Buonismo filantropico e carità. Dinanzi alla morte di Gino Strada siamo chiamati a pregare, davanti alla sua opera, al suo pensiero, alla sua immagine di volto laico lasciateci il diritto di critica e di dubbio

— attualità ecclesiale —

BUONISMO FILANTROPICO E CARITÀ. DINANZI ALLA MORTE DI GINO STRADA SIAMO CHIAMATI A PREGARE, DAVANTI ALLA SUA OPERA, AL SUO PENSIERO, ALLA SUA IMMAGINE DI VOLTO LAICO LASCIATECI IL DIRITTO DI CRITICA E DI DUBBIO

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Madre Teresa di Calcutta, senza le cospicue entrate di una ONG come Emergency ― che per il solo Afghanistan ha potuto beneficiare di 60 milioni di euro in 10 anni ― è riuscita a portare nei sobborghi dell’India pace e assistenza. Ponendosi come discepola di Cristo dentro guerre sanitarie e sociali dilanianti, altrettanto spaventose e perverse come quelle combattute da Emergency. Con una differenza importante però, che molti cattolici ancora ignorano volutamente, quello che per il Dottor Gino Strada e Emergency è filantropia laica abbronzata alla luce dei riflettori, per la piccola suora albanese è nascondimento ed eroicità della Charis in cui la grazia fatta persona viene identificata con Cristo.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Il grande cantautore genovese Fabrizio De André canta in un suo celebre brano degli anni Sessanta:

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«Quando la morte mi chiamerà, nessuno al mondo si accorgerà, che un uomo è morto senza parlare, senza sapere la verità, che un uomo è morto senza pregare, fuggendo il peso della pietà» [Il Testamento, 1966].

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La morte del Dottor Gino Strada mi ha riportato alla mente questi versi. Davanti alla morte ogni uomo resta solo. Ma, sia detto chiaramente, davanti alla morte ogni uomo resta solo davanti a Dio, che è il solo che può decretare il giusto senso è spessore a una intera esistenza, senza bisogno che in terra ci si preoccupi di organizzare il teatrino delle canonizzazioni per direttissima. Chirurgo e fondatore della potente ONG Emergency, è stato l’icona del filantropismo laico moderno, ateo e militante convinto [Cfr. QUI]. Personaggio carismatico, quanto controverso; amato e osteggiato da diversi fronti e spesso anche dagli stessi suoi colleghi medici che hanno sollevato diverse perplessità sulla sua “disinteressata attività umanitaria”.   

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Fin dalla giovinezza è stato un appassionato esponente della sinistra, zelante appartenente del Movimento Studentesco dell’Università Statale di Milano in cui ― in quegli scellerati Anni di piombo ― non si andava troppo per il sottile quando si doveva reprimere un pensiero diverso da quello politicamente imposto o si doveva mettere in riga un avversario dissidente. Lo stesso Gad Lerner ― ex manganellatore di Lotta Continua, passato poi sulle colonne del giornale padronale di Casa Agnelli e appresso alla direzione del Tg1 [Cfr. QUI, QUI] ― ricorda l’amico in quegli anni in cui Strada ha rappresentato:

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«[…] la Milano migliore e il Sessantotto migliore, è la dimostrazione che l’utopia non è ingenuità ma fede creatrice […] me lo ricordo in manifestazione con il casco in testa prima che col camice verde del medico di guerra» [Cfr. QUI].

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Non ci si sarebbe potuti aspettare nulla di diverso da una corrente marxista-leninista-stalinista-maoista come quella frequentata dal giovane Gino Strada negli anni Sessanta e Settanta del Novecento. A quanto ne sappiamo, il defunto chirurgo non ha mai rinnegato quel passato dal radicalismo burbero e litigioso, anzi ci sarebbero ragioni per credere che la sua bellicosità e tenacia filantropica, unita a una ben nota violenza verbale che di quando in quando si manifestava ai suoi oppositori, sia nata proprio in seno a quel periodo, sebbene dopo ci sia stata la conversione che dall’eskimo lo ha condotto alle colombe bianche, alle bandiere multicolori, al rispetto altrui e al ramoscello d’ulivo ultrapopulista [vedi QUI, QUI].

