Aggiungo altro: in numerose diocesi italiane, se non si è Neocatecumenali, non si ha possibilità di poter accedere al diaconato permanente, perché ormai da anni la selezione dei futuri diaconi ed il giudizio sulla loro idoneità è stato interamente demandato ai membri di questo Movimento, il tutto nel totale silenzio complice di numero vescovi diocesani.

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VI

LA GRANDE MENZOGNA DEI DIRIGENTI DEL CAMMINO NEUCATECUMENALE: AFFERMARE CHE LA CHIESA HA RICONOSCIUTE E PIENAMENTE LEGITTIMATE LE LORO STRAMBERIE LITURGICHE E CATECHETICHE

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I dirigenti Neocatecumenali mentono — temo purtroppo consapevoli di mentire — quando si presentano come un Movimento riconosciuto in tutto e per tutto dalla Santa Sede nelle sue espressioni e azioni. Ciò è del tutto falso. Come spiegavo in precedenza, i dirigenti del Cammino Neocatecumenale hanno cercato per anni di ottenere dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il suggello di approvazione a tutti i loro gravissimi abusi liturgici. Il competente Dicastero non ha però mai riconosciuto certi modi arbitrari e del tutto ostinati di celebrare la Santissima Eucaristia, che non è un bene disponibile sul quale potevano decidere i fondatori del Cammino Neocatecumenale od i “preti dipendenti” dagli stessi neocatecumenalizzati; tutt’altro, questa Sacra Congregazione li ha ripetutamente ed anche duramente redarguiti richiamandoli al rispetto degli ordinamenti e dei libri liturgici.

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Dunque la verità, quella provata ed agli atti della Santa Sede, ma taciuta da quanti all’interno del Movimento fanno proseliti o guidano gli affiliati, è che dopo lunghe consultazioni con la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti, il Pontificio Consiglio per i Laici approvò prima lo Statuto e poi il Direttorio Catechetico entrambi debitamente corretti, ma si presti attenzione: mai la Santa Sede, tramite il competente Dicastero, ha approvato quelli che di fatto sono i riti arbitrari ed a tratti persino sacrileghi dei Neocatecumenali. E si noti altresì che il Pontificio Consiglio per i Laici, approvando gli statuti debitamente corretti, chiese anche che fossero restituite tutte le pubblicazioni ed i ciclostilati degli statuti precedenti ed i cosiddetti canovacci delle catechesi date ai mega-catechisti, affinché essi non seguitassero ad essere oggetto di insegnamento. Hanno data esecuzione e rispettato il tutto? La risposta è: no! Hanno assunto una facciata, con dei documenti ufficiali di facciata, con una Santa Messa di facciata quando i vescovi sono in visita pastorale o quando sono presenti delle Autorità Ecclesiastiche, salvo però seguitare a insegnare gli errori dottrinari di sempre ed a celebrare con impudente arbitrio la Santa Messa come vogliono ed in spazi non consacrati, ivi inclusa la Diocesi del Romano Pontefice, nella quale hanno in mano circa 90 parrocchie metropolitane su 332.

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Il decreto del 20 gennaio 2012 [cf. testo, QUI], non ha mai approvato le liturgie esotiche e non di rado sacrileghe del Cammino Neocatecumenale, come in modo falso e truffaldino vanno invece affermando ai neofiti ed agli adepti numerosi mega-catechisti. Una mancata approvazione dovuta al fatto che certe celebrazioni sono palesemente contrarie alle leggi della Chiesa ed alle pratiche liturgiche che la Chiesa universale ha codificato nell’Ordinamento Generale del Messale Romano e negli Ordinamenti dei riti riconosciuti ed approvati, dal Rito Ambrosiano sino al Rito Malabarese. Pur malgrado, questo genere di celebrazioni mai approvate, proseguono imperterrite nel Movimento e seguitano ad essere celebrate appartatamente in saloni e spazi non consacrati. Pertanto, ai mega-catechisti che diffondono certe falsità e che vantano approvazioni mai date ai loro abusi liturgici, basterebbe semplicemente domandare: mostrami il decreto col quale la Santa Sede, attraverso il proprio competente dicastero, che è la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, riconosce e legittima come “rito proprio” le celebrazioni fatte al vostro interno in violazione a quanto dispone l’Ordinamento Generale del Messale Romano e l’Istruzione Redemptionis Sacramentum. Mentre io, dal canto mio, ti mostrerò invece il decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, in cui si ribadisce ancóra una volta ai Neocatecumenali:

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«La vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete a operare valorizzando appieno la pienezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino» [cf. testo, QUI].

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Che cosa vuol dire: «In totale sintonia con le direttive date dalla Chiesa»? Ce lo spieghino i mega-catechisti del Cammino Neocatecumenale che cosa vuol dire, a ben considerare in qual modo incurante e disobbediente seguitano imperterriti a organizzare esotiche celebrazioni eucaristiche in saloni privati ed in spazi non consacrati, affermando e dichiarando con rara e menzognera impudenza: «La Chiesa ci ha approvati!».

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Non esiste un “Rito Neocatecumenale” approvato dalla Chiesa, esistono invece — lo ripeto senza timore d’essere prolisso —: documenti, lettere, esortazioni e richiami di vario genere ad attenersi alle norme liturgiche della Chiesa universale. Il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, dopo avere data lettura di questo decreto di approvazione degli statuti corretti, ha rivolto un preciso discorso allo “stato maggiore” dei Neocatecumenali chiarendo:

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«[…] Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. È un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae […] Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale [cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen Gentium, 26]. La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato [cfr Statuti, art. 6], la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo [cfr 1 Cor 10, 16s]» [testo integrale, QUI].

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Con la delicatezza che lo ha sempre caratterizzato, il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, rivolgendosi allo “stato maggiore” dei Neocatecumenali, non è stato forse molto chiaro? Lo è stato eccome, ma lo è stato con tutta la chiara mitezza pastorale che era a lui propria, rendendo in tal modo del tutto inefficaci le sue parole rivolte a delle persone strutturalmente permeate da un forte autoritarismo interno. Persone alle quali si danno direttive ed ordini ben precisi e decisi, ammantanti da tutta l’aura divina che promana dal mega-catechista che parla ed agisce investito dal fuoco dello Spirito Santo e dinanzi al quale non si discute, si esegue. In questo sta l’errore di una menta raffinata quanto mite tal è stata quella del nostro precedente Sommo Pontefice: offrire spunti per ragionare e giungere quindi a delle ovvie conclusioni. Tutto questo si può però praticare, ed in modo anche molto efficace, con chi vive calato nella storia reale della Chiesa universale ed in quella che è l’essenza racchiusa nella enciclica del Santo Pontefice Giovanni Paolo II: Fides et ratio. Purtroppo invece, il Neocatecumenato, come altri movimenti laicali diversi ma variamente affini, non si struttura sulla fides e la ratio, ma sulla emotività e sul carisma, vero o presunto, ma alla prova dei fatti indubbiamente egocentrico del proprio fondatore Kiko Argüello. Pertanto, il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, ha parlato a delle persone una lingua che esse non conoscono e che quindi non sono in grado di recepire; e ciò non per malafede o per mancanza di volontà, ma per il genere di deformazione che hanno ricevuta all’interno di quel Movimento, dove tutto quanto ruota sulle emozioni ed il controllo delle persone attraverso la loro sfera emozionale. Con quelle parole il Venerabile Pontefice Benedetto XVI ha detto tutto, però solo alle orecchie di chi è in grado di recepire, non a quelle di chi non è in grado poiché non formato a recepire. A questo secondo genere di persone, egli ha data solo prova di debolezza, in pratica come se avesse detto: “Io la penso a questo modo, anzi, perdonatemi se la penso così. Però vi stimo e vi apprezzo veramente molto, quindi potete seguitate a fare ciò che vi pare e come vi pare”.

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Se poi vogliamo dirla più chiara ancora dobbiamo aggiungere che il Sommo Pontefice all’epoca regnante, ha parlato in pastoral-curialese a dei vecchi contadini dell’antico Agro-Pontino che non sanno neppure dove dimorano i rudimenti delle scienze diplomatiche. Infatti, nel miglior pastoral-curialese, si comincia anzitutto ringraziando e mettendo in buona luce tutti i lati positivi, poi, con somma delicatezza ed in modo sempre molto paludato, nel proseguimento del discorso si cerca di mettere in luce i difetti e le cose che non vanno. Domanda ossequiosa e devota: da un discorso così impostato, rivolto però a dei degni e preziosi contadini che lavorano con grande dedizione le terre dell’Agro-Pontino di fine Ottocento, che cosa pensa il Sommo Pontefice che sia rimasto, agli ascoltatori? Per rendersi conto che cosa ad essi sia rimasto di tal discorso paludato in pastoral-curialese, basta andare in giro per i vari saloni e gli spazi non consacrati nei quali i Neocatecumenali — ad esempio in un territorio come quello italiano, dove certo non mancano chiese disponibili di tutti gli stili e le dimensioni — seguitano imperterriti a celebrare con i loro “riti” non il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa, bensì la cosiddetta messa kikiana, inserita nel gioioso contesto di una agape fraterna, a porte chiuse e con la rigorosa esclusione dei non appartenenti al Movimento.

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Per capire chi siano i Neocatecumenali a da quali soggetti problematici prendano vita, sarebbe semplicemente bastato che il Sommo Pontefice Benedetto XVI, scrivendo quel discorso delicatissimo in pastoral-curialese, avesse rammentato a sé stesso un episodio rimasto nella memoria storica della Curia Romana, perché si trattò appunto di un fatto senza precedenti storici. Correva l’anno 1980 quando il 2 novembre il Sommo Pontefice fece visita alla parrocchia romana dei Martiri Canadesi. In quell’occasione i Neocatecumenali dettero ennesima prova di prepotente arroganza incontrando il Sommo Pontefice nella cripta della chiesa dopo avere escluso e lasciati fuori tutti gli appartenenti agli altri gruppi parrocchiali. Durante il discorso tenuto dal Sommo Pontefice accadde che Carmen Hernàndez, co-fondatrice con Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale, più di una volta lo interruppe sino a contestargli in tono di rimprovero di avere indicato il Neocatecumenato come “movimento”. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, ad un certo punto s’irritò, ed usando una frase del Beato Apostolo Paolo intimò a quella emerita sfacciata maleducata che pretendeva di trattare a tu per tu il Romano Pontefice: «La donna taccia!» [I Cor 14, 34]. Credo pertanto che ciò basti e sia sufficiente per domandarsi: quale genere di effetto riteneva di poter ottenere con la propria mitezza ed il proprio pastoral-curialese il Venerabile Pontefice Benedetto XVI, rivolgendosi in modo così mite e paludato a persone che avevano data prova per anni e anni, sin dai loro esordi, di non possedere il senso della misura dettato dai rudimenti basilari del comune buon senso cattolico?

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L’Autorità ecclesiastica, od il poco che di essa rimane sulle macerie del senso di autorità ormai completamente distrutto da alcuni decenni, dovrebbe sapere che per il Neocatecumenato la Santissima Eucarestia è considerata essenzialmente un gioioso banchetto fraterno. Cosa questa neppure riconducibile al Luteranesimo bensì al Calvinismo. Inoltre, i Neocatecumenali, neppure si limitano a rifiutare il concetto e l’insegnamento che l’Eucarestia sia un vero sacrificio, perché non esitano ad insegnare che il credere che l’Eucarestia sia un sacrificio, sarebbe qualcosa di pagàno e di non cristiano. Né ai fondatori del Cammino Neocatecumenale né ai mega-catechisti interessa alcunché l’insegnamento del Concilio di Trento che per salvare i Christi fideles dall’eresia protestante sancì come dogma di fede che il Sacrificio della Santa Messa racchiude un elemento propiziatorio [Enchiridion Symbolorum Denzinger-Schönmetzer, nr. 1743, 1753, sess. XXII] e che esso è stato voluto e comandato da Cristo Signore. L’Eucaristia non è quindi una gioiosa commemorazione, ma un sacrificio propiziatorio offerto sia per i vivi che per i defunti. Il sacrificio della Santa Messa non è certo la ripetizione del sacrificio cruento della Croce, ma è l’unico sacrificio di Cristo reso presente sotto i segni sacramentali, non a caso si usa da sempre definirlo anche con il termine di “sacrificio incruento”.

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VII

A RENDERE SANO UNO MOVIMENTO BASTANO LE TANTE BRAVE PERSONE CHE LO FORMANO ? SONO SUFFICIENTI LE TESTIMONIANZE DI CHI AFFERMA: «NEL CAMMINO MI SONO CONVERTITO», «NEL CAMMINO MI SONO RIAVVICINATO ALLA CHIESA»?

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Un Movimento che di fatto è gravato da molti errori dottrinali, con una percezione della sacramentaria più volte sfociata nell’autentica eresia, animato da una visione ecclesiale non corretta che può renderlo molto più simile ad una sétta, dove gli stessi Fondatori hanno posto l’elemento emotivo e la trasmissione dell’elemento emotivo al centro della esperienza soggettiva e di gruppo, usando l’emotività stessa per il controllo degli adepti, può essere assolto con formula piena perché al suo interno ci sono tante brave persone, o perché numerosi singoli affermano che grazie al Cammino si sono riavvicinati alla Chiesa o convertiti? Ebbene, io stesso posso testimoniare di avere conosciuto tanti singoli e interi nuclei familiari animati da sinceri sentimenti cristiani, ma questo non libera però il Cammino Neocatecumenale né dall’errore dottrinale né dal settarismo e soprattutto dalle varie “eresie di ritorno” che dalla storia della Chiesa sono state rispolverate e modulate, quindi riportate alla ribalta, dalle catechesi di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. A tal proposito vi invito a leggere la profetica analisi fatta nel 1983 dal Servo di Dio Pier Carlo Landucci [disponibile in questo file, QUI].

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Anche in questo caso procediamo con gli esempi: a Medjugorie, in un trentennio, stando a quello che afferma un numero davvero molto elevato di singoli testimoni, vi sarebbero state molte più conversioni e guarigioni spirituali di quante invece non ve ne siano state a Fatima nel corso di un secolo intero. Domanda a dir poco pertinente: perché la Chiesa non ha mai riconosciuto come autentico il fenomeno di Medjugorie ed i messaggi dati dalla Gospa a getto continuo per alcuni decenni a dei veggenti al momento sedicenti, mentre invece ha riconosciuto come autentiche le apparizioni della Beata Vergine Maria di Fatima, riconoscendo la autenticità dei messaggi dati ai tre pastorelli, due dei quali sono stati prima beatificati e poi canonizzati? Ciò vuol forse dire che le numerose conversioni e guarigioni spirituali avvenute a Medjugorie in un trentennio non sono autentiche, mentre lo sono invece quelle avvenute in numero sicuramente molto inferiore a Fatima nel corso di un secolo intero?

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Se qualcuno desidera sapere che cosa penso a tal proposito — premesso che il mio libero pensare non può né deve avere peso alcuno, dato che ciò che è vero ed autentico può stabilirlo solo la Chiesa, non certo il personalismo di certi singoli preti, incluso il direttore di Radio Maria — posso rispondere che io credo alla autenticità di entrambe le conversioni e guarigioni spirituali, perché la grazia di Dio, se c’è da recuperare un’anima, è capace a servirsi della autentica Madonna come di una falsa Madonna. Volendo posso persino aggiungere che tramite una falsa Madonna, la grazia di Dio, potrebbe anche operare le guarigioni spirituali più difficili. La grazia di Dio può infatti tutto, ma davvero tutto ed in tutti i sensi. La grazia di Dio, per salvare un’anima, potrebbe servirsi persino di Satana stesso mentre costui lavora per cercare di poter dannare quest’anima in eterno. Dio solo, infatti, può servirsi anche di Satana per trasformare in sommo bene salvifico l’opera del sommo male mirato a dannare le anime. Un esempio concreto: noi abbiamo non poche testimonianze dolorose e toccanti di persone che per lungo tempo sono state dedite al satanismo ed all’occultismo e che proprio durante la esecuzione di questi riti mefistofelici hanno avvertito d’improvviso qualche cosa dentro sé stessi, ed a quel punto la loro coscienza del tutto assopita s’è risvegliata, al punto tale che pochi giorni dopo, piangenti ed afflitti, erano inginocchiati dinanzi ad un confessore a supplicare la grazia ed il perdono di Dio. Chiarito questo si presti attenzione al fatto che solo Dio può servirsi di ciò che è male o dottrinalmente errato per mutare il male in bene e per condurre dalla dottrina errata alla vera verità salvifica, noi non possiamo andare ad abbracciare il male o l’errore dottrinale pensando di poterne ricavarne del bene; e questo dovrebbe essere molto chiaro a qualsiasi credente che abbia imparato i basilari rudimenti del catechismo preparandosi da bambino alla Prima Comunione.

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Attingendo dalla mia esperienza di confessore, ogni tanto mi capita di narrare la figura molto sofferente di un giovane omosessuale che a mio modesto parere era un autentico Angelo di Dio su questa terra. In lui c’era veramente una sofferenza profonda, per nulla dovuta a quegli umani sensi di colpa da sconfiggere con una adeguata psicoanalisi condotta da uno psicanalista freudiano ateo, sostenitore del gender e dei movimenti LBGT. In questo giovane, sussisteva una vera ed autentica percezione del peccato. Da una parte, soffriva per l’attrazione verso le persone del suo stesso sesso, che non avrebbe voluto avere, dall’altra non riusciva a controllarsi. Parlandomi della sua situazione mi pose delle domande davvero terribili nella loro esistenziale drammaticità:

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«Perché Dio ha permesso questo in me? Se io fossi stato affetto da un tumore maligno avrei accettato con molta più facilità quella malattia mortale e ne avrei sofferto molto di meno, invece, dover accettare questo mio grave disordine morale e questa devastante malattia spirituale, mi reca delle sofferenze molto più forti. Mentre infatti un malato si sente tale e finisce spesso con l’accettare la propria malattia, io che invece non sono malato ma che sono affetto da un grave disordine morale, non mi sento malato nel corpo, perché no lo sono, mi sento però sporco nell’anima, cosa molto peggiore di qualsiasi malattia fisica».

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Una persona del genere si sarebbe potuta tranquillamente portare a tenere una lectio magistralis presso l’Istituto Superiore di Teologia Morale dell’Accademia Alfonsiana, perché molto meglio di tanti docenti avrebbe potuto spiegare il concetto di peccato e quel dolore profondo ed a volte lancinante che pervade il peccatore, cosa questa che, come ripeto, è del tutto diversa dall’umano e semplice senso di colpa, perché Dio vuole il nostro sincero pentimento dal peccato, non vuole i nostri sensi di colpa dinanzi al peccato.

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A partire da me confessore nessuno poteva comprendere come mai Dio, in un giovane uomo così bello, intelligente, sensibile, intellettualmente dotato, proveniente da un ottimo contesto familiare e sociale, avesse potuto permettere ciò, con tutto il profondo dolore che ne conseguiva e che, com’ebbe a dirmi l’interessato: «Brucia dentro di me come una fiamma inestinguibile che non si spegne mai». Una volta, dopo la confessione, gli spiegai che per un peccatore come me, assolvere un Angelo, era una straordinaria lezione di vita cristiana. E aggiunsi:

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«Mentre forse io mi farò un lungo Purgatorio e dovrò rendere conto a Dio di chissà quanti peccati commessi, ma non avvertiti come tali e per tempo dalla mia coscienza che invece si sentiva in perfetto ordine, tu sarai nel Paradiso, dove spero che pregherai in suffragio della mia anima. E un giorno, quando nella vita eterna ti ritroverai a faccia a faccia con Dio, sicuramente la Maestà Divina ti mostrerà ad una ad una tutte le anime del Purgatorio che con l’offerta del tuo dolore hai salvato dalla dannazione eterna; e queste anime si inchineranno dinanzi a te in segno di ringraziamento».

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In questo racconto non ho affermato che l’omosessualità è cosa buona e giusta, né tanto meno ho affermato che l’omosessualità allegramente praticata sia un mezzo molto efficace per giungere al premio beatifico della vita eterna; ho affermato — e ancóra ribadisco — che la grazia di Dio può servirsi anche di una situazione di grave disordine morale per redimere un’anima, ed assieme ad essa lavare, col profondo dolore di quest’uomo, anche il peccato di molti altri peccatori, perché in questo genere di dolore vissuto cristianamente come lo ha vissuto questo giovane, subentrano gli elementi della redenzione e della salvezza racchiusi nella Enciclica Salvifici Doloris del Santo Pontefice Giovanni Paolo II.

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Tutto questo può essere applicato come risposta a certi quesiti riguardanti quel Cammino Neocatecumenale che come pastore in cura d’anime e come teologo non ho mai suggerito ad alcun fedele né come via di redenzione né come via di salvezza, anzi l’ho sempre sconsigliato in modo molto deciso, spiegando che si tratta di una esperienza costellata di gravi errori dottrinali e di gravi abusi liturgici tutt’oggi perpetrati nella totale noncuranza di quanto disposto e ordinato dalla Santa Sede. Se però Dio decide di salvare un’anima, all’occorrenza è capace a servirsi anche di Satana in persona, strappandogliela dalle grinfie proprio mentre il Prìncipe di questo mondo stava per riuscire a dannarla in eterno. Attenzione però a pensare di poter correre felici e gioiosi a braccia spalancate verso Satana, verso le sue opere e le sue seduzioni, convinti di conseguire in tal modo la salvezza della propria anima, perché non c’è cosa peggiore che sfidare la grazia e la misericordia di Dio. Un po’ come quelli che ti vengono a dire: «Padre, preghi lei per me perché io non ho tempo né per andare in chiesa né per pregare». Più volte ho risposto: «Vedrai che cosa accadrà quando poi Dio ti dirà: “Ormai non ho più tempo per salvarti!”». Per contro invece, ai Neocatecumenali, sulla buona fede di fondo della grande maggioranza dei quali non oserei mai discutere, si può rimproverare di celebrare male le liturgie, di non attenersi alle norme liturgiche, si potrebbe persino rimproverare di pregare male e col serio rischio di non pregare in perfetta comunione con la Chiesa ogni volta che rendono la liturgia personalistica, quindi instabile e scissa dalla sua dimensione di universalità ecclesiale. Però non si può certo rimproverare loro di non pregare con spirito sincero, il tutto anche perché, essendo io un sacerdote di Cristo formato come Santa Madre Chiesa comanda e non essendo invece un mega-catechista senza alcuna autentica formazione e cultura storica, filosofica e teologica, sono perfettamente consapevole che nessuno può giudicare la profonda coscienza dell’uomo, che Dio solo può conoscere; e nessuno può, né mai deve invadere, questa coscienza. Inaudite e gravi invasioni delle coscienze non le fanno infatti i sacerdoti di Cristo formati come Santa Madre Chiesa comanda, le fanno di prassi i cosiddetti kikos, meglio noti come mega-catechisti, dinanzi ai quali l’Autorità Ecclesiastica seguita a tacere limitandosi ad elargire periodiche tirare di orecchie durante le varie udienze papali, sortendo come unico risultato che quei rimproveri da un orecchio gli entrano e dall’altro gli escono immediatamente.

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A chi non ha tempo di pregare e di frequentare la vita ecclesiale e sacramentale possiamo aggiungere come esempio conclusivo quei soggetti che del proprio peccato si gloriano, ed invero non c’è cosa peggiore di quella d’andare fieri del proprio peccato: «…éh, caro Padre, che cosa ci posso fare, io ho una grande sessualità, le donne mi sono sempre piaciute, mia moglie ormai ha i suoi anni, ed io devo cercare carne fresca». A questi soggetti convinti di avere l’esclusiva mondiale della virilità tra tutti i mariti fedeli di questo mondo — parecchi dei quali potrebbero avercelo come suol dirsi anche parecchio più grosso e ben più duraturo del loro —, ho invece risposto: «Posso garantirti che anche tu piaci molto, anzi sappi che al Demonio piaci moltissimo, ed a tempo debito i tuoi allegri coiti adulterini con la “carne fresca” te li compenserà in eterno nell’Inferno, perché nulla a Satana è più gradito dell’uomo che si gloria del proprio peccato, persino dinanzi a coloro ai quali Cristo ha dato mandato di rimettere i peccati [cf. Lc 24, 45-48; Gv 20, 21-23]». E con questa immagine è presto detto: un uomo che vive la propria vita a questo modo e che per i motivi più disparati dovesse avvicinarsi ad una qualsiasi comunità di Neocatecumenali, non solo sarebbe invitato alla conversione ed alla salvezza della propria anima, ma cercherebbero in tutti i modi di aiutarlo, ed in alcuni casi potrebbero anche riuscirci, anzi: in non pochi casi sono riusciti a recuperare persone che vivevano esistenze moralmente disastrose. E ciò è stato compiuto e realizzato, in modo lodevole e meritorio, non solo dalla sétta dei Neocatecumenali, ma anche da tante altre sétte che considerano la Chiesa Cattolica una aggregazione che a partire dall’epoca post-costantiniana avrebbe tradito il vero e autentico messaggio del Santo Vangelo, come hanno insegnato Kiko Argüello e Carmen Hernàndez e come seguitano a insegnare imperterriti nelle chiuse stanze iniziatiche molti dei mega-catechisti, che dalle sétte eretiche di matrice cristiana hanno preso evidenti ed ampi spunti.

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Nel Cammino vi sono esposizioni catechetiche che ricalcano le critiche avanzate alla Chiesa Cattolica dai Testimoni di Geova e dagli stessi pubblicate a più riprese nella loro rivista internazionale tradotta in venti lingue e diffusa in tutto il mondo:

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«I fatti storici rivelano la verità sulla “grandezza” di Costantino. Lungi dall’essere stata fondata da Gesù Cristo, il Capo della vera congregazione cristiana, la cristianità è in parte il risultato degli espedienti politici e delle abili manovre di un imperatore pagano. Molto opportunamente lo storico Paul Johnson chiede: “Fu l’impero ad arrendersi al cristianesimo o fu il cristianesimo a prostituirsi all’impero?” Tutti quelli che veramente desiderano seguire il puro cristianesimo possono essere aiutati a riconoscere l’odierna vera congregazione cristiana e ad associarsi ad essa. In tutto il mondo i Testimoni di Geova sono più che lieti di aiutare le persone sincere a identificare il vero cristianesimo e ad adorare Dio nel modo che egli gradisce» [La Torre di Guardia, IV anno 1998, vedere testo integrale, QUI].

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Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno “formato” generazioni di mega-catechisti insegnando in modo analogo che tutta la struttura, la prassi e la liturgia ecclesiastica sarebbero stati snaturati e falsati tra il III e IV secolo secolo dopo la pace di Costantino, quando il potere politico, avendo bisogno di una religione come collante socio-politico, favorì l’ingresso delle grandi masse nella Chiesa, che fu riempita di simboli e di riti pagani che le fecero perdere la autentica vitalità di fede della «Chiesa primitiva». Così, dopo «l’immobilismo quasi totale determinato dal Concilio di Trento» che fu superato solo circa cinque secoli dopo dal Concilio Vaticano II, ha preso avvio la «riscoperta» delle «vere origini» attraverso l’opera e l’insegnamento del Cammino Neocatecumenale. Nelle loro varie catechesi d’esordio — ma non solo in quelle di esordio —, i Fondatori del Cammino Neocatecumenale non hanno esitato a ironizzare che dall’epoca costantiniana a seguire, lo Spirito Santo «è stato chiuso in bottiglia per secoli», ciò equivale a dire per la bellezza di sedici secoli, fin quando la bottiglia non fu stappata dalla loro soggettiva, errata e soprattutto ereticale idea falsata e falsante di Concilio Vaticano II.

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Queste gravi eresie sono estese in modo devastante alla Santissima Eucaristia, che è il cuore pulsante della Chiesa; e sappiamo bene che cosa accade, quando in un corpo è colpito il cuore. Eppure loro lo hanno fatto per lunghi anni, insegnando e trasmettendo queste gravi eresie a interi staff di mega-catechisti nella cripta della parrocchia romana dei Martiri Canadesi:

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«Le idee sacrificali sono entrato nell’Eucaristia per condiscendenza suggerita dal momento storico alla mentalità pagana; al posto del Dio giustiziere delle religioni che appena ti muovi ti dà una bastonata in testa, scopriamo il Dio di Gesù Cristo; forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli déi pagani!» [Commento alle catechesi documentate di Kiko Arguello a cura di Pier Carlo Landucci e riportate nel suo articolo del 1983, vedere testo integrale, QUI].

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I vari movimenti ereticali di radice cristiana, al di là dei loro gravi errori dottrinali, possono fare del bene? Certo che sì. Grandi opere di bene sono state infatti compiute a favore di singoli e di intere famiglie dalla sétta dei Mormoni, dalla sétta dei Pentecostali, dalle numerose sétte che prendono vita dal variegato e frammentario mondo del Protestantesimo, molte delle quali hanno salvato persone dall’alcolismo, dalla droga, da una vita improntata sulla delinquenza o da una vita edificata sui peggiori disordini morali. E forse, il giorno in cui Dio — dopo averci dato súbito dopo la morte il suo giudizio immediato — quando infine giudicherà i vivi ed i morti, riconoscerà a questi eretici meriti maggiori di quelli che non riconoscerà a molti cattolici che della verità e dell’unica e autentica Chiesa, quella voluta e fondata da Cristo Signore, hanno fatto invece immane scempio:

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«E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”» [Mt 21, 31-32].

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Ai tanti che più volte mi hanno detto «nel Cammino Neocatecumenale c’è tanto del buono», «grazie al Cammino Neocatecumenale mi sono convertito», «grazie al Cammino Neocatecumenale sono tornato alla fede dopo vent’anni che non entravo più dentro le chiese», credo di avere risposto spiegando che tutte queste sono esperienze soggettive legate al rapporto in buona parte imperscrutabile tra Dio che opera sull’uomo attraverso la sua divina grazia. Le numerose e riconosciute esperienze soggettive positive, non cancellano però da questo Movimento quelli che sono gli atteggiamenti settari, l’ostinazione a celebrare liturgie non conformi ai libri liturgici della Chiesa, né tanto meno cancellano da molte catechesi le eresie serie, gravi o talvolta grossolane che da esse affiorano per bocca dei loro mega-catechisti. Né gli elementi positivi soggettivi possono cancellare il fatto che, quando i Neocatecumenali vanno in missione, non ci vanno affatto per evangelizzare come si dovrebbe, ma per neocatecumenalizzare e per annunciare il “sacro verbo” del falso profeta e del cattivo maestro Kiko Argüello. E questo è un fatto, non è una malevola supposizione, ne sono prova esauriente non pochi vescovi, od addirittura alcune intere conferenze episcopali che in giro per il mondo hanno espulso il Movimento dalle loro diocesi, in seguito alle divisioni create tra i fedeli dai mega-catechisti missionari animati da sprezzante noncuranza delle direttive pastorali date dai vescovi del luogo, caso in tal senso eclatante fu quello della Conferenza Episcopale del Giappone che dispose anche la chiusura del seminario Redemptoris Mater aperto nella Diocesi di Takamatsu [cf. resoconto disponibile, QUI]. Così come più volte, altri vescovi, si sono rifiutati di ordinare sacerdoti dei seminaristi formati nei seminari del Cammino Neocatecumenale, tra questi il Primate della Chiesa Cattolica d’Inghilterra, Cardinale Basil Hume, che nel 1996 si rifiutò di ordinare sacerdoti quindici seminaristi formati nel seminario del Movimento, dando la seguente e chiara motivazione per il proprio rifiuto:

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«Questi seminaristi, una volta ordinati avrebbero come punto di riferimento, più che il proprio vescovo, i capi delle loro comunità, creando così problemi all’interno della diocesi».        

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Numerosi sono stati i vescovi in Italia molto critici che non hanno permesso in passato al Movimento di prendere piede nelle loro diocesi, tra i tanti cito il solo Arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Maria Martini, che ebbe a dichiarare di «non  condividere il fatto che i Neocatecumenali conducessero una vita liturgica separata da quella della comunità parrocchiale» [Intervista al The Tablet, edizione del 29 ottobre 1999]. Domanda: come mai le supreme Autorità Ecclesiastiche non hanno mai tenuto conto del fatto che il Cammino Neocatecumenale era guardato con sospetto e giudicato in modo non positivo, da vescovi di varie parti del mondo e soprattutto appartenenti in modo indistinto a tutte le varie correnti? Usando dei termini del tutto impropri e non conformi al lessico ecclesiale, come ad esempio le definizioni “conservatori” e “progressisti”, domandiamoci allora con tutta la debita inquietudine del caso: a causa di quale miope mancanza di prudente e lucido senso critico, le supreme Autorità della Santa Sede non hanno tenuto in debito conto il fatto che questo Movimento era mal visto e giudicato sia da un uomo “conservatore” e ligio alla tradizione come il Cardinale Giuseppe Siri Arcivescovo Metropolita di Genova, sia da una figura notoriamente molto “progressista” come quella del Cardinale Carlo Maria Martini Arcivescovo Metropolita di Milano? Perché, in questa Chiesa che da cinque decenni blatera di proclama in proclama «collegialità» e «sinodalità», non si è tenuto conto che questo Movimento era mal visto sin dai suoi esordi dalla maggioranza dei vescovi italiani e che per lunghi anni, da varie parti del mondo, giungevano dure proteste da altrettanti vescovi che lamentavano ai competenti Dicasteri della Santa Sede le azioni di rottura, i personalismi inaccettabili, la mancanza di rispetto e di pedagogico tatto con le culture delle popolazioni locali, ma soprattutto la grande strafottenza di questi “eletti tra gli eletti” nei confronti dei vescovi e del clero locale?

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Quelli testé sin qui narrati sono fatti, a poco vale che i mega-catechisti giustifichino il tutto accusando certi vescovi di essere «chiusi allo Spirito», grave sentenza che tra l’altro non compete ad alcun Signor Laico, che non ha né l’autorità né la necessaria grazia di stato per poter giudicare in modo così severo chi per sacramento di grazia ha ricevuta la pienezza del sacerdozio apostolico, ed incarnando visibilmente per questo, nella propria Chiesa particolare, la figura di Cristo buon pastore che regge tutte le membra vive del corpo ecclesiale.

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VIII

IL PONTEFICE REGNANTE NON HA TARDATO A LANCIARE ANCH’ESSO PRECISI RICHIAMI AI KIKOS ED AI MEGA-CATECHISTI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE OTTENENDO L’EFFETTO OTTENUTO DAI SUOI TRE PREDECESSORI: ORECCHIE DA MERCANTE

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Ai Fondatori di questo Movimento ed ai loro mega-catechisti, avrebbero dovuto imporre come studio approfondito, a livello formativo, vari documenti del Sommo Magistero, inclusa la enciclica Fides et Ratio del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, perché in alcuni passi, questo testo, indica e implicitamente condanna in modo severo — ovviamente parlando erga omnes e senza richiamo ai diretti interessati — uno dei fondamentali errori che sta alla base strutturale stessa del Cammino Neocatecumenale, basta leggere questo solo passo in cui il Santo Pontefice spiega:

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«Non mancano neppure pericolosi ripiegamenti sul fideismo, che non riconosce l’importanza della conoscenza razionale e del discorso filosofico per l’intelligenza della fede, anzi per la stessa possibilità di credere in Dio. Un’espressione oggi diffusa di tale tendenza fideistica è il “biblicismo”, che tende a fare della lettura della Sacra Scrittura o della sua esegesi l’unico punto di riferimento veritativo. Accade così che si identifichi la parola di Dio con la sola Sacra Scrittura, vanificando in tal modo la dottrina della Chiesa che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito espressamente […] Altre forme di latente fideismo sono riconoscibili nella poca considerazione che viene riservata alla teologia speculativa, come pure nel disprezzo per la filosofia classica, alle cui nozioni sia l’intelligenza della fede sia le stesse formulazioni dogmatiche hanno attinto i loro termini» [Fides et Ratio, n. 55]

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A persone “lavate” e “cresciute” in forme di autoritarismo settario, alle quali i mega-catechisti s’impongono di prassi in modo molto invasivo e molto autoritario, basandosi sull’irrazionale e sull’emotivo, vale a dire sui peggiori principi del fideismo a-critico e irrazionale, non serve a nulla offrire delicati richiami amorevoli destinati a sortire un unico effetto: dare la totale impressione che la Chiesa visibile e che l’Autorità Ecclesiastica sono deboli, quindi legittimare i Neocatecumenali a seguitare a fare ciò che vogliono e nel modo in cui vogliono. È in questo modo che da mezzo secolo ad oggi la Chiesa visibile e l’Autorità Ecclesiastica hanno gravemente sbagliato con i Neocatecumenali: non frenandoli e non mettendoli in riga sin dall’inizio. E questo è stato un grave errore imputabile sia al Santo Pontefice Paolo VI, sia al Santo Pontefice Giovanni Paolo II. Il Venerabile Pontefice Benedetto XVI ed il suo successore Francesco I hanno solo ereditato — in particolare il regnante Sommo Pontefice — una situazione fatta evolvere dai loro due Santi Predecessori sino alla vera e propria apoteosi della ingestibilità, posto che ai Neocatecumenali è stato permesso non solo di radicarsi in centinaia di diocesi del mondo, ma quel che è peggio di aprire oltre cento seminari, scopo dei quali è di formare presbìteri modellati sulle stramberie liturgiche e dottrinali del Cammino, a servizio di fatto del Cammino e non dei vescovi diocesani.

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Credo così di avere spiegato in profondità la completa inutilità del famoso discorso fatto ai Neocatecumenali dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI nel 2012, quando precisò che la Chiesa, tramite il Pontificio Consiglio per i Laici, approvava gli Statuti del Movimento debitamente corretti dalla Santa Sede, ma non approvava affatto le loro stramberie liturgiche tramite la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, né tramite la Congregazione per la Dottrina della Fede approvava in alcun modo la prosecuzione imperterrita delle loro catechesi eterodosse. Sicché, mentre il Sommo Pontefice giocava di amorevolezza e di fioretto delicato, lo stato maggiore dei kikos faceva calare su tutto, ma proprio su tutto, il suggello della totale approvazione della Santa Sede, compresi abusi liturgici istituzionalizzati, la non centralità del mistero e del culto eucaristico intenso anzitutto come sacrificio incruento della passione di Cristo che si rinnova nel memoriale dell’altare, le eresie diffuse dai mega-catechisti e non ultimo la formazione dei seminaristi nella quale hanno grossa incidenza delle figure laiche, munite spesso di scarsa od a volte peggio errata formazione cattolica, in massimo sprezzo al fatto che per formare un futuro sacerdote, di prassi occorrono sempre e solo solo altri sacerdoti di provata fede, maturità spirituale e retta condotta di vita.

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Possa quindi la Divina Misericordia salvare dalla santa ira di Dio tutti quei vescovi che seguitano a consacrare sacerdoti i seminaristi dei seminari Redemptoris Mater, nascondendosi dietro al dito del «… e che ci posso fare?», seppur consapevoli di dar vita ad un esercito di preti istruiti a prestare fedeltà al Movimento, a sostenere il Movimento, a diffondere il Movimento, a fare proseliti per il Movimento, a favorire la errata percezione del sacerdozio e la confusione tra il sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale, infondendo in questi seminaristi le errate prassi liturgiche e le errate prassi dottrinali che tutt’oggi pervadono e caratterizzano il Movimento Neocatecumenale.

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Non apro neppure il lungo, complesso e doloroso discorso di quanto oggi, la Santa Madre Chiesa, tenda ad essere ben poco amorevole e misericordiosa con quanti soffrono per le immani sporcizie riversate sulla Santa Sposa di Cristo; o quanto la Santa Madre Chiesa abbia riversata severità, durezza ed ostracismi d’ogni sorta su quanti hanno tentato di difendere la verità dall’errore, per esempio ricordando che è nostra missione retta sul divino mandato da noi ricevuto l’accoglier sempre il peccatore pentito, soprattutto quando i peccati commessi sono particolarmente gravi, essendo proprio questi ammalati nell’anima che hanno bisogno del medico [cf. Mt 9, 12], giacché Cristo Signore è venuto sulla terra per chiamare a sé i peccatori, non i giusti [Mc 2, 17]. Del tutto diverso — come invece sta purtroppo accadendo —, se pastori indegni, irresponsabili e molto nocivi, si mettono invece ad accogliere non il peccatore, bensì il peccato, sino a chiamare il peccato «diversità che arricchisce» o cosiddetto «elemento di includenza».

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Mentre lo stato maggiore dei kikos e l’esercito dei mega-catechisti seguitano a mentire facendo passare tutti i loro abusi liturgici e le loro eterodossie dottrinarie come approvate dalla Chiesa, il Sommo Pontefice Francesco I, sin dalle prime udienze in cui li ha ricevuti, non ha mancato di rimproverarli per più volte. A partire dal 2014 egli ha richiamato i Neocatecumenali su tre punti precisi. Anzitutto gli ha detto chiaramente:

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«[…] a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte».

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Poi li ha richiamati al rispetto delle culture locali verso le quali da sempre, i Neocatecumenali, mostrano non solo scarso interesse ma alle volte persino sprezzo, tanto il loro chiuso settarismo li induce a radicare e ad imporre ovunque le aberrazioni liturgiche, i catechismi ed il loro discutibile sistema comunitario:

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«[…] da qui scaturisce la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare: si tratta di un ambiente spesso molto differente da quello da cui provenite».

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Infine un chiaro riferimento a ciò che riguarda la libertà dei propri adepti, o per essere più chiari e corretti dei loro settari:

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«La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore» [1° febbraio 2014, Udienza alle famiglie del Cammino Neucatecumenale, testo integrale, QUI].

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Inutile dire che anche in questa occasione, dall’Aula Paolo VI, pur dinanzi a questo chiaro e preciso rimprovero, lo stato maggiore dei Neocatecumenali, con i propri preti ridotti per la gran parte a ministri in sacris “fantoccio” sotto gli ordini dei mega-catechisti laici, sono usciti fuori da quell’udienza pontificia ribadendo come sempre: «La Chiesa ci ha approvati in tutto e per tutto!».        

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Il Sommo Pontefice Francesco I è un gesuita di formazione e proviene da un ben preciso contesto socio-psicologico legato alla cultura di uno specifico Paese del Continente Latino Americano. Volendo essere più chiari ancora potremmo dire che egli appartiene ad un modo di pensare e di agire molto specifico di un preciso ambiente sociale della Capitale di Buenos Aires. Da questo ne consegue che il Sommo Pontefice ha per cultura e per stile linguistico un modo di esprimersi tramite il quale è solito trattare le cose più gravi, quindi lanciare poi i suoi rimproveri più severi, proprio quando con aria amabile fa ricorso a battute spiritose, come quando nel corso di un incontro con i Neocatecumenali nel 2015 affermò:

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«[…] confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma. Lo faccio non perché lui [Ndr. indica Kiko Argüello] mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo» [cf. 2 marzo 2015, discorso integrale QUI, video QUI].

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Analizziamo la frase: s’è forse trattato di una battuta scherzosa fine a se stessa? Certo che no, tutt’altro! Il Sommo Pontefice è perfettamente a conoscenza che il Cammino Neocatecumenale dispone e gestisce enormi somme di danaro, grazie al quale ha potuto impossessarsi, specie in certe zone di missione, d’intere diocesi, dove hanno garantito: il sostegno economico delle parrocchie, l’apertura ed il mantenimento di un seminario, il sostentamento dei preti. Il tutto con una triste ed ovvia conseguenza: certe diocesi oggi non possono fare a meno dei Neocatecumenali, quindi vescovi e parroci, piaccia o non piaccia a loro, devono sottostare alle direttive emanate da Kiko Argüello attraverso il “braccio armato” dei suoi mega-catechisti. Ecco il significato della battuta del Sommo Pontefice, che ha poi rincarato la dose nel 2018 aggiungendo che Cristo Signore:

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«Invia: “Andate”. Non usa mezze misure. Non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati, ma dice ai suoi discepoli, a tutti i suoi discepoli una parola sola: “Andate!”» [cf. 5 maggio 2018, Discorso del Santo Padre ai Neocatecumenali, testo integrale, QUI].

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Saranno forse mancati numerosi Nunzi Apostolici della Santa Sede in giro per vari Paesi del mondo, inclusi quelli in servizio nelle nunziature apostoliche di Paesi poveri,  che hanno informato il Sommo Pontefice di avere visto giungere famiglie di Neocatecumenali con numerosa prole al seguito, che hanno speso in viaggi di andata e ritorno centomila o duecentomila euro di soli biglietti aerei? O che questi zelanti evangelizzatori sono poi tornati a casa dopo alcuni mesi, con aura da grandi missionari, senza avere imparato a dire, in quella lingua asiatica o africana, neppure “buongiorno” e “buonasera”? E non parliamo delle spese di soggiorno, perché quando si è settari si è per intima natura anche molto provinciali, ecco allora alimenti d’importazione italiana acquistati ad altissimo costo nei negozi internazionali del luogo, se non addirittura fatti giungere per posta dall’Italia, perché senza spaghetti o senza caffè, o senza le merendine delle aziende italiane per i bambini, se non si cade in crisi di fede, si cade perlomeno in crisi alimentare. E anche cose di questo genere sono state ampiamente documentate da molti Nunzi Apostolici della Santa Sede in servizio diplomatico presso vari Paesi del mondo, in particolare quelli di Paesi poveri dell’Asia o dell’Africa.

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E mentre di nuovo si levava il grido di rito: «La Chiesa ci ha approvati!», qualcuno, tra i debitamente “lavati” nel cervello dai mega-catechisti, ha solo e vagamente compreso cosa di molto grave e soprattutto di molto severo ha detto a tutti loro il Sommo Pontefice con quelle parole?

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IX

I NEOCATECUMENALI SONO LA NEGAZIONE DEL SAPIENTE SPIRITO MISSIONARIO DELLA CHIESA, ED ANZICHÉ PORTARE NUOVE GENTI AL CATTOLICESIMO FANNO NUOVI ADEPTI AL NEOCATECUMENALESIMO

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Sempre nel poc’anzi richiamato discorso del maggio del 2018 il Sommo Pontefice, toccando lo spirito della missionarietà ed il rispetto della cultura dei popoli, prosegue ad ammonire in questi termini i Neocatecumenali:

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«Gesù risorto dice: “Fate discepoli. Ecco la missione. Non dice: conquistate, occupate, ma “fate discepoli”, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita […] Amate le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi, ma dalle situazioni concrete: sarà così lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi. E la Chiesa crescerà a sua immagine: unita nella diversità dei popoli, dei doni e dei carismi».

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Su queste parole del Sommo Pontefice chiariamo un altro punto: mandare in cosiddetta missione persone formate e deformate come i Neocatecumenali, ed in modo del tutto particolare in certi delicati Paesi del mondo, equivale a mettere un elefante ubriaco a passeggio dentro una fabbrica nella quale si creano delicate cristallerie in vetro soffiato. Infatti, il Neocatecumenale delegato personale dello Spirito Santo e dallo stesso particolarmente ispirato, deve portare anzitutto sé stesso, ma soprattutto imporre sé stesso.

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Trattandosi di un Movimento che vive permeato di fideismo, nonché beneficiato da uno Spirito Santo che soffia tutto quanto su di loro — e peraltro come vogliono loro —, sono ben lungi dall’avere la sapiente umiltà di imparare dalla grande storia missionaria della Chiesa e dalla grande e consolidata tradizione degli antichi ordini religiosi missionari. Il cosiddetto missionario Neucatecumenale, non ha affatto bisogno di impegnarsi nella propria patria di origine, semmai per alcuni anni di attento e profondo studio, a conoscere anzitutto la lingua, quindi gli usi, i costumi e le tradizioni del paese e del popolo presso il quale dovrà andare tutt’altro che digiuno e sprovveduto, con tutti i problemi e danni che ne potrebbero conseguire in caso contrario. Queste sono cose che facevano nel Cinquecento e nel Seicento i missionari della vetusta e ottusa epoca tridentina, quando lo Spirito Santo — secondo il sacro verbo di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez — era sempre «tenuto imprigionato dentro una bottiglia chiusa», il tutto sin dall’epoca della Pace Costantiniana. Pertanto, i primi gesuiti formati personalmente da Sant’Ignazio di Loyola, prima di partire per le missioni perdevano tempo a studiare a Roma le lingue, gli usi ed i costumi degli antichi Popoli dell’Oriente. Cosa del tutto comprensibile, il motivo per il quale perdessero del simile tempo prezioso: ma perché non erano ripieni di Spirito Santo! Non lo erano loro, i Gesuiti missionari formati da Sant’Ignazio di Loyola, come non lo era in quell’epoca il grande esercito di missionari Domenicani e Francescani che hanno evangelizzato interi continenti. E, grazie a loro, molte grandi odierne città delle Nuove Americhe, portano tutt’oggi i nomi dei loro fondatori, o della Beata Vergine Maria alla quale erano particolarmente devoti: San Francisco de Assisi, Santa Maria de Los Angeles, oppure l’isola di Santo Domingo de Guzmán e via dicendo a seguire. O qualcuno pensa forse che la città americana di Corpus Christi, nello Stato del Texas, prenda questo nome dalle tradizioni degli antichi indigeni del luogo?

