Gesù tra i dottori nel Tempio: “Figlio perché ci hai fatto questo?”

GESÙ TRA I DOTTORI NEL TEMPIO: «FIGLIO, PERCHÈ CI HAI FATTO QUESTO?»

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Una domanda che ci possiamo porre è come interpretare più precisamente, anche da un punto di vista psicologico, questo fermarsi di Gesù tra i dottori nel tempio. Che cosa può essere successo esattamente? E perché?

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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[…] Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.  Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» [Cf. Lc 2, 41-52. Testo intero QUI].

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Albrecht Durer, Gesù tra i dottori (1506)

Albrecht Durer, Gesù tra i dottori (1506)

Uno degli episodi della vita di Cristo di più difficile interpretazione, ma ricco di insegnamenti, è quello del suo colloquio con i dottori nel tempio di Gerusalemme, dopo essersi sottratto improvvisamente per ben tre giorni, senza preavvertire, alla custodia di Maria e di Giuseppe [Cf. Lc 2, 41-51]. Scomparso Gesù, la prima cosa che viene in mente a Maria e a Giuseppe è di cercare Gesù tra «i parenti e i conoscenti» [v.48]: un’idea di umano buon senso, ma che non è all’altezza di capire dove potesse essere veramente Gesù: a Gerusalemme, nel tempio! E di fatti, ecco che questa idea arriva, e Gesù è ritrovato. Dove infatti maggiormente Cristo può abitare se non nel tempio? Nel Tabernacolo della Santissima Eucaristia? Lì siamo certi di trovarlo. Se dunque scompare, lì andiamo a cercarlo.

Milano - S. Ambrogio - Tesoro - Scuola del Bergognone

Gesù trai i dottori. Milano, Sant’Ambrogio, Tesoro. Scuola del Bergognone

La prima domanda che possiamo porci in questo problematico episodio a proposito della condotta apparentemente strana e conturbante di Gesù, è come mai Egli non ha pensato di avvertire i genitori che si sarebbe fermato a lungo – tre giorni – al tempio per intrattenersi con i dottori. Non possiamo supporre in Gesù una volontaria scorrettezza o alzata di testa nei confronti dei genitori, come potrebbe fare un qualunque ragazzo indisciplinato e sconsiderato. D’altra parte, le parole della Madre, «angosciata», sanno di rimprovero: «Figlio, perché ci hai fatto questo?» [v.48]. Tuttavia, sarà meglio interpretare questa domanda come ― direbbe Santa Caterina da Siena ― una semplice seppur “ansietata” richiesta di spiegazioni. La domanda, del resto, non nasce da sdegno, ma appunto da angoscia, sentimento naturalissimo, che prova una madre normale per la per prolungata assenza del figlio improvvisamente scomparso senza alcun avviso. Ella, conoscendolo come figlio buono, premuroso e obbediente, non pensa ad un atto sconsiderato di irriverenza verso i genitori, ma è portata a temere che gli sia successa una disgrazia. Non si può escludere, peraltro, nei genitori, un elemento di ansietà per il timore che al Figlio potesse essere capitata qualche disavventura.

Galleria degli Uffizi - Disputa di Gesù con i dottori del Tempio

Galleria degli Uffizi – Disputa di Gesù con i dottori del Tempio

La chiave interpretativa, che illumina il senso del misterioso episodio, come è da attendersi, è data dalla risposta di Gesù stesso in forma di contro-domande: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Anche queste parole a tutta prima sanno di rimprovero. Ma non è pensabile che Gesù rimproveri i suoi genitori. Semplicemente richiama alla loro memoria cose che con ogni probabilità aveva già detto loro e che avrebbero potuto ricordare al momento della sua scomparsa e durante la sua prolungata assenza. Cose delle quali però evidentemente si erano dimenticati. Quali cose? Probabilmente appunto l’avvertimento che sarebbe potuto accadere quello che poi è effettivamente è successo al pellegrinaggio a Gerusalemme. È come dunque se Gesù avesse detto loro: “Non dovevate cercarmi. Avreste dovuto ricordarvi che io devo occuparmi delle cose del Padre mio. Io non sono solo figlio dell’uomo, ma anche dell’Altissimo. Infatti, vi avevo preavvisato che sarebbe potuta accadere una cosa del genere. Dovevate attendere tranquillamente che io tornassi da solo, per conto mio”. Invece, con le parole «tuo padre e io ti cercavamo» [v.48], è evidente che Maria non ha in mente la paternità celeste del Figlio. Avverte in questo momento se stessa come mamma e sposa. È chiaro che qui per lei adesso «tuo padre» è Giuseppe. Ma Gesù in questo momento ignora questa paternità umana e ne invoca un’altra: quella che maggiormente gli interessa: «il Padre mio», ossa il Padre celeste. Maria e Giuseppe, che, ritrovando Gesù, si erano «stupìti» (v.48), adesso rimangono interdetti. Non capiscono.

Pintoricchio. Spello, Santa Maria Maggiore Gesù fanciullo nel tempio disputa con i dottori

Pintoricchio. Spello, Santa Maria Maggiore. Gesù fanciullo nel tempio disputa con i dottori

Questo episodio mostra con chiarezza come Maria e Giuseppe hanno fatto un cammino di fede, per il quale, pur sapendo che Gesù era il Figlio dell’Altissimo, solo gradualmente hanno imparato a scoprire il mistero del loro Figlio. Benché Maria avesse avuto dall’Angelo la rivelazione che Ella sarebbe stata Madre dell’Altissimo, qui non pare essere all’altezza della situazione. In tal modo Maria è al nostro fianco nei nostri passi incerti, tentennanti, deboli e dubbiosi; Ella, ci prende per mano e ci guida maternamente là dove Ella è ormai arrivata.

Dalle parole di Maria possiamo capire dunque che i genitori non hanno capito la spiegazione data da Gesù: «Ma essi non compresero le sue parole» [v.50]. Stiamo attenti che quel «non compresero» non significa «non ci capirono nulla», come potrebbe capitare a me se qualcuno mi parlasse in cinese o mi dicesse cose senza senso, dove non c’è nulla da capire. Queste parole invece si riferiscono al mistero della divina Figliolanza di Gesù: una verità certamente oscura, perché trascende i limiti della ragione umana; eppure, nel contempo, luce salvifica della ragione. Quindi quel «non capirono» non è l’atteggiamento dispiaciuto, scettico e infastidito, per non dire offeso, tipico di genitori davanti a scuse inconsistenti addotte da un figlio scapestrato, che si lancia in una scappatella da casa senza alcun preavviso o ragionevole motivo. Al contrario — e questo emerge esplicitamente dal comportamento di Maria — Ella, come ormai era sua abitudine davanti ai misteriosi e preziosi fatti del Figlio [2,19], «serbava tutte queste cose nel suo cuore» [v.51]. Maria è il modello della Chiesa, che, lungo la storia, conserva fedelmente il tesoro di verità e di grazia, che le ha affidato lo Sposo.

Gaspare Landi - Gesù disputa con i dottori nel Tempio. Palazzo Farnese

Gaspare Landi – Gesù disputa con i dottori nel Tempio. Palazzo Farnese

Come osserva Santa Edith Stein, grande indagatrice e maestra delle qualità della donna, è virtù tipicamente femminile la custodia delle cose e dei segreti propri dell’uomo che ama. Quando ella è fecondata, custodisce nel suo seno il germe ricevuto, fino a farlo diventare quell’essere umano, che un giorno darà alla luce. Analogamente a Maria, la Chiesa custodisce nella storia e spiega sempre meglio agli uomini i tesori della Parola di Dio. Ecco il progresso dogmatico.

In questo custodire nel cuore e meditare la Parola di Dio, Maria è il modello anche del teologo e dell’anima contemplativa, che si rinsalda nelle sue convinzioni di fede, le approfondisce, ricava nuove conclusioni, formula nuovi propositi e nel contempo rimane aperta, come dice il Santo Padre Francesco, alle «sorprese di Dio», che si possono in un primo momento scontrare con la nostra limitatezza, ma poi, davanti alla nostra fiduciosa accoglienza, manifestano la loro infinita sapienza.

Disputa di Gesù fra i Dottori del Tempio, Jacopo Robusti detto Tintoretto

Disputa di Gesù fra i Dottori del Tempio, Jacopo Robusti detto Tintoretto

Una domanda che ci possiamo porre è come interpretare più precisamente, anche da un punto di vista psicologico, questo fermarsi di Gesù tra i dottori nel tempio. Cosa può essere successo esattamente? E perché? Leggiamo: «lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte» [vv. 46-47].