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La sua morte ha suscitato un coro di elogi sperticati che difficilmente ritroviamo per altri filantropi soprattutto da una certa frangia del mondo cattolico che nella persona del serafico Fra Enzo Fortunato non può che tesserne gli elogi [Cfr. QUI] e che con Don Vitaliano Della Sala non può che commuoversi al suo ricordo proponendolo come initium fidei per gli increduli e per coloro che desiderano scoprire Dio [Cfr. QUI]. Invece per Pax Christi, nota associazione nata cattolica e morta di sinistra, Gino Strada è un artigiano di pace [Cfr. QUI].

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Per carità, tutte le opinioni sono lecite e i pensieri degni di essere espressi, eppure cari Lettori, non so voi, ma a me l’intera questione non convince. E non convince perché questi testimonial cattolici di primo piano non hanno proferito verbo alle dichiarazioni di qualche tempo fa sui “lati oscuri” e sulle “zone d’ombra” di cui è stata illecitamente sospettata, se non addirittura apertamente accusata Madre Teresa di Calcutta [Cfr. QUI, QUI] che ― mi sia concesso il gioco di parole ― ha senza dubbio fatto più strada di Strada sulla via delle opere umanitarie e di carità tanto da ottenere nel 1979 il Premio Nobel per la Pace che ora vorrebbero dare postumo al dottore di Emergency [Cfr. QUI]. Purtroppo, Madre Teresa ha avuto l’imperdonabile difetto di essere stata una religiosa cattolica, nemica dichiarata del peccato e dell’ateismo laico, così come di tutti quei cavalli di battaglia cari alla sinistra moderna che se da un lato parla di pace dall’altro la toglie attraverso la sponsorizzazione dell’aborto, dell’eutanasia e la dissolvenza meticolosa dell’istituzione familiare naturale.

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Madre Teresa, senza le cospicue entrate di una ONG come Emergency ― che per il solo Afghanistan ha potuto beneficiare di 60 milioni di euro in 10 anni [Cfr. QUI] ― è riuscita a portare nei sobborghi dell’India pace e assistenza. Ponendosi come discepola di Cristo dentro guerre sanitarie e sociali dilanianti, altrettanto spaventose e perverse come quelle combattute da Emergency. Con una differenza importante però, che molti cattolici ancora ignorano volutamente, quello che per il Dottor Gino Strada ed Emergency è filantropia laica abbronzata alla luce dei riflettori, per la piccola suora albanese è nascondimento ed eroicità della Charis in cui la grazia fatta persona viene identificata con Cristo, pane eucaristico che le Suore di Carità adorano quotidianamente e lungamente prima di approcciarsi a poveri, malati ed emarginati. È questa la differenza fondamentale che passa tra Chiesa e Centro Sociale, tra carità e filantropia, tra Agape e Philia.

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Il testamento che il Dottor Gino Strada lascia al mondo è controverso e fugge il peso della cristiana pietas, come direbbe De André e, sebbene tanti cercheranno di farlo rientrare nel novero dei grandi italiani da lodare e idolatrare ― così come è stato fatto per la propagatrice del diritto all’aborto e all’eutanasia Emma Bonino [Cfr. QUI] ― noi sappiamo che le cose stanno diversamente e ci riserviamo il diritto di dissentire. Sì, lasciateci dire quello che non ci piace, lasciateci esprimere le nostre perplessità, anche davanti alle lodi del Dottor Gino Strada, permetteteci di fare il nostro personale cerimoniale austroungarico di lutto pronunciando un solenne «Ignosco» ― non lo conosco ― davanti a quel feretro, affinché venga riconosciuta quella fragilità che apre alla possibilità di redenzione anche nell’ultimo istante della vita.

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Ovviamente i più strenui assertori della correttezza e del rispetto tout court sosterranno che non è più il caso di inveire portando fuori gli scheletri del passato di un defunto. Scheletri che, diciamolo pure, oramai non troviamo più neanche dentro gli armadi perché sono esibiti bellamente in espositori e mostrati a tutti con orgoglio luciferino. E poi, la Sinistra pacifondista e politicamente corretta ha ripulito da anni il vero vissuto e quindi le biografie di numerosi loro personaggi-idolo …

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Tanta delicatezza è senza dubbio comprensibile, ed è una sorta di onore delle armi a colui che è stato sconfitto dalla morte e che, come ammonisce Jacopone da Todi in una sua lirica, pone termine ad ogni orgoglio e velleità: «Quando t’alegri, omo d’altura, va’ puni mente a la seppultura». Tuttavia, questo privilegio viene prontamente negato quando i kompagni, a cui Gino Strada ha sempre guardato con benevolenza e ispirazione, devono sbaragliare gli avversari di sempre. Allora, in questo caso, si scoprono non solo estimatori del passato di coloro a cui si vogliono fare le pulci ma anzi ne diventano interpreti e giudici stigmatizzando il peccato altrui, così come è stato tante volte nei riguardi della Chiesa e dei preti [Cfr. QUI].