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Il Neocatecumenale ha tutto: ha lo Spirito Santo, sicché non ha da imparare da nessuno. Non ha da imparare dalla storia, perché lui ha la sua storia, che è l’unica storia che possa costituire valido punto di riferimento assieme alla sua emotività. Meno che mai ha da imparare il Catechismo della Chiesa Cattolica, perché l’evangelizzazione è fatta con i catechismi del Movimento. Le conseguenze sono state pertanto disastrose, cosa che dovrebbero sapere e conoscere molto bene ed in tutti i dettagli presso la Congregazione de Propaganda Fide. O per meglio chiarire, quando i Neocatecumenali, in varie parti del mondo, hanno evangelizzato, le conseguenze sono state poi queste: quando quei nuovi battezzati si sono poi ritrovati a contatto con altri sacerdoti cattolici, con altri fedeli cattolici, o quando si sono avvicinati ad altri contesti cattolici, a partire dalle celebrazioni liturgiche, non hanno riconosciuto la “chiesa” alla quale si erano convertiti e nella quale erano sino a prima vissuti. E il tutto è a dir poco comprensibile: infatti si erano convertiti non al Cattolicesimo ma al Neocatecumenalesimo. Detto questo sia altresì chiaro che i Neocatecumenali, quando sono distanti da Roma e dalle sue regioni limitrofe, dove pur facendo ciò che vogliono si sentono però sotto un certo controllo o perlomeno sotto una minima osservazione, quando si trovano invece incontrollati e del tutto allo sbaraglio in certi paesi di missione, in quel caso tirano fuori il meglio del peggio delle loro dottrine e delle loro liturgie personalizzate e snaturate sino al parossismo. Ne consegue quindi di grave — come poc’anzi dicevo —, che i convertiti non saranno posti dinanzi alla dimensione universale e quindi univoca della dottrina cattolica e della liturgia che è culmen et fons della vita della Chiesa, ma saranno convertiti al Cattolicesimo attraverso gli abusi liturgici dei Neocatecumenali resi ulteriormente gravi dal fatto che, trovandosi a distanza da ogni possibile controllo, hanno dato davvero il meglio del peggio che potessero dare.

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Tutto questo è stato ripetutamente riferito nel corso degli anni alla Santa Sede da numerose lettere e relazioni, spesso anche corredate di documenti fotografici e filmici, scritte da vescovi di diocesi missionarie che lamentavano, spesso anche in toni davvero disperati, la devastante opera pseudo-missionaria posta in atto da queste persone, deplorando avanti a tutto che scopo dei Neocatecumenali non era di battezzare nuove genti, ma di “convertire” nuovi adepti al loro Movimento. E non pochi di questi vescovi, trovandosi a Roma in visita ad limina Apostolorum ne hanno approfittato per portare di persona notizie, informazioni e soprattutto le loro lamentele alla Santa Sede.

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In tal modo abbiamo permesso che accadesse nella modernità ciò che di grave è già accaduto in antichità nelle epoche in cui, diverse popolazioni del Nord dell’Europa, quando tra il IV e il V secolo cominciarono a convertirsi al Cristianesimo, in verità si convertirono invece all’arianesimo, perché furono gli ariani a portare per primi, presso quelle popolazioni, una fede cristiana corrotta dall’eresia dell’eresiarca Ario [Libia 256 – Costantinopoli 336].

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Proseguendo sul richiamo fatto dal Sommo Pontefice nel maggio 2018, facciamo un passo indietro per toccare un altro argomento legato all’attività dei missionari neocatecumenalizzatori in Russia, perché dinanzi a certe vicende potrebbe sorgere qualche comprensibile sospetto, o cosiddetta legittima suspicione. È infatti accaduto che dopo la caduta del Muro di Berlino e la conseguente caduta dell’Unione Sovietica, sul territorio russo tornarono ad avere vita i cattolici e la Chiesa Cattolica, il tutto in una situazione di estrema delicatezza, nella quale non sono ammessi, come ben si dovrebbe comprendere, gli elefanti ubriachi che si muovono a passeggio dentro una fabbrica nella quale si creano delicate cristallerie in vetro soffiato.

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A titolo di cortesia, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, fu invitato a Mosca sia da Michail Gorbaciov durante la sua storica visita in Vaticano il 1° dicembre 1989, sia successivamente da Boris Eltis nel 1991. Inutile dire che mai il Sommo Pontefice avrebbe irritato il Patriarcato Ortodosso di Mosca, che non mancò di lamentare a più riprese la spinta missionaria verso la Russia, che dal punto di vista cattolico era appunto missionaria, mentre dal diverso punto di vista della Chiesa Ortodossa era considerata invece un’azione proselitista. E così, i più alti vertici della Chiesa Ortodossa, tra il 1990 ed il 2000 lamentarono l’arrivo nel Paese di «alcuni gruppi cattolici particolarmente invadenti e non rispettosi della cultura e delle tradizioni religiose dell’antico popolo russo». Invadenze rese tali da mancanza di rispetto e conoscenza, compiute anzitutto senza tenere conto di quanto dichiarato successivamente dal Presidente Vladimir Putin: «Il Cristianesimo incarnato dalla Chiesa Ortodossa è la radice dell’identità del popolo russo» [discorso del 23 luglio 2018]. Non a caso, quando si tentò di paventare nuovamente un eventuale viaggio del regnante Pontefice in Russia, la cosa morì direttamente sull’intenzione paventata. Infatti, diversamente dai suoi due predecessori, quando il Presidente Vladimir Putin si recò in visita ufficiale al Romano Pontefice nel 2013 e successivamente nel 2015, non formulò come i suoi predecessori l’invito al Santo Padre a visitare la Russia, non intendendo affatto, come i suoi predecessori, irritare il Patriarcato Ortodosso di Mosca. Si noti anche che il Presidente della Repubblica Federale Russa giunse la prima volta in Vaticano, nel 2013, con cinquanta minuti di ritardo, la seconda volta, nel 2015, con un ritardo di oltre un’ora. E, come si dovrebbero sapere — se ci fossero sempre i diplomatici di razza — in diplomazia si misura tutto, anche il linguaggio muto dei minuti di ritardo.

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A fronte delle lamentele del Patriarcato di Mosca testé riportate, forse è legittimo chiedersi: quali sarebbero stati questi «gruppi cattolici particolarmente invadenti e non rispettosi della cultura e delle tradizioni religiose dell’antico popolo russo»? Perché tra i vari Movimenti cattolici, quello dotato di queste particolari caratteristiche, alla prova dei fatti sembrerebbe essere quello fondato da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. Ovviamente noi non sappiamo a chi fosse riferita la lamentela generica del Patriarcato di Mosca; sappiamo però che il Cammino Neocatecumenale è presente in Russia con i suoi catechisti itineranti dagli inizi degli anni Novanta del Novecento e che una di queste catechiste di spicco è stata per venticinque anni la Signora María Ascensión Romero, che dopo la morte di Carmen Hernàndez ha preso il suo posto ai vertici della dirigenza del Movimento [cf. QUI]..

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X

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE È UNA PSICO-SETTA NELLA QUALE SI ANNULLA IL SENSO CRITICO DOPO AVERE INVASA LA COSCIENZA DEGLI ADEPTI E MUTANDO LA CRASSA IGNORANZA E LA SUPERBIA IN UN DONO DI ELEZIONE DELLO SPIRITO SANTO

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Una caratterista degli appartenenti alle psico-sétte, è quella di essere stati indotti ad assopire completamente ogni umano e naturale senso critico, pertanto ogni parola è sempre e di rigore stravolta, poi letta ed interpretata a favore e beneficio della sétta. Ecco perché gli specialisti nelle scienze psichiatriche che lavorano alla de-programmazione psicologica delle persone che sono state nel tempo deformate dalle varie psico-sétte, la prima cosa che fanno è di distruggere tutti i loro idoli visibili e soprattutto invisibili, con modalità che di prassi devono essere sempre autoritarie e aggressive, perché solo creando degli stati di choc sarà possibile indurre a poco a poco gli ex settari alla ragione. Un lavoro, questo, che come gli specialisti possono confermare dura sempre molti anni; e non è detto che gli esiti possano essere, alla fine, sempre positivi.  

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I Neocatecumenali sono il prodotto di una male intesa Primavera dello Spirito, nel corso della quale la Chiesa visibile ha fatto pericolosamente abuso della parola “dialogo”, presto mutata in un dialogo a tutti i costi e costi quel che costi. Così, pur dinanzi ad errori gravi e molto pericolosi, ciò che importava, non era di separare il vero dal falso o la dottrina autentica dall’eresia, ma dialogare … dialogare … dialogare.

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Quando il Santo Pontefice Paolo VI giunse infine a dire: «Col Concilio Vaticano II ci aspettavamo la primavera e invece è venuto l’inverno», i danni erano stati purtroppo già fatti; e molti di questi danni, col correre del tempo, si sono rivelati irreparabile, quando l’Autorità Ecclesiastica ha proseguito imperterrita a dialogare … dialogare … dialogare … E mentre la casa in fiamme oggi è sotto gli occhi di tutti, i pompieri non intervengono, ritenendo forse la Chiesa visibile cosa poco caritatevole e non misericordiosa, spegnere con forti gettiti d’acqua santa quel fuoco che non è più «il fumo di Satana nel tempio di Dio» a cui alludeva il Santo Pontefice Paolo VI [discorso del 29 giugno 1972, testo originale, QUI]», perché oggi, quel fumo, si è mutato in un incendio.

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Ecco come, perché e da che cosa nascono i Neocatecumenali, ed ecco come mai sono potuti andare avanti e divenire una vera e propria chiesa dentro la Chiesa. Il tutto è stato reso possibile dalla caduta del princìpio di autorità nella Chiesa, al posto della quale è nato: da una parte l’autoritarismo di certe Autorità Ecclesiastiche che agiscono in aperto sprezzo a tutte le leggi canoniche applicando il peggio del loro libero arbitrio, dall’altra parte sono nati i mega-catechisti del Cammino Neocatecumenale che hanno relegato il prete in un angolo a fare cenno di assenso col capo mentre il mega-catechista diffonde ogni sorta d’eresia tra il Popolo di Dio.

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La fede è anche e non ultimo cultura, ce lo dimostrano le produzioni dei grandi Santi Padri e dottori della Chiesa; lo Spirito Santo illumina l’uomo con i propri doni di grazia divina attraverso la sapienza e la scienza. Lo stretto ed inscindibile rapporto tra fede e cultura è dimostrato anzitutto dalle redazioni dei Santi Vangeli e dalle Lettere Apostoliche. E se vogliamo proprio parlare di alta ispirazione dello Spirito Santo, in quel caso non possiamo certo prendere i florilegi di catechesi ereticali dei Fondatori del Cammino Neocatecumenale, ma ben altri generi di testi, per spiegare attraverso di essi cosa veramente sia la divina ispirazione. E giacché la parola d’ordine che corre da sempre tra i Neocatecumenali è il grido di «ritorno alle origini», ebbene andiamo proprio alle origini apostoliche per parlare, a partire proprio da esse, del mistero dello Spirito Santo.

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Una mente umana poteva forse concepire, ed una mano altrettanto umana poteva forse scrivere, un’opera di fede come il Prologo al Vangelo del Beato Apostolo Giovanni? [cf. Gv 1, 1-18]. E altrettanta mente umana, ed una mano altrettanto umana poteva forse erigere in poche e brevi righe l’intero impianto dogmatico cristologico fissato dal Beato Apostolo Paolo nell’apertura della Lettera agli abitanti di Colossi? [Col 1, 12-20].  Poteva la mente umana e la mano umana del Beato Apostolo Paolo scrivere l’Inno Cristologico contenuto nella Lettera agli abitanti di Filippi? [cf. Fil 2, 6-11]. E quale altra mente umana poteva forse concepire, ed una mano altrettanto umana poteva forse scrivere, un’opera come la Lettera agli Ebrei?

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Potremmo seguire con molti Padri della Chiesa, sempre quelli delle cosiddette «origini», a partire da Sant’Ireneo di Lione che piantò le solide radici della dottrina pneumatologia con le sue prime trattazioni sullo Spirito Santo. E chiarito il tutto possiamo quindi giungere a dire una cosa che solo soggetti privi totalmente di senno possono negare: la scienza, la conoscenza e la cultura sono parte integrante del mistero della fede, per quant’è vero che la fede nasce dalla conoscenza e non certo dall’ignoranza. Gli affetti da cosiddetta ignoranza invincibile, possono essere ammessi tra le Anime Beate molto prima e molto più di tanti sapienti, grazie alla purezza del loro cuore e della loro fede, stando perlomeno alle parole pronunciate dalla Beata Vergine Maria nel canto del Magnificat: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili». Ma, al tempo stesso, c’è invece di che seriamente temere e quindi molto da pregare per coloro che, pur affetti da ignoranza invincibile, manifestando tutt’altro che fede e salvifica purezza di cuore, non trovano di meglio da fare che disprezzare gli uomini di Dio ai quali la Divina Maestà ha dato particolari doni di sapienza che li hanno portati a maturare quella scienza che guida i Christi fideles ai più profondi misteri lungo il cammino della fede.

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O per meglio chiarirsi ancóra: Caterina da Siena, una giovane analfabeta illetterata, è diventata Santa, ed è stata poi proclamata dottore della Chiesa, perché grazie alla sua umiltà, che è la più grande porta di apertura alla grazia di Dio, lo Spirito Santo ha infuso in lei la più profonda sapienza, pure se non sapeva nemmeno leggere e scrivere. Ecco perché i Sommi Pontefici hanno prestato ascolto alla giovane Caterina Benincasa, oggi nota come Santa Caterina da Siena. Non hanno invece prestato ascolto alcuno a Carmen Hernàndez, dotata di una superba arroganza fuori d’ogni ragionevole misura. Come infatti narrato in precedenza, ella interruppe più volte il Successore del Beato Apostolo Pietro mentre parlava. E il Romano Pontefice, lungi dal prestarle quell’ascolto prestato dai suoi Sommi Predecessori alla giovane senese illetterata e analfabeta, la rimproverò con le parole del Beato Apostolo Paolo: «La donna taccia!». Tutto questo per tornare a ribadire la misura delle persone di cui stiamo parlando e del fenomeno dalle stesse generato, all’interno del quale hanno infuso i peggiori vizi ed errori, diversamente dai Santi che hanno lasciato invece impresso nelle loro opere il segno dei frutti della grazia di Dio, persino in opere, in ordini e congregazioni religiose in seguito decadute.

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A tal proposito basterebbe pensare a quelli che sono i doni dello Spirito Santo, che non sono elencati a caso, ma messi in un ordine ben preciso: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio. Detto questo proviamo adesso a fare una breve catechesi ai mega-catechisti del Cammino Neocatecumenale su questi mirabili doni, perché credo che ne abbiano davvero molto bisogno.

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Partiamo dal dono della Sapienza che è un vero e proprio attributo divino infuso per opera dello Spirito Santo nell’uomo. È infatti attraverso la sapienza — come insegna San Tommaso d’Aquino — che si possono vedere, quindi vivere le cose soprannaturali dal punto di vista di Dio. È presto detto che se manca la sapienza, gli altri doni non si reggono in piedi, perché non possono essere scissi gli uni dagli altri.

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Il dono dell’intelletto rende possibile la comprensione delle verità della fede aprendo all’anima una visione completa della realtà della dimensione divina. Se pertanto la fede costituisce la adesione al mistero della rivelazione, attraverso il dono dell’intelletto possiamo innalzarci a ben più elevato livello di comprensione; sino a giungere a quella comprensione che non è solo razionale, ma soprattutto profondamente intuitiva.

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Il dono del consiglio lo potremmo indicare anche come “dono dell’apertura”. Attraverso i doni della sapienza e dell’intelletto, esso apre la mente verso Dio e la coscienza verso la tensione dell’uomo alle giuste scelte morali.

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Il dono della fortezza di per sé è la negazione di ciò che può essere l’uomo governato dalla umoralità, dai sentimenti e dai fatui sentimentalismi, che guidano per un verso e per un altro al di fuori dei misteri divini, od alla alterazione del mistero della rivelazione. Essere forti vuol dire non essere condizionati internamente e non farsi esternamente condizionare dalla istintività e dalla emotività, resistendo in modo deciso agli errori interni ed esterni che possono soffocare la società civile e la stessa comunità ecclesiale.

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Il dono della scienza si fonda sulla conoscenza. Per conoscere bisogna però essere docili e umili, perché l’umiltà e la docilità all’apprendimento sono il fondamento della autentica scienza. In caso contrario si giunge a quella che oggi si chiama auto-referenzialità attraverso la via del personalismo, quella dell’egocentrismo e quella della chiusura verso l’esterno e verso l’altro. La scienza, cristianamente intesa, procede attraverso l’apertura, che è poi apertura alle azione della grazia di Dio che si manifesta in questo caso mediante tanti santi insegnamenti e sapienti maestri.

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Il dono della pietà è la negazione di quello che è il pietismo che prenderà vita nel XVII secolo dal pietismo protestante. La pietà caratterizza il rapporto del credente con Dio e lo guida a desiderare per sé stesso e per gli altri ciò che in sommo bene Dio desidera, giungendo ad una tale intimità di fede e di amore con il Creatore sino al punto che la creatura si rivolge a lui chiamandolo “Padre”. Dalla pietà nasce quindi un senso di profonda amorevolezza e di grande rispetto per l’uomo, nel quale si riflette il mistero di Dio che ci fece a propria immagine e somiglianza.

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Il dono del timore di Dio non ha nulla da spartire con la paura, anzi: costituisce la negazione di ogni paura. Quest’ultimo dono mirabile possiamo riassumerlo con una frase tratta dall’Inno Cristologico del Beato Apostolo Paolo poco prima richiamato: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» [Fil 2, 10].

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Dopo questo breve excursus si potrebbe cominciare dalla fine dicendo per esempio che i Neocatecumenali, in modo ostinato ed ottuso, seguendo gli insegnamenti errati dei loro Fondatori e del “braccio armato” dei mega-catechisti, hanno abolite e proibite le genuflessioni ed i segni di adorazione nascondendo queste loro forme di autentica e di superba irriverenza dietro a una non meglio precisata teologia kikiana del Cristo risorto, quindi dello “stare nella posizione” del Risorto.

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All’interno di questo Movimento lo Spirito Santo, ed i suoi doni, sono una via di mezzo tra una bacchetta magica del mago ed una formula alla «abra cadabra» con la quale si giustifica e si supplisce alla mancanza istituzionalizzata di sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio.

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Riassumiamo il tutto con un solo esempio: all’interno di questo Movimento, diversamente da molti altri movimenti laicali, non brulicano affatto persone né di cultura né di scienza. Né potrebbe essere diversamente, vista e considerata l’epica ignoranza culturale e teologica mostrata nel corso di tutte e due le loro esistenze dai rispettivi Fondatori. Ecco allora che nel Cammino Neocatecumenale, una degna persona che ha trascorsa tutta la propria vita sopra le impalcatura a fare quell’utile e nobile mestiere che è il muratore, d’improvviso scende da esse e con la nomina a mega-catechista è investito di tutta la potenza dello Spirito Santo. Come se mai, San Tommaso d’Aquino e molti altri Santi Padri e dottori della Chiesa prima e dopo di lui, avessero spiegato che la grazia dello Spirito Santo perfeziona la natura presente nell’uomo, ma non supplisce affatto a quelle che possono essere le carenze piccole o gravi che sono presenti in quella natura umana, inclusa la mancanza di intelligenza e di cultura. Detto questo, al degnissimo muratore bisogna pure aggiungere l’elemento della umana frustrazione legato per esempio a tutte le volte che con ordini, talvolta anche con rimproveri fatti durante l’esecuzione dei lavori, qualche ingegnere civile progettista, semmai di vent’anni più giovane di lui, lo ha richiamato dicendogli che cosa doveva fare di preciso ed il modo esatto in cui doveva farlo. Ora, se il muratore si è ben guardato dal muovere contestazione al capo cantiere ingegnere, guardandosi altresì bene d’invitare gli altri operai a fare come diceva lui anziché come diceva il progettista, una volta diventato mega-catechista del Cammino non si fa invece scrupolo alcuno a muovere dure contestazioni, od a mettere in scena vere e proprie ribellioni del gruppo da lui guidato nei confronti di un anziano ed esperto parroco. Oppure riversando ludibrio su di un teologo che ha deciso di intervenire con argomentazioni strettamente dottrinarie e giuridiche per spiegare con tutto il necessario lume della sapienza e della scienza che, dai discorsi del mega-catechista, fuoriuscivano pericolose eresie a getto continuo che infettavano con gravi errori gli adepti che lo ascoltavano e che lo seguivano.

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Purtroppo si sono verificati ripetuti casi in cui questo genere di mega-catechisti, scesi di fresco dalle impalcature o da altri luoghi più o meno simili, hanno esordito interrompendo il vescovo della diocesi mentre questi parlava dinanzi ai propri Christi fideles ed affermando dinanzi a tutti: «Io mi dissocio, perché non sono d’accordo con quanto sta dicendo il vescovo», il quale vescovo non stava tenendo affatto una riunione su questioni legate alla economia della diocesi, ma stava parlando su argomenti specifici strettamente legati a materie di dottrina e di fede; argomenti per i quali il vescovo,  custode della dottrina e della fede nella sua Chiesa particolare, è per sacramento di grazia sommo maestro.

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Inutile a dirsi: queste persone hanno sempre e di prassi ragione perché si rifanno alla loro idea kikiana di κήρυγμα [kerygma] ma soprattutto al fatto che lo Spirito Santo parla attraverso di loro. E il loro Spirito Santo personale li porta non solo a mancare gravemente di educazione verso i Pastori della Chiesa, ma all’occorrenza li indurrebbe persino a redarguire, muovere sottilmente guerra e sprezzare gli stessi Pastori della Chiesa che rigettano i loro gravi errori, perché il loro parallelo strutturale è il seguente: se rifiuti me, rifiuti lo Spirito Santo.

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Altra caratteristica delle psico-sette è la terminologia propria, che serve da una parte ad unire i membri del cosiddetto clan chiuso, dall’altra ad isolarli dall’esterno. Ciò detto debbo dire che dalle informazioni più che attendibili a me date da Alti Prelati che nel corso degli anni hanno dovuto trattare con i Fondatori del Movimento per conto dei Dicasteri della Santa Sede, spesso anche con dolore e procacciandosi da essi non poche umiliazioni, mi è stato dettagliato che entrambi, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, sono di fatto due «maldestri autodidatti muniti di una confusa infarinatura culturale che non arrivava neppure a poter essere definita media, ma di fatto e ragionevolmente medio-bassa». Sicché, a Kiko Argüello che ama usare qualche termine magico greco ad effetto, seguìto da termini ebraici altrettanto magici e di grande effetto, basterebbe mettere sotto gli occhi un testo dei Santi Vangeli in greco e domandargli: «Non pretendiamo che lei ce li traduca, ci accontentiamo solo che legga quattro righe in greco». Dopodiché, visto che ha infarcito le “sue” liturgie ed i “suoi” luoghi di culto di biblicismi strampalati e di simboli ebraici, si potrebbe invitarlo in una sinagoga e domandare all’Eccellentissimo Dottore, il Rabbino, di estrarre tra i ספרים [Sepharim, Rotoli della Legge] un bel ספר תורה [Sefer Torah, Rotolo della Legge] e chiedere così al Fondatore del Cammino Neocatecumenale la sola e semplice lettura di dodici parole in ebraico; proprio dodici, come dodici sono le Tribù d’Israele. Beninteso: semplicemente recitate, senza doverle cantare col metro sefardita o aschenazita. Certo, sarebbe molto bello se in un incontro ebraico-cristiano il buon Kiko Argüello ci deliziasse cantando con la sua chitarra  יגדל  אלוהים  חי [I Tredici Articoli di fede di Maimonide, video QUI], oppure l’altro bellissimo inno sinagogale אֲדוֹן עוֹלָם [Inno al Signore dell’Universo, video, QUI], semmai con il metro di canto sefardita che nasce appunto nella sua ספרד, ossia la Sefarad, la penisola iberica. Non basta infatti infarcire con kikiano spirito esotico delle liturgie pseudo o para-cattoliche di inopportuni simbolismi ebraici fuori luogo. E neppure basta che persone di fatto altamente illetterate sia nelle scienze bibliche che nelle antiche tradizioni dell’ebraismo rabbinico, durante le celebrazioni eucaristiche si mettano a ballare e smanettare «Shalom», «Dajenu» e via dicendo. Pertanto è necessario, oltre che coerente e serio, che i Neocatecumenali, assetati di antiche origini ebraiche e di antiche origini apostoliche, prendano i סידורים [siddurim ebraici, libri di preghiere] e si mettano a cantare, scandendo con corretta pronuncia i canti sinagogali da loro inseriti nelle liturgie pseudo e para-cattoliche, a partire proprio da questo bellissimo inno:

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אֲדוֹן עוֹלָם אֲשֶׁר מָלַךְ

בְּטֶרֶם כָּל יְצִיר נִבְרָא

לְעֵת נַעֲשָׂה בְחֶפְצוֹ כֹּל

אֲזַי מֶלֶךְ שְׁמוֹ נִקְרָא

וְאַחֲרֵי כִּכְלוֹת הַכֹּל

לְבַדּוֹ יִמְלוֹךְ נוֹרָא

וְהוּא הָיָה וְהוּא הֹוֶה

וְהוּא יִהְיֶה בְּתִפְאָרָה

לְהַמְשִׁיל לוֹ לְהַחְבִּירָה

בְּלִי רֵאשִׁית בְּלִי תַכְלִית

וְלוֹ הָעֹז וְהַמִּשְׂרָה

וְהוּא אֵלִי וְחַי גּוֹאֲלִי

וְצוּר חֶבְלִי בְּעֵת צָרָה

וְהוּא נִסִּי וּמָנוֹס לִי

מְנָת כּוֹסִי בְּיוֹם אֶקְרָא

בְּיָדוֹ אַפְקִיד רוּחִי

בְּעֵת אִישָׁן וְאָעִירָה

וְעִם רוּחִי גְוִיָּתִי

אֲדֹנָי לִי וְלֹא אִירָא

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Facciamo infatti notare che i Fondatori del Cammino Neocatecumenale, sin dalle loro prime catechesi, hanno sempre trattato con sprezzo la liturgia tridentina celebrata in lingua latina. Entrambi, istruendo i loro mega-catechisti, della liturgia celebrata in latino hanno sempre data un’idea falsa e soprattutto grottesca, come spiegavano negli anni Settanta del Novecento a Roma nella cripta della chiesa dei Martiri Canadesi i due Campioni in questione affermando che: «Il Popolo era passivo e distaccato, mentre il prete bisbigliava una lingua sconosciuta, mentre le vecchiette biascicavano il Rosario». Nulla di più falso, perché anche i più illetterati e analfabeti sapevano benissimo che cosa significasse: «Dominus vobiscum», «sursum corda», «ecce Agnus Dei» … E mentre da una parte, con ignoranza storica davvero spaventosa ma tipica dei due soggetti in questione, si diffondeva il disprezzo per una liturgia attraverso la quale, dal XVI al XX secolo sono stati evangelizzati, convertiti e battezzati popoli di interi continenti, i Fondatori del Cammino Neocatecumenale riempivano le loro liturgie personalistiche, esotiche e spesso sacrileghe, con simbolismi e con parole ebraiche. Domanda: ma se le persone, ed in specie quelle appartenenti a lingue e culture di ceppo latino, a loro dire avevano tanta difficoltà a comprendere l’astruso latino, forse sono invece in grado di comprendere alla perfezione l’antico ebraico biblico? Non basta affatto, prendere due o tre parole “esotiche” e far urlare alla gente «Dajenu, dajenu!», bisogna prendere quel canto per intero e cantarlo tal quale secondo l’antica tradizione, perché così dovrebbero fare coloro che rivendicano il ritorno alle pure origini. In caso contrario, i Neocatecumenali rischiano di fare una fine molto peggiore delle «vecchiette» sulle quali ironizzavano i due loro Fondatori, ed anziché biascicare «ora pro nobis» e «miserere nobis» nel silenzio delle «cupe chiese tridentine» che per sedici secoli «avevano chiuso e sigillato lo Spirito Santo dentro una bottiglia», allo stesso modo, anzi, in modo molto peggiore, loro rischiano di urlare e ballare «Dajenu!», pur senza essere in grado, dell’Inno דַּיֵּנוּ [Dajenudi leggere e capire neppure le prime due righe: 

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אִלּוּ הוֹצִיאָנוּ מִמִּצְרָיִם

לֹא עָשָׂה בָּהֶם שְׁפָטִים

דַּיֵּנוּ 

(etc…)

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Le psico-sette, pur disprezzando ogni forma di vita religiosa, a partire dalle più antiche che tutt’oggi permangono come grandi ricchezze all’interno della Chiesa Cattolica, sono solite fare uso di loro tipici neologismi. Il tutto con una differenza sostanziale, per esempio: se i Monaci Certosini hanno creata la parola «spaziamento» usata per indicare la loro passeggiata all’aperto, quando una volta alla settimana stanno assieme alcune ore e si rivolgono parola, ad essa non hanno dato vita né per avere un linguaggio proprio né per creare una forma di incomunicabilità col mondo, bensì solo per definire questo costume che nasce appunto dal poter di regola spaziare assieme all’aperto una volta a settimana. Tutt’altra cosa se invece un affiliato alla pericolosa psico-sétta di Scientology si esprime in questi termini: «In preclear ho fatto auditing per l’Arc e c’è stato un ago fluttuante sull’e-meter per un pregresso engram». Non stiamo neppure a perdere tempo a spiegare il significato di questi termini astrusi nati dalla mente contorta del fallito scrittore di fantascienza Ron Hubbard [1911-1986] che a questa organizzazione vissuta tra un tribunale internazionale e l’altro — incluso il fondatore che prima di morire viveva in acque internazionali perché ricercato dalla polizia di diciotto diversi Paesi —, presentatasi inizialmente come metodo per la Nuova Salute Mentale, dette anzitutto un astruso lessico proprio, mirato a isolare gli adepti da tutto ciò che ad essa era esterno.

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Con uno stile diverso ma con la stessa sostanza di fondo, i Fondatori del Cammino Neocatecumenale hanno attinto varie parole magiche dal lessico ebraico e greco; nulla conta quanto sia comprovato che l’uno e l’altra non conoscessero affatto né la filologia ebraica né quella greca, ciò che importava era la magia, il fare colpo sugli adepti con parole roboanti. A queste parole hanno poi dato diversi e nuovi significati, aggiungendo al tutto varie altre terminologie che sono modi tipici di esprimersi, di definire e di indicare. Parole originali — o se vogliamo parole nuove create da chi rivendica per altro verso il più antico ritorno a non meglio precisate e soprattutto a non meglio conosciute origini — mirate anzitutto ad affascinare i neofiti ed a trasmetter loro un senso di originalità, di esclusività e soprattutto di elezione. E nella Chiesa, purtroppo, pare che nessuno si sia accorto, per alcuni decenni, che al proprio interno si stava sviluppando, accrescendo e ramificando una psico-sétta in perfetto stile. 

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La Chiesa, in un suo momento storico di grande debolezza, afflitta da una grande e drammatica crisi di autorità, ha permesso che tante fragilità e frustrazioni esistenziali individuali si celassero dietro una falsa pneumatologia e che molti superbi animati da ignoranza si mettessero a giocare con il mistero dello Spirito Santo. Sotto gli occhi delle Autorità Ecclesiastiche di fatto inermi e impotenti, abbiamo assistito all’ascesa di un movimento che sul piano della dottrina della fede è reso pericolosamente distruttivo dal fatto che da subito è andato a colpire due elementi che costituiscono rispettivamente il cuore ed i polmoni della Santa Chiesa di Cristo: la Santissima Eucaristia ed il Sacerdozio ministeriale. Questa la triste, desolante e pericolosa realtà: si è consentito, da mezzo secolo a questa parte, che una vera e propria metastasi aggredisse il cuore che fa battere ed i polmoni che fanno respirare il corpo della Chiesa, nel frattempo sempre dialogando … dialogando … dialogando e sperando al tempo stesso che il tumore si curasse e si sconfiggesse da se stesso, senza che nessun oncologo dovesse intervenire con terapie decise e radicali.

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XI

AL GRAVE PROBLEMA DELLA ERRATA PERCEZIONE DELLA SANTISSIMA EUCARISTIA SI UNISCE LA ERRATA PERCEZIONE DEL SACERDOZIO, SPECIE TRA IL SACERDOZIO COMUNE DEI BATTEZZATI ED IL SACERDOZIO MINISTERIALE DI CRISTO AL QUALE PARTECIPANO SOLO I MINISTRI IN SACRIS DOTATI DI UN MUNUS TRIPLICE: DOCENDI, REGENDI, SANCTIFICANDI

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Alla prova dei fatti il Cammino Neocatecumenale è dunque il più esauriente paradigma della immane confusione e alterazione di ruoli creata dal para-concilio e diffusa poi dal post-concilio, vale a dire la clericalizzazione dei laici e la laicizzazione dei ministri in sacris. O per dirla con le parole dell’esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici del 1988:

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«Nella stessa Assemblea sinodale non sono mancati però, insieme a quelli positivi, giudizi critici circa l’uso troppo indiscriminato del termine “ministero”, la confusione e talvolta il livellamento tra il sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale, la scarsa osservanza di certe leggi e norme ecclesiastiche, l’interpretazione arbitraria del concetto di “supplenza”, la tendenza alla “clericalizzazione” dei fedeli laici e il rischio di creare di fatto una struttura ecclesiale di servizio parallela a quella fondata sul sacramento dell’Ordine» [cf. n. 23, testo integrale, QUI].

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Come non pochi presbiteri anch’io, venendo a contatto con i vari membri di rilievo del Cammino Neocatecumenale, dai quali ho deciso da subito di tenermi prudentemente alla larga, sono rimasto profondamente colpito dal modo tendenzialmente invasivo ed arrogante manifestato nei confronti della figura sacerdotale da coloro che più volte ho indicato nel corso di questa esposizione come i mega-catechisti. A maggior ragione affermo: la Santa Chiesa, permettendo a questo Movimento laicale di aprire oltre cento seminari in giro per il mondo, nella illusione che questi istituti di formazione al sacerdozio possano essere seminari diocesani del vescovo che formano i presbìteri del vescovo, ha compiuto una azione veramente e gravemente sconsiderata. All’interno di questi seminari, in verità si formano soggetti che domani saranno preti del Movimento Neocatecumenale, ma soprattutto, più che preti del vescovo, saranno dei preti di Kiko Argüello e dei suoi mega-catechisti.

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Mi duole veramente a narrarlo ma un decennio fa, in quel di Castel Gandolfo, dove mi trovavo a predicare ed a celebrare la Santa Messa presso un istituto religioso, con uno di questi mega-catechisti venni quasi alle mani. Forse è vergognoso a narrarsi da parte di un presbìtero, ma se non fossero intervenute altre persone — che tutt’oggi ringrazio — gli avrei messo da lì a breve le mani addosso per davvero, facendogli sicuramente anche parecchio male. Mai come in quella occasione mi ero infatti sentito disprezzato e profondamente mancato di rispetto come sacerdote di Cristo e della sua Santa Chiesa. E vi prego di prestare attenzione: non ho detto che mi sono sentito disprezzato come uomo, cosa che potrei accettare prendendo il tutto come mortificazione santificante e recitando appresso tutte le Litanie dell’Umiltà composte dal Servo di Dio Cardinale Rafael Merry del Val  [cf. testo, QUI]; ho detto che mi sono sentito umiliato come sacerdote e per di più da parte di un fedele laico. E questo non è facilmente accettabile, perché il sacerdozio, che non appartiene a me ed a nessuno dei miei confratelli e di cui nessuno di noi può dirsi degno, è una dignità che nasce dalla grazia sacramentale e che come ogni Sacramento deve esser protetto e tutelato, all’occorrenza anche a costo della vita stessa.

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Questo il racconto del fatto di cui adesso rendo a tutti voi testimonianza veritiera: il mega-catechista in questione, seguendo gli insegnamenti ricevuti, prima espresse una clamorosa eresia cristologica paragonando il Figlio ad una «creatura di Dio scesa dal cielo col dono della profezia». È qui è bene per inciso precisare che definire Cristo «creatura», ossia creato, anziché ὁμοούσιος «generato non creato della stessa sostanza del Padre» [Simbolo di Fede Niceno-Costantinopolitano], è la prima delle più grandi e insidiose eresie, nota come arianesimo, condannata nel 325 dal Concilio di Nicea. Appresso seguitò con un paio di eresie pneumatologiche dimostrando di avere dello Spirito Santo un’idea a dir poco magica, infine, sproloquiando sul Divino Figlio e sul Divino Spirito Santo, mostrò di non avere chiaro che cosa fosse il mistero della Santissima Trinità. Ma soprattutto cadde nella enunciazione della vecchia eresia modalista, diffusa principalmente da Noeto di Smirne e indicata anche come monarchianismo modalista, che conobbe il proprio sviluppo tra il II e il III secolo e che fu combattuto dal grande filosofo e apologeta cristiano Tertulliano. Pensando quindi di dire una cosa altamente ispirata alla sua mente dal suo personale e magico Spirito Santo, enunciò che «le figure del Padre del Figlio e dello Spirito Santo erano tre modi diversi attraverso i quali l’unico Dio si manifestava agli uomini». E da quella modalista scivolò così nell’eresia millenarista — o eresia gioachimita —, dicendo che «dopo l’éra della figura del Padre, che aveva caratterizzato l’Antico Testamento, ed appresso  della figura del Figlio, in seguito al Concilio Vaticano II era nata l’éra dello Spirito Santo». Ammetto che non mi era mai capitato di udire, nella spazio di così pochi minuti, una siffatta miscellanea di eresie. Sicché dentro di me pensai: il fatto che i mega-catechisti neocatecumenali usino sempre come parole magiche il concetto di «ritorno alle origini», in questa, come in altre concrete situazioni, rischia di riportarli, più che alle origini apostoliche, alle origini delle più antiche eresie di ritorno.

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Avrei potuto riprenderlo davanti a tutti, visto che quello zibaldone eretico lo aveva sciorinato dinanzi ad una platea formata da una trentina di persone, anzi sarebbe stato doveroso da parte mia dire ai presenti: costui è in grave errore, non seguite le sue parole del tutto errate, perché ben altro è il Deposito della Fede e ben altro insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. Non lo feci, preferendo la ammonizione fraterna privata; sicché lo chiamai da parte facendogli una veloce lezione di catechismo. A quel punto, quando conclusi la spiegazione dicendo «… questi sono i dogmi della nostra Santa Fede», con una strafottenza veramente luciferina egli m’interruppe e replicò: «… e ti pareva! Dogmi … dogmi … si vede che tu sei un prete vecchio stampo pre-conciliare, lo avevo capito all’istante. Quello che conta è il kerygma, tutto il resto è roba archeologica». E detto questo aggiunse più sfottente che mai: «Vedi di aggiornarti!».

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Un mega-catechista trentaduenne che si rivolge così ad un presbitero mai visto prima, in cammino all’epoca verso i cinquant’anni, dandogli del “tu” come se io fossi stato un seminaretto della loro multinazionale dei Seminari Redemptoris Mater, non è certo il meglio della buona educazione e del rispetto dovuto da un fedele cattolico ad un sacerdote. Non indugiai però su questo, ma gli ricordai invece, in modo veramente amabile, che io ero stato consacrato sacerdote e che oltre ad essere prete ero stato anche formato da santi maestri come giurista, filosofo, teologo dogmatico sacramentario e storico del dogma, pertanto, data la sua giovane età, per l’una e per l’altra cosa avrebbe potuto portarmi perlomeno un minimo di rispetto. Questa fu la sua testuale risposta:

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«Mi sa che la teologia l’hai studiata male, perché se tu l’avessi studiata dovresti sapere che il Concilio Vaticano II ha detto che tutti siamo sacerdoti».

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Ecco che siamo giunti alla grande insidia dal sapore luterano che permea il Cammino Neocatecumenale in nome di un Concilio mai scritto dal quale prende vita la mancata corretta percezione del sacerdozio. È infatti proprio il Concilio Vaticano II che nei suoi documenti spiega e ribadisce solennemente che esistono due sacerdozi: il sacerdozio comune di tutti i battezzati [Lumen Gentium, nn. 9-17], ed il sacerdozio ministeriale o gerarchico, che è la partecipazione al sacerdozio ministeriale di Cristo, al quale sono resi partecipi per mistero di grazia solo i ministri in sacris, coloro che attraverso il Sacramento di grazia dell’Ordine sono stati consacrati sacerdoti [cf. Lumen Gentium, nn. 18-29]. È altresì lo stesso Concilio Vaticano II che chiarisce bene e senza pena di equivoco quello che nella Chiesa è il ruolo dei laici e la loro docile subordinazione ai Pastori chiamati a pascere il gregge [cf. Lumen Gentium, nn. 30-38]. Il Concilio Vaticano II ha anche pubblicato un documento dedicato alla vita ed al ministero dei presbiteri e del sacerdozio ministeriale, nel quale troviamo indicato:

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«Esercitando la funzione di Cristo capo e pastore per la parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome del vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità viva e unita e la conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Per questo ministero, così come per le altre funzioni, viene conferita al presbitero una potestà spirituale, che è appunto concessa ai fini dell’edificazione. Nell’edificare la Chiesa i presbiteri devono avere con tutti dei rapporti improntati alla più delicata bontà, seguendo l’esempio del Signore. E nel trattare gli uomini non devono regolarsi in base ai loro gusti bensì in base alle esigenze della dottrina e della vita cristiana, istruendoli e anche ammonendoli come figli carissimi secondo le parole dell’Apostolo: “Insisti a tempo e fuor di tempo: rimprovera, supplica, esorta con ogni pazienza e dottrina”» (2 Tm 4,2) [1965, Presbyterorum Ordinis, n. 6].

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Il Concilio Vaticano II fa seguire un decreto sulla missione pastorale dei Vescovi nella Chiesa [1965, Christus Dominus]. Infine, sempre nel contesto di quegli anni, è stata promulgata un’enciclica del Santo Pontefice Paolo VI sulla dottrina e sul culto della Santissima Eucaristia [1965, Mysterium Fidei], che possiamo anche presumere che i Fondatori del Cammino Neocatecumenale ed il “braccio armato” dei loro mega-catechisti non abbiano proprio mai letto, visto e provato il modo imperterrito in cui si ostinano a trattarla, la Santissima Eucaristia.

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Inutile a dirsi, giacché dovrebbe essere ovvio: il presbitero non è un uomo che ha acquisito uno status che lo rende superiore ai Christi fideles, ma è chiamato a essere servitore devoto e padre premuroso del Popolo di Dio, dando ad esso anzitutto esempio col suo spirito di servizio. Così, nell’epoca post-conciliare, seguono altri documenti della Chiesa che pongono nella giusta luce la figura del sacerdote e del suo sacro ministero, a ben considerare quanto essa fu messa in crisi, sin dagli inizi degli anni Settanta del Novecento, sia da certe teologie maldestre sia da pensieri ereticali, proprio come quelli diffusi dagli stessi Fondatori del Cammino Neocatecumenale a partire dalle loro prime catechesi sconclusionate tenute sul finire degli anni Sessanta del Novecento nella cripta della chiesa metropolitana romana dei Martiri Canadesi. E tra questi numerosi, ed invero anche splendidi documenti successivi al Concilio Vaticano II, possiamo citare quello dedicato ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcune questioni concernenti il ministero dell’Eucaristia, dove troviamo impresse queste parole:

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«Nell’insegnare che il sacerdozio ministeriale o gerarchico differisce essenzialmente e non solo di grado dal sacerdozio comune dei fedeli, il Concilio Ecumenico Vaticano II espresse la certezza di fede che soltanto i Vescovi e i Presbiteri possono compiere il mistero eucaristico […] Negli ultimi anni hanno però cominciato a diffondersi delle opinioni, talvolta tradotte nella prassi, che negando il suddetto insegnamento ledono nell’intimo la vita della Chiesa […] Ritengono inoltre che la Chiesa è apostolica nel senso che tutti coloro che nel sacro Battesimo sono stati lavati e incorporati ad essa e resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, sono realmente anche successori degli Apostoli […] Ne consegue anche che, per quanto necessario al buon ordine della Chiesa, il ministero dei Vescovi e dei Presbiteri non differirebbe dal sacerdozio comune dei fedeli quanto alla partecipazione al sacerdozio di Cristo in senso stretto, ma solo in ragione dell’esercizio […] La chiamata a tale ministero non aggiungerebbe una nuova capacità «sacerdotale» in senso stretto — e per questo il più delle volte si evita lo stesso termine di «sacerdozio» — ma esprimerebbe soltanto davanti alla comunità che l’iniziale capacità conferita nel sacramento del Battesimo diventa effettiva […] A tale conclusione porta anche il fatto che la celebrazione dell’Eucaristia viene spesso intesa semplicemente come un atto della comunità locale radunata per commemorare l’ultima cena del Signore mediante la frazione del pane. Sarebbe quindi più un convito fraterno, nel quale la comunità si ritrova e si esprime, che non la rinnovazione sacramentale del Sacrificio di Cristo, la cui efficacia salvifica si estende a tutti gli uomini, presenti o assenti, sia vivi che defunti [Sacerdotium Ministeriale, 1983, testo integrale QUI].

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La domanda è a dir poco di rigore: con questo documento molto preciso che sarebbe bene, come tutti gli altri qui richiamati, leggere con attenzione per intero, a chi si sta rivolgendo agli inizi degli anni Ottanta del Novecento la Congregazione per la Dottrina della Fede? Per quanto invece riguarda il giovane mega-catechista di cui ho appena narrato, seppi in seguito ch’era figlio di due mega-catechisti del Movimento. E pur avendo capito all’istante quanto fosse persona arrogante e soprattutto ignorante, mi fu dettagliato che non era riuscito a finire neppure le scuole medie superiori e che in pratica faceva come lavoro il catechista, dopo avere ripetutamente fallito in alcune esperienze lavorative. Forse mi sono imbattuto in un caso isolato, od in un cosiddetto caso limite che tra queste righe, mosso da chissà quale malanimo e prevenzione, porto come se fosse una sorta di regola? No, non è così e cercherò di spiegarmi meglio con un altro esempio: nell’ormai lontano 2010, quando svolgevo con una certa assiduità il ministero di confessore in una basilica romana che è sede dell’Adorazione Eucaristica perpetua, uscii appositamente dal confessionale dentro al quale mi trovavo per richiamare all’ordine un gruppo di Neocatecumenali che in modo irrispettoso, parlando ad alta voce e ridendo, erano entrati dentro la basilica dove si trovava esposto il Santissimo Sacramento, senza un minimo cenno di rispetto e riverenza. La cosa grave era che si trattava di un gruppo di catechisti che dovevano tenere un incontro tra di loro (!?). Più del loro rumore irriverente, ben più irriverente fu la risposta del più mega-catechista tra il gruppo di mega-catechisti. Si trattava di un Neocatecumenale della prima ora, si capiva dalla sua età, modello anni Settanta del Novecento e lì rimasto fossilizzato, il quale mi replicò:

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«Ragazzo, vedi di darti una calmata, perché credo che tu abbia molto da imparare: il pane della Pasqua non è fatto per essere esposto, ma per essere mangiato come nutrimento dello spirito».

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Afferrai un pesante candeliere di bronzo dorato da una cappella laterale e gli intimai in modo molto serio:

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«Esci immediatamente sulle tue gambe, oppure preferisci che venga a prenderti tra poco l’autoambulanza per portarti d’urgenza presso il più vicino reparto di traumatologia ortopedica?»

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Detto questo mi fermo senz’altro aggiungere, perché null’altro c’è proprio da aggiungere. Forse una cosa posso aggiungerla: il giorno prima di questo avvenuto fatto, mentre stavo per cominciare il mio turno di confessioni, un’amabile anziana romana mi fece cenno con la mano di avvicinarmi a lei poco dopo la porta d’ingresso, camminava in modo malfermo aiutandosi col bastone:

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«Padre, jie posso chiede ‘na grazia pe ‘sta pòra vecchietta?».

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Feci cenno col capo e lei proseguì:

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«Lei che come prete è n’anima santa puro fosse ‘n gran peccatore, se potrebbe inginocchià ‘pe me davanti a Domnineddio, perché so’ anni che io nun me posso più inginocchià davante ar Signore. Allora domanno sempre a quarche giovane se po’  ‘nginocchiasse pe’ me. Ma poi, se pe’ me’ s’enginocchia addirittura un prete, er Signore jiè più contento ancóra».

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Ecco una vera ed autentica mega-catechista di cui i Neocatecumenali avrebbero serio, urgente e vitale bisogno, se non fossero il frutto ed il triste prodotto della confusa ignoranza e arroganza di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.

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Trovo avvilente che dinanzi agli evidenti errori di questo Movimento certi miei confratelli sacerdoti non esitino a tradire la missione del loro divino mandato che comporta un munus triplice: docendi, regendi e sanctificandi [insegnare, governare, santificare]. Piaccia o no, la nostra è una struttura gerarchica ordinata sacramentalmente, pertanto, tra il presbìtero ed il fedele laico, il rapporto non è orizzontale, a tu per tu, ma è un rapporto dall’alto verso il basso, quando il sacerdote esercita il proprio munus. E questo munus non può essere in alcun modo sovrastato dal ruolo dei mega-catechisti laici che esercitano la loro potestas del tutto indebita — poiché teologicamente, ecclesialmente e canonicamente inesistente — sulla figura dei sacerdoti stessi, ed in modo del tutto particolare su quelli appartenenti al Cammino Neocatecumenale, con triste pace per la responsabilità ecclesiale e quindi per la salute eterna dell’anima di quelle Autorità Ecclesiastiche che hanno permesso a questo Movimento, con l’apertura dei loro seminari, di potersi persino fabbricare preti a loro propria misura. Detta infatti molto brutalmente: la figura centrale, in questo Movimento, è quella dei mega-catechisti, i sacerdoti sono considerati e trattati alla stregua di puri consacratori di ostie, confezionate peraltro secondo le ricette di Kiko Argüello e distribuite come da lui stabilito.