Come avviene nei fenomeni mistici di alta intensità, Gesù nel tempio è stato probabilmente rapito dalla bellezza dei misteri di suo Padre e si è dimenticato persino dei suoi genitori e che passavano non solo le ore, ma i giorni. Che stima di Gesù per i dottori della legge! Quelli stessi, anche se probabilmente non le stesse persone, che un giorno pronunceranno la sua condanna. Allo stesso modo, il fascino divino di questo misterioso ragazzo deve aver colpito ed impressionato profondamente quei buoni, onesti e sapienti dottori, per cui al contatto reciproco tra queste anime sante ed innamorate di Dio, scoccò, se così posso esprimermi, una divina scintilla, che sprigionò un incendio mistico di divino amore. Si scatenò così una travolgente e irrefrenabile dialettica, una circolarità spirituale, per la quale Gesù e i dottori andavano a gara nello stimolarsi vicendevolmente nelle elevazioni celesti. Chi poteva più badare al tempo e alla realtà circostante?

Gesù tra i dottori del tempio - Giovanni Battista Beinaschi

Gesù tra i dottori del tempio – Giovanni Battista Beinaschi. Castello di Racconigi.

Gesù dava segni di un’intelligenza straordinaria e lo si può ben capire. Facciamo invece fatica a comprendere come Egli potesse fare delle domande ai dottori, Egli, Sapienza incarnata. Forse che già da allora li metteva alla prova, come avrebbe fatto in età adulta? O forse che proprio era desideroso di conoscere la loro opinione? O si dilettava di vedere in quelle menti elette un riflesso della divina sapienza? O forse che intendeva sollecitarli a riconoscere il Messia? Un cosa ci pare certa: che in questo sacro colloquio non emerge nulla di polemico come invece apparirà degli scontri di Gesù adulto con i farisei e dottori della legge.

“Natività di Filippino Lippi da Prato (XV sec.)

Natività di Filippino Lippi da Prato (XV sec.)

Nella sobrietà di linguaggio del racconto lucano, quale meraviglioso esempio troviamo di dialogo spirituale ridotto all’essenziale: la domanda e la risposta! Volesse Dio che anche nei nostri dibattiti teologici e religiosi si respirasse questo clima di profonda comunione e ad un tempo di libera differenziazione nell’atmosfera arricchente, rasserenante, entusiasmante, pacificante e beatificante della verità! L’episodio misterioso, che ha messo alla prova Maria e Giuseppe, si conclude nella quotidiana normalità: Gesù “partì dunque con loro, tornò a Nazareth e stava loro sottomesso” [Lc 2,51]. Come un qualunque buon ragazzo obbediente in via di formazione, “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini” [ibid.].

La divinità torna a nascondersi dietro l’umanità, dopo che l’umanità è scomparsa davanti alla divinità, in una continua alternanza di momenti infinitamente distanti tra di loro, tanto da sembrare contradditori e incompatibili, un fenomeno unico in tutta l’umanità, caratteristico invece della persona e della vita terrena di Cristo. Anche nella nostra vita cristiana succede che Cristo improvvisamente ed inspiegabilmente si sottragga e sembri scomparire, senza che possiamo comprendere o immaginare dove Egli possa essere e quindi come cercarlo e come raggiungerlo, né sapere quando, come e dove riapparirà.

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Varazze, 27 dicembre 2015

Festa della Santa Famiglia

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Cari Lettori.

Con l’articolo pubblicato il 5 gennaio [vedere QUI] abbiamo chiesto il vostro sostegno, nel quale confidiamo e di cui abbiamo purtroppo veramente bisogno.

Grazie!

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Dalle vocazioni adulte alla questua …

DALLE VOCAZIONI ADULTE ALLA QUESTUA …

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L’Isola di Patmos ha sempre camminato sul filo del rasoio, sino a oggi senza mai tagliarsi, preghiamo, speriamo e confidiamo che i nostri cari Lettori ci aiutino a non tagliarci …

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Le vocazioni adulte al sacerdozio portano ricchezza e utilità all’interno della Chiesa. Tutti i miei confratelli giunti al Sacro Ordine in età adulta, spesso si sono rivelati nella pratica pastorale molto attenti, avendo avuto una vita vissuta pregressa e tutte le esperienze che talvolta ne conseguono. Gli adulti che diventano sacerdoti, o sono ottimi presbìteri motivati nella fede, o sono degli immani disastri. Personalmente non ho mai conosciuto vie di mezzo né ho avuto mai modo di riscontrare nelle vocazioni adulte l’elemento della serena mediocrità: o sono aquile, o sono polli.

vocazioni adulte 1

nel 2015 sono ordinati a Torino 5 nuovi diaconi in età compresa tra i 37 ed i 50 anni. Nella foto a sinistra Riccardo Florio  [vedere servizio QUI, QUI, QUI]

Numerosi i santi nati da vocazioni adulte, basti citare due grandi educatori del XVI secolo: San Filippo Neri e Sant’Ignazio di Loyola, rispettivamente consacrati sacerdoti a 37 anni il primo ed a 46 anni il secondo.

Dalle vocazioni adulte emerge anche un’altra caratteristica: la mancanza di bramosia di conseguire posti di prestigio in seno alla Chiesa o di fare carriera nel mondo ecclesiastico o accademico. L’adulto divenuto sacerdote aveva infatti una vita già avviata e, tutto sommato, non pochi avrebbero avuto varie possibilità allettanti — taluni persino notevoli — di fare brillanti carriere nel mondo; non pochi le avevano pure cominciate con successo, prima di lasciare tutto e seguire Cristo attraverso una scelta di vita radicale.

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un gruppo di uomini candidati al sacerdozio in età adulta [vedere servizio QUI]

Quanti provengono da simili esperienze, difficilmente andranno a scocciare il loro Vescovo per essere mandati alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, altrettanto difficilmente si metteranno in lizza, od a fare guerra agli altri preti per essere nominati rettori della chiesa cattedrale, o vicari generali. A meno che qualche Vescovo scellerato affamato di preti non si metta ad accettare come candidati ai sacri ordini dei quarantenni che dopo una vita di fallimenti umani, professionali e sentimentali, non sapendo più dove battere la testa scelgono come ultima spiaggia il sacerdozio. Di solito, però, neppure un soggetto sapiente e prudente come il vescovo prenestino S.E. Mons. Domenico Sigalini, noto per aver dato il riconoscimento canonico diocesano persino a fantomatiche congregazione che paiono uscite fuori dai cartoni animati della Famiglia Simpson, accoglierebbe mai di simili soggetti, perché per loro stessa natura non sono formabili e soprattutto non sono gestibili, posto che formare e gestire un adulto è cosa parecchio difficile che richiedere sempre e di prassi dei formatori molto particolari, per non dire dei santi.

Ricordo sempre con vivo affetto uno dei miei primi formatori, anch’esso vocazione adulta al sacerdozio, che pur non avendo mai fatto un solo giorno di seminario  — avendo avuto per la sua età altro genere di formazione al di fuori del seminario —, appena divenuto sacerdote fu nominato rettore del seminario arcivescovile della sua diocesi, dove per vent’anni svolse uno splendido ministero di cui tutt’oggi una Chiesa particolare intera conserva devoto ricordo [cf. QUI].

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Pino Conforti, riceve il Sacro Ordine a Roma dal Santo Padre Francesco a 44 anni [servizio QUI, QUI, QUI]

Uno dei limiti che ho potuto riscontrare nelle vocazioni adulte è l’incapacità di chiedere soldi. E io che pure non sono mai arrossito nel corso della mia vita, manco dinanzi alle cose più imbarazzanti, di quelle che avrebbero potuto portare altri miei confratelli a stati di choc, ho provato invece tremore quando agli inizi del sacro ministero mi sono sentito rivolgere da alcuni fedeli quesiti del tipo: «Quanto devo lasciare per la celebrazione della Messa per i miei defunti?». E io: «Niente!». E detto ciò mi dileguavo imbarazzato.

Chiunque abbia vissuto un periodo più o meno lungo della sua vita producendo attraverso il proprio lavoro o beneficiando dei beni suoi o della propria famiglia, non è abituato a chiedere quella che di fatto è l’elemosina. Per imparare l’arte della questua bisogna essere entrati in un seminario da giovani, essersi cibati alla mensa e abbeverati alle fonti sorgive del clericalismo; bisogna avere imparato a portare i jeans e le scarpe da ginnastica per dare l’illusione — non si sa bene a chi! — di non essere clericali. E ciò al contrario del sottoscritto che porta invece la sua veste talare tutti i giorni, non ultimo proprio per mostrare il suo viscerale anticlericalismo verso il peggio dei nuovi clericali, che sono appunto i pretini trendy in jeans e scarpe da ginnastica, detti anche “trasformisti” o “camaleonti”.