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In questo caso non si perde tempo a gettare discredito sulla sacralità e sull’insensatezza della religione cristiana, riportando alla luce ogni minimo errore o scandalo pruriginoso e concludendo con Nietzsche che Dio è senza dubbio morto, così come va cantando da più di cinquant’anni il kompagno Guccini. E se giustamente di Benito Mussolini è vietato affermare che, tra gli innumerevoli disastri come dittatore, ha fatto anche cose buone; dei dittatori di sinistra restano solo le cose buone. Obliando i disastri che questo pensiero ha compiuto e che sono tanti e tali a quelli compiuti dal fascismo con la differenza della superiorità intellettuale che da diversi anni li contraddistingue.

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Abbiamo persino udito, ai vari talk show televisivi, esponenti della Sinistra impegnati a farsi beffa di qualche esponente politico che manifestava certi sentimenti cristiani ― sinceri o non sinceri questo non ci è dato sapere, non potendo nessuno di noi leggere le coscienze altrui ― perché colpevole di essere divorziato risposato. Salvo dichiarare pochi minuti dopo, nel prosieguo dei loro discorsi, che l’aborto è una grande conquista sociale e l’eutanasia un atto di “misericordia”, oppure sostenendo la legittimità del “matrimonio” tra coppie dello stesso sesso, il tutto ― ripeto ― dopo essersi fatta beffa del politico di opposizione in quanto … divorziato risposato (!?).

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La morte del Dottor Gino Strada assomiglia più a una apoteosi degli antichi imperatori romani, in cui non c’è ombra di peccato e la cui assunzione al cielo è scontata. Lui, l’uomo che ha fatto solo bene: Roma locuta, causa finita! Lui, l’uomo che è stato santificato da una certa sinistra che ha bisogno di un proprio credo, di dogmi, liturgie e ovviamente di propri santi. E chi si dovesse azzardare a muovere qualche critica, a sollevare qualche dubbio o magari ad avere un parere diverso è senza dubbio un criminale, un nemico della pace, una brutta persona, insensibile e senza cuore, insomma un autentico pezzo di merda, lemma usato più volte dal Padre della lingua italiana: «[…] vidi un col capo sì di merda lordo», scrive nella Commedia il Sommo Poeta Dante per indicare ruffiani e seduttori [Cfr. Inferno, 116].

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Così è capitato all’editorialista dell’Unità, Fabrizio Rondolino che in un suo tweet definisce Emergency «un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante che va isolata e boicottata» [Cfr. QUI; QUI]. Rondolino non è certo quello che oggi potremmo definire un uomo di destra o un baciapile; eppure, anche lui è stato stretto alle corde e isolato per aver toccato l’intoccabile [Cfr. QUI]. Ebbene, vi sembra tutto normale? A me no. E personalmente desidero muovere i miei dubbi, portare delle critiche, sostenere la tesi dell’avvocato del diavolo. E lo faccio nei confronti del Dottor Gino Strada non come uomo ormai defunto a cui va la mia preghiera, ma al personaggio pubblico e volto mediatico della laicità verso il quale si può e si deve applicare il diritto alla critica in quanto viviamo ancora in un paese democratico.