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Se certi affiliati e certi mega-catechisti in modo del tutto particolare possono essere molto difficili da recuperare, se non attraverso vere e proprie terapie psicologiche di de-programmazione mentale, che come dicevamo in precedenza sono lunghe, costose e dagli esiti tutt’altro che certi, dalle colonne di questa nostra felice Isola di Patmos possiamo però rivolgerci a tutti coloro che potrebbero evitare di cadere in questa rete, od a coloro che, essendoci da poco caduti, ne possono uscire piuttosto agevolmente. Permettetemi dunque di concludere a tal scopo e fine con una breve catechesi sul sacerdozio, basata sugli scritti e le parole dei più grandi Santi Padri della Chiesa, ai quali spero sia riconosciuta più sapienza, grazia, autorità e autorevolezza di quella che mai hanno avuta Kiko Argüello e Carmen Hernàndez …

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… il Santo Vescovo Ambrogio afferma: «[…] la dignità del sacerdote è la più nobile fra tutte. Non c’è nulla di più eccelso in questo mondo. La dignità del sacerdote supera quella dei re, quanto l’oro il piombo. L’oro non è tanto più prezioso del piombo, quanto invece è più alta la dignità del Sacerdozio sulla dignità regale. E questo perché il potere dei re si limita ai corpi dei sudditi, ai beni materiali, quello dei sacerdoti invece si estende sui beni spirituali, sull’anima» [De Dignitate Sacerdotis].

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Il Santo Vescovo e dottore della Chiesa Agostino d’Ippona, parlando del rapporto inscindibile tra Eucaristia e sacerdozio ministeriale scrive: «O venerabile santità nelle mie mani! O felice opera! Chi mi creò mi diede potere di creare lui! Chi creò senza di me, egli stesso ha creato se stesso mediante me!» [ In Ps. 37]. Spiega in un suo sermone il Padre della Chiesa San Girolamo: «Con la parola Dio creò dal nulla cielo e terra, così, la parola del sacerdote, durante la celebrazione eucaristica, crea Cristo» [Sermo de corpore Christi]. Scrive San Clemente Alessandrino: «Quanto più l’anima è importante nel corpo, tanto più eccellente è il sacerdozio su un regno» [Constit. Ap. 1.2, c. 34]. E San Giovanni Crisostomo: «I principi esercitano potere sui vincoli del corpo; i sacerdoti anche sull’anima» [De Jac. 1.3]. Il Santo dottore della Chiesa, Bernardo di Chiaravalle così ammaestra: «Quella del sacerdote supera tutte le dignità di re, imperatori e degli stessi angeli» [Sermo ad Pastor. In Syn.]. Per seguire col Doctor Angelicus Tommaso d’Aquino il quale insegna che «La dignità sacerdotale supera anche quella angelica [3 p., q. 22, art. 1]. Forse prendendo spunto in questo da altri precedenti, perché già San Gregorio Nazianzeno insegnava anch’esso nei suoi sermoni: «il sacerdozio è venerato anche dagli angeli» [Sermo 26 de Sanct. Petr.]. San Francesco d’Assisi, quando per istruire i propri frati al sacro rispetto dei sacerdoti li mandava apposta a confessarsi da sacerdoti noti per le loro pessime condotte di vita, soleva dirgli: «Se vedessi un Angelo del Paradiso e un sacerdote, prima genufletterei davanti al sacerdote, poi davanti all’Angelo».

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All’epoca del IV Concilio Lateranense, il Sommo Pontefice Innocenzo III scrisse: «Benché la Beata Vergine sia superiore agli Apostoli, tuttavia solo a questi sono state affidate le chiavi del Regno dei cieli» [Nova quaedam de Poen. Rem.]. Concetto al quale fa eco San Bernardino da Siena in un suo sermone: «Vergine benedetta, perdonami, non intendo minimamente offenderti, ma il sacerdote prevale su di te!» [Tom. I, Sermo 20, art. 2, c. 7]. E con queste parole il Santo Predicatore intendeva spiegare e trasmettere che la Mater Dei ha concepito Cristo una volta sola, mentre il sacerdote, recitando la Preghiera Eucaristica, lo rende presente ogni volta che celebra il Sacrificio Eucaristico della Santa Messa, perché  con le sacre specie del pane e del vino lo concepisce quante volte vuole.

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Potremmo continuare a lungo con la letteratura teologica dei più grandi Santi Padri e dottori della Chiesa, ma credo possiamo fermarci per esporre un drammatico quesito: erano necessari Kiko Argüello e Carmen Hernàndez per riscrivere l’Eucaristia e con essa il sacerdozio ministeriale? Qual immane tristezza nel vedere questi preti neocatecumenalizzati che dopo avere perduta la percezione stessa della dignità che è stata a loro conferita per Sacramento di grazia, scuotono la testa in segno di assenso mentre nella sala primeggia la figura del mega-catechista che sproloquia dinanzi al povero presbìtero muto e accondiscendente, ignaro di essere stato rivestito, per sempre, per l’eternità, di una dignità che è superiore alla dignità degli stessi Angeli di Dio … che immane tristezza! E se tutto questo è accaduto, è perché la Chiesa visibile stessa ha smarrito in modo drammatico, oserei dire quasi diabolico, la dignità che Cristo Verbo di Dio incarnato, morto, risorto e asceso al cielo, ha conferita alla Chiesa sua sposa.

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Possa dunque Dio aver pietà dei gravi peccati di omissione delle nostre Autorità Ecclesiastiche, che pur di non tutelare la Chiesa ed il suo Popolo Santo seguitano a dialogare … dialogare … dialogare … lanciando al massimo, di tanto in tanto, qualche battuta di rimprovero più o meno larvata o a doppio senso. Ma nelle battute larvate di rimprovero od a doppio senso, non risiede purtroppo la salvezza: né di chi fa le battute, né del Popolo di Dio che le riceve.

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XII

CONCLUSIONE

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Tutto ciò che ho scritto è stato mosso da imperativo di coscienza sacerdotale per l’amore che nutro per la Santa Chiesa di Cristo e le membra vive del Popolo Santo di Dio, quindi per avvisare queste stesse membra che il Cammino Neocatecumenale è in tutto e per tutto un involucro solo apparentemente cattolico, che al proprio interno racchiude fuorvianti dottrine di matrice ebraico-protestante, mescolate a vecchie eresie nuovamente riformulate e attualizzate nella nostra contemporaneità. Questo Movimento si ostina, malgrado i numerosi ed inutili richiami da parte della Santa Sede, a perpetrare gravi abusi liturgici, che come spiegato in modo dettagliato in questa mia esposizione rasentano non di rado il vero e proprio sacrilegio della Santissima Eucaristia, da essi erroneamente percepita e trasmessa come gioioso banchetto e convivio fraterno, con il palese e sprezzante rifiuto dell’elemento sacrificale che rinnova nel memoriale dell’altare il sacrificio incruento della passione salvifica di Cristo Signore, che col proprio sacrificio si è fatto Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo [Gv 1, 29].

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I dirigenti di questo Movimento non hanno recepito né maturato né trasmesse tutte le dottrine del Concilio Ecumenico Vaticano II riguardanti le diverse e distinte particolarità che caratterizzano il sacerdozio comune dei battezzati ed il sacerdozio ministeriale ricevuto per grazia sacramentale dai ministri in sacris, né hanno recepito, sempre dalle dottrine del Concilio, quello che è il preciso ruolo dei laici nella Chiesa Cattolica. Questo Movimento è strutturato in tutto e per tutto come una sétta chiusa che tende a fagocitare le persone, facendo leva sulle loro debolezze e fragilità allo scopo di renderle sottomesse e quindi ancóra più deboli, mentre nostra missione, compito e scopo è di far conoscere ai Christi fideles quella verità che li renderà liberi [Gv, 8]. Per questo motivo, adempiendo al mio ruolo di pastore in cura d’anime, di confessore e di direttore spirituale, ogni volta che si è presentata l’occasione, ho sempre sconsigliato i fedeli dall’intraprendere qualsiasi genere di percorso per la riscoperta o l’approfondimento della fede cattolica all’interno di questo Movimento dove imperversano gravi disordini liturgici ed errori dottrinari.

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Eventuali contestazioni a mio carico da parte dei Neocatecumenali, da me pubblicamente accusati di promuovere abusi liturgici e dottrine ereticali, sono e restano del tutto irrilevanti e destituite sin d’ora di fondamento, se prive di verità oggettiva e di rigore scientifico. È stato infatti con rigore storico, teologico, ecclesiologico e giuridico — e non certo mosso da istinti emotivi — che ho indicato l’evidenza provata e documentata dei loro errori, riscontrabili da chiunque partecipi in giro per il mondo alle loro esotiche liturgie od alle catechesi tenute da numerosi dei loro catechisti altamente impreparati. Se però loro ritengono che in errore sia io, in tal caso devono sottoporre questo mio scritto alla Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendo ad essa che indichi i miei errori e che poi mi obblighi a pubblicare, sulla stessa rivista in cui ho pubblicato questa mia disamina critica, il testo di disapprovazione nei miei riguardi in cui il competente Dicastero attesta invece la piena legittimità, in quanto approvate dalla Santa Sede, delle liturgie eucaristiche celebrate dai Neocatecumenali in grave difformità ai libri liturgici ed all’Ordinamento Generale del Messale Romano, quindi la piena legittimità, in quanto approvate dalla Santa Sede, delle loro catechesi orali non conformi al Catechismo della Chiesa Cattolica, ed infine la piena legittimità, in quanto approvate dalla Santa Sede, delle figure dei catechisti laici che sovrastano e che pongono in secondo piano dinanzi ai fedeli la figura del sacerdote di Cristo.

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In caso contrario, che i Neocatecumenali tacciano, perché sarà meglio per loro e per la salvezza delle loro anime, anche perché dubito seriamente che la Santa Sede, a loro difesa, accetti di contraddire, o peggio di smentire, i principali documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II e quelli del Magistero della Chiesa. È stato infatti facendo rigoroso uso scientifico di questi documenti che i Neocatecumenali si ostinano di fatto a non rispettare, che ho messo in chiara luce — ed unicamente per imperativo di coscienza —, le loro gravi e pericolose eresie, alle quali uniscono un uso arbitrario, ed a volte persino sacrilego, della Sacra Liturgia Eucaristica. E da tutto questo, il Popolo Santo di Dio, va invitato a mantenersi lontano. «Guai ai pastori che distruggono e disperdono il gregge del mio pascolo» [Ger, 23].

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Dall’Isola di Patmos 27 marzo 2019

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172 thoughts on “C’erano una volta l’Eucaristia ed il Sacerdozio Cattolico, poi giunsero Kiko Argüello e Carmen Hernandez fondatori del Cammino Neocatecumenale … e l’eresia si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

  1. Grazie di cuore per questo articolo, che ho trovato veritiero, preciso, fondante e, soprattutto, chiarificatore puntuale della dottrina della Chiesa.
    Venivo dai lontani e non conoscevo nulla, il cammino mi ha intercettata a 20 anni e ci sono rimasta per 35 anni, facendo anche la catechista per oltre 25, cosa di cui oggi mi pento amaramente.
    Ho potuto vedere e vivere di persona lo strapotere laico, l’insignificanza dei ministri ordinati, l’arroganza dei catechisti fai da te che si credono infallibilmente ispirati dallo Spirito Santo.
    Tutto vero.
    Il Signore poi, dopo così tanto tempo, mi ha messo nel cuore il dubbio, passando da tante situazioni.
    Ho iniziato ad evidenziare apertamente diverse storture pratiche ma, siccome nel cammino questo non è ammissibile perché non si può uscire dal battaglione (da voi chiamato armata, quasi uguale) senza pagarne le conseguenze, ho dovuto lasciare perché la mia vita lì dentro era diventata impossibile.
    Ho iniziato a leggere e ad informarmi ed ho ritrovato nella Chiesa la spiegazione del mio sentire e ringrazio Dio che mi ha messo il dubbio nel cuore.
    Prego per il mio sacerdote, un buon uomo neocatecumenale, vessato e disprezzato dai…

    1. Gentile Padre Ariel,

      grazie per il suo lungo e circostanziato articolo, dietro al quale si percepisce un accurato e lungo lavoro di ricerca. Che Dio la ricompensi se non lo farà la gerarchia ecclesiastica: lei rende un prezioso servizio alla Chiesa cattolica, ristabilendo la verità. E non dia conto a gli insulti che hanno già cominciato ad arrivare. Chi insulta dimostra 1. Di non avere argomenti con cui controbattere e quindi implicitamente che tutto quello che lei scrive è vero e 2. Che il cosiddetto cammino di fede non produce cristiani, ma solo esseri arroganti, superbi e violenti. Esattamente il contrario di quello che predicava Gesù Cristo.

      Grazie ancora. Pregherò perché Dio l’aiuti sempre nella sua opera pastorale.

  2. Padre Ariel,

    ho letto il suo lavoro piangendo due volte per due motivi diversi:

    1. il primo pianto, perché ho rivissuto il dolore che ho sofferto dentro il Cammino Neocatecumenale diaci anni, le basti sapere che i catechisti obbligarono il mio fidanzato a lasciarmi perché lo Spirito Santo “gli aveva detto che aveva la vocazione al sacerdozio”, lui, totalmente plagiato, seguì una strada che non era la sua, divenne prete cinque anni dopo, e dopo un anno, quando era “itinerante” lasciò il sacerdozio per entrare in una setta pentecostale.

    2. il secondo pianto: lei ha data voce, e ha fatta giustizia, a molte persone che hanno vissuto momenti, o addirittura lunghi anni veramente terribili.

    Se quando uscii dal Cammino non avessi incontrato un santo confessore frate cappuccino, credo che avrei abbandonata la chiesa cattolica, perché ero in parte arrabbiata, e in parte in totale crisi di fede.

    Sappia che sono vendicativi, anche se da quello che scrive, e da come lo scrive, ho l’impressione che lei parli solo sulle prove, e, chi la legge con attenzione, capisce quanto lei non sia certo uno sprovveduto che si lancia contro i mulini a vento, semmai sono i mulini, che tentano di lanciarsi, senza successo, su di lei.

    Le prometto che pregherò per lei e per la sua missione sacerdotale, ma intanto la ringrazio tanto.

    Anna da Roma

  3. lei è un emerito ignorante, in tutti i sensi … lei è un fallito come “teologo” e come prete, e siccome grazie a Dio nessuno se la fila, allora cerca disperatamente di mettersi in risalto.

    San Giovanni Paolo II ci ha approvati, le piaccia o non le piaccia, se ne faccia una ragione, grandissimo coglione!

    Ecco la prova

    1. Durante la rivoluzione anti-cattolica messicana del 1927, preceduta nel 1917 da una Costituzione nella quale il clero era privato dei diritti civili, per i preti avevano più rispetto di voi kikos apasionados. Infatti, prima di ammazzare i preti, con una spazzola ferrata gli strappavano i palmi delle mani, sulle quali un giorno fu impressa l’unzione con il Sacro Crisma. Ciò avveniva perché, quei carnefici, a loro modo riconoscevano la sacralità del prete.

      La sua segnalazione merita di essere chiarita e precisata, perché in questa felice Isola di Patmos si vive all’insegna giovannea della verità che ci renderà liberi e non della manipolazione, ed in certe cose bisogna essere chiari:

      In questa foto [vedere QUI] potrà vedere il Santo Pontefice Giovanni Paolo II che riceve Marco Panella e la giovane Emma Bonino; in quest’altra foto [vedere QUI], potrà vedere la meno giovane Emma Bonino, ricevuta dal Sommo Pontefice Francesco.

      Ebbene: le risulta che il Partito Radicale ed i militanti Radicali, abbiano usato queste immagini per affermare: «Il Pontefice Giovanni Paolo II ha approvato l’Aborto» o «Il Pontefice Francesco I ha approvata l’eutanasia ed il gender»?
      Certo che no, ma se vuole le spiego perché ciò non è accaduto: perché i Radicali sono persone serie.

      Oltre che da lei, questo video mi è stato inviato in toni trionfalistici da altri suoi co-settari in toni altrettanto più o meno insultati, pertanto rispondo sia a lei che a tutti loro:

      1. nel 2002 il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II non ha né approvato in via definitiva né tanto meno canonizzato il Cammino Neocatecumenale, basterebbe che lei – ed altri come lei che ci hanno inviato questo video – comprendessero anzitutto che cosa significa approvazione ad experimentum per cinque anni [vedere documento della Santa Sede: QUI];

      2. Ad experimentum per cinque anni furono approvati gli statuti corretti dalla Santa Sede dando tempo al Cammino di adeguarsi negli anni stabiliti a tutte le correzioni ad essi apposte, ma sopratutto per adeguarsi alle norme liturgiche della Chiesa perché la Chiesa non poteva concedere al Cammino liturgie proprie basate soprattutto su una errata percezione della Santissima Eucaristia;

      3. La Santa Sede ha seguitato, negli anni successivi al 2002, a fare vari e ripetute richiami ai Neocatecumenali che non si adeguano alle norme liturgiche e quando nel 2005 fu tentato di manipolare una lettera di richiamo del competente Dicastero facendola passare come una approvazione, il Prefetto del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti rilasciò un’intervista alla Radio Vaticana per chiarirne i contenuti [vedere documento QUI];

      4. nel 2008, sotto il pontificato del Sommo Pontefice Benedetto XVI, sono approvati gli statuti in via definitiva dopo ulteriori correzione della Santa Sede e nel Decreto è scritto che sono approvati perché i Fondatori del Cammino «hanno accolto favorevolmente i cambiamenti apportati [Ndr dalla Santa Sede] alla stesura dello Statuto»;

      5. nel decreto di approvazione definitiva da parte del Consiglio per i Laici è scritto: «La vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete a operare valorizzando appieno la pienezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino»;

      6. Nel 2012, il Sommo Pontefice Benedetto XVI approva le celebrazioni previste per le varie tappe del Cammino da celebrare fuori dalla liturgia eucaristica e che fanno parte dell’intinerario previsto dagli Statuti, ed a tal proposito chiarisce: «Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede».

      A quel punto, in quel suo discorso del 2012, essendo Benedetto XVI consapevole – perché la Santa Sede ne è molto ben informata – che i Neocatecumenali proseguono a compiere abusi liturgici di ogni sorta mai approvati dalla Chiesa e per i quali sono stati ripetutamente richiamati; quindi ben informata che oralmente si seguita a dare direttive e insegnamenti che erano state tolte dai testi approvati degli statuti sia ad experimentum che in via definitiva, il Sommo Pontefice fece un discorso nel quale richiamò all’ordine ed al rispetto delle norme liturgiche della Chiesa e degli Statuti del Cammino approvati, baste che lei legga quel discorso QUI.

      Però, se anche in quel discorso di rimprovero, lei legge una ennesima approvazione, allora io riemetto i remi in barca e proseguo oltre perché sarebbe come pretendere di convincere un Mormone che non è vero che un Angelo di Dio sia apparso a Joseph Smith nel 1823 dandogli il libro di una nuova rivelazione.

      Pertanto, il video che lei ci ha inviato, alla luce di questi fatti non vuol dire niente se non reiterare con penosa ostinazione il tentativo maldestro che fu fatto da Kiko Arguello nel 2002 di far credere ai propri adepti che la Santa Sede aveva approvato tutto, ed in tutto e per tutto, vale a dire le bizzarrie liturgiche e dottrinali che il Cammino seguitava imperterrito a perpetrare.

      Abbia pertanto la serietà che hanno i membri del Partito Radicale, che non strumentalizzerebbero mai delle immagini nelle quali i loro due leaders sono ritratti con i Sommi Pontefici Giovani Paolo II e Francesco I, per fare credere che la Santa Sede approva l’aborto, l’eutanasia ed il gender. Cosa questa che non avverrebbe mai perché – come ripeto – i Radicali sono persone serie.

    2. Grazie per esserti palesato per quello che sei katekumen ! Sei più di aiuto tu che chilimetri di inchiostro ! Ora porta al tuo catechista quello che hai scritto e poi scrivi qui quello che ti ha suggerito ! Grazie ancora !

    3. concordo pienamente. ma tanto non serve a nulla perchè loro sanno solo scrivere papiri su papiri per allungare la loro vanagloria per qualche secondo … ho letto a malapena il titolo.
      la Chiesa ha approvato, quindi fate silenzio per una volta nella vostra vita e fate AZIONI

    4. Questo incipit messo da padre Ariel all’inizio della risposta …

      “Durante la rivoluzione anti-cattolica messicana del 1927, preceduta nel 1917 da una Costituzione nella quale il clero era privato dei diritti civili, per i preti avevano più rispetto di voi kikos apasionados. Infatti, prima di ammazzare i preti, con una spazzola ferrata gli strappavano i palmi delle mani, sulle quali un giorno fu impressa l’unzione con il Sacro Crisma. Ciò avveniva perché, quei carnefici, a loro modo riconoscevano la sacralità del prete”.

      … dovrebbe farla sentire, non le dico sinceramente cosa, per essersi rivolto pubblicamente a questo modo ad un presbitero ultracinquantenne, di solida dottrina e ineccepibili costumi di vita sacerdotale noti e riconosciuti, soprattutto dai numerosi preti che si avvalgono da anni di lui come confessore.

      Per motivi diversi, ma più o meno analoghi, diciotto anni fa, giungendo nella parrocchia che all’epoca mi fu affidata dal vescovo, per prima cosa, dopo un mese, misi alla porta i sette gruppi di neocatecumenali che in essa la facevano da padroni.
      E si presti attenzione: non mi svuotarono per nulla la parrocchia, ma anzi, andandosene loro, tornarono tutti i parrocchiani che per causa loro erano andati via, e la chiesa fu molto più popolata di prima.

      Ho conosciuto e sperimentato a fondo, in tutti i peggiori risvolti, la mancanza di rispetto di certi catechisti laici verso i sacerdoti, questo modo di esprimersi e aggredire non costituisce la classica mina vagante isolata, ma purtroppo è in pratica la prassi verso chiunque li contraddica, parroci inclusi.

    5. … anche a me, negli anni in cui ero parroco in una parrocchia del Vomero (Napoli) un neocatecumenale mi dette del “coglione” davanti ai ragazzi del catechismo in preparazione alla cresima, è passato del tempo ma credo si stia sempre curando le ferite. Me lo tolse di sotto mano il diacono permanente, mentre tutti i ragazzini facevano il tifo per il parroco dicendo “dagli, dagli!”.
      Anche al padre Ariel, è prudente e opportuno dare del “coglione” solo via internet …

    6. Complimenti per l’eloquio molto misericordioso e cristiano, oltrechè molto ben argomentato !
      Se questi sono i frutti del suo Cammino se ne può fare tranquillamentea meno.

    7. Complimenti per l’eloquio molto misericordioso e cristiano oltreché ben argomentato.
      Se questi sono i frutti del suo Cammino se ne può fare traquillamente a meno.

  4. L’articolo di Don Ariel ha lo stesso idioletto di un blog anti-Cammino che, per usare un eufemismo, pecca di obbiettività. Infatti, vi trovo gli stessi termini dispregiativi e le stesse strutture linguistiche usate dai partecipanti di quel blog, pieni di risentimento nei confronti del Cammino. Praticamente è il manifesto di quel blog!
    Già in precedenza avevo avuto il dubbio che Don Ariel fosse uno dei partecipanti di quel blog quando lessi in un suo articolo la storia della “suorina stolta” anti-Concilio di Trento con la quale aveva avuto un giorno un confronto dialettico, che venne riportata anche nelle esperienze personali di un commentatore anonimo di quel blog. Tuttavia, dopo aver letto questo articolo non ho più dubbi: Don Ariel è uno di quelli “dell’Osservatorio”.
    E naturalmente, tutto questo già basta a squalificare il suo imponente lavoro. Un lavoro estremamente fazioso che non riporta neanche un aspetto positivo del Cammino ma lo considera solo il male assoluto.
    Ebbene, una realtà ecclesiale che è stata vagliata e mai fermata da ben 5 pontefici, non è possibile che non abbia un aspetto positivo. Come non è possibile che ben 5 pontefici abbiano peccato di “mancanza di…

    1. Non conosco neppure quel blog al quale fa riferimento e non ho certo studiato una vita intera per andare poi, alle soglie di 56 anni, a scopiazzare in giro per Internet.

      Se c’è un fazioso della peggiore e settaria risma questi è lei, che non ha letto affatto il mio lavoro, nel quale è spiegato e ribadito che la grazia di Dio si può servire eccome, del Cammino Neocatecumenale, per compiere azioni redentive di salvezza sulle anime; né ho messo in dubbio la sincerità e la buona fede di tanti suoi aderenti, anche perché – come ho spiegato nel mio scritto che lei mostra di non avere proprio letto – io sono un pastore in cura d’anime ed un teologo, non sono un mega-catechista, pertanto mi è chiaro da sempre il fatto che la profonda coscienza dell’uomo solo Dio può penetrarla e leggerla. Cosa questa che lei dovrebbe andare a spiegare ai mega-catechisti che, come possono testimoniare autentici eserciti di persone, durante incontri pubblici hanno pubblicamente indagato e invaso le coscienze sino a chiedere ripetutamente a mariti od a mogli se avessero mai commesso adulterio, od a giovani se si fossero mai masturbati.

      O non le è forse noto che ad un certo punto, i dirigenti del Cammino, fecero correre voce tra i mega-catechisti che dovevano evitare di domandare a seminaristi ed a preti che si erano messi in cammino, se facevano ricorso alla masturbazione? I seminaristi ed i preti che si sono sentiti rivolgere in pubblico queste domande dai mega-catechisti, fanno anch’essi parte della multinazionale satanica dei falsi testimoni?

      Intende forse affermare che anche tutto questo è un “idioletto” e che tutti questi testimoni, molti dei quali tutt’oggi sconvolti anche a distanza di anni per quelle aggressive invasioni delle loro più profonde coscienze, costituiscono tutti quanti la satanica multinazionale dei falsi testimoni che in giro per tutto il mondo si sono messi d’accordo per screditare il Cammino Neocatecumenale?

      Pertanto lei ha dato prova di commentare, bordando pesanti accuse di superficialità a me, quello che lei non ha neppure letto. Ma d’altronde è comprensibile il motivo, la sua penna è stata mossa dallo Spirito Santo, che la esonera dal leggere, dall’analizzare e dall’uso stesso del buon senso comune. E la mancanza di questo buon senso, porta di triste necessità, il settario, a non rispondere mai nel merito delle questioni. Allora le faccio una sola, unica e semplice domanda:

      Se la sente di smentire numerosi testimoni, inclusi ex seminaristi e sacerdoti che si erano avvicinati al Cammino, i quali hanno riferito di essersi sentiti chiedere in pubblico dai mega-catechisti se avevano mai commesso adulterio o se facevano ricorso alla masturbazione? Quindi se la sente di replicare a tutti loro che sono solo dei bugiardi che rendono false testimonianze per screditare il più grande dono fatto dallo Spirito Santo alla Chiesa, ossia il Cammino Neocatecumenale?

      Come vede, rispondere a questa domanda, non è poi così difficile, basta replicare: tutti costoro, mariti, mogli, ex seminaristi e sacerdoti, sono dei falsi bugiardi che mentono.
      Ci vuole poi così tanto?

      * * *

      P.S.

      In seguito alla sua segnalazione sono andato a cercare il blog in questione, che in verità non avevo mai letto e del cui staff non faccio né mai ho fatto parte.
      E anche se come lei dice, fossero espresse le stesse cose, ciò che cosa vuol dire? Anche i Vangeli sinottici riportano per la gran parte le stesse cose, lei ritiene pertanto che, gli Evangelisti, abbiano copiato gli uni dagli altri e che infine, in epoca Costantiniana, quasi tirando a sorte, sono stati scelti tra le varie decine all’epoca presenti, i Vangeli che più facevano comodo all’Imperatore Costantino?

    2. In Cristo Stimatissimo confratello Ariel,

      Dio ti ricompensi per il bene che hai fatto con questo “saggio” che andrebbe letto bene nei sacri palazzi, ma sappiamo, tu e noi, che ciò, purtroppo, non accadrà.
      Siamo due sacerdoti diocesani, se omettiamo il nome non è per fare i “leoni anonimi”, ma perché entrare in polemica non servirebbe a niente, se non a rinvangare vecchi e lancinanti dolori che coinvolgono molte altre persone e istituzioni.

      Entrammo entrambi nel seminario Redemptoris Mater dopo un percorso nel Cammino cominciato a 11 e 13 anni. Veniamo al sodo: quella del sesso e della sessualità, cui tu fai riferimento in questa risposta a Alberto, è una vera e propria ossessione.
      Confermiamo ciò che tu hai risposto a questo classico neocat, ma da lui, come da altri, non aspettarti mai, risposte nel merito, solo attacchi basati su pugni tirati al cielo.

      Quando decidemmo di uscire dal seminario, avemmo molti problemi:

      1. con il Cammino anzitutto ;
      2. con le nostre famiglie entrambe neocatecumenali;
      3. a trovare un vescovo diocesano che ci accogliesse perché ci fecero una lettera di dimissioni in cui mancava solo scrivessero che eravamo due indemoniati.

      Un santo vescovo diocesano ci accolse e, dopo averci tenuti con lui in episcopio per due mesi, una sera ci chiamò e ci chiese se ce la sentivamo, avendo già fatto tre anni di seminario (stavamo iniziando il IV°), di ricominciare da capo tutto il percorso formativo, perché non eravamo stati formati (esattamente come tu scrivi e spieghi!) ma deformati. Noi accettammo.

      Per tutto quel periodo estivo (giugno-settembre) il vescovo ci dette in affido ad un anziano sacerdote che per quattro mesi ci insegnò per prima cosa il Catechismo della Chiesa Cattolica. Poi i primi d’ottobre il vescovo ci mandò a Roma all’Angelicum. Fummo mantenuti agli studi dal vescovo, che pagò di tasca sua con il suo stipendio e con le offerte che riceveva quando faceva le visite pastorali in diocesi. Abbiamo fatto cinque anni di formazione partendo dal biennio filosofico.

      Frattanto cercarono di darci tutti i problemi possibili, specie i sei gruppi neocatecumenali presenti in diocesi, che mandarono lettere a Roma per avvisare che quel vescovo aveva preso due seminaristi “sbattuti fuori” per gravissimi problemi dal seminario Redemptoris Mater. Non era vero, noi uscimmo di nostra iniziativa, nessuno ci sbattè fuori, ma loro, dopo che ce ne eravamo andati, scrissero e misero agli atti una lettera postuma di espulsione (!?).

      I nostri rispettivi genitori, istigati dai catechisti, inviarono una lettera al vescovo scrivendogli che non doveva farci preti e chiesero che fosse protocollata agli atti.
      Quando fummo ordinati i nostri rispettivi genitori non furono presenti, e il vescovo, con una grandezza eccezionale, al termine dell’omelia ci disse … “ricordate che io, vostro vescovo, sono vostro padre e vostra madre, e la diocesi è la vostra famiglia”.

      Confermiamo la domanda da te rivolta a questo signor Alberto in tua risposta al suo commento, perché noi, quel genere di domande invasive, ce le siamo sentite rivolgere più volte e abbiamo altrettante volte udito domandare a coppie sulla loro fedeltà coniugale, sempre davanti a tutti.

      In privato ti abbiamo mandato più ampia lettera firmata da entrambi e con tutti i nostri recapiti, che puoi usare, con discrezione sacerdotale, presso qualsiasi autorità ecclesiastica che dovesse a qualsiasi titolo convocarti, ma ciò sappiamo che non avverrà mai.

      Oggi siamo entrambi parroci da sei anni, rispettivamente: uno di una grande parrocchia, uno di due medie parrocchie e cappellano di una cappellania, un paio di anni fa, il vicario generale diocesano, richiamò due catechisti del Cammino che diffondevano tra i necoatecumenali del luogo la voce che … i sacramenti celebrati e impartiti da noi non erano validi perché non c’era azione dello Spirito Santo che noi avevano negato e rifiutato anni e anni prima (!?).

      Cogliamo l’occasione per invitare i lettori a sostenere L’Isola di Patmos, come nel nostro piccolo facciamo anche noi da alcuni anni.

      Lettera firmata

      Post scriptum

      L’anziano sacerdote, oggi tornato alla Casa del Padre, che ci insegnò il catechismo cattolico prima che andassimo a Roma a cominciare da zero tutti gli studi per la formazione al sacerdozio, quando fummo ordinati ci regalò, con i suoi risparmi, due calici e quattro belle casule ciascuna dei vari colori liturgici. Sempre lui, in precedenza, quando facemmo la candidatura agli ordini sacri, ci regalò due talari, e ci disse: “non dimenticatele mai nell’armadio!”.
      Amen!

      1. Grazie della vostra testimonianza. E grazie a padre Ariel. Che cattiveria e che vendicatività avete dovuto subire. Le ritorsioni di cui siete stati vittime e anche l’alienazione dei vostri genitori ricordano proprio i sistemi dei regimi totalitari… E come stupirsi? Il fondatore del cammino è cresciuto e si è formato proprio sotto una dittatura… Ma la giustizia divina esiste. Se anche la gerarchia ecclesiastica rimane silente e non muove un dito, Dio a tempo debito ristabilirà la verità e la giustizia.

  5. Buongiorno.

    Ho letto con interesse il suo articolo e come altre volte ho riflettuto che il cammino in cui sono stato ed a cui mi sono affidato per 30 anni (adesso sono uscito) è stato per me dannoso. Mi figlia che va alle medie ieri mi ha stupito, senza che le avessi mai parlato ha sintetizzato: “non so se voglio entrare in comunità, mi piacciono le convivenze e stare insieme ma non so se fa per me quella messa lunga e tutte quelle preghiere”.

    Mi ha commosso, ha sintetizzato il motivo, unico, che porta molti ad entrare e stare nel cammino: i fratelli ed avere aiuto anche solo nel condividere la preghiera. Perché non si esce, non si combatte? Perché rimanere soli dopo che si è investito tanto brucia…
    Tutto il resto invece è vissuto come un “dovere” ma di cui molti farebbero volentieri a meno. Io non mi opporrò se vorrà fare questa esperienza, ma le starò vicino.

    Lei ha scritto molto chiaramente tuttavia, essendo stato un “convinto” sostenitore so che in quello stato non conta la verità ma quello che ci viene detto sia la verità.

  6. Buongiorno Padre Ariel,

    Sono un ex-neocatecumenale, ho fatto il cammino per 17 anni e ne sono fuori da 3. Ho letto il tuo articolo con immensa gioia. Sei stato chiaro,sintetico,semplice e deciso.

    Non hai fatto giri di parole e ha detto la semplice verità, facendo nomi e cognomi, senza allusioni velate o possibilità di fraintendimento. Stai rischiando tanto, ma penso che tu ne sei consapevole, questa gente che hai denunciato è potente, subdola e meschina.
    Volevo fare una precisazione che ritengo importante, relativa al Direttorio Catechetico neocatecumenale. Nel 2010 è stato approvato il “Direttorio Catechetico” del cammino neocatecumenale. Questo documento è citato negli statuti del 2002 e del 2008. Tu parli di 12 volumi, io so di 14 volumi che il cammino malgrado l’approvazione della Chiesa si rifiuta di pubblicare.
    Kiko vuole mano libera per allungare a piacimento il percorso gnostico del suo pseudo-cammino-di-fede, tipo il passaggio del Matrimonio Spirituale che si fa dopo 10 anni dalla fine del cammino. Questa cosa non ha alcun senso perché non è possibile approvare e pubblicare uno statuto ad un movimento, nel cui interno si fa riferimento ad un documento che non solo non è pubblico ma che viene allungato a piacimento dal fondatore senza alcuna approvazione della Chiesa.

    Oggi con questa scusa del Direttorio Catechetico approvato dalla Chiesa, giustifica due delle più grosse eresie del cammino, che secondo i catechisti laici del movimento sono contenute proprio all’interno del Direttorio: l’obbedienza ai catechisti laici del cammino e la “decima” parte dei guadagni dei catecumeni da versare al cammino neocatecumenale.
    In questi volumi che il cammino rifiuta di pubblicare, c’è l’essenza del cammino che permetterebbe di rendere palese a tutti la differenza abissale tra la Chiesa e il cammino. Inoltre permetterebbe di capire se il cammino, ancora oggi, propina il vecchio “mamotreto” dal quale nasce il Direttorio o se si ispira al Direttorio approvato nel 2010 dalla Chiesa.

    Questa cosa è importante perché io sono sicurissimo che certe espressioni eretiche e senza senso contenute nei vecchi mamotreti sono state pesantemente corrette dalle congregazioni della Chiesa che le hanno esaminate.

    Questo secondo me è il vero motivo per cui Kiko non pubblica il Direttorio approvato. Perché le bugie hanno le gambe corte e pubblicando il Direttorio approvato dovrebbe correggere l’intero cammino neocatecumenale, dovrebbe ammettere 50 anni di bugie, cosa che non farà mai.

    Un Abbraccio

    1. Caro Luca,

      il tuo testo è così chiaro che nulla c’è proprio da aggiungere, perché parla appunto da sé.

      Mi limito a risponderle ad un solo punto, anche per rincuorare te ed altre persone che hanno variamente espresso che questi soggetti hanno la “denuncia facile”.
      Ebbene rassicuro le persone che mi hanno mostrato affetto e preoccupazione dicendo questo: nel sistema giuridico penale della Repubblica Italiana, che peraltro io conosco per la mia pregressa formazione secolare antecedente al sacerdozio, non si agisce come negli attuali tribunali ecclesiastici, né si applica, come invece accade oggi nella Chiesa misericordiosa, il libero arbitrio del più prepotente anziché l’ormai inesistente Diritto Canonico.

      Querelare me, ad esempio per diffamazione a mezzo stampa [ex art. 595 C.P.], vorrebbe dire anzitutto mettere un tribunale penale di fronte ad una questione che oltre a non contenere in sé elemento alcuno di reato, non tocca proprio ad alcun titolo le competenze dei nostri Giudici, che non sono e che non possono essere preposti a stabilire che cosa è eresia e che cosa è ortodossia cattolica, che cosa è abuso liturgico rasente il sacrilegio della Santissima Eucaristia – come più volte io ho affermato – e che cosa non lo è. Pertanto, eventuali querelanti, rischierebbero di essere querelati da me che, per usare un eufemismo forse poco ecclesiale ed ecclesiastico, reagendo con una contro-querela, come suol dirsi – o come direbbe quel gran letterato de er Meo Patacca gli strapperei puro li peli de er culo.

      Forse qualche piccolo fastidio me lo potrebbero dare attraverso quei due o tre cardinali o quei quattro o cinque vescovi a loro molto legati, ma anche in quel caso la cosa è risolvibile, basta ricordare sia ai porporati che ai vescovi in questione, che loro non provengono da quella che fu la ricca famiglia del Cardinale Rafael Merry del Val, ma da famiglie molto modeste e che diversi di loro hanno fatto il seminario grazie al sostegno della diocesi o di un benefattore, quindi li inviterei a chiarire quelle che sono le loro note e riconosciute entità patrimoniali attuali, per verificare se i loro depositi e beni non provengono per caso dalle raccolte fatte con i sacchi neri all’interno del Cammino Neocatecumenale.

      E anche e soprattutto in questo caso, la questione sarebbe immediatamente chiusa, specie considerando che il Pontefice regnante ha dato inizio al proprio pontificato affermando «quanto vorrei una Chiesa povera per i poveri»

  7. Frequento ancora il Cammino Neocatecumenale, sono ormai più di 20 anni e sono prossimo alla fine. Non so se finirò prima io o finirà prima il Cammino. La ringrazio per il lavoro che ha svolto nell’approfondire questi abusi che la quasi totalità dei camminanti non potrà comprendere. Dalle mie ultime esperienze in comunità posso affermare di aver riscontrato un’incapacità totale di affidarsi alla ragione e allo studio del Magistero e della tradizione della Chiesa. Per esempio: per anni Kiko e i suoi sottoposti hanno condannato l’invocare i santi come pagano ricorso alla “religiosità naturale” contro la dottrina kikiana del Dio manda le disgrazie e devi accettare totalmente la storia. Negli ultimi anni hanno invece promosso il “chiedete grazie a Carmen che è una santa di categoria superiore”. Queste incredibili giravolte si sono già ripetute centinaia di volte e quando Kiko morirà, i suoi eredi dovranno essere ancora più abili nei mutamenti. Un’ultima domanda a Don Ariel. A partire dalla sua conoscenza della storia della Chiesa e del Cammino Neocatecumenale, cosa ci possiamo attendere dalla fine del fondatore?

    1. Caro Giustino,

      che Kiko Arguello sia una personalità egocentrica-narcisistica non lo dico io, che sono un prete ed un teologo e non un specialista in scienze psichiatriche, lo dicono gli psichiatri e gli psicologi clinici, diversi dei quali hanno dovuto curare anche per anni, singolarmente o attraverso terapie familiari di gruppo, molte persone uscite devastate dopo anni da questi gruppi. Se nel mio scritto ho usato la terminologia di psico-setta è perché, dinanzi a proteste o improbabili denunce nel foro ecclesiastico da parte dei diretti interessati, io mi presenterei presso il competente Dicastero della Santa Sede a rendere conto e ragione accompagnato da un esercito di psichiatri e di psicologi clinici, diversi dei quali documenterebbero di avere anche inviato più volte relazioni ai vari vescovi diocesani, gran parte dei quali non si sono degnati neppure di rispondere, tanto difficile è il problema da trattare; ed anche questo è ovviamente documentato. In queste relazioni gli specialistici rappresentavano i gravi danni psicologici riscontrati in diversi loro pazienti usciti da questo Movimento.

      Le dicevo quindi che trattandosi di una personalità egocentrica-narcisistica, è molto improbabile che nel corso degli anni l’Arguello abbia garantita e preparata la successione. Ma questa è una mia ipotesi del tutto gratuita, perché appunto non so, se lo abbia fatto o no. Qualora non lo avesse fatto, in tal caso assisteremo ad una implosione interna; e finalmente, l’alberello marcio fatto passare per una solida quercia, si riconoscerà da tutti i frutti che ha dato.

  8. Il saggio è un’ineccepibile e completa risposta per chiunque si chieda come sia possibile che una vera e propria deriva settaria come il Cammino Neocatecumenale possa essersi incuneata nel cuore della Chiesa Cattolica.
    Consiglio ai molteplici amici che in buona fede sono inseriti in questa organizzazione, di sorvegliare questo spazio commenti per controllare se anche uno solo dei catechisti neocatecumenali, responsabili provinciali, regionali, nazionali, internazionali, presbiteri, cercherà di rispondere alle serrate argomentazioni di don Ariel e come lo farà.
    Nel caso in cui non rinvenisse alcuna risposta valida, anche se solo parziale, cominci a chiedersi come mai continua a prestare fede a direttive spirituali e di vita di persone che non sanno rendere compiuta ragione di ciò che intraprendono e fanno intraprendere ad altri a cuor leggero, chiedendo però un impegno personale sempre più oneroso e stringente.
    Ringrazio don Ariel per questo lavoro, una vera opera di Misericordia spirituale.

  9. Ringrazio Padre Ariel per il suo articolo.

    Non dice cose nuove sul cammino che ho conosciuto io, ma quello che dice e come lo dice per me ha più valore proprio perchè detto da un sacerdote che, senza paura, dice quello che andava detto tanti anni fà, e lo dice avendo a cuore il bene del popolo cristiano.

    Mi conforta leggere nero su bianco, nelle pagine di Padre Ariel, dichiarate senza mezzi termini con linguaggio chiaro e semplice,le bugie,le eresie,le mistificazioni che ho vissuto personalmente nel cammino neocatecumenale.

    Penso che manca solo la parole fine a questa squallida farsa che si chiama cammino neocatecumenale.

    Luca

  10. Grazie Padre Ariel.

    Cinque anni fa neanche sapevo chi fossero. Poi ho incominciato a sentirli nominare – specialmente all’epoca del primo Family Day – e non capire molto, leggendone contemporaneamente grandi elogi e grandi critiche. Studiando pian piano sono arrivato a comprendere. Questo suo articolo ha il pregio di colmare le mie ultime lacune, confermare cose che avevo intuito e riassumere tutte le questioni importanti in un unico documento.

  11. Scusa Don Ariel,

    sono ancora Luca.
    Ti volevo fare una domanda, visto che sul tuo articolo è coperto da copyright, se lo stampo e lo faccio leggere commetto un reato?
    Grazie

    Luca

    1. Caro Luca,

      lo scritto ha una versione stampabile proprio per essere stampato e fatto leggere.
      Per copyright s’intende che nessuno può pubblicarlo senza autorizzazione. Può anche essere riportato senza problema in altri siti o blog, purché sia indicato il link de L’Isola di Patmos e l’autore.
      Ti spiego meglio: ciò che non è possibile fare è inserirlo in qualsiasi pubblicazione senza autorizzazione, o prenderlo totalmente o parzialmente senza citare fonte e autore.
      Per il resto, la versione stampabile, è fatta apposta per la libera diffusione.

  12. Se fosse tutto vero quello che dice Don Ariel vuol dire che la capacità di discernimento di ben 5 Pontefici e della Congregazione della Dottrina della Fede, nel corso degli ultimi 50 anni, sia pari a zero!
    Naturalmente, già il semplice buon senso ci dice che ciò non può essere vero. Che poi ci siano stati degli abusi, di qualunque natura, in singoli casi non mi sento di escluderlo. Come anche di errori dottrinali del Cammino che sono stati, poi, corretti dalla Chiesa quando ha approvato il Direttorio Catechetico.
    Ma non si può condannare il Cammino in toto e considerarlo il male assoluto. Altrimenti, si pecca di superbia, perché si reputa la propria capacità di discernimento superiore a quello della Chiesa.
    Allora, la domanda da farsi è solo questa: mi fido del giudizio della Chiesa sul Cammino Neocatecumenale?
    Fino ad ora nessun documento ufficiale della Chiesa ha giudicato il Cammino come una setta, per giunta eretica. Quindi, per adesso sono nel torto tutti i detrattori del Cammino a cominciare da Don Ariel!

    1. Le capacità di discernimento della Chiesa visibile negli ultimi 50 anni sono ben evidenti dalle notizie che leggiamo tutti i giorni, dalla quantità di eretici e di pervertiti che pullulano ovunque, a cui nessuno è stato capace di porre un freno. Dunque questo non è un argomento.

      1. … ma caro Fabrizio, che cosa dice … ma che cosa dice?
        Il vecchio Cardinale Theodor McCarrick, molestatore seriale impunito per decenni, è passato indenne nel corso di diversi pontificati proprio in virtù delle alte ed oserei dire “infallibili” capacità di discernimento dell’Autorità Ecclesiastica!
        Per questo io mi stupisco di come, alle soglie dei novant’anni, quando lo sporco era ormai tale da tenere il curial tappeto sollevato per un metro da terra, con altrettante alte ed oserei dire “infallibili” capacità di discernimento, è stato misericordiosamente ridotto allo stato laicale a pochi centimetri dalla tomba, mentre al tempo stesso, uno dei suoi principali pupilli, già divenuto frattanto cardinale, veniva nominato Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

        La prego Fabrizio, non dubiti delle capacità di discernimento delle nostre Autorità Ecclesiastiche, anzi la supplico proprio di non dubitarne, potrebbe andarne della salvezza eterna della sua anima immortale.

    2. Caro Alberto,

      la mia coscienza di sacerdote e la mia coscienza di teologo mi impongono di redarguirla, una volta e per tutte, rimproverandola per il pessimo servizio che lei sta rendendo al Cammino Neocatecumenale, all’interno del quale – parlando anzitutto nel mio scritto del mistero della grazia – non ho negato, anzi tutt’altro ho spiegato come esso possa essere uno strumento attraverso il quale molte anime giungano alla salvezza. Basterebbe solo conoscere quelli che sono i mezzi ordinari di salvezza, ossia la Chiesa ed i Sacramenti di grazia, ed i mezzi straordinari di salvezza, che sono racchiusi nel mistero di Dio e che Dio usa come e quando vuole – va da sé – senza certo dover chiedere il permesso a noi.

      Il pessimo e dannoso servizio che lei sta rendendo al Cammino Neocatecumenale è dato dal fatto che, proprio come un Testimone di Geova con la filastrocca imparata a memoria, o come uno scientologo “lavato di cervello”, lei pretende da una parte di interloquire, ma quando le sono poste domande precise, ella seguita come un disco rotto a ripetere da capo la nenia «siamo stati approvati … siamo stati approvati … dal discernimento di cinque Pontefici … di cinque pontefici …».

