Supplica al Sommo Pontefice: «Santità, non andate a rendere omaggio al cattivo maestro Lorenzo Milani»

— gli amici de L’Isola di Patmos scrivono … 

SUPPLICA AL SOMMO PONTEFICE: «SANTITÀ, NON ANDATE A RENDERE OMAGGIO AL CATTIVO MAESTRO LORENZO MILANI» 

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Passino i vescovi mediocri e quelli ruffiani, i quali rappresentano un fenomeno grave e deprimente, perché una visita privata promossa a Barbiana dall’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori e da Michele Gesualdi, allievo del Milani e Presidente della Fondazione intestata al Priore di Barbiana, potrebbe mutarsi in una vera e propria “beatificazione” di questo cattivo maestro, con conseguenze politiche, sociali e pastorali ancora peggiori.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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video-messaggio del Sommo Pontefice Francesco I su don Lorenzo Milani – per aprire il video cliccare sopra l’immagine

L’Isola di Patmos non è solo una rivista telematica, ma anche strumento attraverso il quale due sacerdoti e teologi esercitano il loro sacro ministero, fatto soprattutto di tante relazioni pubbliche e private, di tanti dubbi presentati e risolti, di tante richieste spirituali evase, di tanti quesiti teologici e dottrinari chiariti. Questa, dietro le righe e oltre le righe, è L’Isola di Patmos, inclusa anzitutto l’assistenza spirituale e la vicinanza offerta a non pochi sacerdoti che si trovano in difficoltà di vario genere.

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Tra i nostri numerosi Lettori, in quest’Isola sempre più frequentata che marcia da tempo su una media di un milione di visite al mese, vi è un fiorentino, Pier Luigi Tossani. Tossani è un fedele cattolico che interessandosi, sia pure da non professionista o specialista, di religione, cultura, politica e società, ha realizzato una ricerca sulla figura del priore di Barbiana, la sua personalità e i frutti della sua attività pastorale. Il nostro Lettore ci ha inviato il frutto del suo lavoro, unito alla supplica da lui inviata lo scorso mercoledì 14 giugno 2017 per posta elettronica al Santo Padre Francesco, tramite la Segreteria di Stato Vaticana, nella quale egli chiede al Pontefice di non andare in visita a Barbiana, martedì 20 giugno prossimo, a pregare sulla tomba di don Lorenzo Milani. Il Sommo Pontefice darebbe evidentemente in tal modo il suo inequivocabile avallo e la sua approvazione ad una figura di sacerdote e di educatore «drammaticamente negativa», come rivelano le stesse parole del priore di Barbiana, puntualmente citate da Tossani nella supplica. La supplica è rivolta, oltre che al Romano Pontefice, anche a tre Cardinali che sono, a vario titolo, coinvolti nella vicenda milaniana.

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Mi sono consultato col Padre Giovanni Cavalcoli e il giovane filosofo e teologo Jorge Facio Lince, giungendo tutti e tre alla medesima conclusione: nessuno di noi conosce a fondo la figura di don Lorenzo Milani. La nostra è una conoscenza perlopiù superficiale.

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Alberto Melloni alla presentazione dell’opera su don Lorenzo Milani – per aprire il video cliccare sull’immagine

La ricerca di Pier Luigi Tossani ci ha colpiti, perché svolta anzitutto con molta serietà. Si tratta infatti di uno studio che non mira a denigrare una figura controversa, quanto piuttosto a far luce su di essa; soprattutto a scindere il vero dal verosimile, la realtà dall’alone di leggenda creato attorno a quel sacerdote ed educatore. Tossani, nell’analizzare la figura milaniana, distingue con cristiana e caritatevole cura l’errore da segnalare al popolo, dall’errante da correggere, da richiamare allo stato di grazia e quindi  da perdonare.

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Dopo avere premessa e ammessa la mia non conoscenza, esprimo un pensiero in forma dubitativa, che in breve vi riassumo: iniziai le scuole medie inferiori tra il 1974 ed il 1975. Ricordo sempre che una delle prime letture che l’insegnante d’italiano ci propose fu proprio quella delle Lettere di don Lorenzo Milani. Si trattava di un’insegnante uscita poco prima dalla stagione del vietato vietare e della immaginazione al potere, che manifestava il proprio anticlericalismo viscerale col ricorso a grossolani falsi storici, trasmettendo leggende nere sulla Chiesa Cattolica anziché dati storici oggettivi. Però era una che amava oltre misura la figura di don Lorenzo Milani. In seguito seppi anni dopo che questa insegnante era stata, ed era ai tempi del suo insegnamento, una militante nelle file di Lotta Continua.

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La figura di don Lorenzo Milani mi fu riproposta nella terza classe della scuole medie, dove fu persino oggetto di esame. Poi ancora dopo al liceo classico.

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Un recente evento decicato pochi giorni fa, il 7 giugno, a don Lorenzo Milani, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al centro la nota e coltissima ministro dell’istruzione dell’attuale governo …- per aprire il video clicca sull’immagine

Per la terza volta ripeto — a costo d’esser prolisso —, che non ho mai approfondita la conoscenza di questa figura che non suscitò mai il mio particolare interesse, però una cosa la ricordo bene: gli insegnanti che proponevano don Lorenzo Milani come vessillo, erano tutti militanti nell’allora Partito Comunista Italiano, se non nelle frange più estreme della sinistra radicale; e don Lorenzo Milani lo proponevano in modo più o meno subdolo come bandiera contro il «potere ecclesiastico» e contro il sistema detto all’epoca «catto-fascista». 

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Portando come esempio me stesso — ma solo perché in questo discorso non potrei fare diversamente —, domando ai nostri Lettori: quante volte, su queste colonne, come prima altrove, compreso un libro che a suo tempo ebbe una certa eco e diffusione, ho scritto e parlato senza veli e senza mezzi termini della decadenza morale, dottrinale e spirituale del clero? Quante, ed in quali toni duri, ho indicato i difetti della Chiesa visibile? E detto questo vi domando: come mai, i nemici della Chiesa di ieri e di oggi, non mi hanno mai usato come loro bandiera? Permettetemi quindi di dare quella risposta che in molti già conoscete: perché certe critiche basate su dati oggettivi, nascono dal mio amore per la Chiesa di Cristo e dalla consapevolezza che io sono sacerdote in eterno; mai io accetterei di diventare un lupo solitario all’interno della Chiesa circondato da un codazzo di adulanti intellettuali o sedicenti tali della Sinistra, che inneggiano a me come ad un «prete di rottura», come ad un «prete contro-tendenza», ad un «prete fuori dal coro». Oggi vanno invece di moda i «preti di strada», ed i «preti di periferia», ma la solfa è sempre la stessa: giunge da una parte don Luigi Ciotti per lo show di una delle sue Messe socio-politiche, ed accorre subito festante e sculettante Niki Vendola con i suoi al seguito ad applaudire il «prete di base». Perché, il Vendola ed i suoi, non vengono ad applaudire me, che pure, col clero e la Chiesa gerarchica, sono stato spesso di una severità pesantissima? … Perché sanno benissimo che li inviterei a pentirsi anzitutto dei loro peccati, a partire da quello di sodomia. E con questo è presto detto perché questa gente ha bisogno dei vari don Luigi Ciotti che citano con la lacrima all’occhio quel “grande profeta” del Milani indicandolo come «prete di base» …