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Luigi D’Arco (a destra) e Gino Calamai (a sinistra), ordinati sacerdoti a Prato alle rispettive età di 62 e 47 anni [servizio, QUI]

Quando mia madre mi ha chiesto cosa poteva regalarmi di utile le ho risposto: delle belle stoffe per farmi fare delle talari nuove da un bravo sarto. Non le ho detto: «Mi piacerebbero delle belle stoffe, però prendi quei soldi e dalli ai poveri», perchè per una madre cattolica un figlio prete è un dono unico e irripetibile, ed io che vivo anche a contatto coi poveri so bene quanto i poveri stessi, al contrario di Eugenio Scalfari e di tutta la casta dei radical-chic ultra-laicisti, che tanto bramano una Chiesa sciatta con le pezze al culo, il prete desiderano vederlo sempre ben messo e decoroso, perché è il loro prete; perché il prete è la loro comune ricchezza. E dico un prete, figurarsi pertanto il decoro che i poveri vorrebbero vedere sempre impresso in un Vescovo, o addirittura nel Romano Pontefice, specie in questi tempi tesi verso la pauperistica sciatteria.

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Lorenzo Marazzani, ordinato sacerdote a Perugia all’età di 46 anni [servizi QUI, QUI]

La verità è che una Chiesa trasandata, su pretesti di presunta semplicità e di non meglio precisata povertà evangelica, la vogliono i fricchettoni che vivono nei più futili lussi sfarzosi, non la vogliono i poveri. Perché i poveri sono quelli di sempre: coloro che erano capaci ieri e che sono capaci tutt’oggi a portare in dono l’unico pezzetto d’oro che hanno per contribuire alla fusione di un prezioso calice; perché il povero non vuole che il Sangue di Cristo sia posto dentro un coccio di terracotta, a volerlo sono coloro che non credono al Sangue di Cristo e che si sono improvvisati falsi amici della Chiesa. Non a caso, Nostro Signore Gesù Cristo, come esempio da seguire ci offre l’obolo della povera vedova [cf. Mc 12, 41-44. Lc 21, 1-4], mentre come esempio da rifuggire ci offre il falso filantropismo per i poveri di Giuda Iscariota [cf. Gv 12, 1-11]. Questo è ciò che è scritto sul Vangelo, come dire: punto e basta.

Come avrete capito, i Padri dell’Isola di Patmos sono troppo ecclesiali per essere clericali. Per questo il Padre Giovanni Cavalcoli veste sempre il nobile abito antico dei figli di San Domenico ed io la talare nera del clero secolare, sostituita da quella bianca in estate quando fa molto caldo, perché è un modo per mostrare che siamo mondo nel mondo, non dei “professionisti preti” più o meno mimetizzati nel mondo per piacere al mondo e per non disturbare il mondo, che all’occorrenza è nostro compito non solo scuotere ma anche disturbare.  

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Ariel S. Levi di Gualdo, ordinato sacerdote a Roma all’età di 45 anni

Spiegato l’impedimento “antropologico” dato a monte dalla mia incapacità a chiedere quattrini, proseguo col dirvi che per la seconda volta siamo giunti alle “colonne d’Ercole” ed abbiamo bisogno per il 2016 dei soldi necessari per andare avanti nel nostro lavoro, che come vi abbiamo sempre detto e ripetuto è tanto gratuito quanto gravoso, ed a fronte del nostro lavoro vi domandiamo solo di darci i mezzi per poter lavorare gratis per tutti voi.

Veniamo alla dolente nota spese: ribadendo che su internet nulla è gratis ma tutto a pagamento, se si vuole avvalersi dei necessari strumenti all’avanguardia. Per questo ci imbattiamo in spese inevitabili ad ogni cosiddetto angolo di via.

server business

il server business ed i costi mensili/annuali [QUI]

Partiamo dal server, a proposito del quale mi scrisse un lettore: «Come sarebbe a dire avete bisogno di soldi per il server? Io per il mio blog pago solo 50 euro all’anno!». Replicai: «Non lo metto in dubbio. Ma il tuo blog, giornalmente, quante visite ha, oltre a quella di tua madre, di tua sorella, di tuo nonno che si diletta con l’internet e di alcuni tuoi amici?». Replica l’esperto quasi offeso: «Guarda, che io sono giunto anche a 100 visite al giorno!». E siccome pare appunto vigere il principio “siamo tutti grandi esperti”, gli spiegai che L’Isola di Patmos ha da tempo superato le 10.000 visite giornaliere e che alla data del 31 gennaio il numero totale dei visitatori per l’anno 2015 era pari a 4.321.800. Se però qualcuno conosce un server provider disposto a concederci un servizio a 50 euro all’anno che permetta al sito di questa nostra rivista telematica di reggere una tale mole di accessi — ossia un servizio per accessi illimitati con altrettanto archivio-dati illimitato — che ce lo faccia sapere, perché dopo essersi abbonati all’istante, i Padri dell’Isola di Patmos gli faranno visita per potergli dare un bacio sulla punta del naso in segno di riconoscenza per averci evitato di spendere 1.000 euro all’anno per il server-business sul quale di necessità siamo appoggiati, in cambio di un accesso illimitato di visitatori e altri preziosi e indispensabili servizi d’uso.

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ADSL business [QUI]

Per il lavoro che facciamo abbiamo bisogno di velocità sia in “entrata” sia in “uscita“, che equivale a dire: è indispensabile una linea che consenta di acquisire e di trasmettere dei “dati pesanti”. E questo comporta un abbonamento internet del tutto diverso da quello di una normale ADSL casalinga, per questo ci avvaliamo di uno di quei servizi forniti agli studi professionali ed alle aziende, il cui costo, nel nostro caso, è pari a 115 euro al mese (iva inclusa) per un totale annuo di 1.380 euro. E detto questo siamo a 2.380 euro solo per le spese di abbonamento al server e di abbonamento alla linea internet, pur restando naturalmente aperti ai consigli dei “grandi esperti” o di chiunque possa suggerirci — ma più che altro dimostrarci — che con una semplice chiavetta-internet esterna da ricaricare ogni tanto con 10 euro, è possibile fare il genere di lavoro che facciamo noi.

gratis no

per lavorare in un certo modo, nulla su internet è gratis

Di necessità dobbiamo ricevere e trasmettere dati da computer che offrano la migliore tecnologia; e come sanno coloro che conoscono certi servizi, i programmi professionali sono costosi. Infatti, tra programmi grafici, editoriali, di montaggio filmati, di sicurezza e protezione del sistema, ecc.. ogni anno ci parte la “modica” cifra di 1.600 euro; e ciò solo perché abbiamo scelto l’acquisto per un anno di uso, perché l’acquisto definitivo di certi singoli programmi costa anche alcune migliaia di euro, ecc …

Per farsi breve: i nostri costi annui di gestione ammontano a 5.150 per lavorare su un internet nel quale a parere di taluni tutto sarebbe gratis.

Chi poi s’intende di grafica e impaginazione, capisce subito che gli articoli dell’Isola di Patmos potrebbero essere stampati in rivista cartacea, perché volendolo fare sarebbero già pronti per la stampa.

programmi pirata

craccare i programmi è reato [QUI, QUI]

E ribadendo quanto il nostro sia un mondo di “grandi esperti”, non è mancata infine l’anima “pratica” che ci ha suggerito: «Non c’è bisogno di pagare tutti questi soldi, basta farsi craccare i programmi!». Ho risposto: «Stupendo! E se putacaso la Guardia di Finanza o chi di competenza trova programmi craccati, vale a dire “rubati”, sui computer di un prete e del suo collaboratore — o la Polizia Veterinaria trova sul computer di Ipazia gatta romana programmi pirata —, usati per mandare avanti una rivista telematica cattolica dove all’occorrenza non si fanno mancare colpi di scudiscio a chi rivendica il diritto all’immoralità e allo sprezzo delle leggi di Dio e degli uomini, mi spieghi che bella figura ci facciamo? Te lo dico io: la figura di quelli che predicano bene e razzolano molto male».

Giovanni Cavalcoli breviario

il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli

Come potete capire ciò di cui abbiamo bisogno non sono i consigli dati da “esperti” ai quali i consigli, specie quelli peregrini, non costano niente: ciò di cui abbiamo bisogno è del vostro aiuto per portare avanti la nostra opera, perché né il Padre Giovanni Cavalcoli, che come frate domenicano è privo di qualsiasi reddito personale, dipendendo interamente dalla sua comunità; né io come membro del clero secolare che vivo con 800 euro al mese di stipendio dell’Ente Sostentamento Clero, qualche offerta per le Sante Messe e il prezioso aiuto della mia famiglia, possiamo sostenere di tasca nostra dei simili costi per offrire un servizio gratuito erga omnes.