      1. Ribadisco: io le ho posto domande precise, come si può leggere, che sono basate su fatti provati e documentabili, ma alle quali lei non risponde;

      2. nel mio scritto ho spiegato – con rigore teologico, non con l’umore di stomaco e con le passioni soggettive – che la santità non implica affatto la perfezione di tutte le azioni pastorali, le scelte ed i discorsi di un Sommo Pontefice, cosa questa che le può essere confermata da tutti gli specialisti che si occupano delle cause dei Santi;

      3. i Sommi Pontefici che hanno avuto a che fare direttamente col Cammino Neocatecumenale sono due e solo due: Giovanni Paolo II che dopo molti anni gli ha concesso una prova ad experimentum e Benedetto XVI che ha approvato definitivamente gli Statuti debitamente rivisti e corretti;

      4. questi due Pontefici hanno ripetutamente richiamato nel corso degli anni i Neocatecumenali con i loro discorsi e tramite i Dicasteri della Santa Sede, cosa di cui ho dato prova con documenti e atti ufficiali della Santa Sede che a lei non la sfiorano neppure di striscio;

      5. nel 2012 Benedetto XVI ha fatto un discorso ai Neocatecumenali che è un pacato ma deciso rimprovero dall’inizio alla fine, ed è un discorso ufficiale pubblicato e leggibile da chiunque, lei incluso;

      6. il Pontefice regnante ha richiamato i Neocatecumenali più volte e su punti fondamentali della ecclesiologia e della missionarietà della Chiesa, ma soprattutto ha fatto un preciso richiamo al fatto che chiunque deve essere lasciato libero di poter lasciare il Movimento, ed è tutto documentato agli atti, anche se a lei, questi fatti e atti, non la toccano neppure di striscio.

      Ciò malgrado lei seguita imperterrito con la sua filastrocca, ma soprattutto negando risposta a ogni genere di quesito che le viene rivolto, andando in tal modo contro i fatti, i documenti, gli atti della Santa Sede ed i discorsi ufficiali dei Romani Pontefici, mosso in questo suo agire da uno spirito di irrazionalità che la induce al maldestro tentativo di manipolare dei dati oggettivi.

      Non ritiene, a questo modo, di confermare lo spirito umorale, irrazionale e chiuso al ragionamento che io lamento nel mio scritto, anziché difendere, come invece lei presume, il Cammino Neocatecumenale, che con questi suoi interventi e con queste sue ostinate e mancate risposte, non fa altro invece che danneggiare nella sua immagine pubblica?

      Allora le ripeto la domanda alla quale lei non ha risposto salvo postare un altro commento nel quale parla di tutt’altro. Nella mia precedente risposta data, io le ho chiesto:

      Se la sente di smentire numerosi testimoni, inclusi ex seminaristi e sacerdoti che si erano avvicinati al Cammino, i quali hanno riferito di essersi sentiti chiedere in pubblico dai mega-catechisti se avevano mai commesso adulterio o se facevano ricorso alla masturbazione? Quindi se la sente di replicare a tutti loro che sono solo dei bugiardi che rendono false testimonianze per screditare il più grande dono fatto dallo Spirito Santo alla Chiesa, ossia il Cammino Neocatecumenale?

      Come vede, rispondere a questa domanda, non è poi così difficile, basta replicare: tutti costoro, mariti, mogli, ex seminaristi e sacerdoti, sono dei falsi bugiardi che mentono.
      Ci vuole poi così tanto?

  13. Buonasera Padre Ariel,

    da ventisei anni seguo il cammino è non le nascondo che spesso in questi anni ha avuto molti dubbi sopratutto riguardo alla celebrazione eucaristica. In questi ultimi mesi ho approfondito l’argomento e ho preso la decisione di lasciare il cammino perché mi sento colpevole quando vedo le innumerevoli empietá che si compiono in queste celebrazioni. Stare in piedi durante la consacrazione, la distribuzione della Santa Eucarestia fatte da persone varie senza la giusta considerazione che il Signore viene a noi e la ossessiva abitudine di battere le mani era per me diventata una sofferenza enorme che mi ha indotto a non prendere la comunione per il motivo che mi sentivo offeso dal dover prendere il pane azzimo sulle mani. Riguardo al fatto che i sacerdoti, nel cammino, vengono trattati in modo irriverente confermo quanto da lei esposto nel suo saggio. Agli annunci di quaresima, di Pasqua e di avvento e anche in altre occasioni a predicare è il cosiddetto super catechista mentre il sacerdote si limita sola alla preghiera iniziale e alla benedizione finale. Sono sicuro che questa mia decisione, di lasciare il cammino, mi creerà problemi ma il Signore mi sosterrà.
    Pace

  14. Grazie per quello che ha scritto. E’ tutto vero. Sono uscito dal cosiddetto Cammino poco prima di finirlo, dopo aver cercato inutilmente di cambiarlo in piccolo dall’interno. Li mandai a farsi friggere una notte in cui il nostro supercatechista ci urlò che gli dovevamo obbedienza assoluta! Altro che libertà. Tutto inutile! E’ una setta e basta. Grazie a Dio, dopo una crisi, siamo tornati nella Chiesa, ma i figli/e no, segnati dai cosiddetti catechisti, dai loro ordini e intromissioni nella sfera affettiva…

    … mi fermo qui, lei sa bene di che parlo. Che sugli abusi tacciano i presbiteri Redemptoris Mater non mi sorprendo. Ma perché preti, vescovi e cardinali ammutoliscano di fronte ai conclamati e vantati abusi non capisco. Penso ad esempio a quando Kiko si è vantato pubblicamente di fare esorcismi, di dare ordini ai demoni e di confinarli. E i prelati zitti. Pensi che scrissi due volte alla competente Congregazione per segnalare il pericolo spirituale cui si esponevano gli sprovveduti seguaci orgogliosi di scimmiottarlo mettendosi in relazione diretta con il maligno. Risposte? Zero. Evidentemente delle anime non gliene frega nulla, ammesso che ci credano. Grazie.

    Dio la benedica.

    1. Caro Lettore,

      se lei legge i commenti fatti da alcuni sacerdoti, in uno di essi [veda “Don Francesco Messina”] troverò risposta, ed in parte la troverà anche nella mia risposta data poco fa al commento di “Beati Pauperes Spiritu”.

      Le garantisco che spesso, i sacerdoti, sono le prime vittime, ed anche quelle più gravemente colpite. Purtroppo, in certe situazioni, il sacerdote deve evitare di creare ulteriori divisioni, smarrimenti e liti tra le membra del Popolo di Dio. Né sono mancati neppure vescovi che in passato hanno proprio impedito ai Neocatecumenali di entrare nelle loro diocesi, o che dalle stesse li hanno espulsi.

      Non dimentichi che noi siamo però una struttura nella quale tutto procede dall’alto verso il basso, non viceversa dal basso verso l’alto, come credono invece quegli ideologi che parlano di cosiddetta “Chiesa di base”, perché la nostra è una “chiesa di vertice” non di “base”.

      Le persone che voi avete più a portata di mano sono anzitutto i preti, o meglio i parroci, poi i vescovi. Ai primi, ed a volte anche ai secondi, rivolgervi non è difficile, quel che invece può risultarvi difficile da capire è che né i parroci né i vescovi possono agire nella maniera autonoma in cui a volte voi fedeli vi aspettereste. Proverò a chiarirle il tutto con un paio di esempi: se la Santa Sede approva gli Statuti del Cammino Neocatecumenale prima ad experimentum e poi in via definitiva, pur con tutte le correzioni del caso, sulle quali i diretti interessati tacciono, può il Vescovo dire: “Nella mia diocesi questa approvazione non vale”? O forse può dirlo il parroco nella sua parrocchia?

      Il vescovo per la sua diocesi, il parroco per la parrocchia, hanno facoltà di dire che per motivi pastorali e per il mantenimento della comunione ecclesiale, questo Movimento non è gradito in diocesi o in quella parrocchia? Certo, possono farlo. Adesso poniamo però un esempio: il vescovo è richiamato a Roma dal competente dicastero o pontificio segretariato dove gli è chiesto conto e ragione del perché un Movimento, forse sicuramente problematico,tal è noto anzitutto alla Santa Sede il Cammino Neocatecumenale, ma comunque e di fatto approvato, non è stato autorizzato ad operare nella sua diocesi. A quel punto posso dirle che cosa farei io come vescovo: scriverei seduta stante la mia lettera di rinuncia al governo pastorale della diocesi e punterei i piedi affinché sia accettata immediatamente. Infatti, nella mia diocesi come vescovo totalmente indebolito e di fatto delegittimato da qualche burocrate della Santa Sede che vive nel suo mondo onirico fatto di compromessi e di accomodamenti sempre e di rigore pagati sulla pelle degli altri, io non ci tornerei, se non come vescovo emerito dignitosamente ritirato a vita privata, qualora scegliessi di vivere nella mia ex diocesi, perché in caso contrario la darei vinta a quanti prima hanno disobbedito al vescovo, poi sono andati a protestare a Roma perché il vescovo non ha ubbidito alle loro voglie e capricci.

      Lo stesso esempio si può applicare al parroco richiamato allo stesso modo dal vescovo.

      Se vuole il secondo esempio, eccolo servito: diversi vescovi, in varie parti del mondo, ed in specie nell’America Latina, in tempi passati non hanno voluto i Gesuiti nelle loro diocesi ed altri li hanno proprio espulsi dalle loro diocesi, motivando il tutto in virtù del fatto che costoro fomentavano varie derive dottrinarie e socio-politiche. Ebbene, poniamo che oggi – è un esempio grottesco, beninteso! – in queste stesse diocesi i Gesuiti organizzino culti a Manitù venerata dalla tribù dei Sioux. Pensa che uno solo di questi vescovi li espellerebbe dalla sua diocesi? Si trattasse di Benedettini, di Agostiniani, di Francescani, di Domenicani, di Carmelitani … si, li espellerebbe, ma chi oserebbe toccare oggi i Gesuiti, pure se danzassero attorno al totem inneggiando a Manitù ?

      Dato che lei lamenta di avere scritto al competente Dicastero della Santa Sede e di non avere mai ricevuta risposta, se le cosa può consolarla – visto che quando si giunge al digestivo dopo il lauto pasto non ci resta che consolarci con le rispettive disgrazie – posso dirle che tempo fa, per colpa di un gruppetto di monsignorini molto signorine, mi fu architettato un pessimo dispetto presso un Dicastero della Santa Sede, ed il tutto in palese e sprezzante violazione a tutte le fondamentali leggi canoniche. Ebbene lei pensa – sempre per consolarla – che il pigmeo messo a presiedere quel dicastero nella veste di prefetto, quando io gli scrissi lamentando questa grave e inaudita violazione di tutte le norme canoniche, mi abbia mai risposto?

      Se poi vogliamo gettarla in ridere, posto che l’ironia ci salverà, allora sappia che questo stesso prefetto, il cui acume intellettuale è pari alla sua statura che non raggiunge il metro e mezzo di altezza, incurante della grave ingiustizia fatta ad un prete, poco tempo dopo lamentava alla stampa il modo “non umano” in cui era stato accolto dopo l’estradizione in Italia l’ex pluri omicida Cesare Battisti.

      Ora, lei capisce: se non reagiamo con un pizzico di ironia, rischiamo veramente di morire, tra spasmi atroci, con un cancro al fegato.

      Per quanto riguarda quel bohemienne di ottant’anni suonati di Kiko Arguello che come lei narra avrebbe narrato dinanzi a vescovi che lui comanda ai Dèmoni e che suppongo li intimorisca anche con i propri ordini, lì sarebbe bastato che uno solo dei vescovi, dotato di un solo barlume di virilità – merce oggi rarissima! -, si fosse alzato e gli avesse fatto una carezza sulla testa, proprio come un qualsiasi maestro di scuola elementare farebbe con qualsiasi bambino di dieci anni preso da un raptus di esaltazione e convinto di essere Mac Tayson che stende tutti a terra, oppure Francesco Totti nel pieno del suo splendore calcistico che segna un goal dietro l’altro.

      Una carezza, sarebbe bastata solo una carezza, a quel bimbo di ottant’anni esaltato che abbiamo visto più volte pontificare durante l’azione liturgica alla presenza di duecento vescovi fatti giungere alla Domus Galileae da tutto il mondo, con biglietti aerei pagati e spesati di tutto punto, per andare a celebrare il “nuovo faraone” …

      Comunque, provi a comprendere ed a condividere con i suoi vescovi e sacerdoti un dolore forse più grande ancòra del suo, perché la peggiore cosa alla quale può essere ridotto un pastore in cura d’anime è la totale impotenza, anche se rimane sempre l’offerta del Sacrificio Eucaristico e la preghiera, che nessuno potrà toglierci mai.

      Che strano, non so se sto invecchiando, se per caso sto quasi diventando persino saggio, o se più semplicemente mi sto rimbambendo …

  15. Caro fratello,

    anche stavolta hai fatto centro, insomma, se tu non avessi fatto il prete, avresti potuto fare lo specialista in microchirurgia.

    Aggiungo il mio povero e forse inutile commento che nasce dalla mia quarantennale esperienza di parroco.

    Questo movimento che non vuole essere chiamato movimento è sempre stato per le diocesi (parlo di quelle italiane) un grosso problema, a partire dai suoi primi insediamenti.

    Diciamola con un esempio: da mattino a sera, d’improvviso siamo passati dai fedeli che a fine messa salutavano il prete baciandogli la mano (sino a fine anni ’60 anche inizi anni ’70) ai neocat sbarbatelli che puntavano il dito ai preti anziani dicendogli in tono imperioso “tu” … (fine anni ’70/inizio anni ’80).

    Per i fedeli od i neofiti d’arrembaggio, non rispettare i preti, giovani o anziani che siano, è sempre rischioso, perché se i preti non si sentono rispettati nel loro carattere sacramentale indelebile che li ha ontologicamente trasformati, è difficile, per non dire impossibile, che ti facciano mettere piede nelle parrocchie ( o per usare un francesismo di padre Ariel … che te fanno mette er culo sulle panche!).

    Sembra però che qualche santo, dagli inizi anni ’80, abbia creduto che il futuro della chiesa era nei movimenti. Per alcuni i santi non sbagliano, mentre padre Ariel ci spiega (a profonda e giusta ragione) che pure i santi possono prendere clamorose cantonate senza che ciò li renda meno santi o non santi.

    Se però nella concreta fattispecie a credere a questo futuro radioso movimentista della chiesa è un Santo Padre, i vescovi ne devono prendere atto e adeguarsi. E proprio da questo nascono i problemi: molti dei nostri vescovi hanno aperto ai neocat non perché volevano aprire, ma perché gli è stato fatto capire, o essi stessi hanno inteso di capire, che dovevano aprire, punto e basta!

    Così,all’esplosione italiana della primavera movimentista dello Spirito, ho visto a inizi anni ’80 preti ultrasettantenni piangere lacrime amare con i neocatecumenali che gli invadevano le parrocchie, di cui diventavano poi, nei fatti, autentici padroni e gestori. E che cosa lamentavano questi preti? Lamentavano: “gente invadente … arrogante … irrispettosa … pronti ad aggredire accusando gli altri di essere chiusi allo Spirito, a quello Spirito che parlava tramite di loro …”

    Più volte i fedeli estromessi dalle parrocchie, o costretti a fuggire da parrocchie totalmente neocatecumenalizzate, se la sono presa a morte con vescovi e parroci. Poi, semmai, dopo averci fatti lividi partivano (in quegli anni ’80 e ’90) per andare a battere le mani in piazza san Pietro o nell’aula all’epoca Nervi, oggi aula Paolo VI.

    Che cosa dovevamo dire, noi vescovi, parroci anziani e parroci giovani a questi fedeli? Forse che il responsabile di tutto ciò era colui al quale andavano a battere le mani in piazza san Pietro o nell’aula Nervi poi aula Paolo VI ?

    Sicché, noi parroci, a portata di mano più di tutti, più dei nostri vescovi e più del primo dei vescovi della chiesa, siamo stati bastonati dai neocatecumenali che ci invadevano le parrocchie, non siamo stati sostenuti dai vescovi che ci replicavano “… lo vuole lui”, indi siamo stati bastonati dai fedeli costretti ad abbandonare le parrocchie dai neocatecumenali che le avevano invase e che ponevano dinanzi ad una scelta implicita: o diventi uno dei nostri o …

    Certo, quella lunga e dolorosa malattia, credo che “a lui” lo abbia prima di tutto purificato, poi condotto veramente alla santità. Ed io credo veramente che sia santo, però ciò non toglie che, di errori, in questo come in altri casi, ne ha commessi molti, se i fatti sono fatti e se i frutti prodotti sono quelli che oggi abbiamo sotto gli occhi.

    Il tutto espresso con il tenero disincanto che nasce dalla fede, che come ribadisce spesso padre Ariel non nasce dai sentimenti emotivi, ma dalla ragione.

  16. Dio la ricompensi carissimo padre Ariel, per aver dato, come si suol dire, pane al pane e vino al vino, senza tanti mezzi termini. Sono anni che con altri, sul blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale, denunciamo senza sosta le gravi deviazioni di questa setta eretica decorata di finto cattolicesimo, i danni che produce alla psiche e all’anima, le ferite che infligge alla Chiesa (a dispetto dei presunti frutti), nonché le prepotenze, i sacrilegi, le menzogne, le truffe, gli abusi perpetrati da tanti membri altolocati della setta.
    Essi sono più che una mafia, ramificata a tutti i livelli, sia ecclesiale che civile. Avessero tutti parlato come parla lei oggi il cammino non esisterebbe.
    Grazie ancora, per il suo zelo.

    1. Laudetur Jesus Christus!

      Cari Amici,

      vi ringrazio e soprattutto mi scuso perché in verità non conoscevo il vostro sito, anche se vari amici, inclusi confratelli sacerdoti, me lo hanno segnalato in questi due giorni, ed a poco a poco lo sto leggendo con interesse.

      Come Edizioni L’Isola di Patmos intendiamo pubblicare quanto prima possibile un libro che possa fungere da informazione e quindi da guida ai nostri fedeli, limitandoci a riportare solo ed esclusivamente fatti provati e rigorosamente documentati.

      Come qualche sacerdote ha scritto anche in queste pubbliche righe, Non è un mistero che io sia da anni confessore di un considerevole numero di miei confratelli, la cui età è compresa tra il 28 e gli 86 anni.

      Ho percepito molti cattivi frutti e tante dolorose situazioni, sia in foro interno che in foro esterno, proprio nel mio rapporto con numerosi sacerdoti che dalle loro esperienze con il Cammino Neocatecumenale sono rimasti spesso profondamente segnati e gravemente feriti.

      Vi cito un solo caso per darvi la portata del tutto, ed è un fatto documentato, sebbene grazie a Dio non sfociato né in uno scandalo sulla stampa né tanto meno in un caso giudiziario.

      Un parroco cinquantenne, che cercò di metterli in riga nella parrocchia a lui assegnata, si trovò ad essere molto larvatamente ma altrettanto efficacemente chiacchierato di avere particolari attenzioni per i ragazzini (!?). Inutile a dirsi: di questi tempi, un sospiro simile, metterebbe in ginocchio qualsiasi prete, terrorizzandolo come suol dirsi a morte.

      Questi accenni di chiacchiere sottintendevano un chiaro ricatto: o fai come diciamo noi, o noi ti roviniamo con due semplici chiacchiere messe in giro senza che nessuno sappia da chi provengono e chi ha diffuso certi sospiri a doppio senso.

      Il Confratello ne parlò con me, ed era veramente terrorizzato. A quel punto io chiamai un paio di amici avvocati e assieme tutti e tre lo istruimmo sul da farsi. Vado alla conclusione del fatto: individuati i due mega-catechisti responsabili, questi, convocati in modo del tutto informale presso la locale stazione dei Carabinieri, consegnarono dinanzi a tre militi una lettera privata di scuse al prete in cui era sottoscritto che le voci larvatamente diffuse erano del tutto false; e in cambio di quella lettera, non furono querelati.

      La lettera è un documento reale ed esistente, come sono tutt’oggi esistenti i tre carabinieri presenti ed i due amici avvocati che accompagnarono il sacerdote in caserma a ritirare quella lettera di scuse scritta e firmata dai diretti interessati.

      L’anima e la coscienza di un prete è un mondo molto delicato, nel quale solo un altro prete che goda della piena fiducia di un confratello, può avvicinarsi intimamente con molta delicatezza, come in certe occasioni ho ripetuto a familiari o amici che desideravano vedere e salutare preti gravemente ammalati, senza che fosse loro permesso di farlo. E quando, semmai dopo due ore, sono uscito dalla stanza ed ho incrociato i loro occhi di disappunto, quasi come se io fossi stato là dentro a “rubare” tutto il tempo degli altri, mi sono rivolto a loro dicendo: «Sempre, ma specie in un momento come questo, un prete ha bisogno di un altro prete. O forse, qualcuno di voi, si ritiene in grado di poter fare, soprattutto sacramentalmente, quello che invece posso fare io, entrando con la lacrimuccia all’occhio e accarezzandogli la manina semi-fredda?».

      Ecco perché spesso, voi fedeli laici, avete difficoltà a mettere assieme concrete e documentate testimonianze di preti. Difficoltà che invece non ho io, che di prove e testimonianze ne ho raccolte a sufficienza, purtroppo!

      Pertanto, se i Signori in questione oseranno, verso di me, azioni di disturbo, per esempio tramite quel gruppetto di alti prelati verso di loro compiacenti, per motivi e per ragioni tutte da chiarire, posso garantirvi che finiranno “impiccati” con le corde che loro stessi si saranno preparate.

      Come avete capito considero questo Movimento dannoso per la Chiesa e per i nostri fedeli affetti da sofferenze e fragilità di vario genere, pur senza avere mai negato che anche tramite questo mezzo, inficiato da errori dottrinari e da gravi abusi liturgici rasenti a volte il sacrilegio eucaristico, la grazia di Dio, se vuole, può portare delle anime alla salvezza. Né mai ho affermato e mai affermerò che il Movimento Neocatecumenale sia composto da cattive persone, anzi ritengo che brulichi di tante persone buone animate da buona fede e da buone intenzioni.

      Resta però punto fermo e solito il chiaro monito del Santo Vangelo:

      «Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere» [Mt 7, 17-20].

      E proprio dai frutti, purtroppo, stiamo riconoscendo quest’albero, che non è un albero sano.

      Vi auguro ogni sincero bene e grazia dal Signore,

      Ariel, presbìtero

  17. Carissimo Don Francesco,

    Un ventennio fa, prete da appena 4 anni, dopo due anni di viceparroco fui nominato parroco e assegnano a una parrocchia neocatecumenale. Dovetti chiedere per dieci giorni le chiavi del tabernacolo riprodotte in diverse copie dai neocatecumenali. Il giorno undicesimo tolsi il Santissimo Sacramento, chiamai un fabbro e gli feci cambiare serratura.
    Protestarono dicendo “tu non sei padrone del pane della Pasqua”, ribattei che si chiamava Eucaristia e Santissimo Sacramento, che io non ne ero affatto padrone, ma che però ne ero fedele e legittimo custode.
    Quello fu il benvenuto, possiamo aggiungere che dovetti cambiare pure la chiave della canonica, perché non so neppure in quante copie avessero tra di loro duplicato le chiavi.

    I caratteri introversi tendono a interiorizzare, con ciò che ne consegue, e così, dopo un anno e mezzo, sacerdote da cinque e mezzo, domandai al vescovo di darmi un anno di riposo perché avevo bisogno di curarmi e rigenerarmi. Questa richiesta mi prostrò di più, temevo che il vescovo pensasse che al primo incarico ero crollato dinanzi alle prime difficoltà. Invece il vescovo fu paterno e mi tolse dall’imbarazzo dicendomi “sono io che ho sbagliato a inviarti come primo incarico in una parrocchia dove i neocatecumenali sono radicati da vent’anni”.

    Il vescovo fu infine costretto a nominare amministratore parrocchiale di quella parrocchia un prete latinoamericano uscito dal loro seminario Redemptoris Mater perché nessun prete del nostro presbiterio voleva andarci. Quella parrocchia oggi è simile a una casa di incontri (la canonica), un’osteria e una discoteca (la chiesa), un punto di raccolta per persone psicologicamente problematiche (indistintamente tutti i locali parrocchiali) …

    Nella regione Campania, ufficialmente,le parrocchie neocatecumenali sono 140 circa, di fatto, però, sono molte di più [Ndr: l’elenco del 2012 è QUI, ad oggi sono molte di più].
    Caso emblematico: la diocesi di Ischia. Abitanti meno di 60.000, 25 parrocchie (alcune delle quali più che altro solo di titolo), e di queste parrocchie 7 totalmente in mano ai neocatecumenali. Che vuol dire: una diocesi intera in mano ai neocatecumenali.

    Anch’io credo alla santità …”di lui” e l’ho amato tantissimo, credo, alla prova dei fatti, che non era perfetto, ma credo,alla prova dei fatti, che sia santo, e che ci abbia lasciato un bellissimo magistero.

    Alessio
    sacerdote campano

  18. Caro padre Ariel,

    vorrei domandare: è vero che i processi di beatificazione e canonizzazione dopo il concilio son stati riformati? Prima ci volevamo 4 miracoli rispetto ai 2 di oggi?

    1. Caro Fabio,

      credo di poterle rispondere forse con una certa conoscenza, perché mi sono dedicato prima allo studio e poi alle cause dei Santi, prima che giungessero tempi relativamente felici …

      La disciplina dei processi, nel corso dei secoli, è stata soggetta a numerose variazioni. Le basti solo sapere che la distinzione “di grado” tra Beati e Santi, è state definita solo attorno al XV secolo, in precedenza, dire Beati o Santi, era la stessa cosa, questo lo può capire anche dai testi liturgici, dove tutt’oggi si fa riferimento ai Beati Apostoli, alla Beata Vergine Maria e via dicendo.

      Oggi le beatificazioni e canonizzazioni spettano alla Santa Sede che ha creato un apposito dicastero, la Congregazione delle Cause dei Santi, in precedenza era competente la Congregazione per i riti; ma soprattutto, per molti secoli, sino al XI secolo circa, le canonizzazioni erano di competenza dei vescovi delle diocesi.

      Il numero dei miracoli richiesti dipende e può variare dalle discipline ecclesiastiche approvate o modificate nel tempo, così come un Romano Pontefice, essendo supremo legislatore, può ad esempio “dispensare” un candidato alla beatificazione e alla canonizzazione dal miracolo accertato, ed è accaduto varie volte anche di recente.

      Non sono richiesti miracoli per la beatificazione dei martiri, perché da sempre, la Chiesa, considera miracolo l’accettazione del martirio e l’offerta della vita per la salvezza della fede, della Chiesa e del Popolo di Dio.

      Nelle pagine di Theologica de L’Isola di Patmos può trovare un mio studio nel quale spiego al grande pubblico la evoluzione delle procedure e delle leggi ecclesiastiche in materia, può trovarlo QUI

  19. Gentile don Ariel,

    Ho letto il suo inutilmente lungo saggio e devo dire che mi trovo d’accordo con il sig. Alberto. Il saggio sembra scritto da tripudio o da uno dei suoi cosiddetti osservatori. Stesso slang da odiatore, stesso linguaggio di disprezzo verso il cammino e soprattutto stesso editing. Per quanto mi riguarda lei potrebbe essere proprio tripudio, ma questo non è un mio problema, bensì il suo. Non credo che basteranno 1200 caratteri per poter confutare tutti i punti del suo kilometrico scritto (tripudio dice le stesse cose, con lo stesso odio antineocatecumenale, con molte meno parole), ma alcuni sono questi. 1) parla di strafalcioni dottrinali, ma è assolutamente falso, in quanto il direttorio catechetico è stato approvato nel 2010 e contiene tutte le catechesi che vengono fatte durante l’itinerario. Tra l’altro le leggendarie correzioni gigantesche che raccontate lei e il suo clone tripudio, non sono mai esistite, in quanto il PCL si limitò ad apporre semplicemente delle note a piè di pagina con i relativi riferimenti ai documenti della chiesa.

    2) Lei parla, così come il suo clone, degli “abusi” che ci sarebbero nella celebrazione secondo la prassi Neocatecumenale e qui entriamo nuovamente nel leggendario, in quanto non esistono. Sono solo leggende messe in piedi da chi non conosce il Cammino o da chi vuole denigrarlo per soddisfare la sua sete di vendetta personale. Non esistono le “omelie dei laici”, ma solo, come da statuto approvato “brevi monizioni alle letture”. Non esistono “danze durante la celebrazione”, ma la danza (che non è assiro babilonese come insinua lei, ma è quella davidica) comincia solo a celebrazione terminata, come peraltro si evince dal video da lei pubblicato). È falso che si riceva la comunione da seduti, ma bensì, come da statuto approvato, si riceve in piedi. È falso che ci si passi il calice (lei lo chiama “coppone”, ma questo è un problema suo), in quanto è il presbitero che passa attraverso i fedeli, i quali si alzano in piedi, prendono un sorso di vino e restituiscono il calice al presbitero. È falso che il pane viene confezionato secondo le regole di kiko. Kiko ha indicato solo i segni da tracciare sul pane e il salmo da recitare durante il confezionamento.

    così come i nomi dei commentatori sono sempre gli stessi sul suo blog e su quello di tripudio (guardacaso). Dicevo che lei parla di queste testimonianze “terribili”, ma ovviamente omette di parlare di quelle positive (ah già…quelli sono plagiati come li chiamate voi odiatori). Giustamente dice che Giovanni Paolo II non ha approvato gli statuti definitivi, ma solo quelli “ad experimentum”, infatti è stato Benedetto XVI a farlo nel 2008. Infine la invito a leggersi anche tutti i discorsi dei Papi sul Cammino Neocatecumenale nei 50 anni, non solo quello di Benedetto XVI (famoso tra di voi odiatori, come quello delle 3 tirate d’orecchie, che poi non fu così e lo disse in una lettera successiva). Tutti i discorsi dei Papi, da Paolo VI per finire alla lettera di auguri a kiko per i suoi 80 anni di Papa Francesco (non “Francesco I” come indicato da lei. Ma questo spero sia stato un refuso).

    E comunque per concludere, il tempo che ha perso a scrivere questo chilometrico articolo, zeppo di errori sul cammino, che evidentemente non conosce o ha conosciuto solo attraverso gli scritti di padre zoffoli, anch’essi zeppi di stupidaggini, al posto suo l’avrei passato in confessionale o ad evangelizzare. Attraverso il Cammino ho conosciuto tantissimi santi sacerdoti che perdono la vita ad evangelizzare. In paesi poverissimi, Congo, India, Nigeria, tra topi e serpenti o nell’Europa scristianizzata. Derisi, umiliati e vedere un bravo sacerdote come lei, perdere tempo a fare l’odiatore del cammino Neocatecumenale e a puntare l’indice verso vescovi e cardinali è veramente triste.

    E comunque per concludere, il tempo che ha perso a scrivere questo chilometrico articolo, zeppo di errori sul cammino, che evidentemente non conosce o ha conosciuto solo attraverso gli scritti di padre zoffoli, anch’essi zeppi di stupidaggini, al posto suo l’avrei passato in confessionale o ad evangelizzare. Attraverso il Cammino ho conosciuto tantissimi santi sacerdoti che perdono la vita ad evangelizzare. In paesi poverissimi, Congo, India, Nigeria, tra topi e serpenti o nell’Europa scristianizzata. Derisi, umiliati e vedere un bravo sacerdote come lei, perdere tempo a fare l’odiatore del cammino Neocatecumenale e a puntare l’indice verso vescovi e cardinali è veramente triste.

    ***

    ho notato che il commento è incompleto e probabilmente durante l’invio dei commenti, qualcosa deve non aver funzionato e manca una parte, che credo deve essere la IV. Nel successivo commento invierò la parte mancante. Le chiedo scusa dell’inconveniente.

    IV PARTE.

    Il pane viene confezionato secondo le norme dell’ordinamento generale del messale romano, sia per quanto riguarda le materie da usare e i tempi, sia per la natura di segno. Arriviamo ad un’altra leggenda, quella che fa più rabbia, la leggenda “della noncuranza e della dispersione dei frammenti della eucaristia”. È falso! La distribuzione delle specie eucaristiche avviene sempre in modo scrupoloso e maniacale, sotto la supervisione dei sacerdoti o dei diaconi. In trent’anni non ho mai visto una briciola cadere in terra e non venire recuperata. Essendo in cerchio, sul presbitero che distribuisce l’Eucaristia ci sono sempre almeno 100 occhi, più i suoi. È falso che i sacri vasi non vengono purificati adeguatamente, infatti la purificazione viene fatta sempre dal presbitero o dal diacono o in mancanza del diacono, dal responsabile e posso assicurare che in tutte le celebrazioni che ho assistito, questa operazione avviene in modo sempre maniacale. Lei parla di alcune testimonianze “terribili”, che poi curiosamente sono sempre le stesse quattro o cinque, su tutti i blog anticammino vengono riprodotte sempre le stesse,

    1. Egregio Sig. Massimiliano,

      Lei mente.
      Lei mente sapendo di mentire.
      Lei mente spudoratamente.
      Lei mente come mente Kiko e come mentono tutti i catechisti e i presbiteri neocatecumenali.
      Lei mente quando afferma che il Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale sia stato approvato nel 2010 così come si presentava. Lei mente quando afferma che la Congregazione non ha corretto nulla: i genitori catechisti posseggo TUTTI i volumi del direttorio, pre e post approvazione.

      Tutte le ERESIE delle precedenti edizioni sono sparite, moltissime frasi sono state addirittura completamente trasformate. Provi a leggere in sinossi la prima edizione della catechesi sull’Eucaristia e l’edizione approvata. Lo faccia. E provi a ripetere che non ci sono state correzioni.

      E’ una richiesta retorica ovviamente, perché, lo ripeto, lei continuerebbe a mentire e a negare l’evidenza, come le è stato insegnato dai suoi catechisti “credere contro la ragione, obbedire senza capire”.

      Dicevo che lei mente. Mente, perché fino al 2005 tutte le comunità neocatecumenali del mondo omettevano il Gloria, il Credo, il Lavabo, l’Orate Fratres, L’Agnus Dei e il Domine non sum dignus, per ordine di Kiko e Carmen (e di Farnes suppongo) contro le norme liturgiche.

      Ancora oggi si compiono gravissimi abusi, che lei, mentendo, nega.

      I neocatecumenali celebrano ostinatamente su un tavolo, che chiamano “mensa” e mai altare. Celebrano su un tavolo anche in presenza di un altare consacrato, anche se, preferiscono “celebrare” nei saloni, se le chiese non risultano abbastanza neocatecumenalizzabili.
      I neocatecumenali seguono pedissequamente e in modo tridentino le rubriche di Kiko: I canti, la disposizione delle sedie, il copri-leggio, le patene, i calici, la menorah, l’icona della Madonna, la croce astile ecc. tutto deve essere rigorosamente kikiano, e su questo non si transige.

      L’Offertorio è inesistente, in quanto il celebrante recita le preghiere previste dal Messale mentre ci si scambia il segno di pace al suon di “per amore dei miei fratelli ” o “guardate come è bello” o “Evenu Shalom”. D’altronde Kiko insegna che nella Messa non si offre a Dio nulla, ergo l’offertorio neocatecumenale è concepito come mera “preparazione dell’occorrente” e non merita alcuna enfasi.

      Il “presbitero” canta sempre e solo la seconda preghiera eucaristica poiché l’unica musicata dal sommo Kiko, e cambia anche diverse parole della stessa.

      E’ proibito inginocchiarsi alla consacrazione durante le fanta-messe NC (abuso gravissimo).

      La comunione avviene simultaneamente assemblea e sacerdote (abuso gravissimo e proibito dall’Istruzione Redemptionis Sacramentum che lei essendo un catechista neocatecumenale e bugiardo, ignora.

      Lei mente quando afferma che si riceve la comunione in piedi: con un abile (ma stupido) gioco di parole siete riusciti ad interpretare i nuovi statuti e a fargli dire ciò che non dicono; non esiste alcuna differenza tra “ricevere” e “fare” la comunione. Invece voi, scaltri e malvagi, la ricevete in piedi e la fate seduti. Inoltre è vietato dai catechisti ricevere la comunione in ginocchio o sulla lingua.
      Anche la Menorah sulla mensa è un abuso.

      Anche la danza è un abuso, sebbene non proibito dalle rubriche (embè, le rubriche non vietano nemmeno di ruttare durante la proclamazione del Vangelo!).

      La forma e i disegni del pane …

      … potrei continuare ancora con i vostri abusi gravissimi e sacrileghi. Non avendo tempo, mi limito a ricordare che nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale la purificazione dei Vasi Sacri, viene fatta da laici, per giunta DOPO la benedizione (di solito, durante la danza).

      Dimenticavo, caro Massimiliano, di ribadire infine: lei MENTE.

    2. Caro Massimiliano,

      mi permetto di indicarle un elemento che a lei pare sfuggire. Poco male, anzi, le assicuro che non c’è proprio niente di male. Per ciò è bene che le fornisca una spiegazione fondamentale: io non sono propriamente un libero cittadino ma dipendo in tutto e per tutto dalla legittima Autorità Ecclesiastica alla quale non mi vincola un “contratto di lavoro a tempo indeterminato”, bensì un Sacramento di grazia che implica da parte mia la devota e filiale obbedienza a questa stessa Autorità Ecclesiastica, impersonata avanti a tutto dalla figura del Vescovo, dal quale dipende la valida e lecita celebrazione del Sacrificio Eucaristico da me celebrato per mandato ricevuto dal Vescovo ed esercitando il mio ministero in perfetta comunione con il Vescovo in comunione con il Vescvo di Roma. Ciò si chiama “obbedienza”, quella che io, ministro in sacris, ho sempre rispettato.

      Se io sono ciò che lei afferma, ossia un «odiatore» quindi un pubblico diffusore di odio, in tal caso sappia che sotto tutti gli aspetti umani e morali, commetterei un “delitto” molto più grave di quella che potrebbe essere la scappatella segreta con una donna e quindi la violazione della castità alla quale sono tenuto attraverso la solenne promessa di mantenermi celibe, cosa che implica non il semplice celibato, ma appunto la castità.

      Molto prima che fosse eletto il Sommo Pontefice Francesco I, io mettevo in guardia nei miei pubblici scritti, nelle mie catechesi e nelle mie omelie, che i peccati peggiori sono tutti quelli che vanno «dalla cintura in su» e non «dalla cintura in giù». A tal proposito ho sempre ricordato, con estremo rigore teologico, che la regina di tutti i peccati capitali è la superbia, non la lussuria; e non a caso, nell’elenco dei peccati capitali, la superbia si trova al primo posto assoluto.

      Dunque, un prete che odia e che diffonde pubblico odio, è di gran lunga parecchio peggiore, ma davvero molto peggiore di un prete che in segreto mantiene una amante.

      Domandi a tal proposito a qualsiasi vescovo, od a qualsiasi dottore in sacra teologia morale, per avere conferma di quanto le ho appena detto e scritto, il tutto per chiarirle che, se io fossi la persona dipinta nel suo commento, lei dovrebbe quanto prima adempiere ad un suo inderogabile dovere di coscienza cristiana: informare immediatamente l’Autorità Ecclesiastica che un prete, a dir poco indegno, sta seminando scandalo tra il Popolo di Dio diffondendo tra di esso odio e falsità.

      Si affretti dunque a farlo, perché è un dovere di coscienza cristiana al quale lei non può e non deve sottrarsi, tanto più, appartenendo ad un Movimento che ha lo Spirito Santo in tasca e sempre pronto all’uso, la cosa dovrebbe esserle quindi particolarmente facile.

      All’Autorità Ecclesiastica lei può produrre anche questa mia risposta al suo intervento, nella quale affermo adesso quanto segue: sulla base di ciò che scrive e per il modo in cui ella lo scrive, lei è paragonabile – è solo un esempio paradossale per rendere l’idea – ad una prostituta che batte il marciapiede sulla Via Casilina e che dinanzi ad una pattuglia della Polizia che si ferma dinanzi a lei e che domanda “ti stai prostituendo?” lei risponde “Ma siete pazzi? Come osate e come vi permettete, io sto recitando tutti e cinque i misteri del Santo Rosario. Vergognatevi, voi siete degli odiatori delle pie apostole del Santo Rosario!”».

      Ecco, lei sta facendo la stessa cosa, offendendo tra l’altro la mia intelligenza, che per inciso non è propriamente mia, è un dono di grazia che Dio mi ha dato in “comodato d’uso” e di cui io dovrò rispondere come indicato dalla Parabola dei Talenti [Mt 25, 14-30].

      Adesso le spiego perché lei, negando l’evidenza dei fatti ed affermando alla Polizia che “sotto il lampione della Via Casilina” in verità sta solamente “recitando tutti e cinque i misteri del Santo Rosario”, offende l’intelligenza mia e quella di molte altre persone:

      1. io non scrivo e non affermo mai alcunché in pubblico per sentito dire, parlo solo sulla base di prove documentabili che possano essere esibite all’Autorità Ecclesiastica nel caso in cui fossi a qualsiasi titolo chiamato a dare conto e ragione di quanto affermo;

      2. io sto preparando una guida per i buoni Christi fideles sul Cammino Neocatecumenale, indicando le sue insidie ed i suoi errori, tutte cose che possono essere pubblicamente affermate e diffuse attraverso pubblicazioni, solo ed esclusivamente attraverso prove provate;

      3. io parto dal principio scientifico che tutto ciò che in ambito di accuse e di contestazioni non può essere provato, non può e non deve essere mai presentato come vero.

      Detto questo, mentre lei pontifica sul Santo Rosario sotto il lampione della Via Casilina, spiegando che il Cammino Neocatecumenale è la quintessenza della ortodossia liturgia e del rispetto della Santissima Eucaristia, io le lancio – a lei come ad Alberto al quale lei fa richiamo e che ha commentato prima di lei da sotto un altro lampione – una pubblica sfida che vi prego di raccogliere, vale a dire la seguente:

      Fatemi convocare in vostra presenza dinanzi alla Congregazione per la Dottrina della Fede e poi dinanzi alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti formulando a mio carico l’accusa di diffusione di odio e di false notizie contro il Santissimo Cammino Neocatecumenale, a quel punto io risponderò a questo modo:

      1. chiederò che sia montato un maxi schermo ed esigerò che siano visionate dall’inizio alla fine un totale di 14 ore e venti minuti di filmati nei quali sono state riprese, in giro per tutto il mondo, varie celebrazioni eucaristiche del Cammino Neocatecumenale nelle quali si compie ogni sorta di abominio sulla Santissima Eucaristia;

      2. esibirò in copia originale le lettere e le relazioni dei vescovi e dei sacerdoti che quei filmati me li hanno forniti;

      3.produrrò un totale di 41 ore e otto minuti di catechesi registrate fatte dai vari mega-catechisti in giro per la sola Italia, all’interno delle quali sono espresse, contenute e diffuse le peggiori eresie pneumatologiche, cristologiche, trinitarie ed ecclesiologiche, quindi esibirò in copia originale le lettere di chi, quelle registrazioni, me le ha fornite.

      A quel punto lei dovrà negare, con tutta la grazia che il suo personale Spirito Santo le infonderà, la autenticità di queste immagini video e dei contenuti registrati delle catechesi accompagnate da relazioni e lettere di testimonianza.

      Dunque lei dovrà dimostrare che ore e ore di filmati video che racchiudono sequenze che documentano i più gravi abusi liturgici e non di rado degli autentici sacrilegi eucaristici, seguite da decine di ore di registrazioni di catechesi ereticali, quindi le lettere dei vescovi e dei preti che mi hanno fornito tutti questi materiali dettagliando date, luoghi, persone, gruppi e soprattutto inutili richiami a loro fatti nel corso del tempo, sono tutti materiali falsi, ergo che io sono un «odiatore» che diffonde odio.

      Attendo la denuncia da parte vostra e la conseguente mia convocazione presso i competenti dicasteri per rendere conto e ragione di quanto ho scritto e affermato. Tutto il resto, mi creda: è solo la giustificazione della prostituta sotto il lampione della Via Casilina che smentisce i poliziotti affermando che lei si trova in quel luogo per recitare tutti e cinque i Misteri del Santo Rosario e che fa parte delle pie apostole del Santo Rosario.

      A lei, come ad Alberto che ha parlato e scritto prima di lei, ricordo e ribadisco che attaccare a questo modo, senza entrare nel merito, ribattendo agli argomenti portati con la solita filastrocca «siamo stati approvati … siamo stati approvati …», implica purtroppo da parte vostra rendere anzitutto un pessimo servizio al Cammino Neocatecumenale, dinanzi ad una persona che parla solo ed esclusivamente in base a prove documentate e non passibili di smentita.

      1. Gentile don Ariel,
        Lei sa benissimo che non denuncierei mai nessuno, figuriamoci un uomo di Dio. Io non mento come dice con violenza e odio l’apostata (nome omen), ciò che succedeva prima degli statuti provvisori è stato corretto e tutte le comunità celebrano secondo le disposizioni della Santa Sede. Mi è capitato più volte di essere ospitato in molte comunità, in Italia e in Europa e devo dire che ci si sente ovunque come a casa, con la celebrazione che si svolge allo stesso modo ovunque. Quindi le ripeto, gli abusi i sacrilegi ecc sono solo leggende messe in giro da chi ha in odio il Cammino.
        Lei dice che farei un pessimo servizio al Cammino. Ma non sono io a difendere il Cammino, come potrei? Il Cammino lo difende Cristo e la sua Chiesa, che gode dei frutti buoni. Di conversione, seminari in tutto il mondo, matrimoni infecondi che si aprono con gioia alla vita, famiglie che lasciano le proprie sicurezze per evangelizzare in luoghi don non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo. Piuttosto caro Padre Ariel, io penserei bene al suo servizio che rende al ministero sacerdotale, se passa gran parte del suo tempo col dito puntato.
        La pace

    3. Gentile Massimiliano C. ,

      firmarsi “don Andrea” non vuol dir niente, e fosse per me metterei (come mio uso), nome, cognome, città e pure codice fiscale. Non lo faccio per due motivi: il primo, perchè sono preside di un istituto superiore di scienze religiose, e anche ripetessi in tutte le lingue da me conosciute che parlo solo a titolo personale, rischierei di coinvolgere il mio istituto, cosa che non posso fare; il secondo, perché non posso coinvolgere la mia arcidiocesi ed il mio arcivescovo.

      Non sono un nik di fantasia, padre Ariel che da anni mi conosce a fondo e che porta avanti con ineccepibile serietà questa utilissima rivista, è il primo testimone di ciò.

      Ecco la storia …

      L’arcivescovo mi affida una piccola parrocchia del centro vicina al nostro istituto di scienze religiose, sperando che come teologo riesca a mettere in riga i catechisti del Cammino Neocatecumenale che in quella sede avevano da 25 anni il loro stato maggiore. Li convocai per un ciclo di catechesi tenute da me, che non solo non accettarono, perché quando toccai gli aspetti dogmatici della fede, in maniera insolente e sfacciata finirono per ridermi in faccia.

      sapendo grazie a Dio di poter contare sull’appoggio del mio arcivescovo (cosa affatto scontata per un prete!) iniziai poco dopo con le proibizioni: 1) niente messa il sabato sera con esclusione dei fedeli, 2) niente messe private nei saloni parrocchiali, 3) niente messe in chiesa celebrate su un tavolo allestito anziché sull’altare consacrato, 4) niente “monizioni” e “risonanze” che erano poi di fatto vere omelie, soprattutto ripiene di gravi errori dottrinali.

      Parte la loro protesta presso l’arcivescovo che nemmeno li riceve e che li demanda al vicario generale, il quale fu aggredito verbalmente quando gli disse che le disposizioni sono dettate dal parroco in accordo con l’ordinario diocesano.

      Non potendo fare come gli pareva, i neocatecumenali abbandonano la parrocchia, ma senza trovare parroci di altre parrocchie disposti a dargli in uso le sale parrocchiali per catechesi e per messe private celebrate a porte chiuse tra di loro.

      Sul conto mio iniziano a correre voci su presunti difetti morali e violazioni legate al VI° comandamento. Ebbi un gran daffare a convincere due preziose collaboratrici dell’istituto di scienze religiose a non dimettersi dai propri incarichi. Una riuscii a convincerla, grazie all’aiuto dato dal marito, l’altra non riuscii a convincerla. Per chi non l’avesse compreso … erano le mie amanti (!?).
      Quando una rimase e l’altra se ne andò, fu diffusa voce che le mie due amanti avevano litigato tra di loro per gelosia (!?).

      Ho collaborato per anni con queste collaboratrici, e mai, sino a prima, era stato emesso un solo sospiro, tutto si è scatenato dopo il mio attrito con i neocatecumenali. Diciamo che si tratti di pura coincidenza.

      Queste persone dipinte come così zelanti e rispettose di tutte le regole dal Sig. Massimiliano, in completa disobbedienza al vescovo iniziarono a usare le sale di un hotel del posto, facendo venire a rotazione due preti neocatecumenali da fuori diocesi, usciti dai Redemtoris Mater, che senza prevista autorizzazione dell’ordinario diocesano celebravano messe private in luoghi non consacrati. Per chi non lo sapesse chiariamo che nessun prete di altra diocesi che non sia autorizzato può esercitare il ministero sacro nel territorio canonico di un altro vescovo, specie celebrando liturgie non conformi ai libri liturgici e in spazi non consacrati.