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Perché un santo ― anche quando proviene dal laicismo ― è costretto a passare la prova delle opere, solo così potrà concedere i sospirati miracoli, solo così la sua credibilità ne risulterà rafforzata, altrimenti sarà solamente un povero martire così come usano dire gli amici bergamaschi. E allora vediamo queste opere del chirurgo Strada, analizziamo le sue virtù di Emergency. Mi permetto di dire che nel mondo e in Italia abbiamo tanti medici sconosciuti ai più che non hanno avuto la sua stessa fortuna di visibilità e di introiti ma che sono rimasti ugualmente fedeli al giuramento di Ippocrate. Medici che ritroviamo a salvare vite umane in una corsia di ospedale di provincia, dentro la guerriglia delle periferie esistenziali moderne, con turni massacranti, colleghi privi di scrupoli e di eticità, strutture fatiscenti e inadeguate, con una sanità pubblica al limite dello sbando. Medici che continuano a fare i medici in Italia, sacrificando famiglie e figli e che nelle loro ferie stanno gratuitamente negli ambulatori della Caritas di Roma o in quelli dell’Opera San Francesco per i Poveri di Milano. Che non percepiscono certo l’appannaggio di un chirurgo di guerra con esperienza, vale a dire circa 3 mila euro al mese [Cfr. QUI] ma anche qui le stime si confondono nell’indeterminatezza delle entrate di Emergency [Cfr. QUI].

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Difficilmente troverete questi medici nei salotti bene della TV, seduti su morbidi cuscini di quel politicamente corretto del kompagno Fabio Fazio. Uomini in camice bianco che non hanno il patronato di una rappresentativa e danarosa ONG alle spalle che, seppur contraria alla guerra, di fatto campa proprio grazie alla guerra e alle disgrazie altrui. Cosa che a me ricorda molto da vicino il bellissimo e significativo film di Alberto Sordi del 1974: Finché c’è guerra c’è speranza [Cfr. QUI]. Dice il Dottor Gino Strada «Io non sono pacifista, sono contro le guerre». Certo Dottore, lei ha saputo sapientemente scegliere quali guerre combattere e quali guerre evitare, dentro un calcolato doppiopesismo che qualcuno ha avuto la bontà di rilevare [Cfr. QUI] e che resta del tutto ignoto a molti suoi colleghi che, al limite del collasso, non hanno nessuna alternativa di scelta. O bere o affogare. O dobbiamo forse concludere che per essere considerati veri medici è necessario salire a bordo di una nave ONG o servire dentro un ospedale di guerra?

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L’idealismo va bene fino a un certo punto, lo comprendo e lo incoraggio in un ventenne ma dopo si rischia l’illusione dell’utopia che ha fatto affermare a Vauro Senesi:

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«[…] oggi è morto un utopista convinto che la pace sia un’utopia realizzabile con la volontà e con la passione. Oggi è morto un sognatore che tentava di praticare i sogni. Oggi è morto un realista certo che la pace non si costruisce con le armi» [Cfr. QUI].

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L’utopia è tale perché è irrealizzabile e quando l’uomo si sforza di realizzarla succedono i disastri. Gli stessi disastri di chi prova a fare Dio presumendo di eliminare con le sue proprie forze la povertà, la morte, la malattia, la guerra e sofferenza.

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Il Dottor Gino Strada ha prestato soccorso a tante persone nei territori di guerra è vero, ma non meno hanno fatto e stanno facendo i suoi colleghi in Italia salvando donne e bambini dall’aborto, malati terminali dalla dolce morte eutanasica, poveri derelitti che non possono pagarsi uno specialista che chiede dalle 200 alle 500 euro per una visita o per un esame diagnostico che non può attendere sei mesi di lista d’attesa per essere espletato.

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Santifichiamo pure le opere di Gino Strada e di Emergency purché insieme a lui ci siano anche i nomi e i cognomi di tanti altri medici sconosciuti, altrimenti rischiamo la propaganda e visibilità politica, motivo questo per cui in futuro Strada sarà ancora idolatrato. Eppure queste cose un filantropo le dovrebbe fuggire, ma che volete, non esistono più i filantropi di una volta.

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A chi parla in modo inappropriato, anzi del tutto a sproposito di carità, abbinando a un ateo dichiarato questa parola, indicata dal Beato Apostolo Paolo come la più alta e fondamentale delle virtù teologali [Cfr. I Cor 13, 13], basterebbe ricordare il severo monito di Gesù Cristo:

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«[…] se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» [Cfr. Mt 5, 46-48].

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Ecco spiegata la differenza sostanziale che corre tra il filantropismo e il buonismo ideologico e la carità cristiana, che sta assieme alla fede e alla speranza, ma che di tutte e tre è la più importante. È un messaggio non facile da far comprendere al nostro esercito di cattocomunisti confusi, ma noi Padri de L’Isola di Patmos, nell’esercizio della nostra opera apostolica, non cesseremo mai di spenderci, con tutte le nostre forze umane e spirituali, per cercare di far capire che il filantropismo buonista lo fanno anche gli atei, mentre invece, la carità, possono farla solo i veri cristiani.