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… ecco i modelli di preti che avevano sempre pronta sulle labbra la citazione di don Lorenzo Milani da loro considerato un profeta: don Andrea Gallo in chiesa, al termine della Santa Messa, che come canto finale canta un inno della resistenza comunista sventolando un fazzoletto rosso – per aprire il video cliccare sull’immagine

I fricchettoni della Sinistra radical-chic, hanno bisogno degli Andrea Gallo, dei Paolo Farinella e dei Vitaliano Della Sala, ma non di un Ariel S. Levi di Gualdo, il quale non farebbe mai il loro gioco, anzi smaschererebbe i loro giochi, casomai qualcuno avesse la dabbenaggine — che però non hanno — di invitarmi a dibattere con certa gente a una diretta televisiva. Infatti, i Massoni, hanno bisogno delle parole untuose di un Gianfranco Ravasi [cf. QUI], hanno bisogno di un Alberto Melloni e di una Marinella Perroni che vadano ad un simposio organizzato dal Grande Oriente d’Italia in falso e pretestuoso onore del Santo Padre Francesco [cf. QUI, QUIQUI pag. 6], non hanno bisogno di un Ariel S. Levi di Gualdo che direbbe loro in faccia che la Massoneria è esoterismo pagano nonché negazione di quei princìpi di libertà, uguaglianza e fraternità di cui essi si riempono la bocca al solo scopo di infinocchiare gli allocchi, inclusi i danarosi per un verso, ed i bramosi di brillanti carriere professionali, cliniche e accademiche, seguiti da un esercito di frammassoni che aspirano a lucrare maggiori convenienze commerciali, imprenditoriali e politiche. E con questo ho detto in breve che io — che pure parlo delle immoralità diffuse nel clero e delle derive della Chiesa visibile —, non sono un donciottesco «prete di rottura» al quale inneggiare, perché sono un prete pronto a “rompere la testa” a chiunque tentasse di spaccare la comunione della Chiesa o di rendere la Chiesa di Cristo altro da quella che essa è.

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l’insolito e imbarazzante caso dell’eletto vescovo ausiliare di Palermo, altro grande estimatore della pedagogia di don Lorenzo Milani, che rinuncia alla nomina dichiarandosi colpito da «calunnie del tutto infondate». A maggior ragione, se davvero le accuse erano infondate e calunniose, non avrebbe mai dovuto rinunciare all’incarico – per aprire il video cliccare sull’immagine

Alberto Melloni ha già fatto fin troppi danni, presentandosi direttamente o per interposta persona alla Domus Sactae Marthae con le liste dei nuovi vescovi da nominare, ed all’uscita sua è entrato un altro soggetto non meno dannoso con altrettanta lista: Andrea Riccardi. Gli esiti dei vescovi melloniani si stanno però vedendo già a breve distanza dalle loro nomine, a partire dall’Arcivescovo di Palermo che di recente, in questo mondo senza memoria fatto di notizie che passano il giorno dopo, si era scelto come proprio vescovo ausiliare un soggetto talmente discusso che da svariate parti d’Italia, dopo l’ufficializzazione della sua nomina ed il decreto pontificio firmato dal Sommo Pontefice, giunsero alla Santa Sede segnalazioni accompagnate da stupore per quella scelta. E così fu prima richiesto un diplomatico «supplemento d’indagine» [cf. QUI], poi, un mese e mezzo dopo, il neo eletto ausiliare scriveva — in modo del tutto spontaneo, s’intende! —, la propria rinuncia alla nomina episcopale. Nel mentre, la sua benemerita Provincia Cappuccina, si stracciava addolorata le vesti, con i frati suoi membri nel ruolo delle vergini vestali addolorate per quanto patito dal loro povero confratello. Ma nel fare questo hanno sbagliato, perché se il loro confratello elevato alla dignità episcopale era immacolato, non avrebbe mai dovuto rinunciare alla nomina. Facendolo ha corso il rischio di dare a intendere lui stesso che forse così immacolato non era, sempre con buona pace delle vergini vestali cappuccine della Provincia di Sicilia [cf. QUI], probabilmente ignare che presso la Santa Sede le segnalazioni più gravi sull’eletto vescovo ausiliare di Palermo, giunsero proprio da non pochi Frati Minori Cappuccini, da religiosi di altre famiglie religiose e da svariate religiose che lamentavano i suoi discutibili metodi psicologici. E dinanzi a questo siamo costretti a dare ragione ai vecchi anticlericali dell’Ottocento, quando dalle colonne dei giornali anticlericali parlavano e ironizzavano sulla proverbiale ingenuità dei Frati Francescani …

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Alberto Melloni, colui che vede le «ingiustizie» solo secondo la sua convenienza ideologica e politica – per aprire il video cliccare sopra l’immagine

Tra queste righe abbiamo dipinto uno tra i figli episcopali più illustri del Melloni e della sua Scuola di Bologna, che è la scuola dei conferenzieri dei salotti politici della Sinistra e delle sale da convegno extra lusso con alloggi negli hotel a cinque stelle presso i quali parlano della «Chiesa povera per i poveri» e della «rivoluzione epocale di Francesco». Abbiamo dipinto un Melloni pauperista-ideologico, che osa parlare di «ingiustizia sanata» — quella recata a don Lorenzo Milani —, dal gran cuore misericordioso del Santo Padre Francesco. Ora, viene da chiedersi: ha il Melloni la più pallida idea delle sofferenze e delle ingiustizie recate a non pochi sacerdoti, a partire da quel fermo dissenziente dal pensiero di Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo, i fondatori della Scuola di Bologna, che è stato il Venerabile Padre Divo Barsotti, il quale trascorse tutti i primi anni del proprio ministero sacerdotale a casa dei propri genitori, senza alcun incarico pastorale affidatogli dal Vescovo della Diocesi, quella di San Miniato? Almeno, a don Lorenzo Milani, dopo i danni da lui fatti in una parrocchia fiorentina, dettero la chiesa parrocchiale di Barbiana, ma a quel santo uomo di Dio di don Divo Barsotti, non dettero nemmeno quella! Perché, il Melloni, non invoca che sia ripristinata la giustizia per i torti sofferti da questo autentico uomo di Dio? Semplice la risposta: perché il Padre Divo Barsotti non era uno che si lasciava strumentalizzare né dall’allora grande e potente Partito Comunista Italiano, né da quei pacifondisti degli anni Settanta che con le spranghe di ferro in mano gridavano «fate l’amore non fate la guerra», «mettete i fiori nei vostri cannoni» e via dicendo a seguire. Il tutto a riprova di quanto il Melloni sia una figura di dubbia onestà intellettuale, sembrando egli misurare le ingiustizie con metro diverso, a seconda della tendenza politica delle vittime, vere o presunte che siano. E che soggetti come Melloni, esercitino persino influenze sul Sommo Pontefice, è cosa gravissima che non può che inquietarci …