      Facendo mia la risposta di padre Ariel e del lettore “Tomista ex NC”, devo dirle, Sig. Massimiliano, che le cose stanno in due termini, nei quali uno esclude l’altro: o lei, come le è stato detto, mente sapendo di mentire, oppure, come forse può essere, lei appartiene invece a un altro Cammino Neocatecumenale, che rispetta le disposizioni dei vescovi, quelle dei parroci, i libri liturgici ecc .. ecc …

      Quando dopo alcuni mesi il cancelliere arcivescovile notificò ai due preti che non erano autorizzati a celebrare nel territorio diocesano senza l’autorizzazione prevista, loro cessarono le celebrazioni, e un mese dopo, quando l’arcivescovo si recò in una parrocchia ad amministrare le cresime, sul sagrato della chiesa un gruppo di persone, senza ragione e motivo, mentre entrava gli strillò “giuda” e “buffone”. Anche questa, però, è una coincidenza, perché come potrà spiegarci il Sig. Massimiliano, mai, dei neocatecumenali messi in riga, mancherebbero di rispetto a un vescovo.

      Sappia che sono uno dei vari preti che con il proprio nome, cognome , indirizzo e persino codice fiscale, ha fornito a padre Ariel una relazione di 30 pagine dove riassumo tutta la vicenda in mia qualità di testimone oculare.

      1. Gentile don Andrea,

        Non entro nel merito della sua esperienza, non conoscendo anche l’altra “campana”, ma da quello che ha raccontato lei ha di fatto proibito loro di fare il Cammino. Secondo gli statuti il Cammino ha delle regole precise, direi “statutizzate” e le regole che lei aveva imposto, di fatto non garantivano la prosecuzione del cammino così come è. Poco male, può capitare che dopo che il vescovo “chiama” il cammino nella sua diocesi, possa cambiare idea, o un suo collaboratore abbia una qualche riserva verso questo “dono dello Spirito Santo”, come lo ha chiamato il Santo Padre. Poco male, se il Cammino non si può fare nella sua parrocchia, ce ne sarà un’altra che lo accoglierà e renderà possibile il suo sereno svolgimento. Io credo però, che tra voi presbiteri ci sono molti pregiudizi verso il cammino Neocatecumenale. Forse perché è scomodo, perché si fanno le ore piccole, celebrazioni lunghe, ma le assicuro che i benefici che se ne traggono, a fronte di qualche scomodità sono molti di più. I frutti di conversione, di apertura alla vita e soprattutto di fede ripagano di gran lunga i pochi sacrifici.
        La pace

        1. Caro Massimiliano,

          io del Cammino non so nulla a parte la conoscenza personale di alcuni neocatecumenali, che mi sono sempre sembrati brave persone e con i quali non ho mai avuto niente da ridire.

          Ma don Andrea ha scritto di avere imposto le seguenti proibizioni:

          1) niente messa il sabato sera con esclusione dei fedeli,
          2) niente messe private nei saloni parrocchiali,
          3) niente messe in chiesa celebrate su un tavolo allestito anziché sull’altare consacrato,
          4) niente “monizioni” e “risonanze” che erano poi di fatto vere omelie….

          Lei ha risposto che don Andrea, di fatto, ha così proibito di fare il Cammino. Credo che a chiunque non ne sappia nulla, come me, ciò consenta di farsi un’idea abbastanza attendibile. Anche ammettendo che don Andrea abbia torto sui gravi errori dottrinali, cosa peraltro inverosimile, non viene anche a lei il dubbio, rileggendo quanto sopra, che possa esserci qualche problema un po’ più serio del fare talvolta le ore piccole?

          A me, da ignorante, sembra trattarsi quasi dell’istituzione di un’altra chiesa. Anche senza negare la possibilità di frutti positivi, che peraltro qui nessuno ha negato, a quanto mi sembra

          1. Caro Klaus,
            L’articolo 13, comma 2 dello statuto recita che i neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale “nella piccola comunità, dopo i primi vespri della domenica”, cioè il sabato sera. Queste celebrazioni, pur essendo parte della pastorale parrocchiale e quindi aperte anche ad altri fedeli, credo che non possano perdere la propria natura “della piccola comunità”. Quindi credo che sta al discernimento del Parroco o dei responsabili distribuire i fedeli che ne facciano richiesta, nelle diverse comunità. Se per “niente messe private nei saloni parrocchiali”, si intende “niente messe per pochi”, allora capisce che si va fuori dall’articolo 13 comma 2 (celebra nelle piccole comunità).
            Le monizioni e risonanze (brevi) sono prescritte dallo statuto. A volte si può eccedere, ma in quel caso il presbitero può stoppare il fratello che eccede (da noi succede).
            Non mi sono azzardato di dire che don Andrea abbia torto sugli errori dottrinali (di cui non ho parlato), altrove invece ho detto che il direttorio catechetico è stato approvato.
            Sul fatto che talvolta si facciano le ore piccole, le posso dire che fare una celebrazione senza l’assillo del tempo e dell’orologio…

  20. Caro padre Ariel,

    nella sua gentile risposta ha scritto: “…quel bohemienne di ottant’anni suonati di Kiko Arguello che come lei narra avrebbe narrato dinanzi a vescovi che lui comanda ai Dèmoni…”.

    Tolga pure il condizionale! Le indico il link a Youtube dove ascolterà Kiko che dice di fare sempre esorcismi e cacciare i demoni e di aver ricevuto un “segno” dallo Spirito Santo (minuto 07,52) di parlare sempre per ispirazione divina (minuto 15,40) e chiama “di sinistra”dei sacerdoti colpevoli di aver osato contestarlo fischiando (minuto 13,55).
    http://www.youtube.com/watch?v=Xl1vv1dEiiU

    Sa che Carmen millantava di essere stata appellata dalla Madonna “benedetta tu fra le donne” e di averne ricevuto l’incarico di rifondare la Chiesa ? Era anche sul sito del Cammino.

    Mi creda, molti neocat lo scimmiottano cercando di fare anche loro esorcismi. Possibile che nemmeno questo ha potuto smuovere la Congregazione? E non sono stato il solo a scrivere. Comprendo le difficoltà dei sacerdoti con il Cammino, ma non il loro silenzio negli scrutini quando i catechisti violano le coscienze e distruggono le persone. Sono loro i responsabili delle anime.
    Grazie ancora per il bene che fa.

  21. Caro padre Ariel,

    la ringrazio sentitamente per questo suo magistrale capolavoro, che sto provvedendo a diffondere tra i sacerdoti che conosco.

    Sono figlio di neocatecumenali, cresciuto a pane e Kiko (non mi è mai stato insegnato ad inginocchiarmi durante la consacrazione, a genuflettermi davanti al Tabernacolo ed ho scoperto l’adorazione eucaristica da adulto). A 13 anni sono stato costretto anch’io a cominciare il cammino, che ho abbandonato dopo 16 anni per ragioni spirituali, teologiche e liturgiche. Ho impiegato una decina d’anni per prendere questa sofferta decisione, perché mi ero illuso di poter cambiare il cammino dall’interno.

    Nel CN sono stato umiliato, continuamente costretto al silenzio (da genitori e catechisti) e distrutto psicologicamente. Ero catechista e cantore, e passavo le pene dell’inferno ogniqualvolta mi azzardavo a non uniformarmi al kiko-pensiero (unico intelletto agente del cammino, avveroisticamente inteso): la mia conoscenza del Catechismo e della Sacra Teologia venivano considerate come forme di superbia e di orgoglio spirituale, il mio amore per la Santa Messa e per il rispetto dei libri liturgici per legalismo farisaico e ipocrita, il mio amore per la Santa Messa e per il rispetto dei libri liturgici per legalismo farisaico e ipocrita, il mio tentativo di dare al canto liturgico un certo decoro per perfezionismo e isteria e potrei continuare all’infinito (una volta fui redarguito per essermi inginocchiato durante la preghiera eucaristica, in quanto non rispettavo l’assemblea … un’altra volta per aver composto dei canti, in quanto “abbiamo il carisma vivente!!! Tu non sei nessuno per fare dei canti! Kiko non ha composto nulla, ha solo scoperto la musica che ha la Parola di Dio quando esce dalla sua bocca!!! Se credi di conoscerla anche tu sei superbo!!).

    Quando comunicai ai catechisti la mia decisione di lasciare il cammino, mi minacciarono come boss di Cosa Nostra: “Il demonio distruggerà il tuo matrimonio!! Dio ti ha chiamato nel Cammino, e se lo lasci stai voltando le spalle a Dio!!!”

    Mi perdoni se mantengo l’anonimato, Ma essendo insegnante di Religione Cattolica, non ci tengo a vedermi revocata l’idoneità per le loro ritorsioni criminali.

    I miei genitori e i catechisti mi trattano come un apostata, ingannato dal demonio, che ha perso ogni capacità di discernimento, e soprattutto non sopportano che io abbia un sacerdote come direttore spirituale.

    Nel salutarla, le chiedo di ricordarsi di tutti noi ex neocatecumenali nella preghiera, ma soprattutto nella Santa Messa.
    Infine le chiedo un parere su questi due articoli, scritti da me:

    https://neocatecumenali.blogspot.com/2018/09/sul-concetto-di-comunita-all-interno-del-cnc.html?m=1#comment-form

    https://neocatecumenali.blogspot.com/2018/09/strane-allergie-cui-vanno-soggetti-i.html?m=1

    Sia lodato Gesù Cristo

  22. Massimialiano C., avevo intenzione di leggere il suo inutilmente prolisso commento nel quale, com’è uso fra voi kikobots, confuta decine di anni di documentate testimonianze con una pietosa serqua di “non è vero”, “da me mai successo”, ma mi sono dovuto fermare all’istante alla prima bugia da quattro soldi: l’approvazione del Direttorio.
    1) i volumi approvati sono segreti, perché voi avete fatto tante e tali pressioni per renderli tali, caso unico nella storia della Chiesa, quindi l’approvazione non ha senso di esistere, considerando che tale documento comprendeva la pubblicazione dei volumi.
    2) i testi originali erano talmente eterodossi che ve li hanno praticamente riscritti da capo, e in alcuni punti addirittura hanno cancellato interi brani, come nel caso del “commento” all’epilettico indemoniato del vostro guru eretico presente nel volume della Tradizio.
    Quindi, di che parliamo?
    3) La danza non è liturgica? Magari ci vuol rendere edotti riguardo alla cena gnostica con latte e miele celebrata a mo di eucaristia, all’interno della vostra messa durante la prima settimana di Pasqua?

    1. Caro bps,
      Cosa devo dirle più di quanto ci siamo detti su fb o sul blog. A riprova di quanto dicevo a don Ariel sul fatto che diceva, che esistono tantissime esperienze o ex, siete sempre gli stessi. Come vedi su questo blog siete gli stessi odiatori. Vede don Ariel? Dove sono tutte queste esperienze negative? Sono sempre la stessa decina di persone, che moltiplicano semplicemente il loro tempo su internet a parlare male del cammino per ragioni di odio personale.
      Bps, il rito di cui ha parlato, è stato approvato insieme a tutti i riti contenuti nel direttorio catechetico.
      Non c’è stata nessuna “riscrittura” delle catechesi, ma semplicemente delle note a piè di pagina esplicative che riportano ai documenti della chiesa.

      1. No, no, proprio riscritti. I testi originali (che ho dal primo all’ultimo) sono stati stravolti nell’edizione 2010. Altro che note a piè di pagina! Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, perciò siete responsabili della vostra condanna.

      2. Massimiliano C., ti rispondo sui due punti:

        Il primo: siamo sempre gli stessi odiatori, max una decina di persone…
        Illudetevi pure che sia così. In pochi forse scriviamo con assiduità, ma siamo portavoce di tanti che non intervengono; questo non significa niente.
        Abbiamo più volte analizzato la “deriva” del cammino e come si stia essiccando alla fonte. Fino a quando potranno continuare a sbandierare numeroni inesistenti? …gridando: Miracoli! Impressionante!…per gettare fumo negli occhi agli ingenui camminanti che, col passare del tempo, sono sempre più smaliziati?
        Questo vale per le catechesi nelle parrocchie, per le vocazioni con cui riempire i troppi seminari sparsi per il mondo…
        I dettagli li trovi tutti nei numerosi articoli di “Osservatorio” su questi temi.

        Secondo: nessuna “riscrittura”, ma solo note esplicative.
        Ossia, le note sarebbero state messe SOLO per confermare l’ortodossia delle catechesi. Tu ci dai una sorprendente conferma: Kiko e gli itineranti mentono intenzionalmente ai camminanti poichè quella che tu riporti è la versione diffusa dai vertici del cammino nelle comunità. A conferma che non accettano correzione e sono decisi a disobbedire…

  23. Confermo, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto affermato da Tomista ex NC nella sua risposta a “Massimiliano” delle 14.07. In primis confermo che Massimiliano MENTE sapendo di MENTIRE.

    Ho cominciato le catechesi nel lontano 1990 quando di statuti ancora nemmeno si parlava.
    Nelle celebrazioni eucaristiche (nella messa) si omettevano il Gloria, il Credo, il Lavabo, l’Orate Fratres, L’Agnus Dei e il Domine non sum dignus, Il Credo si cominciava a recitare (solo cantato sempre allo stesso modo… Credo-ooo…) solo dopo la fine della Redditio, e se celebravano insieme due o più comunità, e anche una sola di queste non aveva fatto la Redditio, e quindi non aveva ricevuto (sic!) il Credo, questo si ometteva del tutto.
    Confermo che tutti gli arredi e l’instrumentario liturgico deve essere rigorosamente del cammino. Confermo che l’offertorio è inesistente, si tratta semplicemente di un trasferimento dell’occorrente per l’elevazione dal tavolinetto di servizio alla mensa (non altare, che è inesistente). Proibito inchinarsi. Se anche qualcuno lo facesse, sarebbe a tal punto riprovato e rimproverato che non oserebbe ripetere il gesto.

    Continuo nel confermare la veridicità di quanto affermato da Tomista ex NC nella sua risposta a Massimiliano delle 14.07. Fino all’approvazione degli statuti l’eucaristia si riceveva seduti e si consumava seduti dopo che il presbitero o altra persona (rigorosamente maschio, anche senza una formazione specifica) aveva distribuito un pezzo di pane azzimo a tutti. Dopo la distribuzione e prima della consumazione del pane, il presbitero diceva solo “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, al che l’assemblea rispondeva “amen”. Dopo l’approvazione è stato reintrodotto l’Agnus Dei e la recita della formula “Signore, non sono degno…. ma di’ soltanto una parola, e io sarò salvato”. La comunione si riceve solamente in piedi, ma continua ad essere consumata tutti insieme con il presbitero dopo la distribuzione a tutti. Di fatto ci si alza in piedi per pochi secondi solo per ricevere sulle mani il pezzo di pane dal presbitero o chi per lui. In pratica è una farsa, una sorta di contentino per le autorità ecclesiastiche.
    Riguardo al pane, non so se esso segue “le norme dell’ordinamento generale del messale romano”, ma so che a chi lo deve preparare viene data…

    1. Paola, come dicevo sopra, l’approvazione degli statuti e del direttorio catechetico, ha cambiato radicalmente il Cammino, per cui quello che prima era solo un tramandare oralmente le cose, ora è tutto “statutizzato”, per cui gli errori che si facevano, ora non si possono più fare. Anch’io sono entrato in cammino nel 1990 e ho vissuto sulla mia pelle questo cambiamento. Ricordo che eravamo spaventati di questi cambiamenti introdotti, ma invece sono stati una benedizione. Io non so da quando non assiste a una celebrazione con le comunità neocatecumenali, ma ora (in realtà da una 15 ina di anni) è esattamente come una messa normale, tanto è vero che dagli statuti, la celebrazione eucaristica è entrata di fatto nella pastorale della parrocchia che accoglie il Cammino. È aperta a tutti, venite a vedere con i vostri occhi.

      1. Ma davvero?
        Ora “la celebrazione con le comunità neocatecumenali”
        “è esattamente come una messa normale”?

        Allora prima era una messa a-normale?

        E dunque rispettate alla lettera i Libri Liturgici? Andate in processione a ricevere la Comunione con l’Ostia e con le stesse modalità di distribuzione che vediamo nelle nostre Parrocchie?
        Finalmente vi siete allineati alle disposizioni della Lettera di Arinze? Questa sì che è una notizia! In realtà vi erano stati concessi due anni, soltanto due, dal 2005. Ma come si dice? Meglio tardi che mai.

        Pax

        1. Cara Pax,

          Lo statuto del cammino Neocatecumenale, al numero 13, comma 3 dice:

          “per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”.

          Poi come dicevo in un altro commento:

          “Per quanto riguarda la materia della eucaristia, l’ordinamento generale del messale romano al punto 320 recita: “il pane per la celebrazione della eucaristia, deve essere esclusivamente di frumento, confezionato di recente e azzimo, secondo l’antica tradizione della Chiesa latina”. Quindi come vede, non si fa cenno all’ostia, che nei secoli è stata adottata per ovvie situazioni di praticità dalla chiesa, ma di pane”.

          Poi al punto 321 dell’ogmr si dice: la natura di segno ESIGE che la materia SI PRESENTI VERAMENTE COME CIBO.

          Poi alla fine di questo articolo si recita:

          “il gesto della frazione del pane, con cui l’Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l’importanza del segno dell’unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che “UN UNICO PANE È DISTRIBUITO TRA I FRATELLI”

          Saluti.

          1. Dunque non è affatto vero che la celebrazione neocatecumenale ” ora (in realtà da una quindicina di anni) è esattamente come una messa normale” !

            La verità è che di adeguarvi alle correzioni non ci pensate neppure e, invece di obbedire alla Chiesa, continuate a esporre le vostre arbitrarie e parziali interpretazioni del messale romano (come fate con la Parola di Dio) per legittimare le vostre pratiche strampalate. Dopo anni di violente incursioni di Carmen in Vaticano avete ottenuto la lettera di Arinze che subdolamente avete vanificato.

            Che “la Santa Comunione sotto le due specie i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto” non significa che siete autorizzati a rimettervi seduti trattenendo il Pane per mangiarlo tutti insieme al presbitero che presiede, anche lui seduto, dopo la distribuzione. Questo è un vostro arbitrario comportamento cocciutamente perpetuato dalle origini e guai chi ve lo tocca. Idem per la distribuzione del Vino, fatta in una seconda tornata. Lungi dall’essere il Corpo e il Sangue dell’Unico Cristo immolato per noi, per voi sono due segni, separati e distinti, uno della schiavitù-morte l’altro della libertà-resurrezione.

  24. Continuo nel confermare la veridicità di quanto affermato da Tomista ex NC nella sua risposta a Massimiliano delle 14.07. Fino all’approvazione degli statuti l’eucaristia si riceveva seduti e si consumava seduti dopo che il presbitero o altra persona (rigorosamente maschio, anche senza una formazione specifica) aveva distribuito un pezzo di pane azzimo a tutti. Dopo la distribuzione e prima della consumazione del pane, il presbitero diceva solo “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, al che l’assemblea rispondeva “amen”. Dopo l’approvazione è stato reintrodotto l’Agnus Dei e la recita della formula “Signore, non sono degno…. ma di’ soltanto una parola, e io sarò salvato”. La comunione si riceve solamente in piedi, ma continua ad essere consumata tutti insieme con il presbitero dopo la distribuzione a tutti. Di fatto ci si alza in piedi per pochi secondi solo per ricevere sulle mani il pezzo di pane dal presbitero o chi per lui. In pratica è una farsa, una sorta di contentino per le autorità ecclesiastiche.

    Riguardo al pane, non so se esso segue “le norme dell’ordinamento generale del messale romano”, ma so che a chi lo deve preparare viene data… [NdR. frase monca, manca un pezzo di testo, non è stato tagliato dalla redazione]

    Il pane si prepara secondo una precisa ricetta sui modi di preparazione e sui disegni da fare. Si può usare solo farina di tipo 00. Non so se la preparazione di tale pane segua “le norme dell’ordinamento generale del messale romano”, ma so che questo pane si fa e si usa come “ostia” solo nel cammino neocatecumenale. Tuttavia, devo rilevare che si fa effettivamente attenzione a non disperdere le briciole di quel pane, né durante la consumazione dell’eucarestia né dopo, durante la “purificazione”. Purificazione che però non ho MAI visto fare da un sacerdote né da un diacono, ma solo da responsabili, ostiari o altra persona rigorosamente di sesso maschile.
    Un’altra cosa di cui non si è detto, ma che se non erro è prevista negli statuti è che almeno una volta al mese le comunità celebrino l’eucaristia insieme alla parrocchia, quindi in una messa aperta a tutti.Tali celebrazioni, quando si fanno non sono aperte tutti. In primis sono messe neocatecumenali in toto, solo celebrate in chiesa. Ma le porte della chiesa sono sempre rigorosamente chiuse e si accede sempre da qualche entrata laterale, così che da fuori nessuno può intuire che in chiesa si svolgerà a … [NdR. frase monca, manca un pezzo di testo, non è stato tagliato dalla redazione]

    Infine una cosa che mi ha colpito molto (molto negativamente) e che trovo forse uno dei frutti più avvelenati del cammino, un’aberrazione è il rifiuto e il disconoscimento subito da alcuni ex NC da parte dei propri genitori, che dovrebbero essere le persone che ci amano di più. Mi riferisco sia a Tomista ex NC che ai due ex seminaristi Redemptoris Mater, ora parroci, che hanno dato la loro testimonianza. Questi sono fenomeni da regimi totalitari o che caratterizzano sètte come i testimoni di Geova. Che una madre disconosca e non ami più e allontani il figlio solo perché è uscito dal cammino la trovo un’aberrazione gravissima.Spero per loro che Dio apra gli occhi a questi genitori e li faccia rivedere e chiedere perdono ai figli finché sono ancora in tempo (in vita).E per voi, figli trattati né più né meno che come dei reietti, imploro l’infinito amore di Dio, che possa aiutarvi a lenire queste ferite forse insanabili. Per parte mia non posso capire ma solo immaginare lontanamente la vostra sofferenza, ma vi ricorderò nelle mie preghiere. Ho avuto la fortuna di essere l’unica della mia famiglia di origine in cammino e questo mi ha aiutato a mantenere sempre uno sguardo … [NdR. frase monca, manca un pezzo di testo, non è stato tagliato dalla redazione]

    1. Signora Paola,
      L’ordinamento generale del messale romano, al punto 320 recita: “il pane per la celebrazione della eucaristia, deve essere esclusivamente di frumento, confezionato di recente e azzimo, secondo l’antica tradizione della Chiesa latina”. Quindi come vede, non si fa cenno all’ostia, che nei secoli è stata adottata per ovvie situazioni di praticità dalla chiesa, ma di pane.
      Poi al punto 321 dell’ogmr si dice: la natura di segno ESIGE che la materia
      SI PRESENTI VERAMENTE COME CIBO.
      Poi alla fine di questo articolo si recita: il gesto della frazione del pane, con cui l’Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l’importanza del segno dell’unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che “UN UNICO PANE È DISTRIBUITO TRA I FRATELLI”
      Credo che non debba aggiungere altro a quello che dice L’ordinamento generale del messale romano.
      La pace

  25. Sulla truffaldina approvazione si pensi al fatto che lo Statuto è stato approvato PRIMA del Direttorio. In altre parole, hanno approvato uno Statuto fondato su testi catechetetici ancora sub iudice e poi rivelatisi zeppi di eresie e balordaggini. Strano iter, vero?

    A Massimiliano che ripete le solite menzogne a pappagallo, ricordo tutte le principali disobbedienze al vostro Statuto e al Messale:

    1- nel gruppo di preparazione DEVE esserci il sacerdote e non c’è mai;

    2- ammonizioni e ambientale sono l’eccezione e non la regola;

    3-Eucaristia: potete SOLO restare in piedi al vostro posto. Dovreste comunicarvi DOPO il sacerdote e ognuno singolarmente immediatamente ricevuto il Pane e non tutti insieme;

    4-Purificazione: può farla SOLo il sacerdote, il diacono o l’accolito istituito, e invece provvede ostiario o responsabile.
    Confermo gli abusi elencati da Paola. Ne sono stato testimone.

    Senza dimenticare l’obbligo della decima, la pretesa dei catechisti di dare ordini su coscienza, libertà, famiglia, sessualità, lavoro, figli, beni e quant’altro, i peccati confessati pubblicamente negli spietati scrutini.

    Massimiliano, Gesù perdonava tutti meno gli ipocriti. Regolatevi tu e… [NdR. frase monca, manca un pezzo di testo, non è stato tagliato dalla redazione]

  26. Caro Massimiliano
    Mio ex fratello di fede neocatecumenale.
    Tu dici che nel direttorio catechistico del cammino neocatecumenale approvato nel 2010 dalla Chiesa non c’è nulla di corretto ma c’è solo qualche nota presa dal CCC .
    Bene, io penso che quello che tu dici non corrisponde alla verità.
    Possiamo risolvere questa cosa in modo molto semplice, fai in modo e maniera di pubblicare tutto il Direttorio Catechistico così tutti noi odiatori professionisti possiamo ricrederci ed abbracciare nuovamente la nuova estetica neocatecumenale.
    Vedi come è facile!!!!
    LUCA

    1. Caro Luca,
      Come ben sai, l’articolo 8 dello statuto del Cammino Neocatecumenale, recita che il l’itinerario è suddiviso in tappe, con catechesi e celebrazioni proprie per ciascuna tappa. Credo sia ovvio quindi, che il direttorio catechetico non possa essere pubblicato e fruibile a tutti, ma solo “agli addetti ai lavori “, catechisti, Parroco, vescovo ecc. Un consiglio, chiedi al tuo Parroco di poterne prendere visione, penso dovrebbe accogliere favorevolmente la tua richiesta.

      1. Caro Massimiliano,

        Il mio parroco non ha nessun direttorio catechetico del cammino neocatecumenale.

        Ho scritto alla Pontificia commissione per i laici e mi hanno risposto di chiedere al cammino neocatecumenale.

        Sono andato alla vostra sede di via del Mascherino a Roma e mi hanno detto che i volumi non sono in vendita ma possono essere comperati a 10 euro a volume, solo dai catechisti neocatecumenali ma solo il volume relativo alla tappa che devono riportare alla loro comunità.

        Massimiliano, ma di quali “addetti ai lavori” stati parlando.

        Voi neocatecumenali siete l’unico movimento nato dal Concilio Vaticano II che avete un “catechismo privato” inaccessibile al popolo cristiano.

        Massimiliano voi siete l’unico movimento che produce 4 documenti l’anno che vengono ripetuti a porte chiuse solo ed esclusivamente tra di voi, senza nessuna approvazione della Chiesa e nessuna pubblicazione.

        Parlo delle catechesi di inizio anno e delle catechesi dei tempi forti della Chiesa, cioè Avvento,Natale, Quaresima e Pasqua.
        In 50 anni di cammino parlo di 200 documenti riservati e segregati che vi cantate e vi suonate tra di VOI.

        Massimiliano quando cominci a fare il serio?
        LUCA

      2. Caro Massimiliano,
        Sullo statuto non c’è alcun articolo che spiega che il Direttorio Catechetico vada segregato.
        Se il cammino neocatecumenale fosse un movimento serio smetterebbe di fare questi giochini delle tre carte con la Chiesa e con la gente.
        Non esistono documenti di fede segreti e segregati.
        Non esistono documenti di riferimento di movimenti che non sono pubblici e pubblicati.
        Cosa state nascondendo e da chi vi state nascondendo?
        Perchè vi ostinate a prendere in giro la gente.
        Se avete un documento prodotto dal vostro fondatore dove c’è tutta la dottrina del movimento perchè avete paura di pubblicarlo.
        E non mi dite che rovinate la sorpresa ai vostri adepti, perchè diventate ridicoli.
        Voi rifiutate il confronto, rifiutate la trasparenza, rifiutate la limpidezza verso le persone, le vostre tappe sono un segreto di pulcinella
        Se non lo pubblicate, avvalorate il sospetto che il documento che usate non sia quello che vi ha approvato la Chiesa.
        Vi è chiaro il problema?
        Massimiliano a me va bene anche così , essere omertosi e bugiardi è forse il miglior modo per allontanare la gente.
        Potevate essere qualcosa di buono. Peccato,siete una occasione sprecata!!!…

        1. Caro Luca,
          Veramente sullo statuto non c’è scritto neanche da quanti volumi è composto il direttorio e nemmeno il tipo di carta usato. Non capisco proprio questa polemica. Il Neocatecumenato, con gli ultimi statuti, è utilizzato anche come “catecumenato degli adulti”, quindi io non vedo quale sia il problema se i documenti relativi al catecumenato, siano fruibili solo dagli addetti ai lavori. Non c’è sicuramente nulla da nascondere, visto che sono documenti in possesso degli organi ecclesiali competenti, dei Parroci e dei catechisti, ma soprattutto, se in caso di catechesi o passaggi, ne vengono resi edotti i neocatecumeni (o i catecumeni). Non può esserci poi nessun sospetto che i documenti usati per le catechesi, non siano quelli approvati, semplicemente perché gli stessi documenti li ha il Parroco e il Parroco o un suo collaboratore è sempre presente durante le catechesi. Se fossero “secretati”, come dici maliziosamente, non sarebbero in possesso di nessuno.

          1. Caro Massimiliano.

            Ti ho già detto che il Direttorio catechetico non è in possesso del mio parroco é neanche dei suoi collaboratori. Lo hanno solo i catechisti del cammino neocatecumenale e neanche tutto ma solo il volume relativo alla tappa che sono abilitati dai loro catechisti a portare solo oralmente nella comunità a loro assegnata.

            Durante queste catechesi non è possibile fare registrazioni non è possibile neanche prendere appunti o fare domande.

            Si deve solo ascoltare e basta c’è una comunicazione unilaterale, il catechista parla e il catecumeno ascolta senza alcuna relazione o spiegazione dei contenuti propinati.

            Il catechista è chiamato a seguire scrupolosamente il Direttorio catechetico che và imparato praticamente a memoria. Si fa così perché il catechista non necessita di alcuna preparazione religiosa, dottrinale o liturgica, per diventare catechisti basta essere votati dalla comunità e fare due ascolti della catechesi da riportare ai propri catecumeni.

            Ecco perché non sono ammesse domande perché il catechista medio non sa rispondere, conosce solo il cammino e la catechesi che deve riportare e per Kiko non serve altro.

            LUCA

          2. Caro Massimiliano
            Altra grande idea geniale del tuo Signore e padrone Kiko Arguello è stata quella di non definire neanche quanti sono i libri del direttorio catechetico, così può continuare imperterrito ad aggiungere tappe su tappe al suo percorso infinito verso il nulla.
            Articolo 22 dello statuto Educazione permanente:

            «la comunità neocatecumenale: perseverando nella celebrazione settimanale della parola e delle eucaristia domenicale e nella comunione fraterna attivamente inserita nella pastorale della comunità parrocchiale, per dare i segni dell’amore dell’Unità»

            Ma chi li vede in Chiesa la domenica e inseriti nella pastorale della parrocchia nell’amore e nell’unità, continuano per conto loro e sotto il comando dei catechisti anche dopo che hanno finito il cammino.

            Altro che rinnovamento della parrocchia.

            LUCA

          3. Intervengo con pacatezza esprimendo che apprezzo del Sig. Massimiliano (e lo dico senza ironia, con autentica sincerità). Apprezzo la passione con la quale difende da una parte, non dando però risposte esaurienti dall’altra. E sempre ribadendo la mia sincerità scevra da qualsiasi sottile ironia, credo che egli meriti tutto il rispetto dovuto ad un avvocato d’ufficio che si ritrova a difendere un ladro arrestato con la refurtiva in mano dalla polizia dopo che le videocamere di sorveglianza avevano ripresa dall’inizio alla fine tutta la scena del furto. Quel ladro ha bisogno di difesa, e deve essere difeso. E siccome più avvocati si sono rifiutati, il compito è toccato all’avvocato d’ufficio, al quale, ripeto, si deve tributare tutto l’onore del caso, perchè lo merita.

            Sono un presbitero ambrosiano. Non sono mai stato parroco titolare perchè svolgo attività di canonista in alcuni uffici diocesani, quella di difensore del vincolo e quella di insegnante di questa materia. Con questo vario genere di impegni non potrei reggere una parrocchia, però vivo da sempre in parrocchia, e sono vicario parrocchiale aggiunto.

            Il caro padre Ariel menziona, nel suo scritto, il nostro compianto vescovo, card. Carlo Maria Martini, narrando che i neocatecumenali in diocesi, non li gradiva. Ha detto il vero, ed altri dettagli andrebbero aggiunti, meglio però evitare di farlo. Posso dire, comunque, che la nostra di Milano è una diocesi un po’ particolare, perché ha un rito proprio (l’ambrosiano) di cui in genere, tutti i preti, dai così detti conservatori ai progressisti, sono piuttosto gelosi. E questo è stato un problema non indifferente, con il Cammino, che di fatto rivendica l’uso di un … “rito proprio”.

            La nostra diocesi conta oltre 1.100 parrocchie per un numero di fedeli superiore a 5 milioni e, se non vado errando, nella città di Milano, le parrocchie in cui è presente il Cammino Neocatecumenale, sono 3 o 4. Questo già lascia capire tutto: di fatto, questo movimento, da noi è inesistente. Più tentativi nel tempo sono stati fatti e con più parroci, questa la mia esperienza diretta: quando si presentarono al parroco della mia parrocchia di residenza dei “catechisti itineranti”, il parroco rispose che noi non eravamo terra di missione e che la nostra diocesi ha inviato missionari per il mondo sin dall’epoca di san Carlo Borromeo e che tutt’oggi ha un considerevole numero di propri sacerdoti in varie terre di missione.

            Cambiarono registro e, dopo alcuni mesi, si ripresentarono, e lo fecero in altro modo. Fu allora che il parroco chiese a me di vederci chiaro e a fondo, anzitutto da un punto di vista canonico. Per prima cosa, domandi di poter visionare i loro statuti ma soprattutto i testi del catechismo approvato. Per tutta risposta mi presentarono il decreto del Pontificio consiglio per i laici che nel 2012 approvava gli statuti. Ribadii che non volevo visionare un decreto, reperibile all’istante sul sito della Santa Sede, ma i testi dei loro statuti e soprattutto quelli del catechismo adottato e approvato dalla Santa Sede. Tergiversarono in vario modo, ribadendo (come ho letto in vari interventi in questa pagina di discussione), che loro erano stati approvati ed erano stati promossi dalla chiesa e dai papi. Però, questi statuti e soprattutto i testi del catechismo approvato, non saltarono mai fuori, e mai furono esibiti.

            Posso testimoniare che sono stati fatti vari altri tentativi analoghi con diverse altre parrocchie di Milano, e diversi altri parroci si sono rivolti a me, sapendo che mi sono occupato a più riprese in passato dei vari aspetti giuridici dei movimenti laicali. Tutti i parroci avvicinati hanno chiesto gli statuti e soprattutto i testi del catechismo approvato, tutti hanno ricevuto le stesse risposte, e a nessuno sono stati dati.

            Posso solo concludere dicendo che chiunque venga da me e mi domandi di esibirgli il codice di diritto canonico, io prendo il codice e glielo esibisco, e, se qualcuno mi dice che vuole leggerlo, o gli dico dove può acquistarlo, oppure, in modo gentile, glielo offro in prestito,dicendogli di avere cura di restituirmelo quando lo avrà letto.

            Dunque questi statuti ma soprattutto i testi approvati del catechismo, dove sono reperibili? A me non interessa leggerli, e non credo che interessasse nemmeno ai diversi parroci di cui dicevo sopra, ma se un movimento laicale domanda di poter entrare in una parrocchia e di poter usufruire per le proprie attività di una parrocchia, bisogna vagliare di che movimento si tratta, come è strutturato e organizzato, quali sono le sue finalità scritte nero su bianco e soprattutto, avendo un catechismo approvato, quale genere di linea catechetica segue. Questo infatti non lo dice e non lo spiega un decreto di approvazione del Pontificio consiglio per i laici, che tra l’altro non indica affatto: “Sono approvati, prendeteli a scatola chiusa!”. O no? Altrimenti, basterebbe prendere il decreto di approvazione di una legge e dare esecuzione a quella legge senza però conoscere il testo della legge, ma solo il suo decreto di approvazione.

            don Giovanni da Milano

  27. Sono rimasta in religioso silenzio dopo aver letto il suo splendido capolavoro, carissimo Padre Ariel.
    Esso mi ha stupita come un immenso, insperato regalo a lungo desiderato ma che ormai non si credeva più di poter ricevere.
    Sento prepotente il bisogno di farle giungere l’espressione profonda della mia immensa gratitudine.
    Ringrazio Iddio che le ha concesso di dedicare tanto tempo a questa opera meritoria.
    Il suo pregio più grande è che lei è un Sacerdote, finalmente!

    Dai tempi di padre Zoffoli mancava una presa di posizione così netta, messa nero su bianco.
    Da anni combattiamo da soli (anche io collaboro al Blog “Osservatorio secondo verità sul C.N.”), così credevo, con la grande amarezza che proprio i nostri Pastori, a tutti i livelli, ci avessero lasciati soli.
    Molto dobbiamo a Tripudio che da sempre si è speso per questa missione di fare “Verità” senza aver mai fatto parte personalmente del Cammino, come a Lino Lista, scomparso recentemente e che, ne sono certa, continua con le sue preghiere a sostenerci.

    Anche io testimonio l’inutilità (apparente?) di tutte le nostre denunce a Parroci, Vescovi, Cardinali, Congregazioni e anche al Papa in persona.

    Leggo che lei ha, a supporto delle sue affermazioni, un archivio ricco di esperienze di sacerdoti che hanno firmato e certificato le loro testimonianze dirette. Questo mi consola e mi ridona speranza. Uno dei dolori più grandi con cui ho dovuto convivere è stato proprio il senso di abbandono da parte di chi doveva prendersi cura del gregge devastato dai lupi sotto i loro occhi impunemente e vedere la complicità di alcuni pastori con i lupi stessi, abilissimi a travestirsi da pecore, o a corrompere – se necessario – con prebende economiche o assicurazioni di promozioni ecclesiastiche (anche di questo sono stati capaci, e io ne sono testimone).

    Non sono intervenuta finora per non rischiare di scrivere a fiumi come potrei e forse aggiungendo ben poco.

    Per questo ho esordito con l’espressione “religioso silenzio” ma sono pronta, per la mia parte – tengo a dirglielo – a intervenire qualora ce ne fosse bisogno per suffragare e sostenere quanto lei afferma dalla parte del clero che, in un modo o nell’altro, ha avuto a che fare col cammino neocatecumenale. Ossia, sono pronta a confermare, con la mia trentennale esperienza nel cammino, che mi ha portata fino a prestare per un lungo periodo un servizio di catechista in mezzo agli itineranti, sotto la diretta guida di Kiko e Carmen, che così ho avuto modo di “conoscere” in prima persona. Dunque non parlo per sentito dire.

    Per anni inutilmente ho conosciuto l’impossibilità di cambiare le cose dal di dentro, finché ho capito che nulla c’era da cambiare poiché il cammino è marcio di suo e il seme che lo ha generato non è quello del Buon Seminatore ma del Diavolo travestito da angelo di luce. Ormai è molto tempo che Kiko ha gettato la maschera e solo i suoi sodali, che hanno come lui di che guadagnare da questo vergognoso ambaradan, o i suoi adepti lobotomizzati e ridotti in perfetta schiavitù – in una sorta di dipendenza da cui hanno paura di uscire – si prodigano nel dare prova di credere ancora in lui.

    Ma i dubbi serpeggiano, un malessere crescente si diffonde e nulla succede, poiché tutti questi sventurati preferiscono continuare a prendersi in giro da soli pur di continuare sulla giostra di kikolandia che li preserva dal guardare in faccia la realtà della vita della quale hanno paura e nella quale ormai si muoverebbero come dei disadattati totali. Ragion per cui molti dei fuorusciti finiscono sul lettino di psichiatri e psicanalisti e non trovano chi possa curarli. Bel cammino per adulti! Bella formazione, non dico per formare “cristiani adulti” ma anche solo “uomini maturi”.
    Mi fermo qui.

    Due soli punti voglio sottolineare e portare in evidenza:

    1. Le denunce minacciate in extremis.
    Sono dei pagliacci ridicoli. Quando lo scontro arriva all’ultimo atto ti mettono davanti il formidabile spauracchio della denuncia. Ho avuto l’onore di sentirmi rivolta questa minaccia da Kiko stesso imbestialito.
    Ad oggi sto ancora aspettando, poiché gli dissi che ero davvero contenta di questa sua decisione e che non vedevo l’ora di potermi confrontare con lui e Carmen davanti ai Dicasteri competenti (la denuncia alla Santa Sede doveva vertere, tanto per cominciare, sul rifiuto di obbedirgli).

    Inutile chiarire, ma lo faccio lo stesso, che si è guardato bene dal denunciarmi, ut semper! Da parte nostra molte volte abbiamo inoltrato esposti e quant’altro alla Santa Sede, senza essere mai convocati e senza mai ricevere una qualche risposta per iscritto.

    2. Qui si inserisce il secondo punto:

    È sorprendente, ma forse no, visti i soggetti in questione: mentre da una parte, come era facile prevedere, nessuna denuncia è mai partita da parte loro nei nostri confronti (mica sono scemi!) – sono partite, invece, e andate a segno numerose “calunnie” di ogni tipo contro le nostre persone, soprattutto volte ad infangare il profilo morale. Adulteri, crisi matrimoniali e con i figli, figli sbandati, ovviamente, ingoiati dal mondo … di tutto.

    È questo il loro modus operandi. Questa la squallida e – questa sì – consolidata “prassi del cammino neocatecumenale”. Su essa non spendo altre parole. Il Signore stesso ci ha difesi e preservati, facendoci camminare in mezzo a serpenti e scorpioni. Dandoci forza per ricostruire una vita distrutta che era tutta improntata al cammino, il Signore ci ha sostenuto e benedetto ed oggi tutto è molto meglio di quando eravamo con loro e non immaginare cosa sarebbe oggi se fossimo rimasti in mezzo a loro! Mi viene la pelle d’oca e compiango chi conosco molto bene e ancora sta lì.

    Aggiungo solo che sono dolorosa testimone che, specie nei riguardi dei Parroci e anche dei Vescovi che ritenevano “nemici” hanno messo in campo sempre e puntualmente questa strategia della calunnia. Per alcuni veniva messa in giro la voce che avessero l’amante (che poi puntualmente era quella che comandava in Parrocchia …. ecco perché il cammino “santo” era perseguitato … ovvio la “grande meretrice”!) per altri, degni di un trattamento più raffinato, la voce peggiore (menzogna) che mettevano in giro era che fossero pedofili, insidiatori di ragazzini o di bambine.
    Ma guarda un poco; per poi scoprire che tra i loro più grandi amici e potenti protettori ci sono proprio i più famosi pedofili seriali della vergogna che si aggirano nella Chiesa!
    Scusate questo mio intervento.

    Grazie di tutto e grazie ancora, a nome di tutti quelli come me, che tante ferite, inferte dallo spietato cammino kikiano/carmeniano, hanno dovuto curare, e siamo in tanti!

    Pax

  28. Buongiorno don Ariel,
    Sono Massimiliano e le chiedo scusa se intervengo di nuovo. Premesso che ieri ho inviato una risposta alla signora Paola che mi accusava di essere un mentitore e non ho visto la pubblicazione del messaggio. Comunque volevo invitarla a guardare nel blog osservatorio e osservare i frutti dell’odio instillato anche attraverso il suo post. Come può vedere, sono sottoposto a un linciaggio, assolutamente in contumacia, solo per aver espresso il mio parere sul suo blog. Questo è quello che ieri intendevo, se creiamo divisione tra i cristiani, questi sono i frutti che raccogliamo e non siamo certo portatori di pace. Portando bensì divisione, inimicizie, odio e basta. La saluto e la ringrazio.
    La pace

    1. Dopo la sua segnalazione è stata inserita, non è dipeso da noi, ma dal fatto che il suo era un testo composto da pezzi inviati a più riprese da attaccare assieme.
      Se quanto pubblicato non è corretto ce lo invii di nuovo che correggiamo o lo inseriamo.

      Tante grazie.

  29. A Massimiliano
    Apostata perché da tale mi trattarono quando me ne andai.
    Odio,violenza? Mai quanto i miei ex kikatekisti con i malcapitati che piangevano durante i feroci scrutini. Se cerca vero odio, dica ai catechisti che non dà la decima perché ha fatto elemosina, vedrà che odio!
    Che pensa di Kiko esorcista e di quelli che lo imitano? Chieda a un esorcista vero cosa significa.
    Statuto approvato? Senza odio le domando: lei obbedisce alla Chiesa?
    Più precisamente, secondo lo Statuto :
    Nel gruppo di preparazione ci deve essere sempre il sacerdote.
    Ammonizioni, ambientale e risonanze si tengono solo in casi eccezionali e non sempre.
    La celebrazione deve essere aperta a tutti, la vostra c’è nell’orario parrocchiale?
    Libri Liturgici, Il papa ha ORDINATO DI SEGUIRLI FEDELMENTE SENZA AGGIUNTE NE’ OMISSIONI:
    Usate un altare consacrato, con ceri “normali” ?
    La Comunione la fate DOPO il sacerdote e ognuno immediatamente ricevuto il Pane?
    La purificazione la fa il sacerdote, il diacono o l’accolito istituito?
    Fate il ringraziamento al termine anziché il balletto?
    Ultima domanda. perché la liturkikia è intoccabile e la Liturgia no?
    Obbedisce la sua comunità alla… [NdR. frase monca, manca un pezzo di testo, non è stato tagliato dalla redazione]

  30. Per Massimiliano
    Nessuno la sta linciando. Diciamo solo che lei mente e sa di mentire, come può rendersi conto chiunque assiste ad un’eucaristia (messa) neocatecumenale.

  31. Caro Massimiliano
    Non c’è alcun linciaggio morale.
    Tu sollevi questioni.
    Tu affermi delle cose.
    Tu dai del bugiardo agli altri.
    Tu pensi di parlare con gente che non conosce il cammino neocatecumenale.
    Massimiliano non è così.
    Chi ti risponde e ti fa domande a cui tu non rispondi, conosce molto bene la realtà del cammino neocatecumenale.
    Massimiliano smetti di fare la vittima è se vuoi un dialogo costruttivo entra nel merito delle questioni.
    Rispondi con fatti oggettivi a fatti oggettivi che ti vengono proposti.
    Se non sei in grado di argomentare smetti di dire cose che non puoi dimostrare e smettila di lamentarti.
    Massimiliano sei un po’ confuso e fuori dalla realtà.
    Ti consiglio di parlare con i tuoi catechisti e chiedere a loro quello che devi scrivere.
    Fai un servizio migliore al tuo Signore e padrone Kiko Arguello smettendo di dire baggianate.
    LUCA

  32. L’intenzione di questo don Ariel è chiara, vuole solo provocare e guadagnare visibilità. Del resto è la stessa cosa che tutti quelli come lui hanno fatto e vogliono fare, quindi cari appartenenti al Cammino, perchè ci cascate sempre? Quanto scrive Don Ariel è di una banalità sconcertante e anche il più sprovveduto, degli appartenenti al Cammino, saprebbe confutare, quelle che sono le solite scemenze. Perché perdete il vostro tempo con costoro? Vogliono solo visibilità per vendere qualche libro. A noi cosa interessa di cosa pensa Don Ariel? La Chiesa ci ha approvato? Il Papa ci sostiene? Non perdete il vostro tempo appresso a queste stupidaggini.Buona giornata.

    1. Caro Giovanni,

      io dirigo una rivista che nel corso degli ultimi tre anni ha superato i trenta milioni di visite. Lei crede che questo sia avvenuto grazie alla critiche ai neocatecumenali, ai quali mai avevo dedicato in precedenza uno scritto? O crede forse che questo scritto pubblicato oggi abbia data alla nostra rivista una visibilità … retroattiva?

      Veniamo alla banalità di cui lei mi accusa, rispondo: banale è il vostro falso profeta e cattivo maestro Kiko Arguello che afferma pubblicamente di compiere esorcismi e di comandare ai Dèmoni [ cf. http://www.youtube.com/watch?v=Xl1vv1dEiiU ] ecc … ecc …

      Io che sono un ministro in sacris, per poter esercitare il ministero di esorcista – esercitato solo alcune volte e su richiesta di alcuni esorcisti anziani che ritenevano di non avere la necessaria resistenza fisica e psicologica richiesta da quei casi particolarmente turbolenti – ho prima ricevere il ministero dal vescovo, con autorizzazione scritta e messa agli atti, poi sono stato ulteriormente autorizzato ad esercitarlo a precise regole e condizioni. Potrei invece sapere, al laico Kiko, chi ha dato questo mandato, visto che i preti stessi, senza espressa autorizzazione del vescovo, non possono esercitare il ministero di esorcista ?

      Le rispondo circa il fatto che io direi scemenze: lei pensa, dinanzi ad una platea di 100 persone, di poter reggere e sostenere con me, non dico uno discorso teologico, ma un discorso seriamente improntato sul Catechismo della Chiesa Cattolica, rispondendo con piena conoscenza e cognizione ad ogni quesito? Se è in grado di farlo, mi dica presso quale pubblica sala possiamo trovarci dinanzi ad un pubblico di ascoltatori.

      Le rispondo circa il fatto che a lei non interessa che cosa pensa don Ariel: ma lei lo sa, o meglio le è chiaro, che questo “scemo” di don Ariel, per mandato ricevuto dalla Santa Chiesa, celebra il Sacrificio Eucaristico, battezza, assolve dai peccati, amministra l’unzione agli infermi, ed ha ricevuto, per Sacramento di grazia il triplice munus: docendi, gubernandi, santificandi che nessuno ha mai invece conferito ai laici confusionari Kiko e Carmen? E lei mi chiama diffusore di “scemenze” al quale non prestare ascolto?