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«La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene» [Rm 12, 9].

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Laconi, 16 agosto 2021

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About Padre Ivano

Ivano Liguori Dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini Presbitero e Teologo ( Cliccare sul nome per leggere tutti i suoi articoli )

20 thoughts on “Buonismo filantropico e carità. Dinanzi alla morte di Gino Strada siamo chiamati a pregare, davanti alla sua opera, al suo pensiero, alla sua immagine di volto laico lasciateci il diritto di critica e di dubbio

  1. In ogni caso vi ringrazio per avermi pubblicato sia il commento che la replica (senzaltro un po’ aggressive a scomode ) cosa tutt’altro che scontata in un mondo di blog cattolici che fanno della censura sistematica l’argomentazione più solida. Grazie ancora.

  2. C’è un certo cattolicesimo che sembra invidioso delle persone come Strada, e deve necessariamente cercare il modo per sporcarne la vita e le intenzioni.
    Molti medici danno la vita per salvare le persone, ed un singolo medico può arrivare a salvarne qualche migliaio. Strada ha avuto però la capacità organizzativa e visionaria necessaria per arrivare a salvarne decine di migliaia.
    E’ un carisma che egli ha saputo utilizzare per il bene e non per guadagnare abbastanza per comprarsi un panfilo o un aereo privato, come altri avrebbero fatto.
    Ora possiamo solo essere grati a Dio che ogni tanto manda sulla terra una Madre Teresa o un Gino Strada, per compensare l’odio ed il male che noi esseri umani produciamo.
    Esattamente come Madre Teresa, neppure Strada era perfetto e oggettivamente avrà fatto tanti errori. Ma mai si è tirato indietro di fronte alle sfide di curare quelli che non avevano cure.
    Poichè di persone simili purtroppo non ne nascono tante sarebbe opportuno, quando emergono, cercare cristianamente di ringraziare Dio invece di rimproverarlo per aver elargito carismi e retta coscienza anche a qualche ateo.
    A meno di non preferire chi invece usa le sue capacità per il proprio esclusivo tornaconto.
    Al mons. Zanchi , che scrive “un ateo che spende la propria vita per beneficare gli altri è altrettanto incoerente con le proprie convizioni” dico soltanto che per fortuna alcuni Atei sono incoerenti, perchè evidentemente sono spinti da una energia etica che lei, mons. Zanchi, non conosce e sotto sotto invidia.

    1. L’autore dell’articolo, Padre Ivano Liguori, ha trascorso anni della sua vita nelle corsie degli ospedali, il presbitero aretino Mons. Giovanni Zanchi assiste giornalmente una persona anziana inferma e gravemente ammalata.

      Lei, che invece spara giudizi così velenosi sulle persone, in quale sezione del PD confabulava, mentre tutti noi lavoravamo sul campo, a nostre spese e sacrificio, senza che nessun piddiota ci facesse piovere decine di milioni di euro?

      E che Dio la benedica!

      1. Anche io assisto una persona invalida a mie quasi totali spese caro Padre Ariel . Le attività di assistenza della Chiesa sono finanziate dalla Chiesa , non credo che lei compri i letti o affitti i locali coi soldi suoi , ma se lo fa buon pro le faccia e sarà tutto merito un paradiso.
        Ma le attività di Strada costavano, ed era necessario che si trovassero finanziamenti , e l’unico strumento è quello del farsi pubblicità ed bussare ovunque.
        Io non discuto le vostre attività benefiche , discuto il voler a tutti i costi cercare il marcio nelle persone che fanno del bene quando non sono cattoliche.
        E discuto la assurda posizione di chi pensa che se a fare del bene è un ateo allora deve avere un qualche tornaconto pratico oppure è scemo. Voi offendete i carismi e la grazia che Dio effonde (per fortuna ) anche a chi non crede in lui in modo diretto.