Per il 2015 la Provvidenza ci è venuta incontro attraverso di voi, siamo pertanto certi che anche per il 2016 la Provvidenza ci sosterrà, se come crediamo L’Isola di Patmos, giovanneo luogo dell’ultima rivelazione, è un servizio alla Chiesa ed ai suoi fedeli in un momento di delicata crisi ecclesiale e di tanto sbandamento tra le membra vive sempre più disorientate del Popolo di Dio.

provvidenza

cerchiamo di intenderci anche con un sorriso …

In concreto: tutte le volte che ci mandate messaggi del tipo «Che splendidi articoli … ah, che coraggio che avete! … quanto giovamento ho trovato nelle vostre parole … grazie alle vostre catechesi ho capito la natura del problema e la possibile soluzione …». Ebbene: assieme a queste parole che non costano niente, inviateci anche un’offerta, pure piccola, perché persino il poco sommato assieme è molto prezioso. Perché a dirla sincera e fino in fondo, non nascondiamo il comprensibile spavento per i costi di gestione che dovremo sostenere entro fine gennaio 2016; costi che al momento non siamo in grado di sostenere, avendo attualmente nella cassa del nostro conto Paypal 1.100 euro donati a fine 2015 da una nostra affezionata lettrice piemontese, da una lettrice etrusco-laziale, da un giovane dottore ricercatore romano che vive a Dublino, da un caro lettore milanese che assieme alla moglie mi ha chiesto di celebrare alcune Messe di suffragio per i suoi defunti e mandandomi due offerte che io ho versato sul conto dell’Isola di Patmos.

Nel corso del 2015, quando ci trovammo senza mezzi di sostentamento, una cara Lettrice piemontese ci inviò 2.000 euro per far fronte a tutte le spese necessarie; e grazie a lei potemmo continuare il nostro servizio, che speriamo di continuare anche per tutto il 2016.

Se volete potete inviarci un’offerta per il sostentamento dell’Isola di Patmos usando il comodo e sicuro servizio Paypal che potete trovare sul fondo di destra della home-page.

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Colgo l’occasione per rivolgere un augurio particolare ai Confratelli Sacerdoti dei quali ho usato le immagini pubbliche per accompagnare questo articolo dove si parla nella prima parte delle vocazioni adulte al sacerdozio. Non ho il piacere di conoscere nessuno di questi Confratelli, alcuni dei quali consacrati di recente nel Sacro Ordine Sacerdotale. A tutti loro rinnovo auguri di ogni grazia e benedizione da Cristo Signore agli inizi di questo nuovo anno.

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In ricordo di Padre Tomas Tyn, un moderno gigante della fede

IN RICORDO DI PADRE TOMAS TYN, UN MODERNO GIGANTE DELLA FEDE

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[…] quello di Padre Tomas Tyn è stato un messaggio di verità come teologo e predicatore, nonchè di libertà come cristiano, il tutto scaturente da un cuore ardente di carità, che è il vincolo della perfezione. E un teologo santo è cosa rara nostri giorni, nei quali pullulano gli ambiziosi, i saccenti e gli impostori.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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immagine di Tomas Tyn

Il 1° gennaio 2016 ricorre il 26° anniversario della morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, teologo domenicano di origine cèca, ma vissuto in Italia nel convento domenicano di Bologna dal 1972 al 1989, anno alla cui fine, colpito da un male incurabile, andò a terminare il suo cammino terreno a casa dei suoi genitori in Germania, a Neckargemünd, dove è sepolto e dove abitano la madre Ludmila e il fratello Paul.

Padre Tomas ci ha lasciato una testimonianza cristiana esemplare che, nei primi anni del 2000, grazie all’opera di Padre Svatos, ha indotto la Provincia Ceca dell’Ordine Domenicano a farsi promotrice della Causa di Beatificazione di Padre Tyn, aperta a Bologna nel 2006 dal Cardinale Carlo Caffarra, all’epoca Arcivescovo Metropolita della Città felsinea. La detta testimonianza, nel suo vertice eroico, è consistita nell’olocausto che il Servo di Dio fece della sua vita per la libertà della Chiesa nell’allora Cecoslovacchia da un regime tirannico ispirato al marxismo. Come è noto, il Servo di Dio morì proprio nei giorni nei quali il presidente Havel inaugurava il nuovo regime politico che instaurava la libertà religiosa e faceva cessare la persecuzione alla Chiesa.

caffarra e Cavalcoli

il Cardinale Carlo Caffarra, all’epoca Arcivescovo Metropolita di Bologna, durante uno scambio di saluti con il Padre Giovanni Cavalcoli ed alcuni suoi confratelli domenicani al termine dell’apertura del processo di beatificazione

Il sacrificio di Padre Tomas fu il frutto maturo di una vita religiosa spesa in una instancabile, feconda, convinta e gioiosa operosità come religioso, sacerdote, predicatore, guida di anime, studioso, docente di filosofia e teologia nello Studio Teologico Domenicano di Bologna. Padre Tomas ci ha lasciato una splendida testimonianza dell’amore più grande: «Dare la propria vita per gli amici» [Gv 15,13].

Troviamo in Padre Tomas un altro dei segni della santità: la sua concentrazione e unificazione in Dio, su Cui tutto si fonda, in Cui tutto viene vissuto, da Cui tutto si riceve, a Cui tutto viene costantemente e coerentemente ordinato e finalizzato [1]. Anche Tomas avrebbe potuto ripetere con Santa Teresa d’Avila: Dios basta.

La vita di Tomas dà l’impressione non di un cammino, ma di una corsa verso Dio, tanta era la chiarezza con la quale vedeva la via da percorrere e lo slancio della sua forte volontà sostenuta dalla grazia [2]. E siccome vedeva con chiarezza la meta, sapeva mostrarla agli altri. Contemplata aliis tradere.

il Cardinale Carlo Caffarra durante l’apertura del processo di beatificazione di Tomas Tyn

È nota la saldezza delle sue convinzioni di fede e l’acutezza del suo occhio critico, per i quali non solo non si lasciava confondere da errori ed eresie, ma li sapeva scovare e confutare vigorosamente. Ciò non mancò di attirargli ostilità e derisioni da parte dei nemici della verità, umiliazioni e sofferenze che egli sopportava perdonando tutti, bastandogli consolazione della sua coscienza netta ed innocente, nonché la gratitudine dei buoni. Libero da qualunque forma di rispetto umano e solo attento alla sua missione di teologo e di sacerdote, non temeva di contrastare le mode del giorno, anche se seguite da vasti ambienti di allora.

La vita di ogni Santo ha il pregio incomparabile di essere, nelle forme e gradi più diversi, così unitaria, semplificata, coerente, raccolta, concentrata e sintetizzata attorno ad un unico sommo, affascinante e divino ideale, che la si può quasi riassumere in un solo messaggio, che fa il pregio, l’incisività e l’utilità caratteristica del Santo, per la salvezza delle anime e il bene della Chiesa, messaggio che offre la ragione di fondo e la causa della sua beatificazione. Qual è stato il messaggio di Padre Tomas? Un messaggio di verità come teologo e predicatore, nonchè di libertà come cristiano, il tutto scaturente da un cuore ardente di carità [3], che è il vincolo della perfezione. Un teologo santo è cosa rara nostri giorni, nei quali pullulano gli ambiziosi, i saccenti e gli impostori.

Tomas Tyn 6

alcune immagini di Tomas Tyn distribuite dall’ufficio di postulazione

Si parla canonicamente e giuridicamente di “causa” di beatificazione, perché per proclamare Beato o Santo un uomo di Dio, la Chiesa esige giustamente una “causa”, un “perché” sufficientemente convincenti o probanti. Il devoto del santo, chi lo sostiene, l’“avvocato”, diciamo così, della sua causa, deve poter dimostrare davanti alla Chiesa e al popolo di Dio perché, per quale motivo, a qual fine o per quale utilità o qual vantaggio farlo Santo. Ebbene, questa “causa” è data dal messaggio del santo. Diciamo allora, completando il già detto, che ciò che ha creato, come recita il diritto canonico, la fama sanctitatis di Padre Tomas è stata la straordinaria coerenza in lui fra il pensiero e l’azione, tra la fede e la carità, l’intelletto e la volontà, il momento della verità e quello della libertà, il momento della coscienza e quello della legge, quello della grazia e quello del libero arbitrio.

libro su tyn cavalcoli

il libro su Tomas Tyn di Giovanni Cavalcoli

Una cosa della quale oggi abbiamo estremo bisogno è la fondazione veritativa della virtù, la base metafisica della morale, il fondamento intellettuale, dottrinale e dogmatico della santità e della vita cristiana. La soluzione di tutti gli altri problemi, del rapporto tra ragione e fede, tra Dio e l’uomo, tra religione e scienza, tra corpo e anima, tra uomo e natura, tra persona e società, tra autorità e libertà, arte e morale, tradizione e progresso, Stato e Chiesa, giustizia e misericordia, e via dicendo.