      Segue quindi la sua filastrocca: la Chiesa ci ha approvato … il Papa ci sostiene …
      Ebbene come mai, lei, negando l’evidenza dei fatti, omette di accettare e di ammettere che la Chiesa vi ha approvati dopo avervi riscritti di sana pianta gli statuti e che Benedetto XVI e Francesco I vi sostengono al punto tale che, ad ogni discorso ufficiale, vi hanno fatto ripetuti e severi richiami, che se lei sapesse leggere, potrebbe trovare tutti quanti pubblicati negli atti ufficiali della Santa Sede? Perché nel mio scritto, io riporto i fatti e gli atti ufficiali.

      Negare l’evidenza dei fatti è tipico dei settari appartenenti alle psico-sétte. E adesso mi dica, chi dei due, lei od io, è uno stupido che dice scemenze?

      La ringrazio comunque ed in ogni caso, lei ha data pubblica conferma del modo in cui, i kiliani messianici ed eletti tra gli eletti, sono abitualmente soliti trattare i sacerdoti.

      1. Mi dispiace Don Ariel,quanto scrive non merita alcuna replica, benchè potrei facilmente confutare punto per punto.Non perchè abbia una sapienza o intelligenza particolari,ma perchè le sue tesi sono quelle trite e ritrite,anche piuttosto banali,dette già da altri. Credo che non sarebbe male se avesse maggior rispetto per i Papi che si sono avvicendati e che mi sembra abbiano più che risposto.Mi duole dirlo ma si tratta di argomenti superati che sarebbe meglio mettere in soffitta.Lei sa benissimo che nella Chiesa esistono organi preposti alla tutela della ortodossia della fede,se ha dei dubbi forse ,la cosa più opportuna ,sarebbe rivolgersi ad essi.Parafrasando la famosa lettera del Card.Ruini, inviata a Zoffoli,la inviterei a non formulare giudizi,lasciando, a chi di dovere,il compito di vigilare. Non so se ha letto i discorsi di San Paolo VI e di San Giovanni Paolo II,di Benedetto XVI e di Papa Francesco,sul Cammino,se non l’ha fatto,la invito a farlo ,credo che non se ne pentirà.Sono convinto che lei è solo in cerca di visibilità.mi scusi la franchezza.Non ho altro da aggiungere.le auguro buona giornata e la ricorderò nelle mie preghiere

        1. Mi dispiace, sono io che non posso replicare. Dinanzi a chi rifiuta la realtà ed il dato di fatto, posso solo, seguendo l’esempio di Cristo Signore, chinarmi in silenzio a scrivere sulla sabbia [cf. Gv 8, 3-6].

          Purtroppo lei nega ostinatamente che sia documenti scritti dagli appositi dicasteri, sia nei discorsi dei Sommi Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I, ci sono duri e severi richiami a:

          1. il totale rispetto dei libri liturgici ed in particolare della istruzione Redemptionis Sacramentum;
          3. il rispetto dei parroci e dei sacerdoti che non sono figure accessorie a quelle dei laici ;
          4. il severo invito al rispetto delle comunità parrocchiali ;
          5. il severissimo invito a non presentarsi in zone cosiddette di missione con modi prestabiliti e soprattutto impositivi;
          6. la piena libertà delle persone a scegliere un percorso di fede diverso dal Cammino;

          ecc … ecc …

          inutile ribadire quello che ho scritto, se lei non intende leggerlo o se lei tenta di manipolare la realtà, quindi sono io che prego per lei, perché lo Spirito Santo, quello vero, le menti le apre e non le chiude.

          Mentes tuórum vísita [visita le nostre menti] … Accénde lumen sensibus [sii tu la luce dell’intelletto]

          1. Caro confratello Ariel, sia lodato Gesù Cristo! E grazie per il lodevole e utile lavoro che hai fatto.

            Sono un presbitero romano, ho 82 anni, da 4 ritirato a vita privata con vari acciacchi di salute, oggi esercito funzioni di cappellano presto un istituto di religiose nella zona dei Castelli Romani e mi preparo al mio incontro con Dio.

            Volevo scriverti una testimonianza ma il tuo botta/risposta con questo signore mi ha spiazzato: che dire? Solo poche parole, giacché costui cita tra l’altro il Card. Camillo Ruini, che io ho conosciuto molto bene e per varie ragioni.

            All’epoca che ero parroco di una parrocchia di Roma richiamai i neocatecumenali (che ivi trovai già insediati da anni) al rispetto di varie regole, a partire da quelle liturgiche, ma soprattutto chiarii che se volevano delle catechesi su temi specifici di loro scelta, le avremmo fatte io e gli altri tre vicari parrocchiali, dopodiché i loro catechisti avrebbero potuto parlare e istruirli al cammino.

            Il capo dei catechisti mi aggredì letteralmente, e in pubblico mi accusò di non avere rispetto del laicato nella Chiesa, e mi sbeffeggiò davanti a tutti. Alla fine disse testuali parole che testualmente riporto: “tu del concilio non c’hai capito un cazzo, studialo!”.

            Chiariamo: all’epoca avevo 68 anni ed avevo insegnato per 30 anni ecclesiologia e per anni fui tra i formatori al Seminario Maggiore Romano. Parole sante Ariel quando tu nel tuo ottimo lavoro parli dei … rispettabilissimi muratori scesi dalle impalcature ripieni di Spirito Santo che lanciano strali e danno lezioni al mondo intero.

            Praticamente a me è accaduto che, un inserviente dell’ospedale, davanti a tutti, aveva detto al chirurgo di imparare cosa fosse la chirurgia.

            E veniamo all’allora Cardinal vicario Camillo Ruini citato a sproposito e pro domo sua da questo signore: dopo avere sbattuto fuori i neocatecumenali dalla parrocchia, andai dal Cardinal Vicario, e gli narrai il fatto, e la decisione da me presa. la risposta fu la seguente: “Hai fatto bene. Ma sai, purtroppo, sono soggetti particolari e non sempre facili da gestire”.

            Punto, non ho altro da aggiungere.

            Lettera Firmata

        2. Per Giovanni:

          Se replicare alle affermazioni documentate di Don Ariel è così semplice, perché non lo fa? Per la stessa ragione per cui nessun neocatecumenale MAI risponde punto per punto alle osservazioni sulle diverse irregolarità liturgiche, diciamo così, e inosservanze degli statuti e altre pratiche non in linea con la Chiesa cattolica (vedi scrutini “scarnificatori” di coscienze, a mo’ dell’Inquisizione, vedi obbedienza ai catechisti, vedi testi delle catechesi inaccessibili ai semplici fedeli e ai parroci, ecc.).

          E la ragione è che non saprebbe cosa rispondere, non essendo in grado di farlo. Massimiliano ha citato il Messale romano riguardo al pane, ma su tutti gli altri punti ha taciuto.

    2. Cominci pure a confutare, signor Giovanni.

      Attenderemo con ansia il suo lavoro.
      Dimostri che il Cammino non compie alcun abuso liturgico, che i catechisti durante gli scrutini rispettano il foro interno (così come prevede il vostro statuto), che la decima non esiste, che i “mamotreti” non sono stati corretti riguardo al sacrificio della Messa, alla presenza reale, alla redenzione, alla soddisfazione vicaria, al sacerdozio ministeriale, al Sacramento della Penitenza, all’escatologia intermedia, all’esegesi sulla legatura di Isacco, alla “necessità del demonio” (controlli…controlli pure, quinto volume, “Iniziazione alla preghiera”), alla parentesi costantiniana, eccetera eccetera, eccetera.

      O la Chiesa Cattolica ha cambiato Dottrina ed ha canonizzato l’eresia o Kiko è eretico (se invece lo è stato e si è ravveduto, non ha comunque ritrattato né chiesto pubblicamente perdono).
      Tertium non datur.

      Risponda con argomenti se ne è in grado e lasci perdere gli slogan.

  33. Ho aspettato a lungo per scrivere la mia esperienza perché faccio tuttora parte del cammino e ho sposato una donna che ha iniziato il cammino da giovane e me lo ha fatto conoscere. E’ una moglie meravigliosa che ha ben chiara la sua vocazione di moglie e di madre. Devo ammettere che ciò è dovuto anche a ciò che le hanno detto nel cammino sulla bellezza del matrimonio etc. ma anche al fatto che ha frequentato i corsi di Assisi (vocazionale e fidanzati di P. Marini). Quindi una kikiana anomala, perché non ha seguito solo il cammino.

    Ma vengo alla mia esperienza: mia moglie mi ha invitato, onestamente senza pressioni, a entrare nel cammino perchè volevamo fare un percorso di fede comune e ci sembrava di fare la cosa giusta. La comunità che frequentiamo è fatta dal 90% di figli del cammino, tutti bravi ragazzi e anche i responsabili sono brava gente. Fino a poco tempo fa avevamo catechisti “morbidi”. Ma da quando ci hanno messo dei nuovi megacatechisti arrivati da Roma, le cose si sono fatte “serie”. Sono più rigidi e inflessibili sulla frequenza al cammino. Tutto quello che dicono è accettato perché in loro “parla lo Spirito” e non si discute.

    Se non vai all’Eucarestia del sabato perché hai un motivo più che valido, e puoi andare il giorno dopo a Messa in parrocchia, ti ordinano che invece devi andare alla celebrazione del sabato. Confermo che l’Eucarestia che si fa nel cammino è di fatto un’altra messa, più vicina a quella protestante che a quella cattolica. Se penso che Paolo VI, nella riforma liturgica soppresse liturgie antiche e bellissime (si salvò quella Ambrosiana grazie al Card. Colombo e forse qualche altra) in nome dell’unità, perché il CN se ne è potuta inventare una tutta sua?

    Mi fa male, ad esempio vedere che di fronte a Gesù Eucaristico non ci si inginocchi mai, al massimo un inchino e che alla fin fine il momento più importante sia la liturgia della Parola e non la liturgia Eucaristica, vissuta come banchetto non certo come sacrificio espiatorio e di adorazione. Comunque il massimo della perplessità l’ho vissuto nei cosiddetti annunci di Quaresima, Avvento etc. dove il megacatechista laico parla per ore come un invasato, magari di fronte a sacerdoti e frati silenti. Indubbiamente ho visto anche del buono, vite cambiate e conversioni, ma se il risultato è creare una chiesa di fatto parallela a che serve tutto questo?

    1. L’anno scorso, dopo 10 anni, mi sono tolto di mezzo per percepire tutte queste cose e vedere testimonianze di persone che se ne sono andate. In effetti vediamo i frutti, ma come hai detto tu non funzionano se stanno creando una chiesa parallela.

      Vedo questo Massimiliano che rifiuta tutte le prove che il Cammino sta facendo male alla Chiesa, solo per vedere i suddetti frutti, ma preferisce non vedere che tutto ciò ha avuto gravi conseguenze.

      Non sarebbe meglio per noi cercare di produrre gli stessi frutti che afferma di esistere all’interno della chiesa, in modo che tutte le persone possano assaggiarli e non solo i membri del Cammino?

      La pace di Cristo a tutti.

      Congratulazioni per il tuo coraggio, Dom Ariel (Non so se è tradotto bene dal portoghese all’italiano, ho usato il traduttore di google)

      1. Querida Senhora,

        você tem um bom tradutor, porque sua tradução do português para o italiano é muito compreensível.

        ***

        Cara Signora,

        ha un buon traduttore, perché la sua traduzione dal portoghese all’italiano è molto comprensibile.

    2. Gentile anonimo,

      sono stata in camino quasi 30 anni, entrando a vent’anni.

      Ho ricominciato il cammino insieme a mio marito, che non vi apparteneva. All’inizio anche io vedevo dei buoni frutti, insieme però a molti esempi negativi da parte dei catechisti, dei fratelli di comunità più anziane e dei loro figli, riassumibili in una parola, anzi due: maleducazione e strafottenza.

      Ho sempre pensato e affermato che un buon cristiano non più essere maleducato e strafottente, perché significa odiare il prossimo, altro che amarlo! Per questa affermazione sono stata sempre guardata come una strana.

      Con gli anni, i pochi frutti positivi (soprattutto dipendenti dal buon cuore e dalla sincera disposizione di animo di pochi, come viene spesso notato) sono sempre più diminuiti, mentre quelli negativi sono aumentati.

      Quello che infine ho capito è che l’impostazione del cammino è marcia e sbagliata alla base, e da lì derivano i frutti avvelenati, in primis l’obbedienza cieca ai catechisti e il loro strapotere, il parlar male dei cattolici non neocat., il perseverare nel peccato (non ci si deve sforzare di fare il bene, lo farà Dio per te!), l’umiliazione del prossimo, numerosi abusi liturgici …

  34. Certo che è una genialata questa di insultare, mentire e poi salutare con “La pace”. Ma poi, dal punto di vista esclusivamente grammaticale o sintattico, che cacchio sta a significare “La pace”? È un soggetto? Un complemento oggetto? Sottintende “sia con voi/te”? Proporrei, per non adeguarci al gergo kikiano, di concludere i nostri interventi usando altre parole a caso, che ne so…”la sedia”, “la porta”, “il culo”, “il consorzio”, o “la Direzione”.
    La barca
    Tomista ex NC

  35. Ottima scelta Giovanni, lei puó confutare ma non lo fa. Credo che il suo modello di riferimento sia Geppo il folle, surreale cantante impersonato da Celentano nel 1978:

    So cosa pensate voi ma non lo faccio, non lo faccio.
    Ed è per questo che sono forte.
    Perché potrei ma non lo faccio.
    Ed anche voi, dai,
    Non fate quello che
    Fareste solo
    Perché potete

  36. Volevo pregarvi di non maltrattare i poveri Massimiliano e Giovanni. È vero, sono grezzi, inacculturati e incredibilmente superbi nella propria ignoranza. Ma stanno cercando di rispondere, di difendere il loro Cammino, sono i piccoli del Cammino, che hanno circonciso irrimediabilmente la ragione. C’è da stupirsi che riescano a superare il controllo *non sono un robot* per commentare.

    Dove sono invece i sapienti, i dottori in Sacra Teologia, i Catechisti di cinquantennale esperienza, i Presbiteri del Cammino? Ce n’è uno che tiene addirittura più rubriche religiose, un altro che ha fondato un giornalino che ha grande diffusione. Dove sono?
    Dove sono i più di cento rettori di Seminario? Dove i Gennarini, i Donnini, i Voltaggio?

    Avevo chiesto ai miei amici del Cammino di tenere d’occhio lo spazio commenti, perché non mi aspettavo di vedere comparire questi mostri sacri del Cammino. Ma sinceramente mi stupisce che abbiano lasciato qui da soli a rispondere dei poverini che neppure hanno mai visto i libri del Direttorio e gli originali di Kiko e non sanno quanto siano state pesanti le correzioni perché potessero essere approvati.

    D’altronde queste sono le bugie che raccontano.

  37. Com’era facilmente prevedibile, nessun neocatecumenale si è preso la briga di confutare alcunché.
    Perciò ho deciso di sganciare una bomba atomica, che metterà tutti i neocatecumeni di fronte ad una scelta: continuare in malafede il Cammino contro la Dottrina immutabile della Chiesa, o abbandonarlo una volta per tutte. Non sarà possibile a nessuno continuare a pensarla come prima.

    Attraverso un banale procedimento logico, vi dimostrerò che il presupposto su cui si fonda il Cammino neocatecumenale, è un presupposto falso, storicamente e teologicamente.

    Kiko insegna che a partire dall’editto di Milano (313 d.C) la Chiesa cattolica per compiacere i pagani, avrebbe modificato la propria dottrina, soprattutto in merito alla Santa Messa, e vi avrebbe introdotto le idee di offerta e di Sacrificio, totalmente estranei alla Chiesa delle origini, che vivevano l’eucaristia come “canto al Cristo Glorioso”, celebrando il suo passaggio dalla morte alla vita.

    È inutile dilungarmi, in rete si trova il testo integrale della catechesi in questione, facilmente consultabile da persone di ogni ceto sociale.

    Veniamo al dunque. Vediamo se riuscite a negare l’evidenza anche di fronte ad una lapalissiana contraddizione.

    Vi faccio un piccolo regalino, un brano tratto dal IV capitolo dell’Adversus Haereses di Sant’Ireneo di Lione (che a quanto pare non era un mago pagano religioso naturale), scritto nel 180 d.C, ossia 133 anni prima di quell’editto che secondo voi avrebbe provocato una cesura nella storia/liturgia/dottrina della Chiesa.
    Ecco il brano in questione:

    «L’offerta della Chiesa, che il Signore comandò di presentare in tutto il mondo, è ritenuta da Dio un sacrificio puro ed è a lui accetta. Non che egli abbia bisogno del sacrificio da parte nostra, ma piuttosto avviene che l’offerente, se il suo dono viene accolto, riceve lui stesso gloria in ciò che offre. Infatti con il dono si manifesta verso il re sia l’onore che l’amore. Volendo il Signore che noi lo offrissimo in semplicità e purità di cuore, ci ha ammonito dicendo: «Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello, e poi torna ad offrire il tuo dono» (Mt 5, 23)

    È cosa doverosa offrire a Dio le primizie delle cose create come dice anche Mosè: «Nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote» (Es 23, 15), cosicché l’uomo, esprimendo la sua riconoscenza per mezzo delle cose donategli gratuitamente da Dio, riceverà l’onore che da lui proviene.

    Di offerte ne furono sempre presentate a Dio, anticamente presso gli Ebrei, ora nella Chiesa. Dio gradisce queste ultime, ma non respinse le prime. Da ciò non si può concludere che siano identiche. Di uguale c’è solo l’apparenza. In effetti le prime venivano fatte da servi, le seconde da figli. Unico e identico è il Signore, ma l’offerta dei servi ha un suo carattere proprio, ed un altro invece l’offerta dei figli, perché la libertà sia resa palese anche per mezzo delle offerte.

    Presso Dio infatti niente è senza valore, né senza significato. E perciò quelli consacravano a Dio solo le decime dei loro prodotti, mentre quanti hanno ricevuto la libertà di figli consacrano a Dio tutto quanto loro appartiene: donano in letizia e libertà ciò che è di maggior valore, sicuri di essere ripagati con i beni superiori.

    Fanno proprio come quella povera vedova del vangelo la quale mette nel tesoro del tempio tutto quello di cui vive. È necessario che noi facciamo l’offerta a Dio e ci dimostriamo in tutto riconoscenti al Creatore, nella sincerità del linguaggio e nella fede senza ipocrisia, nella speranza salda, nell’amore ardente, offrendo le primizie di quelle cose create che gli appartengono. Soltanto la Chiesa offre a Dio creatore questa offerta pura, presentandogli in rendimento di grazie quanto proviene dall’azione creatrice divina. Infatti gli offriamo cose che sono sue, proclamando in modo conveniente la comunione e l’unità e confessando la risurrezione della carne e dello spirito. Come il pane terreno dopo aver ricevuto l’invocazione di Dio non è più pane comune, ma Eucaristia, e comprende due realtà, quella terrena e quella celeste, così anche i nostri corpi, ricevendo l’Eucaristia, non sono più corruttibili, ma posseggono la speranza della risurrezione.”

    Domande per i catechisti neocatecumenali.

    Sant’Ireneo era eretico? Non aveva “conosciuto la Pasqua”? Il testo è un falso storico? O piuttosto Kiko è Carmen hanno costruito il loro intero edificio su una teoria palesemente ereticale?

    1. Cari confratelli sacerdoti e cari amici tutti,

      78 anni e prete da 52, leggo da sempre L’Isola di Patmos, la consiglio anche a diverse persone, per esempio quando lamentano di udire di domenica in domenica omelie insoddisfacenti, e tutti mi hanno ringraziato del consiglio, perchè il padre Ariel il padre cappuccino e il padre domenicano offrono tutte le settimane delle “omelie compensatorie” a fronte delle tante baggianate che si odono dai pulpiti di questi tempi, soprattutto da quelli più elevati. Quindi tutti gli altri interessanti articoli.

      Mi inserisco perché la discussione è stata civile, anche quando si è animata, ma sempre col debito rispetto verso chi afferma, chi smentisce e chi ribatte alle smentite, e questo è bene.

      Nessuno di noi, perlomeno noi sacerdoti, da quello che ho potuto leggere, a partire dal veramente ottimo saggio di padre Ariel sul Cammino Neocatecumenale, ha imputato colpe ai membri di questo movimento. Le colpe, se ci sono, sono tutte della Santa Sede, che non ha gestito il problema, quando il Cammino s’è rivelato, per l’appunto, un problema che andava controllato.

      Poco male, la nostra storia ha conosciuto ordini religiosi interi che ebbero a crear non pochi problemi, che però la Chiesa, quando ancora decideva, ordinava e curava, o con l’accettazione e approvazione o con la condanna e la severa pena, ha sempre risolto.

      Non venitemi a ribattere, amici neocatecumenali carissimi, che siete stati approvati da papi santi, perché nella storia della Chiesa, alcuni papi santi, di danni ne hanno fatti a bizzeffe, e anche particolarmente di grossi.

      Sono un modesto storico della Chiesa e potrei a lungo trattenervi illustrando e, soprattutto, dimostrando che, se non avessimo avuto appresso quel capace e deciso uomo di governo tal fu Bonifacio VIII che vi pose rimedio, i danni fatti in pochi mesi dal papa Celestino V, appresso proclamato santo, sarebbero stati non lievi. E non fatevi trarre in inganno dalle leggende nere postume create tra il ‘700 e l’ ‘800 dagli anticlericali su Bonifacio VIII, che fu invece l’uomo giusto al momento giusto. Ma non è questo il discorso nostro …

      Da quando 5 anni or sono ho cessato di insegnare e di fare il parroco, mi dedico soprattutto alle confessioni, alle direzioni spirituali e alle predicazioni. Ne ho conosciuti eccome, di neocatecumenali, qua nelle nostre zone si sono “impossessati” di decine e decine di parrocchie. E sono tutti, questi neocatecumenali, brave persone mosse da buone intenzioni. Quando però queste persone decidono infine di rivolgersi a un sacerdote esterno al movimento, lo fanno perché hanno capito che questo movimento è un cammino che ha un inizio ed una fine, e la fine non sempre è piacevole.

      La mia esperienza mi ha insegnato che quanti entrano nel CN sono perlopiù persone che non avevano una fede matura, o che non avevano proprio una fede. Cosi, tramite il CN, si sono riavvicinati alla Chiesa, od all’idea di Chiesa che da questo movimento è stata a loro data.

      Poi le persone crescono, maturano, hanno rapporti con altri credenti e realtà ecclesiali, e così scoprono che, quel Cammino grazie al quale sono rientrati nella fede, non è il centro dell’elezione e della perfezione; semmai scoprono pure che è inficiato da molte lacune e da non poche superficialità e dottrine discutibile, a ciò si aggiunga la scarsa cultura e preparazione teologica di molti suoi catechisti, che anch’io ho avuto modo di appurare.

      Allora dicevo: cosa accade quando poi le persone si svegliano? Triste ma vero, l’esperienza maturata m’insegna questo: le persone deboli e fragili nella fede, rimangono in quella struttura che li sostiene e che li fa sentire protetti, gli altri, acquisita una certa consapevolezza e forza, lasciano di prassi il Cammino, quasi sempre mai bene, né in modo indolore, per intraprendere dei percorsi ecclesiali e di fede ben più esigenti e maturi. E sapete la prima cosa che chiedono ai sacerdoti che cos’è? Questa: “Su quali testi posso studiare la dottrina della Chiesa?”.

      In questo consiste il bene che il Cammino ha fatto a molte persone, soprattutto a quelle che dal Cammino sono uscite, ma che al Cammino devono, in ogni caso, il loro riavvicinamento alla fede e alla Chiesa.

      Io credo che il Cammino sia verso la fine del proprio cammino. Si tratta del classico movimento nato nella totale baraonda del post-concilio, dove tutto doveva essere sperimentato, rifatto e riportato a non meglio precisate e conosciute origini. Il suo tempo lo ha fatto, e adesso è iniziato il suo cammino verso la fine.

      La Santa Sede, dopo tanti anni, approvò prima ad experimentum con San Giovanni Paolo II, poi definitivamente con Papa Benedetto XVI nel 2012, i suoi statuti. A ben pensarci, però, li ha approvati per accompagnarlo, in modo degno e decoroso, verso la tomba dei defunti del post concilio, dove sarò sicuramente anche eretto un giorno, in quell’angolo di cimitero, un monumento in memoria ed onore dei movimenti caduti.

      A loro indiscusso merito, resterà di aver riportato alla Chiesa persone che non conoscevano neppure il Pater noster e che non sapevano neppure farsi il segno di croce. E di questo gli saremo sempre grati. Poi, coloro che durante questo cammino hanno veramente imparato e sviluppato qualche cosa, da quel movimento ne sono usciti, e a quel punto, noi, gli abbiamo spiegato che cosa significano veramente, il segno di croce ed il Pater noster.

  38. E’ inutile chiedere ai catecumenali di confutare dottrinalmente gli scritti di don Ariel, nessuno conosce nulla di nulla della Chiesa, dei suoi documenti, della sua teologia e della sua dottrina. Nemmeno Kiko. Forse qualche prete, ma evidentemente non quelli formati ai Redemptoris Mater, come è stato dimostrato dai due sacerdoti ex seminaristi neocatecumenali.

    Ho fatto la catechista per 25 anni e l’unica cosa richiesta è imparare quasi a mente i mamotreti: nulla aggiungere e nulla togliere, come per i Vangeli. Chi non ha nemmeno fatto il catechista poi, men che meno.

    Ho scoperto la Chiesa vera solo quando me ne sono andata ed ho avuto così la possibilità di conoscere cose che nel cammino mai avevo sentito dire.

    Il fatto è che, come Kiko si vanta, la predicazione neocatecumenale raggiunge quasi esclusivamente i “pagani” che, non conoscendo nulla, si fidano (come mi ero fidata io) che la predicazione kikiana rappresenti la Chiesa.

    Tra i laici, chi ha conoscenze pregresse più approfondite riconosce subito il cattivo odore e non ci casca. Tra i preti è un’altra cosa, concorrono altre componenti che non sto a dire.

    Giusto sollecitare la confutazione, ma impossibile…

  39. Buonasera a tutti,

    uscito dal CNC con mia moglie dopo 23 anni alla tappa dell’Elezione. Ebbene non posso che confermare tutte le storture descritte da Padre Ariel e da altri.

    Inconsapevolmente le deviazioni liturgiche le ho subite senza dare troppo peso mentre mi erano ormai insopportabili le intrusioni dei catechisti, laici quanto me, senza alcuna formazione o nomina ecclesiastica che ne giustificasse il ruolo.

    La parrocchia dove sono nato e cresciuto è da decenni alla mercé delle CNC che hanno soffocato qualsiasi altro movimento presente. Naturalmente il parroco è un ultra nc nominato dal Vescovo probabilmente perché i precedenti non nc non erano riusciti a cambiare le cose (quindi tanto valeva trasformare la parrocchia di 10.000 abitanti in un “Califfato Nc”).

    oggi vivo un profondo travaglio interiore in quanto una volta usciti occorre ricostruire legami normali e liberi con le persone che non abbiano vissuto questa esperienza che per me è sempre stata travagliata, vista anche la mia lunga formazione scout. Ho riscoperto la messa della domenica e la semplicitá dei gesti di vera accoglienza in una diversa parrocchia.

    Un caro saluto!

  40. Massimiliano e Giovanni sono gli ultimi di una lunghissima serie di neocat duri e puri che, sull’Osservatorio, in tanti anni non sono stati mai capaci di rispondere ad alcunché.
    Unici argomenti: siamo approvati, da me non succede, siamo approvati, non è vero, siamo approvati, siete in malafede, siamo approvati, ci odiate.
    Ce ne fosse mai stato uno che aveva il coraggio di argomentare qualcosa, specialmente di fronte all’evidenza di Kiko che straparla su Youtube.
    Che strano, però. Dicono di essere illuminati e discernenti, di avere lo Spirito H24 e poi di fronte a fatti ed argomenti scappano.
    Perché?

    A Tomista.
    Apprezzo sempre quello che scrivi, ma con Ireneo non illuderti di smuoverli. Ireneo non era in comunità e quindi non poteva capire, e comunque sono approvati.
    E’ la stessa logica di Kiko, quando afferma che l’uomo è schiavo del demonio e non può non fare il male. Per questo ha istituito le penitenziali, per pentirsi di peccati commessi involontariamente ed essere perdonati di colpe non volute.
    I Mamotreti emendati sono segretati per non confrontarli con le catechesi rimaste immutate. Nessuna comunità ha fatto convivenze per correggere le eresie impartite negli…

  41. Egregio Don Ariel mi permetta sommessamente di farle notare che lei definisce erroneamente il Cammino “movimento”,ma come può leggere San Giovanni Paolo II,non lo definisce tale ma come ITINERARIO DI FORMAZIONE CATTOLICA,cioè una delle modalità della iniziazione cristiana degli adulti.Credo che la differenza concettuale sia …

    “Mi permetto umilmente di ricordare, alcuni brevi stralci di discorso degli ultimi pontefici sul Cammino,le parti in maiuscolo sono mie:

    Papa Francesco:”Cari fratelli e sorelle, IL VOSTRO CARISMA E’ UN GRANDE DONO DI DIO per la Chiesa del nostro tempo. Ringraziamo il Signore per questi cinquant’anni: un applauso ai cinquant’anni! E guardando alla sua paterna, fraterna, e amorevole fedeltà, non perdete mai la fiducia: Egli vi custodirà, spronandovi al tempo stesso ad andare, come discepoli amati, verso tutti i popoli, con umile semplicità. VI ACCOMPAGNO E VI INCORAGGIO:ANDATE AVANTI! E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me, che rimango qui!”

    Papa Paolo VI:”Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di “dopo Battesimo” che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo..”.

    Dalla lettera Ogniqualcolta di G.P.II del 1990:”Dopo oltre vent’anni di vita delle Comunità, diffuse nei Cinque continenti, tenendo conto della nuova vitalità che anima le parrocchie, dell’impulso missionario e dei frutti di conversione che sbocciano dall’impegno degli itineranti e, ultimamente, dall’opera delle famiglie che evangelizzano in zone scristianizzate d’Europa e del mondo intero ; in considerazione delle vocazioni, sorte da codesto Cammino, alla vita religiosa e al presbiterato, e della nascita di Collegi diocesani di formazione al presbiterato per la nuova evangelizzazione, quale il Redemptoris Mater di Roma ; avendo preso visione della documentazione da Lei presentata : accogliendo la richiesta rivoltami, riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni”.

    Nota laudatoria di Mons.Annibale Bugnini:”«Tutte le riforme, nella Chiesa, hanno apportato nuovi principi e promosso nuove norme, che hanno tradotto in pratica gli intenti della riforma stessa.Così accadde dopo il Concilio di Trento; né poteva essere diversamente ai giorni nostri. Il rinnovamento liturgico incide profondamente sulla vita della Chiesa. C’è necessità che la spiritualità liturgica germini nuovi fiori di santità e di grazia, nonché di apostolato cristiano più intenso e di azione spirituale.Un modello eccellente di questo rinnovamento si trova nelle «Comunità neo-catecumenali» che sorsero a Madrid, nel 1962, per iniziativa di alcuni giovani laici, con il permesso, l’incoraggiamento e la benedizione dell’eccellentissimo Pastore madrileno, Casimiro Morcillo. Le comunità hanno lo scopo di rendere visibile nelle parrocchie il segno della Chiesa Missionaria, e si sforzano di aprire la strada all’evangelizzazione di coloro che hanno quasi abbandonato la vita cristiana.A questo fine i Membri delle «Comunità» cercano di vivere più intensamente la vita liturgica cristiana incominciando dalla nuova catechesi e dalla preparazione «catecumenale»…Bugnini non era massone.

    Ancora G.P.II nel 2002 all’approvazione ad expermentum dello Statuto:”«Come non ringraziare il Signore per i frutti portati dal Cammino neocatecumenale nei suoi oltre trent’anni di esistenza […] In una società secolarizzata come la nostra, dove dilaga l’indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad aver bisogno di una nuova scoperta dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana; specialmente di quello del Battesimo. Il Cammino è senz’altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità. Desidero sottolineare l’importanza degli Statuti appena approvati per la vita presente e futura del Cammino neocatecumenale che, come ho già avuto modo di dire alcuni anni fa, costituisce “un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni”. Gli Statuti costituiscono altresì, un importante aiuto per tutti i pastori della Chiesa, particolarmente per i Vescovi diocesani, ai quali è affidata dal Signore, la cura pastorale e, in particolare, l’iniziazione cristiana delle persone nella Diocesi …

    Decreto del Pontificio consiglio per i Laici del 26 dic 2010 prot. 1436/10/AIC «I suddetti volumi del Direttorio catechetico sono stati rivisti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1997 fino al 2003 e opportunamente corredati con riferimenti al Catechismo della Chiesa Cattolica inerenti alle tematiche affrontate in ogni catechesi. Recentemente, la Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver ulteriormente esaminato i risultati del suddetto studio, al fine di dare maggior sicurezza all’attuazione del Cammino Neocatecumenale, nonché di offrire garanzie dottrinali a tutti i pastori della Chiesa, ha ritenuto opportuno consegnare al Pontificio Consiglio per i Laici – in quanto Dicastero che segue questa realtà ecclesiale – l’incarico di dare un’apposita approvazione ai volumi del Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale (cfr lettera del 20 novembre 2010, Prot. N. 36/75 – 33843)…

    Papa Benedetto XVI:”«Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l’annuncio del kerigma e l’itinerario di riscoperta del Battesimo sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica! […] La recente approvazione degli Statuti del Cammino è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori…

    ,Riguardo le catechesi,prima ancora che fossero esaminate dalla Competente Congregazione per la Dottrina della Fede,erano state esaminate dalla Cong.per il Clero,attraverso un teologo Salesiano che si chiamava Padre Giuseppe Groppo.Dopo aver analizzato i voumi,redasse una nota che le trasmetto:”La novità di queste catechesi e il criterio fondamentale per la loro interpretazione è costituito dal fatto che sono espressione orale di un’esperienza vissuta di fede e di conversione e che pertanto si tratta di un linguaggio esistenziale, la cui verità non va ricercata nella singola frase, ma nel contesto generale: un’esperienza vissuta intensamente non si presta a formulazioni teoriche nitide, ma si esprime sempre in modo un po’ caotico, con frequenti ripetizioni, con il ricorso a paradossi, più per immagini che per concetti. Intendo ora rilevare un altro aspetto di queste catechesi, o meglio di questo Cammino neocatecumenale. Come studioso della storia della catechesi antica devo dire che il tentativo di Kiko e Carmen di attualizzare il catecumenato è un tentativo riuscito.L’esperienza ha fatto intuire quello che di profondamente valido conteneva questa istituzione dei primi tre…

    Come ha potuto constatare ,ho inviato solo discorsi di Papi e documenti ufficiali.So che per lei non sarà sufficiente e che restrerà della sua idea.Spero però di averla fatta riflettere.Grazie e buona giornata.

    1. Caro Giovanni,

      l’operazione che lei compie attraverso queste citazioni è sconcertante e in linguaggio scientifico si chiama “manipolazione concettuale” e “lessicale”. Si tratta di una operazione veramente grave.

      O per meglio intendersi: mostrandosi privo di senso critico e analitico, lei prende dei testi e ne trae come citazione solo ed esclusivamente dei passi positivi estrapolati dal loro intero contesto, facendo così dire, in questo caso ai documenti dei Pontefici, ciò che essi non dicono.

      Chiunque può quindi prendere i documenti citati nel mio testo, leggerli dall’inizio alla fine e comprendere quanto severi siano stati invece i richiami fatti da questi Sommi Pontefici al Cammino Neocatecumenale sul piano liturgico, ecclesiologico, pastorale e missionario.

      L’operazione che lei ha appena compiuto gliela spiego con un brano del Vangelo del Beato Apostolo Giovanni. In pratica lei prende il brano del Vangelo giovanneo in cui si narra il tentativo di lapidazione della prostituta [cf. Gv 7,53-8,11] e lo cita a questo modo:

      [disse allora Gesù] «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno” ».

      A questo punto, noi possiamo tranquillamente affermare e sostenere:

      1. Gesù Cristo, ha forse condannata la prostituta? Niente affatto, quindi non aveva nulla contro le prostitute ;
      2. Gesù Cristo, era forse contrario alla prostituzione? Beh, da come si è comportato no, dice chiaramente alla prostituta che non la condanna ;

      Allora, perché non riaprire le case chiuse e non dare una regolamentazione legale alla prostituzione?

      Si potrebbe dire e sostenere questo e altro, su quella pagina del Vangelo, semplicemente omettendo la sola parte finale, che però, dopo il «Neanch’io ti condanno», conclude il discorso dicendo: «[…] va’ e d’ora in poi non peccare più».

      Citando questo brano a pezzi ed omettendo la parte finale, che implica il pentimento della donna, il perdono di Gesù Cristo e soprattutto il monito a convertirsi ed a non peccare più, si fa dire al Vangelo, in questo come in tanti altri casi, quello che il Vangelo non dice affatto.

      E questa si chiama manipolazione e falsificazione della realtà, basta solo leggere per intero i testi integrali dei discorsi ufficiali, da me riportati, da Giovanni Paolo II sino a Francesco I, nei quali i Sommi Pontefici fanno garbatamente ai Neocatecumenali il pelo ed il contropelo, tutti, ed in più occasioni.

      Del testo della approvazione ad experimentum del 2002, lei cita solo ciò che vuole. Cosa intende invece, quando in quel discorso San Giovanni Paolo II dice:

      «Desidero specialmente rivolgere una parola a voi sacerdoti, che siete impegnati al servizio delle comunità neocatecumenali. Non dimenticate mai che, in quanto Ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!»

      Perché si rivolge ai sacerdoti e non ai mega-catechisti chiarendo che sono loro che devono santificare, insegnare e guidare? Come mai San Giovanni Paolo II chiarisce in modo che solo lei pare non avere capito, che i neocatecumentali sono affidati ai sacerdoti, non invece ai mega-catechisti, col sacerdote seduto di lato a fare “sì” col capo mentre il mega-catechista pontifica ? Questo, San Giovanni Paolo II, non lo voleva, ve lo ha chiarito sin dalla prima approvazione ad experimentum.

      Ma sopratutto, che cosa intende capire lei, quando San Giovanni Paolo II afferma:

      «Spetta ora ai Dicasteri competenti della Santa Sede esaminare il Direttorio catechetico e tutta la prassi catechetica nonché liturgica del Cammino stesso. Sono certo che i suoi membri non mancheranno di assecondare con generosa disponibilità le indicazioni che loro verranno da tali autorevoli Fonti».

      Glielo spiego io, che cosa vi sta dicendo il Santo Pontefice, esattamente questo:

      1. adesso noi vi daremo direttive per quanto riguarda statuti e percorsi catechetici e voi li rispetterete ;
      2. vi daremo precise direttive liturgiche e voi le rispetterete ;
      3. quando i dicasteri della Santa Sede vi avranno dato le direttive da seguire, voi dovrete ubbidire in tutto e per tutto a ciò che vi sarà comandato.

      O forse, facendo invece tagli e cuci come meglio le torna, queste affermazioni di San Giovanni Paolo II lei le interpreta in altro modo?

  42. Benedicamus Domino.

    Perchè il Cammino Neocatecumenale ha in disprezzo il Sacerdozio Cattolico?
    Già in questa materia Definiva nella Ad Catholici Sacerdotii Pio XI definiva:

    « Del resto, come accennavamo fin da principio, i nemici stessi della Chiesa, a modo loro, mostrano di sentire tutta la dignità e l’importanza del sacerdozio cattolico, dirigendo contro questo i loro primi e più feroci colpi, ben sapendo quanto sia intimo il nesso che intercede tra la Chiesa e i suoi sacerdoti. I più accaniti nemici del sacerdozio cattolico sono oggi i nemici stessi di Dio: ecco un titolo di onore che rende il sacerdozio più degno di rispetto e di venerazione ».

  43. Grazie Don Ariel per aver analizzato il Cammino e aver messo in risalto tutto ciò che ha di sbagliato. Ancora di più la ringrazio per essersi esposto in prima persona scrivendo questo articolo. Sono anni che facendo leggere i documenti mi sento dire, dopo tanto tempo e lavoro, le solite frasi “siamo approvati, il Papa ci loda e ci dice di continuare”.
    Dopo tanti anni di sofferenze con il mio coniuge,ormai viviamo insieme come due sconosciuti, siamo vicini alla separazione. Se le è possibile le chiedo di analizzare anche questo problema che si viene a creare quando solo uno dei due è in cammino .
    La ringrazio ancora tanto e prego il Signore che l’aiuti sempre nella sua missione.

    1. Anche io come Trilù vivo una condizione familiare disastrosa. La mia coniuge è neocatecumenale convinta, vede qualunque mio commento come il demonio che la tenta. Vita familiare completamente assente, ormai in guerra da anni e se non fosse per i figli e per un amore di fondo (ma travolto e seppellito dalle macerie) anche noi prossimi alla separazione. Ormai viviamo come due estranei sotto lo stesso tetto.
      Come è possibile che un movimento che si proclami cattolico e fedele alla Santa Chiesa permetta una tale divisione in famiglia? E che incoraggi ad abbandonare la famiglia per essere sempre più presente nella vita neocatecumenale anche con lo scopo (dichiarato ma non vero) di salvare in questo modo la famiglia stessa?

      1. Caro Lettore,

        queste cose le sappiamo da molto tempo, purtroppo.

        Numerosi sono i vescovi che hanno ricevuto tante lamentele nel corso degli anni riguardo i “divorzi causati” tra coniugi uno dei quali non era neocatecumenale; e pure presso la Santa Sede, sono da sempre informati.

        Possa Dio concedere a lei la grazia del ravvedimento di sua moglie da questo incubo e possa concedere la misericordia del Purgatorio a tutta quelle autorità ecclesiastiche che, proprio mentre si adoperavano tanto a parlare di famiglia, di matrimonio, della salvezza della famiglia e della sacralità del matrimonio, permettevano ad una setta intra-ecclesiale di compiere cose di questo genere che, ripeto, le Autorità Ecclesiastiche conoscono bene.

        1. La ringrazio, Padre Ariel, per quello che mi ha scritto.
          Vorrei chiederle, se non sono di troppo disturbo, un suo parere: ma se le cose stanno così perché la Santa Sede e le Autorità Ecclesiastiche non intervengono in maniera più decisa? Forse per paura di perdere fedeli o svuotare le chiese? A mio parere, modesto e da ignorante, la vera Chiesa si stà svuotando proprio perché il CNC continua a dilagare e a farla da padrone in parecchie parrocchie circonducendo parecchi ignari e deboli fedeli in cerca di aiuto.

          1. Le uniche persone che da cinque/sei anni a questa parte vedono le piazze piene, che invece sono sempre più vuote; le chiese con incremento di fedeli, che ne sono invece usciti come una vera e propria emorragia; che fantasticano sull’aumento delle confessioni, mentre sui confessionali crescono le ragnatele; e via dicendo a seguire, sono quei vaticanisti della Pravda che, come accadeva nel vecchio regime sovietico, presentano una realtà che non esiste.

            Le piazze una volta affollata da fedeli oggi sono semivuote, le chiese si stanno progressivamente e drammaticamente svuotando, l’afflusso alle Messe è drasticamente calato ed i confessionali sono disertati.

            A questo aggiunga i Neocatecumenali che, quando invadono una parrocchia, la riempiono dei propri affiliati e la svuotato degli altri fedeli.

            E chi non vede e non accetta questo, o è in malafede, o vive una realtà che no esiste, a partire dagli addetti della Pravda.

  44. Gentile Don Ariel dato che il numero dei caratteri è limitato non posso certo citare i documenti per intero,Ma se lei mi accusa di manipolare i documenti si sbaglia di grosso perchè ciò è falso.Io mi attengo a ciò che la Chiesa Cattolica e i suoi Organi competenti hanno disposto e stabilito sotto l’autorità dei vari Papi che si sono succeduti e lei dovrebbe rispettare il Papa e gli organi della Chiesa.Se l’obbedienza alla Chiesa e al Papa equivalgono a non aver senso critico,sono fiero di non averne,Ubi Petrus ibi ecclesia recita un famoso motto e per me ciò ha molta importanza,spero che anche per le ne abbia. Spero che non si sente superiore al Papa e alla Cong.per la Dottrina della fede.sarebbe assai grave.Lei fa affermazioni falsamente apodittiche,senza dimostrare né documentare .Nessuno vuole mettere in dubbio la sua preparazione,ma ogni argomento va dimostrato e lei mi sembra,non lo abbia fatto.E’ libero di pensare ciò che vuole sul Cammino,ma non confonda i suoi pensieri con quanto la Chiesa ha ufficialmente detto e fatto per cortesia.Buona giornata.

  45. Gentilissimo Padre Ariel,lei può dimostrare con documenti,che i Papi che le ho citato abbiano richiamato il cammino severamente,più che incoraggiarlo?Attendo che provi queste affermazioni. Io non manipolo proprio nulla,ho citato solo stralci di discorsi dei Papi e di altri documenti,solo perchè questa pagina permette solo un certo numero di caratteri ,ma i documenti che ho citato sono pubblici e sono alla portata di tutti. Le ho riportato la lettera del compianto Mons.Annibale Bugnini,ad inizio anni settanta a capo della Cong.per il Culto Divino.E’ una nota laudatoria,ciò significa quindi che le celebrazioni delle comunità erano ritenute un modello eccellente scaturito dalla riforma liturgica post Vaticano II.Probabilmente anche Paolo VI pensava lo stesso.

  46. Gentile Don Ariel,non vedo proprio cosa avrei manipolato?Lei da una interpretazione del discorso di G.P.II del tutto personale,arbitraria e fantasiosa.E’ vero che il Papa si rivolge ai presbiteri,ma poco prima si è rivolto ai catechisti.Il fatto che si sia rivolto ai sacerdoti non cancella tutto discorso precedente.Il Papa affermò in quel discorso:”Desidero sottolineare l’importanza degli Statuti appena approvati per la vita presente e futura del Cammino Neocatecumenale che,come ho già avuto modo di dire alcuni anni fa,costituisce un”itinerario di di formazione cattolica,valida per la società e per i tempi odierni”(AAS 82 (1990)1515″.Intanto le faccio di nuovo notare che ha sbagliato chiamando il CN movimento,come può leggere il Cammino non è un movimento.Inotre il Papa parla di iniziazione cattolica.Quanto i dicasteri hanno disposto in questi anni viene rispettato.Nel 2008 sotto Papa Benedetto XVI è stato approvato lo statuto in modo definitivo ciò è stato ribadito anche da Papa Francesco,attraverso Mons.Becciù,nel momento in cui alcuni Vescovi volevano impedire la celebrazione del sabato sera e la veglia pasquale.

    1. Caro Giovanni,

      Lei ha di fatto tentato, prima di manipolare i testi – si veda sua precedente lunga risposta – poi dinanzi alla mia replica, non potendo rispondere nel merito, chi ha appena scritto queste testuali parole:

      « Papa Francesco nella sua prima udienza con il Cammino,disse delle cose, da detrattori interpretati come tirata di orecchie.Ma Mons. Becciu chiarì bene cosa avesse voluto dire […]»

      Mi faccia capire: forse abbiamo a che fare con un Sommo Pontefice, il quale è custode della fede, supremo maestro e interprete, che dopo avere parlato ed essere stato frainteso dai detrattori per le sue rampogne fatte al Cammino Neocatecumenale, richiede l’illuminatissimo intervento dell’altrettanto notoriamente illuminato S.E. Mons. Angelo Becciu, all’epoca sostituto alla Segreteria di Stato?

      Adesso capisco, come mai stiamo vivendo una grande crisi e decadenza ecclesiale ed ecclesiastica!

      Caro Giovanni, le garantisco che io sono l’ultimo dei preti della orbe catholica, ciò non toglie però che per grazia di Dio io abbia ricevuto:

      1. una formazione umanistica;
      2. una formazione filosofica;
      3. una formazione giuridica;
      4. una formazione teologico-dogmatico-sacramentaria;
      5. una formazione storico-dogmatica ;
      6. continuo a studiare di giorno in giorno …

      a questo aggiunga che conoscono bene ed a fondo la curia romana, per vari motivi e ragioni che non è necessario spiegare.

      Detto questo: se io che senza calcolatrice non so fare neppure le divisioni fossi invitato ad un convegno di matematici, mi metterei in un angolo ad ascoltare in religioso silenzio, cercando di capire qualche cosa, ed alla fine non capirei niente, perché sono privo di nozioni matematiche.

      Prendendo l’esempio di carattere matematico che ho appena fatto le domando: perché lei invece, che come me non sa fare le divisioni, si mette a discutere con i matematici?
      Forse perché lo Spirito Santo le ha dato in tal senso doni del tutto speciali?

      Vede, se lei si affidasse alla mia direzione spirituale, anziché a quella di certi mega-catechisti laici, potrebbe essere aiutato, anzitutto a sviluppare ed a tirare fuori il meglio che Dio le ha sicuramente dato in capacità ed in buoni sentimenti, lei ha solo bisogno di essere aiutato, da un sacerdote maturo, a sviluppare libero ragionamento e senso critico.