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un altro grande citatore di don Lorenzo Milani: don Luigi Ciotti, durante il “comizio” tenuto al “funerale porcino” di don Andrea Gallo in una chiesa ridotta ad un teatrino sacrilego di comunisti radicali, scalmanati dei centri sociali, transessuali, travestiti, abortisti, eutanasisti, ideologi del gender e via dicendo … per aprire il video cliccare sull’immagine

… ma siccome le pezze sono peggiori degli strappi, dopo quest’infelice sortita del Primate di Sicilia, figlio prediletto della Scuola di Bologna, che per la scelta di un vescovo ausiliare ha messo in imbarazzo la Santa Sede, oltre ai vescovi siciliani che hanno approvata la proposta di quel candidato, ecco che l’episcopato siciliano ha cercato in questi giorni di rifarsi la verginità dinanzi al Pontefice felicemente regnante con un gattopardesco tentativo di lusinga: la concessione della Comunione ai divorziati risposati previo discernimento accurato [cf. QUI, QUI]. Che equivale a dire: “Santità, non pensate male, perché noi, mitici figli del Gattopardo, proprio per questo siamo ancor più avanguardisti dello stesso episcopato tedesco!”…

… basta pertanto sbirciare, come abbiamo fatto, sotto la tovaglia in apparenza linda dell’altarino, per vedere la crosta di grasso che c’è  sotto e capire che tutto questo, se non fosse tragico, sarebbe davvero comico. Com’è tragico il fatto che, mentre il Melloni va e viene, direttamente o indirettamente dalla Domus Sanctae Marthae, ha il tempo, nella circostanza della “consegna” a tutte le scuole italiane della lettura di don Lorenzo Milani da parte della Ministra alla Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, di gettare fango, in un velenoso discorso, sulla memoria del grande Arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, già ordinario diocesano del priore di Barbiana. E qui correggo amichevolmente Tossani: il discorso di Melloni [il cui testo è riportato integralmente QUI da La Repubblica], non verrà pronunziato martedì prossimo a Barbiana, alla presenza del Sommo Pontefice, ma è già stato tenuto nella circostanza della solenne “consegna” di don Lorenzo Milani da parte del Ministro Fedeli alla scuola italiana. È quello l’evento a cui si riferisce La Repubblica, non la visita del Santo Padre a Barbiana. La sostanza del discorso, peraltro, non cambia di una virgola.

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Certo, pensavamo — sbagliando! —, che anche alla piaggeria gattopardesca vi fosse un limite, ma per l’appunto ci eravamo sbagliati, perché in realtà c’è sempre chi crede — proprio come i vescovi siciliani portati poc’anzi come paradigma —, che il mondo sia fatto di persone completamente incapaci di capire, discernere e  analizzare i motivi reali che muovono certi eventi, certe tovaglie messe sugli altarini, ed infine certe colossali leccate di … quel che voi sapete [chi volesse approfondire legga questo mio precedente articolo, QUI].

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un altro grande citatore di don Lorenzo Milani, il presbitero genovese Paolo Farinella, che sul palco di una tribuna politica si presenta dicendo … «di professione faccio il prete», poi comincia il suo comizio …  – per aprire il video cliccare sopra l’immagine

Passino i vescovi mediocri e quelli ruffiani, i quali rappresentano un fenomeno grave e deprimente, perché temo che le conseguenze sociali, politiche e soprattutto pastorali di una visita privata del Romano Pontefice promossa a Barbiana dal Cardinale Giuseppe Betori e da Michele Gesualdi, come si è detto allievo del priore e Presidente della Fondazione don Milani, traducendosi in una vera e propria “beatificazione” di questo cattivo maestro, potrebbero essere molto peggiori.

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Facciamo dunque voti affinché la supplica del nostro amico fiorentino venga accolta, che il Sommo Pontefice Francesco I e l’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori – la supplica è infatti stata rivolta anche a lui! – non vadano martedì prossimo a Barbiana e che essi vogliano censurare severamente Melloni — come Tossani ha richiesto —, per le infamanti accuse da lui lanciate al Cardinale Ermenegildo Florit, descritto come un’assetato di potere e spietato vessatore del “profeta” don Milani [vedere articolo di Alberto Melloni, QUI], mentre invece ancora oggi, questo Arcivescovo di Firenze di benedetta memoria, è ricordato come un autentico uomo di Dio da numerosi fedeli della Chiesa fiorentina.

Vi invito e vi lascio alla lettura della supplica al Sommo Pontefice firmata da Pier Luigi Tossani, invitandovi a leggere anche l’esaustivo dossier, anch’esso inviato al Sommo Pontefice e ai tre Cardinali, nel quale egli approfondisce in dettaglio le ragioni delle sue richieste, senza alcuna prevenzione nei riguardi di don Lorenzo Milani, per il quale invochiamo che Dio possa avere avuto pietà della sua anima, come ebbe a dire il Beato Paolo VI apprendendo della sua morte: «Speriamo bene!…». Ma anche in questo sta il cuore del problema: Paolo VI e Giovanni Paolo II li abbiamo beatificati e canonizzati, però non li abbiamo ascoltati …

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Facendo quindi nostra una felice espressione chiarificatrice di Marcello Veneziani, riteniamo di poter dire con lui che don Lorenzo Milani «non è un maestro cattivo, ma un cattivo maestro» [cf. QUI].

 

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da L’Isola di Patmos, 17 giugno 2017

Festa del Corpus Domini

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A quanti volessero approfondire il tema, rimandiamo a una pubblicazione del 1977 di un insigne teologo domenicano:

TITO S. CENTI, OP – «INCONTRI E SCONTRI CON DON LORENZO MILANI» [ed. Civiltà Brescia, 1977]

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Pier Luigi Tossani

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Beatissimo Padre,

Eminenze Reverendissime,

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Autore
Pier Luigi Tossani

è noto che, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario della morte di don Lorenzo Milani, è previsto che martedì 20 giugno prossimo Sua Santità Papa Francesco si rechi a Barbiana, in forma privata, a pregare sulla tomba del priore.