Nel pensiero e nella vita di Padre Tomas, illuminati dal mistero trinitario, l’unità e l’armonia delle funzioni dello spirito, partendo dalla singola persona, unificata dalla sapienza dello Spirito Santo, si allargano a dimensioni comunitarie, ecclesiali e cosmiche, secondo il principio dell’analogia e della partecipazione, sotto il primato di Cristo, «capo del corpo, cioè della Chiesa, principio e primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose, perché piacque a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza, e per mezzo di Lui riconciliare a Sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di Lui, le cose che stanno sulla terra e quelle dei cieli» [Col 1, 18-20].

tomba tyn

la tomba di Tomas Tyn

Da questa visione di sintesi cosmica, sotto il primato di Cristo, fondata sulla metafisica di San Tommaso, sorge la virtù conciliatrice e riconciliatrice della spiritualità Tyniana, nel segno di Maria Regina della pace e vincitrice delle eresie, in piena filiale sottomissione al Successore di Pietro. In tal modo appare quanto questa spiritualità magnanima, impregnata dell’universalità del cattolicesimo, può essere oggi di giovamento nell’avvicinare e conciliare tra di loro le fazioni tuttora un lotta, all’interno della Chiesa, dei modernisti e dei lefevriani.

Chiediamo dunque all’intercessione del Servo di Dio, che ottenga quanto prima dal Padre Celeste ai suoi devoti sparsi nel mondo e in particolare nella sua amata Famiglia domenicana, la gioia di vederlo elevato all’onore degli altari.

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Varazze, 01 gennaio 2016
Solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio

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NOTE

[1] Sono splendidi i suoi corsi scolastici sul fine ultimo e sulla beatitudine

[2] Capolavori di teologia sono anche i suoi corsi sulla grazia.

[3] Ammirevoli anche i corsi scolastici sulla carità.

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Notiziario sulla causa di beatificazione QUI

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tomas tyn postulazione

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Video-meditazioni di Ariel S. Levi di Gualdo sull’Avvento

— I video dell’Isola di Patmos

VIDEO-MEDITAZIONI DI ARIEL S. LEVI di GUALDO SULL’AVVENTO

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Dopo le due lectiones tenute a Roma dal Padre Ariel S. Levi di Gualdo presso i Frati Francescani dell’Immacolata, vari lettori hanno chiesto di mettere a disposizione altri video-materiali dei Padri dell’Isola di Patmos. Cominciamo con l’offrire queste Meditazioni d’Avvento dedicate a due letture tratte dal Vangelo e da una lettura biblica tratta dal Libro della Genesi, nelle quali sono illustrati principalmente tre concetti chiave: la volontà del Padre, il si di Maria, la compassione di Cristo.

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Autore Redazione dell'Isola di Patmos

Autore
Redazione
dell’Isola di Patmos

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Cari Lettori.

Quanto prima il Padre Ariel e il suo Collaboratore si recheranno presso il convento in cui vive il Padre Giovanni Cavalcoli per stare un po’ assieme e registrare delle lectiones dell’insigne accademico domenicano da pubblicare in video sul Canale You Tube dell’Isola di Patmos.

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DAL CANALE YOU TUBE DELL’ISOLA DI PATMOS

Per aprire i video cliccare sopra le immagini

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PRIMA MEDITAZIONE: La volontà del Padre

Video 1

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SECONDA MEDITAZIONE: Il sì di Maria

Video 3

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TERZA MEDITAZIONE: La compassione di Cristo

Video 2

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Apertura del Giubileo agli animali nel giorno della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

— I video dell’Isola di Patmos

APERTURA DEL GIUBILEO AGLI ANIMALI NEL GIORNO DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

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In virtù delle mie cattoliche competenze animali ho voluto dare un contributo offrendo ai Lettori dell’Isola di Patmos un video sulla apertura del Giubileo. Nella solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria i festeggiamenti per l’apertura della Porta Santa si sono infatti conclusi con una serie di proiezioni notturne sulla facciata della Papale Arcibasilica di San Pietro trasformata per l’occasione in uno zoo.

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Autore Ipazia gatta romana

Autore
Ipazia gatta romana

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ipazia sotto coperta

… la devastatrice professionista delle coperte dei letti

Ringrazio il Centro Televisivo Vaticano da cui ho tratto le immagini di questo filmato. Ringrazio Ariel S. Levi di Gualdo, mio direttore spirituale, che ha accettato di comparire con me in video. Un devoto grazie all’insigne domenicano Giovanni Cavalcoli, accademico pontificio, che mi ha aperto la mente sui principi tomisti della metafisica felina; al giovane filosofo tomista e teologo Jorge Facio Lince che mi ha aiutato ad apprendere gli insegnamenti a me impartiti dall’insigne teologo domenicano.

Prometto al Padre Ariel ed a Jorge, come mia personale penitenza in questo anno giubilare, di non avvoltolarmi più nelle coperte di lana invernale dei letti delle loro camere facendoglieli poi trovare puntualmente disfatti al loro rientro a casa.

Attraverso questo atto penitenziale spero di lucrare l’indulgenza offrendo giornalmente, come gatta cattolica consacrata laica, le mie preghiere per i felini peccatori del ceto degli aristogatti, perché al loro contrario i gatti delle periferie esistenziali sono poveri e, in quanto poveri, sono tutti buoni, santi e salvi; perché la Chiesa di Cristo non è più la Chiesa di tutti gli uomini di buona volontà, ma la Chiesa dei poveri.

ipazia coperta

… la devastatrice professionista delle coperte dei letti

Ahimé non posso ospitare una famiglia di gatti profughi maomettani come avrei desiderato, perché il Padre Ariel mi ha detto che mi avrebbe sbattuta fuori di casa e mandata ad abitare nella struttura alberghiera di chi mi aveva messo in testa certe idee alquanto irrealizzabili.

A quel punto ho riflettuto su quella “minaccia” e mi sono ricordata che anch’io, quand’ero piccola — pensate: pesavo appena quattro etti! — fui strappata alla sicura morte dal Padre Ariel e dal suo Collaboratore, che terminata la celebrazione della Santa Messa nelle Catacombe di Priscilla erano intenti a rincasare, quando mi trovarono abbandonata, presa a urlare in Via Nemorense. Come potete capire non mi hanno raccolta in una periferia esistenziale, ma in una zona residenziale romana del quartiere salario, dove potrebbero abitare molti più poveri di quanti non ne abitino nei quartieri ultra-popolari, perché, come mi ha sempre insegnato il mio buon Padre: chiunque è privo di Cristo è un povero. È in questo che si misura infatti la vera povertà: essere privi della grazia del Padre Creatore, del Figlio Redentore, dello Spirito Santo consolatore che procede dal Padre e dal Figlio.

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DAL CANALE YOU TUBE DELL’ISOLA DI PATMOS

Per aprire il filmato realizzato da Ipazia gatta romana  cliccare sopra la foto

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Ipazia al Giubileo

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Alle porte del Natale: le osservazioni sull’ateismo di Giovanni Cavalcoli

− Theologica —

ALLE PORTE DEL NATALE: LE OSSERVAZIONI SULL’ATEISMO DI GIOVANNI CAVALCOLI

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[…] il Beato Paolo VI assegnò alla Compagnia di Gesù come compito speciale la lotta contro l’ateismo; ma la Compagnia purtroppo non solo non ha prodotto nulla di significativo in questo campo, ma è stata connivente con i guerriglieri comunisti in America Latina ed ha concesso piena libertà di azione a un teologo come Karl Rahner, il quale sostiene la possibilità di un ateo in buona fede, che pertanto non è colpevole.

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Autore Redazione dell'Isola di Patmos

Autore
Redazione
dell’Isola di Patmos

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Alle porte del Natale che celebra il Mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio fatto Uomo, l’accademico pontificio Giovanni Cavalcoli offre ai lettori dell’Isola di Patmos questo saggio breve sull’ateismo.

Compatibilmente con i tempi tecnici ed i numerosi impegni pastorali dai quali sono gravati i Padri dell’Isola di Patmos in quest’ultimo scorcio d’Avvento, contiamo di caricare quanto prima sul Canale You Tube dell’Isola di Patmos  i tre video con le meditazione sull’Avvento del Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che attualmente stiamo convertendo dal pesante formato HD ad un formato idoneo per il caricamento su internet.

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Per aprire il saggio-breve del Padre Giovanni Cavalcoli cliccare sotto

20.12.2015 Giovanni Cavalcoli OP – OSSERVAZIONI SULL’ATEISMO

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Aprite, anzi: spalancate le gambe alla ginecologia estetica!

– Lettere dei Lettori dell’Isola di Patmos

APRITE, ANZI: SPALANCATE LE GAMBE ALLA GINECOLOGIA ESTETICA!

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[…] neppure un soggetto sessualmente incattivito, notoriamente dissacrante e aggressivo verso la Chiesa Cattolica e il Cattolicesimo, tale da sempre notoriamente è il regista spagnolo Pedro Almodovar, sarebbe riuscito a dare vita, attraverso le sue fantasie perverse, ad una immagine grottesca come I dialoghi sulla vagina in Vaticano.

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Caro Padre Ariel.