  47. Sono profondamente commosso.
    Di fronte all’encomio bugniniano non posso far altro che inchinarmi e riconoscere la mia incompetenza e ignoranza.
    Essere elogiati da Mons. Bugnini per la liturgia è una medaglia al valore.
    D’altronde, chi non desidererebbe essere lodato dal comandante Schettino per il proprio eroismo?
    E chi non sarebbe orgoglioso di ricevere il premio “Niccolò Tommaseo” dal sen. Antonio Razzi?
    Ma soprattutto chi, tra coloro che coltivano la virtù della castità perfetta, non ha mai anelato (magari anche inconsciamente) di sentir pubblicamente un apprezzamento da Rocco Siffredi?

    1. Mi creda: non so più che cosa dirle.

      Nel mio lungo lavoro, che a questo punto temo proprio che lei non abbia letto, lanciandosi però in commenti allo stesso, lei mi chiede di «provare» quello che ho dimostrato nel mio scritto, ed a tal proposito ella mi invita a citare i documenti dei Sommi Pontefici.

      Ebbene, mi spiega che cosa dovrei «provare», visto che nel mio scritto ho fedelmente riportato i documenti ufficiali della Santa Sede che ha pubblicato e diffuso questi discorsi dei Sommi Pontefici? Ma che cose le devo «provare»? Forse le devo provare che basta leggere il mio scritto e quindi leggere in versione integrale certi discorsi di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I che in questo scritto sono tutti, fedelmente ed integralmente riportati ?
      Ma si rende conto che lei mi sta chiedendo di provare ciò che è provato nei testi ufficiali dei discorsi dei Sommi Pontefici?

      Per quanto riguarda il compianto Annibale Bugnini, potrebbe spiegarmi come mai, questo tanto compianto, il 4 gennaio 1976 fu sollevato dal Santo Pontefice Paolo VI da tutti i suoi incarichi presso la curia romana e dallo stesso fu nominato pronunzio apostolico nell’allora Persia, l’attuale Iran? Mi spiega perché dopo quella decisione, il Santo Pontefice Paolo VI, si rifiutò ripetutamente di riceverlo, quindi come mai, finché egli visse, al compianto e meritorio Annibale Bugnini non volle vederlo mai più?

  48. Prendere le parole dei Papi a pretesto per attaccare il Cammino, non è cosa lecita né corretta.Papa Francesco nella sua prima udienza con il Cammino,disse delle cose, da detrattori interpretati come tirata di orecchie.Ma Mons. Becciu chiarì bene cosa avesse voluto dire:””TALI PAROLE (quelle del Papa) NON MODIFICANO AFFATTO GLI STATUTI ANZI LI CONFERMANO. Per quanto attiene alle celebrazione della VEGLIA PASQUALE E DELL’EUCARESTIA DOMENICALE,da lei menzionate,gli articoli 12 e 13,letti nella LORO INTEGRITA’COSTITUISCONO PERTANTO IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO”. Lo Statuto del Cammino prevede che noi celebriamo l’Eucarestia dopo i primi vespri, e la comunione sia fatta restando al posto.Non vedo quali abusi commetteremmo.
    Non capisco perché lei voglia seminare zizzania?

  49. Tutto il Cammino Neocatecumenale in quattro righe. Ecco due domande che Kiko rivolge ad un suo catecumeno, nel contesto di uno scrutinio (VI volume del Direttorio Catechetico, “Traditio”, prima dell’approvazione):

    Kiko: Prima del cammino tu eri cieco? Cosa non vedevi?
    Z.: Prima del cammino io ero un bigotto, perché sono nato nella Chiesa e avevo un moralismo terribile, una terribile paura dell’inferno. Dovevo presentare sempre la faccia di buono, non avevo mai un peccato, la colpa era sempre degli altri. Io ho fatto quello che ho voluto durante tutta la mia vita e nel fondo non mi sono mai creduto peccatore perché sono stato una brava persona, perché andavo sempre a messa e non mi vedevo cieco. Un giorno ho sentito l”annuncio e attraverso quello il Signore mi afferrò; dopo aver ascoltato tutta la catechizzazione, dopo essermi messo in cammino, il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale. Il Signore ha permesso, mentre stavo in comunità, ha permesso che io peccassi perché vedessi come ero. Dentro la comunità, attraverso la Parola, il Signore mi ha messo davanti i miei peccati.

    Kiko: Tutto il fango che c’era in te, la porcheria che c’era in te.
    Z.: In quantità! Io non capivo, prima del cammino, perché uno sposato se ne andava con un’altra; questo non lo comprendevo. Il Signore ha permesso che io commettessi adulterio, quando stavo già nel cammino. Mi ha fatto vedere che sono un adultero, mi ha fatto vedere che sono un egoista, che adoro il denaro; mi ha fatto vedere che non amo nessuno, né mia moglie, né i miei figli, che amo solo me stesso, che ho cercato sempre di trarre vantaggi dagli altri. Questo mi ha fatto vedere il Signore attraverso questo tempo, mi ha messo fango sugli occhi facendomi vedere che sono cieco perché potessi vedere che Lui mi ha amato così, non ha avuto schifo dei miei peccati, non mi ha disprezzato, mi ha amato! E questo l’ho visto nella comunità, perché conoscendo i miei peccati il Signore si è avvicinato attraverso i fratelli; attraverso mia moglie si è avvicinato a me e mi ha voluto bene. Il Signore si è avvicinato a me in persone concrete, e mi ha voluto bene. Allora io ho sperimentato che Dio mi ama così come sono, ridotto ad essere un disgraziato.

  50. A Giovanni.

    Perché non ci illustra il senso della frase papale a voi rivolta di “seguire fedelmente i Libri Liturgici senza aggiunte né omissioni”?
    Perché continuate a fare come vi pare, anzi come pare al signor Arguello?
    Perché di fronte a domande precise (vedi sopra) voi neocat ammutolite?
    E’ il vostro demonio muto che interviene, come dicono i catechisti per tirarvi fuori tutti i dettagli della vostra vita privata negli scrutini?

  51. Caro Padre Ariel,lei ripete che avrei tentato di manipolare i discorsi dei Papi riportati,ma poi non dice in che modo avrei fatto.Le ripeto,questa pagina permette solo un certo numero di caratteri,altrimenti non avrei avuto alcun problema a pubblicarli nella loro interezza.Ma.come,ho già detto,i documenti sono disponibili sul sito del Cammino a disposizione di tutti,Mi dispiace ma non ha capito la mia risposta,allora mi spiego meglio,Quando Papa Francesco pronunciò il primo discorso al Cammino,disse che forse era il caso che si rinunciasse a qualcosa per migliorare la comunione.Qualche Vescovo interpretò questo discorso male pensando che doevvamo rinuciare alla celebrazioni nelle piccole comunità.Ma il Papa non voleva dire ciò e per questo attraverso Mons.Becciu rettificò l’errore.Pertamto la volontà del Papa è che le Comunità facciano il CN secondo quanto prevede lo Statuto.E lo Statuto prevede l’Eucarestia nella piccola comunità e la veglia separata.Che poi non hanno senso elitaristico e separatistico,ma hanno scopo formativo,come anche la Sacrosantum Concilium prevede quanto afferma che la liturgia ha scopo anche didattico come è scritto al n.33 della suddetta costituzione.

  52. Come tanti altri, sono purtroppo costretto a utilizzare uno pseudonimo per sottrarre i miei cari alle implacabili vendette neocat (sia in ambito ecclesiale che civile, e non si arrendono nemmeno se vengono mobilitate le forze dell’ordine).

    Non ci sarebbe neppure bisogno di dirlo: don Ariel ha fatto un ottimo lavoro (è un piacere sentirmi un dilettante a confronto), e Nostro Signore gliene renderà merito.

    Vorrei soltanto chiarire alcuni punti.

    1) Il neocatecumenalismo assegna nuovi significati a certe parole del lessico cristiano, al preciso scopo di ingannare anche le persone colte.
    “Siamo perseguitati perché facciamo evangelizzazione”, ti dicono, e in realtà significa “qualcuno non abbocca alla nostra trappola”.
    Oppure: “apertura alla vita”, che significa in realtà “paternità irresponsabile”, sfornar figli come conigli, tanto ci penserà la babysitter, per poi vantarsi in convivenza “ho venti figli di cui otto in cielo” (contando anche gli aborti spontanei e – sottinteso – quelli volontari).
    O ancora, “un vescovo ha chiesto di aprire un seminario Redemkikos Mater”, da tradurre in “gli abbiamo fatto un’offerta che non poteva rifiutare”

    2) Il neocatecumenalismo ha un suo gergo interno che occorre sempre tradurre:
    “Ambientale”: omelia del laico preparatoria alla celebrazione
    “Monizione”: omelia sistematica del laico prima di una lettura della Messa
    “Risonanza, fare il kerygma, dare una testimonianza…”: omelie estemporanee dei laici
    “Scrutinio”: scarnificazione delle coscienze con domande che neppure un confessore farebbe
    “Giro d’esperienze”: scarnificazione delle coscienze in versione rapida
    “Alzata”: risposta rituale (l’alzarsi) alla “chiamata vocazionale” di Kiko il suscitatore di vocazioni
    “Convivenza”: riunione in albergo (inutilmente lontano e inutilmente costoso) per celebrarvi il kikismo-carmenismo (i cosiddetti “catechisti” e i loro accompagnatori non pagano)
    ecc.

    3) Il neocatecumenalismo esige di ingannare.
    Esempio: «le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi» (lettera 1° dicembre 2005), nel Cammino invece non sono “eventuali” ma “onnipresenti”, e non sono “brevi” ma durano un’eternità. Oppure: «noi facciamo la Comunione sotto le due specie»…

    Anche se si rendono conto dello stravolgimento, insistono comunque a voler ingannare il prossimo…

  53. Buona sera padre Ariel,

    per quanto riguarda le continue affermazioni dei signori neocatecumenali riguardanti gli ultimi Pontefici che hanno incoraggiato il Cammino quale valido percorso di vita cristiana, non vorrei sbagliarmi ma mi sembra che in ogni caso il giudizio di un Papa su una realtà ecclesiale non tocca quei casi in cui si esercita il carisma dell infallibilita tranne che sia un giudizio in forma definitiva. Che per il Cnc non c’è stato.

    Mi sbaglio?

    1. Caro Enzo,

      un Romano Pontefice può esprimersi in forma definitiva e in forma definitoria, cosa che implica, nell’uno e nell’altro caso, il ricorso al magistero infallibile, seppure esercitato in diverso grado, basterebbe leggere di San Giovanni Paolo II la Ad tuendam fidem].

      Questo testo spiega quanto segue:

      – nel caso delle verità del 1° comma, ossia dell’insegnamento definitorio, l’assenso è fondato direttamente sulla fede nell’autorità della Parola di Dio;

      – nel caso delle verità del 2° comma, ossia nel caso dell’insegnamento non definitorio o definitivo, questi è fondato sulla fede nell’assistenza dello Spirito Santo al magistero e sulla dottrina cattolica dell’infallibilità del magistero” [cf. n. 8].

      Coloro che non accettano un insegnamento definitorio cadono in eresia pubblica e manifesta oltre che nella scomunica latae sententiae, coloro che invece non accettano un insegnamento definitivo, cadono in errore, ma non in eresia.

      Cosa vuol dire il tutto? Vedrò di spiegarlo molto in breve:

      – Per definitorio si intende la proclamazione di un dogma della fede cattolica, esempio: il dogma della assunzione al cielo della Beata Vergine Maria, l’ultimo dei dogmi mariani proclamato dal Servo di Dio Pio XII nel 1950.

      – Per definitivo si intende invece un insegnamento che non è proposto come dogma di fede, ma che è però espressione del magistero infallibile. Un esempio di pronunciamento definitivo è quello di San Giovanni Paolo II che nella Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994 dichiara: «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa»

      Su tutti gli altri temi o atti del sommo magistero, può capitare invece che il Romano Pontefice, od un suo successore, decida di cambiare gli insegnamenti e certe discipline per motivi di opportunità, ad esempio pastorale, così come potrebbe disapprovare, per ragione varie o per ragioni sopravvenute, ciò che un suo precedessore ha stabilito. Esempio: ci sono stati Romani Pontefici che hanno approvato un ordine o congregazione religiosa, ed in seguito vi sono stati loro successori che, questo stesso ordine o congregazione, l’hanno soppresso.

      Sinceramente – e lo dico davvero con autentico affetto – nei Neocatecumenali che qui hanno interloquito e con tutti quelli con i quali ho interloquito io nel corso del tempo, ho riscontrato una diffusa ignoranza in ambito storico, ecclesiologico, teologico e giuridico. Ignoranza mossa tutt’altro che da mala fede, ma appunto da ignoranza, ossia da mancata conoscenza, sino al punto di cadere veramente nel grottesco, mutando ad esempio la approvazione di un movimento laicale da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, in un vero e proprio dogma della fede cattolica da mettere più o meno sullo stesso livello dei dogmi cristologici o del dogma della immacolata concezione della Beata Vergine Maria. Se poi, come ho fatto per l’ennesima volta anche in questa mia risposta, uno cerca di spiegare loro con tutta la più corretta scienza teologica e giuridica certi dati di fatto, esprimendo il tutto con le dovuta amabilità pastorale, ci si ritrova dinanzi a veri e propri sproloqui di gente che, senza entrare minimamente nel merito di quanto hai risposto, ti replicano con argomentazioni veramente assurde.

      Sicuramente io sto perdendo del tempo prezioso che forse potrei impiegare meglio anziché andare a battere su un evidente muro di gomma. E dicendo questo ribadisco che ritengo che queste persone non hanno colpa, neppure quando cercano di smentire con argomenti assurdi chi certe materie e discipline le conosce e le studia da una vita.

      Sono stati formati o de-formati a questo modo. E forse, molti di loro, giustificati per la loro ignoranza invincibile, andranno nel Paradiso molto prima di noi. Non credo infatti che le porte del Paradiso siano chiuse a coloro che, per ignoranza invincibile, si mettono a discutere mostrando, di discussione in discussione, di non avere né il senso della misura né il comune senso del ridicolo.

  54. Annotazioni Mons.Juan Ignacio Arrieta Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi
    Già Preside dell’Istituto di Diritto Canonico san Pio X di Venezia

    La Santa Sede ha approvato in modo definitivo lo Statuto giuridico del Cammino Neocatecumenale. Con la consegna formale del decreto di approvazione da parte del Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici agli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández, e al Padre Mario Pezzi, si è concluso nella mattinata del 13 giugno 2008 l’iter giuridico avviato sei anni fa quando venne approvato ad experimentum il testo degli Statuti. Alcuni mesi prima, il Consiglio per i Laici era stato indicato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II come il Dicastero che doveva assumere a nome della Santa Sede i lavori di approvazione di questi Statuti, pur non trattandosi di un’associazione di fedeli. Con il presente atto il Pontifico Consiglio ha dato compimento a quell’incarico del Papa.I nuovi Statuti seguono sostanzialmente il dettato di quelli approvati sei anni prima. Trentacinque articoli e una disposizione transitoria conteneva il testo provvisorio del 2002, e gli stessi articoli possiede adesso la norma…

    Ancora dall’annotazione di Mons.Arrieta:”Con il presente atto il Pontifico Consiglio ha dato compimento a quell’incarico del Papa.I nuovi Statuti seguono sostanzialmente il dettato di quelli approvati sei anni prima. Trentacinque articoli e una disposizione transitoria conteneva il testo provvisorio del 2002, e gli stessi articoli possiede adesso la norma definitiva. Al di là della novità, per nulla secondaria, a cui farò riferimento qui di seguito, nessun cambiamento fondamentale è stato compiuto in questo nuovo passaggio degli Statuti, e quasi tutti gli articoli sono riproduzione esatta di quelli vecchi. Questi sei anni sonno serviti, tuttavia, per fare maggior chiarezza sull’originaria formulazione dei testi e per migliorare la norma sia dal punto di vista tecnico che da quello strutturale

    Il Cammino Neocatecumenale si conferma nei nuovi Statuti come un modello di catecumenato post-battesimale da impartire sotto la direzione dei Vescovi diocesani o, come lo aveva definito Giovanni Paolo II in parole trascritte nell’art. 1° del testo statutario, come un ”itinerario di formazione cattolica”: un programma di formazione alla vita cristiana della persona, di base principalmente catechetica e liturgica, impartito in comunità e condotto secondo ritmi e metodi specifici. Ciò che contiene lo Statuto del Cammino, e ciò che approva adesso la Santa Sede, non è un’associazione di persone, né un “movimento ecclesiale” di fedeli. La Chiesa ha dato la sua approvazione non a ciò che solitamente potrebbe denominarsi una “aggregazione di persone”, bensì ad un “metodo di formazione cattolica”, sebbene l’approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica del metodo e dei contenuti impegni in modo riflesso quanti propongono o ricevono tali mezzi a rispettare le relative regole, senza creare tra di loro alcun legame associativo, come accade con tutta normalità tra i compagni di scuola o i colleghi dell’università.
    Noti bene che Mons.Arrieta ribadisce che il CN non è un movimento.

    Per cortesia legga con attenzione il seguente passaggio:”A mio modo di vedere, la maggiore conseguenza di questa personalità pubblica, applicata all’itinerario di formazione neocatecumenale, riguarda la particolare autorevolezza ecclesiale con la quale, sotto la direzione dei Vescovi diocesani, s’impartisce finora il Cammino, e nel particolare impegno che, di conseguenza, si assume perché esso sia proposto – come risultava prima, ma adesso con rinnovato impegno giuridico – per mezzo di persone particolarmente selezionate e appositamente formate”.
    NB Mons.Arrieta parla di particolare autorevolezza ecclesiale. Quanto siamo lontani dalla descrizione data da lei,cioè una setta eretica.

    Ancora dalle annotazioni di Mons.Arrieta:”Soltanto in questo senso può interpretarsi il termine “neocatecumeni” usato in riferimento alle persone che “propongono” il Cammino o che “fanno” il Cammino. Ad onor del vero, pur non essendo una categoria istituzionale tipizzata come tale nell’ordinamento canonico, che per essere costruita richiede l’uso dell’analogia rispetto ad altre norme canoniche – sulla persona giuridica, le associazioni, fondazioni, ecc. –, va pure detto che questa impostazione, ricevuta sei anni fa come una novità, è servita successivamente per meglio capire altre realtà che si riconoscono a stento nei convenzionali sistemi associativi.A differenza del testo del 2002, gli Statuti ora approvati affermano la personalità giuridica pubblica del Cammino Neocatecumenale (art 1 § 3), erezione che avvenne per iniziativa del Pontificio Consiglio per i Laici, con Decreto del 28 ottobre del 2004. Il punto è di particolare rilevanza perché ci porta alla vera novità che, qua e là, emerge dai nuovi Statuti”.

    Ha notato che la Chiesa Cattolica ha concesso personalità giuridica pubblica al Cammino? Ora è difficile ipotizzare una cosa simile,se come lei dice,siamo una setta.

    Per quanto riguarda, infine, le cerimonie liturgiche, e concretamente la celebrazione eucaristica, il testo dello Statuto definito si è giovato certamente dei progressi e aggiustamenti di questi anni. Anche qui si è arrivato a un testo chiaro, che si articola in quattro principi sanciti dall’art. 13 degli Statuti. Primo, che i neocatecumeni celebrano l’Eucaristia nella piccola comunità, dopo i primi vespri della domenica. Secondo, che tale celebrazione dopo i primi vespri ha luogo secondo le disposizioni del vescovo diocesano. Terzo, che queste celebrazioni – come ho già detto – fanno parte della pastorale parrocchiale e di conseguenza sono aperte a tutti i fedeli. Quarto, che in queste celebrazioni si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, “fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede” (uso del pane azzimo per la comunione, spostare il rito della pace, comunione sotto le due specie, brevi monizioni e risonanze)…
    Noti bene anche le monizioni e risonanze sono concesse non sono quindi abusi.I neocatecumeni celebrano l’Eucarestia il sabato sera,pertanto i Vescovi che lo impediscono non fanno il bene spirituale dei neocatecumeni.

    Finalmente l’ultima parte delle annotazioni:”Per quanto riguarda, in fine, la Comunione, il menzionato art. 13 § 3 risulta di una particolare nettezza: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”.Chi si prenda l’impegno di controllare le variazioni tra il testo provvisorio degli Statuti del 2002 e quello definitivo adesso pubblicato, potrà costatare che, oltre a quelle menzionate in queste poche pagine, non vi sono variazioni rilevanti nel corpo del documento. Le modifiche, come dicevo all’inizio, sono state ben poche, sebbene significative come abbiamo segnalato.E’ certamente un bene per la Chiesa che il Cammino Neocatecumenale sia arrivato adesso all’approvazione definitiva dei propri Statuti. Rimane a noi, con l’aiuto del Signore e della Madonna, fare in modo che queste norme siano applicate con giustezza nei casi concreti dell’attività pastorale della Chiesa”.
    Come si può leggere la Chiesa ha approvato lo Statuto il quale permette di derogare a quanto prevede il Messale Romano,pertanto la comunione può essere fatta restando al proprio posto,senza fare la processione.

    Faccio notare quindi che, oltre le concessioni elencate,il Messale Romano contempla la possibilità della comunione sotto le due specie.Anzi già la Cost.Dog Sacrosantum Concilium n. 55,prevedeva la reintroduzione.Il Messale Romano prescrive al n. 281: «La santa comunione, in ragione del segno, assume forma più piena, se viene fatta sotto le due specie. Risulta infatti più evidente il segno del banchetto eucaristico e si esprime più chiaramente la volontà divina di ratificare la nuova ed eterna Alleanza nel sangue del Signore, ed è più intuitivo il rapporto tra il banchetto eucaristico e il convito escatologico nel regno del Padre»

    Circa l’uso del pane azzimo il Messale Romano prescrive:”320. Il pane per la celebrazione dell’Eucaristia deve essere esclusivamente di frumento, confezionato di recente e azzimo, secondo l’antica tradizione della Chiesa latina.
    321. La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella Messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l’ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando il numero dei comunicandi o altre ragioni pastorali lo esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l’Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l’importanza del segno dell’ unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che un unico pane è distribuito tra i fratelli.

    La comunione sul palmo delle mani poste forma di croce,oltre ad essere una disciplina assai antica,risalente a Gesù stesso e usata,come unico modo,nella Chiesa primitiva per almeno per otto nove secoli,è stata reintrodotta dopo il Vaticano II,con l’Istruzione Memoriale Domini,che demandava alle conferenze episcopali la decisione di concederla.In molti paesi,Italia compresa,la CEI permette questa disciplina,pertanto,di quali abusi parla?Grazie,buonanotte e mi scusi per la lunghezza.

    1. Caro Giovanni,

      domandando a Dio la grazia della virtù della santa pazienza, la prego di leggere, anzitutto, la risposta che ho data sopra a Enzo, nella quale c’è una chiara, precisa e ortodossa esposizione dottrinaria nella quale spiego che cosa è il dogma e quando una verità definita è verità di fede.

      Anziché inviare un altro papiro come quello che ha inviato, per non rispondere poi in definitva ai vari quesiti che le sono stati posti, provi adesso, in breve – letta quella risposta ad Enzo – a rispondere a queste tre facili e semplici domande:

      – lei ritiene che l’approvazione dello statuto di un Movimento laicale da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, costituisca una verità di fede espressa in modo definitivo o definitorio ?

      – lei ritiene, quindi, che questa approvazione del Cammino Neocatecumenale, implichi da parte della Chiesa un pronunciamento del magistero infallibile che vincola tutti i fedeli cattolici a prestare totale adesione come se fosse una verità di fede definita ?

      – Lei ritiene che, tutti coloro che non ritengono il Cammino Neocatecumenale un movimento cattolico improntato sulla ortodossia dottrinale e liturgica, vengano meno all’obbediente ossequio dovuto da tutti i fedeli al deposito della fede cattolica ?

      Sono tre semplici domande, alle quali spero vorrà rispondere.

      Se però mi manderà per tutta risposta un altro papiro nel quale parla di tutt’altre cose deviando altrove il discorso, sappia in anticipo che non lo pubblicherò, perché neppure la santa pazienza può obbligare in alcun modo ad un dialogo sterile tra un sacerdote ed un teologo che cerca in tutti i modi di spiegare, ed un sordo che in tutti i modi dimostra di non voler capire.

      Ripeto: sono tre domande semplicissime.

      1. Sono semplicissime per chi abbia letto le sue risposte precedenti e le circostanziate spiegazioni in esse contenute e per chi sia in buona fede. Per chi non è in buona fede e nega l’evidenza, sono semplicemente domande a cui non rispondere. Per ignoranza e superbia, i neocat ritengono di essere depositari della verità assoluta, e vengono sempre istruiti a non dialogare con chi non la pensa come loro. Chiaramente, anche qualora ci provassero, difficilmente riuscirebbero a trovare argomenti validi, perché sono mediamente ignoranti di teologia, anche basilare, e anche, purtroppo, non conoscono il Catechismo della Chiesa cattolica. Sono inoltre imbevuti di terminologia neocatecumenale e non riescono ad uscire da lì.
        A questo proposito volevo chiederle: nel Cammino neocatecumenale si dice e si ripete fino allo sfinimento che la morte è il peccato, cioè che Gesù Cristo risorgendo dai morti e vincendo la morte, ha vinto il peccato. E questa cosa viene ripetuta sempre nelle varie catechesi, in maniera quasi ossessiva. Ma è proprio solo così? Cioè è questa l’unica interpretazione? O anche che ha aperto la strada alla vita eterna? Mi scusi per l’approssimazione della mia domanda…

  55. Ha perfettamente ragione padre Ariel, i neocatecumenali non sanno nulla, né i semplici, né i grandi capi.
    Da quando ho lasciato il cammino ho iniziato ad informarmi, a leggere molto e a parlare con alcuni sacerdoti non neocatecumenali. Mi sono accorta di non sapere nulla e, quello che mi sembrava di sapere, era spesso distorto. Eppure, in quelle condizioni, ho fatto la catechista per più di 25 anni.

    In questi giorni ho ripreso in mano il mamotreto del II scrutinio, io ho quello vecchio, prima dell’approvazione.

    Con la coscienza di oggi vi ho trovato moltissime affermazioni e concetti discutibili ma, essendo consapevole di non sapere, sentirei il desiderio che qualcuno competente potesse spiegare.

    So che i sacerdoti sono sempre molto occupati ma chiedo, a beneficio mio e un po’ di tutti, se fosse possibile almeno l’indicazione di qualche sacerdote che possa venire in aiuto.

    Noi fuoriusciti, specialmente chi come me è stato 35 anni nel cammino e veniva dal “paganesimo”, a volte ci sentiamo spersi. Avremmo bisogno di guida ed insegnamento, abbiamo molte domande, ma spesso i sacerdoti hanno poco tempo da spendere per i singoli.
    Grazie per ogni aiuto che possa…

  56. Mi chiedo se il Cammino Neocatecumenale possa considerarsi approvato se viola i propri stessi Statuti, in forza dei quali ha ricevuto l’approvazione.
    In particolare, gli Statuti del Cammino Neocatecumenale prevedono che questo itinerario debba porsi al servizio dei Vescovi. Mi chiedo allora come si giustifichi il fatto che Kiko, ai propri catechisti, riferisca che i Vescovi non compiacenti con il Cammino invitati alla Domus Galileae (spesati di tutto) fossero “pieni di demoni” e come, dopo un’Eucaristia nel Cenacolo, su questi fosse sceso lo “Spirito Santo” e, PUM!, li avesse “convertiti” al Cammino. Addirittura, dopo questa conversione, un Vescovo avrebbe esclamato “mettiamoci alla sua sequela” cioè alla sequela di Kiko.
    Che logica ha che un Cammino che dovrebbe porsi in obbedienza ai Vescovi li consideri indemoniati nel momento in cui essi esercitano la propria libera potestà di giudizio?
    Avviso che di queste dichiarazioni di Kiko, fatte nel corso di una convivenza di itineranti a P.S.Giorgio, si possono ascoltare gli audio.
    Qui si può leggerne la trascrizione:
    https://neocatecumenali.blogspot

  57. A Giovanni.

    Ipocrisia?

    Lei scrive:

    “queste celebrazioni … fanno parte della pastorale parrocchiale e di conseguenza sono aperte a tutti i fedeli”
    Falso. Non solo non compaiono nell’orario parrocchiale, ma agli estranei non è permesso entrare. Chi vuol averne conferma provi di persona.

    “in queste celebrazioni si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, “fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede” (uso del pane azzimo per la comunione, spostare il rito della pace, comunione sotto le due specie, brevi monizioni e risonanze)”

    Falso. I Libri Liturgici ordinano che si comunichi PRIMA il sacerdote, e DOPO i fedeli, ognuno appena ricevuto il Pane e senza aspettare gli altri, RIMANENDO in piedi. Invece voi prendete in piedi il pane, poi vi sedete e aspettate gli altri. Vi siete inventati il distinguo fra comunione e manducazione.

    “monizioni e risonanze sono concesse non sono quindi abusi”
    Falso. Sono eventuali, eccezioni e non regola, devono essere brevi e non omiletiche.

    Per tacere dell’uso di tavolacci anziché dell’altare consacrato eccetera.

    Lei non risponde a nulla.
    Ora le domando: perché per difendere il Cammino… [NdR. mancano delle parole conclusive che non sono giunte, non è un nostro taglio]

  58. Gentile Padre Ariel,

    nella mia esperienza di semplice “parrocchiana cattolica” ho spesso sfiorato vari movimenti mantenendomi però lontana, soprattutto a causa di esperienze ascoltate o di dichiarazioni degli appartenenti che mi lasciavano confusa e turbata e non mi parevano affatto ortodosse.

    Leggendo il suo scritto posso solo ringraziarla per avere spiegato con competenza e cognizione di causa, riguardo ai neocatecumenali, ciò che io potevo solo intuire.

    Attualmente diversi miei conoscenti, sempre invano, mi invitano ad avvicinarmi a questo o a quel movimento, Non voglio assolutamente mettere tutte queste esperienze sullo stesso piano (carismatici, rinnovamento, focolarini …), non ne ho l’intenzione, ma sono convinta per esperienza diretta, che alcune situazioni rappresentino un serio pericolo per l’anima di noi fedeli.

    E’ possibile avere luce su questi movimenti? Dove si possono trovare informazioni equilibrate per non cadere in pericolosi tranelli, in un periodo di grave confusione come questo, in cui la sete di Salvezza e l’ignoranza ci portano ad avvicinarsi alle fiamme come falene?

    La ringrazio in anticipo per l’attenzione e per il suo lavoro.

    1. Cara Dafne,

      io credo che sia necessario ammettere che alla base del “problema movimenti” vi sia stato un eccesso di entusiasmo che ha indotto in errore Giovanni Paolo II, perché poi, storicamente ed ecclesialmente, chi ha veramente traghettato e dovuto gestire tutti i fenomeni del vero e proprio post-concilio è stato lui. Il Santo Pontefice Paolo VI cominciò a dover trattare il grave problema tra il 1966 ed il 1978, ma il grosso del tutto, dalle conseguenze teologiche a quelle socio-politiche intra ed extra ecclesiali, ricaddero sul Santo Pontefice Giovanni Paolo II.

      L’errore di Giovanni Paolo II fu questo: dinanzi ad una crisi senza precedenti della vita religiosa maschile e femminile, con gli ordini religiosi storici e le congregazioni che tra il 1966 ed il 1976 avevano subìto forti perdite numeriche; dinanzi a questi ordini e congregazioni che alle statistiche del 1986 risultavano, alcuni di essi, in un ventennio, più che dimezzati in numero di religiosi e religiose, egli credette – come molti altri – che il futuro della Chiesa era nei movimenti.

      Oggi io conosco e parlo di frequente con vescovi ultra ottantenni, che in quegli anni furono entusiasti protagonisti in tal senso, i quali non fanno che ripetermi come un sorta di mea culpa: «Quali gravi errori di valutazione, all’epoca, facemmo tutti noi assieme a Giovanni Paolo II !».

      Premetto: ciò che io penso è del tutto irrilevante e quindi va preso solo come libero e privato pensiero personale espresso in pubblico. Detto questo posso dirle che io credo che questi movimenti, tutti, abbiano già compiuto il proprio ciclo, per non dire che sotto non pochi aspetti hanno fallito.

      Alla prova dei fatti, i Movimenti non hanno favorita l’unità della Chiesa ma lasua divisione, non hanno favorita l’identità unitaria del corpo ecclesiale ma hanno creato all’interno della Chiesa dei personalismi a volte persino esasperati ed esasperanti.

      Caratteristica di tutti questi Movimenti è la inevitabile convinzione di avere ricevuto doni e carismi molto speciali da parte dello Spirito Santo, dimenticando spesso che i carismi sono autentici e validi se riconosciuti dalla Chiesa, approvati dalla Chiesa, regolamentati dalla Chiesa ed esercitati nel modo comandato dalla Chiesa. Pur malgrado invece, alla prova dei fatti, molti di questi movimenti si sono presa l’approvazione della Chiesa, salvo però fare e seguitare a fare ciò che vogliono e come vogliono.

      Questi Movimenti, in pratica tutti, hanno cominciato ad inserire elementi propri e particolari nella sacra liturgia, dando spesso vita ad equivoci di questo genere: “Io vado alla Messa dei Neocatecumenali … io vado alla Messa dei Carismatici … io vado alla Messa dei Focolarini …”
      E qui vai a far capire alla gente che la Messa non è di quello o di quell’altro Movimento!

      Altro errore avvenuto sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II: avere permesso a diversi di questi Movimenti, per mancanza di sacerdoti in certe regioni del mondo, di aprire e gestire propri seminari per la formazione dei sacerdoti diocesani, che di fatto sono poi risultati, più che sacerdoti del vescovo, dei sacerdoti del Movimento formati per il Movimento ed a servizio del Movimento. E questo, sinceramente, Giovanni Paolo II non avrebbe mai dovuto permetterlo, ed oggi se ne stanno raccogliendo tutte le conseguenze, spesso purtroppo anche molto infelici.

      In questa stagione che ha preso avvio dagli inizi degli anni Settanta, tutti hanno creduto di riscoprire d’improvviso lo Spirito Santo, che sulla Chiesa nascente era disceso però due millenni prima; sebbene molti abbiano creduto e pensato che in essa fosse finalmente disceso solo agli inizi degli anni Sessanta. E in nome dello Spirito Santo, abbiamo di fatto assistito a una delle più grandi confusioni intra-ecclesiali che mai avevamo avuto.

      Cosa fare?

      Si scelga una parrocchia nella quale si svolge perlomeno una decente vita e nella quale un sacerdote del vescovo segue la porzione di Popolo di Dio ad esso affidata, svolgendo il proprio ministero per il vescovo e per la diocesi a servizio dei Christi fideles.

      E semmai, dica una preghiera di tanto in tanto per i Movimenti al tramonto. Semmai anche una preghiera per chi non ha trovato di meglio da fare che aprire i processi di beatificazione di certi fondatori di movimenti laicali, semmai proprio mentre i Carabinieri e la Guardia di Finanza arrestavano per gravi reati di frode, peculato, appropriazione indebita, falso in atti d’ufficio ecc … diversi degli aderenti a quel Movimento, nel quale erano entrati sin dalla prima ora e nel quale erano stati formati dal fondatore del Movimento in persona, quasi come se un albero non si riconoscesse dai frutti che da …

      1. … ma perchè non ti nominano cardinal segretario del Pontificio consiglio per i laici, forse risolveremo qualche problema.

        1. No, lascia perdere: i problemi sarebbero invece aumentati a dismisura.
          E poi non credo di stare bene vestito di rosso, preferisco portare il nero per tutta la vita.
          Quantunque pure le mignotte in servizio si vestano di rosso, però con una differenza: perlomeno sono delle professioniste serie e si assumono sempre tutte le responsabilità che comporta il loro lavoro.

          1. La volgarità del prete Ariel, prima o poi salta sempre fuori,
            A questo, noi, nel Cammino non siamo abituati.
            E ciò la qualifica!

          2. Caro Leonardo,

            io credo che ci siano dei limiti a tutto, persino all’ipocrisia.
            Questo scambio di battute tra un mio confratello napoletano e me, per stemperare l’aria, non ha nulla di volgare.
            A meno che lei non voglia censurare il 90% dei film di Alberto Sordi, proiettati da anni e anni nei cinema parrocchiali.

            In privato, San Giovanni Paolo II, ai prelati stranieri che prendevano servizio a Roma, soleva dire «Se vuoi capire la romanità, devi vedere Il Marchese del Grillo».

            Se vuole invece la informo io a dovere: correva esattamente l’anno 1985 quando a Roma vi fu un incontro tra i responsabili e fondatori dei vari Movimenti, tra cui Kiko e Carmen. Tra i presenti anche quella delicatissima e amabile Signora di Chiara Lubic e quell’indubbio sant’uomo del Padre Luigi Giussani.

            E fu proprio il fondatore di Comunione e Liberazione che, dopo aver visto ripetutamente impallidire Chiara Lubic, richiamò la diva Carmen Hernandez ad un linguaggio più consono, perché in pubblico, del tutto incurante della presenza di uomini e donne, di sacerdoti e di un vescovo, animandosi nel discorso prese a dire «cazzo, cazzo!» ogni quattro o cinque parole.

            Io non ero presente, però erano presenti ben quattro sacerdoti che oggi sono rispettivamente: due arcivescovi emeriti, uno dei quali cardinale, un vescovo diocesano tutt’oggi in carica, ed un’altro sacerdote che attualmente è arcivescovo segretario di un dicastero della Santa Sede.

            E tutti sono sani, vegeti e pronti all’occorrenza a confermare come testimoni oculari quel che ho appena detto.

            Pertanto, in risposta al suo autentico eccesso di pudore, posso assicurarle che, se allo scoccare dei cinque anni dalla morte, troverete un vescovo diocesano disposto ad aprire la prima fase del processo diocesano per la beatificazione della diva Carmen, molto ragionevolmente, con le debite prove e testimonianze, la proporremmo come la «Beata del cazzo!».

            Al suo scandalo per la altrui volgarità – peraltro laddove la volgarità non c’è – aggiunga il fatto che nella sola Italia esiste un esercito di preti che a nominargli la parola Neocatecumenali impallidiscono, perché dai Neocatecumenali sono stati aggrediti e offesi in pubblico davvero a male parole.

            Al Padre Ciro, che ha fatto questa battuta alla quale io ho risposto con un’altra battuta, un catechista neocatecumenale lo interruppe mentre durante la Santa Messa teneva la omelia nella propria parrocchia, anni fa, dicendo ad alta voce ai fratelli e sorelle del Cammino «uscite assieme a me e non ascoltate queste cazzate!».

            Riprendiamo dunque il discorso da capo: chi sarebbe, il volgare?

          3. … allora diciamola tutta: eravamo nel 2002 e quella domenica di Pentecoste feci un’omelia sui doni dello Spirito Santo.
            Senza riferimento a nessuno, tanto meno ai neocat.

            Un catechista, che aveva sproloquiato in precedenza in varie catechesi sullo Spirito Santo (ma io questo non lo sapevo e non potevo saperlo), si sentì, come dire, “criticato” dinanzi ai suoi catechizzandi, e per essere precisi esordì così (le decine di persone che erano presenti lo ricordano sempre) :

            «Ma smettila, buffone!». E rivolto ai suoi disse: «Andiamo via perché non dovete sentire queste cazzate, perché questo, in dieci minuti, rovina quel che io ho fatto con voi in mesi di catechesi».

            Le persone rimasero allibite.

            Sono un cosiddetto povero dottore in diritto canonico e posso dire che sia per la legge canonica sia per la legge penale italiana, interrompere a questo modo una azione di culto riconosciuta dallo Stato che si svolge all’interno di un luogo di culto riconosciuto, è un reato penalmente perseguibile, ieri come oggi, perché il codice di diritto penale è rimasto sempre lo stesso, ed il codice di diritto canonico, pure.

          4. @Leonardo

            “A questo, noi, nel Cammino non siamo abituati!”

            Non so se sei più bugiardo o ipocrita. Basta leggersi i mamotreti per vedere l’innumerevole quantità di turpiloquio presente.
            In più DA NESSUNO ho mai sentito chiamate “coglione” un sacerdote…tranne da membri del cammino.
            In questo siete perfettamente riconoscibili.

            I peggiori bigotti rispetto a voi sono dei santi.

      2. Don Ariel ha dato una risposta da par suo, pur con molta umiltà non volendo innalzarla a più di un’opinione personale. Io, da semplice fedele, mi ci ritrovo e benedico Iddio per aver ispirato la mia famiglia a non inserirmi in alcuna conventicola, nonostante le insistenze dell’allora parroco (per carità, sant’uomo per molti aspetti). Perché se ci sono state responsabilità in alto, va detto che c’è stata (e c’è tutt’ora) una specie di ossessione da parte dei preti ad “infilare” la gente in questo o quel movimento; sospetto per una forma particolare di clericalismo, per poter poi mantenere una forma di controllo indiretto.

        A Dafne vorrei solo aggiungere, avendo dovuto fare un paio di “traslochi” parrocchiali, tre criteri iniziali per testare un buon prete: a) che sia ortodosso b) che celebri in modo rispettoso e riverente c) che sia umile. Le prime due cose sono facilmente verificabili. Per la terza: se trova un prete amato dai parrocchiani, ma senza esaltazioni e con un tasso fisiologico di mormorazione (cosa pur brutta in sé), questi sono per me buoni segni. Se trova una superstar esaltata da tutti, vuol dire che quel prete si è costruito la sua setta personale, ed è…

  59. Egregio Don Ariel ho letto pazientemente la sua esposizione.La apprezzo ma le chiedo:Cosa c’entra con il nostro discorso?Non stiamo discutendo dei dogmi della Chiesa,nè abbiamo detto che l’approvazione dello Statuto sia una verità di fede definitiva o definitoria etc.Le risulta che abbia mai fatto affermazioni simili?Non mi pare proprio,non capisco allora il suo discorso vagamente somigliante al personaggio di Don Chisciotte,il quale costruiva, fantasiosamente , inesistenti castelli per scagliarsi contro.Non è stato mai detto che il Cammino sia un dogma ,il problema però è che tra il non essere dogma ed essere “setta” o “eretico” c’è una netta differenza.Il Cammino non sarà certo un dogma,chi lo ha mai detto,ma di certo non è una setta né un ricettacolo di eretici,come lei invece erroneamente sostiene.Del resto dire che il Cammino è eretico o setta equivale a dire che il catechismo dei fanciulli è settario o eretico perché si svolge in classi di bambini e separatamente.Perchè forse non è sufficientemente chiaro che il Cammino non è nè una associazione nè un movimento,ma una iniziazione cattolica post battesimale per adulti.

  60. Se lei non mi pubblica significa che è incapace di confrontarsi ,del resto io non sono il suo scolaretto,nè sono obbligato a rispondere alle sue domande.Pensavo che si potesse discutere pacatamente ,però se lei non intende continuare, lo dica apertamente mi ritirerò.Penso di averle risposto abbondantemente,poi se lei è in cerca argomenti pretestuosi e capziosi lo dica sarebbe inutile continuare. Vorrei solo chiederle se accetta solo il Magistero straordinario, infallibile , definitorio e il Magistero Ordinario e definitivo del Papa?Rigetta quindi tutto il resto ?Non accetta Il Magistero ordinario ed autentico?Per caso lei è tra quelli che rifiutano il Concilio Vaticano II?Spero poprio di no!L’approvazione del Cammino non è un dogma ,ma il Papa,che è il Vicario di Cristo,approva e incoraggia questo itinerario di fede,e ciò significa che lo ritiene positivo. Ritenere che il Camino sia setta o eretico,equivale a pensare che il Successore di Pietro sbagli ad incoraggiarlo e ciò,in qualche modo,equivale a mettere in discussione l’autorità del Papa.Del resto quanti Vescovi rifiutano il Summorum Pontificum e non vedono di buon occhio i gruppi Messa Tridentina?Io ne conosco alcuni.

    1. … scusi, mai i suoi – evidentemente ignorantissimi catechisti – le hanno mai data una definizione corretta di magistero?
      Lei sa, che cosa è il magistero e che cosa è magistero?
      Lei sta dimostrando, arrampicandosi sugli specchi come una persona che ha un’idea a dir poco confusa di dottrina cattolica e di ecclesiologia, di non conoscere proprio i rudimenti della dottrina della fede.

      E si ricordi che il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, lo è anche quando ripetutamente vi ha detto, a voce e per scritto:

      1. di attenervi con scrupolo ai libri liturgici ;
      2. di non omettere e aggiungere nulla dal Messale Romano;
      3. di non usare solo ed esclusivamente la II Preghiera Eucaristica ma anche tutte le altre, compreso e incluso il canone romano.

      Anche il quel caso era Vicario di Cristo, ma in qualsiasi momento può essere provato senza pena di smentita che a queste disposizioni date e ripetute dal Vicario di Cristo voi non vi attenete, evidentemente perché avete un altro vicario: Kiko Arguello.

      Questi sono i fatti provati, le sue sono invece chiacchiere.

  61. Riguardo Mons.Annibale Bugnini ,la informo che ho conosciuto personalmente uno dei suoi segretari che lavorò per lui negli anni della riforma liturgica. Conosco anche uno dei suoi allievi. Lei ripete la solita vulgata dei detrattori di Bugnini,il fatto è che su internet sui siti pseudo tradizionalisti circolano certe notizie ma io ho notizie certe, di una persona che lo ha conosciuto personalmente ed ha assistito ai fatti ,quando lei forse nemmeno era nato o forse era poco più che lattante. La persona che ho conosciuto mi riferì che Papa Paolo VI era in lacrime quando dovette allontanare Bugnini e lo fece solo per pacificare l’ambiente della Curia. L’Accusa di appartenere alla massoneria poi è una mistificazione inventata da qualche cardinale di Curia,di cui conosco anche il nome,ma che taccio per carità cristiana e anche perché .è passato a miglior vita,pace all’anima sua.Le accuse contro Bugnini sono false anche perché gli si attribuisce le colpe della riforma liturgica,che fu voluta da Papa Paolo VI.Padre Bugnini fu solo un esecutore.

    L’accusa di appartenenza alla massoneria si basa sul giornale di Mino Pecorelli che si chiamava OP? Si sa benissimo quanto ambiguo fosse questo giornalista e come bazzicava nel torbido. Non a caso fu assassinato senza pietà. Un personaggio collegato ai servizi segreti deviati. Le ricordo che il gran maestro della massoneria di allora, Lino Salvini ,il 10 agosto dichiarava allora sul giornale Panorama:” Cardinali in loggia non ne abbiamo. In questo elenco (dei 114 prelati pubblicati su Panorama,)conosco solo quattro persone e ciò non significa che siano massoni. Oltretutto dagli schedari della massoneria non c’è nulla che somigli alla sequenza di data di iscrizione, numero di matricola, monogramma, che appare nell’elenco’. E il capo della massoneria francese Richard Dupuy sottolineò alla TV non senza una punta di disprezzo: ‘Dopo l’abate Baruel e Leone Taxil mons. Lefèbvre ha ripreso i vecchi temi rancidi della massoneria’”.

    Pertanto il nome codice BUAN e la sigla collegata che si leggono su OP sono falsità. Che Papa Paolo VI ci abbia creduto,non dimostra nulla.

    Pertanto il nome codice BUAN e la sigla collegata che si leggono su OP sono falsità.Che Papa Paolo VI ci abbia creduto,non dimostra nulla.

    1. Nella mia risposta/domanda io non ho fatto riferimento a queste leggende metropolitane, dalla massoneria ai complotti ed alle congiure varie, perché ho sempre cercato di essere uno studioso serio.

      Pertanto, la storia della Chiesa, la dogmatica sacramentaria, la liturgia ed il movimento della riforma liturgica che prende vita già alla fine dell’Ottocento, io non li ho studiati su Internet, ma in ben altro modo e su ben altre fonti.

      Basandomi su un fatto, io ho solo chiesto come mai il Santo Pontefice Paolo VI spedì Annibale Bugnini in Persia, oggi Iran, come mai non volle riceverlo e non volle mai più vederlo. A tutte le leggende metropolitane da lei sciorinate e da lei ampiamente conosciute perché come lei dice circolano da anni su Internet, io non ho fatto neppure una vaghissima allusione, appunto perché sono ben altre le fonti alle quali attingo.

      Concordo con lei sul fatto che:

      «Che Papa Paolo VI ci abbia creduto, non dimostra nulla».

      Sebbene io dubiti che una mente sottile come quella di Paolo VI, nonché grande conoscitore della curia romana all’interno della quale trascorse la gran parte della propria vita prima di essere nominato da Pio XII Arcivescovo di Milano, abbia creduto a cose del genere. Ma anche se vi avesse creduto, ciò sarebbe del tutto irrilevante.

      Invece, se San Giovanni Paolo II ad experimentum, Benedetto XVI in via definitiva ed a precise condizioni, approvano il direttorio dei Neocatecumenali, questo dimostra forse in modo inconfutabile che il Cammino è assolutamente opera dello Spirito Santo e che tutti i fedeli devono accettare ciò come elemento di fede, in quanto “dimostrato” dai Pontefici con due loro complimenti all’inizio di un discorso al quale fanno però subito seguito venti diversi richiami a mettersi in riga ed a rispettare vescovi, parroci, comunità parrocchiali, libertà individuale ad uscire dal Cammino, rispetto delle popolazioni delle zone di missione, dei libri liturgici, ecc …?