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A fronte di tal evento, il sottoscritto Vi trasmette un articolato dossier dal quale risultano molteplici caratteristiche del pensiero, dell’insegnamento e delle opere del priore di Barbiana, che inducono a ritenere non opportuna tale visita. Nello specifico, si evince dalle stesse parole del priore, anche nei suoi scritti più noti, che: 

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1. Don Milani, lungi dall’essere quel «ribelle obbediente» alla Chiesa, come viene correntemente definito, viveva invece in uno stato di permanente ammutinamento verso di essa [cf. capp. 1, 3, 6, 10 del dossier allegato], al punto, per esempio, da descrivere il suo superiore l’Arcivescovo Ermenegildo Florit, in una lettera indirizzata al suo allievo Francesco Gesualdi, come «un deficiente indemoniato».

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2. Il priore si rivela sostenitore della violenza rivoluzionaria di stampo giacobino [cf. capp. 3 e 4 del dossier allegato]. Ad esempio, egli infatti scrive nella famosa Lettera a Gianni : «Ma domani, quando i contadini impugneranno il forcone e sommergeranno nel sangue insieme a tanto male anche grandi valori di bene accumulati dalle famiglie universitarie nelle loro menti e nelle loro specializzazioni, ricordati quel giorno di non fare ingiustizie nella valutazione storica di quegli avvenimenti. Ricordati di non piangere il danno della Chiesa e della scienza, del pensiero o dell’arte per lo scempio di tante teste di pensatori e di scienziati e di poeti e di sacerdoti».

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3. Il priore è anche sostenitore della lotta di classe di stampo marxista-leninista [ancora capp. 3 e 4 del dossier allegato]. Si veda, ad esempio, quando egli scrive nella Lettera ai cappellani militari toscani : «…E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi».  

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4. Don Milani sostiene esplicitamente lo spargimento del sangue dei nemici del popolo, come si legge nel cap. 4 del dossier allegato, quando nella Lettera a Ettore Bernabei egli scrive: «…Per il bene dei poveri. Perché si facciano strada senza che scorra il sangue. E se anche il sangue dovesse scorrere un’altra volta, perché almeno non scorra invano per loro come è stato finora tutte le volte».

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In ultimo, don Milani manifesta anche pulsioni omosessuali e pedofile [vedi al cap. 5 del dossier allegato], quando in una lettera a Giorgio Pecorini egli scrive:

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«Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)». e che «… E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?».

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Il sottoscritto argomenta in dettaglio nel dossier allegato che:

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– L’insieme degli aspetti disturbati della psiche del priore ha ovviamente influenzato il suo progetto educativo [vedi al cap. 2 del dossier allegato], attribuendo ad esso un carattere ideologico e classista, che ne ha pregiudicato gravemente il livello nella qualità e nei contenuti. Ciò si è risolto in un danno, paradossalmente proprio nei confronti di quei poveri e di quegli ultimi che egli diceva di aver a cuore e voler aiutare, vale a dire in prima istanza i suoi allievi. Secondariamente verso tutti coloro, docenti e discenti, che si sono ispirati al suo esempio educativo. Si evince infatti dal dossier, ancora al capitolo 2, che anche tutta la scuola italiana è stata largamente contaminata in modo negativo dal portato milaniano, che come si sa ha avuto moltissimi estimatori e promotori.

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– L’infelice eredità milaniana, oltre ad aver avuto ripercussioni negative nel tessuto sociale e religioso, in particolare in quello fiorentino [vedi al capitolo 9 del dossier allegato], si è altresì tradotta in esperienze negative che ad essa si sono esplicitamente richiamate, come quella del Forteto [Ndr. QUI, QUI]e quella del cappellano della Comunità fiorentina delle Piagge, don Alessandro Santoro [vedi al cap. 8 del dossier allegato]  [Ndr. QUI, QUI]

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Il sottoscritto coglie la presente circostanza per segnalare a Sua Santità e alle Loro Eminenze la possibile alternativa al pensiero milaniano classista e rivoluzionario, come anche al pensiero del Servo di Dio Giorgio La Pira (questione appena accennata nel dossier allegato alla presente, nei capitoli 7 e 9), purtroppo politicamente caratterizzato da statalismo, assistenzialismo e dall’adesione pratica ai meccanismi perversi della società dei consumi. Tale alternativa, illustrata nel cap. 7 del dossier allegato, consiste nell’idea della Società partecipativa secondo la Dottrina sociale, elaborata a suo tempo dallo studioso lombardo Pier Luigi Zampetti, già nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali da San Giovanni Paolo II.

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Da ultimo, il prof. Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, è stato incaricato di un discorso da tenere martedì prossimo 20 giugno a Barbiana, alla presenza di Sua Santità Papa Francesco. In tale discorso, già reso pubblico sulla stampa, Melloni, sostenitore del priore, attacca con veemenza il Cardinal Ermenegildo Florit, già Arcivescovo di Firenze e superiore di don Milani, dipingendolo come un sadico vessatore, assetato di potere. Per cui, secondo Melloni, che nel suo discorso ribadisce su Florit le medesime parole don Milani, bene fece il priore a qualificarlo nei termini di “un deficiente indemoniato” [vedi al cap. 11 del dossier allegato]. La realtà dei fatti è invece che ovviamente – insulti di Melloni a parte – su don Milani, sia l’Arcivescovo Florit che il suo predecessore, il Venerabile Cardinal Elia Dalla Costa, avevano visto giusto. Il sottoscritto ne parla nel dossier allegato alla presente, al capitolo 1.

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Alle luce di tutto quanto sopra esposto ed ampiamente approfondito nel dossier allegato, il sottoscritto rivolge dunque a Sua Santità e alle Loro Eminenze la seguente

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S u p p l i c a

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– A Sua Santità Papa Francesco, umilmente chiede di voler verificare il Suo giudizio sulla figura di don Milani e, qualora trovasse fondati gli argomenti nel dossier allegato alla presente, di non andare a Barbiana a rendere omaggio alla memoria di quello che l’esame dei fatti indica inequivocabilmente come un cattivo maestro. Se ciò dovesse avvenire, se la la figura di don Milani dovesse essere ancora presentata come esempio al popolo dalla massima autorità della Chiesa cattolica, è evidente che le conseguenze sarebbero assai gravi, e si protrarrebbero per molti anni.

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A Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, il sottoscritto porge umilmente la medesima istanza: se gli argomenti del dossier fossero per lui convincenti, a pro del bene del popolo, chiede di non andare a Barbiana, di voler dismettere la diffusione dell’infelice lezione milaniana, e, il sottoscritto si permette nella circostanza, anche di quella lapiriana. Per il bene del popolo vi sarebbe, semmai, da promuovere il ricco insegnamento sociale ispirato ai princìpi di sussidiarietà e di partecipazione, espresso dal Servo di Dio don Luigi Sturzo e da Pier Luigi Zampetti. Il sottoscritto supplica infine Mons. Giuseppe Betori affinché voglia anche provvedere al popolo delle Piagge, che ha già troppo sofferto in passato, e ancora sta soffrendo.