Sono una suora infermiera ormai non più in servizio. Ho svolto i miei ultimi anni di lavoro, o meglio di cristiana missione, in un ospedale, dove per 10 anni ho fatto la caposala. Non le nascondo che in un primo tempo, leggendo il materiale che le invio, ho pensato ad uno scherzo, ma la notizia è risultata autentica. Le giro la locandina e la brochure che pubblicizza questo convegno sulla chirurgia estetica ginecologica che si terrà presso una istituzione accademica della Santa Sede. Più che conoscere il suo pensiero (che leggendola da alcuni anni posso bene immaginare) le domando: ma che cosa sta accadendo?

Lettera firmata  

            

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I Dialoghi sulla vagina all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli

Tutti abbiamo ancora nelle orecchie e nel cuore l’amorevole monito di San Giovanni Paolo II che nel 1978 dette inizio al suo pontificato con la celebre frase: «Aprite, anzi: spalancate le porte a Cristo e alla sua salvatrice potestà» Cf. QUI, QUI].

Che la decadenza sia brutta ci è noto da un punto di vista antropologico, filosofico, storico e anche teologico; e siamo altresì consapevoli di vivere un momento di crisi di fede e di decadenza intra-ecclesiale che non ha precedenti storici. Nei suoi venti secoli di vita la Santa Chiesa di Cristo ha attraversato momenti di grande crisi, ma quello odierno è di fatto senza antecedenti. Mai infatti era accaduto ― neppure nei tempi più infausti ― che la Chiesa favorisse la crisi di fede al proprio interno. Mai come oggi era accaduto che al proprio interno il bene diventasse male, il male bene, la virtù vizio e il vizio virtù, la sana dottrina eresia e l’eresia sana dottrina. Mai era accaduto che presbìteri profondamente mediocri, deboli nella fede, lacunosi nella dottrina e presi a piacere alle mode di questo mondo ed a conformarsi ad esse, fossero promossi in gloria all’episcopato, ed il tutto con grave danno recato a numerose Chiese particolari, danni che a breve diventeranno irreversibili, considerando che questi vescovi immetteranno nel Sacro Ordine Sacerdotale dei nuovi sacerdoti fatti a immagine propria; a immagine del mondo per piacere al mondo, non a immagine di Cristo per piacere a Cristo e, all’occorrenza, per dispiacere al mondo.

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lettera d’invito del presidente della Società di Estetica Ginecologica, il Dott. Alexandros Bader

Sicché sorge spontaneo chiedersi: cosa direbbe al presente San Giovanni Paolo II, vedendo trasformato in modo grottesco, quasi buffonesco-circense, il suo amorevole monito? Perché oggi, il monito di questo Santo Pontefice, per di più in pieno Anno Santo, è stato mutato in … «Spalancate le gambe agli specialisti della ginecologica estetica» !?

Ma veniamo al fatto: il 20 e 21 aprile 2016 presso L’Institutum Patristicum Augustianianum [cf. QUI] — pontificio istituto con sede di fronte a San Pietro, dipendente dalla Santa Sede e aggregato alla Pontificia Università Lateranense ―, si svolgerà il primo convegno mondiale di estetica ginecologica. Gli specialisti presenti sono tutti clinici di fama e gran parte di essi rappresentano quanto di più distante possa esistere dal mondo cattolico, ma anche dal più generico mondo cristiano, fatto di tante aggregazioni nate principalmente dallo scisma prodotto dall’eresia di Lutero; eresia che, oggi come oggi, per come le cose stanno andando rischia di figurare davvero poca cosa a confronto della nostra realtà.

All’ombra della Cupola di San Pietro sulla quale di recente sono state già proiettate scimmie e scimpanzé nella Solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria [cf. video di Ipazia gatta romana, QUI] tra pochi mesi potremo finalmente essere illuminati su un grande arcano: come stimolare il misterioso cosiddetto “Punto G”, affinché il tutto possa generare una vita sessuale più creativa ed elettrizzante?

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alcune delle tecniche di ringiovanimento vaginale

Molti orizzonti saranno aperti in questo convegno, ad esempio per quanto riguarda le tecniche di ricostruzione vaginale, od attraverso quale tecnica plastico-chirurgica aumentare le labbra del sesso genitale femminile, oppure come ridurre quelle troppo “slabbrate” a causa di un uso eccessivo che ha prodotto comprensibile usura. Sarà poi chiarito e spiegato come procedere chirurgicamente al ringiovanimento vaginale. Nel programma del convegno ampio spazio è dedicato alla spiegazione scientifica sulle nuove tecniche del lifting alla clitoride, per seguire con le tecniche più all’avanguardia sulla cosmetica vaginoplastica.

Insomma, una Chiesa che resasi ormai consapevole di quanto sia obsoleto il messaggio «aprire le porte a Cristo e alla sua salvatrice potestà», pare invitare ad «aprire le gambe al chirurgo specializzato in ginecologia estetica». Ciò di cui ringrazio Dio è che diversamente dalle scimmie proiettate su San Pietro nel giorno della Immacolata Concezione, questa nuova trovata non si svolgerà perlomeno nella solennità dell’Annuncio dell’Angelo alla Beata Vergine Maria.

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sede del convegno: Institutum Patristicum Augustinianum, Stato della Città del Vaticano (Roma)

Una così massiccia presenza di luminari della ginecologia presso la Santa Sede è comunque cosa buona e giusta, ma soprattutto comprensibile. Ci è infatti noto da tempo che all’interno delle mura leonine sono sempre di meno i prelati a rischio di malattie alla prostata, mancando, non pochi di essi, della materia prima necessaria e imprescindibile per potersi ammalare: gli attributi maschili.

Non è pertanto da escludere che svariati prelati saluteranno con gioia questo convegno, cogliendo in tal modo la felice occasione per apprendere come ed attraverso quali tecniche prodigiose sia chirurgicamente possibile procedere al “restauro” di non pochi orifizi usurati; quegli orifizi che hanno portato taluni di essi all’episcopato, nelle sedi di varie nunziature apostoliche in giro per il mondo, sulle cattedre di varie diocesi, alla dignità cardinalizia … il tutto stando sempre fedelmente a quanto dimostrano i vergognosi fatti degli ultimi anni, non di rado anche sfociati in atti giudiziari e processi penali che hanno gravemente leso la dignità della Chiesa, soprattutto a causa di tutte le Autorità ecclesiastiche che, pur sapendo, per anni hanno taciuto anziché agire, sprofondando così sempre di più nel tremendo peccato capitale dell’accidia …
… come infatti è noto e risaputo ormai da svariati decenni: una carica ecclesiastica val bene un orifizio usurato, specie poi se la ginecologia estetica ti corre in soccorso direttamente in casa tua per spiegarti in che modo farsi il lifting ed eliminare i segni dell’usura dovuti a ragioni di carriera ecclesiastica da parte di quei prelati che, la bocca, per tutto l’hanno usata fuorché per pregare.

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tutte le specialità estetico chirurgiche, sino al trattamento estetico della clitoride, riportate in grande a fondo di pagina

Dobbiamo prendere atto, in modo serio e oggettivo, che neppure un soggetto sessualmente incattivito, notoriamente dissacrante e aggressivo verso la Chiesa Cattolica e il Cattolicesimo, tale da sempre è il regista spagnolo Pedro Almodovar, sarebbe riuscito a dare vita, attraverso le sue fantasie perverse, ad una immagine grottesca come I dialoghi sulla vagina in Vaticano.

Il prossimo convegno sarà forse promosso dalla società degli urologi per discutere sulle tecniche di allungamento del pene maschile e di aumento della sua circonferenza in soggetti affetti da micro-pene congenito? In tal caso, questo eventuale nuovo convegno, potrebbe essere organizzato presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, con ospite d’onore l’Arciabate emerito di Montecassino, già membro della Conferenza Episcopale Italiana, il quale potrebbe parlare ai presenti della sua ricca esperienza con gli escort ed i marchettari professionisti pagati a botte di soldi centimetro dietro centimetro, serata dietro serata, con i soldi provenienti dal gettito dell’Otto per Mille e destinati alla Caritas della Diocesi da lui governata? E anche in quest’ultimo caso non pochi, all’interno dei sacri palazzi, dovrebbero chiedersi: da quanti anni le Autorità ecclesiastiche erano al corrente della vita dissoluta di questo prelato, incluso l’uso di droghe pesanti? Perché non hanno agito per tempo, attendendo con omissiva impotenza che a prendere le doverose iniziative fosse la legge penale dello Stato dinanzi a varie malversazioni a fronte delle quali sono stati poi ravvisati diversi reati? Cosa sta accadendo in numerose abbazie e monasteri benedettini e cistercensi sparsi per l’Europa, non pochi dei quali simili a dei veri e propri lupanare, retti da abati che sembrano languide dame incipriate, ai quali va ascritto il merito di avere reclutato tra i propri monaci un vero e proprio esercito di omosessuali in cerca di quieto rifugio e di sicuro sfogo? Anche in tal caso, si attenderà che ad agire siano le leggi penali degli Stati, quando alcuni di questi vizi e malvezzi si trasformeranno in figure di reato?