  3. Il cristianesimo è sapere per fede e ragione che Dio esiste? Anche, ma non solo: “Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!” (Gc 2, 19). Il cristianesimo è fare opere buone a favore del prossimo? Anche, ma non solo: ci sono atei dichiarati che si adoperano molto per aiutare gli altri, ma “se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità [cioè l’amore di Dio], niente mi giova” (1Cor 13, 3). Un cristiano che non vive coerentemente con la propria fede rischia l’eterna dannazione e scandalizza gli altri; ma – in linea di principio – un ateo che spende la propria vita per beneficare gli altri è altrettanto incoerente con le proprie convizioni, perché se Dio davvero non esistesse, allora l’uomo non sarebbe altro che materia, momentaneamente vivo senza un perché e destinato a sprofondare nel nulla dopo la morte del corpo; allora, aiutare gli altri in difficoltà non sarebbe altro che ritardare la caduta nel nulla dopo la morte corporale; e a che pro? Il cristianesimo è diventare come Gesù Cristo, cioè figlio di Dio Padre per potenza dello Spirito Santo, morire per Cristo al peccato e risorgere con Cristo alla vita nuova: cioè durante questa vita terrena pensare, volere e agire come il Verbo incarnato, poi superare la morte e vivere eternamente in Dio, prima glorificati nell’anima e poi dopo la risurrezione finale anche con il proprio corpo glorificato. Il cristianesimo è dunque l’unica possibilità data agli uomini di vincere la morte e vivere felici eternamente.

    1. Grazie monsignore per queste sue parole. E’ una preziosa lezione di catechismo su cui meditare ogni giorno, magari anche facendo l’esame di coscienza. Infine, se mi consente l’espressione, le frasi conclusive sono una splendida finestra spalancata su quella che il Credo definisce “la vita del mondo che verrà”.

  4. Gentili padri.
    Pur ammettendo di non conoscere per intero le vicende e la storia di Gino Strada, volevo chiedere.. egli non potrebbe rientrare in quella schiera di “cristiani anonimi” teorizzati da Karl Rahner? Detta in altri termini, il famoso brano evangelico del “avevo fame, e mi avete dato da mangiare, etc.” Presuppone che chi dia da mangiare, da bere, etc. debba per forza avere la fede in Cristo? Capisco che è una questione complessa e discussa, tuttavia, a mio modesto parere, l’intuizione di Rahner sui cristiani anonimi non è del tutto da rigettare. Altrimenti si dovrebbe concludere che fare il bene, compiere il bene, sia esclusivo appannaggio dei credenti, ma sappiamo tutti che non è così. Conosco credenti (per lo meno, così si definiscono) tutti rosari e sante messe, ma totalmente privi di carità fraterna. Per citare il Vangelo: “non chi dice: Signore! Signore! Entrerà nel Regno dei Cieli..”

    1. Quando la “carità” diventa sistema, diventa un’organizzazione per produrre un “bene”, allora non è più tale, almeno non nel senso perseguito nel Vangelo. Sono sempre stato diffidente riguardo alle varie ONG, ONLUS, ecc., che ho sempre visto come forme di assistenzialismo senz’anima, che si autocompiacciono dell’opera prestata più che degli effetti eventualmente prodotti, e “quasi” mai scevre da più meschini interessi secondari o molto spesso prioritari rispetto alle pretese dichiarate.
      Semmai ci fosse del buono nel concetto di “cristiani anonimi” di Rahner, questo ve lo vedrei dipinto perfettamente nell’episodio che Nostro Signore ci racconta nella parabola del buon samaritano, il quale non va in cerca dell’occasione per distinguersi… semplicemente segue quanto di buono la sua anima gli suggerisce di fare in quell’istante, uno fra i tanti, del suo quotidiano vivere… lui, sì “anonimo”, rispetto a chi poteva fregiarsi di essere un sacerdote, un levita. Eppure è il solo che, senza cercarlo, si è distinto tra i tre come uomo di Dio.
      Ora, chi le sembra più prossimo all’atteggiamento del samaritano? Coloro che in modo sistematico “producono carità” o coloro che di fronte alle circostanze della vita si sforzano, per quanto è nelle loro possibilità, di assumere un atteggiamento caritatevole?
      Con questo mio pensiero non voglio affatto negare che vi sia gente mossa da sincere buone intenzioni, tra chi fa parte di queste organizzazioni.

      Colgo occasione per ringraziare padre Ivano per la bella e illuminante riflessione.