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– Al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Sua Eminenza il Cardinale Gerhard Ludwig Müller. Dalla vicenda della rivalutazione della figura milaniana, si evince che essa ha preso le mosse da un parere favorevole della Congregazione per la Dottrina della Fede, circa la riabilitazione del libro di don Milani Esperienze Pastorali. Per quell’opera, al tempo di quegli eventi vi fu una comunicazione data dalla Congregazione all’Arcivescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro, e di non ristamparlo o tradurlo. Oggi risulta che per la Congregazione «le circostanze sono mutate e pertanto quell’intervento non ha più ragione di sussistere». Alla luce di quanto è esposto al capitolo 6 del dossier allegato, il sottoscritto supplica quindi umilmente  il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, di voler verificare, e se del caso revocare, la Sua positiva valutazione.

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A Sua Eminenza il Cardinale Gualtiero Bassetti, recentemente nominato alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, noto estimatore di don Milani e di La Pira. Il sottoscritto coglie questa inusuale occasione per rivolgere umilmente anche a Lui la medesima supplica rivolta al Cardinale Betori, per la dismissione della diffusione della lezione milaniana e di quella lapiriana. promuovendo semmai in loro vece, per il bene del popolo, l’insegnamento sociale espresso da Sturzo e da Zampetti.

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Infine, a tutti e quattro gli autorevoli destinatari, il sottoscritto rivolge umilmente un’ultima supplica per un’immediata e severa censura nei confronti del prof. Alberto Melloni, che ha così indegnamente infangato la memoria del nostro fu Arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit.

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Il sottoscritto, per trasparenza, informa le SS.VV. che il dossier in PDF allegato, che viene spedito oggi per posta elettronica e per raccomandata celere, è l’anteprima di quello che verrà pubblicato domani sul sito web La filosofia della TAV, da lui gestito, e parimenti informa che del dossier medesimo e della supplica a Loro rivolta sarà data notizia ai media in una conferenza stampa che si terrà domani 15 giugno a Firenze, alle ore 11.30, presso il Gran Caffè Giubbe Rosse in piazza della Repubblica.

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Firenze, 14 giugno 2017

Pier Luigi Tossani

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Per aprire il dossier su don Lorenzo Milani cliccare sotto:

QUI

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28 thoughts on “Supplica al Sommo Pontefice: «Santità, non andate a rendere omaggio al cattivo maestro Lorenzo Milani»

  1. Ringrazio l’amico Pier Luigi per la sua coraggiosa, anzi temeraria iniziativa benché documentata dalla pluriennale attività di ricerca e studio sulla controversa vicenda …
    Una battaglia impari, purtroppo.

    La riabilitazione di Don Milani viene da molto lontano ed ha sempre avuto molti sostenitori e padrini potenti. A lodare la sua attività socio pedagogica e la sua disobbedienza ecclesiale si sono sempre mossi i suoi ex alunni, i politici toscani, la stampa borghese e catto-comunista, ma financo gli arcivescovi predecessori di mons. Betori ne sono stati fieri patrocinatori come si può leggere qui:

    https://www.corrispondenzaromana.it/la-discutibile-riabilitazione-di-don-milani/

    Ed ora – nell’epoca della demolizione delle acquisizioni passate della Chiesa, nell’epoca della rivisitazione, riscrittura e reinterpretazione secondo i canoni del mondo di oggi, tale riabilitazione viene coronata, anzi osannata, con la contrarietà e la sofferenza di pochi…
    Quid est veritas?

  2. Informeranno di questa supplica il Santo Padre o resterà nei meandri della Segreteria di Stato? Arriverà almeno al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede? Lui avrà la forza di fermare questa mostruosità? Rendere omaggio ad un individuo che ha osato dire quelle cose sui bambini? Questa Chiesa che non crede ai castighi di Dio ma che fa di tutto per scoprirli al più presto è davvero un paradosso ed un disastro ambulante.

  3. Suvvia Padri, non sono le anime buone dei defunti che hanno bisogno delle preghiere, ma quelle invece dei cattivi.
    Se la visita è stata decisa dallo spirito di misericordia, nulla potrà farlo desistere.
    Se poi il papa tenendo conto delle vostre dritte e lasciandosi trascinare finalmente dallo Spirito Santo allora capirebbe che quella visita già programmata dalla sua enclave creerebbe forte imbarazzo tra i fedeli e rinuncerebbe.
    Preghiamo per lui affinché si informi e si approfondisca su tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, vista la sua recidività.
    Forse in tal modo capirebbe da chi è circondato.

  4. Ciò che mi manda letteralmente “in bestia”, è il fatto che, a difendere la verità dall’errore, e la dottrina cattolica dall’eresia, pare rimasti solo i due Padri dell’Isola di Patmos.
    Da una parte ammiro da sempre il loro coraggio, dall’altra mi dico … ma è mai possibile che tutti tacciano?

    Naturalmente … complimenti vivissimi al dott. Tossani autore della supplica.

    1. Grazie, gentile Giuseppe,
      a onor del vero, non sono dottore, ma semplice ragioniere, anche se suona un po’ fantozziano… ho fatto trent’anni il cassiere di banca.
      un cordiale saluto a Lei

    1. In verità, ad esistere, sono invece i bischeri come te.
      E’ infatti probabile che mentre il mio bisnonno moriva in esilio a Parigi nel 1936 e mentre suo figlio, mio nonno, veniva manganellato nel 1939; e mentre sua moglie, mia nonna, fuggiva con i due bambini verso il confine con l’Italia, uno dei due mio padre, forse gli antenati tuoi portavano le camicie nere e cantavano «Duce, tu sei la luce, che ci conduce …».

      P.S.
      Non erano “eroi comunisti”, erano solo dei “poveri” membri del movimento dei cattolici popolari.

  5. Don Ariel mette in risalto il paradosso che sta alla base del mito di don Milani; i suoi ammiratori comunisti erano per e nella scuola statale, mentre don Milani di fatto gestiva una scuola privata!

    Tra l’altro, la professoressa famosa contro cui don Milani si scagliò era di sinistra e insegnava nella scuola statale!

    Dal punto di vista didattico, il mito di don Milani non regge, fu criticato allora pubblicamente dalla prof. Rita Calderini (che si guadagnò uno sguardo truce di Turoldo e l’accusa di «non comprendere i profeti») e poi da un libretto dell’ispettore scolastico Roberto Berardi.

    Un aneddoto: una volta regalai una copia di questo libro a un papavero salesiano dell’UPS, il quale appena ne vide la copertina lo buttò da parte con aria di sufficienza.
    Don Ariel, che ne pensa? Posso criticare i salesiani dell’UPS?