      Anche in questo caso credo che si possa e che si debba applicare il seguente principio: che Giovanni Paolo II o Benedetto XVI abbiano eventualmente creduto alle panzane di Kiko e Carmen, ciò non dimostra nulla, ma soprattutto non vincola ad una adesione di fede verso il Cammino gli altri cattolici.

  62. I discorsi di Giovanni li ho sentiti centinaia di volte. E’ inutile sperare in una benchè minima presa di coscienza anche della semplice assurdità di determinate sue argomentazioni.

    Piuttosto gli chiederei se ha qualche considerazione sulla DEFINITIVA condanna del vescovo NEOCATECUMENALE di GUAM, Apuron, per pedofilia.

    Guam è stata per decenni un luogo dove il cammino ha fatto quello che ha voluto. In cui si esautoravano i sacerdoti che non ne facevano parte e si OBBLIGAVA – sottolineo OBBLIGAVA -, i seminaristi a farne parte.

    Lo stesso Kiko Arguello lo ha pubblicamente difeso parlando di “persecuzione” e, a riprova di questo, lo stesso vescovo (già condannato in primo grado) era presente sul palco per il cinquantennale del cammino a Roma.

    Apuron è stato pubblicamente difeso in tutti i modi, leciti ed illeciti, dal cammino nella persona delle sue alte sfere: Gennarini (responsabile per gli Stati Uniti) e Kiko Arguello stesso.

    Caro Giovanni, mi vuole smentire?
    Lei che ne pensa?

  63. Qualcuno mi spiega ad esempio, come mai nella Messa Nc non ci si inginocchi mai durante la Consacrazione e che si reciti sempre il Credo Apostolico e mai il Credo Niceno-Costantinopolitano?

    Su questa seconda mia domanda azzardo una risposta: c’entra col fatto che fu composto e promulgato sotto l’impero del famigerato Costantino?

    E se non è per questo motivo, perché non recitare mai il Credo Niceno-Costantinopolitano?

    Perché questa (ed altre) differenza con la Messa di Paolo VI?

  64. Scusi Don Ariel perché lei chiama ignoranti persone che nemmeno conosce? Offendere le persone è peccato e lei lo sa benissimo. Sa benissimo che S. Paolo disse:”Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca”. Perchè questa presunzione di giudicare cose e persone che non conosce?Giudicare e sentenziare su cose che forse non ha capito?E’ una persona colta?Ok va bene ed io la rispetto,ma dovrebbe avere lo stesso rispetto per gli altri. Sarà anche colto, non ne dubito, ma non è mica infallibile? Le rammento che S.Paolo ha detto che se non abbiamo la carità ,non abbiamo nulla. Lei esprime la sua opinione ed io la rispetto,non le piace il Cammino?Va bene, lo accetto, non è detto che debba piacere a tutti,ma perché pronuncia questi giudizi temerari tacciando addirittura di “eresia” e di “settarismo”‘?

    L’infallibilità del Magistero Papale è riservata a pochi casi,come lei stesso ha detto quindi non tutto il magistero investe l’infallibilità. Tuttavia non è pensabile che esiste un magistero fallibile, per cui il Papa, possa sbagliare in qualche suo pronunciamento. La parola Magistero e errore sono in contrasto. Il magistero del Papa è dupilce,come lei sa, può essere un magistero ordinario infallibile, se propone un insegnamento definitivo. Oppure può essere un magistero ordinario autentico e basta. Pensare che questo ultimo tipo di magistero sia fallibile è certamente un errore e non voglio credere che lei pensi questo. Il magistero in quanto tale, soprattutto perché è garantito, non può contenere errori,pertanto non è fallibile. La Chiesa nel suo magistero non impegna sempre il suo carisma di infallibilità,questo è il caso del Cammino, infatti la Chiesa si limita a proporlo,come itinerario di formazione cattolica,ma non lo impone,ma dato che il carisma delle chiavi è stato dato solo a Pietro ed i suoi successori,questi ha più discernimento nella Chiesa,di chiunque altro Vescovo,pertanto se questi,,approva Cammino,come itinerario di fede,significa che viene da Dio.

    Ma mi faccia capire, lei pensa che Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco abbiamo sbagliato ad approvare e sostenere il Cammino? Se ho capito bene,lei affermerebbe che, poiché il Cammino non è dogma, nè appartiene al Magistero infallibile e irreformabile, allora è possibile che la sua approvazione sia errata e pertanto può essere rifiutata? Dice questo? Queste sono, più o meno, le stesse tesi di quelli che vogliono mettere in dubbio la validità del Vaticano II, sostenendo che lo Spirito Santo si sarebbe ritirato dalla Chiesa e poiché è un Concilio pastorale può essere rifiutato? Beh se dice questo credo proprio che si sbagli. Anche se l’approvazione del Cammino ,non investe l’ infallibilità del Papa,non è pensabile che Giovanni Paolo II abbia errato perché il Papa ,proprio perchè è particolarmente assistito dallo Spirito,ha un discernimento maggiore di chiunque altro nella Chiesa. Negarlo significherebbe mettere in dubbio l’azione dello Spirito Santo e ciò non è accettabile per un cattolico. Lei sa bene che lo Spirito assiste il Papa anche quando non si esprime ex cathedra. Se pensa il contrario,non sono assolutamente d’accordo. Se fosse così saremmo come i protestanti.

    1. Caro Giovanni,

      Le chiarisco anzitutto che “ignoranza” o “ignorante” non è un’offesa. L’etimo deriva dal latino ignorantia, in greco ἀμάθεια, ed in entrambi i casi indica la mancanza di sapere, di conoscenza basilare o approfondita di una data cosa. Quindi non è un’offesa, né un termine dispregiativo, al punto che nel lessico sia filosofico sia teologico si parla di dotta ignoranza o santa ignoranza, soprattutto per indicare persone di buona volontà e intenzioni, che però mancano di conoscenza, ed alle quali non è affatto preclusa la santità, dato che gli elenchi dei santi sono pieni di clamorosi ignoranti nel senso etimologico del termine; abbiamo persino una analfabeta proclamata dottore della Chiesa, Santa Caterina da Siena. Pertanto non scomodi, anzitutto, San Paolo Apostolo a sproposito in questo contesto.

      A lei non è forse chiaro – poco male – di essersi messo a interloquire con un teologo dogmatico, dogmatico-sacramentario e storico del dogma, poco male, non c’è problema, può capitare. Allora le ricordo che la dogmatica è la branca delle teologia più complessa, che richiede di necessità anche profonde cognizioni storiche, perché i dogmi e le relative discipline, si inseriscono in storie molto antiche e molto complesse. Da qui nascono le vere e proprie idiozie affermate nel corso degli anni da Kiko e Carmen, specie quando si riempivano la bocca di «ritorno alle origini» o «chiesa delle origini», dimostrando con i loro sproloqui di non conoscere – e ripeto dimostrando – né le origini né la Chiesa delle origini.

      Inutilmente io le ho portato in precedenza l’esempio che lei ha rifiutato però di cogliere, quando a proposito delle mie personali ignoranze le ho detto: «io senza calcolatrice non sono capace neppure a fare le divisioni, per questo se fossi invitato ad un convegno di matematici, non oserei mai aprire bocca, mi metterei in un angolo, ascolterei e di sicuro non capirei niente, perché sono un ignorante».

      Io sono stato chiarissimo, ad esempio indicandole una delle mie tante ignoranze, che non è certo l’unica. Lei che però dimostra di essere cresciuto nel meglio del peggio del Cammino Neocatecumenale a pane, superbia e Spirito Santo elettivo, è stato sordo a qualsiasi genere di ragionevole richiamo, seguitando a inviare commenti che non stanno né in cielo né in terra, come chiunque può appurare leggendoli e come quest’ultimo nel quale mi dice:

      «Ma mi faccia capire, lei pensa che Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco abbiamo sbagliato ad approvare e sostenere il Cammino? Se ho capito bene,lei affermerebbe che, poiché il Cammino non è dogma, nè appartiene al Magistero infallibile e irreformabile, allora è possibile che la sua approvazione sia errata e pertanto può essere rifiutata? Dice questo? Queste sono, più o meno, le stesse tesi di quelli che vogliono mettere in dubbio la validità del Vaticano II, sostenendo che lo Spirito Santo si sarebbe ritirato dalla Chiesa e poiché è un Concilio pastorale può essere rifiutato?»

      Questa sua affermazione è un autentico delirio che insulta non me, ma qualsiasi intelligenza cattolica. Il tutto per varie ragioni, a partire dalla prima: per come si esprime e dal modo confuso in cui si esprime, è presto deducibile che lei, per di più con uno studioso della materia, cita il Concilio Vaticano II come se fosse uno slogan, ma purtroppo non sarebbe mai capace, dinanzi ad una platea di ascoltatori, di analizzare ed illustrare uno solo dei suoi documenti. E questo non lo dico e non lo affermo io, ma lo dimostra lei stesso, con ciò che scrive e per come lo scrive.

      Quindi lei giunge ad accusare tra le righe il suo interlocutore, sacerdote e teologo, che coloro che mettono in dubbio la validità del Cammino Neocatecumenale sono come quelli che vogliono mettere in dubbio la validità del Concilio Vaticano II. Affermazione non semplicemente inqualificabile, ma veramente aberrante [da latino aberrare, ossia errare].

      Le rispondo quindi dicendole senza problema che sì, io credo che Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I abbiano sbagliato ad approvare il Cammino e che questa loro scelta non è ad alcun titolo vincolante né è materia ed oggetto di fede. Esattamente come molti loro predecessori hanno sbagliato a prendere tante altre decisioni, sia pastorali sia politiche, che non implicavano da parte dei fedeli alcun genere di obbligo a prestare ad esse adesione di fede e condivisione.

      Lei ha dato ripetuto ed ostinato saggio di quello che è il perfetto neocatecumenale emotivo, irrazionale e privo di senso logico.

      Potete strillare da mattino a sera tutte le approvazioni pontificie che volete, ma resta il fatto che non siete mai stati approvati con un motu proprio summorum pontificum esteso a tutta la Chiesa Cattolica, ma con un decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, attraverso un atto di natura puramente amministrativa, non magisteriale e meno che mai dottrinale.

      Le ribadisco e quindi le faccio di nuovo notare che la tanto sbandierata approvazione del 2012 [vedere testo QUI], è un atto di natura puramente amministrativa di dieci righe stringate e striminzite, nelle quali non è nominato né direttamente né indirettamente il Romano Pontefice, come invece avviene in molti altri decreti dei Dicasteri o dei Pontifici segretariati della Santa Sede, nel quale è usata invece la formula: «Il Sommo Pontefice ne ha richiesta l’approvazione», oppure «il Sommo Pontefice ha visto ed approvato». Pertanto, che le piaccia o no – ma questi sono i fatti reali e non passibili di smentita – a 43 anni di distanza dalla fondazione del Cammino Neocatecumenale voi avete infine ricevuto dieci righe firmate dal Presidente del Pontificio Segretariato per i Laici e senza alcun riferimento neppure indiretto al Sommo Pontefice. Vuole forse negarlo?
      E lei mi paragona la non accettazione di dieci righe amministrative scritte da un Cardinale a quella che è l’adesione di fede dovuta ad un concilio ecumenico !?!

      Se lei prende invece una istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nella quale tra l’altro sono condannati tutti gli abusi liturgici che da decenni i neocatecumenali compiono in modo ostinato, ossia la Redempionis Sacramentum, potrà appurare che anche questo documento è firmato da un Cardinale – il vostro “amico” Francis Arinze e dall’Arcivescovo segretario Domenico Sorrentino – ma alla fine di esso vi troverà scritte queste parole:

      «Questa Istruzione, redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Pontefice il 19 marzo 2004, nella solennità di san Giuseppe, il quale ne ha disposto la pubblicazione e l’immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta».

      Tutte queste cose elementari, a lei, non sono proprio chiare?

      Eppure ho cercato, perdendo non poco tempo, di spiegargliele in ogni modo. Dunque le ripeto: Finché un Romano Pontefice non dichiara questa vostra approvazione vincolante per tutti i fedeli della Chiesa Cattolica che devono quindi accoglierla con l’adesione di fede richiesta da un atto di magistero, io resto libero di dire quel che dico, compreso il fatto che a mio parere, questi Sommi Pontefici, hanno sbagliato a dare riconoscimento a quel covo di ignoranti, presuntuosi ed eretici che lei, ostinatamente, sta purtroppo rappresentando in modo davvero mirabile.

      E se ritiene di avere ragioni contro di me, si rivolga al mio Ordinario Diocesano e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma non ci scriva più di simili scemenze, perché la pazienza è stata esaurita e noi non le pubblicheremo più sproloqui di questo genere, non altro per il rispetto che dobbiamo avere del nostro tempo e del cui buon impiego dovremo rendere conto seriamente a Dio.

      Mi creda, la peggiore amarezza di un pastore in cura d’anime, ma proprio la peggiore in assoluto, è quella di perdere tempo, come ho fatto io, con soggetti che come lei si dicono cattolici, ma che rifiutano di capire, non vogliono capire e stravolgono in modo polemico tutto ciò che di dottrinalmente ragionevole gli dici.

      E dinanzi a questa gente, sia chiaro, non ha fallito né la Chiesa né i sacerdoti come me, hanno clamorosamente fallito Kiko e Carmen dando vita, alla prova dei fatti, ad un mostro, quindi a dei settari che rifiutano di capire, che non vogliono capire e che stravolgono in modo polemico tutto ciò che di dottrinalmente ragionevole gli dici.

      Il Signore la benedica e l’assista nel cammino verso la vera fede battesimale.

      1. Caro Ariel,

        mentre rispondevi al Sig. Giovanni, avresti potuto impiegare quel tempo per scrivere chissà quale interessante articolo. Soddisfacente per te, a livello teologico e pastorale, e utile per noi, che ti leggiamo sempre tanto volentieri, e che prendiamo non pochi spunti, come ad esempio io per le mie omelie.
        In queste lunghe e ripetute risposte, con chi di fatto nega e rifiuta ogni ragionamento, e che butta tutto in botta/risposta polemici e fini a se stessi, si percepisce veramente il tuo cuore sacerdotale.
        Potevi limitarti a cestinare il tutto e a non perdere tempo, ma evidentemente tu credi per davvero, e fino in fondo, all’importanza del riportare la pecora sulla retta via verso l’ovile.
        Se da tutto questo il Sig. Giovanni non ha imparato niente, a me, come sacerdote, hai imparato molto, e ricordato molto, di quella che è la nostra missione.

        1. Don Alberto,

          hai ragione e condivido tutto di ciò che hai scritto, d’altronde conosciamo il confratello in questione e sappiamo (conoscendolo) a quali livelli è amorevole proprio quando cerca, per esempio, di essere severo, la dove è necessario esserlo.
          A te ed a chi ci leggi dico in breve questo, per chiarire, ed ai laici lo dico invece per chiarire quella che a volte è la nostra difficilissima situazione di parroci …

          Adesso immaginate un prete di 33 anni mandato in una parrocchia dove da 20 erano insediati i neocatecumenali, dove i gruppi neocatecumenali presenti erano in totale 7.
          Ecco, immaginatevi un prete di 33 anni che deve comunicare, scontrarsi e prendersi improperi non da un Sig. Giovanni, ma da 30/40 Sig. Giovanni!

          Quando non ce la fece più, venne in parrocchia con me, nel 2013, di anni ne aveva 35, e per riprendersi fisicamente e psicologicamente ci ha impiegato due anni. E volete sapere, a ogni tentativo che compì per metterli un minimo in ordine, che cosa replicavano i 30/40 vari Sig. Giovanni? Questo: “la Chiesa ci ha approvati! Il Papa ci ha approvati!”. Ergo: se tu non fai come diciamo noi, non sei con il Papa e non sei nella Chiesa.

          Ma a noi preti, chi ci pensa più, da diversi decenni a questa parte, chi ci pensa più?

          1. Salve Confratelli,

            offro un breve contributo.
            Io non conosco padre Ariel se non per i suoi scritti, però ho conosciuto in passato, visitando miei familiari a Cagliari, un altro dei Padri dell’Isola di Patmos, padre Ivano, quando era al convento dei cappuccini, adesso è cappellano nell’ospedale di questa città, ottimo uomo, frate e sacerdote.
            Ritengo che il sig. Giovanni, in quella che è la scala dei neocat sia una persona molto tranquilla, pensate, io quando ero parroco della prima parrocchia a me affidata 15 anni fa, rischiai di essere preso a botte da queste gran care persone, solo per aver osato dire che alla veglia pasquale non volevo il preconio schitarrato sulle musiche di Kiko, e non è un modo di dire, rischiai proprio di essere preso a botte sul serio.

            Eh, caro don Angelo, dici bene … “chi ci pensa a noi preti”?

            Un saluto da Sassari
            don Giovanni

          2. Ma stiamo scherzando !?
            Un decreto amministrativo del Pontificio consiglio per i laici messo sul solito piano della accettazione de fide di un concilio ecumenico?
            E se con questi tipi noi cerchiamo di parlare di cose ovvie, assolutamente ovvie, ci rimbrottano pure in questo modo, come se loro fossero i maestri e noi gli scolaretti?

            Allora se il Pontificio consiglio per la cultura pubblica un testo nel quale pone in risalto l’architettura sacra moderna, cosa vuol dire? Che io, parroco di una chiesa del XVI secolo, devo abbatterla e ricostruirla su altri criteri?
            Come dice sacrosantamente padre Ariel: sono dieci righe di un decreto amministrativo concesso dopo quasi mezzo secolo e con la ulteriore speranza di metterli in riga, solo e nient’altro che un decreto di un pontificio consiglio firmato dal cardinal presidente. Un decreto che non obbliga nessun vescovo, nessun sacerdote e nessun fedele né a condividerli né ad accettarli.

            Con questo è presto detto in quali tremende situazioni ci siamo ritrovati noi parroci quando dopo il 2012 ci si presentavano i NC nelle parrocchie sbattendoci queste dieci righe in faccia e dicendoci (come diceva sopra Don Angelo) che la Chiesa li aveva approvati, i Papi li avevano approvati, sicché noi eravamo obbligati. Ma obbligati a che cosa, forse a mettergli in mano le parrocchie, a fargli montare tavoli da trattoria dentro le chiese, a voltare le spalle all’altare consacrato, e a fargli fare ciò che volevano?

            Con me il discorso dell’approvazione lo fece anche un diacono NC che io rimproverai dicendogli di non azzardarsi più a stare in piedi impettito all’altare davanti all’assemblea durante la Preghiera Eucaristica mentre io mi genuflettevo due volte. Ecco subito la tiritera “la Chiesa ci ha approvati, i Papi ci hanno approvati”. Gli dissi “fammi vedere dove la Chiesa e i Papi approvano che il diacono stia in piedi durante la Preghiera Eucaristica davanti a tutti mentre il presbitero si genuflette due volte”. E gli dissi “tu, nella mia parrocchia, non sei gradito, e non devi tornare più a prestar servizio”.
            Andò a protestare dal vescovo, dicendo anche a lui … “la Chiesa ci ha approvati, i Papi ci hanno approvati”. Il vescovo gli rispose: “se il parroco non ti gradisce, avrà i suoi motivi pastorali, se poi il motivo è quello che mi hai detto, sappi che sono d’accordo con il parroco, perché io, che sono il vescovo, mi inginocchio sempre”.

            Insomma, è inutile … non ci si ragiona, non ci si ragiona …

  65. Penso che il comportamento di Giovanni sia emblematico.

    Due aspetti mi sembrano molto gravi: il fatto che i neocatecumenali manchino di logica (soprattutto del principio di non contraddizione e del principio di identità) e la loro diffusa ignoranza e incultura (le due cose sono legate). Non capiscono che dire una cosa e poi l’opposto non ha senso. Non sanno cosa sia il culto e perché si fa in un modo o in un altro: arriva uno con la voce grossa che dice che è così perché lo dice la Madonna, e pensano che sia così. Oppure “si faceva nei primi secoli”, ma nessuno saprebbe verificare se è vero. Stessa cosa per teologia e tutto il resto.
    Un esempio?

    Il pittore iberico negli anni ’70 deliziava i suoi satrapi con bestemmie di tale portata:

    «Forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio, del suo sacrificio, per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio del suo Figlio alla maniera degli dei pagani. Per questo gli atei dicevano: “che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro suo Figlio nella Croce?”» (p. 333 del Direttorio, pre-approvazione).

    Salvo poi contraddirsi dopo decenni. Nel suo libro “Il Kerigma” scrive infatti:

    «Pensate che santi come Abramo, Isacco, Mosè, Davide non potevano entrare in Cielo. Hanno dovuto rimanere nello sheol, perchè il Cielo era chiuso. Perchè? Perchè non è lo stesso che tu dia uno schiaffo ad un ragazzino che un pugno ad un poliziotto, per non dire al capo dello Stato, vero? Bene, il peccato originale ha un peso infinito, un valore infinito, perchè ha offeso Dio, e solamente potevamo essere redenti da Dio stesso. Cristo è Dio e perciò la sua morte redentrice ha un valore infinito ed ha potuto aprire il Cielo per tutta l’umanità»

    Non vi siete resi conto dell’inversione a U? Non sarebbe intellettualmente onesto ritrattare e chiedere perdono per i gravi errori diffusi (in questo caso nell’ambito della soteriologia)?

    E dato che l’intera prassi liturgica del Cammino si basa su una dogmatica eterodossa, una volta modificata la lex credendi, non sarebbe logico (dato che ne è l’esplicazione) cambiare una volta per tutte la lex orandi?

    Se Kiko (come spero) adesso accetta la teologia della soddisfazione vicaria (che è dogma di Fede) perché non mostra di aver cambiato idea ad esempio invitando i sacerdoti del Cammino a celebrare la Santa Messa risaltandone l’aspetto primariamente sacrificale, mediante il rispetto delle norme liturgiche?

    1. perché non mostra di aver cambiato idea ad esempio invitando i sacerdoti del Cammino a celebrare la Santa Messa risaltandone l’aspetto primariamente sacrificale, mediante il rispetto delle norme liturgiche?

      Forse perché la liturgia può essere didatticamente molto più efficace delle parole scritte in un documento? Così che uno può dire: i documenti sono stati cambiati, io sono a posto; nel frattempo la liturgia continua a veicolare i contenuti precedenti…

  66. Touché!
    Hai centrato in pieno il contenuto implicito del mio commento.
    Il fatto è che loro ne fanno una questione di carta bollata, adesso che hanno il timbro, ciò che era eretico diventa di punto in bianco magicamente ortodosso.

    Grazie Fabrizio

  67. Rev.do Don Ariel, prendo atto del fatto che lei pensi che tre Papi abbiano sbagliato a sostenere ed approvare il Cammino.Evidentemente lei ha più discernimento di questi quattro Papi di cui due santi.Cosa dire?Non ci sono commenti da fare,la cosa si commenta da sola.Le faccio notare però che alcuni Vescovi e Sacerdoti,pensano la stessa cosa del Summorum Pontificum,lo ritengono un errore pastorale di Benedetto XVI,qualcuno sostiene anche teologico,dato che l’approvazione del nuovo Messale di Paolo VI nel 1969,avrebbe fatto decadere quello di Pio V,essendo il secondo la versione riformata del primo.Non è il mio pensiero questo,ma c’è qualche presule,ache eminente,che lo pensa.Lei quindi si sente maggiormente favorito dallo Spirito Santo del dono del discernimento?Lo trovo strano,dal momento che a me hanno insegnato che il Papa,nella Chiesa,ha più discernimento,per l’ufficio che ricopre,di qualsiasi altro battezzato,fosse anche Vescovo.Io non sono certamente un teologo, anche se studio teologia,ad un livello più basso del suo,ma un ragionamento simile mi desta molto sospetto.

    Lei afferma che l’approvazione del Cammino sarebbe un atto amministrativo non magisteriale.Mi sembra un cavillo giuridico piuttosto capzioso,che però non cambia la sostanza.La Costituzione Pastor Bonus ,approvata da San Giovanni Paolo II,delegava al Pontificio Consiglio per i laici ,la facoltà di esaminare,controllare ed approvare le realtà laicali.Essendo il Cammino una realtà prevlentemente laicale,non poteva che essere il suddetto dicastero ad occuparsene.A dire il vero il direttorio catechetico del Cammino è stato esaminato più volte,prima dalla Cong.per il Clero,i primi volumi,nel 1977,poi successivamente negli anni novanta,a seguito della polemica di Padre Enrico Zoffoli,poi nel periodo 1997-2008 se non sbaglio dalla Congregzione per la dottrina della fede.In ogni caso,anche accettando quello che lei dice,la sostanza non cambia,anche perché l’eventuale atto amministrativo è stato fatto con l’assenso del Papa.Anzi se prorprio lo vuole sapere lo Statuto fu voluto da G.P.II.Quindi se pensa che l’approvazione sia un qualcosa avvenuto a prescindere dal Papa,si sbaglia.

    Lei continua a mettermi sulla bocca parole che non ho detto,non ho detto quello che lei riporta sul Vaticano II,ora è lei che manipola.Le faccio notare che la Redemptionis Sacramentum non fu scritta per condannare gli errori del Cammino,la sua è una interpretazione forzata ma è’ un documento universale, che non condanna affatto il Cammino. Dato che lei ama bearsi delle sottigliezze teologiche,le faccio notare che è entrato in contraddizione,dato che, precedentemente ha affermato di ritenere l’approvazione del Cammino sbagliata,e di potrelo fare ,non essendo l’approvazione un atto magisteriale infallibile del Papa. Però poi si appella alla istruzione Redemptoris Sacramentum,che non è un atto magisteriale del Papa,nè tantomeno infallibile,ma della Cong.per il Culto Divino.Non è né una lettera apostolica, nè una enciclica,nè una esortazione apostolica,pertanto ragionando come fa lei, potrei pensare, ma non lo penso, che sia sbagliata e rifiutarla.Mi dice che le disposizioni contenenti sono emanazione della volontà del Papa?Beh perché lo Statuto cosa è?Fu voluto da Giovanni Paolo II e ratificato da Benedetto XVI e da Papa Francesco.

    Lei ha chiamato ignoratissimi i miei catechisti,suppongo si riferisse a Kiko e Carmen.Se si riferiva a loro,la informo che Carmen era laureata in chimica e teologia.Kiko ha tre lauree Honoris Causa in teologia oltre ad una laurea in belle arti.Nemmeno io sono tanto ignorante,studio anche io teologia come le ho detto.Non tutti saremo degli scienziati come lei,ma nemmeno siamo così ignoranti come sembra credere.Di denunciarla al suo ordinario,non ci penso minimamente,non vedo perché dovrei farlo?Non ho tempo da perdere!Vorrei solo che si rendesse conto che,con il suo modo di fare,contribuisce alla discomunione.alimentando la mormorazione e l’ostilità delle persone meno avvedute.E’ sicuro che la gente voglia essere convinta la lei?E’ convinto che le sue idee siano giuste?Pensa che la dottrina abbia mai convertito nessuno?Credo che farebbe meglio a dedicarsi ad attività più utili,anzichè mettersi a criticare in modo sterile.Sono convinto che lei ami la Chiesa e pertanto,per cortesia,non le rechi danno facendo delle inutili crociate.San Paolo VI diceva che più di maestri abbiamo bisogno di testimoni.Cerchi allora di testimoniare la sua fede in Gesù,non di fare la guerra.

    Dopo averla invitata ad essere un operatore di pace,ritengo di non aver altro da aggiungere.Il Cammino è un dono dello Spirito Santo per la Chiesa,tanti frutti sono scaturiti da esso,un itinerario di fede adatto ai nostri tempi.Sono d’accordo che non bisogni esaltarlo eccessivamente,è uno stumento non il nostro fine,nè considerarlo più di quello che è, ma nemmeno è quello che lei descrive in modo paradossale ed esagerato.Il Cammino fa e potrà fare molto bene alla Chiesa,non so quale realtà vive,ma quella in cui io vivo è assai secolarizzata.Le chiese sono deserte,ci sono poche vocazioni e siamo in un epoca quasi di post cristianesimo.Il Cammino è una risposta a questa situazione,bisogna testimoniare il Vangelo con la vita,con fatti,incontrando Gesù,facendone esperienza.Questo credo è la testimonianza che tanti ci chiedono.Non serve fare crociate,contro questi o quello e arroccarsi in un dogmatismo sterile e fine a se stesso.Questo atteggiamento non ha alcun senso.Pregherò per lei.Buona fine quaresima e buona pasqua.

    1. Noto che alla mia semplicissima domanda sul (grazie a Dio) EX vescovo Apuron lei glissa.
      Non sia mai che possa anche solo ammettere la possibilità che il profeta Arguello abbia sbagliato a difendere a spada tratta un pedofilo (nonchè truffatore), fino a volerlo sul palco per il 50ennale del cammino a Roma.
      La vigliaccheria vi contraddistingue..

      1. Cara Alessandra,

        temo di avere capito che siamo più o meno a questi livelli:

        il Padre e il Figlio possono anche sbagliare a far procedere lo Spirito Santo, ma Kiko Arguello ed i suoi non possono sbagliare.

        Siamo veramente a questi livelli di cieco fanatismo.
        E me ne dispiaccio profondamente, perché in ciò che scrive il Sig. Giovanni nella sua veste di “neocatecumenale modello”, non c’è da ridere, ma purtroppo molto da piangere, anche perché si capisce come queste persone sono state imbeccate e da qual genere di pericolosi ignoranti sono state de-formate nella fede, nel pensiero e nella pressoché totale mancanza di senso critico.

    2. Io che non oso neppure, non dico fare un sospiro che non sia scritto, ma che non oso neppure aprire o chiudere le braccia se non è indicato nelle scritte in rosso sul Messale Romano, non prendo lezioncine di questo genere da una persona appartenente ad una congrega che in ripetuta e ostinata disobbedienza alla Chiesa ha fatto della celebrazione eucaristica quello che ha volto e nel modo in cui ha voluto. Pertanto, lei che appartiene ad una congrega che ha fatto scempio della dottrina cattolica e della liturgia, non può né mai dovrebbe osare ribattere in questo modo a chi la dottrina cattolica la trasmette secondo gli insegnamenti della Chiesa ed a chi celebra il Sacrificio Eucaristico come la Chiesa comanda, senza nulla aggiungere, omettere e cambiare, tanto sono consapevole che nella celebrazione dei sacri misteri io sono strumento, non padrone e meno che mai arbitrario sovvertitore.

      Sragionando e sproloquiando lei non è neppure in grado di leggere i documenti, benché le sia stato indicato che nella Redemptionis Sacramentum portata come esempio, ma che lei cerca di manipolare mescolandola ad altri documenti e discorsi, è scritto:

      «Questa Istruzione, redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Pontefice il 19 marzo 2004, nella solennità di san Giuseppe, il quale ne ha disposto la pubblicazione e l’immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta».

      Dove, nelle dieci stringate righe del decreto del Pontificio Consiglio per i laici che ha approvato il direttorio neocatecumenale, è scritto che il Sommo Pontefice: «[…] ne ha disposto la pubblicazione e l’immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta» ?

      E non tiri in ballo lo Spirito Santo ed il discernimento dei Pontefici al quale prestare obbediente ossequio. Vi sono decisioni, parole, documenti, esortazioni ed atti dei Sommi Pontefici che richiedono devota accettazione e adesione di fede; ci sono invece altri generi di loro decisioni, parole, documenti, esortazioni ed atti che non implicano da parte del fedele cattolico né la devota accettazione né tanto meno l’adesione di fede. E questo obbligo all’adesione o non obbligo all’adesione, è implicito nella forma stessa in cui è redatto il documento e nelle disposizioni nello stesso racchiuse.

      Pertanto, se il Romano Pontefice, parlando come dottore privato o parlando in forma totalmente non vincolante, dovesse dire – per esempio – che sarebbe bene votare alla Signora Emma Bonino alle prossime elezioni europee, io non gli presterò mai ascolto e mai darò il voto a questa Signora. Invece, se egli afferma che per un cattolico non è lecito promuovere il matrimonio tra coppie omosessuali, la teoria del gender, l’utero in affitto, l’aborto e l’eutanasia, io debbo invece prestargli totale obbedienza, perché quel “no”, non solo è vincolante, ma è proprio vincolato a dei precisi fondamenti della fede cattolica.

      Senza sortire alcun effetto, perdendo ulteriormente tempo, ed in modo del tutto inutile con chi mostra totale chiusura a qualsiasi forma di ragionamento, ribadisco:

      le dieci stringate e striminzite righe amministrative nelle quali il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici approva il Cammino Neocatecumeale, non implicano per i fedeli cattolici la accettazione né magisteriale né tanto meno de fide di questo Movimento, non obbligano i vescovi ad accoglierli nelle loro diocesi, non obbligano i parroci ad accoglierli nelle loro parrocchie.

      Ho perduto ulteriore tempo, ne sono consapevole, perché lei è stato – per l’appunto – privato dei rudimenti basilari del ragionamento e del senso critico, quindi continuerà imperterrito a stravolgere qualsiasi cosa che di ragionevole e di reale le fosse posta dinanzi.

      1. Si, come tu dici stai perdendo veramente tempo. Con i neocat non puoi spuntarla, nel senso che non puoi riuscire a farli ragionare, perché sono stati purtroppo lavati di cervello dai loro supercatechisti.

        Sono abituati ormai da 50 anni a stravolgere i documenti, soprattutto parlando di un concilio che non ha mai scritto quel che loro gli attribuiscono, ma siccome pochissimi vanno a leggere i documenti (e se li leggono vanno poi capiti), basta che il supercatechista gridi “il concilio ha detto” ed è fatta!

        I neocat non rispettano (e io l’ho amaramente sperimentato quando da giovane prete studiavo a Roma alla lateranense a inizi anni ’90) gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica ed i libri liturgici, e se li redarguisci, scappa fuori il supercatechista che ti dice che loro sono conciliari e che tu sei un vecchio matusa tridentino chiuso allo Spirito.

        Giovanni Paolo II non li ha mai condivisi nella loro impostazione, lo capiamo da tanti gesti e cenni molto chiari (chiari a tutti meno che a loro), meno che mai Benedetto XVI, attento come era alla liturgia. Questi Papi hanno solo cercato di tenerli dentro la Chiesa per cercare di riuscire a correggerli dentro la Chiesa ed esercitare su di loro almeno un minimo controllo.

        Tutti abbiamo capito che quelle che tu giustamente indichi come dieci righe stringate di un decreto di approvazione, sottintendono “lo abbiamo fatto nella speranza di correggerli”, ma loro no, non l’hanno capito! Per loro, quelle dieci stringate righe amministrative, equivalgono ad un atto del più solenne magistero pontificio, ma soprattutto vincolante per i vescovi, i sacerdoti ed i fedeli di tutta la Chiesa universale.

        E puoi metterti l’animo in pace, perché queste ovvietà, ai neocat, non gliele metterai mai in testa, perché, come tu dici, stravolgono totalmente la realtà, come ti ha palesato in modo ostinato e reiterato il sig. Giovanni.

        Nella mia diocesi (Brescia), l’allora vescovo Bruno Foresti (1983-1998) non gli aprì le porte, ed invitò i parroci a non accoglierli nelle parrocchie. Esiste a tal proposito anche una sua lettera al clero che purtroppo non posso allegare a questo commento perché non saprei come inserirla dentro.

        In diocesi, oggi, abbiamo solo pochissime parrocchie in cui sono presenti (mi sembra 4 o 5), e nelle quali sono … controllati a vista.

        Il tutto perchè, appunto, il loro decreto di approvazione, non vincola i vescovi ed i parroci ad una … adesione di fede.
        Ma scordati di farglielo capire.

        Un fraterno abbraccio sacerdotale.

    3. Kikus vult!

      E infatti il fratello Giovanni non molla la presa, proseguendo la sua jihad contro padre Ariel, reo di non adorare l’idolo Kiko.

      Chiunque abbia avuto a che fare con i neocatecumenali ne noterà le tipiche tattiche e astuzie retoriche:

      – tentare di far sembrare che l’interlocutore è contro il Papa (comodissimo in caso di Papa santo)

      – insinuare che chi non loda il Cammino dev’essere per forza un fanatico lefebvriano (cosa che per loro comprende anche il Summorum Pontificum)

      – ossessivamente fingere di non notare che i Pontefici hanno davvero tirato le orecchie ai kikos

      – mettere in bocca all’interlocutore parole che non ha detto, e immediatamente dopo accusarlo di aver fatto esattamente ciò (il lupo al torrente…)

      – reinventare la storia secondo le leggende neocatecumenali (in realtà GP2 non “volle” quello Statuto; B16 non “ratificò” ma fu anzi colto di sorpresa…)

      – intanto glissare su qualsiasi altro argomento scomodo. Per esempio il caso Apuron: Roma locuta, causa finita? Macché. Non troverete mai un kikos che deprechi un pedofilo condannato come tale da un tribunale vaticano, qualora il pedofilo sia un illustre membro della propria setta.

    4. Per rispondere alle domande di Giovanni con le parole di Kiko:

      1. Alimentare discomunione attraverso mormorazione e ostilità, essere operatore di pace:
      “Noi abbiamo visto che tanta gente non ha continuato nel cammino perché non ha odiato la moglie”
      “Anche oggi se una famiglia ha un figlio che si sposa con un pagano dice che per te sarà come un gentile, un pubblicano. E tu non parlerai mai con lui. Per te sia una persona morta”

      2. Convinzione che le idee siano giuste:
      “Dio ti ha fatto violenza e ti ha portato qui per i capelli, perché ha moltissima pietà di te…” ” molti di voi sarete cacciati e verranno altri che vorranno questa primogenitura ”

      3. Testimoniare e non fare guerra:
      “Mi rendo conto che per voi potrà essere una cosa difficile perché si tratta veramente di cambiare religione” “passare ad una religione completamente nuova” “Questa Eucarestia è nuova, non la conoscete. Ancora non è stata inaugurata ”

      Dire che don Ariel porta divisione e guerra, che vada a testimoniare invece che a scrivere, quando si dà credito alle suddette affermazioni, mi pare una contraddizione in termini.

      Affermazioni riportate alla lettera dal mamotreto non corretto del II…

  68. Vorrei ringraziare Don Ariel per ché con questo suo lavoro ha contribuito a fare sempre piu chiarezza sul Cammino Neocatecumenale. Spero al più presto di poter leggere non appena i suoi impegni lo consentiranno un articolo riguardande il movimento dei Carismatici (Rinnovamento Carismatico, Rinnovamento dello Spirito etc etc. ) con stessa chiarezza e approfondimento, movimento nato dai Pentecostali protestanti nello stesso periodo in cui Kiko Arguello provvedeva a edificare la sua chiesa.
    Grazie di tutto

  69. Penso che il “botta e risposta” tra Giovanni e padre Ariel sia istruttivo per tutti, perché dimostra la totale impossibilità di dialogo con i neocatecumenali.

    Ai NC manca strutturalmente la capacità di dialogo, perché essendo a-razionali difettano dell’elemento indispensabile per dialogare, che è una base razionale condivisa. Ad esempio condividere connettivi logici, le quattro operazioni aritmetiche, le regole grammaticali, il principio di non contraddizione.

    Nulla di tutto ciò è condiviso in questo sterile dibattito, nemmeno in minima parte, per cui è come parlare a muro. In vita mia non mi era mai capitato di parlare con degli a-menti; con dei dementi si, ma con persone prive di mente mai.

    Dentro il CN ho capito che è assolutamente inutile perdere tempo nel dialogo, sia in un dialogo pacifico sia in uno scontro dialettico. È un parlar tra sordi, una ignoratio elenchi perenne, un sotterfugio ed una mistificazione continua.

    Sono inescusabili.

  70. Anche io, come tanti che qui scrivono, ringrazio vivamente Padre Ariel per aver, attraverso un suo scritto di altissimo rigore e onestà intellettuale prima ancora che teologico, dogmatico, liturgico, etc, principalmente per 2 motivi:

    1) Per aver, attraverso il documento, posto in evidenza quelli che sono i fondamenti della fede Cristiano-Cattolica, dandone tratto scientifico attraverso la citazione della molteplicità di documenti magisteriali a cui egli, scrupolosamente e meticolosamente si attiene, offrendo, ad ogni lettore, la possibilità di un confronto immediato sulla possibilità o meno di essere in assoluta aderenza ai succitati fondamenti, a beneficio di tutti;

    2) Per aver, in ragione dello stesso documento, posto ulteriormente in luce (in maniera scientifica, con prove provate e citate) che il CNC è un sincretismo di dottrine e un coacervo di ideologie che nulla a che fare con l’insegnamento bimillenario della Chiesa Cattolica.

    Il continuo intervenire, poi, del sedicente Giovanni, Nc puro e soprattutto duro di cervice, avvalora, ulteriormente, la tesi secondo la quale, il Cammino, in quanto setta, annulla qualsiasi senso critico e possibilità dell’uso della ragione.

  71. Grazie ancora, don Ariel, per il servizio che fa alla verità.

    Non si stupisca dei neocat che suonano come un disco rotto, impermeabili a qualunque argomento.

    Pensi che in tanti anni sull’Osservatorio MAI nessuno di loro ha risposto a domande dirette, dove bastava un si o un no. In post precedenti ho rivolto appunto alcune domande a Massimiliano prima e Giovanni dopo. Nessuno dei due si è degnato di rispondere.

    Non ne sono capaci dopo essere stati plagiati dai loro catechisti. Catechisti che, come Kiko assicura, hanno “il discernimento e parlano per ispirazione”.

    Mi chiedo se la loro discernente ispirazione si acquisisca all’atto stesso della nomina o se i loro super-poteri neocatecumenali aumentino anche loro a tappe.

    Ci sarebbe da ridere se non avessero fatto piangere tanta gente.

    Un altro argomento che li fa ammutolire è quello dei soldi. Se chiede dell’obbligo della decima, dell’uso misterioso dei fondi raccolti e del segreto sul bilancio della Fondazione gli adepti tacciono e i catechisti diventano furiosi.
    Chissà perché…

    Grazie ancora padre, e grazie anche ai sacerdoti che sono intervenuti.

  72. Non avevo mai sentito parlare dell’articolo di fede (umana, divina o cattolica? Non pervenuto) sulla capacità “superiore” di discernimento del Romano Pontefice.

    In base al suddetto neo-dogma dovrei riconsiderare la mia posizione su papa Benedetto IX, al secolo Teofilatto III dei conti di Tuscolo.

    Probabilmente nel vendere al padrino la dignità pontificia e nel rivolerla due volte indietro fu di certo mosso dallo Spirito Santo.

    1. Ah, caro Tomista

      … per non parlare di Giovanni XII al secolo Ottaviano dei conti di Tuscolo (937-964) eletto Sommo Pontefice all’età di diciotto anni.
      Egli seguitò a vivere la propria vita dissoluta, dopo essere salito al sacro soglio senza alcun genere di formazione dottrinale, teologica ed ecclesiastica. Negli atti ufficiali del Sinodo di San Pietro che infine lo depose nel 964, tra le cose meno gravi da egli compiute ed a lui imputate leggiamo: «[…] et sanctum palatium lupanar et prostibulum fecisse» (egli trasformò il sacro palazzo del Laterano in un lupanare ed in un postribolo)» [cf. Rescriptum ad episcopus synodi romanae].

      Le terribili accuse a suo carico, in virtù delle quali fu infine deposto, furono scritte in una relazione poi affidata alla storia da Liutprando vescovo di Cremona, morto in fama di santità. Le sue gesta furono a tal punto ignominiose che è bene non indugiare su di esse.

      Morì a 27 anni, in circostanze non chiare. Misericordiosamente sarebbe morto per un colpo apoplettico, ma forse fu assassinato, come narrano invece altre cronache storiche, dal marito di una sua amante che lo fece precipitare da una finestra.

      Però, in quanto Sommo Pontefice, era indubitabilmente illuminato dalla capacità “superiore” di discernimento concessa ai Successori di Pietro dallo Spirito Santo, come ci illustra il nostro fine studioso neocatecumenale. E Giovanni XII decise e firmò numerosi atti che – applicando questa logica pneumatologico-kikiana – non posso essere posti in minima discussione, come quando consacrò diversi vescovi in cambio di cospicue somme di danaro, tra i quali un bimbo di dieci anni, eletto vescovo di Todi.

      Ecc … ecc …

      Chi mai, in passato, ma anche al presente, applicando la stessa “ecclesiologia-neocatecumenale”, potrebbe mettere in discussione, od addirittura non accettare, tutti gli atti di Giovanni XII ?

  73. Grazia padre Ariel mi farebbe piacere sapere la sua opinione altresì su RNS, movimento carismatico Cattolico e la comunità Magnificat

    1. Caro Giuseppe,

      sono ciascuna una realtà diversa, ma a poco a poco, di ciascuna, parleremo.

    1. Scriva quello che vuole e come vuole, offenda pure me come meglio preferisce, ma nel farlo abbia le palle di firmarsi col nome suo, non con il nome del Sommo Pontefice.

      P.S.

      Un lavoro ed una libera professione estremamente soddisfacente e anche parecchio redditizia, a suo tempo la lasciai per diventare prete.

    2. Carissimo patetico neocatecumenale,
      grazie mille per aver dato, se ancora ce ne fosse bisogno, prova della vostra profondissima superbia e maleducazione. Poi, capaci che venite qui a fare la predica sulla volgarità.
      IPOCRITI.

      Il discorso del lavoro perchè non ha le palle di farlo a Kiko Arguello e catechisti itineranti vari che campano A SBAFO delle comunità? Evidentemente San Paolo che diceva : “chi non lavora, neppure mangi!” era un povero deficiente. Poi magari Kiko viene a piangere povertà agli annunci (però i soldi per comprarsi il terreno sul monte degli Ulivi per costruirci la Domus Jerusalem li ha trovati, vero)?

    3. Caro P.F.,

      vista l’umiltà non mi stupisco del turpiloquio.

      E per fortuna che il nostro Papa, quello vero, ebbe a dire, ” anche le parole uccidono”… alla faccia!

      Comunque, un sacerdote non è più totalmente uomo di questo mondo, in parte è già dell’altro. Mi scuso se uso un linguaggio non teologico, ma letterario; questo per tentare di metterla in guardia, poiché qualora riuscirà in un fausto giorno a sradicare quella pianta parassita che si è insinuata nel suo cuore (che potrebbe soffocarlo del tutto), qualora, dunque, si dovesse risvegliare, si ricordi bene che, nella vera confessione generale che farà, un sacerdote non si incrocia nemmeno con uno sguardo, si figuri con le parolacce!

  74. Sapere che il cammino neocat sia una realtà forte nelle parrocchie non mi rende felice per i motivi che Don Ariel ha spiegato. Non giudico chi segue i movimenti, ma penso che la Chiesa oggi abbia bisogno di parrocchie forti! E’ la parrocchia la roccaforte dalla quale ripartire perchè lì si troverà una guida ( il parroco ) capace di dare ad ogni laico compiti e ruoli adatti alla vocazione e alle capacità dello stesso. Nella Parrocchia si deve trovare tutto: studio, preghiera, devozione, militanza cristiana, amicizia e magari pure moglie e marito. Se il parroco è debole va aiutato. Che senso ha un movimento che distrae dal proprio parroco e apre il rischio di aderire ad un clan di devoti del proprio leader con regole proprie? Sarà un errore, ma un parroco bravo cambia letteralmente il volto di un quartiere, il capo rione di un movimento che fa? Spesso sono settoriali e si respira l’aria di micro chiese. A beneficio di chi? della Chiesa? ne dubito.La Chiesa resisterà se ci schiodiamo dai divani per aiutarla..iniziamo dal parroco a pochi metri da casa.

  75. Da IPG.
    Rocca di Fuoco, 3;
    via Della Resurrezione.

    A:
    Papa Francesco.
    Ai Cardinali di Santa Romana Chiesa.
    Ai Vescovi di Santa Romana Chiesa.
    Alle Congregazioni di Santa Romana Chiesa
    Ai Sacerdoti di Santa Romana Chiesa
    Ai Fedeli di Santa Romana Chiesa

    Si inserisce questo commento in quanto non si può stare in silenzio dopo quanto ci è accaduto, per cui si cerca di rispondere, ma sappiamo che siamo uomini, creature, per cui lasciamo a Dio la crescita del seme che ci è stato affidato. Nella speranza e nella fede che sia un seme di grano, e non di gramigna, se fosse di gramigna, eventualemente mi scuso in anticipo e chiedo di non tener conto di quanto inserirò dopo. Non per invidia, non per rancore, non per odio, non per vendetta, ma per risposta a ciò che il Signore ci affida ogni giorno, per cui ringraziamo la sua bontà e la sua generosità. Grazie Signore.

    Premetto di non essere all’altezza della materia che sarà trattata in seguito, ma ho la speranza che qualcuno sia più addentro di me, e più informato, per cui sottopongo questo mio pensiero a questa persona, e lascio a lei completamente la valutazione del tutto. Il mio vuole essere solamente uno spunto di…

    1. Per caso lei ha fatto le scuole con Don Ariel per chiamarlo per nome?
      Tralasciamo il rispetto per un sacerdote (quello ve lo siete perso da tempo), vedo che anche la semplice umana buona educazione vi difetta…

      Ora, prescindere dalla (pessima) forma della domanda…dopo una così acuta discettazione sulla veridicità di questo documento suppongo che lei possa addurre prove a smentita, giusto?

      Ah no, scusate, mi ero scordata che i neocatecumenali sono perfettamente onniscenti, loro l’onere della prova non sanno cosa sia. E’ direttamente il Padreterno che parla in loro.

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