    2. Caro Andrea,

      le rispondo io per dirle che Padre Ivano aveva preparato una risposta articolata alla sua domanda. Quando però in redazione l’abbiamo letta, ci siamo permessi di suggerirgli di pubblicare un articolo sul delicato argomento da lei toccato dei “cristiani anonimi”, che è una ardita e nebulosa ipotesi del teologo gesuita tedesco Karl Rahner.

      Più volte è capitato che diversi Lettori, con le loro domande, abbiano ispirato ai Padri degli articoli.
      In questo caso è stato lei l’ispiratore e gliene siamo grati.

    3. Signor Andrea, la sua affermazione é uno dei luoghi comuni triti e ritriti che continuamente riappaiano all’orizzonte senza mai mostrare segni di stanchezza . Mi riferisco al topos di “quelli che vanno a messa e dicono il rosario e poi in quanto a carità cristiana,….”.
      Intanto Lei che ne sa davvero di cosa c’é in fondo ai cuori delle persone, le loro ansie, crucci e problemi? Poi c’é l’idea di fondo che se uno va alla messsa, prega, dice il rosario, insomma é cristiano convinto allora per forza deve diventare di colpo non so quale santo. Quasi che un cristiano sia telecomandato e si debba muovere come un robot programmato. In realtà, quando uno “va in chiesa, alla messa , prega e dice il rosario” é solo all’inizio, e così ogni giorno. Una lotta contro se stessi e le proprie asperità interiori e esteriori, che la preghiera però pian piano smussa e liscia. Ci provi e capirà, non sono cose che si imparano con la teoria. Bisogna viverle e bisogna farle. Quante pazienza ha davvero il Signore con noi, sa?

      Per quanto riguarda l’idea strampalata dei “cristiani anonimi” (per Rahner lo sarebbero anche i talebani, non solo gli atei”) si può dire che era la manifestazione dell’ego di Rahner di voler apparire ad ogni costo come un genio agli occhi dei suoi colleghi, ben inteso visti sempre come inferiori. Il tutto camuffato da filosofia antropologico-trascendentale (Kant e Hegel) che nessuno capisce davvero, tantomeno lui (provi a leggerlo e mi dica se ci cava qualcosa, un po’ come per l’arte moderna, guai a dire che sono sgorbi e patacche, si passa per…

      1. Gentile sig. Alessandro, non è per me un luogo comune, ma esperienza diretta vissuta sulla mia pelle. Persone che hanno detto il rosario e sono andate a messa per tutta la vita, ma rimaste tali e quali. Per non parlare di mio padre, divenuto anticlericale a seguito di anni di collegio, in cui si diceva il rosario tutti i giorni e si andava alla messa, ma per tutto il resto, chiamarlo luogo infernale è dir poco. Sapesse invece quanto bene ho ricevuto da persone che a malapena sanno fare il segno della croce. Quindi, attenzione a fare i farisei de’ noantri, “Pago la decima, vado al tempio..”

  5. “Gesù lo riporta alla vita terrena e gli indica la via per ereditare la vita eterna, vale a dire l’amore concreto per il prossimo… Gesù cambia la prospettiva: lo invita a non pensare ad assicurarsi l’aldilà, ma a dare tutto nella vita terrena, imitando così il Signore…”
    Se le parole sopra riportate e pronunciate da un autorevole pastore della Chiesa sono vere, Gino Strada dovrebbe essere in paradiso.

    1. Signor Lorenzo, Papa Francesco dice “amore concreto per il prossimo” e si intende un amore disinteressato. Ed é qui che sta tutto il punto della questione. Madre Teresa provava fastidio ed orrore per il clamore mediatico su di lei, Gino Strada lo cercava continuamente fino al punto di usare seriamente slogan esasperati fini solo a se stessi (mi ricordo “bisogna abolire la guerra” …per poi, a sorpresa, dire sconsolato che anche Emergency ne traeva comunque vantaggio dalla guerra perché li faceva lavorare; insomma, cosa voleva alla fine? Perché non lavorare in silenzio e basta? Un po’ di equilibrio, sangue freddo e spirito di abnegazione ci vuole , anche e soprattutto in campo umanitario dove si lavora in gruppo e le emozioni sono forti e possono fare brutti scherzi.)