    Tornando a don Milani, viene velatamente menzionato dallo scrittore toscano Rodolfo Doni laddove ricorda come nel dopoguerra egli cercasse figure sacerdotali che gli facessero da guida ma lasciasse perdere uno che metteva in primo piano sé stesso anziché Cristo: non ne fa il nome ma secondo me alludeva a Milani.

  6. il padre Ariel c’ha ragione da vendere, a partire dal fatto che il card. Ermenegildo Florit era un uomo di Dio. L’ho conosciuto eccome, a suo tempo mi mise le mani sul capo nel 1967 quando mi fece prete.

    Dio solo sa, a questa nostra povera chiesa particolare di Firenze, gl’immani danni che le han fatto i vari don Milani … e dico “vari” perchè dopo l’apertura di questa falla sulla diga, adesso ci dobbiamo aspettare la riabilitazione, con tanto di “liturgia delle scuse”, di don Mazzi “eroe” dell’Isolotto in protesta, di don Ernesto Balducci …

    Benedico Dio che ormai ho 76 anni e che sono molto acciaccato di salute …
    Bell’articolo. Bella, ma purtroppo inutile, supplica.

    don Elio (Firenze)

  7. Don Ariel, le segnalo un’altra perla. Pare che esista un documentario curato da Melloni su don Milani con la colonna sonora fatta da canzoni di De André, “le cui canzoni sembrano disegnare involontariamente il profilo di Lorenzo Milani” . Che pensa dell’accostamento?

  8. Papa Francesco sulla tomba di don Milani: «Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale. In una lettera al vescovo scrisse: “Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato…”». Oggi questo lo riconosce il vescovo di Roma.

      1. privato per privato … io tengo in maggior conto il riconoscimento del “dottore privato” Jorge Mario Bergoglio del mancato riconoscimento del “dottore privato” Ariel S. Levi di Gualdo…

        1. .. ma lei fa benissimo, il Romano Pontefice ha una grazia di stato ben superiore alla mia, purché lei non ne faccia uso per disprezzare in modo relativamente elegante la grazia di stato sacramentale di tutti i suoi fedeli servitori; e ripeto: servitori, non adulatori.

  9. …e sulla tomba di Don Milani, rivolto ai presenti, Papa Francesco chiede: «Pregate per me, perché anch’io prenda esempio da questo bravo prete». Don Milani un cattivo maestro?

    1. … si, per me è un “cattivo maestro” e tale rimarrà fino a quando, con un atto chiaro e preciso di magistero, la sua Lettera a una Professoressa non sarà inserita nella letteratura dei Santi padri e dottori della Chiesa.

      Una visita privata lascia poi il tempo che trova, specialmente in una Chiesa nella quale si irridono ormai i dogmi e si ignorano le leggi canoniche fondamentali.

      Altrimenti, dovrei prendere come verità di fede, dogmatica e infallibile, che il San Lorenzo è la migliore squadra di calcio del mondo.

      1. Fu ben più che un semplice “cattivo maestro”, caro don Ariel, come emerge dalla “lettera a Giorgio”. In quel testo affiorano, nemmeno troppo sottotraccia, elementi riconducibili a deviazioni patologiche di interesse criminologico. L’omaggio reso all’estensore di una simile lettera da parte di un romano pontefice, sia pure in veste di “dottore privato” (“privato” di che non è difficile dedurlo), è un vero scandalo.

  10. Letto tutto, compresi il libretto di Centi e gli allegati: un egregio lavoro di raccolta ed interpretazione dei materiali, forse un po’ appesantito dai richiami alla “filosofia della Tav” cui l’autore tiene molto ( anche se so già che egli ne rivendicherà la perfetta pertinenza al tema in questione) ma che d’altra parte danno un tocco personale e perciò sentito e veritiero allo sforzo di Tossani. Coi redattori dell’Isola di Patmos condivido invece il relativo disinteresse per la figura di Milani, che in fondo fu prevedibile fino all’inevitabilità: noiosa, nella sua essenza, ma simbolo di un’epoca.

  11. A smuovermi due settimane fa fu un tortuoso panegirico di Tarquinio su Avvenire di quel pastrocchio demagogico titolato “L’obbedienza non è più una virtù” (di cui veniva pubblicato un estratto), cui risposi con un commento sul sito fb del giornale, che ora mi rendo conto riecheggia le critiche che all’interno della Chiesa vennero fatte per tempo a don Milani.“Brano pessimo e perfino rozzo. Don Milani non vuole che il mondo sia diviso tra Patrioti e Stranieri, e questo potrebbe andar bene in base all’universalismo cristiano, anche se naturalmente ciò non significa delegittimare l’esistenza degli stati e dei confini, ma significa non farne dei valori assoluti, in quanto prima viene l’umana fratellanza. Ma poi reclama ambiguamente (se voi ragionate così, io prendo esempio da voi, però…) il diritto di dividerlo, questo mondo, tra diseredati e oppressi da un lato, e privilegiati e oppressori dall’altro, per combattere una battaglia nobile e non-violenta. I poveri sono la sua Patria, dice. In primo luogo questo concetto di “poveri” non ha nulla a che fare col Vangelo, ma è tutto concentrato sulle cose materiali, quand’anche intese in senso lato. Politicamente parlando è come denunciare la demagogia di un nazionalismo violento per farsi portavoce della demagogia di un socialismo soi-disant non-violento, cioè pacifista solo sulla carta perché dividere retoricamente il mondo tra ricchi e poveri è un’operazione che non può che fomentare odio. E sì, cari miei che fate finta di non capirlo. Lasciamo poi stare il solito richiamo conformistico alla Costituzione più bella del mondo, che ormai per certi laici e anche per certi cristiani sembra diventata oggetto di un rispetto feticistico simile a quello degli islamici per il Corano.”

  12. Ho a suo tempo ritenuto don Milani solo un egocentrico utopista ideologico che della Salvezza portata da Cristo aveva capito poco. Nulla immaginavo delle sue pulsioni omeo-pedofile, e leggere quello che scrive nella lettera a Giorgio Pecorini mi ha comunque ferito.
    Sono espressioni che fanno orrore, manifestazioni di una volgarità coscientemente voluta, messa nero su bianco e firmata.
    Cosa avranno pensato i “suoi ragazzi” (e i loro genitori), davanti a tanto squallore manifesto? avranno pensato: che grande uomo, non ci ha nemmeno violentati?
    Non si fosse trattato di un prete rivoluzionario, se anziché di un don Milani si fosse trattato di un prete o un maestro di quelli normali o all’antica (i cosidetti “cattofascisti”), quale trattamento mediatico e curiale avrebbe ricevuto?