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data e sede del convegno …

Espressi con sofferenza questi fatti, spero che qualche veste paonazza non si azzardi a prendersela col sottoscritto Reverendo Signore, perché si tratta appunto di dati di fatto; e tra pochi mesi saranno atti di un convegno sulla vagina celebrato all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli, con inviti agli specialisti di tutto il mondo stampati sullo sfondo della Papale Arcibasilica di San Pietro e con la garanzia già data a tutti i partecipanti di poter beneficiare anche di una udienza a loro riservata dal Romano Pontefice, sempre come indica il programma. Ora, prego Dio di salvarmi sempre da qualsiasi forma di inopportuna volgarità, ma dinanzi a questo fatto mi è tornato a mente il titolo di un filmetto ameno d’inizi anni Ottanta, di cui conosco solo il titolo, non avendolo mai visto, ed il titolo sembrerebbe in tal senso cadere come suol dirsi a pennello: «Viva la foca … e che Dio la benedoca» [cf. QUI]. Pensate: all’epoca quel film — che al presente potrebbe essere proiettato nei cinema parrocchiali per i suoi contenuti oggi pudichi — fu sequestrato da due pretori dietro segnalazione ecclesiastica a causa del suo titolo, ed il regista rischiò l’arresto. Ma eccoci infine servito il conto a distanza di tre decenni, dopo tanto moralismo clericale a fronte del quale bastava che un monsignorotto telefonasse al capetto democristiano di turno per far cancellare un programma dalla televisione di Stato. E conseguenza dei logici e inevitabili risultati del moralismo clerico-democristiano rimane, qual orrido paradigma, quella povera anima dell’Arciabate emerito di Montecassino, che non è l’unico, ma solo uno dei diversi che preso da delirio di onnipotenza e accecato dalla certezza di essere intoccabile, quindi al di sopra del bene e del male, ha superato ogni misura umana e morale.

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il logo della Società Europea di Ginecologia Estestica

Questo è purtroppo lo stato odierno della povera Sposa di Cristo che io intendo difendere, non certo gettare sul marciapiede, come stanno invece facendo molti “prudenti” ed “opportuni” Eminenti ed Eccellenti Signori che, nelle loro dissociazioni dell’umano e cristiano reale, temo ormai irreversibili, potrebbero avere persino l’ardire di rimproverare me per avere osato dire null’altro che il palese e solare orrido vero: I dialoghi sulla vagina all’ombra della Tomba del Principe degli Apostoli, con tanto di benedicente udienza del Sommo Pontefice a fine convegno. E chiunque abbia da smentire, Padre Federico Lombardi in testa, portavoce ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede, si faccia avanti; ma lo faccia però con solide e chiare argomentazioni, perché ormai, le scalate sugli specchi scivolosi, riescono ad annusarle da lontano persino gli ingenui, non più disposti a credere a tutte le trovate a effetto dei “cattolici adulti”, che mirano a scristianizzare e ridicolizzare la Chiesa dall’interno, rendendola agli occhi del mondo comica, grottesca e caricaturale. E tutta questa è abile e devastante opera del Demonio. Pertanto, si faccia la guerra a Satana, anziché mostrare stizza verso di me, “colpevole” solo di dire che «il Re è nudo” e che «la Regina langue». 

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Per esaminare tutto l’intero programma su I dialoghi della vagina stampati sullo sfondo della Papale Basilica di San Pietro, i quali si terranno presso il Pontificio Institutum Patristicum Augustianianum cliccare QUI e QUI

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NOTA DEL 19 DICEMBRE 2015, ore 12.00

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Un amico giornalista vaticanista ha avuto la bontà di inviarmi la nota di smentita della Santa Sede a cura del Padre Federico Lombardi, S.J. Una nota che pubblichiamo subito ed anche con estremo piacere.

vedere QUI

Stando le cose come informa il Portavoce ufficiale della Santa Sede, prendiamo atto che una associazione riconosciuta dalla società scientifica internazionale avrebbe coinvolto la Santa Sede ed una sua istituzione accademica in un convegno del quale «nessuno era stato informato».

Speriamo quindi che quanti hanno coinvolto la Santa Sede a sua insaputa, stampando inviti e brochure con l’immagine di sfondo della Papale Arcibasilica di San Pietro, peraltro agli inizi dell’Anno Santo e alle porte del Santo Natale, ne rispondano presso le adeguate sedi. E ciò non certo per avere parlato di quel nobile organo della vagina alla quale dobbiamo la nascita verginale dello stesso Figlio Unigenito di Dio, ma per avere diffuso notizie con tutti i crismi della ufficialità e seminando comprensibile sconcerto tra i fedeli cattolici che, con i tempi che stanno correndo, giorno dietro giorno sono pronti ormai ad aspettarsi di tutto.

Di una cosa rimango però perplesso: possono gli organizzatori di questo evento essere stati così stolti da inventarsi un convegno sull’estetica della vagina al Pontificio Istituto Augustinianum, indicandolo nell’invito ufficiale già da tempo stampato su carta e inviato a numerosi specialisti, oltre che riprodotto in elettronico e diffuso sulla rete telematica? Sicchè mi chiedo: non sarebbe stato meglio chiarire che presso quel Pontificio Istituto, qualcuno dei numerosi incompetenti che popolano oggi le nostre strutture ecclesiastiche, ha messo a disposizione una sala-convegni senza essersi premurato di verificare prima e con attenzione di che cosa trattasse questo convegno clinico? Perché forse, il tutto, dipende ancora una volta dalla superficialità della persona sbagliata messa nel posto sbagliato. E in tal caso, la colpa, sarebbe “nostra”, non degli organizzatori del convegno sull’estetica della vagina in Vaticano.

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Giubileo: “La Misericordia e il mistero della salvezza”

GIUBILEO: “LA MISERICORDIA E IL MISTERO DELLA SALVEZZA”

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In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci con il cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia di Dio: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio, «Perché eterna è la sua misericordia»

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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porta santa Paolo VI

Il Beato Paolo VI apre la Porta Santa

La Misericordia percorre l’intero mistero della salvezza, ed è anche cantata come inno dal salmista in un celebre salmo di lode e di gloria, il Salmo 135, detto anche הַלֵּל (Grande Hallel) che ad ogni lode di ringraziamento elevata a Dio ripete 25 volte: quoniam in aeternum misericordia eius (perché eterna è la sua misericordia).

La Misericordia di Dio è la manifestazione del suo eterno amore verso le creature e verso lo stesso creato. La Misericordia è la manifestazione aperta della forza e della bontà di Dio; una manifestazione che attraverso il mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio diviene fisica e corporea, quindi visibile. Come infatti scrive San Paolo nel prologo della sua lettera agli abitanti della città di Efeso, nel Figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre la Misericordia si ricapitola, secondo questa felice e profonda definizione dell’Apostolo racchiusa nell’ espressione: «il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra». Una ricapitolazione che costituisce in sé e di per sé un atto di misericordia di Dio Padre che offre il proprio Figlio unigenito che diverrà agnello immolato senza macchia che col sangue del proprio sacrificio lava il peccato del mondo.

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L’anziano Paolo VI prostrato in ginocchio all’ingresso della Porta Santa

Il teologo domenicano Reginald Garrigou-Lagrange sottolinea che «Grazie alla Misericordia il Creatore fa nascere la creatura dal nulla. Egli inoltre compie qualcosa in più: fa scaturire il bene dal male». Questo il motivo per il quale nella lode del cero pasquale che viene cantata a Pasqua, esprimiamo la nostra lode a Dio cantando: «Felice colpa, che ci fece meritare un così grande Redentore». E l’opera cristologica di Redenzione per opera di Cristo i è il cuore eterno, vivo e pulsante della sua Misercordia.

La Misericordia è quindi è un vero e proprio attributo della natura di Dio che si manifesta in ogni sua azione esterna. Dio non diviene misericordioso dopo che l’uomo, rompendo l’armonia del creato, introduce nel mondo la morte attraverso il mistero del peccato originale; misericordioso Dio lo è da sempre, non solo prima del peccato dell’uomo, ma prima della creazione stessa dell’uomo, perché anche in questo consiste il mistero: egli ci ha scelti e amati prima ancora della creazione del mondo, predestinandoci a essere suoi figli adottivi [cf. Ef 1, 1, 4-5].

Porta Santa Giovanni Paolo II 2

San Giovanni Paolo II apre la Porta Santa

La Misericordia di Dio consiste, quindi, non solo nel sollevare l’uomo dalla miseria del peccato, ma anche nell’ammetterlo alla partecipazione della natura di Dio attraverso la grazia. Per questo motivo l’atto della creazione dell’uomo e il porre ai suoi piedi l’armonia dello stesso creato, il donare ad esso l’amicizia, è manifestazione di misericordia da parte di Dio Padre che per bocca del figlio ci annuncia di chiamarci «amici» [Gv 15,15] dopo averci riscattati dalla condizione di «servi» [Gal 3, 13].