      1. Nessun amore è disinteressato:
        – c’è chi ama per andare in paradiso,
        – c’è chi ama per tornaconto personale,
        – c’è chi ama per compiacere il mondo.
        Invitare qualcuno “a non pensare ad assicurarsi l’aldilà, ma a dare tutto nella vita terrena”, è un messaggio antievangelico che dà ragione al comportamento di Gino Strada.

      2. Non si può che condividere pienamente una esposizione fattuale così bene articolata ed argomentata

  6. Tutto giusto. Non riesco ahimé ( e mi sento in colpa) ad allontanare certe mie perplessità su Gino Strada che ho avuto anche quando era in vita. Un quadro complesso fra altruismo sincero e opportunismo politico e personale, il suo. Ma é vero che Dio ci proibisce di giudicare moralmente il nostro prossimo. Non ci resta che pregare per lui ben sapendo che Gesù nella parabola ha fatto capire a tutti e per il bene di tutti noi che chi raccoglie meriti ed applausi su questa Terra non per forza deve attendersi di trovare la stessa accoglienza presso di Lui..
    Credo che questo sia il giusto timore di Dio che ci aiuta ad entrare in Paradiso con umiltà e speranza

    1. Gentile Alessandro,

      la sua risposta mi dona l’occasione opportuna per un chiarimento necessario. Le perplessità sul dottor Gino Strada ci sono eccome. Non sono certamente io e lei ad evidenziarle ma illustri uomini politici, militari, uomini dell’intelligence, giornalisti d’inchiesta etc.

      Diversi hanno riscontrato una evidente oscillazione tra altruismo e opportunismo politico e visibilità personale. Cosa, del resto, che caratterizza molte ONG tra le quali Emergency, che non spicca certo tra le più discrete e invisibili.

      Quanto al discorso sul giudizio di Dio le indico fin da subito una chiave di lettura. Giudicare per la Sacra Scrittura significa presumere di conoscere in profondità il cuore tanto da formularne un giudizio intimo e personale. Noi sappiamo che questo l’uomo non può e non deve farlo perché non è Dio. Possiamo invece correggere colui che sbaglia, ammonendolo affinché si ravveda.

      Nel caso del dottor Gino Strada molte cose sarebbero state oggetto di ammonimento e lo sarebbero state per il fatto stesso che queste cose venivano ostentate con orgoglio, non ultima la sua verve spesso aggressiva contro i suoi oppositori e verso l’Italia.

      Io non so lei, ma personalmente da un filantropo mi aspetterei un’azione pro-sociale diversa, senza colorazione politica, ideologia di sorta o passionalità scomposta cosa che il defunto medico non ha mai smentito né da cui si è ravveduto.

      Del resto, anche il diavolo quando è vecchio, si fa monaco.

      1. Grazie Padre Ivano,

        articolo obbiettivo. Nulla da eccepire. Condivido ogni parola.

        Non giudico Gino Strada ma il 68 si ed io c’ero. Il 68 fu una grande manovra degli oligarchi massoni che fece fiorire il comunismo più becero nelle menti di arroganti indisciplinati, insofferenti all’ordine e alle regole e principalmente a Dio e alla religione cattolica, mascherando l’ateismo e la disgregazione della società a cui tendevano, con slogan di illuminismo pecoreccio. Per cui i sessantottini si sentivano figli dello stato, come lo volevano loro per tutti, e non figli di Dio. Per attaccare la società e le istituzioni facevano bandiera dell’eccezione per distruggere la generalità. I sessantottini non sarebbero mai riusciti a condividere idee tanto dannose che la mano nera massonica infilava, tra tante velleità inconcludenti, senza tanti allucinogeni, che venivano fatti scorrere a fiume accompagnati da sfaticatezza cronica e il volere la roba degli altri senza dare la propria agli altri. Gente cervellotica che senza le sponsorizzazioni illecite di chi voleva sovvertire ed ha sovvertito le regole senza averne diritto e senza consenso degli altri, non avrebbe cacato un ragno dal buco con le sue sole forze.

        Ma Madre Teresa era sola ma con Dio. Madre Teresa ha lavorato solo con Dio. Madre Teresa non ha venduto Dio, non lo ha rinnegato, Madre Teresa ha mostrato a tutti il coraggio della fede. Ha fatto tutto da povera albanese. Ha lavorato per Dio. Al superficiale le posizioni appaiono uguali. Ma non è così. Madre Teresa aborriva ciò che Dio non vuole.

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