  13. Un bravo prete, ha detto proprio così ieri il Papa, additando Lorenzo Milani come esempio virtuoso per tutto il Clero,
    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170620_don-lorenzo-milani.html

    Lo stesso sembra ribadire oggi il card. Stella: Intervista sulla figura del prete
    http://www.osservatoreromano.va/it/news/peccatore-e-pescatore

    Sembra di vivere un’altra epoca, solo otto anni fa, Benedetto XVI aveva proposto quale modello Giovanni Maria Vianney, il santo curato D’Ars, quale patrono di tutti i parroci del mondo.
    http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale.html

  14. Rev. Padre,

    è doveroso segnalare che l’amico Tossani ha appena pubblicato sul suo blog questo post:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2017/06/22/supplica-al-papa-santita-non-vada-a-barbiana-lepilogo/

    Con parole accorate esprime tutta la sua amarezza per il modo in cui tutta la controversa vicenda è stata poco felicemente travisata, Il che lascerebbe supporre che le autorità a cui la supplica è stata inoltrata, non l’hanno ritenuta meritevole di considerazione … In realtà manca persino l’oggettivo riscontro – i tempi erano piuttosto ristretti – che le ponderose missive siano effettivamente pervenute all’attenzione dei destinatari o si siano arenate – strada facendo …
    Inutile ricordare qui la sorte toccata ad altre suppliche o episodi similari recenti…
    Siamo nelle mani del Signore, detto con cristiana rassegnazione: Fiat voluntas sua.

    Riconosciamo ancora una volta il dovuto onore all’indomito PierLuigi per la sua temeraria, meritoria iniziativa, per la sua forza spirituale, Meglio audace che prudente o ignavo, Nessuno potrà rimproverarlo di non averci provato e certamente – lo promette – ci riproverà …

    Da parte mia, un forte abbraccio a PierLuigi.

  15. Sabato pomeriggio, dopo una bella passeggiate per le colline non lontane da dove abito, mi sono fermato in un grazioso Santuario dedicato alla Beata Vergine. Avendo un po’ di tempo mi sono fermato per la messa. Le letture erano quelle della Festa di San Giovanni Battista. Il sacerdote, dopo un bel discorso sui Profeti che vengono mandati continuamente da Dio, da Abele fino ai giorni nostri, ci ha tenuto a far sapere chi intende lui come profeti non ascoltati dalla Chiesa. Un bell’elenco: Mazzolari, Milani, Boff e Tonino Bello.

    Non contento anche stamattina sono andato a messa, nella solita chiesa che frequento. C’era un anniversario di matrimonio. Naturalmente, il sacerdote, che da quel che mi sembra è un’ottima persona, ha fatto salire sull’altare i coniugi dall’offertorio fino alla comunione (e naturalmente tutti i parenti per il Padre Nostro).

    Ora, con tutto il rispetto umanamente possibile per i sacerdoti, credo andrò per un po’ di domeniche dove viene celebrato il rito nell’uso più antico. Giusto per prendere un po’ di ossigeno.

    Pregando San Giuseppe di far “tornare dall’Egitto” il Salvatore. Perché ora l’abbiamo mandato davvero in esilio.

    1. Caro Paolo,

      un consiglio … “diabolico”.
      Provi ad avvicinare questo prete, ed a dirgli che lei ha trovato grande conforto spirituale nel leggere le omelie di Sant’Alberto e di San Leone Magno, che ha trovato eccellenti spunti negli scritti di Sant’Anselmo d’Aosta, di San Bernardo di Chiaravalle e di San Tommaso d’Aquino.
      Poi – ma la prego, ci si impegni a riuscirsi -, faccia lo svampito e gli dica: “Gli autori da lei citati: Mazzolari, Milani, Boff, Tonino Bello … io non li conosco. Però, se pensa che possano arricchirmi dandomi qualche cosa di più rispetto alle letture che ho fatto, mi indichi per favore i loro testi. Per esempio, io stavo per prendere un libro che mi è stato consigliato da un anziano confessore e che si chiama Imitazioni di Cristo, pensa vada bene? O lei ha qualche cosa di più opportuno da consigliarmi?”.

      Poi ci faccia sapere, se vuole, che cosa le ha detto questo amabile prete, sempre ricordandosi la campagna lanciata da L’Isola di Patmos: «non pigliateli sul serio, pigliateli per il culo». Infatti, è mio dovere informarla, qualora non lo sapesse, che il “profeta” Leonard Boff, caduto in molteplici eresie, ha abbandonato il sacerdozio, è uscito dalla Chiesa Cattolica, si è sposato civilmente ecc … il povero Vescovo Tonino Bello, che pensava bastasse un po’ di vena poetica emotiva per fare teologia, ha sparate le più clamorose eresie sulla mariologia di tutto quanto il Novecento, ecc … ecc …

      1. Trovo la vostra campagna nei confronti di certi personaggi decisamente benemerita, però non sarei in grado di affrontare in questo modo un sacerdote, a maggior ragione se non sono in confidenza…

        Tanto più che ormai mi sono fatto una pessima idea dei seminari e non me la sento di perculare poveri preti che chissà cos’han dovuto studiare…

        Mi affido e spero in un rapido intervento dall’Alto!

  16. Ho visto che avete pubblicato un pezzo di un vostro affezionato lettore sulla figura di don Lorenzo Milani, che credo non abbia mai visto né conosciuto. Nel riconoscere la vostra onestà intellettuale dichiarandovi scarsi conoscitori del priore di Barbiana, vorrei offrirvi una mia interpretazione della visita di Papa Francesco a Barbiana, pregandovi di degnarmi di una breve risposta (senza fretta alcuna).

    Vi allego una mia riflessione che ho inviato ai “milaniani” tra i quali mi riconosco anch’io.
    22.6.17 Quei puntini di sospensione…

    Anche quando ci troviamo di fronte ad una apparente riabilitazione della figura di don Milani da parte della Chiesa di Bergoglio, devo riscontrare che resta irriducibile la differenza tra il prete fiorentino e i gesuiti, i detrattori più feroci della sua opera, i fautori di quel teorico amore universale amabilmente smascherati da don Lorenzo e ora rappresentati al più alto grado da papa Francesco.

    Resta l’auspicio che si realizzi quello che il papa ha detto ai presenti lasciando Barbiana “pregate che anche io prenda l’esempio di questo bravo prete”.

    E che finalmente rinunci al vizietto di denigrare la Chiesa, che per don Milani restava sempre la madre che si accetta anche se non è bella come vorremmo, e non ripeta più che chi fa riferimento alla dottrina cattolica – quella che portò don Milani alla conversione – siano tutti dei farisei, sepolcri imbiancati e ami un po’ di più il gregge che si è trovato nell’ovile invece di dedicarsi a trovare consensi e ossequi nel mondo tra chi ha altri interessi che il pane di vita e la vita eterna, di cui credono di poter fare tranquillamente a meno.

    E don Milani non va censurato neanche da un papa quando sembra voler fare azione di riparazione e cita lo scritto di don Milani al vescovo Florit “se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato…” Oggi lo fa il Vescovo di Roma.

