… zu dem Gott, der meine Jugend erheitert
… AL DIO CHE ALLIETA LA MIA GIOVINEZZA
Una giovinezza che non sfiorisce mai, denn das Amtspriestertum Christi, das uns geprägt und ontologisch verändert hat, macht es ewig.
— Die Briefe der Väter der Insel Patmos —
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Rimanere prigionieri dei ricordi del passato è sempre pericoloso. Vivere proiettati all’indietro è spesso la condizione di chi non riesce ad abitare il presente. Chi vive la vita nella prospettiva della fede sa invece di essere non soltanto in cammino verso il futuro, ma proiettato verso l’eternità .

Può capitare di ritrovare in una scatola quasi dimenticata qualche oggetto o qualche immagine che ha segnato una stagione della propria vita. Quando questa mia fotografia è riemersa dal passato non ho provato quella nostalgia che appartiene a ciò che è perduto e non ritorna, ma piuttosto tenerezza e gratitudine. Tanto che alla mente mi è tornata la frase racchiusa nel versetto iniziale del Salmo 42 (43), con il quale il sacerdote, ai piedi dell’altare, dava inizio alla Santa Messa nel rito precedente la riforma liturgica del Santo Pontefice Paolo VI:
«Introibo Altar Gods, ad Deum qui laetificat iuventutem meam» (Mi accosterò all’altare di Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza»).
Ringrazio Dio, insieme ai Confratelli di questa nostra felice Isola di Patmos, per averci donato una giovinezza che non sfiorisce. Non quella del corpo, che il tempo inevitabilmente trasforma, ma quella racchiusa nel sacerdozio ministeriale di Cristo che ci ha segnati e ontologicamente trasformati. Una giovinezza che nessun trascorrere degli anni può consumare, perché affonda le sue radici nell’eternità stessa di Dio. Aus diesem Grund, ogni volta che ci accostiamo all’altare del Signore, possiamo continuare a ripetere dentro di noi, con la stessa verità e con la stessa gioia, le parole del Salmista: Introibo Altar Gods, ad Deum qui laetificat iuventutem meam.
Von der Insel Patmos, 19 Juni 2026
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