Nella sua enciclica Dives in misericordia, dedicata al mistero della Misericordia di Dio [cf. QUI] nel 1980 il Santo Pontefice Giovanni Paolo II ci guida a riflettere che in Cristo e mediante Cristo, Dio Padre diviene particolarmente visibile nella Sua Misericordia; ed il tutto mette in risalto quell’attributo della divinità che già l’Antico Testamento ha definito «Misericordia», o come ripete il salmista «Perché eterna è la Sua Misericordia».

Porta Santa san Giovanni Paolo II

L’anziano e malato Giovanni Paolo II prostrato in ginocchio dinanzi alla Porta Santa

Cristo conferisce a tutta la tradizione vetero-testamentaria della Divina Misericordia un significato definitivo. Non soltanto parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. Egli stesso è, in un certo senso, la Misericordia. Per chi la vede in lui – e in lui la trova – Dio diventa particolarmente «visibile» quale Padre «ricco di misericordia» [Ef 2, 4], [Cf. Dives in Misericordia, 2].

L’espressione dell’Apostolo Giovanni: «Chi vede me, vede il Padre» [cf. Gv 14,9], riferita al Cristo che poco prima si era proclamato via, verità e vita [cf. Gv 14,6], sottintende il proprio essere divino cuore pulsante e visibile della Misericordia del Padre. Il Cristo ci offre quindi la Misericordia come cibo e fonte di acqua viva: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete». Il tutto anche con riferimento ai Sacramenti di grazia, che sono l’ espressione più grande della Misericordia di Dio, tutti. Sebbene in questo Giubileo della Misericordia ve n’è uno in modo particolare al quale accostarsi, il Sacramento della penitenza e della riconciliazione, la confessione.

Il Santo Padre Francesco apre la Porta Santa

Attraverso i suoi doni di grazia, Dio ci apre sempre il cuore della sua eterna Misericordia, purché noi accogliamo, accettiamo e, all’occorrenza, cerchiamo o andiamo incontro alla sua Misericordia. Per essere accolti nel cuore della sua Misericordia basta infatti un solo, sincero e profondo: «Signore abbi pietà di me». Come il cieco di Gerico che avendo udito che passava Gesù si mise a gridare «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio [cf. Lc 18,35-43].

porta santa papa francesco-001

il Santo Padre Francesco s’inchina all’ingresso della Porta Santa

In questo Giubileo della Misericordia siamo chiamati a identificarci col cieco di Gerico, chiedendo con fede la guarigione dalla cecità originata dal nostro peccato, per sentirci dire dalla fonte eterna e viva della Misericordia che è Dio: «Abbi di nuovo la vista, la tua fede ti ha salvato». E noi loderemo Dio prostrati in ginocchio, «Perché eterna è la Sua Misericordia», perchè la nostra fede ci ha salvati. E noi cominceremo a seguirlo ed a glorificarlo, liberi da quel peccato che ci rende ciechi e chiusi alle azioni della grazia del Padre Creatore, del Figlio Redentore, dello Spirito Santo Consolatore.

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La Chiesa e la filosofia. La ragione è capace di verità

— Theologica —

LA CHIESA E LA FILOSOFIA.
LA RAGIONE È CAPACE DI VERITÀ

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[…] da qui vediamo quanto è stolto il fideismo luterano, che col pretesto di esaltare la verità della Parola di Dio, riduce a mera opinione, per non dire a sofismi ed errori quella filosofia di Aristotele, che da secoli la Chiesa usava, con la mediazione di San Tommaso, per l’interpretazione del dato di fede.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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Per aprire l’articolo cliccare sotto

05.12.2015   Giovanni Cavalcoli, OP – LA CHIESA E LA FILOSOFIA

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Un articolo di Roberto de Mattei sul “Sacco di Roma”

— Lettere dei lettori dell’Isola di Patmos

UN ARTICOLO DI ROBERTO de MATTEI SUL SACCO DI ROMA

 

Non conoscere la storia vuol dire non sapere chi siamo, da dove veniamo e verso cosa siamo proiettati. Non conoscere la storia vuol dire non conoscere il nostro essere, col serio rischio di pregiudicare così il nostro divenire futuro. Questo è il monito contenuto nell’articolo di Roberto de Mattei

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Caro Padre Ariel.

Desidero segnalarle un articolo del Prof. Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana, perché si tratta di un articolo che mi ha profondamente colpita e vorrei sapere che cosa ne pensa lei. In passato avete dibattuto in modo anche acceso con questo Professore, ma non penso che questo influenzi più di tanto il suo giudizio.

Adriana Sampieri

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Cara Lettrice.

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roberto de mattei 2

lo storico Roberto de Mattei, direttore dell’Agenzia Stampa Corrispondenza Romana

Non ho mai cessato di stimare il Prof. Roberto de Mattei, cosa che ho ripetuto più volte soprattutto quando ho mosso nei suoi riguardi delle critiche tutte incentrate su questioni puramente dottrinarie, pastorali o storico-ecclesiali. Sappia poi che fino a quando si dibatte vuol dire che si è sempre vivi nel senso più profondo e cristiano del termine. Credo infatti di appartenere, assieme al domenicano Giovanni Cavalcoli, alla tradizione dei “guerrieri”, dei “lottatori”.  Guerre e lotte, le nostre, non certo ispirate alle arene dei gladiatori, ma alla genuina tradizione dei Padri della Chiesa; Guerre e lotte che si svolgevano in quei centri di dibattito filosofico e teologico nei quali spesso i Padri giunsero all’uso delle mani, a volte anche all’uso dei bastoni, od a corpi contundenti di varia foggia. È accaduto infatti varie volte nel corso della storia che nelle assise dei grandi concilî dogmatici intervenissero i soldati posti a presidio esterno della grande aula, prontamente accorsi per dividere i vescovi che animati nelle loro discussioni finirono per scatenare risse furibonde tra di loro.

Erano tempi davvero splendidi, quelli! Ancòra non vigeva l’odierno clerical-correct  fatto di dire e non dire, di lasciar intendere in modo “prudentemente” ambiguo … figurarsi poi se i Padri della Chiesa riuniti in concilio per definire i grandi dogmi avessero principiato col dire che il Figlio poteva essere anche consustanziale al Padre, ma … un po’ si e un po’ no, secondo le varie circostanze. O immaginiamo se avrebbero mai coniato una formula ibrida e ambigua per mettere d’accordo gli ariani coi Padri della Chiesa che accusavano Ario di eresia lanciando contro di lui fulmini e saette.

Assieme alla teologia dogmatica ho sempre praticato la storia del dogma, perché a mio parere, senza una solida base storica il dogma rischia di rimanere sospeso tra cielo e terra, o peggio di mutarsi in qualche cosa di etereo, in mero intellettualismo metafisico, mentre la metafisica deve stare col cuore elevato al cielo verso la Gerusalemme Celeste ma al tempo stesso coi piedi ben saldi a terra nella Gerusalemme Terrena.

Il dogma nasce da una precisa storia radicata nei Vangeli che narrano un evento straordinario: l’irruzione di Dio nella storia dell’uomo attraverso il Mistero del Verbo fatto uomo. E da questo evento narrato dai Vangeli che è cuore pulsante del deposito della nostra fede, parte la nostra storia.

Noto spesso, invece, da parte di non pochi confratelli sacerdoti e di non pochi teologi una certa propensione a dimenticare, o peggio a non conoscere proprio la storia. E chi non conosce la storia è condannato a ripeterla, com’ebbe ad affermare George Santayana [Madrid 1863 – Roma 1952], uno dei maestri del realismo critico: «Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo» [cf. Reason in Common Sense].

La sintesi di Roberto de Mattei mi pare di fondo questa; una sintesi che nasce peraltro dal suo mestiere, che è quello dello storico.

Il 2 di maggio, durante una conferenza tenuta a Roma presso i Francescani dell’Immacolata [cf. QUI], nel corso di quei discorsi molto articolati ebbi a lamentare che oggi «la storia procede così velocemente che a volte si ha quasi l’impressione di non averla mai vissuta».

Non conoscere la storia vuol dire non sapere chi siamo, da dove veniamo e verso cosa siamo proiettati. Non conoscere la storia vuol dire non conoscere il nostro essere, col serio rischio di pregiudicare così il nostro divenire futuro. Questo è il monito contenuto nell’articolo di Roberto de Mattei, che segue un preciso rigore scientifico.

Un articolo bello e condivisibile che la ringrazio di averci segnalato e che con piacere segnaliamo a nostra volta ai lettori dell’Isola di Patmos.

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Per leggere l’articolo di Roberto de Mattei cliccare QUI

 

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