    Questi puntini di sospensione, questa cesura non è consentita nemmeno a un Papa.
    Il quale non pare condividere l’ortodossia cattolica di cui don Milani andava fiero, perché la frase a Florit diceva anche “… tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato, qualcosa di simile all’opera d’un pastore protestante”. Che oggi stona parecchio in un clima di ecumenismo generico e abbastanza confusionario.

    Don Lorenzo non si sarebbe mai adattato a farsi confondere né con un pastore protestante, né con un intellettuale laico salottiero, ambienti che rifiutò respingendo con fermezza i tentativi di farlo sembrare uno di loro, opera che continua ancora oggi con i vari Alberto Melloni e Enzo Bianchi che con il loro eloquio e i loro slogan conciliari triti e ritriti riducono la figura di don Milani a pura azione sociale cara al pensiero dei clericali di sinistra (che nel tempo hanno sostituito i clericali di destra), adulatori di cui oggi ama circondarsi Papa Francesco, questo sì un muro che sarebbe di sua competenza abbattere e ricordarsi che il serioso e il ridanciano che spesso non riesce a celare non sono mai atteggiamenti che hanno fatto grandi né papi né cristiani, ma sono roba da gente rancorosa, da uomini di mondo.

    Lanciarsi poi in una nuova crociata per scomunicare mafiosi e corrotti, dimenticando però i corruttori che li hanno prodotti e moltiplicati ( in don Milani troverebbe pagine terribili a tal proposito) non mi pare un’idea pensata ma un ennesimo slogan di facile presa sul moralismo bacchettone dei misericordiosi a corrente alternata, cui piace tanto autoassolversi con le colpe degli altri.

    Cari amici milaniani, teniamo gli occhi aperti e non dimenticate mai la testimonianza della Eda, che era molto meglio di certi esegeti del presente.

    Alfredo Mori

  17. Caro Alfredo,

    io posso risponderle solo con tutta la prudenza che di rigore deve usare chi non conosce un dato argomento, od una specifica figura, perché come cosiddetto speculativo, io sono stato formato ed educato a parlare solo di ciò che conosco. E io non ho mai conosciuto questo confratello sacerdote, ma viepiù non ho mai studiato né indagato sui suoi scritti, che sono molti, numerosi, controversi e contraddittori. Cosa che non costituisce un problema, esistono vaste produzioni di santi e padri della Chiesa che da uno scritto all’altro si sono variamente contraddetti o smentiti; inclusi uomini oggi venerati come santi che sono caduti in eresia e che dall’eresia si sono poi emendati, ultimo in ordine di serie il grande Antonio Rosmini, oggi beato.

    In questo caso posso rispondere applicando la mia modesta esperienza nell’ambito della postulazione per le cause dei santi, per la quale a suo tempo ricevetti la prevista formazione.

    Certe figure vanno inquadrate “nel complesso“, mai “in un complesso“, non sia mai “nel complesso che ci fa comodo“. E talvolta, per fare questo lavoro onesto e obbiettivo, possono occorrere anche anni e anni; e non è detto che il lavoro riesca.

    Come lei capirà, io non entro nel merito della persona di Don Lorenzo Milani, mi sono limitato solo a esprimere, per quel poco o niente che conosco, che prima alle scuole medie, poi al liceo, mi fu di rigore presentato in un certo modo e da certe persone ideologizzate; e questo non me lo rese particolarmente simpatico, all’epoca che ero studente. Oggi non affermo “mi piace” o “non mi piace”, ma affermo solo il vero: non lo conosco.

    Come sacerdote, come teologo, come studioso della storia del dogma e come persone da sempre attenta ai fatti storici oggettivi, io sono molto inquietato dal fatto che una persona di manifesta e comprovata disonestà intellettuale come Alberto Melloni si sia fatto porta-bandiere di Don Lorenzo Milani. Infatti, il Melloni, dovrebbe essere uno storico, ma alla prova dei fatti manca e mostra di essere privo del presupposto basilare richiesto al vero buon storico: la libertà da condizionamenti derivanti da ideologia e da interessi di parte.

    Don Lorenzo Milani, è un cattivo maestro o un maestro cattivo?
    forse, chissà , oppure no …

    Una cosa è certa: se fosse un maestro buono, difficilmente potrà emergere come tale con un Melloni che tenta di giocarselo e che se lo è giocato come pedina a proprio favore con sfacciato interesse politico, stabilendo anzitutto, col piglio sinistrorso tipico dei modernisti al potere, che da questa parte ci sono i buoni, da quest’altra i cattivi.

    E, come lei ci fa notare, noi che invece ricerchiamo con ogni mezzo possibile l’onesta intellettuale, dobbiamo ammettere che a prendere di Don Lorenzo Milani ciò che voleva ed a lasciare tre puntini di sospensione sulla restante frase che all’Augusto celebratore non piaceva, è stato ahimè anche il Sommo Pontefice Francesco I. E questo è un fatto che lei fa giustamente notare e che noi dobbiamo accettare come un dato oggettivo, rimanendo perplessi sia sul “capocomico” sia sul “celebratore“, mentre Don Lorenzo Milani rimane una figura complessa e controversa tutta quanta da studiare con molta serietà, cosa che però vedo molto difficile – per non dire impossibile al momento – in un paese nel quale, come il nostro, il Movimento del Sessantotto è tutt’oggi in corso a distanza di quarant’anni; dove a distanza di 72 anni dalla caduta del regime fascista, si continua a parlare in modo ideologico e concitato di fascismo e anti-fascismo. E questo rende drammaticamente impossibile, a ben 72 anni di distanza dalla sua caduta, fare una analisi storica lucida e obbiettiva sugli aspetti positivi e gli aspetti negativi di questo ex regime. Com’è impossibile fare una analisi lucida e obbiettiva su quel Risorgimento Italiano costruito perlopiù su leggende, ivi incluse leggende davvero patetiche del tipo … mille “eroici” disperati sbarcati a Marsala con – mi permetta l’eufemismo – “le pezze attaccate al culo”, guidati da un “eroe dei due mondi”, certo Giuseppe Garibaldi, quel “padre della libertà” che trasportava gli esseri umani sulle navi lungo le vie della tratta degli schiavi, che mettono in ginocchio il più potente esercito europeo dell’epoca: l’esercito borbonico. Vale a dire come se, cento guardie svizzere dello Stato della Città del Vaticano con l’alabarda in mano o trenta guardie in alta uniforme e con i pennacchi in testa della Serenissima Repubblica di San Marino, avessero rispettivamente sconfitta l’Armata Rossa Sovietica e l’Esercito della Repubblica Popolare Cinese.

    Ecco, il povero Don Lorenzo Milani, grazie all’ “onesto storico” Alberto Melloni, è caduto in questo calderone di ideologie e di leggende, purtroppo!

    La ringrazio tanto per il suo prezioso e stimolante scritto.

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